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D’Annunzio

ALCYONE (terzo libro delle “LAUDI”) “libro del panismo”: il tema della fusione dell’uomo con la natura. Si tratta di
un dissolversi dell’io nella natura, di un’esperienza che presuppone l’eccezionalità del superuomo a cui è concesso il
privilegio di superare la sua condizione umana, in un’armonia che coinvolge tutti i sensi e che si traduce nella parola
poetica in un perfetto equilibrio tra musicalità e silenzio.

• La sera fiesolana: il paesaggio al tramonto dopo la pioggia


la trasfigurazione mitica della sera
(D’A. fa ampio ricorso al repertorio del mito di cui la letteratura costituisce secondo lui la forma moderna.
Riferimenti mitologici ora ricorrono a nobilitare e rendere preziosa la scrittura, ora divengono lo strumento attraverso
cui leggere l’esperienza del presente o esprimere la realtà fantastica della metamorfosi, in cui si incontrano l’umano e il
naturale, ora infine si fanno veicolo di un’oratoria accesa che vuole accendere i lettori e indurli all’azione.)

• La pioggia nel pineto: la descrizione della pioggia


l’intima fusione tra uomo e natura (dionisiaco e panismo: strettamente connesso al mito del
superuomo, inteso come il superamento dei limiti umani, è un altro tema per il quale d’a. fu influenzato da nietzsche,
ovvero l’ideale dionisiaco: si tratta di un momento di esaltazione orgiastica dei sensi in cui l’uomo tende a fondersi con
la natura, opposto a un altro stato chiamato apollineo caratterizzato di equilibrio e compostezza. L’ideale dionisiaco in
d’a. si risolve in una nuova idea del rapporto uomo-natura: il superuomo a contatto con elementi naturali, in una
profonda percezione del mondo che lo circonda, sa fondersi con essi giungendo a un processo di trasformazione dalla
stato umano a quello vegetale e viceversa. Talvolta la natura viene personificata, diventa divinità e tende a confondersi e
a fondersi con l’uomo in tutto: ecco in cosa consiste il panismo: dio PAN (greco:tutto) incarnava le forze primordiali
della vita e della natura. Per d’a. l’uomo in questa fusione con la natura può liberarsi dai propri vincoli naturali ed
elevarsi.
la poesia come musica: nelle liriche la scrittura tende a farsi musicale attraverso una raffinata
ricerca sonora, per cui anche la parola narrativa deve lasciarsi pervadere alla legge della musica della ripetizione per
diventare musica dell’emozione, della fluidità, dell’essere fra ricordo e presagio. La parola si fa musica nella
celebrazione della natura, come fonte di ispirazione dell’uomo che in essa si identifica fino alla piena compenetrazione
(panismo).

• Lungo l’Affrico: trascrizione lirica dell’estate in Toscana


ricerca del “senso del luogo”: la poesia è volta a istituire, grazie alla voce del poeta incantatore, una
stretta corrispondenza tra una geografia fisica e un paesaggio di mente e anima a cui il linguaggio della poesia (e
dell’arte) è chiamato a conferire una forma.
campo semantico rimanda a un incanto misterioso e seducente che si comunica dal cielo a
chi si sofferma a guardarlo.
- Armonia segreta: questa armonia segreta tra le cose è espressa in modo concreto dalle parole del poeta, che servono a
fissare nell’ascoltatore le immagini poetiche, infondendo lo stesso sentimento di pace e leggerezza che si prova
osservandole realmente.

- Io/Natura: c’è anche un rapporto particolare di identificazione tra l’io e gli elementi naturali:
es. - il volo della rondine > diventa una ghirlanda che incorona il poeta;
- a sua volta la corona allude a quella poetica/imperiale;
- l’io non è un semplice spettatore, ma emerge prepotentemente nelle ultime due strofe;
- questo è il concetto di panismo;

- Superomismo: dov’è quindi il superomismo? è esplicitato nell’ultima strofa:


1) le grida delle rondini: promettono un bene ignoto e ineffabile, che si comprende grazie al trasalimento che esso
procura nell’io poetico;
2) il fremito delle ali delle rondini: si propaga negli elementi naturali da esse sfiorati;
- il volo è simbolo di potenza: sogno vitalistico per eccellenza.


• Il piacere:
• libro 1, cap 1: Andrea Sperelli, giovane aristocratico attende con ansioso la visita promessagli da Elena Muti (ex
amante). Siamo condotti dallo scrittore nell’abitazione di Andrea a condividere l’attesa. Interno elegante e raffinato,
attenzione che si manifesta in ogni dettaglio*, tutti gli oggetti sembrano essere partecipi misteriosamente della
trepidazione con cui il protagonista attende la donna. (“i fiori paiono quasi spiritualizzarsi” gli oggetti si animano, si
legano per affinità misteriose con il personaggio, in perfetta sintonia con lui. Non solo testimoni ma partecipi rr.
84-85) *nulla è collocato a caso, perfino le forme delle coppe di cristallo sembrano avere forma ineguagliabile. Non
è legna comune quella nel camino ma “legno di ginepro” (vedi commento 484)
La vita dell’esteta Andrea e il teatro: se la sua casa appare come perfetto teatro, il sentimento amoroso che vive
è una commedia dell’amore, il tutto come artificio che spesso lo trae anche in inganno.
Tratto tipico estetismo d’annunziano: l’evocazione delle opere d’arte (correggio, bernini, botticelli, leonardo) ha la
duplice funzione di elevare e impreziosire l’oggetto o la donna cui essa si accompagna, estraendoli da ogni
quotidianità per innalzarli alla dimensione elette e aristocratica dell’opera d’arte e, insieme, di subordinare la
bellezza della natura a quella artistica, dalla cui vicinanza la prima acquisisce valore e prestigio.

• libro I, cap 2. un esteta di fine secolo: -ritratto del protagonista; educazione paterna (educato al gusto per l’arte,
all’avidità del piacere. Educazione estetica si riassume in “bisogna fare la propria vita come si fa un’opera d’arte”:
vivere il culto della bellezza, inseguire l’ideale di un vivere inimitabile è l’unico modo per elevarsi da una vita
mediocre e sottrarsi alla volgarità dell’esistenza comune e borghese.) e moralità (la morale impartita dal padre
riguarda la libertà “possedere e non essere posseduto”.) ; il culto dell’arte e della bellezza; l’aspirazione al “vivere
inimitabile”.
Sono tutti tratti che permettono di parlare di CONDANNA, un’eredità demoniaca lasciatagli dal padre: andrea non è
libero, è schiavo delle sue passioni. Si isola e magari si eleva dal mondo utilitaristico, comune, eppure questo
isolamento porta con sé impotenza e sterilità (è come se gli mancasse la forza di volontà come a tanti personaggi
decadenti): vagheggiamento nel passato e nel sogno è preferito al presente. Apprendere le regole da vita d’esteta
comportano in lui un’esistenza fondata sulla menzogna (rif. 1 cap teatro e inganno)