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LINGUISTICA GENERALE

LINGUAGGIO E LINGUE

La Linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano.

Tutti i linguaggi (linguaggio “naturale”, degli animali, dei computer, dei gesti, dell’arte,
dei media, ecc.) sono sistemi di comunicazione: trasmettono informazioni da un
individuo (emittente) ad un altro (ricevente o destinatario).

Anche se i vari linguaggi sono identici nella loro funzione di permettere la


comunicazione, essi sono diversi nella loro struttura. Solo la specie umana acquisisce il
linguaggio umano, o naturale. Questo linguaggio verbale è lo strumento di
comunicazione principale per gli uomini che si manifestano attraverso lingue storico-
naturali che si tramandano di generazione in generazione.

La linguistica è una disciplina descrittiva: il suo scopo è quello di spiegare, nel senso
di ricondurre a leggi generali, ciò che effettivamente si dice.

Solo nel linguaggio umano sono presenti la

-Ricorsività = la capacità di produrre frasi di lunghezza potenzialmente infinita

-Discretezza = la distinzione tra elementi del linguaggio per l’esistenza di limiti ben
definiti (i suoni “p” e “b”; “t” e “d”).

Lingua = la forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità; è un sistema
articolato su più livelli:

-quello dei suoni -> fonologia

-quello delle parole -> morfologia

-quello delle frasi -> sintassi

-quello dei significati -> semantica.

L’aspetto orale è primario, quello scritto è secondario, poiché esistono lingue solo
parlate, ma non esistono lingue solo scritte, questo poiché si impara prima a parlare che a
scrivere. La lingua scritta “fissa” la lingua; la lingua parlata offre variazione e novità.

Saussure pose una serie di distinzioni tra cui quella tra

-“Langue” = l’insieme di conoscenze mentali, di regole insite nella lingua, che


costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in una certa lingua e sono
possedute come saper astratto da tutti i membri di una comunità linguistica
idealmente omogenea

-“parole” = l’atto linguistico individuale, la realizzazione concreta di un messaggio


verbale in una certa lingua.

C’è una triplice opposizione fra astratto, sociale e costante (langue) e concreto,
individuale e mutevole (parole).

Jackobson -> distinzione tra

-Codice = insieme di potenzialità ed è astratto.


-Messaggio = si costruisce sulla base delle unità fornite dal codice, ed è un atto
concreto.

Chomsky -> distinzione tra

-competenza = tutto ciò che l’individuo “sa” della propria lingua per poter parlare
come parla e poter capire come capisce

-esecuzione = tutto ciò che l’individuo “fa” linguisticamente. L’esecuzione è un atto


concreto ed è molto vicino a “parole” e messaggio.

“Langue” e competenza sono diverse: la prima è sociale, la seconda è individuale.

Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità né a livello di regole, né a
livello di unità.

Rapporto sintagmatico = in un atto linguistico, i suoni vengono disposti in una


sequenza lineare: in questo modo perdono la loro individualità e si influenzano tra di loro.
Questi rapporti si hanno tra elementi che sono co-presenti.

Rapporto paradigmatico = quando un elemento escluda l’altro.

Rapporti paradigmatici e sintagmatici non riguardano solo suoni, ma anche espressioni.

Questi rapporti sono un importante fatto di coesione degli elementi linguistici: una
qualsiasi unità della lingua intrattiene rapporti sintagmatici con le forme vicine, ma
intrattiene rapporti paradigmatici con le unità assenti che avrebbero potuto essere
realizzate in quel dato punto.

Le lingue possono cambiare nel corso del tempo. Lo studio del cambiamento linguistico
è detto diacronico, è quindi lo studio di un fenomeno attraverso il tempo.

Un fenomeno diacronico è la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del


tempo.

Una lingua può essere studiata anche escludendo il fattore tempo: questo studio è detto
sincronico.

Un fenomeno sincronico è un rapporto tra elementi simultanei. Una parola è un segno,


cioè l’unione di un significato e di un significante, ovvero la parte non materialmente
percepibile (contenuto) e la parte fisicamente percepibile del segno (espressione).

Il segno ha varie proprietà tra cui:

-Distintività: il segno “notte” si distingue dal segno “botte”, da “lotte” ecc…

-Linearità: il segno si estende nel tempo (se è orale) o nello spazio (se è scritto);

-Arbitrarietà: il segno è arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura
che imponga di associare al significante [libro] il significato (libro). Tant’è vero che al
medesimo significato possono corrispondere significanti diversi in altre lingue
(inglese: book; francese: livre). L’associazione tra significato e significante deriva da
un accordo convenzionale, nel quale però sono escluse la parole onomatopeiche
(sussurrare, tintinnare).

I segni possono essere sia linguistici che non linguistici:


-Simbolo =

-Indice =

-Icona =

Per Jakobson le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica


sono 6 ed a ciascuna di queste Jakobson fa corrispondere una funzione linguistica:

-Funzione Emotiva: riguarda il parlante e si realizza quando il parlante esprime


stati d’animo;

-Funzione Referenziale: riguarda il referente, ed ha una funzione informativa;

-Funzione Fàtica: riguarda il canale e si realizza quando si vuole mantenere o


stabilire rapporti (“Come stai ?”, “Come va ?”);

-Funzione Metalinguistica: riguarda il codice e si realizza quando questo viene


usato per parlare del codice stesso;

-Funzione Poetica: riguarda il messaggio e si realizza quando l’ascoltatore è


costretto a leggere più volte il messaggio per capirlo e comprenderlo meglio;

-Funzione Conativa: riguarda l’ascoltatore e si realizza sotto forma di esortazione a


modificare un comportamento (pubblicità, discorsi politici).

Normalmente vi è prevalenza di una funzione sulle altre.

In Italia, oltre all’italiano come lingua ufficiale, si parlano innumerevoli dialetti,


stratificati sia socialmente che geograficamente:

-L’italiano scritto rappresenta la forma più austera della lingua.

-L’italiano parlato formale, che è usato appunto nelle occasioni formali.

-L’italiano parlato informale invece è quello usato tra amici o in famiglia, ed è un


parlato spontaneo, pieno di “regionalismi”.

Il dialetto è articolato in :

-dialetto di Koinè, che identifica una regione dialettale,

-il dialetto del capoluogo di provincia,

-dialetto locale, del paese.

In uno stesso luogo possono coesistere diversi registri linguistici.

La lingua non è un blocco monolitico, ma è articolata in codici e sottocodici.

Il dialetto è un sistema linguistico a tutti gli effetti, non è un codice secondario e ridotto,
e la differenza tra lingua e dialetto è una differenza socio-culturale.

Dal punto di vista linguistico, le lingue del mondo possono essere classificate in ordine

-genealogico

-tipologico
-areale.

Due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se derivano da una
stessa lingua originaria, come le lingue romanze (italiano, francese, spagnolo, ecc…) che
derivano tutte dal latino.

Famiglia linguistica = l’unità genealogica massima che si divide a sua volta in

-Gruppi, che a loro volta si articolano in

-Sottogruppi.

Raggruppamento tipologico = in base al quale si raggruppano le lingue che


manifestano una o più caratteristiche comuni.

Le famiglie linguistiche più studiate sono:

-Indoeuropea;

-Afro-Asiatica (che comprende l’Africa settentrionale, il medio oriente e parte


dell’Africa orientale);

-Uralica (che comprende lingue all’interno della Russia, il finlandese, l’estone e


l’ungherese);

-Sino-Tibetana (che comprende il cinese-mandarino, la lingua più parlata al


mondo);

-Niger-Kordofaniana (che comprende la maggioranza delle lingue parlate nelle


nazioni africane poste a sud del Sahara);

-Altaica (che comprende lingue dell’Asia centrale come il mongolo e il turco);

-Dravidica (che comprende lingue parlate nella parte meridionale dell’India);

-Austro-Asiatica (che comprende il vietnamita).

Un caso di lingue isolate è dato in Europa dal basco, e in Asia dal giapponese e coreano.

La famiglia Indoeuropea, nata dall’apparentamento genealogico tra il sanscrito


(antica lingua dell’India), il latino e il greco, si suddivide in gruppi e sottogruppi:

-gruppo Indo-Iranico, suddiviso in indiano e iranico.

-Del sottogruppo indiano fanno parte le antiche lingue del sanscrito e del vedico,
e le moderne lingue dell’hindi e urdu;

-il sottogruppo iranico è ulteriormente suddiviso in lingue iraniche occidentali


(persiano antico e dell’avestico e le lingue moderne del persiano moderno e del
curdo) e orientali (pastho).

-il gruppo Tocario, rappresentata da due lingue estinte convenzionalmente indicate


con Tocario “A” e Tocario “B”;

-gruppo Anatolico, comprendente varie lingue oggi estinte, come l’ittita; gruppo
Armeno, rappresentato dalla lingua armena;

-gruppo Albanese, rappresentato dalla lingua albanese parlata, oltre che in


Albania, anche nella regione del Kosovo;

-gruppo Slavo, diviso in Slavo Orientale ( Russo, bielorusso, ucraino), Slavo


Occidentale (Polacco, ceco, slovacco) e Slavo Meridionale (Bulgaro,
macedone, serbo-croato, sloveno); gruppo Baltico, che comprende il lituano e il
lettone, e l’antica lingua del prussiano antico; gruppo Ellenico, rappresentato dal
Greco;

-gruppo Italico, suddiviso in Italico Orientale (che comprende lingue estinte come
osco, umbro e sannita) e Italico Occidentale, che comprende il latino, che ha
dato vita alle numerose lingue romanze: Portoghese, Spagnolo, Francese,
Italiano, Romeno, Gallego (Galizia), Catalano (Catalogna), Retoromanzo
(Svizzera) e Provenzale (Sud-Est Francia);

-gruppo Germanico, diviso in Germanico Orientale (Gotico, ormai estinto),


Germanico Nordico (Svedese, Danese, Norvegese, Islandese, Feroico) e il
Germanico Occidentale, diviso nel ramo Anglo-Frisone, (Frisone e Inglese) e
nel ramo Neerlando-tedesco (Olandese, Tedesco);

-gruppo Celtico, diviso in Gaelico (Irlandese) e Britannico (comprende il Gallese


e il Bretone, lingua estinta).

Dal punto di vista tipologico due lingue fanno parte della stessa famiglia se
manifestano una o più caratteristiche comuni, che vanno ricercate nella morfologia
(parole) e nella sintassi (frasi).

I tipi morfologici sono:

-isolante: caratterizzato dalla mancanza quasi totale di morfologia: i nomi non si


distinguono né per genere né per numero, la forma verbale è sempre unica. Una
lingua isolante fa uso in modo cruciale dell’ordine delle parole stesse.

-agglutinante: contiene per ogni parola tanti affissi quante sono le relazioni
grammaticali che devono essere indicate.

-flessivo: le diverse relazioni grammaticali sono normalmente espresse da un unico


suffisso. È Caratterizzato dal fatto di poter indicare le diverse funzioni grammaticali
mediante la variazione della vocale radicale della parola (feci, faccio; esco, uscii).
Questo fenomeno è chiamato flessione interna ed è molto diffuso nelle lingue
indoeuropee. Sono presenti due sottotipi:

-analitico, se realizza relazioni grammaticali mediante più parole;

-sintetico, se concentra un espressione in una sola parola.

-polisintetico:una sola parola può esprimere tutte le relazioni che in italiano sono
espresse da un’intera frase, come la lingua eschimese.

In ogni lingua prevarrà un dato tipo linguistico, ma nessuna lingua presenterà


fenomeni di un solo tipo.

La tipologia sintattica si basa sull’osservazione che esistono correlazioni sistematiche


tra l’ordine delle parole nella frase e in altre combinazioni sintattiche, che sono:

1. La presenza in una data lingua di preposizioni (Pr) o posposizioni (Po);

2. La posizione del verbo (V) rispetto a soggetto (S) e oggetto (O). I tipi di
ordini dominanti sono:

-SVO

-SOV

-VSO;

3. L’ordine dell’aggettivo (A) rispetto al nome (N);

4. L’ordine del genitivo (G) rispetto al nome (N) che esso modifica.

Si hanno quindi quattro correlazioni sistematiche, chiamate implicazioni universali:

1. VSO/Pr/NG/NA (lingue semitiche);

2. SVO/Pr/NG/NA (lingue romanze);

3. SOV/Po/GN/AN (giapponese e lingue altaiche);

4. SOV/Po/GN/NA (basco).

Non tutte le lingue rientrano in questi schemi.


SOCIOLINGUISTICA E DIALETTOLOGIA

Una lingua è:

-diastratica = stratificata verticalmente riguardo alle variabili legate alla


stratificazione sociale

-diatopica = stratificata orizzontalmente e riguardo alle differenze dialettali.

Con queste dimensioni se ne intrecciano altre due:

-variazione diafasica, che riguarda il grado di accuratezza e di controllo con cui


si parla

-variazione diamesica che riguarda la variazione dipendente dal mezzo usato


per comunicare.

Queste tematiche le affronta la Sociolinguistica, che a differenza della linguistica


teorica che si basa su idealizzazioni, tende invece a tenere conto di dati più vicini alla varie
situazioni comunicative.

Mentre la linguistica teorica tende a ricercare ciò che c’è di comune, di uguale e di
immutabile nel linguaggio umano, la sociolinguistica tende a ricercare la diversità linguistica
e le possibili correlazioni con la stratificazione sociale. Per un approccio sociolinguistico è
importante conoscere cosa si intende per comunità linguistica, repertorio linguistico e
competenza linguistica.

Comunità linguistica = l’insieme di tutte le persone che parlano una determinata


lingua, o varietà linguistica.

Repertorio linguistico = l’insieme dei codici e delle varietà che un parlante è in grado
di padroneggiare all’interno del repertorio linguistico più ampio della comunità cui
appartiene.

Competenza linguistica = la capacità che hanno i parlanti di utilizzare la lingua nei


modi che sono appropriati alle varie situazioni.

Accanto alla sociolinguistica vi è la sociologia del linguaggio, che si occupa di


problemi su più larga scala e con maggiore attenzione rivolta alla società, come ad esempio
le pianificazioni linguistiche o riforme ortografiche.

L’etnografia della comunicazione può essere intesa come una sottodisciplina della
sociolinguistica, nel senso che si occupa di un particolare tipo di relazione tra linguaggio e
società. Questa disciplina studia l’uso del linguaggio nelle interazioni verbali della vita
quotidiana di date comunità linguistiche.

La dialettologia = lo studio dei dialetti ed ha avuto storicamente due aspetti principali:

-la dialettologia diacronica = studio, ad esempio, dell’evoluzione dal latino ad un


determinato dialetto dell’area romanza,

-la geografia linguistica, che ha prodotto strumenti di studio di grande importanza,


gli atlanti linguistici.

Oggi in Italia la divisione geografica è tra

-nord -> dialetti settentrionali = dialetti gallo italici (piemontesi, lombardi, liguri,
ecc…) e dialetti veneti (trentino orientale, padovano, vicentino, ecc…);

-centro -> dialetti centro-meridionali = umbro-marchigiano, l’abruzzese-


molisano, il romanesco, l’aquilano, il campano, ecc…;

-sud -> dialetti meridionali estremi = salentino, il calabrese e il siciliano.

Ha una posizione a sé il toscano.

In Italia si parlano anche un certo numero di lingue straniere (alloglossia) come


francese e franco-provenzale (Valle d’Aosta e valli piemontesi), catalano (Alghero), sloveno
(Friuli orientale), croato (Molisano), tedesco (Alto Adige), albanese (centro-meridione),
greco (Puglia e Calabria).

In una stessa area possono essere presenti due varietà linguistiche: si ha una situazione
di

-bilinguismo quando tutti i parlanti padroneggiano le due varietà;

-diglossia quando le due varietà sono usate in modo complementare, e una varietà
è socio-culturalmente più “alta” dell’altra.

Diverso è il concetto delle lingue Pigdin = lingue occasionali che nascono da due
gruppi che hanno il bisogno di comunicare ma non hanno una lingua comune: molte di
queste si estinguono.

Se invece una nuova generazione ha come lingua madre quella pigdin, si assiste alla
formazione di una lingua Creola: un esempio è l’Afrikaans, parlato in Sud Africa, lingua
creola a base olandese.
SEMANTICA

La semantica studia il significato delle espressioni linguistiche;

la pragmatica studia il l’uso delle espressioni linguistiche.

Il significato di una parola o di una frase è il “segmento di realtà” cui la parola o la frase
in questione si riferiscono.

La nozione di verità è essenziale nella definizione del significato: comprendere il


significato di una frase è comprendere le condizioni in cui essa può essere vera;
comprendere il significato di una parola è comprendere il contributo che essa da alle
condizioni di verità di una frase.

Significato = il modo di indicare la realtà mediante il linguaggio. È un’entità interna a


ciascuna lingua, il riferimento è un’entità esterna ad essa. Le diverse lingue possono
riferirsi alla stessa realtà mediante un sistema diverso di significati

Riferimento = la realtà in quanto significato.

Denotazione = definisce e riguarda il lessema in quanto tale.

Il linguaggio umano ha la possibilità di riferirsi non soltanto al mondo reale, ma anche a


una pluralità di mondi possibili (opere di fantasia, sogni, ecc…).

La semantica quindi non è una teoria della realtà, ma del modo in cui gli esseri umani,
tramite il linguaggio, si riferiscono alla realtà, che può essere effettiva o immaginata.

I lessemi delle lingue umane manifestano alcune proprietà particolari.

Alcuni lessemi hanno la possibilità di essere ambigui = possono avere più di un


significato. Esistono casi di:

-Polisemia = un lessema polisemico presenta più significati tutti collegati, in


qualche misura, l’uno all’altro.

-Omonimia = un lessema presenta lo stesso significante per significati diversi tra


loro, non collegati tra di loro.

-Sinonimia = più lessemi diversi possono avere lo stesso significato:

-Antonimia = l’espressione di due significati opposti da parte di due lessemi.

-Relazioni antonimiche contrarie: ammettono l’esistenza di entità


intermedie.

-Relazioni antonimiche contraddittorie: non ammettono l’esistenza di


entità intermedie.

All’origine di una pluralità di significati di uno stesso lessema, stanno dei procedimenti
che oltre in retorica, svolgono anche nell’uso ordinario del linguaggio un ruolo
determinante:

-Metafora = l’uso traslato di una parola, sulla base di una somiglianza tra il
significato “fondamentale” e il significato traslato.

-La Metonimia = estendere il significato di una parola ad un altro significato


connesso al primo.

Iponimia = i vari lessemi possono anche essere inclusi nel significato di altri lessemi;

Iperonimia = includere il significato di altri lessemi.

Principio di composizionalità: dato che le frasi sono composte di parole, il significato


di una frase è il risultato della combinazione dei significati delle parole che la compongono.

Espressioni idiomatiche: alcune combinazioni di parole hanno un significato che non è


ricavabile da quello delle singole parole.

Tra i casi in cui il principio di composizionalità funziona, fa parte quello delle


congiunzioni, cioè parti del discorso che combinano parole o frasi.

Tautologia = frase che ripete sé stessa.

Casi di analiticità = frasi in cui la verità o la falsità è determinabile unicamente sulla


base del significato dei connettivi frasali (Gianni è scapolo e non è sposato; Titti è un
canarino e non è un uccello).

L’uso del linguaggio umano consiste nell’esecuzione di determinati atti:

-atti locutori: consistono nel pronunciare determinare parole;

-atti preposizionali: fanno riferimento a determinate entità e fa la predicazione di


determinate proprietà in merito ad esse.

-atti allocutori, consistono in una constatazione, un ordine, un consiglio, ecc…;

-atti perlocutori, consistono nel tentativo di produrre un determinato effetto


sull’interlocutore.

In ogni atto linguistico tutti questi tipi di atti sono compresenti.

Si parla di atti linguistici indiretti quando, ad esempio, si usano frasi come queste:
“Puoi passarmi il sale?”; “Vuoi uscire?”. Anche essendo domande, con frasi del genere si
esprime una richiesta o un ordine, pur non essendo, dal punto di vista sintattico, delle frasi
imperative.
FONETICA

La disciplina che studia la produzione dei suoni è detta fonetica articolatoria.

Un suono è prodotto dall’aria emessa dai polmoni, che sale lungo la trachea e attraversa
la laringe, sede delle corde vocali. Dopo aver superato la faringe, l’aria giunge alla cavità
orale e da qui fuoriesce dalla bocca. La cavità nasale può essere esclusa o attivata tramite
l’innalzamento del velo palatino: se questo si sposta all’indietro chiudendo la comunicazione
tra faringe e cavità nasale l’aria fuoriesce solo dalla bocca e avremo suoni orali, altrimenti
se il velo palatino resta inerte, l’aria fuoriesce anche dalla cavità nasale ed avremo suoni
nasali.

Per classificare un suono sono necessari tre parametri:

-Modo di articolazione, che rappresenta i vari assetti che gli organi assumono nella
produzione di un suono;

-Punto di articolazione, come labbra, denti e tutti i punti dell’apparato vocale che
può modificare il flusso d’aria necessario per produrre un suono;

-Sonorità, che è data dalle vibrazioni delle corde vocali: se queste vibrano avremo
un suono sonoro, se non vibrano avremo un suono sordo.

I suoni possono essere classificati in tre classi maggiori:

-Consonanti ->l’aria viene momentaneamente bloccata o deve attraversare fessure


molto strette.

-Vocali ->l’aria fuoriesce senza ostacoli.

-Semiconsonanti -> hanno proprietà sia delle vocali sia delle consonanti.

Le vocali e le semiconsonanti sono sempre sonore, mentre le consonanti possono essere


sia sonore che sorde.

Sonoranti = vocali, semiconsonanti, liquide e nasali. Sono tutte sonore.

Ostruenti = tutti i suoni non sonoranti. Il flusso d’aria per produrre un’ostruente
incontra ostacoli di varia natura.

In italiano i suoni selezionati sono circa una trentina.

Nella lingua italiana, i diversi modi di articolazione concorrono alla produzione di


consonanti:

-occlusive, se il suono è prodotto tramite una occlusione momentanea dell’aria, cui


fa seguito una specie di “esplosione” (p, b, t, d);

-fricative, se l’aria deve passare attraverso una fessura molto stretta producendo
così una certa “frizione”. A differenza delle occlusive, le fricative possono prolungarsi
nel tempo e per questo sono chiamate anche “continue” (f, v, s, z);

-affricate, se sono suoni che iniziano, per cosi dire, con un’articolazione di tipo
occlusivo e finiscono con una di tipo fricativo (ts, dz);

-nasali: per la produzione di questi suoni, l velo palatino si posizione in modo da


lasciar passare l’aria anche attraverso la cavità nasale;
-laterali: per produrre questo suono la lingua si posiziona contro i denti e l’aria
fuoriesce dai due lati della lingua stessa;

-vibranti: la produzione di questo suono avviene mediante vibrazione dell’apice


della lingua, oppure mediante vibrazione dell’ugola. L’italiano ha un solo suono
vibrante (r);

-approssimanti: sono suoni in cui gli organi articolatori si avvicinano ma non si


toccano.

L’italiano utilizza sette punti di articolazione, che sono:

-bilabiali: il suono è prodotto tramite l’occlusione, cioè la chiusura di entrambe le


labbra;

-labiodentali: il suono deve attraversare una fessura che si forma appoggiando gli
incisivi superiori al labbro inferiore;

-dentali: la parte anteriore della lingua tocca la parte interna degli incisivi;

-alveolari: la parte anteriore della lingua tocca o si avvicina agli alveoli;

-palato-alveolari: la parte anteriore della lingua si avvicina agli alveoli ed ha il


corpo arcuato;

-palatali: suoni prodotti con la lingua si avvicina al palato;

-velari: suoni prodotti con la lingua che tocca il velo palatino.

I parametri per classificare le vocali sono

-l’altezza della lingua,

-l’avanzamento o l’arretramento della lingua,

-l’arrotondamento o meno delle labbra,

-la realizzazione di questi movimenti in modo teso o rilassato.

Le consonanti possono combinarsi insieme e formare nei nessi consonantici; questa


combinazione non è libera, ma è soggetta a restrizioni: mentre (pr) o (tr) sono nessi
consonantici possibili in italiano, (gv) o (gf) non lo sono. Vi è inoltre differenza tra
combinazioni possibili in inizio o all’interno di una parola. Ad esempio (p + r) può trovarsi
sia all’inizio che all’interno di una parola, ma (r + p) si può trovare in posizione interna ad
una parola, ma non all’inizio.

La combinazione di vocali e approssimanti in una medesima sillaba dà luogo a


dittonghi che possono essere:

-ascendenti (approssimante seguita da vocale accentata come in fienile, piacere,


questo, quasi)

-discendenti (vocale accentata seguita da approssimante come in cauto, euro). Le


combinazioni di due vocali appartenenti a sillabe diverse danno luogo ad uno iato
(follia, beato).

Esistono anche dei trittonghi , come miei.


suoni possono essere semplici o geminati.

La fonologia si occupa della funzione linguistica dei suoni.

L’unita di studio della fonetica è il fono, cioè i suoni che l’apparato fonatorio può
produrre i quali vengono scelte dalle diverse lingue;

L’unita di studio della fonologia è il fonema.

La fonologia cerca di scoprire:

1. Quali sono i fonemi di una data lingua, se cioè a una differenza di suono
corrisponde una differenza di significato;

2. Come i suoni si combinano insieme;

3. Come i suoni si modificano in combinazione.

Un suono ha una sua distribuzione, ovvero il suono può comparire in alcuni contesti e
in altri no (il suono r può comparire tra due vocali oppure dopo il suono t, ecc… ma non può
comparire tra due consonanti o dopo il suono m).

Il fonema non ha valore in sé ma contribuisce a differenziare i significati.

Un fonema è un segmento fonico che:

-ha una funzione distintiva;

-non può essere scomposto in una successione di segmenti di cui ciascuno abbia una
tale funzione;

-è definito solo dai caratteri che abbiano valore distintivo.

Per stabilire se due foni abbiano valore distintivo e siano dunque fonemi di una
determinata lingua, Trubeckoj, uno dei padri della fonologia, ha proposto una serie di
regole:

1. Quando due suoni della stessa lingua compaiono nelle medesime posizioni e si
possono scambiare fra loro senza causare variazione di significato della parola, questi
due suoni sono soltanto varianti fonetiche facoltative di un unico fonema;

2. Quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere
scambiati fra di loro senza con ciò mutare il significato delle parole o renderle
irriconoscibili, allora questi due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi
fonemi;

3. Quando due suoni di una lingua, simili da punto di vista articolatorio, non
ricorrono mai alle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello stesso
fonema.

La linguistica statunitense ha utilizzato le nozioni di:

-distribuzione contrastiva: quando due foni possono comparire nello stesso


contesto e i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi si ottengono così due
parole di senso diverso.

-distribuzione complementare: quando due foni non possono mai ricorrere nello
stesso contesto, ma il fono X ricorre in una certa serie di contesti ed il fono Y ricorre
in un’altra serie di contesti.

Allofoni di uno stesso fonema: quando due foni con caratteristiche articolato rie
simili ricorrono in serie differenziate di contesti. Realizzazione diversa, variante di uno
stesso fonema.

Varianti libere: due suoni foneticamente simili si trovano nello stesso contesto
senza dar luogo a due parole con significato diverso, ovvero il significato non cambia.

Jakobson sviluppa la teoria del binarismo, secondo la quale ogni elemento linguistico si
differenzia dagli altri per una serie di scelte binarie (di tipo si o no).

P B F V T D S Z G N L R J W

sillabi
co - - - - - - - - - - - - - -

conso
n. + + + + + + + + + + + + - -

sonor
ante - - - - - - - - - + + + + +

sonor
o - + - + - + - + + + + + + +

conti
nuo - - + + - - + + - - + + + +

nasal
e - - - - - - - - - + - - - -

stride
nte - - + + - - + + - - - - - -

latera
le - - - - - - - - - - + - - -

arretra
to - - - - - - - - + - - - - +

anterio
re + + + + + + + + - + + + - -

corona
le - - - - + + + + - + + - - -

a e i o u

sillabic
o + + + + +

arroto
ndato - - - + +

alto - - + - +

basso + - - - -
arretra
to + - - + +

Sillabico: sono i fonemi che possono fungere da nucleo sillabico;

Consonantico: sono i fonemi la cui realizzazione implica un’ostruzione dell’aria;

Sonorante: sono i fonemi per la produzione dei quali l’aria fuoriesce dall’apparato
vocale piuttosto liberamente;

Sonoro: sono i suoni prodotti con vibrazione delle corde vocali;

Continuo: sono suoni la cui articolazione può essere protratta nel tempo;

Nasale: sono i suoni prodotti con il velo palatino abbassato;

Stridente: suoni la cui produzione comporta una frizione dovuta all’attrito del flusso
d’aria;

Laterale: il flusso d’aria supera l’ostacolo (la lingua) dai lati:

Anteriore: suoni prodotti con un’ostruzione situata davanti alla regione alveo-palatale;

Coronale: suoni prodotti con la parte anteriore della lingua sollevata al di sopra della
sua posizione neutra;

Arrotondato: sono suoni prodotti con l’arrotondamento delle labbra;

Alto: sono suoni prodotti con la lingua in posizione più alta rispetto alla posizione di
riposo;

Basso: sono suoni prodotti con la lingua in posizione più bassa rispetto alla posizione di
riposo;

Arretrato: sono suoni prodotti col corpo della lingua arretrato rispetto alla posizione di
riposo.

Regola fonologica = meccanismo che connette una rappresentazione fonologica ad un


rappresentazione fonetica ed opera una serie di cambiamenti, che non sono liberi ma sono
soggetti a restrizioni.

Le regole sono in genere motivate ed operano una ristretta serie di cambiamenti, in


particolare, le regole fonologiche possono:

-Inserire segmenti (in italiano la regola che inserisce segmenti è molto marginale e
riguarda varietà regionali);

-Cambiare l’ordine dei segmenti ->Metatesi (tipiche dei lapsus)

-Cancellare segmenti (molto frequenti in tutte le lingue).

Le assimilazioni possono essere

-Totali: quando il segmento che causa l’assimilazione rende il segmento assimilato


totalmente uguale al primo.
-Parziali: se il segmento che causa l’assimilazione cambia l’altro segmento solo
parzialmente.

-Progressive: quando il segmento che causa l’assimilazione è a sinistra del


segmento che si assimila.

-Regressive: quando il segmento che causa l’assimilazione è a destra del segmento


che cambia.

La sillaba ha definizioni sia

-di tipo fonetico: la sillaba rappresenta un’unita prosodica costituita da uno o più foni
agglomerati intorno a un picco di intensità

-di tipo fonologico.

La sillaba minima è costituita, in italiano, da una vocale, il nucleo sillabico.

Il nucleo può essere preceduto da un attacco ->può essere costruito da una o più
consonanti

e seguito da una coda.

Nucleo+coda = rima.

Una sillaba è

-aperta o libera se è priva di coda e finisce dunque in vocale

-chiusa o implicata, se termina in consonante.

La fonologia basata sui segmenti è di tipo segmentale (la parola cane è formata da
quatto segmenti, ovvero fonemi: c/a/n/e).

Ci sono però fenomeni fonologici che non possono essere attribuiti ad un segmento o che
lo oltrepassano e che sono detti per l’appunto soprasegmentali, come la lunghezza,
l’accento, l’intonazione e il tono.

La lunghezza è relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Una
vocale con accento è più lunga di una vocale senza accento.

In certe linguela lunghezza vocalica assume valore distintivo.

In italiano la lunghezza vocalica non è distintiva, mentre lo è la lunghezza


consonantica.

Nel finlandese entrambe le lunghezze sono distintive.

Nel greco moderno invece né la lunghezza vocalica ne quella consonantica sono


distintive.

L’accento è una proprietà delle sillabe e non di singoli elementi.

Vi sono lingue che hanno l’accento fisso e lingue che hanno l’accento non fisso: in
ungherese cade sempre sulla prima sillaba, in francese l’accento cade sempre sull’ultima
sillaba.
Solo nelle lingue con accento non fisso l’accento può avere funzione distintiva. In inglese,
e in italiano l’accento libero.

L’altezza dei suoni non è uniforme: ci sono dei picchi e degli avvallamenti che producono
un effetto percettivo di tipo melodico che è quello che si chiama intonazione. Essa è
chiamata appunto curva melodica.

Le frasi dichiarative hanno una curva melodica con andamento finale discendente,
mentre le interrogative hanno un andamento finale ascendente. In italiano è possibile
formare le interrogative solo attraverso l’intonazione.

Una sillaba può essere pronunciata con altezze di tono diverso. In italiano a pronunce di
una stessa parola con tono basso o con tono alto non corrispondono variazioni di significato.

Lingue tonali = lingue dove a differenza di tono di pronuncia corrispondono variazioni


di significato, come il cinese. Esse sono molto numerose e si raggruppano in tre grandi aree
linguistiche:

-lingue amerindie

-la maggior parte delle lingue africane

-quasi tutte le lingue della famiglia sino-tibetana.


MORFOLOGIA

Morfologia = lo studio delle parole e delle varie forme che essa può assumere.

Le parole sono unità del linguaggio umano istintivamente presenti alla consapevolezza
dei parlanti.

La nozione di parola fonologica non coincide con la nozione di parola morfologica o


di parola sintattica: dal punto di vista fonologico “telefonami” è una parola sola, ma dal
punto di vista sintattico è costituita da più unità, “telefona” e “me”.

Forma di citazione o lemma = forma con cui è registrata una parola nel dizionario.
Nell’italiano, la forma di citazione del verbo è la forma dell’infinito. La forma di citazione del
nome è maschile/femminile singolare.

Le parole di una lingua sono state tradizionalmente raggruppate in classi, dette anche
categorie lessicali. Le prime cinque sono dette parti variabili, le altre quattro
invariabili. In italiano sono:

-il nome

-il verbo

-l’aggettivo

-il pronome

-l’articolo

-la preposizione

-l’avverbio

-la congiunzione

-l’interiezione.

Classi di parole

-Aperte: vi si possono sempre aggiungere nuovi membri ->nomi, verbi, aggettivi e


avverbi

-Chiuse: formate da un numero finito di membri che non può essere aumentato ->
articoli, pronomi, preposizioni e congiunzioni

Morfema = la più piccola parte di una lingua dotata di significato, è un segno linguistico
ed è quindi costituito da un significato e da un significante.

I morfemi di una lingua si distinguono in

morfemi lessicali/liberi = possono ricorrere da soli in una frase.

morfemi grammaticali/legati = non possono ricorrere da soli in una frase e che per
poterlo fare si debbono aggiungere a qualche altra unità.

Le parole semplici possono subire diversi tipi di modificazione. I processi morfologici più
comuni sono:
-la derivazione -> consta dell’aggiunta di una forma legata, chiamata affisso,
ad una forma libera. Raggruppa tre processi:

-prefissazione: l’affisso si aggiunge a sinistra della parola

-suffissazione:l’affisso si aggiunge a destra della parola

-infissazione:l’affisso si aggiunge nel mezzo della parola

-la composizione ->forma parole nuove a partire da due parole esistenti

-la flessione -> aggiunge alla parola di base informazioni relative a genere, numero,
caso, tempo, modo, persona.

Una categoria lessicale, come il verbo, può o nascere come tale, oppure può diventare
verbo attraverso vari processi.

Mentre le parole semplici costituiscono il lessico dei parlanti e sono quelle non derivate e
non composte, le parole complesse sono formate tramite regole morfologiche e sono quelle
derivate e/o composte.

I suffissi dell’italiano possono essere raggruppati in grandi categorie, che possono anche
incrociarsi. Vi è ad esempio la classe dei suffissi deverbali, che comprende suffissi che
formano nomi da verbi. Vi è la grande classe dei suffissi valutativi, formata dai diminutivi,
accrescitivi, vezzeggiativi, ecc… Essi sono molto numerosi e produttivi in italiano.

La formazione delle parole consta di una parte formale e una parte semantica. La
composizione in italiano forma essenzialmente nomi, tranne in due casi e cioè quando il
composto è formato da due aggettivi o quando il composto è formato da un aggettivo di
colore più un nome.
SINTASSI

La sintassi studia i principi in base ai quali le parole della varie lingue possono
combinarsi in certi modi e non in altri. L’oggetto della sintassi sono la frase e le altre
combinazioni possibili di parole.

I verbi hanno bisogno di essere accompagnati da un determinato numero di altri


elementi perché la frasi in cui ricorrono sia ben formata.

Gli elementi che sono richiesti obbligatoriamente dai vari verbi sono detti argomenti.

I verbi possono essere:

-avalenti, se non sono accompagnati da alcun argomento. A questa classe


appartengono i verbi meteorologi;

-monovalenti, se sono accompagnati da un solo elemento e sono i tradizionali verbi


intransitivi;

-bivalenti, se sono accompagnati da due elementi e sono i tradizionali verbi


transitivi;

-trivalenti, se sono accompagnati da tre elementi e sono i verbi cosiddetti “di fare”
e “di dire”.

Circostanziali: altri elementi facoltativi del verbo.

La stessa funzione di argomento o di circostanziale può essere indifferentemente svolta


da una parola sola o da un sintagma = gruppo di parole.

Criteri di individuazione dei gruppi di parole:

-Movimento: le parole che fanno parte di uno stesso gruppo se si spostano insieme
all’interno di una frase.

-Enunciabilità in isolamento: dato un contesto opportuno, le parole che formano


un gruppo possono essere pronunciate da sole, cioè non inserite in una frase
completa.

I sintagmi si compongono di:

-testa

-complemento

In base alla testa, distinguiamo vari tipi di sintagmi:

-sintagmi preposizionali (SP);

-sintagmi nominali (SN);

-sintagmi verbali (SV);

-sintagmi aggettivali (SA).

-sintagmi avverbiali (Savv)

Una frase è un gruppo di parole che esprime un senso compiuto, ma non tutte le frasi
esprimono un senso compiuto, e inoltre ci sono delle espressioni di senso compiuto che non
sono necessariamente gruppi di parole, ma possono essere anche parole singole.

Le frasi sono composte di soggetto e predicato.

Il rapporto di soggetto/predicato è un rapporto di dipendenza reciproca, ossia uno dei


due elementi esiste solo perché esiste anche l’altro e viceversa.

Una prima distinzione da operare è quella tra

-frase semplice = non contiene altre frasi;

-frase complessa (o periodo) = contiene altre frasi;

-frase principale = frase autonoma, non dipende da altre frasi all’interno del
periodo.

Il rapporto tra le frasi semplici che costituiscono una frase complessa può essere di

-coordinazione: più frasi semplici sono coordinate se sono tutte sullo stesso piano

-subordinazione: una frase semplice è subordinata ad un’altra se le due frasi non


sono sullo stesso piano.

Dal punto di vista della modalità, le frasi si possono distinguere in:

-dichiarative,

-interrogative,

-imperative

-esclamative.

Il punto di vista della polarità distingue le frasi in

-affermative

-negative.

Il punto di vista della diatesi distingue le frasi in

-attive

-passive.

Nel punto di vista della segmentazione si nota la caratteristica che un determinato


sintagma si trova in una posizione messa in rilievo rispetto ad altri. Vi appartengono frasi

-dislocate (a destra o a sinistra) es. [questo libro,] non lo avevo mai letto[, questo
libro]

-a tema sospeso, es. questo signore, Dio gli ha toccato il cuore

-focalizzate, es. Gianni ho visto ieri, non Paolo

-scisse, es. E’ questo libro che non avevo mai letto.


Frasi dipendenti argomentali: frasi che rappresentano gli argomenti del verbo.
Possono essere:

-soggettive,

-interrogative indirette

-completive.

Frasi dipendenti circostanziali: frasi che rappresentano i circostanziali del verbo.


Possono essere:

-temporali,

-causali,

-finali,

-consecutive,

-condizionali,

-concessive

-comparative.

Vi è un terzo tipo di frasi dipendenti, oltre a quelle argomentali e a quelle circostanziali, e


sono le frasi relative, che possono essere

-restrittive

-appositive.

Il soggetto di una frase indica la persona o la cosa che fa l’azione, o nelle frasi passive,
chi la subisce. Specificando,

-a livello sintattico, è l’argomento che deve obbligatoriamente accordarsi con lo


stesso numero del verbo. Si parla quindi di soggetto e predicato;

-a livello semantico è colui che compie l’azione. Si parla quindi di agente e azione;

-nelle frasi che non esprimono azioni, di stato,

-nelle frasi dove si prova uno stato d’animo di esperiente;

-a livello comunicativo, si definisce come ciò di cui si parla. Si parla quindi di tema
e di rema

Le desinenze del discorso variabili esprimono le diverse categorie flessionali:

-il genere,

-il numero,

-la persona,

-il caso,
-il tempo,

-il modo.

L’italiano ha:

due generi, il maschile e il femminile;

due numeri: il singolare e il plurale;

tre persone (1°, 2° e 3°).

Queste tre categorie flessionali manifestano il fenomeno dell’accordo.

Il caso indica la relazione che un dato elemento nominale ha con le altre parole della
frase in cui si trova.

L’italiano presenta un numero molto limitato di casi morfologici, nel sistema dei pronomi
personali: il nominativo io si oppone all’accusativo me, il nominativo tu si oppone
all’accusativo te, i dativi gli e le si oppongono agli accusativi lo e la, ecc… Lo stesso accade
nell’inglese: he e him, she e her. Nel tedesco e nelle lingue slave ci sono casi morfologici
anche nei nomi. Un residuo caso morfologico nei nomi inglesi è il cosiddetto genitivo
sassone.

L’italiano distingue 8 tempi grammaticali:

-Presente

-passato prossimo

-imperfetto

-trapassato prossimo

-passato remoto

-trapassato remoto

-futuro semplice

-futuro anteriore.

Il modo è l’espressione dell’atteggiamento del parlante rispetto all’evento descritto dal


verbo. I modi dell’italiano sono raggruppati in

-modi finiti:

-indicativo, che esprime la pura e semplice constatazione di un fatto;

-congiuntivo, che esprime un desiderio o un augurio;

-condizionale, che esprime una possibilità;

-imperativo, che esprime un ordine;

-modi non finiti

-Infinito
-participio

-gerundio.