Sei sulla pagina 1di 19

II.

9 - CONVOLUZIONE
Proposizione: Siano f e g due funzioni L1 (\) . Si definisce prodotto di convoluzione il seguente
f g: ³\y
f ( x  y ) g ( y )dy
i. Il prodotto ( f g )( x) è ben definito per q.o. x  \
ii. La funzione x 6 ( f g )( x) è di classe L1 ( \ x )
iii. Vale la seguente disuguaglianza: f g 1 d f 1
g 1
Dimostrazione:
i. F ( x, y ) f ( x  y ) g ( y ) t 0 . Essa è misurabile poiché è il prodotto di due funzioni misurabili.
x per q.o. y, x 6 F ( x, y ) è integrabile su \ x :

³\x
F ( x, y )dx ³
\x
f ( x  y ) g ( y ) dx g ( y) ³
\x
f ( x  y ) dx g ( y) ³
\
f ( z ) dz g ( y) ˜ f 1

x y 6 ³ F ( x, y )dx è integrabile su \ y :
\x

ª dy F ( x, y )dx º ª g ( y ) dy º
³\ y «¬ ³\ x »¼ ³\ y «¬ ³\ x f ( x  y ) dx
»¼
f 1 ³ g ( y ) dy
\y
f 1 g1

Per il teorema di Tonelli F ( x, y ) è quindi integrabile su \ x u \ y , e quindi, se è integrabile il


suo modulo, è integrabile anche la funzione stessa f ( x  y ) g ( y ) e dal teorema di Fubini segue
quindi la prima tesi.
ii. f g 1 ³\x
( f g )( x) dx ³ ³
\x \y
f ( x  y ) g ( y )dy dx d ³ dx ³
\x \y
f ( x  y ) g ( y ) dy

(per il teorema di Fubini è possibile scambiare l’ordine dell’integrazione)

³\ y «¬ªdy ³\ x f ( x  y) g ( y) dx »¼º ³\ y «¬ª g ( y) dy ³\ x f ( x  y) dx »¼º f 1 ³\ y g ( y) dy f 1


g 1

( f g )( x) è quindi integrabile e si è dimostrata anche l’ultima tesi.

La proposizione rimane valida anche per f  L1 (\ ) e g  Lp (\ ) . Il prodotto sarà in questo caso in


Lp (\) e l’ultima disuguaglianza diventerà: f g p d f 1 g p .
Proposizione: sia f  L1 (\ ) e g  C0f (\) . Valgono i seguenti risultati:
x f g  C f (\)
f g
(k )
x f g (k )

Teorema: per ogni p  [1, f) , la chiusura di C0f (\) coincide con Lp (\) : C0f (\ ) Lp (\)

La dimostrazione di tale teorema si ottiene con l’uso di particolari funzioni, dette mollifficatori.
Si chiama mollificatore una funzione non negativa U : \ N o \ di classe C f a supporto compatto
compreso tra [1,1] che abbia integrale unitario:
U t 0, U  C0f (\) , spt U Ž [1,1] , ³
\
U 1

Dato un mollificatore U si ha inoltre che U n n U (nx) definisce una famiglia di mollificatori, ovve-
ro che U n è un mollificatore per ogni n con supporto incluso in > 1 n ,1 n @ .
Si consideri ora una funzione f  Lp (\ ), p z f . La mollificazione di f via U è definita come il
prodotto di convoluzione tra f e U n , ovvero:
f n : f Un ³\
f ( x  y ) U n ( y )dy

Si può poi dimostrare che f n o f in Lp (\) , con f n  C f (\) per ogni n. Se si approssimano poi le
f con una successione f k f F[  k ,k ] si ottiene la dimostrazione del teorema.
II.10 - SPAZI lP
x Per p  [1, f) si definisce lo spazio lP come l’insieme delle successioni di \ N tali che la serie
del loro modulo, elevato alla p, converga:
­ ½
l p : ® xn n` Ž \ N : ¦ xn  f ¾
p

¯ nt0 ¿
Si può dimostrare che tali spazi sono di Banach con la seguente norma:
1 p
§ p·
xn l p
: ¨ ¦ xn ¸
© ¹
x Per p f si definisce invece l f come l’insieme delle successioni di \ N il cui estremo supe-
riore sia finito:
lf : ^ `
xn n` : sup xn  f
n`

Anche questo è uno spazio di Banach se si considera la norma:


xn l f : sup xn
n`

Osservazioni:
¦x
p
1. l p Ž l f , p  [1, f) , infatti: n  f Ÿ xn o 0 Ÿ xn limitato
Se p d q , allora l p Ž l q
2. Le successioni in l p sono successioni di successioni:
x11 x12 ! x1n !
x12 x22 ! xn2 !
# # #
x1i x2i ! xni !
# # #
Se una successione xni n`
i of
 i of
o 0 in l p , allora n  ` : xni  o 0 , ma non è in gene-
rale valido il viceversa.
3. In maniera analoga è possibile definire l p (]) , intendendo in questo caso che l’indice della suc-
cessione è un numero relativo.
II.10 - FUNZIONI ASSOLUTAMENTE CONTINUE
Teorema di differenziazione: data una funzione f  L1 [a, b] , si consideri:
x
F ( x) ³
a
f (t )dt , x  [a, b]
Allora, per q.o. x, F(x) è derivabile e F '( x) f ( x) .
Data una funzione F :[a, b] o \ si dice che essa è assolutamente continua se esiste una funzione
f  L1 [a, b] di cui F sia la primitiva:
x
F  AC œ f  L1 [a, b] : F ( x) ³ f (t )dt  c
a
Tale condizione è equivalente alla seguente:
H ! 0 G ! 0 : ( xi , yi ) Ž (a, b), i 1,..., N 2 a 2 disg. ¦ y x
i
i i  G Ÿ ¦ F ( yi )  F ( xi )  H
i

In particolare, l’insieme delle funzioni assolutamente continue è incluso in quello delle funzioni u-
niformemente continue e si può dimostrare che tale inclusione è stretta.
Conseguenze:
x Siano F e G due funzioni assolutamente continue, allora anche FG è assolutamente continua:
F , G  AC [a, b] Ÿ F ˜ G  AC [a, b] , da cui si ricava che:
b b
FG (b)  FG (a) ³a FG ' ³a ( fG  Fg )
Vale quindi per le funzioni assolutamente continue la formula di integrazione per parti.
x Data una funzione F assolutamente continua con derivata nulla q.o., essa è costante:
F  AC [a, b] , F ' 0 q.o. Ÿ F c q.o. Ÿ F c
Ciò non è invece in generale valido se F è solamente continua.
Il limite della successione in figura, che si dimostra essere uni-
forme, è la funzione di Cantor, che è quindi continua.

La misura dell’insieme dei punti in cui ha derivata nulla è:


1 1 1 2 1 1 1 1 § 2 § ·  ... · 1 ˜ 1
2
2

 2 ˜ ˜  2 ˜ ˜ ˜  ... ¨ 1   ¨ ¸ ¸ 1
3 3 3 3 3 3 3© 3 ©3¹ ¹ 3 1 2 / 3

Essa è quindi una funzione continua che ha derivata nulla q.o., ma


che non è costante poiché passa da 0 a 1 in [0,1]
II.11 - SPAZI DI HILBERT
Sia V uno spazio vettoriale su \ . Un’applicazione a : V u V o \ si dice forma bilineare simmetrica
se ha le seguenti proprietà:
x a (D v  E w, u ) D a(v, u )  E a( w, u ) D , E  \
x a(u, D v  E w) D a(u, v)  E a(u, w)
x a (u, v) a (v, u )

In spazi vettoriali su ^ si parla invece di forme sesquilineari hermitiane a : V u V o ^ se:


x a(D v  E w, u ) D a(v, u )  E a( w, u ) D , E  ^
x a(u, D v  E w) D a(u , v)  E a(u , w)
x a (u, v) a ( v, u )
Una funzione f : V o \ si dice forma quadratica se esiste un’applicazione a bilineare simmetrica
tale che f (v) a(v, v) .

Osservazioni:
x Se esiste una tale applicazione, allora essa è unica ed in particolare:
f (u  v)  f (u )  f (v) a (u  v, u  v)  a(u, u )  a(v, v) a(u, v)  a(v, u ) 2a(u, v)
1
a (u , v) > f (u  v)  f (u )  f (v)@
2
x Chiedere che a sia simmetrica non è restrittivo. Se infatti esiste una forma bilineare b tale che
f (v) b(v, v) , è sempre possibile trovare una forma bilineare simmetrica a con le stesse caratte-
ristiche. Infatti:
1 1
a (u , v) >b(u, v)  b(v, u )@ è simmetrica e a(v, v) ˜ 2b(v, v) b(v, v) f (v)
2 2
Uno spazio V , ˜ di Banach si dice spazio di Hilbert se il quadrato della norma è una forma
quadratica e la norma si dice hilbertiana:
2
˜ a (v , v )
In tal caso l’applicazione a (u , v) è chiamata prodotto scalare su V.
Proposizione: uno spazio V , ˜ di Banach è di Hilbert se e solo se vale la seguente identità:
2 2 2 2
x, y  V : x y  x y 2 x 2 y (id. del parallelogrammo)

Proposizione: sia V , ˜ uno spazio di Hilbert, allora vale la disuguaglianza di Cauchy-Schwartz:


a ( x, y ) d x y
E
Esempi:
1/ 2 N
§ N 2·
x V \ , xN
2 ¨ ¦ xi ¸
©i1 ¹
è di Hilbert con a ( x, y ) ¦x y
i 1
i i

1/ 2
§ 2·
x V l2, x 2 ¨¦ i ¸x
© i t0 ¹
è di Hilbert a ( x, y ) ¦x y
i t0
i i

³ f
1/ 2
e A misurabile di \ N è di Hilbert con a ( f , g ) ³ f ˜g
2 2
x V L ( A), f 2 A A
1/ p
§ N

x V \N , x p ¨ ¦ i ¸ non è di Hilbert per p z 2
x
©i1 ¹
x V C 0 [a, b] , f f non è di Hilbert. Infatti, si consideri per esempio:
[a, b] [0,1], f ( x) x, g ( x) 1  x . L’identità del parallelogrammo non è soddisfatta:
2 2 2 2
1 f  2x 1 f z 2 x f
 2 1  x f ; 1  1 z 2  2; 2 z 4 , che è ovviamente impossibile.