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SubMusic

Marco Stefanelli

Amadeux Multimedia Network


ii
SubMusic
MUSICA, SONORITÀ ED ELEMENTI
SUBLIMINALI BENEFICI E CURATIVI

Il potere del suono e della Musica e la


loro influenza sul corpo e sulla psiche

iii
iv
Questo libro è dedicato a mia madre e mio padre
non più presenti in questo mondo
in segno di gratitudine
per il loro affetto e sostegno incondizionato

v
vi
La cultura sta nell’abilità di cogliere
le connessioni nascoste tra i fenomeni
Vaclav Havel

Le informazioni e le tecniche contenute in questo testo


hanno puro carattere educativo, divulgativo ed
informativo, non “terapeutico” o “psicologico”.

In nessun modo i creatori e i compilatori del presente


testo sono da ritenersi responsabili del suo utilizzo
improprio.

Alcuni articoli e testi citati sono rielaborati e/o


parzialmente estratti da documenti ufficiali o siti web di
pubblico dominio nel rispetto delle norme
internazionali vigenti sul diritto d’autore e di
cronaca/critica.

Nel caso di errori ed omissioni siete pregati di


contattarci agli indirizzi indicati nelle note di copyright.

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“La musica è il linguaggio universale.”
(Richard Wagner)

“Musica è un esercizio aritmetico della mente che conta senza sapere di contare.”
(G.W. Leibniz)

“Resi forti dalla potenza del suono, camminiamo gioiosi attraverso l’oscura notte
della morte.”
(W.A. Mozart, Il flauto magico)

“Tutto è vibrazione, nulla è inerte, tutto vibra; tutto si equilibra attraverso


oscillazioni compensate”
(Ermete)

“Tra le vibrazioni del suono, Io sono Om, la sillaba assoluta, e tra i mezzi di
realizzazione spirituale, Io sono la japa, il canto dei Nomi sacri.”
(Gita 10.25)

“Il messaggio dei suoni è un enigma proposto al nostro spirito. Chi sente che
questo enigma nasconde la chiave della liberazione spirituale, cercherà di
risolverlo.”
(George Balan)

“Utilizzando in maniere appropriata le energie musicali, l’essere umano non


solo può eliminare i blocchi, ma può anche acquisire nelle parti organiche
incorporee, una vbrazione superiore a quella che possedeva.”
(Pr. Zeberio)

“L’inconscio ha delle possibilità che sono del tutto precluse alla coscienza, perché
esso dispone di tutti quei contenuti psichici al di sotto del valore-soglia (sub-
liminali), di tutto ciò che è stato dimenticato e trascurato e, per di più, della
saggezza dell’esperienza derivante da innumerevoli millenni che è riposta nei
tracciati reali e possibili del cervello umano.”
(C. G. Jung)

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Credits e Ringraziamenti

- Ringraziamenti a Sriman Manonath Prabhu


(www.isvara.org) per la guida spirituale e i preziosissimi
consigli, insegnamenti e collaborazioni.
- Ringraziamenti ai docenti e collaboratori del Centro
Studi Bhaktivedanta ( www.c-s-b.org ) e in particolare al
prof. Marco Ferrini (Sriman Matsyavatara Prabhu) per la
guida spirituale e i preziosissimi corsi, seminari ed
insegnamenti.
- Grazie a Lama Khube Rinpoce (www.karunahome.org)
per l’assistenza spirituale e materiale ed i preziosi
consigli.
- Un particolare ringraziamento al dott. Vincenzo
Tallarico per i preziosi consigli forniti dai suoi corsi,
seminari e collaborazioni (www.tallarico.it).
- Un ringraziamento a Guido Da Todi per le
informazioni e i consigli forniti dal sito www.guruji.it e
dalla sua lista.
- Un ringraziamento a www.subliminale.it per le
informazioni fornite dal sito.
- Si ringrazia Giovanni Asturaro per le preziose
informazioni fornite dalla sua tesi.
- Un ringraziamento al dott. Enrico Caruso dell’Equipe
Logodinamica di Milano (www.equipelogodinamica.it)
per la gentile collaborazione.
- Un ringraziamento al dott. Nitamo Montecucco
(www.globalvillage-it.com) per le preziosissime
informazioni fornite dalle sue ricerche e pubblicazioni.
- Grazie a Nicoletta per la collaborazione e la pazienza
avuta.
- Infine, grazie a tutti quelli che ci scrivono e ci
contattano testimoniando l’interesse e l’importanza
dell’argomento.

xi
Progetto e realizzazione grafica:
Amadeux Multimedia Network
Via Berlinguer, 22 - 56033 Capannoli (Pisa) Italy
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Autore e compilatore: Marco Stefanelli


email: info@marcostefanelli.com
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Copertina: Alan Perz

Stampa: Amadeux Multimedia Network – Lulu – IlMioLibro

Prima edizione (revisione 1) compilata nel Febbraio 2001

Quinta ed ultima edizione (revisione 2)


finita di compilare nel mese di Febbraio 2011

Printed in E.U.

Copyright © 2011 Amadeux Multimedia Network


Tutti i diritti internazionali riservati.
All Rights Reserved Worldwide.

Amadeux Multimedia Network

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Sommario

Premessa ........................................................................................ 1
Presentazione e Introduzione .................................................... 5
Aspetti terapeutici del suono e della Musica ......................... 13
La Musicoterapia ........................................................................19
Prospettiva storica ................................................................ 24
Concetti creatori ................................................................... 26
Cosa è la Musicoterapia ....................................................... 28
L’ascolto musicale terapeutico ........................................... 30
Nozioni di acustica psicofisica ................................................. 33
Introduzione .......................................................................... 33
Il suono .................................................................................. 34
Il timbro ................................................................................. 39
Altezza, Timbro e Intensità ................................................ 40
La percezione del suono...................................................... 42
Percezione di frequenze diverse......................................... 43
Campo uditivo e curve isofoniche..................................... 48
Generazione del suono ........................................................ 51
Scale musicali e note ............................................................ 54
Scala naturale o cromatica ................................................... 55
Il diapason “naturale” .......................................................... 57
Battimenti, psicoacustica ed ingegneria del suono ............... 59
L’orecchio umano................................................................. 59
Percezione del suono da parte del cervello ...................... 62
Curve isofoniche................................................................... 65
Psicoacustica.......................................................................... 68
Fusione binaurale.................................................................. 69
Battimenti e Brainwave Entrainment .....................................71
Brainwave Entrainment (BWE) History .......................... 77
Alcune Tecniche Brainwaves Entrainment (BWE) ........ 80
Battimenti Binaurali/Monaurali e stati cerebrali .................. 85
Cosa sono in pratica le frequenze “Binaural Beats” ....... 91
Frequenze e stati cerebrali................................................... 93
Indurre il cervello nello stato desiderato .......................... 95
xiii
Stimolare il cervello ..............................................................95
Effetti delle condizioni alterate del cervello .....................97
Le onde cerebrali e la risonanza...............................................99
I due emisferi cerebrali .......................................................101
Il fenomeno della Risonanza.............................................103
Risonanza e Chakra ............................................................109
Cakra, Chakra o Chakras ...................................................114
I 7 Chakras principali .........................................................117
La cimatica di Chaldni e Jenny .........................................132
Le vibrazioni del Creato.....................................................138
Il ritmo biauricolare o binaurale .......................................142
Le soglie di percezione di Norma Dixon ............................ 145
La soglia di percezione cosciente .....................................145
La soglia assoluta di percezione cosciente ......................146
La soglia fisiologica .............................................................146
Il progetto e la tecnica “HRM”............................................. 149
HRM: Harmonic Resonance Modulation©.....................149
Intervista su HRM ..............................................................161
Musica, Stress e Benessere ................................................165
Benefici del rilassamento e della meditazione .................... 171
Cosa succede quando ci rilassiamo ..................................171
Cosa succede quando meditiamo .....................................173
Effetti della Meditazione ...................................................175
Come utilizzare le sonorità Bwe ........................................... 177
Altre tecniche subliminali....................................................... 183
Noise (“Rumori”) ed effetti psicoacustici ........................... 187
I Noise più comuni ed importanti ...................................188
Altri tipi di Noise: ...............................................................194
Nada Yoga, lo yoga del suono .............................................. 197
Chi sei? Te lo dice la tua voce ...........................................197
Le principali categorie di suono nei Veda.......................198
A ciascuno la sua nota ........................................................199
La scala delle emozioni ......................................................199
Conoscere se stessi .............................................................200
Guarire con la musica.........................................................201
Qual è la tua melodia? ........................................................201

xiv
Effetto Mozart e Silent Sub technology ...............................205
La musica come abilità cognitiva ..................................... 205
Il linguaggio musicale......................................................... 208
Biologia del pensiero musicale ......................................... 210
Musica e intelligenza spazio-temporale .......................... 215
L’Effetto Mozart secondo “Parsifal” .............................. 223
L’orecchio elettronico ........................................................ 226
L’Effetto Mozart secondo “L’altra Medicina” .............. 228
Recensioni su Effetto Mozart .......................................... 236
La Silent Sub technology e l’effetto Sub Mozart........... 242
Grafici Effetto Mozart e Silent Sub technology............ 243
Le mucche e le piante amano Mozart ............................. 245
Tabelle ........................................................................................247
Frequenze e note di alcuni organi e parti del corpo ..... 247
Frequenze, orbite e rotazioni dei nostri pianeti............. 248
Chakra - Centri energetici del corpo ............................... 249
Comparazione delle parti del corpo ................................ 250
Nutrienti minerali per il corpo ......................................... 251
Ricerche con suoni sinusoidali ......................................... 252
Chakra e Camera di Risonanza ........................................ 253
Frequenze Brainwave e Stati mentali .............................. 254
Frequenze sacre della guarigione ..................................... 260
Webliografia e Links ................................................................261
Bibliografia e Riferimenti ........................................................267
L’autore e compilatore ............................................................279
Altre pubblicazioni ...................................................................281

xv
PREMESSA

In questo testo trattiamo prevalentemente delle moderne


tecniche e tecnologie soniche e musicoterapiche associate alle
metodologie induttive più avanzate ed efficaci, in sinergia con
le antiche conoscenze esoteriche in materia.
L’obiettivo non è solo quello di alleviare e curare disturbi,
disagi e patologie ma anche quello di espandere ed evolvere la
coscienza per trasformarla da uno stadio ordinario ad uno
stadio più elevato di consapevolezza chiamato
“supercoscienza”. Se non diventeremo individui più
consapevoli, coerenti e capaci di scegliere, elaborare e vivere il
“qui ed ora”, saranno comunque i nostri condizionamenti
inconsci a fare automaticamente le scelte per noi, stabilendo le
modalità di cristallizzazione e manifestazione della nostra
realtà.
Durante il processo di trasformazione dei contenuti
inconsci vengono attinte ed elaborate informazioni soprattutto
a livello dell’inconscio personale e collettivo. L’essere umano
riceve a livello di coscienza ordinario un massimo di 16 stimoli
al secondo a differenza del suo livello inconscio che ne può
ricevere fino a 100 miliardi per secondo. Nell’inconscio sono
memorizzate tutte le informazioni archetipiche ed ancestrali
relative al genere umano, per cui rappresenta una
incommensurabile fonte di informazioni e conoscenza sempre
a disposizione di chi ne conosca il segreto di recupero ed
elaborazione.
Le tecniche ed i metodi “Brainwaves Entrainment” (BWE)
di induzione sonora cerebrale, scientificamente studiati presso
varie facoltà universitarie e centri di ricerca, rappresentano
quanto di più avanzato vi sia oggi al mondo in ambito
musicoterapeutico e sonoro. Agiscono prevalentemente a
livello subliminale (cioè sotto il livello medio di coscienza -

1
sub=sotto, limen=livello/soglia) inducendo dapprima
un’armonizzazione e sincronizzazione dei due emisferi
cerebrali e successivamente in virtù di particolari sonorità che,
inudibili tramite l’orecchio, vengono tuttavia percepite dal
sistema nervoso centrale e autonomo ed elaborate a livello
preconscio e subconscio. Queste tecniche, oltre ad indurre
particolari frequenze subsoniche tipiche dell’attività cerebrale,
facilitano anche il potere di autoguarigione del corpo e la
sincronizzazione cerebrale emisferica che consente di attivare
contemporaneamente e sincronicamente l’emisfero sinistro
razionale-analitico e l’emisfero destro intuitivo-emozionale. In
questa modalità di massima coerenza emisferica aumentano le
capacità intuitive e si trascendono più facilmente i limiti
spazio-temporali permettendo all’individuo di scavalcare la
soglia di percezione ordinaria e di conseguenza avere una
maggiore facilità di accesso ai contenuti e alle informazioni del
“Contenitore Psichico Universale” e del cosiddetto “Vuoto
Quanto-Meccanico” o “Campo del Punto Zero” già definito
“Akasha” dai mistici orientali.
I risultati di queste alchimie fonoacustiche, dopo una
sperimentazione su vasta scala principalmente negli Stati Uniti
d’America e in Canada, sono stati definiti “straordinari”.
Queste sonorità sono utilizzate per facilitare il rilassamento e la
calma mentale, per agevolare la sincronizzazione e la coerenza
emisferica, per sviluppare capacità intuitive e creatività, per
coadiuvare la meditazione e l’ipnosi, per alleviare emicranie e
mal di testa, per la riduzione del fabbisogno di sonno e
l’induzione al sonno naturale, per favorire l’eliminazione della
depressione e dell’ansia ecc...

Marco Stefanelli ha personalizzato ed implementato queste


tecniche con dei suoni armonici naturali e con una propria
tecnica di modulazione risonante chiamata “HRM” che viene
gestita prevalentemente da software e tecnologie di produzione
Amadeux Multimedia. La tecnica HRM si basa principalmente
sulle antiche conoscenze vediche coniugate alle più moderne

2
tecnologie soniche ed è in accordo con le recenti scoperte
scientifiche meccanicistiche e quantistiche in questo ambito.
Il metodo adottato nella stesura di questo testo è quello di
“scientificizzare”, per quanto possibile, l’analisi, la sintesi e la
descrizione di quello che andremo ad esporre. Per questo ed
altri motivi citeremo spesso autori prestigiosi ed esperti della
materia in oggetto.
E’ chiaro che, trattandosi di argomenti molto “sottili” ed ai
limiti della percezione umana, non è sempre possibile una
spiegazione testuale oggettiva, esaustiva e razionale.
La materia che trattiamo in questo testo è in continua e
rapida evoluzione e per buona parte ancora terreno di
sperimentazione, per cui faremo spesso aggiornamenti e
revisioni alle pagine e ai contenuti indicando sempre sulle note
di copyright la versione ed il livello di revisione del testo. Il
numero di edizione riflette le modifiche sostanziali e le
implementazioni importanti dei contenuti mentre il numero di
livello di revisione le modifiche e gli aggiornamenti secondari
di minor rilievo come le modifiche grafiche e le correzioni e
formattazioni del testo.
Date le caratteristiche del testo e la quantità di autori che
scrivono e/o che vengono citati, generalmente preferiamo
utilizzare la terza persona come soggetto scrivente e/o
compilante.
Per motivi di impaginazione e facilità di lettura i testi citati
non verranno evidenziati con un carattere diverso o rientrato
ma verranno segnalati all’inizio o al termine del brano con
l’indicazione degli autori ed i vari riferimenti.
D’ora in poi, per comodità, useremo il termine “Sub” come
abbreviazione e sinonimo di subliminale positivo e benefico.

3
4
PRESENTAZIONE E
INTRODUZIONE

Non sono un musicologo, non sono neppure un musicista


nel senso classico del termine. Sono semplicemente uno che
suona, medita, ascolta, ricerca e sperimenta da molti anni;
osservo gli effetti dei suoni e della musica sul corpo e sulla
psiche, intuitivamente e razionalmente, istintivamente e
strumentalmente. Ci sono cose che capisco e altre che non
capisco, ma ritengo di essere sulla buona strada e nella giusta
direzione.
Insomma, sono un semplice viaggiatore, un ricercatore ed
“entronauta” alla ricerca di un “mondo” migliore e quindi più
equilibrato ed armonico, in una parola più “musicale”.
Il mio interesse per queste formule foniche e tecnologie è
nato principalmente dalle profonde esperienze “sonore”
vissute in passato da cui ho tratto notevoli benefici sia a livello
psico-fisico che spirituale. E’ per rivivere queste esperienze,
per comprenderle, per addomesticarle, per descriverle e
divulgarle che ho iniziato questo viaggio, questa ricerca verso
la musica “interiore”.
Non voglio cercare di convincere nessuno con delle belle
teorie pseudo-scientifiche o con grandi ipotesi utopistiche. Il
mio tentativo è un semplice invito, un invito alla festa gioiosa
dei suoni, della Musica e dell’Armonia, anche perché
sperimentiamo in un ambito di ricerca ai limiti della percezione
sensoriale umana e perlopiù in continua evoluzione.
D’altro canto, per evolvere nella via della comprensione e
della conoscenza, è opportuno proporre e sperimentare anche
ipotesi alternative, che in un primo momento potrebbero
apparire irriverenti e visionarie, ma che secondo noi sono
5
perfettamente consone allo spirito della vera ricerca e della
vera scienza.
Nel contempo riteniamo fuori luogo avere ritegno a
rispolverare antiche conoscenze, che, messe in sinergia con le
nuove, potrebbero aprirci nuovi orizzonti inconcepibili e
insperati.
Inoltre, riteniamo necessario anche liberarsi dagli interessi
economicistici e consumistici delle multinazionali e delle
lobbies di potere ed usare invece il sogno, il mito, la “follia” e
la libertà come mezzi per arrivare alla verità. La scienza dei
suoni in tal senso può fare molto.
In questo “piccolo” manuale cercherò di spiegare cos’è la
“Musica subliminale” positiva e benefica e come utilizzarla.
Data la complessità dell’argomento cercherò di essere più
semplice e chiaro possibile, ma dovrò introdurre, in qualche
modo, alcuni concetti di base ed a volte far riferimento a
termini tecnici, sigle, immagini e grafici. Per approfondire
alcuni argomenti più tecnici ho inserito anche alcuni capitoli di
argomenti specifici che all’occorrenza possono essere
tralasciati ed eventualmente consultati in un secondo
momento.
Naturalmente avrei potuto inserire molto altro materiale,
ma per il momento, data anche la notevole necessità di tempo
per la scrittura e l’impaginazione del testo, mi sono prefisso,
perlomeno, di iniziare e portare avanti, progressivamente,
questo immenso ed interessante lavoro sulla trattazione della
Musica e dei suoi effetti subliminali curativi.
Mi scuso anticipatamente con i lettori per le mie pessime
qualità di scrivano che spero di compensare con l’utilità degli
argomenti trattati, tutto sommato il fine giustifica i mezzi.

Come sappiamo in natura esistono due tipi di onde


(vibrazioni) fondamentali, quelle elettromagnetiche, che sono
di natura quantistica, e quelle sonore (inclusi infrasuoni e
ultrasuoni), che sono di natura prettamente meccanica.
Generalmente questi due tipi di onde e fenomenologie
sembrano non interagire tra loro, ma esistono fenomeni

6
scoperti di recente – come la “sonoluminescenza” – in cui
impulsi di onde sonore “accendono” la luce, cioè provocano la
comparsa di bolle luminose, che dimostrano l’interazione tra
queste due energie apparentemente isolate. Ancora non si sono
accertati i meccanismi di questo affascinante fenomeno, ma si
ipotizza che la luce della sonoluminescenza sia generata dal
cosiddetto “vuoto quantistico” che si trova attorno alla bolla,
in base al ben noto “Effetto Casimir”1. Rimaniamo dunque
stupefatti dal fatto che oscillazioni meccaniche tipiche della
materia come i suoni, possano produrre oscillazioni tipiche
dell’energia come le onde elettromagnetiche. Premesso questo,
possiamo indubbiamente identificare il suono come una
vibrazione e visto che tutto ciò che vibra emette un suono
possiamo affermare che qualsiasi “oggetto” - in quanto
costituito da masse infinitesimali di particelle in continua
vibrazione - ha una sua peculiare caratteristica sonora. Questo
è valido sia per i suoni udibili tramite il canale uditivo, sia per i
suoni non percepibili dall’orecchio umano. In base a questo
principio il nostro pianeta, e tutto il cosmo, è suono, come già
da tempo avevano intuito i saggi vedici, Ermete Trismegisto e
Pitagora.
Esistono anche vari tipi di suoni. I suoni ordinari grossolani
sono fenomeni fisici e come tali influenzano tutte le cose con
cui vengono a contatto. Questi suoni dipendono dalla
variazione di pressione dell’aria, che genera le cosiddette onde
sonore o vibrazioni sonore: se vogliamo rappresentarci
visivamente la propagazione del suono, pensiamo ai cerchi che
si formano nell’acqua allorché gettiamo un sasso. Nella scienza
moderna il suono e quindi la musica sono visti come vibrazioni
dell’aria che possono variare in frequenze precise espresse in
Hertz (cicli al secondo), creando l’intera gamma dei suoni
udibili e non udibili. Il suono è originato da vibrazioni di atomi

1 Effetto Casimir: forza di natura quantistica che spinge una contro l'altra due lamine

metalliche poste a brevissima distanza. L'indeterminazione permette all'energia di


manifestarsi spontaneamente dal “nulla”. L'energia proviene dal cosiddetto “spazio vuoto”.
Le particelle che si manifestano più facilmente sono i fotoni. L'energia liberata viene anche
chiamata “energia del punto zero”. L'effetto fu scoperto dal fisico olandese Hendrik
Casimir.

7
e molecole della materia che vibrano oscillando sotto l’impulso
di onde di energia di una vasta gamma di frequenze. La
sensazione del suono la percepiamo più specificamente tramite
gli orecchi, ma anche le papille tattili della pelle, i muscoli, i
tessuti e le ossa percepiscono la vibrazione di compressione e
rarefazione dell’aria, codificandola come messaggio trasmesso
dal mezzo circostante (aria, acqua, o altro). Il messaggio fisico
di informazione viene quindi recepito in maniera differenziata
dai due orecchi, per comprenderne la direzione di emissione, e
inviato dal nervo acustico al cervello, che le traduce in
armonie, ritmi, rumori e varie impressioni emozionali. Le
molecole vibrando originano il suono che costituisce il
messaggio informativo, altre molecole (aria, gas liquidi o solidi)
agiscono da mediatori, ovvero come mezzi di trasmissione,
mentre la sensazione sonora che udiamo è una proprietà
sensoriale prodotta dal cervello. Il fisico Andrea Frova
definisce il suono come la sensazione che si manifesta a livello
cerebrale allorché un’onda di pressione – ossia un’alternanza di
alta e bassa pressione – percuote la membrana timpanica.
Questa alternanza è la conseguenza di oscillazioni attorno
alle loro posizioni originarie delle molecole costituenti il mezzo
di propagazione e impartita loro da qualsiasi corpo soggetto a
vibrazione meccanica che abbia modo di trasferire la sua
energia vibrazionale all’ambiente esterno. Più grande è
l’ampiezza dell’oscillazione delle molecole, e quindi delle
alternanze pressorie sul timpano, maggiore è l’intensità del
segnale recepito dall’orecchio interno che va a stimolare la
corteccia cerebrale e rende più forte la sensazione del volume
sonoro. A sua volta, più rapida è l’oscillazione – cioè più alta è
la sua frequenza in vibrazioni al secondo – maggiore è l’altezza
della nota percepita, la nota cioè si inacutisce. I suoni acuti
sono generati da vibrazioni molto rapide, quelli bassi
corrispondono a vibrazioni lente; l’orecchio umano
generalmente è in grado di ricevere suoni con una frequenza
che varia da 20 a 20.000 vibrazioni al secondo (Hertz o Hz).
Per misurarne l’intensità invece viene utilizzato il decibel o
dB, il valore 0 decibel corrisponde al suono più debole che può

8
essere udito da un essere umano, mentre 140 dB
rappresentano la soglia del dolore causato da un suono troppo
alto.
L’organo del senso dell’udito è l’orecchio e agisce come una
interfaccia tra il mondo esterno ed il cervello, passando i
messaggi ricevuti al sistema neuronale che li interpreta come
sensazioni. L’organo di ricezione dell’orecchio è
fondamentalmente composto da una serie di sottili filamenti,
che sono disposti in fondo alle cavità auricolari (coclea) in
modo da poter essere stimolati dal movimento dell’aria dando
la necessaria sollecitazione al cervello affinché esso traduca ed
articoli in sensazioni sonore l’informazione sensoriale ricevuta.
Le sensazioni sonore sono quindi una simulazione cerebrale
di quanto varia nel campo delle vibrazioni provenienti dal
mondo esterno. La percezione del suono è comunque
un’attività propria del cervello, lo dimostrano manifestazioni a
volte fastidiose come la percezione di un fischio o un ronzio o
fruscio nell’orecchio (acufeni), che normalmente non sono
percepibili in quanto il cervello in condizioni normali li attenua
filtrandoli. Il cervello infatti cerca attivamente di percepire le
frequenze e già dalla fase uterina, la sua ricerca è geneticamente
sincronizzata sulle frequenze della voce umana, in particolare
di quella della madre che ha portato in grembo il suo bambino.

Ci sono quindi due tipi fondamentali di suoni e vibrazioni:


sottili e grossolani; entrambi hanno vari gradi e livelli di
percezione. Alcuni sono percepiti dal Sé o Io superiore o
anima, altri dalla mente ed altri dai sensi grossolani. Ciò che il
Sé percepisce sono le vibrazioni dei sentimenti (rasa), ciò che
la mente percepisce sono le vibrazioni dei pensieri (vritti2), ciò
che gli orecchi percepiscono sono le vibrazioni cristallizzate
dal loro stato etereo e trasformate in atomi e in toni che
appaiono nel mondo fisico. Le vibrazioni più sottili sono
impercettibili persino per il Sé. Il Sé stesso è costituito da
queste vibrazioni; è infatti la loro attività che lo rende conscio.

2 Onda psichica, modificazione del campo mentale.

9
Nel piano del suono la vibrazione causa diversità di tono. E’
ammassandosi che le vibrazioni diventano udibili, ma ad ogni
passo verso la superficie esse si moltiplicano e mentre
progrediscono si cristallizzano. Il suono dà alla coscienza
un’evidenza della sua esistenza sebbene sia in effetti la parte
attiva della coscienza stessa che diventa suono. Si può dunque
dire che il conoscitore diventa noto a se stesso, che la
coscienza porta testimonianza alla sua stessa voce. E’ per
questo motivo che il suono e la Musica attraggono tanto
l’uomo.
Qualsiasi tipo di musica e di suoni influenzano,
negativamente o positivamente, il nostro umore, i nostri
sentimenti, le nostre attitudini ed i comportamenti che ne
derivano. Il suono ha una grande influenza sulla psiche. Esso
può essere utilizzato per produrre emozioni che curano, come
nel caso del mantra adottato come terapia. Le vibrazioni del
mantra purificano la mente attraverso suoni che rimandano
all’essenza spirituale, vero fondamento della nostra personalità
e della realtà che ci circonda.
Tutto, dal Big Bang all’intero universo, può essere
interpretato come vibrazione, come musica. La grande
differenza tra la visione olistica e le antiche culture rispetto alla
moderna visione scientifica è quella di considerare l’elemento
sacro come elemento sempre presente in ogni intimo aspetto
dell’esistenza. Per la scienza vedica infatti il suono è sacro ed i
suoi effetti, quando vengono percepiti e riconosciuti nella loro
essenza, producono mutamenti globali al corpo, alle emozioni,
alla mente e alla stessa coscienza. Secondo la tradizione vedica
la coscienza (cit) è l’energia essenziale che pervade ogni aspetto
dell’esistenza, è la vita stessa. Si tratta di una concezione più
ampia rispetto a quella delle scuole psicoanalitiche che la
intendono come una realtà esclusivamente mentale. Nella
visione vedica la Coscienza è la stessa vibrazione cosmica,
espressa dal “Pranava mantra Om”, che dà vita sia agli aspetti
più rarefatti della realtà (Spirito e pensiero), sia, diminuendo di
frequenza, alla materia e alle manifestazioni più dense della
realtà.

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Alcuni ricercatori hanno studiato e messo a punto delle
tecniche per “intrecciare” alla musica dei suoni a bassa
intensità e degli infrasuoni (suoni con frequenza inferiore a 30
Hz) i quali raggiungono il livello sensoriale pur senza
influenzare il livello cosciente. Essi, quindi, rimangono nella
zona di “percezione subliminale”, la zona di nostro
maggiore interesse.
La definizione “subliminale” deriva da “SubLimen”,
termine latino che letteralmente vuol dire sotto la soglia. Nella
accezione attualmente utilizzata indica uno stimolo destinato
ad imprimersi nella psiche del destinatario proprio al di sotto
della sua sensibilità percettiva. Tecnicamente si intende, per
tradizione, quel limite designato dalla più bassa intensità
avvertita dal soggetto il 50% delle volte in cui lo stimolo è
somministrato.
Di conseguenza “percezione subliminale” è la percezione
troppo debole perché sia avvertita consciamente. Seguendo
l’opinione di molti studiosi il nostro cervello vede e sente
molto più dei relativi organi sensoriali, nel senso che la
quantità di stimoli che raggiungono la memoria è maggiore
della somma dei singoli particolari. Da ciò deriva che i
messaggi ed i suoni subliminali sono messaggi che sfuggono
all’esame della coscienza, annidandosi in quella parte della
nostra personalità che definiamo inconsapevole o inconscia.

Marco Stefanelli

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12
ASPETTI TERAPEUTICI
DEL SUONO E DELLA MUSICA

Per meglio comprendere i modi e i mezzi d’azione e prima


di addentrarsi nella trattazione specifica, è opportuno
richiamare alcuni termini e concetti tecnici.
Fisicamente il suono è da intendersi come vibrazione di un
mezzo elastico a questo trasmessa dalle vibrazioni di un corpo
eccitato oppure, equivalentemente, come piccola perturbazione
del mezzo elastico in cui si propaga, le cui molecole sono
messe in vibrazione con frequenze dell’ordine di poche
migliaia di Hz. Nel linguaggio comune si intende invece la
sensazione uditiva acustica prodotta da tali vibrazioni.
L’orecchio umano è in grado di percepire vibrazioni che
spaziano in un campo di frequenze da circa 16 Hz fino a circa
16 KHz. Il concetto di suono è quindi collegato all’organo di
senso in grado di percepirlo. Se consideriamo tutto lo spettro
di frequenze possibili, compresi gli infrasuoni e gli ultrasuoni,
possiamo affermare che ogni corpo in vibrazione emette un
suono; questo fenomeno avviene con una facilità ed una
frequenza notevolissima nell’ambiente che ci circonda: basta
infatti che due corpi si sfiorino o un corpo si muova in un
fluido che subito ne scaturisce un suono. Ogni oggetto
possiede una propria peculiare caratteristica sonora derivante
dalla unicità della sua struttura fisica. In base a questo principio
l’intero nostro pianeta e tutto il cosmo, ove vi sia un mezzo
che ne consenta la propagazione, è suono.
Facciamo ora un passo avanti nella comprensione di come
agisca la musicoterapia. Fin dalla nostra infanzia abbiamo
vissuto, sperimentato ed immagazzinato diversi modelli sonori,

13
associando a ciascuno di essi una particolare entità definita
(una sensazione, un significato, una reazione biochimica, una
circostanza o, più in generale, un concetto): tutti questi suoni
possono essere definiti modelli sonori condizionati, in quanto
derivanti da una associazione mentale. Esistono però anche dei
modelli sonori incondizionati, a cui appartiene tutta una
gamma di “suoni primitivi”, puro riflesso delle emozioni e
comprensibili da tutti senza bisogno di precedenti
condizionamenti cognitivi. Oggigiorno esistono solo due suoni
incondizionati (primitivi): il pianto e il riso; tutti gli altri suoni
primitivi sono ormai scomparsi insieme ad una parte della
spontaneità comportamentale. E’ proprio in questo contesto
che entra in gioco il potere della musica e del suono in senso
lato. Non è difficile infatti rendersi conto che il principale
effetto che tutti i suoni, ed in particolare la musica, producono
su di noi è rappresentato proprio da emozioni. La musica ha il
grande potere di suscitare forti sensazioni emotive, sia in chi la
produce che in chi l’ascolta, in funzione del tipo di esperienza
personale se si tratta di suoni condizionati o comuni a tutti gli
individui se si tratta di suoni primitivi. Tenendo conto che
l’enorme bagaglio di accumuli emotivi che risiedono nel nostro
essere sono spesso causati dal blocco delle emozioni e sono la
principale causa dei fenomeni patologici a sfondo
psicosomatico, non è difficile rendersi conto del potenziale
benefico della musica: essa suscita emozioni positive che
correttamente sfruttate possono rimuovere o trasformare le
energie negative accumulate che causano un errato
funzionamento della struttura psicofisica.
Un effetto più diretto, ma meno riconoscibile, è
rappresentato dalla vibrazione indotta sul nostro corpo dalla
sorgente che produce il suono. Ogni strumento musicale
produce infatti vibrazioni particolari, rappresentate dalle onde
acustiche generate dal mezzo eccitante (le corde di una chitarra
o di un pianoforte, le superfici di un tamburo o di uno
xilofono, …), che giungono fino a noi e ci trasmettono il loro
potere inducendo il nostro corpo a vibrare anch’esso. In
termini fisici si potrebbe interpretare l’onda sonora come

14
forzante esterna agente su di un sistema meccanico inerte
rappresentato dal nostro corpo; in funzione dell’energia
trasmessa (molto debole nel caso della musica) e del peso delle
singole armoniche elementari dello spettro di frequenze
rispetto alle frequenze proprie delle parti del corpo, si può
teoricamente giungere localmente al fenomeno di risonanza. Il
timpano del nostro orecchio ad esempio, sollecitato dalle onde
acustiche esterne, vibra alla stessa frequenza dell’onda
incidente e trasmette questo segnale, opportunamente
trasdotto dal sistema nervoso, fino al cervello producendo la
sensazione acustica. Attraverso la cassa armonica degli
strumenti musicali, il fenomeno della risonanza può essere
utilizzato in musicoterapia per indurre la persona a sentirsi
accolta e compresa, senza l’ausilio di parole.
Questa atmosfera può riportare ciascuno di noi alle
esperienze originarie vissute nella nostra storia personale fin
dall’istante del concepimento. Sono infatti ormai a tutti noti i
risultati delle ricerche condotte al fine di valutare l’influenza
dell’ambiente sonoro in cui si sviluppa il feto. La vita
all’interno del grembo materno è un susseguirsi di fenomeni
sonori che presentano aspetti costanti come il pulsare del
cuore, il circolare vorticoso del sangue, l’immissione ed
emissione dell’aria e variabili come la voce e tutti i suoni
provenienti dall’esterno. Per tutti i mesi della gestazione la
nuova vita, all’interno del copro materno, si nutre di alimenti
attraverso la placenta e di esperienze acustico-sonore che
impregnano di esperienza il bambino che sta crescendo ed
influenzeranno la sua vita futura. Tutti questi suoni
rappresentano la prima orchestra conosciuta da ogni essere
umano.
In sintesi possiamo affermare che il suono viene raccolto
dal nostro orecchio ed elaborato dal nostro cervello in una
collezione di emozioni che producono in noi modificazioni a
livello psichico (rilassamento, paura, ansia, …) e fisico a livello
delle funzioni vitali dell’organismo (una musica brillante, ad
esempio, produce un aumento della frequenza del battito
cardiaco, mentre gli strumenti a corda favoriscono la peristalsi

15
intestinale). Tutto ciò naturalmente è vero se si assume un
atteggiamento attivo nei confronti della musica: ascoltarla
passivamente è come guardare un quadro d’autore senza
vederlo.
Il musicoterapeuta conosce gli effetti positivi della musica e
deve stare attento a non mettere in atto quelli negativi. Come
per tutto quanto riguarda l’uomo, ciò che può fare bene se
somministrato oculatamente, in dosi eccessive può essere
nocivo. Questo vale anche per la musica, in modo a volte
palese e a volte così sottile da diventare perfino subdolo.
Questo non significa che non ci si possa accostare alla
musica con energia e vigore. Possiamo infatti lasciarci cullare
dalla melodia, dall’armonia, dal ritmo e dal timbro (elementi
distintivi della musica) in un abbraccio che ricorda quello del
grembo materno, oppure possiamo partecipare attivamente
all’atmosfera musicale creando musica o lasciandoci
trasportare e liberando le nostre emozioni anche con
un’esplosione incontrollata di gesti e suoni. Entrambi gli
approcci possono essere presi in considerazione, purché
sussista l’elemento fondamentale che caratterizza il modo di
accostarsi alla persona da parte del musicoterapeuta rispetto ad
altre forme di intervento (rieducazione, riabilitazione,
psicoterapia) e cioè l’ascolto empatico.
L’ascolto empatico si basa sul ricalco della postura della
persona della quale il musicoterapeuta si vuole prendere cura.
Il ricalco posturale consiste nel rimarcare il tono energetico
della persona facendole avvertire di essere accolta ed
apprezzata. Attraverso questo artificio, specifico della
musicoterapia, si ottiene una comunicazione diretta,
immediata, imprevedibile, modificabile in ogni attimo ed
adeguabile ad ogni circostanza senza dover ricorrere a parole, a
richieste, a spiegazioni. L’ascolto empatico si attua attraverso
l’euritmia ed il dialogo sonoro. Euritmia è un termine antico, in
uso presso la civiltà greca, e sta ad indicare la coordinazione fra
suoni-ritmi e movimenti. La madre che allatta il proprio
bambino compie un gesto euritmico, cullandolo e
dondolandolo mentre gli sussurra parole affettuose o gli canta

16
una melodia, adeguando ogni gesto ed ogni suono a quanto il
piccolo sembra gradire di più, infondendogli sicurezza, fiducia
e gioia. Il musicoterapeuta può cercare di riprodurre, o meglio
di imitare questa situazione, servendosi ad esempio della
grande cassa armonica di un pianoforte a coda vicino al quale
o sul quale adagia il bambino nella posizione che questo
preferisce e adeguando ogni gesto ed ogni suono alle reazioni
del bambino ricalcando le emozioni del bambino e
valorizzandole nel gioco musicale. In questo modo si possono
richiamare le emozioni positive e le vibrazioni che il canto
della madre induceva sul corpo del figlio. Il musicoterapeuta in
questo modo interagisce con la persona che presenti una
patologia per condurla verso il superamento delle sue
difficoltà.
Gli aspetti teorici più evidenti dell’attività musicoterapica
possono essere individuati dunque nel fenomeno della
risonanza, nel dialogo sonoro e nell’improvvisazione musicale,
nell’ascolto empatico, vissuti magari con la presenza
contemporanea di due terapisti con formazione differente e
complementare e, qualora si tratti di bambini o ragazzi, alla
presenza dei genitori. Una corretta applicazione del metodo
musicoterapico prevede inoltre il confronto costante con
l’équipe di medici specialisti che hanno in cura la persona e
con le persone che eventualmente si prendono cura
dell’educazione o dell’inserimento sociale dell’individuo. La
figura del musicoterapeuta viene così a trovarsi nella difficile
posizione di dover mediare ed amalgamare produttivamente gli
aspetti del mondo medico, sociale, educativo e personale della
persona in cura. Sottolineiamo che la musicoterapia non ha
come fine l’apprendimento musicale, ma si prefigge di portare
il corpo alla parola attraverso la relazione suono-corpo-affetti.
Si riscontrano notevoli differenze nell’accostamento a
questo tipo di trattamento tra i soggetti adulti e i bambini. Da
parte di un adulto, fare o ascoltare musica può essere
immediatamente valutata dall’adulto come una perdita di
tempo, mancando una risposta immediata e precisa di tipo
produttivo, senza lasciare alcun margine all’imprevedibilità; un

17
bambino è più disposto a vivere questa esperienza come un
gioco con un atteggiamento più spontaneo, gioioso,
imprevedibile e pronto a compiere nuove esperienze. In
musicoterapia, invece l’imprevedibilità è la regola
fondamentale: essa è ciò che attira la nostra attenzione,
rompendo gli schemi consueti; i bambini sono spesso
imprevedibili ed anche per questo motivo sono al centro della
nostra attenzione. Quest’ultimo è il miglior modo di affrontare
l’esperienza musicoterapica ed ottenerne risultati..

La regola dell’imprevedibilità è tipica dell’arte e trova il suo


fondamento nell’originalità che caratterizza ogni essere umano,
differenziandolo dal suo simile. In musicoterapia si agisce
attraverso l’ascolto empatico a salvaguardia dell’originalità di
ogni persona.

A titolo di esempio, tra i brani che svolgono un’azione rilassante si


ricordano: Le Cygne di C. Saint-Saëns, i primi minuti dell’Ouverture
Tannhäuser di R. Wagner, nonché l’Aria della Suite n°3 in re maggiore
di J. S. Bach. Un’azione tonificante è prodotta invece dall’ascolto
dell’Ouverture Rienzi di R. Wagner e dalla Danza delle ore di A.
Ponchielli.

18
LA MUSICOTERAPIA

In tutte le civiltà antiche e tradizionali il suono e la musica


erano considerati sacri, infatti ancora oggi la musica viene
chiamata “arte divina”. Il dio greco della musica e della
guarigione, Apollo, produceva armonie nei cieli con i suoi
movimenti ritmici, il figlio Orfeo curava il corpo e l’anima con
la poesia e la musica e con il suo canto riportò in vita l’amata
Euridice. Nella mitologia induista la musica, in origine, era
riservata alle divinità che ebbero poi pietà degli sforzi umani e
portarono tra loro la musica per alleviarne le sofferenze. L’arte
del suono a scopi terapeutici è un’arte e una scienza a cui si
ricorre da millenni per la sua capacità di influire positivamente
sia nel fisico che nella psiche. Con l’uso del suono, del ritmo e
del canto, è possibile accedere al mondo dell’armonia e
“accordare” tutto il nostro essere. Ogni malattia nasce, prima
di tutto, da una disarmonia tra il corpo e lo spirito.
Avvenimenti traumatici, dolore fisico, sofferenza psicologica,
ma anche stress, affaticamento fisico e abbattimento morale,
fanno sì che si rompa l’armonia tra corpo e mente e che il
corpo, quindi, si ammali. Il corpo può persino diventare
dipendente dalla condizione chimica dell’essere sotto stress,
ma la capacità di superare lo stress ha sede proprio tra le
nostre orecchie. La maggior parte dello stress finisce per
diventare stress emozionale e psicologico, e questo significa
che è l’autosuggestione del nostro modo di pensare che
influenza così intensamente il corpo. Se una persona vive per
molto tempo in un ciclo ripetitivo di pensieri ed emozioni
collegate a determinate sensazioni, nel momento in cui pensa
agli effetti relativi a quelle sensazioni, il suo cervello rilascia
sostanze chimiche che producono sensazioni di quel tipo, e il
modo in cui si sente rispecchia il modo in cui stava pensando.
19
A questo punto dobbiamo dire però che esistono due tipi di
stress, uno negativo chiamato “distress” e uno positivo
chiamato “eustress”. Un certo grado di eustress è necessario
alla vita della persona, altrimenti non si riposerebbe mai, non
riuscirebbe a dormire e non si renderebbe conto di certe
situazioni di crisi in cui si è raggiunto il limite dell’eustress e si
sta per entrare nel distress e per cui è necessario fermarsi e
ricaricarsi.
La musicoterapia, in ogni sua applicazione, si propone di far
sì che la persona riprenda il controllo su fisico e mente e
quindi del pensiero, aumentando la capacità di curare se stesso.
Curarsi con la musica, però, non vuol dire soltanto
“ricevere” o ascoltare passivamente la musica, ma vuol dire
anche cercare di esprimere la musica che abbiamo dentro e
quindi vuol dire cantare, vuol dire suonare uno strumento,
improvvisando – alla ricerca delle sonorità che in quel
momento si accordano meglio con il nostro stato d’animo – o
suonando una melodia che ci piace particolarmente. Oggi la
musicoterapia viene applicata nel trattamento di moltissime
patologie fisiche, psicologiche e psichiatriche e con esiti
eccellenti. Un ruolo fondamentale ricopre la musicoterapia nel
trattamento dell’autismo nei bambini ed ottiene risultati
sorprendenti anche sui malati di Alzheimer, impareggiabile è
l’effetto della musica su chi soffre di depressione o di
esaurimento, ma anche semplicemente su chi rischia, a causa
delle condizione in cui vive, di chiudersi in se stesso e di
perdere la capacità di socializzare e comunicare con gli altri, è il
caso, ad esempio, delle persone anziane.
Oggi è normale che ci sia musica negli luoghi di lavoro,
negli ospedali, in sala operatoria, dal dentista, nei supermercati,
nelle scuole, nelle case di riposo perché, al di là delle
applicazioni specificamente terapeutiche, la musica conserva
intatto il suo enorme potere armonizzante, c’è musica persino
nelle stalle, per far sì che le mucche producano più latte, e c’è
musica nelle serre, perché le piante crescano meglio.
Secondo la musicoterapia, la maggior parte delle patologie
trova origine nei conflitti emozionali sofferti dalla persona. I

20
disturbi di origine emotiva vanno ad interferire con il nostro
sistema bioenergetico, costituito dai centri neuro-endocrini che
regolano tutte le nostre attività. Se l’energia che li alimenta non
si mantiene ad un livello costante in tutti i centri, si verifica un
blocco che causa disequilibrio, disfunzioni o addirittura
malattie. I blocchi di energia si localizzano in determinate zone
del corpo, con ghiandole, organi e chakra corrispondenti.

Molte malattie, organiche o mentali, hanno origine nella


sfera emotiva ed emozionale: in ognuno di noi si possono
osservare rigidità mentali, emozioni represse e/o pregiudizi sul
proprio corpo, paure, tutti elementi che determinano una certa
divisione interiore e che comportano un fare, pensare, agire
spesso contraddittorio. La musicoterapia parte dalla
constatazione che l’uomo somatizza costantemente le sue
emozioni positive e negative, gli organi e i chakra colgono
queste vibrazioni che influenzano il loro funzionamento.
Attraverso il suono e la musica si può agire sui due aspetti
fondamentali della persona, fisiologico ed emozionale, per
arrivare all’identificazione dei conflitti che condizionano i
comportamenti delle persone e per capire il funzionamento di
quei meccanismi interiori ed inconsci che portano dolore e
sofferenza.

Il termine musicoterapia deriva dall’Antica Grecia e denota


il ricorso ad esperienze musicali e sonore attive dove si
impiegano la musica ed il suono per coltivare espressioni
creative e comunicative, o passive in cui predomina l’ascolto.
Per musicoterapia si intende anche l’uso della musica e degli
elementi musicali (armonia, melodia, ritmo, timbro, tono,
suono) per favorire l’integrazione fisica, psicologica, emotiva e
spirituale dell’individuo. La musica ha un importante ruolo nel
facilitare la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la
motricità e l’espressione.

21
Alcune definizioni di musicoterapia:

La Musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi


musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un
musicoterapeuta qualificato, con un cliente o un gruppo, in un
processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la
relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione,
l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di
soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e
cognitive. La Musicoterapia mira a sviluppare le funzioni
potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che il
paziente o la paziente possano meglio realizzare l’integrazione
intra e interpersonale e consequenzialmente possano
migliorare la qualità della loro vita grazie ad un processo
preventivo, riabilitativo o terapeutico.
(Federazione Mondiale di Musicoterapia)

La musicoterapia è l’uso della musica per favorire


l’integrazione fisica, psicologica ed emotiva dell’individuo e
nella cura di malattie e disabilità. Può essere applicata a tutte le
fasce d’età, in una varietà di ambiti di cura. La musica ha una
qualità non – verbale, ma offre un’ampia possibilità
d’espressione verbale e vocale. Come membro di un’équipe
terapeutica, il musicoterapeuta professionista partecipa
all’accertamento dei bisogni del cliente, alla formulazione di un
approccio e di un programma individuale per il cliente e poi
offre specifiche attività musicali per raggiungere gli scopi.
Valutazioni regolari accertano ed assicurano l’efficacia del
programma. La natura della musicoterapia amplifica
l’approccio creativo nel lavoro con gli individui handicappati.
La musicoterapia fornisce un approccio umanistico
possibile che riconosce e sviluppa le risorse interne del cliente
spesso non sfruttate. I musicoterapeuti desiderano aiutare
l’individuo per spingerlo verso un migliore concetto di sé, e,
nel senso più ampio, per far conoscere ad ogni essere umano le
proprie maggiori potenzialità.
(Associazione Canadese di Musicoterapia)

22
La musicoterapia è l’uso della musica nella realizzazione
degli scopi terapeutici: il ristabilimento, il mantenimento e il
miglioramento della salute mentale e fisica: E’ l’applicazione
sistematica della musica, diretta dal musicoterapeuta in un
ambito terapeutico, per portare i cambiamenti desiderati nel
comportamento. Tali cambiamenti permettono all’individuo di
affrontare la terapia per arrivare ad una maggiore
comprensione di sé e del mondo intorno a lui, e di ottenere
quindi un più adeguato adattamento alla società. Come
membro della squadra terapeutica il musicoterapeuta
professionista prende parte all’analisi dei problemi
dell’individuo e alla formulazione degli obiettivi del piano
generale di trattamento, prima di progettare ed elaborare
specifiche attività musicali. Valutazioni periodiche vengono
fatte per determinare l’efficacia delle procedure impiegate.
(Associazione Nazionale di Musicoterapia U.S.A.)

La musicoterapia è una forma di trattamento in cui


s’instaura un mutuo rapporto fra paziente e terapeuta, che
permetta il prodursi di cambiamenti nella condizione del
paziente e l’attuazione della terapia. Il terapeuta lavora con una
varietà di pazienti, sia bambini che adulti, che possono avere
handicap emotivi, fisici, mentali o psicologici. Attraverso l’uso
della musica in maniera creativa in ambito clinico, il terapeuta
cerca di stabilire un’interazione, un’esperienza ed un’attività
musicale condivise che portano al perseguimento degli scopi
terapeutici determinati dalla patologia del paziente.
(Associazione Professionale dei Musicoterapeuti della Gran Bretagna)

Il neurologo Oliver Sacks scrive in un suo libro: “Il potere


della musica di integrare e curare… è un elemento essenziale.
(è) il più completo farmaco non chimico”.
Il fisiologo francese Féré de la Salpetriere fu il primo a
misurare l’influenza del suono/musica sull’organismo umano,
osservando che sono soprattutto gli stimoli ritmici a fare
aumentare il rendimento corporeo e la resistenza muscolare.

23
Oswald, Taylor e Treisman hanno indotto un sonno
profondo su alcuni volontari e praticato un
elettroencefalogramma mentre essi dormivano.
Contemporaneamente diffondevano una registrazione di
diversi brani musicali, uno dei quali era particolarmente amato
dal paziente. Nel momento in cui compariva quel brano,
benché il soggetto dormisse, si produceva sull’ EEG un’onda
esclusiva a questo stimolo chiamata “complesso K”.
Esperienze biochimiche dimostrano che, con determinati
suoni, si può persino alterare la biosintesi del DNA e
dell’RNA, che sono gli elementi fondamentali della vita
cellulare.

PROSPETTIVA STORICA3

Antico e stretto è il legame tra musica e medicina. L’uomo


conosce il potere del suono e della musica sul comportamento
e sulla fisiologia degli esseri viventi sin dalle sue origini.
All’inizio dell’umanità, musica e medicina erano una sola
dimensione, con una evoluzione parallela all’evoluzione della
mente umana. La guarigione,nelle prime civiltà umane, passava
attraverso il fenomeno dell’incantesimo: l’unione di ritmo,
suoni e droghe. Dalle tribù millenarie, agli Indiani d’America,
fino alla medicina egizia con il papiro di Ebers, portano nella
storia l’unione costante tra il suono (musica, danza) e la
medicina (preparazioni naturali, droghe).
Con la civiltà cinese si forma la triade musica-medicina-
numerologia; la nascita della medicina energetica basata sui
cinque elementi (Terra, Fuoco, Acqua, Legno, Metallo) in
unione con la personificazione della scala pentatonica, formata
dalle cinque note fondamentali della musica (Fa-Do-Sol-Re-
La). I dodici meridiani cinesi del circolo dell’Energia Vitale,

3 Con estratti di DDSI Francesco Burrai

24
provengono dalla emanazione della scala musicale a dodici
note, la scala cromatica. Il numero dodici rappresenta il
numero fondamentale al parallelismo meridiani-musica, con i
concetti Yin (6 meridiani-6 note) e Yang (6 meridiani-6 note):
l’unione di Yin e Yang produce ritmo (musica), salute
(medicina).

In India nascono concetti fondamentali per la


musicoterapia:

a) divisione in quattro parti del sistema organico: corpo


fisico, corpo etereo (vegetativo), corpo astrale (emozioni),
corpo mentale (pensiero).

b) la funzione crea un organo

c) non esiste separazione tra uomo e universo,


conseguentemente esiste una relazione funzionale e vitale tra
salute umana e universo. L’equilibrio alterato dalla malattia può
essere ristabilito attraverso azioni esterne riequilibratici: questa
entropia è riordinabile con l’uso di musica “ordinata”.

Gli assiri sviluppano nuove azioni mediche: osservazione


dei sintomi, diagnosi e prognosi, unito al canto continuo di
tipo religioso e all’idea di purezza della vita, data da un’igiene
di vita individuale e sociale: la musica è considerata strumento
di igiene mentale.
I greci introducono la medicina ippocratica e con Pitagora,
nella musica, la scala naturale armonica. I medici greci
prescrivono trattamenti in cui lo stato di salute si raggiunge in
sinergia con la condizione di rilassamento e di distensione
attraverso la musica.
Platone definisce la costituzione del mondo secondo i
principi della musica; la musica agisce sulla parte irrazionale
dell’Io; la vita dell’uomo è scandita dal ritmo e dall’armonia;
una buona educazione musicale forma un certo tipo di
carattere; l’espressione più alta della musica e la filosofia.

25
Aristotele unisce gli effetti della musica al miglioramento
della morale, alla riduzione dell’ansia, alla ricerca della serenità,
della calma.
Nel medioevo, i monaci potenziarono la grande unione
scienza medica-musica, dove l’assistenza ai malati, ai bisognosi
era legata all’uso di composizioni musicali ad hoc dagli effetti
terapeuti, come quelle composte dal monaco Notker Balbulus.
Nel XIV secolo si sviluppa la Scuola di Salerno, e con
Arnaldo da Villanova della Scuola di Montpellier la definizione
di “simpatia universale”, concetto fondamentale nella fisica del
suono e nella musica. Con Paracelso si definisce lo stato di
malattia come uno squilibrio prodotto dalle variabili fisiche,
emozionali e mentali in una azione reciproca.
Nel XVIII secolo, Mesmer, amico di grandi musicisti come
Mozart, Gluck, Haydn ed altri, conduce i suoi esperimenti di
suggestione ipnotica attraverso l’uso della musica e determina
l’associazione tra salute e campi magnetici, campi magnetici
oggi usati in musicoterapia ricettiva tramite le onde magnetiche
pulsate. Nel XIX secolo si pongono le basi della musicoterapia
moderna con gli studi di Helmholtz (Teoria fisiologica della
musica) e con la psicologia del suono di Karl Stumpf.
Estratto di DDSI Francesco Burrai

CONCETTI CREATORI4

L’azione della musica si esplica attraverso le caratteristiche


fisiche del suono:
1. moto armonico complesso
2. moto delle onde
3. moto longitudinale delle onde
4. frequenza delle onde
5. lunghezza delle onde
6. risonanza

4 Con estratti di DDSI Francesco Burrai

26
Gli elementi della fisica del suono colpiscono ed alterano il
sistema psico-neuro-immuno-endocrinologico.
Lo stato di malattia è un’alterazione nell’equilibrio
omeostatico dell’asse psico-neuro-immuno-endocrinologico,
dovuto principalmente ad una causa eziologica primaria di
stress emotivo e stati mentali negativi, che producono squilibri
biochimici, elettromagnetici e blocchi energetici. Questa
definizione rappresenta uno dei paradigmi fondamentali in
diversi modelli teorici musicoterapeutici.
Conseguentemente, la musica agisce sugli organi, sulle
ghiandole endocrine, sul sistema personale emotivo e mentale
e sul sistema transpersonale spirituale.
La tipologia di risposta umana ricercata dalla musicoterapia
è il mantenimento dello stato di salute, il potenziamento dello
stato di salute, il ritorno allo stato di salute.

La musicoterapia viene applicata attraverso due


metodologie:

1. musicoterapia ricettiva o passiva, con l’ascolto di musica


registrata scelta dal paziente o programmata dal terapeuta;
2. musicoterapia attiva, la musica è creata dal paziente
attraverso strumenti, strumenti musicali, suoni e rumori emessi
dal paziente.

Una possibile classificazione dei campi di maggior


applicazione della musicoterapia potrebbe essere la seguente:

1. pedagogia di sostegno
2. relazioni psicoterapeutiche
3. scoperta e creazione di stati creativi
4. malattie psicosomatiche
4. ambienti stressogeni
5. ambienti di lavoro e comunitari
6. ripristino dei ritmi fondamentali dell’organismo (agente
omeostatico).

27
COSA È LA MUSICOTERAPIA5

Presso gli uomini primitivi vi era la credenza che ogni essere


possedesse un proprio suono o un proprio canto segreto che
lo rendeva vulnerabile alla magia. L’esistenza inconscia d’un
suono segreto personale è certo e conferma la credenza
secondo la quale ogni uomo nasce con un suono interno
proprio al quale risponde.
I Greci utilizzarono la musica e svilupparono sensibilmente
la sua applicazione nella prevenzione e la cura di malattie
fisiche e mentali.
Aristotele parlava dell’autentico valore medico della musica
nelle emozioni incontrollate e le attribuiva un effetto benefico
a livello della catarsi. Platone vantava la musica e la danza per i
timori e le angosce fobiche :”...la musica non è stata data
all’uomo solo per lusingare i propri sensi, ma anche per
calmare i tormenti dell’anima e i movimenti che tenta un corpo
pieno di imperfezioni”.
Celio Aureliano racconta che gli antichi curavano parti
dolorose del corpo con l’influsso del suono, soprattutto se si
cantava su quelle parti in modo che il brivido risultante dalla
percussione dell’aria recasse loro sollievo.
Ramos de Pareja scrisse nel 1482 l’opera “Musica Pratica”, i
4 toni fondamentali ai 4 temperamenti e ai pianeti. Il loro
“Protus” corrisponde al flemmatico e alla luna, il tono
“Deuteros” al collerico e a Marte, il tono “Tritus” al sanguigno
e a Giove, il tono “tretatus” al malinconico e a Saturno.
Il melanconico dovrebbe eseguire e talvolta inventare esso
stesso i motivi musicali.
Nel XXIII secolo, si preferiva parlare degli effetti della
Musicoterapia sulle fibre dell’organismo. Grazie ad un effetto
meccanico, le vibrazioni musicali regolari ristabiliscono
l’omotonia delle fibre.
La Musicoterapia che bisogna usare per curare i malinconici,
deve iniziare dai toni bassi ed elevarsi poi fino ai toni alti;

5 Con estratti dalla tesi di Asturaro Dario Giovanni

28
grazie a questa progressione armonica, le fibre tese si stendono
poco a poco. La musica serve a distrarre l’anima del paziente
dalle sue tristi preoccupazioni; si tratta di accattivare
l’attenzione del malato ed obbligarlo a interessarsi ad altra cosa
che non siano le idee nere che elucubra incessantemente.
Tissot faceva una differenza tra musica stimolante e
calmante e gli fa dimenticare l’indisposizione anche se non si è
in grado di sopprimere la causa del male.

La Musicoterapia è una disciplina paramedica che


utilizza il suono, la musica e il movimento per provocare
effetti “regressivi” e aprire canali di comunicazione con
l’obiettivo di attivare il processo di socializzazione. E’ pertanto
una tecnica psicoterapica per migliorare la qualità della vita,
riabilitare e recuperare, dove è possibile.

La Musicoterapia si occupa dello studio e della ricerca


del complesso suono-essere umano.

Tale complesso consta di elementi capaci di produrre


stimoli sonori (natura, corpo umano, strumenti musicali, ecc.);
stimoli come il silenzio, suoni interni del corpo, musicali,
ritmici, movimenti, rumori ecc.; vie di propagazione delle
vibrazioni, organi ricettori di tali stimoli come l’udito, tatto e
vista, la ricezione del sistema nervoso, la reazione
psicobiologica e l’elaborazione della risposta, che può essere
comportamentale, motoria, sensoriale, organica attraverso il
grido, il canto, la danza, la musica.
Anche il movimento e non solo il suono e la musica è
utilizzato nel processo terapeutico.
Gli stimoli sonori e musicali possono essere più potenti nel
suscitare manifestazioni di quelli visivo e tattile. Insomma, la
musicoterapia ha come scopo l’inserimento del paziente nella
società e la prevenzione e la cura di malattie fisiche e mentali.
Uno dei fenomeni più profondi prodotti dal suono e dalla
musica, è la capacità di provocare stati regressivi, che

29
riconducono a stadi anteriori vissuti quale lo stadio orale, anale
e fetale.
La regressione è un meccanismo di difesa dell’io in quanto
un individuo che ha una frustrazione tende sempre al
rimpianto dei tempi passati con maggiori gratificazioni. Ogni
terapia esige comunque una forte motivazione da parte del
paziente.
La terapia si imposta sull’anamnesi e l’osservazione attenta
del soggetto, delle modalità di comunicazione-relazione, delle
capacità del paziente, oltre ad un’attenta considerazione del
suo nucleo familiare.
Si richiede altresì chiarezza del contratto, obiettivi e limiti
dell’intervento, modalità, tempi , spazi, durata della terapia ecc.
Ma soprattutto la capacità di saper gestire il rapporto
terapeutico.

L’ASCOLTO MUSICALE TERAPEUTICO6

Utilizzare l’ascolto musicale per guarire e prevenire significa,


tra l’altro, nutrire letteralmente il corpo con il suono e servirsi
del suono per scoprire le dimensioni nascoste nel profondo e
per accelerare il processo di evoluzione della coscienza.
Qui tratteremo il rapporto tra la musica e chi l’ascolta, ma
cercando di analizzare e spiegare il fenomeno dell’ascolto
musicale quando è vissuto coscientemente e cioè con la precisa
intenzione di mettersi in ascolto per migliorare la propria vita.
Si può proporre il suono come una parte essenziale
dell’ambiente e quindi della relazione tra soggetto ed ambiente.
Gli effetti terapeutici del suono e della musica sono in grado
di modificare l’attività del sistema nervoso vegetativo. La
musica può essere un’efficace aggiunta terapeutica in varie
condizioni, specie quelle caratterizzate dal dolore cronico in

6 Con estratti dalla tesi di Asturaro Dario Giovanni

30
quanto capace di modulare complesse attività nervose che si
esprimono in quantificabili alterazioni neurovegetative.
Distinguiamo una fase dell’ “udire” i suoni come fenomeno
periferico legato all’orecchio, una fase del “sentire” che si
collocherebbe soprattutto nelle funzioni talassiche, per arrivare
ad “ascoltare” la musica, con un coinvolgimento globale del
nostro sistema nervoso e delle funzioni psichiche a questo
connesse.
Oltre all’emozione, la musica comporta sull’ascoltatore delle
reazioni a carico della sfera vegetativa : si assiste a
modificazioni della pressione sanguigna, della frequenza
cardiaca, della respirazione ecc., ma per lo più anche quando la
musica è percepita inconsciamente.
La musica va considerata da un lato un linguaggio non
verbale, dall’altro un mezzo di comunicazione dell’emotività.

31
32
NOZIONI DI ACUSTICA PSICOFISICA

INTRODUZIONE

Un corpo che vibra genera compressione e decompressione


dell’aria, che si trasmette in tutte le direzioni sotto forma di
onde. Le onde che raggiungono un orecchio animale o umano,
vengono raccolte dal padiglione auricolare e convogliate sulla
membrana del timpano. Questo è collegato con una catena di
ossicini che trasferiscono le vibrazioni ad un liquido presente
nell’orecchio interno. I movimenti del liquido stimolano i
filamenti delle cellule ciliate, che generano gli impulsi nervosi.

Apparato uditivo

Ogni onda sonora ha caratteristiche proprie come l’intensità


o la lunghezza. Non si può sentire un suono se non ha una
33
intensità sufficiente a far vibrare il timpano e lo stesso avviene
se non ha la giusta lunghezza d’onda.

Onda sinusoidale pura

Il numero di volte che una sorgente sonora vibra in un


secondo viene chiamata frequenza e viene espressa in Hertz,
quindi se un suono ha frequenza 100 significa che la sua
sorgente vibra 100 volte in un secondo. L’orecchio umano è
sensibile a frequenze da 20 a 20.000 Hertz.

IL SUONO

Generalmente, nel linguaggio comune, quando si parla di


suono si intende la sensazione psicologica legata all’ascolto.
Per descrivere un suono, in effetti, spesso usiamo aggettivi,
come ad esempio gradevole oppure fastidioso, che sono legati
alla sfera delle nostre emozioni. Ma come possiamo definire in
modo più esatto e oggettivo un suono? Per rispondere a questa
domanda ci conviene partire dalle origini e quindi, per prima
cosa, cercare di capire da dove nasce un suono. Se facciamo un
piccolo esperimento e pizzichiamo la corda di una chitarra ci

34
accorgiamo che, in questo caso, il suono è prodotto e nasce
proprio dalla vibrazione della corda.

Corda elastica

Per essere più precisi possiamo dire che per vibrazione si


intende un movimento oscillatorio di un corpo attorno alla sua
posizione di equilibrio come quello mostrato dalla figura
precedente. La cosa interessante è che qualsiasi tipo di suono,
non solo quello di una corda di chitarra, è prodotto proprio da
un fenomeno di questo tipo in cui c’è un corpo, chiamato
sorgente del suono, che vibra. Ma come riesce questa
vibrazione ad arrivare fino al nostro orecchio per essere
percepita? Quello che accade è che, quando un corpo vibra, la
sua vibrazione si propaga nell’ambiente circostante sotto
forma di un onda di pressione, ed è proprio quest’onda che
viene chiamata suono. Per visualizzare questo fenomeno
possiamo pensare all’onda che si genera sulla superficie
dell’acqua quando agitiamo una mano nel liquido: più la
vibrazione della mano è ampia e più sarà alta l’onda che si
propaga nell’acqua. Allo stesso modo più è ampia l’oscillazione
della corda e più sarà forte il suono che ascolteremo.

Onde e ampiezza

Da quello che abbiamo appena detto ne deriva che noi


possiamo ascoltare un suono solo se esiste un mezzo
attraverso il quale la vibrazione del corpo si può propagare e

35
generalmente questo mezzo di propagazione è proprio l’aria
che ci circonda. In realtà, però, il suono si propaga in qualsiasi
tipo di mezzo, solido liquido o gassoso anche se con velocità
diverse, come possiamo vedere nella tabella che segue, da dove
si deduce che la velocità del suono cresce con la densità del
mezzo in cui si propaga.

MEZZO VELOCITÀ
(metri al secondo)

Aria 331
Acqua 1450
Piombo 1230
Ferro 5130
Granito 6000

Anche l’attenuazione che subisce il suono - ovvero la


diminuzione del suo volume mentre viaggia - dipende dalla
densità del mezzo di propagazione e infatti per esempio,
nell’acqua un suono si può percepire ad una distanza molto
maggiore che nell’aria.

Le caratteristiche di un suono

Se andate a guardare su un qualsiasi libro di musica vedrete


che il suono si definisce usando tre proprietà: altezza, intensità
e timbro. Ma cosa rappresentano questi nomi? Per capire come
si collegano queste grandezze al suono ci conviene osservare la
forma dell’onda di pressione che nasce da un corpo che oscilla
e si propaga nel mezzo circostante. Possiamo rappresentare
quest’onda su di un grafico come quello che segue.

36
Forma d’onda sonora

Se osservate la figura vi accorgete che un onda sonora è


caratterizzata dal fatto che una stessa forma si ripete
periodicamente. L’altezza di un suono, chiamata più
comunemente frequenza, è proprio l’inverso del tempo che
dura ogni ripetizione, che, a sua volta, viene chiamato il
periodo dell’onda. L’onda sonora in figura, per esempio, ha un
periodo che dura 1/100 di secondo e quindi una frequenza
pari a 100 oscillazioni al secondo. L’unità di misura della
frequenza si chiama Hertz, o in breve Hz, e quindi questa
frequenza vale 100 Hz. Ma come possiamo sentire la
frequenza di un suono? Niente di più facile! Più un suono è
acuto e più la sua frequenza cresce. Per dare un po’ di numeri
considerate che una frequenza minore di 200 Hz è un suono
basso mentre una frequenza maggiore di 800 Hz è un suono
acuto.

Passiamo ora alla seconda proprietà di un suono, l’intensità.


Come potete immaginare con questo nome si intende
l’ampiezza di un suono, il suo volume. Ma come si misura
questa volume? Così come per la frequenza esiste un’unità di
misura ad hoc, gli Hertz, anche in questo caso per misurare
l’ampiezza di un suono si usa un unità particolare chiamata
Decibel, e quando usiamo questa unità facciamo riferimento
proprio alla sensibilità dell’udito: un suono appena percepibile
infatti ha un ampiezza di 0 decibel - abbreviato in Db - mentre
un suono spacca timpani ha un ampiezza di 120 Db.

37
Ma diamo qualche altro esempio tra questi due estremi:

Decibel (dB) Condizione ambientale


140 Soglia del dolore
120 Clacson potente, a un metro
100 Interno della metropolitana
80 Strada a circolazione media
70 Conversazione normale, a un metro
60 Ufficio commerciale
40 Biblioteca
20 Studio di radiodiffusione
0 Soglia di udibilità

Area sensazione uditiva

38
IL TIMBRO

L’ultima, e più complessa, caratteristica di un suono è


chiamata timbro. Possiamo dire che il timbro rappresenta la
carta di identità del suono. Per convincersene facciamo
suonare, per esempio, ad un violino e a un pianoforte la stessa
nota alla stessa ampiezza. Questi due suoni quindi avranno la
stessa altezza, la stessa intensità ma un timbro, e quindi un
identità, differente.

Timbri

Come vedete la forma dell’onda è molto diversa nei due casi


e si sarebbe tentati di affermare che è proprio lei la
responsabile del timbro. Ma purtroppo questo non è del tutto
esatto. In effetti ci possono essere delle forme d’onda che
appaiono differenti ma hanno lo stesso suono. A prima vista
potrebbe sembrare di essere arrivati in un vicolo cieco, ma in
realtà una via di uscita esiste e la scoprì nel 1701 il francese
Sauveur. Questo scienziato, studiando le vibrazioni di una
corda, intuì che qualsiasi suono in realtà è formato da una
somma di onde elementari chiamate sinusoidi o armoniche. E
questa scoperta venne formalizzata, verso la fine del ‘700, dal
matematico J. B. Fourier che ne ricavò un celebre teorema che
porta il suo nome.
Usando questo teorema si vede che il timbro di un suono in
effetti dipende dalla quantità e dall’ampiezza delle sinusoidi che
contiene così come il sapore di una pietanza dipende dagli
ingredienti che usiamo per prepararla. Quindi, così come
possiamo descrivere una pietanza attraverso la lista dei suoi
ingredienti, allo stesso modo possiamo caratterizzare un suono
specificando le sinusoidi che lo formano. Questa lista degli
ingredienti di un suono ovvero delle sinusoidi che lo
compongono, si chiama spettro. Ma come si legge lo spettro di
39
un suono? Se osservate la figura seguente, che rappresenta uno
spettro, potete osservare che sull’asse orizzontale sono
rappresentate, in ordine crescente, le frequenze delle
armoniche che compongono il suono, mentre, l’ampiezza di
ognuna di queste armoniche è rappresentata dall’altezza della
riga che la rappresenta.

Spettro suono organo

ALTEZZA, TIMBRO E INTENSITÀ

Sono le caratteristiche di un suono. Al crescere della


frequenza di un suono cresce la nostra percezione di Altezza,
mentre al crescere della sua intensità abbiamo una percezione
di aumento di volume.
Il teorema di scomposizione di Fourier dice che una
grandezza periodica può essere considerata come la somma di
una serie di grandezze sinusoidali. Il suono si può considerare,
nelle maggior parte dei casi, come una grandezza “quasi-
periodica”, quindi si può scomporre nelle sue componenti
sinusoidali. Le diverse frequenze che costituiscono un suono
ne definiscono lo spettro. In musica si parla di timbro.

40
Schema orecchio

La perturbazione dell’aria si propaga attraverso il meato


fino al timpano. Questo si muove con la vibrazioni dell’aria e
trasmette questo movimento tramite il martello, l’incudine e
la staffa alla coclea. Quest’ultima è lunga circa 30 mm ed è
costituita da circa 30.000 cellule ciliate.

La coclea entra in risonanza con le componenti del suono


alle varie frequenze secondo la posizione sulla stessa, come
indicato in figura10.

Diagramma risonanza

Uno spostamento di 3-4 mm lungo la coclea corrisponde


alla variazione di frequenza di un ottava.

41
LA PERCEZIONE DEL SUONO

Un suono, come abbiamo visto nel caso della corda di una


chitarra, è un’onda di pressione che parte da un oggetto che
vibra e si propaga nell’aria circostante. Per poter percepire
quest’onda sonora l’uomo utilizza l’orecchio, un organo
complesso ed estremamente sensibile. Ma non tutte le
vibrazioni possono essere percepite dal nostro orecchio e
infatti, per esempio, noi non riusciamo a sentire il suono di un
fischietto per cani perché la sua onda sonora ha una frequenza
maggiore dell’intervallo in cui l’orecchio è sensibile.
Teoricamente, infatti, il nostro orecchio è in grado di
ascoltare un suono solo se la sua frequenza è compresa tra i 20
e i 20.000 Hertz. Ma perché diciamo teoricamente? In realtà, in
effetti pochissimi individui sono in grado di ascoltare in un
intervallo così ampio. Molto più spesso la massima frequenza
che riusciamo ad ascoltare non è maggiore di 16.000 Hz.

E = orecchio esterno, M = orecchio medio, I = orecchio interno

Ora che abbiamo stabilito l’intervallo di frequenze che


possiamo ascoltare, può essere interessante cercare di capire
come funziona il nostro orecchio. Per vederlo partiamo dalla
porta di ingresso, una membrana elastica e sensibile che viene
chiamata timpano. Il suono, o meglio l’onda di pressione che
penetra nel condotto, si infrange contro il timpano che oscilla
impercettibilmente - qualche decimo di millimetro - seguendo
le variazioni di pressione dell’onda sonora. Il movimento del
timpano viene poi amplificato e trasferito tramite tre ossicini,
che formano una specie di snodo meccanico, ad un organo
42
chiamato coclea o chiocciola per la sua caratteristica forma a
spirale.

Il timpano, gli ossicini e la coclea

La chiocciola è l’organo più delicato e complesso del nostro


apparato uditivo. Il suo compito è quello di convertire le
vibrazioni meccaniche che giungono dagli ossicini in impulsi
elettrici che verranno inviati al cervello utilizzando il nervo
uditivo. Per effettuare questa conversione la chiocciola si
comporta come un microscopico analizzatore spettrale
contenuto nella nostra testa: il suono infatti, prima di essere
inviato al cervello viene scomposto in una somma di
armoniche ed è questa scomposizione armonica che noi
ascoltiamo.
Il modo in cui noi percepiamo i suoni quindi, oltre che dai
nostri gusti musicali, dipende anche e soprattutto dal modo in
cui risponde questo sofisticato sistema di conversione, dalle
sue caratteristiche. Pensate che esiste una scienza, chiamata
psicoacustica, che si occupa proprio dello studio della
percezione sonora.

PERCEZIONE DI FREQUENZE DIVERSE

La modalità di percezione di due frequenze diverse dipende


da due fattori:
• Fisico
• Neurale
43
Supponiamo di avere due suoni puri (mono-frequenziali). Si
distinguono due casi:
I° CASO: D f = f2 - f1 << f1
Si dimostra (con le formule di prostaferesi) che il suono
risultante dalla somma delle due ha un andamento del tipo:

e ricordando che w = 2 p f segue:

La rappresentazione grafica (fig.13) di questa relazione


spiega chiaramente il significato di questa formula:

Grafico battimento naturale monoaurale

Si osserva un’onda di frequenza pari alla media delle due


modulata in ampiezza da un onda a frequenza più bassa:
fenomeno dei battimenti.
Si percepisce questo fenomeno, ad esempio, quando,
accordando le corde di una chitarra, si ha a che fare con note
molto vicine.
II° CASO: le frequenze sono sufficientemente distanti da
non potersi considerare valide le ipotesi che portano alla
relazione vista poc’anzi.
Dal punto di vista fisiologico la presenza di due suoni
produce due massimi di risonanza distinti lungo la coclea.

Grafico della somma di onde distanti

44
La capacità di distinguere le due frequenze dipende quindi
dalla “risoluzione” della coclea. Ed è proprio questa
risoluzione a determinare quando le frequenze sono
“sufficientemente vicine” da potersi supporre valida la
relazione presentata sopra e quando sono “sufficientemente
lontane” da poterla considerare non valida.

Schema Banda critica

Si misura sperimentalmente quello che si vede in figura:


• esiste un campo di valori di f1, in un intorno
sufficientemente piccolo di f1, in cui si percepisce un
solo suono, che è la media dei due;
• se la differenza tra f1 ed f2 sta al di fuori di
questo intorno ma al di sotto della banda critica si è in
una zona in cui, prestando attenzione, si possono
distinguere rozzamente le due note;
• per frequenze f1 ed f2 al di fuori della banda
critica i due suoni si distinguono nettamente;

45
Si definiscono alcuni INTERVALLI di FREQUENZA

Semitono: un suono monofrequenziale avente frequenza f2


si dice essere un semitono sopra ad un suono a frequenza f1 se
f2 = 16/15 f1
Tono: f3 = 9/8 f1
Terza minore: f4 = 6/5 f1
Attenzione: con queste definizioni non è vero che un tono
si possa considerare la successione di due semitoni. Infatti
salire due volte di un semitono rispetto ad una frequenza f1
corrisponde a moltiplicare questa frequenza per 16/15 due
volte, cioè per 256/225 @ 1.1378, mentre salire di un tono
corrisponde a moltiplicare per 9/8 = 1.125.
Consonanza: si usa per indicare due note che “suonano
bene assieme”. È chiaro che è un fenomeno soggettivo e
legato all’ascolto: per l’orecchio della nostra epoca è
impossibile l’ascolto dei canti gregoriani!
Dissonanza: note che “non suonano bene assieme”.
Le ampiezze della banda critica e della zona di percezione
mono-frequenziale crescono al crescere della frequenza di
riferimento f1 secondo il seguente grafico (fig.16):

Grafico banda critica

46
Si noti che gli intervalli di un tono e di un semitono cadono
al di sotto della banda critica. Questo è uno dei motivi per cui
ascoltando due note aventi uno di questi due intervalli
percepiamo una Dissonanza.
L’intervallo di terza minore, invece, cade al di sotto della
banda critica solo per frequenze al di sotto dei 500 Hz ed è,
infatti, consuetudine dei musicisti non utilizzare questo
intervallo per frequenze basse.
Ottava: f2 = 2 f1; con questa definizione di ottava si
costruiscono varie scale (come vedremo più avanti).
Attenzione: se due note si dicessero distanti una o più ottave
quando “si percepisce” la stessa nota ma si riconosce che una
delle due ha un altezza maggiore (come sarebbe corretto da un
punto di vista di definizione “musicale”) non troveremmo la
stessa cosa!

Grafico Ottave

Si è osservato che un aumento di un ottava “percepita”


(quindi melodica) corrisponde generalmente al raddoppio di
frequenza. Così il LA a 440 Hz utilizzato per accordare gli
strumenti musicali avrà una nota un’ottava sopra a 880 Hz ed
una nota un’ottava sotto a 220 Hz.
47
In realtà non è proprio così: per frequenze superiori ad 1
kHz si ha la percezione auditiva di una nota un’ottava
superiore per incrementi di frequenza superiori al raddoppio.
Quindi gli antichi cantanti, ad esempio, dovevano
probabilmente sottoporsi a sforzi decisamente maggiori, a
parità di spartito!
Inoltre quando suoniamo brani composti in periodi in cui
non esistevano mezzi di registrazione non sappiamo se stiamo
suonando realmente le note corrette!

Noi oggi cosa percepiamo? Percepiamo quello a cui siamo


abituati. Infatti il cervello, dove il suono viene elaborato, viene
addestrato all’ascolto.

CAMPO UDITIVO E CURVE ISOFONICHE

La definizione di intensità va data opportunamente perché


la percezione della intensità varia con la frequenza del suono.
L’intensità è espressa quasi sempre in Decibel (dB).

Si fissi una intensità di riferimento:

I0 = 10-12 [W]/[m2],

che è la soglia di udibilità a 1000 Hz.

Il rapporto I/I0 indica un valore puramente numerico che si


potrà utilizzare per indicare un valore di intensità relativo che
sia più significativo di quello assoluto.
Si ha il problema che il campo di variabilità di questo
rapporto è molto grande (fino a 7-8 ordini di grandezza),
quindi si definisce una nuova unità di misura (il Decibel):

IL = 10 log I/I0 [dB] (Intensity Level)

48
Esempio: una intensità di 50 dB, che corrisponde al p
(piano) musicale, corrisponde ad una intensità (non dB) tale
che:

50 = 10 log x

cioè:

log x = 5 >> x = 105

Si noti che la soglia del dolore è a 120 dB corrispondenti ad


una I mille miliardi (1012) di volte più grande di I0
Poiché la percezione dell’intensità del suono varia con la
frequenza, si usano le cosiddette curve isofoniche:

Grafico Curve isofoniche

In corrispondenza del punto di maggior sensibilità (3 kHz)


si trova il limite inferiore di percezione di ampiezza del
timpano:
10-9 m (l della luce è 0,4-0.7 10-6 m).
Muovendosi lungo ogni curva si trovano per ogni frequenza
i valori di IL tali per cui l’ascoltatore medio percepisca una
intensità costante.

49
Queste curve definiscono il livello di sonorità (LL:
Loudness Level), che si esprime in phon. Quando ci si muove
lungo una di queste curve si percepisce una sonorità (un
volume) costante, nonostante il valore assoluto di intensità I
vari di molti ordini di grandezza.
Tali curve sono tracciate in modo tale che a 1000 Hz il
valore di phon ed il valore di IL coincidano.
L’intensità dell’onda è legata alla pressione dell’onda stessa
dalla relazione , quindi si può scrivere:

ritrovando, così, la definizione di decibel più usuale.

Curve isofoniche e intensità

50
GENERAZIONE DEL SUONO

Gli strumenti musicali possono essere suddivisi in diversi gruppi


a seconda del tipo di generazione del suono (escludendo la
generazione elettronico-informatica):
• strumenti a fiato;
• strumenti a corde (violino, pianoforte, chitarra);
• strumenti a percussione.

La generazione di suono più interessante (e più semplice) da


analizzare è quella a corde vibranti. Si tratta di corde elastiche
vincolate alle due estremità e soggette ad una certa tensione
longitudinale. Queste, opportunamente sollecitate (con un
martelletto nel caso del pianoforte, con un plettro o con le dita nel
caso della chitarra etc.), si mettono ad oscillare “in un certo modo”
per un certo periodo, durante il quale trasmettono, direttamente o
tramite terze parti (la chitarra acustica ha una cassa di legno che ne
amplifica il suono), la vibrazione all’aria.

Schema corda elastica

Le onde possono essere generate tendendo trasversalmente


la corda (ed in questo modo la si carica con una certa energia
potenziale) e lasciandola successivamente andare.
In questo modo nasce una oscillazione composta da un
numero teoricamente infinito di onde. Queste sono onde
trasversali (nel senso che la perturbazione corrisponde ad un
movimento trasversale della corda) e si propagano
longitudinalmente. Di questo numero infinito di onde, che si

51
dividerebbero l’energia fornita inizialmente in quantità
infinitesime, in realtà ne “sopravvivono” solo alcune: le onde
stazionarie.

Possiamo definire, semplificando, le onde stazionarie come


onde ad energia costante. Quali sono le onde stazionarie su di
una corda tesa? Occorre ricordare che le perturbazioni
sinusoidali cui facciamo riferimento presentano ventri
(massimi e minimi) e nodi (punti in cui la perturbazione
assume valore nullo).
E’ intuibile che tutte e sole le onde che presentino nodi in
corrispondenza dei vincoli siano tali da conservare la propria
energia, mentre le altre si smorzano.
Si osserva che l’onda stazionaria a frequenza più bassa è
quella tale per cui l 1/2 = L. Le successive sono tutte e sole
quelle che hanno lunghezza d’onda esprimibile come
sottomultiplo intero di l 1 (l 1/2, l 1/3, l 1/4).

G
Armoniche

Attenzione: si può quindi osservare che un suono ‘naturale’


è in generale composto da diverse armoniche, che ne
caratterizzano il timbro.
Dopo l’armonica fondamentale (l 1) la prima armonica che
si trova è quella a frequenza doppia (l 2), cioè un’ottava sopra.

52
Quindi segue una frequenza 3 volte maggiore (l 3) ed una
frequenza quattro volte maggiore (l 4), corrispondente a DUE
ottave sopra la fondamentale e così via.
Si può dimostrare che l’energia per le varie componenti
armoniche cala al crescere della frequenza della armonica
corrispondente.
Il cervello percepisce consapevolmente solo le armoniche a
frequenza più bassa, mentre le superiori vengono percepite a
livello subliminale.
Consideriamo la definizione di scala di DO maggiore e gli
intervalli tra le note espressi in toni e semitoni:

Scala e intervalli

La nota che si trova un semitono sopra il DO si scrive


DO# (DO diesis) e quella un semitono sotto si scrive DOb
(DO bemolle), e così per tutte la note.
Se la frequenza fondamentale della corda (l 1)
corrispondesse al DO, avremmo che la prima armonica
sarebbe il DO ad un ottava superiore (l 2=l 1/2). L’armonica
successiva, corrispondente a l 3, corrisponderebbe alla quinta
dell’ottava che inizia con l 2, cioè alla nota SOL a cui segue il
DO successivo e così via. L’ordine delle note sarebbe quindi:
DO1 DO2 SOL2 DO3 MI3 SOL3 …
NOTA: l’intervallo di quinta tra una data f2 ed una f1 è
definito come: f2 = 3/2 f1. Si può effettivamente osservare che
l 1 e l 2 sono tali che f2 = 3/2 f1 (si ricorda che f = v/l , dove v
à la velocità di propagazione).
L’accordo corrisponde ad un suono composto dalla
sovrapposizione di diverse note suonate contemporaneamente.
L’accordo di DO maggiore è costituito dalle tre note: DO MI
SOL ed è l’accordo che risulta più ‘naturale’ all’ascolto. Non è
banale notare che è costituito proprio dalle prime note che

53
troviamo nella sequenza armonica, segno che pur se percepite
a livello subliminale, esse influenzano il nostro concetto di
consonanza. Gli accordi costituiti da note corrispondenti ad
armoniche successive sono via via meno consonanti sino a
darci una sensazione di dissonanza, che comunque è soggettiva
(dipende dall’ascolto).
In presenza di segnali di piccola ampiezze (cioè senza
distorsione) la percezione simultanea di una nota a frequenza
f2 e di una a frequenza f3 = 3/2 f2 crea la sensazione di una f1
=1/2 f2 (fenomeno di rintracciamento della fondamentale).

ESEMPIO. Il telefono taglia le armoniche al di sotto dei


300 Hz (fondamentale maschile @ 100Hz, femminile @ 200
Hz), ma l’orecchio ricostruisce le fondamentali partendo dalle
armoniche superiori.
A questo punto si può ridefinire l’altezza di un suono come
la fondamentale del suono stesso, dato che anche quando non
c’è si ‘sente’ lo stesso!
Anche l’intensità andrebbe ridefinita, visto che la
definizione che avevamo visto riguardava i suoni
monofrequenziali.

SCALE MUSICALI E NOTE

Le composizioni musicali sono costituite da una successione


e da una sovrapposizione di note, cioè di suoni di determinate
frequenze.
Già a Pitagora era noto che due suoni sono gradevoli
all’orecchio quando il rapporto tra le loro frequenze
(intervallo) è espresso mediante numeri piccoli (1:1 o 2:1 o 3:2,
ecc.).
Più piccoli essi sono e migliore è l’accordo; più ci si
allontana dai numeri piccoli e maggiore è la dissonanza.

54
Esistono molti modi per definire una stessa scala. Ad
esempio, le note della scala di DO si possono ricavare in
diversi modi. Ne vedremo due.

SCALA NATURALE O CROMATICA

La scala naturale è costituita da sette note fondamentali: do,


re mi, fa, sol, la, si.
Se f è la frequenza (in Hertz) della nota fondamentale do, le
altre note hanno le frequenze:
do f; re 9/8f; mi 5/4f; fa 4/3f; sol 3/2f; la 5/3f; si
15/8f; do2 2f.
La nota do2, che ha frequenza doppia di do, inizia un’altra
serie di sette note che hanno tra loro rapporti di frequenze
uguali a quelli delle precedenti sette note. Ciascuna serie di 7
note si chiama ottava.
L’intervallo tra le stesse note di due ottave successive
(intervallo di ottava) è uguale a 2.
La scala è arricchita di note, introducendo i diesis e i
bemolle tra due note successive, eccettuato tra il mi e il fa e tra
il si e il do dell’ottava superiore.
Si dice diesis di una nota, la nota (più alta) avente con la
prima l’intervallo 25/24.
Si dice bemolle di una nota, quella nota (più bassa) che ha
con la prima l’intervallo 24/25.
Nella scala naturale gli intervalli tra le note non sono tutti
uguali. Alcuni strumenti musicali, come il violino, permettono
di produrre tutte le note della scala naturale, non così gli
strumenti a tastiera.
Partendo dal SI si ottengono le note salendo di quinta in
quinta (una quinta corrisponde ad un intervallo di tre toni più
un semitono) trovando FA#, DO#, etc. e poi partendo da FA
e scendendo di quinta in quinta e trovando SIb, MIb etc.
Realizzando le scale in questo modo succede che il DO# ed
il REb, ad esempio, non coincidono.

55
Per semplificare le cose e per ovviare agli inconvenienti
della scala naturale, alla fine del 1600, Andreas Werckmeister
(seguito poi da J. Sebastian Bach) introdusse la Scala
temperata:
Nella scala temperata gli intervalli tra due note successive
sono sempre uguali. L’intervallo di ottava è diviso in 12
intervallini di un semitono ciascuno. L’ottava viene suddivisa
in dodici semitoni uguali, per cui l’intervallo di un semitono è
pari a:

(1,05946)
• Tra le note do-re, re-mi, fa-sol, sol-la, la-si della scala
temperata vi è l’intervallo di due semitoni; tra mi-fa e si-
do vi è l’intervallo di un solo semitono.
• Tra due note aventi l’intervallo di due semitoni è
intercalata una nota intermedia che corrisponde ai diesis
e bemolle della scala naturale.

Se f hertz è la frequenza di Do1, è:

Do1 f; Do# = Reþ 1.05946f; Re 1.059462f;


Re# = Miþ 1.059463f; ...; Do2 1.0594612f.

Nella scala temperata tutti gli intervalli, e quindi le note,


risultano alterati rispetto a quelli della scala naturale.

Ad esempio, se f è la frequenza di un Do, è:

Re naturale: 9/8 f = 1.125f

Re temperato: 1.059462f = 1.122f.

56
IL DIAPASON “NATURALE”

Finora si è detto soltanto di rapporti tra le frequenze delle


diverse note. I valori assoluti di queste frequenze non
avrebbero importanza se si eseguissero soltanto pezzi suonati
da un solo strumento o cantati da una sola voce. Ma, se si
devono eseguire pezzi a più strumenti o a più voci, bisogna
partire da un punto comune, cioè accordare tutti gli strumenti
a una stessa nota che abbia una ben determinata frequenza.
A questo scopo è stato scelto il La della terza ottava del
pianoforte che nella scala naturale corrisponde a 432 Hertz ma
che è stato fissato dalla Accademia delle Scienze di Parigi nel
1858 e confermato dalla Conferenza internazionale di Vienna,
con una frequenza convenzionale pari a 435 Hertz.
Tale misura nel 1954 venne innalzata sempre
convenzionalmente a 440 Hertz, valore adottato dall’American
Standards Association nel 1936.

57
58
BATTIMENTI, PSICOACUSTICA
7
ED INGEGNERIA DEL SUONO

L’ORECCHIO UMANO

L’orecchio umano agisce da trasduttore nel trasformare


energia acustica, prima in energia meccanica e successivamente
in energia elettrica. Una volta che l’energia è stata convertita
dalla forma meccanica a quella elettrica dall’orecchio, gli
impulsi elettrici arrivano al cervello attraverso delle
terminazioni nervose. Qui vengono elaborati permettendo la
percezione del suono e, dulcis in fundo, l’ascolto della musica.
L’apparato uditivo è composto da tre sezioni: l’orecchio
esterno, l’orecchio medio e l’orecchio interno.
L’analisi del funzionamento di queste tre sezioni ci
permetterà di capire il meccanismo di percezione del suono e
saremo in grado di individuare quali parametri modificare sul
suono che stiamo trattando per ottenere il risultato che
vogliamo. A questo proposito consideriamo la situazione
seguente.
Supponiamo di eseguire un missaggio in cui è presente un
flautino che ogni tanto fa capolino tra gli altri strumenti. Se
vogliamo che sia una presenza eterea, avvolgente, indefinita,
possiamo intervenire sul suono tagliandone le alte frequenze.
Vedremo tra un momento che uno dei fattori più rilevanti
per individuare la direzione di un suono è il suo contenuto di
alte frequenze. Tradotto significa che riusciamo più facilmente
ad individuare la direzione di un suono con un elevato
7 Brani estratti da Corso Audio Multimediale - www.audiosonica.com by Marco Sacco

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contenuto di alte frequenze rispetto ad uno contenente solo
basse frequenze. Dunque, se vogliamo che il flautino sia ben
presente anche se lontano per esempio sulla destra del nostro
mix, metteremo il pan-pot a destra e accentueremo le alte
frequenze (facendo naturalmente attenzione a non snaturare la
natura del suono...).

Orecchio esterno

Il primo organo che il suono incontra quando raggiunge


l’orecchio è il padiglione auricolare. Questo offre una vasta
superficie al fronte sonoro e permette di raccogliere un’ampia
porzione del fronte d’onda. Per ottenere una superficie più
ampia si portando le mani alle orecchie come viene istintivo
fare quando si ascolta un suono molto debole. Il suono viene
riflesso dal padiglione auricolare e concentrato verso il
condotto uditivo la cui lunghezza è mediamente pari a 3 cm.
Questo significa che quando un gruppo di frequenze di
valore intorno a 3KHz arrivano all’orecchio, il canale uditivo
entra in risonanza e dunque quelle frequenze subiscono una
naturale amplificazione. Vedremo in quanti casi viene sfruttata
questa grandezza in campo audio e allora sarete contenti di
aver superato anche questo ostacolo per arrivare alla
conoscenza di questo piccolo ma fondamentale valore.

Orecchio medio

Il condotto uditivo termina su una membrana, il timpano,


che vibra in accordo con il suono che ha raggiunto l’orecchio.
Alla parte opposta del timpano sono collegati tre ossicini
chiamati: martello, incudine e staffa. Questi hanno la funzione
di amplificare la vibrazione del timpano e ritrasmetterla alla
coclea, un ulteriore osso la cui funzione verrà spiegata tra un
momento. Questa amplificazione si rende necessaria in quanto
mentre il timpano è una membrana molto leggera sospesa in

60
aria, la coclea è riempita con un fluido denso e dunque molto
più difficile da mettere in vibrazione. I tre ossicini sono tenuti
insieme da una serie di piccoli legamenti che hanno l’ulteriore
funzione di impedire che seguano una vibrazione molto ampia
con il rischio di rimanere danneggiati nel caso in cui l’orecchio
venga sottoposto ad una pressione sonora troppo elevata.
Un’apertura all’interno dell’orecchio medio porta alla
cosiddetta tuba di Eustachio che consiste di un canale che
conduce verso la cavità orale. La sua funzione è quella di dare
uno sfogo verso l’esterno in modo da equilibrare la pressione
atmosferica ai due lati del timpano (ecco perché sott’acqua è
possibile compensare la pressione esterna, che aumenta con la
profondità, aumentando la pressione interna tappando il naso
e soffiandoci dentro).

Orecchio interno

Questa sezione dell’orecchio effettua la conversione


dell’energia meccanica in impulsi elettrici da inviare al cervello
per l’elaborazione del suono. L’ultimo dei tre ossicini di cui
sopra, la staffa, è in contatto con la coclea attraverso una
membrana che viene chiamata finestra ovale. La coclea è un
osso a forma di chiocciola contenente del fluido (è dotata di
tre piccoli canali circolari orientati secondo le tre direzioni
dello spazio che vengono utilizzati dal cervello per la
percezione dell’equilibrio). Il fluido riceve la vibrazione dalla
staffa attraverso la finestra ovale e la trasporta al suo interno
dove è presente il vero organo deputato alla conversione
dell’energia meccanica in energia elettrica: l’organo del Corti.
All’interno dell’organo del Corti troviamo la membrana
basilare che ospita una popolazione di ciglia, circa 4000, che
vibrano in accordo con la vibrazione del fluido. Ogni gruppo
di ciglia è collegato ad una terminazione nervosa in grado di
convertire la vibrazione ricevuta dal fluido in impulsi elettrici
da inviare al cervello per essere elaborati e percepiti come
suoni.

61
Il motivo per cui l’orecchio umano percepisce le frequenze
in modo logaritmico deriva dalla composizione della
membrana basilare. I gruppi di ciglia, chiamati bande critiche,
infatti sono ognuno sensibili ad una finestra di ampiezza 1/3 di
ottava dello spettro di frequenza. In altre parole la membrana
basilare è suddivisa in settori ognuno sensibile ad una
determinata banda di frequenza ognuna di ampiezza pari a 1/3
di ottava e si comporta come un analizzatore di spettro. Ogni
volta che il suono aumenta di un’ottava, viene eccitata una
parte della membrana sempre equidistante dalla precedente
riproducendo così un comportamento di tipo logaritmico.

PERCEZIONE DEL SUONO DA PARTE DEL


CERVELLO

Senza entrare in discorsi filosofici che, per quanto


interessanti non contribuirebbero a raggiungere le finalità di
questo corso [l’autore si riferisce al corso citato da cui sono
estratti questi brani, ne trattiamo invece in questo libro],
diremo solo che la percezione di un suono, come quella della
realtà del resto, è un concetto in gran parte soggettivo. Un
suono in sé stesso è quello che è, ma la nostra percezione varia
in quanto dipende da innumerevoli variabili.
Alcune di queste variabili sono: la nostra posizione rispetto
al suono, le condizioni del nostro apparato uditivo e
soprattutto la forma che il cervello conferisce al suono.
L’udito, al pari della vista che interpreta la luce, è capace di
percepire solo una parte delle onde acustiche che ci circondano
e dunque restituisce un quadro parziale. Inoltre le onde
percepite vengono elaborate dal cervello che così ‘interpreta’ i
suoni che deve elaborare.
Nel seguito verrà descritto il comportamento del suono dal
punto di vista della sua percezione e si mostrerà come in
determinate condizioni sia evidente l’azione del cervello che
interpreta la realtà sonora piuttosto che restituirla fedelmente.

62
Un esempio molto eloquente in proposito viene descritto
nel seguito e prende il nome di battimenti.

Battimenti

Quando siamo in presenza di due suoni le cui frequenze


differiscono di poco, percepiamo un ulteriore suono simile a
un battito il cui ritmo è dato dalla differenza delle due
frequenze originarie. Se queste frequenze sono troppo diverse
tra di loro il cervello non è più in grado di percepire il suono
differenza. Questo dipende dal fatto che le due frequenze, per
essere percepite come battimento, debbono eccitare ciglia
appartenenti alla stessa banda critica. La frequenza del
battimento è pari al numero di volte che le due sinusoidi
componenti vanno in fase e fuori fase in un secondo. Vediamo
un esempio pratico. Consideriamo due sinusoidi pure di
frequenza pari a 400 Hz e 405 Hz. Quando le due sinusoidi
vengono sommate danno luogo ad una nuova forma d’onda
che viene percepita come battimento.

Mascheramento

Una frequenza con ampiezza elevata può mascherare


frequenze vicine con ampiezze inferiori in quanto frequenze
vicine vengono decodificate da ciglia appartenenti alla stessa
banda critica. Questa proprietà viene massicciamente sfruttata
per realizzare algoritmi di compressione dei dati audio in
formato digitale quali l’MP3 e l’ATRAC impiegato sui sistemi
MiniDisc. Tali algoritmi consentono compressioni dell’ordine
di 5:1.

63
Schema Effetto Doppler

Effetto Doppler

Questo fenomeno si verifica quando o la sorgente sonora o


l’ascoltatore sono in movimento. Il classico esempio che viene
sempre fatto è quello della sirena di un’ambulanza che arriva di
gran carriera, ci supera e prosegue sfrecciando via nella notte.
Facciamo riferimento alla figura precedente in cui
l’ambulanza è ferma e la sirena emette un suono che, essendo
di una certa frequenza, genera dei fronti d’onda a distanza
costante l’uno dall’altro. Quando invece il mezzo è in
movimento e si avvicina all’ascoltatore, la stessa sirena genera
un suono con dei fronti d’onda più ravvicinati rispetto a
quando il mezzo era fermo perché muovendosi comprime i
fronti d’onda. Dato che ora i fronti d’onda sono più ravvicinati
percepiamo una frequenza più alta cioè un suono più acuto.
Quando il mezzo ci supera (e sfreccia via nella notte),
allontanandosi distanzia i fronti d’onda e dunque in questa fase
percepiamo un suono più grave perché ci arriva una frequenza
più bassa.

64
Grafico delle Curve isofoniche

CURVE ISOFONICHE

Sono grafici molto importanti che permettono di avere un


riferimento su come l’orecchio umano reagisca alle diverse
frequenze. Sono state ricavate elaborando i dati su un
campione statistico sottoposto ad una serie suoni prodotti in
una camera anecoica. Tale camera viene disegnata con lo
scopo di ridurre al minimo le riflessioni sulle pareti in modo
che l’ascoltatore sia raggiunto unicamente dal segnale diretto.
Le curve indicano come l’orecchio umano reagisca
diversamente alle varie frequenze in termini di intensità sonora
percepita.
Supponiamo di avere una sorgente sonora in grado di
generare onde sinusoidali con frequenza variabile e ampiezza
costante. Fissando l’ampiezza per esempio a 80 dBspl
noteremmo che un ascoltatore percepisce le basse frequenze
come aventi un volume molto basso e man mano che
frequenza viene aumentata avrebbe la percezione che anche il
volume aumenta (mentre la pressione sonora realmente
generata è sempre di 80 dBspl). Questo comportamento si
spiega con il fatto che l’orecchio umano ha una percezione
diversa dell’intensità sonora al variare della frequenza. Le curve
isofoniche sono dette tali in quanto indicano il valore di dBspl
necessario per percepire un suono sempre allo stesso volume
lungo ogni curva. La frequenza di riferimento per ogni curva è

65
1KHz e a tale frequenza, il valore di dBspl è pari al valore che
identifica una particolare curva e che prende il nome di phon.
Per esempio la curva isofonica a 40 phon è quella che a 1
KHz ha un’ampiezza di 40 dBspl.

Cominciamo a dare un’occhiata a questi grafici che


sembrano un po’ ostici e vediamo di capirci qualcosa:

Prendiamo una delle curve, per esempio quella a 80 phon e


seguiamola dalle basse verso le alte frequenze. Vediamo che a
20 Hz è necessario produrre una pressione sonora di 118
dBspl e questo ci mostra come l’orecchio umano abbia una
minore sensibilità alle basse frequenze. Scorrendo la curva
verso le alte frequenze vediamo che affinché l’orecchio
percepisca sempre la stessa intensità sonora sono necessari
livelli di pressione sonora più bassi. A 1KHz incontriamo il
valore di riferimento della curva isofonica che stiamo
considerando, dunque 80 dBspl. Oltre questo valore vediamo
che la curva ha un minimo in corrispondenza dei 3KHz e
vediamo come affinché l’orecchio percepisca sempre la stessa
pressione sonora, la frequenza di 3 KHz deve generare 70
dBspl. Confrontando questo valore con quello a 20 Hz
notiamo una differenza di circa 50 dBspl in meno, è una
differenza enorme. Questo valore di minimo dipende dal fatto
che la frequenza di risonanza del canale uditivo è di circa 3
KHz e dunque tale frequenza viene percepita già a bassi valori
di dBspl. Oltre i 3 KHz la curva risale mostrando il livello di
dBspl necessario per avere la stessa percezione di volume alle
alte frequenze. Le curve vengono mostrate per diversi valori di
phon in quanto il comportamento dell’orecchio varia ai diversi
valori della pressione sonora. Notiamo come per elevati valori
della pressione sonora, l’andamento delle curve isofoniche è
quasi piatto.

66
Suggerimento

Il controllo di loudness negli amplificatori da casa è regolato


proprio dall’andamento di queste curve. Quando il volume è
molto basso, l’inserimento del circuito di loudness avrà come
effetto quello di aumentare le basse frequenze allineandone
l’ampiezza con le altre. Per volumi elevati, questo allineamento
avviene in modo naturale da parte dell’orecchio e dunque
l’azionamento del loudness a questi volumi avrà un effetto
pressoché nullo.

Descrizione delle curve isofoniche

Soglia di udibilità (0 phons)


La curva isofonica più bassa di tutte viene denominata
soglia di udibilità e indica la più piccola variazione di pressione
che l’orecchio è in grado di individuare alle diverse frequenze.
Ricordiamo che queste curve sono ottenute elaborando dati
statistici e dunque che i valori che stiamo considerando
possono avere differenze anche notevoli da individuo a
individuo.

Soglia del dolore (120 phons)


Per pressioni sonore i cui valori si trovano al di sopra di
questa curva l’orecchio comincia a percepire dolore fisico e per
esposizioni prolungate si possono generare danni non
reversibili.
Il volume ideale per eseguire un missaggio (mixdown) è
intorno a 80-90 phons. A questi valori il bilanciamento dei
volumi delle frequenze è abbastanza uniforme. Se il mixdown
venisse eseguito a un volume troppo basso, per esempio a 40
phons, si avrebbe una minore percezione dei bassi e si
potrebbe essere tentati ci compensare agendo sugli
equalizzatori. Una volta però che il nostro mix fosse riascoltato
al 80 phons risulterebbe inondato di bassi...

67
PSICOACUSTICA

La psicoacustica studia i meccanismi di elaborazione del


suono da parte del cervello. La conoscenza di questi
meccanismi è fondamentale nella pratica sul suono poiché
permette, effettuando le opportune manipolazioni, di ottenere
effetti sonori molto sofisticati. Uno dei fattori più importanti
nell’elaborazione del suono deriva dal fatto che il cervello si
trova a elaborare due flussi di informazione
contemporaneamente: quelli che provengono dall’orecchio
destro e da quello sinistro. Sono le differenze, a volte anche
minime, tra questi due segnali che determinano la nascita di
una nuova informazione associata alla composizione delle due
onde sonore. In questo caso parliamo di suono stereofonico.
Quando invece i due segnali che arrivano alle orecchie sono
esattamente uguali parliamo di suono monofonico.

Tempi di interarrivo

Differenze di tempo (fase)

Dalla figura precedente si vede come la distanza dalla


sorgente onora delle due orecchie sia diversa e ciò si traduce in
una differenza nel tempo di arrivo (denominato tempo di
interarrivo) di ciascun segnale.
Naturalmente ciò implica una differenza di fase in quanto
ritardo in tempo e differenza di fase sono intrinsecamente
correlate.

68
Differenze di ampiezza

Le ampiezze dei due segnali sono diverse sia perché


l’ampiezza diminuisce all’aumentare della distanza sia perché il
segnale che deve raggiungere l’orecchio più lontano deve
aggirare l’ostacolo della testa e nel fare ciò perde energia.
Inoltre le frequenze più alte non riusciranno proprio a
superare l’ostacolo quindi i due segnali differiranno anche per
il contenuto in frequenza. Questo è il motivo per cui risulta
difficile individuare la direzione di provenienza delle basse
frequenze: queste sono in grado di oltrepassare gli ostacoli
senza una perdita di energia rilevante e dunque i suoni che
arrivano alle due orecchie sono pressoché identici. Nel caso in
cui la sorgente sonora sia esattamente dietro l’ascoltatore, la
direzione viene individuata poiché viene riscontrata una
mancanza delle alte frequenze che vengono bloccate dal
padiglione auricolare.

Differenze nel contenuto armonico

Riferendoci alla figura precedente vediamo che una delle


due onde deve “girare attorno” alla testa per raggiungere
l’orecchio più lontano. Ciò comporta una leggera perdita sulle
alte frequenze a causa della diffrazione.

FUSIONE BINAURALE

È quella facoltà del cervello per la quale due segnali simili


che arrivano alle due orecchie vengono fusi in un unico
segnale; il nuovo segnale è per così dire una creazione del
cervello che non esiste nella realtà. Consideriamo per esempio
uno xilofono. Eseguiamo una linea melodica e la registriamo

69
su una traccia, successivamente eseguiamo la stessa linea con
qualche leggera modifica e la registriamo su un’altra traccia.
Facciamo suonare le due linee contemporaneamente
mandando una linea sul canale sinistro e l’altra linea sul canale
destro. Quello che ne esce è una terza linea melodica derivante
dalla fusione delle due precedenti ma che nella realtà non
esiste. Questo è uno dei segreti della magia della musica: i
singoli strumenti eseguono delle linee melodiche e se facciamo
attenzione riusciamo ad isolarle ed ad ascoltarle singolarmente,
anche quando gli strumenti suonano tutti insieme. Ma quando
lasciamo questa prospettiva e ci spostiamo su un piano più
astratto, è in quel momento che riusciamo a percepire ciò che
non esiste, la combinazione di tutti i suoni che creano
un’armonia: è in quel momento che la musica nasce!

70
BATTIMENTI E BRAINWAVE
ENTRAINMENT

Come altre tecniche, studiate e diffuse per migliorare un


eccessivo stato d’ansia, così comune ai nostri giorni, anche
quello del “rilassamento subliminale” si affida alla musica, al
suono, che sembra essere il filo conduttore di gran parte della
nostra vita.
Pensiamo al “mantra”, misteriosa formula basata proprio
sulla ripetizione di un suono particolare, a cui, da millenni, la
sapienza orientale affida le sue meditazioni.
I suoni sono fenomeni fisici e, come tali, influenzano tutte
le cose con cui vengono a contatto. Un suono di una
particolare frequenza, per esempio, può rompere un vetro;
mentre, altri, non percepibili dall’ orecchio umano, possono
dare ordini ad un cane.
Studi recenti sostengono che la crescita stessa delle piante
può essere influenzata dal tipo di musica che si suona nella
vicinanza.
Il suono, quindi, come strada, come risalita dal nostro
mondo cosciente ad un altro, più sottile e ancora quasi
completamente inesplorato.

La musica - ovvero, le note - dipendono dalla variazione di


pressione dell’aria, che genera le cosiddette “onde sonore”. Le
onde acute sono generate da vibrazioni molto rapide; le note
basse corrispondono a onde di bassa frequenza; l’orecchio
umano è in grado di ricevere note, con una frequenza che varia
da 30 a 20.000 vibrazioni al secondo (Hertz o Hz).
L’unità di misura che si impiega per misurare l’intensità dei
suoni è il decibel (dB, dal nome di Graham Bell); il valore di 0
dB corrisponde al suono più debole che può essere udito da

71
un essere umano; mentre 140 dB rappresenta la soglia del
dolore, causato da un suono troppo alto.
La tecnica dei battimenti scoperta dal dott. Gerald Oster
nel 1973 al Mount Sinai school of Medicine di New York e
sperimentata da molti ricercatori tra cui l’equipe medica del
dottor Louis Chalout e del dottor F. Borgeat (Università di
Montreal) consiste nella diffusione di una musica registrata ad
un’intensità tale da poter essere piacevolmente udita da tutti
(per esempio 90 dB).

A questa musica vengono introdotti, con una tecnica


particolare, alcuni “infrasuoni” (suoni con frequenza inferiore
a 30 Hz) di intensità molto minore (ad esempio, 30 dB). Questi
“infrasuoni”, anche se più deboli, raggiungono, comunque, il
livello sensoriale, senza, però, riuscire ad influenzare il nostro
livello cosciente.
Essi, quindi, non essendo coscientemente recepiti,
rimangono nella zona di “percezione subliminale”.
Gli infrasuoni vengono intrecciati alla musica tramite
battimenti binaurali, battimenti monoaurali e altri tipi di
modulazione del segnale audio. I Battimenti Binaurali o
“Binaural Beats”, sono dei battimenti sonori che possono
essere usati per sincronizzare l’attività elettrica del nostro
cervello (EEG).
Il nostro sistema uditivo è composto da due padiglioni
auricolari così da avere le informazioni necessarie per rilevare
tutte le informazioni utili per elaborare il segnale da decifrare.
La localizzazione del suono e del rumore sul piano
orizzontale e su quello verticale avviene in modo distinto tra
loro.
Nel primo caso (asse orizzontale), il nostro sistema nervoso
centrale attraverso le differenze dell’onda sonora percepita da
entrambe le orecchie, compie una propria elaborazione ed è in
grado di determinare la provenienza esatta della fonte. Questa
differenza è relativa alla fase dell’onda e all’ampiezza; più
precisamente per frequenze inferiori ai 1500 cicli al secondo
(Hz), il nostro cervello riesce a calcolare il ritardo di fase

72
(ritardo interaurale), mentre per le frequenze superiori ai 1500
cicli al secondo (Hz) è proprio la testa a funzionare come
ostacolo attenuando così l’ampiezza dell’onda acustica
(differenza interaurale di intensità).

Forma d’onda di un normale battimento monoaurale

Con le differenze binaurali, il nostro cervello riesce a


ricostruire esattamente la posizione della fonte acustica
sull’asse orizzontale. Invece, come già detto, la determinazione
sull’asse verticale avviene in altro modo. Infatti come
sicuramente tutti noi abbiamo notato, l’uomo e tutti i primati
superiori hanno un padiglione auricolare con diverse
sporgenze e ripiegature. Questa particolare geometria,
permette di combinare tra loro una serie di suoni diretti e
riflessi, attraverso i quali il nostro cervello riesce a determinare
la posizione sonora sull’asse verticale.

Parecchi di voi si staranno chiedendo perché molti animali


sono sprovvisti di padiglioni auricolari, pur avendo una grande
efficienza nella localizzazione delle fonti sonore anche sull’asse
verticale. La risposta che i ricercatori si danno, riguarda la
diversa posizione delle orecchie sul capo dell’animale, rispetto
a quella dei primati superiori. In questo modo possono
utilizzare la tecnica usata dal nostro cervello per la

73
localizzazione orizzontale per avere una dettagliata
localizzazione verticale.

Questi battimenti furono scoperti nel 1839 dal tedesco


Heinrich Wilhelm Dove, egli di accorse che applicando alle
nostre orecchie due frequenze differenti, è possibile percepire i
battimenti pari alla sottrazione delle due frequenze. Spiegando
praticamente quanto sopra affermato, supponendo di applicare
(con delle cuffie) all’orecchio destro un segnale audio pari a
400 cicli al secondo (Hz) e all’orecchio sinistro un segnale pari
a 412 cicli al secondo (Hz), saremo in grado di percepire un
battimento di queste frequenze pari a 12 cicli al secondo (Hz).
Il fenomeno dei battimenti dimostra che il suono che noi
percepiamo è un elaborazione interna al nostro cervello di
quanto percepito dalle due orecchie in modo distinto.

Il nostro apparato uditivo è comunque limitato nella


percezione delle frequenze acustiche, infatti il range di
frequenze percepibili dall’essere umano è compreso tra 20 cicli
al secondo (Hz) e 20.000 cicli al secondo (Hz). Al di sopra
(ultrasuoni) e al di sotto (infrasuoni), non siamo in grado di
percepire nulla.

Così nel 1973 il Dr. Gerald Oster del Mount Sinai school of
Medicine New York , decise di fare alcuni esperimenti sul
possibile fenomeno di risonanza che poteva venirsi a creare tra
i Battimenti Binaurali e l’attività elettrica corticale. Egli
considerò che le frequenze del nostro elettroencefalogramma
(EEG) sono inferiori ai 20 cicli al secondo (Hz), così da non
poter essere influenzate per risonanza dai normali segnali
audio. Questo perché l’orecchio umano non è in grado di
percepire frequenze così basse (inferiori ai 20 Hz). Con i
battimenti binaurali, è invece possibile percepire le variazioni
anche a frequenze molto basse, ed il Dr. Oster rilevò che il
nostro elettroencefalogramma è influenzato dai battimenti
binaurali, arrivando ad avere una attività elettrica con
frequenza simile a quella del battimento.

74
Grafico ElettroEncefaloGramma

Gli stadi principali dell’attività elettrica corticale del nostro


cervello possono essere riassunti così:

- Beta (13 - 30 Hz)


Le onde beta, sono proprie delle normali attività di veglia o
fase REM del sonno, indicano che la corteccia cerebrale è
attivata;

- Alpha (8 – 13 Hz)
Le onde alpha o alfa sono associate a uno stato di veglia ma
rilassata. La mente è calma e ricettiva. E’ lo stato ideale per lo
studio o la meditazione;

- Theta (4 - 8 Hz)
Le onde theta sono tipiche di uno stato meditativo
profondo e/o in alcuni stati di sonno. In questo intervallo di
frequenze l’individuo è concentrato sugli stimoli interni e
75
l’interazione tra i due emisferi cerebrali è elevata. Questa fase è
tipica del dormi/veglia;

- Delta (0,5 - 4 Hz)


Il ritmo delta è molto lento ed è caratteristico del sonno
profondo e del coma.

Le onde Gamma sono rare e relative a frequenze superiori


ai 30 Hz nel range 30-90 Hz e sono tipiche degli stati di
meditazione e di grande energia, sono correlate con la volontà
e i profondi poteri psichici.

Quindi, questa musica generalmente invia due messaggi:


uno, quello forte, che si indirizza e mantiene attento l’emisfero
sinistro del cervello, quello della percezione cosciente; l’altro, il
più debole, che viene percepito dall’emisfero destro;
dall’inconscio.
L’obiettivo è quello di influenzare i livelli meno coscienti del
nostro complesso psichico, dove hanno origine la maggior
parte delle tensioni umane.
L’immenso vantaggio della “musica subliminale infrasonica”
è di proporre una tecnica dolce di prevenzione e terapia che,
praticata regolarmente, permette di ritrovare il proprio
equilibrio e la propria calma.

I suoi campi di applicazione sono, comunque, molteplici.


Oltre ad avere una particolare influenza sul rilassamento,
dove si è dimostrata di particolare efficacia, essa sembra
sviluppare anche capacità immaginative e creatività. Può essere
utile per aiutare la meditazione e l’ipnosi, per alleviare
emicranie e mal di testa, per la riduzione del fabbisogno di
sonno e l’induzione al sonno naturale, per l’eliminazione della
depressione e dell’ansia. E’ di aiuto nei disordini nella capacità
di attenzione e della concentrazione, e per molto altro.

76
BRAINWAVE ENTRAINMENT (BWE) HISTORY

Breve storia della ricerca sulle induzioni cerebrali


(Brainwave Entrainment)

Le induzioni delle onde cerebrali (brainwave entrainment)


sono state identificate con una certa precisione solo nel 1934
sebbene i loro effetti fossero già noti perlomeno fin dai tempi
di Tolomeo, se non prima.
Poco tempo dopo la scoperta delle onde cerebrali Alpha da
parte di Hans Berger nel 1929, i ricercatori scoprirono che la
forza delle onde poteva essere “guidata” utilizzando delle luci
intermittenti o lampeggianti. Questo fenomeno fu chiamato
“Photic Driving”, che è una definizione di induzione cerebrale
in cui viene usata la luce per la stimolazione.
Nel 1942 Dempsey e Morison scoprirono che la
stimolazione tattile ripetitiva poteva produrre anche induzioni
cerebrali e nel 1959 il Dr. Chatrian osservò le induzioni uditive
in risposta alle pulsazioni sonore con una frequenza di 15 cicli
al secondo.
Dal 1960 l’induzione cerebrale iniziò a diventare uno
strumento piuttosto che un fenomeno del cervello.
L’anestesista M.S. Sadove, MD. utilizzò la stimolazione con la
luce per ridurre la quantità di anestesia necessaria negli
interventi chirurgici. Bernard Margolis ha pubblicato un
articolo sull’induzione cerebrale utilizzata durante le procedure
dentistiche dove rileva una riduzione dell’anestesia necessaria,
riduzione di soffocamento, riduzione di sanguinamento e una
riduzione generale di ansia.
Nelle induzioni cerebrali vengono spesso utilizzati i
cosiddetti “Battimenti” per veicolare delle frequenze
infrasoniche corrispondenti alle onde cerebrali e quindi ai
relativi stati cerebrali.
I battimenti binaurali sono dei battimenti o battiti sonori
ritmici veicolati da due suoni (Toni) diversi e separati per i due
padiglioni auricolari, a differenza dei battimenti monoaurali

77
che invece possono essere veicolati anche da un singolo suono
e per un solo orecchio.

Le frequenze “Binaural Beats” o battimenti binaurali sono


state scoperte nel 1839 dal tedesco Heinrich Wilhelm Dove e
sperimentate per la prima volta sul cervello dal Dr. Gerald
Oster nel 1973 al Mount Sinai School of Medicine di New
York.

In un numero del 1973 della rivista Scientific American il


dottor Gerald Oster pubblicò l’articolo “Auditory Beats in the
Brain” dove viene esaminato il modo di combinare due toni
puri in un battimento ritmico e denominato appunto “Binaural
Beats” e “Monaural Beats”. In questo articolo Oster fece una
comparazione tra Binaural e Monaural beats Oster e notò che i
Battimenti Monaurali riuscivano ad ottenere delle forti risposte
corticali che sono le attività elettriche responsabili delle
induzioni cerebrali. Oster definì i Toni Binaurali come un
potente strumento per le ricerche nel campo della
neuroscienza cognitiva dato che avevano una profondità di soli
3dB o 1/10 del volume e suggerì il loro uso anche come
strumento per diagnosi mediche nelle problematiche dell’udito
o di natura neurologica.
Oster scoprì inoltre che una parte dei soggetti che non
riuscivano a percepire i toni binaurali erano affetti dal morbo
di Parkinson. In un particolare caso Oster verificò che un
paziente che prima non era in grado di percepire i toni
binaurali, dopo una settimana di cure per il Parkinson era
nuovamente in grado di percepirli.
Confermando i risultati di studi precedenti, Oster riportò
anche un differente grado di percezione dei toni a seconda del
sesso. In particolare le donne sembrano avere due picchi
separati nella percezione dei toni, correlati con specifici punti
del ciclo mestruale. Questi dati portarono Oster a ritenere che i
toni binaurali potessero essere utilizzati anche come strumento
per misurare il livello di estrogeni nel sangue.

78
Nel 1980 gli studi continuarono con il Dr. Norman Shealy,
il Dr. Glen Solomon ed altri ricercatori sulle induzione
cerebrali per il sollievo dal mal di testa, il rilascio di Serotonina
e HGH, così come il rilassamento in generale.
Nel 1980, Tsuyoshi Inouye e i suoi collaboratori presso il
Dipartimento di Neuropsichiatria della University Medical
School di Osaka in Giappone constatarono che la stimolazione
luminosa produceva “sincronizzazione cerebrale”. Il Dr.
Norman Shealy successivamente confermò l’effetto
constatando che la stimolazione luminosa aveva prodotto
sincronizzazione cerebrale in più di 5.000 dei suoi pazienti.
Nel 1981 Michael Hutchison scrisse il libro intitolato
“Megabrain”, punto di riferimento in materia, che illustra i
diversi usi possibili di induzione cerebrale, dalla meditazione
all’apprendimento.
Sempre nel 1981 Arturo Manns ha pubblicato uno studio
che dimostra l’efficacia dei Toni Isocronici (Isochronic Tone),
successivamente confermati da altri ricercatori come David
Siever.
Nel 1984 il Dr. Brockopp analizzò la stimolazione cerebrale
audio-visuale in particolare durante il monitoraggio della
sincronizzazione emisferica EEG. Egli concluse che per
indurre la sincronizzazione e la coerenza emisferica la
macchina induttiva audio-visuale poteva contribuire al
miglioramento delle funzionalità intellettuali del cervello”.
Gli studi continuarono nel 1990 con ricercatori come il
Dottor Russell, il Dr. Carter e altri che esplorarono le vaste
potenzialità di utilizzo delle induzioni cerebrali con l’ADD e i
disturbi di apprendimento. La ricerca è stata condotta anche
per stanchezza cronica, dolore cronico, depressione, PMS,
ipertensione e una serie di altri disturbi.
Una costante ricerca continua oggi con il lavoro del Dr.
Thomas Budzynski, David Siever, lo psicologo Michael Joyce,
Robert A. Monroe, Bill Harris e Wes Wait, il dottor Nitamo
Montecucco e molti altri. I risultati dell’induzione cerebrale
sono stati così promettenti che molte moderne unità di EEG
clinica sono dotate di dispositivi di induzione cerebrale.

79
Sono oramai più di 70 gli anni di solida ricerca sulle
induzioni cerebrali. Allora perché non è ancora molto diffusa?
Pensiamo soprattutto perché la nostra cultura, soprattutto
quella occidentale, è strettamente legata ai farmaci e alle
sostanze psicotrope. In confronto ai prodotti farmaceutici le
induzioni cerebrali non sono adatte a generare molti guadagni,
sono facili da usare e possono essere una valida ed economica
soluzione per una grande varietà di problematiche e disturbi.
Anche l’idea che i vari elementi software o i dispositivi
hardware siano economici e in grado di influenzare
direttamente il cervello suona strana, perlomeno in un primo
momento fino a quando non si scopre la solida ricerca e la
scientificità di tutti i tempi che ci stanno dietro.
Abbiamo constatato nel tempo che la maggior parte delle
persone sono scettiche fino al giorno in cui non utilizzano
queste metodologie in modo appropriato.
Nonostante la disponibilità di solidi studi scientifici empirici
e una grande quantità di prove aneddotiche il mondo è ancora
molto scettico sulle induzioni cerebrali e il training cerebrale,
ma la parola e le informazioni si stanno diffondendo ogni
giorno sempre di più tra psicologi, cliniche di salute mentale,
musicoterapeuti, naturopati, allenatori, insegnanti e
professionisti del settore che stanno scoprendo le induzioni
cerebrali trovandole estremamente utili e praticamente prive di
controindicazioni ed effetti collaterali.

ALCUNE TECNICHE BRAINWAVES


ENTRAINMENT (BWE)

1) CrossFeed Stereo Modulation (Modulazione stereo


incrociata)

Questo tipo di modulazione agisce similmente al


bilanciamento o pan di un qualsiasi impianto stereo o media
player, ma invece di aumentare o diminuire semplicemente il
volume di ogni canale, alimenta il suono tra i canali in modo

80
circolare su un modello di onda sinusoidale e ad una
percentuale specifica. La percentuale di modulazione è relativa
alla frequenza cerebrale o alla banda di frequenze che vogliamo
indurre. La Crossfeed modulation produce una sottile
induzione che non disturba il brano musicale ambientale di
sottofondo.
Questo metodo funziona efficacemente con musica e toni
puri ma solo in stereofonia e quindi con le cuffie
stereofoniche.

2) Pulse Isochronic Volume Modulation (Modulazione


del volume a pulsazione isocronica)

E’ un metodo di modulazione che aumenta e diminuisce il


volume di un suono su un modello di onda triangolare ad una
percentuale specifica. E’ uno dei metodi più datati di induzione
che si conosca e secondo molti uno dei più efficienti sebbene
uno dei più grossolani.
Questo metodo funziona con musica e toni puri sia in
monofonia che in stereofonia ed eventualmente non richiede
cuffie stereofoniche.

3) Low-Pass Filter Modulation (Modulazione filtrata


passa basso)

Questo metodo rimuove le alte frequenze di un’onda


sinusoidale ad una percentuale specifica per secondo. Usato in
modo appropriato può essere un metodo di induzione
incredibilmente efficace e raffinato. E’ molto usato per
produrre simulazioni di onde marine in associazione con noise
o suoni simili.
Può essere usato con musica e toni puri sia in monofonia
che in stereofonia ed eventualmente non richiede cuffie
stereofoniche.

81
4) Pitch Modulation (Modulazione dell’intonazione)

Questo metodo aumenta e diminuisce l’intonazione di un


suono su un modello di onda sinusoidale ad una percentuale
specifica per secondo. Viene usato specialmente con suoni che
simulano il vento, le onde del mare e i toni profondi.
Può essere usato con musica e toni puri sia in monofonia
che in stereofonia ed eventualmente non richiede cuffie
stereofoniche.

5) Auto-Pan Modulation (Modulazione panoramica)

Semplice metodo che aumenta e diminuisce il volume di un


suono del canale destro o sinistro su un modello di onda
sinusoidale in una specifica percentuale al secondo.
Questo metodo funziona efficacemente con musica e toni
puri ma solo in stereofonia e quindi è consigliabile l’uso delle
cuffie stereofoniche.

6) Binaural Beats (Battimenti binaurali o battiti


biauricolari)

I battimenti binaurali sono dei battimenti o battiti sonori


ritmici veicolati da due suoni (Toni) diversi, a bassa intensità e
separati per i due padiglioni auricolari.
Le frequenze “Binaural Beats” sono state scoperte nel 1839
dal tedesco Heinrich Wilhelm Dove e sperimentate per la
prima volta sul cervello dal Dr. Gerald Oster nel 1973 al
Mount Sinai School of Medicine di New York.
Quando un tono è ascoltato con un orecchio e un altro
tono lievemente diverso è ascoltato nell’altro orecchio, il
cervello produce un terzo tono che pulsa alla frequenza della
differenza tra i due toni. Per esempio, se un tono di 1000 Hz
viene sottoposto all’orecchio sinistro e un tono di 1010 Hz
viene sottoposto simultaneamente all’orecchio destro, un terzo
tono di 10 Hz viene elaborato e percepito dal cervello.

82
E’ una delle tecniche più efficaci quando si parla di
induzioni cerebrali o brainwave entrainment ed ovviamente
funziona solo con suoni stereofonici e quindi è consigliabile
l’uso delle cuffie stereofoniche, a differenza del metodo
fratello Monaural beats.

7) Monaural Beats (Battimenti monaurali o battiti


monoaurali)

Simile al Binaural beats con la differenza che i due toni


portanti vengono miscelati prima di essere inviati all’orecchio.
Quando due toni lievemente diversi, opportunamente
intrecciati in un singolo suono a bassa intensità, vengono
sottoposti allo stesso orecchio, il cervello elabora e percepisce
un terzo tono equivalente alla differenza dei due toni ascoltati.
E’ una tecnica molto efficace e non richiede l’uso delle cuffie
stereofoniche.

8) Harmonic Box X (Box X Armonica)

E’ un metodo di induzione cerebrale descritto da James


Mann nel suo libro “The Awakening Mind 1”. Questo metodo
incorpora più battimenti (monaurali e binaurali) combinati in
una singola struttura armonica.
Due o più battimenti vengono impostati per stimolare una
frequenza primaria delle onde cerebrali e le due o più voci
vengono disposte in modo da creare un battimento
“crossover” del doppio della frequenza primaria (doppia
frequenza = armonica). Infine, i toni in un orecchio vengono
impostati per pulsare al triplo della frequenza primaria (tripla
frequenza = armonica), l’altro orecchio è impostato con la
frequenza primaria.
Funziona solo con toni puri sia in monofonia che in
stereofonia ed eventualmente non richiede cuffie
stereofoniche.

83
84
BATTIMENTI
BINAURALI/MONAURALI E STATI
CEREBRALI

Negli ultimi decenni l’utilizzo dei toni puri per induzioni


cerebrali (brainwave entrainment) è diventato molto popolare
soprattutto con i battimenti binaurali (binaural beats), in gran
parte per merito delle ricerche del Monroe Institute e dei
relativi prodotti Hemi-Sync. In realtà sono divenuti talmente
popolari che molte persone hanno l’impressione che “Binaural
Beats” sia solo un altro modo di definire le induzioni cerebrali.
Ma così non è perchè la tecnica dei battimenti binaurali è
attualmente solo una delle varie tecniche di induzione ed infatti
ci sono altre tecniche che utilizzano i battimenti con toni puri
come per esempio i “Monaural Beats” e l’ “Harmonic Box X”.

Diciamo subito che “Binaural Beat” si può tradurre


dall’inglese in Battiti Binaurali o Battimenti Biauricolari. I
battimenti binaurali sono quindi degli impulsi sonori prodotti
da due suoni diversi e separati per i due orecchi (stereofonia), a
differenza dei battimenti monoaurali (Monaural Beats) che
invece possono utilizzare anche un singolo canale e quindi un
singolo orecchio (monofonia).

I Battimenti Binaurali sono dei battimenti o battiti sonori


ritmici veicolati da due suoni (Toni puri) diversi, a bassa
intensità e separati per i due padiglioni auricolari.
Quando un tono è ascoltato con un orecchio e un altro
tono lievemente diverso è ascoltato nell’altro orecchio, il
cervello produce un terzo tono che pulsa alla frequenza della

85
differenza tra i due toni. Per esempio, se un tono di 1000 Hz
viene sottoposto all’orecchio sinistro e un tono di 1010 Hz
viene sottoposto simultaneamente all’orecchio destro, un terzo
tono di 10 Hz viene elaborato e percepito dal cervello.
E’ una delle tecniche più diffuse quando si parla di
induzioni cerebrali o brainwave entrainment ed ovviamente
funziona solo con suoni stereofonici e quindi è consigliabile
l’uso delle cuffie stereofoniche, a differenza del metodo
fratello Monaural beats.

I Monaural Beats o Battimenti Monoaurali sono simili ai


Binaural beats con la differenza che i due toni portanti
vengono miscelati prima di essere inviati all’orecchio. Quando
due toni lievemente diversi, opportunamente intrecciati in un
singolo suono a bassa intensità, vengono sottoposti allo stesso
orecchio, il cervello elabora e percepisce un terzo tono
equivalente alla differenza dei due toni ascoltati. E’ una tecnica
molto efficace e non richiede l’uso delle cuffie stereofoniche.

Data la complessità dell’argomento cercheremo di fornire


informazioni e spiegazioni semplici ma anche informazioni
tecnico-scientifiche più complesse supportate e integrate - per
quanto possibile - da immagini, grafici, animazioni, video,
audio e altri elementi utili che troverete anche in altre sezioni e
pagine di questo stesso sito.

86
Portante(Carrier) e Offset
Quando due o più toni di una qualsiasi frequenza vengono
riprodotti contemporaneamente le vibrazioni aggiunte o
sottratte a causa dell’interferenza tra di esse formano una
singola onda sonora che solitamente viene percepita come due
o più toni.
I monaural e i binaural beats sono il risultato della somma
di due forme d’onda le quali sono così vicine in frequenza da
essere percepite come un’unica pulsazione o battimento.
Il tono più basso viene chiamato “carrier” (portante o
vettore) mentre quello più alto viene chiamato “offset”.
I battimenti binaurali sono risposte uditive del tronco
cerebrale che originano nel nucleo superiore ad oliva (superior
olivary nucleos) di ciascun emisfero cerebrale.

Superior olivary nucleos

87
Scoperti nel 1839 dal ricercatore tedesco H.W. Dove, in un
primo momento vennero assunti come un’ulteriore forma di
battimento monaurale, ma dopo ulteriori ricerche si scoprì che
il binaural beat era prodotto dal cervello stesso.
Quando il cervello riceve differenti segnali dai due orecchi
cerca di miscelarli come se si trattasse di due suoni percepiti
insieme. Questo perché il cervello deve rielaborare i toni e i
binaural beats utilizzano un parte cerebrale diversa rispetto ai
monaural beats. Questa è la ragione per cui la tecnica dei
battimenti binaurali è unica e peculiare in confronto agli altri
metodi di induzione.

Al fine di produrre battimenti binaurali il cervello deve


riuscire ad individuare l’angolo di fase tra i due toni. Purtroppo
l’apparato cerebrale ha difficoltà ad individuare relazioni di fase
con frequenze superiori ai 900 Hertz, cosicché a frequenze più
elevate il battimento binaurale diventa impercettibile per se
ancora efficace intorno ai 1500 Hz.
Quando la differenza delle frequenze di due toni supera i 25
Hz. il cervello non riesce a stabilire la relazione di fase tra di
essi, cosicché i due toni vengono percepiti come separati in
contrapposizione ai battimenti combinati.
Anche quando il cervello produce battiti binaurali, la
profondità di modulazione e di molto inferiore al battito
monaurale. Questa è la ragione per cui spesso è difficile
percepire battimenti binaurali anche a 440 Hz. che è la
frequenza ottimale di rilevamento.
Queste sono le limitazioni di un normale cervello umano,
un cervello che ha subito danni neurologici può non essere in
grado di percepire i binaural beats.
A differenza dei monaural beats, i binaural beats
mantengono piena efficacia anche se i due toni sono di
ampiezza diversa e possono essere utilizzati anche se il vettore
(carrier) è inferiore alla soglia dell’udibile umano. In questo
caso l’effetto è comunque minore.

88
Grafico frequenza ottimale Carrier binaurale

Purtroppo i battimenti binaurali producono solo piccoli


potenziali evocati nella corteccia uditiva cerebrale che è la parte
responsabile della BWE (brain wave entrainment). Uno studio
di Dale S. Foster nel 1990 ha concluso che, sebbene i battiti
binaurali producono BWE, essi non sarebbero abbastanza
significativi in se stessi. Nel suo studio un suono generato
artificialmente produce più onde alfa di un battimento
binaurale di 10,5 Hz. Tuttavia i battimenti binaurali hanno
anche alcuni vantaggi. Essi possono essere molto ipnotici,
questo è dovuto principalmente all’effetto Ganzfeld che è una
situazione di stimolazione sensoriale ridotta, prodotta
solitamente coprendo gli occhi di un soggetto disteso con due
mezze palline da ping pong, su cui è puntata una luce rossa, e
diffondendo attraverso un paio di cuffie del rumore bianco.
Dal momento che richiedono l’utilizzo di ambedue gli
emisferi cerebrali, i binaural beats possono anche indurre
sincronizzazione cerebrale, “whole-brain effect”, che è un
effetto vantato da The Institute Monroe (TMI) e da altri che
hanno dato dei nomi propri ai loro prodotti.
Purtuttavia, altre forme di induzione, come per esempio la
meditazione stessa, possono produrre sincronizzazione
emisferica.

89
Joseph Licklider, uno scienziato informatico del MIT, ha
testato i battimenti binaurali in una vasta gamma di frequenze.
Egli raccomanda l’utilizzo di frequenze portanti tra i 200 e i
1000 Hertz, con una maggiore efficacia intorno ai 500 Hz.
Ovviamente queste raccomandazioni non sono
obbligatoriamente applicabili ai battimenti monaurali, ma
posso essere usate se si vogliono avere maggiori risultati.

Il Dr. Tom Budzynski ha studiato l’utilizzo di due


frequenze binaural beat in contemporanea ed ha concluso che
il cervello non riesce a percepire due frequenze
simultaneamente. Un singolo binaural beat più una
stimolazione luminosa invece potevano essere percepite
simultaneamente.
Tuttavia molte organizzazioni e centri di ricerca consigliano
l’utilizzo di un doppio battimento binaurale.

James Mann ha scoperto la tecnica “Harmonic Box X”


che utlilizza 4 voci (2 per orecchio) ed utilizza le loro
armoniche tra di loro per particolari induzioni. Questo è un
metodo molto efficace, ma solo perché utilizza il monaural in
aggiunta al binaural beat. Come abbiamo detto, i monaural
beats sono elaborati da una zona del cervello diversa rispetto ai
binaural beats, quindi è possibile indurre due o più frequenze
usando battimenti monaurali in associazione al battimento
binaurale ed eventualmente a stimolazioni luminose. Ad ogni
modo pare non sia possibile indurre due o più frequenze
utilizzando semplicemente due o più set di toni binaurali.

Considerazioni finali:

- Per utilizzare i binaural beats è consigliabile l’uso di una


frequenza vettore attorno ai 440 Hertz;
- Si possono utilizzare i binaural beats solo se la
differenza tra le due frequenze è inferiore ai 25 Hz;

90
- Non utilizzare più di 2 set di binaural beats e solo uno se
non è prevista l’associazione col monaural beat;
- I monaural beats non sono rielaborati dal cervello per
cui non soffrono dei limiti del binaural. Sono prodotti in
qualsiasi frequenza anche oltre i 900 Hz. e possono
essere percepiti anche se separati da più di 25 Hz;
- I monaural beats hanno lo svantaggio che per
conservare la loro efficacia, entrambi i toni debbono
avere la stessa ampiezza. In secondo luogo i toni
debbono avere un volume sostenuto così da permettere
un apprezzamento delle modulazioni dei toni;
- Nonostante le loro limitazioni, i monaural beats sono
molto efficaci nel produrre induzioni e hanno anche il
vantaggio di essere ipnotici come i binaural quando
vengono ascoltati in cuffia.

COSA SONO IN PRATICA LE FREQUENZE


“BINAURAL BEATS”

Se un tono costante di 395Hz (1 Hertz = 1 impulso al


secondo), viene applicato all’orecchio sinistro, e un altro tono
costante di 405Hz viene applicato all’orecchio destro, la
differenza di 10Hz verrà percepita dal nostro cervello; e ciò lo
stimolerà in diverse maniere.

Le frequenze “Binaural Beats”, scoperte nel 1839 dal


tedesco H. W. Dove e sperimentate sul cervello dal Dott.
Gerald Oster nel 1973 al Mount Sinai school of Medicine di
New York, sono l’applicazione di queste differenze di
frequenza fra un orecchio e l’altro, in modo che il cervello ne
venga stimolato positivamente, queste riescono a stimolare il
cervello in differenti maniere, agevolando il rilassamento,
l’apprendimento, la meditazione e molti altri aspetti della vita e
del benessere psicofisico.

91
Analisi in frequenza di Binaural beat - Battimento binaurale

In figura potete vedere l’analisi in frequenza di un


battimento binaurale di 30 Hz (infrasuono) generato da due
frequenze portanti diverse per il canale sinistro (424 Hz - blu)
e canale destro (454 Hz - rosso) a 0 dB.

Analisi di fase di Binaural beat - (Lissajous Plot graph)

In figura potete vedere l’analisi di fase (differenza di


ampiezza fra i due canali) di un battimento binaurale di 30 Hz
(infrasuono) a 0 dB. Sulla linea orizzontale abbiamo il canale
sinistro e in quella verticale il canale destro. Notate come il
“campo” audio stereofonico è armonicamente e completamente
distribuito.

92
Grafico di Binaural beat (20Hz) in modulazione di frequenza e differenza
di fase (180°)

In figura potete vedere l’analisi grafica di un battimento


binaurale di 20 Hz (infrasuono) generato dalla modulazione in
frequenza di un segnale portante udibile (400Hz), canale
sinistro (fucsia) e canale destro (blu). La frequenza di ogni
canale oscilla tra 420 Hz e 380 Hz. Da notare la differenza di
fase di 180 gradi tra i due canali con una frequenza oscillatoria
di 20 Hz in un tempo di 50 millisecondi.

FREQUENZE E STATI CEREBRALI

L’elettroencefalogramma è utilizzato per misurare le


vibrazioni elettriche del cervello, applicando degli appositi
strumenti sulla superficie del cuoio capelluto.
Il tracciato che ne risulta contiene, solitamente, frequenze al
di sotto dei 30Hz.
Le frequenze si possono classificare in 4 stati principali:

Delta da 0,5 a 4Hz » Sonno profondo

Theta da 4 a 8 Hz » Sonnolenza e primo stadio del sonno

93
Alpha da 8 a 14 Hz » Rilassamento vigile

Beta da 14 a 30 Hz » Stato di allerta e di concentrazione

Onde cerebrali

Le onde Gamma sono molto rare e relative a frequenze


superiori ai 30 Hz nel range 30-90 Hz e sono tipiche degli stati
di meditazione e di grande energia, sono correlate con la
volontà e i profondi poteri psichici.

La frequenza dominante nell’elettroencefalogramma


determina in quale stato il cervello si trova, e, se l’ampiezza
delle onde alpha è più alta delle altre, si dice che il cervello si
trova nello stato Alpha.

94
INDURRE IL CERVELLO NELLO STATO
DESIDERATO

Se lo stimolo esterno è applicato al cervello, diventa


possibile mutarne la frequenza, da una sua condizione ad un’
altra.
Per esempio, se una persona è nello stato Beta
(attenzione/allarme) ed uno stimolo di 10Hz è applicato al suo
cervello per un certo tempo, è probabile, allora, che la
frequenza dello stesso vari, sincronizzandosi a quella cui lo si
espone.
Quando lo stato del cervello è, già in precedenza, vicino allo
stimolo applicato, l’induzione agisce più efficientemente.
Infatti, se si vuole condurre le cellule cerebrali ad un certo
stato di “emittenza” è necessario applicare ad esse una
frequenza che corrisponda alla “lunghezza d’onda” in cui si
trovano, in quel momento; poi, la si aumenterà, o diminuirà,
con una velocità tale che il cervello sia sempre in sincronia con
lo stimolo applicato; sino a che giungerà allo stato desiderato.
E’ difficile stabilire in che condizione si trovi il cervello; ma,
si può supporre che, durante il giorno, si emettano,
solitamente, delle onde Beta (20Hz); quindi, potrete iniziare da
quella frequenza, per poi aumentarla, verso l’alto, o diminuirla,
verso il basso.
Se, invece, la situazione neuro-cerebrale è più rilassata,
iniziate pure da 15Hz, o, meno; e viceversa.

STIMOLARE IL CERVELLO

I due modi più semplici per stimolare, dall’esterno, il


cervello avvengono tramite le sensazioni auditive e visive.
Già nelle missioni spaziali vengono usate queste tecniche;
ad esempio, quando gli astronauti devono - per emergenze, o
per esigenze tecniche - lavorare, molte ore, senza pausa;
95
oppure, restare svegli per supervisionare gli strumenti. Allora,
essi si sottopongono ad un trattamento, a base di lampi ad
intermittenza e suoni, che sposta il loro orologio biologico e
riattiva la loro concentrazione, permettendo loro di vincere il
sonno e la stanchezza.
Siccome l’orecchio umano non riesce a percepire le onde
sonore al di sotto dei 30Hz, è necessario usare delle tecniche
speciali, chiamate “Binaural Beats” (termini che, in italiano, si
potrebbero tradurre in “Battimenti Biauricolari”).
Se applichiamo all’orecchio sinistro un tono costante di
495Hz, e all’orecchio destro un tono costante di 505Hz, questi
due toni verranno riunificati dal cervello, che - in tal modo -
percepirà quella loro differenza di 10Hz, e ne verrà stimolato.
Ciò avviene tramite delle cuffie stereo, dove i suoni destro e
sinistro non si fondono, prima di essere percepiti - come,
invece, accadrebbe, ascoltando le frequenze da normali casse
acustiche.
Per ottenere uno stimolo di 10Hz, è possibile usare i toni di
495Hz e di 505Hz, o di 400Hz e di 410Hz, o di 862Hz e di
872Hz, e così via.
L’ unico requisito necessario è che il tono sia percepito
abbastanza bene e che si trovi nella fascia sotto i 1000Hz.

Stimolare il cervello tramite stimoli visivi

Applicare lo stimolo visivo è più semplice che farlo tramite


quello sonoro, perché le frequenze basse possono essere usate
prontamente.
Una frequenza di 10Hz, per esempio, è generata quando
una luce (una lampada) si accende e si spegne ritmicamente per
10 volte al secondo.
Quando lo stimolo visivo è unito allo stimolo sonoro
l’induzione è molto più efficace che durante l’uso di una sola
delle due tecniche.

96
EFFETTI DELLE CONDIZIONI ALTERATE
DEL CERVELLO

Il fatto di ascoltare passivamente le frequenze non è


necessariamente sufficiente ad alterare il vostro stato cerebrale;
la capacità, la forza di volontà e la concentrazione aiutano
molto e donano effetti più intensi.

Aiutare la meditazione

La meditazione consiste nell’alterare, con la forza di


volontà, il proprio stato cerebrale, portandolo allo stato
desiderato.
Queste tecniche possono aiutare a raggiungere lo stato di
rilassamento necessario per eseguire una buona sessione di
meditazione.
Le frequenze più adatte si trovano nella gamma delle
frequenze Alpha; cioè, da 8Hz a 13Hz.

Aumentare la capacità di apprendimento

La condizione Theta (4Hz-7Hz) favorisce la capacità e la


velocità di apprendimento.
Infatti, i bambini vivono, naturalmente, nella fase Theta, più
che gli adulti; e, ciò, spiega perché essi riescano ad apprendere,
molto meglio che gli adulti, per esempio, una seconda lingua.
Anche le frequenze Alpha sono di incalcolabile utilità,
durante l’apprendimento.

Queste tecniche possono essere utili anche per alleviare mal


di testa, per la riduzione del fabbisogno di sonno; per
l’eliminazione della depressione, dei disordini nella capacità di
attenzione e della concentrazione.

97
98
LE ONDE CEREBRALI E LA
RISONANZA

Nel corso della nostra vita quotidiana tutti noi


sperimentiamo diversi “stati di coscienza”. Per esempio,
nell’arco di una giornata, tra la luce del mattino e il buio della
notte, ci muoviamo da uno stato ordinario di veglia ai diversi
stadi del sonno.
Ma anche gli stati di coscienza “straordinari” fanno parte
della nostra comune esperienza: quando ci sentiamo
particolarmente “creativi”, insolitamente “intuitivi”,
eccezionalmente “lucidi”, profondamente “rilassati”.
Ordinari, o straordinari che siano, tutti gli stadi della nostra
coscienza sono dovuti all’incessante attività elettrochimica del
cervello, che si manifesta attraverso “onde elettromagnetiche”:
le onde cerebrali, appunto.
La frequenza di tali onde, calcolata in “cicli al secondo”, o
Hertz (Hz), varia a seconda del tipo di attività in cui il cervello
è impegnato e può essere misurata con apparecchi elettronici.
Gli scienziati suddividono comunemente le onde in “quattro
bande”, che corrispondono a quattro fasce di frequenza e che
riflettono le diverse “attività del cervello”.

Onde Delta

Hanno una frequenza tra 0,5 e 4 Hz e sono associate al più


profondo rilassamento psicofisico. Le onde cerebrali a minore
frequenza sono quelle proprie della mente inconscia, del sonno
senza sogni, dell’abbandono totale. In questo senso vengono
99
prodotte durante i processi inconsci di autogenerazione e di
autoguarigione.

Onde Theta

La loro frequenza è tra i 4 ed i 8 Hz e sono proprie della


mente impegnata in attività di immaginazione, visualizzazione,
ispirazione creativa. Tendono ad essere prodotte durante la
meditazione profonda. Il sogno ad occhi aperti, la fase REM
del sonno (cioè, quando si sogna). Nelle attività di veglia le
onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una
capacità immaginativa radicata nel profondo.
Genericamente vengono associate alla creatività e alle
attitudini artistiche.

Onde Alpha

Hanno una frequenza che varia da 8 a 14 Hz e sono


associate a uno stato di coscienza vigile, ma rilassata. La mente,
calma e ricettiva, è concentrata sulla soluzione di problemi
esterni, o sul raggiungimento di uno stato meditativo leggero.
Le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o in
quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un
obiettivo preciso. Sono tipiche, per esempio, dell’attività
cerebrale di chi è impegnato in una seduta di meditazione,
yoga, taiji.

Onde Beta

Hanno una frequenza che varia da 14 a 30 Hz e sono


associate alle normali attività di veglia, quando siamo
concentrati sugli stimoli esterni. Le onde beta sono infatti alla
base delle nostre fondamentali attività di sopravvivenza, di
ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli che
provengono dal mondo che ci circonda. Per esempio, leggendo

100
queste righe il vostro cervello sta producendo onde beta. Esse,
poi, ci permettono la reazione più veloce e l’esecuzione rapida
di azioni. Nei momenti di stress o di ansia le beta ci danno la
possibilità di tenere sotto controllo la situazione e dare veloce
soluzione ai problemi.

Il fisico e matematico Ralph Abraham dice: “Le onde


cerebrali sono dei pacchetti d’onda che oscillano in un network
(rete) tridimensionale formato da cellule. Stimolando i loro
movimenti e tracciando mappe delle loro transizioni possiamo
iniziare a costruire un modello complesso quanto il cervello
stesso.”

I DUE EMISFERI CEREBRALI

Il nostro encefalo è sostanzialmente un globo gelatinoso e


fragile incassato nella scatola cranica. E’ un organo complesso
e misterioso, difficile da “mappare” di cui conosciamo solo
una minima parte delle sue funzioni. Opera in sintonia con il
corpo sulla base di differenti energie, frequenze e livelli
vibratori, è come una radio che trasmette e riceve varie
frequenze. Molte sono le vie in grado di cambiare le frequenze
in arrivo al cervello: la meditazione, la visualizzazione, il
movimento, la luce, il nutrimento e ovviamente il suono.

Come un diapason il suono ha un ritorno nel cervello.

Il cervello umano è suddiviso in due emisferi:

destro:
- sintetico (comprende l’insieme delle parti), concreto,
spaziale (coglie le relazioni nello spazio), intuitivo (usa
sensazioni e immagini), analogico (usa le metafore), irrazionale,

101
olistico (percepisce le strutture di assieme), atemporale e non-
verbale. E’ la sede delle attività creative, della fantasia.

sinistro:
- analitico (comprende i dettagli), astratto (giunge
all’interno, partendo dal dettaglio), lineare (lavora in ordine
sequenziale), logico, numerico, razionale, simbolico, temporale,
verbale. E’ la sede di tutte quelle attività che coinvolgono il
linguaggio, la scrittura, il calcolo.

I due emisferi sono uniti da una lamina orizzontale di fibre


nervose, il cosiddetto “corpo calloso”. Ogni emisfero ha
competenze proprie: l’occhio sinistro, l’orecchio sinistro e tutta
la parte sinistra del corpo sono connesse all’emisfero destro;
l’occhio destro, l’orecchio destro e tutta la parte destra del
corpo sono connesse all’emisfero sinistro. I due emisferi, poi,
funzionano in modo diverso; elaborano, cioè, tutti i processi
informativi, secondo modalità distinte. Per come si è finora
strutturata, la nostra società da’ una maggiore rilevanza alle
modalità di pensiero dell’emisfero sinistro, tanto che fino a
poco tempo fa i neurologi definivano “minore” l’emisfero
destro.
Ma, una visione più bilanciata delle due componenti, un
maggiore equilibrio tra le funzioni, una armonia tra razionalità
e fantasia è ciò che, oggi, forse, l’umanità necessita con più
urgenza. Uno strumento semplice ed efficace per riequilibrare
il potere dei due emisferi cerebrali è il suono.

Come abbiamo visto, ogni attività cerebrale emette onde


particolari, che possono entrare in risonanza con le onde
sonore esterne. In questo modo il cervello viene ‘veicolato’
attraverso il suono, stimolato a sintonizzarsi su una frequenza
(e quindi sull’attività cerebrale che le corrisponde), portato a
funzionare come un insieme.

102
IL FENOMENO DELLA RISONANZA

Nell’universo tutto è energia in vibrazione. Il ritmo


vibratorio di un oggetto viene definito “risonanza”, compreso
quello del corpo umano. Ogni organo, osso o tessuto
dell’organismo ha una sua frequenza risonante di equilibrio e
quindi di salute. Quando questa frequenza si altera, quella parte
del corpo si ammala perché vibra in modo non armonico.
Essere in salute equivale a vibrare all’unisono o risuonare
armonicamente, sia nel corpo che nella mente. Se si proietta la
giusta frequenza di risonanza di un organo in condizioni di
salute verso l’organo stesso in condizioni di malattia,
quest’organo è indotto a tornare alla sua normale frequenza e
quindi, progressivamente, alla condizione di salute.
Ogni suono che ascoltiamo si compone di specifiche
vibrazioni che hanno la proprietà di mettere in vibrazione
specifiche aree del nostro corpo, influenzando – in positivo o
in negativo - il flusso delle energie vitali (prana) e il sistema
nervoso; questo fenomeno è chiamato principio fisico di
risonanza. Per risonanza, la vibrazione prodotta dal suono
coinvolgerà l’acqua all’interno del corpo, le funzioni cerebrali e
i due emisferi.
Nell’orecchio umano le onde atmosferiche esterne, raccolte
dal padiglione auricolare, vengono convogliate nel condotto e
si infrangono contro la membrana timpanica che, entrando in
vibrazione, sollecita al moto alternato la catena degli ossicini
fino alla staffa che, appoggiata alla finestra ovale, trasmette la
vibrazione a due liquidi, la perilinfa e l’endolinfa. L’endolinfa
viene a solleticare le fibre nervose che mettono in azione
l’organo del Corti. Le fibre di quest’organo si comportano
come oscillatori che entrano in risonanza per la specifica
frequenza determinata dalla loro lunghezza, in modo tale che
ognuna vibra con la frequenza corrispondente ad un suono
particolare. Quindi, dalla membrana del timpano fino al Corti,
viene trasmessa una vibrazione mediante urto di molecole (di
aria nell’orecchio esterno, di molecole unite nei corpi solidi

103
degli ossicini nell’orecchio medio, e di molecole di liquidi in
quello interno). L’organo del Corti non serve solo a separare
per risonanza specifica le diverse onde che costituiscono
un’onda complessa, ma ha altresì lo scopo di trasformare le
vibrazioni molecolari a frequenza acustica in vibrazioni
elettriche e di inviarle al cervello tramite le fibre del nervo
acustico. Sia gli elementi dell’organo del Corti che i nervi che li
collegano al cervello, infatti, sono disposti a coppie: ciò
dimostra che la trasmissione degli stimoli ha bisogno di una
bipolarità, proprio come la trasmissione elettrica. Quando una
coppia qualsiasi di fibre del Corti entrano in risonanza variano
per induzione mutua la corrente elettrica che normalmente
percorre il circuito in cui esse sono inserite in serie: La forza
elettrica, indotta nei circuiti nervosi di ogni coppia di fibre, è
proporzionale alla frequenza prodotta dalla vibrazione degli
“oscillatori” del Corti e, inviata al cervello tramite i nervi
acustici, viene elaborata e convertita dal cervello e dalla psiche
in sensazione acustica corrispondente. La corrente a bassa
frequenza inviata al cervello corrisponde alla scala delle
frequenze musicali, compresa fra 16 e 20.000 cicli al secondo
(Hz).
Nel 1665 il fisico e matematico olandese Christiian
Huygens, tra i primi a postulare la teoria ondulatoria della luce,
osservò che, disponendo a fianco e sulla stessa parete due
pendoli, questi tendevano a sintonizzare il proprio movimento
oscillatorio, quasi “volessero assumere lo stesso ritmo”. Dai
suoi studi deriva quel fenomeno che oggi chiamiamo
“risonanza”. Nel caso dei due pendoli, si dice che uno fa
risuonare l’altro alla propria frequenza. Allo stesso modo e per
lo stesso principio, se si percuote un diapason, che produce
onde alla frequenza fissa di 440 Hz, e lo si pone vicino a un
secondo diapason ‘silenzioso’, dopo un breve intervallo
quest’ultimo comincia anch’esso a vibrare. La risonanza può
essere utilizzata anche nel caso delle onde cerebrali. Studi che
si sono serviti dell’elettroencefalogramma hanno mostrato
un’evidente correlazione tra lo stimolo che proviene
dall’esterno e le onde cerebrali del soggetto in esame.

104
Inizialmente, le ricerche in questo campo utilizzavano
soprattutto la luce; poi, si è passati ai suoni ed alle stimolazioni
elettromagnetiche. Ciò che si è osservato è che se il cervello è
sottoposto a impulsi (visivi, sonori o elettrici) di una certa
frequenza, la sua naturale tendenza è quella di sintonizzarsi. Il
fenomeno è detto ‘risposta in frequenza’. Per esempio, se
l’attività cerebrale di un soggetto è nella banda delle onde beta
(quindi, nello stato di veglia) e il soggetto viene sottoposto per
un certo periodo a uno stimolo di 10 Hz (onde alfa), il suo
cervello tende a modificare la sua attività in direzione dello
stimolo ricevuto.
Il soggetto passa dunque ad uno stato di rilassamento
proprio delle onde alfa.

La risonanza è un fenomeno che la fisica conosce da tempo,


ma solo da poco si è iniziato a studiarne scientificamente le
implicazioni per la salute umana. La risonanza agisce in tutte le
dimensioni dell’universo, dal più piccolo atomo alla galassia
più grande, e si manifesta a vari livelli: sonoro,
elettromagnetico, nucleare, gravitazionale. A noi interessa
ovviamente il livello sonoro, e per spiegare come agisce
proviamo ad immaginare di accendere il nostro impianto
stereo nella stanza dove teniamo i bicchieri, meglio se di
cristallo: se ascoltiamo con attenzione possiamo notare che
oltre alla musica dello stereo si sentono anche altri suoni, più
acuti: sono i nostri bicchieri che, stimolati dalla vibrazione
sonora emessa dallo stereo, iniziano a risuonare con essa.
Cambiando musica e sperimentando vari generi possiamo
anche renderci conto che non tutte producono lo stesso
effetto sui bicchieri, sia in intensità che in qualità, e che essi
rivelano una maggiore affinità con alcuni generi musicali e
alcune frequenze sonore. Lo stesso avviene per il nostro corpo
quando si trova immerso in un campo di vibrazione sonora
(come ad un concerto o ascoltando un disco o la radio) oppure
quando produciamo noi stessi dei suoni cantando.
Non tutte le sorgenti sonore sono positive per la salute
umana, ve ne sono anzi di alquanto negative, come ad esempio

105
i rumori del traffico, il ronzio degli elettrodomestici o di altri
strumenti elettrici; e non si creda che la musica sia tutta
positiva: vi sono anzi molti casi, specie nella musica
contemporanea, in cui l’effetto per la salute umana è de-
armonizzante. Attenzione quindi a cosa si ascolta, la musica è
come il cibo: non limitiamoci al sapore superficiale, ma
cerchiamo di sentire che effetto ha su di noi, se cioè lo
“digeriamo” bene o invece ci crea qualche problema, se
insomma ascoltando una certa musica il nostro benessere
aumenta o diminuisce.
Entrando in un luogo sacro il cervello entra in risonanza
anche con il tempio stesso e le onde emesse si abbassano di
frequenza (onde Delta). Acqua, forze telluriche, geometria
sacra, intonazioni armoniche, fungono da catalizzatori per
l’abbassamento della frequenza delle onde cerebrali. Così
facendo il cervello è eluso e l’individuo si libera per qualche
istante dalla dittatura dei sensi.
Il segnale che ci permette di captare le informazioni presenti
nella ragnatela dell’universo della memoria diviene più forte
perché diminuisce il rumore di fondo prodotto dagli organi
che dipendono dal cervello.
Siamo quindi predisposti a riconoscere e vibrare per
simpatia quando ci poniamo nella vicinanza di strutture
armoniche per eccellenza, sia che esse provengano dalla
Natura o che siano state realizzate ad autentica somiglianza di
essa.
Se si canta la sillaba sacra OM in presenza di una lamina
sottile di metallo sulla quale è disposta della polvere molto
leggera, la polvere depositata sulla piastra prenderà la forma
del Mandala dell’OM, riproducendo la sua onda di forma.
La voce nasconde in se una grande forza guaritrice; la voce
è il principale strumento terapeutico per canalizzare ed
indirizzare il suono verso un centro (Chakra) bloccato,
influenzando di conseguenza anche gli organi corrispondenti.
Cantando il suono più basso che siamo in grado di produrre
e toccando le zone dove questo risuona, possiamo sentire
vibrare il petto e parte del ventre, la schiena e le costole. Se poi

106
proviamo con un suono medio, vibreranno il collo, la clavicola,
la mandibola inferiore e parte della nuca, ciò vuol dire che
questo secondo suono si collocherà un po’ più in alto rispetto
al primo. Da ultimo, se cantiamo un suono acuto il più forte
possibile, ci accorgiamo che vibrano le ossa della testa, il naso,
la fronte ed il palato, cioè le zone del corpo più alte delle
precedenti. Questo è dovuto al fatto che ogni frequenza
risuona in un posto particolare dell’organismo. Tanto più
acuto è il suono prodotto o ricevuto, tanto più in alto vibrerà il
nostro corpo.
Secondo la Biomusica ci sono suoni della voce umana che
agiscono su specifiche zone corporee. Si usano le vocali
comuni a tutte le lingue, combinandole tra loro o
rinforzandole con le consonanti H e M, che completano il
lavoro delle vocali, poiché introducono nell’organismo le
vibrazioni del suono emesso. In linea generale si può dire che
su ogni zona corporea agisce prevalentemente una precisa
vocale. Ecco quali sono le vocali, dove devono essere
indirizzati i suoni e quali parti del corpo vengono interessate
dalla vibrazione:

I - per il sistema nervoso e immunitario usiamo la vocale I,


indirizzando il suono verso la testa, in particolare verso la
radice del naso. Le zone interessate sono il cervello, le
ghiandole dell’ipofisi e dell’epifisi;
E - per il sistema fonetico usiamo la vocale E, indirizzando
il suono verso la gola. Le zone interessate sono la laringe, la
tiroide e la paratiroide;
O - per il sistema circolatorio usiamo la vocale O,
indirizzando il suono verso il centro del petto. Le zone
interessate sono il cuore e il timo;
A - per il sistema respiratorio usiamo la vocale A,
indirizzando il suono verso il petto. Le zone interessate sono i
polmoni, i bronchi e la pleura;
U - per il sistema digestivo usiamo la vocale U, indirizzando
il suono verso l’ombelico. Le zone interessate sono il fegato, lo

107
stomaco, il pancreas e l’intestino;- sull’apparato sessuale e su
altre zone specifiche si usano combinazioni di suoni.

Il suono indirizzato fa affluire il sangue lì dove colpisce,


dove fa vibrare e risuonare. La sillaba RIN, per esempio, fa
affluire il sangue al naso; se proviamo a pronunciarla in tono
acuto, sentiremo come le vibrazioni che inviamo vadano a
sollecitare proprio quella zona, quando entra in risonanza. Ci
sono fonemi come M e N che risuonano nelle ossa della testa;
la M propaga la sua vibrazione verso il centro del cranio
facendo risuonare la ghiandola pineale e l’ipofisi. Quando una
ghiandola vibra è stimolata nella sua attività, nel suo lavoro:
cantare un suono, diretto correttamente, influisce sulle
funzioni ghiandolari. Per pronunciare un suono dobbiamo
collocarlo ed emetterlo in una particolare maniera: la B fa
risuonare le labbra e i denti anteriori, la G il centro del palato,
e così di seguito. Ogni lettera, sillaba, parola e fonema è una
vibrazione o un insieme di vibrazioni.
La musica è l’arte di organizzare i suoni in una struttura
coerente con le complesse attività cerebrali ivi comprese quelle
emotive, e per far ciò i compositori utilizzano combinazioni di
frequenze stabili definite dalle note musicali. Le note musicali
hanno rispondenza con i fenomeni di risonanza dovuti al
sincronismo tra suono e struttura che avvengono nell’organo
di ricezione dell’udito, in particolare nell’ambito della
configurazione a spirale della “Coclea”, che per la sua forma
tende ad evitare interferenze tra le onde sonore. Similmente se
si accosta all’orecchio una conchiglia marina di un Nautilus si
sente la riproduzione delle onde del mare perché i rumori
dell’ambiente creano sincronie di risonanza del moto dell’aria
contenuta nella conchiglia rispetto alla sua struttura periodica,
generando oscillazioni ritmiche simili allo sciabordio delle
onde marine.
La correlazione tra suono e struttura si manifesta anche
nella emissione del suono degli strumenti musicali; infatti
suonando la stessa nota con identica ampiezza ed intensità,
con un pianoforte o con una chitarra, sentiremo due suoni

108
diversi; la differenza sta sostanzialmente nel timbro, che è
differente per ogni strumento musicale. Gli strumenti hanno
infatti appropriate definizioni strutturali le quali hanno il
compito di modulare le frequenze sonore entro forme di
struttura e materiali assorbenti, che nell’insieme agiscono come
casse di risonanza delle tonalità del suono; possiamo notare
che anche ogni voce come ogni strumento, possiede una sua
timbrica particolare che distingue ciascuno di noi.
L’utilizzo del principio di risonanza e dell’entrainment (o
entraitment) sono alla base del processo di trasformazione e di
guarigione tramite l’uso del suono indipendentemente da ogni
forma di credenza, tradizione e cultura, è un processo
oggettivo.

RISONANZA E CHAKRA

Quando è in salute e bilanciato, ognuno dei sette chakra


maggiori umani ruota ad una costante e predeterminata
frequenza o vibrazione. Il Chakra della radice ha una frequenza
risonante normale di 256 cicli a secondo, o 256 Hz (il Do
centrale del pianoforte). Il Chakra seguente per altezza, il
Sacrale, risuona a 288 Hz, che è la nota Re. E ogni chakra via
via più alto, nel corpo fisico, ha una nota via via più alta della
scala, fino al Si. Questi sette toni o note sono chiamati “Ottava
0”. Ogni volta che si sale di un’ottava (per esempio dal Do
centrale, 256 Hz, al Do più alto della scala, 512 Hz) si può
notare come il valore della frequenza raddoppi. Questa
caratteristica molto importante è anche uno dei princìpi di
risonanza.
Si noti anche che, come il pianoforte ha diverse ottave
sopra l’ottava 0, così ne ha anche quel veicolo energetico che
chiamiamo “Campo di Energia Umana”. Gli Uomini hanno
complessivamente cinque ottave associate alla loro Aura, ma
solo l’ottava più bassa, la 0, è associata al loro corpo fisico. Ad
ottave più alte corrispondono connessioni energetiche tra

109
persone e dimensioni più elevate, partendo dall’ambiente locale
della persona (ottava 1), alla Madre Terra in senso Globale
(Ottava 2), al nostro sistema solare e in particolare al Sole,
l’immediata fonte di tutte le energie “fisiche” che supportano
la vita in questo mondo (ottava 3), alla nostra galassia, la via
lattea (ottava 4), e all’energia dell’Universo (Ottava 5).
Comunque, quando si lavora con la terapia del suono, ci si
può concentrare sull’ottava 0, l’ottava associata al corpo fisico
e ai suoi maggiori centri di energia.
Se un Chakra è un po’ “scordato” e non vibra in armonia,
esso può essere ri-accordato attraverso un processo di
vibrazione simpatetica. Questo è un concetto base della
terapia. Le vibrazioni armoniose alla frequenza corretta
entrano direttamente nel campo di rotazione del Chakra e
hanno l’effetto di portare quella sequenza vibrazionale del
Chakra indietro alla sua frequenza propria così che possa
funzionare efficientemente come un trasduttore di energie
provenienti dal campo di energia universale richiesto dagli
organi e ghiandole associati al chakra.

Questi sono i sette princìpi che caratterizzano il suono e che


in ultima analisi determinano gli effetti che il suono ha sul
corpo umano e sui suoi sistemi di energia. I principi di
risonanza, Ritmo, Melodia, Armonia, Tonalità, Timbro e
Intonazione:

Risonanza. Quando un Chakra risuona ad una particolare


vibrazione o frequenza, prende e assorbe energia da quella
frequenza. C’è un trasferimento di energia che ha luogo dalla
sorgente dell’energia sonora in vibrazione (strumento, voce,
coristi...) al chakra stesso. Questo trasferimento che ha luogo
nel fenomeno è conosciuto come “Risonanza Simpatica”.
La risonanza simpatica può essere meglio illustrata
osservando due strumenti a corda (Violino, Arpa...) accordati
in maniera identica posti l’uno accanto all’altro. Se pizzichiamo
la corda del primo strumento, le vibrazioni di quella corda
sono sentite dalla stessa corda del secondo strumento, questi

110
inizia ad assorbire l’energia del suono di quella specifica
frequenza e quindi inizierà a vibrare a quella frequenza.
Il principio della Risonanza Simpatica è usato nella terapia
del suono per riempire ogni chakra con le vibrazioni sonore
della frequenza propria. Per introdurre il suono della frequenza
propria del Chakra si possono usare sia la voce umana che
degli accordatori (coristi). Introducendo la frequenza propria, il
livello di vibrazione del Chakra stesso inizia a riequilibrarsi ed
armonizzarsi alla sua frequenza.
Un’altra caratteristica del fenomeno della Risonanza
Simpatica è che le corde accordate alla stessa nota o ad una o
più ottave sopra la nota vibrante, iniziano a vibrare uguale. Per
esempio, se un violino ha una corda intonata al Do centrale
(256 Hz) e un secondo violino vicino ha una corda accordata
ad un’ottava sopra il Do centrale (Do Alto - 512 Hz), quando
la corda del Do centrale è pizzicata sul primo violino, il Do
alto del secondo violino inizierà a vibrare. Così lavorando con i
toni di un’ottava possiamo produrre vibrazioni nelle ottave
superiori.
Questo principio è usato nella Terapia del Suono e per
creare sopratoni che possano interessare corpi di energia più
alta del campo di energia umano. Questi corpi di energia
secondari (eterico, emozionale, mentale e spirituale) possono
essere pensati come delle ottave superiori al corpo fisico. Così,
quando lavoriamo coi Chakra del livello fisico, i sopratoni
prodotti hanno lo stesso effetto, attraverso la risonanza
simpatica, sulle sequenza di energia di vibrazione dei chakra
nei corpi superiori. Tutto questo attraverso una profonda
sensazione di benessere, serenità, pace, e connessione
attraverso i livelli di energia del soggetto.

Ritmo. L’impulso della Vita è riconosciuto in maniera


subliminale quando si sente un suono costantemente ripetuto.
Questo per esempio vale per il rullo di tamburo dei circhi. Il
Suono forte e rimbombante delle percussioni ripetuto di
continuo per diversi minuti, ha l’effetto di portare la mente
cosciente in uno stato “alterato”. La cadenza o il ritmo del

111
suono ha anche un effetto definito sul corpo umano. Un ritmo
molto lento ha un effetto di quiete o sottomissione, mentre un
ritmo veloce dà un senso di azione e di movimento.

Melodia. Le melodie e i ricordi sono spesso in relazione e


spesso una certa melodia porta alla luce uno specifico ricordo.
Alcune melodie fanno sentire leggeri e felici, altre pesanti e
depressi. Spesso la Melodia e il Tempo (o Velocità) della stessa
si combinano generando una sensazione generale di comfort e
benessere. Questo può, alternativamente, stimolare il rilascio di
endorfine dal cervello che scioglierà lo stress mentale ed
emozionale e ridurrà la tensione ed il dolore, soprattutto se la
melodia porta alla luce un ricordo veramente piacevole.
Questo riequilibra e aiuta a purificarci dai residui delle
energie negative.

Armonia. L’armonia è la combinazione di due o più toni in


un accordo. Quando la combinazione ha un suono piacevole,
colpisce sia il corpo fisico che le sue energie secondarie in
maniera positiva e aiuta il corpo fisico ad accordarsi con le
vibrazioni spirituali. L’armonia ci aiuta a trasmutare le
condizioni maggiori del corpo e ad “alterare” gli stati di
coscienza. Cercando la giusta combinazione di toni e ritmi e
della loro armonia, possiamo produrre una risonanza dinamica
che corregge ed elimina gli squilibri.

Tonalità. La tonalità è la velocità alla quale le onde sonore


vibrano. Più veloci vibrano le onde, più alta sarà la tonalità.
Varie sequenze di tonalità possono aiutarci nella
frantumazione di pattern di energia rigidi che limitano la nostra
crescita, salute e benessere. Tonalità specifiche colpiscono
specifici chakra, e questo è il principio applicato dalla terapia
attraverso l’uso di precisi accordatori. Ascoltare un brano
musicale composto nella tonalità associata al relativo chakra
può aiutare a bilanciarlo.

112
Timbro. Quando strumenti diversi suonano la stessa nota
sulla scala (per esempio 512 Hz, un Do sopra il Do centrale
del piano), la caratteristica del timbro fa si che ogni suono sia
riconosciuto come separato dall’altro. Un flauto, una tromba,
un corno francese, un sassofono soprano, una fisarmonica, un
oboe possono suonare la stessa nota, ma ogni suono sarà
differente dall’altro. Uno può suonare metallico, uno morbido,
uno soffice, uno aspro, uno legnoso ecc. Ognuna di queste
interpretazioni su come la nota suona interessa anche come
noi ci sentiamo sentendo quella particolare nota. Noi reagiamo
in maniera prevedibile a differenti timbri della stessa nota o
tono.

Intonazione. Quando cresciamo e ci sviluppiamo


impariamo a rispondere al suono della voce umana e
rispondiamo a questo suono in modi differenti da come
risponderemmo al suono di uno strumento musicale. La voce
umana ha una presenza e una tonalità che la separa da tutti i
suoni che ascoltiamo. E’ più personale, più immediata e
prende la nostra intera attenzione. A causa di questi fattori,
quando ascoltiamo la voce umana, noi rispondiamo su un altro
livello emozionale, diverso da quello dei toni musicali, anche se
questi suoni sono morbidi e armoniosi. Intonare con la voce
umana restaura la sequenza di vibrazione sia del corpo fisico
che delle sue energie secondarie così che la nostra essenza
spirituale può manifestarsi nella sua pienezza attraverso
l’ambiente fisico.

113
CAKRA, CHAKRA O CHAKRAS8

I centri fondamentali dell’Energia Vitale

Il termine Cakra, solitamente translitterato in Chakra,


proviene dal sanscrito e significa “ruota”, ma ha molte
accezioni tra le quali quella di “plesso” o vortice. È un termine
utilizzato nella filosofia e nella fisiologia tradizionali indiane.
Nella tradizione occidentale moderna tali chakra vengono
talvolta identificati con il nome di Centri di Forza o Sensi
Spirituali, che in medicina corrispondono alle ghiandole
endocrine.
I Chakra (dal sanscrito: “ruota”, “cerchio”, “movimento”)
sono, secondo la remota dottrina indiana dei Tantra, centri
sottili d’azione presenti nel corpo umano anche se non ne
siamo consapevoli, ed estremamente importanti perché
accumulano, elaborano e trasmettono l’energia vitale
universale, e cioè il Prana, o Chi, nell’individuo. Questi “vortici
d’energia” inducono stati psichici diversi, che la medicina
moderna spiega come cambiamenti biochimici prodotti
dall’attività delle ghiandole endocrine.
La visione che nel complesso organismo umano vi siano
una serie di ricettori e trasmettitori di energia è avvalorata
anche dalla scienza medica, che con parole differenti esprime
però delle basilari analogie. Sebbene i Chakra abbiano i loro
corrispettivi organici (plesso solare, plesso cardiaco etc..), non
possono però essere identificati con quest’ultimi, in quanto
appartengono a un livello sottile, “eterico” della realtà
fenomenica. In essi l’universo fisico e psichico dell’uomo si
intersecano, compenetrandosi a vicenda.
I testi antichi parlano di 88.000 Chakra: praticamente ogni
punto del corpo umano è in grado di captare modificare e
distribuire l’energia. Tali centri si addensano soprattutto nella
nuca, attorno alla milza, nella palma delle mani e nella pinta dei

8 Con brevi estratti da Wikipedia e da La Mappa dei Chakra e I suoni dei Chakra, il
risveglio dell'energia Ed. Red

114
piedi. Ma si tratta di centri minuscoli che nell’intero quadro
energetico hanno poca rilevanza. Sette invece sono i chakra
principali, che formano l’essenza del Kundalini Yoga, tutti
disposti lungo l’asse cerebrospinale, o Sushumna, il canale
fondamentale di energia. I primi sei sono all’interno del corpo,
mentre il settimo si trova all’esterno, sulla sommità del capo.
Grazie a specifici esercizi di meditazione, l’individuo può
riuscire a “svegliare” la forza spirituale Kundalini, dormiente in
forma di serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale,
nel primo chakra. Una volta attivata, Kundalini prende a salire,
attraversando uno dopo l’altro i chakra successivi, creando
stati sempre più particolari di consapevolezza, di beatitudine
(ananda) e facendogli acquisire poteri psichici. Riuscire a
entrare in contatto con questi centri, riconoscerne le qualità,
potenziarne le attività è fondamentale per ottenere un
equilibrio sempre più armonico. Per questo, i chakra vengono
chiamati anche centri di coscienza.
Secondo la tradizione tantrica, il corpo umano è attraversato
da tre fondamentali canali d’energia (nadi), che si trovano
lungo la colonna vertebrale: Sushumna, all’interno dell’asse
cerebrospinale, che funge da elemento equilibrante tra le altre
due “arterie” sottili, Ida (lunare, rinfrescante, calmante,
assimila il Prana attraverso la narice sinistra; corrisponde al
sistema nervoso parasimpatico, Pingala, (solare, piena di
calore, assimila il prana attraverso la narice destra),
corrispondente al sistema nervoso simpatico.
I chakra sono punti di forza umani, a volte associati a gangli
(granthi) o organi fisici, tra i quali si muoverebbe un’energia
variamente definita (prana, o in casi particolari kundalini o
avadhuti) e la loro conoscenza è trasmessa da molti sistemi di
yoga, nelle diverse tradizioni induiste, buddhiste e jainiste con
mappature diverse. Molte tradizioni concordano sul fatto che i
chakra agiscano come valvole energetiche.
Uno squilibrio a livello di un chakra determinerebbe uno
squilibrio d’energia nei determinati organi associati. Molte
moderne terapie naturali, soprattutto la Cristalloterapia ed il
Reiki, si basano sull’analisi dei chakra; la Riflessologia e

115
l’Aromaterapia lavorano sugli stessi meridiani e la meditazione
e visualizzazione basate sui colori, sarebbero strumenti
importanti per bilanciare i chakra.
Ciascuno dei chakra ha il proprio centro in una delle sette
ghiandole a secrezione interna del sistema endocrino corporeo
e ha la funzione di stimolare la produzione ormonale della
ghiandola.
Secondo il Vedanta, il corpo fisico e il corpo sottile (Suksma
Sarira: le emozioni, pensieri, percezioni, stati di coscienza)
formano un insieme. Questi due corpi sono collegati a livello
dei chakra, quindi agendo sul corpo fisico si produrrà un
effetto su quello sottile e viceversa.
I chakra vengono assimilati al Loto, questo perché benché
esso nasca da acque stagnanti e putrescenti, dà origine ad un
fiore bellissimo e candido. Proprio per tale peculiarità è
considerato un simbolo di purezza: nato dal fango ma non
macchiato da esso. Nella simbologia indiana le acque stagnanti
rappresentano l’indistinzione primordiale del caos e il loto che
da esse sorge rappresenta l’elevazione spirituale. Ogni “loto”,
ha un numero particolare di petali, un particolare Yantra
(mandala o forma geometrica archetipa), un mantra ed è
associato ad un elemento (tattva), ad un senso e ad un colore.
Gli esseri umani, la maggior parte degli animali ed alcune
piante avrebbero sette chakra principali o primari. Secondo
alcune tradizioni, ogni chakra assomiglierebbe ad un piccolo
vortice con la parte più stretta dell’imbuto orientata verso il
corpo ed ogni chakra (con l’eccezione di due) avrebbe due
metà o poli, una rivolta verso la parte anteriore e l’altra verso la
parte posteriore del corpo.
Il secondo gruppo per importanza è composto da chakra
minori che si troverebbero nei polpastrelli, al centro del palmo
delle mani, in alcune aree dei piedi, nella lingua o altrove. Il
terzo gruppo è composto da un numero praticamente
incalcolabile di chakra di dimensioni piccole e minuscole;
infatti, in ogni punto in cui si incontrano almeno due linee
energetiche, anche infinitesimali, si troverebbe un chakra.

116
I 7 CHAKRAS PRINCIPALI

I chakra sono punti (centri energetici, porte girevoli, centri


di forza) di connessione ai quali affluisce l’energia che scorre
dal corpo di un individuo a quello di un altro (e dall’universo
circostante). Tali porte sono in continua rotazione. Esistono
chakra di importanza maggiore o minore. I primi sono
deputati alla gestione delle funzioni più critiche dell’essere
umano, mentre i secondi regolano i bisogni di tipo secondario.
Dei dodici chakra orientati all’aspetto fisico, sette sono
localizzati all’interno del corpo umano. Noti da millenni a gran
parte delle civiltà orientali e latino-americane (Maya) tali centri
sono stati presi in considerazione da molti medici olistici
occidentali soltanto in tempi recenti.

Muladhara primo chakra


(centro basale, radice, liberazione)

E’ decisivo per la sopravvivenza degli individui, è connesso


con gli istinti primari degli esseri umani. Localizzato nell’area
genitale, riceve la propria struttura elementare dal nucleo
familiare. In base a essa il soggetto prenderà le proprie
decisioni riguardo ai propri diritti e alla propria volontà di
sopravvivenza. In questa sede sono anche registrate le
primissime esperienze dell’individuo, le quali danno luogo a
fenomeni di consapevolezza o di rimozione dei sentimenti
primitivi.

117
Collocazione: zona inferiore del bacino e area genitale,
gonadi
Colore: rosso, rosso corallo
Elementi raffigurativi: serpenti, draghi, fuoco sacro
Fonte di: passione, rabbia, terrore, gioia, energia di
sopravvivenza, energia materiale
Sede di: volontà di vivere
Parole chiave: consapevolezza
Frequenze di risonanza: 396, 99, 297, 261 Hz. DO/UT
Tipo di energia: Terra, è la sede della Kundalini, l’energia
terrena, materiale
Comunicazione fisica: dolore sofferenza, consapevolezza
fisica
Problemi: disfunzioni sessuali, malattie sistema nervoso,
problemi intestino retto, difficoltà riproduttive e circolatorie

Questo centro sottile dai 4 petali si chiama Mooladhara e si


situa sotto l’osso triangolare chiamato Sacro. Questo centro è il
solo ad essere posto fuori dalla colonna vertebrale e
corrisponde, a livello fisico, al plesso pelvico. Questo centro si
occupa degli organi genitali e delle attività sessuali. Le sue
funzioni fisiologiche sono tutte le forme di escrezione. Il senso
della castità è essenziale per la crescita in questo chakra.
L’adulterio, la pornografia, l’attenzione lussuriosa
danneggiano questo chakra. Se l’individuo perde il suo
equilibrio, la sua memoria e la sua saggezza cominciano a
mostrare segni di deterioramento, o persino disturbi mentali.
La sessualità non dovrebbe essere repressa. È un desiderio
normale. La saggezza risiede nel prendere coscienza
progressivamente degli stimoli esterni che riceviamo attraverso
questo canale, e, mano a mano, nel cercare di sublimare questa
energia per cominciare ad elevarla attraverso l’asse centrale dei
sette chakra, finché non sarà sufficientemente purificata per
essere trasmutata verso la nostra dimensione superiore. È un
processo lungo e complesso, ma è anche la base di un
insegnamento antichissimo che è il Tantra, il quale considera il
sesso come uno strumento di elevazione, il cui obiettivo è

118
l’”ineiaculazione”: arrestare la incosciente dispersione
energetica che avviene durante l’eiaculazione, a favore di una
canalizzazione cosciente di questa energia. È questo il mezzo
per arrivare al parossismo, “mille volte più intenso e cosciente
di un orgasmo”.
Il Mooladhara è una fonte di saggezza assoluta e
d’innocenza. Malgrado le leggi naturali, anche se danneggiato,
indebolito o malato, il potere del Mooladhara resta intatto e
può essere ristabilito attraverso il risveglio della Kundalini. Al
momento di questo risveglio, il Mooladhara protegge la
purezza e la castità della Kundalini, permettendole di passare
attraverso i 6 centri. Il Mooladhara chakra una volta risvegliato
distrugge le paure, ci dona la potenza del Dharma (il codice del
giusto comportamento), la padronanza delle tentazioni e delle
eccitazioni, la vittoria sugli spiriti che possiedono gli altri,
l’equilibrio, la saggezza, l’armonia, il senso interiore della giusta
direzione, l’innocenza, la fiducia e la purezza.
Ha come simbolo geometrico il triangolo con un vertice in
basso racchiuso in un quadrato, emblemi il primo dell’organo
sessuale femminile e il secondo dell’elemento Terra; in esso
dorme Kundalini. Il loto presenta quattro petali. Il suo Mantra-
seme è Lam, La divinità preposta a questa ruota è Brahma, la
sua energia vitale prende il nome di Savitri o sposa del
creatore.
La Terra è la Grande Madre da cui scaturisce ogni essere. Il
significato stesso del nome di questo chakra, d’altronde,
conferma il senso di «origine» che contraddistingue questo
primo livello energetico: Muladhara significa infatti «radice»
ovvero principio-energia capace di assicurare sviluppo e
nutrimento a ogni cosa. Il chakra della radice corrisponde agli
organi genitali (gonadi), simbologia che rappresenta per
eccellenza la fertilità e la nascita della vita. È di colore rosso ed
ha soltanto una metà o polo. È orientato verticalmente con
l’apertura dell’imbuto che indica verso la Terra. È il chakra da
cui la coscienza entra nel corpo fisico al momento della
nascita. La sua funzione principale è legata al corpo materiale,
all’istinto di sopravvivenza. Produce un senso di armonia fisica

119
e mentale in rapporto alla natura; è legato alla vitalità sessuale,
la capacità di adattamento al mondo e di sopravvivenza,
soddisfa i bisogni primordiali quali il cibo, l’acqua, l’aria, il
riparo. Poiché ha solo un polo, tende ad essere un po’ più
grande degli altri chakra. È il chakra con cui vengono assorbite
le energie della Terra e scaricate le tensioni eccedenti mediante
l’atto sessuale.

Svadhishthana secondo chakra


(centro sacrale, addome, cambiamento)

E’ il centro dei sentimenti e della creatività. E’ connesso


all’intestino, agli organi addominali e al sistema riproduttivo
femminile.

Collocazione: addome, vescica, ghiandole surrenali


Colore: arancione, giallo
Elementi raffigurativi: elementi e animali acquatici: pesci e
lucertole
Fonte di: sentimenti e energia creativa
Sede di: facoltà creative
Parole chiave: sentimento, creatività
Frequenze di risonanza: 417, 104.25, 330, 293 Hz. RE
Tipo di energia: Acqua, chi o Qi, energia vitale
Comunicazione fisica: pianto, grido, riso
Problemi: colite, appendicite, problemi di fertilità, renali,
disturbi ginecologici

120
Questo centro sottile dai 6 petali si chiama lo Swadisthan. Il
chakra dello Swadisthan gravita attorno al Nabhi, come un
satellite, delimitando così la regione del Void. È il solo chakra
ad essere mobile. È situato sotto il ventre al livello del plesso
aortico, alla base del canale destro, Pingala Nadi, che governa
le nostre azioni fisiche e mentali. È questo chakra che dà
all’individuo il suo potere di creatività, di pensiero astratto e il
suo senso dell’estetica. Grazie alle sue qualità, gli esseri umani
possono sviluppare il proprio stile di vita. La parte sinistra di
questo chakra è particolarmente sviluppata. È responsabile
della conoscenza pura, la conoscenza del Sé. La principale
funzione di questo centro è di metabolizzare le particelle di
grasso dell’addome per procurare dell’energia ai neuroni del
cervello che si affaticano a causa di eccessi di pianificazioni.
Pianificare troppo, troppi pensieri, il consumo di alcool, di
droghe, la dominazione, una vita orientata verso l’ego
esauriscono lo Swadisthan chakra, dove si trova il fegato, che è
la sede della nostra attenzione. Nel corpo fisico, lo Swadisthan
chakra controlla le funzioni dei reni, dei surrenali, della parte
inferiore del fegato, del pancreas, dell’utero e degli intestini.
Con il risveglio della Kundalini che apre questo centro, si
diviene realmente creativi, dinamici e spontanei.
Ha come simbolo geometrico la falce di luna racchiusa in
un cerchio, emblema dell’elemento Acqua; i petali del loto
sono sei. La divinità preposta è Varuna, la sua energia vitale o
Shakti è Sarasvati.
Le ghiandole endocrine associate a questo chakra sono le
ghiandole surrenali, adibite alla produzione di steroidei e
adrenalina. È di colore arancio, è bipolare ed è orientato
orizzontalmente. È fondamentalmente associato alla creatività
in tutte le sue forme e al raggiungimento dell’espressione di sè
tramite la creazione. È collegato al piacere fisico, alla gioia di
vivere, al desiderio, all’aggressività naturale. Come il chakra
della Radice, Svadhisthana è legato al mondo materiale. Un suo
cattivo funzionamento è causa di mancanza di voglia di fare e
continuo bisogno di ricorrere ad eccitanti e stimolanti.

121
Manipura terzo chakra
(plesso solare, nabhi, trasformazione, gemma lucente)

Noto come “centro del potere”, esso funziona da deposito


dei giudizi, delle opinioni e delle convinzioni del soggetto su di
sé e sul mondo. E’ il luogo dei processi decisionali.

Collocazione: plesso solare, pancreas, ombellico


Colore: giallo, verde
Elementi raffigurativi: elementi e animali: uccelli
Fonte di: potere personale, giudizi di sé e del prossimo
Sede di: autostima, potere
Parole chiave: potere, discriminazione
Frequenze di risonanza: 528, 132, 363, 329 Hz. MI
Tipo di energia: Fuoco, mentale, intellettuale
Comunicazione fisica: idee, pensieri, sapere
Problemi: disturbi di natura digestiva e metabolica,
confusione o pazzia, ghiandole surrenali, milza, fegato

Questo centro sottile dai 10 petali si chiama il Nabhi


(ombelico) e si trova nella regione del plesso solare . Il Nabhi è
il centro del benessere individuale e collettivo. Grazie alla forza
creativa del suo Swadisthan, l’uomo sviluppa i mezzi per
controllare le risorse naturali a proprio vantaggio e grazie a ciò
diventa prospero e ricco. Il denaro è importante per soddisfare
i desideri e bisogni essenziali, purché non diventi una priorità.
Non c’è niente di male ad essere ricchi ma il problema è di
essere ossessionati dal denaro. L’avarizia e l’accumulo di beni

122
impediscono la circolazione dei soldi; l’avarizia è l’espressione
di un cervello egoista e primitivo, che non conosce la verità sui
fondamenti della vita. La generosità è la principale corrente di
questo centro. Da un punto di vista fisico, questo centro si
occupa degli organi innervati dal plesso solare: lo stomaco, gli
intestini, il fegato e la vescicola biliare. La nostra attitudine
verso il cibo e il modo in cui mangiamo, colpiscono le
secrezioni digestive. Esso è bloccato o colpito da una cattiva
alimentazione come l’alcool o i cibi troppo grassi. Pensare
troppo all’alimentazione colpisce pure il Nabhi chakra. Il ritmo
biologico del corpo che è gestito dalla milza, fa anche parte
delle funzioni del Nabhi. Il Nabhi chakra è ugualmente colpito
dalla mancanza di rispetto per la propria moglie, dalle noie
domestiche o da uno stato di stress a casa. L’individuo diventa
vulnerabile alle malattie allergiche. Questo centro è
responsabile del benessere e dell’evoluzione della razza umana.
L’adesione cosciente alle leggi universali di condotta
(Dharma) è fondamentale per la sopravvivenza e la crescita
dell’uomo. Quando la Kundalini attraversa questo centro
risvegliandolo, il ricercatore diventa soddisfatto interiormente
e generoso.L’elemento di questo chakra è il fuoco ed è
chiamato così perché il fuoco che vi arde dentro lo fà
risplendere come un gioiello.questo chakra prende energia dal
fuoco e ha come carattere l’aggressività.
Ha come simbolo geometrico il triangolo equilatero,
emblema dell’elemento Fuoco.I petali del loto sono dieci. Il
Mantra-seme è Rang, la sua energia vitale è Bhadrakali.
Il chakra del Plesso Solare è situato nel pancreas. È di
colore giallo, è bipolare ed orientato orizzontalmente. Questo è
il chakra della forza di volontà individuale, del carisma e
dell’efficenza. Un suo funzionamento eccessivo provoca
incapacità di rimanere calmi, scoppi d’ira, iperattività, disturbi
di origine nervosa. Presiede le emozioni, corrisponde al potere
ed al controllo. Attraverso questo punto si gestisce l’emotività,
il desiderio di autoaffermarsi; è legato al potere e alla capacità
decisionale. La sua energia facilita l’assimilazione delle
esperienze, rivela gli obiettivi, permette l’uso positivo

123
dell’energia personale, infonde capacità decisionale, sicurezza e
autostima. Il funzionamento carente invece causa scarsa
energia, timidezza, bassa stima di sè, senso di inutilità.

Anahata quarto chakra


(centro del petto, non manifesto, connessione)

Il Cuore è considerato fin dall’alba dei tempi il centro del


corpo umano, la sede dell’energia divina. Alla nascita il
muscolo cardiaco è verde, indizio della capacità e dell’energia
di tipo lenitivo innate nell’essere umano. Nel corso
dell’adolescenza diventerebbe rosa, infine il cuore di un adulto
dovrebbe assumere la colorazione dorata, propria dell’amore
universale.

Collocazione: cuore, timo


Colore: verde, rosa, rosso rubino, giallo oro
Elementi raffigurativi: elementi terrestri e mammiferi
Fonte di: energia curativa, sogni personali
Sede di: compassione
Parole chiave: amore, guarigione
Frequenze di risonanza: 639, 159.75, 396, 349 Hz. FA
Tipo di energia: Aria, astrale
Comunicazione fisica: bisogni fisici ed emotivi
Problemi: malattie e disturbi cardiocircolatori, pressione
arteriosa, problemi polmonari (asma, allergie,ecc), disturbi del
sonno

124
Questo centro dai 12 petali si chiama Anahata e si situa al
livello del plesso cardiaco, dietro lo sterno, nell’asse del
midollo spinale. È lì che, fino all’età di 12 anni, sono prodotti
gli anticorpi e inviati nel nostro sistema sottile, aiutandoci a
lottare contro gli attacchi esterni al nostro corpo e psiche, e
proteggendoci da malattie e intrusioni nocive durante la nostra
vita. Quando il chakra del cuore non è sviluppato
correttamente o è bloccato, si soffre d’un importante
sentimento d’insicurezza. Il cuore è il punto centrale della
creazione e dunque tutti i chakras dipendono da lui. Potrebbe
essere paragonato a una stazione centrale dalla quale parte
un’energia verso le parti del corpo. Il cuore è la sede dello
Spirito, la fonte della forza onnipotente, manifestata in Shiva.
Dunque un chakra del cuore forte è la base di una
personalità sana e dinamica, piena di amore e compassione.
Questo centro sottile controlla la respirazione e il
funzionamento del cuore e dei polmoni. Con il risveglio della
kundalini che apre questo centro, si diventa una persona sicura
di sé e in Dio, responsabile e coraggiosa. Una persona così è
capace di amare l’intera umanità senza alcun interesse
personale ed è amata da tutti.

Il Anahata Cakra. Ha come simbolo geometrico il doppio


triangolo incrociato. I petali del loto sono dodici. Il Bija-
Mantra è Vam, la divinità è Isana e la sua energia vitale è
Bhuvanesvari.
Si trova al centro del petto, allo stesso livello del cuore
fisico e la ghiandola endocrina a cui è associato è il timo. È di
colore verde, è bipolare, è orientato orizzontalmente e il suo
elemento è l’Aria. Produce emozioni, come amore
incondizionato, empatia e comprensione verso gli altri,
sensibilità verso l’ambiente esterno, accettazione, pietà, bontà,
il dare ed il ricevere ed in generale il prendersi cura della vita
(umana, animale, vegetale). Un suo cattivo funzionamento è
causa di sentimenti quali timore, odio, avversione verso il
prossimo, tristezza, disprezzo.

125
Vishuddha quinto chakra
(centro della gola, purificazione, espressione)

E’ importante per l’espressione e per la protezione


personali. Tramite tale centro gli individui esprimono idee,
sentimenti, desideri, osservazioni. La sua parte frontale è nota
come “sede delle responsabilità”, poiché attraverso la stessa il
soggetto accoglie o scarta le opzioni offertegli dalla vita.

Collocazione: gola, tiroide, laringe


Colore: blu, azzurro
Parole chiave: comunicazione, espressione
Frequenze di risonanza: 741, 185.25, 429, 392 Hz. SOL
Tipo di energia: Etere
Comunicazione fisica: linguaggio, suono, canto,
comunicazione verbale
Problemi: malattie e disturbi della gola, mascella, tiroide,
laringe, tonsille, timo, l’incapacità di dire sì o no alle
opportunità offerte dalla vita

Questo centro dai 16 petali si chiama il Vishuddi; si situa al


livello della nuca, del plesso cervicale. Questo centro sottile è
responsabile del funzionamento del collo, della lingua, della
nuca, della bocca, delle orecchie, del naso, dei denti, del viso,
della pelle e delle braccia. Questi sono gli organi per mezzo dei
quali comunichiamo con gli altri. È attraverso il Vishuddi che
possiamo comunicare con tutte le Deità, poiché è la fonte dei
mantras che si cantano. Le qualità del Vishuddi sono il rispetto

126
di sé, la visione distaccata del mondo esteriore, l’amore verso
l’umanità, una relazione non possessiva nei confronti della
famiglia, delle relazioni e degli amici. Equilibrando ed
armonizzando questo chakra è possibile esprimere la gioia
dello Spirito. Così, l’umanità ha composto della musica e della
poesia alla gloria del Divino. Al livello fisiologico, controlla il
funzionamento della ghiandola tiroide. Il sentimento di
colpevolezza, il tabacco e dei comportamenti artificiali ed
egoisti bloccano questo centro sottile. Il miglior modo di
mantenere il Vishuddi in buono stato è di adottare un
comportamento umile e di integrare questo comportamento
all’insieme della personalità. Quando la kundalini attraversa
questo centro risvegliandolo, il ricercatore diventa autentico,
pieno di dolcezza e di rispetto comunicando con gli altri. Egli
non partecipa a discussioni e arguzie futili. Diviene
estremamente diplomatico nelle situazioni difficili, senza
pomparsi l’ego. Gli ingredienti della diplomazia divina sono
una voce dolce, del tatto per avvicinarsi alla gente con
considerazione, discernimento, compassione, generosità e
amore. Questo modo di fare da un carisma personale e rende
l’individuo magnetico. Tutto ciò che dice la persona va dritto
al cuore dell’individuo e anche delle masse.
Il Vishuddha Chakra o della “purificazione”. Ha come
simbolo geometrico il triangolo equilatero nel quale è inscritto
un cerchio, emblema dell’elemento Etere (Akasa). Il Mantra-
seme è Ham. La divinità preposta è Sadasiva e la sua energia
vitale è Sakini.
Il chakra della gola è situato nella tiroide. È di colore blu, è
bipolare ed è orientato orizzontalmente. È il chakra della
Creatività inteso come manifestazione verso l’esterno. Questo
chakra sovrintende la comunicazione, la capacità d’ascolto e di
parola, la sincerità. Produce capacità espressive e chiare
dell’intelletto, logiche ed espressioni personali. Il suo potere è
particolarmente evidente per quello che riguarda la
comunicazione, verbale e non, l’eloquenza e la capacità di
trasmettere le proprie idee in modo chiaro, preciso e
cristallino. Attivato, conferisce infatti il potere di esprimersi e

127
parlare in modo estremamente persuasivo e convincente. Gli
squilibri in questo chakra si manifesteranno come problemi
quali incomunicabilità, incapacità di trasmettere chiaramente
agli altri le proprie idee e sentimenti, incapacità di sfogare le
proprie tensioni psicologiche, stress e introversione. È
responsabile della comunicazione con il mondo Etereo (delle
creature extracorporee).

Ajna sesto chakra


(centro frontale, conoscenza, intuizione, percezione)

Detto “terzo occhio” è il centro visivo interno ed esterno


dell’essere umano. Associato alla ghiandola pituitaria, regola le
funzioni ormonali ed endocrine.

Collocazione: fronte, ghiandola pituitaria, ipofisi


Colore: porpora, bianco, indaco
Elementi raffigurativi: esseri umani spiritualizzati: santi,
guru, spiriti
Fonte di: discernimento
Sede di: facoltà visiva e immaginativa
Parole chiave: visione
Frequenze di risonanza: 852, 213, 462, 440 Hz. LA
Tipo di energia: Luce, cerebrale
Comunicazione fisica: sfrutta la capacità dell’individuo di
vedere, attrarre a sé
Problemi: malattie e disturbi ghiandolari o endocrini,
squilibri ormonali, problemi di crescita e sviluppo

128
Questo centro sottile dai 2 petali è l’Agnya chakra che si
situa al centro della fronte. Questo punto è conosciuto anche
come il terzo occhio di Shiva. Nel corpo fisico è rappresentato
dall’incrocio dei 2 nervi ottici nel nostro cervello (il chiasmo
ottico). Questo centro controlla il funzionamento delle 2
ghiandole pituitaria e pineale, che si manifestano all’interno di
noi come il nostro ego e superego. Poiché questo centro sottile
controlla i nostri occhi, un impegno visuale eccessivo (come il
cinema, la televisione, il computer o la lettura) può rovinare
questo chakra, così come tutti i cattivi pensieri. Per pulire
l’Agnya chakra bisogna purificare il nostro sguardo. La collera
repressa e il rifiuto a perdonare, delle false nozioni su Dio, un
ego gonfiato, frequentare persone dall’influenza nefasta,
bloccano questo chakra. Pensare e pianificare troppo gonfiano
troppo il nostro ego; fare delle proiezioni eccessive verso il
futuro blocca questo chakra. L’Agnya chakra dà la possibilità
agli esseri umani di perdonare e essere perdonati, affinché
possano pulirsi da sé dai loro peccati e dai loro karmas passati.
Perdonando a sè stessi e agli altri si permette l’apertura di
questo chakra attraverso il risveglio della kundalini.
Ajna è gerarchicamente uno fra i più elevati dei chakra; in
questa ruota è anche contenuto il Manas; sui petali del loto vi
sono le lettere Ham e Ksam; esso contiene la rappresentazione
della sacra sillaba Om, sintesi di tutti i Mantra. La divinità
preposta è Shambhu e la sua Shakti è Siddha-Kali.
È anche conosciuto in occidente come “Terzo Occhio” ed
è situato nello spazio tra le sopracciglia: la sua ghiandola a cui è
associato è l’ipofisi. È di colore indaco, è bipolare ed è
orientato orizzontalmente. Influenza il mesencefalo, dove
vengono assorbiti tutti gli stimoli nervosi per potere essere
inviati a tutte le altre parti del cervello (per cui il mesencefalo
dà energia a tutta la regione del capo). È il chakra che presiede
la visione interiore o extrasensoriale. Esercita lo sviluppo della
capacità di concentrazione; la sua attivazione mediante
meditazione permette l’utilizzo del sesto senso e la capacità di
manifestare le percezioni extrasensoriali, stati mistici,
proiezione mentale, e di viaggiare nel Piano astrale. Produce il

129
controllo della coscienza e delle reazioni fisiche, purificazione
e trasformazione dei pensieri in forme di giudizio più raccolto,
con la graduale diminuzione delle percezioni sensoriali. Gli
squilibri qui si manifesteranno attraverso incubi, fenomeni
psichici incontrollati o sgradevoli, mancanza completa di sogni,
allucinazioni, confusione mentale. È responsabile della
percezione “visiva” dell’aura.

Sahasrara settimo chakra


(centro coronale, mille petali)

Associato all’epifisi, alla corteccia cerebrale regola molte


funzioni corporee e extracorporee. Centro psichico del sapere
superiore, riceve le energie spirituali indispensabili per attivare
lo scopo personale. E’ il centro della divinità umana.

Collocazione: corona (fontanella), ghiandola pineale


Colore: bianco, viola, arcobaleno
Elementi raffigurativi: entità spirituali: angeli, potenze
supreme
Fonte di: consapevolezza divina
Sede di: appartenenza dell’individuo al tutto
Parole chiave: Vibrazioni, divinità
Frequenze di risonanza: 963, 240, 495, 493 Hz. SI
Tipo di energia: eterica, forma materializzata di energia
spirituale che scaturisce dall’universo
Problemi: malattie e disturbi sistema immunitario,
neoplasie, problemi ossei, disturbi collegati all’epifisi,

130
schizofrenia, depressioni, cefalee, dissociazione psichica,
squilibri di qualsiasi genere.

Questo centro sottile dai 1000 petali, conosciuto con il


nome di Sahasrara, è il chakra più importante di tutti. È situato
nell’area limbica del nostro cervello. Il chakra del Sahasrara è
costituito dalla riunione dei 6 chakras: si tratta di uno spazio
incavo, sui bordi del quale si trovano i 1000 nervi. Si possono
vedere tutti questi nervi lungo il lobo limbico: se si seziona il
cervello trasversalmente, assomigliano a dei petali. Prima della
realizzazione del Sé questo centro è chiuso dai 2 palloni del
nostro ego e superego. Assomiglia ad un fiore di loto chiuso.
Quando è illuminato dal risveglio della kundalini che lo
raggiunge, si vede il Sahasrara che assomiglia a un fascio di
fiamme dai 7 colori. Un loto aperto dai 1000 petali. Ma questi
colori si integrano creando infine una fiamma di colore
cristallo chiaro. Questa è l’attualizzazione dell’Unione
(realizzazione del Sé) con il Potere Divino onnipervadente, che
ci permette di sentire le vibrazioni fresche. È l’integrazione, la
libertà assoluta, la gioia dello Spirito e la serenità.
È anche chiamato Chakra della Corona, ha nel suo cuore un
loto più piccolo a dodici petali in cui è inscritto il triangolo
chiamato Kamakala, che simbolicamente raffigura la sede della
Shakti Suprema, cioè la Forza Cosmica non individualizzata.
Nei mille petali del loto sono contenute tutte le lettere
dell’alfabeto sanscrito.
Il chakra della corona trova posto nella ghiandola pineale,
ed ha un solo polo. È di colore viola ed è orientato
verticalmente con il relativo imbuto che indica verso il cielo. È
il chakra che presiede il contatto con la Conoscenza Divina,
governa la corteccia cerebrale e la presa di coscienza. Esso
determina l’apertura e la dilatazione della coscienza con lo
sviluppo dell’intelletto. Le sue funzioni principali sono relative
alla conoscenza superiore, alla medianità, al contatto con il
Divino. Al Sahasrara Chakra appartengono tutte le questioni
relative alla “Illuminazione”, vale a dire la relazione tra la
coscienza dell’individuo e quella dell’universo. L’apertura o la

131
creazione del Settimo Chakra porta a uno stato di contatto e
comunione con la forza creatrice dell’universo, uno stato di
purificazione, appagamento spirituale, totale libertà dalle
limitazioni dei nostri istinti bassi e grossolani: si tratta, è
evidente, di stati dell’essere che sfuggono alle possibilità
descrittive della razionalità e che possono essere compresi (nel
senso di “presi all’interno di noi”, vale a dire assimilati e non
semplicemente capiti) soltanto attraverso l’esperienza diretta.
L’apertura di questo chakra coincide con il Bodhi.

LA CIMATICA DI CHALDNI E JENNY9

Il termine Cimatica deriva dal greco “Kyma”, cioè onda. “In


principio era il Verbo” e in sanscrito “Nada Brahama”. “Il
mondo è suono”. La Cimatica è una scienza antica come il
mondo, se ne parla già nelle scritture vediche. Tutta la
creazione è una sinfonia di suoni, di vibrazioni, in cui le singole
parti si inseriscono attratte dalla risonanza con i suoni simili.
La Cimatica è una scienza che studia le forme prodotte dalle
onde ossia dalle frequenze che possono essere sonore,
elettromagnetiche ecc.

Geometrie e figure sonore

9 con testi di Carla Fleischli Caporale - www.evoluzioni.info

132
Geometrie e figure sonore

Nel XVII secolo il fisico e musicista tedesco Ernst Florenz


Friedrich Chaldni pubblicò “Entdeckungen ùber die Theorie
des Klanges” (Scoperte sulla teoria dei suoni). In questa ed
altre opere all’avanguardia Chladni, nato nel 1756 (lo stesso
anno di Mozart) e morto nel 1829, pose le fondamenta di
quella disciplina della fisica che avrebbe poi assunto la
denominazione di acustica, la scienza del suono.

Uno dei successi di Chladni fu quello di escogitare un


metodo per rendere visibile quello che le onde sonore
generano. Egli provò a far vibrare un arco da violino su una
sottile lamina di metallo su cui distribuì una piccola quantità di
sabbia: facendo scorrere l’archetto scoprì che la sabbia si
separava andando a formare meravigliose forme simmetriche.
Con questo esperimento dimostrò che il suono influisce
davvero sulla materia fisica e diede inizio a una nuova scienza,
la cimatica, cioè lo studio degli effetti delle onde sonore sulla
materia fisica.

133
Figure di Chladni

Due secoli dopo un altro scienziato e fisico svizzero, il dr.


Hans Jenny, morto nel 1972 e pressoché sconosciuto nelle
nostre università, trascorse tutta la vita a sperimentare la
capacità del suono di creare forme, scattando numerose
fotografie. Per condurre questi esperimenti si avvalse di svariati
dispositivi: oscillatori sonori, microfoni, sofisticate
apparecchiature fotografiche, registrazioni di musica classica e
di voci parlate. Osservò che le forme e le figure che si
producevano sulla sabbia, limatura di ferro, acqua e altro,
quando sono soggette a vibrazioni sonore, avevano una certa
prevedibilità. Il dr. Jenny dimostrò che le vibrazioni
producevano forme geometriche, sfere, cristalli e anche spirali
a forma di galassie. Facendo vibrare vari materiali, tra cui
acqua, olio e grafite, in essi compaiono delle forme con
struttura tridimensionale che variano con il variare delle
frequenze e della loro intesità. Ogni figura è semplicemente la
forma visibile di una forza invisibile. Ogni forma contiene le
informazioni delle vibrazioni che l’hanno generata ed è
ipotizzabile che le ritrasmetta su armoniche maggiori. Jenny

134
dimostrò che la musica produceva una struttura simile a quella
di un tessuto: il suono crea la forma. Su questa base riteneva
che la chiave per guarire il corpo si potesse trovare nella
comprensione di come la frequenza sonora agisca sulle cellule
e sulle strutture del corpo. Hans Jenny notò che determinati
suoni corrispondono sempre alle stesse figure, inoltre, scoprì
che acclamando i suoni di antichi linguaggi come il sanscrito o
l’ebraico, le figure che si producevano, disegnavano il simbolo
alfabetico che si pronunziava. Nei suoi esperimenti realizzò
tanto le figure di Chladni quanto quelle di Lissajous. Scoprì
inoltre che se faceva vibrare una lastra secondo frequenza e
ampiezza specifiche - vibrazione - sul materiale della lastra
comparivano le forme e gli schemi di movimento caratteristici
di quella vibrazione. Se modificava la frequenza o l’ampiezza,
variavano anche lo sviluppo e lo schema. Scopri che se
aumentava la frequenza, altrettanto accadeva alla complessità
degli schemi; il numero degli elementi diventava maggiore. Se,
d’altro canto, aumentava l’ampiezza, i movimenti diventavano
ancor più rapidi e tumultuosi e potevano persino creare piccole
eruzioni dove il materiale effettivo veniva scagliato in aria. Le
forme, le figure e gli schemi di movimento che comparivano si
dimostrarono essere principalmente una funzione della
frequenza, dell’ampiezza e delle caratteristiche inerenti ai vari
materiali. Un’altra scoperta interessante rilevava che i disegni,
che altrimenti si formavano, ricordavano le strutture cellulari
degli organi viventi.

Figure di Chladni nell’acqua

135
Jenny si convinse che la vita è il risultato delle vibrazioni
specifiche di ogni cellula - in altre parole, ogni cellula ha il suo
suono, la sua nota. Nel capitolo conclusivo di “Cymatics”,
Jenny riunisce questi fenomeni in un’unità suddivisa in tre
parti. Il potere generativo fondamentale risiede nella
vibrazione che, con la sua periodicità, sostiene i fenomeni e i
loro due poli. Ad un polo abbiamo la forma, lo schema
figurativo; in corrispondenza dell’altro polo troviamo il
movimento, il processo dinamico. Secondo Jenny questi tre
campi - vibrazione e periodicità come campo di fondo, e
forma e movimento come i due poli - costituiscono un
indivisibile insieme, anche se talvolta uno di essi può avere il
predominio.
Nel corso delle sue ricerche con il fonoscopio notò che
quando venivano pronunciate le vocali delle antiche lingue
fenicio-ebraica e sanscrita, la sabbia assumeva la forma dei
simboli grafici delle vocali stesse mentre le nostre lingue
moderne non producevano un analogo risultato! Come è
possibile questo? Gli antichi ne erano a conoscenza? Ci sono
connessioni con le “lingue sacre”? Hanno forse la facoltà di
influenzare e trasformare la realtà fisica, di creare oggetti
tramite il loro insito potere?

Con lo studio della Cimatica si ha la prova che la vibrazione,


il suono, influenza la materia. Essa dimostra in modo
inequivocabile il rapporto tra forma e frequenza, rapporto che
è alla base di tutto ciò che esiste. Il suono genera le forme, le
recenti esperienze sul movimento ondulatorio confermano un
nesso tra onde, sostanza e forma, riguardante anche tutti gli
organismi. Tutti gli studi e gli esperimenti condotti con
l’utilizzo di frequenze d’onda confermano studi ed esperienze
che risalgono ad antiche civiltà secondo le quali ogni suono,
quindi ogni onda vibratoria è in collegamento con una forma
nello spazio, da essa generata e tenuta in vita e in movimento.
Dalla stessa consapevolezza nasce quella famosa asserzione
di Pitagora per cui la geometria è “musica cristallizzata”.
Studiosi ci hanno mostrato forme molteplici, alcune

136
geometriche, da noi conosciute come simboli, croci, stelle,
ecc., sono prodotte da vari tipi di vibrazione. Per cui, se ogni
suono, onda, movimento, pensiero, sentimento, creano forme,
anche noi di conseguenza stiamo continuamente creando
forme, perché abbiamo la stessa natura vibratoria.

L’idea di una forma generata da un campo vibrazionale e


che risuona potrebbe sembrare irrazionale. Ogni figura è
invece la forma visibile di una energia invisibile ed ogni forma
contiene le informazioni sulle vibrazioni che l’ha generata.
Immaginate che qualcuno mescoli la sabbia sul piatto e cancelli
la forma. Nel giro di pochi secondi, la stessa forma ricompare.

Com’è possibile spiegare questo? Solo ammettendo che il


suono ha delle proprietà particolari di modulare e modellare
l’energia, cioè la materia! Il Verbo è l’azione del suono.

Nel corso di alcune sperimentazioni venne posta della


sabbia sopra una membrana sensibile alle vibrazioni (disco di
Chladni) e venne fatto produrre il canto dell’OM ad una
persona: il risultato fu che la sabbia si dispose secondo delle
linee di forza fino a formare un disegno circolare con tutta una
serie di triangoli convergenti verso il centro. E’ normale che il
suono produca delle forme visive, ma il dato interessante in
questo caso, è che il disegno prodotto corrispondeva ad uno
Yantra, cioè ad un disegno rituale della cultura vedica. Lo
Yantra ha la stessa funzione del Mantra sul piano visivo. Ma
questo Yantra non era uno qualunque, bensì il cosiddetto Sri
Yantra, che è da sempre considerato la rappresentazione
visuale del suono OM, rivelatrice della perfetta armonia
attraverso la perfetta geometria dei suoi triangoli convergenti.

137
Maha Sri Yantra

LE VIBRAZIONI DEL CREATO

Anche la terra è un risonatore, come l’aria e l’acqua. Ogni


suono generato sulla terra potenzialmente può risonare
attraverso e attorno ad essa: ogni nota, ogni grido, ogni gemito,
ogni urlo o canto d’amore, tutti i mormorii dei nostri pensieri,
buoni o cattivi che siano. I nostri sensi generalmente non sono
in grado di percepire la risonanza di questi “rumori”, ma noi
ne siamo comunque influenzati ad altri livelli.
Il corpo umano è composto dal 75% di acqua, quindi è in
grado di risonare e trasmettere suoni. Nell’acqua il suono si
propaga cinque volte più velocemente e con più forza che
nell’aria. È stato calcolato che il nostro corpo, nella sua
globalità, vibra con una sua frequenza fondamentale che va dai
7,8 agli 8 cicli al secondo, quando è nel suo stato più naturale e
rilassato. Il pianeta Terra vibra alla stessa frequenza
fondamentale di circa 8 cicli il secondo (la cosiddetta risonanza
Schumann). Il sistema nervoso di tutte le forme di vita è
sintonizzato su tale frequenza Le onde del cervello quando

138
sono in alpha, cioè in quello stato di serena vigilanza che si
acquisisce nella meditazione e attraverso la pratica costante di
tale disciplina, sono intorno agli 8 cicli al secondo.
Il sistema nervoso centrale trasforma olograficamente la
complessa forma d’onda dell’Universo e la converte in onde
sinusoidali che vengono congelate sottoforma di ologrammi
neurali di persone, luoghi, cose, tempi ed eventi. In base allo
stato di coscienza questi ologrammi neurali perdono o
acquistano realtà rispetto ad altri. Difatti, nello stato ad alta
coerenza theta e delta il cervello elabora nuovi ologrammi di
ordine superiore e non percepibili come entità reali dallo stato
di consapevolezza ordinario. Anche lo stato di coscienza è
associato al modello d’onda, in particolar modo alle cosiddette
onde cerebrali. Paradossalmente, più l’onda cerebrale è lunga,
ma con maggiore intensità, più l’elaborazione neurale riesce a
convertire le informazioni ad alta frequenza di onde corte
dell’Universo. A quanto pare l’ “effetto osservatore”,
enunciato da Heisenberg e dalla fisica quantistica, dove la
semplice presenza (coscienza) dell’osservatore influenza la cosa
osservata, è connesso proprio all’onda fotonica (elettrodebole)
generata dalle onde cerebrali dell’osservatore. Più le onde
saranno coerenti e sincronizzate, più lo stato di coscienza sarà
di livello superiore, risultandone un’osservazione più profonda
e influenzando in maniera più marcata la materia e la realtà
soggiacente.
Se osservassimo due creste d’onda nello stagno, nel
momento in cui si sovrappongono perfettamente (massima
coerenza e sincronizzazione), l’effetto generato sarebbe di
innalzare l’altezza dell’acqua. Ora immaginiamo che la
superficie dello stagno fosse il nostro continuum spazio-tempo
e le onde fossero “onde pilota” di pensiero. Quando due
creste, o due ventri, sincronizzati di onde cerebrali si
sovrapponessero l’effetto nel tessuto spazio-tempo sarebbe di
innalzamento dell’altezza della superficie “acqua”. Ossia si
genererebbe un effetto d’antimateria (antigravitazionale -
percepito sensorialmente come smaterializzazione o
materializzazione di persone, luoghi, cose, tempi ed eventi) dal

139
pozzo gravitazionale della nostra realtà consensuale che
chiamiamo spazio-tempo.
In antitesi, un’onda cerebrale decoerente e desincronizzata
(come nello stato di veglia ordinario beta) genererebbe nel
tessuto spaziotempo un appiattimento dell’altezza dell’acqua.
Ovvero persone, luoghi, cose, tempi ed eventi resterebbero
immutati. Da qui si evince che l’interferenza d’onda, che
permette di modificare la nostra realtà, è proporzionale alla
coerenza e sincronizzazione delle onde cerebrali. Un cervello
ad alta coerenza ci permette di esperire stati di coscienza in
grado di avere esperienze extra-sensoriali. Fin quando la
scienza sarà in mano alla “dittatura” del beta non ci sarà alcun
reale progresso, in quanto lo stato beta è troppo
desincronizzato ed incoerente per osservare la natura olistica e
olografica dell’Universo. L’universo, in ultima analisi, non è
altro che un “manufatto” della Mente e non viceversa come
propaganda invece la scienza moderna positivistica.
Nelle tradizioni di antica saggezza da millenni vengono
usate tecniche per immergersi nelle profondità dello stagno per
esplorare nuove dimensioni fino al Punto d’Origine, il
cosiddetto “Punto Zero”. Quando in queste tradizioni si
accenna alla “mente analogica” e alla focalizzazione,
implicitamente si sta parlando di predisporre elettricamente il
nostro cervello ad operare ad una maggiore coerenza
quantistica con cui osservare lo spettro della radiazione
elettromagnetica e che fisiologicamente appare come un
abbassamento della frequenza, ma con una maggiore intensità
(voltaggio). A molti praticanti riesce più facile una tecnica
rispetto ad un’altra per abbassare queste frequenze, ma per
entrare in “mente analogica” bisogna varcare una determinata
soglia che è data dalla frequenza degli 8 Hertz. Sotto gli 8 Hz
entriamo nello stato theta, stato in cui operano tutti i veri
sensitivi, fino ad arrivare allo stato delta. Il cervello, per
operare con le percezioni extra-sensoriali, ha bisogno di
computare la forma d’onda dell’Universo al di sotto delle
frequenze degli 8 Hertz. Come indurre allora il nostro cervello
ad immergersi nelle onde theta? Usando impeccabilmente le

140
discipline adeguate! Ci è stato detto molte volte di come
l’ambiente sia importante per rendere più efficaci le discipline.
Ma spesso passa in secondo piano come sia importante
rispettare il corpo e il nostro computer quantistico chiamato
cervello. Un sonno regolare, la protezione dall’elettrosmog
urbano e dai campi elettromagnetici dannosi per le ghiandole
endocrine e nutrirsi di alimenti naturali fanno parte della
disciplina che va praticata 24 ore su 2410.

Esistono poi vari “coadiuvanti” che possono aiutare ad


entrare in stati particolari cerebrali e quindi di coscienza.
Alcune discipline utilizzano tecniche di respirazione come il
Pranayama, tecniche posturali come le Asana, tecniche di
meditazione con Mantra ed altre più o meno moderne.

La moderna ed avanzata ricerca scientifica in ambito


sonoro-vibrazionale conferma quanto sia importante il suono
nell’induzione di stati cerebrali particolari. Le moderne
tecnologie elettroniche ed informatiche permettono oggi di
elaborare e modulare segnali audio in maniera molto precisa,
tali da produrre delle induzioni cerebrali infrasoniche
(subliminali) tramite battimenti binaurali e monoaurali. Questi
battimenti inducono le tipiche frequenze cerebrali per effetto
della risonanza. Essi possono essere generati anche con
strumenti acustici come le campane tibetane o quelle di
cristallo, ma in questo caso non è possibile effettuare una
regolazione molto precisa di alcuni parametri del suono come
la frequenza, la fase del segnale e le varie modulazioni.

10 vedasi Onde e Mudra di Riccardo Tristano Tuis

141
Emisferi cerebrali

IL RITMO BIAURICOLARE O BINAURALE

Le onde cerebrali hanno una frequenza che l’orecchio


umano non coglie. Ma, l’avvento dell’elettronica e
dell’informatica applicata al settore musicale ha dato la
possibilità di utilizzare tali frequenze, veicolandole attraverso
onde sonore.
Viene usata una particolare tecnica, chiamata ritmo
biauricolare, che opera in questo modo: se l’orecchio sinistro
viene stimolato con un suono portante alla frequenza,
poniamo, di 500 Hz e l’orecchio destro con uno a 510 Hz, la
differenza di 10 Hz viene percepita dal cervello (e solo dal
cervello, perché è una frequenza che sta al di fuori dello
spettro sonoro).

142
Il cervello è così stimolato ad entrare in risonanza con il
“ritmo biauricolare” di 10 Hz (onde alfa) e, di conseguenza,
con l’attività corrispondente: rilassamento, calma, tranquillità.

Binaural beat - Battimento binaurale o biauricolare

In figura potete vedere l’analisi in frequenza di un


battimento binaurale di 30 Hz (infrasuono) generato da due
frequenze diverse (differenza di frequenza) per il canale
sinistro (424 Hz – blu/scuro) e canale destro (454 Hz –
rosso/chiaro) a 0 dB.

143
144
LE SOGLIE DI PERCEZIONE DI
NORMA DIXON11

Per quantificare l’energia di uno stimolo in rapporto ad altri,


immaginiamolo percorrere una linea continua (vedi figura)
partendo da un’estremità dove non ha alcuna energia e quindi
non viene percepito, fino ad arrivare all’altra, dove l’energia è
molto intensa, a un punto tale che qualunque individuo ne ha
immediata percezione.
Secondo gli studi dell’inglese N.F. Dixon, esistono tre
soglie critiche lungo questa linea continua, oltrepassando le
quali la percezione e la reazione di un soggetto di fronte allo
stimolo si modificano: la soglia di percezione cosciente, la
soglia assoluta di percezione cosciente e la soglia fisiologica.

LA SOGLIA DI PERCEZIONE COSCIENTE

Al di sopra della soglia di percezione cosciente lo stimolo è


molto forte, quindi il soggetto è perfettamente conscio della
sua presenza. Egli lo percepisce chiaramente e può reagire di
conseguenza. Questo è ciò che, nella nostra vita quotidiana,
consideriamo il modo di percezione abituale. Per sua natura
questa soglia può variare da un individuo all’altro o da un
momento all’altro nello stesso soggetto. Essa dipende da un
diverso grado di attenzione, che può essere influenzata dalla
stanchezza, dall’età, dalla sensibilità dei diversi organi sensoriali
o dalla presenza simultanea di altri stimoli.
11 Dixon Norman Frank, Subliminal perception the nature of a controversy

145
Sopra la soglia di percezione cosciente, lo stimolo possiede
sufficiente energia per provocare nello stesso tempo sia la
risposta che la relativa rappresentazione cosciente. In questo
caso l’individuo, consapevole dello stimolo, interviene
facilmente reagendo per mezzo dei suoi processi intellettuali
coscienti e quindi della sua volontà, cosa non possibile nel caso
di percezione subliminale.
La risposta dell’individuo può dunque essere
completamente differente a seconda che lo stimolo lo
raggiunga a livello subliminale (precosciente) o superliminale
(cosciente).

LA SOGLIA ASSOLUTA DI PERCEZIONE


COSCIENTE

Sopra questa soglia, ma sotto la soglia di percezione


cosciente, sono situati gli stimoli troppo deboli per essere
percepiti coscientemente.
Pur non essendo abbastanza forti perché il soggetto le
percepisca spontaneamente, essi hanno comunque un’intensità
sufficiente per farsi riconoscere nel momento in cui
l’attenzione viene spostata su di essi. Chi di noi non ha una
sveglia sul comodino di cui non percepisce più il ticchettio, se
non nel momento in cui volontariamente vi pone l’attenzione?
Dixon definisce la soglia assoluta di coscienza come il più
debole livello d’energia entro il quale un individuo può sentire
o vedere uno stimolo.

LA SOGLIA FISIOLOGICA

Al di sopra di quella che è definita la soglia fisiologica, ma


sotto il livello assoluto di percezione cosciente, si trovano gli
stimoli di intensità troppo debole per essere recepiti dalla
146
coscienza, sia volontariamente che involontariamente. Per
contro, questi stessi stimoli possono comunque portare a una
risposta sensoriale o neuronale responsabile di un effetto
fisiologico o di una modificazione osservabile del
comportamento. Per fare un esempio, relativamente frequente,
si può citare la percezione incosciente di una musica che in
effetti non è udibile; ma che raggiunge la coscienza sotto
forma di canticchiare spontaneo, non intenzionalmente voluto.

Gli stimoli la cui intensità è talmente debole da non


produrre nessuna reazione sensoriale si considerano sotto la
soglia fisiologica, là dove qualsiasi tipo di percezione è
completamente assente. Questa è la zona del “grande
silenzio”, alla cui soglia l’uomo si è sempre fermato.

Sotto la soglia fisiologica lo stimolo non può avere nessuna


risposta.

Sopra la soglia fisiologica ma sotto la soglia di percezione


cosciente, lo stimolo possiede sufficiente energia per essere
captato dagli organi di senso e produrre una risposta, ma
questa energia è comunque insufficiente per raggiungere la
coscienza. E’ questa la zona di “percezione subliminale” in
senso lato.

Quello che importa rilevare qui è la capacità dello stimolo di


evocare una risposta, senza essere peraltro diventato cosciente;
risposta sulla quale però l’individuo difficilmente potrà
intervenire per mezzo dei suoi processi intellettuali coscienti.

147
Soglie di Dixon, Subliminal perception the nature of a controversy)

148
IL PROGETTO E LA TECNICA
“HRM”

Marco Stefanelli (Amadeux) in studio

HRM: HARMONIC RESONANCE


MODULATION©

Il progetto della tecnica denominata “HRM” è un nostro


metodo sperimentale di generazione e parametrizzazione del
suono integrato con un protocollo evolutivo che permette di
realizzare, configurare, modulare e miscelare varie sonorità e
pulsazioni sonore in base a modelli, proporzioni e rapporti
armonici relativi ai parametri fondamentali della Natura e
dell’Antica Saggezza umana in sinergia con le più moderne
tecnologie e conoscenze in materia.
Già nel Gandharva Veda furono riuniti un gran numero di
testi che si riferivano alla metafisica e alla fisica del suono, alla

149
semantica e al simbolismo musicale, alla storia e alla teoria
della musica, e inoltre ad applicazioni artistiche, magiche e
terapeutiche dei fenomeni sonori.
Anche la dottrina musicale pitagorica dell’antica Grecia era
basata sul numero, fondamento di ogni forma di vita e di
pensiero. Si riteneva, infatti, che la conoscenza e la
comprensione delle leggi della Natura fossero legate ai numeri
e alle note musicali e che la funzione dell’udito fosse quella di
interpretare il Cosmo attraverso suoni e brani musicali basati
su relazioni e proporzioni numeriche.

Il Cosmo è costruito secondo leggi e proporzioni


armoniche.

Questa concezione della Musica e dell’Universo è una delle


basi fondamentali della tecnica “HRM”.

La vita organica è basata su vari ritmi e bioritmi: la


respirazione, le pulsazioni, i ritmi sottili vibratori delle cellule,
delle molecole e degli atomi. Per questo i ritmi musicali e
sonori hanno una potente influenza su quelli organici e
psichici, stimolandoli, calmandoli, armonizzandoli ma anche
creando discordanze e disarmonie.
Tutte le cose che vibrano sono sensibili tra di loro, quindi
potremmo dire che il suono è l’anello di congiunzione tra tutti
i fenomeni. Come le corde di una chitarra che vengono
pizzicate vibrano e fanno vibrare la cassa armonica o le corde
di un altro strumento, così pure tutte le cose si influenzano a
vicenda mediante la legge sottile dello scambio vibratorio.
Siccome il corpo si comporta come un diapason messo
vicino ad un altro diapason accade che i corpi e i loro
componenti entrano in risonanza simpatica o simpatetica e si
mettono a vibrare alla stessa frequenza. Il corpo in stato di
riposo per esempio vibra ad una frequenza intorno agli 8 cicli
al secondo, che è anche la frequenza delle onde cerebrali
“Alpha”, prodotte dal cervello in stato di rilassamento, come
non a caso la frequenza fondamentale della vibrazione terrestre

150
è la medesima. E’ un tentativo perenne del corpo di aderire per
mezzo del suono all’ordine e all’equilibrio dell’ambiente in cui
vive.
Il corpo umano è un sistema concepito per vibrare, infatti
udiamo, captiamo, percepiamo, inglobiamo non solamente
attraverso le orecchie e il sistema neuro-cerebrale ma anche
per mezzo di un insieme di recettori sparsi un po’ dovunque
sul corpo ed il corpo al suono risponde con un altro suono,
una vibrazione simpatetica.
Infatti, il corpo stesso è uno strumento che emette
vibrazioni e suoni propri. Alcuni come i ritmi del respiro e del
battito cardiaco sono udibili, ma la maggior parte di essi non
sono udibili. Se disponessimo di un apparato uditivo adatto
potremmo persino “sentire” la nostra armonia personale. Il
corpo e la psiche ricevono suoni e musica, li trasformano
interiormente in emozioni e “rispondono” con vibrazioni
proprie, con una musica propria, così come ci insegna il Nada
Yoga, lo yoga del suono.

La musica è anche un mezzo per intrattenere i giusti


rapporti con la Natura, è utile per conservare la coesione di un
gruppo, per mantenere l’equilibrio psicofisico di ciascun
membro della comunità e l’unione tra il corpo e lo spirito.
Fare o ascoltare musica non è un semplice passatempo,
bensì un atto di comunione (Yoga) tra le forze dell’Universo
che influenzano lo stato fisico, psichico, morale e di coscienza
dell’essere umano.
Da qui nasce l’esigenza di ritornare alla fonte, a Shabda
Brahma, il Suono Creatore, con l’aiuto del Nada Yoga. Il
principio base del Nada Brahma Yoga, descritto nei testi
vedici, afferma che dapprima è necessario purificare la mente
riportandola sotto controllo, quindi regolare le percezioni
sensorie per avere una vita più armoniosa. Successivamente è
possibile irradiare vibrazioni sonore e utilizzare specifici
passaggi e determinati movimenti musicali per permettere
all’ascoltatore di curarsi da solo, aiutando l’autoregolazione dei
vari sistemi dell’organismo.

151
La musica favorisce l’apertura di canali che consentono il
flusso di reazioni affettive, con la possibilità di migliorare il
controllo tonico-emozionale. La musica risveglia tutti i nostri
centri energetici (Chakra), riorganizza i nostri desideri, regola la
produzione e il riassorbimento di neurotrasmettitori e peptidi,
cioè di quelle macromolecole che alleviano il dolore e la
sofferenza, agendo su specifici recettori cerebrali.
Il corpo umano, messo in vibrazione con la musica, vibra a
sua volta e quando le onde vibratorie stanno per estinguersi
nascono nell’interno dell’essere dei suoni e delle vibrazioni più
sottili, come una nebbia sonora che smuove gli strati più
profondi della coscienza.
E’ importante saper ascoltare il ritmo al punto da
identificarsi con esso; ascoltare significa prestare attenzione e
l’uomo stesso è l’oggetto del suo ascolto.
Le tecniche di generazione, regolazione, mixaggio e ascolto
musicale “HRM” partono da questo concetto basilare.
Dobbiamo lasciare che la sensazione di essere colui che ode si
trasformi nella sensazione dell’ascoltare, dobbiamo
trasformarci in suono, in vibrazione. Chi ascolta è nel tempo
stesso il suono ascoltato.

L’esistenza è concepita come una successione di tanti istanti


presenti, l’ascolto musicale è concepito come un continuo ed
un susseguirsi di suoni presenti: l’unica cosa che possiamo
udire è il presente: così, vivendo l’evento musicale come unica
realtà presente possibile, si eliminano le due trappole in cui
spesso cadiamo: il complesso di colpa e gli stati d’ansia. Ogni
colpa è lo stato di sentirsi persi nel passato e ogni ansia è lo
stato di sentirsi persi nel futuro.

L’ascolto che noi definiamo “terapeutico” contempla


un’attività di attenzione multipla che coinvolge il corpo e la
psiche in vari modi: il sistema uditivo, il cuore, le cavità
interiori, il sistema nervoso, il sistema endocrino, la pelle, il
respiro, le ossa, il subconscio, l’inconscio, l’eros ecc.

152
Ascoltare in modo terapeutico significa abbandonarsi al
flusso della musica e alle emozioni, utilizzando uno degli
emisferi cerebrali, quello destro, ma significa anche essere
razionalmente attenti con l’emisfero sinistro all’evento
musicale che ci coinvolge, sia saper utilizzare a nostro favore i
momenti musicali più sgradevoli con un divertente lavoro di
costruzione di significati al primo ascolto impensabili.
La musica tonale, attraverso l’emisfero destro, essendo
capace di promuovere un processo di integrazione psichica,
che risolvendo le dissonanze, facilita il restauro e la
ricostruzione dei nostri vissuti interni, mentre la musica
atonale, attraverso l’emisfero sinistro, con le sue dissonanze
faciliterebbe le frammentazioni del vissuto interno
allontanandoci dall’integrazione e quindi procurando
sofferenza. Un ascolto musicale è davvero completo e
terapeutico quando entrambi gli emisferi lavorano in sincronia
e coerenza (armonizzazione HRM), nel senso che uno è il
complemento dell’altro.

Ascoltare in modo terapeutico significa anche saper


individuare le parti del corpo stesso maggiormente
sensibilizzate alla musica ed al suono. Il corpo, come un
diapason, risponde ad un suono con un altro suono formando
così un doppio suono, quello dell’armonia e della risposta
vibratoria del corpo stesso. E’ anche molto importante
l’ascolto di Sé. Non esiste più la mente egocentrica che “pensa
di ascoltare la musica” per dare beneficio al corpo, ma l’unità
mente-corpo sarà immersa nella musica, sarà musica.
Immagini e fantasia aggirano i processi difensivi
dell’inconscio, superano le resistenze presenti in ogni processo
terapeutico e producono quel cambiamento che consente di
rielaborare il proprio vissuto. L’ora della nevrosi e della psicosi
scocca proprio nel momento in cui l’uomo non è più capace di
attuare un cambiamento, una trasformazione, una evoluzione.

153
E’ essenziale comprendere la relazione tra pensiero, suono e
coscienza. Il suono rappresenta il più importante sistema per
comunicare e libera l’azione motoria. Nella musicoterapia si
può trasmutare qualsiasi forma di energia interiore in pace e
tranquillità.
La mente può essere calmata e protetta dalle aggressioni
esterne attraverso la meditazione quotidiana: per purificare la
mente fu donato al mondo un suono primordiale, l’AUM.
Quando si canta la A e la coscienza è all’ombelico, la mente si
calma. Il canto della U nel chakra porta lucidità e gioia. La M
dona beatitudine alla mente. Durante il canto dell’ AUM (OM)
il suono si sposta da un chakra all’altro riattivando le energie
bloccate in quella determinata posizione, allora l’energia passa
dal subconscio al conscio.

Con la consapevolezza e la musica si possono abbassare le


punte di alta pressione. La musica rappresenta anche una
difesa di fronte a situazioni paranoidi e melanconiche: per
esempio il fatto di fischiettare nell’oscurità in presenza di
silenzio e solitudine. Col suono si dissipa l’ansia paranoide
creando l’illusione di un gruppo di sostegno. Vedi anche i canti
che ispirano coraggio, gli inni, i canti di guerra.

Aree cerebrali

Il Talamo è la struttura fisica dove giungono le sensazioni e


le emozioni e dove rimangono in modo non cosciente, per
154
mezzo del ritmo sonoro possiamo provocare una risposta
automatica inconscia. Ma è solo a livello corticale che
possiamo apprezzare un’armonia, mentre a livello subcorticale
(come anche per gli animali), possiamo “capire” il ritmo e la
melodia.

Il suono e la musica sono strettamente connessi alle varie


funzioni del linguaggio, infatti nel lobo temporale i centri del
linguaggio e della musica sono molto ravvicinati. Per esempio,
il rullo del tamburo aumenta il flusso sanguigno, gli stimoli
ritmici possono far aumentare il rendimento corporeo
(soprattutto nelle tonalità maggiori). Se ad una persona
addormentata pronunciamo una serie di nomi, essa si desterà
nel momento in cui pronunceremo il suo nome.

Altri aspetti della musica e del suono, presi in


considerazione in questo progetto, sono i principali elementi
identificati da Assagioli come cause di malattie e mezzi curativi
nella terapia musicale scientifica fondata sulla esatta
conoscenza dei vari elementi di cui la musica si compone e
dell’effetto che producono sulle funzioni fisiologiche e sulle
condizioni psicologiche. Questi elementi principali sono: il
ritmo, il tono, la melodia, l’armonia ed il timbro.

Il ritmo è l’elemento primordiale e fondamentale che


influisce più intensamente e rapidamente sull’essere umano
perché ha un’azione diretta sul corpo e sulle emozioni.

Il tono è relativo ad una nota prodotta da una specifica


frequenza vibratoria e, a sua volta, produce determinati effetti
fisici e psichici.

La melodia è una combinazione di toni, ritmi ed accenti


adatta per esprimere emozioni che influiscono fortemente sul
sistema nervoso, sulla respirazione e su tutte le funzioni vitali.

155
L’armonia è composta da una fusione di varie note con
frequenze vibratorie diverse per formare degli accordi.

Il timbro è una qualità del suono dovuta alla diversità di


natura e struttura dei vari strumenti musicali che suscita
specifiche reazioni emotive.

Fare o ascoltare musica non è un semplice passatempo,


bensì un atto di comunione (Yoga) tra le forze dell’Universo
che influenzano lo stato fisico, psichico, morale e di coscienza
dell’essere umano.

Marco Stefanelli ha ricercato, studiato e sperimentato per


molti anni cercando di mettere a punto una sua tecnica, o
meglio un protocollo, per generare e riprodurre suoni armonici
particolari che inducessero naturalmente delle sensazioni
piacevoli e benefiche. Questa ricerca, tecnologica e interiore, è
giunta ad una fase di realizzazione ed applicazione pratica nel
Luglio 2001. Successivamente sarà ulteriormente affinata ed
implementata con altre tecniche e caratteristiche. E’ stata
denominata “HRM” (Harmonic Resonance Modulation -
Risonanza Armonica Modulata) proprio perché l’obiettivo è
quello di riarmonizzare e cioè di raggiungere, con delle
particolari alchimie foniche, una coerenza e sintonia armonica
e biologica con i vari elementi del corpo e della mente ed una
conseguente integrazione della coscienza individuale con quella
universale. Questo viene ottenuto modulando
opportunamente dei segnali portanti a varie frequenze fra cui
anche sonorità infrasoniche e ultrasoniche. I suoni modulati
sono generati da scale “armoniche” naturali e accordate con le
frequenze dell’Universo e della Natura ed accordate con le
frequenze dell’Universo e della Natura.

156
Questi sono alcuni esempi di numeri, rapporti e ritmi
sacri, cosmici, naturali, archetipici e biologici:

- la parola Musica deriva dal greco Musa. Le 9 muse erano


le sorelle celesti che presiedevano al canto, alla poesia, alle arti
e alle scienze.
- rapporto Harmonico: 3:6:9
- ritmi cosmici: sono sempre multipli, sottomultipli o
somme di 9
- 12 segni dello zodiaco, 12 mesi dell’anno, 12 sali
omeopatici, 12 apostoli, ecc...
- Il numero 5 è portatore del simbolismo dell’uomo,
dell’orizzontalità, della materia, della base delle cose (5
Principi, 5 sensi, 5 dita, ecc...)
- 5 vertebre sacrali (3+2), 5 lombari, 12 dorsali e 7 cervicali
- anno astronomico (tempo per intero giro di precessione):
25920 anni terrestri
- durata del mese astronomico: 2160 (25920:12)
- numero respirazioni di un uomo in un giorno (una
rotazione terrestre): 25920
- durata giorno astronomico: 72 anni terrestri (2160:30)
- codice universale della simbologia ancestrale: 72
- ore di tempo necessarie per distacco spirito-materia (fase
di decesso): 72
- Il numero 7 esprime il simbolismo della spiritualità, del
divino, di ciò che è elaborato...
- 7 gradi della gamma tonale, 7 note musicali, 7 chakra, 7
pianeti, 7 colori dell’arcobaleno, ecc...
- numero-simbolo dell’individuo che si manifesta (mesi
concepimento): 9 (7+2)
- ritmo respiratorio (respirazioni medie umane al minuto):
18 (9x2)
- ritmo cardiaco (battiti del cuore): 72 (9x8)
- percentuale di acqua nel corpo umano: 72 (9x8)
- percentuale di acqua sulla Madre Terra: 72 (9x8)
- numero sacro vedico e tibetano: 108 (9x12)
- druidico, labardico e “LA” originale: 432 (9x48)

157
- numero sacro dell’Asia meridionale: 504 (9x56)
- costante universale pitagorica e numero cabalistico
dell’apocalisse: 666 (9x74)
- grado dello zodiaco: 72 anni (9x8)
- frequenza vibratoria della luna: 216 (72x3)
- vibrazione e risonanza terrestre: 8 (7,83) Hertz
corrispondenti alle onde cerebrali alpha
- numeri pitagorici: 72 e 10
- noise (white, pink, brown ecc...)
- DNA solfeggio: 63, 111, 174, 285, 396, 417, 528, 639, 741,
852, 963, 1074, 1185 Hz.
- Phi, proporzione Aurea e Argentea: 1,618 - 0,618 - 0,381
- numeri di Fibonacci: 0, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144,
233, 377, 610, 987, 1597, 2584, 4181, 6765, 10946, 17711,
28657, 46368, 75025, 121393, 196418, 317811, 514229,
832040, 1346269, 2178309, 3524578, 5702887, 9227465,
14930352, 24157817, 39088169, 63245986, 102334155...
- proporzioni di Fibonacci: 1/1; 2/1; 3/2; 5/3; 8/5; 13/8;
21/13; 34/21; 55/34; 89/55; 144/89...
- ecc...

Alcuni esempi di “HRM” naturale e biologico sono il battito


del cuore, oppure il respiro o la voce della madre al momento
della nascita, la risacca del mare, le cascate d’acqua, i suoni
della foresta, ecc...

Tecniche Brainwave Entrainment implementate:

1) CrossFeed Stereo Modulation (Modulazione stereo


incrociata)
Questo tipo di modulazione agisce in genere come il
bilanciamento o pan di un qualsiasi impianto stereo o media
player, ma invece di aumentare o diminuire semplicemente il
volume di ogni canale, alimenta il suono tra i canali in modo
circolare su un modello di onda sinusoidale e ad una

158
percentuale specifica. La percentuale di modulazione è relativa
alla frequenza cerebrale o alla banda di frequenze che vogliamo
indurre. La Crossfeed modulation produce una sottile
induzione che non disturba il brano musicale ambientale di
sottofondo.
Questo metodo funziona efficacemente solo in stereofonia
e quindi con le cuffie.

2) Pulse Isochronic Volume Modulation (Modulazione


del volume a pulsazione isocronica)
Questo metodo di modulazione che aumenta e diminuisce
semplicemente il volume di un suono su un modello di onda
triangolare ad una percentuale specifica. E’ uno dei metodi più
datati di induzione che si conosca e secondo molti uno dei più
efficienti sebbene uno dei più grossolani.
Questo metodo funziona sia in monofonia che in
stereofonia e non richiede cuffie.

3) Low-Pass Filter Modulation (Modulazione filtrata


passa basso)
Questo metodo rimuove le alte frequenze di un’onda
sinusoidale ad una percentuale specifica per secondo. Usato in
modo appropriato può essere un metodo di induzione
incredibilmente efficace e raffinato. E’ molto usato per
produrre simulazioni di onde marine in associazione con noise
o suoni simili.
Può essere usato sia in monofonia che in stereofonia e non
richiede cuffie.

4) Pitch Modulation (Modulazione dell’intonazione)


Questo metodo aumenta e diminuisce l’intonazione di un
suono su un modello di onda sinusoidale e ad una percentuale
specifica per secondo. Viene usato specialmente con suoni che
simulano il vento, le onde del mare e i toni profondi.
Può essere usato sia in monofonia che in stereofonia e non
richiede cuffie.

159
5) Auto-Pan Modulation (Modulazione panoramica)
Semplice metodo che aumenta e diminuisce il volume di un
suono del canale destro o sinistro su un modello di onda
sinusoidale e in specifica percentuale al secondo.
Questo metodo funziona efficacemente solo in stereofonia
e quindi con le cuffie.

6) Binaural Beats (Battimenti binaurali o battiti


biauricolari)
I battimenti binaurali sono dei battimenti o battiti sonori
ritmici veicolati da due suoni (Toni) diversi, a bassa intensità e
separati per i due padiglioni auricolari.

Quando un tono è ascoltato con un orecchio e un altro


tono lievemente diverso è ascoltato nell’altro orecchio, il
cervello produce un terzo tono che pulsa alla frequenza della
differenza tra i due toni. Per esempio, se un tono di 1000 Hz
viene sottoposto all’orecchio sinistro e un tono di 1010 Hz
viene sottoposto simultaneamente all’orecchio destro, un terzo
tono di 10 Hz viene elaborato e percepito dal cervello.

E’ una delle tecniche più efficaci quando si parla di


induzioni cerebrali o brainwave entrainment ed ovviamente
funziona solo con suoni stereofonici e quindi è consigliabile
l’uso delle cuffie stereofoniche, a differenza del metodo
fratello Monaural beats.

7) Monaural Beats (Battimenti o battiti monoaurali)


Simile al Binaural beats con la differenza che i due toni
portanti vengono miscelati prima di essere inviati all’orecchio.
Quando due toni lievemente diversi, opportunamente
intrecciati in un singolo suono a bassa intensità, vengono
sottoposti allo stesso orecchio, il cervello elabora e percepisce
un terzo tono equivalente alla differenza dei due toni ascoltati.
E’ una tecnica molto efficace e non richiede l’uso delle
cuffie stereofoniche.

160
8) Harmonic Box X (Box X Armonica)
E’ un metodo di induzione cerebrale descritto da James
Mann nel suo libro “The Awakening Mind 1”. Questo metodo
incorpora più battimenti (monaurali e binaurali) combinati in
una singola struttura armonica.
Due o più battimenti vengono impostati per stimolare una
frequenza primaria delle onde cerebrali e le due o più voci
vengono disposte in modo da creare un battimento
“crossover” del doppio della frequenza primaria (doppia
frequenza = armonica). Infine, i toni in un orecchio vengono
impostati per pulsare al triplo della frequenza primaria (tripla
frequenza = armonica), l’altro orecchio è impostato con la
frequenza primaria.
Funziona solo con toni puri sia in monofonia che in
stereofonia ed eventualmente non richiede cuffie
stereofoniche.

INTERVISTA SU HRM

Questa è una breve intervista rilasciata il 3/11/2004 da


Marco Stefanelli alla giornalista Gabriella Virgillito del giornale
“Quotidiano Sociale”, (online www.quotidianosociale.it e in
edicola).

riferimento: http://www.sublimen.com/subliminale/hrm.htm
domande di Gabriella Virgillito
risposte di Marco Stefanelli

1) Può spiegarmi in termini semplici in cosa consiste il


metodo HRM e come viene utilizzato?
Premetto che non sono medico e neppure terapeuta, sono
solo un ricercatore, un tecnico del suono che cerca di fornire
degli strumenti “dolci” per la sperimentazione e l’utilizzazione
in musicoterapia e suonoterapia.

161
Il metodo HRM consiste in un “cocktail” di tecniche
psicoacustiche da noi elaborate e/o implementate atte ad
armonizzare o ri-armonizzare l’organismo e quindi la psiche e i
vari organi con le loro funzionalità. Queste tecniche si basano
sull’effetto risonanza dei corpi e sul sincronismo degli emisferi
cerebrali. Quando due corpi vibrano alla stessa frequenza si
dice che sono in risonanza mentre il sincronismo degli emisferi
crea l’ambiente adatto ai vari trattamenti.
Modulando opportunamente dei segnali audio portanti di
varia natura riusciamo a trasmettere all’organismo e agli
emisferi particolari frequenze sia nel campo dell’udibile che in
quello infrasonico e ultrasonico. La modulazione di un segnale
audio portante consiste nel trattamento dell’onda in modo che
la sua frequenza, ampiezza o fase varino in misura
proporzionale alle relative variazioni del segnale da trasportare.
Queste alchimie foniche ci permettono di sintonizzare o ri-
sintonizzare i vari organi alla loro frequenza di risonanza
naturale, biologica e quindi armonica; nel caso degli emisferi ai
vari stati cerebrali: delta, theta, alpha e beta.
Il corpo si comporta come un diapason e reagisce sempre ai
suoni esterni ed interni, in maniera positiva o negativa. Se
riusciamo a gestire questa risonanza è chiaro che riusciamo a
gestire anche le varie reazioni e alcuni comportamenti
dell’organismo. E’ un po’ come accordare uno strumento
musicale, solo che noi dobbiamo accordare il nostro corpo e la
nostra mente. Un sapiente uso dei suoni e della Musica ci aiuta
quindi a gestire e a curare meglio noi stessi.
Per fare un esempio molto semplice di risonanza prendiamo
in considerazione il battito cardiaco che normalmente ha una
pulsazione/ritmo di 70 BPM (battiti per minuto). Quando
siamo in uno stato di rilassamento o dormiamo il battito cala
drasticamente, quando andiamo in discoteca invece aumenta
notevolmente. Abbiamo quindi un ampio “range” di azione su
cui possiamo lavorare. Se ascoltiamo una musica ad un ritmo
veloce (tipo discoteca 120 BPM) facciamo gradualmente
“risuonare” il cuore ad una frequenza di 100 o più battiti al
minuto e quindi portiamo progressivamente l’organismo ad

162
uno stato di eccitazione, viceversa se lo facciamo risuonare a
60 o meno BPM lo portiamo ad uno stato di rilassamento o di
sonno. Questo può avvenire anche ascoltando semplicemente
della musica ad un ritmo adeguato che può essere stabilito
tramite parametri come il numero di battiti al minuto della
cassa, del rullante, del timpano, del basso, ecc. Il cuore si
“accorda” con l’ambiente sonoro sulla sua stessa lunghezza
d’onda.
Per fare invece un esempio di strumento acustico che
emette suoni di tipo HRM possiamo considerare la campana
tibetana perché è costituita da sette metalli corrispondenti ai
vari pianeti e genera dei particolari suoni sincronici di tipo
alpha che creano una “concordanza di fase” tra lo strumento e
l’utilizzatore, una risonanza.
L’HRM (Harmonic Resonance Modulation) non poteva che
avere come basi fondamentali i ritmi naturali, armonici e
biologici della Natura e del Cosmo senza perdere di vista il
grande patrimonio di conoscenze offertoci dalle antiche
scritture e filosofie orientali. Tutto questo viene “assemblato”
tramite le più moderne tecnologie in ambito psicoacustico e
informatico.
L’HRM viene utilizzato semplicemente ascoltando della
Musica o dei suoni preferibilmente in stereofonia e in cuffia. In
questo modo siamo isolati dall’esterno e possiamo mandare
segnali diversi ai due padiglioni auricolari. La cuffia trasmette
meglio anche le vibrazioni per via ossea, cranica, muscolare,
ecc. E’ naturale che una maggiore predisposizione,
preparazione, capacità, concentrazione, costanza e disponibilità
donano effetti più intensi e duraturi.

2) Quali possono essere le applicazioni per la cura


dell’ansia o di altri tipi di patologie?
Le applicazioni sono innumerevoli ma ci sono alcuni settori
dove si hanno maggiori risultati proprio per la tipologia di
applicazione, la complessità delle patologie e le conoscenze
attuali in materia (in molti campi siamo sempre ad un livello di
sperimentazione).

163
Noi - e non solo noi - siamo convinti che l’ansia derivi
principalmente da un problema di identità interiore e in
relazione al futuro. Occorre quindi, prima di tutto, “lavorare”
su noi stessi a livello interiore e psichico ma questo non
esclude che la Musica o i suoni ci possano aiutare, del resto in
musicoterapia esistono da sempre musiche per curare un po’ di
tutto, basta cercarle e sperimentarle. La Musica è un metodo
dolce e praticamente senza controindicazioni ma allo stesso
tempo è un mezzo molto potente di terapia, l’importante è
saperlo usare in maniera appropriata e mirata.
Per l’ansia, come per altri “problemi” e patologie, si agisce
principalmente stimolando la secrezione o la soppressione di
alcuni particolari neurotrasmettitori ed ormoni come la
serotonina, la noradrenalina, le endorfine, ecc.
Per alleviare l’ansia si può provare, per esempio, ad
ascoltare la Sinfonia n.40 (K550) di W.A. Mozart. La musica di
Mozart contiene già alcuni elementi della tecnica HRM.
Mozart è uno dei nostri grandi maestri.

3) Come ci si può avvicinare a questo tipo di cure, dove


vengono praticate e da chi?
Come ho detto all’inizio noi siamo solo dei tecnici e
ricercatori e non facciamo mai diagnosi o “ricette”,
eventualmente diamo solo dei consigli da tecnici.
In pratica stiamo già facendo queste “cure” perché quando
ascoltiamo della Musica inevitabilmente c’è sempre un po’ di
HRM, noi abbiamo solo potenziato, canalizzato e un po’
“ammaestrato” questo metodo naturale di terapia.
Vengono praticate da molti utilizzatori di tutti i generi
perché non sono richieste speciali conoscenze ma in particolari
condizioni gli effetti sono maggiori.
Quello che sappiamo è che molti specialisti hanno
acquistato i nostri CD, tra cui psicoterapeuti, psichiatri,
anestesisti, dentisti, musicoterapeuti, musicoterapisti, medici,
centri benessere, istituti comprensivi, psicologi, centri yoga,
ecc...

164
4) Ci sono degli specialisti (medici) che le utilizzano
come compendio della medicina “tradizionale” per la
cura di determinati disturbi?
Ci sono molti specialisti e medici che utilizzano tecniche del
genere in vari modi, soprattutto negli Stati Uniti, in Canada e
in Australia. La tecnica HRM per il momento è disponibile
solo in Italia e quindi solo alcuni medici e terapeuti italiani la
utilizzano, anche insieme ad altre metodologie e tecniche
nostre o di altri e più o meno tradizionali. Non stiamo qui a
fare nomi per vari motivi, per questo potete consultare il
nostro sito www.sublimen.com o informarvi su Internet o nei
centri specializzati.

MUSICA, STRESS E BENESSERE12

Da una ricerca fatta su un gruppo di bambini tra i 4 e i 6


mesi a due diversi tipi di ascolto musicale, risultava che più
l’armonia musicale era perfetta (HRM), maggiore era la calma e
la tranquillità, la serenità e l’attenzione. Le esecuzioni
dissonanti erano invece accompagnate da nervosismo,
irritazione e pianto. E’ l’ennesima prova che fin dalla nascita il
cervello dell’uomo accentua il suo stato di benessere sotto
l’effetto di musiche armoniose.
Se interrompessimo la nostra giornata attiva e lavorativa
con due brevi momenti (10/15 minuti circa) dedicati all’ascolto
di particolari musiche (HRM), accompagnandolo con semplici
esercizi respiratori e mentali, saremo in grado di accettarci
meglio e accetteremo meglio gli altri, a livelli di stress molto
più bassi ed accettabili.
La musica aiuta ad eliminare progressivamente stati di
nervosismo, di ansia, angoscia, difficoltà di ordine
psicosomatico come cefalee, stanchezze muscolari. La musica
si indirizza direttamente al corpo, ai sensi, allo spirito. Certe

12 con estratti dalla tesi di Asturaro Dario Giovanni

165
musiche classiche e “newage” sono elementi determinanti per
combattere lo stress. Lo stress può essere definito
un’intensa reazione emozionale a degli stimoli esterni che
mettono in moto delle risposte fisiologiche. In questa risposta
il sistema neurovegetativo interviene attraverso la stimolazione
nervosa della midollare del surrene che immediatamente mette
in circolo una scarica di adrenalina e noradrenalina. Queste
catecolamine determinano l’aumento della frequenza cardiaca,
della pressione arteriosa, del ritmo respiratorio, alterano cioè
l’equilibrio dei ritmi di alcune funzioni vitali. Inizia così la
discesa verso il disagio che giorno per giorno si aggrava perché
ci trova sempre più fragili e indifesi.
Un certo livello di stress ci fa entrare in una curva di
benessere e aumenta le nostre capacità di prestazione
psicofisica. “La totale assenza di stress è morte”.
Oltre un certo limite con l’aumentare dell’intensità degli
stimoli e quindi del livello di stress, inizia, come si diceva, lo
stato di sofferenza. Il senso di benessere fisico e mentale che la
musica produce è mediato anche dall’azione delle beta-
endorfine, oppioide endogeno che agisce sulla linea
emozionale piacere/dolore, la cui produzione è stimolata
anche dalla musica. L’ascolto di una musica appropriata,
accompagnata da una serie di esercizi di respirazione, ha il
potere di rallentare alcuni ritmi vitali, con la conseguenza di
migliorare la percezione del nostro corpo. Si sviluppa così un
nuovo sentimento di sicurezza interiore, che facilita la
comunicazione interpersonale.
La musica è la struttura dinamica che consente di stimolare,
adoperare e controllare il flusso delle immagini che si
sviluppano durante l’ascolto. La musica ha una sua forte
carica simbolica.
Lo stato di stress è amplificato da quelle forme d’ansia che
ci prendono quando siamo assillati da un pensiero ripetitivo,
circolare, chiuso, da cui non troviamo una via d’uscita, siamo
incapaci di attuare un cambiamento. La musica, con la sua
struttura dinamica e con le sue capacità di superare la logica e
la razionalità, spezza questo circolo vizioso e angosciante,

166
poiché mette in moto le energie inconsce della fantasia e
dell’immaginazione.
La musica classica svolge un ruolo di primo piano. Le sue
armonie e melodie fanno parte di un grande disegno
equilibrato ed unitario. Chi ascolta deve abbandonarsi alla
musica, dimenticando sia la logica che i canoni estetici abituali,
deve semplicemente essere attento al flusso di immagini e di
sentimenti psicologicamente significativi.
Per indirizzare al meglio l’attenzione verso la musica e la
interiorità, è necessario concentrarsi per alcuni minuti sul
corpo e sul respiro. Chiudere gli occhi, respirare lentamente e
profondamente. All’inizio limitarsi ad ascoltare il respiro,
seguendone il ritmo e il suono. Cercare di visualizzare l’aria
che entra ed esce dalle narici. Quando il respiro è diventato
regolare, provare a percepire la quantità di tensione che esce
dal corpo a ogni espirazione. Essere coscienti di espellere la
tensione attraverso il respiro. A questo punto far partire la
musica e far assumere una forma di immagine al problema che
in quel momento sembra rappresentare la causa scatenante la
situazione di stress. L’immaginazione è un formidabile
strumento anti stress; l’ immaginazione rafforza la capacità di
concentrazione, di memoria, facilita l’ingresso alla dimensione
positiva dell’esistere, consente ai nostri 2 emisferi cerebrali di
lavorare in sintonia, cercare di limitarsi a concentrarsi sulle
sensazioni tattili e cinestetiche della musica, ponendosi qualche
domanda apparentemente banale. In quale parte del corpo
avverto una vibrazione o un formicolio prodotto dalla musica?
Provo sensazione di freddo, caldo, provo piacere, dolore?
Mi sento stanco, triste, allegro, energico?

Se il desiderio di cambiamento è forte e si vuole che accada


qualcosa di nuovo, visualizzate del tutto o anche solo un
particolare di quel qualche cosa di nuovo. Se non si è in grado
di visualizzare l’oceano, visualizzare una conchiglia che
collegherà col mare. Provare a far accadere qualcosa di nuovo
mentalmente. Non dimenticarsi di controllare ogni tanto il
respiro, perché sia lento e regolare. Non cercare di capire o di

167
trovare dei legami logici. Occorre essere totalmente slegati
dalla mente, perché sarà la musica a condurre dove andare.
Quando la musica finisce, assaporare il silenzio e cercare di
cogliere le vibrazioni del corpo.

La Musica è un canale privilegiato di comunicazione ed


espressione.

Vi sono tantissimi esempi che testimoniano l’influenza della


musica sulle piante e sugli animali; si è visto che il mais
germoglia in maniera più rapida e rigogliosa nelle serre in cui
viene trasmessa costantemente musica, che la produzione di
latte nelle mucche diminuisce sensibilmente nelle zone
prossime agli aeroporti dove il rumore è eccessivo ed aumenta
invece se viene trasmessa musica classica (in particolare W.A.
Mozart).

Riepilogando: il musicista esperto trasferirebbe le funzioni


cerebrali connesse alla musica dall’emisfero destro,
responsabile dell’ascolto gestaltico, non scomponibile, appreso
dall’individuo per ciò che esso significa per lui, all’emisfero
sinistro, coinvolto invece nell’ascolto dettagliante. Lo stesso
linguaggio della parola ritrova nel cervello destro la prosodia,
cioè la cadenza, e il coinvolgimento emozionale.
Si fa notare come in alcune lingue orientali il significato
della parola può addirittura variare in funzione dell’intonazione
della voce.
La musica pervade fin dal mondo fetale l’uomo sia
attraverso la voce materna che i ritmi biologici, soprattutto
quelli del cuore e del respiro.
Udire costituisce un fenomeno periferico legato
all’orecchio, mentre
Sentire presuppone l’intervento del talamo (relais sensitivo
per eccellenza), e Ascoltare necessita delle funzioni corticali
superiori in toto.
Non suonare rigidamente, sforzarsi di equilibrare i sistemi
piramidale ed extrapiramidale, avendo quest’ultimo un ruolo

168
determinante nel rendere fluidi i movimenti (es. morbo di
Parkinson, patologia a carico del sistema extrapiramidale)
Il sistema nervoso raccoglie le informazioni sensibili, le
trasmette, le analizza in un corpo che è cassa di risonanza.
Gli stimoli sonori arrivano in noi per diverse strade: dal
sistema uditivo, dal sistema di percezione interna per mezzo
delle vie nervose, dal tatto con la percezione delle vibrazioni
degli strumenti musicali, dalla vista per mezzo della quale il
suono penetra come un simbolo prima di essere convertito
nella mente in suono.
La trasmissione può avvenire mediante 3 processi: la
conduzione lungo un nervo, la diffusione di una sostanza
chimica o attività inibitrice o eccitante.
Lo stimolo acustico trasmesso dal nervo acustico raggiunge
il talamo che filtra l’informazione. Se il talamo consente il
passaggio dell’informazione, esso viene portato nel lobo
temporale dove il suono musicale viene “intellettualizzato”.
Questi centri sono in prossimità e collegati con quelli del
linguaggio (area di Broca).
Per via ematica il collegamento è con i nuclei ipotalamici e
con la ghiandola cerebrale dell’ipofisi, situata sotto il Talamo,
per mezzo di sostanze chimiche che arrivano come secreti del
Diencefalo (base del cervello) che è il più grande centro
neurovegetativo dell’organismo, che reagisce alle informazioni
chimiche emesse dal sistema del Simpatico e Parasimpatico che
regolano la vita vegetativa autonoma che è indipendente dalla
nostra volontà.
L’ipofisi sollecitata secerne nel sangue delle sostanze dette
“stimoline” dirette alle ghiandole endocrine, agli organi-
bersaglio fegato-reni.
Le informazioni date dal suono musicale vengono
decodificate e trasmesse all’altro emisfero cerebrale, a livello
della corteccia motoria che comanda i muscoli o gli organi
interessati per mezzo dei nervi, trasmettendo l’ordine motorio
attraverso il midollo spinale.
Nell’emisfero di Sinistra sono site aree come quelle della
logica, del relazionale, dei simboli, delle cifre e della melodia

169
musicale; in quello di Destra l’aspetto creativo, intuitivo,
emozionale, artistico. Il cervello funziona come un
“calcolatore” su 3 sistemi : binario, ternario e su base 5.
Nelle regioni posteriori del cervello si sovrappongono la
sensibilità uditiva, cutanea e propriocettiva.
L’area del sistema limbico ha la particolarità di accumulare
memorie e di essere il luogo delle nostre emozioni. Funziona
in modo quasi indipendente dal 1° cervello, quello arcaico
soprannominato “rettileo” che dà origine ai comportamenti
primitivi.
Lo stimolo sonoro perviene simultaneamente al centro del
talamo e della corteccia cerebrale, che sono connessi con
meccanismi di “andata e ritorno”, il che consente di mettersi in
contatto col paziente anche quando la sua coscienza è alterata
da fattori psicologici o psichici, tali da ridurlo all’isolamento.

Possiamo, a questo punto, affermare che:

- il senso musicale vero e proprio risiede nel lobo fronto-


temporale destro.
- tutto ciò che in musica è in relazione con il linguaggio
risiede nel lobo temporale-sinistro.
- il riconoscimento dei ritmi musicali è affidato ai 2 emisferi
cerebrali.
- solo a livello della corteccia cerebrale il messaggio musicale
è ricevuto, decodificato e integrato.

Tramite l’effetto “diapason”, si entra in vibrazione quando


si vibra sulla stessa lunghezza d’onda del suono; le vibrazioni
sono captate dall’orecchio interno, penetrano a varie
profondità a seconda della loro frequenza e il loro effetto è di
inibire oppure tonificare l’attività cellulare (similmente alla
teoria degli effetti dell’agopuntura). Le cellule entrano in
oscillazione e si ripristina quell’equilibrio mancante. Ciò spiega
come i centri nervosi e i vari organi vengono “irradiati” da
note e accordi (HRM), quando si pone uno strumento
emanatore di accordi su una parte del nostro corpo.

170
BENEFICI DEL RILASSAMENTO
13
E DELLA MEDITAZIONE

Tutto è suono

e tutto influenza e viene influenzato dalla propria natura:


che è suono.
Chi, tra di voi, non passa momenti di melanconia, di
tristezza, di sfiducia?...
In quel momento, i neuroni del vostro cervello si trovano
sottoposti a distonie e irregolarità vibratorie, nei loro circuiti
elettromagnetici. Immergendovi nella musica “alfa”, che lo
vogliate o no, le vostre onde cerebrali saranno “costrette” a
sincronizzarsi sulla giusta pulsazione e ogni vostro neurone,
per il noto fenomeno scientifico della “risonanza”, si
“riadatterà” al ritmo che gli viene proposto: quello delle onde
“alfa”.
Ma, non solo. Quando cesserete di ascoltare il brano, e
tornerete alle vostre usuali occupazioni, le vostre cellule
cerebrali conserveranno (abbastanza a lungo) - sempre che lo
vogliate, oppure no - quel ritmo di serenità e di armonia,
appartenente alle onde alfa.

COSA SUCCEDE QUANDO CI RILASSIAMO

Il corpo si riposa, si ripara, elimina tossine e tensioni, il


sistema immunitario si rinforza, le emozioni si calmano ed il
13 Con estratti da “Meditazione per tutti” di Franca Silvani, Edizioni Gruppo Futura

171
cervello/mente comincia a produrre delle onde cerebrali
diverse da quelle dell’attività ed estremamente benefiche
(misurabili con l’elettroencefalografo); sono le onde alfa o
alpha (in molto casi anche theta).
In questo gradevolissimo stato i sensi, le percezioni esterne
ed interne aumentano e cominciano a funzionare in modo
nuovo.
Inoltre il rilassamento ci consente un maggior controllo su
corpo e mente aumentando le capacità di apprendere in modo
naturale e piacevole.
Studi recenti sostengono che per un apprendimento
duraturo servano certe sostanze che rilasciamo quando ci
divertiamo. Infatti in questo stato il sistema nervoso libera
delle piacevoli sostanze chiamate “endorfine”; le stesse
sostanze che vengono liberate per calmare il dolore, dopo un
allenamento sportivo o durante l’attività sessuale.
E’ stato appurato scientificamente che l’endorfina tende a
migliorare tutte le reazioni chimiche dell’organismo. Questa
sostanza può anche essere sintetizzata e iniettata ma in questo
caso gli effetti sarebbero devastanti, come quelli delle droghe
pesanti, perché non modulata biologicamente dal sistema
organico attraverso un’intelligenza di ordine superiore.
Il rilassamento subliminale non ottunde in alcun modo le
facoltà intellettive. Al contrario, stimola la creatività, la
memoria e l’integrazione fra le funzioni intuitive e le funzioni
logiche della mente.
Gli effetti di questa tecnica sonora e i suoi benefici si
basano sull’esperienza concreta e su uno studio multiculturale
durato più di 15 anni, in cui sono intervenuti volontariamente
migliaia di soggetti.
Ci auguriamo veramente che questo metodo di rilassamento
divenga uno strumento efficace per farvi scoprire le forze
nascoste dentro di voi, dandovi lo stimolo necessario per
concedere una pausa, uno spazio di rigenerazione alla parte più
profonda e sconosciuta di voi stessi.

172
COSA SUCCEDE QUANDO MEDITIAMO

Il nostro cervello può lavorare a diverse frequenze, cioè


secondo onde più o meno ampie e rapide. La frequenza della
sua attività di veglia, cioè quella per noi più normale, quando
siamo svegli, pienamente coscienti e stiamo svolgendo qualche
normale attività, si chiama Beta. A questo livello percepiamo
attraverso i sensi fisici. Le onde cerebrali prevalenti sono
piccole, brevi, ravvicinate, mal sincronizzate, denotano piena
attività a tutti i livelli. E’ lo stato della coscienza e conoscenza
oggettiva, il nostro cervello lavora ad una frequenza vibratoria
di 20 cicli al secondo, è ricettivo alle stimolazioni provenienti
dal mondo fisico, le seleziona, cataloga, elabora e applica.
Con il rilassamento il ritmo della nostra attività cerebrale
rallenta, le onde cerebrali diventano più distanti, ampie, lente e
meglio formate. A volte possono avere anche punte di
frequenze diverse, dovute ad alternanze di livello causate da un
andamento di abbandono e di resistenza al sonno. Sono le
onde cosiddette Alfa, che hanno una frequenza tra 8 e 13 cicli
al secondo. A questo livello la coscienza è vigile, ma l’attività
fisica e la percezione degli stimoli esterni è ridotta al minimo, il
corpo è rilassato. Siamo ancora in contatto con il mondo che
ci circonda, ma la nostra attenzione è altrove. A questo livello
basta un rumore o uno stimolo di qualsiasi tipo, perché la
persona apra gli occhi e torni al livello Beta. E’ lo stato che
proviamo nel dormiveglia e al risveglio, possono apparire delle
immagini legate a situazioni precedenti o future. Possiamo
trovarci spontaneamente a questo livello immaginativo anche
mentre stiamo facendo qualche attività meccanica, automatica,
che non richiede tutta la nostra “attenzione”, quindi in quei
momenti una parte del nostro cervello si sposta altrove. In
queste situazioni ci capita di “fantasticare” ricevendo
comunicazioni e intuizioni.
Un rilassamento ancora più profondo porta il nostro
cervello al livello Theta, con una frequenza di 5-6 cicli al
secondo. Le onde cerebrali sono più lente e ampie. Il cosciente
sta perdendo importanza, l’inconscio si sta impadronendo della

173
situazione e domina i processi biologici, il subconscio sta
aprendo la porta di comunicazione con il conscio. E’ il livello
del sonno profondo e del sogno. Siamo in un’altra dimensione,
dove è attiva una coscienza diversa che usa organi di
percezione diversi. E, se ci pensate bene, è uno stato reale
quanto quello di veglia. Attraverso il sogno svolgiamo una vita
molto intensa, anche se ne ricordiamo poco, senza limiti
spazio-temporali, in cui continua la nostra istruzione e
formazione, che in certi casi chiamiamo “ispirazione”. Presso i
popoli antichi il sogno era un potente mezzo di terapia e di
conoscenza. Lo si usa anche ai giorni nostri, ma con valenze
diverse.
Aumentando ancora di più il rilassamento si arriva alle onde
Delta, che hanno una frequenza di 3-4 cicli al secondo, sono
molto più lente, Il cosciente è inibito, l’inconscio mantiene le
attività vitali dell’organismo al minimo e il subconscio si è
aperto totalmente. E’ il livello del sonno senza sogno, dove la
conoscenza è considerata di tipo intuitivo. Questo stato di
coscienza, con le sue “intuizioni” superiori, viene anche
chiamato “estasi”. Questa condizione si produce perché le
cellule hanno una memoria che le induce a ridurre l’attività
cosciente mano a mano che si attivano gli altri corpi mentali:
inconscio e subconscio.
Con le tecniche di Meditazione possiamo raggiungere questi
livelli volontariamente, da soli o con una guida, che è
preferibile avere vicino soprattutto per i livelli più profondi.
Ogni essere umano, qualunque sia il suo livello evolutivo,
nel sonno e nel sogno può entrare spontaneamente in contatto
con dimensioni superiori e ricevere ispirazioni o intuizioni.
Ogni uomo con la Meditazione può favorire questo
contatto, fino a riuscire a controllarlo volontariamente. Alcuni
uomini hanno doti particolari per cui entrano in contatto
spontaneamente con queste dimensioni anche durante il
normale stato di veglia, per esempio gli artisti, i creativi di ogni
genere.
L’intuizione arriva quando si è in contatto con il progetto
divino e si conoscono le cose senza poter dire come e perché

174
le sappiamo, ma le sappiamo. A volte, specialmente quando
incominciamo a rendercene conto, ci è difficile accettarla, ma
dobbiamo imparare ad affidarci sempre di più all’intuizione,
perché è la forma di dialogo più diretta con il divino.
La Meditazione ci aiuta a mettere ordine nei nostri dubbi e
nelle nostre resistenze.

EFFETTI DELLA MEDITAZIONE

Abbiamo visto che gli effetti e il valore della Meditazione


dipendono dalle nostre motivazioni. La Meditazione per se
stessa è un cammino di conoscenza e crescita psico-spirituale.
Ha la funzione di metterci in contatto consapevole con altre
dimensioni e con il divino per un dialogo costante e continuo
atto a migliorare la vita nostra, di chi ci circonda, dell’intera
umanità, nonché di tutto il pianeta.
La Meditazione, già dagli esercizi preparatori, produce degli
effetti pratici positivi. Così sono nate delle correnti moderne
che focalizzano la loro attenzione principalmente su tecniche
che portano ad ottenere effetti pratici, trascurando quello che
dovrebbe essere il vero scopo della Meditazione classica.
Tra gli effetti della Meditazione noterete un generale
miglioramento psico-spirituale e la diminuzione di tensioni,
angosce, ansie e paure. Questo porta ad affrontare i problemi
del quotidiano con più equilibrio,quindi con effetti migliori e
facilmente ridurrete l’uso di farmaci e tranquillanti.
Anche lo stress e tutti i disturbi ad esso connesso traggono
innegabili benefici dalla Meditazione. Infatti, già le respirazioni
iniziali ed il rilassamento danno sollievo allo stress in quanto
staccano i carichi e gli stimoli eccessivi, che causano il
sovraccarico di tensioni e permettono alle nostre batterie di
ricaricarsi.
Al di là di esercizi specifici finalizzati a scopi precisi, la
Meditazione allenta le tensioni di corpo, mente e spirito,
riducendo anche i dolori, specialmente quelli dovuti a tensioni.

175
Dal momento che riduce le tensioni psico-emotive, la
Meditazione influisce beneficamente anche sulle dipendenze
(fumo, alcool, droga, ecc.).
Tra gli effetti benefici, oltre a quelli menzionati, potrete
notare un aumento del vostro rendimento, della vostra
creatività, non solo artistica, ma anche nel trovare soluzioni,
nel sapervela cavare in ogni circostanza.
Sarete più intraprendenti e prenderete più iniziative, ma con
una maggiore chiarezza mentale e ponderatezza e trovando le
qualità che prima vi mancavano e vi portavano ad insuccessi,
frustrazioni e stress. Anche memoria ed apprendimento non
saranno più un problema. La Meditazione per studenti e
sportivi ha dimostrato una efficacia veramente sorprendente.
Miglioreranno anche quelle che vengono considerate facoltà
paranormali.
Con la Meditazione possiamo trovare quella parte di noi che
non può essere attaccata da nessuna malattia, che ci fa sentire
al di sopra di ogni malattia.

176
COME UTILIZZARE LE SONORITÀ
BWE

In musicoterapia e più in generale in audioterapia è


sempre meglio essere guidati e seguiti da un
musicoterapeuta o comunque da una persona esperta
nella specifica materia.
Considerato che non è sempre possibile avere a
disposizione una guida umana, vi diamo alcuni consigli
di massima per poter usufruire al meglio di queste
tecniche ed esperienze e che speriamo vorrete tenere in
considerazione:

- Evitate di prendere caffè, tè, cioccolata, alcool, od altre


sostanze che possono risultare stimolanti o psicotrope; così
come dovrete evitare l’uso di calmanti, almeno da una
mezz’ora prima di iniziare la “seduta subliminale”;

- Sistematevi in un posto, che sia ben aerato, fresco e nella


semi-oscurità, possibilmente il meno disturbato dai rumori
della casa;

- Bevete un bicchiere di acqua prima di ogni seduta. Le


induzioni cerebrali hanno la tendenza ad accelerare il
metabolismo, il flusso sanguigno e l’attività elettrica del
cervello. Per ottenere i migliori risultati è opportuno essere ben
idratati;

- Coricatevi comodamente sul dorso, la testa appoggiata su


un cuscino basso, le braccia allungate lungo il corpo, e
177
leggermente piegate, i palmi delle mani rivolti verso il basso; le
gambe allungate, con i talloni distanziati fra di loro di circa
quindici\venti centimetri e le punte dei piedi rivolte verso
l’esterno.
Tutto questo non è comunque tassativo; alcune persone
preferiscono infatti praticare il “rilassamento subliminale”,
stando sedute su una comoda poltrona;

- Slacciate quelle parti di vestiario che potrebbero risultare


fastidiosamente strette, a livello della vita, del torace, o del
collo;

- Non fate sforzi eccessivi; abbandonatevi semplicemente


alla musica, concentratevi su di essa e lasciate scorrere i
pensieri sullo schermo mentale;

- Per utilizzare al massimo il beneficio delle sonorità


terapeutiche e dei battimenti infrasonici contenuti nelle tracce,
utilizzate, se possibile, una cuffia stereo. Solo in tal modo,
infatti, ai due emisferi cerebrali arrivano due messaggi sonori
ben differenziati ed esenti da disturbi esterni;

- Il volume è molto importante in ogni sessione di


audioterapia. Tenere un volume medio, in modo che le onde
vibratorie si possano sentire chiaramente ma che allo stesso
tempo non diano oppressione ai timpani o senso di fastidio.
Nel caso della musica con “Effetto SubMozart” se il volume è
troppo alto e l’impianto di riproduzione del CD non è di alta
qualità si potrebbero verificare delle distorsioni sonore sulle
alte frequenze;

- E’ importante (se utilizzate un computer o un lettore


portatile) che vengano disattivati tutti i filtri di equalizzazione e
tutti gli effetti di ambiente, spaziali, 3D e cose del genere, in
quanto simulano, alterando il suono originale, delle
ambientazioni particolari, che possono compromettere
l’effetto delle sonorità spaziali e delle pulsazioni infrasoniche;

178
- E’ da evitare assolutamente l’ascolto durante attività
particolari che richiedano molta attenzione (se non
diversamente specificato); per esempio, mentre si è alla guida
dell’automobile o si è al controllo di sistemi di sicurezza e cose
del genere;

- Sicuramente, in alcuni giorni le distrazioni saranno più


insistenti che in altri. Non preoccupatevi: la vostra seduta di
rilassamento sarà comunque valida; questo susseguirsi di
pensieri non è altro infatti che il segno della dissoluzione di
alcune tensioni. Lasciatele tranquillamente fluire, riportando la
vostra attenzione sulla musica;

- Alla fine della vostra seduta di rilassamento, concedetevi


una profonda respirazione e un vigoroso stiramento delle
membra, come fareste svegliandovi dopo una buona notte di
sonno. Poi, aprite gli occhi e, prima di alzarvi definitivamente,
state per un attimo seduti, così da non incorrere in leggeri
stordimenti;

- Vi raccomandiamo di fare il vostro esercizio di


rilassamento costantemente, due volte al giorno (al massimo
tre volte al giorno): prima della colazione del mattino e del
pasto di sera;

- Consigliamo di tenere la bocca socchiusa portando la


lingua a contatto con il palato facendo in modo di toccare con
la punta gli incisivi superiori senza fare sforzi eccessivi;

- E’ possibile mettere in “loop” (ciclo continuo) la traccia


(se più corta) in modo da ascoltare il brano per circa ventuno
minuti a seduta. E’ una lunghezza studiata accuratamente ed è
meglio non superarla in una stessa seduta con lo stesso brano
(se non diversamente specificato); ciò provocherebbe un
effetto di saturazione e non sarebbe di alcun beneficio
purtuttavia senza nessuna conseguenza negativa;

179
- Come ogni buona tecnica, anche quella di induzione
“subliminale” ha un effetto cumulativo; non lasciatevi, quindi,
prendere dai problemi della giornata, usandoli come una scusa
per tralasciare il vostro momento di distensione. Potrà capitare
il giorno in cui non avrete veramente l’opportunità, o il tempo
di praticare il vostro esercizio sdraiati, o seduti; non fatevi
eccessivi problemi; seguite ugualmente la musica, mentre vi
occupate delle vostre attività abituali, come ad esempio:
preparare il pranzo, fare bricolage, fare le pulizie, fare
giardinaggio ecc... Ne avrete, comunque, giovamento, anche se
l’effetto non sarà al massimo della sua potenzialità;

Il nostro corpo ha una grande capacità di adattamento, ma


ha bisogno di tempo per adattarsi ai cambiamenti. In alcuni
casi è possibile che in un primo momento si provi un minimo
di fastidio ascoltando particolari sonorità induttive; occorre
però non scoraggiarsi e persistere nell’ascolto affinché
l’organismo si adegui e si predisponga al cambiamento.

Il nostro modo di pensare e le nostre convinzioni e


credenze giocano un ruolo importante nel determinare gli
eventi della nostra vita, specialmente a livello inconscio, e
spesso ci impediscono di raggiungere le nostre mete.

Il fatto di ascoltare passivamente le frequenze non è


necessariamente sufficiente a modificare il nostro stato
cerebrale al massimo livello; la capacità e l’esperienza, la
disponibilità e la costanza, la forza di volontà e la
concentrazione, la predisposizione e la sensibilità, l’intenzione
e la motivazione, la situazione psico-fisica e neuro-cerebrale
iniziale, la purificazione e l’allenamento degli strumenti
percettivi, la consapevolezza e la presenza della coscienza
nell’esperienza, aiutano molto e donano effetti e benefici più
intensi e duraturi.

180
Attenzione!

La musica subliminale con induzioni infrasoniche, in


particolar modo quella di tipo rilassante, come ogni tecnica di
rilassamento, abbassa il livello della vostra attenzione (se non
diversamente specificato); non fate quindi mai uso della musica
subliminale con infrasuoni se siete in macchina o impegnati in
occupazioni che richiedano la vigilanza dei vostri riflessi.

Nota importante (relativa solamente alla musica e alle


sonorità con induzioni infrasoniche)

Le persone che:
- hanno una predisposizione all’epilessia, o alle convulsioni;
- sono portatori di pace-makers;
- soffrono di aritmia cardiaca, o di altre disfunzioni
cardiache;
- fanno uso di psicofarmaci, di tranquillanti, di stupefacenti
o sostante psicotrope;
dovrebbero fare a meno di utilizzare la “musica subliminale
con infrasuoni” e nemmeno tentare di provarla, sia pure per
pochi istanti.

181
182
ALTRE TECNICHE SUBLIMINALI

Iniziamo dall’etimologia del termine, che come sempre,


aiuta molto nella comprensione dell’oggetto trattato.
Subliminale deriva da “Sub Limen”, termine latino che
letteralmente vuol dire sotto la soglia. Nella accezione
attualmente utilizzata indica uno stimolo destinato ad
imprimersi nella psiche del destinatario proprio al di sotto della
sua sensibilità percettiva. Tecnicamente si intende, per
tradizione, quel limite designato dalla più bassa intensità
avvertita dal soggetto il 50% delle volte in cui lo stimolo è
somministrato. Di conseguenza “percezione subliminale” è
la percezione troppo debole perché sia avvertita consciamente.

Seguendo l’opinione di molti studiosi il nostro cervello vede


e sente molto più dei relativi organi sensoriali, nel senso che la
quantità di stimoli che raggiungono la memoria è maggiore
della somma dei singoli particolari. Da ciò deriva che i
messaggi subliminali sono messaggi che sfuggono all’esame
della coscienza, annidandosi in quella parte della nostra
personalità che definiamo inconsapevole.

Una classificazione delle varie tipologie parte dal tipo di


senso stimolato, vi sono in altre parole due grosse categorie.
Una prima, di tipo visuale, consta di immagini che vengono
“flashate” per poche frazioni di secondo durante normali
sequenze che nulla hanno a che vedere con il contenuto del
messaggio nascosto (flashing image). Tale tecnica è ben nota
agli psicologi cognitivi che hanno avuto a che fare con una
macchina detta “tachistoscopio”. Detta macchina dovrebbe

183
poter imprimere nella memoria dei segnali emessi con una
rapidità tale che non vi sia abbastanza tempo per lasciare
un’impronta retinica avvertibile. Parleremo più avanti anche
delle condizioni in cui si è sviluppata una simile tecnologia.
Un ulteriore tipo di messaggio subliminale di tipo visivo si
ottiene mimetizzando un segnale debole (come intensità) in
un contesto di segnali dominanti. E’ il caso di oggetti nascosti
o di parole formate non da lettere ma da rilievi di oggetti o
punteggiature su superfici irregolari.

Il panorama dei messaggi uditivi è alquanto più variegato


ed affascinante. Vi sono almeno tre tipi di metodologie per
subliminare un messaggio. Il più innovativo e intrigante è il
backmasking (abbreviazione di backword masking
process).Consiste nella registrazione del messaggio su nastro e
nel rovesciamento nell’operazione del rimessaggio su
frequenze alte o basse. Il risultato è un suono incomprensibile
che apparentemente non possiede senso. Il backmasking è la
tecnica più utilizzata da musicisti aderenti ad un certo tipo di
filosofia o religione e ne troveremo ampi esempi nella parte
dedicata alle manifestazioni subliminali nell’arte e nello
spettacolo. Una interclassificazione di questa forma di
messaggio nascosto parte dall’analisi semiotica del messaggio
stesso. Possiamo avere un tipo il messaggio rovesciato, che si
ottiene inserendo al momento del missaggio una traccia su cui
sia stato in precedenza impressa il testo, e che viene immessa
partendo dalla fine del nastro verso l’inizio, procedendo così a
ritroso. Il risultato è un suono abbastanza inquietante e
perfettamente incomprensibile. Tuttavia è abbastanza facile da
individuare proprio in virtù della tipicità del suono.

Abbiamo inoltre un secondo tipo di messaggio nascosto,


estremamente difficile da individuare: il cosiddetto messaggio
bifronte. Consiste nel costruire un testo perfettamente
normale, nella grammatica e nel senso. L’ascolto al contrario
però rivela un secondo testo, anch’esso di senso compiuto, dal
contenuto differente. Si tratta di un’opera difficilissima, come

184
detto da trovare, ma ancora più complicata da codificare in
virtù della necessità di far combaciare le semanticità dei due
testi.

Un secondo modo è denominato “sistema del messaggio


preconscio” (o preconscious message), che altro non è la
registrazione di un messaggio dalla frequenza talmente alta (ma
ciò avviene raramente) o talmente bassa da riuscire a stento
nella percezione-distinzione delle parole che compongono la
frase. Questo sistema viene utilizzato nelle pubblicazioni a
scopo terapeutico che dovrebbero guarire dallo stress o
stroncare dipendenze nefaste, senza impegnare l’ascoltatore in
sforzi di attenzione o concentrazione (n.d.r. sistema molto
simile al sub con infrasuoni e ultrasuoni).

Terzo ed ultimo modo, il messaggio a velocità


modificata o variabile. Come si intuisce, le parole sono
riprodotte ad una velocità alterata che secondo le intenzioni
dovrebbe produrre o un farfuglìo incomprensibile oppure un
insieme di suoni strascicati ed esasperanti. Da notare che tutti e
tre i sistemi possono essere usati in combinazione fra loro.

Un’ultima annotazione. Poiché l’impiego di messaggi


subliminali avviene in gran parte nel mondo della musica rock,
un ulteriore accorgimento per meglio mascherare e rendere
introvabile un messaggio consiste nel sovrapporvi un suono di
qualche strumento, o comunque mimetizzare detto suono in
un contesto melodico che ne faccia sparire le caratteristiche
dominanti.

Sui messaggi sonori va detto questo. Il risultato di un


backmasking, ad esempio, è, il più delle volte,
un’accozzaglia di suoni che a detta di molti si prestano a
svariate interpretazioni. E’ indubbiamente vero che ognuno
vede o sente quel che vuol vedere o sentire, tuttavia, in alcuni
backmaskings, la garanzia di non casualità è data dalla
correttezza grammaticale di alcune frasi che si rivelano

185
nell’ascolto all’indietro. Le regole che si riconoscono non sono
certo opinabili interpretazioni. Più incerto si fa il confine fra
casualità ed intenzionalità quando il contenuto rivela una
singola parola. Ecco perché si ritiene necessaria la presenza
nell’ambito dell’organo giudicante di una competenza di tipo
semiotico.

186
NOISE (“RUMORI”)
ED EFFETTI PSICOACUSTICI

La parola “rumore” nel linguaggio comune indica qualcosa


di indistinto e di caotico. Tuttavia, in ambito scientifico, i
diversi tipi di rumore possono essere quantitativamente e
qualitivamente caratterizzati studiandone il contenuto spettrale.
La classificazione del rumore è di fondamentale importanza
nello studio di tutti quei segnali che contengono delle
componenti casuali (random) e trova massiccio impiego nella
tecnologia del suono.

Si distinguono due generi di “rumori”, il rumore impulsivo


ed il rumore stazionario.
Il rumore impulsivo è generato da variazioni di pressione
molto rapide in un arco di tempo nell’ordine dei millisecondi
ed è privo di regolarità. Questo rumore è costantemente
presente nelle produzioni musicali basti pensare al rumore del
plettro nel suono di chitarra oppure al rumore del martelletto
nel suono di pianoforte.
Il rumore impulsivo in pratica è sempre prodotto della
percussione di un corpo rigido.
Il rumore stazionario, a differenza di quello impulsivo, si
estende in un arco di tempo molto più elevato pur essendo
privo di regolarità. Alcuni rumori tipici stazionari sono i
rumori generati dal vento, dagli scrosci e dalle risacche d’acqua
oppure dagli apparecchi radio e televisivi in assenza di segnale
portante: il cosiddetto “effetto neve”. Questo genere di segnali
audio sono generalmente descritti con parametri statistici
dell’andamento della pressione.

187
I cosiddetti noise (rumori) possono essere trovati
dappertutto in Natura. Nel mondo della tecnologia e della e
scienza spesso è un fenomeno non desiderato.
Ci sono vari generi di rumori. Il noise può essere comune o
“ammorbidito”, qualche volta è descritto con un colore (es.
rumore rosa, rumore bianco, ecc.). La caratteristica più
importante del noise è l’imprevedibilità. Il vero rumore
naturale non può essere previsto completamente ma può
essere simulato con varie formule matematiche e statistiche.
Molti fenomeni sonori classificati come “rumore” sono
dovuti più a “confusione” percettiva del nostro apparato
uditivo che alla composizione spettrale del fenomeno sonoro
stesso.
La differenza tra suono e rumore sta fondamentalmente
nella presenza o meno di periodicità, infatti si usa spesso la
terminologia di “suono periodico” e “suono aperiodico”.

I NOISE PIÙ COMUNI ED IMPORTANTI

Esistono vari tipi di rumore associati ad un colore


caratterizzati dal fatto di avere alcune componenti dello spettro
prevalenti sulle altre.

White Noise (Rumore Bianco)

In analogia alla luce bianca che è formata dalla


sovrapposizione di onde elettromagnetiche di tutte le
frequenze visibili, se un rumore è costituito da uno
spettrogramma sostanzialmente “piatto” con onde di tutte le
frequenze e di intensità simili ad ogni frequenza, esso si dice
rumore bianco.

188
Nella pratica però il rumore bianco puro non esiste, perché
nessun sistema è in grado di generare uno spettro uniforme
per tutte le frequenze da zero a infinito, e il rumore bianco è
generalmente riferito ad un intervallo di frequenze. Si presenta
così uno spettro con caratteristiche simili al rumore bianco ma
con ampiezza maggiore alle basse frequenze e minore fino ad
azzerarsi alle frequenze maggiori.

Il rumore bianco è ricco di alte frequenze e solitamente, se


puro e non appositamente trattato, suona un po’ “stridulo”
perché ha un eccesso di brillantezza che può infastidire.
Il rumore bianco presenta una frequenza spettrale di 1,
pertanto presenta proporzioni uguali di tutte le frequenze.
Il rumore bianco è un particolare tipo di rumore
caratterizzato dall’assenza di periodicità e da ampiezza costante
su tutto lo spettro di frequenze.

Questo genere di rumore ha uguale energia (loudness o


volume) sulle varie frequenze (spettrogramma piatto), ovvero,
se si misura l’ampiezza del suono nella banda di frequenze da
100 a 200 Hz (Hz “Hertz” o “cicli per secondo”) si ha la stessa
ampiezza del suono che nella banda da 3000 a 3100 Hz o
anche da 19.000 a 19.100 Hz.

Poiché nelle gamme di frequenza più alte riconosciute


dall’udito umano esistono frequenze più individuali, i suoni
con rumore bianco risultano molto sibilanti.
Il rumore bianco, simile a un continuo fruscio o soffio,
normalmente è considerato distensivo. Il rumore bianco è
generoso in “brillantezza” e per questo, essendo l’orecchio
umano più suscettibile alle alte frequenze, può non risultare
molto rilassante se non oppurtunamente trattato e modulato.
E’ efficace per mascherare altri suoni e in particolari
circostanze è indicato per provocare allucinazioni uditive.
Alcuni generatori di rumore bianco acustico sono impiegati
per coprire il rumore di fondo in ambienti interni o per
favorire il rilassamento.

189
Analisi in frequenza del white noise

Analisi spettrale FFT del white noise

Pink Noise (Rumore Rosa)

Questo rumore ha una prevalenza dell’ampiezza (e quindi


dell’intensità) delle armoniche a bassa frequenza ed ha una
frequenza spettrale di 1/f con una caduta di 3dB per ottava e
quindi uguale energia per ottava che determina il rumore
generato dall’effetto sonoro più naturale.

Esso può essere ottenuto dal rumore bianco con


un’apposita azione di filtro delle alte frequenze. Di solito il

190
rumore rosa è prodotto con un filtraggio passa-basso del
rumore bianco.

Il rumore rosa avrà la stessa ampiezza nella banda da 110 a


220 Hz come da 220 a 440 Hz o da 7.040 a 14.080 Hz.
L’intensità decresce nel passaggio da un ottava all’altra come
l’inverso della frequenza. Ciò significa che essa si dimezza nel
passaggio da un’ottava all’altra (in scala logaritmica ciò equivale
ad una attenuazione di 3 dB) e l’andamento in intensità
all’interno di un’ottava è riprodotto per ogni ottava (come una
sorta di frattale autosimile). Se si ingrandisce o si restringe
l’onda con un oscilloscopio la forma d’onda ha sempre la
stessa “trama”.

Il pink noise non è ne’ casuale ne’ prevedibile ed ha una


struttura frattale.

Attraverso l’equalizzazione del rumore rosa si può simulare


il rumore scrosciante di pioggia, cascate, vento, fiumi e altri
suoni naturali. Nello spettro audio, il rumore rosa si colloca
esattamente tra il rumore marrone e il rumore bianco.

Il rumore rosa suona più naturale degli altri rumori ed è


molto rilassante. Lo troviamo spesso in Natura e suona come
la pioggia, le cascate d’acqua, l’acqua che scorre nel vimini o
dell’oceano praticando il surf e altri suoni naturali.

In acustica questo tipo di rumore è strutturato in modo tale


da compensare la sensibilità dell’orecchio umano alle varie
frequenze, e viene utilizzato per l’equalizzazione del suono in
ambito professionale. Il rumore rosa trova applicazione anche
negli ambienti di registrazione per “rinvigorire” il suono a
basse frequenze; a tali frequenze infatti il nostro orecchio
soffre di calo di prestazioni. Spesso si usa per “ambienti”
musicali elettronici e come segnale test per “accordare” il
rinvigorimento dei sistemi sonori (molti egualizzatori e
analizzatori di spettro audio hanno generatori di rumore rosa).

191
Analisi in frequenza del pink noise

Analisi spettrale FFT del pink noise

Brown Noise (Rumore Marrone)

In questo genere di rumore vi è un’accentuazione ancora


maggiore, rispetto al rumore rosa, della presenza di basse
frequenze. L’intensità decresce, da un’ottava all’altra, come
l’inverso del quadrato della frequenza (cioè con una
attenuazione, in scala logatirmica, di 6 dB).

Il rumore marrone presenta una frequenza spettrale di


1/f^2 che accentua i componenti a bassa frequenza, in modo
da generare suoni scroscianti simili a quelli di un tuono o di
una cascata.

192
Questo è un genere di rumore che sta a metà tra il rumore
bianco e quello rosa ed ha una distribuzione dell’ampiezza
1/(f^2) con una caduta di 6dB per ottava. Il rumore marrone
contiene una grande quantità di basse frequenze ed è il suono
tipico del tuono e del cammino casuale che obbliga l’ampiezza
della forma d’onda ad aumentare e diminuire casualmente.

Il rumore marrone segue un’apposita curva di movimento,


in cui ciascun campione di una forma d’onda contiene un
insieme di componenti a frequenza sia predefinita che casuale.

Analisi in frequenza del brown noise

Analisi spettrale FFT del brown noise

193
ALTRI TIPI DI NOISE:

Red Noise (Rumore Rosso)

Un’ulteriore accentuazione (senza regole matematiche


precise come per il rumore rosa e marrone) della presenza di
basse frequenze determina il rumore rosso. Esso suona come
un rimbombo molto basso (un treno che passa nel metrò, un
sistema di aria condizionata chiassoso o il rumore di un
motore che fa vibrare, per risonanza, le pareti di una stanza) e
si colloca alla soglia in inferiore delle frequenze udibili. E’
molto utilizzato nell musica elettronica e nella musica da
“film”. Un genere di rumore molto “basso” ottenuto con un
pesante filtraggio passa-basso.

La definizione di rumore rosso non è precisa come quella


del rumore bianco e rosa. Il termine e’ usato soprattutto per
rumori a basso-pitch nella musica elettronica.

Blue Noise (Rumore Blu)

Questo rumore è praticamente l’inverso o il complementare


del pink noise con un incremento di frequenza di 3dB per
ottava e prevalenza delle alte frequenze. L’intensità è
proporzionale alla frequenza (f). Viene generato di solito con
un filtraggio passa-alto del rumore bianco. Suona come una
sorta di sibilo molto stridulo e artificiale. Come per il rumore
rosso, anche in questo caso non è una definizione precisa e si
riferisce a rumori con molti toni alti.

Violet o Purple Noise (Rumore Violetto)

E’ l’inverso o complementare del brown noise. Ha una


frequenza di pre-enfasi di 6dB per ottava e una intensità

194
caratteristica di f^2. L’effetto sibilante è ancora più fastidioso
che nel rumore blu.

Diotic Noise

Questo definizione si assegna ad un segnale monofonico


con alcune proprietà stereofoniche o binaurali. Il rumore diotic
presenta lo stesso segnale, correlato, ad entrambi gli orecchi -
rumore monofonico. Il rumore Diotic può essere in fase o in
contro-fase (180°). Quello in fase suona come un rumore che
attraversa la testa quando è ascoltato con le cuffie. Quello in
contro-fase suona come un rumore che gira intorno alla testa,
sempre quando lo si ascolta con le cuffie.

Dichotic Noise

Quesa è una definizione di rumore con due segnali separati


non correlati e presentati a ciascuno orecchio. È molto più
stimolante e rinfrescante (soggettivamente) di quello
monofonico o diotic. Dove il rumore diotic monofonico
suona come un fischio della radio il dichotic suona come un
temporale all’aperto.

195
196
NADA YOGA, LO YOGA DEL SUONO

CHI SEI? TE LO DICE LA TUA VOCE

Un’antica pratica indiana, il Nada Yoga, ti aiuta a scoprire


chi sei veramente dal tono della tua voce e a liberare, con il
canto e con la musica, le emozioni represse.

Sei razionale o intuitivo, estroverso o timido, pigro o


dinamico? La risposta è nella voce o meglio nella nota
personale.
A ogni nota personale infatti corrisponde un tipo di
personalità. Così il tipo RE è un curioso dotato anche di
grande senso pratico, il LA ha la stoffa del manager, il SOL
desidera fortemente un amore spirituale.

Lo dice il Nada Yoga, o yoga del suono, disciplina che


utilizza la vibrazione del suono per aiutare l’uomo a
migliorarsi. A metterlo a punto attingendo alle antichissime
tradizioni dei Veda, i testi sacri indiani, è stato un maestro
contemporaneo, Sri Vemu Mukunda, fisico nucleare e grande
musicista indiano.

Coniugando i suoi studi scientifici con la tradizione


millenaria del suo paese ha elaborato una lunga indagine sul
corpo umano e le sue risposte fisiche e psichiche al suono,
arrivando alla conclusione che ogni essere vivente è un suono.

197
LE PRINCIPALI CATEGORIE DI SUONO NEI
VEDA

Nada: indica il suono primordiale, il suono nella sua


essenza, energia ed emanazione del Brahman, la potenza
creatrice che genera l’universo.
Ci sono scoperte dell’astrofisica moderna che si stanno
avvicinando sorprendentemente alle definizioni degli scienziati
vedici su questo fenomeno della creazione.

Shabda: significa genericamente “suono”. Accostato alla


parola “pramana” (prova), questo termine indica la
testimonianza più autorevole sulla realtà, testimonianza che
proviene dai Veda, dai Maestri, da altre dimensioni e quindi il
suono “udito” dai mistici.

Dhvani: suono proferito e udibile (in opposizione a suono


interiore). Ciò che viene insegnato ma non è ancora giunto a
destinazione.

Svara: suono specifico delle note musicali. Tono musicale.


Ciò che splende di per sé e risuona. Unione di luce e suono.

Shruti: ciò che è stato udito, insegnamento giunto a


destinazione. Nel linguaggio musicale definisce i microtoni.
Rivelazione, letteratura relativa alla Rivelazione tramandata
oralmente da Guru a discepolo (per questo udita).

Questi termini riguardano i diversi aspetti del suono che a


loro volta riflettono differenti aspetti dell’estetica musicale,
scienza che si occupa delle percezioni ma il cui scopo
originario ha la funzione trascendente di portare il soggetto
oltre le percezioni sensoriali.

198
A CIASCUNO LA SUA NOTA

Ogni essere umano, dice ancora Mukunda, raggiunta l’età


adulta assume una vibrazione che lo distingue e lo rende nota
unica e caratteristica del grande concerto cosmico. Scoprire
quale è la propria nota personale (Tonica o Ground Tone) e
come vibra dentro il corpo che fa da cassa armonica aiuta a
riarmonizzare le energie per stare meglio dentro la propria
pelle, nei luoghi e con le persone con cui si vive in tutti gli
ambiti, in coppia, in famiglia, sul lavoro. Ma scoprire la propria
nota personale vuol dire anche andare alla radice della
personalità, scoprirne lati oscuri, sorprendenti. Oltre alle parole
infatti la voce nasconde in Sé risonanze profonde di ciò che
siamo quando siamo realmente noi stessi. E come il corpo
anche la voce manda messaggi che vanno al di là delle parole.
Basti pensare alla sola intonazione: rotta, spezzata, è spia di
ansia o preoccupazione, mentre un tono rilassato, pacato o
brioso trasmette sicurezza, calma interiore o allegria.

LA SCALA DELLE EMOZIONI

La voce dunque è spia di stati emotivi che, sempre secondo


Mukunda, si possono collocare con precisione nei chakra, i
centri energetici posti idealmente lungo la colonna vertebrale,
dal coccige al centro della testa. Ogni chakra vibra a una
frequenza sempre più alta man mano che si sale dalla base
della colonna alla sommità del capo e si comporta un po’ come
le corde di una chitarra o di un contrabbasso. Le note più
cupe, profonde vengono dalla corda che vibra più lentamente,
quelle più acute dalla corda che vibra più velocemente. In
pratica come si fa l’analisi della personalità con lo yoga del
suono? La ricerca della nota personale si fa attraverso incontri
individuali in un ambiente il più naturale e rilassato possibile.
Alla persona si chiede di stare in silenzio per almeno 20-30
minuti prima della seduta, per favorire la concentrazione.

199
Quindi, seduta comodamente davanti all’insegnante,
l’interessato comincia a parlare di tutto quanto le passa per la
mente mentre un frequenzimetro rileva le frequenze della
voce. L’importante è concentrarsi sul proprio respiro e di volta
in volta sui 3 punti precisi del corpo cioè l’ombelico, il centro
del petto e la fronte dove hanno sede i chakra più importanti,
quelli in cui vibra anche la nota cosmica. Entro mezz’ora, al
massimo 45 minuti, si può individuare la nota dominante e fare
un quadro della personalità. Questo lavoro di ricerca non è
però così immediato e facile come sembra, perché possono
intervenire elementi di disturbo, per esempio squilibri nel fluire
dell’energia della persona che impediscono, deviano o rendono
faticosa l’identificazione della nota personale. Poiché questo
rappresenta un momento di crescita interiore va guidato,
pertanto è sconsigliato qualunque tentativo fai da te: utilizzare
note improprie rilevate in modo casuale e approssimativo, può
essere persino dannoso creando grossi squilibri nella persona.

CONOSCERE SE STESSI

Trasferito nella vita pratica che cosa si può scoprire con il


Nada Yoga? Per esempio se abbiamo più attitudini ai lavori
manuali o a quelli intellettuali, se siamo più autonomi o più
dipendenti, se abbiamo la tendenza a essere severi con noi
stessi o indulgenti, se siamo ipercritici o sentimentali. E nella
vita affettiva se siamo inguaribili romantici in attesa del
principe azzurro/Cenerentola o realistici che non si fanno
troppe illusioni sulla disponibilità e sulla generosità dell’altro
sesso. La ricerca della nota personale è solo il primo passo di
un percorso di autoconoscenza molto affascinante. Così da
voci disturbate, gole chiuse, respiri frenati, il terapeuta può
scoprire che cosa non funziona e quindi aiutare a liberare le
emozioni represse. Per la cura basta cantare o ascoltare musica
da soli, in coppia o in gruppo. Il tutto sotto la guida di esperti
di Nada Yoga che aiutano, attraverso tecniche di canto e di

200
ascolto, a sbloccare le energie negative convertendole in
energie positive. Un aumento del nostro stato di
consapevolezza che ci preserverà anche da un utilizzo dannoso
di suoni e musiche e sarà il nostro campanello d’allarme per
evitare situazioni pericolose per la salute. Senza contare
l’acquisizione di una miglior sensibilità musicale, di un maggior
senso del ritmo e di una maggiore capacità di intonazione se si
è stonati.

GUARIRE CON LA MUSICA

Questo lavoro di scoperta del proprio strumento interiore


ha effetti benefici anche sulla salute. Infatti, facendo vibrare i
chakra secondo frequenze particolari, si stimolano gli organi e
le funzioni corrispondenti, risvegliandone le energie. Non è
certo facile trovare la vibrazione giusta per curare una certa
zona del corpo perché bisogna individuarne con esattezza
timbro altezza e durata. Il canto carnatico è una musica che si
modula sull’onda dell’espirazione, con effetti molto profondi a
livello psichico ed emotivo. Non si basa sul nostro sistema
musicale ma sulle 72 raga, che sono le scale indiane. I raga (in
sanscrito significa emozione) sono alla base dei canti sacri
legati ai vari momenti della giornata. Il potere curativo del
suono era noto in tutto il mondo antico. Del resto il corpo
umano è stato il modello per molti strumenti musicali, con
tanto di manico (spina dorsale), cassa armonica (gabbia
toracica) e corde (vocali).

QUAL È LA TUA MELODIA?

Nella classica posizione del loto, a occhi chiusi è più facile


raggiungere la concentrazione e il rilassamento che aiutano
meglio a sintonizzarsi con la nota personale.
201
Ad ognuno dei 7 chakra corrisponde un tipo di musica.
Così se una melodia ti piace significa che quel chakra ha
bisogno di quella musica, se invece ti infastidisce vuol dire che
ci sono problemi. Fai un check-up emotivo e musicale con le
indicazioni di un esperto di Yoga del suono, che ti aiuterà a
scoprire quale è la melodia che ti è più consona, insomma
quella che ti fa star bene.

PRIMO CHAKRA: collegato all’energia vitale. Colore


rosso. Governa il plesso sacrale e il coccige. Strumento:
tamburo, batteria. Musiche corrispondenti: ritmi tribali. Se ti
danno fastidio: non vivi bene nel tuo corpo.

SECONDO CHAKRA: è il chakra della sessualità. Colore


arancione. Governa i genitali. Strumento: flauto. E’ stimolato
da musiche che implicano movimenti del bacino tipo le danze
sudamericane, salsa, merenghe, samba. Chi non le ama ha una
sessualità repressa, fa fatica a entrare in relazione con l’altro
sesso.

TERZO CHAKRA: è il centro della forza di volontà e


dell’autoaffermazione. Colore giallo. Organi governati: il plesso
solare. Strumento: pianoforte, violino, chitarra. Ritmi
corrispondenti: brani solenni di musica classica tipo la
“Cavalcata delle Valkirie” di Wagner o la “Quinta sinfonia” di
Beethoven, rock dal ritmo incalzante. Chi le rifugge è timido,
ha scarsa autostima.

QUARTO CHAKRA: è il chakra del cuore e del


sentimento. Colore verde. Governa il plesso cardiaco e il timo.
Strumento: la voce. Melodie romantiche, sentimentali, da
Claudio Baglioni alla New Age passando per Chopin. Per chi
desidera soddisfare la propria affettività.

QUINTO CHAKRA: è il chakra della gola, della parola,


della comunicazione. Colore blu. Organo governato: la tiroide.

202
Strumento: la voce. Lo alimentano le musiche universali di
Mozart. Chi non le sopporta ha problemi di comunicazione.

SESTO CHAKRA: corrisponde alla mente, all’intuizione,


alla chiaroveggenza. Colore indaco. A livello fisico governa
l’ipofisi. Strumento: tanpura, campane tibetane. Lo stimolano
musiche da meditazione come canto gregoriano, canto indiano,
Bach, free jazz.

SETTIMO CHAKRA: o della spiritualità. Colore violetto.


Organo governato: l’epifisi. Strumento: arpa. La sua musica è il
silenzio. Chi ne ha paura teme di entrare in contatto profondo
con se stesso.

Ognuno di noi, secondo Sri Vemu Mukunda, vibra come


uno strumento musicale risuonando in base a una delle 12
possibilità della scala cromatica: le 7 note base più le altre 5
note alterate o diesis. Possono risuonare in un punto qualsiasi
delle tre ottave sonore in cui è diviso il corpo umano e cioè
nell’ottava bassa, dall’alluce all’ombelico, nell’ottava media,
dall’ombelico alle sopracciglia (il terzo occhio) e infine
nell’ottava alta, dal terzo occhio al centro del capo (fontanelle).
A ciascuna di esse corrisponde un tipo di personalità.

TIPO SOL: è la nota cosmica, della spiritualità. Chi


appartiene a questa categoria è una persona tranquilla,
armoniosa. Il suo compito: indicare la via verso l’infinito.

TIPO SOL DIESIS: freddo, cerebrale è diviso tra


desiderio di concretezza e la spinta verso l’alto. Il suo compito:
mediare tra energie spirituali e terrene.

TIPO LA: attivo, dotato di senso pratico e capacità


organizzative, ha la stoffa del manager. Il suo compito: trovare
lo spirituale nella quotidianità.

203
TIPO LA DIESIS: solitario, ambizioso desidera affermarsi
attraverso lo studio e la ricerca. Il suo compito: ricercare per il
bene dell’umanità.

TIPO SI: egocentrico, bugiardo anche con se stesso, a


volte geniale, tende a prevaricare per desiderio di
autoaffermazione. Il suo compito: imparare a essere più umile
e più sincero con se stesso e con gli altri.

TIPO DO: generoso, idealista, compassionevole,


armonioso. Il suo compito: ricordare che il Cielo può esistere
anche sulla Terra.

TIPO DO DIESIS: artista e sognatore, auspica il ritorno a


una vita semplice, naturale. Il suo compito: trasferire sul piano
del reale i sogni più belli e le aspettative migliori del genere
umano.

TIPO RE: concreto, stabile, consapevole dei suoi limiti e


dei suoi pregi. Il suo compito: riconciliarci con la Terra che
abitiamo.

TIPO RE DIESIS: dinamico, curioso, ma anche


invadente. Il suo compito: seminare il dubbio, smuovere gli
immobilismi.

TIPO MI: personalità forte, dominatrice fino alla


prepotenza. Il suo compito: ridimensionare il suo Ego
smisurato.

TIPO FA: intuitivo, può essere un sensitivo naturale. Il suo


compito: mediare tra il rumore della quotidianità e il silenzio
della preghiera e della meditazione.

TIPO FA DIESIS: socievole, amante della vita all’aria


aperta, creativo in qualunque campo. Il suo compito: creare
qualcosa di nuovo per l’umanità.

204
EFFETTO MOZART
14
E SILENT SUB TECHNOLOGY

LA MUSICA COME ABILITÀ COGNITIVA

Sappiamo che la musica aiuta a strutturare il pensiero e il


lavoro delle persone nell’apprendimento delle abilità
linguistiche, matematiche e spaziali; soprattutto l’intelligenza
musicale influisce sullo sviluppo emotivo, spirituale e culturale
più di altre intelligenze. Meno risaputo è che la musica possa
influenzare l’organismo modificando lo stato emotivo,
fisico e mentale: tale fenomeno viene denominato
“Effetto Mozart”.

Dr. Alfred A. Tomatis (1920-2001)

14 con estratti dal sito www.sussidiario.it, adattamento di Alan Perz

205
Uno dei maggiori studiosi del suono dal punto di vista
medico, Alfred Tomatis, dichiara che “Mozart è un’ottima
madre, provoca il maggior effetto curativo sul corpo umano”.
Lo ‘effetto Mozart’ riesce ad agire essenzialmente come
tecnica psicologica nella modificazione di problemi emotivi e
può modificare le varie patologie di cui è affetto l’essere
umano: è un’eccellente tecnica di comunicazione ma anche un
aiuto ad altre tecniche terapeutiche.
Prima di analizzare questo ‘effetto curativo musicale’
bisogna conoscere quali processi psicologici si innescano nella
mente musicale, che rapporto sussiste tra musica e linguaggio e
quali localizzazioni cerebrali sono specifiche delle abilità
musicali.
Specificamente, i problemi psicologici insiti nella
comprensione musicale, vanno affrontati in termini di processi
cognitivi facendo riferimento all’opera di John A. Sloboda,
psicologo sperimentale: egli analizza la componente cognitiva
insita nella comprensione e nell’apprezzamento di un fatto
musicale.
La sua attenzione è rivolta alle ricerche empiriche: analizza
ciò che gli individui riescono a compiere con la musica e non
quello che dicono di fare. Viene studiato il comportamento dei
musicisti nella vita reale e non il comportamento che si verifica
in situazioni artificiose di laboratorio.
La psicologia dei processi cognitivi cerca di offrire un aiuto
ai compositori per capire le basi mentali della loro attività:
comprendere e spiegare caratteristiche fondamentali delle
abilità musicali e dei meccanismi cognitivi insiti in esse.
Il cognitivismo di Sloboda si riferisce ad una modellistica
dei processi cognitivi in termini di rappresentazione delle
conoscenze; sicuramente tale analisi rappresenta sì,
un’introduzione alla psicologia dei processi cognitivi ma, la
musica viene ad essere un pretesto per analizzare i processi
cognitivi impiegati in tutti i settori in cui l’uomo si trova a
contatto con il mondo e, quindi, non solo nell’ambito
musicale.

206
Si comprendono le strutture utilizzate per rappresentare la
musica; tale processo di apprendimento è concepito in due
fasi: prima fase è quella in cui si verifica l’apprendimento,
seconda fase è quella in cui viene incoraggiata l’aspirazione ad
eccellere in una determinata abilità.
Quindi, secondo il nostro autore, le abilità musicali si
costruiscono sulla base di capacità e tendenze innate:
troviamo prima un insieme comune di capacità primitive (nella
nostra cultura occidentale, sino ai dieci anni di età, il processo
dominante è quello dell’acculturazione) poi subentra un
bagaglio di esperienze che la cultura fornisce , con la crescita,
ai bambini (infatti sono fondamentali, per lo sviluppo delle
abilità musicali, sia l’ambiente familiare che quello scolastico).
Più i bambini sono esposti alla musica, prima di iniziare la
scuola, e più profondamente uno stadio di codificazione
neurale li accompagnerà per tutta la vita.
Successivamente subentra l’influsso esercitato da un sistema
cognitivo generale in trasformazione: la capacità di insegnare
ad un bambino ad ascoltare, a prestare attenzione
all’inflessione e a contestualizzare suoni e parole è stata
trascurata dalla società moderna; solo un ascolto attento e
corretto consente di accedere allo ‘Effetto Mozart’.
Jean Piaget, ne La naissance de intelligence chez l’enfant,
asseriva che lo sviluppo cognitivo vada spiegato, in parte, in
termini di sequenza ordinata e strutture cognitive generali; il
tipo di apprendimento di cui siamo capaci a tutte le età è
dovuto al tipo di risorse cognitive che si posseggono, cioè le
caratteristiche generali del nostro bagaglio intellettuale a
quell’età.
Il bambino non è in grado di compiere azioni
padroneggiando determinati concetti, perché non ha in sé
alcune risorse cognitive per comprendere determinati
enunciati.
Bisogna stare attenti alla possibilità di scoprire delle
sequenze invarianti di sviluppo musicale; queste sequenze non
dovrebbero tanto spiegare gli aspetti più particolari del
comportamento musicale, quanto i tipi di attività musicali che

207
si dovrebbero riscontrare alle varie età, in virtù delle capacità
cognitive generali che richiedono.
L’educazione vera e propria implica il fatto che l’individuo,
istruito, compia uno sforzo consapevole con lo scopo (scopo:
condizione fondamentale dell’apprendimento) di raggiungere
degli obiettivi più elevati. E’ anche vero che, l’uomo è
biologicamente predisposto ad eccellere in abilità cognitive
specifiche: sussistono meccanismi per l’acquisizione di queste
abilità.
Si può concludere affermando che, l’educazione sembra
contribuire ad un approfondimento delle conoscenze e ad un
miglioramento dei risultati all’interno di una certa abilità ma
non abbia tanto delle implicazioni ampie per l’intero sistema
cognitivo.

IL LINGUAGGIO MUSICALE

La musica possiede la capacità di convogliare i suoi


significati emotivi: ciò porta a pensare che la musica sia una
sorta di linguaggio.
Linguaggio e musica sono caratteristiche della specie umana
e appaiono universali in tutti gli uomini; affermare tale
universalità vuol dire che gli individui possiedono una capacità
generale di acquisire una competenza linguistica e musicale.
Quindi, dato che la musica è - come il linguaggio - una
attività umana, si può supporre che dall’osservazione della sua
struttura si riesca a dedurre qualcosa sulla natura della mente
umana che riesce a produrla naturalmente e liberamente.
Alcuni studiosi ritengono che le regole di una grammatica
musicale siano i veri e propri procedimenti usati per generare
musica. Ma la musica è in grado di esprimere emozioni e,
quindi, di comunicare? Oppure, essendo una manifestazione
artistica, non è capace di esprimere nulla?
Tale diatriba, sin dai primi anni del ‘900, terminava
definendo la musica un “non-linguaggio”: nel linguaggio

208
vengono articolate le parole per costruire frasi, mentre nella
musica non è semplice identificare qualcosa che corrisponda
ad una parola.
Il superamento di queste posizioni si è avuto quando sono
stati correttamente identificati i termini del problema: nel
linguaggio esistono componenti minimali privi di significato
(fonemi), che vengono utilizzati per creare componenti minimi
che posseggono un significato (morfemi), i quali, a loro volta,
vengono usati per formare parole e frasi.
Nella musica si trovano le note che sono, in sé, prive di
significato e che vengono usate per creare intervalli e accordi ,
cioè il materiale utilizzato per strutturare temi e frasi musicali.
Si è dovuto attendere sino all’avvento degli studi semiotici
sui segni dei vari linguaggi (proprio Sloboda ha compiuto
approfonditamente tali studi) per comprendere meglio le
relazioni fra il linguaggio comune e l’arte dei suoni:

• sia la musica che il linguaggio sono sistemi di


comunicazione universali fra gli uomini;
• entrambi i linguaggi usano, fondamentalmente, lo
stesso canale uditivo-vocale;
• ambedue possono produrre un numero illimitato di
frasi;
• i bambini imparano tutti e due i linguaggi, esponendosi
agli esempi prodotti dagli adulti;
• esiste una forma scritta;
• in entrambi i linguaggi è possibile distinguere una
fonologia (componenti del linguaggio), una sintassi (le regole
per combinare fra loro le componenti) e una semantica
(attribuzione di significato ai prodotti del linguaggio);
• legame perpetuo tra musica e linguaggio può essere
suggerito da un’analisi della suddivisione del cervello: il piano
temporale, situata nel lobo temporale della corteccia cerebrale
è l’area del cervello che sembra essere associata
all’elaborazione del linguaggio e sembra anche che ‘classifichi
i suoni’.

209
Non dobbiamo dimenticare che il fatto di vivere nel suono
e, più precisamente, nel suono prodotto dal linguaggio,
imprime sempre piccoli segni sul sistema nervoso periferico: a
seconda delle parole utilizzate, del timbro generato, sarà
interessata questa o quella parte del corpo; quindi possiamo
considerare l’immagine del corpo come conseguenza del
linguaggio; accettando tale idea, si può sperare di rimodellare il
corpo migliorando la parola.
Inoltre, sappiamo che alcune espressioni verbali non hanno
nulla in comune col significato della musica, ma vengono
associate a moduli ritmici per aiutare la memorizzazione; ciò
accade soprattutto nel caso di stili percussivi. Un esempio è
costituito dai suonatori di tamburo africani e indiani, i quali
correlano, appunto, le sillabe ad alcuni suoni emessi dai
tamburi: questi suoni, prodotti da strumenti, permettono la
trasmissione di messaggi ‘verbali’ a notevole distanza. Ciò
dimostra che, presso alcune culture, il linguaggio è imitato
musicalmente.
Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che - come affermava
Sloboda - le aree cerebrali responsabili della musica sembrano
avere una sovrapposizione parziale, anche se incompleta, con
quelle responsabili del linguaggio. La musica impiega un
insieme distinto di risorse neurali.
Dove sta la verità? l’analogia linguistica non è né vera né
falsa, si adatta parzialmente al suo oggetto. L’elemento vero è
la concezione in base a cui noi ci rappresentiamo nelle
sequenze di elementi individuali, assegnando ad essi ruoli
tematici in strutture astratte sottostanti, alcune delle quali
presentano somiglianze reciproche; ciò che determina o meno
la vigilanza psicologica tra gli elementi è il loro reciproco
rapporto entro queste strutture.

BIOLOGIA DEL PENSIERO MUSICALE

Le componenti delle abilità musicali, come di ogni altra


abilità cognitiva, hanno precise localizzazioni cerebrali.

210
L’orientamento biologico della psicologia cerca di spiegare il
comportamento umano in termini di operazioni del cervello e
del sistema nervoso che sono, a loro volta, influenzati dalla
costituzione genetica dell’organismo.
Dobbiamo, prima di tutto, ricordare che ciò che
apprendiamo sono le strutture utilizzate per rappresentare la
musica: esiste sia una forma di acculturazione educativa, cioè
un apprendimento che avviene a seconda della esposizione,
durante l’infanzia, ai normali prodotti musicali della nostra
cultura, sia un’educazione vera e propria che porta
all’acquisizione di abilità specializzate. Le influenze, sia
biologiche che sociali, sono ovviamente comprese in una
spiegazione completa della condotta umana.
Quali, quindi, i fattori responsabili delle differenze culturali
musicali? Esiste una base biologica per le origini della musica
nella nostra specie? La composizione musicale ha una funzione
biologica?
Tali quesiti possono essere analizzati mettendo in evidenza
le differenze che sussistono tra la cultura scritta e quella orale.
Nella cultura orale, le uniche guide sono le conoscenze
attuali e la memoria.
Per molte persone nella scrittura viene ad essere
fondamentale che la realtà è, sotto molti aspetti, mediata dalle
loro notazioni; quel che può essere scritto e conservato è
giusto e definitivo: nella cultura scritta, la memoria di una
persona viene giudicata sulla base della registrazione scritta.
Sfortunatamente, molte persone alfabetizzate ritengono che
la vita o le conoscenze di una cultura che si basa sulla scrittura
siano, in un certo senso, superiori a quelle di una cultura orale;
per contro, sarebbe più corretto sostenere che la cultura orale e
quella alfabetizzata sono differenti.
La nostra scrittura alfabetica può portare ad un
impoverimento della comunicazione: non è in grado di
preservare informazioni significative nel ritmo, intonazione,
tono e gesti, mentre riesce a custodire le informazioni
fonetiche.

211
Nelle culture orali, la musica viene trasmessa da un
individuo all’altro ed è soggetta, come le conoscenze verbali, a
variazioni nel tempo: all’interno di una cultura orale una
esecuzione, spesso, non è uguale a quella precedente. In una
cultura orale è impossibile che si possa ottenere lo stesso tipo
di conoscenze che si traggono da determinati brani, dopo
ripetuti esami delle partiture, o ripetuti ascolti della stessa
registrazione.
Ma, nonostante tutte queste differenze, sussistono basi
cognitive universali per la musica, che trascendono le singole
culture? Anche se la tonalità non è assolutamente universale, i
concetti di scala e di tonica, hanno delle analogie formali in
molte culture.
Inoltre, sembra che la suddivisione delle scale in gradi segua
dei principi comuni nella maggior parte delle culture.
Si è affermato che le componenti delle abilità musicali
hanno precise localizzazioni cerebrali: alcune ricerche hanno
portato alla conclusione che le funzioni intellettuali sarebbero
localizzate in aree differenti del cervello.

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

La musica di Wolfgang Amadeus Mozart aiuta ad


organizzare i circuiti neuronali di alimentazione nella corteccia
cerebrale, soprattutto rafforzando i processi creativi
dell’emisfero destro associati al ragionamento spazio-
temporale.

212
Sembra possibile che le attività cerebrali di un individuo si
dissolvano, lasciando intatto il suo intelletto musicale.
Intervenendo sull’emisfero sinistro, si provocano disturbi del
linguaggio; mentre si causano danni al canto, agendo
sull’emisfero destro. In realtà la musica racchiude sotto-abilità
logicamente indipendenti: non dobbiamo dimenticare che una
regione di un emisfero cerebrale è qualcosa di molto ampio.
Attraverso vari studi si è giunti alla conclusione che, anche
se le lesioni all’emisfero destro danneggiano quasi sempre le
funzioni musicali, le lesioni all’emisfero sinistro hanno quasi
sempre gli stessi esiti. Quindi è semplicistico affermare che la
musica si trova nell’emisfero destro: le attività musicali sono
dissociabili e soggette a danni specifici, come quelle del
linguaggio.
Significativa è l’affermazione del musicologo tedesco H.
Schenker, secondo cui a livello profondo, tutte le buone
composizioni musicali , rivelano lo stesso tipo di struttura delle
composizioni verbali, riuscendo a mostrare, almeno in parte, la
natura affine delle intuizioni verbali e musicali.
Non dobbiamo dimenticare, nell’analisi biologica del
pensiero musicale, il ruolo cardine svolto dall’orecchio o,
meglio, dalle orecchie: come l’emisfero destro e quello sinistro
operano in maniera diversa, così fa ciascuna delle orecchie.
L’orecchio destro è dominante perché è in grado di
trasmettere gli impulsi uditivi ai centri del cervello che
regolano il linguaggio in maniera più veloce di quello sinistro;
gli impulsi nervosi che derivano dall’orecchio destro
raggiungono direttamente il cervello sinistro dove si trovano i
centri del linguaggio, mentre gli impulsi nervosi dell’orecchio
sinistro, compiono un viaggio più lungo attraverso il cervello,
che non possiede centri del linguaggio corrispondenti, e poi
ritornano al cervello sinistro.
Potremmo definire l’orecchio il direttore d’orchestra
dell’intero sistema nervoso. L’orecchio integra le
informazioni fornite dal suono e organizza il linguaggio.
Infatti il linguaggio, come elemento fondante dell’umanità
dell’uomo, non può essere analizzato e studiato se non si tiene

213
presente il ruolo determinante svolto dall’udito: è grazie
all’udito che è stato possibile all’uomo, costruire il
linguaggio.

Anche Alfred Tomatis considera l’orecchio l’organo chiave


nello sviluppo totale dell’uomo: permette a tutto il corpo di
diventare “un’antenna ricettrice che vibra all’unisono con
la fonte del suono”.

L’orecchio risulta essere fondamentale per comprendere


l’evoluzione dell’uomo: rappresenta anche la chiave per capire
come possa essere utilizzato lo ‘effetto Mozart’.
Ma l’organo dell’udito non presiede soltanto la facoltà di
udire, ma anche la capacità di ascoltare; sappiamo che non
occorre sentire per ascoltare, infatti parecchi musicisti famosi,
del passato, erano sordi e, anche se non erano in grado di
sentire con le orecchie, potevano percepire codici e schemi
ritmici grazie a vibrazioni che percepivano con le mani e altre
parti del corpo.

Importante notare come la funzione dell’ascolto sia


direttamente collegata alla concentrazione della memoria, alle
condizioni psicologiche, alla consapevolezza e alla
comunicazione.
La nostra società si preoccupa troppo dell’intelligenza:
esami di ammissione all’Università, colloqui di lavoro
privilegiano il pensiero lineare dell’emisfero sinistro; tali abilità
sono essenziali, ma possono non essere così basilari come la
capacità di ascoltare e di parlare.
Se sussiste l’incapacità di saper ascoltare si può verificare
l’incapacità di progredire verso sofisticate tecniche di
apprendimento. Sviluppare un ascolto corretto è il segreto per
accedere allo ‘effetto Mozart’ .

214
MUSICA E INTELLIGENZA SPAZIO-
TEMPORALE

L’ “effetto Mozart” è in grado di far risaltare, migliorando,


le abilità cognitive dell’individuo, attraverso lo sviluppo del
ragionamento spazio-temporale.
Dobbiamo prendere atto che, a prescindere dai gusti, la
musica di Mozart rilassa, migliora la percezione spaziale e
permette di esprimersi più chiaramente, comunicando sia col
cuore che con la mente; inoltre le aree creative del cervello
vengono stimolate dalla melodia e dal ritmo del grande
compositore.
Attraverso la musica mozartiana si può aiutare a sviluppare,
a compensare, a restituire carenze dovute a danni: le parti
indenni del cervello hanno riserve dalle quali l’organismo può
ricavare questi elementi sostitutivi.
Inoltre, nel mondo contemporaneo la musica rappresenta
un sistema di comunicazione ed un linguaggio di grandissima
diffusione e, soprattutto, “music is a window into higher brain
function”.
Sappiamo come l’esperienza sonora, durante la prima fase
della vita e come l’uso dei linguaggi musicali, per la loro
esperienza strutturante, stimolino l’intelligenza e la personalità.
La musica è un linguaggio non meno importante di quello
visivo, corporeo o verbale, in grado di esprimere idee, concetti,
sentimenti propri di ogni individuo.
E’ indispensabile fornire i bambini gli strumenti idonei per
conoscere, sperimentare, analizzare con pensiero critico la
realtà sonora e musicale, in cui sono inseriti. La mente infantile
è dotata di ‘meccanismi’ che la portano ad imitare l’adulto e tali
trasformazioni della mente dipendono dal modo diretto con
cui interagiamo da piccoli col mondo che ci circonda,
interazioni che non sono attività cognitive ‘pure’ ma che
prendono forma a partire da attività di base quale i movimenti,
le sensazioni, le emozioni.

215
Il bambino, come sostiene Shimchi Suzuki , fondatore della
“School for talent education” in Giappone, possiede un
potenziale infinito.
Proprio come i bambini imparano naturalmente la lingua
materna, così la musica è altrettanto a diretto contatto con il
cervello, quindi l’educazione musicale può formare e modellare
il cervello.
Suzuki in Nurtured by Love, uno dei suoi principali scritti,
sostiene che attraverso l’imitazione si possa insegnare ai
bambini che bisogna permettere alle abilità di espressione di
maturare e sbocciare durante l’infanzia; un’educazione
musicale infantile precoce porta ad effetti significativamente
positivi sul cervello e sull’apprendimento.
Il bambino vive in un mondo caratterizzato dalla presenza
simultanea di stimoli sonori moderni, il cui disorganico
sovrapporsi può comportare il rischio sia di una diminuzione
della attenzione e dell’interesse per il mondo dei suoni, sia di
un atteggiamento di ricezione soltanto passiva.
Non dobbiamo dimenticare che, ancora prima di nascere, il
piccolo vive esperienze sonore – musicali, percependo, voci,
rumori, suoni e musiche che provengono dall’ambiente
circostante.
L’orecchio del bambino, già a tre anni è sensibile alla
dinamica, al colore timbrico, al riverbero ambientale e alla
dislocazione delle sorgenti nello spazio.
Nel numero di ‘Newsweek’ del 19/02/96, venne pubblicato
un servizio dal titolo “Your child brain” (il cervello del tuo
bambino) dove vennero riportati i risultati di numerosi studi
compiuti in vari istituti di ricerca e Università americane, sulle
modificazioni che si realizzano nel cervello di un bambino che
sia precocemente avviato all’uso dei linguaggi musicali.
Di particolare interesse sono i risultati di ricerche compiute
da Gordon Shaw, presso la Irvine University della California
dove, a gruppi di bambini della scuola materna, sottoposti a
test specifici per la determinazione del Quoziente Intellettivo,
sono state impartite lezioni di canto e di piano.

216
Dopo sei mesi di insegnamento della tastiera del pianoforte,
questi piccoli ottenevano un miglioramento, un accrescimento
straordinario del ragionamento spaziale-temporale rispetto ad
altri fanciulli che non avevano svolto attività musicali; inoltre
l’effetto ottenuto durava molti giorni e le implicazioni istruttive
erano rilevanti.
Gordon Shaw nel suo libro Keeping Mozart in Mind , cita
un esperimento pilota che è risultato essere particolarmente
significativo per verificare l’intelligenza in bambini in età
prescolare: veniva presentato un puzzle da costruire ai
bambini, i quali entro un determinato periodo di tempo
dovevano ricomporlo; inoltre veniva richiesto loro di formare
mentalmente l’immagine dell’oggetto completato e di ruotare i
pezzi del puzzle per confrontarli e accoppiarli. Tale
performance venne facilitata mettendo insieme i pezzi secondo
ordini ben definiti. Tale esperimento era servito per delineare
la natura spazio-temporale dell’esperimento.
Il team dell’Università della California, attraverso queste
ricerche sperimentali, vuole cercare di ribadire che la musica è
in grado di stimolare i modelli interni del cervello favorendone
l’impiego in ragionamenti complessi; inoltre questi studiosi
hanno dimostrato che esistono relazioni causa-effetto tra
ascolto musicale e capacità di ragionamento.
E’ noto che gli apprendimenti più strutturati, cioè quelli che
determinano la creazione dei circuiti cerebrali funzionali di
base, sono tipici delle prime fasi dell’esistenza. Gordon Shaw
sostiene che, una condizione necessaria per comprendere
l’apprezzamento della musica da parte del bambino è riuscire
ad ipotizzare che il repertorio di modelli impliciti e sequenze
relative sia presente sin dalla nascita.

Possiamo affermare che, nell’evoluzione di un individuo,


esistono dei periodi ‘caldi’, cioè dei larghissimi ‘ponti di
apprendimento’ tra l’ambiente e l’individuo e delle ‘finestre’,
durante i quali si attivano processi di maturazione neurologica
e mentale del tutto particolari.

217
Caratteristiche di questo periodo sono:
• rapidità con cui i processi cognitivi avvengono;
• stabilità degli apprendimenti.

Ogni tipo di apprendimento ha una sua specifica finestra


che occupa un periodo di tempo più o meno ampio, trascorso
il quale la finestra si restringe enormemente e il processo di
apprendimento si raffredda.
Riuscire a rafforzare e ad accelerare l’apprendimento e la
memoria è stato sicuramente lo scopo dell’opera e del metodo
del Dottor Georgi Lozanov, psicologo bulgaro, il cui studio
sulla suggestione (“Suggestopedia” il nome del suo metodo),
tramite immagini e rilassamento ha creato una delle più valide
metodologie mente/corpo; la sua tecnica è riuscita ad
apportare innovazioni creative nei programmi didattici in
Europa.
Un altro grande ricercatore, Zoltan Kodaly è del parere che
l’effetto della musica è così forte nella formazione della
persona che ne influenza l’intera personalità. La musica
modella l’intero carattere del bambino, rendendolo equilibrato,
disciplinato, indipendente, creativo, felice, in armonia, perciò,
con i concetti educativi.

Tutto ciò che si è affermato, sino ad ora, vuole dimostrare


la fondatezza della validità dello “effetto Mozart” e tutto deve
essere supportato dal citare, attraverso esempi, i molteplici
esperimenti compiuti da studiosi.
Sicuramente non possiamo dimenticare di rammentare
l’esperimento effettuato , nel 1993, da Gordon Shaw e Frances
Rauscher, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nature’ che ha
permesso ai due studiosi di ‘salire alla ribalta’ della ricerca e
sperimentazione: 84 studenti appartenenti ad un collegio
parteciparono ad una delle tre condizioni per la durata di 10
minuti ; il primo gruppo ascoltò la “Sonata per due pianoforti
in D maggiore” di Mozart, il secondo gruppo ascoltò una
cassetta di musica rilassante, il terzo gruppo non ascoltò
musica (silenzio). Questi giovani partecipanti all’esperimento

218
completarono poi una prova di ragionamento spaziale tratta
dal test di intelligenza “Stanford-Binet”. I risultati indicarono
che gli studenti che avevano ascoltato il pezzo di Mozart,
avevano ottenuto risultati di 8/9 punti più alti di quelli nelle
altre due condizioni. Tale effetto aveva, però, una durata di soli
10, 15 minuti. L’esito di tale esperimento è stato visto come un
ulteriore passo avanti per l’affermazione dell’ “effetto Mozart”,
come causa determinante nei processi di apprendimento.
Vari esperimenti furono effettuati anche utilizzando animali,
con lo scopo di costruire un modello animale: alcuni ratti,
sottoposti a musica complessa eseguivano meglio labirinti
spaziali rispetto a ratti esposti a musica minimalista, suono
bianco o silenzio.
Tutti questi risultati rappresentano l’inizio, piuttosto che la
fine della storia di come la musica possa migliorare la maniera
dei nostri pensieri, ragionamenti e creazioni.
Il potere della musica di Mozart è stato, quindi, evidenziato
grazie a ricerche innovative, le quali hanno portato alla
conclusione che il rapporto tra musica e ragionamento spaziale
(secondo il pedagogista Howard Gardner sia la musica che il
ragionamento si trovano in relazione) è così forte che il
semplice ascolto della musica mozartiana può fare la
differenza: potremmo paragonare tale effetto “ad una stele di
Rosetta” per il codice o linguaggio interno delle funzioni
cerebrali più alte.
Proprio l’insieme delle opere del grande compositore
sarebbe diventata la ‘pietra filosofale’ – la chiave universale –
per attingere ai poteri curativi e stimolanti di musica e suono.
Ma non dobbiamo dimenticare, come afferma il grande
psicologo Gordon Shaw, che l’individuo è nato con molte
strutture cerebrali. Insite nel cervello troviamo una lingua e
una grammatica con le quali si è nati e che permettono di
compiere funzioni elevate del cervello come combinazione
matematica e gioco degli scacchi: in poche parole l’uomo
possiede un cervello con abilità innate per riconoscere modelli
nello spazio e nel tempo.

219
In che modo la musica rinforza l’intelletto, aumentando
l’apprendimento? Le preferenze musicali dei bambini sono
fissate nel cervello o determinate culturalmente? Queste sono
alcune delle domande che scienziati, ricercatori prendono in
esame quando si pongono la domanda: perché funziona
“l’Effetto Mozart”?
Un accenno di risposta a tali quesiti potrebbe essere seguire
lo sviluppo neurologico durante l’infanzia. (E’ bene
rammentare che le abitudini cognitive assunte in età infantile
ed adolescenziale hanno molta influenza durante tutta la vita).
L’apprendimento, sino allo sviluppo di un’evoluzione
cerebrale durante gli anni della scuola elementare, si manifesta
attraverso movimento e associazioni emotive. Infatti, verso i
2/3 anni il cervello comincia a fondersi con il corpo, nel
camminare, ballare e sviluppare un senso di ritmo fisico. Vero
progresso neurale si verifica fra i 7 e gli 11 anni: il bambino
sviluppa abilità più complesse: ascoltare, elaborare
informazioni visive, coordinare il movimento nel cervello e
nella mente; le vie uditive rinforzano il linguaggio e l’ascolto.
In questo stadio, il ponte fra la parte sinistra e destra del
cervello, chiamato corpo calloso, si sviluppa completamente,
permettendo ad entrambi gli emisferi cerebrali di essere in
grado di rispondere contemporaneamente ad un evento. La
maturazione della capacità della corteccia cerebrale fa sì che
l’emisfero destro e quello sinistro acquistino delle specificità:
l’emisfero sinistro è quello deputato al controllo delle capacità
linguistiche, mentre l’emisfero destro è competente nell’analisi
degli insiemi della musicalità e delle dimensioni spazio-
temporali.
Potremmo affermare che tra i due emisferi ci sia una
differenza di ruoli netta, cui corrispondono due diversi modi di
giungere alla comprensione della realtà: il sinistro sovrintende
alla logica, il destro procede per analogia.
Verso i 15 anni comincia a svilupparsi la consapevolezza di
sé e, discipline quali musica, arte, educazione fisica, sono
importanti per completare l’integrazione corpo/mente.

220
Ovviamente, alla fine dell’adolescenza, il cervello continuerà a
svilupparsi sino ai primi anni dell’età adulta.
Non dobbiamo dimenticare che la maggiore facilità di
apprendimento dei giovani rispetto agli adulti, va attribuita ai
meccanismi di plasticità della corteccia cerebrale; inoltre oggi i
ragazzi ricevono, dai media, molti più input che i propri padri:
il quoziente intellettivo sale costantemente, addirittura di
qualche punto ogni dieci anni.
Abbiamo ribadito che, determinata musica può migliorare la
capacità del cervello di percepire il mondo fisico, formare
immagini mentali e osservare i cambiamenti negli oggetti.
Quindi, la musica può influire sul modo in cui percepiamo lo
spazio intorno a noi.
Si può ipotizzare che l’ascolto della musica mozartiana sia in
grado di ‘organizzare’ i circuiti neuronali di alimentazione nella
corteccia cerebrale, soprattutto rafforzando i processi creativi
dell’emisfero destro associati al ragionamento spazio-
temporale.
Ma perché proprio la musica di Mozart risulta essere la più
adatta?
Come è stato dimostrato dagli studiosi dell’Università di
Irvine certa musica può apportare miglioramenti alla capacità
del cervello di percepire il mondo fisico, formare immagini
mentali e accorgersi dei cambiamenti negli oggetti. In altre
parole, la musica può influire sul modo in cui si percepisce lo
spazio intorno a noi.
Gordon Shaw spiegò di aver scelto tale musica per i loro
esperimenti, perché il grande musicista componeva in giovane
età e sfruttava il repertorio inerente i modelli di fissazione
spazio-temporale nella corteccia (ndr. di conseguenza la
musica di Mozart è ricca di alte frequenze).
“I suoni ad alta frequenza danno energia al cervello, mentre
i suoni a bassa frequenza gli sottraggono energia, lo
depauperano. L’energia cerebrale è direttamente collegata
all’intelligenza. Uno studio a questo proposito ha evidenziato
che ascoltare Mozart per solo dieci minuti può far aumentare
temporaneamente il quoziente di intelligenza (QI) di nove

221
punti. Nella zona dei suoni ad alta frequenza della coclea, le
cellule sensoriali sono più numerose di quelle della zona dei
suoni a basse frequenze. Tomatis ha notato che quando il
cervello viene ben caricato di potenziale elettrico dai suoni ad
alta frequenza, si ha un netto potenziamento della capacità di
apprendere, concentrarsi, risolvere un problema, organizzarsi e
lavorare per lunghi periodi di tempo senza accusare
stanchezza”.
Quali i luoghi del cervello, indicati nei processi spaziali,
specifici dell’arricchimento musicale?
Per rispondere apriamo una parentesi per dire,
schematicamente, quali siano le maggiori suddivisioni della
corteccia e spiegare le loro funzioni generali:
• Frontale: linguaggio, movimento;
• Parietale: sensi, percezione spaziale;
• Temporale: memoria, vista;
• Occipitale: vista.
Indi, sebbene funzioni del cervello più alte come, ad
esempio, musica e ragionamento spaziale-temporale dipendano
fondamentalmente da regioni localizzate e specifiche della
corteccia, tutte le abilità cognitive più alte utilizzano una serie
elevata dell’area corticale.
Sembra che esista, sino ad oggi, un unico gene, Emx-2, in
grado di influenzare la suddivisione delle aree funzionali della
corteccia cerebrale.
Tale gene è stato scoperto dall’Equipe dell’Ospedale San
Raffaele di Milano: nel 1990 è stato ‘rinvenuto’ il gene che
progetta e costruisce la corteccia cerebrale, gene Emx-2,
piccolo frammento del DNA, che regola l’area del cervello in
cui ha sede il pensiero astratto.
La corteccia cerebrale è divisa in aree funzionali specifiche:
nell’uomo c’è quella per progettare il movimento, quella per
eseguirlo, quella della parola pronunciata e quella della parola
ascoltata; esistono poi aree associative che coordinano tutte le
altre. Queste, sede del pensiero astratto, si trovano nella parte
anteriore (frontale) della corteccia, mentre nella parte
posteriore si trovano le aree visive.

222
Il gene Emx-2 controlla la suddivisione di queste aree. Non
tutti gli individui posseggono tale ‘elemento’ e,
conseguentemente hanno le aree del pensiero astratto più
sviluppate di quelle uditive, in una parola ‘capiscono di più ma
sentono di meno’, situazione in cui grandi musicisti quali, ad
esempio, Beethoven sono venuti a trovarsi ma non per questo
motivo hanno perso il loro ‘orecchio musicale’.
Si può concludere dicendo che l’intelligenza può essere
intesa come abilità di adattamento e quindi, non è difficile
accettare, sempre facendo riferimento al concetto di
“intelligenze multiple”, “l’intelligenza musicale, intesa come
gestione a vari livelli nervosi centrali (midollo spinale, tronco
encefalitico […] strutture neocorticali) del ricevimento e
dell’invio dell’informazione musicale”.

L’EFFETTO MOZART SECONDO “PARSIFAL”

(La sublime musica di Mozart per risolvere i disagi


psicologici ed i disturbi psicosomatici)
Con il metodo Tomatis si possono risolvere ansia,
depressione, balbuzie, dislessia, paura, insonnia ed altri
disturbi.
di Enzo Califano (rivista Parsifal)

Il metodo Tomatis è una terapia ideata da un medico


otorinolaringoiatra francese, Alfred Tomatis, che mise in
evidenza le relazioni esistenti fra l’orecchio e varie funzioni
dell’organismo, come ad esempio il linguaggio. Il metodo
audiopsicofonologico ideato dal dott. Tomatis stabilisce che
quando l’orecchio non ascolta in modo ottimale si hanno
ripercussioni su tutto l’organismo. Attraverso questa
metodologia terapeutica, utilizzando una macchina nota come
“orecchio elettronico”, che filtra la musica di Mozart, si
apportano all’orecchio le frequenze acute che vanno a
“ricaricare” la corteccia cerebrale. L’orecchio, infatti, ha il

223
compito di portare energia al nostro cervello, come una
dinamo che ricarica la batteria di un’auto. Tale apporto
energetico è determinato quasi esclusivamente dalle frequenze
acute; tali frequenze si trasformano in stimoli nervosi, a livello
delle cellule ciliate della coclea (cellule del Corti), e provocano
una dinamizzazione dell’attività corticale, che si tramuta in
coscienza, concentrazione, memoria e volontà; dopo la terapia
avviene un risveglio della coscienza e della vitalità. Inoltre la
parte dell’orecchio interno detta “organo di equilibrio” tiene
sotto controllo tutti i muscoli del corpo; ecco perché una sana
“energizzazione” agisce sulla tensione corporale, su eventuali
contrazioni o rilassamenti del tono muscolare e quindi sulla
postura. Osservando il sistema nervoso parasimpatico,
possiamo anche comprendere il motivo per cui le frequenze
acute agiscono positivamente in varie malattie psicosomatiche.
Il nervo vago (sistema parasimpatico), tramite il nervo
auricolare si inserisce sul timpano; il vago, anche detto “nervo
dell’angoscia”, risente di ogni situazione di stress o conflitti e
reagisce determinando disturbi specifici a carico degli apparati
o organi innervati (digerente, respiratorio, circolatorio, etc.). Le
frequenze acute determinano una tensione del timpano
prodotta dalla regolazione dei muscoli del martello e della
staffa (muscoli della cassa del timpano). Il timpano teso al
massimo, assicura un buon equilibrio neurovegetativo. Grazie
al vago tutto si può organizzare armoniosamente o squilibrarsi:
in quest’ultimo caso appaiono somatizzazioni varie: paura,
ansia, angoscia. Un orecchio chiuso allenta la muscolatura del
martello che non sollecita più la muscolatura della staffa; così
la membrana del timpano allentata in un movimento ampio
eccita il ramo auricolare del vago, con reazioni nella sfera
vegetativa. La microginnastica dell’orecchio permette al
soggetto di stendere il suo timpano: così l’eccitazione del vago
cessa e si verifica un rilassamento globale.
La prima fase della terapia è rappresentata dal test di
ascolto, il momento diagnostico, che viene effettuato
attraverso un audiometro attraverso il quale vengono inviati al
soggetto segnali sonori . In seguito ai dati ricevuti, vengono

224
tracciate le curve dell’ascolto aereo e dell’ascolto osseo. In base
al test e ad un colloquio, lo specialista personalizza il
programma d’ascolto. Il test d’ascolto da’ un’immagine
dell’aspetto mentale e corporale del soggetto.
La base musicale del metodo Tomatis è la musica di Mozart
che è ricca di alte frequenze e non è stancante. Si utilizzano
anche in misura minore i canti gregoriani, che mettono in
sintonia i ritmi cardiaci e respiratori.
Il programma sonoro si prefigge lo scopo di far seguire al
paziente una progressione di ascolto ideale, simile a quella che
avrebbe dovuto sviluppare dal momento del suo
concepimento; la qualità del suo ascolto e di conseguenza la
comunicazione con l’ambiente sono la risultante di tutto ciò
che non è “filato liscio” da quel momento in poi.

Lateralizzazione per evitare la strada più lunga

“Bisogna essere destroidi fino alla sinistra” è quanto afferma


e ripete Tomatis, a sostegno della ricerca dell’individuo ad
essere destroide non solo nella mano o nel piede, ma anche
nell’audizione, nella parola. Gli impulsi che partono dal
cervello si ripercuotono per l’elaborazione di un suono a livello
della laringe, grazie alla quale avviene la comunicazione. A
questo livello c’è un’asimmetria: la semi laringe destra beneficia
di un nervo ricorrente motore (ramo del vago) più corto di
quella sinistra, per cui il tempo degli impulsi neuronici è
differente. L’orecchio destro è quindi più vicino agli organi
fonatori e al cervello di quello sinistro, il cervello destro ha una
funzione di controllo e di integrazione, quello sinistro è
esecutore. Per questo è importante che l’informazione sia
ricevuta dall’orecchio destro, in quanto se è invece il sinistro a
riceverla, sarà il cervello destro ad attuare l’esecuzione e quindi
non potrà occuparsi adeguatamente del controllo.
Col training si lateralizza progressivamente a destra, in
questo modo, l’ascolto, passando da sinistra a destra,

225
determina un miglioramento del rendimento cerebrale del
soggetto ed un’armonizzazione generale. Se la laterizzazione è
una scelta dell’individuo perché alcuni scelgono quella più
difficile? La scelta, che è inconscia, è legata all’elaborazione del
linguaggio del soggetto, il piccolo comunica già con sua madre
e nella fase del balbettio non c’è ancora differenziazione degli
orecchi, in seguito il bambino “incontra” il padre che è il
vettore del linguaggio socializzato; per comprenderlo dovrà
tendergli il giusto orecchio. Se le relazioni tra padre e bambino
non sono buone, quest’ultimo ha probabilità di tendergli
l’orecchio sinistro per tenersi l’interlocutore a distanza.

L’ORECCHIO ELETTRONICO

L’audiopsicofonologia utilizza l’orecchio elettronico che è


un apparecchio costituito da un amplificatore, da filtri e da un
gioco di bilance elettroniche. L’orecchio elettronico modifica il
messaggio sonoro offrendo due canali possibili verso le cuffie:
il primo canale mette sotto tensione i muscoli del martello e
della staffa; il secondo canale provoca il loro allentamento; in
questo modo si provoca un movimento di tensione e
distensione dei muscoli dell’orecchio medio e quindi una
microginnastìca.

Il metodo Tomatis è un metodo innovativo che può


risolvere, in maniera soddisfacente, vari disturbi psicologici e
psicosomatici. È comunque molto efficace anche nei problemi
di apprendimento, di mancanza di concentrazione ed è anche
d’aiuto a bambini e adolescenti con difficoltà scolari.

Grazie all’energia che l’orecchio apporta al cervello, il


pensiero è molto attivato e quindi anche le facoltà creative
sono ampliate.

226
Altre applicazioni particolari:

a) Educatori: dall’insegnante al genitore, migliorando il


proprio benessere, si comunica in maniera più soddisfacente e
produttiva.

b) Managers: hanno bisogno di alte qualità sia a livello fisico


che mentale; hanno bisogno di avere una macchina nervosa
agile, impeccabile e rapida. Una corteccia che invecchia fa sì
che i processi mentali si sclerotizzino, la memoria diminuisca
come anche la concentrazione. L’energia apportata dalla
dinamizzazione dell’attività corticale con l’uso del metodo
Tomatis determina forza energetica, creatività, eliminazione
dello stress ed ampliamento della coscienza.

c) Insegnamento lingue straniere: è possibile, con il metodo


Tomatis, restringere o estendere a volontà la “banda passante”
o banda di selettività specifica che è responsabile
dell’apprendimento più o meno ottimale di una lingua: per
esempio l’orecchio francese oscilla tra 1000 e 2000 Hertz
mentre quello italiano tra 2000 e 4000 Hertz. Con l’orecchio
elettronico è possibile sbloccare l’orecchio e creare la ricettività
che gli manca.

d) Musicisti e cantanti: per cantare o suonare uno strumento


è importante mettersi in ascolto con se stessi o col suono
prodotto dallo strumento, al fine di controllarli meglio, un
miglioramento dell’ascolto da parte di un soggetto gli permette
di avere una più ampia padronanza della sua voce o del suo
strumento.

227
L’EFFETTO MOZART SECONDO “L’ALTRA
MEDICINA”

(Mozart e la musica delle Voci - di Pierre Sollier)

La musica di Mozart e la voce materna, filtrate con il


metodo Tomatis, possono curare le difficoltà di
apprendimento, la dislessia, il ritardo mentale e il deficit di
attenzione dei bambini.

Quando qualcuno ci parla, il nostro cervello inizia un


rapidissimo lavoro di elaborazione dati: memorizzazione di
informazioni, controllo comparativo rispetto ad informazioni
già note, risposta adeguata sulla base di concetti elaborati in
precedenza, istantanea produzione di immagini mentali
suscitate dalle parole dell’interlocutore. Questo e molto di più
avviene se davvero ascoltiamo, perché in caso contrario il
senso delle parole, il messaggio in esse contenuto, non
troverebbero in noi risonanza alcuna: sarebbero parole nel
vuoto. Si tratta di un fenomeno che, se volontario, è del tutto
normale e che può essere definito, molto semplicemente, come
indifferenza. Ma il fenomeno, sia in positivo che in negativo,
avviene anche quando a parlare siamo noi: la trasformazione in
elaborazione concettuale e immagini mentali delle onde sonore
prodotte dagli organi della fonazione presuppone il
contemporaneo e complesso funzionamento degli organi
dell’udito. Per Alfred Tomatis, un otorinolaringoiatra che da
oltre quarant’anni si occupa del problema dell’ascolto e dei
suoi risvolti audiologici e psicolinguistici, l’udito non è solo
uno dei cinque sensi: è il senso per eccellenza perché è grazie
all’udito che l’uomo ha parlato, ha potuto ideare, perfezionare
e differenziare il linguaggio. Poiché produciamo soltanto i
suoni le cui frequenze siamo in grado di udire, secondo
Tomatis non ci si deve limitare a pensare all’udito come
funzione delegata all’orecchio esterno e alla membrana
timpanica, ma come funzione delegata soprattutto all’orecchio
interno, al sistema vestibolo-cocleare. E non solo per quanto

228
riguarda l’ascolto e le sue molteplici risonanze
neurofisiologiche, ma anche relativamente al modo che
ognuno di noi ha di percepire la propria spazialità e verticalità
(e a proposito della verticalità, con le ricerche di Tomatis
concorderebbero gli studi iniziati nel 1941 degli psicologi
Wìtkin e Asch e attualmente proseguiti e sviluppati da
Prinzmetal, uno psicologo della percezione dell’University of
California di Berkeley). Tutti sono capaci di udire, ma ascoltare
è un’abilità particolare, ed è la chiave dell’apprendimento, del
linguaggio e perfino dell’identità personale. Che poi le
disfunzioni dell’udito possano indurre numerosi disturbi
dell’apprendimento e delle capacità mentali dei bambini è
indubbiamente un fatto sottostimato; così, poiché come diceva
Montaigne: “Tutto è stato detto, ma dal momento che nessuno
ascolta, occorre sempre ricominciare”, Tomatis ha
ricominciato tutto da capo in otorinolaringoiatria elaborando
una sua particolare tecnica di stimolazione uditiva mirante a
rieducare l’orecchio ad ascoltare.
Ora il suo metodo è praticato in oltre 250 centri terapeutici
sia in Europa che in America, ma all’inizio Tomatis sperimentò
il suo metodo di controllo della voce nei cantanti lirici, i più
famosi dei quali furono Maria Callas e Placido Domingo. Nel
1954, quando inventò un apparecchio di rieducazione uditiva
chiamato l’Orecchio Elettronico, Tomatis cominciò a spostare
la sua attenzione dai virtuosi del bel canto ai bambini con
difficoltà di apprendimento e autismo, convinto che prima di
saper parlare bisogna saper ascoltare, e cioè che non solo il
cantare bene, ma anche il parlare, il pensare, l’apprendere bene
e, in ultima analisi, la buona salute psicofisica, dipendono da
un buon udito.
“L’udito non è solo uno dei cinque sensi, è il senso per
eccellenza perché è grazie all’udito che l’uomo ha parlato, ha
potuto ideare, perfezionare e differenziare il linguaggio”.
Da anni ormai il metodo Tomatis si è segnalato come
altamente efficace nel trattamento dei disturbi
dell’apprendimento in bambini in età scolare; recentemente,
presso il Centro Audiologico di Toronto sono stati valutati i

229
risultati conseguiti con l’Orecchio Elettronico in 400 bambini
che seguivano un programma di trattamento di sei mesi. La
ricerca ha dimostrato che si erano ottenuti i seguenti
miglioramenti: dell’atteggiamento verso la scuola associato ad
un aumento delle motivazioni ad imparare nell’87% dei casi,
del rendimento scolastico nel 90%, della capacità di leggere e
comprendere e del rapporto con i familiari e con i compagni
nell’83%, dell’attenzione nell’86%. Dopo sei mesi, nell’83% dei
bambini i risultati si dimostrarono stabili o in ulteriore
miglioramento. Tutti gli ospiti di un tipico Centro Audiologico
Tomatis, sia bambini che adolescenti, possono divertirsi come
vogliono: giocare a carte o a scacchi, disegnare e dipingere,
giocare tra di loro o fare ginnastica. Contemporaneamente,
però, il loro udito viene rieducato ascoltando quanto viene
trasmesso da speciali apparecchiature collegate con gli
auricolari che indossano: musiche di Mozart o la voce materna
“filtrate”. Con l’Orecchio Elettronico di Tomatis si ascoltano
solo le frequenze più alte della musica, ma si possono anche
ascoltare canti gregoriani non filtrati che, secondo Tomatis,
sono in grado di apportare molta energia al cervello.

L’orecchio è uno strumento di guarigione

Per capire il metodo Tomatis è necessario conoscere la


dinamica dell’udito e l’anatomia dell’orecchio. Nel metodo
Tomatis, particolare importanza hanno soprattutto due parti
dell’orecchio interno: la coclea e il vestibolo. L’orecchio
interno, parte essenziale dell’apparato auditivo, è costituito dal
labirinto osseo, a sua volta costituito dalla chiocciola o coclea,
dal condotto cocleare e dal vestibolo. La coclea, o chiocciola, il
ricevitore degli stimoli acustici, è un piccolissimo organo a
forma di spirale come la conchiglia di una lumaca. Il liquido
contenuto all’interno della coclea vibra, a seconda della
frequenza del suono ricevuto, da circa 16 Hz a circa 20.000 Hz
(questa è, nell’uomo, l’estensione dell’udito, variabile secondo
il livello di pressione sonora e l’età del soggetto).

230
Tali vibrazioni generano segnali nervosi che vengono inviati
al cervello. La coclea analizza i suoni secondo il loro significato
usando, per discriminarli, le sue 24.600 cellule citiate o ciglia
dell’organo di Corti. Il vestibolo, una cavità ovale che si trova
all’ingresso della coclea e che comunica con i canali
semicircolari del labirinto, controlla l’equilibrio, la postura, la
coordinazione, il tono e il funzionamento dei muscoli e la loro
capacità di sviluppare un’immagine di come il nostro corpo è
posizionato nello spazio. Chiamato a volte “l’orecchio del
corpo”, il vestibolo collabora anche a trasmettere
l’informazione sensoriale al cervello. Il vestibolo lavora in
tandem con la coclea come stazione di smistamento delle
informazioni sensoriali tra il sistema nervoso periferico e il
cervello. Il vestibolo analizza i movimenti del corpo e la coclea
analizza suoni. Tomatis ha scoperto che il suono è un alimento
del cervello e che l’orecchio è appunto l’organo preposto a
fornirgli energia. Si è infatti accertato che un eccesso di silenzio
può essere pericoloso e che un’atmosfera priva di vibrazioni
sonore può causare depressione da deprivazione sensoriale
tanto da spingere quasi al suicidio.
“La cosa più importante da ricordare è che il cervello non
produce energia, la cattura”, sostiene Tomatis, il quale ha
calcolato che l’80% dell’energia di cui il cervello ha bisogno è
elaborata nell’orecchio interno. I suoni ad alta frequenza danno
energia al cervello, mentre i suoni a bassa frequenza gli
sottraggono energia, lo depauperano. L’energia cerebrale è
direttamente collegata all’intelligenza. Uno studio a questo
proposito ha evidenziato che ascoltare Mozart per solo dieci
minuti può far aumentare temporaneamente il quoziente di
intelligenza (QI) di nove punti. Nella zona dei suoni ad alta
frequenza della coclea, le cellule sensoriali sono più numerose
di quelle della zona dei suoni a basse frequenze. Tomatis ha
notato che quando il cervello viene ben caricato di potenziale
elettrico dai suoni ad alta frequenza, si ha un netto
potenziamento della capacità di apprendere, concentrarsi,
risolvere un problema, organizzarsi e lavorare per lunghi
periodi di tempo senza accusare stanchezza. Il training

231
Tomatis (che non cura la sordità da lesione anatomica) stimola
l’orecchio così da farlo funzionare al massimo delle sue
possibilità, migliorando il potenziale di apprendimento e
creando un senso di generale benessere. Uno dei sistemi seguiti
dal metodo Tomatis per ottenere il miglioramento dell’udito è
quello di regolare la funzione vestibolare in modo da rendere
più facile l’integrazione sensoriale. Nei soggetti con difficoltà
di apprendimento o deficit di attenzione, spesso è il vestibolo
una delle fonti del problema. L’orecchio non è letteralmente in
grado di assorbire, organizzare e gestire le migliaia di
frammenti di informazione acustica che gli arrivano
dall’ambiente circostante. Si è frequentemente notato che i
bambini con difficoltà di apprendimento possono avere un
problema vestibolare, come dimostra la loro tendenza a
incespicare o urtare le cose, a mostrarsi impacciati e
scoordinati. Per difendersi da questo bombardamento
apparentemente caotico di stimoli sensoriali, questi bambini
possono arrivare a isolarsi dall’ambiente chiudendosi in se
stessi. L’ironia della sindrome di deficit di attenzione (ADD)
sta nel fatto che coloro che ne sono affetti sono, al contrario,
soggetti estremamente attenti. Il vero problema è che sono
incapaci di selezionare, classificare e organizzare
l’informazione, e non dispongono di barriere che possano
proteggerli dall’afflusso indiscriminato di suoni. Molti
problemi di apprendimento si possono far risalire a un deficit
uditivo. Un bambino può avere uno scarso rendimento
scolastico perché ha un deficit uditivo, un altro può avere
invece difficoltà motorie, posturali o di equilibrio, ma si tratta
comunque di difficoltà tutte ugualmente riconducibili all’udito.

Con il metodo Tomatis si ottengono eccellenti risultati


anche in situazioni patologiche apparentemente estranee
all’orecchio, quali ad esempio lo stress post-traumatico, la
depressione, la stanchezza cronica, i traumi cranici, il deficit di
coordinazione motoria e le sindromi ansiose.

232
Ascoltare la voce della madre

Il concetto su cui il metodo Tomatis si basa per stimolare la


capacità di apprendimento del cervello è insieme semplice e
profondo. Si tratta di riportare l’udito del paziente al punto di
partenza, al tempo in cui la funzione uditiva ha incominciato a
svilupparsi nel feto, all’interno dell’utero materno, e di
ricostruirne tutti gli stadi di sviluppo.
Tomatis è partito dal presupposto che il feto oda e ascolti la
voce della madre che non è solo un “nutrimento emotivo” per
il feto, ma è anche uno strumento che lo prepara ad acquisire il
linguaggio e a incominciare a parlare dopo la nascita. Tomatis
ha ipotizzato che, a causa dell’ambiente acustico dell’utero
(costituito dalle pareti dell’utero stesso e dal liquido amniotico
che vi è contenuto), il feto può udire soltanto i registri più alti
(o frequenze più alte) della voce materna. Basandosi su questo
assunto, Tomatis ha elaborato un modo di escludere le
frequenze più basse della voce materna allo scopo di simulare
l’esperienza di ascolto intrauterino. La voce della vera madre
(o, in sua assenza, di una sua sostituta) viene perciò filtrata per
renderla quanto più possibile simile ai suoni uditi dal feto nel
grembo materno. Riproporre la voce filtrata della madre offre
al bambino la possibilità di essere “riprogrammato”. È una
maniera simbolica di rivivere tutte le fasi di sviluppo che
portano al linguaggio, nella speranza di recuperare le fasi
andate perdute. L’obiettivo è anche quello di destare il
“desiderio” di ascoltare in modo attivo, un modo cioè che
Tomatis ritiene ben diverso dall’udire passivamente.
Questo “desiderio di ascoltare” (suscitato e sollecitato dalla
voce della madre) rende possibile ricostruire la meccanica
dell’ascolto. Non bisogna dimenticare che il feto ode i suoni
che gli giungono attraverso il liquido amniotico, mentre il
bambino ode i suoni che gli giungono attraverso l’aria.
Imitando questo processo evolutivo, si porta gradualmente
il bambino dai suoni filtrati ad alta frequenza ai suoni non
filtrati a frequenza mista, continuando fino a che il bambino è
in grado di ascoltare l’intera voce non filtrata della madre e di

233
comprendere quello che gli viene detto: ed è questo il
momento che gli operatori chiamano “la nascita sonora”.

La musica di Mozart

Si può comunque iniziare il trattamento non avvalendosi


della voce materna, ma ricorrendo alla musica di Mozart
gradualmente filtrata. Ma perché mai Tomatis ha scelto
proprio la musica di Mozart e non quella di altri compositori?
Perché, a suo parere, la musica di Mozart, la più conosciuta
e la più amata, esplica il massimo effetto terapeutico sul corpo
umano, e in particolare ciò avviene con i concerti per violino e
con determinati concerti per pianoforte e orchestra, per
esempio il Concerto K 482 usato anche in musicoterapia.
Mozart stesso fu nutrito di suoni fin da quando non era che
un minuscolo embrione custodito nel grembo materno. Suo
padre, Leopold Mozart, era un valente violinista e un
apprezzato autore di musica sacra e strumentale e di un
famoso metodo per violino. Oltre che per motivi di lavoro
(Leopold Mozart era violinista e vicedirettore dell’orchestra
privata dell’arcivescovo di Salisburgo), in casa Mozart era cosa
normale “musizieren”, fare musica in famiglia, come del resto
usa ancora nei paesi di lingua tedesca. Prima ancora di
imparare a suonare, certamente il piccolo Wolfgang imparò
molto presto ad ascoltare in modo attivo. “Mozart è un’ottima
madre”, dice Tomatis, la sua musica ha sollecitato la rinascita
dell’udito, di molti bambini. Si inizia il trattamento con musica
mozartiana non filtrata, poi gradualmente si eliminano le
frequenze più basse, filtrando prima 1.000 Hz, poi 2.000 Hz, e
ancora, se necessario, fino a 8.000 Hz. Di solito un bambino (o
un adolescente) riceve questa stimolazione sonora due ore al
giorno. cinque giorni alla settimana per tre settimane. I suoni
sono ascoltati non solo con le orecchie, ma anche attraverso le
ossa (principalmente quelle del cranio), che è probabilmente il
modo con il quale i suoni vengono uditi all’interno dell’utero.

234
In effetti, attraverso le ossa del vertice cranico il suono
arriva prima. Tomatis ha ideato speciali cuffie che hanno, in
aggiunta ai normali auricolari, un vibratore che, collocato al
vertice del cranio, trasmette i suoni direttamente alle ossa
craniche. Il terzo elemento sonoro utilizzato nel metodo
Tomatis è il canto gregoriano, uno dei tre tipi di canto liturgico
della Chiesa occidentale che sembra fatto apposta per
sincronizzarsi con i ritmi respiratorio e cardiaco. La musica
sacra, secondo vari studi, grazie alla ripetizione regolare di certi
suoni calma le onde di fondo della corteccia cerebrale
favorendo la concentrazione. Il canto gregoriano non viene
mai filtrato perché il ritmo biologico codificato in questa
musica è sufficiente a produrre un effetto terapeutico.

235
RECENSIONI SU EFFETTO MOZART

Informazioni disponibili su recensioni e segnalazioni


relative all’effetto Mozart

Corriere della Sera


Il punto del giorno 15 Luglio 2001
Epilessia, meno attacchi ascoltando Mozart

Poche note del crescendo della sonata K448 di Mozart


ascoltate ogni giorno e gli attacchi epilettici si riducono
drasticamente. Ad illustrare gli effetti terapeutici della musica
del grande compositore è John Jenkins del Royal College of
Physicians.
In un articolo apparso sul Journal of the Royal Society of
Medicine, il ricercatore afferma che i primi risultati della
musicoterapia nella cura dell’epilessia sono talmente
incoraggianti da giustificare ulteriori studi. I pazienti epilettici
che hanno ascoltato Mozart per 10 minuti al giorno hanno
infatti migliorato considerevolmente le loro capacità di
compiere azioni legate allo spazio come tagliare un foglio di
carta o ripiegarlo secondo linee e angoli predeterminati.
Inoltre i bimbi a cui sono state impartite lezioni di piano o
strumento a tastiera per 6 mesi e che hanno imparato a
suonare semplici melodie tra cui Mozart ottenevano punteggi
più elevati ai «test di movimento nello spazio» rispetto ai
coetanei epilettici a cui è stato insegnato a utilizzare il
computer.
Ulteriori studi sui topi di laboratorio hanno inoltre
dimostrato che le cavie a cui veniva fatta sentire la Sonata
K448 erano in grado di uscire più velocemente da un labirinto
rispetto al gruppo di riferimento tenuto in silenzio o
sottoposto all’ascolto di musiche minimaliste.
Mozart potrebbe non essere l’unico musicista le cui opere
riducono le crisi epilettiche. «Le sonate di Bach - afferma

236
Jenkins - presentano la stessa struttura metrica e dunque
potrebbero sortire lo stesso “Effetto Mozart”». Secondo gli
esperti i dati raccolti sono sufficienti sia a giustificare nuovi
studi sugli effetti della musicoterapia nella riduzione degli
attacchi epilettici sia nell’aumentare l’esposizione alla musica
dei primi pazienti reclutati.

Il Resto del Carlino


La cura per l’epilessia viaggia sulle note di Mozart. La
speranza per 50 milioni di persone colpite dalla sindrome
neurologica si chiama ‘Effetto Mozart’

LONDRA, 2 APRILE 2001 - Si chiama ‘Effetto Mozart’, è


l’ultima frontiera della speranza per 50 milioni di persone nel
mondo. Quelle contate dall’Organizzazione mondiale della
sanità fra coloro che soffrono di
epilessia: il rimedio per alleviare la loro sofferenza potrebbe
essere scritto su cinque righe, e da almeno 250 anni. Come
quelle che racchiudono la sonata K448.
A sostenerlo è un gruppo di scienziati britannici del Royal
College of Physicians che ha riscontrato l’effetto positivo della
musica dell’enfant prodige di Salisburgo sui pazienti epilettici
che sono stati esposti per dieci minuti alle sue note per poi
essere esaminati. Tanto è bastato per migliorare la loro abilità a
muoversi nello spazio, come tagliare un pezzo di carta o
piegarlo. In altri test, dove è stato insegnato ad alcuni bambini
a suonare semplici melodie su uno strumento a tasti, comprese
quelle di Mozart, si è constatato che la loro risposta è stata
migliore se paragonata a quella di bambini che hanno passato il
loro tempo davanti al computer. A confermarlo anche le cavie:
studi sui topi hanno mostrato che quelli ai quali era stata fatta
ascoltare la sonata K448 erano in grado di attraversare un
labirinto più velocemente rispetto a quelli lasciati in silenzio.
La notizia ha scatenato la caccia agli altri spartiti che
potrebbero avere lo stesso effetto positivo sul cervello: il
professor Jenkins, che ha passato in rassegna la ricerca

237
internazionale sulla musicoterapia, ha dichiarato alla Bbc che è
molto probabile che anche altri compositori possano scatenare
l’effetto Mozart. Primo fra tutti, Bach.
Tracce luminose hanno mostrato che il cervello umano usa
una vasta area per ascoltare la musica, l’emisfero sinistro
governa lo sviluppo del ritmo e dell’intensità del suono, quello
destro il timbro e la melodia. Risultato: ascoltare musica mette
in moto le parti rilevanti del cervello. Non a caso la
Performing Right Society (Prs) ha lanciato uno studio sul
potere e gli effetti spesso nascosti della musica dal titolo “The
Power of Music”.
Anche se occorrono altre ricerche, anche se altri studiosi
non sono stati in grado di arrivare agli stessi ottimistici risultati,
il professor Jenkins si augura che la sua teoria possa
incoraggiare la ricerca e la speranza nel trattamento
dell’epilessia.
di Errica Dall’Ara (su “Il Resto del Carlino” 03.04.2001)

Il Nuovo
Musica di Mozart contro l’epilessia

Piccoli brani della Sonata K448 dell’autore sarebbero in


grado di diminuire la frequenza di attacchi, mentre nuove
ricerche tentano di capire se anche altra musica diversa ha lo
stesso esito terapeutico.

di Cristiano Carniel

MILANO - L’hanno battezzato Effetto Mozart. Secondo il


professor John Jenkins che ha esaminato i risultati della ricerca
internazionali sulla terapia musicale, è molto probabile che
anche le opere di altri autori, come Bach che presenta una
struttura musicale simile, potrebbero innescare l’effetto
Mozart.

238
I soggetti che sono stati esposti a 10 minuti della sonata
sono stati messi sotto esame col risultato che alcune loro
abilità manuali sono notevolmente migliorate.
Studi sui topi hanno evidenziato che gli animali “amanti di
Mozart” sono più abili nell’uscire da un labirinto di quelli a cui
era stata fatta ascoltare musica minimalista o lasciati nel
silenzio.
Altri test hanno rivelato che i bambini a cui erano state
impartite per sei mesi lezioni di pianoforte, insegnando loro
semplici melodie, principalmente di Mozart, hanno evidenziato
migliori risultati nelle prove di valutazione di quelli che
avevano passato lo stesso periodo davanti ad un computer.
Nonostante altri scienziati non siano riusciti ad ottenere gli
stessi risultati, Jenkins sostiene che gli effetti positivi che la
terapia di Mozart ha evidenziati siano molto incoraggianti:
“Abbiamo abbastanza elementi - ha dichiarato - per giustificare
la necessità di ulteriori ricerche in questa direzione. Io credo
che i risultati siano sufficientemente positivi da incoraggiarci a
procedere con un’esposizione dei pazienti a brani più lunghi di
dieci minuti”.
Secondo Jenkins l’ascolto di Mozart potrebbe contenere
una speranza nel trattamento dell’epilessia. Scansioni hanno
evidenziato come durante l’ascolto di brani musicali diverse
aree del cervello umano siano attive.
La parte sinistra dell’encefalo elabora il ritmo e la tonalità,
mentre quella destra si occupa del timbro e della melodia.
Secondo Jenkins la musica metterebbe in funzione le parti del
cervello più importanti, ma l’Effetto Mozart necessita di
ulteriori approfondimenti prima di poter essere realmente utile
per curare l’epilessia.
Secondo Andrew Potter, direttore della Performing Right
Society, una sorta di S.I.A.E. inglese, da molto tempo è chiaro
come i benefici della musica applicata a terapie mediche siano
evidenti: “Questa ulteriore dimostrazione, proveniente da una
fonte autorevole come l’Università di Londra, dovrebbe
spingere le organizzazioni musicali di tutti i generi a
contribuire a questo tipo di ricerche”.

239
(Il Nuovo 5 APRILE 2001, ORE 9:15)

Allegroassai.it
L’effetto Mozart

Lo scetticismo in questo campo è di rigore. Molti studiosi,


subito dopo la pubblicazione dell’articolo ‘Music and spatial
task performance’ (Raucher et all., Nature 1993), che
dimostrava gli effetti benefici della Sonata K 448 sulle capacità
di elaborazione della percezione, espressero forti dubbi. Alcuni
sostennero che l´effetto benefico diretto (che peraltro durava
non più di 15 minuti) fosse legato soltanto al piacere
dell´ascolto, e dipendesse dall´apprezzamento del pezzo e dalla
sensazione di rilassamento che sorge in seguito a una qualsiasi
esperienza piacevole. Ma gli autori dell´articolo rilanciarono, e
dimostrarono che l´effetto era prodotto anche in gruppi di topi
le cui madri erano state sottoposte durante la gravidanza
all´ascolto della sonata miracolosa.
Recentemente il prof. J.S. Jenkins dell´Università di Londra,
nel Journal of the Royal Society of Medicine di aprile, ha
ribadito le conclusioni dello studio del 1993. Jenkins crede che
l’effetto possa in parte dipendere dalla maniera in cui la musica
e la percezione delle immagini nello spazio sono elaborate dal
cervello. Parrebbe che l´ascolto della musica attivi in
particolare proprio quelle aree cerebrali che sono coinvolte
nella percezione spaziale. Certo, questo non basta a spiegare
perché, sempre secondo gli stessi esperimenti, l´effetto della
Sonata K 448 non si ottiene per nulla con la musica
minimalista di Philip Glass, né con la musica pop. Misteri del
cervello - di uomini e topi.
Sempre la stessa taumaturgica sonata K 448 si sarebbe
recentemente dimostrata in grado di ridurre l´attività epilettica.
Gli effetti sarebbero stati registrati specialmente nei casi gravi
quali l´epilessia infantile incurabile detta sindrome di Lennox-
Gastaut.

240
Ma in cosa risiederebbe la specificità di questo indiscusso
capolavoro, che l´esperto mozartiano Alfred Einstein definì
“una delle più profonde e mature composizioni di Mozart”?
Questo non è ancora chiaro. Peraltro anche altre
composizioni di Mozart e di Bach sembrano produrre lo stesso
effetto. Alcuni hanno individuato la prevalenza in Mozart di
tonalità che comportano l´insistenza su certe note (in
particolare Sol5) particolarmente efficaci, altri hanno
sottolineato la tendenza mozartiana alla periodicità a lungo
termine, alla ripetizione di macrostrutture.

L´articolo di J.S. Jenkins si trova all´indirizzo:


http://www.rsm.ac.uk/new/pr85.htm
Per chi vuole scaricare la sonata K448 in RealAudio:
http://www.musical-expressions.com/classical_music.htm

241
LA SILENT SUB TECHNOLOGY E L’EFFETTO
SUB MOZART

La “Silent Subliminal technology” è un procedimento per


trasformare segnali/suoni udibili in porzioni più alte dello
spettro audio di partenza con il risultato che gli orecchi non
possono udirli ma il cervello invece riesce a percepirli.

In pratica il suono udibile viene modulato e traslato in una


banda di frequenze oltre i 14.000 Hertz diventando così
inudibile per l’orecchio umano ma rimanendo percettibile dal
cervello e da tutto il corpo comprese le ossa (in particolare
quelle del cranio), i muscoli e la pelle.

L’effetto “Sub Mozart” in pratica è un effetto Mozart


enfatizzato che utilizza parte del principio della tecnologia
“Silent Subliminal” in quanto la porzione udibile del brano
rimane e si miscela alla parte traslata.

A differenza quindi dell’effetto Mozart amplificato e


potenziato - da noi denominato “Effetto Sub Mozart” e creato
digitalmente in laboratorio - in cui la banda udibile rimane
presente ed a questa viene sovrapposta la porzione più alta
dello spettro audio, nella Silent Subliminal o Silent Sub la
porzione udibile viene eliminata.

242
GRAFICI EFFETTO MOZART E SILENT SUB
TECHNOLOGY

Grafico 1 - Analisi spettrale FFT di un normale brano cantato.

Nel Grafico 1 possiamo notare l’assenza quasi totale di


segnale oltre gli 11.000 Hertz.

Grafico 2 - Analisi spettrale FFT dello stesso brano “filtrato” con effetto
Silent Sub.

Nel Grafico 2 notiamo che il segnale è traslato oltre gli


11.000 Hertz pur mantenendo la stessa modulazione ed
ampiezza.

243
Grafico 3 - Analisi spettrale FFT dello stesso brano con Effetto Sub
Mozart.

Nel Grafico 3 notiamo che i due segnali in pratica si sono


sommati e quindi il segnale “normale” rimane inalterato ma
viene integrato dal Silent Sub.
L’effetto Sub Mozart, in pratica, è un Effetto Mozart
amplificato e potenziato.

244
LE MUCCHE E LE PIANTE AMANO MOZART

Alcuni studi condotti dall’Università di Madison nel


Wisconsin (Usa) hanno dimostrato che la produzione di latte
nelle mucche che ascoltano musica sinfonica aumenta del
7,5%. Le mucche sono anche più predisposte a riunirsi nella
stalla quando suona della musica.
Negli ambienti e laboratori scientifici vengono spesso
osservati i risultati di esperimenti compiuti su piante e animali,
quando gli effetti sulla fauna e la flora sono stati
sufficientemente provati si passa alla sperimentazione
sull’uomo. A tal proposito citiamo un episodio studiato dal
medico e psichiatra Rolando Benenzon, autorità mondiale in
materia di musicoterapia:

“Un contadino dell’Illinois (Usa) piantò due serre che si


trovavano nelle stesse condizioni di fertilità, umidità e
temperatura, gli stessi semi; in una serra applicò degli
altoparlanti che diffondevano musica 24 ore su 24. Dopo un
certo periodo si accorse che nella serra dove era diffusa la
musica il mais era germogliato più rapidamente, il peso della
pannocchie era maggiore e che il quoziente di fertilità del
terreno era aumentato; le piante più vicine agli altoparlanti
erano rovinate per effetto della vibrazione sonora. Il successo
fu così grande che adesso in Canada si utilizza la musica per le
colture e si è osservato che le vibrazioni sonore sono in grado
di distruggere un particolare microrganismo parassita che
attacca il mais.
Per quanto riguarda la medicina veterinaria circola la battuta
che le mucche amano Mozart e che, al contrario, Wagner ed il
jazz, ostacolino la produzione di latte. Ma nei centri americani
il problema viene studiato con serietà. Una statistica
dell’Illinois dimostra che il rendimento delle mucche nelle
stalle adiacenti agli aeroporti diminuisce fino a diventare nullo
a causa del rumore”.

245
Gli animali possono percepire le varietà di suono e alcuni
possono riscontrare differenze tra i vari compositori e stili
musicali senza però ricordare le melodie e l’aspetto olistico
della musica. Questo suggerisce che siano coinvolti alcuni
meccanismi del cervello primitivo in almeno alcune delle
risposte ai suoni.

In Canada, durante gli anni sessanta, esperimenti di


laboratorio misurarono gli effetti della musica sulle piante,
sottoponendole a toni diversi. Esposizione a musica “heavy
metal” fece inclinare le piante nella direzione opposta, mentre
musica classica cullò le piante verso la fonte del suono. Ma nel
caso di musica devozionale indù - e le canzoni di Ravi Shankar
in particolare - i gambi volsero in eccesso di 60º in orizzontale,
forse l’angolo più rilevante che sia mai stato riprodotto
dall’uomo. Gli ulteriori esperimenti all’ Università di
Annamalai, applicando canzoni devozionali indiane,
generarono effetti supplementari: il numero di “stomata” nelle
piante utilizzate per l’esperimento era del 66% più alto, i muri
epidermici erano più spessi, e le cellule erano più lunghe e più
larghe di quelle de campioni di controllo [cioè altre piante non
interessate dal fenomeno], qualche volta fino al 50% e oltre.
Cambi biofisici simili possono accadere in piante raccolte da
cerchi nel grano. Gli esperimenti condotti costantemente fin
dal 1989 dal fisico americano Dott. W. Levengood mostrano
come l’energia che crea i cerchi nel grano è capace di colpire
l’embrione del seme e la crescita di pianta, allungare i nodi
della stessa, persino alterare il modello dei loro cromosomi.

246
TABELLE

Tabella 1

FREQUENZE E NOTE DI ALCUNI ORGANI E


PARTI DEL CORPO
Organo Frequenza/Nota
Sangue 321.9 (E)
Surrene 492.8 (B)
Rene 319.88 (Eb)
Fegato 317.83 (Eb)
Vescica 352 (F)
Intestino 281 (C#)
Polmone 220 (A)
Colon 176 (F)
Vescica biliare 164.3 (E)
Pancreas 117.3 (C#)
Stomaco 110 (A)
Cervello 315.8 (Eb)
Cellule grasse 295.8 (C#)
Muscoli 324 (E)
Ossa 418,3 (Ab)

247
Tabella 2

FREQUENZE, ORBITE E ROTAZIONI DEI


NOSTRI PIANETI
Pianeta Orbita Rotazione
Terra 272.2 (C #) 378.5 (F #)
Sole 332.8 (E) 497.1 (B)
Luna 421.3 (Ab) ignota
Marte 289.4 (D) 389.4 (G)
Mercurio 282.4 (D) 421.3 (A)
Giove 367.2 (F #) 473.9 (Bb)
Venere 442 (A) 409.1 (G #)
Saturno 295.7 (D #) 455.4 (A #)
Urano 414.7(G #) 430.8 (Ab)
Nettuno 422.8 (Ab) 310.7 (Eb)
Plutone 280.5 (C #) 486.2 (B)

248
Tabella 3

CHAKRA - CENTRI ENERGETICI DEL CORPO


Chakra Frequenza/Nota
Transpersonale 273(1:15) C# (Terra Orbita 272)
Corona 480(15:1) B
Ignoto 445(1:9) Bb (Venere Orbita 442)
Terzo occhio 448(14:1) A
Centro psichico 416(13:1) Ab (Urano Orbita 415)
Ignoto 410(1:10) Ab- (Venere Rotazione 409)
Ignoto 372(1:11) G# (Terra Rotazione 378)
Gola 384(12:1) G
Timo 352(11:1) F #
Cuore 341(1:12) F
Plesso solare 320(10:1) Eb
Diaframma 315(1:13) D #
Ignoto 293(1:14) D+ (Saturno Orbita 296)
Polare 288(9:1) D (Marte Orbita 289)
Radice 256(1:1) C

249
Tabella 4

COMPARAZIONE DELLE PARTI DEL CORPO


(basata sulla velocità del suono che li attraversa)

Funzione e parte del corpo Nota musicale Frequenza (Hz)


Personalità C+ 264
Circolazione, Sessualità C# 586
Surreni, Tiroide e Paratiroide B 492.8 *
Reni Eb 319.88 *
Fegato Eb 317.83 *
Vescica F# 352 *
Piccolo Intestino C# 281.6 *
Polmoni A 220 *
Colon F# 176 *
Vescica biliare E 164.3 *
Pancreas C# 117.3
Stomaco A 110 *
Milza B 492
Sangue Eb 321.9
Cellule grasse C# 295.8
Muscoli E 324
Ossa Ab 418.3

250
Tabella 5

NUTRIENTI MINERALI PER IL CORPO


Elemento Frequenza atomica#/nota/rapporto
Cromo 384(3:2) G# (gola)
Molibdeno 336(4:3) F
Calcio 320(5:4) E- (plesso solare)
Manganese 400(4:5) G#
Ferro 416(13:8) Ab (centro psichico/urano)
Potassio 304(6:5) D #
Iodio 424(5:6) Ab
Rame 464(10:11) Bb
Fosforo 480(16:15) B (corona)
Zinco 480(16:15) B
Selenio 272(15:16) C# (transpersonale/terra)

251
Tabella 6

RICERCHE CON SUONI SINUSOIDALI


(by Barbara Hero 1982-1988)

Funzione del corpo Nota Frequenza (Hz)


Personalità C+ 264
Circolazione, Sessualità C# 586
Surreni, Tiroide e Paratiroide B 492
Rene E 330
Fegato Ab 198
Vescica F# 352
Piccolo Intestino C# 281.6
Polmoni A 220
Colon F# 176
Vescica biliare E 330
Pancreas C# 117.3
Stomaco A 110
Milza B 492

252
Tabella 7

CHAKRA E CAMERA DI RISONANZA


(by Barbara Hero)

Chakras Note/Freq. Misure camera Ottava


(feet/piedi) media
Radice C (126 Hz) 9, 18, 36, 72, 144, 288 (252 Hz)
Polare D (283 Hz) 4, 8, 16, 32, 128, 256 (283 Hz)
Diaframma D# (75 Hz) 15, 30, 60, 120, 240, (300 Hz)
480
Plesso Solare E (161 Hz) 7, 14, 28, 56, 112, 224 (322 Hz)
Cuore F (87 Hz) 13, 26, 52, 104, 208, (348 Hz)
416
Gola G (188 Hz) 6, 12, 24, 48, 96, 192, (376 Hz)
384
Venere G+ (49 Hz) 23, 46, 92, 184, 368, (392 Hz)
736
Gaia (Terra) G# (54 Hz) 21, 42, 84, 168, 336, (432 Hz)
672
Centro Ab (103 Hz) 11, 22, 44, 88, 176, (412 Hz)
Psichico 352
Terzo Occhio Bb (113 Hz) 10, 20, 40, 80, 160, (452 Hz)
320
Corona B (59 Hz) 19, 38, 76, 152, 204, (472 Hz)
408
Transpersonal C# (66 Hz) 17, 34, 68, 136, 272, (264 Hz)
554
Diaframma2 D# (39 Hz) 29, 58, 116, 232, 464, (312 Hz)
928
Polare2 D+ (36 Hz) 31, 62, 124, 248, 496, (288 Hz)
992
Corona B (30 Hz) 37, 74, 148, 296, 592, (480 Hz)
1184

253
Tabella 8

FREQUENZE BRAINWAVE E STATI MENTALI


Fisiologia, Brainwave Entrainment, colori, note e pianeti.
Frequenze relative a: luce, suoni, onde elettromagnetiche, ecc.
I riferimenti delle fonti sono definite in fondo alla tabella.

Freq. (Hz) Descrizione corrispondenze Rif.


0.16 - 10 Nevralgie e Cefalee AT
0.18 - 10 Mod. terapia AT
0.20 - 0.26 Dolore di denti AT
0.20 - 10 Dolori post-traumaticiics AT
0.28 - 2.15 Dipendenza da alcool AT
0.28 - 10 Artrite AT
0.30 - 0.15 Depressione AT
0.30 - 10 Sindrome Cervobrachial AT
0.37 - 2.15 Dipendenza da droghe AT
0.40 - 10 Confusione AT
0.45 - 10 Dolore muscolare AT
0.5 Rilassamento profondo, contro mal di testa AS
MG, per ridurre il dolore
0.95 - 10 Auricoloterapia AT
1-3 delta Sonno profondo, sonno senza sogni non-
REM, stato di trance,
1.0 Sensazione di benessere, stimolazione MG
pituitaria per rilasciare ormone della crescita;
armonia ed equilibrio
1.45 Configurazione di entrainment Tri-talamica. MP2
Secondo il deStrulle di Ronald, crea
entrainment tra hypothalamus, pituitario e
pineale. Può trarre profitto per dislessia e
Alzheimer.
2.15 - 10 Tendovaginiti AT
2.5 Attenuazione del dolore, rilasciamento e MG
produzione di oppiacei ed endorfine EQ
endogeni.
3.4 Suono del sonno
3.5 Sensazione di unità con tutto, retention× e MG
apprendimento lingue accelerato;

254
miglioramento della ricettività
4-6 Favorisce cambio di atteggiamento e MH
comportamento
4-7 Theta Ricarica, fantasia, immaginazione, creatività,
pianificazione, sogni, meditazione Zen,
sonnolenza.
4 Enkephalins; favorisce la percezione MG
extrasensoriale e Obee
4.9 Theta brainwaves, introspezione
5.0 Favorisce la soluzione dei problemi insoliti x
5.5 Guida interiore. Visualizzazioni del bisogno
di crescita
6.0 Stimolazione memoria a lunga scadenza MG
7.0 Proiezione mentale ed astrale, chirurgia
psichica
7.5 Consapevolezza di se stessi e scopodella MG
vita, meditazione guidata, creatività, contatti
con spirito guida; entrata in meditazione
7.83 Risonanza della Terra e ionosfera, Risonanza x
di Schumann.
8-10 Apprendimento MH
8-13 alfa Consapevolezza rilassata, tranquilla e non-
assonnata, interna, bodymind
8-14 Qi Gong, infratonic Qi Gong QG
8.0 Ipnosi e Regressione vita passata x
8.3 Raccolta immagini, visualizzazione di oggetti
mentali
9.0 Consapevolezza cause di squilibrio corpo e x
riequilibrio
9.41 Frequenza piramide (esterna)
9.6 La frequenza dominante associata col campo EQ
magnetico della terra
10 Iperattività, deficit di attenzione, liberazione MG
migliorata di serotonina ed elevatore di EQ
umore. MB3
Analgesico, trattamento del dopo-sbornia e
jet-lag. Trattamento per nicotina.
10.2 Catecolammine
10.5 Guarigione unità mente-corpo, stabilizzatore x
per firewalking , incentiva il sistema MG

255
immunitario, prezioso per convalescenza.
10.6 Rilassamento vigile
12.0 Concentrazione, via d’accesso a tutte le altre x
frequenze
13-30 Trattamento mancanza di sonno naturale x
14-16 Associato con assi del sonno su EEG EQ
durante la seconda tappa del sonno
14.0 Veglia e attenzione vigile, vitalità
15 Trattamento dolore cronico MG
16 Rilascio di ossigeno e calcio nelle cellule. MP2
Limite più basso dell’udito normale
18-22 beta Consapevolezza esteriore, dati sensori
20 Contro la fatica, stimolante energizzante. EQ
Riduce angoscia da lavoro
27.5 Nota più bassa del pianoforte MP2
30 Trattamento intossicazione da marijuana MB3
30 - 190 Trattamento lombaggini AT
32 Densificazione; migliora vigore e prontezza MG
33 Coscienza cristica, ipersensibilità a frequenza
della Piramide (in)
35 - 150 Trattamento fratture AT
35 - 193 Trattamento dolori artritici AT
35 Risveglio chakra medio, bilanciamento
chakras
38 Rilascio endorfine endogene WL
40 Dominante nella risoluzione dei problemi in EQ
situazioni terribili
40 - 60 Effetto ansiolitico e incentivazione MG
liberazione di beta-endorfine
43 - 193 Trattamento carcinoma AT
50 Frequenza dominante dell’attività del EQ
muscolo polifasico. Frequenza rete elettrica
in Regno Unito, Europa e Italia
50 Ritmi cerebrali più lenti
55 Utilizzo per Tantra yoga, kundalini x
60 Frequenza linee elettriche Usa
63 Utilizzo per Proiezioni astrali x
70 - 9,000 Spettro della voce umana MP1
70 Utilizzo per Proiezione mentale ed astrale

256
72 Spettro emotivo
80 Consapevolezza e controllo della giusta EQ
direzione.
Sembra essere coinvolto nell’incentivare la
produzione di 5-hydroxytryptamine,
combinata con 160 Hz e 2.5 Hz.
83 Apertura terzo occhio
90 Buoni sentimenti, sicurezza, benessere,
equilibrio
105 Prospettiva complessiva di situazione
completa
108 Conoscenza e consapevolezza totale
111 Stimolazione beta Endorfine. Rigenerazione MR
cellule
120 - 500 Tramutazione, psicocinesi
PSI
125 Potenziatore di Graham; Stimolazione MH
126.22 Sole, 32 ottava anno terrestre HC
136.1 Sole: luce, calore, gioia, animosità RV
140.25 Plutone: potenza, crisi e cambiamento
141.27 Mercurio: intellettualità, mobilità
144.72 Marte: attività, energia, libertà, umorismo
147.85 Saturno: separazione, dolore, morte
160 Sembra essere coinvolto nell’incentivare EQ
produzione di 5-hydroxytryptamine,
combinata 80 Hz.
183.58 Giove: crescita, successo, giustizia,
spiritualità
194.71 Terra: stabilità, ancoraggio
207.36 Urano: spontaneità, indipendenza, originalità
211.44 Nettuno: inconscio, segreti, immaginazione,
amore spirituale
221.23 Venere: bellezza, amore, sessualità,
sensualità, armonia
250 Elevazione e revitalizzazione
272 33 ottava anno terrestre HC
384 Vibrazione di “Gurdjieff che associò con RP
chakra della radice. Sesta armonica di sei,
centro dello spettro” brainwave.

257
396 G (nota musicale) PL
405 Violetto PL
420.82 Luna: amore, sensibilità, femminilità, anima
438 Indaco naturale
440 A (nota musicale) frequenza di riferimento
per accordature (La centrale)
473 Blu
495 B (nota musicale)
527 Verde
528 C (nota musicale)
580 Giallo
594 D (nota musicale)
597 Arancio
660 E (nota musicale)
700 Rosso
704 F (nota musicale)
1000 Neuroni cerebrali
4,186 Nota più alta del pianoforte MP2
16,000 - Serie di frequenze superiori per udito MP2
20,000 normale
Cicli fisiologici lenti CA
Cuore: 76 battiti / min
Respiratorio: 22 cicli / min
Rene: ciclo di 24 ore
Stomaco: 3 contrazioni / min
Intestino: 1 contrazione / min
Muscoli: ciclo proteine ogni 12 giorni
Ovaie: ciclo mestruale di 28 giorni
Globuli rossi: 128 ciclo di vita di giorno
Calcio osseo: 200 cicli per giorno
Fonti
x Michael Hercules’ Nustar
AS AlphaStim (research survey)
AT Auriculotherapy device information from
Bentek Corp. Earlobe type electrodes are
specified for some conditions, TENS or
ECG type electrodes for others. Device has
two channels, indicated for each ailment.
CA Compleat Astrologer, Derek & Julia Parker

258
for slower physiological rhythms.
EQ Octaves and windows, Equinox, April 88
MG Megabrain Germany
MG3 Megabrain Report #3, p. 19
MH Mind Expanding Machines: Can the GP Do
for the Brain What Nautilus Does for the
Body?, by Michael Hutchison, New Age
Journal July/Aug 87 Graham potentializer
not in production.
MR Megabrain Report Vol 1 #2
MP1 Chant: The Healing Power of Voice and
Ear, an interview with Alfred Tomatis,
M.D., by Tim Wilson, in Music: Physician
for Times to Come, an anthology by Don
Campbell
MP2 Sonic Entrainment, by Jonathan S.
Goldman, in Music: Physician for Times to
Come, an anthology by Don Campbell
PL Power of Limits (see Accords chart) for
colors and notes.
QG China Healthways Inst.
RP Astral Travel with Orgone Energy Machine,
Ray A. Proper, Fry’s Incredible Inquiry
RV Primordial Tones: Meditation on the
Archetypal Energies of Celestial Bodies,
Joachim-Ernst Berendt, ReVision, Summer
1987 for planets.
WL Wolfgang Ludwig

259
Tabella 9

FREQUENZE SACRE DELLA GUARIGIONE


(by Dr. Horowiz, Dr. Puleo)

Funzione (Esacordo) Frequenza


Nota (Hz)
Tono di solfeggio (111Hz) Si2 63
Tono di solfeggio (111Hz) Fa3 174
Tono di solfeggio (111Hz) Do#4 285
Libera da sensi di colpa ed ansia (UT) Sol4 396
Aiuta cambiamenti e rilascio eventi (RE) Sol#4 417
ed emozioni passati
Ripara ed armonizza il DNA (MI) Do5 528
Facilita aperture e rapporti umani (FA) Re#5 639
Stimola gli stati intuitive ed il (SOL) Fa#5 741
risveglio interiore
Facilita il ritorno al puro amore e (LA) Sol#6 852
all’ordine spirituale
Tono di solfeggio (111Hz) Si6 963
Tono di solfeggio (111Hz) Do6 1074
Tono di solfeggio (111Hz) Re6 1185

260
WEBLIOGRAFIA E LINKS

1. http://forum.sublimen.com
Forum e Archivi sulla informazione olistica by Amadeux
Multimedia.
2. http://list.sublimen.com
Mailing group list sulla informazione olistica by Amadeux
Multimedia.
3. http://www.scienzeantiche.it
Sito per chi ama la verità sulle religioni, filosofie, Astrologia,
Astronomia, Scienza ecc.
4. http://www.altreviste.com
Portale sulla informazione olistica by Amadeux Multimedia.
5. http://www.tallarico.it/
Psicologia analitica e comparativa - Vincenzo Tallarico è
Psicologo analista e promotore del Mind Project.
6. http://www.globalvillage-it.com/
Villaggio Globale - Centro per il Benessere Psicofisico e
l’Evoluzione Umana.
7. http://www.equipelogodinamica.it
Scuola Superiore di Psicoterapia di Cremona - Istituto di
Psicoterapia dell’Immagine di Milano - Equipe
Logodinamica di Milano.
8. http://www.isvara.org
Sito del Network Isvara Inc. sulla filosofia vedico-vaishnava
e dell’Accademia vaishnava.
9. http://www.consapevolezza.it/
Sito degli Spazi Web in sintonia a cura di Aetos .
10. http://www.c-s-b.org
Sito del Centro Studi Bhaktivedanta sulla Storia e Filosofia
vedico-vaishnava e le scienze tradizionali dell’India.
11. http://www.gianlucalucchese.it
Sicurezza e Programmazione Neuro Linguistica.
12. http://www.olotropica.it
Sito italiano che si occupa di divulgare il paradigma
Transpersonale di Stanislav Grof e la Respirazione
Olotropica.

261
13. http://www.narnia.it/lefo/cervello.htm
Progetto EUROPEO LEARNING FOLDER - Come
funziona il cervello? di Paolo Manzelli director of
LRE/EGO-CreaNet – University of Florence.
14. http://www.edscuola.com/lre.html
Laboratorio Ricerca Educativa a cura del LRE/Università di
Firenze diretto da Paolo Manzelli.
15. http://www.messaggisubliminali.it/
Sito italiano sui messaggi subliminali audio-visivi.
16. http://www.sognilucidi.it/
Sito italiano su tutto ciò che riguarda i sogni lucidi.
17. http://www.viaggioastrale.it/
Sito italiano su tutto ciò che riguarda i viaggi astrali, oobe,
ecc.
18. www.raphaelproject.com/nisalta/default.php
Medicina Olistica Online - Nisalta.com
Sito sulla Medicina Olistica e le terapie naturali.
19. http://www.naturalglobal.it/
Naturale Globale - Visione naturale olistica.
Il sito del dott. A. Di Leo si occupa di medicina alternativa,
agopuntura, medicina integrata, fitodermocosmesi.
Un’interessante sezione dedicata ai modelli virtuali di
agopuntura Vi consente di approfondirne la conoscenza.
20. http://www.neurolinguistic.com/proxima/anthropos/it-
75.htm
Rivista Anthropos & Iatria.
21. http://www.tomatis.com/
Official site of Alfred Tomatis method
22. http://www.tomatis.it/
Centro Tomatis di Napoli
23. http://www.miorelli.net/frattali
Sito sui frattali di Federico Miorelli
24. http://www.biofeedback.net
Coma waiting page AARP Offers Expert Viewpoints on
Medicare Reform
25. http://www.dct.com/~tlavaque/
ADHD, psychostimulant use & EEG biofeedback Tx (topic
of psychostimulant use and EEG biofeedback therapy. I
have included quite a few relevent links and references that
you may also find useful.)

262
26. http://www.med.harvard.edu/AANLIB/home.html
The Whole Brain Atlas - view MR, CT & NM images of
brains online on Web (neuropsychology and images of
normal and pathological brains, you may wish to cehck out
“The Whole Brain Atlas” [The Whole Brain Atlas is an
information resource for central nervous system imaging
which integrates clinical information with magnetic
resonance (MR), x-ray computed tomography (CT), and
nuclear medicine images].)
27. http://neurosurgery.mgh.harvard.edu/other2.htm
Neurosurgical Interest Sites at Massachusetts General
Hospital (Neurosurgical disease resources for clinical
practice.)
28. http://www.lm.com/~nab
The URL of Neurosciences on the Internet (Neurosciences
on the Internet is an up-to-date and comprehensive index of
Internet neuroscience resources that also publishes original
material in all areas of the neurosciences.)
29. http://www.genetics.gla.ac.uk/neil/index.html
30. http://www.aan.com/
Neuorology Web page & fact sheets
31. http://www.dallas.net/~shinder/update.html
Neuropage Medical News on Web - Abstracts & excerpts of
articles.
32. http://www.aapb.org/
Biofeedback Webpage
33. http://www.epub.org.br/cm
Brain & Mind online review (It’s a bilingual
[Portuguese/English] online publication that will cover
topics on Neurosciences [history, technology, papers, etc.]
and will also offer a mailing list)
34. http://serendip.brynmawr.edu/Mind/Table.html
Mind and Body - Online History of Psychology Book
(Modified from the Catalogue Accompanying an Exhibition
of Books from the Collections of the National Library of
Medicine, Held in Honor of the Centennial Celebration of
the American Psychological Association,)
35. http://neurosurgery.mgh.harvard.edu/other2.htm
Neurosurgical disease resources for clinical practice

263
(eurosurgical Interest Sites at Massachusetts General
Hospital)
36. http://neurosurgury.mgh.harvard.edu/cingulot.htm
(Mass General Hospital in Boston, associated with Harvard
Medical School, apparently has a team of psychiatrists,
neurologists and neurosurgical people that meet as a
committee and approve operations.)
37. http://brain.web-us.com/inducing.htm
Inducing Altered States of Consciousness with Binaural
Beat Technology
38. http://www.monroeinstitute.org/voyagers/voyages/hsj-
1999-fall-attention-sornson.html
Using Binaural Beats to Enhance Attention
39. http://www.monroeinstitute.org/programs/process.html
The Hemi-Sync® Process
40. http://www.neuroacoustic.com/articlehealtext.htm
The Clinical Use of Sound
41. http://www.duke.edu/vertices/update/spr95/hemisync.ht
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42. http://www.ecst.csuchico.edu/~andrewc/selected_referenc
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References on Brainwave Synchronization
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46. http://fixmylife.com/ns/NSbiblio.htm
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47. http://adams.mgh.harvard.edu/brainmusic/
Psychology 987b: Music, Mind, & Brain
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50. http://www.geocities.com/Athens/Acropolis/5551/mind1
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265
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Borghesi Massimo - Carocci
50. Sentieri del cuore. Musicoterapia iniziatica - 2001 - Alfano Jorge
- Verdechiaro
51. La musicoterapia - 2000 - Cabutto Marco - Xenia
52. Musicoterapia e ricerca - 2000 - Ferrara Carmen - Raglio
Alfredo - Phoenix Edizioni
53. Musicoterapia. Esperienze di supervisione - 1999 - Benenzon
Rolando O. - Phoenix Edizioni
54. Marco Ferrini, Psicologia del ciclo della vita - ed. Centro Studi
Bhaktivedanta 2004.
55. dr. Marco Ferrini, Dall’eros all’Amore, viaggio alle sorgenti della
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ed. Centro Studi Bhaktivedanta 2004.
57. Suoni, colori, chakra, omeopatia in musicoterapia - 1999 - De
Monte Teresa - SEPEM
58. Iniziazione alla Musicoterapia. Esercizi di rilassamento,
tonificazione ed equilibrio con la Biomusica - 1999 - Corradini
Mario - Edizioni Mediterranee
59. La musica dei fiori. Musicoterapia e fiori di Bach. Con CD -
1999 - Fortini Nirodh - Red/Studio
60. Musicoterapia sufi. Sorgente di salute e calma interiore. Con CD
- 1999 - Güvenç Orüç - Red/Studio

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61. Manuale di musicoterapia. Contributo alla conoscenza del
contesto non-verbale - 1998 - Benenzon Rolando O. - Borla
62. La nuova musicoterapia - 1997 - Benenzon Rolando O. -
Hemsy de Gainza Violeta - Wagner Gabriela - Phoenix Edizioni
63. Biomusica. La musicoterapia nel suo metodo integrale - 1996 -
Corradini Mario - Life Quality Project Italia
64. - Musicoterapia, arte della comunicazione - 1996 - Trovesi
Cremaschi Giulia - Ma. Gi.
65. L’angelo della musica. Musicoterapia e disturbi psichici - 1996 -
Manarolo Gerardo - Omega
66. Musicoterapia e disturbi della comunicazione - 1995 - Gilardone
Marco - Omega
67. Musicoterapia. Ritmi armonie e salute - 1993 - Bence Léon -
Méreaux Max - Xenia
68. Musicoterapia cognitiva. Schede per l’attivazione di operazioni
mentali di base attraverso il suono - 1992 - Antonietti
Alessandro - Lazzati Patrizia - Omega
69. Le musiche che guariscono. Teoria ed applicazioni pratiche della
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70. Dr. Azima V. Rosciano, Biorisonanza, la medicina del futuro -
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71. Guida alla medicina alternativa. Omeopatia, metalloterapia,
elettroterapia, cromoterapia, agopuntura cinese, musicoterapia -
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1991 - Carrozzini Renzo L. - Edizioni Univ. Romane
73. Diane Stein, Il libro del Reiki - ed. Pan Armenia 1997.
74. Dalla educazione musicale alla musicoterapia - 1989 - Lorenzetti
Loredano M. - Zanibon
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- Laterza Giuseppe Edizioni
76. Musicoterapia. Realtà, futuro - 1985 - non specificato - Omega
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278
L’AUTORE E COMPILATORE

Marco Stefanelli, Dr. Ph.D. Indovedic


Psychology, analista-programmatore,
webmaster e webengineer, grafico e
pittore, Reiki Usui System di 1° grado
e ricercatore, tecnico del suono e
fonico, sound designer e musicista-
compositore eclettico, è nato a
Ponsacco (Pisa) e vive attualmente a
Capannoli (Pisa), dove conduce studi e
sperimentazione su musica
subliminale, olofonica e olistica, network communication, web
engineering, computer music, computer art, musicoterapia,
suonoterapia, audioterapia, psicoacustica, neuroscienze ecc...

Dopo gli studi superiori tecnici (ITIS 1980) ha continuato


gli studi con seminari e corsi privati di programmazione
computers, computer grafica, nuove tecnologie e linguaggi di
comunicazione, divulgazione informatica e musicale, fotografia
ottica e digitale, video-recording e video-editing analogico e
digitale, network-marketing, sicurezza e telecomunicazioni,
musicoterapia, psicologia, psicoacustica ecc...

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280
ALTRE PUBBLICAZIONI

Suono, Meditazione e Psicoterapia

Libro Suono, Meditazione e


Psicoterapia

Autore: Marco Stefanelli

Editore: Amadeux Multimedia

Prima edizione: 12/2008 – Pag. 230

Seconda edizione: 03/2010 – Pag. 277

Libro su Il suono e la meditazione nella trasformazione dei


contenuti inconsci per l’evoluzione della coscienza e lo
sviluppo della facoltà latenti.

In questo testo si esplorano ed approfondiscono alcuni temi


importanti inerenti il suono e la meditazione nell´applicazione
psicoterapeutica ed in particolare in quella per l’evoluzione
della coscienza e l’individuazione del Sé. Si Esaminano i vari
argomenti anche in relazione alle recenti scoperte scientifiche
in ambito sonoro e vibrazionale, iniziando dalla creazione
dell’Universo e la Rivelazione vedica fino ad arrivare alle
moderne teorie scientifiche e al Nada Yoga, lo yoga del suono.

L’ultima edizione è acquistabile su:


http://www.lulu.com/amadeux
http://stores.lulu.com/amadeux
http://ilmiolibro.kataweb.it/autore.asp?id=21323

281
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