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Involuzione (?

) del linguaggio
Davide Peressoni
22 Ottobre 2019
pubblicato su "Nadir" il 26 Novembre 2019
Ogni anno l’Oxford Dictionary sceglie la Parola dell’anno, ovvero la parola più usata o più
significativa nell’anno appena trascorso. Nel 2015 ha scelto come Parola dell’anno “😂”: l’emoji con
le lacrime di gioia1. Questa scelta è stata fatta sia perché nel 2015 c’è stato un uso delle emoji triplicato
rispetto al 2014, sia perché le emoji erano diventate un linguaggio universale in quanto iniziavano a
essere usate da tutti, e non più solo dai giovani. Inoltre, per la loro natura di essere comprensibili da
chiunque, indipendentemente dalla lingua parlata, possiamo dire che è stata scelta non la parola inglese
dell’anno, ma bensì la parola mondiale dell’anno.
Per capire meglio quale sia il grande significato di questa scelta ci occorre fare un breve riepilogo della
storia della scrittura.
Inizialmente l’uomo ha iniziato a disegnare per poter contare, raccontare e ricordare. Nei disegni che
faceva cercava di essere il più fedele possibile alla realtà. Questo sistema comunicativo ha però due
grandi svantaggi: il primo è che ci vuole molto lavoro per comunicare poco, il secondo è che permette
di comunicare solo cose visibili o comunque disegnabili.
Per ovviare al primo problema i nostri antenati hanno lentamente trasformato i disegni in glifi, ovvero
versioni stilizzate dei disegni, a cui ne hanno aggiunti degli altri per poter rappresentare concetti
astratti, ovviando così il secondo problema. In questo stadio abbiamo una scrittura molto simile agli
attuali emoji: è svincolata dalla pronuncia del testo, in quanto non fornisce alcuna indicazione su come
vada letto, ma allo stesso tempo permette a tutti di capire il messaggio che si intendeva trasmettere.
Le scritture ideografiche, nel loro evolversi, hanno aumentato sempre più il numero di glifi, i quali
hanno iniziato a essere sempre più stilizzati e quindi meno comprensibili. Ad esempio in Giapponese
esistono attualmente circa 50˙000 kanji, di cui la maggior parte assume più di un significato, ma si
stima che in media la popolazione nipponica ne sappia solo 3˙000.
Attualmente in Giappone si usano anche i due alfabeti kana, originati dai kanji, ma che danno una
rappresentazione fonetica delle parole. Ogni kana rappresenta infatti una sillaba e non una parola.
Nel bacino mediterraneo invece si è sviluppato un alfabeto fonetico, in cui ogni carattere rappresenta
un fonema. Questo fa si che il numero di caratteri sia ridotto: nettamente inferiore non solo ai sistemi
ideografici ma anche a quelli sillabici.
Quindi nel corso della storia l’uomo ha semplificato i sistemi di comunicazione grafica passando da
una difficile ma intuitiva rappresentazione grafica a una facile ma ragionata rappresentazione fonetica.

1 https://languages.oup.com/word-of-the-year/word-of-the-year-2015
Con l’avvento delle emoji si sta ritornando a una rappresentazione più intuitiva, resa possibile solo dal
fatto che non scriviamo più a mano ma via dispositivi elettronici. Infatti non dovendo disegnarli a mano
non è necessario né ricordare come sono fatti esattamente, né perder tempo a disegnarli: basta un click,
si sta addirittura meno che a scrivere una parola! Per quanto riguarda la comprensione essa è immediata
in quanto le emoji sono studiate per essere intuitive e non vi è alcuna necessità di semplificarle, come
vi era negli ideogrammi.
Per ora il numero di emoji, anche se in continua espansione, è limitato, ma consente comunque di
scrivere testi completi. Ad esempio il progetto emojitaliano ha messo a punto un dizionario e una
grammatica per scrivere testi italiani usando solo emoji. Lo stesso progetto ha già tradotto Pinocchio e
la Costituzione Italiana.
È ora di chiedersi se l’alfabeto sarà destinato a scomparire a favore delle emoji o, nel caso riuscisse a
sopravvivere, quale sarà quello di uso prevalente.
Inoltre possiamo chiederci se si tratti veramente di una involuzione. È vero infatti che le emoji sono
come i primi ideogrammi, ma si basano su un supporto totalmente diverso che ne semplifica l’utilizzo.
La tecnologia infatti ha abbattuto quasi tutti i punti critici del sistema ideografico: non sarebbe quindi
meglio parlare di evoluzione?