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Tumori testicolari – Terapia Home / Tumori testicolari – Terapia

Vincenzo Favilla, Daniele Urzì, Giulio Reale


UOC Urologia, AOU “Policlinico-Vittorio Emanuele”, Università di Catania

Rispetto ad altre neoplasie solide, le neoplasie testicolari presentano elevati tassi di


guarigione dopo orchifuniculectomia (80% circa dei seminomi e 70% dei non
seminomi) (fig. 1-3).

Figura 1: Orchifuniculectomia con accesso chirurgico inguinale. Esteriorizzazione del


testicolo e del funicolo spermatico, senza apertura della tunica vaginale.

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M A G G I OR I I N F OR M A Z I ON I A C C ET T O
Figura 2: Ecografia intra-operatoria in corso di chirurgia testis-sparing in paziente
monorchide con lesione subcentimetrica

Figura 3: Campione chirurgico di orchifuniculectomia con tunica vaginale integra

Questo è legato soprattutto a diagnosi precoce (lesione testicolare asintomatica ed


incidentale all’ecografia), con riscontro prevalentemente di neoplasie ancora in stadio
I, più attenta stadiazione al momento della diagnosi, perfezionamento dei trattamenti
chirurgici e radioterapici, nonché all’introduzione di protocolli efficaci con
chemioterapici derivati dal platino. Va ricordato che tutte le opzioni terapeutiche
sovra-indicate possono tuttavia avere gravi ripercussioni sulla fertilità dei pazienti,
che devono quindi conservare il seme (crio-conservazione) se interessati alla
paternità.
Il trattamento ovviamente varia a seconda del tipo istologico e dello stadio e
comprende chirurgia (orchifuniculectomia ed eventuale chirurgia di masse residue a
chemioterapia), radioterapia e chemioterapia. In accordo alle recenti linee guida della
Società Europea di Urologia del 2016, vengono di seguito riportate le possibili opzioni
terapeutiche dopo orchifuniculectomia.

Seminoma stadio I
Sono possibili tre opzioni: sorveglianza, chemioterapia, radioterapia. La scelta
terapeutica si basa sulla stratificazione del rischio.

Sorveglianza: se il paziente è compliante e non presenta fattori prognostici


sfavorevoli, quali diametro tumorale > 4 cm e/o invasione della rete testis, può essere
inserito in un protocollo di sorveglianza (1) (stretto follow-up con radiografia
del torace, TC addome, marcatori sierici ed ecografia del testicolo residuo). Il rischio di
recidiva a 5 anni con sviluppo di metastasi ai linfonodi retro-peritoneali nei pazienti in
sorveglianza varia dal 6 al 15%, in assenza dei due fattori di rischio sovra-indicati (2,3).

Radioterapia: il trattamento dei linfonodi retro-peritoneali con dose frazionata di 20-


24 Gy con campo para-aortico o a bastone da hockey (linfonodi retro-peritoneali e
linfonodi iliaci omolaterali) riduce il tasso di recidiva all’1-3%. Con le moderne
tecniche di trattamento si è notevolmente ridotto il rischio di tossicità grave (a circa il
2%); persistono tuttavia rischi moderati di tossicità gastro-intestinale e di insorgenza
di neoplasie secondarie a irradiamento (4-6).
Chemioterapia: un’altra opzione terapeutica che può essere proposta è un singolo
ciclo di carboplatino, specie per i pazienti con fattori prognostici sfavorevoli dopo
orchiectomia quali: diametro tumorale > 4 cm e/o invasione rete testis. Il trattamento
chemioterapico riduce il rischio di recidiva all’1-3% (7,8).

Non seminoma stadio I


Le opzioni terapeutiche sono: sorveglianza, chemioterapia e linfoadenectomia retro-
peritoneale. Anche in questo caso la scelta si basa sulla stratificazione del rischio. In
questo caso il fattore prognostico sfavorevole è rappresentato dalla presenza di
invasione tumorale linfo-vascolare. Pertanto, nei pazienti con invasione linfo-
vascolare è raccomandata la chemioterapia adiuvante con cisplatino, etoposide,
bleomicina (un ciclo di PEB). Il trattamento ha una tossicità accettabile e la
sopravvivenza libera da recidiva a 8 anni è di circa il 97%, superiore alla
linfoadenectomia retro-peritoneale. Al contrario, in assenza di invasione linfo-
vascolare, può essere proposto un protocollo di sorveglianza (in pazienti complianti a
stretto follow-up), informando il paziente di un rischio di ripresa di malattia pari a
circa il 30% e di un’eventuale necessità di chemioterapia di salvataggio. La
linfoadenectomia retro-peritoneale può essere offerta a pazienti a basso rischio, che
non vogliono (o non possono) seguire protocolli di sorveglianza, così come a pazienti
ad alto rischio che non accettano la chemioterapia. Indipendentemente dalle tre
opzioni terapeutiche scelte (sorveglianza, chemioterapia o linfoadenectomia retro-
peritoneale), in caso di recidiva il trattamento prevede 3 o 4 cicli di PEB, seguiti da
resezione chirurgica di eventuale massa residua (9-11) (fig. 4).

Figura 4. Opzioni di trattamento in pazienti con tumore del testicolo non


seminomatoso in stadio clinico I (CT = chemioterapia; PEB = cisplatino, etoposide,
bleomicina; NS = nerve sparing; RPLND = linfoadenectomia retro-peritoneale; IGCCCG
= International Germ Cell Cancer Collaborative Group; VIP = etoposide, cisplatino,
ifosfamide).

 
Seminoma stadio IIa/IIb (tumori metastatici)
È raccomandata la radioterapia adiuvante para-aortica o a bastone da hockey (30-36
Gy), con tassi di sopravvivenza libera da recidiva di circa il 90%. Una valida opzione è
la chemioterapia con tre cicli di PEB o 4 cicli di EP (etoposide, cisplatino) (12,13) (fig.
5).

Figura 5. Opzioni terapeutiche nei pazienti con seminoma stadio clinico IIa/IIb (BEP =
cisplatino, etoposide, bleomicina; EP = cisplatino, etoposide)

Non seminoma stadio IIa/IIb (tumori metastatici)


Le opzioni sono chemioterapia (tre cicli di PEB) e linfoadenectomia retro-peritoneale,
in relazione alla presenza di marcatori tumorali positivi e/o negativi e alla
classificazione prognostica IGCCCG (International Germ Cell Consensus Classification
Group) (14) (fig. 6).
Figura 6. Algoritmo diagnostico post-orchiectomia in relazione ai fattori di rischio
individuali in pazienti con tumore del testicolo non seminomatoso in stadio clinico IIA.
CT = chemioterapia; PEB = cisplatino, etoposide, bleomicina; NS = nerve sparing;
RPLND = linfoadenectomia retro-peritoneale; IGCCCG = International Germ Cell Cancer
Collaborative Group; VIP = etoposide, cisplatino, ifosfamide

Tumori germinali metastatici avanzati (seminoma e non seminomi in stadio ≥


IIC)
Il trattamento raccomandato è la chemioterapia (3 cicli di PEB o 4 cicli di EP), sulla
base della classificazione prognostica dell’IGCCCG. La chemioterapia può essere
seguita da eventuale chirurgia di massa residua retro-peritoneale; in caso di nuova
recidiva, è raccomandata una chemioterapia di seconda linea (terapia di salvataggio)
(15-17).

Bibliografia

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