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Come abbiamo potuto vedere nelle lezioni precedenti, l'intepretazione che viene
data del fascismo cambia nel corso del tempo, ed � legata ai presupposti ideologici
di chi la formula. Oltre all'interpretazione del filosofo liberale Croce, degli
esponenti socialdmeocratici e della terza internazionale (specie quella di
Togliatti), dagli anni 70 ne viene data un'altra dagli storici. Essi temevano la
legittimazione del fascismo attraverso l'affermazione secondo la quale il regime
fascista era stato solo un fenomeno di massa: questa considerazione porta loro a
formularne una nuova. Si distingue, in particolare, l'analisi di Renzo de Felice
(gi� incontrato precedentemente) il quale divide il Fascismo in due parti: il
fascismo movimento e fascismo regime. Il primo � stato un fenomeno rivoluzionario,
promosso dalla piccola borghesia, mentre il fascismo regime perse questa carica
rivoluzionaria, che rimase (la carica rivoluzionaria) comunque un fiume carsico
(l'espressione fiume carsico significa che a volte, a sprazzi, ritorna e poi va
via, per poi ri-ritornare e ri-andare via, ritorna sporadicamente). Fino ad allora
era stato intepretato senza un'accurata riflessione. L'accademico e storico
italiano dice che il fascismo non � stato un unico blocco (cronologicamente inteso
dal 1919 al 1945) ma divide appunto questo blocco in due parti: movimento e regime.
Quando nel 1919 fu redatto il programma di piazza San Sepolcro (programma nel quale
avevamo detto che il Dvce aveva proposto il suffragio universale e il voto alle
donne), qeust'ultimo era chiaramente un programma di passaggio tra l'esperienza
socialista e un futuro diverso (Mussolini infatti, precedentemente, apparteneva al
partito socialista, era stato anche nominato direttore dell'Avanti nel 1912 poi,
una volta dichiaratosi interventista riguardo alla prima guerra mondiale, venne
cacciato). In questo programma, il fascismo si proclama anticlericale (as the
socialism), repubblicano (dunque contro la monarchia), pro voto delle donne
(patato), pro suffragio universale e pro corporazioni: � un programma con ancora
molti elementi di ambiguit�. Non � un programma dichiaratamente di destra: questo
avverr� nel 1920, quando si parler� di fascismo agrario, ovvero quando i
proprietari terrieri italiani pagheranno i fascisti per reprimere le velleit� dei
contadini operai.
All'interno del fascismo subentrarono alcuni movimenti, come il futurismo, non
legati alla tradizione. Il fascismo movimento, significativo nella primissima fase,
rimase un fiume carsico, sotterraneo, in tutta la storia del ventennio fascista
durante il fascismo regime. Il futurismo e il suo fondatore Marinetti rimasero a
lungo nel contesto fascista, insieme anche ad altre sezioni della cultura. Dunque
nel Fascismo abbiamo degli insediamenti di:

-ambito culturale (futurismo e non solo)


-ambito del sindacato fascista, ha degli elementi di radicalit� politica simili ad
un partito di sinistra

Quando nel 1943 (23 settembre) si former� la repubblica sociale italiana,


quest'ultima non far� riferimento all'esperienza del ventennio fascista ma a quel
famoso programma di Piazza San Sepolcro, cos� simile all'ideologia socialista. E'
una repubblica, quindi, contro la monarchia, � un programma fortemente
anticlericale (Santa Sede non riconosce lo stato della repubblica sociale italiana)
ma soprattutto, nel manifesto di Verona del 44, si parler� della necessit� di
costituire all'interno di fabbriche consigli di gestione in cui in maniera
paritetica operai e padroni decidessero delle sorti della produzione. E' un ruolo,
quello degli operai, praticamente pari al mondo padronale. Questi consigli non
verranno mai istituiti durante la repubblica sociale italiana, ma paradossalmente
verranno costituiti dalla CIGL. Questa questione ci d� idea di come, in questo
percorso finale dell'esperienza finale politica, Mussolini cerca di recuperare
quelli che erano stati alcuni elementi del fascismo movimento proponendoli alla
popolazione italiana che per� non crede pi� nel fascismo e nel Dvce.

L'interpretazione del fascismo come regime reazionario di massa, dunque, �


limitata. La questione che pone De Felice articola quello che � il discorso del
fascismo, lanciando delle riflessioni che aveva sollevato Togliatti. Il fascismo ha
saputo interpretare quelli che sono stati i cambiamenti della societ� in quegli
anni. Prima del fascismo non c'era stata una mobilitazione (balilla, scuola,
cinema, colonie) cos� grande delle masse, il fascismo � riuscito a intercettare la
popolazione perch� aveva mobilitato le masse: tutto doveva essere improntato alla
creazione di un nuovo italiano, che doveva essere un combattente.

Altra questione che pone De Felice � il consenso al regime fascista dagli anni
Trenta in poi. L'Italia risente della crisi del 29 ma non ne viene travolta come la
Germania, che aveva un sistema economico dipendente dagli aiuti americani con
conseguente inflazione, disoccupazione e ascesa di Hitler al potere (votato dal
popolo, non � stato un colpo di stato, poich� Mussolini aveva voluto riportare il
valore della sterlina alla lira (Nel 1926 il Governo fascista decide di rivalutare
la valuta italiana, deflazionando l'economia. In particolare, Mussolini fissa un
tasso di cambio molto elevato- la famosa "quota 90" contro la sterlina- con pesanti
ripercussioni sull'economia italiana, indebolita dalla "lira forte"; nel pieno
della Grande Depressione, poi, la svalutazione della sterlina- settembre 1931- e di
gran parte delle altre monete equivale di fatto a un'ulteriore rivalutazione della
lira, NOTA MIA PERSONALE), diminuendo esportazione di prodotti italiani, prima
della crisi del 29. Quando l'economia di tutto il mondo crolla, l'Italia si trova
un po' pi� protetta grazie alla decisione autarchica del Dvce. Lo stato italiano,
da una parte � meno esposto e interviene fortemente nel settore economico per
attenuare i colpi della crisi del 29. De Felice ci dice che quando l'Italia si
confronta, alla fine della crisi, con altri stati, non � malconcia. Quindi de
Felice ci dice che l'economia va, c'� stato il grande accordo tra chiesa e stato
fascista,e soprattutto nel 35 le truppe in Etiopia vanno a "lavare l'onta di Adua",
ovvero la cultura della razza italiana che deve essere diffusa tra quei popoli
d'Etiopia inferiori, mobilitando la popolazione italiana (fatta nell'ottica di
andare verso i poveri contadini del sud che avrebbero avuto le terre da coltivare
dell'Etiopia). Il termine consenso andrebbe precisato e articolato: lo si potrebbe
definire un consenso obbligato perch� l'unico partito a governare era quello
fascista, si usa consenso quando si ha un'alternativa politica (cos'� che non piace
dunque agli italiani contrari al dvce, se ha portato in Italia questi risultati,
DOMANDA DA FARE ALLA PROF). De felice definisce il fascismo un regime autoritario
(la Harendt definisce il fascismo un regime non totalitario, a differenza del
nazismo all'interno del quale Hitler si era preso tutti i poteri) perch� oltre al
regime, all'interno della societ� italiana erano rimasti due poteri attivi: la
chiesa, che aveva la sua forza culturale (universit�, scuole dei salesiani) e
politica presentando cos� un'alternativa al fascismo, e la monarchia (sar� il
monarca che far� arrestare Mussolini). Esistono quindi questi due poteri che
limitano i poteri di Mussolini e del Fascismo.

Un'altra interpretazione del Fascismo � quella di Emilio Gentile, che ha messo in


evidenza come il regime fascista, negli ultimi anni, sia stato un regime che ha
intrapreso la strada del totalitarismo, coniando il termine di totalitarismo
imperfetto. Dalla guerra d'etiopia (che compatta il popolo italiano) in poi,
l'esaltazione del regime fascista, inebriato per il consenso nazionale e per
l'avvicinamento Italia-Germania grazie al patto Berlino, tende a imporre una sorta
di totalitarismo. Sono gli anni dello scontro con PIo XI (preoccupato perch� vedeva
l'italia seguire la Germania, non era l'italia subordinata alla chiesa ma un'italia
con un fascismo che diventa una religione politica e che vuole affermarsi in
alternativa al cattolicesimo). Fascimo dunque dal 35 fino allo scoppio della
guerra, sostanzialmente, tende al totalitarismo.