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Tipologie significative per le strutture in legno naturale e legno lamellare

LE CAPRIATE
Sviluppo delle strutture lignee di copertura
Premessa
Fra le strutture di legno, le capriate reticolari costituiscono un tipo di
costruzione diffuso che sfruttano pienamente i vantaggi potenziali del
legno ed i benefici delle connessioni meccaniche.
Le capriate trovano applicazione per luci imponenti, per costruzioni a
telaio, come elementi di coperture e d’irrigidimenti per parete e sono
utilizzate per esempio nella costruzione di hangar.
Il corrente superiore della capriata è di solito adattato alla forma del
tetto ed il profilo del corrente inferiore è determinato dalle esigenze di
altezza libera, dalla soffittatura e dai requisiti di altezza della
costruzione. Per capriate semplicemente appoggiate il corrente
superiore è sollecitato a compressione ed anche a flessione nel caso di
distribuzione del carico tra i nodi: gli elementi interni (diagonali e
verticali) sono disposti in modi da generare un reticolo triangolato che
più ampio è, più il numero di giunti e i costi è minore.

Le prime capriate di legno furono spesso costruite senza capire molto


dell’azione strutturale sottintesa e spesso assomigliavano ad archi
incatenati piuttosto che alla moderna idea di capriata.

Figura 1: Capriata a monaco singolo

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Figura 2: Capriata a due monaci


La necessità di sostenere gli arcarecci appoggiati sui puntoni principali
delle capriate triangolari semplici portò allo sviluppo e diffusione di
capriate con monaci singoli o multipli. In entrambi i casi gli elementi
significativi, sia che si tratti di un monaco unico centrale che di coppie
di monaci laterali, non sono più sollecitati a compressione, bensì a
trazione in seguito all’azione verticale del carico del tetto. Pertanto
occorre fare attenzione a dimensionare le unioni alle estremità dei
monaci in modo tale da trasferire le forze di trazione presenti, di norma
utilizzando sciarpe metalliche.
Un’altra forma di costruzione di tetti usata per tetti a vista di sale e
chiese è quella della capriata senza catena o dell’arco parabolico,
tipologia strutturale molto efficiente se, sottoposta a carichi verticali
uniformi, con appoggi incastrati.

Figura 3: Capriata senza catena

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Per superare i problemi associati alla trasmissione di carichi laterali


concentrati e/o di movimenti negli appoggi, catene curve di legno
cominciarono a essere utilizzate per luci tra 25 e 55 metri: tali catene
consistono di settori di arco lamellare provvisto di irrigidimenti.
Una forma simile è la capriata Belfast sviluppata nel XIX secolo che è
caratterizzata da un corrente superiore curvato, un corrente inferiore
dritto e un denso reticolato di elementi incrociati di irrigidimento.
Questo tipo di capriata ha il notevole vantaggio di coprire luci fino a 36
m a partire da elementi lignei di modesta lunghezza.

Figura 4: Capriata Belfast


Legno massiccio fu utilizzato nel tetto e nelle guglie delle grandi
cattedrali gotiche europee. Per esempio a Notre Dame a Parigi la guglia
di legno eretta sul transetto all’inizio del XIII secolo sopravisse,
sebbene danneggiata, fino alla sua rimozione ai primi del XIX secolo e
la sua sostituzione nel 1860. E ancora la torre normanna al di sopra del
transetto principale della cattedrale di Ely, in Inghilterra orientale, che
collassò nel 1322 e venne sostituita da una struttura di legno consistente
in un timpano ottagonale che sostiene una lanterna anch’essa
ottagonale. Il peso totale della struttura di legno era di circa 400
tonnellate, compresi i pilastri principali della lanterna di 19.2 m di
lunghezza e 508 x 813 mm di sezione, ciascuno avente un peso di circa
10 tonnellate.

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Schemi di assemblaggio delle capriate o incavallature al


giorno d’oggi
Le capriate sono chiamate a operare in sostituzione di appoggi
puntiformi o continui quando questi costituiscono ingombri strutturali
di impedimento alla fruizione degli spazi. Appartengono alla grossa
orditura o orditura principale e possono reggere, per esempio, una
trave di colmo sulla quale si appoggiano i falsi puntoni del tetto alla
piemontese e quindi forniscono un appoggio puntiforme per la suddetta
trave in sostituzione del muro di spina longitudinale o di pilastrature
comunque centrali.
Capriata alla
piemontese

Capriata alla
lombarda

Possono inoltre sostituire un appoggio continuo, come il muro


trasversale del tetto alla lombarda o alla romana sorreggendo
direttamente le terzere e trasferendo i carichi sui muri perpendicolari.

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Le capriate, proprio come gli apparati murari a cui si sostituiscono,


realizzano strutture non spingenti. La distanza fra le capriate, fino a luci
di 20 m, è di circa 3,00 /4,50 m.
Nelle testate a padiglione le capriate possono costituire l’appoggio
puntiforme per i cantonali (corrispondenti a linee di displuvio o di
compluvio). Nei tetti a doppia falda che si sviluppano con cambi di
direzione del colmo e dei muri laterali, le capriate possono essere poste
in diagonale per fornire da una parte la struttura portante per la linea di
displuvio, da quell’altra per la linea di compluvio.
Elementi costituenti
La capriata più classica è costituita dai seguenti elementi: la capriata

Due puntoni (inclinati), soggetti principalmente a compressione


anche se in realtà esiste una componente di flessione. Una versione
particolare, che riduce l’inevitabile componente di flessione del
profilo, è quella che prevede due sottopuntoni che si congiungono
con i saettoni.

Una catena inferiore (orizzontale), sottoposta a trazione e


spesso suddivisa in due spezzoni giuntati in corrispondenza della
staffa catena/monaco.

Un monaco od ometto (verticale), soggetto a trazione e staccato


dalla catena. E’ presente solo una fasciatura metallica (staffa) a esso
collegata che avvolge la catena senza connessioni. Questo
accorgimento serve a mantenere il monaco stesso e le parti a esso
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collegate in un unico piano, evitando la deformazione dell’intero


sistema reticolare; al tempo stesso permette al monaco di abbassarsi
e alzarsi al variare del carico di copertura. Sempre il monaco
garantisce una più corretta connessione dei due puntoni in sommità
e riceve nella parte inferiore i due saettoni riportandone lo sforzo
direttamente in colmo.

Due saettoni (inclinati) o saette o contrafissi, sollecitati a


compressione e solidalmente connessi con il monaco, con funzione
di limitare l’inflessione dei due puntoni trasferendone i carichi al
monaco. I saettoni dovrebbero essere posizionati a circa un terzo
della lunghezza del puntone a partire dal colmo.

Fasciature, cerchiature, staffature, bullonature garantiscono un


più efficace trasferimento degli sforzi fra i profili, completando
anche l’azione degli eventuali intagli e sagomature.

Figura 5: Capriata tradizionale con i relativi nodi di interfaccia fra i profili e la


ferramenta metallica di collegamento

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La capriata sopra descritta è adatta per luci da 7 a 10 metri. Il concetto


su cui si fonda è quello della struttura reticolare, cioè il trasferimento
esclusivamente di sforzi assiali lungo le aste. Fondamentale è inoltre la
specularità delle forze in modo che le risultanti, a esclusione di quelle
verticali trasferite alle murature, si elidano a vicenda.
Quando la catena costituisce un ingombro per la fruizione degli spazi, si
può ricorrere ad un suo innalzamento di livello. Cambio di quota che
può divenire anche consistente, ma solo in presenza di carico e di luci
non elevati e di una certa capacità di resistenza alle spinte dei muri
laterali.

Figura 6:Sistema con funzionamento assimilabile alla capriata, ma con catena


fortemente rialzata per garantire una maggiore fruibilità dello spazio interno

Come mostrato nella figura seguente, il funzionamento della capriata si


comprende ricorrendo al sistema vettoriale di scomposizione delle forze
secondo il seguente ragionamento:
1) Il carico trasmesso dal piano di copertura viene distribuito
dall’orditura secondaria sui puntoni: la risultante è un vettore
verticale che possiamo scomporre secondo il parallelogramma
delle forze in due componenti:
la prima assiale ai puntoni;
la seconda assiale ai saettoni; questa produrrebbe un
momento flettente nel puntone nel caso di capriate elementari
senza l’uso di saettoni, ma qui invece viene trasferita alla base
del monaco tramite saettoni.
2) Nella parte inferiore del monaco si verranno a congiungere due

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forze inclinate e opposte la cui risultante verticale sarà riportata


in sommità, nel luogo di unione dei puntoni, dal monaco; qui la
scomposizione della forza darà vita a due componenti assiali
simmetriche, che verranno assorbite dai puntoni : in essi rimarrà
quindi quasi esclusivamente la sola sollecitazione di
compressione.
3) Quest’ultima forza si combinerà con quella sempre assiale e di
eguale verso di cui al punto 1. All’estremità dei puntoni, in
corrispondenza degli appoggi , si avranno di conseguenza due
forze inclinate e spingenti. Entrambe possono essere scomposte
in una componente verticale, che sarà trasferita agli appoggi, e i
una orizzontale verso l’esterno (spinte di ribaltamento
dell’appoggio). Le due spinte orizzontali di eguale intensità, ma
di verso contrario si elimineranno a vicenda grazie alla presenza
della catena inferiore, soggetta quindi ad un diverso sforzo di
trazione.
4) Eventuali elementi complementari, che vengono inseriti in
capriate di maggiore luce e quindi più complesse, lavorando
sempre nello stesso modo.

E’ opportuno sottolineare che, per ricercare un’ulteriore


specializzazione funzionale dei componenti, si usa spesso sostituire gli
elementi tesi con cavi metallici più sottili (con manicotti di
pensionamento, staffe e piastre di ancoraggio al legno), in grado di
assicurare resistenze maggiori con pesi propri inferiori. Questo avviene
con più frequenza per luci comprese fra 10 e 18 metri. Il tipo di capriata
mista più diffusa è quello alla Poncelau o alla francese.

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Esempio di calcolo di una capriata realizzata in legno


massiccio
Considerazioni progettuali
In funzione dell’uso dell’edificio, occorre in primo luogo chiarire i
seguenti aspetti:
Pianta
Alzato
Protezione dal calore e dall’umidità
Protezione dal fuoco
Illuminazione
Aperture
Drenaggio del tetto
Messa in opera
Per selezionare un tipo adeguato di capriata sono richiesti seguenti dati:
altezza minima libera al di sotto della capriata
inclinazione del tetto
altezza al livello di gronda ed al colmo
luce
interasse delle capriate
carichi sulla copertura.
Capriate fino a luci di 30 metri possono essere realizzate con elementi
di legno massiccio, mentre per sistemi a lunga campata oppure per
strutture le cui superfici lignee devono essere esenti da fessurazioni si
utilizzano
Calcolo della struttura
Purchè la costruzione della capriata non sia in vista oppure, se visibile,
non siano richieste superfici prive di difetti, le capriate possono essere
realizzate in legno massiccio.

Figura 7: Capriata con monaco

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Un’analisi semplificata della capriata a monaco singolo non è


consentita poiché la condizione H>10 h non è soddisfatta dal momento
che H=1200 mm e 10 h=2600 mm.

Figura 8:Dettaglio A

Figura 9: Dettaglio B
Materiali
Elementi:legno massiccio C24 (nomenclatura eurocodice)
Valori caratteristici:
fm,k=24 N/mm2 fc,0,k=21N/mm2 ft,0,k=21N/mm2
2 2
fc,90,k=5.3 N/mm E0.05=7400 N/mm E90.05=2 370/3 N/mm2
ρk=350 kg/m3 E0,mean=11000 N/mm E90,mean=370 N/mm2
2

ft= resistenza a trazione


fc=resistenza a compressione
E=modulo di elasticità
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Valori di progetto delle azioni


Carico permanente concentrato Fd=25 kN
kmod=0.6 legno massiccio
kmod=0.6 legno massiccio, classe 1

Calcolo delle forze interne


Le forze interne possono essere calcolate usando un software per telai
oppure risolvendo l’equazione per la condizione geometrica della forza
staticamente indeterminata X nell’elemento 2.

u1, F − u1, x = δ 2, x + δ 3, D / senα + δ 4, D / senα + δ 5, D / senα + δ L

dove:
u1, F =è la freccia della trave 1 di luce l=0.60 m dovuta al carico
puntiforme Fd
u1, x = è la freccia della trave 1 di luce l=0.60 m dovuta al carico
puntiforme X
δ 2, x =è la deformazione elastica dell’elemento 2 parallelamente
alla direzione della fibratura e la deformazione della trave 1
perpendicolarmente alla direzione della fibratura dovuta alla forza X
δ 3, D =è la deformazione elastica dell’elemento 3 dovuta alla
forza D=X/(2senα)
δ 4,(5) D =è lo scorrimento del giunto con connettore 4 (5)
δ L =è lo scorrimento verticale causato dalla tolleranza del
diametro del foro del bullone del dettaglio B.

Le deformazioni istantanee sono:


25000 ⋅ 6000 3 ⋅ 12
u1, F = = 51.9mm
48 ⋅ 7400 ⋅ 200 ⋅ 260 3
X
u1, X = 51.9 mm
25000
X ⋅ 1200 1 X ⋅ 260
δ 2, X = + = 1.72 ⋅ 10 −5 X
7400 ⋅ 200 2
2 2 ⋅ 370 ⋅ 200 2
3
X ⋅ 3231
δ 3, D = = 3.50 ⋅ 10 −5 X
2 sin α ⋅ 7400 ⋅ 2 ⋅ 60 ⋅ 140
X
δ 3, D = = 8.01 ⋅ 10 −5 X
2 sin α ⋅ 2 ⋅ K u
δ L = 2mm

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Con Ku= 2 Kser / 3=2 0.45 80 350 / 3=8400 N/mm, la sostituzione


nell’equazione della forza staticamente indeterminata ottengo:

X=22600 N
N2,d=22.6 kN
M1,d=3.6 kNm
D3,d=22.6/(2 senα)=30.4 kN
N1,d=22.6/(2 tanα)=28.3 kN

Quando Kser ,E0,mean, E90,mean vengono usati invece di Ku ,E0,05, E90,05 i


risultati diventano:

X=18700 N
N2,d=18.7 kN
M1,d=9.45 kNm
D3,d=25.2 kN
N1,d=23.4 kN

Il confronto dei risultati mostra la determinante influenza della


rigidezza a flessione della trave.

Verifiche

Diagonale D3
An = 2 ⋅ 60 ⋅ 140 − 120 ⋅ 21 − 2 ⋅ 550 = 13200mm 2
30400
σ t ,d = = 2.3 N / mm 2
13200
0.6 ⋅ 14
f t ,d = = 6.5 N / mm 2
1.3
2.3 / 6.5 = 0.35 < 1

Trave 1
6000
λz = = 104
0.289 ⋅ 200
k c = 0.289
9.45 ⋅ 10 6
σ m,d = = 4.2 N / mm 2
2.25 ⋅ 10 6
28.3 ⋅ 10 3
σ c ,0,d = = 0.544 N / mm 2
200 ⋅ 260
0.544 4.2
+ = 0.194 + 0.379 = 0.57 < 1
0.6 ⋅ 21 0.6 ⋅ 24
0.289 ⋅
1.3 1.3

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La freccia istantanea in mezzeria alla trave allo stato limite di


esercizio dovuta al carico concentrato Fk=Fd/1.35=18.5 kN è:

u1,inst = u1, F − u1, X = 7mm = l / 857

e la freccia finale è:

u net , fin = 7(1 + 0.6) = 11mm = l / 545 < l / 200

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