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DIRITTO COMMERCIALE 6.03.

2019
Sistema di studio fondato non sul soggetto ma sull’attività.
NB: FATTISPECIE -> insieme delle circostanze oggettive che interessano un caso

COMMERCIALITA’ DELL’IMPRESA
L'art. 2195 c.c. può apparire una norma per certi versi singolare, strana per la sua collocazione e il suo
contenuto.
Non trovo una definizione di attività commerciale.
Per collocazione è singolare perché è una norma che non compare accanto al 2082 ovvero alle nozioni
generali, ma nell’ambito della disciplina dell’impresa (norme dedicate alla pubblicità commerciale).
È inoltre singolare per il contenuto, non segue l’esempio del 2082 o del 2083, non si intitola
imprenditori commerciali, ma imprenditori soggetti a registrazione (ovvero soggetti ad iscrizione nei
registri delle imprese).
Questa norma rischia di essere fuorviante, perché non dà la definizione canonica di attività
commerciale. Ma in realtà contiene oltre al primo comma che indica quali sono gli imprenditori
soggetti a registrazione coloro che esercitano una certa attività, contiene anche il secondo comma.
Questa norma è relativa a imprenditori soggetti a registrazione e nel primo comma dice chi deve
essere iscritto e non definisce l’imprenditore commerciali, ma esso dice che le disposizioni previste per
le imprese commerciali si applicano a tutti i soggetti indicati al primo comma. Quindi questa norma
CONTIENE IN VIA INDIRETTA la definizione di soggetti commerciali.
Le attività indicate al primo comma sono allora le attività commerciali.

Le attività indicate dall’art. 2195, a cui impongono l’obbligo di registrazione e che quindi con il secondo
comma vengono definite attività commerciali.
Sono 5 categorie di attività suddivisibili in 2 gruppi.
Le prime 2 categorie hanno valenza generale, mentre le restanti 3 sono attività tipiche (specifiche),
contengono specificazioni relative al primo gruppo.
PRIMO GRUPPO:
I. attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi → attività di produzione di beni e di
servizi.
Industriale è un requisito essenziale?
II. attività intermediaria nella circolazione dei beni → in questo caso manca il riferimento ai servizi.
Queste due categorie non sono legate ad uno specifica attività.
SECONDO GRUPPO:
III. Attività di trasporto per terra, per acqua o per aria.
IV. attività bancaria o assicurativa → questa come la precedente rientravano in attività commerciali
anche già nel primo gruppo.
V. le altre attività ausiliarie delle precedenti → attività strumentali (no connesse che riguardano
l’impresa agricola) riguardo alle attività precedenti, qualificate in se come attività commerciali. Il che
farebbe pensare che le attività accessorie ad attività diverse dalle precedenti NON rientrino in questa
fattispecie. (attività ausiliarie quali di agenzia, mediazione, deposito, commissione, spedizione,
pubblicità commerciale, marketing).

L’interpretazione di questa norma NON è univoca, quindi nemmeno il perimetro delle attività
commerciali, poichè a seconda del significato precettivo che noi attribuiamo a questi elementi letterali
della norma (requisito industrialità) la nozione di commercialità si estende o si restringe. Quindi si
estende o si restringe anche l'ambito di applicazione dello statuto commerciale.
Dipendentemente dall’interpretazione ci sono conseguenze diverse.
2 modi di interpretare la fattispecie di commercialità:
1. Estensiva, cioè che tende ad estendere il perimetro della commercialità a prescindere dalle parole
della norma.
2. Restrittiva, ovvero non guarda ad altro se non al significato proprio delle parole usato dall'articolo
2195 e attribuisce a ciascuna di quelle parole un significato prorpio con la conseguenza evidente di
ridurre l'ambito di applicazione dello statuto commerciale.

Il modo di interpretare il 2195 tende ad avere una nuova forma di impresa → impresa civile, ovvero
non è agricola né commerciale.

INTERPRETAZIONE ESTENSIVA del 2195: assorbe all’interno della fattispecie impresa commerciale il
numero massimo di fenomeni imprenditoriali possibili, in base a questa impostazione si ritiene che
non si debba dare un significato proprio a ciascuno degli elementi che compaiono nell'articolo 2195 ad
esempio al rquisito dell'industrialità o al fatto che al numero 2 non si menzioni alla circolazione dei
servizi, poiché in ottica sistematica si ritiene che l’impresa commerciale derivi da un’operazione di
sottrazione. In base a questa teoria l'impresa commerciale non è altro che un’impresa che ai requisiti
del 2082 non è un'impresa agricola, è impresa commerciale quella che non è agricola.
Interpretazione della sottrazione -> sottrazione dell'ambito del fenomeno impresa le imprese agricole.
DOMANDA: vi è spazio qui per l’impresa civile? NO. Poiché è commerciale tutto ciò che non è agricolo.

INTERPRETAZIONE RESTRITTIVA: essa non si fonda su considerazioni di carattere sistematica ma


sull’analisi del significato proprio delle parole, quindi è un’interpretazione letterale della norma. Le si
attribuisce un significato proprio.

Peculiarità del testo (art. 2195):


1. Industriale: devo allora dividere in 2 le attività di produzione di beni e servizi, quelle con il requisito
di industrialità e quelle prive di esso. Quelle con il requisito sono attività commerciali.
Se queste attività non sono attività commerciali a quale categoria appartengono? Non sono nemmeno
attività agricole, allora SONO IMPRESE CIVILI.
Queste attività prive del requisito dell’industrialità. Cosa significa allora industrialità?
a. attività che implicano una trasformazione delle materie prime → allora le imprese di estrazione
(minerarie) non sono attività commerciali, poiché non attuano una trasformazione.
b. attività di produzione in serie: ma allora quella non in serie, non è attività commerciale. Le attività
non in serie sono le attività artigianali, diverso dall’impresa artigiana che comprende anche attività di
produzione in serie.
Queste attività di produzione non in serie non sono commerciali, né agricole perché non producono
prodotti agricoli, sono IMPRESE CIVILI.
Esclusione quindi di una serie di attività dalla disciplina, non sono assoggettate allo statuto
dell’impresa commerciali.
2. attività di intermediazione di circolazione dei beni, non menziona i servizi. Quindi le attività di
intermediazioni di circolazione dei servizi non sono attività commerciali in base a questa tesi, ma non
sono nemmeno agricole, quindi compare di nuovo la nozione di impresa civile.
3. altre attività ausiliarie delle precedent: chi crede nell’interpretazione letterale ritiene che siano
commerciali le attività ausiliarie collegate a quelle precedenti (I – IV). Quindi ho una serie di attività
ausiliarie che non potrebbero ambire al requisito delle commercialità, sono ausiliare ad attività che
non rientrano nelle precedenti categorie.
SE L'ATTIVITA' AUSILIARIA DI UN'ATTIVITA' PRINCIPALE AGRICOLA NON E' COMMERCIALE COME LA
QUALIFICO? Non potrà essere qualificata come attività agricola perchè le attività agricole anche per
connessione richiedono requisiti diversi dalla ausiliarità. Non è commerciale nè agricola, allora sono
attività di imprese civili.
Esempio di attività ausiliaria non delle precedenti (quindi di un'impresa agricola): consorzi agrari,
assoggettati ad una disciplina speciale, il senso del consorzio è quello di fornire ai consorziati
prestazioni strumentali alla loro attività. Gli consente di acquistare MI a prezzi pià vantaggiosi, offre
prestazioni di assistenti, ecc.
L’attività del consorzio agrario è una tipica attività ausiliaria, però rispetto ad attività principali che
sono diverse dalle precedent, perché sono attività agricole. Quindi l’attività del consorzio agrario
NON è un’attività commerciale. È un’attività agricola? NO, poiché non è un’attività agricola essenziale
perché non produce prodotti agricoli, né per connessione perché difetta del requisito di collegamento
soggettivo, quindi è un’attività di impresa civile.

CONSEGUENZE INTERPRETATIVE RILEVANTI: creare distanza fra i confini di impresa commerciale e


agricola per inserirvi dentro un'insieme di attività eterogenee che hanno in comune il fatto di non
essere nè commerciali nè agricole e quindi la definizione di impresa civile. Qui dentro posso trovare le
imprese di produzione non industriale, le attività di intermediazione della circolazione dei servizi, le
attività ausiliarie di imprese agricole e quindi non delle precedenti.

Adesso confronto i due modi di interpretazione.


PRIMO MODO: estensiva, teoria della sottrazione, sistema più semplice, tutto ciò che non è agricolo, è
commerciale, quindi non vi è impresa civile. L’unica esenzione per tipo di attività è quella stabilita dal
codice civile di impresa agricola.
SECONDO MODO: restrittiva, ci troviamo uno spazio vuoto tra impresa commerciale e impresa
agricola, che è l’impresa civile. La conseguenza è opposta alla prima, che è quella di introdurre
un’ulteriore esenzione per tipo di attività dallo statuto di impresa commerciale diversa da quella
prevista esplicitamente per l'impresa agricola.
Quale interpretazione viene utilizzata? Quella estensiva.
L’interpretazione restrittiva ha una base fondata che è il codice civile, poiché è un’interpretazione
letterale.
Le nuove interpretazioni però optano per il primo modo.

INTERPRETAZIONE SISTEMATICA: vedere la correlazione della norma con altre possibili norme.
Applico il criterio dell’interpretazione orientato alle conseguenze → è frutto di teorizzazione, è la
tecnica interpretativa che declina l'argomento dell'interpretazione sistematica in un senso semplice,
cioè elevando a criterio interpretativo le conformità al sistema delle conseguenze prodotte da una
certa interpretazione. Essa va analizzata non solo dal punto di vista statico ma anche dinamico, per
l'effetto che produrrebbe nel sistema.
Quali sono le conseguenze dell’una e dell’altra interpretazione?
Interpretazione restrittiva: essa produce uno spazio vuoto nel fenomeno impresa -> impresa civile. Le
attività qualificate come impresa civile, hanno una disciplina apposita? Ha una sua disiciplina come
l'impresa commerciale? NO. L'impresa civile ha solo una rilevanza negativa al pari dell'impresa
agricola. Produrrebbe l'effetto di sottrarre una serie di attività non agricole allo statuto dell'impresa
commerciale.
Conseguenze interpretazione restrittiva: è conforme al sistema delineato dal codice che vi sia un'area
imprenditoriale che non è agricola e che ciononostante viene sottratta allo statuto dell'impresa
commerciale? Per l'esenzione dallo statuto delle attività agricole c'è una rato, ovvero queste attività
sono assoggettate ad un rischio ulteriore alle altre imprese, ovvero il rischio natura. La produzione può
andare persa per elementi estranei al mercato. Esenzione sempre più labile (che sta per estinguersi) di
fronte all'evoluzione dell'impresa agricola e della fattispecie impresa agricola.
Qual è la ratio/giustificazione dell'esenzione per l'impresa civile? Non è possibile trovarla, poichè le
attività commerciali e l'impresa civile sono attività eterogenee.
Quindi l'interpretazione restrittiva anche se ha dalla sua parte il dato letterale, ha contro un
argomento sistematico di rilievo, poichè dal punto di vista delle conseguenze che produce, noi
dovremo creare un'ulteriore causa implicita di esonero dallo statuto dell'impresa commerciale per
delle attività tra loro eterogenee che non hanno tanto di diverso dall'attività commerciali in senso
proprio.
Allora PREVALE PER OPINIONE MAGGIORITARIA LA TEORIA DELLA SOTTRAZIONE (interpretazione
estensiva): deve ritenersi commerciale tutto ciò che non rientra nella nozione di impresa agricola, con
la conseguenza che non può configurarsi l'impresa civile.
Tuttavia l'altra teoria ha avuto una sua dignità, ma adottando l'interpretazione estensiva facciamo in
modo che tutto ciò che non è esonerato in ragione del rischio natura rientra necessariamente nella
commercialità e sia quindi assoggettato alla disciplina dello statuto commerciale.

FATTISPECIE CON RILEVANZA NEGATIVA


Esse sono 2:
1. in ragione dell'attività svolta l'impresa agricola
2. in ragione della dimensione dell'attività la nozione di piccola impresa affiancata per la disciplina
dell'insolvenza della crisi da un'altra nozione ovvero l'impresa minore così chiamata nel codice della
crisi (che entrerà in vigore tra circa 16/17 mesi).

IMPRESA AGRICOLA
art. 2135: "imprenditore agricolo": attività agricola essenziale e attività agricola per connessione. E'
importante ricordare che l'attività agricola per connessione è un'attività che per sua natura se non
fosse connessa ad un'impresa agricola sarebbe un'attività commerciale ma viene attratta dall'impresa
agricola in presenza di criteri di connessione. Questo sistema è rimasto invariato nel tempo. E'
cambiato sensibilmente il perimetro dell'impresa agricola che si è esteso nella realtà e quindi anche
nella fattispecie legislativa.
Questo articolo nel codice del 1942 prevedeva una nozione di attività agricola sensibilmente diversa
da quella attuale e molto più ristretta, nell'idea originaria del codice essa era un'attività
sostanzialmente ed essenzialmente legata al fondo.
Elemento essenziale per aversi attività agricola era il collegamento al fondo (agricola solo se connessa
al fondo terreno), quindi erano attività agricole tutte le attività dell'agricoltura svolte con connessione
al fondo, erano commerciale tutte quelle non collegate (allevamento di polli in batteria e non sul
suolo, attività industriale, ecc...).
Il collegamento era importante perchè così collegavano l'esonero dall'applicazione dello statuto
commerciale ad un'attività che sicuramente era soggetto a rischio natura per il fatto di essere
esercitata sul fondo terreno.
Questa nozione ha subìto una riperimentazione ed un'estensione del 2001, legge n.228 del 2001.
Quindi estendendo l'attività agricola ha compresso l'attività commerciale, sono aumentate le attività
soggette allo statuto commerciale.
La legge del 2001 ha applicato all'impresa qualche frammento della disciplina commerciale. Ora anche
l'imprenditore agricolo deve essere iscritto nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale.
Inoltre il nuovo codice della crisi dell'insolvenza ha esteso alcune procedure minori anche
all'imprenditore agricolo.

Le attività agricole essenziali sono definite dai primi due commi dell'art. 2135:
I. primo comma: attività di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività
di connessione
II. secondo comma: dà un criterio per interpretare il primo -> vera novità della riforma del 2001.
"Per le attività agricole essenziali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un
ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo ste4sso, di carattere vegetale o animale, che
utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine".
Questo significa che per qualificare un'attività agricola ciò che rileva è che si tratti di un'attività che
riproduca anche artificialmente un ciclo biologico animale o vegetale, ovvero che il prodotto sia
qualificabile come prodotto agricolo a prescindere che queste attività siano collegate o meno al
fondo.
Il solo fatto che l'attività possa essere svolta sul fondo anche se ne può fare a meno è elemento
sufficiente per qualificare l'attività come agricola. Questa modifica ha sottratto all'impresa
commerciale tutta la moderna agricolutura.

Le ATTIVITA' AGRICOLE PER CONNESSIONE sono attività che in sè sarebbero attività commerciali, ma
vengono attratte nella materia agricola perchè contengono criteri di connessione con le attività
agricole.
Due requisit di connessione: uno oggettivo e uno soggettivo. (Sono necessari entrambi).
Il requisito soggettivo è che chi svolge l'attività connessa è lo stesso soggetto a cui è imputata l'attività
essenziale, è necessaria un'identità soggettiva tra il titolare dell'attività connessa e il titolare
dell'attività agricola essenziale.
Il requisito oggettivo è il criterio della prevalenza, ovvero l'attività connessa deve avere un nesso di
derivazione prevalenza o sotto il profilo dei prodotti o degli strumenti utilizzati rispetto ad un'attività
agricola essenziale. (le attività aventi ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dall'esercizio
dell'attività agricola essenziale).
Per il profilo dei prodotti -> attività connessa svolta con i prodotti relativi all'attività agricola essenziale.
ESEMPIO: i viticoltori. La produzione di vino può essere industrializzata. E' un'attività agricola
essenziale? NO. Perchè l'attività agricola essenziale è la coltivazione della vite, sfruttamemento di un
ciclo biologico vegetale. L'attività di produzione industrializzata è di per sè commerciale, ma se
presenta i due requisiti allora è un'attività di connessione.