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Comunismo anarchico e questione indigena.

Passato, presente e futuro rivoluzionario.


Riflessione originariamente scritta per la rivista basca Ekintza Zuzena.
"(...) ci avete obbligati ad adorare il vostro dio e a servire la vostra patria, entrambi miti feroci e
sanguinosi che non conoscevamo..., noi non abbiamo altri dei che il Sole e la Natura, nessuna altra
patria che la terra su ci troviamo (...)" [Castellano]

Comunismo anarchico e questione indigena


Passato, presente e futuro rivoluzionario
L'Anarchismo Comunista [1], teoria e ideologia rivoluzionaria, prodotto storico della lotta di classe,
come proposta programmatica per realizzare la Rivoluzione Sociale deve iniziare ad arricchirsi - e
lo ha fatto in passato - di espressioni diverse, che assomigliano in fondo alle sue idee originali. Noi
osserviamo questa necessità nel nostro contesto, a partire dal processo di formazione delle classi nei
nostri paesi, nelle lotte di oggi, così come nella strategia e nelle tattiche specifiche di una tendenza
rivoluzionaria che dovrebbe essere estesa alle masse.
Alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo, l'Anarchismo ha raggiunto le coste dei nostri paesi,
dove la bandiera rossa e nera sarebbe diventata avanguardia e simbolo dei primi sindacati della
nascente classe operaia e dei settori popolari. A quel tempo, i paesi del Sud America, cercavano di
superare il modello feudale e coloniale per entrare nel modello capitalista. Nonostante questo, il
nuovo schema economico importato dall'Occidente non avrebbe riguardato la totalità della vita
economica, con la conseguente comparsa e ricomparsa di soggetti di classe, caratterizzati non solo
da un salario o da una posizione nel processo di produzione, ma anche da una loro cultura,
sessualità, etnia, ecc
Le grandi migrazioni dalla campagna alla città, il conseguente sfruttamento e la emarginazione, ha
obbligato gli anarchici e gli anarcosindacalisti a intrecciare il loro pensiero con quello delle
popolazioni indigene, provenienti dalle alte catene montuose, dalle foreste e dalle più sperdute
vallate [2]. E' così che l'Anarchismo entra in un dibattito interno sul superamento della visione
eurocentrica per incontrarsi e riconoscersi - al tempo stesso - in un mondo mitico, combattivo e
potenzialmente rivoluzionario.
La discussione si sarebbe incentrata su due posizioni, una purista di tipo occidentale, con una
proposta di formazione positivista [3], e la seconda, capace di raggiungere i popoli indigeni, lotta,
organizza e propone di trasformare nello stesso tempo. Anche se la seconda posizione rappresenta
un bisogno imminente di qualsiasi movimento che ha per obiettivo il cambiamento, molte delle sue
componenti rientrano in una idealizzazione del mondo andino che le definisce Anarchia o
Comunismo.
Gli invasori hanno distrutto il Comunismo imperiale Inca per sfruttare gli indios in
nome di un padrone; hanno devastato la loro civiltà in nome di una fede bugiarda e
barbara; hanno demolito i loro monumenti per erigere chiese a un dio malvagio, e,
infine, li hanno sterminati [4].

Non c'è dubbio che le condizioni di vita erano diverse da quelle vissute nel periodo coloniale, sia
nel modo di produzione che di vita. Il fatto che siano state differenti, però, non vuole escludere che
quel periodo della storia sia stato caratterizzato da una divisione sociale in caste [5], dall'ascesa di
un Impero oppressivo, da casi specifici di riduzione in schiavitù, da mobilitazione forzata o da
tirannia.
Definire Anarchismo il sistema andino o Anarchia l'insieme delle pratiche comunitarie degli
indigeni è ridurre la nostra analisi a una fatale incomprensione della storia e, allo stesso tempo a
finire su un piano di totale usurpazione di materiale storico e di simboli [6].
La questione andina non è in senso stretto una teoria o una ideologia di classe [7], e perciò non si
può accostare in questi termini all'Anarchismo. Questo mondo però è riconoscibile dagli anarchici
in molti dei suoi progetti e pratiche concrete, da certe espressioni economiche o nelle relazioni tra
essere umano e natura.
Il mondo andino ha una chiara visione anticapitalista [8] e perciò rivoluzionaria, ed è sotto questo
punto di vista che l'articolazione con l'Anarchismo Comunista è necessaria, perché di per sé il
pensiero andino non ha potuto sviluppare una teoria ed una ideologia di cambiamento [9] capace di
trascendere dal particolare al generale. Le sollevazioni indigene degli anni novanta sono state la
dimostrazione che l'iniziativa dei popoli indigeni, non possono essere circoscritte in forme
puramente economicistiche o congiunturali. Allo stesso modo, fecero vedere che c'è bisogno di
un'istanza politica superiore capace di spingere e guadagnare spazio contemporaneamente, più che
di dirigere in termini ortodossi.
L'idea di politica o di esercizio della politica, è stata indirizzata verso la Democrazia borghese, fatto
che ha continuato a distruggere pratiche dirette di rappresentanza e di delega dalla cosa comunitaria.
Esempio di ciò sono le grandi formazioni indigene organizzate, cooptate e tutelate dallo Stato, nelle
quali l'esercizio della politica si riduce ad avere un seggio nell'Assemblea o in Parlamento,
all'approvazione di leggi di riconoscimento pubblico, più che ad una lotta veramente anticapitalista
ed anti statale.
L'opportunità offerta dai miti come punto di resistenza alla colonizzazione ha grande importanza,
perché si tratta di una forma di rivolta non solo nei simboli, nei segni o nei riti, bensì nella vita
stessa, offrendo senso all'esistenza, elaborando una identità. L'Anarchismo è rifuggito sempre dal
mito perché lo ha considerato una cosa perniciosa non solo per la coscienza dell'essere umano, ma
anche per l'esistenza stessa della comunità; il caso andino rovescia questa idea e dunque presenta un
mito materializzato nella vita quotidiana ed in reciprocità, non solo con gli altri esseri umani, bensì
con tutto ciò che li circonda. Egualmente, per il fatto stesso di essere considerato come impuro o
blasfemo da parte della Chiesa giudaico-cristiano, esso porta una carica che oppone resistenza.
(...) ci avete obbligati ad adorare il vostro dio e a servire la vostra patria, entrambi miti
feroci e sanguinosi che non conoscevamo ..., noi non abbiamo altri dei che il Sole e la
Natura, nessuna altra patria che la terra su ci troviamo (... [10]).

La sostanza della relazione coi miti del mondo andino, deve essere messa in discussione quando
diventa un altro modo per alienare la gente, quando diventa religione, e cessa di trasportare concreti
significati per la terra, la vita, la storia, il presente. La rivitalizzazione del mito indigeno come
forma di ribellione simbolica, è invece parte del processo che porta alla Rivoluzione Sociale.

Gli esempi di Bolivia, Ecuador, Perù, Messico.


Alcune di queste riflessioni intendono ritrovare la storia dell'Anarchismo nella cultura indigena. I
paesi citati in questa parte hanno popoli indigeni, alcuni andini e altri no -come il Messico-, ma è
simile la loro visione del mondo, il rapporto uomo-natura, l'economia, ecc Questi popoli, a seguito
della colonizzazione e del successivo attacco capitalista, hanno reagito in modi diversi, organizzati
o spontanei, al fine di migliorare le condizioni non solo emergenti e congiunturali, ma anche a
partecipare allo sviluppo della lotta di classe [11] , non già come osservatori, ma come attori di
prima linea.
Bolivia
Nel 1908 in Bolivia si organizzò sotto l'influenza anarchica la Federazione Operaia Locale di La
Paz (FOL) e nel 1912 la Federazione Operaia Internazionale (FOI) [12], la cui consistenza era
notevole e tra le cui fila erano inclusi molti indigeni Aymaras.
(...) i "FOListi hanno anche cercato di incorporare nelle loro prassi e nelle loro
teorizzazioni un riconoscimento esplicito delle contraddizioni coloniali, per le quali,
come meticci, anch'essi furono vittime della discriminazione e del disprezzo delle élite
creole. In sostanza, nonostante l'origine occidentale dell'anarchismo e il suo
atteggiamento debole nei confronti della civilizzazione del mondo indigeno, i FOListi, a
differenza della sinistra marxista e razzista, erano certi che il gruppo sociale
fondamentale che avrebbe dovuto essere preso in considerazione per l'emancipazione
sociale dovessero essere gli indios [13].

Questa diversa composizione, ma senza dubbio prevalentemente indigena, avrebbe messo in


discussione, a giudizio degli anarchici boliviani, la visione eurocentrica dell'anarchismo. Quindi, c'è
stata una indigenizzazione dell'idea libertaria, configurando le caratteristiche proprie della cultura
andina, come le implicite questioni di genere, soprattutto quelle riguardanti le donne indie della
Bolivia [14].
Meticci, donne soldato, lavoratori manifatturieri, commercianti, contrabbandieri, fiorai, artigiani,
donne del mercato, e altre componenti del popolo lavoratore furono integrati nel sindacalismo
anarchico, un'idea così attraente per il fatto stesso che si identifica con i suoi principi.
Diversi militanti all'interno della FOI, come Luis Cusicanqui, avrebbero espresso le loro idee e
scritto usando la lingua madre del popolo indio. In una lettera del 1931, Ismael Martì comunicò a
Max Nettlau, la volontà di tradurre le opere anarchiche in lingua quechua e aymara, ma il progetto
non fu portato a conclusione per lo scoppio della guerra del Chaco [15].
Vale anche la pena di citare le parole dei compagni dell'Organizzazione Anarchica per la
Rivoluzione Sociale (OARS), che si trovava ad Alto e a La Paz, con esempio reale di come una
organizzazione specifica anarchica deve gettare un ponte tra la civiltà andina e la forma politica di
tendenza comunista anarchica.
Sentiamo il bisogno di esercitare la reciprocità e complementarità di una fusione tra le
sfumature della nostra organizzazione con le forme organizzative e militanti del
movimento indigeno. (...) Noi crediamo che i nostri approcci siano completati dalla
visione rivoluzionaria degli indios che si distinguono su criteri formali e non
sostanziali. (...) Rispettiamo le visioni del mondo e le azioni delle varie comunità
indigene a condizione che queste non diventino nuove forme di addormentamento delle
lotte dei popoli, o si trasformino in nuovi meccanismi di sfruttamento e di oppressione.
(...) Noi crediamo che le nostre idee comunichino non solo con la visione organizzativa,
ma specificamente con molte delle forme di strategia e di resistenza che tuttora si cerca
di preservare e mettere in pratica. La strategia ribelle della comunità ayllus si basa su
due concetti: il visibile e l'invisibile. Il visibile affronta lo Stato e le sue istituzioni
attraverso l'azione diretta e la mobilitazione, mentre l'invisibile si manifesta a seconda
delle situazioni per recuperare spazi di autonomia e per rafforzare le pratiche e la
socializzazione dei loro principi e della loro cultura politico ed economica, in modo
unitario, ma autonomo. Questa strategia assume la forma di Katari (serpente) che si
muove in silenzio scegliendo i suoi tempi e il suo spazio.

Perù
L'anarchismo in questo paese s'incontra -come nella maggior parte del Sud America- a partire dalla
fine del XIX secolo, e si materializza come tendenza di massa nella Federazione Operaia Regionale
Peruviana (FORP) nel 1912, e successivamente, nel 1923, gli anarchici furono impegnati a creare la
Federazione Operaia Regionale degli Indios (FORI), che però fu rapidamente repressa [16].
Gli indigeni come settore sociale oppresso ed emarginato della vita sociale, fu soggetto di grandi
rivolte, molte delle quali pagate col sangue, dove l'Anarchismo vide la necessità di organizzarsi,
tentando il superamento dell'impostazione occidentale, rivolgendosi ad una andinizzazione e
riformulazione specifica, arrivando a disporre di una organizzazione pratica ed ideologica. Tanto
Manuel Gonzales Prada, figura importantissima all'interno dell'anarchismo peruviano, quanto gli
anarchici raccolti attorno al giornale La Protesta e la stessa FORP non avrebbero dimenticata la
questione indigena, elaborando un dibattito che avrebbe richiesto tempo per maturare, essendo
duplice: una impostazione europea e un'altra più matura.
considerassero l'indio come un "paria", uno sfruttato, e perfino, grazie all'influenza di
González Prada, si riconoscesse che gli indios rappresentavano il vero Perù
emarginato, con cui si identificavano, la loro concezione strategica circa
l'emancipazione indigena rimase, spesso, arretrata rispetto alla analisi di González
Prada. C'erano anarchici come Glicerio Tassara per i quali la redenzione degli
indigeni consisteva nell'alfabetizzarli ed assisterli con agronomi che rivelassero loro i
procedimenti moderni per aumentare la produttività. E c'erano altri, tra i militanti
anarchici, che pensavano che la cultura ed il razionalismo europei fossero la chiave
della emancipazione indigena. La fede positivista nella Ragione, nella Scienza, e nella
superiorità della cultura europea, insieme al profondo disprezzo che sentivano per
l'odiosa, annichilita e decadente oligarchia creola, autoconsiderantesi quale
rappresentante della nazionalità, crearono in essi un atteggiamento generale di
disprezzo verso i peruviani indigeni [17].

L'emergere della questione indigena avrebbe alla fine portato gli anarchici a
riconsiderare la propria posizione eurocentrica iniziale. Ma questo non fu il risultato di
dibattiti ideologici teorici, bensì conseguenza del loro approccio alla realtà andina
durante le agitazioni sociali che hanno scosso il Perù in quegli anni e la stessa prassi
rivoluzionaria che ha coinvolto gli anarchici [18] .

Gli anarchici nel processo di organizzazione delle masse -molte delle quali a forte componente
indigena- vi si sono inclusi nel momento storico dello sviluppo della corrente indigenista in Perù,
vale a dire, gli anarchici non si sono astratti rispetto allo sviluppo socio-politico ed intellettuale del
paese. Allo stesso modo, la Andinizzazione dell'Anarchismo avrebbe influenzato direttamente le
idee di altri pensatori dell'epoca.
L'anarchismo andinizzato, e la sua espressione pratica in seno al Comitato per i Diritti
Indigeni Tahuantinsuyo durante le principali ribellioni indigene degli anni ‘20 può
essere considerato come una delle fonti di ispirazione di Mariátegui e di Haya de la
Torre nella loro ricerca di sintesi originale tra le teorie rivoluzionarie di origine
europea, e la realtà sociale e culturale del Perù e dell'Indoamerica, interpretate in
modo interdipendente. La sintesi creata da Mariátegui tra marxismo e indigenismo e lo
spirito indio delle "7 prove" possono essere considerati come un'estensione, più
elaborata, brillante e di maggiore solidità teorica, del passaggio concettuale iniziato
dagli anarchici [19].

Ecuador
Con la vittoria della Rivoluzione Liberale (1895), il moderato processo di modernizzazione portò il
paese a fare un debole salto in campo economico, sociale e politico. Le popolazioni della Sierra ed
altri settori del paese migrarono verso la costa ed altre grandi città dell'interno, col fine di entrare
come manodopera -non necessariamente salariata- nei principali settori produttivi dell'epoca. Gli
anarchici avrebbero avuto un ruolo importante nel superamento del Mutualismo e delle Società di
Beneficenza, verso un Sindacalismo classista. Nel 1922, mesi prima dello sciopero generale del 15
Novembre del 1922, si organizzò la prima centrale di lavoratori di orientamento rivoluzionario del
paese, la Federazione dei Lavoratori Regionale dell'Ecuador (FTRE), di ispirazione anarchica.
All'interno delle categorie di questo sindacato, si trovavano già elementi originari delle comunità
indigene.
Uno dei più grandi animatori anarchici dell'epoca, Alejando Atienza, fu coinvolto nella formazione
dei sindacati degli agricoltori, sulla costa ecuadoriana, e il giornale Germinal -al quale
collaboravano molti anarchici- si preoccupò della questione andina in modo molto simile a quanto
si verificava in Perù, ponendo la questione indigena al centro dell'azione politica.
Le organizzazioni operaie della provincia di Chimborazo -nella Sierra ecuadoriana, con forte
presenza indigena- ricevevano periodicamente il giornale dell'Associazione Professionale di Barrio
del Astillero (AGA) Tribuna Obrera, organo di orientamento anarcosindacalista.
Messico
Ricardo Flores Magon, anarchico messicano di padre indio e madre meticcia, nel suo cammino
verso l'anarchismo ne riconobbe l'identità in varie pratiche indigene. Segnaliamo il suo articolo "Il
popolo messicano è idoneo per il comunismo.
In Messico vivono circa quattro milioni di indios, i quali da venti-venticinque anni
vivono in comunità, avendo in comune terre, acque e foreste. Il sostegno reciproco è
sempre stata la regola in queste comunità, nelle quali è stata sentita l'autorità solo da
quando l'agente delle tasse ha fatto la sua comparsa periodica o quando la polizia dei
"rurales" è arrivato a cercare di arruolare qualcuno di loro nell'esercito. In queste
comunità non ci sono giudici o sindaci o carcerieri, o nessun altro parassita di tal
genere. Tutti avevano diritto alla terra, all'acqua per l'irrigazione, al bosco per la legna
da ardere e al legname per costruire capanne. Gli aratri passavano di mano in mano, e
anche il giogo dei buoi. Ogni famiglia lavorava la superficie di terra stimata sufficiente
a produrre abbastanza, e il lavoro di diserbo delle colture e del raccolto divenne
comune riunendo l'intera comunità, oggi a mietere il raccolto di Pietro, domani quello
di Giovanni e così via. Per costruire una capanna, si mettevano al lavoro tutti i membri
della comunità. Queste abitudini semplici durarono fino a quando, con la scusa di una
autorità per la pacificazione completa del paese, la borghesia poté garantire la
prosperità delle sue attività. I generali delle varie rivoluzioni politiche ricevettero
grandi appezzamenti di terreno, i proprietari terrieri ampliarono i confini dei loro
feudi, i vili politicanti ottennero come riscatto enormi quantità di terre, e gli
avventurieri stranieri vinsero le concessioni di terre, foreste, acqua, tutto, in breve,
lasciando i nostri fratelli indios senza un centimetro di terra, senza il diritto di
raccogliere dalla foresta anche il più piccolo ramo d'albero, in povertà assoluta,
spogliati di tutto ciò che era loro [20].

Anche all'interno dei sindacati, per l'intero sviluppo della rivoluzione messicana, per la simpatia di
cui gli anarchici godevano, l'anarchismo ha avuto e continua ad avere importanza all'interno delle
comunità.

Articolare il comunismo anarchico nella pratica e nella vita del mondo andino
La comunità andina è formata da tre parti, la comunità delle wakas -le divinità-, i runakunas -gli
esseri umani- e i sallqa -la natura in tutti i suoi aspetti. L'unità di questi tre settori costituisce l'ayllu.
In questo modo, tutto ha a che vedere con tutto, senza che esista una parte secondaria o subordinata
ad un'altra: esiste cioè un'interconnessione completa. In accordo con questo attributo, tutto ciò che
esiste in esso condivide la vita ed anche le qualità della vita [21]. Si cerca così un dialogo che può
essere svolto unicamente tra uguali ed equivalenti - tra differenti e superiori, infatti, non ci sarebbe
dialogo ma solo imposizione.
L'attività agricola è l'elemento centrale come attività economica nelle relazioni sociali,
nella loro religiosità e nelle loro diverse manifestazioni culturali. (...) si manifesta nelle
coltivazioni o nell'allevamento, ed è l'elemento fondamentale su cui simbolicamente
convergono e si integrano i tre flussi di energia provenienti dal cosmo andino [22].

Nell'economia vigeva l'austerità, che utilizzava le risorse su cui può contare la comunità,
eliminandone gli sprechi, così come la festività, quando si consumava l'eccedenza della produzione.
Emergono così matrici realmente anticapitaliste come la reciprocità, la solidarietà, la
complementarietà, la ridistribuzione.
Il lavoro era obbligatorio - con l'eccezione dei bambini, dei vecchi, dei malati e degli inabili - come
mezzo per evitare l'ozio [23], come terapia salutistica. E' in questo modo che si è evitato che la
gente possa morire di fame.
Nella comunità andina, la famiglia costituisce un organismo comunitario, in primo
luogo perché garantisce la forza e l'intimità della propria casa e, poi, l'unità della
grande famiglia comunitaria o ayllu [24].

Uomini e donne, fratelli, sorelle, padri, madri, zii, zie sono parte della comunità. La continuità
temporale del contesto sociale è garantita dalla prole, per cui non vi possono essere orfani, bastardi,
o altre forme di discriminazione.
L'uomo / persona "Rune" o "Jaqe" della comunità andina, è un essere fondamentale e
insostituibile nel suo personale apporto comunitario / lavorativo, per cui è esclusa
qualsiasi possibilità di concorrenza o di competizione tra le persone, dal momento che
ogni membro è un essere distinto e insostituibile, sia in termini esistenziali che
professionali o artistico-creativi [25].

L'autorità comunitaria è a carico del jilaqata o kuraka, carica rinnovata periodicamente, e questa
autorità è eletta tra coloro che hanno già svolto alcuni incarichi a rotazione -tra quelli che occupano
un minor grado di responsabilità, che sono particolarmente meritevoli o capaci- dopo aver formato
una famiglia, e assumendo questa posizione insieme con la propria compagna. Il delegato della
comunità appare come un fratello maggiore e, insieme, un fratello minore, è responsabile per la
vitalità della comunità, ascolta i suoi membri -l'autorità vera è l'intera comunità-, ne è un portavoce
e un interprete che si assume la responsabilità della comunicazione.
Si osserva inoltre che in alcuni casi, questa forma di autorità è esercitata anche collettivamente, da
quattro persone a simboleggiare i quattro punti cardinali.
Si è sviluppato anche un sistema giuridico che tiene conto di reciprocità, solidarietà, equità,
sicurezza, armonia, rispetto per l'universo e gli esseri umani. Non è sorprendente che in queste
società non esistano le prigioni.
Sulle Ande, i popoli indios hanno una visione diversa sull'Universo e sull'Uomo. Così,
mentre l'Occidente crede e insegna che l'uomo deve dominare la natura, sfruttarla e
commercializzarla, che il ricco deve dominare e sfruttare gli altri, la nostra gente
invece ritiene che l'uomo sia un prodotto della natura, che sia l'essenza di questa ed
essendone suoi figli, dovrà rispetto alla madre e dovrà prendersene cura e non farne
oggetto di arricchimento e di commercializzazione, ed il beneficio deve essere collettivo
e non individuale.

La terra come l'uomo e come tutti gli esseri viventi sul pianeta sono considerati sacri e
non si deve abusare di loro perché altrimenti si mina un elemento fondamentale che
permette di mantenere l'armonia, sia nell'ecosistema che nello stesso sviluppo della
società.

La reciprocità si trova all'interno sia delle relazioni interpersonali che del livello territoriale,
continentale e mondiale.
Ora, mentre tutto ciò è stato modificato dalle nuove forme di colonizzazione e di invasione
culturale, economica, religiosa, ed altre, la vitalità di queste pratiche si trova ancora in terreno
fertile, e in molti luoghi continuano ad essere effettuate, come nei casi di matrimonio, di raccolto,
ecc
Il mondo andino, con la sua diversità, ha punti in comune molto vicini all'anarchismo comunista, e
lo leggiamo nelle parole di Bakunin quando afferma che lo sfruttamento contro la natura è un
crimine contro l'umanità, in quanto considera l'ambiente come parte integrante dell'essere umano,
superando una visione semplicisticamente materialista ed utilitaristica, tipica del capitalismo, che
pretende invece di trarre profitto da qualsiasi cosa, a tutti i costi.
La società proposta dall'anarchismo, il ruolo del lavoro, il tempo libero, il godimento della
produzione, sono contenute in quel passato ancestrale della comunità andine. Vi si trovano gli
elementi utilizzati nel sistema di delega dell'anarcosindacalismo e del sindacalismo rivoluzionario,
la responsabilità collettiva e lo stesso sistema giuridico, come parte del tutto o l'internazionalismo
proletario, nel quale gli anarchici riconoscono il mondo come patria globale, come famiglia
l'umanità e come legge la libertà.
Non vi è dubbio del perché i popoli indigeni e gli anarchici convergano da diversi decenni sia sul
piano organizzativo, che politico o ideologico.

E adesso?
L'Anarchismo come tendenza rivoluzionaria è stata quasi sterminata in molti dei nostri paesi negli
ultimi 50 anni, ma da poco più di un decennio la nostra tendenza ha cominciato a riaffiorare in
diverse espressioni della lotta con l'intenzione di diventare ancora una volta una corrente di massa,
popolare e rivoluzionaria. Gli anarchici sono tornati a sventolare la bandiera nera e rossa nei
sindacati, nei quartieri, nelle comunità: eppure la strada è ancora lunga.
Prova dell'avanzamento storico delle nostre idee e pratiche rivoluzionarie, dovrà essere, il tornare a
riprendere il contatto perso con quel soggetto -così come con tutti gli altri soggetti che formano la
classe- disprezzato tanto dalla Democrazia borghese quanto dal Marxismo ortodosso. L'Anarchismo
come teoria ed ideologia classista, dovrà intrecciarsi con la diversità, superando i concetti
intellettualistici purista ed occidentale, o semplicemente sarà condannato al fallimento.
In un futuro non molto lontano, torneranno a contarsi a migliaia le bandiere nere e rosse -così come
quelle multicolore- che si alzeranno nelle fabbriche, nelle città, nelle scuole e sui campi. Ci sarà
ancora una volta una invincibile legione di uomini e donne disposti a dare tutto di sé. Le masse ci
aspettano, avanziamo compagni.
Carlos Pazmiño.

Questo umile e piccolo contributo desidera aprire la strada a un dibattito e a una riflessione su
questo tema tanto importante sia per la lotta rivoluzionaria, quanto per la nostra tendenza. Allo
stesso modo, rimane da sviluppare la relazione degli anarchici coi popoli di origine africana -che nel
caso equatoriano sarebbero i primi lavoratori ad essere organizzati nella tendenza anarchica- e le
altre popolazioni. Ringrazio il professor Patricio Guerrero per le correzioni e l'aiuto incondizionato.
Dedicato a Nils, l'ottuagenario anarchico che mi ha accolto con le braccia aperte un pomeriggio di
settembre del 2007 nella fredda Lima. Compagno, ti ricorderemo lottando.

NOTE
[1] L'Anarchismo Comunista, è la risposta rivoluzionaria alle tendenze piccolo-borghesi e
reazionarie esistenti all'interno del mondo anarchico; si differenzia dal sintetismo perché vi trova
uno svuotamento dei contenuti di classe, di disciplina, di organizzazione, così come una mancanza
di Programma Rivoluzionario. Questa corrente, reclama l'Anarchismo come un'ideologia e una
teoria propria della classe lavoratrice, e non come un mero stile di vita. Si è sviluppato a partire
dalla comprensione materialista e rivoluzionaria di Bakunin; ha continuato storicamente in
espressioni come quella del Grupo Dielo Truda (durante l'esilio degli anarchici ucraini in Francia,
tra essi Néstor Makhno e Piotr Arshinov, Gli Amici di Durruti, e nello sviluppo della Guerra e della
Rivoluzione Sociale in Spagna, 1936 -1939), il Manifesto Comunista Libertario di Georges
Fontenis, etc.
[2] Popolazioni indigene, mestizos o etnie miste, etc.
[3] Si dimentica completamente l'origine storica della disuguaglianza degli indios, prodotta da una
colonizzazione venuta dall'Europa e di un'altra dall'interno del continente (nei casi di Colombia,
Bolivia, Ecuador, Perù, e fino al nord di Argentina e Cile, l'espansione degli incas costituì una prima
invasione e colonizzazione che sebbene non finì per distruggere la vita comunitaria, la debilitò e
insediò una divisione di ruoli nel lavoro e nella cultura), e tutto ciò imposto alla quasi totalità delle
componenti della vita sociale.
[4] LEIBNER, Gerardo. La protesta e la andinizzazione dell'Anarchismo in Perú, 1912-1925.
http://www.anarkismo.net/article/7709
[5] Posteriormente all'introduzione del concetto di razza durante la colonizzazione, la dominazione
e lo sfruttamento vengono "naturalizzate", il che presuppone una giustificazione di tipo biologico.
[6] Questa caratterizzazione ora è data tanto da settori accademici come da militanti del mondo
anarchico, perché essi cadono nell'equivoco di definire, a partire da categorie occidentali, realtà
estranee all'immaginario indigeno.
[7] La cultura andina è compresa nella relazione sentire-pensare, nella diversità.
[8] Per esempio, la realizzazione del "Buen vivir" sostenuto dal Governo di Alianza País in
Ecuador, è impossibile por la natura stessa del modello economico attuale.
[9] Orizzonte di vita.
[10] Ibid. http://www.anarkismo.net/article/7709
[11] Come altre lotte che abbracciano il genere, l'etnia, la cultura, ma dove tutto viene portato a
visibilizzare la più grande ed imprescindibile delle contraddizioni: quella di classe.
[12] CAPELLETTI, Angel J. L'Anarchismo in America Latina. Biblioteca di Ayacucho. 1990. Pag.
XCIV.
[13] RODRIGUEZ G, Huáscar. L'anarcosindacalismo nel movimento operaio boliviano (1912-
1964). http://radioperdida.blogspot.com/2007/09/anarkismo-en-b....html
[14] Si consiglia di consultare l'articolo: Indigenous Anarchism in Bolivia.
http://www.anarkismo.net/article/6496
[15] CAPELLETTI, Angel J. Op. ct. Pag. XCVII
[16] CAPELLETTI, Angel J. Op. ct. Pag. CIII
[17] Ibid. http://www.anarkismo.net/article/7709
[18] Ibid. http://www.anarkismo.net/article/7709
[19] Ibid. http://www.anarkismo.net/article/7709
[20] Autori vari. Comunismo Libertario e Autonomia indigena. http://www.historia-
actual.org/Publicaciones/index.php/haol/article/view/418/355
[21] Cosmovisione andina. U.E. Bolívar. Guaranda, Ecuador. 1992. Pag. 123
[22] Cosmovisione andina. Po. ct. Pag. 126
[23] Senza dubbio qui porta a un cambiamento non solo nel significato e nella definizione di questi
termini, perché in realtà si tratta di un altro concetto di lavoro, fuori dal concetto di salario, di
giornata lavorativa, di ritmi di lavoro, etc. Si evita la pigrizia -e anche a questa parola si dà un altro
significato- mediante il lavoro come attività ricreativa, non come punizione, che è un concetto
importato per mare dall'Europa.
[24] Rivista di educazione interculturale bilingue. UPS. Programa académica Cotopaxi. Año 1, # 1,
1997. Pag. 68
[25] Rivista di educazione interculturale bilingue. Op. ct. Pagina 7
Traduzione a cura di Roberto Meneghini per FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali
Link esterno: http://www.hijosdelpuebloec.blogspot.com/