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Sagíttari Laterza

iori torna su Gramsci, 25 anni dopo la sua famosa


F biografia, tradotta in tutte le lingue europee, in
arabo, in giapponese e in cinese. Qui sono tre gli
í
aspetti approfonditi sulla base deH’epistolario Tatiana f
Schucht-Gramsci, dei carteggi Sraffa-Tatiana e Sraf-
r
fa-Togliatti, in parte inediti, e d’altre fonti archivisti- 1/
r
che sinora inesplorate. II primo è la solitudine politica
dei leader comunista in cárcere, la sua rottura con To-
gliatti, la contrapposizione a Stalin. II secondo è la so­
litudine privata, un racconto struggente per la conco-
mitanza e interazione di tragedie personali: la malattia
mentale delia moglie Giulia, il fanatismo romântico %
delia cognata Tatiana, la possessività deviata dell’altra
cognata Genia e la psicologia turbata di lui. L ’ultimo I
capitolo è sul sardismo-autonomismo di Gramsci, te­
ma attuale in un tempo di diffusa domanda di auto-
governo.

Giuseppe Fiori (Silanus, Nuoro, 1923) è stato vice-di-


rettore ed editorialista dei Tg2 e direttore di «Paese
Sera». Ha anche collaborato a «La Stampa», al «Mon­
do» di Pannunzio, e a «L ’Espresso». Attualmente è se-
natore delia Sinistra indipendente. Fra le sue nume-
rose pubblicazioni: ll cavaliere dei Rossomori. Vita di
Emilio Lussu (1987), e, per i nostri tipi, Baroni in
laguna (1961), La società dei malessere (1968), Vita di
Enrico Berlinguer (1989^), Vita di Antonio Gramsci
(1989^) e Vita e morte di Michele Schirru. L ’anarchico
che pensò di uccidere Mussolini (1990).
ISBN 8 8 - 4 2 0 - 3 7 1 3 - 3

4
Lire 22000 (i.i.) 9 7888A2 037132 SI,
1991, Gius. Laterza & Hgli

Prima edizione gennaio 1991


Seconda edizione marzo 1991
Proprietà letteraria riservala
Gius. Laterza & Figli Spa, JPinia-Bai i

Finito di stampare nel marzo IBPl


nello stabilimento d’arti'grafichc Gius. Laterza & Fia
CL 20-3713d) '
ISBN 88-420-3713-3
PREMESSA

Raccolgo qui tre saggi tcmalicamente distinti. II primo, chc dà


litolo al libro, è sulla controversa questione dei rapporti tra Gram-
sci, Togliatti e Stalin, matéria calda, usata spesso a Fini di polemi­
ca politica contingente. In qualche caso è potuto aceadere che
Tesito Fosse un giornalismo-totocalcio o anche una storiograFia-to-
tücalcio, a puntate secche, 1 X 2, nero bianco, demonizzare ange-
licare, abbasso cvviva, Tatiana Schucht sorvegliante politica dei
Gramsci dissidente, Tatiana incaricata da Togliatti dassistere pre-
murosamente TinFermo Gramsci, Togliatti colpevole d’aver lascia-
tü morire Gramsci in carccre, Gramsci mero traduUore dei Icnini-
smo in italiano, Gramsci riFormista. Un alto clamore Fomentato
solo per averne un tornaconto politico immediato, schicrati senza
sforzo di conoscenza. La ricognizionc di fonti archivistiche sinora
incsplorate e di cartcggi inediti mi ha aiutato a vedere 1’infinità di
gradazioni di grigio tra il bianco e il nero: in dcFinitiva una realtà
aspra, in qualche momento raggelante, e mai lineare.
II secondo saggio è complementare al primo. Li un aspetto dei
dramma, Ia solitudine politica di Gramsci; qui un aspetto non
minore, e ancora non interamente conosciuto. Ia sua solitudine
privata. In altri libri è narrata Ia vita di Gramsci con dentro
anche le sorelle Schucht. In questo capitolo narro la vita delle
sorelle Schucht con dentro anche Gramsci: la loro «vita zingare-
sca» sino alia curva tcrminale, con la malattia di nervi di Giuiia,
la possessività deviata di Genia, il fanatismo romântico di Tania.
Una tragédia dei nostro tempo.
II terzü saggio ò sul «sardismo» di Gramsci: sul suo autonomismo
(o «federalismo», come qualche studioso suggerisce), temadi straordi-
naria atlualità in un tem po-e non solo in Italia - di irredentismi pae-
sani ma anche di domande di autogoverno non irragioncvoli.
G.F.
GRAMSCI TOGLIATTI STALIN

Non ho particolare predilezione per porre,


nei riguardi di opere storicamente importanti
dell’ingegno umano, il problema delia loro
attualità. Mi soccorre ancora una volta un
pensiero di Croce, di quel grande saggio che
fu il maestro di un'intera generazione. Ripub-
blicando dopo tanti anni gli scritti di Labrio-
la, si difendeva dalTaccusa di aver rimesso in
circolazione un libro invecchiato, afferman-
do che tutti i libri dei passato per il solo
fatto che sono vecchi sono invecchiati, non
escluse la Repubblica di Platone, la Scienza
Nuova e la Critica delia ragion pura. L’impor-
tante di un libro, aggiungeva, è «nellaver
saputo invecchiare, cioè nelPaver promosso
nuovi pensieri». E in ciò consiste la loro
eterna giovinezza. Credo che questo valga
anche per Gramsci.

N orbkrto B obuio
I.

GRAMSCI TOGLIATTI STALIN

II 14 ütlobrc 1926 è un giovedi luminoso ma con aria di neve. II


dfpLiiatü Gramsci, irentacinquc anni, lascia Montecitorio. L’aspet-
la rambasciatore soviético Platon Michailovic Kerzencev, si co-
noseono da tempo, hanno un buon rapporto fin da quando, nel-
l aulunno dei 1925, Ciuiia Schucht, venuta da Mosca, aveva Iro-
\alo un impiego in quellambasciata.
II dirigibile Esperia sorvola 1’Urbe quasi radendo allane e
leiii. TuUa 1’area da Ripetta alFEsquilino è periustrata da eenti-
naia d’uomini che si fa presto a capire poliziotti in borghcse. Oggi
il «Capo dei Governo e duce dei Fascismo» Benito Mussolini va
al Viminale per Ia cerimônia di assunzione dei comando eflcttivo
delia Milizia volontaria sicurezza nazionalc; non è trascorso che
un mese dalla bomba dellanarchico Gino Lucetti contro Ia vettu-
ia presidenziale in piazza di Porta Pia. II servizio di vigilanza è
rariorzato, Ia repressione inasprita (Terracini in cárcere dal 12
settembre).
Gramsci ha scelto di rifugiarsi nelPambasciata soviética, die-
iro Ia stazione Termini, per scrivere in tulta tranquillità un docu­
mento delieato: un messaggio non reticente al Comitato centrale
dcl Pcus con 1'opinione preoccupata delPUlficio politico dei Pcd’i
(Ruggcro Gricco, Mauro Scoccimarro, Umberlo Terracini, Camil-
la Ravera, Paolo Ravazzoli: l ’ogliatti è a Mosca, rappresentante
dei partito italiano nelPIntcrnazionale) sulle lotte che travagliano
Ia vecchia guardia boiscevica.
Vengono dalFUnione Soviética notizie gravi (amplificatc da
giornali come «II Mondo», «La Stampa», «La Voce repubblica-
na»): i comunisti intorno a Gramsci se nc sentono «irresistibil-

t>
mente angosciati». Gruppi non omogcnei capeggiati da I rockij e
Zinovev-Kamenev hi oppongüno, in un'alleanza tattiea povera di
principi, alia maggioranza dei í’ülilbjuro SlaliivBucliarin. Ci si
cümballe senza scrupoli per rannlentaniento reciproco. Un leire-
no dello scontro ò Ia Ni:i> (correzione leniniana dei comunismo di
guerra), che riserva alio Stato Ia grande industria, e lascia ai
privati Ia piceola impresa, il commercio, le campagne. Bucharin,
convinto che non si potrà editicare il socialismo se non persuaden-
do gli operai e i coniadini agiati e medi alballeanza, s'è rivolto ai
kíilaki rassicurandoli : « Arricchilevi, sviluppaie le voslre íaltoi ie e
non temete di essere sottoposti a costi-ízioni». Ncl campo avverso,
le opposizioni tentando di dare voce al malconienlo dei piailetaria-
to di tabbrica contro Ia «nuova borghcsia». i ncpnnm c i kiiluki,
chiedono tasse inasprite per i contadini c raLimcnio dei salari
operai: altrimenti - c Ia loro tesi - riiKlclx)limcnlo delia classe
operaia e 1’eceessiva lorza data ai contadini bcuesianii rischician-
110 di favorire Ia restaurazione dei capitalismo.
Nelia sua lettera ai capi bolsceviclii (delia maggioran/a c dclle
opposizioni), Gramsci non esita a prendere pariiio'. I lappoiii di
alleanza tra operai e contadini sono i pilasiii c;.di pensa non da
üggi — dello Stato operaio e delia livolu/ionc. I \cro, resperien-
za soviética è segnata al pi'csenlc da nua coniiaddi/imic: clic il
proletariato industria le, classe dominante, si a |icg;’,i( i d i dcic rmina-
ti elementi e strati delia classe piopiictaria. I inu.i\ i,i c cbae.liato
insistere sui lati negativi delia contiaddi/ionc cliicdciulu con in­
tento di sobillazione: «Sei tu, o operaio maiwsiiio c malnnlrilo. il
dorninatore, oppui-c c dominalore il lu-piudii impcilicciaio cIk- ha
a sua disposizione tutti i beni dclla icria'.’ -. II pnnio iilc\a
Gramsci —è che il prolelaiaato non puo mantcnciv Ia .na enemo

' La lettera di Gramsci fu puliblieaia |k' í Ia |irima mi Iui in li.iiuia da


Ângelo Tasca parzialmenle sul «Nuovo .Avaitli- ilell iS iiiavaio p) i/ e micprai-
mente sulla rivisla «Prohlemi delia l\i\'olu/ionc it.diaua■■. ii l/, ’ * apaifa
1938. In Italia c apparsa solo per ini/.ialiva di l.upcnic kc.iK- m ( oriiapan-
denza socialista», L' dicembre 1937 e piu lardi, in 2000 iniyjur ,li a
cura di G. Ferrata e N. Gallo, con una nula ili I’. I(i;>liain. Md, uri I9P4
(d’ora innanzi II), Linlcro carteggio Gramsci-l oglialli c O.iio |'ubMicalo
dopo Ia morte di Toglialli in «Rinascila», 24 aprile 1970, ccn uii cummcnio
di F|-ancü Ferri; in La cu slnizioiie d ei parlilt) eoiuunisla. a cura di I . I iibiui,
lorino 1971, p. 124, e in F, Spriano, Gram sci in caiv crc c i! nann o. Kcimti
1977.
nia se, anchc divenulo dominante, non sacrilica gli intercssi cor-
porativi per gli intcressi gencrali e permanenli delia classe.
In sostanza, Tideologia c la pratica di Trockij (e dei suoi occa-
sionali alleali), in quanto corrive alio spirito corporativo degli ope­
rai, appaiono al comunista italiano viziate da semplicismo e dema­
gogia e negative specialmente nella fase in cui Io sviluppo sociali­
sta dei Paese richiede 1'aumento delle risorse agricole, Al contra­
rio. «fondamentalmente giuste» egii giudica le tesi di Bucharin
(non ancora contrastate da Stalin: al momento il suo fine prioritá­
rio è di umiliare e distruggere le opposizioni di sinistra).
Ma se non incerta è la scelta di campo di Gramsci nel mérito
delia contesa, vi sono questioni di método che Pinquielano e
Pinducono a un pronunzianiento schietto. Le masse occidentali
europee accettano volentieri e come un fatto storicamentc necessá­
rio che il Partito comunista delPUnione Soviética sia il partito
dirigente delPInternazionalc solo in quanto vedono nella Repub-
blica dei Soviet e nel partito che vi c al governo una coesa unità
di combattimento la quale lavora nella prospettiva generale dei
socialismo. Ma ora che nel gruppo centrale leninista sapprotondi-
sce una scissione? Gramsci non sfunia i toni:

Compagni, la funzione chc voi avete svolto non ha precedcnti in


tutta la storia dei genere umano che la eguagli in ampiezza e profondi-
tà. Ma voi oggi State distruggcndo 1’opera vostra, voi degradate e
corretc il rischio di annullare la lunzione dirigente che il Partito
comunista dcIPURSS aveva conquistato con 1’impulso di Lenin; ci pare
che la passione violenta delle questioni russe vi faccia perdere di vista
gli aspetti internazionali delle questioni russe stesse, vi faccia dimenti-
care che i vostri doveri di militanti russi possono e debbono essere
adempiuti solo nel quadro degli intercssi dei proletariato interna-
zionale.

A chi è diretta la requisitoria? A entrambi gli schieranienti.


Ma certo sono gli oppositori, per Gramsci, «i maggiori responsabi-
li delia situazione»: addebito nondinieno prcccduto da un’attesta-
zione di stima anômala c perciò carica di significato nel clima di
screditamento sistemático delle opposizioni c di attacco distrutti-
vo a Trockij; «I compagni Zinov‘cv, Trockij, Kamcnev hanno
contribuito potentemente a educarei per la rivoluzione, ci hanno
qualche volta corretto molto energicamente e severamente, sono
stati fra i nostri maestri».
E qui due indicazioni di nielodo:
1. «Solo una forma unità e una forma disciplina può
assicurare Icgomonia prolotaria |.,.l Ma runità o Ia disciplina non
possono essere mcccanicho o coalto; devono ossoro leali e di
oonvinzione o non quellc di un reparto nomico imprigionato o
assediato oho ponsa alTovasione o alia sortita di sorprosa».
2. «Vogliamo ossero sicuri cho Ia maggioranza dol Comilato
contraio deirijRSS non intonda stravincore noila lotta e sia dispo­
sta a ovitare le rnisuro eccessive».
1’utto il contrario dol método cho infetlorà Ia vita interna dei
partitü 0 dello Stalo soviético, appunto il método staliniano.
È verosimile che, al momento delia letlera, non siano ancora
completamente evidenti a Gramsci gli aspetti piii inquietanti delia
personalità di Stalin. Ad esempio si può escludere che egii cono-
sca già il «testamento» di Lenin; Max Eastman Io pubblicherà sul
«New York Times» quattro giorni dopo, il 18 ottobre 1926:

Da quando il compagno Stalin è divenuto segretario gencrale, egii


unisce nellc sue mani un enorme polere e non sono convinto che
saprà sempre usarlo con Ia dovuta cautela |...] Stalin è troppo rude e
questo diletto ò inamniissibile nella cariea di segretario generalc. Per-
ciò propongo di trovare il modo di allontanare Stalin da questo posto
e nominargli un sueeessore che sia püj paziente, lealc, cortese, attemo
coi compagni e nieno lunático.

E tuttavia quel suo richiamo insistito al método delia lealtà e


delia tolleranza pare Ia proiezione duna inquietudine, d’un rovel-
lo (ha scritto Gobetti alEindomani dclle elezioni politiche del-
Eaprile 1925: «Fiü che un tattico o un combattente, Gramsci è un
profeta» ’)■
A Togliatti, trentatré anni, manda, allegandolo alia lettera-do-
eumento da inoltrare al partito russo, un biglietto personale:

Puoi rivedere il testo, per qualche mutazione di dettaglio e di


lorma, data Ia Iretta con cui è stato compilato. I termini essenziali
devono però essere mantenuti integri. Poiche noi vogliamo aiutare Ia
maggioranza dei Comitato centrale, puoi metterli daecordo con i piü
rcsponsabili per queste mulazioni.

’ IS Gobetti, Uomini e idee. Gram sci. in «Rivoluzionc liberalc», III, 17,


22 aprile 1924, ora in Scritíi politici. a cura di P. Spriano, Toriiio I96Ü, p.
b44
t-; poi:

Voi parhitc indilferenlemente di lutti i compagni dirigcnti russi,


cioè voi non fatc nessuna distinzionc tra i compagni che sono a capo
dcl Coinitato centralc e i capi dcUbpposizionc |...] Non si può conclu-
dcre se non che rufficio poliiico dei Panito comunista italiano consi­
dera che rulti siano responsabili, lutti da richiamare alPordine.

Sulla lotta interna:

Vi c senza dubbio un rigore. nelia vita interna dei Ptirlito comuni­


sta deirUnione. Ma ci deve essere. Se i partiti oceidentali volcssero
intervenire presso il gruppo dirigente per Far scomparire questo rigore,
essi commetterebbero un errore assai grave.

Infine il passaggio chc è il cardine delia posizione di 'l’o-


giiatti:

Quando si è daccordo con Ia linea dei Comitato centrale, il mi-


glior modo di contribuire a superare Ia crisi è di csprimere Ia própria
adesione a questa linea senza porre nessuna limitazione.

Gramsci nianticne le sue convinzioni, rininiediata replica è


tutla nerbate. «La tua lettera mi pare troppo tislrtiUa e troppo
schcmatica nel modo di ragionarc». «Tu lai conlusione». «La tua
osservazione è inerte e priva di valore». «'ITilto il tuo ragionamen-
to c viziato di “burocralismo”». Esprimere adesione tilla linea
Sialin-Bucharin senza «porre liniitazioni»? No. üramsci - ed è
questo che Io distingue da Togliatti - liniitazioni vuol porne; e se
approva Ia linea generalc, rivendica però, e con grtmdc vigoria
polemica, non inlimidito dal prestigio e dalla lorz;i tiegli uomini
cui si rivoige, la liberta di non approvare un cerltt «rigore», un
certo regime interno di parlito.

E possibile e probabile che Lunità non possa essere conservata


almeno nclla forma che essa ha avuto nel passato |.-I Viò non toglie
che sia nostro dovere assoluto richiamare alia coscienz;i politica dei
compagni russi, c richiamare energicamente, i pericoli e le debolezze
che i loro atteggiamenti stanno per determinare. Sarcmnio dei rivolu-
zionari ben pietosi e irresponsabili se lasciassimo passivamente com-
piersi i fatti compiuti, giustificandone a priori la necessità.
l'va Gramsci e TogliaUi è la roUuva definitiva. Non si scrive-
ranno piü. « Lo scontro avvenuto neUoUübre 1926 — annolerà
Ciiorgiü Aniendola - non poleva non aver lascialo neiraninio di
üramsci, cosi sensibile, tracce durature»’, Ma è soltanto una que-
.siione di «caraltere»?
Vengono a fuoco, in questo cartcggio, duc diverse concezioni
dcll’intcrnazionalismo: la seniplice presa datto - conuinque - di
analisi, lince, svolle, istruzioni, comandamenli, metodi dei gruppi
vincenti in Unione Soviética; o invece. aUbccorrenza, lobiezione
attiva. Ii)ue sccite in duro attrito. A spiegare le quali non basta il
rilievo, dcl resto obiettivo, delia dissimile condizione dei due
iialiani: Togliatti a Mosca «nel cuore di una lotla concretissi-
ma» " e Gramsci a Roma, perciò meno direttamente coinvolto.
l,■argomenlo non è certo trascurabile. Però maggior peso hanno le
dillerenze culturali e prospettiche, lo stare ai termini immediati
delia lotta (Togliatti) o il guardare lontano (Gramsci). la disposi-
zione deiruno a non discutere i fatti compiuti in un momento in
cui un partito a pezzi per rattaceo fascista e il suo gruppo dirigen­
te deportato, imprigionato o in esilio non possono perdere l’appüg-
giü deirinternazionale e dello Stato soviético, di contro albanco-
laggio fermo di Gramsci a un’idea di democrazia socialista che la
pratica staliniana già accenna a contraddire. Scriverà Giuseppe
Berti:

Per Gramsci, come una politica errata non diventa giusta se viene
rcalizzala coi metodi migliori, cosi u n a p o li t i c a g iu sta n on r im a n e
g iu sta s e v ien e p e r s e g u iía c o n m e to d i sh a g lia ti, d e p r e c a b i l i: spezzan-
dü 1'unità dei partito, usando la violenza e Parbitrio. Per Gramsci
fin e c m ez z i non possono venire arbitrarianiente disgiunti e contrap-
posti: sono aspetti di una stessa realtà e vanno assunti e considerati
insieme.

Ha sbagliato, Gramsci, a rivolgere tanta attenzione alia «que­


stione russa» invece di concentrursi sulle questioni poste dalbina-
sprimento delia situazione interna italiana? È lopinione di

' G. Amcndüki. Sloriu dcl idirlilo coim m isía italiano /92/-/9-Í5. Roma
1978, p. 181. ^
“ li. De Giüvanni, La nottoia di Minerva. Ronia 1989, p. 35.
Pm bleini d ei m ovim ento operaiu, in «.Annali Feltrinelli». 1968, introdu-
zionc di G. Berti. p. 9. I corsivi sono noslri.

9
Aniendola, convintü chc «il prczzo pagato per Ia discussione con
il l^artito comunista soviético fu allissinio»A Gli obietterà Aldo
Natoli; «Amendola non è sfiorato dal dubbio se. per avventura.
assai piu grande non sia sttuo per il movimento comunista interna-
zionale (e per il Pcd’i) il prczzo pagato per non aver combattuto
fin dairiniziü, come pure Gramsci aveva intuito, Ia mareia di
Slalin verso Ia conquista dei potere assoluto»’.
Quel che s’annunzia nel carleggio dei 1926 è il Gramsci teori-
co deiregemonia, logos che sta per tensione al socialismo innerva-
to di consenso, a un nuovo ordine libero e giusto. Ha rilevato
aculamente Gobetti nel 1924: «Le esigenze antiburocratiche delia
rivoluzione italiana erano State avvertite da Gramsci sin dal
1917»'".

2.

Arrestato l’8 novembre 1926, deporlato al confino di Ustiea in


dicembre, raggiunto da mandato di cattura e traslerito ;i Milano
in gennaio, Gramsci raceonta il tremendo viaggio di traduzione di
diciannove giorni in lungo per tutto Io stivale iti una leltera (;i
Tatiana Schucht) che gli procura un riehiamo - in forma di
pacata esortazione alia prudenza - di bnrieo Macis, il magistrato
militare cui ò affidata ristruttoria, Ma che cosa m;ii ha scritlo di
sconsigliabile? Leggiamone il passaggio piti crudo.

Imniaginate che da Palcrmo a Milano si snodi un iiiinicnso venne,


che si compone c si decompone continuanienlc, lasciando in ogni
carccrc una parte dei suoi anelli, ricostruendonc dei niiovi, vibrando a
destra e a sinistra delle formazioni e incorpoiaindosi le estra/.ioni di
ritorno. Questo venne ha dei covili, in ogni carceie, che si chianiano
transiti, dove si riinanc dai 2 agli 8 giorni, c che aceunudano, raggi'u-
niandole. Ia sozzura e Ia miséria delle generazioni. Si arriva, slanchi,
sporchi, coi polsi addolorati per le lunghc orc di ferri. con Ia barba
lunga, coi capelli in disordine. con gli occhi iniossati e luccicanti per
hcsaltazione delia volontà e per binsorinia; ci si butta per terra su
pagliericci chc hanno cliissà quale vetusta, vestiti per non averc contat-

Amendola, op. cil., p. I 18.


" A. Natoli, Gram sci in carccrc. il purtito. il Comiiiicrn. in «Bellagor», a.
X UI . n. 2, 31 marzo 1988, p, 167.
Gobetti, op. cil.

10
sudiciume, avvolgendosi Ia (accia c le mani nei propri asciugama-
.-oprendosi con copertc insufficicnli tanto per non gelare [...| Ma
/ionza, ora tutto ò passato e mi sono già riposato,"

Nientc di piü. Macis chiama Gramsci. È un giovanc di trenta-


;mni, tre meno dei dirigente comunista, l’occhiata e i modi
, Ü Liomo sicuro, un fondo di durezze dialettali nclla parlata for-
iia. Nc delineeremo il ritratto già qui. e convienc che il lettore Io
lantenga in memória, capirà meglio il rimuginio di Gramsci,
cgli anni Trenla, su un episodio che raceonteremo distesamente
mi in là. Cagliaritano di ceppo borghese (avvocato e consigliere
onumale seguace dei giolittiano Cocco Ortu il padre Jgnazio,
l ima famiglia di negozianti Ia madre Mercedes Lippi), gli studi
■il «Dettori» (il liceo di Gramsci), Macis ha fatto la grande guerra
íii Itmteria concludendola da capitano: due volte lerito, medaglia
dargento per unazione ardita il 21 ottobre 1915 in Alturc di
1’ohizzo. F cavaliere delia Corona e magistrato militare dalFesta-
:c dei 1925, un anno e mezzo. Sardi entrambi dcl Capo di Sotto,
la comune origine favorisec Finserzionc doccasioni di scambio
confidenziale nel rapporto tra inquisitore e earcerato. Gramsci —
I idandosi d'una cortesia calcolata - arriverà a figurarsi ostaggio di
due sequestratori: ma Funo - il regio avvocato militare Gaetano
I ei, capo delia procura dei Corpo d’armata di Milano - fiscalc
con punte di vessazione; e invece Faltro - il sardo Macis - com-
prensivo e clemente. Dirà Tatiana:

Nino afferma che |Macis] avrebbe voluto evitare il processo


ma egii non era solo, cera anche quelFaltro giudice militare che, dal
modo come si esprime Nino nei suoi riguardi, deve naturalmente
essere stato quello che cercava di ottencre la condanna, m en tre M acis
a v ev a fo r m iã u io g ià u n a r e la z io n e f a v o r e v o l e p e r p o le r e o tte n e r e Vasso-
lu z io n e SC venivu f a t t o il p r o c e s s o , e il p r o c e s s o ste sso si c e r c a v a d i
c v ita r lo |...| I Nino] ha avuto moltissimi lunghi colloqui con il giudice
istruttore, ove parlavano di queste cose.’’

E ancora:

' A. Gramsci, Lettere d a l cárcere, a cura di S. Capriogliü ed E. Fubini,


torino 1973 (dora innanzi LC), p. 46.
l.cttcra a Picro Sraffa. II 1'ebbraio 1933, Archivio dcl Partito coniuni-
sUi (dora innanzi a\PC). Fondo Gramsci. II corsivo c noslro. La Icltcra è
slauí pubblicata integralmente da A. Natoli in «Anligone e il prigionicro»,
Roma 1990. p. 230.

II
II giudicc ibirultore Macis gli cli^sc chc Cbsi |i cüinuiiisti] potcvano
anche essere assolti. prima dciraltcntalo di Milano'’. LdstruUoria era
stata lalla in modo da poter portare alia liberazionc, dopo si c riíatta
1'istruttoria per Ia rcclusionc |...| Macis avcva anche detlo a Antonio che
egli conduceva ristrultoria come credeva di faria secondo il suo doverc.
e che. se dovesse essere mandalo via, questo non sarebbe per lui un
disonorc, tuttaltro. Macis era assai seccalo dellc manovre delia polizia.''

Credibilc? Stiamo ai fatti. II 16 lugiio 1927. Macis passa


l'incarto proccssuale, per riiltcriore corso, al tribunale speciale
lascista. A Gramsci e 'Ferracini racconta - come per giuslifiearsi
- di essere stato costretto da un’ingiunzione dei ministero a di-
ehiarare uilimato il procedimento istruttorio e a concluderlo, pur
senza prove, con Ia richiesla di rinvio a giudizio, e i due impulaii
useranno questa confidenza nel dibaltimento: poi Cranisci do-
niandcrà a Tania:

II giudice istruttore militare ha avulo delle noie per Ic dichiai-azioni


taüe da me e da Terracini al tribunale speciale? Se ne è lameiilatu con
Favvocalo? Ciò che egli mi avcva deito era troppo importante per Ia mia
dilesa perché io potessi essere tenulo alia discrezionc: dallrondc egli
non mi parlò da solo a solo. ma in presenza dei canccllierc, con abbon-
danza di particolari, in modo che io credclti di essere autorizztito a
servirmi delle sue affermazioni. Tullavia, se avesse avuto dellc noie. mi
dispiacercbbe p e r c h é in lui non c e r a a e e a n im e n io co n tro d i m e.''

1,'esteriorità è di uomo conciliante. Undtpparcnza ingannevo-


le. In realtà, il cavalier Macis è un personaggio doppio, al servi-
zio dei regime con zelo, lotalmente appialtito sulle posizioni per-
secütorie dei suo capo, il procuratore Tei, il qutile ne conlraccam-
bicrà l;i corligianeria segnalandone alFavvocato generale il 10

’ Vcnii niorti e qiiaranta feriti per una bomba in l’iaz/.a Giuiio Cesare.
vicino aircnlrata delia Fiera eampionaria, il giorno deirinaugura/ione, 18
aprile 1928, poco prima che arrivasse il corteo reale.
’ / colloqu i ch e ho avuto (1929). a cura di P. Spriano. in «Rinascila», 23
gennaiu I97Ü.
’ LC. p. 233. II cursivo ò noslro. SulPcpisodio c e anche una testimonian-
za di Terracini cosi riassunta da Donicnico Zucaro: «In un inconiro a San
Vilioi-e con Macis. questi non nascose ia penosa situazione in eui si siava
dibattendü: era obbligato a portare a termine uiTislruUoria che egli stesso
riteneva senza fondamento e senza prove conerele. F per giusliricarsi, fece
leggere a Terracini una letlera dei ministero delPInterno eon Ia quale gli
ordinava Ia conclusione deirislrultoria con il rinvio a giudizio degli impula-
ti.» (// processon e, Roma 19bl, p. 130).

12
luglio 1927 - al fine di uno «spcciale encomio> <ropera nolevo-
ic c utilissima per Ia Causa nazionale»:

Cgli ha posto, per mcsi continui, in quelTopera sua indelcssa ed


allcntissima. tutta la sua inteiligenza e perspicácia; e da essa è derivala
Ia compiutezza, in lutte le sue parti, dclla diíficile istrultoria, nulia aven-
do trascurato per raccertaniento dei fatti e delle responsabilità singole,
riu s cen d o u p r e s e n ia r e e fa tti e p e r s o n e in im tiitto o rg â n ic o , d a cu i
c h ia r a e m e r g e Id ítiv ità d e litiu o s a d e i p a rtito co m u n ista n e l 1926.

II «particolare eneomio» verrà a Macis dalla Proeuru generale


il 5 dicembre 1928, a «processone» celebrato:

E maggiormente rcnconiio Lc è rivolto per la poderosa istrultoria


nel processo contro Terracini Uniberto ed altri 54 imputati, istrultoria
complessa sia per il numero di aceusati sia per la molteplicità delle
aceuse e che fu condotta a termine con inipegno e sagacia,'*’

Ma torniamo al resoeonto dclla iraduzione. La lettera, pur


innocente. non perverrà a destinazione, Macis l ha lermata. Per-
che? II suo gioeo ò di niostrarsi «proieltore», senz'altro line ehc
di evitar guai al conterrâneo.

La prima lettera che li scrissi appena giunto a Milano nel 1927 era
slala trattenuta dal giudicc istruttore perché tro p p o s in c era : il giudice
però mi disse che non s a r e b b e stata p a s s a ta a g li aiti, m a tratten u ta in
via p e r s o n a le d a lui. Ciò in febbraio: nel settenibre succcssivo Lavvoca-
lo niilitare Tei domandò al giudice islrutlore che la lettera fosse invece
messa agli atti contro di me e inialli essa si trova nel mio iascicolo
personale dei processo, con Io scambio di letiere tra giudice e avv.
milit. Avrebbc dovulo aggravare la mia situazione.'

Ne rimane scoltaio. Si fa cauto, atlento a non dare pretesti


ídPavvocato generale dei. Persino lo eontrariano le campagne di
sülidíirietà alLesíero e che si dica dei suo ealtivo slato di salule.
Diversanienle d;i Terrticini, addestrato alia comunicazione con

' Itobbiamo alia cortesia dcl generale l loro Roselli la eonsullazione dei
Iascicolo personale di Enrico Macis, eonservalo neliarehivio delia Procura
generale niilitare. In seguilo il giudice lascista lavorera in .Mriea Orienlale, a
l.ubiana e a forino. II 15 luglio 1944 passera airaiuilaseisino. parligiano
nelia brigala «Gnina». Henry il nome di battaglia.
LC, p. 514. II eorsivo è nostro.

13
inchiostro simpático, riruggc dalle scappatoie. Nieme soltcrtugi.
Mai inírangerà il regolamcnlo carcerário. Arretra a forme csaspe-
ralc di autücontrollo: cio che a Tci'racini, animato invece anchc
da fantasie di fuga, pare (28 maggio 1927) «esagerato spirito di
prudenza» 'A Ma non siamo ancora al taglio radicale dcl 1928, il
rifiuto dei rapporto cpistolarc fuori dal giro ristretto delia fami-
glia (a Giulia, 30 aprile 1928: «Io non voglio scrivere fuori; forse
me Io concedcrebbero, ma io non voglio per principio»''). Nel
1927 scrive piü volte a Giuseppc Berti, a Piero Sraffa, a Piero
Ventura, Pabruzzese già compagno di stanza a Ustica. Non scrive
a Togliatti, a Bordiga si, il 19 febbraio e il 4 aprile 1927, e sono
significativo dei loto legume fraterno le moltc lettere di Bordiga a
Gramsci, ben cinque, fra il 27 gennaio e il 13 aprile, c Ia tenera
lettera di Bordiga alia madre di Gramsci il 4 marzo 1927. Con
Bordiga Gramsci ha rotto politicamente ma non personalmente:
con Togliatti politicamente e personalmente’"’.
1 fili restano spezzati. Ma Togliatti scrive di Gramsci, e Ia
nota, pubblicata sullo «Stato operaio» un anno dopo la contrappo-
sizione dei 1926, è senza eehi di quelPattrito, non ne risente.
Anzi. L’intellettuale sardo vi è innalzato a guida, «il piü profondo
e originale dei mar.xisti che siano nellc file dei nostro movimen­
to», «molto al di sopra delia media degli uomini di studio e
politici dei nostro tempo e dei nostro paese». Con tratti peculiari:

Capacita di analisi minuta, fredda, obiettiva, fino al minimo dei parti-


colari, Potere di riconosccre e mostrare nel particolare il segno dei caratte-
ri gcncrali di una situazione e di una cpoca storica. Facoltà di seguire il
corso di un ragionainento astratto senza mai perdere di vista gli cicmenti
concreti - le cose e gli uomini viventi - a cui ogni realtà si riduce. Cultura
vastissima. Incomparabile forza di espressione, Piena padronanza dei mo-
derni metodi di indagine scientifica [...) La storia dei nostro partito è
ancora da scrivere. Chi la scriverà e saprà cogliere, al di sopra delle
particolari vicende politiche e organizzative, la grande linea delia forma-
zione storica di esso come avanguardia delia classe operaia, dovrà dare ad

" P. Spriano, Gram sci in cárcere e il partito, rislampa dcir«Unità».


Roma 1988, a cura di C. Ricchini c L. Mclograni, p. 20
LC, p. 207.
"" Le cinque lettere di Bordiga, con una nota di Anlonio A. Santucei,
sono in Gram sci. Roma 1987. La lettera 13 aprile 1927. con una nota di
Siinonetta Fiori. è in «Mercúrio» - «la Rcpubblica», 7 luglio 1990. La lettera
;i Peppina Mareias è in un libro inedito di M. Paulesu Quercioli. Casa
Cninisci.

14
Xinonio Granisci il posto donore [...| II nemico ben sapeva, quando ti
lia preso Gramsci, che cosa ci prendeva.’

Clti, dei dirigenli in esilio, comunica con Gramsci è Ruggcro


tiiieco, trentaquattro anni, íoggiano, agronomo. ulíiciale sul
G.rappa c sul Carso, collaboratore dei «Soviel» di Bordiga, depula-
lo. cspatriato nel dicenibre 1926. Gli scrive due volte. La prima
ictiera (con anche una veloce postilla di Paolo Ravazzoli sulla
buona salute delia «lamiglia», il partito) è dei 2 lebbraio 1927,
quando il prigioniero ha lasciato Ustica e viaggia per San Vitto-
re La seconda, delLottobre 1927, è collettiva (Ia firmano anche
i ogliatti. Camilia Ravera, Ângelo Tasca, e figure di spicco delLIn-
icrnazionale, |ules Humberl-Droz e Dmitrj Manuirskij). ed c ri-
volta collettivamente ai comunisti imprigionati a San Vittore (in-
dirizzata a Scoccimarro «per tutti»); «Vogliatno mandarvi nostro
saluto mentre State per presentarvi al tribunale l...| Affidiamo
direzione dibattito a te. lJ|mbertoJ c .Afntonio], Opponete con
cídma e sercnità vostra posizione ideológica e politica alie dctur-
[lazioni che qualche avvocato vorrà tarne»
Nessuna delle due lettere compare negli incartamcnti proces-
sttali. non le si usa come prove a carico. Resta un interrogativo:
nt>n c'è stata leggerezza in Grieco e in Togliatti? Davvero è da
escltidere che le due lettere e Larticolo sullo «Stato operaio»
abbiano svelato alia polizia fascista il ruolo eflettivo e le responsa-
bilità degli imputati? Dubbio non stravagante, comunque risolto
da circostanze obiettive. Mussolini sa perfettamente da tempo chi
c Gramsci, vigilato, pedinato. Ia casa piü volte perquisita. Lo sa
perlomcno dal 1924, a quel che suggcrisce Ia raccomandazione
ministeriale ai prefetti dei Regno datata 10 novembre 1924:

Per opportuna vigilanza scgnalasi attività di propaganda che da qual-


che tempo va svolgendo on. Gramsci, n u ov o seg reta rio C o m ita to esecu tiv o
1’urtiio co m u n ista , specialmente iielle Isole e Meridionale [sic], propagan­
da intesa ad attirare contadini nel Partito comunista ed invitare giovani
eompiere opera penetrazione dal punto di vista bolscevico ncIPEsercito.’*

' P. logliatli, Antouiü G ram sci un ca p o dctla classe operaia. in «Lo


.Stato operaio». a. i. n. 8. otiobre 1927, ora in Gnunsci. a cura di L.
Pagiüiiieri. Itoma 1967.
L'lia pubblicata per Ia prima volta M. Pistillo in Gram sci co m e Moro'\
\binduria-Bari-Roma 1989.
■’ Spriano. Gram sci in cá rcere e il partito. eit., p. 135.
” Ivi. p. 18. II eorsivo è tiostro.

15
Ancora. La leltera colleitiva e 1’articolo di Togliatti, enlrambi
dcirottobre 1927, sono successivi a quesl’altro documento, un
rapporto dcl questore di Bologna dei luglio 1927:

R Gramsci che dirige con mano sicura il partito nel 1926 [...] È il
Gramsci 1’anima di tulto II movimento ed ò lui che mostra Ia via da
seguire al partito 1...] I precedenti politici lo additano come uno dei
piü sentiti dalle folie |,..| La sua figura è quella di un capopartitor'

Grieco e Togliatti hanno trasgredito le regole ferree delia


cospirazione? Può darsi. Noti sono State conutnque le lettere e
Larticolo sullo «Stato operaio» a svelare - prima dei processo -
alia polizia di Arturo Bocchini che Gramsci c im capo.

3.

Dal 1924, presta assistenza religiosa nel cárcere di San Vittore


don Luigi Viganò, canonico di Sant’Ambrogio. I comunisti dete-
nuti lo reputano «molto influente in Vaticano» e persona seria,
Destate (1927) ha avvicinato Gramsci e «con grande scrietà» gli
ha detto delia possibilita d'uno scamhio di comunisti imprigionati
in Italia con saccrdoti imprigionati in Unione Soviética. L una
sua personale congettura o agisce su ispirazione delLi Stmta Se­
de? E Mussolini che cosa ne sa?
L'idea di don Viganò (comunicata da Gramsci al partito forse
attraverso Piero Sraffa, che in agosto è venuto in visitti a San
Vittore, o attraverso il canale Tatiana-Giulia) è conosciuta a set-
tembrc da Togliatti e dai compagni deiruíficio politico (Grieco.
Leonetti, Ravazzoli, Dozza, Silone, Longo). Come dtirle svilup-
po? 4’ogliatti decide di sentire i dirigenti russi. Ia loro opinione
sulla possibilita delLoperazione, Ia loro disponibilità a pronutover-
la, Due le iniziative immediate: una segnalazionc al rappresenlan-
te soviético a Berlino, città dove esiste Ia nunziatura apostólica, e
Lincarico a Egidio Gennari di prendere contatto con il governo
russo. II professor Gennari, cinquantun anni, laziale di Albano.
docente di matematica nei licei, segretario dei Psi dal febbraio dei
1920 alia scissione, deputato. direttore dei quotidiano comunista
di Trieste «II lavoratore», ha rapporti - rappresentando il Pcd’i

’ ’ Ihiíl. II corsivo è nostro.

16
ncl Koniintern - con il capo dei dipartimento organizzalivo del-
1'esecutivo dcirinternazionale B. Vassiliev. II 28 settembre 1927
chiedc d’incontrarlo; ha prcparato un appunto:

Tra i compagni italiani che si trovano in prigione |...J ce ne sono


alcuni che erano dirigenti dei pariiio e Ia cui assenza arreca un serio
danno al nostro movimento [...| 1", il compagno Grarasci, che è il vero
capo dei partiío [...] 2“, il compagno Terracini |...| Nelia prigione di
Milano il compagno Gramsci è slato avvicinato da un prete, che si dice
molto influente in Vaticano. Questi gli ha detto con grande serietà che
si potrebbe cercare di effettuare Io scambio di alcuni compagni italiani
con qualchc sacerdote cattolico detenuto nelle prigioni russe. I compa­
gni dcirUfficiü politico pensano che questo prete, per Ia sua serietà e
per le sue relazioni nelle alte sfere dei Vaticano, abbia parlato non
soltanto a nome proprio, ma anche a nome dei Vaticano. Si può persino
pensarc che il governo e Mussolini siano al corrente delia cosa [...| I
compagni delTUfficio politico insistono affinché venga fatto tutto il pos-
sibile per salvare questi compagni e dare loro Ia possibilita di tornare al
lavoro nel partito e nel movimento rivoluzionario in Italia.’''

Gramsci dunqiic resta, per TUíficio politico dcl Pcd’i, «il vero
capo dei partito». Osserverà Alessandro Natta;

Questa sottolineatura dei ruolo di Gramsci - come in quella pubbli-


ca che in questo stesso periodo compic Togliatti con 1’articolo Vn capo
delia classe operaia - sono certamente 1’espressione naturale dei rico-
noscimento dei valore di Gramsci [...] Ma è legittimo pensare che si
voglia anche dirc ai dirigenti sovietici che il contrasto dei 1926 - il
famoso scambio di lettere tra Gramsci e Togliatti - non ha offuscato Ia
funzione di Gramsci, che continua ad esserc, anche se in cárcere, il
capo dei comunisti italiani.”

Quello stesso mercoledi 28 settembre 1927. il seguito si svol-


ge a tempi stretti, con il battito celere dei passi preliminari alia
decisione considerata urgente. Vassiliev riceve Gennari, Tascolla,
non esita ad uscire immediatamente per andare a porre il caso al
vicecommissario agli Esteri Maksim Litvinov. II quale si mostra
interessato alTidea, va súbito da Bucharin - che dopo Ia destitu-

L iã tim a ricerca di P aolo Spriano. con scritti di ,A. Natta e V. Gerrata-


na, a cura di C. Ricchini, L. Mclograni e A. Santucei, Roma 1988. p. 17. II
corsivo è nostro.
’ Ivi, p. 7.

17
zione di Zinovev ò il piú tuitorevüle dirigente delTInternazionale
- e ne ha l’asscnso. La leltera dei 1926 pare temita a margine,
non pregiudica Gramsci: Lavvio delia trattaliva non ne è inlralcia-
tü o ritardato. Liivinov comunica Lesilo dei colloquio con Bucha-
rin a Vassiliev e sempre quel mercoledi ne ricevc per compelenza
1'appunto di Gennari e un telegramma dei rappresenlante soviéti­
co a Berlino, chc dice:

Occorre cercare, aUraverso il rappresentante dcl papa. di condurre


una trattativa per uno scambio con i prcti cattolici arrestati da noi. Chc
il commissario dei popolo agli affari esteri dia Ia direttiva a Berlino e a
Varsavia di trattare con il rappresentante dei papa.’’'

Litvinov dà Ia direttiva alLambasciatore a Berlino Nikolaj Kre-


stinskij già Lindomani, giovedi 28 settembre 1927. Gli telegrafa:

I comunisti ilaliani Gramsci e Terracini, che si Irovano in prigio-


ne, corrono il rischio di essere condannati a morte (...1 Siete incaricato
si vedere immediatamente Pacelli e |,..| di dichiarare il nostro consen­
so alio scambio di Gramsci e Terracini con due preti cattolici a scelta
dei Vaticano.

In chiusura, Tesortazione alia sollecitudine: «Lafíare non am-


mette indugi»
Al numero 21 delia Rauchslrasse di Berlino guida Ia legazio-
ne pontifícia 1’arcivescovo Eugênio Pacelli, il futuro Pio XII. Ha
aceonsentito a ricevere immediatamente Lincaricato daffari sovié­
tico Bratman-Brodowski. L’inconlro avviene sabato I" ottobre
1927, con pronta adesionc dei nunzio alia proposta soviética.
«Monsignor Pacelli - annoterà Giulio Andreotti - non perde
tempo e nella stessa giornata scrive al cardinale segretario di
Stato [Pietro Gasparri]».’“
Dice la lettera di Pacelli (dei 1“ ottobre 1927):

II signor Bratman-Brodowski |...] mi ha rimesso in questo momen­


to il qui accluso appunto concernente due comunisti italiani, Gramsci
e Terracini f...J i quali correrebbero il pericolo di essere condannati a
morte. Egii mi ha vivamente interessato a far pervenire fanzidetto

Ivi. p. 15.
’’ Ivi. p. 19.
G. Andreotti. Cosí P acelli inediò p er la liheruzione üi G ram sci e
Terracini. in «II Tempo». 30 ottobre 1988.

18
Íofílio alia S. Sede, con preghiera che Essa voglia adoperarsi per Ia
libeiazione dei menzionati prigiünieri, aggiungendo che il Governo
>uvietico sarebbe disposto a lasciare in contraccambio due sacerdoti
cattolici incarcerati in Rússia, a scelta delia S, Sede medesinia,’

Dal cardinal Gasparri Ia lettera di Pacelli è passata a un


gesuita ben accetlo alia gerarchia fascista, padre Pietro Tacchi
Venluri (che, secondo un'espressione di Andreolti, «ha facoltà di
accesso al Palazzo» ’’), In effetti Tacchi Venturi è nella cerchia
dclle personc in contatto col duce, può traltare súbito la questio­
ne personalmentc con lui: il 7 ottobre gli manda una lettera, 1115
ültobre la risposta, Mussolini ne ha incaricato il sottosegretario
tiirinterno. Scrive il conte Giacomo Suardo:

In relazione a quanto la S,V, Rev,ma ha fatto presente con lettera


7 andante a S.E. il Capo dei Governo nei riguardi dei noti Tcrracini e
Gramsci, debbo significarLe che, trattandosi di imputati tuttbra sotto-
posti al giudizio dei Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato,
manca, alio stato attuale delle cose, la possibilita giuridica di un atto
di elemenza, per cui oceorre, com e evidente, sia espictato il giudizio e
sia intervenuta una sentenza di condanna da parte dei Tribunale
legittimamente investito dcl processo. Posso peraltro assicurare la S,V.
Rev.ma che, a quanto mi è dato di presumere dagli elementi a mia
conoscenza, è escluso che, nella fattispecie, possa essere applicata, nei
riguardi dei l'erracini e dcl Gramsci, la pena di morte,”

Dalla lettera di Gcnnari alia lettera di Suardo non sono passa-


ti che diciassette giorni. Una speranza caduta presto, II fatto è che
il duce vuole che Gramsci e Terracini restino in galera a lungo.

4.

II 1927 finisce con rannientamento delle opposizioni in Unione


Soviética, È avvenuto il contrario di ciò che Gramsci raceoman-
dava con inquietudine 1’anno prima, in ottobre («Vogliamo essere
sicuri che la maggioranza dei Comitato centrale delPURSS non

Cfr. /; il N im zio P acelli scrisse d alla G enn an ia alia Santa Sede. ivi.
Andreotti, ari. cit.
li il Nunziu P acelli scrisse, cit.

19
intenda slravincere nella loita e sia disposta a evitare le misure
eccessive»), Già rimossi da tutte Ic cariche nel partito. nello Stato
e nel Komintern, eccoli, Zinovev, Kamenev c Trockij, definitiva­
mente sbaragiiati in dicembre, espulsi e destinati al confino. Sono
baltuti e dispersi. II Ironte di resistenza alia niaggioranza Stalin-
Bucharin va in frantumi: disposti a umiliarsi in una dichiarazione
pubblica di sottomissione Zinovev e Kamenev: irriducibile Troc­
kij, e perciò deportato con scorta armata il 17 gennaio 1928 ad
Alma Ata, in Asia centrale.
L’Ullicio politico dei Pcd’i, testimonc non neutrale, approva i
colpi spietati dei maggioritari e Ia liquidazione delle opposizioni
(«misure eccessive»? No, misure «dolorose» e comunque «inevi-
tabili»), Dovrà ora mettere ai corrente di questo suo punto di
vista i Ire dirigenti rinchiusi a San Vittore, Gramsci, Terracini e
Scoccimarro. Ne ha rincarico Grieco, non nuovo a simili tentativi
di elfrazione delia cintura carceraria (Ia lettera dcl 2 febbraio
1927 a Gramsci, Ia lettera deUottobre 1927 a Scoccimarro «per
tutti»), II 10 lebbraio 1928, tre settimane dopo Ia deportazione di
Trockij, scrive da Basilea, sede provvisoria deirUflicio politico,
tre lettere distinte che poi non spedisce direttamente a Milano. Le
manda a Mosca, a Giovanni Germanetto, dei Soccorso rosso inter-
nazionale (forse pcrché prima delLinoltro le veda qualcuno dcl
Komintern: aggiungc un saluto autografo, nella lettera a Gramsci,
la comunista polacca Fanny jezierska, che nella segreteria delITn-
ternazionale si occupa dei partito italiano). Dalla sponda di Mo­
sca, le tre lettere sono spedite a San Vittore, per posta, il 29
febbraio 1928
Un dato comune a tutte e tre è il riferimento alLcsito delia
lotta in U rss , la disfatta delle opposizioni, la situazione saldamen-

La niüglic di Gricco, l.ila Okociiiskaha, ne ha messo in dubbio laulenti-


cita in una memória a Luigi Longo dei 16 niaggio 1977. con argomenli che poi.
nciragosto dcl 1977, Umberto Massola ha giudicalo senza «serio íondamento»
(i duc documenti sono slati pubblicati per la prima volta da Pistillo, op. ciL.
Appcndice). Ldcholmente fondata è parsa in seguito la tesi (lettere manipolate
dairOvRA, sigla peraltro piü tarda: 3 dicembre 1930 la sua data di nascita) che
Luciano Cantora ha svollo con slrumentazione filologica di qualche fascino in
Togliutti c i dílem m i d elia p olilica. Roma-Bari 1989. Rinviamo alie persuasive
cüidutazioni di Pislillo, op. cit., e di A.A. Sanlucci e F. /.itelli, 67/ errorí dl
Ciricco. in «Paese Sera». 8 aprile 1989. Sulle lettere di Gricco, Costantino
Cossu ha intervistalo lo slorico soviético Fridrikh Firsov, La n olle d ei muslri.
logliuU i con Slaliii p er salvare il PCI. in «La Nuova Sardegna». 10 giugno
1990. ^

20
governata da Sialin-Bucharin, Ia posizione italiana di consenso
Ma maggioranza. A Scoccimarro: «Dolorose sono State le misure
grese contro Troskij e compagni, ma prevedibili |...l In realtà il
gsiititü russo ò passatü attraverso ad una nuova difficile prova, e
>1 è passato bene. Coloro che stanno ad aspettare Ia catástrofe
íucvilabile dei regime russo andranno a letto al buio. e forsc non
noveranno piú neppure il letto». A Terracini: «Se gli avvenimen-
li scguiti al XV Congresso russo sono stati dolorosissimi, essi
I lano inevitabili e previsti». A Grarnsci: «La situazione in Rússia
c solidissima, malgrado gli allarmi gcttati da tutta Ia stampa,
boi-ghese e socialista. Lc misure prese contro Troski cd altri sono
N(;ite, certo, dolorose, ma non era possibile lare diversamente».
Un altro dato comune è il riferimento alia censura carceraria.
\ Scoccimarro: «Vorrei che tu mi mandassi tue notizie [...| Non
credo che vi siano divieti. Se vi sono divieti fammelo sapere a
mezzo deiravvocalü». A Terracini: «Tu vorresti sapere molte
cose, in ispecie di qui. Non conoscendo i limiti dei lecito e delLil-
lecito, non oso affrontarc nessun argomento». A Grarnsci: «Ora
vorrei darti qualchc notizia, ma temo di incorrere in una inlVazio-
ne alie norme carcerarie».”
Seguiamo ora il destino singolarmente diverso delle tre lettere
ilopo il loro arrivo a San Vittore, verso fine marzo. Quella a
Scoccimarro è trattenuta, il prigioniero neanche ne ha notizia. A
Terracini invcce è consegnala, nessuno sbarramento censorio.
niente eanccilature o rimarchi verbali dei giudice istruttore Ma-
cis. Seconda variante, a Grarnsci Ia dà di persona un Macis anco-
la una volta ambiguamente protettivo, angustiato per Ia gravità
dei gesto di Grieco.
Stiamo a Terracini. Dirà a Giuseppe Tamburrano: «Ricordo
períettamente la lettera di Gricco, scrilta col tono scherzoso che
gli era proprio. Non vi era, almeno in quella diretla a me, nulia di
imprudente»
Dirà a Mimma Paulesu Quercioli:

lo stesso, quando mi fu consegnata la lettera (ero nelia mia eella,


isolato), non sapevo cosa Scoccimarro e Grarnsci avrebbero falto,

” Lc tre lettere sono State Irascrittc correltamcntc da Cantora, op. cil.,


P|). 138-46. ^
G. 'l amburrano, A iilonio Crurusci, Milano 1977, Prelazionc.

21
pcnsato o dctto. Mi sono rallegrato perché, in realtà, cro piutlosto
dispiaciuto che, dopo due anni e mezzo di cárcere, non avessi mai
avuto un cenno di vita, nc una cartolina illustrata dai compagni diri-
gcnti dei partito. Lo considerai cosi come un gesto affettuoso e risposi
con una lettera altrettanlo genérica.’’

Con Tcrracini, Grieco ha scherzato su Toglialli;

Palmiro, che è qui, ò stato da me invilato a scriverti, ma tu sai che­


ia sua avarizia c degna di un rabbino, e non credo che Ia spunterò. Mi
porta via persino le scatole vuote delle sigarelte perché le fa passare
per giocattoli al suo bambino!

Risponde amarognolü Tcrracini il 28 marzo 1928:

Saluta Pamiro; se per averc una sua lettera fosse sufficiente vince-
re e superare il suo rabbinismo, farei aprire a suo favore presso i miei
banchieri un credito di quattordici copechi; ma per scrivere oceorre,
ollre al francobollo, anche un certo quid di sentimenti e di impulsi
non cedibili e permutabili, per cui rinuncio al piacere di leggerlo.’*

Qual è il ruolo pubblico di Macis quando, sul finire di marzo,


va da Gramsci e gli leggc alcuni brani dclla lettera di Grieco
commentandoli come vedremo?’'* La delega dei tribunale speciale
fascista alia procura militare di Milano c cessata ormai dal 16
lugiio 1927, quando gli atti furono rimessi, per Lulteriorc corso, ai
giudici romani. Macis non è piú, da allora, 1’istruttore di questo
processo. Da quel momento la competenza è passata alia commis-
sione istruttoria dei tribunale speciale (presidente il gencrale
Achillc Muscarà, relalore Giacomo Buccafurri, giudici il console
delia milizia fascista Cláudio Pessani e il seniore Giuseppe De
Rosis). Nc Macis ha compiti residui, ancorché di mero supporto,
nelLislruttoria per il semplice fatio che Listrutloria ò terminata da
piü di un mese. I quattro istruttori dei tribunale speciale hanno
licenziato la sentenza di rinvio a giudizio già dal 20 febbraio
1928 (mentre le lettere di Grieco viaggiavano da Basilea a Mo­
sca). Senza piü veste istituzionale, cos’altro muove il giudice Ma-

’ M. Paulesu Qucrcioli, G ram sci vivo, prefazione di G. Fiori, Milano


1977, p. I 18.
Spriano, G ram sci in cá rcere e il partito, cit„ p. 144.
LC, p. 710.

22
. IS íi dispiegare lanto zelo in questo processo non piü suo, se non
un’inlcnzione impura: il volonlarismo dei funzionario in cerca di
l'encmcrenze politiche?
La letlera di Grieco - dice a Gramsci - è «cccessivanienle
compromeltenle»"’ e potrebbe anche cssere «immediatamenle ca­
tastrófica»". Ma pcrché? E soprattutto, com’è che non compro-
ineite Scoccimarro e Terracini (lasciali fuori da questo gioco di
logoramento psicologico) cd è «eccessivamente compromettente»
nei confronti di Gramsci? Forse perché svela il suo rilievo polili-
co. Ia sua preminenza? Ma Ia commissione istruttoria dei tribuna-
le speciale non ha dovuto aspeltare Ia lettera di Gricco per Hssarc
cio. II rinvio a giudizio è slato motivato nelia sentenza dei 20
Icbbraio con le testimonianze lutt’altro che incerte dei commissari
bellone e Luciani. Bellone:

Gramsci può considerarsi come Ia mente direttiva o quanto meno


uno degli elementi piü fattivi dei Partito comunista. Inlatti nel gennaio
1926 partecipò al Congresso di Lione, dove Ia sua tesi, in contrasto
con quella di Bordiga, riportò Ia vittoria assoluta concretandosi in una
volazione quasi plebiscitaria a suo favore. Da ciò consegue che il
Gramsci, avendo riportato la maggioranza, rimase il vero capo dei
partito, sicché su di lui ricade la massima responsabilità deUattività
svolta dal Partito comunista nel 1926.

Luciani:

È il Gramsci che dirige con mano sicura il partito nel 1926 dopo
davere travolto Popposizione impersonata dalPing. Bordiga nelle Assise
dcl Congresso di Lione dei 1926. È il Gramsci Lanima di tutto il movi­
mento, ed è lui che segna e mostra la via da seguire al partito. È il
Gramsci che si tiene in contatto costantemente con 1’ambasciata russa
dove era impiegata sua moglie. I precedenti politici dei Gramsci lo addi-
tano come uno dei piü sentiti tra le folie; infatli la sua figura predomino
al tempo delLoccupazione delle fabbriche in Piemonte. La sua azione ò
di vero capo partito. Lo vediamo difatti in Sardegna, dove lenta di far
aderire il Partito sardo di azione al partito dei contadini comunisti. La
sua attività si svolgeva anche nelia compilazione di opuscoli di propa­
ganda, opera a cui la sua inteiligenza e la sua cultura lo chiamavano.”

Lettera di Tatiaiia a Sraffa, 11 febbraio 1933, cit.


" LC, p. 711.
*’ Tribim ule speciale p er la d ifesa deliu Stuto. D eeisioni em esse nel 1928,
a cura di F. Roselli, Ulficio storico dellT.screito, tomo I. p. 257.

23
o lorsc Ia IcUera di Gricco è «eccessivamente comprometten-
tc» non perchc svcla ma in quanto sancisce il primalo di Gram-
sci, costituendo per ciò stesso una prova a carico decisiva? Argo-
nienlo stravaganle in un processo tutto politicu dove Ia prova ò
un accessorio incssenziale.
Resta comunque a Gramsd, dei magistrato cagliaritano, l'im-
magine dei «salvalore». Ancora molti anni dopo si mostrerà cré­
dulo d’un dato ben distante dalla reallà: che Macis «non voleva
iníierirc |...] preferiva lasciar correre»"'’: «Quando arrivò Ia ‘fami-
gerata lettera’ |...] il giudice istruttore avrcbbe forse voluto poter-
la distruggere, ma egli non era solo, cera anche qucllallro giudi­
ce militare [Teil che [...| cercava di ottenere Ia condanna»^h
Meno fanlasiosamente: se nessuna delle lettere di Grieco entra
nel fascicolo processuale, è per motivi diversi daH’«amicizia» di
Macis: esse - eceo il punto - non conlengono alcunché di compro-
mettente, al pari delia lettera sul viaggio da Ustica a Milano, e
rincriminazione resta fondala sui rapporti dei commissari Bellone
e Luciani, senza Ia pur minima altenzione a lettere evidentemente
giudicate ininFluenti.
Ma a Gramsci il quadro appare cosi: c e sventuratamente una
lettera «eccessivamente compromettente», c c ’è fortunatamente
un giudice rassicurante, intenzionato a sistemare Ic cose per il
megiio. Ed è da questo giudice «amico» (figurarsi! il procuratore
Tci nc ha csaltato «1’opera notevole e utilissima per Ia Causa
nazionale») che il prigioniero si lascia suggestionare sentendosi
dire, quando ne ha in lettura la lettera di Grieco: «Onorevole
Gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei
rimanga un pezzo in galera»'? Anni dopo SralTa commenterà:
«Si sa bene che Tinsinuare sospetti dcl genere ía parte deUabbici
dei mestiere di giudice istruttore»""’.
La reazione dei prigioniero? Contenuta, nelLinimediato. Inla-
slidita ma non aspra. Di sconcerto per la leggerezza di Gricco,
piuttosto che di furore per un inganno. Scrive il 30 aprile 1928 a
Giulia:

Ho ricevuto, recentemente, una strana lettera firmata Ruggero, che


domandava una risposta. Forse la vita carceraria mi avrà fatio divertia

" LC, p. 711.


" Lettera di Tatiana a Sraffa, II febbraio 1933, cil.
" LC, p. 710.
Spriano, G ram sci in cárcere e il partito. cit., p. 17Ü.

24
: /)/« difjidenie di quanto la normale saggezza richiederehbe-, ma il
;iio c chc questa lettera. nonostante ii suo francobollo c il timbro
:> >>iale, mi lia falto inulbcrarc.'

A ^’ania ne clice u voce in un colloquio, e tutto finisce 11,


'cn/;i rimbíilzi a Cambridgc, dove Sralla, ü a Mosca. Quindi a
uuigüjo, al lenipo dei processo a Roma, ha loccasione di uno
-cambio dbpinioni con Terracini; e da lui sapremo:

Antonio diedc dei gesto di Grieco un giudizio che per me rimanc


mconiprcnsibile |...] Riteneva che Grieco avesse eompiuto un atto
dcplorevolissimo f...J Perché con quella lettera, in definitiva, conferma-
\ai che Gramsci, Scoccimarro ed io eravamo dei dirigenli dei partito e
quindi suffragava le accuse che d venivano 1110880.^“

Una «strana lettera», Un «atto deplorevolissimo». Non ne


parlerà piü - ed è circostanza significativa - per quasi cinque
anni. Solo sul finire dei 1932, alTuscita da rotture tempestose, gli
\crrà unbsscssione. un rodimento, 1'idea di essere stato tradito;
-■olü allora il subbuglio, i eompagni sospettati di scelleratezza,
l ira slogata, il taglio dei fili, la chiusura in sé...

5.

Ustatedel 1928. Un rompighiaccio soviético, il Krassin, ha salva-


lo giovedi 12 lugliü dalla banchisa artica alcuni aviatori delia spedi-
/ionc Nobile precipitati il 25 maggio nel mezzo di una spettacolare
irasvolata col dirigibile líalia su territori inesplorati a nord delia
t irocniandia, e prosegue nel tentativo di trovare anche altri naufra-
ghi. II dispacciü d’ass apre Tindomani venerdi le prime pagine. Non
c spia d’un’attenzione che il primo pensierodi Togliatti sia di collcga-
le al salvataggio delia spedizione Nobile il salvataggio di Gramsci?
t.Uiello stesso venerdi 13 luglio ne scrive a Bucharin:

licco quello che propongo a nome dei eompagni italiani che sono
qui; che lequipaggio dei Krassin si rivolga al Nobile domandando che

LC. p. 207, II corsivo è nostro. Probabilniente Giulia avvcrte Grieco,


, hc nel setlcmbrc dei 1930 scrive a Terracini: «Ti avrei scritlo assai Ircqucn-
icincnte se Io avessi polulo: ma dopo gli incidenli provocati a Antonio ed a
le dalie mie letiere ho imparalo la lezione» («1’aesc Sera», 8 aprile 1989).
‘‘ Paulesu Qucrcioli, up. cil.. p. I 18.

7
Granisci sia rimesso in liberlà c inviato in Rússia, giustificando la
domanda con le condizioni di salute di Gramsci, che è malato, che
torse sla per morire in prigione ccc. F. possibile questo dal punto di
vista generale? Se è possibile, potete inieressarvi delia cosa oppure
indicarmi a chi potrei porre la questione? [,..J Datemi, per Favore, una
parola di risposta!*'

Sono, per Bucharin, giorni tribolati, Slalin, una volta vinta la


partita a sinistra, ha mutato linea, volgcndosi, nel tentativo di
supcrare la pesante crisi economica - nelle città manca il grano -
airabbandono delia N f: p , S e bruscamente convertito, con duttilità
spregiudicata, a un'idea di Trockij: Faccelerazione spinla dei pro­
cesso ddndustrializzazione, Questo gli ha messo contro il capo dei
sindacati, Michail Tomskij, Pratica metodi violcnti di requisizio-
ne dcl grano, impone un «tributo» alie campagnc - idee già delia
sinistra sconfitta - e di proprio vi ha aggiunto la prospeltiva delia
collettivizzazione, fondata sul prcsupposto che in agricollura non
può esserci salvezza se non abbandonando la coltivazione indivi-
duale per la grande azienda collettiva, Questo gli ha messo contro
i «filocontadini», in testa Bucharin e il presidente dei consigiio
dei commissari dcl popolo Aleksej Rykov, Nel plenum delPaprile
1928 i primi contrasti espliciti, La maggioranza è incrinata, Stalin
deve alTrontare una nuova opposizione, ma insediala nel partito e
nelle istituzioni ben piü estesamente e in profondità dei vecchi
gruppi di sinistra, c la contrasta combinando mancanza di scrupo-
li c aceortezza, Inizialmentc non replica ad avvcrsari idcntificati,
Moltiplica le dcnuncc d’un «pericolo di destra», una destra inno-
minata, Nel plenum dei 9 luglio 1928 ha minacciosamente annun-
ziato una politica «di disgregazione dei nemici delia classe ope-
raia», una politica «di repressione dcgli sfruttatori», Due giorni
dopo, Bucharin, risoluto a reagire con Forza, è andalo a un abboc-
camento segreto con Kamenev per proporre a lui ed a Zinov’ev
un’azione comune contro Stalin:

Stalin - dice - è un intrigante senza principi, Egli conta sulla


riproduzione delle misure straordinarie [contro i kidaki]: la sua politi­
ca conduce alia guerra civile. Si dovranno soFfocare delle rivolie nel
sangue, Nessuna traccia piü di democrazia, di «eoncentrazione» di

Spriano, G ram sci in cárcere e il parlito. cil., p. 147.

26
i/c. l.)ove si trova iin solo segretario di cellula liberamenie eleito?
:i política di Stalin c controrivoluzionaria.’"

I lütla tulla nel sottosuolo. In superficie, pochi gli inlor-


c.lti...
I l;i un seguito Ia Icttcra per Gramsci mandata a Bucharin quan-
!o cgli è in mezzo alia tempcsta, appena duc giorni dopo Ia sua
- segreta a Kamcnev? Notizie precise gli archivi non ne forni-
coiio, ma da due accenni è possibile ricavarc chc, pur nel momen-
'o agitalü, Bucharin se niosso. II 9 agosto 1928, a meno d ’un mese
lalla lettcra di Toglialli, Grieco scrivc a Giuseppe Dozza:

Fatta da tempo pratica intervento equipaggio Krassin, non per


aninislia ma per salvare malati (Gramsci, Umberto): pratica accettata
iirgani competenti, ma in questo momento arenata in seguito alia
campagna internazionale. Noi non dimentichiamo Ia cosa,’'

Bucharin (peraltro politicamente indebolito) ha spinto avanti


ida pratica Gramsci» allargandola a 1’erracini, e dopo che il Ko-
mintern ha lanciato una campagna d'appoggio a tutte indistinta-
mente le vittime delia repressione fascista rinteresse degli «organi
competenti» alia liberazione dei singoli Gramsci e Terracini è
caduto? Parrebbc cosí. Devesserci però deiraltro, una qualche
(liiricoltà non chiara. Scrive Tatiana da Milano (a Srafta?) il 10
gennaio 1929:

Ho parlato con Chodorowski, il capo delia delegazione [commercia-


Ic di Milano] |...] In questi giorni è stato a Roma ed ha parlato con
Ktirski di Gramsci. Dice che Tambasciatore teme chc per Io scambio
non abbiamo personaggi necessari |,..] Aveva ansia di avere notizie di
Anlonio, Anche lui è stato circa sei anni in cárcere.’'’

S ’apre a Mosca il 17 Itiglio 1928, sei giorni dopo il colloquio


segreto Bucharin-Kamenev, il VI Congresso deirinternazionale
(Stalin ha boceiato Ia relazione scritta di Bucharin, costretto per-
ciò a parlare a braccio su una linea meno personale). Togliatti è
tilla ribalta il 28 luglio. Ha trentacinque anni, ma Taspetto ò d’un

/ prim i d ieci anni cil., p. 892.


Spriano, G ram sci in cá rcere e il partito. cit., p. 37.
APC, Fondo Gramsci.

27
ragazzo. Esile. II tmisü appLinlilü. volpino. I capdli corli, a spaz-
zola. Gli occhiali con slanghetla ncra. uiraria da seminarista.
Parla ai 532 rappiesentami di 55 pariiii cüiivenuti nclla Sala
delle Cülonne dcl Palazzo dei sindaeati per iin'assise che s'aiinun-
zia di svülta, d'avviü d’una lendenza che sarà binário obbligalo
per il movimento mondiale sino a un salto depoca, Pavvento di
Hitler. Non vi si respira ancora qucllhcitmoslera di pogromi-
smo»” di eui parlerà quattro mesi dopo Ângelo Tasca, delegato
italiano alla segreieria dei Komintern. Ma già Porizzonte è illividi-
to, sono pereepibili i segni d'un nervosismo. d ’un aliaeeo a destra
che, in qiialche modo dissimulati dal Pc(b), hanno visibilità ester-
na nel partito tedcsco, nel pariito írancese e di riflesso nelPInter-
nazjonale.
Di base alla sterzata a sinistra è Ia tesi - dlmpronla stalinitma
- del «terzo periodo», In breve: dopo la guerra c e stato un
«primo periodo», di acuta crisi rivoluzionaria. È seguito un «se-
condo periodo», di relativa stabilizzazionc del capitalismo. Ma
eceo profilarsi ora un «terzo periodo», il mondo capitalistico
squassato da una crisi economica devastante, la conseguente radi-
calizzazione delle masse, guerre Ira Stati, guerre eivili, la catástro­
fe dei regimi borghesi: una prospettiva che pone compiti nuovi al
Pc deirUnionc Soviética ed al movimento mondiale. Compiti dcl
partito bolscevico: PUnione Soviética è destinata a subire Paggrcs-
sione di potenze imperialistiche e potrà respingerla vittoriosamen-
te solo industrializzandosi a ritmi accelerati; ma a questo fine
oceorrono risorse che sarà possibile trovare unicamente nelle cam-
pagne collettivizzate. Compiti del Komintern: nci pacsi a sistema
capitalistico in crisi, Pobiettivo nuovo dovrà essere la suecessione
im niediaía dcl proletíiriato alla classe dominante, senza fasi inter­
medie di tipo kercnskiano. Nienlc piü «fronte unico». Niente
alleanze con altri partiti. (In crescendo, la socialdemocrazia, già
«ala destra del movimento operaio» e poi «ala sinistra delia bor-
ghesia». è omologata al fascismo, è «socialfascismo»),
Non tutto, del disegno staliniano. c definito e chiaramente
espresso fin dalPinizio. Fin dalPinizio risuona cupamente un batti-
tü regolare di martello percussore sulla destra innominata.

” Lettera di Ta.sca alla segreteria del Pcd’i, 4 novcnibre 1928. in / prim i


ilieci anni cit.. p. 539.

28
Come se Ia sbrigherà il «filobuchariniano» Togliatti, informa-
Jella spaccatura nel vértice russo? l,o dicono uomo irresoluto,
;ehe GobcUi ha scritto delia sua «indecisione» ehe «pare cini-
> e Gramsci annotava nel 1924: «Togliatti non sa dccider-
eoni cra un po' sempre nelle sue abitudini» È il giovanc
í'líreseniante d'un piccolo partito. Non ha 1’ascendente ehe può
. niic da una lunga vita di combattimento in prima linea o dalla
ippresentanza di larghe masse. In quest'assise mondiale dei co-
iunismo recita una parte di terza fila. Inizialmente Tuditorio ò
Ustraito. Via via si fa piii altento. I primi segni cTinsoffcrenza.
uicn'uzioni, proteste.
Che clice il delegalo italiano per suscitare una cosi sfavorevole
- coglienza? l.a sua técnica è d'aderire alie tesi slaliniane equili-
rando però il consenso con qualcbe riserva. Sulla crisi cconomi-
:i capitalislic;i:

Sc consuuiamo Ia esistenza di sintomi di una crisi cconomica negli


uaii Unili, abbiamo il compilo di precisare con frcddezza quale è il
aiallcre di questi sintomi, quale è Ia loro profondità. ma anche cli
'amiuurc quale è rampiezzu dellc riserve che possono ancora essere
nesse in gioco dal capitalismo americano.

Sul «socialfaseismo»:

b dcl iLiUo csatto il far rilevare che esistono dei legami ideologici
aollo evidenli tra il fascismo e Ia socialdcmocrazia. Ma anche in
iíiosto campo oceorre guardarsi dalle generalizzazioni ecccssivc per-
hc !■/ sono dellc dijferenze Ira il fascism o e 1'applicazione di metodi
e,.',cisti fatia dalla socialdcmocrazia. Ia quale è un movimento che ha
na base operaia e piccolo-borghese."’

II congresso rumoreggia. A Togliatti vien tolta Ia parola eol


'l eteslo dei tempo seaduto. Soltanio gli si concede di passarc alio
aenogranima ruitima parte dei suo intervento. È Ia parte piü
:|)crtamente critica. Neiravvio, una constatazione: nei quattro
mni dal V al VI Congresso mondiale (1924-28), tutti i eentri

" Gubclli. op. cii.. p. 284.


" l.cllcra ad Alloiiso l.eoneui, 28 gennaio 1924, in 1\ Togliatti, La
em u ziou c d e! griippu dirigente d ei PCI. Roma 1962, p. 185.
II diseorsü di Lrcoli al VI Congresso, in / prim i dieci anni cil., p. 493.
corsivi sono nosti i.

29
dirigcnli dei partiti comunisti, meno quello italiano, sono slati
spazzali (sostituiti autoritariamente dalTalto) dopo «lottc scnza
prineipi»: «Se eonsideriamo quali erano i centri dirigenti dei
nostri partiti allepoea dei V Congresso e li confrontianio eon i
eentri dirigenti attuali, eonstatianio che quasi nessuno ha resisti-
to». Ed a queslo punto — coniro le tenebre propizie alPintrigo -
undnvocazione, le parole di Goethe morenle: «Piü lueel». Ora,
aseoltando Togliatti, pare di sentire il Gramsei delia lettera dellot-
tobre 1926, Insiste: « L’avanguardia dei proletariato non può bat-
tersi nellombra. Lo stato maggiore delia rivoluzione non può
formarsi in una lotta di frazione senza prineipi».
Non pronunziato alia tribuna, questo passo (che resterà - in
Togliatti — il punto piü avanzato di resistenza a Stalin) nemmeno
figura nel resoeonto ufficiale. A Congresso chiuso, Tincarieato
delia redazione dei protocollo ha segnalato ad Ângelo Tasca,
irentasei anni, successore di Bordiga nel scgretariato dei Koniin-
tern, Ia convenienza di qualche modifiea. L’«Imprekorr», organo
delTInternazionale, se le cavata puramente e semplicemente sop-
primcndo Ia frase. Vana Ia protesta dei rappresentante italiano; il
massimo che gli si concede c che nel protocollo in russo, in luogo
dcl passo scritto da Togliatti, sia pubblicato quest’altro; «Bisogna
evitare a tutti i costi le lotte di frazione senza prineipi». Solo «Lo
Stato operaio», organo dcl Pcd’i, pubblica il discorso nelia stesu-
ra integrale (e a Mosca Ia circostanza non passa inosservata) ò
Ma già in autunno Togliatti giudica prudente avviare una
nianovra di ripiegamento. S'ò aceorto d’essersi spinto troppo avan-
ti: Stalin ò inesorabile; Pattaceo alia destra — in Unione Soviética
e nel partito tcdesco — viene facendosi aspro; Ia sola uscita di
sicurezza è battere in ritirata, toglicrsi dalla inischia. II 6 ottobre
1928, da Parigi, interviene su Tasca a Mosca. Ciò che soprattutto
gli raceomanda («a titolo personalc», puntualizza) è di «non la-
sciarsi trascinarc, in nessun modo, sopra il terreno ardente e
nialsicuro delia lotta di un gruppo contro Taltro. Su questo terre­
no - avverte - ci si può perdere»^‘ò
II delcgato italiano a Mosca sattiene alTistruzione. Ma Tanali-
si e la politica economica di Stalin non lo persuadono, la sua

■' I*. Togliatti, l.'orientuinenlu d ei nosiro partito nelle qu cslion i iiuenuizio-


indi. in «Lo Stato operaio», a. II, ii. 7. luglio 1928.
/ prim i dieci anni cit.. p. 515.

30
m.k í ieaiczza nelia loila rinquieta c tiriva convinccnle lopinio-
!>'; i-onipagno tedcsco, Gevhardt i«aomvo Slalin non si può
íi í.on i guanti»). II 4 novembro 1428 manda alia segreteria
!’ d‘i un 1'apportü pcncírante. con iin qiiaclro delia realtà
Mea crudo nia sciiza stravolgimenti:

' ' ' rb.i inlcnui dcl panilo russo, di cui s eta avulo qualchc indizio
aae d Congresso, assume ormai earalten' aemi c preoecupanti. Già
iiiie il Congresso e specic dopo, Stalin iniziò una serie di niisure
e aiii//a/ione pei- scalzare dai posti di lavoro lutti gli amici di
íiarin Bueharin, Rykov e Toinskj hanno eomunieato a Stalin
■iiaimente ehe intendono nelia pi'ossinia seduia delia Cenirale dcl
;i!o esprimere il loro dissenso dalla poliliea gcnerale e dai metodi
mu dalla niaggiorauza deirUlíieio político e dare Ic dimissioni da
ie carielie ehe oeeupano nello State e nel partito i.-.] Ida lungo
epo si lavora scnza pnvspettive vivendo alia giornala, e cio perehé Ia
ig.gioranza, e cioè Stalin, non è punio in gr,ido né sente il bisogno di
’mc uit po' lontano |...j La poliliea cconomica ehe si segue è un
UI bordello; mentiv’ ovimque manca il pane, nientix' il Coniitato
,'irale deirUkruinti invia messi a seongiurure ehe si rieorra alLestero
■ ituo\e importazioni di grano, si esporíano dei prodotti industriali
jierdila pur di iar vaiuta. e si eoma, eoirie sulla sola risorsa possibi-
'-ulia vendila uiik -.tero deile opere darte dei Musei russi. Menire si
uiv> vülare Ie risolu/ioiii eoiUro ia destra, si eopi'e sotto frasi di
is!r;, una puliiic.i d; [lanieo |,. ! L pussilile elie Slalin, di fronte al
au) ancggianienleo dei tre |...| eerehi un eLinipromcsso,’"

Nun ei stirannü a nipiomessi. Stalin crode pazientemente i


iii punti d appoggiü dei coalizzali Hucharin-Tomskij-ILykov c
liíiinio d á Ia spallaia risolutiva, í: avvitiia cosi, nelia primave-
rie! 1424. quella ehe Slalin chianierà piii lardi una «rivoluzio-
■ dai!':dio», in pratica bi coslruzione di un regime burocratico-
,iii.)riiariü.
Oni per 'Leigliaiti il pimlo non è piti tli «non iasciarsi trascina-
. sopira il terreno ardente delia lotia di un gruppo eontro kaltro».
siiiiü/ione come viene chiarendosi - Ia lotta interna prossi-
ia airesitü, Slalin ancora vineitore - il «terreno su cui ei si può
erdere» gli pare scmmai il disimpegno, resiraneità, Perehé -
'.íionicnltt - SC viiol niantenere il soslegn«> íle!!'Uiiione Soviética

Ivi. n. 5>4,

0I
c dei Komintern, senza il quale il destino è tina/ionc sterilc e
presto il dissolvimento, un piccolo partito qual è il l\d'i deve
schierarsi. Dunque sdiilinea. Con un bruseo reviremeut. getta a
margine Ia preoccupazione per il regime interno nel partito russo
e nel Komintern cosí aceoratamente espressa al VI Congresso,
svaluta le riserve di vitalità da lui stesso aecreditale in passato al
capitalismo in crisi, esclude anehe per Pltalia Ia prospettiva d’un
prelúdio dcmocratico-borghese alia dittatura dei proletariato, azze-
ra i dubbi sul socialfaseismo e (adesionc meccanica, «per nulla
intimamente persuaso»"", diversamente dal 1926) saccosta alie
posizioni dei vineente, dcl quale deve t’ar mostra d’approvare
linca e método. II gruppo dirigente di Lione resterà coeso com'è
stato lin qui?
Tügliatti ha di fronte a se un problema: Tasca,

il solo comunista - nel ritratto di Gobctti - che non abbia 1'odio


intransigente dei socialisti |...| Qualcosa di turatiano, di patriarcale
rimaneva nel suo pensiero. Socialismo di un letterato, di un messiâni­
co che concepiva Ia redenzione delle masse come palingencsi illumini-
stica e alia civiltà moderna sovrapponeva un suo sogno angusto di
virtü operaia piccolo-borghese,‘ '

Ancora il 17 diccmbre 1928. Togliatti dialogava coti lui cor-


diahnente:

Circa il tuo atteggiamento, noi siamo nelle grandi linee in accordo


con esso, Può darsi che se noi fossimo stali a Mosca invece di te.
avremrno formulato alcune cose in modo diverso, ma nella soslanza
approvianw la linea che tu hai seguito sino ad ora.‘"^

Appena dicci giorni apprcsso - dopo che Stalin ha bollato


Tasca pubblicamente chiamandolo «opportunista infingardo» -
ne ha preso le distanze. ripetendo a lui. con altro tono, ciò che
nel 1926 aveva detto a Gramsci: quando si c d’accordo sulla
linea. e dobbiamo essere d'accordo, le riserve sui metodi di dire-
zione sono secondaric («Le questioni politiche debbono avere il
sopravvento sopra le questioni di regime interno. L questa dovreb-

Cantora. op. cil., p. 62.


Gobctti, op. cil.. p. 284.
/ prim i (lieci anni cit., p. 584. II corsivo c noslro.

32
in- cssere una dircttiva anchc per Ma Tasca non è uomo
.iccomüdante, critica linea e regime interno, e il 20 gennaio 1929
replica seceamente, con anche un incisivo ritratto di Stalin (che
I rtgliatti ha il torto di diminuire a «sfogo» inconcludente):

Tutta Ia situazionc gravita su Stalin. L’k non esiste; il Pc deirUkss


non esiste: Stalin è il «maestro e donno» che muove tutto. Egii è
alPaltezza di una simile situazione? |...| La mia risposta è netta: Stalin
e sinisuruturnente al di sotio di essu. Rivedete tutta Ia sua produzione:
non troverete un'idea sua. È un rimasticatore di idee altrui, che ruba
«enza serupolo e poi presenta in quella sua forma schematica che dà
l illusionc di una forza di pensiero che non ce (...J Stalin plagia perché
non può far altro, perché è intellettualmente mediocre e infecondo, e
poiché odia in segreto Ia superiorità intellettuale di Trotskij, Bucharin.
ele., eui non sa perdonare. si serve delle loro idee. caso per caso, di
volta in volta, secondo le circostanze. e dopo averle fatte sue passa
airoffensiva contro i derubati. perché non i principi contano ma il
monopolio dei potere.”^

II gruppo di Lione ò rotto (irreparabilmente: tra il 1929 e il


I9SI saranno espulsi cinque degli otto membri delLUlficio po­
lítico).
Laspra requisitoria che Togliatti pronunzia 1’8 lugiio 1929 a
Mosca contro il compagno insieme al quale dieci anni prima
aveva fondato «1’Ordine Nuovo» ha un uditorio qualificato, Lese-
eutivo allargato dei Komintern, riunito dal 5 lugiio per sancire la
vterzata a sinistra. È un discorso in piú momenti sprezzante.
Dileggi: Tasca «ultraopportunista», «opportunista alio stato pu­
ro». Cadute di stile: «il carattere antimarxista o semplicemente
stLipido» delia sua concezione. Rimbrotti professorali:

Lgli ei dice: 1’industria tessile italiana ha fatto grandi progressi


iHtnostante abbia, o meglio perché ha acquistalo macchine tessili al-
l eslero. Perché la Rússia non può fare Io stesso? E poi: se alPestero si
nequista una macchina per cento rubli e se fabbricandola in Rússia
eosta duecento rubli, allora è meglio comperarla alPestero e utilizzare i
cento rubli per Paecrescimento dei capitale circolante |...l 11 critério di
ipicsto giudizio è chiaramente borghese, liberale alio stato puro.'”

Leltera di Togliatti a Tasca. 27 dicembre 1928, ivi. p. ò it


Lcltera di 'l asca a Pogliatli, 20 gennaio 1929, ivi. p. 670.
Ivi, p. 943.

33
Togliatti corregge - sino a capovoigcrki -- Ia pt)bi/,icne corag-
giosamentc dichiuraía al \'l Congrcabi), c di ciò pcrsinu azzarda
una spiegazionc: <<G!i awa.'ninicnli dic si sono svolti dopü ii VI
Congresso sono síaii ner niolti di noi una scuola di bolsccvi-
smo»‘’b Scuola di boircevisino riinbarbariniento delia vila inter­
na, sino alia caeciala di Buebaiin il 21 aprile 1924 dairUIlicio
politico dei partilo russo e dal Presiclimn delldntoi-nazionaie?
Scuola di bülscevismo la diieliiva slaliniana deliu loUa principal-
menle ai soeialisti («socialfasdsti»). assurdii in lialia. dove r«esei-
citü proletai'io», falcidiato dagli arrcsii e privuto delle sue organiz-
zazioni poliliche c dei suoi giornali. non è in grado di rivoltar^i
alia dittatura lascista senza avcix' alleati il semipi'oleiariatü eunta-
dino e la piccola e rnedia borghesia contrarie al i-cginie?
Una sottomissione pienti. un uccodaniento a quel ebe Perrv
Anderson chiamerà «un Irenelico estreniisrno di sinistra»' , che
tuttavia a Stalin non basta. E sospcitoso, difíida dei convertiti.
nega alEallo di iedeltà reíiicaeia di cíincellarc le passate manile-
stazioni di dissidenza o di non completa subordintizione. Cosl il
plen itm dell'1 nternazionale prende la piega d'un linciaggio poliii-
co anche di Togiialti. colpcvole di mrn uver ancora espulso Tasca.
Gli stalinisti Mololov. Kuusinen, Remmclc. Neunitinn. dbal-
mann via vi;i allargano il campo di tiro: da Tasca a Togiialti ;il
gruppo dirigente italiano, accusalo tuulntero in un processo eon
capi dlmpulazione indislinli (la lettera di Gramsci dei 1926? il
discorso di Togiialti al VI Congresso? ratliludine lilocontadina di
G ri eco?).
Sale alia tribuna il ponieriggio dei 9 lugiio 1929 Heinz Neu-
mann, rappresentante dei parlito tedesco. ultrasinistro.

I.a risposta dei compagni italiani - atferma - c siala dcl lutto


insüddislacente. Non basta dichiarare che si condurrà una battaglia
ideologica contro i conciliatori. Bisogna dire che Tasca ha già oltrcpassa-
to le Irontierc che dividono il nostro partito comunista dalla socialdcmo-
crazia. Tasca - e a questo punto Neumann flettc la voce al sarcasmo;
parla guardando Togiialti, il cui nome di battaglia c Ercoli - Tasca ha
ollrepassato le colonne d’Ercole dclEoppcrlunismo. O. espresso in italia­
no: i ’asca ha ollrepassato le colonne d'F,rcoli deH’opportiinisnio.''^

Ibid.
P. Anderson, Ainhiguilà di ürainsci. Roma-Bari 1978, p. I II .
P. Sccchia, L aziu n e svolta d a l Pariito coim iiiisia in luilia durutuc ii
fascism o, in «.Annali Feltrinclli». 1969, p. 232,

34
I’cr il F’cd’i. ruilimo avvertimento. F^icorderà Pietro Secchia:

Fhalmann andava dicendo apertamcnlc nci corridoi dcl conscsso:


Uisügna abbattere Ic colonnc d'Ercoli dellbpporlunismo». Ma a parte
iliicsie esasperazioni polcniiche, lo stessü Molotov - scriverà ancora
Secchia - non aveva certo avulo Ia mano Icggcra quando aveva alTer-
niato ncl suo intervento: «Dal Pci Ia questione contro i destri ed i
conciliatori non Fu posta con Ia chiarezza necessária. II Cc dei Pci ha
(lato prova di unevidente indecisione e direi anzi di una certa debolez-
/a di volontà».”'’

O capitolare o scomparire. E capitolare signiFica inasprire la


lott;i non soltanto contro i destri, gli «opportunisti», ma anche
contro chi csita a inasprire la lotta ai destri, i «conciliatori».
loglialti s'adegua. II 19 luglio parla al plenum che ha allontatiato
dalle proprie File la personalità definita da Lctiin «il beniamino
tiel parlito», Nicolaj Bucharin. Come immemore daltre cose dette
appena un anno prima («l.,o stato maggiore delia rivoluzionc non
piiò formarsi in una lotta di frazionc senza principi») - si piega
tid alfermare:

Gli elementi che abhiamo perduto sono coloro che non avevano
piíi liducia nelle lorze dei proletariato e nelle Forze delia rivoluzione.
Gli elementi che abbiamo cacciato dalle nostre File sono coloro che
hanno perduto la capacita di appiicare II nostro método di lotta di
classe rivoluzionaria. sono coloro che non erano piíi capaci di marcia-
re nelle File dellavanguardia dei proletariato [...| Gli elementi che
abbiamo perduto stanno per essere accolti dai nemici dei proletariato
c delia rivoluzione, dai socialdemocratici. 1 partiti che si sono liberati
di questi elementi si sono raFForzati.'"

Ugualmcnte duro il numero dagosto 1929 dcllo «Stato ope-


raio»: «l.a lotta contro Eopportunismo deve assumere anche nelle
nostre lile la stessa asprezza che ha assunto nelle file dcgli altri
partiti deirinternazionale, cioè deve essere portata senza esitazio-
ni, sino in fondo» '.
In settembre Tasca è espulso. Insiste «Lo Stato operaio»:

Ivi. p. 232.
logiiatli, O pere, a cura di F. Andreucei c P. Spriano. vol. II, Roma
Id79. p. 761.
La eoiupiista d elia m aggioranza, in «Lo Stato operaio». luglio-agosto
1924. ora in Lo Stato operaio, a cura di F. Ferri, Roma 1964. p. 334.

35
L'ultim;i riunionc dei Comilíito ccntraic ha ribadilo Ia neccssilà dl
condurrc una loUa geiicralc, accanila, conscgucm e contro ii pcricolo
rapprcscntato dalle dcviazioni opportunistiche di destra e ad ogni tcii-
dcnza a non voler riconoscere qucstc deviazioni c a nun \üler combattC'
re contro di esse,^

Ncl suo discorso di sottomissione, 'rogliatti avcva tillungato Ia


lista dei «rcprobi»: ollre agli «elemenli apcrtamcnic opportuni-
sti» e ai «conciliatori» («chc cercano di cclarc Ia loro prolonda
deviazione dalla nostra linea polilica con ipocrite dichiarazioni di
consenso e con riserve»), anclie una terza iascia, «conipagni chc
dichiarano di essere d’accordo con i principi dei noslio prograni-
ma, e che molto probabilmente lo sono», ma capaci di anermazio-
ni «che, in fondo, hanno Io stesso conlenulo di quelle degli
opportunisti e dei conciliatori» DilTicile salvarsi. Gramsci è
stato rinchiuso - dai conipagni italiani odagli inlransigenti stalini-
sti sovielici - in qualcuno di questi campi di slerminio polilico?
Correttezza comanda di non spingersi oltre i dati di íatlo sicuri.
Che sono soltanto due.
1. Togliatti, che prim a delia sterzaia staUnianu non avcva
esitato a suggerire scopertamentc una via per liberare Gramsci, a
questo punto si fa prudente. Avcva programmato - prima delia
sterzata - di raceogliere, per la pubblicazione in volume, articoli
di Gramsci dei «biennio rosso», 1919-20, specialmente quelli del-
r«Avantü». II libro era annunziato — insieme ad opere di Marx,
Engels, Lenin, |ohn Reed, laroslavskij - nel piano editoriale delle
«Edizioni di cultura sociale», edilrice dei Pcd’i, Doveva intitolar-
si ConsigU di fa h b rica e Síato operaio. Ne era prevista huscita per
il febbraio 1929. Curatore, personalmente Togliatti. Non esce in
febbraio. Non uscirà mai 'h Solo difficoltà organizzative? (peral-
tro, «Eo Stato operaio» pubblica, ncl primo numero dei 1930,
1’inedito Alcuni lerni d elia questione m eridionale).
2. Togliatti non sente il bisogno di lar giungere a Gramsci
informazioni sulla svolta e di averne hopinione.
Nel gruppo dirigente italiano, pur dopo la soluzione dei caso
Tasca, il dibattito si ingarbuglia, e la prima oceasione di seoniro
non tarda a presentarsi. C e in alcuni, Togliatti fra questi, rincli-

'■ Ibid.
’ ’ Toglialli, O pere, cil., vol. II. pp. 728-30.
* R. Ragionieri, prelazione a Toglialli, O pere. cil.

3b
n<i/ii)nc íicl applicare la linca dcl Koniintern alia situazione ilalia-
iia meccanicamenle. Segni obietlivi di insoíferenza presenti nelia
rcaltà ilaliana sono scambiati per sintomi di prossinio Iracollodel
lascismo e addiriltura li si dilata a prova che Tltalia allraversa
mia fase di acula crisi rivoluzionaria. Una diagnosi manifestamen-
le non verificata. anzi conlraddetta a chiare lettere da tulla una
aei ic di faui. E naluralmente la taltica che se ne deduce. astratta,
settaria, non può che esser priva di qualsiasi potenzialità di svilup-
po serio. II compito dei Pcd’i è - sostiene la parte rigidamente
rispettosa dei eomandamento staliniano - di mettersi alia testa dei
movimento insurrezionale per la presa im m ediaía dei potere. Fra-
si searlatte, velleitarie.
II 28 dicembre 1929 si riunisce a Parigi rUIfieio politieo. Ne
lanno parte Togliatti, Pietro Seeehia, Euigi Longo. Camilia Ravera,
Riiggero Grieeo, Alfonso Leonetti, Pietro Tresso. Paolo Ravazzoli e
Ignazio Silone. La questione alLordine dei giorno ò una misura ap-
parentemente di scmpliee portata organizzativa: la ricostituzione di
Lin centro interno in Italia. Di fatto la questione organizzativa sottin-
lende una valutazione di ciò che sta aceadendo nel Paese, cd c su
questo giudizio che nascono Ic divisioni. Davvero si va in Italia
verso una situazione rivoluzionaria aeuta? La conquista dei potere
potrà avvenire direttamente, con un solo baizo in avanti, o non è piü
probabile che la diltatura dcl prolelariato sia preeeduta da un «pre­
lúdio democrático»? Una parte deirUlficio politieo in sé non omoge-
nca (Leonetti, Tresso, Ravazzoli; e Silone, che l'a conoscere il suo
pensiero dal sanatorio di Davos, in Svizzera, dov e rieoverato) con­
verge su una linea di rifiuto delia tesi slaliniana, fatta própria da
Fogiiatti, di vicina catástrofe dei fascismo. Lesito è la spaceatura.
Con Togliatti si schierano Longo, ILavera e Grieeo, interpellato a
Mosca, dov e al posto di Tasca. Quattro a quattro. Decide il voto di
Seeehia, rappresentante delia íederazione giovanile (che pure avreb-
be voto solo consultivo). Cirazie anche a Seeehia, Togliatti prevalc. I
dissidenti saranno espulsi: Leonetti, Tresso e Ravazzoli nel 1930,
Silone nel 1931.

6.

Nelia prigione di Turi, Gramsci sa? Sa. Non compiutamente.


comunque il tanto bastevolc a farsi uiTidea ed a prendere partito.

37
Non ha mulato opinione rispetto a quando. nelTagoslo 1926. tre
mesi prima deirarresto, sostcneva in Comitato ccntralc: «Non è
certo e neanche probubilc che il passaggio dal Fascismo alia ditta-
lura dei proletariato sia immediato». Giudica piíi probabile una
Fase intermedia democratico-borghese. e Ia tatlica giusta per il
rovesciamento dei Fascismo gli pare il Fronte di tutte le Forze
prolelarie e di quelle inquadrate o inquadrabili su una piatlaFor-
ma repubblicana (eon legemonia delia classe operaia guidata dal
patiilo comunista). Ricorderà un eompagno di cárcere, loperaio
milanese Cduseppe Ceresa:

Si indignava di fronte alia superFicialità di cerli compagni che ncl


1930 aflermavano esserc im mincntc la caduta dei Fascismo (due o tre
mesi. al massimo questdnverno, aflermavano questí profeti delia Facilo-
neria) e che sosienevano che dalla ditlatura fascista si sarebbe imme-
dialamente passali alia ditlatura dei proletariato. Gramsci combatteva
queste posizioni meccaniche, astratte, antimarxiste che si fondavano in
gran parte sul Fattore «miséria» come decisivo per Far sboccare i
movimenli delle masse nella rivoluzione proletária e nclla ditlatura dei
proletariato. ligli diceva: «L a miséria e la fame possono provocare
delle sommosse, delle rivolte che giungono fino a spezzare le quilibrio
stabilito, ma oceorrono molte altre condizioni per distruggcre il siste­
ma capita listico » .'’

II 16 giugno 1930 arriva a Turi Gennaro Gramsci. È il


maggiore dei fratelli di Antonio. Già amministratore deH’«Ordine
Nuovo», espatriò alia fine dei 1922 eon l'aiuto di Pia Carena.
Vive a Parigi. Può entrare regolarmcntc in Italia; e Togliatti -
raceonterà lo stesso Gennaro ncl 1965 alPautore di queste crona-
che —Pha incaricato di informare Antonio delle piü rceenti vieen-
de. Attendibile? Possibile che Togliatti, uomo prudente, si sia
Fidato, per una missione cosi delicata, d’un estranco al partito,
essendo Gennaro anarchico?

fi vero — con fennerà Luigi Longo - G ennaro venne invitato dal


Centro estero dei partito a visitare, utilizzando la parentela, il Iratello
Antonio a Turi [...] Ricordo benissimo quella visita, perché anclTio
partecipai alia sua preparazione. Ricordo che, quan do pensammo di
invitare Gennaro ad andare a Turi, non ci Fu possibile trovarlo. Lgli si

G. Ceresa, In carcerc con Gram sci. in AA.VV., Gram sci. Parigi 1938,
nuova edizionc Roma 1943, p. I 10.

38
era staceatü dal partito e dal movimento operaio e non sapevamo bene
dove e come vivesse. Alia fine Io rintracciammo neiremigrazione italia­
na in Francia. Non aspettavamo dal suo incontro con Gramsci grandi
cütnunicazioni di ordine politico, ma almeno qualche accenno che ei
permettesse di capire. anche genericamente, il suo orientamento.'*’

Nel cárcere, assiste al colloquio un agente di custodia sardo,


di Paulilatino, un paese vieino a Chilarza. È una conversazione
breve. Antonio - dirà Gennaro - è colpito da ciò che sente.
Disapprova 1’espulsionc di Leonetti, Tresso e Ravazzoli e respin-
ge Ia nuüva linea delPInternazionale, condivisa da Togliatti a suo
giudizio troppo affrettatamenle.
Appena dopo questa visita, Gramsci scrive a Tatiana: «Ho
avilto poco Ia il colloquio con mio rratello e ciò ha determinalo
un corso a zig-zag dei miei pensieri» ".
Gennaro torna a Parigi. «Andai a trovare 'logliatti - raceonte-
rà - e gli dissi: 'Nino è completamente allineato con voi'». Ma
perché una cosí bizzarra e non veritiera informazione? Spieghe-
rà; «Se avessi risposto diversamente, neanche Nino si sarebbe
salvato dalla messa al bando»'".
Versione contraddetta da l.ongo:

Sapevamo che Antonio non teneva in grande considerazionc Ia


preparazione politica dei fratello, col qualc, tra Paltro, da niolti anni
non aveva rapporti. Sapevamo pure che Gramsci non voleva nemmeno
sentir parlare di collcgamenti e di rapporti illegali [...] perciò non ci
stLipi quando Gennaro, al suo ritorno, ci comunicò che Gramsci non
aveva volulo esprimere nessuna opinione sulle cose riferitegli."'*

Ma sentiamo quest’altra testimonianza, delPoperaio meceani-


co hrcole Piacentini, ventotto anni, lombardo di L.odi (con Ceresa
il detenutü piü vieino a Gramsci):

Mi ricordo sempre come divenne allegro quando seppe dalle guardie


sarde che doveva arrivare a trovarlo suo fratello Gennaro, che aveva
passato Ia Ironliera francese. Dopo quella visita, avvenuta il 16 giugno
1930, cominciò a parlare di cose di cui prima non aveva parlato. Non

'■ PaulcsLi Quccioli, op. ci!.. p. 76.


LC, p. 33Ü.
'' G. Fiori, Viui di Antonio Gram sci, Roína-Bari 1966.
Paulcsu Querciüli, op. cií.

39
í-o cüsa si siano dctli, pcrché non clovevo íargii doinandc indiscrctc,
ma dopo di allora Cramsci batlcva particolarmcnte sul laüo chc nel
partilü non si doveva guardarc alTuoino ma allc dircttive dcl Comitato
cenirale. I’arlava di Stalin come di un déspota e diceva di eonoscere il
testamento di Lenin. dove si sosteneva che Stalin era imidatto a diven-
lare il segretario dei partlto bolscevico. Ci parlava di Rykov. di Kamc-
nev. di líadek e soprattutto di Bucharin. per il quale aveva tmammira-
zione partieolare. Una volta ci parlò delia Rivoluzione Iraneese, Diee-
va che a un certo punto i rivoluzionari avevano coniinciato a lagliarsi Ia
testa a vicenda. Avevano cominciato a tagliare quella di Marat - che a
Cramsci era niollo simpático anche perché di origine sarda - e avevano
finito per decapitare Ia rivoluzione. U, a proposito di ciò, accennò anche
a un «tcrmidoro» soviético.

II 27 agosto 1930, dcl suo colloquio a Parigi con Gcnnaro


Cramsci, Togliatti scrive a Berti a Mosca assai sobriamente: «La
visita fatta da Gennaro ad Antonio ha dato biioni risullali nel
senso che ci ha fatio eonoscere che Antonio sla bene»^'.
A Fine agosto, dal cárcere di San Gimignano Terracini spedisce
al Centro estero (Togliatti, Gricco, Camilia Ravera, Secchia) una
leltera che ha cominciato a scrivere il 28 luglio. È risentito con i
compagni per il loro inspiegabile silenzio dopo una richiesta di
nolizie («Benché non vi si opponesse assolutamente alcun ostacolo
organizzativo ed i successivi gravi sviluppi delia crisi dei .Centro
rendessero piü utile e nccessaria Linformazione, non mi avete ri-
sposto. Cosa non insólita in questi quattro anni»). Critica Paflrelta-
ta cspulsionc di Leonetti, Tresso e Ravazzoli («Stupisce Ia rapidità
con cui si è giunti dal primo contrasto ai provvedimenti definitivi
|...J In 6 mesi, correndo le tappe, si ò liquidato tutto un núcleo se
non di leaders certo di valorosi elementi rivoluzionari»), Rigetta Ia
teoria del «socialfascismo» («Non credo ad una sottomissione dei
gruppi avenliniani fuorusciti e delia socialdcmocrazia al fascismo,
ad un loro aceordo, alleanza o comunque contatlo»). Dissente dal-
Pipotesi di un passaggio diretto dalla dittatura fascista alia dittatu-
ra del proletariato e ricorda Ia convergenza sua, di Gramsci e di
Scoccimarro su questa posizione quando conversavano in cclla al
tempo dcl «processone» a Roma:

G ram sci raccunlato. testimonianze raccoltc da C. liermani, G. Bosio e


M. PaulesLi Quercioli. a cura di C. Bcrmani, Roma 1987, p. 168.
Spriano, Storia d el Partilo cunninislu italiano cit.. vol. II, p. 28Ü.

40
Poichc ho accennatü alie idee comuni degli ospiti di Regina Coeli
nel 1928, voglio farvi inorridirc dicendovi chc non solo Ia prospettiva
democrática, e cioc il ritorno delia borghesia al método democrático di
governo, era pacifica, ma chc abbiamo anche parlato delia tattica che
il partito avrebbe dovuto adottare nel período tra Ia fine dei «ministe-
ro» fascista ed il formarsi di un governo parlamentare; non solo, ma
anche delia nostra tattica cicttorale per Ia prima assemblea democráti­
ca. Come vedete, immersi nel pantano opportunista fino al naso!

«Deviazione» di gruppo sulla quale Terracini tornerà anni


dopo:

Una delle conclusioni alie quali [a Regina Coeli] eravamo giunti


era proprio questa: dopo una dittalura com'era ormai quclla fascista,
non era pensabile di poter creare un’altra dittalura Bisognava
dedicarsi a una fase di lolta per Ia riconquista delia democrazia, di cui
hassemblea costituente sarebbe slala un momento estremamente impor­
tante. Ciò vuol dire che. secondo Ia nostra visione, non vi erano le
condizioni di una rottura rivoluzionaria. e che era possibile una ripresa
delia lotta conlro il fascismo solo per il confluire di spinte molteplici,
che non potevano provenire solo dalle masse lavoratrici.“^

Nel novembro 1930, dopo esitazioni, Gramsci sceglie di sisle-


matizzarc rcsposizione dei suo punto di vista sulla prospettiva in
un ciclo di lezioni tutle le maltine durante il «passeggio» per due
settimane: in pratica, una lettura sollocrosta delia reallà italiana
che rende obbligato Tobieltivo dei eomunisti: Ia «Costituente»,
nel senso di im a z io n e com une coii altre fo rz e d lspin tzion e repiih-
blicana. Ricorderà nieno di tre anni dopo un testimone. il ferro-
viere pisano Athos Lisa, quarant’anni: «Quando eoniinciò la sua
relazione sulla situazione italiana e internazionale, Gramsci ci
avverti che quanto si apprestava a dire avrebbe costituito una
specie di ‘eazzolto neirocehio'. cioò la questione delia 'Costituen-
le’»^’. «Cazzotlo nelLocchio»: è segnalata da questa cspressione
ruvida la consapevolezza dei tralío ereticale e delia earica provo-
catoria delhí sua proposta d’azione comune con altre forze: ed è

U. Terracini. Sulla svolla. a cura di A. Colclti. Milano 1975, p. 26.


Cfr. PaulesLi Quercioli. op. cit.
"" Tamburrano, op. cit.
A. Lisa, Discussiüiii p o litich e con G ram sci in cárcere, presentazione di
h. Fcrri, in «Rinascita». 12 dicembre 1964. ora in A. Lisa, M em orie, Milano
1975.

41
quesUi consapevolczza a larci inienderc che Ciramsci ha niantenu-
to Ia posizione dei 1926-28 non p erch é non iiifonmiiu delia svolta
staliniana ma sch ben e infom uila
I.'ascullanü una ventina di reclusi: tra qucsti Io stampalorc
spezzino Angclo Scucchia, ventun anni, il commesso cagliaritano
Giüvanni Lay, venlisci anni. il meccanico Tcodovo Ussai, di Capo-
relto, ventisette anni, Giuseppe Ceresa, I'rcole Piacentini, il conta-
dino Bruno Spadoni, irentun anni, toscano di Ponle Buggianese,
il giornalisla bergarnasco Enrico Tulli, irenladuc anni, redattorc
de «1’Unità», Atlios Lisa, il sano pistoicse Settimio Braccini, qua-
ranladue anni, Poperaio Amedeo Pecei, quaranlatrc anni. il fale-
gname Severino Masicro, cinquani'anni, toscano di Rignano, e
Pavvocaiü Eranccsco Lo Sardo, cinquantanove anni, siciliano di
Nasü, eletlo deputato nel 1924. I piü sono «svoltisli», sulla linca
dei Kominlern Fatia própria dal gruppo dirigente italiano.
«Lo Slalo operaio» ha scritlo: «Noi escludiamo Ia prospettiva
di una cosiddetta 'lasc transitória’, cioc di un pcriodo di rivoluzio-
ne democralicü-borgliese che preceda lo sviluppo delia rivoluzio-
ne proleiaria» ^ .
Gramsci afterma (lestimonianza Ceresa):

Si può parlarc di un passaggio dirctto dalla dittatura Fascista alia


dittatura dei prolclarialo? No, non se ne può parlare senza cadere
nello scheniatismo.''^

Scrive Franco üe Felice: «l^a tormenlata questione delia Coslituenie


|è| süstenuta da Cramsei come obiettivo democrático intermédio in polemica
esplicita con Ia iinea dei partilo c delFInternazionale comunista |...| La
riproposizione da parte di Gramsci di questo obiettivo non poteva non
avere, consapevolmentc il significato d'andarc oitre parole d'ordinc
dagitazione per individuare strumenti, certo transitori, ma capaci di cspritne-
rc concretamctite 1'unil'icazione delle masse nclla volontà dei eambiamento»
(R ivolu iion e passiva, fascism o, am erican ism o in ü ram sci. in P olilica e storia
in Gram sci. Roma 1977, p. 194). Dai canto suo, allargando il discorso.
Michele Ciliberto osserva: «Ce una connessione esplicita fra questi atteggia-
menti e Fespansione e 1’approfondimento delia categoria delia ‘prassi’ nei
Oiiaderni-. al centro dclla ritlessione di Gramsci, in entrambi i casi, è Ia
questione delia poliiiea c dclla iniziativa politica, fuori dalle pastoie di una
íruJiziuuc che rischia di portare a una catástrofe |...] II problema londamen-
tale. sul piano politico, ò quello delia Coslituenie. F.d è per Ciranisei un'ini-
ziativa complessa. disposta su duc fronti: eontro la tradizionc massimalistica
presente anche nei Partito comunista; eontro le forme eullurali, poliliche, di
classe delia borghesia italiana» (P ilosojia e p o liiiea nel n ovecento italiano da
Labriola a 'Socielu, Hari 1982, p. 294),
«1.0 Stato operaio».
Ceresa, op. cil.

42
Ancora « Lo Slalo opcraio»:

Si sente ripetere spesso questa aflermazione: che, accenluandosi Ia


( 1'i econômica e política delia società italiana, assisteremo a un distac-
o dal fascismo delia borghesia. Ia quale, spinta dalla situazione stessa.
íivcnierà «antifascista» [...] Ma noi commetteremmo un gravíssimo
. I lore SC alia base delia noslra política e dei nostro lavoro ponessimo
jucsla prospettiva: che le manifestazioni di incertezza e di pânico
IHifleranno alia eostituzione di un campo «antifascista-borghese», cioè
poi lcranno a uno schieramento antifascista di queste classi dirigenti
i I.a organizzazione dcl fascismo c oggi tale che il fascismo non può
cssere battuto se non da un movimento di massa il quale assuma un
I .iraltere insurrezionale.^''

üranisci ribadisce (rapporto Lisa):

Nel partito troppo sovente si ha paura di tutte quelle denominazio-


iii che non fanno parte dei vecchio frasario massimalista. Si pensa alia
l ivoluzione proletária come ad una cosa che ad un certo momento ci si
prcsenti tutta compiuta. Ogni azione tattica che non sia in rispondenza
con il soggettivismo dei sognatori è considerata in genere come una
deformazione delia tattica e delia strategia delia rivoluzione, Cosí si
parla sovente di rivoluzione senza avere ben precisa Ia nozione di ciò
che occorra per compierla, dei mezzi per raggiungere il fine. Non si
^anno adeguare i mezzi alie diverse situazioni storiche. Si è in genere
píü propensi a fare delle parole che delLazione política, o si confonde
1'una con Laltra.’"

II ragionamento di Gramsci si svolge cosí: a) anche nelia piü


Itivorevole delle condizioni. il partilo non potrà conlare che su un
niassimo di seimila altivisti; b) non Lisolamento settario è la taltica
piü conveniente, ma la ricerca delle alleanzedi classe; c) i contadini
arrelrali e la piccola borghesia scontenta dcl suo stato sono guada-
gnabili ad una alleanza con la classe operaia, ma solo per la realizza-
zionc di un obiettivo intermédio, il recupero delia liberta contiscata
dal fascismo. Oceorre dunque promuovere e dirigerc un vasto movi­
mento popolarc antifascista. «11 partilo - è la conclusionc di Grain-
sci riferita da Ceresa - dovrà trovare una parola dbrdine capace di
mobilitare tutte le forze antifascisle per cjuesto movimento»

«Lo Stalü operaio».


Lisa. op. cit.
" Ceresa. op. cit.

43
I cümpagni di I uri si dividono:

II contrasto evidente tr;i la linca polilica perseguita dal partito e


quella che Granisci indicava come la sola valida per combattere il
fascismo - scrivcrà Alhos Lisa - non era stalo accetlaio da alcuni di
noi. nonoslante il rispetto c ia stima che avevamo per Gramsci.'*’

V'cnula in lucc la divergcnza.

ognuno dei presenti alia discussione - riferirà ancora Lisa - fu invitalo


a riesaminare la questione per tornare a dire il proprio pcnsiero dopo
una quindicina di giorni. Questo riesame dei problema non fu piu possi-
bile perché Gramsci. sotto la influenza di false informazioni, credette
che le discussioni che avvenivano Ira i compagni si fossero sposlate sul
terreno írazionisticod*

Non si Irutta però di «lalse informazioni». Dirà Lay:

La verità ò che ctícttivarnente le discussioni tra i compagni in cella


non sempre mantenevano il carattere di discussione politica, Spesso,
troppo spesso a mio parere, scadevano al livello dei pettegolezzo e
persino delia calunnia, con apprezzamenti personali su Gramsci che
talvolta giungevano alia denigrazione. Io ero allora in cella con Bruno
Spadoni e Ângelo Scucchia. Lo Scucchia giungeva ad affermare che le
posizioni di Gramsci erano posizioni socialdemocratiche, che Gramsci
non era piü comunista, che era diventato crociano per opportunismo,
che bisognava denunciare la sua azione disgregatrice al partito, e che
pertantü Io si doveva buttar fuori dal collettivo e dal cortile dei pas-
seggio.""

Piacentini:

Da parte dei gruppetto influenzato da Lisa la polemica politica


scadcva a volte nelia denigrazione a buon mereaio e nelia volgarità.
Alcuni di essi si riferivano a Gramsci non solo come a un «socialdemo-
cratico» ma gli davano persino dei «gobbo» [...] Quando un nuovo
arrivato entrava in cárcere, prima ancora che avesse potuto incontrarsi
con Gramsci, i compagni gli dicevano: «Gramsci è vecchio e ammalato,
non è piu un rivoluzionario, vuole la costituente e non la rivoluzionc.»^’

Lisa, op. ciL. p. 95.


“’ Ihid.
G. Lay, Colluqiii con ü n im sci nel cárcere di Turi, in «Rinascita», 12
ciicembrc 1964.
Grumsci racconíato, cit„ p. 175.

44
Pccci:

LJditc quale nelanda e ribuüanle scellcratezza lu attuaia. II vilto


diic volte al giüvnu destinalo a Gramsci vcniva innaífiato con gli sputi
di duc scopini, uno dei quali era tubcrcoloso."

Nel dicembre 1930, è iradotío a Turi, ai primi dei mese, un


giüvane «rivoluzionario professionale», il vicentino bruno Tosin.
vcnlotto anni, dirigente già al tempo dellatlare Matteotti, arresta-
lo una prima volta nel 1926, espatriato a Mosea per Irequentarvi
un corso di leninismo, ntiovamente in Italia - Torino. Alessan-
dria, Biella - dopo la «svolta», collaboratore stretto di Camilia
Ravera alia testa dei ricostituito Centro interno, caduto in mano
tdia polizia con la Ravera e con altri «svoltisti», processato dal
tribimale speciale e condanntito a quattordici anni. Súbito si ac-
corge dei brutto clima tra i comunisti incarcerati;

1 conipagni di cella mi spiegarono quali crano stati i terniini delia


discussione con Gramsci e mi dissero che praticamente cera stata una
rottura aUmterno dcl nostro gruppo di prigionieri |...] Nei giorni
successivi mi sorprese ancora di piü il latto che mentre con qualche
compagno, ad esempio con mc, Gramsci scambiava i saluti magari da
lontano. con altri come Tulli e Lo Sardo non si davano nemmeno il
buongiorno.'’
Tranne i due abituali aceompagnatori, Ceresa e Piacentini, pochi
crano i conipagni che lo aceostavano per parlargii e chiedergii notizie
sulla salute. Tutti avevano Pimpressione che egii preferisse non essere
dislurbato nel suo conversare con i due |...| Quando giunse fra noi
Pavvocato Pertini ed ebbc con Gramsci un lungo colloquio e successi-
vamente alcune conversazioni, alcuni compagni brontolarono perche
Antonio preícriva parlare con degli «avversari politici» piuttosto che
con i conipagni.''*

Tosin vuül sapere che cos’ò successo direttamente da


Gramsci:

Mi spiegò che dopo il «cazzotto in faccia» i compagni Pavevano


conipletamente isolato. Erano rimasti aceanto a lui solo Ceresa e Pia-

Ivi, p. 158.
' PaulcsLi Quercioli, op. cil.
B. Tosin, Con Gram sci. Ricorcii di uno deliu «vecchia guardia». Ronia
197b.

45
centini, chegli considerava orniai comunisti e non piü anarchici. Affer-
mò: due comunisti migliori di qualcuno che si proclama tale ma non
Io é allalto: c qui fecc i nomi di Tulli e Scucchia."'

Ai cümpagni lo «svoliisla» dosin ha comunicalo cio che il


grtippo dirigente italiano prevede: Ia rivoluzione in Italia «prima
dclla fine deH'anno».

Non nascondemmo a Tosin Ia nostra incrcdulità - scriverà Athos


Lisa - e lo pregammo di riferire a Gramsci quanto ci aveva esposto. II
giorno dopo Gramsci si incontrò con losin [...| Improvvisamente gli
chiese: «Quanti compagni atlivi vi erano a Torino e in província
quando svolgevi Ia tua attività in quella zona?». 7'osin riflettc un
momento, poi rispose: «Forse un centinaio». II viso di Gramsci si
contrasse nelia caratterisiica espressione che assumeva quando doveva
esprimcre un giudizio severo. Poi, senza tanti preamboli, osservò a
Fosin mentre gli serrava in un gesto amichevole un braccio: «E con
questo numero di comunisti volete fare Ia rivoluzione?».''"'

Per i comunisti ostili a Gramsci. le notizie Ircsche d’un íunzio-


nario di prestigio sulla posizionc conuine delldnlernazionale e dei
Pcd'i sono motivo ddrrigidimento. Rieorderà Scucchia:

Le notizie che Tosin portò dalLcsterno ci confermarono che in


Gramsci cera stato un progressivo distaceo dalla linea ufficiale dei
partito. Quando Tosin venne nel cortile, Ia scena era quella consueta
di dopo la rottura: Gramsci da una parte con Ceresa e Piacentini, noi
dali altra. Tosin salulò tutti. Poi Gramsci lo prese sottobraccio, lo
trasse in disparte c si mise a passeggiare con lui ponendogli tante
domande Alia luce delle cose riferite da Tosin apparve che noi
eravamo in linea e che la posizionc di Gramsci era fuori delia linea
dei partito [...| Sarebbe ipocrita non riconoscere che provammo undnti-
ma soddisfazione. ma solo per il fatto che, pur essendo isolati, aveva-
mo intuito quale era la posizionc giusta.""

Preziosa una pdiTicolare annotazione dello stalinista Tosin su


Gramsci c Stalin, precisamente sulTanguslia delPorizzonte di Sla-
lin cosi rimarcata da Gramsci;

Ihid.
Lisa, op. cit., p. 97.
Paulcsu Qucrcioli, op. cit.

46
Si dimostruva niolto impensicrito per Ia ripercussionc che Ia lüllu
-iH iiitcrno dei partito berlscevico aveva avulü neirinlernazionalc, la cui
.'.()cia di direzione collcgiale. secondo il suo parere, era paraiizzata o
mdebülita in conscgiienza di íali lotte. In questa occasione deploro
aiiche il íatlo che Slaiin ncl passato non avesse mai avvrto uccasioni di
.-•volgere una certa vita internazionale, a dillerenza d altri capi bolscevi-
<hi, e ciò restringeva la sua visione dei processo generale dei movimen-
ie> mondiule/"'

Ncl íebbraio 1931 arriva a Turi lo scullüre romano Umberlo


Ucmcnii. vcntiselte anni, segrelario delia prima cdlula clandesti­
na dei I rionlale. II clima di roltura ramareggia. Gli dice Pertini;
v<lo sono socialista, ma a me non sembra chc Gramsci abbia una
liosizionc da socíaldcmocralico. Almeno da qiiello che sento di-
re». Insieme ad altri, Clerncnti prende Pini/iativa d'avvicinare
Gramsci.

Ricordo che insisteva ncl dire: «La borghcsia italiana non ha


compiuto il suo ciclo, come invece in tanti paesi è avvenuto. C è
ancora una parte sana, spccie nella piccola borghesia, e questa, che
non è cornpromessa e che ha delle posizioni da rivendicarc, assumerà
dclle posizioni che non saranno molto lontane dalle nostre, e che per
noi serviranno come anello di congiunzione». Molti di noi, cd io ero
tra questi. replicavano: «Ma come? Quando butteremo giü il fascismo,
non prenderemo il poterc?». «No —rispondeva Gramsci - è assurdo.
Perché non abbiamo storicaniente le torze per prenderc il potere in
lialia. Noi sapremo esereitarc una tunzione di governo, una volta
caduto il fascismo, se prima delia sua caduta avremo sapulo svolgere
unazione di avanguardia in mezzo alie masse sane dei nostro paese.
Per cui soltantü Punione di qucste torze, di queste masse, potra abbat-
tere il fascismo»."''’

II 2 marzü 1931, dal cárcere di Castellranco Fmilia, Terracini


scrive al Centro estero doiendosi d’un silcnzio «invincibilc, capar-
bio» («La cosa ha ormai perso nel mio giudizio il carattcre di
cülpa vcniale i .,,1 per acquisiare un significato político che però,
in mancanza di vostrc spiegazioni, mi resta ancora oscuro»), h
prosegue:

'Lüsin, op. cit.


Laulcsu Ouercioli, op. cil.

47
1’cnso di non csscre io solo cosí Irascurato: alcuni avvenimcnti che
si verilicano nelia sczione carccraria mo Io comprovano e ncllo sicsso
tempo mi hanno avvcrtito dei gravissinii danni conscguenti al vostro
alteggiamentü. Mi soltermo sul piü grave: corre e si rafforza, con qiiali
ripercussioni potete immagimire, fra i nostri gruppi nelle carceri. ia
voce che Alilonio dissenta radicalmente dalla linea dei partito. Egii è
passato alia Concenlrazione, dicono gli elemenli piü inipressionabili e
meno capaci. Non ho ancora potuto incontrare alcuno che abbia parla-
lo direttamcnte con Anllonio]: non posso quindi precisare il suo pcn-
sicro chc lorsc invece c noto a voi. Tullavia è certo chc è sul tema
delia prospcttiva che Antjonio] si è urlato coi compagni di Turi e
precisamente suHevenicnza dcl periodo di transizione. Egli non lo
esclude (credo, anzi, che lo ammctla). Quesio è il punlo ccnirale delia
discussione in tutte le carceri, ininterrottanientc."’^

È quindi almeno dal marzo dcl 1931 chc '1'ogliatti sa dcl


dissensü di Gramsd. I uttavia ncanche slavolta rompe, col prigio-
niero di Turi, il silenzio «invincibile, caparbio».
Dal 14 al 21 aprile 1931 si tiene, tra Colonia e Düsscldorf, il
IV Congresso dcl Pcd i. Lc lesi dei «sociallascismo» e dei salto
dalla dittatura fascista alia dittalura dcl proletariato senza un
«prelúdio democrático» vi hanno sanzionc formale. ITipolesi
gramsciana di «svolgere unazione in comune con i partiti chc in
Italia lottano conlro il lascismo» ò radicalmenle contraddetta.
A inaggio è rccapitata a Gramsd una rivista inglese. Fra le
righc e sui margini di alcuni fogli, sono riassunti con inchioslro
simpático gli alti dei Congresso di Colonia. La reazione dei prigio-
nicro, testimonia un suo compagno, il depulato comunista Ezio
Riboldi, è di irritazionc. Cfiudica 1’ipotcsi di rapida conquista dcl
poterc da parle delia classe operaia dei tutto astratla e ribadisee
Ia necessità di una fase democrática. Quanto a Stalin, ripete a
Riboldi quasi le stesse parole dette mesi prima a Tosin:

Bisogna tener presente che 1’habitus mcntale di Stalin c ben diver­


so da quello di Lenin f...] Stalin ò rimasto sempre in Rússia, conservan­
do Ia mentalità nazionalista che si esprime nel culto dei Grandi Russi,
Anche neirinternazionale, Stalin c prima russo c poi comunista: biso­
gna starc attenti,'“’

Terracini, op. d i.. p. 71. II corsivü c nostro.


L, Riboldi, Vicende sociuüste. Milano 1964.

48
1113 luglio 1931 Granisci scrive a Taliana: «Mi pare che ogni
giorno si spezzi un nuovo Filo dei miei legami cüI mondo dei
passalo e che sia sempre piú difiicile riannodare tanti tili strappa-
ti>>. Questa letlera ò omessa nelicdizione Platone-Togliatti delle
Lettere d al cárcere (1947)
II 3 agosto 1931 le spiega megiio il senso di ciò ehe aveva
scrilto il 13 luglio. Dice: «Non essendoci da parte mia mutamen-
10 di terreno culturale, si tralla di sentirsi isolato nellu stesso
lerreriü eh e di p er sé dovrebhe suscitare legam i ciffettivi». Questa
Irase non compare neUedizione Platone-Togliatti '“3
1931-33. Sullo «Stato operaio». per due anni e mezzo (dallar-
ticolo di Giorgio Amendola Con il proletariaío o eoulro il proleía-
riato?. dei giugno 1931, alParticolo di Luigi Longo Centralisino.
federalism o, autonom ia, dei novembre-dicembre 1933) il nome di
Gramsci ò omesso, insieme ad ogni richiamo alia sua elaborazio-
ne teorico-politica. S'era pensato di pubblicare. a dieci anni da
Livorno, un’opera sul processo di lormazione dei gruppo diligen­
te comunista intorno a Gramsci. Come già il volume con gli
articoli dei 1919-29, il libro per il decennale ò aceantonato. Scri-
verà Ernesto Ragionieri:

Dopo laprile dcl 1931, delia pubblicazione dei numero unico sul
X anniversario non si parlò piü, e alcuni dcgli articoli inviati da Beni
apparvcro sullo «Stato operaio» sollanto qualchc anno piü tardi, tra Ia
line del 1934 c il 1935. Perché? Alio stato attuale dclle conoscenze
non è possibile avanzare se non ipolesi e supposizioni circa Ic ragioni
delia sospensionc delia pubblicazione del numero. Non è tuttavia da
cscludcre che, aceanto a problemi tccnici e organizzativi sempre ardui
a risolversi per un partito illegale, insorgessero ad un certo momento
anche dilTicoltà politiche [...1 Né dovettero essere assenti preoccupazio-
ni circa Ia reazione alia «svolta» di quella parte del gruppo dirigente
che si trovava in cárcere, di Gramsci in primo luogo.'“

LC, p. 45Ü.
” Ivi, p. 458. 11 corsivo è nostro.
E. Ragionieri. Puliiiiro Toglialti. Roma 1976. p. 728. Di ulile consulta-
zione G raim ci c Ia svolía dcgli anni Prenta. a cura di U. Cardia. con
inicrvenli di G. Amendola, U. Cardia, G. Fiori. E. Forcdla. A. Leoncui. S,
Maxia, L. Nicddu, S. Scchi, R. Sccchia, Cagliari 1976.

49
7,

l‘ili ^pczzíiti con i conipagni cli 1 un: lih spczzcUi con i dirigcnti in
csiliü. t.d anclif lili spe/.zati con Cdulia a Moscu: ma per meglio
iiUcndcrc la dramniaiica coniplcssita dei dirlicili rapporti lamilia-
ri conviene gctlaic luce liiialmenic su una figura lenuta general-
menlc in penombra la terza delle cinciiie sorelle Schuchl, bu-
genia o Genia, due anni meno di 1’ania. sei piu di Giuiia. Seguia
mola dalla naseiia nel I89Ü in Siberia, dove Apollo Schuclu.
intelleituale alíobeirghese populista ligiio d ’un generale zarisia
d origine scandinava, e Lula. liglia d uii avvocato assai noto iiclla
Fdccüla Rússia, vivono in deportazione, Padrinoui battesimo è un
ragazzo di venlanni eonosciulo da Apollo al confino. Io siudcntc
büiscevicü Vladimir ILic l.enin. V'crrannu i gictrni dellesilio, Gi-
nevra. Losanna, Montpeilier...
Nel 1908 lappi-odo a Roma (in via Monserrato. poi in via dei
Buon Consiglio, verso il Colosseo, e in uiiimo in via Adda).
Apollo non ha impegni di lavoro, tollo un periodo di insegnamen-
lü dei russo agli ulficiali dcl minislero delia Guerra. Rieco signo-
re versatü negli studi di letieratura (rancesc e con buona cultura
musicale. consuma, per vivere. un patrimônio baslevolc, Saranno.
per Genia, sei anni di vita d artista, dai dicsolto ai ventiquattro. 11
volto disarmonico, non alt;i. di caraüere lorte con punte d aggres-
sività, ha irovato un equilibrio praticando le arti delia figurazio-
ne. allicva delLIstitulo di Belle Arti di via Ripetta, assidua degli
studi di Baila, Sartorio e spccialmente di Cambellolti; al conlem-
po Anna e Giuiia studiano violino nel Liceo musicale annesso
all Aceademia di Santa Cecilia e d ania irequenta per un pc> medi­
cina, laureandosi poi in scienze naturali.
Nel 1914, scoppiata la guerra, Genia lascia Lltalia. Puma
all indipendenza, vuol vivere sola. trova un posto d insegnante a
Varsavia, in una seuola israelitica. nue anni, e gli Schucht rimpa
Iriano: Giuiia co! papà e la mamma (c la nuova famigiia di Anna,
il musicista Teodoro Zabel e il loro bambino) a Ivanovo. una
ciitadina tessile a un centinaio di chilonictri dalla capitale; Nadi-
ne a lillis: I irrequieta Genia a Mosca, a capoiitlo nelia politica.
sino all isenzione — «gai'anie» il 4 dicembre 1918 il padrinc).

Con un eccezione: A. Cambria, Am ore co m e rivoíüzionc, Mi lano 1976.


ricco di cartcggi inediti.

50
irnin - al parlitü bülscevico. È vülontaria a un corso di addesira-
incnto nel corpo dei fucilieri, Conibatte Ia guerra civile da soldaio
^emplice, Diviene segretaria delia nioglie di Lcnin, Nadezda Ko-
í-ianlinovna Krupskaja, e eon lei si geUa in un lavoro senza requie
nel Commissariato dei popolo per ristruzione. Ma c lalica che pesa.
Sammala, una grave forma di esaurimento psicofisico le impe-
disce di camminare. La cui'ano in un sanatorio alia periferia di
Mosca, «Sieriebriani Bor» («11 bosco d'argento»). É qui che nel-
restate dei 1922 inconlra Gramsci, lei trentadue anni. lui trenlu-
no. di gracili membra peròdi bella laccia viva. negli occhi azzurri
il balenio di una grande lorza interiore. Gli moslra una simpatia
mollo viva. Ne ha in cambio manifesta/.ioni di stima. Chi colpisce
il giovane italiano ò una sorella delLinlerma che viene spesso a
lenerle compagnia, Ciiulia. alta, chiara, il bel viso ovale con gran-
di occhi tristi. Le scende sulle spalle una lunga treccia. Ha venti-
sei anni. einque meno di lui.
Nasce Delio, Genia gli si afíeziona morbosamenlc. Oirà Gram­
sci a Tania:

Nel '25, quando andai a Mosca e Delio aveva sette mesi e soffriva
di coqueluche, si trattò di rcgalarc alia dottoressa una riproduzione dei
pultini delia Danae di Corrcggio. Io firmai come padre, e Genia
scrisse il suo nome con quello di Giuiia e. al lianco di una gratfa,
scrisse «Ic mamme»: tuo padre era molto malcontcnto e non voleva
che Delio chiamasse mainma anche Genia. Diceva continuamente:
Delio ha una sola mamma, una sola mamma, una sola mamma.'’"

La fragile Giuiia le ò sottomessa. Ad Anlonio suceede d'essere


trattato da Genia come un intruso, NelLautinino dei 1925. Giuiia
lo raggiunge a Roma col bambino. C è anche lei, Genia, venuta
quasi solo per interporsi tra Ia sorella e lui. Scrivera ancora
Gramsci a Tania:

Avevo osservuto una grande freddezza da parte di Genia c i suoi


ingenui sforzi per impedire che Delio mi si aficzionasse (ricordo anco­
ra benissimo che solo per il tuo inlcrvento Delio non mi chiamò piü
diadia |zio] come mi aveva chiamato per qualche giorno). ma mi

Qucsla lettera dei 13 gennaio 1931, non compresa nelle edizioni


l'lalone-TogliaUÍ e Caprioglio-l ubini, c ncllc Leitere edite nel 1988 dali «Uni-
là«, a cura di A..A. Santueei (d'ora innatizi l.CU), prelazioni di P. Spriano e
V. Gerratana, vol. II. p. 292.

51
spiegavo cio con una lornia morbosa di altaccamciilo al bainbino, chc
nii preoccupava come avcvo osservatü c!ic preoccupava tuo padre."'

Alia Ircddczza di lei Antonio |■eagiM:c cümprensivü;

Avevo multa stima di Genia, 1'avevo conosciuía quando non pote-


va muoversi dal letto, sapcvo quanto avcva sofíerto e comprendevo
che, ancora neirimpossibilità fisica di csscre operosarnentc attiva, De-
lio era diventato per lei come un figlio reale, cioc runico e il niaggiore
legame con ia vita e col mondo,"’

Ma nel comportamento di Genia un dato evidente ò Ia reiezio-


ne istintiva d'ogni elemento ehe ralíorzi il legame di l^elio con il
padre, la convivenza al pari delia lingua comune. Dirà ad Adele
Cambria un’amiea delle sorelle Schucht, Nilde Ferilli: «Quando
Delio diceva qualche parola in italiano e non in russo, Genia lo
sgridava, dandogli un piccolo eolpo, uno sehiattetlo sulla lin­
gua»''
GiuIia resta incinta, Genia le imponedi lasciare Tltalia. .Anco­
ra la Perilli: «G ramsci non si opposc neppure quando Eugenia
decise, perehé lu lei a deciderlo, che il seeondo liglio di GiuIia e
di lui, di Gramsci, doveva ntiseere in Rússia cd obbligò GiuIia, in
stato interessante, a partire»'". É il luglio dei 1926. Villeggeran-
no, prima di varcare la frontiera. in un paesino dei bolzanese,
Tralüi (ma Antonio verrà solo a fine agosto). Incomprensioni e
suscettibilità eoniplicano i rapporti in famiglia. Ne troveremo una
eco in una leltera di Tania ad .Antonio:

Dico Irancamente, per mio conto provavo sempre un gran disagio,


u Roma. Nel confronto tuo e la famiglia, non sapevo come adoperarmi
per rendere la vita serena. Anche a Trafoi c stato lo stesso. Latmosíe-
ra che vi regnava era sempre cosí pesame che so di avcrci passato dei
giorni pessimi, sempre in una grande tensione nervosa |...| La morbosi-
tà di tale stato di cose era palese [..,| Quanto a GiuIia, essa piange-
va." ’

" Ihicl.
" Ibitl.

" ’ Cambria, op. cil.. p. 59.


Ibicl.
’ Leltera di Tania a Gninisci, 28 dieembre I95Ü, in Natoli, op. cil.. p.
229

52
A Trafoi Antonio sera nicsso in testa di lar apprenderc a
Deliü qualclie parola di sardo: «Volevo insegnargii anche a canta-
re Lüsscí sa figu. piizone llasciu il fico . u cccllol rna specialmcnte
!c zie si sono opposte energicamente».''''
Negli anni dei cárcere, ò Gcnia ad avere su di se tutto il peso
delia casa di Mosca. Soltanto lei lavora: traduce e insegna italia­
no e rrancese e dà lezioni di disegno, e con ciuesti giiadagni
süstiene i genitori prccocemente invecchiati c Giulia, obbligata da
Irequenti crisi depressivo al 110000^0 in clinica, e tira su Delio e
Giuiiano. adesso davvero seconda mamma. In queslo quadro.
Gramsci è pensato da Gcnia e da Apollo come un ingombro. un
prigioniero lamentoso che a Giulia sa procurare soltanto turba-
niento. aggravandone Ia debolezza mentale. Ne bloccano pereiò le
leltcre. non si premurano di rispondergii, persino gli negano noti-
zie dei bambini (Io ricaviamo dalla lettera di Tania dei 28 dicem-
bre 1930 e da quest'altra lettera inédita di Srafía a Tania: «Io
spero ehe vostra sorella Genia. Ia quale si rifiulava assolutamente
di mandargli notizie dei bambini dicendo che non gli interessava-
no, cambierà idea vedendo le sue lettere, e si indurrà a mandarvi
qualche notizia»'' ). Scrive Tania a Gramsci:

l.a sua |di Giulia] deve esserc una situazione terribile. Nessuno
saprà nc vorrà addolcirla nci tuoi confronti come suo marito e padre
dei bimbi suoi [...| Si ha Ia prevenzionc che tu non debba avere
nessun affetto per i tuoi figli, che anche prima tu non te ne sei mai
occLipato |...| È chiaro, Io comprendi bene da te, che non c Giulia che
parla, Ma è pur vero che, se anche non sente parlare su questo tono.
in un altro modo non sentira parlare neppure, probabilmente.

E non è il peggio. Ci sono. nelia lettera di Tania, altermazioni


di Genia terribili: «Tu [Antoniol ami solo te stesso»; e quest'altro
giudizio al quale Tania si ribella: «Che le nostre lettere siano
egocentriche, pienc solo di amore di se stessi, mi pare |considera-
zionc] assai grave» .
II solo modo di uscirne c che Cuulia torni in Italia. Scrive
Tania a SralTa: «Se Giulia venisse, credo che le cose migliorereb-
bero assai, perché credo fermamente che anche Cuulia si rimette-

l.C. p. fc>5.
Lellcra II luglio 1931. ,APC. lAindo Gramsci.
l.eUcra di Tania a Gramsci, 28 dicembre 1930, cil.

P5
rebbe, daio che si porterebbe una modificazione alio slato di cose
attualc, ciüc si interromperebbe Ia loro eterna separazione» "
Dunque scrive alia sorella suggerendole il viaggio. Ma i familiari
intercettano la letlera.
A 1 uri, non curalo. r«cgoccnlricü» che «ama solo se stesso»
se ne muore di morte lenta, il corpo progressivamente demolito. I
denti cadono. Laffliggono penosi disturbi gastrici, Avanzano la
tisi, larteriosclerosi e il morbo di Pott (le vertebre distrutte, asces-
si in corrispondenza dei muscoli dorsali), Patisce Pinsonnia («Dor­
mo poco, sono dominato da una grande svogliatezza; anche il
leggere non mi attrae. Come dicono in Sardegna, giro nelia cclla
come una mosca che non sa dove m o r i r e » A t h o s Lisa, tornato
a Puri nel settembre 1952 dopo un periodo nel cárcere di Soriano
dei Cimino, Io ritrova cosí:

Era dimagrito fortemente, tanto che dovevano fargli le iniezioni


ipodcrniiche nel braccio. II volto sembrava essersi gonfiato, ma si
trattava di una deformazione causata dalla perdita dei denti, dovuta a
una grave Forma di piorrca. Era sufFicientc che affcrrasse con due dita
un dente e Io tirasse pcrché il dente uscisse dal suo alveo senza
neppure una goccia di sangue.'"'

Quest altra immagine è di Tania: «La vista di Nino produce


un impressione spiacevole, particolarc, perché si ha Pimpressione
di trovarsi di fronte a una crealura, un bambino, tanto egii è
dimagrito»'"". Aggrava Io stato dei reeluso Pimpressione dessere
abbandonato anche dalla moglie. Scriverà il 3 settembre 1933:

LPispettore Saporito, quando venne a visitarmi, mi disse [...| che nel


mio malessere, oltre alie ragioni fisiche, avevano specialmente influilo
motivi psichici, tra i quali Pimpressione dessere stato abbandonato dai
miei (non materialmente, ma per certi aspetti delia vita interiore che in
un intellettuale hanno gran peso),'"’

È a questo punto che il professor Picro Sraffa, trentaquattro


anni (sette meno di Gramsci), torinese, giurista illustre il padre

^ "" Lettcra inédita di Tania a Sraffa, 16 agosto 1931, APC, Fondo


Gramsci,
"" LC, p. 452.
' Lisa. op. cil., p. 111.
'"'J Lcltera di Tania a Sraffa, II febbraio 1933, cil.
■’ LC, p. 816.

54
Angclo. d'una giande famiglia israelita Ia madre Irma Tivoli,
ügino di Cario Rosselli, uiliciale dei genio sul (inire delia guer­
ra,, dei gruppo studenleseo soeialisla che nel 1919-20 s era accosta-
lo ai giüvani deH'«Ordine Nuovo», gen eral researeh studenl alia
l.ondon Scliool ol Economies e da qui collaboratore deH’«Ordine
Nuovo» quotidiano, doeente d economia nellc universita di Peiai-
gia e di Cagliari. dal 1927 al King's College di Cambridge, prende
I iniziativa di un intervento direito sit Giuiia, a seavalco dei tarni-
liari, per indurla al viaggio in Italia. Ha conoseiulo gli Schucht a
Vlüsea nel 1930. Sa ehe alia eareerazione e alia notevole distanza
s aggiunge —ad appcsantire Ia separazione tra Giuiia e Antonio —
Io stato daniniü dostilità a Gramsci di Genia e dello stesso Apol-
lo. E il 30 aprile 1932 ne scrive a Tania:

Eividcntemente, cun q u e s ta d u p lic e cen su ra , c a r c e r a r ia e Ja m ilia r e .


c impossibile che essi |Giuiia o Antonio| si possano mettere in comuni-
cazionc |...| È dunque piü che mai necessário far sapere a Giuiia
1'opportunità di un suo viaggio: c e r c h e r ò quincli d i Ja r g lie lo s a p e r e p e r
a ltr a via.''^

Qual c questa «altra via»? Sraffa è in eontatto eon Togliatli:


gli scrive, Eincontra a Parigi; è un tramite. Gramsci scrive a
Tania, Tania Ia di ogni sua lettera duplice copia, una per Giuiia e
una per SralTa; Sralla ricopia per Togliatti. Gramsci sa? Non
visulta. Né vi è il mínimo segno che lo sappia almeno dania.
Seconda questione: SralTa manda a Tania, ricopiate, le lettere di
Togliatti o di altri dirigenti comunisti? Neanche di questo esiste
traccia. Ma termiarnoci al dato certo: l'«altra via» delia primavera
1932 è senzaltro Togliatti, al quale il 4 maggio 1932 SralTa scrive
tleitora inédita):

Orniai mi pare assolutamente necessário che Giuiia laccia un viag­


gio in Italia: Tania ne ò convinta, ha cercato di persuadere la famiglia
ma, come vedrai dalla lettera che ha ricevuto in risposta dal padre,
non ne vogliono sapere, Può darsi che ci sia qualcosa di vero nelle
dilTicoltà che solleva dal punto di vista delia cura, ecc.: ad ogni modo
questo è un punto che avrà da decidere il medico. Ma la mia impressio-

Lettera inédita di Sraffa a Tania. ãü aprile 1932, ;M’C. Fondo CSrani-


sci. I eorsivi sono nostri. Luitero epistolario di Srtiffa a Tania, annolalo e
inlrodotlü da V'alenlino Gerratana, è in hoz/.e presso gli Ldilori Riunili.
bloceato per il nioniento da un veto di Pierangclo Garegnani. Sul grande
eeonomista torinese. |ean-l’ierre 1’otier. P iem Srafja. Roma 1990.
iic c chc il padre, nonostante sia un vccchio bolsccvico, abbia lirato su
Ia tamiglia in modo patriarcale e non voglia «perdere» un'altra 1'iglia.
II guaio è ehe non ha voluto neppurc conuinicare il suggerímcnto di
Tania a Giuiia. Adcsso mi pare che Tunlea via sia qucsia: voi [Centro
estero dei Ptd’i] dovreste niandare dircttamente a Giuiia (senza passa-
re per Ia laniiglia) una prcssanle riehiesla perché vada a fare una
visita ad Antonio. portando con sé il ragazzo maggiore (Delio, che
deve avere 7 o 8 anni) - salvo s intcnde il parere dei medico. Se sei
d accordo dovresti lar questo súbito perché il viaggio si possa compie-
re prima dei gran caldo estivo, lo son convinto che tale visita influireb-
be in modo molto lavorevole tanto sulle condizioni di Antonio quanto
su quelle di Giuiia, poiché è chiaro che sono entrambi malati di nervi.
Inoltre, se il viaggio andasse benc. c molto probabile che Giuiia si
fermercbbe con Tania per un lungo periodo - quanto è nelle abitudini
delia tamiglia; e lorse si avrebbe una nuova migliore possibilita di
comunicare con Antonio. Scrivimi che cosa decidi, e chc cosa debbo
scrivere a Tania.'*’’

II viaggio di Giuiia è ancora il tema d'una Icitcra a Tania d'un


mese dopo, 6 giugno 1952: «Scrivendo a casa voslra. contituiatc a
battere sul chiodo delia visita di Giuiia: io per parte mia mc ne
sto üccupato íHrettamente»'-"'.
La missione è compiuta da Togliatti a Fine estate. Va lui
personalmente al numero 6A dei 2" vicolo TrocLij. alloggio 14.
düve gii Schuchl abitano, incontra Giuiia, ne lia il consenso al
viaggio. L. di ciò SralTa scrive a Tania il 23 ollobre 1932: «Un
amico che ha visto Giuiia recentemente mi ha detto di averla
trovata meglio di quanto si aspeltasse: essa è lavorevole al viag­
gio; ma egli leme che non le riuscirà di superare gli ostacoli
fra p po sti da 1Ta mbi en 1e » ’* .
«Altra via», «un amico». Mai SraFfa nomina Togliatti. Caute­
la pensando alia possibile intercettazione dei miliziotti íascisti?
(Ma in unaltra lellera a Tania nomina Umberto Cosmo, il profes-
sore cui ha mandato lo schema di Ciranisci per le note sul canto
décimo dell7«/emo).

’ ’ l.cttcra inédita di Sratla a Tüglialli. 4 niaggio 1432, APC. Pondo


Gramsci.
Lcttcra inédita di Srafta a Tania, ò giugno 1932, AI’C, Fondo Gram­
sci. II eorsivü ò nostro.
* Fettera incditti di Sratta a Tania. 23 oUobre 1952, ,AI’C, Fondo
Gramsci.

56
8.

C e nel 1932 ancora un tentativo d’arrivare alia liberazione di


Gramsci, il terzo dopo la lettera dei 1927 di Egidio Gennari a
Vassiliev e la lettera dei 1928 di Togliatti a Bucharin. La testimo-
nianza è di Ambrogio Donini:

Nel tardo autunno dei 1932, mentre io mi trovavo a Parigi per lavo-
rare al Centro dei partito, fui incaricato da Togliatti di una delicata
niissione. Le autorità sovietiche gli avevano manifestato la loro disponi-
bilità per uno scambio tra tre sacerdoti cattolici, prigionieri in Rússia, e
il nostro Antonio Gramsci, ancora in cárcere a Turi di Bari. Si trattava
di sapere quali sarebbero State in proposito le reazioni dei Vaticano. Io
conoscevo sin dallora un prelato di cúria, monsignor Mariano Rampol-
la dcl Tindaro [...1 e lo pregai per interposta persona di far sondare
1’opinione delia Santa Sede, La risposta fu favorevole.'^*

Dopo il fallimento delia conferenza di Gênova (aprile-maggio


1922), alia quale erano intervenuti anche il ministro degli Esteri
soviético Cicerin ed i monsignori vatieani Pizzardo e Sincero
insieme allarcivescovo di Gênova Signori, tra Unione Soviética e
Vaticano erano tuttavia rimaste aperte alcune possibilità dlntesa
su questioni specifiche. II papa aveva ottenuto la liberazione del-
Parcivescovo di Mogilev, Cieplak, condannato a morte il 26 mar-
zo 1923 (e dei resto già nel 1927 su quesla linea si muovevano
Litvinov e Pacelli-Gasparri). Arriva a Turi il viceministro degli
Esteri monsignor Giuseppe Pizzardo. Non gli è consentito di vede-
re Gramsci. Può soltanto lasciargli un biglietto di saluto. La dici-
tura a stampa. ò: prima riga, «Mons. Giuseppe Pizzardo»; secon-
.da riga, «Sostituto dalla Segreteria di Stato di SS»; sotto, a mano,
«Ossequi». Due questioni. È pensabile che una personalità di
questo rango si sia mossa per la prigione di Turi senza un cauto
preliminare sondaggio e un qualche affidamento che 1’insolita
missione non sarebbe andata a vuoto? Che cosa ha impedito
Tincontro con il comunista recluso? Altro punto: Gramsci ha
almeno saputo delia visita? Sentiamo ancora Donini:

Dopo la Liberazione [...] io mi recai a Turi per visitare Ia cella di


Gramsci. II direttore [...1 mi confermò 1’episodio; non solo, ma mi fece

Pistillo, op. cit., p. 88.

57
vedereun fonogrammaa firmadi Mussolini incuisi«vietavaalTinvia-
lo dcl Vaticano di incontrare il dctenuto Anlonio Gramsci».'’“
Rcsterà. a proposito di ripetuti intcrvenli dcl governo soviéti­
co per Ia liberazionc di Gramsci (e vcrosiniilmentc anchc di que-
sto intervento dcl 1932), il dispaccio mandato da Mosca il 3
niaggio 1937 dallambasciatorc britannico Lord Chilston al mini­
stro degii Estcri Edcn (Public Record Office, Foreign Office 371,
R. 3148/3148/22, Lord Chilston a Eden, Moscow 3-5-1937, n.
214). È un documento rcgistrato anche nella guida-regcsto uffi-
ciale dclle carte dei Foreign Office c conservato neH’Archivio di
Stato britannico. L’ha rinvenuto uno studioso italiano. Marco
Palia. Vi si legge:

Vengo a conoscenza da un membro dcIPambasciata italiana fa Mo­


sca] che il governo soviético ha falto approcci di tanto in tanto verso il
governo italiano con Pintento di assicurare Ia liberazione del signor
Gramsci per ragioni umanilarie. ma senza ottenerc alcun succcsso. La
signora Gramsci, che è russa, risiede in questo paese con i figli.'"’

«Approcci di tanio in tanto». Fin qui sappiamo d'uno del


1927 e di questo del 1932.

9.

Sono passali poco ineno di cinque anni dalla «strana lettera» di


Gricco che Faveva fatto «inalberare». In questo lungo tempo,
Gramsci non ne ha piü scritto (o parlato) a Tania o ad altri. Vi
torna sopra lormentosamente in una nota dei Quaderni e in due
letterc a Tania nei mesi a cavallo del 1932-33.
È una fase catastrófica. II morale a pezzi, esito delia cocente
disillusionc dopo che il fratello Cario, con leggcrezza, gli aveva
tclegrafato annuneiandogli che il decreto di amnistia per il decen-
nale del regime fascista gli avrebbe restituito la liberta. Non sarre-
sta Io sfacelo del corpo, Giornate in tragica solitudine. Tania non
vienc a Turi da due anni e mezzo. Giuiia non scrive, a novembre
lui ha deciso di troncare ogni rapporto, vuol separarsi. Completa
c la rottura con il partito stalinizzato. Ed anche i comunisti com-

Ibid.
M. Palia, II Gram sci ahbandonato, in «Belfagor», a. XLI, n. 5, 3Ü
settembre 1986, p. 581.

58
|i;igni di prigionia l'isolano; pettegolezzi, meschinità, beghe, sgar-
bi, persino gli riníacciano i poveri «privilegi», la cella da solo. Ia
caria e rinchiostro per scrivere, il dbo caldo (e questi compagni
<svoltisti» ostili sono «il partito» - lui Io sa essi soli in linea
í.x)n II gruppo dirigente).
Gramsci svela a Tania il subbuglio delbanimo suo per quel
lontano episodio delTinverno I928 finalmenle il 5 dicenibre
1932. Le ricorda le parole dei giudice islruttore Macis («Onorevo-
Ic Gramsci. lei ha degli amici che cerlamenle desiderano che lei
i'imanga un pczzo in galera») e Topinione di «un altro che era
agli antipodi» dei magistrato militare («Tu stessa mi riteristi un
altro giudizio dato su questa stessa lettera, giudizio che culmina­
va nelTaggettivo ‘criminale'») per concludere tagliente:

Si traltò di un atto scellerato, o di una leggerezza irrcsponsabile?


t difficile dirlo, Può darsi Puno e laltro caso insieme; può darsi che
chi scrisse fosse solo irresponsabilmente stupido e q u a lc h e a ltro, in en o
slu p id o . lo a b h ia in d o lto a scriv ere. Ma è inutile rompersi il capo su
tali questioni. Rimane il fatto obiettivo che ha il suo significato. Cara
Tania. ti ho già detto che è incominciata una terza fase delia mia vita
di carcerato. I.a prima fase è andata dal mio arresto allarrivo di quella
lettera famigerata: fino a quel momento esistevano delle probabilità
(certo solo delle probabilità, ma cosa si può domandare di piü) a una
svolta delia vita diversa da quella che invece poi si verificò: q u e lle
p r o b a b ilit à fu r o n o d istru lte e p o te v a a n c o r a c a p ita r e d i p eg g io . La
seconda fase va da quel momento ai primi dei novembre scorso.
Esistevano ancora delle possibilita (non piü probabilità, solo possibili-
tà. ma anche le possibilità non sono preziose e non bisogna cercare di
ghermirle?) e anche esse furono perdute, ti assicuro, non per colpa
mia, ma perché non si volle dare ascolto a ciò che io avevo indicato a
tempo opporluno |,.,J Questa terza fase che incomincia è la piü dura e
la piü difficile da superare.'’'

Questa lettera è omessa neH’edizione Platonc-Togliatti delle


Letterc d al cárcere.
Amplia il discorso il 27 febbraio I933:

In lutti questi anni ho sempre pensato a certi fatti (nel caso


specifico alla serie di fatti che possono simbolicamente riassumersi
nelia famosa lettera di cui mi parlò il giudice istruttore a Milano e

LC, p. 709. I corsivi sono nosiri.

59
sulia quale anche recentemente ti intrattenni), ma è anche certo che in
questi ultimi ntesi questi pensieri si sono venuti, dirò cosi, intensifican­
do, forse perché diminuiva in me la fiducia di potere personalmente
chiarirli, di potermene occupare «filologicamente», risalire alie fonti e
venire a una spiegazione plausibile di essi. Quello che oggi ti voglio
dire è questo: che a questa serie di fatti collego le manifestazioni dei
miei rapporti con lulca f...] La mia impressione è di essere tenuto da
parte, di rappresentare, per cosi dire, «una pratica hurocratica» da
emarginare e nulia di piü [...] La conclusione, per dirla riassuntivamen-
te, è questa: io sono stato condannato il 4 giugno 1928 dal trihunale
speciale, cioè da un collegio di uomini determinati, che si potrehhero
nominalmente indicare con indirizzo e professione nelia vita civile.
Ma questo è un errore. Chi mi ha condannato è un organismo piü
vasto, di cui il trihunale speciale non è stato che Lindicazione esterna
e materiale, che ha compilato 1’atto legale di condanna. Devo dire che
tra questi «condannatori» c’è stata anche lulca, credo, anzi sono ferma-
mente persuaso, inconsciamente, e c ’è una serie di altre persone meno
inconsce [...J Pensa che a tali cose penso da quattro o cinque anni e
che pertanto le ho analizzate in ogni minimo aspetto e in tutte le
comhinazioni possihili.'”

Questa lettera c omessa nelledizionc Platone-Togliatti delle


Lettere d al cárcere.
Annota nel 1933 in un Q uaderno. «Ciò aggrava la responsabi-
lità di coloro che, potendo, non hanno, per imperizia, negligenza,
o an ch e volontà perversa, impedito che certe prove fossero passa-
te»’’ '. Questa nota è omessa nelledizione Platone-Togliatti dei
Quaderni.
II sospetto d’essere stato tradito dai compagni italiani già
1’adombra in questi scritti in qualche modo circospetti. Quando
può manifestarlo a voce a Tatiana, venuta finalmente a Turi, il
sospetto deflagra, ha le risonanze violente dei grido daccusa. S m-
contrano piü volte a partire dal 14 gennaio 1933. 1 contenuti dei
colloqui Tania li riferirà a Sraffa 1’11 febbraio 1933 in un rapporto
lungo ventinove facciate. Soffermiamoci sulla questione delia «stra-
na», «criminale», «scellerata», «famigerata» lettera di Grieco:

Una parte dei colloquio è stata impiegata a espormi i fatti passati


relativi alia sua situazione nel 1928 prima dei processo. Nino afferma

Ivi, p. 757. 1 corsivi sono nostri.


A. Gramsci, Quaderni dei cárcere, a cura di V. Gerratana, Torino
1975 (d’ora innanzi QC), pp. 1762-64. II corsivo è nostro.

60
chc si avrebbe voluto evitare il processo stesso e che inoltre nelTincon-
Iro di Litvinoff con Grandi a Berlino si doveva trattare la quistione
dclla sua liberazione, allorché arrivò la «lettera famigerata» [...] Nino
diceva anche: «Non ti posso riferire il contenuto intero di quesla
lettera, basta ripeterti che essa era eccessivamente compromettente».
Inoltre il tono di essa in relazione al contenuto voleva significare
«Glierahbiamo falta». «È evidente [ha concluso Gramsci] che dopo
una tale missiva qualsiasi passo in favore doveva essere interrotto, ed
c una gran cosa che non abbiano voluto infierire contro di me, Lo sai
pure che avevano deciso di privarmi dei colloquio con te ecc. Me ne
potevano succedere delle belle» [...] Poi disse ancora che non si può
altribuire il fatto di avere scritto questa lettera solo alPimbecillità di
chi l’ha scritta, dato che in tale caso 1’imbecillità sua dovrebbe oltrepas-
sare ogni limite, e non cc dubbio che nelPavvenire, allorché si tirerà
luori dallarcbivio questa lettera, avrà un gran da fare per poterla
giustificare, anzi è evidente che non riuscirebbe a giustificarla [...]
Quando giunse la «famigerata lettera» che guastò ogni possibilita di
concedere qualsiasi cosa mentre si era già in pourparler a Berlino, il
giudice istruttore avrebbe forse voluto poterla distruggere, ma egli non
era solo.'”

Dunque è la smisurata ingênua fiducia nel conterrâneo Enri­


co Macis a far credere a Gramsci che, senza la lettera di Grieco, il
«processone» impiantato dal regime fascista per decapitare il
Pcd'i si sarebbe evitato; e ancora, che fu Grieco a far fallire la
trattativa per la sua liberazione. Un sospetto immotivato. Era stato
Egidio Gennari a nome delTUfficio politico (Togliatti e Grieco tra
gli altri) a chiedere alia gerarchia soviética di rivolgersi al Vatica­
no. E dopo 1’iniziativa Pacelli-Gasparri, il sottosegretario alPInter-
no Giacomo Suardo aveva risposto negativamente già il 15 ottobre
1927, m olti mesi prim a d elia lettera di G rieco, giunta a San Vittore
sul fin ire d ei m arzo 1928. C’è nel rapporto di Tania un riferimento
di Gramsci a un incontro Litvinov-Grandi. Scriverà Paolo
Spriano:

Ci siamo rivolti al professor Giampiero Carocei e al professor


Renzo De Felice [...J per appurare una questione importante; che cosa
risultasse dalle fonti diplomatiche italiane. 11 professor Carocei, che ha
condotto aceurate ricerche per gli anni che vanno dal 1928 al 1934,
non ha trovato nulla negli archivi dei ministero degli Esteri italiano. 11

‘ APC, Fondo Gramsci. II corsivo c nostro.

61
prolessor Rcnzo Dc Felice ha avuto, nel 1'cbbraio dei 1977, un collo-
quio ín proposito con Dino Grandi, che fu prima soltosegrctario e poi
ministro degli Estcri italiano dalFestate dcl 1929 a quella dei 1932 f...J
Grandi - ci ha detto De Fclice - esciude ncl modo piü assoluto che
Litvinov gli abbia niai fatto parola. neppure in via non ufliciale (esislc-
vano - pare - buoni rapporti personali tra i due), delia questione.'”

Ma pcrchc Gramsci s'c lenulo dentro un cosf opprimente


assillo per quasi cinque anni? Sappiamo da Tania:

AIFultimo colloquio, ii terzo, ritornando sulFargomento [delia «ía-


niigerata lettera»], anche perché gli chiesi perche egii avesse taeiuto
per cinque anni (Fosservazione che faceste voi con mc), Nino mi
risposc con impeto se credevo che tosse cosa tacile di potere comunica-
re ciò che si vuole, fare sentire ed intendere ciò ehe si vuol far sapere,
e che dovrei essermi persuasa che egii non scrive punlo ciò che
desidera, tuttaltro.'

È però possibile che valga anche una diversa spiegazionc. I,a


scaltra insinuazione dcl giudice «amieo» Macis era riuseita a get-
tarc ncIFanimo dei prigioniero il seme dei sospetto, ma al primo
istante senza efletti dirompenti. Allora, nel 1928, pur dopo Fagra
polemica dei 1926 con 'Fogliatti, Gramsci non sentiva su di sé
I ostracismo dcl partito: era sullo stesso terreno dcl gruppo diri­
gente, sLilIa stessa linea gencrale, stima e fraternità legavano i
eomunisti di San Vittore, cera coesione, da fuori giungevano
espressioni di sostegno, incitamenti. Non cosi dopo il ribaltamen-
to burocrático delia linea di Lione —valida ancora nel 1928 —c Ia
rovinosa rottura dei 1930 sulla svolta staliniana. Altra è adesso la
situazionc, da un parziale dissenso su questioni russe a un disac-
cordo niclicale su questioni ilaliane; guastati i rapporti personali
in cárcere (e «gli altri» sono il partito), non piü la stima, la
liducia reciproca, la passione comune che appiana gli immancabi-
li screzi: una solitudine amara, un ripiegamento in un rimuginío
aspro; e, in questo clima mutalo, la vccchia insinuazione dei
giudice lascista diviene chiave per spiegare ogni contrarietà, e
circostanze fortuite sono caricate di significati impropri, erompe
il sospetto esasperato...

Spriano, Gramsci in cárcere e il partito, cil., p. 65.


Lettera di Tania a Sralfa, II Icbbraio 1933, cil.

62
10.

C’hc coscí sa Gramsci deirUnione Soviética staliniana? Che cosa


nc pensa 7
Sui canali d’informazione, letture a parle (anche il «Corriere
delia Sera» e «II F’opolo ddlalia»), c e un passo duna leitera a
Tania dei 1933 illuminanle:

Sebbene viva in cárcere, isolato da ogni íonte di comunicazione,


diretla c indiretta, non devi pensare che non mi arrivino ugualmente
elemcnli di giudizio e di riflessionc. Arrivano disorganicamente, sallua-
1'iamente, a lunghi intervalli, come non può non accadere, dai discorsi
ingenui di quelli che sento parlare o faccio parlare e che di tanto in
tanto portano Teco di altri amhienti, di altre voei, di altri giudizi ecc.
Non ho ancora perduto tutte le qualità di critica «filologica»: so
sceverare, distinguere, smorzare le esagerazioni volute, integrare ecc.
Qualche errore nel complesso ci deve essere, sono pronto ad ammetter-
lo. nia non decisivo, non tale da dare una diversa direzione al corso
dei pensieri.'’’

Quelli dal 1929 al 1932 sono in Unione Soviética gli anni


delia pjatiletkü, il primo piano quinquennale (in realtà accorciato
a quadriennale). Facendo proprio spregiudicatamente un indiriz-
zo già di Trockij, Stalin ha concentrato lulle le risorse delFUnio-
ne SLiirindustrializzazione forzata, «un miseuglio di coercizioni
brutali, di eroismo memorabile, di foilia disaslrosa e di risultati
spettacolari» ' In pari tempo, nelia lotta ai kulaki, Stalin è
andato oitre lo stesso Trockij collettivizzando le lerre: un ribalta-
mento brusco delia vccchia linea (fare proseliti Ira i contadini
poveri. allearsi con i medi, guerra ai ricchi). Quelli che, nelia
polemica lettera dellottobre 1926, Gramsci aveva chiamalo «i
pilaslri dello Stato operaio e delia rivoluzione» («i londamcntali
rapporti di alleanza tra operai e contadini»), ne escono demoliti.
Le lerre sono tolte con metodi violenli a tutti, La polizia polilica.
Ia G pl , redige le liste delle famiglie di ku laki da deportare in
distretti remoli. Saranno cinque milioni i contadini sradicati bru­
talmente dai loro villaggi e coatti in colonie di lavoro «coslrulti-
vo» o «correttivo», e Ia gran parte muore di stenti. piü d'un

LC, p. 754.
S.F. Cohen, Ihichuiiii e tu rivoluzione hohcevica. Milano 197b, p. 335.

63
milione per Ia carestia deirinverno 1932-33: tragédia che ha una
forte eco nei giornali lelti da Gramsci. Industrializzazione acccle-
rata e collettivizzazione forzata dellc campagne non sarebbero
possibili se non in un regime autoritário e repressivo. Stato e
partito mutano natura. Emerge il ruolo cesareo di Stalin. II Pcus
regredisce a «organo di polizia». E c e una rivista, «Bolsevik»,
numero 19-20 dei 1930, che arriva a rivendicare «1’impiego delia
violenza non limitato dalla legge, ivi eompreso nei casi necessari
1’impiego dei terrore» Nella caótica avanzata, ciò che non
funziona - traguardi niancati, qualità scadente delle merci, diseco-
nomie - ò scaricato su scienziati e tecnici, «cospiratori», «sabota-
tori», e perciò arrestati e condannati dopo che Ia G pu ne ha
estorto con torture e ricatti una confessione (incipit duna pratica
perversa che avrà il suo culmine nei processi dei 1936-38).
Gramsci in qualche misura sa. Quel che ne pensa lappunta
sui Q uaderni: note scritte con linguaggio forzatamente criptico, e
tuttavia non sfocate, e chiare in ciò: che, rispetto alia lettera dei
1926, egli non ha mutato posizione né per il mérito né sulle
questioni di método.
11 m érito. Tornano nei Quaderni i temi che nel 1925-26 divise-
ro il gruppo dirigente leninista: Gramsci rinnova la critica a Troc-
kij, «teorico politico delEattacco frontale in un periodo in cui
esso è solo causa di disfatte» Lattaceo frontale, la «rivoluzio-
ne permanente», parola d’ordine «inerte e inefficace nel 1905», è
divenuta in seguito «una cosa astratta, da gabinetto scientifi-
co» Ancora sulEattacco frontale, sulla «guerra manovrata» in
Oceidente:

Bronstein ITrockij], che appare come un «oceidentalista», era inve-


ce un cosmopolita, cioc superficialmente nazionale e superficialmente
oceidentalista o europeo. Invece llici [Leninl era profondamente nazio­
nale e profondamente europeo [...] Mi pare che llici aveva eompreso
che oceorreva un mutamento dalla guerra manovrata, appiicata vitto-
riosamente in Oriente nel ’17, alia guerra di posizione, che era la sola
possibile in Oceidente.'*^

Cilato da Boffa, op. cit., p. 449.


QC, p. 801.
Ivi, p. 2034.
Ivi, p. 866. II corsivo è nostro.

64
Altrimenti detto, no alia «rivoluzione permanente», no allat-
lacco frontale in Occidente. Ma porsi contro Trockij vuol dire,
come talvolta si è sostenuto, schierarsi con Stalin? Neirunica
nola con riferimento specifico a lui («Internazionalismo e política
nazionale»), Gramsci fissa due elementi che una classe dirigente,
per esser tale, deve saper combinare: il punto di partenza naziona-
Ic e la prospeltiva internazionale:

Certo lo sviluppo è verso Tinternazionalismo, ma il punto di parten-


/.a ò «nazionale» ed è da questo punto di partenza che occorre prende-
rc le mosse. Ma la prospettiva è internazionale e non può essere che
tale.'"’

Una eco di ciò che aveva scritto già nelia lettera dei 1926: «I
vostri doveri di militanti russi possono e debbono essere adcmpiu-
ti solo nel quadro degli interessi dei proletariato internazionale»,
La questione da approfondire è allora se, fissati i due elementi da
combinare, Gramsci (evidentemente critico di Trockij per il d éfi­
cit in lui d’uno degli elementi, il nazionale) trovi entrambi gli
elementi in Stalin. La sua opinione contraria ci è riferita da due
compagni di Turi, Tosin e Riboldi. Secondo Tosin, Gramsci «de­
ploro anche il fatto che Stalin nel passato non avesse mai avuto
occasione di svolgere una certa vita internazionale, a differenza
daltri capi bolscevichi, e ciò restringeva la sua visione dei proces­
so generale dei movimento mondiale». Per Riboldi. Gramsci so-
stenne che «anche nelLInternazionale, Stalin è prima russo e poi
comunista: bisogna stare attenti». Da testimonianze convergenti, la
convinzione d’un d éficit in Stalin di «prospettiva internazionale»
(e a Piacentini Gramsci aveva detto: «Stalin è un déspota»).
Ancora. Con la svolta dei «terzo periodo» (sul versante interno
1’industrializzazione a ritmi accelerati e le terre tolte alia coltivazio-
ne individuale; nel mondo la teoria deH’attacco frontale), c ’è stata
un’inversione di Stalin sulle posizioni - prima avversate - di Troc­
kij. Gramsci critica precisam ente qu elle posizioni-, e ci pare zoppo
Largomento che la critica gramsciana abbia un senso in quanto
rivolta ad azioni proposte da Trockij e lo perda se è Stalin a
compiere (non piü soltanto a proporre) quelle stesse azioni. Fermia-
moci a uno scritto bivalente, questo passo dei Quaderno 22:

*’ Ivi. p. 1729,

65
II suo conlenutü csseiiziale |...] consistcva nclla «troppo» risoluta
(quindi non razionalizzata) volontà di dare Ia supreniazia, nelia vita
nazionalc, alTindustria e ai metodi industriali, di acccicrare, con meto-
di coerdtivi esleriori. Ia disciplina c lordine nelia produzione, di
adeguarc i costunii alie nceessità dei lavoro. Data rimpostazione gene-
rale di tulti i problemi eonnessi alia lendenza, questa doveva sboecarc
necessariamente in una forma di bonapartismo, quindi ia necessita
inesorabiie di stroncarla. "

Ma, nelia concretezza storica. non sono proprio di Stalin l’in-


duslrializzazionc accelerata «con metodi eoercilivi» e la collctti-
vizzazione forzata delle terre?
Scrive Spriano:

II paradosso vorrebbe che. sia con la teoria dei «terzo tempo» sia
con la collettivizzazione forzata delle campagne iniziata proprio nel
1929-1930. le critiche a rrockij possano valore per Stalin! Ma non è
certo questo il richiamo ehe ncllc note dei cárcere su tali argomenti
Gramsci intendeva fare.'^’

Conclusione accettabile solo quando, con una forzatura, si conce­


desse ehe una riflessionc critica può valore a intermittenza, a secun­
da di chi ne è invcstito. Obictta a Spriano Giuseppe Vacca:

Sta di fattü che, al di là delia polemica con 3'rockij dei 1924-1926.


che è il solo tema per cui Stalin vienc nominalo, di lui nei ü u aJern i
Gramsci non parla se non indirettamente accennando airUitss in modi
critici. Né si può sottovalutare il fatio che tutte le critiche di Gramsci
airUiiss staliniana convergano nel sottolineare le conseguenze politi-
che c statali delia rottura delPalleanza Ira operai e contadini.'

Detiü altrimenti, nei Oiuiderni. nulia di Stalin ò condiviso e mol-


tü è conlraddeltü persino duramente. Come quando, prendendo
spunto da un testo dei 1928, il Précis ü econ om ie politique (L econ o-
niie politique et la théorie d e iceonoitue soviétiqiie). di Lapidus e
Ortrovitijanov, «manuale soviético ulliciale di economia», tradotto
da Victor Serge nel 1929, Gramsci traccia deirURSS staliniana (qui
la bivalenza non cemtra piü) questo ritratto impietoso:

Ivi, p, 2164.
Spriano, Storiu dei Panilu eomitnisíu iialianu. vol. II. cit., p. 49.
Ci. Vacca. LdURSS staliiuaiui neiranalisi dei Ouaderni d ei cárcere, in
C orhuccv e la siidslra europea. Roma 1989, p. 75.

66
Sülo gli spirili grcgari e chc fondanicntalmente si iniischiano dclla
questione sono avviati alio studiodei problemi economid e ogni svilup-
pi.' scientilico è reso impossibile. Ciò che eolpisce è queslo: come un
punlü di vista critico che riehiede il massirno di inteiligenza, di spregiu-
dicatczzu, di IVcschezza mcntale e di inventività scientifica sia divenulo
il monopulio di biascicazione di ccrvclli ristretti e mcschini, che solo
per Ia posizione dogmatica riescono a mantencre una posizione non
nelia scienza, ma nelia bibliografia marginale delia scienza. Una forma
di pensiero ossilicata è il pericolo piü grande in queste quistioni

Ri leva con fondamento Vacea che la teoria dello Stalo in


Grantsci ò «il calco rovesciato dei 'cesarismo’ staliniano»
II m étodo. Ugualmente nelta Ia divaricazione da Stalin in due
note dei Q uadenii. Paragrafo 34 dei Oiuiüerno 14:

E diilicile escludcre che qualsiasi partito politico (dei gruppi domi-


iianti ma anche di gruppi subalterni) non adempia anche una funzione
di polizia, cioè di tutela di un certo ordine politico e legale. Se questo
losse dimostrato, tassativamente, la quistione dovrebbe essere posta in
altri termini: e cioè, sui modi e gli indirizzi con cui una tale funzione
viene esercitata. II senso è repressivo o diffusivo, cioè è di carattere
reazionario o progressivo? 11 partito dato esercita la sua funzione di
polizia per conservare un ordine esteriore, estrinseco. pastoia delle
lorze vive delia storia, o la esercita nel senso che tende a portare il
popolo a un nuovo livcllo di civiltà di cui Eordine politico c legale è
unespressione programmatica? Infatti, una legge trova chi la infrange:
I ) tra gli elementi sociali reazionari che la legge ha spodestato; 2) tra
gli elem enti prugressivi ch e la legge comprime-, 3) tra gli elementi che
non hanno raggiunto il livello di civiltà che la legge può rappresenta-
re. La funzione di polizia di un partito può dunque essere progressiva

ÜC, p. I8Ü5. Ciò sul versante cconomico. Sul versante politico. c nota
1a critica di Gramsci al «nianualc popolare di sociologia marxista», c in
proposito Gianni Francioni osserva: «A Gramsci in cárcere era evidentetnente
parso importante, esponendo la sua concczione dei niaterialismo storico aiLin-
terno di una originale ridefinizionc dei rapporli tra filosofia, ideologie e senso
comune. lare i conli con un’ interpretazionc dcl marxismo come quella
vulgata d;i Bucharin, ehe nonostante le vicende personali deiraulore (privato
di ogni carica nel 1929) era destinata a rimanere in auge in Unione Soviética
c nelia III Internazionale almcno fino al 1936 |.,.| e chc cgli identificava tout
coiirl col marxismo soviético», Gram sci tra Croce e Bucharin: sidla struttura
dci Ouíidcrni iO e II, in «Critica marxista». XXV. n. 6. 1987.
V'acca, op. cil., p. 76. Sul marxismo di Gramsci, N. Bobbio, Saggi su
Cjrumsci, Milano I99Ü. Ma A. Lepre esclude una disconlinuità fra guerra di
posizione e guerra di movimento. G raim ci sccon do C ram sci. Napoli 1978, p.
130.

67
o regressiva: è progressiva quando essa tende a tenere nelTorbita delia
legalità le forze reazionarie spodestate e a sollevare al livello delia
nuova legalità le masse arretrate. È regressiva quando tende a compri-
mere le forze vive delia storia e a mantenere una legalità sorpassaía,
antislorica, divenuta estrinseca. Del resto, il funzionamento dei partito
dato forniscc critcri discriminanti: quando 11 partito è progressivo esso
funziona «democraticamente» (nel senso di un centralismo democráti­
co), quando il partito è regressivo esso funziona «burocraticamente»
(nel senso di un centralismo burocrático). II partito in questo secondo
caso è puro esecutore, non deliberante: esso allora è tecnicamente un
organo di polizia e il suo nome di «partito político» è una pura
metafora di carattere mitologico.'“‘’

Paragrafo 4 dei Q uaderno 15:

Dato che anche nello stesso gruppo esiste la divisione tra governan-
ti e governati, occorre fissare alcuni principi inderogabili, ed è anzi su
questo terreno che avvengono gli «errori» piü gravi, che cioè si manife-
stano le incapacità piü criminali, ma piü difficili a raddrizzare. Si
crede che essendo posto il principio dello stesso gruppo, 1’obbedienza
debba esser automatica, debba avvenire senza bisogno di una dimostra-
zione di «necessita» e razionalità non solo, ma sia indiscutibile (qual-
cuno pensa, e ciò che è peggio, opera secondo questo pensiero, che
1’obbedienza «verrà» senza essere domandata, senza che la via da
seguire sia indicata). Cosí è difficile estirpare dai dirigenti il «cadorni-
smo», cioè la persuasione che una cosa sarà fatta perché il dirigente
ritiene giusto e razionale che sia fatta'. se non viene fatta, «la colpa»
viene riversata su chi «avrebbe dovuto», ecc. Cosí è difficile estirpare
Vabitudine criminale di trascurare di evitare i sacrifizi inutili. Eppure,
il senso comune mostra che la maggior parte dei disastri collettivi
(politici) avvengono perché non si è cercato di evitare il sacrifício
inutile, o si è mostrato di non tener conto dei sacrifizio altrui e si è
giocato con la pelle altrui.'^'’

Espliciti già questi passi staccati, è comunque 1’ispirazione di


fondo a direi limpidamente la distanza-diversità-alternatività, ri-
spetto a Stalin, dei marxista italiano, interprete dellegemonia
come socialismo fecondato dal consenso, il consenso costitutivo
di un ordine nuovo, socialista e democrático (beninteso non nel-
1’accezione secondinternazionalista). Osserva De Giovanni:

QC, p. 1691. I corsivi sono nostri.


Ivi, p. 1752. 1 corsivi sono nostri.

68
Polere ed egemonia contrastano fra loro, e Gramsci si schiera contro
Ia potcnzialità delia pura gestione totalitaria dei potere. Qui c e 11 preci-
No rifiuto di ogni teodicea laica: 11 «male» non può diventare «bene»
mutando 1’angolo da cui lo si guarda, dal potere totalitário non può
nascere libertà [...1 Si delinea un distacco netto di prospettive, un pro­
gressivo allontanarsi di Gramsci dal blocco temático deirinternazionale
e. oltre un certo limite, perfino dallbrganizzazione dei partito. Muoven-
dü da questo punto di vista, i Quaderni si riaprono al pensiero europeo
e alia storia dei movimento operaio come il vero monumento di critica
alio stalinismo e alio Stato operaio soviético. La distinzione essenziale
ria tutto ciò a cui essi si oppongono è sul tema delia libertà.''^'

Scrive d’altro canto Antonio A. Santucei:

Che i risultati complessivi delia elaborazione di Gramsci costituisca-


no un totale ribaltamento teorico e pratico delia política staliniana, non
può essere revocato in dubbio. Resta però da stabilire quanto la critica
gramsciana dello stalinismo si sviluppi in linea di principio e quanto sia
cüllegata a precisi dati di fatto. In che misura, cioè, la critica dei fenôme­
no staliniano finisce per coincidere oggettivamente con un modello astrat-
10 di degenerazione burocrática e autoritaria dei socialismo, e a quale
grado di consapevolezza effettiva dclla situazione política nelLUnione
Soviética Gramsci sia potuto pervenire durante la detenzione.”''

Abbiamo qualche difficoltà a credere scritti in riferimento a


un «modello astralío di degenerazione» giudizi come quelli sul
centralismo burocrático e suir«abitudine criminale di trascurare
ili evitare i sacrifizi inutili».

11.

Sfinito, in «accentuata crisi di nevrastenia» («di una irascibilità


slraordinaria»), Gramsci insiste con Tania su un punto: che «non
gli si può fare nulia per sollevarlo dalle sue sofferenze fin tanto
che egii sta dentro» E per uscire di prigione, scartata la richie-
sta di grazia («una forma di suicidio»), due, entrambe accidenta-
te, sono le strade percorribili: «il tentativo grande L-.-l eioò la sua

” Dc Giovanni, op. cil„ p. 33.


’’ A.A. Santucei, üuel che fu fatto per Antonio Gramsci, in «Rinascita»,
12 marzo 1988.
LeUera di Tania a Sraffa, 11 febbraio 1933, cit.

69
libetazione dictro Ia richiesta dei Governo nostro IsovielieoJ al
Governo nazionale |italiano] ]...] da Governo a Governo e non
da partito a Governo» e - soluzione «di minore entità» - Ia
liberta condizionale.'’ '

Gli argomenli per oltcncre il consenso allaccordo delia liberta


condizionale - scrivc Tania a Sralta riportando opinioni di Gramsci -
sono parecehi: tra 1'altro il fatio che tra breve Nino si troverà ad
essere qiiasi [il] solo depulato in cárcere, un deputalo c güi morto in
careere, le condizioni di salute di Nino sono abbastanza gravi, quindi.
dato che alia monarchia non piacciono fatli anlicostitu/Jonali |...| si
dovrebbe potere riuscire ad oUenere Ia liberta condizionale per Nino.
Quando dissi che voi ci avete già pensato è riniasto molto soddisíat-
to.'”

Quest'altro il pereorso dcl «tentativo grande»: siano presi


eontatti - suggerisee Gramsei - eon i diplomatici sovietici Ker-
zeneev, ambasciatore a Roma nel 1925-26 (Giuiia nc era statíi
eollaboratriee), e Makar, «ehc è o era una volta ambasciatore in
Rnlandia» ' Entrambi Io conoscono. Sraífa spiegherà loro il
progetto:

Ho chiesto se si dovesse trattare di cambio o di liberazione e mi


pare di avere capito che poteva essere tanto una eosa quanto 1'altra,
perché fece osservare che qualche volta mi era stato detto che non vi
erano uccelli presi convenienti a tale operazione. Nino disse anche che
nel '28, se non sbaglio Ia data, il Governo nazionale |italiano] aveva
fatto Ia proposta delia liberazione per salvare una spia che doveva
essere fucilata. II noslro Governo |sovietico| chiese in cambio di essa
tre politici, ed allora gli lu negato, e Ia spia ebbe ia sua sorte.'"

Ora per Ia riuseita - raeeomanda Gramsci - sono di rigore


alcLini aecorginicnli. Primo fra tulti, che non una parola giunga
alPorecchio di Togliatti, Grieco e eompagni, dei quali il prigionic-

' Ihid.
Ihid.
Lctlcra inédita di Tania a Srafla, 18 maggio 1933. APC. Fondo Gramsci.
Fcttera di Tania a Sraffa. II fcbbraio 1933. cit. Da una successiva
IcTtcra di Tania a Sralfa dei 5 niarzo 1933: «II falto dei cambio non
avveiuito perché il governo dei sovieli aveva chiesto 3 persone contro
ciascun ufíicialc italiano arrestato per spionaggio ha avuto luogo nel ’23».
APC, Fondo Gramsci.

70
10 dilTida a lal punto da essersi convinto che, dipendesse da loro,
rcstercbbe in galera per sempre.

Sc si vuolc aiutarlo, cd cgli non dubita che lo |si| voglia fare, si


deve assülutamcmc seguire alla IcUcra Ic seguenti isiruzioni: gli am ici
lUiliiml non dehhono assoluíam ente essere inessi al corrente di ciò che
\i yorrd jure - non si deve assoluíamente scriverc su queste cose nulla,
dato che uno seritto qualsiasi polrebbe servire dargonienlo per dimo-
slrare la preparazione dei piano ecc. ciò che sarebbe contrario al
principio che tutto si ia qui in llalia per spontanca iniziativa dei Capo
iMussolini] In nessun modo si deve scrivere nulla in proposito per
non fare succcdere ciò che capilò prima dei processo, nel ’28 |...| Gli
iunici itídiani debbon o essere ignari dei tenUiíivo, alírimenti qiiesto
sulhrebhe la fin e dei prim o tentativo.'

Tania va allambasciata russa a Roma.

Ho parlato delia cosa qui, e mi hanno detlo che fra due giorni mi
laranno conoscere rambasciatore nuovo, al quale debbo esporre tutto
quanto. Inollre con la prossima posta debbo preparare una relazione
che. contenendo tutti i particolari delia questione, farà si che si troverà
11 niczzo di evitare llntervenio degli am ici che si tcnie.'^"'

II latto è che - lasciandü traccia scrilta dei «tentativo grande»


- bania contravviene a una molto ferma raceomandazione di
Nino, e lo l'a ripetutaniente, mandando lettere a Sraífa ed una a
Giuiia.

Giorni fa mi sono decisa a scrivere a Giuiia [,.,| ho accennato al


falto che Nino pensava che poteste essere voi la persona che penserà a
trovare il modo di mettersi in relazione coi nostri amici [Kerzencev e
:\1akar|. Ma forse sarà piü semplicc che Giuiia incarichi qualcuno
delia cosa, presentandola sotto 1'aspetto come 1'intendc Nino, c ho
cercato di essere molto esplicita e precisa in proposito. Anz.itutto usare
grande prudenza e non fa rlo sapere agli italiani, che la loro intromissio-
ne sia evitata nel m odo piii assoluto. e perciò non ne debbon o sapere
nulla."-"’

Informato delia lettera ;i Giuiia, Gramsci se ne inquieta.

Ibid. I corsivi sono noslri.


Ihid. II corsivo c nostro.
Ihid. II corsivo è nostro.

71
Ho cercato in tutti i modi di persuadere Nino che, per ciò che
riguarda le notizie sue mandate a Giuiia con lesposto dei suoi deside-
rati e Ia relazione sui tentativi da noi fatti, egii non deve allarmarsi
perché non c e alcun dubbio sul fatto che Ia cosa sia rimasta segreta
ece. Nino insisteva col dire che mi aveva scongiurato di seguire testual-
mente le sue indicazioni, che piuttosto di fare inale una cosa Ia si deve
rimandare, che le persone che egii aveva indicato Io conoscono e
inoltre sicuramente sono delle persone serie, quindi una proposta al
Governo nostro [soviético] avrebbe dovuto esscre fatta da parte loro,
mentre era lavvocato che si doveva rivolgere a loro. Che egli ha letto
ora nelia «Civiltà cattolica» un caso simile, verificaiosi col Governo
italiano proprio. Eppoi siamo neH’Anno Santo, e questo ha Ia sua
importanza. La cosa era certo piü facile prima dei Concordato, nel '21
era una cosa sicura. Bisogna tentaria ancora oggi. - Ma farlo con tutte
le dovute cautele.'‘’’

Delia reazione irritata di Gramsci per la lettera a Giuiia,


Tania scrive anche in un rapporto a Sraffa senza data:

«Che cosa le hai scritto?», chiese come impensierito. Ho creduto


doverlo rassicurare dicendo che egli stesso aveva consigliato di avere
Lindirizzo di ccrte persone, e di ciò potevo occuparmi io [...] quindi ho
scritto a Giuiia in proposito. «Ah bene, naturalmente per avere questi
indirizzi sta bene». Cioè per prendere parte per cosi dire ai fatti
secondari, di preparazione |...| non per la realizzazione dei progetto.
«Conosco Giuiia, ella non ha punto 1’energia necessária per raggiunge-
re Io scopo desiderato»."’^

E soprattutto c e il rischio che una parola di piü dei familiari


di Mosca rovini tutto facendo capire la cosa a Togliatti e compa-
gni; e Tania, per liberarlo da questo assillo:

Gli ho detto che mi avevano assicurato che, mettendosi in mezzo


per trasmettere il suo desiderio avrebbcro messo in rilievo la sostanza
dei suo legiltimo timore di vedere ripetersi il fa tto avvenuto a suo
tempo, quindi lussoluta necessita di evitare 1’intervento degli amici, col
tenerli alVoscuro delia vicenda.""

Politicamente in collisione con Stalin, di lui nondimeno Gram­


sci si fida: di Togliatti no.

Lettera inédita di 'fania a Sraffa, 31 maggio 1933, APC, Fondo Gramsci.


Rapporto inédito di Tania a Sraffa, s.d., APC, Fondo Gramsci.
Ibid. II corsivo è nostro.

72
Giulia lavora al «tentativo grande» speditamente e con accor-
lezza. Segnerà a verbale F.S. Vejnberg, vicedirettore de! 3“ diparti-
mento de! Commissariato dei popolo per gli affari esleri:

Gli organi [governativi sovieticij da tempo hanno ricevuto una


istanza da parte di una cittadina soviética il cui marito si trova in
prigione in Italia, istanza in cui si chiede di prendere provvedimenti
per ia liberazione delia persona suddetta in modo che possa raggiunge-
re Ia sua famiglia nelTURSS (dove, oltre alia moglie, vivono anche i
due figli delia persona in questione, e tutti e tre sono citladini sovieti-
ci)."'“

Ma 1’istanza di Giulia sarresta per un lungo tempo senza


sviluppi in qualche cassetto delia burocrazia soviética. «Poiché si
tratta di un cittadino italiano - è Fastrusa spiegazione di Vejn­
berg — gli organi amministrativi non hanno mai sollevato questa
questione con il Commissario dei popolo per gli affari esteri.»'*”
E la conseguenza è che il «tentativo grande» accennerà a comin-
ciare a muoversi soltanto nella seconda metà dei 1934, piú d’un
anno dopo le lettere di Tania a Sraffa e a Giulia (e Fistanza di
Giulia). Può non essere casuale la coincidenza con il mutamento
dello scenario politico, che ora è d’avvio faticoso e non lineare
delia controsvolta, quando la disfatta dei movimento operaio tede-
sco tragicamente dilaniato e Firruzione dei nazismo al potere
obbligano Stalin a rivedere Fanalisi dei «terzo periodo» e ad
abbandonare gradualmente la tattica disastrosa delia guerra mano-
vrata in Oceidente e lo schema dei «socialfascismo».
Questo nuovo scambio d’opinioni sulFeventuale liberazione
di Gramsci s’apre in forma di risposta d'un funzionario soviético
a una richiesta dei governo fascista di liberazione d’una cittadina
soviética rinchiusa in un campo di concentramento in Unione
Soviética, richiesta di cui abbiamo trovato traccia nelFArchivio
storico diplomático italiano, cosi registrata nel repertório generale
dcgli atti partiti dal ministero degli Esteri; Numero progressivo
«809»; a chi fu scritto «S.E. Attolico»; sunto di ciò che fu scritto;
«Ouroussow Antonietta, liberazione»; data «24 gennaio 1934»;
titolo, « I » classe « II» ; sotto classe «12»; fascicolo, « U r s s ». Chi è
Antonietta Ouroussow (o, secondo grafia in carte sovietiche, Uru-

Uultima ricerca di P aolo Spriano, cit., p. 27. II corsivo c nüstro.


Ivi, p. 28.

73
sova)? Un'italiana marilata a un soviético? li perché ò prigionie-
ra? ['orsc accusala di spionaggio? Non soccorrono le riccrche su
numerosi Ibndi deH'Archivio storico diplomático, tutte vane. Ma
sentiamo il segretario generalc delia l'arnesina, Bruno Botlai:

Di tale Ictlera |del 24 gennaio 1934 airambasciatore a Mosca


Bernardo AUolico] o di un Fascicolo relativo alia stessa Urusova o a
Granisci, non è stato possibile rinvenirc traecia né nellc earte di
Cabinetto nc in qucllc deirAmbaseiata. Ciò presumibilmente è da
attribuirsi ai notevoli guasti ehe gli Archivi dei ministero hanno sop-
porlato in eonseguenza degli eventi beiliei ed imnicdiatamenle postbel-
liei."”’

Berciò soltanto sappiamo - da Fonte soviética - cite Ia letlera


alTambasciatore Attolico è dei sottosegretario agii Esteri Kulvio
Suvich
1’asseranno inspiegabilmentc sei mesi prima che - il 14 giugno
1934 - Vejnbcrg prospetti al consigliere delEambasciata llalia a
Mosca S. IGiorgio Scrai'ini?| una soluzione positiva per Antonietta
Urusova a condizione che Gramsci sia autorizzato a lasciarc l'lta-
lia. Ovvia la resistenza dcl governo Fascista. Ma c inevitabile anche
interrogarsi sul grado di determinazione delia gerarchia stalinista.
Stando ai Fatti, quel che se ne cava è un esame delia proposta di
scambio ad andamento assai Raceo: in sette mesi e mezzo, appena
tre colloqui. sempre a livello non alto (Vejnberg per il Commissa-
riato agli esteri e i consiglieri d'ambasciata S. e Berardis) e sempre
distanziati di mesi. secondo tempi stridenti con Turgenza imposta
dal catastrófico stato Fisico di Gramsci e corrispondenti scmmai
alio scarso interesse delle due parti a concludere (dopo aver incon-
trato S. il 14 giugno 1934 Vejnbcrg vede Berardis solo il 27 ottobre
e ancora Berardis addirittura 1’anno appresso, il 28 gennaio 1935).
II governo fascista giudica la Urusova e Gramsci «figure non equi-
valenti» e «non vede la possibilita di una sítiuzione favorevole
delbaflare Gramsci senza una qualche garanzia circa il caratterc
delia sua attività successiva» '"'b
Dellü scambio. dopo il gennaio 1935, non si parla piíi, la
questione è lasciata cadere. Riandiamo al documento da noi rinve-

l.eltera di Bruno Bottai airAutore, 17 novembre 1989.


L'ullinui ricerca di Pciolo SprUmo. cil., p. 26.
Dal verbalc di Vcjnhcrg dcl 28 gennaio I9.3'5, ivi, p. 31.

74
nutü alia Farnesina nel reperlorio generalc degli alli in partcnza
dal ministero degli Fsteri. Vi figurano molte lettere speditc ad
Atiülico cd impcrsonalmenle alFambasciala. Nessuna liguarda
Gramsci (o ancora Ia Urusova), Né risultano. da altra 1’onle, solle-
ciiazioni sovietichc a riprenderc Ia traltativa.
Dalle 17.45 alie 18 dei 14 dicembrc 1934, prima dunque
delFultimo colloquio di Vejnberg con Berardis. Io storico Vladi-
mir Pelrovic Püliomkin, anibasciatorc soviético a Roma dal
1932, inconlra Mussolini. F una visita di commiato, dopo Ia sua
nomina a plenipotenziario delFUnione Soviética in Francia, Parla-
no anchc di Gramsci. Rilerirà Fanimata conversazione un biogra­
fo di Pütiomkin, il diplomático Nikolaj Zhukovskij, in un libro
pubblicatü a Mosca nel 1973, Na diplon iaiiceskom posta (Nel
lavoro diplom ático). Ne risulta che Potiomkin avrebbe chiesto Ia
scarcerazione di Gramsci, e Mussolini glieFavrebbe rifiutata, ma
tutto il dialogo appare - com e ricostruito da Zhukovskij - franca­
mente inautentico. Qualche passo.

Potioinkiii: È slrano chc proprio in Italia, dovc in passato si sono


svoltc tanlc baltaglic per Findipendenza nazionalc, languisca in prigio-
ne una personalità política cosi importante, Anlonio Gramsci. un com-
battente per Ia liberta conosciuto anche fuori dalPItalia. Un uomo
sposato con una russa e con due ligli, Delio e Giuiiano, nati in Rússia.
Mussolini: Ma voi sicie a conoscenza, signor ambasciatore, di ciò
che il procuratore gencrale chiese al processo? Una volta provata Ia
colpa grave di Gramsci, egii chiese che venisse condannato a 20 anni
di prigione tali da annullare Ia sua possibilita di pensare. E il tribunalc
accolse questa richiesta.
Potiomkin: So che Gramsci ò gravemente ammalato,
Mussolini: Se questo è csatto. chiederò al procuratore che Gramsci
vcnga trasferilo neirospcdale delia prigione."’ "

Risposta improbabile appunto perché Gramsci non è piò in


prigione. Ne è uscito per Ia clinica privata dei dottor Giuseppe
Cusumano, sul mare di Formia, già da ollre un anno, il 19 novem-
bre 1933. E dal 25 ottobre 1934 - in forza delFart. 17b dei
Códice penale - è in liberta vigilala (anche se, per la consunzione
estrema, esce poco).

Üucstü straleiü dcl libro è in «Calcndario dcl Popolo», aprilc 1988. p.


12483. Zhukovskij data l'incoiilro al 15 dicembre. l.e piíi dcUagliatc c precise
iiotizie sono di Giorgio Fabre in Roma a Mosca. Lo spioiiaggio fascista in
URSS c il caso C m aniaschelli. Bari 1990, p. 198.

75
Delle due soluzioni vagheggiate neirinverno 1935 - «una ‘mas-
sima', come dice Nino, Ia piü importante, l’altra meno favorevole,
di minore entità» ' — Ia «massima» rimane speranza inappagata.
Per Paccanimento persecutorio di Mussolini verso il nemico che
non si è piegato domandando Ia grazia, in primo luogo. Ma soltan-
to per ciò? Dirà Giuseppe Berti a Mimnia Paulesu Quercioli;

Mi chiedo perche non si riuscí a fare con Gramsci qucllo che


Stalin riusci a fare con Diniitrov, che strappò dalle mani di Hiticr, che
erano mani ben piú dure di quelle di Mussolini f...| Io non posso dire,
non so, nessuno sa fino a che momento, fino a che punlo Stalin
volesse adoperarsi per qualcuno che in fondo aveva posto il problema
dellunità dei partilo da tenersi ad ogni coslo, delPunità dei movimento
inlernazionale da salvaguardarsi comunque [,..J Perché, se fosse inter-
venuto, io penso che certamente il suo intervento - fatto in maniera
ferma, decisa - avrebbe avuto delle conseguenze. Cosi come aveva
avulo delle conseguenze il suo intervento presso Hitier per salvarc
Dimitrov |...] Anche queslo è un problema,'''

Un problema che resta aperto anche dopo Ia pubblicazione


dei verbali Vejnberg.

12 .

Ora che il Komintern mobilita le masse contro il fascismo e


contro Ia guerra, 1’attenzione a Gramsci - ma al combattente, ai
comunista oppresso, al martire, piuttosto che aUmtelIcttuale e ai
teorico delia politica, dei qualc pure era stata copiosa Ia produzio-
ne ancor prima del cárcere ~ rinasce anche sulla stampa comuni­
sta, che a lungo 1’aveva rimosso. Ma non appena qualcuno dei
compagni scriventi incorre in sviamento dallbmaggio rituale e ne
segnala le peculiarità distinguendolo ed anzi mettendolo al di sopra
degli altri dirigenti, la reazione del partito è vivace, persino ingiu-
riosa. II 24 febbraio 1934, su un settimanale che si stampa a Parigi,
«La nostra bandiera», diretto dal deputato francese Marcei Peri, in
un lelice articolo intitolato Che cosa era Gramsci per noi giovani,
un esule, Nicola Potenza - rievocando gli anni romani di Gramsci,
i vagabondaggi comuni per i viali fuori Porta Pia - scrive:

Lettera di Tania a Sraffa, 11 febbraio 1933, cil.


haulesu Quercioli. G ram sci vivu, cit., p. 133.

76
Se si discuteva di un gruppo di fatti definilo, Gramsci lo esamina-
\a nei suoi vari aspetti, nelle varie fasi, nelle varie relazioni con allri
laiti, nei suoi sviluppi fino a vederlo e a larcelo vedere in piena luce
1...Í Non un solo giudizio spiceialivo; mai la conclusione messa avanti
alia presentazione dei fatti o sostituita ad essa, si che nulia di quello
I lic egii diceva restava campato in aria, come un’affermazione arbitra­
ria; ogni cosa era vista nella sua luce reale, nella sua necessita sloriea.
\. per i fatti non sufficientemente studiati egli non esitava a dire che
bisognava riservare il giudizio e approfondire la conoscenza analítica,
prima di pronunciarsi [...] Antonio Gramsci era, insomma, esattamente
Topposto di quei luminari che capiscono tutto al volo, «intuiscono» le
cause di tutto a lampi di genio e sparano «idee-sintesi» come raffiche
di mitragliatrici, lasciando ai posteri 1’incarico di controllare in che
misura quelle «idee-sintesi» rispondono alia realtà. Gramsci era, in
una parola, un marxista.

Prende colore, nellespressivo ritratto, il Gramsci «maieutico»


che le convergenti testimonianze di tanti suoi compagni ci rende-
ranno poi familiare. Ma adesso è tempo di assiomi, impera lo
schematismo, c questo Gramsci distinto dai «luminari» obbedien-
ti alPlnternazionale è irriccvibile. Motivo per il quale due numeri
dopo, il 10 marzo 1934, dura ò la replica intitolata Sul nostro
G ram sci (Postilla a una «apologia»). Chi insolentisce il giovane
compagno Potenza per il suo modo «schiettamente liberale» di
concepire il partito è il compagno G. (un «luminare»? Garlandi-
Grieco?):

NelParticolo di Potenza affiorano dei concetti che tenderebbero a


svalutarc il partito. Allorquando Potenza contrappone Gramsci a
«quei luminari che sparano idee-sintesi come raffiche di mitragliatri­
ci», non è necessário essere scaltri per comprendere a chi vada 1’allu-
sionc. E Pallusione svela un dissenso ideolgico e politico, I luminari
contro i quali muove Potenza sono tutti i compagni che sostengono la
politica delPlnternazionale e dei partito, e lottano per essa.

Prima di Gramsci c e il partito (identificato nel gruppo diri­


gente): «Non si può parlare seriamente di Gramsci senza parlare
dei Partito [•••] Senza il partito Gramsci è unaltra cosa, e non ci
interessa piu». Dimodoché alPavventato «apologeta» delPintellet-
luale prigioniero non resta, dati i tempi, che fare atto di contrizio-
nc accettando la critica dei compagno G. e aggiungendovi, a
sigillo d’ortodossia, disgusto per «il foglietto controrivoluzionario

77
dei rinnegati ti'otzkisti» c, invcuiva anch’essa d’obbligo. sdegno
verso il «socialfascisino» («Contro il faseismo ehe vorrebbe assas-
sinare Gramsci con Ia sua grazia e contro il sociallascisino ehe
vorrebbe assassinarlo con i suoi omaggi, lutto il Pariito comunista
c in piedi a difendere il suo capo») ' b
Dunque nicntre in Francia Ia spitita imitaria è cosí forte che
fin dalla primavera dei 1934 Pci e Si lo stabiliscono contatti e Io
sbocco ne sarà il 14 lugiio il Fronte popolare, il parlito italiano
s atlarda sul «sociallascismo». Ancora in maggio — non in una
polemica giornalistica ma in un documento ufficiale, una dichiara-
zionc dei Comitaio centrale — Nenni, Modigliani e Buozzi conti-
nuano ad esserc ingiuriati come filolascisti e Cario Rosselli è un
«íascista dissidente», nientcmeno '
Poi bruscamenle. senza neanchc Pombra di un dibattito chiari-
licatore, 1'accodamento alia controsvolta, e il 17 agoslo 1954 Ia
stipula di un patto d’unità dazione Pcdi-F^si, Con quale prospetti-
va (formula tatlica)? Nel 1930. in cárcere, Gramsci aveva illustra-
tü, lacendone sentire le motivazioni salde, la parola dbrdine delia
Coslituente, espi'essiva dei dispiegamenlo e deirunità d’azione di
tulte le torze d’ispii-azione repubblicana; proposta tattica nota ad
alcuni dirigenti già dal 1933 (rapporto Lisa): «Sanno che è questa
la posizione di Gramsci almeno Togliatti, Grieco, Monlagnana,
Dozza e forse Di Vittorio e Longo» ' b Mutaio il clima, il tema
delia Costituente ò alTrontato in Comilato centrale e sulla stampa
di partito (ma il nome di Gramsci non c mai Falto). Sfavorevoli i
piü. Lbrientamento prevalente (Longo, Gcnnari, Negarville, Grie­
co, Togliatti) ò di scartare la parola dbrdine gramsciana, che, si
teme, potrebbe restringere, incardinata come sulPistanza repub­
blicana, un diverso piu largo schieramento di opposizione al fasci­
smo. Togliatti ne scrivc da Mosca alia segreleria dei Pcd'i sul
linire dellbttobre 1935. Immaginando al suo nascere unbpposi-
zione degli italiani alia guerra d'Abissinia. su questa irrealtà fon­
da la sua proposta tatlica. Sentiamolo:

F.siste una opposizione antifascista (apertamente antifascista) che è


per gran parte formata dai residui dei vecchi partiti antifascisti ed è
altiva ncll emigrazionc. Esiste, oppurc è in íormazione, una nuova

" N. fotenza, Gramsci, cap o d ei nosiro Partito iP er stroncare la specula-


ziuitel, in «La noslra bandiera», 24 marzo 1934.
b Spriaiiü, Sloria J e l Partito com unista italiuiw, vol. II, cil.. p. 590.
' ■' Id., Gram sci in cárcere e il parlito, cil., p. 95.

78
.ipposiziünc, che chiamercmo fascista, che si sviluppa nel pacse e può
mpidanienlc diventarc una foiva imponente. Tra queslc due opposizio-
ni oggi non vi ò nessun Icganie Bisogna tendere a superare questo
disiacco |...| Solo il nostro parlilo può riuscire nel compito di unificare
u aíc le correnti di opposizione al fascismo. Oiiesto è oggi per noi il
problem a dei fronte popolure. Anche Ia parola dbrdine di una Costi-
uienlc, oggi, non mobilita né organizza delle massc. c non vale Ia pena
di sciuparla per organizzare i diversi capi e gruppelti di emigrati.' ’

Idal 24 agosto 1935. Gramsci non c piü a Formia, trasferito.


scnipre in liberta vigilaia, nelia clinica romana «Ouisisana», di
proprietà di religioso svizzerc, Ic Suore di Carità delia Santa
Croce di IngelmohI. Ha cessato ormai cFannotare alcunché, è alio
strcnio, non usciià mai, non scrive luori. Ora Tania viene a
trovarlo tutti i pomeriggi. e le lettere a Giuiia sono infrequcnti;
sei mesi di silenzio tra il 25 gennaio e il 16 giugno 1936. Che
cosa gli aiTiva di ciò che a meta decennio sconvolge «il mondo
grande e terribile»? I íascismi sono alFatlacco. Aggredila ncUau-
lunno 1935 FAbissinia. La Renania occupata militarmente dai
'Fedeschi il 7 marzo 1936. In Spagna il 18 luglio 1936 Ia sedizio-
ne di Francisco Franco contro il governo rcpubblicano... Sul ver-
sante opposto, nel paese delia rivoluzione proletária, alFattacco è
Stalin: il quale, lacendo arrestare nel gennaio 1935 Zinovçv e
Kamenev. ha di fatto aperto una fase nuova, di annientamento.
or;i anche fisico, di qualsiasi ipotetica alternativa al suo governo.
F il lerrore: opposizione e crimine identilicati. Ia delazione viníi
civica. Dovranno alTrontarc i plotoni desecuzione tutti gli uornini
dei Folitbjuro di Lenin e con essi generali delFArmata rossa, diplo-
matici. dirigenti d uzienda, comunisti siranieri. aceusati di aver
lavoralü fin dagli albori delia rivoluzione per i servizi di spionag-
gio di Gran Bretagna, Germania, Francia e Giappone. nemici dei
popolo, traditori che avrebbero tentato persino di assassinare Sta­
lin, di distruggere la potenza economica e mililare dei paese, di
reslaurare il capitalismo. Non una prova. Ma sono imputati doci-
li. Conlesseranno tutti, e tutto. Alia fine, uno sterminio di mezzo
milione di militanii e l;i deportazione di massa, milioni di cittadi-
ni imprigionali e rinchiusi in campi di concentramento: liquidati
1108 dei 1966 delegali dal XVI I Congresso dei gennaio 1934,

' Ha pubblicatü per la prima volta questa lettera di Togliatti I'. berri in
«Rinaseila». 22 gennaio 146b. eol lilolo Unificare lullc le fo rz e di opposizio-
ne al fasei.nno. ora in O pere, eil., vol. IV. I. p. 26.

79
ammazzati 98 dei 1.39 membri dei Comitato ccntrale. Gramsci ha
residuc energie per seguire? Sa? Reagisce?
Quando Zinov’ev e Kamencv, processati per tradimento (ago­
sto 1936), confessano e sono fucilati, il lavoro dei Q uaJerni è
chiuso da ormai piü d’un anno: ragione decisiva per Ia quale
nulla dei Q uaderni può cssere letto come anche lontanamentc
allusivo a questo assassinio, il prim o delia lunga ondala repressi­
va. Silenzio nei Q uaderni, silenzio in lettere: Gramsci nemmeno
ne scrive, sia pure di sfuggita e cripticamente, a Giulia. Ne parla
a Tania? Certo c che Tania non ne riferisce a Sraffa o ad altri.
Dunque, nessuna traccia scritta.
Non resta, sulla posizionedi Gramsci rispettoai processi stalinia-
ni, che la testimonianza oralc - di molto successi va - di Piero Sraffa,
il quale dirà a Paolo Spriano e ad Alfonso Leonetti dei suoi colloqui
con Gramsci (a Formia nel gennaio e il 3 1 agosto 1935 ed alia «Qui-
sisana» un mese prima delia morte) solo in conversazioni di trenfan-
ni dopo, a Roma, nel 1967. Dei colloqui con Gramsci, Sraffa non ha
conservato appunti: «Note non ne ho perché tra la Scilla e Cariddi
delle due polizie (fascista e inglese) non ne ho mai tenute», chiarisce
a Spriano il ISfcbbraio 1967, prima d'incontrarlo Anche csclude
di poter scrivere di quei colloqui «a memória» per «II Contemporâ­
neo» nel trentennale delia morte di Gramsci:

Apprendo con interesse dei numero speciale di «Rinascita» e sono


grato a lei, e a Longo e Amendola, per il gcntile pensiero. Ma, franca­
mente, una «testimonianza», dopo trent’anni di silenzio, proprio non
credo che sia realizzabile! Non oecorre che le dica che se lei avcsse
occasione di venire in Inghilterra la vedrei con molto piacere: ma non
ci venga apposta perché 1’assicuro che non ne varrebbe la pena.'"

Ed è forse per la tenacia di questi scrupoli filologici che poi il


resoconto di Spriano delia conversazione non includerà una sola
frase virgolettata. Del resto, come li ricorda Sraffa, comunc ai
colloqui a Formia e alia «Quisisana» è Fattitudine di Gramsci ad
ascoltare piuttosto che a dire. Racconta Spriano:

Nei colloqui tra i due amici era Sraffa che parlava piü a lungo, per
informare 1’altro, isolato dalla fine dei 1926, per un decennio o quasi,

APC, Fondo Gramsci.


AFC. Fondo Gramsci.

80
proprio su quello che Gramsci in qualehe sua Icttera chiamava scherzo-
samente «il mondo grande e terribile». Lo informava di tutto, di politica
c d’altro, anche se non era latore di speciali messaggi su questioni politi-
che attuali da parte dei partito.””

Ma eccoci al punto delle confessioni-fucilazioni di Mosca.


Ri assume Spriano;

Fu oggetto di conversazione [il 25 marzo 1937| il problema dei [...]


clamorosi processi staliniani ai leaders delTopposizione. Venne in di-
scussione la questione dei valore che si poteva dare alie confessioni e
auto-accuse di tradimcnto quando non erano esibite prove concrcte di
quei «crimini»: ma Gramsci non cercò di rispondere a domande,
perplessità, quesiti, che non si potevano sciogliere colle scarse informa-
zioni che possedeva.'™

Niente di piú di questo generico accenno. Leonetti rac-


conterà:

Era 1’estate dei 1967. Pia Carena ed io avenimo la sorpresa di una


visita a Monte Mario di Piero Sraffa, che non vedevamo dagli anni
lontani deH’<<Ordine Nuovo». Nulla di piü gradito e di piü interessan­
te. Sraffa era stato Fultimo o uno degli ultimi a cogliere le riflessioni
Irasmesse oralmente da Gramsci. Conoscerne ogni minimo dettaglio,
non era per noi semplice curiosità di compagni e neppure solo atto
d’affetto. Venimmo a parlare delle «purghe» staliniane degli anni ’30
[...] Dichiarò Sraffa - e credo di citarlo testualmente «Gramsci non
riteneva la confessione come una prova. Diceva che la confessione è
un principio giuridico dei Medioevo» [...] Alia fine, togliendo ogni
validità di prova alie «confessioni», Gramsci faceva crollare 1’edificio
dei processi staliniani, costruiti unicamente sulFauto-accusa degli impu-
tati.’“"

Ricordo piú completo Sraffa serba d’un altro punto, la propo­


sta delia Costituente, mantenuta da Gramsci con passione (è la
sua vecchia idea, vi ha insistito un mese prima di morire, il 25
marzo 1937). E solo intorno a questo tema Fillustre economista

P. Spriano, Gli ultimi anni di Gramsci in un coUoquio con Piero


Sraffa. in «Rinascita», 14 aprile 1967.
Ibid.
A. Leonetti, Gramsci, Togliaiti e le «confessioni», in «11 Ponte»,
X X X I , 7-8, 31 luglio-31 agosto 1975, p. 785.

81
sente di poter darc a Spriano teslimonianza sieura, slavolta scril-
la. Gli dice in una lettera dal Trinity College di Cambvidge il 18
dicembre 1969:

Mi rieordo con ceriezza che una delle ultime volte ehc Io visitai
alia «Quisisana» a Roma Gramsci nii chiese di tnismettere la sua
raceomandazione che si adotiasse la pctrola d ’ordiiie deU'Assemhlea
Cosíituenie: c questo riferii a Parigi. non rieordo se a Grieco o a
líonini - piü probabilmente al primo.

In rcaltà ne ha parlato a Mario Montagnana, quarantun anni,


lorinese, operaio mcccanico stretto collaboralore di Gramsci nel la-
voro di costruzione dei consigli di fabbrica, redattore deir«Ordine
Nuovo» quotidiano e poi deir«Uniià», a Mosca nel 1954-35 rappre-
sentanie dei Pcd’i nel Komintern (Togliatti ne ha sposato la sorclla,
Rita). Certo ò Montagnana a scrivere da Parigi a Togliatti a Mosca il
27 aprile 1937 (ancora non sa che quel mattino Gramsci è morto):

Parlando con p. |Piero Sraffa] ho appreso che Pamico IGramsd]


ha formulato in modo piü nelto la sua antica idea delia Costituente.
Ha detto che il «fr[ontc| poplolare] in Italia c rAss[eniblca] costituen­
te». Vorrei conoscere la tua opinionc, pcrché non è escluso che, nelle
prossime trattative per aggiornare il patto [d'unità] dazionc, la questio­
ne possa sorgere |...| Dimmi cosa nc pensi.'“’

Non sappiamo di una risposta di Togliatti né di qualche sua


riga in oceasione diversa o di un pronunziamento a voce. Sappia­
mo delPattenzione nuova che alia proposta tattica gramsciana
rivolge il Centro estero di Parigi e dei suo consenso, diversamente
dal 1935. L’Ufficio polilico ne discute il 25 luglio 1937. Interven-
gono schicrandosi per la Costituente anche Giuseppe Di Vittorio
e Grieco, dopo Montagnana. Di Vittorio:

La parola dbrdine delia Costituente ò suscettibile di unificare il


popolo italiano piü di quanto Io possa qucllo delia Repubblica demo­
crática; essa non preclude la strada ad clemcnti cattolici c comunisti
|...| La parola dbrdine delia Costituente è piü larga, permette un piü
vasto raggruppamento.'*’

APC, Fondo Gramsci. I corsivi sono noslri.


Spriano, G ram sci in cárcere e il purítlo. cit., p. 91.
Ivi, p. 97.

82
C’>i'iccü: «l,a parola d'ordine delia Repubblica deniücratica
posla cün i socialisti non ci preclude Ia via per agitare unallra
>>ai-ola dbrdine. Ia Cüstituente per il fronte popolarc»'^b Com-
menierà Spriano: «La voce di Gramsci morente ò tornala —fievo-
le. Irasmcssa oralmente da un amico, cireolata riservaiamente
.iirinterno di un ristreltissimo gruppo dirigente - ma ò torna­
l a «‘Idantica idea’ di Gramsei diventa anchc Lullimo consi-
;>liü politico che egii manda ai suoi compagni»'^^’.
Muore alia «Quisisana» per emorragia cerebrale a quaranta-
>ei anni una setlimana dopo essere divenulo libero, ha scontato la
pena («Poi venne un ultimo respiro rumoroso e sopravvenne il
«ilen/Jo senza rimedio |...| Lrano le 4,10 dei 27»'"d. L'eco è
grande nelia stampa kominternista e in tutti gli ambienti democra-
tici d'Europa e d’America. Isoleremo le testimonianze, significati­
vo per ragioni diversc, di due compagni espulsi dal Pcd’i, Tresso
e Tasca. Pietro Tresso, quarantaquattro anni, veneto di Magrè di
Schio, opcraio tessile, sindacalisla, direttore dei giornale sociali­
sta «LI Visentin», tra i fondatori dei Pcd'i, direttore delia «Lotta
comunista», a Mosca nel 1922-23 con Gramsci, dopo Lione re-
sponsabile delPorganizzazione, ncl 1929 in segretcria, è ora figu­
ra di primo piano ncl movimento trockista. Scrivc il 14 maggio
1937 su «La lulte ouvrière»:

Gramsci c morto di un colpo al cuore. Non si saprà forsc mai chi


ha piü coniribuito a ucciderlo: se gli undici anni di soffcrenza nelle
prigioni mussoliniane o i colpi di pistola che Stalin ha fatto tirare
nelia nuca di Zinov’ev, Kamenev, Smirnov, Piatakov e dei loro compa­
gni nelle cantine delia Ghepeü [...j Tulla fattlvità di Gramsci, tutta la
sua concezione dello sviluppo dei partito e dei movimento operaio
s'oppone in maniera assolula alio stalinismo, alie sue porchcrie polili-
che, alie sue falsificazioni vergognose.''''^

L'altro «eretico», Ângelo Tasca, quarantaquattro anni, dopo


Lespulsione s'è avvicinato alia S fio e collabora alLautorcvole gior-

Ivi, p. 98.
Id., Sloria d ei Purlito com unisla italiano, vol. III, l jron ti papolari.
Stalin. la guerra, Torino 1970, p. 152.
■' Rapporto di Tania a Sraffa, 12 maggio 1957, in LC, p. 917.
P. Tresso. Un gran m ilitant esí inort: Grarnsci, in «La luuc ouvrière»,
14 maggio 1957.

83
naie direito da Henri Barbusse «Le Monde» e al socialista «Popu-
laire». L’efficace articolo sul settimanale «II nuovo Avanti» dell’8
maggio 1937 {Una p erd iía in ep a ra b ile: A nlonio Grainsci) si di­
stingue per una particolarità clamorosa: Ia pubblicazione di stral-
ci di due scritti riservati di Gramsci (finora inediti e sconosciuti
alia gran parte degli stessi dirigenti e quadri comunisti): una
lettera dei 28 gennaio 1924 ad Alfonso Leonetti da Vienna, con
critiche a Togliatti per la sua esitazione a staccarsi da Bordiga
(«Togliatti non sa decidersi comera un po’ sempre nelle sue
abitudini; la personalità ‘vigorosa’ di Amadeo lo ha fortemente
colpito e lo trattiene a mezza via in una indecisione che cerca
giustificazioni in cavilli puramente giuridici») e soprattutto la
severa lettera delPottobre 1926 al Cc dei Pcus, documento scgre-
to di cui Tasca aveva fatto copia per sé quand’era a Mosca nel-
Pesecutivo dei Komintern e che adesso per la prima volta rivela
parzialmente riportandone tre passaggi. II gruppo dirigente dei
Pcd’i ne è spiazzato. Non sono passati che otto mesi dalla fucila-
zione di Zinov’ev e Kamenev, il vivere quotidiano è intossicato in
Unione Soviética dalla campagna d’odio contro i trockisti, hanno
per sorte il patibolo anche eroici rivoluzionari stranieri, le sezioni
nazionali sono incitate a colpire spietatamente i compagni dubbio-
si: letto in questo tempo di lotta interna imbarbarita, il riconosci-
mcnto a Trockij, Zinov’ev e Kamenev («I Compagni Zinov’ev,
Trockij, Kamenev hanno contribuito potentemente a educarei per
la rivoluzione, ci hanno qualche volta corretto molto energicamen­
te e severamente, sono stati fra i nostri m aesíri») non può non
apparire compromettente. Un’eresia. Un’affermazione che, colle-
gata ad altre, non aiuta a screditarc una conclusione di Tresso:
«Possiamo anche affermare che, almcno dopo il 1931 e fino al
’35, la rottura morale e politica di Gramsci col partito stalinizzato
era completa».
Ma gli imbarazzati dirigenti italiani rifuggono dalla polemica
immediata, senz’altro rischiosa, e intanto scelgono di vincolare a
sé Gramsci magari costringendone Pimmagine dentro Portodossia
stalinista. Operazione alia quale súbito s’applica Togliatti. che tra
maggio (a Mosca) e giugno (a Parigi), prima di trasferirsi in
Spagna (luglio 1937), scrive un lungo saggio, un ritratto biográfi­
co dov’è —rileverà Spriano - «la cura di porre súbito al riparo la
figura e Popera di Gramsci dal sospetto di una sua qualche etero-

84
dossia rispetto al marxismo-lcninismo-stalinismo»'*^'^. «Come (al
tempo dclla svolta) Togliatti intendeva porre Gramsci al riparo
dalla controvérsia interna dei gruppo dirigente osservando e fa-
cendo osservare il piü rigoroso silenzio sulle sue critiche, cosí ora
compie la stessa operazione ‘proteitiva’»'*^": sottrae 1’eredità politi-
ca di Gramsci «alie traversie dei presente»'"” , «âncora strettamen-
te il rilievo teorieo gramsciano al filone di ortodossia marxista-le-
ninista-stalinista»'‘’^ spinto a ciò - sostiene Spriano — dalla con-
vinzione che «sia necessário allineare anche Gramsci al culto di
Stalin e allesecrazione di Trockij pur di salvare il patrimônio
legato alTesperienza gramsciana»'"” . 11 costo, «stridenti forzature
propagandistiche»'‘’^ «forzature inaudite»”' ’.
E tuttavia il saggio dei 1937 è in qualche misura fondamenta-
le e sara utile al lettorc avcrne qui i passaggi s a l i e n t i A partirc
dal racconto dei momento in cui Gramsci - che «ha fatto uno
studio speciale delia lingua russa per potere leggere negli origina-
li Lenin e Stalin» - si redime, andando a Mosca, dal vizio di
remissività a Bordiga.

La permanenza di un anno nelLUnione dei Soviet, nel 1922-23, gli


permise di perfezionare la conoscenza dei bolscevismo, Allora egli
studiò a fondo la storia dei partito bolscevico e delia rivoluzione russa,
imparò a conoscere Lenin e Stalin; alia scuola di Lenin e di Stalin,
alia scuola dei partito bolscevico e delLInternazionale comunista si
temprò come capo di partito,

Al ritorno in Italia, «la lotta per eliminare dalle file dei nostro
partito quella forma speciale di opportunismo che Bordiga copri-
va con la sua fraseologia pseudoradicale». E qui 1’attacco di To­
gliatti a Bordiga, 1’accanimento riparatore dopo che Tasca ne ha
svelato le indecisioni dei 1923:

Spriano, Gramsci in cárcere e il partito. cit., p. 110.


ld„ // compagno Ercoli, p. 95.
Id., Gramsci in cárcere e il partito cit., p. tlO,
Id., ]l compagno Ercoli cit., p. 95,
Id., Gramsci in cárcere e il partito cit., p. I 10.
Id., II compagno Ercoli cit., p. 95.
ld„ Gramsci in cárcere e il partito cit., p. ItO.
Togliatti, Opere, cit., vol. IV, t. 1, p. 199. Sul «Gramsci di Togliatti»
scrupolosa e limpida è la nota di Gian Cario Jocteau in Leggere Gramsci,
Milano 1975.

85
Kordiga vive oggi tranqiiillamciile in Italia come una canaglia
troiskista, protctlo dalla polizia e dai lascisli, odiato dagli operai come
deve essere odiato un iradiiore [...] Nella lotta per eacciare dal partito
il sellarismo opportunista bordighiano. Gramsci dispiegò. dal 1924 al
1926, unattività eecezionalc |...] Sono di questo periodo gli seritli
nei quali piii forte si sente rinfluenza profonda cscrcitata su di lui
dalle opere di Stalin.

F’oi Lione, 1’arresto, Ia svolta e, nel 1930, 1'aspro dibattito fra


compagni a Turi, cosí «ritoccalo» da Togliatti:

Nel 1930, avendo saputo che qualche compagno careerato tendeva


a eadere sotto rinfluenza dei trotskismo, non poiendo piü condurre
lunghe discLissioni, laneiava nelle careeri Ia parola dbrdine abbastanza
significativa: «Trotski è Ia puttana dei fascismo».

C'è il VII Congresso deirinternazionale, tutto il pensicro di


Gramsci si orienta «nella ricerca delle forme di realizzazionc dei
fronte popolare antifascista in Italia»:

La sua idea fondamentale - il tono di Togliatti muta, s'innalza —


era che, dopo quindici anni di diltatura fascista che ha disorganizzato
Ia classe operaia, non è possibile che Ia lotta di classe contro Ia
borghesia reazionaria riprenda a svilupparsi sulle posizioni che il pro-
letariato aveva raggiunto nel dopoguerra immediato. Indispensabilc c
im periodo di lotta per le liberta democratiche, e Ia classe operaia deve
stare alia testa di questa lotta.

Quindi unattestazione nuova, Gramsci valorizzato corne pun-


10 di partenza delTitalomarxismo (non piü Labriola). Egii c, scri-
ve Togliatti

il primo marxista nella storia delia cultura e dei pensiero italiano,


11 primo marxista vero, integrale, conseguente [...] il primo che com-
prende a fondo Linsegnamcnlo rivoluzionario dei fondatori dei sociali­
smo scientifico, il primo che comprende e si appropria Ic nuove posi­
zioni conquistate dal marxismo nello sviluppo ulteriore datogli da
Lenin e da Stalin |...] il primo boiscevico dei movimento operaio
italiano.

«Tenendo sino allultimo momento nelle sue mani Ia bandiera


invincibile di Marx-Hngels-Lenin-Stalin», Gramsci ha tracciato Ia
via al partito.

86
Sullu scia delle accoppiate Marx-Engels c Lcnin-Slalin, ecco
aítacciarsi Ia nuova accoppiala Gramsci-Toglialti. Ma c c/uesto
Gramsd «stalinista» e anche un po' togliattiano che il successore
accoppia a sc dicendolo - dopo la morte - «a me Amico e Mae­
stro». Spriano insisterà niolto, labòiamo visto, suirintenzione
«protettiva» di Togliatti. Certo, è da chiedersi se - nelldra delia
grande repressione —la preservazione e la valorizzazione dei pen-
siero e delTeredità política di Gramsci sarcbbero State possibili
senza un qualche loro «adatlamento sulla misura e latmosfera
dei momento». Togliatti sa il destino dei dcvianli. Corazza pcrciò
r«Amico e Maestro». Gli sovrappone un’armatura. Altro punto
decisivo è però anche domandarsi in che misura, una volta supcra-
la 1'emergenza tragica, lautentico pensiero gramsciano sarà alleg-
gerito-liberato da Togliatti di scaglie e piastre di quelTarmatura
sovrapposta. Nelle molte edizioni successive curate dallo stesso
'l’ügiiatti, il saggio dei 1937 non sarà ri visto in nessuna sua riga
(restcranno sempre anche le «forzature inauditc»). La prima par­
te esce súbito dopo gli articoli di Tresso e Tasca, sullo «Stato
operaio» dei maggio-giugno 1937 integralmente solo nellapri-
le 1938, in un libro (G ram sci, stampato a Farigi, che comprende
anche teslimonianze di Giuseppc Amoretti, Giuseppe Ceresa, Gio-
vanni Farina, Ruggcro Grieco, Mario e Rita Montagnana, Celeste
Negarville, Giovanni Parodi e Vclio Spano) e ancora in opuscolo
a sé ncl 1944 a Napoli, appena dopo il ritorno in Italia, e nuova-
mente nel libro a piü firme nel 1945 a Roma. Infine ò mantenuto
nella raccolta di testi togliatliani su Gramsci che esce a Milano
ncl 1949 (Lditrice Milano Sera) e con Parenti a Firenze nel 1955,
quando Slalin ò morto da duc anni (e Pinclusione ha ragioni
diverse dal proposito di completezza: ad esempio la raccolta non
comprende il saggio delPottobre 1927). Togliatti Io ripropone alia
lettura continuamente non senza un calcolo politico attuale (e se
torncrà sui temi toccati nel 1937 sarà «per arricchirne Pimpianto,
non per sconvolgerlo» Lo fa leggere perché il saggio dei 1937
non è solo «protettivo»; vuole averc anche ruolo di introduzione,
di guida a Gramsci, di primo schema interprelalivo dei suo patri­
mônio politico e leorico. Cosi la «corazza» durerà nel tempo, con

P. Togliatti, Antonio Gram sci, cap o d elia classe operaia italiana, in


:<Lo Stato operaio», a. XI, n. 5-6, maggio-giugno 1937, pp. 620-36.
Spriano, II com pagno E rcoli cit„ p. 94.

87
le scaglie e le piastre davvero scrvite nel 1937 a «mettere Gram-
sci al riparo», ma anche con le piastre e le scaglie usate da To-
gliatti per un altro fine, coprire le distinzioni da sé, le linee a
momenti antitetiche, i dissidi su rilevanti questioni di método, i
modi contrastanti d’intendere la disciplina internazionalista, tutte
le disarmonie di questi undici anni con tensioni, strappi, assenza
di comunicazione, e alcune peculiarità, certi percorsi e approdi
originali di Gramsci. 11 punto è precisamente questo, e il nuovo
leader lo sa: spogliare il grande intellettuale sardo delTarmatura
dei 1937, alleggerirlo, liberarlo vorrebbc dirc, di fatto, restituire
alia visibilità il suo pensiero autentico, irriducibile alTaccoppiata
che Togliatti lascia divulgare.

13 .

Quattro mesi dopo la morte di Gramsci, sorprendentemente


Tania torna su una vecchia storia che, a distanza di quasi dieci
anni, non era irragionevole supporre chiusa, dimenticata: la lette-
ra di Grieco dei 1928. Un’ultima volta se n’era parlato nel 1933,
poi non piú. Ed ecco invece la scoperta, anche per Sraffa, che
1’antico rovello di Gramsci persiste in Tania, restando vivo il suo
impegno a smascherare gli ideatori delia «famigerata lettera» per
r«assoluto desiderio - scrive a Cambridge il 16 settembre 1937 -
di non mancare al mio piü stretto dovere verso Nino». Vuol
«riuscire ad appurare la verità» Questione che Sraffa ha già
risolto in sé. Non le ha mai dato peso. Gli pare nient altro che un
malinteso non chiarito a tempo. Per dieci anni, «in condizioni di
corpo e di spirito terribili», Gramsci è rimasto solo con i suoi
pensieri. Avesse potuto corrispondere con Grieco liberamente, si
sarebbero spiegati súbito.

lo sono convinto - le risponde il 18 settembre - che si è trattato di


una leggerezza dello scrivente, ma che non c’era sotto né «cattiveria»
né tanto meno un piano diabolico [...] Ad ogni modo se, dopo esservi
riletta la lettera, conservate i vostri sospetti, non c’è alcuna ragione
[...] perchc lasciatc caderc la cosa. Fate quello che Nino avrebbe fatto
se egli avesse avuto la libertà di movimento che voi avete: recatevi

' Id., Gramsci in cárcere e il partito, cit., appendice XXI, p. 167.

88
tlallo scrivcnlc delia famigcrata lettcra, quando andrcte a P|arigi |,
portate Ia sua Icitera c quella di Nino [5 dicembre 1932|. esponctegli
Irancamente il vostro pensiero c ascoltate Ic sue spiegazioni; dal lono
dclla sua risposla dovreste essere in grado di giudicarc se è sincero o
no, Questo è. poiché mc Tavetc chiesto. il mio consiglio.’""

I: Tania ha uno scallo. Lei paziente. c comunquc incapace di


übiezioni bruschc, stavolta alza Ia vocc; «l,a vostra ultima ha la-
scialü in nie una impressione penosissima». Accusa Lamico di
«non dare ncssuna importanza alia taccenda», di volerla «delibera-
lamente lasciare cadere», di «abbandonare qualsiasi tentativo di
ricerca per non voler sapernc nulla». E sul mérito dei consiglio:

L da ligettarsi senzaltro Lidca di rivolgersi dircttamente alia perso-


na stessa che ha scritto a suo tempo Ia missiva e volere dedurre, dal lono
dclle risposte. se 1’intenz.ione era colpevole. Del resto, se voi avele buo-
na memória, dovreste rieordare che Nino sosteneva ehe Linlenzione non
partiva da chi ha scritto, ma da chi ha fatio scrivere la lettera [...1 Mi è
riuscito veramente doloroso ricevere il vostro consiglio, pcrché mi scm-
bra incomprcnsibile che abbiutc potuto darmclo.’"'

1118 dicembre 1969 Srafla scriverà a Spriano, ma il riferimen-


lo parrcbbe, date le sue convinzioni sulla lettera di Grieco, a
momenti delia campagna internazionale in appoggio a Gramsci:

II fatto è che ci sono stati duc disastri di primbrdine dovuti a


pubblicità intempestiva dei dirigenti di Parigi. Non pensavo allora,
come non penso adesso, che ci fosse malafede, ma solo la irresistibilc
tentazione che la pubblicità costituisce per giornalisti e agitatori.’“’

«Curalrice» di fatio delPeredità gramsciana, Tania si ricon-


giungerà alie sorelle Mosca solo nel 1939. È rimasta a Roma per
Ic tante piccole incombenze pratiche, ma soprattullo per prender-
si cura personalmente. e con tutte le cautele necessário, duna
questione decisiva, il destino dei trentatré quaderni che ha preso
in custodia ritirandoli tempeslivamente dalla «Quisisana» (after-
tnerà Gerralana: «Se questi manoscritti non si fossero salvati, di
Gramsci sarebbe rimasio soprattutto il ricordo di una leggen-

Ivi, appcndice XXII. p. 169.


Ivi. appcndice XXIIl. p. 171.
,'\PC, Pondo Gramsci.

89
da»“'”. «La volontà di Nino - scrive a Si-aífa il 12 niaggio 1937 -
era che Irasmetlessi ogni cosa a Giuiia, per affidarle lutlo in
atlesa di altre sue disposizioni». Queste «altre disposizioni» non
ei sono stale. Ha i-imandato Ia spedizione, aspetla «una risposla
vostra se vorrete occuparvi voi di meltere in valore ogni cosa, con
qualcuno di noi delia lamiglia». II lavoro di mettere in ordine i
manoscritti devessere latto «da una persona competente, non
altrimenti». Allra esigenza, avvertirc Giuiia: dovrà essere lei per-
sonalmente a ritirare alLarrivo i quaderni «per evilarc qualsiasi
perdita o introm issione di chicchessia»r"*
A Srafta si rivolge otto giorni dopo, il 20 niaggio, anche
Lügliatti, da Mosca. Ha ricevulo una lellera di Montagnana che il
29 aprile gli raceomandava da Parigi:

Dobbiamo, io credo, íare il massinio possibile per farc conosccre


nicglio Antonio al partito e al mundo |...| Soprattulto bisogna pubblica-
re gli scritti di Antonio. La cosa si trascina da troppo tempo. Ora
basta, anche sc nessuno ne ha colpa l.-d La cosa deve essere rcalizzata
al piü presto, e non solo in lingua italiana. Cosa ne pensi? Chi
incaricate?

Da Sralta Logiiatti vtiol sapere «quali sono le istruzioni lascia-


te da Antonio per Ia pubblicazione eventuale, e in ogni caso per
lo studio e la utilizzazione dei suoi scritti», quclli dcl cárcere e i
precedenti, su che vertano gli scritti dcl cárcere e sc siano «redat-
ti in modo che sia possibile una pubblicazione entro un termine
relativamente breve»:

Credo che tu dovresti mettere per iscritto quello che Antonio ha


comunicato a te a questo proposito, nonché tutto quello che a questo
proposito ti è noto per altra via [...] La cura delPeredità politica e
letteraria di Antonio è cosa troppo importante pcrché possa essere
iasciata al caso dei nostri incontri.’“‘’

A Togliatti SralTa risponde per iscritto dettagliatamente; ma


«la sua risposta - scriverà Spriano - non è stata finora ritrovata»;
«SLilla base dei ricordo, Sraffa è soltanto in grado di affermare

’ V. Gerratana, prefazionc a QC, p. xxix.


‘ ‘ Appcndice a LC. p. 915. II corsivo è nosiro.
Spriano. C n m is c i in c á r c e r e e il p a r tit o . dt.. appcndice XVII. p. lòl.
Ivi. appendicc XX. p. 165.

90
; l)c ogii diede una dcscrizione dei temi e delia stesura dei quader-
m eosí come Gramsci Ia fece a lui mostrandoglieli nelia clinica
Ouisisana» . Risponde a Tania il 25 maggio:

Suno giunto alia conclusione chc il meglio è di mandare lullo a


( '.uilia, dovc |i iiianoscritti I saranno curati come si deve. Naturalmcntc
aspeUciete a niandarli che ci sia un mezzo di trasporto sicurissimo; e
se queslo non ci fosse inimedialamcnle, aspetlcrclc Ia buona oceasione
|...| li ammirabile come avctc provveduto a lutto: non si sarebbe
polulo lar meglio.’'”'

Non è facile, per rinsiciirezza dellc comunicazioni e i concreli


l ischi di confisca, mandare i quaderni a Mosca (e torse Tania
ncmmcno si fida dei diplomatici russi a Roma o dei burocrati di
Mosca). Dddtronde, è imprudenie tenerli a lungo con sé. esposti
al rischio di colpi di mano delia polizia lascista. Chi 1’aiuta a
melterli al sicuro in un nascondiglio al di luori di qualsiasi sospet-
lü è un amico di Sraffa. reconomista-letteralo Ratfaele Mattioli.
presidente delia Banca Commcrciale: segreto a lal punlo, il na-
scondigiio. che non se ne saprà mai con precisione. «Nelia cassa-
lorte delia sede di Roma delia Banca Commerciale, come scrisse
su 'Rinascita’ Nilde loUi dopo la morte di Mattioli? Nello studio
romano dei banchiere in una sala dcl palazzo Colonna in piazza
Santi Apostüli? Altrove?» Resta il fatto che «il capo di una
delle piü importanti banche pubbliche delTItalia lascista - 1'anno-
lazione ò di Cortado Stajano - custodisce, in un tempio dei capita­
lismo, il documento piü alto dcl capo dei comunisti'"’». I trenta-
tré quaderni entrano in cassaforte chissà dove il 6 luglio 1937 (da
una lettera di Tania a Sraffa dei 7 luglio: «leri ho consegnato i
quaderni (tutti quanti) ed anche il catalogo che avevo iniziato
[rindice-inventario delle note serilte da Gramsci]» ”", e per un
qualche serio motivo dovranno restarei a lungo, addirillura un
anno, pur se non mancano solleciti da Cambridge a «spedire
súbito la roba, senza indugiare»

ld„ C li ultimi aiiiti di O ram sci iit un co llo qu io con Piero SraJJa. cit.
AI’C, Fondo Gramsci.
C. Stajano. Un leon e in banca, in «l’anorania», lü Icbbraio 1983.
l.'articolo di Nilde lotii cui si fa riferiinento è N ascose ai fascisli i «Oiiader-
iii d cl carcerc». in «Rinascita». 3 agosto 1973.
Stajano. an . cit.
APC. Fondo Gramsci.
Lellera di Sraffa a Tania. 9 setlembrc 1937. in N uorc lellere di

91
AiTivcranno a Mobca solo iiuoniü al giugno-luglio 1938. con
scgnali a Giuiia da uii aniico pei'í.i,)nalc di Gramsd e delia íami-
glia Schuclit, Topcraio londilore torinese Vinccnzü Bianco (e \i si
dcdicherà Genia, curatrice vcntanni dopo dclla prima cdizione
russa dellc Lettere d a l cárcere e traduUricc dei C )iiaJeru i'

14.

Ma per Ia valorizzazione di Gramsei non è proprio il monietv


lo rnigliore. d asca ha pubblicaio nelia rivisia «Problenii delia
rivoluzione italiana» dei 22 aprile 1938 il testo inlegrale delia
letlera dei 1926. e la novità dei conteslo rispette) alie aniicipazioni
parziali dei maggio 1937 su «II luiovo Avanii» c che ora - in
parallelo albintensilicazione delle «purghe» in Unione Soviética,
ai nuüvi grandi processi (fucilati anche Bucharin. Rykov, Kreslin-
skij), alio seiogiimento d'autorità dei parlito polacco ed alie spieta-
te repressioni che colpiscono comunisli unghercsi. jugoslavi. tede-
schi - 1’intero quadro dirigente italiano è iravollo dalTaccusa di
«lassismo» nelia lolta a 'rrockij (e a Bordiga. che pure, ormai da
molli anni, non è che un cadavere politico), Idaria dei tempo sara
ben resa da Spriano:

Fa una certa impressione constatare quanto rilievo prenda, quante


energie impcgni e quindi storni da altre urgenze la «lotta al trocki-
smo» sulla stampa comunista internazionale nel 19.38, 1'anno dramma-
tico delFAnschluss, dclla lenta agonia delia repubblica spagnola e
soprattutto di Monaeo [...] Tutlo il quadro di partito comincia ad
essere sotto inchiesta |...| Le critichc mosse da Mosca sulla mancata
vigilanza rivoluzionaria c sullo scarso «livcllo ideologico» dei gruppo
dirigente italiano si 1'anno pesanti.’''

Neirestale dei 1938, il Comitato centrale dei Pcd'i è spazzato


dal Komintern: lo sosliluiscc un Centro di riorganizzazione cotn-
postü da Berti, Grieco, Di Vittorio e Roasio; Togliatti ò impegna-
to in Spagna a tempo pieno; divicnc segretario il giornalisla napo-

Antoniü Gramsei e altre leítere di Piero Srafja, a cura di A.A. Santucei,


prelazionc di N. Badaloni. Roma 1986, p. 74.
' Cambria, op. cií., pp. 34; 193.
''' Spriano. Storiu dei Partito comunista italiano cii., vol. III. p. 232.

92
Iclanü Giuseppe Bcni, trcntaselte anni, Fondatore in Italia a di-
ciüUo delia rivista «Clarté», scgrctario nazionale dei giovani co-
inunisti e direttore di «Avanguardia», redattore deir«Unilà» sino
alia sua chiusura, arrcstato, confinato. cspatriato clandestinamen-
Ic ncl 1930, direttore a Mosca dei settore italiano delia scuola
Icninista, voce violenta nel coro degli aceusatori di F’jatakov, Ra-
dek. Bucharin, Tomskij. Rykov (da lui definiti «blocco di bandi-
li»), zelante nel culto delia personalità di Stalin, dei quale alTini-
ziü dei 1937 ha scritto: «Lbpcra di Lenin e di Stalin, cosi come
Topera di Marx e di Engcls, è unbpera di un sol pezzo»
Dal 1938 Ia pratica inquisitoria di conio staliniano entra an-
che nel Pcd’i. II gruppo dirigente c squassato dalTuragano dell’ac-
cusa interna e dellautocritica:

Ognuno, secondo Io stile in auge in quegli anni nel partito soviético


- racconlerà il biografo di Di Vittorio, Michele Pistillo - è indirizzato,
obbligato a ricercare solo o prevalenleniente in se stesso Ia radice di
errori, íalsi orientamenti, sbandamenti, insufficienze ideologiche. Si atte-
nua non poco 1'analisi oggettiva delia siluazione, mentre Io studio dclla
própria biografia c naturalmente sopralíutto lo studio di quella dcgli
allri divenla una delle vie maestre per correggere, superare errori e
defieienze. Idattacco principale è rivolto eonlro Griceo e Dozza. Ma in
pratica non si salva nessuno. Berti ha, in questo momento. Ia funzione
di dirigere il fuoco contro tutte quelle posizioni, metodi di lavoro ritenu-
ti sbagliati dal Komintern. Ciò porta quasi inevitabilmente, una volta
messa in moto la macchina, ad un clima di sospetto, di aceuse, di misure
che rendono il clima airinlerno dei gruppo dirigente teso, cupo,

Donini: «Lbmbra strisciante dcl sospetto stava toccando, in


quei mesi, ciascuno di noi»
Non si salva neanche Gramsci, tantomeno ora che la sua
lettera dei 1926 è conosciuta intcgralmente. L’8 maggio 1937 -
dunque lo stesso giorno delia prima anticipazione parziale di
Tasca su «II nuovo Avanti» - Berti era entrato in argomento nel
discurso conclusivo duna riunione delPapparato e lo aveva fatto
con grande misitra, equilibrando dissociazione (dbbbligo) dalla
lettera di Gramsci, iniziativa circoscritta, ed esaltazione di una
vita e di unbpera nel loro complesso;

G. Berti, Un b lo cco di banditi, in «Lo Stato operaio», febbraio 1937.


M. Pistillo, G iuseppe Di Villorio. 1924-1944, Roma 1973, p. 201.

93
Vi c un eiTore nclla Icttera di Cranisci. ma egii c slalo il niigiiore
di noi, Gramsci c andalo si alia scuola dcgli operai di Torino, ma il
suo mérito fondamentale è stalo di csserc andaío alia scuola deli’lnlcr-
iiazionale, di l.enin e di Stalin |...| Su questo terreno noi rivendichia-
mo Ia figura di Gramsci."'

Altm è il tono culesso, pussato iin anno. Nellc riunioni di


scgreteria di metà agosto 1938 - di cui i piir succinti verbali ci
suggcriscono 1'andamento tenípcsloso - di quella pacalczza non
resta traccia. È rimesso in discussione tutto, il Granisci dei 1926
di fronte alia disgregazione dei gruppo leninista, ma anche il
1’ogliatti dei 1928-29 di fronte aHattacco a Bucharin:

Grieco: Origini bordighiane. La lotta al bordighismo non fu niai


condotta a fondo l..,| II fatto di non aver condotto questa lotta a fondo
né nel 1924 né nel 1925. neppure nel 1928-50, ha avuto dclle conse-
guenze. M|anuirskil ha ricordato le nosire oscillazioni dei '26 (lettera
di Gramsci), dei '28, dei '29, nei diversi momenti delia lotta al trotski-
snio c al bucharinismo. L qui che bisogna trovarc le cause ideologi-
che, le radiei dei nostri errori,’'^
llerli-, Al fondo di tutte qucsle cose cosa c'è? C'è che il nostro
partito c un partilo scarsamente boiscevico e che negli ultimi anni si
sono fatti passi indietro, c ciò deriva dal fatto che il compagno Lrcoli
c statü lontano da noi. Nel 1923 Lenin diceva che i comunisti italiani
non sono sempre abbastanza comunisti. Quando Bordiga è stato tolto
dalla direzione il partito ha fatto un baizo in avanti. Ma non abbiamo
ancora fatto dei grandi passi verso il bolscevismo. Allrimenti non ci
sarebhe stala Ia letlera de! '2b sullu lotta contro il irotskismo
Di Viítorio: L’intervento delLInternazionale ha salvato ancora una
volta il nostro partito. Noi eravamo usciti dai binari dei principi dei
bolscevismo. e rinternazionale ci ha riportati sulla strada giusta l...|
D'accordo con Lindicazione di ricercarc Loriginc dei nostri errori nei
residui di ideologia bordighiana. Io credo di dover aggiungere che in
ine vi sono ancora dei sedimenli dcl mio vecchio sindacalismo |...] La
critica che noi abbiamo fatto delia sottovalutazione di Stalin è stata
superficiale. Non abbiamo ancora fatto quello che era necessário per
rendere popolare Ia figura di Stalin, Noi ne abbiamo ancora piü biso-

APC, 1454/1-2ü.
Riunionc di scgreteria dei 12 agosto 1938. ABC. 1494, A/35.
Riunione di scgreteria dei 13 agosto 1938. APC, 1494, A/41. II corsivo
è nostro.

94
fino dcgli aliri |...| Credo chc sia neccsburia una critica puhhUcii degli
cn' 0 1 'i conimessi ncl '26-27 nei confronti dei trozkismüc'““
Bcrli: IXaccorJo coii la proposta di Nicolelti j Di Viltorio /di fa re una
critica pubblica di Gramsci. La critica pubblica sui problcmi ideologici
c polilici è indispensabile. Non la si può rinviare.’^'

L la lebbra stalinisla. Ancora in aprilc (nel libro a piü firme)


esaltavano il marlire slroncalo nclla prigionia fascista come il
capo, il maestro, la guida, «il primo marxista nelia storia delia
cultura c dei pensiero italiano». Passati soltanto quattro mesi,
pcrsino un apostolo di fralellanza qual è il bracciante di Cerigno-
l:i Giuseppe Di Vittorio arriva a pensare non scmpliccmente di
criticarlü nelia riscrvatczza di una riunione di partito, bensi di
portarnc airestcrno la dcplorazione: proposta súbito accolta da
Berti e dai compagni delia segrctcria. La decisione è comunque di
rimatidarc Liniziativa a quando Lavrà approvata Togliatti. Leggia-
mo ncl vcrbale: «Sentire la opinione di Krcoli sulla proposta fatta
di fare un documento pubblico dcl partito a proposito delia lettc-
ra di Gramsci dcl 1926 pubblicata dai socialisti (Tasca)» ’ ’',
II seguito? I verbali delle riunioni successive non riportano
acccnni a Gramsci d'alcun genere, tié sul punto dclla critica pub­
blica né su altri. A settembre Togliatti vede dei compagni, proba-
bilmente a Barcellona. Le cp/ercdles affrontate sono altre, il risenti-
mcnto di Montagnana per Lesclusione dal Centro di riorganizzazio-
ne, la questione dello «Stato operaio» (ticcusano Emilio Sereni
d'aver dato alia rivista un'impronta «intellettualistica», anche tra-
scLirando i problemi delia miséria delia classe operaia), 1’insinua-
zionc chc Cirieco e C)ozza sarebbero sediziosi, frazionisti, «gruppi-
sti» c non vorrebbero Togliatti ancora alia testa dcl partito. Con-
irapposizioni persotiali. Luso dei sospetto per indebolire Pantagoni-
sta, Lastio in luogo delia solidarietà. Saggiamente Togliatti taglia
corto:

Non c consigliabile continuare a parlare di tutte queste cose dei


passato con questo método. Sarebbe un errore Icgare la vita avvenirc
dei ptirtito su questíi base, l.e cose avvcnute non si canccilano. Ma non

Ivi. APC. A/46, II corsivo c nüstro.


Ivi. APC, 1494, A/49. II corsivo c nosiro,
Ivi, APC. 1494. A/Õ3.

95
si possono legare le cose dcllavvcnirc a qucste |...| Crede ehe sarebbe
un eiTore escludere Glrieco] dal centro ristretto. Nc spiega le ragio-
iiid’’

A Spriano parra di poter coglierc in queste pacatc conclusioni


- pur se i verbali suggeriscono allri nessi - uivattincnza con Ia
proposta di pubblica deplorazione di Gramsci, in sostanza il no
di Toglialli: «Soltanto Ia saggezza política e la fermezza di To-
gliatti impcdiscono che si dia seguilo alia proposta»"’ ’.
11 dato certo è che su Gramsci, nel 1937 osannato. cade il
silenzio. Non la critica pubblica, ma neanche la pubblicazione
dcgli scritti. Donini dara al blocco dellc iniziative editoriali giusti-
ficazioni diverse dal timorc di Stalin:

Quando giunsero da Mosca le prime íolografic di alcuni quaderni


e dclle lettere, alia fine dei 1938. 1’ogliatti mi chiamò a Barcellonu
dove iniziammo un primo lavoro di lettura e di intcrprciazione.
con Io scopo di preparare la pubblicazione immediata deUdpera, l.a
catastrofe spagnola, lo scoppio delia guerra mondiale, larresto di To-
glialti e la mia nuova missione negli Stati Uniti 1...] rcscro impossibile
la realizzazione di quel primo progetto."’

Impedimenti possibili, ma i soli? II falto è che già unaltra


volta le intemperie nel campo comunista avevano consigliato al
gruppo dirigente italiano prudenza, e la pubblicazione degli scrit-
li gramsciani era saltata. Cosi anche ora. Certo, i quaderni abbiso-
gnano duna cura cditoriale che inevitabilmente prende tempo.
Però nulia impedirebbe 1’uscita d’una raccolta di scritti anteriori
al cárcere. Niente. Infuriando 1'inquisizione staliniana, Toglialti
frena, non rischia, il disimpegno dei partito è assoluto, nessuno si
occupa di Gramsci, il progetto di pubblicazione è lasciato cadere.
«e ancora una volta - segnalerà Spriano ~ questo inadempimento
c la cartina di tornasole di un disagio profondo dei partito»
Passeranno dieci anni prima che i quaderni comincino a vedere la
luce.

APC, 1494 (2)1 129-130.


Spriano, G ram sci in cárcere c il partito, cit., p. Ilü.
ld„ Storia d ei Partito com unista italiano, cit., vol. III, p. 136.
ld„ G ram sci in cárcere e il partito. cit., p. 100.

96
15 .

II 5 marzü 1946 con relficacia oratoria che gli è universalnienie


I iLonosciuta. I’ex primo ministro britannico Winston ChurchilI,
laiircato íid honorem dairuniversità di Fulton, nel Missouri, ani­
ma Ia cerimônia ponendo al centro d’un discorso non rituale il
piocessü già in alto nelTEst europeo:

Da SteUino sul Baltico a Tricstc suirAdriatico, è scesa sul coníinen-


/(' europeo una cortina di ferro. Dietro quella linea ci sono lutte Ic
l apilali degli antichi Stati delTEuropa centralc e orientalc. Varsavia,
licrlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest, Sofia, tutlc que-
sic íaniose citlà c Ic popolazioni che le circondano si trovano nelia
^Icra soviética e sono soggette, in una forma o nelPaltra. non soltanto
alfinflucnza soviética, ma ad una altissima e crescente misura di con-
irollo da Mosca. In quesli Stati delPEuropa orientalc, i partiti conumi-
sti. che erano m ollo piccoli, sono stati portati ad assumere posizioni di
picmincnza c di potere molto al di là delia loro capacita numérica c
dapperíutlo cercano di ottenere iin eonirollo lotalilario. Governi poli-
/icschi stanno prevalendo in quasi tutli i casi.

Gli siede aceanto il presidente degli Stati Uniti Harry Tru-


man, che ha conosciuto il testo in precedenza.
11 13 marzo 1946, Stalin non si cura di negare il processo
avviato. Facendüsi intervistare dalla «Pravda», punta scmplice-
mente a presentarlo come necessário e giusto:

I tcdcschi invascro 1’U rss attraverso Ia Finlandia, la Polonia, Ia


Romania, la Bulgaria e PUnghcria. I tcdcschi furono in grado di
attuare la loro invasione attraverso queste nazioni pcrché, a quel
tempo, in queste nazioni csislcvano governi ostili alEUnione Soviética
La conseguenza delPinvasione tcdesca fu che EUnione Soviética
perse irrimediabilmente un totale di circa sette milioni di persone |...]
Allora, come può sorprendere il fatto che EUnione Soviética, interessa-
ta alia sua sicurezza futura, ccrchi di farc il possibile pcrché in questi
paesi esistano governi leali nelia loro attitudine verso EUnione So­
viética?

Come dire. Eautonomia dei paesi eireostanti ridotta in lunzio-


ne degli interessi statuali delEUkss.
II 10 gennaio 1947, a Firenze, in una conferenza organizzativa
che ha Eimportanza d’un congresso (giusto un anno avanti sc

97
tciuilu il prirno dcl clopogucrra), logliaui lancia una lomiuia
nuüva, dirompenle. che a Mosca non passa inosservaia, «le vie
nazionali al socialismo», «Ia via iuiitanaf.

La massa lavoratrice di avanguardia piiò trovarc, per arrivare al


socialismo, altre strade nuove, diverse da quellc, per esempio, che
sono State seguite dalla classe operaia e dai lavoratori dell'URss |...|
Noi vediamo che, in ogni paese, in rapporto con le diversità di svilup-
po dei capitalismo e in rapportu con le trudizioni e le curaíteristiehe
nazionali |...] Ia mareia verso Ia democrazia e verso il socialismo
avvengono con lormc particolari |...| Da qui deriva che noi dobbiamo
avere quella capacita politica-organizzaliva-ideologica che ei permette
di trovare la via italiana.'^

Nessuno, tolti Togliatti c Felice Plalone. ancora sa che la


lormula appena enunziata è d'ispirazionc gramsciana, presa dah
Finsieme delia sua riflessione in cárcere e letteralmente da un
passo che soltanto diie anni dopo, nel 1949, sarà pubblicalo e
presto diverrà celebre:

Mi pare che llici [LeninJ aveva compreso che oceorreva un muta-


mento dalla guerra manovrata, appiicata vittoriosamente in Oriente
nel '17, alia guerra di posizione che era la sola possibile in Oceidente
f...] Solo ehe llici non ebbe il tempo di approfondire la sua formula,
pur tenendo conto che egli poteva approfondirla solo teoricamente,
mentre il compito fondamentale era nazionale. cioè domandava una
ricognizione dei terreno e una fissazione degli elementi di società
civile ecc. In Oriente lo Stato era tutto, la società civile era primordia-
le c gelatinosa; nelLOccidente, tra Stato e società civile c'era un giusto
rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva súbito una robusta
struttura delia società civile, Lo Stato era solo una trincea avanzata,
dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte; piü o
meno da Stato a Stato, si capisce, ma questo appunto domandava
unaccurata ricognizione di caraíiere nazionale.'''^

L’l 1 inarzü 1947, Truman chiede al Congresso riunito in


seduta straordinaria Fapprovazione di un prestito di qualtrocento
milioni di dollari a Grécia e Turchia «per il contenimento dcl-

P. Toglialti. Trovare la via italiana di sviluppo deliu dem ocrazia e di


lolla p er il socialism o, in D a Gram sci a Berlinguer, a cura di S. bertolissi e
L. Sestaii, Palernio 1985, vol. II, p. 275.
QC, p. 866. I corsivi sono noslri.

98
>píirisione süvielica». Si conlroiUano nel mondo —egii sosticne
diic t.istcnii: «qucllü che poggia sulla volontà delia maggioranza
V dedlc istituzioni libere» e quello ehe «si regge sul terrore, l'ag-
•ie«sione e Ia soppressione delia libcrtà». Possono gli Stali Uniri
non schiei'arsi a presidio dei «mondo libero» (locuzione che inclu-
dei à indistintamcnte, e spregiudicatamente, insieme a democrazie
pai lamentari progredite, dittature militari e regimi autoritari cor-
rotli)?
In contrapposizione a un blocco «sovielizzato» in funzione
degli inleiessi statuali delPUnionc Soviética, un blocco in 1'unzio-
ne degli inleressi statuali degli Stati Uniti.
II 13 maggio 1947, rotta Punità antifascista in campo interna-
/iomde. íinisce attche Ia solidarietà antifascista in Italia. II presi­
dente dei Consiglio Alcide De Gasperi, che sempre aveva giudica-
le' necessária ma temporanea Ia «coabitazione forzata» con soeiali-
sti e conuinisti, apre Ia crisi, II nuovo governo, tenuti 1'uori i
seudalcomunisti per Ia prima volta dopo il 1944, ò annunzialo il
3 1 maggio 1947. Erano temute le barricatc. Noti aceade niente,
né Utrbolenze di piazza né scioperi dimostrativi, Anzi, il I” luglio
1947 Togliatti dice ul Comitato ccntrale:

Rilcngo che rdenienlo a noi favorevolc sia soprattutto il fatio che


^iamü usciti dal governo senza dare Ia parola d ordine delfinsurrezio-
iic, c ciò ha accresciulo il prestigio dei nostro partito in determinati
Mrali sociali, e specialmenle tra i celi medi. il che non si sarcbbc
xcrificato se noi. appena usciti dal governo, avessinio dichiarato Io
seiopero generale.^"'

Un eresia...
II 22 seitembre 1947, un giorno freddo e buio che annunzia
l inverno danubiano, arrivano a Szkiarska Poreba, una cittadina
polacca con fabbriche di velro a breve distanza da Wrokiaw,
l antica Breslavia, nelia bassa Slesia ex tedesca. i delegati dei
paiiili comunisli ;d potere in Europa (meno Palbanese) e dei due
principali alPopposizione, Eitaliano e il francese. Stalin vi ha man­
dato un uomo di sperimentata rigidezza, Andrej Zdanov, cinquan-
um anni, gencrale delEArmala rossa a l.cningrado. Non c'ò 1’o-
gliatti, Sapiente di bufere, ha calcolato conveniente non muoversi

Archiviü Piclro Sccchia, in «Annali l•cln■inclli», i9/o. p. 2üb.

99
da Roma. Rappresentano il Rci il vicesegretario Luigi Longo cd il
medico napoletano Eugênio Reale, soUosegretario agli Esteri sino
alEesclusione dei comunisti dal governo. Nasce il Cominform.

Nel mondo - proclama Zdanov - si sono formati due campi: da


una parte il campo imperialista e antidemocrático, che ha come scopo
essenziale il ristabilimento delia dominazione mondialc deUuTiperiali-
smo americano e Ia distruzione delia democrazia; e daUaltro il campo
antiimperialista e democrático, che ha lo scopo essenziale di distrugge-
re Limperialismo, rafforzare Ia democrazia, liquidare i resti dei fasci­
smo.^’”

Jn nome delia liberta minacciata dalEespansionismo soviético,


gli Stati Uniti hanno preso Ia guida deirOccidente. In nome delia
pace minacciata dalEimperialismo americano, LUnionc Soviética
si ripropone con forza Stato-guida dei mondo comunista.
Non c ’è spazio per le vie nazionali. Se mai ne hanno avuto,
Slalin glielo toglie. Attaccano il Pci gli jugoslavi Eduard Kardely
e Milovan Gilas e Eunglierese Mihaly Farkas. Requistorie dure. A
Longo, sopraffatto, non resta che Lautocritica; e tuttavia 1’atto di
sottomissione non gli risparmia il monito severo delLincontentabi-
le Zdanov: «Non si tratla di apportare piccoli cambiamenti, ma
di cambiarc radicalm ente Ia linea dei Pci»
Nel mondo, un passaggio d’epoca. Con Ia rottura delia solida-
rictà antifascista dei tempo di guerra e la formazioni di blocchi
oslili, una fase storica finisce, e la nuova è marcata dallo sconlro
politico-economico-ideologico aspro e a tutto campo che Walter
Lippmann chiamerà «guerra fredda». Nessuna esitazione, in To-
gliatti, Vincolato alPUnione Soviética da un «legame di ferro»,
ripiega, s’allinca, rinunzia a tratti dbriginalità: compito dei Pci è
di ruotare nelPorbita dello Stato-guida, annullate le sccite autono-
me di movimento, al buio la via italiana, un salto indictro...
Eppure, diversamente dal passato, stavolta la pubblicazione
di Gramsci non ò rimandata, quasi che Togliatti, stratega duttile,
si disponga a «una ‘lunga notte’ di prudenza, di conformismo e
di silenzio»"’” e in pari tempo (aspettando, non rassegnato. «che

E. Rcalc, Nascita dei Cominform, Milano 1958.


”” Ivi, p. 50.
A. Gambino, Sloria dei dopoguerra daUa IJberazione al potere DC,
Roma-Bari 1975, p. 412,

100
sk)iKlo generítie cambi e gli fornisca un nuovo margine di
iiianovia» "” ) veda in Granisci chi raiutcrà, quando Ia notte sarà
imiia, a trascinarsi dietro i lavoratori lungo Ia «via italiana».
0-.',erverà correltamcnte Raul Mordenti: «Senza Togliatti, Gram­
ei avrcbbc potuto fare veramente Ia fine che nel cárcere Io terro-
II//.ava. sparire senza lasciare traccia 'come un sasso nel ma-

,Ma nalui-almente, delia stagione in cui gli scritti dei cárcere


eseono - tempo di guerra fredda e dbsservanza dei catechismo
■aaliniano - le raccolte stampaie trattengono il segno. Nelbaprile
R)47 sono apparse in volume 218 lettere dal cárcere, con tagli di
censura (dopo Ia morte di Togliatti, nelledizione dei maggio
G)(-)5, saranno il doppio, 428. tutte integre). Gli appunti, le note, i
aiggi dei quaderni —seartata dai euralori Ia pubblicazione nellbr-
dine cronologicü delia scrittura - sono raggruppati con critério
icmatieo, per argomenti oinogenei, e cominciano a uscire, con
litoli redazionali, nel 1948. Apre II lualerialism o slorico e Ia
Hlosofiu di B enedellu C roce, tratto interamente. salvo un paio di
pagine, da un quaderno dei 1932-33, l'l 1, c da un quaderno dei
1932-33, il 10, Due soli. rileverà Mordenti, i tagli: soppressi due
paragrafi dei quaderno 10, il 23 (con anche una critica a un testo
soviético, Précis d'ccou om ie p olitiqu e di Lapidus e Ortrovitija-
nov) c il 34 (con un’asprezza polemica verso Croce); giacehc il
Gramsci di 'Fogliatti - commenterà Mordenti - deve occuparsi di
economia il meno possibile. «soprattutio quando Io Ia da posizio-
ni eterodosse, criticando economisli sovietici e mettendo il naso
nei problemi eeonomiei delia costruzione dei socialismo in
Titss», e non deve polemizzare con Croce «troppo aspramen-
ie > “'e Nel 1949, ben tre le raccolte pubblicate: I titoli: Gli itüel-
Ictíuali e Vorganizzazione d elia cultura. II Risorgimento e Note sul
Miicliiavelll, sulla p olítica e sullo Stato m oderno. II quinto volu­
me, Leíteraíura e viía nazionale, esce 1’anno seguente, 1950. Nel
1951, in chiusura delia piü grande operazione politico-culturale
ilel secolo, P assaío e presente. Testi manipolati? Dirà Valentino
Cierrataníi:

' //’/</,
' ' R. Mordenti, II Gratusci di Togliulli. in Cramsci e la critica deirameri-
■niisiiw. a cura di G. Baratla e A. Catone, Milano 1984, p. 4lò.
' Ivi. ]i. 421.

101
I ÜLiademi vedevüiiü Ia luce a cavallo tra gli anni üuarania c
Citíquanta, un periodo di ríccrca autonoma ma anche di ortodossia
stalinista |...| SÍLX'hé talunc affemiazioni íurono espuntc, altrc delimila-
te, allrc ternperatc. Gli apprczzamenti di Trockij, laddovc non cera
anatcma, liirono tolti; furono corretti i passi nci quali traspariva una
qualunque presa di distanza da alcuni elementi dei pensiero di Engels;
íurono attcnuati aceenti di riserva verso 1’esperienza soviética, specie
in ordinc ai rapporti politici interni.’'°

E scühü unchc L'Ordine Nuovo (1954) e gli Scrilti giovanili


(1958). Ma Ia letlcra dei 1926, fondamemalc per conoscere il
Grumsci a íiguru intera liberato finalmcnte da scaglic e pietre
deirarniatura lügliattiana - il Gramsci di Gramsci, non il Gram-
sci di TogliaUi - ò pubblicata in Italia solo su iniziaiiva di Eugê­
nio Reale nel 1957: e conoscerenio Eintero ctirteggio solo sei anni
dopo la morte di Togliatti (segrelario Longo, vicario Enrico Ber-
linguer).
1970, centenário delia nascita di Lenin. II Pci si dispone a
celebrarlo degnamente. Queste alcune dclle iniziative programma-
te da Armando Cossutta: coníerenze pubbliche. una grande mani-
festazione nel Palasport di Roma con Pintervento di una delega-
zione dei Pcus, centomila copie di un cofanetlo con le quattro
opere fondamcntali dei grande rivoluzionario e la ristampa e dií-
fusione in ccntinaia di migliaia di copie dei saggio di TogliaUi su
Gramsci e Lenin II leninisrno nel pen siero e n eirazion e di Anlo-
nio Gram sci. rclazione al E’ Convegno di studi gramsciani dei
gennaiü 1958 a Roma, Berlinguer vede il piano e Papprova, con
una sola obiezione: esclude il saggio di TogliaUi, che legge come
Linoperazione dappiattimento di Gramsci su Lenin, quando 1’at-
tualità delEitaliano -- obietta - è di teorico delia rivoluzione in
Occidente, nelle società dei capitalismo maturo, e da lui comincia
una tradizione autonoma, il comunismo innervalo degemonia,
che vuol dire consenso, cioè dcmocrazia’ ’E
In Italia e nel mondo infine si delinea (decisivi i Quaderni
nelEedizione crit-ca di Gerratana) il Gramsci di Gramsci, il Gram-

/ üiuiílcrni, iin caiUiere che continua u produrre. intcrvista a V. Gerrala-


na di I:. Manca, in Gramsci. I.c sue idee nel noslro tempo, a cura di C.
Ricchini, n. Manca, L. Mclograni, Roma 1987.
Teslimonianza alíAutorc di A. Cossutla. in G. Hori, Vila di Enrico
Berlinguer. Roma-Bari 1989, p. 258.

102
I <!cl circuito Icttera 1926 - guerra di posizione - ricognizionc
Cl i ciitiücre nuzionale - riforma intelicttuale e morale - amcricani-
iiui c lordismo - rivoluzione passiva - egcmonia - no al ccntrali-
nui «burocrático» - no al «cadornisnio» - no al partito puro
ccLiiorc, non deliberante, «tecnicamente organo di polizia»; in
Icíiniliva il Gramsci che può aiutarci a capirc (naturalmente
ocndü presente l’avvertenza di loseph A, Buttigieg: che Ia rifles-
lonc gramsciana non è una «reliquia irrilevante» ma neanche è
!Iailucibile «direttamente e senza mediazione in un'analisi delia
uuazione presente» ’ ’'A.

" |.A. BuUigicg, Lu ííu íiliià d elia rijlessioiie gruinsciana sulium erleuni-
esío. il) (.íramsci e la critica airam ericanisin o. cil.. p. 9). Sul Gramsci di
(.lanisci rilevante c il contributo di Gianni Francioiii in Idojficiiui grumsciu-
!hi. Napoli 1984.
II.

I NIVBRSO AFFETTIVO Dl NINO

l’i iiikivci; í dei 1937 a Ghilarza, sulTallopiano dei Bari-


I' ; na i enirale. Fi-anecseo Gramsei - il signor Ciccillo,
K l liíamano - si eonsuma lentamente, da mesi a letto,
' iianiaseite anni, malato. Ha i íigli lontani, dispcrsi. II
•il iiiiaix), bastonato a sangue dai faseisti nel 1922 a
iiiiiMiseilo, è alia guerra di Spagna, eombattente in for-
in.in hiehe. Mariu, che è stato il primo lederale 1’aseista
lia laiio Ia guerra d ’Abissinia e si è ferinato in Aírica.
' lli iii\i>. Cario abita a Milano da quando Picro Sralfa
i il m a io iin impicgo alia Snia Viscosa. Nino, in disfaei-
I li 11 dopo anni di careere - insonnia, i denti caduli,
1 imití gasti'iei. Ia tisi. rartcriosderosi, ascessi in coi'ri-
a ilei museoli dorsali — sconta le ultime settimanc di
111.1 clinica di Roma, la «Quisisana»,
apiile 1937 Nino sarà libero. Pensa di tornarsene in
1'^ I vivere in assoiuto isolamento. Lo scrive a casa. Al
colpo la febbre, per 1'emozione. Non vede Nino dal
anni.
I.i figlia di Gennaro, Mea Gramsei:

' K ,iava per spirarc la pena, zio Nino scrisse a noi. Voleva
1. -siino una camera a Santulussurgiu. Cera stato da studen-
imia eli si coníaceva. Siamo andate io, Teresina c unamica,
Miinlaldo. Abbiamo trovato la camera, era una bella camera.
n.ivaino di giorno in giorno che zio Nino arrivasse. Nonno,
pi I l u d o , stava molto male. Sembrava però sollevato. alPidca

iiii ilcl 1'iglio, Zio Nino doveva arrivare il 27 aprile, aspettava-


I I m ora. Pinisce il giorno, e nulia. Eravamo delusi. Nonno
iiiio cpertitü che quel giorno il íiglio arrivasse. Sarà per 1’indo-
II laino. Senonché 1’indomani entra a casa una donna e chic-

105
dc; «Mu c vero che Nino c morto?». Noi rimaniamo di pietra. « l^o ha
deito Ia rtidio, l'ho sentito alia radio», diee Ia donna. Poi è comineiata
ud alflulre Ia gente, tutti veniano a farei le condoglianze. Nonno slava
male. e nessuno aveva il coraggio di dirgiielo, e quindi era necessário
ehe uno rimanesse in camera sua, proprio vieino alPingresso, per
evitare che qualcuno entrasse e gli dicesse la verità, In camera con
nonno in gencre rimanevo io, che ero ragazzina, avevo diciasselte
anni. A un dato momento, non so come, io sono mancata. Ero in
cucina, sento grida, aceorriamo, era nonno che gridava: «Assassini, me
riianno aminazzalo». Questo lo ricordo precisamente. Diceva: «Me
rhanno ammazzato». E si tirava i capelli. si tirava la barba, si picchia-
va... Non so, era una scena impressionante, sa...

Nino era morto alie 4,10 di quel 27 aprile, a quaranlasei anni.


II padre non gli sopravvisse che alcune settimane. Spirò il 16
maggio 1937.
Piü volte ho ripensato a questa figura paterna rimossa d;t Gram-
sci. Non esiste traecia d’una qualche leltera indirizztila a lui dopo
le ventidue lettere giovanili da Cagliari e le sediei da Torino (1’ulti-
ma dei novembre 1913), lamentoso per i ritardati soccorsi e in
qualche ptinto immotivatamente stizzite, persino urtanti. Nelia va-
stità degii scritti carcerari, pur cosl riechi di rimandi aulobiografi-
ei. il padre è inesistente, cancellato: meno una volta, e quelEunico
riferimento è raggelante: Gramsei ne parla soltanto per colpevoliz-
zarlo, a lui fa risalire la sua deformità, ad una colpevole incúria:

A me consta positivamente che le mie malattie infantili furono


dovute a una caduta, tenula nascosta ai miei genitori dalla donna di
servizio [...1 Nel 1911 ad Oristano in casa di mio zio conobbi il dottor
Cominacini, che mi aveva curato allora (da bambino) e aveva ccrcato
di impedirc le conseguenze delia catástrofe. Mi dispiace toccare questo
motivo, ma tanto mio zio che il Cominacini mi dissero con abbastanza
franchezza (o brutalità che sia) che la causa delle mie disgrazie era
stata la trascuratezza e 1’apatia di mio padre e che curato a tempo
avrei potuto essere salvalo.'

Francesco Gramsei, cFuna famiglia mcridionale di buona eon-


dizione, il padre ufficiale delia gendarmeria borboniea poi inqua-

l.cttera a Tania, 25 aprile 1933, in l^ettere a cura di A. A. Santucci.


Roma 1988 (d'ora innanzi I.CU), vol. II, p. 298. Sei lettere giovanili, con
una nota di A. A. Santucci, sono nel «^4ercurio»-«la Repuhblica», 6 ottobre
1990. l.'intcro epistolario pre-cárcere in Lettere 1908-1926, a cura di A.A.
Santucci, Torino 1991.

106
li.iio nci carabinieri da cülonnello, un fratello l'unzionai'iü al
ininistcro delle Finanze, un altro ispellore delle Fcrrovie cd un
(cr/,ü Lifliciale di carricra, c arrivalo in Sardcgna a ventuno anni,
nd 1861, Fia Ia maturità classica. studia legge. Deve inipiegarsi.
\ iene a Ghilarza — dalla dttà dei suoi, Gaeta - per dirigere
ri riicio dei regislro. Due anni dopo Farrivo, il malrimonio con
1’eppina Mareias, Nei quattrodici anni seguenti, due nuove sedi
( \les, düve nasce Antonio, e Sòrgono) c selte figli. Ldiltimo nato,
Ctirlü, è ancora in fasce quando i Gramsci debbono lasciare, non
piccisamente per própria scelta, Sòrgono. Sullo slondo di una
bega política locale, ispetlori hanno scoperto neirUíficio dcl regi-
-uro un piccolo ammanco. Francesco è sospeso dalFimpiego. II 9
agosto dei 1898 Farrestano, L’addebito è di peculato, concussione
c íalsità in atti: il che vuol dire una condanna a cinque anni, otto
inesi e venlidue giorni.
Antonio ha sette anni. II dramma gli ò tenuto nascosto; ma
c impossibile che da una mezza parola obliqua, da un’allusione,
(.la Frasi affcrrate al volo, anche un bambino non arrivi alie ragio-
ni reali di una lontananza cosí lunga e innaturale. Al piccolo
Nino, la verità dei padre incarcerato si svela nel modo peggiorc.
per dileggio di bambini, Ne ò sconvolto. Subisce un trauma che
in seguito, per tutto il resto delia vita, sino aIFultimo, iníluenzerà
i suoi rapporti con il padre: incomprensioni, asprezze, lunghi
silenzi. Confiderà, da grande: «Se mamma sapesse che io conosco
luitü quello che io conosco e che quegli avvenimenti mi hanno
lasciatü delle cicatrici, le avvelenerei questi anni di vita» ’.
Cicatrici. Una vicenda mai rieordata, se non per allusioni
\aghe, nelle letlere, In C elehm zion e di un trenteimio. Finzo For­
cei la s'abbandonerà a un gioco - qualcosa a mezzo tra la lantasia
psicológica e Fanamnesi psicoanalitica - immaginando che nel
1929 Gramsci, potendo stuggire alFarrcsto, abbia voluto lasciarsi
prendere:

Non sembrerà assurdo supporre che la vergogna per la prigione


dcl padre, la svalutazione delia figura paterna con la conseguente
«responsabilizzazione depressiva» abbiano in qualche modo influilo
sulla scclta di questa slrada. La riluttanza a meltersi in salvo, allora,
aequista il significato di un alto mancato; e la rivendicazione delia
detenzione e delia eondanna come libera scelta il valore di una ripara-

‘ FC. p. 682.

107
ahubL)ighL’SL'. l ula. il padre celebi'e avvocato. Ia madre di íami'
glia ebrea. Ne ha avulo una bambina, Nadine. Veisato negli studi
di letteratura irancese e con buona cultura nuisicale, può cíuripa'
re d'un pairimonio cospicuo. H delbélite intelleltuale aitraila dah
le idee populisie di Lavrov ed Herzen cd avversa 1'auioerazia
zarista. La gendanneria Io tiene dücchio, non gli è rispaianiala la
sorte conume tigli oppositori, la deportazionc. Lespellono dal
Villaggiü degli Zar: ha inizio nel 1884 la vita randagia sua. delia
moglie Luhi c di Nadine. A Sainara (la Kujbysev doggi), porto
riuviale sul Volga, nasce nel 1888 'Latiana: a Tomsk, in Sibéria,
nel 1890 Eugenia. Cdi è consentito infine di lornare con le tre
bambine a Carküje Selo. e qui nasce Assja (Anna), Ma la repres-
sione poliziesca non s'altenua. Non gli lesta che Lesilio. A Gine-
via — in una casa di via Malan dove Apollo ha ospitato Lenin -
nascono |ulja nel 189b e Viija (Vittorio). Non vi nietterà radiei.
Montpeilier la nuova residenza: una casa con giardino che pochi
anni dopo Giulia. quindicenne. evocherà in un esercizio ddtalia-
no;

Ricordo con un frêmito, con dolcez.za. con amorc la casa dove ho


abilato bambina. tutta mia. dove ho amato tuUo. Ho aniato il mio
giardino in cui avevo piantato delie erbe e dei fiori di campo. Ho
amato la Fontana nel giardino. i piccioni che volavano. la meridiana
sul muro bianco. L come adesso la mia vita passata mi apparc scmpli-
ce. gaia.”

(,.. Intanlo Gramsci. presa la licenza elemenlarc. lavora nel


catasto di Ghilarza smuovendo. per 9 lire al mese. registri che
pesatio piü di lui...)
Nel 1908 1'approdo a Roma. Taliana ha vent'anni, Genia di-
ciütto. Giulia dodici. cresciute nella provvisorietà, mai un legame
duraluro. Prendono casa momentaneamente in via Monserrato.
verso Piazza Farnese. un alloggio ammobiliato. Annota Giulia in
un compito: «È un apparlamento bello, grande, un po’ abbando-
nato[...J I mobili sonoanlichi, pesanli, intagliati [...J Delle porcel-
lane antiche, dei cristalli, dei quadri, delle tende di pizzo [...| e,
intorno a lutlo, un giardino pieno di sole» b

A. Canibria. A m orc com e rivoluzione. Milano 197b, p. 21


Ibiil.

I 10
i InUinto Grainsci. diciassetteiine. condudc gli studi nel
nuiliü scalcinato» ginnasio comunalc di Santidussurgiu...)
Irtines filies dominalc (e lorse anclie schiacciate) dalla perso-
aj í i i a patcnia, le sorelle Schucln íannü vita appartata ma non
Mgia. casa c scuola, e in piíi gallerie d’arte. musci, Icatro, i
«uiiccrli airAfgemina e airAugusteo. Nadine prenderá due lau-
icc. I atiana sludia contemporaneamenie medicina e scienze natu-
rali e trova anche il tempo d'applicarsi al disegno. Genia s'iscrivc
■ill Aecademia di Belle Arli. stringe amicizia con una eompagna di
corso, Nilde Pcrilli. segue specialmente Duilio Caitibellotti, sculto-
ic, pittore, illustratore di libri e scenogralo teatrale. Anna e Giu-
lia. ailieve dei Liceo musieale annesso alTAceademia di Santa
t eeilia, si diplomano in violino. Dirà Nilde Perilli ad Adele
(. timbria:

Al di là di ccrlc sue infatuazioni plaloniche per qualche concerti­


sta, Giuiiu respingeva qualsiasi attenzione maschile. Sembrava una
ligara dei Rinasciniento. Quando passava per via Ripetla tutti la guar-
ihivano, con quella lunga trcccia castana sullc spalle, alta, vestita
spesso di veiluto verde oliva Pinverno, quasi sempre di bianeo Peslate
! Con quella fronte ampia e calma, gli occhi tagliati a niandorla, gli
/igomi pronuneiati delle russe... Cera un pittore ehe avrebbe voluto
conoseerla, le fece la corte per anni, ma inutilmente. Non perché tosse
•uperba, ma era proprio distaceata, assente.*'

Questaltro ricordo è d’un figlio di Duilio Cambellotti, Adriano:

Io ero bambino ma ho utdimmagine precisa delle ragazze Schucht,


Miane, belle, un po’ malinconiche. Eugenia vestiva sempre di grigio.
I.il era quella che a noi bambini metteva piü soggezione. Veniva anche
il padre, con la sua aria da aristocrático russo, la lunga barba bion-

D'estate villeggiano in paesi circostanti. Cave, üvindoli; e


come si conviene a una giovane «rivoluzionaria» d’idee russoia-
ne, Genia, ventunenne, sacrifica parte delle sue giornate tacendo
Muolti gratuitametite ai figli dei poveri. Sue lettere delPagosto
P)l I a Nilde Perilli suggeriscono utiutiniagine di donna eomplica-

Ivi. p. 60 .
Ilmí.
la; büla, Iragile, allruista. ci'ealiva, svencvole. scontrosa: «Lagcn^
te mi slanca. Anche la laniiglia |...| I bambini di Cave mi si
allezionano sempre di piü. Sono vcnliquauro. Ma eredu di non
avere piü il cuorc abbastanza Irescü per poler essere completa­
mente lelice con loro». «C e qualcosa di malato nel mio desiderio
di essere amata da diie, dieci, cento bambini |..,j Cerco una
dülcezza, iin riposo che non trovo nel loro aniore». «Ho fatto un
lavoro. Ho ripreso i buoi in un modo un po' diverso da come li
lacevü a Roma. Ho un po' di paura di rnostrarli a Cambellotti
perché sono quasi certa che dirà che sono lurbal». «Vittorio dice:
tu non viioi ballare, non vuoi suonare, non vuoi andare a teatro,
non vuoi divertirti: perché non ti fai monaca? ba vita è per
divenirsi. e tu non vuoi vivere: fatti monaca. Io invecc desidero,
e come, vivere: ma (...) quando sento ridere scioccamentte come
ridono i miei vicini menlre ballano, la vita mi si arresta» 'C
(... Intanto a Ghilarza Granisci, ventenne, studia per il concor-
so dclla Fondazione albertina...)
Nel prolungato esilio, il patrimônio di famiglia scema, ed alia
pena dello sradicamento saggiungono le ristreltczze. Raceonterà
Adriano Cambellotti: «Una volta, con moita dignità, chiesero a
mio padre di aiutarli a vendere alcune preziosc icone dei 1400.
Non avevano Faria di stare in buone aeque, linanziariamente» ".
Cominciano a disperdersi. La prima ad andarsene, nel 1915, è
Nadine, sposa d ’un avvocato di Tiflis, in Geórgia. Genia parte nel-
Festate dei 1914. Ha ventiquatlro anni, insegna a Varsavia (ancora
parte dei dominio zarista), nelia scuola israelita «Krinskj»: «una
classe di cinquanta e piü maschi di tredici-quattordici anni, ragazzi
che non sanno nessuna lingua, né il russo —perché siamo in Polo-
nia —né il polacco - perché sono Ebrei - né Febreo perché sono in
Rússia!» 'C

Non puoi immaginare - scrive a Nilde Perilli - che impressione


dolorosa, acuta, dà la vita delFisraelita qui! Che orrori mi hanno
raceontato, con una serenità triste! Ma anche senza gli orrori, Nilde, è
orribile! 1 migliori, nei momenti di eccesso di generosità, dicono al-
Febreo: - Ma lei non sembra affatto un ebreo! ”

Ivi, pp. 36-42.


Ivi, p. 60.
Ivi, p. 47.
Ivi, p. 46,
\iiche Ic scrive nel diccmbrc 1914: «Grazie per il papà che ha
aonulü il posto al Ministero» 'h Apollo ha trovalo da guadagnare
1! -egnandü russo agli ufliciali dei ministero delia Guerra. Unoccu-
i M/iune di breve durata, abbandonata quando Vittorio va a eomple-
;ne gli studi a Ginevra e Losanna, e il padre vuol stargii vicino.
I ;oeia Roma anche Anna: vivrà a Ivanovo Voznescnsk. eittà con
'lulusirie eotoniere a un centinaio di ehilometri da Mosca («la
Manchester russa»), insegnante alia scuola musicale, imita al piani-
la Teodoro Zabel. Giuiia parte (per vivere inizialmente a Mosca)
a tine estate dcl 1915. quando rburopa è in fiamme. Ultima ad
iiularsene è la madre, l.ula. Resta in Italia, sola, lania.
(... Intanto Gramsci, studente a Torino. non dà piú csami,
.crive per «II Grido dei popolo» note di argomento sociale e
Icilcrario e verso la fine delbamio entra nella redazione torinese
dcir«Avanti!»...)
Si coglie, nelle ragazze Schucht tomate in patria (ma Giuiia.
nata nelFesilio, la scopre soltanto adesso, a diciannove anni), una
nostalgia acula delbltalia. Genia scrive a Nilde Perilli nel gennaio
dcl 1915: «Non sono ancora arrivata a capire come si fa a vivere
«en/.a il Tevere. senza le margherite di gennaio, senza il Colosseo
c senza i pini romani» E Giuiia, nel settembre dei 1915: «l a
g,i;i íreddo qui, e mi viene la malinconia pensando che a Roma, a
Roma oggi è il 15 settembre, e chi sa come è bello il ciclo»
Ancora Giuiia nellestate dei 1916 in villeggiatura sul Volga:
•Sono a Samara con mamma e Genia f...| Sono belle le steppe.
c ’e il sole, però il delo c celeste, non azzurro o turchino come in
lialia [...J Nilde, vorrei già tornare, vorrei sentire parlare italiano
nclle strade. La Rússia ò un paese curioso» 'A
Da Varsavia, dopo appena cinque mesi alia «Krinskj», Genia
'-'c tvasferita alLinizio dei 1915 nella plúmbea Ivanovo operaia,
luogo che sente estraneo; né la solleva la compagnia di Anna e
I eodoro:

Con Anna ci vogliamo bene, ma, tu Io sai, non ci somigliamo l...|


I 'ambiente in cui stiamo è antipático, cosí antipático. Eoiiuna che da
iunedi ho incominciato le mie lezioni al ginnasio, vedo almeno dei visi

Ivi, p. 48.
Ivi. p. 50.
Ivi, p. 55.
Ivi, p. 55.
inlanlili. dei sonisi sineeri |, ,j Üui c pericoloso ailontanarsi dal cen­
tro. Ci sotio tanti uomini che hanno íame,''
Sai che vivo tia ercniiía? Sai che non esco se non per andarc a
scuola? Voglio rnoho bene, sai, alia mia scuola. nia Ia voglio lasciare
ranno vcnluro. Non nc posso piii di Ivanovo: nii sembra, e qucsia
idea non c gaia, di essere diventata un tiroir à débarusaer, dove cudono
pensicri, íalti, impressioni, e non ho Ia forza di meUcrli in ordine |...|
Voglio andarc a Mosca».''

In una letlera, un passaggio inquietante. Da Nildc ha saputo


dei suicídio d'un'amic;i conuine, Cdnevra: le risponde; «II male
suo fdi Gincvral è i! male mio, vero?»
Cominua Ia diaspora. congiunzioni temporanee, nuove septn-a-
zuoni. Lula raggiunta a Mosca d;i .Apollo e Vittorio. Giuliti a
Ivanovo, insegnanle, al pari di Anna, al l.iceo niusicale (e vi si
Iralterrà a lungo, sei anni). Genia ti Mosca. '1’eodoro Zabel. il
inarito di Anna, al rronle. Lula e .Apollo ;i Ivanovo, con .Anna e
Giuiia. Nadine sempre a 'riflis, Tania sempre a Roma |...| Le due
rivoluzioni dei 1917, Ia guerra civile. Apollo è schierato con
Lenin, compagno di deporlazione. Militanii bolsceviche anche
Genia e Giuiia: Ia compagna Genia - figlioccia di Lenin - solda-
to semplice del corpo lucilieri nelhí guerra civile. assistente delia
Rriipsleaja; Ia compagna Giuiia impiegata al Raikom (Comitaio
distrcttuale del partito) di Ivanovo. Anche per gli Schucht, nelia
Rússia sconvolta, lame, freddo, latica, angosce, slinimenti |...| Di
Nadine e Ttitiana piíi nessuna notizia.
A ventidue anni, ncl 1918, il debutto in pubblico di Giuiia
violinista nelLIstituto militare di Leíortov: esegue Ia Lcggeiula di
Veniavskij. Raceonterà a Mimma Paulesu Quercioli:

Mi recai a Lefortov col tram. Arrivando vedevo già le finestre del


vastíssimo edificio tutte illuminate. Mostrai Ia mia carta d'identilà e mi
fecero passare. Hra già pieno di gente. .Avevano costruito uii grande
palco tutto rivestito di stoffa rossa, e sulla parete come fondale cera
un gande ritratto di Marx L.-l Io stringevo al peito 1'astuccio col mio
violino [...] A un cenno del presidente del Raikom, iniziò Ia manifesta-
zione: otiomila persone cantarono insieme un inno sul riscatto degli
oppressi di tutto il mondo. Poi ci lurono vari discorsi. Io li ascoltavo

Ivi, p. 50.
Ivi, p. 52.
Ivi, p. 50.

114
:>ii\ in t u m u lt o . P e n s a v o : Ir a p o c o t o c c h c r à a m e . R i n i a t t i a r r i v ò
l a c n lu in c u i m i i n v it a r o n o a s a lir e su l p a lc o .

i 1,1 Micccsso. Ne riferisce sulla «Izvestija» A. Scralimovic:


>.il IoihIo dei palcüscenico entra una ragazza, timida. vestita in
■n.ii e nerü, eol suo violino, il viso dolce che sembra chiedere
!',! \iia 'C'he cosa sei?', 'Che mistero nascondi?’». Benclié inipre-
, ii.iio a iin pe/.zo cosl diflicile - conclude il cronista - il pubbli-
' lii conquisttito dalla bravura delia giovane violinista
( ,. Intanto Gramsci, esponenle a Torino delia irazione intran-
iiie rivoluzionaria. intensiíica la produzione giornalistica.
■. fiijfliléiaire fantasioso nclla rubrica deir«Avanli!» «Solto la Mo-
. ...)
1’assano gli anni, e Nadine e Tania continuano a non dtire
n i i tli sé. 11 17 agosto 1921, dopo un lungo silenzio, Ciiuiia
! i\ e alia Perilli:

Nildc. se questa lettcra Le giungcrà, cerchi di trovare 'T’ania e di


lailc il iiosiro indirizzo. Cerchi di farei giungere qualche notizia; di
i ri, di Tania, dei fratelli suoi, di Roma |..,| Vittorio e Genia sono a
Morca, Io, con marnma e papà, ad Ivanovo. Anna, col marito e il
iiamhino, pure. Da Tiflis non abhiamo notizie.’’

Genia, che nel 1919 ha patito una crisi depressiva, s’aggrava,


jirrsino Ic mancano le gainbe, non riesce a camminare. La «vita
, iiistaresca» e le nuove tribolazioni riianno marcata pesantenien-
; e nel 1922, a trenladuc anni. deve internarsi in una clinica per
rialtillie menlali alie porte di Mosca. «Sieriebriani Bor» («II bo­
i ;i ddirgento»). È ininiobilizzata a letto. Sa dei ricovero d'un
olu/ionario italiano venulo da Torino in niaggio per entrare
üciresecutivo del Komintern. Vuole conoscerlo. féincontra, Linco-
íorgia alia frequentazione, Tamniira, se ne invaghisce. Gramsci le
ia niolia compagnia. Ha per lei sollecitudine e stima: non di piü.
Scriverà: «Avevo molla stima di Genia, Tavevü conosciuta quan­
do non poteva muoversi dal letto, sapevo quanto aveva sotler-
!o ' . Viene da Ivanovo Giuiia, fitaliano ne è colpito. Raceonte-
m Gcniti: «Quel giorno Giuiia aveva fretta di ripartire e ci lasciò

,\, Ciramsci. íu rs e rimarnii lontauu. a cura di M. Paulcsu Oucrcioli.


K rm a IU87, p. 74.
' Canibria. op. cit.. p. 55.
I.CLI, p. 292.
iniantili. dei soitísí sineeri |. ,| Qui e perieoloso allontanarsi dal cen­
tro. Ci bono lanli uoniini chc hanno íamc.''
Sai chc vivo da ciemita? Sai chc non esco sc non per andai'c a
scLiola? Vogliü niolto bcnc, ,sai, aila mia scuoia. nia la voglio labciare
1'anno vcnluro. Non iie pobso piii di Ivanovo: nii bcmhra, c qucsta
idea non è gaia. di csserc diventala un tiroir à deharasser. dove cadono
pcnsieri, fatti. imprcssioni, c non ho la forza di rnetterli in ordinc |...|
Voglio andarc a Mosca».'''

In una Ictlera, un passaggio inquieiantc. Da Nilde ha sapato


clel siiicidio d ’un'amiea comune, Ciinevra; le rispotide: «II male
suo |di Ginevra] è il inale mio, vero?»
Continua la diaspora, congiunzioni teinporancc. luiove scpara-
zioni. Lula raggiunta a Mosca da Apollo c Vittorio. Giuiia a
Ivanovo. inscgnante, al pari di Anna, al Liceo inusicale (e vi si
Iratterrà a lungo, sei anni). Gcnia a Mosctt. Leodoro Zabel, il
niaritü di ,Vnna, al Ironte. Lula e Apollo ;i Ivanovo, con Anna e
Giuiia. Nadine sempre a Tiflis. Tania sempre a Roma | Le due
rivoluzioni dei 1917. la guerra civile. Apollo è sehieralo con
Lenin, conipagno di deportazione, Militanti boisceviche anche
Genia e Giuiia: hi compagtia Genia - figlioecia di Lenin - solda-
to semplice dei corpo íucilieri nella guerra civile. assistente delia
Krupskaja: la compagna Giuiia impiegatti al líaikom (Comitato
distrettuale dei parlito) di Ivanovo. Anche per gli Schucht, nella
Rússia sconvolta, lame, freddo, fatica, angosce, sfinimenti |..,1 Di
Nadine e Tatiana piíi nessuna notizia.
A venliduc anni. nel 1918, il debutto in pubblieo di Ciiulia
violinista nelLlstituto militare di Lelortov: esegue la Lcggcndü di
Veniavskij. Raceonterà a Mimma Paulesu Qtiercioli:

Mi recai a Leíortov col tram. Arrivando vedevo già le finestre dei


vastissimo edifício tutte illuminate. Mostrai la mia carta d'identità c mi
Iccero passarc. Era gifi pieno di gente. Avevano costruito un grande
palco tutto rivestito di stoffa rossa, e sulla parcte come fondale cera
un gande riiratto di Marx [...] Io stringevo al petto Lastuccio col mio
violino [...| A un cenno dei presidente dei Raikom, iniziò la manifesta-
zione: ottomila personc cantarono insieme un inno sul riscatto degli
oppressi di tutto il mondo. Poi ci furono vari discorsi. Io li ascoltavo

Ivi. p. sü.
Ivi. p. 52.
Ivi. p. 50.

114
lorc in tumulto. Pensavo: Ira poco toccherà a me. P inlatli arrivo
nicnto in cui mi invitarono a salirc sul palco.

Ma succosso. Ne rilerisce sullu «Izvcstija» A. Scralimovic:


í,i! íontlü dol palcüscenico entra una ragazza, timidti, veslita in
iiud e nero, cüI suo violino, il viso dolce che sembra chiedere
11 1 \iia ‘Che cosa sei?’, ‘Clie mislero nascondi?'». Benché impre-
II.ik) a tin pezzo eosí dilTicile —eonelude il cronista — il pubbli-
> lu eonquislato dalla bravura delia giovane violinista
( .. Intanto Gramsci, esponente a 'Porino delia frazione inlran-
: nie rivoluzionaria, intensifica Ia produzione giornalislica,
. 'iiiphlclüire Fantasioso nellíi rubrica deir«.Avanti!» «Sotto Ia Mo-

Passano gli anni, e Nadine e Tania contitutano a non dare


cni tli sc\ 11 17 agosto 1921, dopo un lungo silenzio, Giuiia
! i\ c tilla Perilli:

Niklc, se questa lettera Ix giungerà, cerciii di trovare Tania e di


d.iile il nostro indirizzo. Ccrchi di larci giungcrc qualchc notizia: di
I ci, di Tania, dei fratclli suoi, di Roma 1...] Vittorio e Genia sono a
Mosca. Io, con mamma e papà, ad Ivanovo. Anna, col marito e il
hainbino, pure. Oa Piflis non abbiamo notizic."’

Genia. ehe ncl 1919 ha palito una crisi depressiva, s'aggrava,


iiersino le mancano Ic gambc, non riescc a caniminare. La «vita
/mgaresca» c Ic nuove iribolazioni 1’hanno mareata pesantcmen-
; c ncl 1922. a irentaduc anni. deve internarsi in una clinica per
malailie mentali alie porte di Mosca, «Sieriebriani Bor» («II bo­
io d';irgcnlo»). È immobilizzata a Ictto. Sa dei ricovero cTun
nvoluziontirio italiano vcnuto da Torino in mtiggio per entrare
neireseeulivo dei Komintern. Vuole eonoscerlo. L'incontra. Tineo-
laggia alia frequenlazione. Tanimira. se ne invaghisce. Gramsci le
ia moita eompagnia. Ha per lei solleciuidine e stima; non di piíi.
Seriverà: «Avevo moita stima di Genia. Pavevo conosciuta quan­
do non poteva nuioversi dal letto, sapevo quanto aveva soller-
lo» Viene da Ivanovo Giuiia, Litaliano ne è eolpilo. Raeconte-
r;i Genia: «Quel giorno Giuiia aveva fretta di ripartire e ei laseiò

Gramsci. io r s e rimurrai lonuiiui, a cura di M. Paulcsu Üucrcioli,


Ronui 1987 . p. 34.
Camhriu. op. cil.. p. 55.
■ I.CU. p. 292.

115
subilo dopo. 'Che viso niagnifico lia sua sorella! - disse Antonio
quando rcslammo soli - Ha qualcosa di bizantino, non è ve­
ro?’» II raceonto di Ciiulia;

Avevo 1'rcUa pcrché dovevo prendere il trono per Ivanovo, dove


vivevo allora. Ma alia visita successiva portai ad Antonio un libro, un
raceonto di De Amicis tradotto dalla sorella di Lenin. Anna Uliano-
va.‘ ’

H 1’avvio d'un rapporto tormentato, con monicnti di relicilà


comune, ma brevi c pochi. Nino ama Ciiulia. Ciiulia si lascia
amare. Ama? íl posseduta. Un dubbio: Nino l'ha íorzata alTatit-
plesso? Qualcosa repislolario lascia capire (per ollrc un anno. lin
verso Ia line dcl 1923, si daranno dei lei), Ciramsei: «Le voglio
bene. Perehé dicc 'Troppo presto?'» ( I 3 Íebbríiiu 1923) vl.e ho
1'attü dei m;de. troppo brutalmetite. Sono stato itn bruto, veranien-
te» ’ .

Sai, penso sempre a una notte famosa che abbiamo passato insie-
me a «Sieriebriani Bor». Ti ricordi? Tu eri ritornata da Mosca, mi
pare, e nella tua stanza avevano messo degli altri letti, dove dormiva
già qualcuno quando entrammo nel padiglione. Ricordi? Tu rimanesti
nella mia stanza: prima ti mostrai il comizio dei gufi sulla veranda,
poi parlammo di tante cose generali, ma specialmente di un verso di
Dante che dice «Amor che a nullo amato amar perdona», poi doveva-
mo dormire e c’era un letto solo e allora io ti feci piangere, cinicamen­
te [...| Ti ricordi? Ti coricasti nel mio letto e nessuno dei due dormi
[,.,| Mi ricordo tutti i particolari, perche' mi pare che qiiella notte sia
stata molto importante per noi. (6 ottobre 1924).’”

Non riesco completamente a comprendere il tuo stato d’animo: mi


pare che tu sia un po’ turbata, disorientata. (13 gennaio 1924)’”

II 24 febbraio hai scritto un accenno alia tua maternità |.,.| Io


desideravo ardentemente che tu Fossi madre; pensavo che ciò avrebbe
dato forza alia tua personalità, ti avrebbe fatto superare una crisi che
mi pareva in te, che era legata al tuo passato, alia tua Fanciuilezza, a

” Gramsci, l'orse rimumii lontanu, cit.. p. 33.


’’ IhiJ.
Ivi, p. 38.
” Ivi, p, 60.
Ivi, p. t09.
’’ ivi. p. 63.

116
;:i;o il tuo sviluppo intcllcltualc. li uvrcbbe permesso di üinarmi con
n a completo übhamkmo. (29 marzo 1924)

Sianiü stali lioppo poco insieme. e qud poco ancora lablaiamo


íoImio al caso: Ia noslra fclicità cra un contrabbando dei giorno per
iiiiiuc godutü in una misteriosa capanna delia foresla |...] In fondo
hon abbiaiiio avulo il tempo di sentirei marito e nioglie: siamo stati
i>l(i dcgli amanli in luna di miele |...] Ricordi le tue esilazioni? Avcvi
oigione e io Io sentivo; ma piü avevo ragione io. Se io fossi partito
cii/a chc le nostre vite si fossero ftise |...| avrenimo noi superato
|iic s ta crisi? (16 aprile 1924)

Kiandavo col pcnsiero a tutli i ricordi delia nostra vita comune, dal
!'i'imo giorno chc ti ho visto a «Sieriebriani Bor» e che non osavo
cnirare nella slanza perché mi avevi intimidito [...] al giorno che sei
ji.ii lita a piedi e io ti ho accompagnato fino alia grande strada attraver-
o Ia íoiesta e sono rimaslo tanto tempo ferino per vederti allontanare
unia sola, col tuo carico da viandante. per Ia grande strada, verso il
mondo grande c terribile e poi e poi tutto il nostro aniore: oggi tu slai
per essere madre e le nostre vite sono legate, ma noi siamo lontani
1'uno dallaltra. (30 giugno 1924)

Giuiiu ha interesse per il lavoro di Nino («La mia compagna


. ondivide completamente le mie idee», scrive lui alia mamma ” ).
Non allretlanto altento è Nino al lavoro di Ciuiia, Ia musica.
Xmmetierà:

Credo che ti abbia impressionato male il fatto che una volta io sia
mdato via o abbia fatto mostra in qualchc modo di non poter soppor-
ime Ia musica: c certo quella certa volta io soffrivo realmenle. ma ero
m condizioni nervose deplorevoli e la musica mi limava i nervi in
modo da farmi venirc le convulsioni.”

Dicono Giulia «mite e dolce»; in reallà le vicissitudini delia


crescila nelLesilio e le angustie per la guerra civile le hanno
cosso i nervi e quando si spazientisce esplode. Le scriverà Nino:

l\i, p. 79. II cursivo è nostro.


I\i, |). 89. II corsivo c nostro.
IVi, p. 91.
C. l'iori, \'iía di AiiUmio Crcmisci. Romadfari 1966, p. I9Ü.
I p. 597.

117
Io ero convinto che lu soffrissi di ciò chc gli psicanalisti credo
cliianiino «complesso di inferiorilà» che porta a una sistcmalica repres-
sionc dei propri iinpulsi volilivi, eioè delia própria personalità, e allac-
cettazione supina di una Funzione subalterna nel decidere, anche quan­
do si ha Ia certezza di averc ragione, salvo di tanto in tanto ad avere
degli scoppi di irritazione Furiosa per cose anche traseurabili. Neirotto-
bre dei 1922, quando Fui ad Ivanovo, un mattino, avendo trovato Ia
porta aperta, entrai a casa vostra senza che nessuno se ne aceorgesse e
cosi potei setitire, senza che tu Io sapessi, uno di quesli seoppi Furiosi.
Te tic parlai in seguito. osservando che Ia caratteristica dei tuo caratte-
re cos'i «mite e dolce» avrebbe dovuto essere corretta alquanto perché
talvolta diventi un po' «galletto».”

Tornato in Italia clopo rdezione a Montecilorio. Grainsci sú­


bito si mette alia ricerca di Taniti, che vive ;i Roma inintcrrotla-
mente d;i sedici anni e da luiigo tempo non dà segni di sé. Ricor-
derà Nildc Perilli:

Un giorno Ia domestica venne ad annunciarmi che in antieamera


cera un signore che desiderava parlarmi. Disse che questo signore
veniva dalla Rússia, ed a me, che non l’avevo niai sentito nominare,
anehe il nome, Gramsci, sembrò russo Lo Fcci aceomodare in
salütlo. Era piccolo, molto serio, con un cappotto scuro abbottonato
fino al eollo. Piegò lievemente Ia testa e si presentò: mi disse che mi
portava notizie delia Famiglia Schucht e che voleva sapere dove si
trovava Tatiana

Gramsci viaggia molto per Pltalia, va anche dai suoi a Ghilar-


za. Ia ricerca di Tania è rallentata da queste lunghe assenze.
Seguiamola nelle lettere a Giuiia. 22 giugno 1924;

Son riuscito a sapere 1'indirizzo di tua sorella, Andrò a salutarla


appena mi sara possibilc,’’

14 luglio 1924:

Tua sorella sta bene. Non sono ancora riuscito a parlarle perche si
trova ai bagni non so dove. È stata ammalata recentemente presso Ia
clinica Bastianelli al Policlinico; quando scppi il suo indirizzo e mi

Ivi, p. 477.
Canibria, op. dl., p. 96.
Gramsci, Furse rimarnii loutaua cit„ p. 91.

I 18
i! Polidinico, ella era già riniessa c partila per i bagni, chi diccva
ai.i e chi in hoscana |...J Ella è conosciuta all’Ambasciata russa,
laio si sia latta rcgistrare come cittadina dell’Ukss (cioè delia

i a g o s t o 1924:

'-,.'11 sono tincora riuscilo ad avere 1'indirizzü di tua sorella, che


I ic ancora fuori Roma. La sua nialattia non era grave, perché
s I limca Bastianelli. dove sono andato a cercaria, non sono ricove-
...... iialati gravi e tua sorella vi c rimasta poco. Appena sapro, le
il uístro indirizzo e le donianderò iníormazioni.’’

i> oilobrc I 924:

iii' conlinualo le ricerciie di tua sorella Latiana: credo di averla


I lina vollti in tram, tanto una signorinti rassomigiiava ;i te. Ho
nsii.i lailro ieri che insegna in una scuola privata in via Savoia, ma
n ho ancora tro\ato questa via, che ò nuova. La prossinia settimana
n 11 dl poterti linalmente scrivere qualche cosa di preciso.*"

1(1 gennuio 1925:

II í ompagno Stucevski è riuscito a ritrovare tua sorella altraverso


:dm/,/,o di una sua amica. Mi recherò anch’io a trovaria e penso di
!'. ila aiutare in qualche modo a larle trovarc delle occupazioni piü
I’ onc con la sua capacita íisica di lavoro e piu renumerative. Penso
.... . cssere riuscito a trovaria in lutto questo tempo anchc perché lei
y<}!eva fíirsi Irovare, non sapendo il perché delle mie insistenze,"

dnimsci ha collo nel segno. Slegala dai suoi per Lisolanicnto


ila Rússia durante la guerra civile, Tania è prccipitata in crisi
pressiva. Quando linalmente ò divenuto possibile conuinicarc,
,ai Io ha fatto. d emova che qualcuno dei familiari fosse morto e
1 paura d’avere una conferma di questo suo presentimenio non
n\eva, sprofondando eosí in uno stato cLansia senza sboechi.
la (rentasette anni. tre piü di Nino, bellezza sliorita, malaticcia
I mtilattie indefinibili. ha somati/.zato le sue ncvrosi. mai un

APC. F o ik I ü G ram sci.


Ciranisci, horse rlmarnii Ioiiiciiki. cit., p. 102.
Ivi, p. I 10.
I\i. p. 119. II corsivo è nostro.

119
r;ippoi‘lo daniore. Vive insegnando seienze naUirali in iin istituto
prixalo. il «Ci'aiKÍon». 2 felibraio 1925:

Hu cunüvciutü lua soiella Tuliana, leri siamo slali insieme dallc


quatlro dei pomeriggio fin quasi a niezzanüllc: abbianio parlato di
lanlc LX)ve, di política, delia su;i vita qui a Roma, dcllc sue possibilita
di lavoro. Sitimo slati anehe a niangiare insieme e non mi meraviglia
elie sia tanto debole: mangia pochissimo |...| Credo che si sia già
divetiiati molto amici tra iioi. Prima delia mia partenza, parleremo
aneorti a lungo (abitiamo vicinissimi, a dueeenio metri di distanzti
Puno dalPaltra) (...| Sono stato molto contento di conoscerla. Perché
rassomiglui molto specialmente a te: perché politicamente c molto piu
vieina a noi di quanto mi avessero latto credere. La prima volta che
mi recai ;i trovaria, in sua assenza, dovelli sorbirmi ini lungo colloquio
cül signor Isaeeo Schrcider, s.r, [socialista rivoluzionarioj, uomo liigu-
bre che si trincera dietro una aprioristica negazione che in Rússia
possa csistere qiuilcosa di buono [ ...| Tua sorella fa solamentc Leccczio-
ne delia liberlà di stampa negata agli «esserre» [socialisti rivoluziona-
ri I e i patimenti che in alcune prigioní devono sollrire una certa
Isniailia (mi pare) e Ia Spiridonova: vorrebbe lavorarc per i Soviet, ina
le hanno íatto credere che i rappresentanti a Roma dei Soviet sono
tutte canaglie corrotte e non vorrebbe avere niente di comune con
loro, non vorrebbe si eredesse che lavorando con loro ella voglia avere
i benefizi delia Rivoluzione senza averne sopportato i sacrilizi, L
molto simpatica tua sorella però [,,,] In Rússia sarebhe una straordina-
ria lavoratrice e comprendcrebbe tutte le necessita delia lotta,^’

7 febbraio 1925:

Sai, tua sorella Tatiana mi anticipa un p o ’ la tua presenza: ti


somiglia molto in cerli tratti e in certe mosse: la musica delia sua voce
è Lineco delia tua voce [..,] Vado a trovaria spesso, ò venuta con nie
spesso nelle trattorie romane,^’

Tania che somiglia a Giuiia, che r«anlicipa», È il primo


scgnalc d’un intreccio ambiguo: dt ciò che Gramsci chiamerà
«pirandellismo»,
Tania, Genia e Giuiia si ritrovano insieme a Roma, con De-
liü, in un appartamentino ammobiliato di via d’rapani, verso il

Ivi, p. 120. II corsivo c noslro.


Ivi, p. 122. II corsivo c nostro.

120
(hiH autunriü dei 1925. Trentasette anni l'ania, trenta-
í ('pcnia. ventinove Giuiia; Deliü ha compiuto 1’anno in
p ! (\ino avcva potuto conoscerlo solo in marzo, in un breve
. rno a Mosca). Genia ha recuperalo in pieno Ia mobilità ma
‘ implciamente Ia salute menlale. Vive per Delio: inorbosa-
I piu che «1’altra manima». È «padre-madre». Concede
p iiilia, che ha sültomesso, dessere «1’altra manima»; respinge
ii»>. • 1'altro padre», gelosa di lui.
i'ci slaic in Italia, Giuiia deve avere un impiego. Ha rinunzia-
' pin aolTerenza al violino e airinsegnamcnto delia musica. Fa
' 1,0 010 gi'igio nelFambasciata soviética.
Icmpi duri, d'inaudita fcrocia: i 1'ascisti assaltano, massacra­
' Ia \iia degli oppositori non è sicura. bisogna muovcrsi con
aiicla. Gramsci ha giudicato prudente non unirsi ai familiari,
im (li coinvolgerli e che il governo revochi a Giuiia il permesso
I (>ggic.)ino; continua ad abitare perciò in via Morgagni, dei
Io non distante da via Trapani. Da Giuiia e Deliü viene sul
II dl. Cena e sdntrattiene fin ollre Ia mezzanotte. Non escono mai
I icmc. Qualche volta Giuiia va con Tania. Genia e Nilde Perilli
1 lonccrti delFArgentina o delTAdriano. Nino non le aceompa-
iia. 1’iclerisce restare a casa con Delio: vede in lui virlü straordi-
iMc, gli si rivolge come ad un ometto.
\ iene a Roma anche Apollo, una bclla figura alia Tolstoj, il
ipo forte e Ia barba lunga e candida. La Roma dei 1926, crocc-
I di milizie, somigiia poco alia Roma quieta e tollerante chegli
o.oa conosciutü nelLanteguerra. Ma Delio è unottima ragione
. r viverei...
Diià. riandando a quei dieci mesi, Nilde Perilli:

(dulia lavorava mattina e pomcriggio, Tatiana insegnava seienze


ilnrali. Genia si occupava di tutto e specialmentc di Delio. Lo mostra­
I alie vecchie amiche romane come se fosse un figlio suo [...| La
oineiiica pomeriggio noi quattro andavamo ai concerti. Gramsci resta­
I a giocare con Delio. A lui Ia musica non era mai piaciuta. Poi
MIO) Apollo, mi pare che Gramsci andasse molto daceordo con lui,
divertivano loro due e Delio. Delio si aggrappava alia lunga barba
1 I iionno [...] lo andavo a cena tutte le sere da loro, ma mai ho
iiiilo Gramsci parlare di politica. Si rideva, si scherzava col bambino
d L raramente, molto raramente Giuiia suonava [...] Suonava anche
c//i dilficili, Vivaldi [...J Genia e Tatiana dormivano con Delio, in
na delle camere da letto, e Giuiia da sola nelPaltra. Ma quando

121
Cicnia scopriva chc Gramsci aveva dormito in quella casa una nottc, facc-
va delle sccnatc; diccva chc era pcricoloso, chc loro erano straniere, chc
njfíicio Politicü poteva revocare il permesso di soggiorno dalla scra alla
mattina [,..J Gcnia si vedcva chc cra una pcrsona che sapcva di política,
Forse per ciò tutti finirono con il darle ascolto quando decise che Giuiia,
incinta dei sccondo figlio, doveva lasciarc Fltalia, Fu una sccna drammati-
ca, quella: Giuiia sul letto chc piangeva, Gcnia che le allacciava il busto
di gravidanza e ad ogni stringa che le annodava sulla schiena ripeteva
«Via via via da questo Paesel». Pareva che lei, che aveva tanto amato
ritalia da ragazza, ora 1'odiassc. Nessuno osò opporsi alla sua volontà; né
Apollo Schucht nc Gramsci. Lui non presc nessuna posizione nc pro nc
contro. Ricordo che Giuiia si disperava con me. Mi diceva: «Se almeno
Antonio si imponesse a Gcnia, se dicesse chc gli servo qui»...*^

Ma il senso rcale dcl grido di Gcnia c «Via via via da Gramsci!»,


«Paltro padre».
Nel lugiio 1926 lasciano solo a Roma Nino per una villeggialura
in località dolomitica, Trafoi. Giuiia non vi si tralliene a lungo: pre­
cede le sorelle verso Mosca ai primi dagosto (tre settimane dopo
darà alhí luce Giuliano). Viene a Trafoi anche Nino, ma solo a fine
agosto.

Ho avuto Pimpressione — scriverà a Giuiia - che Dclka stesse


molto meglio che a Roma: mi pare che si sia rassodato e irrobustito. Si
è sviluppato intellettualmentc: ha preso contalto col mondo esterno,
ha conosciuto una infinita di cose nuove. Penso che il suo soggiorno a
Trafoi, in una grandiosa cornicc di montagne e di ghiacciai, lascerà
nclla sua memória tracce molto profonde. Abbiamo giocato. Gli ho
costruito qualche giocarello: abbiamo acceso dei 1'uochi in campagna;
non cerano delle lucertole e non ho perciò potuto insegnargli a cattu-
rarlc. Mi pare che ora incominci per lui una fase molto importante,
quella che lascia ricordi piü tcnaci, perché durante il suo sviluppo si
conquista il mondo grande c terribile.^’

Delio ò aceompagnato da Gcnia a Mosca a seitembre. Non Io


vedrà piü. È arrestato due mesi dopo. Mal conoscerà Giuliano...

D ieci anni di soliíudine Gramsci non ha da aspettarsi molto,


per ragioni diverse, dal padre e dai tre fratclli che potrcbbcro

" Cambria, op. cU., p. 90.


” Gramsci, /'or.sc rirmirrai loiUana cit., p. 134.

122
ii (I jíli Io durante Ia prigionia. Nel 1927 il signor Ciccillo è
1,1 \alido, sessaniasei anni, ma non verrà mai a irovare il
|ii igit)niero. Gennaro ò tuoruscito in Francia, sbandato. Ma­
M I isia, s'c tiralo da parte, e Nino ha scritto a Tania:

,11 miu Iratello Mario non posso piü contare. L'ho capito un mese
una Icttera di mia madre. La mamma mi scrisse daver
iiiiii una Icttera dalla moglie di Mario, con molti lamenti ecc.
I a Mario di venirc a colloquio; mi sembrò molto imbarazzato.^”

I (I ancora, in una lettera alia mamma;

\on lio piíi scritto a Mario c certamente non gli scriverò piü. Ho
1’iiui clic ha avulo moita paura di conipromettersi e io non voglio
.'iigli ncanche il piü lieve fastidio.^

Iiiline Cario, superfidale e vellcitario. Nino c portato a non


- iidcilo sul serio. ConFida a Teresina; «Non credere che abbia
1 limpi-üveri da Fare a Cario. C e da rimprovcrargli solo di
I ic sciüccü»’''. Ed a lui direttamente dice:

I c baloidaggini che mi scrivi nascondono una buona dose di ipocri-


1 mgenua e provinciale [...| Tu non sei capace che di Fare delle
: iiKaggini [...] Voglio darti un consiglio da Fratello che ti conosee a
11.Il) c (a modo suo) ti vuol bene. Non impegnarti mai a Fare qualche
:i solo per fare bella Figura o per evitare di fare brutta figura
i;ii.in/i a chiunque [...1 Quando ti impegni a fare qualcosa che o non
. apaee di fare o sei deciso a non fare, in realtà rimandi la brutta
lira, ct)n qualcosa di piü: che corri il pericolo di apparire un uomo
. . eevole, giudizio che sarebbe troppo grave per te e che io non
1 (Io cite tu meriti, perché meriti solo delia compassione.^’

I );i Giuiia non riceve, nelia lunga carcerazione. che sedici lettere
.lodici nel 1927-28, solo quattro nel quinquennio sino al 1933, nes-
ima dopo). Giuiia c crollata. Paga un costo che Gramsci, protagoni-
1,1 delia lotta politica rivoluzionaria, aveva messo nel conto per sé, e
I, cslerna a quelEazionc, no. Scriverà Nino il 7 aprile 1931:

LC. p. 121.
I.CU. II, p. 277.
Ivi. p. 29Ó.
Ivi. p. 300.

123
Quando si è iegata Ia própria vila a un fine e si concenlra in
qucsto lulla Ia sonima delle proprie encrgic c tulta Ia volonlà, non è
immancabile che alcunc o molte o sia pure una sola delle partite
individuali rinianga scoperta? Non sempre ei si pensa e perciò ad un
certo punto si paga. Si scopre niagari che si può sembrare egoisti
proprio a queili cui meno si era pensato di polerlo sembrare. E si
scopre 1’origine cleWerrore chc è la debolezza úi non aver saputo ostire
(li resutre soli, di non crcarsi legami. affczioni, ntpporii, ecc.

Quando Gramsci c arrestalo. lei non ha chc lrcnt'anni, con il


carico di due bambini. Nala nellcsilio, c crcsciutu schiava dcITin-
certo, anni raminghi, di travcrsie e slenti, la giovinczza dentro la
bulera rivoluzionaria e la guerra civile. Ora, su un sistema nervo­
so già provato, s'aecumulano la separazione forzata, la difficoltà
di comunicare con rassenle, la rcsponsabililà delia cresciía, salu-
le, educazione dei figli interamenle sulle proprie spalle, rastinen-
za sessuale, 1’idenlità perdula per la rinunziti al violino. Tacere-
sciuta soggezione a Genia (la sola che con il suo lavoro porti
soldi a casa), le angustie delia vila quotidiana neirUuss delTeco-
nomia in dissesto e poi deirindustrializzazione accelerata. Nel-
Icspressiva sinlesi di Adele Cambria, «fatica fisica. castrazione
creativa e intcllettualc. il carico solitário dei figli»"'. E Tesito
eccolo, la mente che si sfracella. II 20 settembre 1927. albindoma-
ni dei suo trenlunesimo compleanno, scrive al compagno lontano
una leltera slrazianle:

Mio carissimo, ricordi? Sono già tanli anni che ci siamo conosciu-
ti. Ci ho pensato ieri perché ho conipiuto trentun anni |...| Ci ho
pensato con tanta dolcezza [...] Caro, non ho scritto da tanto tempo e
mi sembra che non riuscirei a scriverti senza dirti la verità chc sono
stata male [...] Mi sono curata due mesi interi in un sanalorio. dal
quale sono uscita quindici giorni fa molto rinlorzata e serena. Ho
avilto un poco di esaurimenlo e di nervosismo, ma adesso sto bene e il
medico, quando gli ho parlato prima di uscire dal sanatorio delle mie
capacita di lavorare, mi ha deito: non lavorare piü di dieci ore! Cosi
sono soddisfatta. Delio e il piccolo stanno bene. Giuiiano ha due
dentini, bianchi bianchi [...J il visetto è abbronzato dal sole, con degli
occhi dolci, quasi neri, con delle ciglia lunghissimc [,..| Ti abhraccio,
caro. Scrivimi.’’

LC, p. 425. II corsivo è nostro.


Cambria, op. cil., p. 12Ü.
Giamisci, Forse rimarnii loutana. cit., p. 23.

124
1 .mcora:

\nioniü caro, vorrei raccontarti la mia vita in questi mesi che ho


iMi in un sanatorio [...] Non perché era interessante ma perché
UI ucnto liberata dal male che m’impediva prima qualsiasi attività
,ik . clic mdmpediva di scriverti per spezzare il tuo isolamento [...]
. era un male grave [...] Era solamente una grande depressione
liua |...| Ora sento le mie forze crescere [...] Ora ogni ricordo
iiia un desiderio [...] Mi sembra di vedere i tuoi occhi che vorrei
iu haciare.”

( oglic Gramsci il dramma di Giulia? Non parrebbe. Le ri-


■uidc il 7 novembre 1927;

I Io ricevuto tue due lettere, scritte verso la metà di settembre. Cosi


diincnticato il lungo periodo di tempo trascorso senza notizie. È
Oi multo brutto stare cosi tanto tempo senza notizie. Io non riesco a
li lilanni, per esempio; sento una certa confusione, e dovrò ancora
i im certo sforzo per togliere la sordina al corso dei miei pensieri e
I imei sentimenti. Non devi impressionarti di queste parole. Sono
iio un po' indolenzito e voglio comunicarti il mio esatto stato d’ani-
i I u devi aiutarmi a sgomitolarmi poco a poco. Devi scrivermi a
i;'o c ogni yolta che ti è possibile delia tua vita e di quella dei
nliíni, di cui ignoro tutto, salvo la generica notizia delia loro salute.
.iMuaccio teneramente

I )clla condizione di Giulia sembra atíerrare soltanto - almcno


INI piimo tempo - alcuni aspetti certo reali ma non i soli e
iiu hc i piíi decisivi, la nutrizione insufficiente e 1’affaticamenlo
u u (doviito, azzarda, a mancanza di método):

lu sono ancora persuaso che nel male di Giulia entri come causa,
enlata crônica, la poca preoccupazione delia vita fisica; alimentazio-
nun adeguata, riposo male organizzato, sforzi di lavoro eccessivi
I I cncrgia di cui si dispone, e tutto ciò inutilmente, non per necessi-
|icr íorza maggiore, ma per mancanza di método e per uno spirito
;k rilizio inteso irrazionalmcnte e puerilmente.”

Ihul.
I 0. p. 144. ^
l\i. p. 641. Dal febbraio-niarzo 1931 sino al luglio 1932 Giulia si
iuipoiic a cura psicanalitica. Gramsci obietta. Acute osservazioni svolge in
upoMio H. Forcella in Gramsci, julca e Ia psicanalisi, conipreso in Celebra-

125
Un'inconiprcnsione che non aiutcrà Gitilia, di quando in
quando internata nel sanatoriodi Soei, in Crimea (e Gramsci ne ò
lenutü all’oscuro).
Nuova presenza ccnlrale nclla vila di lui. in questi anni di fili
spezzati, c Tania. Ia sola che gii stia vicino visilandolo in cárcere
assiduamente e prendendosi cura di sue questioni anche delicate.
Ncl 1927 ha trentanove anni. Dal 1915 vive sola, come rassegna-
la alia solitudine («Mi sono sempre occupala di quelli che mi
erano cari, ma non ho mai lasciato a nessuno 1’agio di conoscere
Ia mia vila intima |...| Io mi dichiaro fortunala se nessuno mi
baslona» "’)• Ha un temperamento lirico, con punte d’ent'asi e
languori romantici («Da piccola ho sempre sofíerto di un certo
senso di passione di cui ò sempre stata pregna ralmoslera di casa
noslra» ’ ). Nel 1915 si separo dai suoi che tornavano in Rússia:
allora forse perche Iraltenula a Roma dalTimpiego. Non li ha
seguiti neanche dopo Ia villeggiatura a Trafoi, nel 1926. Perché
neppure ora? Si deve immaginare che non sia stato estraneo a
questa scella 1'appagamento che le dà Ia compagnia di Nino. Sono
divenuli amici dal primo incontro, lei si è sentita 1'inalmente, in
quei mesi di vita comune prima delTarresto di lui, meno sola: è
come subenlrata a Giuiia (non nel rapporto sessuale, beninteso),
e di quei giorni vissuli con 1’animo delia «similmoglie» serba
memória lieta. Gli scrive ad Ustica e poi a San Vittore:

Non ho piii nessun motivo di tornare a casa per le ore dei pasti.
Quando verrai a Roma, ricominceremo ia nostra vita casalinga. Del
resto sai che mi piace occuparmi delia casa, non per le faccende in sé
ma mi piace organizzare una vita conforme alie esigenze fisiche del-
ruomo,’"’

«Sai che da quando sei partito non ho piü mangiato Ia pasta?


I...1 Non vedo 1’ora di poter cucinare ancora per te, e tu mi
insegnerai tante cose, non è vero?» Riversa su Nino una passio­
ne protelliva, «infermicristica», un affetto di compagna-madre, II
sacrifício dassisterlo non le pesa; anzi, appagando unesigenza di

Cambria, op. cit., p. 153.


Ivi, p. 187.
Ivi, p. 142.
Ivi, p. 138.
Ivi, p. 139.

126
p.i/ioiic alia pena altrui, 1’esalta, La vita di lui riempie la
; iinainorata? L’amica sua piü cara, Nilde Perilli, mi dice di
ík iíi di alleviargli le durczzc delia rcciusione con dedizio-
11/a inisLira, avendo per guida sino airultimo 1’etica delLal-
:iii. indulgente quando lui si fa pedante, paziente quando lui
I I di nervi...
I luaggio 1927 - per essere vicina a Nino — si trasferisce a
>m: ha irovato un impiego nella delcgazione commerciale
ii<a; allüggia in una stanza daffitto di via Filippino Lippi;
lU-, riebile e sindrome addominale gastrica Lobbligano al-
i- (lale, vi è trattenuta a lungo; può incontrare Nino solo al-
i.i di settembre, ed è la prima volta che Io vede carcerato. Ne
MiiM shück. AIFuscita gli manda una cartolina poslale:

\ii sembra di essere stata proprio una stupida e di non aver saputo
luilla. e non potevo fare a meno di piangere. Spero che vedendoti
‘la saro meno emozionata e che anche tu saprai dirmi di che cosa
biMigno |...] Temo che tu mi abbia trovato ancor piü stupida di
iiiii mi considero io."'

SpetIicc la cartolina; ma, forse trovandola inespressiva, sem-


quel b settembre 1927 riprende la penna, stavolta per una
1 i.i scopertamente d’amore:

o.itissimo Antonio, come ò stato breve il tempo dei nostro collo-


non abbiamo avuto nenimcno il tempo di capire qual è il nostro
!ii d animo. Poi avrei avuto desiderio di abbracciarti teneramente e
IIi miiasta ben delusa non potendo neppure stringere la mano.
ni peto che la tua delusione non sia stata troppo grande, almeno
içi che tu riuscissi a vincere questo sentimento. Dobbiamo cercare
1 luIcTC nella misura massima delia gioia di vederci. Ti debbo vedere

i.imc di Giuiia e dei bambini, anche. Vorrei poter lasciarti Pillusio-


lii vederli mentre mi vedi, e sono ben addolorata di non averti
iii(i portare le loro notizie recenti.'*

1 qucslo - di sostituta di Giuiia - il ruolo che Tania si

Sorcila è però la soglia affettiva alia quale Gramsci, rispon-


ndolc, Parresta:

Natoli, op. cil., p. 2Ü0.


Oanibria, op. cil.. p. 162.

127
Vedi che io ti scrivo proprio come a una sorella e tu in tutto
questo tempo sei stata per me piü che una sorella. Perciò ti ho anche
tormentatü un po’, qualche volta. Ma non è forsc vero che si tormenta
proprio coloro che ci sono piü cari? Io voglio che tu faccia di tutto per
guarire e star sana. Cosi potrai scrivermi, tenernii informato di Giuiia
e dei bambini e consolarmi col tuo affetto.'”

Le vuolc bene, fraternamente appunto. Ne dipcndc. Le ò rico-


noscente, senza tuttavia arrivare ad assccondarla in quel che gli
pare (e glielo rimprovera) «Fanatismo romântico». E anche quan­
do Giuiia smette di scrivergli e lui ne è sconcertato c avvilito, Ia
devozione di Tania non gli è di compenso. Schiettamente le dice;
«Ma ci sei lu. dirai tu. E vero, tu sei molto buona e li voglio mollo
bene. Ma qiieste cose non sono cose in cui valga la sosiiíuzione cli
persona» Ama Giuiia. La vicinanza di Tania può fargii sentire
meno cupa Lesistenza, non eslinguere la pena per un silenzio che
Io deprime.
A Mosca vorrcbbcro che Tania si decidesse a tornare in fami-
glia. ò questione che Gramsci le ha posto ripciutamente csortando-
la alia partcnza. 26 marzo 1928:

lo credo proprio necessário che tu ti decida ad andarc a trovarc la


tua mamma. Forse nel passato non sono mai riuscito a riprodurti
Fintensilà dei suo desiderio di rivederti. Penso qualche volta che la tua
mamma, nonostante la sua grande bontà, debba volerne un po' meno a
me per il latto che non li ha rivisto da tanto tempo: essa sperava già
nel '22 che io sarei riuscito a convincerti.*’’

17 dicembre 1928:

Penso che farai molto bene ad andare dai tuoi. Tua madre, special-
mente, ne sarà tutta consolata e felice.*’*’

28 luglio 1930:

È molto increscioso che non abbia potuto approfittare dei viaggio


|a Mosca] di Piero ISraffa] per farti accompagnare |...J Non so perchc

LC, p. 122.
Ivi. p. 345. II corsivo è nostro.
Ivi, p. 197.
Ivi, p. 243.

128
ii t upi delle dogane, dei visti ecc. Tutto ciò è undnezia (...J
ima, dcvi poprio esser brava e non farmi slare sempre col rirnor-
' |'or causa mia non puoi fare ciò che piü ti piacerebbe.*'

\l:i davvero ciò che piü piacerebbe a Tania è andarc a Mo-


s.irchbc naturale. Non vcdc la mamrna dal 1915. Possibile
...... desideri di riabbracciarla e stare qualche tempo con lei?
mc non parle. Con Nino affronta largomento il 25 settembre
i 1. una lettera involuta c reticente. Non potendogli dire
o.iineiite che ormai il solo motivo delia sua radicazione in
n 1 c lui, s'avvita in un discorso a momcnti stralunato:

\ Ma lAnnaJ pensa che i nostri non vorrebbero che io rimandassi


ii.i partenza f...] Io mi sento veramente incapace di decidere di
I iic rilalia, non perché non vorrei vivere altrove, ma perché provo
uii senso di paura, di ripugnanza a fare un passo che dovrci
M.iic voluntariamente mentre non sento in me alcun stimolo per
I' ( íò non significa che io non saprei adattarmi alia vita in seno
. I.imiglia, anzi so a priori la parte che dovrei riempire, capisco
iH l importanza che la mia presenza potrà avere sotlo lanti rappor-
m.i c ben certo che con tutto l’affetto che sento di provare per
' ‘ iiiio dei miei in particolare e per tutti in generale, Panimo mio
i.ina sempre chiuso a loro, è stato sempre cosi. Quando papà e
iiinia mi scrivono che sono ansiosi di vedermi presso di loro per
n cura di me perché non sia sola al mondo, mi sembra una cosa
h ima |...] ma per me è assolutamente impossibile di avere dei
na iiii di espansione [...] Non so aprirmi in nessuno modo (...]
|Mic sono, senza alcun dubbio, sensibilissima alia manifestazione la
iciuic di qualsiasi sentimento di affetto o di attenzione verso di me
,1, ma questi sentimenti mi turbano, piuttosto mi commuovono
dis ma mi mettono anche nelia situazione di essere riservatissima,
o\a lorse, anzi sicuramente crudele, perché malgrado tutto non
1^1 mai aprirmi.

i)ira üramsci di sé: «Sono un sardo senza complicazioni psi-


s -giche c mi costa una certa fatica comprendere le compUcazio-
dcgji altri»”"'. Certamente complicale Tania, Giuiia e Genia.
I cn/.a complicazioni psicologiche i sardi? Comprenderemo

I\i. p. 3s6,
Fondo Gramsci.
I C', p. 622.

129
nieglio il destino trágico di quattro inielici proprio registrando Ia
concomitanza c interazione di singole specifiche «coniplicazioni».
Ia malattia nientalc di Giuiia. Ia posscssivilà deviala di Genia. II
lanatismo romântico di 1’ania. Ia psicologia lurbata di Gramsci
(facilita al sospello, pcrmalosità, irascibilità) per Ia solitudine
polilica. Ia progressione delle malattie e Ia lontanza chi Giiilia
(anche frustrato per come vive Ia sua paternilà astratta).
Bencbc siano poche le lettere dalla Sardegna. Gramsci sa
comunque piii dei suoi di Ghilarza che dei suoi di Mosca:

Certo conosco rneglio i ligli di Teresina, che mi hanno scritto


parecchie volte e sui quali Teresina mi informa abbaslanza perehé io,
conoscendo il quadro generalc delia própria vita per esperienza diret-
ta, possa corrispondere. Immagino invece che per Delio e Giuiiano io
debba esserc una speeie di Olandesc volante. “

E forse ancora non immagina quel che è per Giuiia: una


figura sfocala, nient’altro che - lettera a Tania dei 18 agosto 1934
— «il Babbo dei nostro Deliuceio» h
feresina, diiágente delle Poste di Ghilarza, è Ia sorella predi-
letta. Sono lei, Grazietta e la mamma (altre donne, non il padre,
non i fratelli) i punti di riferimento, il tramite con Pambiente
degli anni giovanili.

Carissima mamma. Corrias, corriazzu h ti ricordi? Sono sicuro che


ei vedremo ancora tutti assieme |...] e faremo un grandíssimo pranzo
con kulurzones e pardulas e zippulus e pippias de zuccuru e figu
sigada Credi che a Delio piaeeranno i pirichittos e le pippias de
zuccuru?

Carissima 4’eresina, Franco mi pare molto vispo e intelligente:


penso che parli già correntemente. In che lingua parla? Spero che lo
lascerete parlare in sardo e non gli darete dei dispiaeeri a questo pro-
posito.'’

’ Ivi. p. 559.
‘ Cambria. u p . c it . . p. 128.
Ciocü di parolc tra il cognome Corrias. paremi delia madre, e c o rr ia z z u .
che in sardo viiol dire coriaceo.
’ Dolei sardi.
’ * l.C, p. 55.
’ Ivi. p. 64.

130
>M;^^inla niamnia, mandami tante noiizie di Ghilarza, di Abbasan-
: Itoioiieddu, di Tadasuni, di Oristano. Zia Antioga Putzulu vive
i.i ’ r. chi è il podestà? Felle Toriggia, credo. E Nassi cosa fa? E
I di Oristano vivono ancora? Zio Serafino sa che ho dato nome
,il mio bambino?

.iri.ssima mamma, vorrei che tu mi mandassi, sai che cosa? La


. >.1 ili frà Antiogu a su popuiu de Masuddas. Ad Oristano si potrà
1'iaic, perche ultimamente 1’aveva ristampata Patrizio Carta nelia
i.imo.sa tipografia. Poiché ho tanto tempo da perdere, voglio com-
'< mHIo stesso stile un poema dove farò entrare tutti gli illustri
•ciaggi che ho conosciuto da bambino: tiu Remundu Gana con
11' II c Ganolla, maistru Andriolu c tiu Millanu, tiu Michele Bob-
hii Iscorza ailuttu, Pippetto, Corroncu, Santu |acu zilighertari ecc.
\li divertirò molto e poi reciterò il poema ai bambini, fra qualche

> .iiissima mamma, quando ti capita mandami qualcheduna delle


ii.iiiii sarde che cantano per le strade i discendenti di Pirisi Pirionc
r.iiliiuina c se fanno, per qualche festa, le gare poetiche, scrivimi
dl icmi vengono cantati.’’*

I arissima mamma, ho comprato intenzionalmente una fetta di pa-


: 1. 111c natalizio da mangiare come se me Io avessi mandato tu diretta-
iiii . Certo preferirei un buon piatto di culurzones come quelli di tiu
iii/iscu Frore, con un paio di testine di capretto al forno: ti pare?
1 1(11SC Io stesso Franziscu Frore è morto, portandosi nelia tomba il
egreto culinário.

t arissima mamma, Cario dovrebbe scrivermi qualcosa sulle attuali


: lic sociali, per le quali lavora. Io immagino che il loro sviluppo
idia piocedere tra grandi difficoltà. Qualche volta mi domando co-
inai i vecchi aceaparratori di latte non sono ancora riusciti ad
ic Ia testa delFon. Pili, che mi pare si sia illuso troppo sulFefficien-
i( llc lorze da contrapporre alForganizzazione finanziaria dei bagari-
1 lic avevano prima il monopolio dei pascoli e dei caseifici.''"

(. arissima mamma, mi dispiace che sia morta zia Nina Corrias.

IVi, p. 81.
I\i, p. 99.
I \i, p. I )2.
I.CU, II. p. 276.
Ivi, II, p. 287.
Povera donna. Credo che fosse molto brava, nonostante qualche sua
innocente posa di superiorità continentale. E poi, ha certamente contri-
buito a svecchiare un po’ Pambiente di Ghilarza, scnza paura di urtare
pregiudizi, istituzioni e persone. Ti ricordi il primo circolo femminile
da lei propugnato? E quando ícce seppeilire civilmente il suo fratello
censore? Che scandali, che brusii.'*'

Caríssima mamma, sai cosa dovresti fare? Nelle tue lettere dovresti
passarmi in rivista tutti quelli che Io conoscevo e darmi loro notizie,
specialmente di quelli che in questi ultimi anni sono riusciti a cambia-
re Ia loro posizione, in meglio o in peggio. Vorrei riuscire a compren-
dere se Ghilarza, con Ia nuova situazione amministrativa che le è stata
fatta e con Ia vicinanza del bacino del Tirso, ha Ia tendenza a diventa-
re una città; se c’è un maggiore commercio, qualche industria, se una
parte delia popolazione dalle tradizionali occupazioni rurali è passata
ad occupazioni di altro genere, se c’è uno sviluppo edilizio, o se invece
è solo aumeniato il numero delle persone che vivono di rendita.
Perché mi capisca, dirò che secondo me Oristano non ò una città e
non Io diventerà mai; è solo un grande centro rurale (grande relativa-
mentc), dove abitano i proprietari di terre o delle pesehiere del territó­
rio vicino e dove esiste un certo mercato di manufatti per i campagnoli
che vi portano le loro merci agricole. Un centro di commercianti e di
proprietari fannuiloni, di usurai cioè, non è ancora una città, perché
non c’è produzione própria di nulla che sia importante. Ghilarza tende
a diventare come Oristano o Penergia elettrica dei Tirso dà Ia base a
qualche industria sia pure iniziale? *’

Sullo sgangherato scrittoio di Gramsci. nella prigione di Turi,


si intrecciano le immagini di bambini distanti: quelli di Mosca
(Delio e Giuliano) e quelli di Ghilarza (i figli di Tcresina -
Franco, Mimma e Diddi - e di Gennaro, Edmea). Lui passa
lunghi momenli a confrontarli, studiandonc le identità e le dif-
ferenze;

Ho ricevuto una lettera di mia sorella Teresina con Ia fotografia di


suo figlio Franco, nato qualche mese dopo Delio. Mi pare non si
rassomiglino affatto, mentre invece Delio rassomiglia moltissimo a
Edmea. Franco non è ricciuto e deve cssere caslano oscuro; inoltre
Delio è certamente piü bello.*’

LC, p. 184.
LCU, II, p. 289.
LC, p. 62.

132
1' lui cülpilo niolto chc Franco, almcno nelia fotografia, rassomi-
o alia noslra famiglia: deve rassomigliare a Paolo IPaulcsu,
I ' di fercsina] e alia sua stirpe campidanese e lorse addirittura
uddina: c Mimi a chi somiglia?'"'

: iiíaiia mi ha trasmesso qualche settimana fa alcune fotografie dei


inni di Teresina che mi sono piaciute molto. È vero che Mimi
amglia molto a Emma quando era piccola. Del resto è meraviglio-
iiic qucsti banibini hanno i lineamenti di famiglia (anche Delio e
laiH) hanno molto marcati questi lineamenti); pare di vedere facce
I ic lantc volte che affiorano al ricordo di tanti anni di lontanan-
Itiddi mi pare che rassomigli tanto a Teresina com’era quando
oamo ancora a Sòrgono e andavanio alPasilo delle monache; non
IO licciuta e bionda come era Teresina. L’ultima fotografia di
Io che ho ricevuto mi ha dato Fimpressione di rivedere Mario
mdo aveva 8 anni; cosi Giuiiano ha un faccino che nei lineamenti
1 lali mi ricorda Nannaro e specialmente zio Alfredo."’

\ iene in mente a 'Fania di prüspettare alPanziana madre di


oo. eliissti eon quanta eonvinzione. il viaggio, a quel tempo
.iiiiente aecidenlato, da Ghilarza a Turi, Le scrive il 4 febbraio
■d (leüera inédita);

t ara signora Peppina, ho saputo che Nino ha ricevuto il pacco da


iiivíatü e ne è stato felicíssimo L...] Ho saputo ora che lei c un poco
I icmc, questo sarà Peffetio delia cattiva stagione. Ia prego di usarsi
lii liguardi c tutte le cure necessarie per rimettersi al piu presto.
; \ oi rei potere fare una cosa, venire in Sardegna e poi portaria con
.1 I uri, per vedere Nino. Credo ehc sapendo che le faccio (are il
CIO sul Continente accompagnandola, circondandola di tutte le
ibíli cure. Nino acconsentirebbe a farle fare questo lungo e disagia-
i.iggio. Ma le prometto che farei dei tutto per rendcrio meno
10 .0 . Polrcbbe venire con noi un altro figliuolo suo. Cario, che ha
pre avilto tante premure per Ici. Io so, e cosi Ia visita riuscirebbe
oo tlolorosa, anzi potrà dare a tutti Ia massima gioia che si possa
ic in itile circostanza. Dobbiamo noi, signora, essere possihilnicnte
odioni delle circostanze ed avere Ia forza di accettare quelle gioie
possiamo ancora avere.""

I\ i. p, 64.
ivi. p. 663.
I cltera cuslodiUi da Diddi Paulesu Gramsci.

133
Alia line di quel 1932. il 3ü dicembre, Pcppina Mareias muo-
re. Ma al liglio, inasprilo dalla rovina fisica e in condiziüni di
stanchezza moralc, scelgono di non dirlo. Glielo tengono nascoslo
per duc anni. Sci'iverà nel 1936 a Giuiia:

Tu hai crédulo che io non sentissi. fin dal '32, che la mia povera
mamma era morta? II piii forte dolore l'ho sciitito allora e veramente
in modo violento, sehbenc tossi in grave stato di prosirazione fisica.
Come potevo immaginare che mia madre, viva, non mi scrivesse o
lacesse scrivere e che da casa non mi accennassero piü a lei? ‘“'

In realtà. al momento, queste inquiete supposizioni non le


manilesta, ed anzi, aticora un anno e mezzo dopo la sciagura, l’8
marzo 1934 - in vista dei giorno di San Giuseppe, onomástico
delia madre — non sapetidola morta Ic serive:

Caríssima mamma, ranno scorso, per le graví condizioni di salule


in ciii mi trovavo proprio in questi giorni. non mi fu possibile di
inviarti gii auguri per il tuo onomástico. Non voglio che anche que-
sCanno trascorra senza ricordarti la mia grande tenerezza, Tatiana ha
tenuto intormaia Teresina delle mie nuove eondizioni di vita che, pur
non essendo delle migliori, non possono certo essere paragonate a
quelle di un anno la. Non ho scritto finora perché sono stato sempre
un po' scombussolalo e anche perché sapevo che Tatiana, che viene a
visilarmi tutte le domeniche, vi teneva informate. Non sono ancora
ridiventato padrone delle mie lorze lisiche e intellettuali: neH'ultimo
tempo passatü a Turi mi ero logorato in modo quasi catastrófico e la
ripresa è molto lenta, con ricadute e oscillazioni |...| Ho poche infor-
niazioni delle tue eondizioni di salute.

Precipita in eondizioni disperate: morbo di Pott, tbc polmona-


rc, iperlensionc a 200, crisi anginoidi e crisi di golta. Pochi mesi
prima di morirc, ricollegandosi a Giuiia, Ic serive:

In questi ultimi giorni, dopo che Tatiana mi ha consegnato le tue


lettere dei '33, ho sentito nuovamente, con forza, quanto grande sia la
mia tenerezza per le e quanto grande sia sempre slala anche negli anni
passati, quando non li scrivevo perché mi senlivo isolato e sconforlalo.
Ho soflerto ora per te, nel leggere le tue lettere che mi erano State

LCU, 11, p. 301.

34
\ Cara |ulca, iü conservo dei luo papà dei ricordi che me Io
>nibrare sempre presente c penso con rimpianto che avremmo
innosccrci piü e meglio |...| Ma questo rientra nelia zona delle
'iii perdute da me non IsoJ se per mio difetto, perché dal ’20 in
í m gran parte vissuto sotto Tincubo di ciò che sarebbe successo
i.i c delia enorme quantità di forza che avrei dovuto avere per
MUI in londo ciò che mi pareva giusto e necessário. Cara, polrò
í !i mai di tante cose? Adesso sono diventato di una ipersensibilità
I usa e non potrei mai scrivere su certi argomenti. Forse non mi
-picgato sufficientemente quando ti ho scritto dei ragazzi e dei
1 lic non riesco a comprendere Ia loro vita solo dalle loro lettere
; iglí accenni che lu me ne l'ai. Non capisco neanche a che punto
1 loro sviluppo intellettuale. A te importa la loro sensibilità e Ia
*u //,a dei loro sentimenti |...| ma tu sei la mamma e oceorre
pic ricevere con cauzione le impressioni delle mamme e 1.,.] natu-
la nic anche dei papà, quando vivono sempre a contatto dei loro
m IcIIÍ e si sentono commossi per ogni loro mosselta. Non riesco a
IIn paragone tra la loro «cultura» scolastica e quella dei paesi
aicniali; non posso fare un paragone neanche pensando ai miei
idi. l ultavia; ho ricevuto una lettera di un mio nipotino che è piii
oinc di Delio, e che questanno entra ncl ginnasio. Mi pare che non
o).i la ricchezza di sentimenti e la larghezza di interessi e di visioni
l>clio, ma che sia piü ordinato intellettualmente e che sappia ciò
nolc (bisogna tenere conto che ha vissuto finora la vita meschina
ngusia di un paese delia Sardegna, non paragonabile a una città
ndialc dove confluiscono enormi correnti di cultura e di interessi c
enlimenti che raggiungono anche i venditori di sigarette delia
ida, cccomel), Giuliano mi pare moralmente piü pacato di Delio.
ilcüualmente meno turbolento, ma perciò un po' indietro anche
i| suo temperamento. Cara lulca, oceorre che riversiamo nei nostri
,í//i tutto lalTetto che ci univa ai nostri cari e che Io facciamo
ucre in loro in ciò che di meglio e di piü bello ce nc rimane nelia
iiKiria, Ti abbracciü con tanta tenerezza,*'*

I ruddio,..

! Chilarzu con G iuliano Gram sci Aprile 1967, trcnt'anni dopo


1 morte di Antoniü Gramsci. Vado a Ghilarza con Giuliano,
maitmtuno aiini, clarinettista di unorchestra classica di Mosca

' Niwvc lellere di Antonio Gram sci e alíre lettere di Piero Srajjii. a cura
\. \. Santucci. prcíazaonc di N. Badaloni, Roma 1986, p. 48.

135
(siiona íinchc, al pari delia niamma, II violinu). L, vcnuto dal-
rURSS per visilare i luoghi dcirinlanzia c delia prima giovinezza
dei padre. Ii)i lui conosce solo eiò che Ia mamma e le zie Cenia e
Tania gli hanno raecontato. Ic cose lette nei libri e le poehe
lotogralie esistenti: non ha potulo mai vederlo.

Avevo uppcna due rncsi - racconta - quando rarrcstarono. Mam-


ma era venuta in Italia nciroltobrc ded '25 con mio íratello Dclio,
allora mollo piccino,. quattordici nicsi. e con Ia zia Cenia. Avrebbc
voluto sisteniarsi definitivamente a Roma: Ia città le piaecva, e’era
stata a lungo da bambina, al tempo delTesilio di nonno Apoilo. Ma
ora. almeno rispetto al primo quindiecnnio dei sceolo, gli anni nei
quali mamma seguiva il corso di violino nel lieeo musicalc alTAceade-
mia di Santa Cecilia, 1’aria era eambiata. II lascisnio stringeva i freni;
c papà voile - ho sempre sentito d ire a casa - che mamma tornasse a
Mosea. Aspettava me; varcò lu frontiera il 7 agosto ticl '26: io nacqui
ventitré giorni dopo. Quando papà mori, nelbaprile dei '57. non avevo
ancora undiei anni.

E tarchiatü, stempiato, bruni i radi capelli e gli oechi, uiVaria


di mitezza e malinconia, non loquace, discreto, un po' chiuso. Ha
sposato una musicista, Zina, pianista. Hanno unti bambina, Olga,
e un maschietto nato neUestale dcl 1965, Antonio, Antonio
G ram sei.

Noi bambini - ricorda - non sapevamo delia condizione reale di


papà. Ci avevano tenuto nascosto il suo iniprigionamento. «È in Italia
si limitavano a direi - per combattere un governo cattivo: ma presto
verrà». E noi Easpettavamo. Finché un giorno. in casa di vicini, seppi
Ia ragione vera delia lunga lontananza di papà. L'avevano incarcerato,
e io lo seppi cosi, da una farniglia vicina.

Ascoltando Giuiiano, mi capita di ripetisare a una lettera di


Gramsci. üalla cella di Turi scriveva a Tania:

Non so pensare perché ò stato nascosto a Dclio che io sono in


prigione. senza riflettere appunto che cgli avrebbc potuto sapcrio indi-
retlamcntc, eioè nelia forma piü spiacevolc per un bambino. Pcrciò
bisognerebbc convincere Giulia che non è né giusto né utile in ultima
analisi tenere nascosto ai bambini che io sono in cárcere: è possibile

136
iioliza dcterniini in loro reazioni sgradcvüli, ma il modo
Miiavli deve essere sccho con critério^''.

alia c Gcnia non ebbcro il coraggio di farlo. Un giorno


aio eiui'ò di corsa in casa: disse alia mamnia; «Perché papa
messo in prigione?», e aveva una voce di pianlo. Giuiia
!i-posc súbito; Taltrasse a sé e a lungo Io tenne cosí, in si-

a.iiiK) nel centro delia Sardegna. Giuliano si guarda intorno,


a campagna è spoglia: terreni con stoppie, qualche sughcro
iaei ialü, macchie di lentischio, ferule, greggi su pasture pove-
'ai andare a Glrilarza si esce dalla principalc artéria sarda, Ia
• I clice, a mczza via quasi tra Cagliari e Sassari. Dei familia-
\nioniu è rimasta in paese soltanto Teresina, Ia sorella che a
I lu somigiiava per vivacità intellettualc: «Ricordi Teresina
a eravanio fanatici per leggere e scriverc? Mi pare che anche
III (.licci anni, non avendo piü libri nuovi. ti sei letta lulti i
.I Non c piü neiruFficio postale: ha settantadue anni. in
uiiic da sette.
i alira sorella, Grazietta, è morta nel 1962, a settantacinque
:: Anche Gennaro, il niaggiore dei íratelli, è morto. Si guada-
.1 tia vivere íaeendo il cassiere in una larmacia delia Garbatel-
Roma, Aveva oUantuno anni, ma appariva Forte e gli occhi
" (li Fanciuilo, ancora limpidi, Neirottobrc dei 1965 uiTaulo
ia\olsc; SC n c andato qualche setlimana dopo, il 3Ü ottobre.
'Cl l)i-ima. nel 1945, era scomparso a cinquantadue anni il
lio Mario. uFFiciale eFFeltivo deiresercito. Prigioniero di guer-
I Anslralia. vi aveva contralto una malattia incurabile. L'ulti-
Ici íratelli. Cario, ha 70 anni e vive a Milano. IF il solo che
a conosciuto Ciiulia. A lungo, per diíTicoltà di comunicazione
. onlatti, i Gramsci di Mosca e i Gramsci sardi sono vissuti
in pianeti diversi. «Mamma - dice Giuliano - era gravcmeiv
iiialaia e lo è tuttora. Perciò le è stato sempre impossibile
Mrci in Italia per vedere papà in cárcere e poi in clinica e per
-"-cere i parenli».
\ilraversiamo Abbasanta, il paese che precede Ghilarza. Pd
' I luoghi delPinlanzia «un po' selvaggia» di Antonio. Come

I 1 p. 3 9 1.
I\i. p, 381.

137
gli piíiccvanü le scorribandc tru Ia valle dei Tirso sono San Serali-
no e gli orti c i rusccili di Canzola c Ia casa di zia Maria Domeni-
ca Condas ad Abbasanta! bra staio colpito dalla IcUuradel loinan-
zo di Daniel Idcfoe c si sentiva un piccolo Robinson Crusoe:
«Non uscivü di casa scnza avere in lasca dei chicchi di grano e
dei fianimiferi avvolli in un pezzettino di tela ccrata per il caso
che potcssi essere sbattuto in una isola dcscrla e abbandonato ai
miei soli niezzi», Questi che vedianio sono i canipi dove egii si
divertiva ad acchiappare luceriole, a lanciare ciottoli íaccndoli
balzellare piu volte suiracqua. a spavenlare le volpi con un basto-
nc poggiato sulla spalla come fosse un fucile e gridando «buml».
Giuiiano comincia a estraniarsi. Guarda lonlano e lace.
Dopo molto, solo per rispondere ad una domanda dice:

Una mattina di fine aprile dei 1937 Dclio ed io fumnio aceompa-


gnati in una clinica alia periferia di Mosca. Cera anche il figlio di
Tügliatti, Aldo. Ci tennero in clinica qualche giorno senza una ragione
evidente, pcrché non eravamo malati. Trascorsa una settiniana, sve-
gliandomi vidi che rassistcnle dei banibini, una dottoressa. era seduta
sul mio leito e mi carezzava. bra un po' triste e tenera. Fcce passare
dei tempo; mi lasciò giocare, poi riprese a carezzarmi e infine pian
piano disse quello che doveva: papà non cera piü. Non lavrei mai
inconlratü. Non sarebbc piü venuto. lo 1’avevo sempre aspettato.

La vecchia casa dei Gramsci. a un piano, di pielra làvica


rossastra, è nel Corso. Teresina abila con Ia figlia Diddi a breve
distanza. Lascio che Giuiiano s'intrattenga con Ia zia lontano da
presenze indiscretc. Poi, tuttdnsieme, entriamo nella vecchia casa
dei padre. Queslo è il corlile dove Antonio giocava con il figlio
dei farmacista, Lueiano Guiso: ccco Ia vasca dove essi combatte-
vano battaglic navali manovrando grandi flotie di carta, di canna,
di ferule c di sughero distrutte poi a colpi di scliizzaloru (Ia
cerbottana). E quesla c Ia stanza dove Antonio si rinchiudeva per
riprodurre, ingrandcndole, le figure e i quadrelti d’un giornalino
con le avventurc di Barbabucco e per eoslruire golelte di carta e
soprattutto per divorare libri, qualsiasi libro, ma specialmente
libri di sloria.
Scriverà a Delio:

lo penso che Ia storia ti piace come piaceva a me quando avevo ia


tua età perché riguarda gli uomini viventi; e tutto ciò che riguarda gli

138
i|iianti piíi uoinini c possibile, tuUi gli uomini dd mondo in
I iiniscono fra loro in società e lavorano e lottano e migliora-
u ^si non può non piaccrti piü di ogni altra cosa."

iiliano cammina lento, ora non ascolta piü. È dentro un


H> di pensieri, guarda i muri, le cose, le piante ncl corlile
ii'~ione possessiva. Assorlo, si aggira nella casa dei padre
‘ li eonobbe.

/o c p resen te Tania aveva lasciato Roma alio scoppio delia


,1 doix) irentanni ddtalia. Andò a vivere con Genia e Ciu-
i 1,1 malata di tisi. Ldrruzione delle armatc naziste costrinse
» loro a síüllarc da Mosca. Ripararono a Frun/.e, Ia città-giar-
. apitale dei Kirghistan. nella Rússia asialica. È morta - mi
(diiliano - nel 1943, a einquantacinque anni.
>icnia c morta a ottantadue anni nel 1972, Fauno dei viaggio
\i\on a Pechino per incontrarc Mao Tsc-tung.
<.lulia non poteva rimancre sola nel vecchio casamento di via
Ml^l^i. Fra caduta, s’era rotta una gamba, era inoperabile (per
iiiica salute non reggeva Fanestesia). I primi tempi dopo Ia
lic ili Genia, Giuiiano, Zina e i bambini trasloearono da lei.
do\ evano uscire per il loro lavoro e Ia scuola, e Giuiia necessi-
‘ iFassislenza coiUiiuia... Intervenne il partito. Lospitarono a
ilclkino, foresta alie porte di Mosca, in una casa di riposo pei-
i.iiii boisccvichi ultimi superstiti delia rivoluzione dottobre, e
I \issuta sino agii ottantaquattro anni. É morta nel 1980,
em delFavvenlura brezneviana in Aíghanistan. Nella chiesa
iieacitUa dcl monastero cinquecentescü di Novodevicij i lunera-
itaceonterà una testimone, Mimma Paulesu Quercioli:

In londo alia chiesa una donna corninciò a suonare alForgano le


: dcirinternazionalc. La bara lü portata nelFabside e sospesa con
i', coidc su una grande botola quadrangolarc. Ci disponcmmo tulti
l.i ceniionia, solo Giuiiano e Delio stavano un po’ piü avanti dcgli
o Una donna parlò a nome degli abitanti dei quartiere di Mosca
,c tiiulia aveva abitato per tanti anni. Un rappresentante dei partito
>,iee Ia sua biogiaifia e i suoi meriti come militante comunista. Un
. hio boiscevico con grandi baffi e barba bianca ricordò i giorni

Ui. p. 845.

139
deirottobre. A nome dei eonuinisti ilaliani Elio Qucrcioli parlò soprat-
lutto delia storia di Giuiia Schucht e di Antonio Grarnsci, una bellissi-
ma e tragica storia damore tra una rivoluzionaria russa e un rivoluzio-
nariü italiano. Foi. in un grande silenzio, riprese il suono delEInterna-
zionale e venne il momento deUaddio. La bara fu calata lentamente
verso il luogo delia cremazione.'"

F.saltamenie un anno dopo, nelEcstate dei 1981, c morto a


cinquantasette anni Delio. Era colonnello delia Marina sovietiea.
insegnava mateniatica alEAeeademia navale di Leningrado. Ela
lascialo due figlic: Nadia, ehe ora (1991) ha venlisei anni, mae-
stra, e Renata, ventidue anni, diplomata in un istituto per segreta-
rie dazienda.
Sono maneati anehe 'Ecresina e Cario.
Giuliano c pensionato, aveva in ultimo una ealtedra d’insegna-
rnenlo al Conservatorio musieale di Mosea. È nonno dei bamEiini
di Olga (ehe ha sposato un ingegnere e d'aceordo con lui ha
ottenuto di ehiamare il primogênito Antonio Gramsei). L’Antonio
Gramsei Eiglio di Giuliano e Zina ha ventisei anni, ò laureato in
biologia, lavora in un Istituto di ricerea scientifiea oeeupandosi di
piante medieinali.

Gramsei, Forse ritmirrui lonlami, cil., p. 40.


111.

SARDEGNA, LE RADICI:
GRAMSCl «FEDERALISTA»?

1,

icltera a Giulia dove Gramsci delinea, di sé giovane. un


rltialtü:

iic cosa mi ha salvato - scrive - dal diventarc complctaniente un


inaniidato? Idistinto delia ribellione, chc da bambino era contro
lii, pcrché non poievo andare a studiare, io che avevo preso dieci
cic le materie nelle scuole elemcntari, menlre andavano il figlio
naccllaiü, dei larmacista, dcl negoziantc di tessuti. bsso si allargò
iulli i ricchi chc opprimevano i conladini delia Sardcgna ed io
0 (1 idloru che bisognava lottare per 1’indipendenza nazionale delia
(c «Al mare i continentali». Quante volte ho ripeluto queste
1. l’oi ho conosciuto Ia classe operaia di una città industrialc e ho
' ( l io che realmenie signilicavano le cose di Marx che avevo letto
,i per CLiriosità intellettuale.'

( .1; umori dei giovane Gramsci appena giunto a Torino per


ücniarvi runiversilà non diversamente sono lestimoniati da
oiiipagno di corso alia Fondazionc albertina, Palmiro Togliat-
. ( O un primo ricordo:

1 suo staio danimo era allora, nei primi anni delia sua giovinezza,
■iicntc non soltanto sardo ma, direi, sardista. Egii sentiva proton-
Mic il risentimentü comune a lutti i sardi contro i lorti iatti
ola c queslo diventò anche per lui risentimento verso i continenta-
11 rst) il continente [...1 Egli pensava allora che la Sardegna dovesse
iiicrsi altraverso una lotta contro il continente e contro i conti-
iii per la própria liberta, per il proprio benessere, per il proprio

>). vol. II. p. 3). II corsivü c noslro.

141
progresso. Un ribellc era già allora Antonio Cranisei. In pari tempo il
suo pensiero si orientava verso il socialismo.’

È un orientamentü che vcclianio meglio definito in quesl'al-


tro passo, ancora di logliatti:

Antonio Gramsci era venuto dalla Sardegna già socialista. Forsc Io


era piü per Tistinto di ribeilione dei sardo e per rumanitarismo dei
giovane inlellettuale di provineia, che per il possesso d’un sistema
complesso di pensiero. Questo doveva essergii dato da Torino: dalluni-
versità di Torino c dalla classe opcraia di d’orino.’

Sono llssati, ncirimmaginc che di sé Gramsci iratteggia c


ndia icstinionianza dei suo conipagno di studi e poi di lotta
polilica, i dati salienti d'un momento delia biografia intellettualc
di Antonio Gramsci. Idistinto delia ribeilione inizialmenlc prende
lorma di protesta sardista. alia quale già si intrecciano tendenzc
süciíilistiche. Converrà appena aggiungere che il sardismo come
organizzazione política nasce solo nel 1919. Prima è semplicemen-
tc stato d'animo: tempcrie di unepoca. Da quale situazione stori-
ca discende Ia protesta sardista?

2.

Quando, nel 1881, Francesco Gramsci arriva a Ghilarza per il


suo lavoro di gerente delIulTicio dei registro ? Pisola celebra an-
chessa il ventennale dellTinificazione. In reallà ben pochi motivi
avrebbe di far testa. Dal 1861 quasi nulia è cambiato. Scriveva
nel giugno di quelPanno Giuseppe Mazzini:

La Sardegna, terra di 1560 leghe quadrate, capace e forsc popolata,


ai tempi di Roma, di duc milioni di uomini, numera oggi meno di 600
mila abitanti. Un quarto appena delia superfície agricola è dato alia
coltivazione. Vmcontri per ogni dove fiumi senza ponti, sentieri affon-
dati, tcrrc insalubri per lungo soggiorno dacque stagnanti |...] II com-

■’ P. Tüglialti, discorsü lenulo a Cagliari il 27 aprilc 1947, ora in G ram ­


sci. Roma 1967, p. 50.
’ Id., discorso tcnuto a Torino il 23 aprilc 1949, ivi, p. 69.
’ l’cr notizic sulla laniiglia Gramsci e ogni altro riferimcnto hiogratico,
cir. G. Fiori, Vila di Antonio Gram sci, Roma-Bari 1966.

142
iicrno, privo di vie di com unicazione, c pressochc nullo. La
circüscrizione chc comprcndc un quinto delLisola, non ha
a chc la rileghi alie altre provinde. Le crisi di miséria vi sono

.1, irascorsi ventanni, le coltivazioni occupano aree piii


o |iiüducc piíi olio e piü vino che in passato ma sono
: atiività mcdiücremcntc renumerative, e ciò non solo per
nalLirali. La causa reale dei malessere è nelia struttura
i dcirceonomia agricola sarda.
niiissajus (piecüli e medi possidenti) c la gente baseia, il
cmic senza terra, eoslituiscono lenorme maggioranza delia
d/ione. Sono strati con delimitazione, da eeto a ceto, quasi
u ite. poiché spessü il piceolo proprietário lavora anche la
: ii altri, alia giornata, c rischia continuamente la spoliaziüne;
I cciinpi requisiti dalLusuraio cui ha dovuto rivolgersi nei
iiii dilTicili oppure devoluti al demanio per il mancato paga-
C' delle imposte.
! Cl iniamoci un istante alia condizione dei m assajos. che sono
pai ic delia classe ruralc sarda. La campagna delLisola ò una
hiciti. un retieolo fitto di muricce a seceo e di siepi che
c.iiio brevi ritagli di terra. La conseguenza di simile sminuzza-
c. delia proprietà íondiaria, IVatitumata in piccoli campi. c
i |H)ssidente d’una estensione complessiva anche apprezzabi-
c disperdersi in lerreni distanii chilometri, non collcgati da
. e modesti cosí da non permettere, ognuno in sé, sistemi
■i.ili di produzione. I.a casa colonica non può sorgervi. Spesc
>ic,i sono nioltiplicate, e si produce poco c male.
\Li dipende solo dalla polvetizzazione delia proprietà terriera
c . a.rietà dei piccoli e medi agricoltori sardi? L’altra causa è il

>.. Ma/zini, I.a Sardcgiia, pubblicato in estrattü nei «Quaderni dei


' !!lc.. Cugliari s.d.
\lmeiKi c o s í ritiene L. Salaris. . A lli d e l i a g i u n t u p e r r i n e l i l e s t a a g r a r i a e
' o i i í I L i o n i d e l i a e l a s s e a g r i e o l a . XIV, tasc. 1 c 2. relazione dei cüinniis-
ciKirevole F. Salaris. Roma 1885. ora parzialniente riprodoita nelL4í;/o-
l o r i e u d e l i a í p i e s t i o n e s u r d a , a cura di L. Del Piano, con preiazione di
.licretti. Padüva 1959. Sulla Sardegna contemporânea: A. Boscolo. L.
icni. L. Del Piano. P r o f i l o s l o r i c o d e l i a S a r d e g n a d í d r i f o r m i s m o s e l l e -
•i O i d <‘ P i a n o d i R i n a s e i t a » , Padova 1962; A. Boscolo. Á1, Brigaglia. L.
i’i,iiR), l . a S a r d e g n a e o n t e m p o r a n e a . Cagliari 1974; G. Sotgiu, S í o r i a
S a r d e g n a d o p o r U n i t a . Roma-Bari 1986: G. Melis, L a S a r d e g n a e o n i e m -
ie a . in L í / S a r d e g n a , enciclopcdia a cura di M. Brigaglia, I, Cagliari

143
briganlaggio fiscale dei governi. Esiste un calasto formato precipi-
tevolmcnte con rilevazioni a vista, Di ogni appezzamento, esso
dovrebbc indicarc reslensionc, la collura e la rendila; in reallà c
un repertório di errori di misura e di stima. Le rendite imponibili
vi appaiono gonliatc da slime inique. In simili eondizioni, il pro-
eesso di proictarizzazione delia classe dei m assajos si fa inevitabi-
le. Al piccolo proprietário non rimangono aperte ehe due strade:
o assoggettarsi airusura. e Hnleresse piü mite è dei 25 per cento
per soli tre o quattro niesi , o laseiare ehe i suoi terreni siano
indenianiati dallo Stato. In tema di devoluzioni al fisco, c e un
raceonto di Grazia Deledda, pubblieato nel ’94, assai illuminante:

Quando avrò detto che ai lempi di Tolomeo questo villaggio, ora


tra i piü miseri delia Sardegna orientale, era tra le cillà piü opulentc
delle colonic romane. forse ne saprete qualche cosa. Quando aggiunge-
rò che lumanissimo nostro governo ha già messo allasta quasi tutte le
case e i terreni di questo villaggio, per Timposta che i miseri abitanti
non riescono a pagare, voi che 1'anno scorso avete letto nei giornali la
strepitosa notizia di un comune sardo messo albasta nc saprete quanto
me. Questo aceade però; si la 1’asla; vengono espulsi gli abitanti coi
loro stracci, che restano naturalniente sulla via. Nessuno si presenta
all asta e tantomeno alia subasta, cosicché gli stabili vengono aggiudica-
ti al demanio.”

Altra grossa parte deUeconomia sarda è Tindustria armenti-


zia. Fiorisce Fallevamento dei bovini, quasi per intero controllato
dai prinzipales. Ed alto c il numero degli ovini: sono greggi al
pascolü brado o semibrado, tenute da pastori nomadi che in gene-
rale non hanno la proprietà dei terreno per il pascolo e debbono
altiUarlo ai prezzi, spesso vessatori, imposti dai prinzipales.
Se questo è il quadro delle eondizioni di vita delia società
sarda negli anni sino al 1887, il peggio deve ancora venire: tanto
che nel 1896 1'onorevole Francesco Pais Serra, incaricato da Cri-
spi di svolgere un’inchiesta, scriverà: «È eccezionalmente grave
la condizione economica delia Sardegna f.,.J anche in confronto
allc eondizioni delia stessa isola nel dccennio anteriore» F. non
è diagnosi viziata da esagerazione.

A. Niceloro, La delinquen za in Sardegna. 1’alernio 1987, p. 121.


G. Deledda. Z/a G iucobba. in Piccola Anlologiu. 1894.
F. Pais Serra. R ehizione deU inchiesui sulle eondizioni eeon om ich e c
d elia pu hblica sicurezza in Sardegna prom ossa con d ecreto m inisleriale dei

144
3.

iii che sopratluUo colpisce a morte leconomia sarda è Ia


!i.i (ncl 1887) dei trattati commereiali eon Ia Prancia, eonse-
.1 degli aggravi doganali inlrodotli dal governo Crispi a pro-
ue delia borghesia industriale dei Nord. Fin qui 1'avvio ai
,ui francesi di alcuni prodotti delFagricoltura isolana, eome
i vini. il bestiame bovino, aveva perlomeno eontribuilo ad
(lire la proslrazione totale. Ora, privata dei suo sbocco tradi-
■ilv, Fagricoltura sarda tocca il fondo delia erisi.
In corrispondenza vengono le grandi catastrofi banearie. Nel
0 ha ehiuso gli sportclli la Cassa di risparmio di Cagliari; va
hr sL-sto nel 1887 il Credito agrieolo industriale sardo; súbito
"> e nicssa in liquidazione la Banca agrícola sarda,

'ono oncsti negozianti lalliti c rovinati, stabilimenti chiusi, indu-


‘ paializzatc, padri che inuoiono di crepacuore perché il sudato
iiniio dei loro lavoro, che doveva assicurare un pane ai figli, è
iMiiu; sono vegliardi che si uccidono, Società operaie che il patrimo-
^:lel■o alia previdenza, perché strappato soldo per soldo a onesti
i.ilori, hanno perduto.

( osl Antonio Maffi nel 1892


1 prezzi crollano. 11 vino, che era facilmente venduto a 30, a
' persino a 40 lire 1’ettolitro, rende adesso non piü di 6-7 lire,
1 e già fortuna se si toccano le 10 o le 12 lire» ‘h Lesportazio-
di buoi e tori aveva raggiunto indiei altissimi: 26.168 capi
OI lati nel 1883 dalla sola província di Sassari Chiuso il
Halo francese, la richiesta delFltalia continentale non soccorre
ín misura trascurabile 1’industria armentizia sarda. È una
hicsta saltuaria; e gli alti noli per il trasporto rnarittimo impo-
lalla Società generale di navigazionc italiana riducono il gua-
no. Naturalmente ristagna anche il eommercio dei formaggio
lelle pelli.

icnibre 1894, Roma 1896, ora parzialmcnte riprodotla ncWAiilologia


Il delia questione sarda, cil.
\. Maffi, Dieci giorni in Sardegna, Roma 1892, p. 15. Sui crolli
iri si veda anche L. Del Piano, La Sardegna neiVetà contemporânea,
n 1964.
Pais Serra, Reiazione deillnchiesta cit.
ihid.

145
La crisi in cui furono spietatamenlc getlalc l'ltalia mcridionale e le
isole con Ia guerra cli tariffe franco-italianc - scriverà Gramsci sul-
r«Avantü», edizione picmontesc, il 23 ottobre 1918 - c slata spavento-
sa, Lesportazionc dei prodotli ugricoli e dei besliame si vide ehiusi i
mercati nalurali c redditizi. Segui una contrazione di attivilà tanto piü
deleteria quanto piü Ic lorze produttivc crano deboli e incerte. Le
grandi banche che amministravano il credito agricolo failirono clamo-
rosamente, i risparmi di migliaia e migliaia di piccoli proprietari 1'on-
diari, racimolati col sangue e il sacrificio proprio, dei propri figli e
specialmente dei proletariato agricolo, andarono in malora. Anni tcrri-
bili, che in Sardegna, per esempio, hanno lasciato Io stesso ricordo
delLanno 1812, quando si moriva di fanie per le vie e uno starello di
grano veniva clandestinamente scambiato col campo seminativo corri-
spondente. L'inchicsta delLon. Pais sulla Sardegna ò un documento
che rimarrà indelebile marchio di iníamia per Ia política di Crispi e
dei ceti economici che Ia sostennero, L'isola di Sardegna l'u Ictteral-
mente rasa al suolo come per un’invasione barbarica; caddero le lore-
ste, che ne regolavano il clima e Ia media delle precipitazioni atmosfe-
richc, per trovare merce facilc che ridesse credito, e piovvero invece
gli spogliatori di cadaveri, che corruppero i costumi politici e Ia vita
morale. Nel viaggiare da Golfo Aranci a Cagliari, qualche vecchio
pastore mostra ancora i monti di nudo granito scintillanti al sole
torrido e ricorda che un tempo erano ricoperti di foreste c di pascoli;
le piogge torrenziali, dopo Ia sboschimento, hanno portato al piano e
al marc tutto lo strato di terra utile,”

Per Peconomia isolana è il collasso; ortnai lo Stato si riduce


ad essere, nella considerazione conuinc, un mostruoso apparato
capace solo di proliferare reggimenti per la rcprcssione dellc rivol-
te, impiegati dümposte, prefctti e funzionari di polizia spietati
custodi d’un ordinamento iniquo.
Una voce amica esorta alia riscossa, È Ia voce di Felicc
Cavallotti. Parlando a Sorso egii dice:

Ove le onde marine delia volontà popolare rovescino gli ostacoli


dei prepotcnti, superino gli scogli delPafíarismo, delia corruzione, del-
Lintrigo, Lltalia, liberata da egoistici amplessi, sentira in cuor parlarle
piü alta e solenne la voce de’ suoi doveri materni; e a lei non indarno
salirà quel giorno il grido d’amore e di dolorc delle sue terre fatte

A. Gramsci, Sailti giovanili, Torino 1972, p. 331 (d'ora innanzi SG),

146
j.-.| dallc solTcrcnze di secoli: e avrà quel giorno Ia Sardegna,
il sole delia patria, il posto conquislalo con lagrime e sangue, il
- l he Ic spetta dalla giustizia dclla nazione, nel banchetto de'

Sono parole dette il 22 gennaio dcl 1891. Ad Ales nasce in


1(1 giorno Antonio Gramsci.

4.

I a caduta dcl prezzo dei lattc segulta al blocco delle esporla-


iii ha indotto molti industriali dei formaggio a insediarsi nel-
ola o a spedirvi mediatori. Sono venuti dal Lazio nel 1890 i
iioi i Castelli: altri arrivano dal napolctano e dalla Toscana. È
I iniervento che fa lievitare i prczzi 'S In corrispondenza crcsco-
.inche i canoni d’afíittü dei pascoli; e poiché Ia grande maggio-
ii/a dei paslori non è proprietária di terreni, raumentala produ-
oiic di lormaggio non si ripcrcuotc a loro beneficio. II pastore
\e lare i conti, privo di potere contraltualc, con chi gli afíitta il
I colo, con 1’industriale easeario che gli anlicipa i soldi per
líliiio dei pascolo in cambio d‘una quantità di latle il cui prezzo
hiro ò fissato vessatoriamente dallo stesso industriale: infinc
n Tesattorc. Al protagonista effettivo delia produzione rimane
!o una vita di stenti, vivere e dormire alTaperto, andare dove Io
ala Ia fame delle greggi, disancorato dalla società, senza mai
la casa, perché non ha senso costruire una pur economica casu­
la nel terreno d’altri, dove si sta poche stagioni e poi via. Gli
•i.nie Ia condizione d'insicurezza, essendo certi solo il cânone
liíilto dei pascolo e Timposta e non anche il frutto, per le
c.aibili morte, per la febbre che isterilisce la pecora, per 1'erba
;c non cresce nei lunghi periodi siccitosi o è trascinata col tango
líle írequenti alluvioni. II prezzo dei formaggio cresce, e cosí ò
I altri alimenti popolari, ortaggi, olio, pasta. Si diffonde nelPiso-

' Sarciegmi, IS9I e 1896. D ieci Jisco rsi di r d i c e Cavudotu. Sassari


S(i, pp. 19-20.
A. Cabrini, In Sardegna, Roma 1906.

147
Ia uno stuto d'inquieludinc acuta. La recrudcscenza dei banditi­
smo ha radiei in essa
S ’era registrata ncgli anni di lloridczza dei traFfici con Ia
Francia una progressionc discendente dei delilti: da 184 rapine
nel 1880 alia metà giusla, 92, ncl 1887: da 235 omicidi dei 1880
a 148 nel 1887. Nel 1904. dopo un settennio di crisi per Ia
chiusura dei niereato francese, le rapine risalgono a 222, gli omici­
di a 21 I. Sono esplosioni di violenza irriducibili dentro uno sehe-
ma unico di comportamento. La pastorizia è in lottti con 1'agricol-
tura, e dalla contesa dei terreni, dal gesto delLagricoltore che
scaccia Loccupante abusivo dal suo campo nascono situazioni di
conllitto, odi tenaci che si propagano dentro i gruppi familiari,
sino a contrapporre clan a clan, in una sorta di competizione
tribale. C e un deposito senza londo di rancori lentamcnte aceu-
mulati contro Lesattore che rastrella il magro 1'rutto di una immen-
sa latica e confisca il ritaglio di terra, la casupola, il giacigiio. Ce
avversionc prolonda al proprietário dei pascolo che si limita a
riscuotere il cânone di aflitto senza mai preoccuparsi di migiiora-
re la terra e lascia sulle spalle dei pastore lutto il peso delle
cattive annale. E c e la lotta per sopravvivere nelia società dei
pastori nomadi, dove ladro e derubalo si identificano. II furto è
un rimedio contro Linstabilità, c un indennizzo contro il furto
súbito, dopo una stagione andata malc, o è anche una forma
assicurativa in previsione dei furti che si patiranno o delle annaie
in perdita che ancora verranno. Odi mortali finiscono per spacca-
re i villaggi. II latitante punisce il nemico; gli sgarretta il bestia-

" Sul banditismo vasta è la letteralura. Ricordianio la rclazioiie citala


dei Pais Serra, 1'opera citata di A. Nieeforo, c SuWumminisiniziune delia
ghislizia nel Niiurese. Relazionc espostu neirinungiirazionc dell'anno giudizi<h
rio 1900 naníi il Trihunak di Nuuro dal reggenie la procura dei Re eav.
F.fisio Marcialis. Sassari I9Ü0. Una utile lestimonianza c in G. Bechi. Caecia
grossa. Milano 1900. Nel seeondo dopoguerra sono uscili: G. Pinna, One
problemi delia Sardegna: analjuhetismo e delinquenza, Sassari I9Ss: F.
Cagnetta. Inehiesta a Orgosolo. Roma 1954: A. Pigliaru. La vendetta harhari-
cina come ordinamenlo giuridico, Milano 1959. Di nolevolc interesse sono
anche I. Delogu. Sardegna: come nasce un handilo. in «Vie Nuove», 46,
1966: G, Melis Bassu, II rapporto tra banditismo e apparaío giiuliziario. in
«Ulisse», aprile 1969: M. Brigaglia. Sardegna perché handiti. Cagliari 1971:
A. Ledda, Im eiviltà fuorilegge. Milano Í971: I. Pirastu, II banditismo in
Sardegna, Roma 1973: M, Pira, La rirolta delVoggetto. Antropologia delia
Sardegna. Milano 1978: P. Marongiu. Teoria c sloria dei banditismo soeiale
in Sardegna, Cagliari 1981.

148
li inccndia il campo per rappresaglia. Insieme depreda il
(loic, estorce al possidenle per procurarsi i mezzi di vita e
[Mgare le spesc di giudizio. Sono dunque molli e talvolta
iddiUori gli elcmenti dislintivi dei fenomeno, Ma, al fondo,
iiiliiismo ha Lin intreccio di concause che danno alio scatto
i:|H>sto dei fuorilegge un significalo di protesta. Si diftonde
il mito dcl «balente». Oscuri verseggiatori dialettali gli attri-
oiir) generosità danimo. È il vendicatore. Chiamano i bandi-
(giganti), E non è mito relegato nel chiuso di pochi
i; gí. Esce nel 1894 su «Ldsola» di Sassari 1'intervista di Seba-
lii Salta coi banditi Derosas, Delogu e Angius, raggiunli alia
I hia. Nel 1897 il saggista e romanziere Enrico Costa dà alie
iipe (iiovaim i Tohi. Sloriu di un handilo sardo narraía da lui
Usiiiio. È un continuo circolo di succhi umorali che le classi
.ilierne comunicano ad alcune zone di intcllettuali e che, arric-
;i dal vigore fantástico di questi. tornano al popolo con aumen-
I caiica suggestiva. Cosí, poco a poco, le vecchie glorie nazio-
I arde (nazionali entro una dimensione di patria sarda), Eleo-
i,i d Aiborea, Leonardo Alagon e poi Giovanni Maria Angioy,
liliscono, sostitLiite neH’immaginazione popolare da questaltra
iiilogia barbarica. E seppure nelle scuole di Ghilarza il maestro
ilicr Pietro Solgiu saltarda a lodare il marchese di Zuri facen-
. aniare ai suoi alunni (Gramsci fra questi): «Fulminar la
m l ba Aragona / l’han veduto le attonite genti / rinnovare gli
dali portenti / dei romano e dei greco valor», davvero poca è la
iccipazione sentimentale dei ragazzi a simili gesta. «A noi,
milo, - scrive Antonio Gramsci — non riusciva di immaginare
le «genti attonite» per Peroismo dei marchese di Zuri; piutto-
[liaceva Giovanni Tolu e anche Derosas, che sentivamo piü
di anche delia grande Eleonora,»''

5.

/\,sí//o,s ridotti in miséria dalPusura e dal fisco e braccianti che


«risi dclPagricoltura ha espulso dalle campagne vanno in cerca

IX', p. 432. Ctr. anche R. I.aconi, N o te p e r u n ln d a g in e g r a m s e ia iu i, in


iniisciia Sarda», n. 2, 15 giugno 1957. Ora in R. Laconi. La S u r ã e g n u d i
! c d i o g g i. S e r illi e d is e o r s i (1 9 4 5 -1 9 6 7 1 . a cura e con una introdiizione di
( ardia, Cagliari 1988.

149
d'un lavom stabile nel bacino mincr-ario di Iglesias. Vi opera in
prevalenza il capitale stranicro, írancese o belga. Ed ò semplice
attività di rapina dellc risorse dei sollosuolo, solianto attività
estraltiva, scnza paralleli impianti per Ia riduzione dei greggio c
senza industrie derivale. Rare sono anche Ic inizialive di urbaniz-
zazione dei luoghi dove si coneenlra Ia massa operaia: i servizi
scarseggiano o mancano dei tutlo, e le abilazioni eostruile dalle
compagnic, propiaetarie dogni cosa, sono uguali a stalle. La eom-
missione parlamentarc dinchicsta inviata ncILlglesiente dopo i
moti dei 1906 cosí le descrive:

Intonachi scomparsi, pavimcnti trascurati, filtrazioni di uniidilà,


sporcizia quasi incrcdibile, insetti immondi annidati dappertuUo forma-
no un complesso di degradazione chc slringe il cuore a chi osserva,
poiché al male sembra aggiungersi Ia nessuna volontà di porvi rinie-
diü."‘

Verso il 1890, il numero degli operai impiegati ncILindustria


estrattiva, chc nel 1860 era di cinquemila, sale al doppio, circa
diecimila. È una massa non protetta da alcuna convenzione scril-
la in forma di contralto di lavoro o di regolamento di fabbrica o
di regolamento speciale per i cottimi. A suo arbitrio resercenle
determina Ia misura dellc rctribuzioni e le corrisponde irregolar-
mente, a inlervalli variabili, col risultato d’un taglio dcl salario
già irrisorio: poiche il minatorc che da alcuni mesi non riceve Ia
paga deve ricorrere per piccole somme al credito di cantine con-
trollale dalle compagnie minerarie, e Linteresse c nominalmente
dcl 10 per cento al mese, ma in pratica assai piü alto.
Non tulelata per le paghe. Ia massa operaia c corvéable à
m erci anche negli orari e nelia disciplina dei lavoro. Rivelatrice è
questa dichiarazionc raccolta dalla commissione parlamentarc
cLinchiesta:

Anche le bestie, in genere, hanno il privilegio chc nelibra di


mangiare godono di un minuto di riposo, mentre noi altri che apparte-
niamo alia classe degli esseri ragionevoli non possiamo godere di

A. Corsi, Luziune socialista tra i minaiori delia Sardegna. IS9S-I922.


Milano 1959; Atli delia commissione parlamenlare dlnchiesta sullc miitiere
delia Sardegna (Ia commissione íu istiluila con legge 19 luglio 1906, cffettuò
un sopralluogo nci centri mincrari nel maggio dei I9Ü8 e presenlò Ia sua
relazione nel 1911).

150
'lü privilegio, poichc ne siamo dai superiori severamente proibiti.
Ila laveria di Seddas Moddizzis si lavora per undici ore consecutivc
nire in tutti gli altri posti si lavora dieci ore soltanlo) e ibperaio è
irelto a mangiare quel tozzo di pane nero mentre lavora, avendo
eompanatico polvere di calamina o di minerale.

Pochi fruiscono dei riposo domcnicale, ed ò cerlamente curio-


leggerc come Ia compagnia motiva il rifiulo di una giornata di
la por scttimana:

1’urlroppo - dichiara il dircttore delia IMonteponi ingegner Erminio


iiaris alia commissionc parlamemare d’inchiesta - il minatore è in
iiertilc poco previdente, e non riesce quasi inai a raggranellare tanto
' assicurarsi il sostentamcnto per se e per la famiglia anche per un
Modo molto breve: ciò che gli rimane delia spesa giornaliera, Io
: h ikIc íacilnientc in leste e divertimenti. Tanto è che laddove il
juiNt) domcnicale fu introdotto già da molti anni, ò rarissimo il caso
o|icrai che riescono a mettere da parte qualchc cosa; mentre Io si
' Ionira sovcnte negli operai delle minierc isolate dovc il lavoro è
aitinuo, e quindi manca loro Poccasione di spendere. In questc niinie-
il riposo di un giorno ogni sei di lavoro è veramente cccessivo,
IXhé lontani dai centri abitati, non sapendo come occupare il tempo
iinanle il giorno di riposo, molti Io consumerebbero abbandonandosi
lihazioni eccessive, che comprometterebbero anche il lavoro dei
umio successivo.

Por le condizioni d’igiene in cui il lavoro si svolgc, può accadc-


. che il minatore paradossalmente divcnti inconsapcvolc stru-
ucnto di individuazionc e di analisi dei minerali. La scoperta dcl
Mciciiriü a San Giovanni avvicne per csempio in qucsto modo
hi parla c il professor Biondi, direttore delPIstituto di medicina
' palc delPunivcrsità di Cagliari):

C'ol método delia osservazione diretta - egii raceonta alia commis-


uMic parlamentare ~ ero potuto arrivare a scoprire dei mercurializzati
.I gli operai dei forni di calcinazionc delia miniera di San Giovanni,
íiivc si ignorava che si trovasse il mercúrio, Certificata la diagnosi di
Mcrcurialismo negli operai fornacini anche a mezzo delia constatazio-
c (lel mercúrio nelle orine, si cerco il mercúrio ncl minerale [...| e se
H riscontrò circa mezzo chilo per tonnellata.

In prevalenza analfabeta, di psicologia ancora primitiva, la


nassa dei minatori non conosce la competizionc política, inconsa-

I5I
pcvolc dclla sua forza e non in grado d'intendere i vantaggi del-
rorganizzazione. I detentori dei potcre non hanno alcun interesse
a pronuiüverne lemancipazione. Dcputalo al parlamento per il
collcgio di Iglesias è un padrone cli miniera, ronorcvole Castoldi,
fiduciario in sede politica delle eompagnie minerarie. II 27 giu-
gno 1906 cgli vota contro Ia proposta di legge Sonnino per la
moltiplicazione delle scuole popolari ncl Mezzogiorno e nelle
isole.

6.
La scena politica sarda ò dominata nel ventennio a cavallo tra
i due secoli da uomini dorientamento non facilmente definibile,
intorno ai quali si aggregano clientele da nient'altro mosse che
dal desidcrio di mettcrsi nelLorbita dei potente per ricavarne be-
nefici e la forza necessária per contrastarc la fazione avversa. Per
gli alti indici d’analfabetismo, i ceti popolari sono esclusi nelia
quasi totalità dalle competizioni (il censimento dei 1901 rileva il
63,57 per cento di analfabeti in provincia di Sassari e addirittura
il 71,42 in provincia di Cagliari). Pochi intermediari Ira il deputa-
to e la base manovrano la parte di popolazione ammessa alPurna.
Di idee, ní>n il piü tenuc barltime.

II corpo elettorale da noi piü che altrove - scrive il 22 novcinbrc


dei 1908 «La Forza Proletária», settinianale delia Camera dcl lavoro di
Cagliari - è un gregge senza coscienza e volontà, che vien guidato da
pochi capoccia. Costoro sono per la maggior parte gente ignorante,
ambiziosa e priva dei sentimento dei bene pubblico: spesso anzi sono i
piü sfrontati rapinatori delia cosa pubblica. Essi sollecitano croci,
commende, un utile intervento dcl deputaio nel momento di una
minacciala inchiesta amministrativa o giudiziaria, un salvataggio in-
somma, e non si preoccupano punto delle fisime dei bene delPisola.

Ancora piü interessante, poiché vicne dalPintcrno dei sistema,


è la tcstimonianza dei deputato di Ozicri Francesco Pais Serra.

Meno che in pochi centri, c anche in una piccola minoranza - cgli


scrive nel 1896 - conservatori e liberali, democratici e radicali, sono
parole senza contcnuto; il socialismo e Lanarchia ed il clericalismo
politico non sono nemmeno conosciuti di nome, eppure i partiti sono

152
t, Icnaci, intransigcnli, battaglieri: ma non sono partili politici, nc
líiii mossi da interessi generali e locali; sono partili pcrsünali, con-
ianc nello stretto senso delia parola. Che a Roma prevalga questo o
i progiamma politico, poco importa; importa ancor mcno che l'uno
litro dei partiti parlamentari predomini. Ciò che importa è che il
>' capopariito sia influente presso il governo centrale, cosi che cgli
'.I dominare in Sardegna: e quivi dominando, siccome conquistalo-
iicnelichi i vincitori. annienti i vinti.''’

Uiicsto è il quadro delia sodetà politica sarda negii anni


il iiifanzia di Anionio Gramsci. II nuovo leudaiario politico,
‘po üii’accanita lotla con Francesco Salaris, ò Francesco Cocco
iiu, Con un'inim;igine ricavala dallcpisodio dcgii anatemi che
liuma dei eopli egiziani e Fabuna dei Negus Teodoro si erano
lii iaii dalle loro zeribe. eioè dai luoghi di residenza, il De Fran-
' ‘.'O scrive:

l’et piü anni, dalle rispettive zeribe. gli onorevoli Cocco Orlu c
d.iiís si sono incessantemente scomunicati |,.,| I piü non credevano
' .iH uno nc alFaltro ahuna, ed erano propensi a temere amhedue, per
! possibile eventualità che ad uno d’essi fosse concessa l'investitura
II csarcalo sardo. Divenuto Fonorevole Cocco Ortu, istmo tra 1'onore-
U /anardelli e Ia gomma elastica delia Camera dei deputati, il suo
odilü ascese tanto da guadagnargii lambita investitura |,..| Intorno
1,1 sua non scrica tenda bentosto aceamparono tutti i ras delia monta-
m:i i numerosi cavalieri de soga |gli usurai], i piü rinomali paslori, i
i Ncssori dei piü ricchi branchi ed armenti, che posero senza limiti al
servizio Ia loro fedcità ed influcnza. Non essendo intervenuto
iim atio palese di ulleriore ufficiale investitura, i porcari ravvisano
lUna in lui rclfige delia sovranità.'"

I una sovranità che il deputato Cocco Ortu esereita per


íciKlere e stabilizzarc il suo potere. Ammesso nei governi, ne
ndivide Fazione. quale che essa sia: eschiso, li combatte. Ha
.'iitasei anni quando, nel 1878, Benedetto Cairoli Io chiania a
0 parte del suo governo come segretario (soltosegrelario di Sta-
i nel niiiiistero delFAgricoIlura e Commercio; e avversa il Cri-
i’i che Fl 1 dicetnbre 1878 ha votalo eontro il gabinelto Cairoli.

I’ais Serra, R elazione d in ehiestu cit.


‘ C. De Francesco, Lin chiestu siilla Sardegna e !e pror.siine elezioni.
Liliari 1895, p. 52.

IÕ3
Ma Ia sua osülilà si placa non appena il Crispi, dividendo il
poterc con Zanardelli («coslola principalc deironorevolc Zanar-
dclli», definiscc Cocco ürtu il De F-rancesco), gli alfida il sotlo-
portafogliü delia Giustizia. Sono gli anni in eui Crispi rescinde il
vecchio Iraliaiü di commercio con Ia Francia e aggrava le laiille
proteUive conlro le importazioni francesi, con il rovinoso risulia-
to, in particolare per rccononiia sai'da. che se vislo. Ma il sollose-
gretario Cocco Ortu, pago dei polere che il capo dei governo gli
eonscnte di escrcitare, non si dissocia da questa linea, pur causa
di catástrofe per Ia sua ten-a: e sennnai riprcnde a dargii battaglia
non appena trapela il convincinicnto di Crispi che «è possibile
governare un gran paese senza il concorso de' deputati d'lseo e
d’lsili» i£ in segLiilo ministro deirAgricoltura in un governo
d’impronla reazionaria, quello dei marchese Di Rudini: il gover­
no che, tra la fine dei 1897 ed il giugno dei 1898, scioglie Caincre
dei lavoro e circoli socialisti, perseguita le associazioni cattoliehe.
interviene con la forza arniata negii seioperi, processa chi li pro-
muove, lascia che si spari su folie inermi (ed i morti dei maggio
milanese sono ottanta, e qualtrocentocinquanla i feriti), profonde
onorificenze ai carnefiei c proclama gli stali d'assedio. Poi nel
1901 ha da Zanardelli il portafoglio delia Giustizia e lo tiene sino
al 1903. Fsclusü dal gabinetto Portis. non gli dà trégua, e dopo
soli quarantasette giorni, l’8 lebbraio dei 1906, il governo è travol-
to. Si dice a Roma: «Non bisogna lasciar vagabondare Cocco
Ortu per la Camera: necessita dargii un portafoglio». L'incarieo
di formare il nuovo governo è affidato a Sonnino. Cocco Ortu ò
disposto alia collaborazione; ma le tratlative s’interrümpono; e
nei cento giorni dei gabinetto Sonnino, il parlamentare sardo si
concentra in quella che gli stessi suoi agiografi ’’ definiscono
«un’idea fissa, ossessionante»; far caderc il governo. A Sonnino
subentra Giolitti. Cocco Ortu, ministro delPAgricoltura, Industria
e Commercio dal 1906 al 1909, ò placalo. Ma nuovamentc si
scatena nel 1910 quando Luigi Luzzatti lo tiene fuori dal
governo.
Delineato il personaggio, fermiamoci alie elezioni generali dei

Ivi. p. 53.
G. Curis, U n g r a n d e p a r iu in e n ta r c : F ran ceseu C vcco O rtu . in «II
Püiilc», VII. 1951, p. IÜ5Ò.

154
SM7, Francescü Gramsci. elettore nel collcgio di Isili, parteggia
■'I Carboni Boy; l'altro candidato ò Cocco Ortu. Ed ecco, perchc
[ alibia Linldea dei clima invelenito di qucsta lotta, ciò che riíeri-
, <11 Momento» dei 13 novembre 1910;

l/unorevole Cocco Ortu ha fomentato con 1’onorevole Carboni


'■iiy, suo concorrente político, battaglie memorabili, le cui conseguenze
H'l suo collegio non sono ancora scomparse [...] Gli odi di parte
upiavvivono ancora terribili fra i sostenitori e degenerarono spesse
.obe in tragici avvcnimenti.

Su denunzia dei capoclientela di Cocco Ortu a Sòrgono, un


ul Costa. Francesco Gramsci ò sotloposto a inchicsta amministra-
!iva c poi arrcstatü. Dai settc ai tredici anni. Antonio cresce in
niseiia. non sostenuto dalla presenza dei padre, che sconta in
,;in cre una dura condanna.
1.0 spirito di consorteria. va anche detto per completczza.
.iirivii ad annidarsi fin dentro i primi nuclei socialisti, che (anno
Ia loro comparsa in Sardegna tra il 1892 e il 1896.

7.

> e nelFisola qualche Società operaia. Converrebbe tultavia non


' agerarne Fimportanza, poiché si tratta di cpisodi isolati c di
•rg.anismi non omogenci per base sociale e devitalizzati dai Ire-
üicnti dissidi interni, con la sola eccczione delia Società «Popolo
V..\ nmo». che riunisce i contadini di Sorso e Sònnori: ne ò anima-
.iic Favvocaio Antonio Catta e ne inaugura la bandiera Felice
. a\allotli il 22 gennaio dei 1891. proprio il giorno delia nascita
!i Gramsci, Per il resto, quando nel 1892 Fonorevole Antonio
lain, esponente nazionale dei movimento delle Società operaic,
r ita la Sardegna dietro invito delia Società operaia di Cagliari.
Miicnendosi nelFisola dal 2 alFl 1 maggio, le conclusioni alie
ju.di cgli giunge non sono incoraggianti. Va ad Iglesias c poi
àciisce:

laia rappresentanza delia Società operaia volle che visitassi la sede


'I lalc; non fu inutile quella visita, perché, dietro mie doniandc, seppi

I 55
chc quasi nessuno dei 6 niila niiiiatori delle ininiere vicine ad Iglesias
sono associaii, chc non ne senlono il bisogno.''

II socialismo dà i primi deboli segni di sé nel nord deirisola.

La Sardegna - ricotxla uno dei pionieri, Cláudio De Marlis -


viveva tra le ncbbic seniileudali. con unu FioriUira di rcpubbücanesi-
mo a Sassari, alimentato dal mazziniano Soro Pirino e propagandato
da un nianipolo di inlcllettuali: F-ilippo Garavetti, Enrico Berlinguer,
1’ictro Satta Branca. Pietro Moro. Siamo ncl 1887-88. Per mia iniziati-
va - proseguc De Marlis - crcammo allora a Sassari ii circolo universi­
tário «Aurélio Salli», e per triuniviri Furono eletti Unibcrlo Uras (radi-
cale), Luigi Falchi (repubblicano) ed io, socialista [...] II 1" niaggio
1890, prcFelto Arata, chc mi miiiacciò darresto, riuscii a celebrare Ia
grande Festa rivoluzionaria nelia locanda «Universale», presso Rosello
a Sassari, oraiori Luigi Falchi c l'avvocalo Enrico Berlinguer; ne Feci
io il preseniatore, c Ia lesta Fu celebrata con Ia niassima, lusinghiera
adesione di moilissinii lavoratori ed intelleltuali convenuli.*^

La iradizioiic culturalc cui ini/.ialmcmle Cláudio Dc Marlis ed


i suoi amici si riallacciano ò qticlla dei pensiero illuminato borghe-
se, che in Sardegna si impei-sona in Giorgio Asproni e Cdovarini
Battisla 1’uveri. «Buon parlatore, massone riformista, lellore di
trauali di sociologia, bravuomo c sincero» - cosi nel ritratlo che
di lui ci lascia Camillo Bellieni - il De Martis. tornato nelia sua
ciltà, 'Lempio, per esercitarvi la proFessione di farmacista, propa­
ganda Fra i sLigherai il verbo nuovo. È ora una «coltura sociali-
stcggiante alia Ferri e alia Lombroso» che dà luogo alia creazione
«di un artificiale movimento operaio sorrelto dalla massone-
ria» un mislo di progressismo e di anliclericalismo podrecchia-
tio, connotati che il socialismo demartisiano conserverà a lungo.
«Nel 1908 - scrive il Bellieni - il socialismo significa soprattutto,
a Tempio, lotta per il trionfo dei Libero Pensiero e proibizioni

MalTi. o p . c it., p. 53. Sul movimemo operaio: G. Solgiu. Q u e s tio n e


s u r d a e in o v im e iilo o p e r a io . Cagliari 1969; Id., L o i t e s o c i a l i e p o l i l i e b e n e lia
S a r d e g n a c o n t e m p o r â n e a i 1848-1922). Cagliari 1974; L. Manconi, C i u s e p p e
C a v u lte r a e i la v o r a to r i d e i m a r e d i C a r l o f o r íe (1897-1901). Cagliari 1977;
Id.. // í'S l in S a r d e g n a d a l l e o r ig in i a lia g r a n d e g u e r r a . Roma 1977.
C. De Marlis, // p r im o so eiu U sm o in S a r d e g n a . in «Forza Paris».
Cagliari 9 seltcmbre 1951 c nunieri successivi.
’ C. Bellieni, A ltiliu D e fle n u e il s o c i a l is m o in S a r d e g n a . Cagliaiá 1925.
p. 21. ‘
Ivi, p. 20.

156
ii;i íii paladini suoi di batlezzare Ia prole» Intanto a Sorso
'caiü Anlonio Catla, chc il De Martis deíinisce «un po'con-
nario, ma di animo nobilc, disinieressato, entusiasta» tra-
aia Ia Sücietà opcraia «Popolo Sovrano». in centro dazione
íi»la. Alie plebi contadinc di Bonorva, Giave, Cossoine, Poz-
icpiorc, Padria, Semèslene, Mara, Villanova, Ittiri e Thiesi
Ia sua parola iníuocata Pavvocato Giovanni Antioco Mu-
ÍK a giudizio di Bellieni è «il primo vero socialista sardo»
SI va a rilento, come a rilento si va nelia provincia di Caglia-
C hiamato nel 1894 a far parte dei consiglio nazionale dei
!i!o. il De Martis segnala le difficoltà delia propaganda in
lesma. Nel marzo dei 1895 Cario DelPAvalle, direttore dei
eiinanale milanese «La Lotta», gli annunzia 1’invio in Sardegna
e "iovanc piemontese. Giuseppe Cavallera.
I suidcnte in medicina. Ha poco piü di vcntanni quando,
il uiíobrc dei 1895, sbarca a Cagliari. Vigono ancora Ic leggi
/ionali crispine. Questura c prefeitura si meltono in allarme.
! I il giovane è preparato alia lotta. Deve incominciare in pratica,
neii da zero, certamente da un gradino molto basso. Nel 1896
' I eiitii sono in tutta Pisola appena 128. Cavallera conclude gli
iili laiireandosi nel 1896: e intanto tiene comizi, organizza pic-
1: enippi. attiva Ia corrispondenza con i centri dove s’è coslitui-
mi primo ristretto núcleo di socialisti. Nel luglio dcl 1896
.| |'resenla i compagni sardi al IV Congresso nazionale di Firen-
I hc si svolge nel teatro «Salvini» dalPI 1 al 1 3, e «racconianda
deputati Ia Sardegna» c la prima volta che Pisola ha un suo
iesçiii.) in un congresso dei partito socialista.
II I Congresso regionale sardo si svolge a Oristano il 28
Mmiio 1897; vi partecipano delegati di tutte le sezioni esistenti,
i sono sette: Cagliari, Tcmpio, Ozieri, Cabras, Oristano, Atza-
I Pcrranova (oggi Olbia). C e delPentusiasmo: la propaganda
' cuminciato a dare i suoi frutti. II delegato di Ozieri, Salis,
s riscc che la sezione, fondata il 12 luglio dei 1896 con dodici
il iciui, ha raggiunlo in pochi mesi i 139 iscritti. La sezione di
I .na è sorta per iniziativa di Sias il 2 marzo dei 1896 con 8 soei

l\i. p. 21.
I )c Martis, op. cil.
ndlicni. op. cil., p. 23.
I )c Martis, op. cil.
A. AngioUvii, Socialism o e socialisti in Italiu. Roma 1%6, p, 282.

157
ed ora ne conta 32. Dappcrtulto si registrano progressi. La torza
organizzata dei partito è calcolabile sui cinquecenlo iscritti. Co-
minciano anche a manifestarsi pcrò i primi dissensi. Le elezioni
politiche generali sono vicinc. A Firenze. contro Ia tesi delia
«transigenza» eicttorale, ha prevalso Ia tesi delFintransigenza, che
esclude ogni possibilità d’alleanza con altri gruppi politici e impe-
gna il partito socialista a presentare «candidalure proprie in quan-
ti piü collegi eleltorali e comuni sia possibile, senza partecipare al
lavoro elettorale di nessuna fazione dei partito borghese», l.a
maggioranza dcl Congresso regionale è per Ia íedeltà alFindirizzo
dei partito: Dc Martis vi si opponc.

11 consiglio comunale di Tempio - egii dice - era relto da una vera


camarilia che, spadroneggiando su tutto, manometteva la liberta dei
cittadini, usava mille vessazioni ed opprimeva il povero proletário,
denunciandolo anche, se occorreva, alia pubblica sicurezza. Per abbat-
tere questa mala pianta, sentendo che noi socialisti non potevamo
avere tutte le forze, ei unimmo 1’anno scorso con giovani che, se non
militavano nel nostro partito, sentivano però tutti gli errori e le ingiu-
stizie delPaniministrazione comunale. Fu una lotta terribile, quasi al
coltello. Vincemmo. E questa vittoria potrebbe mai esserc completa, se
non continuassimo in quella tattica di transigenza con gli altri partiti?

Non è che il primo contrasto. Altri ne verranno, e piü violen-


ti
Nel settembre dcl 1897, Fausto Armeni, che avcva partecipa-
to al Congresso di Oristano in rappresentanza dei socialisti di
Carloforte, invita Cavallera a visitare Fisoletta, ed il giovane medi­
co ci va il 7 settembre: Findomani convince i battellicri che per
conto delia società Malfidano trasportano il minerale estratto a
Buggerru, ad associarsi in lega e pochi mesi dopo, ai primi dei
maggio 1898, ne assume la direzione. É un momento di tensioni.
II governo Di Rudini reagisce ai moti di Milano con repressioni
aspre. Sulle organizzazioni socialiste imperversa la bulera, Caval­
lera è arrestato nelFagosto dei 1900 insieme ad altri diciotto com-
pagni, ed eceo i capi d’accusa: Fessersi riuniti in Icghe diventa
associazione a delinquere; le quote pagate dai soei sono pretesto
per addebiti di truffa e di appropriazione indébita; 1’aver consi-

’’ V. Cavallera, Uii im portante docu m en to inédito d ei 1897. Primo so ciali­


sm o in terra sarda, in «Sardegna oggi», II, fase. 20-21.

158
I nssociazionc ed il pagamcnío dei iribuli vdene rubricato
v-toisionc. boi bu tullc, imiTiancabile, l'accusa di eccitamen-
: kIÍo di classe. Undici inesi di galera. Liberato, estende Ia
;i!\iia di propagandista dei soeitilismo promuovendo la eosli-
ci di leghe ira niinaiori ” .
’ nii lavoro dilficile. In menti annebbiate dairanalfabetismo
ba laine allecchisee poco resortazione a forme organizzative
puali non si veda 1’utilità immediata. Dal canto loro i padro-
i.ieolano ogni iniziativa d'associazione, e ne hanno il modo,
a !L,hi clove le compagnie sono pieeoli Slati nello Stato italiano
■'ta legge non riconoscono luorché la própria, «Quando, in
ali lK)rgate, il direttore non voglia tollerare pubbliche riunioni,
i lia che a valersi dei diritto di proprietà privata, e il suo veto
aii cia il licet dei rappresenlante dello Stato ’b
li t settembre dei I 9Ü4 binsolenza delia eompagnia Irancese
bkiano ha un'oceasione per maniíestarsi duramente. C'è a Bug­
ia uno sciopero: Cavallera e Battelli trattano eol direttore
aille Ciiorgiades e col suo assistente Steiner la composizione
b.i \eilenza. Sotto la palazzina delhí direzione, gli operai aspet-
I. di conoscere hesito delia trattaliva. Improvvisamenlc la situa-
au piccipita. Ldngegnere Giorgiades ha chiamato la truppa.
i .n I i\\) dei soldati, volano sassi, ba truppa spara. e tre minalori
i.aio uceisi, altri undici íeriti Èi il primo sangue sparso
;! i'ola per lotte sociali. Viene proelamato in tuttdtalia Io sciopc-
ciierale. il primo di simile anipiezza nelia storia dei movimen-
peraio italiano. In Sardegna, per mancanza di organizzazioni
: bolezza delle poche esistenti, il moto di protesta non ha
ai!o. Ma il fatto colpisce, La morte di tre minatori «ha com­
' 'O e rese attente. se non sveglie anch'cssc» le plebi delLiso-
C ircolano i versi composti da Sebastiano Satta. b bode Ai
/7í (li Ihiggerni. «Sardegna! dolcc madre taciturna / non mai
gue piu puro / c innoccnte di questo ti bruciò / il core», canta
!Hic(a barbarieino; e ancora: «Idallodola già canta sulbaltura; /

rt't'sí, op. cit.\ Angiolini. op. cií.. pp. 354-5Ò.


(.'.ibrini, c>p. cil.. p. 28.
( obsi. op. cil.: A. Buscolo. I.o sciopero di Bu^gerru d ei I904. in
uincnlo operuio». VI. I954. pp. 459-60; I. Delogu. Le origiid de! sociedi-
II: Sardc<c.iuo in «Rinascita Sarda». 18 novembre I964 c numeri se-
II.
Vorsi. op. cil.

159
preparale le falei / c dite il canto delia mietitura» Antonio
Gramsci ha tredici anni c, finiti gli studi elementari, se la passa a
smuüvere registri che pesano piü di lui neirufficio dei catasto di
Chilarza, «guadagnando ben 9 lire al mese (cio che dei resto
significa un chilo di pane al giorno) per dieci ore di lavoro al
giorno compresa la maltina delia domenica»

8.

Lbrganizzazione socialista ha baitute d’arresto: arretra. La condi-


zione di crisi dei piccoli proprieiari, dei bracciantato rurale, delia
piccola borghesia urbana e delle plebi minerarie tende intanto a
farsi piü acuta, Sarriva cosi alia «tempesta diiomini» dei 1906.
È uno scoppio improvviso ma non immotivato. Basta rimanere
in Sardegna anche pochissimo tempo, osserva Angiolo Cabrini,
«per comprendere come vi siano accumulati i sedimenti di tutte
le rivolte» 'A E ncl maggio dei 1906, questa terra «estremista in
tutto, nelia rassegnazione e nclla rivolta», esplode. Le ragioni
oceasionali delLincendio sono tutte irrilevanti. Grave è al contra­
rio la ragione di fondo.

Nessuna provincia d’ltalia - scrive il 30 maggio 1906 sul quotidia­


no radicale di Cagliari «II Paese» L. Fontana Russo - supera quella di
Cagliari per il numero di contribuenti che non possono pagare le
imposte e a cui Io Stato confisca, inesorabile, le terre, le case e le
masserizie, cioè le risorse ultime dei lavoro e i mczzi unici delia vita.

II fisco rastrella i piccoli campi, ed è la sola faccia dello Stato


che nelle campagne sarde si conosca.
Non si vive meglio nelle miniere, dove nel 1906 una popola-
zione di 85-90 mila abitanti grava sulle paghe di 14188 minatori,
La produzione cresce. 1 livclli salariali continuano ad essere bas-
si, con un massimo di 3 lire al giorno per i conduttori di macchi-
ne. II 2 aprile dei 1906 i lavoratori delle miniere di Seddas
Moddizzis proclamano lo sciopero. Essi chiedono la distribuzione
gratuita delLolio e dei lucignolo per la lampada, che comportano

S. Salta, Canli, a cura di M. Ciusa Romagna, Fvlilano 1955.


LC, p. 681.
Cabrini, op. cil.. p. 87.

160
ill operaio una spcsa di 4,50 lire al mese; la paga quindicinale,
:u)ii ogni duc o qualtro mesi; due giorni di riposo al mcse:
'mora, dal mezzogiorno alie 15, per niangiare; un aumento dei
alario nelia misura dei 20 per cento; la riduzione a dieci delle
-ire di lavoro. Per tutta risposta, la Compagnia licenzia gli operai
> li sfratta. Né interviene alcuno a loro tutela, L’autorità politica,
ahbiamo visto, bada solo a patrocinare gli interessi delle conipa-
e.nie. Quanto alPautorità amministrativa, essa non trae il suo pote-
re dalla massa operaia, ehe è in prevalenza analfabeta e non vota,
e (.juindi non sc ne occupa, se non per mungerla con i dazi.

Nei consigli comunali - scrive Angiolo Cabrini - siedono numerosi


; li impicgali delle amministrazioni minerarie, di nullaltro solleeiti ehe
degli interessi particolari dei propri padroni. Quando le aeque delia
politica niunicipale sono agitate, nove volte su dieci si tratta di un
I onllitto fra i consiglieri minerari da una parte e gli agricoli o commer-
ciali dalPaltra per stabilire se Ic spese necessarie al prolungamento di
lina strada, alia copertura di un rigagnolo ddmmondizia o alia illumina-
/ione di un piazzale debbano essere poste a earico deiraniminislrazio-
nc niineraria o dei comune. E quasi sempre si conclude eol non
condudere, lasciando tronca la strada, scoperto il rigagnolo, nel buio
il piazzale.'”

Lu crisi generale delPeconomia sarda si ripereuote nelle città.


c in particolare a Cagliari, dove i prezzi dei generi di consumo
I lescono sensibilmente, alimentando Pinsofíerenza dei ceti medi
0 popolari. Ed il 14 maggio scoppiano gravi tumulli, sino ad uno
■contro con la truppa, che apre il fuoco, uceide due dimostranti e
ne lerisce venti Osserverà poi su «La Patria» dei 19 maggio un
leste neutrale, 1’avvocato Cornelio Frau: «L ’agitazione non deve
nllatto attribuirsi ai partiti sovversivi. che a Cagliari non esistono
•dlatto, se si eceettuino pochi soiitari socialisti». La scintilla co-
nuinque è scoccata. II fuoco delia rivolta si propaga alie campa-
ene ed alie miniere.

Ivi. p. 111.
' Sui moti dei 1906 ampie cronache pubblicano «L'Unioiic Sarda» c «II
r.icsc» nei numeri dal 16 maggio 1906 in poi. Nel «Paese» dcl 29 maggio c
iic «l.lln ionc Sarda» dcl T giugno apparc il rcsoeonlo ulTidale, li-atlo dagl
ílii parlamenlari, dairinlcrvento di Carboni Boy alia Cainera. Cfr. O. Baca
ledrla. L ’O iían tcin o\ ’e c a g lia r it a n o . Cagliari 1909; Cabrini. o p . c il.: Corsi. o p
: II.-. A. Büscolü, / in o li d e i 190b in S a r d e g n a . in «Sludi Sardi». V I I I , 1948
l<p. 2s6-76.

161
Gramsci ha quimlici anni, e frequenta a Santulussiirgiu Ia
tcrza girinasialc, Scriverà il 2 agosto 1919 suir«ürdine Nuuvo»,
riierenclüsi ai contaclini in generale ma con parolc che lucidanien-
te rispecehiano la realtà sarda di questi anni:

La mentalità dei contadino è riniasta |...| quella dei servo delia


gleba, che si rivolta violentenienlc contro i «signori» in determinatc
occasioni, mu è incupace di pensure a se stesso come membro di una
coUettività e di svolgere unazione sistematiea e permunenle rivolta
a mutare i rapporti economici e polilici deliu eonvivenza soeiale \ L a
lotta di classe si conrondeva col brigantaggio, col ricatto, con l’incen-
dio dei boschi, con Io sgarrettamento dei besliame. col ratto dei banibi-
ni e dclle donne, con 1'assalto al municipio: era una lorma di terrori­
smo elenientare, senza conseguenze stabili cd cilicaci. Obiettivamente
quindi la psicologia dei contadino si riduceva a una piccolissinia soni-
ma di sentimenti primordiali dipendcnti dalle condizioni sociali create
dallo Stato democratico-parlamentare: il contadino era lasciato comple­
tamente in balia dei proprietari e dei loro sicolanti e dei funzionari
pubblici corrotti, e la preoccupazione maggiore delia sua vita era
quella di difcndersi corporalmente dalle insidic delia natura dementa-
re, dai soprusi e dalla barbarie crudele dei proprietari e dei funzionari
pubblici [...] Non comprendeva 1'organizzazione, non comprendeva Io
Stato, non comprendeva la disciplina: pazicnte e tenace nelia fatica
individuale di strappare alia natura scarsi e magri írutti, era impazicn-
tc e violento selvaggiamente nelia lotta di classe, incapace di porsi un
fine generale dazione e di perseguirlo con la perseveranza c la lotta
sistemicad^

Ora, nel maggio dcl 1906, il contadino sardo c davvcro «Lato-


mo indipendente di un tumulto caotico». Assalta e incendia i
caseifici c le esattorie, saccheggia le cantine, entra nei negozi
mettendoli a soqquadro. «Le famosc giornate di maggio cagliarita-
ne con i falò dei casotti daziari, c Lassalto ai caseitici dclLinterno
sono rispettivamente Laspctto cittadino e quello ruralc di un úni­
co motivo economico», dirà Camillo Beilieni Altro sangue mac-
chia la terra: duc niorti a Gonnesa, dtie a Villasalto, uno a Bonor-
va, uno a Nebida. Ma neanche la tragédia placa la furia delle
masse, incontrollabili ormai da chiunque (e vano ò ad Iglesias il
tentativo dei sindacalisti di ridurle alia ragione). Ancora incendi e

ON, p. 23. II corsivo è noslro.


Bcilicni, op. cil., p. 18.

162
lisiiTizioni. Ci sono infiltrazioni tcppistiche. II Cabrini deve regi-
nare «episodi eanaglieschi» e «Ia deplorevole presenza ira i
oeialisti di qualchc elemento condannalo per reati eoniuni»
' 'el leslo, ò inevitabile in ogni movimento non disciplinato dalle
üuanizzazioni.

Abbiarno veduto insanguinata Ia Sardegna - dirà giuslamcnle alia


Vaincra in giugno 1’onorevole Ferri ~ per manifestaziüni che sono
iisianzialmentc diverse da quelle dei conflitti fra capitale e lavoro,
iiciché quella disgraziata regione non è ancora arrivaia alia soglia
ieil organizzazione socialista dei suo proletarialo. Essa non ha avuto
aa che un delirio febbrile di malcontento, di fame e di rivolta turbino-
.1 che non rimedierà purtroppo alia miséria matcrialc e morale dei
misiri IVatelli abbandonati da quarant’anni di governo nazionale.

li questa miséria che i tumulti dcl maggio rivelano a chi non


Ia conosceva. «Leccesso bestialc delle masse - scrive Enrico Lu-
catclli sul «Sccolo» dei 1" giugno - fa períettamenle risconlro alia
. om)3ressione alia quale esse sono sottoposte».
Ma i parlamentari sardi non profittano dei movimenlo d'opi-
iiione che Cesarc Tacchini sul «Corrierc delia Sera», Lucatelli sul
Sccolo», il Cabrini suH’«Avanti!», Marcello Vinelli sul «Resto
ilcl Carlino», Cornclio Frau sulla «Patria» e i deputati repubblica-
m V'aleri e Chiesa nelle loro corrispondenze dalPisola vengono
nsciltmdo. II paese conosce per la prima volta aspetti ignoruti
dclla Sardegna, la torchiatura fiscale che vi si esercita, 1’incredibi-
k numero di confische per debito d'imposta, Io squallore dei
\illaggi, le catapecchie di mattoni cotti al sole in cui altrove non
I penserebbe di rieoverare i cani, tracoma, tubercolosi c inalaria
dilaganti, Eanalfabctismo non combattuto come si dovrebbe, la
•ente che si consuma nelPinedia, i pubblici servizi inesislenti, le
omunicazioni avventurose... E una denunzia terribile, che viene
inche da 1'ogli insospettabili. Ma la deputazione sarda al parla­
mento è su tutt’altra linea. Non vede la causa profonda dei tumul-
M c solo invoca provvedimcnti repressivi. Scriverà Gramsci in
mia nota dei cárcere; «II malcontento non riusciva, per mancanza
ili tlirezione, ad assumere una forma politica normale. e le sue

Ciibrini, op. dl., p. 21.

163
nianiícstazioni. csprimendosi s ü Io in modo caüticü c Uinuillariu,
venivano presentate come «slcra di polizia» giudiziaria»
Nel contempo, il depulato Cabrini, vivendo per qualelie betti-
mana a conlatto dei Cavallera, dei Battelli, dei Galeadi. avverte il
disagio che ò in essi per Ia sensazione di lavorare abbandonali da
chi dovrebbe invece aiutarli, e scrive:

Francamente, da chi non fu dinienticata Ia Sardegna? II governo e


le classi dirigenti hanno le loro colpe: ma i partiti sovversivi possono
dire d’aver Ia coseienza tranquilia? Demucratici, radicali, repubblicani
e socialisli, quale assislenza metódica, assidua, diseiplinala abbiam noi
saputo prestare ai nosiri compagni deirisola.^"

E poi, come per sottolineatura:

I minatori di Sardegna non sono slali iraseurati sollanto dallo


Stato e dalle classi dirigenti; delle condizioni di incoscienza politica in
CLii quclla misera gente si trova. Ia colpa va daía auche al parliío
socialista e soprattutto al movimento proletário organizzato ncl conti­
nente settentrionaled"

Se rifletliamo un istante sulla fermezza di simile denunzia e


sulla scissione cbe essa registra fra il «movimento proletário orga­
nizzato dei continente settentrionale» ed i miseri lavoraiori sardi
ancora in stato dlncoscienza politica, i motivi deHestraneità di
Gramsci alEorganizzazione socialista nei primi anni lorinesi e
delia sua tardiva iscrizione al partito cominciano a trovare una
spiegazione non derivata da incerte congetture. II partito sociali­
sta gli appare, in questo momento, come una corporazione di
operai delle industrie dei Nord, o come un apparecchio elettorale.
Lo pensa colpevolmente ristretto alia rivendicazione di adegua-
menti salariali e normativi per il proletariato dei Nord, e lontano
d alle sofferen ze d elle p lebi con íadine e d ei sem i-proletanuto meri-
dion ale.

QC, p. 2Ü39.
Cabrini, op. d i.. p. 6.
Ivi, p. 117. II corsivo è nostro.

164
9.

.'ininciata la grande repressione; arrivano a Cagliari soldati e


liiinieri sino a un contingente di dieciinila uomini: si respira
.Kl dei Nüvantaquattro e dei Novantotto. Era stato uno seoppio
grovvisü |rer lunga ebollizione compressa, non il risultato del-
[leia di organizzazioni e di uomini di sinistra; ma la reazione si
' 'Ige contro questi. A Cagliari vengono arrestali ravvocato Efi-
Urano, socialista il professor Ciro Ciuidi, radicalc. e Eavvo-
íOi Salvatore Diaz, repiibblicano. È il terrore bianco. In breve
amnero dei carcerati sale a centosettanta. Sbarcano dai pirosea-
lieeine di magistrati e di eanceilieri spediti in Sardegna per i
! Hcssi. A Cagliari il dibattimento si svolge dal 6 maggio al 12
mgiK) dei 1907. Dev’essere aperta una cbiesa sconsacrata, Santa
■ .limita, per farei stare giudici. tesíimoni e imputati.
Sotto i eolpi delia reazione, quel poco di organizzazione ope-
.ii;i ehe esisteva in Sardegna non regge e si sgretola. Anni dopo.
i I 7 giugno dei 1913. sul «Risveglio delElsola» («giornale prole-
iiK)»' stampato a Cagliari), Luigi Garau rieorderà:

I e toiiseguenze dei disastro dei 1906 son a tulti note. Idenlusiusmo


.1 rorganizzazione fu ueciso completamentc. Parlarne voleva dirc
|uirsi al ridicolo; i minatori non volevano piü saperne. Si dovettero
I eíarc cosi in completa balia dei capitalismo monetário, che dopo
e i c i disastro, anziché migliorare le loro condizioni. aunientò i soprusi

!a reazione.

Non è causa marginale delia disorganizzazione la mancanza


; ima qualsiasi piattaforma culturale conume. I poehi uomini
ík’ impersonano la direzione dei movimento socialista in Stirde-
na sono scissi, diversi per formazione, per temperamento c per
. duie. e ognuno leader d’un gruppo paesano. Cavallera ha per
Inetiivo principale la promozione di organismi cconornici. Mura
iMopende alia predicazione anarchica. Catta indulge ad unorato-
n piu di petto ehe di testa e trascura il lavoro organizzativo. Ha
•'iidatü nel 1896 la Camera dei lavoro di Sassari. ma senza saper-
s d;ne una direttiva. A Tempio De Martis propaganda quel tipo
íi socialismo massonico e anticlerieale che ha neU'«Asino» la sua

Una poesia gli è dedicala da Sebasliano Satia, A E fisio üruiio. in


lí/í, cil., p. 174.

I 6b
bandicra ed in Podrecca il profeta ascollatt): cioò quel tipo di
socialismo che il giovane Gramsci respingerà con íaslidio, scriven-
do già nel 1916:

II proictariatü. ormai cducato alia espericnza viva c palpitante


delia lotta di classe, ne aveva ahbastanza di questo lalso profeta |Po-
dreccal che con tutta Ia superficialità latua di una cultura da spazzatu-
raio. continuava nel vecchio anliclericalismo smidollato e di nianiera,
mostrando nel prete leterno nemico, Punico neniico. falsando inco-
scientemente la storia e intorbidendo il limpido corso delle lotte socia-
li.'’

Non sombra dcl resto che nemmeno la massa dei sugherui


gallurcsi fornisca molte reclute a similc socialismo.
L'cconomia sarda continua a soffrirc di precarictà. II ministro
Cocco Ortu ha raccolto nel l ’eslo Unico numero 844, dcl lü
novembro 1907, tutta una serie di provvcdimenti speciali per
1'isola, che riguardano il credito agrario, il miglioramento del-
hagricoltura, la sistema/.ione idraulica, la viabilità, le opere por-
tuali, la pubblica istruzione, i reali contro la proprietà, eec. Per
questi tempi, uno strumento avanzato: 1'isola non aveva mai avu-
to nulia di simile. Ma i dissesti eausati alPeconomia di una regio-
ne soprattutto da una politica nazionalc funesta non possono
essere sanati che dalla correzione di quella politica, non dai prov-
vedimenti parlicolari, in definitiva incfficaci se la politica genera-
le, funzionale agli interessi dei blocco industriale dei Nord e
produttrice di guasti per il Sud, perdura.

II Mezzogiorno - rileverà Gramsci nel 1916 - non ha bisogno di


Icggi speciali e di trattamenti speciali. Ha bisogno di una politica
generale, estera ed interna, che sia ispirata al rispetto dei bisogni
generali dei paese |.,.] Non basta costruire una strada o un bacino
montano |..,| Bisogna, prima di tutto, che i futuri trattati commerciali
non facciano chiudere i mercati ai prodotti fdel Mezzogiorno e delle
isole].'"

Se quindi qualcosa di nuovo è avvenulo per la Sardegna dopo


i lumulti dcl 1906, e «al fischio dei moschetti fratricidi ed al

A. Granisci, SoUo lu M ole. Torino 1971 (d'ora iniianzi SM), p. I I I .


SG. p. 32.

166
iiiorc ddiL’ vanghc e delle zappe che scavano Ia terra per seppel-
\i i niorti, i güvernanti si sono svcgliati» ” , non può dirsi tutta-
a ehc i risidtati pratici siano vistüsi. I problemi rimangono
eluli, c continua railività predatrice de] fisco. Ci sono altri
pixipri.

Ncl venturo agosto - scrive nel luglio dei 1908 r«Avanti!» - in


irie preturc delia provincia di Sassari, sono indette le solite aste a
'iihlilico incanto di stabili appartenenti a debitori morosi di imposte.
>'!i stabili subaslati sono oltre un migliaio ed apparlengono a povera
uile a causa dei cattivo raccolto.”'

Ncl malcontentü generale, affiorano tendenze autononiistiche


iiu hc radicaliz/.ate sino aH'agitazione separatista.
I. di qualche interesse nolare qui che restremisnio separali-
la non Irascina i socialisti sardi, attenti al contrario a ribadire
l iialianità delbisola. Lo stato d’animo dei separatisti trova com-
iuensione: se ne respingono però le conclusioni politiche. F,d
ceco uno scrilto che con grande chiarezza riflette rorientamento
sudíilista. Appare sulla «Voce dcl Popolo» dcl 21 novembre
19t)9; dice:

Alcuni anni or sono sorse una voce solitaria. ina pur terribile e
. \cr;i: «Eniancipazionel». I.a Sardegna - scriveva nel 1907 quel sogna-
: >ie deve separarsi dalla madre che non lama, deve dimcnticarc
I i sser parte integrale d’una nazione che la trascura l.,.| La voce, nata
i il dolore, dallbdio fomenta to da continui stenti |... |nata non solamen-
. nel cervello dei solitário pensatore, ma nelle stamberghe dei lavoralo-
1 buic e fredde c dcsolatc, ncllc grotte dcgli affamali in cui si annidano
I \crgogne e i travagli delia miséria, la voce desolata e tremenda fu
uliilo aequetata. La nostru vita isolana. sia pur truscuruta. siu pur
ouculcata. è troppo iutimamerUe imita allltalia per poierne essere
'7i (/ scuza che a noi vengano il maggior danno e il rimorso.

Nello stesso tenipo, viene precisandosi la tendenza a porre il


.irublema dei riscatto delle plebi sarde in termini autonomistici, e
!oc di iniziativa autononta, fuori dalle attese miliebe di un niovi-
ncnlo esterno di redenzione. Sono venute promesse e poi delusio-

«l.a Voce dei Popolo», 15 maggio 1910.


La nota delLaAvanti!» è anche ripresa da «l.a Forza proictaria» dei 26
i»lio I9Ü8.

167
ni dai güverni ccntrali; ed altre dclusioni sono veiuilc dalla dirc-
zionc dei paiiito socialista. Non si può piü allendcre passivanien-
to. Già Sebasiiano Salta ha scrilio: «I ratclli, non attendete nulia
dalla piotà: organizzaievi per essere íorii eontro Ia dupliee e glo­
riosa sventura dellessere proletaia e sardi!» Non c'è altra via.
Ciiorni migiiori verranno per 1’isola soltanlo se i saidi, useiti dal
lorpore, sapranno eonquistarseli. Dice ancora il poeta barbarieino
nellaprile dei 1907: «Sc 1'aurora ardera sui tuoi graniti / tu Io
dovrai, Sardegna, ai nuovi figli» Ora. a spingere in questa
direzione, sono due giovani sindacalisti rivoluzionari: un profes-
sore di leltere che da Roma segue le vicende delbisola e scrive
sulla «Lupa» e suILvAvantil», f’aolo Orano, ed uno studenle
nuorese assai vicino al Satta, Attilio Oelfenu. «Bisogna edueare il
popolo soprattullü a im panire jiiuihnentc a (ar da sé», proclama
il Deirenu in una nota pubblicata dalla «Voce dei Popolo» il 20
marzo 1910 col titolo Lu íiiieslione sarda (cd II giornale metle
sotto 1’articolo dei giovane collaboratore un corsivo d’appoggio,
con qucste parole: «Non dalPalto dovremo attendere i riniedi, nia
dovreino irovarli in noi stessi. educando Ic masse e preparandone
le coscienze in nome di una società rnigliore»). Pochi mesi dopo,
nelPottobre dei 1910, Paolo Orano scrive sulla «Lupa»: «Bisogna
che Ia giovenlü sarda incominei a volere una Sardegna viva e
combattiva, audace e íremente denlusiasnii. La trasforrnazione ha
da venire di ll». E nuovamentc il Detfcnu, nel 1911, sulla
« Lupa»:

Oramai c inutile soffermarsi a ripetere per Ia millesima volta Ia


sloria delle tanto famose commissioni d’inchiesta, degli innumeri dise-
gni di legge, provvedimenti speciali, ecc. approvati dal parlamento e
rimasti Icttcra morta, cioè risollisi in altrettantc lurlupinaturc. Eaccia-
mo meglio una catasta di tullo questo ben di Dio che gli italici
güverni, sotto forma di carta stampata, ci hanno elargito, c una bella
fiammata disperda fin Lultimo ricordo di un passato che suona per noi
danno unito alie bclfe, miséria e vergogna. Su ben altro c piü vasto
campo noi giovani possiamo e dobbiamo esplicare la nostra feconda
attivilà. Bisogna itifondere nelle plehi luvoralrici sarde il vilule nuíri-
mento delia fed e in se stesse.

M. Ciusa Roínagna, saggio inlrodutlivo ai Canil, cit.. p. 50.


b)a La madre delVucciso, in Canti, cit., p. 139.

168
í. un linguaggiü nuüvo c piü civilc, dopo anni di inulili
uicste, di implüiazioni c d’aUcsa passiva di chissà quule inter-
iilo redcnlorc dal di 1'uori

10.

i.i.imsci è in qucsto periodo a Cagliari per Irequenlarvi il liceo


DcUòri». Lo manticiie agli studi Gennaro. contabilc nelia labbri-
a dcl ghiacciü Marzullo. Cagliari è una città piccola ina vivace.
\ i si pubblicano tre quülidiani: «L'Unione sarda», sulla linea
leironorevolc Cocco ürtu. «II Paese», radicalcggiante, ed il «Cor-
I icrc delPisola», clericalc, piü alcuni periodici, tra i quali il sociali-
!a «La Voce dei Popolo», settimanale. I cartclloni di due buoni
lealri, il Civico e il Politeama MargIierila, includono i piü grandi
nomi delia prosa e delia lirica. Al Valdès e nel cinetealro Lden
>ominciano a esibirsi Ic prime sciantose in ju pe-cu lollc. Hsisle
iina fungaia di circoli che alPoccorrenza sono salc da concerto o
l'cr conferenze. I tilmoni a puntate delPepoca {R ocam hole. Le
i iiiiliche cluiUesche, I inisenihili) li si va a vedere alLliás o al-
LLden. Né mancano i rilrovi e i ristortinti con musica. Per Amo­
rno Gramsci, vissuto fin quasi ai dicioUo anni in luoghi come
í.hilarza e Sanlulussurgiu, il salto alia città non può avvenire
enza spaesamento. Fa vita appartata, senz’altro svago, di sera,
che Ia letlura.

Lcggeva di tulto - mi racconlcrà Gennaro Io cro tornalo dal


civi/io di leva a Torino socialista militante: ai primi dei 1911 sarei
!i\enlato cassiere delia Camera dei lavoro e segrelario socialista di
( agliari. Mi incontravo spesso perciò con Cavallera, Baltelli, Pesei, i
: lovani leaders dcl socialismo in Sardegna, ed anche a Nino capito di
larci insieme. Una grande quantità di materiale propagandistico, libri,
: ii.)i iiali, opuscoli, 1'iniva a casa. Nino. che il piü dcllc volte passava le
cre chiuso in casa senza neanche unuscita di pochi momenti, ci
liielteva poco a leggere quei libri e giornali.

I,. Del Piano, Le origini dellldcu uuíonom islica in Stirdcgiui l /<S'6/-


Cagliari 1975.
' i-iori. Vila di A ntoniu Oruiiisci. cit., p. 65.

169
Si c già avvicinato a Marx: «per curiüsità intdlctlualc». dirà
in una leltera dei 1924. Poi inelude ncl novero delle sue lellure
anche Carolina liivei-nizio, Ia «Dermenica dei Corriere» e il «pe-
liüdicü soeialista ‘II Viandante’, diretlo dal rivoluzioiiario d oma-
sü Monieelli» (sue parole).

Dirui a Teresina - raccomanda in una IcUcra al padre — ehe mi


conservi tulli gli articoli che pubhlicano nelia «Tribuna»: spccialmen-
te, se è possibile, che mi mandi un articulo di Pascoli che hanno
pubblicalo un mesetto ía. Io le sto conservando Ic «Domeniche dei
Corriere», c alia prima oceasione gliele spedirò |in un poscritto solleci-
Ia il recupero di «Lblmo e 1'cdera» di Anton Giulio barrili e di un
numero dei «Secolo XX»|.

Legge anche Ia Deledda, ma non Tama.

Di Sebasliano Satla - mi dirà Renato Figàri - preferiva Ic odi ai


morti di Buggcrru, a Giuseppe Cavallera, a Fdisio Orano. Fira venuto
una volta a una dizione di versi nel circolo delPAvanguardia. Io avevo
detto in quella circostanza che toccava a noi giovani valorizzare gii
scrittori sardi. L’indomani Fu lui stesso a riprendere il discorso. Ricor-
do che agli autori sardi rimproverava di tenersi lonlani dai temi vivi
dei momento. La Sardegna, obiettava, non c solo tanche, salti, bardane
c Ia madre dcILucciso. E si tratteneva a parlarmi delle condizioni
delLisola e dei minatori che. lavorando centinaia di metri sottoterra
per il eapitale belga e tranccse, ne avevano in cambio non sanatori,
non scLiole. ma Lintcrvento delia truppa alia prima rivendicazione.

Segue il « Marzoccü», «La Voce» di Prczzolini, e in queste


riviste trova gli autori prediletti.

Alie volte - mi racconterà la sorella Teresina - dopo che Nino


aveva segnalato il cambio duidirizzo, le riviste continuavano ad arriva-
re per qualche tempo qui a Ghilarza. Io ero incarieata allora di
meltere in una carteilina i ritagli degli scritti che piü lo attraevano,
soprattutto Croce e Salvemini. Ricordo anche Emilio Cecchi e Papini.
Per Cecchi, Nino aveva una grande ammirazione. Ma in cima alie sue
raceomandazioni, quando mi chiedeva di ritagliare gli articoli e di
custodirli in ordine nelia cartella, stavano sempre Croce e Salvemini.

Succeduto a Sontiino nelTaprile dei 1910, Luigi Luzzatti esclu-


de dal governo Coceo Ortu. Ne consegue una battagiia combattu-

170
;i:il piirlamenlare sardo con asprczza estrema, ed a lutti i livelli.
Sardegna, la parola dordine antigovernaliva, agitata finora
lianto dalle minoranze di sinistra, è assunta anche dai grup|5Í
lilelari devoti a Cüccü Ortu. e le assemblee elcltive ed i giorna-
illineati una volta sulle posizioni dei governo e perciò inclini a
iiarsi dalla reaittà isolana ed a proporne semplicemente gli
pelii idillici, con battimani al ministro grande benelaltore e gli
I hi chiusi ai piCi drammatiei problenii, diventano adesso cassa
lisonanza delia protesta popolare. Le oceasioni di polemica
, II) mancano, in una terra dove Lesosità dcl Hsco arriva a estremi
I inimmaginabile spietatezza, la tubercolosi c la inalaria lalciano
iiiime in continuazione c la tame consuma i giovani, al punto
íic i coetanei di Gramsci chiamati alia visita di leva (I 1.632 in
iiiia Lisola) vengono esclusi dal servizio militare per tre quarti
.668), a causa dichiarata delLinabilità e in 2.486 casi di denutri-
lonc. Sono questi ed altri problemi. ieri taciuti, che «L■Unione
i.iiila» ed i consigli comunali e provinciali tanno salire in eviden-
,1. I.e assemblee, legate a fili che poche mani muovono, si dimet-
iniu.) in massa, Ld il quotidiano di Cocco Ortu liancheggia Luzio-
ic con tempesta di titoli eccilati, come quelli che precedono.
u compagnano e seguono le dimissioni delia giunta Marcello a
1. agliari, ai primi dei luglio 1910: Voei di sdegiio e principio di
•iiiuiglia. La fie r a protesta di Cagliari e d elia provincia. Le dinus-
toni d ei eonsiglio conuinale. Le dim issioni di massa dei corpi
leilivi. La grande protesta p er la d ifesa dei nostri diritti. Coutro
ante le p rom esse vune. Llnsurrezione delia coscienza pidiblica
cc. Sono titoli sparati a piena pagina, specchio di una ostilità al
•overno che può manifestarsi cosi esplicita, in lorma non attenta
alUntcrvento censorio delLautorità prefetrizia. perché il potere di
i oceo Ortu continua ad essere pur sempre notevole, e neanche il
Iappresentante dei governo se la sente di slidarlo.
Sdnserisce dunque ora nelia polemica sardista una componen-
ic ambigua. Giuste rivendicazioni di masse lacere e tatticismi
oceasionali d'uomini spodestati si mescolano dandosi rcciproca-
mente 1'orza. La battaglia antigovernaliva delle vecchie consorte-
ric slrette intorno a Cocco Ortu trae eilicacia dal malconlento
(Iclle plebi: la protesta delle plebi cresce a misura che la classe
tlominante, fino a ieri filogovernativa, non la sottoca piü. C e
naluralmenle qualcosa di stonato in questo sardismo che trascina
su una comune trincea anticontinentale prinzipales e plebi rurali.

171
borglicsia urbana c popolino, chi dcl potcrc cenirale se valso per
organizzare 1'oppressionc c chi dei poteic centrale ha solo softer-
tü il laiü vessatoriü. Denlro Ia posizione sardisla si possono distin-
guere alnieno tre filoni: il ladicalismo separatista: rautonomisnio
di socialisli come DelTenu: raniigovernaiivismc) provvisorio dei
gruppi moderati che Io sfraito dal potere centrale ha deluso e
inasprito. II «nazionalismo» sardo di Antonio Gramsci, Ia sua
adesione alhidea che bisogna lottarc per «Hndipendenza naziona-
le delia regione», idea sfogata ncl grido «Al mare i continentali»,
è probabilmente di queslo periodo.
Per i giorni 6-7-8 gennaio dei 1911, vengono indette le elezio-
ni di rinnovamenlo delia comniissione cseculiva delia Camera dei
lavoro. Sono candidati il 1'erroviere Salvatore Baire, Io scalpcllino
Salvalore Crovato, il metallurgico Luigi Favero, Fimpiegato Cen-
naro Gramsci, il marmista Luigi ünali, il sarlo Ângelo Pischedda
e il calderaio Alfredo Romani, Gennaro Gramsci è tra gli eletti ed
ha Pincarico di cassiere. Naturalmente Ia cosa non può rimanere
senza seguito, dato il severo controllo che Ia polizia esercita sui
dirigenti sindacali. E di li a poco, a Ghilarza, Francesco Gramsci
e Pcppina Mareias sanno di una richiesta di informazioni sul
conto di Gennaro. Ne sono sconvolti. Furibondo e inquieto, il
signor Ciccillo medita un viaggio a Cagliari, per vcderci chiaro.
Nino scrive alia mamma:

Ti rispondo inimediatamente perche papa non faccia davvero la


pazzia di venir qui. Voi vi spavenlate perché la polizia donianda
informazioni di uno. Non c’è poi ragionc di pigliarsela calda. Voi
chissà cosa immaginate ora: che Nannaro sia in guardina, o fra qual-
Iro carabinieri. Rassicürati, che non succederà niente di tutto cio.
Nannaro ha accettalo alcune cariche alia Camera di lavoro; quindi il
suo nome, finora sconosciuto, è caduto sotto gli occhi delia polizia,
che ha voluto sapere chi era questo rivoluzionario, questo scannasbirri
nuovo che si faceva avanti: e ha domandato informazioni. Sei contenta
adesso? Come vedi, non c e niente di male, e tutto finisce là. Essendo
successo uno sciopero, siceome Nannaro è eassiere delia Camera di
lavoro, la polizia voleva sapere il suo indirizzo, per sequestrare i fondi
e per far cessare lo sciopero: ma lo sciopero è finito da sé, i fondi sono
rimasli |...| Unaltra volta, quando sapete di queste cose, State tranquil-
li e ridete in faccia al tenente e a tutte le barbe dei carabinieri, come
taccio io da un pezzo: poveretti, in fondo bisogna compatirli. Occupan-
dosi come si occupano di socialisti e anarchici, non hanno tempo di

172
rc are aí ladri c ai nialandrini. e hanno puura chc non rubino loro la
ama.’

In qucsta fase Gramsci non collabora alia stampa socialista e


nivxlc invcce di polcr scrivcrc su «IdUnione Sarda», II quotidia-
i dirctlo dal siio prolcssore d'ilaliano Ralla Garzia c ispiralo da
»cct) Ortu. II sardismo e II socialismo dd giovane studcnte sono
a»c ancora stati d’animo confusi, con nuclei di pensicro in cerca
ii sisicmazione. Radicalizzalo in un dato momento sino alia vel-
ícita indipcndcntista, ancora stcnta a cogiierc Ic ambiguita pro-
piio di unbigilazione sardista in cui si confondono genuine istan-
/c popolari e il nascosto discgno dei ccti dominanti di dirigere il
movimento, di svuotarlo dcl suo contenuto di classe c di rivolger-
Li contro un falso bersaglio, ora un dato governo, ora tiitlo il
lontincnlc e iiitíi i continentali, H il suo socialismo, clic purc è
ma qualcosíi di piíi d'un genericü sentimento di ribcllionc alie
mgiustizie, come rivcla un componimento d'italiano scritto in
iciza licco non può non risentire delia prcgiudiziale sardista,
liibipotesi ragionevole è chc la polemica salvcminiana contro il
rilormismo incline a diventare «sinonimo di ministcrialismo, di
giolittismü, di massonismo cronico» c contro un partito socialista
dcgiadato a «nuova organizzazione oligarchica a csclusivo servi-
/io delle corporazioni operaie piü potenti e a danno delia massi-
ma parte delia classe lavoratrice non elettorale» trovi il giovane
Gi'amsci ricettivo.

11.

Nci primi anni torinesi. Gramsci si tiene lontano dallorganizza-


/ione socialista. Poi c ’è unesperienza decisiva per il suo «proees-
^o vitale»; la eonsultazione dei 1913. la prima a suliragio allarga-
lo. cite Gramsci, tornato in Sardegna per le vacanze, segue con
eiande attenzione. Dirà Tasca:

Ivi. p. 57.
' D, vol. II. p. 13.
«La Vüce» dcl 15 ültohrc I91Ü anticipa alcuni passi dclla rclazioiic
chc Salvcmini ha preparato per il viciiio Congresso soeialisla.

173
I:ra suilo müho colpilo dalla trasformazione prodolta in quL'll'ani-
bÍLMilc dalla partecipazionc delle masse conladine alie clczioni, benché
non sapessero c non polessero ancora servirsi per conto loro delia
nuüva arma. Fu questo spetlacolo, e Ia meditazione su di csso, che
Iccc delinitivanienlc di Gramsci un socialista. Quando torno a Torino
alFiniziü dcl ntiovo anno scolastico, ebbi conlerma dei valore decisivo
che tiveva aviito per lui questesperienza.

In realtà è Finizio di una svolla, per i niolli equivoci che


rallargamento dei sulTragio contribuisee a dissipare.
Anche in vista delle clczioni, i socialisli sardi si 1'iuniscünü il
3 maggiü 1913 a Iglesias. H il IV Congresso regionalc, dopo
quclli di Orislano nel 1897, di Iglesias ncl 1903 e di Sassari ncl
1908. Spira unaria nuova. emerge Ia generale decisione d'un
tagliü nellü eol passato.
Già il 12 gennaiü 1913, alFasscmblea per Ia ricostruzione
delia sezionc socialista di Cagliari, Gino Corradetli, che rappre-
sentava il núcleo piú forte di mililanti, i ferrovicri, aveva deito:

Nessun compromesso deve legarc il partito socialista con altri


partiti affini, come per il passato si osò larc: i soeialisti devono perse-
guirc quella viu per Ia quale il socialismo tradizionale sdncamminò e
donde poi fu distolto da tendenze piü o meno sincere di pochi arrivisti
che tentavano di intorbidire la purezza dcIFidcale predicato da Marx e
trasformato dopo da ambizioni anelanti al potere,

Ed il 9 marzo 1913 «II Risveglio delFIsola», dopo un accenno


alFantica sezione sassarese, «finita qualchc anno fa tra i dissidi
lunesti», aveva scritlo:

In Sardegna il socialismo può mettere radiei profonde tra Ic classi


lavoratrici, ma è indispensabile, per raggiungere un tale scopo, che si
faccia abiura di ogni ambizione personalc, dimenticando chiesuole e
astiosità per tuffarsi a capofitto nclla lotta.

Ora il IV Congresso dà sanzione al nuovo corso dei sociali­


smo sardo, alteslato sullc posizioni delFala rivoluzionaria inlransi-

"" A. Tasca, / prim i d ieci anui d cl Rarliío com unista italiano, in «II
Mondo«, 18 agosto I9s3 c numeri segucnli (cinque punlate). Saggio ripubhli-
calo da Laterza. con una introduzioiie di I.. Cortesi, ncl 1971.
Un diíTuso rcsoconto dclla riunione apparc sul «Risveglio delFIsoia»,
12 gennaio 1913.

174
;nie. II «iransigente» L)e Mariis non è ira i dclcgali («II sociali-
liu) doniartisiano - dirà ‘II Risvcglio’ dcl 22 giugnü 191 3 —non è
. non ini intnigliü di popolarismo, di dcmocrazia e di ritormi-
■10 cwu grano salis»), Vienc sbattuta la porta in taccia al sinda-
o ili Terraiba fxdice Porccila. riformista. Ogni intervento ò criti-
o dcl primo quindiccnnio dattività socialista nelTisola.
I.cvandosi a parlarc sulla slanipa di partito, Cdulio Marongiu

Finora possiamo dire chc in Sardcgna noi non abbiamo mai avuto
!ii loglio di buttaglia socialista, nel senso che quclli chc nacqucro non
icccro chc rispccchiarc II pciisicro isolato di questo o di qucl sociali-
la, spcsso in contrasto con ogni dircttiva di partito, né svolscro mui
ilcuna azionc organica di propaganda e di educazione Ira le niasse
■'pcraic.

II Congresso delibera che il partito segua in Sardcgna «la


umica rivoluzionaria votata dal congresso di Reggio Emilia, alle-
nendosi alia piü stretta e rigorosa intransigenza».
Significativo ò rinlervcnlo ai lavori congressuali di un rappre-
scnumte delia direzione nazionale, il professor Arlnro Vclla: la
nia è nna partecipazionc che rivcla rapporli nuovi, piü strctli. Ira
il socialismo sardo c la centrale dei partito.
Al 1'innovato slancio organizzativo corrisponde un'allivilà piíi
icrvida dei giovani intellelluali, che rappresentano Fanima sardi-
sia e autonomista dei socialismo isolano. È sorto un gruppo di
a/.ione e propaganda antiprolezionista. Le campagne svolle dalla
Voce» di Prezzolini, dair«Unilcà» di Salveinini e dalla «Rilorma
Sociale» hanno alimentato la polemica liberoscambisla anche nel-
Pisola, e Piniziativa di organizzare il movimento dopinione è di
Audio Deffcnu.
Un manifesto dcl gruppo, scritto dal Dettenu e da un altro
giovane pubblicista. Nicolò Fancello. appare ai primi di agosto su
alcLini giornali sardi c il 28 agosto 1913 sul numero 35 delia
«Voce». Ci sono in calce, oltre a quellc dei redattori, le lirme di
(jino Corradelti, segretario dei sindacato ferrovieri e delia Came­
la dei lavoro di Cagliari. dei professor Massimo Stara Serra,
segretario delia Camera dei lavoro di Sassari, dei prolcssor Gio-
vanni Sanna, che insieme ad Antonio Graziadei sara autore delle
lesi sulla questione agraria al II Congresso dei Partito comunista
rPItalia nel marzo dei 1922 a Roma, di Franceseo Dore, luturo

175
deputatü popolarc, c di due giovani avvocali dbrientamento re-
pubblicano, Pictro Maslino di Nuoro e Michele Saba di Sassari.
Nel documenio è rinnovata Ia protesta contro il regime prote-
zionistieo, dal quale Defíenu ed i suoi amiei fanno diseendere
«larresto di sviluppo, Ia miséria erescente e Ia disoccupazione
delle picbi lavoratrici, il caro dei viveri, Io spopolamento delle
campagne, lemigrazione». «Per favorire talune industrie che
Pesperienza ha dimostrato non bisognose di protezione o assoluta-
mente incapaei di vivere e svilupparsi senza di essa - prosegue il
manifesto - se eondannata Peconoinia meridionale a languire
miseramente»: quella sarda in ispeeie, danneggiala in primo luo-
go «dagli alti dazi ehe rincarano artificialmente il costo dei manu-
latti. delle macchine e degli strumenti di produzione» e poi «osta-
eolata nelPesportazione e nel commercio dei suoi migliori prodot-
ti, besliame, vino, olio, frutta, formaggi», rimasti senza piü sbocco
alPestero, giacché «il protezionismo italiano determina Ia rappresa-
glia degli altri Stati (basta ricordare Ia chiusura dei mercato france-
se al fiorente commereio dei bestiame e delle derrate agricole sar-
de)» 'P II documento sollecita infine Padesionc morale o anche
finanziaria dei sardi progressisti a tutte le iniziative dei Gruppo.
Da Ghilarza, Gramsci serive alia «Voce». 11 suo consenso alie
tesi svolte dal gruppo di propaganda antiprotezionisia e registrato
nel numero 41 dei 9 ottobre 1913 Per Ia prima volta, il giova-
ne studente aderisce, con un impegno pubblico, ad una battaglia
politica, ed c battaglia socialista e sardista insieme, perché com-
battuta da uomini e da posizioni di sinistra sul terreno delia
qu estion e sarda.
II giorno delle clezioni si avvicina. 11 26 ottobre i sardi an-
dranno alie urne per mandarc alia Camera dodici deputati e c c Ia
grande novilà degli analfabeti ammessi al voto, il numero degli
eleltori c cresciuto nelPisola di quattro volte: da 42 mila a 178
mila. Come si orienteranno i 136 mila nuovi elettori? 1 dati
salienti delia vigilia elettorale potrebbero ridursi a due:
1. La relativa politicizzazione delia iotta rispetlo al passato,
quando non era richiesto il giudizio degli elettori sulle idee dei
candidato. Fin h, scriverà Gramsci,

L. Del Piano, Atlilio Deffenu c la rhnstu «Sardegnu», Sassari 1963;


Bellieni, op. cií.
IV1. Saha, Antunio Gramsci e Auilio Dc/ferw, in «Riscossa», n. 17, 23
aprile 1945.

176
gli intcllettuali progrcibivi c Ia grande borghesia agrai-i:i. iroppo
spcsso Ia dcnunzia dcirarrctratczza su «1/Uiiionc Sarda» era slvu-
nicntalc, unbccasione d'addehito dl i'esponsabiliià a uoniini c
gruppi con i quali peraltro non si sarebbc esilato un istantc a
vcnire a palti non appena quclli si fosscro niostraii disposti a
dividere il polerc o a garantire privilegi anclie a scapito (anzi,
nccessariarnenle a scapito) dellc classi suballernc sarde. La gran­
de paiira per Lincognila rappiescntata dal voto dei nuovi elettori
induee ora Ia classe dominante isolana a capovolgere il sistema
d’alleanze. 1’rima aveva tcntato di dirigere il maleontento popola
re eontro i governi centrali: adesso ottiene dal governo Lappoggio
nelia lotta eontro i eandidati soeialisti.
Di problemi sardi non si parla piü, C'è il totale allineamenlo
dei gruppo dominante locale alia linea politica dei gruppi domi-
ntinti nazionali. Si leggono sulla slampa controllata retoriche esal-
tazioni dei sacrificio dei sardi mantiati a morire in Libia, note di
consenso agli aumenti di spese militari, plausi alLesereito ehe
íiancheggia il padronato nelle controversie sindacali, e natural-
menle ogni rivendicazione salariale è presentata come un tentati­
vo di turbatnento delia «paee tra eapitale e lavoro».
Tutto avviene dunqtte nelIa massitiia chiarezza: per Ia prima
volta Io seontro è fra sehieramenti di classe nettamente deíiniti:

A Cagliari, auspiee il Conuinc - scrive il 15 giugno 1913 «II Risve-


glio deirisola» - si stanno raccogliendo fondi per una patrioltica lapide
commemorativa dei prodi caduti in Libia. Cagliari proletária, pur sco-
prendosi reverente innanzi alie giovani vite immolate alia feroeia crimi-
nale dei militarismo, deve anchessa commemorare le sue vittime, estor­
nando nel marmo i caduti sotto Ia violenza omicida dei carabiniere e
delia poliziottaglia per 1’afiermazione di un'idea o per il riconoscimento
di un diritto, e piü propriamente gli assassinati di Buggerru (4 settembre
1904), Cagliari (14 maggio 1906), Nebida e Gonnesa (24 maggio 1906),
Bonorva c Villasalto (27 maggio 1906). Si raceolga, ovunque gema un
operaio, il modesto obolo dei figli dei lavoro, per dimostrare che il
popolo di Sardegna non dimentiea i suoi figli che alLavecnire diedero in
olocausto la vita. L’una e Laltra lapide saranno solenne attestazione
delia barbarie di una socielà monarchico-borghese basata sulla bruUura,
sullnifamia, sul delitto.

La statnpa socialista ha vita difíicile, tioccano le incritiiinazio-


ni. Le preletture ititcrvengono ovunque un amministrazione comu-

178
naie sia retta da socialisti, e le sciolgono o ne limilano pesanlc-
mcnle Ic inizialivc. Sugli operai delle miniere organizzati s’abbat-
le il liccnziamento. l.a paura producc il coagulo di tutte le lorze
aniisocialiste intorno ai eandidati ministeriali.
A Iglesias, dove la vittoria di Giuseppe Cavallera si delinea
probabile, 1'ingegner Erminio Ferraris, candidato delle compagnie
minerarie, ritira la candidatura per non sottrarrc voti a Giuseppe
Sanna Randaccio: il quale, nemieo una volta di Cocco Ortu, ora
dimentica tutte le ragioni di controvérsia c inneggia allex mini­
stro, c — un tempo anticlericale intransigente otliene dalla curia
la revoca a suo favore dei non expedit. Ldmbarazzo perciò dei
periodico clericale di Cagliari è grande. « fU n io n e Sarda» ha
riferito con parole di compiacimento la decisione delia curia di
Iglesias, e il 22 ottobre 191.3 «La Voce dei Popolo» (con simile
leslata, un tempo di seitimanale socialista, esce dal 29 giugno
1913 un settimanale cattolico) scrive:

Noi, uncndüd al plauso delia consorella, ci compiacciamo ancora


piíi vivamente coU’avvocato Giuseppe Sanna Randaccio, il quale deve
aver fatto tali dichiarazioni e dato tali garanzie alia direzione diocesa­
na di Iglesias da non lasciar dubbio chegli abbia deposto delinitiva-
mente le insegne di pontefice massimo delia massoncria isolana e
abbia buttato nel capace cestino anche tutto rarmamentario anticlerica­
le che fino a ieri lo rendeva forte e temuto nostro avversario e che la
pecorella smarrita sia tornata alLovile.

Tutti in un fascio, Cocco Ortu ed i suoi antagonisti di ieri,


cattolici e anticlcricali, padroni di compagnie minerarie, induslria-
li caseari, grandi possidenti, preletture, Lesercito tentano di argi-
nare con ogni mezzo la possibile avanzata socialista.
Cavallera è eletto. A Oristano prevale il riíormista Eelice Por-
cella. A Nuoro si aflerma Francesco Dore, lirmatario dei manife­
sto antiprotezionista. Comincia la dccadenza delia vecchia classe
dirigente politica. Certo, la presa dei partito socialista sulle plebi
urbane e contadine non è stata quale si sperava: può essere dipe-
so anche da talune rozzczze anticlcricali rimaste nel repertório
delia propaganda socialista, e in proposito si poirebbe ripetere, su
un piano diverso, il giudizio dato da Gramsci sul partito ddizione.
«paralizzato, nella sua azione verso i contadini, dalle velleità
mazziniane di una riforma religiosa, che non solo non interessava
le grandi masse rurali, ma al contrario Ic rendeva passibili di tina

179
sobillíizionc coniro i niiovi ereiici» È comimqiie Ia prima
volta cItc 1'üpposiziüne socialista sarda ha un suo rapprcscntamc
alia Camci'a.
Pochi mcsi piú tardi. lornato a 'lorino. Gramsci si iscrive al
partito socialista. Le cdezioni gli hanno rivclaio 1'ambiguità del-
1’antica protesta sardista, alia quale anni prima sera associato (al
punto di crederc che bisognasse «lottare per rindipendenza nazio-
nale delia regione»). Ora il nonsenso dei suo vecchio grido «Al
mare i continentali!» gli si chiarisce appieno. Comincia a tarsi
lúcida in lui Pidea che i veri oppressori dei contadini c dei piccoli
proprietari e dei medio ceto impiegatizio delPisola e di lutte le
classi povere dei Mezzogiorno sono non gli operai delPindustria
insieme alie classi proprietarie dei Nord, come a lungo aveva
creduto, ma le classi proprietarie dei Nord insieme ai gruppi
reazionari sardi, ai gruppi reazionari delPinlero Mezzogiorno.

12.

Lo svolgimento delle convinzioni di Gramsci (il Gramsci «nazio-


nale» dopo il Gramsci «sardo») avviene senza iati. Gobetti dirà
di lui come d'uno «venuto dalla campagna per dimenticare le sue
tradizioni, per sostituire Peredità malata delPanacronismo sardo
con uno sforzo chiuso e inesorabile verso Ia modernità dei cittadi-
no»; e nelia persona fisica dei giovane isolano vedrà «il segno di
questa rinuncia alia vita dei campi. e Ia sovrapposizione quasi
violenta di un programma costruito e ravvivato dalla forza delia
disperazione. dalla necessita spirituale di chi ha respinto e rinne-
gatü Pinnocenza nativa». E invece no. A differenza di tanl’altri
intellettuali sardi dcl suo tempo, Gramsci è il solo a sfuggire
aH’alternativa solita: o rimanere imbozzolati per sempre in espe-
rienze certo vitali. come sono quelle deiruomo attento alia realtà
delia sua regione, ma incompleto quando non le si confronti con
altre esperienze (Deledda, Satta); o evaderne assimilando i rnodi
di vita e di pensare dcl nuovo ambiente di lavoro, assunte quasi a
pietra tombale delle esperienze native (Salvatore Farina).
Gramsci né si carcera nel suo sardismo di gioventü, né si
riduce ad assorbire passivamente 1’indirizzo politico e Eidcologia

Ivi, p. 2046.

180
dcl prolelariato setientrionale. Ha sentito Ia spinta. scrivcrà. a «su-
pcrarc un modo di vivere e di pensare arrelrato, come quello che
era proprio di un sardo dei principio dei secolo, per appropriarsi
un modo di vivere e di pensare non piü regionale e da villaggio ma
nazionale»: nello stesso tempo però ha avvertito che «una delle
nccessità piü forli delia cultura italiana era quella di sprovincializ-
zarsi anche nei centri urbani piü avanzati e m o d e r n i » .
Cioè, divcntato socialista, Gramsci non seppeilisce il suo pas-
salü. E se, dalEangolazione socialista, può vedere i limiti e il
velleiturismo d'un certo modo di porre Ia protesta sardista, dalla
(■)rospettiva dcl sardo gli c naturalc scoprire rinsutíicienza ideoló­
gica d'un corporativismo operaio incline a considerare il Mezzo-
giorno «palia di piombo» d’ostacolo alio sviluppo civilc dei pae-
se. irovu dim que, da socialista, risposte nuovc alie dom an de che
l'espcnenza sarda gli suggerisce: ma, da sardo an che tende a
considerare il dlscorso sulla rivoliizione socialista non scindihile
ílül discorso síille cainpagne. «Si trattava», scriverà, «di provoca-
le nclla classe operaia il superamcnto di quel provincialismo alia
|•ovescia delia «palia di piombo» che aveva le sue prolonde radiei
nclla tradizionc riformista e corporativa dcl movimento socia­
lista».
Simile discorso Tasca e gli altri giovani dei «Eascio». lervidi
lettori anehessi delia «Voce» e dcir«Llnità» di Salvemini, ben Io
capiscono. «Condividevamo con Gramsci», scriverà Tasca, «il
concetto, di cui era caldo assertore, áeW importanzu d ei problem a
nieridiom ile nclla p olítica socialista e ne facevamo, come lui, uno
dei perni d ei suo riunovam enío» .

13.

Un'attenzione nuova di Gramsci alia questione sarda è sollecitata


dairincontro, ncl 1919, con i pastori c i contadini delia Brigala
Sassari mandati a Torino in servizio dbrdine pubblico. È indetto
uno sciopero generalc di segno politico. 11 proletariato torinesc
intende maniteslare il 2Ü e il 21 luglio solidarietà alie repubbli-
che socialiste-soviettiste di Rússia e d ’Ungheria, contro Ic quali i

Ivi, p. 1776.
Tasca, op. cit. II corsivo è nostro.

181
güvcrni dcirinlesa. iiicno 1'ltalia, fonicnlano iniziative controrivo-
luzionarie. Allri fini dcllo sciopero: Ia smobililazione c ramnistia
gcneralc. Ci sarà a Torino, comc nellagoslo di duc anni avanii,
1917, Ia giieniglia popolare, allora slroncata. persino con liirore,
dai süldali? Gramsci ha deciso di muovcrsi in tre dirczioni:
1. Massinia pubblicità dcllo sciopero cosl da procurargli ade-
sioni dilíusc, ma scoi-aggiando le lenlazioni di una sua radicalizza-
zionc in tumulto distruttivo: un movimento insitiTczionale. avver-
Ic chiaro suH'«Ordine Nuovo», ò inatluale.
2. L'apertura agli anarchici: Gramsci ne teme Hmpeto di ri-
vincita (dopo gii eccidi dcITagosto 1917) e vuole dialogarei per
dissuaderli da progetti di violenza.
3. II colloquio con i íanti delia Brigata Sassari, che «i signori
torinesi. Ia classe borghese di Torino» immaginano di utilizzare
íacendogli tare, dirà Gramsci, «Ia stessa parte che II governo
zarista faceva tare in Bietrogrado ai monlanari dei Daghestan»
La mattina dcl 13 aprile 1919 i «sassarini» sono passati in
rivista dai capi militari in piazza Vitlorio Emanuele I, sul Po.
«Appiausi, tiori e discorsi». Di chi? Dei saccheggiatori delia Sar-
degna, scrive súbito Gramsci per r«Avanti!» edizione piemonte-
se. Solo che, Lindomani 14 aprile, sul giornale, in luogo delLarti-
colo, interamente censurato, campeggia uno spazio bianco. Passe-
ranno piü di sessant'anni prima che Io scritto, di straordinario
vigore, sia ritrovato fra carte d'archivio Lccola dunque la «eiur-
maglia elegante c ben pasciuta» che «regala coccarde e sorrisi» ai
contadini, pastori e artigiani delia «Sassari»:

Gli azionisti delle Ferrovic Sarde, che spcculano sulle indennità


che Io Stato concede loro per ogni chilometro di ferrovia; che specula-
no sulla bonomia dei contadino e dei pastore sardo e lanno viaggiare i
sardi in veiture da bestiame |...J Gli azionisti delle niiniere sarde, che
spcculano sulla crisi permanente di lavoro esistente in Sardegna e
retribuiscono i minatori e i braccianti sardi con pochi soldi al giorno,
obbligando chi lavora 12, 14, 16 ore quotidiano a nutrirsi di pane
dorzo e cipolle, di fichi ddndia e di radiei [...| Gli azionisti delle
Società Industriali siderurgiche e meccaniche, che fanno pagare un
occhio delia testa ai contadini, ai pastori, agli artigiani delia Sardegna
le zappe, gli aralri, i ferri per i cavalli ed i buoi |...| Gli industriali dei

A. Gramsci, Scrilíi I9H-I92I. a cura di S. Caprioglio, Milano 1976.


" Lo ha pubhlicalo, con presentazione di S. Caprioglio, «l.'LJnionc Sai--
da» dcl 27 aprile 1982.

182
aiüiü, chc slrozzano i contadini. i pastori e gli artigiani di Sardegna coi
lirczzi enoiani cui lanno salire Ic scarpe c ubbligano un terzo dei eontadi-
ni sardi ad aiidarc scalzi tra le spinc c i sassi taglienti |...| I signori
torinesi, Ia classe borghesc di Torino, elie ha ridotlo alio squallore Ia
Sardegna privandola dei suoi tralliei con Ia Francia, che ha rovinato i
porli di Oristano e di Bosa, che ha costretto piü di eentoniila sardi a
laseiare Ia famiglia. i íigli, la nioglie per eniigrare ncIFArgentina e nel
Hrasile |...| Tutta quesla calerva di parassili festeggia oggi i contadini, i
pastori. gli artigiani delia Brigata Sassari |...| ai quali non hanno niai
tialo scuole, né acquedotti, né porti, né giustizia. ai quali hanno sempre
doniandato sacrifizi. fino al massimo sacrifizio delia vita. Oggi li lesteg-
giano. li carezzano, li avvolgono di occhiate tenere, pare ne palpino i
inuscüli e i nervi |...| Fccoli i cosacchi da scagliare contro gli operai
conumisti! Credianio però che questi borghesi e arislocralici si inganni-
no di gran lunga sui sentimenti dei contadini e dei pastori sardi.

F qui Granisd accenna agli embrioni di socialisniü in Sarde-


giia, da Carlofortc a Bonorva. F lema che ripreiide due giorni
düpü. Ha Foslinazione che basta per non piegarsi alia censura
senzíi almeno averla siidata. Fa slida. 1: stavolla il pezzo esce
(«Avanli!» edizione piemoniese. 16 aprile):

1’erché deve essere proibito aH'«Avanti!» ricordare che a Torino


htinno sede i consigli d'amministrazione dclle Ferrovie sarde e di
cpialche società mineraria sarda? Perehé deve essere proibito ricordare
che gli azionisti delle Ferrovie sarde, i quali si dividono lautissimi
dividendi, i quali riscuotono dallo Stato lautissime indennilà per ogni
chilometro di strada ferrata, fanno viaggiare i pastori e i contadini
sardi in vetture bestiame? Perehé non si può ricordare che i minatori
stirdi sono pagaii con salari di fame? Perehé deve essere proibito
ricordare che due terzi degli abitanti delia Sardegna (specialmente le
donne e i bambini) vanno scalzi d'inverno e d’estate. tra le spine e i
lelli di torrente che tengono posto di strade? Perehé è proibito
ricordare che i minatori, i contadini, i pastori e gli artigiani dei colle-
gio di Iglesias hanno eletto (nel 1913) un deputalo socialista, il compa-
gno Cavallera? I.--] Perehé è proibito ricordare che nel collegio di
Alghero il coinpagno Giovanni Antioco Mura di Bonorva ebbe 1800
voli di contadini e di artigiani socialisti? Che a Iglesias e in molli
paesi delia provincia di Cagliari funziona il coniune socialista?

In rcaltà Gramsci. determinato a indurre i lanli dclhi «Sassa­


ri» a intendere Iratcrnaniente Ic ragioni dcgli sciopcranli, c tuil'al-

Gramsci, Scrilli cíi.

183
tro che tranquillo, Sa ranullabetisnio polilico cli niülti di qucgli
uomini, e ciò 1'inquicta. Animctierà il 16 luglio 1919 suir«Avan-
li!» edizione picmontc^c:

Grande giubilo riempiva in quei giorni le borse di denaro. 1 lacchè


delle casscloni sogghignavano soddislatli per Ia noslra «fiía». I sardi
sarcbbcro stati 1 casliga-bolsccvichi, i martclli dei coinunisnio. In verità,
eiò ehe poteva preoccupare in quei giorni era queslo: ehe i sardi confon-
devano tutta Ia ciltadinanza torinese in una sola classe, «i signori». Un
ardito, inlerrogato: «Perche’ siete venuti a Torino?», rispose: «Per spara-
re contro i signori che 1'anno sciopero». «Ma» gli fu risposto «i signori
non lanno sciopero, i signori sono ricchi, non lavorano. vivono dei lavo-
ro dei poveri, e sono i poveri come voi che lanno sciopero». «Macché.
qui a lorino sono tuUi ricchi. non ci sono poveri come in Sardegna».
Questa posizione era preoccupanlc: i sardi vedevano tutla Ia cittadinan-
za torinese come un altra classe, diversa dalla própria. ’

Nondimeno Ia propaganda socialista Ira i soldati ha conse-


guenze signilicaiivc. c improvvisamente, proprio neirimmincnza
dcdlü sciopero, i «sassarini» sono allonlanali da Torino e trasleri-
ti, su una doppia iradotla, a Roma. Commenta Gramsci («Avan-
ti!» edizione piemonlcse. 16 luglio 1919):

Rapidamente, con rintuizione própria delle eoscienze dirette e one-


ste, i sardi si sono orizzonlali nelPambiente industriale torinese e
hanno sentito che Ia loro solidarietà, il loro aííetto di Iratelli doveva
andarc alia classe lavoratrice, agli operai ehe lottano per liberare il
popolo lavoratore dallo slruttamento dei capitalisti, che lottano quindi
anche per liberare la Sardegna dagli avvoltoi dei capitalismo interna-
z.iomde che ne slruttano le niiniere, le ferrovie, ia produzione agricola
e la pastorizia.”

A Torino, il capitano Pmilio Lussu, già leggcndario, non c e .


LTanno trattcnulo in armi, ma dal 15 gennaio 1919 non piíi alia
«Brigata Sassari». traslerito a un reggimento in zona darmistizio
Ira Gorizia e Lubiana. Gramsci rinconirerà solo nel 1924, dcpula-
ti entrambi. Sono coetanei, dei dicembre 1890 Lussu, dcl gennaio
1891 Gramsci, Vengono da lamiglie delia microborghcsia. cresciu-
li in ristrcUe realtà contadine, ad Armungia Lussu, a Ghilarza

Ihul. I.'cpisodio c ricordato anche nel saggio incoinpiuto sulla questione


nieridionale.
Ibkl.

184
(.jiüinsd. Ldsiinli i percorsi scolastici: Lussu il ginna^io ncl colle-
giü salesiaiiü di Lanusci cd il liceo a Roma, al «Mamiani», Ciram-
sci il ginnasiü a Saniulussurgiu ed il liceo al «Dottòri» di Caglia-
ri: poi Lubsu runixersità in giurispvudenza a Cagliari c Gramsci a
Forino in leitcre...

14 .

Duro c in qiialche passaggio scttario è il giudizio dei conumisti


sid l’arlitü sardo d azione. I ,c tesi di l.ionc, alie quali Gramsci e
I ogiialli hamio lavorato dalFauUmno dei 1925, Io collocano ncl-
Farcipclago dei paiaili mcridionali. a base contadinu. clie «sono
nn ostacülo alia realizzazione delia alleanza li'a opeiati e con-
ladini»:

Orientando !c classi agricolc dei IVlezzogiorno verso una deinocra-


/ia lurale e verso soluzioni democratiche regionali, questi partili spez-
/ano Funità dcl processo di liberazione delia popolazionc lavoratriee
italiana |...| e preparano lu traslormazione dei contadini in guardia
hianca delia reazionc. '

II l’t d'i punta alio sposuimento dcl parlilo sardista dentro un


hlocco guidalo dal Kivsljaiiskij Intcnuitioihil, rinteniazionale coti-
ladina, c per questo fine ha una tattica articolata: u) Ia polemica
gencralmente aspra con i «capi opporlunisti»; b) Ia mano tesa a
l ussu («un giovane intelligente che comprende la lunzione e il
ralore storico delle classi» c) gli appelli propagandislici alia
base; il) infiltrazionc («Costruiremo qualche gruppo di sinistra
nel parlito sardo»). "
Nel settetnbre dcl 1925, approssimandosi il V Congresso dcl
Partilo sardo cFazione. Flnternazionale contaditia indirizzu ai sar-
disii un appcilo influcnzato da Gramsci. ffa Fallro, vi si prospei-
la una « Repithblicü scircUi dcgli operat e dei contadini nella Fede-

‘ Vesi í/í Lionc. in G. Melis, Aiiloiiio íin tm sci c la iiucsuouc santa.


Cagliari 1975. p. 151.
‘ ’ IG Giáeco, I I \' c o n g r e s s u d c l P a r l i l o S a r d o d 'A z i o n e . in «rLínila», 2-11
oitübrc 1925, ora iii A i i / o i i i o C l r a i n s c i c ! a q i i e s l i o n c s a r d a , cit., p. 204.
" Dal rapporto di R. Gricco al Krcslinlcrn, 1' agosto 1925. ora in
Aiilonio Gram sci e la íiu csiionc sarda. cit.. p. 184.

185
raziünc sovicilisia italiana», iJn C;ram.sci «ledcralislu»? Duc anni
prima, il 12 scttembre 1925. avcva scrilio:

Dobbiamo dare imporianza specialntcnie alia questione iri cui il


problema dei rapporti Ira operai e eontadini si pone nofi solo come im
problema di rapporto di classe, ma anehe e specialmente come iin
problema territoriale. cioè come uno degll aspetti delia questione nazio-
ntile |...j Personalmenle io credo che Ia parola dordinc «governo
operaio e contadino» debba essere adaltala in Italia cosi: Repuhblica
federale degli operai e eontadini.

Ora I appellü dei Krestititcrn, quasi a ricalco sulltt proposta


granisciana di duc anni ttvanti, insiste:

Lo Stato soviético è un sistema politico cetitralizzato. ma consente


ed attua un dccentramento amministrativo. La Repubhlica russa, ad
csempio, c una Icderazione di molte repubhliche le quali sono stretta-
mente unite per ia dílesa ecotiomica e politica, ma che godono di certe
liberlà nella amminisirazione locale. Lamminislrazione degli interessi
delia industria agrieola. delLigiene, deiristruzione viene alfidata a cia-
scunu repidibUcu federala. '^

In sostanza, un critério dunità-moltcplicità; nott Lorganizza-


ziotie unitaria aittocratico-burocratica: in suo ktogo, lo Stato delle
aulonomie politico-territoriali.
Al rapporto con il Psd'\ è delegato un giovane depittato,
Ruggero Gricco, trentadue anni, agrotiotno, deirLHIicio di presi-
dettza dei Krcslititcrn, Sa deli itateresse di Lussu a un viaggic) in
U rs.s per conoscere rorganizzazionc e gli scopi delLlntcrnaziona-
Ic contadina, Gli ha laito arrivare dal Krestintern un incito di
partecipazione al pleniini dei Presidium . Qualcosa impedisce a
Lttssu di partire, Ma il dialetgo non s’ititerrotripe, Capitetcà a Grie-
cü dessere invitalo, in quanto dirigente deirinternazionale, al
Congresso dei PsdA, che si svolge domcnica 27 setlembre 1925 a
Mticomer, L;i ciltà è presidiata da gruppi lascisti arniati,

Altrettanto armati erano Lussu e i delegati attorno a lui che si


avviavano alia sala comunale. Ciò che tratteneva i lascisti dallatlacca
re era ia leggenda creatasi in c|uegií anni attorno alia pronte/za con ia

\ppcllo d eli ílu ern azion ale couiudina. in H m ocinicnto uiaonctnista ii:
SardcgiKi í/9/7 /925t. a cura di S. Seclii, Cagliari 1977, p. 477.

186
i|ualc Lussu cra capace di cstrarrc le duc pislüle cha portava sempre
in tasca e di mirare giustoc''

Gricco. giunlo in ritardo, non può enirare; glieritripediscono le


ctimicie nere arniale che siringono ddisscdio Ia sala dei Congresso.
Cüsi «ando in giro per i vicoli c per i bar dislribuendo. dov era
possibile. i volantini che aveva preparato. Poi riparti» C
Naturalmenle Grieco agisce d intesa eon Ciramsci, in qualche
misnra guidato. Scriverà Togliatti ncl 1937;

F in questo periodo [1924-26] che il parlilo comunista, per Finizia-


llva di Gramsci, Ia própria una delle rivendicazioni tondamentali delle
masse contadine dei Mczzogiorno, riconoscendo giusta Ia lolía delle
popoluzioni meridonuU per uti regime autonomo di governo, che spezzi
le catene che lo Stato borghese ha latto gravare su di loro. II problema
dei dirilto di autodecisione delle minoranze nazionali oppresse, il
problema sardo, le questioni ardenti delia vila dei nostro paese trova-
no nella propaganda e nelFazione política di Gramsci una risposta.
una soluzione."'’

Ma certo vi sono, in questo «autonomismo», inlermitlenze:


con fianimate c allievolinienti. A Lione si lalica a irovarnc trtic-
cia, questione vista un po' troppo di scorcio; al punlo che (tacen-
do dei tutlo su ciò i docunienti fondamenlali, le 1'csi e il Progrcim-
ina d azione) solo nel resoconto dei Congresso dettalo da Ciramsci
al giornalista delI vCnità» Riccardo Ravagnan è latia allusione,
ma vaga e di síuggita. alie autonomie locali:

Fconomicamente e politicamente tutta Ia zona meridionale e delle


isole 1'unziona come una immensa campagna di Ironlc all llalia dei
nord, che 1'unziona come una immensa città. Una tale situazionc deter­
mina neirilalia meridionale il lormarsi e lo svilupparsi di deierminati
aspelti di una questione nazionale, se purc immedialaniente essi non
assumano una forma esplicita di tale questione nel suo complesso. ma
solo di una vivacissima lotta a carattere regionalistico c di profonde
correnti verso il decentramento e le autonomie locali |...l II solo

|. I.ussu. // V' Congresso sardisui di Macoiiier. in <4 'linionc Sarda». >


novembre 1974.
Idid. , , _ _
''' P. dogliatti, Cranisci. a cura di L. Ragionicri, IFoma 19b/. p. >2. II
corsivo è nostro.

187
organiz/alürc possihile delia massa contadinu nieiidionale e ropciaio
indusirialc |settentrionale |, rappresemato dal nostro partitod

lid c iuUü.
Poco dopo, il 12 luglio dei 1926. ire niesi prima deirarresto di
enlrambi, Gramsci serive a Lussu una leliera eon allcgalo questio­
nário. La sostanza dei suo discorso è linipidamenie espressa iii
quesli ire punli:
1. «La questione regionale sarda è legala indissolubilmenle al
regime borghese capitalistico. che ha bisogno, per sussislere. non
solo di strullare la classe degli operai industriali attraverso il lavo-
ro salariatü. ma anche di far pagarc alie masse coniadine dei Mez-
zogiorno e dellc isole una taglia doganale e una laglia Fiscalc».
2. «La eoallzione dei paiiiti demoeratiei di sinistra e soeialde-
moeratici non può avere nel suo programma la espropriazione
delia borghesia industriale e dei giaindi proprietari lerrieri».
3. Al Pariiiü sardo d azionc dev’cssei'e chiaro elie «unieo al-
leatü eoniinenlale delia popolazione lavorairiee sarda può essere
il bloceo rivoluzionario operaio e eonladino sosienuto dalLInter-
nazionale dei eonladini»
L una pressione ehe non laseia indilicrenti aleuni quadri
medi dei Psd'.\, e di eiò ò un segno la lettera indirizzata a Lussu
da Renato Aizeri. un giovane ehimico. legionario Humano, ehe la
scrti dei 12 novembre 1922 ;t Cagliari aveva avuto la prontezza di
sviare in parte il eolpo di una guardia regia alia lempia di Lussu:

Ho leito sui giornali delLinvito che il partito comunista ha rivollo


a vari partiti, Ira i quali il nostro. Credo non ti spiaccia conoscere il
mio pensiero in proposito. Vedrei molto di buon occhio che ad un tale
aceordo si arrivasse, sia pure si dovesse perdere in un primo tempo
qualchc simpatia in qualche strato sociale che non può nc deve interes­
sarei 1...I Oggi piü che mai dobbianio esser convinti dclla nccessítà
delLurto violento per arrivare alia fine di questo stato di cose. II
lascismo non finisce che sulle barricate. Se cosi è, in quel giorno
speriamo prossimo, noi dovremo trovarei gomito a gomito coi comuni-
sli, e certo non li respingeremo |...| Fra due raggruppamcnli, uno,
I Avenlino. che va a piatire grazic al re e ancor oggi proclama la sua

^ Dii Gramsci a Bcrlingiier, a cura di S. Bertulissi e L. Scsian. Palernio


1985, vül. I, p. 291.
Cartcggio Granisci-I.ussu. ora in A m o n i o G r a m s c i c la q u e s t i o n e s a r ­
da. cit.. p. 122.

188
.)/!onc iilla dinastia, ed uno che spera solo ncllc inasse dei cittadini
i c iníinilamente piii simpático il sccondo [...| Mi auguro che il Dio
i pc-poli vi sia largo di luini.''

i.iissii c niülto lüiilano dall csscic convinto deli üpportuiiila di


a íidcsiüiic alia proposlti dei comunisii, Inlanto ne respinge
ait.iccü alia componcnlc modcrata dcl l’sd a . «l capi che voi
lütimatc oppürtunisti - dicc a Gricco - sono quclli che hanno
inpcdiiü che i coniadini cd i laastori sardi pussassero al tasci-
aiios II Psd’ \ c in trincca, íuriüsameiuc attaccato, assedialo, e
d i\isioni al sLK) interno in qiics ora gli ptiiono evenlualità cataslroH-
■iic. da prevenirsi comuncjue. Rispontic a Cirani.sci: «Un’alleanza
i comunisti. non coinpresa dtdle masse c non voluta dai capi,
; ranliinicrcbbe il partilo. Ciò non loglie clic alctini jaroblcmi...
I iin carieggio interrolto. C i aiula a cogiicre il senso di questa
í r;isc spczzata ruUeggiamentc' com pl cs si \o U; I ,ussu, unitário a sini-
■isa. .Altrove. scrivenuo a (•ncco. ha spicgaío cuii chiarezza:

Non síanio comunisli: questo c tiit iatto. .Via rilengo che 1invito
per una comniissione in Rússia possa essere accollo. Ho letto il nume-
lo dei \oslro Bolictiino, Lo trovo inteicssantissimo c ti prego di farme-
U> spedire sempre. E chiaro che lo non vi posso collaborare, nia sarò
crnprc licio di iormrti tuüi quci dati di cui potessi aver bisogno. Non
icniiamo... il luoco.'

Aiumira dopo il no di Imissu, i bttoni lapporti tra i duc parla-


meniari sardi pcisistono. Grainsci ha leiniinato ia prima parte
sid saggio sLilIa questione nieridionale c vorrebbe faria leggere
anciic al Icadcr sardisia, i cui soggiorni romarii pcraliro si sono
latli sempre meno frcqucnli. Per sluggire aiFaccresciuta pressione
polizieseu, comunicano aitraverso anelli imermedi. Un medico
romagnolü rifcriscc al sardista Francesco Fanccllo i mcssaggi di
Giianisci a Lussu in Sardegna. Quando c e urgente necessita d’in-
conlratsi, Lussu è avvcrtito da Fancello cott un telegramma con-
vcnzionalc. Stavolta Lurgenza non c e, Gramsci gli ha mandato a
lüie semplicemente di tarsi vi\o se capita a Roma. 1 utto qui.

ACS, Minislcro dcirintemo, Direzione gcncruic di l’S, Divisione aítari


iiciaii c ri.scrvali. Cagüari l'‘)28. bczionc 2 ‘, busla 13.
" Lcilcra di Lusmi a Grieco, 29 bcltcmbrc 1925. ora in A n to n io G r a m s c i
c ia iiucsíiuiie s a r d a , gíi., p. 2Ü4,
" Garicggiü Gramítci-L.ubsu, cii.
" Lcilcra di L uí>su a Gricco. 29 scuembre 1925, cil.

i 8 ‘-)
Ma io. ricordcrà Fanccilo, - ben sapendo che i fascisti avcvano
deciso Ia sopprcssione di Lussu c pensando che il prossimo anniversario
delia «mareia» su Roma sarebbe stato propizio ad atluare quei proposi-
tü, tinsi di capir niale e spedii a Cagliari II telegramma concordalo.’''

È la secunda mclà dciroltubrc 1926. Lussu arriva, ed c uno


dei prirni a conoscerc un testo dirompente: un saggio che nel per-
corso di Gramsci segna il trapasso dal giornalismo degli anui di
lotta alia meditazione in cárcere. Nella produziune dei decennio
passatü, in prevalenza legata, giorno per giorno, alle ragioni piü
immediate delia battagiia politica, si trovano pagine chiaramente
anticipatrici dei grande essayislc rivelalo dai Oiiadcrni: ma urgeva-
no allora altre necessita, di propaganda e di polemica, e il giornali-
smo liniva per essere normalmente uno strumentodi mobilitaziune
immediataedi ottesa: il Gramsci dei decennio 1916-26 è soprattut-
to (non esclusivamente, si capisce) un p am phlétairc. Nel saggio
sulla questione meridionale 1’eco perdura: a iraiti Landamenlo ò da
paniphleP, vediamo però súbito Gramsci innalzarsi con ampiezza
di respiro al di sopra dei motivo contingente di polemica, la sua
prospettiva è mutala. egii guarda ora alLargomento da un punlodi
vista «disinteressato».//;r nn/g, il punto di vista dal quale si porra
per scrivere le note dei cárcere: e nasce un saggio esemplare. un
modcllo di analisi politica e sociale delia realtà italiana.
Vi e delineato. con método d’indaginc marxista, Io svolgiinen-
lo degli uhimi trentanni di vita politica dei paese. Ai primi dei
secolo, dopo una dittatura troppo esclusivista c violenta, la bor-
ghesia italiana ha scniito di non poter piü governare tranquilla-
menle. ^.■insurrezionc dei contadini siciliani nel 1894 e Linsurre-
zione di .Milano nel 1896 sono slati i suoi experim enta criicis
Deve dunque appoggiarsi ad unaltra classe, trovare nuove allean-
ze, in un sistema di democra/.ia borghese. Ha due possibilita di
scelta: o una democrazia rurale, cioè unalleanza coi contadini
meridionali. una politica di liberta doganale, di sulTragio universa-
ie, di dccentramento amministrativo, di bassi prezzi dei prodotti
industriali; o tnt blocco indusiria.le capitalistico-operaio. senza
sullragio universale. [ter il protezionismo doganale. per il mante
nimento deliacceníraincnto slatalc, per una politica riformistica
dei sala ri e clelle libertà sindacaii. Sceglie la seconda solti/ionc; il

' I'. Fanccilo. // I<ís<-ísiho in Sanleiaui. ii; Foinc» VIL c!i«


bre 1951, p. 1090. '

19Ü
i '!io borghcM" c in>pci>onato aru clíi liiolitti, ed il PartiK)
I si riducc a slrnirento dclla política gioliuiana.
Scnonchc il prolciariato rcagisrc spontaiicamente alia política
•;;pi rilürni'sii, il l's' c ioastrctii • tlojX' d 1910 a íornarc alia
■'SI iIIirtuisíccnt'C c tl h]cu;c() inthisirialc ^^[tcnHü perde la siiti
í. '^ai/a, r a questo puiiU' ehe Gíulini muta spalla al siio lucile:
i;lean/,ü f a borghesi e operai sosüutisce I allcanza ira borghesi
aUolici. che l■a!^presenta;K’ Ic i!ui':se .■■oniadinc deli Italia setten-
■ naic e centrtile.
Oiiale ti evessere dimqiic. -t xvMc jLcidro. i! compito primo
lasse operaiia'? 1. (i'-.in-sci è netta. innanzitutto
olaré la horghesia staceando- da cssii ,s íü gli íilleati. II prolciariato,
■siicne Grtimsci, può clivcnlarc chisse dirigente
;S;.e . e dominante solo
...indo crei iin .sistema di allci.eize classe !.Iie gli permetta di
v.hiliiare coiitro il capittilismo e k.> sta .irghesc la maggioran-
a delia popola/ione lasoritrice: i! c'tcí.- siciiinca. nci rcali rapporti
'. : iasse csisicnít in íi .Mia '..'jcr.mt..' ‘ tira riüscito <i ottenerc il
.inseiiso di larghc massa cor;íadiru: K poiche la qiieslionc conta-
dma ha tissumo in luilia due lornic pcsiuliari hi questione meri-
dionale e la questione vatieanti. sonqnistai-e hi maggiorairza delle
ina-se conladine sutnilica, per il proletanato ilaliano, lar proprie
unesic dtie questioni dal pimio di ' istit sou ale. compreiidere Ic
, ogen/c di classe che esse ranp>vscr.iano. incorporare queste esi-
s n/e ne! suo pia.igramma ri\rilnzionario. Solo cusi, spogliandosi
.1 e'í.>ni residuo o'spiirativo. il proleUiria’..' poira diventare classe
.' 1:'igen'c, ! n ca^i■<livcros. gli strau evmí.idmi, che iii Italia rappre-
-.■mano la ntaggioranza dclla popolazionc. riniarranno sotto la
.'iic/ionc bia-ghcm. dando alio Siaio Iti p.esibilità di resistere
ali iiiipeío proletário c di liacearlo.
\hi ---eniarua la dii-ezione di niais: a ” 1.. arnvare al consen-
'O delle ntasse conladine'? La socieià mcfidionaic, scrive (.iranisci.
c tin bloccu agra ri o cosiiliiuo di ire s Oiili o^.'eiii!i: la grande rnussa
i^aoadina amorta e di^gregata: gi; inich.citiiali dclla piccola c
.iic(li;i borehesia rtirale; i grandi ropriciari tcrncri cd i grtindi
niiellelluali , II sccondo slraio (dei piccoli e medi intcll ell ual i )
cscc da Lin ceto con canilteri ben definiti: il p i c c o l o c medio
pivipriciariü di icmc clie non c c o n U K l i n o eiu: luin lavoia la tcri-a,
ciic si \ergügncrcbbc di lare ragricollorc. neti che dalla poeti Icrra
che ha. data in al Ti t t o o a me/zaüría s e m p i i c c vuol rietivtire di
ehc vi\'cre convenientenienl c. di cite rnandare a!l uni\ersitti t> in

|Qi
^cniinano i íiolioli. dl clic íar Ia dote alie liglie che devono sposa-
re un uíiiciulc o un lun/ionario civile dcllo Slalo. Da quesito ceto,
gli iniclletuiali medi riccvono uidaspra avversione per il coiitadi-
lU), cün;^iderato come macchina da lavoro che deve essere munia
lino alTosso e clie può essere sosiituita iacilmenie data Ia sovrap-
popolazione esislente; c poi anche riccvono un sentimento atavi-
cü di paura dei contadino e dellc sue violenzc dislruggitrici e
quindi un abito di ipocrisia rallinata c una rairinatissima arte di
ingannare e addonieslicare le masse contadine. Questo tipo d’in-
tellcituale. democrático nelia laccia contadina c reazionario nclla
taccia ri volta veiso il grande proprietário e il governo, politicante,
corrollü, sleale. è il tramite che lega il contadino meridionale al
grande proprietário terriero. Si realizza cosí un mostruoso blocco
agrario che nel suo complesso funziona da intermediário e da
sorvegliantc dei capitalismo settentrionttle e delle grandi banche.
II suo unico scopo è di cotiservare lo slains qiio. I grandi proprie-
tari in campo politico ed i grandi ititellettuali nel campo ideologi-
co (Giustino Fortunato, Betiedetto Croce) centralizzano e domina-
no Finsieme di manilestazioni interne al blocco.
Ci sotio stati gruppi di intellettuali medi, scrive quindi Gram-
sci, che hanno cercato di uscire dal blocco agrario e di itiipostare
Ia questione meridionale in lorma nuova. A ben rifletlere, il meri-
dionalismo c il principale tnotivo ispiratore delle migliori iniziati-
ve culturali dcl secolo XX in Italia. dalla «Voce» di Prezzolini
air«Unità» di Salvcmini: solo che Fortunato e Croce, supremi
moderatori politici e intellettuali di tutte queste iniziative, hanno
ottetiutü che Fitiipostazione dei problemi meridionali non sover-
chiasse ccrii limiti, non divenlasse rivoluzionaria.
Iti sitnile panoratna, il gruppo deir«Ordine Nuovo» sta a sé.
Anchesso, ammette Gramsci, ha súbito Inifluenza intellettualc di
Giustino Fortunato e di Benedetto Croce: ma poi, assumendo il
proictariato urbano a protagonista moderno delia storia italiana c
quindi delia questione meridionale. ha rappresenlalo una rottura
completa di quclla tradizione. In che senso? Ha cercato di agire
da intermediário tra il proletariato settentrionalc e quegii intellet­
tuali dei Mezzogiorno che pongono Ia questione meridionale su
un terreno nuovo. piü avanzato. Di questi intellettuali, Guido
Dorso è, secondo Gramsci, ia figura piü completa e interessante.
Non si tratta di intellettuali comunisti; e tuttavia Ia rottura dei
blocco agrario potrà ottenersi solo coti la íormazione di uno stra-

192
(ii intelleUuali di sinistra, nuovi inlelletluali medi che non
•hino piü il contadino al proprietário terriero. L’alleanza tra il
lolctariato e le niasse contadine dei Mczzogiorno - conclude
'lamsci — esige qucsta formazione.
Ma esiste un Sud ddtalia uniforme? In queslo suo saggio
illa questione meridionale, Gramsci distingue. Seonipone il Sud
UI Ire sezioni politico-territoriali omogenee per eomposizione so-
. lale e di classe ma diverse p er ínidizioni civili e cullurali: Sarde-
•iia, Sicilia e Mezzogiorno peninsulare:

l,a sola rcgione dove il movimento dcgli ex combattcnti assume un


pionio piü preciso e riusci a crearsi una struttura sociale piü solida c
hi Sardegna. E si capisce: appunto pcrché in Sardcgna Ia classe dei
; randi proprietari terrieri è tenuissima, non svolge nessuna funzionc e
non ha le antichissime tradizioni culturali, intellettuali e governative
dei Mezzogiorno continentale. La spinta dal basso, esercitata dalle
masse di contadini e dei pastori, non trova un contrappeso soffocante
nel superiore strato sociale dei grandi proprietari: gli intellettuali diri-
genti subiscono in pieno Ia spinta e tanno dei passi in avanti piü
notevoli che EUnione Nazionale. La situazione siciliana ha caratteri
difíerenziali molto profondi sia dalla Sardegna che dal Mezzogiorno.

Dclineala già qui nel saggio ineompiuto dei 1926, Lartieolazio-


ne dei Sud in tre distinte sezioni politico-territoriali torna l’8
febbraio 1929 nel sommario dei piano di lavoro eom'è sehematica-
mente segnato sul frontespizio dei primo quaderno: argomento 9,
<'La ‘quistione meridionale' e la quistionc delle isole». Niente piü
che un titolo sccco, tuttavia significativo: giacché vi si indovina
Linlenzione di Gramsci di segnalare tre «quistioni» distinte,
ognuna con peculiarità proprie, la «quistione meridionale» (conti­
nentale), la «quistione siciliana» e la «quistione sarda»: speeilica-
zione assolutamente esplicita nel paragrato 47 dei quaderno 14
(1932-35) E non è distinzione isolata. La ritroviatno ancora nel
paragrafo 26 dei quaderno 19 (1934-35):

L’importanza autonoma dellc masse contadine è graduata dalla


Sardegna al Mezzogiorno alia Sicilia, a seconda delia lorza organizza-
la, dei prestigio e delia pressione ideológica esercitata dai grandi pro-

D. I, p. 797.
OC, p. 1704.

193
priclan. alic iianiKi iii SílsIui un mdsjmiu ííi üi-g.imz/azlcine c di cuin
paltczza c hanno invoca iindinpo:íanza rohüivamomc piccüla in Saidc

Una riprcMi í.k 1 lema ;aelio ne! oacgív dc! !92b, Oualclir
pagina piíi iii ia ü i ilVrimcnto c .-ii'c « n o se/.iun' meridioiiali,
Napoletano. Sicilia. Saixiegna-' 'd
Que.cie nolc dei 19 >2 35 .-•uno Si;cccbsi\c a un ícatu a! qiialc
perairro Gramac; c estixiiKXj. i! Pro^ramuhj iíaziou e di Colonia
(aprile 193 i ), che al íilolo IV .sembra quas; ripicndcrc ra.ppdlo
di sei aniii prima (Jei kresíinici ü ai sai-divii:

La rivüluziünc proicíaria c ig ai.izzora õiiaiv! sulia basC dei coniila


li di operai, di comadini. di ■■ladaii o di aMiii!!, Milla base delia pm
ampia democrazia pivlcíaiia. \ik) ,• ■ , . ■ . ' erare iu svikippo
economico, polilitc» c ■.idkn.iie do' Mc , . 1 I JoHa Sícíiiu e delia
Sardegna c di ^oddU'.i:v íc a-.pi! v .■ ') lelK masse lavoratrici. Ia
rivoliizione proleutiia promiiover,'i min pmriadan, e.rganizzazionc aiKo
nonia poüticü animimí.ii ai v.i di qiicslc regiurii. sino alia coslitiizioiic
(li repuhhliciu' socialislc <- (■oyu'Hi'.!c aidononic tiel Kíezzogiomo íVlia-
liu. ilelía Sicilia c delia Siinlcgiia i:eli(( ! ('ü(''zfzn>i!c deiie Repul>bllchc
Soclalisle e SovicUiste d it o lia:''

Anche qui. come nci ü iiad cm i. la questione nicridionale scom-


posta in tre «quislioni» spcciUche.
Vi saranno poi duc IcUurc de! clcderalismov/vautonomismo»
di Gramsci. Luna. clel '98"'. è di Unibcrío Cardia:

L’autonomisniü di Graniscí riicva cd accoglie pienamente la dilfc-


renzialita, la pcculiarilà, la specialità delia questione sarda, in quanto
questione politico-territorialc storicamente costituita e fondaia in-
quadrandola e risolvcndola nelia organizzazionc unitaria, ma articola-
ta e pluralistica, di uno Stalo di tipo nuovo, nel qualc non solo viene
superaia o ainiata al superamerito ia dhisione in classi ma è. conle-
stuaimente, risolla o avviatu a soiuzione ogni siluazioue di subahernità
o di soggezioiie polllieo-ierntoriale:"

Laitra, dei 1967. ò di .Massinio L, Salvadori:

Ivi. p. 2041.
Ivi. p. 2044.
Da ürum sci a Berliiiguer. cit.. vol. I. p. 357.
Lo Stalo d ellc auion om ie nei p en siero gram sciano. in «Nuova Rinasei.
ta Sarda», a. II, n. 4, aprile 1987. II corsivo c noslro.

194
.! i I luirlava di rcpubbiica federale degli operai e dei contadini
//i ’ ííi iiuu prospettiva di federuzione soviettista, secundo la
//,' provenieiUe dairordinamenio federale deWURSS [...] In
.luliinoniismo non era da Granisei concepito nelia prospettiva
Iv iiK)eratizzazione dello Stato borghese.^’^

,il\ario di Gramsci si compie nelia clinica «Quisisana» di


(ili è vicina di stanza una donna di ventinove anni, Lina
' ano. Senliamola:

i imica ad avere la radio in camera, c tutti |...| si radunarono


' leito per sentire il discorso dei ducc. Sapevo che nelia stanza
iiii, la 2b, cera un personaggio importante, tanto ò vero che i
; inieri Io sorvegliavano, e gli feci chiedere se volesse anche lui
li.iie il duce. «Grazie, non mi interessa», fu la risposta. Ero curio-
I eonoscerlo e gli mandai un secondo niessaggio: avrebbe potuto
’ n il giorno dopo, alia radio cera la Carmen di Bizet. Venne infatti
'OI íissata, probabilmente piü allettato dalEidea di scambiare quat-
liiacchicre con qualcuno che daUbpera lirica [..,J Venne nelia mia
i!/,i molte altre volte, approfittando dcUassenza dei carabiniere che
loiiava davanti alia sua porta |...l Con me non parlava di politica,
lie se era evidente la sua ostilità al regime. Da un discorso che mi
e liassi la convinzione che fosse un regionalista convinto. «Lei di
nazionalità crede di essere?», mi chiese. «Io sono italiana», risposi
I avigliandomi delia domanda, E lui: «Ma no, lei è calabrese prima
ilaliana, cosí come io sono sardo»."’

(irain sci e la cultura con tem porân ea, Roma 1975, I, p. 552. II corsivo
luslio.
P. Palumbo, Testim oiiiaiiza inédita sul «leader» comunista, 'tro in
tíCít con G ram sci: mi regalò Vlm itazione di Cristo', in «Gente», 12 niaggio
n . Sul Gramsci sardo, «Nuova Rinaseila Sarda», a. II, n. 4, aprile 1987,
I Inlervenli di G. Dc Rosas, A. Mattone, G. Sotgiu. U. Cardia, G. Flori,
Angioni, O. DilibertO, S. Caprioglio, F. Forcella, A. M. Quaquero. A.
eardo: Oniaggio a Gram sci. a eura delFUllieio stampa deir.Amtttinistrazio-
provineiale di Oristano, con inlervenli di F. Cabras, P. Chessa, Cí.
viano, T. Piras, R. Manias. N. Carrus, G. Fiori, ,A. Ghinami, G. Sotgiu,
isiano 1987.

195
í n d i c e dei n o m e

\> V;irdo. A.. 19'5n. Berlolishi, S„ 98n, I88n.


Leonardo. 149. Bianco, Vineen/,o, 92.
Vnieiiilola, Ciiorgio. 9 e n, 10 c n. 49 Biondi, professor, 151.
e n. 80. Bi/et, Georges, 195.
viiuaoili. Giu.seppc, 87. Bobbio, .Norberlo, I, 67n.
\iuleioon, Perry. >4 c n. Boceaeciü, Giovanni, 108.
\iidivoUi. Ciuiio, 18 e n. I9n. Boeehini, .Arturo, 16.
Xiuiieucci, L., 3õn. Bülla, 64.
Angiülini, .A.. 157ii, I79n. Bordiga. .Ainadco. 14 e n. 25, 50
\ngioni. G.. 19õn. 84-6, 92. 94.
\ngioy. Gíovanni .Vlaria, 149. Boseolo, A., 145n, 159n. Ibln.
\ngius. bandilo. 149. Bosio. G.. 40n.
\rala, prercllü. 156. BütUii, Bruno, 74 e n.
Arbórea. Ldeonora d', 149. Braecini, Setliniio, 42.
\mieiii. Faub.10. 148. Bratnian-Brode)\vski. 18.
\,sproni, Giorgio. 1ãb.
Brigaglia. M„ I45ii, I48n.
\llolieo, Bernardo, 74-ã.
Bueeafurri. Giaeonio. 22.
\t/erí. Renato. 188.
Bucharin. Nieolaj, 4-5, 7-8, 17-8. 20 I,
25-7. 51, 55-5, 40, 57, 67n, 92 I
ISaearedda, O., Ibln.
Badaloni, N., 92n. 135n. Bidferclli. I.,„ I45n.
liaire, Salvalorc, 172. Buozzi. Bruno. 78.
lialla, Ciaeoiiio. 50. Bulligieg. loseph ,A., 105 e n.
liaralla, G.. lOIn.
Barbusse, Henri, 84, 109. Cabras, F„ 195n.
Barrili, .Antoii Giuiio, 170. Cabrini. Angiolo, I47n. I59n. I(>0
Baticlli. 159, 164, 169, e n. Ibl e n. 165 e n, 164 e ii
Beehi, G„ 148n, CagncUa, F., I48n.
Beilieni, Camillo, 156 e n, 157 e n, Cairoli. Benedelto, 155.
162 e n, I76n. Cambellotti, .Adriano. II 1-2.
Bellone, comniissario P,S„ 25-4, Cambclloui, Duilio, 50, 1112
Beiairdia, consigliere d'ambaseiala, Canibria, .Adele. 50ii, 52 e n, 9.’n
74-5, I lün. I II , I I5n. I I8n, I22n, I ’ I
Berlingucr, F.nrieo, 102, 156, c n. I2òn, I27n, 128n.
Berniani, C,, 40n, Canfora. I.ueiano. 20n, 2ln. 52n
Berti, Giuseppc, 7n, 9 e n, 14, 40, 49, Caprioglio, S.. lln , I82n. |95n,
7b. 92, 95 e n, 94-5. Carhoni Bov. 155, Ibln.

" Per Ia frec|uenza eon eui compaiono ncl testo. c]uesto Índice noii
nomi di Cranisei. Logliatti c Stalin.

199
Cluxiiii, L.mbcrto. -Ibn 14911. 194. Dc Giovanni. B.. 9n. 68. 69n.
195n. Dcicdda. Gra/ia, 144 c n. 170. 180.
Ciirciui. Allilio. U)9. DclkAialIc. Cario. 157,
Ciiiciui. I’ iii. )8, 81. IÜ9, Dclogii. bandilo, 149,
Ciiiocd. Giiiiiipicm. òi. Dclogii, 1., I48n, I 59n,
Camis. N.. I9ãn. Del Piano, I... I45n, i45n. i69n,
C’ai'Ui, Píilri/.io. 1)1. i 7611.
Caxlclli, 1'amígiia. 147. Dc Marlis, C itmdiio 156 c n, 157 c n,
Caatulclí. onorcvolc. 152. 158. 165, 175.
Catüiic, A., lülii. Dcro.sas. bandito. 149.
Catla, .Amoiiiü, 155. 157. Iò5. Dc Rostis. G., I95n.
Cavallcia. Giiiscppc. 157. 158 c n, Dc Rosi,s, Giüscppc. 22.
159. 1P4-5. Ib9-7ü. 177, 179, 185. Dia/.. Saivalorc, 165,
Cavallülli. Pclicc. 146. 155. Diiibcrlü. O.. 195ii.
Cccclii, làiiiiio. I 7ü. Diniilrtiv, 76,
Cercsa. Giuscppc. 58 c n, 59. 42 c n. I7i Rudini, riiarchcsc. 154.
45 c n, 45-6, 87. Di Viitorio. Cduscppc, 78, 82, 92-5,
Chcssa. I’.. I95ii. Donini. Ambrogio, 57. 82. 95, 96.
Cliicaa, onorcvolc. 165. Dorc. I ranccsco, 175, 179.
Chilbton, lord, 58. Dorso. Guido. 192.
Chodorowaki, 27. Düzza, 16. 78. 95. 95.
Chui'chill, Winslon. 97.
Ciccrin, minislru, 57. Paslman, Max, 6.
Cicplak. arcivcscovü, 57. I.dcn, ministro, 58.
Cilibcrlo, Michclc, 42n. ttngcis. Pricdricli. 56. 86-7, 95, 102.
Ciusa Romagna. M., lòün. f68n.
Clcniciiti, Uinbcrto. 47. 1’abrc, Giorgio. 75n.
Cocco Orlii, kranccsco, II, 155-5. Palchi. Luigi. 156.
166. 169-71, 175, 179. IGnccIlo. Praiiccsco. 189. 190 c n.
Cohcn. .S.F., 65n. Fanccilo. Nicolò, 175,
ColcUi, A., 4ln. Fdirkas, Mihaly, lOÜ.
Coininacini. doltor. 1Ü6. Farina. Giovanni, 87.
Corigliano, l.ina. 195. Farina. Salvatorc. 180.
Corradctti, Gino. 174-5, 177. Favero, Luigi, 172.
Corrias, .Maria Domcnica, 138. Ferraris, Lrminio. 151, 179.
Corsi. A., I5ün. I59n. Iblii. Ferrata, G„ 4n.
Corlcsi, L., I74n. Fcrri, onorcvolc, 163.
Coamo. Unibcrlo, 56. Fcrri, Franco, 4n, 35n, 41 n, 79n.
Cos^u, Costaiiliiiü. 20ii. Figàri, Renato, 170.
CoasuUa, .Armando, IÜ2 c n. Fiori. Giüscppc, 22n, 39n, 49n, I02n,
Costa, Bnrico, 149. ll7n, I42n. I69n, I95n.
Crispi, 1’ranccscü, 144. 146. 154. Fiori, Sinionclla, I4n.
Crocc, Rcncdctto. I, 101, 170, 192. Firsov. fn-idrikh. 20n.
Crovato, Salvatorc, 172. Fontana Russo. I... 160.
Curis, G„ I54n. Forccila, Lnzo, 49n, 107, I08n. I25n,
Cusumano, Citiscppe, 75. 195n.
Fortunato, Cliustino. 192.
Danlc .Alighicri, I 16. Francioni. Gianni, 67n, Iü5n.
Dc Ainicis, Bdmondo. 116. Frau, Cornelio, 161, 163.
Dcrienu. Audio. 168. 172. 175-6. Fubini, F.. 4n, 11 n.
Dc l-’clicc. Kraiico, 42n.
Dc kclice. Rcnzo. 61-2. Galcadi, 164.
Ddoc. Dtiniel, 158. Gallo, N„ 4n.
Dc iTanccscü, G„ 155 c n, 154. Gambino, ,A., lOOti.
Dc Gaspcri. .Alcide, 99. Gttraii, Luigi, 165.

2Ü 0
ivíli. 1'ilippo. I^b. laroslavskij, 56.
iuini. Picr;ingclo, 55n, Iczicrska, I anny. 20.
77. ‘ lücicau. Gian Cario. 85n.
1’icti'ü. 18-9, 57. bl.
i.iiki, G.. I95n. Kamenev. I.c\ Br)risovic. 4-5, 7, 20,
■l i.iri, Pgidio. lb-9, 57, bl. 78. 26-7. 40. 79-80, 85-4.
! ii.iidt. 51. Kardclv, Pdiiard. 100.
. 'liikiictio. Giüvanni, 2ü. Kcrzcnccv. Plalon Michailovic, 5.
>inilana. Valenlino, I7n. 5 In, 55n, 70-1.
nOn. 89. 9Ün. 101. IÜ2 c n. Kreslinskij. Nikolaj, 18. 92.
diinami. ,A.. I95n. Krupskaja, Nadczda Kostanlinovna,
' nkk, Milovan. lOÜ. 51.
' klilüii. Giüvanni, I 54. 191. Kurski. 27.
1iuiigiadcs. .'Xdiillc, 159. Kunsinen, 54.
' nihcili, Piero, b e n, 10 c n, 29 e n,
I.abriola, .Antonio, I, 86.
i2 e n. 180.
Laconi, R., 149n.
witüilic, |.\V., 50.
I apidus, 6b, 10 1.
iiiamsci, lamiglia. IÜ7, 142.
I.avrov. 1 10.
(.lainsci. .Amonio, figlio di Giuiiano. I.ay, Giüvanni, 42. 44 c n.
15b, 140. Lcdda. A., 148n.
(■lanisci. Carlü. 58, 105. 107, 125, I.cnin. Nikolaj (VIadimir ll'ic Ulia-
157, 140, nov), 5-6, 55-6. 40. 48. 50-1, 85-7,
(nanisci, Dclio, 51-5, 75, 121-2, 124, 95-4. 98, 102, 110. 114, 116.
150. 152-5, 155-6, 158-40. Lconclli, Allonsü. 16, 29n, 57. 59-40.
(íiaJiKsci. Pdmca, 105. 152. 49n. 80, 8in, 84. 109.
G.iamsci, l-ranccaco, 105-8, 142, 155. Lepre, A., 67n.
172. IJppi, Mercedes. II.
viianisci. Gcnnaro, 58-40, 105. 125, Lippmann. Walter, 100.
152, 157. 172. Lisa, Alhos, 41 c n, 42. 45 c n, 44 c n.
Gianiíici, Giuiianü, 75, 122, 124. 150, 46 c n. 54 e n.
152-5. 155-40. Lilvinov. Maksirn. 17-8, 57, 61-2.
(iranisci, Grazicüa. 150. 157. Longo, Luigi, 16, 20n, 57-9. 49. 78.
(.iramsci. Maiáo, 105, 125, 157. 80, 100, 102.
Gramsci. Nadia, 140. Lü Sardo, Lranccsco. 42. 45.
Gramsci. Olga, 156, 140. Lucatclli, Bnrico, 165.
Gramsci, Renata. 140. Lucetti, Giiiü, 5.
Gramsci, deresina. 105, 108, 125, l.uciani, commissario P.S., 25-4.
150, 152-4, 157-8. 140, 170. Lussu. Frmiliü, 184-8, 189 e n.
Gramsci, Zina, 156, 159-40. l.Lissu, |., I87n.
Grandi, Dino. 61-2. Luzzatti, Luigi, 154. 170.
Graziadei, .^nlonio, 175.
Gricco, Ruggero, 5, 7. 15-b, 20 c n, Macis, Lnricü, 10-1. 12 e n, 15 c n.
21-4, 25 c n, 54, 57. 40. 58, 60-1. 21-2, 24, 59, 61-2.
70. 77-8, 82-5. 87-9, 92-6. I85n, Macis, Ignaziü, II.
186-7, 189 c n. Maffi, .Antonio, 145 c n, 155, I5bn.
Guidi, Ciro, 165. Makar. ambasciatore, 70-1.
Guiso, Luciano, 158. Manca, L„ I02n.
Manconi, L., I5bn,
Ilcrzcn, I 10. Manias, R„ I95n.
Iliticr, .Adüir, 28, 76. .Manuikskij, Dmitrj. 7. 15.
I lumbcrt-Droz, lulcs, 7, 15. Mao Tsc-d ung. 159.
Marat, |can-Paul, 40.
Invcrniziü. Carulina. 170. Mareias. Peppina, I4n, 107-8. 154.
lütti. Nildc, 91 c n. 172,

201
M i i r o n g i u , Ciiuliti. I 7i. Raidesu Ouereioli, Miniiua. !4n. 21.
Maiongiu. I’.. 148n. 22n. 25n. 39n. 40n. 4ln. 45n. 46n,
Manincl, Marcei, lü'-), 47n. 76 e n. 114. II 5n. 132. 139.
Marx, Karl. 3(a. 8t>'7. 43. 114, 141. Pecei, .Amcdcr). 42, 45.
170. 174. Perl. Marcei. 76.
Maçlcro, Scceriiio. 42, Pcrdli. Ndide. 52, 111-5. 118. 121,
Macsoia, Umbcrlo. 2ün. 127.
Mastino, Pietro. 170. Perlini, Sandro. 45, 47.
Mattioli. RatTaelc, 91. Pesei, 169,
MaUüiie. I95n. Pessani, Cláudio, 22.
Maxia, S.. 49n. Piacentíni, lircoic. 39. 42, 44-6. 65.
.Vlazzini. Cjiuscppc, 142. I43n. Pigliaru. I48n.
Molir, C.I., 143n, 148n. 183n. Pinna. C... I48n.
.Mclügrani. I.,,, I4ii. 17ii, lÜ2n. Pio XII, papti. i-Cí/í Pugenio Paeclli.
Müdigliani, Giü,scp(ic Ijiiamide, 78. Pira, ,M,. I48n.
Mülülüv, Vjaceslav, 34-3. I’ iras. r.. I95n.
Monictdli, Toniaso. 170. Pirasiu, l„ I48n.
Monlagiiana, Mario, 78, 82. 87. 90. Pirino, Soro. 156.
Montagnaiia, Rila. 82, 87. 95. Pisehcdda, .Ângelo. 172,
Montaldü. Peppina, 105. Pislillo. Miehele, I5n, 20n. 57n. 93.
Mordcnii, Raul, lül c n. Pizzardo. Giuscppc, 57.
Moro. Pietro, 156. Pjataküv. 85, 93.
iMura, Giüvanni .-Xiilioco, 157, 165. Platone. I.
183. Platone, Peliee, 98.
Muscara. .Acliille, 22. Podrecc;i, 166.
Mussolini, Benilo, 3, 15-7, 19. 58. 71. Porcella, Felice, 175. 179.
75-6. Polenza, Nieola. 76, 78n.
Potier, Ican-Pierrc, 55n.
Naloli. Aldo, 10 e n. 1 In. 52n. I27n. Poliomkin, VIadimir l’ctroviê, 75.
Natta. .Mcssandro, 17 e n. Prezzolini, Giuscppc. 170, 175, 192,
Negarville, Ceieste, 78. 87.
Nenni, Pietro, 78. Quacqücro, .A.M., I95n.
Neiimann, Heinz, 34. Ouereioli. Plio, 140.
Niecforo, A., 144n, I48n.
Nicddu, L.. 49n.
Radck, Karl, 40, 93.
Nixon. Rieliard, 139.
Rafla Garzia, professor, 173.
Okoêanskalia, Lila, 20n. Ragionieri. Rrneslo. I5n. 36n, 49 e n,
I87n.
Onali, l.uigi, 172.
Orano, prisio, 165, 170. Rampolla, Mariano, 57.
Orano, Paolo, 168. Ravagnan, Rieeardo, 187.
Orirovilijkmov. 66, 101. Ravazzoli, Paolo, 3, 15-6, 37. 39-40.
Ravera, Camilia, 3, 15, 37, 40. 45.
Paeclli, lAigcnio, 18-9. 57, 61. Reale, Pugenio. 4n. 100 e n, 102.
Pais Serra, Franccsco, 144 e n, 145n, Rccd, lolin. 36.
I48n, 152, 153n. Rcnimele, 34.
Palia, Marco, 58 e n. Riboldi, Rzio. 48 e n, 65.
Palumbo, P„ 195n. Rieehini, C.. 14n, 17n, I02n.
Papini, Giovanni, 170. Roasio, 92.
Ptirodi, Giovanni, 87. Rolland, Roniain. 109.
Paulesu. Franco, I 52. Roínani, .Alfredo. 172.
I’aulcsu, Paolo, 132. Roselli, Floro, 13. 23n.
Paulesu Granisci, Diddi, 132, I33n, Rüsselli, Cario, 55, 78.
138. Rykov. Alckscj, 26, 31, 40. 92-3.

202
. Michcic. I 76 c n. SpaiK), Vclio, 87.
iis. híincescü, 14jn, 153. Spriano, 1’aolo, 4n, bii. 7ii, I2n. 14ii.
..iJori, .Miissinio L.. 184. 15n, 22n, 24n. 2bn, 27n. 55n. 40ii,
.Liniiii, Gücuino. I7Ü, I75n, 175, 51 n, 6 1 . 62ii, 6b c n, 78. 80. 81 c n.
Si. 142. 82 c 1 1 , 85-4, 85 c n, 89, 90 c n, 42
I'iKi. GíüVimiii. 175. e n, 4b c n,
, :!ia Raiidaccio. Giuscppc. 174. Sralía, Angclo, 55,
iiíucd, .'Xnlünio I4ii, 17n. 2ün. SralTa. 1’icro. I In, 14, 16, 23n, 24 c n,
>ln. 64 c n. 92n, lübn. I35n. 25, 27, 53. 54 c n. 55 c ii. 5b c n.
■..iiiiritü. ispcUore. 54. 60, 62n. b9ii, 70 c n, 71. 72 c n. 73,
.irli)rio. 50. 76n, 80-2, 83n, 88-90, 91 e n, 105,
M iia , Scbasliano. 144. 154, IbUii, 128.
ib5n. Ib8, 170, 180. Slajano. Gorrailo. 91 c ii.
i.íUa iíranca. Idctro, 15b. Slara Serra, Marsinio, 175. 177.
', lircider. Isacco, 120. Stuccvski. 119,
Si luichl. laniiglia, 55-b, 92. I 18.
Suardo, Giaconio, 19, 61.
SiluiídTt, Anna. 50, I 10-1, 1 13-5, 129,
Suvich. ['ddviü, 74.
Si liLiclil, Apollü, 50, 53, 55, 104-10,
I 13-4, 121-2, 13b.
sGuidit. Genia (Kugcnia), \ll, 50-3, Tacclii VcnUiri. 1’iclio, 14,
Tacchini, Cesare, 163.
55, 92, 110-5, 120-2, 124, 124-30,
136-7, 139. Taniburrano, Giurcppc, 21 c n, 41 ii.
Scluiclil, Giuiia, \'ll. 3, 14, Ifa, 24, Tasca, Angclo, 4n. 15. 28 c n. 30. 32.
25n, 50-5, 55-6, 70-3, 80, 90-2, 33n, 34-7, 83-4. 87. 93, 95, 173,
I I 0-1, 113-8, 120-3, 125 c ii, 174n, 181 c n.
126-30, 134, 156-7, 154-41, Tci. Gaclano, II. 13. 24.
Schuchl, l.ida, 50, 110, 114, T'ciTacini. Unibcrlo. 3, 12 c n. 13-4.
Scluicht, Nadine, 50, 110, 112, 114-5. 17-25, 25 c n, 27. 40. 41 c n, 47,
Sdiuchl, Tatiana (Tania), vil, 10-2, 48n.
16, 23n, 24n, 25, 27, 39, 49-51, 52n, Tlialmann. 34-5.
53 e n, 54 c n, 55 c n, 5b e ii, 58-60, Tivoli, Irnia. 55.
62 c II, 63, 69 c n, 70 c n, 71, 72 Toglialli, ,Aldo, 138.
c n, 73, 76n, 79-80, 83n, 88-9, 91 Tülu, Giovanni, 149.
c n, lOòii, 110-1, 113-5, 118-21, Tomskij. Michail, 2b. 31. 93.
123, 126 30, 133-4, 136, 139, Tüsin, Bruno. 45 c n. 46, 47n. 48. 65.
Scliucht, ViUürio, 110, 114-5. Tressü, Pielro. 37. 39-40, 83 c n, 84,
Scocciniarro, Mauro, 3, 15, 20-1. 23. 87.
25, 40, l'rockij. I.cv Davidovic, 4-5. 7. 20-1.
Scucchia, Angclo, 42, 44, 46, 26, 33, 63-6. 84-6, 92, 102.
Scchi, S„ 49ii, I86n. Trunian, Harrv. 97-8.
Sccchia, Pielro, 34n, 35, 37, 44n. T ulli, F.nrico. 42, 45-6.
Scralimovic, A., I 15. Tuveri, Giovanni Baltisla. 156.
Scrafini, Giorgio, 74.
Sereni. iunilio, 95. Ulianova, Anna, I 16.
Scrgc, Vdclor, 66. Uras. Unibcrlo, 156.
8cblan, L., 98n, I88n. Urusova, .Anloniclla, 73-5.
Sias, 157. Ussai. Teodoro, 42.
.Signori, arcivcscüvo, 57.
Silüiic, Ignaziü, 16. 37. \Aicca. Giuseppe, 66 c n. 67 c n.
Sincero, moiisignor, 57, Valeri. onorcvole, 163.
Smirnov, 83. Vassiliev. B.. 17-8, 57.
Soniiino, Giorgio Sidncy, 154, 170. Vejnberg. F.S., 73, 74 e n, 75-6.
Solgiu. G., 143n, 156n, 195n. Vella, .Aruiro, 175.
Sotgiu. Idetro, 149. Vcniavskij, 114.
Spadoni, Bruno, 42, 44, Venuira. Piero. 14.

203
\ igiino. Liiigi, 16. Zhukovskij. .Níkolüj. 7a c n.
Vinclli, Marcdlo, 163. Zinovcv. Crivgorij. 4-5. 7, 18. 20. 26.
79-80. 83-4. '
Zabcl. Tcoíloro. 30. 113-4. Zildli, y .. 20n.
/.anardcUi. Giubcppc. 153-4. Zuearo. Donienicu. I2ii.
Zduiiov. Andrci, 99-IÜÜ. Zuri. iiiarchcsa di. 149.
Sagittari Laterza

1. P a o l o S ylos L a b in i Le classi sociali negli anni ’80


2. L e cose e i loro nom i
G i u l i a n o T o r a l d o di F r a n c i a
3. F ra n co F errarotti L a storia e il quotidiano
4. A n to n io G am b in o Vivere con ia bomba
5. L u d o v ic o G e y m o n a t - G iu lio G io re llo L e ragioni delia
scienza
6. L u d w ig W ittgen stein D ia ri segreti
7. A ld o R izzo Guerra e pace nel Duem ila
8. O rn ar C a la b re se L ’elà neobarocca
9. W illiam B a rre tt L a morte delLanima
10. F ra n co F errarotti II ricordo e la temporalità
11. Jü rg en H ab erm as I I discorso filosofico delia modernità
12. C e s a re M erlin i Fine delLatom o?
13. G ra h a m e C lark L ’uom o oltre la natura
14. A ch ille A rd ig ò Per una sociologia oltre il post-m o-
derno
15. M o rris N . E ag le L a psicoanalisi contemporânea
16. A ld o G . G argani Sguardo e destino
17. M a r i a L u is a D a lla C h ia r a - G iu lia n o T o r a l d o di F r a n c i a
L a scim m ia alio specchio. Osservarsi per conoscere
18. R alf D ah ren d o rf Per un nuovo liberalismo
19. A n to n io C assese I diritti um ani nel m ondo contempo­
râneo
20. Je ro m e B ru n er L a mente a piíi dim ensioni
21. F ra n c o F errarotti L a sociologia alia riscoperta delia
qualità
22. D a v id I. K e r t z e r Riti e sim boli de! potere
23. P a o l o S ylos L a b in i N u o ve tecnologie e disoccupazJone
24. C a r i o S ini I segni delLanima
M irk o D . G rm ck Aids. Sloriu di una epidemia attuale
A lb e r to e A n n a O liv erio N ei lahirinli delia mente
P aul K. Feyerab end Dialoy,o sul método
R alf D a h ren d o rf / / conflillo soclale nelia m oderniíà
A n to n io Di M e o - C la u d ia M a n c in a Bloetica
R ich ard R o rty L a filosofia dopo kt filosofia
F ra n co Ferraro tti U na fede senza dogm i
R o b e rto G u id u cci L 'urhanistiea dei citladini
A ld o G . G arg an i L a frase infinita
G iu sep p e M a m m a re lla D a Valia aUa perestrojka
M a u r o C eru ti - L o re n a P re ta Che c o s ’è Ia conoscenz.a
F ra n co Ferraro tti L 'llalia in bilico
E u g ê n io G arin L a filosofia com e sapere storico
S ab in o A cq u a v iv a Bros, morte ed esperienza religiosa
P eter G a y Freud, gli ebrei e altri ledeschi
C h arles P . K in d leb erger L e ggi econom iche estoria del-
1’econom ia
H a rtm u t K aelb le Verso una società europea
R alf D ah ren d o rf 1989. Riflessioni sulla rivoluzione in
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