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15/12/2019 Città - Wikipedia

Città
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Una città è un insediamento umano, esteso e stabile, che si
differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità
di popolazione, importanza o status legale, frutto di un
processo più o meno lungo di urbanizzazione. Il termine
italiano città deriva dall'analogo accusativo latino civitatem, a
sua volta da civis, cittadino, poi troncato in cittade da cui
deriva anche civiltà.

In senso amministrativo il titolo di città spetta ai comuni ai


quali sia stato formalmente concesso in virtù della propria Veduta di Napoli

importanza, e varia secondo gli ordinamenti giuridici dei vari


Stati.

Indice
Descrizione
Definizioni
Geografia e struttura
Storia delle città
Età antica
Medioevo
Età moderna
Agglomerati urbani
Concezioni moderne
Approccio tradizionale
Difetti del metodo
Un approccio moderno
Le città globali
Effetti sull'ambiente
La "città interna"
La città collettiva
Città artistica
Cenni storici
Note
Bibliografia
Saggi
Voci correlate
Liste
Altri progetti
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Collegamenti esterni

Descrizione

Definizioni
In genere, una città è composta da aree residenziali, zone
industriali e commerciali e settori amministrativi che possono
anche interessare una più ampia area geografica. La maggior
parte dell'area di una città è occupata dal tessuto urbano (case,
vie, strade); laghi, fiumi e aree verdi sono spesso minoritarie.

Il termine città può essere usato per una località urbana la cui Stettino, una città portuale in
popolazione è superiore a un dato limite o per una località Polonia
urbana dominante su altre nella stessa area in termini
economici, politici o culturali. Benché città sia adatto a una
realtà comprendente aree suburbane e satellite, il termine non
è adatto per indicare un agglomerato urbano di entità distinte
né per indicare una più vasta "area metropolitana" composta
da più città, in cui ognuna funge da centro per la propria parte.
Non esiste una definizione generale di città nel mondo; per
esempio in Italia lo status di città viene conferito dal capo
dello stato con un decreto, mentre quando l'America venne
colonizzata, i nuovi abitanti diedero entusiasticamente il nome Bangkok, capitale della Thailandia
di "città" ai loro nuovi insediamenti, ritenendo che questi
sarebbero un giorno diventati molto grandi. Ad esempio, Salt
Lake City era un villaggio di 148 anime, che immediatamente
pianificò un sistema stradale e fondò Great Salt Lake City. Un
secolo e mezzo dopo, il villaggio ha raggiunto in effetti le
dimensioni di una città.

Nel Regno Unito invece, una city è un comune che è noto


come città da "tempo immemore", o che ha ricevuto lo status
di città tramite statuto reale; il quale viene normalmente
New York, città degli Stati Uniti
concesso in base alle dimensioni, all'importanza o a
connessioni con la monarchia (indicatori tradizionali sono la
presenza di una cattedrale o di una università). Alcune città
sedi di cattedrale, per esempio St David's nel Galles, sono
abbastanza piccole. Un sistema simile esisteva nei Paesi Bassi
del medioevo, dove un signore concedeva a degli insediamenti
certi diritti (diritti cittadini) che altri invece non possedevano.
Questi comprendevano il diritto di innalzare fortificazioni,
tenere mercati o darsi una corte di giustizia.

La stessa prassi di attribuire il titolo di città anche a


Toronto, città del Canada
insediamenti piuttosto piccoli è giustificata in maniera
generale da alcuni filoni di pensiero dell'urbanistica e della
sociologia urbana secondo cui il titolo di città è subordinato non alle dimensioni dell'abitato o al
numero di abitanti, bensì al verificarsi del cosiddetto "problema-città", ovvero al manifestarsi di
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un'esigenza o di un'opportunità di vita sociale comune, e di


conseguenza al costituirsi di una comunità socialmente coesa.
In tale senso sono da considerarsi città anche tutti i centri
rurali, tutte le frazioni, tutti i paesi montani che possano
dimostrare l'esistenza di una comunità radicata nel territorio
che identifica il piccolo centro abitato come centro della vita
sociale. Sono quindi città in questo senso anche tutti i centri di
fondazione, anche se (inizialmente o definitivamente)
Città del Messico
caratterizzati da un perimetro urbano minimo e da una
popolazione ridotta. Esempio di ciò sono le città fondate in
epoca fascista sia in Italia che nelle colonie italiane come
Sabaudia, Latina, Portolago e altre. Il titolo di città attribuito
con questo criterio è evidentemente sindacabile.

Geografia e struttura
Le città hanno collocazioni geografiche diverse. Spesso sono
Rio de Janeiro
sulla costa e hanno un porto, o sono situate nei pressi di un
fiume, lago o mare, ottenendone un vantaggio economico. I
trasporti mercantili su fiumi e mari erano (e in molti casi sono
ancora) più economici e più efficienti del trasporto su strada
su lunghe distanze.

In relazione alla posizione geografica che essa occupa svolge


diverse funzioni, utili all'organizzazione del territorio in cui
sorge. Ne individuiamo tre diverse tipologie:

Le funzioni economiche hanno l'obiettivo di sviluppare la città


stessa, la regione e la nazione in cui è situata, attraverso la
produzione di prodotti che possono essere fruiti dai
consumatori all'interno o all'esterno. Tali sono il risultato Buenos Aires
dell'industria, del commercio, del turismo e delle operazioni
finanziarie volte quindi all'incremento del capitale. L'industria
rappresenta l'elemento di maggiore sviluppo della città, in quanto contribuisce al suo
sostentamento economico e soprattutto ne ha permesso la nascita intorno al XIX secolo. Il
commercio, sin dall'antichità, è l'elemento che consente ai prodotti finiti di essere scambiati; la
città è il cuore del consumo e della distribuzione non solo dei prodotti locali, ma anche di quelli
importati. Il turismo invece, si è sviluppato particolarmente negli ultimi decenni, con l'aumento
del benessere in tutti gli strati sociali. Questo fenomeno genera l'afflusso di un gran numero di
persone all'interno della città, contribuendo alla crescita dell'economia urbana; al contempo svolge
anche la funzione di produrre posti di lavoro. La funzione finanziaria è svolta principalmente dalle
banche o altri istituti, che si occupano di investire o prestare capitale da reinserire all'interno del
processo di produzione delle merci.

Le funzioni sociali sono strettamente connesse alle economiche, ma si riferiscono


all'amministrazione pubblica, all'istruzione e alla sanità. Allo stesso modo questi servizi possono
essere fruiti all'interno e all'esterno della città. Tanto più coinvolgono un numero vasto di persone
esterne alla città, tanto più ne aumentano il prestigio.

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Le funzioni di irradiamento prevedono l'estensione all'interno e all'esterno della città di idee, stili
di vita e novità, che formano, informano e trasformano il pensiero e l'azione della popolazione che
subisce l'influenza della città.[1]

I nuclei delle vecchie città europee, che non sono stati massicciamente ricostruiti, tendono ad
avere centri cittadini dove le strade sono disposte in ordine sparso, senza un apparente piano
strutturale. Questa è un'eredità di sviluppi organici e non pianificati. Oggi questa struttura viene
tipicamente percepita dai turisti come curiosa e pittoresca.

La pianificazione delle città moderne ha visto molti schemi differenti su come l'agglomerato
urbano debba apparire:

A griglia (o scacchiera). È la struttura più comune, quasi una regola in parti degli Stati Uniti, e
utilizzata per centinaia di anni in Cina.
Questo schema può avere molte varianti tra cui le maglie rettangolari, maglie triangolari, a
strade parallele, a maglia esagonale
Radiale. Molte strade convergono in un punto centrale, spesso effetto di crescite successive
su un lungo periodo di tempo, con tracce concentriche di mura cittadine e cittadelle, a cui
recentemente si sono aggiunte tangenziali che portano il traffico al di fuori del centro urbano.
Molte città olandesi sono strutturate in questo modo: una piazza centrale circondata da canali
concentrici, dove ogni espansione della città implica una nuova cerchia (canali e mura
cittadine). In città come Amsterdam e Haarlem questa struttura è ancora chiaramente visibile.
Assiale (o lineare). Si ha quando questa città si sviluppa lungo una strada e assume una forma
stretta a e lunga

Storia delle città

Età antica
Città e cittadine hanno una lunga storia, sebbene ci siano
diverse opinioni riguardo ai casi in cui un certo particolare
insediamento antico possa essere considerato una città. Le
prime vere città sono a volte indicate come grandi
insediamenti nei quali gli abitanti non si limitavano a coltivare
le terre circostanti, ma cominciavano ad avere occupazioni
specializzate, e nelle quali il commercio, l'immagazzinamento
dei cibi e il potere erano centralizzati. Le società basate sulla Rovine di Babilonia
vita nelle città vengono spesso chiamate civiltà.

Secondo questa definizione, le prime città di cui abbiamo


notizia erano situate in Mesopotamia, come Uruk e Ur, o
lungo il Nilo, la vallata dell'Indo e la Cina. Prima di queste
sono rari gli insediamenti che raggiungessero dimensioni
significative, sebbene ci siano eccezioni come Gerico, Çatal
höyük e Mehrgarh. Le prime città si sviluppano, quindi, in
zone fertili, lungo grandi fiumi e vaste pianure agricole o in
punti che costituiscono passaggi obbligati delle vie
Alessandria d'Egitto
commerciali.

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L'insediamento urbano più antico di cui finora siano state


ritrovate le tracce risale all'8000 a.C., ben 4500 anni prima
dello sviluppo delle grandi civiltà fluviali in Mesopotamia ed
Egitto. Si tratta della città di Gerico nelle vicinanze del Mar
Morto, probabilmente sorta grazie alle attività mercantili
collegate allo sfruttamento del sale e dei minerali della zona.
Le possenti mura e i resti di una torre testimoniano una
volontà difensiva che permette di collocare la città in un
complesso sistema di rapporti con il territorio circostante. Acropoli di Atene

Il primo centro urbano di cui restano tracce consistenti è


Çatalhöyük, nell'odierna Turchia (6000 a.C.): un agglomerato
ordinato di piccole case in mattoni che ricopre un'intera
collina. I vicini giacimenti di ossidiana (una roccia vulcanica
usata fin dalla Preistoria per oggetti appuntiti o taglienti)
fanno pensare che la cittadina controllasse l'estrazione e la
lavorazione di questa sostanza. Pitture e rilievi murali ci
restituiscono aspetti importanti della cultura degli abitanti: Modello di Pergamo
cacciatori, avvolti in pelli di leopardo, inseguono le loro prede;
enormi avvoltoi si cibano delle teste dei cadaveri; imponenti
leopardi stilizzati dominano le pareti, proteggendo così la città
e propiziando la caccia; complesse e coloratissime decorazioni
geometriche abbelliscono gli interni. Ritroviamo insomma in
embrione gli elementi costitutivi di ogni civiltà urbana:
diversificazione produttiva (agricoltura, caccia, commercio),
presenza di attività specializzate (pittori), valore
polifunzionale (nucleo abitativo, santuario, magazzino). Non
esiste però ancora una vera concezione dello “spazio urbano”:
le case sono costruite l'una sull'altra, mancano le strade, la
città non si divide in “zone funzionali” dedicate in modo
esclusivo al culto o ai commerci o alla vita comunitaria. Per
ritrovare questi elementi bisogna attendere la formazione di
una società più complessa.

Lo sfruttamento agricolo della pianura mesopotamica crea Ricostruzione di Roma antica ai


gradualmente queste condizioni. Dal 3500 a.C. Prende avvio tempi di Costantino
una prima fase di urbanizzazione, che vede la città di Uruk al
centro di un'intensa opera di organizzazione del territorio: la
ricchezza accumulata con la produzione agricola permette di
avviare scambi con altri centri produttori di materie prime e di
sostentare una classe di persone che organizzi il potere della
città sul territorio circostante (soldati, fabbri, contabili,
artigiani, ingegneri). In breve si costituisce una rete di piccole
città dipendenti da centri più importanti: gli stessi rapporti
gerarchici che si formano all'interno delle città si ricreano fra
città e città. I centri urbani s'ingrandiscono e presentano
elementi sempre nuovi e differenti. Alte mura difendono gli Mura antiche a Costantinopoli
abitanti e, soprattutto, le riserve di cibo, mentre le zone
residenziali si separano dagli edifici centrali (templi e palazzi).
Nel palazzo del re sono concentrate le attività direttive: scribi e funzionari registrano il traffico
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delle merci e organizzano l'attività produttiva e commerciale.


La molteplicità delle funzioni direttive fa sì che il palazzo reale
rappresenti l'edificio più vasto della città: la sua imponenza
serve anche a mostrare la forza e la ricchezza del gruppo
dirigente. Talvolta, come nella fase più antica di Uruk, è il
tempio (e non il palazzo reale) a ricoprire un ruolo direttivo:
riccamente decorato, è costruito di solito in posizione elevata,
simbolicamente più vicino agli dèi.

Lo spazio urbano comincia a essere concepito nella sua Mileto (ricostruzione)

unitarietà e specificità: la città non è più un insieme casuale di


edifici, ma una struttura ordinata. Lo sviluppo delle tecniche
architettoniche, ingegneristiche e contabili si accompagna ad
uno sviluppo della capacità di “pensare” la città. A questo
proposito, è stata ritrovata una tavoletta d'argilla del 3000 a.C.
Con la piantina dell'aggregato sumerico di Nippur, dove sono
riconoscibili con chiarezza il corso del fiume Eufrate, il tempio
e i canali artificiali. Nella valle dell'Indo il primo centro
urbano importante si sviluppa intorno al 2500 a.C.: Mohenjo-
daro si presenta come un grande centro amministrativo (la
popolazione raggiunse i 40.000 abitanti) dotato di terme,
magazzini e fognature. Le abitazioni sono a due piani, spesso
con pozzi e bagni privati. È forse la prima città moderna, con Damasco
una struttura ordinata e soluzioni ingegneristiche
d'avanguardia, che ritroveremo solo nei centri romani più
grandi e più ricchi (Roma e Pompei) o alcuni millenni dopo: a
Parigi il sistema fognario verrà costruito nel 1854 e a Londra
nel 1859.

La civiltà greca elabora gradualmente il modello


mesopotamico delle “città dei palazzi”, ma in una dimensione
più contenuta: piccoli centri fortificati proteggono un'area
limitata di territorio e si configurano essenzialmente come
strutture di difesa per le scorte alimentari. Solo in epoche Gerusalemme
recenti, vale a dire nei secoli VIII-VI a.C., si assiste ad un
cambiamento. I villaggi tendono a riunirsi in centri urbani e le
piccole città-fortezza si trasformano in organismi complessi e
socialmente stratificati che controllano aree più vaste del
territorio circostante.

L'area sacra, generalmente situata nella parte più alta della


città, si sostituisce alla reggia-forziere delle epoche arcaiche,
pur mantenendo una funzione di cittadella fortificata.
Nell'area urbana si localizza una zona dedicata alle attività
commerciali e alla vita politica comunitaria. Lo sviluppo delle
Samarcanda
attività mercantili e marinare rende centrale la funzione del
porto: Atene, sorta in una vasta pianura e originariamente
centro di produzione agricolo, ingloba, con la costruzione di lunghe mura, il porto di cui poi
specializza l'attività suddividendolo in un'area commerciale e in una militare. Caratteristica è
l'esistenza di “città sacre”, come Delfi, costituite pressoché esclusivamente da edifici di culto, ma al
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centro di fertili zone agricole a disposizione della casta


sacerdotale che le abita. Lo sviluppo dei nuclei urbani con la
conseguente crescita demografica, le necessità di intensificare
gli scambi e di controllare le rotte commerciali e le zone ricche
di materie prime portano alla creazione di “colonie”
d'oltremare lungo tutte le coste del Mediterraneo. Così il
modello urbano e abitativo greco si diffonde su ampia scala
(spesso mantenendo precise caratteristiche architettoniche
della città madre) influenzando e caratterizzando, secondo
Il Cairo
una cultura comune, la struttura e il gusto urbano di luoghi
lontanissimi fra loro: Pergamo, Alessandria, la Magna Grecia e
le coste spagnole.

Allo sviluppo urbano si accompagna una profonda riflessione


teorica sul ruolo e sulla funzione politica della città (di cui si
occupano i due massimi filosofi Platone e Aristotele) che si
ripercuote anche nelle concezioni urbanistiche. L'architetto
Ippodamo da Mileto, collaboratore di Pericle, V sec a.C.,
teorizza una città ideale di diecimila uomini, divisa in tre classi
(artigiani, agricoltori, difensori) e situata al centro di un
Baghdad
territorio suddiviso in tre parti che devono rispettivamente
sostentarle. Ippodamo immagina una città costruita secondo
un piano preciso, in cui gli isolati, il loro orientamento e anche
l'eventuale sviluppo del nucleo urbano sono precisamente
regolati. La tradizione lo vuole inventore della città a pianta
ortogonale divisa per aree funzionali, come Mileto e Priene. La
prima presenta una grande piazza pubblica al centro
dell'abitato, circondata dagli edifici amministrativi e contigua
all'area dei santuari, e due mercati in prossimità dei porti, uno
vicino alla piazza, l'altro all'area sacra. La seconda, disposta su Aquileia
quattro terrazze, unisce allo schema ippodameo il senso
scenografico della tipica città dell'Asia minore: le diverse aree
funzionali sono disposte su livelli differenti.

La città è ormai articolata in un complesso sistema di edifici e


spazi pubblici e privati, dove ginnasio, stadio, teatro, templi,
santuari e biblioteche diventano elementi imprescindibili e
testimoniano la sua ricchezza e la vitalità. Senso scenografico,
funzionalità, innovazioni architettoniche di Pergamo (che fu
detta la più bella delle città antiche) costituiscono un modello Spalato
che influenzerà anche la Roma repubblicana ispirando lo
sviluppo delle grandi città di epoca imperiale.

La crescita degli imperi antichi e medioevali condusse a capitali o sedi delle amministrazioni
provinciali ancora più grandi: Roma, con oltre un milione e mezzo di abitanti nel II sec., la sua
emula orientale Costantinopoli, e le successive cinesi e indiane si avvicinarono al mezzo milione di
abitanti o lo superarono. Allo stesso modo, anche in altre aree emersero grandi centri
amministrativi e cerimoniali, sebbene a scala minore. Fino agli anni 250-280 le città erano aperte

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e si fondevano con la campagna, ma in seguito alle invasioni


barbariche si contrassero chiudendosi entro mura. Tra l'895 e
il 955 una seconda ondata di invasioni, stavolta ungare,
convinse a rafforzare le mura e i castelli.

Durante i secoli d'oro dell'Impero romano, la complessa


stratificazione sociale, la specializzazione artigianale, i surplus
economici accumulati con lo sfruttamento di enormi territori
agricoli, i ricchi commerci transmediterranei e l'impiego Venezia
sistematico del lavoro degli schiavi permettono di realizzare
grandiosi opere pubbliche e di abbellire le città con opere
d'arte di ogni tipo. Roma, capitale dell'Impero, raggiunge un milione di abitanti e si arricchisce
rapidamente di edifici e strutture grandiose, come il Circo Massimo, l'Anfiteatro Flavio, le Terme
di Caracalla o i tredici acquedotti che riforniscono la città. La residenza imperiale assume per
ricchezza o complessità i connotati di una città nella città.

Caratteristica della città romana è l'attenzione monumentale al foro, spazio commerciale e


politico, luogo di incontro dell'intera comunità e “vetrina” di tutto l'impero. Gli imperatori Cesare,
Augusto, Nerone, Nerva allargano e completano di volta in volta l'area del foro con templi e ampi
porticati a colonna. Traiano dà la sistemazione definitiva costruendo un complesso e omogeneo
sistema di spazi pubblici (foro, basilica e biblioteca), commerciali (mercato) e religiosi (tempio
dell'imperatore) che culminano nell'esaltazione del proprio operato militare e dell'esercito (statua
equestre dell'imperatore, colonna istoriata e fregi raffiguranti le vittoriose campagne militari
intraprese).

Invece, gli imponenti archi trionfali che vengono eretti sulle vie principali delle più importanti città
dell'impero celebrano il ritorno vittorioso di imperatori e generali: con la loro monumentale
presenza devono testimoniare le ricchezze raccolte durante le campagne militari e ricordare, anche
nelle città più lontane, la forza dell'esercito romano.

Nell'epoca tardoantica assistiamo al progressivo declino economico e politico delle principali città.
La graduale perdita del controllo del Mediterraneo e dei possedimenti africani e spagnoli e il
bisogno di ribadire il dominio sulle province germaniche e dalmatiche (dove più numerose sono le
ribellioni, e cresce la minaccia dei sempre più consistenti movimenti migratori di popolazioni
nomadi) portano a spostare l'asse dell'impero più a nord. Dopo mille anni Roma perde il ruolo di
capitale, suddiviso ora fra quattro città: Treviri, Milano, Sirmio e Nicomedia diventano sedi delle
corti imperiali e della burocrazia statale.

Il modello urbanistico su cui si sviluppano le nuove capitali non è innovativo: il palazzo imperiale,
il foro, il circo, la zecca costituiscono il fulcro del tessuto urbano. La crisi economica e la
preoccupazione per la situazione generale limitano però il carattere monumentale, accentuando
invece l'aspetto familiare e difensivo. Diventano necessarie torri e mura, di cui pochi anni prima si
era dotata la stessa Roma.

L'affermazione del cristianesimo e il suo riconoscimento ufficiale portano anche alla diffusione di
nuovi luoghi di culto, molto diversi dai tradizionali templi romani. Le basiliche cristiane, che
ereditano alcuni elementi strutturali dagli edifici pubblici romani, caratterizzano le nuove città fino
a diventare un elemento centrale intorno a cui, nel Medioevo, il tessuto urbano tenderà a
organizzarsi, così come accadeva nella città antica con la piazza del mercato e il foro. La basilica

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cristiana diventa anche simbolo del potere che la Chiesa assume in seno all'impero. In quest'epoca
Milano assume un'importanza economica, nel contesto dei traffici commerciali con il nord Europa,
che manterrà per tutto il Medioevo.

La costruzione da parte dell'imperatore Costantino di una nuova capitale sul Bosforo, a cavallo tra
Europa e Asia, ribadisce lo spostamento politico dell'impero verso un asse differente. La città,
Costantinopoli, unisce ad un grandioso apparato di difesa il tradizionale senso monumentale.
Sappiamo che, per abbellire i palazzi e dare un'impressione di continuità storica e ideale con la
tradizione di Roma, Costantino spogliò la vecchia capitale di marmi, arredi e monumenti dal forte
valore simbolico. Giustiniano, per ribadire che Costantinopoli era la capitale cristiana dell'impero,
vi fece erigere la grandiosa basilica di Santa Sofia, la cui cupola domina ancora la città.

La “Nuova Roma”, come venne battezzata, divenne ricca e cosmopolita: infatti, all'originario
nucleo di abitanti formato da funzionari e militari, prevalentemente di origine greca, si
associarono ben presto politici e mercanti delle più svariate etnie e culture, fra cui slavi, germanici
ed ebrei. Le vantaggiose condizioni fiscali e lo statuto particolare di cui Costantinopoli godeva ne
assicurarono la fioritura artistica ed economica, facendone il nuovo crocevia dei commerci e della
cultura.

La fine dell'impero e delle strutture di controllo territoriale, militare, burocratico ed economico a


esso connesse, e l'insediamento stabile in Europa di popolazioni nomadi extraeuropee, estranee
alla cultura romana, porta nel volgere di pochi secoli a un cambiamento radicale anche per le città.
La civiltà classica vedeva nella città il fulcro della propria organizzazione politica e sociale; i nuovi
popoli, invece, sono organizzati in tribù e hanno una struttura sociale meno diversificata di quella
romana. Dopo il lento declino dell'epoca tardoantica dovuto sia al progressivo affievolirsi
dell'intensità degli scambi commerciali a lunga distanza sia al minor controllo sulle campagne, da
cui dipendeva la sua sussistenza, la città, nei secoli VI e VII, perde importanza. Prive di funzioni
politiche e burocratiche precise, le città s'impoveriscono e vengono in parte abbandonate. Inoltre,
senza una classe dirigente in grado di coordinare lavori di manutenzione, reperire fondi e materie
prime e con la perdita di capacità tecniche e di funzioni artigianali specialistiche, le complesse
strutture che caratterizzavano i centri romani (terme, acquedotti, condutture, strade, ponti) si
deteriorano rapidamente cadendo in rovina. In molti casi si aggiungono saccheggi e distruzioni, ad
opera, spesso, degli stessi abitanti che tentano di recuperare materiale edilizio in una situazione di
regressione o totale paralisi dei mercati e di irreparabilità delle materie prime. È questo il caso di
Roma.

Dopo una lunga crisi politica, durante la quale la vecchia capitale poteva contare solo sulla
presenza di un senato senza precise prerogative, nel 410 viene saccheggiato dai goti e la perdita
della sua sacra inviolabilità conferma il disfacimento inarrestabile dell'impero. Solo nel secolo VII
la città comincia a riorganizzarsi, grazie alla presenza della Chiesa che, nel vuoto politico, si
definisce a poco a poco come la nuova forza in grado di restituirle il ruolo di capitale. La funzione
assunta negli equilibri fra i vari stati romano-barbarici assicura alla città un certo peso economico
e politico, anche in virtù dell'importante patrimonio fondiario della Chiesa e della capillare rete di
rapporti su cui poteva contare. La decadenza monumentale di Roma si accompagna così alla sua
riorganizzazione come centro di potere: impoverita ma vitale.

Molte città costruite sul mare diventano, invece, insicure per il diffondersi della pirateria. D'altra
parte la regressione degli scambi commerciali per mare, trasforma profondamente la loro struttura
economica, tanto che si assiste spesso, anche per la perdita delle necessarie tecniche di
manutenzione, all'insabbiamento di molti porti e a uno spostamento dei centri abitati verso
l'interno o in zone più riparate. Venezia nasce invece dal movimento verso la costa – in una zona
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lagunare, quindi più protetta e meglio difendibile – delle popolazioni di Aquileia e della bizantina
Ravenna, minacciate dall'avanzata longobarda. Non si può inoltre non menzionare la crisi
demografica che colpisce l'Europa, causata da invasioni, guerre, pestilenze e carestie. Le città
sopravvissute si riducono di estensione. Significativa è la sorte di Spalato, che si sviluppa
all'interno dei resti del palazzo imperiale, di cui utilizza le mura come una cittadella adattando le
preesistenti strutture alle nuove esigenze abitative. Ciò testimonia non solo la riduzione
demografica ma anche i problemi di approvvigionamento dei materiali da costruzione.

L'aristocrazia, secondo una tendenza già in atto dal periodo tardo antico, si ritira nelle campagne
per controllare meglio la produttività delle terre e difenderle da incursioni e razzie. La
disgregazione di un'unità statuale e l'effettiva mancanza di un controllo forte dei nuovi regni
frammenta il territorio in piccole unità di fatto indipendenti e scarsamente comunicanti, gravitanti
intorno al castello do ve risiede il signore. Vicino a questo nucleo si può formare un borgo o un
villaggio in cui si concentrano le principali attività artigianali, essenzialmente al servizio del
signore. Il castello all'occorrenza può ospitare al suo interno la popolazione contadina,
fondamentale manodopera per le terre del signore.

La città mantiene invece un ruolo fondamentale nel mondo arabo, dove la fitta rete commerciale
marittima e terrestre, che in gran parte di sostituisce a quella romana, resta imperniata sui nuclei
urbani e sui suoi mercati. Molte città arabe si sviluppano su nuclei già importanti in epoca
imperiale, vedi Alessandria, Damasco o Gerusalemme. Numerose sono anche le città di nuova
fondazione, destinate per la loro ricchezza e vivacità a entrare rapidamente nell'immaginario della
narrativa occidentale e del mondo mercantile, come Baghdad, Il Cairo o Samarcanda. Mantenendo
l'aspetto formale di molte città dell'Oriente antico, questi centri si presentano come fitti
agglomerati di case protetti da alte mura. Caratteristica la presenza di moschee, alle quali spesso
sono collegate scuole coraniche; bagni pubblici e caravanserragli, luoghi di sosta per le carovane di
mercanzie che si spostano da una città all'altra. Baghdad, a testimonianza della fioritura e
dell'importanza di molte di queste città, nel secolo XII raggiunse probabilmente il milione di
abitanti.

Medioevo
Durante il Medioevo europeo, una città era tanto un'entità
politica quanto una raccolta di case. La residenza cittadina
portava alla libertà dai tradizionali doveri rurali verso il
signore e verso la comunità: in Germania c'era il
detto"Stadtluft macht frei" ("L'aria della città rende liberi").
Nell'Europa continentale non erano infrequenti le città con
una loro propria legislazione, con le leggi cittadine che
costituivano un codice separato da quello per le campagne, e il
signore cittadino spesso differiva da quello del territorio Lubecca
circostante. Nel Sacro Romano Impero, cioè la Germania
medioevale e l'Italia, alcune città non avevano altro signore
che l'imperatore.

In casi eccezionali, come quelli di Venezia, Genova o Lubecca,


le città stesse divennero stati potenti, che a volte prendevano
sotto il loro controllo le aree circostanti, oppure stabilivano
estesi imperi marittimi, sebbene questo possa aver talvolta Genova
impedito il successivo sviluppo di un ampio Stato nazionale

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con la sua economia. Simili fenomeni si ripeterono anche


altrove, come è il caso di Sakai, che godette di una
considerevole autonomia nel Giappone tardo medioevale.

Nel corso del secolo IX, parallelamente alla formazione di


grandi monarchie nazionali, alcune città diventano il centro di
riferimento economico e burocratico delle nuove formazioni
territoriali e si abbelliscono di palazzi, chiese e cattedrali
monumentali grazie alla rinnovata fioritura economica
(surplus economico; movimento di materiali e materie prime; Aquisgrana

tecniche artigianali diversificate), alla volontà dei sovrani di


rendere tangibile la propria ricchezza e, nel caso di
Aquisgrana, capitale del regno carolingio, di creare una città in
grado di apparire ideale erede di Roma.

Prende allora avvio un processo di rinascita economica basata


sull'affermazione graduale in tutta Europa del nuovo modello
sociale e produttivo feudale che, a partire dal secolo X,
accompagnato dalla crescita demografica spiegabile con le
migliori condizioni di vita e la fine della grandi ondate Amburgo
migratorie e delle devastazioni a esse connesse, crea le
condizioni per un nuovo fenomeno di urbanizzazione. Molte
città, semi abbandonate o cadute in rovina, vengono ampliate,
come mostrano le nuove cinta murarie, e si arricchiscono di
botteghe artigiane, manifatture e nuove strutture, come i
palazzi pubblici che fungono da sedi dei governi locali, il
palazzo vescovile, gli spazi coperti per gli scambi commerciali,
le sedi delle varie corporazioni di mestiere e delle compagnie
mercantili e le banche.
Danzica
Bologna, Parigi, Pavia e Napoli inaugurano centri di studio
laici, le università, che testimoniano l'esigenza per le nuove
realtà urbane e statuali di una burocrazia e di un ceto di specialisti preparati. Edifici pubblici,
chiese e cattedrali imponenti necessitano del lavoro di abili maestranze e impiegano per le
decorazioni materiali pregiati. La crescita di queste città, sostenuta dal forte incremento
demografico, arrestato solo dalle epidemie del secolo XIV, è costante e spesso caotica e non
permette pianificazione urbanistica, se non una parziale e non organizzata divisione in aree della
città per arti e mestieri. Queste nuove città hanno uno sviluppo verticale e le abitazioni possono
raggiungere parecchi piani di altezza. Nascono le case-torre delle famiglie aristocratiche, sorta di
castello in città, come Bologna, Pavia e San Gimignano. Torri pubbliche, guglie e campanili
dominano la città per fermare e mostrare la forza e la ricchezza di chi li ha eretti.

Lo sviluppo economico e la diversificazione delle attività produttive all'interno delle città e fra città
diverse permette, nel corso del secolo XIII, il definitivo consolidamento in tutta Europa
dell'esperienza urbana. Il tipo di città che si diffonde è destinato a restare pressoché immutato
almeno fino alla rivoluzione industriale. Anche il territorio tende ad acquisire le caratteristiche
morfologiche che si manterranno sino a tempo recenti, vale a dire l'organizzazione intorno ai
centri abitati che tuttora persistono. Nell'Italia centrale si forma un sistema di città-stato basato su
un'economia di tipo prevalentemente mercantile, ma in ogni caso ben connessa al controllo

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agricolo del territorio circostante, che ricorda, anche per le esperienze di governo di tipo
oligarchico allargato e talvolta comunitario, molte città-stato del mondo antico. Firenze, Lucca,
Pisa e Siena sono le protagoniste di questa fase storica.

Lo stesso fenomeno si sviluppa nell'Europa del Nord, dove si forma una vera e propria lega
mercantile fra città del Mar Baltico e della Bassa Germania (cosiddette “anseatiche”, perché già
unite in una lega mercantile chiamata Hansa). Amburgo, Brema, Lubecca, Danzica e Riga animano
una densissima rete di scambi commerciali che consolida lo sviluppo urbano di tutto il Nord
Europa. Allo stesso modo si affermano città come Gand e Bruges nelle Fiandre, al centro di
un'importante zona di produzione e lavorazione di tessuti pregiati, o come Troyes in Francia e
Francoforte in Germania, sedi di note fiere commerciali. Il contenimento, grazie alle nuove
monarchie nazionali, dell'espansione militare araba e l'interesse a stabilire contatti commerciali
con quel mondo e, attraverso di esso, con i mercati orientali riaprono il Mediterraneo ai traffici
europei, avviando il rilancio di molte città costiere. Amalfi, Genova, Pisa e Venezia ritornano a
“colonizzare” il Mediterraneo, creando una rete commerciale di grande importanza e fondando
nuovi centri. La ricchezza accumulata dalle classi dirigenti permette un notevole sviluppo artistico,
come nel caso di Venezia o Pisa.

Età moderna
La nascita della prospettiva rinascimentale in pittura, la
rivoluzione copernicana e la scoperta delle Americhe hanno
modificato la percezione dello spazio e del tempo della civiltà
occidentale. Queste rivoluzioni scientifiche e artistiche hanno
influito sullo sviluppo della modernità, soprattutto a partire
dal XVIII secolo. L’espansione del capitalismo ha imposto una
generalizzazione a livello mondiale di un unico sistema
temporale, e una sua divisione precisa in ore e minuti, sia per
poter definire univocamente gli orari e gli itinerari dei sistemi
di trasporto, sia per poter uniformare la vita pubblica, sia
anche per misurare esattamente le giornate lavorative. La
correlata accelerazione dei processi produttivi, della Berlino
tecnologia e della vita sociale ha trasformato anche gli spazi
delle città, trasformando decisamente la natura delle relazioni
sociali che in tali spazi si erano intessute. Il programma
illuminista in senso ampio aspira a una geometrizzazione
sempre più spinta degli spazi, e queste ha conseguenze di
importanza capitale anche nel modo in cui gli stati nazionali
moderni si autorappresentano: in particolare, sempre di più,
questi stati si percepiscono come dotati di territori esclusivi
rispetto agli altri stati, e separati da essi da confini sempre più Vienna

rigidi e a forma di linea. Questa rappresentazione dello stato


nazionale, che è particolarmente diffusa nel momento della
sua ascesa e dominanza, tra la seconda metà del settecento e gli inizi del novecento, ha come scopo
anche quello di creare l’unità nazionale in maniera verticale, mettendo in relazione e in un certo
senso omologando tutte le classi: dagli aristocratici ai contadini, passando per i ceti mercantili,
tutti possono e devono appartenere a una tradizione comune, fatta non solo di un linguaggio
comune, ma anche di miti, di riti, di monumenti e di spazi comuni. E le grandi città europee, in
particolar modo le capitali, sono pienamente solidali a questo progetto.

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I palazzi adibiti alle funzioni pubbliche diventarono veri e


propri monumenti e simboli della narrazione nazionale e la
città fu concepita come uno strumento di integrazione
gerarchica attorno a questi spazi pubblici densi e spettacolari
che, a seconda dei casi, potevano integrarsi con episodi
rilevanti della città antica e medievale (è chiaro come
soprattutto in Italia questo pregresso costituiva un vincolo
importante), oppure, al contrario, mobilitavano gli artisti e gli
Pechino
architetti dell’epoca per creare testimonianze illustri del
carattere innovativo della modernità. Questi spazi pubblici,
d’altra parte, volevano anche manifestare l’esigenza educativa di sviluppare una cultura sempre
più comune ai cittadini: i primi grandi musei d’Europa, nel corso dell’ottocento, sono infatti dei
lasciti del potere ai cittadini, collocati strategicamente nei luoghi simbolicamente centrali delle
capitali (come avviene soprattutto a Parigi, Berlino, Vienna).

Agli inizi della modernità, le città erano in massima parte molto piccole, tanto che nel Cinquecento
solo circa due dozzine di località nel mondo ospitavano più di 100.000 abitanti: ancora nel
Settecento ce n'erano meno di cinquanta, una quota che sarebbe poi salita a 300 nel Novecento.
Una piccola città del primo periodo moderno poteva ospitare solo 10.000 abitanti e le cittadine
ancora di meno. Mentre le città-stato del Mar Mediterraneo o del Mar Baltico iniziarono a
decadere a partire dal XVI secolo, le maggiori capitali d'Europa iniziarono a beneficiare
dell'esplosione del commercio globale che era seguita all'emergere di un'economia atlantica,
alimentata dall'argento del Perù e della Bolivia. Nel XVIII secolo, Londra e Parigi raggiunsero e poi
superarono le grandi città extraeuropee di Baghdad, Pechino, Istanbul e Kyoto.

Lo sviluppo della moderna industria a partire dalla fine del XVIII secolo produsse massicce
urbanizzazioni e portò alla crescita di nuove grandi città, sia in Europa sia nelle Americhe sia nelle
altre parti del mondo: le nuove opportunità producevano infatti un alto numero di immigranti
dalle comunità rurali nelle aree urbane. Oggi circa metà della popolazione mondiale è urbana, con
milioni di persone che ogni anno continuano a riversarsi nelle città in crescita dell'Asia, dell'Africa
e dell'America Latina.

Agglomerati urbani

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Data Prima città Seconda città Terza città Quarta città Quinta città
2.000 Mohenjo-Daro: 40.000 Menfi: 30.000 Nippur: 20.000
Uruk: 80.000 ab. Ur: 65.000 ab.
a.C. ab. ab. ab.
1.300 Zhengzhou: Babilonia: 60.000
Menfi: 50.000 ab. Tebe 50.000 ab. Assur 30.000 ab.
a.C. 100.000 ab. ab.
1.000 Pi-Ramses: Babilonia: 60.000 Menfi: 50.000
Hao: 50.000 ab. Tebe 50.000 ab.
a.C. 120.000 ab. ab. ab.
800 Nimrud: 50.000
Hao: 100.000 ab. Ninive: 100.000 ab. Babilonia: 100.000 ab. Tebe 50.000 ab.
a.C. ab.
500 Babilonia: 200.000 Luoyang: 200.000 Atene: 120.000 Siracusa:
Linzi: 200.000 ab.
a.C. ab. ab. ab. 100.000 ab.
323 Cartagine: Alessandria: 300.000 Babilonia: Pataliputra:
Linzi: 300.000 ab.
a.C. 500.000 ab. ab. 200.000 ab. 150.000 ab.
200 Alessandria: Seleucia: 600.000 Pataliputra: 350.000 Roma: 250.000 Antiochia:
a.C. 600.000 ab. ab. ab. ab. 120.000 ab.
1 Alessandria: Antiochia: Chang'an:
Roma: 800.000 ab. Seleucia: 600.000 ab.
a.C. 1.000.000 ab. 500.000 ab. 450.000 ab.
200 Roma: 1.000.000 Luoyang: 420.000 Alessandria: 250.000 Atene: 250.000 Efeso: 250.000
d.C. ab. ab. ab. ab. ab.
400 Roma: 800.000 Jiankang: 500.000 Costantinopoli: Pataliputra: Teotihuacan:
d.C. ab. ab. 350.000 ab. 300.000 ab. 125.000 ab.
Jiankang
500 Luoyang: 500.000 Costantinopoli: Ctesifonte: Pataliputra:
(Nanjing): 500.000
d.C. ab. 500.000 ab. 500.000 ab. 300.000 ab.
ab.
650 Chang'an: Costantinopoli: Luoyang: Kannauj:
Canton: 200.000 ab.
d.C. 400.000 ab. 350.000 ab. 200.000 ab. 120.000 ab.
712 Chang'an: Luoyang: 500.000 Costantinopoli: Canton: Suzhou: 100.000
d.C. 1.000.000 ab. ab. 300.000 ab. 200.000 ab. ab.
800 Chang'an: Baghdad: 700.000 Costantinopoli: Kyoto: 200.000
Luoyang: 300.000 ab.
d.C. 800.000 ab. ab. 250.000 ab. ab.
907 Baghdad: 900.000 Costantinopoli: Kyoto: 200.000 Cordoba:
Luoyang: 200.000 ab.
d.C. ab. 250.000 ab. ab. 200.000 ab.
1.000 Cordoba: 450.000 Kaifeng: 400.000 Costantinopoli: Angkor: Kyoto: 175.000
d.C. ab. ab. 300.000 ab. 200.000 ab. ab.
1.100 Kaifeng: 440.000 Costantinopoli: Marrakech: 150.000 Kalyan: Cairo: 150.000
d.C. ab. 200.000 ab. ab. 150.000 ab. ab.
1.206 Hangzhou: Fez: 200.000 Bagan: 180.000
Cairo: 300.000 ab. Jiankang: 200.000 ab.
d.C. 500.000 ab. ab. ab.
1.300 Hangzhou: Parigi: 228.000
Dadu: 400.000 ab. Cairo: 400.000 ab. Fez: 150.000 ab.
d.C. 430.000 ab. ab.
1.400 Nanchino: 480.000 Vijayanagara: Parigi: 275.000 Hangzhou:
Cairo: 360.000 ab.
d.C. ab. 400.000 ab. ab. 235.000 ab.
1.492 Pechino: 670.000 Vijayanagara: Hangzhou: Tenochtitlán:
Cairo: 400.000 ab.
d.C. ab. 455.000 ab. 250.000 ab. 210.000 ab.
Istanbul
1.530 Pechino: 690.000 Vijayanagara: Cairo: 360.000 Hangzhou:
(Costantinopoli):
d.C. ab. 480.000 ab. ab. 260.000 ab.
410.000 ab.
1.600 Pechino: 700.000 Istanbul: 650.000 Osaka: 360.000 Parigi: 325.000
Agra: 500.000 ab.
d.C. ab. ab. ab. ab.
1.650 Istanbul: 700.000 Pechino: 470.000 Londra: Isfahan: 360.000
Parigi: 455.000 ab.
d.C ab. ab. 410.000 ab. ab.

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1.715 Istanbul: 700.000 Tokyo: 688.000 ab. Pechino: 650.000 ab. Londra: Parigi: 530.000
d.C. ab. 550.000 ab. ab.
1.763 Pechino: 900.000 Londra: 700.000 Istanbul: Parigi: 556.000
Tokyo: 688.000 ab.
d.C. ab. ab. 625.000 ab. ab.
1.783 Pechino: Londra: 950.000 Istanbul: Parigi: 550.000
Tokyo: 688.000 ab.
d.C. 1.100.000 ab. ab. 570.000 ab. ab.
1.812 Pechino: Londra: 960.000 Tokyo: 685.000 Istanbul:
Canton: 800.000 ab.
d.C. 1.100.000 ab. ab. ab. 570.000 ab.
1.824 Londra: 1.379.000 Pechino: 1.350.000 Parigi: 855.000 Tokyo: 788.000
Canton: 900.000 ab.
d.C. ab. ab. ab. ab.
1.848 Londra: 2.363.000 Pechino: 1.648.000 Canton: Tokyo: 788.000
Parigi: 1.314.000 ab.
d.C. ab. ab. 875.000 ab. ab.
1.861 Londra: 2.803.000 Parigi: 1.696.000 Pechino: 1.390.000 New York: Tokyo: 913.000
d.C. ab. ab. ab. 1.174.000 ab. ab.
1.871 Londra: 3.841.000 Parigi: 1.851.000 New York: 1.478.000 Pechino: Vienna:
d.C. ab. ab. ab. 1.130.000 ab. 1.020.000 ab.
1.900 Londra: 6.226.000 New York: Berlino: Chicago:
Parigi: 2.714.000 ab.
d.C. ab. 3.437.000 ab. 1.888.000 ab. 1.698.000 ab.
1.912 Londra: 7.419.000 New York: Chicago: Berlino:
Parigi: 4.550.000 ab.
d.C. ab. 4.767.000 ab. 2.185.000 ab. 2.071.000 ab.
1.923 New York: Londra: 7.554.000 Tokyo: Berlino:
Parigi: 4.850.000 ab.
d.C. 7.740.000 ab. ab. 4.490.000 ab. 4.024.000 ab.
1.938 New York: Londra: 8.099.000 Parigi: Berlino:
Tokyo: 6.370.000 ab.
d.C. 12.588.000 ab. ab. 6.000.000 ab. 4.339.000 ab.
1.945 New York: Londra: 7.988.000 Tokyo: Chicago:
Parigi: 5.850.000 ab.
d.C. 13.479.000 ab. ab. 3.490.000 ab. 3.397.000 ab.
1.950 New York: Tokyo: 11.275.000 Shanghai: Parigi: 5.424.000
Londra: 8.361.000 ab.
d.C. 12.338.000 ab. ab. 6.066.000 ab. ab.
1.962 Tokyo: 16.680.000 New York: Parigi: Buenos Aires:
Londra: 8.200.000 ab.
d.C. ab. 14.160.000 ab. 7.260.000 ab. 6.600.000 ab.
1.975 Tokyo: 26.620.000 New York: Città del Messico: Osaka: San Paolo:
d.C. ab. 15.880.000 ab. 10.690.000 ab. 9.840.000 ab. 9.610.000 ab.
1.991 Tokyo: 32.530.000 New York: Città del Messico: San Paolo: Mumbai:
d.C. ab. 16.090.000 ab. 15.310.000 ab. 14.780.000 ab. 12.310.000 ab.
2.010 Tokyo: 35.470.000 Città del Messico: Mumbai: 20.040.000 San Paolo: New York:
d.C. ab. 20.690.000 ab. ab. 19.580.000 ab. 19.390.000 ab.

Concezioni moderne

Approccio tradizionale
Per lungo tempo è stata accettata e adottata una definizione lineare universale delle città; ma dato
che questo approccio ha difficoltà nello spiegare una serie di aspetti della vita urbana, tra cui la
diversità tra le città, sono state cercate nuove vie. Nacque così una nuova definizione, influenzata
dal pensiero post-strutturalista: l'uso del concetto di spazio è possibile non solo per colmare le
lacune della vecchia definizione, ma per rimpiazzarla completamente. Tre caratteristiche sono
state identificate per definire una città: il numero di abitanti nell'area considerata (densità di
popolazione), la rete di collegamenti, oltre a un particolare stile di vita. Nessuno di questi aspetti
da solo può fare di un luogo una città.

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Fino a poco tempo fa le città venivano analizzate quasi esclusivamente come fossero parti a sé
stanti in progressione lineare. A cominciare dalle città-stato in Grecia, questo approccio veniva
applicato su ogni città in ogni luogo e si credeva fosse solo una questione di tempo prima di
arrivare allo stadio successivo lungo il percorso di sviluppo predefinito. Per ogni stadio si
identificava un luogo esemplare. Passo dopo passo, da Atene a Venezia, poi a Londra fino a Los
Angeles, definita come l'ultimo stadio della città postmoderna. Ma un simile approccio vede ogni
urbe come una singola entità statica, e può studiarne gli aspetti svincolati dallo spazio e dal tempo.
Ciò conduce a un costrutto teorico con ben poche connessioni all'aspetto reale della questione, che
viene considerato semplicemente come fonte di esempi poco limpidi. A dispetto delle evidenti
controindicazioni questo metodo è ancora comune tra studiosi e scrittori.

Difetti del metodo


Nonostante la sua diffusa accettazione, questo approccio tradizionale alle città possiede seri difetti.
In primo luogo, non considerandone l'ultimo stadio, era completamente eurocentrico. Si pensava
che ogni città del mondo potesse essere paragonata a uno degli stadi passati di una città europea.
In secondo luogo non esisteva una spiegazione concreta di come e quando avvenissero i
cambiamenti, di come si raggiungesse uno stadio successivo nella linea evolutiva. Sembrava non
fosse necessario seguire i cambiamenti di una città, bastava rivolgere l'attenzione su di un altro
esemplare. In terzo luogo, la visione svincolata delle città pone dei problemi. Implica che la storia,
la cultura e i collegamenti di un luogo non lo influenzino, il che è quantomeno discutibile. Alcuni
pensatori sostengono che una storia che ignori i collegamenti è necessariamente incompleta.
Quarto, l'approccio tradizionale non definisce cosa costituisce una città. Non è chiaro perché un
luogo venga definito città mentre un altro no. Lewis Mumford nel 1937 sostenne una dimensione
sociale, descrivendo le città come plessi geografici. Infine, vedere le città come corpi singoli non
coglie la moderna concezione, che sostiene che esiste più di una storia per un luogo. La città di un
aristocratico differirà certamente da quella di uno schiavo. Questo riflette altresì lo spostamento
dalla singola storia della élite dei potenti a una percezione multidimensionale della storia. La
nozione dei ritmi cittadini è stata introdotta per evidenziare i diversi aspetti della vita cittadina.

Un approccio moderno
Come approccio alle città, l'attuale pensiero urbano si ripromette di soddisfare queste esigenze. La
nuova percezione della città è dovuta soprattutto a una maggiore attenzione alle connessioni del
sistema-città e alle sue divisioni interne. Usando questo nuovo pensiero spaziale si può
comprendere come molteplici aspetti del pensiero tradizionale manchino di una spiegazione
soddisfacente. Un aspetto decisivo del pensiero spaziale riguarda le connessioni della città. Ciò
permette di spiegare il carattere unico di un determinato luogo. I siti vengono visti in
interconnessione con una rete culturale, economica, commerciale o storica, e non trattano allo
stesso modo tutti gli agglomerati urbani. Quindi, mentre Londra e Tokyo sono collegate da un
punto di vista economico attraverso la borsa, Stoccolma e Graz lo sono attraverso il legame
culturale di Capitale Europea della Cultura.

Queste reti si sovrappongono e si concentrano nelle città. Presumibilmente tale concentrazione di


reti crea un feeling unico in un luogo. Le suddette reti, comunque, non collegano solo le città fra di
loro, ma anche con i loro dintorni. La nozione di "impronta cittadina" riflette l'idea che la città da
sola non sia sostenibile: dipende dai prodotti dei dintorni, necessita di collegamenti commerciali e
connessioni per la viabilità economica. Osservando le reti diviene possibile spiegare l'ascesa e la

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caduta delle città. Questo ha a che fare con l'importanza delle connessioni, e può essere ben
illustrato con l'arrivo dei colonizzatori spagnoli nelle Americhe. In breve tempo le connessioni con
Madrid divennero più importanti di quelle con l'antica capitale Tenochtitlán.

La concentrazione delle reti nelle città può essere usata come spiegazione per l'urbanizzazione. È
l'accesso a determinate reti che attrae le persone. Così come varie reti si uniscono spazialmente in
un'area delimitata, la popolazione si riunisce nelle città. Allo stesso tempo questa concentrazione
di persone implica l'introduzione di nuove reti, come i collegamenti sociali, e aumenta la creazione
di nuove possibilità all'interno delle città. I movimenti sociali urbani sono uno dei diretti risultati
di questa possibilità di creazione di nuove connessioni. È l'apertura verso nuove connessioni a
rendere le città sia attraenti che - fino a un certo punto - imprevedibili.

Un altro aspetto importante del pensiero urbano moderno è l'osservazione delle divisioni interne
alla città. Questa differenziazione interna è collegata alle connessioni esterne della città. Essendo
luoghi di incontro della storia, le città sono ibride ed eterogenee. Sono ibride perché le connessioni
che uniscono i luoghi sono bilaterali, e implicano un dare e ricevere in ambedue le direzioni. Sono
eterogenee per il dinamismo delle città. I nuovi incontri sono processi in divenire, in cui le
relazioni sociali e le differenze vengono costantemente negoziate e delineate, riflettendo il potere
disuguale coinvolto.

Né le differenziazioni interne né le connessioni e le reti di un luogo definiscono da sole una città.


Le divisioni interne sono causate da collegamenti esterni, ma allo stesso tempo i collegamenti
verso l'esterno aprono la possibilità di nuove divisioni sociali. Divisioni e connessioni sono
intrecciati in ogni città, e si può approcciare la complessità delle città solo considerando ambedue
gli aspetti del pensiero spaziale. L'immigrazione illustra efficacemente questa interconnessione
delle reti esterne e delle divisioni interne. Le reti concentrate nel cuore della città attraggono gli
immigranti. Al suo arrivo il nuovo venuto porta con sé le sue storie, estendendo nuove reti e
rafforzando quelle esistenti. Allo stesso tempo la sua storia offre opportunità per identificarsi o
similmente per escluderlo. Divisione e collegamento viaggiano mano nella mano. Il pensiero
urbano moderno, influenzato dal pensiero post-strutturalista, piuttosto che sradicare queste
tensioni e contraddizioni dal costrutto teorico, spiega ambedue gli aspetti. I corpi statici universali
sono soppiantati da reti multidimensionali, che consentono fluidità e dinamismo.

Le città globali
Le città globali sono il centro di snodo per commerci, finanza,
attività bancarie, innovazioni e sbocchi economici. Il termine
"città globale", che differisce da "megalopoli", fu coniato da
Saskia Sassen in un seminario di lavoro del 1991. Se
"megalopoli" si riferisce a città di enormi dimensioni, una
"città globale" è invece una metropoli di gran potere o
influenza. Le città globali, secondo la Sassen, hanno molto più
in comune le une con le altre che con le città coesistenti nella
medesima nazione. Tokyo si perde all'orizzonte

La nozione riguarda il potere della città creato al suo interno.


È vista come un vero e proprio contenitore dove vengono concentrate abilità e risorse e la città con
più successo è proprio quella che riesce a incanalarne una gran parte. Questo la rende più potente
in termini di influenza su quel che avviene nel mondo. Seguendo quest'ottica è possibile

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suddividere le metropoli del mondo gerarchicamente (John Friedmann and Goetz Wolff, "World
City Formation: An Agenda for Research and Action", International Journal of Urban and
Regional Research 6, no. 3 (1982): 319.).

Chi critica tale considerazione punta sulla differenza di ambiti del potere. Il termine "città globale"
si focalizza sull'economia. Città come Roma invece sono potenti da un punto di vista religioso e
storico. Inoltre, c'è chi ha avuto da ridire sul fatto che una città in sé potesse esser vista quasi come
fosse un attore.

Nel 1995 Kanter introdusse una nuova teoria, ovvero che le città di successo possono essere
identificate da tre fattori. Una città deve essere un'abile pensatrice (idee), buona creatrice
(competenza) o un'abile commerciante (rete di mercati). L'interscambio tra questi tre elementi
dimostra che le buone città non sono progettate ma gestite.

Effetti sull'ambiente
È noto che le città moderne creano un proprio microclima. La causa di ciò è la diffusione nelle
stesse di ampie superfici rigide che si scaldano al sole e che incanalano l'acqua piovana in condotti
sotterranei. Per questo il clima è spesso più ventoso e più nuvoloso di quanto non sia nella
campagna circostante. D'altro canto, poiché tali fenomeni tendono a riscaldare le città rispetto alle
campagne (formando il cosiddetto scudo termico cittadino, o isola termica cittadina), i tornado
aggirano spesso gli agglomerati urbani. Inoltre i paesi o le cittadine possono causare effetti
meteorologici di un certo rilievo legati alle correnti d'aria.

I rifiuti e le fognature sono due problemi rilevanti per le città, così come l'inquinamento dell'aria
proveniente dai motori a combustione interna (v. anche trasporto pubblico). L'impatto delle città
su altri luoghi, siano questi l'hinterland o luoghi più remoti, viene considerato nel concetto di
impronta ecologica della città.

La "città interna"
Negli USA e in Gran Bretagna il termine città interna viene usato in alcuni contesti per definire
un'area, quasi un ghetto, in cui gli abitanti sono meno istruiti e benestanti e dove il tasso di
criminalità è più elevato. Tali connotazioni sono meno comuni negli altri Paesi occidentali, dove
aree depresse si riscontrano in parti diverse degli agglomerati urbani. E in effetti si può assistere al
fenomeno inverso, con l'afflusso di popolazione alto-borghese in aree centrali della città,
originariamente di basso livello (questo fenomeno in inglese viene definito gentrificazione) - per
esempio in Australia la denominazione suburbano esterno si riferisce a persona poco sofisticata
nei modi e nel livello culturale. A Parigi il centro della città è la parte più ricca dell'area
metropolitana, dove le abitazioni sono più care e dove vive la popolazione a più elevato reddito.

In particolar modo negli USA è diffusa una cultura di anti-urbanizzazione, che alcuni fanno risalire
a Thomas Jefferson, che scrisse che "Le folle delle grandi città contribuiscono al supporto del puro
governo come le piaghe aiutano la forza di un corpo umano". Parlando degli uomini d'affari che
portavano le industrie manifatturiere nelle città, incrementando quindi la densità di popolazione
necessaria per fornire forza lavoro, scrisse "i produttori delle grandi città ... hanno generato una
tale depravazione nella morale, una tale dipendenza e corruzione che li rendono un'aggiunta
indesiderabile a un Paese la cui morale è solida". L'attitudine anti-urbana moderna si ritrova negli

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Stati Uniti sotto forma di una pianificazione che continua a impegnare aree suburbane a bassa
densità di popolazione, nelle quali l'accesso alle attività per il tempo libero, al lavoro e agli acquisti
viene fornito quasi esclusivamente attraverso l'uso dell'auto, e non a piedi.

Esiste comunque un movimento crescente nel Nordamerica chiamato "Nuovo Urbanismo", che
sostiene un ritorno ai metodi tradizionali di pianificazione urbana, nei quali una gestione a zone di
tipo misto consenta agli abitanti di accedere camminando da un tipo di uso dello spazio a un altro.
L'idea di fondo è che gli spazi abitativi, dedicate agli acquisti, agli uffici e alle attività ricreative
siano disponibili a breve distanza, riducendo la richiesta di strade carrozzabili e quindi
aumentando l'efficienza e la funzionalità del trasporto pubblico.

La città collettiva
Nella città contemporanea esistono corpi collettivi in opposizione ad un sistema sociale e politico,
che hanno visivamente immaginato e rappresentato un'alternativa che incarna, nella forma stessa
del collettivo un modello più partecipativo. Partecipare ha nella sua etimologia due parole di
origine latina: pars (parte) e capere (prendere) e significa appunto prendere attivamente parte a
qualcosa di più grande della propria persona, come una comunità ad esempio, senza conoscere
necessariamente da chi questa sia formata. Le singolarità qualunque[2], come le chiama Giorgio
Agamben, sono in grado di formare nuovi tipi di comunità alle cui basi non sussistono
appartenenze regolate da identità, razza, ceto, sessualità e da tutte quelle altre categorie che hanno
permesso fino ad oggi allo Stato democratico-spettacolare di articolare il proprio controllo sulla
società.

Città artistica
Ricostruendo una breve prospettiva storica dell'intervento artistico nello spazio urbano,
subordinatamente al suo coinvolgimento con il corpo collettivo e plurale della città e non alla
collocazione di un manufatto in una piazza, non ci stupiremmo di osservare come un elemento
ricorrente riguardi l'estrazione sociale di chi rivendica un "diritto alla città" o anche più
semplicemente "all'abitabilità". Citando alcuni esempi, dai rom del campo nomadi di Alba di
Constant Anton Nieuwenhuys, ai senzatetto di If you lived here di Martha Rosler, vediamo chi
espone la propria nuda vita alla dimensione pubblica dello spazio e alle sue implicite
privatizzazioni, che ripropone quel conflitto, quello spazio agonistico, sul proprio corpo, dove le
limitazioni esistenti nella sfera pubblica si fanno palesi. "I senza casa sono i migliori indicatori di
quanto "pubblico" un dato spazio sia"[3] e tanto più i segni di questa urgenza si sono dimostrati
nell'estetica della loro gravità, quanto la passività della popolazione è stata forte rispetto alla
possibilità di negoziazione che la città post-industriale offriva. Le intuizioni dei Situazionisti, dalla
psico-geografia alla deriva, passando per détournement, che nel loro slancio topico erano i sintomi
delle problematiche insite nel modernismo, sono tornati per mano degli artisti come strumenti di
una negoziazione non più solo possibile, ma necessaria. L'eredità situazionista pare essere stata
resa operativa nella città vissuta, non più come un destino ineluttabile, ma come uno spazio
lavorativo/operativo a portata dell'abitante.

Cenni storici
Alla fine degli anni 60, parlando del binomio spazio-potere e rivolgendo la sua analisi alla città
come scenario preferenziale di tale atteggiamento Michel Foucault dichiarava "l'ossessione attuale
è lo spazio"[4]. Nel 1972, Henri Lefebvre pubblica Spazio e politica che si colloca al seguito delle sue
riflessioni precedenti la città, affermando un'urgenza rispetto a quella che definisce "la crisi della

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realtà urbana". In questo testo Lefebvre afferma: "La città è un'opera, nel senso di un'opera d'arte.
Lo spazio non è solo organizzato e istituito, è anche modellato, appropriato da questo o quel
gruppo sociale, secondo le sue esigenze, la sua etica e la sua estetica, cioè la sua ideologia"[5]. Con
queste parole il sociologo francese prefigura quello che sarebbe stato di lì a poco il campo di
operazione preferenziale degli artisti che, prima di altri, cominciano a riflettere sull'importanza del
loro intervento sulla città, sulla sua modificazione funzionalistico economica che la sta
trasformando dal luogo della vita e della sua narrazione a quello del lavoro e della produzione.

I contesti urbani di quegli anni sono all'apice della loro industrializzazione e l'urbanistica incide,
ancora una volta, profondamente sulla segregazione in classi della società, disegnando, sulla scorta
del modello americano, separazioni tra il centro della città, sede del commercio, e la città
circostante, così carica di conflitti potenziali rimasti inespressi. Spingere all'esterno della città nei
suoi sobborghi, il conflitto equivale a privarla della fondante diversità culturale che la costituisce,
attraverso la creazione di spazi e quartieri mono culturali che rispondono alla logica della
lottizzazione capitalista dello spazio pubblico e hanno l'effetto di aumentare la frammentazione
sociale all'interno dello stesso nucleo urbano.

La relazione che corre tra le pratiche artistiche, nel loro attuale rapporto rinnovato con la
collettività e la condizione della città contemporanea, può essere definita attraverso l'opera di
Christoph Schafer "The City is our Factory". L'artista sintetizza il campo di forze che il quartiere di
St. Pauli, ad Amburgo, ha visto nel corso degli ultimi quindici anni, periodo in cui lo spazio
pubblico di questo quartiere periferico della ricca città tedesca, è stato oggetto di due opposte
visioni: da un lato quello speculativo immobiliare da parte delle amministrazioni e delle
multinazionali, dall'altro quello degli abitanti con l'idea di un parco (Park Fiction) che potesse
contenere i loro desideri in quello spazio.

Note
1. ^ Piero Dagradi Carlo Cencini, Compendio di geografia umana, Bologna, Pàtron, 2003.
2. ^ Giorgio Agamben, La comunità che viene, Bollati Boringhieri, Torino 2011, p. 51.
3. ^ W. Grasskamp, Art and the City, In Bubmann Klaus e Koening Kasper, Contemporary
sculpture, Project in Munster, 1997, p. 18.
4. ^ M. Foucault, Eterotopia Luoghi e Non-Luoghi Metropolitani, Mimesis, Milano, 1997, pag. 14
5. ^ H. Lefebvre, Spazio e Politica, Moizzi editore, Milano 1976 pag. 71

Bibliografia
Enrico Guidoni, La città europea. Formazione e significato dal IV al XI secolo, Milano, Electa,
1970.
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Franco Ferrarotti, "Spazio e convivenza. Come nasce la marginalità urbana", 2009, Armando,
Roma.
Roberto Antonelli, Maria I. Macioti (a cura di), Metamorfosi. La cultura della metropoli, Viella,
Roma 2012
Enrico Guidoni, La città dal Medioevo al Rinascimento, Roma, Electa, 1981.
E. A. Gutkind, International History of City Development, Londra, 1974/1972.
Mario Morini, Atlante di storia dell'urbanistica: dalla preistoria all'inizio del secolo 20, Milano,
Hoepli, 1963.
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edizioni, Milano, 1995, pp. 83–104.
Sonia Paone, Città in frantumi. Sicurezza, emergenza e produzione dello spazio,
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Anna Lazzarini, "Il mondo dentro la città. Teorie e pratiche della globalizzazione", Milano,
Bruno Mondadori, 2013.
Gianluca Bocchi, "L'Europa globale. Epistemologia delle identità", Roma, Edizioni Studium,
2014, ISBN 978-88-382-4323-3.
Anna Lazzarini, "Polis in fabula. Metamorfosi della città contemporanea", Palermo, Sellerio
editore, 2011.
Saskia Sassen, "Le città nell'economia globale", Bologna, Il mulino, 2010, ISBN 978-88-15-
13950-4.
John Haywood, "The New Atlas of World History: Global Events at a Glance", London,
Thames & Hudson, 2011, ISBN 978-0-500-25185-0.

Saggi
La città (Wirtschaft und Gesellschaft. Die Stadt), saggio di sociologia di Max Weber
La città (The city. Suggestions for investigation on human behavior in the urban environment),
saggio di sociologia di Robert Park

Voci correlate
Urbanizzazione
Deurbanizzazione
Urbanistica
Fauna urbana
Titolo di città
Cittadina
Grande città
Metropoli
Megalopoli
Città ideale
Città di fondazione
Città globale
Città aziendale
Smart city
Principio di accessibilità
Principio di competitività
Sociologia urbana

Liste
Città del mondo per popolazione
Lista di città per numero di grattacieli
Lista delle maggiori città nei tempi storici
Città murate italiane

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Collegamenti esterni

Città, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.


Città, su thes.bncf.firenze.sbn.it, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
(IT, DE, FR) Città, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
(EN) Città, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
(EN) Città, su The Encyclopedia of Science Fiction.
(FR) All 1M+ major urban areas, su populationdata.net. URL consultato il 19 novembre 2004
(archiviato dall'url originale il 7 dicembre 2004).
(EN) Place Names of Europe, su p.lodz.pl. URL consultato il 19 novembre 2004 (archiviato dall'url
originale il 23 agosto 2000).
(EN) Most populous city of each country, su nationmaster.com (archiviato dall'url originale il 24 ottobre
2005).
(EN) For each country, part of its population that lives in its most populous city (https://web.arch
ive.org/web/20050711080855/http://www.nationmaster.com/graph-T/geo_lar_cit_pop_cap%26i
nt%3D-1) (with some odd figures due to the comparison of data of different years)
(EN) Dictionary of the History of ideas: (https://web.archive.org/web/20060618130138/http://ete
xt.lib.virginia.edu/cgi-local/DHI/dhi.cgi?id=dv1-52) The City
Documento sulla struttura di una città (DOC) , su dau049.poliba.it.
Città, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
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