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INDICATORI DI SOSTENIBILITA’

Economia classica e Crescita economica


Economia classica è basata su due parametri: il capitale umano (lavoro) e il capitale
fisso (prodotto dall’uomo).
L’attività economica può essere vista come un processo di trasformazione della
materia e dell’energia. Alla fine del processo, materia ed energia sono trasformati in
‘rifiuti materiali e immateriali’, e scaricati nell’ambiente. Primo Principio della
termodinamica ovvero:
Principio di conservazione della massa e Principio di conservazione dell’energia).
Il modello richiede una crescita (growth) continua, a qualsiasi costo e, in
particolare, a qualsiasi costo ambientale e sociale. Tanto maggiore è la crescita
economica, tanto maggiore è la quantità di ‘rifiuti’ prodotti.

Misura della crescita economica


PIL, Prodotto Interno Lordo (ovvero PNL, Prodotto Nazionale Lordo) e PIL pro capite.
Limiti alla crescita economica:
• Consumo di risorse ‘limitate’ o esauribili o non rinnovabili (combustibili fossili
e minerali).
• Limitata capacità dei sistemi ambientali di ricevere ‘rifiuti’ e ‘energia
degradata’ (aumento di entropia: si utilizzano materia ed energia ‘ordinate’
e si rilasciano materia ed energia ‘disordinate’);
Il modello di “crescita illimitata” NON include i fattori ambientali e sociali tra gli
elementi fondanti del processo di costruzione dell’evoluzione della società.
Ha funzionato fino a quando:
 Le società avevano strutture agricole o pre-industriali, con bassa densità di
popolazione e produzioni diffuse.
 La cultura prevalente, soprattutto nelle aree agricole, era di riutilizzo e
riciclo delle risorse materiali.
 I rifiuti residuali erano recepiti e smaltiti nel ciclo naturale di
autodepurazione ed esisteva un sostanziale equilibrio tra uomo, produzione,
consumi e ambiente.

Nei tempi più recenti la crescita della popolazione umana, la sua concentrazione in
agglomerati urbani di dimensioni sempre maggiori e l’aumento della produzione
industriale e dei consumi hanno postato a un continuo aumento:
 Utilizzo delle risorse naturali;
 Produzione di rifiuti;
 Produzione di entropia;

Dalla fine degli anni ‘80, si è progressivamente sviluppato, a livello internazionale,


un nuovo concetto di “benessere”, che è stato definito Sviluppo sostenibile (più
recentemente, Sviluppo sostenibile e duraturo). Lo ‘Sviluppo sostenibile’ è un
modello di sviluppo (development) che ‘fa fronte alle necessità del presente, senza
compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie esigenze”
(cita il Rapporto Brundtland). Questo concetto nasce fondamentalmente dal
riconoscimento che la politica ambientale non può essere affrontata separatamente
dallo sviluppo economico e sociale ma che, invece, è necessario un approccio
unitario.

Le tappe cronologiche dello sviluppo sostenibile


A partire da un dibattito internazionale ormai condiviso (Sen, Stiglitz, …) i principali
eventi istituzionali sono:
 OCSE (2004): lancia il Global Project on Mesauring the Progress of Society
ponendo al centro del dibattito la necessità di individuare nuovi indicatori
 Commissione europea (agosto 2009): presenta la comunicazione “Non solo
PIL. Misurare il progresso in un mondo in cambiamento” indicando 5 misure
per l’elaborazione di indicatori ambientali e sociali
 Commissione Sarkozy (settembre 2009): presenta un rapporto dove
evidenzia l’uso improprio e parziale degli indicatori socio-economici e
individua otto aree tematiche da monitorare

Invece per quanto riguarda l’esperienza italiana:


Fondazione Symbola: PIQ – Prodotto Interno di Qualità – misura quanta
parte della ricchezza è legata alla qualità e all’innovazione;
Organizzazione Sbilanciamoci: QUARS – Indice di Qualità dello Sviluppo
Regionale – misura la qualità della vita nelle regioni italiane;
Legambiente: Ecosistema urbano – Rapporto sulla vivibilità ambientale dei
capoluoghi di provincia italiani;
Sole 24Ore: Dossier Qualità della vita – misura la vivibilità delle provincie
italiane;
Istat-Cnel: BES – Benessere Equo e Sostenibile;
Il modello “istituzionale” della Triple Bottom Line

Economico

Vivibile Equo

Sviluppo
sostenibile

Ambientale Socio-culturale

Le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (definite “pilastri”) sono


gerarchicamente uguali e tra loro interagenti. Al venir meno di una delle tre
“sostenibilità”, anche le altre sono a rischio.
Le critiche su questo modello istituzionale sono il Trade-off tra le dimensioni
individuate e che non si indica alcuna gerarchia tra i tre pilastri della sostenibilità.

Ecological Economics
Ecologícal economics è basata su un nuovo paradigma: l’economia “ambientale” è
contestualmente basata sui parametri classici e sul “capitale naturale”.
Il capitale naturale è l’insieme costituito dai sistemi naturali (mari, fiumi, laghi,
foreste, flora, fauna, territorio), dai “prodotti” (agricoli, della pesca, della caccia,
ecc.) e dal patrimonio artistico-culturale presente nel territorio.
Il concetto di sostenibilità si basa su tre giudizi di valore:
1. Uguaglianza di diritti per le future generazioni;
2. Giustizia internazionale;
3. Trasmissione fiduciaria di una “natura intatta”;
L’uguaglianza di diritti per le future generazioni afferma il diritto all’accesso alle
risorse della Terra per gli individui che vivranno in futuro. Assume, come uno dei
principi guida dell’azione politica, la giustizia fra le generazioni.
Il motivo è il Principio della reciprocità tra generazioni cioè:
 Ragioni di esplicito egoismo: è sufficiente che ciascuno pensi ai propri figli o
nipoti.
 Impegnarsi per dare uguali possibilità di vita alle generazioni future è una
decisione etica.

Non solo le generazioni future devono avere il diritto di godere di una “natura
intatta” ma, all’interno di una stessa generazione, l’uguaglianza di possibilità a
livello mondiale deve essere considerata un elemento costitutivo: ciascun individuo
ha diritto a un “ambiente intatto”.

Trasmissione fiduciaria di una “natura intatta”


Secondo Herman Daly (padre della teoria dello sviluppo sostenibile) ci sono due
principi di sostenibilità nella gestione delle risorse:
1. La velocità di prelievo delle risorse deve essere uguale alla capacità di
rigenerazione.
2. La velocità di produzione dei rifiuti deve essere uguale alla capacità di
assorbimento da parte degli ecosistemi nei quali i rifiuti vengono immessi.

Capacità di rigenerazione e capacità di assorbimento devono essere trattate come


“capitale naturale”: se non si riesce a mantenerle, si ha ‘consumo di capitale ’ e,
quindi, non sostenibililtà.
Secondo sempre Daly ci sono due modi per mantenere intatto il capitale totale:
1) Sostenibilità debole: Mantenere a un valore costante la somma capitale
naturale + capitale prodotto dall’uomo. Il capitale materiale e il capitale
naturale sono sostituibili l’uno dall’altro. Alle generazioni future deve essere
consegnato un “pacchetto di benessere”, composto da una somma costante
di capitale materiale e di capitale naturale. NON E’ POSSIBILE SOMMARE
CAPITALE NATURALE E CAPITALE FISSO E LAVORO.

2) Sostenibilità forte: Mantenere a un valore costante ciascuna componente. Il


capitale materiale e il capitale naturale non sono interscambiabili: ciascun
capitale deve essere mantenuto intatto perché la produttività dell’uno
dipende dalla disponibilità dell’altro. La sostituzione del capitale naturale con
capitale materiale è possibile solo in misura limitata. A ciascuna generazione,
la Terra e le sue risorse sono assegnate in modo fiduciario e ciascuna
generazione ha il dovere di lasciare alle generazioni future una natura
“intatta” (capitale naturale costante), qualsiasi sia il livello di benessere
raggiunto.
Il concetto di sostenibilità ha quattro dimensioni:
1. Sostenibilità economica, come capacità di generare reddito e lavoro per il
sostentamento delle popolazioni.
2. Sostenibilità sociale, come capacità di garantire condizioni di benessere
umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite (per classi e per
genere).
3. Sostenibilità ambientale, come capacità di mantenere qualità e riproducibilità
delle risorse naturali.
4. Sostenibilità istituzionale, come capacità di assicurare condizioni di stabilità,
democrazia, partecipazione e giustizia;

Chi dovrebbe attuare il concetto di sostenibilità sono gli enti locali e le aziende.

Cos’è Agenda 21?


L’Agenda 21 è un documento, sottoscritto da oltre 170 paesi di tutto il mondo
durante la Conferenza mondiale su "Ambiente e Sviluppo sostenibile”, a Rio nel
1992, nel quale sono esplicitati intenti e obiettivi programmatici su ambiente,
economia e società.
L’obiettivo è di creare un modello concreto di sviluppo che risponda alle necessità
del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare
le proprie esigenze.
In particolare, il capitolo 28 dell’Agenda 21 evidenzia il ruolo fondamentale delle
Amministrazioni locali nella realizzazione di interventi e programmi per il
raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile.
Concetti chiave
Processo partecipato: Il processo di Agenda 21 deve essere incentrato sulla
partecipazione/coinvolgimento della popolazione e sulla sua sensibilizzazione alle
tematiche della sostenibilità.
Governance: Dal government alla governance: da un’ottica impositiva a un’ottica
partecipativa e flessibile e aperta.
Visione condivisa: Costruzione di uno scenario comune di sviluppo sostenibile di una
comunità, condiviso dal più ampio numero di stakeholders.
Forum: “Parlamento” nel quale si riuniscono i portatori di interesse (cittadini, enti,
industrie, ecc.) per manifestare le loro posizioni e intervenire sui temi della
sostenibilità.
Miglioramento continuo: La struttura e l’organizzazione delle attività sono
finalizzate al continuo miglioramento del processo.
Approccio orizzontale: Il processo non deve rappresentare una attività in più ma
deve essere integrato in tutte le altre attività gestite dall'ente locale.

RSA: Relazione sullo Stato dell’Ambiente


Descrizione della realtà ambientale, sociale ed economica del territorio in esame,
effettuata mediante un set organizzato di indicatori.
Il sistema di indicatori viene utilizzato per:
 La diagnosi sullo stato di salute del territorio.
 Il monitoraggio dell’evoluzione
 Per orientare e valutare nel tempo gli effetti delle politiche e delle azioni di
governo.

Si misura la sostenibilità per:


 Per indentificare e analizzare i cambiamenti e le tendenze in modo
sistematico;
 Per fare un bilancio delle azioni adottate e monitorarne l’efficacia;
Cos’è un indicatore
Esempio:
Problema – La febbre
La febbre è l’effetto misurabile di una causa che può essere anche estremamente
complessa.
Indicatore – La temperatura corporea
Un indicatore è un numero quantificabile, facilmente misurabile. Fornisce
un’informazione sintetica, comprensibile e facilmente comunicabile sullo stato del
“problema”. Inoltre fornisce informazioni sull’evoluzione temporale e spaziale.

Strumenti di misura della (in)sostenibilità:


 Emergy
 Impronta Ecologica
 Bilancio dei Gas Serra
 Exergia
 Valore dei Servizi degli Ecosistemi
 Material Flow Accounting
 Analisi del Ciclo di Vita
 Index of Sustainable Economic Welfare (ISEW- GPI)
I limiti del PIL sono:
 Ecologici: non considera il consumo di risorse naturali e i costi ambientali
dell’inquinamento come contributi negativi anzi, il PIL cresce al crescere delle
attività inquinanti e delle attività di disinquinamento.
 Sociali: ignora tutto ciò che non è monetizzabile (tempo libero, volontariato,
no profit), non considera la distribuzione del reddito, non considera gli effetti
di dipendenza economica tra paesi. Calamità naturali, crimini, divorzi fanno
crescere il PIL.

Gli indici di benessere sostenibile, invece sono:


 GPI (genuine Progress Indicator)
 ISEW (Index of Sustain Economic Welfare)
 Ribes (Ricostruzione di un indice di benessere sostenibile)
Essi hanno lo scopo di integrare nel PIL gli aspetti ecologici e sociali non monetizzati
o non contabilizzati correttamente.
L’indice di sviluppo umano (HDI)
E’ stato introdotto nel 1990 dall’UNDP per fornire una misura dello sviluppo umano
nei diversi paesi. Esso è la media (geometrica) di tre sottoindici che rappresentano il
grado di conseguimento di tre obiettivi principali:
1. vivere una vita lunga e sana
2. avere un’istruzione adeguata
3. avere standard di vita decenti
L’HDI trascura aspetti fondamentali dello sviluppo umano: l’ineguaglianza di reddito
e di genere e la partecipazione alle decisioni pubbliche.
Living Planet Index: è stato introdotto dall’UNEP – WCMC in collaborazione con il
WWF per monitorare lo stato della biodiversità nel. Esso è basato sulle variazioni di
abbondanza di oltre 9000 specie animali rispetto alle abbondanze stimate nel 1970.
In ecologia, il concetto di capacità portante è di uso comune per valutare la
massima popolazione di una specie che un ambiente può sostenere nel lungo
periodo. E’ possibile ribaltare l’approccio attraverso il concetto di impronta
ecologica.
Impronta ecologica: superficie di territorio ecologicamente produttivo necessaria a
una popolazione per fornire le risorse di energia e materia consumate e assorbire i
rifiuti generati. Data la tecnologia attuale e indipendentemente dalla dislocazione
geografica la domanda può essere confrontata con la disponibilità naturale.
Dividendo equamente la terra produttiva presente sul pianeta, ogni persona
avrebbe a disposizione 1.8 ha.
L’IE è generalmente considerata una stima per difetto dell’impatto effettivo
sull’ambiente:
 Le rese produttive attuali sono considerate sostenibili;
 Sono considerate solo le principali funzioni ecosistemiche;
 Flussi di risorse e rifiuti non misurabili sono esclusi dalla valutazione;
 Non vengono conteggiati gli spazi necessari alla regolazione dei cicli
biogeochimici tranne quello del carbonio;
 Non vengono conteggiati gli spazi per la sopravvivenza di altre;
Il Water Footprint è la somma di
 Consumo diretto
 Acqua virtuale: acqua necessaria per produrre un bene che può essere
esportato o importato (e quindi porta con sé una water footprint specifica)
Indicatori semplici: valore che misura qualcosa di specifico per una specifica
disciplina (economia, ecologia, sociologia, psicologia ecc). Gli indicatori semplici
sono di tipo:
 Ambientale: Inquinanti atmosferici (PM10);
 Economico: Produzione macchine meno inquinanti;
 Sociologico: Ricoveri ospedalieri per problemi respiratori;

Indicatori aggregati: Valore che misura qualcosa che riguarda contemporaneamente


più discipline (economia, ecologia, sociologia);
Ecoinnovazione
Enti ed imprese hanno a disposizione diversi strumenti per integrare la sostenibilità
nelle proprie politiche e nei propri processi. Uno strumento particolarmente
rilevante è il LIFE CYCLE ASSESSMENT.

Life Cycle Assessment (LCA)

Per valutare l’impatto sull’ambiente di un prodotto/processo/servizio, dobbiamo


considerare il suo intero suo ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime allo
smaltimento.
Si devono considerare:
 Ciclo delle materie prime;
 Bilanci di masse ed energia;
 Consumi di risorse;
 Emissioni in aria, in acqua ed nel suolo;
 Rifiuti prodotti e loro caratteristiche;
 Pressioni ambientali;
 Tossicità per la salute umana e per l’ambiente.
LCA
Gli indicatori di impatto supportano la costruzione del ciclo di vita di un prodotto,
secondo diverse prospettive di valutazione:
 Salute umana;
 Qualità degli ecosistemi;
 Impoverimento delle risorse;

IMPRONTA ECOLOGICA: Quantità di territorio (ettari) ecologicamente produttivo


(acquatico e/o terrestre) necessaria per:
 Fornire le risorse di energia e materia consumata;
 Assorbire gli scarti;
I più importanti summit sull’ambiente
1. I Conferenza ONU sull’Ambiente Umano (1972)
- Istituzione della United Nations Environment Programme (UNEP)
Organizzazione che coordina le attività delle Nazioni Unite sull'ambiente
e assiste i Paesi in Via di Sviluppo (PVS) nell'attuazione delle politiche e
delle pratiche rispettose dell'ambiente.
- Dichiarazione sull’Ambiente Umano
Definizione dei 26 principi sulla relazione tra benessere sociale e tutela
del patrimonio ambientale, tra cui:
 L’uomo è portatore di una solenne responsabilità per la
protezione e il miglioramento dell’ambiente per le generazioni
presenti e future.
 Le risorse naturali della Terra devono essere salvaguardate a
beneficio delle generazioni presenti e future attraverso una
programmazione e una gestione appropriata e attenta.
 Deve essere mantenuta e, ove possibile, ricostruita e migliorata
la capacità della Terra di produrre risorse vitali rinnovabili.

2. Summit di Tokyo (1987)


- Rapporto “Our Common Future” o “Rapporto Brundtland”
 Si definisce per la prima volta il concetto di sviluppo sostenibile
(ancora oggi universalmente riconosciuta).
 Si prescrive che lo sviluppo dei Paesi deve essere compatibile
“con le risorse ecologiche del pianeta” e deve avvenire “in
armonia con il potenziale produttivo dell’ecosistema terrestre”
(WCED, 1987).
3. II Vertice ONU su Ambiente e Sviluppo (1992)
- Sono impostati i primi lineamenti di un Piano d’Azione Mondiale per la
Tutela dell’Ambiente
 Dichiarazione su ambiente e sviluppo
Definizione di 27 principi su diritti e responsabilità delle Nazioni per lo
sviluppo e il benessere umano.
 Agenda 21
Documento strategico con più di 2500 raccomandazioni d’azione - lotta
alla povertà, cambiamento modelli di produzione e consumo,
conservazione e gestione delle risorse naturali, protezione
dell'atmosfera, degli oceani e della biodiversità, promozione di
un’agricoltura sostenibile […] - per uno sviluppo attento alle variabili
sociali, ambientali ed economiche
 Convenzioni sul clima e per la conservazione della biodiversità.

4. I Conferenza Europea sulle Città Sostenibili (1994)

- Momento costitutivo della Campagna Europea delle Città Sostenibili


 Carta di Aalborg
Dichiarazione di principio: le città europee per un modello urbano sostenibile
(definizione dei principi).
La Campagna delle Città Europee Sostenibili (programma di promozione e
supporto all’azione).
L’impegno nel Processo di Attuazione dell'Agenda 21 a livello locale - Piani
Locali di Azione per un Modello Urbano Sostenibile (definizione azioni
concrete).
Lo sviluppo, per essere sostenibile, deve “soddisfare i bisogni del presente senza
compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
Lo sviluppo sostenibile deve garantire il “miglioramento della qualità della vita,
senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto (Daly, 1991), dai
quali essa dipende.
Quando si parla di sviluppo sostenibile, non ci si deve limitare a considerare
essenzialmente le tematiche legate all’ambiente (la salvaguardia dell’ecosistema),
ma è necessario tenere conto anche della sostenibilità economica e sociale delle
attività e degli investimenti.
Daly (1991) introduce il concetto del necessario equilibrio tra l’uomo e l’ecosistema,
richiedendo che “il consumo di una risorsa non superi la sua produzione nello stesso
periodo” e la “capacità di carico della natura”, ossia che il tasso di utilizzo
delle risorse naturali non sia superiore alla loro velocità di rigenerazione, che
l’immissione di sostanze inquinanti non superi la capacità di assorbimento
dell’ambiente e che il prelievo di risorse non rinnovabili sia compensato dalla
produzione di una pari quantità di risorse rinnovabili, in grado di sostituirle.
Principio di sostenibilità debole: Perfetta sostituibilità tra tutte le forme di capitale
(e, quindi, anche tra capitale naturale e artificiale).
Non considera l’irreversibilità che contraddistingue quasi tutte le decisioni in
materia ambientale e pone l’accento sulla somma delle due quantità (capitale
naturale e capitale artificiale) che deve permanere costante nel tempo.
Principio di sostenibilità forte: Non esiste sostituibilità tra ciò che è naturale e ciò
che non lo è. E’ invitabile una (seppur minima) alterazione del capitale naturale in
qualsiasi processo di crescita, anche quello più ecocompatibile.

Sostenibilità Le attività economiche sono


Ambientale
considerate il fattore indispensabile
per migliorare la qualità della vita ma,
Sostenibilità
Sociale secondo il modello, la crescita
economica deve essere realizzata
senza mettere in pericolo la
Sostenibilità sostenibilità sociale ed entrambe
Economica devono essere perseguite senza
sacrificare l’ambiente e il patrimonio
naturale (Passet, 1996).
Lo sviluppo sostenibile e l’ambiente
La dimensione prospettica dello sviluppo permanente richiede dei lavori di lunga
durata e dei modelli di estrema complessità e delle inevitabili scelte disciplinari di
notevole peso.
Lo sviluppo e l’ambiente comprendono:
 Popolazione, economia ed ambiente;
 Pil, consumi e uso dell’ambiente: usura, riciclo, rigenerazione;
 Ricerca e tecnologie che risparmino le risorse ambientali;
 Conti ed indicatori ambientali;
 Utilizzi netti e nuovi strumenti di rilevazione e misura;
 La separazione delle cause in serie storiche adeguate (modelli
interpretativi delle osservazioni);
 Intelligenza e saggezza per politiche lontane dal fanatismo;
 Gli indicatori suggeriti dalla Commissione;

L’integrazione degli indicatori delle tre classi: la proposta europea comprende:


 Un “cruscotto” di indicatori, indici composti, indicatori che correlano il PIL con
l’uso dell’ambiente
 Il progetto europeo (OECD e Eurostat) di cruscotti a tre livelli:
o Primo: 11 indicatori
o Secondo: 33 indicatori
o Terzo: 78 indicatori
 Impatto condiviso decrescente degli indicatori
 Sostenibilità economica (ad es. pensioni) e sostenibilità ambientale.
 Sostenibilità: debole o forte (alcuni indicatori chiave o modelli complessi ed
integrati)

Il risparmio netto corretto (ANS) si deve tramutare in investimenti che potrebbero


così risultate insufficienti a ricostituire il capitale utilizzato da chi paga un prezzo che
non copre tutti i costi.
L’impronta ecologica umana (ecological footprints) misura quanto l’uso ecceda la
capacita di rigenerazione della biosfera e quanta sia la superficie del pianeta
utilizzata pro capite (ha bio-produttivi). Alcuni limiti ad es. non si tiene conto delle
variazioni di produttività per ha quindi un indicatore al momento, ma non valido per
il futuro.