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Esame

• Il resto è rumore, molto importante la parte del minimalismo (da leggere);

• EDT (10 - 11 - 12);

• Fare la relazione su un brano a scelta del secondo novecento, con delle notizie storiche, autore,
periodo storico e raccontare il pezzo in se (20 minuti).

Arnold Schoenberg (1874 - 1951)


Schoenberg - Verklarte Nacht (notte trasfigurata) è musica a programma, sestetto per archi (2
violini, 2 viole e 2 violoncelli), lo rielabora per orchestra d’archi, l’idea del sestetto è quella di
quattro linee tese e mettendoci altri archi questa tensione si scioglie. Il sestetto d’archi
Schoenberg lo riprende da Brahms, lo prende come modello (anche perché è austriaco come lui).
Il titolo di questo brano ci fa capire che non è musica assoluta ma è musica a programma perché
ha un titolo e non è chiamato sestetto (come ad esempio lo chiamava Brahms). Il programma di
questo brano è una poesia di un poeta tedesco Richard Dehmel, è un poeta simbolista; il poema
parla di due amanti a passeggio di notte in un parco, in una situazione sensuale, si amano tanto,
lei è incinta (non di lui) però gli dice che questo figlio lo cresceranno insieme, l’amore che
trasfigura questa situazione, è un tradimento che viene santificato.

È un brano tonale, è un linguaggio cromatico e tardo romantico, riprende il cromatismo


wagneriano, la struttura è molto contrappuntistica, ci sono molti materiali melodici e ritmici che
ritornano, c’è una variazione continua che riprende da Brahms cioè di partire da un piccolo nucleo
e di sviluppare il brano su di esso, partire da un piccolo soggetto e variarlo (come Bach), la sua
tradizione riprende anche dai fiamminghi. Riprende da Brahms anche la scelta sonora e
l’organico, sei archi indipendenti con una propria identità, è una scrittura contrappuntista pura. Il
carattere è cupo e teso, c’è molto Wagner. La scrittura degli archi è molto spigolosa, non è un
pezzo cantabile, ci sono molte “montagne”, il ritmo puntato da un senso di dolore, ci sono molti
cambiamenti di tempo, muta molte volte anche nel carattere.

Arnold Schoenberg nasce a Vienna (1874), è coetaneo di Ravel, muore in California (1951), si
trasferisce in California perché era ebreo , la sua religione si riversa anche nelle sue composizioni.
Nella Vienna in cui nasce gli autori di riferimento sono Brahms e Mahler. Dal punto di vista
musicale è un autodidatta, fino a trent’anni è uno sconosciuto che studia sulle partiture degli altri
e prende consigli da Zemliskj (compositore viennese di linguaggio tardo romantico, il suo brano
più famoso è “La Sirenetta”, le opere“Il Nano” e “Una tragedia fiorentina” ), gli da dei consigli
molto importarti, si può riconoscere come il maestro di Schoenberg, sposa sua sorella e diventerà
la sua prima moglie. Schoenberg era anche un pittore, le due carriere vanno di pari passo, per lui
la pittura ha un valore molto importante, la sua musica è molto legata alla pittura della sua epoca,
è molto consapevole dell’importanza dei suoi quadri perché sono di lui che è un compositore
famoso e ha un nome nel mondo della musica. È un compositore di nicchia, non piace a tutti, lui
vuole essere volutamente complesso e non vuol piacere a tutti, è un compositore di avanguardia.
In Europa era conosciuto abbastanza, in America non lo conosceva quasi nessuno. Sua figlia è
stata moglie di Luigi Nono, quindi tiene attiva la memoria di entrambi.

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Scrive Pelleas et Melisande, Gurre Lider -> composizione gigantesca (come la sinfonia dei mille di
Mahler), sono pezzi tonali, hanno un discreto successo (sempre di nicchia); Camer Sinfonie. Tutte
queste opere le scrive tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento.

L’esprsssionismo dice che il mondo non ha confini precisi.

Non la chiamava atonalità, la chiamava pantonilità perché mette insieme tutte le tonalità della
musica, tutto è insieme, tutte le note hanno la stessa importanza.

La sua strada si nutre sia di musica che di pittura perché in questi anni c’è una sinestesia tra le
arti. Ha un rapporto diretto con Kandiskj, perché quando Schonberg esce dalla tonalità Kandiskj
esce dal figuratismo, dicendo che il quadro lo vedi e lo ascolti, ogni colore ha una corrispondenza
sonora; l’idea che il visivo diventa sonoro la troviamo nella seconda metà del novecento. In questi
anni le arti si intersecano tra di loro, tutto questi si può dire che è ripreso da Wagner.

Schoenberg Tra il 1901-02 compone e suona nei cabaret a Berlino, insegna composizione.
Quando torna a Vienna mette un annuncio sul giornale dicendo che da lezioni di composizione, si
scrivono molti allievi, i due più famosi sono Alban Berg e Anton Webern, insieme formano un
sodalizio molto forte che nei manuali è chiamata la seconda scuola di Vienna. Hanno tutti caratteri
diversi e hanno una considerazione differente nel futuro (nel secondo dopoguerra).

Inizia dal tardo romanticismo poi approda all’espressionismo.

Tra Schonberg e Kandiskj c’è un continuo stabbio di idee, entrambi vanno di pari passo. Astruso
vuol dire che non c’è più la figura, pantonale vuol dire che non c’è più la melodia e la forma, non si
può più dire se è bello o brutto, si può dire se è interessante o no.

Dopo gli anni venti tutti gli artisti hanno bisogno di trovare le strutture e le forme, dopo la prima
guerra mondiale c’è un bisogno di ricostruire, nel caso di Schoenberg di ritrovare una melodia e di
costruire nuovi percorsi armonici, nel caso dei pittori di ritrovare le forme (ricominciano a
disegnare i volti, le case ecc…).

Nel suo arricchimento nell’armena tradizionale, cerca di arricchire il linguaggio e una crescita, non
lo fa per stupire gli ascoltatori, non vuole scioccare; alla fine arricchendo tanto arriva alla
pantonalità. Parla di pantonalotà perché per lui tutti i gradi sono uguali.

klavierstücke op. 11 -> primi brani atonali (1909). I klavierstücke sono una tradizione viennese
dei pezzi pianistici.

1) è un brano molto moderno che riprende dalla tradizione, non ha l’armonia tradizione, sono
considerati il pezzo manifesto del suo passaggio. I compositori del dopo guerra dicono che
Schonberg è un compositore tardo romantico, perché scrive dei brano che vogliono
comunicare delle emozioni, l’ascoltatore si perde nel brano anche se non c’è una struttura ben
precisa, la sua musica si concatena in maniera libera come si concatenano i sogni e i pensieri;
ci sono molti temi e intervalli he ritornano, ragiona in maniera contrappuntisctica, le crome di
battuta cinque sono una lunga linea melodica, sceglie degli intervalli non proprio “casalinghi”;
la forma è libreria e molto elaborata. Utilizza degli accordi non immediati, quasi “vietati” nella
nostra forma mentale, usa questi accordi per far diventare in divieto la norma. La durata è
abbastanza tradizionale, è la durata di un pezzo brahmsiano.

6 klavierstücke op. 19 -> composti nel 1913. Ci sono molte meno triadi riconoscibili, ci sono
molte più dissonanze. È un brano molto compatto, sta cercando di togliere retorica romantica,
non usa più formule e ripetizioni. Tutti e sei i brano hanno una durata molto ridotta. La ricerca

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della sincope da un senso di instabilità, l’armonia si sta cancellando, sta lavorando sul ritmo
rendendolo meno riconoscibile e irregolare (come la psiche). Siamo all’inizio del suo sviluppo.

Erwartung -> opera di stampo espressionista, il libretto è stato scritto da una psicanalista, è un
opera molto breve con un atto unico, è un monodramma (c’è un unica persona donna in scena).
Questa donna donna è persa nella foresta e canta in un modo ansioso, sta cercando il suo amato
e alla fine lo torva morto, non sappiamo chi l’ha ucciso.

Cinque pezzi per orchestra op. 16 (Farben)-> e teorizza la Klangfarbenmelodie (melodia di


timbri e di colori), è un unico grande accordo che viene diviso tra tutti gli strumenti, cambia in
colore e il timbro, danno l’idea del movimento però armonicamente tutto rimane fermo.

Anonton Webern -> Sei bagatelle per quartetto: le scrive per quartetto e non per orchestra
perché si vuole rifare ad una tradizione più logica (ad una tradizione tedesca), ad un idea di un
discorso privato e meditassimo, lui parla ad un pubblico, il primo pubblico sono i quattro che lo
suonano. Ci sono tante pause, non c’è un idea di melodia tradizionale. È una musica molto
gestuale. Si parla di divisionismo o puntinismo perché le note messe tutte insieme creano
qualcosa di bello. Schoenberg definisce questi brani “romanzi in un sospiro”. La brevità diventa
un tratto caratteristico di Webern. È tutto molto estremizzato tra piano e forte, i piano sono quasi
al limite del silenzio.

Pierrot lunaire -> composta nel 1912, è una delle opere che apre il ‘900 musicale, è un ciclo di
lieder. Il pomeriggio di un fauno (debussy) apre il ‘900 per la metrica, il Pierrot per la tonalità e la
Sagra della primavera per lo sviluppo (che non c’è). Il Pierrot Lunaire è scritto per voce femminile
(Sprechgesang) e ensable da camera composta da cinque strumentisti. I brani sono 21 e ognuno
ha un organico differente. È una raccolta di 21 poesie di un autore francese simbolista Albert
Giraud, le traduce in tedesco e rielabora (facendole diventare più crude) Otto Erich Hartleben,
esalta il tono notturno e Pierrot diventa un vampiro, la luna non emana più raggi bianchi ma
emana raggi rossi (di sangue) di cui si ciba Pierrot. Sono 21 poesie che Schoenberg divide in tre
parti, qui si vede il suo gusto per il numero proveniente dalla religione ebraica (3 cicli di 7 lieder).
Nella prima edizione c’è una prefazione dove indica come va cantato, vuole un canto non
realistico, all’ascoltatore deve dare l’impressione del distaccamento dalla persona che canta, il
pubblico non si deve immedesimare nella persona che canta. La x sui gambetti delle note
indicano che la nota deve essere presa dal basso, toccata e po abbandonata (non deve essere
intonata). È molto isoritmico (da l’idea di una base forte), c’è molto contrappunto. All’epoca venne
percepito come un pezzo odioso e inaccostabile, Casella invece ne riconosceva l’importanza,
decide di portarlo in tournée in Italia (venezia, padova, Milano, Roma e Firenze), a Firenze
vengono ad ascoltarlo i più grandi esponenti di questo periodo, vengo ad ascoltarlo con i
fischietti, da Torre del Lago arriva Puccini (in questo momento era il compositore più famoso del
mondo), c’è anche Dallapiccola che ci ha lasciato la descrizione della serata, descrivendo che alla
fine della serata scoppia c’è molta confusione, l’unico che non faceva confusione era Puccini.
Puccini va a parlare con Schoenberg. Dallapicola all’inizio degli anni trenta porta la dodecafonia in
Italia.

Usa lo Sprechgesang per “rinnovare” il linguaggio vocale; il brano è stato scritto per una cantante
di cabaret.

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Nella Vienna degli anni venti c’è un ritorno all’ordine, Schoenberg in questi anni cerca un nuovo
linguaggio, nasce la dodecafonia.

Serie dodecafonia -> l’idea alla base è quella della pantonalità, tutti i suoni sono sullo stesso
piano, si usa la scala cromatica per costruire una serie e in ogni serie ci devono essere tutti i
dodici suoni, non c’è una regola per predisporre i suoni. Viene ritrovata una forma di sintassi.
Schoenberg ha ripreso molto dai fiamminghi. Tutto è fatto come uno specchio. Le altezze dei
suoni non sono fondamentali. Tutte le serie si possono trasportare su qualsiasi grado della scala
cromatica. La serie non è una melodia, ma è un materiale, si può montare come si vuole, basta
non ridere la stessa nota fino alla fine della serie. Nella serie la nota ribattuta non vale come
ripetizione.

La serie di una serie sono 48, perché si può trasporre su tutte le dodici note. L’anima della serie
sono gli intervalli.

Dalla fine degli anni ’40 non si parla più di dodecafonia ma si parla di serialismo, cambiano le date
e le articolazioni, negli anni ’50 si decide che tutto deve avere dodici dinamiche diverse, modi
d’attacco ecc…

Nel 1952 Schoenberg muore e Boulez scrive “Schoenberg è morto”, la pubblica sulla rivista “the
score”, dicendo che Schoenberg si è fermato solo alla forma della serie, non ha affrontato tutti i
parametri, per Boulez è un compositore antico, la sua idea è caduta perché non è riuscito a
strizzarla al massimo. Usa le forme vecchie con un linguaggio nuovo, se crei un linguaggio nuovo
bisogna creare anche delle forme nuove, mancano le intensità e gli attacchi, i compositori
successivi cercheranno l’oggettività, creano la serie e poi la montano.

Suite per piano op. 25-> (1921-23) la suites è un linguaggio barocco, perché vuol dimostrare che
non rompe con il passato. La suites è una serie di danze: preludio, gavotta. Ci sono degli elementi
ritmici ricorrenti, il discorso è molto contrappuntisti, non è una composizione totalmente libera,
vuole dare una forma di assonanze interne. Non si capisce che sono danze. È musica etica, cerca
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la verità del pensiero, non si può dire che è bella o brutta, non ha un idea di gusto, c’è una verità
intima, è fatta per essere suonata, è musica che ha una sua vita. Per Schoenberg non è una
rottura ma è la continuazione di un linguaggio precedente.

Schoenberg continua a scrivere fino agli anni ’50 utilizzando la serie, negli ultimi anni di vita arriva
ad un “ammorbimento dodecafonico”, in America non insegna a comporre in modo dodecafonico
ma insegna armonia tradizionale. Scrivere cosi negli anni ’60-’70 diventa di moda, scrivi così se
vuoi far carriera, diventa un arte di regime, un regime intellettuale politico e progressista. Gli autori
che non scrivono così sono considerati fascisti (fino agli anno ’80).

Concetto per nove strumenti (Webern) -> questa serie è divisa in due grandi parti e all’interno
sono divise in due gruppi di 3+3 e a sua volta sono speculari rispetto alle altre, i quattro gruppi
sono a sua volta parenti uno dell’altro. Le serie di Webern sono tutte legate al loro interno da un
rapporto matematico (ci sono molti rapporti interni); nelle variazioni per orchestra la serie si divide
in due parti. Riprende tutto dai fiamminghi, conosceva molto bene il mondo fiammingo perché
all’università aveva fatto una tesi su Alberti isaac. Le serie di Schoenberg sono più libere, non
sono cosi geometriche. Nei brani cerca anche la brevità, ci sono molti rimandi contrappuntistici.

Gli strumenti sono: flauto, oboe, clarinetto, corno, tromba, trombone, violino, viola e piano.

Concerto in questo caso rimanda ad un idea di concerto rinascimentale, rimanda allo stile del
concertare (amalgamare strumenti molto differenti tra di loro); una cosa molto caratterista di
Weber sono le pause, ci sono poche cose e ripetute, ci sono delle strutture ritmiche che si
rispecchiano, c’è un gioco di contrappunto, spesso i suoni sono singoli e non sono insieme.
Sovrappone più serie insieme. Il brano in generale è molto quadrato e compatto, la melodia si
muove tra gli strumenti. Non esiste più un idea di tensione e distensione. Questa è una partitura
visiva, riprende molto da Paul Klee.

Un sopravvissuto di Varsavia -> brano che scrive in America nel 1947.

È un pezzo molto teatrale. È una cantata per orchestra, voce cantata e coro. Parla dell’arrivo del
razzisti nel ghetto di Varsavia. È un brano dodecafonico, utilizza e unisce le serie che gli danno un
impressione non atonale. È un pezzo espressionista. È plurilinguista c’è l’inglese, tedesco e
ebraico. Scrive anche il libretto.

Moses Und Aron -> È un opera molto importate perché tematica il rapporto tra verità e
menzogna, e tematica il modo di come comunicare. Parla anche di sionismo (la nascita di uno
stato per gli ebrei), è un opera anche politica. Questa è la storia biblica tra Mosè e Aronne che
sono due fratelli. La prima esecuzione scenica doveva esser fatta a Firenze.

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Alban Berg

Le sue opere per il teatro sono due: Wozzeck e Lulu.

Wozzeck -> va in scena a Berlino nel 1925 e non è dodecafonica. Fa parte di quel filone
operistico che si chiama “literatureopera” (opera dove esiste solo il testo e non il libretto). Il testo e
di Buchner, il testo si chiama Woyzzeck ed è stato scritto cento anni prima, è un testo
antimilitarista, è un testo molto visionario. Berg cambia il titolo perché gli editori avevano sbagliato
a copiare il nome. Questo nome è un nome proprio, non ha nessun significato. Il protagonista è un
soldato ed è Wozzeck. È un opera in tre atti suddivisa in cinque scene ciascuna, ogni scena è
collegata da un interludio (sono quindici blocchi). Ogni scena crea una gabbia formale che gli
permette di lavorare meglio sul materiale che ha a disposizione. La prima scena è una suite, la
seconda scena è una rapsdia, la terza scena è una ninnananna e una marcia militare, la quarta
scena è una passacaglia (danza con basso ostinato), questa idea della forma che si ripete serve
per far capire le sofferenze di Wozzack, la quota scena è un rondò (questo il primo atto). Nel terzo
atto ci sono cinque invenzioni (prendere un tema e manipolarlo).

È un canto di conversazione, la struttura è l’atto intero perché la musica non si ferma fono alla fine
dell’atto. È un opera espressionista. Wozzeck è bastonato dal vita, per lui non c’è salvezza, è
Foierbach, tutto gira intorno ai bisogni primari. Il capitano è molto spreachgesang. Ci sono molte
linee melodiche che si intrecciano e utilizza dei simboli per dire che la melodia deve venire fuori,
questa cosa la inserisce soprattuto negli strumenti; è utilizzata nella maggior parte dei pezzi
atonali. L’orchestra è molto grande, sul palcoscenico ci sono degli strumenti (musica di scena)
che fanno la parte della banda, c’è una fisarmonica, in una scena c’è un pianoforte scordato che
da l’idea del macabro. Questa storia è basata su un avvenimento realmente accaduto.

Trama
Il protagonista è Wozzeck (baritono), è un soldato maltrattato da tutti che per arrotondare lo
stipendio si presta a tutti. Ha un amate Maria (soprano), ha avuto con lei un figlio, è il personaggio
più lirico della storia, quando canta lei la atonalità si confonde molto con la tonalità, tradisce
Wozzeck e quando se ne accorge la uccide. Questa è un opera di vinti. La scena inizia con
Wozzeck che sta facendo la barba al capitano (tenore buffo, tenore che canta con il naso).
Wozzeck è pazzo, molto probabilmente è così per le cose che li fa mangiare il dottore, cita molto
la Bibbia come fonte di sapienza popolare. L’ultima scena è il bambino schiacciato dalla vita,
proprio come il padre.