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CARTESIO

Biografia (1596 - 1650)

1543- Rivoluzione copernicana

Guerre di religioni in Francia (editto di Nantes da parte di Enrico IV) - libertà di culto.

Tra il 1604-1607 può essere entrato nel collegio gesuita La Flèche, uscito tra il 1612-13.

Nel 1616 si trova all’università di Poitiers.

1618: Olanda (grande sviluppo culturale ed economico), Maurizio di Nassau (generale protestante). A Breda conosce
Beckmann (studioso che aveva dato una applicazione della fisica e matematica in maniera sistematica. Da un suo diario
emerge uno scienziato che critica la fisica scolastica per una corpuscolare con l’ammissione del vuoto e la
conservazione del movimento). anno della guerra dei Trent’anni: Il Regno di Boemia era governato fin dal 1526 dagli
Asburgo, che non avevano mai imposto il principio di cuius regio, ius religio alla popolazione, largamente protestante.
Nel 1617 salì come imperatore Ferdinando II fervente cattolico e sostenitore della controriforma. defenestrazione di
Praga.

1619: Progetta scritti Meccanica e Geometria. Si trova da Massimiliano di Baviera a Ulma, ducato di Neuberg: sogni
(scienza mirabile. Tratto dal taccuino Olympica).

1620: abbandona vita militare

1622-23: Francia. Incontra Mersenne

1623-25: Viaggio in Italia

1625-28 è a Parigi. Discussione a casa del nunzio, presenta le regole del metodo

1628\29: Stabilito in Olanda. Stesura Regulae ad directionem ingenii (rapporto tra scienza e metodo)

1630-33: scrive Le monde: la nuova fisica Trattato di fisica comprende: Il mondo o Trattato della luce e L’uomo: è
un’opera scritta da Cartesio in volgare. Il filosofo costruisce un mondo organizzato secondo i principi della nuova
scienza (materia estesa e moto). Non pubblica la sua opera perché sconvolto dalla condanna di Galileo.

Tra 1633\37 scrive il Discorso sul Metodo, introduttivo alla Diottrica, le Meteore e la Geometria

1640-41: termina le Meditationes (MEDITAZIONI METAFISICHE) - testo in latino inaugurale del pensiero moderno.

1642: Università di Utrecht condanna le dottrine cartesiane

1649: invitato in Svezia dalla regina Cristina

1650 Muore di polmonite

Scienza mirabile (sogno del 1619, Olympica. Neuberg - Germania)

già nella corrispondenza dei primi mesi del 1619 con Beeckmann, Descartes accenna ai suoi programmi di lavoro:
attendere a un trattato di meccanica, a un’algebra geometrica, ma soprattutto al disegno di una scientia penitus nova.
Scienza che permetta di risolvere in generale tutti i problemi che possono proporsi per qualsiasi quantità, sia continua
che discontinua. La SCIENZA NUOVA deve seguire regole certe che permettono di cogliere la concatenazione di tutte
le scienze (catena scientiarum). Scienze curiose, enciclopedia e arte della memoria, ricerche di ottica e di prospettiva,
soprattutto impegno a rinnovare e unificare la scienza matematica: questo nodo di problemi si deve tener presente per
intendere il senso di quella scienza mirabile che lo riempiva di entusiasmo. Cartesio deve creare una scienza
interamente nuova che non si basa solo nel costruire su basi nuove tutta la geometria , ma più arditamente , tutto il
sapere , secondo ‘’catene di ragioni’’, con un metodo ne avesse la stessa evidenza e lo stesso valore dimostrativo.
Cartesio ha avuto una vocazione intellettuale che lo ha risvegliato e richiamato a quell’opera vasta e immensa che
portasse a una nuova scienza, cui tutte le singole scienze si potessero ricondurre.
Le ‘’Regulae ad directionem ingenii’’

Descartes tenta la sistemazione di una teoria epistemologica in rapporto al concerto di coscienza e metodo. Posto che la
scienza è conoscenza certa ed evidente si dovranno anzitutto rifiutare le cognizioni soltanto probabili, per occuparci
soltanto di quegli oggetti alla cui conoscenza certa e indubitabile sembra sia sufficiente il nostro ingegno. ‘’Non
debbono interessarsi ad alcun oggetto di cui non possano avere una certezza pari alle dimostrazioni dell’Aritmetica e
della Geometria’’. Descartes indica come unici ‘’atti del nostro intelletto’’ sono capaci di darci una conoscenza chiara
ed evidente: l’intuito ( concezione di una mente ora e attenta, concezione così facile e distinta a che non resti proprio
alcun dubbio. concezione sicura di una mente pura e attenta che nasce dal solo lume della ragione) e la deduzione (uno
sviluppo continuo e ininterrotto del pensiero che intuisce con trasparenza le singole cose: un movimento del nostro
ingegno che inferisce una cosa da un’altra). Descartes definisce il metodo come l’insieme delle regole certe e facili,
grazie alle quali chiunque le avrà rispettate in modo esatto, non assumerà mai il falso come vero. Nelle Regulae è
chiaramente definita la priorità di una matematica universale intesa come scienza generale che spieghi tutto ciò che può
esser richiesto intorno all’ordine ed alla misura, senza riferirla ad una speciale materia. (algebra libera dai molteplici
numeri e figure sotto la quale è sepolta) Alla definizione del metodo occorre ridurre gradualmente le proposizioni
involute ed oscure ad altre più semplici. Si deve individuare la più semplice e quali rapporti intercorrano con le altre
conoscenze. Infine è necessario procedere secondo una enumerazione completa e ordinata. (opposta alla logica e ai
sillogismi della filosofia scolastica). L’enumerazione diventa così uno strumento metodologico delle Regole . Anzitutto
è importante il tema delle nature semplici per sé note, evidenti , la cui conoscenza è così trasparente e distinta che non
possono essere divise dalla mente ulteriormente in parecchie cose conosciute più distintamente. Esse costituiscono le
‘catene di ragioni’ secondo cui si deve costruire la scienza. Queste NATURE SEMPLICI, tali perché colte dall’intuito,
atto semplice dell’intelletto, si coordinano fra loro secondo rapporti necessari. ‘chi dubita è certo di sapere che qualcosa
è vero e qualcosa è falso. In quanto ciò è necessariamente connesso con la natura del dubbio. (io sono, dunque Dio è, o
anche, io comprendo, dunque ho una mente distinta dal corpo).

Il mondo o Trattato della luce

Tra il 1629 e 1630 Cartesio scrive il trattato incentrato sui problemi di fisica, stimolato dalla notizia dell’apparizione di
falsi soli o pareli. Nel ’33 Descartes decide di non pubblicarlo a causa della condanna di Galileo. (la concezione
aristotelica-tolemaica del mondo era già stata abbandonata anche nel testo di Cartesio). In una lettera a Mersenne il
filosofo dice: ‘’Meglio sopprimere il testo che mostrarlo mutilato’’. I temi centrali della sua fisica, svolti nel Mondo e
nell’Uomo sono definiti più ampiamente nella V parte del discorso sul metodo e poi nei ‘’Principi di Filosofia’’ (1644).
(nell’ultima opera afferma però che la terra sta ferma pur essendo trasportata insieme dagli altri pianeti nel vortice
attorno al sole).

Nel Mondo si definisce con chiarezza la critica della teoria scolastica delle qualità, delle forme sostanziali, della
dottrina aristotelica del movimento. Cartesio presenta la materia come pura estensione o quantità, dove l’estensione non
è un accidente, ma la vera forma e essenza della materia stessa. Alla materia Dio ha impresso il movimento: questo è
retto da tre leggi fondamentali:

1. Ogni parte della materia in particolare persiste nel medesimo stato finché l’urto delle altre
non le costringe a mutarlo.

2. Quando un corpo ne spinge un altro, non possa comunicargli alcun movimento senza
perderne contemporaneamente altrettanto del proprio.

3. Quando un corpo si muove, benché il suo movimento avvenga per lo più secondo una curva
e ogni movimento sia sempre in qualche modo circolare, tuttavia, le sue parti singolarmente prese, tendono
sempre a continuare il loro in linea retta.

‘’si potrà avere dimostrazioni a priori di tutto ciò che può essere prodotto in questo nuovo mondo’’. Si prospetta così
l’ideale di una fisica-matematica costruita deduttivamente. Riconoscerà poi di non poter dare dimostrazioni esatte di
tutte le cose dovendosi a volte accontentare, nel mondo dell’esperienza, di una certezza morale e non metafisica.
Identificata la materia con l’estensione e con lo spazio, Descartes nega l’esistenza del vuoto, ed essendo la materia
divisibile , respinge l’atomismo democriteo in quanto non si possono dare atomi indivisibili. (secondo Cartesio il moto
impresso da Dio alla materia porta alla sua frantumazione in particelle sempre ulteriormente divisibili che costituiscono
i tre elementi fondamentali: fuoco, aria e terra). Dal moto di questi elementi nascono i mondi, mondi innumerevoli in
spazi immaginari. Le particelle di materia assumono un moto circolare intorno a più centri formando i vortici che
costituiscono un sistema. Le parti più sottili e agitate si raccolgono ai centri di ciascun vortice costituendo il sole o le
altre stelle. la materia del secondo elemento costituisce i cieli. Nel vortice con al centro il sole, i pianeti e le comete
sono il terzo elemento. I pianeti girano attorno al sole mentre le comete passano di cielo in cielo. (centralità del sole).

L’uomo: la macchina del corpo - Per Cartesio questo ultimo capitolo si trattava di spiegare tutti i fenomeni vitali e i
processi sensitivi (eccettuato il pensiero) con le stesse leggi di una fisica meccanicistica, quelle usato per spiegare il
mondo fisico. ‘’Suppongo che il corpo non sia se non una statua o macchina di terra che Dio forma espressamente per
renderla più che possibile a noi somigliante. (forma e colorito con all’interno delle nostre membra tutte le parti richieste
perché possa camminare, mangiare, respirare, imitare, infine, tutte quelle nostre funzioni che si può immaginare
procedano dalla materia e dipendano dalla disposizione degli organi). Per spiegare le funzioni del corpo umano, definito
automa nel discorso sul metodo, usa figure, grandezze, movimenti, leggi fondamentali della geometria e della
meccanica. Cartesio compara la macchina del corpo ai tubi che fanno sgorgare l’acqua nelle ville reali. ‘’i suoi muscoli
e i suoi tendini agli altri diversi meccanismi e molle che servono a muoverle. il cuore è la sorgente e le cavità cerebrali
sono i serbatoi’’. I nervi sono concepiti come conduttori, tubi delle macchine idrauliche. Cartesio afferma che si tratta di
moti meccanici involontari, determinati dall’impressione sensibile e dalla reazione della materia cerebrale. All’interno
del cervello c’è una ghiandola (importanza per spiegare la metafisica) dove affluiscono dai sensi esterni stimoli degli
oggetti. (stimoli meccanici che passano attraverso i nervi imprimendo le idee o forme degli oggetti nella ghiandola che,
scriveva Cartesio ‘’è la sede dell’immaginazione e del senso comune). Identica la spiegazione dell’origine dei
sentimenti interni o passioni. (spiriti animali che provocano nella macchina bontà, liberalità, amore, fiducia e al
contrario malignità.L’anima razionale si aggiungerà a questa macchina per portarvi il pensiero , e quella ghiandola di
cui si è detto (il conarium) diventerà il punto di contatto tra due realtà indipendenti: res cogitas(realtà psichica:
inestensione, libertà e consapevolezza) e res extensa (realtà fisica, che estesa, limitata e inconsapevole). il concetto
deriva dal ‘cogito’, in quanto si ha necessità di dividere ciò di cui ho appurato l’esistenza (il mio spirito) da ciò di cui
non posso essere certo (il mio corpo, che tramite i sensi manda informazioni forse false al mio spirito).

DISCORSO SUL METODO – CARTESIO 1637

Struttura:

Il discorso sul metodo ha una struttura a mosaico e le sue parti riprendono e riordinano materiali precedenti. La prima
parte deriva dal rifacimento della ‘’Historia de non esprit’’, di cui abbiamo notizia grazie allo scambio di lettere
intercorso tra Descartes e Suez de Balzac. La seconda, relativa al metodo, già pensata al momento del progetto del ’36,
riprende in sostanza alcuni passi delle Regulae e degli appunti del III libro della Geometria. La terza parte, cosiddetta
morale provvisoria, è pensata e composta ‘ex novo’.

Il discorso sul metodo, scritto in volgare nel 1637 e pubblicato ad Amsterdam, fa da introduzione all’opera ‘’I SAGGI’’
(scientifici):

1. La Geometria (fonde l’algebra con la geometria)

2. La Diottrica (saggio di ottica, studio delle lenti e della rifrazione)

3. Le meteore (Indaga sui fenomeni terrestri)

Il discorso sul metodo, scritto in prima persona, è una autobiografia intellettuale. Cartesio una narrazione piana o
stilizzata puntata sulla ricerca filosofica/ scientifica. (simile alle confessioni di Sant’Agostino. Cartesio ha una
conversione laica/intellettuale dedita alla ricerca del vero). Il metodo di Cartesio ha l’obbiettivo di ‘’estendere la
conoscenza’’. L’autore non si presenta come un maestro. (non vuole peccare di presunzione ‘’ ho cercato di vedere la
mia via’’). Il topos e parola chiave del ‘’Discorso sul metodo’’ è ‘’Favola’’. Cartesio presenta quindi il suo trattato
come una ‘’favola’’, la favola del mondo: ma dietro la favola è facile leggere la realtà (la fisica vera).Il termine indica
che il testo è un racconto o consiglio e non una imposizione oggettiva e universale. Cartesio afferma di aver avuto
un’ottima istruzione (dove ha anche appreso la retorica). L’autore ha una grossa crisi intellettuale. Descartes è deluso da
quello che la scuola gli ha dato: Dubbi, errori, incertezza e la conferma della propria ignoranza. Cartesio idealmente
chiude i libri andando contro alla cultura tradizionale e cerca in se stesso e nel grande ‘’libro del mondo’’ la
conoscenza. (vuole viaggiare tra corti ed eserciti - Volontà di verità).

Tema fondamentale, già insito nel trattato di metafisica degli anni ’30, sono le verità matematiche. come tutte le verità
eterne dipendono da Dio che le ha create, ed egli è quindi il garante. Le verità matematiche, scrive a Mersenne, sono
certe, indiscutibili e dipendono da Dio, al pari di tutto il resto delle creature.

Scopo: cogliere la concatenazione di tutte le scienze, (in piccolo ispirazione a creare una matematica universale) riunirle
sotto principi comuni e regole certe, oltre che riportare le scienze al loro fondamento, cioè la ragione. Innalzamento dal
semplice piano fisico a quello metafisico, che costituisce il fondamento della fisica stessa. Valore pratico, migliorare la
vita delle generazioni future attraverso medicina e scienze.

Incipit: opera suddivisa in sei parti:

• Considerazioni relative alle scienze

• Regole del metodo

• Regole morali derivate

• Metafisica: prove dell’esistenza di Dio

• Infarinatura su le Monde + Spiegazione della circolazione sanguigna + differenza


uomo\animale

• Condizioni per progredire nell’indagine scientifica + ragioni di stesura del saggio

I PARTE

●Ricordo degli studi al collegio dei gesuiti nella prospettiva della maturità: amore per la poesia e piacere per la
matematica, (pur sapendo i limiti entro i quali veniva insegnata e usata); insoddisfazione per la filosofia che non dà
alcuna certezza

● Buon senso\ragione = capacità di discernere il vero dal falso.  è presente in ugual misura in tutti gli uomini  ci
distingue dalle bestie

● Diversi ragionamenti dipendono dal diverso uso che si fa della ragione (“Accidenti”  Aristotele fece una distinzione
tra le "proprietà essenziali" e le "proprietà accidentali" di un ente. Una proprietà accidentale non ha una connessione
necessaria con l'essenza dell'ente a cui si riferisce.)

● Si propone di presentare il metodo che lui ha seguito per guidare bene la sua ragione, senza la presunzione che questo
possa essere adatto anche per altri.

RICERCA DI UNA SCIENZA AFFIDABILE:

● LETTERE: Credette fossero il mezzo migliore per una conoscenza chiara e certa ma si rivelarono solo fonte di
dubbio. Riconosce l’importanza dello studio delle lettere intrapreso fino a quel momento:  la conoscenza di autori
antichi, come anche il viaggio, ci permette di mettere in prospettiva il nostro mondo e la nostra cultura  eccedere in
ciò, tuttavia, può portare ad un eccessivo allontanamento dalla nostra realtà originaria\ dalla percezione dei nostri limiti.

●LINGUE: necessarie per comprendere i libri antichi

●ELOQUENZA\ POESIA: tratti di bellezza che lo affascinano, ma sono doti naturali, non si acquisiscono con lo studio.
Eloquenza=dote di rendere chiaro il discorso e comprensibile

●MATEMATICA Interesse per la matematica base evidente e certa si chiede perché fosse limitata all’applicazione
alle arti meccaniche

● TEOLOGIA Non si permette di sottoporre la teologia alle sue indagini rivela verità troppo al di sopra dei suoi
ragionamenti
● FILOSOFIA Qualsiasi opinione filosofica è sempre stata messa in dubbio, per quanto raffinata fosse molte opinioni
diverse sullo stesso argomento la maggior parte sembrano verosimili, ma esiste un’unica verità devono essere
opinioni false  VEROSIMILE = FALSO (quot homines tot sententiae)

●GIURISPRUDENZA\ MEDICINA: Ogni altra disciplina deriva dalla filosofia  inaffidabile

●ALCHIMIA ASTROLOGIA E MAGIA; cattive dottrine da cui non lasciarsi ingannare

● Indagine del mondo attraverso l’esperienza, il viaggio non trova motivi di sicurezza nelle riflessioni sui costumi
altrui STUDIO DI SÉ STESSO

II PARTE

Riferendosi al 1619: dopo incoronazione dell’imperatore Ferdinando si avvia verso armata cristiana di Massimiliano di
Baviera. Nel ducato di Neuberg si ferma, è in una stanza senza distrazioni passa il tempo riflettendo. Ha un sogno
sull’unità e la concatenazione delle scienze e sull’approfondimento dei fondamenti di una scienza meravigliosa.
Cartesio fa metafore architettoniche: Contrappone la città medievale a quella pianificata. La seconda, a differenza della
prima, segue proporzioni e nasce grazie a una volontà di razionalizzazione. Le città medievali si sviluppano da sé in
modo ‘’selvaggio e disordinato’’. Cartesio evoca la possibilità di ripartenza del sapere. (la conoscenza fino adesso è
cresciuta tramite la tradizione e per questo va ripresa da capo). Tema della seconda parte del ‘’Discorso sul metodo’’ è
il rapporto con l’infanzia. L’uomo è affondato nella vita dei sensi e nel problema della verità. è necessario dunque
emanciparsi e liberarsi per entrare nell’uso pieno della ragione. Cartesio propone una città distrutta (crollata come il
sapere) che permette un nuovo cominciamento. L’uomo dalla tabula rasa può ricostruire sopra edifici stabili (simboli
della certezza) annientando, tramite il dubbio, tutto quello che non lo è. Altro tema della seconda parte è quello del
metodo. Esso è infatti uno strumento euristico / epistemologico legato alla scoperta e nuove teorie accessibili attraverso
le facoltà conoscitive. Immagine proposta dall’autore è l’uomo che procede nelle tenebre. Descartes svaluta e la critica
la logica aristotelica (6 trattati Organon che definivano la logica come mezzo di conoscenza) studiata nelle scuole
basata sulla teoria del sillogismo. Cartesio afferma che la logica è come creare una minerva da un blocco di marmo
ancora non sbozzato. La logica è dunque un esercizio formale che non accresce la conoscenza. (spiega cose che si sanno
già). Il filosofo usa la tecnica di una ironia tagliente per spiegare che l’arte nelle scuole non ci fa conoscere nulla
liquidando così la meccanizzazione del pensiero in favore di un intuizionismo intellettuale.

● Opere create da diversi artefici e con parecchie parti sono meno perfette rispetto a quelle di un singolo autore. 
questo vale per un edificio come per un’intera città La forza di Sparta dipendeva dal fatto che avesse un unico
legislatore, Licurgo (non dalla bontà delle leggi)  legislazione converge ad un solo fine.

● Fin dalla nascita, la nostra educazione non può essere stata sempre guidata in modo omogeneo e del tutto coerente coi
nostri istinti  per darvi ordine unico (quindi guidare bene la nostra vita) è necessario abbandonare del tutto le opinioni
che risultano erronee, e accogliere quelle migliori dopo averle scrupolosamente analizzate e ricondotte alla ragione.

●Sconsiglia di seguire le sue regole ai frettolosi e chi si basa si pregiudizi o si affida alle opinioni della massa (è
consapevole dell’influenza che hanno i costumi su di noi, ma le tendenze della massa non sono prova di attendibilità).

●Commento a logica, analisi e algebra:

LOGICA: (Ars brevis di Lullo/ ars combinatoria- parti idee primitive per trovare nuove combinazioni, Fr XIII sec)
inadeguata perché insegna a convincere della veridicità di inferenze il cui contenuto non è dato analizzare in quanto
vero. Le troppe regole logiche verranno sostituite con le sue 4 regole del metodo

ANALISI: (riferimenti antichi: Pappo e Diofanto) campo limitato a questioni astratte ed inutili. Affatica
l’immaginazione e la memoria, esigendo uno sforzo eccessivo.

ALGEBRA: campo limitato a questioni astratte ed inutili + arte confusa e oscura.

SINTESI ANALISI\ALGEBRA: Intende trovare metodi esemplificativi, mettendo a punto il suo metodo delle
coordinate che semplifica notevolmente la tecnica della ricerca e libera la mente, individuando delle notazioni
matematiche più semplici dei segni cossici, sostituiti dalla notazione algebrica (inserimento delle lettere abc per termini
noti e xyz per gli ignoti). Inoltre opererà una sintesi tra aritmetica e geometria (prendendo il meglio di analisi e algebra),
esprimendo i numeri attraverso delle linee, quindi delle grandezze, e soffermandosi dunque sui rapporti matematici di
proporzione piuttosto che sugli oggetti matematici.

Nel 1928 Cartesio scrive ‘’Regale ad directionem ingenii’’ dove sono inseriti i quattro precetti del metodo:

1. Non accogliere mai come vera nessuna cosa che non conoscessi evidentemente esser tale
[…] giudicando esclusivamente di ciò che si presentasse alla mente in modo così chiaro e distinto da non
offrire alcuna occasione di essere revocato in dubbio.

2. dividere ciascuna delle difficoltà che esaminavo in quante più parti possibili, in vista di una
migliore soluzione.

3. imporre ai miei pensieri un ordine, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili da
conoscersi per risalire un po’ alla volta, come per gradi, alla conoscenza dei più complessi.

4. Fare in ogni occasione, enumerazioni tanto complete, e rassegne così generali da essere
sicuro di non dimenticare nulla

REGOLE DEL METODO: riprese da spiegazioni più dettagliate nelle Regulae ad directionem ingenii (1627-28,
incompiuta: tratta la definizione di una nuova scienza e il fondamento di tutte le discipline nella ragione del soggetto
conoscente)

Scopo: orientare l’uso dell’intuito e della deduzione per giungere alla verità; il dubbio metodico (è il procedimento e lo
stratagemma metodologico seguito da Cartesio, il quale, attraverso l'esercizio del dubbio, si propone di approdare a
delle conoscenze indubitabili. Riguarda inizialmente le conoscenze sensibili e con l'ipotesi del genio maligno si estende
a tutto e diviene dubbio iperbolico.) è funzionale al ritrovamento della verità, non come per gli scettici. (Nelle
Meditationes de prima philosophia ipotizza l’esistenza di un genio maligno che ci inganna)

*INTUIZIONE: atto della ragione che si autogiustifica in quanto si presenta senza mediazione alla mente e non
necessita di alcuna dimostrazione  autonomia dell’anima dal corpo garantisce che i sensi non interferiscano nei
processi dell’intelletto, che resta così il solo affidabile filtro della realtà.

*DEDUZIONE: successione di atti intuitivi, ognuno dei quali discende\dipende necessariamente dall’enunciato vero
che lo precede (razionalisti: Cartesio, Spinoza, Leibniz.

• EVIDENZA: punto di partenza e di arrivo del discorso

Accettare per vero solo ciò che si presenta all’intuito con EVIDENZA, e che risponde ai criteri di

CHIAREZZA: ogni parte del discorso deve essere illuminata dalla luce della ragione (no ombre)

DISTINZIONE: ogni parte del discorso deve presentarsi separata dal resto (no sovrapposizioni)

Ciò implica:

rifiutare le cognizioni solo probabili\verosimili (considerate alla pari delle false)

rifuggire accuratamente fretta e pregiudizi

• ANALISI:

Divisione del problema nelle sue parti più semplici (NATURE SEMPLICI), non ulteriormente divisibili, presenti alla
ragione con evidenza immediata e rapportate tra loro secondo relazione di necessità o contingenza.

certezza necessita di evidenza  evidenza necessita di intuizione intuizione necessita di semplicità.

• SINTESI:
Riordino degli elementi a partire dai più semplici per risalire ai più complessi (dagli argomenti assoluti a
quelli dipendenti): rifiuto della classificazione scolastica in base al genere dell’ente. La classificazione ora
avviene su base deduttiva, per creare “catene di ragioni” su cui fondare il sapere

• ENUMERAZIONE:

Controllo della completezza e correttezza dei processi deduttivi

III PARTE

Durante i lavori di demolizione e ricostruzione del metodo di giudizio, è necessario affidarsi ad una morale provvisoria
che possa guidare le azioni in modo che la vita continui il più serenamente possibile. Nella vita pratica a differenza di
quella teorica si deve accettare anche il probabile.  cauto conservatorismo morale, politico, sociale di Cartesio deriva
dall’applicazione di queste regole

MORALE PROVVISORIA: 4 MASSIME

• ●Obbedire a leggi e costumi del paese, conservare la fede in Dio nell’attesa di riformare le
proprie convinzioni:

 attenersi a quelle dei più assennati con cui si vive,

seguire le opinioni più moderate

diffidare di decisioni che impediscano di cambiare opinione a seconda delle circostanze

• ● Agire con quanta più risolutezza anche secondo le opinioni più dubbie Affidarsi ad
opinioni che siano orientate in un unico verso, accettandole anche se dubbie per mantenere la decisione presa
fino alla fine. (es. del viandante nella foresta)

● Scegliere le possibilità più probabili quando non si può ancora arrivare alla completa certezza che siano le più vere

RISCHI della risolutezza: indecisione

ostinazione

• ● Cercare di mutare i propri desideri e non il mondo: (matrice stoica)  quando abbiamo
fatto del nostro meglio per cambiare le cose esteriori, dobbiamo ritenere tutto il resto impossibile da
raggiungere.

• ● concentrarsi sui limiti posti dalla natura, sui bisogni essenziali, e convincersi che solo i
pensieri sono in nostro totale potere  si evitano così le delusioni date dalle ambizioni eccessive e
irraggiungibili

Con ciò la demolizione delle vecchie opinioni può cominciare: questo scetticismo però non è fine a sé stesso ma
funzionale al conseguimento della conquista della certezza. Cartesio scinde la pratica dalle teoria. Nella pratica occorre
seguire la probabilità migliore (quella che risulta più vera). Nella teoria reputare ‘’tutto quello che sembra probabile
come fosse falso’’ (razionalità teorica). Nel saggio di Montaigne ‘’Selvaggi’’ si evince la differenza tra cannibali e
cinesi. Entrambi hanno un impatto culturale ma diverso. tale saggio è spunto di riflessione per pensare all’impossibile
certezza della cultura tradizionale.

IV PARTE

Introduce una trattazione di carattere metafisico.


Nella ricerca della verità è necessario rifiutare come falso tutto ciò che appare anche vagamente dubitabile 
supposizione che nulla è tale quale sembra, come se tutto corrispondesse solo ad un sogno. Ne ricava che:

• Anche nell’atto di pensare che tutto è falso, resta certo che IO PENSO, DUNQUE SONO
COGITO ERGO SUM. Il cogito risulta la prima realtà autoevidente.

questa intuizione è così chiara da poter essere accettata come fondamento della filosofia che stava cercando, come
criterio di verità.

• Io penso, dunque sono, in quanto anima, sicuramente; ma non necessariamente in quanto


corpo, che potrei semplicemente immaginare.

Io sono una sostanza la cui natura risiede nel PENSIERO: non ha luogo né dipende da alcuna causa materiale. Il
pensiero è immateriale e immortale

• Ciò che mi assicura che “io penso dunque sono”, sono LA CHIAREZZA E DISTINZIONE
con cui lo vedo: posso accettarle come criteri di discernimento. Ciò che è chiaro e distinto deve essere vero.

• Nell’atto del dubitare si manifesta la mia imperfezione. Perfezione è il conoscere.

Cartesio si domanda:

1. se vi sia corrispondenza tra le idee del cogito e la realtà. Per accertarsene è necessario analizzare il contenuto delle
idee stesse [alcune derivano dai sensi, dall’esperienza (avventizie), altre sono in me dalla nascita (innate) altre ancora
sono ibridi creati dalla mia mente (fittizie)]

2. Quale sia l’origine dell’idea di perfezione che lui ha in mente, e che poi identifica con DIO, dando le prove della sua
esistenza:

-ARGOMENTO AB EFFECTIBUS: deve esserci tanta realtà nella causa efficiente, quanto nel suo effetto;

Cartesio immagina che le idee delle cose esterne possano in qualche modo dipendere da lui, in quanto non dotate di
maggiore perfezione; ma lo stesso non si può dire dell’idea di Dio, che è perfetto, e sarebbe contradditorio pensare che
da un essere imperfetto ne derivi uno perfetto (Dio).

L’autore di un’idea perfetta non può essere un essere imperfetto; pertanto l’idea di Dio, che è in me ma non da me, (idea
innata) può derivare soltanto da Dio stesso.

-SECONDO ARGOMENTO

E’ necessario pensare che qualche essere più perfetto di me mi abbia creato; se fossi stato indipendente da qualsiasi
altro essere mi sarei potuto creare perfetto ed illimitato, ma così non è (perché dubito e sono soggetto ad aspirazioni
insoddisfatte ecc.).

Inoltre Dio non può essere composto di una natura intelligibile e una corporea, perché la seconda è dipendente per sua
natura, e la dipendenza è un difetto che Dio non può avere.

DIO è il fondamento della prova dell’evidenza:

-PROVA ONTOLOGICA

Ispirata dalla prova ontologica di Sant’Anselmo

(× Per Cartesio le idee sono presenze reali alla coscienza; si chiede se rappresentino anche una realtà oggettiva, o siano
semplici finzioni)

Nell’esaminare l’idea di Dio: L’esistenza di Dio è compresa nell’idea stessa di Dio, come l’idea che gli
angoli di un triangolo sono = 180° è compresa nell’idea di triangolo.
Solo che, dal fatto di non poter concepire un triangolo senza 180° interni, non segue che un qualsiasi
triangolo esista, ma solo che triangolo e 180° non sono separabili.

Al contrario, dal fatto di non poter concepire Dio senza esistenza, segue per forza che Dio esiste. Anche
perché se ammettessimo la non esistenza di Dio, questo sarebbe un fattore di imperfezione, e un Dio non
esistente sarebbe inferiore a qualsiasi umile cosa di cui però abbiamo la certezza che esista.

●→ una volta dimostrata l’esistenza di Dio, Cartesio ne fa il garante che tutte le cose percepite chiaramente e
distintamente debbano essere vere, proprio perché provenienti da esso (Rifiuta la dottrina scolastica: nulla è in
noi se non è prima nei sensi). Qualsiasi cosa chiara e distinta, che non sapessimo derivante da Dio, non
potrebbe dirsi vera, e non ci sarebbe garanzia per poter distinguere sonno da veglia.

●→ Del mondo esterno non possiamo avere certezza metafisica non dobbiamo mai pensare che ciò che
possiamo vedere con l’immaginazione o di ciò che i nostri sensi ci indicano come vero sia effettivamente vero;
infatti ciò su cui dobbiamo basarci è la ragione, non i sensi o l’immaginazione. (Non dobbiamo pensare che il
sole sia grande come lo vediamo solo perché lo percepiamo così. Quelli sono i sensi, ma noi dobbiamo usare la
ragione)

●Dio, in quanto verace, dà a noi solo idee di verità, è la nostra imperfezione che vede idee anche false: non
potendo tutti i nostri pensieri essere dunque veri, dobbiamo supporre che la verità stia in quelli che abbiamo da
svegli e non nei sogni risolto problema del sogno.

OBIEZIONI: Le idee sono vere perché derivano da Dio. Dio esiste ed è dimostrato attraverso i canoni
dell’evidenza  circolo vizioso in cui sia Dio, sia l’evidenza sembrano la base del metodo. Cartesio risponde:

• Il cogito è una realtà indipendente dall’esistenza di Dio, come anche la regola dell’evidenza
COGITO= EVIDENZA SOGGETTIVA

• Dal punto di vista metafisico questo non basta, perché il cogito garantisce solo le idee
presenti a me direttamente e attualmente per INTUIZIONE.

• Ma per costruire i fondamenti di una scienza questo non basta: serve anche la catena della
deduzione, che si basa sul ricordo delle intuizioni. Ora può intervenire il dubbio e l’errore.

• Dio garantisce che le idee passate hanno ancora validità: DIO GARANTISCE LA
PERMANENZA DELLA VERITA’ CHE L’UOMO PERCEPISE CON INTUIZIONE

• DIO= FONDAMENTO DI UNA SCIENZA OGGETTIVAMENTE VALIDA

V PARTE

Illustrazione sommaria dei contenuti de Il Mondo o Trattato della Luce (1630-33); opera di fisica generale mai
pubblicata per timore di incorrere nella stessa condanna di Galileo tranquillità dello spirito sopra ogni altra cosa. Parla
non di come il mondo è stato creato, ma di come un ipotetico mondo avrebbe potuto essere creato da Dio.

● Dio immaginato nel mettere in moto un meccanismo caotico (riordinato secondo le leggi esistenti) che continua per
conto suo. (Secondo Pascal, Cartesio si è servito di Dio per “dare un colpetto al mondo”)

Ne Il Mondo, inizialmente immagina le creazione di una materia estesa (non esiste il vuoto e neppure l’atomismo: la
materia è divisibile all’infinito) la cui essenza risiede nell’estensione e nel movimento, (il moto o la quiete sono stati,
non qualità della materia) causato da Dio e che a sua volta provoca una divisione delle particelle fino alla formazione,
attraverso i vortici, del Sole, degli elementi fondamentali e dei mondi.

NEGAZIONE DELLA SEPARAZIONE CIELO\TERRA (segue Galileo)  tutto soggetto alle stesse leggi e alla stessa
materia.

Il movimento è a sua volta governato da 3 leggi:

• Ogni parte della materia mantiene il suo stato finché non interviene l’urto con altra materia.

• Quando un corpo ne urta un altro non può comunicargli movimento senza perderne
altrettanto. (completa principio conservazione del moto di Beeckmann)
• Quando un corpo si muove, le sue parti procedono singolarmente sempre in linea retta.

●Esposizione della sua concezione della luce: è trasmessa dal sole e dalle stelle fisse ai pianeti e la terra, che la
riflettono. I corpi terresti sono descritti rispetto al colore, alla trasparenza e alla luminosità. Si parla dell’uomo in quanto
spettatore.

● Descrizione della natura del fuoco e della creazione del vetro.

●Descrizione dell’uomo: creato da Dio come un corpo esanime, che possiede solo un fuoco privo di luce. Le funzioni di
questo corpo sono le stesse che esistono nei corpi umani e continuano senza intervento dell’anima\pensiero (simile agli
animali). Poi Dio instilla l’anima all’uomo.

** Ne Le Monde negherà come mai prima i principi scolastico\aristotelici di forma, essenza e qualità

CIRCOLAZIONE SANGUIGNA: (descritta ne L’uomo: processi vitali interpretati alla luce di una fisica
meccanicistica)

VENTRICOLO SINISTRO

VENTRICOLO DESTRO

ARTERIA VENOSA (vena polmonare)  2 porticine (valvola biscuspide\mitrale) forma ovale: bastano 2 a chiuderla;
impediscono uscita del sangue, permettono entrata dai polmoni

VENA CAVA cui si riconducono tutti i rami venosi3 porticine (valvola tricuspide) impediscono uscita del sangue,
permettono entrata

VENE: creano in prossimità del cuore due orecchiette.

Struttura meno solida e posizione più superficiale

GRANDE ARTERIA (aorta)  3 valvole consentono uscita del sangue

VENA ARTERIOSA (arteria polmonare) 3 porticine (valvole sigmoidi) consentono uscita del sangue verso i polmoni

ARTERIE: struttura più solida. Posizione profonda. Passaggio di sangue più caldo e pulsante

MOVIMENTO: (conseguente alla disposizione degli organi, come in un orologio) è causato dal calore del cuore.

Il sangue entra dalle orecchiette, che si dilatano e sgonfiano in modo opposto al cuore. Cuore: luogo più caldo del
corpo. Il sangue di passaggio (essendo un liquido) si dilata e rarefà, quasi distillandosi. Entra nelle 2 arterie (processo
quasi speculare dx e sx) che si dilatano mentre il cuore si sgonfia e riceve altro sangue. Il sangue entrato nelle arterie si
raffredda, ma espande comunque il calore del cuore a tutto il corpo.

FUNZIONE DELLA RESPIRAZIONE: portare aria fresca ai polmoni dove il sangue può ricondensarsi.

DIGESTIONE: calore del sangue necessario, insieme ad altri liquidi, per sciogliere i cibi. Il liquido ritorna poi nel
sangue e viene assorbito da dei pori in diverse parti a seconda della grandezza di questi pori.

HARVEY: il sangue che raggiunge le estremità grazie alle arterie entra nelle vene che tornano al cuore: processo
circolare. (Dimostrato grazie all’uso di lacci emostatici). Il movimento del sangue è dovuto alle contrazioni del cuore.

SPIRITI ANIMALI: vento sottile\ fiamma viva che dal cuore sale al cervello e mette in moto le membra. Solo il
sangue arterioso più vivo riesce a spingersi fino al cervello, respingendo le sue parti meno attive che si dirigono verso
altri luoghi del corpo

UOMO MACCHINA: essendo creata da Dio è comunque migliore di qualsiasi automa parlante:
• Se anche concepissimo una macchina parlante, non la si potrebbe fare in modo che risponda
coerentemente a qualsiasi impulso o domanda esterna

• Servirebbe un meccanismo troppo complicato per far sì che possa eccellere in qualsiasi
disciplina, come è invece per l’uomo.

DIFFERENZA UOMO-ANIMALE: le bestie non hanno ragione, perché, sebbene abbiano abbastanza organi per
parlare, e alcuni lo facciano, quello che dicono non è espressione di un pensiero, non sanno farsi capire. (Lucrezio
credeva che avessero solo un linguaggio incomprensibile a noi). Se anche sanno fare bene qualcosa, il resto gli è
precluso. Sono come un orologio che funziona e conta il tempo meglio di noi, ma non si può dire che abbia una ragione.

ANIMA UMANA: è indipendente dal corpo ma strettamente legata a lei, non un semplice pilota ma un soffio che ci
pervade ed omogeneizza col corpo. Questo grazie alla ghiandola pineale (epifisi), unica parte del cervello che non sia
doppia. Qui si raccolgono gli stimoli sensibili esterni e i sentimenti, provocati dagli spiriti animali. Spiegazione di
questa fu sollecitata da Elisabetta del Palatinato, che non comprendeva come avvenisse l’interazione tra res cogitans e
res extensa. L’indipendenza dell’anima dal corpo, comunque, garantisce la priorità della ragione nei processi di
discernimento della realtà in quanto unica capace di cogliere il vero. I sensi sono eliminati da questo processo

VI PARTE

(concepita come intro alla diottrica e alle meteore)

●Parla della pubblicazione del trattato Le monde, e si evince il timore di incappare nella condanna di Galileo desiderio
di sottostare in ogni modo ai dogmi cristiani e non offendere in alcun modo la chiesa

●padronanza della pratica e imitazione degli artigiani porta a dominio della natura e creazione di oggetti che
porterebbero infiniti vantaggi. Visione utilitaristica del mondo delle invenzioni. Utilizzare per modificare il mondo
circostante (scienza, meccanica) e il corpo stesso con la medicina le esperienze sono tanto più importanti quanto la
teoria si evolve

●per favorire il progresso Cartesio si propone di divulgare il suo pensiero, e invita altri dotti a fare lo stesso, sebbene
abbia spesso detto di non amare la fama. Ripetizione del concetto e speranza di essere utile alle generazioni future, e del
rimorso che avrebbe avuto nel non pubblicare per nulla le sue idee a proposito di Le Monde. Per questo ne dà
descrizione sommaria nel Discorso, e per non essere sospettato di aver scritto cose illecite

●OBIEZIONI: sebbene le ritenga importanti per avere riscontro delle proprie affermazioni e aiutare la comprensione
del pubblico, e sebbene si ritenga soggetto all’errore, non ritiene molto utili le obiezioni. Sa di aver già intuito tutte
quelle possibili, e si ritiene censore e correttore più rigoroso e rigido di chiunque altro. Inoltre nelle discussioni spesso
si tende a concentrarsi di più sulla persuasione e sulla verosimiglianza che non sulla verità in sé. Poi si contraddice
dicendo di riceverne volentieri.

●Le cose imparate attraverso l’esperienza diretta personale si imparano molto meglio delle cose insegnate da altri.
Esprime implicitamente il timore di non essere compreso, perché per quanto si tenti di spiegare le proprie teorie e
sembri che gli altri le comprendano, essi non se ne potranno mai appropriare quanto è stato per il primo ideatore del
concetto. Inoltre chi dice di conoscere tutto e veramente, in realtà si affida di più alla verosimiglianza che non alla
verità; è inevitabile, per arrivare a conoscere davvero alcune cose, arrivarci passo passo ed ignorarne alcune.

●Descrive l’ordine seguito nel suo lavoro:

1. Ricerca delle cause prime delle cose del mondo, mantenendo sempre salda l’idea di Dio creatore. 2. Ricerca dei
primi effetti derivanti da queste cause: stelle, elementi, minerali ecc: le cose più semplici e facili a conoscersi
(rispecchia regole evidenza).

3. Ripercorrere gli oggetti presentati ai suoi sensi: nota comunque una enorme quantità di possibilità da ricondurre alle
cause di questi oggetti: attraverso l’esperienza e l’accuratezza si può arrivare alla conoscenza della natura intera