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-I-

- II -
AMORE PER L’ANTICO
Dal Tirreno all’Adriatico, dalla Preistoria al Medioevo e oltre.
Studi di antichità in ricordo di Giuliano de Marinis

a cura di
Gabriele Baldelli e Fulvia Lo Schiavo

Vol. 2

SCIENZE E LETTERE
ROMA 2014

- III -
REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI

e di quanti presenti nella tabula gratulatoria

E CON IL PATROCINIO DELLE

Soprintendenze per i Beni Archeologici delle Marche, della Toscana e del Veneto

Comitato di redazione: Gabriele Baldelli, Gabriella Barbieri, Helga Di Giuseppe, Francesca Galli, Fulvia
Lo Schiavo

Progetto grafico: Helga Di Giuseppe

In copertina: le città in cui ha operato Giuliano de Marinis: Firenze (foto SBAT), Padova (foto SBAV) e
Ancona (foto di Milena Mancini).

I contributi sono stati sottoposti alla revisione prevista dal sistema del peer-review

© 2014 Scienze e Lettere dal 1919 S.r.l.


già Bardi Editore
Via Piave, 7 – 00187 Roma
Tel. 0039/06/4817656 – Fax 0039/06/48912574
e-mail: info@scienzeelettere.com
www.scienzeelettere.com

ISBN 978-88-6687-076-0

- IV -
INDICE

VOLUME 1 pp.

Prefazione
GABRIELE BALDELLI E FULVIA LO SCHIAVO………………………………………………………... XIII

Tabula gratulatoria………………………………………………………………………………….. XV

Biografia e bibliografia di Giuliano de Marinis


GABRIELE BALDELLI………………………………………………………………………………… XIX

SAGGI
Gli amici e colleghi dal Lazio e dall’Umbria

I vaghi tipo Tirinto e Allumiere come indicatori di status. Nuovi dati su cronologia e diffusione
NUCCIA NEGRONI CATACCHIO………………………………………………………………………. 3

Il graffito di Villa Altieri sull’Esquilino: la più antica iscrizione da Roma (e un’altrimenti scono-
sciuta area sacra)
GIOVANNI COLONNA………………………………………………………………………………… 15

Diaspore sabine
ENRICO BENELLI…………………………………………………………………………………….. 25

Una lekanis attica a figure nere dall’area urbana di Caere


CRISTIANA ZACCAGNINO…………………………………………………………………………..... 31

Un’urna fittile perugina con antefissa di tipo volsiniese


SIMONETTA STOPPONI……………………………………………………………………………...... 43

Gli amici e colleghi dalla Toscana e sulla Toscana

Preistoria tra Toscana e Marche: relazioni, contatti, identità


FABIO MARTINI, LUCIA SARTI………………………………………………………………………... 53

Tra l’Enotria e l’Etruria in età villanoviana


GIOVANNANGELO CAMPOREALE…………………………………………………………………...... 61

Nuovi dati sull’Orientalizzante di Tolle: la tomba 356


GIULIO PAOLUCCI……………………………………………………………………………………. 71

Gambassi Terme (FI), necropoli di Boscotondo e Tre Case: due corredi identificati e restaurati
dopo l’alluvione del 1966
LORELLA ALDERIGHI………………………………………………………………………………… 79

Un corredo villanoviano da Pomarance


ANNA MARIA ESPOSITO……………………………………………………………………………… 91

-V-
Il pettorale dal Circolo delle Sfingi di Vetulonia
GIUSEPPINA CARLOTTA CIANFERONI………………………………………………………………... 97

Frammenti di bronzi figurati da Vetulonia


SIMONA RAFANELLI………………………………………………………………………………..... 103

Ali e Centauri su un vaso inedito del Pittore di Micali


LUIGI DONATI……………………………………………………………………………………....... 111

Bacili su alto piede dall’insediamento etrusco arcaico di Gonfienti


ELISABETTA BOCCI, LUCIA PAGNINI, GABRIELLA POGGESI…………………………………………. 117

Note su alcune terrecotte provenienti dall’Ager Faesulanus


PIERLUIGI GIROLDINI………………………………………………………………………………... 125

La dea dell’Impruneta e i suoi devoti


ADRIANO MAGGIANI………………………………………………………………………………… 135

Urnette funerarie etrusche della Collezione Piccolomini di Pienza


GABRIELLA BARBIERI……………………………………………………………………………….. 147

Notizie dallo scavo archeologico di S. Martino a Poggio (Frascole - Dicomano)


LAURA PAOLI………………………………………………………………………………………... 157

La Tomba delle Tre Uova di Casenovole (Civitella Paganico, GR): qualche considerazione su of-
ferte funebri, riti di passaggio e nuove metodologie non distruttive di indagine
MARIA ANGELA TURCHETTI, FABIO CAVALLI, SANDRA CENCETTI, SILVIA GORI, DARIO INNOCEN-
TI, VIVIANO MASCONNI, ELSA PACCIANI, SUSANNA PUCCI ………………………………………… 169

L’oro delle Menadi


FABRIZIO PAOLUCCI…………………………………………………………………………………. 183

Il frontone A di Luni: interventi conservativi


EMANUELA PARIBENI, PASQUINO PALLECCHI, FRANCO CECCHI……………………………………. 193

Di Enone, Cassandra ed altri: spigolature tra Arezzo e Luni


GIANDOMENICO DE TOMMASO……………………………………………………………………… 203

Analisi di materiali metallici dallo scavo di Fiesole, piazza Garibaldi


ALESSANDRA GIUMLIA-MAIR……………………………………………………………………..... 209

Serrata Martini (Castiglione della Pescaia - GR): una necropoli dimenticata


MARIO CYGIELMAN………………………………………………………………………………..... 221

La necropoli di Serrata Martini a Castiglione della Pescaia (Grosseto). Descrizione antropologica


degli inumati
SILVIA GORI, ELSA PACCIANI……………………………………………………………………….. 233

Bibliografia commentata degli scavi di Piazza della Signoria a Firenze


MONICA SALVINI, SUSANNA BIANCHI, MARCO DE MARCO ...……………………………………..... 247

Una volta ‘sottile’ nelle terme romane di Piazza della Signoria


ELIZABETH JANE SHEPHERD…………………………………………………………………………. 257

- VI -
Le monete dell’antica Florentia. «L’indagine e il trovamento delle monete […] è una delle cose
che deve soprattutto preoccuparci»
FIORENZO CATALLI, ELENA SORGE, RENATO VILLORESI…………………………………………… 267

Una testa-ritratto femminile tardoantica dalla eredità Bardini


MAURIZIO MICHELUCCI……………………………………………………………………………... 275

Vada Volaterrana e il suo territorio: siti costieri e popolamento rurale fra romanizzazione e tar-
doantico
MARINELLA PASQUINUCCI…………………………………………………………………………… 281

Cinquant’anni di ricerca archeologica in Mugello


LUCA FEDELI………………………………………………………………………………………… 293

Isola d’Elba (LI). Portoferraio. Il relitto dello Scoglietto


PAMELA GAMBOGI, SIMONA POZZI, GIOVANNI RONCAGLIA………………………………………... 305

Le Collezioni Egee del Museo Archeologico di Firenze

Dalle necropoli di Kechraki (Camiro) al Museo Archeologico di Firenze: una nuova anfora Pla-
kettenvasen
MARIA CHIARA MONACO………………………………………………………………………...... 319

Il Museo Egizio di Firenze

Identificazione dei bronzi della raccolta Agostini, acquistata dal Granduca nel 1777
PIER ROBERTO DEL FRANCIA……………………………………………………………………….. 331

A proposito di un poggiatesta in pietra nel Museo Egizio di Firenze


MARIA CRISTINA GUIDOTTI………………………………………………………………………..... 339

L’Opificio delle Pietre Dure

Le Antiquités e l’Opificio delle Pietre Dure


MARIA GRAZIA MARZI………………………………………………………………………………. 345

Gli amici e colleghi dalle Marche e sulle Marche

L’ittiosauro di Genga
UMBERTO NICOSIA, ILARIA PAPARELLA…………………………………………………………...... 355

Fuoco per cuocere, fuoco per produrre: forni e fosse di combustione nel Neolitico italiano
CECILIA CONATI BARBARO………………………………………………………………………...... 367

Abitare nell’Eneolitico: il caso di Maddalena di Muccia


ALESSANDRA MANFREDINI………………………………………………………………………...... 379

L’industria su corno di Moscosi di Cingoli (MC): le campagne di scavo 1997 e 1998


MIRCO PASQUINI…………………………………………………………………………………...... 387

L’abitato appenninico e subappenninico di Chiaruccia di Fano. Scavi 2006 - 2007


GABRIELE BALDELLI, ANDREA CARDARELLI, SILVIA ERCOLI………………………………………. 401

- VII -
Un insediamento del Bronzo Antico a Senigallia (AN), località ‘Strada del Giardino’
CHIARA DELPINO…………………………………………………………………………………...... 415

Rapporti tra Marche e Toscana centro-settentrionale nel Bronzo Finale


GAIA PIGNOCCHI…………………………………………………………………………………...... 427

Raniero Mengarelli a Novilara


SERGIO RINALDI T UFI………………………………………………………………………………... 443

Per il dossier dei rapporti tra i principes piceni e l’Etruria. Un lebete vetuloniese dal territorio di
Ripatransone
STEFANO BRUNI……………………………………………………………………………………... 453

Menhir, stele e statue in pietra in area medio-adriatica


VINCENZO D’ERCOLE………………………………………………………………………………... 463

La via adriatica e la via degli Argonauti: testimonianze picene nella sfera del sacro
LUISA FRANCHI DELL’ORTO…………………………………………………………………………. 475

I materiali inviati da Guglielmo Allevi al Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma


ELISABETTA MANGANI………………………………………………………………………………. 481

Qualche riflessione sul torques con sirene e cavalli marini da Belmonte Piceno
ALESSANDRA COEN………………………………………………………………………………..... 495

Metallotecnica e officine di produzione: il caso degli stamnoi di recente restauro dal Piceno con
lettere per il montaggio delle anse
VALENTINA BELFIORE, FABIO MILAZZO…………………………………………………………..... 507

Brevi note sulla romanizzazione di Ascoli Piceno


LUISA MAZZEO SARACINO, SARA MORSIANI……………………………………………………….. 521

Surveys in Toscana e nelle Marche: la metodologia ed alcuni risultati a confronto


SIMONETTA MENCHELLI……………………………………………………………………………... 531

Divisioni agrarie di età romana nelle Marche: problemi e prospettive di ricerca


PAOLO CAMPAGNOLI, ENRICO GIORGI……………………………………………………………… 543

Archeologia degli impianti vinari e oleari nelle Marche romane: stato dell’arte, aggiornamenti e
riflessioni
DIMITRI VAN LIMBERGEN…………………………………………………………………………… 565

VOLUME 2
Ancona: il sistema urbano in età romana
STEFANIA SEBASTIANI……………………………………………………………………………..... 577

Archeologia urbana ad Ancona: lo scavo sul lungomare Vanvitelli


MONICA SALVINI, LUIGI PALERMO………………………………………………………………….. 589

Le monete dallo scavo del Lungomare Vanvitelli di Ancona: brevi note sulla presenza monetaria
tra l’età tardo repubblicana e il VI sec. d.C.
MICHELE ASOLATI…………………………………………………………………………………... 607

- VIII -
Sulla monetazione di Aγκωn: indizi per una nuova cronologia
ROBERTO ROSSI……………………………………………………………………………………… 623

Stele anconetane d’età romana


GIANFRANCO PACI…………………………………………………………………………………... 629

Una strada romana al Ghettarello di Ancona


MARIA GLORIA CERQUETTI…………………………………………………………………………. 637

Dioniso liknítēs al Museo Archeologico Nazionale delle Marche: una vicenda museografica
MARUSCA PASQUALINI……………………………………………………………………………… 641

Resti di ponte romano sul Fosso dell’Oro a Falerone (Falerio Picenus)


ENZO CATANI………………………………………………………………………………………... 651

Archeologia urbana a Camerino (MC). Dati preliminari per la Carta Archeologica della città alla
luce delle recenti scoperte
MARA SILVESTRINI, VIVIANA ANTONGIROLAMI, ALESSANDRA D’ULIZIA………………………..... 659

Il satiro danza su un intaglio in corniola da Muccia


MARIA ELISA MICHELI………………………………………………………………………………. 671

Il restauro del collettore romano di Fonte delle Mattinate


NICOLETTA FRAPICCINI……………………………………………………………………………… 681

Un nuovo ritratto virile dall’area Tempio-Criptoportico di Urbs Salvia


GIOVANNA M. FABRINI………………………………………………………………………............ 691

Urbs Salvia ed il suo territorio in età repubblicana


ROBERTO PERNA…………………………………………………………………………………...... 703

Lanzi, Pausulae e le sue monete


ANNA SANTUCCI, MICHELE ASOLATI……………………………………………………………….. 721

Novità su Civitanova romana


MARIA CECILIA PROFUMO…………………………………………………………………………... 739

Su alcune statue marmoree da Potentia


EDVIGE PERCOSSI………………………………………………………………………………….. 753

Studio di provenienza dei marmi dei manufatti dalla colonia romana di Potentia
MARIA LETIZIA AMADORI, CARLO GORGONI, PAOLO PALLANTE…………………………………… 769

I mosaici di Sentinum: un catalogo


MILENA MANCINI……………………………………………………………………………………. 779

Le terme extra-urbane di Sentinum: alcune osservazioni


MAURA MEDRI………………………………………………………………………………………. 791

I sacelli di via Baroccio a Senigallia. Appunti per lo studio delle tegole in età repubblicana
MIRCO ZACCARIA……………………………………………………………………………………. 803

- IX -
Note sulla villa rustica di Cesano di Senigallia (AN) e sull’occupazione dell’ager Senogalliensis
settentrionale
MARIA RAFFAELLA CIUCCARELLI…………………………………………………………………… 815

Prime considerazioni sulla città romana di Ostra alla luce dei nuovi scavi
PIERLUIGI DALL’AGLIO, CARLOTTA FRANCESCHELLI, MICHELE SILANI, CRISTIAN T ASSINARI…..... 829

Alla ricerca di Portunus: storia di un guado sul fiume Cesano


GIUSEPPE LEPORE……………………………………………………………………………………. 849

…viam silice sternendam curarunt


GIANCARLO GORI……………………………………………………………………………………. 859

Tifernum Mataurense: antico municipio romano. Museo e parco archeologico: un progetto di tu-
tela e valorizzazione dell’area archeologica di Sant’Angelo in Vado (PU)
EMANUELA STORTONI………………………………………………………………………………. 865

Una domus con mosaici a Sant’Angelo in Vado (PU)


MICHELA TORNATORE……………………………………………………………………………..... 881

Rinvenimenti di età romana nel suburbio di Pisaurum. Sintesi su un decennio di interventi di scavo
VANESSA LANI, ERIKA VALLI……………………………………………………………………..... 893

Colori a Pitinum Pisaurense


SILVIA MARIA MARENGO……………………………………………………………………………. 905

Due capitelli con iscrizioni dalla Villa Adriana di Tivoli reimpiegati nella chiesa di S. Angelo
Magno di Ascoli Piceno
MARIO PAGANO……………………………………………………………………………………… 911

Tomba bisoma a San Benedetto del Tronto: archeologia o reliquie?


NORA LUCENTINI…………………………………………………………………………………..... 917

La Valle del Potenza fra Tardantichità e Altomedioevo: nuove ricerche su Helvia Ricina
FRANCESCA CARBONI, FRANK VERMEULEN………………………………………………………… 929

Necropoli tardoantica a Forum Sempronii: dati preliminari


OSCAR MEI, PIETRO GOBBI………………………………………………………………………...... 941

La grande storia a Monte Copiolo. Montefeltro, Malatesti, Borgia, Della Rovere e De Medici.
Stratigrafia e storiografia a confronto
ANNA LIA ERMETI, DANIELE SACCO, SIEGFRIED VONA…………………………………………….. 949

Anfore fenicie e puniche dal Museo del Mare di San Benedetto del Tronto
STEFANO FINOCCHI………………………………………………………………………………..... 963

… un confronto per le stele anconetane

I rilievi funerari tardoellenistici del Museo Archeologico di Napoli: aspetti storico-artistici e ar-
cheometrici
FABRIZIO ANTONELLI, FABIO COLIVICCHI, LORENZO LAZZARINI………………………………….. 973

-X-
… e dalla vicina Romagna

Relazioni adriatiche. Suggestioni a partire dai recenti scavi a Verucchio


PATRIZIA VON ELES, FABRIZIO FINOTELLI, LISA MANZOLI, PAOLA POLI…………………………… 985

Gli amici e colleghi dal Veneto e sul Veneto

Topografia e sviluppo di un centro preromano della fascia pedemontana veneta. Il caso di Monte-
belluna
ELODIA BIANCHIN CITTON…………………………………………………………………………... 999

Ornati e prodotti a stampo nel mondo atestino


LOREDANA CAPUIS, ANNA MARIA CHIECO BIANCHI………………………………………………... 1007

Due nuovi cippi con iscrizione venetica da Padova


GIOVANNA GAMBACURTA, ANGELA RUTA SERAFINI, ANNA MARINETTI,
ALDO LUIGI PROSDOCIMI…………………..………………………………………………………... 1015

Il fiero pasto. Un fermaglio di cintura con il motivo del “Leg in Mouth” dal territorio vicentino
MARIOLINA GAMBA…………………………………………………………………………………. 1027

Altino, il santuario e il lupo. Una nuova lamina votiva


MARGHERITA TIRELLI……………………………………………………………………………..... 1035

Ceramica attica sovraddipinta (tecnica di Six) da Adria


FEDERICA WIEL-MARIN……………………………………………………………………………... 1043

Giuseppe Castellani a Venezia: un numismatico fanese prestato al Museo Correr


CRISTINA CRISAFULLI……………………………………………………………………………….. 1057

Sulla tutela

Beni archeologici pubblici e privati


STEFANO BENINI…………………………………………………………………………………….. 1069

Note a margine di una legge


IRENE BERLINGÒ…………………………………………………………………………………….. 1079

I beni culturali, l’esercito di Franceschiello e le divisioni del Papa


RUBENS D’ORIANO………………………………………………………………………………...... 1083

Ricordi personali

Giuliano de Marinis. Archeologia e restauro


LICIA VLAD BORRELLI………………………………………………………………………………. 1089

Ricordo di Giuliano
LUIGI MALNATI……………………………………………………………………………………… 1093

Tra Gamberaia ed Impruneta


LORENZO BENINI…………………………………………………………………………………...... 1095

Ricordare Giuliano, ricordare Francesco


ALFREDO CECCANTI…………………………………………………………………………………. 1099

- XI -
Un timoniere nella tempesta
STEFANO D’AYALA VALVA …………………………………………………………………………. 1101

Parlando di una tomba picena…Un ricordo del professor Giuliano de Marinis


COSTANZA TONINI…………………………………………………………………………………… 1103

La Regione Marche per l’archeologia del territorio: progetti e risultati di una stagione di forte col-
laborazione con la Soprintendenza Archeologica
PAOLA MARCHEGIANI, RAIMONDO ORSETTI ………………………………………………………... 1105

Davanti alla suonatrice di cetra


MARIO CANTI………………………………………………………………………………………... 1109

Il richiamo dei Bronzi Dorati


MARIO A. LOLLI GHETTI…...………………………………………………………………………... 1111

Giuliano de Marinis e i Bronzi di Cartoceto


MARCELLO MICCIO………………………………………………………………………………...... 1113

Giuliano de Marinis, il soprintendente della domus dei mosaici di Tifernum Mataurense


LUIGI ANTONIUCCI…………………………………………………………………………………... 1117

Il mio ricordo di Giuliano


CARLO GIACOMINI…………………………………………………………………………………... 1121

Giuliano, l’archeologia e i gatti


CECILIA GOBBI………………………………………………………………………………………. 1123

L’ultima avventura

L’ultima avventura
testo inedito di GIULIANO DE MARINIS……………………………………………………………… 1125

- XII -
TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO.
MUSEO E PARCO ARCHEOLOGICO: UN PROGETTO DI TUTELA E VALORIZZA-
ZIONE DELL’AREA ARCHEOLOGICA DI SANT’ANGELO IN VADO (PU)

Emanuela Stortoni

Tifernum Mataurense, corrisponden-


te all’odierna cittadina appenninica di
Sant’Angelo in Vado nell’alta valle del Me-
tauro in provincia di Pesaro Urbino (Mo-
nacchi 1997; Catani 2002; Luni 2003; Ca-
tani 2004; Catani, Monacchi 2004; Torna-
tore 2006; Catani, Stortoni 2009; Catani,
Monacchi 2010; Catani 2012; Stortoni
2013; 2014a; 2014c)1, conosce un’occu-
pazione stabile già nell’età del Ferro, favo-
rita dalla vicinanza all’antica via di colle-
gamento tra la valle del Tevere e l’area me-
dio-adriatica. Il paleonimo, identico a quel-
lo di Tifernum Tiberinum, sembra costruito
su una radice idronimica, da riferire al Me-
tauro, come suggerito dall’epiteto Matau-
rense.
Il centro in età romana è ricordato da
Plinio (Nat. Hist. III, 114), che lo annovera
tra i municipi della regio VI augustea; esso
rientra probabilmente tra quelli costituiti
dopo la guerra sociale con gli abitanti iscrit-
ti nella tribù Clustumina. Dopo una prima
forma di abitato, ascrivibile forse proprio
alla fondazione del municipio, sembra che
il centro conosca già in età augustea una
fase di urbanizzazione, seguita da un nuovo Fig. 1. Sant’Angelo in Vado – Planimetria ricostruttiva di Tifernum Matau-
rense con indicazione degli interventi di scavo dell’Università degli Studi di
assetto in età flavia e da una successiva Macerata (da CATANI 2006, p. 20, fig. 1).
complessa ristrutturazione nel II sec. d.C.
La città viene poi all'improvviso abbandonata, presumibilmente in seguito a una distruzione violenta per
calamità naturali; in età costantiniana sembra vivere un breve periodo di nuova prosperità, probabile con-
seguenza di nuovi equilibri socio-economici. Il definitivo abbandono, attribuito da un’inveterata tradizione
storiografica ai Goti di Totila, sembra collocarsi a partire dai decenni centrali del VI secolo.
L’antico abitato è localizzabile nel settore sud-ovest del centro medievale; di esso sono ancora di-
stinguibili ampi tratti tra loc. Colombaro (ex proprietà Graziani-Pinzauti) e Campo della Pieve (ex proprie-
tà Monti)2, oggi demanializzati e facenti parte dell’Area Archeologica di Sant’Angelo in Vado (figg. 1, 3).

1
IGM F. 5066, Pesaro (1: 200.000); IGM F. 115, I NE (Sant’Angelo in Vado) (1 : 25.000). Coordinate: Lat. 43° 39' 52.99’ N –
Long. 12° 24' 46.80’ E.
2
Catasto Terreni del Comune di Sant’Angelo in Vado, part. 1295, f. 47, part. 914, 106, 408, 410.
Emanuela Stortoni

Fig. 2. Sant’Angelo in Vado – Planimetria dell’area delle Terme e del Cardo effettuata dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche
nelle campagne di scavo nel 1957-1959 (da Archivio Grafico e Fotografico della Soprintendenza Archeologica delle Marche).

Fig. 3. Sant’Angelo in Vado – Mappa catastale comunale agganciata a ortofoto con indicazione delle zone d’intervento nelle aree ar-
cheologiche Area ex Graziani (loc. Colombaro) e Area ex Monti (Campo della Pieve) nell’ambito del Progetto Tifernum Mataurense:
antico municipio romano (rielab. di W. Monacchi).

- 866 -
TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO

Nel periodo di massima espansione durante il medio impero l’impianto urbano appare organizzato
intorno ad un reticolo viario ortogonale, di cui sono stati finora riconosciuti cinque cardini e un decumano
(fig. 1). Di questi ricordiamo l’importante direttrice nord/sud ricalcata dall’attuale “via delle Ghibelline” e
il cd. cardo maximus, di cui si conserva nell’area ex Graziani un cospicuo tratto viario basolato; questo,
largo ben 6,50 m, è munito lungo il lato occidentale di crepidine e condotto fognario con pendenza verso il
fiume. La via si immette verso nord in un’area pavimentata a lastroni nel cortile del vicino ex convento di
S. Caterina, che alcuni riconoscono come presumibile parte del foro. Sul lato orientale della strada si af-
facciano le terme romane con ambienti caratteristici, come il calidarium, riscaldato dal noto sistema
dell’ipocausto, la natatio, il cd. frigidarium e due vasche; gli ambienti hanno pavimenti musivi a decoro
geometrico, floreale e figurato, di cui uno con scena marina. In loc. Campo della Pieve altri due analoghi
assi stradali tra loro perpendicolari, serviti da canalette di scarico, delimitano insulae abitative, dove trova-
no spazio la cd. domus di NO (Palermo 2006) e la splendida cd. domus del mito (de Marinis, Quiri 2005;
2006; Tornatore 2006), una delle più ragguardevoli e sontuose dimore patrizie dell’Italia centrale, compo-
sta da ben ventisette vani con pavimenti musivi policromi figurati.
Fino ad anni recenti le conoscenze su Tifernum Mataurense rimangono legate ad alcuni studi e rin-
venimenti ottocenteschi (Lanciarini 1890-1912; Catani 1991; Catani, Monacchi 1991; Luni 1991; Catani,
Monacchi, Stortoni c.s.)3, a vecchi scavi effettuati dalla Soprintendenza Archeologica delle Marche nel-
l’area delle terme romane (Catani, Stortoni 2009; Stortoni 2004, 2010, 2013, 2014a; Catani, Monacchi,
Stortoni c.s.) (fig. 2) e a isolate ricerche di singoli studiosi (Catani 1987; Gori 1983; Catani, Monacchi
1991; Luni 1991), tra cui quelle in via Mancini, in via Madonna, nel Parco delle Rimembranze, nel cortile
del Convento di S. Caterina (Monacchi 1997). Soltanto una fortunata serie di fotografie aeree, scattate su
Campo della Pieve nel luglio-agosto 1992 (Monacchi 1997), dà il via ad un rinnovato interesse per l’antico
municipio.
Interprete di questo nuovo impulso è senza dubbio il dott. Giuliano de Marinis, Soprintendente Ar-
cheologo per le Marche, che, intuendo le notevoli potenzialità archeologiche di Sant’Angelo in Vado, av-
via da subito col supporto dell’Amministrazione Comunale un’operosa politica a favore dello studio, della
tutela e della valorizzazione dei beni archeologici locali (de Marinis 2004)4.
Un primo passo è quello dell’apertura nel 1997 di sale espositive nell’ex Convento di S. Maria extra
muros per la raccolta e la fruizione di numerosi reperti archeologici del Tifernate, in parte giacenti nei de-
positi comunali, in parte murati nel Palazzo Fagnani o ancora dislocati in collezioni private (Monacchi
1997; 2002)5.
Parallelamente viene promossa anche l’attività di ricerca; la Soprintendenza Archeologica delle
Marche, infatti, opera a Campo della Pieve importanti interventi di scavo archeologico tra il 1998 e il 1999
(Palermo 2006) e tra il 2003 e il 2004 (de Marinis, Quiri 2005; 2006; Tornatore 2006), per indagare sulla
rete viaria e sull’edilizia abitativa nel settore orientale dell’antico abitato. Le operazioni portano alla sco-
perta delle due suddette domus.
Nel suo impegno per la conoscenza e la valorizzazione di Tifernum Mataurense il de Marinis con-
divide scelte e si rapporta sinergicamente con l’Università degli Studi di Macerata, trovando nella persona
del prof. Enzo Catani, preside dell’allora Dipartimento dei Beni Culturali, un attento e sensibile interlocu-
tore (Catani 2006; Catani, Stortoni 2009). Il proficuo clima di cooperazione fa sì che l’équipe maceratese,
diretta dal Catani e coadiuvata dalla scrivente e dall’archeologo Walter Monacchi, sostenuta logisticamen-
te ed economicamente dalle Amministrazioni Provinciale di Pesaro Urbino e Comunale di Sant’Angelo in
Vado e dalla Comunità Montana della Media e Alta Valle del Metauro, effettui dal 2000 al 2013 sistemati-
che ricerche storico-archeologiche su viabilità, impianto urbanistico e infrastrutturale, edilizia pubblica e
privata, forme di insediamento, estensione ed antropizzazione del territorio municipale antico. Quattordici
sono le annuali campagne di scavo stratigrafico condotte dall’Ateneo nell’abitato tifernate (fig. 1), a Cam-

3
Una tesi di laurea (studente: L. Verdolini; relatore: prof. E. Catani; A.A. 2008-2009) è stata redatta su un Regesto della bibliogra-
fia storica ed archeologica dell’alta valle del Metauro.
4
A tal proposito si legga anche la presentazione del de Marinis al volume di Monacchi 1997, p. 5 e l’articolo di L. Antoniucci in
ricordo di de Marinis nel Periodico dell’Associazione Pro Loco di Sant’Angelo in Vado “El Campanon”, a. LIX, agosto 2012, p. 3.
5
Il progetto espositivo e l’allestimento della mostra Alla scoperta di Tifernum Mataurense sono del prof. W. Monacchi.

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Emanuela Stortoni

po della Pieve, in via delle Ghibelline e in loc. Colombaro (Catani 2000-2011a; 2000-2011b; 2002; 2004;
2006; 2012; Catani, Stortoni 2009; Stortoni 2004, 2010; 2013; 2014a; 2014b; 2014c), così come numerosi
sono gli interventi di ricognizione di superficie nell’ager (Catani, Monacchi 2010).
Nel Campo della Pieve vengono praticati nel 2000 il “Saggio Fosse” e il “Saggio Strada”; in via
delle Ghibelline si effettua il “Saggio Ghibelline”, approfondito negli anni 2001-2002; in località Colom-
baro, invece, si procede tra il 2003 e il 2009 con la riapertura delle terme romane, già scoperte tra il 1957 e
il 1959 dall’allora Soprintendenza Archeologica delle Marche e poi ricoperte per ragione di tutela (fig. 2);
nell’area termale e nell’area del c.d. cardo maximus vengono altresì condotti i saggi “A, B ,C”, la “Trincea
nord” e il “Testimone A”.
Dal 2010 a oggi le ricerche si concentrano nell’area sud delle Terme, finora mai intaccata stratigra-
ficamente (Catani 2010-2011a; 2010-2011b; Stortoni 2013; 2014c) (figg. 6-7).
Oltre alla ricerca scientifica l’Università di Macerata promuove a Sant’Angelo in Vado un’intensa
attività didattica, che vede il coinvolgimento nelle operazioni di scavo di decine di studenti fra tirocinanti,
laureandi, specializzandi e dottorandi, italiani e stranieri; vengono, altresì, garantiti un costante intervento
di restauro conservativo delle strutture più compromesse venute in luce e una dinamica comunicazione per
il coinvolgimento della cittadinanza e degli occasionali visitatori.
Questa sinergia si concretizza in una Convenzione, stipulata tra tutti gli enti coinvolti6; il documento
prevede un comune programma culturale, mirato alla valorizzazione del patrimonio archeologico tifernate,
che, insieme a quello storico-artistico, ambientale ed eno-gastronomico, può contribuire a creare un van-
taggioso indotto economico e turistico per la città di Sant’Angelo in Vado.
Nell’ambito di tale Convenzione matura sotto la direzione scientifica del dott. de Marinis e del prof.
Catani il progetto Tifernum Mataurense: antico municipio romano. Museo e Parco Archeologico7, oggetto
di questo elaborato.
Il progetto conosce la sua fase esecutiva tra il 2011 e il 2012. Esso prevede interventi diversificati
(fig. 3): la sistemazione dell’area archeologica tra Campo della Pieve e loc. Colombaro; la riqualificazione
come sede museale di Palazzo Mercuri di Sant’Angelo in Vado; lo scavo stratigrafico di quattro saggi
nell’area termale per l’immissione dei sostegni angolari di una tettoia, adibita a copertura del mosaico con
thiasos marino; il restauro di strutture e pavimenti musivi delle terme.

Sistemazione dell’area archeologica

La sistemazione dell’area archeologica (figg. 4-5), che nel settore relativo all’Area Graziani è segui-
ta dal team maceratese, prevede il montaggio di recinzione, percorsi pedonali in tavolato di legno, aree di
sosta, elementi di arredo urbano (fontanelle, passerelle, beverini, panchine), pannelli didattici8, installazio-
ni per il superamento delle barriere architettoniche, toilette, impianti tecnologici e fotovoltaici. Una coper-
tura per la tutela dell’ambiente mosaicato a thiasos marino è innalzata nell’area delle terme romane su
struttura reticolare aerea in acciaio, con nodi sferici ed aste tubolari, assemblati a moduli semiottaedrici di
lato variabile e interposti tetraedri.

6
La Convenzione, stipulata nel 2005, viene rinnovata nel 2010.
7
Progetto Esecutivo POR-FESR CRO MARCHE 2007/2013 – Asse prioritario 5 – “Valorizzazione dei territori” Comune
Sant’Angelo in Vado – E -PU/04 gennaio 2011. Progettista e direttore dei lavori è stato l’arch. M. Fiori, coadiuvato dall’ing. R.
Raccosta e dall’ing. G. Bellezza; la direzione scientifica è stata assunta dal dott. de Marinis, il coordinamento scientifico al prof.
Catani, il coordinamento delle attività di scavo alla dott.ssa Stortoni, il coordinamento degli allestimenti e delle attività museali al
prof. Monacchi, la direzione tecnica del restauro alla restauratrice B. Lucherini, Direttore Tecnico della categoria OS2 della Società
ICOR DORICA s.r.l., le ricerche geoarcheologiche al dott. F. Pallotta e al dott. L. Antoniucci; responsabile unico del procedimento
dell’Ufficio Tecnico Comunale è stato nominato il geom. V. Gorgolini, per l’esecuzione la ditta appaltatrice ICOR DORICA di
Ancona.
8
La realizzazione dei pannelli illustrativi sul municipium di Tifernum Mataurense, sul ‘cardo maximus’ e sulle terme sono a cura
rispettivamente di Catani, Monacchi, Stortoni; quelli sulla cd. domus del mito sono redatti dalla Soprintendenza Archeologica delle
Marche.

- 868 -
TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO

Fig. 4. Sant’Angelo in Vado – Progetto Tifernum Mataurense: antico municipio romano. Museo e parco archeologico: planimetria
dell’area archeologica a Campo della Pieve (di M. Fiori).

Fig. 5. Sant’Angelo in Vado – Progetto Tifernum Mataurense: antico municipio romano. Museo e parco archeologico: planimetria
dell’area archeologica nell’area ex Graziani (di M. Fiori).

- 869 -
Emanuela Stortoni

Riqualificazione come sede museale di Palazzo Mercuri

Nel 2007 il Palazzo Mercuri, struttura comunale di pregio situata al centro della città, è stato scelto
come sede per un ampliamento didattico ed espositivo del Museo Civico Archeologico di Sant’Angelo in
Vado, collocato come detto nell’ex Convento di Santa Maria extra muros9. Il progetto didattico di Palazzo
Mercuri, denominato ‘Museo in quadri’10, prevede l’allestimento di una serie di sale didattico-speri-
mentali, dotate di supporti multimediali, allo scopo di ricostruire gli spazi di vita e di lavoro del mondo
romano tifernate attraverso l’esposizione di reperti raccolti negli scavi.
Tra il 2011 e il 2012, nell’ambito del progetto qui in esame, sono allestite nel secondo piano di Pa-
lazzo Mercuri le due prime sale espositive, curate dal team maceratese, dedicate rispettivamente all’in-
dustria tessile antica nell’alta valle del Metauro e alle tecniche del mosaico, in particolare di età romana.
Nella “Sala del telaio” trovano posto: una sezione didattica attrezzata sull’industria tessile antica,
un’esposizione di reperti archeologici provenienti dall’alta valle del Metauro, relativi all’industria tessile
domestica, dalla preistoria all’età medievale (fusaiole, rocchetti, fusi, pesi da telaio), una dettagliata e do-
cumentata ricostruzione di alcuni telai preistorici e protostorici ‘a pesi’.
Nella “Sala dei mosaici” sono riprodotti a grandezza naturale alcuni tappeti musivi della già citata
prestigiosa casa romana tifernate, detta “domus del mito”. I pavimenti mosaicati sono inseriti in un’am-
bientazione architettonica realistica, caratterizzata da un doppio porticato con colonne e tettoie romane. Un
efficace apparato documentario e iconografico illustra le tecniche per la realizzazione dell’opera musiva
antica.
La sala è dotata di un laboratorio per sperimentazioni didattiche ed esercitazioni sulle tecniche del
mosaico antico e può ospitare scolaresche per visite guidate e corsi specifici sul mosaico romano. Espe-
rienze didattiche e laboratori creativi sono stati concretamente attuati dal Monacchi nel 2013-2014 per do-
centi e alunni delle scuole primarie e secondarie dell’alta valle del Metauro.

Intervento di scavo stratigrafico

Il progetto prevede anche il montaggio di una copertura metallica nell’angolo NE delle terme per la
protezione dell’ambiente con mosaico di soggetto marino. La posa in opera della piastra di base dei relativi
sostegni angolari rende necessario lo scavo di quattro incavi; tale circostanza consente di indagare in pro-
fondità e stratigraficamente le fasi più antiche del complesso.
Le operazioni sono affidate all’équipe maceratese e vengono inserite nell’ambito della XII campa-
gna archeologica (27 giugno-23 luglio 2011)11, mirata alla prosecuzione dei lavori nell’area sud delle ter-
me (Catani 2000-2011a; 2000-2011b), di cui si darà conto in altra sede (figg. 6-7).
Dei saggi si intende qui brevemente fornire qualche dato, in attesa di un’organica pubblicazione
dell’intera campagna di scavo12.

9
Ideatore del progetto e allestitore delle sale è il prof. W. Monacchi, che ringrazio per avermi fornito i dati utili a questa relazione;
la consulenza scientifica è a cura di E. Catani e E. Stortoni.
10
L’articolazione del progetto “Museo in quadri” prevede: I. Sala dei giochi. Giochi e giocattoli nel mondo romano; II. Sala del
culto della bellezza. Essenze, profumi e gioielli nel mondo romano; III. Sala del telaio. Filatura e tessitura nel mondo antico; IV.
Sala del vetro. Vetri e vetrai nella tradizione romana antica; V. Sala del ghiro. Ghiro e gliraria nel mondo romano; VI. Sala della
cucina romana. Ricette e ricettari nella cucina romana; VII. Sala dei mosaici. Mosaici e mosaicisti nella ‘Domus dei mosaici’ di
Tifernum Mataurense; VIII. Sala dei pesi. Pesi e misure nel mondo romano; IX. Sala della casa romana. Vivere nella domus; X.
Sala delle monete. Monete e monetazione in età antica; XI. Sala della medicina. Medici e medicine in età romana; XII-XVIII. Sale
dei lavori artigianali nel mondo romano: XII. Lapicidi e scrittura; XIII. Marmorari e marmi; XIV. Fabbri e ferrai; XV. Armaioli ed
armi; XVI. Calzolai e calzari; XVII. Carpentieri e muratori; XVIII. Bronzisti e bronzi.
11
La direzione scientifica dei lavori è stata affidata al dott. G. de Marinis, Soprintendente Archeologo per le Marche; la direzione
pratica al prof. E. Catani, del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Macerata; il coordinamento delle attività
di scavo e la relativa documentazione (diario di scavo, schede UU.SS., tabelle dei materiali; registro delle monete; registro dei re-
perti particolari; inventario) alla dott.ssa E. Stortoni; la consulenza per il restauro e la restituzione dei mosaici e delle strutture alla
dott.ssa E. Stortoni e al prof. W. Monacchi; le riprese fotografiche al prof. W. Monacchi; le riprese fotografiche del restauro dei
mosaici al prof. W. Monacchi e alla dott.ssa B. Lucherini; i rilievi grafici di scavo all’arch. S. Carlini e al dott. P. Travaglini; la rie-
laborazione digitale del materiale grafico al dott. M. Antognozzi; la manodopera specializzata dello scavo alla dott.ssa A. Volpi, al
dott. P. Travaglini, al Sig. A. Baldoni, le attività di restauro all’operatrice B. Lucherini. Le quote sono state calcolate dal punto 0,00
cantiere, individuato e segnalato a terra, nell’angolo NE esterno alla baracca.

- 870 -
TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO

I quattro piccoli tagli (fig. 8), denomi-


nati rispettivamente “A”, “B”, “C”, “D” pro-
cedendo dall’angolo sud-ovest in senso ora-
rio, hanno pianta pressoché quadrangolare,
rispettivamente di cm 100 x 80; cm 100 x 80;
cm 80 x 80; 120 x 110. Essi vengono praticati
a partire da diverse quote e cioè in sequenza
cm -85, cm -87, cm -40, cm -46. Come da
progetto la tettoia è a pianta quadrata con i
pilastri impiantati su un interasse di m 11,25.
La scelta per l’ubicazione dei sondaggi
è operata limitando al massimo le possibili
devastazioni di aree archeologicamente signi-
Fig. 6. Sant’Angelo in Vado – Area sud Terme – Veduta d’insieme da nord ficative. Per i tagli “C” e “D” relativi ai pali
dell’area di scavo (foto A. Baldoni). del lato est si opta per due diversi punti

Fig. 7. Sant’Angelo in Vado – Area Cardo e Terme – Planimetria generale delle terme e del cardo maximus con evidenziazione dell’area
scavata nel 2011 (rilievo S. Carlini e P. Travaglini; rielab. M. Antognozzi).

all’interno di una trincea moderna per vitigni, che ha profondamente intaccato le strutture antiche (Catani
2010-2011a; Catani 2010-2011b); il “Saggio B” è, invece, scavato nell’angolo nord-ovest del piano
dell’ipocausto, all’esterno del praefurnium, in corrispondenza di alcune tegole venute alla luce già fram-
mentate e sconnesse; il “Saggio A”, infine, relativo al sostegno sud-occidentale, è praticato in un punto

12
Un’integrale pubblicazione degli scavi dell’Ateneo maceratese è in programma a cura di Catani, Monacchi, Stortoni per i pros-
simi volumi IV-V della collana Tifernum Mataurense dell’Università di Macerata, di cui i primi due sono stati rispettivamente de-
dicati agli Atti del Convegno Un Municipio romano verso il terzo millennio, tenutosi a Sant’Angelo in Vado il 12 ottobre 1997
(Catani, Monacchi, 2004) e al territorio tifernate in età antica (Catani, Monacchi, 2010). In corso di stampa è il terzo volume su I
vecchi scavi, 1 - I documenti d’archivio (Catani, Monacchi, Stortoni, c.s.); il secondo tomo su I vecchi scavi, 2 – Le ricerche ar-
cheologiche, è in fase di ultimazione.

- 871 -
Emanuela Stortoni

Fig. 8. Sant’Angelo in Vado - Area Terme - Planimetria generale delle terme e del cardo maximus con evidenziazione dei saggi ‘A’, ‘B’,
‘C’, ‘D’ (rilievo S. Carlini e P. Travaglini; rielab. M. Antognozzi).

molto deteriorato del fondo della vasca in opus signinum, rinvenuta negli scavi del ‘57-’59 e tagliata da
uno scasso per un filare di vite.
Lo scavo stratigrafico consente di raggiungere nei sondaggi “A” e “B” il terreno sterile, rispettiva-
mente a una quota massima di cm -170 e cm -137; nei saggi “C” e “D”, invece, la consistenza e
l’importanza delle emergenze antiche venute alla luce impedisce o sconsiglia un ulteriore approfondimen-
to; la quota massima raggiunta è in entrambi di cm -11013.

“Saggio A” (figg. 9-11)

Nel Saggio “A” si riconoscono tre fasi: la fase antica, la fase tardo antica e/o post antica, la fase
moderna.
Sullo strato sterile US 19, indagato fino a quota cm -170, consistente di fine marna giallastra, striata
di grigio, si sovrappone un primo strato antropico US 18, composto da argilla giallo-grigiastra, con qual-
che piccola componente carboniosa, fittile, laterizia e lapidea, oltre ad alcuni frammenti di tubuli e ad un
fondo a vernice nera, databile verosimilmente all’età tardo-repubblicana.
Successiva è una sequenza di piani e livelli di vita, denominati 17, 16, 15, 14, 13.
Il primo, ad una quota massima di cm -127, è formato da terra argillosa giallastra, fine e compatta
con frammisti frustoli di carbone, terracotta, cocciopesto, scorie metalliche, numerose schegge di arenaria,
alcune poste in piano, frammenti di tegole; una bocca di anfora si rileva in superficie.
Quello successivo corrisponde ad un piano, creato a quota cm -122 con lastre fittili, oggi purtroppo
sfaldate, su uno strato terroso rosso cupo, disgregato e incoerente, da cui provengono scarsi e piccoli nuclei
di cocciopesto.

13
Per ogni sondaggio la numerazione delle unità stratigrafiche comincia da 1.

- 872 -
TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO

Fig. 9. Sant’Angelo in Vado - Area Terme, Saggio ‘A’ – Prospetto Fig. 10. Sant’Angelo in Vado – Area Terme, Saggio ‘A’ – Prospet-
delle pareti nord e sud (rilievo S. Carlini e P. Travaglini; rielab. M. ti delle pareti est e ovest (rilievo S. Carlini e P. Travaglini; rielab.
Antognozzi). M. Antognozzi).

Il livello 15, dalla superficie mossa e irrego-


lare, è costituito da argilla compatta e grigiastra a
granulometria fine con tracce di concotto e rarissimi
inclusi carboniosi, a cui si aggiungono, concentrati
lungo i limiti est e ovest del saggio, qualche scheg-
gia di arenaria e alcuni frammenti vetrosi, osteolo-
gici e fittili di medio-piccole dimensioni (ceramica
acroma, anfore, materiali edilizi).
Al di sopra l’unità 14 ha superficie pendente
verso sud/est, consiste di una terra marrone scuro,
argillosa, molto compatta e fine, con diffusa presen-
za carboniosa e fittile, associata a un’alta percentua-
le di grumi di malta, inclusi lapidei, frammenti di Fig. 11. Sant’Angelo in Vado – Area terme, Saggio ‘A’ – Fase di
acroma, vetro e metallo. scavo a livello di US 19 (foto W. Monacchi).
Lo strato 13, avvallato verso est, è una sedi-
mentazione di terra molto fine e compatta, di colore giallastro, dove sono omogeneamente comprese inclu-
sioni, da minute a piccole, di natura lapidea e di malta; molto scarsi i materiali archeologici.
Tale sequenza può essere ipoteticamente collocata per contesto stratigrafico e materiali raccolti – in-
tonaco e ceramica ‘a pareti sottili’ – entro il primo Impero.
La fase preesistente è tagliata dalla fondazione di una struttura muraria US 12, rettilinea da est a
ovest (largh. max. cons. cm 30 ca.; alt. max. cons. cm 60 ca.), costruita con ciottoli fluviali spezzati e sco-
poli di arenaria grigiastra, aggregati da malta magra; nel conglomerato è un frammento di intonaco. Consi-
derazioni di ordine tecnico e stratigrafico fanno presumere una costruzione ancora di età primo imperiale.
Viene poi constatata la parziale demolizione del muro, avvenuta presumibilmente già nell’età suc-
cessiva per la realizzazione di una vasca, il cui fondo viene rilevato alla profondità di cm -97. Il bacino
poggia su un’articolata preparazione: un rudus di base US 9 a grandi ciottoli di fiume, frammisti a schegge
di arenaria grigiastra di medio-piccole dimensioni, colature di malta negli interstizi e tessere musive; uno
strato non omogeneo di malta US 10, molto coesa con nuclei di intonaco e diversi tasselli di mosaico; uno
strato di cocciopesto US 3=4, ad altissima percentuale di calce, mista a ghiaione fluviale, inclusi fittili me-
dio-piccoli, alcuni frammenti di ceramica acroma, nuclei di intonaco e tessere di mosaico; un ultimo strato
in opus signinum di finissima argilla. La costruzione della vasca è forse in fase col muro di ampliamento
meridionale dell’attiguo calidarium, che dati archeologici potrebbero collocare tra I e II sec. d.C. A un pe-
riodo successivo sembra appartenere la suspensura 8, di cui restano due mattoncini circolari, sovrapposti,
appoggiati sul fondo della vasca, a suggerire la probabile esistenza di un ipocausto.

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Emanuela Stortoni

Fig. 12. Sant’Angelo in Vado –Area Terme, Saggio ‘B’ – Prospetti delle Fig. 13. Sant’Angelo in Vado – Area Terme, Saggio ‘B’ –
pareti est e ovest (rilievo S. Carlini e P. Travaglini; rielab. M. Antognozzi). Prospetti delle pareti nord e sud (rilievo S. Carlini e P.
Travaglini; rielab. M. Antognozzi).

Segue un periodo di abbandono delle


strutture, forse in età tardoantica o post-
antica, testimoniato da un disomogeneo ed
incoerente accumulo di materiali lapidei e
laterizi US 5 nell’angolo nord-est del sag-
gio, direttamente poggiante sul fondo della
vasca.
Una fossa moderna14, visibile lungo e
oltre il bordo orientale del sondaggio, è
creata per la piantagione di un filare di vite e
taglia da nord a sud il bacino.

“Saggio B” (figg. 12-14)

Fig. 14. Sant’Angelo in Vado – Area Terme, Saggio ‘B’ – Fase di scavo a
Nel “Saggio B” viene rilevata soltan-
livello dello sterile US 11 (ripresa da ovest; foto W. Monacchi). to la fase antica, che si imposta su uno strato
sterile US 11, scavato fino ad una quota di
cm -143 circa rispetto ai lastroni dell’ipocausto; lo strato ha composizione, colore, consistenza e tessitura
analoghi a quelli già riscontrati nel “Saggio A”.
La prima fase antropica si ravvisa nella sequenza degli strati 9, 10, 8.
Il primo si identifica con un deposito terroso dalle caratteristiche fisiche vicine a quelle dello sterile,
ma con la significativa presenza di rari inclusi carboniosi e osteologici, oltre a un frammento ceramico a
vernice nera.
Il secondo, invece, coincide con una sottofondazione di muro, costruita sullo sterile, sporgente di
circa cm 13 dal limite sud del saggio, ad una quota di cm -139. La struttura, rettilinea in senso est-ovest, è
appoggiata ‘controterra’ al preesistente strato ed è costruita ‘a secco’ con inzeppature; si compone di sab-
bione e grandi frammenti di tegole, coppi, laterizi, schegge di arenaria e ciottoli fluviali.
Sulla struttura viene rilevato il terzo strato antropico, di spessore irregolare, composto da ciottoli di
fiume biancastri, di piccole-medie dimensioni, frammisti sia a terra giallastra, compatta e omogenea a gra-
nulometria fine, sia a tegole e laterizi frammentari; qualche scheggia di arenaria grigiastra di misura me-
dio-grande è posta in piano. Raccolti anche diversi piccoli frustoli fittili e alcuni frammenti ossei combusti,
rari piccoli grumi di malta, molti nuclei carboniosi, concentrati nell’angolo est, gradualmente rarefatti ver-
so il fondo dello strato.

14
Il taglio è US 1, il relativo riempimento è US 2.

- 874 -
TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO

Le caratteristiche fisiche delle tre unità, la posizione nella sequenza stratigrafica ed i materiali ivi
raccolti fanno riconoscere rispettivamente un livello di vita, un atto costruttivo e una successiva spoliazio-
ne, forse ancora collocabili in età tardo-repubblicana.
Susseguente è la formazione dei livelli consequenziali 7 e 6.
Di questi lo strato inferiore consta di terra argillosa, giallastra, a tessitura molto fine, compatta e
omogenea con frustoli di terracotta e di concotto, per lo più sfaldati, inclusi lapidei biancastri, rarissimi ne-
rastri, da minuti a piccoli, e carboniosi; documentato anche qualche sporadico e molto frammentario reper-
to archeologico, che va dalla selce preistorica (Monacchi, Stortoni 2011, 6) alla ceramica d’impasto pre-
romana, alla pre-sigillata, alle ‘pareti sottili’, oltre ad alcuni reperti osteologici e metallici. Due grandi
schegge di arenaria galleggiano nello strato e presentano una superficie bruciata e concotta.
Lo strato superiore, invece, è formato da argilla rossiccia, molto compatta, a tessitura fine con alta
percentuale di componente fittile dilavata; si riscontrano numerose macchie giallo-biancastre prodotte dal-
lo sfaldamento di pietra arenaria. Diversi sono i frustoli fittili e lapidei, da minuti a minutissimi. Tra i rari
materiali archeologici si segnalano alcuni reperti ossei, frammenti di anfore, di materiale edilizio, di cera-
mica anche ‘a pareti sottili’; si segnala, infine, una frammentaria tegola ‘ad ali’ (US 5), concotta, rovescia-
ta in piano sullo strato, forse un distacco del superiore ipocausto.
I materiali degli strati 7 e 6 fanno supporre una fase primo-imperiale.
Al periodo successivo vanno ascritti un deposito terragno US 4 e una pavimentazione di tegole co-
me base per l’ipocausto (UUSS 3, 2, 1).
Il deposito, ad una profondità di cm -103, consta di una terra analoga a quella del precedente strato,
pur con un minor numero di tracce arenarie. Tra i materiali ceramici, osteologici e laterizi si segnala la
presenza di ceramica medio-adriatica, che potrebbe far presumere una datazione dell’unità già nel medio
impero.
L’hypocaustum, da cui è partito il saggio in esame, si compone di tre livelli susseguenti. In basso è
un rudus con grandi schegge lapidee (ciottoli fluviali piatti, scopoli di arenaria grigiastra), colature di mal-
ta magra negli interstizi, chiazze rossastre da combustione, rari e piccoli frammenti di cotto e di ceramica
acroma. Nella zona intermedia è un piano di allettamento, che consiste di medio-piccoli ciottoli di fiume e
schegge di arenaria con malta molto abbondante, più fine verso l’alto, ricca di ghiaione fluviale e grumi
fittili; all’interno vengono raccolti alcuni reperti osteologici, nuclei d’intonaco e un tappo d’anfora. In alto
si estende un piano di tegole, alettate e rovesciate, di circa cm 3 di spessore, fatta eccezione per l’elemento
lapideo a rinforzo dell’imbocco del prefurnio, spesso cm 6. La posizione nel contesto stratigrafico e la me-
scolanza negli strati preparatori di frammenti intonacati e tappi d’anfora farebbero collocare la costruzione
dell’ipocausto in una seconda fase costruttiva dell’area termale, forse in età medio imperiale.

“Saggio C” (figg. 15-17)

In questo sondaggio sotto la fase moderna è stata rilevata la sola fase antica, che consta di un piano
US 7, un deposito terroso US 5, una struttura muraria US 6 e un atto spoliativo US 4.
Il piano, scoperto a quota cm – 101, non asportato, sporge dalla parete sud del saggio per una lar-
ghezza massima di cm 10-12 circa; esso consiste di un battuto in cocciopesto rossastro scuro con inclusi
marroni, neri e biancastri, macchie chiare alle due estremità e ciottoli sul fondo.
A seguire è il livello di terra, visibile lungo e oltre i bordi sud, est, ovest del taglio, composto da ar-
gilla rossastro scuro, a tessitura fine con parecchi grumi di malta, frustoli di carbone e di terracotta, nume-
rosi ciottoli, piccoli frammenti laterizi e ceramici, tra cui sigillata e verniciata.
Tecnica costruttiva, materiali archeologici, quota e contesto stratigrafico depongono a favore di
un’ipotetica datazione del piano e dello strato all’età primo imperiale.
La struttura muraria, rinvenuta in sottofondazione con risega, ha andamento rettilineo est/ovest, si
estende oltre i margini del saggio ed è larga cm 58 (= p.r. 2). Essa si compone di ciottoli di fiume, interi o
ridotti a scaglie, da piccoli a grandi, posti in piano, di taglio o in obliquo, aggregati da abbondante malta di
sabbione fluviale. La struttura sembra rappresentare la base del muro che delimita a nord il grande vano

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Emanuela Stortoni

Fig. 15. Sant’Angelo in Vado – Area Terme, Saggio ‘C’ – Prospetto delle Fig. 16. Sant’Angelo in Vado – Area Terme, Saggio ‘C’ –
parete nord e sud (rilievo S. Carlini e P. Travaglini; rielab. M. Antognozzi). Prospetto delle pareti est e ovest (rilievo S. Carlini e P.
Travaglini; rielab. M. Antognozzi).

mosaicato, presumibilmente riferibile alla fa-


se di ampliamento dell’area termale tra la fine
del primo e il medio Impero.
Una grande e profonda fossa di spolia-
zione intacca in profondità la sequenza strati-
grafica preesistente. Il taglio, rettilineo, di an-
damento est/ovest, estendentesi a nord oltre il
limite del saggio e a sud fino a circa 15 cm
dal limite di scavo, ha pareti che si restringo-
no verso il fondo. Tre sono i livelli di riem-
pimento riconosciuti (dal basso: UUSS 8, 3,
2), formati in modo disomogeneo da materiali
del disfacimento del muro precedente (pietre
calcaree di piccola e media grandezza, nume-
Fig. 17. Sant’Angelo in Vado – Area terme, Saggio ‘C’ – Fase di scavo a rosissimi grumi di malta, qualche frammento
livello di UUSS 6-8 (foto W. Monacchi).
laterizio, terra). Tra i materiali archeologici
raccolti si ricordano frammenti di ceramica a
“pareti sottili” e di comune verniciata, oltre a comune acroma e a tasselli musivi. Le caratteristiche della
fossa, le modalità di riempimento e i materiali raccolti inducono a datare l’atto di spoliazione già in antico,
dopo la media età imperiale.
In età moderna una profonda fossa per la piantagione di vitigni ha sconvolto parte della stratigrafia
sedimentata in antico.

“Saggio D” (figg. 18-20)

Due sono le fasi riconoscibili in questo saggio, l’antica e la moderna.


La prima è rappresentata dalla costruzione di una vasca rettangolare, già in parte affiorata nella pas-
sata stagione di scavo 2010 (Catani 2010-2011a; 2010-2011b) accanto ad un’altra tangente e parallela; del
bacino idrico viene approfondito con il nostro saggio l’angolo nord-orientale. La vasca si compone di un
fondo in fine cocciopesto US 20, a quota cm -110, un muro di contenimento in opus vittatum mixtum US 3
e una fodera interna US 4, analoga al fondo15.

15
La fodera in cocciopesto è denominata US 4 sul lato est e US 15 sul lato nord.

- 876 -
TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO

Fig. 18. Sant’Angelo in Vado – Area Terme, Saggio ‘D’ – Prospetto delle pareti Fig. 19. Sant’Angelo in Vado – Area
nord e sud (rilievo S. Carlini e P. Travaglini; rielab. M. Antognozzi). Terme, Saggio ‘D’ – Prospetto della pa-
rete ovest (rilievo S. Carlini e P. Trava-
glini; rielab. M. Antognozzi).

La tecnica muraria e i dati forniti dalla


sequenza stratigrafica fanno ritenere che la
vasca e quella contigua, siano da riferire ad
una fase di pieno utilizzo dell’impianto ter-
male, da collocarsi verosimilmente in età
primo imperiale.
Successiva è la posa in opera a secco
all’interno della vasca di un sistema occlusi-
vo di grandi blocchi monolitici di reimpiego,
accostati, sovrapposti e a pochi centimetri
dall’opus signinum. Trattasi di due blocchi
(UUSS 11, 18) calcarei, levigati in superficie
e affiancati sul fondo del bacino, a cui si so-
vrappongono due elementi di arenaria (UUSS
8=12, 9), corrispondenti alla metà di due fusti Fig. 20. Sant’Angelo in Vado – Area terme, Saggio ‘D’ – Fase finale di
scavo (ripresa da sud; foto W. Monacchi).
di colonna tagliati longitudinalmente16 e di-
sposti in senso E/O con la superficie convessa
verso il basso.
Incerta la finalità di questo apparato. Diverse le ipotesi possibili: occludere la vasca per destinare
l’area ad altra finalità; creare gradini di discesa all’interno; realizzare un sistema di drenaggio idrico. La
posa in opera e il tipo di materiali impiegati potrebbero far propendere per la prima congettura.
La realizzazione alla profondità di cm -67 di un contiguo piano battuto17, ben coeso con cocciope-
sto, ghiaia, terra, parti di laterizio, intonaco, vetro e tessere musive, sembra confermare la necessità di obli-
terare il preesistente bacino, per costruire nell’area un nuovo piano, forse pavimentale.
Tale fase, che per caratteristiche tecniche, elementi reimpiegati e successione stratigrafica si pre-
suppone possa collocarsi nel periodo medio imperiale, potrebbe coincidere col momento costruttivo
dell’attiguo ambiente con mosaico marino, che significativamente si estende ad una analoga quota.
Risposte potrebbero venire dal futuro scavo del sovrapposto accumulo 13.
La sequenza stratigrafica antica viene sconvolta dallo scavo in età moderna di una grande trincea di
vitigni18 con all’interno materiali archeologici da antichi a moderni.

16
Diametro calcolabile dei rocchi originari: 30 cm circa (= p.r. 1).
17
US 7; l’unità si stende su strati preparatori, come UU.SS. 19, 10.
18
Corrispondente alla fossa 218 di andamento nord/sud, rilevata già nel 2010 nell’‘Area Sud Terme’(Catani 2010-2011a; Catani
2010-2011b); all’interno si distinguono diversi livelli di riempimento: 5, 2, 1.

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Emanuela Stortoni

I dati desunti dallo scavo dei saggi “A”, “B”, “C”, “D”, testé in sintesi illustrati, sembrerebbero in
sostanza confermare quanto ipoteticamente già asserito in precedenti studi sull’antico municipio e sulla re-
lativa area termale. Sembra, infatti, avvalorata l’ipotesi che a una fase tardo-repubblicana sia succeduto un
momento costruttivo primo imperiale, a sua volta modificato da un riassetto dell’area nella media età im-
periale.

Attivitá di restauro

I lavori di restauro attendono alla pulitura, consolidamento e parziale ricostruzione delle strutture
murarie e pavimentali del settore est delle terme. L’équipe dei restauratori è supportata scientificamente
dall’Ateneo maceratese e dalla Soprintendenza marchigiana nella pulizia, interpretazione e ripristino dei
lembi musivi.
In particolare vengono consolidati e restituiti con le operazioni di restauro la fodera in cocciopesto
(214) della spalletta orientale della vasca 215=237, già messa in evidenza nella passata campagna di scavo,
il muro perimetrale ovest del cd. frigidarium e soprattutto il relativo pavimento musivo con thiasos marino
(fig. 21).
Gli interventi eseguiti sul mosaico, op-
portunamente documentati da rilievo grafico
e fotografico, prevedono un trattamento bio-
cida a carico degli agenti biodeteriogeni, una
pulitura meccanica a secco e umida per la ri-
mozione dei depositi superficiali più o meno
coerenti, il recupero delle tessere sporadiche,
la riadesione delle tessere distaccate, la stabi-
lizzazione strutturale con iniezioni di malta
degli strati preparatori del mosaico, il conso-
lidamento superficiale con malta del tessella-
to, la risarcitura con tessere di lacune, la bor-
datura perimetrale con malta19.
Le operazioni di pulizia necessarie per
l’intervento restaurativo sul pavimento mo-
Fig. 21. Sant’Angelo in Vado – Area nord Terme – Particolare del grande
lembo di mosaico con thiasos marino dopo il restauro (ripresa da est; foto saicato consentono, altresì, di raccogliere al-
B. Lucherini) . cuni preziosi dati di ordine archeologico.
Tra gli interstizi delle tessere viene
raccolto un piccolo vago di collana in pasta vitrea blu di forma biconica con foro passante centrale (Mo-
nacchi, Stortoni 2011, 7) e alcuni piccoli nuclei di carbone; questo, insieme all’osservazione della superfi-
cie assai combusta dei tasselli, fa osservare come il mosaico e l’intero complesso abbiano presumibilmente
subito in antico un evento distruttivo a carattere incendiario, di cui sarebbero state rilevate tracce anche in
altri saggi di scavo, come in quello cd. delle Ghibelline (Stortoni 2004).
Per il restauro dell’intera pavimentazione dell’ambiente con mosaico viene, inoltre, asportato un re-
siduo di terra di riporto lungo il lato orientale e tra le due trincee di filari di vite; l’operazione consente il
recupero e il restauro di altri tre piccoli lembi musivi a fondo bianco del grande pavimento con thiasos ma-
rino e del relativo strato di preparazione in cocciopesto.
Per permettere, infine, il consolidamento perimetrale del mosaico viene completato lo scavo della
piccola fossa, praticata nella trincea moderna, che ha tagliato il grande vano. Sul fondo del taglio è stato
riportato alla luce un tratto di struttura muraria in opus vittatum di andamento rettilineo nord/sud, sporgen-
te dal bordo occidentale della buca. Trattasi verosimilmente della spalletta di un canale di scolo. Al di so-
pra si attestano grandi schegge di basoli di arenaria grigiastra, ormai divelti, probabile risulta
dell’originaria copertura a lastroni. La condotta, analoga per tecnica, materiali e misure a quelle delle altre

19
Ringrazio l’operatore Bettina Lucherini per avermi messo a disposizione la scheda tecnica del restauro.

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TIFERNUM MATAURENSE: ANTICO MUNICIPIO ROMANO

rinvenute in diversi settori dell’area archeologica tifernate (Catani 2000-2011a; 2000-2011b), potrebbe es-
sere pertinente alla fase tra la fine del primo e del medio impero.
Concludendo, non si può dunque non osservare come lo stile e il modus operandi dell’insigne stu-
dioso, dott. de Marinis, oggi purtroppo compianto, abbiano gettato le basi per un condiviso modello di la-
voro e collaborazione, stimato non soltanto dal suo entourage. L’Amministrazione Comunale di
Sant’Angelo in Vado ha voluto dimostrare la gratitudine della propria comunità, intitolando al grande ar-
cheologo il viale di accesso alla ‘domus del mito’; l’équipe maceratese, dal canto suo, intende onorarne la
memoria, continuando a creare proficui presupposti per una futura, sinergica prosecuzione di quel proget-
to, da lui così fortemente voluto.
emanuela.stortoni@unimc.it

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Abstract – This article is a concise presentation of a important project, effected in 2011-2012 to exploit the archaeological
area in Sant’Angelo in Vado (PU), ancient Tifernum Mataurense, a mountain town in the upper valley of the Metauro on
the Adriatic coast of ancient Umbria. The project, born by a decennial collaboration between Università di Macerata, So-
printendenza Archeologica delle Marche, Comune of Sant’Angelo in Vado and Province of Pesaro-Urbino, provides many
activities: the arrangements of the archaeological area (Campo della Pieve and loc. Colombaro) and of the didactic and
expositive museum in Palazzo Mercuri; the restoration of the ancient structures and of the mosaic with scene of see-thiasos,
discovered by the University of Macerata in the area Nord-Est of the roman bath; the stratigraphic excavation of four small
borings to erect the supports of the metallic covering over mosaic with see-thiasos and to investigate former periods.

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