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Indice

1. Neologismo e neologia................................................................... Error! Bookmark not defined.


1.1. Aspetti generali........................................................................ Error! Bookmark not defined.
1.2. L’evoluzione dei neologismi: profilo storico .......................... Error! Bookmark not defined.
2. La formazione di parole nuove ...................................................... Error! Bookmark not defined.
2.1. Neologismi derivati ................................................................. Error! Bookmark not defined.
2.1.1. La suffissazione ................................................................ Error! Bookmark not defined.
2.1.2. La prefissazione ................................................................ Error! Bookmark not defined.
2.1.3. La parasintesi .................................................................... Error! Bookmark not defined.
2.1.4. Il deacronimo .................................................................... Error! Bookmark not defined.
2.1.5. Le abbreviazioni e gli accorciamenti ................................ Error! Bookmark not defined.
2.1.6. L’adattamento ................................................................... Error! Bookmark not defined.
2.2. Neologismi composti............................................................... Error! Bookmark not defined.
2.2.1. La composizione ............................................................... Error! Bookmark not defined.
2.2.2. La confissazione ............................................................... Error! Bookmark not defined.
2.2.3. L’acronimo e la sigla ........................................................ Error! Bookmark not defined.
2.2.4. Il tamponamento ............................................................... Error! Bookmark not defined.
2.3. Neologismi semantici .............................................................. Error! Bookmark not defined.
2.3.1. La metafora ....................................................................... Error! Bookmark not defined.
2.3.2. La metonimia .................................................................... Error! Bookmark not defined.
2.3.3. L’antonomasia .................................................................. Error! Bookmark not defined.
2.3.4. L’onomatopea e l’enfasi espressiva .................................. Error! Bookmark not defined.
2.3.5. Il dialettalismo .................................................................. Error! Bookmark not defined.
2.3.6. I forestierismi .................................................................... Error! Bookmark not defined.
2.3.7. I calcho lessicale ............................................................... Error! Bookmark not defined.
1. L’evoluzione diacronica dei forestierismi nella storia della lingua
italiana

La lingua si arricchisce non solo formando parole nuove, ma ancheusando le parole


straniere prese in prestito dalle altre lingue. Il contatto tra due lingue può portare sia ad
un’integrazione completa nella lingua ricevente per cui la parola integrata non sembra più essere di
provenienza straniera, o ad un’integrazione parziale, per cui la parola ha qualche rimando alla
lingua di provenienza.

Il fenomeno “moda”, il gusto dell’esotico, il fascino di una lingua straniera sono [...] alla
base del prestito linguistico; tutti conosciamo persone che ostentano un uso assolutamente
immotivato di parole straniere, ed è chiaro che questa tendenza può facilitare l’afflusso di
parole da una lingua all’altra.1

Gli ancglicismi, i francesismi, gli ispanismi e, i più rari, i Germanismi, cioè i prestiti
linguistici, sono un fenomeno che accompagna lo sviluppo della società umana nella storia. Le idee
nuove e le cose nuove richiedono parole nuove; ed è naturale che una comunità che porta idee e
cose nuove trasmetta ai popoli con cui viene in contatto, insieme alle parole a esse collegate.

La storia è ricca di esempi. Basterà ricordare la quantità di parole greche assimilate dal
latino; il numero dei vocaboli germanici sparsi da un capo all’altro dell’Europa, all’epoca delle
grandi migrazioni; i termini arabi, e non solo quelli legati direttamente alla religione islamica,
diffusi in tutto il mondo musulmano. e poi, la penetrazione, un pò in tutte le lingue europee, di voci
italiene durante il Rinascimento, le voci spagnole nei Seicento, le voce francesi nel Settecento. Il
fenomeno si accetua ancora nell’Ottocento con l’avvento della rivoluzione industriale e la
distribuzione di termini inglesi legati sopratutto all’industria e al commercio. Nel Novecento,
specialmente dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Inghilterra e l’America diffondono in tutto il
resto dell mondo, con parole inglesi, le grandi novità della scienza, della tecnica.

In un’epoca come la nostra, caratterizzata di scambi comunicativi e di contatti


interlinguistici a livello planetario, è normale che i vocaboli viaggino da una lingua all’altra.
Migliorini afferma che:

1
https://www.phil-
fak.uniduesseldorf.de/fileadmin/Redaktion/Institute/RomanischesSeminar/Romanistik_IV/Material_Entlehnun
g_01.pdf. 18.05.2018
Nessuna lingua è pura e nessuna lingua è cosi perfetta e ricca da non necesitare di nuovi
apporti. Il continuo cambiamento ed arricchimento del lessico è un fenomeno molto comune
che si svolge in tutte le lingue del mondo. La lingua italiana si è arrichita con migliaia di
parole provenienti dalle lingue dei popoli e delle nazioni con cui è entrata in contatto per
motivi politici, culturali ed economici. Per ogni lingue e per ogni periodo storico il problema
dell’adozione di termini stranieri si pone in modo diverso. E, ovviamente, non basta tener
presente solo criteri d’ordine linguistico: è necessario rendersi conto della cultura di quel
popolo e di quel tempo, in tutta la sua varità e complessità, in relazione con la cultura di altri
popoli e con la tradizione nazionale.2

1.1. Gli anglicismi

Un anglicismo o anglismo o inglesismo è una parola o una costruzione della lingua inglese
che viene recepita in un’altra lingua. Il termine viene per la prima volta usato verso la metà del
XVIII secolo. Allo scrittore Giuseppe Baretti (1719-1789) dobbiamo la creazione del termine
anglicismo, che è un anglicosmo esso stesso, essendo un calco dallèinglese anglicism. Sviluppatosi
parallelamente a inglesismo, dai primi del Novecento anglicismo è stato affiancato dalla variante
anglismo e successivamente da angloamericanismo, per riferirsi ai prestiti provenienti dall’altra
parte dell’oceano.

Fra le lingue romanze, l’italiano è sicuramente quella permeabile all’influenza dell’inglese


in quanto lingua flessibile: quasi tutte le parole straniere, in particolare quelle provenienti dal latino,
sono adattabili secondo la loro fonologia, ortografia, morfologia e semantica. Un fattore positivo
che sicuramente contribuisce alla diffusione degli anglicismi in italiano è la sempre maggior
conoscenza della lingua inglese, che ormai è diventata la lingua della comunicazione internazionale.

Viviamo nel mondo dove l’inglese ha sempre più influsso du tutte le lingue nel mondo. La
mopolazione umana mondiale ha raggiunto il limite di 7 miliardi di abitanti. 7 miliardi di abitanti
che parlano più di 6000 lingue, tra quali il cinese, lo spagnolo e l’inglese sono le prime tre lingue
parlate nel mondo. L’inglese è la lingua matera di circa 400 milioni di persone, ma nel mondo lo sa
parlare più di un miliardo degli abitanti. Influenza tutte le lingue ed è diventata una specie di lingua
internazionale. Numerosissime terminologie di scienza, informatica, sport sono di origine inglese.

2
B. Migliorini, La lingua italiana del Novecento, Le Lettere, Firenze, 1990, p. 81.
Gli anglicismi sono diventati i prestiti più numerosi e frequenti a causa della maggiore
conoscenza dell’inglese e la sua funzione come lingua internazionale. Gli anglicismi sono apparsi in
italiano per la prima volta verso il tredicesimo secolo. All’inizio si trattava dei termini rari e fino al
Settecento non erano comuni nel lessico italiano.

Fino al Medioevo, la presenza di termini di origine italiana nella lingua italiana è


insignificante, scarsa, gli anglicismi erano piuttosto rari. Nel Duecento sono presenti le parole
stanforte (da Stanford, “tessuto speciale” prodotto in questa città dell’Inghilterra) e sterlina (da
sterling, la valuta dell’Inghilterra). Sempre nello stesso campo si inseriscono i termini tecnici che i
mercanti italiani del Trecento riportano dall’inglese: costuma (da custom, “dogana”), cochetto
(“documento che attesta l’avvenuto pagament dei diritti dognali”), feo (“stipendio”). Per tutto il
Quattrocento il Migliorini cita un solo anglicismo: aldrimani.

Dal Rinascimento cresce l’interesse verso il mondo anglosassone. In questo periodo gli
anglicismi compaiono nella sfera del lessico commerciale per poi estendersi all’ambito
amministrativo, giuridico, politico e della vita sociale, ma la loro presenza è diventata degna di nota
solo a partire dal Settecento, quando la rivoluzione industriale, il nuovo sistema politico e l’impero
coloniale inglesi, seguiti dal mito della rivoluzione americana, hanno contribuito ad acrescere il
prestigio dei paesi anglosassoni. Infatti, i successi economici e militari di Gran Bretagna e Stati
Uniti, in Italia come nel resto d’Europa, hanno fatto nascere un sentimento di ammirazione per i due
paesi anglofoni. Questo fattore ha fatto che l’inglese contribuisca ad un vero arricchimento del
lessico economico-politico, che per il momento rimane comunque in ombra rispetto al francese
(parlamento, ripreso da parliament, che prima significava soltanto “atto del parlare” o “assamblea,
convegno”; alto tradimento3, calco di high treason; coronatore, da coroner4).

Ancora nel Cinquecento e Seicento sono rari i prestiti dall’inglese: ala (da ale, “specie di
birra”), smalto (da malt, “malto”), gartier/ giarrettiera/ garter/ gartiera/ garrettiera (“ordine
cavalleresco”).

Nel Settecento, l’inglese come fornitore di prestiti, prende il sopravvento sul francese e sullo
spagnolo che nei secoli precendento lo superano per importanza, anche se la maggior parte non è
subito riconoscibile, o perché si parla di anglolatinismi o perché sono calchi, cioè traduzioni di
termini parola a parola, come biglietto di banco, libero muratore, libero pensiero, senso comune,
verso bianco, ecc. o perché arrivano all’italiano in forma alterata dalla mediazione dal francese. A

3
http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/italiano_inglese/rossi.html. 18.05.2018
4
https://elisabethmpala.files.wordpress.com/2014/11/tesi-ufficiale-cn-tt-le-parti.pdf. 18.05.2018
questo punto si vede il fatto che dai campi lessicali invasi da anglicismi, gli influssi sono di
tutt’altra tipologia, dalla vita sociale a quella di ogni giorno. Arrivano all’italiano parole come:
quaccheri (da quackers, “adepti di una chiesa protestante”), magazzino (da magazine, “rivista”),
pamphlets (da pamphlet, “fogli giornalieri critici”); termini che hanno da fare con i cibi e le
bevande (toasts, punch, pudding); capi di vestiario come: redengotto (da riding-coat, attraverso il
francese redingote).

Il primo Ottocento prestiti inglesi che rientrano nel campo politico: costituzione, comitato,
commisione, maggioranza, opposizione, petizione. La redazione della costituzione siciliana sotto
pressione inglese e in base a modelli inglesi, nel 1812, si parla per la prima volta di bill (“bolletta”).
Poi ci sono anche: budget, self government, speech, radicale, conservatore, leader, assenteismo.
L’italiano accoglie termini che riguardano i cavalli, le carrozze, le corse ippiche come poney (con la
grafia francese invece dell’inglese pony), tilbury, steeple chase, jockey, turf. La terminologia
ferroviaria viere pure in gran parte da questa lingua: rail/raile, vagone, tender, tunnel, locomotiva,
viadotto. Per la moda, sono significative parle come scialle/sciallo, spencer, raglan, dandy, fashion,
faschionable, high life, comfort (scritta anche alla francese, confort o all’italiana conforto). Per i
cibi, compare anche rosbif/rosbiffe (da roastbeaf) e bistecca (da beefsteak).

Nel primo Novecento, gli anglicismi hanno avuto un grande succeso. Le vicende di guerre
mondiali, la presenza degli americani in Europa, la più stretta connessione con il mondo anglo-
americano hanno causato un afflusso degli anglicismi in italiano. In quel periodo, gli anglicismi non
sono entrati in italiano mediante il francese, ma sono giunti in italiano direttamente sopratutto nella
loro forma originale.

Migliorini tratta in un capitolo a sé l’evoluzione dell’italiano dopo l’unificazione del paese,


dal 1860 fino alla fine della Grande Guerra. Si nota che dopo i francesismi il filone più importante
dei forestierismi continua ad essere quello degli anglicismi.

I campi più importanti sono: la politica: meeting; l’economia: stock, check, trust, la moda:
tight, smoking; i mezzi di comunicazione: ferry-boat, tram/tranvia/tramvia/tramway, trolley; la casa
e la cita in società: water-closet, five o’clock tea, gin, bridge, poker; la marina: yacht, destroyer,
dreadnought. Comunque, dove si accoglie il numero più alto di termini è sicuramente la vita
sportiva: raid, performance, record, criterium, football, goal, dribblare, skating, spinter, turismo,
touring club. Diventa moda presso le famiglie benestanti far educare i figli da una nurse, chiamata
semplicemente miss, termine che prende valore di governante. Tra le parole che fanno parte dal
domenio tecnico, sottolineiamo sopratutto film, che in in primo momento ha genere femminile, per
l’influso della parola italiana pellicola. Dello stesso periodo bisogna ricordare pure termini come
flirt, snob, pickpocket, bluff. Una fisionomia speciale hanno le adozione di parole inglesi adottate
nella lingua parlata degli italiani emigrati negli Stati Uniti e poi rimpatriati: sono tutte adattamente
con forti alterazioni fonetiche e morfologiche, talvolta dovute add incroci: giobba (da job), ghella
(da girl), sciabola (da shovel), veruboia (da water-boy), ciuiuga (da chewing gum).

Dal secondo dopoguerra l’influenza dell’inglese sull’italiano tende a crescere ancora. Il


motivo di questo fenomeno che ormai si estende a praticamente tutte le lingue del mondo è chiaro:
la supremazia economico-tecnica degli Stati Uniti e la diffusione dello stile di vita, delle abitudini
del mondo anglosassone che per molteplici canali di comunicazione raggiungono tutte le categorie
della società, dalla letteratura alla stampa, dalla musica alla televisione, dal linguaggio pubblicitario
alla moda.

L’influsso delle parole inglesi cresce ne secondo dopoguerra, quando l’Italia è invasa da
prodotti e da tecniche provenienti dagli Stati Uniti. Dagli anni Sessanta, l’inglese diventa la linuga
più studiata in Italia, superando il francese. Il ruolo del francese viene meno anche nella mediazione
degli anglicismi all’italiano. Si può concludere che al giorno d’oggi l’influenza dell’inglese
esercitata sull’italiano nella seconda metà del Novecento è di carattere diverso rispetto ai secoli
passati, perché fa parte di un processo globbale (rappresenta la lingua universale della
comunicazione).

Nel corso degli anni, il lessico della lingua italiana si è arricchito, gli anglicismi facendo
sentire la loro presenza nei vari settori:

- politica: team, leader, leadership, premier, vicepremier, bound, deadline, meeting,


performance, corporation, partner, work in progress, staff, authority, privacy,
election day, antiglobal, exit poll, austherity, convention, bipartisan, administration,
jobs act, common low, spending review, buyer, welfare state, speaker, loyality, flat
tax, summit, tax, franchising, licensing;

- economia: fiscal compact, spending review, spread, subprime, rating, default,


credit crunch, budget, leasig, merchant bank, new economy, net economy, old
economy, new business, core business, master, top manager, partner, investment
bank, utility, off shore, multi utility, golden share, Antitrust Authority, cash-
dispenser, businessmen, busienesswoman, convention, competitor;
- informatica: software, hardware, computer, soft, mouse, (to) surf, electronic, floppy
disk, windows, blog, standbt, zoom, file, display, notebook, online, offline, modem,
input, router, e-mail, enter, keyboard, package, database, memory, access, interface,
processor, interactive, network, processor, bookmark, Cloud computing, program,
chat, Internet, hacker, scanner, link, format, tag, run, background, backup, player,
movie mode, multimedia card, cyber-, laptop, PC, screen, printer, wireless roter,
username, password, attachemnt, website, download, folder, network, virus,,
antivirus sofrware, space bar;

- moda: baby bag, beauty look, best dressed, brand, celebrities, concept, design,
fashion blogger, fashion week, menswear, parka, shooting, blazer, bomber,
cashmere, lurex, trendy, slip, weareable, top model, boots, backstage, dressing,
jeans, vintage, cool, boxer, push-up, red carpet, tatal black, total white, cardigan,
montgomery, pullover, outfit, sneaker, hand bag, clutch, street style, casual, sporty,
luxury brand, trending, denim, glam, collection, trench, traget, leggins, accessories,
bikini, dress, overalls, pyjamas, suit, top, bracelet, size, button;

- sport: football, cross, golf, hokey, backet, escalation, team, fault, heading, referee,
dribbling, penalty, corner, goal, bomber, Champions League, tackle, derby, personal
trainer, rally, score, time-out, offside, Worldcup, club, dance, knock out, ping pong,
ring, sprint, cross, finish, baseball, cricket, handball, jogging, lacrosse, snooker,
skateboard, pool, surf, gym, badminton, chess, poker, stadium, fair play, matchpoint,
setpoint, play-off, play-out, aerobics, darts, hunting, judom martial arts, goalkeeper,
pass, marathon, winner, loser, Olympic Games;

- musica: beat, harmony, lyrics, melody, tune, rhythm, solo, duet, in tune, out of tune,
blues, classical, country, dance, electronic, folk, heavy metal, hip hop, jazz, opera,
rap, reggae, rock, techno, band, glam jazz, pop chart, sound pop-rock, cd, fan
popstar, karaoke, sold out, jazz band, rock band, musician, performer, DJ, singer,
audience, concert, love song, symphony, song, stage, track, piano, trumpet, cello,
guitar, harp, viola, violin, saxophone, xylophone:

- cucina: fridge, coffee, cooker, dishwasher, toaster, washing machine, bottle opener,
grater, mixing bowl, knife, fork, spoon, cup, glass, mug, plate, teapot, wine glass,
grill, bacon, beef, paté, salami, banana, asparagus, chilli, garlic, soup, toast,
ketchup, curry, paprika, milkshake, smoothie, iced tea, cider, gin, rum, vodka,
whisky, bar, cocktail, chef, breakfest, menu, dessert, starter, service, cheesburger,
cheescake, plate;

- viaggio: ticket, price, brochure, booking, reservation, destination, holiday,


business trip, delay, baggage, map, passport control, single, return, waiting room,
seat number, first class, tunnel, bus, airport, flight, jet, boarding, gate, check-in,
pilot, cabin, port, cruise, yacht, captain, bar, buffet, hotel, single room, double room,
triple room, suite, shower, sauna, restaurant;

1.2. I francesismi

La linuga italiana è esempre stata contaminata da termini, locuzioni e frasi provenienti da


altri ambiti linguistici. Il francese è la lingua che nel corso dei secolo ha maggioramente influito
sull’italiano.

Il francesismo è una parola francese entrata abitualmente nel vocabolario di un’alta lingue,
in questo caso, si parla dell’italiano. I francesismi sono chiamati anche oltanismi, perché sono
derivati dalla lingua d’oil e sono i prestiti dal francese antico; i provenzalismi o occitanismi sono i
prestiti derivati dalla lingua d’oc; il termine alternativo, che include i prestiti sia dal francese, sia dal
provenzale, è gallicismi.

Nel linguaggio d’uso comune, noi non usiamo solo termini inglesi, ma utilizziamo spesso
terimini di origine francese, di cui non si ha consapevolezza che questi sono camuffati e assimilati
nella lingua italiana. Allo stato attuale, i francesismi costituiscono il 3.9% del lessico italiano,
mentre gli anglicismi rappresentano solo il 2.8%.

La centralità politica, la forza economica e militare, la capacità innovativa del sistema


scientifico o tecnologico, il prestigio culturale e letterario favorirono gli scambi linguistici e
l’afferazione del modello linguistico francese. I numerosi incontri tra la Francia e l’Italia nel passato
hanno contribuito a uno scambio linguistico. Pur avendo le stesse radici linguistiche, era ancora più
facile lasciare entrare una voce dal francese all’italiano e adattarla.

Fino al Duecento, i prestiti dalla lingua francese sono insignificanti. Si può dire che la
diffusione dei francesismi risale ai temppi di Carlo Magno (socolo IX) attraverso il commercio tra
la Francia ed l’Italia, data la vicinanza dei due paesi; essa si è intensificata con il favore della
Chiesa, all’epoca delle Crociate e con i numerosi pellegrinaggi verso Roma.

Come è stato rilevato da Migliorini5, non è possibile identificare come siano penetrati i
gallicismi nella lingua italiana dal 1000 al 1300. Si può constatare che sono arrivati grazie ai
Normanni, ai crociati francesi o semplici mercanti o grazie al letterario. Alcuni degli aspetti
fondamentali della vita e della cultura europea si regolano sul modello francese, per esempio, le
istituzioni feudali e la vita cavalleresca. È importante notare il fatto che la letteratura d’oil e quella
d’oc sono diventate prestigiose, perché hanno realizzato dei capolavori prima delle altre letterature
romanze. Grazie alla dominazione normanna, i primi francesismi penetrano negli strati popolari
dell’Italia meridionale e della Sicilia.

Ad esempio, ci sono termini legati al feudalismo: vassallo, assise (da assise, le assemblee
che si riunivano per rendere giustizia in base al verdetto dei giurati), demanaio (da demaine, il
complesso dei beni apparenenti allo stato o ad enti pubblici territoriali e distinati all’uso diretti o
indiretto dei cittadini), omaggio (da omage, “il dichiararsi “uomo”, cioè vassallo, del signore
feudale”). Per la vita cavalleresca ci sono i termini come: cavaliere, scudiere (“giovane che aspira
al grado di cavaliere”), baccelliere (“valeletto; primo grado universitario”), verbi come addobbare
(“far cavaliere”) e i titoli come sire, sere, messere, dama, madama, damigello/a, donzello/a. Per la
terminologia del cavallo ci sono termini come: il deretiere, il corsiere, il palafreno (da palafrè),
ronzino e anche il somiero. Tra i termini della vita guerresca si osservano: oste, schierra, foraggio,
foriere (“chi andava innanzi alle trupe per procurare vitto e foraggio”), berroviere (“soldato a
piedi”), mislea, ostaggio o nomi di armi come arnesse, usbergo, maglia, camaglio, cervelliera,
targia. Per le vesti e gli ornamenti ci sono vocaboli come: cotta (“veste femminile ed
ecclesiastica”), sorcotta, corsetto, covricefo, guardocuore, gioiello, fermaglio o nomi di colori:
giallo, vermiglio, bloio. Anche il verbo mangiare è presto dal francese manducare, manicare. La
musica e la poesia giungono in Italia: caribo, liuto, ribeca, viola, cennamella, trovatore (“poeta”),
giullare, ministriere (che i romantici chiameranno menstrello). Tra i termini astratti, spirituali si
ricordano: onta, damaggio (“danno”), oltracotanza, mestiere, pensiero, preghiera, foggia, sorta,
medesimo, cominciare, corteare, donneare.

Nel Quattrocento si impone un notevole numero di forestierismi nella lingua italiana, che è
ancora in formazione; i più frequenti vocaboli sono quelli francesi, che sono del settore
cavalleresco: far carnaggio, franco combattente, pitetto; termini di mestiere: mazzoneria;
5
B. Migliorini, op.cit., p. 158.
deignazioni di persone: ceraldo (da charalt, “ciarlatano”), mignotta; e alcuni termini generici come
dibbatito.

Nel Cinquecento, il francese e lo spagnolo sono le lingue che influiscono più fortemente il
lessico italiano in questo periodo, perché queste due grande potenze, Francia e Spagna usano l’Italia
come sfondo per la loro rivalità. Ma la Spagna assume un ruolo importante dal punto di
vistaculturale, e si assiste alla diminuzione dei francesismi in italiano ed a una maggiore presenza di
italianismi introdotti in francese legati all’ambito militare, ma comunque il numero di fracesismi
non è trascurabile: galleriai, tappezzeria, lacchè, appannaggio, cadetto. Compaiono molti termini
militari come batteria, convoglio, foriere, marciare, petardo, picca, trincea. Esiste ancche un
termine di marineria, come equipaggio. Per i cibi e le bevande ricordiamo il potaggio, il gigotto, il
claretto e la birra.

Nel Seicento, l’influenza francese si sente ancora debolmente fino al regno Luigi XVI.
Penetrano nella lingua termini come: lacchè e gabnetto; per la vita sociale: obligante, suscettibile,
libertino, libertinaggio (“libertà di spirito”), per il campo del trasporto: convoio, treno; termini sulla
moda (proprio moda proviene dalla lingua francese): le chincaglie, la coccarda, i galloni, la
lingeria, il giustacuore; termini militari: plotone, reggimento, distaccamento, blocco, bivacco,
tappa, ramparo, decampare, bandoliera. Inoltre, sono numerose le parole generali come azzardo,
contraccolpo, dettaglio, rango, rimarchevole, salvaguardia. Ci sono anche calchi di locuzioni
figurate come: come fare il diavolo a quattro, valer la pena, mettere sul tappeto. Ancora si
preferisce addattare i francesismi alla fonetica italiana: farre il rendevosse, pantaloni aux bas
roulés, pigliar le contrepied, guardar de haut en bas.

Nel XVII secolo si assiste ad una vera francesizzazione, cioè il francese si afferma come
lingua internazionale della cultura europea, che è evidente in tutti i settoti della vita aristocratica e
borghese, dovuta alla centralità politica della Francia. Il francese, in questa epoca, invade tutti i
campi della vita e della lingua.

La penetrazione si estende in vari settori, ma non in modo uniforme. Alcuni vocaboli si


riferiscono alla vita sociale: abbordo e abbordare, cocchetta e cocchetteria, Madama e
madamosella. Alcuni terimini si riferiscono alla moda: bonè, dominò, ghette, mariage (“vestito da
nozze”), mantò, roclò, surtù (“soprabito”), bottoniera, ciniglia, flanella, mollettone, brelocco,
buccola, frisare, frisatura, frisore, papigliotti. Ricordiamo anche qualche nome di colore: bleu,
lillà, sucì; termini per la casa e l’arredamento: bidè, burò, cabare, ettichetta, flaccone, ghiridon
(“tavollino con un piede solo”), ridò, tirabussone, trumò; vocaboli che si riferiscono alla mensa:
bignè, cotoletta, fricando, ragù, dessert, framboesia o frambuè, sciampagna; mezzi di transporto:
cabriolè, cupè, flaccarò, landò, marciapiede; per la vita militare: baionetta, mitraglia, montura,
bloccare, ingaggiare, picchetto, ranzonare; per il campo di navigazione: manovra, scialuppa,
andare dalla deriva; per le arti il termine belle arti; per i giocchi di carte: faraone; per il teatro e la
musica: marionetta, ovvertura, rondò, oboe.

Analogamente, si parla di molte alterazioni semantiche per influenza del francese. Per molte
parole si osclilla tra il calco e l’adattamento fonologico: toilette che ha le varianti
tualetta/toeletta/toletta/toletta o ancora si alternano bleu/blu/blo, bureau/burò, fiche/fiscia,
ragout/ragù, pot purri/popurì. Dal francese pentrano le locuzioni: belle arti, bel mondo, buon tono,
colpo d’occhio, colpo di mano, gioco di parole, presenza di spirito, sangue freddo, spirito forte,
avere un bel dire, dar carta bianca, far la corte, mostrarsi difficile, guardare il letto (“restare a letto
per malattia”), fare delle onestà (“fare delle cortesie”), aver l’onore, pescar nel torbido, saltare agli
occhi, a misura che, in seguito, a testa a testa.

Il periodo del Primo Ottocento, ha luogo una potentissima influenza politica e culturale del
francese sull’italiano, che aumentano il numero dei francesismi, già numerosi nel Settecento. Nel
ambito letteraro loro recedono, ma nella lingua parlata e scritta, loro abbondano. Un settore in cui i
termini presi dal francese abbondano è quello militario: affusto, ambulanza, appello, avamposto,
buffetteria, casermaggio, marmitta, pioniere. Penetrano molti francesismi con riferimento alle cose
di Francia: club, comitato, giacobino, assegnato e che si applicano alla vita politica nostrana come
budget, consuntivo, preventivo. Per campo amministrattivo, i francesismi sono moltissimi: bureau o
burò (in Piemonte si accetta ancettò anche il derivato buralista), borderò, controllare (controlli,
controllore), regìa, timbro; o all’amminstrazione della giustizia: cassazione, giudice di pace, giurì.
Non si possono dimenticare neanche la diffusione del nuovo sistema metrico: metro, litro, grammo,
chilo. Tra i terminini marinareschi troviamo pompa, rullìo, mentre in ambito domestico troviamo
boudoir, cislonga, comò, psyche, secretaire, griglia, casseruola, tartina. Il vocabolo che concerne
l’abigliamento si arrichisce con: bretelle, calosce, corsè, poltò, percalle. Tra i termini riferiti all’arte
sono ricordati; messa in scena, debutto, rococò, danze macabre e tra i giochi la sciarada. Si
impoongono vocaboli come sedicente, frateempo, rendiconto, sorvegliare o locuzoine come essere
al corrente o calchi come scamotaggio, trantan. Si oscilla tra broschure/brossura, debùt/debutto,
rendez-vous/randevù, débauche/deboscia/bisboccia.

Nella seconda metà dell’Ottocento, notiamo che l’influenza francese è più nottevole che
quella di tutte le altre. Tra le lingue straniere, il francese è quello che in modo obbligatorio si parla
nelle scuole, i romanzi francesi sono tra quelli che circolano maggiormente in lingua originale e
vengono tradotti, spesso più volte.

Dunque, continua l’esportazione di termini francesi: dalla politica e dall’amministrazione


arrivano vocaboli nuovi come comunardo, petroliere, sciovinismo, blocco, bloccardo o dall’ambito
lavorativo sabotare, sabotaggio; dalla moda si prendoni vocaboli come décolletté, plastron, dalla
cosmentica brillantina, pedicure; o il color marron subito adattato come marrone; dai cibi e l’arte
culinaria: restaurant, menu, couvert, glassare, marron glacé, bomboniera; i nuovi mezzi di
comunicazione: bicicletta, automobile, garge, chauffeur, débrayage, passano in uso termini che
indicano tendenze letterarie e artistiche come simbolisti, impressionisti; compaiono anche bohème,
bohèmian, vernissage; tra i termini teatrali rintracciamo matinée, soirée, fumoir, foyer, claque,
pochade, caffè concerto, divetta, chanteuse, soubrette; tra quelli tecnici béeton, alesare, biella,
bullone, lingotto, putrella, trancia, cliché, ascensore, turbina, volante; termini genrali come élite,
surmenage, pioniere (ora con il significaro di “antesignano”), banale, mirabolante, macabro,
turlipinare, vis-à-vis; locuzioni come tour de force, battere in brescia, dale la dimissione,
incrociare le braccia, non essere male.

Gli avvenimenti politici, sociali, economici dovuti alle due guerre del Novecento hanno
effetti nottevoli. Fino all’inizio degli anni ’70, il francese è ancora la lingua straniera più conosciuta
e nonostante i tentativi dei puristi e dell’Accademia d’Italia, numerosi francesismi entrano anche in
questo secolo. Nel campo della moda penetrano collant, couture, double-face, guepiere, lamé
papillon, plissé, pret-à-porter, demodé, maquillage, défilé, boutique; si riconoscono periodizzazioni
come fin de siècle e belle epoque; nell’ambito gastronomico si riconosconi termini come à la coque,
croissant, crème caramel, crêpe, entrecôte, flambè, frappè, savarin, soufflè; tra i termini della casa
troviamo applique, bergère, flûte, frigidaire; al mondo dello spettacolo e del divertimento
fioriscono i termini come boîte, chansonnier, en plein, entraîneuse, séparé, soubrette, tournéè,
troupe, varierà; termini che riguardono il trasporto come camion, chaufferur, limousine, roulotte,
taxi; nel campo della politica: affaire, dossier, barricadiero, engagé, gauchismo, gollista,
sabotaggio, libertario, revanscismo. Tra i termini che si riferiscono alle cose generali ricordiamo
affiche, battage, dépliant, manchette, équipe, exploit, surclassare, tour, à la page, bricolage,
cellophane, expertise, expo, impasse, massivo, nouvelle, vague, parà, surplus.

1.3. Gli ispanismi


Gli ispanismi sono le parole, i costrutti o le espressioni che sono prese dalla lingua
spagnola. Insieme ai catalanismi e ai lusitanismi, gli ispanismi fanno parte della categoria degli
iberismi. Osservando la vicinanza dal punto di vista geografico tra l’Italia e la Spagna, le strette
relazioni storiche, sia nel settore politico che commerciale e culturale, tra i due paesi, nel corso
degli anni, si è fatto un scambio linguistico nottevole, considerando la somiglianza delle due lingue.

Nel periodo del Duecento e Trecento, la Spagna diventa mediatrice tra la cultura araba e
quella occidentale (attraverso alla Scuola dei traduttori di Toledo, che designa storiograficamente,
dal XII secolo, distinti processi di traduzione e interpretazione di testi classici greco-latini
alessandrini, convertiti dall’arabo o dall’ebraico in lingua latina, servendosi del romance castigliano
o spagnolo come lingua intermedia6, e grazie a questo gruppo di autori, le conoscenze arabe si
manifestano), e le attività marittime e commerciali molteplicano i contatti con i territori europei più
vicini.

Attraverso lo spagnolo, nell’italiano arrivo arabismi: termini di commercio: magazzino,


fondaco, dogana, gabella, tariffa, fardello, tara, zecca, cantàro, ròtolo, tòmolo, carato, risma,
sesale, dragomanno; attraverso gli scambi commerciali, sono giunti: lo zucchero, lo zafferano,
l’azzuro, il balascio; alcuni termini maritimmi: libeccio, scirocco, gomena, sciàbica, càssero;
termini di matematica: algebra, algoritmo, cifra; termini di astronomia: zenit, nadir, auge (“apogeo
di un astro”); termini per la medicina: nuca (che fino al sec. XVI significò “midollo spinale”),
racchetta (propriamente, in origine, “palma della mano”), sciropo, ribes; termini per le piante o
alberi: le arance, i limoni, le albicocche, i carciofi, gli spinacci, le melanane, lo zibibbo; termini per
i giochi: zara, scacchi, scaccomatto, rocco, alfino, poi cambiato in alfiere.

Grazie alla sua presenza politica, la Spagna acquisisce maggiore peso nell’Italia del
Quattrocento, con Alfonso V d’Aragona a Napoli e Sicilia e i due papi di origine spagnolo: Callisto
III e Alessandrdo VI. Alla corte napoletana si usava il catalano come lingua dell’amministrazione e
per questo motivo, si favorisce la penetrazione. In questo periodo, gli iberismi sono frequenti
sopratutto nel Napoletano e in Sicilia: algalia (“zibetto”), giannetta (“lancia”), giannetto
(“cavallo”).

Il Cinquecento e Seicento sono i periodi in cui le due lingue ebbero rapporti più intensi, i
periodi di massimo afflusso di ispanismi in italiano, un fatto che si osserva se si teniamo conto

6
https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_traduttori_di_Toledo. 20.06.2018
dell’intensificarsi dei rapporti politici e culturali tra la Spagna e l’Italia, del ruolo che la Spagna
gioca nella politica europea.

Nel Cinquecento gli iberismi sono i più numerosi e penetrano: termini legati alla vita
sociale: baciamo, compliment, complire, creanza, privanza, impegno e disimpegno,sforzo, sforzato,
disinvoltura, sussiego, sfarzo, flemma, disdoro, puntiglio; termini d’insulto: marrano, fanfarone,
vigliaccio; i titoli di signore, marchese, marchesa, don; termini che riguardano la casa:
appartamento, termini di vesti: faldiglia, zamarra o zimarra, montiera (“specie di berretta”);
termini per i nomi di cibi: il bianco mangiare, il mirausto o miragusto, la sorpressata, il torrone, la
marmellata; vocaboli militareschi: continuo (“guardia del vicere”), bisogno (“soldato nuovo”),
guerriglia, casco, morione, zaino, parata, quadriglia, recluta, alfiere; termini termini riferiti ai
cavalli: alazani, rabicano, rovano, ubèro, pariglia (“copia dei cavalli”); termini di marina:
almirante, flotta, rotta, baia, cala, tolda, babordo, arpone. Anche i nomi dei punti cardinali nord,
est, di origine inglese, passano attraverso lo spagnolo. Penetrano termini che si riferiscono
all’amministrazione: azienda, dispaccio e dispacciare. Dobbiamo ricordare anche i termini per
alcune misure come quintale, tonnellata e oggetti vari come astuccio. Arrivano termini per il lessico
generale come accudire, buscare, render la pariglia, grandioso, lindo. Molti sono gli ispanismi
penetrati nei dialetti meridionali come acetèra, ammoinare, ciasco, agguacciarsi, paciornia,
attuari, carpetta, puntapéedi. Sono introdotti, attraverso la mediazione spagnola, termini
provenienti dalle sue colonie come i caraibici amaca, l’azteco cacao, caimano, canoa, cioccolata,
lama, mais, papaia, patata, uragano, tabacco.

Nella prima parte del Seicento, abbondano gli spagnolismi: i termini di moda come
guardinfante, la marsina, la pastrana, la ciamberga, la mantiglia, la pistagna; fra gli oggetti
domestici ricordiamo la posata (“posto a mensa”, “strumenti da tavola”), i recipienti di bucchero, lo
scarabattolo, il baule; nomi di cibi come l’ogliopodrida, la baccalà, il cioccolato, le paastiglie, la
scorzonera. Sono numerosi gli ispanismi che si riferiscono alla vita militare: recluta (“riempimento
o rifonimento d’una squadra”), borgognotta; i termini di marina come nostromo o risaccai.

Dalla metà del Settecento, la dominazione spagnola in Italia iniziò a placare, perché dopo
la pace di Westfalia (1648) e i trattati di Utrecht (1713) e Rastatt (1714), la Spagna inizia a perdere
il controllo dei territori italiani. A causa di questo, il numeri degli ispanismi nella lingua italiana si
riduce in modo drastico: flottiglia, fandango, seguidiglia, platina.

L’Ottocento porta nel lessico italiano, grazie al miglioramento dei trasporti e delle
relazioni internazionali, all’ampia circolazione di persone e cose tra i due paesi, degli ispanismi. Nel
primo Ottocento pentrano termini che riguardano la politica come camarilla, liberale e della
tauromachia. Nella seconda metà dell’Ottocento, gli iberismi che entrano nell’uso italiano si
riducono agli ambiti dei balli, delle arie e degli strumenti musicali. Tra i più importanti ci sono:
avanera, bandola, bolero, bongo, cha cha cha, malagueña, maraca, paso doble, raspa, rumba,
tango. Ci sono anche termini della corrida, toreador, banderilla,banderillero, matador, picador,
torero, termini geografici come pampa, savana, sierra, o usi e costumi come gaucho, lazo, peon,
poncho.

Nel corso del XX secolo, gli ispanismi sono favoriti sia dalla repercussione internazionale
di grandi eventi politici (come la Guerra Civile, 1936-1939), culturali (celebrazioni di espisizioni
internazionali e grandi manifestazioni di tipo culturale-commerciale), sportivi (campionati di calcio
e olimpiadi), sia attaverso gli scambi tecnologici e industriali. A partire degli anni Sessanta,
l’influsso dello spagnolo sul lessico italiano cresce.

Penetrano gli ispanismi che riguarda la etnia: chicano, latinos, platenese, bonaerenese,
guatemalteco, nicaraguegno, panamegno, salvadoregno; nomi di monere: peseta, peso, bolìvar,
colòn, còrdoba; nomi di balli: cha cha cha, cumbia, tango, merengue, cucaracha, guaracha, jarabe,
pasodoble, rumba, jaleo, macarena. Nel linguaggio dei giovani possono comparire anche falsi
ispanismi come cucador, oppure luso occasionale di espressioni o frasi attinte da canzoni di moda
(vamos a la playa). Molti italiani conoscono anche (spesso tramite i film o i fumetti), e
occasionalmente usano, prevalentemente con funzione espressiva, alcune parole comuni dello
spagnolo come muchacha, niño, plaza, pueblo, sombrero, caliente, diablo, hombre, vamos,
caramba. Con l’arrivo degli immigranti sudamericani in Italia e i viaggi di molti italieni in Spagna,
hanno penetrato molti termini ispanici relativi alla gastronomia spagnola o sudamericana come
empanados, tacos, churrasco, fabada ecc.7

1.4. I germanismi

Con germanismi si intendono i prestiti lessicali che provengono dalle lingue germaniche,
antiche e moderne. I germanismi costituiscono pertanto una quota considerevole del vocabolario
italiano, però questo lessico non è cosi ricco e grande come quello degli anglicismi, francesismi e

7
M. E. Pérez Vàzquez, Denotazione e connotazione dei prestiti attuali d’origine ispanica, Università di
Bologna-Forlì, 2004.
iberismi. Negli ultimi millecinquecento anni, molte parole sono passate dalle lingue germaniche al
latino, e quindi all’italiano e ai suoi dialetti, dal tempo dalle invasioni barbariche fino ad oggi.

Il tedesco ha influenzato l’italiano in una fase arcaica, circa dal 476 al 960 d.C., periodo
delle invasioni barbariche, in cui termini germanici hanno lasciato le loro tracce nella lingua
italiana. Per quanto riguarda l’influsso linguistico, si contano circa 400 prestiti che dal germanico
sono arrivati in italiano.

La presenza, nell’alto medievo, degli invasori goti e poi longobardi ha lasciato alla lingua
italiana termini per diferiti campi lessicali.

Ci sono termini arrivati tramite i goti come bando (oggi solo “star de bando”), begàr
(“litigare”), bronza, grapa, roca, imbastìr, stala, stanga, roba ecc.

I longobardi, durante i secolo di permanenza in Italia, lasciarono numerose tracce


linguistiche, forse la più numerose tra i popoli germanici che occuparono la penisola. Loro sono
stati anche quelli che hanno imposto il maggio numero di toponimi, sparsi in ogni parte d’Iitalia.
Hanno lasciato in eredità parole come spiedo, passato dal significato di “arma” a quello del comune
“arnese da cucina”. Stessa sorte ha avuto anche sguattero, originariamente “guardia” e poi
trasformata a “lavapiatti”. La stamberga, da stainberga, ovvero “casa fatta in pietra”, fini con
l’assumere il significato di “catapecchia”, “casa cadente”. Sono numerosi i termini longobardi che
riguardano l’anatomia umana: guancia, schiena, nocca, milza, anca; e nomi di animali come zecca
e stambecco. Entrano altre parole come scherno, smacco, manigoldo, baruffare, graffiare,
arraffare, spaccare, scherzare.

Nel corso dei secoli, i prestitit dalla lingua germanica non sono abbnddenti. Nel
Quattrocento, i pochi germanismi si riferiscono a contatti militari come lanzi, l’aggettivo fàlago;
arriva anche l’espressione goden dache(“buon giorno”).

Nel Cinquecento, attraverso i contatti con i paesi di lingua tedesca (Svizzera, Germania,
Austria), ci sono vocaboli militari come i lanzi,i raitri, le alabarde. I commerci fanno conoscere i
termini talleri, bezzi, craice. L’uso dei brindisi ha origine nei paesi tedeschi, ma il nome oscilla tra
brindis, brindes, brinzi.

Qualche voce tedesca c’è nel Seicento penetra in Italia per via spagnola, ad esempio,
bellicone, “specie di bicchiere”, attraverso lo spagnolo velicomen.
La conoscenza del tedesco, nel Settecento, è molto scarsa. Solo tardi, in età preromantica,
si comincia in Italia ad avere notizia di alcuni autori tedeschi e si fanno traduzioni. Esistono delle
influenze del tedesco nel campo culinario: chifel, (da Kipfel); dal campo dei minerili derivano i
termini: cobalto (da Kobalt), nickel o nìccolo (da Nickel), spizio (da Spitz).

Nel Ottocento, c’è la presenza del dominio austriaco in Italia, e quindi non mancano le
traduzioni letterarie e non letterarie dal tedesco. Possiamo citare però qualche termine militare,
feldmaresciallo, oppure qualche nome di moneta come la scànzica, la lira austriaca del valore di
venti soldi, vocaboli della filosofia come ichkeit (“meismo”), Weltauschauung (“visione del
mondo”), Kulturgeschichte (“storia della civiltà”).

Alla fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, un certo numero di germanismi giungono
attraverso contatti culturali e contatti politici con la Germania, Svizzera, l’Austria. Vengono
trasmessi dal tedesco alcuni vocaboli dalla filosofia e calchi come autocoscienza o eticità. Per ciò
che riguarda cibi e bevande, avviene la diffusione dell’uso di birrerie alla tedesca, sevito da
cameriere (chellerine, dal tedesco Kellnerin) e l’importazione o l’imitazione di specialità
gastronomiche: wurst (Würstel).

Facendo un riassunto, sono germaniche le parole che cominciano per gu-, perché in questo
modo è reso il suno w- iniziale germanico, difficile da pronunciare per i latini: guerra (da
germanico werra, da cui anche l’inglese war), guardia e guardare (dal tedesco antico warton,
“aspettare”, “fare la guardia”), guaio, guancia, guanto, guarire, guinzaglio, Guido, Guglielmo ecc.
molte parole con sche- e schi-: schufo, schernire, scherzare, schietto, schiena ecc. (ma non tutte,
perché lo stesso suono può derivare dal greco). Sono longobarde le parole che contengono z-, zz-, ff-
, cc-: arraffare, ricco, saccare, strofinare, stucco, zaffo, zazzera, ammazzare, zanna, zolla ecc.;
molte denominazioni delle parti del corpo che sostisuiscono i termini latini: schiena, fianco, anca,
nocca, stico, grinfia, grinza, milza; alcuni nomi di colore, riferiti probabilmente ai vari manti del
cavallo: bianco, blu, bruno, biondo, grigio, bigio, biavo, falbo; nomi giuridici quali diritto, calco da
Recht. Ancora germaniche sono poi le parole albergo (da gotico hari-bergo, “rifugio dell’esercito”),
stamberga (da longobardo stainberga, “rifugio di pietra”) e ancora bugia,melma, fango, rubare,
manigoldo.