Sei sulla pagina 1di 6

27 Novembre 2019

Gli ultravioletti solari e gli occhi. Brevi considerazioni eretiche.


Perché si dice necessario l’utilizzo degli occhiali con filtri UV?
c

La domanda, che attende risposta, è la seguente:


cosa ha indotto oculisti e coerentemente ottici e industrie del settore ad
affermare che il processo naturale che ha portato alla generazione di
questo organo, ovvero le emissioni del sole, sia divenuto dannoso per
l’organo visivo?
c

Esperienza personale e nuovi studi (con riferimenti): gli occhi miopi


traggono beneficio dagli UV.

Breve premessa.

Le seguenti considerazioni sono state proposte nelle scorse settimane a 2


canali web che si occupano criticamente di argomenti di norma considerati
inconfutabili (questi ultimi facenti quindi parte della ortodossia o mainstream
come si usa dire ultimamente) per scrutarne gli aspetti da nuove visuali e per
tali motivi vengono spesso etichettati come propagatori e/o promotori delle
cosiddette bufale.
Inaspettatamente, per motivi su cui sorvolo, da parte di uno dei due soggetti,
che, ripeto, intendono farsi portatori di nuove visioni e di libertà, non è stato
mostrato interesse (mi limito a dire che le censure nel web sono molto più
diffuse di quanto si creda e le tecniche utilizzate sono raramente raffinate,
quasi sistematicamente sono accompagnate da povertà di intelligenza; d’altra
parte anche quando si tenta di mascherarsi con l’arguzia, cosa avvenuta per
uno dei miei due casi, l’effetto che si ottiene diventa paradossalmente più
grottesco).
Sono in attesa di sapere se e quando il tema verrò trattato dal secondo canale
web, solitamente pubblica tramite Youtube, quantomeno ha mostrato un
minimo interesse.
Quando si ottiene una certa visibilità, ci si dimentica che oltre alle proprie
capacità ciò che ha permesso di giungere a risultati che sino a pochi anni fa
sarebbero stati utopici è da attribuire principalmente alle persone che hanno
dato fiducia e spesso (purtroppo) incondizionatamente.
Ho quindi pensato di mettere a disposizione il breve scritto direttamente
cercando di saltare intermediari.
Propongo a chi lo leggerà di propagarlo, dopo averne verificato personalmente
la bontà (in particolare mi riferisco alle persone miopi, leggendo si capirà il
perché), come meglio crede.
Non espongo nulla di stratosferico ma penso sia un tema molto importante e
sconosciuto, il mio apporto deve essere inteso come auspicio che ognuno per
proprio conto indaghi e si faccia una propria opinione. La pretesa di avere la
verità in tasca è lungi da me.

Studiando questo tema, casualmente ne è scaturito un secondo a me sconosciuto, quello che


concerne la schermatura dalla luce blu, impiegata sempre in campo ottico per gli occhiali; anche in
questo caso avrei una personale idea da proporre sulla base di quanto ho potuto reperire da varie
fonti, magari lo farò ma con altro breve scritto anch’esso privo di pretenziosità.

------------------------

Goethe diceva che se l'occhio non fosse solare, mai potrebbe percepire il sole.
Penso si debba partire da questa evidenza che sembra essere sparita dagli orizzonti di
coloro che dicono esplicitamente che i raggi UV emessi dalla radiazione solare sono
dannosi per la vista, causando cataratta e lesioni alla retina.

Si giunge sino ad esibire costernazione (Commissione Difesa Vista riportato da La Stampa


2 Agosto 2013) per i bambini dai 4 ai 10 anni che non portano gli occhiali da sole.
L’aforisma di Goethe è nello stesso tempo banale ma pure profondo, direi di tralasciare
l’ambito della seconda accezione (che porterebbe in altri campi) per opporre la prima a
coloro che asseriscono la nocività degli UV solari.

Qualche settimana fa stufo di vedere ripetere ossessivamente questa idea mi sono


impegnato nel ribattere ad un ottico, dato che di questo argomento (e pure di quello più
recente concernente le emissioni delle luci artificiali nel blu) sostanzialmente non si
discute, con le mie limitate capacità e superando almeno un poco la pigrizia ho cercato di
portare nuove argomentazioni che controbattano il pensiero unico.
Dato che il tema è pressoché sconosciuto, vorrei riprenderlo in modo che raggiunga più
persone e nel mio piccolo contribuire almeno a promuovere una conoscenza maggiore
della questione.

Cosa significhi la frase di Goethe, sul piano che a noi interessa, a me è sempre sembrato
lampante, in questo contesto sta a significare che l’occhio deve la sua realtà per come è,
per come si è conformato, sulla base di istruzioni che gli sono giunte - e gli giungono -
dalla preesistente luce solare.

Ora, la logica domanda conseguente al dogma degli occhiali da sole e di quelli per
correggere difetti visivi che sempre integrano filtri UV è:
quale tipo di cambiamento c’è stato nell’uomo o nella luce solare che gli giunge per potere
asserire che la porzione di raggi UV che arrivano alla suo organo sono nocivi?

Ovviamente non vediamo gli UV (si parla della porzione di spettro ultravioletti che giunge
sino a terra), la nostra sensibilità li esclude, anche se questi non giungono alla retina
volente o nolente cornea e cristallino li ricevono e li bloccano.
Quindi, ci si chiede cosa possa essere avvenuto in questi ultimi decenni che possa aver
indotto oculisti e coerentemente ottici e industrie del settore ad affermare che un processo
naturale che ha portato alla generazione di questo organo sia divenuto dannoso.
Potrebbe esserne la causa la riduzione dell’ozono nella stratosfera?
Da wikipedia: “Lo strato di ozono funge da filtro per le radiazioni ultraviolette: infatti
assorbe del tutto la loro componente UV-C, e per il 90% la UV-B. Gli UV-A non risentono
molto dell'atmosfera, ma d'altronde sono poco attivi biologicamente. Quindi la dose di
radiazioni UV-B che raggiunge la superficie terrestre dipende inversamente dalla
concentrazione di ozono in alta atmosfera”.

Il problema pare non sussistere per tre ragioni, la terza la decisiva:


- interessava sostanzialmente le regioni polari;
- si sta ricomponendo;
- dallle informazioni che ho potuto reperire alle nostre latitudini lo strato di ozono anche nei
decenni scorsi è rimasto inalterato.

Allora cos’altro può essere avvenuto? La domanda attende una risposta.

Perché, se mi dici che utilizzare i piedi scalzi per camminare procura dolore e veschiche
nelle prime settimane, posso evidentemente concordare per il semplice fatto che
solitamente deambulo con le scarpe ed il piede non è più adatto a sopportare attriti e
sollecitazioni dirette col terreno (anche se di terreni ce n’è di diversi tipi); parallelamente se
mi dici che devo indossare occhiali per evitare che gli occhi vengano raggiunti dagli UV, mi
devi fornire una ragione e che sia altrettanto palese.
Ragionevolmente comprendo che camminare o trovarsi per ore su terreni riflettenti (ad es.
nevai o spiagge quarzose) in piena luce solare può provocarmi danni alla vista, perchè
l’intensità viene amplificata, ma si tratta di condizioni estreme e relativamente rare, e
comunque il mio sistema visivo mi mette autonomemente in allarme col fastidio che provo.

Tralasciando la prima causa da cui è scaturita questa concezione, ovvero che gli
ultravioletti causano danni all’occhio, che varrebbe la pena di indagare (mi pare che Fabio
Marchesi abbia formulato una ipotesi che contrasta ciò in una parte di un suo libro
pubblicato nel 2002, La luce che cura), ci si chiede: perché le tre categorie sopra citate
paiono non mostrare alcun interesse a riguardo oppure esibiscono irrisione e l’ormai
oscena tecnica del discredito preventivo?
E ancora, perché martellano sistematicamente sull’uso di occhiali da sole e di lenti per
correzione di difetti visivi, anche di lieve entità, da utilizzare sempre proprio per la
schermatura dagli UV? (lenti per correzione miopia privi di filtri UV pare siano una
chimera).

La risposta come spesso accade direi che può non essere univoca:
1- qualcuno ha compreso che ciò arreca vantaggio economico (ciò non significa che vi sia
stata una pianificazione sin dall’inizio, a mio parere rarissimamente è possibile immettere
nella società una idea priva di fondamento e farla attecchire per cosi dire a freddo, questo
è uno degli errori di giudizio che vedo più frequentemente e che porta persino ai deliri,
l’estrema complessità delle società impedisce tali eventuali interventi drastici che non
hanno sufficiente forza per imporsi anche se calati dall’alto; cosa assai diversa invece è il
considerare la possibilità di cavalcare ciò che già esiste per trarne benefici, ed infatti le
manipolazioni di una certa entità possono attecchire solo su preesistenti strutture,
modificandole più o meno lentamente ma mai inventandosele di sana pianta).
2- qualcuno ripete pedissequamente quel che gli è stato insegnato.
Entrambi i punti confermano l’estrema difficoltà, in ogni campo umano, dell’affermazione
della parola “verità”, cosa che permette privilegi a discapito del benessere diffuso.
Di più, si deduce pure che supportare un pensiero che non si è analizzato può avere due
valenze: - se si è casualmente nella posizione “giusta” apporta benefici; - se ci si trova
nella posizione “sbagliata”, svantaggi.
Senza considerare che la cristallizzazione di una presunta verità blocca l’emergere di altre
che potrebbero superare la prima; destabilizzazione che con evidenza il sistema vigente
deve evitare.
Quindi cosa sto cercando di dire? La mia ipotesi è che un’idea che si è per qualche motivo
andata affermando si è dimostrata favorevole agli aspetti economici delle tre categorie
citate. Il giro di affari è – basta pensarci un momento – vertiginoso.

Quali sono gli indizi che mi hanno portato a pensare che gli UV non sono deleteri?
Sono due.
1- Sono miope, ho constatato personalmente come, trascorrendo almeno mezzora
all’aperto col sole e senza occhiali, la vista ne tragga beneficio, ovvero riduca il difetto
miopico espresso in diottria di circa 0,20, riportando la capacità visiva al corrispettivo
grado di correzione degli occhiali a me adatto che stavo utilizzando e che non permetteva
più la nitida capacità di messa a fuoco (cosa che ho scoperto autonomamente e solo dopo
decenni di uso degli occhiali, sic); questo piccolo ma tangibile recupero ha una durata
variabile che dipende proprio dal sistematico esporsi alla luce solare (certo, non diretta
osservando il sole) e dal tempo trascorso al chiuso e alle luci artificiali (qui si aprirebbe il
secondo capitolo a cui facevo cenno in precedenza e che qui non tocco), oltrechè al
tempo davanti a dispositivi come computere e smartphone.
2- Ci sono degli studi che confermano questa “inaudita” idea (qualche riferimento lo metto
più sotto).
In altre parole:
- se io, forse per cause o concause imprevedibili e magari che neppure dipendono da me,
prendo un’idea scientifica (che magari in quel dato momento poteva pure essere ritenuta
genuina e scevra di tendenziosità) o presunta tale e la veicolo con diverse modalità e così
facendo implicitamente mi certifica come tecnologicamente avanzato, e dunque inizio a
produre lenti che bloccano cose che farebbero male (UV) e perciò correggo addirittura I
presunti errori della natura, ottengo già un primo non indifferente successo per la
propagazione dei miei prodotti (e induco, senza possibilità di sopravvivenza in caso
contrario, la concorrenza a seguirmi, per cui il campo di azione viene uniformato);
- se poi questa idea contiene in sé un errore, ovvero concorre alla progressione della
miopia, i vantaggi economici a discapito della salute diventano esponenziali (molteplici
costi derivanti da visite, ssn o privati + molteplici costi derivanti da sostituzioni occhiali =
molteplici costi derivanti dalle decuplicate dipendenze dal trio oculisti-ottici-industrie) e non
ho alcun interesse a sapere se ciò sia vero nè voglio promuovere degli studi in merito,
anzi, farò di tutto per continuare a propagare la prima idea.

Indico di seguito alcune ricerche recenti e includo brevi stralci, concernono la miopia e le
frequenze UV; le ho trovate con una breve ricerca poco tempo fa e non ho più
approfondito, cosa che varrebbe la pena fare.
Per quel che ho potuto capire, esprimono in modo chiaro e netto che gli UV
contrariamente a quel che attualmente si crede hanno una funzione positiva, e in alcuni si
giunge sino ad affermare che avviene un processo che blocca la progressione della
miopia (vedere gli ultimi 2 della lista). Per evitare fraintendimenti, in queste due ultime
ricerche si parla di “luce viola”, o almeno è così che il traduttore automatico traduce, ma
viene pure specificato che il range è tra 360–400 nm, quindi si tratta proprio di ultravioletto,
di tipo UV-A (peraltro la totalità degli UV-C e il 95% degli UV-B è filtrato e non giunge a
terra).
Certo, ci sono altri elementi che sono da prendere in considerazione, l’alimentazione
pessima certamente incide, l’alimentazione che conserva la salute della vista (luteina e
zeaxantina, ecc) e che da decenni è umiliata a causa del potere persuasivo delle industrie
alimentari che propongono roba da magiare di infimo livello, lo stress, la focalizzazione per
lunghi periodi a brevi distanze e solo per brevissimo tempo a medie/lunghe, cose che non
sono certamente secondarie e dovrebbero essere ulteriormente indagate. Utile anche la
ginnastica oculare con cui si ottengono risultati sorprendenti e che conosco solo
superficialmente (c’è un sito gestito da Arianna Piva che ne parla diffusamente).
Resta il fatto che il tema centrale di questa mia breve riflessione viene solitamente
sistematicamente snobbato o, quando proprio non è possibile scansare i dubbi che
qualcuno accenna, si giunge alle solite metodologie (discredito, derisione, ecc); cosa che
desta quantomeno sospetti. Innegabilmente si mette in luce un problema a cui non si
vuole mettere mano.

Una ricerca pubblicata a Gennaio 2017, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27918775


Estratto:
….L'aumentata esposizione ai raggi UVB era associata a ridotta miopia, in particolare
nell'adolescenza e nella giovane età adulta…

Ricerca pubblicata in data 1-6-15 (quasi superfluo dire che non amo si utilizzino animali per
esperimenti)
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4451516/
Estratto:
L'esposizione alla luce solare riduce il rischio di miopia nelle scimmie Rhesus.

Ricerca del 2103;


https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23462271?dopt=Abstract&holding=npg
Estratto:
L'attività all'aperto durante la ricreazione riduce l'insorgenza e la progressione della miopia nei
bambini a scuola.
...Dopo 1 anno, la nuova insorgenza della miopia è stata significativamente inferiore nel gruppo
ROC rispetto al gruppo di controllo (8,41% contro 17,65% P <0,001)…

Rcerca pubblicata a dicembre 2016 qui https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5233810/


il cui titolo è (traduzione automatica):
L'esposizione alla luce viola può essere una strategia preventiva contro la progressione della
miopia.
Estrapolo ovviamente solo breve frase, a inizio testo:
Qui mostriamo che la luce viola (VL, lunghezza d'onda 360–400 nm) sopprime la progressione
della miopia.

Questa di seguito (notare anche il riferimento iniziale ad una ricerca relativa a persone giovani)
nonostante si tratti di impianti di lenti infraoculari, quindi l’occhio non è più integro, si vede
comunque come le lenti artificiali prive di filtro UV riducano l’evoluzione della miopia rispetto a
quelle con filtri UV.
Ricerca del 2017 https://www.nature.com/articles/s41598-017-09388-7?
error=cookies_not_supported&code=f09e7a9e-6dc7-4738-95be-99f0b266873a
Estrapolo (traduttore automatico):
... In precedenza abbiamo riferito che la luce viola (VL, lunghezza d'onda 360–400 nm), che è
abbondante nell'ambiente esterno, ha soppresso la progressione della miopia per le persone di età
inferiore ai 20 anni...
...In sintesi, sebbene non esistano metodi efficaci per ritardare la miopia adulta elevata e
l'allungamento della lunghezza assiale, l'introduzione dell'esposizione a VL può contribuire alla
riduzione della progressione miopica e dell'allungamento della lunghezza assiale anche per gli
adulti adulti con miopia elevata. La luce viola può essere uno dei potenti candidati per la
prevenzione della miopia, in particolare per la miopia ad alto rischio di vista...

Potrebbero piacerti anche