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LE PISTOLE SPECIALE AD A R M I M A G A Z I N E - P E R I O D I C I TÀ : B I M E S T R A L E

GLOCK
LE PISTOLE

UNA
UN
NA P
PISTOLA,
ISTOLA UNA
A RIVOLUZIONE
RIVOLUZIIONE MONDIALE

La vera storia
della pistola “invisibile”
ai raggi X

La storia e i retroscena
della prima pistola in polimero
Dalla G17 alla G42:
una pistola, 25 versioni
L’evoluzione:
dalla Gen1 alla Gen4
Come funziona
e come si smonta una Glock

I segreti
di un’azienda
dai profitti milionari C.A.F.F .
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Glock e Hollywood
un matrimonio di
convenienza
Italia € 9,90

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Masterpiece Collection

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N.B. Le fondine della serie Masterpiece collection non sono disponibile per la vendita.
Prefazione
Speciale ad Armi Magazine
Numero 4 / 2014

www.caffeditrice.com

C
Direttore Editoriale he storia, quella di Glock. Intraprendenza, un’idea innovativa, genio
Roberto Canali imprenditoriale, una certa dote di spregiudicatezza, sangue-sesso-e-
Direttore Responsabile
soldi sono elementi tutti presenti nel suo DNA. Racconta della visione
Filippo Camperio
Gestione e controllo
di un uomo e di come, confidando in sé e in un’idea, anche un oscuro
Silvia Cei ingegnere austriaco sia riuscito a proporsi alla ribalta della storia industriale del
XX secolo, sovvertendo gerarchie ormai consolidate e cambiando le prospettive di
un prodotto, una semplice pistola, sul quale si credeva ormai fosse stato detto tutto.
Editore
C.A.F.F. Srl L’ascesa di Glock nell’Olimpo dei produttori più titolati del settore è stata una sor-
Via Sabatelli 1 presa per molti. Un caso da studiare che rende onore a chi questa storia ha scritto,
20154 Milano Gaston Glock, e a chi ha permesso che si potesse scrivere, l’esercito austriaco, che
ha creduto in un progetto senza sponsor, intravedendone le potenzialità e valutan-
tel. 02 34537504
redazione2@caffeditrice.it dolo per quello che era.
Dal 1981, anno di commercializzazione della prima Glock, sono cambiate molte
cose. Il successo d’immagine è stato planetario, “le Glock” sono diventate un feno-
meno di costume in grado di influenzare la cinematografia così come l’immagina-
Editing rio di intere comunità. Il successo commerciale è stato enorme, rapidissimo, quasi
Matteo Brogi esponenziale nonostante – verrebbe da scrivere – la diffidenza che Gaston Glock
matteobrogi@brogi.it
ha sempre nutrito nei confronti del mondo.
Testi Raccogliere il materiale per realizzare questo lavoro è stato difficile, raggiungere le
Matteo Brogi fonti per ottenere carte originali ed inedite quasi impossibile, ma siamo riusciti a
mettere insieme una storia del personaggio, dell’azienda e delle pistole Glock che
Fotografie
finora mancava. E non solo in lingua italiana.
Archivio Glock, Matteo Brogi,
Jean-Pierre Housson

Progetto grafico ed impaginazione


Ringraziamenti
Fabio Arangio
Un ringraziamento particolare lo rivolgo agli amici della CAFF Editrice, la cui capacità di
vedere le opportunità è merce rara di questi tempi, alla mia famiglia, che sempre mi sostiene
nel mio cammino di realizzazione professionale e di uomo, a Fabio, per la sua pazienza, la sua
professionalità e la sua capacità di sognare, a tutti gli amici che mi hanno dato un aiuto, in
qualsiasi modo l’abbiano fatto.
Stampa
Grafica Editoriale Printing L’autore
Via Enrico Mattei, 106 Matteo Brogi è nato a Bologna nel 1968. Nel 1995 inizia a lavorare come fotografo e giornalista libero
40138 – Bologna professionista. Negli anni ha pubblicato su periodici italiani e internazionali, specializzandosi nel
reportage con una predilezione, in campo fotografico,
Distribuzione
per il ritratto ambientato. Dal 2009 realizza progetti
m-dis Distribuzione Media S.p.A
fotografici artistici che espone in Italia e all’estero.
(Gruppo De Agostini/Rizzoli/Rusconi)
La sua conoscenza delle armi sportive nasce dalla
Via Cazzaniga, 2 - 20132 Milano
passione per la caccia, che pratica regolarmente ma
non quanto vorrebbe, e da una lunga esperienza
Speciale ad ARMI MAGAZINE nr 4 2014
Registrazione del Tribunale di Milano
agonistica nella disciplina del tiro a segno, dove si è
nr 435 del 6-7-96 applicato nelle specialità di pistola ad aria compressa,
Periodicità: Bimestrale pistola standard e pistola automatica.
Ha iniziato la sua collaborazione con le riviste del
settore armi nel 1995 realizzando per conto proprio e
su commissione servizi fotografici, recensioni, prove
di armi (armi corte da difesa, fucili da caccia, armi
da tiro a segno, armi ad aria compressa) e reportage.
Ha pubblicato i volumi monografici Tiro a Segno -
Armi e regolamenti per le specialità di pistola (2002)
© C.A.F.F. Srl e Beretta – Le pistole (2012). Collabora con CAFF
Proprietà letteraria e artistica riservata Editrice dal 2010.

2
Sommario SPECIALE GLOCK

STORIA
Una storia in tre elementi 7
Glock e gli USA, un legame indissolubile 15
Il gossip oltre la storia 25
Un successo globale 29

TECNICA
Come funziona una Glock 35
Anatomia di una G17 38
Il fusto 47
Lo scatto 52
Le sicure 57
La canna 59
Il caricatore 63
I trattamenti superficiali 66
Il carrello 67
Lo smontaggio 70
La vita di una Glock 75

IL MONDO GLOCK
Modelli e famiglie 77
Tavola sinottica 84
Una famiglia di 4 generazioni 88
Tutti i modelli in dettaglio
Glock 17 94
Le altre Glock 96
In origine fu il 9 mm... 120
Copie, cloni, sorelle e cugine 125
Una questione di numeri 138

ACCESSORI
Accessori originali 145
Accessori after market 151

APPENDICI
Wather P38 157
I siti Glock 158
Indicazioni bibliografiche 160

4
Radar 1957 presenta:
presenta:

LA NUOVA SERIE DI FONDINE

“SAFE & INDEX”


FONDINE DAL DESIGN COMPATTO
DELLA DI
ERO
AD ESTRAZIONE RAPIDA E SICURA. NI
ST
FE
SA

MI

BR
SCELTE DAL

ITA
NNICO
Competition winner

Così sicure e affidabili da essere state scelte dal


Ministero della Difesa Britannico.
Radar 1957 presenta la nuova serie di fondine professionali
cod. 6657
a portabilità universale, progettate e sviluppate per garantire
Livello di ritenzione 3
sicurezza e rapidità d’uso in condizioni operative estreme.
Fondine dotate di tre Sistemi Automatici di Sicurezza studiati
per assicurare la massima performance, agevolando i naturali
movimenti di estrazione dell’arma. Le fondine 6661 e 6657 della
STR System
serie “SAFE & INDEX” sono sicure, compatte, leggere e intuitive,
(Screw Tuned
Retention System): proteggono l’arma e salvano la vita di chi le indossa.
dispositivo di sicurezza a
vite per la regolazione dei
La fondina 6657 è entrata a far parte ufficialmente delle dotazioni
movimenti dell’arma. di armamento del Ministero della Difesa Britannico.

Sistemi Automatici di Sicurezza brevettati:

6661
66
661 i ù v e
P sicure l o c i L.E.P LOCKING ON THE EJECT PORTT
Il sistema di sicurezza LEP regola l’inserimento e la fuoriuscitaa

Più
cod.
dell’arma. Per l’estrazione occorre esercitare una leggera
Livello di ritenzione
enzione 2
pressione dell’indice sulla leva di sgancio laterale esterna.
Il bloccaggio scatta in modo automatico al reinserimento
dell’arma in fondina.

R.L.L. ROTATING LOCKING LID


Il sistema di sicurezza RLL impedisce la fuoriuscita
accidentale dell’arma grazie ad un dispositivo di
bloccaggio posto sulla sommità della fondina.
Per disattivare RLL in modo semplice e veloce occorre
una leggera pressione del pollice sulla leva di sgancio
laterale interna.

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6
Una storia
in tre elementi
Quella delle pistole Glock è una storia avvincente che, come in ogni
trama che si rispetti, mescola molti caratteri in un blending esplosivo.
Armi rivoluzionarie, avranno il merito di portare una ventata di novità
in un settore tecnologico sostanzialmente fermo da 70 anni

T
re sono gli elementi che hanno portato al successo la creatura di Glock e a fare
della sua azienda un esempio di buona imprenditoria: un progetto industriale
straordinario, una strategia di marketing esemplare, l’audacia e la visione di un
uomo. Il tutto, naturalmente, condito da un pizzico di fortuna.
Gaston Glock è un ingegnere austriaco, classe 1929, che a 34 anni fonda alle porte di
Vienna una propria azienda (Glock Ges. m.b.H.) per la produzione di componenti, in
plastica e acciaio, necessari per la produzione di radiatori di raffreddamento per auto-
veicoli. Uomo ambizioso, è sempre alla ricerca di nuovi settori verso i quali estendere
il suo campo d’interesse; nel 1970 inizia una collaborazione come fornitore per l’eserci-
to austriaco (Österreichisches Bundesheer) per cui sviluppa e successivamente produce
coltelli da combattimento (modello FM 78), nastri per mitragliatrici, gusci per granate
(ÜHG e SHG) che realizza impiegando una pressa russa acquistata di seconda mano.
L’evento che cambierà la sua storia e quella delle armi del secondo millennio avverrà
poco dopo, nel 1979. La leggenda, perché di leggenda si tratta non essendo disponibile
una gran mole di documentazione al proposito a causa della rigida riservatezza di Herr
Glock, narra di un incontro fortuito tra lo stesso Glock e due colonnelli intenti a discor-
rere sull’esigenza del rinnovamento della dotazione da fianco del soldato austriaco che,
in quegli anni, aveva ancora in dotazione la splendida ma ormai superata Walther P38.
L’esercito era da tempo alla ricerca di una valida sostituita e, per la verità, l’aveva anche
trovata nella Beretta 92 ma un ricorso di Steyr – azienda austriaca a partecipazione sta-
tale – aveva consigliato al governo socialista dell’epoca di invalidare i trial e di indirne di
nuovi con rinnovate, stringenti specifiche tecniche da rispettare. È evidente, nella succes-
siva decisione del Ministero della Difesa, che l’obiettivo primario fosse quello di mettere
in condizione l’industria nazionale (quindi la stessa Steyr) di presentarsi con un prodotto
che potesse vincere il concorso.

© 7
Udita questa conversazione, Gaston Glock inizia ad accarezzare l’idea di presentare al Mi-
nistero della Difesa una propria proposta e si attiva per sviluppare un progetto. “Il fatto di
non conoscere niente in fatto di armi – dirà in un’intervista successiva – era il mio punto
di forza”. Non avere processi industriali da ottimizzare e modelli di armi già in produzio-
ne, gli consentirà infatti di sviluppare il disegno della sua proposta partendo da un foglio
bianco, senza limitazioni o condizionamenti di sorta. Banditi quindi i trial che dovranno
portare all’identificazione della nuova pistola P80 nel 1980, Gaston Glock acquista un
esemplare per ciascuno dei modelli più in voga a quel tempo (segnatamente, Beretta 92F,
Sig Sauer P220, CZ 75, Walther P38) e inizia a studiare una nuova pistola coinvolgendo
un panel di esperti europei di vari settori del mondo armiero civile e militare. Raccolte le
loro raccomandazioni, il 30 aprile 1981 brevetterà la sua pistola, denominata modello 17
in quanto diciassettesimo prodotto della sua storia industriale. L’arma soddisferà tutti i
17 requisiti imposti dal bando e, abbastanza inaspettatamente, nel 1982 sbaraglierà tutti i
concorrenti (Heckler & Koch P7M8, P7M13 e P9S, SIG Sauer P220 e P226, Beretta 92SB-
F, FN Herstal con una variante aggiornata della Browning Hi-Power e l’austriaca Steyr
con il suo modello GB). Gaston Glock si troverà quindi con un ordine iniziale di 30.000
pistole in calibro 9 Para da consegnare entro l’anno successivo senza una struttura né gli
strumenti necessari per soddisfarlo.

Gaston Glock nel 2008, in una delle


poche immagini ufficiali disponibili
Gert Eggenberger / APA / picturedesk.com

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TIMELINE
1963 Fondazione dell’azienda Glock Ges. m.b.H.
1970 Sviluppo e produzione dei primi prodotti per l’esercito austriaco
1980 Trial per la selezione della nuova pistola d’ordinanza dell’esercito austriaco
1981 Sviluppo e brevetto della G17
1982 Vittoria nel trial
1983 Consegna delle prime 30.000 G17 (P80) all’esercito austriaco
1984 La Norvegia è il primo paese NATO ad adottare la G17
1985 Fondazione di Glock Inc., sussidiaria negli Stati Uniti
1987 Inaugurazione di un secondo impianto produttivo a Ferlach
1988 Fondazione di Glock H.K. Ltd, sussidiaria a Hong Kong per l’Asia e l’Oceania
1990 Fondazione di Glock America S.A., sussidiaria per l’America Latina, il Centro-America e i Caraibi; espansione dell’impianto di
produzione di Deutsch-Wagram
1991 Lancio della Gen2
1992 Fondazione di Glock France S.A., sussidiaria per le vendite e il marketing in Francia e i paesi africani di lingua francese
1997 Completamento dei lavori di ampliamento dello stabilimento di Ferlach
1998 Lancio della Gen 3
1999 Completamento dei lavori di costruzione della nuova sede di Deutsch-Wagram; presentazione del 2 milionesimo esemplare allo
Shot Show
2001 Introduzione dei modelli con chiave di blocco integrata
2002 Inizio della produzione di sistemi di puntamento e illuminazione
2004 Sviluppo e lancio di modelli nel calibro proprietario .45 G.A.P.
2007 Lancio delle Glock SF; produzione del 5 milionesimo esemplare
2009 Lancio della Gen4
2011 XXV anniversario dalla fondazione di Glock Inc., USA
2014 Inizio della produzione presso la sede di Smyrna, in Georgia (USA)

I 17 REQUISITI DELL’ESERCITO AUSTRIACO


I trial
tria austriaci del 1981 prevedevano che la nuova pistola d’ordinanza dell’esercito (P80) avesse le seguenti caratteristiche:

▶ fosse una semi-automatica,


▶ fosse camerata nel calibro 9x19 mm Parabellum,
▶ che il caricatore non dovesse richiedere alcun ausilio per il suo riempimento,
▶ che il caricatore contenesse un minimo di 8 cartucce (quante quelle già contenute in quello della P38),
▶ che l’arma fosse ambidestra ed utilizzabile con un’unica mano,
▶ che potesse superare una prova di resistenza alla caduta da un’altezza di 2 metri su una superficie d’acciaio,
▶ che smontaggio e rimontaggio fossero possibili senza l’impiego di alcuno strumento,
▶ che pulizia e manutenzione ordinaria fossero possibili senza l’impiego di alcuno strumento,
▶ che l’arma fosse composta da un numero di componenti non superiore a 58 (anche in questo caso il metro di riferimento era l’arma in
dotazione a quel tempo),
▶ che test e calibrazioni non fossero necessari nel corso della manutenzione straordinaria dell’arma,
▶ che il produttore fosse stato disponibile a consegnare al Ministero della Difesa, insieme ai campioni per i test, i disegni e le viste esplose dell’arma,
▶ che tutti i componenti fossero intercambiabili tra pistole senza dover ricorrere ad aggiustaggi manuali;
▶ non erano inoltre ammessi più di 20 inceppamenti durante i primi 10.000 colpi, anche nel caso che i malfunzionamenti fossero risolvibili senza
l’impiego di strumenti,
▶ la pistola doveva essere in grado, dopo 15.000 colpi, di resistere allo sparo di un cartuccia sovra-pressione in grado di generare 5.000 bar (500
Mpa, 73.000 psi); si consideri che la pressione massima per le cartucce 9 mm NATO è stabilita in 2.520 bar,
▶ l’utente non doveva essere messo in pericolo né infastidito dall’espulsione del bossolo,
▶ l’energia alla volata doveva sviluppare un minimo di 441,5 J sparando una cartuccia 9 mm S-round/P-08 Hirtenberger AG;
▶ le pistole che non avessero totalizzato un minimo del 70% del punteggio massimo non sarebbero state prese in considerazione per
l’adozione da parte dell’esercito.

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Glock non aveva mai prodotto un’arma ma aveva una da record; già nel 1989, Glock esporta verso 45 paesi (corpi
grande esperienza nella lavorazione dell’acciaio e dei po- militari, di polizia e forze speciali) e ha prodotto 350.000
limeri. E, per la sua pistola, decise di spendere le sue com- esemplari della sua arma. Numeri che cresceranno con i
petenze. La nuova arma presentava vari elementi di novità 2.000.000 di esemplari complessivamente prodotti già nel
sia a livello di materiali che di meccanica. Per quanto ri- 1999 e i 5 milioni raggiunti nel 2007.
guarda i primi, Glock decise di realizzare il carrello dal
pieno, partendo da semilavorati d’acciaio, e il fusto in po-
limero, un materiale fino ad allora considerato il sostitu- A conferma di un successo senza
to povero di lavorazioni di qualità. Si trattava, ad inizio precedenti, è doveroso notare
anni ‘80, di una scelta pionieristica anche se, per la verità,
come lo sviluppo nel settore
non inedita; vi erano infatti stati i tentativi di Heckler &
Koch, che nel 1970 aveva utilizzato questo materiale per delle armi corte sia ora distinto
la sua pistola VP70, di Remington, che nel 1966 aveva in- tra un’era pre-Glock (sintetizzata
trodotto un calcio in polimero per la sua carabina Model dagli americani nella sigla PG) e
66 e, nel 1959, di Exactor, che per le sue pistole Ram-Line
aveva fatto un uso estensivo delle plastiche impiegandole
un’era post G17.
in parte anche per la realizzazione della canna.
Dal punto di vista meccanico, la pistola Glock 17 introdu- In questa seconda era l’arma disegnata da Gaston Glock as-
ceva una serie di innovazioni anch’esse pionieristiche, quali surge al ruolo di archetipo per un’intera generazione di pisto-
il sistema Safe Action basato su 3 sicure di tipo automatico. le che alla 17 si sono – spesso pesantemente – ispirate.
Soddisfatto il primo ordine per l’esercito austriaco nello Nella sequenza di eventi che hanno portato al suo successo,
stabilimento di Deutsch-Wagram, Gaston Glock otterrà Glock si è avvantaggiata sia della pubblicità positiva generata
una grandissima esposizione mediatica che gli permet- dalla sua esposizione sul grande schermo grazie ad impor-
terà di ottenere soddisfazioni quasi impensabili in tempi tanti produzioni hollywoodiane che di fatti di cronaca, sia
tanto ristretti. Nel 1984 sarà l’esercito norvegese, primo positivi che negativi. Tra i primi, ricordiamo Mikey Rourke
paese NATO, a mostrare interesse per questo prodotto e a in Johhny Handsome (1989), Die Hard 2 (1990) e Il fuggiti-
scegliere la G17 per le sue truppe (che pure disponevano vo del 1993 (tutti film che vedono protagoniste varie pistole
della Walther P38); come risultato, la G17 diviene un’arma Glock); in campo artistico ricordiamo le canzoni dei rapper
da fianco standard con classificazione NATO e ottiene un americani, per i quali l’arma è un elemento stilistico impor-
proprio NATO Stock Number (1005-25-133-6775). tante, dove una Glock ha fatto la sua apparizione in un testo
Già nel 1985 Glock riuscirà a penetrare il mercato ameri- di Snoop Dogg già nel 1992. Tra i fatti negativi di cui Glock
cano con una propria sussidiaria (Glock Inc.) che sarà uno è stata protagonista, e che hanno contribuito a innalzarne la
strumento potentissimo per la successiva affermazione del fama di strumento efficace ed efficiente, si ricordano la strage
marchio; le prime esportazioni verso gli States nel gennaio del Virginia Tech nel 2007 con una G19 (33 morti, compre-
1986 saranno destinate al settore del law enforcement. so l’attentatore), il tentato omicidio del deputato democrati-
Nel 1987, con gli ordini che arrivano copiosi sia dall’Europa co americano Gabrielle Gifford a Tucson, Arizona, salvatasi
che dagli Stati Uniti, Glock inaugura un secondo impianto di miracolosamente ma con danni permanenti dall’attentato in
produzione a Ferlach, sempre in Austria, e avvia la produzione cui morirono 6 persone, e un’immagine emblematica, quella
di un secondo modello a fuoco selettivo (G18), che sarà solo la di Saddam Hussein che, scovato dalle truppe americane in
prima variante di un’arma che verrà successivamente svilup- Iraq, si consegna mani in alto, con una Glock alla cintura, ai
pata in una moltitudine di declinazioni (25 per la precisione), vincitori della seconda guerra irachena.
di calibri (tra questi, il .45 G.A.P. sviluppato appositamente da
Glock per le sue pistole), di allestimenti e in quattro principali La storia aziendale di Glock non è facile da tracciare stante
versioni con l’ultima, la cosiddetta Gen4, che rappresenta per una certa riservatezza che la distingue. Si tratta di una com-
ora la massima evoluzione di uno strumento che, disegnato plessa struttura societaria saldamente nelle mani del fonda-
oltre 30 anni fa, mantiene un allure e un’efficacia che armi di tore che, per i suoi detrattori (si può leggere a questo propo-
concezione ben più moderna non sono in grado di offrire. sito l’articolo Top Gun - Inside the secret and violent world of
L’improvviso successo che arride all’azienda austriaca Gaston Glock, maker of the most popular firearm in U.S. law
porta ad una successione di eventi che fa registrare numeri enforcement pubblicato su Forbes nel marzo 2003) avrebbe

© 11
compiuto varie nefandezze costituendo società di comodo in inizialmente aveva aiutato Glock a dare all’azienda una strut-
paradisi fiscali e un complesso sistema di scatole cinesi per tura societaria in grado di affrontare il palcoscenico interna-
ridurre l’imposizione fiscale in Austria e USA. È però im- zionale e aveva poi distratto ingenti somme di denaro, aveva
portante sottolineare come nessuno sia riuscito mai a dare lo scopo di eliminare fisicamente Gaston Glock simulando
dimostrazione di comportamenti illeciti in un’aula di tribu- un incidente; colpito da 7 martellate in testa infertegli con un
nale. Comunque sia, Glock è un’azienda cresciuta in modo mazzuolo da un ex wrestler e soldato della legione stranie-
esponenziale che genera ricavi nell’ordine delle centinaia di ra ingaggiato da Ewert, il reattivo Gaston riuscì a sopraffare
milioni di dollari; inevitabile che questo abbia creato situa- l’attentatore e a consegnarlo nelle mani della polizia, che lo
zioni in cui si è perso il senso della misura. Emblematico, arresterà insieme al mandante; il tribunale del Lussemburgo
in questo senso, l’attentato che Gaston Glock subì nel 1999. dove si celebrò il processo condannò i due, rispettivamente, a
Commissionato da Charles Ewert, un manager infedele che 17 e 20 anni di carcere.

LE PISTOLE GLOCK AL CINEMA


UNA STRATEGIA DI MARKETING BEN RIUSCITA
Oltre a curare il settore militare e del law enforcement, Glock decise subito di dedicare attenzione a Hollywood e
all’industria cinematografica in genere, intuendone il ruolo di trend setter e la forza evocativa. Inizialmente cura questo
settore Karl Walther, primo distributore Glock negli USA, che intuisce l’utilità del grande schermo e ne percepisce
l’efficacia come strumento di marketing; in fin dei conti, la comparsa di specifici modelli tra le mani di personaggi/
attori particolarmente amati già ne aveva determinato un importante successo commerciale: si pensi ai revolver SAA
nei western, alla Walther PPK di James Bond, alla Smith & Wesson model 29 di Harry Callahan.
Dalla comparsa della prima G17 nel 1989 tra le mani di Mickey Rourke nel ruolo di John Sedley (Johnny Handsome),
un gangster che intraprende la difficile strada della riabilitazione, le Glock compariranno moltissime volte in film,
serial televisivi, videogiochi, fumetti. A cominciare dal successivo Die Hard 2: Die Harder (1990), dove recita Bruce
Willis, il riferimento alla pistola Glock diventa un segno di attenzione all’attualità e di consapevolezza culturale.
Per raggiungere la major cinematografiche, Walther contatta Rick Washburn che, tramite la sua Weapon Specialists
Ltd., offre consulenze in materia di armi a registi e sceneggiatori. Mentre i grandi marchi del settore armiero si
dimostravano recalcitranti a fornire le proprie pistole per le esigenze sceniche, Walther capisce il valore del product
placement e fornisce a Washburn un servizio impeccabile, fatto di tempi di consegna rapidissimi e sconti consistenti
rispetto ai prezzi di listino. Le pistole Glock cominciano a popolare ogni film d’azione e ad ispirare rapper e scrittori.
Ormai la pistola Glock è un fenomeno di costume e, nell’immaginario comune, divide il ruolo di archetipo di arma
contemporanea insieme all’italiana Beretta 92.
Numerosi i modelli riconoscibili in pellicola a partire, ovviamente, dal G17 (anche in versioni L e Pro con canna
filettata). Si avvantaggiano dell’esposizione al pubblico cine-televisivo tutti i modelli ad eccezione dei G28, G29,
G31, G37, G38 e G39 con questi ultimi che, essendo di più recente commercializzazione, hanno però avuto
meno tempo per essere presi in considerazione.

12
Gaston Glock, che ha divorziato dalla prima moglie Helga nel dove invece vengono realizzate tutte le parti in acciaio, incluse le
2011 a 82 anni e si è successivamente risposato con la trentu- canne. Nello stabilimento storico sono concentrate le operazioni
nenne Kathrin Tschikof, manager del Glock Horse Performan- di assemblaggio, prova a fuoco, controlli di qualità, spedizione,
ce Center, ha tre figli; inizialmente impegnati in azienda con amministrazione, vendita e marketing. Per quanto riguarda le
responsabilità limitate (solo Brigitte ha avuto una posizione di armi vendute sul territorio americano, è da notare che in Geor-
rilievo che condivideva, però, con un manager esterno – come gia inizialmente venivano semplicemente assemblati i compo-
Chief Executive Officer in Austria). Sono stati recentemente nenti prodotti in Europa; nel 2014 è stata avviata una linea di
liquidati ed estromessi dalla gestione. produzione autonoma che ha iniziato a dedicarsi alla realizzazio-
ne del modello G42 in .380 ACP. Le varie sedi distaccate presenti
La produzione è divisa tra lo stabilimento storico di Deutsch- in altre aree del mondo si occupano esclusivamente di vendite e
Wagram, dove si realizzano le parti plastiche, e quello di Ferlach, marketing nei mercati di loro competenza.

© 13
14 SWAT di Kansas City
© Jean Pierre Housson
Glock e gli USA,
un legame indissolubile
Il successo commerciale di Glock in America del Nord è stato una
delle più importanti conquiste per il marchio, un evento che ne ha
sancito la fortuna planetaria per il ruolo indiscusso di opinion maker e
trend setter che gli americani hanno in materia di armi

T
re, si diceva, sono gli elementi che hanno fatto
di Glock un successo senza precedenti. Accanto
all’indubbia validità del progetto e alla capacità
di un imprenditore, abbiamo già indicato come
terzo elemento significativo una strategia di marketing
estremamente efficace, soprattutto negli Stati Uniti.
La storia dell’affermazione di Glock sul mercato america-
no è stata una sorpresa per molti. Mercato nazionalista,
legato ad armi tradizionali come la semiautomatica Colt
1911 e il revolver in senso esteso, Smith & Wesson per
antonomasia, gli americani si accorgono della pistola au-
striaca quando già l’esercito aveva adottato l’italiana Be-
retta 92 (M9). La storia di questo innamoramento, a tratti
romanzata ma poggiata su un attento lavoro di ricerca, è
tracciata in Glock – The Rise of the America’s Gun, un best
seller scritto da Paul M. Barrett sulla base di ricerche effet-
tuate sul campo nella sua veste di direttore responsabile
del Bloomberg Businessweek in un arco temporale piut-
tosto lungo.

Giunto impreparato al XM9 Service Pistol Trials che avreb-


be incoronato la Beretta 92 come nuova arma da fianco
dell’esercito (il bando è del 1983 e Glock non è ancora
in grado di approntare le 35 pistole da inviare ai test), il
successo arride a Gaston Glock successivamente grazie
all’effetto trainante prodotto dall’adozione della sua G17
da parte di numerosi corpi di polizia, ancora fedeli al re-
volver, che in anni precedenti avevano valutato negativa-
Il brevetto americano del 10 settembre 1985 copre le
principali invenzioni della G17 mente varie semiautomatiche tra cui quelle proposte da
Smith & Wesson (a partire dal modello 39).

© 15
TRA REVOLVER E SEMIAUTOMATICHE
Lorigine del modello 39 di Smith & Wesson risale al secondo con itto mondiale, nel quale le alte sfere
Lorig
dellesercito americano erano rimaste molto impressionate dalle cacia della tedesca Walther P38 che,
a di erenza dell arma da anco USA, utilizzava il piø moderato calibro 9 mm e un sistema di scatto a
doppia azione. Al termine del con itto venne ipotizzata la sostituzione della Colt 1911 e varie furono le
aziende che nel 1954 si prepararono ad a rontare le selezioni. Smith & Wesson, in particolare, appront
unarma il cui sviluppo era iniziato gi nel 1949. Conclusosi il bando con un nulla di fatto, fu il presidente
di S&W in persona a volere la commercializzazione di quest arma sul mercato civile e solo il suo diretto
intervento permise di superare lo stallo che immobilizzava la dirigenza, perplessa nel presentare una nuova
semiautomatica dopo gli insuccessi ottenuti con i tentativi precedenti. Accolto con una certa freddezza il
lancio avvenuto nel 1955, il modello 39 solleticher la curiosit degli appassionati all inizio degli anni 60
in virtø dell adozione di un limitato numero di esemplari silenziati da parte dei Navy Seals e raggiunger il
successo commerciale nel 1967 in seguito all adozione da parte dalla polizia dello stato dell Illinois. Questa
pistola rappresenta la prima generazione di semiautomatiche Smith & Wesson e ad essa si ispirano, con le
dovute di erenze in termini di allestimenti e materiali adottati, tutti i modelli successivi.

I TRIAL AMERICANI
Su d
Su domanda dell aviazione, nel 1978 negli USA fu lanciato il programma JSSAP (Joint Services Small
Arms Program) per individuare la nuova arma dordinanza americana; Beretta partecip con la sua 92S-1,
sbaragliando la concorrenza e presentandosi come lerede del modello 1911 di Browning. La vittoria della
pistola italiana provoca numerose contestazioni, specie per le conseguenze che porta con sØ (vincendo il
programma, la 92 diventa l automatica dordinanza di tutte le forze armate americane) e porta nel 1981 ad una
prima revisione dei risultati dei test voluta dal Department of Defence, spinto da lobby, intrighi e interessi,
dove nuovamente il modello 92 si impone, e ad un ulteriore collaudo (XM Service Pistol Trials) nel 1983,
cui Beretta partecipa con il modello SB-F. Dopo opposizioni e ricorsi, il 14 gennaio 1985 si giunge ancora
una volta alla vittoria della Beretta. Per la cronaca, le armi che parteciparono ai trial insieme alla 92 furono
la Smith & Wesson 450, la Sig Sauer P226 (unica altra arma a completare con successo il collaudo), H&K P7
e PM13, Walther P88, Steyr GB e FN ADA. I test vennero condotti ad Aberdeen, nel Maryland, dove le armi
furono sottoposte a condizioni climatiche estreme e furono condotte le prove balistiche; alla base NATO
di Fort Dix, New Jersey, furono sottoposte alle prove di durata (quella minima era ssata in 5.000 colpi); a
Fort Benning, in Georgia, tiratori di varie Armi ne misero alla prova precisione e a dabilit . Vinta la gara,
Beretta si attrezza per predisporre la produzione dei primi 315.930 pezzi in loco, ad Accokeek, nel Maryland,
nonostante le forti opposizioni di Smith & Wesson, che istruisce azioni legali. Nel 1988 S&W vede in parte
coronati i propri sforzi e riesce a far sospendere la fornitura e a far varare un nuovo programma (XM10), che
Beretta vince nuovamente aggiudicandosi una nuova fornitura da 57.000 pezzi. Ladozione dell arma da parte
delle forze armate americane induce molte polizie statali a dotarsi dello stesso modello.

16
Il successo, però, non è immediato e passa attraverso varie far passare l’arma attraverso i controlli dell’aeroporto della
difficoltà che l’imprenditore austriaco saprà trasformare capitale federale degli Stati Uniti. Il dibattito, dalle pagine
in opportunità. dei giornali, passa al Congresso federale dove prende una
Negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ‘80, tiene banco la di- piega politica con due fazioni (una, sostenuta dalla NRA,
scussione sugli armamenti personali delle forze di polizia e che contesta le osservazioni ormai di pubblico dominio,
delle agenzie di sicurezza nazionali. Vari eventi sanguinosi una seconda che approfitta dell’emergenza per mettere in
portano alla luce la scarsa efficacia degli armamenti di queste discussione il secondo emendamento) che si affrontano
ultime, generalmente dotate di revolver Simith & Wesson, senza esclusione di colpi. Servirà l’intervento di Edward
rispetto alla malavita, che ha compreso come la capacità di M. Owen jr, capo del settore tecnologia applicata alle armi
fuoco sia un elemento in grado di generare superiorità nel del BATF (Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms) per
caso di scontri armati. La discussione porta lontano e tende porre fine alla disputa e riportare il confronto su un piano
a polarizzarsi tra gli assertori della superiorità del revolver più costruttivo; Owen, infatti, dichiarerà che la G17, nono-
e fan delle più moderne semiautomatiche, in diatribe sterili stante il fusto in “plastica” che tanto allarme sociale aveva
che allontanano sempre più la risoluzione del problema. In creato, ha una percentuale di metallo superiore a quella di
questo contesto, con Gaston Glock che inizia a mietere suc- altre ami: questo valore ammonta all’83,7% del peso della
cessi in Europa, si innesca una polemica proprio sulla G17 pistola e per di più, nota Owen, la plastica è un polimero
che, in un articolo sul Washington Post di Jack Anderson e ad alta densità, conosciuto come“Polymer 2”, opaco ai raggi
Dale Van Atta intitolato Quaddafi Buying Austrian Plastic X e, pertanto, facilmente rilevabile nel corso di un corretto
Pistol del 13 gennaio 1985, viene accusata di essere in grado controllo effettuato mediante le strumentazioni in uso negli
di passare inosservata i controlli di sicurezza degli aeroporti aeroporti di tutto il mondo. In aggiunta, tutte le parti in po-
americani. La G17 – in virtù dell’interesse dimostrato da limero presentano inserti in metallo che sono essenziali alla
Gheddafi che, proprio quell’anno, la ClA aveva accusato nel funzionalità dell’arma. L’opinione pubblica si rilassa, non
suo rapporto Gheddafi e la Libia: una sfida agli Stati Uniti sentendosi più sotto assedio di tanti potenziali dirottatori,
e agli interessi occidentali di finanziare attività terroristiche i giornali abbandonano la storia che non riserva più ele-
anti-americane – si ritrova appioppato il nomignolo di hi- menti d’interesse, il Pentagono lascia cadere il proprio veto
jacker’s special (in sostanza, l’arma preferita dei dirottato- nei confronti della G17 e tante agenzie che avevano bandito
ri), grazie ad un ulteriore articolo assai critico pubblicato, l’arma rivedono le proprie posizioni. Poche le eccezioni, tra
stavolta, da USA Today; una fama negativa confermata da cui la polizia di New York City. Siamo giunti al 1985 e Glock
un esperimento effettuato da Noel Koch, capo dell’anti- è pronto per sbarcare sul suolo americano.
terrorismo del US Defence Department, che era riuscito a

IL SECONDO EMENDAMENTO
«A well
w regulated Militia, being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear
Arms, shall not be infringed».
«Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di
detenere e portare armi non potrà essere infranto».

Con queste parole lapidarie, i padri costituenti inserivano nella Costituzione americana (1787) il diritto da
parte del cittadino alla detenzione e al trasporto di armi. Conseguentemente, negli Stati Uniti l’acquisto di
un’arma è generalmente semplificato rispetto agli standard europei ed è considerato un diritto inalienabile
del singolo, anche se le diverse legislazioni statali hanno posto nel tempo vincoli più o meno stretti alla sua
fruizione. Quel che è certo è che, quando il District of Columbia negò questo diritto, intervenne la Corte
Suprema dichiarando incostituzionale la norma.

© 17
In vista del prevedibile epilogo di questa vicenda, il produt- veniva dedicata alle agenzie di polizia, cui l’arma fu proposta a
tore austriaco era stato corteggiato da numerose aziende che 300 dollari. Una vera rivoluzione.
intendevano assumerne la rappresentanza negli USA ma lui, La strategia di marketing di Glock e Riedl era semplice:
non senza un certo gusto per il rischio e sostenuto dalla fi-
ducia nel valore del proprio prodotto, aveva resistito alle lu-
singhe e, nello stesso anno, aveva fondato una sussidiaria a
“se vendi un’arma ad un civile,
Smyrna, in Georgia. Dal gennaio 1986, arriverà direttamente hai venduto un’arma; se la vendi
dall’Austria agli Stati Uniti una spedizione di pistole a setti- a un corpo di polizia, l’hai venduta
mana che Glock Inc. commercializzerà per proprio conto sul
ad un paese intero”.
mercato americano.
A capo di questa sua prima sussidiaria Gaston Glock aveva
messo due personaggi, Wolfang Riedl, già manager in Steyr, E così fu. Nel 1986 la città di Colby, Kansas, sarà la prima
che disegna la struttura aziendale della sede distaccata e ad armare la polizia locale con la G17; ne acquisterà inizial-
assume il ruolo di direttore del marketing, e Karl Walther, mente solo due ma avrà l’onore di lanciare il nuovo trend.
curioso personaggio austriaco che, trasferitosi negli States, Di lì a poco la seguirà, nel 1987, la contea di Jacksonville
sfruttando le pieghe delle leggi federali vendeva armi alle che, dopo aver fatto analizzare l’arma allo sceriffo John Ru-
agenzie di polizia viaggiando per gli Stati dell’Unione in therford, la adotterà. L’analisi di Rutherford produsse una
camper. La fama di arma “cattiva” che la G17 si era conquista- relazione di 90 pagine che verrà richiesta da oltre 100 agen-
ta stazionando per mesi sulle prime pagine dei giornali (un’e- zie di polizia per valutazione.
sposizione mediatica che Riedl dichiarerà essere stata più Il duo Glock-Riedl non trascura il settore dell’industria ci-
efficace di qualsiasi campagna pubblicitaria l’azienda avrebbe nematografica, alla quale fornirà armi a prezzi molto con-
potuto intraprendere), una strategia di marketing aggressiva correnziali venendo ricompensata con una significativa
che diventerà una cifra caratteristica dell’approccio Glock al esposizione sul grande schermo. Gli altri produttori, fino
mercato e alcuni eventi sanguinosi saranno in pochi mesi il ad allora molto riluttanti a fornire le proprie armi a Hol-
carburante che la G17 sfrutterà per invadere il mercato. Tra lywood, si troveranno spiazzati anche da questa aggressiva
gli eventi di sangue, lo scontro a fuoco tra due rapinatori di campagna di product placement.
banca e l’FBI avvenuto a Miami l’11 aprile 1986; anche in Il combinato di queste azioni porterà Glock a conquistare
questo caso, la superiorità numerica degli agenti era stata il 65% del mercato del law enforcement che farà da traino a
messa a dura prova, con un grave tributo di vite umane, dalla quello civile, assai più lucrativo (costituisce circa l’80% del
maggiore efficacia dell’armamento dei fuorilegge. Durante il mercato globale USA). Se mancano dati certi per identificare
Miami-shootout, come lo ribattezzò la stampa, furono esplosi la rilevanza del prodotto Glock sulla massa delle armi corte
140 colpi in un conflitto a fuoco serrato che dimostrò come vendute, possiamo però rilevare che la pistola austriaca ha
il revolver fosse ormai un’arma sorpassata dall’evoluzione del stravolto le abitudini d’acquisto americane: se negli anni ‘50
crimine organizzato e come i sistemi d’armamento personali e per i decenni successivi le armi d’importazione costituisco-
della polizia americana fossero ormai inefficaci. Se a ciò si no solo il 5% del venduto, a metà degli anni ‘90 questa cifra
aggiunge che la stampa specializzata aveva iniziato ad occu- schizzerà al 33% con Glock che, da sola, supera il venduto
parsi della Glock già nel 1984 (Soldier of fortune la presenta complessivo delle armi brasiliane (Taurus, in primis) e italiane
all’appassionato americano con un articolo intitolato Plastic (Beretta) con 213.000 unità.
perfection) è evidente che il successo non potesse tardare. L’ingresso sul mercato americano non fu semplice come può
La politica di vendita fu subito aggressiva. Il prezzo suggerito sembrare, neppure dopo le dure battaglie vinte al Congresso.
al pubblico fu stabilito in 560 dollari, con un prezzo all’ingros- Glock dovette infatti fare i conti con lo scoring chart, un sistema
so di 360. Da un lato, questa politica faceva piazza pulita in di punteggi che fornisce la base per individuare le armi di cui
un sol colpo della concorrenza di tutte le armi europee, il cui sia consentita l’importazione sul territorio americano; la G17
costo era ben superiore; da un altro garantiva al venditore rica- non raggiungeva il quorum minimo a causa del fusto in poli-
richi altissimi, che lo invogliavano a spingere più questo pro- mero e, per superare queste difficoltà, Glock fece inserire una
dotto che non altri. Da non sottovalutare che questa politica tacca micrometrica (che poi, una volta che l’arma fosse giunta
dei prezzi garantiva comunque al produttore margini superiori in America del Nord, poteva essere sostituita dall’utente finale)
al 60% quando la concorrenza doveva spesso accontentarsi di e una targhetta in acciaio affogata nel fusto così da associare
un 15-20% per non uscire dal mercato. Un’ulteriore attenzione permanentemente anche al fusto un numero di matricola.

18
Siamo ormai al 1988 e Glock, nella sede di Smyrna, inizia che porteranno Smith & Wesson sul baratro dell’amministra-
una delle attività che diventeranno una delle cifre stilistiche zione controllata.
Glock: vengono infatti invitati i venditori per dei corsi tecni- Il 1993 è un anno che porta nuove nubi all’orizzonte degli
ci di 4 giorni, che favoriranno più di qualche pettegolezzo, appassionati d’armi. A seguito del ripetersi di eventi crimi-
che culminavano in attività ricreative fatte di belle donne e nosi con molte vittime civili, l’amministrazione democratica
ospitalità d’eccellenza. Inizia anche la commercializzazio- guidata da Bill Clinton approva tra gli altri il Brady Handgun
ne delle varianti della G17: la G18 nel 1987 (arma a raffica Violence Prevention Act, una legge che intende limitare l’ac-
destinata alle forze di polizia), la G19 – versione compatta cesso ad armi ad alto potenziale a persone che non abbiamo
della 17 – nel 1988, le G22 e G23 nel 1990. Queste, segnata- i requisiti per detenerle; viene istituito il National Instant
mente la G22, nascevano con l’intenzione di soddisfare un Criminal Background Check System (NICS), a cura del-
cliente molto particolare, il Federal Bureau of Investigation l’FBI, per il controllo immediato del background giudiziario
(FBI), che aveva richiesto a Smith & Wesson di approntare dell’acquirente, vengono bandite alcune armi che – per mera
una semiautomatica in calibro 10 mm per i suoi effettivi; la natura cosmetica – possono essere definite “armi d’assalto” e,
storica azienda americana sviluppa inizialmente il nuovo ca- soprattutto, viene limitata la diffusione dei caricatori ad alta
libro – denominato .40 Smith & Wesson – poi, mentre lavora capacità con un limite imposto per legge a 10 colpi. Anche
sull’arma, viene battuta sul tempo da Glock che lancia la sua questa situazione, paventata da molti produttori come foriera
G22, versione ridimensionata della G17. S&W cerca allora di una pesante crisi del settore, viene trasformata da Gaston
di correre ai ripari presentando il modello Sigma ma ottiene Glock in una formidabile opportunità; l’atto, infatti, entra in
un doppio effetto negativo: l’arma è una copia della pistola vigore solo a febbraio 1994, a tre mesi dalla firma del presi-
Glock che non viene scelta dall’FBI e procura al produttore dente, e non va a colpire i caricatori prodotti primi di tale
una denuncia per la copia di vari brevetti che porterà a un data. L’azienda si concentra quindi nella produzione di cari-
accordo extra giudiziale nel quale l’azienda americana si im- catori da 17 colpi, quanti ne conteneva la G17, che – con l’en-
pegnerà a pagare una penale milionaria. L’insuccesso della trata in vigore del divieto – potrà vendere legalmente a prezzi
Sigma sarà uno degli ultimi disastrosi fallimenti commerciali in ascesa, che arriveranno a 80 dollari, con notevole profitto.

La prima Glock in 10 mm © 19
GASTON GLOCK,
IL SAMUEL COLT DEL XX SECOLO
Alcuni tratti della storia di Colt sembrano affondare le radici nella leggenda. Una leggenda che, dal 1836,
ha prodotto oltre 400 modelli e migliaia di varianti, introducendo innovazioni pionieristiche e mutando la
direzione della storia americana (e non solo). Il successo si deve al genio inventivo del fondatore, Samuel Colt,
alla collaborazione con menti geniali, come John M. Browning, alla capacità imprenditoriale della famiglia
Colt che, alla morte di Samuel avvenuta nel 1862, ha saputo condurre saldamente l’azienda facendola crescere
e servire con efficacia le imprese belliche del paese.

Tutto comincia con Samuel imbarcato sul mercantile Corvo, nel 1832, spinto dal padre ad imparare l’arte
del commercio, campo nel quale la famiglia Colt aveva già dimostrato una certa predisposizione. La
leggenda vuole che il giovane rampollo della famiglia Colt avesse molto tempo per pensare e che, ispirandosi
al funzionamento degli strumenti navali (l’argano, in particolare), la sua mente partorisse il principio
tecnologico di quello che sarebbe diventato il tamburo. Brevettato il primo disegno di revolver nel 1836,
Samuel fece compiere alla tecnologia delle armi un improvviso balzo in avanti, superando in un attimo la
limitazione principale che l’aveva caratterizzata fino a quel momento, l’esigua disponibilità di colpi e l’assenza
di un vero sistema di ripetizione. Il suo tamburo poteva infatti contenere fino a 6 colpi.

Nel 1836, il giovane Colt riuscì a trovare in famiglia i fondi per realizzare un primo impianto produttivo a
Paterson, nel New Jersey, e fondare la Patent Arms Manufactoring Company. Ma i tre modelli che costituivano
la sua iniziale offerta commerciale apparvero forse troppo innovativi per lo spirito dei tempi e l’azienda fallì
nel 1842, suggerendo al giovanissimo imprenditore di dedicarsi ad altri impegni più redditizi (tra questi,
la realizzazione di mine subacquee e la collaborazione con Samuel Morse, l’inventore del telegrafo). Ma un
fatto cambierà la storia di Colt: nel 1845, unità degli US Dragoons e dei Rangers, attaccate in Texas da forze
indiane, sbaragliarono il nemico riconoscendo il merito della vittoria proprio ai revolver precedentemente
acquistati da Colt. Quando, nel 1846, cominciò la guerra messicana, Samuel Walker, capitano delle forze
americane, si mise in contatto con Colt per migliorare l’arma ed elaborarne un nuovo modello, che vide la
luce lo stesso anno e fu battezzato con il nome del militare. Samuel si trovò così nuovamente proiettato nel
mondo delle armi e con la necessità di produrre 1.000 revolver senza uno stabilimento a propria disposizione;
grazie alla sua inventiva e ai buoni rapporti con il mondo imprenditoriale, riuscì a soddisfare la commessa
per l’esercito. In breve fu in grado di attivare una produzione stabile basata sul principio delle linee di
assemblaggio mediante processi produttivi moderni che consentivano un alto grado di uniformità delle parti e
un ridotto apporto di lavoro manuale.

Una Colt Walker pro


prodotta
o nel 1847

22
Gruppo intervento SIPN della polizia francese 23
© Jean Pierre Housson
24
Il gossip
oltre la storia
Dopo un ventennio nel quale Glock amministra la sua creatura con
zelo e circospezione, due eventi imprevisti portano la sua azienda alla
ribalta della cronaca. Segnando l’inizio di una faida familiare che è
molto lontana dalla sua conclusione

D
ietro alla magnifica storia imprenditoriale di Gaston Glock ce ne è un’altra che,
nel nome delle tre “esse” che da sempre stuzzicano l’appetito della stampa e dei
curiosi (Sangue, Sesso e Soldi), tiene vivo il suo nome anche nel campo, assai
meno ambito, del pettegolezzo.
Tutto inizia il 27 luglio 1999 quando, a Bruxelles, Glock subisce un attentato ad opera di un
manager infedele. Le indagini porteranno a individuare tutti i retroscena dell’azione e por-
teranno anche alla luce, per quanto riguarda l’assetto della proprietà, una struttura azienda-
le opaca, diluita in società di comodo il cui scopo, ma l’accusa non è mai stata dimostrata,
sarebbe quello di sottrarre parte dei cospicui ricavi alla tassazione sia in Austria, dove ha
sede l’azienda madre, che negli Stati Uniti, dove invece opera la sussidiaria.
Un altro momento cruciale per Glock è l’ottobre 2008, quando subisce un ictus che lo
porta ad essere ricoverato in una struttura privata austriaca. Qui sarà accudito da Kathrin
Tschikof, una giovane infermiera nata nel 1980, più giovane di Gaston di 51 anni. Gaston e
Kathrin si sposeranno nel 2011. In coda al matrimonio, che sarà molto seguito dalla stampa
austriaca, si scatenerà una faida familiare degna di un film hollywoodiano. Durante la de-
genza Gaston – che è della classe 1929 – allontana da sé tutti i membri della famiglia. Le
notizie che abbiamo raccolto, e qui cerchiamo di riassumere, sono veicolate dal clamore
mediatico che si sviluppa in conseguenza delle successive azioni di Gaston: chiesto il di-
Paul Barrett ha iniziato a vorzio dalla moglie Helga, sposata 49 anni prima, divorzio che otterrà il 27 giugno 2011,
seguire le vicende Glock
nel 2009 per conto del
l’imprenditore austriaco estromette nel 2010 tutti i figli dall’azienda liquidandoli, secondo
Bloomberg Businessweek, quanto dichiarato al quotidiano inglese di area laburista Daily Mirror da uno di questi,
settimanale economico Robert, con una cifra che si aggira intorno ai 35 milioni di dollari ciascuno.
americano presso cui rico-
pre l’incarico di assistant Alla moglie viene riservato un trattamento altrettanto risoluto. Helga, che deteneva il 15% del
managing editor (vice capitale dell’azienda, nel 1999 aveva conferito il 14% a un Joint Trust (Glock Privatstiftung)
direttore responsabile). istituito con il marito. Al Trust fa capo il 99% della proprietà dell’azienda austriaca e il 50% di
I suoi reportage hanno
portato nel 2012 alla pub- quella americana. Nel 2011, con il divorzio, Helga viene espropriata della sua quota in quanto,
blicazione di Glock: The secondo Glock e i suoi avvocati, la sua partecipazione cessa con la cessazione degli effetti
Rise of America’s Gun, un
civili del matrimonio; resta titolare solo dell’1% della proprietà, quello non conferito al fondo.
bestseller nella classifica
del NY Times. Questa situazione, di cui moglie e figli di Gaston non sanno darsi una spiegazione, porta a tre
azioni civili intentate da Helga, già nel 2011, nei confronti dell’ormai ex marito. La prima è

© 25
volta alla restituzione delle quote conferite al Fondo Glock. torità limitata – contribuivano a gestire e alla quale aveva-
La seconda richiede la divisione dei beni matrimoniali per no dedicato i propri studi; dotati di un buon patrimonio,
un valore di 172 milioni di dollari che, secondo Helga, sono hanno scelto strade alternative per raggiungere la propria
stati trasferiti illecitamente da Gaston a un fondo persona- realizzazione personale: Gaston Junior ha aperto in Ame-
le poco prima del divorzio; tra questi, figurano brevetti e rica un’azienda attiva nella produzione di abbigliamento e
licenze che, da soli, frutterebbero una media di 46 milioni accessori per la caccia e il tiro (www.gastonglockstyle.com);
di dollari all’anno di profitti. Terza causa, istruita in Au- Robert, l’unico che abbia commentato le vicende familia-
stria come le precedenti, anche questa intentata da Helga, ri rilasciando un’amara intervista al quotidiano austriaco
è volta al riconoscimento degli alimenti nei suoi confron- Kronen Zeitung, gestisce una catena di ristoranti in Austria;
ti; quest’ultima è l’unica ad essere passata in giudicato, il Brigitte, a quanto risulta, ha aperto un negozio di animali
3 luglio 2013, con una sentenza della suprema corte au- alle porte di Vienna.
striaca che ha stabilito – contrariamente ai due precedenti Gaston Glock Senior, per contestare questa ricostruzione,
gradi di giudizio – che la sposa abbandonata ha diritto a ha dichiarato in più di un’occasione che il matrimonio con
condividere il benessere dello sposo, quindi i suoi redditi, Helga era di fatto finito nel 1988, anno a partire dal quale
a prescindere dalla propria condizione economica (Gaston sarebbe cessato il rapporto di convivenza.
cercava di rigettare le richieste economiche della ex moglie Di non meno rilevanza sono le conseguenze aziendali che
sottolineando il fatto che essa fosse già benestante). Eviden- la mossa di Gaston e gli esiti giudiziari delle vicende che
temente, con questa condanna, Helga ha vinto la prima par- riguardano la sua creatura hanno prodotto e potranno pro-
tita contro l’ex marito e il terreno del contendere si sposta durre. Estromessa Helga, fintanto che la magistratura au-
adesso sulla quantificazione dei beni e dei redditi di Gaston striaca non si sarà espressa con l’ultimo grado di giudizio,
per la determinazione dell’assegno. Determinazione che la la beneficiaria dell’eredità del fondatore sarà l’attuale moglie
segretezza di Glock rende piuttosto difficile avendo questi Kathrin Tschikof, già subentrata a Helga nel Joint Trust e nel
costruito la sua creatura a propria immagine e somiglianza. consiglio di amministrazione di Glock GmbH e attualmente
Per risolvere questo punto, quindi, Helga – fin qui assistita managing director del Glock Horse Performance Center, un
dallo studio legale viennese Willheim Mueller Rechtswael- lussuoso centro di equitazione fondato nel 2012 in Carinzia,
te – ha dato mandato allo studio Arnall Golden Gregory a Treffen. Il GHPC (www.ghpc.at) organizza un concorso
di Atlanta che sta cercando di ricostruire la reale entità del ippico internazionale di dressage ed è impegnato in un’inten-
patrimonio, quantificato approssimativamente dal Daily sa attività benefica. Da segnalare che Gaston, come riporta-
Mirror in 1,8 miliardi di sterline, una cifra che supera ab- to dal Messaggero Veneto in un articolo pubblicato a giugno
bondantemente i 2 miliardi di euro al cambio medio del 2012 sulle pagine della cronaca di Udine, negli ultimi anni è
2013. Lo studio AGG ha presentato una deposizione scritta diventato un filantropo molto prodigo, destinando parte del
giurata della signora Helga al tribunale di Atlanta – compe- suo patrimonio in fondazioni che per statuto si occupano di
tente in virtù della localizzazione di Glock Inc. in Georgia attività scientifiche di ricerca in campo sanitario e fornendo
– che a giugno 2013 ha autorizzato i suoi legali a svolgere i fondi per istituire presso la clinica Maria Hilf di Klagen-
indagini e imposto a Glock di fornire i dati richiesti, pre- furt il Gaston Glock Zentrum für invasive Kardiologie und
scrizione cui Gaston Glock si è opposto nel mese di agosto. Elektrophysiologie, centro specializzato nella cura dei distur-
La faida familiare che si sta consumando presenta risvolti bi cardiaci. Le fondazioni di Glock provvedono a coprire le
rilevanti sia sotto l’aspetto umano che sotto quello azienda- spese dei pazienti che non siano economicamente in grado di
le. Per quanto riguarda il primo, è evidente che la situazione sostenere le cure presso la struttura.
che si è venuta a creare dopo l’ictus del 2009 ha distrutto Con questo intreccio tra vita privata e pubblica non è dato
l’equilibrio apparentemente perfetto di una famiglia. Im- sapere quale sarà il destino dell’azienda oltre a quello per-
possibilitati a visitare Gaston durante la sua permanenza sonale dei protagonisti, specie alla morte del suo fondatore.
presso la struttura sanitaria, i familiari si sono trovati a ge- Molte speculazioni vengono fatte in questo senso ma, evi-
stire un pesante carico anche sotto il punto di vista affettivo. dentemente, non c’è nulla di certo.
Helga, l’ormai ex moglie, è stata bandita dalla residenza di Attualmente Gaston Glock vive con la seconda moglie
Velden am Wörther See, dove ha potuto rimettere piede per Kathrin Tschikof nella tenuta di Velden. I suoi frequenti spo-
recuperare abiti ed effetti personali solo un anno dopo la stamenti avvengono con un jet privato Bombardier BD700
separazione. I tre figli sono stati estromessi dalla creatura Global Express il cui acquisto per 45 milioni di dollari ha
che – seppure mai in posizione chiave e sempre con un’au- creato più di qualche maldicenza.

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03 04

05 06

01 Paul Barrett ha dato resoconto, sul Bloombsberg 04 Con un articolo pubblicato l’8 agosto 2013, l’America
Businessweek, della faida familiare Glock a partire dal viene a sapere che Helga Glock ha vinto la battaglia per gli
gennaio 2012 alimenti contro l’ex marito. Inizia la battaglia legale per la
quantificazione patrimoniale dell’impero Glock
02 Di taglio più scandalistico l’articolo pubblicato sulla
versione online del Daily Mirror, che inizia ad occuparsi 05 Forbes, importante rivista statunitense di economia e finanza,
della vicenda a marzo 2013 inizia ad occuparsi di Glock nel 2003, contribuendo ad
estenderne la fama oltre gli angusti settori dell’industria armiera
03 Ad aprile 2013, ancora Paul Barrett e il Bloombsberg
Businessweek parlano dei retroscena della guerra legale tra 06 La notizia del matrimonio di Gaston Glock con Kathrin
Gaston Glock e la prima moglie, rivelando alcuni aspetti più Tschikof riportata sull’edizione del 27 luglio 2011 del
opachi della gestione finanziaria dell’azienda austriaca Kleine Zeitung

© 27
28 Gruppo intervento polizia austriaca
© Jean Pierre Housson
Glock,
un successo globale
La vita operativa della gamma Glock è stata ed è tuttora molto
intensa. Dei milioni di pistole prodotte e commercializzate, molte
sono state adottate da forze armate e di polizia di tutto il mondo.
Moltissimi anche i civili e gli operatori delle forze di vigilanza privata
che hanno scelto una G17 o un suo derivato per far fronte alle
proprie necessità di difesa personale

D
a dati ufficiali prodotti da Glock a gennaio 2012, è possibile ricavare alcune
osservazioni interessanti sul mercato militare e del law enforcement delle
pistole austriache che riportiamo. Per una corretta interpretazione delle sta-
tistiche, è opportuno segnalare che i dati non considerano il volume di armi
acquistato ma, semplicemente, il numero di agenzie che le hanno adottate. Alcune lacune
sono attribuibili alla riservatezza di Glock e di alcuni suoi clienti.

EUROPA
Nel vecchio mondo, le pistole Glock hanno riscosso un successo notevole, specialmente in
considerazione del fatto che hanno avuto la forte concorrenza di marchi finanziariamente
potenti e presenti sul mercato da generazioni, Beretta e i tedeschi su tutti. Oltre all’Austria,
GLOCK,
stabilimenti produttivi dove le pistole Glock sono state scelte da Esercito, Polizia Federale e Gruppo di pronto
intervento Cobra, le pistole austriache sono presenti nella dotazione di 39 stati, insieme a
Sede
prodotti di altri marche, tra cui Italia (Squadra sportiva dell’Esercito, Aeronautica Milita-
GLOCK Ges.m.b.H.
P.O. Box 9 re, Col Moschin, Guardia Presidenziale, comando Arma dei Carabinieri, Comsubin tra gli
A-2232 Deutsch-Wagram altri), Germania e... Città del Vaticano per il suo Corpo di Vigilanza. New entry tra i clienti
Austria Glock, l’esercito britannico nel 2013 ha sostituito la Browning HP adottata oltre 40 anni
prima stipulando un contratto da 13,6 milioni di dollari per la fornitura di 25.000 pistole.
Sede distaccata
GLOCK Ges.m.b.H. Werk Dei 375 corpi ed unità europei che hanno adottato un qualche modello Glock, 305 hanno
Ferlach privilegiato il G17 (81%), seguito dal G19 (39%), dal G26 (13%) e dal G18 a fuoco selettivo
Loiblstrasse 16 (2%). Il totale supera il 100% in quanto molte agenzie hanno scelto di dotarsi di più di un
A-9170 Ferlach
Austria modello Glock, dimostrando che la modularità è un elemento fondamentale nel momento
in cui si scelga un sistema d’arma; il 37% dei soggetti presi in esame (140) ha scelto di avere
Sede americana almeno due modelli Glock nelle proprie armerie. Da queste osservazioni è interessante
GLOCK Inc.
notare come la maggioranza degli utenti europei abbia scelto come calibro d’elezione il 9
6000 Highlands Parkway
Smyrna, Georgia 30082 mm (non a caso la maggior parte degli stati europei è in orbita NATO), declinandolo nelle
USA tre famiglie di pistole (standard, compact e subcompact, rispettivamente G17 – G19 e G 26)
che si prestano ad un’ampia gamma di utilizzi (dal porto open in fondina a quello occulto

© 29
sotto copertura); una minima quantità di clienti ha optato per l’adozione di tutti e tre i mo-
delli (23 agenzie, 6%).
A livello statistico, gli altri modelli Glock hanno raccolto le briciole del mercato: 3 le
agenzie che hanno adottato il modello G20, altrettante hanno optato per il G21, 2 per il
G26 e una ciascuna per i modelli G34 e G36. Questo dimostra come in Europa sia diffi-
cile uscire dalla logica del 9 mm; i pochissimi che l’hanno fatto, hanno scelto il 10 mm (2
agenzie) e il .45 ACP (2 agenzie).

NORD AMERICA
È l’epicentro del successo delle pistole di Gaston Glock, che si sono avvantaggiate a li-
vello mondiale del fenomeno di trascinamento dovuto all’adozione da parte di agenzie
e forze speciali americane. In Nord America oltre 10.000 agenzie di Law Enforcement
(comprese agenzie federali, dipartimenti di polizia, uffici degli sceriffi), oltre il 65% del
totale, hanno scelto la pistola austriaca. Tra questi, l’FBI, il NYC Police Department e la
NY State Police, il Washington Metropolitan Police Department, il Texas Department of
Public Safety. Estrapolando le statistiche dai dati diffusi dal produttore, ma senza alcuna
garanzia che il campione scelto sia effettivamente rappresentativo della realtà, si evince
che l’85% delle agenzie ha scelto armi in un calibro differente rispetto al 9 mm. Negli Stati
Uniti, la discussione sulla scarsa efficacia del 9 mm non si è mai fermata e ne è dimostra-
zione la predilezione degli agenti territoriali per i calibri più corposi: il .40 S&W rappre-
senta il 73% delle pistole non in calibro 9 mm in circolazione, il .45 ACP rappresenta il
15%, il .45 GAP invece il 12%. Il 69% delle agenzie sfrutta il concetto di modularità con
almeno 2 modelli Glock, il 31% ha in dotazione le 3 versioni dell’arma (standard, compact
e subcompact).

SUD AMERICA E CARAIBI


Sessantaquattro agenzie di 17 stati hanno adottato Glock nell’area del Centro-Sud Ame-
rica. Qui la predilezione per il calibro 9 mm è plebiscitaria (100%) così come la scelta
del cavallo di battaglia di casa Glock: il modello G17 è infatti tra le mani del 94% delle
agenzie; il 42% delle stesse possiede l’allestimento G19, il 9% il G18 a tiro selettivo. In-
teressante il caso del Venezuela, che ha adottato l’accoppiata G17 / G19 per quasi tutte
le sue forze di polizia e militari. Sul totale delle agenzie dell’area, il 44% ha almeno due
modelli Glock in dotazione.

AFRICA
Nel continente africano, sono 49 le agenzie di 12 stati che hanno optato per le pistole
Glock. Anche qui il calibro 9 mm la fa da padrone con una diffusione molto sbilanciata
verso le pistola standard (67%) e compact (65%) del calibro NATO, spesso acquistate in
contemporanea dalle medesime agenzie (41%). Un paio di clienti sudafricani ha invece
scelto di optare per il calibro 10 mm.

30
Gruppo d’intervento polizia belga © 31
© Jean Pierre Housson
ASIA
Qui le agenzie prese in esame sono 163 di 19 stati. Da quello che emerge dai dati, pur-
troppo incompleti forse per problemi di riservatezza, emerge nuovamente un dominio
incontrastato del calibro 9 mm diversamente declinato: G17 (42%), G19 (36%) e G26
(13%). Tra le eccezioni a questa regola si segnalano lo Shooting Club della polizia di
Hong Kong (che affianca alla G17 l’allestimento G31 in .357 Sig), vari corpi di polizia
delle Filippine che hanno optato per il .40 S&W (modelli G22 e G23), gli SWAT della
Corea del Sud che adottano il calibro .45 ACP (G21 e G30). Anche in Asia è abbastanza
comune pensare in termini di sistema d’arma e il 20 % delle agenzie ha scelto di detenere
più di un allestimento Glock.

MEDIO ORIENTE
È molto interessante notare come in casa Glock si sia deciso di tenere separata questa
turbolenta area dall’Asia, cui geograficamente appartiene. Otto gli stati acquirenti delle
pistole Glock, 22 agenzie che hanno scelto in blocco pistole in calibro 9 mm: G17 (41%),
G18 (45%), G19 (45%), G26 (59 %). Da notare che molte agenzie hanno in dotazione più
di un modello Glock (59%) e che solo la Giordania, per quanto riguarda l’ufficio mili-
tare del re, ha adottato anche armi in altri calibri: con 9 modelli in 3 calibri differenti è
il contesto con la maggior varietà di allestimenti in armeria. Da rilevare che tra gli stati
segnalati da Glock non figura Israele dove ci risulta invece che l’Israel Defence Forces
abbia in dotazione vari esemplari di G17 e G19.

OCEANIA
Australia, Nuova Zelanda e Fiji hanno dotato di pistole Glock 24 le proprie agenzie di
polizia. Il 54% utilizza il modello G17 e il 25% il G19. Il calibro 40 è qui piuttosto dif-
fuso (29%) grazie, in particolare, alla diffusione del modello G22 (il 21% dei soggetti ne
possiede qualche esemplare). Solo il 25% delle agenzie ha adottato più di un modello di
Glock a dimostrare, con grande probabilità, che la diffusione del marchio è meno capil-
lare che in altre aree geografiche.

Incursore subacqueo francese © 33


© Jean Pierre Housson
34
Come funziona
una Glock
Arma concettualmente semplice ma caratterizzata da contenuti
tecnologici all’avanguardia, la pistola Glock introduce vari elementi
rivoluzionari su un disegno d’impianto piuttosto tradizionale. L’abbiamo
spogliata e la presentiamo pezzo per pezzo

P
er poter sconfiggere la concorrenza di competitor agguerriti e ricchi d’espe-
rienza, Gaston Glock aveva bisogno di un prodotto dotato di caratteristiche
fuori dall’ordinario, in grado di segnare una cesura con la parte tecnologica-
mente più problematica della tradizione armiera e, sotto un altro aspetto, in
continuità con quegli elementi ritenuti più validi. Il tutto, per inciso, doveva rispondere
alle stringenti richieste del committente, l’esercito austriaco. Con il team messo insieme
per l’occasione e la possibilità di agire senza vincoli nella progettazione dell’arma (l’im-
pianto per produrla ancora non esisteva), Glock introdusse una serie di innovazioni che
portarono la sua arma a spiazzare la concorrenza e ad imporsi come fenomeno commer-
ciale. Un fusto in plastica, un sistema modulare strutturato in sottogruppi che ne faci-
litano la manutenzione e la sostituzione delle parti, un sistema di scatto privo di sicure
manuali ma fornito di 3 sicure automatiche che, lavorando in sequenza, garantiscono la
massima sicurezza operativa furono gli elementi che fecero la differenza.
Furono, e tuttora sono, elementi caratterizzanti il progetto anche l’esiguo numero di pezzi
che lo compongono (solo 34) e l’elevato grado di intercambiabilità sia tra le parti di uno
stesso modello (100% senza necessità di aggiustaggi manuali) che di tutto il sistema (in
questo caso si spazia tra il 65 e il 94 percento con una media del 76%). Questa modularità
estrema si rivela vincente in particolar modo in quei contesti (forze armate e di polizia)
dove sia richiesta la presenza di un’armeria e di un armiere a supporto; nelle Glock, il
numero di pezzi differenti da tenere in magazzino si riduce drasticamente a tutto vantag-
gio di logistica e costi per le parti di ricambio da movimentare.

© 35
Tabella di compatibilità tra i componenti del modello 17 e gli altri modelli Glock © Glock GmbH

I disegni della meccanica


Glock che accompagnano il
numero di attribuzione del
brevetto americano

36
IL FUNZIONAMENTO
Larchitettura generale dell arma, nonostante le parole spese molla di recupero, il carrello preleva la cartuccia dal ca-
nora, Ł quanto di piø tradizionale si possa immaginare e si ricatore, si riallinea con la canna e si porta in chiusura,
rif a quella che ispira l archetipo di pistola del XX secolo, predisponendo l arma allesplosione di un nuovo colpo.
disegnata da John Moses Browning, il modello 1911. La Glock 17, cos come tutte le sue successive varianti,
Rispetto al sistema di chiusura originario modello 1911, Ł priva della bielletta tipica del modello 1911, adotta il
le armi Glock si rifanno a quello modificato dallo stesso sistema di piani inclinati della HP35 (schema operativo
Browning, poco prima della sua morte, per dar vita alla evidentemente non inedito) e sostituisce i risalti lunari
HP35. A sua volta, il sistema modificato da Glock apporta presenti sulla canna, che andavano a vincolarla ad altret-
delle variazioni al disegno originario che lo rendono piø tanti recessi realizzati in negativo sulla faccia superiore del
funzionale alle moderne procedure produttive e aggiunge carrello, con una spallatura realizzata in corrispondenza
qualcosa in termini di sicurezza. della camera di scoppio; questo blocco, che trasforma la
Il produttore austriaco ha mantenuto il sistema a canna sezione della canna da cilindrica a prismatica, va ad im-
oscillante a corto rinculo tipico delle creature del genio pegnare con la batteria in chiusura la finestra despul-
americano, dove si attuano una chiusura stabile ed un vin- sione, garantendo al tempo stesso una maggior superficie
colo meccanico solido tra canna e carrello che, nella prima di contatto tra canna e carrello e una notevole semplifica-
fase del rinculo, arretrano saldamente insieme; i motivi di zione produttiva. La sua conformazione fa s che il ciclo di
questa scelta stanno nel fatto che il sistema Browning Ł funzionamento dell arma sia identico a quello di qualsiasi
particolarmente compatto, usa meno parti in movimento altra arma a chiusura Browning e la canna viene liberata
rispetto a molti altri ed Ł virtualmente in grado di digeri- o, piø propriamente, spinta in basso, dallestensione pre-
re qualsiasi tipo di caricamento. Una volta che la pressio- sente sulla parte inferiore del blocchetto di chiusura che,
ne all interno della canna sia scesa a livelli di sicurezza, dopo circa 3 mm di corsa vincolata del complesso canna-
la canna si svincola grazie all interazione tra una biellet- carrello, interagisce con un appendice d acciaio presente
ta (nel disegno 1911) o un gioco di piani inclinati (nella nel fusto.
HP35) permettendo al carrello di completare il suo moto Trasportata sulla Glock, questa chiusura consente di man-
retrogrado e tutte le operazioni relative ad estrazione del tenere assi di canna e di mira molto bassi rispetto all asse
bossolo, espulsione, armamento del cane. Una volta rag- del braccio del tiratore con effetti benefici sia sulla ridu-
giunto il punto morto posteriore, spinto dall azione della zione del rinculo che sulla precisione dell arma.

La molla di recupero di un modello 17 Gen4 37


Anatomia di una Glock

Perno di blocco
dell’estrattore
Tacca
di mira

Sicura al Gruppo
Mirino Estrattore
percussore percussore

Carrello - otturatore

Canna Piastra di blocco


del percussore

Molla di recupero
completa

38
Caricatore

Molla di arresto
del carrello Perno anteriore
Blocchetto
di chiusura
Perno posteriore

Perno del grilletto

Leva di blocco del carrello


(hold open)

Fermo del carrello Fusto


(chiave di smontaggio)

Grilletto con barra


di trasmissione

Molla Connettore
del grilletto dello scatto

Meccanismo
di scatto

© 39
40 Immagini tratte dal manuale d’uso e manutenzione Glock
© Glock GmbH
© 41
01 Colt M1911-A1, esemplare prodotto da Colt in dotazione
alle forze armate americane nel corso del II conflitto
mondiale
02 La razionalità e l’affidabilità del disegno del brevetto di
Browning sono gli elementi che hanno reso questo sistema
il più popolare e copiato di sempre
03 L’asola mobile vincolata alla parte inferiore della canna
consente a quest’ultima di svincolarsi dal carrello
perché questo compia le operazioni necessarie al ciclo di
funzionamento
04 Il sistema di vincolo tra canna e carrello è ben identificabile
in questa versione commemorativa della Colt 1911-A1 GI
prodotta da Springfield Armory nel primo decennio del
XXI secolo

03 04

© 43
BROWNING HP35
La Browning HP (High-Power) nasce dalla mente eclettica di John Moses Browning, cui Fabrique Nationale
(FN) aveva affidato nel 1922 l’incarico di disegnare una nuova arma da fianco in calibro 9 mm per l’esercito
francese. I primi studi di Browning, che aveva venduto tutti i diritti della sua 1911 a Colt, portarono allo
sviluppo di una pistola completamente nuova, dotata di caricatore bifilare da 10 colpi e altre caratteristiche
innovative. Alla morte di Browning, avvenuta nel 1926, il giovane progettista belga Dieudonné Saive, che
aveva affiancato il maestro nella prima fase progettuale, si adoperò per modificare e migliorare il progetto,
affidandosi in parte a sue intuizioni, in parte mutuando accorgimenti precedentemente utilizzati sul modello
1911 per i quali, nel frattempo, erano scaduti i brevetti. Nel 1934 la fase progettuale poteva dirsi conclusa e,
l’anno successivo, iniziava la produzione industriale dell’arma che però non fu acquistata dall’esercito francese
che l’aveva originariamente commissionata. Fu l’esercito belga ad adottarla per primo.
La HP è una semiautomatica a chiusura geometrica a corto rinculo di canna. Il sistema di scatto
originariamente adottato prevede l’azione singola. La sicurezza dell’arma è affidata ad una sicura
manuale in grado di bloccare contemporaneamente sia il sistema di scatto che il carrello-otturatore.
Caratteristica peculiare della HP (GP – acronimo di Grande Puissance – secondo la terminologia
francese) è la presenza di un caricatore estraibile bifilare ad alta capacità, all’epoca non ancora utilizzato
su armi di produzione industriale.
Inizialmente l’arma di Browning fu prodotta in due allestimenti in calibro 9 mm, uno standard con mire
fisse e un secondo con tacca registrabile in alzo e attacco per un calciolo, espressamente richiesto dalla Cina
nazionalista. Il successo commerciale e la longevità dell’arma, che è stata adottata in più di 50 paesi ed è
ancora in commercio, hanno facilitato lo sviluppo di migliorie e varianti al progetto originale: negli anni ‘50
prese piede la versione Mark I (disponibile nelle varianti tipo 65 e tipo 63 e in versione Lightweight con fusto
in alluminio) cui seguì la Mark II (introdotta nei primi anni ‘80, si adeguava agli standard di dotazioni del
tempo) e la Mark III (lanciata nel 1988, disponeva di sicura automatica al percussore e prevedeva le varianti
Capitan e Practical). Seguirono poi versioni con differenti sistemi di scatto (SFS, DA, DAO), alcuni in sola
doppia azione. Altre versioni (Rosario, Detective, FM90, FM95) sono state sviluppate da Fabricaciones
Militares, azienda argentina che produce la HP su licenza di FN.
La Browning HP è stata l’unica arma ufficialmente adottata durante la II guerra mondiale sia dalle forze
armate dell’Asse che dagli alleati. Quando nel 1940 la Germania occupò il Belgio, la FN fu occupata dai nazisti
che continuarono la produzione dell’arma con la sigla di Pistole 640b (con la “b” che ne indicava l’origine,
belgisch) in virtù del fatto che adottava lo stesso calibro delle armi in dotazione alle truppe tedesche. Poco
prima dell’occupazione, lo stesso Saive lasciò il Belgio e si stabilì in Canada, dove riprese la fabbricazione della
HP negli stabilimenti della John Inglis Co. che la produsse per le truppe alleate, principalmente per l’aviazione
britannica e varie forze speciali (OSS e SAS su tutti). Le due pistole, sostanzialmente identiche, differiscono
per dettagli minori, specialmente a livello di finiture: la produzione canadese si distingue per un trattamento
superficiale di parkerizzazione, mentre le HP prodotte nel Belgio occupato conservano la brunitura lucida. La
HP è ancora in servizio – anche se in corso di sostituzione – presso le forze armate canadesi e gli eserciti belga,
indiano, argentino, australiano, irlandese e venezuelano. L’esercito britannico ne ha iniziato la dismissione nel
corso del 2013 a vantaggio della G17. È molto diffusa presso le polizie dei paesi dell’area del Commonwealth.

44
01
Carrello

02

Canna

Asta guida-molla e molla di recupero Caricatore

Fusto Leva di blocco del carrello


(hold open)

03 04

01 FN Browning HP 35 03 Il sistema di vincolo tra carrello e otturatore della HP35 è


identico a quello originale del modello 1911
02 HP35 smontata nelle sue parti essenziali; il numero di
componenti è molto più limitato rispetto a quelli presenti 04 Il sistema di piani inclinati solidale alla canna ne
sul modello 1911 permette lo svincolo dal carrello quando il proiettile abbia
disimpegnato la rigatura e abbandonato la canna

© 45
46
IL FUSTO 01

Il primo forte elemento di rottura con la tradizione delle


pistole Glock è il fusto, realizzato in plastica o, secondo una
dizione più forbita, in tecno-polimero. I materiali sinteti-
ci nel corso del Novecento avevano già trovato nelle loro
varie formulazioni differenti applicazioni ma, in determi-
nati settori, erano ancora considerati il sostituto povero di
materiali di qualità. In realtà, però, il polimero è un mate-
riale straordinario, estremamente stabile sia da un punto
di vista chimico-fisico che meccanico: non è influenzato
dalle condizioni climatiche, non è soggetto a corrosione,
è resistente a lubrificanti e altri agenti aggressivi, presen-
ta una colorazione resistente all’esposizione alla luce, è un
isolante elettrico e termico, è di facile pulizia e non richie-
de particolare manutenzione; interessantissime le sue doti
meccaniche, in primis elasticità e resilienza. Da un punto
di vista industriale, una volta predisposte le linee produtti-
ve, offre enormi economie sia in termini di materia prima
(composti plastici vs acciaio) che di lavorazione (fusione
per iniezione in stampi vs micro-fusione o tornitura)
Il processo che portò ad individuare la formula perfetta per
il fusto Glock, quella tuttora utilizzata, non deve essere stato
semplicissimo e resta tra i segreti che il produttore austriaco
si porta dietro, alimentando in questo modo l’aura mito-
logica che lo circonda. Quel che è certo è che il Polymer
2, così come ribattezzato in Glock, è un polimero ad alta
resistenza a base di nylon che presenta delle caratteristiche
per molti versi preferibili a quelle dell’acciaio e delle leghe
leggere comunemente usate. Un composto che è stato suc-
cessivamente clonato senza troppe difficoltà da quasi tutti i
grandi produttori che, forzati dall’avvento del nuovo attore
sullo scenario mondiale, hanno dovuto dotarsi di modelli
in concorrenza con la G17 e le sue varianti.
Ad un’analisi approfondita, il fusto delle pistole Glock è
costituito da due semi-gusci in materiale sintetico che
inglobano, per resistere alle sollecitazioni dello sparo e
02
allo scorrimento del carrello (in acciaio), quattro guide in ac-
ciaio: due nella parte posteriore dell’arma, altrettante davanti
alla guardia del grilletto. Dietro a queste ultime è presente il 03
tassello che ha il compito di interagire con il piano inclinato

01 L’accoppiamento tra carrello e fusto è garantito da 4 guide


di ridotta dimensione
02 Nella parte inferiore del fusto è posta la targhetta d’acciaio
con il numero di matricola dell’arma. Notare come la slitta
porta-accessori manchi, per ragioni dimensionali, solo sul
fusto del modello SubCompact
03 Le guide anteriori di scorrimento del carrello-otturatore

47
di 45° della canna e permetterne lo svincolo dal carrel- ra dell’86% più leggero di un fusto in acciaio e riduce di
lo. Questo componente, a differenza delle slitte che sono un buon 40% il peso complessivo dell’arma, così che una
affogate nel polimero, costituisce lo scheletro del fusto Glock carica pesa approssimativamente quanto una pisto-
ed è assicurato allo stesso mediante un perno passante. la convenzionale senza caricatore. Viene quindi anche ad
Un quinto elemento metallico, anche questo permanen- essere modificata in maniera sostanziale la distribuzione
temente inglobato nel fusto, è la targhetta metallica pre- delle masse che, con un rapporto di 80:20 tra carrello e
sente in posizione antero-inferiore; su di essa è riportato fusto, comporta un carrello relativamente più pesante che
in maniera permanente il numero di matricola dell’arma assorbe quindi la maggior parte del rinculo.
così come prescritto dalla legislazione americana, italiana La scelta dei materiale non è l’unico elemento che fa del
e di tanti altri paesi. fusto Glock un elemento vincente; ad esso vanno anche ri-
conosciuti un disegno ergonomico (oggetto di vari miglio-
Al fusto sono bloccati il grilletto e lo hold open, tenuti in ramenti nel corso del tempo) molto riuscito, un angolo di
posizione da una medesima spina in acciaio, e il pacchetto presa dell’impugnatura di 108° rispetto all’asse della canna
di scatto, bloccato da una terza spina in materiale plastico. che facilita il puntamento istintivo, l’assenza di spigoli vivi
Il fusto in polimero si porta dietro, oltre ad eccellenti doti che favorisce il porto e l’estrazione senza che l’arma si im-
di elasticità (intesa come la proprietà dei corpi di subire, pigli nella fondina o nei vestiti.
sotto l’azione di determinate sollecitazioni, deformazioni Nell’ultima versione disponibile, Gen4, il fusto presenta
che scompaiono al cessare delle sollecitazioni) e resilienza una conformazione anatomica sia nella parte anteriore del
(la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica), altre calcio, dove sono presenti nervature che facilitano la cor-
caratteristiche interessanti, prima tra tutte la leggerezza. retta impugnatura alle tre dita della mano che vanno ad
Il fusto in questo particolare materiale è infatti addirittu- avvolgerlo, che sui fianchi, con un thumb rest che facilita

01

01 Da sinistra, i modelli G17, G19 e G26 04 I rilievi anatomici presenti sull’impugnatura sono
disponibili a partire dalla Gen3; una zigrinatura è presente
02 I calci degli allestimenti Competition, Standard, Compact e
anche sul ponticello
SubCompact a confronto
05 La leva di blocco del carrello in versione standard e
03 Il dorso dell’impugnatura su una pistola di dimensioni
maggiorata
standard Gen3
06 G17 con dorsalino beaver tail

48
02 03 04

06
05

l’appoggio del dito pollice della mano che impugna l’arma, thumb rest per i tiratori mancini. Il pulsante di sgancio,
disponibile su entrambi i lati a conferma della vera rever- accanto alla versione standard, dispone degli allestimenti
sibilità dell’arma. Sul retro del calcio, già da tempo il dor- Ambidextous (disegnato per i tiratori mancini, la sua ado-
salino dell’impugnatura diritto ha lasciato il posto ad uno zione richiede alcune modifiche da effettuare in fabbrica
anatomico che segue il profilo del palmo; la possibilità di sui modelli precedenti la Gen4), Extended maggiorato e
sovrapporgli un altro dorsalino tra i due a corredo delle Oval, anch’esso apprezzato dagli utenti mancini e pensato
Gen4 consente di ottimizzare l’impugnatura e di estende- per il porto occulto; anche quest’ultimo richiede alcune
re a passi di 2 mm il trigger reach, ovvero la distanza del operazioni di adattamento che devono essere effettuate in
dito dal grilletto. Tutto il calcio presenta cuspidi a profilo fabbrica.
semi-piramidale che facilitano il grip in qualsiasi condi- Il fusto, per concludere, è presentato nel colore nero e,
zione operativa senza risultare eccessivamente scomode o per le forze armate e corpi di polizia, è disponibile in OD
ruvide per la mano. Nel 2013 sono stati introdotti dorsali- Green (Olive Drab Green) ed eventualmente con l’inci-
ni con appendice tipo beaver tail. sione dello stemma del Dipartimento / Reparto. Incisioni
Al fusto sono applicate la leva dello hold open e il pulsante sono disponibili anche per il mercato civile, su richiesta.
di sgancio del caricatore. La prima è disponibile anche in
versione Extended con un piano orizzontale che funge da

© 49
I POLIMERI
In chimica, il termine “polimero” indica in modo generico sostanze, naturali o artificiali, che risultano
dall’unione (polimerizzazione), spontanea o provocata, di più molecole uguali (monomeri) o simili tra loro.
I polimeri si distinguono a seconda del numero più o meno grande di unità strutturali che entrano nella
costituzione della molecola e del modo di polimerizzazione. Alcuni polimeri sintetici (materie plastiche)
hanno assunto grande importanza sia come sostituti di materiali diversi (legno, metalli, ceramica, carta,
gomma, ecc.), sia per la produzione di fibre tessili, vernici, lubrificanti e molte altre sostanze. La storia
dei polimeri ha inizio molto prima dell’avvento delle materie plastiche. Il loro studio ha portato anche
all’assegnazione di due premi Nobel, nel 1963 a Karl Ziegler e Giulio Natta e nel 1974 a Paul Flory.

I POLIMERI PRIMA DI GLOCK


Prima che il polimero fosse accettato in campo armiero grazie al successo delle pistole Glock, la percezione
che di esso coltivava il consumatore medio non era generalmente elevata e lo relegava a produzioni di basso
livello. Tra queste se ne ricordano tre.

01 Il Remington Nylon 66 è una carabina semiautomatica calibro .22 LR prodotta tra il 1959 e il 1989
in oltre 1 milione di esemplari. È la prima arma di produzione di massa ad essere stata dotata di parti in
materiale sintetico, segnatamente la calciatura e la carcassa. Il materiale impiegato fu il Zytel-101, sviluppato
da DuPont in collaborazione con Remington, e permise di presentare un’arma estremamente economica da
produrre e da acquistare. Le caratteristiche del materiale resero la Remington 66 molto popolare specie nelle
zone artiche e permisero la produzione dei primi calci colorati.

02 La Heckler & Kock VP70 (Vollautomatische Pistole) è invece la prima pistola ad adottare un fusto in
polimero. Camerata in 9 mm, in sola doppia azione, fu lanciata nel 1970 in due versioni: Z (Zivil, civile) e
M (Militär, militare), quest’ultima dotata di selettore per il tiro a raffica. La versione militare veniva venduta
in abbinamento ad una fondina che fungeva da calcio supplementare. Anch’essa è rimasta in produzione
fino al 1989.

03 Appena prima della Glock venne lanciata un’altra semiautomatica, questa volta in calibro .22 LR: il
modello Syn-Tech Exactor, prodotto da Ram-Line in Colorado, USA. Anche quest’arma, meccanicamente
basata sul disegno della Ruger Mark II, disponeva di un fusto in polimero e fu proposta tra il 1980 e il 1995 in
più varianti che differivano per la lunghezza della canna. Risulta che sia stata commercializzata anche con il
marchio Ram-Tech e da Magnum Research, con il nome di Mountain Eagle.

50
01

Remington Nylon modello 66

Heckler & Kock VP70

02

Syn-Tech Exactor

03

© 51
LO SCATTO
Uno dei punti critici nell’adozione delle armi da fianco da operatori meno preparati, costituisse una complicazione al
parte delle forze di polizia e militari è sempre stata la sicurezza maneggio dell’arma e all’eventuale pronta risposta al fuoco in
dell’operatore e degli altri attori che operino in un contesto in situazioni operative. La sicura, in definitiva, sia essa una sem-
cui si renda necessaria l’estrazione dell’arma dalla fondina. Se plice leva abbatti-cane o un vero e proprio dispositivo in grado
un buon addestramento è condizione essenziale perché tutte di bloccare la catena di scatto, per molti diventa una limitazione
le operazioni si svolgano in sicurezza, è altrettanto vero che all’uso rapido dell’arma, un elemento che fornisce sicurezza psi-
non è condizione sufficiente perché non avvengano incidenti cologica all’operatore ma a scapito dell’efficacia della sua azione.
o si creino situazioni potenzialmente pericolose. A maggior Nell’era pre-Glock le armi corte in genere e le semiautomati-
ragione se, fatti salvi i reparti speciali nei quali l’allenamento che in particolare si distinguevano tra quelle ad azione singola
all’impiego delle armi è prioritario, gli operatori si trovino ad (quando l’unica azione corrispondente alla pressione del gril-
agire con livelli di addestramento insufficiente, situazione ab- letto è il rilascio del cane), ad azione doppia (dove la pressione
bastanza comune specie nei corpi di polizia dove, per fortuna, del grilletto comporta anche l’armamento del cane) e ad azione
è minoritaria la quota di agenti che nel corso della loro vita mista (tipica delle semi-auto, dove il primo colpo può essere
operativa abbiano dovuto sostenere un conflitto a fuoco. esploso in doppia azione e i successivi in singola). Ciascun
Tra le esigenze avanzate dall’esercito austriaco nel suo bando sistema presenta pregi e difetti: l’azione singola (SA – Single
non era menzionato alcunché al riguardo delle sicurezze ma- Action) ha uno scatto generalmente più controllabile ma ri-
nuali o automatiche che l’arma avrebbe dovuto possedere per chiede alcune procedure per rendere la pistola pronta al fuoco
passare i test ma, tra gli addetti ai lavori, era già allora ben pre- (l’arretramento del carrello se la cartuccia non è camerata
sente l’idea che qualsiasi sicurezza manuale, soprattutto tra gli oppure l’armamento del cane esterno); la doppia (DA – Double

01

52
Action) presenta un elevato grado di sicurezza e consente di ri- nuali né di leve per garantire la piena operatività dello scatto.
badire eventuali percussioni che non abbiano acceso l’innesco Questo sistema intermedio, chiamato da alcuni autori semi
ma ha uno scatto dal peso elevato e dalla corsa lunga; la mista doppia azione, prevede la presenza di un percussore lanciato
rappresenta un efficace compromesso tra le precedenti ma pre- che viene solo parzialmente armato dal moto del carrello per
senta differenti pesi di sgancio del cane e differenti escursioni essere caricato completamente dalla prima parte della corsa re-
del grilletto tra il primo colpo e i successivi, riducendo le pro- trograda del grilletto; non si tratta di una soluzione realmente
babilità di mettere a segno proprio il primo colpo (quello più inedita in quanto qualcosa di simile era presente sulla pistola
importante in caso di conflitto a fuoco). Tutti questi sistemi Roth-Steyr M1907 ma – rispetto a quello – presenta delle ca-
di attivazione della percussione, ad eccezione di quelli adottati ratteristiche completamente differenti. Lo scatto della pistola
sulle armi a sola doppia azione (DAO – Double Action Only), di inizio Novecento, infatti, doveva adeguarsi alle peculiari
richiedono azioni da parte dell’operatore (decocking) qualora esigenze di un’arma pensata per la cavalleria austroungarica e
questi decida di non sparare: mediante leva abbatti-cane, nei il peculiare contesto operativo; aveva quindi una corsa lunga,
casi più favorevoli come nella Beretta 92, oppure mediante richiedeva una pressione considerevole per arrivare allo sgan-
operazioni manuali che presentano un elevato grado di rischio. cio e, per di più, aveva un costo di produzione considerevole.
Con la pistola Glock nasce un nuovo sistema che si pone a metà L’arma di Gaston Glock si ispira a quel sistema, abbandonato
strada tra quelli precedenti e che, per le sue doti intrinseche, nel corso del XX secolo per la scarsa affidabilità delle realizza-
viene definito Safe Action. Si tratta di uno schema ingegno- zioni del tempo, ma lo rielabora completamente.
so quanto semplice, come conviene alle invenzioni realmente Tecnicamente, la Safe Action si presenta come uno scatto a due
rivoluzionarie, che non richiede la presenza né di sicure ma- tempi con il primo, per completare il quale è necessaria una

03

Roth-Steyr M1907

02

01 La tipica conformazione snodata del grilletto Glock


02 Lo scatto smontato nei suoi componenti
03 La leva dello scatto in versione standard e alleggerita

© 53
pressione di 500 grammi cui corrisponde una traslazione del sore, questi perde il contatto con il sistema di scatto (come nelle
grilletto di 3 millimetri, serve appunto a comprimere la molla azioni singole) inibendo la possibilità di ribadire la percussione
del percussore e ad armare questo componente. Quando la leva qualora l’innesco non abbia funzionato a dovere.
di scatto incontra il piano inclinato che ne provoca l’abbassa- Ciò che rende la Safe Action estremamente interessante è che,
mento, si avverte un indurimento che porta la pressione com- a fronte di pressioni sgancio ragionevoli, l’azione di scatto
plessiva necessaria allo sgancio del percussore a 2.500 grammi è uguale dal primo all’ultimo colpo sparato per peso e corsa
con una corsa totale di 12,5 millimetri. Sui parametri dello scatto (come nelle armi DAO) e il sistema si riarma con un minimo
è possibile operare sostituendo tre componenti così da variare la movimento in avanti del grilletto, senza che sia necessario rila-
pressione complessiva di sgancio tra gli estremi di 2.000 e 5.000 sciarlo completamente (la posizione di reset si identifica con un
grammi. Una volta che il meccanismo abbia sganciato il percus- click facilmente avvertibile con un minimo di allenamento).

I SISTEMI DI PERCUSSIONE IN BREVE


Si definisce
de sistema a percussione inerziale quello in cui il moto del percussore è comandato da un cane
esterno che, una volta che sia stato sganciato mediante l’azione del grilletto, colpisce il percussore stesso che, a
sua volta, colpisce l’innesco della cartuccia. Il sistema a percussore lanciato è quello che, in assenza di un cane
esterno, viene azionato direttamente dall’azione del grilletto.
In alcuni casi (tipici dei revolver) cane e percussore sono solidali ed è l’abbattimento del complesso cane/
percussore ad accendere l’innesco.

VARIARE IL PESO DI SCATTO


La pressione
pr complessiva di sgancio delle pistole Glock è regolata in fabbrica su un valore di 2.500 grammi
(fanno eccezione i modelli G34 e G35 con 2.000 grammi) e può essere variata mediante la sostituzione di
tre componenti. In particolare un pezzo, la leva di scatto, permette variazioni ponderali senza che varino le
caratteristiche complessive dello scatto. Glock propone nel suo catalogo due connettori opzionali rispetto
a quello standard: uno che produce un peso di 2.000 grammi, preferito in genere dai tiratori sportivi e
contraddistinto dal segno “-” impresso sul suo corpo, un secondo che porta il peso a 3.500 grammi (ha impresso
il segno “+”). In combinazione con questi connettori lavora la molla del grilletto standard, che fornisce una
resistenza costante durante tutta la corsa del grilletto; questa può essere a sua volta sostituita con le molle tipo
N.Y., così chiamate perché richieste espressamente dal New York Police Department per facilitare la transizione
dei suoi addetti dallo scatto tipico del revolver a quello della semiautomatica. Le molle N.Y. permettono di
avere uno scatto più progressivo e di variare lo sgancio, al mutare del connettore, tra gli estremi di 2.800 e 4.800
grammi (N.Y.1) e 3.200 e 5.500 grammi (N.Y.2). Altre piccole variazioni possono essere attuate sostituendo la
molla del percussore; anch’essa disponibile in 2 varianti (28 e 31 Newton) oltre alla standard (24 Newton), fa
mutare il peso complessivo di sgancio di qualche etto sulla prima parte della corsa del grilletto (rispettivamente
400 e 700 grammi). Va sottolineato che la sostituzione della molla non viene effettuata per motivi inerenti le
caratteristiche dello scatto ma più propriamente per esigenze connesse alla forza della percussione.

54
02

01 Le molle che gestiscono la prima parte della corsa del grilletto. Dall’alto la molla
standard, le molle opzionali NY1 e NY2
02
Bossoli di munizionamento commerciale sparati da una G24. Si nota il segno del
percussore lasciato sull’innesco, peculiare nella forma del sistema Glock
01

© 55
LA SICURA PER GRAVITÀ (drop safety). La leva di scatto, in condizione di riposo, viene a trovarsi su una rampa di
sicurezza, andando ad interrompere la continuit della catena di scatto. Solo quando il grilletto venga premuto (corret-
tamente premuto, a questo provvede la trigger safety), la leva si muove portando progressivamente in tensione la molla
del percussore e, al termine del cammino, liberatasi dalla drop safety, rilascia il percussore stesso. L inclinazione della
camma presente sulla parte finale della leva determina lo sforzo necessario per completare l azione di scatto e sganciare
il percussore. Ecco perchØ Ł sufficiente variare questo elemento del sistema per mutare il peso di scatto.

Ad affiancare queste tre sicure vi Ł infine l indicatore di camera carica (un piccolo rilievo sullestrattore che segnala se
sia presente un colpo in camera di cartuccia), aggiunto all ultima versione delle pistole austriache.
Questa combinazione di sicurezze, il cui funzionamento Ł complesso da descrivere ma non richiede nessun tipo di adat-
tamento da parte delloperatore se non il minimo addestramento richiesto dal buon senso, produce un sistema estrema-
mente sicuro che consente all utente di dedicarsi unicamente al contesto operativo.

58
LA CANNA
Altro elemento peculiare della pistola Glock è il profilo meno il proiettile quando questo impegna la rigatura –
interno della canna. Esso presenta una rigatura destrorsa sigilla in maniera molto più efficiente il sistema canna-
a passo costante cosiddetta semi-poligonale, con i pieni proiettile consentendo un uso più efficiente dei gas di
a sezione semicircolare, senza creste acuminate come nel combustione della carica, intrappolati dietro al proietti-
caso delle rigature tradizionali. Questo profilo stondato, più le stesso, e garantendo una maggior velocità e un minor
dolce, provvede al suo scopo prioritario (la stabilizzazione consumo dell’acciaio costitutivo la canna stessa; la preci-
del proiettile) offrendo alcuni benefici: permette al proiet- sione dell’arma, di cui si diceva in precedenza, è invece fa-
tile di mantenere velocità (e quindi energia) superiori, ga- cilitata dal fatto che la rigatura semi-poligonale deforma
rantisce una maggior uniformità e precisione della rosata, meno il proiettile, che quindi si presenta più integro nella
si consuma meno per il passaggio del proiettile e favorisce sua parabola che lo separa dal bersaglio; la questione
la pulizia della rigatura. Il sistema si basa sulla presenza di della pulizia, infine, può sembrare di poco conto ma così
6 oppure 8 segmenti che definiscono la rigatura, rispettiva- non è: il minor rilascio di depositi, sempre collegato alla
mente, come esagonale e ottagonale, con la prima a rappre- minor aggressività della rigatura, è significativo in termi-
sentare lo standard Glock e la seconda adottata unicamente ni di allungamento dei tempi tra gli interventi di manu-
nei calibri .45 – indistintamente ACP e G.A.P. – quindi nei tenzione. Se questo può dirsi senza tema di smentita nel
soli modelli 21, 30, 36, 37, 38 e 39. caso di proiettili blindati, così non è quando si parla di
piombo dolce, un materiale che va invece più facilmente a
Il metodo di produzione differisce considerevolmente da depositarsi tra i risalti poligonali così da compromettere
quello più comune per brocciatura e prevede un proces- la precisione dell’arma; per evitare che questo processo
so di martellatura a freddo mediante un mandrino che abbia effetti negativi, è sufficiente sottoporre la canna ad
rappresenta l’interno della canna in negativo. Per quanto una pulizia frequente, che molti autori consigliano ogni
possa sembrare il contrario, questo sistema – che “morde” 50/100 colpi.

© 59
LA RIGATURA POLIGONALE
Posto che la stabilità del proiettile è strettamente dettata dal suo calibro e dalla sua lunghezza, la rigatura svolge
un ruolo essenziale; il gioco di vuoti e di pieni che la caratterizza impegna il mantello duttile del proiettile
imprimendogli un moto rotatorio che varia a seconda del suo passo.
Un’evoluzione della rigatura tradizionale è quella poligonale, dove la rotazione del proiettile è ottenuta non
da risalti elicoidali, ma dalla variazione elicoidale della sezione retta della canna. In questo tipo di rigatura i
solchi non presentano profili con angoli più o meno raccordati; la rotazione al proiettile è imposta da dei lobi
ricavati nell’anima della canna. L’intera superficie laterale del proiettile viene così impegnata dalla rigatura ed
è ovviamente assente ogni forma di intaglio. L’energia associata alla deformazione del proiettile è minore di
quella richiesta da una rigatura tradizionale, il che comporta una minore dissipazione di energia. L’assenza di
spigoli vivi e la presenza di ampi raccordi garantiscono una vita media della canna molto lunga; inoltre, essendo
a contatto della canna tutto il mantello del proiettile, si ottiene un aumento della tenuta nei confronti dei gas di
combustione e un miglior sfruttamento dell’energia.
Oltre che nelle Glock, questo sistema è adottato da Heckler & Kock e da IMI nella semiautomatica Desert Eagle
in calibro .357 Magnum. Il procedimento di fabbricazione più diffuso, utilizzato anche da Glock, è la fucinatura
a freddo tramite martellamento, con un sistema simile a quello tradizionale ma facilitato dall’assenza di spigoli,
che permette la realizzazione contemporanea sia della rigatura che della camera di scoppio, in questo modo
perfettamente coassiali. Un secondo metodo per l’ottenimento della rigatura poligonale è l’elettro-erosione, un
procedimento tecnologicamente avanzato che richiede grande perizia industriale.

Rigature tradizionale (a sinistra) e poligonale a confronto

60
Vista posteriore della culatta e della rampa di alimentazione ' 61
IL CARICATORE
Il serbatoio destinato a contenere le munizioni delle pistole pro-
dotte in Austria è composto da due parti tra loro solidali: una
camicia esterna in polimero, che garantisce elasticità, e un tubo
interno in acciaio indurito, in grado di fornire resistenza a de-
formazioni per uso intenso e condizioni meteo avverse. Al suo
interno le cartucce vengono distribuite lungo due file affiancate;
fa eccezione il caricatore del modello G36, monofilare. All’ester-
no, opportuni fori numerati forniscono una valutazione visiva
dell’autonomia residua dell’arma. La lingua elevatrice è realizza-
ta in materiale plastico ed è spinta da una molla d’acciaio. Nei ca-
libri 9 mm, .40, .357 e .380, ad eccezione quindi del 10 mm e dei
due .45, la suola del caricatore può essere sostituita con una sua
versione estesa in grado di aumentare la capacità di due colpi.
La capienza è variabile dipendente del calibro impiegato e della
dimensione dell’arma e spazia tra i 17 colpi delle G17 / G34 in
calibro 9 mm della famiglia Standard ai 6 delle Sub Compact in
calibro .45 ACP e GAP (G36, G39). Fuoriesce da questo inter-
vallo unicamente la G18, a raffica e con caricatore opzionale da
33 colpi, il cui impiego è però limitato alle forze armate e di po-
lizia. Per i paesi e gli stati americani dove sia rimasto in vigore
il limite inizialmente imposto dall’amministrazione Clinton,
sono disponibili caricatori ridotti da 10 colpi per tutti i calibri.
L’ampia autonomia dei caricatori Glock è facilitata dall’ar-
chitettura dell’arma che, inglobando l’impugnatura nel fusto,
non necessita di guancette; questo spazio guadagnato ha
permesso la realizzazione di serbatoi in grado di contenere
più cartucce di molte, all’epoca della comparsa delle pistole
Glock, sue concorrenti.
L’ampia disponibilità di caricatori per ciascun calibro (ognuno
è declinato in 3 famiglie ) ha stimolato Glock a garantire l’in-
tercambiabilità e compatibilità dei componenti tra le sue armi;
nello specifico settore, questa compatibilità è “a senso unico”,
con i caricatori pensati per le armi più ingombranti che pos-
sono essere impiegati su quelle più compatte. Ciò è stato pos-
sibile mantenendo la stessa posizione del punto di aggancio su
tutti i modelli. L’eccezione a questa regola è stata introdotta con
la quarta generazione di pistole, dotate di pulsante di sgancio
reversibile; i caricatori Gen4 sono dotati di una doppia asola
di aggancio, indispensabile per l’uso quando il pulsante venga
spostato a destra. In questa configurazione, l’arma non può
ospitare caricatori prodotti precedentemente.
Il caricatore è dotato di dispositivo che permette al carrello di
rimanere in apertura una volta sparato l’ultimo colpo in esso
contenuto; la leva di sgancio del carrello è posta in fabbrica
sulla sinistra dell’arma, in posizione facilmente accessibile dal
pollice di un destrimano che la impugni.

© 63
© Glock GmbH
01 Panoramica dei vari tipi di caricatore disponibili
02 Il nuovo caricatore Gen4 ha gli intagli di aggancio su
01 entrambi i lati per poter essere sganciato dalla leva anche
quando questa sia spostata a destra
03 La compatibilità tra i caricatori è garantita in un unico
verso; ciascun modello può utilizzare i caricatori dei
modelli dimensionalmente superiori
04 Sono disponibili versioni con pad maggiorato
(contrassegnato dal simbolo “+”) in grado di contenere 2
colpi in più rispetto al caricatore standard; il pad, in questo
caso, funge anche da estensione dell’impugnatura

02

64
IL CARRELLO
Premesso che il carrello di ogni Glock è macchinato dal
pieno da un blocco di forgia, non ci sarebbe molto altro
da dire. L’adozione del sistema Browning modificato ha
permesso di abbassare sensibilmente l’asse della canna ri-
spetto a quello del braccio del tiratore, con effetti benefici
in termini di rilevamento allo sparo. La canna è tenuta
in posizione dal sistema di recupero del moto, costituito
da asta guida-molla in polimero e molla a spirale di tipo
captive (dove, cioè, asta di scorrimento e molla non sono
elementi separati) adottata nel 1991 a sostituire quella
montata in origine.
Alle due estremità del componente sono presenti le ap-
pendici di mira di tipo combat. Tutte le Glock, ad ecce-
zione di quelle appartenenti alla famiglia Competition
(modelli G34 e G35), utilizzano come allestimento stan-
dard una tacca fissa da 6,5 mm di altezza (6,9 mm nelle
versioni in 10 mm e .45 ACP) e un mirino fisso, in poli-
mero, bilanciati per ottenere una perfetta concentrazione
della rosata nel punto di mira alla distanza di 25 metri.
Le tacche di mira sono disponibili, su richiesta, anche in
acciaio, con una semplice bordatura bianca che circonda
la finestra di traguardo e negli allestimenti Luminescent
con finestra luminescente e Night Sight con due punti ad
alto contrasto al trizio. La tacca in polimero è disponibile
anche nella versione registrabile in alzo e deriva, fornita
di serie nei modelli Competition. Ciascuna tacca, ad ec-
cezione della Night Sight ed evidentemente della micro-
metrica, è disponibile nelle altezze di 6,1 / 6,5 / 6,9 / 7,3
millimetri che permettono di variare, ciascuna rispetto
alla misura contigua, il punto d’impatto di circa 50 mm
a 25 metri.
Per quanto riguarda il mirino, fornito di un punto che ne
facilita l’acquisizione rapida, alla versione in polimero si
affiancano quella in acciaio a punto bianco e le versioni
Luminescent e Night Sight da accoppiare alle rispettive
tacche di mira. La sostituzione deve essere realizzata da
una persona competente che disponga degli opportuni
strumenti forniti dalla stessa Glock: il “Mounting tool
for front sight” e il “Rear sight mounting tool”, rispettiva-
mente per mirino e tacca; lo strumento per la sostituzione
della tacca, essendo questa montata in un innesto a coda
di rondine, consente anche la regolazione della stessa
verso destra e verso sinistra quando il centro della rosata
non coincida con il punto di mira. Molto semplice l’ope-
razione per quanto riguarda la sostituzione del mirino,
fissato al fusto da una vite.

© 67
La tacca registrabile che equipaggia le Glock vendute in Italia

01 02 03

04 05

68
Vista del mirino standard in polimero

01 La tacca standard, fissa, e quella micrometrica con lo 04 Lo strumento utilizzato per la sostituzione della tacca e la
strumento per la regolazione fornito a corredo regolazione in deriva delle tacche fisse
02 Due esemplari di tacca di mira in acciaio: quella con 05 Lo strumento per la sostituzione del mirino
disegno standard e quella con punti luminosi al trizio
06 Le due semi-coppette che vincolano nella sua parte
03 La tacca in polimero è disponibile in 4 altezze differenti; anteriore il percussore al fusto. A destra, la versione
ciascuna differisce per 4 decimi di millimetro dalla Maritime che consente di trasformare le G17 in una vera
contigua. Cambiando tacca è possibile variare il punto arma “subacquea”
d’impatto a 25 metri a passi di 50 mm. Tutte le appendici
riportano, sul lato destro, un simbolo che ne facilita
l’identificazione

06

Il sistema di percussione e di estrazione del bossolo sono la loro adozione modifica anche le caratteristiche dello
racchiusi all’interno del carrello, tenuti in posizione da scatto, che risulterà più “pesante” nella sua corsa iniziale.
un tappo in polimero visibile sulla faccia posteriore del Il vincolo tra percussore e la sua molla è assicurato da due
carrello stesso. Il sistema è molto ingegnoso e garantisce semi-coppette, anteriormente, e da un tubetto, posterior-
efficacia e affidabilità. Il percussore lanciato presenta una mente, realizzati in polimero. Le coppette anteriori, quelle
molla disponibile, su richiesta, in due versioni alternati- più vicine all’innesco, sono disponibili anche in versione
ve, da utilizzarsi con munizioni speciali (colore rosso, 28 Maritime, approvate per l’uso nelle pistole in calibro 9 mm
Newton di resistenza) o dotate di inneschi particolarmente e destinate negli USA all’impiego su armi a destinazione
poco flessibili (colore blu, 31 Newton di resistenza). Non militare, che forniscono un miglior “drenaggio” al sistema.
disponibili su tutti i mercati e, soprattutto, su quelli civili,

© 69
LO SMONTAGGIO
Per corrispondere a quell’idea di semplicità insita nel pro-
getto, la Glock è un’arma razionale il cui smontaggio è 01
operazione rapida che non richiede attrezzi particolari se
non, quando la manutenzione vada oltre le consuete ope-
razioni di pulitura e manutenzione, un caccia-spine.
Lo smontaggio della Glock richiede che il percussore sia
abbattuto ed è quindi necessario, in via preliminare, pre-
mere il grilletto. Operazione che richiede il semplice ri-
spetto delle condizioni di sicurezza di base nel maneggio
dell’arma. Si raccomanda quindi di verificare sempre che
la camera di cartuccia sia vuota.

Rimosso il caricatore e abbattuto il percussore, è necessa-


rio agire sulle due estremità della leva zigrinata che sporge
sopra alla guardia del grilletto. Per facilitare la manovra è
sufficiente arretrare il carrello di circa due millimetri. A
questo punto, rilasciato il carrello, quest’ultimo scorrerà in
avanti disimpegnandosi dalle guide ricavate sul fusto. 01

Pochissime manovre intuitive permettono di scompor-


re l’arma nelle sue componenti principali: fusto, carrello,
canna e asta guida-molla. L’arma fotografata è una model-
lo 19 in calibro 9x21 mm. 02

02

70
03 04

05

Il carrello-otturatore ingloba la canna, il sistema di recupe- Il sistema di percussione completamente scomposto.


ro, il percussore e l’estrattore. La molla, unita stabilmente Nella parte inferiore dell’inquadratura è visibile il percus-
alla sua guida in polimero, si disimpegna comprimendola sore, la sua molla di spinta e i due semi-gusci in polimero
leggermente e sfilandola verso il basso. Stessa procedura che, anteriormente, bloccano i due componenti; poste-
per la rimozione della canna. 03 riormente, il vincolo è garantito da un fodero cilindri-
co, anch’esso in polimero. Il cilindretto verticale disposto
Per smontare percussore ed estrattore è necessario preli- sopra al percussore è il sistema di blocco automatico dello
minarmente abbassare e sfilare il tappo in plastica presen- stesso; è montato elasticamente (è visibile la molla che
te nella parte posteriore del carrello. Il tappo è tenuto in vi si innesta) e, per rimuoverlo, è necessario premerlo e
posizione dalla spinta elastica della molla del percussore; prima rimuovere il percussore. In alto, l’estrattore elastico
per rimuoverlo è quindi necessario spingere in avanti il che, posteriormente, si incastra nel tappo mantenendolo
guscio in polimero che racchiude il percussore, visibile in posizione. 05
nella parte anteriore della fresatura di scorrimento del
dente inferiore del percussore. Spinto in avanti il guscio
con un caccia-spine, è possibile sfilare il tappo verso il
basso; nel rimuoverlo è necessario fare attenzione alla
molla dell’estrattore che, non più vincolata, spinta dalla
sua forza elastica schizzerà all’indietro. 04

© 71
LA VITA DI UNA GLOCK
Per garantire la sicurezza dei suoi clienti, Glock sottopone Nonostante quanto dica qualche detrattore, e sia osses-
ogni pistola che lasci la fabbrica ad una prova di due colpi sivamente documentato sul sito www.thegunzone.com,
con carica forzata del 30% rispetto alle norme CIP; test le pistole Glock hanno una vita operativa estremamente
di prova sviluppati con l’Austrian Technical University e lunga e sono garantite dal produttore, per quanto attiene
non effettuati di routine hanno dimostrato che le pistole ai componenti più importanti, per 40.000 colpi. Si raccon-
austriache possono sparare cariche forzate del 100% senza ta di armi che abbiano digerito quantitativi spaventosi di
perdere la funzionalità. cartucce ma l’unico dato certo, comunicato in funzione di
Nel caso si dovessero sviluppare pressioni abnormi in altre finalità da Glock, è quello relativo a un modello 17 di
canna, una sorta di valvola di sicurezza (over pressure proprietà di Hirtenberger – storica fabbrica austriaca di
valve) disegnata nella camera di cartuccia fa sì che il bos- munizioni che ha a catalogo, tra l’altro, proiettili da mor-
solo possa aprirsi in uno specifico punto in basso così che taio, da artiglieria e da carro-armato e produce in proprio
i gas in eccesso vengano smaltiti tramite l’alloggiamento mortai – che ha sparato 348.210 colpi.
del caricatore senza danni per l’operatore, in una direzione La G17 ha superato tutti i test previsti per essere considera-
non pericolosa per il volto e le mani; nell’eventualità di un ta un’arma da fianco standard NATO e ha quindi ottenuto
incidente del genere, il caricatore potrebbe venire espul- un NATO Stock Number (1005-25-133-6775). Da segna-
so dalla sua sede. L’elasticità del fusto ne garantirebbe la lare che i test elaborati dall’alleanza atlantica prevedono,
tenuta; quale unico danno di un simile evento si potrebbe tra l’altro, prove di affidabilità estrema dove non sono am-
verificare la rottura del dente di ritegno del caricatore. messi più di 20 inceppamenti su 10.000 colpi sparati.

C
C.I.P. – COMMISSION INTERNATIONALE
PERMANENTE POUR L’EPREUVE DES
ARMES À FEU PORTATIVES
La Commissione Internazionale Permanente per la prova delle armi portatili, comunemente abbreviata C.I.P.,
è un’organizzazione fra Stati il cui compito è definire gli standard di sicurezza sulle armi da fuoco civili. Conta
14 membri, per la maggior parte europei.
Suo intento è garantire che le armi da fuoco e il munizionamento presenti sul mercato civile degli Stati
membri siano sicuri per l’utilizzatore finale. Armi e munizioni destinate alla vendita vengono quindi testate da
professionisti nei centri accreditati. In ogni Stato membro della C.I.P., un’arma da fuoco non testata è illegale e
non può essere detenuta.
I paesi membri provvedono al mutuo riconoscimento dei rispettivi banchi di prova statali, dei marchi
di sicurezza e delle procedure di prova attuate; le prove cui vengono sottoposte armi e munizioni sono
standardizzate all’interno di protocolli condivisi.

© 75
Modelli
e famiglie
Quattro famiglie, numerose varianti, un numero imprecisato di
edizioni speciali pensate per specifici mercati regionali, sette
calibri per un totale di 25 modelli. Questo è il mondo Glock. La
denominazione adottata per descriverlo non è di facile comprensione.
In queste pagine ne sveliamo tutti i segreti

G
lock ha strutturato la sua offerta commerciale partendo dal modello caposti-
pite, successivamente evolutosi in un’intera gamma di pistole che comprende
tutti i possibili allestimenti e i calibri più diffusi nell’impiego operativo. Si
sono così sviluppate 4 famiglie che coprono tutti i possibili allestimenti ri-
chiesti dal mercato:

I modelli Standard, Compact, SubCompact


m a confronto
e Competition in calibro 9 mm

77
SUBCOMPACT

Il passo successivo di miniaturizzazione è rappresentato dalla


famiglia di pistole SubCompact, anche conosciute come Mini
Glock. Il contenimento dimensionale è ottenuto mediante la ri-
duzione della lunghezza della canna (88/96 mm a secondaa del
calibro) e della lunghezza della calciatura, più corta di 21 mm
rispetto alla stessa versione dell’arma in allestimento Compact. pact.
Di questa cura dimagrante beneficia anche il peso, che si riduce duce
di un valore compreso tra 50 e 65 grammi a seconda del calibro libro
considerato. Gli interventi applicati al fusto sono sostanziali; l’im-
pugnatura anatomica riesce infatti ad ospitare solo due delle le tre
dita che afferrano il calcio limitando quindi il comfort di tiro.
o. Ne
consegue che le pistole di questa famiglia siano utili come armi
di backup o per agenti che operino sotto copertura, grazie al loro
minimo ingombro, ma non si prestino all’adozione come arma
da fianco. Per di più non dispongono del rail introdotto nell’ulti-
ma generazione Glock. All’interno della linea SubCompact sono
presenti due allestimenti Slim Line dotati di un caricatore mono-
filare che ha consentito di ridurre di quattro millimetri (modello
36) e 6 millimetri (modello 42) lo spessore dell’arma.
Modello G26 Gen4

COMPETITION

L’ultima linea Glock è quella dedicata aaii tiratori sportivi,


coloro che non hanno problemi di dimensioni s
sioni e peso se non
quelli imposti dai regolamenti. Monta unaa canna da 135 mm
(21 mm più dell’allestimento full size) pur pur mantenendo il
fusto standard, con la conseguenza che il gruppo
g canna-car-
rello-otturatore sopravanza il limite anteriore
o del fusto stesso.
ore
Le armi in questione sviluppano una lineaa di mira più lunga
lunga,
sono camerate per i calibri più diffusi nel circuito agonistico
(9 mm, .40 S&W e .45 ACP) e mantengono l’autonomia dei
rispettivi modelli di riferimento. Si tratta di pistole dalle alte
performance con minime tolleranze. Sono adottate anche da
alcune unità speciali di pronto intervento.

Modello G34 Gen4 79


VARIANTI
I modelli Glock che si sono succeduti, 25 per la precisione, per esigenze operative o commerciali sono stati declinati in
una serie di varianti specialistiche. Le pistole che differiscano dalla serie “standard” solo per il colore o piccole variazioni
(ad esempio la tacca di mira), non presentano segni identificativi particolari su fusto e carrello; le altre portano inciso
un suffisso che le identifica. Tra le varianti si devono menzionare le seguenti:

L C
Non più in produzione, rappresenta il primo tentativo di Le Glock contraddistinte da una lettera “C” (Compensator)
Glock di presentare un’arma pronta a competere nelle gare altro non sono che versioni dell’arma con canna compensa-
di tiro dinamico. L’allestimento L della pistola modello 17 ta. Il compensatore consiste di due asole allungate disposte
in calibro 9 mm adottava una canna da 153 mm con il a “V” in prossimità della volata. In corrispondenza delle
carrello che proseguiva fino al vivo di volata. La stessa do- due aperture, sul carrello sono riportate altrettante finestre
tazione era presente sulla pistola modello G24 in calibro per lo smaltimento dei gas in eccesso; la loro ampia di-
.40 S&W, anch’essa fuori produzione. Questo modello e la mensione facilita l’espulsione dei detriti della combustione.
versione speciale della G17 sono state sostituite, rispetti- Questa disposizione riduce in maniera considerevole l’im-
vamente, dai modelli G35 e G34. pennamento dell’arma dovuto al rinculo facilitando il con-
trollo nel tiro rapido e si presta sia all’impiego sportivo che
di difesa. Test prodotti da Glock dimostrano una riduzione
del 25-30% dell’impennamento con minima perdita di velo-
cità ed energia. Disponibile per i modelli: 17, introdotto nel
1987, e 19 / 20 / 21 / 22 / 23 / 31 / 32.

Vista della canna compensata


nsata e delle relative asole sul carrello

80
SF MB
Gli allestimenti Short Frame sono stati introdotti nel 2007 La prima Glock con leva di sgancio del caricatore ambide-
e presentano un fusto più sfilato nella parte posteriore stra comparsa sul mercato è stata la 17 MB. Dotata di un
che favorisce il raggiungimento del grilletto da parte di nuovo tipo di caricatore, non differiva dalla 17 standard
operatori con mani di dimensioni medio-piccole. Dispo- (Gen3) se non per questo dettaglio; il dispositivo fu in se-
nibili per i modelli Standard 20 e 21 e SubCompact 29 e guito esteso ai modelli G19, G21 SF, G26 e G27. La variante
30, consentono di ridurre la distanza del dito dal grillet- MB è uscita di produzione con l’introduzione della Gen4,
to di 2,5 mm (da 75 a 72,5 mm). La lunghezza dell’arma che è dotata di leva di sgancio reversibile e permette una
si riduce di 4 mm nei due allestimenti Standard, di 2 in maggiore compatibilità dei caricatori con gli allestimenti
quelli SubCompact. precedenti.
La serie SF fu disegnata per prendere parte ai test U.S. Military
Joint Combat Pistol trials che, sul finire del primo decenio
del secolo, si prevedeva avrebbero portato all’adozione da
RTF2
parte dell’esercito americano di una nuova arma da fianco Rough Textured Frame è il nome che i tecnici Glock hanno
in calibro .45 ACP o 10 mm. Queste armi sono dotate di dato a un allestimento presentato nel 2009 e fornito di ri-
slitta Universal Glock rail e, nelle intenzioni originarie, salti particolarmente acuminati, da cui il nome, pensati
avrebbero potuto disporre in alternativa di una slitta Pica- per l’impiego con guanti tattici. Inizialmente di diverso di-
tinny. Per questa famiglia di pistole era già stato progettato segno, anche questo ottimizzato per l’impiego in condizio-
il sistema di sgancio reversibile del caricatore che sarà poi ni di scarsa sensibilità, gli intagli di presa del carrello, che
inserito nella Gen4. presentavano uno sviluppo a “squama di pesce”. Questo
allestimento è stato pensato per i modelli 17, 22 e 34.

Prototipo del modello G22 RTF2 e, a sinistra,


allstimento definitivo del modello 17 RTF2

© 81
T di sistemi d’arma; la propulsione è garantita dall’innesco e
una modesta carica. Il colore è composto da una miscela
Elaborato per operazioni d’addestramento su base reali- solubile in acqua, atossica; la cartuccia è disponibile in ca-
stica, simulazioni e allenamenti tipo Close Quarter Battle libro 9 mm e .38” e offre una precisione accettabile fino a
(CQB), l’allestimento T (training) presenta un sistema 25 piedi (poco meno di 8 metri).
di funzionamento a chiusura labile in grado di utilizzare L’allestimento UTM utilizza per la propulsione cartucce ad
munizionamento Simunition 9 mm FX (in gomma o color aria compressa sostituibili.
marking) o 7,8x21 mm AC ad aria compressa (allestimento Identici per peso e dimensioni all’arma originale, i due
UTM, proiettile in alluminio o color marking). Espressa- allestimenti presentano un carrello incompatibile con
mente richiesto da autorità di law enforcement particolar- l’arma a fuoco e sono disponibili nei modelli 17, 19 e 26.
mente attente all’addestramento del personale, ha fusto e Le versioni con cartucce dotate di proiettili in gomma si
pad del caricatore blu, il colore che per convenzione inter- prestano nell’impiego contro soggetti inanimati (bersagli,
nazionale identifica le armi training. pepper, sagome o altro), quelli marcanti per l’addestra-
Il sistema Simunition si sviluppa intorno a una cartuccia mento dinamico. Loro caratteristica è avere l’asse della
non letale, marcante, disponibile in 6 colori, adattabile canna decentrato. Sono distribuite unicamente ad agenzie
mediante appositi kit di conversione ad una moltitudine di polizia e forze armate.

Il munizionamento utilizzato dalle Glock T

P/R
P, come Practice, è il nome di un allestimento non in grado di
sparare ma che per estetica, peso, misure, bilanciamento e fun-
zionamento ricalca l’arma vera. Serve prevalentemente per l’ad-
destramento statico del personale: scatto, caricamento/scarica-
mento dell’arma e smontaggio. Disponibile nei modelli 17, 19,
22, 23 e 26.
R, come Reset, è invece il nome di una versione fornita di un
puntatore laser che viene attivato dallo sgancio del percussore
così da facilitare l’addestramento contro uno schermo di simula-
zione. La sua peculiarità consiste nel fatto che la catena di scatto
è in grado di riarmarsi senza che il carrello compia i suoi movi-
menti. Questa variante è disponibile solo per i modelli 17 e 19.
Entrambe le armi sono realizzate con fusto e pad del caricatore
di colore rosso e montano una canna inerte, pur dotata di ma-
tricola distintiva, forata all’altezza della volata e del prisma che
contiene la camera di cartuccia; il modello P è inoltre sprovvisto
della testa del percussore. Sono state introdotte a fine 1996.

82
CUT
I modelli Cutaway sono espressamente realizzati per
l’addestramento tecnico e presentano ampie fresature
che consentono di illustrare al pubblico il funzionamen-
to dell’arma, in particolare l’interazione del sistema Safe
Action. Forniti unicamente alle forze di polizia, sono di-
sponibili in allestimento 17, 19, 20, 21, 22 e 23.

VARIANTI REGIONALI
Nonostante il mondo Glock sia abbastanza chiuso a contaminazioni esterne, si devono segnalare numerose varianti
regionali, predisposte dal produttore austriaco per venire incontro a esigenze di specifiche agenzie e forze di polizia. Si
segnalano le seguenti:

Mariner e Tactical, destinate alle Filippine, presenta- Sul carrello non riporta alcun segno distintivo;
no tacca di mira micrometrica, hold open esteso, coppette
del percussore di tipo Maritime e carrello inciso; G17 Pro, versione prodotta in esclusiva per il mercato
finlandese. Monta mire al trizio, canna lunga con filettatu-
G17 A, variante con canna da 120 mm che protrude dal ra atta all’applicazione di un silenziatore, coppette del per-
carrello. Fornita di caricatore da 10 colpi, è stata pensata per cussore tipo Maritime, pulsante di sgancio del caricatore
conformarsi alle leggi australiane e alle restrizioni da queste modificato, hold open maggiorato, caricatore maggiorato,
imposte dopo la sparatoria della Monash University, avvenuta scatto alleggerito;
nel 2002, dove uno studente uccise 2 compagni e ne ferì altri 5;
G17 DK, allestimento per il mercato danese dove le armi
G17 S, allestimento dotato di sicura esterna manuale de- corte devono avere una lunghezza minima di 210 mm.
stinato ai mercati di Tasmania, Israele, Pakistan e di alcuni Per ottenerla, Glock ha adottato una canna da 122,5 mm
stati del Sud America. Monta la sicura Cominolli MSKTM (contro quella da 114 mm regolarmente adottata) e allun-
(Manual Safety KitTM) prodotta da Cominolli Custom. gato il carrello in modo da soddisfare i requisiti di legge.

Alla fiera DSEI (Defence Security and Equipment Inter-


national) del 2009, grande evento dedicato alla difesa e
alla sicurezza organizzato ogni due anni a Londra, è stata
presentata una Glock 17 con una curiosa sicura a traver-
sino, simile a quella presente sul fucile d’assalto SA-80 in
dotazione alle truppe britanniche, pensata specificamente
per il mercato militare del Regno Unito. Non ci risulta che
sia mai entrata in produzione.

Molte le versioni dell’arma che presentano iscrizioni (for-


nite su richiesta dal produttore) che le identificano come
appartenenti a uno specifico corpo / unità dell’esercito o
delle forze di polizia.

© 83
TAVOLA SINOTTICA DI TUTTI I MODELLI GLOCK
Il nome del modello indica il numero di progressione all’interno della produzione del produttore austriaco. Le seguenti
tabelle intendono aiutare il lettore nel complesso compito dell’identificazione dei singoli modelli.

MODELLO INTRODUZIONE FAMIGLIA CALIBRO LUNGHEZZA ALTEZZA

17 1981 Standard 9 mm 204 mm 138 mm

18 * 1987 Standard 9 mm 203 mm 138 mm

19 1988 Compact 9 mm 185 mm 127 mm

20 1991 Standard 10 mm 209 mm 139 mm

21 1991 Standard .45 ACP 209 mm 139 mm

22 1990 Standard .40 S&W 204 mm 138 mm

23 1990 Compact .40 S&W 187 mm 127 mm

24 ** 1994 Competition .40 S&W 225 mm 138 mm

25 1995 Compact .380 ACP 187 mm 127 mm

26 1995 SubCompact 9 mm 165 mm 106 mm

27 1995 SubCompact .40 S&W 163 mm 106 mm

28 1996 SubCompact .380 ACP 165 mm 106 mm

29 1997 SubCompact 10 mm 175 mm 113 mm

30 1997 SubCompact .45 ACP 175 mm 121 mm

31 1998 Standard .357 SIG 204 mm 138 mm

32 1998 Compact .357 SIG 187 mm 127 mm

33 1998 SubCompact .357 SIG 165 mm 106 mm

34 1998 Competition 9 mm 224 mm 138 mm

35 1998 Competition .40 S&W 224 mm 138 mm

36 1999 SubCompact .45 ACP 177 mm 121 mm

37 2004 Standard .45 GAP 202 mm 140 mm

38 2004 Compact .45 GAP 187 mm 127 mm

39 2004 SubCompact .45 GAP 165 mm 106 mm

41 2014 Competition .45 ACP 226 mm 139 mm

42 2014 SubCompact .380 ACP 151 mm 105 mm

84
Note:
* Non disponibile sul mercato civile
** Fuori produzione

SPESSORE CANNA RIGATURA LINEA DI MIRA PESO CARICATORE

30 mm 114 mm Esagonale, 250 mm 165 mm 710 gr 17

30 mm 114 mm Esagonale, 250 mm 165 mm 705 gr 33

30 mm 102 mm Esagonale, 250 mm 153 mm 670 gr 15

32,5 mm 117 mm Esagonale, 250 mm 172 mm 875 gr 15

32,5 mm 117 mm Ottagonale, 400 mm 172 mm 835 gr 13

30 mm 114 mm Esagonale, 250 mm 165 mm 725 gr 15

30 mm 102 mm Esagonale, 250 mm 153 mm 670 gr 13

30 mm 153 mm Esagonale, 250 mm 205 mm 757 gr 15

30 mm 102 mm Esagonale, 250 mm 153 mm 640 gr 15

30 mm 88 mm Esagonale, 250 mm 144 mm 615 gr 10

30 mm 88 mm Esagonale, 250 mm 144 mm 620 gr 9

30 mm 88 mm Esagonale, 250 mm 144 mm 585 gr 10

32,5 mm 96 mm Esagonale, 250 mm 151 mm 760 gr 10

32,5 mm 96 mm Ottagonale, 400 mm 151 mm 750 gr 10

30 mm 114 mm Esagonale, 406 mm 165 mm 740 gr 15

30 mm 102 mm Esagonale, 406 mm 153 mm 680 gr 13

30 mm 88 mm Esagonale, 406 mm 144 mm 620 gr 9

30 mm 135 mm Esagonale, 250 mm 192 mm 730 gr 17

30 mm 135 mm Esagonale, 250 mm 192 mm 770 gr 15

28,5 mm 96 mm Ottagonale, 400 mm 157 mm 635 gr 6

30 mm 114 mm Ottagonale, 400 mm 165 mm 820 gr 10

30 mm 102 mm Ottagonale, 400 mm 153 mm 760 gr 8

30 mm 88 mm Ottagonale, 400 mm 144 mm 685 gr 6

32,5 mm 135 mm Ottagonale, 400 mm 192 mm 765 gr 13

24 mm 82,5 mm Esagonale, 250 mm 125 mm 390 gr 6

© 85
TAVOLA SINOTTICA DI TUTTI I MODELLI GLOCK
Note:
* Non disponibile sul mercato civile
** Fuori produzione

FAMIGLIE CALIBRI

Standard 17 9 mm .357 SIG 31

18 * 9 mm 32

20 10 mm 33

21 .45 ACP .380 ACP 25

22 .40 S&W 28

31 .357 SIG 42

37 .45 GAP .40 S&W 22

Compact 19 9 mm 23

23 .40 S&W 24 **

25 .380 ACP 27

32 .357 SIG 35

38 .45 GAP .45 ACP 21

SubCompact 26 9 mm 30

27 .40 S&W 36

28 .380 ACP 41

29 10 mm .45 GAP 37

30 .45 ACP 38

33 .357 SIG 39

36 .45 ACP 9 mm 17

39 .45 GAP 18 *

42 .380 ACP 19

Competition 24 ** .40 S&W 26

34 9 mm 34

35 .40 S&W 10 mm 20

41 .45 ACP 29

86
*** Massa senza caricatore

CARICATORE PESO ***

6 36 350 gr 42

39 529 gr 28

42 548 gr 39

8 38 560 gr 26

9 27 27

33 33

10 26 570 gr 25

28 36

29 595 gr 19

30 600 gr 23

37 610 gr 32

13 21 620 gr 18 *

23 625 gr 17

32 650 gr 22

41 34

15 19 660 gr 31

20 680 gr 30

22 685 gr 38

24 ** 690 gr 41

25 695 gr 35

31 700 gr 29

35 735 gr 37

17 17 745 gr 21

34 757 gr 24 **

33 18 * 785 gr 20

© 87
Una famiglia
di 4 generazioni
Nei primi 30 anni della sua vita, l azienda austriaca ha introdotto
varie migliorie di carattere tecnico ed ergonomico che permettono
di parlare di 4 generazioni di pistole. Il modello G17, tra gli altri, ha
bene ciato di questa continua tensione al miglioramento. Ecco, a
seguire, le varie versioni dell arma a confronto

La Glock ha a rontato questo primo scorcio della sua vita ri- Il cammino che porta alla Generazione 4 presentata nel
manendo fedele all intuizione originale che l ha ispirata e intro- 2010 allo Shot Show la fiera americana che ogni anno
ducendo via via alcune modi che per stare al passo dei tempi,
delle mode, delle esigenze operative e, in alcuni casi, andando a
correggere alcuni difetti di gioventø, quali ad esempio lo scarso
grip dell impugnatura di cui alcuni operatori si sono inizialmen-
te lamentati. Questo processo evolutivo permette di parlare di
diverse generazioni di pistole Glock, 4 per la precisione.

1983

G17 di prima generazione


GENERAZIONE 2
Nel 1988 vengono introdotte zigrinature e cuspidi per au- l’impiego su armi precedenti. Le nuove pistole vennero
mentare il grip nelle aree anteriore e posteriore dell’im- informalmente indicate come appartenenti alla “seconda
pugnatura e sul ponticello e una placchetta metallica con generazione”.
il numero di matricola sul fusto, davanti alla guardia del Nota: Il BATFE, Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and
grilletto, richiesta dal BATFE e indispensabile per la ca- Explosives, è un’agenzia governativa statunitense, dipen-
talogazione dell’arma in vari paesi, tra cui l’Italia. Suc- dente dal Dipartimento di Giustizia, preposta a indagare
cessivamente, nel 1991, vengono effettuate piccole modi- sui reati federali relativi all’uso, al traffico e al possesso
fiche all’asta guida-molla (ora di tipo captive e non più illegale di armi da fuoco ed esplosivi oltre che su atti di
scomponibile dalla relativa asta) e al caricatore (alla base terrorismo, incendi dolosi, reati relativi a prodotti alcolici
e all’elevatore), che comunque non ne pregiudicavano e tabacco.

1991

G17 di seconda generazione © 89


GENERAZIONE 3
Negli anni ‘90 fa la comparsa la terza generazione dell’arma una terza spina passante sopra al grilletto. Tutti questi in-
con interventi apportati in due momenti successivi (alcuni terventi, a parte quello strutturale pensato per aumentare
autori parlano di una generazione 2,5 di transizione che la solidità del fusto e ottimizzarne l’accoppiamento con i
precede la terza, altri di una terza generazione primitiva e suoi componenti, sono pensati per allineare l’arma a quelle
di una tarda) e che riguardano, inizialmente, l’introduzione che erano le tendenze di mercato di quegli anni. Fanno in
di scanalature anatomiche sulla parte anteriore dell’impu- questo periodo la comparsa anche i fusti in colore OD green
gnatura e di un poggia pollice (thumb rest) su entrambi i (olive drab) e gli allestimenti R (pensati per il maneggio,
lati dell’impugnatura. Successivamente compare una scina non operativi) e T (per l’addestramento, adattati al muni-
(Universal Glock rail) atta ad ospitare aggiuntivi ottici di zionamento Simunition).
puntamento o di illuminazione per l’impiego tattico, su-
bisce modifiche funzionali l’estrattore, che ora indica se la
camera di cartuccia ospita una cartuccia, e viene aggiunta

1998

90 G17 di terza generazione


GEN 4
La quarta generazione dell’arma è stata presentata dagli in- zione circolare con un nuovo componente metallico su
gegneri austriaci nel 2010 e viene denominata ufficialmen- cui si innestano due molle telescopiche a spire schiacciate
te Gen4. Preceduta di un solo anno dall’allestimento RTF2 che forniscono un’area di lavoro assai più estesa che non la
(Rough Texture Frame) del modello 22, pensato per l’im- precedente, soluzione già adottata sulle versioni subcom-
piego con guanti tattici, viene inizialmente predisposta per pact 26 e 30. Il nuovo gruppo, monolitico, pesa una decina
i modelli 17 e 22 (allestimenti standard in calibro 9 mm di grammi in più del precedente ma non influisce sul peso
e .40) ma ha coinvolto, nello stesso anno, i modelli com- complessivo dell’arma in quanto, per ospitarlo, è stato
pact (19 e 23), sub compact (26 e 27) e Competition (34 e necessario realizzare delle fresature sul carrello e modi-
35). L’adeguamento della linea alle nuove caratteristiche è ficare il punto di contatto con la culatta; interventi che,
poi andato avanti tanto che, nel 2012, sono stati presentati in definitiva, hanno sottratto tanto materiale quanto ne è
anche gli allestimenti 20 e 21 Gen 4. stato aggiunto. La modifica ha imposto anche il ridimen-
Il salto tecnologico del nuovo disegno, se paragonato alle sionamento della scatola del pacchetto di scatto in virtù
precedenti evoluzioni, è sicuramente significativo. Riguarda del minor spazio ora disponibile per il suo alloggiamento.
infatti alcune caratteristiche in grado di modificare la sostan- La nuova molla è stata pensata per ridurre il rinculo
za del disegno e la reale fruibilità dell’arma (ergonomia). dell’arma, già di per sé contenuto grazie alle caratteristiche
La prima modifica sostanziale riguarda l’adozione di una di elasticità del fusto in polimero, che è in grado di assor-
nuova molla e della relativa guida. Viene sostituito il clas- bire e smorzare una componente significati della forza che
sico guida-molla in plastica con la molla elicoidale a se- si sviluppano al momento dello sparo.

2010

G17 di quarta generazione © 91


La seconda innovazione che caratterizza la Gen 4 riguarda stessa. A differenza di altre pistole, dove il dorsalino può
la trama (texture) dell’impugnatura, che in passato è stata legittimamente dirsi intercambiabile, in questo caso l’arma
già oggetto di modifiche e migliorie. Anzitutto cambia la nasce con una data impugnatura di dimensioni standard
conformazione delle cuspidi cui è demandato il compito cui possono essere sovrapposti in alternativa i due dorsa-
di creare attrito tra la mano dell’operatore e l’arma. Quelle lini presenti nella confezione di vendita. Andando questi
nuove (chiamate Polymids da Glock), presentano una a sovrammettersi a un dorsalino già esistente median-
forma piramidale mutuata da quella della versione RTF2 te due scanalature allo scopo predisposte, necessitano di
del 2009 ma con il vertice piatto, così da non essere ecces- una spina di fissaggio più lunga rispetto a quella comun-
sivamente brutali con il palmo della mano (la RTF2 na- que presente sull’arma (e che va a bloccare il sistema di
sceva per l’impiego con guanti tattici e presentava quindi scatto). I dorsalini presentano spessori di 2 e 4 millimetri
caratteristiche estreme) e i vestiti durante il porto. Per- così da accomodare praticamente tutte le mani. L’impie-
mangono le scanalature anatomiche sulla parte anteriore go di questi accessori supplementari va a modificare la
dell’impugnatura e i solchi lineari sulla parte anteriore distanza relativa del grilletto (trigger reach). Con questa
della guardia del grilletto. Ma c’è ben di più... Gen 4 in- operazione Glock ha voluto dare un seguito a quella che è
troduce il sistema MBS (Modular Back Stap) che consente la tendenza di mercato e che un’arma modulare di taglio
di variare la dimensione del dorsalino dell’impugnatura operativo non poteva trascurare.

01

02 03

92
La nuova conformazione dell’impugnatura ha messo i spostata sul lato destro del fusto non possono essere bloc-
progettisti austriaci nella condizione di lavorare anche cati. Se da un lato si tratta di una conquista quasi epocale
sul pulsante di sgancio del caricatore. Questo, infatti, per l’arma Glock, dall’altro è una miglioria che va parzial-
sempre mantenuto a dimensioni molto contenute per evi- mente a contraddire quel concetto di totale intercambia-
tare sganci involontari in contesti operativi o agonistici, bilità dei componenti tra le armi di diversa generazione
ha dovuto subire un significativo sovra-dimensionamento finora perseguito.
così da essere raggiungibile anche utilizzando il dorsalino Modular Back Strap system, pulsante di sgancio-caricato-
Large, quello più spesso. La sua lunghezza è quindi più che re maggiorato e reversibile, Dual Recoil Spring e nuova
raddoppiata e, caratteristica degna di nota, il nuovo pul- trama Rough Textured Frame super grippante... non è
sante è diventato reversibile, così da accontentare i tiratori forse un caso che la Generazione 4 delle pistole Glock si
mancini. La reversibilità del pulsante ha imposto la realiz- presenti proprio con 4 nuove caratteristiche tecniche. Il
zazione di una modifica al caricatore, che adesso presenta marchio austriaco ha voluto festeggiare i primi 30 anni del
un incavo in più per il suo bloccaggio; ne consegue che suo planetario successo commerciale con un’arma aggior-
i nuovi caricatori possono ancora essere impiegati sulle nata alle richieste contemporanee, proponendosi come
precedenti versioni della pistola ma che questo non può punto di riferimento per il prossimo decennio
dirsi per i caricatori pre-Gen 4, che nel caso la sicura sia

01 Dettaglio dei dorsalini forniti a corredo delle armi Gen4


02 Il nuovo complesso di molla e relativa guida
03 Nuovo anche il disegno della trama grippante
sull’impugnatura; è disponibile l’alloggiamento alternativo
per lo sgancio reversibile del caricatore
04 L’appartenenza all’ultima generazione delle pistole Glock è
evidenziata, per la prima volta, anche sul carrello
05 Lo sgancio del caricatore ha ora un profilo maggiorato

04 05

© 93
G18 9x21 mm Standard

Il caricatore da 33 colpi

I
l modello 18 è l’unico che si differenzia in maniera sostanziale dal resto delle armi che compongono il sistema a
causa della presenza di un selettore, posto sulla sinistra del fusto, che consente il tiro a raffica con una cadenza di
1.100-1.200 colpi al minuto. L’arma viene generalmente alimentata da un caricatore maggiorato da 33 colpi ma può
accogliere quelli standard da 19, 17, 15 e 10 colpi. Realizzata per far fronte alle specifiche richieste dell’unità anti-
terrorismo austriaca EKO Cobra, è oggi realizzata anche in allestimento C con canna compensata (la prima versione
dell’ama era sempre compensata). Costituisce la dotazione di corpi speciali in Estonia, Grecia, Ucraina, Bahrain, Gior-
dania, Kuwait, Malesia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela.

SCHEDA TECNICA
Modello 18 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro 9 mm Peso (scarica) 705 gr
Lunghezza 203 mm Peso (carica) 988 gr
Altezza 138 mm Caricatore standard 17 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 114 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G18 C
passo 250 mm
Linea di mira 165 mm

96
9x21 mm Compact G19

Glock 19 Gen4

l modello 19 rappresenta la versione compatta del modello 17, ottenuta per riduzione della lunghezza di canna (da

I 114 a 102 mm) e dell impugnatura (11 millimetri, da 138 a 127 mm); questa seconda modifica rispetto al modello
originale comporta la riduzione della capienza del caricatore, da 17 a 15 colpi. Piø contenuto anche il peso che, con
i suoi 595 grammi, Ł inferiore di 30 grammi all arma standard.
Il modello 19, come tutte le altre versioni compatte negli altri calibri, mantiene la piena compatibilit con i caricatori
dell arma full size e della G18, per la quale Ł predisposto un caricatore maggiorato da 33 colpi. Tutti i componenti della
G19 sono sostituibili con quelli della G17 ad eccezione di canna, carrello, fusto, blocchetto di chiusura, molla di ritorno
con relativa asta guida-molla, molla dello hold open.

SCHEDA TECNICA
Modello 19 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro 9 mm Peso (scarica) 670 gr
Lunghezza 185 mm Peso (carica) 850 gr
Altezza 127 mm Caricatore standard 15 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 102 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G19 Gen4, G19 MB,
passo 250 mm G19 C, G19 Cut, G19 T FX, G19 T UTM,
Linea di mira 153 mm G19 P, G19 R

' 97
G20 Standard 10 mm Auto

Munizionamento in calibro 10 mm Auto

I
l modello 20 risponde alle esigenze, espressa da molte forze di polizia, di utilizzare una cartuccia con una maggior
energia terminale rispetto al 9 mm. Il calibro 10 mm Auto (10 x 25 mm) viene sviluppato da Jeff Cooper, prodotto
inizialmente da Norma e introdotto nel 1983 con la pistola Bren Ten. Individuato come calibro di servizio dal FBI
nel 1989, verrà presto abbandonato – ad eccezione di pochi team scelti – in favore di una sua versione depotenziata
che sviluppa un’energia minore (con palla da 180 anziché 200 grani), più controllabile.
La lunghezza del bossolo, 25 mm, richiede di ridimensionare il fusto che, nel modello 20, differisce dall’omologo standard
in calibro 9 mm per un maggiore spessore di 2,5 mm e una maggiore lunghezza di 7 mm del carrello (anche la canna è più
lunga di 3 mm), caratteristiche necessarie per aggiungere massa al carrello e contrastare la superiore energia del calibro.
Successivamente Smith & Wesson svilupperà, partendo dal 10 Auto, una nuova cartuccia, ottenuta riducendone di 3 mm
il bossolo. Si chiamerà .40 S&W (10x22 mm) e potrà essere utilizzata in armi con fusti di dimensione standard (spessore
30 mm). Il calibro 10 mm Auto vanta comunque ancora una schiera di ammiratori che, anni fa, suggerì lo sviluppo di una
versione sub-compatta dell’arma. L’intercambiabilità delle parti con altre pistole Glock scende, in questo caso, al 50%.

SCHEDA TECNICA
Modello 20 Tacca di mira 6,9 mm
Calibro 10 mm Auto Peso (scarica) 875 gr
Lunghezza 209 mm Peso (carica) 1.110 gr
Altezza 139 mm Caricatore standard 15
Spessore 32,5 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 117 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G20 SF, G20 C, G20 Cut
passo 250 mm
Linea di mira 172 mm

98
Standard .45 ACP G21

Glock 21 Gen4

I
nsieme al modello 20, nel 1991 vede la luce il modello 21, una variazione della standard G17 nel calibro preferito
dagli americani: il .45 ACP. Come la G20, anche la pistola in .45 richiede un maggior spessore a livello d’impugna-
tura per fornire un’autonomia in linea con la filosofia Glock (in questo caso 13 colpi). Canna e carrello-otturatore
sono più lunghi per sfruttare al meglio le capacità balistiche del calibro e dissipare la maggior energia sviluppata.
A differenza delle altre Glock, tutte fornite di rigatura poligonale esagonale, la G21 e le sue varianti (sia in .45 ACP che
successivamente in .45 GAP) presentano un profilo interno ottagonale che sviluppa una rigatura di 400 millimetri.

SCHEDA TECNICA
Modello 21 Tacca di mira 6,9 mm
Calibro .45 ACP Peso (scarica) 835 gr
Lunghezza 209 mm Peso (carica) 1.085 gr
Altezza 139 mm Caricatore standard 13
Spessore 32,5 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 117 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura ottagonale, Allestimenti disponibili G21 Gen4, G21 SF,
passo 400 mm G21 SF MB, G21 C, G21 Cut
Linea di mira 172 mm

© 99
G22 Standard .40 S&W

N
ella sua ricerca della cartuccia ottimale per le
esigenze operative dell’Agenzia, la Academy Fi-
rearms Training Unit del FBI concluse che un 10
mm depotenziato, in grado di sparare una palla
da 180 grani alla velocità di 270/300 m/s anziché i 400/430 m/s
del 10 mm standard, sarebbe stato l’ideale e richiese a Smith &
Wesson di sviluppare un’arma che rispondesse alle specifiche.
Il produttore americano prima sviluppò insieme a Winchester
un nuovo calibro, ottenuto per accorciamento del bossolo del
10 mm Auto da 25,10 a 21,70 mm, poi una nuova pistola, la
Smith & Wesson 4006. Il nuovo calibro, per inciso, differisce da
quello di partenza anche per l’innesco, ora di tipo small pistol,
e per la lunghezza della cartuccia finita, che scende da 32 a 29,7
mm consentendo l’impiego di fusti standard. Presentata l’arma
allo Shot Show del 1990, a gennaio, Smith & Wesson sarà bat-
tuta da Glock che, avvantaggiata dal fatto di avere già in can-
tiere un’arma in 10 mm (mod. G20), raggiungerà gli scaffali
delle armerie a maggio 1990, con un certo anticipo rispetto al
concorrente. La pistola in 10 mm Auto uscirà successivamente
(ciò spiega l’apparente non sequenzialità numerica dei model-
li). La nuova pistola, il modello 22, ricalca le dimensioni della
G17, avvantaggiandosi di un alto grado di intercambiabilità
dei componenti con tutto il sistema Glock, ma con un carrel-
lo di circa 30 grammi più pesante per contrastare la maggiore
massa e il maggior rinculo generato dal proiettile sparato (180
Glock 22 Gen4 grain il .40 S&W, 124 grain il 9 mm).

SCHEDA TECNICA
Modello 22 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .40 S&W Peso (scarica) 725 gr
Lunghezza 204 mm Peso (carica) 975 gr
Altezza 138 mm Caricatore standard 15
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 114 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G22 Gen4, G22 C,
passo 250 mm G22 RTF2, G22 P, G22 Cut
Linea di mira 165 mm

100
Compact .40 S&W G23

Glock 23 Gen4

I
l modello 23 nasce insieme al 22, anticipando sia l’uscita dell’arma in calibro 10 mm Auto, che era già in cantiere,
sia la nuova 4006 di Smith & Wesson, che verrà bruciata sul tempo. Versione compatta della G22, ricalca le quote
dimensionali dell’unico modello compatto fino ad allora prodotto, il G19; rispetto a questo spunta qualche grammo
in più per un lieve appesantimento del carrello. Nonostante la riduzione dimensionale dell’impugnatura, il carica-
tore ospita solo due colpi in meno della versione full size.

SCHEDA TECNICA
Modello 23 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .40 S&W Peso (scarica) 670 gr
Lunghezza 187 mm Peso (carica) 880 gr
Altezza 127 mm Caricatore standard 13 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 102 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G23 Gen4, G23 C,
passo 250 mm G23 Cut, G23 P
Linea di mira 153 mm

© 101
G24 Competition 9x21 mm

Glock 24, vista laterale

L
a Glock 24 è l’unica delle pistole del produttore austriaco ad essere uscita di produzione anche se, per la verità, ci
risulta la commercializzazione di alcuni lotti in tempi recenti. Quest’arma rappresenta la variante destinata alle
gare della full size in .40 S&W G22 e si rifà alla versione L della modello 17. Rappresenta il secondo tentativo di
Glock di elaborare un’arma pronta a competere nelle gare di tiro dinamico. Come la 17L adotta una canna da
153 mm con il carrello che prosegue fino al vivo di volata; nella versione G24 C, il carrello presenta un’asola nella parte
superiore per fare spazio alle due luci di un compensatore. Questo modello e la versione speciale della G17 sono state so-
stituite, rispettivamente, dai modelli G35 e G34, commercializzati nel 1998, che – con la canna ridotta in lunghezza di 18
mm – rientrano nei limiti dimensionali imposti dalla IPSC. La G24 è rimasta quindi in commercio per soli 4 anni, in un
arco temporale che ne ha permesso la presentazione nelle varianti Gen2 e Gen3.

SCHEDA TECNICA
Modello 24 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .40 S&W Peso (scarica) 650 gr
Lunghezza 186 mm Peso (carica) 975 gr
Altezza 138 mm Caricatore standard 15
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 114 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G24 C
passo 250 mm
Linea di mira 165 mm

102
Compact .380 ACP G25

Glock 25 – vista laterale

C
on il modello 25, Glock attua un’operazione commerciale piuttosto interessante presentando, in definitiva, una
variante dell’unica compatta presentata fino al 1995, la G19. La scelta del calibro, il modesto .380 ACP, è fatta
per penetrare in quei mercati – come quelli Sud Americani, ma anche l’Italia è tra questi – dove ai civili non è
consentito il porto di armi camerate nei calibri militari. In Italia, per la verità, la questione è stata risolta optando
per il calibro 9x21 mm IMI ma, ugualmente, Glock ha sentito l’esigenza di mettere in linea un’arma con delle caratteristiche
sensibilmente differenti dalle altre. Nonostante la modesta energia che sviluppa il .380 ACP, il funzionamento meccanico resta
quello geometrico, miniaturizzato per adeguarsi alle quote dimensionali dell’arma.
La G25, a causa della sua “taglia” e del calibro impiegato, non rispetta i requisiti imposti dal BATFE (Bureau of Alcohol, Tobac-
co, Firearms and Explosives) in accordo con il Gun Control Act del 1968 per l’importazione e, pertanto, in USA è disponibile
solo per le agenzie di polizia. È comunque curioso notare come anche il BATFE armi i suoi agenti con pistole Glock, specifi-
camente i modelli 22 e 27.

SCHEDA TECNICA
Modello 25 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .380 ACP Peso (scarica) 640 gr
Lunghezza 187 mm Peso (carica) 774 gr
Altezza 127 mm Caricatore standard 15 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 102 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura ottagonale, Allestimenti disponibili
passo 400 mm
Linea di mira 153 mm

© 103
G26 SubCompact 9 mm

Glock 26 Gen4

I
l 1995 rappresenta per Glock l’anno delle pistole sub compatte, una nuova tipologia di arma la cui esigenza viene sti-
molata da due eventi. Primo di questi è l’allarme sociale generato da una notevole recrudescenza del crimine di strada
che porterà, nel 1994, 11 stati dell’Unione a semplificare le norme per il porto occulto; in maniera allarmistica va
interpretata anche l’elezione di Bil Clinton (inizia il suo primo mandato il 20 gennaio 1993) e la percezione di minor si-
curezza generalmente esercitata, su molti americani, dall’elezione di presidenti d’area democratica. Il secondo evento è l’ap-
provazione del Brady Handgun Violence Prevention Act, operativo dal febbraio 1994, che vieta il porto di armi con caricatori
di capienza superiore a 10 colpi. La risposta di Glock non si fa attendere; con il modello 26 propone un’arma di dimensioni
ideali per il porto occulto (la lunghezza della canna viene ridotta di un pollice, oltre 25 millimetri) e il caricatore limitato
ai 10 colpi di legge. L’adozione di un caricatore tanto limitato suggerisce il ridimensionamento dell’impugnatura, che ora è
in grado di ospitare solo due dita. Il mignolo della mano che impugna l’arma viene alloggiato da un’apposita appendice del
caricatore (disponibile come optional) che, dove consentito, aumenta l’autonomia a 12 colpi.

SCHEDA TECNICA
Modello 26 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro 9 mm Peso (scarica) 615 gr
Lunghezza 165 mm Peso (carica) 740 gr
Altezza 106 mm Caricatore standard 10 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 88 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G26 Gen4, G26 MB,
passo 250 mm G26 T FX, G26 T UTM, G26 P
Linea di mira 144 mm

104
G28 SubCompact .380 ACP

L
a versione sub compatta del modello G25 viene
commercializzato nel 1996, ad un anno dal lancio
della prima arma in calibro .380 ACP. Pensata spe-
cificamente per quei mercati dove non sia ammesso
il calibro 9 mm, in particolare il Sud America, e per il porto
occulto, fino al lancio del modello 42 è stata la pistola più pic-
cola del sistema Glock, tanto da non essere neppure prevista in
versione full size.
Non è importata in America, se non per impieghi istituziona-
li di polizia, in quanto non soddisfa i requisiti minimi richiesti
dal “points system” imposto dal Gun Control Act del 1968, il cui
scopo era quello di penalizzare le armi più compatte ed econo-
miche che, in quegli anni, venivano spesso associate al crimine. Il
sistema a punti si concentra su specifiche caratteristiche dell’arma
quali il materiale del fusto, la lunghezza della canna, il calibro,
le dimensioni, la presenza di mire fisse; chiamate in maniera in-
formale “Saturday Night Special”, “Junk Guns” dalla legge, queste
armi particolarmente compatte avevano una distribuzione capil-
lare anche in virtù del fatto che molti produttori ne sfornavano
enormi quantitativi a prezzi estremamente economici.
Il Gun Control Act colpiva indiscriminatamente anche
armi di pregio (la Browning mod. 1910 e la Walther PPK
su tutte) e oggi colpisce tanto la G25 che la G28. Addirit-
tura le altre Glock, a causa del fusto in materiale plastico,
dovettero essere inizialmente importate come armi da tiro
con una tacca micrometrica (che poi veniva sostituita con
quella combat in fase di assemblaggio). La distribuzione dei
modelli 25 e 28 potrà essere avviata in USA solo quando en-
trerà in funzione lo stabilimento di produzione americano.

SCHEDA TECNICA
Modello 28 Tacca di mira 6,9 mm
Calibro .380 ACP Peso (scarica) 585 gr
Lunghezza 165 mm Peso (carica) 675 gr
Altezza 106 mm Caricatore standard 10 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 88 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura ottagonale, Allestimenti disponibili
passo 400 mm
Linea di mira 144 mm

106
SubCompact 10 mm Auto G29

Glock 29 Gen4

C
on il 1997 il produttore austriaco continua a proporre armi che vanno ad arricchire il filone delle sub com-
patte. Con la presentazione dei modelli G29 e G30 può offrire le 3 versioni dimensionali dell’arma nei calibri
9 mm e .40 S&W e in due allestimenti le pistole in .380 ACP (la versione full size non sarà mai introdotta),
10 mm Auto (la versione Compact non sarà mai prodotta) e .45 ACP, la cui versione SubCompact si farà
attendere altri 2 anni.
Rispetto alle altre versioni sub compatte, quella in 10 mm Auto è più massiccia per far fronte all’esuberanza del calibro
(la canna misura 96 mm anziché 88 mm) e la dimensione della cartuccia (lo spessore dell’impugnatura è di 2,5 millimetri
maggiore rispetto a quello delle altre pistole). Alla fine della cura dimagrante... la SubCompact in 10 mm – così come
quella in .45 ACP – presenta delle quote dimensionali molto simili alle versioni Compact dell’arma in 9 millimetri, fatta
salva la lunghezza dell’impugnatura che garantisce 10 colpi di autonomia al caricatore.

SCHEDA TECNICA
Modello 29 Tacca di mira 6,9 mm
Calibro 10 mm Auto Peso (scarica) 760 gr
Lunghezza 175 mm Peso (carica) 935 gr
Altezza 113 mm Caricatore standard 10 colpi
Spessore 32,5 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 96 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G29 Gen4, G29 SF
passo 250 mm
Linea di mira 151 mm

© 107
Standard .357 SIG G31

N
el 1998 Glock cambia strategia: individuato
un nuovo calibro da proporre al proprio pub-
blico di estimatori, il sesto, lo declina subito
nelle tre varianti. Così fa con i modelli 31, 32
e 33, camerati nel calibro .357 SIG. Questo nuovo cari-
camento, introdotto nel 1994 da Sig Sauer in collabora-
zione con Federal, ha come obiettivo quello di ottenere
prestazioni simili, in termini di velocità ed energia, al .357
Magnum in un bossolo che sia gestibile da una semiau-
tomatica di dimensioni accettabili. Lo scopo è stato rag-
giunto utilizzando il bossolo del .40 S&W con un restrin-
gimento del colletto al diametro di 9 mm. Quello che esce
da questo trattamento è un caricamento poderoso, dotato
di una notevole energia (circa 800 Joule con palla da 125
grani che viaggia a 440 m/s).
L’arma che camera questa cartuccia altro non è che la pi-
stola già a catalogo in calibro .40 S&W (rispettivamente, i
modelli 22, 23 e 27) con una canna modificata. Identiche
sono le quote dimensionali, massima l’intercambiabilità
di pezzi, quasi identici i pesi (ci sono circa 10 grammi di
differenza attribuibili alla differenza di diametro della fo-
ratura della canna); il differenziale di peso tra le due armi
sale leggermente quando le si considerino con i 15 colpi
nel caricatore: il maggior peso della cartuccia in calibro
.40 S&W (che spunta circa 22 grammi contro i 19 di quella
Glock 31 Gen4 in .357 SIG), aumenta – anche se di poco – le differenze.

SCHEDA TECNICA
Modello 31 Tacca di mira 6,9 mm
Calibro .357 SIG Peso (scarica) 740 gr
Lunghezza 204 mm Peso (carica) 940 gr
Altezza 138 mm Caricatore standard 15 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 114 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G31 Gen4, G31 C
passo 406 mm
Linea di mira 165 mm

© 109
G32 Compact .357 SIG

Glock 32 Gen4

L
a versione compatta della pistola in .357 SIG prende il nome di modello 32. Ricalca le caratteristiche della G23
in .40 S&W, di cui può usare anche il caricatore, ma si avvantaggia del nuovo caricamento, in grado di sviluppa-
re energie molto superiori grazie all’altissima velocità del proiettile: dati alla mano, 60/80 m/s e 100/200 Joule
in più. Le caratteristiche della cartuccia rendono quest’arma ideale quando è indispensabile confidare nella
penetrazione e hanno fatto sì che fosse scelta per armare il personale che opera nei grandi parchi nazionali americani,
dove gli incontri con i più formidabili predatori sono all’ordine del giorno e non sempre si risolvono in maniera pacifica.
La riduzione della lunghezza della canna operata nell’allestimento Compact procura una diminuzione della velocità del
proiettile che il produttore ha quantificato in circa 50 m/s.

SCHEDA TECNICA
Modello 32 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .357 SIG Peso (scarica) 680 gr
Lunghezza 187 mm Peso (carica) 855 gr
Altezza 127 mm Caricatore standard 13 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 102 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G32 C, G33 Gen4
passo 406 mm
Linea di mira 153 mm

110
SubCompact .357 SIG G33

L
’intento di miniaturizzazione della pistola in .357 SIG si realizza nel modello 33 che, con la sua canna da
88 millimetri, è ancora in grado di sparare un proiettile alla velocità di 1.330 piedi al secondo (405 metri al
secondo, dati forniti da Glock Inc.), un centinaio in meno rispetto alla pistola full size (per cui i dati Glock
forniscono una velocità di 1.430 piedi al secondo, 436 m/s).
Questa pistola ha assunto il soprannome di Pocket Rocket che designa un’arma di potenza notevolissima e dimensioni
tascabili, quanto di più lontano si possa immaginare da quelle che erano le pistole tascabili della prima parte del Nove-
cento. Come arma di back up per la difesa alle distanze più ridotte, la G33 non ha concorrenti anche se, non è possibile
negarlo, produce un rinculo ai limiti della sopportazione, una vampa notevole e una detonazione assordante.

SCHEDA TECNICA
Modello 33 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .357 SIG Peso (scarica) 620 gr
Lunghezza 165 mm Peso (carica) 755 gr
Altezza 106 mm Caricatore standard 9 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 88 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G34 Gen4
passo 406 mm
Linea di mira 144 mm

© 111
G34 Competition 9 mm

Glock 34 Gen4

I
l primo tentativo di convertire una Glock in uno strumento da tiro lo si ebbe con la versione L della G17 che, però, a causa
dell’eccessiva lunghezza della canna (153 mm), poteva essere utilizzata solo nelle categoria Open e Production. Per ovviare
a questa limitazione e far rientrare l’arma all’interno della famigerata scatola IPSC (e IDPA), e quindi avere accesso anche
alla divisione Standard, nel 1998 viene presentato il modello 34, una versione della G17 opportunamente ridimensionata. La
canna da 135 mm ne riduce la lunghezza totale a 224 mm (contro i 225 mm della G17L). Realizzata nell’allestimento tipico della
terza generazione, la G34 presenta una tacca di mira registrabile, un profilo del carrello più arrotondato, il dust cover che non
arriva al filo della volata (viene utilizzato il fusto della G17) e, sulla parte superiore del carrello-otturatore, un’ampia asola il cui
scopo è quello di alleggerire il componente e renderlo quindi funzionale all’impiego con il 9 mm. Per quanto riguarda lo scatto,
la G34 monta quello da 3,5 libbre che produce un peso di sgancio di 2.000 grammi, un 20% in meno delle armi in assetto “da
difesa”; se utilizzata in Production, deve essere utilizzato il connettore standard da 5 libbre, così come previsto dal regolamento
della specialità. La leva dello hold open e il pulsante di sgancio del caricatore sono in versione maggiorata.

SCHEDA TECNICA
Modello 34 Tacca di mira regolabile, micrometrica
Calibro 9 mm Peso (scarica) 730 gr
Lunghezza 224 mm Peso (carica) 930 gr
Altezza 138 mm Caricatore standard 17 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.000 gr
Lunghezza della canna 135 mm Sgancio caricatore extended
Altezza asse della canna 32 mm Hold open extended
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G34 Gen4, G34 RTF2
passo 250 mm
Linea di mira 192 mm

112
Competition .40 S&W G35

I
l secondo calibro che Glock e la platea dei tiratori
hanno scelto per gli impieghi sportivi accanto al più
comune 9 mm è, da sempre, il .40 S&W. L’azienda au-
striaca, che nel 1994 era andata incontro agli appassio-
nati del calibro maggiore commercializzando il modello 24,
si trova presto nella condizione di ripensare la sua strategia;
la pistola G24, infatti, non rientrava né nella scatola IDPA
(222 x 152 x 41 mm) né in quella IPSC (225 x 150 x 45 mm).
La G35 costituisce quindi l’evoluzione del modello 24, con
una canna accorciata (135 mm contro 153 mm, comunque
più lunga del modello full size che ne monda una da 114
mm) che produce una linea di mira più contenuta (192 vs
205 mm) ma, soprattutto, una lunghezza che ne permette
l’inserimento in entrambe le scatole (207 vs 225 mm). Come
il modello 34, anche il G35 presenta un carrello alleggerito,
di peso pari alla versione full size dell’arma (G22), fusto con
dust cover che non arriva alla volata (il fusto è lo stesso del
G22), comandi maggiorati per blocco del carrello e sgancio
del caricatore, grilletto alleggerito a 2.000 grammi.
L’arma è stata ribattezzata da Glock come Tactical/Practical
in quanto il calibro e la precisione ne suggeriscono l’impie-
go anche ad agenti che operino in uniforme e non siano
quindi nella condizione di lavorare sotto copertura. Nono-
stante le modifiche apportate, la G35 presenta una lunghez-
za inferiore rispetto a pistole comunemente accettate per il
porto open (la Beretta 92, tanto per fare un esempio, misura
Glock
k 35 Gen3 con fusto OD Green 217 mm in lunghezza).

SCHEDA TECNICA
Modello 35 Tacca di mira regolabile, micrometrica
Calibro .40 S&W Peso (scarica) 770 gr
Lunghezza 224 mm Peso (carica) 1.020 gr
Altezza 138 mm Caricatore standard 15 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.000 gr
Lunghezza della canna 135 mm Sgancio caricatore extended
Altezza asse della canna 32 mm Hold open extended
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G35 Gen4
passo 250 mm
Linea di mira 192 mm

© 113
G36 SubCompact Slimline .45 ACP

I
l calibro .45 ACP, fino al 1999, aveva avuto solo due declinazioni, quelle del modello 21 full size e del modello 30,
SubCompact. In molti si aspettavano che Glock integrasse la sua offerta con una versione compatta della sua arma
ma così non fu. La new entry nel calibro preferito dagli americani fu infatti una nuova versione sub compatta,
dotata (eccezione nel panorama commerciale del produttore austriaco) di un caricatore monofilare capace di soli 6
colpi di autonomia. Questa piccola rivoluzione ha permesso di ridurre di ben 4 mm lo spessore dell’impugnatura che, lo
ricordiamo, nelle versioni in .45 ACP e 10 mm Auto dell’arma misura 32,5 mm. Con uno spessore di 28,5 mm, la G36 è
la Glock più smilza, quella pensata specificamente per chi vuole un’arma di back up compatta quanto potente. Se l’idea
era quella di avvicinare il mondo Glock alla platea di appassionati Colt, la G36 è andata anche oltre; un modello 1911
standard, in configurazione con guancette slim, difficilmente scende sotto i 31,5 mm di spessore. Come le altre Glock
SubCompact, anche la G36 è sprovvista della slitta porta-accessori in quanto il fusto non ha una lunghezza sufficiente
per ospitarlo.

SCHEDA TECNICA
Modello 36 Tacca di mira 6,9 mm
Calibro .45 ACP Peso (scarica) 635 gr
Lunghezza 177 mm Peso (carica) 765 gr
Altezza 121 mm Caricatore standard 6 colpi
Spessore 28,5 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 96 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open standard
Rigatura ottagonale, Allestimenti disponibili
passo 400 mm
Linea di mira 157 mm

114
Standard .45 GAP G37
C
on il mercato americano cos preponderante
per il proprio business, Glock ha sempre tenuto
in alta considerazione il calibro .45 ACP, quello
del modello 1911, che negli USA ha ancora un
grande numero di estimatori. Il .45 ACP rappresenta per un
limite per le pistole austriache in quanto impedisce di utilizza-
re il fusto originale, quello ideato per la prima pistola, la G17 in
9 mm. Dopo vari aggiustamenti, che nel 1999 avevano portato
alla presentazione della G35, Glock decide di invertire i ter-
mini della questione e, invece di sforzarsi ad adattare il fusto
delle sue pistole alla cartuccia americana, lavora per adattare
la cartuccia alla sua pistola. Dagli studi e ettuati da Ernest
Durham di CCI/Speer nasce cos il calibro .45 GAP (acronimo
che signi ca Glock Automatic Pistol), ottenuto per accorcia-
mento del bossolo del calibro ACP (da 22,8 a 19,2 mm) che,
ora, praticamente uguaglia quello del 9 mm Parabellum (19,15
mm) e pu quindi essere ospitato in fusti identici a quelli delle
pistole in calibro 9 mm. Rispetto alla munizione di parten-
za, la GAP presenta pareti interne del bossolo rastremate per
poter montare palle da 230 grani, innesco di tipo small pistol
in funzione del ridotto volume della camera, bossolo di tipo
rebated con fondello leggermente piø stretto della larghezza
del bossolo. Per mantenere le stesse prestazioni balistiche del
caricamento ACP, il GAP lavora con pressioni piø alte (23.000
contro 17.000 psi), paragonabili a quelle di una cartuccia +P.
New York State Police, Georgia State Patrol, Pennsylvania State
Police e South Carolina Highway Patrol hanno adottato la G37
Glock 37 Gen4 full size come pistola dordinanza.

SCHEDA TECNICA
Modello 37 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .45 GAP Peso (scarica) 820 gr
Lunghezza 202 mm Peso (carica) 1.005 gr
Altezza 140 mm Caricatore standard 10
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 114 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open extended
Rigatura ottagonale, Allestimenti disponibili G37 Gen4
passo 400 mm
Linea di mira 165 mm

' 115
G38 Compact .45 GAP

L
a riduzione delle dimensioni della cartuccia calibro .45 operata con l’ideazione della sua variante GAP, ha reso
sensata la produzione di una versione compatta dell’arma che, invece, manca nella gamma in .45 ACP. La nuova
compatta sfrutta la solita canna da 102 mm di tutte le versioni Compact di Glock e di quelle ricalca le quote
dimensionali; considerevolmente più elevato il peso complessivo dell’arma, il cui carrello è stato appesantito
per meglio smaltire l’energia del potente calibro. Sostanziali modifiche riguardano l’estrattore, l’espulsore, la molla di
recupero e il caricatore che in questa configurazione contiene 8 colpi. Cambia anche la canna che, nonostante sia forata
per il medesimo calibro, rispetto al .45 ACP presenta una camera di scoppio più corta; i modelli in calibro GAP non
possono quindi sparare la cartuccia disegnata da John M. Browning nel 1904, esattamente 99 anni prima che venisse
lanciata questa variante che, alcuni, preferiscono chiamare .45 ACP Short.

SCHEDA TECNICA
Modello 38 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .45 GAP Peso (scarica) 760 gr
Lunghezza 187 mm Peso (carica) 905 gr
Altezza 127 mm Caricatore standard 8 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 102 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open extended
Rigatura ottagonale, Allestimenti disponibili
passo 400 mm
Linea di mira 153 mm

116
SubCompact .45 GAP G39

S
e le due sub compatte in .45 ACP di casa Glock costituiscono l’eccezione alla regola (per la lunghezza della canna
e per lo spessore dell’impugnatura, in un caso maggiore, nell’altro minore rispetto allo standard di 30 mm), la
G39 riporta questa combinazione tra calibro e dimensioni sui parametri consueti. Per intenderci, la canna da 88
mm con una lunghezza totale di 160 mm, un’altezza di 127 mm e lo spessore di 30 mm ricalcano perfettamente le
quote delle SubCompact in calibro 9 mm, .40 S&W, .380 ACP, .357 SIG. Differisce il peso del carrello, che in questo caso deve
contrastare l’energia di una palla da 230 grani ad una velocità che, raffrontata a quella delle medesime versioni in .45 ACP, è di
circa 20 m/s più elevata. Tutte le pistole in .45 GAP presentano la leva dello hold open maggiorata.
Con il settimo calibro introdotto nella sua linea, questo addirittura sviluppato in casa, Glock ha completato la sua offerta
commerciale e si dovrà attendere un decennio prima di vedere qualcosa di realmente nuovo.

SCHEDA TECNICA
Modello 39 Tacca di mira 6,5 mm
Calibro .45 GAP Peso (scarica) 685 gr
Lunghezza 165 mm Peso (carica) 718 gr
Altezza 106 mm Caricatore standard 6 colpi
Spessore 30 mm Peso dello scatto 2.500 gr
Lunghezza della canna 88 mm Sgancio caricatore standard
Altezza asse della canna 32 mm Hold open extended
Rigatura ottagonale, Allestimenti disponibili
passo 400 mm
Linea di mira 144 mm

© 117
.380 ACP
SubCompact
Slimline G42

S
empre nel 2014 è stata presentata la G42, la più picco-
la Glock mai prodotta. Così come la G36 era la versio-
ne Slim di una SubCompact già in produzione, la G42
Slimline va ad affiancarsi all’altra Subcompact Glock
in produzione nel calibro .380 ACP, il modello 28. A differenza di
questo, però, la G42 viene lanciata anche per il mercato civile mentre
la già menzionata G28 e la sua versione Compact (G25), almeno in
America, sono destinate unicamente al settore militare; questo, nono-
stante non sia stata fatta alcuna comunicazione ufficiale al riguardo,
indica che lo stabilimento di Smyrna ha finalmente avviato la produ-
zione per proprio conto, non limitandosi più ad assemblare compo-
nenti provenienti dall’Europa. Possiamo quindi dire che, negli USA,
la G42 è la prima pistola Glock in .380 ACP disponibile in assoluto
mentre, nel resto del mondo, rappresenta la miniaturizzazione di un
concetto che ha già trovato espressione pratica.
L’ultima nata di casa Glock si distingue per un caricatore monofilare
che ha permesso la riduzione dello spessore dell’impugnatura a soli 24
millimetri. La sua compattezza ha fatto optare gli ingegneri austriaci
per un allestimento del fusto con beavertail, caratteristica che miglio-
ra l’impugnabilità dell’arma, specialmente in estrazione, e la sicurezza
durante l’impiego. Per il resto, l’impostazione meccanica è la stessa dei
modelli di riferimento, di nuovo la G28 su tutte, con le caratteristiche
che hanno sancito il successo internazionale del marchio. Si tratta, in
definitiva, solo di una Glock in scala ridotta, che delle sorelle conserva
tutte le funzionalità. Sicuramente più grande e pesante di molte sub-
compatte oggi sul mercato, si presta comunque al porto occulto (con
quest’arma Glock strizza l’occhio al mercato femminile, che sta viven-
do negli USA un momento di grande espansione) e ad essere utilizzata
Glock 42 come arma di backup.

SCHEDA TECNICA
Modello 42 Tacca di mira 6,9 mm
Calibro .380 ACP Peso (scarica) 350 g
Lunghezza 151 mm Peso (carica) 407 g
Altezza 105 mm Caricatore standard 6 colpi
Spessore 24 mm Peso dello scatto 2.500 g
Lunghezza della canna 82,5 mm Sgancio caricatore extended
Altezza asse della canna n.d. Hold open standard
Rigatura esagonale, Allestimenti disponibili G42 Gen4
passo 250 mm
Linea di mira 125 mm

© 119
In origine
fu il 9 mm...
Nella sua logica, volta ad accontentare un po’ tutte le categorie di
potenziali acquirenti, Glock non ha solo lavorato sugli allestimenti delle
sue pistole ma pure sui calibri disponibili, arrivando a svilupparne uno
interamente nuovo

S
e all’inizio fu il 9 mm, a distanza di 10 anni dal lancio della G17 si sentì la ne-
cessità di proporre nuovi calibri. Si succederanno il .40 S&W (1990), il 10 mm
e il .45 ACP (1991), il .380 ACP (1995), il .357 Sig (1998) e, per concludere, un
calibro espressamente sviluppato da una joint venture tra Glock e l’americana
CCI-Speer, il .45 G.A.P. (2004).
Adesso la linea di pistole austriache comprende allestimenti in 7 calibri che spaziano tra
il “modesto” .380 ACP – che è considerato calibro d’elezione per armi di back up e porto
occulto – e due allestimenti da 11,5 mm di diametro (.45”) che smuovono, specie sul
mercato americano, sentimenti di adorazione mai sopiti per la cartuccia che fu ed è quella
del modello 1911 di Browning. Non mancano due allestimenti nel poderoso 10 mm, il cui
scarso successo commerciale ha consigliato di non declinare oltre i due modelli entrati in
linea tra il 1991 e il 1997.
Un discorso a parte lo merita il calibro proprietario .45 G.A.P. Probabilmente non ha
riscosso il successo che l’azienda austriaca prevedeva o auspicava ma è un caricamento
molto interessante che potrebbe ancora riservare delle sorprese anche se la limitatezza
della sua diffusione non gioca a favore.
Quel che è certo è che l’assortimento Glock include tutti i munizionamenti più appetibili
e diffusi mettendo di fatto le sue armi in competizione con i best seller di tutti i segmenti
commerciali.

120
CARATTERISTICHE BALISTICHE DEI CALIBRI

.380 ACP
Altre denominazioni: .380 Auto, 9 mm Short, 9 mm corto, 9 mm Kurz,
9 mm Browning, 9 x 17 mm
Designer: John M. Browning (1908)
Diametro massimo della palla: 9,02 mm
Peso della palla: 85-95 grain
Lunghezza del bossolo: 17,30 mm
Lunghezza totale: 25,00 mm
Velocità iniziale: 260-320 m/s
Energia: 185-300 J

9 mm PARABELLUM
Altre denominazioni: 9 x 19 mm Parabellum, 9 mm NATO
Designer: George Luger (1901)
Diametro massimo della palla: 9,03 mm
Peso della palla: 88-140 grain
Lunghezza del bossolo: 19,15 mm
Lunghezza totale: 29,69 mm
Velocità iniziale: 280-440 m/s
Energia: 350-550 J

9 X 21 mm IMI
Altre denominazioni: 9 x 21 mm
Designer: Israel Military Industries (1987)
Diametro massimo della palla: 9,03 mm
Peso della palla: 115-124 grain
Lunghezza del bossolo: 21,15 mm
Lunghezza totale: 29,75 mm
Velocità iniziale: 340-380 m/s
Energia: 460-570 J

.357 SIG
Altre denominazioni: -
Designer: Sigarms e Federal Cartridge Co. (1994)
Diametro massimo della palla: 9,02 mm
Peso della palla: 115-147 grain
Lunghezza del bossolo: 21,97 mm
Lunghezza totale: 28,96 mm
Velocità iniziale: 380-470 m/s
Energia: 690-830 J

© 121
10 mm AUTO
Altre denominazioni: 10 mm Norma, 10 x 25 mm
Designer: Jeff Cooper e Norma (1983)
Diametro massimo della palla: 10,17 mm
Peso della palla: 135-200 grain
Lunghezza del bossolo: 25,20 mm
Lunghezza totale: 32,00 mm
Velocità iniziale: 400-490 m/s
Energia: 1.020-1.050 J

.40 SMITH & WESSON


Altre denominazioni: 10 x 22 mm Smith & Wesson
Designer: Smith & Wesson (1990)
Diametro massimo della palla: 10,17 mm
Peso della palla: 155-200 grain
Lunghezza del bossolo: 21,59 mm
Lunghezza totale: 28,80 mm
Velocità iniziale: 290-370 m/s
Energia: 490-680 J

.45 ACP
Altre denominazioni: .45 Auto, .45 Automatic Colt Pistol,
.45 Browning M-1911, 11,4 x 23 mm
Designer: John M. Browning (1904)
Diametro massimo della palla: 11,51mm
Peso della palla: 180-230 grain
Lunghezza del bossolo: 22,81 mm
Lunghezza totale: 32,40 mm
Velocità iniziale: 220-370 m/s
Energia: 360-640 J

.45 G.A.P.
Altre denominazioni: .45 GAP, 11,43 x 19 mm
Designer: Ernest Durham (2002)
Diametro massimo della palla: 11,48mm
Peso della palla: 185-200 grain
Lunghezza del bossolo: 19,02 mm
Lunghezza totale: 27,43 mm
Velocità iniziale: 290-310 m/s
Energia: 540-580 J

I dati indicati si riferiscono alla media dell’offerta commerciale e da dati ricavati dalla letteratura disponibile.

122
IL CALIBRO GLOCK
Il calibro
cal .45 G.A.P. (Glock Automatic Pistol) è frutto di una richiesta specifica di Glock che necessitava di una
cartuccia della potenza del .45 ACP ma che avesse ingombri dimensionali ridotti. Il risultato di questo studio,
realizzato con gli ingegneri dell’azienda americana CCI-Speer, è una munizione sensibilmente più corta di quella
di riferimento così da poter essere utilizzata in fusti disegnati per ospitare il più comune calibro 9 millimetri e
in allestimenti compatti e sub-compatti. Il bossolo non è ottenuto semplicemente accorciando di circa 3,5 mm
quello della cartuccia ACP ma presenta alcune peculiarità quali l’innesco small pistol (invece che large pistol), in
funzione dello spazio ridotto disponibile per la polvere, e un profilo del fondello di diametro leggermente ridotto
rispetto a quello del bossolo.
Le prestazioni restano sostanzialmente quelle del calibro inventato da Browning con pressioni di poco superiori,
comunque paragonabili a quelle di un caricamento .45 ACP +P.
La prima pistola ad adottare il nuovo calibro è stata la G37, subito seguita dalle G38 e G39, che rappresentano gli
ultimi modelli lanciati dal produttore austriaco. Impiegando questa cartuccia, Glock è riuscita a mantenere anche
per questo calibro corposo i fusti e i caricatori utilizzati per le armi nei calibri 9 mm, .357 Sig e .40 S&W; per
le pistole in .45 ACP e 10 mm ha dovuto invece utilizzare fusti di maggiore spessore a livello dell’impugnatura.
Nelle pistole calibro .45 G.A.P. cambia solo l’ampiezza del carrello, lievemente superiore a quella standard.
Questo calibro è attualmente in dotazione ai seguenti corpi di polizia americani: New York State Police,
Pennsylvania State Police, Georgia State Patrol, South Carolina Highway Patrol, Florida Highway Patrol. Risulta
che sia stato impiegato per camerare armi prodotte da Para-Ordnance e Springfield Armory (modello XD).

© 123
124 Glock 37 e HK USP a confronto
Copie, cloni,
sorelle e cugine
Il successo fenomenale delle pistole di Gaston Glock porta a ripensare
il concetto stesso di pistola semiautomatica. Inizialmente guardata
con sufficienza dai concorrenti, la G17 inventa un nuovo segmento e
risponde a nuove esigenze, alcune ancora inespresse, dell’utenza

D
iventando un successo di vendita già al suo apparire, la G17 sottrae un’ampia
fetta di mercato a tutti i competitor di Glock, competitor che devono attuare
delle contro-mosse per offrire a catalogo un modello che soddisfi le esigenze
che i cultori del mondo Glock hanno fatto proprie: un fusto leggero (in po-
limero), ampia autonomia, un sistema operativo semplificato al massimo. In breve, tutti i
marchi più noti presenteranno la loro interpretazione di pistola contemporanea. Alcuni,
come all’inizio Smith & Wesson, copiando pesantemente la creatura di Gaston Glock,
molti altri rielaborando le sue intuizioni e fornendone una propria interpretazione.

HK USP
In principio era la USP, ovvero la Universal Self Loading Pistol che Heckler und Koch
lanciò all’inizio degli anni novanta con l’intenzione di proporre una semiautomatica che
fosse il punto di sintesi di tutto il meglio che offriva il mercato. E, in effetti, arma ancora
tradizionale, la USP racchiudeva un concentrato tecnologico tale da porla di diritto tra le
migliori. Costruita sulla base di un sistema Browning modificato, senza per questo essere
un clone della quasi abusata modello 1911, la USP presentava una serie importante di
migliorie; a partire dal fusto, costruito in polimero secondo il costume che andava dif-
fondendosi negli anni ‘80. Per continuare con un concetto di modularità assolutamente
inedito, in grado di far scegliere l’operatore tra un’ampia varietà di azioni e ponendo, al
tempo stesso, tiratori destrimani e mancini su uno stesso piano. Il successo fu immediato.
Una delle principali caratteristiche della pistola USP è il meccanismo di assorbimento del
rinculo, al di sotto della canna, in grado di ridurre la sensazione il rilevamento di oltre
il 30%. Camerata in 3 calibri (9 mm, .40 S&W e .45 ACP), è stata declinata nel tempo
nei modelli Tactical, Compact, Compact Tactical, Expert, Match ed Elite. Numerose le
varianti, 10 per la precisione, che combinano azioni e sistemi di sicurezza in una varietà
di allestimenti molto varia:
varianti 1 e 2: azione singola/doppia, leva di disarmo del cane con sicura (la variante 1 ha
la leva della sicura a sinistra, la 2 a destra),
varianti 3 e 4: azione singola/doppia, leva di disarmo del cane ma senza sicura,

© 125
varianti 5 e 6: solo azione doppia, con sicura,
variante 7: solo azione doppia, senza leva di controllo,
variante 8: LEM (Law Enforcement Modification) Trigger, progettata appositamente per le forze armate statunitensi,
modificata in modo da ridurre la forza da applicare al grilletto da 3,85 a 3,4 kg,
varianti 9 e 10: azione singola/doppia, con sicura senza leva di disarmo.

1993
93

HK USP calibro
bro .45 ACP

SMITH & WESSON SIGMA


Con la rapida diffusione delle semiautomatiche austriache tra le forze di polizia americane, la prima azienda a soffrire
fu Smith & Wesson, già da tempo in difficoltà e, fino a quel momento, fornitrice dei revolver che costituivano l’arma da
fianco standard del poliziotto americano. Quando il suo mercato cominciò a ridursi, la proprietà esortò gli ingegneri
dell’azienda a proporre qualcosa che potesse competere con la pistola Glock. A costo di copiarla. Cosa che l’ufficio tec-
nico della storica azienda americana fece.
Il modello Sigma viene lanciato nel 1994 e già a prima vista ricorda molto la pistola austriaca: fusto in polimero, percussore
lanciato, grilletto snodato, architettura meccanica sono ripresi pari pari dalla G17 e Glock non può fare altro che intentare
causa al concorrente per violazione di brevetti regolarmente registrati. La vicenda andrà avanti fino al 1997 quando Smith &
Wesson accetterà di rifondere Glock in via extra giudiziale e di apportare alla propria arma sostanziali modifiche.
La Sigma viene inizialmente lanciata nelle due versioni in 9 mm e .40 S&W (SW9F e SW40F) con caricatori, rispettivamente,
da 17 e 14 colpi. Rispetto alla Glock presenta un’impugnatura con un’inclianzione che ricalca quella del modello 1911. Suc-
cessivamente fanno la loro comparsa due modelli compatti (SW380M e SW9M, rispettivamente in .380 ACP e 9 mm) con
caricatori monofilari. Seguiranno gli allestimenti V (Value, ridisegnati per contenere i costi di produzione e il prezzo d’acqui-
sto), C (con azione di scatto DAO), VE (Enhanced, presentano numerosi miglioramenti, tra cui una slitta per il montaggio di

126
accessori, e le modifiche rese necessarie dall’accordo con Glock; sono considerate le Sigma di seconda generazione), P (con
canna “ported”, compensata). Nel 2011, le pistole della linea Sigma vengono ridenominate modello SD e costituiscono una
linea separata rispetto alla famiglia M&P, l’attuale alto di gamma del produttore americano.

1994

Smith & Wesson Sigma SW40Ve di seconda generazione

Smith & Wesson Military & Pol


Police
lice

© 127
WALTHER P99
In casa Walther il programma P99 rappresenta un progetto storico, un nucleo attorno al quale è andato sviluppandosi un
sistema d’arma dei più completi della storia del marchio tedesco, che ha occupato lo spazio liberato dalla pistola P88. Si tratta
di un’arma ideata per gli impieghi istituzionali delle forze di polizia, dei reparti speciali e dei civili che necessitino di un’arma
affidabile per la difesa personale.
Anche la P99 adotta una chiusura geometrica ispirata all’archetipo ideato da John Moses Browning e un sistema di per-
cussione a percussore lanciato. Ciò che è nuovo, al tempo inedito per un’arma Walther da difesa, è l’adozione di materiali
compositi. La P99 è infatti costruita su un fusto in polimero sul quale scorre il classico carrello d’acciaio. L’impugnatura,
solidale al fusto, è modulare: è possibile rimuoverne il dorso, realizzato in gomma morbida per la massima comodità, e
sostituirlo con uno dei due dorsi alternativi predisposti. Caratteristica della pistola di casa Walther è la possibilità di richie-
dere ed ottenere l’arma in tre differenti allestimenti per quanto attiene alla catena di scatto. Accanto alla versione DAO in
sola doppia azione sono state predisposte le varianti QA (Quick Action) e AS (Anti Stress). Quest’ultima, quella dell’arma
fotografata, combina i vantaggi della singola e della doppia azione. Quando si carichi l’arma arretrando l’otturatore, il gril-
letto rimane in posizione avanzata, simile a quella di un’arma a sola doppia azione; per armare il percussore, per inciso, è
necessario arretrare il carrello solo di 10 millimetri e, a questo scopo, è possibile utilizzare la fondina ad armamento rapido
con bloccaggio di sicurezza appositamente predisposta da Walther. La corsa del grilletto per lo sgancio del primo colpo è
di 14 millimetri, intenzionalmente lunga per evitare che, nell’impiego sul campo, l’operatore possa esplodere il colpo solo
per un riflesso condizionato dalla situazione di stress, in modo non intenzionale. Per tutti i colpi successivi, il cui sgancio
richiede sempre una pressione pari a 2.000 grammi, la corsa del grilletto si accorcia attestandosi su 8 millimetri, consoni
ad un’arma in azione singola.
A migliorare ulteriormente la sicurezza operativa di questa semiautomatica, sul lato sinistro del fusto, appena davanti alla
tacca, è presente un bottone per il disarmo del percussore; il bottone risulta collocato in una posizione molto comoda da
azionare (con il pollice della mano che impugna l’arma in caso di tiratori destrimani) e il suo disegno perfettamente a filo del
carrello ne impedisce l’azionamento involontario.
La P99 è fornita di quattro sistemi di sicurezza: una sicura automatica al percussore (che si disattiva solo nell’ultimo
tratto della corsa del grilletto liberando il percussore), una sicura al grilletto (il disconnettere può muoversi se e solo se

1996

mpatta con scatto Anti-Stress


Walter P99C AS, versione compatta

128
Ł correttamente azionato il grilletto), il pulsante di disarmo del percussore (che blocca automaticamente il percussore
laddove nelle armi a cane esterno Ł presente una sicurezza abbatti-cane) e un meccanismo che garantisce la massima
sicurezza in caso di caduta della pistola. A questi sistemi si aggiungono tre utili indicatori che evidenziano la condizione
di arma pronta al fuoco; di questi, il prime ga tre utili indicatori che evidenziano la condizione
re utili indicatori che evidenziano la condizione
L’AVVENTURA DI WILHELM BUBITS
Il nome di Wilhelm Bubits non è forse tra i più noti ma sta dietro al progetto di Glock e di altre 2 pistole semiautomatiche
che, in anni successivi al lancio della pistola austriaca, si sono inserite nel solco tracciato dalla G17. Funzionario della
polizia austriaca, Bubits abbandona il corpo per dedicarsi alla sua passione, il disegno di armi. Viene invitato da Glock
ad unirsi al team che in poco tempo svilupperà la sua arma e vi partecipa portando il suo carico di esperienze maturate
sul campo. Le sue intuizioni, tutte brevettate, saranno vere innovazioni in grado di dare uno scossone ad un settore che,
in quasi un secolo, aveva visto progressi limitati a quelli che la tecnologia e la scienza dei materiali avevano consentito.
Dopo una lunga esperienza in Glock, Bubits lascia l’azienda nel 1997 per passare alla concorrenza, Steyr Mannlicher. Nel
2002 passerà alla Caracal International LLC, per coordinare il progetto Small arms. Da queste esperienze nasceranno i
modelli Steyr M e Caracal F.

STEYR M
Entrato in Steyr nel 1997, Bubits dà un impulso decisivo al progetto della nuova arma da fianco che languiva da quasi un
decennio. Nel 1999 uscirà la pistola M9 seguita, a breve, dai modelli M40 in .40 S&W e M357 in .357 Sig e dalle versioni
S compatte (unicamente nei calibri 9 mm e .40 S&W).
Meccanicamente, la serie M è una pistola a chiusura stabile a corto rinculo di canna tipo Browning con un’azione dotata di un
percussore lanciato e un meccanismo di scatto battezzato Reset Action. La dotazione di sicure ne prevede due interne, due al
grilletto (la solita leva articolata più una sicura manuale opzionale) e una manuale a chiave azionabile dall’operatore. È inoltre
presente l’indicatore di camera di cartuccia carica. Tra gli aspetti caratterizzanti spicca un sistema di mire triangolari, abban-
donato sulle versioni più recenti dell’arma, e un angolo d’impugnatura differente (111°) rispetto a quello adottato dalle Glock.
Nel 2004 sono state presentate le versioni migliorate M-A1 e S-A1: gli interventi del produttore, in questo restyling, si sono
concentrati sul fusto, ora dotato di superfici più grippanti e di una slitta Picatinny per il montaggio degli accessori; eliminata
la sicura manuale.

1999

Steyr M40-A1

130
BERETTA 9000S
Nata per aprire il mercato delle armi compatte al produttore di Gardone, la prima semiautomatica Beretta con fusto in
polimero è rimasta in produzione per un periodo molto breve, dal 2000 al 2006.
Tre le novità che interessano il modello rispetto alla produzione dello storico marchio italiano. Anzitutto la chiusura, per
realizzare la quale il gruppo italiano rinnega le proprie certezze e si converte ad un sistema stabile a corto rinculo attuato
da un meccanismo a canna oscillante. Il vincolo tra canna e carrello è in questo caso diretto, attuato mediante due risalti
realizzati nel blocco di culatta che vanno ad impegnare il carrello. Il vincolo è rafforzato dal risalto posto inferiormente alla
culatta che va ad interagire con un blocchetto affogato nel fusto. Seconda novità è rappresentata dal fusto in tecnopolimero,
in una formulazione prodotta da LNP Engineering Plastics, società del gruppo GE Plastics, che incorpora fibre di vetro
e garantisce massimo rendimento tra -40 e 60 °C e la resistenza a tutti gli agenti chimici. Terzo elemento di rottura con
il passato è il disegno dell’arma, che in Beretta si volle affidare alla matita della Italdesign di Giorgetto Giugiaro, designer
italiano di grande successo. L’arma passata dalle cure del centro stile della Italdesign è di rottura con la tradizione armiera
e, anche conservando alcuni elementi di continuità con quella Beretta (l’otturatore aperto su tutti), rappresenta un esperi-
mento inedito nel settore.
La 9000 presenta un complesso di soluzioni meccaniche di primo livello. A livello di sicurezza, nulla ha da invidiare alla 92
e alle armi coeve montando una sicura manuale con funzionalità di abbatti-cane sulla monta di sicurezza, una automatica
al percussore, la mezza monta del cane e l’indicatore di colpo in canna. L’impugnatura, per essere più confortevole, pre-
senta inserti sovra-iniettati di materiale morbido e grippante. L’azione è mista, singola e doppia. Le mire sono ribassate per
il porto occulto; entrambe sostituibili (sono montate a coda di rondine) utilizzano tre riferimenti bianchi per facilitare la
collimazione. Il caricatore offre un’autonomia di tutto rispetto e garantisce la perfetta intercambiabilità con i caricatori del
sistema 92; alla maggiore lunghezza di questi ultimi si può infatti ovviare utilizzando un adattatore-prolunga per migliorare
la presa dell’arma senza modificarne le dimensioni in termini di compattezza.
Fu prodotta in calibro 9 para (9 x 21 mm dove imposto dalla legge) e .40 S&W (con caricatore da 10 colpi) anche in al-
lestimento D con scatto in sola doppia azione, cane interno, senza sicura manuale. Nonostante queste caratteristiche di
rilievo la 9000 non riuscì a sfondare e fu rapidamente eliminata dal mercato a favore della Px4 che, appena nata, stava già
riscuotendo lusinghieri interessamenti.

2000

Beretta 9000S

© 131
BERETTA PX4 STORM
Nel 2004 Beretta presenta il nuovo modello Px4. Una sigla criptica, che abbandona la terminologia utilizzata fino a quel modello
da Beretta (anno di brevetto / inizio di produzione o numero di progetto) per indicare, letteralmente, una pistola pensata per
4 calibri: il 9 para, il 9 x 21 mm, il .40 S&W e il .45 ACP. La nuova pistola andava ad inserirsi, nelle intenzioni dei progettisti, in
quella famiglia di armi d’impostazione tattica avviata dalla carabina Cx4 e successivamente implementata dalla carabina Rx4, poi
commercializzata da Benelli come MR-1.
La nuova arma si presentava al momento del suo lancio non più come una novità per la tradizione Beretta quanto come il punto
di sintesi di quasi venti anni di sviluppo tecnologico. Essa infatti presenta un fusto in tecnopolimero di ultima generazione (che
condivide con la famiglia x4 e deriva dal modello 9000) e una chiusura roto-traslante (di derivazione 8000) migliorata.
Il sistema di chiusura a canna rotante e traslante della Px4 è stato sensibilmente modificato rispetto alla sua prima apparizione
sulla 8000. Nell’arma più recente, infatti, sono presenti due tenoni ad attuare la chiusura sfalsati di 180° in luogo dei tre a 120° del
modello precedente, caratteristica che incrementa la robustezza del sistema. Inoltre, la camma che interagisce con la pista scavata
nella culatta è ricavata per fresatura del blocchetto presente a livello di culatta. La caratteristica più importante del sistema è nel
fatto che la canna, dopo un iniziale arretramento compiuto congiuntamente al carrello, inizia la fase rotatoria che la svincola dal
carrello, al termine della quale si blocca. Tutto avviene perfettamente in asse.
Secondo elemento di distinzione della Px4 è il fusto. Beretta ne ha realizzato uno in tecno-polimero rinforzato con fibra di
vetro estremamente valido, che raggiunge tutti gli scopi che un componente del genere si propone: elasticità per ridurre la
sensazione del rinculo, leggerezza per facilitare il porto, resistenza agli agenti esterni. Sulla sua superficie sono ricavati risalti
squamati che favoriscono l’impugnabilità e il controllo in tutte le condizioni operative. Sul fusto sono presenti una slitta Pi-
catinny e alcuni elementi che portano ad individuare in questo progetto un vero sistema modulare: anzitutto un pulsante di
sgancio del caricatore reversibile e sostituibile; oltre a quello standard ne sono presenti due (opzionali) in allestimento Large
(pensato per un impiego sportivo dell’arma) e Combat. A livello d’impugnatura va segnalata la presenza del dorso sostituibile;
ne sono presenti due di dimensione differente (Slim e Large) già nella confezione di vendita.
Terzo elemento di modularità è presente a livello del hold open, con un comando a basso profilo (Stealth) che può facilmente
prendere il posto di quello montato di serie. E’ evidente che queste tre caratteristiche, oltre alla possibilità di avere l’arma in 4
calibri differenti, 4 allestimenti di scatto (F/D/G/C) e 3 dimensioni (Full size, Compact e Sub compact) consentono alla Px4 di
essere appetibile ad una platea di utenti praticamente infinita.
Dopo test molto selettivi, la Px4 ha ricevuto la certificazione NATO a conferma delle sue caratteristiche di prim’ordine.

2004

Beretta Px4

132
CARACAL F
La terza avventura di Bubits inizia nel 2002 quando, lasciata Steyr, si trasferisce negli Emirati Arabi per guidare un team
impegnato nel progetto Small Arms, voluto dalle forze armate locali per sviluppare una nuova pistola. L’arma che uscirà
da questa operazione sarà chiamata Caracal, in omaggio a una lince africana, e sarà presentata all’International Defence
Exhibition (IDEX) di Abu Dhabi nel 2007.
La pistola ricalca sotto l’aspetto meccanico l’impostazione Glock (e Steyr M) con un fusto in polimero, un percussore
lanciato e un sistema di sicurezza basato sulle 3 sicure automatiche peculiari della Safe Action. Ciò che la distingue dalle
precedenti elaborazioni di Bubits è la presenza di una sicura ambidestra (introdotta nella versione MB di Glock e poi so-
stituita da una sicura reversibile nella Gen4), di un indicatore di camera di cartuccia carica sovra-dimensionato, collocato
sulla faccia superiore del carrello, e di guide metalliche di profilo allungato. Le parti metalliche sono trattate mediante un
procedimento proprietario denominato Plasox che le protegge dall’aggressione di agenti chimici, usura, ossidazione.
Il fusto anatomico presenta un’inclinazione dell’impugnatura di 111° e un rail idoneo all’applicazione di svariati acces-
sori; molto slanciato e caratteristico il suo disegno. L’arma è composta da soli 28 parti, segnando un record in termini di
semplificazione e intercambiabilità dei componenti.
Lanciata inizialmente in Italia, la Caracal è disponibile nelle versioni F (full size con canna da 104 mm), C (compact con
canna da 90 mm) e SC (sub compact con canna da 86 mm) nei calibri 9 mm, .357 Sig e .40 S&W. Prodotta inizialmente
nell’Emirato, adesso è realizzata anche in Germania, a Suhl, da Caracal GmbH e in America da Caracal USA. Il 9 settem-
bre 2013, il produttore ha richiamato per motivi di sicurezza tutte le Caracal C vendute, offrendosi di rifondere in toto
gli acquirenti. A seguito di questo recall, il modello è stato eliminato dal catalogo e sostituito dai modelli CP660, CP661
e CP662 che ricalcano, con sensibili modifiche al carrello, rispettivamente gli allestimenti F, C e SC.

2007
Caracal F

134
RUGER SR9
L’arma lanciata dal produttore americano nel 2007 come “anti-Glock” è una classica semiautomatica a chiusura geometrica
con fusto in polimero, percussore lanciato, rail per l’applicazione di strumenti tattici. Ad una prima ricognizione estetica, il
progetto SR 9 dimostra più di qualche somiglianza con il mondo Glock. In questo caso, però, Ruger ha voluto fare di più – o
di meglio – dei suoi diretti concorrenti, disegnando un’arma eccezionalmente snella e dotata di impugnatura con dorsalino
sostituibile; quest’ultima è una caratteristica già presente su altre semiauto d’impostazione moderna ma, nella Ruger, due dif-
ferenti configurazioni sono presenti nello stesso accessorio che, reversibile, offre un diverso profilo al palmo semplicemente
capovolgendolo… Snella, si diceva, e in effetti la SR 9 – con quel gusto tutto americano per il record – viene lanciata come la
calibro 9 della sua categoria più magra in commercio e, nonostante ciò, riesce a mantenere la ragguardevole capacità di 17
colpi nel suo caricatore bifilare.
Oltre a molte somiglianze con il mondo delle moderne “plasticone” ce ne sono altre, inaspettate, più legate alla tradizione.
Impugnata la SR 9, infatti, si prova un feeling simile a quello che regala una 1911. La sicura manuale ambidestra, anzitutto, è
collocata esattamente dove se l’aspetta un cultore della pistola di J. M. Browning ed è identica nel funzionamento. Molto simile
a quello della 1911 anche il posizionamento del pulsante di sgancio del caricatore (ambidestro e non semplicemente rever-
sibile) e la conformazione del dorso dell’impugnatura quando si impieghi il dorsalino più arcuato (con quello piatto sembra
proprio di impugnare una Glock 17 sottoposta a un trattamento dimagrante).
Il fusto della nuova Ruger è in nylon rinforzato, di colore nero nella versione standard ma disponibile anche in allestimento OD
Green; opportuni inserti metallici consentono il corretto accoppiamento con il carrello d’acciaio mentre, sul lato destro, una plac-
chetta riporta l’indispensabile numero di matricola. L’arma è stata pensata per essere veramente ambidestra. Tutti i comandi sono
speculari sui due lati del fusto e questa è una caratteristica che la rende particolarmente appetibile ai tiratori mancini e alle forze
di polizia, che quando adottano un’arma nuova devono effettivamente considerare le esigenze di tutti gli operatori.
Uno dei punti di forza della SR9 va ascritto alla voce sicurezza. Disponibile inizialmente nella configurazione in sola doppia
azione, presenta la sicura manuale ambidestra, una sicura automatica al percussore che lo libera solo agendo correttamente
sul grilletto e un disconnettore al caricatore che consente all’arma di sparare solo quando questo sia correttamente inserito
nel suo alloggiamento. Non mancano le sicurezze che gli americani chiamano “lawyer feature”: un segnalatore di percussore
armato sul retro del carrello e l’avvisatore di cartuccia camerata; entrambe queste caratteristiche forniscono un’indicazione
immediata sia alla vista che al tatto.

2007

Ruger SR9

Ruger
Ru
u err SR9 con fusto in colore OD Green

© 135
BERETTA NANO
La vera re-interpretazione del mondo Glock secondo Beretta avviene con un modello lanciato nel 2012 inizialmente in
sordina, il Nano, anche se, per la verità, si tratta di un ritorno all’antico. Nano è infatti l’unica pistola prodotta in tempi
recenti dall’azienda di Gardone ad essere equipaggiata con un meccanismo di funzionamento a percussore lanciato, in
rottura con quella che è la tradizione recente del marchio. Disegnata per il mercato americano e prodotta nello stabili-
mento Beretta del Maryland, la Nano è pensata espressamente per il settore civile. Con le sue piccole dimensioni racco-
glie infatti la sfida lanciata da una domanda sempre più attenta a strumenti ultra-compatti, facili da portare e idonei al
porto occulto.
La sua architettura affianca ad un’estrema semplicità costruttiva e di funzionamento un telaio in polimero rinforzato con
inserimenti di fibra di vetro di dimensioni contenute che consente comunque l’impiego del classico calibro 9 mm (9 Para
in USA, inevitabilmente 9 x 21 in Italia). Peculiarità del sistema è la presenza di un telaio in acciaio inossidabile estrai-
bile e serializzato, che va ad accoppiarsi con il carrello, e che può essere inserito all’interno di fusti di diversa dimensio-
ne, così da accomodare mani di diverse grandezze e diventare parte di un sistema modulare, espandibile a piacimento
dell’utente. Il sistema di funzionamento è il tipico Browning a canna oscillante; non mancano tacca regolabile, mirino
sostituibile e pulsante di sgancio del caricatore reversibile. Mancando una sicura manuale, la sicurezza è demandata ad
un grilletto dotato di un’appendice che consente lo sgancio del percussore solo in seguito ad un’azione corretta sul gril-
letto stesso; è inoltre prevista la possibilità di disattivare il percussore agendo, mediante una punta o un caccia-spine, su
un comando dislocato sulla parte destra del fusto.
Varie semplificazioni produttive hanno portato vantaggi alla funzionalità dell’arma, alla metodica costruttiva e, in ultima
analisi, al contenimento dei costi industriali e quindi del prezzo al pubblico.

2012

Beretta Nano

136
P
assando dalle libere interpretazioni del sistema Glock alle sue copie e declinazioni particolari, sono degni di
curiosità alcuni modelli di cui non si ha documentazione fotografica. Anzitutto la pistola T97 realizzata a
Taiwan e destinata, nelle intenzioni del produttore, a sostituire il revolver che costituisce la dotazione standard
degli agenti di polizia. Di quest’arma non si sa nulla se non quanto ricavato da un filmato disponibile in rete,
dal quale si evince che ricalca pesantemente nelle sembianze il modello G19. Copia piuttosto “fedele” all’originale è anche la
pistola turca Akdal Ghost TR-01 prodotta da Ucyildiz Arms; la sua conformazione la pone come un ibrido tra le Glock
Gen2 e Gen3. Diverso è il caso della pistola M22 di ISSC.

ISSC M22
La somiglianza tra il modello M22 di ISSC e il sistema Glock è notevole, casuale ma non troppo, anche se l’arma intro-
dotta dal produttore austriaco ISSC – a parte una significativa somiglianza esteriore – del fenomeno Glock con-
serva ben poco. Nata in calibro .22 LR, la semiautomatica M22 va ad occupare uno spazio interessante nel panora-
ma dell’offerta commerciale attuale proponendosi come uno strumento non specialistico per il tiro di piccolo calibro.
La prima dotazione che si fa notare è la sicura abbatti-cane, ambidestra, in grado tanto di abbassare il cane stesso in condizioni di
massima sicurezza (il percussore è inerziale e non lanciato) quanto di bloccare il funzionamento della catena di scatto. A questo
primo dispositivo se ne affiancano concettualmente altri due: una levetta accoppiata al grilletto di chiara ispirazione Glock, che
ne impedisce l’azionamento quando non si agisca correttamente sull’appendice di scatto (come nel caso di una frizione latera-
le), e una vera e propria serratura meccanica, azionabile mediante una chiave che blocca il grilletto. La “serratura” del sistema è
posta sul lato destro del grilletto e riporta, ben evidenziate, le due posizioni di Sicura e arma pronta al Fuoco, replicate anche a
sinistra. Non mancano il blocco automatico del percussore, che ne previene lo sgancio per inerzia, la mezza monta del cane, la
sicura al caricatore (che inibisce lo sparo quando il caricatore non sia nel suo alloggiamento) e un indicatore visivo di colpo in
canna, ottenuto mediante una fresatura sul carrello che lascia intravedere, quando presente, il fondello della cartuccia camerata.
L’architettura dell’arma prevede un semplice fusto in polimero accoppiato ad un carrello in lega al cui interno è affogato l’ottu-
ratore d’acciaio. Al fusto sono solidali le corte guide metalliche lungo cui scorre il carrello e la canna, fissa, come è conveniente
per il sistema di chiusura labile a massa adottata. Lo scatto si avvale di un sistema ad azione singola con un percussore inerziale
il cui moto è comandato dalla caduta di un cane esterno. Per quanto attiene le mire, ISSC adotta un sistema di regolazione del
punto d’impatto di tipo misto, con la deriva laterale che viene regolata mediante un registro micrometrico inserito nella tacca
e l’alzo che viene modificato mediante la sostituzione del mirino.

2009

ISSC
ISS
S M22 calibro .22 Long Rifle

© 137
IL NUMERO DI MATRICOLA
Il sistema di numerazione iniziale ideato prevedeva la combinazione di due lettere segui-
te da un numero di 3 cifre; la prima G17 a lasciare la linea di produzione a ottobre 1986
portava quindi la matricola AA000, la millesima AA999 e, la successiva, AB000. Il suc-
cesso delle armi austriache è però andato probabilmente oltre alle più rosee aspetattive
di Gaston Glock e, in breve, l’azienda si trovò a dover escogitare un sistema per fornire
una matricola univoca alle pistole successive all’esemplare numero 676.000, l’ultimo che
poteva essere immesso sul mercato con il sistema standard. Si passò allora, già a marzo
1992, ad un sistema a 3 lettere iniziali che consente (ulteriori) 17.676.000 combinazioni
alfanumeriche. Questo è il sistema ancora in uso.
Anche per quanto riguarda il numero di matricola esistono differenze sostanziali tra le
armi destinate al mercato americano e il resto del mondo; in America del Nord, infatti, la
matricola di 6 caratteri è seguita dal suffisso “US”.
Il principio di numerazione è quindi piuttosto semplice; a renderlo più complesso ci pensa-
no le eccezioni, che sono numerose. Queste presentano generalmente un numero a 4 cifre
seguite da un blocco di lettere personalizzato identificativo di versioni o acquirenti speciali.
Si ha notizia delle seguenti sigle: BCT (Bexar County, Texas), DPD (Detroit Police De-
partment), FC (Fulton County), MIA (Miami Police Department), KHP (Kansas Highway
Patrol, in questo come in altri casi compare anche il logo del corpo), BCPD (Bergen County
Police Department), BELL (Bell Helicopter/Atlantic Olympic Memorial), DOT (Georgia
Department of Transportation), JKL (Fairbanks Police 100th anniversary 1904-2004, ti-
ratura limitata di 100 esemplari), MO####HP (Missouri Highway Patrol), NSP (Nebraska
State Patrol), SA####TX (San Antonio Police Department, Texas), USA0### / USA1### /
USA2### (American Heroes Commemorative), GSSF (Glock Sport Shooting Foundation).
Sono infine conosciute delle serie speciali quali quella che presenta un codice alfanumerico
composto dalla lettera J e da 4 cifre; si tratta di una matricola piuttosto rara in quanto attri-
buita unicamente a prototipi e armi pre-serie. Il codice composto da 4 lettere e un numero
di 3 cifre è stato adottato nel 2014 anche per le prime armi integralmente prodotte negli
Stati Uniti (modello 42).
I numeri di matricola sono impressi sul lato destro del carrello, sul blocco prismatico
della canna, visibile attraverso la finestra d’espulsione, sulla placca d’acciaio affogata nel
fusto in polimero dell’arma. La placca, nelle armi più moderne, è nichelata lucida mentre
era brunita nei primi esemplari della G17 e dei modelli al tempo disponibili (fino alla
G23), fino a quando non furono apportate significative modifiche al pacchetto di scatto
di cui si scelse di dare un’informazione anche visiva.
Pistole con numeri di matricola incoerenti tra i vari componenti sono piuttosto rare;
quando individuate possono indicare un’arma montata per errore con pezzi non propri
(in questo caso si consiglia di fare attenzione alle possibili conseguenze legali), un’arma
che abbia subito interventi di sostituzione da parte di un armaiolo oppure, ed è il caso
più interessante da un punto di vista collezionistico, un’arma che sia stata oggetto di un
intervento di aggiornamento o riparazione in seguito a un recall della casa madre; in
questo caso, i numeri di matricola non seguono lo standard ma una numerazione interna
Glock ed una matricola numerica accompagnata da un suffisso o prefisso che indica: S il
carrello, G il fusto, L la canna.

© 139
L’ETÀ DELLA PISTOLA
Per identificare la data di produzione di una Glock esistono due sistemi. Il primo, il più far-
raginoso, consiste nella consultazione di un forum Glock (http://glocktalk.com) dove, tra le
tante discussioni, è in fase di costruzione un database volontario il cui scopo è quello di for-
nire una registrazione storica degli andamenti del mercato Glock tramite le matricole delle
armi vendute. Strumento più raffinato è il database curato da tre utenti del precedente forum
e disponibile all’indirizzo www.stakhaus.com.
Il secondo sistema, infallibile e semplice, richiede l’identificazione di una stringa di 3 lettere
sulla canna che indicano, in successione, il mese (la prima) e l’anno di produzione (le succes-
sive) della canna secondo il seguente schema:

E gennaio
L febbraio
N marzo
B aprile
S maggio
Z giugno
G luglio
P agosto
I settembre
C ottobre
V novembre
A dicembre

O 0
W 1
K 2
R 3
F 4
M 5
H 6
Y 7
T 8
D 9

In accordo con lo schema di datazione Glock,


l’arma che riporti la sigla SWR, come quella a fianco, è stata prodotta a maggio 2013.

© 141
LA NUMERAZIONE DELLE PARTI
Per semplificare gli inventari e il lavoro degli armaioli, ciascun pezzo minore dei 34 che co-
stituiscono una Glock riporta stampigliato un numero identificativo. Si tratta di un sistema
semplice quanto efficace per tenere sotto controllo il magazzino e ordinare il pezzo corretto
quando si debba procedere ad una sostituzione.

ALTRI CODICI
Sotto al carrello e sul fusto sono punzonate alcune serie di numeri di difficile interpretazione.
Quello che è dato sapere è che servono ad identificare specifici lotti di produzione in base alla
fornitura dell’acciaio, al trattamento Tenifer, alla macchina CNC che ha proceduto alla lavo-
razione del componente. Non hanno alcun significato per l’utente finale ma ne possiedono
uno importante per il produttore che, analizzandole, può risalire ad eventuali lotti difettosi e
procedere con un recall, come ad esempio è successo con quello relativo alla serie E.
Per concludere la disamina dei caratteri identificativi delle pistole Glock, si nota che sulla
canna, sotto alla rampa, sono presenti alcune punzonature simili a un codice a barre di cui,
purtroppo, ignoriamo il significato. Punzonature d’impostazione simile, ma con una diversa
alternanza vuoti/pieni, sono presenti anche all’interno del fusto in polimero.

I RECALL
Per quanto armi affidabili e dotate di tecnologia matura, anche le pistole Glock sono incorse
in qualche malfunzionamento o difetto di produzione. Il complesso sistema di marcatu-
ra delle singole parti prodotte, però, ha generalmente permesso di ricostruire il difetto e
rintracciare le armi che ne erano affette. E, richiamandole in fabbrica o presso la sede dei
distributori nazionali, metterle gratuitamente in condizione di sicurezza ed efficienza.
Tra questi richiami si ricorda il cosiddetto “E Series Recall” del 2002, che riguardava armi
con matricole comprese tra EKA000 e EVR999 (oltre ad alcuni esemplari con matricola

142
I numeri che identificano i lotti di produzione di carrello e fusto

Punzonature di fabbrica che non è stato possibile decifrare

USA e GSSF); in questo caso, una delle tre macchine destinate alla realizzazione dei rail non
aveva eseguito correttamente le operazioni impostate così da generare il rischio del distacco
di una delle guide di scorrimento del carrello dal fusto. Nonostante il rischio fosse, secondo
Glock, dello 0,0188% e che l’arma sarebbe comunque stata in grado di sparare anche con
sole 3 guide, il produttore ha scelto di richiamare le pistole prodotte tra il settembre 2001 e
il maggio 2002 per effettuare i necessari controlli ed eventualmente procedere alla sostitu-
zione gratuita del componente. Il fusto eventualmente sostituito, informava Glock, avrebbe
avuto il numero di matricola originario preceduto da un “1”.
In precedenza, nel 1990, il produttore aveva offerto un aggiornamento per il modello G19,
a causa di un malfunzionamento che poteva verificarsi a caricatore pieno, e nel 1992 per
tutte le armi prodotte in precedenza e non dotate del nuovo sistema di sicura al percussore;
riguardava quindi i modelli 17, 19, 20, 21, 22, 23 con matricole da AA a WW. Nel 1993 è
il tempo per un nuovo aggiornamento del modello G19 mentre, nel 2002, tocca ai modelli
G26/27 (uno specifico lotto indicato nel recall) per cui viene proposta la sostituzione della
molla di recupero; un intervento del medesimo tipo viene offerto ai proprietari dei medesi-
mi modelli Gen4 nel 2011 per le armi vendute prima del 22 luglio dello stesso anno (recoil
spring exchange program).

© 143
Accessori
originali
L’azienda austriaca ha presto compreso come il mercato della
componentistica è importante tanto quanto quello dell’arma in
sé. Ha quindi predisposto una gamma di accessori che, seppur
limitata, permette a tutti di migliorare certe specifiche delle sue
pistole con la garanzia di un prodotto... made by Glock

G
lock, per venire incontro alle esigenze di personalizzazione dei suoi prodotti
avanzate da molti utenti, ha predisposto una gamma di accessori che vanno
a modificare componenti specifici della meccanica delle sue armi. Questi
accessori, di cui abbiamo dato conto nel capitolo dedicato al funzionamento
delle semiautomatiche austriache, permettono di ottimizzare alcuni parametri fonda-
mentali della meccanica e sono pertanto limitati ad alcune funzioni:

t acquisizione del bersaglio (4 sono gli abbinamenti tacca/mirino disponibili);


t peso di scatto (agendo sulla molla di armamento del percussore e sulla molla di
scatto è possibile variare il peso complessivo di sgancio tra gli estremi di 2.000 e
5.500 grammi);
t energia di percussione (2 sono le molle disponibili in opzione per ottenere una per-
cussione più decisa);
t blocco dell’otturatore in apertura (è disponibile una versione maggiorata dello hold
open);
t sgancio del caricatore (fatto salvo il fatto che nella Gen4 il pulsante è ambidestro, per
i modelli precedenti sono disponibili due pulsanti di diverse forma e dimensione);
t autonomia (è disponibile un’ampia gamma di caricatori; l’adozione delle versioni con
pad maggiorato consente l’estensione dell’autonomia di 2 colpi);
t resistenza alla intemperie (le coppette, spring cups, Maritime aumentano
l’impermeabilità del sistema di percussione);
t dimensione impugnatura (solo in Gen4, due dorsalini sovrapponibili all’impugnatura
standard consentono di variarne il dorso e la dimensione).

Accanto a questi accessori che, lo ripetiamo, vanno a modificare in maniera sostanziale


l’impostazione meccanica dell’arma, ne esistono altri che agiscono su specifiche funzioni
che estendono le possibilità d’impiego delle pistole. Tra questi, il Safety Pack, un sistema
composto da 3 elementi che vanno ad incrementare la sicurezza dell’arma.

© 145
Base del pacchetto, opzionale, è la sicura ILS – Internal
Locking Safety, una sicura addizionale a serratura che
viene posizionata all’interno dell’impugnatura, nella sua
parte posteriore. Una volta inserita e azionata, non per-
mette né l’uso né lo smontaggio dell’arma. Un indicatore,
che protrude sul retro del calcio, mostra che l’arma è bloc-
cata sia alla vista che al tatto; è da notare che il sistema
deve essere montato in fabbrica e non può essere applicato,
neppure spedendo l’arma presso la sede dell’importatore,
ad armi che non ne fossero provviste al momento di lasci-
are gli impianti produttivi.
Internal
al Locking Safety

La Security Case può essere


attivata con la stessa chiave
Particolare interessante è che la chiave della serratura del della sicura montata sull’arma

ILS è la medesima che blocca la Security Case, la valigetta


di sicurezza ideata da Glock per consentire la detenzione
e il trasporto delle sue pistole in condizioni di massima
coscienziosità e fornita in alternativa alla valigetta classica
di cui conserva forma e dimensioni.

Terzo elemento del Safety Pack è la Safety Holster, la fon-


Safetyy Holster dina di sicurezza in polimero rigido pensata per il traspor-
to al cinturone. Una volta inserita in fondina, l’arma viene
automaticamente bloccata e, per estrarla, sarà necessario
premere un pulsante disposto in una posizione cui unica-
mente l’operatore può arrivare senza impossibili contor-
sionismi. È disponibile un secondo pulsante di blocco a
due posizioni che incrementa ulteriormente le garanzie
che dell’arma non venga fatto un uso indebito da persone
non autorizzate.

146
La linea degli accessori include numerosi altri ausili:

FONDINE
Quattro quelle disponibili. Oltre alla Safety Holster di t Sport/Duty holster, realizzata in polimero per il
cui abbiamo parlato e che si adatta a cinturoni di spessore porto open, ha un sistema di sgancio standard fornito
compreso tra 44 e 51 mm, sono disponibili le seguenti: da un bottone automatico. Presenta un’altezza di 180
mm ed è specificamente pensata per le pistole della
famiglia standard. Può essere applicata a cinture di
spessore compreso tra 34 e 45 mm ed è disponibile sia
per destrimani che per mancini. Molto popolare, oltre
che tra gli operatori istituzionali, anche tra i tiratori;

t Military holster, sviluppata partendo dalla Sport/


Duty holster, da quella differisce unicamente per il
sistema di aggancio, che si confà all’impiego con cin-
turoni militari.

Safety Holster

t Sport/Combat holster, a profilo piatto, si presta al


porto occulto; misura solo 106 mm in altezza e si può
assicurare a cinturoni di spessore massimo di 63 mm;

Sport/Combat
/Combat Holster

Le fondine Sport/Duty holster e Military holster a


confronto. Differiscono unicamente per il sistema di
aggancio al cinturone

© 147
ILLUMINATORI TATTICI
Con la terza generazione di pistole, anche Glock incorpora una slitta porta-accessori, così come richiesto dalle tendenze
del tempo. Idonea all’applicazione di un’ampia tipologia di accessori tattici, viene espressamente dedicata alla gamma di
illuminatori messa a punto in proprio dall’azienda austriaca e dalla stessa commercializzati.

L’offerta Glock è articolata in tre modelli che vanno a coprire tutte le esigenze, fino a quelle militari. Realizzati in un
corpo ovviamente in polimero con comandi ambidestri, garantiscono impermeabilità fino a 10 metri e presentano varie
modalità operative, a luce fissa (Touch detend switch) o d’intensità regolabile (Touch dimmer switch).

t GTL 10/11. Illuminatore con luce allo Xenon di colore t GTL 21/22. In questo prodotto, alla luce allo Xenon
bianco. Disponibile in allestimento con luce fissa viene accoppiato un illuminatore laser classe 3R (630-
(mod. 10) e regolabile (mod. 11). In entrambi i casi 670 nm) utilizzabile fino alla distanza di 30 metri. Anche
il fascio è focalizzabile ed efficace fino a 100 metri. in questo caso, è disponibile sia la versione a luce fissa
L’alimentazione è fornita da due batterie CR123A da che regolabile. L’alimentazione è fornita da 2 batterie che
6V che garantiscono oltre 1 ora di funzionamento con- forniscono l’autonomia di 1 ora per la lampada e fino a
tinuo. Il corpo dell’illuminatore misura 78,5x51x31 21 ore per il laser. Le dimensioni sono di poco superiori
mm e pesa 52 grammi (85 gr con batterie installate). a quelle del modello 10/11: 82,5x51x31 mm, il peso sale
a 59 grammi (gr 92 con le batterie).

GTL 10
10/11
0/11 GTL 21
21/22
1/22

t GTL 51/52. All’illuminatore allo Xenon e al punta-


tore laser si aggiungono un dispositivo di puntamento
laser all’infrarosso classe 3R (840-860 nm) con illumi-
natore led IR (840-880 nm) per l’impiego con disposi-
tivi per la visione notturna. L’autonomia varia a sec-
onda della tipologia e alla combinazione di strumenti
utilizzati. Le dimensioni così come il peso ricalcano
GTL 51/52
quelle del modello 21/22. La disponibilità di questo
prodotto è limitata alle forze militari e di polizia.

ALTRO
t Magazine Pouch, contenitore porta-caricatore da t GTL Holster, per i dispositivi di illuminazione è pre-
cintura. Consente il trasporto di un caricatore sup- vista una fondina in grado di ospitare anche un set di
plementare di qualsiasi pistola Glock ad eccezione del batterie di ricambio;
modello G36;

148
t Flashlight adapter, adattatore che, sostituendo il pad t Correggiolo (lanyard), disponibile nei colori OD
del caricatore, consente l’installazione di vari tipi di Green e Maritime Blue;
torce tattiche. Non interferisce con la fondina;
t Speed Loader, già fornito nella dotazione dell’arma,
lo Speed loader facilita il riempimento del caricatore.

Magazine Pouch
ch
h GTL holster Speed Loader

OUTDOOR
La vocazione originaria del marchio, che si fece le ossa nel settore con la produzione di pugnali da combattimento e altri
accessori militari, è ancora viva e sentita tanto da mantenere una linea Outdoor, tuttora parte della dotazione individu-
ale del soldato di vari eserciti nazionali.

Sul mercato civile sono disponibili due coltelli, il Field Entreching tool è invece il nome di un accessorio multi-
knife 78 e il Survival knife 81. Il primo ha una lama da funzione. Se a prima vista può sembrare semplicemente
165 mm in acciaio HRC55 fosfatato per una lunghezza una pala, un dispositivo di snodo che permette di po-
totale di 290 mm e un peso di 206 grammi. sizionare la lama in 3 differenti posizioni ne permette l’uso
L’allestimento Survival presenta identiche caratteristiche anche come vanga e come zappa. All’interno del manico
con una lama con dorso seghettato. Pesa 4 grammi in è inserita una sega. Il manico è telescopico; lo strumento
meno del precedente. Entrambi i coltelli hanno impug- viene fornito completo di una borsa in poliestere.
natura in polimero disponibile nei colori oliva, sabbia e
nero. In polimero è anche il fodero.

Survival knife 81 Entreching tool

© 149
ABBIGLIAMENTO
Ogni azione di marketing che si rispetti e che voglia coinvolgere l’acquirente facendolo sentire parte di una comunità
non può prescindere dalla presentazione di accessori d’abbigliamento e gadget che rendano l’avvicinamento al marchio
un’esperienza globale. Glock l’ha capito da tempo e ha predisposto una vasta gamma di prodotti che spaziano tra T-Shirt,
polo, giacche, maglioni in pile, cappelli tipo baseball, borse e cuffie.

Non mancano inoltre gadget promozionali come spille, fermacarte, portachiavi.

150
Accessori
after market
Ogni pistola Glock fa parte di un sistema modulare suscettibile di
miglioramenti e trasformazioni. In molti l’hanno capito e l’offerta di
componentistica specifica è molto varia. Numerosi prodotti sono
già importati in maniera più o meno ufficiale sul territorio italiano;
altri possono essere acquistati direttamente dal produttore o
medianti siti di e-commerce

V
ista l’enorme diffusione delle semiautomatiche austriache, sono moltissime
le aziende già fornitrici di componentistica per armi che hanno sviluppato
proprie linee dedicate al mondo Glock. L’ampia gamma di accessori disponi-
bili sul mercato permette sia di migliorare alcune caratteristiche delle pistole
per usi specialistici (come, ad esempio, quello agonistico) che di integrare la dotazione
di partenza del prodotto con funzioni aggiuntive. In queste pagine presentiamo una car-
rellata di quanto disponibile sul mercato italiano, perché di produzione nazionale o im-
portato da distributori nazionali, e su quello globale; per prodotti non ancora disponibili
in Italia, è necessario ricordare come l’importazione sia limitata a componenti che non
costituiscano parte d’arma e che per alcuni, come ad esempio i dispositivi laser, certi
paesi hanno una normativa molto rigida che ne vieta l’esportazione.

La trattazione non ha pretesa di essere esaustiva ma, più semplicemente, di fornire proposte e suggestioni con
la speranza che siano utili al lettore.

IMPUGNATURE

PACHMAYR TACTICAL GRIP GLOVES


Inserti anatomici in gomma ultra morbida e flessibile Pachmayr Decel-
erator per le impugnature di pistole che abbiano il calcio solidale al fusto,
pertanto privo di guancette sostituibili. Realizzati a stampo sul calco
dell’arma cui sono destinati, garantiscono un maggior comfort di tiro e
un controllo superiore; i pannelli ventilati favoriscono la traspirazione
del palmo. Disponibili per Glock Standard (modello 05164), Compact
(modello 05174), SubCompact (modello 05175).
www.bignami.it

© 151
FONDINE GHOST
INTERNATIONAL
GHOST GHOST III
INTERNATIONAL La Fondina Ghost III è stata progettata apposita-
mente per le forze di polizia. Massima attenzione
CIVILIAN GHOST è stata data ai sistemi di sicurezza e alla scelta
Fondina termoformata in tecnopolimero anti dei materiali, per garantire la massima affidabil-
urto e anti graffio. Grazie al ridotto spessore e ità e durata nel tempo con il massimo comfort.
al contenuto ingombro è l’ideale per il porto oc- Rappresenta una novità nel mondo della buffet-
culto civile e per lo sport (IPSC, IDPA, IASC, teria per uso professionale. Una volta inserita in
FIAS). Può essere abbinata ad attacchi tipo fondina, l’arma è automaticamente bloccata ma
High Ride (utilizzabili con tutti i tipi di cintura l’estrazione continua ad essere istintiva e veloce.
da 35 a 50 mm) e Paddle (per l’impiego senza Il corpo della fondina si aggancia a moduli di
cintura, garantisce massima stabilità durante aggancio che ne consentono l’impiego nei più vari contesti di servizio
servizio.
l’estrazione). Disponibile per Glock small frame. Disponibile per i modelli G17, 19, 22, 23, 25, 26, 27, 28.
www.ghostinternational.com www.ghostinternational.com

GHOST GHOST
INTERNATIONAL INTERNATIONAL
STINGER THE ONE
La fondina Stinger è l’ultima proposta di A grande richiesta, la prima fondina creata
Ghost International per il settore sportivo, da Sandro Amadini è tornata sul mercato;
impiegabile nelle divisioni Single Stack, Pro- nuovo design, nuovo sistema, così da com-
duction, Standard. Completamente regola- pletare la gamma di fondine Ghost per il tiro
bile, garantisce un’estrazione veloce e sicura. sportivo. Il sistema di bloccaggio a semisfera
Grazie alla piastra realizzata in alluminio in materiale plastico garantisce sicurezza e
ultraleggero, è possibile regolare la fondina velocità di estrazione, il supporto frontale
in ogni angolazione. Il nuovo sistema modu- per la canna è completamente regolabile per
lare permette la compatibilità con i modelli tutte le lunghezze di arma, l’aggancio alla
SuperGhost e Civilian. cintura è compatibile con i modelli SuperG-
La fondina è realizzata in tecnopolimero host Ultimate e Stinger Ghost. Disponibile
antiurto, termoformata con regolazione di per i modelli Glock small frame.
ritenzione. L’attacco alla cintura scheletrico www.ghostinternational.com
deriva dalla SuperGhost Ultimate e garan-
tisce la compatibilità con la sorella maggiore.
Disponibile per i modelli Glock small frame.
www.ghostinternational.com

VEGA HOLSTER
FL8 PANCAKE FLAT
HOLSTER
Fondina pancake in bi-materiale
polimerico termoformata per una mag-
giore resistenza e precisione nel conte-
nere l’arma; la parte inferiore in pelle
naturale favorisce un maggiore com- VEGA HOLSTER
OLSTER OSR1
fort sul fianco. La ritenzione avviene Fondina in cuoio doppio uso ascellare/cintura con sistema di sicurez-
per forzatura sul ponticello. Una vite za livello 3 e doppio porta-caricatore bifilare. Il sistema ascellare è in
di ritenzione permette la registrazione gomma polimerica traforata trasparente; può essere facilmente rimosso
della tenuta sull’arma. La guida di scor- così da utilizzare la fondina a cintura tramite il passante in pelle sul
rimento del mirino protegge gli organi retro. Il sistema Vega Comfort Form rende il porto più confortevole.
di mira e facilita estrazione e inseri- La sicurezza è garantita dal Vega Pull Side che sostituisce il classico
mento. Disponibile anche per tiratori laccio impiegato sui sistemi civili: blocca automaticamente il ponticello
mancini. Disponibile per i modelli G17, quando venga inserita la pistola. Lo sblocco avviene mediante una leva
19, 22, 23, 25, 31, 32, 37, 38. di sgancio che può essere fornita di una sicurezza supplementare.
www.vegaholster.com www.vegaholster.com

152
VEGA HOLSTER UC1 VEGA HOLSTER
Fondina interna in pelle naturale termo-forma- VKG8 VEGATEK GUARDIAN
ta di prima qualit . Clip in polimero stampato Fondina professionale destinata all uso Law Enforcement. Il sistema di
ad iniezione con sistema di doppio gancio per sicurezza Ł dato dall unione dei due meccanismi automatici PD a pul-
una migliore stabilit . Possibilit di inclinazi- sante (Push Down) e APG a leva (Automatic Push and Go) che lavorano
one per un porto in posizione cross draw o sul contemporaneamente dando la massima sicurezza alloperatore ma allo
anco, inclinata o dritta. Disponibile anche in stesso tempo, in caso di bisogno, la possibilit di estrarre velocemente
versione mancina. con un solo movimento.
www.vegaholster.com ¨ costruita con sistema Vegatek in Kydex
termoformato e foderata internamente
per una maggiore protezione dellarma,
compatibile con tutti i kit opzionali del
produttore. Disponibile in bianco su
ordinazione. Disponibile per i modelli
G17, 19, 22, 23, 25, 31, 32, 37, 38.
www.vegaholster.com

RADAR
LEATHER DIVISION 6657
Fondina professionale caratterizzata da un disegno compatto e leggero,
presenta tre livelli di sicurezza: il sistema L.E.P. (Locking on the Eject
Port) Ł attivato automaticamente in corrispondenza della nestra di RADAR LEATHER DIVISION 6607
espulsione della cartuccia, il sistema R.L.L. (Rotating Locking Lid) Ł
Caratterizzata da un disegno compatto, la nuova Safe&Fast Index Ł
un cappuccio posto in alto che se arretrato chiude la via di uscita alla
equipaggiata con il sistema di ritenzione automatica dell arma L.E.P.
pistola e, per concludere, il sistema STR consiste di una vite di ritenzi-
(Locking on the Eject Port System) a leva: Il meccanismo si attiva eser-
one posta nella parte inferiore che frena il movimento dell arma agendo
citando una leggera pressione sulla leva di sgancio con la prima falange
direttamente sul carrello. Il corpo Ł abilitato ai sistemi di portabilit
del dito indice. Lo stesso dito, dopo aver premuto lo sblocco, scivola
Multilink2, RDC e RDC Evo. Disponibile per i modelli G17 e G22 nei
naturalmente sulla guida appoggiandosi sul carrello dell arma estratta.
colori nero, sabbia, mimetico e bianco anche per tiratori mancini.
La leva di azionamento dello sgancio del blocco di sicurezza, esterna, Ł
www.radar1957.it facilmente raggiungibile anche da mani piccole e con guanti. il sistema
STR frena il movimento dell arma agendo direttamente sul carrello.
Disponibile per i modelli G17 e G22 nei colori nero, sabbia, mimetico,
bianco anche per tiratori mancini.
www.radar1957.it

RADAR
LEATHER DIVISION
RDC SYSTEM
RDC Ł un innovativo sistema per il
trasporto delle fondine e di accessori,
studiato dal reparto di ricerca e svi-
luppo RadaR3 CUbe per consentire
di spostare velocemente laccessorio
da una posizione allaltra con varie inclinazioni, premendo due leve, e il JENTRA KLIP
passaggio da una posizione del corpo ad unaltra (pannello cosciale, pas- La clip di Jentra Ł stata disegnata per il porto interno IWB (Inside the
sante da cinturone, applicazione a sistema M.O.L.L.E.), in modo sicuro Waist Band) di tutte le pistole Glock senza l impiego di alcuna fondina.
e veloce. Il sistema si compone di due elementi, il disco circolare parte Il suo disegno ne permette l aggancio ai pantaloni anche quando non si
maschio e il reggi-disco parte femmina, con i quali Ł possibile ruotare la usi la cintura e consente unestrazione rapida e semplice. Linstallazione
fondina in 12 posizioni diverse in modo estremamente veloce. Il sistema Ł molto semplice. Tre di erenti modelli si adattano a praticamente tutta
RDC si applica alle fondine 6711 e 6611 del produttore. la gamma di pistole Glock disponibili.
www.radar1957.it www.bignami.it

' 153
SICUREZZA

GHOST
INTERNATIONAL GHOST BLOCK
Sistema di sicurezza che, una volta installato, diventa parte integrante
dell’arma e ne previene l’utilizzo non autorizzato. Costituito da 3 com-
ponenti e una chiave (la stessa standard delle manette), agisce sul per-
cussore e impedisce, quando azionato, anche lo smontaggio della pis-
tola. Non altera le caratteristiche dell’arma e non ne modifica il design.
www.ghostinternational.com

STOCK SYSTEM

FAB DEFENSE KPOS


Questo PDW Conversion Kit for Handgun consente di trasformare la pro-
pria pistola Glock in un PDW tattico (Personal Defense Weapon). Realiz-
zato in alluminio aeronautico anodizzato con parti in polimero, presenta
un sistema di impugnatura a 5 punti, un adattatore per tracolla tattica e
un calcio pieghevole che consente di ridurre gli ingombri. L’installazione
è rapida e non richiede alcuna modifica all’arma. Permette di conservare
la fruibilità delle mire ma varie slitte Picatinny consentono l’applicazione
di strumenti di puntamento e illuminazione supplementari.
www.bersagliomobile.com

CAA TACTICAL RONI


Kit di conversione realizzato in materiale termo plastico, virtualmente
indistruttibile, con carcassa in alluminio e calciolo estensibile e regola-
bile. Il Roni accoglie semplicemente nell’alloggiamento predisposto le
pistole compatibili (Glock 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 25, 26, 27, 31, 32, 34,
35). Ampia la possibilità di personalizzazione grazie alle 4 slitte Picatin-
ny che consentono il montaggio di ottiche, collimatori laser, torce tat-
tiche e impugnature. Pesa 1.400 grammi e ha una lunghezza di 450 mm
(550 mm con calciolo estratto).
www.bersagliomobile.com

FAB DEFENSE GLR17


Calciolo telescopico retrattile in polimero rinforzato MIL-SPEC con
appoggia-guancia. Aumenta la celerità di tiro e la precisione della
pistola con un aumento d’ingombri ridotto (da 264 mm chiuso a 380
mm alla massima estensione). Si applica facilmente alla calciatura
dei modelli Standard; la versione GLR440 è idonea all’impiego sui
modelli Compact.
www.bersagliomobile.com

154
DISPOSITIVI DI PUNTAMENTO

LEUPOLD
DELTA POINT
DeltaPoint è un mirino olografico di nuova
generazione su un telaio ultraleggero e ro-
busto al magnesio. Dotato di lenti asferiche
ad ampio campo visivo con rivestimento
CRIM
CRIMSON
CR
DiamondCoat anti-graffio, permette una
facile acquisizione del bersaglio; l’attivazione del dispositivo elettronico è TRACE LASERGRIPS LGD-417
automatica mediante un sensore di movimento così come automatica è la Puntatore laser applicabile all’impugnatura, il modello LGD-417 presenta
regolazione della luminosità del punto, disponibile nelle versioni da 3,5 e corpo in polimero con inserti in gomma morbida con dot luminoso laser
7,5 MOA. La regolazione micrometrica del punto d’impatto avviene in un di colore rosso ad attivazione posteriore. Il laser, regolabile in alzo e deriva e
intervallo di 120 MOA. L’applicazione è possibile mediante slitta Picatinny tarato in fabbrica alla distanza di 15 metri, è alimentato da 2 batterie CR2032
o piastre dedicate alle semiautomatiche più diffuse. che garantiscono un’autonomia superiore alle 4 ore di uso continuo. La di-
www.paganini.it mensione del punto è di circa 12 millimetri a 15 metri. Questa versione si
adatta all’impiego su pistole della famiglia Standard di terza generazione.
www.crimsontrace.com
CRIMSON TRACE
LIGHTGUARD
LGT-736
Torcia tattica a luce bianca da 100
lumen. Si applica al ponticello
dell’arma similmente al dispositivo LASERMAX LMS-G4-17
di puntamento LaserGuard e viene Dispositivo di puntamento laser contenuto integralmente all’interno
attivato da un interruttore in po- dell’asta di armamento della pistola. Azzerato in fabbrica, non richiede
sizione frontale. La torcia è alimen- alcun intervento di regolazione. L’allineamento con il bersaglio, rego-
tata da una batteria CR2 in grado di fornire 2 ore di autonomia e può lato a 20 yarde, avviene tramite l’emissione di un fascio laser da 635 nm
essere installata dall’utente congiuntamento a un LaserGrip. Si applica a rosso-arancio di dimensione pari a 18 mm a 25 yarde. L’alimentazione è
pistole Standard e Compact di terza e quarta generazione. garantita da tre batterie tipo orologio.
www.crimsontrace.com www.bersagliomobile.com

MECCANICA
DPM MECHANICAL
RECOIL REDUCTION SYSTEM
JENTRA THE PLUG Asta guida-molla con innovativo ammortizzatore di rinculo a tre molle
progressive. Sostituisce il gruppo asta guida-molla – molla di rinculo in
Tappo brevettato per coprire la cavità presente nella parte bassa
dotazione con l’arma e fornisce una maggiore dispersione dell’energia del
dell’impugnatura in modo da evitare che sporco e detriti raggiungano
rinculo. In particolare, la terza molla – contenuta all’interno dell’asta –
i sistemi di scatto e percussione. Ne esistono 3 modelli differenti adatti
controlla il movimento del carrello, attutendone l’impatto con il fusto. La
ad altrettanti gruppi di pistole. In determinati casi, The Plug consente il
significativa riduzione del rinculo migliora il controllo dell’arma e la pre-
trasporto di una cartuccia supplementare.
cisione. Disponibile per numerosi modelli di tutte le generazioni. Viene
www.bignami.it fornito con due molle supplementari per regolare l’efficacia del sistema.
www.bersagliomobile.com

FAB DEFENSE FCH


Manetta di armamento reversibile da applicare al tappo posteriore del car-
rello (fornito con essa) così da facilitare l’armamento dell’arma in condizioni
di emergenza o quando la velocità sia una priorità. Realizzata in acciaio tor-
nito, si può applicare a tutti i modelli Glock. Pesa solo 21 grammi.
www.bersagliomobile.com

© 155
POLICE ONE SIDERLOCK ZT FULCRUM ULTIMATE KIT
Grilletto in materiare polimerico con bottone di sicura a traversino in- Kit completo di scatto accuratizzato che conserva la piena funzional-
corporato. Il ritegno del grilletto, la sicura sulla mezzeria e il pulsante ità delle sicure Glock ed è composto da percussore e sicura in titanio,
della sicura sono in acciaio. Si tratta di un dispositivo che estende l’uso gruppo di scatto con leva, pacchetto posteriore con molle alleggerite e
delle pistole Glock a chi necessiti di una sicura manuale. L’azionamento grilletto regolabile in corsa e collasso di retroscatto. Il peso di sgancio è
del pulsante può essere invertito per i tiratori mancini. regolabile tra 2 e 6 libbre (900 – 2.700 grammi circa). Il gruppo di scatto
è realizzato in alluminio aeronautico.
www.bersagliomobile.com
www.bersagliomobile.com

PERSONALIZZAZIONI
BERSAGLIO MOBILE V-METER
L’Armeria Bersaglio Mobile fornisce un’ampia gamma di personalizzazi-
oni ottenute mediante incisioni per modificare l’estetica e fresature di al-
leggerimento realizzate con le più moderne tecniche di taglio. L’intervento
include la lucidatura della canna. Disponibili per tutti i modelli Glock.
www.bersagliomobile.com

MUNIZIONAMENTO

FIOCCHI BLACK MAMBA


Qualità ed aggressività caratterizzano questa linea Fiocchi che monta
la palla Black Mamba. La palla, con geometria tronco conica e molto
leggera, è ottimizzata per ciascun calibro. La sua copertura in tom-
bacco 90/10 (lega di rame e zinco) trattato superficialmente ottimizza
la scorrevolezza in canna e la deformazione all’impatto. Black Mamba
è considerata una palla blindata ad elevato stopping power e ridotto
potere perforante.
www.fiocchigfl.it

GECO FMJ RN
Pallottola blindata round-nose che offre, grazie alla sua costruzione
semplice e collaudata, costi di produzione relativamente limitati, ren-
dendola interessante per tiratori che si allenano molto. La sua forma
ogivale garantisce un’ottima alimentazione.
www.bignami.it

156
Appendici

WALTHER P38
38
L’arma nasce da una specifica richiesta dell’
ll’esercito
o tedesco che, all’inizio degli
la Lugerr P08, pistola raffinata ma costosa
anni ‘30, era alla ricerca di una sostituta della
e di difficile costruzione. Prima di arrivare alla P38, Walther propose inizialmen
inizialmente
nte il
modello MP (Militarische Pistole, 1934) – una versi ione maggiorat
versione maggioratata della sua PP – poi, nel
1936, il modello AP (Armee Pistole) a doppia azionee e cane interno. In seguito alla richiesta
ia azion
della Wehrmacht di una pistola a cane esterno, no, Walther
Waltther modificò la AP proponendo il modello
HP (Heeres Pistole), adottato ufficialmente nel 19388 ed entrato in servizio nel 1939 come Pistole 38.
L’arma nasceva in calibro 9 Parabellum ma fu prodo otta in piccole serie anche nei calibri 7,65 Parabellum
prodotta
e .22 Long Rifle, mentre versioni sperimentali ali in .388 Super Auto e .45 ACP non entrarono mai nella fase
industriale della produzione di massa.
La P38 è una semiautomatica a corto rinculo o con chiusura
hiusura geometrica a blocco oscillante, cane esterno, azione
mista. La chiusura è forse la sua caratteristica più ù importante; abbinata
bb ll stessa tipologia
alla l d ll aperto, è stata
di carrello
adottata in anni più recenti dalla Beretta 92, che di fatto della P38 è l’erede anche in termini di successo commerciale.
L’arma è dotata di un insieme raffinato di sistemi di sicurezza che includono un indicatore di colpo in canna, una sicura
manuale con funzione di abbatti-cane, una sicura automatica al percussore. Il sistema di scatto si rifà a quello della PPK e fa
sì che la P38 sia la prima arma a chiusura geometrica ad avere adottato la doppia azione.
Il fusto delle armi belliche è in acciaio macchinato dal pieno, mentre per quelle prodotte successivamente è in alluminio; in
queste ultime è stato aggiunto un traversino esagonale d’acciaio per alleviare il fusto dalle sollecitazioni indotte dal blocco
oscillante, anche questo d’acciaio. Gli allestimenti delle armi belliche prevedono vari tipi di brunitura accoppiati a guancette
prima di legno poi in bachelite rossa.
Dell’arma originale si conoscono pochissime varianti, la K con canna corta e la SD dotata di silenziatore. Una versione
leggermente modificata della P38 con fusto in alluminio fu adottata nel 1957 dall’esercito tedesco con la sigla P1, cui seguì
la P4 con canna corta da 100 mm; la P1 è rimasta l’arma da fianco della Bundeswehr fino al 1994. Negli anni ‘70, le forze
di polizia di due dei 16 stati federati della Repubblica Federale di Germania adottarono una versione migliorata dell’arma,
conosciuta come P5.
La Walther P38 è da molti considerata la semiautomatica meglio realizzata prodotta tra la seconda guerra mondiale e gli
anni ‘70. La sua semplicità produttiva, l’agevole manutenzione e l’affidabilità proverbiale l’hanno resa per molti l’archetipo di
pistola. Negli anni di piombo, anche grazie ad un’emblematica foto che ritraeva un autonomo con passamontagna nell’azione
di sparare contro la polizia impugnando proprio una Walther P38, il termine P38 fu assimilato a quello di arma corta in
genere, creando confusione tra il modello e il noto calibro. Tuttora molti, in primis i giornalisti, cadono in errore definendo
superficialmente P38 qualsiasi pistola.
Durante il periodo bellico, a causa della forte richiesta da parte dell’esercito, Walther dovette appaltare parte della produzione a
fornitori esterni: Mauser, Ceska Zvobrojovka, Spreewerk. Con l’occupazione del suolo tedesco, le tre aziende seguirono destini
diversi. Lo stabilimento Mauser finì sotto il controllo francese, che proseguì la produzione fino al 1946. Walther fu invece
occupata dagli americani, che bloccarono le linee; alcuni dei macchinari furono assegnati ai francesi – che continuarono la
produzione con Manurhin – come riparazione di guerra. Gli impianti furono successivamente distrutti dai sovietici. Stessa
sorte toccò a Spreewerk. La produzione della P38 fu ripresa solo negli anni ‘50 nei nuovi impianti Walther di Ulm.

© 157
SITI 01

L’interfaccia virtuale tra Glock e i suoi estimatori è affidata


ad una serie di strumenti piuttosto articolata. Si comincia
con il sito ufficiale dell’azienda che, da www.glock.com,
01 smista gli interessati al sito istituzionale americano

(http://us.glock.com) 02 e a quello per il resto del


mondo (http://eu.glock.com), 03 per la verità piuttosto
eurocentrico come dimostra l’estensione. Il sito internazi-
onale presenta vari menu, il più importante dei quali per-
mette di apprendere le informazioni di base che ispirano la
02
G17 e le pistole da essa derivate; non mancano aree dedi-
cate al safety pack, agli accessori opzionali disponibili, con
un focus specifico sui caricatori, agli altri prodotti Glock.
Nell’area download, liberamente scaricabili, sono presenti
i depliant più recenti della produzione. Il sito è disponibile
in inglese, tedesco e spagnolo.
Molto più articolato è il sito americano – disponibile anche
puntando all’indirizzo www.teamglock.com – che presenta,
oltre alle sezioni più propriamente commerciali di presen-
tazione dei vari modelli, un’ampia sezione dedicata alla
sicurezza nell’uso e nel maneggio delle armi. Un sistema
di navigazione intuitivo facilita l’identificazione dell’arma
ideale per ciascuna categoria di utente. La sezione tecno-
03
logia offre la descrizione di tutte le caratteristiche pecu-
liari del mondo Glock mediante una serie di filmati senza
audio, quindi facilmente interpretabili anche da parte di
chi non conosca la lingua inglese; tra i filmati compare
quello che insegna come smontare la pistola. Non manca
un focus sui numerosi accessori disponibili e un negozio
virtuale dove acquistarli (solo se residenti negli USA).
Interessanti le pagine dedicate al Glock Shooting Team,
attualmente composto – tra gli altri – dai top shooter Tori
Nonaka, KC Eusebio, Michelle Viscousi. Nel Team Glock
compare anche un personaggio emblematico, quel Ronald
Lee Ermey famoso come il sergente Hartman “Gunnery”
in Full Metal Jacket, di Stanley Kubrick.

Il segmento sportivo è curato dalla Glock Sport Shooting


Foundation (www.gssfonline.com), 04 un’organizzazione
orientata all’insegnamento dell’uso responsabile delle
armi che incoraggia la platea degli appassionati alla parte-
cipazione ad eventi sportivi. Fondata nel 1991, si pro-
pone come una comunità di appassionati Glock (ne conta
almeno 100.000) per i quali sono organizzate oltre 200
gare monomarca su tutto il territorio degli Stati Uniti (una
sorta di Glock League). L’iscrizione alla Fondazione, ob-
bligatoria per prendere parte agli eventi, costa 35 dollari
Il Team Glock nel 2008:
($ 25 il rinnovo). Dave Sevigny, Jessie Abbate and Randi Rogers

158
Jessie Abbate in gara. Credit: © www.uspsa.org
L’addestramento professionale è affidato alla Training Divi-
sion di Glock (www.glocktraining.com), 05 una struttura
che cura i rapporti con le forze di polizia, militari e gli altri
operatori professionali interessati ad aumentare la propria
confidenza con la Safe Action e migliorare le reazioni in
condizioni di stress. Glock organizza veri e propri seminari,
con lezioni teoriche e sessioni di tiro pratico in poligono, in
tutti gli Stati Uniti e il Canada. I corsi sono strutturati in 5
categorie:
t Corsi per armaioli (codice AC), strutturati in 8 ore di
lezione in classe; sono riservati a membri attivi di forze
militari e di polizia, addetti alla sicurezza privata, ven-
ditori autorizzati Glock e soci della Fondazione GSSF.
t Corsi per istruttori (IW), strutturati in 3 giorni (24 ore)
di insegnamento; sono riservati ad armaioli, agenti mil-
itari e delle forze di polizia, istruttori certificati NRA.
t Corsi per l’uso corretto della G18 (G18), strutturati in 8
Glock ha sponsorizzato alcune 06 ore di lezione con la pistola a fuoco selettivo G18: sono
vetture del circuito NASCAR riservati a personale di agenzie che abbiano adottato lo
come la Chevrolet numero 37 specifico modello.
guidata da Dexter Bean nelle
gare ARCA RE/MAX 2008 t Corsi avanzati per armaioli (AA), strutturati in 2 giorni
di lezione (16 ore); sono riservati ad armaioli con un
minimo di 2 anni di esperienza.
t Corsi S.A.F.E. per principianti (GS), un giorno di lezione
dedicato a chiunque desideri apprendere i principi fon-
damentali dell’uso dell’arma in sicurezza. Sono previste
ore di lezione in studio e sessioni pratiche in poligono
con pistola Glock (fornita in comodato per la durata del
Ronald Lee Ermey, il volto di Glock
corso). Il corso è aperto a chiunque abbia più di 21 anni.

04

05

Per la sua performance in Full Metal Jacket (1987), che seguì un ruolo come elicotterista in Apocalipse Now di
Francis Ford Coppola (1979) e uno in The Boys in Company C di Sidney J. Furie (1978), Ronald Lee Ermey ottenne
una nomination ai Golden Globe e vinse il premio come miglior attore non protagonista della Boston Society of Film
u
Critic. A queste prime esperienze cinematografiche ne seguirono numerose altre e un intenso lavoro come consulente in
Crit
materia di armi per Coppola e altri registi di Hollywood. Benché abbia poi interpretato una sessantina di film, Ermey è ri-
masto legato al suo ruolo in Full Metal Jacket e si porta cucito addosso da allora il soprannome di The Gunny, rappresentando
uno strumento di marketing potentissimo nell’immaginario dei cultori delle armi e dei film d’azione.
Giunto al cinema dopo 11 anni di servizio nel Corpo dei Marines e 14 mesi in Vietnam, Ermey ha dato la sua faccia al mondo
Glock e ad ogni occasione importante c’è anche lui a rappresentare il marchio nel mondo. 06

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INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE
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feud-01252012.html
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memo.com/muckraker/guns-money-and-attempted-murder-divorce-case-shakes-the-glock-firearms-empire

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