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laboratorio culturale

SUBALTERNITÀ E PROGRESSIVITÀ:
UNA RILETTURA DEL CONCETTO
GRAMSCIANO DI RIVOLUZIONE PASSIVA
Massimo Modonesi

Nel concetto di rivoluzione passiva appare la questione della forma rivoluzionaria,


che si connette al tema della soggettività.
Passività e subalternità, termini correlati.
Dispositivi di passivizzazione: cesarismo e trasformismo.
Rivoluzioni passive progressive e/o regressive.

In questo breve articolo presento due ipotesi articolate lità nella configurazione e portata del concetto; serve
che permettono, a mio avviso, di sviluppare e, allo stes- come chiave di volta dell’articolazione con i dispositi-
so tempo, precisare la portata analitica del concetto vi correlati di trasformismo e di cesarismo; e – consi-
gramsciano di rivoluzione passiva1. La prima sostiene derando che la nozione di progresso di Gramsci è an-
che, nelle letture e interpretazioni del concetto di rivo- che o soprattutto politica e soggettiva – apre la porta
luzione passiva, la dimensione o, meglio, il criterio del- alla possibile distinzione tra rivoluzioni passive pro-
la passività è fondamentale ma non è stato debitamen- gressive e regressive.
te messo in rilievo dagli studi gramsciani e, in certa mi-
sura, dallo stesso Gramsci, che non sviluppa né chiari-
sce il suo significato, sebbene sullo sfondo della sua ela- Oltre la modernizzazione conservatrice
borazione soggiaccia l’attenzione e la preoccupazione
per la subalternità come condizione e situazione socia- Il concetto di rivoluzione passiva formulato da Gram-
le e politica. La seconda afferma che è possibile e perti- sci nei Quaderni del carcere è stato oggetto di diversi
nente applicare la distinzione progressivo-regressivo – studi che soppesano e mettono in risalto il suo valore
utilizzata da Gramsci per differenziare i cesarismi – per e la sua portata all’interno dell’impalcatura concet-
discernere tra rivoluzioni passive di diverso tipo. tuale gramsciana e la sua applicazione alla storia del
In sintesi, sosterrò una rilettura del concetto di Risorgimento o in riferimento al fascismo (Buci-
rivoluzione passiva in cui la passività, intesa come Glucksmann 1976 e 1979; De Felice 1988; Kanoussi-
aspetto della subalternità, acquisisce peso e centra- Mena 1985; Voza 2004; Burgio 2007 e 2014).

1) Uno sviluppo che rientra nella logica di ampliazione della gina, qui e avanti, è a Gramsci 1975). Luisa Mangoni sosteneva
nozione portata avanti nei Quaderni: dal XIX al XX secolo, da de- che Gramsci muoveva in questa direzione: «non più rivoluzione
finizione puntuale a canone di interpretazione «di ogni epoca com- passiva solo come modello di interpretazione storica, e neanche
plessa di rivolgimenti storici» (Q 15, 62, 1827. Il riferimento intro- solo come criterio generale di scienza politica, ma come strumen-
dotto da Q, seguita da numeri indicanti quaderno, paragrafo e pa- to di comprensione dei processi in atto» (Mangoni 1987: 579).
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L’espressione «rivoluzione passiva» appare le per mezzo di sinonimi e equivalenze, Gramsci fi-
come sinonimo di «rivoluzione senza rivoluzione» (Q nalmente adotta e adatta la formula di rivoluzione
1, 44, 41)2, il che sottolinea chiaramente il punto di passiva, ereditata da Cuoco. Sceglie coscientemente
ambiguità che costituisce il midollo del concetto e sta- un’espressione dove rivoluzione è il sostantivo – con
bilisce la sua gittata descrittiva e analitica. In effet- tutta la polisemia e la carica polemica che racchiude
ti, la nozione di rivoluzione passiva vuole rendere con- questa parola, assumendone una accezione descritti-
to di una combinazione – diseguale e dialettica – di va e storica e non ideologica o strategica. Il sostanti-
due tendenze: restaurazione e rinnovamento, preser- vo rivoluzione si riferisce fondamentalmente al con-
vazione e trasformazione o, con parole di Gramsci, tenuto e alla portata della trasformazione, come si in-
«conservazione-innovazione». A livello metodologico, ferisce dalla formula «rivoluzione senza rivoluzione»:
Gramsci procede su due piani di lettura: nel primo as- trasformazione rivoluzionaria senza irruzione rivolu-
sume la coesistenza e simultaneità di entrambe le zionaria, senza rivoluzione sociale, senza protagoni-
tendenze, il che non esclude che, nel secondo, si pos- smo delle classi subalterne. Per sintetizzare questa
sa distinguere, all’interno della combinazione, quale contraddizione Gramsci opta per passiva come agget-
tendenza risulta determinante e caratterizza, in ulti- tivo qualificativo che distingue una modalità specifi-
ma istanza, il processo3. In un passaggio cruciale dei ca di rivoluzione non realizzata attraverso un effica-
Quaderni, Gramsci enuncia le componenti fondamen- ce movimento sovversivo delle classi subalterne ma,
tali del concetto: al contrario, operata dall’alto come contromossa del-
le classi dominanti che promuovono tatticamente un
È da vedere se la formula del Quinet può essere av- insieme di trasformazioni che introducono una di-
vicinata a quella di «rivoluzione passiva» del Cuoco;
scontinuità significativa ma limitata, essenzialmen-
esse forse esprimono il fatto storico dell’assenza di
una iniziativa popolare unitaria nello svolgimento te e strategicamente orientata a garantire la stabilità
della storia italiana e l’altro fatto che lo svolgimento dei rapporti di dominio di fondo.
si è verificato come reazione delle classi dominanti al Non mi soffermo, come ho fatto altrove (Modo-
sovversivismo sporadico, elementare, disorganico nesi 2016), sulla questione della combinazione di dosi
delle masse popolari con «restaurazioni» che hanno
di rinnovamento e conservazione che caratterizzano
accolto una qualche parte delle esigenze dal basso,
quindi «restaurazioni progressive» o «rivoluzioni-re-
la trasformazione strutturale, questione che ha occu-
staurazioni» o anche «rivoluzioni passive» (Q 10, 41, pato il centro del dibattito attorno al concetto, al pun-
1324-1325)4. to di collocarlo spesso sullo stesso piano delle nozioni
di modernizzazione conservatrice o via junker5.
Le equivalenze possono essere lette, più che come si- Nella sua dinamica e forma politica, la moder-
nonimi, come sfumature di distinzione nella misura nizzazione conservatrice contenuta in una rivoluzio-
in cui introducono, oltre alla antinomia rivoluzione- ne passiva è, segnala Gramsci, condotta dall’alto.
restaurazione, il criterio di progressività che ritrove- L’alto è riferito tanto al livello soggettivo dell’inizia-
remo, in forma più esplicita, quando Gramsci lo userà tiva delle classi dominanti come al suo esercizio stru-
per distinguere i cesarismi. È significativo che, dopo mentale, per mezzo delle istituzioni statali, poiché il
questa primo esercizio di approssimazione concettua- luogo o momento statale è volto a compensare la de-

2) Nel Quaderno 1 l’espressione è aggiunta da Gramsci «in epo- 4) Rispetto alla prima stesura (Q 8, 25, 957) Gramsci sostitui-
ca posteriore» – segnala in nota Gerratana –, è nel Q 4 (57, 504) sce «progresso» con «svolgimento», «popolari» con «dal basso» e ag-
che il concetto appare per prima volta. giunge gli aggettivi «unitaria» e «elementare».
3) «Si tratta di vedere se nella dialettica “rivoluzione-restaura- 5) Nel caso latinoamericano generando confusioni e ostruendo
zione” è l’elemento rivoluzione o quello restaurazione che prevale, la possibilità di utilizzarla per interpretare fenomeni nazionali-po-
poiché è certo che nel movimento storico non si torna mai indietro polari e populisti, per un panorama critico degli usi latinoameri-
e non esistono restaurazioni “in toto”» (Q 13, 27, 1619). cani del concetto cfr. Modonesi (2016b).
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bolezza relativa delle classi dominanti le quali ricor- un suo cambiamento molecolare (cfr. Q 15, 11,
rono a una serie di misure “difensive” che includono 1767).
una combinazione di coercizione e consenso, più con- In quest’ottica relazionale, se una rivoluzione
senso che coercizione, più egemonia che dittatura, più passiva è sempre un movimento di reazione dall’alto,
nel New Deal che nel fascismo. Se Gramsci stava ri- un “contraccolpo”, esso implica – subordina e sussu-
maneggiando un concetto originale testualmente me – l’esistenza di una azione precedente dal basso,
composto dai termini rivoluzione e passiva dobbiamo a un livello sintetico e molto più sfumato della se-
dedurne che non aveva intenzione di sottolineare un quenza rivoluzione-restaurazione, poiché né l’azione
aspetto dittatoriale o particolarmente coercitivo ma dal basso raggiunge il livello di compiuta rivoluzione,
riconoscere o rimarcare i tratti egemonici di certi pro- né la reazione dall’alto è una piena restaurazione.
cessi politici, anche se poneva in discussione la loro Questa tensione dialettica tra aspetto passivo e
capacità di “fare epoca”. aspetto attivo è, per altro, evidente visto che Gram-
sci pensava alla rivoluzione passiva a partire dal pa-
radigma della rivoluzione “radicale-giacobina”, atti-
Passività e subalternità va o «anti-rivoluzione passiva» (Buci-Glucksmann
1979), così come concepiva la guerra di posizione in
Oltre al contenuto ambiguo e contraddittorio del pro- antitesi alla guerra di movimento e alla rivoluzione
cesso a livello strutturale e della identificazione del- permanente. L’aggettivo passiva è descrittivo in rela-
lo Stato come l’ambito superstrutturale per mezzo del zione alla forma che acquisisce il processo ma anche
quale si dava forza il processo, nel concetto di rivolu- prescrittivo (per le forze conservatrici) rispetto all’as-
zione passiva appare la questione della forma rivolu- senza di azione e alla finalità di un progetto di passi-
zionaria, che si connette al tema della soggettività, vizzazione come condizione sine qua non per evitare
della sovversione come atto e della condizione di su- una rivoluzione attiva, una rivoluzione con rivoluzio-
bordinazione e della possibilità di insubordinazione ne. Ciò corrisponde all’interesse-preoccupazione di
delle classi subalterne. A questo mira l’idea centrale Gramsci riguardo della passività relativa delle classi
e ricorrente di passività delle classi subalterne, che subalterne nell’epoca della mobilitazione e politiciz-
accompagna la caratterizzazione del concetto di rivo- zazione posteriore alla prima guerra mondiale, in
luzione passiva, e la sua contropartita: l’iniziativa particolare riguardo alla contraddizione tra l’attiva-
delle classi dominanti e la loro capacità di riformare zione delle masse e la sua posteriore riconduzione alla
le strutture e i rapporti di dominio per puntellare la passività-subalternità negli anni Venti-Trenta.
continuità di un ordine gerarchico. Gramsci non definirà esplicitamente la nozione
In questo senso, appare il principio anticata- di passività mentre, in forma diffusa ma constante,
strofista e antieconomicista secondo il quale le clas- rifletterà sulla tensione-contraddizione tra aspetti at-
si dominanti possono risolvere situazioni di crisi, tivi e passivi nel contesto della condizione di subal-
che hanno margini di azione politica per poter ricon- ternità. In questo senso la nozione di rivoluzione pas-
figurare l’egemonia temporalmente perduta, il che siva può essere intesa, in termini gramsciani, come
ovviamente obbliga a ripensare tattiche e strategie una rivoluzione subalternizzante, di riconduzione
rivoluzionarie. In effetti, nel Quaderno 15 Gramsci alla condizione di subalternità. Sebbene i termini non
pone in rapporto il concetto di rivoluzione passiva si riferiscono a situazioni identiche, bisogna conside-
con quello di guerra di posizione fino a suggerire una rare che la subalternità include e combina un aspet-
eventuale “identificazione” – il che ci porta a pen- to passivo, di accettazione relativa della condizione di
sarla come una forma specifica di egemonia: una ri- subordinazione e un altro attivo, legato alla resisten-
voluzione passiva è l’espressione storica di una de- za (Modonesi 2010: 37-39). Quindi l’evocazione della
terminata correlazione di forze e, allo stesso tempo, passività richiama la parte passiva della condizione
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subalterna, una dimensione che, en passant, costitui- ra rivoluzionaria, allo stesso tempo è in grado di pro-
sce il punto di partenza etimologico del concetto, che vocare o obbligare una reazione e per imporre – per
esprime l’assoggettamento, malgrado si sia arricchi- via indiretta – certi cambi sostanziali – oltre ad altri
to di proprietà soggettive attive, dalla formulazione apparenti – in quanto appunto alcune delle rivendi-
gramsciana in avanti, fino a convertirsi, per alcune cazioni sono incorporate e soddisfatte dall’alto.
correnti di pensiero che denomino subalterniste, in un Alberto Burgio, lo studioso che maggiormente si
concetto che esprime un soggetto pienamente attivo: è soffermato sulla questione in tempi recenti, si do-
il soggetto che, malgrado l’assoggettamento, resiste manda perché Gramsci chiamò rivoluzioni ciò che,
(Modonesi 2010). nel XX secolo, si dovevano considerare, secondo la
D’altra parte, è evidente che si tratta di una pas- stessa logica gramsciana, semplici processi contro-ri-
sività relativa o, predominante, poiché non esiste pas- voluzionari o reazionari di stabilizzazione dell’ordine
sività assoluta, vi sono sempre elementi che operano borghese, mentre solo le rivoluzioni passive del seco-
a controtendenza, e inoltre le rivoluzioni passive pun- lo XIX furono “vere” rivoluzioni, in quanto realizza-
tano a ottenere livelli di “consenso attivo” e non solo vano una transizione storica (Burgio 2014: 259). Si ri-
passivo. In effetti, può esistere una attività subalter- sponde adducendo che Gramsci associò i processi in
na diversa dalla resistenza, generata dall’alto, per funzione del tratto comune della passività malgrado,
produrre un certo grado di “consenso attivo” con il cor- secondo Burgio, fosse «di gran lunga più rilevante»
rispondente – limitato ma non irrilevante – impatto l’altro interrogativo, quello della differenze degli ef-
esperienziale in chiave di soggettivazione politica. fetti macrostorici (Burgio 2014: 261). Sostengo, al
Con queste delimitazioni, leggere l’aggettivo contrario, che – malgrado Gramsci non lo sviluppi a
passiva alla luce della caratterizzazione del subalter- sufficienza – il criterio della passività è assolutamen-
no da parte di Gramsci permette di sviluppare e ar- te e egualmente rilevante poiché completa, arricchi-
ricchire la definizione, e quindi la portata analitica, sce e precisa la formula, pone in rapporto diversi fat-
del concetto di rivoluzione passiva. In effetti, malgra- tori, introducendo la dimensione soggettiva, evitando
do non sia stato oggetto di eguale attenzione da par- così una lettura storica di tipo strutturalista.
te proprio di Gramsci come dei posteriori studi gram- Burgio attribuisce l’aggettivo «passiva» al fatto
sciani, consideriamo che l’aggettivo passiva abbia che questo tipo di rivoluzione è «subita dai soggetti
eguale importante – e meriti eguale attenzione – del che in linea di principio dovrebbero attuarla, e diret-
sostantivo rivoluzione in quanto ne è il qualificativo. ta da quelli che invece dovrebbero avversarla» (Bur-
Rispetto alla genesi dei fenomeni di rivoluzione gio 2014: 248). Per questo autore, passività è sinoni-
passiva, come si è visto, Gramsci segnala che si trat- mo, nell’opera di Gramsci di «arretratezza e debolez-
ta di reazioni delle classi dominanti al «sovversivismo za», il che deriva in una inefficacia nel terreno macro-
sporadico, elementare e disorganico delle masse po- storico (Burgio 2014: 254). L’analisi di Burgio è ostag-
polari» che «hanno accolto qualche parte delle esigen- gio del breve e medio termine quando segnala che «il
ze popolari». All’origine del processo vi è quindi un’a- tratto che più [...] interessa [Gramsci] è la responsa-
zione dal basso – con i limiti segnalati – una sconfit- bilità delle forze di opposizione» (Burgio 2014: 261),
ta o la semplice inesistenza o inconsistenza di una in particolare le direzioni politiche e sindacali rifor-
proposta rivoluzionaria, espressione dell’incapacità miste, la loro debolezza, che permette alla classi do-
delle classi subalterne di proporre e sostenere un pro- minanti di continuare a dirigere. Gramsci si riferisce
getto rivoluzionario giacobino o dal basso ma capaci in effetti alla «immaturità delle forze progressive» (Q
di abbozzare un movimento che risulti minaccioso o 13, 23, 1604) e manifesta la sua critica rispetto ai
che apparentemente ponga in discussione l’ordine ge- gruppi dirigenti ma, allo stesso tempo, la sua idea di
rarchico instaurato dalla borghesia. In effetti, sebbe- debolezza, essendo storica, è legata alla questione di
ne la spinta dal basso non è sufficiente per una rottu- fondo della subalternità, alla traccia più ampia dei
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processi storici attraverso i quali si forgiano e si con- gna e sanziona la riuscita politica del processo. Questo
frontano le soggettività socio-politiche di classe. Seb- è, in effetti, l’obbiettivo che sta a monte delle rivoluzio-
bene Gramsci non si sia soffermato a definire esplici- ni passive, intese come processi – ma anche come pro-
tamente la sua accezione della nozione di passività, getti – di passivizzazione, ovvero di subalternizzazio-
come abbia già detto, essa deriva, si lega e intreccia ne6. Il progetto-programma di rivoluzione passiva si
a quella subalterno. In effetti, è evidente che in Gram- realizza come processo in quanto riesce a disattivare,
sci la questione della passività non si riduce alla que- passivizzare, subalternizzare.
stione della guida della rivoluzione – anche se la in- Mentre l’attività delle masse o la minaccia di
clude – ma la riporta alle profondità politico-cultura- essa è sempre la causa che provoca la rivoluzione pas-
li del rapporto dominio-obbedienza, alla dimensione siva, è altresì necessario un certo grado di passività
egemonica in tutta la sua complessità, alla correlazio- che impedisca la realizzazione di una rivoluzione at-
ne di forze come lotta di classe, come dinamica inter- tiva e abiliti il cammino di una passiva, la quale si
soggettiva. E in effetti, aggiunge correttamente l’auto- presenta come progetto e processo di passivizzazione,
re, il dato determinante è «la carenza di conflittualità» sempre relativa ma predominante, anche se even-
(Burgio 2014: 251). Tuttavia, non la semplice conflit- tualmente incorpora forme di mobilitazione control-
tualità strategica, ma quella che è abitata soggettiva- lata. La passività-passivizzazione è, pertanto, l’ob-
mente, la conflittualità come polo attivo, come indica- biettivo fondamentale del progetto, la causa e la con-
tore di attivazione, di processi di soggettivazione poli- dizione della realizzazione del processo e la sua con-
tica, anche se relegati nella subalternità, nei ristretti seguenza più rilevante in termini della modificazio-
margini resistenziali propri della condizione di subor- ne della correlazione di forze in favore delle classi do-
dinazione. Questa dimensione soggettiva è un sempli- minanti, che è – in ultima istanza – il risultato co-
ce dato nel contesto dell’analisi di congiuntura ma ac- struito e atteso.
quisisce status di costruzione storico-politica nella
temporalità più ampia nella quale si inseriscono i fe-
nomeni di rivoluzione passiva. Dispositivi di passivizzazione:
D’altra parte, bisogna problematizzare ulterior- cesarismo e trasformismo
mente la questione della passività. È essa solo causa o
anche conseguenza delle rivoluzioni passive? Come ho Possiamo rinforzare questa prima approssimazione
già segnalato, Gramsci dedica più spazio a riflettere alla concettualizzazione della passività come criterio
sulla portata e i limiti del carattere rivoluzionario che definitorio delle rivoluzioni passive introducendo le
alle forme di passivizzazione che precedono, accompa- categorie di trasformismo e di cesarismo in quanto
gnano, producono e riproducono la subalternità, essen- sono dispositivi o meccanismi che realizzano proces-
do funzionali alla riconfigurazione dell’egemonia. si di passivizzazione che accompagnano e caratteriz-
Quindi, a livello testuale non appare l’idea della passi- zano le rivoluzioni passive. Questi concetti sono sta-
vità come risultato o prodotto storico delle rivoluzioni ti analizzati molto meno che quello di rivoluzione pas-
passive. Eppure, le rivoluzioni passive nascono per evi- siva7 probabilmente perché hanno una portata mino-
tare che le masse si mantengano attive e diventino pro- re nell’opera di Gramsci e lui stesso non gli ha attri-
tagoniste, così come gli aspetti riformistici servono per buito lo status di “canone interpretativo”, o perché,
indurre passività e il risultato conservatore si raggiun- come argomenteremo, gli sono sussidiari.
ge grazie alla passività come condizione che accompa- La categoria di rivoluzione passiva sembra in ef-

6) Gramsci chiarisce che l’idea di rivoluzione passiva è, per il marxismo, primis). Ovvero ne riconosce esplicitamente la dimensione progettuale.
«un criterio di interpretazione» e non un «programma» (Q 15, 62, 1827) come 7) Sul cesarismo in Gramsci cfr. Liguori e Voza, 2009: 123-125
lo può essere per la borghesia (e per i suoi intellettuali, Benedetto Croce in e 860-862; Burgio 2007 e 2014; Antonini 2013 e 2016).
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fetti di ordine generale rispetto ai meccanismi parti- strofico» il cesarismo offre una «soluzione arbitrale»
colari e specifici come il trasformismo e il cesarismo legata a una «grande personalità eroica» ma suggeri-
(Burgio 2007: 82). Entrambi dispositivi, a mio avvi- sce che questa via di uscita transitoria «non ha sem-
so, sussidiari al processo generale di rivoluzione pas- pre lo stesso significato storico».
siva poiché volti a realizzare tanto il versante rivolu- Per Gramsci «è progressivo il cesarismo, quan-
zionario quanto la sua contropartita in termini di do il suo intervento aiuta la forza progressiva a trion-
passività. fare sia pure con certi compromessi e temperamenti
Esiste consenso nell’assumere la nozione di tra- limitativi della vittoria; è regressivo quando il suo in-
sformismo come complementare all’impalcatura teo- tervento aiuta a trionfare la forza regressiva» (Q 13,
rica della rivoluzione passiva in quanto entrambi i 27, 1619).
concetti sorgono e sono utilizzati da Gramsci per in- Il vincolo tra i concetti di rivoluzione passiva e
terpretare il Risorgimento. Con il neologismo trasfor- cesarismo è visibile in vari punti. È stato sostenuto
mismo, Gramsci designa un processo di slittamento che si tratta di categorie “gemelle” la cui differenza
“molecolare” che porta al rinforzamento del campo fondamentale è che il secondo non include la caratte-
delle classi dominanti attraverso il progressivo dre- rizzazione dei processi di modernizzazione e il primo
naggio (assorbimento) per mezzo della cooptazione e non si basa sul rapporto tra capo e massa (Burgio
del transito volontario di forze e gruppi dirigenti dal 2014: 267). Mi sembra piuttosto, come argomenterò
campo delle classi subalterne a quello delle classi do- più avanti, che si tratta di concetti che designano fe-
minanti o, detto in altro modo, un indebolimento del nomeni o processi di ordine diverso: il primo più ge-
campo subalterno per via dell’abbandono o del tradi- nerale, il secondo strumentale, possibile meccanismo,
mento di gruppi che trasformano opportunisticamen- dispositivo o forma del primo. Comunque si tratta di
te le loro convinzioni politiche e cambiano di campo. concetti nei quali si incrociano le stesse variabili che
Il trasformismo appare dunque come una forma8 o un rispondono al fondo delle preoccupazioni politiche e
dispositivo vincolato alla rivoluzione passiva in quan- teoriche di Gramsci, come riflesso del suo marxismo
to modifica la correlazione di forze in forma moleco- critico, in cui struttura e azione son due campi intrec-
lare poiché trasferisce forze e potere a un progetto di ciati dai quali fioriscono varie linee analitiche che si
dominazione con la finalità di garantire la passività incrociano in forma non lineare in diversi momenti
e di promuovere la smobilitazione delle classi subal- del suo pensiero ma confluiscono, sfociano e culmina-
terne. Tutte le rivoluzioni passive si appoggiano in di- no in una riflessione strategica, orientata verso il sog-
namiche trasformiste, anche se non a tutti i trasfor- getto e la sua azione politica. Sebbene Gramsci si
mismi corrispondono rivoluzioni passive. muova su diversi livelli di concettualizzazione – sto-
Più problematica e, allo stesso tempo, più fecon- rica, politologica e politica – strategica, le distinzioni
da è l’associazione tra il concetto di rivoluzione passi- formali tra i concetti non devono far perdere di vista
va e quello di cesarismo. Per mezzo della nozione di che l’intenzione è totalizzante, ovvero articolante o, per
cesarismo, senza distinguerla da quella di bonaparti- usare una nozione gramsciana, orientata alla tradu-
smo, oltre a enfatizzare la dimensione carismatica, zione. Cosicché, sebbene il concetto di rivoluzione pas-
Gramsci ampia di fatto l’accezione corrente del con- siva nasca nel terreno storiografico, quello di cesarismo
cetto nell’introdurre una sfumatura importante at- nasce dalla scienza politica e la guerra di posizione da
traverso la distinzione esplicita tra modalità progres- un linguaggio politico-strategico, la questione dell’ege-
sive e regressive. Gramsci assume – seguendo le in- monia è il filo conduttore che li unisce, una connessio-
tuizioni di Marx – che di fronte a un «equilibrio cata- ne interpretativa rispetto al passato e al presente sto-

8) Scrive Gramsci: «una delle forme storiche» della rivoluzione voluzione passiva nel periodo dal 1870 in poi» (Q 10, 13, 1238).
passiva (Q 8, 36, 962); «Il trasformismo come una forma della ri-
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rici e politici che Gramsci assume come il suo orizzon- opera occupando un vuoto di egemonia e sostituendo
te di visibilità e di riflessione in termini di filosofia forze e classi capaci di dare impulso a un processo di
della prassi. Gramsci segnala esplicitamente che modernizzazione che, per le sue caratteristiche ibri-
quella di cesarismo è una nozione più generale (per- de, finisce per coincidere con l’ambiguità dei contenu-
ché “formale”9), che vale per diverse epoche, legata ti di conservazione-trasformazione (modernizzazione
alla teorizzazione della correlazione di forze e all’ipo- conservatrice) della rivoluzione passiva e, in quanto
tesi dell’equilibrio catastrofico che, apparentemente, alle forme, passivizza per mezzo della delega e della
non suppone come necessaria l’esistenza di una for- rappresentazione distorta propria del fenomeno cari-
ma di egemonia, a differenza del caso delle rivoluzio- smatico.
ni passive. Sebbene la storicizzazione del concetto di In sintesi, il criterio della passività nominal-
rivoluzione passiva la allontana apparentemente dal mente espresso nella formula rivoluzione passiva è
teoricismo del concetto di cesarismo, allo stesso tem- implicitamente contenuto nella logica della delega ca-
po, in quanto il primo si generalizza nei Quaderni, di- rismatica nel caso del cesarismo.
venta più astratto e più teorico, finisce per avvicinar- Passando dall’altra parte della formula, la con-
si formalmente al secondo. nessione tra il concetto di rivoluzione passiva e quel-
Tornando al criterio della passività, un elemento lo di cesarismo è evidente e esplicita quando Gram-
significativo di caratterizzazione del cesarismo è invo- sci, cercando di chiarire la distinzione progressivo-re-
cato direttamente da Gramsci quando segnala che un gressivo, evoca il criterio della «dialettica “rivoluzio-
«equilibrio catastrofico» può essere il risultato dei limi- ne-restaurazione”», stesso identico criterio di caratte-
ti organici insuperabili all’interno della classe domi- rizzazione dell’ambiguità tipica delle rivoluzione pas-
nante per semplici ragioni politiche momentanee, che siva. In questo senso, progressivo sta a rivoluzione
producono una crisi del dominio, e non per maturità o come regressivo a restaurazione. Il riferimento alla
rinforzamento delle classi subalterne (Q 13, 27, 1621) dialettica allude al procedimento metodologico – già
il che invoca e si connette logicamente con il carattere anteriormente menzionato – che implica il riconosci-
«sporadico, elementare e disorganico» (Q 10, 41, 1325) mento della combinazione diseguale di elementi pro-
delle lotte popolari come elemento fondamentale che gressivi e regressivi, all’interno delle quali è possibi-
precede la nascita di una rivoluzione passiva. le distinguere proporzioni e misure e concludere as-
D’altra parte, la nozione di cesarismo allude in- segnando a un elemento il carattere determinante o
direttamente alla passività poiché la comparsa e la dominante. Tutti i cesarismi sarebbero, quindi, si-
centralità di una figura carismatica – «grande perso- multaneamente progressivi e regressivi – e in effetti
nalità eroica», dice Gramsci – che compie una funzio- Gramsci menziona di passaggio la possibilità di for-
ne specifica in un contesto di equilibrio catastrofico me “intermedie” – anche se un elemento tendenzial-
ed è suscettibile di determinare una rivoluzione pas- mente prevale e può servire per etichettare nominal-
siva operando come fattore di equilibrio tra le classi, mente il fenomeno10.
tra tendenze conservatrici e rinnovatrici e come fat- Sebbene ogni rivoluzione passiva passa per il
tore di passivizzazione, in particolare canalizzando le setaccio della tensione progressivo-regressivo, non
domande popolari, e assumendo – per delega – nomi- tutte ricorrono alla forma cesaristica, essendo questo
nalmente e demagogicamente la rappresentazione un dispositivo, un ricorso possibile anche se, bisogna
degli interessi delle classi subalterne. Il cesarismo riconoscerlo, così ricorrente e frequente che finiscono

9) «Del resto il cesarismo è una formula polemica-ideologica e denze progressive e regressive «rivoluzione-conservazione», etc.) nel
non un canone di interpretazione storica» (Q 13, 27, 1619). quale una prevale e pone il suo marchio. La coalizione sintetizza la con-
10) L’idea di cesarismo come coalizione (Q 13, 27, 1620) permette traddizione e la risolve apparentemente e temporalmente per mezzo
di rinforzare la connessione concettuale con la rivoluzione passiva poi- di una soluzione di “compromesso” come dimostra la tendenziale ap-
ché nella forma coalizione o alleanza si esprimono gli incroci tra ten- parizione di una figura carismatica che svolge un ruolo arbitrale.
Massimo Modonesi 88

per sovrapporsi ripetutamente. Tuttavia non tutte le che, in un senso generale, la nozione di rivoluzione
rivoluzioni passive sorgono da un “equilibrio catastro- passiva non caratterizza tutti i processi di riconfigu-
fico” – la situazione tipica del sorgimento del cesari- razione della dominazione borghese, ma quelli che,
smo – anche se è evidente che sono tentativi di risol- orientati a riconfigurare l’egemonia, introducono ele-
vere una impasse nel rapporto di dominio, di frenare menti progressivi attraverso riforme, con la finalità
l’azione delle classi subalterne, anche quando essa si di trasformare termini e forme secondarie del rappor-
presenta in forma «sporadico, elementare e disorga- to comando-obbedienza tra classi dominanti e classi
nico» e, pertanto, sono tentativi di spareggiare, risol- subalterne, per conservarne l’essenza gerarchica e il
vere, evitare e prevenire una situazione di equilibrio. contenuto capitalista.
La sfumatura di distinzione possiamo trovarlo D’altra parte, nella terminologia di Gramsci ap-
in un passaggio dei Quaderni (Q 13, 23, 1603-1604) paiono due frontiere o limiti: il già menzionato limite
in cui sostiene che di fronte a una crisi di egemonia sinistro della rivoluzione attiva e il limite destro del-
sorta dall’alto o dal basso, dove vaste masse si attiva- la restaurazione o, come segnala Coutinho (2007),
no e pongono rivendicazioni potenzialmente rivolu- della controriforma – una nozione che Gramsci usa
zionarie, le classi dirigenti cambiano personale e pro- occasionalmente –, dove forma e contenuto del pro-
grammi, fanno sacrifici e promesse demagogiche ma cesso-progetto son inequivocabilmente regressivi o
che, se non si trova questa “soluzione organica” ma reazionari (parole che Gramsci usa frequentemente
una tipo “capo carismatico”, sussiste un “equilibrio come sinonimo). Detto in altro modo, la controrifor-
statico” in cui nessuno prevale. Detto in altro modo, ma e la restaurazione si collocano all’estrema destra
la rivoluzione passiva è una soluzione egemonica (or- della rivoluzione passiva così come la rivoluzione ra-
ganica) che spareggia mentre il bonapartismo-cesari- dicale-giacobina sta alla sua estrema sinistra. In en-
smo è un dispositivo di una soluzione transitoria, che trambi i casi non vi è ricostruzione dell’egemonia, sia
sorge da un pareggio e lo riproduce transitoriamente. perché si impone la coercizione o perché trionfa un’al-
In questo senso, per la sua natura strumentale, ternativa egemonica.
può esserci cesarismo senza rivoluzione passiva, su- In questo modo la rivoluzione passiva, in una ti-
perando il perimetro esterno della versione regressi- pologia di ipotesi e scenari storico-politici, appare
va, un cesarismo controriformista o, detto in altro come una alternativa progressista alla via reaziona-
modo, contro-rivoluzionario o reazionario. ria e un antidoto conservatore alla via rivoluzionaria
dal basso, di fronte alla spinta – insufficiente ma si-
gnificativa – delle classi subalterne.
Rivoluzioni passive Questa delimitazione lascia una scala di toni di
progressive e/o regressive grigio che può essere considerata ancora troppo am-
pia. Una soluzione gramsciana a questo problema è
È diffusa l’opinione che il concetto di rivoluzione pas- introdurre la distinzione tra progressivo e regressivo
siva, a causa di una certa sua ambiguità, si presta a come criterio per distinguere due tipi di rivoluzioni
un uso eccessivamente ampio e elastico per analizza- passive. In questa direzione si muove Burgio quando
re fenomeni molto diversi tra di loro, il che contribui- sostiene che il cesarismo «può essere regressivo o pro-
sce a generare confusione e porre in discussione il va- gressivo, proprio come una rivoluzione passiva» e fa
lore del concetto stesso. riferimento a una possibile “comparazione” tra rivo-
Una forma di porre rimedio parziale a questo luzioni passive regressive e progressive (Burgio 2014:
problema che tende a disabilitare usi rigorosi del con- 264, 276). Tuttavia Burgio non sviluppa queste intui-
cetto, è procedere a delimitarne il perimetro e preci- zioni su un punto così delicato del ragionamento di
sare l’ampiezza del territorio socio-politico che rico- Gramsci e fecondo in rapporto con la sua applicazio-
pre. In primo luogo, come abbiamo visto, va stabilito ne, forse perché considera che le rivoluzioni passive
89 laboratorio culturale

post-1870 sono sempre regressive, quindi la questio- nismo, ma si forgiano soggettività politiche corrispon-
ne perde rilevanza analitica. denti e all’altezza delle sfide dell’epoca.
Per Gramsci, la progressività può essere valu- Partendo dalla logica della guerra di posizione,
tata pienamente solo in retrospettiva, quando si può non per stabilire definizioni ma sostenere l’argomen-
esaminare se è avanzata o meno nella direzione del to, potremmo semplificare la questione in questo
progresso, progresso riferito non tanto allo sviluppo modo: ha un carattere progressivo o progressista un
delle forze produttive ma piuttosto a un “divenire”, al processo o progetto di riformismo sociale che ampia i
cammino verso la vittoria definitiva delle classi su- margini di accumulazione di forza politica delle clas-
balterne, secondo un’accezione socio-politica e sogget- si subalterne e non implica misure profondamente
tiva della progressività11. Per questa qualità retro- reazionarie sul piano delle libertà politiche che li ri-
spettiva del concetto, a differenza delle conclusioni duce, mentre sono regressivi progetti o processi che
alle quali giunge rispetto al XIX secolo, dubita della combinano riforme con alti livelli di repressione o che,
portata storica e del carattere rivoluzionario-passivo per mezzo delle riforme, cercano e riescono a inter-
del fascismo o dell’americanismo, in quanto non può rompere il processo verso l’autonomia integrale dei
dare una risposta definitiva sull’epoca in corso e, per- subalterni.
tanto, valutarne definitivamente il carattere progres- In questa ottica, sarebbe possibile distinguere
sivo o regressivo. Per questo Gramsci si domanda se eventuali momenti o passaggi in cui prevale l’elemen-
l’americanismo riuscirà a marcare una epoca, ovvero to progressivo o regressivo e viceversa, che dipenden-
svilupparsi come rivoluzione passiva (Q 22, 1, 2140) do dalla contesa rispetto alla definizione del progetto e
così come si domanda se il fascismo sarà la forma del- il suo orientamento tra settori e interessi progressisti
la rivoluzione passiva del XX secolo come il liberali- e conservatori che convivono e si confrontano all’inter-
smo lo è stato nel XIX (Q 8, 236, 1089). no dei blocchi e alleanze politiche e sociali che sosten-
Il criterio della progressività consiste quindi nel gono e sospingono i progetti-processi di rivoluzione
valutare la direzione, l’orientazione, il “senso storico”, passiva. In questo senso, progressivo e regressivo sono
di una rivoluzione passiva che aiuti, favorisca o sfa- tendenze sempre presenti che si combinano in configu-
vorisca una soluzione o un’altra, una forza socio-poli- razioni e passaggi di diverso segno e orientamento che
tica o altra, permetta o faciliti un passo verso la co- marcano dinamiche diverse e cambianti.
struzione di una egemonia, il che, nell’ottica delle In ogni caso, sul terreno dei rapporti di forze, la
classi subalterne, non equivale strettamente a una questione della conformazione della soggettività po-
vittoria politica immediata, la rottura definitiva del litica e il protagonismo delle classi subalterne diven-
“farsi Stato”, ma può o deve includere accumulazioni ta la variabile centrale e discriminante in ultima
più o meno molecolari di medio e lungo termine. istanza, spostando in secondo piano il tema delle
Un riformismo smobilitante, una rivoluzione riforme socio-economiche che appare piuttosto come
passiva, cerca di neutralizzare il potenziale rivoluzio- costante, una costante che, in effetti, attraversa espe-
nario attivo, opera una ri-subalternizzazione che im- rienze socio-politicamente diverse come il New Deal
plica una regressione. Allo stesso tempo, nella misura e il fascismo e tante altre dei decenni successivi fino
in cui le riforme includono rivendicazioni dal basso e ai giorni nostri.
in quanto, come segnala Gramsci, l’antagonismo di- In conclusione, per Gramsci la progressività è
venta irriducibile dal 1870, si tratta di un processo che legata alla vittoria politica e non allo sviluppo delle
sposta in avanti il conflitto. E questo spostamento è og- forze produttive, alla diminuzione della distanza tra
gettivamente progressivo in quanto implica nuovi sce- classi subalterne ed egemonia, una distanza che si
nari storici nei quali, non solo non si dissolve l’antago- può coprire solo con una costruzione soggettiva, di at-

11) Gramsci problematizza in effetti l’idea di progresso in senso


umanista ricorrendo al concetto di divenire (Q 10, 48, 1335-1338).
Massimo Modonesi 90

tivazione di massa, che sorge nella subalternità, pas- Roma, Derive-approdi.


Burgio, Alberto 2014, Gramsci. Il sistema in movimiento, Roma,
sa per l’antagonismo e l’autonomia. La misura ulti- Derive-approdi.
ma è dunque soggettiva, legata all’azione politica, an- Coutinho, Carlos Nelson 2007, L’epoca neoliberale: rivoluzione pas-
titetica alla passività e alla subalternità. Una costan- siva o controriforma?, in Critica Marxista, n. 2.
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te che attraversa l’opera di Gramsci, segna il concet- mo en Gramsci, en Dora Kanoussi y Javier Mena (comps.) Fi-
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Edizioni Dedalo www.edizionidedalo.it

Wernher von Braun


Progetto Marte
Storia di uomini e astronavi
edizione italiana a cura di Giovanni Bignami

Un racconto scritto nel 1949 e finora inedito: von Braun ci fa viaggiare su Mar-
te, oggi più che mai prossima meta dell’esplorazione spaziale.
La storia della medicina raccontata attraverso il suo rapporto con la religione
e la Chiesa, in un complesso e controverso intreccio di pratiche scientifiche e
questioni etiche in cui è la natura stessa dell’uomo al centro del dibattito.