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Giuseppe Rocco

La «Beatitudine»
Il pensiero di Tommaso d’Aquino

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1. Interrogativi
• L’agire umano è orientato? E se sì, verso quale direzione?
• Che rapporto c’è tra bene, fine e felicità?
• Esiste un fine ultimo della vita umana? E se esiste può soddisfare pienamente l’uomo?
• Il fine ultimo, ammesso che esista, che funzione ha per la vita dell’uomo?
• Questi sono alcuni degli interrogativi a cui il libro cerca di rispondere facendo
riferimento a Tommaso d’Aquino, massimo teologo e filosofo del medioevo, pilastro
fondamentale del pensiero cristiano e uno dei capisaldi della storia della filosofia.

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2. Il XIII secolo
• Il XIII secolo è il secolo delle Università, dove si svolgevano i grandi dibattiti culturali
determinati dalla diffusione delle opere di Aristotele da poco tradotte in latino.
• Aristotele aveva suscitato non poche perplessità all’Università di Parigi, il maggiore
centro culturale d’Europa nel XIII secolo.
• Condanne di Aristotele:
1. 1210: condanna.
2. 1215: condanna.
3. Anni ’50 del XIII secolo: obbligo di leggere Aristotele nella facoltà delle arti
dell’Università di Parigi e di Oxford.
4. 1270: condanna.
5. 1277: condanna. (Furono condannate 219 proposizioni).
• Conflitti all’Università di Parigi:
1. Lotta tra clero secolare e clero regolare.
2. Lotta tra facoltà di teologia e facoltà delle arti.
• Autori più illustri del XIII secolo:
• Bonaventura (agostinismo francescano); Alberto Magno e Tommaso d’Aquino
(aristotelismo cristiano); Boezio di Dacia e Sigieri di Brabante (averroismo latino);
Roberto Grossatesta e Ruggero Bacone (agostinismo tradizionale scientifico).

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3. Vita di Tommaso d’Aquino
• 1225: nasce a Roccasecca (Frosinone). Diviene oblato al monastero di Montecassino
(Frosinone).
• 1244: entra nell’ordine dei Domenicani a Napoli e diventa allievo di Alberto Magno.
Si reca a Parigi per proseguire gli studi fino al 1248.
• 1248-1252: è a Colonia con Alberto Magno.
• 1252-1261: primo insegnamento parigino. (1252: inizia l’insegnamento a Parigi
come baccelliere biblico e poi come baccelliere sentenziario; 1257: diventa magister
di teologia a Parigi).
• 1261-1264: insegna a Roma nello studio della Curia Papale.
• 1265-1268: insegna a Napoli.
• 1268-1272: secondo insegnamento parigino.
• 1274 (7 marzo): muore nell’abbazia cistercense di Fossanova.

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4. Opere di Tommaso d’Aquino
• Le opere di Tommaso si distinguono in:
• sintesi teologiche;
• questioni disputate;
• commenti biblici;
• commenti ad Aristotele;
• altri commenti;
• scritti polemici;
• trattati, lettere e opinioni dell’esperto;
• opere liturgiche, prediche, preghiere.
• Tra le sintesi teologiche ho esaminato lo Scriptum super Sententiis (1252-1256), la
Summa contra Gentiles (1258-1265) e la Summa theologiae (1265-1273).
• Tra i commenti ad Aristotele ho esaminato la Sententia Libri Ethicorum (1271-
1272).
• Si è fatto riferimento, nell’analisi testuale, all’edizione leonina e all’edizione
parmense.

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5. I fondamenti del pensiero tomistico
• Tommaso d’Aquino rielabora in un’ottica cristiana la filosofia aristotelica.
• Ragione e fede sono autonome e in armonia.
• La ragione non è sufficiente per raggiungere Dio, ma ha bisogno della fede per
elevarsi fino a Lui.
• Tommaso assegna alla ragione tre compiti nei confronti della fede:
a) dimostrare i preamboli della fede;
b) chiarire i dogmi della fede;
c) replicare alle obiezioni.
• L’ontologia di Tommaso si fonda sui concetti di ente ed essenza.
• L’ente può essere reale o logico.
• L’essenza è la natura di una cosa, ciò che la rende tale, ma per esistere deve
ricevere l’esistenza da Dio.
• Tommaso assegna un primato all’esistenza rispetto all’essenza, che da sola è
nulla.
• I trascendentali che qualificano l’essere sono tre: unum, verum, bonum.
• Tommaso d’Aquino concepisce il mistero cosmico in chiave neoplatonica, come
incessante movimento di uscita delle creature da Dio e di ritorno a lui.
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6. La gerarchia della realtà
1. Dio: coincidenza di essenza e esistenza.
2. Sostanze semplici o separate:
• distinzione di essenza e esistenza;
• essenza: la forma.
3. Sostanze composte o materiali:
• distinzione di essenza e esistenza;
• essenza: il composto di materia e forma.
(Tommaso d’Aquino: De ente et essentia).

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7.La teologia in Tommaso
• La teologia è una scienza.
• La teologia è una scienza speculativa.
• La teologia è una scienza basata sulla argomentazione dimostrativa o
dimostrazione: Aristotele, Analitici secondi.
• Tommaso fornisce cinque vie per dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio:
1. la prova cosmologica; →Dio come primo motore immobile.
2. la prova causale; →Dio come causa prima incausata.
3. la prova del possibile; →Dio come ente necessario.
4. la prova dei gradi di perfezione; →Dio come perfezione somma.
5. la prova dei fini. →Dio come intelligenza ordinatrice.
• Attraverso la ragione l’uomo può cogliere, per via negativa e per via positiva,
alcuni attributi di Dio.
• La conoscenza di Dio non può essere raggiunta ricorrendo solo alla ragione, ma ha
bisogno della fede e della dottrina rivelata.

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8. La beatitudine
• L’oggetto del presente lavoro è la beatitudine in Tommaso d’Aquino. Si
tratta della tesi di laurea in Scienze Filosofiche, discussa all’Università di
Padova il 22 febbraio 2018. Relatore: Chiar.mo Prof. Giovanni Catapano;
voto: 110 e lode.
• Nell’introduzione mi sono soffermato sulle nozioni di bene, fine, felicità
in Aristotele, riprese da Tommaso con ripensamenti e rielaborazioni al fine
di adattarle alla teologia cristiana. Ho inoltre sottolineato la centralità
nell’Aquinate del concetto di fine ultimo, il quale ha una funzione
orientativa globale e stabile per la vita intera dell’uomo.
• È stato quindi indicato lo scopo del presente lavoro: rispondere a due
interrogativi in merito alla concezione della beatitudine in Tommaso
d’Aquino:
a) univocità e identità del concetto di beatitudo, oppure evoluzione?
b) Rapporto di Tommaso con le fonti e in particolare con Aristotele.

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• Nei primi quattro capitoli ho analizzato criticamente il concetto di beatitudine in
alcune opere di Tommaso: lo Scriptum super Sententiis, la Summa contra Gentiles,
la Sententia Libri Ethicorum e la Summa theologiae. Ho utilizzato l’Editio Leonina
per la ScG, la SE e la Sth, mentre per lo SsS mi sono basato sull’Editio Parmensis.
Oltre alle fonti primarie ho consultato varie fonti secondarie, come risulta dalle note
a piè di pagina, con l’intento di chiarire meglio il testo tommasiano e di fornire una
mia interpretazione. Nella sintesi generale ho evidenziato gli aspetti fondamentali
della concezione tommasiana della beatitudine: per Tommaso la beatitudine è
un’operazione dell’intelletto speculativo, consistente nella visione dell’essenza di
Dio.

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Dall’analisi dei quattro testi tommasiani è stata ricavata la seguente sintesi generale:
La felicità o beatitudine:
• è il fine ultimo;
• è un bene perfetto (nozione formale);
• è un’operazione dell’intelletto speculativo;
• è la visione dell’essenza di Dio (nozione sostanziale);
• è accompagnata dalla comprensione (il possesso del fine) e dal godimento o
fruizione (appagamento di chi ama nell’essere amato) che ineriscono alla volontà;
• soggettivamente, è il fine ultimo degli atti umani; oggettivamente, è Dio
(conosciuto e amato);
• è l’unione perfetta dell’anima con Dio, attraverso la visione (primariamente) e
l’amore (secondariamente);
• è l’operazione perfetta con la quale l’anima beata si unisce a Dio.

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• Nel capitolo quinto ho confrontato i testi esaminati per verificare se ci sia stata univocità oppure
evoluzione da parte dell’Aquinate nel modo di intendere la beatitudo. In particolare mi sono
confrontato con due posizioni interpretative opposte rappresentate da Giovanni Grandi, sostenitore
della tesi dell’evoluzione, e da Giovanni Kostko, sostenitore della tesi dell’univocità. Ho quindi
formulato la mia linea interpretativa, basata sulla posizione di Kostko ma integrata con
considerazioni più dettagliate ricavate dai testi tommasiani. Sostengo pertanto che in Tommaso c’è
univocità e identità a proposito del concetto di beatitudo. Ho pertanto enucleato i punti chiave del
concetto di beatitudo, ribaditi continuamente da Tommaso nelle sue opere. L’Aquinate, sostenendo
il primato dell’intelletto sulla volontà e quello dell’intelletto speculativo sull’intelletto pratico,
attribuisce la beatitudine, intesa come unione dell’uomo con Dio, all’intelletto speculativo.
Tommaso, pertanto, dall’analisi testuale sinottica e dal confronto fra gli interpreti, risulta essere a
mio giudizio un intellettualista, in quanto concepisce la beatitudine come un’operazione
dell’intelletto speculativo. Ho quindi approfondito il rapporto di Tommaso con Aristotele,
evidenziando i punti in comune e le divergenze tra i due pensatori nella concezione della felicità o
beatitudine e sostenendo la tesi secondo cui l’Angelico ripensa e rielabora lo Stagirita,
modificando la nozione sostanziale della beatitudine, per cui questa, secondo l’Aquinate, è la
visione intellettuale dell’essenza di Dio. Tommaso, quindi, pur condividendo con Aristotele
l’identità di bene e fine, l’idea di felicità come fine ultimo e bene perfetto (nozione formale) e
l’idea secondo cui la felicità è un’operazione dell’intelletto speculativo, pone l’accento sul bene
trascendente e opera una distinzione tra felicità o beatitudine perfetta della vita futura – del tutto
assente in Aristotele – e felicità o beatitudine imperfetta della vita presente. Si precisa che in
questo contesto il termine «intellettualista» non fa riferimento ai rapporti tra intelletto, volontà e
scelta, bensì al rapporto tra intelletto, volontà e beatitudine.

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• Nel capitolo sesto ho analizzato la concezione della beatitudine nel contesto
culturale del XIII secolo, evidenziando le divergenze di Tommaso rispetto ad
Alberto Magno, Bonaventura e Boezio di Dacia. Per Alberto Magno la felicità
terrena è la congiunzione (copulatio) con l’intelletto agente e, tramite questo, con
l’intero mondo delle intelligenze. Secondo Alberto l’uomo, con il proprio intelletto
possibile si unisce stabilmente con l’intelletto agente ed è perciò in grado di
contemplare, già in questa vita, le sostanze separate. Per Tommaso, invece, l’uomo,
in questa vita, non può conoscere le sostanze separate con lo studio e con le scienze
speculative. Per Bonaventura la beatitudine è il possesso di Dio, che attiene alla
volontà; per Tommaso la beatitudine è la visione di Dio, che attiene all’intelletto
speculativo. Per Boezio di Dacia la felicità è l’esercizio della filosofia, riservato a
pochi eletti. Secondo Tommaso la felicità filosofica – nella forma estrema della
congiunzione con le sostanze separate o in quella moderata dell’esercizio
aristotelico della speculazione – è talmente elevata e inaccessibile, da causare infine
soltanto disillusione, rovesciandosi nel suo contrario.

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• In sintesi, ribadisco la mia interpretazione, per cui Tommaso è un intellettualista, poiché
come abbiamo visto concepisce la beatitudine come un’operazione dell’intelletto
speculativo, consistente nella visione dell’essenza di Dio. L’intelletto speculativo, che è
la facoltà più nobile dell’uomo, è dedito alla contemplazione, la quale è desiderata per
se stessa. Ne deriva che il fine ultimo risiede nella vita contemplativa, ossia nella
visione intellettuale dell’essenza di Dio.
Schemi
• beatitudine:
1. visione (la conoscenza perfetta del fine conoscibile dall’intelligenza); →intelletto.
2. comprensione (il possesso del fine); →volontà.
3. godimento o fruizione (l’appagamento di chi ama nell’essere amato). →volontà.

• Tommaso d’Aquino: primato dell’intelletto sulla volontà.

• beatitudine:
1. Dio (oggettivamente);
2. la visione di Dio (soggettivamente).

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• Risposta agli interrogativi
• L’agire umano è orientato verso Dio. (Tutte le creature tendono a Dio).
• C’è un rapporto stretto tra bene, fine e felicità: bene e fine coincidono (bene è ciò
cui tutto tende); il fine dell’uomo è la felicità o beatitudine.
• Esiste un fine ultimo della vita umana: il fine ultimo della vita umana è la felicità o
beatitudine. Il fine ultimo della vita umana soddisfa pienamente l’uomo.
• Il fine ultimo ha una funzione orientativa globale e stabile per la vita intera
dell’uomo.

Giuseppe Rocco

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Guercino, S. Tommaso scrive assistito dagli angeli, 1662, Basilica San Domenico, Bologna (particolare)

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