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14/11/2019

Una vita per la libertà


La ricerca della libertà

Dal momento della nostra nascita siamo stati inseriti in una società che continuamente ci
impone dei limiti e condiziona il nostro modo di pensare e di vedere il mondo. La nostra
personalità è frutto dell’esperienza vissuta in un determinato contesto e ogni avvenimento
passato influisce su di essa e sulle nostre scelte riguardanti il futuro. Persino la
percezione di una persona è determinata da ciò che le è stato insegnato: noi vediamo il
mondo “in questo o in quel modo” perché abbiamo imparato a vederlo “in questo o in
quel modo”. La nostra condizione è, infatti, quella di essere “schiavi” degli schemi mentali
che abbiano creato nel corso della nostra esistenza. La natura delle persone è quella di
tendere alla ricerca della libertà, una libertà che si conquista nel momento in cui si
comprende sé stessi. L’adolescenza è un periodo di crisi, perché vengono messi in
dubbio io propri schemi mentali, gli ostacoli che ci separano dalla comprensione vera di
noi stessi. Difatti un’adolescente è in una continua ricerca esterna a sé, ma in realtà prova
il desiderio di comprendere se stesso. “L’uomo cerca nel mondo ciò che in realtà sta in sé
stesso” (Sant’Agostino).

Una sfida lunga una vita

La vita è una sfida continua. La maggior parte delle persone prova dei desideri, ha delle
aspettative, a volte dei successi, altre delle delusioni. Una sfida consiste nell’avere un
obiettivo e lottare per il suo raggiungimento. Ma perché noi ricerchiamo determinati
oggetti, valori o beni? Data la provvisorietà e la brevità della vita, in cui hai appena
formulato un pensiero e hai già finito il liceo, credo che l’unica cosa che valga la pena di
essere ricercata sia la propria libertà. La natura umana è caratterizzata dall’essere libera,
ma nella società in cui viviamo, quella occidentale, la libertà è stata soppressa e
rimpiazzata da valori futili come il successo economico, la gloria o i beni materiali. La
gente occidentale ricerca questi valori perché prova ad alleviare la propria
autocommiserazione di fondo, data dalla lontananza dalla natura primordiale del uomo e
dai valori intrinsechi del suo essere. Credo che la sfida più grande sia abbandonare tutto
ciò che crediamo di essere e lottare per la nostra libertà spirituale.

Il conforto illusorio del mondo virtuale

Michela Marzano espone la sua tesi secondo cui sta avvenendo una costante de-
materializzazione del sé. Un esempio a tal proposito è rappresentato da molti adolescenti
“moderni” che spendono molto tempo ed energie su reti sociali creando su di esse
un’immagine di sé quanto migliore possibile, anche se non rispecchia la realtà. Credo
che i motivi che possono spingere a questo siano almeno due. Il primo è che le reti sociali
offrono agli utenti la possibilità di creare un altro sé alternativo virtuale, che può diventare
più importante socialmente del sé reale. Una adolescente che non accetta il sé stesso
reale può quindi ricorrere a quello virtuale, spesso migliore anche se non veritiero. Il
secondo motivo è che nel mondo virtuale non c’è niente di irreversibile. Nei videogiochi,
ad esempio, non esiste una vera sconfitta, perché è molto semplice tornare indietro e
ritentare. Questo è congeniale alla psicologia umana, che cerca sempre di non assumersi
responsabilità sulle proprie scelte. Prendere una decisione irreversibile richiede coraggio,
capacità di scelta e assunzione delle proprie responsabilità, qualità non necessarie nel
mondo virtuale. L’abitudine di vivere in una realtà di questo tipo fa sì che noi perdiamo
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queste qualità e ci troviamo a confrontarci con il mondo “vero” senza più questi valori.
Pertanto credo che la creazione delle reti sociali abbia avuto anche lo scopo di indebolire
gli utenti e renderli più manipolabili.

Ribelli per natura

La tesi riportata nel testo formulata dal filosofo Georges Bataille sostiene che solo se
esistono delle leggi e dei tabù la trasgressione può aver luogo. E’ possibile che la
trasgressione delle regole diventi necessaria nel momento in cui si vuole affermare la
propria identità. Siamo sicuri che se l’utilizzo di sostanze stupefacenti fosse legale
avrebbe tanto seguito quanto ne ha in un contesto in cui è invece illegale? Delle indagini
hanno dimostrato che il consumo di cannabis è diminuito in un paese dopo la sua
legalizzazione. Questo è un esempio che sostiene la mia tesi, secondo cui la nostra
natura sociale è quella di essere ribelli, contro le leggi, e infrangerle è un modo inconscio
di manifestare la nostra disperazione data dalla repressione della nostra libertà
individuale. Nell’attuale periodo storico è presente una grande propaganda sulle libertà e i
diritti. Eppure, paradossalmente, l’umanità non è mai stata tanto schiava: schiava perché
le persone seguono le mode: comprano ciò che gli viene detto di comprare; schiava di
desideri che non le appartengono, come lo sviluppo o il progresso tecnologico; schiava
nel suo pensiero, manipolato dalle false notizie dei giornali.

La brevità della vita

Un’eccessiva virtualizzazione della realtà può portare l’uomo a perdere di vista la bellezza
del mondo di cui facciamo parte. Non dobbiamo dimenticare che la nostra anima si trova
nei colori di una tramonto, nell’immensità dell’oceano, nella poesia di una canto degli
uccelli, nella passione di due amanti, oppure nell’eternità delle stelle nel cielo notturno,
nel silenzio immobile del deserto. La vita è troppo breve per perdere di vista la nostra
strada, che dovrebbe essere volta alla ricerca della libertà di far parte del cielo infinito.

Aleksandar Franchini