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I U A V | fAr | claSARCH| a.a.

2010-2011
Architettura per il paesaggio | Lab. 3A

Tecnologia dell’architettuura
prof. Andrea Missori
arch. Luisa Gabbaria Mastrangelo

Esercitazione 1:
Il Sistema dei vincoli
La Cittadella dello Sport,
della Sanità e della cura.
IL PARCO
1. Analisi degli elementi fisici, geografici e storici
dell’area di progetto, individuazione ed analisi dei manu-
fatti edilizi e infrastrutturali critici

2. Raccolta ed analisi dei dati fisici ambientali

3. Raccolta ed analisi della normativa esterna, studio ed


analisi dei principali vincoli normativi in relazione al
contesto, alle destinazioni d’uso e al progetto

4. Bibliografia

stud. Margherita Valcanover | nm 267878


1
La nuova cittadella dello sport, della sanità e della cura.

Padova, quartiere Ovest


zona dello Stadio Euganeo

dalla presentazione al corso del Prof. Trame:

La Cittadella dello Sport, della Sanita e della Cura, l’ambito comprende una vasta area di oltre
230 ettari, da tempo destinata dal piano urbanistico a “zona a parco per impianti sportivi ed
attrezzature di interesse generale”, delimitata a sud dalla ferrovia PD-MI, ad ovest e a nord
dalle vie Capitello e Due palazzi, e ad est dalla zona meridionale del quartiere Sacro Cuore e
dalla linea ferroviaria per Castelfranco. Oggetto di un progetto di massima approvato dal Con-
siglio Comunale nel 1993 e relativo ad impianti per lo sport e il tempo libero, l’ambito va oggi

completamente ripensato rendendo più complesse ed am-


pie le funzioni da insediare, articolando gli interventi in
funzione di una diversa accesibilità agibile per le singole
parti e forsanche riducendo la dimensione alla sua parte
più occidentale. In ogni caso se l’area compresa tra Corso
Australia, la ferrovia e il quartiere Sacro Cuore potrà es-
sere destinata all’insediamento del nuovo Centro Ospeda-
liero, di parte della facoltà di Medicina ad esso correlata,
l’ambito ad ovest di Corso Australia dovrà ritrovare una
maggiore congruenza tra aree impiegate ad attrezzature

2
sportive in relazione ad una effettiva esigenza della città. In
particolare si dovrà sviluppare una maggiore integrazione
tra le due parti dell’ambito, agendo prioritariamente sulle
infrastrutture viarie di connessione tra le parti, e sulla possi-
bilità di creare in tale ambito un nuovo sistema morfologico
caratterizzato da un grande parco urbano che ricconnetta
vecchie e nuove funzioni da insediare. Anche se ridimen-
sionato questo ambito rappresenta comunque il luogo dove
completare quel sistema di attrezzature e servizi di scale ur-
bana e metropolitana, in parte già programmati, che carat-
terizzeranno sempre più questa paret di città. Lo schizzo del Prof. Trame per l’impianto
generale dei progetti e sotto il fotopiano
dell’area

Padova è collocata all’estremità orientale della Pianura Padana circa 10 km a nord dei Colli Euganei e
circa 20 km a ovest della Laguna Veneta. Il territorio comunale si sviluppa su 92 kmq, interamente pia-
neggianti e solcati da vari corsi d’acqua, che hanno dato nei secoli la forma e la protezione alla città. La
città poggia su un terreno composto di materiali fini limoso-sabbiosi, mentre i sedimenti ghiaiosi sono
rari. La distribuzione dei vari livelli stratigrafici è molto irregolare a causa delle frequenti divagazioni e
variazioni del corso dei fiumi che hanno subito durante l’ultima era geologica. A ovest della città nelle
aree rurali del quartiere Montà sono ben visibili vari paleoalvei del fiume Brenta. Questa zona ha cono-
sciuto per ultima l’urbanizzazione e il carattere agricolo è ancora molto evidente in gran parte di essa. Le
coltivazioni sono di tipo estensivo, prevalentemente a mais.
Per quanto riguarda il rischio sismico Padova è classificata nella zona 4 (sismicità irrilevante) dall’Ordi-
nanza PCM 3274 del 20/03/2003.

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Il sistema delle acque
Corsi d’acqua principali: il Brenta a nord e il Bacchiglione a sud
I corsi d’acqua cittadini principali sono il Brenta, che origina dai laghi di Levico e Caldonazzo, e percorre il
confine nord di Padova delimitando il quartiere Nord dai comuni limitrofi; il Bacchiglione dopo aver ricevuto
a Tencarola le acque del Brenta tramite il canale Brentella, entra in città al Bassanello da ovest. Inoltre, per
quanto riguarda l’area di progetto, il Canale Brentella, antico scavo (XIV secolo) ad ovest di Padova, che porta
al Bacchiglione le acque del Brenta.

4
Un complesso sistema di scoline, scoli, fossi e canali regola la distrbuzione delle acque, Le opere di ingegne-
ria fluviale che si sono susseguite nel corso dei secoli, soprattutto per impulso del Magistrato alle Acque della
Repubblica di Venezia, hanno permesso di ridurre il rischio di esondazioni che potessero interessare il tessuto
urbano della città.

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Le infrastrutture della mobilità e le loro criticità
Tipologia della viabilità

racco Ferrovia
rdo A massima ‘impermeabi-
4
lità d’attraversamento’

via Due Palazzi Strada sovracomunale


massima ‘impermeabi-
lità d’attraversamento’
via F. Coppi
Strada comunale
media- alta ‘imperme-
adio
abilità d’attraversa-

co
mento’

an
o st

alia

lfr
dell

Fe Strada comunale

ste
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rro media-bassa ‘imper-

Ca
via
via

Pa so A meabilità d’attraversa-

a-
do mento’
va-

ov
Cor

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d
lan

Pa
Strada di quartiere
o

via
bassa ‘impermeabilità

rro
d’attraversamento’

Fe
Strada di campagna
nulla ‘impermeabilità
d’attraversamento’

La viabilità
ferroviaria
430 treni al giorno
18 treni all’ora
1 treno ogni 3 minu-
ti

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Inquinamento acustico

Traffico medio giornaliero in numero di veicoli Classificazione acustica del comune di Padova

Il rischio di allagamenti
e profondità di falda

Tutta l’area ha profondità di falda


tra i 2 e i 5m ed è parzialmente
soggetta ad allagameti

7
8
9

9
10
Nella sua accezione più ampia il
suolo comprende tutto ciò che sup-
porta, alimenta e orienta quello che
viene definito ecosistema.
Gli ecosistemi si formano e si evol-
vono a seconda delle condizioni
che le risorse naturali offrono loro
e, come è facilmente intuibile, que-
ste sono fortemente influenzate nel
nostro territorio dal forte impatto
antropico.
La risorsa suolo, come tutte le risor-
se naturali, è finita e non è sempre
in grado di adattarsi ai cambiamen-
ti repentini dettati dai ritmi umani e
tende a mantenere il proprio equili-
brio omeostatico con lente modifi-
cazioni.
In base alle conoscenze acquisi-
te sul territorio e alle indicazioni
normative si possono individuare i
seguenti problemi, fermo restando
che per un quadro globale non si
potrà prescindere dalle problemati-
che affrontate in altri capitoli (rifiu-
ti, acque, ambiente urbano):
- dissesto idrogeologico;
- consumo di suolo permeabile;
- pressione dell’agricoltura;
- presenza di cave e di cave dismes-
se;

Caratteristiche geologiche e
geomorfologiche del suolo di
Padova

Il comune di Padova è collocato


all’estremità orientale della pianu-
ra Padana. L’origine della pianura
Padana risale agli inizi del perio-
do Quaternario: dopo un graduale
abbassamento del fondo marino, si
sono depositati in un primo tempo
sedimenti marini e successivamen-
te materiali detritici alluvionali sca-
ricati dai corsi d’acqua provenienti
dalle Alpi.
I materiali alluvionali trasportati
dai fiumi, hanno subìto lungo il per-
corso una selezione dimensionale,
11 portando ad una sequenza granulo-
metrica variante dai grossi ciottoli
ai limi finissimi a mano a mano che

11
12
si passa dalla zona pedemontana a
quella del delta padano: esistono
tuttavia zone di deviazione dal mo-
dello a causa della variazione del-
la capacità di trasporto dei fiumi,
come conseguenza delle variazioni
climatiche che hanno determinato
episodi di piena alternati ad episodi
di magra.
Un ulteriore effetto di modellazio-
ne della pianura va attribuito all’al-
ternarsi, nel periodo
Quaternario, delle glaciazioni du-
rante le quali i fronti dei ghiacciai
hanno portato in pianura notevoli
quantità di materiali detritici, for-
mando una serie di archi collinari
detti anfiteatri morenici.
Nella Pianura Veneta si riscontra la
seguente serie stratigrafica: le allu-
vioni attuali e recenti poggiano in
continuità su depositi costieri plei-
stocenici ai quali sottostanno sab-
bie e argille marine plioceniche. La
serie aumenta progressivamente di
spessore verso l’Adriatico.
I depositi quaternari sono costituiti
da un complesso omogeneo di al-
luvioni ghiaiose grossolane molto
permeabili con intercalazioni sab-
biose e limoso-argillose sempre
più frequenti verso la bassa pianu-
ra, dapprima sotto forma di lenti,
poi sotto forma di strati sempre più
estesi.
Nella zona di Padova i materiali
fini limoso-sabbiosi si fanno do-
minanti, mentre i livelli ghiaiosi
diventano più rari e la distribuzio-
ne stratigrafica di tali livelli risulta
molto irregolare a causa delle fre-
quenti divagazioni e variazioni di
percorso che i fiumi hanno subito
nel corso del Quaternario.

Descrizione ed analisi del pro-


blema

Come detto in premessa le fon-


ti critiche sono dovute essenzial-
mente all’aumento della pressione
antropica sul territorio, con un in-
cremento dell’uso del suolo e delle

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14
fonti di inquinamento.
Basti pensare che a fronte di una
diminuzione della popolazione re-
sidente nel territorio comunale, il
grado di impermeabilizzazione del
suolo è in costante aumento, vuoi
per l’aumento del numero di nuclei
familiari anche monocomponente,
vuoi per il flusso migratorio della
popolazione dal centro storico ver-
so le periferie.
L’espansione del territorio urbaniz-
zato ha portato ad una conseguen-
te diminuzione dell’uso agricolo,
che per contro è diventato sempre
più orientato ad una maggiore im-
prenditorialità e all’utilizzo di tutti
i mezzi necessari ad accrescere la
produttività; ciò si è verificato con
immissioni, anche massicce, di fer-
tilizzanti e prodotti fitofarmaceuti-
cinel suolo.
Se il problema delle cave è prati-
camente inesistente nel territorio
comunale, escludendo una cava di-
smessa, di maggiore impatto risul-
ta il problema dei siti contaminati;
questi da una parte sono in costante
aumento, dall’altra nella maggior
parte dei casi sono retaggio di po-
litiche e malcostume delle attività
del passato. A tal proposito, basti
pensare ai molti impianti di distri-
buzione dei carburanti che, al mo-
mento dei controlli per la dismis-
sione, sono stati trovati in possesso
di cisterne vecchie di decenni e non
più a tenuta.

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Il clima
La città di Padova possiede il tipico clima della pianura padana, in parte
mitigato dalla vicinanza del mare Adriatico; non è infatti un clima conti-
nentale, in quanto la prossimità al mare gli conferisce anche alcune carat-
teristiche tipiche del clima mediterraneo.

Gli inverni sono solitamente piuttosto rigidi, con minime spesso al di


sotto dello zero, soprattutto da fine dicembre a metà febbraio; le precipi-
tazioni sono generalmente scarse e solo sporadicamente nevose in questi
ultimi anni. Fino a metà anni settanta erano invece abbastanza frequenti e,
in qualche caso, anche abbondanti. In questo secolo, dopo una scomparsa
quasi totale negli anni novanta del secolo scorso, si sono ripresentate con
una certa frequenza, favorite da infiltrazioni fredde provenienti da est.
Caratteristici della zona sono infatti i venti da nord-est (la bora dell’alto
Adriatico), provocati da basse pressioni che si formano sul Golfo di Ge-
nova; questi portano sensibili cali termici e, talvolta, episodi di burrasca
con neve (anche questi, del tutto scomparsi per molti anni, evidenziano
una certa tendenza al ritorno in questi ultimi anni, soprattutto a fine in-
verno). Le nebbie sono un fenomeno caratteristico e comune per tutta la
val Padana e sono presenti anche a Padova, seppure in misura minore
rispetto al passato; la loro diminuzione va riferita più che alla provincia
al centro urbano, che costituisce una grossa ‘isola di calore’.
Le brinate, intense un tempo e durevoli anche per tutto il giorno fino
anche a 10 giorni consecutivi, sono molto ridimensionate e solo eccezio-
nalmente insistono in zona urbana per tutto il giorno. Il cuscinetto freddo, Dati geografici e clima
fenomeno importante nelle zone più interne della pianura padana, soprat- altitudine 8 -21 mslm
tutto nel Piemonte, è a Padova evento ormai piuttosto modesto e rara-
zona altime- pianura
mente produce, come nel lontano passato, precipitazioni nevose durature
trica
per scorrimento di aria più calda in quota per l’arrivo di perturbazioni at-
lantiche. Venti caratteristici su Padova sono quelli da nord/ nord-est (bora latitudine 45°24’57”96 N
e tramontana), lo scirocco (che porta aumenti termici sensibili e talore longitudine 11°52’58”08 E
piogge consistenti), il maestrale in autunno; solo in qualche occasione gradi giorno 2.383
arriva anche un debole fohn, il vento di caduta caratteristico delle zone zona climatica E
alpine, che riscalda le fredde e limpide giornate invernali. zenith del sole 90°50’

Le primavere negli ultimi anni dimostrano una certa tendenza ad un pro-


lungamento della stagione fredda, con ripetuti afflussi freddi dai Balcani
che si susseguono anche fino ad aprile inoltrato, con episodi anche nevo- Durata media del giorno
si. Discreti sono gli apporti di pioggia. Maggio è caratterizzato dai primi gennaio 9 ore e 12 min
caldi che possono arrivare anche sui 30 °C. Anni anomali, quali il 2007, febbraio 10 ore e 24 min
presentano periodi caldi anche in aprile, ma la tendenza degli ultimi anni marzo 11 ore e 56 min
per i mesi di marzo e di aprile è per un clima fresco, caratterizzato da aprile 13 ore e 32 min
tempo prevalente da est. In questi mesi compaiono anche i primi tempo- maggio 14 ore e 55 min
rali caratteristici della pianura padana, solo eccezionalmente di una certa giugno 15 ore e 38 min
intensità.
luglio 15 ore e 18 min
Le estati sono molto calde ed afose. Non sono pochi i giorni di giugno, agosto 14 ore e 6 min
luglio ed agosto in cui la combinazione tra alte temperature ed eleva- settembre 12 ore e 34 min
te umidità relative rende molto disagevolel’ambiente climatico. Le pre- ottobre 10 ore e 59 min
cipitazioni sono in genere scarse, ma talvolta l’irruzione di aria fredda novembre 9 ore e 34 min
produce episodi temporaleschi anche di forte intensità, soprattutto verso dicembre 8 ore e 49 min
la fine dell’estate; frequenti sono le grandinate, anche con dimensioni Annuale: 12 ore e 15 min
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pericolose dei chicchi (2 settembre
1982, 28 agosto 2003 le più rovinose), e i colpi di vento talvolta produ-
cono danni consistenti. Le temperature massime sono attorno ai 34, 35
°C e possono perdurare anche per più giorni; punte da record si sono ve-
rificate nel luglio 2006, con anche 37 °C, indotte da anticicloni a matrice
nordafricana.

L’autunno negli ultimi decenni dimostra sempre più una tendenza ad es-
sere un prolungamento dell’estate, con temperature abbastanza alte nel
primo periodo, in lenta discesa verso il suo finire; sembrano comunque
ormai assenti le poderose irruzioni di aria fredda che a partire da metà no-
vembre un tempo segnavano l’arrivo della stagione fredda; solo qualche
episodio di maestrale preannuncia in questi ultimi anni il sopraggiungere
dell’inverno. La stagione autunnale a Padova è contraddistinta solitamen-
te da un guasto nel tempo verso la fine di settembre, da belle giornate in
ottobre, che durano anche per un lungo periodo e infine da un clima
umido e nebbioso in novembre. Le precipitazioni possono essere a volte
abbastanza intense, con sciroccate pronunciate; più raramente, si hanno
autunni secchi, come quello del 2006.

Dati di Padova
minima massima media media precipita-
assoluta assoluta delle della zioni
minime massime
1999 -6.2 33.4 911.8
2000 -5.4 33.7 10.5 18.6 705.8
2001 -4.8 35.6 10.2 19 800.8
2002 -4.9 35.9 10.6 19 1109.0
2003 -4.8 39.8 10.5 20.1 697.8
2004 -2.8 36.2 10 18.2 1100.6
2005 -4.8 34.9 9.6 18 1109.0
2006 -5.9 37.5 10.2 19.8 778.1
2007 -2.9 39.2 10.9 20.1 587
Fonte A.R.P.A.V. - Centro meteorologico di Teolo fino al 2005 - dal 2006 fonte MeteoPadova

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20 marzo

21 giugno

23 settembre

Eliofania assoluta in ore

21 dicembre

Radiazione solare annua (kWh/m2)


orizzon- verticale ottimale
tale
minima 1231 946 1408
media 1260 963 1433
massima 1282 974 1454
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20
Il vento

Le stazioni CMT in provincia di Padova sono 4, di di cui 3 in pianura


(Ca’ Oddo, Montagnana, Ponte Zata) e 1 posizionata in una località
dei Colli Euganei (Teolo).

Cà Oddo (quota 6 m s.l.m.)


Le direzioni di provenienza del vento prevalenti sono: N-E e O-S-O,
N-N-E per il vento più sostenuto. La componente O-S-O diviene più
importante nella stagione fredda e in condizioni più instabili.

Stazioni ctm con anemometro a 10


Velocità del vento Frequenza annuale m sul piano campagna
0.5÷1.5 m/s 49%
1.5÷2.5 m/s 26%
2.5÷3.5 m/s 14%
>3.5 m/s 11%

Montagnana (quota 13 m s.l.m.)


I venti prevalenti sono: N-E e N-N-E. Importante anche la compo-
nente O-S-O nei mesi invernali.

Velocità del vento Frequenza annuale


0.5÷1.5 m/s 65%
1.5÷2.5 m/s 21%
2.5÷3.5 m/s 9%
>3.5 m/s 5%

Ponte Zata (quota 4 m s.l.m.)


I venti prevalenti sono da N-N-E e da O, con incremento di questi ul-
timi nei mesi invernali.

Velocità del vento Frequenza annuale


0.5÷1.5 m/s 42%
1.5÷2.5 m/s 32%
2.5÷3.5 m/s 17%
>3.5 m/s 5%
21
... ricapitolando per il 2009:

massimo minimo media


Temperatura 35.0 °C -6.9 °C 15.0 °C
Punto di rugiada 24.4 °C -73.3 °C 9.3 °C
Umidità 100.0% 17.0% 71.2%
Velocità del vento 37.0km/h da SSO - 3.8km/h
Raffiche di vento 14.5km/h da - -
NNO
Vento - - SSE

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La normativa
con specifiche sulla progettazione dei parchi

Il Piano di assetto territoriale:


Norme tecniche di attuazione e varianti

Riferimento in special modo agli articoli:


Vincoli, pianificazione territoriale e fasce di rispetto
Articolo 5 – Vincoli culturali, paesaggistici, ambientali e geologici
-Vincoli sui beni culturali (D. Lgs. 42/2004 – artt. 10 e 12)
-Vincolo sismico (O.P.C.M. n° 3274/2003)
-Vincoli paesaggistici (D. Lgs. n° 42/04 – artt. 136 e 142)
-Elementi ed aree di notevole interesse pubblico (D. Lgs. n° 42/04
- art. 136)
-Corsi d’acqua (D. Lgs. n° 42/04 - art. 142, le ttera c) e territori
contermini ai laghi
(D. Lgs. n° 42/04 - art. 142, lettera b)
-Territori e aree soggette a vincolo di destinazione forestale (L.R.
n° 52/78 - art.15)
-Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) e Zone di protezione specia-
le (Z.P.S.)
-Ambiti per l’istituzione di parchi regionali (P.T.R.C. - art. 33)
“L’elemento portante del parco è costituito dalle aree di interesse na-
Carta dei vincoli turalistico-ambientale, articolate in sistemi unitari, anche attraverso
l’aggregazione di aree agricole intercluse o adiacenti, con funzioni di
tessuto connettivo del sistema.”
-Aree a pericolosità idraulica e idrogeologica identificate dal P.A.I.
(L. 267/98 – L.365/00)
“La tavola n° 1 “Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale”
riporta le aree individuate dal P.A.I., classificandole in relazione al
livello di pericolosità idraulica in:
· P1 – aree a moderata pericolosità (art. 10 delle N.T. del P.A.I.);
· P2 – aree a media pericolosità (art. 11 delle N.T. del P.A.I.);
· P3 – aree ad elevata pericolosità (art. 14 delle N.T. del P.A.I.).”
-Fasce di rispetto
“La tav. n. 1 “Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale” in-
dividua le fascerelative a: fiumi, discariche, depuratori, strade, ferro-
vie, elettrodotti, pozzi di prelievo,metanodotti, cimiteri, impianti di
comunicazione elettronica ad uso pubblico, aree arischio di incidente
rilevante, aeroporto, zone militari, ecc..”
-Elementi idrologici
-Fiumi, torrenti e canali (L.R. 11/04 art. 41, lettera g)
Carta delle invarianti -Scoli e altri corsi d’acqua minori art. 133 del R.D. 8 maggio 1904
n° 368:

Invarianti di natura paesaggistico-ambientale


Articolo 6 – Invarianti
-Invarianti di natura geologica (Paleoalvei)
“Sono definiti paleoalvei le invarianti di natura idrogeologica con po-
tenziale valore ambientale e paesaggistico.
Il P.A.T. tutela e valorizza, attraverso la loro conservazione, i pale-
oalvei [...] Per la salvaguardia dei paleoalvei il PAT detta le seguenti
direttive al PI:
– sono da vietare interventi di nuovi tracciati stradali e nuova edifica-
zione checontrastino o cancellino i segni dell’assetto fondiario e delle
curve dei paleoalvei;

23
– gli eventuali interventi edificatori ammessi non potranno avere di- Carta del rischio ambientale
mensioni ocaratteristiche tali da cancellare o diminuire la leggibilità
della memoria storica e del disegno dei suoli agrari.
Il P.I. potrà individuare, mediante una specifica ricognizione ed inda-
gine, ulteriori paleoalvei e quelli di cui è vietata la rimozione, il col-
mamento ed il mascheramento con manufatti di natura antropica.”

Fragilità
Articolo 9 - Zone di fragilità ambientale
-Carta del Rischio Ambientale
“Carta dei vincoli e della pianificazione territoriale”
-Aree con suolo a permeabilità media coincidenti con le aree pro-
duttive (zone arischio d’incidente rilevante).
-Aree con falda prossima al piano campagna coincidenti con le aree
produttive (zone a rischio d’incidente rilevante).
-Aree con suolo a permeabilità media.
-Aree con falda prossima al piano campagna (soggiacenza da 1 m
dal piano campagna).
Articolo 10 - Zone di tutela (L.R. n° 11/04 – art. 4 1) Carta delle fragilità
-Corsi d’acqua e specchi lacuali
“La Carta n. 3 “Carta fragilità” individua la rete idrografica su cui
promuovere azioni di tutela e valorizzazione”

Direttive e prescrizioni specifiche


Articolo 16 - Percorsi storico-ambientali di interesse comunale e so-
vracomunale
I percorsi segnati nella tav. 4 “Carta delle trasformabilità” riportano le pre-
visioni degli itinerari del piano delle piste ciclabili provinciale e del P.A.T.I.,
integrato dalle previsioni comunali, che hanno lo scopo di creare una maggior
connettività all’interno dell’area metropolitana. Essi sono distinti tra quelli re-
alizzati e quelli di progetto.
Articolo 17 - Valori e tutele
-Ambiti per l’istituzione di “parchi metropolitani” di interesse sovracomunale.
La tav. n° 4 “Carta della trasformabilità” identifica gli ambiti, localizzati in po-
sizione strategica fra diversi comuni dell’area metropolitana, finalizzati a svol-
gere funzione di connessione tra elementi ambientali e paesaggistici di rilievo e
di valorizzazione degli elementi naturalistici di pregio all’interno degli ambiti
stessi.
-Rete ecologica metropolitana Lo sviluppo della rete ecologica va incentivata Carta delle trasformabilità
con progetti misti pubblico-privato, attraverso il Programma di Sviluppo Ru-
rale 2007-2013, Asse 2 “Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale”, e
attraverso sinergie tra l’Amministrazione Provinciale, le Amministrazioni co-
munali, gli enti territoriali (Consorzi di Bonifica) e le Associazioni agricole e
produttive riconosciute, attraverso Progetti Integrati d’Area
(P.I.A.) o progetti singoli.
Articolo 19 - Sostenibilità

Padova e l’agenda 21:


Padova 21, Padova sostenibile

-1992. Conferenza di Rio. Documento Agenda21.


“Rivedere le politiche di acquisto delle agenzie e dipartimenti” per
limitare il degrado ambientale.
Capitolo 7 “Le autorità locali sono chiamate a svolgere un ruolo di
primo piano nel promuovere l’uso di materiali edili e tecnologie ri-
spettosi dell’ambiente perseguendo ad esempio una politica innova-
tiva degli acquisti (Local authorities are called upon to play a pione-

24
ering role in promoting the increased use of environmentally sound
building materials and construction technologies, e.g., by pursuing
an innovative procurement policy).
-2002. World summit di Johannesburg.
Le autorità dovrebbero essere incoraggiate ad integrare gli obiettivi
di sviluppo sostenibile nei processi decisionali, inclusi quelli che ri-
guardano gli acquisti pubblici.
-Direttive europee 2004/17/Ce e 2004/18/Ce indicano secondo qua-
li modalità introdurre criteri e parametri ambientali negli acquisti e
appalti degli enti pubblici.
-2004. Pubblicazione di un apposito Manuale per gli acquisti verdi
da parte della Comunità europea in Italia, sono contenute norme e
indicazioni su diverse leggi e decreti:
- circolari del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
dell’8.06. e 3.12.2004 che riportano (in relazione al DM 203/2003)
le indicazioni per l’operatività sui materiali riciclati di diversa tipo-
logia;
-DM 203/2003: norme affinché gli uffici pubblici e le società a pre-
valente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti
e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella
misura non inferiore al 30% del fabbisogno stesso;
-il Comitato interministeriale per la programmazione economica
(deliberazione n. 57/2002 su “Strategia d’azione ambientale per lo
sviluppo sostenibile in Italia”) ha auspicato che la pubblica ammini-
strazione si impegni a “istituzionalizzare l’integrazione degli aspetti
ambientali nelle procedure di acquisto” ponendo l’obiettivo di “mo-
difica dei capitolati di acquisto di beni e servizi, inserendo i requisiti
ambientali senza contravvenire alle norme comunitarie”;
-Legge 448/2001 (finanziaria 2002): stabilisce il 20% di acquisti di
pneumatici ricostruiti. All’art.59 si esplicita come atto volontario la
preferibilità di cibi provenienti da agricoltura biologica negli appalti
delle mense pubbliche;
-dal 2000 è in corso un processo di modernizzazione della struttura
della Pubblica amministrazione in cui si inserisce anche il progetto
“La razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi delle Pubbliche
amministrazioni” promosso dal Ministero del tesoro, che incentiva
gli acquisti degli enti pubblici tramite internet;
-Il Decreto attuativo (203/2003) del Decreto Ronchi (22/97), richie-
de che gli uffici pubblici coprano il fabbisogno annuale di manufatti
e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella
misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo per anno sola-
re e per categoria;
-Decreto Ronchi (22/97) che promuove la prevenzione e la riduzione
della produzione e della pericolosità dei rifiuti anche mediante: “la
determinazione di condizioni di appalto che valorizzino la capacità
e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione
dei rifiuti” e che “prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai
rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi”;
-Legge 9 gennaio 1991, n. 10 “Norme per l’attuazione del Piano ener-
getico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio
energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”, istituisce
la figura del tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razio-
nale dell’energia e il DM del 27 marzo 1998 “Mobilità sostenibile

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nelle aree urbane”, all’art. 3.1, quella del responsabile della mobilità
aziendale.

Normativa in materia di verde pubblico e privato

-Allegato A del regolamento edilizio comunale “Disposizioni per la


tutela del verde pubblico e privato”
Con particolare riferimento all’ Art. 7 – Prescrizioni per la redazione
di progetti di opere edili pubbliche e private
-Regolamento per l’esecuzione di opere che richiedono interventi
nel sottosuolo pubblico
-Regolamento per l’applicazione del canone per l’occupazione di spa-
zi ed aree pubbliche - Cosap
-Regolamento sulla detenzione e custodia di animali - Estratto
-Legge n. 46 del 5 marzo 1990 “Norme per la sicurezza degli impian-
ti”
-Testo Unico leggi di pubblica sicurezza - Tulps
-Legge n. 186 dell’1 marzo 1968 “Disposizioni sulla produzione di
materiali, apparecchiature, macchinari, installazioni e impianti elet-
trici ed elettronici

Progetti europei
I progetti europei legati ai temi della sostenibilità ai quali partecipa il
Settore Ambiente: Siam, Enviplans, Belief, Parfum

Normativa UNI

Progettazione parchi revisione norma UNI 11123


Riferimenti normativi riguardanti le attrezzature da gioco più comu-
ni nei parchi:
*UNI EN 748 “Attrezzatura per campi da gioco ‐ Porte da calcio ‐ Re-
quisiti e metodi di prova, inclusa la sicurezza” * UNI EN 749 “Attrez-
zatura per campi da gioco ‐ Porte da pallamano ‐ Requisiti e metodi di
prova, inclusa la sicurezza” * UNI EN 1176‐1 “Attrezzature per aree
da gioco ‐ Requisiti generali di sicurezza e metodi di prova” * UNI
EN 1176‐2 “Attrezzature per aree da gioco ‐ Requisiti aggiuntivi spe-
cifici di sicurezza e metodi di prova per le altalene” * UNI EN 1176‐3
“Attrezzature per aree da gioco ‐ Requisiti aggiuntivi specifici di si-
curezza e metodi di prova per gli scivoli” * UNI EN 1176‐4 “Attrez-
zature per aree da gioco ‐ Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza
e metodi di prova per le funivie” * UNI EN 1176‐5 “Attrezzature per
aree da gioco ‐ Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di
prova per le giostre” * UNI EN 1176‐6 “Attrezzature per aree da gio-
co ‐ Requisiti aggiuntivi specifici di sicurezza e metodi di prova per
le attrezzature oscillanti” * UNI EN 1176‐7 “Attrezzature per aree da
gioco ‐ Guida all’installazione, ispezione, manutenzione e utilizzo”
* UNI EN 1177 “Rivestimenti di superfici di aree da gioco ad assor-
bimento di impatto ‐ Requisiti di sicurezza e metodi di prova” * UNI
EN 1270 “Attrezzatura per campi da gioco ‐ Attrezzatura per palla-
canestro ‐ Requisiti di funzionalità e di sicurezza, metodi di prova” *
UNI EN 1271 “Attrezzatura per campi da gioco ‐ Attrezzatura per la
pallavolo ‐ Requisiti di funzionalità e di sicurezza, metodi di prova”
26
* UNI EN 1510 “Attrezzatura per campi da gioco ‐ Attrezzatura per
il tennis ‐ Requisiti di funzionalità e di sicurezza, metodi di prova” *
UNI EN 12572 “Strutture artificiali per scalate ‐ Punti di assicurazio-
ne, requisiti di stabilità e metodi di prova”.

Normativa contro l’inquinamento acustico


Provvedimenti comunali
-Deliberazione del Consiglio Comunale n. 179 del 15 dicembre 1998
“classificazione acustica del Comune di Padova”.
-Deliberazione del Consiglio Comunale n. 93 del 17 luglio 2002 “ Re-
golamento per la disciplina delle attività rumorose”.
- Modificato con deliberazione del consiglio comunale n. 170 del 17
giugno 2003

Legislazione regionale
-DGR 4313/1993 “Criteri orientativi per le Amministrazioni Comu-
nali del Veneto nella suddivisione dei rispettivi territori secondo le
classi previste nella tab. 1 allegata al DPCM 1.3.91, BUR n° 88, !)
ottobre 1993
-LR 10/5/99 n.21 “Norme in materia di inquinamento acustico”
BUR n°42, 14 maggio 199

Legislazione nazionale
Provvedimenti a valenza generale
-D. LGS. 19/08/05 n°194 Attuazione della direttiva 2002/49/CE re-
lativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale.
-Legge quadro sull’inquinamento acustico, Legge “26 ottobre 1995,
n. 477 e idecreti attuativi della stessa
L’attuale impianto normativo prevede l’obbligo di tutti i comuni
di effettuare una classificazione acustica del proprio territorio che
consiste nella suddivisione dello stesso in aree alle quali viene at-
tribuita una classe acustica indicata con un numero che può varia-
re da 1 a 6.
Viene riproposta la descrizione generale di tali classi, contenuta
nel DPCM 14/11/97 “Determinazione dei valori limite delle sor-
genti sonore”
Per ogni classe acustica il medesimo decreto prevede l’applicazio-
ne dei seguenti limiti o valori di riferimento:
Limite di emissione - Limite assoluto di emissione - Limite diffe-
renziale di emissione - Valore di attenzione - Valore di qualità
-Estratto legge 9 dicembre 1998, n. 426, Nuovi interventi
in campo ambientale
-Legge n. 179 del 13 luglio 2002- Disposizioni in materia
ambientale

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Piano Regolatore
Regolamento edilizio Art. 4 D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380
Con riferimento in particolare a:
-allegato “A” Disposizioni per la tutela del verde pubblico e privato;
si segnala altresì
-l’Art. 65 – Decoro delle aree:
1. Nelle aree scoperte è prescritta la sistemazione a verde di tutti gli
spazi nonstrettamente utilizzati per i percorsi di accesso agli edifici,
onde aumentare la permeabilità dei suoli.
2. Gli spazi scoperti devono rispettare nel loro aspetto il decoro
urbano. A tale riguardo il Dirigente ha la facoltà di imporre la forma-
zione, la manutenzione e laconservazione del verde, dei fossati [...].

-Art. 24 Zona di tutela delle unita’ insediative di interesse storico, ar-


chitettonico e ambientale esterne al centro storico
-Art. 25 Aree per servizi di interesse generale nel territorio esterno
alla zona del centrostorico
-Art. 26 Aree per parcheggi principali
-Art. 27 Aree per attrezzature stradali
Art. 28 Aree per verde pubblico di interesse generale nel territorio
esterno alla zona del centrostorico
-Art. 29 Aree per verde pubblico attrezzato di interesse generale
-Art. 30 Parco per impianti sportivi e attrezzature di interesse terri-
toriale
-Art. 31 disposizioni speciali per le aree di cui agli articoli 25, 26, 30,
34
-Art. 32 aree per servizi pubblici di quartiere
-Art. 33 Aree di rispetto
-Art. 34 Aree per impianti ferroviari
-Art. 35 sedi: stradali, ferroviarie, idroviarie, parcheggi principali
-Art. 36 disciplina degli strumenti urbanistici attuativi nel territorio
esterno alla zona del centrostorico
-Art. 39 Aree di riserva per la realizzazione di percorsiintegrativi pe-
donali, ciclabili, veicolari
-dal Nuovo Regolamento Edilizio Comunale (Approvato con Delibe-
razione del C.C. n. 41 del 05/06/2006), Specifiche Operative, ai sen-
si dell’articolo 2, comma 6, del Regolamento Edilizio Comunale
Art. 88 – Serre bioclimatiche (Testo redatto ai sensi dell’articolo
2, comma 6, del Regolamento Edilizioe approvato con determina
dirigenziale n° 2008/23/0047 del 29/12/2008)

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Sitografia

http://www.meteopadova.it/pianta.htm

http://www.arpa.veneto.it/indice.asp?l=cmt/meteo/meteo.htm

http://www.euroweather.net/italian/climate/city_LIPU/id_Ela/
meteo_padova%20italia

http://www.comuni-italiani.it/soleluna/comune/028060

http://www.padovanet.it/

http://www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/7C9062DC-5791-
4D5E-9482-A04FA27808C7/0/Allegato_Analisi_campo_vento.pdf

http://www.regione.veneto.it/

http://www.arpa.veneto.it/pubblicazioni/htm/scheda_pub.
asp?ID=214

http://www.enea.it/produzione_scientifica.html

http://www.wunderground.com/weatherstation/WXDailyHistory.
asp?ID=IVENETOP4&graphspan=year&month=12&day=31&year
=2009

http://www.infopannellisolari.com/dati/provincia.php?codice=59

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