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Un attore ha bisogno di comunicare, nel mondo primitivo avevano bisogno di sentire la natura, ci

parlavano, ci comunicavano e lo facevano per non averne paura. Funzione sociale di comprensione
del mistero. L’ uomo nasce con una funzione sociale positiva. Con l’arte siamo ancora portatori di
questo messaggio.
Altre teorie:
1. C’è chi la lega alla tradizione orale, le persone tornavano da una battuta di caccia,
raccontavano ciò che era successo e da li iniziava la narrazione.
2. C’è chi dice che si sia sviluppata dalla danza, da dei movimenti legati all’esercizio fisico.
3. All’imitazione delle voci o dei suoni, come per imitare i versi degli animali.
4. Aristotele spiegava che nella natura dell’uomo c’è questa capacità imitativa e questa
esigenza di imitare avrebbe fatto nascere il teatro.
5. La dote naturale degli uomini di usare la fantasia e di reiventare la realtà in maniera più
soddisfacente, altra teoria.
6. Ci sono due tipi di società, la società dinamica e la società statica. Nella società statica
l’evoluzione fa fatica ad avanzare, la religione blocca il pensiero e la creatività non si può
sviluppare. I greci, società dinamica, sono i primi ad esaltare la figura dell’uomo, sempre
più indipendente dalla divinità, sono i primi a pensare che l’uomo può intervenire sulla
divinità, può avere maggiore influenza, prima forma di centralità dell’uomo. Cambia anche
che diventando il centro lo diventa sia nel bene sia nel male. In Oriente questo aspetto non
c’è, la divinità continua a rimanere il punto focale, l’uomo non ha influenza.
Le notizie più importanti sulle origini del teatro le abbiamo da Aristotele (348 a.C. - 322 a.C.) dove
si afferma che la tragedia e la commedia erano inizialmente delle improvvisazioni, la prima dai
cantori del ditirambo e la seconda dai cantori dei canti fallici. Il ditirambo era un inno cantato e
danzato in onore di Dioniso, che fu trasformato in composizione letteraria da Arione, il primo a
scrivere i ditirambi. Questi ditirambi erano di argomenti eroici e gli veniva assegnato un titolo. Non
si sa come si sia sviluppato nella tragedia, ma trattandosi di argomenti eroici si capisce bene come
tutto ciò che è legato alla battaglia possa arrivare alla tragedia. Tespi pare abbia avuto il merito di
concludere il processo dal ditirambo alla tragedia, aggiungendo un dialogo e delle battute, introduce
la figura di un attore che diceva delle battute. Orazio 500 anni dopo Tespi, raccontava di Tespi
dicendo che girava con l’attica con un carro trasportando delle attrezzature, si ipotizza delle
scenografie, qualcosa che gli servisse per portare in scena i suoi drammi. All’inizio questo culto era
molto sfrenato, riusciva a provocare nelle persone una eccitazione talmente elevata che delle
testimonianze raccontano che avvenivano delle situazioni piuttosto cruente, addirittura arrivavano a
mordersi, ad uccidersi. Secondo il mito Dioniso era figlio di Zeus e una donna mortale, Semele ed
era stato allevato dai satiri, metà umani e metà capre. Dioniso diventa il dio della fertilità e del vino.
Lo scopo era sempre quello di festeggiare il ritorno della primavera, della fecondità dell’uomo e
della natura. Si tenevano quattro feste annuali, addirittura facevano anche delle piccole feste. Nelle
grandi c’era un concorso tra le tribù dell’Attica dove premiavano il miglior inno ditirambico e
facevano una gara fra poeti, ogni poeta presentava tre tragedie e un dramma satiresco, che si
svilupperà nella commedia. Tendenzialmente le tre tragedie avevano un unico argomento. I
massimi riferimenti della tragedia greca furono Eschilo, Sofocle ed Euripide. Nei testi sopravvissuti
possiamo individuare una serie di caratteristiche strutturali:
- Prologo che fornisce le informazioni sugli eventi accaduti prima della narrazione
- Parodos, l’entrata del coro, hanno una lunghezza che varia dai 20 ai 200 versi, introducono
il coro, espongono gli avvenimenti e stabiliscono il tono della tragedia
- Serie di episodi, il numero può variare da 3 a 6, separati da dei canti corali, sviluppano
l’azione principale
- Exodos, la chiusura, l’uscita di tutti i personaggi e del coro e la chiusura della tragedia.
Eschilo
Di lui abbiamo le più antiche tragedie greche, partecipò alle gare, pare che lui abbia composto 80
tragedie e a noi ne sono arrivate solo 7. Introduce il secondo attore. È stato immediatamente
copiato, molto più avanti introduce anche il terzo attore. Viene definito come il più teatrale di tutti i
tragici greci perché usa la spettacolarità monumentale, ad esempio utilizza due cori, introduce delle
dighe tirate dai cavalli, personaggi mitologici con costumi estrosi… Utilizza anche danze corali e
molti elementi visivi simbolici.
Sofocle
Sembra che abbia scritto 120 tragedie e a noi ne sono arrivate 7, una delle più celebri è L’Edipo Re.
Partecipò a tantissimi concorsi e ne vinse 24, riuscì anche a battere Eschilo. Sofocle caratterizza
maggiormente i personaggi che sono più complessi e psicologicamente più definiti, riduce
l’importanza del coro, che si stacca dall’azione ma funge da spettatore, è come se parlasse a nome
degli spettatori, non fa parte dell’azione narrante.
Euripide
Scrive 80 tragedie e a noi ne arrivano 17, ne sono sopravvissute di più perché era più popolare.
Euripide porta nella tragedia degli argomenti ritenuti inadatti alle rappresentazioni tragiche, metteva
in dubbio la validità dei valori tradizionali, il senso di giustizia degli dei, che a volte sembrava
fossero la causa dei mali del mondo e introduce la casualità. Dice che spesso gli uomini si
preoccupano più della morale di quanto facciano gli dei. Nelle sue opere ci sono degli aspetti
sentimentali e melodrammatici che verranno imitati nel corso dei secoli. Introduce la musica come
accompagnamento costante all’interno delle sue opere. Come strumenti c’era il flauto, la lira, le
trombe e alcune percussioni. Pare che nelle sue rappresentazioni le maschere fossero talmente
terrificanti che molte donne ai suoi spettacoli arrivavano ad abortire.
DRAMMA SATIRESCO
Per quanto riguarda il dramma satiresco, prende il nome dal coro, il coro veniva chiamato anche
come ‘I compagni di Dioniso’, ovvero i satiri. Il dramma satiresco prendeva in giro le divinità e tutti
gli eroi nelle loro avventure gloriose. Comprende dei balli vivacissimi, una gestualità molto spiccata
e un linguaggio osceno.
MIMO
Sottocategoria del dramma satiresco.
Aristofane
Riferimento diretto ed esplicito ai fatti e ai problemi del tempo, della contemporaneità. Si focalizza
sulla vita sociale, culturale e politica di Atene. Nelle commedie di Aristofane si parla del presente.
Ogni commedia ha un argomento centrale e tutta l’azione si svolge intorno a questo argomento e ad
un certo punto nell’azione c’è un momento comico esilarante che innesca un processo di risoluzione
di ciò che sta avvenendo, c’è sempre una trovata comica. La struttura è molto semplice, abbiamo:
- Il prologo dove viene spiegata la situazione iniziale e anticipa quale sarà la trovata comica
- Entrata del coro
- Dibattito dove si discute su questa idea proposta
- Alla fine si decide di sperimentare questa idea
GLI ATTORI E LA RECITAZIONE
Eschilo introduce un secondo attore, perché all’inizio l’autore recitava la propria opera, è il primo
che fa recitare le sue opere. Nasce l’idea dell’attore, l’attore viene pagato dallo stato. Aveva un
carattere più declamatorio. Quello che era importante non era il concetto del personaggio ma era
importante l’argomento. Veniva esaltato il carattere dell’argomento, la gestualità, i movimenti,
erano legati a questo. L’attore doveva recitare più personaggi e lo faceva senza differenziarli più di
tanto. I ruoli femminili erano interpretati da uomini. L’uso dei canti era molto presente. Alcuni
attori nello stesso tempo diventavano così irriconoscibili che venivano apprezzati sempre di più dal
pubblico. Il pubblico iniziava preferire un personaggio piuttosto che un altro e gli autori per aver
maggior prestigio iniziano a scegliere gli attori favoriti dal pubblico.
Il coro esprimeva opinioni, consigli, poneva delle domande, dava voce al pubblico.
I primi biglietti erano dischetti di piombo, fu fissato un prezzo d’ingresso, che era di due oboli.
L’organizzatore era colui che si teneva l’incasso.
Muore la cultura ellenistica con la conquista dei romani e tutto quello che ha visto nell’ambito
teatrale il suo splendore con i romani acquista tante censure. I romani hanno un’influenza etrusca.
Caratteristica degli etruschi era l’uso del flauto per placare l’ira degli dei. I romani cercano di
orientare il gusto in tutto quello che era la spettacolarizzazione di imprese eroiche. Viene sostituita
l’azione alla parola. Vediamo una sorta di decadenza dell’opera più letteraria. Abbiamo due figure
però importantissime, Plauto e Terenzio.
Plauto
Gli sono state attribuite 130 commedie. Racconta della società romana arricchendola di dettagli
sulla vita e sui costumi. Era ammirato soprattutto per i suoi dialoghi in latino, la varietà della
metrica e per le sue trovate argute.
Terenzio
Introduce la costruzione del personaggio per rivelarne l’indole.
FARSA ATELLANA
Si sviluppa nel primo secolo d.C. Rappresentava scene campestri, il linguaggio era rozzo e le trame
erano molto comiche, c’erano spesso delle risse e dei prodigi sessuali. Ci sono quattro personaggi
fissi:
- Il pappus, il vecchio stupido, avaro e libidinoso
- Il maccus, lo scemo, quello canzonato, che viene preso in giro
- Il dossenus, il gobbo, furbo e imbroglione
- Il bucco, quello dalla bocca enorme, che mangia tanto, che rutta, che dice le parolacce