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SBOBINA 15/03/17 Anatomia SFA

IL tessuto epiteliale (intro)


Riprendiamo lo studio del tessuto epiteliale con lo studio delle ghiandole.
All’interno del tessuto epiteliale esistono due tessuti che ne fanno parte, uno è il tessuto epiteliale di
rivestimento che riveste tutte le cavità esterne e anche le cavità interne del nostro corpo. In aggiunta a
questo epitelio di rivestimento bisogna però associarci anche l’epitelio ghiandolare. Un epitelio che va a
costituire le ghiandole e dobbiamo introdurre il concetto che esistono due tipi di ghiandole: ghiandole
esocrine(1) e ghiandole endocrine(2).
Cosa vuol dire questa differenza? In generale possiamo pensare ad una ghiandola come un organo che
secerne qualcosa, che produce una sostanza e che la riversa al di fuori dell’organo stesso. Nella secrezione
di queste sostanza vediamo le esocrine e le ghiandole endocrine che la svolgono in maniera diversa:

Le ghiandole esocrine(1): secernono il loro prodotto all’esterno della ghiandola stessa attraverso un dotto
che trasporta all’esterno il prodotto di secrezione. Esempio (1) di queste sono le ghiandole sudoripare,
quelle ghiandole che ci vengono in mente quando si pensa al secreto espulso all’esterno del corpo e questo
è un classico della ghiandola sudoripara che espelle all’esterno della cute il sudore. Ma non è soltanto
questo (nds: cioè non secernono solo all’estero del corpo), perché questa espulsione può essere sia
all’esterno del corpo, ma anche all’interno del corpo stesso. In questo ultimo caso dobbiamo pensare al
fegato (Esempio 2) con la sua produzione di bile; anche il fegato è una ghiandola esocrina perché produce
la bile e la immette all’esterno dell’organo stesso attraverso un dotto, ma non va fuori dal corpo, va fuori
dal fegato, cioè della ghiandola.

Le ghiandole endocrine(2): secernono sempre una sostanza, ma in particolare qui, dobbiamo fare
riferimento ad un altro nome, perché la sostanza che viene secreta dalle ghiandole endocrine prende il
nome di ormone. La differenza sostanziale di questa sostanza con tutte le altre secrete dalla ghiandole
esocrine, è che il secreto nella ghiandola endocrina viene riversato all’interno del gruppo sanguigno e
quindi può avere, girando all’interno del circolo sanguigno, un target, cioè un organo bersaglio molto
lontano dalla ghiandola stessa, vi faccio l’esempio dell’ipofisi che si trova all’interno del nostro cranio e che
regola una grande quantità di funzioni corporee che vengono esplicate da organi molto lontani dal cranio.
Per esempio l’ipofisi secerne l’FSH che è un ormone che regolerà il ciclo follicolare, quindi la maturazione
degli ovociti, ma anche degli spermatozoi. Quindi questo ormone partendo dall’ipofisi va a finire nelle
gonadi attraverso il circolo sanguigno.
Con queste ghiandole avremmo un percorso che fa la sostanza che può essere molto lungo e permette poi
la sua effettiva funzione perché all’interno di questi organi bersaglio troveremo dei recettori in grado di
catturare l’ormone e di farlo funzionare.
Fine intro

Ghiandole esocrine
Nella ghiandole esocrine dobbiamo distinguere due componenti: una parte secernente chiamata
adenomero ed un dotto attraverso il quale passa il secreto, questo dotto prende il nome di dotto escretore.
Qualsiasi ghiandola esocrina prendiamo in considerazione è comunque costituita da queste due parti: un
adenomero che è la parte in cui viene prodotta la sostanza da secernere ed un dotto escretore attraverso il
quale sostanza viene espulsa all’esterno della ghiandola stessa.
Possiamo, come abbiamo fatto con gli epiteli di rivestimento, classificare queste ghiandole attraverso varie
metodiche:
- In base al numero di cellule che costituiscono queste ghiandole esocrine: esistono ghiandole esocrine
unicellulari, e cioè formate da un’unica cellula, e molto più diffusamente ghiandole esocrine pluricellulari,
formate quindi da più cellule. La maggioranza delle ghiandole esocrine sono pluricellulari, riprendendo
l’esempio riportato prima sia della ghiandola sudoripare, sia del fegato sono entrambe pluricellulari. Anche
perché esiste un unico tipo di ghiandola unicellulare esocrina ed è questa che vediamo qui schematizzata,
questo che cos’è secondo voi? E’ un tessuto epiteliale, è un epitelio pseudostratificato, ci sono anche le
ciglia quindi è un epitelio cigliato respiratorio, lo ritroveremo nei bronchi e nella trachea.
Qui in questo epitelio tra le cellule puramente epiteliali che sono queste colonne che vediamo sia qui che
da quest’altra parte, ci sono interposte queste strutture gialline, queste sono le ghiandole esocrine
unicellulari, cioè le ghiandole mucipare che producono muco. Le troveremo tantissimo all’interno
dell’epitelio respiratorio che produce grandi quantità di muco, sia in condizioni di infiammazione, come è
evidente a tutti attraverso il raffreddore o tosse, ma anche in condizioni meno … (0:09:43,70), e vedremo
perché, a che cosa serve questo muco prodotto in continuazione dalle mucipare dell’apparato respiratorio.

Ora se fate caso a questa cellula qui, che forma ha secondo voi? La forma di un calice e per questo motivo
queste cellule (o ghiandole) vengono chiamate cellule esocrine caliciformi, perché hanno una forma di
calice. Unico tipo di ghiandola esocrina unicellulare è la ghiandola caliciforme che produce muco. Tutte le
altre ghiandole esocrine sono pluricellulari. Esse sono altamente presenti nell’epitelio respiratorio ed anche
a livello dello stomaco, perché anche lo stomaco secerne tanto muco, e poi all’interno del colon, quindi
nella parte finale del nostro intestino, dove avremo la compattazione dei prodotti di scarto, il muco servirà
a meglio compattare questi prodotti di scarto per l’eliminazione. Quindi una quantità di ghiandole mucipare
che forse insieme andrebbero a formare, un organo, una ghiandola molto più grande rispetto a tante altre
classiche esocrine unicellulari.

-In base alla forma dell’adenomero: Considerando quindi la forma dell’unita secernente, questa unita
secernente nell’immagine è rappresentata con la parte rosa e sono questi trattini a, b e c, quelli più
semplici. Perché può avere una forma tondeggiante e si dice ghiandola alveolare, come un alveolo, un
sacchetto tondeggiante. Quando la forma dell’alveolo è più ovale, più schiacciata rispetto all’alveolo,
prende il nome di ghiandola acinosa, a forma di acino e cioè di chicco d’uva. In fine il terzo tipo di
adenomero è un’unità molto più allungata, cilindrica,tubulare, tant’è che prende il nome di ghiandola
tubulare. Alveolare, Acinosa e tubolare, questa è la classificazione delle ghiandole esocrine dal punto di
vista della forma dell’unita che secerne. Tutte le altre forme che vedete in basso sono date da una
combinazione di questi adenormeri, cioè in una ghiandola esocrina più complessa, non c’è solo un’unità
secernente, ma ce ne sono di più e possono essere di varie forme: soltanto alveolari o alveolari e tubulari,
possiamo avere diverse combinazioni di strutture degli adenomeri che fanno si che che questa ghiandola
possa essere considerata mista dal punto di vista della forma dell’adenomero.

-In base al tipo di eliminazione (come la ghiandola esocrina secerne il suo prodotto): Abbiamo detto che la
secerne sempre attraverso un dotto, ma adesso vedremo dei nomi un pochino più complicati però
importante è che vi ricordiate che esistano queste tre modalità con le quali le cellule secernino la sostanza
prodotta, ma possono perdere anche una parte della cellula stessa.
Iniziamo dalla più semplice modalità di secrezione, vedete qui abbiamo le cellule che hanno prodotto nel
loro citoplasma la sostanza, questa sostanza viene poi convogliata all’interno del dotto attraverso una
secrezione semplice, cioè il prodotto esce dalle cellule attraverso un processo di esocitosi incapsulate in
vescicole vengono espulse all’esterno della cellula stessa e poi convogliata all’interno del dotto. Questa
modalità viene detta merocrina(1) in cui le cellule non perdono la loro integrità, c’è una secrezione
attraverso vescicole, attraverso esocitosi del prodotto. La seconda modalità è detta apocrina(2) e
determina una rottura della cellula in cui non viene perso solamente il prodotto secreto, ma viene persa
anche una parte del citoplasma, quindi vedete si formano queste grandi vescicole con il secreto all’interno
e con esso viene trasportato via anche una parte di citoplasma. Apocrina vuol dire che la cellula non perde
solamente il suo secreto ma anche una parte del citoplasma. In fine l’ultima modalità è quella olocrina(3),
olocrina vuol dire che la cellula una volta che secerne il suo prodotto degenera, si perde quindi la struttura
cellulare della cellula stessa.
Iniziamo nel primo punto(1) in cui non viene perso niente dalla cellula ma solo prodotto, la seconda
modalità (2) in cui viene persa parte della cellula, la terza modalità(3) in cui la cellula una volta che ha
prodotto il suo secreto, degenera e quindi si distrugge, al di sotto troveremo delle cellule basali che
cresceranno e rimpiazzeranno le cellule perse.
Facciamo un esempio per ognuna di queste tre modalità ed in particolare:
La prima modalità e cioè quella merocrina è tipica delle ghiandole salivari, qui c’è per esempio la parotide
illustrata, vedete che le cellule producono saliva e questa saliva viene riversata attraverso vescicole nel
dotto corrispondente.
Per la seconda modalità e cioè per la ghiandola apocrina, prendiamo in considerazione la ghiandola
mammaria, qui vedete delle ghiandole che formano l’epitelio della ghiandola mammaria stessa e vedete
che con la secrezione del latte, le cellule della ghiandola mammaria perdono anche una parte del
citoplasma, quindi la secrezione del latte è anche una secrezione apocrina, determina un parziale
spostamento del citoplasma cellulare.
Qui vediamo una ghiandola sebacea che producendo sebo si distrugge, quindi è una ghiandola che elimina
il proprio secreto, il proprio prodotto, il sebo, in maniera olocrina, perdendo la sua struttura. Quindi ogni
volta che questa ghiandola, cellula produce sebo deve essere poi rimpiazzata da cellule mature che si
trovano alla base della struttura del pelo, del capello per crescere e maturare per produrre nuovo sebo.

-in base alla natura chimica del secreto: Dobbiamo ricordarci che il secreto di una ghiandola esocrina può
essere un secreto più fluido, con una maggiore quantità di liquido e di acqua all’interno e quindi avremo un
secreto sieroso, con una abbondante quantità di liquidi. Oppure un secreto con una componente gelatinosa
più abbondante, meno liquido e questo secreto prenderà il nome di secreto muscoso. La ghiandola può
quindi essere sierosa, se il secreto è più liquido, mucosa se il secreto è più denso. Possiamo anche trovare
ovviamente una ghiandola che ha sia il componente sieroso che mucoso ed in quel caso parleremo come
abbiamo detto prima con diversi tipi di adenomeri, di ghiandola mista. Quando una ghiandola ha più
caratteristiche, quindi, più modi di in questo caso di secernere prodotti chimici, o diversi tipi di anomeri
parleremo sempre di una ghiandola mista.
Qui vi faccio vedere queste tre immagini perché sono preparati istologici e cioè preparati che vengono da
un tessuto umano o animale di modelli sperimentali che sono stati trattati, tagliati, messi sul vetrino e
trattati con una procedura, prima della colorazione, che determina e prevede l’utilizzo di alcol, questo per
disidratare il tessuto fargli perdere acqua e preservarlo all’infinito. Quindi fare un vetrino, colorare un
vetrino, un tessuto, come si fa in qualsiasi tipo di biopsia, è fondamentale per preservare il tessuto il più
possibile, sia perché si può fare un esperimento, una colorazione immediatamente, sia perché perché quel
tessuto può essere utile in futuro e quindi si tende a preservare al massimo il tessuto. Quindi la prima
metodica per preservare un tessuto è quella di togliergli l’acqua, perché l’acqua con tutte le sue particelle
può cancellare una generazione tessutale. Per disidratazione, quindi, si utilizzano gli alcoli a varia
gradazione e cosa notate in questa immagine rispetto a questa? E’ più bianca, la prima è più colorata.
Quindi vuol dire che questo tessuto ha catturato più colore, più colorante rispetto all’ultima che invece non
si è colorata. Questo dipende dal suo tipo di secrezione e cioè questa è una ghiandola sierosa e questa è
una ghiandola puramente mucosa quindi questa ghiandola vuol dire che secernerà una grande quantità di
muco, di sostanze lipoproteiche, di sostanze che si sciolgono con il trattamento alcolico. Dove c’era la parte
mucosa, dove c’era il secreto mucoso con il procedimento di preparazione del tessuto si ha il vuoto, si ha il
bianco perché il muco è stato sciolto dagli alcoli e quindi le cellule non possono colorarsi perché quello che
c’era è stato rimosso dagli alcoli. Quindi quando avremo un vetrino con queste caratteristiche di una
ghiandola esocrina, con queste caratteristiche di essere così chiaro, così biancastro; sarà sicuramente una
ghiandola a secreto mucoso. Diverso è invece il caso in cui la colorazione è molto più intensa, tranne
qualche aria, quindi vuol dire che queste cellule si sono preservate, non hanno una grossa componente
mucosa e quindi sono state preservate dal trattamento alcolico e hanno catturato le loro componenti il
colorante. L’altro tessuto che si scioglierà tanto con queste procedure è il tessuto adiposo. Quindi quando ci
capiterà di vedere un vetrino con queste aree biancastre, sarà sicuramente dovuto alla presenza di …
(0:24:19,81) genetiche di grasso che è stato sciolto con le procedure istologiche. Questo per quando
riguarda le ghiandole esocrine.

Ghiandole endocrine
Per le ghiandole endocrine vi dico semplicemente la classificazione di queste ghiandole in tre tipi:
cordonali(1), interstiziali(2) e follicolari(3).

-Cordonali: L’organo, la ghiandola è formata da cordoni di cellule, cioè si formano delle lamine di cellule che
vanno a costituire l’organo nella sua interezza. Cordonale riferito a cordoni di cellule disposti in strati, in
linee, in cordoni di cellule. Il fegato è una ghiandola cordonale che vedremo essere oltre ad essere una
ghiandola esocrina, sarà anche una ghiandola endocrina; pur non producendo dei reali ormoni comunque
produce delle cose che vanno in circolo alcune proteine... (0:25:48,29) che non è un vero ormone, ma che
comunque è in circolo

-Interstiziale: Interstiziale vuol dire che sta negli interstizi, ma che cosa sono gli interstizi? Sono degli spazi
che si vengono a trovare fra cellula e cellula, quindi tra altre strutture. Quindi sono delle ghiandole
abbastanza piccole perché sono concentrati in questi piccoli spazi. Un esempio che vi posso fare è quello
della ghianda tiroide, essa stessa non è una ghiandola interstiziale, però all’interno della tiroide troveremo
degli spazi fra le cellule che prendono il nome di cellule interstiziali e che produrranno un ormone diverso
da T3 T4, classicamente prodotto dalla tiroide, ma produrranno la calcitonina, che è un ormone
fondamentale per mantenere i livelli di calcio all’interno del sangue.

-Follicolari: ghiandole follicolari, vuol dire che la loro struttura microscopica è una struttura a follicolo, i
follicoli sono delle strutture tondeggianti delimitate da uno strato di cellule integrali e all’interno c’è una
sostanza che è il secreto delle cellule stesse e che può essere mantenuto all’interno del follicolo e nel
momento del bisogno può essere escreto all’interno del circolo sanguigno. Sono come delle strutture
tondeggianti delimitate da cellule epiteliali con all’interno il secreto. La tiroide è essenzialmente una
ghiandola follicolare, fatta da tutti questi follicoli e per ricollegarci a quello che abbiamo detto prima, le
cellule interstiziali stanno tra i follicoli; quindi fuori dal follicolo, tra un follicolo ed un altro si troveranno
queste cellule interstiziali che producono un altro tipo di ormone.

-chiacchiere poco importanti dove dice che in futuro vedremo bene insieme gli ormoni che vengono
secreti dalle endocrine- (0:28:06,78)

Tessuto connettivo
Passiamo al secondo tipo di tessuto che dobbiamo studiare che è il tessuto connettivo che è uno dei tessuti
più ampi perché all’interno del tessuto connettivo vedremo che ci sono tante tipologie di tessuto e queste
varie tipologie di tessuto si riflettono su una ampia varietà di funzioni del connettivo stesso. Una funzione
meccanica che è quella data per esempio dal tessuto osseo che è parte del tessuto connettivo, ha una
funzione di supporto del nostro organismo. Una funzione trofica, trofica vuol dire di riserva di energia
quindi anche di disponibilità di questa energia, quindi di mettere a riserva e a disposizione queste sostanze
energetiche nutritive per le cellule. Una funzione di difesa e protezione che sono esplicate comunque da
tessuti connettivi. La difesa è una funzione esplicata essenzialmente dal sangue, anch’esso è un tessuto
connettivo, in particolare la componente dei leucociti cioè dei globuli bianchi presente all’interno del
sangue. Quella di protezione in un certo senso anche di difesa, però più strutturale, ricordatevi quella data
dallo scheletro, anch’esso non è solo un sostegno, ma anche una protezione, pensate semplicemente al
cranio che circonda il nostro cervello al nostro encefalo e lo protegge da qualsiasi tipo di danno che può
provenire dall’ambiente esterno. Pensate invece all’addome, la cavità dominale è una cavità quindi al di
sotto del diaframma… Ci sono ossa nell’addome? C’è solo una parte ossea che è quella della colonna
lombare dietro, ma lateralmente e davanti non c’è nessun osso, ma ci sono tanti muscoli. Poi a parte questa
funzione strutturale e di protezione di alcune regioni fondamentali del nostro corpo, all’apparato
scheletrico, quindi alle ossa, deve aggiungersi un altro apparato che ha anch’esso una funzione di
protezione come quello muscolare.

Qui abbiamo questo schema in cui rappresentiamo i tre grossi tipi di tessuti connettivo.
-Il primo tipo è il connettivo propriamente detto: tessuto connettivo propriamente detto è il tessuto
essenzialmente che troveremo tra i vari organi, che troveremo a circondare gli organi, a rivestire gli organi,
a riempire gli spazi fra gli organi e può essere diviso in lasso e denso. Questa differenza dipenderà dal tipo
di compattamento che avranno le fibre, vedremo che una costituente importante dei connettivi è la
presenza delle fibre e queste fibre possono essere disposte in maniera più compatta, quindi anche più
numerosa, e dare quindi un connettivo lento; oppure possono essere disposte più lassamente, in maniera
più ampia e quindi daremo vita ad un tessuto connettivo lasso.
-il secondo tipo di connettivo è dato dal tessuto connettivo liquido e anche all’interno di questo gruppo
troveremo due sottogruppi dati dal sangue e dalla linfa. Due liquidi che circoleranno all’interno dei nostri
vasi e che serviranno sia per il nutrimento che la difesa per il nostro organismo.
-il terzo tipo è il tessuto connettivo di sostegno: che comprende la cartilagine e l’osso.

I componenti essenziali del connettivo


Andiamo ora a vedere quali sono le due componenti essenziali del connettivo. All’interno di tutti i tipi di
connettivo che abbiamo elencato prima, troveremo sempre queste due componenti e cioè una sostanza
così detta intercellulare o anche detta matrice intercellulare o extracellulare, perché questi due termini
sono riferiti al fatto che si trova tra le cellule, ma fuori le cellule. Una sostanza intercellulare o matrice
intercellulare che è molto abbondante nei tessuti connettivi propriamente detti, anche nei tessuti liquidi e
nei tessuti solidi sarà la matrice che si mineralizza, quindi ha una consistenza più compatta e quindi darà
vita poi all’osso. Quindi a seconda della concentrazione dei componenti che troviamo nella sostanza
intercellulare avremmo le diverse tipologie di tessuto connettivo. Immerse in questa sostanza intercellulare
troveremo le cellule del connettivo che possono essere di due tipo: fisse o mobili. Fisse vuol dire che
nascono e muoiono all’interno del tessuto connettivo, non potranno mai passare all’esterno o andare verso
altri tessuti. Mobili invece è l’opposto, cioè sono quelle cellule in grado di spostarsi ad un tessuto
connettivo ad un altro tessuto (che può essere anche non connettivo, pensate ad esempio ai globuli bianchi
che escono dal tessuto connettivo, quindi dal sangue e possono andare in una regione dove c’è
infiammazione che può essere di natura connettiva, ma può essere anche di altra natura). Vediamo
brevemente queste cellule:
-I fibroblasti sono le cellule fisse del connettivo, sono quelle cellule che troveremo sempre all’interno del
connettivo e che non hanno possibilità di muoversi dal connettivo. Sono le cellule che formano le fibre,
possiamo dire che maturano e che producono le fibre, fibre che sono una parte della sostanza
intercellulare, quindi sono le vere cellule del connettivo, le cellule che producono la matrice praticamente.
Ed è questo il motivo per cui sono delle cellule fisse, anche dette residenti perchè svolgono il loro ruolo
all’interno del tessuto stesso, perché devono andare in contro sempre al rinnovo di questa componente.

Tutte adesso queste che citiamo in seguito sono le cellule mobili cellule che possono traslocare dal
connettivo:

-Macrofago: I macrofagi sono cellule che provengono da un tipo di globuli bianchi che prendono il nome di
monociti. Quindi i macrofagi originano dai monociti, che sono dei globuli bianchi, perché si specializzano,
cioè sono dei globuli bianchi specializzati a mangiare. Vi ricordate il macrofago vuol dire mangiare, quindi
queste sono cellule che si specializzano a mangiare del materiale estraneo al corpo, quindi queste cellule, vi
ricordate quando abbiamo fatto l’endocitosi, emettono delle estroflessioni, i così detti “Pseudopori”
(confermatemi), come se fossero dei falsi piedi, inglobano il materiale estraneo e lo immettono all’interno
del citoplasma, e all’interno del citoplasma, la grande abbondanza di enzimi tipica di questa cellula fa si che
inizi il processo di digestione, di eliminazione del prodotto estraneo.
-Mastociti: I mastociti hanno proprio questa struttura (foto) a livello istologico, cioè hanno un citoplasma,
questa è la parte occupata dal nucleo (indicando l’immagine), il citoplasma è pieno di questi puntini che
sono dei granuli, perché il mastocita produce due sostanze fondamentali che sono: L’eparina, e l’istamina.
Sicuramente avete sentito parlare di queste sostanze perché sono entrambe utilizzate anche in clinica.
L’eparina è un anticoagulante, normalmente prodotto dalle nostre cellule, dai nostri mastociti; l’eparina è
una sostanza anticoagulante, quindi è in grado di contrastare la coagulazione del sangue, soprattutto viene
applicata in terapia quando c’è una immobilità, quindi quando c’è una impossibilità a muoversi che può
causare una coagulazione soprattutto degli arti inferiori, allora l’eparina serve per in un certo senso, pù
fluido il sangue e non permettere la formazione di coaguli. L’stamina è invece una sostanza che vaso dilata,
è un vasodilatatore. Quindi è una sostanza che è in grado di ampliare il diametro dei vasi e quindi di
permettere un maggior afflusso di sangue in quella regione. E’ la risposta tipica alle allergie, ecco perché
per le allergie prendiamo tanto istaminico che blocca la secrezione da parte dei mastociti di istamina,
quindi determina una maggiore vasocostrizione. Ma perché? L’istamina vaso dilata? Perché vaso dilatando
le strutture vasali di quelle regioni attaccate agli allergeni determina un maggior afflusso di globuli bianchi e
quindi cellule della difesa che possono contrastare, devono contrastare l’ingresso di questo agente
estraneo.
Quindi queste sono tutte cellule, i macrofagi, i mastociti, che provengono dal connettivo, ma che poi
possono passare al sito di ingresso di infiammazione, al sito di ingresso di un agente estraneo.
-Plasmacellula: le plasmacellule sono delle cellule che prendono origine dai linfociti, sempre da globuli
bianchi che però hanno un’altra funzione, cioè quella di produrre anticorpi, quindi sono delle cellule
sempre della difesa, ma questa difesa non è una difesa diretta come per esempio quella del macrofago, ma
è una difesa indiretta, difende il nostro organismo mediante la produzione di anticorpi, che poi andranno
ad agire attaccando l’antigene, cioè la sostanza, la molecola che deve essere neutralizzata e quindi con il
legame antigene-anticorpo si avrà il blocco della sua funzione. Quindi le plasmacellule che provengono dai
linfociti B servono a produrre anticorpi, sempre prodotti per la difesa, ma una difesa più indiretta rispetto a
quella esplicata dai macrofagi e dai mastociti.

Componente della membrana intercellulare


Abbiamo parlato della componente cellulare del connettivo, ora dobbiamo soffermarci un attimo sulla
componente della sostanza intercellulare o matrice intercellulare ed innanzi tutto dobbiamo dire che
questa sostanza intercellulare o matrice è divisa in due componenti: le fibre, prodotte dai fibroblasti e da
una sostanza amorfa anche detta sostanza fondamentale. Quindi all’interno di questa matrice abbiamo una
componente di fibra ed una componente di sostanza amorfa. Le fibre poi possono essere ulteriormente
divise in tre tipologie: Le fibre collagene (1), le fibre reticolari(2) e le fibre elastiche (3). Sono sempre delle
strutture che si concentreranno in proporzioni diverse a seconda dell’organo che andranno a costituire, poi
vediamo meglio quali sono questi organi, quindi come si depositano queste diverse fibre nei diversi tessuti,
nei diversi organi. Ma un’altra cosa importante da ricordare è che la sostanza amorfa è costituita da queste
due importanti strutture: proteoglicani e glicoproteine.
Queste due strutture sono fondamentali per dare insieme, flessibilità e resistenza al tessuto connettivo. Vi
faccio l’esempio riguardo i proteoglicani che sono delle strutture che si basano su una catena proteica,
quindi una catena polipeptidica a cui si ancorano, si legano dei GAGs (nds: ho guardato su internet e viene
riportato con la s finale), che sta per glicosaminoglicani, vi dico una cosa ancora più semplice: u tipo di GAG
è l’acido ialuronico, dove sta l’acido ialuronico? Nelle creme… perché scegliamo una crema con maggior
acido ialuronico rispetto ad un’altra, perché questi componenti GAGs quali l’acido ialuronico vanno a
formare tutta la base di sostanza amorfa fondamentale del tessuto connettivo che danno questa resistenza
al tessuto connettivo. Il tessuto connettivo, dovete considerare, è quello che forma il derma, sotto
l’epitelio, quindi sotto la cute (l’epitelio) c’è sempre il tessuto connettivo perché deve nutrire l’epitelio,
sotto la cute (che comprende tutto), sotto la nostra epidermide c’è sempre il derma. Il derma è un tessuto
connettivo, quindi noi, mettendo una crema con acido ialuronico diamo la possibilità al nostro tessuto
connettivo, quindi al nostro derma di acquistare, di prendere dei Gags quindi delle strutture che si
ancorano ai proteoglicani, quindi di conferire e dare e mantenere resistenza e flessibilità al nostro derma e
quindi alla nostra cute in generale. La perdita di questi GAGs, la perdità di queste componenti strutturali
della sostanza amorfa dando vita alla degenerazione, quindi in un certo senso, alla presenza di (lume?)
(0:47:42,32), quindi la presenza di generazione all’interno della cute stessa.

Ora detto questo per quanto riguarda la sostanza amorfa, andiamo a vedere i vari tipi di fibre:

-Le fibre collagene: le fibre collagene sono le fibre in assoluto dei tre tipi le più resistenti, quindi sono le
fibre più potenti, che danno maggiore compattezza e resistenza al tessuto ed infatti per questo motivi
vengono anche a trovarsi, soprattutto la loro sede principale è quella dei tendini, dei legamenti. Quindi a
livello dei tendini, dei legamenti, di quelle strutture di supporto di sostegno delle articolazioni noi troviamo
tante fibre collagene a livello del tessuto connettivo, a livello della sostanza intercellulare per dare
maggiore resistenza soprattutto alla trazione. Quindi resistere all’attività fatta, svolta dai muscoli nei loro
movimenti. Esistono vari tipi di collagene, troverete che questi tipi di collagene sono all’incirca 18, il più
abbondante al livello proprio di questi legamenti di questi tendini è il primo tipo, il collagene di primo tipo,
quello proprio più resistente è più abbondante in queste regioni dove è maggiore la trazione, perché è
maggiore la resistenza che il tessuto connettivo deve avere.

-Le fibre reticolari: le fibre reticolari hanno poco di resistenza, ma sono delle fibre che si trovano
soprattutto sugli organi pieni, vi faccio sempre l’esempio del fegato del rene, gli organi pieni che quindi
sono anche grandi organi, pesanti organi in cui, il connettivo, in particolare, ricco di fibra reticolare si trova
a formare possiamo dire, la sua impalcatura, la sua struttura interna. Perché immaginate il fegato, il fegato
è fatto essenzialmente da tessuto epiteliale, quindi tante cellule epiteliali che formano la massa epatica,la
massa di fegato; ma questo fegato deve avere una forma e questa sua forma, questa sua struttura non è
tanto data dalle cellule, quanto da questo, possiamo dire, pseudo scheletro, che è dato dalle fibre reticolari
che come vedete qui (foto), perché sono molto affini ai metalli pesanti, quindi le colorazioni assumono
sempre una colorazione scura dei metalli pesanti; vedete che si forma come una sorta di rete tra le varie
cellule, quindi come per dare una struttura di rete all’organo che da la sua impalcatura, il suo scheletro. Le
fibre reticolari, possiamo dire, formano il citoscheletro degli organi.

-Le fibre elastiche: le fibre elastiche anche queste sono poco compatte, non sono compatte e resistenti
come le fibre collagene e non formano delle reti come le reticolari, ma sono delle fibre che hanno un'altra
caratteristica, cioè di essere estensibili, quindi di avere una notevole capacita di estendersi, di allungarsi e
di accorciarsi e questo è molto importante in alcune strutture, come per esempio possono essere i vasi,
quindi troveremo di connettivo dei grossi vasi, come per esempio l’aorta, (come potete notare?
0:51:43.08), un’abbondanza di queste fibre elastiche che permettono al vaso di allargarsi e di restringersi a
seconda della sistole e della diastole cardiaca. Quindi permette di aumentare e di diminuire il calibro del
grosso vaso a seconda della portata. Queste fibre ricordatevi sempre sono quelle che vanno a costituire,
insieme alla sostanza amorfa, maggiormente quello che abbiamo detto fin’ora riguarda essenzialmente i
tessuti connettivi propriamente detti: il denso ed il lasso (nds: ha un attimo sfarfallato, ha cambiato frase 5
volte frase in corso d’opera), che troveremo a costituire le capsule degli organi, a costituire la gran parte
delle strutture interne degli organi… i legamenti, i tendini, insomma tutte quelle strutture che sono
connettivo ad accezione dell’osso del sangue praticamente.

Invece adesso iniziamo a parlare in modo più specifico degli altri due tessuti connettivi che sono appunto il
tessuto di sostegno: osso(2) e cartilagine(1) e poi il tessuto liquido che è sangue e linfa.
Il tessuto di sostegno
Con il tessuto di sostegno iniziamo a parlare della cartilagine(1). Il tessuto cartilagineo è un tessuto che a
seconda delle fibre, della qualità di fibre (collagene, reticolari od elastiche) che contiene, può essere
classificato in diversi tipi.
Il primo che incontriamo è la cartilagine Ialina che è la prima cartilagine che si forma nel nostro scheletro,
nel nostro apparato locomotore, perché è la cartilagine che forma lo scheletro fetale che poi con la nascita
e lo sviluppo verrà sostituito con tessuto osseo propriamente detto. Il nostro primo scheletro, la nostra
prima impalcatura scheletrica è data da cartilagine ialina in cui vedete si formano questi centri all’interno
della cartilagine stessa (foto) che sono praticamente vuoti di tessuto che danno anche una grande
flessibilità e ovviamente non danno la resistenza tipica del tessuto osseo.

Il secondo tipo di cartilagine è la cartilagine elastica e qui abbiamo una grande abbondanza di fibre
elastiche, quelle che abbiamo citato prima, e rimane anche in alcune sedi del nostro scheletro adulto, come
per esempio la cartilagine del padiglione auricolare, cartilagine che diciamo rimangono essenzialmente
morbide rispetto ad un tessuto osseo.

Infine la cartilagine fibrosa in cui abbiamo una grande quantità di fibre collagene e che troveremo
soprattutto all’interno del tessuto osseo perché andrà a formare delle strutture molto importanti che
ammortizzano anche le ossa. Facciamo l’esempio della colonna vertebrale , tra le vertebre troveremo dei
dischi, sicuramente avrete sentito parlare dell’ernia del disco, che quando fuori esce questo disco tra le
vertebre “sono dolori” perché, non solo l’osso potrebbe toccarsi e quindi provocare dell’ossi-dolore sulla
colonna vertebrale, cioè lo scarico del peso del nostro corpo, ma questo disco può andare a premere sui
nervi spinali che fuoriescono lateralmente dalla colonna vertebrale e quindi questa pressione sui nervi
spinali, soprattutto se è un nervo ischiatico, meglio conosciuto come gabosciatico, provoca dei dolori
soprattutto a livello dell’arto inferiore perché proprio preme su questo nervo.
Quel disco che si trova tra le vertebre è un disco di natura fibrosa, quindi sono delle strutture di cartilagine
che rimangono ancora nello scheletro adulto, di conseguenza solo la ialina era lo scheletro fetale, mentre
l’elastica e la fibrosa permangono nello scheletro adulto, in particolari siti per poter ammortizzare meglio,
soprattutto la fibrosa essendo molto più compatta rispetto all’elastica, per poter ammortizzare lo scarico
del peso del nostro corpo. E ricordate l’esempio dei dischi intervertebrali che si trovano che si trovano tra le
vertebre.

Quindi vedete qui qualche esempio della cartilagine ialina (foto) che a livello dello scheletro adulto
permane solo come una copertura chiave-articolare (? 0:57:24.02) che vedremo nelle articolazioni
mobili; la cartilagine elastica, come abbiamo detto che si trova nel padiglione auricolare, ma troveremo
anche nelle cartilagini laringee: l’epiglottide per esempio, è quella cartilagine particolare che chiude la
larige nel momento della deglutizione, quindi impedendo al bolo alimentare di entrare nelle vie
respiratorie; la cartilagine fibrosa, come per esempio i dischi tra le vertebre, ma anche i menischi, i
menischi sono un’altra sede di cartilagine fibrosa che si trovano tra femore e tibia, quindi a formare
l’articolazione del ginocchio e vedremo che sono fondamentali per rendere il più possibile funzionale
l’articolazione del ginocchio, perché se avessimo soltanto una semplice articolazione tra osso del
femore ed osso della tibia i movimenti che il nostro ginocchio ci permette non sarebbero possibili senza
i due menischi che, non solo ammortizzano il peso, ma danno anche forma e maggiore funzionalità
all’articolazione stessa.

Insieme con la cartilagine nello stesso gruppo dei tessuti di sostegno c’è l’osso(1), l’osso lo dobbiamo
introdurre come un tessuto connettivo in cui il 90% della matrice extracellulare è minerallizata, quindi
in quella sostanza amorfa dove c’erano anche le fibre, quindi quella sostanza intercellulare in cui
avevamo messo i GAGs, l’acido ialuronico, le fibre a livello del derma ovviamente, che cosa succede, si
trasforma completamente nell’osso, perché c’è deposizione di sali minerali. Deponendo questi Sali
minerali, ovviamente la sostanza intercellulare diventa più compatta e cioè mineralizzata; questa
mineralizzazione della matrice intercellulare, conferisce la compattezza e la durezza all’osso stesso.
Solo il 10% di quella matrice rimane liquida. Quindi la gran parte di quella sostanza è una sostanza che
diventa più compatta, diventa mineralizzata.
Quali sono le cellule che si trovano dentro questo tessuto osseo così compatto, così resistente? Sono
quattro tipi di cellule e veli ho elencati in senso di crescita (foto), nel senso che il primo tipo, le
osteoprogenitrici, sono le così dette cellule staminali, cellule progenitrici dell’osso, cellule che
rimangono immature finché non c’è bisogno della loro attivazione e nel momento in cui c’è bisogno
della loro attivazione queste si trasformano in osteoblasti. Gli osteoblasti sono le vere cellule funzionali
dell’osso perché producono matrice mineralizzata. La matrice mineralizzata possiamo anche chiamarla
osteoide, cioè la matrice mineralizzata dell’osso prodotta dagli osteoblasti.
Una volta che si è formata la matrice mineralizzata le cellule mature dell’osso, sono gli osteociti e gli
osteociti praticamente, non sono delle cellule funzionali, ma sono delle cellule che formano la struttura
dell’osso e sono per loro natura delle cellule strutturali, mature, che stanno lì e formano ovviamente la
struttura definitiva dell’osso, sono i mattoncini dell’osso.
L’osso però è un tessuto che si rinnova in continuazione, innanzi tutto la completa maturazione del
nostro scheletro la abbiamo a 20 anni, qualcuno di voi sicuramente non ha uno scheletro
completamente formato, avrà ancora quella cartilagine ialina del feto, in alcune sedi del nostro
scheletro, sedi molto piccole ovviamente, ma la completa maturazione, sostituzione della cartilagine
fetale del tessuto osseo si avrà intorno ai 20 anni. E dopo i vent’anni non pensate che l’osso sia buono,
fermo fino alla fine… si continua a rigenerale e rimodellare questo è il motivo per cui se abbiamo una
frattura anche in età avanzata di un osso questo si può riparare perché esistono questo ultimo tipo di
cellule che sono gli osteoblasti.
Gli osteoblasti sono praticamente i macrofagi dell’osso e cioè mangiano la parte di osso danneggiata,
non più funzionale ed induce l’attivazione di osteoprogenitrici e quindi tutta la catena riformando
nuovo osso.
Domanda di uno studente: Perché in età avanzata le ossa si rompono più facilmente?
Le ossa si rompono più facilmente perché questo ricambio è comunque più lento e quindi succede che
gli osteoblasti che si sono attivati, non producono più tutta quella matrice, quell’osteoide che si poteva
produrre in età più giovanile, quindi viene sempre prodotto, quel meccanismo c’è sempre, ma è un
meccanismo molto più rallentato e soprattutto si rallenta di più nelle donne perché questo processo di
maturazione e di sviluppo delle cellule dell’osso è sottocontrollo ormonale e quindi gli ormoni
controllano, soprattutto quelli femminili (il progesterone e l’estrogeno), lo sviluppo, l’attivazione di
queste cellule; tant’è che una delle patologie dell’osso come l’osteoporosi è una patologia soprattutto
del sesso femminile ed è ampiamente diffusa nelle donne post menopausa, quindi in un periodo in cui
l’ovaio non produce più estrogeni e progesteroni e quindi rallenta anche questa possibilità di
depositare osteoide. Il problema è depositare la matrice mineralizzata che da compattezza, ma allo
stesso tempo da leggerezza all’osso. L’osso non è una struttura, come possiamo immaginare, compatta,
piena di minerali pesanti, perché l’osso deve dare anche una condizione non di appesantire troppo la
nostra struttura corporea e quindi la compattezza, non è sinonimo di pesantezza. Quindi una struttura
resistente, ma allo stesso tempo leggera.
Nell’osso adulto abbiamo una disposizione dell’osso in lamelle, cioè questi osteociti che prendono
origine dagli osteoblasti e dalla deposizione della matrice si dispongono in lamelle, disposte in maniera
concentrica.
Vediamo subito (foto) che questi osteociti vanno a formale delle lamelle che formano dei cerchi,
queste lamelle concentriche si sovrappongono a formare tutte queste strutture cilindriche che danno
unità funzionale dell’osso e quindi queste strutture cilindriche fatte di lamelle concentriche prendono il
nome di osteone. E l’osteone è l’unità funzionale dell’osso maturo, dell’osso compatto cioè dell’osso
che si organizza proprio in modo tale da avere tutti questi cilindri di osteociti di cellule e che danno
quindi una struttura molto più compatta con pochissimi spazi vuoto all’interno.

Solo al centro di questo osteone, al centro di questo cilindro c’è un cono, cioè un canale chiamato
canale di Havers che è fondamentale per il passaggio dei vasi. Quindi questo spazio che si trova
all’interno dell’osteone è uno spazio mantenuto per il passaggio dell’arterie e di vene che servono al
nutrimento dell’osso stesso. Il canale di Havers centrale all’interno dell’osteone.
L’osso compatto quindi è un osso organizzato in osteoni, è un osso organizzato in modo tale da avere
tutti questi cilindri di osteociti che rendono compatto l’osso. Ma esiste anche un osso di tipo spugnoso
in cui gli osteociti non si dispongono a formare osteoni, non si dispongono a formare questi cilindri ben
delimitati, ma hanno una dispersione maggiore, una disorganizzazione maggiore per cui rimangono,
come vedete dall’immagine (foto) , degli spazi vuoti tra i vari osteociti. Un’altra cosa importante da
ricordare è che negli osteociti, rispetto all’osso spugnoso, abbiamo detto che ci sono pochi spazi vuoti
all’interno dell’osso stesso. E qui facciamo l’esempio dell’osso lungo, come può essere il femore, come
può essere l’omero, queste sono ossa compatte cioè ossa con la struttura di osteoni che occupa tutto lo
spessore dell’osso, ma hanno soltanto una cavità interna all’osso, che non è il canale di Havers, perché
il canale di Havers sta all’interno degli osteoni, se noi pensiamo a tutto l’osso compatto, come tutto
l’omero o tutto il femore, noi dobbiamo pensare che c’è un grosso canale al suo interno che si chiama
canale midollare, che c’è in tutte le ossa lunghe e come dice il nome stesso, all’interno di questo
troveremo il midollo osseo. Il midollo osseo è un midollo fondamentale perché è quello che ci matura,
ci produce le cellule del sangue. La sede della produzione delle cellule del sangue è all’interno delle
ossa che possono essere compatte o spugnose. Nell’osso compatto il canale midollare è unico e si trova
al centro dell’osso, nell’osso spugnoso invece abbiamo diversi spazi, perché abbiamo detto la
disposizione è molto disorganizzata, quindi in tutti questi spazi come una spugna, che vengono prodotti
dalla struttura spugnosa dell’osso noi abbiamo midollo osseo e quindi abbiamo piccole regioni di
midollo osseo all’interno delle quali vengono prodotte le cellule del sangue.
Quindi troviamo midollo osseo in qualsiasi tipo di osseo, compatto o spugnoso, ma organizzato in
maniera diversa, concentrato ed accumulato nel canale midollare per l’osso compatto; disperso nelle
varie cavità, nei vari spazi dell’osso spugnoso. Tant’è che per esempio le ossa piatte come lo sterno,
come l’anca sono delle ossa di natura spugnosa e i prelievi di midolli osseo vengono fatti per lo più a
questo livello cioè a livello dello sterno e dell’anca che sono anche le ossa più superficiali, pensate per
esempio un prelievo del midollo osseo nell’omero. Non solo dobbiamo attraversare tutto lo strato di
cute, di muscolo, ma anche di osso compatto, mentre invece soprattutto al livello dello sterno una
volta che si è … (1:10:49,01) dell’anca, c’è soltanto lo strato di cute, un piccolo strato muscolare e poi
c’è subito l’osso che per sua natura essendo spugnoso ha diverse cavità dove questo midollo osseo può
essere prelevato, quindi senza attraversare nemmeno tutta la struttura dell’osso e nemmeno la
struttura compatta di questo tessuto.

Il tessuto connettivo liquido


il tessuto connettivo liquido è rappresentato essenzialmente dal sangue. Il sangue è praticamente
l’opposto di quello che avevamo visto nell’osso perché nell’osso avevamo detto che il 90% della matrice
extracellulare era mineralizzata, qui invece abbiamo un tessuto il cui 55% del suo costituente è liquido
e forma il così detto plasma. Quindi la componente liquida del sangue è 55% e si chiama plasma. Il
restante 45% è formato da cellule, la così detta componente corpuscolata. Avete mai sentito parlare di
ematocrito? La percentuale di componente corpuscolata corrisponde all’ematocrito, quindi
l’ematocrito è la percentuale di cellule che abbiamo all’interno del sangue. Se questo ematocrito cresce
troppo ovviamente come avviene nei ciclisti che hanno bisogno di tanto ossigeno, quindi vogliono tanti
globuli rossi nel loro circolo sanguigno, arriviamo anche a 52, 55% di parte corpuscolata che
ovviamente va quasi a discapito della componente liquida che è quella del plasma. E non solo per
quello ma perché può determinare dei problemi anche al livello circolatorio perché, una grande
quantità di ossigeno, una grande quantità di globuli rossi determina un’accelerazione del circolo
sanguigno con possibili problemi anche cardiaci, avendo aumentato la velocità di circolazione del
sangue.
Da che cosa è costituita la componente corpuscolata?
E’ costituita da tre tipi di cellule che sono:
- le cellule più abbondanti: i globuli rossi, anche detti eritrociti, anche detti emazie. Sono le parti più
abbondanti di cellule del sangue, abbiamo circa 4/5 milioni di globuli rossi per millimetro cubo , con
differenze ovviamente tra i due sessi. Queste cellule o per meglio dire non potremmo nemmeno
chiamarle cellule perché non hanno il nucleo, sono delle cellule anucleate, con questa forma strana,
detta biconcava perché hanno una fossetta da una parte e dall’altra, quindi dette disco biconcavo , con
una funzione fondamentale che è quella di legarsi al gruppo eme che è quello che contiene ferro e che
da anche il colore a queste cellule e al sangue ossigenato, perché il ferro è il componente che da il
colore rosso a queste cellulle e al sangue ossigenato e questo gruppo è in grado di legare molecole di
ossigeno e quindi la funzione principale dei globuli rossi è quella di legare e trasportare ossigeno a tutti
i tessuti. Cellule che sono destinate a morire per apoptosi perché hanno una vita di circa 120 giorni,
quindi circa 4 mesi, e dopo questi 4 mesi i globuli rossi vanno incontro a degenerazione a carico della
milza, quindi tutti gli eritrociti morti vanno nella milza, dove vengono scomposti e poi dopo la milza
passano al fegato il quale completa la degradazione dei globuli rossi.
-La seconda componente cellulare è data dai globuli bianchi o anche detti leucociti. I globuli bianchi
sono le cellule della difesa e possono essere divisi in due sottogruppi: abbiamo i globuli bianchi
agranulociti, che vuol dire che non hanno granuli (a-granuli) cioè nel loro citoplasma, lo vedete queste
più a sinistra (foto) non ci sono granuli, mentre ci sono granuli negli altri. Mentre il secondo tipo è
detto granulociti.
- Gli agranulociti, sono a loro divisi in monociti e linfociti:
I monociti quando li abbiamo citati? Quando abbiamo parlato dei macrofagi, perché sono i precursori
dei macrofagi; i linfociti invece li abbiamo citatati con le plasmacellule, le plasmacellule che sono i veri
anticipatori (? 1:18:02,18) di anticorpi, quindi sono entrambi due precursori di cellule reali della difesa
del il nostro organismo.
-Gli altri tipi, i granulociti, sono cellule che hanno grano nel citoplasma possono essere di tre tipi e
prendono il loro nome in base alla loro affinità tintoriale. Affinità tintoriale vuol dire che queste cellule
possono legarsi o meno a particolari coloranti utilizzati nelle procedure istologiche e in particolare ci
sono gli eosinofili che si chiama così perché “filo” cioè amano , si legano bene all’eosina che è un
colorante rosso. Quindi queste cellule ci appariranno di un rosso intenso ad una normale colorazione di
eosina. Sono pochi gli eosinofili in percentuale, i maggiori sono i neutrofili, i maggiori globuli bianchi,
neutrofili vuol dire che non hanno nessuna affinità preferenziale per l’eosina (cioè per il colorante
rosso), né per l’altro colorante che si chiamerà ematossilina. Quindi neutrofilo vuol dire che non ha
nessuna particolare affinità ai coloranti normalmente utilizzati, ma sono i più abbondanti globuli
bianchi e sono quelli che si sviluppano maggiormente quando abbiamo un’infezione batterica, quindi
un elevato numero di neutrofili all’interno del nostro circolo sanguigno è sinonimo di infezione
batterica. Quindi sono la risposta immediata ad una infezione da batteri. L’ultimo tipo di granulocita è il
basofilo, che vuol dire che si lega quindi ama un colorante basico che è l’ematossilina. L’ematossilina e
eosina, questi due coloranti sono la colazione d’elite di routine che si fa in qualsiasi laboratorio di
analisi e diagnostico. L’ematossilina è un colorante blu, basico, l’eosina è invece il colorante
rosso,acido. Più acido, l’eosinofilo, più basico, il basofilo ovviamente, neutrofilo invece si lega in
maniera differente ai due, quindi avremmo una colorazione intermedia al rosso ed al blu.
-Terzo tipo di cellula è data dalle piastrine, anche questa come i globuli rossi, chiamarle cellule è una
cosa che le sopravvalutiamo, perché anche le piastrine non hanno nucleo, sono dei frammenti cellulari
che hanno una funzione fondamentale che è quella di intervenire nei processi di lesione, quindi quando
c’è una lesione di un vaso di una qualsiasi tipo di parete arteriosa o venosa, le piastrine accorrono al
sito della lesione e formano il così detto tappo piastrinico. Cioè si concentrano all’interno della rottura,
all’interno di questa lesione per cercare di tamponare la fuoriuscita di sangue e quindi è la prima
risposta che il nostro organismo da nel processo di coagulazione, perché dopo il tappo piastrinico, dopo
questa prima soluzione alla lesione interverrà una cascata di proteine, tra cui la fibrina e il fibrinogeno
che andranno a formare una rete per la ricostruzione della parete del vaso e quindi per la rigenerazione
della funzione vasale con il circolo normale di sangue all’interno.