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1.

Strategie per trasmettere ideologia


Dal punto di vista morfo-sintattico, alcune strategie più di altre vengono sfruttate dagli autori per
trasmettere una certa ideologia.
-Nominalizzazione (Nominalisation): è possibile e comune che i predicati (verbi e aggettivi) vengano
realizzati sintatticamente come nomi. Questi sono chiamati ‘nominali derivati’. Per esempio:
Allegation deriva da Allege. ‘Allegation’, vs. ‘X has alleged against Y that Y did A and that Y did B,
etc.’ = Eliminati dalla forma nominale, dunque: Partecipanti; indicazioni di tempo, indicazioni di
modo.
-Paratassi vs ipotassi: attraverso la paratassi (cioè la struttura ottenuta attraverso processi di
coordinazione) e l’ipotassi (cioè una struttura basata su processi di subordinazione), gli autori possono
focalizzarsi su quegli elementi che considerano importanti da un punto di vista informativo portandoli
in primo piano. In questo modo, lasceranno invece in secondo piano altri elementi che vengono
rappresentati come poco importanti. Nel primo caso è possibile parlare di salienza, mentre nel
secondo caso si parla di sequenzialità, infatti una differenza nella costruzione indica anche una
differenza di significato.
-Transitività (Transivity): considerando che la transitività rende disponibili delle opzioni, ogni volta
noi sopprimiamo delle possibilità, e dunque le scelte che facciamo – o meglio, le scelte fatte dal
discorso – indicano il nostro punto di vista, e sono significativi ideologicamente.
Noi [inclusivo ed esclusivo] (Clusivity): uso inclusivo ed esclusivo del ‘noi’ e di altre forme
pronominali
-Forma attiva vs forma passiva: gli autori possono comunicare particolari posizioni ideologiche
utilizzando la passivizzazione, che rende conto per esempio delle differenze esistenti fra un titolo di
giornale come “USA attacked Lybia” e “Lybia attacked by USA” oppure ancora “Lybia attacked”.
-Modality: che può essere visto come un ‘commento’ o ‘atteggiamento’. Ci sono 4 tipi di commenti
che hanno a che fare con esso: 1. Verità (Truth): I conservatori non faranno una promessa elettorale
per ripristinare la pena capitale per assassini e terroristi assassini (The Tories will not make an election
pledge to restore capital punishment for murderers and killer terrorists); 2. Obbligazione (Obligation):
La campagna contro il terrorismo e i suoi sponsor deve essere continua. Nessun singolo colpo sarà
sufficiente. Le rappresaglie terroristiche devono essere punite a loro volta. (The campaign against
terrorism and its sponsors must be continuous. No single blow will be enough. Terrorist reprisals
must be punished in their turn.); 3. Permesso (permission): In qualsiasi momento nei prossimi dieci
anni è possibile convertire il piano in, ad esempio, un piano di risparmio (Any time in the next ten
years you can switch the Plan into, say, a savings scheme); Desiderabilità (desirability):
SEGRETARIO DI CASA Il piano di Douglas Hurd di mangiare la disputa degli ufficiali di prigione
- la liberazione di massa di criminali - è un po' matto. (HOME SECRETARY Douglas Hurd’s plan
to eat the prison officers’ dispute – the mass release of crooks – is barmy.)
-Costruzioni verbali vs costruzioni nominali: “Io ho fatto quella cosa” vs “E’ stato fatto”. (chi ha
fatto cosa?)
-Verbi transitivi vs verbi intransitivi: la scelta di uno dei due casi offre agli utenti del linguaggio
diverse possibilità riguardo il modo in cui possono descrivere la realtà, selezionare certi modelli di
discorso e sopprimerne altri e dunque da tale scelta scaturisce un determinato significato ideologico.
Per quanto riguarda le strategie lessicali, invece, si possono riconoscere:
-La prosodia semantica: si tratta di una nozione che si fonda sul concetto di combinazione lessicale,
per indicare il fatto che elementi lessicali particolari sono solitamente associati a eventi piacevoli
oppure spiacevoli. Il verbo to cause, ad esempio, ha una prosodia fortemente sfavorevole, dal
momento che si combina con elementi lessicali quali incident, disgrace ecc, mentre to provide
solitamente si combina con parole come help, cure, food ecc, ed è pertanto dotato di una prosodia
favorevole.
-Iponimi e Iperonimi (Hyponyms and Superordinates): Totalitarianism (Fascism/Communism)
-Euphemisms
-Intertestualità (Intertextuality): Le citazioni possono essere 1. Autentico (nel qual caso parliamo
di lessicalizzazione); o 2. Adattato. Se adattati possono lavorare su: Sostituzione (Substitution);
Abbrevation (Abbreviazione); Inserzione (insertion) [Bush is the fly in Blair’s ointment (‘a/the fly
in the ointment’ means a person or thing that spoils a situation)]; Riformulazione (Rephrasing)
-Information packaging: secondo Halliday, se è vero che si tende istintivamente a organizzare il
messaggio in modo da facilitare i riceventi nella comprensione, ci sono in realtà numerose occasioni
in cui la priorità viene data a scopi differenti oltre alla sola trasmissione di informazioni. Un
cambiamento nel modo in cui gli autori organizzano le informazioni comporta un mutamento nel
modo in cui il ricevente decodifica il messaggio. Ovviamente i requisiti della sintassi di una lingua
incidono notevolmente sul modo in cui l’informazione viene presentata, perciò nelle lingue che
palesano un ordine delle parole piuttosto libero, come l’italiano, si verrà a creare una tensione minore
fra i requisiti della sintassi e quelli delle funzioni comunicative. Comunque, di consueto, il tema
corrisponde alla prima parte dell’enunciato e annuncia l’argomento del messaggio, mentre la parte
rimanente dell’enunciato può essere identificata come il rema. L’organizzazione di tema e rema
dipende naturalmente anche dal genere a cui appartiene il testo e dalla sua funzione, e qualsiasi
variazione della sequenza tema/rema diventa un mezzo strategico che l’autore può sfruttare per
portare il ricevente a focalizzare l’attenzione su un elemento a discapito di altri.
Considerato il forte legame tra linguaggio e ideologia, 'Nessun uso del linguaggio è mai innocente'
(Brooke-Rose). A volte, la carica ideologica è espressa da un linguaggio verbale, mentre altre volte,
essa è espressa da un linguaggio visivo.
-Denotazione vs connotazione: il termine denotazione descrive il modo in cui gli elementi lessicali
si riferiscono a un referente nel mondo reale. Il significato denotativo della parola “cane” ricopre il
significato di un animale a quattro zampe, con una coda ecc., in base al contesto in cui l’elemento si
trova però, lo stesso termine può assumere dei valori connotativi differenti. La connotazione potrebbe
essere descritta come un significato aggiuntivo di un elemento lessicale, caricando il significato
denotativo con particolari significati a seconda del contesto in cui l’elemento compare
2. Evoluzione lingua in linguistica ed in traduzione
Le origini della linguistica moderna possono essere rintracciate nel mondo antico: già Platone tratta
di questioni legate al linguaggio e si fa precursore della linguistica moderna. Sarebbe stato invece
Aristotele a sostenere l’arbitrarietà del linguaggio. Durante il 16esimo e 17esimo secolo, si
intensificarono i rapporti con l’Oriente, il che diede la possibilità agli occidentali di entrare in contatto
con innumerevoli lingue. Fra il 700 e l’800 si gettarono le basi per un’effettiva linguistica comparata
ciò stimolò l’individuazione di un’origine comune delle lingue europee e di quelle del Vicino Oriente-
denominata Indoeuropeo- e la ricostruzione di questa protolingua da cui tutte le altre sarebbero
discese. Poiché l’evoluzione fonetica, analizzata per lo più in testi scritti, apparve ad un certo punto
inadeguata e insufficiente, i linguisti di scuola neogrammatica iniziarono a dedicarsi allo studio anche
della lingua parlata. Fu nel 20esimo secolo che la linguistica moderna si sviluppò appieno,
ramificandosi in innumerevoli discipline a seconda delle prospettive e delle metodologie di studio
adottate (con il termine ‘linguistica’ ci si riferisce a discipline quali: fonetica, fonologia, ortografia,
morfologia, sintassi, semantica, pragmatica). Essa si prefigge di indagare i meccanismi che
sottostanno alla comunicazione umana, individuandone le difficoltà, al fine di trovare strategie per
porvi rimedio. Durante gli ultimi decenni, l’enfasi degli studi sul linguaggio e sulla traduzione è
notevolmente cambiata e si è iniziato a dare una maggiore importanza all’analisi di dati reali,
compresi quelli relativi alla lingua parlata. Hymes, durante gli anni del XX secolo inaugurò la
disciplina cui ci si riferisce col nome di etnografia della comunicazione, che analizza il linguaggio
utilizzato in contesti reali da parlanti reali e carca di identificare i vari componenti di un evento
comunicativo. L’etnografia della comunicazione si pone come analisi interculturale del linguaggio
che corrisponde allo studio del modo in cui il linguaggio viene usato per risultare contestualmente
appropriato. Nelle loro analisi, gli etnografi della comunicazione individuano tre unità rilevanti:
Situazione linguistica (contesto sociale); Evento linguistico (uso del linguaggio, es: litigio,
pettegolezzo); atto linguistico (salutarsi, scusarsi). Quest’ultimo, a sua volta, è determinato dagli
elementi seguenti, che vanno a costituire il modello Speaking elaborato da Hymes.
La pratica e la teoria della traduzione rappresentano una delle preoccupazioni fondamentali dell'essere
umano fin dall'antichità. In effetti, la prima volta che la questione venne affrontata fu nel libro della
Genesi, in particolare l'episodio della Torre di Babele (Secondo il racconto biblico, inizialmente gli
uomini parlavano tutti la medesima lingua e, comprendendosi perfettamente, potevano portare avanti
il loro ambizioso progetto in uno sforzo comune; questo fintanto che Dio decise di punirli, assegnando
loro lingue diverse e creando conseguentemente la confusione e lo scompiglio che condusse al
fallimento dell'impresa umana. In questo contesto, quindi, il traduttore si pone come un mediatore
non solo fra un essere umano e un altro, ma anche fra l'uomo e Dio.) Le prime riflessioni sull'arte del
tradurre si hanno nella Roma antica e fu in particolare Cicerone a elaborare per primo se sia preferibile
una traduzione letterale (in cui il traduttore è fedele alle parole del testo di partenza) o una traduzione
libera (in cui la preferenza viene accordata al pensiero contenuto nel testo). Nel suo seminale After
Babel (1975), George Steiner identifica in realtà quattro periodi principali nello sviluppo della teoria
traduttiva:
-La 1° fase, in cui gli autori formulavano teorie sulla base delle traduzioni in cui si cimentavano, vede
protagonisti autori come Cicerone fino a Johann Christian Friedrich Holderlin, le cui teorie erano
basate sulla sua traduzione di Sofocle.; -Segue poi un periodo dedicato alla ricerca ermeneutica e
teorica grazie a studiosi come Alexander Fraser Tytler e Friedrich Schleiermacher fino a Vàlery
Larbaud.; -Durante gli anni 50 e 60 del XX secolo, fanno poi la loro comparsa le teorie linguistiche
e, in quest'atmosfera, la traduzione comincia a essere percepita come una professione.; -Infine, fra gli
anni 60 e la metà del decennio successivo, quando Steiner pubblica la sua opera, si assiste a una nuova
fase di ricerca ermeneutica, in cui si va gradualmente a delineare un interesse interdisciplinare.
Tuttavia, altri critici, come Siri Nergaard, seguono una struttura cronologica differente individuando
un numero maggiore di macro-categorie, all'interno delle quali inserire diversi autori. Nergaard nel
suo La teoria della traduzione nella storia (2002) individua: il periodo classico, il Medioevo,
l'Umanesimo e il Rinascimento, il XVII e XVIII secolo, il Romanticismo, il Vittorianesimo, e il
periodo che va dalla fine del XIX secolo alla fine del XX secolo.
3. Traduzione nomi propri
In ogni testo, alcuni nomi possono essere lasciati inalterati, provocando però una perdita a livello di
comprensione, che potrebbe però avere effetto sui riferimenti culturali che quel nome porta con sé.
Altri nomi invece possono essere sostituiti con un nome nuovo ed originale, oppure con un nome già
esistente nel Target test, che potrebbe anche risultare più logico nella cultura d’arrivo.
I nomi possono essere dei fili conduttori in un testo, nella quale vanno ad incontrarsi diversi
riferimenti linguistici, storici o culturali, e dunque devono essere tradotti a seconda di essi.
Generalmente, le strategie per tradurre un nome sono:
- Mantenere il nome inalterato. In questo caso il traduttore deve essere consapevole delle
difficoltà che il lettore potrebbe incontrare per quanto riguarda la pronuncia e lo spelling.
Inoltre, questa strategia potrebbe causare una grande perdita, poiché i riferimenti che vengono
dati nella SL, potrebbero rimanere non identificati e incompresi dai lettori della TL.
- Prendere il nome così come è presentato nella SL ed aggiungere ad esso delle informazioni
che spiegano il motivo della scelta di quel determinato nome dell’autore. In questo caso, il
traduttore potrebbe ricorrere alla strategia di ‘amplificazione’ (Malone, 1988), ovvero
l’aggiunta di alcuni elementi al ST per ragioni di comprensione, che sia nella forma di
glossario o nota a piè pagina.
- ‘Transliterate’ il nome, ovvero adattare il nome così che sia conforme alle convenzioni
grafiche e fonologiche del TL. In questo caso, il traduttore ricorre ad un caso speciale di
‘equazione’, che ha somiglia al calco, in quanto il SL è adattato alle convenzioni del TL.
- Tradurre i nomi letteralmente, che avviene quando vi è una equivalente del nome dalla SL
alla TL. In questo caso, i traduttori ricorreranno alla strategia di ‘equazione’, a seconda della
quale un termine dovrebbe essere tradotto con il suo equivalente.
- Rimpiazzare totalmente un nome con un nome differente che può funzionare nella TL. In
questo caso, il traduttore ricorre alla strategia antitetica dell’equazione ed utilizza la
‘sostituzione’.
Per esempio, nella sitcom The neighbors, i nomi degli atleti americani che non praticano più sport
e sono per questo meno conosciuti fuori dall’US, soprattutto dalle generazioni più giovani,
possono essere rimpiazzati con atleti più giovani sempre di origine americana e di fama
internazionale. Per esempio, per tradurre Jacqueline "Jackie" Joyner-Kersee, una atleta di colore
ormai in pensione, si potrebbe pensare di usare il nome di Serena Williams, una atleta attualmente
di fama internazionale e di colore, così da non contraddire l’aspetto visivo della sitcom. Il fatto
che le due donne pratichino sport diversi non è essenziale. Anche se i due personaggi hanno poco
in comune, è importante che la componente primaria di essi sia salvaguardata.
Alcuni nomi sono strettamente legati al carattere del personaggio, come per esempio nei Simpson,
dove ‘Moe’, che richiama il verbo ‘to moan’, ‘lamentarsi’, è tradotto in italiano con ‘Boe’, che
richiama l’interiezione ‘boh’, che trasmette ignoranza. Quindi, poiché alcuni nomi come quello
appena descritto sono strettamente collegati al carattere del personaggio, gli spettatori avranno
un’impressione diversa di quest’ultimo a seconda del luogo in cui lo guardano.
In alcuni casi, la sostituzione non è totalmente giustificata. Per esempio, nel discorso di Lisa
“Sherlock Holmes had his Dr Moriatry, Mountain Dew has its Mellow Yellow, even Meggie
has that baby with the one eyebrow”, tradotto come “Sherlock Holmes aveva il suo Dottor
Moriatry, Beep Beep has il suo Willy il Coyote, anche Maggie ha quel bebè con un unico
sopracciglio”. Il significato alla base è mantenuto, tuttavia, gli elementi selezionati sono
diversi e la scelta è discutibile. Infatti, il traduttore avrebbe potuto seguire il ST facilmente.
I nomi usati nei libri e nella letteratura dell’infanzia sono spesso molto evocativi. Per esempio,
Winnie-the-Pooh (che per tradurlo si è usata la Strategy of zero translation), Tigger (tradotto come
Tigro), Rabbit (tradotto come Tappo), Owl (tradotto come Uffa). Alcune di queste traduzioni,
tradiscono i tratti fondamentali del personaggio e non creano alcuna aspettativa, o false aspettative.
Per esempio, da Pimpi a Tappo, i giovani lettori non sono capaci di identificare gli animali di cui
stanno leggendo. Inoltre, ‘Owl’, spesso rappresenta la saggezza e la sapienza. Infatti, in Winnie-the-
Pooh, ‘owl’ è l’unico personaggio in grado di leggere. Tuttavia, il nome italiano ‘Uffa’, trasmette
soltanto senso di noia.
In alcuni casi, i nomi sono particolarmente suggestivi e significativi. Per esempio, Albus Dumbledore
(Dumb), tradotto come Albus Silente. L’idea del ‘bianco’ suggerito da ‘albus’, che descrive sia
l’aspetto fisico che la purezza, e ciò è rimasto inalterato, in quanto di origini latine. La traduzione del
cognome, tuttavia, è dubbiosa. Infatti, è ovvio che il traduttore italiano abbia considerato l’origine del
testo in relazione all’aggettivo ‘dumb’, che non sta a significare solo qualcuno che non parla, ma
anche qualcuno non particolarmente brillante. Tuttavia, ‘dumbledore’ è identificabile con il termine
‘bumblebee’, dove ‘bumble’ è l’emissione del suono simile a quello dell’ape (rappresentato da Albus,
che gira spesso intorno al castello parlottando tra sé e sé. Si può dunque notare come la traduzione di
un nome diventa essenziale, oltre che per la creazione di un prodotto godibile, anche per la
trasmissione del significato completo del ST. Idealmente, la traduzione di un nome dovrebbe evocare
le stesse sensazioni ed avere gli stessi riferimenti intertestuali. La stessa cosa vale per i titoli che,
come i nomi, spesso hanno e suggeriscono un significato più grande di quello espresso letteralmente.
Dunque, tanto nelle opere teatrali, quanto in quelle letterarie e cinematografiche/televisive, spesso il
nome del personaggio rappresentato nel testo non è semplicemente un nome, ma contribuisce al
significato dell’opera nella sua interezza, dicendo qualcosa a riguardo della personalità del
personaggio stesso creando coesione e dando dunque una possibile chiave di lettura dell’opera.
Spesso il nome permette di attivare, in una sola parola, una serie di caratteristiche e riferimenti storico-
culturali atti a definire un personaggio e il significato complessivo del testo in cui è inserito.
Naturalmente, anche in questo caso esistono varie strategie cui il traduttore può ricorrere:
-Traduzione letterale del nome, una strategia che si rifà a una procedura di equivalenza, e cui si ricorre
soprattutto in quei casi in cui esiste una versione ufficiale del nome nella lingua d’arrivo. Occorre
tuttavia tenere a mente che un nome in inglese potrebbe suggerire sfumature culturali differenti e
potrebbe essere stato scelto dall’autore per la sua polisemia, difficilmente riproducibile in un’altra
lingua. Così, la commedia The importance of being Earnest di O. Wilde è divenuta famosa in Italia
come L’importanza di chiamarsi Ernesto anche se in realtà nomi come Franco o Fedele sarebbero
stati più appropriati, in quanto polisemici come il termine originale.
-Report, ovvero una strategia di traduzione zero che implica il trasferimento, senza alcuna modifica,
nel testo d’arrivo del nome come appare nel testo fonte (Oliver Twist).
-Amplificazione del nome che viene in questo caso mantenuto inalterato. Il traduttore introdurrà
quindi o una nota o un glossario al fine di spiegare il significato sottinteso dalla scelta dell’autore
originale.
-Traslitterazione, che permette di adattare il nome originale alle convenzioni grafiche e fonologiche
della lingua d’arrivo, come avviene per esempio nel caso del nome russo Dmitrij, generalmente reso
in italiano con Dimitri. In questo caso, il traduttore utilizza una variante speciale di equivalenza che
assomiglia quasi a un calco.
-Sostituzione, rendendo il nome del testo fonte con uno completamente differente nella lingua
d’arrivo (il personaggio disneyano Goofy tradotto con Pippo).
4. Etnography of speaking
Hymes, durante gli anni del XX secolo inaugurò la disciplina cui ci si riferisce col nome di etnografia
della comunicazione, che analizza il linguaggio utilizzato in contesti reali da parlanti reali e carca di
identificare i vari componenti di un evento comunicativo. La metodologia fondamentale di questa
disciplina è l’osservazione diretta e partecipativa, il che implica un contatto costante tra l’osservatore
e la comunità che si vuole studiare. Chiaramente questo tipo di analisi sollevò la questione cui
normalmente ci si riferisce con l’espressione “il complesso dell’osservatore” secondo cui la sola
presenza di quest’ultimo, impedisce che l’ambiente sia completamente naturale. La problematica
sollevò altresì questioni etiche, in relazione al fatto se sia o meno legittimo raccogliere dati senza che
i membri della comunità ne siano consapevoli. L’etnografia della comunicazione si pone così come
un’analisi interculturale del linguaggio che corrisponde allo studio del modo in cui il linguaggio viene
usato per risultare contestualmente appropriato. Nelle loro analisi, gli etnografi della comunicazione
individuano tre unità rilevanti: 1. La situazione linguistica vale a dire il contesto sociale; 2. L’evento
linguistico, determinato dall’uso del linguaggio, come nel caso di un litigio o di un pettegolezzo e
che, quindi, prevede un certo tipo di competenza linguistica; 3. L’atto linguistico, per esempio
salutare, scusarsi ecc.
L’atto linguistico, a sua volta, è determinato da degli elementi che vanno a costituire il modello
Speaking elaborato da Hymes nel 1974.
Nella categoria setting o
‘situazione’ sono comprese le
coordinate sia spaziali che
temporali in cui l’evento
linguistico è ambientato. Si
parla di ‘scena’ quando si fa
riferimento alla
segmentazione culturale dello
stesso evento e la ‘scena’
indica una visione culturale di
un evento relativa ad una
visione particolare del mondo
e permette di comprendere
cosa intende il parlante. A
partià di setting è possibile avere scene diverse in base alla cultura di appartenenza. Per quanto
riguarda i ‘partecipanti’, Hymes distingue fra parlante ed emittente, così come fra ricevente e
destinatario. Inoltre, per definire un evento linguistico occorre comprenderne gli ‘scopi’. Essi possono
essere coscienti oppure non coscienti. I primi sono riconosciuti come tali dagli interlocutori ed è
fondamentale che vengano decodificati. (es. Sa che ore sono?). Gli scopi incosci, invece, regolano i
rapporti personali fra interlocutori e si riferiscono, per esempio, alle formule di rispetto, la scelta del
registro adottato per comunicare con i parlanti. Gli atti sequenziali invece si riferiscono alla forma e
contenuto del messaggio che dipendono da ciò che è stato detto in precedenza (Vieni al cinema? No.
–non vengo-). La chiave si riferisce al tono di voce utilizzato ed al fatto che le espressioni linguistiche
possono essere simultaneamente ‘valutate’, ‘commentate o addirittura ‘smentite’ dallo stesso
parlante. Si tratta dunque di quell’ambito cui, in pragmatica, si fa riferimento come ‘atti linguistici
indiretti’, le cui presupposizioni cambiano da lingua a lingua. Per ‘strumenti’ si intendono i canali di
trasmissione del messaggio e le forme del parlato. Le ‘norme’ sono regole, implicite o esplicite, che
determinano il comportamento linguistico della comunità e determinano tanto la codifica quando la
decodifica degli atti linguistici. Il ‘genere’ è un’unità di discorso con caratteristiche formali e di
contenuto. Dal momento che questa categoria influenza la produzione linguistica, il genere costituisce
elemento importante in qualsiasi tipo di analisi.
5. La pragmatica
La pragmatica si focalizza sul modo in cui il linguaggio viene utilizzato per fare cose e per significare
più di quanto non sia apertamente detto. Essa studia la lingua in uso e l’uso che i parlanti fanno di
parole o espressioni particolari, che potrebbero scostarsi notevolmente dal significato letterale.
Quando si analizza un atto linguistico occorre necessariamente essere in grado di identificare: -L’atto
locutorio: cioè l’atto di base dell’enunciato; -L’atto illocutorio: che si riferisce alla funzione dell’atto
stesso; -L’atto perlocutorio: che fa riferimento agli effetti dell’atto.
Lo scopo della pragmatica è quello di portare alla luce i meccanismi che sottostanno alla forza e agli
effetti che il linguaggio può avere sulla vita dei parlanti. Ad esempio un fattore molto importante
studiato dalla pragmatica è l’intonazione, importante sia nella decodifica di un messaggio sia ella
codifica e trasmissione di un certo significato. Essa rappresenta un’indicazione contestualizzante sul
modo in cui il parlante desidera che il suo interlocutore intenda il messaggio. L’intonazione permette
così di operare “distinzioni significative”. Fra le diverse funzioni dell’intonazione Paul Tench
individua: Funzione attitudinale: usata per esprimere l’atteggiamento del parlante nei confronti di
oggetti, persone, idee.; -Funzione comunicativa: grazie alla quale l’alternanza di toni ascendenti e
discendenti viene sfruttata per ricavare informazioni.; -Funzione informativa: grazie alla quale,
generalmente il tono discendente è usato in inglese per le informazioni principali, mentre quello
ascendente per le informazioni considerati minori o incomplete.; -Funzione testuale: permette di
creare la struttura del discorso nella sua interezza.; -Funzione stilistica: permette di riconoscere e
distinguere i diversi tipi di linguaggio e genere adottati. Analogamente David Crystal classifica le
varie funzioni dell’intonazione come segue: -Emotiva: che esprime atteggiamenti quali l’impazienza
o il sarcasmo.; Grammaticale: quando l’intonazione ricopre un ruolo simile a quello svolto dalla
punteggiatura nel testo scritto.; Informativa: dunque il parlante sta ponendo quanto dice come se fosse
un’informazione nuova.; Testuale: che indica la suddivisione in paragrafi.; -Psicologica: quando
l’intonazione viene usata per facilitare la memorizzazione; Indicale: permette all’intonazione di
identificare l’identità personale o sociale del parlante.
Occorre anche ricordare che, al di là delle lingue tonali come il cinese –in cui la variazione di tono di
una sillaba determina il significato o la classe grammaticale di appartenenza- anche in lingue
grammaticali come l’inglese o l’italiano l’accento della parola ne determina il senso (àncora/ ancòra)
o la classe grammaticale (aggettivo direct/ verbo direct). Generalmente un’altezza tonale alta è
essenzialmente contrastiva, quella bassa è equativa, e indica equivalenza, mentre un’altezza media è
additiva, nel senso che aggiunge delle informazioni. Inoltre, secondo Penelope Brown e Stephen
Levinson molte delle inferenze su cui si basano gli atti comunicativi si basano sulle nozioni di faccia
e cortesia. Secondo Levinson è possibile distinguere: Faccia positiva: che si riferisce al desiderio
individuale di piacere agli altri e venirne accettati e approvati.; Faccia negativa: cioè l’idea secondo
la quale un individuo desidera poter vivere la propria vita senza che gli altri gli facciano pressioni o
gli impongono alcunché. Analogamente alla faccia, anche la cortesia può essere sia positiva che
negativa: Cortesia positiva: in questo caso la cortesia viene espressa attraverso la dimostrazione di
interesse o il riferimento a un bagaglio comune.; Cortesia negativa: in questo caso la cortesia viene
espressa attraverso il tentativo di minimizzare l’imposizione chiedendo perdono per il disagio che
potremmo creare.
6. Il libro di Ortone (Horton hears a who)
Dr. Seuss ha scritto anche testi altamente poetici che raccontano storie con sfumature filosofiche
molto forti, che hanno chiaramente un impatto sulla morale che il racconto suggerisce. Uno tra questi
è Horton Hears a Who, l'intera narrazione si basa su una discussione sull'errore della percezione
sensoriale e solleva molte domande epistemologiche sulla teoria e la natura della conoscenza. Inoltre,
mette in discussione l'universalità della verità posta dalla scienza e la fondamentale esistenza di altre
realtà che, sebbene sconosciute, esistono (anche senza un soggetto percepente o un soggetto che sia
in grado di interpretarle.)
Infine, la storia insegna al lettore a mettere in discussione la realtà e la veridicità del mondo intorno
a noi, e punta al fatto che tutti i discorsi e le varietà della realtà hanno la stessa dignità delle narrative
principali. Potremmo quindi tranquillamente affermare che Horton Hears a Who si propone come
un'allegoria sulla rivoluzione scientifica e filosofica, i pericoli dell'autocrazia, le implicazioni
politiche della fede cieca e l'importanza di ricordare, sempre, che possiamo accedere solo a resoconti
parziali della realtà. Tutto questo in un testo altamente poetico in cui rime e schemi ritmici sono
essenziali.
Quando si traduce, tutti questi elementi devono ovviamente essere presi in considerazione e resi nel
nostro testo di destinazione (Target text), il che rende difficile il lavoro del traduttore.
Il libro racconta la storia di Horton l'elefante, che sente un leggero rumore proveniente da un piccolo
granello di polvere; gli sembra che una persona minuscola stia chiamando aiuto e decide che è suo
dovere proteggerlo e alla fine riesce a comunicare con il sindaco della città che esiste sul granello di
polvere, imparando così che esiste un intero universo al di fuori della giungla di Nool.
Gli altri animali nella giungla, tuttavia, non gli credono e prendono misure per eliminare il granello
di polvere. Alla fine, tutti i cittadini di Whoville si uniscono e fanno abbastanza rumore da sentire gli
animali della giungla; hanno dimostrato la loro esistenza e gli animali della giungla sono ora in grado
di sapere quello che Horton ha sempre saputo e infine decidono di rispettare l'esistenza degli Altri.
Nella traduzione in italiano del testo, si può notare come il traduttore ha privilegiato gli elementi
formali del testo di Dr Seuss, e ha adottato solo alcune delle strategie indicate da Lefevere
(Traduzione fonemica; traduzione rimica; traduzione ritmica). Il libro del Dr. Seuss è stato anche
adattato per lo schermo. Di questo, possiamo fare alcune considerazioni a livello di traduzione
intersemiotica.
Infatti, possiamo notare, fin dall'inizio, l'applicazione di strategie di sintesi mutevole e drammatica
(per dare fin dall'inizio una conoscenza di fondo degli avvenimenti narrati nella storia) e l'aggiunta /
espansione.
Ciò che è piuttosto peculiare in questo prodotto è che per amplificare il testo originale originale, i
registi del film hanno appositamente creato altre scene di rima, linee e battute che, mentre descrivono
più in dettaglio cosa sta succedendo e si espandono nel testo sorgente, mantenere le caratteristiche
poetiche del lavoro del Dr. Seuss. Oltre ai cambiamenti nella struttura narrativa, tuttavia, notiamo
anche alcuni cambiamenti a livello dei personaggi presentati nelle storie. Questo, non solo perché nel
film sia la giungla che la città di Whoville (in italiano tradotto ‘Chi-non-so’) sono abitate da molti
altri personaggi, ma anche perché le cosiddette "pathemic isotopies" sono diverse. In termini generali,
dobbiamo ricordare che il termine "isotopia" si riferisce agli elementi testuali di coerenza che
consentono ad esempio di collegare un libro a un film sulla base di alcune somiglianze tra di essi. La
nozione è stata ulteriormente elaborata da Greimas (1966), che ha indicato tre tipi principali di
isotopia:
Isotopie tematiche: di solito, le principali questioni sollevate nel libro vengono trasposte anche nel
film. Tuttavia, per funzionare, questa connessione deve essere basata su elementi precisi e materiali.
Isotopie figurative: si riferiscono alle caratteristiche oggettive che circondano i temi principali.
Possiamo quindi pensare in termini di coordinate spaziali e temporali della storia, dell'identità dei
personaggi e delle loro azioni.
Isotopie patologiche: che si riferiscono ai cambiamenti emotivi e comportamentali che i vari
personaggi subiscono durante il periodo coperto dalla storia e durante il processo di trasposizione.
Nel caso di Horton, quindi, possiamo notare fin dall'inizio una differenza nell'isotopia patologica del
libro del dottor Seuss, in cui il piccolo canguro non è solo una femmina, ma è anche meschino e
piuttosto ostile, mentre nel film il canguro è maschio e appare fin dall'inizio come una vittima
involontaria dell'autorità di sua madre.
In termini di traduzione interlinguistica, possiamo notare che la versione italiana del film riproduce,
benché piuttosto liberamente, il testo sorgente, mantenendo lo schema delle rime e trasmettendo un
significato simile.
Chiaramente, se nella versione inglese, alcune delle parti che nel testo originale sono rimaste vengono
rimpiazzate, nella versione cinematografica, da linee non in rimata (una perdita che tuttavia, come
abbiamo detto sopra, è compensata dall'inserimento di varie linee di rima che non erano presenti
nell'ipotesto), questo schema è seguito anche nella versione italiana del film.
Pertanto, anche nella versione italiana, occasionalmente troviamo che alcune rime sono state omesse
e che altre sono state aggiunte.
L'aspetto piuttosto sconcertante è che Ortone, nella sua versione doppiata, parla occasionalmente con
un accento del Sud che, ovviamente, non era presente nell'originale e (contrariamente a quanto, come
vedremo, accade ad esempio in Asterix o, come abbiamo detto , in The Aristogats, dove tuttavia
l'accento era usato per trasmettere l'origine semiirlandese del personaggio), qui questo elemento
regionale ha forse poche ragioni per essere.
Nel caso di testi come questo, quindi, è essenziale lavorare su più di un livello nel tentativo di mettere
in pratica tutte le strategie di Lefevere.
In particolare, la strategia che dovrebbe sempre essere vista come utile risorsa per i traduttori è quella
del compensazione (compensation) per cui quando qualcosa si perde nella traduzione, si guadagna
anche qualcosa, mantenendo così un equilibrio tra i giochi di parole, le filastrocche, i riferimenti
culturali ecc. il testo sorgente offre i suoi lettori.
7. Traduzioen testo musicale
Un caso particolare di traduzione, che si situa al confune fra traduzione poetica, teatrale ed audio-
visiva, è costituito dalla traduzione delle canzoni (in forma di sottotitolo o doppiata). Tradurre testi
musicali (di qualsiasi genere) necessita di un buon senso musicale, un lessico ampio, una buona
capacità di manipolare ludicamente la lingua ed un buon senso ritmico. Un principio che è possibile
adattare, indipendentemente dal genere, è quello che Low ha denominato il Pentathlon Principle, che
mira a produrre delle traduzioni che un cantante può riuscire a cantare di fronte ad un pubblico.
L’autore declina il Pentathlon Principle in 5 categorie (ognuna delle quali può essere vista come una
parte del tutto, un tassello che aiuta a formare un mosaico completo). Le categorie sono:
1. Cantabilità (singability): legata alla musicalità del testo e alla possibilità di creare un prodotto
facilmente cantato in lingua d’arrivo. Parte del compito del traduttore è individuare gli accenti
musicali e farli coincidere con gli accenti delle parole, tenere a mente il valore delle note, ricorrendo
a vocali lunghe per note lunghe e vocali brevi per note brevi. Ai fini della cantabilità, il traduttore
dovrà fare considerazioni anche a livello di ritmo e di ordine delle parole: per esempio, evitare di
iniziare una parola con la medesima consonante con cui terminava la parola precedente, giacché
questo renderebbe difficile cantare il testo, rischiando anche che il cantante produca le due parole
come se fossero una sola o che le separi troppo creando un silenzio innaturale fra le due. Una strategia
utile potrebbe essere aggiungere o eliminare alcune note o alcune sillabe.
2. Il senso (sense), ovvero il significato delle parole del testo della canzone, che può essere mantenuto
o alterato. Low prende in considerazione la manipolazione del significato del testo verbale originale,
giustificando interventi del traduttore anche in casi in cui il testo d’arrivo appare semanticamente
differente da quello fonte e sostenendo che anche una traduzione più libera è accettabile. Egli sostiene
che anche le ripetizioni possono essere mediate dal traduttore e omesso o ridotte. Occorre però
identificare il genere a cui il testo appartiene, la sua funzione ed il suo ricevente.
3. La naturalezza (naturalness), lo studioso prende in esame 2 aspetti: ordine delle parole e registro
nel testo d’arrivo. Una mancata considerazione di questi, infatti, produrrebbe una cnzone innaturale,
bizzarra o ridicola. In realtà, un ordine inverso o atipico delle parole è comune nei testi poetici:
tuttavia può compromettere la comprensione del testo, in quanto l’ascoltatore non ha la possibilità di
leggere e rileggere il testo.
4. Il ritmo (rhythm), Low sottolinea come il rispetto del ritmo dell’originale sia un obblico e ritiene
che traliasciare o aggiungere una sillaba può essere accettabile anche se conservare il medesimo
numero di sillabe è la soluzione ideale. Low sottolinea anche come non solo il numero di sillabe, ma
anche la lunghezza delle vocali, così come le pause, vadano tenute in considerazione per produrre
una traduzione cantabile.
5. La rima (rhyme), secondo Low i traduttori non devono fossilizzarsi nel tentativo di utilizzare gli
stessi schemi rimici o il medesimo numero di rime nel testo fonte, così come non è necessario che le
rime siano negli stessi punti dell’originale. Inoltre, a volte la soluzione migliore è trasformare una
rima perfetta in una rima imperfetta per rispettare il significato e rimanere all’interno di una struttura
simile al testo fonte. Nel caso in cui il testo originale non presenti rime, il traduttore dovrà valutare
se inserire uno schema rimico nel proprio testo. E quando un traduttore inizia a lavorare ad un testo,
dovrà domandarsi se in esso appaiono rime frequenti e valutare l’importanza che lo schema rimico
assume.
8. Testo e linguaggio Humor
Molto spesso il linguaggio delle battute e dei giochi di parole dipende molto dallo sfruttamento di
particolari caratteristiche linguistiche. In realtà, non possiamo aspettarci che uno scherzo abbia lo
stesso effetto su individui diversi e in culture diverse, poiché l'umorismo è estremamente specifico
per la cultura. Secondo Norrick (1993), gli autori di sitcom si affidano al fatto che gli spettatori
cattureranno l'effetto comico del divertimento verbale, grazie a un'area comune di conoscenza
lessicale, generale e culturale condivisa. Negli incontri interculturali, quindi, a uno o più partecipanti
potrebbero mancare le informazioni utili per avere familiarità con l'argomento (geografico, storico,
ecc.), per capire la battuta e divertirsi. I narratori dovrebbero dunque sempre tenere a mente che il
linguaggio dell'umorismo è creato attorno a incomprensioni (misunderstanding) e ipercomprensione
(hyper-understanding):
Hyper-understanding: ruota attorno alla capacità del parlante di sfruttare i punti deboli
nell'espressione di un parlante precedente riecheggiando giocosamente quell'enunciazione e
contemporaneamente invertendo l'interpretazione inizialmente intesa.
D'altra parte, misunderstanding: implica una vera e propria interpretazione errata di una frase
precedente da parte di un personaggio nel mondo immaginario.
Gran parte delle ipercomprensioni e incomprensioni nelle sitcom si basano su giochi di parole che
sfruttano la polisemia, l'omonimia e la quasi omonimia. In una sitcom americana come Frasier (1993-
2004), un sacco dell’umorismo verbale e non verbale della serie si basa su differenze linguistiche e
culturali tra il protagonista americano/la sua famiglia e Daphne, il fisioterapista britannico che si
prende cura del padre di Frasier. A volte, le differenze linguistiche e culturali sfociano in spassose
incomprensioni. Naturalmente, molti riferimenti sono fatti alla monarchia britannica, percepita come
un'istituzione obsoleta dagli americani, e chiaramente all'ossessione britannica con il tè e le storie
raccapriccianti. Di conseguenza, ci sono molte differenze che sono essenzialmente culturali e sono
determinate da innumerevoli fattori come:
- The climate
- Space
- (Formal vs informal) Dress Code.
- Behaviour.
- Queuing.
- Saying please/thank you.
- Kissing as a form of greeting.
- Talking in public in a loud voice.
- Talking in public about sex.
- Dating
9. Traduzione intersemiotica
Durante la creazione di un film, il regista compie un ruolo di ‘traduttore’ e può adottare diverse
strategie, ottenendo diversi tipi di adattamento. Infatti, i registi possono scegliere di seguire almeno
3 possibili linee di condotta per entrare in relazione con il testo: 1. Essere fedeli e rispettosi al testo
fonte, sacrificando le specificità del linguaggio filmico per seguire una linea di esattezza filologica;
2. Decidere di utilizzare il testo come puro pretesto per raccontare una storia diversa da quella del
libro originale; 3. Offrire una interpreteazione critica e personale del testo, rischiando di risultare
infedeli nei confronti del testo d’origine, ma ricercando una giustificazione sul piano culturale.
Parlando di adattamento, si deve tenere a mente che ogni società fissa le proprie regole alle quali si
devono attenere i comportamenti di coloro che intendono parteciparvi e dunque esistono cose che in
un film non possono essere mostrate quando invece vengono raccontate in un testo letterario. Di
questa categoria fanno parte scene violente, atti sessuali espliciti, discorsi\tematiche\gesti quotidiani
che acquistano risonanza e impatto che non hanno in un romanzo. Una delle procedure traduttive più
usate nel cinema è quella chiamata sottrazione\taglio\omissione. Oltre a questa ed in generale a
procedure che tendono a ridurre il testo fonte, il regista può ricorrere a:
°Aggiunta: regista può decidere di aggiungere personaggi, elementi o scene che non sono presenti nel
testo fonte
°Sintesi drammatica: può prendere la forma di espansione o condensazione. Il regista si focalizza su
un elemento che è presente nel testo letterario, pur non essendo sviluppato, o su un elemento
sviluppato che nel testo d’arrivo viene rappresentato in maniera meno approfondita. Questa si pone a
metà strada tra aggiunta vera e propria e la rielaborazione.
°Shifting (detto anche flashback e flashforward): si riferisce a situazioni in cui un avvenimento viene
presentato nei film in un momento differente dallo svolgimento del romanzo
°Variazione: si riferisce al cambiamento di elementi specifici del romanzo (es: nome di un
personaggio)
°Equivalenza: visibile nel momento in cui il regista e lo sceneggiatore credono che alcune scene del
romanzo non possono essere filmate e quindi invece che eliminarle del tutto vengono ‘sostituite’ con
scene “equivalenti”.
10. Traduzione audio-visiva
L’espressione ‘traduzione audio-visiva’ può identificare:
-Sottotitolaggio: creazione di sottotitoli che ripropongono in forma scritta gli elementi verbali di
lingua parlata nel testo filmico fonte, che possono essere:
°Interlinguistici: film in lingua originale + sottotitoli in lingua d’arrivo
°Intralinguistici: film originale friuto con sottititoli in lingua fonte  utilizzati per permettere ai non
udenti di usufruire del prodotto, o usati anche a scopo didattici e di intrattenimento
°Simultanei: si fa ricorso a ciò quando non è posisbile preparare in anticipo i sottotitoli
°Bilingui: usati in paesi dove si parlano più lingue o nel caso di festival cinematografici internazionali
-Intertitoli: utilizzati nei film muti e caduti in disuso con l’avvento del sonoro.
-Il doppiaggio o adattamento dei dialoghi: la traccia audio originale viene sostituita in post-
sincronizzazione con una nuova traccia tradotta nella lingua d’arrivo.
-L’interpretazione consecutiva, grazie alla quale un intervento del parlante viene tradotto quando
almeno parte del suo discorso è giunto al termine.
-L’interpretazione simultanea, tipica di assemblee, riunioni e convegni.
-Il voice-over (detto anche semi-doppiaggio): si sovrappone alla traccia audio originale -udibile in
sottofondo- in cui vengono proposti segmenti doppiati o dialoghi tradotti.
-La narrazione: cioè una ripresa del voice-over che rielabora il contenuto senza però costrizioni legate
al labiale, pur nel rispetto del ritmo. Rispetto al voice-over, questa modalità presenta più riduzioni e
adattamenti e generalmente si caratterizza per una maggiore distanza dal testo fonte e un più alto
grado di formalità.
-Il commento: che si situa a metà strada fra la traduzione e l’adattamento e permette una libertà
maggiore nella distribuzione delle informazioni durante il video. Come la narrazione, viene spesso
utilizzato nel caso di documentari e cortometraggi.
-La descrizione audio-visiva: creata per i non vedenti e gli ipovedenti che deve prendere in
considerazione l’eterogeneità del pubblico e offrire il più alto grado di precisione descrittiva possibile
di tutto ciò che avviene sullo schermo.
-La sopratitolazione: utilizzata in ambito teatrale per permettere al pubblico d’arrivo di capire l’opera
di prosa o di lirica in questione.
-La produzione multilingue: il testo viene redatto in più lingue.
11. Le massime di Grice
Il principio di cooperazione rappresenta una nozione essenziale in Pragmatica. Infatti, affinché il
riferimento abbia successo, la collaborazione tra gli utenti del linguaggio è fondamentale.
Nell'accettare i presupposti degli oratori, gli ascoltatori normalmente devono presumere che chi parla
non sta cercando di indurli in errore. Normalmente non assumiamo che le persone che hanno una
conversazione stiano cercando di confondere, ingannare o nascondere informazioni.
L'idea generale alla base del principio di cooperazione è:
Gli oratori dovrebbero dare il loro contributo come richiesto, nella fase in cui si verifica, dallo scopo
o dalla direzione accettati dello scambio verbale in cui sono impegnati.
Grice organizza il suo principio in quattro Massime, che sono sempre validi, anche se il loro impatto
sul processo comunicativo potrebbe dipendere dalla cultura in cui avviene la comunicazione.
Di conseguenza, in situazioni interculturali e/o di traduzione, diventa fondamentale rispettare le
Massime come richiesto e interpretare adeguatamente la loro potenziale violazione, in conformità con
i parametri culturali in azione.
Le massime di Grice
Quantità
Fai il tuo contributo in modo informativo come richiesto; Non rendere il tuo contributo più
informativo di quanto richiesto (che diventa rilevante, a livello di traduzione, in termini di modo in
cui una cultura si riferisce al contesto - vedi sopra).
Quantità
Fai il tuo contributo in modo informativo come richiesto; Non rendere il tuo contributo più
informativo di quanto richiesto (che diventa rilevante, a livello di traduzione, in termini di modo in
cui una cultura si riferisce al contesto - vedi sopra).
Qualità
Non dire quello che credi di essere falso; Non dire quello per cui non hai prove adeguate.
Relazione
Sii pertinente (e rendi il tuo contributo "sull'argomento").
Maniera
Evita l'oscurità di espressione; Evitare l'ambiguità; Sii breve; Siate ordinati (evitare inutili prolissità).
A volte, come in alcune scene di The Big Bang Theory, le massime possono essere violate per scopi
di comicità.
Per prevenire la violazione di una o più massima si usano i Hedges, come ad esempio:
Qualità: "Per quanto ne so", "potrei sbagliarmi";
Quantità: "Come probabilmente saprai", "per farla breve";
Relazione: "Non so se questo è importante", "potrebbe sembrare una domanda stupida";
Manner: "Non sono sicuro che abbia senso", "potrebbe essere un po’ fuorviante (confusing)".
Naturalmente, diverse culture possono interpretare gli hedges in maniera differente. Nel tradurre, è
necessario ricordare che SC e TC possono avere concezioni diverse di queste Massime ed è necessario
modellare il testo d’arrivo di conseguenza, aggiungendo o omettendo qualcosa. Un’altra nozione
apparentemente fondamentale in termini di comunicazione e traduzione è la Politeness Principle
(principio di cortesia).
12. Contesto culturale e contesto situazionale
La distinzione fra contesto culturale e contesto situazionale venne introdotta per la prima volta
dall’antropologo Malinowski che, dopo aver trascorso un lungo periodo studiando la cultura degli
abitanti di un’isola del sud Pacifico trovò molte difficoltà a illustrare i dati raccolti a un pubblico
britannico senza fare costantemente riferimento al background generale (contesto culturale) e alla
situazione immediata in cui una particolare enunciazione aveva avuto luogo (contesto situazionale).
Il contesto culturale può essere definito come il background culturale totale che sottostà a qualsiasi
testo e che determina il suo significato. Esso corrisponde alle attività sociali e i modelli di
comportamento tipici di una comunità, i sistemi legali e religiosi, la storia ecc.
Come sottolinea Giuliana Garzone è possibile identificare due nozioni principali di cultura: una fa
riferimento agli aspetti visibili, osservabili della vita di una nazione o di una comunità, per esempio
la letteratura, l’arte, la religione (si parla qui di low culture), mentre l’altra riguarda aspetti più
invisibili quali le credenze, i valori ecc. (si parla qui di high culture).
E’ possibile individuare vari modelli di cultura elaborati da diverse scuole di pensiero, per esempio:
-Il modello a cipolla di Hofstede, secondo il quale nello strato più esterno sono collate le “pratiche”,
in quello successivo “simboli, eroi, miti” fino ai “valori” situati al centro.
-Il modello dell’Iceberg sviluppato da Brake, Walker e Walker sulla base della Traide culturale elab
orata da Hall, secondo la quale è possibile individuare:
1. Una cultura tecnica, corrispondente alla comunicazione della scienza (punta dell’iceberg).
2. Una cultura formale, che identifica il modo di fare le cose generalmente accettato in una data
comunità e si riferisce per esempio alle tradizioni, alle regole di comportamento ecc. (appena sotto il
livello dell’acqua.
3. La cultura informale, che rende conto della maggior parte degli atteggiamenti che i parlanti di una
data comunità assumono nei confronti di certe azioni, della comunicazione in generale e questo tipo
di culturale rimane completamente invisibile (ben al di sotto del livello dell’acqua)
Al fine di identificare correttamente il contesto situazionale è necessario considerare una serie di
variabili individuate da Malinowski che potrebbero essere paragonate alle varie componenti che
formano un contesto, cioè: i partecipanti (compreso il loro ruolo e il loro status); le azioni verbali e
non verbali dei partecipanti; gli avvenimenti e gli oggetti rilevanti; gli effetti delle azioni verbali.
Circa venti anni dopo, Hymes elaborò un’altra analisi identificando: i partecipanti; la forma del
messaggio; il contenuto del messaggio; l’ambiente; il mezzo di comunicazione; l’intento e l’effetto
della comunicazione; il tono e il genere.
Infine, Juliane House, negli anni 80, elaborò un modello per l’analisi del contesto in ambito traduttivo
e identificò una serie di “dimensioni” che furono utili per mettere a confronto il testo fonte e quello
d’arrivo:
-Dimensioni proprie dell’utente del linguaggio: origine geografica, classe sociale, momento storico.
-Dimensioni dell’uso del linguaggio: mezzo (lingua scritta, lingua parlata), partecipazione (dialogo,
lettera), reazione sociale (autorità, amicizia), atteggiamento sociale (da freddissimo a intimo).
Il modello della studiosa si basa su un confronto sistematico del testo fonte e di quello d’arrivo.
Inizialmente, secondo House è necessario: comprendere il registro che caratterizza il testo fonte,
descrivere il genere in cui il testo fonte può essere fatto rientrare, produrre uno statement of function
individuando l’informazione data dal testo fonte e la relazione che esiste fra l’emittente e il ricevente
del messaggio. In seguito, il traduttore dovrà produrre il medesimo processo anche per il testo
d’arrivo. I due modelli, poi, verranno confrontati al fine di individuare eventuali errori (mismatches)
e categorizzarli in due gruppi differenti:
-Gli overtly erroneous errors, vale a dire mismatches basati sull’aspetto denotativo della lingua o
inadeguatezze che si riferiscono al sistema di arrivo;
-I convertly erroneous errors, ovvero quegli errori provocati da un’interpretazione scorretta della
relazione che lega il genere, il registro e il contesto situazionale extra-linguistico.
Sulla base di questa analisi, così, la traduzione può essere valutata e identificata come:
-Overt, cioè una traduzione che non pretende di essere un originale e dunque il lettore d’arrivo realizza
di trovarsi di fronte a un testo per il quale non era previsto come “lettore ideale”
-Covert, vale a dire una traduzione che raggiunge lo stato di testo originale nella cultura d’arrivo.4
13. Discorso politico
Naturalmente, un uso del linguaggio in cui le istanze ideologiche diventano essenziali è il discorso
politico. Come il linguaggio della pubblicità, il linguaggio della politica sfrutta strategie linguistiche
diverse per assolvere alla sua funzione principale e ottenere l'effetto desiderato.
In particolare, i dispositivi di coesione diventano fondamentali e dovrebbero quindi essere tradotti
con molta attenzione per ottenere un testo obiettivo caratterizzato dalla stessa forza perlocutoria.
Lo scopo persuasivo del discorso politico può essere svolto in molti modi diversi:
- Campagna negativa - dove i candidati attaccano gli avversari
- Campagna positiva - dove i candidati, di solito non ancora al potere, si vendono come un nuovo
"prodotto", molto meglio di quello vecchio che viene attualmente utilizzato.
Nel discorso della propaganda, il linguaggio è una parte vitale di questo processo di vendita: la
retorica e l’imbonimento (claptrap) sono essenziali.
Nel discorso politico, dispositivi grammaticali (ad esempio: paratassi vs ipotassi) e dispositivi
lessicali (ad esempio: connotazione vs denotazione) lavorano insieme con la coesione, al fine di essere
più efficaci.
Uno dei mezzi più comuni per ottenere l'approvazione è l'uso del dispositivo coesivo di ripetizione e,
in particolare, l'elenco dei tre (the list of three).
L'uso della lista dei tre è ad esempio esemplificato da "never, never and never again" di Nelson
Mandela che rese famoso, tra le altre cose, il suo discorso inaugurale come nuovo presidente eletto.
Un'altra importante strategia è la ripetizione di parole o schemi di parole, come dimostrato dal famoso
discorso di Martin Luther King "I have a dream".
Possiamo anche avere la ripetizione con una differenza. Come nel caso di Abraham Lincoln:
“Governo del popolo, dal popolo, per il popolo” o dei discorsi di Winston Churchill durante la
Seconda guerra mondiale.
Un'altra strategia usa parole diverse dallo stesso campo semantico. Nel film Invictus, vediamo ad
esempio Nelson Mandela che usa questa stessa strategia. O usando coppie contrastanti. 'I stand before
you not as a prophet but as a humble servant of you, the people…we have waited too long for our
freedom. We can no longer wait'. Un altro esempio potrebbe essere Thatcher che cita San Francesco
d'Assisi.
Queste caratteristiche caratterizzano in modo evidente i discorsi politici, i manifesti e gli slogan. Gli
slogan sono ideati per vendere prodotti e istituzioni, appaiono su poster, trasmissioni di partiti e
ovunque le parti si pubblicizzino. Il linguaggio visivo, nel linguaggio politico come nella pubblicità,
ha naturalmente un'importanza altrettanto fondamentale. Chiaramente, la scelta delle parole e il modo
in cui si relazionano tra loro all'interno di un particolare testo (vale a dire i dispositivi coesivi che
sfrutta) possono anche trasmettere significato.
Naturalmente, quando si traduce il linguaggio della politica, la resa fedele di tutti i dispositivi coesi
che l'autore ha deciso di sfruttare è fondamentale.
In italiano, i traduttori spesso sentono la necessità di adottare variatio anche quando abbiamo repetitio
nel testo sorgente. Tuttavia, in casi come questi essere rispettosi delle scelte fatte dagli autori originali
diventa essenziale se il messaggio deve svolgere la stessa funzione (conativa) e ottenere lo stesso
effetto.
14. Discourse analysis
La comprensione del testo sorgente e dei suoi vari elementi è una parte essenziale del processo di
traduzione. per tradurre con successo, dovremo identificare quegli aspetti su cui si concentrano le
discipline dell'analisi del discorso. L'analisi del discorso si concentra sul linguaggio reale usato dai
veri oratori nel contesto reale. In realtà, l'analisi del discorso è un termine generico che comprende
diverse discipline, che derivano da altre aree di studio. Le varie discipline dell'analisi del discorso:
Analisi del discorso critico, che si concentra sulla dimensione ideologica del discorso e il suo
programma nascosto. Questa disciplina si concentra quindi su quelle strategie identificate in
precedenza come "portatrici" di ideologia, sottolineando ad esempio l'uso di forme passive, nominali,
lessico connotativo, ecc.
Analisi conversazionale (basata su sociologia ed etnometodologia), che analizza in profondità scambi
conversazionali, sia faccia a faccia che tramite telefono / altra tecnologia, al fine di far luce sui modelli
alla base dell'organizzazione e sullo sviluppo degli scambi comunicativi, sulla base del sistema di
turn-taking. L'analisi conversazionale si focalizza quindi sulle strutture del discorso in interazione.
L'analisi della struttura del linguaggio (basata sulla linguistica), che si concentra sulla distribuzione
delle forme linguistiche e analizza le proprietà formali e strutturali dell'interazione verbale
(interazione in classe, interazione testimone-avvocato ecc.). Questo tipo di analisi è spesso
strettamente associato all'analisi del registro e alle questioni di potere / ideologia nel linguaggio.
Sociolinguistica interazionale (basata sulla sociolinguistica), che prende in considerazione le
differenze non solo nella pronuncia - come nell'analisi sociolinguistica di Labov - ma nei macro-
pattern (ad esempio nell'organizzazione degli scambi comunicativi e nel sistema di turn-taking),
mettendoli in relazione con gli extra - differenze testuali come quelle tra uomini e donne, persone in
bianco e nero e così via.
The Ethnography of Speaking (basato sull'antropologia), che analizza il modo in cui il linguaggio
viene utilizzato in specifiche comunità. Quest'ultimo può essere nazionale / regionale - cioè la
comunità che vive nel villaggio di Lewis nel sud dell'Inghilterra - o "sociale", che è collegato ad
attività di vario genere - cioè una comunità di calciatori e i loro fan; la comunità che si riunisce dal
parrucchiere il sabato mattina, ecc.). Attraverso un'attenta osservazione, questa disciplina cerca di
identificare le varie componenti degli eventi linguistici e le diverse situazioni linguistiche.
Pragmatica (basata sulla filosofia del linguaggio), che si concentra sul modo in cui il linguaggio viene
usato per fare le cose e su come può significare più di quello che viene effettivamente detto. La
pragmatica analizza quindi i diversi atti linguistici compiuti attraverso il parlare, i principi che ogni
utente del linguaggio sembra seguire, il portamento che la gentilezza ha sulla comunicazione, ecc.
L’analisi del discorso può essere sommariamente definita come lo studio del linguaggio in uso, visto
come un tipo di pratica sociale (cfr. Fairclough, 1992). All’origine dell’orientamento verso il
“linguaggio in uso” è l’opposizione, che risale al “Corso di linguistica generale” di De Saussure del
1916, tra “langue” e “parole”, che si è finita per interpretare come una distinzione tra un sistema di
regole universali (langue), e la libertà del soggetto di produrre enunciati contingenti (parole). Le
regole della lingua sono una cosa, l’uso che ne fanno i soggetti un’altra. Il linguaggio è una risorsa
che può essere impiegata in molti modi. Nel suo uso i soggetti compiono continuamente delle scelte
con le quali si esprime la loro libertà. Mentre in questa libertà De Saussure non vedeva nulla di sociale,
nell’attuale concetto di discorso gli individui sono concepiti come coinvolti, e in qualche misura
determinati, dalle situazioni, le istituzioni, l’ordine sociale in cui si trovano. Le forme linguistiche
sono perciò considerate come scelte coerenti con i propositi e le funzioni per le quali sono impiegate
nelle vicende umane, e dunque riflettono l’ordine sociale e interattivo nel momento stesso in cui lo
costruiscono o riproducono. Impegnarsi nel discorso significa non solo comunicare, ma anche agire.
in ogni ricerca che si avvalga dell’analisi del discorso si possono grosso modo distinguere le seguenti
fasi: 1. Formulazione di un interrogativo e scelta dell’oggetto della ricerca; 2. Selezione dei materiali;
3. Preparazione dei materiali; 4. Analisi del testo; 5. Interpretazione dei risultati.
15. L’analisi della conversazione
L’analisi della conversazione si focalizza sulle strutture della lingua parlata durante l’interazione fra
parlanti, il che significa che non studia solo la conversazione informale, ma anche la lingua parlata
così come viene utilizzata in ambienti professionali e di lavoro oltre a discorsi politici e a diversi
generi mediatici.
Contrariamente a quanto accade nell’etnografia della comunicazione, quello dell’analisi
conversazionale rappresenta un approccio basato sull’analisi dei dati e non richiede necessariamente
una partecipazione alla vita di una data comunità. L’analisi conversazionale è principalmente
interessata alla descrizione delle sequenze prodotte e indaga le strategie che i partecipanti adottano
per espletare il proprio turno individuando il punto di rilevanza, cioè il momento in cui il parlante
precedente conclude il suo turno. In linea di massima ci sono due meccanismi principali che regolano
l’allocazione dei turni:
1. L’eteroselezione: quando il parlante attuale può selezionare quello successivo o tramite la
direzionalità dello sguardo, oppure nominando o riferendosi direttamente al parlante successivo
oppure ancora attraverso una domanda, infine può scegliere di produrre la prima parte di una
sequenza complementare.
2. L’autoselezione: quando il parlante successivo seleziona se stesso intervenendo nella
conversazione. Tale persona deve tuttavia essere consapevole che il parlante attuale potrebbe
decidere di continuare il proprio turno utilizzando un segnale discorsivo di incompletezza (ma, e) o
rifiutandosi di concludere il proprio turno utilizzando un tono più alto e parlando più velocemente;
potrebbe dunque accadere che più di una persona parli contemporaneamente. Tuttavia è importante
distinguere fra:
- Sovrapposizioni: quando più di un parlante seleziona se stesso, credendo che il primo interlocutore
abbia terminato il turno.
- Interruzioni: avvengono in momenti che non potrebbero mai essere interpretati come punti di
rilevanza transizionale.
L’interazione parlata è in realtà spesso strutturata sulla base di coppie di enunciati adiacenti e
complementari, in cui il secondo elemento dipende dal primo. Se la seconda parte della sequenza
manca, la sua assenza viene immediatamente notata e appare spesso significativa, indica infatti spesso
che probabilmente il parlante non ha prodotto la seconda parte della sequenza coscientemente e a
qualche scopo, al fine di mandare un messaggio implicito al suo interlocutore, che dovrà così
decodificare questo messaggio.
Si può pertanto dire che l’alternanza dei turni che regola lo scambio di sequenze complementari è
organizzata secondo un sistema preferenziale: infatti colui che deve produrre il secondo turno
(risposta) si troverà a compiere una scelta fra risposta preferita e non preferita. Per esempio la risposta
preferenziale a un invito o a una proposta è l’accettazione ed è una risposta breve e immediata, mentre
solitamente un rifiuto è considerato una risposta non preferenziale ed è tipicamente realizzato
elaborando maggiormente e utilizzando delle strategie mitigatrici.
16. Differenza lingua scritta e lingua parlata
La differenziazione fra lingua scritta e lingua parlata si rivela essenziale. Nonostante il lessico possa
risultare uguale (per quanto sia possibile notare spesso importanti distinzioni nella scelta dei termini
adottati nell’una e nell’altra modalità), la grammatica è molto spesso profondamente diversa.
L’interesse preponderante per la lingua scritta, rispetto a quella parlata, cui si è assistito fino alla
prima metà del ventesimo secolo, può essere spiegato come il risultato della concezione generale
della prima come uno strumento di potere. È infatti alla parola scritta che veniva affidata la
regolamentazione della società da un punto di vista sociale, legale, politico e religioso. Ma, come
nota Halliday, la scrittura riduce il linguaggio a qualcosa che “esiste, piuttosto che a qualcosa che
“accade”, da cui la sua definizione della lingua scritta come un prodotto, in opposizione alla lingua
parlata, identificata invece come un processo. Così, la lingua scritta offre una rappresentazione del
mondo che si potrebbe definire statica, mentre la lingua parlata ne offre una dinamica.
Una delle differenze sostanziali fra grammatica scritta e orale si riferisce al fatto che la lingua parlata
è più facilmente legata al contesto rispetto a quella scritta. Inoltre, la reiterazione lessicale e la
rilessicalizzazione -in base alle quali il significato viene riproposto in parole diverse ma quasi
sinonimiche- rappresentano fattori altrettanto importanti, nella comunicazione orale, soprattutto nel
momento in cui i parlanti tentano di giungere a un accordo sull’argomento. Altre caratteristiche
lessicali tipiche della lingua parlata sembrano indicare un uso di parole più vaghe e generali (per
esempio “thing”), il ricorso a espressioni fisse (compresi i verbi frasali) e l’utilizzo di espressioni
idiomatiche. Dunque, è possibile parlare di una “grammatica orale”.
17. Faccia e cortesia
Una nozione che appare fondamentale per comunicare e tradurre è la Cortesia (politeness). Essenziale
per il principio di cortesia è la nozione di faccia\volto, che possiamo definire come una posizione
sociale o stima che ogni individuo rivendica per se stesso e vuole che gli altri rispettino. La faccia
può essere positiva o negativa.
Faccia positiva: in termini generali, vogliamo sempre piacere agli altri e cerchiamo l’approvazione
degli altri.
Faccia negativa: vogliamo essere autorizzati a fare i nostri affari senza che altri ci impongano
indebitamente.
Strettamente connessa alla nozione di Faccia è la nozione della cortesia, che può essere anch’essa
positiva o negativa
Cortesia positiva: Mostrare interesse, cercare un territorio comune, cercare un accordo, essere
empatici
Cortesia negativa: essere indiretti, minimizzare le imposizioni, chiedere perdono, dare deferenza
(rispetto).
Le questioni di cooperazione e cortesia appaiono di primaria importanza nella maggior parte dei
romanzi di Jane Austen, in quanto la società del tempo dettava piuttosto rigidamente i comportamenti
appropriati che le persone dovevano mostrare in ogni situazione sociale. Queste nozioni possono per
esempio essere osservate molto chiaramente in Pride and Prejudice (1813) dove la protagonista
femminile (Elizabeth Bennet), a causa della sua assertiva predisposizione, compie più di una volta
atti che minacciano il volto positivo dei suoi interlocutori. Questo è ciò che accade in occasione della
dichiarazione d'amore di Mr. Collin, quando afferma: “Accept my thanks for the compliment you are
paying me. I am very sensible of the honour of your proposals, but it is impossible for me to do
otherwise than decline them” Rifiutandolo, Elizabeth viola tutte le massime che compongono il
Principio di cortesia di Geoffrey Leech. Elizabeth viola consciamente la Tact Maxim (massima di
Tatto), in quanto massimizza l’espressione di credenza e sentimenti, che hanno un grande costo per
il suo interlocutore. Anche la Generosity Maxim (massima di generosità) è violata, in quanto lei
massimizza l’espressione delle sue credenze e dei suoi sentimenti, che portano beneficio solo a sé
stessa. La Approbation Maxim (massima dell’approvazione) viene violata, in quanto massimizza
l'espressione di credenze e sentimenti che esprimono disprezzo per il suo interlocutore.
Anche l’Agreement Maxim (massima dell’accordo) non viene rispettata, poiché massimizza
l'espressione di disaccordo tra lei e Mr. Collins e nemmeno la Sympathy Maxim (massima
dell’empatia), in quanto Elizabeth sembra determinata a massimizzare l'espressione di antipatia tra
lei e il suo corteggiatore.
Questo è il motivo per cui, una volta che Mr. Collins si rende conto che il rifiuto di Elizabeth è
davvero genuino, non può accettarlo. Ci sono profonde incongruenze tra l'universo del discorso di
Elisabeth e il suo. Nel suo universo, infatti, come afferma, la sua mano è "degna di accettazione" in
quanto "l’istituzione che [egli] può offrire sarebbe nient’altro che altamente desiderabile".
Questo, unito alla sua "situazione nella vita, [ai suoi] legami con la famiglia di De Bourgh e al suo
rapporto con Elizabeth stessa", lo rende, ai suoi occhi, il candidato perfetto (ibidem).
Possiamo quindi vedere quanti diversi tipi testuali possono essere usati per esemplificare queste
nozioni, che sono essenziali anche a livello di traduzione. Infatti, l'analisi del testo di partenza da tutte
queste prospettive è assolutamente essenziale per ottenere una traduzione di alta qualità. In effetti, è
solo comprendendo tutti i principi che sono al lavoro nel testo di partenza che possiamo sperare di
poterli riprodurre anche nel testo di destinazione.
18. Coesione
Per coesione si intende la fluidità che si riesce a rendere nel testo ripetendo degli elementi, che essi
siano nomi verbi o intere frasi, è una cosa che in italiano si tende a non fare poiché il testo ai "nostri
occhi" risulta ripetitivo, invece per quanto riguarda la cultura inglese lo si fa spesso. Un esempio può
essere HIMYM, in cui si ripetono le stesse parole e frasi che oltre a rendere tutto più scorrevole
partecipano anche alla caratterizzazione dei personaggi.
19. Interculturalismo e Plurilinguismo in Between di Brooke-Rose
Il testo presenta delle peculiarità, parlando di una donna interprete, che gira il mondo traducendo
durante incontri e convegni. La particolarità è che, nonostante il testo parli appunto della sua "storia"
non vi sono riferimenti precisi nè sulla sua età nè sul suo nome, questo potrebbe essere dato dal fatto
che si era ormai consolidato il concetto che un traduttore perdesse la propria "personalità" iniziando
un atto traduttivo, come succede per l'autore del libro stesso, a differenza del secondo, però, il
traduttore si "annulla" due volte, la prima in quanto autore del testo traduttivo e la seconda in quanto
"mezzo" utilizzato appunto per completare l'atto, questo potrebbe essere il motivo per cui non vi sono
riferimenti alla donna di cui si parla, essa infatti, si priva della propria personalità per svolgere il suo
lavoro, ciò la porta successivamente a voler cercare di ristabilire la sua identità di donna francese,
cercando di annullare il matrimonio col marito (che era inglese e dunque fu costretta a perdere una
parte della sua "persona" per la differenza linguistica) e il secondo tentativo fu quello di tornare in
Francia.
20. Tradurre fumetti
Per vedere come le questioni relative al contesto della cultura, la nozione di comunicazione
interculturale e il concetto di funzione linguistica e testuale possono avere un impatto sul processo di
traduzione, è importante parlare della traduzione dei fumetti. In effetti, i fumetti possono
rappresentare una vera sfida per i traduttori sia dal punto di vista culturale che linguistico. Utilizzare
un testo come questo con gli studenti può quindi diventare molto utile a più di un livello: illustrare
come la traduzione offre la possibilità di vedere noi stessi dal punto di vista dell'Altro; in che modo
le differenze culturali possono influenzare la comunicazione e in che modo le strategie di
compensazione potrebbero portare a testi target estremamente efficaci. Pur non essendo strettamente
audiovisivi, come abbiamo visto, i fumetti hanno molto in comune con i prodotti audiovisivi e il
processo della loro traduzione comporta vincoli simili. I fumetti consistono in una serie di immagini
incorniciate con dialoghi contenuti in fumetti e fumetti legati alle bocche dei personaggi in modo tale
da evocare un vero dialogo. Quindi, come suggerito sopra, anche se le immagini di un fumetto sono
statiche, i lettori sono in grado di immaginare discorso e rumore mentre seguono il quadro
sequenziale. Questo è il motivo per cui i fumetti possono essere collocati sull'interfaccia tra testi
stampati e prodotti per schermi come film e videogiochi.
Tra tutte le forme di letteratura e soprattutto di traduzione sia quella che fu e che è presa meno
seriamente, fino agli anni 60 (credo) la "disciplina" dello studio e della traduzione dei fumetti non fu
veramente presa in considerazione, per quando riguarda i metodi traduttivi si avvicinano molto a
quelli del sottotitolaggio in quanto ambedue hanno limiti spaziali, il primo per quanto riguarda i
baloons e le vignette, il secondo per impedire al sottotitolaggio di interferire con le immagini
proiettate, risulta essere, anche qui importante la censura e la conoscenza della cultura di arrivo,
agendo con censure sia grafiche che linguistiche nel caso in cui un determinato elemento non sia
"accettabile" nella cultura di arrivo.
Lo studio delle traduzioni di fumetti risulta importante poiché si va sempre più incontro ad un
aumento dell'impiego di essi e si presentano fenomeni anche di trasposizioni da fumetto a cinema,
come tutti i supereroi Marvel/DC ad esempio, vi sono due approcci principali alla traduzione di
fumetti, uno semiotico (interessato alla natura del fumetto e ai legami tra elementi verbali e visivi) e
uno linuistico (più focalizzato ai giochi di parole, puns e delle onomatopee).
21. Tradurre testo poetico
A lungo si è dibattuto sulla possibilità o l’impossibilità di tradurre il testo poetico. Opinione piuttosto
comune nel XVIII secolo è che la poesia non possa essere tradotta; lo stesso José Ortega y Gasset
riteneva che la traduzione letteraria, soprattutto del testo in versi, è impossibile in quanto ogni lingua
è caratterizzata da una forma interna e uno stile linguistico che non può essere riprodotto in un altro
idioma. Uno dei più prominenti promotori dell’intraducibilità del testo poetico è Catford, che
enfatizza l’esistenza di due tipi di intrasferibilità del testo poetico da una lingua all’altra, ovvero
l’intraducibilità linguistica e l’intraducibilità culturale. Da una prospettiva linguistica, si riscontra una
situazione di intraducibilità, quando nella lingua d’arrivo non è possibile trovare un sostituto lessicale
o sintattico per un elemento presente nel testo fonte. L’intraducibilità culturale, invece, appare più
problematica in quanto presuppone l’assenza, nella cultura d’arrivo, di un elemento situazionale che
risulta al contrario importante nella cultura di partenza.
In effetti, però, non tutti concordano sull’impossibilità di tradurre poesia. Già Dryden, per esempio,
sosteneva che tutti i significati e i concetti sono traducibili e che quanto viene detto in una lingua può
essere comunicato in una lingua differente. In particolare, pur specificando che, a suo avviso, per
rendere una poesia, il traduttore dovrebbe essere un poeta, affermava la possibilità di tradurre poesia.
Fra gli autori possibilisti riguardo alla questione, occorre menzionare l’italiano Benedetto Croce che
distingue, nell’opera intitolata La poesia, una traduzione didattica, che ha come funzione essenziale
la comprensione da parte del lettore del testo poetico, e una traduzione poetica, che a suo avviso è
caratterizzata da un alto valore artistico e si distingue per la sua creatività. Anche Jakobson, nella sua
teorizzazione dei processi traduttivi, affronta il discorso del testo poetico sostenendo l’impossibilità
di tradurre poesia perfettamente dal momento che la corrispondenza fra significato e suono non può
essere riprodotta in modo esatto in una lingua differente. L’unica possibilità, dunque, rimane, in modo
analogo a quanto proposto da Croce, la trasposizione creativa. Indubbiamente, uno dei testi
fondamentali che trattano della possibilità di tradurre poesia è il volume Translating Poetry: Seven
Strategies and a Blueprint, che riprende e sistematizza in chiave traduttiva alcune delle caratteristiche
riconosciute come peculiari del testo poetico. In questo volume, Lefevere descrive sette tipi di
traduzione differenti a seconda delle diverse metodologie o strategie adottate.
22. Lefevere
Uno dei testi fondamentali che trattano della possibilità di tradurre poesia è il volume Translating
Poetry: Seven Strategies and a Blueprint, che riprende e sistematizza in chiave traduttiva alcune delle
caratteristiche riconosciute come peculiari del testo poetico. In questo volume, Lefevere descrive sette
tipi di traduzione differenti a seconda delle diverse metodologie o strategie adottate, identificando:
1-La traduzione fonemica, secondo cui il traduttore cerca di riprodurre i suoni della lingua fonte nella
lingua d’arrivo;
2-La traduzione letterale, che spesso distorce il significato del testo fonte;
3-La traduzione metrica, grazie alla quale il traduttore cerca di riprodurre il metro originariamente
utilizzato nel testo fonte. Anche la traduzione metrica può risultare in una distorsione generale del
significato del testo fonte. Inoltre, occorre ricordare che, come aveva già suggerito Byron, spesso le
metriche non coincidono; pertanto, nonostante il poeta avesse mantenuto la terza rima utilizzata da
Dante nella sua traduzione, giudicava la sua resa in inglese del poema dantesco un tradimento, poiché
la terza rima italiana non risulta identica alla terza rima inglese;
4-La traduzione della poesia in prosa, che implica una distorsione del senso, del valore comunicativo
e della sintassi dell’opera fonte;
5-La traduzione in rima, che nonostante possa risultare utile in circostanze particolari (traduzione di
puns e giochi di parole), potrebbe condurre alla produzione di una caricatura della poesia originale;
6-La traduzione in blank verse (verso eroico della letteratura inglese, che corrisponde a un verso senza
rima prodotto in pentametro giambico). Utilizzando questa strategia il traduttore non è obbligato a
seguire lo schema rimico o la struttura delle strofe del testo fonte, potendosi così concentrare
maggiormente sulla resa del contenuto.
7-L’interpretazione, qui la forma del testo fonte è mutata per comunicare lo stesso significato. Infatti,
applicando questa strategia, il traduttore estrae i concetti principali del testo poetico fonte e ne produce
una nuova versione in base allo stile personale che lo caratterizza e alle esigenze del pubblico d’arrivo;
8-L’imitazione, un’espressione che si riferisce alla produzione, da parte del traduttore, di una sua
poesia in cui solo il titolo e il punto di partenza del testo fonte vengono mantenuti.
Le carenze tipiche degli approcci alla traduzione del testo poetico sono determinate dal fatto che
spesso i traduttori si focalizzano su uno o più elementi del testo fonte a discapito della sua totalità.
23. Traduzione post-coloniale
Le differenze culturali e le differenze nel modo in cui la lingua è usata per esprimere diverse culture
è chiaramente alla base della traduzione post-coloniale. La nozione di traduzione post-coloniale è
strettamente legata all’idea che l’Impero era non solo un esercizio militare ed economico, ma anche,
e soprattutto, culturale e testuale. Per capire questa nozione, si deve considerare l’Impero come
un’esperienza testuale, attraverso il quale i nativi erano costruiti come ‘l’Altro’, contro il ‘Io’ con la
quale si definivano i colonizzatori.
Il processo coloniale dell’ “otherization” avveniva attraverso:
- “the GAZE” (lo sguardo)
- “the LANGUAGE” usata dai colonizzatori
Il potere della lingua della colonizzazione era immenso, in quanto l’oggetto del colonial discourse
era costruire i colonizzati come una popolazione di tipi degenerati, sulla base di origini razziali, per
giustificare la conquista e stabilire il sistema di amministrazione ed istruzione imposti. Similmente,
come sostiene Fanon, il colonialismo provò a distorcere il passato delle persone, nel tentativo di
portarli ad ammettere l’inferiorità della loro cultura.
Questo portò alla nozione di Alienazione coloniale, strettamente connesso alla nozione di traduzione
post-coloniale. Questa espressione dovrebbe essere compresa prima di tutto dal punto di vista dei
colonizzatori. Il colonialismo, infatti, dovrebbe essere visto come una forma di traduzione, e questo
processo è chiaramente esemplificato nel Robinson Crusoe di Defoe, dove troviamo: Imposition of
a new identity: ‘First, I made him know his name should be Friday’ (p.206); Imposition of a new
language: ‘I likewise taught him to say, YES and NO […] Friday began to talk pretty well’ (p. 206,
213); Imposition of a new religion: ‘I began to instruct him in the knowledge of the true God’ (p.
216); Construction of the native as the Other: ´[…] I likewise taught him to say Master’ (p. 206)
‘upon this my Savage, for so I call him now’; ‘my man Friday’ etc.
Nella struttura narrative del Robinson Crusoe, Venerdì deve essere un selvaggio ‘buono’ ed
innocente. Dunque, l’autore lo descrive più come Europeo rispetto ad Africano “His hair was long
and black, not curled like wool […] the colour of his skin was not quite black”, e più femminile che
maschile.
Spesso, in aggiunta a ciò, si ha anche l’imposizione di una nuova topografia, e l’applicazione di figure
retoriche familiari a contesti nuovi. Tuttavia, con l’inizio del 20^ secolo, molte cose cambiarono. Il
postcolonialismo storico inizia con l'indipendenza indiana nel 1947, tuttavia il prefisso "post" indica
non solo una relazione cronologica con il colonialismo, ma anche un'opposizione ideologica ad esso.
Quindi, se molto prima della decolonizzazione politica, le élite colonizzate iniziarono ad organizzare
revival culturali nel tentativo di affermare la loro identità, alcune delle opere pubblicate dopo
l'indipendenza dell'India, ancora dipendevano pesantemente dal legame coloniale.
Durante il periodo di alta decolonizzazione, il problema del linguaggio era centrale. Alcuni autori
erano contrari all’utilizzo dell’inglese, in quanto lo identificavano come la lingua del mondo
colonizzato (Fanon “to use a language is to assume a culture”). Altri autori, tuttavia, erano favorevoli
all’uso dell’Inglese (Achebe: English is the language of Africa, but in order to be so, it has to adapt
its new postcolonial condition).
Durante il periodo del postcolonialismo, gli autori letterari spesso si rivolgono a:
1. La storia degli ex-colonizzati, dando vita a romanzi di ricordo, testi in cui la storia dell'uomo bianco
è stata data un ruolo marginale, i testi segnati dal revivalismo culturale, i romanzi drammatizzano la
resistenza indigena.
2. La storia dei colonizzatori.
Gli scrittori post-indipendenza, in realtà hanno cercato di stabilire nuove metafore di nazionalità.
Pertanto, questo periodo è caratterizzato da:
Viaggio di ritorno a casa, saghe familiari, storie di vagabondaggio, migrazione, esilio e esilio, racconti
in cui i miti indigeni si adattano alla nuova situazione postcoloniale, rappresentazione del presente in
simboli derivati dal passato indigeno (che portano a creolizzazioni, dialoghi e modalità di espressione
ibride).
In questo contesto, quindi, possiamo anche parlare di traduzione culturale. Da un punto di vista
culturale e linguistico, possiamo parlare di Traduzione Postcoloniale anche dal punto di vista dei
primi colonizzati. In questo senso, gli autori postcoloniali hanno cercato di rifare il linguaggio degli
ex colonizzatori ai fini dell'ex colonizzato. Infatti, come afferma Bhabha, "l'atto di raddoppiare
l'immagine dell'uomo bianco ha in effetti spostato le rappresentazioni di autorità" e, come Walcott
sostiene, "pappagliando lo stile e la voce del nostro maestro, rendiamo il suo linguaggio il nostro". In
questo modo, gli autori postcoloniali hanno creato una molteplicità di inglese.
Approcci teorici alla traduzione postcoloniale: Haroldo de Campos: La traduzione è una forma di
trans-testualizzazione che demitizza l'ideologia della fedeltà. Applica la metafora dell'antropofagia a
una poetica della traduzione, sconvolgendo così il primato dell'origine e sottolineando il ruolo del
ricevente nella traduzione.
Lefevere descrive il lavoro del traduttore in termini di griglie: ci sono "griglie testuali" e concettuali
che sono alla base di tutte le forme di scrittura e che derivano dalle convenzioni culturali e letterarie
di un dato tempo e spazio. I traduttori dovrebbero tenere presente entrambi i gruppi di griglie nei
sistemi di origine e di destinazione, al fine di evitare di imporre le griglie occidentali a testi non
occidentali, traducendo così le culture non occidentali in categorie occidentali (esempio di trapianto
culturale). Possiamo quindi vedere come i vari gradi di trasposizione culturale che abbiamo visto
prima siano sfruttati nella Traduzione Postcoloniale.
1. Exoticism and calqued expression
2. Cultural borrowing (same expressions are used with a different, non-standard meaning):

Standard English Postcolonial english

Affectionate for ‘mother’ A mermaid who lures human beings


‘Mammy’ Offensive for a black woman and causes their death in water
who takes care of white children (Okara)

3. Communicative translation: Usually adopted for clichés, idiomatic expressions, proverbs


and so on, that is, all those cases in which a literal translation would result in a non-sense or
a comic expression. In opposition to the ‘calqued expression’
4. Cultural transplantation
Strategie di traduzione nell’inglese postcoloniale: code-mixing (when words from another language or
dialects are inserted into the text), code-switching (when more substantial elements such as whole clauses or phrases
are imported from another language, leading to the incorporation of grammatical aspects of the other language in a text.)
All'interno di queste due categorie principali, possiamo identificarne delle altre.
Cambiare l'ortografia (change the orthography): sebbene alcuni testi siano comprensibili
nonostante le irregolarità grammaticali, i traduttori dovrebbero cercare di rispettare queste due
strategie di base adottate dagli autori postcoloniali.
Use English as if it were another language: See Okara above and Achebe, who indicates when
conversational Igbo is supposed to be used by resorting to a cadenced, proverb-laden style (Riddy,
1970, 39).
Resort to standard pidgin (rather than row pidgin)
In order to render the text more comprehensible, authors can adopt amplification strategies and:
 Give an explanation within the text of the words left in other languages;
 Resort to footnotes;
 Resort to a glossary.
La nozione di traduzione postcoloniale può essere compresa anche dal punto di vista dei traduttori
che devono tradurre il testo originale originale per una cultura target diversa come francese, italiano,
ecc. Anche in questo caso, il traduttore deve adottare strategie specifiche che potrebbe differire dalle
strategie originariamente adottate dall'autore / traduttore stesso.
Quando l'autore adotta particolari strategie di attenuazione "conclamata" o "nascosta", il traduttore
può semplicemente basarsi su tale strategia e tradurre parola per parola. Quando l'autore non fornisce
indicazioni sul significato o sul referente storico / culturale di particolari parole o espressioni, il
traduttore deve adottare una particolare strategia, tenendo presente che la "traduzione comunicativa"
non è sempre lo scopo di il traduttore di testi postcoloniali.
Proprio come possiamo identificare i vari gradi di trapianto culturale introdotti in precedenza, così
possiamo vedere come le procedure di traduzione di Malone sono adottate in questo tipo di
letteratura.
Equazione: Vedi le espressioni di calco di Okara. La stessa strategia è adottata dal traduttore, Valerio
Fissore, che traduce semplicemente l'originale alla lettera.
Divergenza: è importante non fermarsi al primo significato che troviamo in un dizionario. Questo se
vogliamo evitare traduzioni come quella prodotta da M. Baiocchi, che nella sua traduzione di
Dusklands di JM Coetzee traduce "corvo" come "corvo" (2003, 97) anche se era ovvio che avrebbe
dovuto essere reso come "piede di porco" o qualcosa di simile. Inoltre, a causa della somiglianza
grafica del corvo inglese e del corvo italiano, questa errata traduzione potrebbe anche essere intesa
come un esempio dell'importanza, per i traduttori, di essere consapevoli degli affetti parziali.
Amplificazione:
A. una spiegazione all'interno del testo. (Esempi: Achebe)
B. Inserimento di note a piè di pagina sul traduttore.
c. Inserimento di un glossario: strategia scelta da Fissore nella sua traduzione di The Voice di Okara.
Tutte queste strategie costituiscono strategie di addomesticamento discrete. Tuttavia, i traduttori
dovrebbero mantenere attentamente un certo grado di coerenza in tutto il testo.
Riduzione: In Things Fall Apart, Chinua Achebe chiarisce nel testo che la parola "harmattan" si
riferisce a un vento proveniente dal Sahara affermando (per esempio) che "il vento freddo e secco di
harmattan soffiava da nord" (1988, pagina 18).
Tuttavia, il traduttore italiano, in modo un po 'arbitrario, adotta una strategia di riduzione, omettendo
il riferimento esplicito a "vento" nella sua traduzione, presumibilmente perché considerato
ridondante.
Intertestualità e traduzione postcoloniale
L'intertestualità, che era centrale nel discorso dei colonizzatori, fu ugualmente sfruttata da ex soggetti
colonizzati e divenne una strategia importante. In effetti, l'intertestualità divenne un'arma potente
nelle mani dei colonizzati che si nutrirono di quegli stessi testi prodotti dai colonizzatori e che
tentarono di invertire le immagini degli indigeni promulgati dai colonizzatori. In questo senso,
l'intertestualità divenne una delle strategie di decolonizzazione preferite adottate dalla letteratura
postcoloniale, risultante in varie riscritture di testi coloniali. Questo è ciò che accade nel noto romanzo
di J.M. Coetzee:
Foe (1985): la prima sezione dell'autore sudafricano è in effetti una vera e propria riscrittura di uno
dei libri canonici della cultura occidentale.
Come accennato in precedenza, Robinson Crusoe di Defoe presenta tutti quegli aspetti essenziali per
la testualità dell'Impero.
In realtà, in Robinson Crusoe, come in Jane Eyre, l'Altro e il suo posto vengono a significare:
- meraviglie e ricchezze;
- instabilità, corruzione e contaminazione.
Tuttavia, in Foe molti aspetti vengono radicalmente cambiati.
Crusoe: homo-economicus; dedicates himself to agriculture and animal taming; builds all sorts of appliances and a country
residence; makes of Friday an excellent conversationalist; Feminine element omitted
Cruso: anti-Robinsonian character; dies when is brought to England; feeds largely on lettuce, bird eggs and fish; lives
with no comfort to speak of; teaches Friday only a few rudimentary words; Presence of Susan
La differenza più radicale, tuttavia, può essere identificata con Venerdì.
Venerdì di Coetzee è in fatti molto africano. È silente, e per questo Susan cerca di ricreare il nativo
nei suoi termini. Susan vuole ‘salvare’ il ‘selvaggio’, facendolo parlare.
Eppure, attraverso il suo silenzio resistente, Venerdì:
Rifiuta di essere "salvato" da "oscurità" dal colonizzatore Susan;
Rifiuta di essere 'tradotto' nella lingua del colonizzatore;
Si rifiuta di interpretare il ruolo del "nobile selvaggio" incarnato dal venerdì di Defoe.
Rifiutando di essere sostituito e di sostituirsi con la lingua, Venerdì vince il sistema.
Il silenzio del venerdì quindi:
- Espone la colonizzazione implicita nella nozione di "canone", esponendo i silenzi imposti sia al
nativo che alla scrittrice.
- Rappresenta una riproduzione letterale e violenta di ciò che Defoe ha implicitamente fatto, facendo
parlare il suo protagonista per venerdì.
- Rappresenta il silenzio a cui viene ridotta la comunità nera durante il periodo di emergenza degli
anni '80 (P.W. Botha).
- Espone l'atteggiamento liberale di Susan e il suo interesse per lui, come una sottile forma di
razzismo.
Non essendo riuscito a comunicare con Venerdì attraverso la lingua parlata, a un certo punto Susan
si volta a scrivere. A questo punto Venerdì si impadronisce del posto dei suoi padroni. In questo
segmento Coetzee quindi mette in scena l'inversione della posizione del colonizzatore\colonizzato.
Intraducibilità (untranslability) come forma di resistenza: Come con Venerdì - che viene a
rappresentare il testo (sudafricano) - i traduttori potrebbero quindi trovarsi di fronte a situazioni in
cui gli autori inseriscono termini e espressioni nei loro lavori che sono chiaramente intraducibili,
proprio perché sono intraducibili.
Il silenzio diventa così un potente strumento politico e il venerdì non può più essere identificato con
lo schiavo silenzioso della tradizione coloniale, ma con un soggetto colonizzato che resiste
all'alterazione e alla "dissezione" critica.
In effetti, egli incarna finalmente le parole di Glissant, secondo cui: “it is not always necessary to understand
the Other […] but it is sufficient to conceive and acknowledge their existence”
24. Trasposizione semantica
La trasposizione semantica è tradurre una parola con una parola appartenente a un'altra categoria per
esempio quando nelle lettere si traduce "from" che è una preposizione con "mittente" che è un nome.
25. Dr Seuss
Dr Seuss, nel suo ‘Horton Hears a Who’, voleva trasmettere dei concetti ben definiti. Con la
traduzione all’italiano però, questi concetti si sono persi. Uno dei concetti fondamentali che l’autore
voleva trasmettere con il testo è il fatto che esso, nonostante sia un testo per bambini, portasse con sé
una denuncia della società che riportava la reltà basandosi solo su quello che vedevano, e l’autore
voleva mettere in guardia il lettore che la realtà non è solo ciò che si vede, ed infatti ciò che vedono i
protagonsti, in quanto la loro visione è soltanto relativa a loro stessi, e non totale. Rispetto alla
traduzione in inglese, in cui non vi era solo l’aspetto ludico, in italiano si è voluto sottolineare
maggiormente la caratteristica di testo d’infanzia del testo e l’aspetto ludico del testo, ed è per questo
che all’inizio del testo, quando Ortone sta giocando, comincia a sentire una voce e si chiede da dove
può venire, ed è convinto che sul granello di sabbia che lui porta con sé e protegge ci sia qualcuno
che vi dimora, e porta questo concetto avanti per tutto il testo, e gli altri che vedevano la realtà solo
dal loro punto di vista, venvia visto come ‘fuori dagli schemi’ per via della sua capacità di avere una
visione del mondo diverso da tutti. Con la traduzione in italiano si perde anche la caratterizzazione di
un personaggio del testo: il canguro femmina, con la quale Ortone ha un dialogo in cui il canguro
accusa Ortone di essere malato e fuori di testa (in italiano viene usata la rima cervello-granello), e la
traduzione in italiano perde il concetto della ‘malattia’ di Ortone (dicotomia tra sano e malato, col
dispregiativo sul secondo termine, quindi malsano), e quindi viene tradotta solo la concezione che lei
è estranea alla visione del mondo di Ortone.
Un altro concetto che viene trasmesso erroneamente è quello del valore di una persona, che in italiano
viene tradotto come valore fisico, in quanto si intende ‘una persona vale sia che sia piccola che sia
grande’, mentre in inglese rappresentava un concetto più profondo, un concetto di umanità, si parla
infatti di un valore più profondo rispetto ad uno meramente fisico.
26. Robinson Crusoe di Defoe e Coetzee
Alla base della traduzione postcoloniale c'è l'idea che ogni cultura sia diversa, quindi una semplice
traduzione parola per parola non è sempre la migliore strategia da usare. L'impero non era solo un
esercizio economico e politico, ma anche culturale e testuale costruito attorno alla nozione di io
contro gli altri, quindi i nativi contro i colonizzatori. Il processo di traduzione coloniale è
rappresentato dal Robinson Crusoe di Defoe, dove Crusoe, il colonizzatore, inizia a imporre al
nativo, chiamato Venerdì, una nuova lingua, una nuova identità, una nuova credenza. Ma con
l'inizio del XX secolo, gli autori delle colonie hanno iniziato a proclamare la dignità culturale e la
rilevanza storica dei loro paesi; quindi con la parola postcoloniale intendiamo una posizione
ideologica del colonialismo. Che lingua usare era un problema, perché c'erano persone che erano
contrarie all'uso di inglese e persone che erano favorevoli. Il tema principale di questo periodo
erano le storie degli ex-colonizzati e della storia dei colonizzatori. Il romanzo di Defoe "Robinson
crusoe" è stato riscritto dal punto di vista delle colonie, in un romanzo intitolato "Foe" scritto da
Coetzee, dove la differenza più radicale può essere identificata con Venerdì, perché invece di
cambiare le sue abitudini per la volontà di il colonizzatore, si rifiuta di essere salvato, si rifiuta di
parlare la lingua del colonizzatore e si rifiuta di interpretare il ruolo del nobile selvaggio.
27. Jakobson
Elaborò un fondamentale modello della comunicazione riconoscendo che in ogni atto linguistico sono
coinvolti più elementi. Oltre al messaggio lo studioso individua altri cinque fattori: un emittente e un
ricevente fra cui il messaggio passa, un contatto (cioè un mezzo fisico che permette la
comunicazione), un codice in cui il messaggio è espresso e un contesto cui il messaggio si riferisce.
Il modello di Jakobson pone quindi l’enfasi sull’importanza del fatto che per decodificare
correttamente un messaggio (e ricodificarlo per esempio in un’altra lingua, nell’ambito della
traduzione) è necessario tenere in considerazione diversi elementi.
Inoltre nel suo famoso articolo “Linguistic aspects of translation”, lo studioso analizza lo stretto
legame esistente fra linguistica e traduzione, identificando tre tipi principali di traduzione:
-RIFORMULAZIONE o TRADUZIONE INTRALINGUISTICA, quando il traduttore interpreta i
segni linguistici di una lingua attraverso segni diversi della stessa lingua.
-TRADUZIONE VERA E PROPRIA o TRADUZIONE INTERLINGUISTICA, quando il traduttore
interpreta i segni linguistici di una lingua attraverso i segni di un’altra lingua.
-TRASMUTAZIONE o TRADUZIONE INTERSEMIOTICA, quando il traduttore interpreta i segni
di una lingua attraverso segni non linguistici.
Jakobson e, con lui gli strutturalisti in generale, cercarono di rivelare le strutture che rendono possibile
il significato e tentarono di smascherare il fatto che i significati, che gli esseri umani si sono abituati
a considerare come prodotti naturali, sono in realtà il risultato di specifiche convenzioni storiche,
sociali, culturali e, soprattutto, linguistiche, giacché il modo in cui gli individui interpretano la realtà
dipende dal (e varia in base al) linguaggio che i soggetti hanno a loro disposizione.
28. Halliday
Information packaging è una stratgia lessicale, e secondo Halliday, se è vero che si tende
istintivamente a organizzare il messaggio in modo da facilitare i riceventi nella comprensione, ci sono
in realtà numerose occasioni in cui la priorità viene data a scopi differenti oltre alla sola trasmissione
di informazioni. Un cambiamento nel modo in cui gli autori organizzano le informazioni comporta
un mutamento nel modo in cui il ricevente decodifica il messaggio. Ovviamente i requisiti della
sintassi di una lingua incidono notevolmente sul modo in cui l’informazione viene presentata, perciò
nelle lingue che palesano un ordine delle parole piuttosto libero, come l’italiano, si verrà a creare una
tensione minore fra i requisiti della sintassi e quelli delle funzioni comunicative. Comunque, di
consueto, il tema corrisponde alla prima parte dell’enunciato e annuncia l’argomento del messaggio,
mentre la parte rimanente dell’enunciato può essere identificata come il rema. L’organizzazione di
tema e rema dipende naturalmente anche dal genere a cui appartiene il testo e dalla sua funzione, e
qualsiasi variazione della sequenza tema/rema diventa un mezzo strategico che l’autore può sfruttare
per portare il ricevente a focalizzare l’attenzione su un elemento a discapito di altri. Dal momento
che gli autori utilizzano registri differenti per esprimere significati diversi a seconda dell’attività
sociale in cui sono coinvolti, i registri tendono a riflettere dei tipi di discorso convenzionalmente
accettati che differiscono l’uno dall’altro, principalmente a livello di lessico e di grammatica. Halliday
distingue tre variabili principali che determinano il registro:
-Il campo, che si riferisce all’argomento discusso o all’attività svolta. In questo senso, è possibile
parlare di registro tecnico, registro scientifico e così via, a seconda dell’attività cui si dedicano i
partecipanti.
-Il tenore, che indica le relazioni sociali esistenti fra i partecipanti in termini di potere e di status e
dunque esprime l’atteggiamento dell’autore del messaggio (distaccato, impegnato); qui è possibile
parlare di parlare di registro formale, informale o neutro a seconda della relazione che esiste fra i
partecipanti all’evento comunicativo. Mentre un registro formale è generalmente caratterizzato
dall’utilizzo di una sintassi esplicita e dall’uso di connettivi colti, da un lessico vario e articolato,
talvolta dal ricorso a prestiti (tanto dal latino quanto da lingue moderne), un registro informale spesso
si caratterizza per la presenza di una sintassi semplice e poco articolata, per l’utilizzo di connettivi
semanticamente poveri (poi, e, allora), per il ricorso a un lessico di base, per l’utilizzo di forme
abbreviate, di termini di origine gergale o dialettale e, talvolta, per il ricorso a espressioni volgari o
semi-volgari.
-Il modo, che riguarda il modo in cui il linguaggio è utilizzato, l’organizzazione del testo ecc. Da
questa prospettiva, è possibile parlare di un genere particolare (poesia, saggio) e del canale attraverso
cui si compie l’evento comunicativo, sia in termini di mezzi (lingua parlata, scritta) sia in termini di
strumentalità (telefono, fax, e-mail).
Inoltre, Halliday parla della differenza tra lingua scritta e lingua parlata, Halliday nota che la scrittura
riduce il linguaggio a qualcosa che “esiste, piuttosto che a qualcosa che “accade”, da cui la sua
definizione della lingua scritta come un prodotto, in opposizione alla lingua parlata, identificata
invece come un processo. Così, la lingua scritta offre una rappresentazione del mondo che si potrebbe
definire statica, mentre la lingua parlata ne offre una dinamica.
E’ possibile individuare nelle lingue quelle che Halliday chiama meta-funzioni, ovvero delle macro-
funzioni semantiche corrispondenti alle rappresentazioni astratte degli scopi che la lingua deve
realizzare. Queste meta-funzioni potrebbero essere viste come una rielaborazione del modello
funzionale sviluppato inizialmente da Jakobson. Si dirà dunque che l’atto linguistico ha una:
1. Funzione emotiva se l’enfasi è posta sull’emittente del messaggio; essa ha come scopo quello di
esprimere l’atteggiamento dell’autore nei confronti dell’argomento di cui si sta parlando o scrivendo.
2. Funzione conativa se si focalizza sul ricevente del messaggio nel tentativo di ottenere certi risultati
da lui.
3. Funzione referenziale quando l’attenzione è focalizzata sul contesto; si tratta dunque della funzione
che assume il linguaggio quando viene utilizzato per dare o scambiarsi informazioni.
4. Funzione poetica se l’enfasi è posta sul messaggio stesso, vale a dire sulla sua forma.
5. Funzione fatica quando il linguaggio viene utilizzato per stabilire, mantenere o eliminare un
contatto fra l’emittente e il ricevente. Questa funzione comprende tutte quelle espressioni che
l’emittente usa per accertarsi che il ricevente sia fisicamente in grado di ricevere il messaggio e quelle
espressioni con cui l’emittente può aprire o protrarre un atto comunicativo.
6. Funzione metalinguistica se l’enfasi è posta sul codice e appare preponderante nelle situazioni in
cui il linguaggio viene utilizzato per parlare del linguaggio stesso e dei suoi meccanismi (lezioni di
lingua).
Partendo da questo modello, Halliday semplifica e dimezza le funzioni inizialmente previste da
Jakobson, identificando tre macro-funzioni:
1. Funzione ideazionale, che rappresenta il linguaggio utilizzato per comprendere l’ambiente che ci
circonda. In questa circostanza, il linguaggio svolge una funzione referenziale che si riferisce al
linguaggio utilizzato per dare informazioni.
2. Funzione interpersonale, in cui il linguaggio viene utilizzato per esprimere il potenziale di
significato del parlante, esprimendo le sue credenze, i suoi atteggiamenti e le sue valutazioni, nel
tentativo di influenzare gli atteggiamenti e i comportamenti degli altri. Si tratta in questo caso del
linguaggio usato per interagire.
3. Funzione testuale, che assicura che ciò che viene detto o scritto sia rilevante e possa porsi in
relazione con il contesto nel quale è inserito; assicura dunque che un testo sia coerente e coeso.
L’ambiente linguistico in cui si inserisce un elemento particolare può essere definito come un
ulteriore tipo di contesto, denominato “cotesto”. Per parlare di cotesto è necessario fare riferimento
alla nozione di coesione; con il termine coesione ci si riferisce a tutte le funzioni (grammaticali,
sintattiche e lessicali) che permettono di collegare le diversi componenti di un testo. Halliday e Hasan,
in Cohesion in English, spiegano che per decodificare correttamente una frase come “he said so”, è
necessario collegarla con altri passi del testo in cui viene specificato chi sia he e cosa avesse detto.
Dunque la coesione è il sistema attraverso cui elementi che appaiono strutturalmente scollegati fra di
loro sono in realtà semanticamente connessi; è inoltre possibile identificare:
-La coesione grammaticale: le relazioni più semplici e generali di coesione grammaticale sono
rappresentate da quella che Halliday chiama reference e dalle espressioni conjoining. Reference:
l’informazione che è necessaria recuperare è il significato referenziale.
-La coesione lessicale.
29. Saussure
Saussure elaborò, nel suo Cours de linguistique generale, alcuni concetti fondamentali in linguistica,
ponendo per esempio una distinzione fra il concetto di langue (il linguaggio inteso come sistema, il
che implica un aspetto sociale) e parole (che rimanda all’aspetto individuale del linguaggio).
Egli pose per la prima volta la nozione secondo la quale ogni segno linguistico consta di due entità:
il significante –cioè l’aspetto fonologico o grafico di un segno linguistico- e il significato –cioè il
concetto che vuole esprimere-. Fu sempre Saussure a definire il segno linguistico arbitrario e non
determinato naturalmente (non c’è motivo per cui il significante “cane” sia effettivamente legato al
concetto di cane, è un atto arbitrario.

1. Quali sono le strategie per trasmettere l’ideologia?


2. Come si è evoluta la lingua in linguistica ed in traduzione (con esempi)?
3. Traduzione dei nomi propri
4. Etnography of Speaking
5. La pragmatica
6. Il libro di Ortone (Horton Hears a Who)
7. Tradurre il testo musicale (+ Petathlon Principle)
8. Testo e linguaggio Humor
9. La traduzione intersemiotica
10. Traduzione audiovisiva
11. Le massime di Grice
12. Contesto culturale e situazionale
13. Discorso politico
14. Discourse analysis (+ come è cambiato nel testo?)
15. Analisi della conversazione
16. Differenza lingua scritta e lingua orale
17. Faccia e cortesia (Politeness)
18. Coesione
19. Interculturalismo e Plurilinguismo in Between di Brooke-Rose
20. Tradurre i fumetti
21. Tradurre testo poetico
22. Lefevere (7 punti)
23. Traduzione post-coloniale
24. Trasposizione semantica
25. Testi d’infanzia (Dr Seuss)
26. Robinson Crusoe di Defoe e Coetzee
27. Jakobson
28. Halliday
29. Saussure