Sei sulla pagina 1di 9

Il complesso

1. Complesso San Giovanni:


chiesa, chiostro ed edifici del
convento con prato, un tempo
orto e giardino (foto Anastasia

conventuale dei Serviti


Gilardi).

2-3. Maestro della Natività di


Mendrisio, Sant’Apollonia e
Santa Lucia, 1635-40 ca., le due

Vicende storiche (secoli XII-XIX) sante in origine si trovavano in


una sola tela per l’altare citato
nel 1641 (foto Museo d’arte
Mendrisio).

tone», cioè ad una delle por-


Anastasia Gilardi te di accesso al borgo 4, che
Storica dell’arte si appoggiava o era tutt’uno
con il portico davanti all’at-
La prima citazione documentaria di grini 1. Questo è citato poco dopo e in tuale porta d’accesso della
un insediamento ecclesiastico dedicato seguito sovente nei confini tanto degli chiesetta, situandosi così fuo-
a San Giovanni Battista in Mendrisio edifici ed annessi, quanto dei terreni di ri dalle mura dell’antico nu-
(fig. 1) si trova nel noto elenco delle case sua proprietà, negli atti pubblici e pri- cleo in qualche modo forti-
gestite dagli Umiliati in Lombardia dove vati connessi con il borgo 2. Solo le testi- ficato, o quanto meno difeso
ne risultano ben due: una «di Sant’Orso- monianze archeologiche, la qualità dei da almeno tre torri in parti
la», detta anche «domus de Ferrera» dal resti architettonici romanici e dell’affre- residue.
1268, e l’altra dal 1298 «domus Sancti sco trecentesco nella chiesetta di Santa L a pr i ma descr i z ione
Johannis» presso l’ospedale per i pelle- Maria delle Grazie (per i quali si riman- sommaria è del 1419, quan-
do i soli due religiosi am-
ministratori della chiesa e
ospedale di San Giovanni
«extra muros», un Torriani
e un frate Neuroni di Riva
San Vitale, cedono in affitto
il sedime con case, corte e
da ai saggi relativi in questo volume), sue pertinenze, presso la chiesa e circon-
ci permettono di dedurre una discreta dato per tre lati dalla strada, compresa
importanza locale durante il Medioe- una vicina terra arativa 5. Il Martinola
vo dell’insediamento all’entrata nord di nel 1945 collegando altri documen-
Mendrisio, sulla strada «a mezza costa» ti successivi, deduce che le case erano
(in alternativa a quella forse più antica tre, rispettivamente presso la chiesa,
sulla piana di San Martino) verso Luga- «sopra» e «sotto» la strada; credo che
no 3. Presumibilmente l’insieme costitu- per quest’ultime si intendano le costru-
ito dalla piccola chiesa, da un qualche zioni a ovest, dove si appoggiava l’altro
locale destinato ad «ospizio» o ospedale lato del portone connesso perpendico-
per i pellegrini poveri con un accesso ad larmente al portico della chiesa, il tutto
una corte o chiostro, numero imprecisa- demolito per allargare la strada verso il
to di abitazioni e altre costruzioni per i 1820 6. Probabilmente il medesimo Gio-
residenti. Si aggregava attorno al «por- vanni Torriani nel 1421 è detto «layco»,

2 3
4. Il “Mastro di San Gio- 5. La facciata della chiesa di
vanni”, con le spese della San Giovanni terminata nel
ricostruzione della chiesa 1729.
dal 1721 (foto Anastasia
Gilardi).

sedime nel quale soleva nenze, dove potranno edi-


essere l’Ospedale ora det- ficare chiostro, dormitorio
to dei pellegrini con più e «officine». Priore risul-
case in parte diroccate e ta essere fra’ Melchiorre
in parte coperte di coppi da Premonte (altrove da
e in parte coperte di pa- Somma r iva), che pa re
glia con corte e grande dovette rivendicare il ti-
aia, una cantina scoperta, tolo ad un Giovan Pietro
con piante di fico dentro e Rossi di Pavia 11. Nel «tra-
un pezzo di chioso vigna- slare» il convento da San
to, giacente come sopra al Sisinio, con esso anche la
disotto della strada, dove dedica di un altare a San-
si dice all’Ospedale di S. ta Caterina, che presumi-
Giovanni» 8. bilmente venne eretto in
Nel 1449 muore il Tor- quell’occasione, difficile
riani (che di fatto manten- ora dire se nella chieset-
ne il suo titolo di rettore) ta di Santa Maria o suc-
e gli subentra Giovanni cessivamente nella nuova
Quartironi, che era parro- chiesa di San Giovanni 12.
co a Santa Maria di Tace- Di questa abbiamo anco-
no in Valsassina 9, il quale ra la bella lapide di fon-
e solo pretendente alla carica di rettore dev’essersi trasferito a Mendrisio, se è lo dazione ad opera di frate Luca Garovi 1511 una Caterina Torriani istituisce un
dell’ospedale, lasciando intendere una stesso che nel 1450 risulta essere priore nel 1503 e consacrata l’anno successivo; lascito per la riparazione della cappella
situazione non ben chiara e forse una nella chiesa di San Sisinio dei Torriani il recente restauro per la nuova collo- della Santissima Trinità, che però anco-
prolungata assenza o disinteresse degli e Bosia, quando questa venne concessa cazione nel chiostro ha rivelato la pre- ra nel 1514 risultava sprovvista di tutto,
Umiliati per questa loro proprietà, così ai Servi di Maria come prima residen- senza sul bordo di lettere capitali incise convertendo il lascito in messe 17.
che prima il Franchini nel 1852, poi il za nel borgo, insediati ufficialmente dal (ora a rovescio) che indicano il riuso di Murata nel chiostro ancora oggi si
Martinola nel 1945 deducono che il con- 1454 10. Trovando troppo anguste e dif- una qualche lapide romana 13. Da cita- vede l’ancona di pietra dell’altare di
vento nel 1441 fosse di fatto abbandona- ficili da ampliare le costruzioni di San zioni successive sappiamo che la chiesa, Santa Caterina, con la scritta del 1514
to e alcuni edifici con i terreni coltivabili Sisinio alla Torre, i Servi di Maria già con il suo coro, campanile e sagrestia che ricorda i committenti: Giovanni
dati in affitto 7. In quell’anno il borgo fa nel 1476 chiedono di trasferirsi a San (e portico davanti), aveva tre altari; nel Gaggini il genovese e la moglie Cate-
fare un inventario dei beni da consegna- Giovanni, dato che il rettore dell’ospe- frattempo si ingrandì il convento con rina Lopia, tornati in patria nel 1507.
re ufficialmente al nuovo «spedalingo» dale, ancora sempre Giovanni Quarti- «quattro ali» di chiostro, undici celle per Ma il testamento di Giovanni del 1517
prete Stefano Bossi, da cui risultano «un roni, dichiara di rinunciare liberamente dormitorio e separato l’ospedale per i (erede il figlio adottivo Tommasino Ba-
sedime con cisterna, corte, lobbie, por- ad una delle sue due cariche (e morirà pellegrini con «attacato» il giardino. Il ragino) lascia denaro per celebrazione
tico più case in terra e in solaio con una l’anno successivo). Data dunque al 1477 tutto murato intorno con «muraglie al- di messe all’altare dei Santi Rocco e Se-
pezza di terra con chioso annesso, arati- la bolla papale che concede abitazione te» 14. Le dediche degli altari risultano bastiano, e obbliga i frati a versare un
va e vignata con piante fruttifere giacen- in perpetuo ai Servi di Maria dell’ospe- più tardi: uno alla Madonna (1504) 15, a supplemento per l’ancona lapidea fatta
ti nel borgo di Mendrisio dopo la chiesa dale dei poveri di San Giovanni presso Santa Caterina («traslato» da San Sisi- dal maestro Tommaso scultore, abitante
di S. Giovanni, sopra la strada (…). Un Mendrisio, con «cappella» e sue perti- nio 16 ), ai Santi Rocco e Sebastiano. Nel a Como e per farla dipingere e dorare

4 5
i Lopia del Baragino vennero poi con-
vertiti verso il 1548 in una qualche co-
struzione «in aumento della fabbrica del
monastero» 20, dove nel 1550 risultavano
residenti solo 4 frati 21. Altri lavori, al
campanile e riparazioni non specificate,
si registrano nel 1555 22, che forse culmi-
nano nella commissione della pala d’al-
tare a Cesare Carpani (anche Carpano),
sollecitata ancora nel 1577 23, e una nuo-
va campana nel 1578 24. In questo stes-
so anno, in via eccezionale, il visitatore
apostolico del vescovo Bonomi descri-
ve il convento, pur avendo il diritto di
sorvegliare solo l’ospedale. Per primo
registra il cattivo stato in cui si trova il
tabernacolo ove il sacramento è conser-
vato non come si deve, e l’icona (la tela
del Carpani) è da collocare sull’altare
maggiore, affermando i frati essere già
finita, ma presumibilmente non collo-
6. La “lapide” dipinta, situata sull’arco di
cata; l’altare di Santa Caterina è da re-
trionfo della chiesa che ricorda la riconsacra- golare e chiudere con cancelli di legno;
zione della chiesa nel 1738. quello di San Rocco invece con uno di
ferro, è sguarnito di quasi tutto e i due
7. La “lapide” dipinta, situata in sagrestia,
che ricorda il frate Antonio Maria Baroffio, sepolcri vicini sono da chiudere e ag-
morto nel 1797. giustare. Un terzo altare laterale risulta
dedicato all’Assunzione e anch’esso non
8. Giovanni Battista Bagutti, Il congedo
da un bravo pittore. Comunemente inte- pia all’altare dei santi della peste anche espone la suppellettile necessaria. Quasi di Gesù da Maria, 1792; una della quattro
so l’autore come Tommaso Rodari, non il testamento della moglie Caterina del ogni elemento citato: acquasantiere, se- “lesene” trasparenti per la facciata di San
bisogna però dimenticare che in un do- 1525, che dona anche arredi e chiede polcri, confessionali, anche in sagrestia, Giovanni nell’allestimento di Casa Croci.
cumento del 1529, essendo ancora viva di essere deposta nell’attiguo sepolcro 18. sono in qualche modo scorretti; inoltre
Caterina Lopia vedova di Giovani Gag- Ma pare non fossero i patroni titolari, si conclude con una frase poco chiara nelle brevi note allegate alla visita pa-
gini, coi fratelli Giovanni Maria e Gio- leggendo una nota del 1526 in un libro relativa a non specificati «legni vecchi storale Carafino del 1635 risulta che
vanni Luigi figli del quondam Giovan di San Sisinio (forse scritta poco dopo la e altre cose» di origine profane trovate l’intero complesso fu completamente ri-
Pietro Lopia, abitanti a Como, insieme ricostruzione settecentesca di San Gio- in chiesa, la cui conservazione va con- fatto a nuovo («totum fere Coenobium
al mastro Tommaso figlio del mastro vanni), in cui si ricorda che nel gradino siderata con cautela 25. Dopo il 1610 si de novo opera») tra il 1608 e il 1630 29.
Giovanni Antonio Lopia di Mendrisio, sopra questo altare di San Rocco, prima concorda la costruzione di un organo 26, Si presume che il rigore di don Alfon-
dona 25 scudi per acquistare terreni che che Innocenzo Torriani dipingesse la che nel 1635 è attribuita alla volontà del so e l’aver «fortificato alcune parti del
garantiscano la distribuzione di pane ai pala attuale, c’era la scritta «Hoc opus priore Torriani 27, mentre un primo sala- convento» dove stava ritirato «più del
poveri all’altare suddetto; e lo scultore fecit fieri d.nus Christophorus de la Tur- rio all’organista è citato nel 1640 28. solito», possa essere la causa del suo
potrebbe essere questo loro imprecisato re fq d.ni Guidi ad honor’ B. M. V. S. Essendo priore Alfonso della Torre omicidio avvenuto il martedì santo del
parente Tommaso Lopia e non Roda- Jo.is Bap.ta S. Rocchi et S. Sebastia(…) venne restaurato e «migliorato» il com- 1641 nella cucina dove stava mangiando
ri, benché evidentemente assai vicino anno MCCCCCXXVI hoc est 1526 die plesso di convento e chiesa, regolando separato dagli altri per indisposizione,
alla produzione del più noto maestro. septimo ap.lis» 19. anche la vita dei frati e il rapporto con a opera di sicari che gli spararono un
Conferma l’attenzione dei Gaggini-Lo- Forse i denari di cui erano debitori i fedeli, forse non molto buoni; infatti colpo di «schioppo». Pare che quest’at-

6 7
to di violenza fosse il culmine di altri 9. Giovanni Battista Bagutti, L’orazione 10. Uno tra gli “Strumenti della Passione”, bilmente d’allora in poi fanno in modo
pessimi comportamenti dei frati, citati nell’orto, 1791; il centrale della originale tre lampionicini trasparenti e un “cartello” di essere presenti ed attivi promettendo
IV° “porta” trasparente nell’allestimento per la processione del Venerdì Santo.
come argomentazione alla chiusura del di Casa Croci. di fare scuola ai bambini. Sono registrati
convento 30. Ne conseguì la stesura di un senza fonte 34 lavori di decoro e ornamen-
inventario abbastanza dettagliato, che to alla «nuova» cappella di Santa Maria
ci tramanda un’immagine, per quanto nuto ben descritto in fascine, fieno, legni, Tornando senza specificare nel conven- delle Grazie intorno al 1658 che potreb-
sfocata, del complesso prima delle tra- lino e formentone ad asciugare. In chiesa to, «in tre stanze di sopra che vanno bero concernere la costruzione dell’alta-
sformazioni settecentesche. Citando so- l’organo per primo, poi il tabernacolo e l’una nell’altra», quasi sicuramente oc- re in stucco con lo «spostamento» della
lo i luoghi e oggetti rilevanti avremmo altre suppellettili compreso il paliotto di cupate dal defunto priore: 2 letti forniti lunetta affrescata in avanti.
potuto vedere: nel refettorio il tavolo cuoio dipinto a fiori. L’altare della Beata di tutto e sopra «un moschetto», tavolini Non che il clima violento e fazioso del
grande di noce e quattro quadri (Madda- Vergine, di Santa Caterina, di San Roc- e altro tra cui (e la dice lunga sulla cul- borgo fosse cambiato, dato che nel 1662
lena, Coena Domini, San Marco, San Luca) co, delle Sante Lucia e «Polonia» (per cui tura del compilatore), «uno strumento altri due frati Torriani (Luca e il cugino
e due stampe; cucina e ripostiglio con si vedano le due bellissime tele del “Ma- di legno per riponer libri (…) sette qua- Eustachio) vengono assassinati 35. Il che
pochi piatti e pentole; altri due ripostigli estro della Natività di Mendrisio” oggi al dri grandi di pittura in tela: Annunciata, non impedisce alla famiglia, compatrona
accanto con tavoli, sedie e letti; la «ca- Museo d’arte 31 ) (figg. 2-3) con progressi- Orazione nell’orto, Sacrificio d’Isacco, Ado- dell’altare dei Santi Rocco e Sebastiano,
scina» col fieno; l’orto molto ben descrit- vamente meno arredi e ornamenti, sen- razione dei Magi, Natività, San Gerolamo di commissionare al giovane Innocenzo
to («petrosemolo, spinacci, biede», ecc.), za citare mai le ancone; banchi (tra cui nel deserto, tre stampe. Infine tre casse, Torriani la pala d’altare tuttora visibile
pagliaio e «motta di grassa» nel cortile. una «banchetta per la signora Focta») e un baule chiusi a chiave, come sono, e in chiesa, firmata e datata 1668 36.
Nell’unica stanza dell’ospedale: due ma- confessionali, altre consuete suppellettili sigillate, tutte le altre stanze, perciò non L’anno successivo viene incisa la lapi-
terassi di paglia con lenzuola e coperte, e qualche paramento in sagrestia. Unico descritte» 32. de oggi sulla facciata di Santa Maria del-
due barelle e poco altro. Fuori dal con- dipinto citato al termine del paragrafo Nel 1644 il consiglio del borgo riam- le Grazie che invita i pellegrini a sosta-
vento il «chioso», con legnaia dal conte- «un quadro indorato della Madonna». mette i frati nel convento 33, che proba- re, e dovrebbe risalire a questo periodo

8 9
per ben lire 3.30 e meriterebbe da solo
una pubblicazione a sé 40 (fig. 4).
Veniamo a sapere che – iniziando nel
novembre 1721 – si cavarono i sassi ne-
cessari dalla vicina regione di Selvetta,
poi scavate le fondamenta di sei piloni,
i primi due davanti alla porta della vec-
chia chiesa, che perciò dobbiamo presu-
mere più corta dell’attuale; a fine genna-
io il lavoro era terminato e si provvide
ad «aggiustare» quella parte della chiesa
che si tenne in piedi e chiusa per potervi
officiare mentre il resto (la navata) veni-
va demolito. Nell’aprile 1722 inizia «l’al-
zata della chiesa» e a fine anno erano già
a tetto, così che nel marzo del ’22 il pit-
tore Venerio Bellasio dipinge una finta
architettura sulle volte e nelle cappelle
(fig. 5). L’architetto Magni è citato solo
riguardo l’accordo con il fabbro che for-
nisce le «chiavi» o tiranti: sappiamo era
Giovan Pietro 41, anche stuccatore, e in
questo stesso anno cominciano anche i
suoi colleghi Carlo Moreschi, Francesco
Spinedi, Antonio Catenazzi, e Giovan

12. La cassa che ospita i pesi dell’orologio.


l’esecuzione di una nuova statua del Cri- 11. Il quadrante dell’orologio dipinto da
Giovanni Battista Poconi nel 1796. 13. Il documento all’interno dell’orologio
sto morto per la processione del Venerdì che ricorda il costruttore Salvatore Santini da
Santo, la cui organizzazione dovrebbe Cadempino, 1796 (foto Anastasia Gilardi).
– in assenza di altri documenti – almeno
da questo secolo essere stata assunta dai la parte dell’oratorio delle Grazie, ma,
Servi di Maria, mentre per quella del dopo la porta, c’è una corte abbastan-
Giovedì Santo risultano poi incaricati za ampia 38. Un documento disperso del
confratelli del Sacramento. Quanto me- 1675, citato da Mario Medici, riporta le
no da qui in poi le processioni diventano spese per sassi di granito del pavimento
una manifestazione che coinvolge uffi- dell’oratorio, mentre si lastricava anche
cialmente quasi tutte le autorità e istitu- la strada davanti 39.
zioni borghigiane, per cui alcune spese I più numerosi e vari documenti del
sono riportate nei registri 37. Settecento sembrano trasmetterci un’im-
La visita pastorale del 1671 concer- magine finalmente quasi solo positiva
ne solo la stanzetta dell’ospedale, con del convento, ricostruito e arricchito du-
i due lettucci malconci, umida (ancora rante tutto il secolo: la prima nota sui
nel 1685), seminterrata e buia come una fogli residui del mastro delle spese con-
cantina, indecente, a cui si accede dal- cerne proprio l’acquisto del libro stesso,

10 11
Giulio Brenni; interverranno poi anche Battista Raina, e anche per la chiesetta Battista Bagutti che nel dicembre del
Pietro Antonio e il figlio Domenico Ber- delle Grazie nel 1731 si fece un «orga- 1774 dipinse la volta con il quadratu-
nasconi. Nel 1724 il Bellasio dipinge gli nino». Finita la chiesa nel 1733, venne rista Battista Brenni, lo stesso anno in
«ovati» nella facciata (fig. 5) (per affinità consacrata nel 1738 (fig. 6), ma le note cui si aprì la nicchia nella cornice per la
credo siano sue le cornici alle finestre sul mastro non finiscono qui, riportan- pala d’altare nell’abside per ospitare la
in coro: una verso la sagrestia e finta di do altre spese per il dormitorio e una statua vestita dell’Addolorata, mentre la
fronte); direi quasi ovviamente i marmi «nuova fabbrica» per il convento ancora nuova sagrestia ancora oggi esibisce sul
sono forniti da Agostino Rossi di Arzo, fino al 1757. muro verso l’ingresso al cortile la scritta
ma sono citati anche falegnami, fabbri, Nei decenni successivi la chiesa si ar- «1775 maggio», replicata all’interno dal
muratori e altri operai. Il secondo altare ricchì di numerose opere, tra cui la serie capomastro Giovanni Baroffio. E anco-
a sinistra entrando fu dedicato (credo dei 12 dipinti con i Santi e Beati dell’or- ra diversi lavori di ogni genere tanto in
per la prima volta) alla Madonna dei dine, ora non più esposti, dietro alcuni chiesa quanto in convento, compresa –
Sette dolori per commissione del priore dei quali c’è la scritta che ricorda come finalmente – la convenzione tra i frati e
di allora, Carlo Antonio Torriani, che fossero stati portati a Mendrisio dal fra- il comune a proposito della scuola pro-
lasciò una scritta incisa in marmo nero te Antonio Maria Baroffio tornato in pa- messa fin dal 1644; infine istituiranno
sulla cimasa, poi in seguito coperta da tria a seguito della soppressione del suo un collegio «privato», diremmo oggi,
un dipinto; nella pala ancora oggi vi- convento a Piacenza nel 1769; in uno si per compensare la spesa dei maestri e
sibile compare la Madonna che distri- legge la data 1764 e i nomi dei due pitto- dei locali disponibili per i ragazzi del
buisce gli scapolari ai sette santi fonda- ri Antonio Bracchi e Giuseppe Compa- borgo. Quando muore fra’ Antonio Ma-
tori dell’ordine, ma sul petto si vedono retti «piacentini». E molto altro si portò ria Baroffio viene steso in più copie un
le tracce di un cuore con le sette spade via dal convento di Sant’Anna in Pia- elenco delle sue cospicue donazioni, tra
14. La vasca granitica, forse battesimale,
che vi era stato aggiunto, chiaramente cenza, in parte trasferito in Borgo San cui: il «copri cielo» sopra l’altare (oggi in ritrovata nel 1961 nel giardino di Casa Maggi
adattando il dipinto alla nuova dedica. Donino, tanto che nel «Libro dei partiti» deposito in attesa di restauro), l’altarino (all’estrema sinistra nella foto 1).
Nel 1728 il marmorino Antonio Spine- di Mendrisio oggi nell’archivio generale e la barella per esporre e trasportare la
di, incaricato di fare le balaustre faceva a Roma si legge che il padre Provinciale statua dell’Addolorata durante le proces-
debiti in paese e «non comparve più, «manifestò (invano) qualche pretesa su- sioni, paramenti, arredi e suppellettili sicuramente – considerata la mole di la-
posto che hebbe in piedi» la sua opera. gli arredi di chiesa», che – insieme a non per la chiesa 47. voro – dovette ricorrere a collaboratori,
Finalmente nel 1729 venne demolito il specificate offerte o opere poi vendute – Non sono citati perché probabilmen- rimasti anonimi, ma credibilmente iden-
vecchio coro ed eretto il nuovo, questa furono usate da Antonio Maria Baroffio te furono pagati da privati cittadini, ben- tificati in Francesco Catenazzi – e poi i
volta per mano dei capimastri Cesare per «fabricare la sacristia e dipingere la ché quasi sicuramente promossi e com- loro figli, Abbondio Bagutti e Augusto
e Giovan Battista Calderari di Ranca- chiesa» 43 (fig. 7). Suppongo che abbia la missionati da lui stesso, anche la grande Catenazzi –. Che questi straordinari ap-
te, su disegno dell’architetto di Lonato stessa origine il bel ritratto del nostro «ancona» o altare posticcio in tela sago- parati effimeri, dipinti con una tecnica
Giuseppe Antonio Soratini allora attivo frate oggi in Casa Croci. In questi stessi mata e dipinta nel 1794 dal Bagutti per unica che consente l’esposizione all’a-
specie in Emilia, a conferma dei contatti anni sono datati alcuni dei «Sette dolori esporre l’Addolorata durante il Settena- perto delle tele prolungata anche fino a
regolari del nostro convento con quelli di Maria» ai lati delle pale d’altare nelle rio precedente la Settimana Santa, e di un mese, facessero parte di una sorta di
della regione padana 42 . Gli stucchi so- cappelle laterali, eseguiti da Domeni- cui finalmente ora si sta concordando il “promozione” dell’ordine committente
pra il cornicione e attorno alle finestre co Pozzi: Gesù incontra la Madre (1767), restauro col ripristino dell’armatura di dei Servi di Maria lo dimostra il fatto
furono affidati ai Bernasconi di Balerna, Il trasporto del Cristo (1768) 44. Degli altri sostegno; ma soprattutto i così detti “tra- che i soggetti non sono incentrati solo
capitelli e mensole di nuovo a Francesco uno “fuori serie” con L’angelo al sepolcro sparenti” che illuminano le processio- sulle scene ricorrenti nelle storie della
Spinedi di Somazzo mentre gli stucchi è attribuito a Giovan Battista Bagutti 45, ni notturne. Sappiamo che l’esecuzione Passione di Cristo, ma contemplano an-
sotto il cornicione ad Antonio Catenaz- mentre appaiono di mano diversa sia della prima serie di dieci archi luminosi che episodi dedicati a sua Madre, o tali
zi; avendo lo Spinedi «tagliato la corda», La crocifissione, sia Il compianto sul Cristo a due facce composte a trittico (e così da mettere la sua figura in primo piano
la balaustra del coro fu eseguita da Ga- morto, attribuibile a Ignazio Stern, se- anche delle quattro «lesene», sei «vele», (figg. 8-9-10). I pochissimi documenti
sparo del Giudice di Tremona. Anche condo Vittorio Sgarbi 46. lampioncini e altre ancora) era stata affi- conservati a proposito confermano co-
l’organo fu spostato e riadattato, se non Sopra al cornicione a destra nel pre- data al Bagutti, che ha lasciato su alcuni munque che fu proprio fra’ Antonio Ma-
quasi completamente rifatto da Giovan sbiterio ci sono le firme di Giovanni la firma e le date del 1791 e 1792, ma ria Baroffio a «gestire» la commissione,

12 13
installazione e deposito di questo patri- i successivi ancora oggi nel fondo «Con-
monio in continua crescita (e inevitabile venti soppressi» dell’archivio di Stato a
dispersione) fino ad oggi, al punto da Bellinzona. L’asciutto elenco delle stan-
spingere il Cantone a candidare le pro- ze riproduce la situazione ancora oggi
cessioni per l’iscrizione nella lista delle individuabile, pur considerando i cam-
tradizioni viventi dell’Unesco 48. biamenti successivi, ovviamente iden-
L’ultimo quarto del Settecento non tificando la funzione mutata dei loca-
era comunque tempo favorevole agli or- li, alcuni dei quali sono detti già allora
dini ecclesiastici e attività di «moderne» «tramezzati» affinché i sette frati più
promozioni come queste o l’apertura un converso potessero lasciar posto ai
della scuola avevano anche la funzione convittori e alla scuola 52. Così che quan-
di ancorare il convento alla vita colletti- do nel 1813 l’ingegner Giulio Pocobelli
va e all’identità culturale del borgo. Nel viene incaricato di progettare la nuova
1786 il convento è assegnato alla Provin- strada finalmente cantonale, fa demolire
cia piemontese 49 e si provvide nel frat- non solo l’antico portone, ma anche par- Ma durò poco: la soppressione di questo 15. Il sarcofago tardo antico trovato nel chio-
tempo ad ampliare i locali per il convit- te dei «rustici» che i frati avevano al di come di quasi tutti gli altri conventi tici- stro durante gli scavi del 1976.
to e la scuola 50 ; Bagutti eseguì nel 1791 sotto della strada. Gli ultimi residui dei nesi avvenne nel 1852, generando una
anche i deliziosi ovali esposti sugli altari «pilastri» furono smantellati nel 1838 e i serie di inventari, valutazioni, descrizio-
dedicati ai santi dell’ordine, e l’anno suc- sassi usati nella costruzione del cimitero ni e documenti diversi, in parte ancora mento, ragione per cui suoi libri oggi si
cessivo il decoratore Giovanni Battista dei Torriani sotto San Sisinio 53. Essendo nell’archivio cantonale, mentre invece trovano in archivio Comunale anziché
Poconi di Mendrisio firma il fregio bian- la nuova strada in questo tratto parallela quello del convento venne disperso, in- parrocchiale come avrebbe dovuto esse-
co e verde nel cornicione interno della al convento «piatta», cioè senza il dosso viando i libri amministrativi a Bellinzo- re. Un primo grande restauro di quello
chiesa. Nel 1795 è invece Antonio Ba- centrale, attirava i ragazzi del posto per na (concernenti i terreni) e a Roma (con- che era ormai il ginnasio è del 1933, col
roffio che firma i dipinti neoclassici della giocare a pallone, che – come tutti pallo- cernenti i frati). Resta da chiarire come progetto di ornare la semplice e spoglia
sagrestia, e del 1796 è l’orologio ancora ni – prima o poi finiva oltre muro «inva- e da chi furono preservati i fogli del facciata su via Pasta con decorazioni ti-
funzionante con due quadranti interno e dendo» la clausura dei frati e distraendo mastro settecentesco sopracitato, che piche del gusto eclettico dell’epoca 59.
nel chiostro, firmato da Salvatore Santi- i convittori 54. Forse a questo scopo tra pervenne alla biblioteca Patria presso la Il noto restauratore Ottorino Olgia-
ni da Cadempino in un foglietto riposto il 1821 e il ’23 il priore di allora com- cantonale di Lugano per dono del Prof. ti interviene a fissare qualche elemen-
nella cassa dei pesi apribile nel corridoio missionò all’architetto Luigi Fontana l’e- Arturo Ortelli nel 1955. I frati, quasi to precario nella lunetta giottesca delle
del Museo d’arte (figg. 11-12-13). Infine secuzione di un nuovo portico davanti tutti italiani, tornarono ai luoghi d’ori- Grazie nel 1948 e da allora in poi non
sempre al Bagutti è attribuito l’affresco alla chiesetta delle Grazie, abbastanza gine, e tutto il complesso incamerato è più stata toccata. Finalmente nel 1955
sull’arco trasversale tra la chiesetta delle ampio da ospitare (forse solo teorica- dallo Stato venne destinato ad ospitare anche la chiesa di San Giovanni diventa
Grazie e il muro del giardino di fronte, mente) una «stanza» al di sopra, acces- le scuole, il ginnasio e poi altre, mentre monumento protetto, mentre l’inaugu-
che è stato spesso ritenuto un residuo del sibile dal primo piano del convento 55. la chiesa con ogni suo arredo – compre- razione dei restauri del ginnasio è del
più volte citato «portone» del borgo. Quasi sicuramente questo intervento si si i “trasparenti” – venne ceduta al Co- 1958, e nel successivo gli interventi all’o-
L’ondata rivoluzionaria di fine seco- prolungò fino all’esecuzione degli orna- mune, che delega la manutenzione e le ratorio delle Grazie riportano in vista le
lo coinvolse i locali ormai inutilizzati ti neoclassici ancora visibili all’interno funzioni alla parrocchia. Ma prima che strutture romaniche. Durante ulteriori
dell’ospedale situati di fronte alla chiesa dell’oratorio, datati 1829 e attribuiti ad questa situazione si assesti, per un breve lavori nel 1961 si rinviene la curiosa va-
delle Grazie, che pare fossero il «quar- Alessandro Poconi 56. tempo (5 anni) furono chiamati nel 1888 sca lapidea figurata (fig. 14), interpretata
tier generale» dei Cisalpini 51, cioè dei Il relativo successo del collegio è di- i salesiani per condurre la scuola 58, pri- come una riserva per l’acqua battesi-
mendrisiensi favorevoli all’annessione mostrato dalla necessità di ampliamento ma che si trasferissero a Maroggia. male e incertamente datata, ora espo-
all’Italia del baliaggio appena liberato dei locali, essendo registrata nel 1824 la Col nuovo secolo si registra dappri- sta nel chiostro stesso  60. Progettando
e non ancora Cantone nel 1798. E già costruzione di una nuova ala nella «se- ma l’iscrizione dell’oratorio delle Grazie di spostare le scuole che ormai stanno
nel 1810-11 si prospetta la chiusura del conda corte interna», o meglio, i portici tra i beni protetti (1911), quindi la cessio- strette nei vecchi locali del convento,
convento, o quanto meno si ordina un e rustici del cortile furono chiusi o rial- ne delle funzioni e manutenzione degli nel 1967 anche questi vengono iscritti
primo sommario inventario, come tutti lestiti per ospitare locali per la scuola 57. spazi sacri alla confraternita del Sacra- tra i beni protetti, compreso l’arco ri-

14 15
(6)
A. Crivelli-A. Gilardi, Manto di Giubilo cit., p. 112.
tenuto il vecchio portone, e quindi nel no lucido dei diversi stucchi, ciascuno (7)
G. Martinola, Conventi di Mendrisio cit., pp. 6-7; M. Medici, Storia di Mendrisio cit., p. 183.
1973 iniziano i restauri cominciando dal diverso e felicemente privo delle con- (8)
Documento trascritto in [G. Franchini], Esposizione dei diritti spettanti al borgo di Mendrisio sui beni del soppresso
tetto della chiesa per proseguire con le suete ottundenti scialbature. Seguono Convento dei PP. Serviti, coi principali documenti che servono al loro appoggio, Mendrisio 1852, pp. 37-41.
prime indagini archeologiche condot- nel 1996 l’intervento sulle pareti interne (9)
M. Medici, Storia di Mendrisio cit., pp. 335 e 337-338.
(10)
Ibidem, Storia di Mendrisio cit., p. 215; per l’insediamento effettivo dei Servi di Maria in San Sisinio vedi [G. Fran-
te da Pierangelo Donati tra il 1975 e il dell’oratorio delle Grazie e poi nel 1997-
chini], Esposizione dei diritti spettanti al borgo di Mendrisio cit., p. 221, e M. Medici, Storia di Mendrisio cit., pp.
1981 (fig. 15). Finalmente nel 1982 viene 98 della facciata di San Giovanni, anche 201 e 221; in Archivio di Stato a Bellinzona, nel fondo “Diversi”, n. 1190 si conservano alcuni fogli con trascrizioni
inaugurato il Museo d’arte nei locali re- in questo caso restituendo in tono mino- di documenti per lo più perduti concernenti Mendrisio, fatte da don Giosuè Beroldingen (prevosto a Mendrisio tra il
staurati dall’architetto Lino Caldelari, re le tracce della decorazione originaria, 1830 e il 1837), tra cui la trascrizione della bolla pontificia che concede ai Servi di Maria l’insediamento a San Sisinio,
che ancora nel 1994 conduce l’interven- benché in gran parte scomparsa nelle datata 1451. I primi documenti che confermano la presenza dei frati datano a tre anni dopo: G. Martinola, Conventi
to – allora straordinariamente conser- parti figurative dei riquadri in cui erano di Mendrisio cit., p. 10; Ibidem, Inventario delle cose d’arte e di antichità cit., p. 285; M. Medici, Storia di Mendrisio
cit., p. 209.
vativo – nella chiesa di San Giovanni rappresentati i santi. La seconda campa- (11)
G. Martinola, Conventi di Mendrisio cit., p. 11; M. Medici, Storia di Mendrisio cit., pp. 203-204; il documento del
con il restauratore Silvano Gilardi, che gna archeologica in previsione dell’am- 1477 è interamente trascritto da don Beroldingen, in ASTi, Diversi, 1190; vi è conferma anche in ASDL, Fondo Visite
può restituire alla chiesa il suo aspetto pliamento del museo e allestimento dei pastorali dei vescovi di Como, Lazzaro Carafino, 1635, p. 346; Ambrogio Torriani, 1671, fasc. 136.
settecentesco quasi integro, mantenen- depositi per i “trasparenti”, avviene del (12)
G. Martinola, Conventi di Mendrisio cit., p. 10.
do ogni sfumatura di bianco più o me- 2004.
(13)
Riprodotta più volte; da ultimo in Il Rinascimento nelle terre ticinesi. Da Bramantino a Bernardino Luini, Catalogo
della mostra, Rancate 10 ottobre 2010 - 9 gennaio 2011, Milano 2010, pp. 33-34 e 62; si veda anche il saggio di Mirko
Moizi in questo volume.
(14)
Così risulta dai libri conservati nell’archivio dell’ordine dei Servi di Maria a Roma, secondo quanto si legge in Chiese
e Conventi dell’Ordine dei Servi di Maria: quaderni di notizie, a cura di fra Ubaldo M. Forconi, n. 24, Viareggio
(1)
Traggo l’informazione – come poi faranno gli autori successivi – da E. Gruber, Die Humiliaten im alten Tessin, 1979, p. 159.
«Zeitschrift für Schweizerische Geschichte», XVIII, 1938, 3, pp. 300-302, il quale cita come sua più antica fonte (15)
Citato in un elenco di Rendite delle messe nel 1717: «3. all’altare della Madonna, per il rev.do Nicolao Torriani» in
le “Croniche” di fra’ Giovanni di Brera del 1419 e di Marco Bossi del 1493, in G. Tiraboschi, Vetera Humiliatorum ASTi, Fondo Conventi soppressi, Serviti, c. 76.
monumenta annotationibus, ac dissertationibus prodromis illustrata, quibus multa sacrae, civilis, ac literariae me- (16)
Dalle trascrizioni Beroldingen, in G. Martinola, Conventi di Mendrisio cit., p. 10.
dii aevi historiae capita explicantur auctore Hieronymo Tiraboschio Soc. Jesu in Braidensi universitate rhetoricae (17)
Per entrambi gli altari: Ibidem, Conventi di Mendrisio cit., p. 51.
professore, 3 voll., Joseph Galeatius regius typographus, Milano 1766-1768, pp. 228 ss. Il Tiraboschi è anche la fonte (18)
L’ancona lapidea è stata più volte pubblicata; da ultimo L. Damiani Cabrini, Un lago di pietre e marmi. Apporti
– non sempre citata – tanto di A. Baroffio, Memorie storiche sulle diverse chiese ed oratorj esistenti in Mendrisio, “ceresiani” alla scultura rinascimentale lombarda, in Una scultura di Tommaso Rodari, Lugano 2013, pp. 23-35.
Bellinzona (estratto da «BSSI», I, 1879), pp. 8-13 e 32-35, quanto di S. Monti, Atti della Visita pastorale di Feliciano Consultato (IX-XI.2013) in: http://issuu.com/artsolution/docs/canessoristretto. Le vicende di committenti in G.
Ninguarda Vescovo di Como (1589 - 1593) ordinati ed annotati dal sac. Dott. Santo Monti e pubblicati per cura dalla Martinola, Conventi di Mendrisio cit., pp. 50 e 52-53; ibidem, Storia di Mendrisio nei secoli XVI - XVIII, Bellinzona
Società Storica Comense negli anni 1892 - 1898, Como 1892-1898 [segue ristampa corredata dell’indice 1903 e rie- 1969, pp. 36-38 [nota anche come Piccola storia di un borgo, «BSSI», LXXXI, 2 - 3, pp. 79 - 129]; M. Medici, Storia
dizione 1992] e S. Borrani, Il Ticino sacro. Memorie religiose della Svizzera italiana, Lugano 1896. Per gli Umiliati di Mendrisio cit., p. 785; si veda anche il saggio di Mirko Moizi in questo volume.
in Ticino la fonte più recente è la voce nel DSS (Dizionario Storico della Svizzera), 2014, di A. Moretti (consultabile (19)
Liber primus ex parrochialibus baptizatorum, matrimoniorum et mortuorum ab anno 1557 ad annum 1589, nell’Ar-
online: http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I11717.php?topdf=1), che nel 1988 aveva già curato l’omonima sezione chivio parrocchiale di San Sisinio. La scritta è su un foglio incollato alla prima pagina; anche in E. Torriani,
in Helvetia Sacra, IX/ 1 (anche in e-periodica: https://www.e-periodica.ch/cntmng?pid=szg-006:1989:39::666). Nel Alcuni documenti del soppresso monastero dei padri Serviti di Mendrisio, estratto da «Revue d’Histoire ecclés-
1993, in occasione della prima fase dei restauri della chiesa di San Giovanni condotti dall’arch. Lino Calderari e da iastique suisse», 1917, p. 192 (fascicoli estratti e rilegati nella Biblioteca dei Cappuccini a Lugano; anche in e-pe-
mio padre Silvano Gilardi per gli apparati decorativi, avevo svolto le ricerche storiche e documentarie sul complesso, riodica: https://www.e-periodica.ch/cntmng?pid=zf k-001:1917:11::333 e https://www.e-periodica.ch/cntmng?pi-
usufruendo delle informazioni raccolte negli archivi a partire dal 1989 per la tesi di laurea in Storia della critica d=zfk-001:1917:11::342 e https://www.e-periodica.ch/cntmng?pid=zfk-001:1917:11::350).
d’arte, con il prof. Gianni Romano, a Torino (A. Gilardi, Arredi ecclesiastici nelle chiese di Mendrisio nei sec. XVIII (20)
Ibidem, Alcuni documenti del soppresso monastero cit., p. 32.
e XIX (Fonti e inventari), tesi di laurea con relatore Prof. G. Romano, 1991). (21)
G. Martinola, Storia di Mendrisio cit., p. 36.
(2)
Quasi ogni altra informazione qui di seguito citata è rintracciabile anche in G. Martinola, Inventario delle cose d’arte (22)
Ibidem, Conventi di Mendrisio cit., p. 54; M. Medici, Storia di Mendrisio cit., pp. 308 e 313.
e di antichità del distretto di Mendrisio, Bellinzona 1975, pp. 261-285, e M. Medici, «Briciole di storia mendrisien- (23)
Ringrazio Edoardo Villata per avermi segnalato la tesi di laurea della sua allieva Chiara Dominioni sulla famiglia
se», quaderno VII, 1985, pp. 275-338, i quali rimandano sovente ad altre proprie pubblicazioni precedenti; i beni Carpano, Anno Accademico 2016/2017, a cui ho fornito le poche informazioni note sulla pala di Mendrisio (in G.
confinanti con l’«Hospitali sancti Johannis de Mendrixio» in M. Medici, Storia di Mendrisio, Mendrisio 1980, p. 22 Martinola, Conventi di Mendrisio cit., p. 35), presentata alle pp. 35-37, 39, e schedata alle pp. 75-76; immagine 22 a
è tratta da L. Brentani, Codice diplomatico ticinese. Documenti e regesti, vol. III, Lugano 1929, p. 45. p. 120.
(3)
Per la viabilità nel Mendrisiotto, si può in parte fare ancora riferimento a O. Camponovo, Sulle strade regine del (24)
Chiese e Conventi dell’Ordine dei Servi cit., p. 159.
Mendrisiotto. Cronache e documenti per la storia di un baliaggio, Mendrisio, e di una pieve, Balerna, Bellinzona (25)
ASDL, Fondo Visite pastorali dei vescovi di Como, copia fax-simile del “Codice Carafino”, visita Bonomi, 1578, pp.
1976 (II° ed. del 1958), pp. 363-397; cartine inserite tra p. 9 e p. 10. 50-57.
(4)
Oltre agli aggiornamenti archeologici, un breve riassunto delle fasi storiche illustrato da una cartina elaborata sul (26)
M. Medici, Storia di Mendrisio cit., p. 295.
rapporto di Pierangelo Donati del 1981 si trova in: Manto di Giubilo. Arredi sacri nelle chiese di Mendrisio tra il (27)
[G. Franchini], Esposizione dei diritti spettanti al borgo di Mendrisio cit., p. 65.
XVI e il XX secolo, a cura di A. Gilardi-A. Crivelli, Catalogo della mostra, Mendrisio 14 aprile - 28 maggio 2000, (28)
E. Torriani, Alcuni documenti cit., p. 44.
Mendrisio 2000, pp. 112-115. (29)
ASDL, Fondo Visite pastorali dei vescovi di Como, Lazzaro Carafino, 1635, p. 346.
(5)
G. Martinola, Inventario delle cose d’arte e di antichità cit., pp. 36-38; M. Medici, Storia di Mendrisio cit., p. 785; (30)
ASTi, Fondo Torriani, VI, Serviti, 62; 1917, Torriani, pp. 110-125; da cui citazioni successive.
più diffusamente in G. Martinola, Conventi di Mendrisio, «BSSI», XX, 1945, 1, pp. 5-6. (31)
L’ultima scheda di Laura Damiani Cabrini in Serodine e brezza caravaggesca, pp. 138-139.

16 17
(32)
[G. Franchini], Esposizione dei diritti spettanti al borgo di Mendrisio cit., pp. 74-80.
(33)
E. Torriani, Alcuni documenti cit., p. 123.
(34)
M. Medici, Storia di Mendrisio cit., p. 336.
(35)
E. Torriani, Storia ecclesiastica di Mendrisio dalla metà del secolo decimoquinto a noi, elaborata su autentiche
memorie, Como 1922, pp. 86-67; M. Medici, Storia di Mendrisio cit., p. 322.
(36)
L. Damiani Cabrini-A. Gilardi, Francesco e Innocenzo Torriani. Opere e vicende di due artisti del Seicento, Catalo-
go della mostra, Mendrisio 2006, tav. 5 a p. 20 e pp. 9, 11,13, 51, 67.
(37)
Ho raccolto e riassunto più volte le poche notizie documentarie sulle processioni di Mendrisio, aggiornando i testi di
Martinola e Medici; da Mater Dolorosa. Sculture e rilievi in Ticino dal XIV al XVIII secolo, a cura di A. Gilardi – A.
Crivelli, Catalogo della mostra, Mendrisio 13 marzo - 26 aprile 1998, Mendrisio 1998, pp. 26-29; L’orazione nell’orto
di Giovan Battista Bagutti. Storia e restauro di un trasparente, a cura di S. Soldini – A. Gilardi-J. Gilardi, Chiostro
dei Serviti, Mendrisio 2000, pp. 13-14 (esaurito; edito in academia.edu come: https://www.academia.edu/30948246/
Il_restauro_di_un_apparato_effimero_trasparente_del_Settecento_per_la_Settimana_santa_di_Mendrisio); da ulti-
mo nel sito ad esse dedicato: http://www.processionimendrisio.ch/pages/_it_/p1-1.htm
(38)
ASDL, Fondo Visite pastorali dei vescovi di Como, Ambrogio Torriani, 1671, fasc. 136.
(39)
M. Medici, Storia di Mendrisio cit., p. 336.
(40)
Si tratta di una dozzina di fogli sciolti, tra cui quattro incollati tra loro lungo il margine, alcuni in pessime condizioni
di conservazione; conservati in una busta che li registra come “Dono del prof. Ortelli” e depositati nella Libreria
Patria della Biblioteca cantonale di Lugano sotto la segnatura 27 - A - 3.
(41)
La scheda che gli ha dedicato Ursula Stevens in Artisti Ticinesi in Europa (https://www.artistiticinesi-ineuropa.ch/
ita/magni-gp-ita.html ) non riporta la bibliografia in italiano, per altro non recente; oltre a G. Martinola, Inventario
delle cose d’arte e di antichità cit., pp. 121, 132, 262, 278; e G. Ortelli-Taroni, Castel San Pietro. Storia e vita quo-
tidiana, Basilea 1994, pp. 80, 185, 186; Agustoni – I. Proserpi, Decorazioni a stucco del Settecento nel Luganese e
nel Mendrisiotto, «Arte + Architettura in Svizzera», 1995, 3, p. 271 (anche https://www.e-periodica.ch/cntmng?pi-
d=kas-002:1995:46::585).
(42)
Ho ricordato i contatti dei Servi di Maria con i conventi padani l’ultima volta nella scheda concernente la statua del
Beato Porro, in Legni preziosi. Scultura, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento nel Cantone
Ticino, a cura di E. Villata, Catalogo della mostra, Rancate 16 ottobre 2016 - 22 gennaio 2017, Cinisello Balsamo -
Rancate 2016, pp. 172-173.
(43)
Come risulta dalle fotocopie del Libro dei partiti del convento di San Giovanni in Mendrisio, 1972, p. 133, inviatemi
nel 1990 dall’archivista dell’ordine, Odir Jacques Dias.
(44)
Per Domenico Pozzi rimando al mio articolo: A. Gilardi, Domenico Pozzi da Castel San Pietro (1745 - 1796), «Nuovi
Studi», 2005, 11, pp. 277-282.
(45)
Giovanni Battista Bagutti 1742 - 1823, a cura di E. Agustoni – I. Proserpi, Catalogo della mostra, Rancate 16 settem-
bre 1994 - 30 novembre 1994, Locarno 1994.
(46)
La figura di Maria svenuta nel nostro dipinto è quasi speculare a quella nella Deposizione di Cristo nel sepolcro nella
chiesa di Castell’Arquato.
(47)
In ASTi, Fondo Torriani, V, 2, Serviti, doc. 155, pubblicato in E. Torriani, Storia ecclesiastica di Mendrisio cit.,
Como 1922, pp. 150-152 e in seguito più volte citato.
(48)
Per la bibliografia rimando ancora a quanto ho scritto nel sito http://www.processionimendrisio.ch/pages/_it_/p1-1.
htm o per il piccolo museo ad essi dedicato, in Casa Croci a Mendrisio.
(49)
Chiese e Conventi dell’Ordine dei Servi cit., p. 170.
(50)
M. Medici, Briciole di storia mendrisiense, VII, 1975, p. 16.
(51)
Ibidem, Storia di Mendrisio cit., p. 964.
(52)
ASTi, Fondo Conventi soppressi, Serviti, c. 77.
(53)
G. Martinola, Storia di Mendrisio cit., pp. 36-38; M. Medici, Storia di Mendrisio cit., p. 785.
(54)
ASTi, Fondo Conventi soppressi, Serviti, c. 77.
(55)
La corrispondenza si trova in ASTi, Fondo Cantoni-Fontana, sc. 13, busta 91, sc. 10, busta 67.
(56)
Kalendarium rerum magis notabilium a die qua primum ego clericum indui usque in posterum, a cura di E. Pomet-
ta-G. Martinola, «BSSI», VI, 1931, 2, p. 73; G. Martinola, Inventario delle cose d’arte e di antichità cit., pp. 284-285.
(57)
Ibidem, Inventario delle cose d’arte e di antichità, cit., p. 263.
(58)
E. Torriani, Alcuni documenti del soppresso monastero dei padri Serviti cit., p. 191.
(59)
Archivio dei Beni culturali, c. 157.
(60)
M. Medici, Importante ritrovamento archeologico a Mendrisio, «BSSI», 1962, pp. 16-18.

18