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0-016 esfoliazione per cavillatura supporto

ESFOLIAZIONE DEL RIVESTIMENTO CONTINUO (PITTURAZIONE) DI UNA PARETE PERIMETRALE PER CAVILLA-
TURA DEL SUPPORTO

Nel documento che descrive il modo di guasto MdG0_001, si opera una breve introduzione ai sistemi di coloritura di un into-
naco, introducendo le seguenti tre categorie principali:
 La coloritura in pasta (applicazione di intonaco di finitura pigmentato)
 La coloritura per pigmentazione dell’intonaco
 La pellicola di rivestimento plastico ad applicazione continua
Queste ultime sono le tecnologie più diffuse, oggi, sia per il loro costo, sia per le prestazioni che offrono, per esempio in ter-
mini di resistenza agli agenti atmosferici (quando la miscela legante-cariche.-pigmento è correttamente concepita e realizza-
ta). Si tratta, tuttavia, di sistemi di rivestimento e protezione che hanno un principale difetto, la fragilità, a meno che non sia-
no stati concepiti considerando questa esigenza, il cui rispetto, tuttavia, è insolito: una pittura che garantisce una buona resi-
stenza alla fessurazione del supporto è, solitamente, uno smalto e non permette di garantire quella permeabilità al vapore
necessaria a garantire la minimizzazione del rischio di condensazione interstiziale.
Quando il supporto su cui una pittura è stata stesa si fessura, i cicli di apertura e di chiusura di questa la sottopongono a no-
tevoli deformazioni locali, che possono essere sopportate solo se il rivestimento è di notevole spessore e se la sua composi-
zione privilegia il legante rispetto alle cariche (PVC al di sotto del PVC critico, vedi MdG0_001).
Se le deformazioni, cicliche, raggiungono il limite di deformazione locale della pittura, anche loro si “rompono”, permettendo
alla fessura del supporto di apparire in superficie e, così, creando un punto di discontinuità delle prestazioni del rivestimento
della parete. Nello specifico, la fessura si comporta come un punto in cui le caratteristiche di assorbimento dell’acqua e di
permeabilità al vapore della parete possono cambiare in maniera significativa.
Quindi, attraverso quel punto si innescano spostamenti di liquidi e sali solubili che possono mettere in crisi il rivestimento
stesso, generando modeste (spesso invisibili) criptoefflorescenze che tendono a staccare la pellicola dal supporto, in corri-
spondenza della fessura o, anche, solo a incentivarne il distacco prodotto dalle tensioni interne liberate nel rivestimento.

Distacco (per esfoliazione) e mancanza (per caduta) del rivestimento plastico di un edificio di inizio novecento. Si notino anche le croste
nere che si sono formate sulle opere prefabbricate in cemento che realizzano l’ornato dell’edificio.

La lesione della pitturazione, cioè, è normalmente causata, in prima istanza, dal supporto. Le normali pitture, infatti, non
hanno caratteristiche di resistenza a trazione e allungamento a rottura sufficienti a contrastare le deformazioni indotte dalla
fessurazione del supporto.
Molto spesso la pittura “nuova” di un edificio “vecchio” va in crisi (per esfoliazione, come in figura) molto velocemente. In interventi di ma-
nutenzione, quindi, deve essere opportunamente valutato lo stato del supporto e la stabilità dimensionale dell’eventuale strato di regolariz-
zazione che viene realizzato a colmare lacune o a ripristinare una disgregazione differenziata della superficie, oltre alla compatibilità dei
materiali utilizzati con il supporto. Da preferire sono malte i cui additivi garantiscono sia la compensazione del ritiro, sia una buona adesio-
ne al supporto (e qualche capacità di consolidarlo), sia una buona resistenza a trazione.

Una diffusa fessurazione del rivestimento può essere causata dalla presenza (o preesistenza) di fessure sul supporto. Anche la pittura,
tuttavia, può essere “instabile” e manifestare sulla sua superficie una diffusa fessurazione, causata unicamente dall’incapacità di sostenere
lo stato tensionale prodotto dalla coalescenza del suo legante.
Una volta lesionato, il rivestimento permette l’ingresso di acqua, che attiva un secondo meccanismo di alterazione (criptoef-
florescenze) solo nel caso in cui il rivestimento possiede caratteristiche fisiche (porosità) e chimiche (affinità elettrochimica
con le soluzioni acquose) significativamente diverse da quelle del supporto. Il modo di guasto si sviluppa nella maniera se-
guente:
1) l’acqua che riempie i pori della muratura e dell’intonaco durante i cicli di bagnamento si arricchisce di vari composti
chimici che, non legati o legati debolmente, vengono posti in soluzione
2) i cicli di asciugatura attivano un trasferimento di liquido verso le superfici di evaporazione che trascina con sé il so-
luto, nonostante il gradiente inverso di concentrazione che viene a determinarsi all’interno dei capillari
3) In prossimità della superficie esterna si è in presenza di un forte gradiente di pressione del vapore che determina
l’evaporazione del liquido e l’aumento della concentrazione del soluto
4) Alcuni dei composti in soluzione precipitano per aumento della concentrazione o per reazione all’esposizione
dell’aria esterna (per esempio la trasformazione della calce libera in soluzione in carbonato di calcio)
5) La barriera elettrochimica della pellicola fa sì che il gradiente di pressione si determini alle sue spalle, impedendo
all’acqua di arrivare sulla superficie esterna, dove precipitano i composti in soluzione
6) Il continuo o ciclico apporto di materiale solido in tale posizione causa il distacco del rivestimento e, in certi casi,
genera azioni meccaniche di disgregazione locale del supporto in intonaco.
Si noti, tuttavia, che le fessure del supporto non sono di per sé visibili e non comportano il deperimento dell’aspetto del si-
stema ma uno dei fattori causali: la rottura del rivestimento è condizione necessaria ma non è sufficiente ad attivare il modo
di guasto in oggetto.

Il modo di guasto può attivarsi in corrispondenza di cavillature diffuse sulla superficie dell’intonaco o concentrarsi, come in figura, in corri-
spondenza di soluzioni di continuità di questo, nello specifico, causate da discontinuità del supporto, per esempio, in corrispondenza di un
solaio o di un pilastro in calcestruzzo, vedi anche MdG0_019).
Il difetto alla base dell’esfoliazione della pittura può essere anche intrinseco al rivestimento, come uno spessore variabile, per esempio.

Il processo, in questo caso, è solo più eclatante, a causa della differenza di colore tra supporto e rivestimento. Le cavillature dell’intonaco
sono visibili quasi ad occhio nudo, anche a causa della sua disgregazione, in prossimità delle cavillature stesse.
Prevenzione in fase di progetto e di gestione
La scelta della pittura di rivestimento, in particolar modo durante le operazioni di manutenzione di edifici storici, deve basarsi
su di una opportuna valutazione dello stato del supporto e della stabilità dimensionale dell’eventuale strato di regolarizzazio-
ne che viene realizzato. Deve essere, inoltre, valutata la compatibilità dei materiali utilizzati. Da preferire sono malte i cui ad-
ditivi garantiscono sia la compensazione del ritiro, sia una buona adesione al supporto (e qualche capacità di consolidarlo),
sia una buona resistenza a trazione, unitamente a caratteristiche di permeabilità al vapore simili a quelle del supporto.
Nel caso in cui il supporto non dia garanzie di stabilità, occorre prendere in considerazione, alternativamente, la sua sostitu-
zione o l’utilizzo di rivestimenti che, per spessore e per resistenza, riescano a garantire la propria continuità anche su sup-
porto fessurato

Prevenzione in fase di cantiere (Controlli in corso d’opera)


Deve essere garantito lo spessore costante della pellicola.

In questo caso (le cavillature dell’intonaco sono particolarmente evidenti) il trasporto di sali genera sia l’esfoliazione che la disgregazione
della pittura.