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LEZIONE 1/03/2019

impresa commerciale deriva dalla somma di due norme

REQUISITO DELL’ORGANIZZAZIONE
L’attività deve essere organizzata. La parola organizzazione non ha sempre lo stesso significato. Nel
diritto societario, interno dell’impresa, esprime le regole organizzative della società, dei poteri e delle
decisioni.
Ma nell’art. 2082 ha un altro significato, ovvero deve essere inteso nel senso economico ed aziendale
dei fattori produttivi, deve esserci un coordinamento fra i fattori produttivi.
Alla base di questa essenza economica del concetto organizzazione sta un problema giuridico, ovvero
non capire come si organizza un’impresa, MA occorre capire qual è il minimo di coordinamento dei
fattori produttivi necessario per aversi impresa. Così collochiamo l’impresa rispetto ad altri fenomeni.
Questo requisito consente di capire i rapporti fra impresa e lavoro autonomo. un’attività autonomia
diversa dall’impresa, nonché il rapporto fra impresa e i lavori intellettuali.

Qual è la soglia minima?


Per aversi impresa è necessario che l’attività presenti un minimo di etero organizzazione. Questa
nozione si contrappone all’auto organizzazione. La distinzione dipende dalla diversa combinazione dei
fattori produttivi, lavoro e capitale.
Il lavoro può essere auto organizzato ovvero il lavoro proprio, quello etero organizzato è il lavoro di
terzi. Se manca l’etero organizzazione l’attività autorganizzata si fonda sul lavoro proprio del titolare,
non organizza fattori produttivi esterni quali il lavoro altrui e capitale. Questo è il caso del lavoro
autonomo: quando l'attività NON è organizzata ad impresa dal punto di vista dell'oggetto rappresenta
la stessa attività svolta da chi invece esercita un'attività di impresa, non cambia l'oggetto o lo scopo ma
cambia il modo di organizzare.
Ad esempio l’idraulico che lavora a titolo individuali, casi ormai molto molto rari.
Per aversi impresa occorre andare oltre l’autorganizzazione, è necessario che l'attività sia etero
organizzata e quindi il titolare deve organizzare il lavoro proprio e i fattori esterni quali il capitale e il
lavoro altrui.
E’ sufficiente lavoro altrui o capitale. Non sono necessari entrambi.
Walter Bigiani negli studi sulla professionalità ha fatto l’esempio dell’orefice, che lavora organizzando il
lavoro proprio, ma è impresa perché è costretto ad utilizzare capitale altrui per avere i fattori
produttivi.
Quindi il requisito minimo è l’etero organizzazione.
Altrimenti abbiamo lavoro autonomo.

IMPRESA E PROFESSIONI INTELLETTUALI


L’attività professionale intellettuale si estrinseca in una prestazione che ha un servizio di carattere
intellettuale, si tratta di avvocato notaio architetto ingegnere. Esse si caratterizzano per il loro oggetto,
il particolare servizio di natura intellettuale.
Le professioni intellettuali si distinguono in 2 tipi: protette e non protette.
Le professioni intellettuali PROTETTE sono quelle in relazioni alle quali la legge prevede una riserva di
attività in favore di una categoria di soggetti, naturalmente gli iscritti ad un determinato albo
professionale.
Le professioni intellettuali NON PROTETTE non hanno questa riserva di legge.

Le attività professionali non corrispondono più ad un professionista singolo che agiva in proprio che
agisce nei soli propri interessi, ma ad oggi la tendenza delle professioni anche per tutta una serie di
oneri che creano le discipline si sta evolvendo verso forme organizzate dell'attività professionale fino a
raggiungere dimensioni rilevanti.
Esistono studi legali, aggregazioni che hanno ad oggetto l’esercizio della professione legale → sono
sicuramente etero organizzati.
La gran parte delle attività professionali è un’attività etero organizzata.
Quindi tali attività non necessariamente si distinguono dall’impresa per il requisito dell’organizzazione.
Alle attività professionali intellettuali si applica lo statuto dell’imprenditore commerciale? L’avvocato
che è insolvente è soggetto a fallimento (liquidazione giudiziaria)?
Le professioni intellettuali sono privilegiate, ovvero sono ESENTATE DALLO STATUTO COMMERCIALE a
prescindere dal requisito dell’organizzazione di etero organizzazione. La spiegazione è che tali attività
per ragioni storiche di tutela dei professionisti.

Sono SEMPRE ESENTATE siano esse etero o autorganizzate. Non devono essere iscritte nel registro
delle imprese, non devono tenere civilisticamente le scritture contabili, ecc…
La norma è l’articolo 2238. (Se non vi è attività di impresa (es.vendita) allora non si applica lo statuto
ma solo le norme che disciplinano il lavoro dell'impresa).
Questa norma ha una parte ipotetica che è la fattispecie e una parte dispositiva precettiva che è la
conseguenza.
La conseguenza è l'applicazione delle norme del titolo secondo, ovvero le norme dell’impresa
commerciale. Laddove si verifichi quella ipotesi si applica anche lo statuto dell'impresa commerciale.
Ciò avviene SOLO SE l’attività professionale è l’elemento di un’attività che è già in se impresa. I liberi
professionisti diventano imprenditori solo se ed in quanto la professione intellettuale è esplicata
nell'ambito di altra attività di per sé qualificabile come impresa (es. medico -> clinica privata).
Se invece il professionista intellettuale anche se etero organizzato si limita a prestare il servizio di
prestazione intellettuale, allora la disciplina dell’impresa non viene applicata.
Esempio:
Se il medico anche in forma associata si limita a svolgere la consulenza di medico rimane un
professionista intellettuale, diventa invece impresa quando organizza una casa di cura, una clinica
privata.
Due precisazioni:
1) Come si qualifica un’attività come professione intellettuale? L’idea di fondo è che non conta
l’elemento formale dell’iscrizione all’albo, ma ciò che conta è l’oggetto della prestazione d’opera
intellettuale (l'attività deve essere in sé una prestazione d'opera). Non può essere iscritta una
professione che non è prestazione d’opera intellettuale. Ad esempio il farmacista organizza la
farmacia, la farmacia è un’impresa etero organizzata. Il farmacista è imprenditore? Sì perché la sua
attività è di vendita, può anche dare accessoriamente dei pareri, ma non è una prestazione d’opera
intellettuale. L’attività del farmacista è sicuramente un’attività di impresa, ovvero non viene esonerata
dallo statuto per (a causa) la fattispecie dell’attività svolta (attività di vendita), benché esista un albo
dei farmacisti.
2) Esistono delle discipline dell’impresa non contenute nel codice civile, ad esempio la disciplina
dell’antitrust. La disciplina dell'antitrust è la disciplina a tutela della concorrenza e del mercato che è
governata e presidiata da un'autorità che è garante della concorrenza e del mercato. Essa è contenuta
in una legge del 1990 “legge antitrust”, che ha istituito l'autorità garante e ha tipizzato le fattispecie di
illecito antitrust che sono 3:
1. abuso di posizione dominante
2. intese restrittive della concorrenza
3. concentrazioni
Questa disciplina ha come presupposto applicativo che i soggetti coinvolti esercitino un’impresa.
Quando si parla di intese si parla di intesa fra imprese. La nozione di impresa necessaria ad applicare la
disciplina antitrust non coincide esattamente con la nozione di impresa contenuto nel 2082.
Il termine impresa in antitrust significa un’altra cosa, ovvero il concetto di impresa è parzialmente
diverso → qualsiasi attività con funzione produttiva, comprese le professioni intellettuali.
La nozione di impresa è relativa alla disciplina, tant’è che la nozione di impresa relativa ad un’altra
disciplina è parzialmente diversa.

REQUISITO DELLA PROFESSIONALITÀ


Il 2082 declina questo ulteriore requisito. Le attività NON professionali non sono assoggettate allo
statuto dell’impresa commerciale.
Requisito simile nel codice del 1882 → professione abituale, declinando il requisito dell’abitualità.
Ai fini del 2082 cosa significa? Qual è la portata selettiva?
Cosa NON significa:
• attività professionale NON significa attività esercitata in via principale. Perché se significasse tale
non sarebbe impresa l’attività esercitata in via accessoria, quando invece la norma art. 2093 dice che
non è così: gli enti non iscritti alle categorie professionali, se esercitano impresa in via accessoria sono
soggetti alla disciplinale.
Agli enti pubblici non inquadrati nelle associazioni professionali si applica la disciplina limitatamente
all'attività di impresa svolta.
• Non significa abitualità → L’abitualità considera la continuità del tempo. Il codice del 1942 ha
utilizzato un’espressione diversa dal codice del commercio, poiché vuole esprime una cosa diversa.
Poiché ad esempio anche l'attività stagionale può essere attività di impresa.
• La professionalità NON implica neppure che l’impresa si risolva in più affari, perché anche un unico
affare complesso può implicare impresa.

Professionalità deve essere declinata in negativo, ovvero non occasionalità. Si sottrae alla disciplina
attività che si risolve in attività puramente occasionale.

REQUISITO DELL'ECONOMICITÀ
Ci si potrebbe chiedere quale sia la portata selettiva di questo requisito se già so che l’attività ha il
requisito di produttività.
L’attività produttiva può essere un’attività economica?

L’attività economica è condotta con metodo economico, che è quello che imprime all’attività una
direzione che consiste almeno nel programma di coprire i costi con i ricavi, non necessariamente di
produrre un profitto.
Il PROGRAMMA → ciò che conta non è una valutazione EX POST, ma EX ANTE.
L’attività deve essere programmata con tale metodo, anche se poi può avvenire che ci siano delle
perdite.
Quindi possiamo escludere dal perimetro dell’impresa le attività non programmate in tal senso, ovvero
le attività programmate per essere in perdita. L'attività di pura erogazione NON è attività economica
e non è impresa, ad esempio l'attività con scopo altruistico.
Tali attività non sono impresa perché di mera erogazione.
Esempio: mense organizzate a dare cibo a persone indigenti. È un’attività produttiva ma non è
impresa, perché manca di requisito di economicità e non perché gli manchi il requisito
dell’organizzazione. È un’attività di mera erogazione.

Per aversi impresa oltre che il metodo economico è necessario anche un metodo lucrativo? Il metodo
economico implica una programmazione per avere almeno costi uguali a ricavi. Lo scopo di lucro è lo
scopo di produrre profitto.
Ha un senso oggettivo e uno soggettivo.
Il senso oggettivo è lo scopo di produrre utile, ovvero quello di accrescere il patrimonio.
Il senso soggettivo è lo scopo di distribuire il profitto conseguito ai partecipanti della società.
Ci sono società che hanno scopo di lucro ma per le quali è previsto un divieto di distribuire gli utili.

Oggi è chiaro che può aversi impresa anche senza scopo di lucro.
Ci sono imprese con scopo economico egoistico, ovvero mutualistico, esempio fornire servizi a costi
minori rispetto a quelli del mercato ai soci. È un vantaggio economico egoistico poiché vantaggio dei
soli soci.

REQUISITO DELLA LICEITÀ


Per aversi impresa è necessario che l’attività sia anche lecita?
Attività lecita ovvero non contraria a norme imperativa, ordine pubblico e buon costume. L’impresa
illecita rientra nella fattispecie del 2082 oppure no?
L’impresa illecita può comprendere dei tipi di impresa illecita molto diversi fra loro con una
classificazione che riduce la complessità del fenomeno.
Impresa illecita → 2 categorie: illegale e immorale.
L’impresa ILLEGALE si ha quando un’attività è lecita, ammessa dall’ordinamento, che tuttavia diventa
illecita perché difetta di un requisito richiesto per essere impresa, non può essere esercitata nel caso
concreto.
Esempio: se da domani inizio ad esercitare un’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico e
concedo credito all’impresa e ai consumatori, questa è un’attività lecita (bancaria), tuttavia nel caso di
specie è illecita perché io non sono una banca. È un’attività riservata dalla legge a determinati soggetti.
Solo le banche possono svolgere l’attività bancaria.
È un comportamento sanzionato penalmente.
-> banca di fatto, commercio all'ingrosso senza licenza. Sono attività illecite in quanto violano norme
imperative che ne subordinano l'esercizio a concessione o autorizzazione amministrativo.
(E' ORMAI PACIFICO CHE TALE TIPO DI ILLECITO NON IMPEDISCE L'ACQUISTO DELLA QUALITA' DI
IMPRENDITORE COMMERCIALE E CON PIENZZA DI EFFETTI, in particolare è esposto al fallimento).
L’impresa IMMORALE rappresenta l’essenza dell'illiceità, perché contraria a norme imperative, buon
costume → organizzazioni criminali, hanno caratteristiche di impresa ma non sono lecite, poiché
contrarie alle regole basilari dell’ordinamento giuridico.
Anch’esso integra un reato ed è sanzionato penalmente.
Questi fatti, fenomeni sono assoggettati o no alla disciplina dell’impresa?
La liceità è un requisito per rientrare nella fattispecie impresa?
Il carattere illecito modifica qualcosa negli interessi coinvolti di terzi tanto da imporre un’esenzione
dello statuto commerciale? NO.
Anzi forse se è illecita è necessario ancora di più applicare le norme dell’impresa.
Quindi questo requisito è un elemento neutro. Poi sarà sanzionata, ma dal diritto penale.

Lo statuto dell’impresa commerciale si applica integralmente all’impresa illegale e non a quella


immorale.
Ma anche chi esercita attività commerciale illecita (quindi IMPRESA IMMORALE) è imprenditore ed in
quanto commericlae potrà fallire al pari di tutti gli altri imprenditori commerciali, NON potrà però
avanzare le pretese del titolare di un'azienda o agire in concorrenza sleale contro altri imprenditori, in
applicazione del principio della NON INVOCABILITA' DELLA QUALIFICAZIONE PER LA NON
INVOCABILITA' DEL PROPRIO ILLECITO.

L'IMPRESA MAFIOSA esercita un'attività lecita ma è strumento per il conseguimento di un disegno


criminoso (ad esempio riciclaggio). Ad essa viene applicato lo statuto dell'imprenditore commerciale
nello stesso modo in cui viene applicato all'impresa illegale.