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protagonisti rodolfo il glabro

L’anno Mille
visto da vicino
di Elena Percivaldi

A lungo dimenticato e da molti bollato come testimone

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poco attendibile, Rodolfo il Glabro, monaco francese

a
vissuto negli ultimi decenni del X secolo, ha lasciato

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un’opera, le Historiae, che, in realtà, è una delle piú

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vivide testimonianze delle atmosfere che si respiravano

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in Europa all’approssimarsi del nuovo millennio

N
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evrotico, conservatore, pes- si era comune all’epoca per chi era Il Diluvio Universale in una raffigurazione
simista e arrogante. E poi figlio cadetto in famiglie numero- del Commentario dell’Apocalisse noto
inquieto, rigorista e visio- se – è costretto dallo zio materno
le

anche come Beatus dell’abbazia di Saint-


nario. Questo fu Rodolfo il Glabro, a entrare nel monastero di Saint- Sever. 1060-1070. Parigi, Bibliothèque
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monaco nato in Borgogna un ven- Germain-d’Auxerre. Subisce la de- nationale de France. L’approssimarsi
tennio prima dello scoccare del Mil- cisione, ma il suo temperamento gli dell’anno Mille fu un formidabile
le, autore di una delle cronache piú impedisce di accettarla fino in fon- detonatore di timori ancestrali, come
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interessanti e ricche di particolari do, obbedendo ai rigidi dettami che quello di cataclismi spaventosi che
di un’età buia sí, ma attraversata la vita monastica imponeva anche avrebbero determinato la fine del mondo.
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da grandi travagli e cambiamenti ai novizi. Gli sembra una punizione


epocali. divina, visto che era stato generato servire a distoglierlo «a forza dalle
L’opera per la quale è universal- – parole sue – «dai miei genitori nel vanità perverse della vita secolare».
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mente noto sono i cinque libri delle peccato». Forse era figlio illegittimo, Tutto inutile: «Indossai l’abito mo-
Historiae (tradotte sempre in modo magari perfino di un ecclesiastico: nacale, ma ahimé cambiai solo di
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improprio, ma suggestivamente, l’ingresso in convento è dunque la vestito e non di spirito». Ironia della
come Storie dell’Anno Mille). Scritte soluzione migliore per mettere a ta- sorte, non avrebbe mai nemmeno
in latino, in momenti diversi, co- cere lo scandalo e assicurare un tet- potuto ricevere la tonsura a causa
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prono un arco temporale che va dal to e un pasto caldo al ragazzo. di quel suo essere glabro (donde
900 al 1045: un lavoro di grande il soprannome), perché affetto da
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importanza perché, sebbene fino Ma lo spirito non cambia probabile alopecia.


all’età moderna non abbia goduto Viene mandato a Saint-Léger de A Saint-Léger, una notte, prima
di grande fortuna a causa di alcuni Champeaux, un piccolo monaste- della recita del Matutino, gli appa-
eccessi «favolistici», in realtà si trat- ro dipendente dalla casa madre di re il diavolo: l’orrenda visione, che
ta di un documento che consente Auxerre, con pochi monaci e cultu- si ripeterà altre due volte nella sua
di «sondare», comprendere e pene- ralmente depresso. Il suo carattere vita (vedi box a p. 52), gli annuncia la
trare il modo di pensare delle classi è schivo, rissoso e duro, a tratti vio- prossima dipartita dal cenobio e lo
dirigenti dell’XI secolo, con i loro lento: «Mi sono sempre mostrato sconvolge a tal punto da spingerlo
valori, le ansie, le tensioni, le paure. difficile – confessa egli stesso – per i a trascorrere l’intera nottata in pre-
Che erano anche quelle dell’autore. miei costumi e insopportabile per i ghiera, prostrato in chiesa davanti
Nato tra il 980 e il 985 in Bor- miei atti piú di quanto io stesso non alla statua di San Benedetto.
gogna, Rodolfo – o Raul, in lingua saprei dire». Incline alle seduzioni In realtà, la sua vita non cam-
locale – ebbe un’infanzia oscura e del mondo, riconobbe piú avanti bia affatto. Rodolfo continua a mal
difficile. A soli dodici anni – la pras- che proprio la monacazione poteva sopportare la disciplina che gli vie-

46 luglio MEDIOEVO
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protagonisti rodolfo il glabro
Miniatura di
scuola francese
raffigurante una
coppia di genitori
che affida il
proprio figlio a un
monaco, perché
il ragazzo possa
essere educato
e istruito, dal
Decretum Gratiani.
XIII sec. Laon,
Bibliothèque
Municipale.
L’affidamento dei

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ragazzi ai religiosi
era una prassi

a
assai diffusa,

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soprattutto nel

rc
caso di figli
cadetti di famiglie

Pe
numerose, e
tale sorte toccò
anche a Rodolfo
na
il Glabro, che, a
dodici anni, fu
le

costretto dallo zio


materno a entrare
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nel convento di
Saint-Germain-
d’Auxerre.
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ne imposta, si ribella di continuo, è tinuando a studiare, si accompagna


pieno di sé e arrogante fino all’in- Lo studio come rifugio a un gruppetto di giovani monaci
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verosimile. «Nonostante tutti i ca- L’unico rifugio è lo studio, l’im- pigri e poco disciplinati, che all’al-
ritatevoli consigli di moderazione mergersi per lunghissime ore nella zata notturna per la recita del Ma-
e di santità che mi davano i miei lettura e nella meditazione delle tutino, sfrontatamente rimangono
superiori e i miei fratelli spirituali, Scritture e dei Padri della Chiesa, a letto finché a essi non appare, di
gonfio di un orgoglio feroce che fa- finendo per perdere la cognizione nuovo, il demonio.
ceva al mio cuore uno spesso scu- del tempo. Finché si giunge all’ine- La vita di Rodolfo sembra cam-
do, schiavo della mia superbia, mi vitabile: per decisione unanime dei biare quando, nel 1010, incontra
opponevo io stesso alla mia guari- confratelli viene cacciato. Inizia cosí Guglielmo da Volpiano, già abate di
gione. Disobbediente ai fratelli piú un lungo vagabondare per monaste- San Benigno a Digione e riformato-
anziani, importuno ai coetanei, gra- ri e conventi, che lo porta in lungo re di alcuni monasteri come quel-
voso ai piú giovani, posso veramen- e in largo per la Borgogna, sempre lo di Réome. Guglielmo era nato
te dire che la mia presenza era un accolto per la sua cultura e sempre nel 962 nell’Isola di San Giulio, sul
peso per tutti, e la mia assenza un mal sopportato per i suoi eccessi. Lago d’Orta, era stato discepolo di
sollievo». A Réome, per esempio, pur con- San Maiolo a Cluny e, abate di vari

48 luglio MEDIOEVO
monasteri, si era distinto come una Nuove fondazioni
delle piú importanti personalità po-
litiche sulla scena. Un uomo dalla
spiritualità intensa, rispettato co- Il candido mantello di chiese
me padre e guida dai monaci delle
comunità che dirigeva, ma capace «Mentre ci si avvicinava al terzo anno dopo il Mille, in quasi
di trattare da pari a pari anche con tutto il mondo, ma soprattutto in Italia e in Gallia, furono rinnovati gli
i grandi sulle questioni temporali, edifici delle chiese. Benché la maggior parte di esse, essendo costruzioni
fossero i sovrani d’Italia e Francia solide, non avesse bisogno di restauri, tuttavia le genti cristiane sembravano
o addirittura l’imperatore. Gugliel- gareggiare tra loro per edificare chiese che fossero le une piú belle delle
mo apprezza subito Rodolfo per la altre. Era come se il mondo stesso, scuotendosi, volesse spogliarsi della sua
sua erudizione e lo accoglie sotto la vecchiezza per rivestirsi di un bianco manto di chiese. I fedeli, infatti, non
propria ala protettiva nel suo mona- solo abbellirono quasi tutte le cattedrali e le chiese dei monasteri dedicate a
stero a Digione. È il 1015 e l’anziano diversi santi, ma persino cappelle minori poste nei villaggi».
abate affida al suo nuovo protetto (Rodolfo il Glabro, Historiae, libro III, c. IV, 13)

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l’incarico di comporre un’opera
ambiziosa, che avrebbe dovuto ri- Placca in avorio

a
costruire la storia del mondo dal X raffigurante un

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secolo all’età loro contemporanea. monaco intento

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allo studio. Scula
Fuga dal monastero francese, VIII-XI sec.

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Il lavoro inizia alacre: ha già com- Collezione privata.
posto – come egli scrisse piú tardi Insofferente alle
nella Vita dell’abate Guglielmo dedica- rigide regole della
na
ta appunto al suo mentore – «gran vita monastica,
parte del racconto degli eventi e Rodolfo il Glabro,
dei prodigi che accaddero intorno
le

come si può leggere


e successivamente all’anno mille nelle sue stesse
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dall’incarnazione del Salvatore», pagine, trovò rifugio


quando, all’improvviso, l’ennesimo al suo anelito di
cedimento caratteriale lo spinge a ribellione e di fuga
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lasciare Guglielmo e il monastero nello studio, al


che lo aveva fin lí ospitato. quale si dedicò con
EV

Che cosa sia accaduto, non è grandissima foga,


dato sapere: Rodolfo si limita a evi- immergendosi per
denziare la carità cristiana di Gu- ore nella lettura
IO

glielmo sottolineando per contro delle Scritture e


la propria «scelleratezza»: avendo delle opere dei
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compreso che il vecchio abate è ri- Padri della Chiesa.


masto addolorato da una sua man- BASE A4
canza, decide di andare in un altro
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cenobio non sottoposto alla sua


autorità. Non sappiamo dove. Ma
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Rodolfo racconta un episodio mol-


to toccante che avviene una notte,
quando Guglielmo gli appare in so-
gno: «Me lo vidi accanto, con il suo
volto mite, e accarezzandomi il capo
con la mano mi diceva: “Ti prego,
non dimenticarmi, se non fingevi di
amarmi. Desidero piuttosto che tu
debba portare a termine l’opera che
avevi promesso”».
Poco dopo la morte di Gugliel-
mo, il Nostro si reca finalmente a
Cluny, all’epoca già celeberrima ma
ancora in fase di piena espansione:

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MEDIOEVO luglio
protagonisti rodolfo il glabro

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In alto miniatura raffigurante un angelo in lotta Nella pagina accanto Auxerre. La cripta dell’abbazia
contro una creatura mostruosa, dal Commentario di Saint-Germain, decorata con un ciclo di affreschi
dell’Apocalisse di Beato di Liébana. X sec. che comprendono, tra gli altri, una raffigurazione della
San Lorenzo de el Escorial, Real Monasterio de San lapidazione di Santo Stefano. La struttura e le pitture
Lorenzo de El Escorial. murali risalgono all’età carolingia e si datano al IX sec.

50 luglio MEDIOEVO
l’incubo della carestia ropa del tempo (vedi box qui accanto).
Certo, a parlarne non era l’unico.

Pani di farina e argilla Il ritorno di Cristo


La credenza dell’imminente ritorno
«Dopo aver mangiato le bestie selvatiche e gli uccelli, gli di Cristo per instaurare un nuovo
uomini si misero, sotto la sferza di una fame divorante, a regno riservato ai giusti era stata
raccogliere, per mangiarle, ogni sorta di carogne e di cose orribili a elaborata negli ambienti cristiani in
dirsi. Certi, per sfuggire alla morte, ricorsero alle radici delle foreste e alle erbe. Asia Minore e si era poi diffusa an-
Una fame rabbiosa spinse gli uomini a cibarsi di carne umana. Viaggiatori che da noi, legata ai miti apocalittici
erano rapiti da uomini piú robusti di loro, le loro membra troncate, cotte sulla fine del mondo. Era stata di-
sul fuoco, divorate. Molte persone che si trasferivano da un luogo all’altro chiarata eretica dalla Chiesa, è vero,
per fuggire la carestia e lungo il cammino avevano trovato ospitalità, furono ma come interpretare, se non come
sgozzate durante la notte e servirono di cibo a coloro che le avevano accolte. segno dell’imminente catastrofe, la
Molti, mostrando un frutto o un uovo a qualche bambino, lo drammatica serie di orrori e prodigi

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attiravano in luoghi appartati per massacrarlo e divorarlo. che si stavano verificando proprio
In molti posti i corpi dei defunti furono strappati alla terra e anche essi alla vigilia dell’anno Mille?

a
servirono a placare la fame. Questa rabbia delirante arrivò a tali eccessi che Cosí avviene quando, durante il

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le bestie rimaste sole erano piú sicure degli uomini di poter sfuggire alle regno di re Roberto II, compare in

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mani dei rapitori. [Nella regione di Mâcon] molti traevano dal suolo una terra cielo una strana cometa, che resta
bianca simile ad argilla e la mescolavano con quel tanto di farina o di crusca visibile per ben tre mesi: subito do-

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che avevano e con questo miscuglio facevano pani grazie ai quali contavano po, un incendio distrugge la chiesa
di non morir di fame; pratica che peraltro dava soltanto una speranza di di S. Michele Arcangelo, santuario
salvezza e un sollievo illusorio. Non si vedevano che visi pallidi ed emaciati; venerato in tutto il mondo.
na
molti avevano la pelle tesa da gonfiori; le voci stesse erano diventate esili, Le pagine del Glabro pullulano
simili al fioco grido di uccelli morenti». di demoni che si azzuffano con gli
(Rodolfo il Glabro, Historiae, libro IV, cap. 10-12). uomini, li tentano e li trascinano
le

all’inferno; di malfattori impiccati


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entrarvi era fonte di enorme presti-


gio, perché i monaci esercitavano i
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loro uffizi in una cornice di estre-


ma magnificenza. Viene accolto dal
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grande abate Odilone in persona,


che lo riconosce come uomo di let-
tere e lo esorta a riprendere in mano
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l’opera che aveva interrotto ai pri-


mi due libri. Raul, lusingato, scrive
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di buona lena la Vita di Guglielmo e


raccoglie materiale necessario per
la stesura del resto delle Historiae.
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Vedranno la luce, nell’edizione fi-


nale in cinque libri, nel 1047, poco
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prima della sua morte – ironia della


sorte – in quello stesso monastero
di Saint-Germain-d’Auxerre che lo
aveva visto, oltre mezzo secolo pri-
mo, entrare controvoglia.
Le Storie di Rodolfo hanno l’am-
bizione di raccontare un periodo di
svolte cruciali. Una fase storica che,
anche grazie a lui, è passata nell’im-
maginario collettivo come quella
delle grandi paure millenaristiche
piú che delle nuove energie che pu-
re rinnovavano – dal punto di vista
economico, sociale e politico – l’Eu-

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MEDIOEVO luglio
protagonisti rodolfo il glabro
L’incontro col diavolo BASE 30
Volto emaciato e barba caprina...
«Dunque proprio continuava a ripetere: si pentí, tornando al
a me, non molto “Non resterai piú a monastero.
tempo fa, Dio ha lungo qui”. Subito La terza e ultima
voluto che un fatto saltai dal letto, corsi volta, il diavolo
simile capitasse all’oratorio e mi prostrai si manifesta
piú volte. Al tempo davanti all’altare del a Rodolfo nel
in cui vivevo nel santissimo padre monastero di
monastero del beato Benedetto, invaso Moutiers: «Una notte,
martire Leodegario, che dal terrore. Ci rimasi mentre suonava il
chiamano Champeaux, a lungo e cercai di mattutino, stanco per

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una notte, prima ricordare febbrilmente non so quale lavoro,
dell’ufficio di mattutino tutti gli errori e i peccati non mi ero alzato come

a
comparve davanti a gravi che in gioventú avrei dovuto al primo

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me ai piedi del mio avevo commesso per suono della campana;

rc
letto una specie di indocilità o negligenza, alcuni erano rimasti
nano orribile a vedersi. tanto piú che le con me, prigionieri

Pe
Egli era, per quanto penitenze, accettate per di questa cattiva
posso giudicare, di amore o per timore di abitudine, mentre
statura mediocre, con Dio, si riducevano quasi gli altri correvano in
na
un collo gracile, un a nulla. E cosí, confuso chiesa. Gli ultimi erano
volto emaciato, occhi e angustiato dalla mia appena usciti, quando
nerissimi, la fronte miseria, non riuscivo a lo stesso demonio si
le

rugosa e raggrinzita, dire niente di meglio mise a salire sbuffando


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il naso schiacciato, la che queste semplici la scala e, con le mani


bocca prominente, le parole: “O Signore dietro la schiena,
labbra tumide, il mento Gesú, che sei venuto appoggiato al muro,
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stretto e fuggente, per salvare i peccatori, ripeteva due o tre volte:


una barba caprina, nella tua grande “Sono io, sono io, che
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le orecchie pelose e misericordia abbi pietà sto con quelli che


aguzze, i capelli irti di me”». rimangono”. A quella Conques, chiesa di S.te-Foy. L’Inferno:
e scomposti, denti La seconda volta, voce, alzando la testa, particolare dei rilievi del portale
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di cane, il cranio Rodolfo incontra riconobbi colui che dell’edificio, nel quale oltre 100
appuntito, il petto il demonio nel avevo già visto due personaggi animano la rappresentazione
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gonfio, il dorso gibboso, dormitorio del volte». Tre giorni piú del Giudizio Universale. Inizi del XII sec.
le natiche frementi, monastero di S. tardi, uno dei confratelli
vesti sordide, accaldato Benigno, a Digione. particolarmente pigri, che, pentiti, restano appesi come
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per lo sforzo, tutto il «L’aurora – racconta – fu istigato dal demonio morti per tre giorni e poi resuscita-
corpo chino in avanti. cominciava a spuntare a lasciare il convento no, riprendendo sciaguratamente la
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Egli afferrò l’estremità quando uscí correndo per sei giorni, dandosi vita di prima; persino di spiriti ma-
del materasso su cui dal locale delle latrine a vita secolare sfrenata. ligni che compiono miracoli, come
riposavo, scuotendo gridando: “Dov’è il mio Ma il settimo rientrò quello che smaschera il mercante
terribilmente tutto il baccelliere? Dov’è all’ovile. La conclusione di false reliquie facendo fuggire
letto, e disse infine: il mio baccelliere?” di Rodolfo è inevitabile: nottetempo come «fantasmi», dalla
“Tu non resterai piú L’indomani, verso «È certo, come attesta cassetta in cui erano state poste le
a lungo in questo la stessa ora, un San Gregorio, che se ossa, alcune «nere figure di Etiopi».
posto”. Io, spaventato, giovane fratello di queste apparizioni Il diavolo esiste, eccome, ma non è
risvegliatomi di nome Teoderico, fuggí sono di danno agli una creatura eccentrica: obbedisce
soprassalto lo vedo dal convento, lasciò uni, aiutano gli altri a alla logica costruita da Dio e ha una
come l’ho appena l’abito e condusse per emendarsi». E chiede sua funzione.
descritto. Lui intanto, qualche tempo la vita (anche al lettore?) Le pagine piú suggestive e terri-
digrignando i denti, del secolo». Piú avanti una preghiera per la bili – e qui l’immaginazione c’entra
fino a un certo punto – sono quelle

52 salvezza della sua anima. luglio MEDIOEVO


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dedicate, nel libro quarto, alla care- giano con le carogne o con radici. stimone della mentalità dei monaci
stia che investe parte dell’Europa Fino al piú indicibile degli orrori, il del tempo, riesce a darsi una sola
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nel 1033. Segno annunciatore è, cannibalismo: «I viandanti veniva- spiegazione: la collera divina. Ed è
secondo il Nostro, la morte l’an- no aggrediti da gente piú robusta di sconcertato: neppure nei flagelli gli
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no precedente di molti «vessilliferi loro e i loro corpi, fatti a pezzi, era- uomini si rivolgono, col cuore con-
della nostra Santa Religione»: papa no cotti sul fuoco e divorati». Non trito e umiliati per i peccati com-
Benedetto VIII, il re dei Franchi Ro- si esita nemmeno a ricorrere all’in- messi, a invocare l’aiuto di Dio. Era-
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berto II, il vescovo di Chartres e il fanticidio o alla necrofagia, dissep- no crollate tutte le certezze, si teme-
suo amato Guglielmo da Volpiano. pellendo i morti e cibandosi delle va persino «che la successione delle
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L’anno inizia con un tempo cosí in- loro carni. stagioni e l’ordine degli elementi,
clemente da impedire la semina e il Il periodare di Rodolfo rende che da sempre avevano regolato lo
lavoro nei campi. Piove per tre anni. perfettamente il clima di orrore, scorrere dei secoli precedenti, fosse-
Il flagello era iniziato in Oriente e si di dolore e di follia irrazionale che ro caduti nel caos perpetuo segnan-
era poi diffuso in quasi tutto il con- sembra essersi impossessata del do cosí la fine del genere umano».
tinente fino alla lontana Anglia, in- genere umano, ridotto a una mas- L’incubo dura tre anni. Poi le
furiando soprattutto in Italia e nelle sa informe di esseri brancolanti nel piogge cessano, le campagne rivi-
Gallie. L’inflazione sale alle stelle a fango. Gli uomini cadono come mo- vono e donano raccolti abbondan-
causa dell’estrema scarsità del cibo. sche, i cadaveri giacciono dapper- ti. Tutti, memori dei recenti lutti, si
tutto, attirando i lupi e altre bestie, comportano da buoni cristiani. Ma
Carestia e cannibalismo finché mani pietose non si decido- lo sguardo di Rodolfo, sempre pes-
Quando non ci sono piú animali no a dar loro sepoltura, a decine, in simista proprio perché ottimo co-
da mangiare, gli uomini, spinti dai fosse comuni. noscitore dell’animo umano, svela
morsi terribili della fame, si arran- Di questa atrocità Rodolfo, te- impietoso che «gli uomini si dimen-

53
MEDIOEVO luglio
protagonisti rodolfo il glabro

Le principali eresie Pietrobrusiani (dal nome del fondatore Pietro di Bruis, che
XI secolo. I primi focolai d’eresia si diffusero in Francia, Italia predicò nelle montagne del Delfinato e della Provenza fra il
e Germania. A Vertus, nella Champagne, nei primi anni del 1119 e il 1132), gli Enriciani (dal monaco Enrico, discepolo del
XI secolo, il contadino Leutard (o Liutardo) iniziò a predicare precedente, che predicò nelle città di Le Mans, Losanna, Poitiers,
contro l’autorità della Chiesa, incitando alla disobbedienza e Bordeaux, Tolosa fra il 1116 e il 1134), gli Arnaldisti (dal
invocando la povertà e la castità. Si guadagnò inizialmente canonico Arnaldo da Brescia, che predicò a Brescia, a Parigi, a
un discreto seguito e, in breve tempo, anche la propria rovina, Zurigo, a Costanza e infine a Roma dagli anni trenta al 1155).
dopo un confronto decisivo con il vescovo Gebuino di Châlons. Catari e Valdesi. Grandi movimenti religiosi di portata europea
Altre manifestazioni si ebbero in Aquitania (1018), a Orléans furono quello dei Catari e quello dei Valdesi. Il primo, originario
(1022), ad Arras (1025), a Liegi e a Châlons-sur-Marne del Medio Oriente bizantino e slavo, comparve a Colonia nel
(1046-1048). In Italia, un particolare sviluppo si ebbe a 1143 e si diffuse in breve in tutto l’Occidente, con prevalenza
Monforte d’Alba dove nei primi anni dell’XI secolo, Gerardo di nel Sud della Francia e nell’Italia centro-settentrionale. Il
Monforte fu a capo di una comunità di eretici, nei cui tratti si movimento valdese venne fondato da Valdo negli anni Settanta
riconoscevano influenze dell’eresia bogomila, nonché credenze del XII secolo a Lione e di lí si espanse in Italia, Germania e

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precorritrici del catarismo, come il potere salvifico della Austria.
sofferenza. Manifestazioni di eresia sono documentate anche in L’Italia. Tra i movimenti prettamente italiani, si annoverano

a
Germania a Goslar/Hildesheim (1052). quello degli Umiliati (in Lombardia e nell’Italia del Nord, dagli

iv
XII secolo. Dopo la cosiddetta riforma «gregoriana», il XII anni settanta fino a inizio Duecento) e quello degli Apostolici-

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secolo vide l’ascesa di veri e propri «movimenti», per il notevole Dolciniani (nella pianura padana, in Trentino e in Piemonte, fra
consenso popolare che riscossero tra i laici. Tra questi i il 1260 e il 1307).

ticano presto dei benefici elargiti da cancellata la pazzia di questi mal-


Pe Le coperture
na
Dio e, attirati come già furono in vagi e dissennati uomini, rifulse voltate del braccio
origine dal male, come il cane dal dovunque di maggior splendore». sud del transetto
suo vomito e la scrofa infangata dal Ma riappare altrove, ancora ovun-
le

grande, una delle


fango in cui si rivolta, essi violaro- que: a Monforte, in Piemonte, «tra poche strutture
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no piú volte gli impegni solenni che la gente dei Longobardi», in Terra superstiti della
si erano assunti di fronte a Dio». Il Santa con gli infedeli, persino tra chiesa di Cluny III,
castigo, dunque, è nuovamente alle gli Ebrei. Perché tra i tanti difetti la maior ecclesia
O

porte, attirato dalla piaga che va dif- del Glabro vi è infatti anche quello del complesso
fondendosi in quegli anni tribolati e dell’antisemitismo, che lo spinge francese, in
EV

densi di rivolgimenti sociali: l’eresia. a giustificare l’esistenza del giu- costruzione


deo solo per testimoniare «i propri dal 1088 al
Il rogo, giusta punizione crimini, come lo spargimento del 1130. L’abbazia
IO

L’eresia, cioè la negazione della sangue di Gesú Cristo». Pregiudizio che diede
dottrina conforme alla fede, per esiziale, comune purtroppo a molti vita all’Ordine
ED

Rodolfo è qualcosa di «pazzo e ar- Europei suoi contemporanei. cluniacense fu


rogante». Nasce dalle viscere del Avvincenti, icastiche, ricche di l’ultimo approdo di
diavolo e infetta tutto con il veleno miracoli, orrori, catastrofi e cala- Rodolfo il Glabro,
M

della sua perversità, e diventa peri- mità, le pagine di Rodolfo il Glabro che qui portò a
colosa quando viene coltivata dalla avrebbero – si direbbe oggi – tutte termine la stesura
©

speculazione dei dotti. Viene sma- le carte in regola per diventare un delle sue Historiae.
scherata facilmente perché in gene- best seller. Invece non è stato cosí.
re i «falsi ragionamenti poggiano su Pochi i manoscritti rimasti, il piú come Ugo di Flavigny o Sigeberto
argomentazioni cosí poco valide da antico (XI secolo) è conservato alla di Gembleaux, hanno saccheggia-
risultare tre volte contrarie alla ve- Biblioteca Nazionale di Parigi (M.L. to l’opera senza troppi scrupoli. La
rità». Le eresie sono solo stravagan- 10912), ma largamente incompleto: prassi, del resto, era comune e non
ti follie, dunque, che però debbono le lacune sono per fortuna colmate deve stupire. Non andò però fuori
essere riconosciute tali pubblica- dal M.L. 6190, della stessa bibliote- dalle mura dei conventi: «scritta da
mente. Chi è tratto in fallo deve ca, ma piú tardo di un secolo. Il che un monaco per dei monaci» (Gian-
rinunciare all’errore. Altrimenti la non significa che l’opera non fosse carlo Andenna) restò legata agli
giusta punizione è il rogo. letta: compilatori anonimi (come ambienti culturali e alla mentalità
L’eresia, scoppiata in Francia, quelli dei Gesta pontificum Antis- tipica dei monaci stessi.
è debellata in modo che «il culto siodorensium o dei Gesta consulum La (s)fortuna delle Storie (la Vi-
della santa fede cattolica, una volta Andegavorum), ma anche cronisti ta conobbe invece maggiore diffu-

54 luglio MEDIOEVO
miracolose, di sincronismi incerti o
addirittura falsi», scrive nel 1885 la
prestigiosa Revue Historique. Di fatto,
negando al Nostro persino la quali-
fica di «storico».

Con gli occhi di Rodolfo


Perché, allora, se è cosí «visionaria»
e «inaffidabile», l’opera di Rodolfo
viene considerata ugualmente im-
portante per chi si occupa del perio-
do intorno al Mille? Il problema è
l’approccio. Se si chiede a Rodolfo
la precisione nel riportare i fatti e la
capacità di leggerli e interpretarli in

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un quadro ampio e complesso che
prescinda da quello provvidenziale,

a
allora siamo fuori strada. Alcuni in-

iv
dizi, certo, possono essere utili an-

rc
che all’antropologo.
Un esempio: Rodolfo mette in

Pe
guardia i monaci nei confronti delle
persone «malate», che veneravano
sorgenti e alberi. Naturalmente,
na
lui ci vede – e come potrebbe essere
diversamente? – lo zampino del de-
monio, ma noi ricaviamo l’impor-
le

tante informazione che culti pre-


/E

cristiani di matrice verosimilmente


druidica fossero ancora largamente
diffusi e praticati, nelle aree rurali,
O

ancora a quel tempo.


Ma i migliori risultati li otte-
EV

niamo, come ha dimostrato am-


piamente la scuola degli Annales,
da Marc Bloch a Georges Duby, se
IO

chiediamo a Rodolfo di mostrar-


ci i fatti che narra con i «suoi» oc-
ED

chi e non con i «nostri», filtrandoli


attraverso la «sua» cultura e non
la nostra. Allora l’opera diventa
M

non solo valida, ma insostituibile,


perché ci consente di abbattere le
©

barriere temporali che ci dividono


da lui e dai suoi contemporanei, e
sione) continua anche in seguito Poi furono criticate spietata- comprendere finalmente (o almeno
con pochi codici, il piú importante mente: «Rodolfo colloca il Vesuvio cercare di farlo) un uomo medieva-
dei quali è conservato alla Biblio- in Africa, confonde l’Oceano col le – un monaco soprattutto – alla
teca Vaticana e risale al XV secolo, Mediterraneo, sbaglia la data di luce della «sua» visione del mondo
e pochissime edizioni a stampa (la morte di Corrado II il Salico (…). si e dei «suoi» schemi mentali.
prima data Francoforte 1596). Fino diletta di visioni, apparizioni, prodi- Piú che una «cronaca di fatti»,
a tutto l’Ottocento, insomma, al di gi favolosi e simili minute e frivole dunque, quella del Glabro può es-
fuori degli ambienti monacali, le cose», scrive nel 1874 l’editore che sere considerata come una «storia
Historiae rimasero per lo piú confi- lo pubblicò nei Rerum Gallicarum et della mentalità». E come tale va
nate nel volume 142 della Patrologia Francicarum Scriptores. «È una me- valutata e può continuare a for-
Latina edita dal Migne e finirono scolanza confusa di aneddoti pre- nire il suo apporto storiografico
per essere dimenticate. si da numerose fonti, di leggende anche oggi. F

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MEDIOEVO luglio