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Appunti di

Sintassi dell’Italiano
Dai parametri ai fenomeni

Marco Svolacchia

Premessa

Lo scopo di questa trattazione è di mettere a fuoco alcuni aspetti tra i più caratterizzanti
della sintassi dell’italiano riguardo alle altre lingue del mondo, con particolare riferi-
mento alle altre lingue europee più familiari. In alcuni casi, quali il parametro del sog-
getto nullo o della presenza di pronomi clitici, si tratta di quelli che qualcuno ha chia-
mato “macroparametri”, opzioni pesanti in grado da sole o in combinazione di determi-
nare tutta una serie di fenomeni che caratterizzano una lingua. Entrambe queste possibi-
lità sono esemplificate in questa trattazione. Da questo punto di vista, non si mira a dare
una descrizione complessiva della sintassi dell’italiano, per cui esistono già degli diversi
strumenti utili, ma di darne una caratterizzazione il più possibile unitaria per coglierne
alcune degli aspetti più tipici.
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

1. Verbi intransitivi

In questa sezione si mostra come la categoria di intransitività sia insufficiente a render conto dei
fenomeni che riguardano i verbi non transitivi e che è necessari distinguere tra due categorie di-
verse che hanno in comune solo il fatto di non condividere la proprietà della transitività, la pos-
sibilità di assegnare il caso accusativo a un costituente.

1.1. Selezione dell’ausiliare

Si consideri la selezione dell’ausiliare nelle forme del (tra)passato prossimo (essere o avere).
Come si sa, questa proprietà è correlata al diverso tipo di verbo. Mentre tutti i verbi transitivi
selezionano avere, i verbi intransitivi hanno un comportamento non uniforme: alcuni seleziona-
no essere (1.a-b), come i verbi passivi (1.c), altri selezionano avere (1.d) come i verbi transitivi
(1.e):

1. a. è arrivato / andato;
b. si è ammalato / sciolto;
c. è ricercato/ stato promosso;
d. ha telefonato / dormito
e. ha visto / vinto

Questo suggerisce che la categoria tradizionale di verbo intransitivo non è del tutto appropriata.
Ai verbi monoargomentali come dormire si dà il nome di verbi inergativi, a quelli come andare
si dà il nome di verbi inaccusativi (si noti anche il termine ergativo; per riferirsi a verbi come
bruciare, che possono essere sia transitivi che inaccusativi). La differenza tra i due tipi sta nel
fatto che l’argomento dei verbi inergativi è un agente, mentre l’argomento dei verbi inaccusativi
è un tema (chiamato da altri, meno appropriatamente, paziente). In altre parole, i verbi inaccusa-
tivi condividono con i verbi passivi la proprietà che il loro unico argomento è un tema (colui che
prende parte all’azione senza determinarla) o, in altri termini, deriva da un complemento ogget-
to (sebbene venga poi ad essere un soggetto). Questa equivalenza risulta particolarmente intuiti-
va con i verbi ergativi:

2. a. La nave è affondata
b. La nave è stata affondata

Affondare è un verbo ergativo perché può essere sia transitivo che intransitivo, o più precisa-
mente inaccusativo, come l’ausiliare essere indica. Per definizione in una frase passiva il sog-
getto non è l’agente, ma il tema, come la nave in (2.b). Ma la stessa relazione caratterizza anche
la nave in (2.a), un verbo attivo ma inaccusativo: la nave non fa nessuna azione ma la subisce,
esattamente come in (2.b), la passiva corrispondente. La conclusione è che i verbi inaccusativi si
comportano come i verbi passivi riguardo alla scelta dell’ausiliare perché hanno in comune il
fatto che il loro unico argomento è un tema e non un agente.
I verbi inergativi, d’altra parte, sono di fatto verbi transitivi il cui oggetto, il tema, non è esplici-
tamente espresso (si immagini, a titolo di suggerimento, che un verbo come telefonare equival-
ga ad un certo livello di rappresentazione a ‘fare una telefonata’, in cui l’oggetto è, per così dire,
incorporato in un verbo astratto di significato simile appunto a fare). Questo spiega il diverso
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

comportamento nella selezione dell’ausiliare in italiano (lo stesso fenomeno si riscontra in lin-
gue come il francese e il tedesco).
Questa analisi coglie anche altri fenomeni dell’italiano. Si tratta della possibilità di en-
trare nelle costruzioni con ne, limitata ai verbi inaccusativi (3.a), oltre che, ancora, ai passivi
(3.g); o alla possibilità di far parte di costruzioni col participio passato (3.c). I verbi inergativi
(3.b, d), invece, non possono fare parte di nessuna delle due costruzioni:

3. a. Ne sono arrivati molti


b. *Ne hanno dormiti molti
c. Un bambino appena arrivato / nato
d. *Un bambino appena dormito / telefonato
e. *Ne hanno vinti [sogg molti di bambini]
f. Un bambino appena vinto
g. Ne sono stati vinti molti

È particolarmente illuminante osservare il comportamento dei verbi transitivi (3.e-f). (3.e) è a-


grammaticale nell’interpretazione in cui molti di bambini è soggetto. L’unica interpretazione
possibile [non sia mai!] è quella in cui i bambini è l’oggetto di vincere. Lo stesso vale per (3.f).
La conclusione quindi è che il ne e il participio passato si riferiscono solo ad un oggetto. Questo
spiega perché è possibile con i verbi attivi e con i verbi inaccusativi: si tratta in entrambi i casi
di verbi che hanno un argomento oggetto, cioè un argomento che nasce come tale; i verbi iner-
gativi non possono entrare in queste costruzioni perché il loro unico argomento nasce come
soggetto. Così, una frase con un verbo inaccusativo come ‘Il Titanic affondò rapidamente’, ver-
rebbe rappresentata come
SF

SN SF’

FLESS SV

SV

V SN SAvv

Il Titanici affondòj tj ti rapidamente

in cui il SN il Titanic viene mosso dalla posizione di oggetto del verbo a soggetto della frase
(Spec di Fless) per ricevere caso, dato che i verbi inaccusativi, come la denominazione suggeri-
sce, non assegnano caso accusativo. Il SN può andare nella posizione di soggetto, dove prende il
nominativo, il caso assegnato da Fless, perché è tematicamente vuota. La posizione di soggetto
è tematicamente vuota perché il verbo affondare (nell’uso intransitivo) non seleziona un argo-
mento soggetto (in effetti seleziona un solo argomento, il tema).
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

1.2. Accordo del Participio Passato

Un aspetto molto interessante della sintassi dell’italiano è l’accordo del participio passato (PP),
in quanto non soltanto il verbo finito concorda con il soggetto in italiano (con il SN soggetto)
ma anche il participio passato presenta accordo con il SN a certe condizioni. Il SN con cui il PP
concorda è variabile e le condizioni nelle quali si ha la concordanza sono piuttosto complesse.
Qui il fenomeno viene illustrato nelle sue linee essenziali. Anche qui è essenziale la distinzione
tra verbi inaccusativi (cf. passivi) e inergativi (cf. transitivi), di cui abbiamo già trattato.
Il PP si accorda col SOGGETTO con i verbi passivi (1) e inaccusativi (2), compresi i medi, de-
rivati dai transitivi con la costruzione pseudoriflessiva (3) o ergativa (4):

1. a. Sara e Noemi sono molto seguite


b. *Sara e Noemi sono molto seguito
2. a. Sara e Noemi sono arrivate
b. *Sara e Noemi sono arrivato
3. a. Sara e Noemi si sono offese
b. *Sara e Noemi si sono offeso
4. a. I palloncini sono scoppiati
b. *I palloncini sono scoppiato

Il PP non presenta accordo, ovvero assume la forma invariabile, non marcata –o (singolare,
maschile) con i verbi inergativi (5) e transitivi (6):

5. a. Paola non ha dormito


b. *Paola non ha dormita
6. a. Aldo ha mangiato una mela
b. *Aldo ha mangiata una mela

Il PP accorda obbligatoriamente con l’OGGETTO se esso è rappresentato da un pronome cliti-


co di 3a persona:
7. a. Li ho incontrati ieri
b. *Li ho incontrato ieri
b. Sara l’ho incontrata ieri
c. *Sara l’ho incontrato ieri

Il PP accorda invece facoltativamente con l’OGGETTO se esso è rappresentato da un pronome


clitico di 1a e 2a persona, che, si noti, non hanno un genere intrinseco, potendo essere usati sia
con referenti maschili (8.c) che femminili (8.d):

8. a. Non vi ho visto/e ieri, ragazze


b. A noi ragazze ci avete accompagnato/e a casa
c. A te non ti ho visto, Paolo
d. A te non ti ho visto/a, Paola

Il clitico ne condivide le proprietà di entrambe le serie. In quanto 3a persona determina ac-


cordo obbligatorio; in quanto privo di genere e numero intrinseco può essere utilizzato con refe-
renti di qualunque genere e numero:
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

9. a. Birra non ne ho bevuta


b. *Birra non ne ho bevuto
c. Donne non ne ho viste
d. *Donne non ne ho visto

Più complesso è il caso dei riflessivi, in senso proprio (agente e paziente coreferenti, (10)) o
nel senso di autobenefattivi (agente e beneficiario coreferenti, (11)). Il PP accorda con il
SOGGETTO (o, meglio, con il clitico OGGETTO, diretto o indiretto, coreferente con il soggetto):

10. a. Paola si è truccata


a. *Paola si è truccato
b. Paola se ne è dimenticata
c. *Paola se ne è dimenticato
11. a. Paola si è bevuta due boccali di birra
b. *Paola si è bevuto due boccali di birra
c. *Paola si è bevuti due boccali di birra

Nei riflessivi autobenefattivi, quanto l’OGGETTO è rappresentato da un pronome clitico di 3a


persona, il PP accorda con esso (mentre con le altre persone l’accordo è, come prima, facoltati-
vo):

12. a. I due boccali di birra se li è bevuti Paola


b. *I due boccali di birra se li è bevuta Paola

Col ‘si impersonale’ il PP si accorda col SOGGETTO nei verbi inaccusativi (13), ma rimane
invariato con i verbi inergativi (14):

13. a. Si è arrivati sani e salvi


b. *Si è arrivato sani e salvi
14. a. Si è dormito bene
b. *Si è dormiti bene

Nelle frasi subordinate in cui il PP non è retto da un ausiliare, esso si accorda col SOGGETTO
nei verbi inaccusativi (15), rimane invariato con i verbi inergativi (16), e si accorda con
l’OGGETTO con i verbi transitivi (17):

15. a. Appena entrati, (Aldo e Paolo . . .)


b. *Appena entrato, (Aldo e Paolo . . .)
16. a. Appena telefonato, (Aldo e Paolo . . .)
b. *Appena telefonati
17. a. Finiti i compiti, Sara e Noemi . . .
b. *Finito i compiti, Sara e Noemi . . .

Nonostante la complessità del fenomeno (qui leggermente semplificato) emergono chiaramente


alcune generalizzazioni in linea con le analisi già illustrate precedentemente:

 Il PP accorda solo con l’OGGETTO.


 L’accordo col SOGGETTO è solo apparente; infatti il PP sembra accordare col sog-
getto solo nelle frasi in cui:
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

(a) si ha un verbo (passivo o inaccusativo) il cui soggetto (un tema), deriva da un


oggetto;
(b) si ha un oggetto clitico coreferente col soggetto (verbi riflessivi).
 Il PP accorda con l’OGGETTO a certe condizioni:
(a) l’oggetto è stato soggetto al movimento (a soggetto: passivi e inaccusativi);
(b) l’oggetto è un clitico (anch’esso, come si ricorderà, soggetto a movimento, della
testa);
(c) l’oggetto è il complemento di un participio non retto da un ausiliare.
Dare un’analisi completa del fenomeno va oltre gli scopi di questo lavoro. Tuttavia si può con-
cludere che il PP concorda con un SN oggetto che è stato sottoposto a movimento, vale a dire
che è entrato in una particolare configurazione di accordo col PP.
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

2. Movimento del verbo

Un fenomeno fondamentale dell’italiano, come di moltissime altre lingue, è il movimento del


verbo, che dalla sua posizione sale in Fless, la testa della categoria funzionale della flessione,
dove prende le desinenze di tempo/aspetto e accordo. Questo fatto è reso evidente dal confronto
con l’inglese, che, come si vedrà in dettaglio, non presenta il movimento del verbo. (1) mostra
la differenza tra italiano e inglese nell’ordine relativo del verbo flesso e gli avverbi di frequenza:

1. a. Gianni va SEMPRE al cinema


b. *Gianni SEMPRE va al cinema
c. *John goes ALWAYS to the cinema
d. John ALWAYS goes to the cinema

In italiano (francese, spagnolo, ecc.), se l’avverbio segue il verbo (1.a) la frase è grammaticale,
se lo precede (1.b) è agrammaticale. In inglese la situazione è inversa: l’avverbio deve precedere
il verbo. È però fondamentale notare che un ausiliare invece precede l’avverbio in entrambe le
lingue (2.a-d):

2. a. Gianni è SEMPRE contento


b. John is ALWAYS happy
c. Gianni è SEMPRE andato al cinema
d. John has ALWAYS gone to the cinema

Pertanto nelle frasi che contengono un ausiliare, italiano e inglese hanno lo stesso ordine dei co-
stituenti. È interessante notare che il contrasto tra l’italiano e inglese nell’ordine relativo tra ver-
bo e avverbio di frequenza non è un fatto isolato, ma si ritrova in due altri settori della gramma-
tica. Uno riguarda la posizione dei cosiddetti quantificatori fluttuanti. Questi quantificatori (ne-
gli esempi tutti, all) sono stati chiamati così perché possono comparire in posizioni diverse. In
una frase come, p.e., ‘I bambini amano tutti la cioccolata’ il quantificatore tutti si riferisce natu-
ralmente a I bambini, come la frase equivalente, ‘Tutti i bambini amano la cioccolata’, mostra.
L’aspetto che qui ci interessa è che in italiano i quantificatori fluttuanti seguono il verbo, mentre
in inglese lo precedono:

3. a. I bambini amano TUTTI la cioccolata


b. *I bambini TUTTI amano la cioccolata
c. *The children like ALL chocolate
d. The children ALL like chocolate

Di nuovo, italiano e inglese hanno invece lo stesso ordine relativo tra verbo e quantificatore flut-
tuante, quando il verbo flesso è costituito da un ausiliare:

4. a. I bambini hanno TUTTI mangiato la cioccolata


b. The children have ALL had chocolate

Un altro elemento che manifesta lo stesso fenomeno è quello della negazione. Questo dato ne-
cessita però di qualche spiegazione preliminare, dato che è meno immediatamente osservabile
dei precedenti. In italiano, ma ancor di più in francese, la negazione può essere espressa da due
elementi insieme, che però sono tra loro separati. In italiano abbiamo non1 . . . mica2, in francese
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

ne1 . . . pas2. In inglese c’è solo not. Se ci si concentra solo sul secondo elemento negativo in
italiano e francese si scopre un fatto interessante: si ritrova lo stesso paradigma di ordinamento
tra verbo e negazione già osservato con gli avverbiali di frequenza e i quantificatori fluttuanti:

5. a. (Non) mangio MICA tanto


b. Je (ne) mange PAS beaucoup
c. I do NOT eat much

Mentre in italiano e francese il verbo precede l’elemento negativo, in inglese lo segue. Tuttavia,
di nuovo, se il verbo è un ausiliare questo precede la negazione, esattamente come in italiano e
francese. L’assunto di identificare il secondo elemento negativo in italiano e francese con la ne-
gazione not dell’inglese non è così arbitrario come potrebbe sembrare a prima vista: in francese
colloquiale la negazione è unicamente pas (p.e. ‘Je suis pas fatigué’), e in alcune varietà di ita-
liano (settentrionale) è solo mica (p.e. ‘Sei mica matto?’). Di nuovo, quando il verbo è un ausi-
liare non risulta alcuna differenza tra italiano e francese, da una parte, e inglese, dall’altra, in
quanto il verbo ausiliare precede in tutti la negazione:

6. a. (Non) sono MICA stanco


b. Je (ne) suis PAS fatigué
c. I am NOT tired

La conclusione è che esistono tra italiano (francese, spagnolo, ecc.) e inglese differenze sistema-
tiche tra l’ordine relativo del verbo rispetto ad altri costituenti (alcuni avverbiali, alcuni quanti-
ficatori e la negazione). Queste differenze non sussistono però con i verbi ausiliari. Come si è
accennato all’inizio di questa parte, l’analisi che si dà di questi contrasti e affinità tra italiano e
inglese si fonda sull’assunto che la differenza di ordine deriva da una differenza nella posizione
del verbo. L’alternativa sarebbe di assumere che non è la posizione del verbo che differisce tra
le due lingue, bensì la posizione degli avverbi, dei quantificatori e della negazione. Questa ipo-
tesi viene scartata perché meno plausibile ed economica. Avverbi di frequenza, quantificatori
fluttuanti e negazione sono elementi troppo eterogenei per supporre che abbiano tutti una stessa
posizione nella frase e che l’italiano e l’inglese differiscano per il loro posizionamento. Ma per-
ché mai l’italiano e l’inglese dovrebbe differire sistematicamente nel piazzamento di elementi
così diversi? Inoltre, questo assunto non spiegherebbe il contrasto in inglese tra frasi con un
verbo flesso e frasi con un ausiliare. Perché mai gli elementi in questione dovrebbero posizio-
narsi prima dei verbi ma dopo gli ausiliari? È naturale allora dedurre che, a differenza
dell’italiano, gli ausiliari non occupano in inglese la stessa posizione del verbo normale.
Questa conclusione è confermata da un’altra differenza esistente tra l’italiano (francese,
spagnolo, ecc.) e l’inglese: la possibilità che un elemento, p.e. un avverbio di modo, si frappon-
ga tra il verbo e il suo complemento:

7. a. Sara canta bene questa canzone


b. *Sarah sings well this song
c. Sarah sings this song well

Come si vede, a differenza dell’italiano (7.a), l’avverbio non si può frapporre tra il verbo il suo
complemento in inglese (7.b); la versione corretta (7.c) è quella in cui l’avverbio segue il SV.
Come si può spiegare questo contrasto? Il punto di partenza è che è l’italiano che risulta sor-
prendente, in quanto normalmente un sintagma non può essere diviso (p.e. non si può dividere
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

un SP, come in: ‘Sta a sempre casa’, per: ‘Sta sempre a casa’). Se però si suppone che il verbo si
sia mosso dalla sua posizione in un’altra posizione più in alto nella frase allora la discontinuità
del SV riceve una spiegazione naturale: in realtà è la testa del SV, il verbo, che si è spostato nel-
la testa della Flessione, Fless, creando l’illusione che il SV sia discontinuo. La situazione è illu-
strata dettagliatamente di seguito:

(a) SF
F’

SN SV
FLESS SV

SAvv V SN

Sara cantai bene ti questa canzone

Come si vede, l’avverbio, spesso, non interrompe il SV, né si sposta dalla sua posizione di av-
verbio del SV. Vediamo ora il caso della frase (b), agrammaticale dell’inglese:
(b) SF
F’

SN SV
FLESS SV

SAvv V SN

*Sarah singsi well ti this song

Se l’inglese fosse una lingua come l’italiano (il francese, lo spagnolo, ecc.) in cui il verbo si
muove nella posizione della flessione allora una frase come (b), in cui l’avverbio, p.e. well, si
interpone tra il verbo e il suo complemento, dovrebbe essere possibile. Se invece si assume,
come gli altri fatti già visti indicano, che il verbo in inglese non sale nella Flessione, allora an-
che l’inseparabilità in inglese tra il verbo e il suo complemento risulta ovvia. La conclusione è
quindi che il verbo in italiano si muove nella posizione della Flessione.
Un altro esempio di movimento del verbo è rappresentato dalla cosiddetta ‘inversione
verbo (o ausiliare)– soggetto’ nelle frasi interrogative. Tradizionalmente si assume che in que-
sto tipo di frasi l’ordine relativo tra verbo (o ausiliare) e soggetto sia rovesciato. Cosa significa
questo i termini più precisi? Da molti anni a questa parte, in base allo studio di un gran numero
di fenomeni diversi in molte lingue, si assume unanimemente che è la cosiddetta inversione è
prodotta dallo spostamento del verbo in una posizione più alta della Flessione. Questa posizione
è il Complementatore, la posizione dove si trovano quegli elementi che introducono la frase,
come è evidente nelle frasi subordinate, del tipo in italiano di che, se, ecc., ed è la testa di tutta
la frase.
Pertanto una frase come ‘Chii accompagnano ti Gianni e Maria?’, con inversione, sareb-
be rappresentata come segue:
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

10

SC

SN C’

COMP SF

SN F’

FLESS SV

V SN

Chii accompagnanoj Gianni e Maria tj tj ti

L’elemento interrogativo, chi, si sposta nello Spec del Complementatore e il verbo, accompa-
gnano, si sposta da Fless a Comp, dove si viene a trovare in relazione di Spec–Testa con
l’elemento interrogativo. Che anche in italiano, come in inglese, francese e tedesco, ci sia
l’inversione nelle interrogative è mostrato dal fatto che il soggetto in queste frasi non può pre-
cedere il soggetto:

8. a. *Chi Gianni e Maria accompagnano?


b. *Chi Gianni e Maria hanno accompagnato?
c. Chi hanno accompagnato Gianni e Maria?
d. *Chi hanno Gianni e Maria accompagnato?

(8.a–b) sono agrammaticali. La versione grammaticale di (8.b) è (8.c), in cui il soggetto, Gianni
e Maria, segue il verbo, participio compreso, come (8.d) mostra. Una conferma di questa anali-
si, fondata sul movimento del verbo prima in Fless e poi in Comp, si avrà quando tratteremo
dell’inversione Soggetto–Ausiliare e della do–insertion (o do–support) in inglese.
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

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3. Pronomi clitici

L’italiano dispone di due serie di pronomi, una di pronomi indipendenti, come io, me, tu, te,
ecc., che possono essere accentati e ricorrere in isolamento (p.e. ‘È me che volevi?’; ‘Tu?’), e
una di pronomi clitici, come mi, ti, lo/la, ecc., che sono sempre atoni e, di conseguenza, non so-
no autonomi (p.e. *‘È mi che volevi?’; ‘Ti?’).
È importante notare che l’italiano standard, a differenza del francese e di altre varietà
romanze, italiane comprese, non dispone di clitici soggetto. Questa caratteristica discende diret-
tamente dal fatto che l’italiano standard è una lingua a soggetto nullo (per cui v. avanti).
La presenza o meno di pronomi clitici ha una serie di conseguenze importanti per la sin-
tassi delle lingue. Una di queste è una differenza esistente tra l’italiano (e altre varietà romanze)
e le lingue germaniche, quali l’inglese: la disponibilità della costruzione a dislocazione clitica.
In italiano esiste la possibilità di avere più sintagmi nominali all’estremità sinistra (1.a) o destra
(1.b) della frase, aventi la funzione di topic, cioè di elemento dato/tematico, che, a seconda dei
casi, debbono o possono essere accompagnati da un pronome clitico di ripresa coreferente, p.e.:

1. a. I libri1, sul tavolo2, a Gianni3 non (glie3ce2)li1 ho messi io


b. Non (glie3ce2li1) ho messo io, i libri1, sul tavolo2, a Gianni3

Nella dislocazione clitica a sinistra il clitico oggetto diretto è obbligatorio, pena


l’agrammaticalità (p.e. *‘I libri non ho messo io’); gli altri clitici sono facoltativi, sebbene di
uso comune (p.e. ‘A Gianni (gli) hai parlato?’). Nella dislocazione clitica a destra, invece, nes-
sun clitico è obbligatorio (‘Non ho preso io i libri/non li ho presi io i libri’). Dal punto di vista
dell’uso, non è ancora chiara la differenza tra le due costruzioni, che sembrano ampiamente in-
tercambiabili.
L’inglese non ha invece la possibilità di avere topic multipli, come l’esempio seguente
mostra:

2. *The books1, on the table2, I did not put them1 there2

È sufficiente la presenza di due topic per rendere la frase agrammaticale. La spiegazione di que-
sto contrasto tra l’italiano (e molte altre lingue romanze) e l’inglese (e altre lingue germaniche)
si fonda sulla presenza dei clitici: soltanto le lingue che dispongono di clitici, come l’italiano, a
differenza dell’inglese, possono avere la costruzione a dislocazione clitica.
Un’altra costruzione apparentemente simile presente in italiano è quella del tema sospe-
so (ingl. hanging topic; lat. nominativus pendens), illustrata di seguito:

3. a. Le lingue, io trovo difficile il giapponese


b. Io, a me piace molto il cinema
c. *Delle lingue, io sono innamorato dell’arabo
d. Le lingue, il giapponese1 io lo1 trovo difficile

Si notino le diverse proprietà di questa costruzione, mettendole in contrasto con quella a dislo-
cazione clitica:
 tra il tema sospeso e il resto della frase non c’è nessuna relazione sintattica in senso
stretto;
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

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 tra il tema e un sintagma nominale nel resto della frase deve esistere una relazione
semantica (di sinonimia, iponimia o iperonimia);
 diversamente dai topic a dislocazione clitica, il tema sospeso può essere costituito
solo da un SN, non, p.e., da un SP (c);
 il tema sospeso precede i temi a dislocazione clitica (d).

Un altro aspetto importante è la posizione dei clitici. È evidente che i clitici occupano
una posizione diversa da quella attesa, quella cioè degli argomenti non clitici corrispondenti,
come gli esempi seguenti mostrano:

4. a. Gianni accompagnerà te/Noemi


b. Gianni ti accompagnerà

Come si vede, mentre un complemento oggetto, sia nominale che pronominale, segue il verbo
che lo regge (4.a), un pronome clitico oggetto precede il verbo (o ausiliare) flesso (4.b); [per la
posizione dei clitici v. (4.2) di N. Vincent]. Altra caratteristica apparentemente sorprendente è la
successione dei clitici, che (qualche complicazione a parte, per cui v. (4.2) di N. Vincent), è
speculare rispetto a quella degli argomenti indipendenti corrispondenti:

5. a. Sara gliejloi darà


a. *A qualcuno qualcosa dare
b. ?Dare a qualcuno qualcosa
c. Dare qualcosa a qualcuno

L’ordine normale tra i complementi di un verbo come dare non è né quello in (b), né quello in
(c), entrambi agrammaticali, in misura più o meno accentuata, ma quello esemplificato in (d), in
cui l’oggetto diretto precede l’oggetto indiretto. Pertanto, l’ordine dei pronomi clitici non è ba-
sico, ma derivato tramite movimento; (3) è una rappresentazione esplicita dello stato delle cose:

6. Sara gliejloi dirà ti tj

Il tipo di movimento e gli effetti particolari che produce sono ben conosciuti: si tratta di un caso
di movimento della testa, cioè un costituente minimale (quindi non un costituente massimale, un
sintagma, come nel caso del movimento Wh o di SN), analogo perciò al movimento del verbo
già visto. L’Effetto di specularità, il cosiddetto Mirror Principle, è una conseguenza diretta del
modo in cui il movimento della testa si applica, specificatamente:

7. UNA TESTA SI AGGIUNGE A SINISTRA DELLA TESTA CHE LO C-COMANDA IMMEDIATAMENTE.

(a) è una definizione informale che fonde il principio della Restrizione del Movimento della Te-
sta (Head Movement Constraint), che stabilisce che il movimento della testa è strettamente lo-
cale (= non può saltare una testa che lo c-comanda immediatamente), e il principio dell’Assioma
di Corrispondenza Lineare di Kayne, che stabilisce che un elemento che viene aggiunto ad un
altro lo precede linearmente. In base al movimento della testa la derivazione dei pronomi clitici
dell’italiano è la seguente:

8. a. Sara [SV darà lo gli] > b. Sara [SV darà [N gliei–lo] ti] > c. Sara [SV [V [N gliei–lo]j
darà] tj ti]
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

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Una frase come (3) sopra, contenente due clitici, viene derivata in due passi successivi: da una
struttura come (4.a), in cui i due clitici si trovano nella loro posizione argomentale, il clitico più
basso, l’oggetto indiretto gli, si aggiunge a sinistra della testa che lo c-comanda immediatamen-
te, lo, da cui risulta (4.b); nel secondo passo il gruppo clitico glielo si aggiunge a sinistra della
testa che lo c-comanda immediatamente, il verbo darà (4.c).
La derivazione può essere rappresentata più perspicuamente col diagramma ad albero
seguente (in cui viene anche rappresentato il successivo movimento del verbo in Fless):
SF
SN F’
FLESS SV

V SV
SN V’
V SP
N

Sara [[glieilo]jdirà]l tl tj ti

Si noti che l’ordine in (4.b) si trova effettivamente nelle frasi non finite:

9. a. per darglielo
a. dandoglielo
b. datoglielo
c. daglielo!
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

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4. Soggetto nullo

Un altro aspetto fondamentale dell’italiano è che è una lingua a soggetto nullo. Quello del sog-
getto nullo è considerato uno dei parametri più importanti, qualcuno lo chiamerebbe macropa-
rametro, perché comporta una serie di conseguenze per la sintassi di una lingua. L’essenza della
proprietà del soggetto nullo è esemplificata dal confronto tra italiano e, rispettivamente, france-
se, inglese e tedesco, tutte lingue a soggetto obbligatorio:

1. a. __ parla bene
b. *__ parle bien
c. *__ speaks well
d. *__ spricht gut

La mancanza del pronome soggetto, normale in italiano (1.a), produce agrammaticalità in fran-
cese, inglese e tedesco (1.b-d).
Un corollario di questa proprietà è che l’italiano non ha pronomi clitici soggetto (in
quanto sono proprio questi che vengono sottintesi in una lingua a soggetto nullo). Questo fatto
si può osservare chiaramente con i clitici di 3a persona, che formano la serie più ricca:

ACCUSATIVO DATIVO NOMINATIVO


SINGOLARE PLURALE SINGOLARE PLURALE SINGOLARE PLURALE
MASC FEMM MASC FEMM MASC FEMM MASC FEMM MASC FEMM MASC FEMM

lo la li le gli le gli Ø

I clitici sono stati divisi nel riquadro per il caso da cui sono contrassegnati; come si vede, man-
ca, o meglio è nulla, silente, la serie nominativa.
Un aspetto direttamente correlato alla mancanza di clitici nominativi è l’assenza di pro-
nomi espletivi. Si confronti ancora l’italiano con il francese, l’inglese e il tedesco:
2. a. __ piove 3. a. *Esso/egli piove
b. *__ pleut b. Il pleut
c. *__ is raining c. It is raining
d. *__ regnet d. Es regnet

L’accettabilità dell’espletivo silente (2.a) o esplicito (3.a) in italiano è speculare a quella delle
lingue a soggetto obbligatorio (2-3.b-d). Si noti che l’espletivo non è limitato ai verbi meteoro-
logici, ma riguarda qualsiasi verbo che non seleziona un argomento ‘soggetto’ (esterno):

4. a. (*esso/egli) è bello andare in montagna


b. (*esso/egli) dispiace che Maria non sia qui
c. It is great to go to the mountains
d. It is a pity that Mary has not come
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

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5. Soggetto postverbale

Un aspetto che sembra correlato al precedente è che l’italiano (ma non, normalmente, l’inglese)
ammette il soggetto postverbale. Questo assunto si basa sull’osservazione che i soggetti po-
stverbali sono limitati alle lingue a soggetto nullo, quindi italiano, spagnolo, arabo, ecc., ma non
francese, inglese, tedesco, ecc. Seguono alcuni esempi dall’italiano:

1. a. È arrivato Gianni
b. Hanno telefonato molti studenti
d. È stato ucciso Cesare
e. Il giorno [in cui ha telefonato Gianni]

Come si vede, si tratta di frasi non marcate, cioè non caratterizzate da particolari intenti comu-
nicativi come interrogazione, enfasi, ecc., e la possibilità di occorrenza del soggetto postverbale
non è limitata a particolari classi verbali – il verbo può essere un inaccusativo (1.a), un inergati-
vo (1.b), un passivo (1.d) – né alle frasi principali (1.e). È certamente meno naturale con i verbi
transitivi o, in generale, biargomentali:

2. a. ?Ha visto un bel film Gianni


b. ?È andato a casa Paola

Ma qual è la precisa correlazione tra possibilità di soggetto postverbale e parametro del soggetto
nullo? La spiegazione che è stata proposta per varie lingue e che è la più accreditata si basa
sull’ipotesi che la posizione di soggetto, che si trova, come si ricorderà, alla sinistra (cioè nello
Specificatore) della Flessione, sia riempita da un’espletivo silente, parallelamente a quanto av-
viene nelle lingue a soggetto obbligatorio, in cui l’espletivo è osservabile. L’inglese fornisce al
riguardo un chiaro esempio:

3. a. There is a man in the garden


b. A man is in the garden

In (3.a) la posizione di soggetto è occupata dall’espletivo there; il vero soggetto, da un punto di


vista semantico–referenziale è a man, come la frase equivalente (3.b) mostra. Così l’italiano
viene analizzato negli stessi termini, a parte il fatto che l’espletivo in posizione di soggetto, co-
referente del soggetto tematico, è silente:

4. (ESPL) è arrivato Gianni

In altre parole, si tratta di qualcosa come ‘Il è arrivato Gianni’ , in cui il è un ipotetico espleti-
vo, cioè un clitico di 3a maschile singolare. Che questa sia un’analisi ben fondata lo dimostra il
fiorentino, una varietà strettamente imparentata con l’italiano standard, da cui però se ne disco-
sta per il fatto di avere clitici nominativi e pronomi espletivi:

5. a. Gl’ ha telefonato delle ragazze


b. *Ha/hanno telefonato delle ragazze

Come si vede, l’espletivo (qui gli è soggetto, non oggetto indiretto), invariabile per numero e
genere come there dell’inglese, deve comparire nella posizione di soggetto, a sinistra della Fles-
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

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sione, (5.a), pena l’agrammaticalità, (5.b). Si noti, però, che a differenza del fiorentino, in italia-
no il verbo accorda pienamente col soggetto postverbale.
Il fenomeno è analogo alla già vista dislocazione clitica, per cui in una frase come, p.e.,
‘Carloi non loi sento da parecchio’, Carlo è l’oggetto tematico ma non si trova nella posizione di
complemento del verbo; la sua funzione grammaticale (e il suo ruolo tematico) sono recuperati
tramite il clitico lo, che gli è coreferente. L’unica differenza è che il clitico oggetto è esplicito,
mentre l’espletivo soggetto è silente, come discende immediatamente dal parametro del soggetto
nullo.
M. Svolacchia, Appunti di sintassi dell’italiano, ottobre 2004

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6. Assenza di effetto Complementatore-traccia

Ancora correlato al soggetto nullo si suppone che sia la proprietà dell’italiano di non presentare
il cosiddetto effetto Complementatore–traccia (o that-trace effect), cioè il fatto che mentre in
inglese, come per molte altre lingue del mondo, non è grammaticale una frase del tipo di (1.b), è
perfettamente grammaticale l’equivalente italiana (1.a):

1. a. Chii pensavi [CHE __i avesse fatto tredici]?


b *Whoi do you think [THAT __i has gone away]?
c Whoi do you think [ Ø __i has gone away]?

Il fenomeno è dovuto al fatto che il Complementatore (che, that, ecc.) impedisce di mettere in
relazione il costituente mosso, un elemento Wh soggetto, con la sua posizione di origine. Se that
non è presente, dato che in inglese è opzionale, allora la frase risulta grammaticale (1.c). Resta
da spiegare come mai in italiano non si verifichi apparentemente l’effetto Complementatore–
traccia e perché questa proprietà discenda dal parametro del soggetto nullo, dato che sembra ve-
rificarsi solo nelle lingue di questo tipo. La spiegazione più plausibile attinge all’analisi già vista
per i soggetti postverbali: nella posizione di soggetto della subordinata c’è un espletivo silente
che fa da tramite tra la posizione argomentale e il SN soggetto mosso. (2) illustra:

2. Chii pensavi [che ESPLI avesse fatto tredici]?

L’espletivo essendo coreferente del soggetto Wh mosso nello Spec del Complementatore della
frase principale, permette di recuperare la funzione grammaticale dell’elemento Wh. Anche qui
c’è un parallelismo perfetto col fiorentino:

3. a. Chii pensavi [che glii avesse fatto tredici]?


b. *Chii pensavi [che avesse fatto tredici]?

L’espletivo deve comparire (3.a), altrimenti la frase è agrammaticale (3.b). L’unica differenza
tra fiorentino e italiano standard sta nel fatto che il fiorentino non è una lingua a soggetto nullo e
quindi manifesta visibilmente l’espletivo.