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Dalla citazione di ANTINUCCI F.

L’evoluzione tecnologica è avvenuta col passare degli anni in seguito al cambiamento culturale.
Quest’ultimo ha portato alla nascita di Internet che è diventato uno strumento importante per
l’apprendimento, un mezzo utile sia per gli insegnanti che per gli studenti.
Pertanto le istituzioni scolastiche per elevare le qualità dei processi formativi hanno introdotto
l’utilizzo delle tecniche e delle tecnologie multimediali.
La multimedialità costituisce una dimensione culturale dalla quale non si può prescindere nel
processo di costruzione dell’uomo, del cittadino e del lavoratore.
Appare quindi necessario, la realizzazione di diffusione della multimedialità in grado di incidere
sulla struttura profonda dei processi di insegnamento e di apprendimento.
Questa nuova struttura di insegnamento e di apprendimento è stata presa con entusiasmo
dall’opinione pubblica; alcuni però si sono chiesti se andando avanti di questo passo, col tempo la
multimedialità avrebbe preso il sopravvento sugli insegnanti facendoli addirittura scomparire.
Difatti il ricercatore Parisi sostiene che: “ i ragazzi hanno difficoltà ad apprendere dagli adulti e
l’unico modo per evitare questo problema sarebbe quello di sostituirli con sistemi tecnologici per
l’apprendimento dei contenuti, così la scuola sembrerebbe più vicina ai ragazzi in quanto le
modalità di apprendimento somiglierebbero più alle modalità di comunicazione e interazione che i
ragazzi effettuano già nella vita quotidiana”.
In contrapposizione alla tesi di Parisi, vi è la tesi del ricercatore Antinucci, il quale afferma che i
sistemi tecnologici non possono andare a sostituire l’insegnante, anzi l’insegnante sarà molto più
utile poiché dovrà adattarsi e conoscere le nuove tecnologie all’interno della scuola.
Colui che avrà più vantaggi dalle nuove tecnologie, sarà l’allievo; difatti la presenza di tecnologie
nella scuola è l’occasione per sperimentare le possibilità didattiche e formative che agevolano
l’acquisizione e lo sviluppo di abilità cognitive e meta cognitive aiutandolo nell’organizzazione e
sistemazione del proprio sapere, avvalendosi del vantaggio di una cultura distribuita fondata sullo
scambio comunicativo.
L’allievo determinerà da solo il suo percorso di formazione scolastica monitorato dall’insegnante;
essi saranno indirizzati ad un percorso sempre più individualizzato in modo che loro stessi saranno
capaci di colmare le proprie lacune.
Così facendo si passa da una strategia generale, tipico del “programma standard”, ad una strategia
differenziata in quanto gli studenti in base alle loro conoscenze, alle loro esperienze e al loro livello
di apprendimento agiscono percorrendo strade diverse a secondo delle loro possibilità.
L’allievo, così facendo, sente valorizzate alcune prerogative importanti legate al suo senso di
identità (“sono io a fare questo”!) e quindi instaura con il computer un rapporto di fiducia e allo
stesso tempo acquista fiducia nelle proprie possibilità.
Avendo effettuato uno studio attento su tale argomento e sulle tesi dei ricercatori Parisi e Antinucci,
sono favorevole alla tesi di quest’ultimo in quanto è indubbio che il computer rappresenta un
plusvalore all’interno dell’ambiente educativo didattico, poiché stimola e favorisce lo sviluppo delle
potenzialità dell’allievo; sappiamo quanto i ragazzi siano attratti da questo strumento e interessati
ad usarlo ma non dobbiamo sottovalutare il ruolo attivo dell’insegnante il quale deve sapere
spronare, incoraggiare e aiutare gli allievi nel momento in cui si trovano in difficoltà.
Ritengo che il computer è pur sempre una macchina e non può capire i diversi approcci che i diversi
allievi hanno con esso (strategia differenziata) e quindi è di importanza rilevante la presenza
dell’insegnante che saprà individuare e capire le diverse esigenze dei suoi allievi.
Questo è di contrasto a quanto afferma Parisi e a mio avviso ha tralasciato un problema
fondamentale che può crearsi tra computer-allievo ovvero la qualità del rapporto che l’allievo
instaura con esso poiché in alcuni casi si può creare dipendenza.
A mio parere ritengo che nel futuro la visione dell’apprendimento scolastico sia letta in chiave
tecnologica; quindi la scuola abbandona la sua veste tradizionale per aprirsi ad un metodo
tecnologico sempre più collaborativo e cooperativo in quanto l’insegnante non rappresenta più
l’unico depositario del sapere ma diviene un maestro-guida.
Tale metodo permette all’allievo di costruire e rafforzare la propria identità conseguendo, sul piano
formativo, risultati efficienti che sono il frutto della sinergia di elementi presenti nel percorso
scolastico.

Rosa Cerullo