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FASCICOLO TECNICO 1 /12 Numero di fascicolo: PDO-IT-A0527

Denominazioni di vini esistenti – Fascicolo tecnico

I. NOME/I DA REGISTRARE

Aglianico del Vulture Superiore (it)

II. ESTREMI DEL RICHIEDENTE

Nome e titolo del Consorzio di Tutela dell'Aglianico del Vulture


richiedente:
Status giuridico, Consorzio di Tutela
dimensioni e
composizione (per le
persone giuridiche):
Nazionalità: Italia
Indirizzo: 18 Piazza XX Settembre - Pal. Giustino
Fortunato
85028 Rionero in Vulture
Italia
Telefono: +39-3201645425; +39-3356842483
Fax: +39-0972725094
e-mail: info@aglianicodelvulture-doc.it

III. DISCIPLINARE DEL PRODOTTO

Stato: Allegato
Nome del documento: DOCG Aglianico del Vulture Superiore -
disciplinare consolidato.doc

IV. DECISIONE NAZIONALE DI APPROVAZIONE:

Base giuridica: DM 22.08.2010


Base giuridica: DM 30.11.2011
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V. DOCUMENTO UNICO

Nome/i da registrare Aglianico del Vulture Superiore (it)


Termine/i equivalente/i:
Denominazione No
tradizionalmente usata:
Base giuridica per la Articolo 73, paragrafo 1, lettera b), del
trasmissione: regolamento (CE) n. 607/2009
La presente scheda
tecnica include modifiche
adottate in conformità a:
Tipo di indicazione DOP - Denominazione di origine protetta
geografica:

1. CATEGORIE DI PRODOTTI VITICOLI

1. Vino

2. DESCRIZIONE DEI VINI:


Aglianico del Vulture superiore

Caratteristiche analitiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto non riduttore minimo: 26,00 g/l;
Caratteristiche organolettiche:
colore: rosso rubino intenso tendente al granato;
odore: tipico, gradevole ed intenso;
sapore: secco. giustamente tannico' sapido. persistente; equilibrato coni
l’invecchiaménto, in relazione alla conservazione in recipienti di legno, il sapore dei
vini può rilevare lieve sentore di legno;

Aglianico del Vulture Superiore riserva

Caratteristiche analitiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto non riduttore minimo: 26,00 g/l.
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Caratteristiche organolettiche:
colore: rosso rubino intenso tendente al granato, con I'invecchiamento può
assumere riflessi aranciati;
odore: tipico, gradevole ed intenso;
sapore: secco. giustamente tannico, sapido, persistente, equilibrato ed armonico
con l'invecchiamento l in relazione alla conservazione in recipienti di legno il
sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno;

«Benevento» o «Beneventano» Cabernet Sauvignon novello

Caratteristiche analitiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
Caratteristiche organolettiche:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: vinoso, fruttato, floreale;
sapore: secco o abboccato, equilibrato;

«Benevento» o «Beneventano» Merlot

Caratteristiche analitiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
E’ prevista la categoria frizzante
Caratteristiche organolettiche:
colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato con l'invecchiamento;
odore: fruttato, floreale;
sapore: secco, di corpo, equilibrato;

«Benevento» o «Beneventano» Merlot passito

Caratteristiche analitiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
Caratteristiche organolettiche:
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colore: rosso rubino o granato più o meno intenso;


odore: intenso, floreale, fruttato;
sapore: amabile o dolce, di corpo, equilibrato;

«Benevento» o «Beneventano» Merlot novello

Caratteristiche analitiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
Caratteristiche organolettiche:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: vinoso, fruttato, floreale;
sapore: secco o abboccato, equilibrato;

3. MENZIONI TRADIZIONALI
a. Punto a)

Denominazione di origine controllata e garantita (D.O.C.G.)

b. Punto b)

Superiore
Riserva

4. PRATICHE DI VINIFICAZIONE
a. Pratiche enologiche

Tipo di pratica enologica:


Descrizione della pratica:

b. Rese massime:
Aglianico del Vulture Superiore

Resa massima:
resa uva: 8 t/ha
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resa vino: 52 hl/ha

5. ZONA DELIMITATA

La zona di produzione dei vini comprende l'intero territorio dei comuni di Rionero
in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza,
Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania,
escluse le tre isole amministrative di Sant'Ilario, Riparossa e Macchia del comune
di Atella

a. Zona NUTS

ITF51 Potenza
ITF5 Basilicata
ITF SUD
IT ITALIA

b. Mappe della zona delimitata

Numero di mappe allegate 0

6. UVE DA VINO
a. Inventario delle principali varietà di uve da vino

AGLIANICO DEL VULTURE


AGLIANICO

b. Varietà di uve da vino elencate dall'OIV

c. Altre varietà
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7. LEGAME CON LA ZONA GEOGRAFICA


DOCG "Aglianico del Vulture Superiore"

Informazioni sulla zona geografica:


1) Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata ricade nella parte nord della Regione Basilicata, in
Provincia di Potenza e comprende un territorio di alta e media collina, situato sulle
pendici del Monte Vulture, vulcano spento, ma attivo fino al Pleistocene superiore,
che ha la sua vetta maggiore a 1.327 mt s.l.m. e che degrada progressivamente
verso ovest lungo il fiume Ofanto e verso Est verso la piana della Puglia.
Originando altresì rilievi difformi e diffusi sull’intero territorio in esame. Questo per
un’azione eruttiva originatasi a partire da circa 800.000 anni fa e che ha
comportato sbarramenti di fiumi, creazione di laghi poi prosciugatisi, alternati a
depositi dovuti a scorrimenti lavici e/o depositi piroclastici, determinando così
un’alternanza di sottosuoli di diversa origine quali tufi vulcanici e tufi di deposito
arenario.
Tufi che, nel caso della vite soprattutto, svolgono un’importante azione di riserva
idrica nei siccitosi mesi estivi.
L’origine vulcanica e arenaria determinano la presenza di suoli diversi che vanno
dal tipo sabbioso, sabbioso pozzolanico al limoso-argilloso, tutti caratterizzati da
evidente presenza di abbondanti formazioni colloidali sicuro presupposto di
fertilità.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 200 e i 700 m s.l.m. con
pendenza variabile e l’esposizione generale è orientata verso est e sud-est.
Il clima dell’area è decisamente arido nei mesi di luglio ed agosto, temperato nei
mesi di giugno e settembre, subumido e/o umido nei mesi di ottobre e novembre
periodo, nel quale viene di norma vendemmiata la vite Aglianico del Vulture.
Le precipitazioni annue variano da un minimo di 650 mm ad un massimo di 1.300
mm, la media annua risulta essere di 650-750 mm. concentrati prevalentemente
nel periodo autunno vernino. Frequenti le gelate nel periodo primaverile che di
norma non intaccano l’attività vegetativa dell’Aglianico del Vulture per il suo
naturale ritardo nel germogliamento.
Molto significativa è la condizione termica estiva caratterizzata da temperature
medie di 25 °C, ma con punte di 35 gradi per effetto di venti africani che
producono un forte effetto disidratante sugli apparati fogliari. La presenza del
massiccio vulcanico, determina condizioni di ventilazione importanti per effetto di
correnti d’aria provenienti dalle coste orientali ed occidentali e per fenomeni di
brezza. Ciò permette un abbassamento sensibile delle temperature durante il
periodo estivo con importanti riflessi sulla condizione vegetativa delle piante e la
produzione fenolica sulle bucce.
2) Fattori umani rilevanti per il legame
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Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che


per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Aglianico del
Vulture Superiore”.
La coltivazione della vite nell’area del Vulture viene già descritta da autorevoli
autori latini: Plinio, Strabone, Virgilio, Marziale che testimoniano la presenza di una
viticoltura evoluta nella zona fin dal VII secolo a.C.. Il poeta Orazio, nato a Venosa,
città del Vulture, celebra nelle sue Odi le qualità del vino prodotto nella sua terra.
L’intero territorio del Vulture presenta reperti archeologici che documentano la
produzione diffusa del vino, quale prodotto inteso come alimento, ma anche
strumento di convivialità e di autorevole testimonianza di valore intrinseco tanto da
essere oggetto di dono per divinità e personalità qualificate.
Nel corso dei secoli la coltivazione della vite, nell’area, è stata fortemente
condizionata dalla polverizzazione fondiaria (anche ad oggi inferiore all’ettaro) ed
alla struttura sociale della famiglia contadina. Questa viveva prevalentemente di
auto sostentamento e, quindi, era fortemente sentito il legame con la terra e la vite
in particolare che rappresentava l’unica forma di sostentamento. La necessità di
produrre un’uva di ottima qualità si sposava perfettamente con un territorio difficile
orograficamente e che richiedeva abbondante manodopera, ma che ha
caratterizzato anche una notevole tradizione viticola che, nel tempo, è divenuta un
vero e proprio “marchio d’area’. La tradizione della vigna che diventa un vero e
proprio “giardino” fa sì che il paesaggio venga fortemente caratterizzato da vigneti
ordinati e ben tenuti e coltivati, ma anche l’uva si avvantaggia di pratiche colturali
che consentono la migliore esposizione e la migliore maturazione dei tannini,
molto abbondanti nell’Aglianico. D’altro canto solo una meticolosa preparazione
dei vigneti consente all’uva di poter resistere al lungo ciclo vegetativo che si
conclude con la piena maturazione in un periodo (ottobre-novembre) quando la
piovosità è già alta, l’umidità diventa fattore di rischio sanitario e la neve può
rendere difficile la raccolta.
L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla
puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi che costituiscono parte
integrante del vigente disciplinare di produzione:
base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in
questione sono l’Aglianico del Vulture N. e/o l’Aglianico Nero tradizionalmente
coltivati nell’area di produzione.
le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i
nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale
disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle
operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma,
permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di
contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare (8
tonn.te/ha). In particolare, in passato era prevalente l’alberello con uno, due o tre
speroni. L’esigenza della meccanizzazione ha spinto i viticoltori a trasformare
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l’alberello in spalliera, fermo restando la coesistenza di entrambe le forme sul


territorio. Il bisogno di contenere una produzione media per ceppo, comporta un
limite minimo di 3.350 piante per ettaro e l’esigenza di una migliore e più costante
qualità nel tempo impone l’utilizzo delle uve quando il vigneto è in una produzione
a regime e, quindi, a partire dal quinto anno dall’impianto.
- le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente
consolidate in zona per la vinificazione in rosso di vini tranquilli, ma strutturati, la
cui elaborazione comporta determinati periodi di invecchiamento in contenitori di
legno ed affinamento in bottiglia obbligatori.
Informazioni sul prodotto:
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico
La DOCG “Aglianico del Vulture Superiore” è riferita a 2 tipologie di vino rosso
(“Superiore” e “Superiore Riserva”) che dal punto di vista analitico ed organolettico
presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo 6 del
disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata
all’ambiente geografico.
In particolare tutti i vini presentano una buona acidità, il colore è rosso rubino
intenso che sfuma verso il rosso granato con riflessi aranciati nei vini più
invecchiati. In tutte le tipologie si riscontrano aromi prevalentemente fruttati
(bacche e drupe), ma anche floreali tipici delle cultivar dei vitigni di base, che nei
vini più invecchiati sfumano a favore di quelli speziati o fenolici associabili al legno.
Al sapore tutti i vini presentano un’acidità normale, un accenno di amaro ed una
possibile residua astringenza tipiche dei vitigni, ma, soprattutto, un’ottima struttura
che contribuiscono al loro equilibrio gustativo e ad evidenziare una grande
longevità del prodotto.
Legame causale:
L’orografia collinare dell’areale di produzione e l’esposizione prevalente ad est sud
est, ma soprattutto la presenza del massiccio del Vulture, concorrono a
determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso e con un sottosuolo
caratterizzato dalla presenza di tufo, particolarmente vocato per la coltivazione dei
vigneti di Aglianico e Aglianico del Vulture. Da tale area sono peraltro esclusi i
terreni ubicati a quote troppo basse o troppo alte non adatti ad una viticoltura di
qualità.
Anche la tessitura, la struttura chimico-fisica dei terreni, ma soprattutto la presenza
del tufo che svolge un’indispensabile azione di riserva idrica estiva, interagiscono
in maniera determinante con la coltura della vite, contribuendo all’ottenimento delle
peculiari caratteristiche fisico chimiche ed organolettiche dell’ “Aglianico del
Vulture Superiore”.
In particolare, i terreni sia di origine vulcanica, sia quelli di origine arenaria con
presenza più o meno abbondante di scheletro, sono caratterizzati da strati attivi
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abbastanza profondi che permettono risultati produttivi più che soddisfacenti. Sono
infatti terre che, di norma, si rinvengono a quote superiori ai 200 m s.l.m., ma
inferiori ai 700, purchè ben esposte per consentire una buona coltivazione
dell’Aglianico. Quote superiori, ma fino a 800 m vengono per la maggior parte dei
casi destinate ad altri vitigni quali la Malvasia Bianca di Basilicata.
Trattasi di terre che presentano un elevato contenuto in potassio e, più in
generale, di elementi nutritivi e che risultano idonee ad una vitivinicoltura di
qualità, con basse rese produttive e capaci di conferire ai vini particolare vigore e
complessità.
Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni abbondanti
nel periodo autunno-primaverile con scarse o addirittura nulle piogge estive (<100
mm), forte aridità nei mesi di luglio e agosto per i frequenti venti africani, ma
soprattutto reso particolare dai sensibili salti termici (giorno/notte) estivi dovuti alle
correnti d’aria richiamate dal massiccio del Vulture e alle brezze collinari, consente
alle uve di maturare lentamente e completamente (sovente fino al mese di
novembre), contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche
organolettiche del vino "Aglianico del Vulture Superiore".
Indubbiamente molto del particolare “bouquet” del vino "Aglianico del Vulture" è
dovuto a questa maturazione prolungata in presenza di un clima che mette a dura
prova la vitalità stessa della pianta (per eccessi climatici), ma che è
significativamente caratterizzato da una frequente ed elevata escursione termica
tra notte e giorno durante i mesi più caldi.
La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra del “Vulture”, dalla Magna Grecia,
al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e
fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori
umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino “Aglianico del Vulture
Superiore”
Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio
abbia, nel corso dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione
della vite ed enologiche, le quali nell’epoca moderna e contemporanea sono state
migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso progresso scientifico e tecnologico, fino
ad ottenere gli attuali rinomati vini.
In particolare la presenza della viticoltura nell’area del Vulture è attestata da
numerosi reperti archeologici come vasi, coppe, attingitoi ed una serie di utensili
per la mescita del vino, decorati con scene legate al mondo del mito greco ed in
particolare a Dioniso, prodotti in loco o importati dalla Grecia (fine IV e inizio III
secolo), che documentano il panorama culturale in cui avvenne la sintesi tra la
tradizione greca e quella indigena appulo-lucana.
La regione del Vulture, per la sua vicinanza alla Campania, terra in cui la viticoltura
etrusca e quella greca si erano spartite il territorio, al Sannio e alle colonie della
Magna Grecia, fu il punto di incrocio di queste tradizioni vitivinicole.
In età romana la storia dell’area del Vulture, si identifica soprattutto con la storia di
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Venusia (oggi Venosa), la colonia in cui nacque il poeta latino Orazio.


Reperti trovati nella pars rustica delle antiche ville romane scavate nel territorio tra
Lavello e Venosa, Melfi atella e Rapolla, utili a ricostruire la loro utilizzazione
produttiva, le relazioni e i rapporti di scambio tra l’agrum e Venosa suggeriscono
l’esistenza di una pratica della viticoltura e della vinificazione.
In epoca medievale si assiste ad una rinascita della viticoltura e della produzione
vinicola. Ciò determinò un incremento dell’estensione dei vigneti nei terreni di
proprietà ecclesiastica, anche nell’area del Vulture, collegata anche ai diversi
impieghi cui il vino veniva destinato come le celebrazioni delle messe e la
medicina e l’alimentazione per le sue proprietà nutritive.
Tra il XI e il XIV secolo la pratica viticola incise notevolmente sulla formazione del
paesaggio agrario nelle campagne del Vulture.
Tra il XIII e XV secolo tutte le pendici del Vulture erano coltivate a vigneto tra Melfi,
Rapolla e Barile. Le vigne erano per lo più concentrate nei terreni attaccati alle
mura delle città ed in quelli più vicini.
Su vitigni e vini le fonti relative a quel periodo citano solo il “vino rosso di Melfi”
(quello che secondo Michele Carlucci doveva essere Aglianico).
Le cantine erano sovente sistemate nelle grotte che a Melfi se ne contavano a
centinaia. Un inventario eseguito nel 1589 ne registrava 110.
A Melfi, a Rionero, a Barile, a Maschito e a Ripacandida le cantine erano tutte
ricavate nelle grotte e negli ipogei naturali o scavati con modesti interventi.
Oggi tutte le più importati case vitivinicole sono dotate di cantine ottenute dalla
rivisitazione di quelle esistenti o ricostruite ex novo.
In tempi più recenti all’esposizione universale di Milano del 1906 parteciparono
anche dieci campioni di vini del Vulture, che furono apprezzati in quanto “ vini di
corpo, fragranti, fini”.
Negli anni trenta la legge sui vini tipici italiani venne utilizzata da alcuni
intermediari per impiantare cantine ed imbottigliare il vino. Sorsero così cantine ed
aziende, molte delle quali ancora oggi costituiscono l’asse portante della moderna
vitivinicoltura lucana.
Con la pubblicazione a Parigi tra il 1901 e il 1910 del trattato di ampelografia
(Ampélographie), curato da Pierre Viala e Victor Vermorel, in collaborazione con
una équipe internazionale di 70 ampelografi, l’Aglianico entra nell’olimpo dei vitigni
più conosciuti a livello internazionale.
La DOC Aglianico del Vulture è stata riconosciuta con Decreto del Presidente della
Repubblica del 18 febbraio 1971, dopo quasi quaranta anni il Decreto Ministeriale
del 2 Agosto 2010 ha sancito il riconoscimento della DOCG “Aglianico del Vulture
Superiore”.

8. CONDIZIONI SUPPLEMENTARI
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9. DOCUMENTAZIONE
a. Altri documenti:

Descrizione:
Allegato 2 - DM 2 novembre 2010
Descrizione:
Allegato 1 - DLgs 61/2010
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VI. ALTRE INFORMAZIONI


1. ESTREMI DELL'INTERMEDIARIO

Nome dell'intermediario Ministero delle politiche agricole alimentari e


forestali
Indirizzo: 20 XX Settembre
00187 Roma
Italia
Telefono: +39-0646656030; +39-0646656043; +39-
0646656029
Fax: +39-0646656133
e-mail: l.lauro@mpaaf.gov.it,l.tarmati@mpaaf.gov.it,
ne.dimedio@mpaaf.gov.it

2. ESTREMI DELLA PARTE INTERESSATA

3. LINK AL DISCIPLINARE DEL PRODOTTO

Link: http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/
ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/395

4. LINGUA DELLA DOMANDA:

italiano

5. LINK A E-BACCHUS