Sei sulla pagina 1di 172

UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI – VENEZIA

CORSO DI LINGUISTICA GENERALE


lezioni tenute dal prof. Nicola Munaro ed esercitazioni svolte dalla dott.ssa Camelia Bleotu

LINGUISTICA è la disciplina che studia le proprietà del linguaggio umano

PROPRIETA’ DEL LINGUAGGIO


A) La nozione di GRAMMATICALITA’ di una espressione linguistica corrisponde
alla buona formazione di una data espressione linguistica.

1
Se una frase è grammaticale per un parlante nativo, significa che la frase è ben
formata. Qualsiasi frase dell’italiano viene giudicata dal parlante nativo sulla base
della sua a/grammaticalità.

Es. Gianni ha telefonato a Maria per salutarla.

La gatta è andata sotto il tavolo.

presentano accordo tra soggetto e verbo a livello di numero e genere, quindi


risultano grammaticali (= ben formate);

Es. *Gianni hanno telefonato a Maria.

*La gatta è andato sotto il tavolo

presentano mancanza di accordo tra soggetto e verbo a livello di tratto di numero


(singolare/plurale) o di genere (maschile/femminile), quindi risultano agrammaticali
(= mal formate).

Le frasi agrammaticali vengono indicate con un asterisco davanti: *, ciò significa che
il parlante nativo della lingua giudica la frase come agrammaticale / malformata.

Le intuizioni sulla grammaticalità di una data sequenza di parole fanno parte della
competenza grammaticale del parlante nativo di una determinata lingua.

Ogni parlante nativo è in grado, quindi, di formulare dei giudizi di grammaticalità di


una data sequenza di parole.

Inoltre il parlante nativo riesce a cogliere delle intuizioni sull’interpretazione di una


data frase, anche a livello di contrasti sottili:

Esistono sequenze contrastive:

Es. proposizioni oggettive implicite

(1) Gianni gli ha promesso di partire.

(2) Gianni gli ha permesso di partire.


2
Le frasi (1) e (2) sembrano sequenze uguali con il solo verbo della frase principale
che cambia, potrebbero sembrare frasi sinonime, ma esiste una notevole differenza
di interpretazione: nella frase (1) è Gianni che parte, nella frase (2) è la persona
corrispondente alla 3° persona singolare del pronome indiretto a partire.

Tutti i parlanti nativi sono capaci di percepire la differenza interpretativa. Es.:

pronomi riflessivi

(1) Gianni stima se stesso.

(2) Gianni dice che Alberto stima se stesso.

Le frasi (1) e (2) sono simili, ma la frase (1) corrisponde a Gianni che si stima, se
stesso si riferisce a Gianni, mentre nella frase (2) è Alberto che stima se stesso,
corrisponde ad Alberto che si stima.

Esistono pure sequenze ambigue, nel senso che una stessa sequenza si
presta a diverse interpretazioni che il parlante nativo è in grado di
individuare facilmente.

Es.: frasi comparative

(1) Gianni stima Anna più di Maria.

Maria si presta a 2 diverse interpretazioni:

(a) Gianni stima Anna più di quanto Maria (soggetto) non stimi Anna.

(b) Gianni stima Anna più di quanto Gianni non stimi Maria (oggetto).

complementi compagnia/mezzo // specificazione/argomento

(2) La maestra ha visto l’alunna con gli occhiali.

Le interpretazioni diverse dipendono dalla diversa struttura sintagmatica


che viene assegnata alla frase:

(a) La maestra ha visto [l’alunna con gli occhiali]

La maestra ha visto l’alunna che porta gli occhiali

3
(b) La maestra ha visto [l’alunna] [con gli occhiali]

La maestra ha visto l’alunna indossando gli occhiali

complementi determinazione/argomento

(3) Alberto ha parlato con un amico di Gianni.

Le interpretazioni diverse dipendono dalla diversa struttura sintagmatica


che viene assegnata alla frase:

(c) Alberto ha parlato [con un amico di Gianni]

Alberto ha parlato con un amico che conosce Gianni

(d) Alberto ha parlato [con un amico] [di Gianni]

Alberto ha parlato con un amico riguardo a Gianni

frase interrogativa

(4) Chi ha visto Maria?

Il pronome interrogativo ha funzione di

a) soggetto (-> Maria è oggetto),

b) oggetto (-> Maria è soggetto).

Ogni parlante nativo possiede una conoscenza intuitiva implicita delle


relazioni sintattiche e semantiche che esistono nelle espressioni della sua
lingua.

Il linguista ha come obiettivo ultimo quello di fornire una descrizione


esplicita di tale competenza.

B) Il concetto di GRAMMATICALITA’ viene ora opposto al concetto di


CORRETTEZZA: sono 2 concetti

- non sovrapponibili

4
- che riflettono rispettivamente un atteggiamento descrittivo
(GRAMMATICALITA’) e un atteggiamento prescrittivo
(CORRETTEZZA) nei confronti della LINGUA.

Es.: (1) (2)

Gli ho regalato un libro Ho regalato loro un libro

A Gianni gli hanno regalato un libro Hanno regalato un libro a Gianni

Considerando le suddette coppie di frasi, da un punto di vista di grammatica


prescrittiva (che pone delle regole perentorie da seguire), si può dire che le frasi del
tipo (2) sono corrette, ma le frasi del tipo (1), da un punto di vista di grammatica
descrittiva (che considera tutti i registri linguistici), sono comunque frasi
grammaticali del registro colloquiale.

Il linguista si pone degli obiettivi a livello di grammatica descrittiva, vuole

descrivere la lingua senza porre delle regole di natura prescrittiva.

C) Altra distinzione basilare è quella tra GRAMMATICALITA’ e


ACCETTABILITA’: si possono avere

a) sequenze agrammaticali, cioè mal formate oppure

b) sequenze grammaticali, quindi ben formate, alle quali però non si riesce ad
associare un significato (= strutture anomale = inaccettabili), che a loro
volta possono essere di natura

1) semantica: le strutture semanticamente anomale sono tali


indipendentemente dal contesto in cui vengono enunciate, in quanto

a) esprimono situazioni che sono difformi dalla visione del mondo degli
esseri umani parlanti la lingua:

5
es.: Un tulipano onesto è sempre il migliore amico (dove vengono
attribuiti dei sentimenti a un essere inanimato diversamente da quanto
succede nella realtà)

b) sono contraddittorie:

es.: Antonio ha ucciso la lucertola, ma la lucertola non è morta (dove


viene affermata una realtà, che viene subito smentita da quanto
segue) Colourless green ideas sleep furiously (del linguista Noah
Chomsky) dove la contraddizione semantica è tra colourless e green tra
colourless e ideas (attribuzione a cose astratte di un colore) tra ideas e
sleep (attribuzione a cose astratte di caratteristica umana) tra sleep e
furiously (contrasto semantico)

2) pragmatica: le strutture pragmaticamente anomale sono tali rispetto al


contesto comunicativo in cui vengono espresse:

es.: A: Come stai?

B: Domani è sabato.

(dove al parlante A viene data una risposta di B che non risponde alla
domanda che A ha posto).

E’ solo il contesto che dice se una struttura è pragmaticamente anomala.

Quindi

GRAMMATICALITA’ ACCETTABILITA’

possono non coincidere.

D) C’è contrasto tra le nozioni di


COMPETENZA ESECUZIONE

= la conoscenza inconscia di un = l’utilizzazione effettiva della

6
parlante nativo della propria lingua. lingua in situazioni comunicative

E’ un sistema interiorizzato concrete.

di regole e principi E’ un sistema esteriorizzato

che il parlante nativo che il parlante nativo


consciamente applica.
inconsciamente conosce.

Alla nozione di competenza Alla sfera della esecuzione

è direttamente connessa la pertiene il concetto di

nozione di grammaticalità: accettabilità:

una struttura è a/grammaticale così come esistono strutture e

rispetto alla competenza del sequenze grammaticali anomale,

parlante nativo di una lingua. quindi inaccettabili, allo stesso

modo esistono strutture e

sequenze agrammaticali, mal

formate, ma comprensibili in un

dato contesto, in quanto nel

parlare si possono commettere

errori dovuti alla fretta o alla

stanchezza, quindi
l’esecuzione può diventare un riflesso imperfetto della competenza:

Es.: *Ho intenzione … parlare con loro (il parlante dimentica la preposizione,
ma l’udente capisce comunque ciò che il parlante vuole dire)

*Perché non lo … telefoni? (il parlante aveva in mente di dire Perché non lo
chiami? ma poi cambia il verbo della frase, ma si capisce lo stesso)
7
*Viene anche … i miei genitori (il parlante aveva in mente un soggetto
singolare, poi realizza che il soggetto è plurale e lo cambia dopo avere già
espresso il verbo, ma è sempre una frase comprensibile)

Trattasi di frasi agrammaticali, ma sono accettabili in un determinato contesto


orale, in quanto comprensibili.

Questa possibilità di avere sequenze grammaticali inaccettabili e

sequenze agrammaticali accettabili è dovuta alla distinzione tra due ambiti


diversi quali COMPETENZA (= sistema interiorizzato di regole e principi) e
ESECUZIONE (= uso effettivo della lingua in situazioni comunicative concrete).

INNATISMO
INNATISMO = ipotesi concettuale che prevede che il linguaggio è il prodotto di
un sistema cognitivo collocato in una specifica area del cervello umano.
L’apprendimento di una lingua è, pertanto, una capacità geneticamente
determinata come innata per tutti gli esseri umani.

In particolare, secondo tale ipotesi, gli esseri umani sono geneticamente


dotati di un meccanismo di acquisizione del linguaggio
(language acquisition device = LAD), ma, affinchè tale meccanismo sia
attivato, esso ha bisogno di uno stimolo esterno (= materiale linguistico a
cui il bambino è esposto durante la sua prima infanzia -> corpus). Se un
bambino per qualsiasi motivo viene tenuto lontano dalla società e reinserito
8
dopo la pubertà, questo individuo si rivelerà incapace di acquisire una
lingua come materna. Seguono gli argomenti a favore dell’INNATISMO:

a) Il processo di acquisizione del linguaggio è specifico della specie umana:


tutti gli esseri umani possiedono questa predisposizione ad acquisire una
lingua indipendentemente dal grado di intelligenza;

b) Il processo di acquisizione del linguaggio ha natura inconscia ed


involontaria: il bambino impara a parlare senza accorgersene e senza
volerlo;

c) Il processo di acquisizione del linguaggio è rapido e facile: la fase critica


dell’acquisizione del linguaggio in cui il bambino fissa le basi del sistema
grammaticale della lingua avviene durante l’infanzia tra i 2 e i 6 anni, la
capacità di acquisizione del linguaggio continua fino alla pubertà, quindi
fino a 12-13 anni, dopo di che diventa impossibile acquisire una lingua
come materna.

Il processo di acquisizione del linguaggio avviene senza sforzo da parte del


bambino durante i 3 – 4 anni in cui il bambino acquisisce la lingua a cui è
esposto.

d) Il processo di acquisizione del linguaggio è uniforme nelle fasi di


acquisizione: tutti i bambini attraversano nel corso del processo di
acquisizione del linguaggio le medesime fasi ed arrivano ad elaborare una
stessa grammatica finale, nonostante siano stati esposti ad esperienze
linguistiche diverse (in quanto nessun bambino può avere sentito le stesse
frasi di un altro bambino) e a un corpus linguistico diverso e che
l’esperienza linguistica possa essere imperfetta (in quanto il bambino può
essere stato esposto a frasi agrammaticali con errori da parte dei parlanti);

e) il linguaggio è codificato in un modulo cognitivo specifico del cervello


umano: ciò è dimostrato dalle patologie del linguaggio, cioè dai particolari
disturbi del linguaggio, che insorgono quando sono danneggiate
determinate aree specifiche: al danneggiamento di aree specifiche
corrispondono problemi linguistici specifici;

9
f) il processo di acquisizione del linguaggio è possibile sempre e soltanto se
c’è uno stimolo esterno che attiva il meccanismo di acquisizione del
linguaggio, anche se tale stimolo è povero: la competenza linguistica del
bambino è sottodeterminata rispetto al corpus linguistico a cui il bambino
stesso è esposto: nell’ipotesi in cui il bambino imparasse per imitazione,
non sarebbe possibile spiegare la competenza che il bambino sviluppa
basandosi sulle frasi a cui è stato esposto durante gli anni critici
dell’acquisizione del linguaggio. A ciò si collega il concetto di creatività (= la
capacità del bambino di comprendere e produrre frasi grammaticali mai
sentite prima), concetto che mostra chiaramente che il bambino non può
imparare la lingua per imitazione, in quanto, in tale ipotesi, non saprebbe
ricreare frasi nuove, che non avesse sentito in precedenza, ma si
limiterebbe a ripetere a pappagallo quanto ha già sentito. In realtà il
bambino fa molto di più: sulla base dei dati a cui è stato esposto, astrae
delle regole e sulla base di tali regole elabora anche frasi nuove.

Si ribadisce che esiste sì un meccanismo di acquisizione del linguaggio,


codificato a livello cognitivo, ma che, senza uno stimolo esterno, la
capacità di acquisire la lingua si atrofizza dopo una certa età.

EVIDENZA: insieme di elementi a cui è esposto il bambino nel processo


dell’acquisizione del linguaggio. Si distingue in

a) evidenza positiva: insieme delle frasi a cui è stato esposto il bambino


durante il proprio processo di acquisizione del linguaggio, cioè il corpus di
determinate strutture linguistiche che il bambino sente pronunciare
intorno a sé;

b) evidenza negativa: insieme delle strutture a cui il bambino non viene


sottoposto o sottoposto forzatamente: questa può essere

1) evidenza negativa diretta: correzione degli errori nel bambino da


parte degli adulti quando dicono: non si dice così, devi dire in questo
altro modo (anche se si ritiene che svolga un ruolo molto marginale
nell’acquisizione del linguaggio, in quanto si valuta che i bambini
siano piuttosto indifferenti alle correzioni fatte);

10
2) evidenza negativa indiretta: mancata attestazione di determinate
strutture, cioè il fatto che una determinata struttura non viene mai
realizzata, per cui i bambino non viene mai esposto ad essa.

La conclusione è che il bambino apprende il linguaggio soprattutto grazie


all’evidenza positiva, ovvero al corpus linguistico a cui è esposto nel periodo critico.

L’ipotesi, dunque, che la competenza linguistica sia innata spiega perchè il bambino
apprende il linguaggio

3) in un periodo relativamente breve,

4) in modo inconscio e involontario,

5) senza sforzo e

6) con uniformità delle fasi di acquisizione.

GRAMMATICA UNIVERSALE: PRINCIPI e PARAMETRI


La CAPACITA’ o FACOLTA’ del LINGUAGGIO (= language acquisition) tende a
coincidere con il concetto di GRAMMATICA UNIVERSALE (= universal grammar), in
quanto condivisa da tutti gli essere umani. LA G.U. si compone di 2 serie di

1) Principi chiusi o invarianti (= comuni a tutte le lingue), che sono:

a) strutturazione interna: i costituenti o sintagmi di tutte le lingue


dispongono di uno schema a struttura stratificata interna (secondo la
teoria X-barra) in cui esiste un livello

11
X = categoria grammaticale

YP (specificatore) (nome, aggettivo, verbo)

Intermedio X’ = X con barra dove ‘ = barra

ZP (complemento)
massimale XP = X phrase (=sintagma) in cui minimale X° = X con 0

dove ° = testa

del sintagma

b) ricorsività: tutte le lingue hanno la possibilità di formare delle frasi di


lunghezza indefinita, potenzialmente illimitata, includendo una frase
dentro l’altra:

Credo [che Paolo sia partito]

Credo [che Mario pensi [che Paolo sia partito]]

Credo [che Mario pensi [che Giorgio abbia detto [che Paolo sia
partito]]]

12
E venne l’acqua [che spense il fuoco [che bruciò il bastone [che picchiò
il cane [che morse il gatto [che si mangiò il topo [che al mercato mio
padre comprò]]]]]] (da Angelo Branduardi, cantautore)

c) dipendenza dalla struttura sottostante: tutte le operazioni grammaticali


sono dipendenti dalla struttura astratta sottostante che si ipotizza
esista al di là della sequenza lineare degli elementi:

Mary has bought the book. Frase dichiarativa inglese

Has Mary bought the book? Frase interrogativa inglese

Per formulare la regola di formazione della frase interrogativa, si può in


1° ipotesi prendere il 2° elemento della frase e metterlo in 1° posizione.
Questa regola, per quanto superficiale, dà un risultato corretto.

Ma se si prende una frase dichiarativa un poco più complessa: Mary’s

brother has bought the book

l’applicazione della regola primordiale fa spostare il 2° elemento in 1°


posizione

*Brother Mary’s has bought the book?

ma non produce una frase interrogative corretta. Se per avere una frase
interrogativa corretta, va spostato in 1° posizione il 3° elemento:

Has Mary’s brother bought the book?

l’esistenza di un sintagma ancora più complesso

Mary’s brother-in-law has bought the book

mostra che lo spostamento del 3° elemento *In

Mary’s brother-law has bought the book

produce di nuovo una frase agrammaticale.

Tutto questo per dire che non si deve fare riferimento all’ordine lineare
degli elementi della frase, ma alla struttura sottostante della frase,

13
quindi ogni operazione grammaticale è sensibile alla struttura
sottostante dell’enunciato.

La regola corretta è quindi: prendere il verbo ausiliare e spostarlo


davanti al soggetto: Has Mary’s brother-in-law bought the book?

2) Principi aperti o variabili (= definiscono le possibilità di variazione tra le lingue)


= Parametri (= i cui valori positivi/negativi viene fissato dal bambino nel
periodo dell’acquisizione del linguaggio sulla base dei dati a cui è esposto),
che sono:

a) Parametro del soggetto nullo (pro-drop): distingue tra lingue in cui il


soggetto va obbligatoriamente espresso e lingue in cui il soggetto
può rimanere inespresso foneticamente: verbi transitivi
italiano inglese

Maria parla spagnolo Mary speaks Spanish

Ø Parla spagnolo *Speaks Spanish

dove il soggetto viene dove il soggetto viene


obbligatoriamente espresso
ricostruito sulla base del contesto
verbi metereologici

italiano inglese

Nevica It is snowing

*Esso nevica *is snowing

dove il soggetto lessicale deve dove il soggetto lessicalmente

essere obbligatoriamente sotteso realizzato è il pronome espletivo


Una proprietà sintattica che si correla direttamente alla possibilità di
lasciare il soggetto pre-verbale vuoto è la possibilità di avere un
soggetto-post verbale libero:

italiano inglese

Sono arrivati i tuoi amici Your friends arrived


14
I tuoi amici sono arrivati *Arrived your friends

There arrived your friends

Il soggetto è libero di Occorre aggiungere un soggetto

trovarsi prima o dopo il verbo espletivo che marca la posizione di

soggetto pre-verbale.

Il soggetto effettivo è in posizione


post-verbale, ma un soggetto
espletivo va in posizione pre-
verbale.
La proprietà dell’inversione libera del soggetto è correlata
direttamente al parametro del soggetto nullo. Si è rilevato che nelle
lingue nelle quali il soggetto può essere foneticamente irrealizzato è
possibile invertire liberamente il soggetto. Nel periodo cruciale
dell’acquisizione del linguaggio il bambino fissa un valore positivo o
negativo per questo parametro, cioè inconsciamente decide se la sua
lingua è a soggetto nullo oppure no, in base ai dati a cui è esposto.

b) Parametro del movimento degli elementi interrogativi: distingue tra lingue


Italiano francese

Dalla frase dichiarativa Dalla frase dichiarativa

Stai mangiando una mela. Tu manges une pomme

si crea la frase interrogativa si crea la frase interrogativa

Cosa stai mangiando? Tu manges quoi?

muovendo l’oggetto post- senza muovere l’oggetto

-verbale in posizione iniziale post-verbale in posizione iniziale


In italiano gli elementi interrogativi

(cosa, dove, quando, perché)

si spostano in posizione iniziale.

15
Inglese

Dalla frase dichiarativa

You are eating an apple si crea la

frase interrogativa What are you

eating? muovendo l’oggetto post-

-verbale in posizione iniziale.

A seconda dei dati a cui il bambino è esposto, fisserà un valore positivo


o negativo per il parametro rilevante;

c) Parametro dell’ordine verbo-complemento: distingue tra lingue

italiano tedesco

In In

Voglio leggere il libro Ich will das Buch lesen

l’oggetto segue il verbo lessicale l’oggetto precede il verbo lessicale

Ho letto il libro Ich habe das Buch gelesen

l’ordine è verbo + oggetto l’ordine è oggetto + verbo

lessicale inglese

I want to read the book I have read

the book l’ordine è verbo e oggetto

che segue

Anche questo tipo di variazione rientra nel concetto di parametro, che


in questo caso è l’ordine relativo tra verbo lessicale e complemento. Il
bambino sarà in grado di fissare un valore positivo o negativo rispetto a
tale parametro.

16
La sostanza del processo di acquisizione del linguaggio:
Il bambino è esposto a un dato corpus linguistico

(= i dati linguistici che sente intorno a sé) (=

ESPERIENZA di L = lingua particolare) = il bambino fa

una certa esperienza di una data lingua ->

Tale esperienza innesca il processo della FACOLTA’ del LINGUAGGIO (=


Grammatica Universale):

l’interazione tra Esperienza di una Lingua e Facoltà del Linguaggio dà


come risultato l’ELABORAZIONE di una GRAMMATICA di L.

La grammatica di una lingua che il bambino riesce a sviluppare con la


sua competenza linguistica è il risultato di una facoltà del linguaggio
codificata a livello cognitivo e attivata tramite l’esperienza.

Il bambino è esposto a delle frasi di una lingua, queste frasi attivano la


sua facoltà del linguaggio e attraverso il complesso sistema della
Grammatica Universale formato di parametri e principi, il bambino
riuscirà ad elaborare la grammatica di quella particolare lingua.

Secondo l’ipotesi innatista, il linguaggio umano corrisponde a una


facoltà cognitiva innata che permette al bambino di elaborare di una o
più lingue naturali.

Il concetto di Grammatica può avere 2 diverse accezioni all’interno della


Teoria Generativa del Linguaggio. La Grammatica può indicare

1) la competenza linguistica del parlante nativo;

2) la rappresentazione teorica elaborata dal linguista che descrive tale


competenza.

Il concetto è bivalente.

17
Il linguista ha l’obiettivo di riuscire a formulare una
rappresentazione teorica della competenza linguistica del parlante
nativo.

Tale obiettivo può verificarsi a 2 livelli di adeguatezza:

a) descrittiva = il linguista riesce ad esprimere se una data stringa di


parole è grammaticale in una determinata lingua ovvero il
linguista è in grado di dire se un dato enunciato è grammaticale o
meno in una data lingua;

b) esplicativa = il linguista arriva a spiegare il perché di una data


struttura sintattica, ovvero perché le regole che vi si trovano
sono quelle attestate.

COMPONENTE FONOLOGICO della GRAMMATICA

18
FONETICA = settore della grammatica che studia le caratteristiche
fisiche dei suoni usati nelle lingue naturali. In particolare studia il modo in cui i suoni
vengono usati nelle lingue naturali per trasmettere dei significanti. Si distinguono
all’interno della fonetica tre sottosettori:

a) fonetica articolatoria = studia il modo in cui vengono


articolati i suoni, ossia il modo in cui l’apparato fonatorio
viene utilizzato dal parlante per la produzione dei suoni
della lingua;

b) fonetica acustica = studia le proprietà dell’onda sonora che


trasmette il messaggio;

c) fonetica uditivo-percettiva = studia il modo in cui il suono


viene percepito ed elaborato dall’ascoltatore.

FONOLOGIA = settore della grammatica che studia l’aspetto mentale dei


suoni usati nelle lingue naturali. In particolare studia il modo in cui i suoni
vengono usati nelle lingue naturali per trasmettere dei significati.

Ogni enunciato di una lingua può essere scomposto in una sequenza di parola
e a sua volta ciascuna parola al suo interno può essere scomposta in singoli
segmenti sonori.

Quindi il linguaggio umano è composizionale, perché il parlante, combinando i


suoni in vari modi, può esprimere un numero alto di significati.

I problemi che nascono con il sistema di TRASCRIZIONE TRADIZIONALE


possono essere risolti adottando un altro tipo di ALFABETO.
Nell’alfabeto latino utilizzato dalla lingua italiana

19
1) 1 stesso grafema (= simbolo grafico che si indica tra
parentesi uncinate < >) può rappresentare 2 suoni
diversi in 2 parole diverse. Es.:

<e>

stella medico

e chiusa e aperta

<c>

casa cima

c c

<g>

gatto giallo

g g

<o>

foro polo

o chiusa o aperta

Il sistema di trascrizione tradizionale propone una prima ambiguità.


20
2) Esiste il caso opposto sempre ambiguo nello stesso
sistema di trascrizione:

1 o 2 grafemi diversi possono rappresentare lo stesso suono in parole diverse. Es.:

quale scuola

<q> <c>

stesso suono

gara ghiro

<g> <gh>

stesso suono

caro chiostro

<c> <ch>

stesso suono

3) 2 grafemi possono corrispondere a 1 solo suono. Es.:

scivolo

<sc>

1 suono

aglio <gl>

1 suono

21
ragno

<gn>

1 suono

4) Esiste il caso opposto sempre ambiguo nello stesso sistema di trascrizione:

1 singolo grafema può corrispondere a 2 suoni. Es.:

xilofono

<x>

2 suoni

Esiste una serie di discrepanze tra i simboli grafici usati e i suoni che
vengono indicati con questi simboli grafici.

Per ovviare ai problemi dei sistemi di trascrizione tradizionali è stato


elaborato un alfabeto con corrispondenza biunivoca tra simboli e suoni,
nel quale ad ogni simbolo corrisponde un solo suono e ad ogni suono
corrisponde un solo simbolo = Alfabeto Fonetico Internazionale (= IPA
acronimo di International Phonetic Association).

L’alfabeto è composto da simboli che vengono utilizzati per fare


riferimento ai suoni di una lingua naturale.

APPARATO FONATORIO
La maggior parte dei suoni sono prodotti dal parlante sfruttando il flusso di
aria che esce dai polmoni durante la espirazione (= FLUSSO POLMONARE
EGRESSIVO = diretto verso l’esterno). Questo flusso d’aria sale dai polmoni
ai bronchi, alla trachea, fino alla laringe, all’interno della quale si trova la
glottide, un organo che contiene due membrane muscolari, le corde
vocali, che possono trovarsi accostate o distanziate: quando sono
accostate, vibrano con il passaggio dell’aria, il che produce suoni sonori; se
distanziate, non vibrano con il passaggio dell’aria e si producono suoni sordi.

22
Al di sopra della laringe è presente la cavità orale e la cavità nasale. Gli
organi della cavità orale che vengono utilizzati per articolare i suoni sono
detti articolatori: il flusso d’aria diretto verso l’esterno può trovare delle
ostruzioni di vario tipo nella cavità orale. Queste ostruzioni sono prodotte
dall’avvicinamento degli articolatori superiori agli articolatori inferiori:

Gli articolatori superiori includono: labbro superiore

denti

superiori

alveoli palato

velo palatino (palato posteriore)

ugola

Gli articolatori inferiori includono: labbro inferiore

lingua anteriore (punta)

lingua centrale

lingua posteriore (dorso)

Il flusso d’aria detto polmonare egressivo può essere emesso verso l’esterno
attraverso la cavità orale o attraverso la cavità nasale a seconda della posizione del
velo palatino che può essere sollevata o abbassata: se il velo palatino è sollevato,
l’aria esce dalla cavità orale (si producono suoni orali), se invece il velo palatino è
abbassato, l’aria esce dalla cavità nasale (si producono suoni nasali). Tra i suoni
una prima distinzione da fare è tra CONSONANTI e VOCALI:

queste due classi di suoni vengono distinte nel modo seguente: le VOCALI vengono
articolate quando il flusso d’aria esce piuttosto liberamente verso l’esterno;

le CONSONANTI vengono prodotte quando il flusso d’aria subisce una qualche


ostruzione o blocco parziale o totale.

23
In generale le lingue tendono a preferire una sequenza di suoni in cui consonanti e
vocali si alternano, tanto è vero che la struttura sintattica di base (quella più diffusa
nelle lingue del mondo) è C(onsonante) – V(ocale).

VOCALI
Nell’articolazione dei suoni vocalici il flusso d’aria non viene ostruito in modo
rilevante.

Esiste comunque un qualche parametro di variazione tra le vocali: il fattore


determinante è la posizione della lingua, che può

7) avanzare o arretrare,

8) alzarsi o abbassarsi, in concomitanza con un eventuale

arrotondamento o meno delle labbra.

Le vocali si definiscono

a) Anteriori quando sono prodotte con avanzamento della lingua,

b) Posteriori quando sono articolate con un arretramento della lingua,

c) Centrali quando sono prodotte senza né avanzamento né arretramento della


lingua.

1) Alte quando sono articolate con un innalzamento della lingua verso il


palato;

2) Basse quando sono articolate con un abbassamento della lingua;

3) Medio-alte, quando sono articolate con un innalzamento parziale verso il


palato;
24
4) Medio-basse, quando sono articolate con un abbassamento parziale verso
il palato.

• Arrotondate, quando sono articolate con un arrotondamento delle labbra;

• Non arrotondate, quando sono prodotte senza l’arrotondamento delle


labbra.

Si possono rappresentare le vocali attraverso un trapezio rovesciato dove


ciascuna vocale corrisponde all’interno della cavità orale alla posizione
occupata dalla lingua, il che produce l’articolazione della vocale stessa:

non arrotondate labbra arrotondate


anteriore lingua posteriore
centrale
alto i u alto

medio e o medio

basso ɛ ɔ basso

dove i =i = vocale alta anteriore non arrotondata e

= e chiusa = vocale medio-alta anteriore non arrotondata ɛ =

e aperta = vocale medio-bassa anteriore non arrotondata a =

a = vocale bassa centrale non arrotondata ɔ =o

aperta = vocale medio-bassa posteriore arrotondata o =o

chiusa = vocale medio-alta posteriore arrotondata

u =u = vocale alta posteriore arrotondata

25
Nel suddetto trapezio rovesciato le vocali sono collocate nella posizione
corrispondente a quella occupata dalla lingua quando viene articolata quella
particolare vocale.

CONSONANTI
Nell’articolazione dei suoni consonantici il flusso d’aria viene ostruito in modo più o meno rilevante.

Esistono sostanzialmente tre parametri di classificazione delle consonanti:

1 Modo di articolazione: esprime come gli articolatori si incontrano per


produrre la chiusura della cavità orale;

2 Luogo di articolazione: indica quali sono gli articolatori coinvolti;

3 Tipo di sonorità: indica se la consonante è sorda o sonora, ovverosia se non


c’è (suono sordo) o c’è (suono sonoro) vibrazione delle corde vocali.

Le consonanti si definiscono i 2 sottogruppi di:

a) Ostruenti, quando l’ostruzione del flusso d’aria diretto verso l’esterno è più
marcata;

b) Sonoranti, quando l’ostruzione del flusso d’aria diretto verso l’esterno è meno
evidente.

Rispetto al modo di articolazione le consonanti ostruenti si distinguono in

1. Occlusive o esplosive, quando il flusso dell’aria è completamente bloccato


in un punto particolare della cavità orale ed è seguito da un’improvvisa
apertura = l’aria è bloccata e subito rilasciata: a seconda del luogo di
articolazione, le consonanti occlusive si distinguono in

26
° bilabiali (aspirate in inglese o tedesco), quando l’aria viene ostruita
chiudendo le labbra =

p (sorda) – b (sonora) pane - bagno

° dentali (alveolari in inglese o tedesco), quando il blocco viene realizzato


con la punta della lingua che va verso il lato interno dei denti superiori =

t (sorda) – d (sonora) tempo - dente

° velari (aspirate in inglese o tedesco), quando il blocco dell’aria viene


prodotto con il dorso della lingua che va ad accostarsi al velo palatino =

k (sorda) – g (sonora) cane - gatto

2. Fricative, quando il flusso dell’aria è ristretto in un determinato punto


della cavità orale, in modo che l’aria è costretta a passare attraverso una
stretta fessura = l’aria passa in uno spazio limitato e produce una sorta di
frizione o fruscio: a seconda del luogo di articolazione, le consonanti
fricative si distinguono in

° labiodentali, quando il labbro inferiore va ad accostarsi ai denti superiori,


senza bloccare il flusso d’aria, lasciando una stretta fessura:

f (sorda) – v (sonora) fame - vaso

° alveolari, quando la parte anteriore della lingua che va contro gli alveoli
superiori, senza bloccare il flusso d’aria, lasciando un stretta fessura:

s (sorda) – z (sonora) sole - rosa

° palato-alveolari, quando la lingua centrale va ad accostarsi al palato,


senza bloccare il flusso d’aria, lasciando una stretta fessura:

ʃ (sorda) - ʒ (sonora) uscio – garage (francese)

Le consonanti fricative alveolari e palato-alveolari vanno sotto il


termine di sibilanti.

Il simbolo fonetico della fricativa alveolare sonora corrisponde al


simbolo grafico dell’affricata alveolare.
27
3. Affricate, quando il flusso dell’aria è bloccato totalmente e rilasciato
gradualmente = l’aria è bloccata e in seguito rilasciata attraverso una
stretta fessura: a seconda del luogo di articolazione, le consonanti fricative
si distinguono in

° alveolari, quando la punta della lingua va ad accostarsi agli alveoli,


bloccando per un attimo il flusso d’aria e rilasciandola immediatamente:

ts (sorda) – dz (sonora) ozio - zero

° palato-alveolari, quando la lingua centrale va ad accostarsi al palato,


bloccando per un attimo il flusso d’aria e rilasciandola immediatamente:

tʃ (sorda) – dʒ (sonora) cena - giallo

Le consonanti affricate sono suoni foneticamente complessi in


quanto sono composti da 2 segmenti, ovvero sono composti da 2
suoni articolati in sequenza ma che contano come un suono
unico: sono il risultato di una occlusiva dentale (blocco totale
dell’aria) + fricativa (rilascio graduale attraverso una fessura di
passaggio dell’aria): lo stesso simbolo fonetico è composto da 2
unità fonetiche.

N.B. Le affricate alveolari vengono rese con un simbolo grafico


che corrisponde al simbolo fonetico della fricativa alveolare.
Rispetto al modo di articolazione le consonanti sonoranti si distinguono in

1. nasali, quando il velo palatino si abbassa e l’aria esce attraverso la cavità


nasale: l’aria viene convogliata nella cavità nasale: a seconda del luogo di
articolazione, le consonanti nasali si distinguono in

° bilabiali, quando le labbra si chiudono:

m (sonora) mamma – mano - cima

° alveolari, quando la punta della lingua va contro gli alveoli:

n (sonora) nano – nero – naso


28
° palatali, quando la parte centrale della lingua va contro il palato:

ɲ (sonora) ragno – pugno – gnomo

° velari, quando il dorso della lingua va contro il velo palatino:

ŋ (sonora) anche – banca – fango – ingoiare

E’ la nasale che precede un suono velare occlusivo,

il suono nasale diventa velare quando precede un suono velare =


si assimila alla consonante che segue

° labiodentale, quando il labbro inferiore va contro i denti superiori:

ɱ (sonora) infimo – anfora – invece – invocare E’ la

nasale che precede un suono labiodentale occlusivo,


il suono nasale diventa labiodentale quando precede un suono labiodentale =
si assimila alla consonante che segue;

2. vibranti, quando la lingua viene fatta vibrare: l’aria viene convogliata


attorno alla lingua: a seconda del luogo di articolazione, le consonanti
liquide si distinguono in

° alveolari, quando la punta della lingua vibra contro gli alveoli:

r (sonora) ramo – ramarro

° uvulari, quando il dorso della lingua va contro l’ugola:

R (sonora) r moscia (francese e tedesca)

3. laterali, quando la lingua va a sbattere in alto: l’aria fluisce liberamente ai


lati della lingua: a seconda del luogo di articolazione, le consonanti liquide
si distinguono in

° alveolari, quando la punta della della lingua va contro gli alveoli:

l (sonora) lana – bello

° palatali, quando la parte centrale della lingua va contro il palato:

29
ʎ (sonora) aglio - meglio

Le consonanti vibranti e laterali (alveolari e palatali) vanno sotto


il termine di liquide.

APPROSSIMANTI
Nel modo di articolazione dei suoni approssimanti (dette anche semivocali o
semiconsontanti) il flusso d’aria viene ostruito in modo poco rilevante. A seconda
del luogo di articolazione, le approssimanti si distinguono in

° palatali, quando la lingua si innalza versa il palato senza bloccare il flusso


d’aria = è la versione consonantica della vocale i

j (sonora) iodio – iena – bianco – baita

° labiovelari, quando la lingua va contro il velo palatino senza ostruire il


flusso d’aria con un arrotondamento delle labbra = è la versione
consonantica della vocale u

w (sonora) uomo – quadro – fauna - auge

Le approssimanti sono i suoni che si trovano nei dittonghi, in cui una vocale si
trasforma nella sua versione consonantica.

TRATTI SEGMENTALI DEI SUONI = individuano le proprietà intrinseche dei suoni

fono = rappresentazione fisica di un suono linguistico che abbia rilevanza fonica a


livello fonetico:

va riportato tra parentesi quadre: [ ]

30
fonema = rappresentazione mentale di un suono linguistico che abbia funzione
distintiva all’interno di un determinato sistema fonologico:

va riportato tra barre diagonali: / /

Ogni fonema corrisponde almeno a un fono, talvolta a più di uno.

Si individuano i fonemi di una lingua grazie alla presenza delle c.d. coppie minime =
coppie di parole con significato diverso che si distinguono per la presenza di due
fonemi diversi collocati nella stessa posizione.

Uno stesso fonema può avere manifestazioni fonetiche diverse, corrispondere a foni
diversi. Le diverse manifestazioni fisiche di uno stesso fonema si chiamano allofoni.

Quando 2 parole non formano coppia minima, ci si trova in un caso di allofonia:

Es.:

1)
cane pane formano coppia minima in quanto distinguono significato

Questa coppia minima dice che esistono due fonemi del tipo
/p/
/k/

2)

pane rane formano coppia minima in quanto distinguono significato

Questa coppia minima dice che esistono due fonemi del tipo
/p/ /r/

3)

vago mago formano coppia minima in quanto distinguono significato

Questa coppia minima dice che esistono 2 fonemi del tipo


/m/
/v/

4)

31
cavolo tavolo formano coppia minima in quanto distinguono significato

Questa coppia minima dice che esistono 2 fonemi del tipo

/k/ /t/

5)

Rana rana non formano coppia minima in quanto non distinguono significato

Questa coppia di parole dà evidenza che esiste solo 1 fonema del tipo

/r/
Rappresentazione fisica degli allofoni di un fonema:

/r/ 1 fonema

2 manifestazioni fisiche

[r]
[R] 2 allofoni

6)

mano nano formano coppia minima in quanto distinguono significato

Questa coppia minima dice che esistono 2 fonemi del

tipo

/m/ /n/

7)
seno segno formano coppia minima in quanto distinguono significato

Questa coppia minima dice che esistono 2 fonemi del tipo


/ɲ/
/n/

8)

32
ramo ragno formano coppia minima in quanto distinguono significato

Questa coppia minima dice che esistono 2 fonemi del tipo


/ɲ/
/m/

9)

/ŋ/ /ɱ/ non si riescono a trovare parole che costituiscano coppie minime

Non esistono pertanto 2 fonemi di quel tipo.


La distribuzione dei suoni nasali velari e labiodentale è predicibile in base al
contesto fonetico.

Se la distribuzione di un elemento è predicibile in base dal contesto fonetico,


quell’elemento non avrà funzione distintiva.

Ciò significa che la consonante nasale velare si troverà sempre prima di una
consonante occlusiva velare, così come la consonante nasale labiodentale si troverà
sempre prima di una consonante fricativa labiodentale.

La distribuzione di questi suoni nasali è predicibile a priori, in quanto si trovano


sempre e comunque davanti a consonanti velari e labiodentali.

Pertanto

/n/ 1 fonema

[ŋ] [ɱ] [n] 3 allofoni

3 manifestazioni fisiche

Ovviamente, se un suono non ha funzioni distintive in una lingua, può averle però in
un’altra lingua.

In inglese
33
sin sing costituiscono coppia minima in quanto

[sin] [siŋ] distinguono significato: peccato - cantare

nasale alveolare nasale velare sono 2 fonemi dell’inglese

10)

/s/ /z/ non si riescono a trovare parole che costituiscano coppie

minime Non esistono pertanto 2 fonemi di quel tipo.

a) la natura sorda o sonora delle consonanti sibilanti fricative alveolari dipende


dalla sonorità o meno della consonante occlusiva che segue, nel senso che la
sonorità della consonante che segue sonorizza la sibilante fricativa:

Es.

S + bilabiali sparo sbaglio

[sparo] [zbaʎo] [s] sorda + [p] sorda [z] sonora + [b] sonora

S + dentali stanco sdegno

[stanko] [zdeɲo] [s] sorda + [t] sorda [z] sonora + [d] sonora

S + velari scarico sgomento

[skariko] [zgomento] [s] sorda + [k] sorda [z] sonora + [g] sonora

Quindi

/s/ 1 fonema

[s] [z] 2 allofoni

34
b) la natura sorda o sonora delle consonanti sibilanti fricative alveolari dipende
dalla posizione, nel senso che la posizione intervocalica sonorizza la sibilante
fricativa (nell’italiano settentrionale)*, mentre resta sorda in altri casi:

Es.
[kaza] [sibilo] casa sibilo (posizione intervocalica)

[kaza] [serio] casa serio (posizione iniziale)

[kaza] [polso] casa polso (posizione postconsonantica)

[kaza] [fisso] casa fisso (posizione geminata = doppia)

[kaza] [kaos] casa caos (posizione finale)

*nell’italiano centro-meriodionale la sibilante intervocalica si insordisce.

Nuovamente, se un suono non ha funzioni distintive in una lingua, può averle però
in un’altra lingua. In inglese

ice eyes costituiscono coppia minima in quanto

[ais] [aiz] distinguono significato: ghiaccio - occhi

fricativa alveolare fricativa alveolare sono 2 fonemi dell’inglese


sorda sonora

In italiano, invece, la distribuzione dei suoni fricativi alveolari è predicibile in base al


contesto fonetico.

Se la distribuzione di un elemento è predicibile a priori, quell’elemento non avrà


funzione distintiva.

Finora i suoni sono stati considerati come i segmenti minimi della stringa sonora (=
foni). Si può considerare ogni parola come formata da tanti segmenti sonori o foni
35
quanti sono i suoni non scomponibili al loro interno. In realtà si fa l’ipotesi che ogni
suono sia scomponibile al suo interno in tratti distintivi (= caratteristiche
articolatorie ulteriormente non scomponibili al loro interno). Ogni segmento sonoro
o fono può essere definito un insieme di tratti distintivi che indicano le singole
manovre articolatorie che vengono messe in atto per pronunciare un determinato
suono.

I tratti distintivi hanno funzione:

1) composizionale, che specifica le caratteristiche articolatorie che formano un


singolo suono: [+ arrotondato];

2) classificatoria, che definisce delle classi naturali di suoni: [+ sonoro];

3) restrittiva, che determina le restrizioni sulle possibili sequenze di suoni in una


determinata lingua, dette restrizioni fonotattiche: in italiano non si possono
avere 2 occlusive in stretta sequenza: tp kp; sono ammesse le sequenza di
2 occlusive:

in inglese: pt ct in September – Pict in

latino pt ct in optimum – ictus

in tedesco bt kt in Abt – Oktober

I tratti distintivi sono espressi in forma binaria, cioè possono assumere un


valore positivo o negativo, a seconda che quel particolare tratto sia presente
o meno in quel determinato suono: Es.:

[+ sonoro] significa che il suono è sonoro

[- sonoro] significa che il suono è sordo.

Lista dei tratti distintivi:


36
a) il tratto [+/- sillabico] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto
[+ sillabico] costituiscono il nucleo di una sillaba (la sillaba ha una sua
struttura interna di cui il nucleo rappresenta la parte fondamentale): i
suoni che presentano il tratto [+ sillabico] sono le vocali che possono
costituire nucleo di sillaba; i suoni che presentano il tratto [- sillabico] sono
le consonanti e le approssimanti;

b) il tratto [+/- consonantico] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+


consonantico] vengono prodotti con un’ostruzione significativa della cavità
orale: i suoni che presentano il tratto [+ consonantico] sono le consonanti;
i suoni che presentano il tratto [- consonantico] sono le vocali e le
approssimanti;

Si può tradurre questo sistema di tratti in una matrice riassuntiva che


identifica in modo univoco in cui il lato orizzontale è costituito dai tratti
distintivi e il lato verticale dai suoni: all’incontro dei 2 valori si pone il
segno di presenza [+] o di assenza [-] del tratto distintivo:

sillabico consonantico

vocali + -

consonanti - +

approssimanti - -

37
E’ ora di fare una digressione su cosa succede quando si incontrano 2 vocali : il

risultato può essere uno iato o un dittongo: si consideri l’incontro di

1. 2 vocali centrali o basse: a – e - ɛ - ɔ - o: iato: le 2 vocali costituiscono


nucleo di sillaba, quindi vanno su 2 sillabe diverse: es.:

pa.e.se

me.te.o.ra

te.a.tro

po.e.ta

ko.a.la

cor.te.o

2. 1 vocale centrale o bassa con 1 vocale alta accentata: [a – e - ɛ - ɔ - o] +


[i – u]: iato: le 2 vocali formano nucleo di sillaba, quindi vanno su 2
sillabe diverse: es.:

fa.i.na vi.a

ba.u.le

tu.a

ve.i.co.lo

bu.gi.e

bu.e

3. 1 vocale incontra 1 vocale alta atona (senza né accento primario


né accento secondario): i - u: dittongo: la vocale alta atona si trasforma
nella sua versione consonantica (= approssimante), quindi la vocale e
l’approssimante vanno su 1 sola sillaba: es.:

38
jɛ.na pjɛ.tra

bjaŋ.ko

ri.fju.to

goɱ.fjo jo.dio

wo.mo

kwa.dro

two.no

daj.no

faj.da

kaw.za

faw.na mentre

pro.i.bi.tsjo.ne

perché la “i” porta un accento secondario.

E’ importante saper distinguere uno iato da un dittongo al fine di


eseguire la trascrizione, per capire se usare una vocale o
l’approssimante corrispondente; proprietà articolatorie delle
consonanti sotto forma di tratti distintivi

c) il tratto [+/- sonoro] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+


sonoro] sono articolati con le corde vocali in vibrazione: i suoni che
presentano il tratto [+ sonoro] sono tutte le consonanti sonoranti e, tra le
ostruenti, le consonanti occlusive presenti nella parola spagnola “bodega”,
le consonanti fricative presenti nella parola francese “visage” e le
consonanti affricate corrispondenti “dz” e “dʒ”;

d) il tratto [+/- nasale] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ nasale]
sono articolati con il velo palatino abbassato e l’aria che fuoriesce dalla

39
cavità nasale: i suoni che presentano il tratto [+ nasale] sono tutte le
consonanti nasali;

proprietà articolatorie delle vocali sotto forma di tratti distintivi

e) il tratto [+/- alto] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ alto] sono
articolati alzando il corpo della lingua dalla posizione di riposo: i suoni che
presentano il tratto [+ alto] sono le vocali “i” e “u”;

f) il tratto [+/- basso] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ basso]
sono articolati abbassando il corpo della lingua dalla posizione di riposo:
l’unico suono che presenta il tratto [+ basso] è la vocale “a”;

g) il tratto [+/- alto] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [- alto] sono
articolati lasciando il corpo della lingua dalla posizione di riposo: i suoni
che presentano il tratto [- alto] sono le vocali medie “o”, “ɔ”, “e” e “ɛ”;

h) il tratto [+/- basso] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [- basso]
sono articolati lasciando il corpo della lingua dalla posizione di riposo: i
suoni che presenta il tratto [- basso] sono le vocali medie “o”, “ɔ”, “e”, “ɛ”
e “a”

i) il tratto [+/- posteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+


posteriore] sono articolati ritraendo il corpo della lingua dalla posizione di
riposo: i suoni che presentano il tratto [+ posteriore] sono le vocali “o”, “ɔ”
e “u”;

j) il tratto [+/- anteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+


anteriore] sono articolati avanzando il corpo della lingua dalla posizione di
riposo: i suoni che presentano il tratto [+ anteriore] sono le vocali “i”, “e” e
“ɛ”;

k) il tratto [+/- posteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto


[posteriore] sono articolati lasciando il corpo della lingua nella posizione di
riposo: l’unico suono che presenta il tratto [- posteriore] sono le vocali “e”
“ɛ” “i” e “a”;

40
l) il tratto [+/- anteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [-
anteriore] sono articolati lasciando il corpo della lingua nella posizione di
riposo: l’unico suono che presenta il tratto [- anteriore] è la vocale “a”, “o”
“ɔ” e “u”;

m) il tratto [+/- arrotondato] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+


arrotondato] sono articolati arrotondano le labbra: i suoni che presentano
il tratto [+ arrotondato] sono le vocali “u” “o” “ɔ”;

n) il tratto [+/- teso] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ teso]
sono articolati con una maggiore tensione muscolare della lingua: i suoni
che presentano il tratto [+ teso] sono le vocali “i” “e” “o” “u”.

Si può tradurre questo sistema di tratti in una matrice riassuntiva che


identifica in modo univoco le vocali in cui il lato orizzontale evidenzia la
funzione classificatoria dei tratti (classi naturali delle vocali alte, basse,
posteriori, anteriori, tesi o arrotondate) e il lato verticale evidenzia la
funzione composizionale dei tratti (raccolta di tutte le manovre
articolatorie da mettere in atto per produrre la vocale) : all’incontro dei 2
valori si pone il segno di presenza [+] o di assenza [-] del tratto distintivo:

a e ɛ i u o ɔ alto - - - + + - - basso + - - - - - -

posteriore - - - - + + + anteriore - + + + - - - teso - + - + + + -

arrotondato - - - - + + +

Note:

1) le vocali “e”, “ɛ”, “o” e “ɔ” sono medie, quindi hanno il tratto [- alto] e
[- basso];

2) la vocale “a” è centrale, quindi ha il tratto [- posteriore] e [- anteriore];

3) le vocali “e” e “ɛ” come pure le vocali “o” e “ɔ” sono rese distinte dal
tratto distintivo che per “e” e “o” è [+ teso] e per “ɛ” e “ɔ” è [- teso];

41
4) le vocali che presentano il tratto [+ posteriore] presentano anche il
tratto [+ arrotondato], per cui si dice che il tratto [+ arrotondato] è
ridondante per le vocali dell’italiano (non è distintivo di vocali), in
quanto tale tratto dice soltanto che l’arrotondamento è abbinato al
tratto [+ posteriore]

5) la classificazione composizionale dei tratti dice che in italiano non


esistono vocali anteriori arrotondate, perché tutte le vocali con il tratto
[+ anteriore] hanno anche il tratto [- arrotondato].

TRATTI SOPRASEGMENTALI DEI SUONI = individuano il grado di


prominenza dei suoni rispetto ai suoni circostanti

accento: tratto che attribuisce maggiore prominenza ad un suono determinato in


una parola rispetto agli altri: un suono di una parola riceve l’accento primario:

es.: nella coppia minima ‘papa pa’pa

si percepisce la sensazione che il suono prominente nella prima parola sia la


prima “a” e nella seconda parola sia la seconda “a”, che ricevono l’accento di
parola.

In trascrizione fonetica l’accento si indica con un tratto verticale posto prima della
sillaba accentata: ‘

Il tratto verticale viene posto in alto in caso di accento primario e in basso in caso di
accento secondario: ‘ - , sia in trascrizione fonetica che in trascrizione fonologica.

In determinate lingue l’accento può avere funzione demarcativa (= aiuta ad


indentificare dove finisce una parola e dove ne inizia un’altra), particolarmente
evidente in lingue con accento fisso, ovverosia in cui l’accento cade sempre sulla
stessa sillaba:

es.: l’accento cade sempre sulla prima sillaba in polacco o sull’ultima in francese.

In altre lingue l’accento cade in maniera libera e indeterminata.


42
In italiano l’accento può avere funzione distintiva (= distingue significati a seconda di
dove l’accento si colloca), anche se nella maggior parte delle parole italiane
l’accento tende a cadere sulla penultima sillaba: es.:

‘meta me’ta ‘aŋkora aŋ’kora

‘kasko ka’sko

‘parlo par’lo

‘pero pe’ro

‘printʃipi print’ʃipi

‘subito su’bito

‘muto mu’to

‘sali sa’li

‘russo rus’so

‘fermati fer’mati

In tutti questi casi entrambe le parole di ogni coppia hanno senso compiuto, si
distinguono solo per la posizione dell’accento, per cui sono coppie minime rispetto
alla posizione dell’accento;

lunghezza: tratto che attribuisce opposizione tra suoni brevi e suoni lunghi: un
suono lungo viene indicato con la lunghezza:

es.: nella coppia minima pa:pa papa

si percepisce la sensazione che il suono lungo nella prima parola sia la prima “a”
e nella seconda parola sia la seconda “a”, in quanto ricevono l’allungamento del
suono.

In trascrizione fonetica la lunghezza si indica con due puntini collocati alla destra del
suono lungo: : (= krono), non si indica in trascrizione fonologica.

In italiano la lunghezza può avere funzione distintiva (= distingue significati a


seconda di dove la lunghezza si percepisce), a livello consonantico: es.:
43
pa:la palla pa:pa pappa fa:ta fatta fa:to fatto fu:mo

fummo ca:ro carro fa:ro farro mo:lo mollo ca:tʃo

cattʃo ro:ka rokka

In tutti questi casi entrambe le parole di ogni coppia hanno senso compiuto, si
distinguono solo per la lunghezza, per cui sono coppie minime rispetto alla
lunghezza.

In italiano esistono però 5 suoni consonantici, per i quali è impossibile trovare un


contrasto di lunghezza, perché sono sempre lunghi in posizione intervocalica:

consonante affricata alveolare sorda: ts

consonante affricata alveolare sonora: dz

consonante fricativa palato-alveolare sorda: ʃ

consonante nasale palatale: ɲ

consonante laterale palatale: ʎ

Per questi 5 suoni consonantici è impossibile individuare significati all’interno di


coppie minime , in quanto per loro è impossibile trovare un contrasto di distintività.
Tali suoni vanno segnati come doppi in trascrizione fonetica e singoli in trascrizione
fonologica.

In italiano la lunghezza non può avere funzione distintiva (= distingue significati a


seconda di dove la lunghezza si percepisce), a livello vocalico, in quanto è predicibile
in base al contesto fonetico: il contesto fonetico dice già quando e come le vocali
italiane possono essere lunghe: qualsiasi vocale tonica (= che ha accento) in sillaba
aperta (= che finisce per vocale) si allunga: es.:

in ‘pa:ne, la vocale “a” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga in

‘fu:mo, la vocale “u” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga in

‘ti:ro, la vocale “i” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga

44
in ‘ne:ve, la 1° “e” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga in

ma’la:to, la 2° “a” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga in

se’re:no, la 2° “e” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga in

va’gi:to, la “i” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga in pa’ro:la,

la “o” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga Si distinguono in

‘pe:ro la vocale “e” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga in

pe’ro la vocale “e” è senza accento, anche se si trova in sillaba aperta, quindi è breve in

‘perno, la vocale “e” riceve l’accento, ma si trova in sillaba chiusa, quindi è breve

(la sillaba chiusa termina per consonante) in ‘fo:ro la 1° “o” riceve l’accento, si

trova in sillaba aperta, quindi è lunga in fo’ro la 1° “o” è senza accento, anche se si

trova in sillaba aperta, quindi è breve in ‘forno, la 1° “o” riceve l’accento, ma si

trova in sillaba chiusa, quindi è breve

Quindi in italiano la lunghezza consonantica è distintiva, a parte i cinque suoni ts


– dz - ʃ - ɲ - ʎ, mentre la lunghezza vocalica è predicibile in base al contesto fonetico.

tono: tratto determinato dalla frequenza con cui vibrano le corde vocali: tanto
maggiore è la frequenza, tanto più alto sarà il tono:

es.: nelle frasi Viene anche Gianni. Viene anche Gianni?

si percepisce l’intonazione diversa a seconda che la frase sia dichiarativa o


interrogativa.

Il tono si indica con una freccetta ascendente o discendente a seconda che il tono
vada verso l’alto o verso il basso:

In italiano il tono può avere funzione distintiva (= distingue significati a seconda di


come il tono si percepisce) solo a livello frasale: es.:

Gianni fa l’esame. Gianni fa l’esame?

45
La tipologia di frase (dichiarativa o interrogativa) è distinta in italiano soltanto
dall’intonazione, in quanto l’intonazione tende ad essere ascendente verso la fine
della frase interrogativa (l’andamento discendente è tipico delle frasi negative).

Le 5 consonanti ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ sono sempre lunghe in posizione intervocalica, ma il suono è sentito come

TRASCRIZIONE FONOLOGIA TRASCRIZIONE FONETICA


1) va inserita tra barre oblique: / / 1) va inserita tra parentesi quadre: [ ]

2) contiene solo informazioni 2) contiene tutte le informazioni

distintive di significato: disponibili ed è quindi più completa:

a) fonemi a) fonemi e allofoni di /s/ e /n/

b) accenti: /’/ - /,/ b) accenti: /’/ - /,/

c) le 5 consonanti singole ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ c) le 5 consonanti geminate (= doppie) ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ


diviso in 2 segmenti ts – dz - sc - gn - gl e il primo segmento del suono chiude la sillaba contribuendo a
impedire l’allungamento del suono, il che spiega l’assenza del krono /:/; d) allungamenti per vocali accentuate in sillaba aperta: /:/

L’eventuale raddoppiamento di una consonante toglie l’allungamento, in quanto chiude la sillaba, quindi
non si mette il krono.

L’accento viene sempre posto prima dell’inizio della sillaba e, in caso di raddoppiamento delle consonanti
ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ, viene posto tra i due segni raddoppiati.

Le vocali alta anteriore “i” dopo le affricate alveolari “tʃ” e “dʒ” e dopo la fricativa palatoalveolare “ʃ”
seguite da vocale alta “a” o posteriore “o” o “u” non va indicata in nessuna trascrizione, in quanto in
italiano hanno esclusivamente il valore grafico di distintivo tra significati, ma non è presente a livello
fonetico: es.: giallo gallo cialda calda sceme seme

L’allofono velare [ŋ] e labiodentale [ɱ] della nasale /n/ sono presenti solo in trascrizione fonetica davanti ai
suoni occlusivi velari “k” e “g” e fricativi labiodentali “f” e “v”, in trascrizione fonologica resta la nasale /n/:
es.: incunabolo inganno Inferno invano

L’allofono sonoro [s] della fricativa /s/ è presente solo in trascrizione fonetica davanti in posizione
intervocalica e davanti a consonante sonora, in trascrizione fonologica resta la nasale /n/ : es.: casa sbaglio

Le approssimanti “j” e “w” si mettono sia in trascrizione fonetica che fonologica quando sono parte di un dittongo.

Il raddoppiamento di consonanti affricate si fa raddoppiando soltanto il primo simbolo grafico “t” e “d”.

46
Esercizio n. 1

Fornire la trascrizione fonetica e fonologica delle seguenti parole:

1. ballo

2. cabala

3. palla

4. tappo

5. tatto

6. dattero

7. cado

8. amico
9. chiaro

47
10. ghiro

11. mago

12. favola

13. scafo

14. trave

15. vano

16. sano

17. caso

18. sbadato

19. spendere

20. sciame

21. ascia

22. scintilla

23. mano

24. ramo

25. anfora

26. inverno

27. anno

28. gnomo

29. ragno

30. ancora

31. unghia

32. calle

33. caglio
34. rana

48
35. caro

36. germoglio

37. ascesa

38. stazione

39. alleanza

40. campagna

41. spaesato

42. zonzo

43. invidioso

44. garage

45. infido

46. intelligenza

47. lascivo

48. fiocco

Esercizio n. 2

Fornire la trascrizione fonetica e fonologica delle seguenti parole:

miele

giocattolo azzerare

pazienza

magnetico

ascetico
anguilla sciopero

ciliegia

49
qualsiasi

sbancare

dileggiare

tiepido

posizione

ignaro

rinchiuso

annacquato

impietoso

saggio

poesia

questura

neurologia

asfissia

ragliare

Soluzioni es. n. 1

1. ballo ['ballo] /’ballo/

2. cabala ['ka:bala] /'kabala/

3. palla ['palla] /'palla/

4. tappo ['tappo] /'tappo/

5. tatto ['tatto] /'tatto/

6. dattero ['dattero] /'dattero/

50
7. cado ['ka:do] /'kado/

8. amico [a'mi:ko] /a'miko/

9. chiaro ['kja:ro] /'kjaro/

10. ghiro ['gi:ro] /'giro/

11. mago ['ma:go] /'mago/

12. favola ['fa:vola] /'favola/

13. scafo ['ska:fo] /'skafo/

14. trave ['tra:ve] /'trave/

15. vano ['va:no] /'vano/

16. sano ['sa:no] /'sano/

17. caso ['ka:zo] /'kaso/

18. sbadato [zba'da:to] /sba'dato/

19. spendere ['spendere] /'spendere/

20. sciame ['ʃa:me] /'ʃa:me/

21. ascia ['aʃʃa] /'aʃa /

51
22. scintilla [ʃin'tilla] /ʃin'tilla/

23. mano ['ma:no] /'mano/

24. ramo ['ra:mo] /'ramo/

25. anfora ['aɱfora] /'anfora/

26. inverno [iɱ'vɛrno] / in'vɛrno/

27. anno ['anno] / 'anno/

28. gnomo ['ɲɔ:mo] /ɲɔmo/

29. ragno ['raɲɲo] /'raɲo/

30. ancora ['aŋkora] /'ankora/

31. unghia ['uŋgja] /'ungja/

32. calle ['kalle] /'kalle/

33. caglio ['kaʎʎo] /'kaʎo/

34. rana ['ra:na] /'rana/

35. caro ['ka:ro] /'karo/

36. germoglio [dʒer'moʎʎo] /dʒer'moʎo/

37. ascesa [aʃ'ʃe:za] /a'ʃesa/

52
38. stazione [stat'tsjo:ne] /sta'tsjone/

39. alleanza [alle'antsa] /alle'antsa/

40. campagna [kam'paɲɲa] /kam'paɲa/

41. spaesato [spae'za:to] /spae'sato/

42. zonzo ['dzondzo] /'dzondzo/

43. invidioso [iɱvi'djo:zo] /invi'djoso/


44. garage [ga'raʒ] /ga'raʒ/

45. infido ['iɱfido] /'infido/

46. intelligenza [intelli'dʒɛnza] /intelli'dʒɛnza/


47. lascivo [laʃ'ʃi:vo] /la'ʃivo/
/'fiɔkko/
48. fiocco ['fiɔkko]

Soluzioni es. n. 2

miele [ˈmjɛ:le] /ˈmjɛle/


giocattolo [dʒoˈkattolo] /dʒoˈkattolo/
sbaglio [ˈzbaʎʎo] /ˈsbaʎo/
azzerare [addzeˈra:re] /adzeˈrare/
53
pazienza [patˈtsjɛntsa] /paˈtsjɛntsa/
magnetico [maɲˈɲɛ:tiko] /maˈɲɛtiko/
ascetico [aʃˈʃɛ:tiko] /aˈʃɛtiko/
anguilla [aŋˈgwilla] /anˈgwilla/
sciopero [ˈʃɔ:pero] /’ʃɔpero/
ciliegia [tʃiˈljɛ:dʒa] /tʃiˈljɛdʒa/
qualsiasi [kwalˈsi:azi] /kwalˈsiasi/
sbancare [zbaŋ'ka:re] /sban'kare/
dileggiare [diled'dʒa:re] /diled'dʒare/
tiepido ['tjɛ:pido] /'tjɛpido/
posizione [pozi'tsjo:ne] /posi'tsjone/
ignaro [iɲ'ɲa:ro] /i'ɲaro/
rinchiuso [riŋ'kju:zo] /rin'kjuso/
annacquato [annak'kwato] /annak'kwato/
impietoso [impjɛ'to:zo] /impjɛ'toso/
saggio ['saddʒo] /'saddʒo/
poesia [poe'zi:a] /poe'sia/
questura [kwes'tu:ra] /kwes'tura/
neurologia [newrolo'dʒi:a] /newrolo'dʒia/
asfissia [asfis'si:a] /asfis'sia/
ragliare [raʎ'ʎa:re] /ra'ʎare/

Trascrizione fonetica Trascrizione fonologica

[ ] / /

54
: la lunghezza non è distintiva =>

il crono non è presente in fonologia


['ka:do] /'kado/

ʎʎ (vocale_vocale) ʎ

['kaʎʎo] /'kaʎo/

ʃ'ʃ (vocale_vocale) ʃ'

['aʃʃa] /'aʃa /

ɲɲ (vocale_vocale) ɲ

['raɲɲo] /'raɲo/

z (vocale_vocale; [+sonora]) s

['ka:zo] /'kaso/

t'ts (vocale_vocale) ts

[stat'tsjo:ne] /sta'tsjone/

d'dz (vocale_vocale) dz

[addze’ra:re] /adze’rare/

ŋ (_k, _g) n

['uŋgja] /'ungja/ /’ankora/


[’aŋkora]

ɱ (_f, _v) n

[iɱvi'djo:zo] /invi'djoso/ /’anfora/

[‘aɱfora]

Non ci sono coppie minime che fanno uso dell’alternanza [ʃ] [ʃ'ʃ], [ts] [tts], [ɲ] [ɲɲ], [ʎ] [ʎʎ] mentre

ci sono coppie minime pa[l]a pa[ll]a, se[t]a se[tt]a. FENOMENI


FONOLOGICI

55
1) ASSIMILAZIONE: processo fonologico per cui un segmento si assimila (diventa
simile) ad un segmento che può essere immediatamente adiacente o meno: infatti
nell’articolazione dei suoni determinati organi dell’apparato vocale possono anticipare
l’articolazione di un suono che segue o prolungare l’articolazione di un suono che precede.
A seconda del fenomeno che si verifica tra segmenti adiacenti (protofonia), si distingue
l’assimilazione

a) anticipatoria: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale anticipano


l’articolazione del suono che segue: es.: assimilazione anticipatoria parziale:

° le consonanti nasale velare o labiodentale anticipano un tratto della consonante che segue:
a[n]tico a[ŋ]cora a[ɱ]fora

i[n]tero i[ŋ]cudine i[ɱ]feriore


Quando la consonante nasale è seguita da una consonante dentale, si mantiene la nasale
alveolare, mentre quando la consonante nasale è seguita da una consonante velare o labiodentale,
la nasale si assimila rispetto al punto di articolazione alla consonante che segue, quindi avrà
un’articolazione velare o labiodentale, che sono 2 allofoni del fonema nasale;

° la consonante fricativa alveolare anticipa un tratto della consonante che segue:

[s]pina [z]baglio

[s]tato [z]degno

[s]cala [z]gomitare

[s]fida [z]velto

Quando la consonante fricativa alveolare è seguita da una consonante sorda occlusiva, sia essa
bilabiale, dentale o velare, o fricativa labiodentale, la fricativa rimane sorda come la consonante
che segue, mentre quando la consonante fricativa alveolare è seguita da una consonante sonora
occlusiva, sia essa bilabiale, dentale o velare, o fricativa labiodentale, la fricativa anticipa la
sonorità della consonante che segue, che sono i 2 allofoni del fonema fricativo;

° il prefisso negativo “in” che serve a rendere negativo un aggettivo anticipa il suono che segue:

56
calcolabile -> i[ŋ]calcolabile = la nasale si presenta nel suo allofono velare in quanto
precede la occlusiva velare sorda

guaribile -> i[ŋ]guaribile = la nasale si presenta nel suo allofono velare in quanto precede
la occlusiva velare sonora

fedele -> i[ɱ]fedele = la nasale si presenta nel suo allofono labiodentale in quanto precede la
occlusiva labiodentale sorda

valido -> i[ɱ]valido = la nasale si presenta nel suo allofono labiodentale in quanto precede la
occlusiva labiodentale sonora

probabile -> i[m]probabile = la nasale si presenta nel suo tratto bilabiale in quanto
precede la occlusiva bilabiale sorda

bevibile -> i[ɱ]bevibile = la nasale si presenta nel suo tratto bilabiale in quanto
precede la occlusiva bilabiale sorda. Es. assimilazione anticipatoria totale:

° la nasale del prefisso negativo “in” che serve a rendere negativo un aggettivo si trasforma nel
suono che segue:

rispettoso -> i[r]rispettoso = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando
precede una vibrante

legale -> i[l]legale = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede una
laterale

mangiabile -> i[m]mangiabile = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando
precede una bilabiale

° la nasale del prefisso di compagnia “con” che serve ad aggiungere un significato di compagnia a
un aggettivo, un sostantivo o un verbo si trasforma nel suono che segue:

regionale -> co[r]regionale la nasale si trasforma nella consonante che segue quando
precede una vibrante

legamento -> co[l]legamento = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando
precede una laterale

misurare -> co[m]misurare = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede
una bilabiale

57
b) perseverativa: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale prolungano
l’articolazione del suono che precede: es.: assimilazione perseverativa parziale:

° le consonanti fricative alveolari acquisiscono un tratto di sonorità della consonante che precede:
bed[z] cat[s]

lab[z] stop[s]

dog[z] duck[s]
Quando la consonante fricativa alveolare che indica il plurale dei sostantivi in inglese si pone dopo
una consonante sonora, si mantiene come consonante sonora, mentre quando la consonante
fricativa alveolare che indica il plurale dei sostantivi in inglese si pone dopo una consonante sorda,
si mantiene come consonante sorda, che sono 2 allofoni del fonema fricativo alveolare;

c) bidirezionale: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale influiscono


sull’articolazione del suono che segue e che precede: es.: assimilazione bidirezionale parziale:

° le consonanti fricative alveolari si sonorizzano in posizione intervocalica:


pe[z]o pa[s]ta

u[z]o vi[s]po

ra[z]o p[s]eudo

e[z]ame p[s]iche
Quando la consonante fricativa alveolare si trova tra due segmenti sonori, si produce come
consonante sonora per effetto congiunto del suono che precede e del suono che segue, mentre
quando la consonante fricativa alveolare si pone dopo una vocale ma prima di una consonante,
oppure dopo una consonante ma prima di una vocale, si produce come consonante sorda, che
sono 2 allofoni del fonema fricativo alveolare;

A seconda del fenomeno che si verifica tra segmenti distanti (metafonia), si distingue
l’assimilazione

58
a) regressiva: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale modificano
l’articolazione per effetto del suono che segue: es.: assimilazione regressiva totale:

° le vocali toniche o della radice si innalzano per effetto della vocale che segue: nei dialetti italiani
fr[i]ddu fr[i]ddi mentre fr[e]dda fr[e]dde meridionali

freddo (m.s.) freddi (m.p.) fredda (f.s.) fredde (f.p.)

fi[u]ri mentre fi[o]re settentrionali

fiori (pl.) fiore (sing.)


a livello di 1 fenomeno
cav[i]li mentre cav[e]lo settentrionali

capelli (pl.) capello (sing.)

t[u]si mentre t[o]so settentrionali

ragazzi (pl.) ragazzo (sing.)

t[i]mpi mentre t[e]mpo settentrionali


tempo (sing.)
tempi (pl.)
o di 2 fenomeni

c[u]l[u]ri mentre c[o]l[o]re settentrionali

colori (pl.) colore (sing.)

m[u]m[i]nti mentre m[o]m[e]nto settentrionali

momenti (pl.) momento (sing.)


Quando la vocale media o bassa è seguita da una vocale bassa o media, si mantiene la vocale
media o bassa, mentre quando la vocale media o bassa è seguita da una vocale alta, la vocale si
assimila rispetto al punto di articolazione alla vocale che segue, quindi la vocale media o bassa
diventa una vocale alta, per effetto della vocale del suffisso del plurale che assimila la vocale
tonica rispetto al tratto dell’altezza.

59
b) progressiva: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale modificano
l’articolazione per effetto del suono che precede: es.: assimilazione progressiva totale:

° le consonanti sonore occlusive anticipano un tratto della consonante che precede: nell’it. centrale

[ˈbjaŋgo] <- bianco

[ˈdɛnde] <- dente

[ˈlambə] <- lampo


l’occlusiva sorda si trova vicino alla nasale in un contesto di elevata sonorità, per cui la vibrazione
delle corde vocali a cui si deve questa sonorità deve arrestarsi solo in corrispondenza della
occlusiva per riattivarsi subito dopo in corrispondenza della vocale che segue; ne deriva la
sonorizzazione della occlusiva.

2) DISSIMILAZIONE: processo fonologico per cui un segmento si dissimila (diventa


diverso) da un segmento che può essere immediatamente adiacente o meno: infatti
nell’articolazione dei suoni determinati organi dell’apparato vocale possono diversificare
l’articolazione di un suono che segue o l’articolazione di un suono che precede, al fine di
consentire un’individuazione più chiara del segmento che si differenzia, perché, se i
segmenti fossero uguali, verrebbero percepiti in modo confuso e indistinto: A seconda del
fenomeno che si verifica tra segmenti adiacenti (protofonia), si distingue la dissimilazione

a) anticipatoria: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale anticipano


l’articolazione del suono che segue: es.: dissimilazione anticipatoria parziale: °
determinate consonanti geminate diversificano la prima consonante per facilitare la
pronuncia:

e(bb)ene -> e(mb)è dialetti italiani centrali

Quando sono presenti 2 consonanti geminate labiali, la prima si differenzia in bilabiale nasale.

b) perseverativa: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale prolungano


l’articolazione del suono che precede: es.: dissimilazione perseverativa parziale:

° determinate consonanti diversificano la consonante seguente alla quale si suppone si propaghi il


mutamento:

chi(mn)ey -> chi(ml)ey inglese dialettale

Quando sono presenti in una parola due consonanti nasali, la seconda si differenzia in una laterale,
per facilitare la pronuncia.

60
A seconda del fenomeno che si verifica tra segmenti lontani (metafonia), si distingue la
dissimilazione

a) progressiva: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale anticipano


l’articolazione del suono che segue: es.: dissimilazione progressiva parziale:

° determinati suffissi diversificano una consonante al loro interno per evitare la ripetizione con una
consonante della radice della parola: es.:
ale serve per derivare aggettivi da invern(o) -> invernale
nomi:
cultur(a) -> culturale
tradizion(e) -> tradizionale

coloni(a) -> coloniale


derivazion(e) -> derivazionale

mentre

molecol(a) -> molecolare

pol(o) -> polare

titol(o) -> titolare

consol(e) -> consolare

angol(o) -> angolare


Quando la consonante laterale è preceduta da una consonante occlusiva, fricativa, affricata, nasale
o vibrante, si mantiene la consonante laterale, mentre quando la consonante laterale è preceduta
da una consonante laterale, la laterale si dissimila rispetto al punto di articolazione dalla
consonante che precede, quindi avrà un’articolazione vibrante, per diversificare la laterale del
suffisso dalla laterale della radice.

b) regressiva: si verifica quando gli organi dell’apparato vocale prolungano


l’articolazione del suono che precede: es.: dissimilazione regressiva parziale:

° determinate preposizioni diversificano la consonante precedente dalla quale si suppone si


propaghi il mutamento: fra chiese tra case mentre

fra treni tra freni

Quando le preposizioni presentano suoni fricativi labiodentali in alternativa a suoni occlusivi


alveolari, la parola che segue tende ad iniziare per suoni diversi.
61
3) CANCELLAZIONE: processo fonologico per cui un segmento cancella un
segmento: infatti nell’articolazione dei suoni determinati organi dell’apparato vocale
possono cancellare l’articolazione di un suono che segue o l’articolazione di un suono che
precede, al fine di realizzare la struttura sillabica non marcata CV = consonante /vocale,
che è

- la più frequente,
- quella che i bambini acquisiscono per prima (es. pappa, mamma),

- l’unica presente in tutte le lingue del mondo e

- corrispondente a un’ostruzione del flusso d’aria seguita da un flusso


libero dell’aria verso l’esterno.

In presenza di una sequenza CCV, può bastare CANCELLARE una consonante per raggiungere la
struttura CV.

In presenza di una sequenza CVV, può bastare CANCELLARE una vocale per raggiungere la
struttura CV.

Es.:

° determinati suffissi comportano la cancellazione di vocali in caso di suffissazione di una base per
derivare una parola (diminutivo, aggettivo, nomi di professioni): es.:
ino serve per derivare diminutivi da nomi: compit(o) -> compitino

problem(a) -> problemino

bicchier(e) -> bicchierino

coloni(a) -> coloniale

derivazion(e) -> derivazionale

oso serve per formare aggettivi da nomi: rumor(e) -> rumoroso

fam(a) -> famoso

dignit(à) -> rumoroso

facolt(à) -> famoso

vanit(à) -> vanitoso

aio serve per derivare professioni da nomi: benzin(a) -> benzinaio

62
artista
ista serve per derivare professioni da nomi: arte(e) ->

mentre

oso serve per formare aggettivi da nomi: virt(ù) -> virtuoso

mento serve per formare sostantivi da verbi: perfeziona(re) -> perfezionamento bile
serve per formare aggettivi da verbi: mangia(re) -> mangiabile zione serve
per formare sostantivi da verbi: cancella(re) -> cancellazione
mente serve per formare avverbi da aggettivi: veloce -> velocemente

Quando il suffisso si aggiunge a una base e si incontrano 2 vocali, il suffisso fa sì che si cancelli la
prima vocale, mentre quando il suffisso si aggiunge a una base e si incontrano 1 vocali del suffisso
con 1 vocale accentuata alta posteriore oppure 1 consonante del suffisso con 1 vocale, la
cancellazione si blocca;

° determinate forme verbali comportano la cancellazione facoltativa di vocali finali: es.:


preferisco andare -> preferisco andar(e) via

ti conviene -> ti convien(e) partire

vorrei potere -> vorrei poter(e) venire

vendono -> vendon(o) solo libri

sono -> son(o) tornato ieri

vuole -> vuol(e) saperne di più


Quando la consonante che precede è una vibrante o una laterale e se la parola che segue inizia per
consonante, avviene una cancellazione nel linguaggio parlato della vocale finale, mentre quando la
consonante che precede è una nasale e se la parola che segue inizia per consonante, avviene una
cancellazione nel linguaggio letterario della vocale finale.

4) INSERZIONE: processo fonologico per cui un segmento inserisce un segmento: infatti


nell’articolazione dei suoni determinati organi dell’apparato vocale possono inserire
l’articolazione di un suono che segue o l’articolazione di un suono che precede, al fine di
realizzare la struttura sillabica non marcata CV = consonante /vocale, che è

- la più frequente,

- quella che i bambini acquisiscono per prima (es. pappa, mamma),

- l’unica presente in tutte le lingue del mondo e


63
- corrispondente a un’ostruzione del flusso d’aria seguita da un flusso
libero dell’aria verso l’esterno.

In presenza di una sequenza CCV, può bastare INSERIRE una vocale per raggiungere la struttura
CV.

In presenza di una sequenza CVV, può bastare INSERIRE una consonante per raggiungere la
struttura CV.
Es.:

° determinate vocali comportano l’inserimento di consonanti per eufonia: es.: italiano a è


preposizione di luogo o di scopo davanti a infinito che fa inserire una [d] davanti a parole che
cominciano per vocale:

Andrò a Bari -> Andr(ò) ad (A)ncona

Impara a parlare meglio -> Impar(a) ad (e)sprimerti meglio

e o sono congiunzioni semplici aggiuntiva e disgiuntiva che fanno inserire una [d] davanti a parole
che cominciano per vocale:
Gianni e Maria si amano -> Giann(i) ed (A)nna si amano

Mio fratello o lei partono -> Mio fratell(o) od (i)o partiamo


ino serve per derivare aggettivi da nomi che richiede una [d] o una [l] quando la radice finisce per
vocale “a”: citt(à) -> cittadino pap(a) -> papalino

ino serve per derivare diminutivi da nomi che richiede una [r] quando la radice finisce per vocale
accentata: gil(è) -> gilerino

pap(à) -> paparino

ano serve per derivare aggettivi di città da nomi che richiede una [t] o una [v] quando la radice
finisce per vocale alta: Amalf(i) -> amalfitano

Per(ù) -> peruviano

iera serve per formare nomi di contenitori da nomi che richiede una [tt] quando la radice finisce per
vocale accentata: caff(è) -> caffettiera

ese serve per formare aggettivi di città da nomi che richiede una [v] quando la radice finisce per
vocale: Forl(ì) -> forlivese

Quando si incontrano 2 vocali, tra di esse si inserisce una consonante, mentre quando si incontra
una vocale e una consonante, l’inserzione si blocca;

64
° determinate consonanti comportano l’inserimento di vocali per eufonia: es.: spagnolo

scuola -> escuela


spina -> espina

speranza -> esperanza italiano

Spagna -> in Ispagna

Svizzera -> In Isvizzera

scritto -> per iscritto inglese

bus -> buses [busɪz]

bush -> bushes [bushɪz]

peach -> peaches [pi:tʃɪz]


Quando la consonante iniziale è una fricativa alveolare ed è seguita da consonante, avviene una
inserzione della vocale anteriore medio-alta in spagnolo, mentre quando la consonante iniziale è
una fricativa alveolare ed è seguita da consonante, avviene una inserzione della vocale anteriore alta
nell’italiano letterario quando la parola è preceduta da preposizione, ed infine quando la consonante
finale è una fricativa alveolare o palato-alveolare sorda oppure una affricata palato-alveolare sorda e
deve aggiungere un suffisso fricativo alveolare sonoro per formare il plurale, avviene un’inserzione
di una vocale medio-anteriore medio-alta in inglese, al fine di far percepire meglio il morfema del
plurale, che altrimenti si assimilerebbe alla consonante che precede.

5) NEUTRALIZZAZIONE: processo fonologico per cui un segmento rende a livello


di opposizione distintiva nullo un altro segmento. Es.:

° quanto alle vocali toniche esiste opposizione distintiva per l’apertura della vocale in coppie
minime: es.: italiano

b[o]tte - b[ɔ]tte

recipiente percosse

p[e]sca - p[ɛ]sca

attività frutto

Le due parole differiscono soltanto rispetto all’apertura della vocale. Questo tipo di opposizione
distintiva si ha solo in sillaba tonica, perché con lo spostamento dell’accento una vocale aperta
tende a chiudersi, quindi a neutralizzare questo tipo di opposizione:
65
‘v[ɛ]ngo - v[e]n’ivo
‘t[ɛ]rra - int[e]r’rare

‘b[ɛ]llo - abb[e]l’lire

‘g[ɛ]sto - g[e]stu’ale

‘p[ɔ]sso - p[o]s’sibile

‘c[ɔ]rpo - c[o]rpo’rale

‘f[ɔ]no - f[o]’netico

‘v[ɔ]glio - v[o]li’tivo
Esiste anche il fenomeno complementare inverso, quando con il cadere dell’accento su una certa
sillaba una vocale chiusa tende ad aprirsi:

‘vɛng[o] - ver’r[ɔ]

‘parl[o] - par’l[ɔ]

ir[o]’nia - i’r[ɔ]nico

te[o]’ria - te’[ɔ]rico

‘at[o]mo - a’t[ɔ]mico

ist[e]’ria - is’t[ɛ]rico

‘ang[e]lo - an’g[ɛ]lico
Quindi il fenomeno dell’accento determina l’apertura o la chiusura di determinate vocali.

6) COALESCENZA: processo fonologico per cui un segmento si fonde con un altro


segmento dando origine a 1 segmento unico. Es.:

° quanto al paradigma verbale di certi verbi, il fenomeno spiega la differenza tra la 1°, la 2° e la 3°
persona del singolare del presente indicativo: es.: italiano
sce[lg]o - sce[gl]i - sce[gl]e

con derivazione sce[lg]i/e > sce[ldʒ]i/e > sce[ʎ]i/e

spe[ng]o - spe[gn]i - spe[gn]e

con derivazione spe[ng]i/e > spe[ndʒ]i/e > spe[ɲ]i/e

66
L’elemento che fa scattare il tipo di derivazione sopra descritto è il tipo di vocale che indica il
morfema di accordo, in quanto “i” e “e” sono vocali anteriori diversamente da “o” che è una
vocale posteriore, per cui è ipotizzabile pensare che nella 2° e nella 3° persona rispetto alla 1°
persona avvenga una trasformazione a tre stadi laterale/nasale alveolare + occlusiva velare per
effetto della palatalizzazione della vocale sulla velare in laterale/nasale alveolare + affricata palato-alveolare
per effetto della fusione della laterale/nasale con la affricata in laterale/nasale palatale.

Questa ipotesi di derivazione è supportata dal fatto che i verbi “scegliere” e “spegnere” in varietà
toscane manifestano lo stadio intermedio.

Nella 1° persona la vocale “o” è troppo posteriore per fare scattare la palatalizzazione della velare.

7) RADDOPPIAMENTO FONOSINTATTICO: processo fonologico per cui


si raddoppia la consonante iniziale di una parola quando la parola precedente termina per:

a) Vocale accentata (caso non marcato): elementi plurisillabici che fanno scattare il fenomeno

° avverbi, congiunzioni o verbi: es.: italiano centro-meridionale

Hanno già mangiato -> Hanno già mmangiato Perché

leggi tanto -> Perché lleggi tanto?

Era più veloce di tutti -> Era più vveloce di tutti

Preferì rimanere -> Preferì rrimanere

b) Vocale non accentata (caso marcato): elementi monosillabici che fanno scattare il fenomeno

° 1° e 3° persona singolare del verbo “avere” e 3° persona singolare del verbo “essere”: italiano centro-meridionale

Ho visto tua sorella -> Ho vvisto tua sorella

Ha bevuto molto -> Ha bbevuto molto

E’ partito anche lui -> E’ ppartito anche lui

° congiunzioni subordinanti “che” e “se”: italiano centro-meridionale Luigi

ha detto che torneranno presto -> Luigi ha ddetto che ttorneranno presto Sai

che Mario si è licenziato? -> Sai che Mmario si è llicenziato?

67
Mi domando se faranno tutto -> Mi domando se ffaranno tutto

Se vieni, ti divertirai -> Se vvieni, ti divertirai

° incontri di congiunzioni e avverbi: italiano

se mai -> semmai (forme cristallizzate)

già mai -> giammai (forme cristallizzate)

° pronomi interrogativi “chi” e “che”: italiano centro-meridionale Che

fate stasera? -> Che ffate stasera?

Chi te lo ha detto? -> Chi tte lo ha ddetto

Che mangiamo adesso? Che mmangiamo adesso?

° preposizioni “a “ e “da”: italiano centro-meridionale

Andremo a vedere la partita -> Andremo a vvedere la partita

Ho telefonato a mio fratello -> Ho ttelefonato a mmio fratello

Abbiamo cenato da Giulia -> Abbiamo cenato da Ggiulia

Siamo qui da venerdì -> Siamo qui da vvenerdì

° congiunzioni coordinanti “e” e “o”: italiano centro-meridionale

Vieni o no? -> Vieni o nno?

E lui verrà? -> E llui verrà?

Incontrerai Maria e/o Gianni -> Incontrerai Maria e/o Ggianni

° incontri di congiunzioni e verbi, aggettivi o avverbi: italiano


e sia -> essia né vero -> nevvero e pure -> eppure (forme cristallizzate)

o sia -> ossia o vero -> ovvero o pure -> oppure (forme cristallizzate)

° preposizione “sopra”: italiano

sopra tutto -> soprattutto (forme fisse)

sopra vento -> sopravvento (forme fisse)

sopra luogo -> sopralluogo (forme fisse)

sopra giungere -> sopraggiungere (forme fisse)

68
Il fenomeno si blocca, per cui rimane singola la consonante iniziale di una parola, quando la parola
successiva comincia per consonante fricativa alveolare + altra consonante: Es.: italiano centro-meridionale
Perché scrivi?

Non hanno più sbagliato

Avranno staccato la corrente

Il fenomeno si verifica, per cui raddoppia la consonante iniziale di una parola, quando la parola successiva
comincia per consonante fricativa alveolare + vocale: Es.: italiano centro-meridionale
Perché sei così stanco? -> Perché ssei così stanco?

Non l’ho più sentito. -> Non l’ho ppiù sentito

Avrà sicuramente risposto. -> Avrà ssicuramente risposto

8) MOVIMENTO DI ACCENTO: processo fonologico per cui si sposta l’accento


nel passaggio da una parola originale a una parola derivata, nel senso che:

a) un accento primario diventa secondario per aggiunta di un suffisso: italiano


‘utile > ,utilità

mon’dano > ,mondanità

‘celere > ,celer’mente

pe’ricolo > ,perico’loso


b) un accento primario può scomparire per aggiunta di un prefisso ed un suffisso: italiano
‘bello > ,abbel’lire

‘scatola > ,inscato’lare

‘verde > ,rinver’dire

‘giallo > ,ingial’lire


c) un accento primario si ritrae quando due accenti primari si trovano su sillabe adiacenti: italiano
luned’ì ‘scorso > ‘lunedì’ ‘scorso (l’accento primario si ritrae sulla prima sillaba
e resta sempre un accento primario sulla seconda sillaba)
torner’à ‘subito > ‘tornerà ‘ subito (l’accento primario si ritrae sulla prima
sillaba e resta sempre un accento primario sulla seconda sillaba)

69
UNITA’ FONOLOGICHE
1) SILLABA: unità fonologica che consiste almeno di un elemento sillabico detto
nucleo: in italiano solo le vocali possono costituire nucleo sillabico, quindi in italiano
una semplice vocale può costituire esaustivamente una sillaba, cioè si possono avere
sillabe formate da una sola vocale, in cui ovviamente la sillaba è composta solo
dall’elemento sillabico detto nucleo: es.:
paese - pa.e.se

teatro - te.a.tro

70
boato - bo.a.to

poema - po.e.ma

paura - pa.u.ra

faina - fa.i.na

marea - ma.re.a
In italiano una sillaba può contenere anche consonanti: la sillaba non marcata del
linguaggio umano è

CV (= consonante + vocale)

che è - la più frequente

- quella che i bambini acquisiscono per prima

- l’unica presente in tutte le lingue del mondo

- composta da un’alternanza di ostruzione del flusso d’aria e flusso libero


d’aria verso l’esterno.

Il materiale consonantico che precede il nucleo sillabico è detto incipit (in inglese
“onset”). In italiano ogni parola presenta sillabe a schema incipit + nucleo. l’incipit può
essere formato da

a) 1 consonante (schema CV): es.:


pino - pi.no

timo - ti.mo

buco - bu.co

dado - da.do
fumo - fu.mo

sera - se.ra

gelo - ge.lo

zero - ze.ro

cena - ce.na
Qualsiasi consonante può costituire un incipit monoconsonantico di una sillaba.

71
b) 2 consonanti (schema CCV): es.:
placido - pla.ci.do glaciale -

gla.cia.le atleta - a.tle.ta

plico - pli.co clone - clo.ne

breve - bre.ve primo -

pri.mo frate - fra.te creta -

cre.ta trota - tro.ta

Soltanto determinate consonanti possono costituire la 2° consonante dell’incipit


biconsonantico di una sillaba.

Nell’ambito della regolarità della struttura sillabica delle parole, si nota una
ricorrenza ella consonante laterale “l” o vibrante “r”, quindi in presenza di sillaba ad
incipit biconsonantico la 2° posizione del nesso consonantico è occupata da
consonanti liquide. A tale regola sfuggono parole di origine colta quale

mnemonico - mne.mo.ni.co

Il materiale consonantico che segue il nucleo sillabico è detto coda (in inglese
“coda”). In italiano la coda può essere presente (una sillaba che termina con coda
consonantica è detta sillaba chiusa) o assente (una sillaba che termina con nucleo
vocalico è detta sillaba aperta). Se la coda è presente, può essere

a) il 1° segmento di una consonante geminata: es.:


tappo - tap.po

rabbia - rab.bia

gatto - gat.to

pacco - pac.co

leggo - leg.go

baffo - baf.fo

ovvio - ovv.io

sasso - sas.so

babbo - bab.bo
72
Qualsiasi consonante può costituire una coda consonantica come 1° segmento di una
consonante geminata.

b) il 1° segmento di un nesso consonantico composto da 2 consonanti diverse: es.:


parco - par.co

terno - ter.no

forno - for.no
- cor.da
corda

talco - tal.co

felce - fel.ce

filtro - fil.tro

solco - sol.co

samba - sam.ba

linfa - lin.fa

tinta - tin.ta
- fan.go
fango

fauna - fau.na

feudo - feu.do

foiba - foi.ba

daino - dai.no

Soltanto determinate consonanti possono costituire la consonante della coda


consonantico di una sillaba.
73
Nell’ambito della regolarità della struttura sillabica delle parole, si nota una
ricorrenza delle consonanti laterale “l” o vibrante “r” o nasale “n” o “m” o da una
approssimante “j” o “w”, quindi in presenza di sillaba a coda consonantica la 1°
posizione del nesso consonantico è occupata da consonanti sonoranti o da
approssimanti.

Quindi, tenuto conto che

° le uniche consonanti che possono formare coda di sillaba senza alcuna


restrizione, cioè senza dover ricorrere alle geminate, sono le consonanti
sonoranti o le approssimanti e

° in un incipit di consonanti la seconda consonante è sempre una


consonante liquida, si può concludere che

le consonanti sonoranti hanno uno statuto particolare nel poter fiancheggiare la


vocale che forma il nucleo sillabico, nel senso che la vocale che forma il
nucleo sillabico è preferibilmente affiancata da consonanti sonoranti.

Tale affermazione discende da una scala di sonorità rispetto alla quale si


classificano i suoni:

SONORITA’ FORZA

VOCALI

APPROSSIMANTI

LIQUIDE

NASALI

FRICATIVE

AFFRICATE

OCCLUSIVE

La scala di sonorità riordina i suoni in maniera che

74
l’aumento di sonorità dal basso verso l’alto è inversamente proporzionale
alla forza dei suoni stessi che aumenta dall’alto verso il basso.
I suoni che hanno maggiore sonorità decrescente fino alla minima sonorità sono
le vocali, le approssimanti, le consonanti liquide, nasali, fricative, affricate e
occlusive.

Quindi le consonanti che possono fiancheggiare le vocali del nucleo della sillaba
sono quelle a maggiore sonorità, cioè

le consonanti nasali e liquide e le approssimanti in coda e soltanto

le consonanti liquide nell’incipit.

Ogni sillaba può essere rappresentata mediante una curva ascendente e


discendente (qualora sia presente la coda) dove l’altezza della curva rappresenta
l’aumento di sonorità, che raggiunge il massimo all’apice e discende ai lati,
mentre i valori alla base sono in ordine di composizione della sillaba:
incipit, nucleo e coda.

incipit nucleo coda

sonorità bassa sonorità massima sonorità bassa

° per i. monoconsonantico

sonorità è + bassa del nucleo

° per i. biconsonantico

sonorità è + bassa del nucleo per la consonante più vicina al n.

> bassa per la consonante iniziale dell’i.

75
incipit nucleo

sonorità bassa sonorità massima


° per i. monoconsonantico

sonorità è + bassa del nucleo

° per i. biconsonantico

sonorità è + bassa del nucleo per la consonante più vicina al n.

> bassa per la consonante iniziale dell’i.

Al fine di individuare le sillabe nella parola, occorre procedere alla definizione del
nucleo e alla massimizzazione dell’incipit: quando una consonante mediana in una
parola può essere analizzata come coda di una sillaba precedente o come incipit della
sillaba successiva, si sceglie sempre di qualificarla come incipit della sillaba
successiva Es.:
vero -> r = consonante mediana: * ver.o / ve.ro

palo -> l = consonante mediana: * pal.o / pa.lo

fame -> m = consonante mediana: * fam.e / fa.me


anche se la regola della massimizzazione dell’incipit deve rispettare l’applicazione
della regola della scala di sonorità. Es.: incipit + nucleo

clone -> n = consonante mediana * clon.e / clo.ne

in cui o ha max sonorità (vocale), l ha sonorità mediana (liquida) e c sonorità


minima (occlusiva)

76
frate -> t = consonante mediana * frat.e / fra.te

in cui a ha max sonorità (vocale), r ha sonorità mediana (liquida) e f sonorità


più bassa (fricativa). Es.: incipit + nucleo + coda

furbo -> r = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si
applicasse la regola di massimizzazione dell’incipit: fur.bo / *fu.rbo

in cui u ha max sonorità (vocale), f ha sonorità bassa (fricativa) e r sonorità


bassa (liquida), anche se meno della fricativa

banca -> n = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si
applicasse la regola di massimizzazione dell’incipit: ban.ca / *ba.nca
in cui a ha max sonorità (vocale), b ha sonorità min. (occlusiva) e n ha sonorità bassa
(nasale)
palco -> l = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si
applicasse la regola di massimizzazione dell’incipit: pal.co / *pa.lco
in cui a ha max sonorità (vocale), p ha sonorità min. (occlusiva) e l sonorità bassa
(liquida)

arte -> r = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si
applicasse la regola di massimizzazione dell’incipit: ar.te / *a.rte
in cui a ha max sonorità (vocale), b ha sonorità min. (occlusiva) e n ha sonorità
bassa (nasale)

La regola di massimizzazione dell’incipit si applica tutte le volte in cui non c’è


violazione della regola della scala di sonorità: libro -> b = consonante
mediana che va a incipit della sillaba succ. che si sillaba con la seconda sillaba: si
applica la mass. dell’incipit senza violare la
scala di sonorità: * lib.ro / li.bro

77
in cui o ha max sonorità (vocale), r ha sonorità bassa (liquida) e b sonorità
ancora più bassa (occlusiva).

triplo -> p = consonante mediana che va a incipit della sillaba succ. che si sillaba
con la seconda sillaba: si applica la mass. dell’incipit senza violare la
scala di sonorità: * trip.lo / tri.plo

in cui o ha max sonorità (vocale), r ha sonorità bassa (liquida) e b sonorità


ancora più bassa (occlusiva).

africa -> f = consonante mediana che va a incipit della sillaba succ. che si sillaba
con la seconda sillaba: si applica la mass. dell’incipit senza violare la scala di
sonorità: * af.ri.ca / a.fri.ca in cui i ha max sonorità (vocale), r ha
sonorità bassa (liquida) e f sonorità ancora più bassa (fricativa).

Diversamente:

trento -> n = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si
applicasse la regola di massimizzazione dell’incipit: * tre.nto / tren.to
in cui e ha max sonorità (vocale), r ha sonorità bassa (liquida), t sonorità ancora più
bassa (occlusiva) e n ha sonorità bassa (nasale).

All’interno della sillaba sono stati identificati 3 elementi: incipit – nucleo – coda. In
realtà è lecito pensare che la sillaba abbia una struttura di tipo

*lineare: sillaba

incipit nucleo coda

gerarchico: sillaba

78
incipit

nucleo coda
rima

in cui nucleo e coda si uniscono per


formare un’entità di livello intermedio detta
rima, la quale si unisce all’incipit per formare la sillaba. La rima determina il peso
della sillaba: la sillaba è pesante se contiene

- una vocale lunga nel nucleo oppure -

una coda consonantica nella rima.


In italiano, quindi, la sillaba accentata deve avere una certa pesantezza e tale
pesantezza può essere data da

° presenza di una coda consonantica oppure °

allungamento del nucleo vocalico.

Questo requisito di pesantezza delle sillabe toniche è il criterio che sta alla base del
fenomeno del raddoppiamento fonosintattico, che consiste nel raddoppiamento della
consonante iniziale di una parola, quando la parola precedente finisce in vocale
accentata. Questa vocale accentata richiede una certa pesantezza, quindi, dato che in
posizione finale di parola la vocale non si allunga, la coda consonantica viene inserita
raddoppiando la consonante inziale della parola che segue. Attraverso il
raddoppiamento fonosintattico, dunque, viene creata una coda consonantica, che
permetta alla sillaba di raggiungere la pesantezza necessaria. Es.:
Ha bevuto troppo -> Hab.be.vu.to.trop.po

# Ho visto tua sorella -> Hov.vis.to.tu.a.so.rel.la

E’ partito anche Gianni -> E’p.par.ti.to.an.che.Gian.ni

Ha detto che torneranno -> Had.det.to.chet.tor.ne.ran.no


Ho domandato loro se faranno tutto -> Hod.do.man.da.to.lo.ro.sef.fa.ran.no.tut.to
Che fate lunedì? Chef.fa.te.lu.ne.dì?

79
# Che mangi stasera? -> Chem.man.gis.ta.se.ra?

Ho telefonato a mio cugino. -> Hot.te.le.fo.na.to.am.mi.o.cu.gi.no

Ho già mangiato -> Hog.giàm.man.gia.to

Era più veloce di tutti -> E.ra.piùv.ve.lo.ce.di.tut.ti


La consonante iniziale della parola che segue l’elemento monosillabico o la parola
che finisce in vocale accentata raddoppia fornendo la coda consonantica necessaria
alla sillaba tonica che precede, che deve avere una certa pesantezza.

# STATUTO della /s/: [s] è l’unica consonante che, in prima analisi,

) può precedere un incipit biconsonantico, dando origine ad un incipit


triconsonantico:
sbrigarsi -> sbri.gar.si

aspro -> a.spro

spremere -> spre.me.re

Istria -> I.stria

straccio -> strac.cio

estraneo -> e.stra.ne.o

strada -> stra.da

mostra -> mo.stra


) in un incipit biconsonantico può essere seguita da una consonante occlusiva,
per cui le è consentito violare la scala di sonorità:
storia -> sto.ria in cui la scala di sonorità è: o > s > t ≠ o – t -s

pasto -> pa.sto in cui la scala di sonorità è: o > s > t ≠ o – t - s

specchio -> spec.chio in cui la scala di sonorità è: e > s > p ≠ e – p -s

vispo -> vi.spo in cui la scala di sonorità è: o > s > p ≠ o – p - s


80
scatola -> sca.to.la in cui la scala di sonorità è: a > s > c ≠ a – c- s

lasco -> la.sco in cui la scala di sonorità è: o > s > c ≠ o – c - s


) all’inizio di un nesso consonantico non subisce raddoppiamento fonosintattico:

farà strada -> fa.rà.stra.da

ho spremuto il limone -> ho.spre.mu.to.il.li.mo.ne

è sbarcato ieri -> è.sbar.ca.to.ie.ri

I comportamenti apparentemente eccezionali della fricativa alveolare possono


essere spiegati partendo dall’osservazione di parole che presentano /s/ + 1 o 2
consonanti: aspro pasto bisca .

Se si dovesse sillabificare secondo le norme ortografiche comuni, la


sillabificazione sarebbe: *a.spro *pa.sto *bi.sca ,

ci si aspetterebbe che le vocali che precedono la sillaba creata fossero lunghe,


perché sono vocali toniche in sillaba aperta. In realtà, da studi condotti in
laboratorio fonetico, tali vocali risultano brevi, il che significa che la
sillabificazione da proporre è: as.pro pas.to bis.ca

La consonante fricativa alveolare seguita da una o più consonanti è la coda


della sillaba che precede e non fa parte dell’incipit della sillaba che segue, per
cui la sillaba che deriva da questa sillabazione risulta chiusa e la vocale del
nucleo è breve.

In questo modo si rispetta anche la regola della scala di sonorità in quanto

in aspro pasto bisca

a>s / o>r>p p<a>s / o>t b<i>s / a>c

Allo stesso modo si può spiegare il mancato raddoppiamento fonosintattico


della consonante fricativa alveolare, in quanto la consonante diventa coda
della sillaba precedente, quindi la sillaba che precede risulta chiusa. Es.:
L’ho già strappato -> L’hog.giàs.trap.pa.to

Perché scrivi tanto? -> Per.chès.cri.vi.tan.to?

81
Avrà staccato la corrente -> A.vràs.tac.ca.to.la.cor.ren.te

Farà strada -> Fa.ràs.tra.da

Ho spremuto il limone -> Hos.pre.mu.to.il.li.mo.ne

E’ sbarcato ieri -> E’s.bar.ca.to.ie.ri


Quando la consonante fricativa alveolare è seguita da consonante in corso di
parola, sillabifica con la sillaba che precede. Quando la consonante fricativa
alveolare è iniziale di parola, non può sillabificare da sola, quindi bisogna
ammettere di violare la scala di sonorità sillabificando con la sillaba che segue.
L’italiano classico (come nello spagnolo), per favorire la sillabificazione di /s/
con la vocale che precede, inseriva una /i/ in posizione iniziale quando la
parola comincia per /s/ + consonante. Es.: in istrada in
Isvizzera per iscritto in Ispagna.

2) PIEDE: unità fonologica che consiste di una o più sillabe:


All’interno di un piede le sillabe hanno diversa prominenza:

a) in presenza di 1 sillaba, essa può essere forte (caso non marcato) o debole (caso
marcato):
p p

Sf Sd

b) in presenza di 2 sillabe, una è debole e una è forte:


p p

82
Sf Sd Sd Sf

c) in presenza di 3 sillabe, possono aversi le sequenze di sillaba forte, debole e debole,


di sillaba debole, debole e forte e di sillaba debole, forte e debole (caso marcato):

p p p

Sf Sd Sf Sd Sd Sf Sd Sf Sd

All’interno di un piede vi è un unico elemento forte ed è sempre situato a uno dei due limiti
estremi.

All’interno della parola da analizzzare fonologiacamente sono stati identificati 3


livelli: parola – testa – elemento terminale. In realtà è lecito pensare che la parola
fonologica abbia una struttura di tipo:

ω
(parola fonologica)

Pd Pf
(testa del piede)

Sf Sd Sf Sd (elemento terminale: se forte


è detto designato)
COMPONENTE MORFOLOGICA della GRAMMATICA

MORFOLOGIA = settore della grammatica che studia la struttura interna delle


parole (= sequenze di unità linguistiche dotate di significato).

Si distinguono le parole

a) monomorfemiche: formate da un solo morfema. Es.: in inglese bar

in italiano che – ieri – sempre – tribù (plurale

invariato)

83
b) plurimorfemiche: formate da due o più morfemi: Es.: in inglese boy-s

in italiano gatt-o / veloce-mente / in-super-abil-e

TRATTI SEGMENTALI DELLE PAROLE = individuano

le proprietà intrinseche delle parole

morfo = rappresentazione concreta di una unità linguistica che abbia rilevanza


morfologica a livello grammaticale:

va riportato tra parentesi quadre: [ ]

morfema = rappresentazione astratta di una unità linguistica che abbia funzione


distintiva all’interno di un determinato sistema morfologico:

va riportato tra barre diagonali: / /

Ogni morfema corrisponde almeno a un morfo, talvolta a più di uno.

Si individuano i morfemi di una lingua grazie alla presenza delle c.d. varianti
contestuali = coppie di unità morfologiche con significato uguale che si distinguono
per la presenza di due morfi diversi collocati nella stessa posizione:

Uno stesso morfema può avere manifestazioni morfologiche diverse, corrispondere


a morfi diversi. Le diverse varianti contestuali di uno stesso morfema si chiamano
allomorfi. Es.:

1)

/a/ è prefisso privativo da preporre ad aggettivi (trasforma aggettivo in negativo):


critico -> a-critico abbagliante -> an-abbagliante

partitico -> a-partitico allegorico -> an-allegorico

simmetrico -> a-simmetrico elastico -> an-elastico

politico -> a-politico abolizzante -> an-abolizzante

e compare in due forme del tipo [a] [an]


84
quando l’aggettivo comincia per

consonante vocale (a + inserzione di una nasale)

I due prefissi sembrano essere in distribuzione complementare e condizionata dal


contesto fonetico, perchè in presenza di una consonante iniziale si presenta [a] e in
presenza di una vocale iniziale si presenta [an], ma il significato del prefisso non
cambia nei due casi, quindi si ha a che fare con un caso di allomorfia.

Rappresentazione fisica degli allomorfi di un morfema:

/a/ 1 morfema

2 manifestazioni fisiche

[a]
[an] 2 allomorfi

2)

/in/ è prefisso negativo da preporre ad aggettivi (trasforma aggettivo in negativo):


legale -> il-legale razionale -> ir-razionale

logico -> il-logico ragionevole -> ir-ragionevole

permeabile -> im-permeabile tollerabile -> in-tollerabile

barazzante -> im-barazzante deciso -> in-deciso

elegante -> in-elegante utile -> in-utile


è un morfema che esiste in quattro allomorfi del tipo

[il][ir] [im] [in]

quando la parola che segue comincia per

cons. laterale o vibrante cons. bilabiale vocale o cons. dentale in seguito a assimilazione tot.

assimilazione parz. mancata assimilazione

Nonostante la diversità delle forme che si trovano attestate, il significato è invariato,


è sempre un significato negativo, per cui si è davanti sempre a un caso di allomorfia.

85
Rappresentazione fisica degli allomorfi di un morfema:

/in/ 1 morfema

4 manifestazioni fisiche

[il][ir] [im] [in] 4


allomorfi

3)

/in/ è prefisso direzionale da preporre a verbi o sostantivi (serve per formare verbi):

terra -> in-terrare sabbia -> in-sabbiare mettere -> im-mettere porre -> im-

porre

è un morfema dal significato diverso (differenza semantica) dal caso 2) (nonostante


la similarità formale) che esiste in due allomorfi del tipo

[in] [im]

quando la parola che segue comincia per vocale o cons.

cons. nasale bilabiale in seguito a mancata assimilazione

assimilazione parz.

Rappresentazione fisica degli allomorfi di un morfema:

/in/ 1 morfema

2 manifestazioni fisiche

[in]
[im] 2 allomorfi

Si distinguono i morfemi
86
1) liberi = occorrono liberamente da soli nella frase senza unirsi ad altri morfemi.
Es.: in inglese: for – yet - that

in italiano: ieri – per – già –

che

- Sono parole monomorfemiche che non sono ulteriormente


scomponibili in altri morfemi.

2) legati = co-occorrono obbligatoriamente nella frase insieme ad altri morfemi.


Es.: in inglese lead-er / transform-ation

in italiano vinci-tore / trasformaz-ione

ram-o / bell-o

- Sono parole plurimorfemiche che comprendono morfemi


che compaiono per forza con altri morfemi. All’interno dei
morfemi legati si distinguono i morfemi

a) lessicali = radice delle parole. Es.: in inglese toy-

in italiano libr-

legger-

- Si trovano in parole plurimorfemiche e si riferiscono ad


oggetti, concetti od eventi specifici.

- Sono una classe aperta a cui si possono continuamente


aggiungere nuovi elementi.

- Sono nella maggior parte delle lingue morfemi liberi.

b) grammaticali = desinenze delle parole. Es.: in inglese – s (des. del p91lurale)

in italiano – i (des. del plurale)


87
-mente (des. di avverbi)

- Si trovano in parole plurimorfemiche e hanno significati astratti, comuni e


generici.

- Sono una classe chiusa a cui è impossibile aggiungere nuovi elementi.

- Sono per lo più morfemi legati.

All’interno dei morfemi grammaticali si distinguono i morfemi

° derivazionali: creano parole nuove. Es.: in italiano


gatt- in- -a

morfema less. gramm. gramm.

der. fless.

dim. femm.sing.
- possono (non devono) cambiare la categoria della base lessicale a cui si uniscono.

° flessivi: creano forme diverse della stessa entità lessicale. Es.: in italiano

trasforma- zion- -e

morfema less. gramm. gramm.

der. fless.

sost.<-ver. sing.

- lasciano sempre invariata la categoria della base lessicale a cui si uniscono.

FENOMENI MORFOLOGICI
1) FLESSIONE GRAMMATICALE, che ha la funzione di attribuire genere,
numero a sostantivi ed aggettivi come pure persona, tempo e modo ai verbi.

2) REGOLE di FORMAZIONE delle PAROLE, che hanno la funzione di


generare parole complesse a partire da basi lessicali:

88
A) COMPOSIZIONE: processo morfologico per cui una forma libera si
compone (si combina) ad un’altra forma libera per formare una terza
parola:

[[ ]X + [ ]Y]Z = schema di base dove x y z in pedice rappresentano


categorie grammaticali diverse
Le categorie di partenza possono essere varie, mentre la categoria del
composto risultante è quasi sempre il NOME, mentre l’accento primario si
posiziona generalmente sulla prima parte e il secondario sulla seconda. Si
possono unire in composizione:

- 2 forme nominali: es.: [[capo]N+[stazione]N]N = capostazione

- 2 forme verbali: es.: [[sali]V+[scendi]V]N = saliscendi

- 1 nome + 1 aggettivo: es.: [[campo]N+[santo]A]N = camposanto

- 1 aggettivo + 1 nome: es.: [[alto]A+[piano]A]N = altopiano

- 1 verbo + 1 nome: es.: [[lava]V+[piatti]N]N = lavapiatti

- 1 preposizione + 1 nome: es.: [[senza]PREP+[tetto]N]N = senzatetto

- 1 avverbio + 1 avverbio: es.: [[piano]AVV+[forte]AVV]N = pianoforte

ed ottenere un nome composto;

- 1 aggettivo + 1 aggettivo: es.: [[agro]A+[dolce]A]A = agrodolce

ed ottenere un aggettivo composto.

Nella forma di composizione deverbale data da

1 base verbale + 1 tema + desinenza nominale


si possono trovare verbi appartenenti a tutte e tre le
coniugazioni dell’italiano. Es.: 1° coniugazione in -are

[[porta]V+[ombrelli]N]N = portaombrelli

[[attacca]V+[panni]N]N = attaccapanni

[[salva]V+[gente]N]N = salvagente
89
[[gratta]V+[capo]N]N = grattacapo

[[posa]V+[cenere]N]N = posacenere

2° coniugazione in -ere

[[appendi]V+[abiti]N]N = appendiabiti

[[scendi]V+[letto]N]N = scendiletto

[[reggi]V+[mensole]N]N = reggimensole

[[accendi]V+[sigari]N]N = accendisigari

[[rompi]V+[scatole]N]N = rompiscatole

3° coniugazione in -ire

[[apri]V+[scatole]N]N = apriscatole

[[copri]V+[letto]N]N = copriletto

[[dormi]V+[veglia]N]N = dormiveglia

[[copri]V+[fuoco]N]N = coprifuoco

[[copri]V+[orecchi]N]N = copriorecchi

La forma verbale che si utilizza in questo processo di


derivazione si può ipotizzare che sia per la 1° coniugazione

° 2° persona singolare imperativo presente o

3° persona singolare indicativo presente;

per la 2° e 3° coniugazione

° 2° persona singolare imperativo presente o

2° persona singolare indicativo presente.

Si può presumere che la forma verbale che si utilizza nel


processo di composizione è il tema del verbo, inteso come
l’unione della radice verbale (verbo a cui si toglie la desinenza
dell’infinito –are –ere –ire) + vocale tematica della coniugazione

90
(-a- -e- -i-) – terminazione dell’infinito (-re).

Questa ipotesi vale per la 1° e per la 3° coniugazione, mentre


per la 2° coniugazione serve una regola di riaggiustamento che
trasformi la vocale tematica –e- della 2° coniugazione nella
vocale –i- e che si applichi in tutti i casi di composizione.

Quindi la base verbale da cui si parte per formare questi


composti è il tema del verbo, se in aggiunta a ciò si assume
che per la 2° coniugazione esista una regola di riaggiustamento
che trasformi la vocale tematica.

A seconda del tipo di derivazione che si verifica tra forme grammaticali, si


distingue la composizione

a) endocentrica: si verifica quando la categoria e il significato derivano


primariamente da una o da entrambe le due forme, nel senso che uno o
entrambi gli elementi risultano predominanti ai fini di attribuire la
categoria morfologica alla parola (= testa): es.: composizione endocentrica subordinata:

° identificano un elemento modificato e un elemento modificatore: in italiano

[[capo]N+[stazione]N]N in cui il risultato è “un capo della stazione”

[[gentil]A+[uomo]N]N in cui il risultato è “un uomo gentile”

composizione endocentrica coordinata:

° identificano entrambi gli elementi come modificati e modificatori: in italiano

[[cassa]N+[panca]N]N in cui il risultato è “una cassa = panca”

[[agro]A+[dolce]A]A in cui il risultato è “agro + dolce”

b) esocentrica: si verifica quando la categoria e il significato derivano


esternamente dalle due forme, per cui viene a mancare quella che
determina la categoria morfologica (= testa): es.: composizione esocentrica combinata:

° una forma risulta abbinata all’altra per subordinazione: in italiano


[[senza]P+[tetto]N]N in cui il risultato è “un uomo senza tetto”
91
[[oltre]P+[tomba]N]N in cui il risultato è “un luogo oltre tomba”

composizione esocentrica reduplicata:

° una forma risulta abbinata all’altra per coordinazione: in italiano


[[fuggi]V+[fuggi]V]N in cui il risultato è “una fuga generale ”

[[lecca]V+[lecca]V]V in cui il risultato è “un dolce da leccare”

c) neoclassica: si verifica quando la categoria e il significato si


compongono da morfemi legati di origine greco-latina, dove esiste
l’elemento che attribuisce la categoria morfologica (= testa): es.:
composizione neoclassica con semiparole:

° una forma neoclassica risulta abbinata all’altra neoclassica: in italiano


[[anemo]N+[metro]]N in cui il risultato è “un misuratore del vento”

[[archi]N+[atra]]N in cui il risultato è “un professionista medico”

composizione neoclassica con prefissoidi:

° una forma neoclassica risulta abbinata all’altra: in italiano


[[bio]+[sfera]N]N in cui il risultato è “la terra dove esiste vita”

[[geo]+[fisica]N]N in cui il risultato è “la fisica che riguarda la terra”

composizione neoclassica con suffissoidi:

° una forma risulta abbinata all’altra neoclassica: in italiano


[[insetti]N+[cida]]N in cui il risultato è “prodotto che uccide insetti”

[[tutto]P+[logo]]N in cui il risultato è “persona che sa tutto”.

B) DERIVAZIONE: processo morfologico per cui una forma libera (= base


lessicale) si unisce (si combina) ad una forma legata grammaticale
derivazionale (= affisso) per formare una seconda parola:

[Pref+[ ]X]X = schema di base

92
[[ ]X+Suf]X/Y = schema di base dove x y in pedice rappresentano
categorie grammaticali diverse

Le categorie di partenza possono variare, se l’affisso si aggiunge a destra


della base lessicale (= suffisso), rispetto alla categoria risultante, mentre la
categoria resta invariata, se l’affisso si aggiunge a sinistra della base
lessicale (= prefisso). Per quanto riguardala posizione dell’accento della
base a cui il prefisso si unisce, è la stessa nella parola risultante in caso di
aggiunta di prefisso, mentre rispetto al suffisso che si attacca, la posizione
può (non deve) variare. Possono servire regole di riaggiustamento come la
cancellazione di vocale atona finale nell’incontro di 2 vocali o la
trasformazione di vocale. Un affisso di regola sceglie una sola categoria
morfologica a cui unirsi. L’affissazione si blocca quando assume la
tendenza a creare sinonimi. Si possono unire in derivazione:
1 verbo + bile -> aggettivi. Es.: [ama]V+bile]A = amabile

[mangia]V+bile]A = mangiabile

[desidera]V+bile]A = desiderabile

[trasferi]V+bile]A = trasferibile

[ritorna]V+bile]A = *ritornabile

[parla]V+bile]A = *parlabile

[litiga]V+bile]A = *litigabile

[telefona]V+bile]A = *telefonabile
Nella forma di composizione deverbale data da

1 base verbale + 1 suffisso il suffisso impone restrizioni sui

tipi di verbi a cui può unirsi:

verbi transitivi. Es.: regola di formazione delle parole

[[X]V+bile]A = -bile deriva aggettivi da verbi con tratto (+trans)


(+trans)

93
parafrasi della regola di derivazione = lettura
composizionale del significato degli affissi il

suffisso –bile può essere X-ato (= parte costante:

l’affisso significa ‘che può essere verb+ato’) dove X =

(parte variabile: verbo transitivo che funge da base

lessicale)

1 verbo + zione -> sostantivi. Es.: [trasforma]V+zione]N = trasformazione

[esercita]V+zione]N = esercitazione

[valuta]V+zione]N = valutazione

Nella forma di composizione deverbale data da

1 base verbale + 1 suffisso

si possono trovare verbi. Es.: regola di formazione delle parole

[[X]V+zione]N = -zione deriva sostantivi da verbi

parafrasi della regola di derivazione= lettura


composizionale del significato degli affissi il suffisso

–zione può essere atto di X (= parte costante:

l’affisso significa ‘atto del verb+are’) dove X

= (parte variabile: verbo che funge da base

lessicale)

1 nome + aio -> sostantivi. Es.: [fiore]N+aio]N = fioraio

[giornale]N+aio]N = giornalaio
94
[verdura]N+aio]N = verduraio

[benzina]N+aio]N = benzinaio

[orologio]N+aio]N = orologiaio

[libro]N+aio]N = libraio

Nella forma di composizione denominale data da

1 base nominale + 1 suffisso il suffisso impone restrizioni sui


tipi di nomi a cui può unirsi: nomi comuni concreti no
animati. Es.: regola di formazione delle parole

[[X]N+aio]N = -aio deriva sostantivi da sostantivi con tratto


(+com) (+com) (+concr) (-anim) (-astr)
(+concr)

(-anim) (-
astr)

parafrasi della regola di derivazione= lettura


composizionale del significato degli affissi il suffisso –

aio può essere chi vende X (= parte costante:

l’affisso significa ‘persona che vende prodotto’) dove X =


(parte variabile: nome comune concreto non animato che
funge da base lessicale)

1 nome + aio -> sostantivi. Es.: [grano]N+aio]N = granaio

[formica]N+aio]N = formicaio

[letame]N+aio]N = letamaio

[paglia]N+aio]N = pagliaio

[pollo]N+aio]N = pollaio

[vespa]N+aio]N = vespaio
95
[forno]N+aio]N = fornaio

Nella forma di composizione denominale data da

1 base nominale + 1 suffisso il suffisso impone restrizioni sui


tipi di nomi a cui può unirsi: nomi comuni concreti animati e no. Es.:
regola di formazione delle parole

[[X]N+aio]N = -aio deriva sostantivi da sostantivi con tratto


(+com) (+com) (+concr) (+anim)
(+concr)
(+anim)

parafrasi della regola di derivazione= lettura


composizionale del significato degli affissi il suffisso –aio
può essere luogo che contiene X (= parte costante: l’affisso
significa ‘luogo che contiene cose o esseri’) dove X = (parte
variabile: nome comune concreto animato o non animato che
funge da base lessicale)

Le diverse restrizioni presenti sulla base lessicale a cui si


unisce il medesimo suffisso implica che i morfemi sono
diversi.

1 nome + ale -> aggettivi. Es.: [strumento]N+ale]A = strumentale

[inverno]N+ale]A = invernale

[monumento]N+ale]A = monumentale
[sacramento]N+ale]A = sacramentale

[[[arrangia]V+mento]N+ale]A = *arrangiamentale

[[[discerne]v+mento]N+ale]A = *discernimentale

[[[collega]v+mento]N+ale]A = *collegamentale

[[[patteggia]v+mento]N+ale]A = *patteggiamentale

Nella forma di composizione denominale data da


96
1 base nominale + 1 suffisso il suffisso impone restrizioni

sui tipi di nomi a cui può unirsi:


nomi non già risultato di processo di formazione. Es.: regola di formazione delle parole

[[X]V+ale]A = -ale deriva aggettivi da nomi con tratto (+concr)


(+concr)

parafrasi della regola di derivazione= lettura


composizionale del significato degli affissi il suffisso

–ale può essere tipico di X (= parte costante:

l’affisso significa ‘tipico di nome’) dove X = (parte variabile:


nome concreto o non concreto che funge da base lessicale)

in + 1 aggettivo -> aggettivi. Es.: [in+[esperto]A]A = inesperto

[in+[cauto]A]A = incauto

[in+[giusto]A]A = ingiusto

[in+[cosciente]A]A = incosciente

Nella forma di composizione deaggettivale data da

1 prefisso + 1 base aggettivale

si possono trovare aggettivi. Es.: regola di formazione delle parole

[in+[X]A]A = in- deriva aggettivi da aggettivi parafrasi

della regola di derivazione= lettura

composizionale del significato degli affissi il

prefisso in- può essere non X (= parte costante:

l’affisso significa ‘negare l’aggettivo’) dove X =

(parte variabile: aggettivo che funge da

97
base lessicale)

in + 1 verbo -> verbi. Es.: [in+[dorare]V]]V = indorare

[in+[mettere]V]V = immettere

Nella forma di composizione deverbale data da

1 prefisso + 1 base verbale

si possono trovare verbi. Es.: regola di formazione delle parole

[in+[X]V]V = in- deriva verbi da verbi parafrasi della regola di

derivazione= lettura composizionale del significato degli

affissi il prefisso in- può essere in direzione di X (= parte

costante: l’affisso significa ‘in direzione del verbo’) dove X

= (parte variabile: verbo che funge da base lessicale)

Le diverse categorie della base lessicale a cui si unisce il


medesimo suffisso implica che i morfemi sono diversi.

s + 1 aggettivo -> aggettivi. Es.: [s+[fortunato]A]A = sfortunato

[s+[leale]A]A = sleale

[s+[corretto]A]A = scorretto

[s+[civile]A]A = *scivile

[s+[giusto]A]A = *sgiusto

[s+[onesto]A]A = *sonesto
Nella forma di composizione deaggettivale data da

1 prefisso + 1 base aggettivale

il suffisso impone restrizioni sui tipi di aggettivi a cui può


unirsi: aggettivi che non iniziano per /tʃ/, /dʒ/, /s/ o vocale. Es.:
regola di formazione delle parole

98
[s+[X]A]A = s- deriva aggettivi da aggettivi parafrasi

della regola di derivazione= lettura


composizionale del significato degli affissi il

prefisso s- può essere non X (= parte costante:

l’affisso significa ‘negare l’aggettivo’) dove X =

(parte variabile: aggettivo che funge da base

lessicale)

A seconda del tipo di derivazione che si verifica tra forme grammaticali, si


distingue la derivazione per

a) affissazione: si verifica quando l’affisso viene aggiunto a sinistra o a


destra della base: es.:

° alla base lessicale si annette l’affisso a sinistra (= prefissazione): in it.

[in+[attivo]A]A in cui il risultato è un aggettivo come la base [attivo]A


[ex+[presidente]N]N in cui il risultato è un sostantivo come la base [presidente]N
[s+[fortunato]A]A in cui il risultato è un aggettivo come la base [fortunato]A

[ri+[scrivere]N]N in cui il risultato è un verbo come la base [scrivere]N

° alla base lessicale si annette l’affisso a destra (= suffissazione): in it.


[[attivo]A+ità]N in cui il risultato è un sostantivo mentre la base [attivo]A è aggettivo

[[atomo]N+izzare]V in cui il risultato è un sostantivo mentre la base [attivo]A è aggettivo

[[inverno]N+ale]A in cui il risultato è un aggettivo mentre la base [inverno]A è sostantivo

[[veloce]A+izzare]V in cui il risultato è un verbo mentre la base [veloce]A è aggettivo

[[circolare]A+zione]N in cui il risultato è un sostantivo mentre la base [circolare]A è aggettivo

[[gentile]A+mente]AVV in cui il risultato è un avverbio mentre la base [gentile]A è aggettivo

[[mangiare]V+abile]A in cui il risultato è un aggettivo mentre la base [mangiare]V è verbo

99
[[presidente]N+ale]A in cui il risultato è un aggettivo mentre la base [presidente]A è sostantivo

° alla base lessicale si annette l’affisso obbligatoriamente sia a


sinistra che a destra della base pena la produzione di parola
malformata (= parasintesi): in italiano
[in+[giallo]A+ire]V in cui il risultato è un verbo mentre la base [giallo]A è aggettivo

[s+[bianco]A+are]V in cui il risultato è un verbo mentre la base [bianco]A è aggettivo

b) conversione: si verifica quando una parola appartenente a una categoria


grammaticale viene transcategorizzata (= suffissazione zero): es.:

° la categoria lessicale di un aggettivo può cambiare in sostantivo nella parola


risultante: in italiano

[vecchio]A > [vecchio]N

° la categoria lessicale di un participio passato può cambiare in aggettivo nella


parola risultante: in italiano [deciso]V > [deciso]A

RESTRIZIONI MORFOLOGICHE
1) PREFISSI: selezionano la base lessicale in relazione al significato: se la base è
ambigua, il prefisso sceglie uno dei significati: es.:

che piace a molti che non piace a molti

popolare [im+[popolare]]A

della gente *non della gente

in- può selezionare il significato astratto

100
2) SUFFISSI: selezionano la base lessicale in relazione al significato: se la base è
ambigua, il prefisso sceglie uno dei significati, oppure avviene una specializzazione dei
suffissi di tipo semantico: es.:

cercare di riuscire [[tentare]V+ivo]N = atto di … tentare


cercare di corrompere
[[tentare]V+zione]N = atto di …
-ivo seleziona il significato concreto -zione seleziona il significato astratto

acre *in maniera acre

acido [[acido]+mente]AVV
maligno in maniera maligna

riflettente *in maniera riflettente

lucido [[lucido]+mente]AVV
cosciente in maniera cosciente

non pieghevole *in maniera pieghevole

rigido [[rigido]+mente]AVV
101
severo in maniera severa

-mente seleziona sempre il significato figurato

riflettente *situazione di riflesso

lucido [[lucido]+ità]N cosciente


situazione di coscienza

-ità seleziona sempre il significato traslato

Esercizio n. 3

Fornire l’analisi morfologica delle seguenti parole: fedeltà:

incoerente:

bianconero:

portaombrelli:

famoso:

giustificabile:

positivismo:

svalutazione:

disonesto.

102
disonestà:

scuolabus:

deumidificare:

ornitologia:

ipoalimentazione:

circumnavigare:

terraferma: operosità:

impermeabile:

Esercizio n. 4 - Riepilogo

Delle seguenti parole fornire


a) la trascrizione fonetica
b) la trascrizione
fonologica;
c) l’analisi morfologica.

qualunquismo

pizzeria saliscendi

diseguale

inaspettato

fermacarte

geologia

capotreno

delocalizzazione

sbiancare
103
derubricare

odontoiatra

mezzogiorno

inettitudine

pericoloso irrituale

delocalizzare

Soluzioni Esercizio n. 3

fedeltà: [[fedele]A +tà]N

incoerente: [in+ [coerente]A]A

bianconero: [[bianco]A [nero]A]A

portaombrelli: [[porta]V [[ombrelli]N +i]N ]N

famoso: [[fama]N +oso]A

giustificabile: [[[giusto]A +ifica]V +bile]A

positivismo: [[positivo]A +ismo]N

svalutazione: [[[s+ [valuta]V ]V +to]V +ione]N

disonesto. [dis+ [onesto]A]A

disonestà: [[dis+ [onesto]A]A +tà]N

scuolabus: [[scuola]N [bus]N ]N

104
deumidificare: [de+ [[umido]A +ificare]V ]V

ornitologia: [[ornito][logia]]N
ipoalimentazione: [ipo+ [[[[alimento]A +a]V +to]V +ione]N ]N

circumnavigare: [circum+ [[nave]N +iga]V ]V terraferma:

[[terra]N [ferma]A ]N operosità: [[[opera]A +oso]A

+ità]N impermeabile: [[im+ [[permea]V +bile]A]A]N

Soluzioni Esercizio n 4 - Riepilogo

qualunquismo [kwaluŋ'kwizmo]
/kwalun'kwismo/
[[qualunque]N+ismo]N

pizzeria [pittse'ri:a]
/pitse'ria/
[[pizza]N+eria]N

saliscendi [ˌsaliʃ'ʃendi]
/ˌsali'ʃendi/
[[sali]V[scendi]V]N

diseguale [dize'gwa:le]
/dise'gwale/
[dis+[eguale]A]A

inaspettato [inaspet'ta:to]
/inaspet'tato/
[in+[[[aspetta]V+to]V +o]A]A

fermacarte [ˌferma'karte]
/ˌferma'karte/
[[ferma]V [carte]N]N

geologia [dʒeolo'dʒi:a]
/dʒeolo'dʒia/
105
[[geo][logia]]N

capotreno [ˌkapo'tre:no]
/ˌkapo'treno/
[[capo]N [treno]N]N

delocalizzazione [delokaliddzat'tsjo:ne]
/delokalidza'tsjone/
[[[de+ [[locale]A+izza]V]V+to]V+ione]N

sbiancare [zbjaŋ'ka:re]
/sbjan'kare/
[s+[bianco]A+are]V

derubricare [derubri'ka:re]
/derubri'kare/
[de+[[rubrica]N+a]V]V

odontoiatra [odonto'jatra]
/odonto'jatra/
[[odonto][iatra]]N

mezzogiorno [ˌmeddzo'dʒorno]
/ˌmedzo'dʒorno/
[[mezzo]A [giorno]N]N

inettitudine [inetti'tu:dine]
/inetti'tudine/
[[inetto]A+itudine]N

pericoloso [periko'lo:zo]
/periko'loso/
[[pericolo]N+oso]A

irrituale [irritu'a:le]
/irritu'ale/
[in+[[rito]N+ale]A]A

delocalizzazione [delokaliddzat’tsjone]
/delokalidza’tsjone/
[de+[[[[locale]A]N+izzare]V+ione]N

106
COMPONENTE SINTATTICA della GRAMMATICA

SINTASSI = settore della grammatica che studia le combinazioni possibili delle


parole (= sequenze di unità linguistiche dotate di significato).

Si distinguono le unità sintattiche di

1) COSTITUENTE: gruppi di singole o sequenze di parole che formano


entità intermedie tra la singola parola e la frase.
Ogni parlante nativo di una data lingua ha una percezione intuitiva di che cosa
sia un costituente e riesce a conoscerlo a livello intuitivo. Es. di frase con soggetto
sottinteso: Ho visto un gatto nero è intuitivo scomporre la frase in parti dividendo il
verbo dall’oggetto. Es. di frase con soggetto espresso: Il bambino mangia la mela

è intuitivo scomporre la frase in costituenti tracciando confini tra il soggetto, il verbo


e l’oggetto.

Es. di frase complessa: Gianni ha invitato il suo amico a cena per venerdì sera

i confini tracciabili all’interno della frase sono dopo il soggetto, dopo il verbo, dopo
l’oggetto, dopo il complemento di fine e dopo il complemento di tempo.

2) RELAZIONE: condivisione di tratti tra le varie parti del discorso.

a) Interessa in genere parole adiacenti fra di loro: Es. Quello studente frequenta
molti corsi

107
è possibile stabilire una relazione sintattica tra il soggetto e il verbo in termini di
condivisione di tratti, cioè di persona e di numero (3° persona singolare, 3° persona
singolare). Questo rapporto di tipo morfo-sintattico coinvolge 2 costituenti adiacenti
fra di loro (relazione di accordo tra soggetto e verbo flesso).

b) Può coinvolgere anche elementi lontani tra di loro:


Es. Lo studente che molti professori conoscono si chiama Gianni

Gli esami che questo studente ha superato sono molti

Il soggetto entra in relazione di accordo con il verbo più lontano perché tra il
soggetto e il verbo interviene una frase relativa che contiene il verbo più vicino e
dove pure esiste una relazione di accordo (3° persona singolare – 3° persona
singolare oppure 3° persona plurale – 3° persona plurale).

Le due frasi dimostrano che le relazioni di accordo come altre relazioni sintattiche
possono mantenersi sia in condizione di adiacenza che a distanza.

c) In realtà le relazioni sintattiche tra elementi possono essere preservate a una


distanza potenzialmente illimitata.

Es. (1) Quanti studenti hanno superato l’esame?

(2) Quanti studenti credi che abbiamo superato l’esame?

(3) Quanti studenti credi che Gianni pensi che abbiano superato l’esame?

Nella frase (1) il soggetto e il verbo entrano in relazione di accordo in condizione di


adiacenza, ma nella frase (2) tra il soggetto e il verbo con cui concorda interviene un
altro verbo, e nella frase (3) tra il soggetto e il verbo con cui accorda interviene più
di un verbo, e si potrebbe continuare all’infinito inserendo tra il soggetto e il verbo
verbi su verbi, pur mantenendo la relazione di accordo tra il soggetto e il verbo con
cui concorda.

108
Tipici esempi di relazioni che si mantengono a distanza potenzialmente illimitata
sono le frasi interrogative. La seguente frase interrogativa

Che cosa ha comprato?

(dove ciò che funge da soggetto del verbo è il pronome interrogativo posto all’inizio)

si può mettere in relazione con la corrispondente frase dichiarativa

Ha comprato un libro.

(nella quale l’oggetto segue in adiacenza il verbo).

L’ipotesi è dunque che nelle frasi interrogative avvenga una sorta di spostamento di
un costituente dalla posizione adiacente al verbo alla posizione iniziale di frase, per
cui il sintagma nominale della frase dichiarativa è sostituito da un pronome
interrogativo nella frase interrogativa mediante uno spostamento dalla posizione
adiacente al participio passato del verbo alla posizione iniziale di frase. Ma
nonostante il movimento, il parlante nativo dell’italiano riesce a interpretare il
pronome interrogativo come l’oggetto del verbo anche se allontanato dalla
posizione di adiacenza. Questa relazione stabilita tra verbo e oggetto si manifesta e
si mantiene a distanza potenzialmente illimitata: La frase

Che cosa hai detto che ha comprato?

presenta un altro verbo inserito tra oggetto e verbo, il che consente sempre di
interpretare il pronome interrogativo dipendente dal verbo finale. Allo stesso modo
la frase

Che cosa hai detto che Gianni pensa che abbia comprato?

presenta più di un verbo inserito tra oggetto e verbo e si riesce ancora ad


interpretare il pronome interrogativo come connesso al participio passato.

Quindi le relazioni sintattiche nella frase possono realizzarsi in condizioni di


adiacenza o di distanza, il che fa capire che esiste oltre alla struttura superficiale
visiva della frase anche una struttura astratta sottostante alle espressioni
linguistiche (che verrà meglio definita quando verranno affrontate le

109
rappresentazioni ad albero delle frasi). TRATTI SEGMENTALI DELLE FRASI =
individuano le proprietà intrinseche delle frasi

parola = rappresentazione minima di una unità linguistica che abbia rilevanza


sintattica a livello lessicale;

sintagma = rappresentazione intermedia di più unità linguistiche che abbiano


funzione costitutiva all’interno di un determinato sistema sintattico.

frase = rappresentazione massima di unità linguistiche che abbiano funzione


connettiva per formare proposizioni.

Ogni sintagma è un costituente composto da una o più di parole.

Esistono criteri per la

1) delimitazione della ricorrenza delle parole:


è possibile stabilire quali sono le parole che possono ricorrere insieme ad altre nella
frase; i criteri per individuare tali occorrenze sono detti distribuzionali, perché si
fondano sul modo in cui le parole si distribuiscono all’interno della frase secondo la
classe di appartenenza: es.:

*Il mio per/oggi/e/leggo/esso/lo/alto/passione preferito è la musica classica

Il mio genere preferito è la musica classica

a) criterio della ricorrenza nella medesima posizione: es.: in italiano tra le due frasi

solo la seconda risulta grammaticale, il che fissa il criterio che le preposizioni,


gli avverbi, le congiunzioni, i verbi, i pronomi e gli articoli non possono
ricorrere nella stessa posizione dei nomi, quindi il criterio della ricorrenza
nella medesima posizione fissa che i nomi appartengono a una classe di
parole diversa dalle altre. Il fatto che in una determinata posizione possono
ricorrere solo nomi è diverso dal dire che possano ricorrevi tutti i nomi, in
quanto possono ricorrevi solo nomi che designano categorie a cui può
appartenere un oggetto come quello della frase;

b) criterio dell’accordo di numero e genere per parole nella medesima frase:


es.: in italiano tra le due frasi
110
solo la seconda risulta grammaticale, il che fissa il criterio che il genere del
nome determina anche il genere dell’articolo, del pronome e dell’aggettivo,
mentre il numero del nome determina il numero del verbo, quindi il criterio
dell’accordo di numero e genere per parole nella medesima frase fissa che i
verbi appartengono a una classe di parole diversa dalle altre.

2) individuazione dell’esistenza dei costituenti:


La nozione di costituente è implicita e intuitiva per tutti i parlanti nativi
dell’italiano; criteri per individuare tali entità esistono e sono oggettivi, per
determinare se una sequenza di parole forma un costituente oppure no: es.:
in italiano i criteri di costituenza possono essere applicati alla frase

Il nostro amico / ha incontrato / un collega / in pizzeria / dopo il concerto

1 soggetto / 1 verbo / 1 oggetto diretto / 2 modificatori preposizionali


S V OD CL CT

a) criterio del movimento: se una sequenza di parole può essere spostata da


un punto ad un altro della frase, e la frase continua a funzionare, la
sequenza di parole forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di spostamento del costituente O in posizione davanti a S:

[Un collega] il nostro amico l’ha incontrato in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona (anche se occorre riaggiustare aggiungendo un pronome oggetto dopo il verbo) ->
[ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CL in posizione davanti a S:

[In pizzeria] il nostro amico l’ha incontrato un collega dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CT in posizione davanti a S:

111
[Dopo il concerto] il nostro amico l’ha incontrato un collega in pizzeria

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente O in posizione dopo a CT:

Il nostro amico ha incontrato in pizzeria dopo il concerto un collega.

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CL in posizione dopo a CT:

Il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto [in pizzeria]

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento delle parole [collega in] in posizione davanti a S:

*[collega in] Il nostro amico ha incontrato un pizzeria dopo il concerto La


frase non funziona -> [ ] non è un costituente.

° Prova di spostamento delle parole [pizzeria dopo] in posizione davanti a S:

* [pizzeria dopo] Il nostro amico ha incontrato un collega in il concerto

La frase non funziona -> [ ] non è un costituente.

° Prova di spostamento delle parole [il concerto] in posizione davanti a S:

* [il concerto] Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo

La frase non funziona -> [ ] non è un costituente (non è mai possibile


separare una preposizione dall’articolo e dal nome del complemento)

Quando la frase è agrammaticale, si sono spostate sequenze arbitrarie di parole,


che non sono dislocabili né e dx né a sin a proprio piacere, a differenza dei
costituenti (sequenze di parole che danno frasi ben formate);

b) criterio della frase scissa (= una frase che ha schema

112
3° pers. sing. verbo essere + X + che + resto della frase): se una sequenza di
parole può comparire nella posizione di focus della frase scissa (= X), e la
frase continua a funzionare, la sequenza di parole forma un costituente.
Nell’es.:
° Prova di spostamento del costituente O in posizione di focus:

E’ [un collega] che il nostro amico ha incontrato in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CL in posizione di focus:

E’ [in pizzeria] che il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CT in posizione di focus:

E’ [dopo il concerto] che il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente S in posizione di focus:

E’ [il nostro amico] che ha incontrato un collega in pizzeria

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

c) criterio della non inseribilità: se una sequenza di parole non può essere
interrotta dall’inserimento di materiale lessicale, e la frase continua a
funzionare, la sequenza di parole forma un costituente= non si può
spezzare un costituente inserendo altre parole nel mezzo. Nell’es.:

° Prova di inserimento del costituente CM dopo S: [con immenso piacere]

Il nostro amico [con immenso piacere] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo V: [con immenso piacere]

Il nostro amico ha incontrato [con immenso piacere] un collega in pizzeria dopo il concerto
113
La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo O: [con immenso piacere]

Il nostro amico ha incontrato un collega[con immenso piacere] in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo CL: [con immenso piacere]

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria [con immenso piacere] dopo il concerto
La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo CT: [con immenso piacere]

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto [con immenso piacere]

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM tra aggettivo e nome di S:


[con immenso piacere]

*Il nostro [con immenso piacere] amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto

La frase non funziona -> [il nostro] e [amico] non sono costituenti.

° Prova di inserimento del costituente CM tra articolo e nome di O:


[con immenso piacere]

*Il nostro amico ha incontrato un [con immenso piacere] collega in pizzeria dopo il concerto

La frase non funziona -> [un] e [collega] non sono costituenti.

° Prova di inserimento del costituente CM tra preposizione e nome di CL:


[con immenso piacere]

*Il nostro amico ha incontrato un collega in [con immenso piacere] pizzeria dopo il concerto

La frase non funziona -> [in] e [pizzeria] non sono costituenti.

114
° Prova di inserimento del costituente CM tra preposizione e nome di CT:
[con immenso piacere]

*Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo [con immenso piacere] il concerto

La frase non funziona -> [dopo] e [il concerto] non sono costituenti.

Devono dunque essere rispettati i confini dei costituenti nell’inserimento


di sintagmi per avere frasi ben formate. Se il costituente viene spezzato, la
frase risulterà sempre agrammaticale.

d) criterio della sostituibilità: se una sequenza di parole può essere


sostituita da una forma sostitutiva e la frase continua a funzionare, la
sequenza di parole forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di sostituzione del costituente S: [lui] pronominalizza S

[Lui] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di sostituzione del costituente O: [lo] pronominalizza O

Il nostro amico [lo] ha incontrato in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [O] è un costituente.

° Prova di sostituzione del costituente CL: [lì] avverbializza CL

Il nostro amico ha incontrato un collega [lì] dopo il concerto

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di sostituzione del costituente CT: [dopo] preposizionalizza O

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria [dopo]

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

115
Si definisce elemento sostitutivo del sintagma/frase un
prosintagma/frase: può essere - verbale: [farlo]. Es.
Mario [ha invitato] [un collega] ma Gianni non intende [farlo]
[farlo] è una forma sostitutiva di un sintagma verbale:
= [invitare] [un collega];

- preposizionale: [ne]. Es.


Alberto ha parlato [del problema] con il suo collega e [ne] hanno
discusso a lungo
[ne] è una forma sostitutiva di un sintagma preposizionale argomentale:
= [del problema];

- preposizionale: [ci]. Es.


Alberto va [al mare] con la sua famiglia e [ci] resterà per due
settimane
[ci] è una forma sostitutiva di un sintagma preposizionale locativo:
= [al mare];

- aggettivale: [lo]. Es.


Il suo collega è [molto intelligente] anche se non [lo] sembra
[lo] è una forma sostitutiva di un sintagma aggettivale:
= [molo intelligente];

- proposizionale: [ci]. Es.


A.:- [Gianni] [arriverà] [domani]
B.:- Non [ci] credo
[ci] è una forma sostitutiva di una frase principale:
= [Gianni] [arriverà] [domani];

- proposizionale: [lo]. Es.


A.:- Spero [che verrà]
B.:- [Lo] spero anche io
[lo] è una forma sostitutiva di una frase subordinata:
= [che verrà].

e) Doppio criterio della interrogabilità e enunciabilità in isolamento: se


una sequenza di parole può essere sostituita da un elemento
interrogativo, è utilizzabile come risposta ad una domanda e la frase
continua a funzionare, la sequenza di parole forma un costituente. Nell’es.:

116
° Prova di sostituzione al costituente S e suo uso in risposta: [Chi]
pronominalizza S

[Chi] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto? [Il nostro amico]

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di sostituzione al costituente O e suo uso in risposta: [Chi]


pronominalizza O
[Chi] il nostro ha incontrato in pizzeria dopo il concerto? [Un collega]

La frase funziona -> [O] è un costituente.

° Prova di sostituzione al costituente CL e suo uso in risposta: [Dove]


pronominalizza CL

[Dove] il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto? [In pizzeria]

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di sostituzione al costituente CT e suo uso in risposta: [Quando]


pronominalizza CT

[Quando] il nostro ha incontrato in pizzeria? [Dopo il concerto]

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

f) criterio della coordinabilità: se una sequenza di parole può essere


coordinata con un costituente ristretto alla tipologia analoga e la
frase continua a funzionare, la sequenza di parole forma un costituente.
Nell’es.:

° Prova di coordinazione del costituente S: [e Gianni] si coordina a S

Il nostro amico [e Gianni] hanno incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto.

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di coordinazione del costituente O: [e la segretaria] si coordina a O

Il nostro amico ha incontrato un collega [e la segretaria] in pizzeria dopo il concerto.

117
La frase funziona -> [O] è un costituente.

° Prova di coordinazione del costituente CL: [e al bar] si coordina a CL

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria [e al bar] dopo il concerto.

La frase funziona -> [CL] è un costituente.


° Prova di coordinazione del costituente CT: [e prima di cena] si coordina a CT

Il nostro amico hanno incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto [e prima di cena].

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

° Prova di coordinazione del costituente O: [in pizzeria] si coordina a O

*Il nostro amico hanno incontrato un collega e [in pizzeria] dopo il concerto.

La frase non funziona -> [O] è un costituente di categoria diversa da [CL].

g) criterio della cancellabilità in strutture coordinate: se una sequenza di


parole può essere cancellata da due strutture coordinate e dislocata
alla periferia destra della frase e la frase continua a funzionare, la
sequenza di parole forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di cancellabilità del costituente [CL]: [in pizzeria] si riporta in frase coordinata

Dopo il concerto il nostro amico ha incontrato un collega [ ]e


Mario ha riconosciuto Alberto [in pizzeria].

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di cancellabilità del costituente [CT]: [dopo il concerto] si riporta in frase coordinata

In pizzeria il nostro amico ha incontrato un collega [ ]e


Mario ha riconosciuto Alberto [dopo il concerto].

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

° Prova di cancellabilità del costituente [O]: [un collega] si riporta in frase coordinata

118
In pizzeria dopo il concerto il nostro amico ha incontrato [ ] e Mario ha
riconosciuto [un collega].

La frase funziona -> [O] è un costituente.

h) criterio della omissibilità: se una sequenza di parole può essere omesse


dalla frase e la frase continua a funzionare, la sequenza di parole forma
un costituente. Nell’es.:

° Prova di omissibilità del costituente [S]: [Il nostro amico] si omette dalla frase

[ ] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto.

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di omissibilità del costituente [CL]: [in pizzeria] si omette dalla frase

Il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto.

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di omissibilità del costituente [CT]: [dopo il concerto] si omette dalla frase

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria.

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

° Prova di omissibilità del costituente [O]: [un collega] si omette dalla frase

*Il nostro amico ha incontrato [ ] in pizzeria dopo il concerto.

La frase non funziona -> [O] rappresenta una violazione della teoria tematica.

In italiano i criteri di costituenza possono essere applicati alla frase

La segretaria / telefona

1 soggetto / 1 verbo intransitivo


S V

1) criterio del movimento: Telefona [la segretaria] = frase grammaticale


2) critero di focalizzazione: E’ [la segretaria] che telefona= frase grammaticale
119
3) criterio di non inseribilità: *La [oggi] segretaria telefona = frase agrammaticale
4) criterio di sostituibilità: [Lei] telefona = frase grammaticale
5) criterio di interrogabilità e enunciabilità in isolamento: [Chi] telefona? [La segretaria]
6) criterio di coordinazione: La segretaria e [la sua collega] telefonano
7) criterio di cancellabilità in strutture coordinate: ?La segretaria telefona e il
direttore scrive = solo O e C possono venire cancellati e spostati al lato destro
della frase coordinata
8) criterio di omissibilità: [ ] Telefona

L’intuizione è che

[la segretaria] risulta costituente distinto da [telefona]

La frase può essere rappresentata da un diagramma ad albero in cui


condizione necessaria è una ramificazione binaria (= da ogni nodo partono
soltanto 2 nodi e non di più) tra un soggetto e un predicato semplice
(occupano posizioni diverse nell’albero sintattico):

F F = frase
SN =
sintagma nominale
V = verbo

SN V
soggetto predicato semplice

La segretaria telefona

In italiano i criteri di costituenza possono essere applicati alla frase

La segretaria / scrive / la relazione

1 soggetto / 1 verbo transitivo / 1 oggetto diretto


S V O

1) criterio del movimento: [la relazione] la scrive la segretaria


2) critero di focalizzazione: E’ [la relazione] che la segretaria scrive

120
3) criterio di non inseribilità: *La segretaria scrive la [oggi] relazione 4)
criterio di sostituibilità: La segretaria [la] scrive
5) criterio di interrogabilità e enunciabilità in isolamento: [Che cosa] scrive la segretaria?
[La relazione]
6) criterio di coordinazione: La segretaria scrive [la relazione] e [l’elenco]
7) criterio di cancellabilità in strutture coordinate: La segretaria scrive [ ]e il
direttore legge [la relazione]
8) criterio di omissibilità: [ ] scrive la relazione

L’intuizione è che

[la relazione] e [la segretaria] risultano costituenti distinti da [scrive]

La frase può essere rappresentata da un diagramma ad albero in cui


condizione necessaria è una ramificazione binaria (= da ogni nodo partono
due nodi e soltanto due, anche se un ramo può rimanere vuoto) tra un
soggetto e un predicato complesso (occupano posizioni diverse nell’albero
sintattico): F F = frase

SN = sintagma nominale

SV = sintagma verbale
V = verbo
SN SV
soggetto predicato complesso
La segretaria scrive la relazione

V SN
verbo oggetto
scrive la relazione
L’alternativa sarebbe quella di avere un *ramificazione trinaria con un
albero con 3 nodi:

la segretaria scrive la relazione


*F

121
SN V SN
sintagma nominale verbo sintagma nominale
soggetto oggetto

La segretaria scrive la relazione

ma è struttura non ammessa.

TRATTI SOPRASEGMENTALI DELLA FRASE =


individuano la rappresentazione della frase rispetto ai suoi componenti
1) Teoria strutturale detta X’ barra =
- regolarizza la struttura interna dei costituenti e
prevede che tutti i sintagmi si conformino a un dato
schema
- formalizza la struttura interna di tutti i sintagmi di una lingua e
prevede che questa struttura interna sia uniforme in tutte le lingue:
-
Lo schema di base prevede che la struttura del sintagma si articola su 3 livelli:

XP (= livello massimale=
proietta l’intera struttura del sintagma)

specificatore YP X’ (= barra= livello intermedio)


(elemento opzionale
= proietta struttura di tipo
uguale al complemento)

Y’

122
Z’

X° complemento ZP
(testa (elemento opzionale
elemento obbligatorio = proietta struttura di tipo
= livello minimale uguale allo specificatore)
= determina la categoria lessicale del sintagma)

All’interno di ogni sintagma X si realizza


obbligatoriamente la testa e opzionalmente il
complemento e lo specificatore.
Complemento e specificatore, se realizzati, proiettano una struttura
ricorsiva Y o Z: si dice che i sintagmi
XP proietta X’ che proietta X° YP proietta Y’ che
proietta Y° ZP proietta Z’ che
proietta Z°

Un sintagma può essere composto da

° sequenze di parole;
° singole parole = realizzazione della sola testa del sintagma. Es.:

nella frase

Luisa ha mangiato [pane] e [molto prosciutto crudo].

si coordina un nome [pane] con un interno sintagma nominale [molto prosciutto crudo] in
cui la testa è il nome prosciutto;

123
nella frase

Alberto sembrava [invidioso] ma [abbastanza soddisfatto del premio]

si coordina un aggettivo [invidioso] con un interno sintagma aggettivale [abbastanza soddisfatto del premio] in
cui la testa è l’aggettivo soddisfatto;

nella frase

L’ufficio si trova [dietro] e [proprio sopra il negozio]

si coordina una preposizione [dietro] con un interno sintagma preposizionale [proprio sopra il negozio] in
cui la testa è la preposizione sopra.

Il rispetto del criterio di costituenza della coordinazione di una categoria


lessicale (testa) con un intero sintagma dimostra che singole parole hanno
la stessa distribuzione dei sintagmi = possono fungere da costituenti.

All’interno di un sintagma si possono realizzare tutti i livelli strutturali:

testa

testa – complemento

specificatore - testa

specificatore testa - complemento

124
SINTAGMA NOMINALE
4 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:

Luisa ha mangiato [pane] Realizzazioni:


Testa

Luisa ha mangiato [buon pane] Realizzazioni:


Specificatore + Testa

Luisa ha mangiato [pane di segala] Realizzazioni:


Testa + Complemento

Luisa ha mangiato [buon pane di segala] Realizzazioni:


Specificatore + Testa + Complemento

*Luisa ha mangiato [buon di segala] Realizzazioni:


Specificatore Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SN

1) movimento: [Pane] Luisa ne ha mangiato N


[Buon pane] Luisa ne ha mangiato A+N
[Pane di segala] Luisa ne ha mangiato N+P

125
[Buon pane di segala] Luisa ne ha mangiato A+N+P

2) focalizzazione nella frase fissa:


E’ [pane] che Luisa ha mangiato N
E’ [buon pane] che Luisa ha mangiato A+N
E’ [pane di segala] che Luisa ha mangiato N+P
E’ [buon pane di segala] che Luisa ha mangiato A + N + P

3) non inseribilità: Luisa ha mangiato [ieri] pane N


Luisa ha mangiato [ieri] buon pane A+N
Luisa ha mangiato [ieri] pane di segala N+P
Luisa ha mangiato [ieri] buon pane di segala A+N+P
*Luisa ha mangiato buon [ieri] pane
*Luisa ha mangiato pane [ieri] di segala
*Luisa ha mangiato buon [ieri] pane di segala
*Luisa ha mangiato buon pane [ieri] di segala

4) interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:


[Che cosa] ha mangiato Luisa? Pane N
Buon pane A+N
Pane di segala N+P
Buon pane di segala A+N+P

5) coordinazione: Luisa ha mangiato [pane] e [prosciutto]


Luisa ha mangiato [buon pane] e [prosciutto crudo]
Luisa ha mangiato [pane di segale] e [molto prosciutto]
Luisa ha mangiato [buon pane di segala] e [molto prosciutto crudo]

6) sostituibilità mediante proforma: Luisa [lo] ha mangiato dove lo sta per


pane
buon pane
pane di segala
buon pane di segala

La trasposizione del NP (= noun phrase) all’interno della struttura X-barra


si presenta come segue:

126
NP (noun phrase)

AP (adjective phrase) N’

buon N° PP (preposition phrase)


pane
= struttura interna da sviluppare

di segala

In presenza di un articolo o di un aggettivo dimostrativo. Es.: nelle frasi

Questo interessante saggio su Freud

L’improvvisa partenza di Gianni

articoli o aggettivi determinativi occupano la testa di un DP (= determiner


phrase) o sintagma determinante:

DP

DP’

NP

un AP
N’
interessante


saggio

PP

su Freud
127
DP

DP’

D° NP
L’

AP N’

improvvisa
N° PP
partenza

di Gianni

SINTAGMA PREPOSIZIONALE
4 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:

L’ufficio si trova [dietro] Realizzazioni:


Testa

L’ufficio si trova [dietro l’angolo] Realizzazioni:


Testa + Complemento

L’ufficio si trova [immediatamente dietro] Realizzazioni:


Specificatore + Testa

L’ufficio si trova [immediatamente dietro l’angolo] Realizzazioni:


Specificatore + Testa + Complemento
128
*L’ufficio si trova [immediatamente l’angolo] Realizzazioni:
Specificatore Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SP

1) movimento: [Dietro] si trova l’ufficio P


[Dietro l’angolo] si trova l’ufficio P+N
[Immediatamente dietro] si trova l’ufficio Avv + P
[Immediatamente dietro l’angolo] si trova l’ufficio Avv + P + N

2) focalizzazione nella frase fissa:


E’ [dietro] che si trova l’ufficio P
E’ [dietro l’angolo] che si trova l’ufficio P+N
E’ [immediatamente dietro] che si trova l’ufficio Avv + P
E’ [immediatamente dietro l’angolo] che si trova l’ufficio Avv + P + N

3) non inseribilità: L’ufficio si trova [credo] dietro P


*L’ufficio si trova dietro [credo] l’angolo P+N
*L’ufficio si trova immediatamente [credo] dietro Avv + P
*L’ufficio si trova immediatamente [credo] dietro l’angolo 4) Avv + P + N
interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:
[Dove] si trova l’ufficio? Dietro P
Dietro l’angolo P+N
Immediatamente dietro Avv + P
Immediatamente dietro l’angolo Avv + P + N

5) coordinazione: L’ufficio si trova [dietro] e [sopra]


L’ufficio si trova [dietro l’angolo] e [sopra il negozio]
L’ufficio si trova [immediatamente dietro] e [proprio sopra]
L’ufficio si trova [immediatamente dietro il negozio] e
[proprio sopra il negozio]

6) sostituibilità mediante proforma: L’ufficio si trova [lì] dove lì sta per


dietro
immediatamente dietro
dietro l’angolo
immediatamente dietro l’angolo

129
La trasposizione del PP (= preposition phrase) all’interno della struttura X-
barra si presenta come segue:
PP (preposition phrase)

AvvP (adverb phrase) P’

immediatamente P° DP (determiner phrase)


= struttura interna da sviluppare dietro

D’

D° NP
l’

N’


angolo
Es.:
proprio sopra il negozio:

PP (preposition phrase)

130
AvvP (adverb phrase) P’

P° DP (determiner phrase)
= struttura interna da sviluppare sopra

D’

D° NP
il

N’

proprio


negozio

In presenza di una preposizione articolata. Es.: nella frase


131
Poco prima dell’arrivo di Gianni:

la preposizione semplice occupa la testa di un PP (= prepositional phrase)


o sintagma preposizionale, mentre l’articolo determinativo occupa la testa
di un DP (= determiner phrase) o sintagma determinante:
Es.:
poco prima dell’arrivo di Gianni:
PP (preposition phrase)

AvvP (adverb phrase) P’


Poco

132
= struttura interna da sviluppare

P° PP (preposition phrase)
prima

P’

P° DP (determiner phrase)
di

D’

D’ NP
il

N’

N° PP
arrivo

P’

P° NP
di
N’


Gianni

133
SINTAGMA AGGETTIVALE
4 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:
Alberto sembrava [invidioso] Realizzazioni:
Testa

Alberto sembrava [invidioso di Paolo] Realizzazioni:


Testa + Complemento

Alberto sembrava [piuttosto invidioso] Realizzazioni:


Specificatore + Testa

Alberto sembrava [piuttosto invidioso di Paolo] Realizzazioni:


Specificatore + Testa + Complemento

*Alberto sembrava [immediatamente di Paolo] Realizzazioni:


Specificatore Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SA
1) movimento: [Invidioso] Alberto lo sembrava A
[Invidioso di Paolo] Alberto lo sembrava A+P
[Piuttosto invidioso] Alberto lo sembrava Avv + A
[Piuttosto invidioso di Paolo] Alberto lo sembrava Avv + A + P

2) focalizzazione della frase scissa:


E’ [invidioso] che Alberto sembrava A
E’ [invidioso di Paolo] che Alberto sembrava A+P
E’ [piuttosto invidioso] che Alberto sembrava Avv + A
E’ [piuttosto invidioso di Paolo] che Alberto sembrava Avv + A + P

3) non inseribilità: Alberto sembrava [ieri] invidioso A


*Alberto sembrava invidioso [ieri] di Paolo A+P
*Alberto sembrava piuttosto [ieri] invidioso Avv + A
*Alberto sembrava piuttosto [ieri] invidioso di Paolo Avv + A + P
4) interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:
[Come] sembrava Alberto? Invidioso A
134
Invidioso di Paolo A+P
Piuttosto invidioso Avv + A
Piuttosto invidioso di Paolo Avv + A + P
5) coordinazione: Alberto sembrava [invidioso] ma [soddisfatto]
Alberto sembrava [invidioso di Paolo] ma [soddisfatto del premio]
Alberto sembrava [piuttosto invidioso] ma [abbastanza soddisfatto]
Alberto sembrava [piuttosto invidioso di Paolo] ma
[abbastanza soddisfatto del premio]

6) sostituibilità mediante proforma: Alberto [lo] sembrava dove lo sta per


invidioso
invidioso di Paolo
piuttosto invidioso
piuttosto invidioso di Paolo

La trasposizione del AP (= adjective phrase) all’interno della struttura


Xbarra si presenta come segue:

AP (adjective phrase)

135
AvvP (adverb phrase) A’

A° PP (preposition phrase)
= struttura interna da sviluppare invidioso

P’

P° NP
di

N’

piuttosto


Paolo

Es.:
Abbastanza soddisfatto del premio:

136
AP (adjective phrase)

AvvP (adverb phrase) A’

abbastanza A° PP (preposition phrase)


= struttura interna da sviluppare soddisfatto

P’

P° DP
de

D’

D° NP
il

N’


premio

In posizione attributiva l’aggettivo prenominale si colloca in posizione


specificativa rispetto al nodo NP: es.:
Il nostro amico DP

137

D’ nostro


Il
NP

AP N’

A’ N°
amico

SINTAGMA VERBALE
2 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:

Alberto [ha invitato] un collega Realizzazioni:


Specificatore Testa Complemento

Alberto [invita] un collega Realizzazioni:


Specificatore Testa Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SV

1) movimento: *[Ha invitato] Alberto un collega V+S+C


[Ha invitato un ‘collega] Alberto V+C+S
[Invitato un collega] Alberto di certo ha PP + C + S + Aux
*[Invita] Alberto un collega V+S+C

2) focalizzazione nella frase scissa:


*E’ [ha invitato] che Alberto un collega V+S+C
138
*E’ [ha invitato un collega] che Alberto V+C+S
?E’ [invitato un collega] che Alberto di certo ha PP + C + S + Aux
*E’ [invita] che Alberto Aux + C + S + PP

3) non inseribilità: Alberto ha [spesso] invitato un collega S+V+C


Alberto ha invitato un collega [sempre] S+V+C
Alberto invita [talvolta] un collega S+V+C

4) interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:


[Che cosa] ha fatto Alberto? *Ha invitato V
Ha invitato un collega V + C
Invitato un collega PP + C
*Ha un collega Aux + C
[Che cosa] fa Alberto? *Invita V
Invita un collega V+C

5) coordinazione: Alberto ha [invitato un collega] e


[telefonato alla segretaria], quindi è possibile
coordinare il participio passato e il complemento
oggetto lasciando fuori l’ausiliare
Alberto [invita un collega] e [telefona alla segretaria]
6) sostituibilità mediante proforma: Alberto ha invitato un collega ma
Mario non intende farlo (= invitare un collega), quindi la forma
sostitutiva del sintagma verbale sostituisce verbo lessicale e
complemento oggetto senza includere l’ausiliare
Alberto invita un collega ma Mario non intende farlo (= invitare un
collega).

Le risultanze dei criteri di costituenza suggeriscono che verbo lessicale e


complemento oggetto formano un costituente più coeso rispetto al
participio passato e verbo ausiliare che sembra essere esterno.

I criteri di costituenza applicati al sintagma verbale sembrano, quindi,


individuare un costituente che include participio passato e complemento
oggetto mentre l’ausiliare si trova in una posizione esterna al costituente.

Si può, dunque, immaginare che il verbo ausiliare occupi una posizione


strutturale distinta da quelle del participio passato, in particolare si può
immaginare che il verbo ausiliare sia la testa di un costituente strutturato sulla
base dello schema X-barra, che prende come suo specificatore il sintagma
139
nominale soggetto e come suo complemento il sintagma verbale participio
passato.

La trasposizione del VP (= verb phrase) all’interno della struttura X-barra


si presenta come segue:
IP (inflection phrase)

NP (noun phrase) I’

N’ I°
invita VP (verb phrase)
(verbo flesso)
N° (verbo lessicale)
Alberto
V’

V° DP (determiner phrase)
t (=traccia)

D’

D° N
un

N’

collega

140
IP (inflection phrase)

NP (noun phrase) I’

N’ I°
ha VP (verb phrase)
(verbo flesso)

Alberto V’

V° DP (determiner phrase)
invitato
(verbo lessicale)

D’

D° N
un

N’

collega

SINTAGMA FLESSIVO

Il verbo flesso rispetto al soggetto all’interno della frase ha la funzione di


esprimere i tratti di accordo del verbo con il soggetto, che possono essere tratti
di persona (1° 2° 3° persona) e tratti di numero (singolare plurale).
141
Il soggetto condivide i medesimi tratti di accordo del verbo flesso.

La testa I° ha la funzione di esprimere i tratti di accordo con il soggetto.

I tratti di accordo in italiano sono espressi dalla flessione verbale, ecco perché la
categoria iniziale della struttura di base dello schema X-barra prende il nome di
IP (= inflection phrase), sintagma flessivo, in quanto è la flessione verbale che
realizza i tratti di accordo con il soggetto ed è posizionata nella testa I°.

In un tempo composto i tratti di accordo sono realizzati sul verbo ausiliare


(verbo flesso)

In un tempo semplice i tratti di accordo sono realizzati sul verbo lessicale


(verbo flesso)

Al fine di mettere in relazione la posizione V° con la posizione I°, il verbo


lessicale che viene inserito inizialmente si sposta dalla posizione di testa V° alla
testa I°, per incorporare i tratti di accordo. Tale movimento del verbo lascia nella
posizione V° solo una traccia.

2) Teoria tematica detta θ =


- La valenza del verbo riguarda il numero di costituenti
che devono co-occorrere con il verbo stesso per
garantire la grammaticalità della frase;
- i costituenti che devono co-occorrere
obbligatoriamente con il verbo vengono chiamati
argomenti (valenza = struttura argomentale)
mentre quando sono facoltativi sono detti
circostanziali;
142
- la valenza è saturata quando è presente il numero degli
argomenti richiesti dal tipo di verbo che co-occorrono
con il verbo stesso;
- vengono violati i requisiti di valenza del verbo quando
co-occorre con il verbo un numero inferiore degli
argomenti richiesti (frase agrammaticale).

Rispetto al numero degli argomenti che un verbo richiede, si possono


distinguere le classi dei

verbi avalenti (= non selezionano nessun argomento per garantire la


grammaticalità della frase): verbi metereologici alla 3° persona singolare. Es.:
piovere
nevicare
tuonare
grandinare

verbi monovalenti (= selezionano un solo argomento per garantire la


grammaticalità della frase): verbi intransitivi con 1 argomento nominale soggetto
verbi impersonali con 1 argomento frasale soggettiva. Es.:
Paolo [è caduto]
Sono arrivati [i tuoi cugini]
[Mia sorella] lavora molto
Bisogna [che Maria parta
subito] Sembra [che siano già
arrivati] verbi bivalenti (= selezionano due argomenti per garantire la
grammaticalità della frase): verbi transitivi con 1 argomento nominale soggetto+
con 1 argomento nominale oggetto/
con 1 argomento frasale oggettiva
verbi intransitivi con 1 argomento nominale soggetto+ con
1 argomento nominale preposizionale. Es.:

[Alberto] preferisce [il gelato]


[Giorgio] ha incontrato [il suo amico]
[Pietro] pensa [che arriveranno
presto] [Luigi] ritiene [che sia meglio
così]
[Giulia] ha aderito [all’iniziativa]
[Marco] ha approfittato [dell’occasione]
143
verbi trivalenti (= selezionano tre argomenti per garantire la grammaticalità
della frase): verbi transitivi con 1 argomento nominale soggetto+
con 1 argomento nominale preposizionale+
con 1 argomento nominale oggetto/
con 1 argomento frasale oggettiva. Es.:
[Anna] ha prestato [il quaderno] [alla sua compagna]
[Gianni] ha offerto [il caffè] [ai suoi colleghi]
[Alberto] ha riferito [alla sua collega] [che Maria si è licenziata]
[Paolo] ha garantito [a suo padre] [che non lo farà più]

Classi di Verbi intransitivi

Criteri di distinzione Verbi inaccusativi Verbi inergativi

Selezione dell’ausiliare Sono arrivati (ESSERE) Hanno telefonato (AVERE)

Accordo participio passato – soggetto Sono arrivati molti studenti (Sì) Hanno telefonato molti studenti (No) Ne-

pronominalizzazione soggetto post verbale Ne sono arrivati molti (Sì) *Ne hanno telefonato molti

(No) Frasi participiali assolute Arrivati molti studenti, abbiamo festeggiato

(come modificatore di nome) *Telefonato molti studenti, abbiamo festeggiato


Classi di Verbi transitivi Verbi distransitivi
(oggetto diretto) (oggetto diretto e oggetto indiretto)

Criteri di somiglianza di comportamento con Verbi inaccusativi

Scelta dell’ausiliare No (AVERE) No (ESSERE)

Accordo participio passato – soggetto Li ho visti Sono arrivati molti studenti

Ne-pronominalizzazione Ne ho visti Ne sono arrivati molti

Frasi participiali assoluteVisti loro, siamo usciti Arrivati molti studenti, abbiamo festeggiato
Questo si riflette sull’ipotesi di posizione di dove si generano questi verbi.

ARGOMENTI: costituenti obbligatori che saturano la valenza di un verbo,


perché che indicano le entità direttamente coinvolte nel processo descritto
dal verbo;

CIRCOSTANZIALI o AGGIUNTI: costituenti facoltativi che possono essere


opzionalmente realizzati per fornire ulteriori informazioni relative
all’evento descritto dal verbo.
144
Es.:

[Il nostro collega] ha incontrato [un amico] [in pizzeria] [dopo il concerto]

agente paziente locativo temporale

argomenti circostanziali
1) indispensabili eliminabili

per non pregiudicare la grammaticalità della frase. Inoltre in

[In pizzeria] [dopo il concerto] [il nostro collega] ha incontrato [un amico]

Il significato è lo stesso

[Un amico] ha incontrato [il nostro collega] [in pizzeria] [dopo il concerto]
assume un significato diverso;
2) posizione fissa posizione libera
Ordine rigido Ordine sparso

3) vengono loro assegnati non vengono loro assegnati

Ruoli Tematici Ruoli Tematici


in quanto obbligatori in quanto facoltativi
Se in

Il direttore ha rimproverato l’operaio in ufficio dopo la pausa


viene applicato un criterio di pronominalizzazione, si può vedere il
livello di collocazione degli argomenti e dei circostanziali nella struttura
Xbarra:

a) Il direttore ha [rimproverato l’operaio in ufficio dopo la pausa] e


anche il responsabile del personale [lo ha fatto]

[ ] è sequenza dell’intero VP (p.p. + argomento + circostanziale luogo


+ circostanziale tempo) pronominalizzata

b) Il direttore ha [rimproverato l’operaio in ufficio] dopo la pausa e


anche il responsabile del personale [lo ha fatto]
prima dell’inizio del turno

145
(circostanziale temporale)

[ ] è sequenza di solo parte del VP (p.p. + argomento + circostanziale


luogo) pronominalizzata

c) Il direttore ha [rimproverato l’operaio] in ufficio dopo la pausa e


anche il responsabile del personale [lo ha fatto]
in corridoio prima dell’inizio del turno

(circostanziale locale) (circostanziale temporale)

[ ] è sequenza di solo parte del VP (p.p. + argomento)


pronominalizzata

d) *Il direttore ha [rimproverato] l’operaio in ufficio dopo la pausa e


anche il responsabile del personale [lo ha fatto]
la segretaria in corridoio prima dell’inizio del turno

(argomento) (circostanziale locale) (circostanziale temporale)

[ ] è sequenza di solo VP (p.p.) non pronominalizzata, quindi

SV + argomento = 1 costituente

SV + argomenti + circostanziali = + costituenti

La struttura ad albero della frase è

146
IP

DP I’

D’ I° VP

ha

D° NP V’

Il

N’ V’ PP

N° V’ PP dopo la
direttore pausa

V° DP in ufficio

rimproverato

D’

D° NP

l’

N’


operaio
La struttura di VP è stratificata, il nodo di barra è ricorsivo, è ripetuto 3 volte in questo
caso. L’argomento va attaccato al nodo di barra più basso per descrivere la contiguità
strutturale con il participio passato, mentre i circostanziali vengono attaccati a destra

147
ai V’ più alti a seconda dell’ordine lineare della frase. I sintagmi preposizionali vengono
realizzati attaccandoli ai nodi di barra ricorsivi sulla destra.

Esistono frasi che hanno una duplice interpretazione. Ad ognuna di queste


frasi può essere associata una struttura sintagmatica diversa, che rende
conto dell’ambiguità strutturale.

1) Complemento di mezzo o di compagnia. Es.: La


maestra ha riconosciuto l’alunna con gli occhiali:

a) La maestra ha riconosciuto [l’alunna] [con gli occhiali] =

[Con gli occhiali] la maestra ha riconosciuto [l’alunna]

[L’alunna] la maestra l’ha riconosciuta [con gli occhiali]

2 costituenti

b) La maestra ha riconosciuto [l’alunna con gli occhiali] =

[L’alunna con gli occhiali] la maestra l’ha riconosciuta

1 costituente

Gli alberi disambiguano con due strutture sintagmatiche diverse 2)

Complemento di argomento o di specificazione. Es.:

Alberto ha parlato con un amico di Gianni:

a) Alberto ha parlato [con un amico] [di Gianni] =

[Con un amico] Alberto ha parlato [di Gianni]

[Di Gianni] Alberto ha parlato [con un amico]

2 costituenti

b) Alberto ha parlato [con un amico di Gianni] =

[Con un amico di Gianni] Alberto ha parlato

1 costituente

148
Gli alberi disambiguano con loro strutture sintagmatiche diverse.
Alberto ha parlato [con un amico] [di Gianni]:

NP I’

N’ I° VP

ha

N° V’

Alberto

V’ PP

di Gianni

V’ PP

V° con un amico

IP parlato

Alberto ha parlato [con un amico di


Gianni]: IP

149
NP I’

N’ I° VP

ha V’

N° V°

Alberto parlato PP

con un amico
di Gianni
Ogni verbo ha la sua struttura argomentale, nel senso che richiede un certo numero di
argomenti che indicano le entità coinvolte nell’evento espresso dal verbo stesso.

La specifica relazione semantica tra verbo e i suoi argomenti è definita ruolo tematico.
I tipi di ruoli tematici esistenti sono:

AGENTE

indica l’essere animato che intenzionalmente svolge un’azione: sintagma


nominale (soggetto). Es.:

[Il cavallo] ha svolto i suoi compiti


[Paolo] ha telefonato a Giorgio

PAZIENTE

indica l’essere animato che subisce un’azione: sintagma nominale


(complemento oggetto o soggetto di frase passiva). Es.:

Gianni ha invitato [Carlo]


[Il gatto] è stato investito

TEMA

150
indica la cosa che subisce un’azione: sintagma nominale (complemento oggetto o
soggetto di frase passiva). Es.:

Paolo ha piegato un [lenzuolo]


[L’automobile] è stata revisionata

ESPERIENTE

indica l’essere animato che sperimenta un particolare stato psicologico:


sintagma nominale (soggetto o complemento di termine). Es.:

[Maria] desidera un divano nuovo


[Al cane] piace la carne tenera

BENEFICIARIO

indica l’essere animato che trae beneficio dall’azione del verbo: sintagma
nominale (oggetto o complemento di termine). Es.:
Ho regalato il libro [al mio amico]
Questa situazione ha favorito [Anna]

DESTINATARIO

indica l’essere animato verso cui è diretta l’azione del verbo: sintagma nominale
(oggetto o complemento di termine). Es.:

Ho dato il libro [a Gianni]


Lo studente ha consegnato la tesi [al professore]

META

indica il luogo verso cui è diretta l’azione del verbo: sintagma nominale
(complemento di moto a lugo). Es.:

Siamo andati [in campagna]


Ho messo il libro [sul tavolo]

LOCATIVO

151
indica il luogo in cui si situa l’azione del verbo: sintagma nominale
(complemento di stato in luogo). Es.:

Giorgio si trova [in camera sua]


I miei cugini abitano [a Roma]

COMITATIVO

indica la persona che interagisce con l’azione del verbo: sintagma nominale
(complemento di compagnia). Es.:

Il direttore si è accordato [con la segretaria]


Ci siamo riconciliati [con Luigi]

L’assegnazione di ruolo tematico al soggetto può essere diversa da quella che


riguarda altri argomenti del predicato; in particolare, nel caso di assegnazione ad
altri argomenti si ha a che fare con una assegnazione tematica diretta, mentre nel
caso del soggetto si avrà una assegnazione tematica indiretta che avviene
composizionalmente, dato che il ruolo tematico è determinato dal significato del
verbo unitamente a quello degli altri costituenti. Con riferimento alla struttura
sintattica del sintagma verbale si parla di argomenti interni, distinti rispetto al
soggetto che è l’argomento esterno del predicato.

Ad ogni verbo è associata una griglia tematica, che ha la funzione di specificare


il numero e il tipo di ruoli tematici selezionati da quel particolare verbo. Es.:

svolgere seleziona < agente - tema >


telefonare < agente - destinatario >
invitare < agente - paziente >
investire < agente - paziente >
desiderare < esperiente - tema >
piacere < esperiente - paziente - tema>
regalare < agente - tema - beneficiario>
favorire < agente - beneficiario >
dare < agente - tema - destinatario>
consegnare < agente - tema - destinatario>
andare < agente - meta>
mettere < agente - tema - meta>
trovarsi < agente - locazione>
abitare < agente - locazione>
152
accordarsi < agente - comitante>
riconciliarsi < agente - comitante>

I ruoli tematici che sono presenti nella griglia tematica di un verbo devono
essere assegnati a degli argomenti, affinchè la frase sia grammaticale.

La griglia tematica identifica


la struttura argomentale del verbo = i componenti minimi della frase

Il criterio tematico stabilisce una relazione di 1 a 1 tra ruoli tematici ed


argomenti: ogni argomento viene assegnato ad uno ed un solo ruolo tematico ed
ogni ruolo tematico viene assegnato ad uno ed un solo argomento.
Quando i ruoli tematici vengono assegnati a degli argomenti, si dicono saturati.
a) E’ impossibile stabilire una corrispondenza sistematica tra una
particolare funzione grammaticale e una dato ruolo tematico.
Es.: in

[Il gatto] è stato investito Gianni ha investito [il gatto]

r.t. paziente = r.t. paziente


soggetto frase passiva diverso oggetto frase attiva

b) Lo stesso ruolo tematico può essere assegnato a diverse categorie lessicali.


Es.: in

[Maria] ama i gatti [A Maria] piacciono i gatti

r.t. esperiente = r.t. esperiente


sintagma nominale soggetto diverso sintagma preposizionale complemento di termine

c) Costituenti di tipo frasale possono rappresentare argomenti del verbo,


tipicamente ricevono il ruolo tematico di tema. Es.: in
[Le autorità] annunciavano [l’arresto del ricercato] [Le autorità] annunciavano [che il ricercato era stato arrestato]

< agente > verbo seleziona <tema> < agente > verbo seleziona <tema>

[L’arresto del ricercato] stupì [l’opinione pubblica] [Che il ricercato fosse stato arrestato] stupì [l’opinione pubblica]

< tema > verbo seleziona <esperiente> < tema > verbo seleziona <esperiente>

153
d) Soltanto i verbi lessicali possiedono la griglia tematica, gli ausiliari e i
modali assorbono la valenza o struttura argomentale del verbo lessicale a
cui si accompagnano. Es.: In
[La maestra] spiega [la lezione] [La maestra] deve spiegare [la lezione]

< agente > verbo seleziona <tema> < agente > verbo seleziona <tema>

[La maestra] ha spiegato [la lezione] [La maestra] può aver spiegato [la lezione]

< agente > verbo seleziona <tema> < agente > verbo seleziona <tema>

Il numero degli argomenti presenti rimane invariato.

SINTAGMA PRONOMINALE
Una lingua come l’italiano è a soggetto nullo (= che può non essere
foneticamente realizzato). Es.:
In

Ho mangiato il gelato

il ruolo tematico di agente pare non venire assegnato, quindi ci si aspetta


una frase agrammaticale, in quanto pare mancare l’argomento che funge
da agente (in base al criterio che ogni ruolo tematico deve essere
assegnato ad un argomento).

In questo caso la soluzione sta nell’ipotesi che nella posizione di soggetto


preverbale sia presente un elemento pronominale nullo detto ‘pro’, e
che viene indentificato dai tratti della flessione verbale.

IP

154
I’

Ho VP

V’

mangiato DP

il gelato
NP

(pro)

In questa configurazione strutturale il pro e il verbo ausiliare vengono a


trovarsi in una relazione di accordo specificatore – testa.

E’ il verbo ausiliare che legittima l’elemento pronominale nullo,


identificato dai tratti della flessione verbale.

155
La mancata realizzazione del soggetto foneticamente non è violazione del
criterio tematico, perché il ruolo tematico di agente viene assegnato a una
categoria vuota.

SINTAGMA COMPLEMENTARIALE

In presenza di una frase subordinata: es.:


r.t.agente assegna r.t.tema

verbo secondario
______ _________________________
156
Alberto ha detto che Anna ha superato l’esame di linguistica

verbo principale
r.t.agente assegna r.t.tema

La rappresentazione di una frase complessa composta da una frase


principale e da una frase secondaria che funge da oggetto della frase
principale è data tenendo conto dell’elemento connettore delle due frasi,
che è una congiunzione subordinante, chiamata complementatore =
elemento che occupa la testa della proiezione massimale CP.

La barra C’ seleziona come complemento la frase subordinata.

Questo tipo di rappresentazione fa capire che la frase subordinata è


introdotta dal complementatore è argomento del verbo perché si trova in
posizione tipica di assegnazione di ruolo tematico ad argomento interno.

Tra il verbo lessicale e la testa C° esiste un rapporto di selezione, in quanto


il verbo principale seleziona un certo tipo di frase subordinata dichiarativa
(il complementatore è “che”), ma il verbo principale può anche selezionare
un tipo di frase subordinata di tipo interrogativo, in tal caso il
complementatore diventa “se”.

157
158
In presenza di una frase secondaria che funge da soggetto grammaticale
del verbo principale: es.:
r.t.tema assegna r.t.esperiente

verbo principale
______________________________________________________ ________ Che

Anna abbia superato l’esame di linguistica ha stupito Gianni

verbo secondario
r.t.agente assegna r.t.tema

La rappresentazione di una frase complessa composta da una frase


principale e da una frase secondaria che funge da soggetto alla frase
principale è data tenendo conto che l’elemento connettore delle due frasi,
che è una congiunzione subordinante, chiamata complementatore =
elemento che occupa la testa della proiezione massimale CP, deve venire
inserito nella posizione di soggetto preverbale nello specificatore di IP con
l’introduzione del complementatore, trattandosi di una frase:

IP

CP I’

C’ I° VP

ha

C° IP V’

Che

NP I’ V° NP

Anna VP stupito Gianni

abbia I° superato l’esame di linguistica


159
In presenza di una frase interrogativa, esiste una sua frase corrispondente
dichiarativa. Es.: La frase Ho comprato un vestito al mercato presenta una
struttura ad albero come segue:

IP

pro I’

(soggetto nullo
preverbale)
I° VP
elemento pronominale identificato dalla
Ho
flessione verbale
V’

V’ PP

al mercato

V° DP
(circostanziale)

comprato un vestito

(argomento interno)

Dalla frase dichiarativa si possono derivare una o più frasi interrogative:

1) Cosa hai comprato al mercato? (= l’oggetto è sostituito dal


pronome interrogativo)

Il pronome interrogativo viene collocato nella proiezione del sintagma


complementariale posto sopra la proiezione del sintagma flessivo:

160
CP

WhP C’

Cosa

IP

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

hai

V’

V’ PP

al mercato

V° DP (circostanziale)
flessione verbale

comprato t (argomento interno)

Il costituente su cui verte la domanda viene spostato dalla posizione di


complemento alla posizione linearmente iniziale di frase e strutturalmente dello

161
specificatore del sintagma complementariale. E’ una proiezione massimale, è un
costituente di tipo sintagma grammaticale. N.B.

Il movimento del verbo è spostamento da posizione di testa a posizione di testa.


Il movimento del pronome interrogativo è spostamento da complemento a specificatore.

E’ il principio di preservazione della struttura:


Elementi di testa si spostano esclusivamente a posizioni di testa

Proiezioni massimali si spostano solo in posizioni di specificatore

2) Dove hai comprato il vestito? (= il complemento di luogo è sostituito dallo


avverbio interrogativo)

L’avverbio interrogativo viene collocato nella proiezione del sintagma


complementariale posto sopra la proiezione del sintagma flessivo:

CP

162
WhP C’

Dove

IP

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

hai

V’

V’ PP

V° DP (circostanziale)
flessione verbale

comprato il vestito (argomento interno)

Il costituente su cui verte la domanda viene spostato dalla posizione di


circostanziale alla posizione linearmente iniziale di frase e strutturalmente dello

163
specificatore del sintagma complementariale. E’ una proiezione massimale, è un
costituente di tipo sintagma grammaticale. N.B.

Il movimento del verbo è spostamento da posizione di testa a posizione di testa.


Il movimento del pronome interrogativo è spostamento da circostanziale a specificatore.

In presenza di una frase principale, esiste una sua frase subordinata


interrogativa indiretta. Es.: La frase

Ho chiesto cosa la mamma abbia comprato al mercato presenta

una struttura ad albero come segue:

IP

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

flessione verbale Ho

V’

V° CP

chiesto

WhP C’

cosa

C° IP

DP I’

la mamma

I° VP*
164
VP* abbia

V’

V’ PP

V° t al mercato

In presenza di una frase principale, esiste una sua frase subordinata


interrogativa indiretta. Es.: La frase

Ho chiesto dove la mamma abbia comprato al mercato presenta

una struttura ad albero come segue:

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

flessione verbale Ho

V’

V° CP

chiesto

WhP C’

dove

C° IP

DP I’

la mamma

165
IP

166
I° VP*
VP* abbia

V’

V’ t

V° comprato DD il vestito

ORDINE RISPETTIVO TESTA – COMPLEMENTO all’interno dei sintagmi:

In italiano l’ordine è S – V – O. Es.: Gianni ha letto questo libro

VP

NP V’

N’ V° DP

letto

N° D’

Gianni

D° NP

questo

N’

libro

testa è a sinistra – complemento è a destra

V -O

Uno dei parametri di variazione tra le lingue può essere l’ordine V – O


167
1) In tedesco l’ordine è S – O – V. Es.: Hans hat dieses Buch gelesen

IP I’

I° VP

hat

NP V’

N’ DP

V° gelesen

N° dieses Buch

Hans avviene

parametrizzazione dell’ordine relativo a

complemento è a sinistra – testa a destra

O -V

Ne deriva che le lingue hanno strutture diverse.

168
2) In tedesco l’ordine è S – V – O. Es.: Hans hat dieses Buch gelesen
IP

I’

I° VP

hat V’

NP NP V’

N’ V° DP

gelesen

N° dieses
Buch Hans
avviene derivazione dell’ordine superficiale dall’ordine basilare all’ordine reale di

testa è a sinistra – complemento a destra

V -O

che dalla posizione di base si sposta in una posizione più alta.

Ne deriva che le lingue hanno struttura uguale, gli ordini diversi derivano
da movimenti dei costituenti che li portano a posizioni diverse.

ACCORDO RISPETTIVO SPECIFICATORE – TESTA all’interno dei sintagmi:


In inglese l’ordine è S – V – O. Es.: John has seen Bob
169
IP

NP I’

N’ I° VP

has

N° V’

John

V° NP

seen

N’

Bob

specificatore è a sinistra – complemento è a destra

S-V-O

Uno dei parametri di variazione tra le lingue può essere l’ordine V – S - O

in frase interrogativa

2) In inglese l’ordine è S – V – O. Es. Whom has John seen?

170
CP

WhP C’

Whom C° IP

has

I° I’

John

t VP

seen

VN’

La proiezione del sintagma complementariale è rilevante in inglese in caso di


frasi interrogative perché mette in gioco

- sia il movimento del verbo flesso da testa a testa

- sia il movimento di proiezione massimale da complemento a


specificatore

Si ipotizza che lo specificatore e la testa in tale configurazione realizzino un


accordo specificatore – testa, anzi è stato proposto che la salita
contemporanea del verbo flesso e del pronome interrogativo sia dovuta a un
requisito di adiacenza lineare e strutturale dei due elementi.

In italiano manca evidenza del movimenti del verbo flesso.

Per esercizi e soluzioni sulle strutture linguistiche digitare:


171
Struttura esame
scritto: 2 ore:

1) 1 domanda su acquisizione del linguaggio / innatismo / grammatica universale;

2) 3 parole da trascrivere foneticamente e fonologicamente;

3) 3 domande che richiedono risposte brevi di fonologia tipo esercizio;

4) 3 parole da scomporre nella struttura morfologica;

5) 1 domanda che richiede risposta breve di morfologia tipo esercizio;

6) 2 frasi da rappresentare sintatticamente ad albero;

7) 1 domanda di verifica se una determinata sequenza di parole forma un


costituente mediante applicazione di almeno 5 criteri;

8) 1 domanda di individuazione dei ruoli tematici che determinati verbi


selezionano.
172