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SI SCRIVE RENZI, SI LEGGE GELLI - ZAGREBELSKY:

“QUELLA DI RENZI È UNA GRANDE RIFORMA DEL


SENATO PIENA DI PASTICCI. C’È UN DISEGNO
ISTITUZIONALE CHE COVA DA LUNGO TEMPO E
CHE, OGGI, VIENE ALLA LUCE DEL SOLE” (QUELLO
DELLA P2?)
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Liana Milella per ‘La Repubblica'

Una definizione della riforma Renzi? «Un annuncio di rischio». È in sintonia con il resto della
Costituzione? «L'insieme, sottolineo l'insieme, mi pare configuri, come si usa dire, una fuoriuscita». Il
governo avrà troppi poteri? «La questione è piuttosto chi ne avrà troppo pochi o nessuno: le
minoranze, la partecipazione, le istanze di controllo». Il Senato sarà ancora degno di questo nome? «I
Senati storici erano altra cosa, ma con le parole si può far quel che si vuole». Governatori e sindaci
sono degni di starci? «Dipende dai compiti, cosa non chiara. Piuttosto che farne un pasticcio, sarebbe
meglio abolirlo del tutto».

LICIO GELLI

Tra Renzi e Grasso chi ha ragione? «Francamente, più saggio m'è parso il presidente del Senato».
Quanto c'è di Berlusconi nel disegno di Renzi? «Essendo d'accordo, tutto è di tutti e due. Le
schermaglie non sono divergenze sui contenuti, ma timori reciproci di mancamenti ai patti o calcoli
d'utilità politica contingente». Il professor Gustavo Zagrebelsky spiega a Repubblica le ragioni del suo
dissenso.

Lei non è mai stato tenero con chi ha messo o tentato di mettere mano alla Carta. Sono storiche le
bacchettate a Berlusconi. Con Renzi non è che si sta superando?«C'è un disegno istituzionale che
cova da lungo tempo e che, oggi, a differenza di allora, viene alla luce del sole. Gli oppositori d'un
tempo sono diventati sostenitori. Delle due, l'una: o tacere, con ciò acconsentendo di fatto, o parlare
forte. È quanto s'è fatto col documento di Libertà e Giustizia».

Non la imbarazza che Grillo l'abbia firmato?«Perché dovrebbe? Se, su una certa materia, si
condividono le stesse idee... C'è un fondo d'intolleranza, in questa domanda che da molte parti ci è
posta. M5S ha aderito all'appello per la difesa della democrazia costituzionale: è un brutto segno?
Semmai, il contrario. Poi si vedrà».

LICIO GELLI

È seccato perché Renzi ha detto che non dà retta a professori come lei e Rodotà?«Non è questione di
"dar retta", ma di ragionare e soppesare gli argomenti. Sarà lecito invitare chi deve prendere le
decisioni a considerare le cose "da tutti i lati"?».

E quale sarebbe il «lato» che manca? «L'antiparlamentarismo. Ora s'abbatte sul Senato, capro
espiatorio di mali collettivi. È un sentimento elementare che non s'accontenta di qualcosa ma vuole
tutto. "Tutto" significa il demiurgo di turno: fuori i trafficanti della politica, i profittatori, i corrotti, gli
incompetenti, i chiacchieroni. Eppure, negli anni trascorsi, non sono mancati gli avvertimenti.

MATTEO RENZI IN CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI FOTO LAPRESSE


Si è chiesta "dissociazione": per riconciliarsi con i cittadini. Siamo stati accusati di antipolitica, di
populismo: noi, che ci preoccupavamo di quel che stava accadendo; loro, che preferivano non vedere.
E ora, proprio di questo vento gonfiano le vele. Chi sono allora gli antipolitici, i populisti, i
demagoghi?».

Ma è un nostalgico del bicameralismo perfetto?«Per nulla. Ma per mettere mano a una riforma,
bisognerebbe chiarirsene il senso. Qual è la vocazione di tutte le "seconde Camere"? I Senati devono
corrispondere a un'esigenza di precauzione. La democrazia rappresentativa ha un difetto: divora
risorse, materialie spirituali. È una vecchia storia, alla quale non ci piace pensare. I Senati dovrebbero
servire ai tempi lunghi, dato che la democrazia rappresentativa pensa ai tempi brevi, i Senati
dovrebbero servire ai tempi lunghi: dovrebbero essere "conservatori di futuro"».

Il Senato finora non l'avrebbe fatto?«Non in misura sufficiente. Per questo, non sono un nostalgico. Mi
piacerebbe che si discutesse d'un Senato autorevole, elettivo, per il quale valgano rigorose norme
d'incompatibilità e d'ineleggibilità, diverso dalla Camera dei deputati, sottratto però all'opportunismo
indotto dalla ricerca della rielezione. Una volta, i senatori erano nominati a vita. Oggi, la nomina e la
durata vitalizia non sarebbero "repubblicane". Ma si potrebbe prevedere una durata maggiore, rispetto
all'altra Camera (come era originariamente), e il divieto di rielezione e di assunzione di cariche
politiche».

FIDUCIA AL GOVERNO RENZI IN SENATO FOTO LAPRESSE LIBERTA E GIUSTIZIA GUSTAVO


ZAGREBELSKY jpeg Aurelio Regina Pietro Grasso

Ciò significherebbe differenziare i poteri delle due Camere?«Per ciò, si dovrebbe andare oltre il
bicameralismo perfetto, non per umiliare ma per valorizzare: eliminare il voto di fiducia, ma prevedere
un ruolo importante sugli argomenti "etici", di politica estera e militare, di politica finanziaria che
gravano sul futuro. Altro potrebbe essere il controllo preventivo sulle nomine nei grandi enti dello Stato,
sul modello statunitense. Sarebbe uno strumento di lotta alla corruzione e di bonifica nel campo dove
alligna il clientelismo. Insomma, ci sarebbe molto di serio da fare».