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Foglio di collegamento – N°21, 9 dicembre 2019

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newsletter a cui iscriversi), parroco don Fabio Arlati (cell. 3382855765)

LO SGUARDO DI SAN GIUSEPPE SUL NATALE DI GESÙ

Maria Santissima, libera dal peccato originale vede il cuore delle cose, vede la “storia della
salvezza” da dentro. Il vangelo secondo Luca ci propone questo sguardo. Solo Maria può
sentire le parole dell’arcangelo Gabriele nell’Annunciazione a Nazareth e solo Maria
dialoga interiormente con il Suo Dio. Ma se iniziamo a sfogliare il vangelo secondo
Matteo, il mistero del Natale è raccontato dallo sguardo di san Giuseppe, uno sguardo
che vede la “storia di salvezza” da fuori, che ascolta la Parola di Dio, come noi, non
direttamente come Maria Santissima ma dalle conseguenze. San Giuseppe non riesce
a cogliere il significato di quello che gli sta accadendo da dentro ma deve guardare da
fuori quello che gli sta accadendo. Tutti noi, siamo nella posizione di san Giuseppe, non
di Maria Santissima! Abbiamo dubbi e abbiamo domande, necessitiamo di entrare nelle
cose, come san Giuseppe, un passo alla volta. Infatti la conseguenza più prossima del Appuntamenti NATALIZI:
“peccato originale” – “un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo” (CCC.390)
 Domenica 15 dicembre, III di
– è che siamo complicati e complichiamo le cose con i ragionamenti. Infatti l’unica idea Avvento, ore 10,30 Santa Messa.
“geniale” che viene a san Giuseppe, di buon senso umano, è licenziare in segreto Maria  Domenica 22 dicembre, IV di
Santissima affinché non la uccidano (cfr. Mt.1,19). Perché san Giuseppe aveva delle Avvento, ore 10,30 Santa Messa.
aspettative, delle attese che crollano davanti a Maria “incinta per opera dello Spirito  Martedì 24 dicembre ore 18,00
Santo” (Mt.1,18), con Maria che non le racconta nulla perché non aveva avuto il confessioni in Parrocchia. Alle
ore 21,00 S. Messa della NOTTE
permesso da Dio di rivelarglielo, allora san Giuseppe si sente tradito personalmente e di NATALE.
anche socialmente, perché le donne peccatrici andavano punite con la lapidazione. San  Mercoledì 25 dicembre
Giuseppe, inizialmente si affida solo a sé stesso, cerca solo una soluzione tutta umana! (NATALE), ore 10,30 Santa
Facciamo anche noi così! Ma essere cristiani non significa seguire il buon senso o essere Messa di Natale.
giusti ma far spazio ad una Parola che il Signore ci sta rivolgendo proprio nel momento in  Domenica 29 dicembre (SANTA
FAMIGLIA), ore 10,30 con
cui non ci capiamo più nulla. Questo è il “mistero del realismo cristiano” in cui le cose non RINGRAZIAMENTO PER L’ANNO
sono mai quello che sembrano. Ad esempio, quando guardiamo il Crocifisso vediamo TRASCORSO.
che Gesù è morto in croce ma non è come sembra, la morte non ha l’ultima parola,  Mercoledì 1 gennaio 2020
perché è risorto per sempre! Allora, dobbiamo recuperare nella fede, in particolare nel (SANTA MARIA MADRE DI DIO),
tempo di Avvento, il realismo cristiano che è il non fidarci di quello che sembra la nostra ore 10,30 Santa Messa.
 Domenica 5 gennaio 2020,
vita in questo momento, perché c’è un senso molto più profondo. Le cose non sono (SANTISSIMO NOME DI GESÙ),
come appaiono! L’esperienza della “storia di salvezza” non è una esperienza immediata, ore 10,30 Santa Messa.
non attira immediatamente la nostra attenzione, ce ne accorgiamo, dopo, un po’ alla  Lunedì 6 gennaio 2020
volta, se siamo disposti ad ascoltare la Parola, come per i discepoli di Emmaus, “i cui occhi (EPIFANIA DEL SIGNORE), ore
erano incapaci di riconoscerlo” (Lc.24,16) ma poi “si aprirono i loro occhi” (Lc.24,31). La 10,30 Santa Messa.
 Domenica 12 gennaio 2020
serva di Dio, la mistica suor Maria Cecilia Baij, riceve per rivelazione da Dio la conoscenza (BATTESIMO DEL SIGNORE), ore
della vita interiore di san Giuseppe, e scrive: “Il suo cuore era immerso in un mare di 10,30 Santa Messa.
dolore e di amarezza senza alcuna consolazione, e l'afflitto Giuseppe piangeva
inconsolabilmente, e non trovava conforto al suo grave affanno … Preparò un piccolo NB1. Il vostro parroco è disponibile tutti
fagotto e poi si mise a riposare un poco per aspettare che si avvicinasse lo spuntare del i giorni per la Santa Confessione! Basta
una telefonata per mettersi d’accordo!
giorno, avendo già determinato di partire per tempo perché la sua Sposa non l'avesse Senza il pentimento dei peccati non si
visto, e anche perché non fosse visto da alcuna delle vicine e da altri, per non avere va in Paradiso!
l'occasione di manifestare ad alcuno la sua partenza”. San Giuseppe non osa domandare
nulla a Maria Santissima, Ella non le può dire nulla e san Giuseppe decide di scappare! La NB2. Se vi fossero parrocchiani
mistica Maria Valtorta dice che passarono 3 settimane cioè 21 giorni, il tempo ammalati che desiderassero fare la
Santa Confessione e la Santa
dell’angoscia di San Giuseppe, prima che l’angelo gli apparisse. A questo punto entra in Comunione a Natale, mi possono
gioco la questione dei “sogni”, poi “come era solito”, “l’Angelo gli parlò nel sonno” telefonare. Grazie!
(Mt.1,20)! San Giuseppe aveva fin da piccolo, ci dice suor Cecilia Baij, questo carisma dei
“sogni”. E mentre il diavolo usa la razionalità, la logica, il “buon senso”, per portarci NB3. Ogni giovedì sera, gruppo di
all’inferno, sommando tutte le cose che ci sono successe fino a dire che è tutto perduto, preghiera: ore 20 Adorazione Eucaristica
e Santo Rosario; ore 21 Santa Messa
Dio usa l’imprevisto in cui nasconde il Suo Amore! Bisogna allenarsi a riconosceLo
nell’imprevisto, come hanno dovuto fare i discepoli di Emmaus che benché Gesù NB4. Catechismo, tutte le domeniche:
camminasse con loro, “i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo” (Lc.24,16). ore 9,00 CRESIME; ore 9,45 PRIME
(prosegue … nella pagina seguente) COMUNIONI
Allora san Giuseppe sa guardare la sua storia, facendo spazio ad un imprevisto e con il sogno dell’angelo, la Parola di Dio, che è più grande della
sua logica, del suo “buon senso” e della sua giustizia, leggere quanto gli è successo! Crede che dentro un imprevisto è nascosto un Bene! L’angelo
gli dice: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt.1,20-21). San Giuseppe, dice don Tonino Bello,
ha dovuto esercitare una fede più grande di Maria Santissima per accogliere Gesù, intuisce che dentro quella storia che non sa come andrà a
finire, è nascosta la “storia di salvezza”, un Bene più grande! Invece il male, ci dice che proprio perché non troviamo parole e ragionamenti, non
troviamo il “perché”, non ne vale la pena affrontare quanto abbiamo davanti a noi! Il Signore è come se ci dicesse: “Vuoi capire perché ti è
successa questa cosa? Allora vivila con me, accettala fino in fondo”! San Giuseppe è il maestro che ci insegna la via umana per riconciliarci con
la nostra storia che è sempre molto contraddittoria: accogliere ciò che non si capisce! Nella vita di san Giuseppe ci sono 3 episodi importanti:
1)Mt.1,18-25: la crisi di san Giuseppe risolta nella perseveranza nella fede con la risposta dell’angelo nel sogno; 2)Mt.2,19-21: dopo la visita dei
Magi, un angelo lo avverte che il re Erode vuole uccidere Gesù e va in Egitto; 3)Mt.2,22-23: dopo la morte del re Erode, un angelo lo avverte
dall’Egitto di andare a vivere a Nazareth. Di fronte all’imprevisto c’è chi si incattivisce, c’è invece chi accoglie l’imprevisto affidandosi a Dio, un
giorno alla volta. Addirittura per la santa famiglia non c’è posto a Betlemme per la nascita di Gesù: “non c'era posto per loro nell'albergo” (Lc.2,7).
Addirittura l’angelo avverte del pericolo-Erode, san Giuseppe, ma non interviene oltre. San Giuseppe, deve usare la “resilienza”, trasformare un
problema in una opportunità, nella “prova” tirare fuori il meglio da sé stesso! Questo non significa che il Cielo ha abbandonato san Giuseppe, o
ci abbandona, ma che si fida di noi! Dio ci aiuta sempre nelle prove, a patto che tiriamo fuori la nostra “resilienza”, la nostra “creatività”!
Dobbiamo pregare, così: “Signore se quello che mi sta succedendo non è roba tua, toglimela, ma se me la dai tu, dammi la forza di
affrontarla”. San Giuseppe in Egitto avrà dovuto pensare a trovare una casa, a trovare un lavoro, ecc. Addirittura l’angelo torna ad avvisare san
Giuseppe che visto che il re Erode è morto può tornare a casa, ma san Giuseppe “ebbe paura” (Mt.2,22) di Archelao figlio di Erode, che si
dimostrò peggiore del padre, e andò ad abitare in Galilea, a Nazareth, sotto il regno di Antipa fratello di Archelao. Ma Dio sa scrivere dritto sulla
nostra paura, come sulla paura di san Giuseppe! Nelle profezie Gesù doveva nascere a Betlemme (cfr. Mi.5,1) e andare a vivere a Nazareth
(cfr.Mt.2,23) ed è per la paura di san Giuseppe che andranno a vivere a Nazareth! San Giuseppe ci insegna a non aver paura di avere paura! San
Giuseppe ci insegna la fiducia (1), la resilienza e la creatività (2) ma anche la capacità di essere profondamente umano fino ad avere paura
(3). Alla fine di questi 3 episodi che coinvolgono san Giuseppe, il vangelo dice sempre: “Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre
…” (cfr.Mt.1,24; 2,14; 2,21)! Qui c’è la formula di un cristianesimo che si è fatto raggiungere dall’evento dell’incarnazione:1)Giuseppe “destatosi”,
il Vangelo dopo averci dato la lettura più profonda della vita, il “sogno”, deve svegliarci dai nostri peccati e dai nostri vizi, deve farci smettere di
nasconderci, di rimandare i problemi e di accettare che la nostra vita è così; 2)Giuseppe “prese con sé il bambino e sua Madre”, perché nessuno
di noi può affrontare la vista senza Gesù e Maria Santissima, tutto l’evento cristiano si riassume nel prendere con sé Gesù e Maria. Ma non
basta “svegliarsi” e “prendere con sé Gesù e Maria”, occorre prendere delle decisioni, come ha fatto san Giuseppe, altrimenti la nostra vita
da “storia di salvezza” diventa un aborto! La nostra preghiera dovrebbe cambiare la nostra vita perché alla fine di ogni nostra preghiera
dovremmo prendere una decisione. Non si tratta di “analizzare il problema” senza mai prendere delle decisioni, ma di decidere! San
Giuseppe, obbedisce all’angelo immediatamente, e prende lui le decisioni del caso! L’esperienza di san Giuseppe non è quella di un Dio che
gli spiega tutto ma che gli dice: “Tu non capisci quello che ti sta succedendo ma fammi spazio”! San Giuseppe lascia quello che si era immaginato
della sua storia e fa spazio a Dio: “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la
quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù” (Mt.1,24-25). Questa è la risposta di san Giuseppe a quello che gli è
successo, non conoscendo i “perché”, e i “come”, ma facendo spazio, nella sua vita, a Maria Santissima in cinta, così com’è! Anche nella nostra
vita ci sono cose che ci sono che non vorremmo ma anche noi, come san Giuseppe, non possiamo accogliere il Natale senza far spazio a quello
che non avremmo scelto. Se non facciamo spazio a quello che c’è e non vorremmo, non significa che quelle cose non esisteranno più, ma che
quelle cose continueranno a comandare nella nostra vita, tirando fuori il peggio di noi, l’infelicità. La maggior parte delle radici delle nostre
infelicità è perché la vita non è come ce la siamo immaginata e non riusciamo ad accettarla! Il Natale non ci ricorda solo la incarnazione del Figlio
di Dio in Gesù per salvarci – assumere la nostra vita, purificarci dal peccato ed elevarci alla Sua stessa Vita – ma viene a dirci che dobbiamo
riconciliarci con la “carne” della nostra storia, con la nostra vita anche se non è come vorremmo e non l’abbiamo capita! È un atto della nostra
libertà, come per san Giuseppe, far spazio nella nostra vita a quello che non comprendiamo! In quei 30 anni di vita nascosta di Gesù a Nazareth,
san Giuseppe avrà capito qualcosa di più della sua storia, anche se non tutto ma ora la contempla gloriosa eternamente dal Cielo! Essere cristiani
non è capire e rispondere a tutto ma far spazio a quello che non si capisce, e per farlo occorre una grande libertà interiore frutto della fede in
Dio! San Giuseppe, nel Natale, ci insegna a fidarci di Dio, facendo le cose difficili, anche quando ci sentiamo soli, sapendo che Dio si sta fidando di
ciascuno di noi e sta tirando fuori da noi una parte che noi stessi non conoscevamo, e che conosciamo in quel momento di prova. Allora,
possiamo chiederci: la nostra vita è così attaccata a Gesù e Maria come lo è stata quella di san Giuseppe? Per san Giuseppe, questa è l’unica
ricchezza per cui vale la pena vivere! Ma questo comporta delle decisioni per la nostra vita, affinché sia una “storia di salvezza”. A Natale
chiediamo al Signore dei doni, ma dovremmo regalare noi al Signore una decisione importante che rimandiamo da tempo. Sarebbe bello
nella Santa Messa della notte di Natale dire: “Signore, stanotte sono sveglio al Vangelo, prendo con me te e Maria e ti regalo questa decisione
importante per stare sempre con Voi”. Con lo Spirito Santo, la forza che Dio ci darà, saremmo capaci di portarla avanti! Quante volte san
Giuseppe avrà pensato che forse aveva sbagliato tutto, che non ce l’avrebbe fatta e che non c’era una via d’uscita, eppure ogni volta il Signore
gli ha aperto la strada e gli ha dato forza. Quanto è umana la nostra vita e quanto è il divino che Gesù può seminarci dentro! Se c’è un uomo che
ha trasformato la sua storia in una “storia di salvezza” è san Giuseppe! Il Natale di Gesù visto con gli occhi di san Giuseppe, ci assomiglia, ed è
possibile per ciascuno di noi! Buon Natale a tutti, don Fabio Arlati

LUCI DI NATALE DEL 2019: Quest’anno le luci di Natale in parrocchia hanno iniziato a brillare con la Santa Messa celebrata in onore del centenario dalla
morte di Elena Rocca, grande stigmatizzata imolese! Hanno proseguito, sebbene nel dispiacere di chiudere il ramo ONLUS della parrocchia, nel
devolverne i fondi alla Caritas di Imola, per continuare in un progetto comune nel dare sollievo ai famigliari degli ammalati dell’ospedale di Montecatone.
Le luci di Natale si sono viste brillare, in una persona che “malato terminale” ha accolto Cristo come proprio Signore nella Confessione, acquistando il
desiderio della preghiera, anche notturna, la gioia di essere amato da Dio, la forza per affrontare la sua malattia e il frutto della riconciliazione famigliare, fino
alla morte. Le Luci del Natale si sono viste nelle persone che davanti al Santissimo Sacramento hanno ritrovato il gusto nella preghiera, l’accettazione e
l’offerta della croce e taluni, un beneficio fisico e spirituale. Le luci di Natale si sono viste nel proseguimento del catechismo in Parrocchia, con il dono di
una Prima Comunione, una Prima Confessione e l’inizio del cammino per le Cresime. Le luci di Natale si sono sperimentate nei benefici spirituali ricevuti
nel gruppo di preghiera il giovedì sera. Le luci di Natale si sono viste nella Santa Messa del ricordo di Francesco Miceli, il 24 maggio, nel 1° anniversario
della sua morte, il “santo” della parrocchia! Le luci di Natale si sono viste nella testimonianza di fede di Angiolina. Le luci di Natale si sono viste nella festa
della B.V. del Rosario, con la bellissima testimonianza di Padre Donato Maria Donadello FI e la bellissima conferenza sull’apparizionismo mariano del
dott. Saverio Gaeta. Tante luci di Natale più appariscenti ed altre più nascoste. Chi si è lasciato amare da Gesù, specialmente nei sacramenti e nella Sua
Parola,aprendo il cuore,ha accolto il Suo Natale,haun Gesù-Vivo! PerchéGesù èvivo, vuolenascerenel nostro cuore, questo èl’unico evero “regalo
di Natale” che dà senso al tempo, per introdurci già oggi nell’eternità!