Sei sulla pagina 1di 368

Digitized by the Internet Archive

in 2011 with funding from


University of Toronto

http://www.archive.org/details/p3n1rerumitalica24card
RERUM ITALICARUM SCRIPTORES

RACCOLTA
DEGLI

STORICI ITALIANI
dal cinquecento al millecinquecento

ORDINATA
DA

L. A. MURATORI
^ + ^

NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA AMPLIATA E CORRETTA


CON LA DIREZIONE
DI

GIOSUÈ CARDUCCI e VITTORIO FIORINI


^ »>

TOMO XXIV - Parte III


(l DIARII DI GIROLAMO PKIULl)

\;:.FAO:t<»

B e B

CITTÀ DI CASTELLO
COI TIPI DELLA CASA ED IT R ICE S. LARI
I DIARII
DI

GIROLAMO FRIULI
[A A. 1494-1512]

.f

A CURA
DI

AR TURO SEGRE

VOLUME PRIMO

Editi dal Muratori parzialmente (aa. 1494-1500)


col titolo De bello gallico sive de rebus in Italia gestis
a Carolo Vili et Ludovico XII Galliae regibus ab anno
MCCCCXCIV usque ad annuiti MD, auctore Marino
Sanuto Leonardi filio Commentarius italice scriptus.

CITTÀ DI CASTELLO
COI TIPI DELLA CASA EDITRICE S. LATI
mic>:ael'

NOV 1 5 1949

15190

PROPRIETÀ LETTERARIA
PREFAZIONE
INTORNO AI DIARII DI GIROLAMO FRIULI

1 . — La rcdazio7ie più antica a noi pervenuta dei Diarii è probabilmente /'


atitografo
del Friuli»

'esemplare più antico dei Diarii di Girolamo Friuli a noi pervenuto com-
ponevasi di" otto manoscritti, dei quali il primo si conserva nella regia

biblioteca nazionale di San Marco a Venezia (mss. italiani, classe 7^",

n. 130), il 3° è scomparso, gli altri (2°, 4°, 5°, 6°, 7°, ed 8%) esistono nel museo
civico Correr di detta città, al quale furono donati nel 1867 dal conte Giovanni Manin ^
Il codice marciano 130, primo della redazione, contiene la parte iniziale dei Diarii,

10 dal 1 aprile 1494 al 12 giugno 1500^. Era in origine di carte scritte e nume-
rate 198; quattro delle quali, due all'inizio, due finali (le ultime), mancano attualmente.
L'esistenza in altri tempi delle carte iniziali risulta dall'antica numerazione, ancora
leggibile, che dà alla carta ora prima il numero 3, e dalle espressioni con le quali

ha ora principio il codice, le quali sono parte di un periodo iniziato nella carta che
15 precedeva. Quella delle carte finali è rivelata dalla presenza dopo la e. 194 (in

realtà 195, essendosi dato nella vecchia numerazione per inavvertenza lo stesso

numero a due carte successive) di due fi-ammcnti sporgenti dalla legatura a media
altezza, il primo maggiore, coperto di lettere in entrambi i versi, prova sicura che
apparteneva a carta scritta, il secondo, minore, privo d'ogni traccia di scrittura e

20 quindi porzione di carta probabilmente bianca. Le carte \ v e 194 /*


sono sbiadite,

e gialle, in grado maggiore la prima, minore la seconda, e la prima mostra quasi


illeggibili le sette righe iniziali e nel mezzo una grande macchia, forse non di sola

umidità, addentratasi nelle carte successive in grado però sempre decrescente fino a
scomparire del tutto nella e. 131. Queste singolarità ci inducono ad afiermare che
25 il codice rimase per lungo tempo senza legatura, la quale non è anteriore al secolo XVIII;
che la scomparsa delle quattro carte ebbe luogo in epoca diversa, piìi remota per

p p
Museo Civico e raccolta Correr di Venezia. Doni
' leone di san Marco e con la scrìtta ^j^j
sulle faccie,

fatti al Musco dalla sua fondazione fino al iSSo e cenni mentre sul dorso ad cm. 33 circa a carat-
altezza di
intorno al suo collocamento nel nuovo edificio. Venezia, tcrc d'oro e inciso CRONACA VENETA. La materia
|

Naratovich, 1880, p. 28. asportata con le due ultime carte, secondo apparo dal u>

5
2 Misura senza legatura
0,39X0,21, con legatura marciano 183 1, occupava di certo solo una parte della
o,3oXO)32, e rilegato in pelle gialla coli' impronta del prima di dette carte,

403
.M85
vili PREFAZIONE

le due prime, piti recente per le seconde, come dimostra la migliore condizione
interna della e. 194 / rispetto alla e. ì v ed anche la presenza nel codice marciano
(ital. ci. 7 n. 1821 (del secolo XVI (meth)) di tutto il contenuto delle ultime
carte ora scoperte, prova sicura che verso la metà del Cinquecento le due prime carte
gih erano state asportate, mentre le ultime ancora trovavansi al loro posto. Infine 5

ricordo che la scrittura del cod. 130 è nitida, tende al gotico con rotondità molto
pronunciate. I caratteri fino a e. 73 / sono alti e le righe poco dense, non più
di 26 ogni pagina, ma dopo la e. 73 / la scrittura si fa più minuta e le pagine
contengono fino a 36 righe ciascuna.
Venendo agli altri volumi dei Diarii, quelli del museo Correr, il volume 2°^ 10

abbraccia l'epoca 15 giugno 1500-8 agosto 1506, il


4°* 4 giugno-fine ottobre 1509,

il5°^ 27 ottobre 1509 -dicembre 1510, il 6°* 15 dicembre 1510 fino al 21 settembre
1511, il 7°^ 21 settembre 1511-24 aprile 1512 e PS"» 25 aprile-22 luglio 1512.
Nonostante le inevitabili e superficiali differenze, provocate da inchiostro più o meno
denso, da condizioni diverse di tempo, di luogo o di spirito dello scrivente, IMndole 15
della scrittura, quella in uso, cioè, tra la fine del secolo XV ed il principio del XVI,
non mi lascia dubbio che i detti codici e quello marciano a noi pervenuti apparten-

gano alla stessa redazione. Tutti presentano nell'ultima carta la firma " Hieronymus
" Priolus PP. M. sscripsit „ ', o " Hieronymus Priolus PP. M. ^ ®, oppure " Hierorymus
" Priolus Laur. fi scripsit manu propria „® o " Hieronymus de iPriolis q. domini Lau- 20
" rentii „^°, oppure " Hieronymus de Priolis Laurentii f. vivens „ ^\ Mancano della firma

i soli codici 1° ed 8°, quello, perchè, come vedemmo, ebbe asportate, oltre alle prime,

anche le ultime carte; questo, perchè il testo, per motivo a noi ignoto, cessa brusca-
mente col luglio 1512.
Una domanda sorge tosto spontanea. E questa redazione l'originale autografo 25

del Priuli? Rinaldo Fulin, che, dopo Marco Foscarini '^, rivolse, primo fra gli studiosi,

l' attenzione ai Diarii, pur ascrivendo ad una mano sola l' intiero testo, si astenne per
Saccardo " e
^"
misura di prudenza da una risposta positiva ^^, mentre il lo Zanetti
non esitarono a considerare originali ed autografi i codici tutti della redazione. Ora,
allo stato delle nostre conoscenze, tale affermazione positiva potrebbe mancare di 30

rigore scientifico, considerando l'impossibilità nella quale ci troviamo di procedere

* La legatura del codici (di dimensioni uguali '" Voi. VI, e. 601 v.
tutti) è recente e la stessa in ognuno di essi. Misurano " Voi. VII, e. 339 v.
senza legatura o,33)<(o,33. Il voi. II ha carte numerate '^ Della letteratura veneziana, I (Padova, Semina- 15

e scritte 190. rio, MDCCLII), p. 179 sg.


* Carte numerate e scritte 339.
'^*
J'riuli e i suoi Diari in Archivio
(Girolamo
3 Carte numerate e scritte 399. Veneto, XII (1881), 154. Ivi anche le notizie biogra-
* Carte numerate e scritte 601. fiche del Nostro.
' Carte numerate e scritte 399.
'^ Saccardo, La colonna di san Afarco: ^ui prò 20
" Carte numerate e scritte 344. quo originale di un copista \n Nuovo Archivio Ve-
"
Voi. II, e. igr-. neto, I (1891), 134.
io
' Voi. IV, e. 339 V. Zanetti, / Diarii di (Jirolamo J'riuli
'^ riassunti
* Voi. V, e. 339. d(i Pietro Foscarini, Padova, Gallina, 1891, p, 3.
PREFAZIONE ix

ad un raffronto dei codici suddetti con qualche autografo sicuro dell' ottimo banchiere.
Infatti di Girolamo Friuli mancano documenti personali, ed anche il testamento che
si conserva nelF archivio di Stato di Venezia ^ non è olografo, bensì tutto di mano
del notaio. Sicché una prova esauriente che la più antica redazione dei Diarii sia
5 dovuta alla mano stessa del Friuli manca. Non mancano però gli argomenti che possono
confortare simile opinione, la scrittura che appare sempre uniforme, la firma di qua.si
tutti i codici, la forma dialettale vetusta e le scorrezioni frequenti, delle quali il Friuli si

mostra tanto cosciente da esprimere più volte il desiderio di una revisione e di una

redazione più accurata ^, revisione e redazione di fatto iniziate nelle prime carte del

10 cod. 130, infine l'interruzione brusca dei Diarii nel cod. 8° alla carta 244 z'. Dal
carattere affaticato e privo della nitidezza usuale dei primi codici che l'ultimo mano-
scritto presenta, si direbbe che l'autore, cedendo nel luglio 1512 alla fatica ed alle
amarezze, abbia sospeso la narrazione di nuove sventure e dolori personali e dell'amata
patria, che la fortuna metteva in quegli anni a si dura prova.
13 Se quindi la certezza matematica che i codici ricordati siano usciti dalla penna
stessa del Friuli manca, gli elementi posseduti offrono al riguardo una certezza morale.

2. — Le redazioni più recenti e loro confronto con la più antica. Il codice estense

tesato dal Muratoid, Gli errori del grande erudito.

La separazione molto antica del codice marciano 135 da quelli Correr e la

20 permanenza di questi in biblioteca privata, agevolarono la trascrizione del primo e


resero più difficile quella dei secondi. Infatti dei mss. Correr non ci è nota altra

copia diretta oltre quella conservata nella raccolta Foscarini in dieci volumi ora nella
biblioteca Imperiale di Vienna ^, e questa, eseguita nel secolo XVil, è priva del volu-

me III, come la redazione più antica, e riproduce i codd. 5, 6, 7, ciascuno diviso in due
25 volumi. Il proprietario nella metà del secolo XVIII, l'illustre Marco Foscarini,
credette che la sua redazione fosse l'unica esistente dei preziosi Diarii, e che le parti

mancanti ai suoi tempi esistessero in origine *, mentre con tutta probabilità già nel

secolo XVII era avvenuta la separazione del codice marciano dagli altri e forse ad
un tempo la scomparsa del cod. 3°. In caso diverso non si spiegherebbe l'assenza
30 nella Marciana durante il secolo XVI di trascrizioni dei manoscritti ora Correr, mentre
parecchie sono quelle del volume I (cod. 130) rimasto nella biblioteca della Repub-
blica. La materia loro anzi doveva renderli più interessanti agli studiosi di storia

* Archìvio notarile. Atti Avidio Branco. Il testa- ^ Gar, I codici storici della collezione Foscarini con-
mento porta data 37 marzo 1546.
la servata nella imperiale biblioteca di Henna in Archivio
^ Il Fulin, p. 153, osserva giustamente che la re- s t o r i e o i t a 1 i a n o, V (1843), 392-295, nn. 6193-6303. io
visione desiderata dal Friuli non ebbe mai luogo. In- * Della letteratura veneziana, p. 179: "....aven-
5 fatti, salvo le incontrano nel codice
correzioni che si " done, non sappiamo in che modo, smarriti il primo
marciano, dovute ad una sola mano, nessuna traccia noi " ed il terzo „.

abbiamo di revisione.
X PREFAZIONE

veneta che non quella del primo, meno ricca di novità e simile nella materia e nelle

osservazioni ai Diarii di altri scrittori, in ispecie a quelli del Sanuto e del Malipiero.
Una trascrizione nella Marciana esiste, a dir vero, anche del 2° volume di Diarii

con riassunto degU altri 5 condensati in due tomi (codd. italiani ci. T", n. 131-33),
ma l'autore, Pietro Foscarini, si servi della redazione già ricordata esistente nella 5

biblioteca Foscarini ^
Quanto al cod. 130, esso trovasi integralmente nei manoscritti pure marciani 85
e 1821 della ci. 7 '
italiani e nel codice estense a. //. 5. 12. (ant. segnatura Vili, F, 9),

in parte (marzo 1499- febbraio 1500) nel codice marciano 1276 (ital., ci. 7"^). Tali
codici sono di mano del secolo XVI: il più anziano, il marciano 1821, risale alla metà 10

del secolo e, se manca della materia contenuta nelle due carte iniziali asportate del

marciano 130, contiene oltre alle prime sette righe sbiadite dell'attuale prima carta
quelle delle carte finali. Il marciano ^5^ dovuto a varie mani, manca non solo del conte-
nuto nelle prime due carte asportate, ma delle sette righe sbiadite ed offre solo parte

della materia finale, fino a " ....mandar la -^^vtQ jtixta coìisuettidinem „ (e. 441 z>). È 15

quindi verosimile ch'esso sia stato tracritto dal cod. 130, quando le sette righe già

erano divenute illeggibili e parte della prima fi-a le due ultime carte asportate mancava
od era divenuta illeggibile.

Infine il codice estense 454 risale agli ultimi decenni del secolo XVI o primi
del XVH'"^, ha carte scritte 381, l'ultima delle quali solo è numerata e contiene 20

nelle prime 150 carte circa la continuazione delle Vite dei duchi veneziani di Marino
Snnuto, che occupano per intiero il codice precedente 453. Segue un breve elenco
di re inglesi^ in due carte scritte l'una per intiero, la seconda in parte, seguite da

due altre bianche ed infine la narrazione delle vicende italiche dal 1494 al 1500,
senza titolo, né nome di autore, che il Muratori, editore delle Vite suddette, ritenne, 25

non senza qualche esitazione, opera del Sanuto*, e che invece riproduce in 150 carte
il volume I dei Diarii di Girolamo Friuli. La derivazione di questa parte del codice

non può essere con sicurezza ritrovata, essendo ignota la provenienza dei due codici
estensi. Manca il testo del contenuto nelle due carte iniziali asportate del codice
marciano 130 e delle sette righe sbiadite nella prima carta attuale di detto manoscritto, 30

* Vedi Zanetti, op. cit. che permettano di ritenere i codici trascritti altrove per
* Il Monticelo nella prefazione alla sua ediz. di conto del Muratori, anzi il confronto di alcune traccio
I.c vite dei Dogi del Sanuto (/?/?. //. 55., 3* ediz., d'inchiostro e della scrittura nuiratoriana nei codici

XXn, parte iv. Città di Castello, Lapi, 1900, p. i) ri- stessi coli' inchiostro e carattere del testo accrescono in
5 tenne i codici estensi 453 e 454 " scritti nel secolo me la sicurezza che essi appartengano alla fine del se- 30
"decimo settimo „. Ora nel catalogo ms. dei codici colo XVI o primi del secolo XVII.
estensi dovuti a Niccolò Loschi, esistente
Pellegrino ' "Il nome di tutti li Re di Anglia „ da Gu-
nel regio Archivio di Stato di Modena due codici i glielmo I, di cui e scritto che iniziò il regno nel
figurano sotto la segnatura P, 27, mentre un ca- " 1466 „ (iic), errore di trascrizione, sicuramente, del-
(che I,

io talogo precedente dà la segnatura I, 193) sono attribuiti l' amanuense. 35

al secolo XVIU, ma questo è certo un errore del Loschi,


^
RR. II. òò"., XIV, 3. " Attamcn vix putem dc-
come appare dal carattere e dalla esistenza dei due co- " cipi me potuisse, hunc ipsum quoque Commentariuni
dici nella biblioteca Estense già ai tempi del Muratori, " tribuendo eidem Scriptori, a (juo vitas super mcnio-
primi due decenni del " ratas accipimus
tra la fine del secolo XVII e i ;,.

15 XVIII (l'cdiz. delle Vite è del 1733). ^'^ abbiamo dati


PREFAZIONE XI

e termina con ""


....jicxta consuetudinem ^^ come il marciano 85. È probabile che
l'amanuense abbia trascritto dal marciano 130, perchè conservò non solo la forma
veneta primitiva, ma anche certe forme caratteristiche delle parole latine contenute
nel marciano 130, come itterini per interiìu, ettiam per etiam e così via.

5 II Muratori pubblicò questo testo con omissioni frequenti ed arbitrarie, che ap-
paiono distinte nel codice estense, avendo esso segnato di sua mano con righe verti-
cali le parti da omettersi, e ne fece avvertito il pubblico nella prefazione *. Ma le

parti omesse, che il grande erudito credeva inutili, sono spesso di grande importanza:
le une infatti trattano di cose politiche, le altre, più frequenti, di carattere economico
10 ofRono i prezzi correnti delle merci a Venezia ed altri particolari.

Come avvertimmo, il Muratori attribuì l'opera al Sanuto. Ma l'errore fu subito

avvertito da Apostolo Zeno ^, il quale, avuto in mano quattr' anni prima che il volume
intiero XXIV degli Scriptores uscisse, nel 1734, l'estratto della Cronaca edita dal Mura-
tori, avverte il contrasto fra essa ed i dati che si conservavano dell'opera vera sanu-
15 tiana sull'invasione di Carlo Vili. Non solo infatti nel testamento del Sanuto del

4 settembre 1533 tale opera era detta in tre libri, ma Aldo Manuzio nel dedicare

le opere del Poliziano al grande diarista, suo protettore, aveva asserito di conoscere
i libri del Sanuto " de bello Gallico, jam multos menses absolutos, et latina vulgariquc
lingua.... ut a doctis pariter indoctisque legantur „ ^ Così pure il dotto frate ago-
20 stiniano Giacomo Filippo Foresti di Bergamo nel 1503 ricordava con parole di elogio

i libri della spedizione di Carlo Vili ^ Sicché lo Zeno conchiudeva :


" . . . . Non so
combinare, come uno scrivesse nel medesimo tempo la medesima Istoria sì pulitamente
in latino e sì rozzamente in volgare „ °. Marco Foscarini poi nel 1752 negava
recisamente al Sanuto la paternità del testo muratoriano, osservando, non solo, contra-
25 sto fra le asserzioni di Aldo e del Foresti, che davano l'opera sanutiana nel 1498, mentre
la pretesa Cronaca proseguiva la narrazione fino al 1500, ma come non fosse conci-

liabile la presenza del Sanuto a Venezia durante la calata di Carlo Vili e la notizia

del preteso cronista di trovarsi in quei giorni a mercare in Inghilterra. Infine, notava
il celebre ed erudito patrizio, il Sanuto nelle sue opere usava in abbondanza documenti
30 ufficiali, mentre il cronista ne appariva mancante ^
Nel 1784 Francesco Donato, patrizio e storiografo della Repubblica, fece eseguire

' Prefazione cit. "Sed quum Illa et rumores quoque et documents (1495-1515) Venetils, ex aedibus Antonel-
"et complura minutiora fuerit persequutus, unde nihil lianis, 1867, p. 50 sg.
" utilitatis, toedii (5?c) vero non parum Lectori expec- ''
iìnppleìHcntum chronicarum vulgo appellatutn in
" tandum erat, ego, rcseciis superjluis rebus, ad hunc mo- omnimoda historia, ediz. del 1503 citata dal Radwon-
i, " dulum laborem illius redegi „. IJrown, Ragguagli sulla vita e sulle opere di Marin Sa-
^ Lettere di Apostolo Zeno,.., ediz. Iacopo Morelli, nuto detto il minore, parte I, Venezia, Alvisopoli, 1837,
V (Venezia, Sansoni, 1785), pp. 51-53, n. 850. A. Zeno p. 13 Sg. A me riuscì accessibile del Foresti solo l'edi-
a mons. Giusto Fontanini, Venezia, 28 agosto 1734. zione 1490, di Venezia "per Bernardum Rizum de No- 30
3 Al Sanuto, suo protettore, Aldo dedicò parecchie varia „ nella quale naturalmente non v' iia accenno alle

IO sue celebri edizioni oltre quolhi del l'oliziaiio, quelle opere del Sanuto.
cioè di Catullo, Tibullo e Properzio, di Orazio, Ovidio ^ Lettere, loc. cit.

ecc. vedi fra gli altri Baschei', Aldo Manuzio, Letircs Della letlrratura veneziana, p. I^'5, n, 176,
XII PREFAZIONE

copia dei Diarii sanutiani \ ma se la mole e l' abbondanza dei particolari lo indussero

ad informarsi dal Tiraboschi intorno al valore dell'edizione muratoriana delle Plte


dei dicchi che l'erudito successore del Muratori nell'estense dichiarò insufficiente e
monca ^*, non gli ispirarono, sembra, l' idea di assumere informazioni anche sulla Cronaca
dal Muratori attribuita al Sanuto. Eppure le prime righe dei Diarii l'avrebbero dovuto 5

insospettire. " riavendo „, così ha inizio la grande opera ^, " ....compiuto di scrivere
" la guerra francese in Italia negli preteriti anni stata et reduta l'opera in magno volume,
" considerai non esser di dover lasciare di scrivere quello che in Italia accadeva ,.

Ora il testo muratoriano non era un magno z'^/?/»^^? * e si spingeva ben oltre al 1495,
mentre dal 1° gennaio 1496 il Sanuto prendeva le mosse nei suoi Diarii. Gli eru- 10
diti del secolo XVIII non andarono oltre ai risultati dello Zeno e dei Foscarini.
Il Tiraboschi, che pur segnalava di frequente errori ed omissioni del grande suo pre-
decessore ^ si limitò circa la nostra pretesa cronaca a ricordare i dubbi e le negazioni
del Foscarini ^. Lo stesso fece il celebre bibliotecario della Marciana, abate Iacopo
Morelli ', che non pensò mai ad un raffi-onto dei mss. di cui disponeva col testo del 15

Muratori, ratTronto che agli occhi suoi di erudito provetto avrebbe fatto risplendere
la luce della verità. Tutti si appagarono di considerare smarrito il vero testo del
Sanuto sull'invasione di Carlo VIII, mentre il suddetto trovavasi a Parigi, ed era poi
ritrovato prima dal Daru ®, in seguito dallo De Cherrier ®, il quale seppe farne uso
sapiente, fmchè Rinaldo Fulin ce ne diede un'edizione troppo affrettata e spesso scor- 20

retta, ma preziosa, essendo la sola di cui possiamo servirci ^°. Il dotto veneziano ebbe
poi il merito di restituire, primo fra tutti, al Priuli la paternità della pretesa Cronaca,

che forma invece un primo volume dei Diarii di detto autore ".
Certo il Muratori nella circostanza non mostrò l' oculatezza sua abituale, e, come
per le Vite dei dogi, procedette nella pubblicazione del testo con criteri eccessivamente 25
arbitrari anche pei tempi suoi. Ma egli peccò di colpa purtoppo frequente a quanti
ardono di nobile zelo per gli studi eruditi. Il Muratori aveva troppa carne al fuoco
in quegli anni! Curava l'edizione dei tomi XXIV e XXV degli Sa-iptorcs e voleva

* Rawdon-Brown, I, 31-33» " ffiore onestà letteraria nel Muratori, il quale certamente
* L'informazione del Donato risale al 1794- Vedi "ha veduto quei documenti, inagli ha sempre dissimulatit
l'interessante risposta del Tiraboschi del 10 maggio "per non avere a confermare che qualche parte del Mo- 20
1794 in Nuovo dizionarioistorico.... Hassano " denese fosse stata dalla contessa (^/«/«Vr/c) donata alla
5 "a spese Remondini di Venezia „, 1796, voi. XVIII (no- " Chiesa „.

tizie intorno al Sanuto raccolte da lacobo Morelli), ^ Storia della letteratura italiana, VI, Tp&rie 2^, jì. ^f),

p. 150. Lo stesso Tiraboschi nella Storia della lette- ' Dizionario cit., loc. cit.
ratura italiana, tomo VI, parte li (Modena, Soc. tip. * ///.?/f«Ve <^/e F.?««'.ve, voi. VII(Paris,Didot, 1831), 387. 35
'77^)> P- 49 erasi accontentato di ricordare le osserva- ^ Histoirc de Charles Vili, voi. I (Paris, 1869).
10 zioni di Marco Foscarini. '" Sanuto, La spedizione di Carlo Vili in Haliti,
^ / Diarii (Venezia, 1879), col. 1. Venezia, Visentini, 1873. Il manoscritto della Biblio-
* Il Muratori nella prefazione citata lo chiama teca Nazionale di Parigi contenente il testo sanutlano
" hunc foetum „. porta la vecchia segnatura fonds Caigniercs, 688 ed up- 30
Frati, Lettere di Girolamo Tiraboschi al padre
'•'
pare omesso nel vecchio catalogo del Marsand {l mu-
15 Ireneo Ajfb, Modena, Vincenzi e nipoti, 1895, p. 310, noscritti italiani della regia Biblioteca Parigina, Parigi,
lett. 354. Modena, 17 maggio 1784, "....e in questa, Stamperia reale, MDCCCXXXV).
"come in qualche altra cosa, avrei desiderata una mag- " (Jirolamo Priuli e i suoi Diarii, p, 137 sg.
PREFAZIONE XIII

nel tempo stesso licenziare alle stampe i tomi delle Antiquitates ^ La fretta è sempre
nemica delle pubblicazioni accurate, ed il Muratori errò, come errarono ed erreranno
sempre quanti non sanno mettere freno alla nobile passione. " 11 Muratori „ scriveva
il Tiraboschi al padre Affo desolato di certi errori sfuggitigli nel volume 2 della

5 sua Storia di Farina ^ " che pure a ragion si rimira come un gran baccalare nella
" storia de' bassi tempi, è caduto egli ancora in grossi errori: e io ne ho scritto e spero
" che continuerò a scriverne una buona derrata , . Saggie parole !

3. — La materia nel primo volume e metodo della nuova edizione*

La nostra edizione trarrà fondamento dunque dalla prima redazione che ci pare
10 l'autografo del Friuli e, per le sette righe iniziali della carta ora prima e per la
materia delle ultime carte asportate nel marciano 130, dal marciano 1821. Il Friuli

fra il 1493 ed il 1498 visse in Inghilterra e solo al ritorno da quel regno iniziò

la trascrizione degli avvenimenti. Di qui la scarsa importanza di questa prima parte


e la forma cronistica assunta dal testo fino al marzo 1497 (marciano 130 e. 35).
15 Le informazioni dell'autore nel triennio 1494-1497 sono riflesse ed i commenti tradi-

scono spesso l'impressione retrospettiva dell'autore. Fure qualche notizia nuova


s'incontra intorno ai commerci e navigazioni veneziane. Dopo il 1497 la narrazione
aumenta d'importanza e, sebbene di gran lunga inferiore per ricchezza e precisione ai

Diarii del Sanuto, desta interesse vivo per l' atteggiamento passionato dell' autore e per
20 le informazioni sempre più ricche sulla vita economica della Repubblica che ci vengono
tramandate. Note illustrative, sobrie al possibile, metteranno in luce gli elementi nuovi
forniti dal nostro banchiere, le uguaglianze e disparità risultanti dal confronto coi Diarii
del Sanuto e del Malipiero e le fonti documentarie che possono servire all'uopo.

Arturo Segre.

' Muratori, Epistolario (ediz. Càmpori), Vili (Mo- pografo le Antiquitates^ che dovrebbero formare 4 tomi
dena, Soc. tip. modenese 1905), 3643, lett. 3755. Già- A in foglio. -voi. IX (1738-1741), 3S05, lett. 3936. Annuncia
corno Martarotti, Modena, 34 gennaio 1737. "....E poi il 1° agosto 1778 a G. Domenico Bertoli l'ediz. avve-
" mi preme di terminare il corpo Rerum Italicarum, nuta del XXV degli Scriptores. io
5 " perchè e cresciuto troppo. Vi restano solamente due * Frati, Lettere di G. Tiraboschi , p. 554, lett.

"tomi e saremo al fine„. Intanto ha mandato al ti- CDXCII, iS febbraio 1793.


IN MARINI SANUTI

COMMENTARIUM DE BELLO GALLICO


PRAEFATIO LUDOVICI ANTONII MURATORII

iTis Venetorum Ducum a Marino Sanuto elucubratis subtexebatur in ms. Codice Bibliothecae
5 ^/ Estensis narratio rerum in Italia gestarum ab anno 1494 usque ad 1500. Praecipuum ejus ar-

gumentum erat descriptio belli, quod Carolus Vili et Ludovicus XII Galliae Reges Italiae in-
tulere. At ibi nuUus titulus, nullum nomen auctoiis. Attamen vis putem, decipi me potuisse,

hunc ipsum quoque Commentarium tribuendo eidem Scriptori, a quo Vitas nuper memoratas accepimus. Scilicet
cum ipsis Vitis coniunctus ibat iste Commentarius; et quod plus est, quum in praecedenti Praefatione animad-
10 verterimus, ab eodem Marino Sanuto literis consignatam fuisse cum latine, tum italice, historiam Belli Gallici,
veri omnino simillimum visum est mihi, non aliam ab illa esse historiam, quam nunc editum eo. Itaque imper-

territe et nunc foetum Sanuti nomine inscripsi, quem ad diem v januarii anni 1495 videas Lendini in magna Bri-

tannia fuisse versatum, quo, ut conjicio, Legatus prò Republica sua perraxerat. Non desunt Scriptores alii, qui
Verum dimissis
has ipsas Italicorum et Gallorum res gestas memoriae prodiderunt, eorumque Libri editi prostant.
15 jam vulgatis, rem Lectoribus gratiorem me praestiturum speravi, Commentarium hunc eis offerendo, quem et no-
vitas, et auctoris dignitas plurimum commendant. Neque dissimulabo, in longe majorem molem crevisse, quae
Sanutus hac de re scripta reliquit. Sed quum ille et rumores quoque, et complura minutiora fuerit persequutus,
unde nihil utilitatis toedii vero non parum Lectori expectandum erat, ego resectis superfluis rebus, ad hunc mo-
dulum laborem illius redeg
GIROLAMO FRIULI
I DIARII

Muratori, Rer. hai. Sript., Tomo XXIV, parie lu, foglio i.


CoD. = cod. marciano italiano 130 della classe 7*, voi. I
[A. 1494 agosto]

cominciava a metter in ordine et havea sopra quello di Cexena dil mexe de agosto 1494
squadre cinquanta et aspectava de subito squadre xxx, in tutto squadre lxxx, capittanio el
ducha de Calabria, suo primo genito, Ferdinando chiamato ^ Et per questa preparatione
5 medema il ducha de Milano Joanne Galeaz Sforza havea fatto chavalchar a Modena et Rezo
squadre cinquanta et aspettava francesi cavalli tre milia ^.

Falito in questo mexe il bancho di Martelli de Roma ; da de botta de ducati xl"", zoè
quaranta milia.
Nel principio dil mexe de septembre del 1494 la maestà del re di Pranza, volendo pur MuR., e. 5

10 venir ala sua destinata imprexa, passò la perssona sua monti \ che fo chossa di grande admi- li

ratione a tutti che '1 dovesse passar in tal mexe simel personazo, zoè nel core de lo inverno,
di la qual tutta la Ittallia rimaxe sttupeffata judichando per questo ano non dovesse passare *,
Il qual passò cum gente a piedi et a chavalo per grossa quantitade.
Et adì 9 di septtembre
mexe presentte gionse in Aste, che he suo.... a piedi de montti, et volea andar a Genoa i

15 a solicitar l'armata sua da mare, la qual anchora non hera partita. Et in questo interim su-
bito gionto in Ashtte li vene ala maestà del re di Franza la febre, la qual se reverttì in

1-8, manca Mim. Esiste nel cod. marciano 1821, che aiuta la lettura, essendo queste righe quasi del tutto illeg-
gibili nel cod. nostro — 9. septembre] aprile MuR. — I3. per questo ano] per quel verno MuR. — 13. 9 di sept-
tembre mexe presentte] primo del detto mese MuR. — 16. se reverttì] si palesò Mur.

'
Ferdinando, duca di Calabria, figlio del re Al- Napoletani ripiegarono ed il Montpensier deviò verso
S fonso IT, comandava l'esercito inviato attraverso alla la Lunigiana a guidare l'avanguardia dell'esercito di
Romagna per trasportare la guerra nel ducato di Milano. Carlo Vili; DeLìVborde, pp. 395-430.
Ferdinando aveva con se forze ingenti. Il Guicciardini ^ Il Carlo Vili entrava in Piemonte, 35
3 settembre
{Storia d'/talia, libro I, cap. Il), seguito dal Delaborde a Susa, il 5 a Torino; Bosio, Due monumenti inediti del
{L'rxj'i'dition de Charles VITI en Italie, Paris, Firmin- Piemonte, in Miscellanea di storia italiana, X
10 Didot, 1888, pp. 370, 395), riduce le squadre a settanta. (1870), 864-865; UsSEGLIo, Bianca di Monferrato, Torino,
^ Lodovico Sforza, detto il Moro, duca di Bari, Roux, 1893); Neri, Le abbazie degli Stolti in Piemonte
zio e tutore del duca di Milano, Gian Galeazzo Maria nei secoli XV
e XVI (^%ir^ito dal G o r n a le s to r co 3°
i i

Sforza mandò tra Bologna e Modena un corpo di genti, della letteratura italiana, XL), Torino, Loe-
che il Sanuto {Spedizione di Carlo VITI iti Italia, Ve- scher, 1903, pag. 33.
15 nezia, Visentini, 1873, p. 68) valuta composto di qua- * Nessuno aveva voluto credere alla discesa dei
ranta squadre millecinquecento fanti. Comandante
e re invasore, finche questi non arrivò in Italia personal-
era il conte di Caiazzo, Gio. Francesco di Sanseverino. mente: vedi Seore, Lodovico Sforza, detto il Aforo, e la 35
Già seicento lancie francesi erano arrivate a fianco dei repubblica di Venezia dalVautunno i4<)4 alla primavera
I^ombardi, ma
attendevano altre genti galliche con
si (estratto dall'A r e lì v o storico lombardo),
/./(/f i i

30 Stuart d'Aubigny o con Gilberto di Borbone, duca di Milano, Cogliati, 1903-1904, pp. 33-36. Sui preparativi
Montpensier. E venne infatti il secondo. Ma allora i di Carlo Vili vedi lo notizie e le relazioni inedite rac-
GIROLAINIO FRIULI [A. 1494, 9-15 settembre]

varuole che [veiiJett[en]no fuori per tutta la persona, et maxime nel voltto. Di la qual infir-

mitade fue subitto liberatto et in pochissimi giorni '.

Per questo passar li montti tutta la Ittallia e li signori spaventati cominciorono a tentar
di far che '1 detto re di Franza non venisse più avantte, dubitando chadauno del loro statto
et maxime che tutti li populi dicevano: Bcnedictus qid veuit in nomine domini, né hera niuno 5
che li pottesse contrastar, né esserli contra tantto hera da tutti li populi italiani chiamato.
:

Di che il summo pontitice Alexandro VI el il re Alfonso, re di Napoli, mandono ambasatori


qui in Vinegia ala ili."'* Signoria nostra * et li signori Fiorentini ettiam mandono duo ambas-
MoR., e. 6 sa'ttori in questa cita ', li quali tutti, juxta il consuetto, forono honoratamente ricevutti, li quali

tutti exposseno ala prefacta Signoria che se mera vegliava la volesse soportar uno signor et 10

re oltramontano dovesse subiugar tutta lo Ittallia, et che li fevano asaper che per loro non
erano pottentti a contrastarli et che de buono acordo senza botta di spada se dariano a dedi-
c. IV tione del prefatto re' et che herano certissimi che subitto che fosseno subgiugatti dal pre-
dicto, che non si contentarebe di questo, anzi che '1 venirà a danno del statto de Venetiani
certtissimo, et che bona chossa saria a contrastarli neli principi], avanti che avesse messo il 15
piede in qualche statto de li Taliani. Dil che li Venetiani habutto maturo consiglio li respo
xeno a predicti orattori, che per hora non volevanno far movesta alchuna contra il re de
Franza Et questo perchè li haveanno promesso la fede al predicto re ', la qual voleva
''.

fosse itiviolabiliicr, che tino non danizasse li paesi subiecti al nostro sttado, per nulla vole-
vanno romperli guera. La qual chossa inttexo li anbassiatori subito scripssenno ali soi signori 20
tal risposta et loro romaxenno in Vinegia per veder et inttender chome le chosse andavanno.

Li campi teresti dei re di Napolli et quello de re di Franza, che il ducha de Milano


havea fatto per nome del re di Franza, herano a mezo septtembre 1494 sopra Bagna Cavalo
in Romagna in grandinisime forteze, mia do lutani una dal alttro a champi, et tutto il giorno

I. [ven]ett(en]no] un foro ha distrutto Ir sillabe tra gli uncini — 3. e li signori spaventati] iiello spazio inttr-
linearc dalla mano contemporanea (della quale nella introduzione)^ forse dcif autore stesso — 5. li populi) vedi la
nota precedente

colte dal Reuter, Berichte und Urkundcn aus dcm Italie- cata al figlio dello Spinelli, Ferdinando). Lo Spinelli
S nischen Feldzuge Karls VfH in einem Wicgcndruch in affettava cogli altri ambasciatori un a sicurezza siiU'av-
Centralblat fu r Bi bl 1 othekswesen, XX (1903)) venire che certo gli mancava (Desjaruins, I, 516, lettere
173-183. del Ridolfi e del Sederini, Venezia, 37 settembre 1494. 35
' In c|uattordici giorni scrive il Sanuto (pp. 86-88), ^ I già citati Ridolfi e Sodcrini, in missione a Ve-
da cui lo De Cherrier {/list, de Charles VFlf, roi de nezia dal luglio 1494 (vedi l'istruzione loro data il

IO France, Paris, Didier et C, 1870, I, 446-447). Il 3i set- ai luglio in Desjardins, I, 497-498). Il Sanuto, p. 56
tembrc Carlo uscì di letto: la sua corrispondenza non li dice giunti a Venezia il30 luglio.
subì interruzione oltre ad una settimana. Il 18 settem- * Sanuto, p. 56; I, Desjaruins,
501, Venezia, 40
bre, quando già male decresceva, indirizzò esso due
il 5 agosto 1494. Gli ullici degli oratori pontificio, na-
lettere al Moro di raccomandazione in favore di Ago- polctano e fiorentino erano incessanti (Sanuto, pp. 60
15 stino da Crema e del conte Giovanni Borromeo (Péli- e 63), ma Venezia resisteva alle pressioni generali ;

CXER, Lettres de Charles Vfll roi de Francc, IV (1494- Segre, pp. 19-24.
1495), Paris, Renouard, 1903, pp. 93-95). Si accenna alle risposte date dalla Signoria a 45
'^

* A Venezia il papa teneva dal marzo Peron de Baschi ed a Gio. des Serpens, signore di Ci-
1494 come
legato il vescovo di Calahorra, Pietro de Aranda, e tain, quello inviato dal re francese in tutte le princi-
30 questi nell'agosto 1494 fece istanze vive alla repubblica pali corti italiane per scandagliare l'animo dei gover-
perchè impedisse la calata del re francese. Ma la Si- nauti, questo nella sola Venezia durante la primavera
gnoria rispose di volere la pace in ogni modo (vedi 1494» per esplorare le istruzioni della Signoria. La S"
Sanuto, p. 41; Guicciardini, libro I, cap. xi, ma spe- Repubblica s'impegnò alla neutralità ed a fornire vi-
cialmente il dispaccio di G. B. Ridolfi e Paolo Anto- veri, occorrendo, all'esercito francese; Sanuto, p. 31;
35 nio Soderini da Venezia del 16 e 37 agosto 1494, in Romanin, documentata di Venezia, V (Venezia,
Storia
Desjardins, N^gociations diplomatiques de la Francc avec Naratovich, 1856), 36-37; ^"' Ciierrier, I, 359-360, 400-
laToscane, Paris, Impr. imperiale, 1859, I, 506-509). 401; Delauokde, ])p. 377, 360 e specialmente Pkrret, 55
Dall'ottobre 1494 era ambasciatore napoletano a Venezia La tnissio» de Péron de Baschi h Venise d'après des do-
Gio. Battista Spinelli, del quale parla bene il Sanuto, cuments venitievs (1493), in Bibliothcque de l'é-

30 pp. 93-94 (del medesimo vedi una biografia di Tristano cole des Charles, LII (1891), 285-398 e Piìucier,
Caracciolo, in Mur., Rli. //. ò"6"., XXII, 40, 45-46 dedi- III, 343-344, 350, 353; IV, 41-43; Segre, p. 31.
[A. 1494, 15 settembre-20 ottobre] I DIARII

facevanno qualche scharamuza uno al' altro, et de continuo zonzea gente ne lo exercito
frane exe ^
Alla' fine di septtembre 1494 l'armata da mare del re de Napoli, capittanio il cardinale MuR., e. 7

da Genoa ^, gionse a Rapallo, luocho di Genovexi, li quali forono aciettati et dismonttò in


5 terra messer Obiecto da Campo Fregoso et il fiol del cardinal ^. Di che inttexo questo, li
Franzoxi subitto gionsenno a Rapallo cum gente assai, et missenno in rota et frachassò tutti
quelli di l'armata di Napoli, talmente che fugitenno in le gallie. Questi Franzexi, zoè Svi-
zeri, Vasconi e Normandi, fecenno grandinisime crudeltade a quelli de Rapallo, perchà ha-
veanno acettati simele gente di Napolli \ Et a questo tumulto il governador di Genoa ^ se
10 atrovò et si messe di mezo altramentte tutti li Franzoxi heranno tajatti a pezzi da Genovexi,
benché ne fossenno mortti piuj de xxv. Di che visto questo il ducha de Orliens, che si
atrovava a Genoa per andar capitanio de l'armata, da mar di Pranza ®, dubitò dal furor di
populi, se ne partì immediate da Genoa
andò cuvi tutti soi cariazi in Aste a trovar la
et
maestà del suo re" et avendo lassatto l'armata da mar senza capi judichassi per questo anno
15 non uscirà del portto di Genoa*. Et in effetto quando il populo di Gienova se lievò a re-
more, harebenno taiato a pezi detto ducha cum tutto lo resto. Sì che fo sapientissimo a
chavarsi da quelo locho.
A li XX de ottobre 1494 morite Joanne Galeazo Maria Sforza, de Milano, a Pavia, la
qual morte fo moltto rempnitina. Per questo se judicha fosse sttatto atosechato de volun-
20 tade de Lodovico, suo barba ^. Lassò uno fiol mascullo '". Essendo mortto, Lodovico Sforza,

12. a Genoa] nello spazio interlineare è aggiunto dalla mano contemporanea et la bestialità di queli populi
dubitò dela sua vita

' Sanuto, pp. 76-77. Bagnacavallo è nella provin- una lettera di Federico d'Aragona alla Signoria fioren-
cia di Ravenna, circondario di Lago. tina in Sforza, Storia di Pontr emoli dalle origini al

5
^ Paolo di Campofregoso, arcivescovo di Genova, Jjoo, Firenze, Franceschini, 1904, pp. 508-509.
cardinale del titolo di Sant'Anastasia (dal 15 maggio ^Agostino Adorno, governatore di Genova in 40
1480), poi di San Sisto, morto 32 aprile 1498 (Eubel,
il nome Milano fratello di Giovanni Adorno
del duca di
Hierarchia catkolica Medii aevi, II (1431-1503), 19; Miin- che militò a Rapallo coll'Orléans. Del tumulto geno-
ster, Regensberg, 1901). Il vero comandante della flotta vese poco discorrono il Sanuto (p. 84) ed il Commynes
IO era Federico d'Aragona, principe d'Altamura, fratello (II, 38-39): maggiori particolari offre invece il Senarega

del re Alfonso ultimo sovrano di sua casa tra


II e poi col. 542), dal quale De Cherrier, I, 441; Delaborde 45
il 1496 ed il 1501, Prima
di essere principe d'Alta- p. 402 e De Maulde la Clavière, III, 76.
mura portò il titolo di principe di Squillace e di Ta- ^ Sulla formazione dell'armata ed elezione dell'Or-

ranto ; D'Elia, Dei titoli che portò Federico d'' Aragona, léans vedi De la Roncière, III, 1-7.
15 in Rivista storica salentina, III (1906), fase. i". ' Sanuto, pp. 84-85.

^ Gio. di Campofregoso, detto Fregosino, figlio ^ Fu creato comandante nominale della flotta il 50
del cardinale Paolo. Il Priuli tace del precedente ed cardinale di San Pietro in Vincoli, Giuliano della Ro-
Napoletani sopra Portove-
infelice tentativo fatto dai vere. Di fatto il D'Urfè riebbe, in parte almeno, l'au-
nere, donde vennero respinti
il 19 luglio dall'armata torità primitiva; De la Roncière, in, io.
30 costituitasi a Genova sotto la direzione del grande scu- ^ Sulla morte oscura di Gian Galeazzo Maria
diere regio, Pietro d'Urfc; Sanuto, p. 65; Senarega, Sforza e sul possibile, non certo, avvelenamento attri- 55
De rebus genuensibus, in Muratori, RR. II. SS., XXIV, buito al Moro vedi quasi tutti gli storici contemporanei.
540 sgg., ma specialmente De la Roncière, Histoire Non dubitano deUa cosa il 'Nls.W^iero {Annali veneti, in
de la Diarinc frangaise, III (Les guerres d' Italie. Liberté Archivio storico italiano, voi. VII, parte i,

25 des tners), Paris, Plon,


1906, p. 7. Il D'Urfè dovette p. 320), il Guicciardini (libro I, cap. ili) ed il Prato
poi cedere la direzione al duca d'Orléans. {Storia di Milano, in Archivio storico lombardo, 60
* Circa la battaglia e le crudeltà francesi a Ra- serie i*, III, 251). Incerto e l'Allegretti {Diari sanesi
pallo vediSanuto, pp. 53-54; Guicciardini, libro I, Muratori, RR. SS., XXUI, 32-33).
II. Fra moderni i

cap. Ili; De Cherrier, I, 440; Delaborue, pp. 400-402 ;


sono favorevoli al Moro il Porro {Xoz:e di Beatrice
30 CoMMVNES, M^moires (ediz. De Mandrot), II, 137-138; d'Este e d'Anna Sforza, in Archivio storico lom-
De Maulde la Clavière, Histoire de Louis XII, III bardo, serie i", IX, 483 sgg.) ed in particolare il Ma- 65
(Paris, Leroux, 1891), 71-75. Il racconto ufficiale tro- genta (/ ì^isconti e gli Sforza nel castello di Pavia, Pa-
vasi nelle lettere di Carlo VII! da Asti del io e ii set- via, 1883, I, 534-536: II, 469 sgg.). Il Moro respinse
tembre 1494 ediz. in PiÌLICIER, Lcttrcs de Charles \'f//, sempre con tenacia l'accusa Canestrini. Lettera di
:

35 (Paris, Renouard, 1903), 89-93 ^^ ^-^ Roncière, III,


^" Lodovico il Moro all'imperatore A/assiniiliano (1495), in
8-9. Sullo sbarco di Obbietto a Rapallo vedi anche Archivio storico italiano, Appendice III (1846), 70
(Vedi nota io a pag. leg.)
GIROLAMO FRIULI [A. 1494 ottobre]

duca de Milano, fo facto cum il favor deli Venetiani *, al qiial il populo convene contentar,
perchè il re de Pranza era in la Ittallia et se designava ardentissime guere. Et poi tutte
le gente d'arme heranno a suo comando, cum le qual il giorno dreredo, che fo adì xxii del
presentte mexe, cavalchò la terra de Milano. Il fiol del ducha morto, al qual li perteniva

il duchatto, lo messo in castello cum la madre ^. 5


Guarito che fo il re franzoxo se parti de Aste et vene a Piacensa in questo mexe di
sopra ' per andar ala volta de Sarzana et Petra Sancta, lochi de Firentini, versso li quali i

lochi il re havea fatto chavalchar il suo campo benfssimo in puntto et eiiam di pò seguitava
*.
la sua perssona
In questo interim li Colonexi, che heranno d'acordo cum il pontilice, se rebellò dal papa 10
per mezenità consentimento di Ascanio cardinal et vice cancelier di
et Roma, frattello de
Lodovico, duca de Milano, et prexenno li sopradetti Colonexi Hostia per nome del re di
Franza \ Inttexo questa tal nova il re di Franza fece partir ali xvi de ottobre presente 1494

II. fratello de] e dell'illustre Lodovico Mur.

I30. La colpevolezza del Moro, creduta o sospettata da p. 40, nota 1), ma il Commj'nes, ambasciatore francese 45
molti (Pandolfo Collenuccio da Firenze il 34 ottobre 1494 presso la Signoria, non nascose che il re avrebbe rico-
scriveva al suo Duca Ercole I d'Este: " Della morte del nosciuto il Moro usurpatore (Commynks, Mcmoires, II,

5 " duca ^ data maligtia interpretazione „. Negri, Le missioni 148, da cui Delaborue, p. 436) e la Repubblica, non
di P. C. a papa Alessandro ]'/, Roma, 1910, p. 78 (estr. insorgendo alcuna resistenza da parte dei potentati ita-
dnW Archivio della Regia Società romana di storia patria) _^
liani o stranieri (solo ostile pareva il re dei Romani, 50
non e dimostrata (Segre, Lodovico Sforza ecc., pp. 5-8), Massiniidiano I; Sanuto, p. 175; Segre, pp. 75-76), tac-
ne basta a persuadere la tardiva testimonianza a Si- que e deputò a Milano in ambasciata particolare Seba-
io mone del Pozzo (nato nel 1493) edita da A. Colombo stiano Badoer e Benedetto Trevisan per ufficio di con-
{La fondazione della villa sforzesca, secondo Simone del gratulazione col nuovo duca e per concertare al momento
Pozzo e i documenti dell'Archivio vigevanasco, in Bol- opportuno un'azione politica e militare al danni del- 55
lettino storico bibliografico subalpino. Il l'invasore.
(1897) 375, nota i) e più ampiamente discussa da F. Fos- ^ Ambrogio da Paullo, Cronaca milanese dal 147Ó
15 sati {Lodovico Sforza avvelenatore del nipote f {Testimo- al 1515-, in Miscellanea di storia italiana,
nianza di Simone dal Pozzo), in Archivio storico XIII, I03Sanuto, pp. 98-99. Vedi anche una lettera
;

lombardo, 1904, voi. U, pp. 163-171). L'onesto e dotto del Moro


Caterina Sforza in Pasolini, Caterina Sforza, 60
a
De Cherrier 465) scrisse che
(I, Francesi provarono or- i in (Roma, Loescher, Imola, Galeati, 1893), 219-330,
rore grandissimo, quando intesero l'accaduto. Non esa- doc. 547.
ao geriamo! Ben altri misfatti avevano veduto e vedevano ^*
Il 15 ottobre Carlo VIII aveva visitato il mo-
nel loro oltremontani invasori per meravi-
stato gli rente duca a Pavia. Intorno alle insistenze del re per
gliarsi della non provata colpa di Lodovico il Moro. compiere simile ufficio vedi il documento edito dal 65
"^
(/• 5) I' morto duca lasciò un maschio, France- PÉLlssiER, Sur quclques àpisodcs de Vcxpédition de Char-
sco, tradotto in Francia da Luigi XII nel 1500 e fatto les Vili en Italie (Revue historique, 1900, I, 393-
35 abate di Noirmoutier, e due figlie, 1' ultima delle quali, 294). Il Friuli tace della visita, mentre gli altri sto-
Ippolita, morì a Napoli nel 1501, mentre l'altra, Bona, fu rici ne discorrono ampiamente; Guicciardini, libro I,

celebre nel secolo XVI. Essa sposò nel 1517 Sigismondo cap. Ili; CoMMYNES, II, 146-147 ecc. 5 Desjaruins, I, 70
Jagellone re di Polonia, e fece apprezzare a Cracovia 584-586, lettera del 33 ottobre da Milano del Ridolfi;
ed introdusse usi ed arti italiane. Quan'do il marito De Cherrier, I, 463-463; Delaborue, pp. 417-418. Lo
30 si spense, essa fece ritorno in patria e finì a Bari nel stesso giorno della visita a Gian Galeazzo Carlo Vili
1557. Vedi le pratiche del matrimonio prima con Mas- scriveva al cardinale di Saint Denis, Giovanni Villiers,
similiano Sforza, poi con Sigismondo, dovute alla ma- una molta importanza; Pi^licier, IV, 97-99. 75
lettera di
dre Isabella in Pepe, Bona Sforza da maritare, in Ras- A Piacenza Carlo VIII giunse il 18 e rimase fino
segna pugliese, XII (1895), ed in genere su Bona al 33 ottobre; Sanuto, p. 100. Da quella città scrisse
35 Di Giacomo, Bonne Sforce à Naples. Elude sur les il re due lettere; Pélicier, IV, 101.
tnoeurs sumptuaires italiennes au commencement du AV/" ^ Sanuto, p. 105; Guicciardini, loc. cit.; Com-
«'(^c/e (1505-1517), in Gazette de beaux arts, XVIII MVNES, II, 151. 80
(1897) e XIX (1898) e il recente volume del Darowski, CoMMVNEs, II, 169-170; Guicciardini, libro cit.;
''

Bona Sforza, Roma, Forzani, 1904. Sigismondo dei Conti, Le storie de' suoi tempi dal
40 La notizia non e esatta. Venezia non amava
' il I4TS al 1510, voi. II, Roma, 1883, p. 68; Burckardi
Moro (vedi fra l'altro il dispaccio del Ridolfi e del So- Liber notarum (in RR. II. SS,, 3* ediz., XXXII, Acces-
derini del 5 agosto 1494 in Desjaruins, I, 501), e quando siones novissimae) ediz. Celani, Città di Castello, Lapi, 85
ebbe notizia della morte di Gian Galeazzo, mostrò di 1910 537 ; Gkegorovius, Storia di Roma nel Medio
p.
ritenere legittimo duca il piccolo Francesco (Segre, evo, IV, 43 (Roma, Soc. editrice naz., 1901) Pastor, ;
[A. 1494, 20 ottobre-novembre] 1 DIARII 7

l'armata soa che havea a Genoa per dar socorso a Hostia de chavali 800 et fantti 4 in v",
azochè piui facilmente li Collonexi la potesse tenir '.

Il campo, che hera sopra Bagna Chavalo del re di Pranza al inconttro a quello del duca

de Calabria per nome del re di Napelli, gionse fra Furlì et Imola et prexe uno certo ca-
5 stello chiamato [Mordano] sotto il teritorio de Furlì, ne la qual expugnatione feceno grandi-
nisime crudeltade et bruxolo cu7n amazar le persone. Di che impaurita madama de Furlì
subito se acordò cum il re di Franza, et questo fo nel mexe de '
ottobre di sopra *. Et li MuR,, e. 8

tempi forono cativi et cum grande pioze, ma duronno pochissimi giorni.


Vedendo li signori Venetiani che questo x""* re di Franza prosequiva la Victoria senza e. 2V
10 dificultade, deliberonno mandar in questo presentte mexe de ottobre 1494 duo suo oratori,
li quali foronno mis. Antonio Loredan el K. et mis. Domenego Trivixan el K., li quali lo

dovesseno acompagnar per tutto et ctiam per intender qual fosse la voluntade regia '.
Acordato che fo il predicto re cum Fruly, se acordò etiam cum Faenza ^
et cum Lu-
chexi '"
et Senexi *, li quali tutti li dettenno passo victuaria et danari, et maxime Lucha, che

I. 8oo] sé cento MuR. — 5. [Mordano] in bianco nel cod. Così j>ure in MuR.

Geschichte der Pdpste seit dem Ausgang des Mittelal- esso domandò prestito di loooo ducati e consegna della 45
tersy III, 3^ e 4* ediz. (Freiburg, i. Herder, 1899)
B, rocca di Montignoso ed altre cose minori, tutte accor-
pp. 333-334. La perdita d'Ostia sconvolse dapprima date. Montignoso però fu restituita pochi giorni dopo,
5 Alessandro VI. Vedi la lettera del Collenuccio da Roma» essendosi accorti i la fortezza aveva scarso
Francesi che
19 settembre in Negri, oJ>. cit., p. 73. valore. Vedi per questi fatti Tommasi, Sommario della
Sanuto, p. 116; Gregorovius, IV, 45; Pastor,
' storia di Lucca dall' an. Ali V all' an. MDCC, inArchivio 50
ni, 394; De la Roncière, III, ii. storico italiano, X (1847), 343-343, 347, nota 36.
^ Mordano fu assalita invano il 19 ottobre, ma il A Lucca erasi fermato il cardinal Francesco Piccolo-
IO 30 essa non potè respingere un secondo assalto e venne mini (poi Pio ni), legato del pontefice al re invasore»
orribilmente saccheggiata; Sanuto, p. 95; Guicciar- ma questi gli aveva negato la domandata udienza (Sa-
dini, loc, cit., ma specialmente Jacopino de' Bianchi nuto, p. no; Pastor, HI, 335, Calmette, La lega- 55
de' Lancillotti, Cronaca modenese^ in Monumenti tion du card, de Sienne apr'ès de Charles Vili (/^9^),
di storia patria delle provincie modenesi. in Mélanges d'archeologie et d'histoire,
15 Cronache, tomo I (Parma, x86i), p. 135; Cobelli, Cro- XXII (1903), 367-369) e non consentì a riceverlo che ai
nache forlivesi (in Monumenti storici pertinenti primi dicembre a Siena (Maumené, Une ambassade
di
alle Provincie di Romagna, serie 3*, Cronache, du pape Alexandre. VI au roi Charles Vili. Le cardinale 60
tomo I (Bologna, 1874),357-358; vedi anche il
pp. Francois Piccolomini in Revue de deux monde s,

primo bollettino della campagna edito in De la Pilor- III (1909) 707-708). Le


Piccolomini da Lucca
lettere del
30 GERIE, Campagne et bulletins de la grande armée d'' Italie erano già state edite dall'AcTON, The Borgias and their
commandée par Charles VITI (1494- 1495), Nantes-Paris, latest Historian in The North British Review,
1866, p. 37; Pasolini, I, 341-344 e III, 315-318, doc. nuova serie XIV (London, ottobre 1870-gennaio 1871), 65
Bernardo Dovizi da Bibbiena del 31
n. 545, lettera di p. 354 e nota.
ottobre 1494 da Pavia. Caterina Sforza si accordò coi Nel marzo 1494, da Vienne, Carlo VIII aveva
^

35 Francesi vedendosi abbandonata dal duca di Calabria; deputato ai principi italiani un'ambasciata di quattro
Sanuto, pp. 96-97; Guicciardini, loc. cit.; Commynes, personaggi, Beraud Stuart, signore di Aubigny, Denis
II,169; Pasolini, I, 45 e III, 330-333, docc. nn. 548-553, de Bidant, generale delle finanze, Gio. Matheron, gran 70
vedi accenno anche in Grilli, Dieci lettere inedite di presidente di Provenza, e Péron de Baschi, maggiordo-
C. Sforza al capitolo di San Cassiano d' Imola, in La mo, per esplorare ancora una volta gli animi dei po-
30 Romagna, Vili (1913), 338. tentati attraverso il territorio dei quali doveva passare
3 Sanuto, p. 133; Malipiero, p. 320; Romanin, la spedizione francese (Delaborde, pp. 333, 358 ecc.;
V, 49; Desjardins, I, 530; Delaborde, p. 481; Segre, PÉLiciER, IV, 34. Credenziali pei medesimi indirizzata 75
p. 43. Eletti il 30 ottobre, ebbero l' istruzione solo il ai duchi di Ferrara ed al marchese di Mantova, Vienne,
novembre 1404.
13 37 marzo 1494). L'accoglienza fu buona e promettente
* Sanuto, p. 98 ecc. vedi anche per la storia di a Ferrara e Mantova (Piìlicier, IV, 50-53, lettera di
35
Faenza sotto Astorgio III Manfredi, il recente volume Carlo Vili da Lione, 6 maggio 1494), cortese a Siena,
del Messeri e del Calzi {Faenza nella storia e nelParte, la quale alla domanda di prezzi e viveri fatta dai quat- 80
Faenza, Dal Pozzo, 1909, pp. 310 sgg.). tro ambasciatori 4 maggio, rispose che la sua posi-
il

5 I Lucchesi avevano mandato fino a Piacenza due zione geografica fra Napoli, Roma e Firenze le impedi-
40 oratori per ossequiare Carlo Vili, e fra essi Niccolò vano di offrire passo e vettovaglie, ma che avrebbe
Tegrimi (Sanuto, p. loi). Il re fece ingresso nella città servito il re, ove fosse protetta da conseguenze funeste
il 7 novembre, vi si trattenne un solo giorno, ne rice- (Allegretti, Diari sancsi, in Muratori, RR. II. SS.^ 85
vette gli anziani del Comune. Solo quando fu uscito da XXIII, 830). I quattro ambasciatori procedettero fino
Lucca, gli vennero deputati nuovi ambasciatori, ai quali a Roma, ma nel ritorno, si videro il 26 giugno, negata
8 GIROLAMO l^RIULI [A.. 1494 novembre]

li costò da ducati xxx'" in suxo ; che conveneno servir il re di Pranza, altramentti li tornava
mal a proposito '.

Vedendo il ducha de Calabria, che havea il suo campo sopra quelo de madama de Fru-
ir, che heranno tutti acordatti cmn Franza, li fo forzo levarssi cmn tutto il campo et se ne
vene a Zexena, locho de la chiexia malisimo in ordene *. Et questo percliè li Firentinj inttexo
che il re di Franza se aproximava ali lochi, levò et comandò che le sue gente d'arme, che
hera nel campo di Napoli, dovessenno venir a Firenza, chome voi ragione, per difendersi '.
Si che il campo napolitano rimaxe in squadre xl et fantti ili"'. Il campo franzoxo anchor

le}' non bene ad ordine per li sinestri patidi seguitava il campo napolitano et andavali a

drietto. 10

Vedendossi il re Alfonso, di Napoli re, a mal partito et che tuta la Ittallia l' havea aban-
donato, dubitando di perder il statto, per ultimo remedio mandò a dimandar soccorso al grande
Turcho, Maumetto de Ottomanis, el qual ne li principi] dimostrò de volerlo adyutar *. Et fece
il bassa de Albania far (?) et (?) redur circha Turchi 4'" ai confini de la Valona \ Tamen

13-14. fece il bassa. Tra fece ed il ìiello spazio itttcrlitieare la solita viano ha aggiunto che, respinto dal senso

dal comune senese non senza loro viva


l'ospitalità, vese, segretario pontificio del 13 maggio 1494 in Buu- 45
contrarietà.L'Allegretti impaurito commentava nei ckar», Liher notnriim pp. 547-S.S8, nota 5, oltre a Gre-
suoi Diari (col. 833). " Iddio voglia non ci partoriscila GORovius, IV, 41, 73: TnuASNE, Diem Sultati, p. 326,
"Beandolo, se li eserciti franciosi vengono in Italia, e Paris, 1893; Pastor, III, 337) e nell'agosto un amba-
" non so, se ammettaranno la scusa che le nostre osta- sciatore napoletano era a Costantinopoli per solleci-
" rie si erano fatte serrare per la moria. Iddio provegga tare aiuti. Ma Bajazet non volle assumere impegni. 50
"a nostri bisogni „. Per ventura di Siena la cosa non Quando però il re di Francia giunse nell'interno della
ebbe conseguenze disgustose. Carlo Vili comprese l'op- penisola, inviò in Italia triplice ambasciata. Il primo
10 portunità nell'invasione di non inasprire centri prin- i ambasciatore fermossi a Venezia nel mese di novembre
cipali della penisola, e quindi, giunto nel territorio e raccomandò alla Signoria il re di Napoli (Sanuto,
fiorentino, fece buona accoglienza ad un inviato senese pp. 124-135; Maluserò, p. 145; Commynes, II, 214- 55
(Allegretti, col. 834; PiIlicier, IV; ho. Il re alla 315), il secondo, Cassim bey, accompagnato da Giorgio
Signoria senese. Ponte di Signa. \i novembre 1494. L'Al- Bocciardo apportatore a Costantinopoli delle lettere di
15 legretti chiama l' inviato senese Niccolò Borghesi, ma Alessandro VI, fu sorpreso dal prefetto di Roma, Gio-
nella lettera Carlo VII! parla di " maistre Manuel „), e vanni della Rovere, fratello del cardinal Giuliano, presso
mandò a precederlo in Siena il bastardo Matteo di Bor- Sinigaglia. Esso riuscì a fuggire, ma il Bocciardo con 60
bone (Allegretti, col. 834). Senonchc questo signore 40000 ducati che Baiazet mandava al papa quale tri-
ag\ in forma ostile, arrestò a Siena il giudice delle ri- buto annuo, perche Gemme, suo fratello, ostaggio in
30 formagioni, Antonio di Venafri, perchè fautore degli mano non venisse liberato, cadde nelle
della santa Sede,
Aragonesi, e sue milizie non risparmiarono il terri-
le mani del prefetto (vedi Burckardi, loc. cit. specie la
torio senese. Carlo Vili però inteso l'accaduto da Luigi nota; Pastor, III, 330 e nota, ed in queste due opere 65
de Maraffin, signore di Notz, ch'egli aveva inviato a la bibliografia dell'argomento. Accenno v'ha pure in
Siena, appena giunto nella metropoli toscana, il 36 no- una lettera del Collenuccìo da Roma, 18 novembre 1494.
35 vembre, per sollecitare i preparativi di viveri a van- Negri, pp. 97-98). Il terzo ambasciatore andò a Na-
taggio dell'esercito, fece liberare il Venafri e mandò a poli e portò ad Alfonso II buone promesse (Sanuto,
fare inchiesta sugli eccessi della soldatesca il consigliere pp. I30-I3I), che indussero il re napoletano a pubbli- 70
delparlamento di Bordeaux, Benedetto Adam. Siena in- care, secondo il Malipiero (p. 145), sulla piazza di Na-
fatti aveva messo a disposizione degli invasori ogni sua poli pace perpetua col Turco. Ma vedendo poi che
Francia proseguiva l'avanzata, che gli aiuti
30 cosa (Allegretti, col. 834; Pélicier, IV, 119, 133-123)-
il re di

' Il Sanuto, p. IH riduce il prestito forzato dei si limitavano a parole, che il Bocciardo era caduto in

Lucchesi a 30000 ducati, ed il Tommasi, p. 343 lo di- mano dei suoi nemici (il fatto l'aveva molto impressio- 75
minuisce ancora della metà. nato. Vedi la sua lettera alla matrigna Giovanna d'Ara-
* Caterina Sforza, indignata che il duca di Cala- gona, vedova di Ferdinando I in Barone, Notizie sto-
bria avesse tollerato l'eccidio di Mordano senza resistere riche raccolte dai Registri Curiac della cancelleria ara-
35
armata mano, trattò coi Francesi e la sua mutazione gonese, in Archivio storico per le provincie
costrìnse il duca alia ritirata verso Cesena in condi- napoletane, XIV (1889), 399), mandò nel dicembre a 80
zioni deplorevoli nella fine di ottobre. Costantinopoli un ambasciatore, il conmiendatore di
•'
GuiciARDiNi, loc. cit. Capua, e poi un messo a comunicare d'urgenza l'in-
Nella primavera 1494 Alessandro VI, del quale
* gresso di Carlo VIII a Roma (Barone, p. 405).
40
sono ben note le relazioni col sultano Bajazet II, che ^ Bajazet concentrò, all'arrivo dei suddetti inviati
il Priuli qui scambiò col padre. Maometto II (m. 1481), napoletani, quarantamila uomini alla Valona (Mahi'ie- 85
aveva raccomandato Napoli alla Sublime Porta
il re di Ro, p. 146, Sanuto, p. 174).
(redi l'istruzione pontificia a Giorgio Bocciardo geno-
[A. 1494, novembre] I DIARII

di poi inttendendo il gran Turche cum quanta Victoria


procedeva le cosse fran- et fausto

zose, prexe partito de tener le manno assi et non far movesta alchuna ^ Anzi dubitava
moltto, perchè le chosse di Franza risonava molto in el suo paexe, favorite chome in ef-
fecto heranno.
5 Seguitandosuo camino Carlo de Valois, re di Franza, per andar a Firenza depredò
il

et messe ctiam a sacho cum grande crudeltade quelle terre et castelli che non volevanno
darsse ala sua deditione cum crudeltade non piccolla et aprosimandosi a Firenza senza con-
alchuno ^. Di che vedendo Pietro di Medici, el qual hera favorito in Firenza, et in
trasto '
e. 3>
vero hera il governatore et chome signore dela cita di Firenza, che questo re se aproximava
10 ala cita, deliberò- de andarli far reverentia et acordarse cvun luj, azochè partito il re de Fi-
renza cum il favor regio pottesse rimanir in quelo locho, che primamente hera avantti. Et
de questo mexe de ottobre da Firenza detto Piero di Medici et andò a trovar
se partì ala fine
la Regia maestà in campo, al qual li fece la reverentia debita et in fine detto Medici se
acordò cum al re de Franza in questo modo de darli il passo de Firenza, che pottesse a suo
15 apiazer intrar et passar per quella. Li dette etmjn le forteze de Sarzana, Sarzanello, Pietra
Santa, Pisa, Ligorno al detto re et che tutte fossenno messi in le forteze guardianj franzoxi,
chome fo fatto. Li dette eù'am vituaria, lozamenti et tute le gente d'arme et fantarie de la
de Firenza. Li promesse eiiam ducati xx"" al mexe al
cita '
detto re fino la guerra finita ^. MuR , e. 9

Gionto che fo a Firenza detto Medici et dechiarito che l'hebe al populo le conventioni facte
20 cum il re de Franza per il bene de la sua patria a suo modo, il popullo firentino se levò a
rumore, non essendo contentti de simel acordi che havea facto il sopra detto Piero di Me-
dici cu7n il re di Franza *. Banditono detti Firentini cum grandissime taglie sopra le loro
persone Piettro di Medici, Juliano di Medici, suo fratello, il Cardinal di Medici, fratelo '",
et
Paulo Horsino, cugnato di sopradetti Medici per ribelli de la patria firentina. Li quali, zoè
25 Pietro et Juliano di Medici et Paulo Horsino, venenno a star qui in Vinetia; il cardinal ri-

maxe a Bologna in el monestier ^

Turchi poi non


'
I si mossero, causa la precipi- condizioni meschine di Sarzana, Sarzanello e Pietra- 30
tosa rovina aragonese e la morte di Gemme intorno nuova, rimase profondamente scosso; pregò commis- i

al quale, oltre il lavoro capitale del Thuasne, vedi ora sari della Signoria a Pisa, Pietro Filippo Pandolfini e
lo schizzo datone dal Picca, Un figlio di Maometto II Pietro Guicciardini, di inviare provvigioni a Pietra-
prigioniero a Roma in Nuova Antologia, CLIX santa. " In fine provedete, provedete, provedete et non
(191 3), 389-396. "mettete et al provedere et al mandare uno centesimo 35
* Accenna il Friuli ai disordini accaduti in Me- "d'hora. Sollecitate volando, volando „ (Archivio
desano (Pélicier, IV, 106) e peggio, il 31 ottobre, a di Stato di Firenze e Otto di Pratica, Carteggio,
Pontremoli, dove gli Svizzeri provocarono la solleva- Responsive, filza io, ce. 435, 445 e sopratutto 495). Ma i

IO zione della terra e la morte di diciotto di loro, non due commissari trovavansi essi pure in grave penuria
senza conseguenze poi gravissime nel 1495 per la sven- di mezzi (id., 495), ed allora Pietro, vedendo primi 40 i

turata terra, che essi distrussero per vendetta nella riti- saccheggi del nemico e preso da scoramento, compiè il
rata da Napoli (Sanuto, p. 105; Commynes, II, 153- 1° novembre quell' umiliante dedizione al re di Francia

153; Sforza, pp. 504-506). Peggiori che a Pontremoli delle cinque terre nominate dal Friuli, che rovinò per
15 furono gli eccessi francesi a Fivizzano ed altrove in sempre il suo prestigio a Firenze. Circa la contribu-
Lunigiana (Sanuto, pp. 105-106). zione in danaro il Sanuto (op. cit.) tace, il Guicciardini 45
^ Il Sanuto, pp. 106-107, <^'c^ '^^^ ^^ Signoria fio- la eleva a 300000 ducati, come prestito: vedi anche sul
rentina decise l'invio di otto ambasciatori al re fran- trattato Commynes, II, 153; Delaborde, p. 436 e nota.
cese, e tra essi di Pietro de' Medici, "adi 3 dezembrc „. La notizia di questi casi giunta a Roma non alterò i

20 La data è probabilmente errata, e forse invece di de- propositi di resistenza del papa Alessandro VI, che si

zembrc devesi leggere novembre. Certo è che Pietro, a tenne pago di lamentare con frasi amare la viltà degli 50
detta del Sanuto stesso, lasciò Firenze fin dal 36 otto- Italiani di quel tempo. Vedi la lettera del Collenuccio
bre. Egli era certo inquieto delle domande imperiose da Roma, 7 novembre in Negri, op. cit., pp. 84-S6.
fatte dal re alla Signoria di danaro, di piazze da presi- * La sollevazione ebbe luogo il 9 novembre, appena

as diare, viveri e libero passo (vedi anche Pélicier, IV, fu Pietro di ritorno in Firenze, Sanuto, pp. 107-10S;
I0I-I03) tanto più che le fortezze di Lunigiana non Malipiero, p. 334; Guicciardini, op. cit., ma special- 55
bastavano a trattenere l'invasore, contro l'opinione mente Storia fiorentina, in Opere inedite, IH (Fi-
comune, essendo prive di munizioni ed avendo penuria renze, Barbera, Bianchi e C, 1859), pp. 104-115.
di difensori. E quando ebbe veduto coi suoi occhi le ^ Gio. de* Medici, il futuro Leone X.

(^>rf« nota 6 a pag. sfg.)


10 GIROLAMO FRIULI [A. 1494 novembre]

Acordatto ciif/i il Medici il re di Pranza passò per tutte le tterre et castelli che li havea
promessi Pietro de Medici et de tutti obtene il possesso et messe in le forteze suo gubernator '.
Di poi entrò ne la cita de Firenza il x"' re di Franza adì xvii di novembre MCCCCLXXXXIIII
cum tutto lo suo exercito *, et, riposato alquanti giorni **, deliberò de andar versso Siena, nel
qual locho si preparava et atendeva la venuta ^ 5
e. 3v Vedendo la Signoria di Venetia che questo re di Franza si Iacea molto potente ne la
Ittallia et maxime essendo intrato in Firenza, la qual havea a suo comando, dubittando de la

potentia del detto re di Franza, deliberonno de far provisione et prepararsi et mettersi in


ordine per potter al bissogno difendersi dala forza franzescha et contrastarli. Etiam fecenno
provixione de trovar danari, senza li quali nula cossa si fa. Messenno 4 decime, di le qual 10
due sono perdutte et duo a Monte novo per trovar danari, secondo il costume di la tei-ra \
Passando il campo franzoxo per la Romagna, dettenno tre crudelissime bataglie a Ber-
tonoro, locho dila chiessia, et non pottendo averlo si sono retiratti *.
In questo interim tornò il ducha de Milano, Lodovico, novamente ellecto, in Milano. Al
qual questa ili.*"' Signoria di Venettia per allegrarsi de la sua ellectione li mandono li do di 15
primati senatori di questa Repub., zoè d. Sabastiano Baduario K., fo capiti." a Padoa, li
quali forono ciun grandinisimi honori accettati et foronno etiam mandati per contratar qual-
che provedimento cercha a queste cosse francese et il Trivixano oratore morite a Milano '.
Entrato che fo il re de Franza in Firenza scripsse a Pietro di Medici in Vinettia che
la caxa sua dove l'habita non havea patito lesiom alchuna et che avantti che se partise da 20 **

30. havea] avrà MuR.

^
(J>. g) Sull'andata di Pietro e Giuliano de' Medici Firenze il re trasmise notizie al duca di Bourbon lo
e diPaolo Orsini a Venezia vedi SANUTO,.p. io8 e stesso giorno dell'ingresso, dicendo essere quella città
Guicciardini, I, cap. iv; Commvnes, II, 163. Il sal- tutta disposta ad ubbidirgli; Pélicier, IV, Iix-ii3.
5 vocondotto della Signoria porta la data 8 novembre Carlo Vili rimase a Firenze fino al 39 del mese, poiché
(Skgre, p. 40), quando tre fuggiaschi erano già arri-
i in detto giorno ancora dal "palazzo de Baroncelli „ 40
vati nella città. Essi il io ebbero udienza in collegio scriveva ad Alessandro VI ed al comune di Siena; Pii-
(Saxuto, p. 1215 II Malii'Iuro, p. 325 dice il 21). LICIEr, IV, 120-123. Ora il Guicciardini, loc. cit. lo
Il Priuli procede sollecito; vedi 1 particolari
'
dice partito " due dì dopo il trattato, cioè il 27 no-

IO dell'ingresso di Carlo VIII a Pisa e la sollevazione di vembre, ed il Sanuto, p. 140 coH'Allegretti, col. 834,
questa città contro Firenze in Sanuto, pp. in-iia; il 28 seguiti dal De43; Villari, I, 255,
Cìierrikr, II,
45
Guicciardini, loc. cit.-, Commynes, II, iS7-i59) e gli Id., Niccolh Macchiavclli, I, 264 (Milano, lloepli, 1895,
studi del Fanucci, Pisa e Carlo VITI secondo recenti la terza edizione di quest'opera non presenta diversità.
pubblicazioni e secondo nuovi documenti, in Studi sto- Milano, lloepli, 1913); Delaborde, pp. 478 e 483; De
15 ri ci, I (1892), 381-390, Id., Le relazioni tra Pisa e Car- Mandrot, nell'ediz. del Commynes cit., II, 167. Le let-
lo Annali dela regiaScuola Normale
Vili, in tere citate di Carlo Vili permettono di fissare anche 50
superiore di Pisa. Filosofia e Filologia, questa data.
X, (1894), 3-33 e Scaramella, Relazioni tra Pisa e Ve- '^
le trattative con Siena, vedi p. 7, nota 3.
Circa
nezia (1494-1496), in Studi storici, VII (1898) e IX Ciò fu deliberato il 14 novembre, Sanuto, p. 133;
'>

ao (1900). Malu'Iero, p. 323.


Sanuto, pp. 114 e 131-137; Malipiero, p. 324;
* Di questi assalti e sconfitte galliche sotto Berti- 55
•>

Allegretti, Diari ecc., col. 834; Commvnes, II, 159-160; noro non trovo memoria in Guicciardini, Sanuto, Ma-
Guicciardini, loc. cit. È noto che prima ebbe a rice- lipiero ecc., bensì in Cobelli, Cronache Forlivesi, p. 362
vere varie ambasciate fiorentine, e tra questi legati vi (Bologna, 1874), regia Tipografia, in Monumenti
35 fu pure Girolamo Savonarola; vedi Villari, La storia historici alle provinciedi Romagna, Cro-
di Savonarola e dei suoi tempi, voi. I (Fi-
(iirolamo nache Su Berti noro vedi Pozzolini-Siciliani, Un pae- 60
I).

renze, Le Monnier, 1887), pp. 338-240. sello di Romagna, in Nuova Antologia, LIV (1885);

Il 35 novembre 1494, dopo lunghi e minacciosi


•*
Amaducci, Notizie storiche su gli antichi conti di Ber-
negoziati venne firmato l'accordo tra Firenze e l'inva- tinoro. Atti e memorie della Regia Deputa-
In
30 sore vedi il testo del trattato edito più volte, dal Cap-
; zione di storia patria per Icprovinciedi
poni, in Archivio storico italiano, serie i*, I Romagna, serie 3», XII (1895) pp. 185-349. 65
(1842), 363-375, Desjardins, I, 601 e nota, dal
dal ' Sull'invio e residenza del Badoer e Trevisan a
Thuasne, nell'edizione sua del Diarium Burchardi, II, Milano vedi anche Sanuto, p. 133; Malipiero, I, 331,

647-656. Gli articoli furono riassunti dal Guicciardini, e specialmente Segre, p. 63 e nota.

35 loc. cit., dal Commynes, II, i66 ecc. Dell'arrivo a * Il celebre palazzo Riccardi, costrutto da Michel-
[A. 1494, novembre-dicembre] I DIARII 11

Firenza farla ctiam deponer la taglia che li havea datta populo firentino, la qual non la
il

pottette mai obtenìr, perchè il populo per nula lo volea piuy per signore, anzi volevano vi-
ver liberi ^
In questo presentte mexe 1494 di novembre il re di Franza restituì ali Pixani la sua libertade,
5 che piuj non fosseno dedicti a Firentini, anzi che fossenno liberi senza subiugatione alchuna ^.
Lo campo franzoxo, che hera in Romagna de comandamento del suo re se hera retirato
in Toschana.
Partito il re di ad Aqua Pendente * et
Franza da Firenza se ne andò a Siena * et dipoi
Monte fiascone ^ lochi tutti importantissimi et poi gionse a Viterbo nel mexe di novembre et
10 decembre 1494® et comandò al suo campo dovesse andar versso Roma. Le qual suo gente '
4'-

d'arme heranno d'acordo cum li Colonesi in Roma et cardinal Aschanio che le volevanno MUR ., e. IO

metterle in Roma insieme cwn la persona del re. Ta?nen il pontifìce dubitava molto et non
volea per chossia alchuna il re di Franza dovesse intrar in Roma cicm tutto lo suo exercito'.
Adì 9 de questo mexe de dicembre a hore 6 di note, venendo zoxo il consistoro, fo rite-
15 nutto per nome dil summo pontifìce cardinal Ascanìo vicecancelier et Prospero CoIona, li
quali foronno detenutti per alchunni zorni in destretto, et questo perchè volevanno che il
franzoso re entrasse in Roma aitn il suo campo contra la voluntade del pontifìce. La qual
nova fo di grande dispiacer ala regia Maestà rimaxe molto sttupefatto ^.
et
Il summo pontifìce, per divedar la entrata in Roma al re di Franza, tolse et chiamò
20 dentro di Roma il de Pitigliano, Zuam Iacopo
ducha de Calabria, Virginio Horsini, contte
de Triulzi cum squadre 60, zoè lx, gente d'arme, et fanti vili" et si f ecenno forti in Roma*.
Inttexo che ha il x."° re di Franza la provixione del pontifìce de l' intrar del ducha de

i8. sopra nova il correttore scrive: del ritenimento di cardinali. H MuR. riproduce raggiunta 19. di
Franza] manca in MuR.

lozzo Michellozzi per Cosimo de' Medici; Muntz, Flo- * il re la notte del 4 dicembre a Buoncon-
Passò
rence et la Toscane^ Paris, 1891, p. 206; Commynes, II, vento, 5 fermò
il a Montepulciano, il 7 ad Acquapen-
si

5 IS5' 164 ecc. dente; Sanuto, p. 148. Il Pélicier (IV, 134-136) pub- 35
' In realtà ottenne solo la revoca della taglia blica una lettera del re al Moro del 5 dicembre da
(vedi l'articolo 17 del trattato 35 novembre 1494) e che Monte Aquila. Ora Montaquila è nella provincia di
Alfonsina Orsini, l'orgogliosa consorte di Pietro de' Campobasso. Trattasi dunque d' una grafia scorretta
Medici, dimorasse In Firenze, ed essa di fatto vi rimase nella lettera o di un errore dell'editore; il luogo non
IO fino al 1496, fino a quando i suoi sforzi per risollevare può essere che Montepulciano. 40
il partito mediceo apparvero vani. Nardi, Istorie della ^ Non mi risulta che Carlo Vili abbia fatto tappa

citta di Firenze, ediz. Gelli, voi. I (Firenze, Le Mou- a Montefiascone, poiché, partito da Acquapendente l'8
nier, 1888), p. 41 ; Desjardins, I, 605 ; Berta, Donne dicembre, nella giornata pervenne a Viterbo; Sanuto,
medicee avanti il principato, Alfonsina Orsini, moglie di p. 148 : Commynes, II, 173.
15 Pietro de' Medici, in La Rassegna nazionale, CL Intorno a questo momento della vita politica di 45
*

(1906), 4-7. Alessandro VI vedi Segre, p. 51 sgg.


Vedi p. IO, nota 3.
^ ^ La cattura di Ascanio Sforza e di Prospero Co-

Vi fece ingresso il 1 dicembre con grandi onori;


^ lonna, che ebbe luogo insieme a quella dei cardinali
Sanuto, pp. 144-145; Allegretti, col. 835; Francb^sco Lonato e Sanseverino di parte sforzesca avvenuta il io
ao Ricciardi da Pistoia detto Ceccodea, Ricordi storici dicembre è ben giustificabile; vedi al riguardo Segre, 50
dal I4g4 al 1300, ediz. Vigo, in Scelta di curiosità PP- 53-55'
letterarie inedite o rare dal secolo XIII al * Ciò il IO e 1' II dicembre; Sanuto, loc. cit. ecc.;
XVII, disp. CLXXXXI, Romagnoli, 1883,
Bologna, Pélicier, IV, 136-137.
p. i8; Zdekauer, U entrata di Carlo Vili in Siena, in * Sulle prime Carlo Vili, che bene s'accorgeva del
25 Ballettino senese di storia patria, 111(1896), rapido distacco del Moro dalla parte sua, fu così me- 55
348-353. Ne ripartì il 4. Della residenza di Carlo Vili ravigliato dell'arresto di Ascanio Sforza, che dubitò di
a Siena mandò notizie al padre, Ercole l. Ferrante di un mistero fra il Papa e il nuovo duca di Milano. Ma
Este, ch'era al seguito del re invasore (Archivio di in seguito comprendendo che Alessandro VI era stato
Stato di Modena, Carteggio di principi non regnanti, sincero e consequente in quel colpo di mano, cercò di
30 busta 51, Siena, 3 dicembre 1494) ed anche Carlo Vili trarre ogni vantaggio possibile dall'accaduto e scese 60
ne scrisse il 3 dicembre a! Parlamento di Parigi (Pi^.- verso Roma; Sanuto, pp. 151-154; Dklahoruk, p. 151
LICIer, IV, 133-134). ecc.; Seore, pp. 63, 67.
12 GIROLAMO FRIULI [A A. 1494 dicemb.-1495, 18 genr.

Calabria ia Roma, non churò, ne Et chiamato da cardinal


fece stima de tal provixione.
Ascanio et da Prospero CoIona se partì da Vitterbo cum dispositione de venir ad ogni modo
a Roma \ Et per tutti li lochi, dove ch'el passava, li metteva uno gubernatore francexe :

in queli che non volevanno, lo facevanno far violentemente el per forza, talmente che per
tutto messe guberno, azochè ne lo ritorno lo adito fosse piuj largo. Et si governò sapien- 5
tissimamente, et per tutti castelli, forteze, lochi murati, citade ha messo il suo gubernatore ^.
Tandem et -post multa se aproximò a Roma cani lo suo exercito.
Adì XXXI de dicembre MCCCCLXXXXIIII il re x.""> Carlo de Vallois di Pranza entrò
ne la cita di Roma cum tutto lo suo exercito contra il voler de Alexandro papa VI. Ne
l'intrar dil qual non fece danno alchuno, cossa veramente notanda et degna de memoria, ne 10
maj piuj in li tempi se audite una simel nova ^.
e. 4V Vedendo il pontitice chome contra il suo voler il re di Pranza hera entrato in Roma et
il grande favore ch'el l' havea da cardinali et dal populo romano deliberò al tutto accor- "*,

darssi rum il detto re et ha capitolato in sieme. Et frimum ante omnia ha fatto et pubbli-
cato il vescovo Samalò cardinal ad complesentia del re di Pranza. Il qual Samalò fo cagione 15
de la venutta del re in Ittallia et lo re lo amava molto et hera suo secretario. Dipoi li con-
segnò a detto re tutte le forteze de la chiesin, per le qual il re nel suo rettorno convegni
passare, exceptuado il Casttel Santto Agnolo di Roma et per pegno il pontilice li dà uno
suo fiol cardinal che vadi ala expugnatione del reame. Et li dà etiam al detto re di Pranza
Ziem Sultam, frattello del Gram Turche, il qual il papa el leniva im pressone. Et questo 20
perchè il franzoxo re dette fama subito de voler andar in Turchia, prexo che l'havesse il
reame di Napelli, ala expedictione di ConstantinopoUi •\
Adì 19 de dicembre detto gionse nova in Venettia del romper de una nave Arata che
veniva da Barutto charicha de specie circa 400, gottoni filadi et sali insieme cum una nave
genovexa de botte 1600. Et perchè se atrovava in pie 5 de aqua, il capittanio zeneral mandò 25
la gallia de Romania et imo marani per liberar le robe, le qual forono quaxi tutte liberatte,

ma bagnate et guaste. Et fo in Castel Rampane venendo di Soria.


Ali xviiii de zener 1494 il x.™" re di Pranza, luni in publico consistoro fece riverentia
al summo pontitice, cavata la berretta, come bono et lìdel cristiano Dipoi fatto li capittoli ''.

et acordi cum il papa, et il papa lo accettò im palazo de Sani Piero et ogni zorno heranno 30

15. SamalòJ Samulo Mur. — i6. et heraj et ora e MuR. — 23-37. manca in MuR. — 28. 1494J 1495 MuR.

Carlo VII aveva messo presidio ad Acquapen-


' 3 Erano trentamila almeno i soldati di Carlo Vili
dente, a Viterbo (Skjismonuo dei Conti, II, 81), a Nepi ed, a parte qualche eccesso sporadico, fu notevole l'or-
(Saxuto, p. 153; PÉ1.ICIER, IV^, 133-134, lettera al Mo- dine e la disciplina che essi mantennero; Sanuto, 25
5 ro), sebbene terra di Asranio Sforza, a Bracciano, Cam- pp. 166-167; Burckardi, Liber, p. 563.
pagnano ed Anguillara, castelli degli Orsini (Sanuto, * I Romani erano molto sdegnati invece della
pp. 153-154; I^K LA PlLORGERlK, i'ampagne et bid/ctins presenza di Carlo Vili o dei Francesi; vedi una lettera
de la grande armrc e/' Italie commandée far Charles V^III del Brognolo, anche mantovano, in Pastor, III, 346.
t4()4-i4gS, Nantes-Paris, 1866, p. no). A Bracciano il ^ Il trattato vedi in Molini, Documenti di storia 30
IO re si fermò, come appare da sue lettere del 3i e 31 di- italiana, 23-28 (Firenze, 1836); Burckarui, /.ibrr (cdiz.
I,

cembre (PéuciER, IV, 134-137), così pure a Civitavec- Thuasnc), II, 661-666; Thuasnk, /)iem snltan (Paris,
chia il 17 dicembre (Pastor, III, 41) e ad Ostia, che 1892), pp. 550-552; Yriarte, Lcs Borgia, Cesar Borgia,
Prospero Colonna, liberato il t8 del mese, aveva pro- Paris, Rothschild, 1889, I, 81-82; Pastor, III, 348-349.
messo di restituire alla Chiesa (Sanuto, p. 155), mentre Circa le cause che persuasero Alessandro VI ad accet- 35
15 dopo alcuni giorni, il 25 del mese, vi lasciava entrare tare condizioni tanto onerose vedi Segre, pp. 90-100.
il cardinale di San Pietro in Vincoli con truppe fran- Del trattato mandò Carlo Vili copia subito al Moro
cesi, disdicendo i patti e la fede data (Id., p. 156). ed al duca di Borbone: Pélicikr, IV, 141-151.
* Sanuto, j) 164; Dei Conti, lì, pp. 85-86; Bua - " Sanuto, p. 181 Burckarui (ediz. Celani), p. 574;
:

cK.VRDi, p. 559: Dklajjorue, p. 507 ; Pastor, III, 343 ecc. Il Priuli non parla della prima visita fatta dal re al 40
30 Ascanio Sforza era stato liberato il 25 dicembre e lo pontefice il 16 gennaio, mentre la ricordano altri sto-

stesso giorno il duca di Calabria era uscito da Roma ;


rici; Sanuto, pp. 185-186; Malipiero, I, 331; Bur-
Sanuto, p. 156 ecc.; Segre, p. 71. ckarui, pp. 565 ecc.
[a. 1495, 18-28 gennaio] I DIARII 13

insieme' per veder se '1 potteva acordar et far pace cum el re di Napoli, che non ne fo il mur., c u
modo, né maj volse consentir a pacto alchuno, tenendolo per fermo suo. Adì xx detto il
pontifice cantò missa solenissima in Sancto Plettro in presentia dil re di Franza ^
Il re di Romani Maximiliano, designato imperatore, dette fama per tutto' il suo paexe e sr
5 et fece saper a tutti li soi signori de ogni conditione et comunità a do del futuro mexe che
se debianno congregar a dietta. Che dice ad ogni modo facta questa dietta voi armata mante
venir in Ittallia, a Roma a prender la corona del imperio *. Non so quelo seguirà. Et
chome da basso vederette, el vene in Ittallia dipoi, ma non ad questo effecto.
Il gram Turcho per lettere da Constantinopoli de 8 de dicembre inttexo la fama del re

10 di Franza, che volea andar a Constantinopoli cum il fratello, se metteva in ordine et facea
calafatar piuj de e'" gallie et metter in chantier piuj de lxx. Havea fatto comandamento
ala soa hoste di la Natòlia dovesse al primo di marzo passar et eiiam havea fatto il primo
comandamento al hoste di la Grecia, che se metti in ordene ^. Tamen, chome da basso ve-
derette, perchè il re di Franza se ne tornò in Franza, nec etiam luj fece movesta.
15 A queste cosse che vedo che a queli tempi schadeva, per certto heranno tempi moltto
turbolentti, né maj piuj da moltti annj in qua viste et degne veramente de esser sculpite
in auro.
Nel tempo che il re di Franza entrò in Roma, il papa se fortificò in Castel Sancto An-
zollo fino che dipoi se acordò cum il predicto re et ussite fuora et seguite le chosse di sopra.
20 Se dice etiam che Lodovico, duca de Milano, dette al re di Franza due. cento cinquanta
milia per pagar li soi soldatti, et aciochè havessenno piuj chauxa de expugnar il reame nea-
politano, perchè il predicto Lodovico hera molto advenenato contra il re di Napelli. Et
questo perchè Alfonso, re di Napoli, havea datto una sua fiola per moglier al ducette de
Milano che fo atosechato. Donde il re Alfonso non voleva per cossa alchuna chel predicto
25 Lodovico fosse governatore di Milano, prevedendo la morte et la ruina del ducheto suo ze-
nero, chome etiam dipoi in effecto seguite, se '1 detto Lodovico governava, et in fine el fece
atosegar et guarite ^ Di che il predicto Lodovico hera inimico del re Alfonso et ad ogni
modo dexiderava di veder totalmente la ruina di quela caxa de Aragona, chome seguite *.
Il duca di Calabria cum Virginio Horsino et le alttre gente d'arme, che heranno entrate

30 in Roma per divedar la entrata al re di Franza, visto che non era possibel a contrastar, se
ne partì da Roma cmn tutto il suo campo ^ et se ne vene in uno locho chiamato Sam Zer- '
e sv
man mia 40 luntano da Roma et in quello locho se fortificò al pottere suo per resister ale
forze francexe che non andassenno piuj avantti.
Fo nel tempo ch'el campo franzoxo sttette in Roma grandinisima carestia de tuto et
35 maxime de fermento et altre cosse neccessarie al viver humano.
In questi turbulenti tempi la Signoria nostra di Venettia per proverdisse mandò a tuor
stratiotti duo milia et cinquecento cum. alchuni arsili ne la Gretia, li quali hebeno di brieve.
Ripossato che fo il re di Franza a Roma alchuni giorni nel mexe de zenaro 1494 circha

4-5. dette fama.... etj 7nanca in Mur. — 17. auroj marmo MuR. — 27. atosegar et guarite] nello spazio in-
terlineare il correttore ha cancellato et ed aggiunto detto re di Napoli el detto s.""" Lodovico, el qual - et guarite....
Alfonso] manca i?i Mur. - Lodovico hera inimico] nello spazio interlineare cognoscendo che il re Alfonso dexide-
rava la sua morte — 38. 1494] 1495 Mur.

5 Sanuto, pp. 186-187.


'
in Lunigiana per gli errori ed ignavia di Pietro II de'
Sanuto, p. aoi.
* Medici lo addolorarono; Segre, pp. 3S-41.
^ Sanuto,
p. 303. * Il giorno di Natale uscì da Roma il duca di Ca- 15
* Alfonso II avrebbe dunque tentato l'avvelena- labria, seigiorni prima dell'ingresso di Carlo Vili. Le
mento del Moro. condizioni dell'esercito napoletano erano disastrose:
IO ^ In realtà bastava al Moro la corona milanese: esso ripiegò con salvocondotto del re invasore, dietro
esso non desiderava punto la rovina del cognato arago- intercessione del papa; Pr:i.iciKU, I\', 143, lettera di
nese a vantaggio dell'invasore. I successi di Carlo VIII Carlo VIII del 12 gennaio 1495. '«
14 GIROLAMO FRIULI [A. 1495, 28-30 gennaio]

MUR., e, 12 ali XXI *da Roma per consequir ala sua imprexa napolitana, et menò cum si il car-
se partì '

dinal tiol del papa et Ziem Sultam, fratelo del gram Turche, et ctan il suo campo per gior-
nata cavalchava. Et expugnò alchuni lochetti picolli che non poteranno averli fcr deditio-
nem, li quali li bruxò et amazò tutti li hominj, nela expugnatione di quali fece gradinissima
crudeltade *. Et tandcin a li xii de febraro gionse apresso Sam Zerman, nel qual locho se 5
atrovava il campo napolitano. Et perchè quel populo de Sam Zerman se volevanno dar ala
deditione del re di Franza, siche convene al campo napolitano questo giorno medemo par-
tirssi da Sam Zerman et andarsene verso Napoli. Il re di Franza il giorno sequente, che fo

ali xiir de febraro, entrò in Sam Zerman cnìn solennitade grandinisima, perchè se dettenno

ala sua dedictione. Et inttexo che hebe il re di Franza che il campo napolitanno hera partito 10
il giorno avantti, ordinò al suo exercito che lo sequitase. Et qual sequitando non lo pottè
azonzer. Tamen li tolse tutti li cariagij et munitiom che '1 campo napolitano havea tratto
de Sam Zerman locho importantisimo et forte. Di che fo di grandinisimo danno al campo
napolitano questa preda che havea fatto il franzoxo campo '.
Essendo il re di Franza a Velitri il cardinal fìol del pontifice, che '1 papa havea ordi- 15
nato dovesse andar in compagnia del re di Franza, una notte, insalutato hosfile, se calò il
prefatto cardinal zoxo del muro et se ne fuzite, et dove che '1 sia andatto non se intende
tino a questo giorno ^
Vedendo de Napoli che questo re di Franza prosperava et che al suo
il re Alfonso
e. ór reame non hera piuj rimedio, deliberò de tentar tutti li mezi che li fos'se posibel per veder 20
se '1 hera rimedio a recuperar quelo che avantti fosse perduto vedea imrecuperabile. Et co-
gnoscendo per avantti che '1 hera duca di Calabria et nel tempo che il suo padre regnava
aver fatto di crudelissimi insultii et iniurie al populo napolitano awi violar virgine, prender
per suo dilecto le done de alttri et de zentilhomeni et citadinj, quale a luj piaceva, senza
aver respetto ne al Summo Redemptor nostro Iddio, nec ctiam al honor suo, né al padre 25
che al tempo regnava; et olttra di questo se dilectava ciiam del vitio detestando et abmo-
minevole per tutto il mondo de la sodomia, per il qual vitio minano lì sttadi, le terre et
citade, vengono ala fine li imperi] et reami, le pontentie et signorie et tandem le republice
i

per tal vitio sono mal capitate et ruinate et venute al basso. Et questo non voglio etiam
tacere. In questa gloriosa cita di Vinetia nominata et cantatisima per l' universso mondo ne 30
sono moltti et infiniti che mantengono tal vitio et in fine la vedo molto invilupata. Che Id-
dio et nostra Dona per sua infinita misericordia non voglia che per tal nefando vitio non
patisca qualche danno et vituperio, benché tutte le terre del mondo, Roma, Firenza, Napoli,
Bologna, Ferrara, Milan et tuto lo resto de la Ittallia sia submerssa in tal vitio. Franza

I. consequir] proseguire MuR.

' Correggi a8 gennaio; Sanuto, pp. 193 e 195; BuR- tissimo anche nei particolari; vedi Sanuto, pp. 315-316; 30
CKARDi, p. 574. L'ultima lettera del re da Roma e Piìlicier, IV, 173-176, lettere da San Germano 13 e 14

del 37. Il 39 già scriveva da Marino; Pìlicier, IV, febbraio 1485, Il Priuli solo ingrossa i danni dell'eser-

5 156-157- cito napoletano in ritirata. Lo stesso Carlo Vili il

* Sono i luoghi di Montefortino, preso il 31 gen- 13 febbraio scrisse che la colonna francese d'avanguar-
naio da Engciberto di Clèves, Supino, Ceccano, Possa e dia fece solo " quelque destrousse „ sui bagagli della re- 35
Monte San Giovanni, preso d'assalto e saccheggiato troguardia aragonese.
con ferocia inaudita; Sanuto, pp. 307-309; PKxicier, La fuga ebbe luogo
' lanotte del 39 al 30 gen-
IO IV, 194-169, lettere del re del 6, 9 e n febbraio; Dela- naio; Sanuto, p. 197: Dei Conti, II, loi sgg.; BuR-
boruk, pp. 544-549 ecc. Intorno a Giacomo Conti, i CKARui, p. 575; PiJUCiER, IV, 159-160, lettere del re del
castelli del quale, in ispecle Montefortino, vennero espu- (> febbraio al Moro. Cesare Borgia, vescovo di Valenza 30
gnati con cattura di Cesare, figlio dello sventurato feu- dapprima e cardinale, primogenito di Alessandro VI,
datario: vedi CoNTELORl, (Genealogia familiae Comitum come appare da una bolla pontificia del 19 settembre
1493, edita dal Ci'xier, Alexandre V/ et scs cnfanls
Romannrum, F.omae, MDCL, p. 3i Sigismonuq dei en
15 ;

Conti, II, 103-103; Cascioli, Memorie storiche di l'oli /4i;3, in M^Ianges d'archeologie et de histoire,
con molte notizie inedite della famiglia Conti, Poma, tip. XXVI (1906), 330-333 e, per inavvertenza, ripubblicata, 35
della "Vera Roma „, 1896, j). 133. come inedita, dal Celani, in Burckakui, /Jhrr notanim,
' Il racconk) della presa di San Germano e esat- p. 563, nota 3.
[A. 1495, gennaio] I DIARII 15

etiam se n' è intrigata, di poi che '1 re Carlo misse il piedi in Ittallia. Hor non piuj. Satis
esto a questo. — Ad rem. — Il re Alfonso di Napoli judichando esser mal volutto dali po-
pulli soi per li insultti vedendo il suo fìol amatto dal po-
et tiranie per il passatto ussate et
pullo, nel mexe de febraro sopra la publica piaza di Napolli convocado il popuUo depoxe
'
mur., c 13

5 coram omnibus lo sceptro et la corona regia et incoronò Ferdinando, suo primo genito, re di
Napolli ^, et immediate disposta la corona monttò in gallìa et se partì cuni tre gallìe, do fuste
et una barza ali 4 di questo mexe de febraro 1494 *, né si poi intendere qual camino che
*1 habia seguito chui dice ala Valona dal signor Turcho, chuj in Cecilia, alttri in Spagnia ':
;

judichando il povero padre, per aver incoronato il fìol re di Napoli, l'aver scazato lo suo
10 inimico; tamen, chome dipoi vederetti, nula fece, che '1 persse ad ogni modo il suo reame.
Coronato che fu il re Ferdinando se volse per nova ingagiardirssi, benché sempre
tal e 6v
questo re fu gaiardo, forte, zentil, manzuetto, acostumato, virtuoxo et degnio veramente di
di tal primo tra tutti li re et signori del mondo (ut ita dicam), et in fine
reame, nominato il

di la persona sua facea quelo che hera possibel, ut fama est, de ettade de anni xxvii, ne
15 lo aspecto assai ragione velie. Et chome di sopra se dice, incoronato montò a cavallo cum
tutte le sue gente d'arme, cum uno chore cessarino, cum far una oratione al popullo, che
dovessino sttar di bona voglia et che a loro se ricomandava *. Et rivoltato verso li soi ca-
pitane] et capi li comfortò virilmente contra lo inimico, sperando che mediante lo adiutto
divino et etiam de la forteza et sapientia de li soi principalli et de tutto lo resto del campo
20 ne reportaria gloriossa Victoria. Et partito da Napoli se ne vene a Capoa fortificandossi 1495

in quelo locho meglio che li fo possibel per restiter contra alo inimico. Et in effecto la cita
de Capua he locho fortisimo et degnio et non da expugnarlo armata marni chuxi presto.
Per littere da Constantinopolli de 15 de zener 1494' in questa cita di Venetia se inten-
deva chome il signor Turcho facea grandinisima preparatione de armata per dubito de que-
25 sto re di Franza, la fama del qual andava per tutto il mondo et maxime che se diceva che
'1 volea andar ala expugnatione de Constantinopolli et che per profectie se trovava che '1
dovea morir in Hierusalem. Talis erat faìna. Se intendeva il certo il signor Turcho pre-
parava gallìe sotel cio[è] parandarie et altre fuste infinite. Havea etiam hordinato il signor
Turcho per queste novitade francexe che l'hoste sua per terra pontentissimo et grande dovesse
30 passar de la Natòlia in la Grecia. Tamen, chome di sopra se dice, il Turcho, vedendo il re
di Franza tornar in Ittallia et poi in Franza, non fece movesta alchuna. E di queste cosse
de Constantinopolj rare volte se intende la veritade et dicessi molto piuj assaj di quello he,
over che die esser.

4. depoxe] sopra la x il correttore scrisse ss — i6. cessarino] da Cesare Mur.

'
L'abdicazione di Alfonso II e del 33 gennaio; mensile precisa. Con morte di Al- 30
tutta probabilità la
Sanuto, p. 193. Il Delaborde, p. 540, pur citando il fonso è degli ultimi di novembre: solo il 5 dicembre
Sanuto, scrive 3i gennaio. infatti Ferdinando II dal campo presso Sarno la comu-

S * Il 3 febbraio, a detta del Sanuto, pp. 193, 195 nicava a Venezia (Archivio storico Gonzaga, bu-
partìAlfonso II con cinque galere, una fusta e due bar- sta 1435, Dispacci da Venezia, copia entro un dispaccio
che. Portò seco danari, gioie e parte della preziosa di Giorgio Brognolo da Venezia, 15 dicembre 1495) ed 35
biblioteca (vedi anche Commynes, II, 184-185). Il resto a Milano. Entrambi gli stati ricevevano la notizia non
della biblioteca fu da Carlo Vili trasportata in Francia prima del 17 dicembre (Archivio di Stato di Mo-
*0 (Mazzatinti, La biblioteca dei re d'Aragona in Napoli, dena, Dispacci da Afilano, busta n, Antonio Costabi li
Rocca San Casciano, Cappelli, 189?, pp. xcv-xcvii). ad Ercole I d'Este, Milano, i8 dicembre 1495 e Archi-
^ Andò a Mazara in Sicilia e vi morì nel novem- vio storico Gonzaga, dispaccio cit. del Brognolo). 30
bre 1495; la data mensile è incerta. Il Dei Conti, II, * Unanimi sono gli elogi degli storici; Sanuto,
143 scrive i8 novembre, il De Mandrot nell'edizione p. 194; Guicciardini, Storia d'Italia, libro I, cap. iv;
*5 del Commynes, II, 185, nota, 19, dice come già il Gre- Giovio, Delle istorie del nostro tempo, Venezia, 1608,
gorovlus, IV, 61. Ma Notar Giacomo {Cronaca di Na- I, 65. Ferdinando II era nato il 37 luglio 1469. Era
poli,Napoli, Stamperia reale, 1845, p. 199) scende al dunque di circa 36 anni, quando saliva al trono. 35
18 dicembre. Il Guicciardini (libro II, cap. v) il Ma- 5 Citate anche dal Sanuto, p. 331.
lipiero (p. 409) ed il Giovio (I, 116) non offrono data
16 GIROLAMO FRIULI la. 1495 febbraio]

A questi tempi in la citade di Venetia nel mexe di febraro et zener 1494 piper rézena
e. 7r due. 42 el cargo, zenzari '
due. 9 Vj in x, el c.'% meehini due. 4 ^/^,^ garofalli grossi 5 Yg,
macis noxe grosse 2 Y^, verzi * due. 10 '/2 el
g.' 7, c.% lache due. 45 el c.'% endegi ^ due. 35
tino 40 el e.'", gotom d'Aere due. 3, zoè due. tre el e." *.
A questi mexi di sopra Monte novo valea due. lxxx el c.'% et eallò questo, perehè se 5
messe 4 dex.', chome di sopra se dice. Benché avanti se mietesse le dite dexime, valea
molto piuj. Et ho visto a li mei giorni, pochi anni fa, il Monte novo valer sotto septte et
il marzo per il prò due. 100 per due. 100 al Monte novo, et questo per la utilitade del prò.
Che maj piuj eredo vederette il Monte novo a due. per due, tantto hera la abundantia et
moltitudine de danari ne la citade nostra di Venetia 10
•'.

Partito che fo il re di Franza da Sam German, alquanto stupefato per il fiizir del car-
dinal iìol del pontifiee, se ne vene favorito dala fortuna {ut ita dicani) a Capoa. El qual
locho ancorché il re novo napolitano fosse dentro, non volse aspeetar il guasto, né la furia
franzoxa. Et ussitenno fuori tutti li primi per rizever il suo re francoxo, lo qual li fecenno
agrata rechogientia *"'.
Sì che entrò dentro di Capoa cum
obtene quelo locho 15 lo exereito et
paciticamente et il re novo napolitanno, el qual hera in Capoa, visto ehel populo al suo di-
specto volea aceptar il re di Franza, se partì desperato cum lo suo exereito da Capoa per
venir a Napolli, et gionto apresso Napelli per voler intrar in la sua terra cum le sue gente
li fo serato le porte davantti et Et questo perehè una de le prime
non fo lassato intrar ''.

lamegie di Napolli, chiamata Carafa ^, la qual hera de li baroni morti, che ocultamente 20
odiava il re Ferdinando vechio di Napoli et tuti li soi desendenti, visto che il re di Franza
havea obtenuto Capoa, solevo il populo contra il suo re napolitanno et confortò lo populo
napolitano se dovesse chavar dale mani de la tirania de la chaxa de Aragona et dovessenno
darsi al x."" re di Franza. Di che il popullo napolitanno, non sapendo quello che dipoi li
intravene, perché maj si cognose il bene, se non se ha provato il male, insuperbito di tal 25
C.7V venuta franzosa, non volse aeceptar il suo re cum dirli che la terra hera' sttatta tolta per
nome di Franza. El qual re novo di Napoli, Ferdinando, fatto il possibel per in'trar in la
la terra, et non vedendo il modo, visto il suo reame del tuto disperato, comeneiò a lacrimar
mdr.,c. m lamentandossi de la fortuna, che sì misseramente havea perdutto sì degno et grande et apre-

i-io. manca in MlTR

' Zenzero, proveniente dal Malabar. chivio veneto, VXXVI, 74 sgg. Nel secolo XVI si 35
* Verzin, proveniente anch'esso dalle Indie orient' pensò poi a sgravare il bilancio del peso divenuto in-
^ Indaco. gente e G. F. Priuli propose nel 1577 un vero piano
!? Vedi il prospetto degli articoli di commercio a
* d'ammortamento; Cortk, in Nuovo archivio ve-
Venezia in Rawuon Brown, L'archivio di Venezia
a n e t o, VII (1894), pp. 331 sgg.
con riguardo speciale alla storia inglese, Venezia e To- ^ Carlo Vili entrò a Capua il 19 febbraio. Il 17 3°
rino, Antonelli e Basadonna, 1865, pp. 383-287, era stata decisa la resa, il 18 plenipotenziari avevano
i

^ Com'è noto il debito pubblico veneziano risa- firmato i capitoli della resa e subito erano entrati dieci
IO liva almeno al 1171 coli' istituzion del Monle poi detto mila francesi. Il sovrano aragonese aveva lasciato la
vecchio, sotto forma di prestito forzoso necessario al- città il 16, autorizzando gli abitanti, scrive il Sanuto,
l'armamento di centoventi legni contro l' imperatore bi- ad accordarsi coli' invasore, ove egli non fosse di ri- 35
zantino Manuele Comneno. Prima esistettero prestiti torno nel pomeriggio del 18; Sanuto, pp. 336-238.
privati non obbligatori, ma volontari, e dopo, alla fine Ferdinando II con ventimila Spagnuoli erasi il
''

15 della guerra di Chioggia, sorse il Afonie, appunto detto 18 febbraio incamminato verso Capua, ma per via in-
nuovo. Sulla storia di questi istituti economici vedi tese che la città s'era arresa. Volle ancora rientrare a
L,\TrES, La libertà delle banche a Venezia dal secolo Xllf Napoli, ma un tumulto sorse e fu permesso l'ingresso 4°
al XVII secondo i documenti del R. archivio dei Frari, a lui solo ed alle milizie napoletane; Sanuto, p. 333.
Milano. Valentincr e Mils, 1869, l'ampio resoconto da- •*
Il conte di Maddaloni, Giovanni Tommaso Ca-
so tone dal Ferrara, (,li antichi banchi di Venezia in rafa fu tra gli inviati del popolo napoletano a trattare
Nuova Antologia, XVI (1871), 177-313; Io., Docu- con Carlo Vili e ad invitarlo di soggiornare qualche
menti per servire alla storia dei banchi veneziani in A r- giorno a Poggio Reale, prima di fare 'ingresso a Na- 45
chivio veneto, l (1871), 106 sgg. e specialmente poli; Sanuto, p. 333. Anche U Commynes ricorda i

PviiLUii.\A.i, Nota sui prestiti pubblici dei Veneziani, in Ar- Carafa, come ingrati versoi sovrani aragonesi, II, 194.
[A. 1495, febbraio] I DIARII 17

xiato et nominato reame, tutto advenuto per il cativo governo de soi progenitori, li quali nel
tempo che signorìzava ctim ogni suo inzegnio, mezo et via adoperò de far ruina et danno a
tutte le pontentie italiane et maxime contro la serenissima Republica venettiana, che li fece
mover il Turcho contra la preffatta Signoria di Venetia a la imprexa di Scutari. Di che la
5 Signoria de Venetia per far pace convene dar al Turcho Scutari ctc, chosse che per tuto
se intende ^ Dil che niuno di signori de Ittallia per insultti habutti da li regalli napolitani
se messenno a defender il reame, anzi per metterli abasso, conosse cum parole, benché ne
fosse molti signori che detino danari al re di Franza per espugnar detto reame, chome advene.
Sì che niuno facia male per haver bene, perchè il male sempre ha la vindecta. Si che con-
io vene al misero et disperato re per il mal deli soi progenitori et qualchuno de soj patir la
penna et lo flagelo, che non so quale sia magior dolor, affanno et fastidio vendendossi re dì tal
degno et triumphante reame in uno puntto senza bota di spada o lanza esser cazatto et privo.
Satis est. Visto il sopradetto re napolitano che '1 non poteva ìntrar in la sua propria citade
de Napelli, desperato, se ne partì et, lassato le sue gente d'arme, montò in gallìa cum tute le
15 done, zoè la regina vechia et suo sorelle et cum dum Federico suo barba, fratello del padre,
et se andorono cttm tuto il suo avere et danari et robe quanto avea potuto recuperar cttm le
gallìe adi Eschia '. Et avantti che '1 sopradetto re se partisse dala sua cita de Napolli bruxiò
tre suo nave grosissime de botte 2000 l'una et tutti li alttri legni che heranno in el suo arse-
nato et alchune sttale ctwi ferocissimi cavali rincluxi dentro fecenno ardere et bruxare, acio-
20 che questi tal presidi] non pervenissenno in le manno delo inimico franzoxo, che sarianno
'
e. Sr
sttatti sufìcienti a far grandinisimo danno al re napolitano '. jSt ctiam il sopradecto re na-
politanno fortificò el castello di l'Ovo cum fantti mile et il marchexe di Peschara. El qual
Castel he fortisimo in el mare, ma non poi danezar la citade. Et etiam fortificò il Castel
Novo al meglio che li fo possibel. Al qual castelo tutto il giorno dum Federico cum l'ar-
25 mata maritima li pottea dar socorsso et bombardava la citade et facevale danno non picolo.
Et questo perchè il re di Franza, non avendo armata maritima franzoxa, a pocho a pocho se
desfanttò et vene in niente *.

Tandem et -post multa il x."" et ser.""" Carlo, re di Franza, comquistatto pacificamente


tutto il paexe che havea cavalchatto fino a Napolli, ali xxii de febraro MCCCCLXXXXIIII
30 cwn grandinisimi honori, festa et soleninissima pompa entrò in la citade de Napolli chome
pacifico signor napolitanno Ne la qual intrata per magior pompa ruinorono una banda dile
"^.

mura de la citade ampia et magnifica. Se atrovò ala sua entrata duo


per far la sttrada piuj
ambassatori venetti et non alttri, che acompagnavanno il re di Franza. Li orattori de tutti
li alttri signori tolsenno licentia dal prefacto re di Franza a Roma. Et quante feste, triumfi,
35 gaudij,' consolatiom, apiaceri et sonnj di quantte sortte et de quanti varij instrumenti fossenno mur., c. 15

nel intrar del re di Franza cum il suo campo in la magnifica citade di Napolli, a te, lector,
se hai inzegnio, ti lo lasso considerare quelo che se conveniva ad uno tanto re mosso dale
parte oltramontane per venir a conquistar uno tantto reame et cu7ii tantto honore avendolo

Che Ferdinando I d'Aragona abbia osteggiato


' dove l'attendevano lo zio Federico, principe d'Altamu- 15
Venezia ed istigato Maometto II, sultano del Turchi, ra, la regina vedova Giovanna d'Aragona, seconda con-
ad assalire possedimenti della Repubblica e narrato
i sorte di Ferdinando I, don Giuffrè Borgia, principe di
dagli storici dell'epoca (De Mammer, Hisioire de l'em- Squillace con la sposa Sancia d'Aragona. Finalmente
pire ottomatiy traduzione francese del Dochez, voi. I, li- salpò da Napoli e prese terra ad Ischia.
bro XVI, Paris, Delahays, 1844; Malipiero, p. 323-223; 2 Tre navi grosse furono arse, una quarta, la Ca- 30
Mankroni, Storia della marina italiana dalla caduta di pclla, fu donata al cardinale di Campofregoso e ad Ob-
Costantinopoli alla battaglia di Lepanto, Roma, Forzani bietto dei Fieschi, perche fuggissero. Anche l'arsenale
e C, 1897, pp. 104-105). Scutari alla pace tra Venezia fu arso. Sanuto, p. 229; Guicciaruini, loc. cit.
IO il Turco del
ed 1479 fu, dopo eroica difesa, consegnata * È forse una notizia anticipata di fatti
posteriori.
a Maometto II. Vedi particolari dell'ingresso in Sanuto, p. 234, 3^
•'
i

' Sanuto, pp. 233-234 ecc.; vedi anche Piìlicier, ed in tutti gli storici dell'impresa. Delaborue, p. 556
I.ettres de Charles F//, IV, 177, doc. 856. Ferdinando II sg. ecc.; Sborb, pp. 146-147.
riparò dapprima in Castclnuovo, poi in Castel dell'Uovo,

T. XXIV, p. HI
18 GIROLAMO FRIULI [A. 1459 febbraio]

conquistatto et innominia de lo inimico quelo honor et gloria che a tal triumfo se conveniva,
che sarìa famossa a Julio Cessaro, che hera signore de l'universso mondo
sttatto di gloria
et al Magno Alexandro, che fece tantti facti, et a moltti alttri famosesimi homenj, la virtude
e. Sv di quali molti sapientisimi poetti hanno sudato et fatichato sì' in scriver in verssi et in prosaa,
che non fecenno a gran gionta quelo che ha fatto questo ser."'" re di Pranza. Et circha a 5
questo, anchorchè la cossa et la materia sia degna de moltta piuj eloquentia, che si potrebbe
far uno volume, tutta volta per non ussir del mio costumato stjde de esser brevisimo non
sarò piui prolixo.
Non voglio però admeter, sapientisimo lector, de non cauxa de la mina dechiarirtti la
napolitana, qual sia statta ctiam la chauxa che habi bastato l'animo ad uno re oltramontanno 10
de passar monti per venir ad una tale et tanta imprexa. Et credo vederai in questo picelo
i

libretto quello che da moltti centenara de annj in quj sia mai piuj acaduto. Et per non dar
fastidio ali lectori sotto brevità ho detto in questa venuta franzoxa quelo che mi ha parsso
veramente degna di memoria, pretemetando molte cosse che haverianno potuto scrivere,
chome intravene in tal imprexa et non avendomi parsso a mio propossito l'o lassate sttare. 15
Hor ad rem. Io di sopra ti ho tochato in quanto li re napolitani heranno da tutte le pon-
tentie ittaliane odiatti et maxime il re Ferdinando vechio, che aim il suo inzegnio descazò
tutti li baroni del suo reame, manchandoli dila fede regia promessa \ Zoe il sopradetto re
dipoi crudelisime bataglie cum li soi baronj, vedendo dipoi gram tempo non potter far fructo
alchuno, deliberò de far pace cum li soj baroni del suo reame, prometendoli la fede regia de 20
non farli despiacere alchuno ali sopradetti baroni. Instigato il sopradetto re Ferdinando de
Aragona dal diabolico pensiero, deliberò ad ogni modo de cavarssi davantti de li soi ochij
li soi baroni et tuorli tutte le castelle et texoro che tegnivanno li baroni, et mandandoli a

chiamar quando uno, quando l'alttro, in pochissimi giorni in una camera li amazorono cum
vari] insultti de morte et loro sotto la fede regia se ne venivanno a corte. Et del tuto ne 25
fo consentiente Alfonso, primogenito, duca de Calabria. Ali quali baronj di poi morti li tol-
senno le castelle et il texoro scazando li fiolli per servj et le moglier al postipulo. Di che
e. 9* non' he dubio che piazendo continuamente sangue de questi innocenti davantti il clemen-
il

tisimo Idio ne habi fatto tal vendetta. Cum li soi mezi scelleratti offesse tutta la Ittallia,
precifue la Signoria di Venettia ne la imprexa de Scutari et de Ferara il signor Lodovico, 30 ;

duca de Milanno, lo fece atosechar et hrcviter fece danno inexstimabile a tutte le pontentie
ittalliane. Di la qual cossa tutti cridavanno vendetta, et per mancho male et per non chiamar
il Turcho ne chiamorono lo x."" re di Franza in la Ittallia. El qual vedendossi
la Italia
Mum., e. i6 tantto expectatto se ne vene' mandatto da Iddio, et prima cum lo divino adiuto et cum il
favore talianno ottene tal reame et excazò li tirannj, che altramentte non sarìa mai statto 35
possibel che '1 re di Franza avesse obtenutto tal reame contra il voler italiano, anzi sarìa
statto frachassato et roto, chome dipoi seguite. Et volendo narar la tirania, la crudeltade,
Ij luxuriossj et disonestj apetitti, li tradimentti, li robamenti, li assassinamenti, li omicidij del
re Alfonso, Ferdinando et de Alfonso de Aragona, suo primogenito, ducha di Calabria, padri
de tradimentti, comservatori de ribaldi, non mj bastirebe uno grande libro, che credo che 40
Nerone stesso fosse santo apresso de questi tiranj. Et per concluder credo nel mondo non
sarianno potuto trovare duo re di tantta dishonestà quanto herano il padre et il fiol. Et
non he da prender admiratione, se il nostro creator Christo per li soi peccati li volseno de-
stirpar et desttruzer et veder disechar quela maledecta et abbominata progenie, per dimostrar
che sopra tutte le alttre cosse ama la justicia. Et ninno facia malie per aver bene, perchè 45
Iddio sempre li designa la vendecta, et quanta magior vendecta dila napolitana! In pochissimi

9. admeter] ommettere MuR. — 37. postipulo] postribolo Mur. — 38. piazendo| piagnendo MuR. — 45. ama|
amar si de' Mur.

' Accenna alla congiura celebre dei baroni contro Ferdinando I.


[A. 1495, 25 febbraio-marzo] I DIARII 19

giornj subgiugato reame per uno re oltramontanno, chome havette visto. Et basti a questo.
uno tal

A li XXVI de febraro 1494, giornj 4 che di poi che il re di Franza entrò in Napoli, morite
in Napoli Ziem sultam, fradello del signor Turcho, el qual fo advenenato \ La qual morte
non fo a proposito per cristianj, perchè il signor Turcho per dubito del fradello hera tutto
5 impaurito, né havea animo di prender' imprexa alchuna o guera contra cristianj, dubitando e. gv
che li cristiani non mettesseno il frattello in sttatto et luj esser scazato. Siche bavera per-
fecta nova, quando che '1 intenderà questa morte.
Vedando tutta la Ittallia et lo resto dela cristianitade che il re di Franza, senza botta 1495

di spada, havea obtenutto il reame di Napoli nominato per il mondo et che molte terre, citade
10 et castelle se haveanno datto ala sua dedictione, grandemente tutti comenciorono a dubitar
del suo sttatto, et fosse qual potentato esser si voglia dubitava di la pontentia franzoxa et
maxime che avantti che '1 conquistasse il Napolitano il re di Franza dette fama publica che
conquistato volea andar ala imprexa de imfìdelli, di che molti piuj facilmente li dette lo adytto.
Tamcn conquistato il reame, insuperbito de tal Victoria et parendoli bella et degna la Itallia
15 et excelente chome de subiugarla, sperando di trovar le cosse
la galica, deliberò, sei potteva,

chussì facile chome


in le napolitane. Et trovò per vera linea il ducato de Milam aspectar
a Lodovico monsignor et duca d' Orliens, suo germano, et dette fama di volerlo nel suo ritorno
conquistarlo ^. Diche intexa tal fama tutte le pontentie ittalliane concorsseno in la parte piuj
potentte, zoè in la inclyta et famosa citade nostra di Venettia, in la qual nel mexe di febraro
20 et marzo 1495 se atrovò orattori de tutte le pontentie del mondo. Et prima lo ambasator
de Allexandro papa VI, uno legato a latere, quatro anbasatori de Maximiliano, re de' Romanj
et designato Imperatore, uno orator de Carlo Vili re di Franza, uno de Ferdinando et Heli-
sabett, re et regina di Spagna, duo de Lodovico, duca de Milano, oltra l'ordinario^, de Pixanj,
uno del signor Turcho, che dovea dir prima ^ de Pe'xaro, de Mantoa, de Farara, de Rimano MuR., c. 17

25 et de tutti signori et signorie ittalliane ^ per veder et intender quello che volea far questa
excelsa signoria, come padri de la Ittalia et defensori de la chiessia: che tutto se vedeva
a minar senza lo' adiuto et favor veneto. Et tutti li conforta vanno dovessenno prender le
arme in mano per difender la povera Ittallia da uno re oltramontanno sumerssa. Dila qual
cossa ne fo consulttì assai in la cita di Venettia, perchè nel conseglio di pregadi vj hera di
30 varie opinione et moltti voleanno difender quelo che hera sotto lo imperio veneto et non

5. guera] congiura MuR. — 26. padri.... et defensori] madre.... e difenditrice Mur.

' La morte ebbe luogo non il 36, ma il 35 feb- 3i8, 353; Segre, pp. 81, 134, i66). 35
braio (Sanuto, p. 343; Thuasne, Djem-Sultan, p. 375). * Non mi consta la presenza d'un oratore pisano
Circa la voce di avvelenamento, molto comune in quel- a Venezia in quei giorni (vedi Scaramella, p. 335),
5 l'età, quando spiravano d' improvviso personaggi impor- mentre non è dubbia quella di due oratori turchi, uno
tanti, vedi la discussione del Thuasne, loc. cit., ed il che entrò fin dal 3i dicembre 1494 (Sanuto, pp. 134-135;
documento ricordato dal Pastor, III, 353. Malipiero, pp. 144-145), mentre l'altro, Cassimbey, già 30
* Tutto questo e inesatto, che il re di Francia, compagno di Giorgio Bocciardo e salvatosi per miracolo
prima della lega di Venezia, non nutrì alcun pensiero dalle mani di Gio. di la Rovere merce l'opera del mar-
IO bellicoso verso il ducato milanese e fece il possibile da chese di Mantova (Ferrato, Il marchese di Mantova e
Napoli per conservare l'amicizia del Moro. Segre, pa- V impero ottomano nella fine ilei secolo ^YV, Mantova, 1876),
gina 150 sg. giunto a Venezia il 17 gennaio 1495, fece il giorno 35
* Al nunzio vescovo di Calahorra il Papa aveva dopo al Doge aspre lagnanze per l'accaduto con minac-
aggiunto Luigi Becchetto e fin dal 15 febbraio a Vene- ele di vendetta da parte del Sultano, ove non avesse
15 zia trattavano per conto del re dei Romani Ulrico von risarcimento dei danni (Archivio di Stato di Mi-
Lichtenstein, vescovo di Trento, Gio. Gredner, prevosto lano. Potenze estere, Venezia. Taddeo Vimer-
di Bressanone, Leonardo Vels e Gualtiero von Stadion. cato al Moro, Venezia, i8 gennaio 1495). 40
Carlo Vili teneva colà quale ambasciatore residente ^ Eranvi di fatto un oratore di Giovanni Sforza,

P'ilippo de Commynes, signore di Argenton, sovrani i signore di Pesaro, Antonio Salinibcne ed altri pel mar-
ao cattolici di Spagna dal 5 gennaio erano rappresentati chese di Mantova, Aldobrandino Guidoni pel duca di
da Lorenzo Suarez de Figueroa, il Moro da Taddeo Vi- Ferrara, Antonio Cochiaro e poi il conte Lodovico Bo-
mercato, residente, e col 4 marzo da Antonio Trivulzio, schetti per Pandolfo Malatesta, signore di Riniini (Sa- ^5
vescovo di Como, e da Francesco Bernardino Visconti, nuto, pp. 183, 335).
deputati a Venezia per trattare la lega (Sanuto, pp. 198,
20 GIROLAMO FRIULI [A. 1495 marzo]

piuj avantti, alttrivolevanno difender lo sttatto di Milam cmn dire che, quando il ducato de
Milam fosvse sotto la forza francexe, che non si contentarebe di quelo et che vorìa etiam il
sttatto di Venettiani. Et sopra tal disputatione dimororono moltti giornj facendo pregadi per
concluder sinici materia importantissima. Non restanno perhò li Venetianj de mandar danari
ale sue gente d'arme et de continuo asoldavanno soldatti per fortilìcar li soi campi de poterli 5
adoperar ali bixogni-
Entrato che fo il re Carlo Vili di Franza in Napoli comenciò a bombardar il castello
nuovo, che se teneva per il re de Napolli, el qual pochi giornj lo obtene a patti, chò quelli
che heranno dentro si dettanno, salvo lo avere et le persone '.
Conquistato il re di Franza il Castel Novo di Napoli comenciò a bombardar lo castello 10
de rOvo et per lettere da Napolli de xiii de marzo MCCCCLXXXXV avea facto apunta-
mento de darssi, se in termine de giornj 8 non havea socorsso. Et infine de li giorni vili
il re di Franza lo obtene. Siche ha obtenuto Napolli ami tutte le forteze in pochissimj
giornj, cossa inaudita *. Resta ad obtenir il castello di Gajetta, la Calavria et alchunj alttri
lochi a darssi, li quali haveranno de brieve et sarà pacifico re napolitano. 15
Il sopra detto re di Franza, Hierusalem et Sicilia, conquistato il re napolitanno, dette
fama di voler tornar in Franza per la via de Roma et Firenza per questo se dubitavanno :

moltti pontentatti de la sua ferocitade, et frccifnc la santitade del pontefice, che per cossa
alchuna si volea lassar trovar in Roma, dubitando del re di F[ranzaj.
Per lettere di Constantinopoli se diceva chome il
signor Turcho facea magior prepara- 20
tione da mar et da terra, che maj fesse la caxa otomana per dubito di questa armata fran-
zossa. Per questo qui in Vinetia se armò gallìe 4 sutil de piuj,' sì che in tutto messeno ini
punto gallìe sotil xxxviii sotto il capitaneato de D. Antonio Grimanj et armorono eUam tre
nave grosse, capitt. ser Thomado Duodo '. Et per queste nove da Constantinopoli le speccie
comencioronno a montar et farsi etliam dile facende in Vinegia. 25
Dipoj multe disputatiom et pregadi, adì xxxi de marzo MCCCCLXXXXV, fo conchuxa
liga et pace et confederationi per anni xxv in questa famosa cita di Venetia tra la beatitu-
dine de Alexandro papa VI, lo ili.™" et ser.""° re Maximiliano, re di Romani sempre augusto,
li ili."" et ser.'"' Ferdinando re et Helisabet, regina di Spagna, la ili.'"" et ex(ce)ll.'"* Signoria

di Venetia et Angustino Barbadico principe et lo ili.™" et potentissimo Lodovico Sforza Anglo, 30


duca de Milano, et li soi adherentti et propinqui ad dcfcnsioncm staiutim *. Et adì xii de
aprile dominiga di lo lollivo 1490 cum solennisima processione fu publicata in la piaza di
Sam Marco in presentia de tutti li orattori per la qual liga tutta la citade di Venetia sttette
:

Mlr., c. i8 im festa aun campane et fochi per tre giornj continuj, cognoscendo questa comfederatiom
esser la salvatiom de la povera Ittallia et simelmente a Roma, in Alemagna, im Spagna et 35
in Milano ne fo facto la publicatione cum grandinissime pompe et feste.
Falite in Vinetia ser Andrea et Zacharia I^albj q. ser Stefani: dette bota da due. xx' in circha.

7. Vni] veramente è scritto Villi 13. Vili] veramente è scritto vini — 16. re] reame MuR. — 31. stta-
tuum nel CoD.

'
Vedi le modalità della resa avvenuta il 7 marzo * Il trattato vedi in Lunjg, Codex Ttaliae diplo- 15
in SA^iUTo, p. 349-250 e le osservazioni del Delabordc, ?naticus, P'rancofurti et Lipsiac, 1735, I, sez. i", coli, iii-

5 pp. 560-561. Fin dal 2 marzo era convenuto che, se 118; vedi la redazione veneta in A re h v o di Stato i i

entro quattro giorni non fossero giunti soccorsi dal re di Venezia. Senato. Secreta. Deliberazioni,
Ferdinando II, i difensori avrebbero aperto le porte del "cg. 35 (1494-1495), ce. 77-79. A proposito delle osser-
castello. O/. cit. e Pklicier, IV, i8o-i8i, doc. 859. vazioni e dei pretesi articoli segreti supposti da alcuni 20
* I Francesi vi entrarono il 33 marzo. Sanuto, storici vedi Segre, pp. 178-179, note i e 3i. La pubbli-
IO p. 263; Piìlicier, IV, 183, doc. 761 ecc. cazione solenne della lega negli stati confederati venne
'
Il 3 marzo nel Ma{^gior Consiglio fu eletto prov- fissata ed 13 aprile, domenica delle Palme.
ebbe luogo il

veditore dell'armata Bartolomeo Zorzi ed il 7 aprile Sanuto, pp. 305-306; Malipiero, p. 337; Portioi.i, Aa
quìndici sopracomiti. Sanuto, p. 368. Il Malipiero, lega contro Carlo Vili nel ijc/'i (nozze Del Vecchio- 25
p. 333, posticipa questa deliberazione al 16 marzo. Norsa), Mantova, 1876, p. 7.
[A. 1495 marzo] I DIARII 21

Intexo che hebe il re di Franza questa


comfederatiom tra questi potentatti moltto
liga et
se turbò et chiamò a sì li nostri ambasatori, che apresso de luj se tenivano, cuni dirli che
molto se meravigliava de simel liga et che non sapeva la cagione. Tamcn che non ne facea
stima et che '1 era de bono animo et potente de poter contrasttar ala liga '. Li quali nostri
5 ambasatori non moltti giornj dipoi tolsenno licentia dal re di Franza, perchè heranno malis-
simo visti et se ne vene in Vinetia Et moltte cosse se potrìa dir circha questa cossa, che,
"^.

non mi parendo degne di memoria, le voglio tacere. Tamen il re francoxo deliberò di tornar
in Franza ctim lassar il reame in ordine a suficientia et che non havesse paura di inimico
alchuno, che, anchorchè non dimostrasse, tutta volta temeva vedendo tutta la Ittallia d'acordo.
10 Li signori firentini nun volseno intrar in la liga, et questo perchè dubita vanno del re di
Franza, che ritornando da Firenza via non intrasse in Firenze et che quella mettesse a sacho
per satiar im parte l'animo suo contra li Ittaliani ^.
La conditione dela liga non non se poi inttender per esser secretta. Tamen, per quanto
se dice, he che lo papa dovesse mandar cavali 4" et fanti duomilia, il imperador dovesse
15 venir in Ittallia cum cavali quatromilia, il re di Spagna dovesse mandar armata da mar al
nostro zenerale suficiente, la nostra Signoria chavali vili"* et quatromilia fantti ^, il duca de
Milam a simel modo. Tamen questa convenctiom fo per niente, perchè solamente la Signoria
nostra et il duca de Milanno fece la spexa. Tamen se dice questo, azochè intendiate la con-
ditione dela liga. Siche volendo il re dì Franza far movesta alchuna conttra la chiesia o
20 contra alttri potentati tutti sono obligati mandarli tal adjuto a queli che bavera de bixognio.
Dipoi il re di Franza obtene Gaieta, cioè il castello di Gaieta et dice dipoi le feste '',

di Pasqua voler partirssi da Napoli per Franza.


Il sopradetto re di Franza ha volutto far armar gallìe xii et alttri navilij ne la citade

de Zenoa, tamen non li he statto permesso, perchè il duca de Milano non ha voluto con-
25 sentir *. El qual duca tiem Genoa in sua protectione.
Fo fatto per la liga duo oratori al re Maximiliano ^, D. Benedecto Trivixam cqnes, D. Za-

17. convenctiom] condizione Mur.

' Vedi leparole irate del monarca francese agli intorno a Girolamo Savonarola, Firenze, Sansoni, 1887,
oratori veneti Domenico Trevisan ed Antonio Loredan pp. 133-133; Segre, /prodromi, p. 64). Non possiamo 30
il 5 aprile inSanuto, pp. 394-395. determinare le possibili conseguenze al re di Francia
5
^ Sanuto,
p. 340. Partirono da Napoli il i'' mag- ed alla città stessa da tale risoluzione, ma se, com'era
gio (Id., pp. 335-336), prima di ricevere il contrordine probabile, in tale caso l'esercito veneziano, lungi dal
della Signoria, che il 37 aprile aveva loro raccomandato trattenersi in quel di Parma, fosse disceso nella Toscana
di non assentarsi da quella città senza il compimento unendosi alle milizie fiorentine, era probabile qualche 3^
delle pratiche per la sottomissione di Giuliano della Ro- disastro irreparabile alle truppe regie, e forse Venezia
10 Archivio di Stato di Venezia,
vere al Papa. non sarebbe intervenuta a favore di Pisa, avvenimento
Deliberazioni cit., e. 93 ^ Segre, / frodroini della
; che nelle sue non ultime conseguenze provocò la rottura
ritirata di Carlo Vili da Napoli, Firenze, 1904, p. 6 della Repubblica col Moro e la caduta di questo principe.
(estratto dall' Archivio storico italiano). In Sanuto, p. 384, certo per errore di stampa,
* i
40
•^
Nell'aprile e nei primi di maggio Firenze, sde- cavalli imposti ai membri della lega sarebbero ottocento
15 guata della mala fede gallica nella questione di Pisa appena, contro il testo del trattato e le testimonianze,
(Giovio, I, 78-79), timorosa della lega di Venezia, e oltreché del Priuli, degli altri storici contemporanei
mossa dall'avversione contro le enormità francesi, aveva (Malipiero, pp. 333-334 ecc.).
pensato di aderire alle insistenze dei potentati collegati. ^ La città di Gaeta si era arresa il 16 febbraio, il
45
Il Moro gioiva, ma Carlo Vili con prontezza trattenne castello aprì le porte il 37 marzo. Pémcier, IV, 185,
30 a Napoli come ostaggi gli oratori del Comune (Sanuto, doc. 861. Il Sanuto, p. 365, anticipa la resa del castello
p. 346; Segre, / prodromi, pp. 39-30). Pure, senza al IO marzo.
l'opera del Savonarola, Firenze si gettava nelle braccia *Viva fu la delusione e acuta l'ira di Carlo Vili
della lega (Cappelli, Fra Girolamo Savonarola e notizie pel mancato armamento delle galere a Genova. Segre, 50
intorno al suo tempo, in Atti e memorie delle re- Lodovico Sforza, pp. 193, 194-197.
35 gie Deputazioni di storia patria per le ^
Queste designazioni e quelle per gli oratori in
Provincie modenesi e parmensi, IV (1868), Ispagna ebbero luogo il 6 aprile. (Sanuto, p. 390; Ar-
p. 348, lettera di Manfredo de' Manfredi al duca di Fer- chivio di Stato di Venezia Deliberazioni,
rara del 31 maggio. Gherarui, Nuovi documenti e studi loc. cit., e. 85 t). SS
22 GIROLAMO FRIULI [A. 1498 gennaio e aprile]

charia Contarini cqucs. In Spagna fo facto duo oratori ctiam D. Zorzi Contarinj, conte del
Zafo, D. Francisco Capello cques.
Non voglio restar ctiam de dir et far nota genaro 1494 ali 8 del chome del mexe di
mexe in el mar di Spagna passando tre gallìe grosse de Venitianj per Engeltera et Fiandi^a,
zoè patron ser Borttolamio Donato et ser Piero Bragadin etc, cappitanio D. Paulo Tiepollo, 5
asaltatti nel passazo di mar di Spagna da una grandinisima fortuna, duo gallìe, zoè la ca-
pittania et il Donato, se profundò in mezo il mare et solamente scapollò la gallìa Piero Bra-
MuR., e. 19 gadim, la qual gionse in Amptona nel tempo che mi atrovava a Londra. Di le qual do
' '

gallìe mai se intexe nova alchuna, si che certisimo se tiem sianno profundate che he statto ;

e. itv cossa piettosa. L'alttra tornò de qui in conserva cum duo nave grosse' cariche di robe et 10
marchandia quanto pottrorono levar. Li homeni dele gallìe perdute tutti se anegorono, né
maj se intexe cossa alchuna di quelle, né scapollò persona che potesse render testimonianza '.
Di novo il re di Pranza mandò uno solenisimo orator in questa terra de Venetia et uno
ctiam al duca de Milam et anchora non havea intexo la liga facta tra li pontentati ittaliani.
Li Napolitani malisimo heranno contenti del novo re di Pranza per li grandi insultti et 15
dispiaceri che '1 predicto re et la sua fameglia facea ali Napolitanni et cum dexiderio non
picolo atendevano la sua partita, immo la dexiderava grandemente •\ Et chusì adivene che
chi non ha provato il male, non sa quello sia il bene. Li paci Napolitani non cognescendo
la superbia franzoxa se credevanno per darssi ala deditione di Francexi esser liberi et senza
alchuno dispetto et suspetto. Donde che sequite il contrario, che capitò ne le mano del re 20
de Pranza, el qual nel tempo che risedette in lo reame napolitano uxò piuj tiranie et piuj
dishonestade et robamenti di quelo facea il suo re per avantti. Siche forono pagatti per suo
precatti.
La citade de Vinegia per metterssi in ordene per poter esser contra al impetto francoxo,
solicitiivaad expedir il campo da terra et lino adì x de aprii 1495 haveano messo in ordene 25
cavali villi"" de gente d'arme, stratiotti dua milia et cavali lezieri assai, galle sotil 40 et nave
tre grosse. Et mandorono de grande presidi] a Roma, perché se lo re di Pranza volesse
intrar in Roma li fosse divetato il passo *.

Il sttatto ctiam de Milano, dubitando assai de lo re di Pranza, se moteva in ordine et


havea cavali di gente d'arme assai, cavali lezieri ctiam et alttre gente benisimo in ordine et 30
suficienti a resistere insieme cum li Venetiani al campo francozo ^.

Pino nel mexe di mazo 1495 restava al re di Pranza a conquistar del napoletanno regno
Brandizo, Garipolli, Turpia et l'Anantia, che si tengono per nome del re di Napolli, benché,
penso, forssi li averanno habutti *.

36-37. ^t cavali.... grosse] manca in MuR. — 33. Turpia] manca in MuR.

'
Southampton, Tra l'aprile ed il maggio Venezia aveva man-
*

* Il Malipicro,638 dà maggiori particolari. Le


p. dato numerose genti in aiuto del papa a Roma, ed an- 30
tre galere per Fiandra avevano a comandante Paolo Tic- che da Milano, conforme a precedenti accordi, erano
5 polo e come patrono Andrea Tiepolo di Matteo, Paolo Sanuto, pp. 326-337; Segre, [prodromi,
discese genti.
(non Bartolomeo) Donato fu Antonio e Pietro Braga- pp. 24-35. Malipicro, p, 342 dice che il 37 maggio
Il

dino fu Girolamo. La galera del Bragadino dovette Alessandro VI uscendo da Roma aveva seco non meno
buttare in mare tutto il carico per salvarsi. Oltre alle di seicento cavalleggieri veneti e altrettanti milanesi 25
due galere perite, rovinò pure una nave di Girolamo oltre a settecento fanti della Repubblica e milleduecento
IO Zorzi che stazzava mille bolle: il danno di Venezia fu del duca milanese.
di cinquecento uomini annegati e di 350000 ducati. Ai primi (li maggio tremila fanti ed ottocento
•'•

Ebbe luogo il disastro nella notte del 30 gennaio 1495 uomini d'arme formavano il piccolo esercito milanese,
(di di san Sebastiano) entro un golfo inglese che il Ma- sotto Asti ottocento altri uomini d'arme e duemila 30
:

lipiero chiama " Burban „. Con le navi venete perirono fanti concentrò il Moro sul Parmigiano per unirli al-
15 anche trecento ottanta navi brettone. l'esercito veneziano destinato a sorvegliare la ritirata
' Intorno al malcontento napoletano contro la di Carlo Vili. Segre, pp. 71-73.
Francia vedi Sanuto, pp. 261-263, 367-368, 3I5;Mali- * Otranto, Monopoli, Trani, Manfredonia, Barletta

PiERo, p. 341; Segre, I prodromi^ pp. 7-8. e Taranto si diedero al re invasore, Brindisi, Gallipoli, 35
: [A. 1495 maggiol I DIARII 23
i

In questi tempi quanto ala partita del re di Pranza a Napoli ne heranno varie opinione
et dicti, che non mi extenderò a dirle, perchè sucintamente intenderette il seguito et in ogni
1

cossa multi multa loguuntur.


Come nel principio mio dissi che
non mi bastava l'animo di poter rescriver ad -plenum e. i2r

, 5 lo sequito di questo re di Pranza, et questo perchè a quelo tempo mi atrovava a Londra,


et se fosse sttato in questa terra meglio lo saperla, descriverò tutta volta per non lassar
questa cossa innepta et senza sequito, succintamente dirò il seguito del tutto.
Tandem multa adì [20] 1495 nel mexe di mazo se partì la Majestà di Carlo Vili
et -post ^

re di Prancexi, Siciliae et Hierusalem da Napoli cu7n il suo campo, lassando in Napolli


jl
10 moltti signori et baroni cuni cavali zercha cinque milia et fantti per governo napolitano *. il

Et luj cum il resto del suo campo se ne vene a Roma et intrò in Roma. De che il papa
dubitando de lui per la liga facta non lo volse aspectar, anzi se ne fuzite de Roma et vene
a Viterbo '. Il re di Pranza riposato alchunj giorni se ne partì da Roma desdignato contra

il pontitìce et sequitando per trovar il pontiiìce. Il papa se ne fugiva di terra a terra. Di


15 che visto il re di Pranza non' poter aver il papa in le manno, se ne andò in alchune terre mur., c. 20

subdite ala chessia et messeno a sacho cinque castelli et bruxò de la chiessia. Et fo morto
a Toschanella persone 800 ^ Di la qual crudeltade tuta la Ittallia tremava. Et etiam il duca
d'Orliens, el qual lo havea lassato in Aste cum potente exercito, aziochè al bixognio pottesse
rompere al duca de Milano, el qual duca di Orliens per tratacti che '1 havea in Navara et
20 per tradimenti una note asalttò cmn lo suo exercito la terra di Navara et queli traditori che
heranno dentro aperssenno le porte. Et prexenno Navara per nome dil re di Pranza, citade
importantissima, mìa 40 luntanno de Milanno, la qual perditiom fo di grandinisima molestia
et danno al duca milanexe, tal mente che dubitava assai del suo sttado \ Et li signori Ve-
netiani per tal movesta heranno moltto impauritti. Et ali xxi de zugnio dovea esser a Pisa
25 et etiam fo a Siena et tolse il dominio di quela terra *. Et piuj menno cum sì il sopradetto
re di Pranza xxx de primi zentilhomeni senexi et governatori de Siena in campo ctmi la sua
persona, et portava cum il suo campo somme xx m" de spoglie robate nel reame di Napolli
et de tuta la Ittallia, 'perchè sempre in tuti li lochi, citade et castelle, dove che '1 he intrato, e. 12 v

8. adì....] in bianco; manca in MuR. — 9. Siciliae nel Cod. — 36-37. in campo cum la sua persona] manca
in MuR.

Tropea Turpia (" „) ed Amantea rimasero fedeli agli ^ Il sacco di Toscanella fu dovuto, pare, al rifiuto
Aragonesi, anche in seguito alle pressioni di Venezia, degli abitanti di provvedere viveri all'avanguardia fran-
5 la quale faceva sorvegliare le acque di Brindisi dalla Sigismondo dei Conti, II, 114; Maljpiero, p. 343;
cese.
squadra sua dell'Adriatico. Sanuto, p. 3Ó6; Commy- Sigismondo Tizio, Historiarum Senensium, tomo VI, 30
NES, II, 195-196; Di Lizzano, Aviantea nel i4gSì in p. 373 (copia in Biblioteca comunale di Siena,
Rivista storica calabrese, V (1897), 163-170 e cod. B III, 9).
specialmente Guerrieri, /.e rf/a2^zVj«/ ^ra Venezia e Terra Il io giugno 1495 per congiura abilmente gui-
^

10 (V Otranto fino al isjo, Trani, Vecchi, 1904, cap. VI. data, Novara aprì le porte alle genti dell' Orléans, che
Il 20 maggio. Sanuto, p. 356, ecc.
'
vi fece ingresso di persona il 13 del mese. Sanuto, 35
Rimase luogotenente generale e viceré a Napoli
*
pp. 383-384: Delaborde, p. 610; De Maulde-la-Cla-
Gilberto di Borbone, duca di Montpensier, con sette- vière, III, 183-193. In particolare vedi documenti i

cento cavalli e forse cinquemila fanti, comprese le mi- editi dal Martinazzi, Curiosità d'Archivio, in Archi-
15 lizie del signore di Lesparre, comandante in Puglia e di vio storico lombardo, serte i*. III, (1876), 316-
Stuart d'Aubigny in Calabria. Delaborde, pp. 605-606. 330 e Rusconi, Lodovico il Aforo e la sua cattura in 40
Alessandro VI aveva lasciato Roma il 37 mag-
^ Novara, Novara, Rusconi, 1878, pp. 51-53.
gio, ritirandosi ad Orvieto e quindi a Perugia. Car- ^ Il re entrò a Siena il 13 giugno e, sotto colore

lo Vili entrò nella città eterna il i" giugno, ne ripartì di rimettervi la tranquillità, favorì l'elezione a capitano
30 il 3, senza ottenere abboccamento dal Pontefice. Sanuto, di quel comune del conte di Ligny, Luigi di Luxeni-

PP* 35<^i 3<^7 ; Delaborde, p. 611; Fumi, Alessandro VI bourg, suo cugino, e lasciò a presidio trecento uomini, 45
e il 1877; Pastor, III, 358;
Valentino in Orvieto, Siena, Allegretti, Diari sanesi, coli. 847-849; Sanuto, p. 393;
Pélicier, IV, 316-318, doc. 879. Vedi anche Piìlissier, Commynes, II, 340-341; De Ciierrikr. II, 191; Dkla-

Notes ilaliennes d' histoirc de Francc, XXX; Le rrtour dr borde, pp. 614-615 ecc. Riparti il 17 giugno. Vedigli
35 Charles V/f/ à Rome, in Revue d'histoire mo- autori citati e Tizio, VI, 372-381.
derne et conteinporaine, II (1900-1901), 386-393.
24 GIROLAMO FRIULI [A. 1495 giugno]

ha voluto lo suo cenzo et de danari et de ogni altra cossa. Et fo etiam a Luca, cita richa,
et li manzo, per quanto se dice, due. xxv'' '. Nel suo retorno non volse andar a Firenza,
perchè dubitava del popullo. amen quelo che sepe dimandar da li Firentini et hebenno.
El qual re tenne sempre ad sua obeditione Pisa cum Ligorno, Pietrasanta, Sarzana, Sarza-
nello Et mandò el cardinal da Genoa ami D. Obiecto et cardinal Santo Piero in Vincala
*. 5
et Philippe monsignor di Savoia cum boche eco de artelarie per voltar la citade de Genoa,
la qual hera sttatta benisimo fortificata per il duca de Milano et il marchexe di Ferara, Her-
cules da Este, ne fo in el Castelletto de Genoa et banditone tutti li primi citadini, favoriti
dala parte francoxa, li quali forono da 1500. Tainen queli signori mandatti per il re di
Pranza subito obteneno la Spece, Porto Venere et tuta la marina de levante. Et tandem si 10
sono redutti sotto Genoa et ogni zorno scaramuzava cuìu quelli da Genoa, et li Genovexi li
davanno qualche rebufata et faceanno ritirarssi ^. Et cuvi Victoria; che per tutto hera be-
nisimo visto, se ne veniva il re verso la Toschana et versso li lochi del duca de Milano.
Vedendo la incl3^ta Signoria di Venetia le moveste importantissime che havea facto il
re di Pranza, zoè in danizar et depredar le terre et citade subdite ala Romana Ecclessia 15
et di prender Navara, cita al sttatto milanexe et per la liga tra li potentati novamente con-
lìrmata' se die adiutar uno potentato al alttro, per questo prexeno in el conseglio di pregadi
in Vinetia ali xv de zugnio 1495 de romper acm l'armata da mar in la Puglia in quelle terre
che heranno obtenute per il re di Pranza, et chuxì fo ordinato al capitaneo zeneral che
dovesse romper \ 20
Avendo la Signoria de' Venetia deliberato de romper guera centra le terre tolte in Pu-
glia per il re di Pranza, dubitò che se il re di Pranza obteniva il statto de Milanno de perder
tutte le suo terre et citade de terra ferma. Per la qual cossa deliberono de favorir et adiutar
r. /?)
MuK., e. il duca de Milanno' in tutte' le chosse necessarie. Et per questo fecenno grandinisime pro-
vixion de trovar danari in la citade cum ogni mezo et via che li fo possibel \ le qual prò- 25

ccc cancellato dal correttore che avverte nello spazio interlineare: non furono tante artellaria:
6. se puoi dire
cum grandinisinia] corregge con moltissime MUR. — 9. francoxaj ìicllo spazio interlineare il correttore sostituì fre-
gossa) franzese MuR.

' Il re abitò a Lucca tra il 33 ed il 35 giugno, li ricacciarono fino alle porte della città, così si sparse
5 ricevuto con grande onore (Sanuto, p. 437). Vedi an- d'un tratto voce clie Genova era caduta. Compensò i

che due lettere di Carlo Vili da Lucca del 34 giugno Genovesi dell'umiliazione il trionfo che nella notte del
in Pklicier, IV, 321-334, docc. 8S1-8S3. 13 al 13 luglio la loro flotta sotto Giustiniano e Fran-
* I Fiorentini, dopo avere invano ridomandato la cesco Spinola riportò nel golfo di Rapallo sulla squadra 35
restituzione di Pisa, mentre ancora trovavasi a Na- il re francese guidata da Luigi, signore di Miolans, il quale
10 poli, deputarono presso Carlo Vili una nuova amba- dovette capitolare dopo quindici giorni di blocco du-
sciata con molte oft'erlc, pur di ottenere Pisa e le altre rissimo. Sanuto, pp. 435-436, 446-463, 510-511 : Mai,i-
fortezze (Desjardins, I, 618-630; Commynks, II, 340), ed PlERo, p. 348; Senaric(;a, De rebus Crvuensihus, in Mu-
a Poggibonsi ed a Castel Fiorentino tra il 18 ed il ratori, li lì. ir. ss., XXIV, 550-556, da cui Mankroni, 40
30 giugno Girolamo Savonarola conferì con lui come Storia /Iella tnarina, pp. 306-307, e De LA Roncière, III,

15 prima, a P'ircnzc, erasi abboccato col De Commynes. 19-31.


COMMYKES, n, 341-343; De ChERRIER, 199; VlLLARI, * Malipiero, p. 343. Archivio di Stato di
Storia di G. 379-383; Delahorde, pp. 447, 454.
S., I, Venezia. Deliberazioni cit., ce. 133-124, ^' •"'*
' Fu questa una delle mosse più abili del re fran- pitano generale da mar. Agli oratori in Germania, 45
cese. I cardinali Paolo di Campofregoso e Giuliano Spagna, Roma e Milano 14 e 15 giugno 1495.
30 della Rovere, Obbietto del Fiasco ed altri profughi ge- 5 Nella primavera erano state imposte sei decime,

novesi suggerirono al re wn colpo di mano su Genova, due delle quali fissate il 4 maggio, dovevano venire
dove nemici della dominazione sforzesca erano nu-
i pagate entro il 15, le altre entro la fine del mese stesso:
merosi. Tentarono Francesi di addormentare la vi-
i il totale era preventivato in 70000 ducati circa. Il 50
gilanza ligure annunziando l'invio d'un' ambasciata. 18 maggio si ricorse a prestiti ipotecari per 60000 o
35 Poi d'un tratto sorpresero alcune terre su quel di Spezia, 70000 ducati almeno, con successo, ed infine si conia-
tra le quali Vezzano Ligure e la stessa Spezia il 36 giu- rono monete d'argento nuove, traendo anciie dal Monte
gno, e di qui, guidati dal signore di Bressa, Filippo di nuovo prestito di 150000 ducati e più ad interesse
Savoia, tentarono la marcia sopra Genova, mri furono del 6'/, per cento, Sanuto, pp, 341, 435; Maupiero, 55
respinti. Conjc però i difensori, incuorati dal successo, pp, 340, 344, 351. Intorno ai Monti di Venezia vedi

30 fecero una sortita, ed i Francesi, tornati sui loro passi, pag. 16, nota 5.
[A.. 149 > giugno] I DIARII 25

vixione per non avermj trovato de qui non le posso scriver, et questo perchè havevanno de
bixogno per pagar soldatti et da mar et da terra ducati setanta milia il mexe Lo qual '
:

campo era cavali x% stratiotti 1400 et fantti squizari et sttiopettieri otto milia, in tutto per-
sone XX m* da facti, cossa veramente dignissima ^. Et passò il Po et se ne andò in Parmesana
5 in adiuto del duca de Milam per esser contra al campo franzoxo. Fo fato governador ze-
neral del campo signor Redolfo de Gonzaga, barba del marchexe da Mantoa ^, provedadori
ser Luca Pissani, ser Melchior Trivixam et di bono animo passorono in Parmessana *.
Partito il re di Franza da Napolli, il re Ferdinando, che prima hera re di Napoli, cu?>i
lo adiutto del re di Spagna et e^iam da tuta la Italia favorito, perchè invero hera il meglior
10 di quella caxa et il piuj gentil et il pluj favorito, piuj humano et piuj cortexe, et vedendossi
talmente favorito sperava in pochissimi giorni de comquistar il reame napolitano, che prima
hera suo, et dismontò sopra il reame
de continuo veniva piuj avantti et quanto cavalchava
et

tantto obteniva ala sua deditione, perchè heranno satij de Francoxi


'".

Il re di Franza obtene etiatn Prontemolo, locho del duca de Milano, nel qual amazò

15 moltte persone et depredò, ancorché se habianno dato ala sua deditione^.


Il Monte novo vene a ducati setanta il cento per bixogno de danari et, per le guere

grandinisime et per li sucessi che a queli tempi corevano, designavano che heranno per
durar moltti annj et per questo la brigata se restrengea. El qual prexìo la ili."* Signoria
de Venetia ne vendette per moltta summa de danari per li bixogni grandinisimi et per le
20 spexe grande sopra le qual herano intratti per difender il loro statto,
Intexo che hebe il re di Franza chome li signori Venetianj haveanno prexo di rom-
perli guera in la Puglia citm l'armata maritima et vedendo il campo di Venetia moltto pot-

4. da facti] di fanti MuR. — 16. Il Monte novo....] manca tutto il capoverso Mur.

1 II Sanuto,
p. 435 dice che occorrevano 60 000 du- lipiero, loc. cit.), ma nella metà di giugno si decise
cati ogni mese. ed il 35 del mese Luca Pisani, nuovo provveditore, rag- 35
Sanuto 473) enumera diecimila cavalli, tra giunse nel Parmigiano Trevisan.
''
Il (p. il

S uomini d'arme, cavalleggieri, balestrieri a cavallo e set- I reali di Spagna nei mesi di aprile e maggio
^

tecento stradiotti, e diecimila fanti veneti e duemila avevano concentrato a Cartagena e Alicante una grossa
di Milano sotto il conte di Caiazzo, un totale dunque flotta di sessanta navi e venti legni sotto gli ordini di
di ventiquattromila uomini. Un cancelliere di Pietro Galceran de Requesens, conte di Trivento, generale delle 4*^

Duodo, provveditore degli stradiotti, ia una lettera galere di Sicilia. Sull'armata salirono seimila fanti e
IO scritta il giorno dopo della battaglia di Fornovo dal seicento cavalli e duce di queste genti fu Gonzalo Fer-
campo (Malipiero, p. 357), usata anche dal Sanuto, fa nandez de Cordova. Il mal tempo separò nella traver-
salire il numero a circa ventottomila uomini. Il Com- sata la flotta in due sezioni: l'avanguardia col Trivento
mynes (II, 361) eleva la cifra a trentacinquemila, il arrivò in Sicilia, quando il resto dell'armata col Cor- 45
Guicciardini l'abbassa a ventimila. La lettera del can- dova, trovavasi a mala pena a Maiorca ed in Sardegna.
15 celliere mi pare di valore decisivo e che l'esercito con- Il 34 maggio tuttavia le navi trqvaronsi riunite nel
federato contasse all' incirca trentamila uomini, cifra porto di Messina e tosto sbarcarono presso Reggio il
media offerta da Sigismondo dei Conti, II, ii6 ed ac- re Ferdinando II ed il Cordova (Fernandez Duro,
colta dagli stessi storici francesi. De Cherrier, II, 327; Arviada espatiola desde la union de lor reinados de Ca- 50
Delaborde ecc. stina y de Leon, voi. I, Madrid, Successores de Rivade-
ao ^ Il 33 febbraio Francesco Gonzaga aveva otte- neyra, 1895, pp. 15-16). Il favore degli abitanti restituì
nuto rinnovazione dalla Signoria della condotta stipu- tosto Reggio al giovane re e, nella rocca, che si arrese
lata quattr'anni prima (vedi particolari in Segre, / i tre giorni dopo, furono passati a fil di spada i soldati
prodromi, pp. 161-166). Solo il 5 giugno esso, non Ro- francesi del presidio. Il Sanuto afterma anclie esservi 53
dolfo suo zio, ebbe il titolo di governatore generale stato a Reggio un principio di saccheggio (Sanuto,
35 dell'esercito. Sanuto, p. 370; Maupiero, p. 343; Ar- p. 363; Giovio, I, 105). Da Reggio Ferdinando pro-
chivio di Stato di Venezia. Deliberazioni seguì fino a Crotone, che si arrese facilmente (Sanuto,
cit., e. 113. loc. cit.).
* Il 18 maggio i provveditori generali dell'eser- * Il sacco di Pontremoli, avvenuto il 37 giugno 60
cito nominati erano Melchiorre Trevisan e Marc' An- per opera degli Svizzeri, animati di odio contro quegli
30 toiiio Morosini, podestà a Padova (Sanuto, p. 341 ;
abitanti, è ricordato da quasi tutti gli storici della spe-
Maupiero, pp. 340-341; Segre, f prodromi, pp. 41-43)- dizione (PORTOVKNKRI, p. 316; CoMMVNKi, lì, I5I ecC. ;

Il Morosini, pretestando malattia, pregò di essere so- vedi Sforza, Storia di Fontrcmoli, p. 535).
stituito. La Signoria sulle prime non volle cedere (Ma-
26 GIROLAMO FRIULI [A. 1495, 6 luglio]

tentte in Parmessana, dubitò di qualche disturbo et considerò certamente che li Venetianj


sarianno al suo contrasto. Di la qual cossa fortificato il suo campo et exortati ciim bono
animo, se partì da Pontremolo per passar in Franza. Et passate le montagne, a piedi di
e. 13 V quelle se atrovava lo' exercito de la Signoria incl3'ta di Venetia moltto pottente. Et ali vi de
luio 1495 da matina levato la regia Maestà Franzexe per passar per la pianura al dispecto 5
dil campo venetto, messo benissimo in ordine et forti tìcatossi il suo campo cuvi metter di

mezo deli homeni d'arme tutte le artellarie, di le qual ne havea inlìnita quantitade de ogni
sorta, la qual movesta vista per il nostro campo, che a loro dispetto il sopradetto re volea
passar, el parsse al magnifico et illustre signor Francesco de Gonzaga, marchexe di Mantoa,
de investir lo campo franzozo contra il voler de li nostri provedadori, li quali ctiam se go- 10
verna sapientissimamente, perchè volevanno lassar passar il re di Franza et non metter il
statto in pericollo, perchè il fato di le arme, chome tutti benisimo intende, consiste in ven-
tura. Perhò uno statto tal, pontente et di la qualitade del veneto, non si dovea metter in
periculo nel facto d'arme. Tanlcuì, inspirati dal divino auxilio, deliberono di assalttar il
campo franzoxo, et cum tre squadroni deli piui valenthomeni del campo et de li primj capi, 15
lassando le altre gente cit:ìì li provedadori cimi ordene de non poterssi movere soto pena
dila vita, se per il Mantoa non fosse sttato chiamato, et cum tantto animo
signor Rodolfo da
et chore il governador zeneral del campo marchexe de Mantoa, quanto maj hebe Cexaro o
Ilanibale, investì il campo franzoxo. Li quali francoxi, visto lo impetto delo exercito ve-
MuR., e. 22 neto, fecenno duo alle del suo campo et detenno fuocho ale artellarie che heranno di mezo. 20
'

La qual artellaria fece danno inextimabille al campo venetiano et li amazò de principali


assai, et precipue io morto da uno sciopetto il signor Redolfo da Mantoa, al qual li hera
sttatto dato il governo del campo, che lo di tantto danno alo exercito venetiano, quantto si
possi comprendere la morte di tal capo, et perchè ciiani le alttre gentte, che non se he-
ranno mosse, aspettava il suo comandamento, el qual manchando non li pottenno dar socoi'sso 25
al nostro campo, che, si fosse statti ala bataglia, piuj facilmente expugnavano lo exercito fran-

c. 14 r cexe et per aventura prendevano il re. Il marcexe mantoano cum li piuj' valentti et favoriti
del campo investì lo squadrom, nel qual hera il re di Franza armato et cum il suo pottere
et de li soi tantto fece, che si acostò ala regia persona per volerlo prendere. Diche visto

il valente Bastardo di Barbom cum alchuni valenthomeni se messe di mezo per la salvatiom 30
del re et virilmente lo difesse che Et dal il re se ne fuzite. marchexe di Mantoa fo prexo
il sopradetto Barbom. Li alttri signori conductieri, capi di squadra et alttri homenj d'arme
combatevanno virilmente et da Cexari, danizando lo inimico. Li sttradiotti etiam fecenno
cossi mirabilie nel principio et si portò virilmente, tamen dipoi se dettonno al butino et a
robare et non atendettenno a combater et per questa cagione forono da Franzoxj mortti 35
assai. Et questo perchè li trovorono sopra il butino et li amazorono, benché alchunj sono
che vogliono dire che fossenno facto per franzoxi ad arte in mandar alchunj cariagij avantti,
azochè li sttratiotti atendesseno a rubar et ad combater. La crudelissima batagia et il cru-
dellissimo et famoxo facto d'arme durò per hore duo et mezo in tre ctim morte de prin- i

cipalli signori baronj et valenthomenj franzoxi et non manco ittalianj tandem tantto fo il pot- 40 :

tare delo exercito veneto, che messeno in fuga lo exercito franzoxo. El qual cum celerità
se ne tolse suxo cum il suo versso Aste, lassando quela parte di chariazi dettro d'essi che
non potteanno condurli, li quali forono prexi dal nostro campo, et per valutta, per quanto
se diceva, per ducati cento milia, che par quaxj ragionevelle, et questo perchè il re di Franza
havea condutto ciim si tutto quello che li havea parsso de valuta dal reame di Napolli et de 45
tutte terre et citade ittalice. Li sttratiotti cltiam fecenno preda per ducati trentamila. Fo
prexo etiam tutti li cariagij de la regia Maiestà, zoè li soi arzentti, la soa chiexia, la sua
spada et il suo elmetto, et questi furono messe in la monition delo ex(e)ll.""' conseglio de x,
e. 14 V che lino a questo giorno si vedenno. Fo' ciia7n prexo il paviom regio cum tutto il suo mo-
belle abutlo in el reame napolitano. Fo morto nel nominato facto d'arme nel campo de la 50
[A. 1495, 6 luglio] I DIARII 27

Signoria venetta signor Redolfo da Mantoa, lo qual per esser valenthissimo dolse moltto ala
Signoria veneta, magnifico d. Rentizo da Farnexe et alttri tre valenthissimi homeni cumdu-
cturi famossi. Fo existimato morisse del campo venetto da homeni settecento, tutti li primi,
et piuj sarianno statti mortti nel principio del facto d'arme dale artellarie, se al dar del
.
5 focho sopragiongea dal ciello una picola pioza, la qual divedo molto le artellarie, che
non li

non pottenno sbocar, perchè la polvere hera bagna'ta. Fo ferito a morte cimi ferite il conte MuR., e. 23

Bernardino di Forte brazij, Hieronimo Genoa, capo de' fantti cum assaj ferite et alttri per nu-
mero sesantaquattro, la morte di quali fo de dano inestimabille al senato veneto, perchè lo
privorono deli piuj chari et Adatti valenthomeni che fosseno in el suo campo. Lo exercito
10 franzoxo hebe uno danno inextimabille et fo morti de li primi et principali signori dela regia
corona, et tutta la Franza ne piansse de tal morte et ne fo etimn alchuni prexi in tutto da :

homenj trea milia in zercha. El qual facto d'arme fo facto in uno locho chiamato [Fornovo] '.
De quantto honor et gloria et fama fosse alo inclyto senato venetto a ti, lector sapien-
tisimo, ti lo lasso considerar questa gloriosa et ampia Victoria de aver rotto et frachasato il
15 exercito del x."° re de Franza, el qual senza bota di spada havea subiugato tutta la Toschana
et la Romagna et tolto ala dedictione sua la famosa citade de Firenza, la apresiata citade
di Roma, havea sotto messo ala sua corona in pochissimi giornj tutto il illustre et potente
reame napolitanno et denique tutto il resto dela Ittalia. De la qual potentia lo magnanimo
et famoso Maumetto de Ottomanis, imperator de Turchi et tuta la Turchia, il Gran Soldam
20 de Babilonia et tutti li infidelli temevano' et haveanno grandinisima paura. Lo ser."" re di e. isr
Spagna, lo imperator Maximiliano, lo inclyto re Arigo de Engelttera et lo duca de Bergogna,
et finalmente per tutte le parte del mondo se nominava, apresiava et temeva questo re di
Franza. A te, lector dignissimo, lassotti considerar qual existimatione, qual fede, qual for-
teza apresso nominati potentatti sia sttatto tenuto dela incyta Signoria di Venettia et non
li

25 immerito per aver rotto et frachassatto lo re di Franza. Et ne la citade di Venettia ne fo


facto grandinissimi gaudi], et li zentilhomenì per alegreza heranno impazitti, perchè dubita-
vanno di servitude et di quella heranno liberatti et restauratti in el pristino grado.
Al sopradecto facto d'arme, chome etiam alquanto di sopra se tocha, non fo salvo tre
squadroni dele genti delo exercito veneto, et questo perchè rimaxe cum li provedadori cuju
30 ordine de atender il comandamento del marchexe de Mantoa juxia l'ordine, zoè del signor
Redolfo da Mantoa, el qual morendo in la bataglia non pottè farli il comandamento et ri-
maxeno senza far bataglia. Che si fossinno statti a bataglia, compivanno la triumfante Vi-
ctoria. JVec etiam tutto il campo hera in ordine, perchè per giornata ne capitava gente,
hominj d'arme et fantarie assai, che per giornata se metevano ad ordine.
35 Non voglio restar de scriver che vedendo le citade et castelli subdite al ili."" Senato
veneto di terra ferma lo campo francexo molto potente, dubitando che il campo venetto non

13. El qual....] vianca in MuR. 34-35. inmerito nel testo — 39. perchè rimaxe] perchè rimasero gli altri
MuR., e così vuole il senso

' Questa descrizione della battaglia, sebbene ot- Francesco Gonzaga alla battaglia di Fornovo, in Archi-
timista per l'esercito della lega, risponde in generale vio storico italiano, serie 5*, V (1890), 330 sg. ;

al vero; vedi le altre descrizioni in Sanuto, pp. 475- Pélicier, IV, 336-339, docc. 884-886. Una nuova rela-
483 Malipikro, pp. 356-363
; Visconti, Croniche del ; zione, che nulla aggiunge ai fatti già noti, vedi in
marchese di Mantova^ in Archivio storico lom- Del Prato, Contributo alla storia della battaglia di For- 30
bardo, VI (1879), 48; Benedeiti, ti fatto d'armi del novo, Archivio storico per
in le provincie
Taro.,., Novara, 1863*, André de la Vigne, Le Ver- parmensi, nuova serie, V (1905) ecc. Di una cappella
IO gier d'honneur; CoMMYNES, II, 367 sg. ; Dk Cherrier, commemorativa a Fornovo fu decisa l'erezione dal con-
II, 333-348; Delauorde, pp. 338-347, in Godefroy, siglio comunale di Parma il 37 luglio. Pélissier, Xotf
/list, de Charles Vili roy de Fraìicc.... Paris, Impr. e documenti su Luigi XII e Lodovico Sforza (estratto
rayale, MDCLXXXJV, p. 730; Kervvn de Lettenhove, dall' Archivio storico italiano, serie 5", XXin
Lctlres et nègociations de Philippe de Commines, II (Bru- (1899), p. 5.

15 xelles, Devaux et C, 1868), 317-318; Luzio-Renier,


28 GIROLAMO PRIULI [A. 1495 luglio]

fosse a gram gionta chuxì chadauna terra et citade secondo la sua posse-
potente, fecenno
bilitade zerta quantitade de fantti et homeni d'arme a spexe dela loro comunitade per di-
mostrar la S3'^ncera fede versso questo stado. Et mandorono in campo. La qual cossa inttexa
la Signoria veneta hebe moltto a caro et ringratiò moltto li citadinj et le comunitade che

haveanno facto tal merito. 5


Apresso per comandamento dela Signoria di Venettia in tutti lochi, castelli, citade di
terra ferma, subdite al suo imperio, fo facto la discretiom deli homeni da facti, cimi farli
asaper che dovessenno sttar in ordine, per la qual provixione fo trovato grandinisima quan-
titade de homenj da facti. Et questo fecenno, perchè se '1 campo francoxo rompeva, il campo
Mlr. 24 venetto in uno momento haveria facto provixio'ne cicm queste alttre gente per resistter alo 10
impetto francoxo che non andasse pini avantti.
Et per sequitar ala isttoria nostra lo exercito nostro de Venetiani, chome de' sopra se
dice, fo tantto potentte che messe in fuga lo franzoxo. Tandem, perchè la notte li asalttò,
il re di Franza cum il suo campo, al meglio che '1 pottè, redunati se tirono ali montti In- '.

ttexo tal nova il signor Lodovico, duca de Milano, che Venetiani haveano roto lo campo 15
franzoxo, ne hebe grandinissimo despiacere, che Venetiani havesseno obtenuto tal Victoria,
dubitando assaj de la potentia venetiana, che non fosseno per tal Victoria insuperbiti et che
non voleseiio prender il suo sitato. Dubitando di quello che facilmente saria potuto intra-
venir, che il giorno sequente il campo veneto non asaltasse il campo franzoxo et che pren- '1

desse il re, subito deliberò de far provixione per divedar a questo suo obiecto. Et spazò 20
la note medema il capittanio suo, il conte de Gaiazo curu cavali lezieri 200 al re di Franza,

cum farli asaper che dovesseno tuor suxo piuj presto che '1 pottesse, altramente che '1 saria
prexo. El qual capittano cavalchando gionse in el campo francoxo et exposta la sua amba-
sciata, la qual il sapientissimo re di Franza inttexa li parsse bono aricordo et inmediaie co-
mandò che '1 suo exercito de luio 1495 da matina fece bruxar tutti 25
si levasse*. Et adì 7

li corpi mortti deli franzoxi et li feritti etiam amazar queli che non sperava di vita et bru-
e. 16 r xarlj et fece etiam bruxar li soj cariagij che' non ne havea de bixogno, fece romper tutte
le suo artellarie grosse et le picolle porttò cum sì. Et la nocte vignando', adì 8 del mexe,
a sonno di trombetta si levò, confessatti et comunicatti tutti, et acompagnato dal conte di
Caiazo ^, se andò per la valle versso Piaxenza in grandinisima pressa. La qual levata inttexa 30
per il nostro campo, adì 9 de luio, se levò per andarli driedo, benché li mandasse driedo
cavali 1000 lezieri. E li quali gionseno il campo franzoxo et li faceva in le choaze grandi-
nissimj dannj cum robar deli chariazi j et amazar homeni * lo qual campo franzoxo per cha- :

min lassava moltti corpi de morti per terra, de li feritti deli primi del suo campo. Lo nostro

'
Il medesimo dicono il Benedetti, n/. cit. ed il Croniche, p. 52. De Commynes (II, 174, 395), il più ini-
Il 20 }

Sanuto, p. 479. V. proliabile, come pensa il De Man- portante testimonio nel campo francese, ricordando l'ab-
drot (CoMMYNKs, II, abó) che il re abbia trascorso la boccamento Tortona, nulla dice
di Fracasso col re sotto
notte presso Felegara, dove era avvenuta la battaglia. che permetta l'accusa di Parrebbe cJie il
tradimento.
5 Tutto questo racconto e invenzione. Il Friuli
* turbolento Sanseverino avesse voluto solo usare cortesia ;

riprodusse probabilmente le voci giunte al suo orcccliio, al monarca, dal quale aveva ricevuto soldo nell'anno 35

mentr'era in Inghilterra. La realtà e che il giorno dopo precedente in Romagna. Ma il Sanuto (pp. 507-508) c-lie
della battaglia, 7 luglio, il De Commynes fu mandato narra l'episodio press'a poco come il Conunynes e diilì-
nel campo degli alleati per riprendere trattative già dente. " Queste parole Fracasso scrisse a Milan seguite,
• f^ iniziate prima della battaglia, con l'intento di addor- " ma la verità Deus novit „. Quanto al Caiazzo il De
mentare L'astuto fiammingo parlò col mar-
gli Italiani. Commynes (II, 395) scrive che " ces chevcaux legiers que 30
" menoit le conte de Gaiasse étoient sans cesse à notre
chese di Mantova, col Caiazzo e coi provveditori ed
ottenne lo scopo suo. La notte del 7-8, dopo il suo " queulu; et les prcmiórs jours nous firent grand eiinuy „.

ritorno al campo gallico, Francesi quietamente leva-


i K certo che in apparenza, anche pel Cai.azzo, non esi-
'5 rono il campo. Savuto, pp. 486-487- Croniche cit., pp. 51- stono elementi sicuri per discorrere di tradimento.
53; CoMMVNES, II, 387-289. * In realtà tali danni all'esercito francese vennero 35
^ Caiazzo e di Fracasso (Gio-
Sul contegno del infertidelle sole genti del Caiazzo (Commynks, loc.
vanni Gaspare) di Sansev'-rino, che riuscì molto so- Le truppe del marchese non raggiunsero il nemico,
cit.).

spetto a Venezia durante la ritirata, vedi Sanuto, p. 507 ; come avverte poco dopo il Friuli.
[A. 1495 luglio] I DIARII 29

campo hera luntano dal francexo mia 25. El qual francoxo campo, facendo grande giornate,
gionse in Aste a salvamento *.

Et lo campo venetiano non lo pottè azonzer et si dà la colpa al marchexe dì Mantua,


che non lo volesse sequitar et che se intendesse cum il re di Franza.
5 II duca de Milano hera atorno Navara ctim cavali viii™ et fantti quattro m* moltto pot-
tentte et teniva incluxo dentro il duca de Orliens et de continuo li sttrattiotti 700 che havea
il duca de Milam
^
deva qualche spelazata a quelli de Navara *.
Come di sopra se dice, il re Ferdinando napolitano, partito il re di Franza del reame,
cum lo adiucto del re di Spagna et de tuta la liga et chiamato etiam dal populo napolitano,
10 entrò in Napoli ali vij de luio MCCCCLXXXXV cum persone v m* et non da conto, chiamato
et acetato dali signori baroni et populo napolitano cttm incredibelj segni de' letticia \ perchè
heranno satij dele tiranie franzoxe. El qual entrato obtene il castello Capoano et amazò
moltti francoxi. Lo resto de' Franzoxi cum li signori soi entrorono dentro lo castello de
rOvo cum victuaria assai et aspectavanno adiuto et socorsso dal suo re ^.
15 II ca'pitanio general de Venetianj D. Antonio Grimani, per comandamento de la sua Si- mur., c 25

gnoria, entrò in la Puglia cum la sua armata et per forza' et armata manti prexe Manopoli, e. 16 v

cita in Puglia, el qual per Franzoxi hera opresso, et posto a sacho. Nela qual batagia mo-
rite Piero Bembo soracomito et uno alttro nobelle Da Pope ^ Lo qual Manopoli se sottomesse

alo imperio del senato veneto, perchè se convenenno per acordo cum el re napolitano che
20 tutto quello che l'armata veneta prendesse per forza fosse libera et franca de Venettianj '.
Le alttre terre et citade dela Puglia, visto questo, se detteno ala dedictione regia di Napolli ^
Intexo che hebe il christianissimo re di Franza in pochissimi giorni la perdita del reame
napolitano ne hebe dolor immenso, jurando de farne aspra vendecta, benché el concluxe che
non hera possibel che uno re oltramontanno obtenisse imperio o reame in la Ittallia et moltte
25 voltte per li passatti tempi il re di Franza he statto morto in la Itallia et fatto sepultura di
Franzoxi '.

Ecco l'itinerario. Carlo Vili partì da Medesano


' l'Uovo. Oltre questo conservavano i Francesi nella 30
prima dell'alba dell' 8 luglio e si fermò la sera a Fio- città CastelSant'Elmo, la Torre di San Vincenzo, Piz-
renzuola. Il
9 procedette fin sotto Piacenza, il io a sera zofalcone ed un monastero di Santa Croce.
si accampò presso Castel San Giovanni, e il dì 11 sotto ^ La presa ed il sacco di Monopoli ebbero luogo

5 Tortona, donde ripartì la mattina del I3 (vedi una let- il 30 giugno con crudeltà molte e bottino non infe-
tera di Ottaviano di Sanseverino da Tortona edita dallo riore a 200000 ducati. Sanuto, pp. 493-495; Malipiero, 35
De Cherrier, II, 367-368), dopo avere scritto alla sorella p. 364, dai quali Muciaccia, / Veneziani a Monopoli
Anna di Beaujeu (edita la lettera in Pi5licier, IV, 337, con docnvienti inediti^ 1495-1530, in Rassegna Pu-
doc. 885 col nome del luogo riprodotto in modo in- gì ics e, XIV (1897); Zambler e Carabellese, Le re-
io comprensibile "Troia,,. Probabilmente trattasi d'un [azioni commerciali fra la Puglia e la Repubblica di Ve-
cascinale in quel di Tortona). Evitò Carlo Vili Ales- nezia dal secolo X al X\\ voi. II, p. 104, Trani, Vecchi, 4°
sandria, fermò si la sera del 13 a Capriate, ed il 14 a 1898; Guerrieri, Le relazioni tra Venezia e Terra di
Nizza Monferrato e finalmente il 15 raggiunse Asti Otranto fino al 1330, Trani, Vecchi, 1904, pp. loo-ioi.
(CoMMYNES, II, 394-395 ecc.; De Cherrier, loc. cit.; 7 \\ provveditore Girolamo Contarini, ammirato

15 Delaborde, p. 657). delle ricchezze di Monopoli, consigliava ardentemente


2 Galeazzo di Sanseverino comandava l'esercito la Signoria a mantenere l'occupazione di quella e delle 45
lombardo sotto Novara. Con deliberazione del 13 giù- altre torre di Puglia, come Pulignano, datesi od in
gno la Serenissima aveva mandato in tutta fretta in procinto di darsi a San Marco (Malipiero, pp. 375-376).
soccorso al Sanseverino Bernardo Contarini con più di n Grimani lasciò a Monopoli governatore Tommaso
3o seicento stradiotti; cinquecento dice il Sanuto, p. 384, Duodo (Sanuto, p. 497).
seicentosettantacinque assevera il Malipiero, p. 343. La « Vedi la lista in Sanuto, p. 5°
519.
deliberazione del senato dice più di seicento. Archi- 9 Veramente non incontrasi alcun re di Francia,
vio di Stato di Venezia. Del bcrazion i i cit., ^he sia morto durante spedizioni in Italia. Uno solo,
ce. I3I-I3I t. All'oratore a Milano ed a Bernardo Con- l'imperatore Carlo il Calvo, morì di ritorno dall'Italia
35 tanni.
^;j^ ottobre 877) ai piedi del Moncenislo, ad Avrìcux,
' Vedi Sanuto, pp, 508-509, le scaramuccic vit- ma in terra già francese. Forse il Priuli accenna a 55
torlose del Contarini coi suoi stradiotti. Luigi I d'Aujou morto a Bari nel 1384, e chcs'intito-
" Sanuto, p. 501 ;
Maupiero p. 364 ecc. lava re di Sicilia.
* Il Montpenslcr, viceré, si ritirò nel Castel del-
30 GIROLAMO FRIULI [A. 1495 luglio]

L'armata genoexe facta per il duca de Milano a Genoa per discazzar l'armata francoxa
da queli lochi, la qual armata francoxa havea obtenuto, per mezenitade del cardinal da Genoa
monsignore Obiecto et alttri, in colfo de Rapallo Sestri, locho di Genoexi, et fortiticatossi
in quelo locho, avendo messo in terra boche ccc artellarie cum fantti ccc ala guardia di
quelli, la qual armata francexa hera 7 galeaze, do barze, uno bregantim et una fusta, Ze- 5
noexi da l'altra banda asalttò cum fanti 800 le artellarie franzoxe et subitto le prexenno et
amazarono et prexe li ccc fantti franzexi. Et cum quela vigoria l'armata maritima genoexe
investì l'armata francexe et a mano salda la prexa tuta. Et prese ctiam il capitani© di quella,
imo bertom, et monsignor de Meiolans cum tutte le artelarie et spogie che haveanno tratte
del reame, che fo stimato il biitino per ducati centomilia ^ Il cardinal da Genoa et Obiecto 10

da Campo Fregoxo, el qual cum fantti 1500 hera atorno a Genoa per voltarla et chavali 500,
e. 17 r inttexo tal nova, si levorono et' andorono in Aste dala regia Maiestà, la qual trovò molto
mal contenta et disposta. Et questo seguite adì luio 1495^.
Nota che ttra li vi tino li xi de luio del 1495 la Maiestà dil re di Franza hebe de gran-
dinisime rotte. Et prima quela per lo campo veneto, la seconda la perdita del reame napo- 15
litano, la terza la rotta data per Genovexi a Rapallo al' armata sua maritima. Si che advene
che '1
perdette in distantia di pochissimi giorno quello che l' havea guadagnato, non però
in moltti mexi.
A questi tempi trubelenti la Vinegia facea qualchossa, ma
marchantia in la citade di
non tropo: piper valea due. 45 el cargo, zenzari ò due. 10 in 20 del e'", li zenzari michinj 20
due. 5 el c'° usquc due. 9 el e'", gar.' 5 -'.j grossi] la e, mazis grossi 7, 7 la e. noxe grossij 2
L. Monte novo valea due. 75 el c'° nel mexe de luio 1495.
Le gallie de Alexandria, che sono quatro, et da Barutto altrettante partirono nel mexe
de agosto segondo il consuetto et piuj riche assai di quello che cadaiuio pensava, che per
le guere et angarie accadute pensavanno non dovessenno andar sì riche quelle de Alexan- 25 ;

dria de contantti ducati cento nonantamilia, rami in pani, mura mille et cento, ogli botte 500:
le gallee da Baruto richissime al'uxato et alttri danari et robe assai, che non si poi chusì
dirle, perchè non se intende la veritade.

ducha de Milano, signor Lodovico, che he dele piuj sapientissime teste che se atrova
Il

al mondo, vedendo li Venetani victoriossi dila cossa di Franza, dubitò dela loro potentia 30

(chome in effetto sarìa seguito che a quello tempo li Venetiani cum la loro potentia et repu-
tatione haverianno conquistato il duchatto milanexe, se havesseno voluto, senza bota di spada)
et pensò chome et cum qual modo li Et non trovando
dovesse bassar la potentia veneta.
alttro modo, salvo che farli spender li danari et consumarssi sopra le gente d'arme, consi-
deranrio che perdendo li danari et consumando quelli, chuxi ctiam succintamente perderianno 35
la reputatione et il pottere, et per questa tal cagione hebe intteligentia cum il duca de Or-

19-38. A questi tempi.... la veritadc| vinnca in MuR.

'
Luigi di Miolans coU'armata francese di dodici appena videro l'insuccesso d'un tentativo del Campo-
navi (Saxuto, p. 510), cariche di bottino fatto a Gaeta frcgoso in Genova il 6 luglio e che il Miolans trova-
il 34 giugno, seguiva per mare le operazioni del signore vasi bloccato nel porto di Rapallo, ricorsero a negoziati
5 di Bressa contro Genova, quando, sorpreso, mentre espu- subdoli coi maggiorenti genovesi (Archivio di Stato
gnava il castello di Sestri, dalla flotta genovese agli di Milano. Potenze estere. Venezia. Il Moro 30
ordini di Giustiniano e Francesco Spinola, dovette rin- al Vimcrcato, Milano, 16 luglio 1495), ma gli Sforzeschi
(hiudcrsi entro il porto di Rapallo e qui capitolare la vigilavano ed allora il Senza Terra, informalo poi an-
notte dal I3 al 13 luglio. Sanuto, pp. 461-4Ó3, 510-51 1; che della battaglia di P'ornovo, si ritirò dalla valle del
IO Mai-IPIkro, pp. 366-367 ; Senarega, col. 550 sgg. e Die Bisagno, non senza qualche scaramuccia coi Genovesi
LA RoNClfeRE, III, 31, (Archivio di stato di Modena. Milano. Di- 25
*^ Filippo di Savola, signore di Bressa, i cardinali spacci, b. 9. Corradolo Stanga al duca di Milano,
di Genova e della Rovere, Giovanni di Polignac, si- (ìenova, 6 luglio 1495) e raggiunse ad Asti il re (Sa-
gnore di BeaiMiiont, avanzatisi dalla Spezia fin nella nuto, p, 511 Senarega, cf)l. 552 sgg.).
•,

le valle del Bisagno alle porte della metropoti ligure, non


[A. 1495 luglio! I DIARII 31

liens, el qual senza socorssio non poteva


ne durar in Navara, che virilmente se dovesse
star,

mantener in' Navara, perchè non li mancha'rìa né victuaria, ncc ctiam li farìa dar la bata- m''"/''^ 26
glia '. Et obtenuto et acordato tal pacto, subito scripsse ali signori venetiani (chome tradi-
perchè sempre he statto et sempre sarà inimico perpetualmente del Senato veneto,
tore,
5 contra ogni ragione, perchè li Venetiani forono quelli che '1 messene et conservorono nel
suo ducato, come per suo lettere apar, in la Signoria, che si obligò perpetualmente suo ser-
vitor dela excelsa Signoria veneta, tamen tutti li serviti se paganno de ingratitudine, et ma-
xime lui che per la reputatione del ducato hera montato in superbia et non se aricordava
deli benefitij passatti), che senza in suo adiutto non sperava de reaver Navara et che pre-
10 gava la sua Signoria li dovesse mandar gente, acìochè fossinno cagione de potterla aver
piuj facilmente. Et li Venetiani, pieni di cello, di caritade versso il traditore et di amore
et di benivolentia et di bontade sopra tutto, deliberono in el conseglìo di pregadi de mandar
tutte le suo gente d'arme et il suo campo ala imprexa di Navara. Et iniinediatc fatto levar
il campo, andò atorno Navara, al asidio dil qual ne stette moltti mexi, chome da basso si
15 vederà, et la Signoria nostra di Venetia ciim spexa de due. sesantamila al mexe spexe di
grandinissimj danari per satisfar ala voluntade del traditor non cognosciuto. Et tandem,
chome di soto se dirà, il duca de Orliens de consentimento del duca de Milam se ne fugite
de Navara et la fortuna voi che moltti tal volta crede far bene et ne seguita male: chusì
meritamente he ìntravenuto, o intravenirà al duca de Milanno, che lassò fugir il duca de
20 Orliens per suo salvatiom, considerando quela fugatiom esser il suo bene, che ne he segu(i)tto
o seguirà il contrario, che per aventura quésto duca sera totalmente la sua ruina, si non del
sttatto, ma de' danari, che '1 sopradecto duca di Orliens
spender tre volte piuj di li farà
quello che luj per suo traddimenti ha facto spender ali Venettiani senza cagione, siche ninno
facia male, che pensi de aver bene, perché Iddio non el consente et he il remunerator de
25 tuttj beni.
Considerando la Signoria di Venetia che cadauno bene debia esser remunerato, sì per la e. ts r

loro bontade et inoocentia, chome per il cello di caritade che regna in loro et per il passato
sempre ha regnato, —
et non creder, o carissimo lector, che io el dica per esser de la pa-
tria, ma per altri etiam lo intenderà], le degne conditione loro, et avexotti che moltte cosse

30 di veritade dirla in questa materna, se non fosse tenuto partesano, che non voglio esser,
perhò tacio et mi reporto ale loro experientie et effecti che per li tempi passatti et per bora
si vedenno —
avendo pietade et misericordia a quelli che per il bene et salvatiom del stato
,

veneto hanno messo la propria vita a pericollo et quelli ctiam che per il bene dila patria
et del servitio veneto ala bataglia virilmente, nela qual fìnitteno la sua vita, volendo remu-
35 nerarli del servitio per dar etiam animo a quelli che per lo futuro possino metter la vita per
il senato veneto, in el conseglìo di pregadi detteno provixione a tutti quelli che messenno
la vita de acresser et exalttar li fiolli nel soldo et maritar le fìoUe, cossa veramente dignis-
sima et da esser laudatta in sempiterno il nome veneto che ricognoxe quelli che per loro se .

exercitano ^. Et pochi signori sono ahora che havesseno uxatto simel realtade versso li soi
40 subditi, la remuneratione di quali saria longissimo a dirlo.

4. sarà] saran Cod. — I3-I4«Et immediate.... atorno Navara] wa«ca ?« Mur. — 19. intravenirà] interverrà
MuR. - 33-25. siche.... beni] manca in MuR. —
37. et maridar le fiolle] manca in Mur. — 38-40. in sempi-
terno.... a dirlo] manca in Mur,

' Quest'accusa del Friuli al Moro non ha base non 8 luglio (come in Malipiero, p. 363). Furono as-
5 alcuna, essendo ben noto quanto il duca milianese aspi- segnati a Caterina, vedova di Rodolfo Gonzaga, od ai
rasse al ricupero di Novara. due figli maschi dell'uccisolooo ducati di pensione
* La deliberazione della Signoria circa compensi
i ciascuno) per questi, però, all'età maggiore
solo fino
e le pensioni delle famiglie dei valorosi morti a For- non a vita (come in Sanuto, loc. cit. e Malipiero, 15
novo è del 34 Archi vie di
(Sanuto, pp. 524-535; loc. cit.), e fu deciso di dotare le tre figlie. Ai figli di
IO Stato di Venezia. Deliberazioni cit., e. 144)1 Ranuccio Farnese venne assegnata la condotta paterna
32 GIROLAMO FRIULI [A. 1495 luglio-agosto]

La IMaiestade del re di Franza, partito de Aste, se ne andò a Turim per esser piuj
apresso al suo regnio et per potter etiam piuj acomodatamente comandar ali soi populi '. Kl
qua! hera moltto turbato et scaldato et volea ad ogni modo venir itcrnm ala expugnatione
de la Ittalia, facendo il suo possibel de far gente per mandar ala difensiom del duca de
^!ui»., e. j; Orliens che hera' in Novara assediato, et <?//a;w mandò
duca de Cleve* per condur Squi- 5 el

zarì soi in Alemagna, benché il duca de Milano avendossi advisto de simel trama per me-
zenitade delo imperator ÌNIaximiliano fece liga et triegua ai)n la liga del Bo, che sono denttro
quaxi tutti li Squizeri, siche il re di Franza non pottè obtenir li Squizari che se havea
pensato de potterli avere *. Et alchuni volenno dire che Svizeri 500 che heranno in el campo
franzoxo, intexa questa liga del duca de Milam ciivi la sua liga del Bo fugiteno dal campo 10
franzoxo in quello del duca *.
e. iHv Il campo nostro veneto et quello de Milam se atrovava nel mexe de agosto 1495 atorno

Navara cnm persone piuj de trentamilia da facti in do campi \ Et perchè li Venitiani ha-
veanno in el suo campo piuj de persone vintimilia da facti, havea de bixogno per mandar
in campo due. 55 in sesanta milia al mexe. Di che conveni vanno astrenzer le angarie dela 15
terra et metter ctiam decime assai per mantenir al suo campo degna et ampia fede '.
Non si contentando il signor Lodovico, duca di Milano, padre de ogni traditore {tit ita
dicatìì) che la Signoria di Venettia tenesse il suo campo a Navara ctim spender la quantitade

de li danari di sopra per il bene del ducato de Milanno pensò, et imaginò, chome capo pieno
di sapientia al far malie, a qual modo pottesse ctiam sublevar totalmente il pottere a Venet- 20
tiani, non considerando, né avendo advertentia al bene che li facea de tenir che facea il

campo suo li Venettianj atorno Navara cnm tanta spexa in suo servittio, honor et gloria.
Scripse a Venettiani che non havea danari de pagar le suo gente d'arme, et che '1 pregava

15. ducati 55 in sesanta] da ducati 60000 Mur.

di cento uomini d'arme ed alle figlie pensione di 400 du- e. 155/. All'oratore a Milano, 16 ag. 1495). E Venezia
cati fino all'epoca delmatrimonio, nella quale la Signo- aveva invano secondato il Moro col mezzo del segretario
ria avrebbe provveduto la dote. Venezia pensò anche Francesco della Giudecca (Malipiero, p. 378; Prkdei.li, 35
5 alla famiglia di Pietro Bembo con deliberazione del f libri commcmoriali, VI, I3, n. 35) e con notevole invio
34 luglio (Sanuto, p. 537, Archivio cit.; Sknato di danaro (6000 fiorini mandò essa ai primi di settem-
Terra, reg. la, e. 103): pensione di 110 ducati ebbe il bre ancora. Archivio di Stato di Venezia. De-
figlio, 3000 ducati di dote furono assegnati a due figlie, liberazioni cit., ce. 165-167. Agli oratori presso il

a due altre, destinate alla vita monacale, 200 ducati Papa, il re dei Romani ed al Della Giudecca, 1 settem- 40
IO ciascuna, e ad una quinta già monaca, 50. bre A r e h v i o di
; i Stato di Milano. Potenze
' Da Asti Carlo Vili andò a Chieri agli ultimi estere. Venezia. Il Moro al Vimcrcato, Milano,
di luglio (Pi'uciiiR, IV, 333-337, docc. 891-897), il 30 13 settembre 1495), ma parte sola degli Svizzeri negò
era a Torino (Ii>.. p. 337, doc. S94), dove rimase fino appoggio Francia (Mai.ipiero, pp. 378-379; Ar-
alla
al 13 settembre (lu., pp. 371-393, docc. 894-933). chivio di Stato di V enezi a, loc. cit., ce. 168-169. 45
15 * F^ngelberto di Clcves, conte d'Auxerre, com- All'oratore a Milano ed al Della Giudecca, 4 settembre);
batte a Fornovo (C()MMYnf;.s, II. 373) a fianco del re. gli altri cantoni diedero al re le truppe domandato.
Non fu lui però l'inviato francese presso gli Svizzeri, li 13 agosto cento Svizzeri disertarono da Ver-
''

ma Antonio di Balssey, balivo di Dijon, Benoit Adam, celli, quartier generale dell'esercito francese, ed altri
prevosto del Puy, e Giovanni de Scrpens. signore di dugentocinquanta da Novara. Tutti entrarono al soldo 5°
10 Cytain, mandati dal re a Lucerna nell'agosto 1495 per della lega (Sanuto, p. 551). La diserzione, almeno per
sollecitare leve svizzere. Vedi per tutto Kott, Histoirc quelli di Novara, era stata praticata segretamente dal
dr la r^présenlation diplomalìquc de la Franco auprhs dcs marchese di Mantova (Archivio storico Gonza-
cnnlonn siiisses, voi. I. pp. 87-88, Berne-Paris, 1900. ga, b. 1613. Il Moro al marcJiese, Milano, 11 agosto
' Il Moro fino allora aveva trattenuto Berna e 1495), il quale, soddisfatto dei risultati, cercò di esten- 55
35 Schwytz dail'accordarc genti al re, ma l'oro francese dcre successo ad altri trecento (Id., b. 1630, Girolamo
il

trionfò in ultimo (Commynes, II, 309-310), nonostante Stanga ad Isabella Gonzaga. Dal campo sotto Novara,
le speranze che il dura milanese, nutriva di provocare 13 agosto).
persino una diversione dei Bernesi e Friburgliesi dal ''
Il Malipiero, 38^), dice da venticinque a trenta-
Genevcse Piemonte, dei Vallesani nella valle d'Aosta
in n'ila uomini le truppe venete sotto Novara, oltre i mil- 60
30 (Archivio storico (» o n z aga, b, 1613. Il Moro al ledugento stradiotti di Bernardo Contarinl ed i sei a
marchese di Mantova, Milano, 30 agosto 149S; Archi- settemila soldati lombardi.
vio di Stdto di Venezia. Deliberazioni cit., * Maluuero, p. 381.
[A. 1495 luglio-settembre] I DIARII 33

la Signoria li dovesse mandar per imprestedo due. cinquanta milia, che altramente non pottea
pagar li soi soldatti. Et questo fo una finctione, et questo perchè se atrova piuj danari assai
di quello cadauno existimava. Et solamente facea per cavar lì danari da Venetia, conside-
rando che, cavando li danari, ciiam li chavaria la reputatione et il pottere. Di la qual di-
5 manda, abuto maturo conseglio, li Venetianj deliberono de prestarli la detta summa di danari,
considerando che, perdendo il suo sttatto il duca de Milano, etiam loro Venetiani perderiano
il suo. Et per questo li respoxe li Venetiani al duca che non si atrovavano danari, ma che
per la sua salvatiom et per il suo sttatto farla molto piuj et che per compiazerli venderianno'
tanto Montenovo per suo nome, et che ogni mexi li dovesse mandar il prò de quelli a raxon e, tqv

10 de 5 per cento et che per chautiom de danari dovesse mandar pegno. La qual delibera ti om
intexa il duca de Milanno li fo gratissima per cavar il danaro di Venetia, et subito mandò
a Venetia alchune zoie per valuta de ducati cinquanta milia, che tenivanno per pegno, le
"qual forono messe in sanata sanctorum insieme cimi le alttre zoie di San Marco. Et fo venduto
il Monte novo et mandatolli li danari subito, et sempre ha mandato dipoi alchuni anni il prò

15 a Vinegia per pagar il Monte novo ^


La ill.""^ Signoria di Venetia et il duca de Milano heranno a questi tempi contra il re
di Franza di tanto amor et benivolentia ligatti, che nihil stifra et dala parte veneta hera dì
bono amore l'alttra hera dala parte del duca de Milanno fitizia et pieno di oddio et di mala
;

voluntade.
20 campo del re di Franza de suo comandamento el fece venir a Verzeia mia 8 luntanno
II

dal campo veneto et de Milam, che hera atorno Navara, et pur di nocte li davanno socorsso
li Franzoxi a Navara ciim saputa del duca de Milanno. Di la qual cossa ne hera contento,
'
MuR., e. 28

benché mostrasse altramente, et questo facea, azochè li Venetiani non se acorzesse de simel
cossa et che se consumassenno atorno Navara per mandar il suo pensier ad effecto ^.'
25 Lo campo veneto moltte fiate volse dar la batagia ala citade de Novara, la qual maj il
duca de Milano lo volse consentir ciun dire che non volea prima se mazasse li homenj et
dipoi se guastasse la terra, sperando di averlla per assedio et luj medemo di nocte li facea

30. Verzeia] Verzeria MuR.

' Il Friuli, pieno di mal animo contro il Moro, della somma richiesta (Archi v o di Stato di Ve-
i

non crede alla mancanzadanaro lamentata dall' in-


di nezia. Consiglio dei Dieci. Misti, reg. 36
teressato. Più imparziale il Sanuto (pp. 451-458) ricorda (1493-1495), e. 165, Deliberazioni del 35 giugno).
5 il prestito deciso il 5 luglio dal Consiglio dei Dieci, Marco Zorzi, sapiente di terraferma, trattò coi banchieri, 30
lo fa salire, come il Friuli, a 5000 ducati, ed avverte ma questi sollevarono difficoltà. La cosa urgeva : il

che " poi ancora fo prestati di altri „. Anche il Mali- 38 giugno il Consiglio si rassegnò a prestare 30 mila
piero (pp. 353, 381) ricorda due prestiti, uno di 50000, ducati, traendoli dal Monte Nuovo, con interesse dell' 8
l'altro di 30 000 ducati. Tutti e tre gli scrittori sono per cento, e fece collocare le gioie di pegno nella Fro-
IO inesatti nelle cifre. Fu nella seconda metà di giugno curatia Vecchia di San Marco Così il
(Id. , e. 167). 35
che Taddeo Vimercato, oratore milanese a Venczfa, ri- 5 luglio Girolamo Morosini, cameriere del duca lom-
chiese di prestito la Signoria. II Consiglio dei Dieci, bardo, ricevette metà della somma, 15 000 ducati, e pochi
cosciente bisogno urgente dal quale il Moro era
del (Archivio di Stato di Milano. Po-
giorni dopo
stretto e della necessità di sollevare il morale del prln- tenze estere. Venezia. Il Moro al Doge, Milano,
15 cipc molto abbattuto dalla caduta di Novara e dall'ap- IO luglio) anche l'altra metà andò a destinazione. Nella 40
pressarsi dell'esercito francese (" Facit maximopcrc prò seconda metà di luglio le difficoltà economiche costrin-
" dominio nostro ex causis et respectlbus modo lilnc sero il Moro
a domandare altri 30 mila ducati il 37 del :

" Consilio declaratis sustinere 111.™"™ D. Ducem Medlo- mese Consiglio dei Dieci lo soddisfece (Archivio
il
" lani et proptcrea illum accomodare per omnem vlam di Stato di Venezia, loc. cit., e. 171). Dunque i
30 " et modum possibllem et talem qui sit futurus, absquc due prestiti fatti al Moro furono di 30 e 30000 ducati, 45
" ullo damno et incoramodo dominlj nostri,,), decise di non di 50 e 30 rispettivamente, come scrisse il Mali-
cercare 6000 ducati da banchieri pugliesi e catalani piero e lascia intendere il Sanuto.
residenti a Venezia al tasso dell' 8 per cento, che il 2 II re si trattenne a lungo a Torino e Chieri,
Moro doveva pagare metà ogni semestre. Il duca mila- pur mandando a Vercelli il grosso dell'esercito (Sanuto,
2- nese dava in pegno gioie, che, secondo l'estimo eseguito p. 548), che solo nella metà di settembre raggiunse per- 50
da un perito, Giovanni Riccio, valevano '/^ di più sonalmcnte (F^licier, IV, 392-393).

T. XXIV, p. Ili — 3.
34 GIROLAMO FRIULI [A. 1495 settembre-ottobre]

dar socorBSO, et li Venetiani non voleanno levar il campo per dubito di Franza, siche la

cossa andava in longo a questo modo ^


Il re di Franza diceva volea ad ogni modo apizarssi iicnmi a batagia cum il campo ve-
neto, tamcn nula fecce.
Il simimo pontifice, per desister ale guere, scrisse uno brieve al re di Franza, che dovesse 5
restiter de perturbar la Ittalia, altramente che non sarìa bono cristianno a far contra li soi
preceptti et che lo excomunicarìa *.
e. 19 I Il re Ferdinando a Napoli tino adì primo septembre 1495 non havea potuto obtenir il

Castel [Nuovo] et il Castello di l' Qvo, che heranno tenuti per Franzoxi et che ne havea
menor speranza che prima: tamcn che '1 atendeva a quello disegnio, et per far reputatione 10
al detto re li Venetiani mandorono il suo capittanio zeneral cum l'armata maritima a Napelli

per darli socorsso et reputatione et adiumento al bixogno ^.


Nel mexe de septtembre fo facto triegua fra li potentati ittalliani, per compiazer al duca
de Milano, et fra il re di Franza per contratar pace, se possi bel sarà, et in effetto Navara
hera a pessima conditione, né si potea piuj tenir per chossa alchuna. 15
Tandem la pace tra il re di Franza et il duca de Milanno seguite cum moltti capitoli
in quella che non importa molto et reservorono locho ali Venitiani de potter intrar, se li
piaceva, fra il termine de uno mexe ^. Navara fo restituita al duca de Milano, la qual per

la rebeliom facta fo molto tansata, talmente che l'hera quaxi ambadonata dale persone che

solevano abitar dentro '. Il duca de Orliens se ne tornò a Turim dal re et le gente del re 20
cominciava a passar i montti.

8. obtemir Cod. — 9. [Nuovo] di l'Ovo CoD.

' In realtà il Moro nella metà di luglio aveva de- pevoli della defezione di Novara. Alcuni articoli però 35
ciso coi provveditori veneti l'assedio di Novara (Ar- di gravità eccezionale ottennero i plenipotenziari fran-
chivio di stato di Venezia. Deliberazioni cesi di inserire nel trattato, che cioè, se Carlo Vili
5 cit., e. Ai provveditori 33 luglio), che nei mesi
143. avesse fatto ritorno personalmente in Italia per ripren-
estivi duramente in modo che solo a stento
fu stretta dere Napoli, il duca milanese si sarebbe a lui unito con
Francesi da Vercelli introducevano viveri ed ogni
i le sue forze di terra e di mare, e che, ove la Kepubblica 40
giorno qualcuno moriva di fame a confessione dello di san Marco non avesse fatto adesione al trattato di
stesso de Commynes (II, 308-309). Vedi anche Benedetti^ pace, cinquecento soldati milanesi si sarebbero accom-
IO Assnìio di Novara, Novara, 1863; Sanuto, p. 565; De pagnati all'esercito francese nella campagna contro lo
Maulue-la-Clavière, III, 349-351 ed ivi la bibliografia. stato veneto. Tre ostaggi inoltre doveva dare il Moro
* Vedi il lungo breve del
5 agosto edito In Ma- al re francese quale garanzia della parola data. Vedi 45
uriKRo, pp. 3S3-389, riportato anche in Sanuto, p. 547« il testo del trattato in Gouefroy, op, cit,, p. 733 sgg. e
e Pastor, III, 361. DuMONT, Corfs iifiivcrscl diploinatique citi droit dcs ffi'tis,

15 * Ferdinando II desiderava vivamente la presenza III, parte n (Amsterdam-La Ilaye, 1726), p. 531.
della flotta veneziana nel golfo di Napoli. Ne fece ^ Il Moro, come non osservò gli altri patti, cosi
istanza per bocca dell'ambasciatore suo residente a Ve- non rispettò l'amnistia Caccia ed il To-
jiroiiiessa. I 50
nezia e la Signoria lo compiacque con deliberazionei niello dovettero partire, relegati furono a Milano cpianti
del 13 agosto (Archivio cit, Deliberazioni cit. erano sospetti a Novara di amicizia per la Francia:
ao e. 153 Al capitano general da mar). Il fuoco dei pre-
/. infine tutti ebbero gravame di tasse (Rusconi, Assedio
sidi Castelnuovo e di Castel dell'Uovo era
francesi di di Novara, p. 14 sgg.: Djc Maulue-la-Clavi?;re, III,
Incessante, senza danni tuttavia alle persone dei Napo- 333 sgg.). Verso capitani ed soldati che con tanta
i i
55
letani (Sanuto, pp. 531, 575). facilità avevano lasciato cadere Novara ed il castello
Il trattato di pace venne firmato il 9 ottobre
*
149S il Moro fu severo.Filippino Ficschi, capitano del ca-
35 e, se Novara fu sgombrata dall'Orléans, il Moro dovette stello di Porta Giovia, mandato con pieni poteri nel
promettere libero il passo alle genti francesi che fossero castello di Novara alla prima notizia della caduta di
andate in soccorso del Montpcnsier a Napoli, l'armamen- questa città in mano dell'Orléans, Giovanni Calco, (,o
to a Genova due navi in quell'anno e tre nel 1496 per
di comandante delNovara, e Giovanni Fran-
castello di
coadiuvare all'impresa, sborso di 50000 ducati in tre cesco Borro, commissario di Novara, furono messi sotto
30 rate semestrali all'Orléans, quale compenso delle spese processo. Nella fine d'ottobre usci la sentenza con la
sofferte, consegna del Castelletto di Genova quale pegno destituzione del Calco e condanna a morte dei soldati
per due anni al duca di Ferrara, che alla scadenza del di quel presidio quali, sembra, cransi rifiutati di coni-
i Ce,
biennio poteva rimetterlo al re francese, ove a Genova battere. Martisazzi, Curiosità d'arc/iivio, in Archivio
si foste contravvenuto ai patti, infine amnistia ai col- storico lombardo. III, (1876), 316-319.
rA. 1495 ottobre] I DIARII 35

La ili.""' Signoria veneta per non romper, né contravenir ala liga et per mantenir la sua
solita fede ahavea promesso, non volse intrar in la pace nel locho suo reservato et
chiij

comandò al suo exercito che dovesse venir a caxa et hera gionto sopra il Cremasco *.
Mi ho dimenticatto a dirlo che seguita la Victoria de la rota francexe per remunerar il
5 magnifico et illustre signor Franzesco de Gonzaga, marchexe di Mantoa, per li soi boni et
optimi portamentti in quelo facto d'arme, lo ellessenno et fecenno capitanio zeneral de Ve-
netiani de le gente da terra ciim provixion de due. 50 milia al anno in tempo di pace et
due. sesantamilia in tempo di guera. Alo qual per piuj magnificentia et triumfo li fo man-
dato in campo il sttendardo zeneral et il bastone per li magnifici virj D. Piero Marcello et
10 Zorzi Emo, oratori *, li quali, acetatti' nel campo cmn Navara incredibel festa et pompa sotto
per nome delo ili.""' et exelso Senato venetto, li consignò la insegna zeneral di Sam Marco ^
la qual la ricevette cum incredibili leticia et dimostrava esser tuto marchese©, benché di poi
per li effecti seguitasse il contrario, chome da bassio si vederà.
Il sua armata maritima a Zenoa et cognoscendo aver de
re di Fran'za visto manchar la MUR, e. 29

15 bixogno grandemente di quella per socorer il reame napolitanno, comandò in Provenza ala
sua armata, che avea in quelo loco, maritima, che dovesse passar im Puglia a Napelli. Et
in questo mexe de ottobre 95 se atrovava l'armata maritima sopra Hostia per venir a dar
socorsso ali castelli napolitani, et l'armata, cum la qual il re di Napolli hera entrato in Na-
poli, del re di Spagna se atrovava mia 150 luntano dala franceze per devedarli il socorssio
20 deli castelli et voleanno esser ale manno *.

'
Che a sdegno nascessero per
Venezia sospetti e cesse dei danni sofferti. marchese non si diede pace,Il

le trattative Moro del Francia era naturale,


col re di finché, dietro insistenzeanche vivaci dei suoi oratori,
tanto più avendo in esse avuto parte capitale il duca l'ordinario, Giorgio Brognolo, e lo straordinario Febo 40
di Ferrara. La diffidenza si estese sul Gonzaga dopo Gonzaga, la Signoria non si piegò (Archivio sto-
5 una visita da questo fatta al re invasore ed al duca fer- rico Gonzaga, loc. cit., Brognolo, Venezia, 27 lu-
rarese, suo suocero, contro il desiderio e la volontà glio 1495).
della Signoria (Archivio cit., Deliberazioni cit., •*
Il Marcello e l'Emo partirono da Venezia il

ce. 182, 185. Ai provveditori in campo 6 e 12 ottobre; 6 agosto, il 12 del mese a sera giunsero a Milano (I d., 45
Archivio storico Gonzaga, b. 1435. Giorgio b. 1630. Marcello ed Emo al marchese, Milano, 13 ago-
IO Brognolo al marchese, Venezia, 5, 6, io ottobre). La de- sto; Id., b. 1613. Il Moro al Marchese, Milano, 11 e

liisioiic di Venezia riuscì profonda (Malipiero, pp. 394- 12 agosto. La credenziale del Doge ai due inviati vedi
395) e fin dal 27 settembre, al primo avviso delle tratta- in Archivio di Stato di Milano. Potenze
tive aveva ordinato provveditori di ritirare l'esercito
ai estere. Venezia. Barbarigo al Moro, Venezia, 3 ago- 50
al più presto nel Bresciano (Archivio cit., Delibe- sto). Trascorsero la notte del 14 a Vespolate ed il 15
15 razioni cit., e. 176). Le notizie successive ed i sug- fecero solenne ingresso nel campo sotto Novara. Là
gerimenti della prudenza le fecero poi sospendere la ebbe luogo la solenne consegna dello stendardo e del
ritirata dell'esercito, finche il trattato non ebbe la ratifica bastone (descritta in Sanuto, pp. 552-553 ed in Croniche
due parti e l'Orléans non fu uscito da Novara
delle del filar chese di Mantova, in Archivio storico 55
(Id., e. 184-13 ottobre). Ma, se la Repubblica ignorò lombardo, VI (1879), 64-65).
* Fornovo si combat-
6 luglio stesso, mentre a
20 il contenuto esatto del capitolo che la riguardava nel Il

trattato, com'è probabile, e si chiuse in dignitoso ri- teva, Ferdinando II, il profugo re, entrato nel porto di
serbo, il popolo vociferava accusando di tradimento il Napoli con nove galere sue e tre caravelle di Spagna,
Moro ed il Gonzaga. Gli interessati se ne lagnarono sbarcava e, con l'aiuto del basso popolo, obbligava "O i

Repubblica stimò conveniente fare qualche scusa


e la Francesi a chiudersi nei forti e lasciargli in mano la

25 183 /?-i85. Ai provveditori ed al Lion, oratore


(Id., ce. città. giorno stesso anche Capua si dava a Ferdi-
Il

presso il Moro, 9 e 12 ottobre). nando (Sanuto, p. 501 MìVlipiero, p. 364). E siccome


;

* La deliberazione al riguardo e del 24 luglio il Moro con arte subdola impediva alle navi che erano

(Archivio di Stato di Venezia. Delibera- nel porto di Genova di recarsi in aiuto dei castelli di 65
zioni cit., e. 144. Vedi anche Sanuto, p. 534; Ma- Napoli, una squadra francese armata a Marsiglia e Vil-
30 Lii'iKRO, p. 372), ma fu preceduta da un dietroscena. lafranca di Nizza, composta di otto navi con tremila
Sembra che Venezia non intendesse compiere solennità Svizzeri e Guasconi, guidata da Luigi d'Arbent, si av-
alcuna pel titolo nuovo che concedeva al marchese, ma viò a quella volta. Passò sotto Ostia (MAOriERO, p. 398)
il Gonzaga desiderava ardentemente che lo stendardo ed il 19 ottobre si scontrò con la flotta spagnuola an- 7°
ed il bastone gli fossero consegnati con apparato e ce- corata nel porto di Napoli, ma lo scirocco separò i com-
35 rimoniale. Ne basta. Non intendeva la Signoria fargli battenti, I^'Arbent ripiegò a Livorno, ma una delle
speciale dono in danari, ma solo di anticipargli sullo sue navi, rifugiatasi a Porto Longone, cadde in mano ai

stipendio io 000 ducati, perche si compensasse e rifa- suoi avversari. De la Roncière, III, 28.
36 GIROLAMO FRIULI LA. 1495 ottobre]

Il duca de Milano per la pace facta cum


Franza fo molto biasemato da tuttiil re di

signori et pontentati italiani per aver facto quela senza consentimento de la liga et de la
f edera tiom jurata per la liga ciun li pottentati italiani et in effecto fo sempre manchatore di

fede et sempre sarà ".

Li signori Firentini, lassato per il re di Franza im libertade, cominciorono a far novo


governo al modo venetto, instigatti eitiam dale provocatione de uno fratte Hieronymo, nel
qual li tìorcntini haveano grandinissima speranza '. Mandorono ambasatori a Franza cum
dirli che sempre sono statti suo amicj et servitori di la regia corona et che lo pregava che

li dovesse restituir Pixa, Sarzana, Sarzenelo et Pietra Santa, che teneva a suo comando. La
qual cossa intendendo il re di Franza, li ascoltò volentieri et promesse dirato de far quello 10
che volevanno. Et cum queste tal persuatiom li tolse alchunj danarj per summa non pi-
i

cola et non li dette cossa alchuna dele sopradite citade ^


Il re di Napolli se acordò tandem cum queli del Castello Novo di Napolli che se in ter-

e. t'-'t mene de duo mexi non haveanno socorsso' dal re di Franza che se daranno liberamente al
napolitano re et se detteno sopra questo pacto hostaxi de mantenir la fede l'uno al alttro 15 '.

Li Firentini vedendo esser deluxi dal re di Franza, el qual li prometeva assai et nula
atendeva, delibcrono de mandar il suo campo atorno la cita di Pixa per reaverla, atorno
dila qual sttette moltti mexi, che nula pottè far, né adoperar, bencliè prendesse il borgo di
Sam Marco. Tandetn li Pixani se sono prevalsi benisimo, talmente che convene senza nula
fare a Fiorentini levar il suo campo, el qual de brieve se disfantò et levossi da quello asedio 20 ''.

Pietro di Medici, cazatto da Firenza, chome di sopra se havea posto benissimo in ordine
per intrar itcrum in Firenza et cum li Orssini et cum le gente d'arme tentò per intrar et

' I mossero lagnanza (Malipie-


reali cattolici ne di mediante dono di 24000 ducati. Ot- 35
fedeltà al re e
Ro, p, 417): in Germania, alla corte di Massimiliano, ì tenne 13 000 ducati ed il i» gennaio rimise la cittadella
commenti furono acerbi (Biblioteca Nazionale ai Pisani (Giovio, I, 136; De Ciierrier, II, 333-336).
Marciana di Venezia, Mss. ital., ci. 7^, cod. 799; Vendette in seguito Ripafratta e Motrone ai Veneziani,
5 Dispacci di Zaccaria Con tari ni e Benedetto mentre Sarzana e Sarzanello furono dal bastardo di
Trevi san, e. 36/, Francoforte sul Meno, 17 otto- Saint Paul, luogotenente del signore di Ligny, rimesse 40
bre 1495. ai Genovesi il 28 febbraio per 35 000 ducati (Giovio,

Allude all'istituzione del consiglio maggiore,


* op. cit., da cui De Cherrikk, loc. cit. ; Guicciardini,
provocata da Girolamo Savonarola e deciso il 11 e 33 Storia d'Italia, libro III, cap. i (con qualche confusione);
IO dicembre. Era essa imitazione del Maggior Consiglio De Commynes, 343-344 Sanuto, / Diarii, I, 7-8,
II, ;

di Venezia. VilL/VRI, La storia di Girolamo Savona- 53, 8i, e specialmente Portoveneri, Memoriale, in Ar- 45
rola . .
. ,
I, 385 sgg. ; Cipolla, Fra (Girolamo Savonarola chivio storico italiano, VI (1845), 324-333).
e la costituzione veneta, in Archivio veneto, II, Dell'accaduto, a quanto pare, il re francese non fu par-
68 sgg. tecipe e mostrò anzi sdegno. Quanto all'ingente spesa
15 ' Jfl 36 agosto 1495 le insistenze di Guidantonio sostenuta dal comune pisano il Guicciardini allerma che
Vespucci e Neri Capponi, oratori fiorentini presso Car- Lucca con Genova, Venezia ed il Moro fornirono a Pisa 50
lo Vili strappavano finalmente al sovrano gallico la ognuno un terzo della somma (libro III, cap. il). Il
firma di un trattato, pel quale Pisa, Livorno, Sarzana, Brognolo, oratore mantovano a Venezia, procede piii
Sarzancllo e Pictrasanta erano rese alla patria loro a somma fu provveduta da
oltre ed assevera che tutta la
30 condizione di pagare 30000 ducati ancora dovuti pel
i Venezia (Archivio storico Gonzaga, loc. cit.,
trattato del novembre
1494. Firenze prometteva ai Pi- Venezia, 11 gennaio 1496). 55
sani amnistia ed dugentocinquanta uomini d'arme
al re L'accordo ebbe luogo
'*
il 4 ottobre 1495, sccondcj
e prestiti di 70000 ducati (Desjardins, I, 639; Pi':licier, un documento citato dallo De Cherrier (II, 334, nota i) :

^^1 ^SS'^S'')' ^a Roberto de Balsac, signore d'Entra- a quanto pare, esso fissava termine di un mese, non di
35 gues, capitano della città di Pisa in nome del re, al due, come dice il Priuli, o di cinquanta giorni, come
quale si nonostante gli ordini
rivolsero i Fiorentini, in Sanuto (p. 631). Il Giovio (p. 148, libro III) scrive 60
reiterati di Carlo Vili, non volle sgombrare la fortezza vagamente: "....infra certi di „.
(PéuciER, IV, 396-399, 310-311, Vercelli, 36 settembre, ^ Il Priuli, scrivendo circa tre anni dopo gli av-

Torino, 21 ottobre 1495). Anzi il 18 settembre s'im- venimenti queste pagine, non mantiene sempre l'ordine
30 pegno coi Pisani a consegnar loro la cittadella, se en- cronologico. La presa del borgo di San Marco dai Fio-
tro cento giorni il re non fosse penetrato in Toscana, rentini è del 14 e del 16 settembre, la ritirata, dovuta 65
purché nel frattempo gli venisse sborsato sussidio dalla ad un tentativo di Pietro dei Medici sopra Firenze, e
città di 3000 ducati al mese per soldo delle truppe; in dei primi dell'ottobre. Sanuto, pp. 598-599, 646; Por-
seguito propose sgombro immediato dopo un giuramento toveneri, p. 333.
[A. 1495 novembre-dicembre] I DIARII 37

nula pottè far, anchorchè in Firenza ne fosse qualche discordia di governo fra loro. Tamen
inttexo la movesta de Pietro tutti se acordorono insieme li Firentini per viver liberi et non
'.
sottoposti
A morbo, ma non durò molto.
Firenza et Siena comenciò il

5 Fata la pace de Milam in Vinetia comenciò a farssi facende piperi due. 46 el Kargo,
zenzari due. 10 el cargo, mechinj due. 5, verzi due. 9, garofalli grossi 3 ^/g la s., mazis g.' 8 ^/g
L., lane L. 30 a tempo do annj, stagni due. 106 el m.°, el resto a l'uxato cum pocho farssj.
Il re di Franza, faeta la pace cum Milam, vedendo tuta la Ittallia d'acordo, deliberò de

tornar in Franza, perchè vedeva non esser speranza in reaver il reame napolitano. Et avantti
10 che '1 partisse da Turim, mandò monsignor Arzentom quj in Vinegia per ambasatore et la
sua Maiestà se ne andò in Franza ^. Lassò in Savoia et in Aste pochissime gente, le qual
dipoi subito etiam pasorono li monti nel mexe di setembre 1495'.
A Napelli monsignor di Monpensier, el qual havea lasato vice re in Napoli,' et quando
che il re Ferdinando entrò in Napolli, questo vice re se ne fugite in lo Castello di l'Ovo.
15 Compito il pacto' de mexj do, che fo adì 5 dicembre, se partì cum moltti Franeexi et andò MuR., e. 30

a Salerno et convocato tutti li Franeexj che heranno in quele provintie et fece uno exer-
cito' de lanze eco hominj d'arme, Svizari et pedoni trea milia per nome dil re di Franza

et se ne vene a la volta di Napolli cum grandinisime victuaric, munitione in quantitade et


vene fino soto la citade di Napoli et poco luntam dal castello. La qual cossa vedendo il
20 re Ferdinando usseite di Napolli cum homeni d'arme cinquecento, cavali seicento lezieri et
fantti quatro milia per esser ale manno cum il campo francoxo, et seguitandollo una nocte,
volendo esser ale manno, li Franeexi prexenno fuga et tolsenno lume di torza suxo lasando

5-6. Fata la pace.... farssj] tnanca iti MuR. 15. Compito il pacto] nello spazio interlineare il correttore
sopra compito ha modificato facto cum il re

' Pietro de' Medici aveva raccolto truppe guidate ruberie e saccheggi commessi dalle genti medicee nel
da Virginio Orsini e mandato a Venezia Pietro Dovizi passaggio attraverso il contado senese (Id., e. 854), ab- 35
5 da Bibbiena per sollecitare aiuti pecuniari (Predelli, bandonarono Pietro e Virginio alla loro sorte, resero
/ libri Comtne7noriali, VI, 12, nota 28). La Signoria in- inevitabile la rinunzia all'impresa. Così dopo l'occu-
cuorandolo all'impresa (Archivio cit., Delibera- pazione del castello di Gualdo (Sanuto, p. 647), ai primi
zioni cit., ce. 161 t-i6i t) gli fece prestito di 5000 du- del 1496 i due alleati si ritrassero e l'Orsini passò agli
cati VI, 13, num. 29) ed esso per la
d'oro (Predelli, stipendi di Carlo Vili (Guicciardini, loc. cit.; Sanuto, 4°
IO via di Narni mosse alla volta di Siena. Raggiunto in / Diarii, I, 8-9.
questa città con felice stratagemma dalla consorte Al- ^ Il Commynes fu rinviato a Venezia da Carlo Vili
fonsina Orsini, rimasta fino allora in Firenze entro un con l' incarico di ottenere dalla Repubblica la neutra-
monastero (Sanuto, pp. 599-600; vedi anche Berta, lità verso il re di Napoli, di comunicare l'intenzione
Donne medicee avanti il principato. Alfonsina Orsini, mo- che Carlo aveva di far ritorno nella penisola e di 45
15 glie di Pietro de' Medici, in La Rassegna nazio- sottomettere all'approvazione della Signori a gli articoli
nale, CL (1906), 7 sgg., ma specialmente la lettera di della pace colMoro. Il 27 ottobre giunge il Commynes
Pietro al Bibbiena in Predelli, VI, 12, num. 28), giunse a Milano, 4 novembre a Venezia, espose il giorno dopo
sui confini del territorio fiorentino. Ma la mala voglia la commissione ed ebbe il i8 del mese risposta negativa
dei Perugini, che rifiutarono aiuto all'impresa (Guic- nella sostanza, diplomatica nella forma. Venezia si 50
io ciARDiNi, libro ni, cap. i), la rapida marcia dell'eser- scusò di non avere elementi per una risposta vera alle
cito fiorentino dal territorio pisano (vedi anche il re- domande formulate, ignorando le intenzioni dei suoi
cente studio del NiCASi, La famiglia Vitelli di Città di collegati, non esistendo guerra eflettiva tra essa e la
Castello e la Repubblica fiorentina fino al 1504, in Bol- Francia essendo in dovere strettissimo di aiutare
e i

lettino della r eg a Depu t a z o i i ne di storia suoi alleati per le ostilità regie contro la santa Sede. 55
15 patria per l'Umbria, XV (1909), 194-195. Pec- S'adoperasse Carlo Vili contro gli infedeli e la Signoria
cato che il Nicasi abbia trascurato nel suo lavoro, ricco avrebbe dato a lui ogni appoggio. Sanuto, La spedi-
di documenti inediti, le ricerche dei suoi predecessori !), zione, pp. 651, 656: Malipiero, pp. 403, 406; Archi-
ed il contegno dei Senesi, ai quali Venezia aveva man- v i o cit.. Deliberazioni cit., XXXV, 19S ; De Man-
dato 2000 ducati in favore del tentativo mediceo (De- drot nell'ediz. del Commynes,
333-333, nota i. II, 60
50 liberazioni cit., e. 304. All'oratore a Milano 5 di- Il 23 ottobre Carlo Vili arrivò a Susa, il 28 a
•'

cembre 1495), ma che timorosi di rapppresaglie fioren- Grenoble, il 13 novembre a Lione. P'xicikr, IV, 312.
tine (Id., e. 208. All'oratore senese, 19 dicembre), non 315. 3 17-
certo ipotetiche (Allegretti, col. 1855) e sdegnati delle
38 GIROLAMO FRIULI [A. 1495 ottobre]

le munitiom, victuaria et sei pasavolante, le qual forono prexe per il campo napolitanno et
non si contentando di questo lo seguitano il re predeto napolitano li predicti Francoxi lino
in Nocera, nela qual citade Francoxj se fortillcoron in quella li Et ali xxj de otobre 1495 '.

il re napolitanno se atrovava a Sarno et havea asediatti ditti Francoxi in Nocera, li quali


sperava subito de averli per esser locho di pochissima victuaria, over che se darianno a pacti 5
o che ad uno ad uno fugiranno per quele aspre montagne "^
Ali xij de otobre 1495 INIis. Jeronimo Contarinj, provedador al colfo, gionse a Napoli
cum XX gallie venette, le qual il re le vidette volentieri, perchè li acressette di grandinisima
reputatione '. Et ctiam fo a tempo et questo perchè Tarmata aragonexe hera andata contra
quela di Franza che volea venir a socorer li castelli et heranno navilij xiij franzoxi, sopra IO
la qual nj era Svizeri et alttri (fantti) quatromilia da metter in terra.
Et vene sopra Gaieta,
dila qual cossa avendo notitia l'armata napolitana, uscite de Pontia, nave tre grosse da Genoa,
barze 2] di Spagna et gallie tre et cum queste dette l'incalzo al armata francoxa, siche ve-
nendo la sera se gionsenno insieme tal mente, che se potevanno bombardar. A meza note
se messe sirocho cuìii fortuna et le dite armate se seperò et la francexe fugite. Una nave 15
di Franza se redusse al Elba, dove capitò ctiahi per la detta fortuna l'armata napolitana, et
e. MI t la qual cossa vedendo li Franzoxi che heranno sopra la nave, butorono in aqua le monitiom, '

arme et arttellarie et li Francoxi fugiteno in terra. L'armata aragonexe prexe la dita nave
vota. Et facto puscar trovorono tutte le monitiom et arme et artelarie butade in aqua et
sperava citiam de prender eco Svizeri che heranno sopra quela che heranno imboscatti sopra 20
l'ixolla. Lo resto di l'armata francexe andò a Ligorno et lassatto in terra persone setecento
adì 2Z di questo otobre 95 se partì et se ne andò a Vilafranca in Provenza et sperava si
dovesse disarmar ^
Il re di Napoli, non vedendo da qual parte pottesse venir il socorsso di Franza, sperava
di brieve obtenir tutto il reame et tutto il giorno choreva lino ale porte di Taranto cum 25
ccc sttratiotti venetti \
Il capitanio zeneral veneto non hera potuto andar a Napoli, perchè hera amalato et per
questo ctim la sua gallia hera venuto a Corfù ''.

13-13. MuR. mette virffola dopo grosse, la soppritne dopo Genova ed omette di Spagna — 34. «elio spazio inter-
lineare il correttore aggiunge da mar

' Secondo vedemmo, il Montpensier aveva il 4 ot- 4 novembre Nocera fu espugnata da Ferdinando II (Sa-
tobre firmato tregua di due mesi con Ferdinando II e nuto, p. 643; Giovio, libro III, pp. 153 sgg. che narra
5 promesso che, in mancanza di soccorsi entro il detto esempi particolari sull' inseguimento del Percy. Da lui 30
termine, avrebbe consegnato Castelnuovo. Egli iguo- Dk Ciierrikr, II, 336-338),
fava la vittoria riportata in quei giorni sulle genti ara- ^ Il 16 ottobre Ferdinando fece rapida visita a
gonesi dal signore di Percy, il quale era accorso dalla Napoli ed il 17 tornò in campo a Sarno. Sanuxo,
Calabria con le sue truppe per liberarlo (Malipiero, p[). 636-638.
IO p. 403, lettera di Girolamo Contarini al Doge, Napoli, Vedi '
particolari nella lettera citata del Con-
i
35
14 ottobre; Giovio, libro III, p. 143/. In Malipiero tarini al Doge. Malii'iero, pp. 399-403.
la lettera del Contarini porta la data 34 ottobre, ma è Vedi anche, ma ])iìi concisamente Sanutu, La
'

forse svista dell'editore, che la risposta della Signoria spedizione^ p. 634 e Commynks, II, 300-301, dai quali,
al Contarini è del 34 appunto e dichiara la lettera del ma in la Koncièke, IH, 38-39.
ispecie dal Friuli, il De
15 medesimo scritta il 14 del rnese; Deliberazioni II numero delle navi varia secondo gli autori il Friuli 40 :

cit., e. 188): il Percy quindi si ritrasse verso Nocera enumera diciotto navi francesi, 11 Sanuto solo otto,
il 14 ottobre e nelle strettoie di quelle colline vulca- '"
In ncssun'altra fonte edita si dice che ncll'otto-
nichc le sbandarono, abbandonando armi
sue genti si brc 1495 Ferdinando II avesse con se trecento stradiolti.
e cavalli, e furono anche messe in fuga presso Nocera II Sanuto, p. 636, parla di cinquecento uomini d'arme,
30 dalle truppe aragonesi che le incalzavano (Sanuto, di cavaleggeri e balestrieri duemila fanti a cavallo, di 45
pp. 636, 638-639). Un tentativo dell'armata francese per e di genti locali. Una lettera però della Signoria in
liberare Napoli dal blocco non riuscì, come vedremo, forma che la flotta veneta aveva pochi giorni prima tra-
ed allora il Montpensier, salito sopra undici navi che sportati a Napoli cinquecento stradiotti. Archivio
ancora gli rimanevano, ed accompagnato dal siniscalco cit., Deliberazioni cit., rcg. 35, e. 198. All'oratore
35 di Dcaucaire, Stefano de Vesc, e dal principe di Salerno, a Milano, 13 novembre 1495. 50
abbandonò Castelnuovo, lasciando presidio di quattro- "'
Vedi la lettera citata del Contarini in Mali-
cento uomini e riparò a Salerno (Sanuto, p. 639). Il i'Iero, pp. 400-40X.
[A. 1495 ottobre-novembrej I DIARII 39

Le de Barbarla prexenno sopra Tunis una barza de uno corsaro


gallie venete al viagio
de bote 450 et, per esser vechia et mal conditionata, l' a bruxata et tolto le monitiom et cor-
ner che havea boche 55 bombarde ^
Il re di Napoli anchorchè havesse gente d'arme assai per potter conquistar il reame

5 napoli'tano, tamen perchè ne havea moltti anzuinj, non se fidava di loro; per questo rechiexe MuR., c. 31

ala Signoria di Venettia li dovesse mandar parte de le suo gente d'arme in suo adiumento,
prometendo dile spexe et danari che spendarianno zercha a questo di farli seguro et darli
im pegno cinque terra im Puglia, le qual per anchora non si poi intender qual che le sianno :

tamen stta a dimandar a questa terra qual che vogliono. Intexo questo la Signoria venetta
10 per mantener la fede a tutti i conligatti avantti che la f ecesse cossa alchuna, volse aver
licentia da tutti li signori de la liga, la qual abuta, subito deliberono de mandar homenj
d'arme 700 et stratiotti seicento et tre mile fantti in adiumento del re napolitanno. Et a
Vinegia se fece provixione de trovar danari per potter spazar il sopra detto campo, perchè
il re molto solicitava ^

' Giacomo Cappello, capitano delle galere per il probabilmente non era estraneo, e della quale sopportò 45
viaggio di Barberia, nell'agosto 149S sorprese una barca nel 1497 le conseguenze, quando la Repubblica gli tolse
corsara biscaglina di quattrocento tonnellate con ses- il comando delle genti venete, rafìreddò lo zelo di Ve-
santa uomini di equipaggio: fece bruciare la navei nezia, che raccomandò
a Girolamo Zorzi, suo oratore a

5 impiccare l'equipaggio, salvo il comandante, fuggito Roma, il non prendere più affatto in con-
silenzio e di
sopra una barchetta. Sanuto, p. 650. siderazione qualunque proposta che non si fondasse sul- 50
' La fuga del Montpensier da Castelnuovo a Sa- l'immediata consegna di porti napoletani alla flotta ve-
lerno contro i mise in serio orga-
patti dell'armistizio neziana (Id., e. 303, 37 novembre; Archivio storico
smo il re di Napoli. La superiorità militare dei Fran- Gonzaga, b. 1435. Giorgio Brognolo al marchese di
10 cesi era indiscussa e d'altro canto la pace di Vercelli Mantova, Venezia, 33 novembre 1495). Nel tempo stesso
non lasciava dubbio che Carlo Vili avrebbe in ogni essa sospese la marcia degli stradiotti e del Contarini 55
modo aiutato le genti sue rimaste nel reame. Scrisse da Ravenna verso il meridione ed anche a mille fanti
alloraFerdinando II alle potenze della lega, al Papa assoldati in quei giorni fu ingiunto di non oltrepassare
(Sanuto, pp. 639-641, lettera del re ai suoi ambasciatori Ravenna (Archivio storico Gonzaga, loc. cit.,
15 in Roma), alla Signoria veneta (Id., pp. 637-638 lettera), Venezia, 24 e 26 novembre). Ferdinando II, che vedeva
al re dei Romani, al Moro. Alessandro VI mandò su- assottigliarsi l'esercito suo e venir meno lo scarso da- 60
bito in aiuto dello sventurato monarca cento cavalli naro, costretto ad impegnare gioie bellissime della co-
(Id., p. 461) e appoggiò le domande degli oratori napo- rona per 100 000 ducati (I d., Venezia, 29 ottobre), rin-
letani a Venezia, Antonio di Gennaro e Giambattista novò "le suppliche per bocca di Giambattista Carafa a
30 Spinelli, non senza frutto. Il 5 novembre la Signoria Milano, di Francesco de' Monti al re dei Romani, dello
ordinò a Bernardo Contarini di andare senza indugio Spinelli e del Di Gennaro a Venezia, mentre Scipione 65
a Ravenna con cinquecento stradiotti, oltre quelli che Filomarino a Genova invigilava gli armamenti temuti
già erano in quella città, al duca di Gandia ed a Gio- del re francese in quel porto (I d., b. 1630, lettera del
vanni Sforza, signore di Pesaro, di mettere in assetto Filomarino e del Carafa, Milano, 13 e 30 dicembre), ed
35 le truppe di loro condotta per scendere a Napoli. Die- il Moro stesso, inquieto dei successi francesi, cercò di
cimila ducati per le spese di dette genti erano destinati persuadere Venezia a maggiore condiscendenza. Si trin- 70
a Romaod a Napoli in mano del provveditore dell'ar- cerava la Repubblica dietro argomentazioni plausibili,
mata (Sanuto, p. 653; Malipiero, p. 403, ma special- come le eccessive spese già sopportate (Delibera-
mente Archivio cit., Deliberazioni cit., ce. 194- zioni, ce. 203-304; Archivio di Stato di Mi-
3*^ 195). Era qualcosa, ma non soccorso pari al bisogno. lano. Potenze estere. Venezia. Taddeo Vi-
Ferdinando II allora offrì alla Signoria, la sola potenza mercato al Moro, Venezia, 5 dicembre), e simulava 75
italica cui mezzi economici permettessero l'invio di
i di esortare il re dei Romani a sollecita calata nella
un vero esercito, una cauzione territoriale per le spese penisola in soccorso di Ferdinando (Biblioteca Na-
ch'essa avrebbe incontrato in spedizione di simile entità. zionale Marciana, mss. ital., ci. 7-*, cod. 799 cit.,

35 Venezia, allettata dall'offerta non nascose la proposta *^c.37 39


t, t sgg. Zaccaria Contarini e Benedetto Trc-
agli alleati, in ispecie al Papa ed al Moro (Delibe- visan alla Signoria, Nordlingen, 3, 4, 5 dicembre; De- 80
razioni 197 ^-199. Agli oratori a Milano ed a
cit., ce. liberazioni cit., e. 301/. Agli oratori suddetti,
Roma, 13 e 17 novembre) per non suscitare gelosie, ma 33 novembre). Ma, questi, ben comprendendo essere
le non si fecero attendere. Il Papa tentò
gelosie temute ipotetici i soccorsi di Massimiliano ed impossibile evi-
40 subito d'impedire un simile trattato veneto-aragonese tare il sacrificio, il 36 e 37 novembre deputò a \'enezia

che avrebbe accresciuto potenza della Repubblica sul-


la in ambasciata straordinaria, Girolamo Tuttavilla, conte 85
l'Adriatico, e propose che le terre destinate a cauzione di Sarno, per conchiudere l'accordo (Predklli, VI, 14,
rimanessero in deposito nelle mani del marchese di note 34, 38). Il Tuttavilla, giunto a Roma, fu dal Papa
Mantova. La proposta infelice, alla quale il marchese sconsigliato, pare, al viaggio. Alessandro VI gli di-
V
40 GIROLAMO FRIULI [A. 1495 novembrel

Nel mexe di novembre 1495 vene a Venetia il raarchexe di INIantoa, capittanio zeneral
di Veuitiani da terra et D. Hanibal di Bentivogli, ali quali signori fo facti grandinisimi ho-
nori cum bucentori et altro juxto il consueto, et perchè £iia/n venenno da la Victoria di Pranza
forono benisimo visti et acarezatti oltra il costume K
Nel passar che fece la Maiestà dil re di Franza nel suo retorno in Pranza, essendo a 5
Granopoli, li asaltò il mal di costa, zoè di ponta per il gran coyto et sttrachi che havea
patido ne la Ittalia '. Né per cossa alchuna voglio preterir de dire questo che il sopradecto
re hera deli piuj lasivj homeni de la Pranza et se dilectava molto del coyto et di mutar
ciiam pasto qualche volta, che, quando havea usato cm?i una, piuj di quela non si curava
dilectandosi molto di cosse nove. Benché in simel luxurie havea grandinisima advertentia 10
de tochar la mogier de alttri, iamcn molte volte ha usato ciiaìu t3'^rania di prender le ver-
gine et le moglier de alttri, quanto la belleza li delectava. Et in la Ittalia de simel vitu-
perij ne ussò imlinitti et ciiajn condusse seco in Pranza alchune damexelle rapite a Napolli
et in la Ittallia. La malatia di costa non durò moltto, che fu inmcdiaic liberato. Lassò
fama nel suo passar montti de voler ad ogni modo tornar in la Ittallia a tempo novo. Et 15
i

cum lui ctiam passò quaxi tutti li soj sequazi, che non rimaxe, olttra queli lasssati in ci reame
napolitano, franzoxi mille.
Il re di pace atm Milam, instigato dal duca de Milani, che havea gran-
Pranza facta la

dinissimo contento et apiaxer de tenir il re Ferdinando di Napoli in spexa, deliberono de


armar a Zenoa nave sei, duo di le qual sianno per conto del re di Pranza. Et tutte insieme 20
doveanno andar a socorer j li castelli de l'Ovo et Novo napolitam, tenutti per j franzoxi.
Questo signor Lodovico, duca di Milanno, non li bastò de dar spexa al re napolitano, che
'1 volse cttiam dar spexa al re di Pranza, al qual se dimostrava amicissimo^. L'armata prima
del re di Pranza gionse a Vilafranca im Provenza et lì se disarmò ^

6. per il grani coyto et] manca in MuR.

chiaro che mille uomini'd'arme (quattrocento a spese di sarono molti giorni che le angustie l'obbligarono a pas-
Venezia, quattrocento a quelle di Milano e dugento ar- sare sotto le forche caudine della Signoria veneta.
mati dalla santa Sede) e quattrocento fanti senza ritardo • Venezia era poco soddisfatta del Gonzaga: pure
sarebbero discesi in soccorso del re napoletano, sicché decise la Signoria di riceverlo col bucintoro (Delibe-
l'inviato aragonese fece ritorno a Napoli (in Malipie- ; razioni, e. 192; Archivio storico Gonzaga, 35
RO, p. 408 il fatto e narrato in forma inesatta: vedi il b. 1435. Brognolo, Venezia, novembre) e di grati-
i, 3

racconto più esatto in Archivio stor. Gonzaga, ficarlo con 30 ducati al giorno durante la sua perma-
b. 1435. Brognolo, Venezia, 33 novembre). Ferdinando II nenza (Deliberazioni, ce. 194-195, novembre). Il
IO invece, stretto dalla necessità, lo rinviò alla volta della dì 8 novembre esso entrò a Venezia col Benti voglio e
laguna e, per accelerare le trattative, lo fece precedere coi due provveditori Trevisan e Pisani (Sanuto, p. 653; 40
dal segretario della legazione a Roma, Luigi Ripol Malii'Iero, p. 403 Visconti, Cronache del marchese di
;

(San'UTO, pp. 658-659; Gabotto, Girolamo Tottavilla, Mantova, pp. 352-353).


uomo d'arme e di lettere del secolo A'V, in Archivio * La malattia non fu lunga. Da Grenoble il re
'5 storico per provincie napoletane, XIV
le scrisse a vari, fra cui Moro (Piìucikr, IV, 315-316).
al

(1889), 429; Archivio storico Gonzaga, loc. Sull'incontinenza e lussuria del monarca gallico insi- 45
cit., Venezia, 18 dicembre; Archivio di Stato di stono tutti gli storici.
Modena. Dispacci da Venezia, busta 8. Gui- ' Il trattato di Vercelli imponeva al Moro di for-

doni, Venezia, la dicembre). Il 16 dicembre, giunto a nire a Carlo Vili Montpcnsier due ca-
per aiuto del
30 Venezia, univa esso suoi sforzi a quelli dello Spinelli
i
racche entro il 1495 e tre durante il 1496 (Dumont,
e del Ripol, essendo lo stesso giorno partito il Di Gen- III, parte 11, p. 332, art. 43 del trattato. Vedi anche 5"^
naro (Sanuto, loc. cit.). A quanto pare, mentre la Re- GoDEFROY, p. 733 sgg.). Questa ed altre condizioni
pubblica domandava come pegno Otranto, Brindisi, non lasciarono dubbio al Commynes ed agli altri nego-
Trani e Manfredonia, gli oratori napoletani avevano ziatori gallici che all'atto pratico il Moro non avrebbe

35 istruzione di offrire solamente Brindisi, Trani e San Ca- ottemperato alle promesse (Commynes, II, 328). Alla
taldo (Sanuto, / Diarii, I, 9), ma Venezia rispose con pace erasi indotto Lodovico per timore del nuovo cscr- 55
un rifiuto mascherato da cortesi parole (Archivio di cito svizzero sccso in Italia durante l'assedio di Novara,
Stato di Venezia. Deliberazioni cit., ce. 207 /- ma esso aveva intenzione ferma di ostacolare, con tutti
307, 19 dicembre). Cos\ fini l'anno 1495 senza che il i mezzi suoi reconditi, il ritorno dei Francesi verso il
30 re napoletano ottenesse i soccorsi desiderati non pas- : sud. Come vedremo in istudio particolare, se Fran- i

(Vedi nota 4 a pag. seg.)


[A. 1495 novembre] I DIARII 41

Inttexo la nova, queli che herano in el Castel Novo a Napoli! per nome del re di Franza, r. 22 t

la provìxione che hera sttata fatta a Genoa de armar


nave 6, inanimatti per tal notitia, le

deliberono de romper ogni pacto et conventiom che havessenno facto cum il re Ferdinando '1

napoletano et uscitteno fuori del Castello Novo, lassando solamente nel castello homenj eco
5 per guardia. Li alttri montati in navilij xij, zoè xiiij, sono andatti a Salerno per conzonzerssi
cum le alttre gente francexe sono in quello locho. Per la qual nova il re Ferdinando hera
a malisimo porto et malisimo contento et per questo so'licitava molto la Signoi-ia di Venetia MUR., e. 32

li dovesse mandar lo adiuto promesso. Per la qual cossa intexo li Vinetianj subito li man-
dorono stratìotti cinquecento, provixionati mille et elmetti ce, che sono cavali 800 nel mexe
10 di novembre al principio del M^CCCCLXXXXV ',

Il re di Franza, non se fidando del duca de Milanno de far armar le sopradicte nave a
Genoa, se conveneno insieme de consignar il Castelletto di Genoa in mano del duca di Fe-
rara come medio, Hercules de Estensibiis. Ei qual subito li messe dentro fantti ccc'" pagatti
la mitade per il re di Franza et la mitade per il duca di Milano ^.
15 Le cosse del reame napolitanno anda vanno ambigue, ora da una parte, bora dal' altra.
Tamen il re havea grandinisima spexa et pochisimo adiucto.
Pietro de Medici per aver tardato molto insieme cwn li Horssinj et cum le alttre gente
d'arme de tantar de premover il governo in Firenza et per tanta longeza la sua imprexa
hera messo in periculo et quaxi in desperatione che piuj non sperava obtenir cossa alchuna ^.
20 I li Signori Firentinj de continuo heranno li soi ambasatori apresso il re di Franza per

tentar de aver Pixa, Pietra Santa, Sarzana, Sarzanello et il re di Franza li disimulava et


cum juramento promete va de farli restituir et a questo modo cavava li danari dale manno'
firentine et non atendeva ale promesse ^ e. 23 V

Fo dato licentia per la Signoria di Venetia al suo capitane© zeneral D. Antonio Grimani
25 dovesse venir a dis(ar)mar per la sua invalitudine et in suo loco fo facto D. Marchio Trivi-
xam nel mexe
novembre 1495^.
di
Gionseno avantti tuto novembre in Vinegia duo gallie dal trafego et una de Alexandria
che venivano dal viazo de Alexandria et che atendeva le alttre.
Piperi rezena a la sua gionta le dite galle due. 49 72 el cargo, zenzari due. 1 1 el c'°.

II. non se fidando] fidandosi MuR. — 20. heranno] teneano Mur. 24. firentine] firentinj Cod. — 34-p. 43,
1. 6. manca in MuR.

cesi poterono incolparlo di mala fede ed accrescere ressanti lettere del Rangone in Archivio di Stato 35
l'odio verso di lui, i potentati italiani, in ispecie, il re di Modena. Cancelleria ducale. Dispacci
5 di Napoli, dovettero essergli grati allora della mala- da Milano, b. is). Ercole lasciò Genova con qualche
fede sua verso Carlo Vili. timore d'un colpo di mano sforzesco sul Castelletto,
"*
{p. 42) E la flotta dell'Arbent, fermatasi prima e, vedendo che il vecchio presidio della fortezza di du-
a Livorno; vedi p. 35, nota 4. gento fanti era stato messo in San Francesco, luogo 30
Vedi p. 30, nota 2.
'
contiguo e neppur diviso da fossato, avrebbe desiderato
IO ^ In realtà la consegna della cittadella e del ca- rinforzare il Castelletto di altri cento fanti (Ph-LICIEr,
stelletto di Genova in mano di persona neutra, com'era IV, 354, Appendice, n. 19).
duca di Ferrara, era imposto dal primo articolo della
il Vedi p. 37, nota i.
^

pace di Vercelli, quale garanzia degli armamenti che Il 26 agosto 1495 a Torino Guidantonio Vespucci
*
35
in quel porto il re voleva fare in soccorso del Montpen- e Neri Capponi, oratori fiorentini, avevano firmato con
15 sier (DuMONT, III, parte 11, p. 331). Ercole I mandò a Carlo Vili il trattato d'accordo-, vedi p. 36, nota 3.
Genova trecento fanti armati nelle terre di suo dominio Il 13 novembre 1495 la Signoria, poco soddi-
^"

{Diario ferrarese, col. 313; Malipiero, p. 403), e, dopo sfatta del Grimani, che accusava malattia, lo richiamò
qualche indecisione, non consentendo il Moro che a ed elesse al suo posto Melchiorre Trevisan (Mai.ipiero, 40
pagare la metà del presidio, mentre dell'altra intendeva p. 465; Deliberazioni cit., e. 197/). Il Trevisan
20 provvedesse gli stipendi il re francese (Pélicier, 14, succedette poi anche un'altra volta al Grimani du-
351, 354, lettera di Ercole I al re all' 8 e 13 novembre), rante la guerra col Turco nel 1499 e vi morì vedi ;

il 13 novembre prese in consegna il Castelletto e la CoGO, La guerra di Venezia contro i Turchi {i 4.1)1.}- i^oi^
cittadella (I»., pp. 352-353), insediandovi come gover- (estratto dal Nuovo archivio veneto), Venezia, 45
natore il conte Francesco Maria Rangone (vedi le inte- Visentlni, 1901, pp. 61, 98.
42 GIROLAMO FRIULI [AA. 1495 dicembre-1496 gennaio]

ò michinj due. 5 el cargo, kanelle due. 34, garofali mazis 9 Va in g.' 6 7$ l'i L., noxe g." 3,

10 la L., verzi due. 9 ^ el e'' et a questo prexio moltti todeschi compravanno et si facea
'

pur di faeti. Et dipoi gionsenno tutte le gallie de Alexandria et Baruto.


Le nave di Soria ne lo rettorno si ne persse duo di quelle in colto di V'enetia trista-
mente havea sopra di quelli sachi mille gottonj et sachi dua milia et quatro cento zenere di
: 5
savoni. Uè una se sperava recuperar qualchosa, del alttra nula se intendeva.
Piettro de Medici pur continuava di tentar de poter intrar in Firenza et non produceva
ninno prolìcto '.

Il Ferdinando di Napoli ha obtenuto il Castello Novo a pacti di Napoli ^ et se atro-


re
vava a Sarno cum il suo exercito contra monsignor de Monpensier cu?n asaisimj anzuinj 10
fra Salerno et Sam Severino et li franzoxi herano molto più grossi deli napolitanj '.
Il Monte Novo a Vinegia nel mexe de dicembre 1494 valea due. 75 el cento.

La Maiestìi del re di Franza neli mexi de dicembre et di zener 1495 havea dato fama
per tutto de voler om/iinu ritornar a tempo novo in Ittallia et per tal expedietione hera ca-
valehalo versso Lione et in questo itterivi el morite uno suo liolo del re di Franza unico et 15
primogenito, chiamato el dolfìm, che a chadauno primogenito regio li aspecta il Dollinato'':
per le qual nove vedendo la Signoria excell."* de Vinegia la sua obtinatiom de venir ad
ogni modo in Ittallia fecenno che per la liga il re di Spagna li rompette guera in le suo
e. t3l bande, di Alo qual exercito convene al re di Franza mandarli al icontro uno altro
.
'

campo: la qual cossa fo di grandinisimo distturbo al re di Franza et totalmente de divertirlo 20


da la imprexa ittalica ^. La Signoria etiiam di Vinettia, dubitando dela venuta del re di
Franza, andava melando in ordine le suo gente d'arme et mandarono a tuor mille sttratiotti
in Grecia, perchè in effeeto questi sttratiotti heranno et sono molto tenutti da Franzoxi et
in le guere sì de Franze, ehome di Navara et di Napoli. Al presente sempre li sttratiotti
sono sttatti quelli che se hanno portato valentìsimamente et in tutte le imprexe sempre hanno 25
abiuto lo honore et sopratuto heranno temutti. Et per questo li Venetiani cum ogni suo
studio et forzo zerehavanno de averne piuj che a loro fosse possibel. Et loro veni vanno
moltto volentieri et piuj assai di quello che dimandavanno, et questo perchè intendevanno

7. produceva) perdeva Mur. 13. manca in MuR. — 19. in bianco nel CoD. — 36, et sopra tuto heranno
temuti] manca in MuR.

* Vedi p. 37, nota i. llenriquez de Guzman fin sotto Narbonne (Sanuto, La


* Dopo Montpcnsier Castelnuovo resi-
la fuga del spedizione, 663; MaliI'IERO, p. 416; Pricuelli, VI,
p.
5 stette ancora, ma il dì 8 dicembre dovette arrendersi 13-13, note 33 e 30). Ma i Francesi non furono lenti
per fame. Mampiero, p. 415; Die Ciierrier/ II, 338; alla riscossa e da entrambe le parti numerosi furono i

Archivio storico (ìonzaga, b. 1435. Ferdinan- saccheggi e rapine fino alla primavera 1496 (DÉvic
le 30
do II al suo oratore a Venezia, Sarno, 8 dicembre (copia ET Vaissette, f/isl. gén. de Langue.doc, XI, 157 sgg.),
sincrona). ne valsero ad impedirli gli accordi permanenti tra le
IO '
Del che aveva coscienza il povero re napoletano; terre francesi e s])agnuole nei due versanti dei Pirenei
vedi la sua lettera da Sarno, 39 ottobre in Sanuto, p. 650. noti col nome di lies e passeries (intorno ai quali vedi
* Il 6 dicembre 1495 mori il delfino Carlo Orlando. De Castéran, Traités internationaux de lies et passeries, 315

CoMMYNKs, 343; Di; Chkrrier, II, 343. Com'è notis-


II, in Revue des Pyrén<5es, IX (1897) e Cavailli\s,
simo, il primo della casa regale che abbia portato titolo Une fiUlération pyrénéennc sous l'ancicn rigimc, Lcs trui-

15 di delfino fuCarlo V, quando, ai tempi di Filippo VI, lès de lies et de passeries, in Revue historique,
primo dei Valois salì sul trono di Francia. Umber- CV sgg.).
(1910), 4 Per sopperire alle spese militari
to II, delfino del Viennese, fece cessione del Delfinato contro Spagnuoli e non angariare nel tempo stesso 40
gli
nel 1343 e nel 1349 alla corona francese nella persona di nuove tasse il popolo Carlo VIII chiese prestito di
di Carlo, nipote del re. Guiffrey, Ilistoire de la rèn- 3000 scudi d'oro agli abitanti di Troyes (Pélicier, V,
io nion du Dauphin-' a la France, pp. 44-45 (Paris, l868); 35, doc. 975). La notizia dell'invasione spagnuola in
DelachenaL, Ilistoire de Charles V, Paris, Picard, 1909, Francia (Sanuto, loc. cit.) riempie di giubilo la Signoria
voi. I, pp. 37-38. veneta, che vedeva nell'impresa un
potente diversivo 45
Nell'ottobre 1495
'•
reali cattolici Ferdinando ed
i per allontanare Carlo Vili da una nuova invasione in
Isabella, spinti dagli oratori veneti Francesco Capello Italia (Deliberazioni cit., e. 304/, deliberazione
»5 e Marin Zorzi, fecero invadere la Linguadoca da D. dell'n dicembre 1495).
[AA. 1495 dicembre-149ò gennaio] I DIARII 43

queli che heranno rimasti in la Ittallia et quelli etiam che andaronno in suo paexe devin-
tatti ne la guera di Pranza et di Napolli, et per il guadagno
richi dile spoglie deli nimicj
tutti chorevano et volentieri cerchavanno de venir ale imprexe ittalice.

Il re Ferandino di Napoli hera a pessima conditione et non havea socorsso da ninna

5 parte, talmente che hera totalmente disperato et dubitava de perder itcrum il suo reame. '
MuR., e. 33

Et anchor che avesse habuto il Castello Novo a pacti, lo campo di Francexi et anzuinj heranno
tal mente ingrosatti, che non hera possibel li pottesse contrastar. Et il re di Napolli non
havea animo quasi de dimostrarssi fuori de la citade de Napolli per dubito di Franzoxj.
Havea ctiam persso che li Francoxj li havea tolto il castello di Sam Severino, perchè non
10 havea potuto dar socorsso in termene de giornj quaranta, chome hera il acordo de queli
li

del castello, che se in termene de giornj 40 il re napolitano non li dava socorsso, se dovesse
dar a Franzoxj, et chuxì fecenno non avendo abutto' socorsso nel termine '. A Gaietta ctiam e. 34 V

gionse navilij viiij francexi ctim Svizeri 2200, zoè duo milia et duxento ^. Et subito che
hebenno messo in terra, il re napolettano se vedea in fuga. La qual Gaietta hera tenutta
15 per Franzoxi et a nome dil re di Franza. Vedendo il re napolitano la forza di Franza eser
molto piuj potente dela sua et considerando senza socorsso non esser maj piuj possibel de
comquistar il suo reame, et subito scripsse ala Signoria di Venettia caldamente, che li do-
vesse mandar il socorsso promesso et presto et che li offeriva non solamente la citade et
castelle im Puglia, ma etiam tutto il suo reame, purché la comandasse, perchè per suo socorsso
20 et presidio reputava aver conquistatto il suo reame napolitano et che im perpettuo sarà obli-
gatissimo et bono fiolo et servitor del sttatto venetto. La qual cossa inttexa li Venettiani
deliberono de mandar homenj d'arme ccxl, che saranno ala summa de vij""'" ctcm homenj
d' arme cccclx", che per avantti havea mandato, et etiam fino ala suma de stratiotti setecento
et de provixionati trea milia '. Et li mandò etia7)i ducati quindece milia de contantti et per

II-I3. che se.... nel termine] manca in MuR. — ii. napoletano] napolenato iiel Cod. — 33. ccccLx] 440 Mur.

' Il IO dicembre Sanseverino si arrese al Mont- mentato sfavorevolmente dal Moro, dal Papa e dal Fi-
pensier. Sanuto, I Diarii, I, 8; Guicciardini, libro III, gueroa. La Signoria volle giustificarsi e disse che già
cap. II e De Cherrier, II, 350, che mette l'avvenimento manteneva nelle acque di Napoli venti galere armate,
5 alla fine del novembre. con spesa ordinaria di 16000 ducati mensili e ch'essa 35
* Nonostante gli sforzi del Moro, Perron de Baschi non poteva affrontare maggiori oneri col Papa aggiunse :

ed altri inviati del re di Francia riuscirono ad armare avere desiderio che Ferdinando II rimettesse la cosa
a Savona una flotta di soccorso ed imbarcarvi Svizzeri tutta in mano della Santità Sua (Deliberazioni
e Guasconi in numero di più che duemila uomini (così cit., ce. 209-310, 212-213; Archivio di Stato di
IO scrisse Scipione Filomarini al Carafa, oratore napole- Modena, loc. cit., Venezia, 38 dicembre). Questa la 40
tano presso Moro. Archivio storico Gonzaga,
il risposta ufficiale, ma tra i senatori vi fu chi, il
9 gen-
b. 1630. Carafa al Gonzaga, Milano, 30 dicembre 1495) naio 1496, propose, sebbene invano, che non si nascon-
ed il 3 gennaio 1496 salparono le navi alla volta di desse all'orator veneto in Roma l' intenzione reale della
Gaeta sotto la guida di Paolo Fregoso. Quando esse Signoria di porgere aiuto al re napoletano, anche rice-
15 furono vicine al luogo di destinazione, per incuria ve- vendo in cauzione tre sole terre della Puglia, pur di 45
ramente straordinaria delle armate di Napoli e di Spa- avere la scelta (" quale nui elegeremo et che più ne
gna, le poche galere francesi ch'erano nel porto di Gaeta " piacerano „. Deliberazioni cit., e. 3i3 /), Ma la
poterono uscire e riunirsi al Fregoso. Così il 19 gen- caduta di Sanseverino abbattè l'animo di Ferdinando
naio dodici vascelli e sette galere entrarono insieme al punto che mandò ai suoi oratori pieni poteri di
30 nel porto e sbarcarono le genti. Notavasi fra i vascelli conchiudere. Il 13 gennaio dunque lo Spinelli ed il 50
la grande nave dell'ordine gerosolimitano nota col nome Tuttavilla offrirono alla Signoria in cauzione Molfetta,
di Nave di Rodi che stazzava duemilacinquecento ton- Giovinazzo e Brindisi od Otranto a scelta. La Repub-
nellate e che sembra portasse da sola mille Svizzeri, la blica persistette ncll'esigere Brindisi, Otranto e Man-
più imponente costruzione navale di quell'età (Sanuto, fredonia e solo ammise la sostituzione di questa ul-
35 I, 18, 39, 31 • Malipiero, p. 433 ; Guicciardini, libro III, tima con altro porto. Tre volte, il 14, 15 16 gen- 55
cap. Ili; Giovio, pp. 155 /-156; De la RonciAre, IU, naio, fu proposto nel senato di avvertire il papa che
30;Archivio di Stato di Modena. Dispacci " questa era la totale et diffinitiva resolutione „ della
da Venezia, b. 8. Guidoni, Venezia, 5 dicembre 1495 Signoria, e tre volte si preferì la sospensiva. Però dagli
e 13 gennaio 1496). oratori napoletani la mattina del 16 gennaio fu data
30 Il rifiuto opposto da Venezia alle domande del
'
della cosa comunicazione in forma perentoria (Iti., 60
Tuttavilla e degli altri ambasciatori napoletani fu com- ce. 315 /-3i6). Lo Spinelli scoraggiato, conoscendogli
44 GIROLAINIO FRIULI [A. 1496 gennaio I

piuj sua reputationi et fama del re li mandò il capitanio zeneral il marchexe de Mantoa ctim
detto exercito, aciochè cum la fama predicta pottesse piuj facilmente conquistar il reame,
per il qual spazo del suo capitanio li Venetiani li convene dar due. xvij m* de contantti. Et
il sopradetto re, per le spexe de le diete gente d'arme de l'armata etiain da mar et deli
danari contantti mandatolli et che seguirà ctiam in detta armata tutto il tempo sttarà a co- 5
mandamento del re nel reame, ha consignato a Venetianj Brandizo,
il sopradetto etiam re
Otranto et Trane, tre terre in la Puglia ', le qual subito per li rectori venetti mandatti fo
toltto il possesso *. Le qual citade forono per Venetiani ellecti quelle esser piuj a loro pro-
posito dile alttre citade, per esser maritime, che piuj facilmente ad uno bixognio potranno
darli socorssio. Et per contra a dette spexe de non metterssi per contto quello che se tra- 10
»4l zerà de dite tre terre in la Puglia debiano andar' a decto debito, cavate le spexe se farà

estremi nei quali versava il re, era disposto a cedere con la quale esso riferì ad Aldobrandino Guidoni, ora-
ed accettare dure condizioni, ma il Tuttavilla lo
le tore estense, parole ed espressioni ostili sfuggite al doge 50
trattenne, e dopo, uno scambio di parole, entrambi di- contro il duca di Ferrara (Archivio di Stato di
chiararono che la loro commissione non si estendeva Modena, loc. cit., Venezia, 33 gennaio 1496). A
S ai porti di Manfredonia, Trani e Barletta, ed oftVirono Roma esso ricevette da Girolamo Zorzi, oratore veneto,
in ultimo Brindisi, Otranto e Gallipoli, questo al po- 5000 ducati larghi d'oro in acconto di 15 eoo simili che
sto di Manfredonia. Nulla si conchiuse, essendosi la la Signoria aveva nel trattato promesso di imprestare SS
Signoria mostrata inflessibile (Archivio di Stato al re napoletano (Predelli, VI, 37, num. 40).

di Modena, loc, cit., Venezia, 17 gennaio 1496). S'in- Il giorno stesso del trattato, 3i gennaio, la Si-

10 tromise, pare, il Figueroa ed il giorno dopo, 17 gen- gnoria delegò il marchese di Mantova al comando delle
naio, entrambe le parti si accordarono. Venezia ri- genti di soccorso per Napoli (Deliberazioni cit.,
nunziò a Manfredonia ed Napoletani cedettero Trani
i e. 23i). Così era soddisfatto uno dei desideri più ar- 60
e promisero l'opera loro per indurre il re a cedere an- denti di Francesco Gonzaga. Ferdinando II ne deside-
che Monte Angelo (Deliberazioni cit., ce. 317/- rava la nomina ed avevalo incaricato di assoldare mille
15 3iS. Deliberazione e lettera all'oratore a Roma, 17 gen- fanti (Archivio storico Gonzaga, b. 1435. Spi-
naio; Archivio storico Gonzaga, b. 1436, Ve- nelli al Brognolo, Venezia, 30 novembre 1495) in soc-
nezia, 18 gennaio 30 del mese votò il se-
1496). Il corso del reame: attendeva solo la conclusione del trat- 65
nato i capitoli dell'accordo, che il 3i, venne solenne- tato con la Repubblica per fare a questa la domanda
mente firmato (vedi i capitoli, dal Friuli sunteggiati, in esplicita del marchese al comando dell'esercito (Id.,
30 Deliberazioni ce. 218-319; Sanuto, I, 11-15;
cit., Venezia, 18 dicembre 1495). La mattina del 21 il Tut-
Mahì'ikro, pp. 419-430; Zambler e Carabellese, Le tavilla, lo Spinelli ed il Figueroa espressero alla Si-
relazioni commerciali fra la Puglia e la repubblica di gnoria il desiderio del sovrano aragonese, che fu esau- 70
Venezia dal secolo X al XV, voi, II (Trani, Vecchi, dito Venezia, 3i gennaio 1496).
(Id.,

1898), 103 e Predelli, VI, 16, nota 38). Gli oratori * Il


33 gennaio fu eletto governatore di Monopoli
35 napoletani, a detta del Malipiero, volevano mantenuti Alvise Loredan e deputato a prendere in consegna le
nelle tre città i presidi del loro re, e la Signoria in una trepiazze Alvise Saguntino, segretario del collegio, in
sua (Deliberazioni cit., e. 320. All'oratore a Roma, compagnia di Girolamo Genoa, Bartolomeo Bono ed 7S
gennaio " legatis solus „) informa che
31 suddetti i un altro a scelta governo (Sanuto, I, 13; Mali-
del
avevano tentato di ottenere quali mallevadori del con- piero, p. 433; Archivio di Stato di Venezia.
30 tratto potentati della lega, ma che essa aveva rifiutato
i Senato Mar., reg. 14 (1493-1499), e. 89-89^). Il Ge-
in modo perentorio. Venezia domandò inoltre la be- nova ed il Bono avendo rifiutato, furono sostituiti da
nedizione e la ratifica pontificia all'accordo, raccoman- Niccolò di Alberi, Simone di Greci e Bartolomeo Bianco 80
dando all'oratore Zorzi di ben invigilare la forma di corniti di Provveditori a Trani, Brindisi ed
galera.
entrambe, perche non riuscisse il tentativo degli oratori Otranto vennero destinati Pietro Marcello, Priami Con-
35 napoletani (Deliberazioni, ce. 319/-320. All'oratore tarini e Pietro Soranzo, capitani nei rispettivi castelli
a Roma, 3i gennaio). E
venne (Predelli, la ratifica Francesco Duodo, Antonio Balbi e Alvise Sagredo (Sa-
numeri 39, 41 e 42), ma nella forma temuta.
VI, 17-18, nuto, I, 18). Ferdinando II il 13 febbraio informò 85
Alessandro VI intimava in forma solenne quasi al re la città di Brindisi del suo passaggio imminente sotto
ed al doge l'osservanza del trattato con minaccia ad l'amministrazione veneta (Guerrieri, Le relaziotii ecc.,

40 entrambi di scomunica e d'interdetto. Se ne lagnò Ve- pp. 347-348, doc. 14). Il dì II marzo Pietro Marcello
nezia e respinse la bolla e tanto era il prestigio in quei e Francesco Duodo presero in consegna Trani ed il
giorni della Repubblica, che Papa con ampie scuse il castello: così avvenne due giorni più tardi a Brindisi t/ì

modificò la sua ratifica, soppresse la forma minacciosa per opera del Contarini e del Balbi, ed il 35 marzo e
e fece cancellare la minuta della precedente in modo 14 aprile per Otranto da parte del Soranzo e del Sa-
45 non ne rimanesse traccia (Id., VI, note 43 e 44). Già gredo (Sanuto, I, 80; Malipiero, pp. 424, 428; Guer-
era partito, col 33 gennaio, il Tuttavilla da Venezia rieri, pp. 349-360, docc, 15-30).
(Sakuto, I, 13), in condizioni d'animo poco benevoli 2 Vedi p. 76, nota 3. 95
* verso la Signoria, a giudicare almeno dalla soddisfazione
[A. 1496 gennaio-febbraio] I DIARII 45

ne le terre sopradìcte, et questo fecenno, perchè li Venetiani volenno sia sempre cognosciuto
che per amor et benivolentia et non per cupidità de stato, né de utilitade hano servito il re
napolitano dela propria facultade in conquistar il reame napolitano per il bene de la Itallia
per cavarla totalmente dale manno de signori oltramontani et di francexi. Et questo seguite
5 nel mexe de zener del 1495.
La citade de Firenza hera intimidita a questi tempi da Plettro di Medici, tamcn ha su-
blevata dipoi, perchè Pietro se ne tornò adrietto cuni nula fare '.

Pixa ha abiuto la citadella che hera tenuta da uno francexe per acordo et chuxì de-
molisse ^
IO In la Ittallia ne hera pur a quelli tempi de li signori francexi che tenivano da Pranza
et -preci-puc li Firentini.
Li Venetiani, dipoi spazato il marchexe da Mantoa loro capitaneo zeneral cum homeni
d'arme eco balestieri a chavalo 40 et provixionati cento al re di Napoli, al qual re li mandò
etiam, oltra li alttri danari, ducati diexe milia per far' li provixionatti in reame, che chuxj rechie- Muf., e. 34

15 deva il re, spazarono etiam a quela volta de Napoli il conte de Rossi cum homenj d'arme 100,
eoe cento, et balestrieri a cavalo ZS et etiam spazorono il signor da Pexaro cum homenj
d'arme 50, zoè cinquanta, et balestreri 20 a chavalo et la conduta etiam mandorono a Na-
duca di Gandia cum homeni d'arme cento et balestrieri a cavalo 35, che sono in
poli del
tuto homenj d'arme cinquecento cinquanta et balesttriei'i a chavalo cento trenta. Et subito
20 spazaranno fino ala suma promessa. Et questi forono presidij notabilissimj, li quali deteno
grande favor al re napolitanno ^.

5. 1495] 1496 MuR. — 8-9. et chuxì demolisse] manca in MuR. — lo-ii manca in Mxm. — i6. eoe cento]
manca in MuR.

' Vedi p. 37, nota i. Ferdinando II. Ed


proposto a Virginio di
allora fu 35
2 Dietro al Gonzaga il I3 febbraio fu deliberato entrare agli stipendi della lega con 40000 ducati an-
5 andasse il conte Filippo Maria de Rossi con cento uo- nui di stipendio, pagabili un quarto per ognuna delle
mini d'arme, Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, potenze, compreso il re di Napoli, e con la minaccia
con altri cento ed in seguito la Signoria pensò anche delle censure pontificie in caso di rifiuto (Delibera-
alle genti di Gandia, ma queste si fecero a
del duca zioni 230-332. All'oratore a Milano, lettera
cit., ce. 40
lungo desiderare (Sanuto, I, 50, 173, ma specialmente del 31 e 23 gennaio; Archivio di Stato di Mi-
IO Archivio di Stato di Venezia. Delibera- lano. Potenze estere. Venezia: 1496. Breve di
zioni cit., e. 236. All'oratore a Roma (2 lettere), I3 feb- Alessandro VI alla Repubblica di Venezia (copia), Ro-
braio 1496). ma, 26 gennaio 1496, Taddeo Vimercato al Moro, Ve-
^ Gli sforzi di Venezia, Milano e Roma per atti-
nezia, 13 gennaio). Ma un nunzio pontificio e Girolamo 45
rare al loro soldo Virginio Orsini furono vani. L'Or- Spinola recatisi presso il superbo Orsini a nome del
15 sini, durante la calata di Carlo Vili aveva perduto papa e del Moro furono respinti senza che potessero
nell'Italia meridionale i suoi feudi di Albi
e Taglia- far consegnare al suddetto il breve di Alessandro VI
cozzo, dal re francese concessi a Fabrizio Colonna, il (Sanuto, I, 36-37; vedi anche Predelli, VI, 17, nota
quale, come Prospero, suo cugino, era agli stipendi 39), che anzi Virginio, unitosi a Camillo e Paolo Vi-. 5°
gallici (Guicciardini, libro II, cap. 11, ecc.). Partito telli presso Acquasparta, discese verso il reame sac-
20 Carlo Vin Colonna per conservare gli acquisti fatti
i cheggiando le terre della Chiesa (Sanuto, loc. cit.,
erano passati agli stipendi aragonesi ed anzi Prospero vedi anche NiCASi, La /a/ui^/ia Vitelli..., pp. 204-306).
aveva ottenuto la successione del marchese di Pescara Alessandro VI inquietissimo sollecitò la Repubblica di
nel comando delle truppe napoletane (Sanuto, La spedi- aiuti e venne precipitato l' invio del signore di Rimini 55
zione, p. 593 ecc.), sicché l'Orsini non vide altro mezzo e di Annibale Bcntivoglio con le loro milizie (Deli-
35 per riavere i suoi beni che l'ingresso agli stipendi del re berazioni, ce. 336, 337 A All'oratore a Roma ed a
Francia (Saluto, r Dinrii, I, 8, 15, ecc.; Guicciar-
di Milano, 12 e 30 febbraio). Il Papa propose anche la
dini, libro III, cap. i; Giovio, I, 156-157). Venezia, condotta di Giulio Orsini e di Astorre Baglioni per
Milano e Roma tentarono di scuotere l'Orsini dal pro- assottigliare al possibile le milizie di Virginio (Sanuto, 60
posito, e più di tutti si adoperò il Papa, timoroso delle I, 36). Venezia, pur approvando il disegno pontificio
30 violenze clic il potente barone minacciava nella sua (Deliberazioni, e. 337. All'oratore a Roma, 15 feb-
marcia verso il reame. Alessandro VI d'accordo col braio), avrebbe preferito che la condotta di Giulio Or-
Moro voleva promettere a Virginio la restituzione dei sini fosse in nome del Papa, pur consentendo alla par-
feudi napoletani, ma la Signoria veneta fece osservare tecipazione nelle spese (Deliberazioni 330 /,
cit., e. 65
che simile impegno avrebbe sollevato i Colonna contro reg. 36, e. I. All'oratore a Roma, 34 febbraio e 7 marzo).
46 GIROLAMO FRIULI [A. 1496 gennaio-febbraio]

In questo mezo et avantti che cfiongesse il socorsso venetto, li Francexj prexenno alchunj
e. tf V castelletti del re de Napelli, ma non di grande importantia' et non solamente li Francesi
Iacea guera al re napolitano, ma anzuinj heranno quaxi la magior
li parte, percliè quello
reame he pieno di traditori.
ha discoperto ultimamente esser aconcio cu?ìi il re de Franza per
Virginio Orsino se 5
il grande odio portava ali re napolitani, perchè favorizavano Colonexi, che he la parte con-
traria, et hanno dato detti Colonexi al re di Napoli il contado de Albi et Taiacozo, che
heranno prima do Orssinj. Et per tal oddio tentava dito Virginio Orsinj de disturbar le forze
napolitane et acresser quelle di Franza '.

Il re di Franza, al tuto desturbato de voler piuj tentar la Ittallia, ali xxv de zener 10
del 1495 se partì da Lione et andò ala volta de Paris, et questo perchè citarn tutti li soi
signori, vedendo la crudeltade de li morti lassati in la Ittallia, dubitavanno assai de voler
piuj tornare *.

Nel mexe di febraro 1495 essendo concorsso a Vinegia duo ambasatori del signor de

Carlo Vili rimase a Lione fino alla metà di feb-


' Sebbene Venezia fosse aliena dall'assumcre nuovi oneri 415
braio (De Chkkrikr. II. 34 Pklicier et De Mandrot
( ; (Deliberazioni cit., reg. 35, e. 305. Deliberazione e
Lcttrcs de Charles Y//, V, ai, n. CMLXXili da Lione,
I lettera all'ambasciatore a Milano, I3 dicembre: non prese),
S febbraio), certo ancora vi era il io del mese (A r- essa consentì a ricevere in protezione ed accordare al gio-
5 chi V io di Stato di Modena. Avvisi e noti- vane signore una condotta di cento uomini di arme con
zie, 1496. Il conte Francesco Sforza al Moro, Lione, 8000 ducati annui di stipendio (Malipiero, pp. 415-416 50
IO febbraio). Per Amboise (Pélicier et Mandrot, Vi e specialmente Predelli, VI, 15, nota 36). Andrea Zan-
lett. n. CMLXxv), Blois (Archivio di Stato
cMLXxiv e cani, podestà e capitano della Signoria a Ravenna, ebbe
di Modena, loc. cit. Tommasino Torniello al Moroi commissione d'intimare ad Ottaviano la partenza siue
10 IO marzo) e Sens (Pélicier et de Mandrot, V, 39-30» mora da Brisighella e di accorrere in soccorso di Astorgio
Ictt. n. CMLXXVi) andò a Parigi e vi giunse il 13 marzo* ad ogni chiamata di questa (Deliberazioni, reg. 35, 55
Ne riparti il iS (Archivio cit., Lettere di prin- e. 306 ^ Al podestà e capitano di Ravenna ed all'ora-

cipi non regnanti, b. 51. D. Ferrante d'Este, Pa- tore a Milano, 14 dicembre 1495). Sembra che la Re-
rigi, 13 e 19 marzo). Il ai era a Sens (Pélicier et de pubblica fosse molto incerta nel decidere senza l'appro-
15 Mandrot, 'V^ 31, Ictt. cmlxxvii) ed il 28 di nuovo a vazione del Moro ed il senatore Marco Zorzi propose
Lione (A re h v o, loc. cit., D. Ferrante d' Este, Lione,
i i di attendere la risposta del duca milanese. Ma gli av- 60
38 marzo). visi dell'ambasciatore veneto a Milano, che non lascia-
^ Allo sventurato Galeotto Manfredi, spento bar- vano dubbi sulla connivenza del Moro coi Fiorentini,
baramente la notte del 31 maggio 148S per volontà ed fecero troncare le esitazioni e misero le due potenze in-
10 opera della consorte, Francesca Bentivoglio (vedi am- nanzi al fatto compiuto (Archivio di Stato di
piamente per le fonti e la critica dell'avvenimento Mes- Modena. Dispacci da Venezia, b. 8, Guidoni, 65
seri, (ialrolto Afanfrrdi, signore di Faenza, Faenza, tip. \'enezia, 13 e 15 dicembre 149.SJ Archivio storico
Soi-iak-, 1904, pp. 63-66. Fugace accenno andie in una Gonzaga, b. 1435. Hrognolo, Venezia, 15 dicembre
lettera di Giacomo Gherardi ad Innocenzo VIII: Carusi, 1495). Il Diario ferrarese (Muratori, XXIV, coli. 315-

25 IHipacci e lettere di (Hacomo (ihcrardi nunzio pontificio 316) assevera che Ottaviano Manfredi e le popolazioni
a Firenze e Milano Ji settembre i^Sy - 10 ottobre 14^0, datesi a lui tagliarono a pezzi molti stradiotti e genti 70
Poma, Vaticana, 1909, p. 148, n. i Studi e
tip. poligl. d'arme veneziane. Ciò non risulta dai documenti. Nella
Testi, succeduto il figlio Astorgio sotto un
n. 3i), era condotta del Manfredi la Signoria aveva promesso di
consiglio di reggenza, dal quale era naturalmente esclusa inviare a Faenza un provveditore per maggiore tutela
30 l'indegna madre, profuga a IJcjlogna (Messèri, op. cit., del giovane signore (Mampikro, loc. cit. e lettera cit.
pp, 77-78; Id., Faenza nella storia e tieWarte, Faenza, del Guidoni e del Brognolo). Il 3 gennaio fu votata 75
Dal Pozzo. 1909, p. 197, Ivi la bibliografia). Insidiava la parte in senato fissando a due anni il limite della
il cugino Ottaviano Manfredi, nato da Carlo, già si- residenza colà pel rappresentante della Signoria. Al
gnore di Faenza, scacciato da Galeotto, suo fratello, fianco di questo erano destinati un notaio della cancel-
35 (M1S.SIR0LI, Faenza e il pretendente Ottaviano Manfredi con otto cavalli:
leria col suo servo, altri sette servitori
nell'anno 14SS, in La Homagna, VI (1908), 350-361, lo stipendio fissato in 300 ducati d'oro al mese (Deli- 80
399-311), (Ottaviano, a saputa e col favore del Moro e berazioni cit,, e, 3iW). Il 4 gennaio fu eletto al
del Fiorentini, si avanzò fino a IJrisighella, accetto alle delicato ufficio Domenico Trevisan. Esso aveva già
popolazioni e raccogliendo genti in atteggiamento so- rappresentato la Signoria presso Carlo VILI durante la
40 spetto. I Faentini si rivolsero a Venezia, ed ai primi calata del re francese. Il Malipiero lo dice " homo fa-

di dicembre tre loro ambasciatori giunsero nella laguna. " (ondo, uman e liberal „ (p. 417. Ivi lo stipendio viene 85
Uno di essi, Vandino Vandini, aveva commissione dal ridotto a \<>o ducati mensili), il 12 febbraio partì il
castellano di P'aenza, Niccolò Castagnino, di sollecitare nuovo eletto e due giorni ])iìi tardi fu ricevuto con
una condotta agli stipendi della Signoria per Astorgio. grandi onori a Faenza (Sanuto, I, 48).
[A. 1496 febbraio] I DIARII 47

Faenza a offrir la terra a questa signoria, la qual fo tolta im proctettiom et il signor che
hera picholo, et li mandono per proveditor et gubernattor O. Domenego Trivixam el K.' ^
el qual sttette chuxì per alchuni giorni, et il duca de Milam che havea paura che Vinetiani

non la prendesse per sì tal citade, infestò il signor di Faenza non molti mexi, dipoi che es-
5 sendo pace et che non avendo bixogno né de protectiom, né di guberno, do-
la Ittallia in
vesse licentiar il provedador Trivixan veneto et chuxì etiam el fece ^.
La citade venetta hera sopra grandinisime spexe a questi tempi et tutto faceanno per
cazar, se possibel sarà, li superbi Franzoxi de la Ittalia, che quando havessino dominato la
Ittallia, se haverianno facto monarcha del mondo per la loro arogantia.

10 Alchunj corssarj francexi prexenno sopra Sardegna una nave veneta de botte 450 del
Carisatti, che veniva de Barbarla et ha mal menato li homenj, perché hano voluto far difessa ^.
Per lettere da Napoli de 17 del presente mexe di febraro 95 il re havea obtenuto il e. is t

castello de l'Ovo, nel qual trovò Francexj nonanta, li quali forono posti sopra una barza et
mandatti im Provenza ^ Per la qual lettera avixava il re de N[apoliJ la Signoria di Venettia
15 li dovesse mandar piuj socorsso li fosse possibel a conto dele suo terre, perchè Franzoxi
heranno moltto potentti sopra le arme et piuj dele gente napolitane gionte che fosseno an-
chora li presidi] venetti. Et per questo a Vinegia fo deliberato de mandar il signor de
Rimano cum homenj d'arme cento et balestieri 35 et Anibal de Bentivoglio ami homenj
d'arme cento et balestieri 35 et Jacomazo da Venexia ctim homenj d'arme cinquanta et ba-
20 lestieri 25. In tutto homeni d' arme duxento cinquanta et balestieri a cavalo 95, et per avantti
li mandò homeni d'arme 550 et balestieri a cavalo 130. Sono in tuto homenj d'arme 800,
che sono cavali 3200 et balestieri a chavali 225 et li provixionati et fantti et stratiotti 700.
Et ultimamente deliberono mandar anchora strattiotti 200 che herano a Trivixo, che sarianno

30-II. manca in MuR. — 20-33. In tutto.... 700] manca in MuR.

' Il Trevisani seppe acquistarsi l'animo della po- tolo nelle mani del castellano, accompagnò il Trevisan
polazione faventina, a quanto pare, per modo che nel- oltre le mura (Sanuto, I, 464) e scrisse alla Signoria
l'aprile 1496 stesso gli venne affidata l'amministrazione per giustificare la cosa ed avere un altro provveditore 35
5 della giustizia civile e criminale, togliendola al castel- (Iu., I, 466). Ma Trevisan, di ritorno a Venezia,
il

lano Niccolò Castagnolo, ch'era il vero capo del governo parlò in modo sinistro del Castagnolo, che accusò di
(Sanuto, I, 98 Malipiero, pp. 430-431). La Signoria,
; connivenza col duca di P^errara, e sconsigliò la Signo-
per quanto soddisfatta del prestigio acquistato, racco- ria dall' inviare un altro provveditore (Archivio di
mandò al Trevisan molta prudenza (Deliberazioni Stato di Modena, loc. cit.,gennaio 40
Venezia, 33
IO cit., reg. 36, e. 3 /, IO marzo). Ma il complesso degli 1497). Pochi mesi dopo esso fu compensato con la
avvenimenti diede l'allarme in Italia e parve un pre- legazione di Spagna (Sanuto, I. 653). Ad Astorgio
ludio dell'occupazione veneta a Faenza. Già la Signoria Manfredi venne sospeso lo stipendio annuo di 8000 du-
teneva Ravenna e Cervia e le ambizioni venete sulla cati per la condotta di uomini d'arme che esso aveva
Romagna avevano origine antica. Gli interessati, pro- (Id., I, 670). Cercò il giovane signore nel 1498 di mi- 45
15 babilmentc Firenze, il duca di Ferrara e Caterina Riario tigare l'animo della Signoria, rifiutando con ostenta-
Sforza, la bellicosa signora di Imola e Forlì, dietro la zione di fare a Caterina Sforza un'altra visita (Id., I,
quale si nascondeva forse lo stesso Moro, e, si diceva 993), ma, come il tutto si doveva al Castagnolo, sempre
da alcuni, anche il governo francese, fecero il possibile onnipotente a Faenza ed intimo con Firenze e col duca
per togliere al provveditore veneto l'autorità acquistata. Ercole I (Id,. I, loio), Venezia abbandonò alla rovina 50
30 Nel dicembre 1496 il Castagnolo riprese il potere; lo sventurato ragazzo, che Veto, novella non salvò della
Astorgio Manfredi, ragazzo di dodici anni, visitò a bestiale crudeltà di Cesare Borgia.
Forlì Caterina Sforza e trattò matrimonio con una figlia ^ Di poco lo precedette nella tomba, vilmente as-

della celebre signora. Il Trevisan, non trovando di- sassinato, il cugino e rivale Ottaviano. Pasolini, Ca-
gnitosa la sua permanenza in tale condizione, sollecitò terina Sforza, III, 377 ; Virgili, L'assassinio di Ottaviano 55
'S il richiamo che la Signoria fece il 4 gennaio 1497 (Sa- Manfredi (/^99, 13 aprile), in Archivio storico
nuto, I, 4S4; Malipiero, pp. 483-483. Sommariamente, italiano, XXVII (1901).
con qualche diversitc^i, vedi anche Messeri e Calzi, ^ Non
trovo ricordo altrove del fatto,
pp. 313-313; Deliberazioni cit., e.Archi-
\o\t; Vedi le lettere in sunto presso il Sanuto. I, -)S. Il
•*

vio di Stato di Modena. Dispacci da Vene- presidio francese ebbe imbarco su una nave, che pel tem- 60
30 zia, b. 9. Guidoni, Venezia, 5 gennaio 1497). '-•^ par- pò avverso solo potè salpare verso Marsiglia nella se-
tenza ebbe luogo nella mattina del giorno 9, non senza conda metà di fcbbr. al ritorno di quella che aveva tras-
agitazione degli abitanti. Il piccolo Astorgio, giocat- portato colà gli usciti da Castelnuovo. Sanuto, I, 55, 57.
48 GIROLAMO FRIULI [A. 1496 febbraio-marzo]

in tutto sttratiotti 900 '. Li sttratiotti et provìxionati mand/iti per questa terra dì V[inegia] a
Napoli gionseno a Roma ali xviiij" di questo di febraro et doveanno seguitar la sua imprexa *.

Vedendossi che *1 re di Pranza hera andato a Paris, se giudichava per questo anno non
.\!iR., e. 35 dovesse piuj venir in la Ittallia, sì che moltti restenno de far provi'xione non dubitando che
'1 dovesse ritornar in Ittallia. 5
Le nave di la muda partirono molto riche per Soria cniìi due. cinquantamilia di contadi,
mura eco, ramj et altre merze bonamente, pani pochissimi '. El piper due, 49 el cargo,
zenzari 6 due. 10 '/o el e'", gar.' g.' 6 ^j^ la L. Kapeller due. 35 el c'°, mazìs g.' 10 '/2 ^^ L., noxe
g.' 2 * . la L. Et pur se fece qualche facenda. Et piuj assai dì quelo che chadauno judi-
chava sttantte queste guere ne la Ittalia et li Savoinj dubitava venir a Venctia, perchè non 10
heranno ben visti et se mutavano di vestimenttì *.
M96 Il re di Franza, el qual hera andato verso Paris, vedendo il suo campo potente nel
reame napolitano et che cum grande fatieha il re napolettanno obteneva quelo reame, chia-
mato ciiaììi da Fiorentinj, li quali instigavanno moltto chel dovesse ad ogni modo retornar
ne la Ittallia, deliberò anchora novamente dì voler tornar in Ittallia. Et partito da Paris 15
gionse a Liom ali xxviij de marzo MCCCCLXXXXVJ cum fama di voler mandar gente
assai soto lo capitaneato de monsignor de Orliens in i.\ste et poi luj ìm persona passar ^, per
la qual nova tutti li pontentatti ittaliani heranno impauritti et comenciavanno a metterssi in

ordine, che per avantti, vedendo che hera andatto a Paris, non dubìtavanno.
I li signori fiorentini solicitavanno molto la venuta del re de Franza in Ittallia cum gran- 20

dinisinie promesse. Et questo per mezenità sua sperava de aver Pixa, Pietra Santa, Sarzana
et Sarzanello, che forono prima sue. Lì quali Firentinj strìngevanno Pixa quantto hera pos-
sibele et li poveri Pixani se defendevanno meglio che potevanno.
Luchexi comprono dal capitaneo che hera per nome del re di Franza et che teniva
Pietra Santta per due. xvm" et obtene la cita de Lueha il posesso di quella Pietra Santa. 25
La qual cossa dispiacette molto ali Genovexi, perchè fo di Genoexi et loro Iha voleanno

4-11. non dubitando.... vcstimentti] manca in MuR. — 15. deliberò. ... in Itallia] manca ifi MUR. 31. Et
questo.... sperava] e speravano Mur.

' La marcia di Virginio Orsini verso il reame fece buona accoglienza da parte di Alessandro VI (Sanuto,
rivolgere dal Papa e dal re di Napoli alla Signoria ve- I,53). Il Malipieio,
]), 435, dice che il Papa non per- 30
S neta preghiera di nuove milizie (vedi la lettera di D. mise agli stradiotti l'ingresso, ma solo al loro coman-
Federico, principe d'Altaniura, all'oratore napoletano dante e volle che senza indugio proseguissero verso il

a Roma. Sanuto, I, 39-40). La Repubblica consentì reame.


Pandolfo Malatcsta partisse da Rimini
e dispose perche 3 Furono mandate sulle galere del trallìco ad Ales-
con cento uomini d'arme di sua condotta, a patto sandria 330 ODO ducati, su quelle per Beirut 130000, 35
10 che il Moro facesse invio d'ugual numero di genti a oltre ad altre mandate in Siria sulle navi. Cosi informa
sue spese (Deliberazioni, reg, 35, e. 336. All'ora- il Malipicro, p. 639.

tore a Roma, Annibale Ben-


13 febbraio) e l'ottenne. • La duchessa di Savoia, Bianca Palcologo, tutrice

tivoglio. ch'era agli stipendi della lega (Siìgri:, I j>ro- del figlio, il duchino Carlo Giovanni Amedeo, aveva
dromi, pp. 43-44) si mosse verso l'Italia centrale (De- lasciato passo libero ai Francesi ed accordato viveri e 40
15 liberazioni cit., e. 337). Inoltre Venezia, mentre ricetto loro durante la discesa di Carlo Vili e più an-
esortava il Papa ad assoldare il duca di Urbino, Gui- cora nella ritirata. Ora il Moro e la Signoria nella
dohaldo da Montcfeltro, agli stipendi della lega ed lega di Venezia avevano nominato come alleati ed ade-
inviarlo verso il reame, spedi ancora a quella volta renti Bianca e Carlo Giovanni. Di qui l'ira verso i

Gìacomazzo da Venezia con cinquanta uomini d'arme Piemontesi, già manifestata durante l'assedio di Novara 45
IO e venti balestrieri a cavallo, poi dugcnto stradiotti fino col sacco del Vercellese (Malipikro, I, 383-383; Sanuto,
allora accantonati a Treviso, ed ordinò ad altri stra- /.a spedizione, pp. 550, 563 ecc. La designazione a col-
diotti di nuova leva, assoldati nella Grecia in quei legati di Bianca e del Duca vedi in Predelli, VI, 8,
giorni, di imliarcarsì senza indugio per Brindisi (Sa- IO, note 7 e 15). Il 16 aprile 1496 mori il duchino e

NUTO, I, 51-53 e meglio Deliberazioni cit., e. 330, gli succedette il prozio Filippo II, detto il Senzaterra, 50
25 All'oratore a Roma, 34 febbraio). già signore di Bressa (Sanuto, / JHarii, I, Ii7-ii8-,
* Il 19 infatti giunsero alle porte di Roma sette- Gaiio'XTO, /-0 staio sabaudo da Amedeo Vili ad Ema-
cento stradiotti, che fecero ingresso col loro provvedi- nuele Filiberto, voi. II, p. 536 (Torino, Roux, 1893).
tore Bernardo Contarini il giorno dopo nella città con ^ Vedi p, 46, nota i.
[A. 1496 marzo-aprile] I DIARII 49

comprar. Et li Luchexi
Et per questa materia li Venetiani a requisitiom del
l'a incantata.
duca de Milam mandorono D. Hieronymo Donato doctor, che hera rector a Bressa, a Lucha
per aconziar quelle diferentie et non fo maj possibel *.
Il marchexe da Mantoa gionse in reame et molte terre et chastelli se hanno dacte ^

5 Et andava a conzonzersse cuin il re, el qual andava verso la Puglia, perchè etiam Francexi
et Anzuinj sono andati verso la Puglia per scoder la doana dile peccore, che se dice esser
due. 60 milia, et qual parte di loro scoderà sttarà bene per moltti mexi ^.
Dipoi nel mexe de aprii sì in la citade di Venetia chome in ogni altro locho de Iltallia e. aót

se temeva la venuta di questo re di Franza, che per tuto se teniva horamaj certisimo. Di
10 la qual tuti se metevanno in ordine, aziochè venendo non li trovasenno desprovisti, et -prc-
ci-pue il duca de Milanno lo temeva moltto. Et questo perchè non avendo obtenuto ali pacti
et comunitione jurati ne la pace cmn Franza, di la qual chossa il re hera molto turbato et
dicea ad ogni modo voler conquistar il ducato de Milanno, perchè aspectava al duca de
Orliens. Et per questa tal nova il duca de Milanno, el qual hera malisimo visto dali populi
15 soi, dubitava assai et dico assale Et dinovo se cominciò iicrum acostar cumìdi Signoria di

II. obtenuto] osservato MuR.

banco di San Giorgio, al quale già dal 1484


Il 337, 5 e 19 febbraio) ed ilmarchese s'im- 45
33 febbraio il

Genova aveva trasferito il dominio di Sarzana allora barcò sul Po, fece tappa a Ferrara, proseguì per San-
ottenuto da Agostino Fregoso, comperò questa terra t'Alberto il 36 del mese. Sbarcato ivi (Sanuto, I, 37, 49;
5 dall' Entragues nel febbraio 1496 per 36000 ducati e Archivio storico Gonzaga, b. 2963, 5° Copia-
trattò per riavere Pietrasanta discutendo sul prezzo. lettere del marchese, ce. 36 /-28), scese a Ravenna, dove
Ne approfittarono i Lucchesi e con 35 000 ducati otten- 10 attendevano il Capello (prima dell' 8 marzo contro 50
nero dall' Entragues Pietrasanta e Motrone (Senarega, la notizia del Sanuto, I, 49-50) e la commissione della
coli. 558-559; MaLIPIERO, p. 416; PORTOVENERI, p. 335 Signoria (Deliberazioni, e. 337, 38 febbraio 1496).
IO (dice 30000 i denari sborsati per Sarzana). Sanuto, / 11 7 marzo era a Pesaro, 1' 8 a Fano, il 14 a Fossom-
Diarii, I, 53, 83; Neri, Sfragistica, Sigillo del comune brone, il 16 a Cantiano, Gualdo, il 19 a Foli-
il 17 a
di Sarzana, in Giornale Ligustico (1875), 206; gno, il 34 a Civita Castellana, il 36 a Roma (vedi i 55
ToìwMASi, Storta di Lacca, p. 350). I Genovesi non particolari dell'ingresso inSanuto, I, 84-87), il 31 a
seppero darsene pace e protestarono (Sanuto, I, 97). Ferentino, il 3 aprile a San Germano, il 6 a Mignano
15 Timorosi di una sollevazione della metropoli ligure, e Teano, il dì 8 ed il 9 a Napoli per ossequiare le re-
tanto più che un editto di Carlo Vili del 37 aprile gine (Sanuto, I, loi), il io a Capua, il 12 a Benevento.
chiudeva la Francia al commercio genovese (Sanuto, I, Da alcuni giorni iniziate le operazioni militari s'era 60
140-141), il Moro e la Signoria veneta erano intervenuti impadronito con semplice intimazione il dì 6 di Mar-
per tempo e Giorgio Negro, segretario della Signoria zano (desumo quest'itinerario meglio che dal Sanuto,
20 a Genova, fin dal settembre 1495 aveva ricevuto istru- I, IDI -107, dal Copialettere cit., ce. 28-59; vedi anche
zione di esortare la metropoli ligure all'aiuto di Pisa Archivio storico Gonzaga, b. 807. Giacomo
con la promessa che mai Venezia avrebbe firmato trat- Febo d'Adria (comunemente detto d'Atri) conte di^Pia- 65
tati con Firenze senza la restituzione di Sarzana, Sarza- nella, alla marchesa Isabella d'Este. Benevento, 13 aprile
nello e Pietrasanta n Genova (Predelli, VI, 11, nota 36). 1496). Al D'Adria, com'è noto, si debbono le Croniche
^5 Venezia dichiarò che, trascorso il
Nell'aprile 1496 anzi del marchese di Mantova, edite dal Visconti, in Archi-
nuova discesa del re di Francia, avrebbe
pericolo di vio storico lombard VI
(1879), ricche di notizie,
o,
costretto Lucca a cedere e restituire Pietrasanta (Deli- sebbene con mira panegirista. L'itinerario ivi del viag- 70
berazioni, cit., e. 17, 30 aprile). Nella seconda metà gio di Francesco Gonzaga verso Napoli è incompleto
di maggio Taddeo Vimercato, a nome del Moro, e Gi- (p. 500). Sul d'Atri vedi Luzio-Renier, La coltura e
3° rolamo Donato, provveditore veneto a Brescia, reca- le relazioni letterarie di Isabella d'Este Gonzaga (estratto
ronsi a Lucca (Id., c. 35; Sanuto, I, 180; Malipiero» dal Giornale storico della letteratura italiana (Torino,
p. 433; ToMMASi, p. 350), ma non ne trassero che buone Loescher, 1903, pp. 389-400. 75
parole. Sui proventi ed amministrazioni cedute da Ge- La dogana delle pecore
•'
(" dogana menae pecu-
nova al banco di San Giorgio vedi ora il bel volume " dum „), da Alfonso il Magnanimo il 1° ago-
istituita
35 Marenco-Manfroni-Pessagno : // banco di San Gior- sto 1447, durò fino al 1806, e costituì una delle princi-
gio, Genova, Donath, 1911. palissime entrate dall'erario napoletano. Rendeva, al
* Gian Francesco Gonzaga, intesa la nomina, corse dire del Guicciardini (libro III, cap. iii) nel 1496, 80000 So
a Venezia il 39 gennaio 1496 ed ottenuti 17 000 ducati ducati annui, dato il numero enorme degli armenti che
per assettare le sue genti (il Sanuto, I, 17-18 dice 13000, scendevano nel Tavoliere; vedi di essa Faraglia, ///-
4'^' ma il Brognolo parla sempre di 17000; Archivio tortio all'Archivio della dogana delle pecore in Italia
storico Gonzaga, b, 1436, Venezia, 31 gennaio e (Relazione al Ministro dell'interno), Na-
3 6 3 febbraio). Per fargli onore e sorvegliarlo ad un poli, stabil. tip. all'Università, 1903. ^>
tempo la Signoria deputò al suo fianco un ambasciatore *
Il trattato di Vercelli obbligava il Moro, secondo
Paolo Capello (Deliberazioni, rcg. 35, ce. 335 /, vedemmo, a favorire per terra e per mare, da Genova,

T. XXIV, p. m
50 GIROLAMO FRIULI [A. 1496 aprile]

Venetia, la qual essendo di suo costume sempre benigna, non avendo resguardo a le iniurie

facte per il vedendo la Ittalia moltto vexata, deliberò, come


duca de Milano a loro sttatto,

sapentissinia, itcrum tornar in amicitia cum il duca de Milani. Et subito deliberono per il
bene loro et di loro sttadi de condur per mettade il duca de Orbino cmn homenj d'arme ccc,
et simelmente I). Zuam Bentivoglia de Bologna chììi homenj d'arme ccc ciini salario de 5
due. trentamilia al' ano per uno da esser pagatti la mitade per la ili."" Signoria de Venetia
et la mitade per il ili."' signor Lodovico duca de Milano '. Et questo fecenno per metterssi
in ordine per dubito di Franza.
marchexe da Mantoa, che andava a Napoli, hera a Benivento, et solicitava ad andar
Il

a trovar il re, che hera giornate sei da lontanno, et li stratiotti nel reame facea cosse me- 10
ravegliose in quelo regnio, nò se nomina alttri cha loro per tuto, che heranno in tuto cavali
1200 stratiotti ^
MUR., I Li Firentini haveano posto campo atorno Pixa. 'Per la qual cossa li Pixani cum le gente
che haveanno secretamente da ogni banda, ussiteno fuori, et cuni bono animo asaltarono Ij
nimicj et li detteno una rotta a Firentini molto granda, che prexenno cavali duxento trenta 15
e. 37 V de Firentinj et homenj' d'arme cinquanta et li cariagij et assai morti et prexi di quelli che
heranno a piedi: nel qual facto d'arme morite duo deli primi del campo deli Firentini et
ferito misser Francesco Seco. Per la qual Victoria la signoria di Venettia et il duca de
Milanno deliberonno insieme et di concordia di mantener de Pixa im libertadc al
la cita

despecto deli signori Et per questo la


Firentinj. Signoria de Venetia li mandò a Pixanj 20
provixionati mille, homeni d'arme sesanta et balestrieri a cavalo cento, et altratantte gente
mandò il duca de Milanno ^. Per la qual cossa li Firentini her.inno alquanto retiratti et li
Pixani ingaiarditti per tal socorsso, né piuj dubitava dela ponte ntia tìrentina.

7-8. Et questo.... di Franza] inanca iti MuR.

i soccorsi francesi nel reame. Invece, d'intesa con Ve- che la spesa delle due condotte fosse a carico solamente
nezia, egli fece il possibile ad impedire l'armamento di Venezia e Milano: il Papa vi entrò per'/,.
delle galere genovesi, le quali anzi servirono a prò' del ^ Il 12 aprile giunse Frahccsco Gonzaga a Bene-
5 re aragonese. Vani riuscirono gli sforzi degli inviati vento (Visconti, Croniche, p. 501; Co/>ial('llcrf cit., 35
francesi e le proteste di Carlo VIU. Pklicier et uk ce. 58-59, lettera del marchese al Brognolo, Benevento,
Manurot, j)p. 3-4, numero 961 ecc. 13 aprile 1496) e raggiunse presso Foggia il re. I parti-
La condotta di Guidobaido da Montefeltro, duca
'
colari della campagna si possono vedere in Visconti,
di Urbino, e di Giovanni Bentivoglio, signore di Ho- Croniche, p. 502 sgg. ; Sanuto, I. 131 sgg.; Copialettere
10 logna, ai servizi della lega diede origine a discussioni cit., e. 64 sgg. 4"
tra Venezia e Roma. Ad entrambi questi potentati * Tre vittorie ebbero i Pisani sui Fiorentini, una
importava che Guidobaido cessasse dagli stipendi fio- il di 8 aprile 1496, con la morte di Niccolò Secco, ni-
rentini e scendesse nel reame a servizio della lega, ma pote di Francesco, uno dei princij):ili chici dell'esercito
Alessandro VI instava, perche il medesimo, oltre la fiorentino (Malii'iero, p. 439; Guicciardini, libro III,

15 condotta, avesse anche titolo di luogotenente della lega. cap. IV, ma specialmente Portoveneri, p. 337 e Sanuto, 45
La Signoria si opponeva perche non sorgesse antago- I, 99-100), la seconda il 16 maggio presso Vico Pisano,
nismo, col Gonzaga, suo capitano generale nel regno di ben maggiore entità, essendovi perito lo stesso Fran-
(Deliberazioni cit., reg. 36, ce. i, 4, 7 e 16 marzo). cesco Secco (Portoveneri. p. 338; Sanuto, I, 180-181.
La condotta del Bentivoglio agli stipendi di Roma, Ve- Il Portoveneri scrive 15 maggio, ma 'una lettera di
30 nezia e Milano contro Firenze ed in favore di Pisa, Gian Paolo Manfron, condottiere veneto e principale 5*^

aveva interesse per la Signoria ed in parte anche pel autore del successo, scrive 16) la terza a Ponte Sacco,
Moro, non certo per Alessandro VI, che voleva schivare il 30 maggio (Portoveneri, p. 339; Sanuto, I, 196).
le spese inerenti alla sua adesione (Id., loc. cit. e ce. 9- Della prima Pisani avevano menato vanto particolare,
i

Agli oratori a Milano ed a Roma. 11 aprile). Ma


10. mentre i loro avversari affettavano " non ni fare stima
35 Venezia tenne duro e le due Condotte ebbero luogo nella "un „ bivio di Stato di Modena.
yotta (A re 55
forma voluta da essa: Guidobaido prese titolo di hio- Dispacci da Milano, b, 12. Antonio C<jstahili ad
gotenente generale del Papa e della Chiesa (Sanuto, I, Ercole, I, Milano, 12 aprile 149^') • della seconda la vit-
77-78; Malipiero, p. 429; Priìuelli, VI, 19). Entrambi toria fu dovuta alle armi veneziane, arrivate ciualchc
1 condottieri vennero tosto soddisfatti nel loro stipendi tempo prima con altre di Milano (Portoveneri, pp. 336-
yj (Prkukli.1, vi, 33, nota 64; Deliberazioni ( it., 337; Scaramki.i.a, P]). 154-155). 11 Priuli ne partecipa 60
e. 15 /. All'oratore a Roma, 37 aprile). Inesatto dunque la venuta.
[A. 1496 febbraio-aprile] I DIARII 51

Li Venettiani vedendo de Pranza tentar omnino de venir iterum in la Ittallia de-


il re
liberonno de cometter a Londra in Engeltera a ser Piero Contarini et Luca Vallaresso mar-
chadantti in quelo locho dovesenno tentar che il re de Engeltera dovesse romper guera al
re di Pranza per divertirlo totalmente da la ittallica imprexa, asignando ragione a detto re
5 de Engelttera che, se '1 re di Pranza se farà potente in Ittallia, non se contentarà di quelo et
che ciiatìi dipoi vorà conquistar la Engeltera et assai altre ragione. Ta?uen il predicto re deva
a detti comessi bone parolle et nula facea. Et questo perchè ctiain in la ixolla de Piandra
se atrovava uno suo inimico chiamato Pericino che cum falsitade et inzegno li volea rapir il
suo regnio. Et circha a questo suo inimico hera molto ocupato, che per tal cagione non potteva
10 resister in altro locho. Tarncn non resteva di tentar le pratiche et sopra quelle se sttassea '.
Il re di Napoli havea abuto dampno de Squizeri 600 che foronno interceptti dal campo

franzoxo et atendeva il presidio venetto. Li sttratiotti se portavanno valentemente, et ulti-


mamente cinquanta stratiotti prexenno homenj arme trenta de Paulo Savello ^.
d' Pixa hera
liberata dal asedio de Firentinj per il presidio mandato da Venetianj et Milam.

II. dampno] manca in MuR. 13-p. 52, 1. 13. Pixa, piexio] manca in MuR.

' L'idea di attirare Enrico VII, re d'Inghilterra, Sanuto, I, 50, 80; Deliberazioni cit., e. 225). An-
nella lega era naturale sorgesse per tempo nei consigli che il Moro intervenne
e commissione in suo
diede 45
della Repubblica e dei La Spagna ebbe
suoi alleati. nome due mercanti, ed il re dei Romani ne mandò
ai

5 nelle trattative parte capitale. Da tempo infatti i una simile al De Puebla (Sanuto, I, 125). I favori che
reali di Aragona e di Castiglia vagheggiavano stretta Perkin Warbeck riceveva dall'arciduca Filippo, dal re
unione col sovrano inglese e fra il 1492 ed il 1493 di Scozia e da altri principi, fra cui lo stesso re dei
avevano concordato il matrimonio della loro figlia Ca- Romani, non tanto per solidarietà col figlio arciduca, 50
terina col principe di Galles, Arturo. Essi tennero quanto per avversione istintiva contro il re inglese
IO ambasciatore residente a Londra Goffredo Sasiola e poi (Sanuto, I, 88, 150, 215 ecc., lettera di Zaccaria Con-
il dottor De Puebla. Nel 1495, durante le trattative tarini da Nordlingen, io dicembre 1495, in Codice
per la lega di Venezia, Alessandro VI, assistito dai marciano cit., e. 3/), non fecero progredire certo i
esortò Enrico VII ad entrare pur esso
reali cattolici, negoziati. Allora Venezia limitò le sue domande a ri- 55
europeo contro la Francia ed a mandare
nel concerto chiedere Enrico VII di semplice neutralità durante la
15 aiuti, ma invano. Il sovrano inglese rispose che non guerra contro Carlo Vili (Deliberazioni, e. 32,
gli pareva la santa Sede in condizioni tanto difficili: 4 giugno 1496). Il De Puebla invece, presenti i mer-
in realtà lo tratteneva da una rottura con la Francia canti veneziani, il 13 giugno esortò Enrico a dichiara-
la minaccia di sbarco che il falso duca di York, Perkin zione esplicita in favore della lega, ed ottenne promessa 60
Warbeck, pretendente al trono d'Inghilterra, andava che, ove il re francese avesse respinto un invito suo di
20 facendo, come avvenne nel luglio 1495, assistito com'era cessare dalle ostilità contro l'Italia e di pagare al go-
11 Warbeck dall'arciduca Filippo d'Austria, signore dei verno inglese grossa somma di danaro, esso avrebbe
Paesi Bassi e dalla stessa zia del piccolo re Edoardo V unito le sue forze a quelle della lega: istruzioni par-
(assassinato per ordine del feroce duca di Gloucester, ticolari già essere per via agli oratori suoi presso la 65
poi Riccardo Margherita di York, che aveva rac-
III), curia pontificia (Bergenroth, I, 99-101, num. 136).
35 comandato il falso nipote alla regina Isabella di Casti- E COSI avvenne. Il 18 luglio, conforme alle ricevute
glia (Morel-Fatio, Une lettre inedite de Marguerite istruzioni, Roberto Slurbourne, ambasciatore inglese,
de York, Académic des inscriptions et
in firmava a Roma il trattato di lega per anni venticinque
belles lettres. Co m p t e s- r e n dus, 1912, maggio- potenze collegate, mediante l' im-
tra l'Inghilterra e le 70
giugno). L'invasore fu sconfitto ed a stento riparò pegno formale di Enrico che avrebbe rotto contro la
30 di nuovo in Fiandra, ma Enrico, indignato contro la Francia, non appena Carlo Vili fosse tornato ad atti
casa d'Austria, rifiutava, non senza motivo plausibile, ostili contro l'Italia (Bergerotii, I, 113-114; Predelli,
la sua adesione ad una lega, che aveva tra i principali VI, 25-27, num. 78, 81, 83, 89). Enrico VII ratificò il
membri il re dei Romani, Massimiliano, padre di Fi- trattato a Windsor il 23 settembre 1496 (Bergeroth, 75
lippo (vedi i documenti editi in Bergenroth, Cnlendar loc. cit.,Sanuto, I, 420, 442, 470). Ma furono cose
35 "/ Icfters, desfatches atid state papers etc, I (London, platoniche. Scoppiava allora guerra tra Enrico e la
Longman, Green, 1862), pp. 43, 49, 52, 53, 55. 57-59, Scozia, causa Perkin Warbeck, e ben altro occupava l'at-
63, 68, 71, 80-S4, num. 72, 81, 90, 92, 94, 98, 99, 103, tivo re inglese (Sanuto, I, 381, 539-540). Vedi anche
106, 107, 121) ed inclinava verso Francia, sordo alle riassunte le deliberazioni del Senato ed passi del Sa-i 80
preghiere della Spagna, del Pontefice e della Signoria nuto in R awdon-Brown, Calendar 0/ state fapcrs and
40 veneta. Allora riuesta decise di intervenire direttamente. manuscripts rclating to tho english ajfairs cxisting in the
Il IO febbraio 1496 Agostino Barbarigo doge allìdò a archives and collections of Venise ctc, I (1202-1509), Lon-
Pietro Contarini e Luca Vallaresso, mercanti in Inghil- don, Longman, Green, 1864, p. 231 sgg.
terra, il compito delicato (Predeixi, VI, 18-19, ""ta 46: ^ Gli stradiotti veneti nella prima metà di aprile, 85
52 GIROLAMO FRIULI [A. 1496 aprile-giugno]

Per lettere di Pranza da Liom de 17 de aprii 1496 se intende chonie il re aspectava li soi

e. i-jt signori et baronj per deliberar se '1 die venir in Italia et per trovar danari.' Il Monte Novo
per li grandinisimi bixogni de danari che se atrovava la terra, vene a prexio de due. 73
el cento et non se atrovava compratori '.

Le chossePranza per giornata andavanno discresendo et manchando di fama et ma-


di 5
xiine che '1 non facea dimostratione alchuna dimandar gente d'arme in hi Ittallia et per
questo se judichava piuj non dovesse venir ala imprexa ittalica.
Morite proveditor in armata de Venetiam misser Domenogo Zorzi et in suo locho fo
facto misser Domenego JMalipiero *.

Adì ò de zugno 9ó fo consignato il stendardo a messer Marcho Trivixam capitaneo ze- 10


neral. El qual parttì ali 8 di zugno ^.

Il Monte Novo per li grandinisimj bixogni che se atrovava aver la cita di Venetia vene
a priexio de due. 62 che sono moltti annj che non se ha visto a simel priexio.
el cento,

Il re di Napoli hera a la campagna et havea scosso duo terzi dela doana dele piegore

et li Franzoxi et Anzuinj hanno abutto duo rotte, una in Calabria, nel[a] qual batagia fo prexo 15
vili di queli signori et assaissimj homeni d'arme et mortti, et l' alttra rota in lo Abruzo, che he
mortto piuj de persone cento et prexi quaranta, et li campi sì de Franzoxi, chome di Napoli se
heranno aprosimatti mia xiij apresso l'uno a l'altro et judichasse debianno esser ale mano ^
La Signoria de Venettia et il duca de Milano pur dubitando che '1 re di Franza non
venisse in la Ittallia et che li trovasse disprovisti per esser benisimo in ordene tentò de trovar 20
il che pottesse aver il re di Franza, che fo il re di Romanj, Maximi-
piuj capital inimico
liano. Al qual il re di Franza havea promesso de tuor la fiolla del re Maximilianno per
moglier et conduta in Franza, dove sttette moltti annj tenendola che dovesse esser suo mo-
glie. Et quando fo per sposarla, la lassò et tolse per moglier la duchesa di Bergogna, giù
e. atv per avantti promessa al re di Romani'. Sì che' non so qual magior injuria che refutar la 25

13. la] ripetuto

oltre a salvare ottantamila pecore dalle mani francesi, Intorno al disordine, all'uccisione e dispersione
*

catturarono ventisei uomini d'arme della compagnia di di molte pecore, come pure circa la scaramuccia vitto-
Troiano (non Paolo) Savelli. Sanuto, I, idi. riosa degli Aragonesi contro le genti del Montpensier
'
grande ribasso delle cedole di Monte Nuovo,
Il vedi Giovio, pp. i6i-i6i t (libro IV). Il Sanuto, I, 191, 35
come ben dice il Friuli, era dovuto alle numerose emis- 197 dice quaranta i morti dalla parte francese, cento-
sioni di quegli anni due decime infatti vennero emesse
; quaranta i cavalli presi e dugcnto i nemici uccisi da
il aS aprile, e due altre il 27 maggio; cf. Malipiero, Gonzalo Fernandez de Cordova in Calabria.

PP- 431. 4.33- ^ Com'è Arras (23 dicembre


noto, nel trattato di
IO * Bartolomeo (non Domenico) Zorzi, provveditore
1482) Luigi XI aveva stabilito con Massimiliano il ma- .|o

della flotta veneta a Napoli, cadde infermo di terzana trimonio di Carlo Vili, suo figlio, con Margherita d'Au-
doppia e, nonostante le cure di Gabriele Barbarigo (non stria, figlia del re dei Romani, dote l'Artois e la contea
Giacomo, come in Malipiero, p. 474; vedi Sanuto, I, di Borgogna (poi detta Franca Contea). Ma nel 1491
185), sopracomito, che lo sostituì d'udìcio durante la vedendo che Massimiliano, vedovo di Maria di Borgo-
15 malattia (Deliberazioni, e. 27, 38 maggio), spirò gna, figlia ed erede del Temerario, voleva sposare Amia «^
5
agli ultimi di maggio. Il i" giugno gli fu eletto a suc- di Bretagna e stendere la mano rapace su questo gran
cessoreDomenico Malipiero, l'autore dei celebri Annali feudo della Francia, Carlo Vili rinunziò alle nozze
(Malipiero, p. 434; Sanuto, I, 195-196; Archivio di con Margherita, strinse d'assedio Rennes, dove erasi
Stato di Venezia.^ Senato. Mar, reg. 14, e. 99 /. chiusa Anna, costringendo questa a matrimonio con lui.
20 Melchiorre Trevisan, eletto capitano generale da
^ Massimiliano ruppe guerra al vicino, ma il 33 maggio 50
mar 33 maggio, affrettò l'allestimento delle galere
il 1493, avuta restituzione dell'Arlois e della contea di
(Sanuto, I, 183; Malipiero, p. 433; Deliberazioni, Borgogna, consentì alla pace di Senlis (Ulmann, I, 73
e. 25 /), ricevette lo stendardo della Repubblica il 6 giu- sgg., 134-138, 166-173; vedi anche De Ciikrrikr, I, 41,
gno con grande solennità due giorni dopo ebbe la
e 311-313, 346-248, 364-266). Com'è noto, Massimiliano
35 commissione. Entro otto giorni doveva trovarsi a Corfii, si unì allora in matrimonio con Bianca Maria Sforza, 55
quindi accorrere a Napoli, dove la squadra veneta lan- nipote del Moro. Calvi, Biatica Maria Sforza Visconti
guiva in tristissime condizioni per la morte dello Zorzi e gli ambasciatori di Lodovico il Moro alla corte ce-

e di molti marinai (Sanuto, I, 203-304, 315; Delibera- sarea, Milano, 1888, oltre A. C. // corredo nuziale di
zioni cit., e. 33). Speciale raccomandazione gli venne Dianca M. Sforza Visconti sposa dell'imperatore Massimi
30 fatta di evitare conflitto coi Turchi (Deliberazioni, Unno in Archivio storico lombardo, II (1875), 60
loc. cit.). E partì il 13 giugno (Sanuto, I, 315), non 1' 8. 51 sgg.
[A. 1496 maggio! I DIARII 53

fia et tuor la moglier et per questo di ragione doveria esser suo capital nemico. Di che,
chome di sopra, li duca de Milam promosse al re di Romani Max."" devesse
Venetianj et il

venir in Ittallia ad esser contra cum il suo nemico re di Pranza cum provixione de due. ven-
timilia al mexe per' mitade, zoè la mitade li Venetiani de la spexa et la mitade il duca de MuR., e. 37

5 Milano d' acordo per mexi tre tanto '. El qual fosse capitane© dela liga. Lo qual partito

1 Nell'inverno 1495 la Repubblica veneta ed il capitano di grido, ma anche di fare noto ch'esso non
Moro desideravano sinceramente la calata di Massimi- sarebbe disceso in persona, se non dopo risposta di
liano e nel trattato di lega del 31 marzo avevano pro- Venezia intorno al contributo
da lui desiderato dei
messo una scorta d'onore di ottocento uomini d'armet 300000 ducati (lettera del Contarini e del Trevisan,
5 metà per ogni parte, al re dei Romani nel suo viaggio 18 giugno, in Codice cit., ce. 21^32^). Ora la Si- 60
verso Roma. Zaccaria Contarini e Benedetto Trevisan, gnoria dopo Fornovo non riteneva più necessario l'in-
ambasciatori veneti in Germania (vedi commissione del tervento personale in Italia del re tedesco, sicché gli
9 maggio 1495 in Deliberazioni 99^100), cit., reg. oratori cesarei, il residente Cristoforo von Schroffenstein,

dovevano sollecitare la discesa della Maestà Cesarea e Melchiorre von Meckau, vescovo di Bressanone, ebbero
IO per contrapporre questa al re francese. Il 31 maggio, rifiuto cortese, ma reciso (Del b erazi on
i i cit., ce. 138- 65
quando l' appressarsi di Carlo Vili agitava il Moro, 139, 149, IO, II e 13 luglio e 3 agosto di ; Areh i v i o
Venezia rinnovò le sue insistenze (Id., e. 107 zf), e per Stato di Milano, loc. cit. Il vescovo di Bressarone
una terza e quarta volta il 5 e il i" giugno (Id., ce. 112 t- al Moro, Venezia, io e 14 luglio). E del resto Cornelio
118), ma sempre invano. Il Moro dal canto suo era stato de Nibia, inviato del Moro ad Innsbruck per sorvegliare
15 più tenace della Repubblica (Archivio di Stato di gli arruolamenti delle genti tedesche nel Tirolo, dopo 70
Milano. Potenze estere, Germania. Il Moro tante promesse, non trovava nella prima metà di giugno
ad Erasmo Brasca, Milano, 26 gennaio 1495) per bocca provvedimento alcuno (Archivio di Stato di Mi-
dei suoi legati, Erasmo Brasca e Angelo da Firenze» lano, loc. cit., lettera del Nibia, i, 7 e 16 giugno).
frate gerosolimitano, con successo identico. Prima di Solo nella seconda metà del mese, quando la campa-
20 Fornovo Massimiliano si scusò pretestando gli affari gna volgeva al termine, alcune genti sotto il von Eben- 75
di Gheldria e di Germania (Biblioteca Nazionale Stein, Sigismondo von Welsberg, Federico v. Kappeler de

Marciana di Venezia, mss. ital,, ci. 7% cod. 799, altri condottieri tedeschi giunsero nella pianura lom-

ce. 6 ^8 1. Contarini e Trevisan al Doge. Worms, barda (lettera del Contarini e Trevisan del 25 giugno
31 maggio 1495; Archivio di Stato di Mila- in Codice cit., ce. 25^-36^) e combatterono valoro-

35 no, loc. cit. Angelo da Firenze al Moro, stessa data). samente sotto Novara (Deliberazioni, e. 161. Ai 80
E quando le insistenze febbrili dei due potentati ita- provveditori generali dell'esercito, 25 agosto): anzi Ve-
liani gli diedero la speranza di trarre danaro, propose nezia, molto contenta, voleva assumere il von Ebenstein
l'armamento di diecimila fanti e cinquemila cavalli che ai suoi stipendi (Id., e. 177, 37 settembre). La presa di
operassero sotto la sua guida in Italia, e di altri otto- Vercelli ed il ritorno di Carlo Vili oltr'Alpe spiacquero
30 mila fanti per invadere la Francia sino a Parigi, divi- a Massimiliano, che vide cessare il bisogno dei soccorsi 85
dendo la spesa in tre parti, fra lui, la Repubblica ed il di cui egli disponeva. E tornò a parlare del sussidio
Moro. Come la cifra preventivata saliva a 300 000 di 300000 ducati, ma sotto forma di prestito, offrendo
ducati, cosi gli oratori veneti e milanesi si strin- in pegno miniere argentifere del Tirolo (lettera del
sero nelle spalle (lettera del Contarini e Trevisan del Contarini e del Trevisan del 37 settembre in Codice
35 5 e 39 giugno in Codice cit., ce. 1 1 ^14 e di Angelo /f cit., e. 18), e fece domanda alla Repubblica di navi da 90
da Firenze dell' 8 giugno in Archivio cit. Vedi an- trasporto lungo l'Adriatico per lui e due o tremila uo-
che l'esposizione del vescovo di Bressarone alla Signoria mini, che dovevano scortarlo a Roma per riavere la
veneta l'ii luglio in Deliberazioni cit., ce. 138/- corona imperiale (Id., lettera del 4, 7, 8, io ottobre, e
139/'). Infatti da tempo le due potenze italiche avevano 15-30 novembre in Codice cit., ce. 33-34, 35, 36; De-

40 concordato di stipendiare per tre mesi seimila fanti liberazioni cit., e. 189. Agli oratori presso il re dei 95
tedeschi che Massimiliano avrebbe dovuto, a loro parere, Romani, 36 ottobre). prima do-
Venezia respinse la
guidare in Italia, cioè erano decisi a non superare la manda ed accolse la seconda. Ma il tenace sovrano
spesa di 20000 ducati. Allora Massimiliano, il 15 giu- perseverava nei suoi propositi ed, o direttamente, od in-
gno, promise di inviare entro otto giorni le truppe ri- direttamente per bocca dei suoi ministri tornava alla
45 chieste sotto il comando del duca Alberto di Sassonia, carica (lettera del Contarini e del Trevisan del 28 no- 100
disse però che questo principe voleva un grosso stipen- vembre, 3, 4, 5, 8 e 13 dicembre in Codice cit., ce. 37/-
dio e la garanzia di riscatto, ove fosse caduto prigioniero 39 ^, I, 3, 3 ^-43 ; Deliberazioni cit., e. 108. 13 no-
dei Francesi, e che voleva prima conoscere le intenzioni vembre): vedendo che la cifra troppo elevata incontrava
della dieta tedesca raccolta a Womns (lettera del Con- resistenza, la ridusse a 50000 ducati per ognuna dello
50 tarini e Trevisan del 15 giugno, Codice cit.,
del due potenze Angelo da Firenze allora finì per
italiche. 105
ce. 19-21). La caduta di Novara ed il terrore del Moro dire al segretario cesareo Lodovico Bruno: "La Ex."'
parvero a Massimiliano buon pretesto jjcr domandare " del signor mio parla pur a ([uesta Maestà de bon lom-
])restito ancora di 12 o 13000 fiorini e sollecitare la " bardo. El dice che per tuto questo mexe el volo in-
partenza di alcune genti sotto il comando di vari con- " tender la ultima resolutione de S. Ces. Maestà circa
55 dottieri, fra i quali Giorgio von Ebenstein {Petraplana), "quanto l'ha ricerchato, perche non ol facendo, el vole 110
54 GIROLAMO FRIULI [A. 1496 luglio]

il re di Romani volentieri acettò, pensando de venir in Ittallia et andar a Roma a tuor la co-
rona a spexe de alttri, zoè di questi pontentatti, tamcn, chonie di poi se vederù, non
vene li

ad etfecto il suo desegnio. Li Venetiani et INIilam subito li mandorono li danari per paga
di tre mex], azochè abutti se pottesse spazar et venir ala impresa dela Itallia, chome d'acordo.
Nel mexe de luio le chosse del regnio napolitano andavanno lentamente cnm intorerabil 5
spexa del senato venetto per gente d'arme che se attrovava in quelo Iodio. El qual re na-
politano se atrovava numerosisimo exercito et molto piuj potente dile gente franzexe iaincn :

non voleva esser ale mano cnm li inimici, et hera il sopradecto re signor de la campagna
et seguitava lo exercito franzexe, el qual lo fugitava, el qual exercito francexe se fortilìcò

in uno locho chiamato Telia, né de lì se volea partir et atendeva lo exercito napolitanno 10


che de giorno dovea esser dintorno '.
Il nostro capitani© zeneral da terra se hera conzonto cnm tute le gente d'arme et fan-

tarie per avantti cnm lo exercito napolitanno del re, el qual li havea visto volentieri et per
quello socorsso hera tuto inanimato, che prima parea vilito.
La cita de Pixa per lo socorsso et adiuto mandato per il senato veneto et duca de Milani 15
hera alquanto sublevata et li Venetiani li ha mandato ultimamente cavali ottocento stratiotti
e. 3it et il duca de Milam li mandò cavalli quatrocento todeschi et tantti provixionati de piuj, per
'

quanto hera bastantte per li sttratiotti mandatti per Venetiani *. Et per centra li signori Fi-

" proveder ale cosse sue et non remanir exposto ala La gioia Massimiliano non ebbe limili (Sanuto, I, 40
di
" misericordia de Dio. M."' Ludovico, Italia e una bella 199, lettere delContarini da Augusta, 24 maggio, in Co-
" figliola. Se questo Re non la vorà in protectione, non dice cit., ce. 49^^-50^) ed ai primi di luglio l'irre-
" li mancherà marito „. E forma simile usò il Conta- quieto sovrano scese verso l'Italia. La Signoria, die
5 rinila sera stessa con Massimiliano (lettera citata del temeva novità cesaree a Pisa e trovava eccessivamente
13 dicembre). Venezia e Milano rimasero fermi nella entusiasta della spedizione il bizzarro sovrano (vedi le 45
contribuzione di 20000 ducati ciascuna in tre mesi lettere di Francesco Foscari, succeduto al Contarini
(Deliberazioni cit., e. 30i, 33 novembre). Il re dei nell'ambasciata in Foscari, Dispacci, in Archivio
Romani parlava anche di inchiudere nella lega il re di storico italiano, VII, parte 11 (1844), 796-Soo,
IO Napoli, proposta singolarmente ostica alla Repubblica n. xxv), tentò ancora una volta di trattenere Massimi-
che voleva le mani libere nel meridione italico (Id., liano, insinuando la possibilità che il re di Francia 1^0

e. 335. Al Contarini, 5 febbraio 1496 e reg. 36, e. 36 ri- vedesse nella spedizione tedesca una provocazione (De-
sposta a Bernardo von Polheim, 13 giugno 1496). Vene- liberazioni cit., e. 53, II agosto), ma fu opera vana.

zia nell'inverno del 1496 non desiderava più la discesa ' Tra il iS ed il 20 giugnoMontpensier con
il

15 di Massimiliano: solo avrebbe voluto che il monarca l'esercito in rovina si accampò ad Sanuto, I,
Atella,

tedesco assalisse confini francesi, per temperare le


i 234-335, 338 ecc.; Croniche del Marchese di Mantova, 1^5

minaccie d'un ritorno nella penisola dei temuti inva- p. 508.

sori. All'incontro il Moro vedeva nella discesa di Mas-


2 II maggio trecentocinquanta tedeschi erano
dì 8

similiano una difesa almeno morale contro il nemico giunti a Pisa, mandati dallo Sforza, ed il giorno prima
30 comune (lettera del Contarini da Augusta, 6 febbraio era entrato nella città il prode G. P. Manfron. Già
in Codice cit., e. 3i t. Vedi anche le lettere del Moro da tempo stradiotti ed altre genti presidiavano Pisa ed 60
al Brasca e ad Angelo da Firenze del 34 dicembre 1495; alcune località del contado. Il io giugno poi Giusti-
Archivio di Stato di Milano, loc. cit.), e co- niano Morosini, provveditore, con quattrocentottanta-
minciava controia politica imperialista
inoltre l'ostilità cinque stradiotti si unì alle altre milizie (Sanuto, I,
35 di Venezia a Pisa e nel reame napoletano. E già nella 109). Infine un mese più tardi la Repubblica delegò a

fine del 1495 Angelo da P'irenze aveva fatto col re dei Pisa un secondo provveditore, Domenico Dolfin (Sa- de,

Romani una vera requisitoria segreta contro Venezia, NUTO, I, 340 Malipiero, p. 438 ; Deliberazioni,
;

accusando questa di non avere combattuto di proposito e. 48), che il 13 agosto ^w^: ingresso nella terra in
i Francesi a Fornovo e sotto Novara e di " non pensare mezzo al plauso generale della popolazione (Malii'ikro,
" ad altro cha in vedere consumare la V. Ex. {cioì' il p. 464; Sanuto, I, 369). I Pisani tuttavia, ben com-

" A/oro) et indebilirse„ (Archivio di Stato di Mi- prendendo l'impossibilità di conservare la loro indi- yo
lano, loc. cit., senza data). E la Signoria, pur igno- pendenza, domandavano alla Repubblica di essere in-
rando queste manifestazioni poco benevole, intuiva h'cra ( corporati nel dominio veneto (Malix'Ikro, p. 440; ScA-
meglio cedere in parte ai desideri di Massimiliano. RAMKU.A, j)p. 17''>-I77, 180-183). Il contegno di Lucio
35 Dopo lunghi giorni di discussione fu deciso in senato Malvezzo, comandante delle forze milanesi, l'imminente
di accordare al re dei Romani io 000 ducati mensili per calata di Massimiliano ed il timore dell'opinione pub- 75
un trimestre e paga di duemila Svizzeri per ugual tempo. bllca italiana trattenne Venezia dal soddisfare desi- i

Il Moro prometteva al re uguale somma (Sanuto, I, 147- deri pisani nella forma almeno, (he nella sostanza la
1485 Deliberazioni cit,, e. 33, 17 maggio 1496). città poteva dirsi in balìa della Repubblica.
[A. 1496 giugno-luglio] I DIARII 55

rentìni haveanno gente assai, né se dubitavanno de cossa alchuna, anzi non se volevanno
mover et ste vanno in li soi lochi a lo asedio sopra grandinisime spexe: iamen li sttratiotti
et altri fantti prexenno una picola vila de Firentini, la qual sacomanata bruxola et uxò gran-
dinisime crudeltade et menno a Pixani alquanta preda ', et chuxì dimoravanno in quelo
5 locho de Pixa et ogni giorno faceanno qualche scaramuza sechondo il consuetto de gente
d'arme. Li Pixani in queste cosse vedendo che la Signoria di Venetia li adiuctava cum
largo chore et volentieri, ctiam loro davanno qualche piuj favore ale gente venete cha ale
duchexe. La qual cossa vedendo il signor Lodovico, duca de Milano, che quelo che lui
10 non antivedea non he homo in la Ittalia che lo sapia antiveder, nec ctiam immaginar, subito
dubitò che li Pixani non se acordassenno ami Venetiani, subito che fossenno liberi dalo
asedio tìrentino: perhò comandò ali suoi comissarij a Pixa che per chossa alchuna non do-
vesseno far facti, anzi che sempre fossiano queli che divetasse lo danizar a Firentinj et ali
loro lochi, aciochè Pixani non obtenisse cossa alchuna, che non se facessenno magiori di quelo
15 che sonno ^. Le gente venette che heranno a Pixa di bono chore volevanno ussir fuora et
veder de liberar li Pixani de l'assedio et le gente de Milam non voleanno et anzi dexide-
ravanno soprastar. Et per questa cagione comenciò a venir in rixa li sttadi, zoè quelo de
Venetiani et quelo de Milam fra loro, ma non discopertamente, per dubito dile chosse fran-
cexe. La qual discordia fo capo de grandi malli dannj et infiniti scandolli, chome da basso
20 vederetti, tamen niuno di loro se discorpessenno.
MUR., c. 3»
A 'Genoa, per suspecto che la parte contraria aun il favor del 're di Pranza per dubito e. 29V

non intrasse in Genoa, il duca de Milam fece armar nel porto de Genoa tre grosisime nave.
Il re di Spagna mandò a Genoa sie barze che heranno a Napoli et la Signoria di Venetia

mandò galle sotil sie le qual tutti legni se messenno in el porto di Genoa per difender da
:

25 ogni danno de Pranza ^.


La M.''" del re di Pranza se partì da Liom ali 28 de zugnio 1496 per andarsene a Tors
da la regina, poi a Parigi a Sam Dionisi et dete fama che tolto il predom a Sam Dionixj et
licentia dala regina et da queli de Paris fra setimane sie dovrà esser tornato a Liom per
andar ala expedictione de la Italia ^
30 Il ducha de Milam se partì da Milam per andar verso li confini de Alemagna per esser

a parlamento ciim il re di Romani per farlo ad ogni modo venir in la Ittalia, che steva al-
quanto duro, perchè la Signoria de Germania et tuta la Germania mal volentieri consentiva

' Trattasi di Buggiano, orrendamente saccheggiata 20 giugno sei barche spagnuole entrarono nel porto della
con generale massacio degli abitanti il 22 giugno. Sa- metropoli ligure, seguite poco dopo della squadra veneta 25
NUTO, I, 333; MaLIPIERO, p. 435. agli ordini di Marin Signolo cretese, sopracomito, il
^ Dopo la presa di Ponte Sacco, il 30 maggio quale presto cedette il comando a Domenico Malipiero,

5 (Sanuto, I, 196), Lucio Malvezzi più non fece nulla creato provveditore della squadra (Sanuto, I, 319-220).
di bene, e pare che, malcontento degli scarsi compensi Il presidio di Genova venne accresciuto in buona parte
pecuniari che l'esausto comune pisano gli forniva, si a spese della Repubblica (per settecento fanti. Deli- 30
astenne da operazioni militari. Archivio di Stato berazioni, e. 20^. All'oratore a Milano, io maggio.
di Milano. Potenze estere. Piombino e Pisa, Sembra che la cifra diminuisse poi a cinquecento uo-
IO lettera di fra Agostino e di Raimondo Raimondi al mini, ma la spesa fra molto notevole, di 2000 ducati
Moro e risposte, Pisa, i, 13, 14, 15, maggio 1496).
18 al mese, Sanuto, I, 221. In Ispagna i reali cattolici
' Inquieto degli armamenti francesi a Tolone per armavano quattro navi grosse destinate pur esse a Gè- 35
soccorrere Montpensier e sorprendere probabilmente
il nova; Archivio di Stato di Modena. Dispacci
Genova, il Moro mise in arme nel porto genovese due da Milano, b. 13. Costabili, pillano, 16 giugno 1496).
ir galere e supplicò la Repubblica veneta di mandare colà Tale politica, conseguenza fatale della parte attiva as-
pure una squadra di cinque o sei galere. Venezia si sunta dalla Repubblica nelle questioni italiche, doveva
fece premura di ottemperare alla domanda (Delibe- rovinare l'economia pubblica e privata di Venezia. Ad 40
razioni, reg. 36, ce. 19^-20. All'oratore a Milano, ogni modo i provvedimenti marittimi a favore di Ge-
8 maggio; vedi anche Sanuto, I, 203) e scrisse a Na- nova non riuscirono vani, che nel mese di luglio una
30 poli, perche sei galere della sua flotta ancorata in quel divisione francese recossi al soccorso di Gaeta senza
porto ed otto barche armate di Spagna veleggiassero osare alcun colpo di mano sulla metropoli ligure. De
tosto alla volta di (icnova (Sanuto, loc, cit.; Delibe- LA RoNciKRK, III, 31. 45
razioni, e. 30. All'oratore presso il re di Napoli). Il * Sanuto, I, 315, 319, 337.
56 GIROLAMO FRIULI [A. 1496 luglio-agosto]

tal venuta et ali x o xj de luio 1496 presente mexe doveano eser a parlamento il duca et
il re insieme ctim de Venetiani per far ad ogni modo che '1 venisse in la
li nostri oratori
Italia et questo fo ali contini de Germania in una cita ^ Et deliberò ad ogni modo de venir
in la Ittalia deto re di Romani a persùaxion del duca de ]\Iilam et de Venetianj et per be-
char ciiam danari, perchè maj se atrova uno ducato et per danari chadauno el farà far ogni 5
grande cossa.
Il re di Romani dovea abocharssi cum suo fiol duca di Bergogna et archiduca de Austria,
al qual li dovea lassar lo guberno de la Germania et subito dovea passar montti et venir- i

sene in la Ittalia per esser chuxì rimasto d' acordo cwn il duca de Milam, che subito dovea

discender in la Ittallia ^. 10
Il re di Pranza nel mexe de agosto fama de voler ad ogni modo venir in
dette la It-

talia et fece spianar le sttrade sopra li monti per venir in la Ittalia et condur le soe artel-
c. 19' larie. La qual cossa facea paura a tutti' Ittaliani et prccifiic a Venetiani et a Milam, che hano
piuj da perdere, li quali cum ogni suo forzo solicitavanno la venuta del re di Romani in la
Italia, nel qual molto spera vanno. 15
mexe d'agosto se inttexe dal re napolitano che havea asediato mons"'" de
In questo
Monpensier cum lo exercito francexe in la cita di Telia et restretti. Da che convene esser
d' acordo adì xxiij del passato ciun il re napolitano, che in chaxo che in giornj xxx non
avesseno socorsso tale che pottesseno star ala campagna dal re di Pranza che se anderianno
fuori del reame napolitano, salve le robe et le suo persone, et le artelarie fosse del re na- 20
politanno. Al qual eiiam restituirà tutti li lochi sono al guberno del dicto Monpensier. Dil
qual acordo, considerando il re napolitanno che non hera possibel né da mar, né da terra
li fosse dato in questo termene socorsso per il re di Pranza, lo confermò et ne fo contento
dal tal conv'intiom. Et dechiarì etiam il predicto re che tutti li signori et principi del reame
che sono cum Pranzoxi sianno in libertade de partirssi cimi le suo famiglie et robe et andar 25
dove che li piacesse et sttar ctiam seguri nel reame suo se li pareva '.

3-3. per far.... in una cita] manca in MuR. — 9-10. che subito.... in la Ittallia] rnancn iti MuR. — 13. pcr-
cipuc — 33. acordo] luogo MuR.

'
Il Lodovico il Moro con Beatrice d'Este
15 luglio sciata il iS febbraio, ma lasciò Venezia solo il 33 mag-
e con gli veneti, Marco Dandolo, ed estense,
oratori gio e la commissione gli fu spedita otto giorni dopo, 30
5 Antonio Costabili, partì da Milano (Archivio di il 31 del mese. Sanuto, I, 49, 148; Foscari, pp. 733-
Stato di Modena. Dispacci cit.. Contabili, Mi- 734; Deliberazioni, reg. 35, e. 337, reg. 36, e. 36 /),

lano, 15 luglio; vedi anche Saxuto, I, 331) ed il 30 mentre il re dei Romani procedeva alla volta d'Ita-
giunto il re dei Romani
fece ingresso a Mais, dov'era lia ed entrava il 37 del mese ad Innsbruck (Foscari,
(Sajtuto, 339; FoscARi,
I, pp. 763-766, lettera del Dan- p. 734)- 35
io dolo e del Foscari in Santa Maria presso Mais, 30 lu- ^ Il dopo un assedio di circa un me-
trattato di resa,
glio 1496. I particolari del viaggio, vedi nelle lettere se, venne firmato il 30, non 33 luglio (Sanuto, I, 327,

del Costabili da Bormio, 17 e 18 luglio (loc. cit.) ed 330, 334-336, 338-339, 343-346; Malipiero, p. 438; Guic-
in lettera di Beatrice ad Ercole I d'Este da Mais, 3i lu- ciardini, libro III, cap. ili, Notar Giacomo, p. 3o6;
glio (Archivio storico Gonzaga, b. 1614). In- Dk Ciierrikr, II, 360-361), ma spiacque ad Alessandro VI, 40
15 torno al viaggio di Massimiliano in Italia vedi Ulmann, causa la facoltà lasciata ai Francesi di ritirarsi in ])a-

I, 443-443; V. WoLFK, Die Bczichuvgcn Kaiser Afaximi- tria per via di terra o di mare, a loro discrezione, ed
liart / zu Italien r^g^-isoS, Innsbruck, Wagner, 1909, il Papa temeva nel primo caso per le terre della Chiesa

pp. 38-39. durante il passaggio. Come poi Taranto, Gaeta, Ve-


* Si incontrarono il re dei Romani e Filippo, suo nosa ed altre terre erano ancora in mano degli iiiva- 45
30 ad Ulm, il 36 luglio (lettera del Contarini da
figlio, sori, così non era impossibile un ritorno ofTensivo di

Augusta, 37-38 maggio, in Codice cit., ce. 51-53/). milizie francesi in soccorso di quei presidi. Anche a

Zaccaria Contarini, recatosi ad Ulm, ossequiò il 9 giu- Venezia il trattato fu dal pubblico commentato in senso
gno l'arciduca e si congratulò del matrimonio di questi poco benevolo (Sanuto, I, 346-347, 353-360; Mai.u'ikro,
con Giovanna d'Aragona, la Pazza (Sanuto, I, 3io, loc. cit.), ma il Sanuto, da uomo di buon senso, chio- 50

35 lettera del Contarini da Ulm, 9 giugno, in Codice sava " Tamcn, judicio vico fece {Ferdinando II) benis-
:

cit., e. 53 r). Il 33 giugno poi Filippo ricevette altra


" Simo, perche sarìa stato qualche zorno e forse venendo

visita da Francesco Foscari, successore del Contarini " a le mano, havendo a far con disperati, licet più nu-

(Foscari, p. 733. Il Foscari era stato eletto all'amba- " mero fusse, la Victoria sarebe stata dubiosa „. La Si-
[A. 1496 ottobre] I DIARII 51

Resta al sopradecto re napolitano acordasse cum Gaietta, Taranto, Venosa et cic7n mon-
signor de Obenich, che non sono comprexi in simel acordo. Tamen quando se vederanno
destituitti facilmente, venera ciiam loro alo acordo.
Dignisimo lector, ahora non ti dirò sucintamente le chosse dela Ittalia ochorsse in li mexi
5 de septtembre et ottobre et novembre per non averlle potuto intender, chuxì chome hera il
mio intento.' Tamen non resterò de dir quelo pocho che saperò et che ho potuto intender. MuR., e. 39

Il re Ferdinando napolitanno prexe per sua consorte una sorela di suo padre per avantti,

la qual spoxò et menola. Di la qual cossa dette molto da dire a tuta la Ittalia et ali alttri
signori del mondo, che intexenno simel cossa et credo etiam despiacette assai a Iddio. Et
10 il summo pontifice dispensò il' parentado, perchè non hera sorela di suo padre de una me- e. fOZ/

dema madre, ma de una altra dona, che per avanti il re Ferdinando vechio havea toltta per
regina sorela del re di Spagna '.

Nel mexe de ottobre avendo il re napolitanno scazato il exercito francexe juxta lo acordo
facto et monsignor di Monpensier ne morite in la Ittalia, siche restò insieme cum li alttri,
15 chui per una, chuj per l'altra via se ne andorono in Franza et alttri lochi ^, achadette che
il re Ferandino, afatichato da fastidi], afani et melenchonie et da fatiche de la persona et
di le arme, chome in simel imprexa achaddeva, se amalo de febre et subito in pochisimi
giornj manchò di questa vita. Siche Iddio ad ogni modo volse veder la fine de tal progenie
et maxime del re Alfonso, pieno de ogni tradimento, et perchè di sopra circha a questo se
20 dice al bixognio, ma in vero fo justo juditio divino a dischadichar quela prole fino ale fine.
El qual non lassò herede ne masculo né femina ^.

19-30. et perche.... bixognio] manca in MuR.

gnoria veneta, per calmare Alessandro VI, raccomandò All'oratore a Milano, 9 agosto). I calori estivi e l'aria 35
all'orator suo nel reame. Paolo Cappello, di sorvegliare pessima dei dintorni di Baia, dove poi vennero accan-
che i Francesi nel partire da Atella procedessero a gruppi tonati i Francesi, decimarono le scarse file di costoro
5 e rientrassero possibilmente nella loro patria per via di (Sanuto, I, 275). Pure alla fine di settembre già si
mare. In questo caso anche desiderava la Signoria che procedeva al loro imbarco (Id., I, 330), quando improv-
i cavalli loro fossero comperati per uso delle milizie visamente tutto fu sospeso, e come Ferdinando II venne 40
venete (Sanuto, I, 346; Deliberazioni, reg. 36, a morte in quei giorni, il successore, Federico, suo zio,
ce. 49 A 50 t). volendo riavere non solo le altre piazze, ancora presi-
IO Ferdinando I, re di Napoli, vedovo di Isabella di
1 diate da Francesi, ma anche la figlia Carlotta, natagli
Clermont, sposò in seconde nozze Giovanna d'Aragona, dal suo primo matrimonio con Anna di Savoia (vedi
sorella del re cattolico, e n'ebbe una figlia che portò su questo matrimonio avvenuto il 1° settembre 1478 .e
il nome della madre e che nel 1496 contava anni 26, GuiCHENON, Ilist. généal. de la royale fnaisoft de Savoie,
quando, ottenuta dispensa pontificia, sposò il nipote, il II (Torino, Briolo, 1778), 134-135, IV, 430-434, ed alcuni
15 giovane Ferdinando II (Sanuto, I, 80 ecc.). documenti citati in Gabotto, Lo siato sabaudo ecc., Il,
* Tra gli ultimi di luglio e primo di agosto il 350-251), ed allevata in Francia, trattenne il Montpen-

Montpensier sgombrò Atella, lasciandovi le artiglierie, sier ed altri signori (Sanuto, I, 359; Malipiero, p. 473), 50
e con le sue genti, forse quattromiladuecento fanti e e fece rinchiudere Virginio Orsini, il figlio di questo
duecento uomini d'arme, si trasferì a Castellamare in Gio. Giordano, e Paolo Orsini, contro i patti della resa,
30 istretta custodia dell'esercito aragonese. Il re Ferdinando in Castel dell'Uovo. Il Montpensier cadde malato a
gli anticipò i mezzi per soddisfare gli Svizzeri delle sue Pozzuoli (Sanuto, I, 371), e vi morì il 9 novembre (Io.,
milizie ed esso attese le navi che lo trasportassero in I, 38S; Giovio (libro IV), p. 477). Quanto a Carlotta :^-

patria (Sanuto, I, 362-363 ; vedi sulla capitolazione di d' Aragona il papa Alessandro VI cercò nel 1498 di farla
Atella Racioppi, La capitolazione di Atella nel I4g6, in sposare con Cesare Borgia, ma il re Federico rifiutò co-
35 Archivio storico per le provincie napoleta- stantemente (Sanuto, I, 988, da cui Piìliss,ier, Sopra
ne, XVI (1896), 863-870 ed ivi la bibliografia ed osser- alcuni documenti relativi all'alleanza tra Alessandro IT
vazioni). Venne in mente al Moro di sorprendere e cat- e Luigi XII {i4g8-i4gg), in Archivio della so- 5©
turare i Francesi all'uscita dai porti napoletani col mezzo cietà romana storia patria, XVII (1894), 308
di
ma la Signoria veneta interrogata,
della flotta spagnuola, ed ora eccenno in Sculumberger, Le chàtcau de la Ufotte-
30 disapprovò, essendosi la capitolazione di Atella con- Feuillez en Berry, in Revue des deux mondesX
chiusa alla presenza degli ambasciatori delle potenze (1912), 105-107).
italiche ed anche di Gonzalo Fernandez de Cordova. 3 Morì Ferdinando II il 7 ottobre a Somma. Sa- c,-

Simile atto sarebbe apparso una palese violazione di NUTo, I, 346-347; Notar Giacomo, p. 309 anticipa il

fede (Sanuto, I, 363; Del berazi on


i i, reg. 36, e. 51 1. fatto di tre giorni.
58 GIROLAMO FRIULI [A, 1496 ottobre)

Il Duca Federii^o fradelo del padre del re morto, el qual, vivente suo padre l'e et suo
fratello re, da tutti liera malisimo A'isto per la sua boutade, perchè loro amavanno li vitij e
le crudeltade, le qual costuj le fugi vanno et Iddio el volse remunerar del bene suo et loro
castigar dele crudeltade. Morto il re di sopra, fo chiamato ala corona, come aspectante a
quelo per discendentia et de consentimento de tuto il populo.
pacificamente fo facto re 5
El qual ricevuta la corona tentò de voler expugnar Gaietta, la qual mai fo possibel ad averla,
percliè li Francexi l'huvea benisimo monita et di continuo li Francexi li davanno socorsso '.
11 re di Romani passò li monti et se vene ala volta di Genoa et intrato in Genoa, ne

la qual cita fo visto honoratisimamente da queli citadini, nel qual locho sttette alchuni giornj.
Dipoi montò sopra l'annata de Genoa per passar a Ligorno. La qual cossa dette che dir 10
a tuto il mondo, che uno tal imperator dovesse metter la persona sua per mare a pericolo
e. jol et' sttar im pericolo di esser prexo et alttro. Di qual cossa ne fo cagione li Vinetiani et
il duca de Milanno, che vedendo che il re di Franza non hera per venir in Ittallia heranno
mal contentti bavere facto venir quello imperator in Genoa et per farlo smacar et chazar
di reputatione, aciochè per tutto il mondo fosse tenuto da pazo, lo fecenno montar sopra il 15
mar et passar ala expugnatione de Ligorno, locho de Firentinj, aciochè cliani non paresse
che fosse venuto indarno uno tal personazo in la Ittalia. Et questo perchè ctiam li Firen-
tinj favoriza vanno Francexi et lo fecenno Venitianj et Milani andar a queli danni per re-

stringner totalmente il favore a Franza. Et questo fo nel mexe de otobre 1496 ^


In questo mexe ctiam ne fo lettere da Alexandria dal consolo de avosto pasato, per le 20
qual se intendeva la morte del signor Soldam et che per li danari che havea donati ali si-
gnori et ali schiavj il suo fiol havea tenuto modo di sentar soldam contra la voluntade et
MuR., e. 40 il sttatuto loro, che ninno 'fiol de la gente poi esser Soldam et bìxogna che sia schiavo. Et
per questo per tuto se judichava non dovesse durar Soldam et le strade per tuto heranno
rotte, perchè non volevanno il llol del Soldam vechio per Soldam, ma uno schiavo '. Et a 25
Vinegia per questa nova le specie comenciò a montar et non non però cuin molto exito,
perchè se diceva non saria in Alexandria in tempo di galie le specie.
Nel mexe de ottobre presente in Venetia per lì grandi bixogni che havea la Signoria
di Venetia de danari per le grande spexe de le gente d'arme da terra et da mar il Monte
Novo vene a due. sesantasie, zoè due. 66 el cento ^. 30

35-36. Et a Vinegia.... le specie] manca in Mur.

Gaeta, bloccata da vari mesi, aveva ricevuto per


' Uno dei capitoli imponeva
consegna del corpo di
la 35
mare rinforzo di circa ottocento soldati, viveri e mu- Gemme, fratello di Bajazet II, morto durante l'impresa
nizioni (Sanuto, I, 368, 374; De la Roncière, HI, 31). di Carlo Vili e lo scambio dei Turchi che lo seguivano
Caduta Atella, furono avvertiti
5 difensori che patti
i i coi prigionieri francesi delle galere aragonesi (Sanuto,
Montpcnsier vincolavano a resa anche quella città,
col l, 391-394; Malij'Iicko, p. 480). Così il 39 novembre
ma invano (Sanlto, I, 377), ne valse l'esempio di Ro- le milizie nai)oletanc fecero ingresso nella piazza (Sa- 30
berto Stuart d'Aubigny che aveva abbassato le armi in NUTO, I, 394; Malipiero, p. 484; Notar Giacomo,
Calabria. Ferdinando II concentrò contr'essa suoi i pp. 3II-3I3).
10 sforzi (Sanuto, I, 380) ed affidò la direzione dell'assedio * Intorno alla calata di Massimiliano ed alle trup-
allo zio Federico, che il il settembre assunse il comando pe,come pure intorno all'insuccesso cesareo sotto Li-
delle truppe (Id., I,
341, 344). Ma la morte colse il vorno vedi Ulmann, I, 473-508; v. Wolff, pp. 39-40. 35
giovane re e Federico, salito al trono, fece ritorno a Sulla calata di Massimiliano ritornerò altrove. Basti poi
a! posto suo il principe di Bisignano,
Napoli, lasciando rammentare che la Signoria veneta vide a malincuore il
15 Bcrardino Sansevcrino {la., I, 374). Scnonchc un
di re dei Romani operare sulle coste della Toscana ed usò
attentato alla vita di questo signore (Id. Il Malipiero, ogni precauzio4ie per impedirgli atti di autorità in Pisa.
p. 477 scambia il Bisignano col duca di Melfi, Troiano Kaitbei, sultano d'Egitto, morì il 7 agosto: tre 40
•'

Caracciolo), costrinse il re a tornare in campo (Sanuto, giorni prima aveva prf)c!amato successore Mohamed, suo
I, 376). Ne senza buon risultato. Il 5 novemljrc gli figlio, con grande agitazione e tunmiti dei pascià e dei

30 assediati, stretti anche per mare dalla flotta veneta, sce- Mammclucchi, che volevano conservate le vecchie usanze.
sero a trattative (lu., I, 380) ed il 19 novemljrc firma- Sanuto, I, 363, 331, 635-637; MalipiiìRo, pp. 633-634,
rono la resa. Dieci giorni dopo il presidio usciva con 636-640. 45
l'onore delle armi e facoltà di tornare in patria per la * Il Monte nuovo era cresciuto vertiginosamente,
via di mare, portando le artiglierie sbarcate a difesa. causa la politica follemente imperialista di Agostino
[A. 1496 ottobre-novembre] I DlARIl 59

Morite etiam nel mexe pasato il doliim de Pranza, putino et primogenito regio ', per la

qual morte se judichava certisimo Pranza non dovesse passar


il monti per la Ittalia
re di i

per chossa alchuna per lassar il reame senza herede. Benché la fama fosse di venir in It-
talia ad ogni modo, iamcn non pareva ragionevele.
5 II re di Roman] partito da Genoa per mare se ne andò non cnm molta quantitada de

gente a Pixa, nel qual locho fo honoratisimamente ricevuto' et recuperò a Pixani alclmni csiv
lochi usurpatti per Firentini et tolse quela cita de Pixa in lui chome terra delo imperio et,
per quanto se dicea, Iha volea dipoi vender a Firentinj per certa summa de danari. La qual
cosa intexa per Venetiani immediate tenne modo de farlo partir de Pixa et andar alo asedio
IO de Ligorno. Nel qual locho de Ligorno ne entrò socorsso de via da mar de franzoxi 600.
Niente dimeno il re di Romani lo averla obtenuto, uia essendo nel mexe di novembre,
che he nel core del invernno, per le grandinissime pioze, neve, fredi et pessimi et chativj
tempi convene al predicto re di Romanj per forza levarsse dala expugnatione de Ligorno,
altramente tuto lo exercito del sarianno morti et mal menati ^. Et subito partito il re, lo
15 campo de Firentinj et Franzoxj ussitenno fuori et andono recuperando quello che per il re
li Romanj hera statto obtenuto tino a Pixa, che per non esser contrasto, non li fo molto
dificille.

La Signoria di Venetia comprò Librafata sopra il teritorio pixano, castello, da quelo


francexe che lo teniva per due. et subito lo consignorono ali Pixani: dil qual pre-
20 xente ne hebenno grandinisimo contento et molto se laudavanno de Venetiani ^.
Il re Federico di Napoli se hera andato alo assedio de Gaieta et haveala molto ristreta

et sperava de averla di brieve a pacti.


Ali XI de novembre entrorono da Barato, sopra le qual ne fo colli
le quatro galle *

quatro milia et trexento in circha damasianj, zoè piperi colli 2600 pagato due. si el Kantaro
25 in cotimo et in bazaro due. 55 in 56 el Kantaro zenzari 6 e' 550 pagati a contt. a due. 54 in
55 el Kantaro Kapeller fard. 180 pagatti due. 135 el Kantaro gar.' e. 300 pagatti a due. 120,
mazis e' 35 noxe e' 17 verzi e. 330, endegi e' 140. Di questi non se dice il prexio per eser
sttatti facti a barato; sede de piuj surte colli trexento in circha.

Le gallie de Alexandria et d'altrafego gionsenno eiiam a salvamento, zoè 4 de Alexan-


dria et do d'altrafego '\ sopra le qual ne fo colli 2315, zoè e' 2315, et una nave arata patrom

19. in bianco nel Cou.] vianca in MuR. — 23-p. 60, 1. 6. Ali xi.... se ne parla] manca in MtTR.

Barbarigo. Da 700000 ducati che era nel 1495 in un Massimiliano nel porto di Pisa (Foscari, p. 933; Sa-
anno e mezzo aveva raggiunto la cifra di i 600000 du- nuto, I, 363. Lo Scaramella, p. 340 posticipa l'arrivo 35
cati, cosicché afTacciavasi la difficoltà di pagare gli in- al 23 del mese), e la Maestà cesarea il 33 ottobre fece

5 teressi. Di qui lo scapito dei titoli di ben trentaquattro una ricognizione sopra Livorno ponendovi assedio. Ma
punti sotto alla pari (66 per 100), Vedi anche Mali- i rinforzi che una squadra francese portò a questa città,
PIERO, p. 480, l'insufficienza dei mezzi e l'avversione di Venezia al-
'
Il 6 dicembre 14915 aveva Carlo Vili perduto il l' impresa sconcertarono Massimiliano, die alla metà di 3^
primo Orlando (Commynes,
delfino di tre anni, Carlo novembre piegò in ritirata, portando nell'animo fiera
IO II, 243, 340). Qui si accenna al secondo Carlo, nato irritazione contro la Signoria {oJ>. cit. e De la Ron-
il di 8 settembre 1496 e morto il 3 ottobre dell'anno cière, III, 34).
stesso. Sanuto, I, 358; Pélicier et de Manurot, Lct- ^ Il il signore d'Entragues consegnò agli
7 ottobre
Ires de Charles VHT, V, 88. Anziani di Pisa la rocca di Ripafratta per 6000 ducati 35
^ Il 37 settembre Massimiliano entrò a Genova che Venezia provvide. Le trattative furono condotte
15 con molti onori (Foscari, pp. 896-897 Sanuto, I, 337 ;
; dal valente segretario della Repubblica a Pisa, Fran-
Ulmann, I, 459-460; vedi V. Wolff, p. 33). Ivi fece noto cesco della Giudecca (Sanuto, I, 331; Malipiero, pa-
agli ambasciatori veneziani (tre di numero, il Foscari, gine 469-470 e documenti veneziani e pisani in Scara-
ordinario, Antonio Grimani e Marc'Antonio Morosini mella, pp. 188-190). 40
straordinari) e milanese di mirare alla difesa di Pisa Non quattro, ma cinque (Sanuto, I, 379; Ma-
'

30 ed all'occupazione di Livorno. I sospetti della Repub- lipiero, p. 634). I particolari del carico sono forniti
blica si avveravano e Venezia provvide ad impedire che solo dal Priuli.
Pisa fosse occupata dal re dei Romani. I>a notte del 30 ^ Giunsero le dette galero il 13 novembre a Tric-
al 21 ottobre la squadra di Domenico Malipiero scortò sta. Sanuto, I, 380; Maupiero, p. 634. 45
60 GIROLATSIO FRIULI [A. 1496 novembre-dicembre]

signor Thomaso Duodo, Et prima in tuto e' 2401, zoè piperi


la qual hebe colli So sp/.
e' 950, pagato due. 00 in OS la sporta, zenzari 6 e' OOO a due. 12 in 13 el e.'" eanellc
e. Jlt fardi 350 a due. 50', gar.' eoli 62 a due. 52, noxe e.' 40 a due. 19 in 20, verzi e.' 180, zen-
zari m.' e.' 120 mazis laeha et endegi lino ale detta summa. Queste duo mute di galie deli
viagij hano eonduto grandinisima quantitade de specie et per questo a Vinegia nel mexe de 5
novembre il piper lo venduto a due. 49 el kargo. De alttra specie non se ne parla.
Pietro dì Medici vedendo che non hera piuj modo de poter intrar in de Firenza,
la cita

se ne andò a Liom a trovar il re di Franza et a lui a ricomandarse non so qual fructo che
;

'1 produrà '.

Il re di Franza essendo stato da la regina et a Paris se ne tornò a Lione nel mexe 10


presente de novembre et non restava de continuo de minazar la Ittallia et preparava grande
expedictione per la volta di Genoa per veder di voltarla per mezanitade de messer Batistino
da Campo Fregoxo et Sam Piero in Vincula cardinal, che se atrovava cum il re et li meteva
tal imprexa faeilisima, perchè dexideravano veder cosse nove '. Il qual cardinal Santo Piero

l^incula se ne fugite da Roma dal summo pontifice, andando al re di Franza el il pontilice 15


il privò de tute le suo entrate, sopra le qual podette metter manno. Le altre Sam Pietro
/'/ ] 'incula le tengono.
El se rompette a Genoa questo anno quatro gro[si]ssime nave, una ale Schiuxe, una sopra
la spiaza de Valenza, una im porto di Genoa, una a Ligorno, che hebeno grande damno ^.
Il re Federico di Napoli obtene il castello di Gaietta a paeti et salve lo aver et le per- 20

sona et subito messeno li Franzoxj sopra due barze ala volta de Provenza, una di le qual,
MuB., e. 41 sopra la qual vi hera' il castellani et governator francexe che prima hera di Gaietta cum per-
sone eco, sopra Terazina he perida et solamente scapolò homenj xxx, li alttri se anegorono.
Li Franzoxj che heranno acni monsignor Monpensier a Telia sono mortti i duo terzi,
alttri

sì che a questo modo ne morite imlìnita quantitade de Franeexi in la Italia Sì che merito 25 ''.

se poi dir la Italia esser sepultura de Franzoxi.


e. s^v Il re Federico se ponea in ordene per andar contra Sinegaia, loco del prefeeto, fratelo

del cardinal Sam Pietro in Vincula.


Il pontifice a Roma facea preparatone de expeditione contra li Horsini et questo perchè
Virgilio et Paulo Ilorsinj herano sttatti retenutti a Napolli nel castello del l'Ovo. 30
Nel mexe de dicembre fa facto a Vinegia de piperi due. 42 el kargo, zenzari 1. due. 22 ^j^
el e.*" kapeller due. 32, gar.' grosi 8, mazis g.' 9, noxe g.' 3 '/.,, seda canari g.' 3, talam g.' 20

in 22 la t.

Il Monte Novo, perchè non vj hera molto bixognio, valea in questo mexe due. 15 el e.'" •'.

18-19. manca in MuR. — 34. Tclla| Zella MuR. — 3I-33' fiafica in Mur.

'
Marco Dandolo, oratore veneto presso il Moro, zia. D e Ijc r a z o n i, rcg. 36, e. 96. All'oratore a
1 i i

avvertiva l'arrivo a Torino di Pietro de' Medici nei Milano, 20 dicembre 1496.
primi del dicembre (Sanuto, I, 433). ^ A Livorno naufragò la nave Salvaga nel no- 30
5 6 novembre già appare Carlo Vili di ritorno
* Il vembrc (Sanuto, I, 586), ma più dannosa riuscì la per-

a Lione (Pélicier et De Manurut, V, 97-98, lettera da dita della Cattanea nel porto di Genova. Spostava essa
Lione di quel giorno: in Sanuto, I, 395, verrebbe spo- duemilacinquecento tonnellate, era carica di zucchero di
stato il ritorno al io del mese). I Fiorentini lo istiga- Madera (duemilacinquecento casse), di olio, di cuoi e
vano sempre a pronta calata ed egli la prometteva da panni (Maui'Ikro, p. 633). 25
* Una delle navi che trasportavano Francesi di
IO tempo (DtsjARDiNs, I, 670-174, 695-699) invano. Ribol- i

liva in lui irritazione somma contro il Moro, che ave- Gaeta verso la Provenza naufragò i)rcsso il Monte Ar-
vagli impedito di soccorrere il Montpensier, e, per ven- gentare (Sanuto, I, 384: ]3e la Roncii'crk, III, 35).

dicarsi, lasciava scendere in Piemonte il cardinale di ^ Il lontano ancora da Venezia in quei


Priùli,
San Pietro in Vincoli, ed a Marsiglia sulla squadra di mesi, non era bene informato sulle condizioni di Monte 30
15 Bretagna lìattista da Campofregoso, per sottrarre Ge- Nuovo. Il Malipiero (p. 484) ci apprende che le cartelle
nova al dura milanese. Sanuto, I, 3S9, 395, 403 sgg. ; (li (jucl deljito scapitavano di giorno in gioruo.
Malipiero, p. 483; Archivio di Stato di Vene-
[AA. 1496 novembre-1497 gennaio] I DIARII 61

Taranto, citade in la Puglia, in questi tempi visto che il Castelo di Gaieta hera stato
obtenuto per il re Federico di Napolli, se levorono a tumulto ne la citade chiamando per
signore la Signoria di Venetia, Et per questo vene a Vinegia il ca-
alttri il signor Turcho.
pitanio francese che la teniva per nome del re di Franza cimi duo di primi citadini di Ta-
5 ranto, ad offerir la citade com tuto lo teritorio ala Signoria di Venetia et che li dovessenno
subito mandar uno suo capitanio o governatore per prender il possesso dele forteze. La
qual cossa per Venetiani intexa, soprastetenno alquanti giorni sopra tal materia et in al con-
seglio di pregadi ne fo varie diversse opinione da l'una parte et l'alttra. Et abuto maturo
conseglio deliberono per manco scandollo, judicando fosse il meglio di non tuorla et lassarla
10 al re Federico et chuxj foron cluxj nel conseglio de pregati. Et questo perchè il signor Lo-
dovico, duca de Milano, per nula lo volea consentir. Il summo pontifice facea il tuto per
obstar a simel chossa. Il re Federico volea et dicea piuj presto di perder il stado, cha la

Signoria di Venetia metesse il posseso sopra Taranto et tuto se facea aciochè li Venetiani
non si facessenno piuj potentti di quello lì sono. Per la qual cossa, Ve-
come he detto, li

15 netiani, essendo faticati per le continue guere et spexe et cognoscendo che volendo tuor Ta-
ranto bixogneria far, anzi cominciar a far guera contra la Italia et dal'alttra parte' il re di e. 32 t

Franza minazava la sua venuta in Ittalia, di la qual cossa Venetiani molto dubitavano per
tute le sopradecte raxom et alttre assai che conumerar non voglio, deliberono de non prender
tal provintia et dettenno licentia a de Taranto, persuadendoli, chome sapientisimj,
li oratori
20 che se dovessenno acostar al suo re napolitano et che loro non li mancherebe de ogni so-
corsso et che volentieri li averianno acetatti, ma per le convenctiom che hanno cani il re
napolitanno non lo pono far cmn confortarli al meglio fo possibel, perchè dicevanno volerssi
dar al turcho. Et a Venetia fo facto governator per mandarlo a Taranto misser Andrea Zan-
chani, el qual, facta dipoi tal deliberatiom, non andò '.

IO. foron chuxj] fu conchiuxo MuR.

' La narrazione del Friuli e complessivamente Puglia già aveva destato allarme e gelosie: ora il prin- 30
esatta. Il presidio francese di Taranto, dopo la caduta cipale porto del mar Jonio stava per inalberare lo sten-
di Gaeta, desiderava rimpatriare, e poiché molti Taren- dardo di san Marco (Sanuto, I, 441). La Signoria
sentì
5 tini rifiutavano di ritornare sotto la dominazione ara- il bisogno di giustificare il suo operato, ed il 14 di-
gonese, una commissione di due Tarentini e tre Francesi cembre agli oratori della lega ed a quello di Napoli
si recò a Venezia per offrire la città alla Signoria. Ar- fece la propria apologia (Deliberazioni cit., e. 94), 35
rivatiil 3 novembre ed esposta la commissione, attesero ed in seguito, avendo il re Federico promesso amnistia
per lunghi giorni la risposta: uno di essi anzi, francese, ai Tarentini, quando la città ^sse pervenuta in sua
IO morì nell'attesa (MALiriERo, pp. 474, 476; Saxuto, I, mano anche per mediazione veneta (Predelli, VI, 38,
366, 375, 389; Guerrieri, pp. 142-146). Ora la Repub- num, 96), vi modificò gli impegni assunti (Delibera-
blica era molto perplessa: dibattè a lungo la risposta. zioni, e. 98, 4 gennaio 1497, edito in Guerrieri, 40
I Tarentini minacciavano di darsi al Turco, ove la Si- pp. 371-373), sospese il viaggio dallo Zancani e nella
gnoria li avesse respinti, e d'altro canto la prudenza metà del gennaio 1497 mandò a Taranto con gli inviati
15 sconsigliava di accettare l'offerta. Cercò Venezia di di questa città il segretario Giorgio Franco (Sanuto,
calmare gli animi sovreccitati, ed il 9 dicembre venne I, 478; MALiriERO, p, 4S3: Preuelli, VI, 39, num. 99,

firmato accordo tra rappresentanti del Doge e gli in-


i edito in Guerrieri, p. 373, doc. n. 35). Ma già Ta- 45
viati tarentini, pel quale la città sarebbe stata presi- ranto, stretta da d'Aragona, figlio naturale di
Cesare
diata con truppe venete, ed il vecchio presidio francese Ferdinando I, il 30 gennaio apriva le porte agli asse-
30 avrebbe ricevuto le paghe arretrate e imbarco per Ve- dianti e poco dopo anche la rocca. L'amnistia pro-
nezia. Fu quindi creato provveditore a Taranto Andrea messa venne rispettata (Sanuto, I, 498-499; Malipiero,
Zancani (Deliberazioni cit., reg. 36, ce. 91-93; p. 484; Notar Giacomo, p. 313; Romanix, VI, 94-96). 50
Preuelli, Coìnmemorialiy VI, 28, num. 98 e 94; Archi- Ormai ai Francesi non restava che Rocca Gugliel-
vio storico Gonzaga, Brognolo
b. 1436. Giorgio ma difesa da Graziano ad Andrea
Guerre, (guanto
25 al marchese,
Venezia, 4, I3 dicembre 1496). Com'era Zancani, esso fu destinato con Niccolò Foscarini a prov-
prevedibile, la cosa fu commentata in senso poco bene- veditore dell'esercito veneto, che tornava in Lombardia
volo presso le corti italiane, in ispecie a Roma e nella agli ordini del Pitigliano innanzi alla minacciosa avan- ."•.•^

stessa Venezia dai rappresentanti della vecchia lega. zata dei Francesi sotto il Trivulzio nell'inverno 1497
L'espansione della Repubblica a Pisa e nei porti della (Deliberazioni cit., e. loo /).
62 GIROLAMO FRIULI [AA. 1496 novembre-1497 setiem.j

Conquistalo che hebe il re Federico il reame napolitano libero et quietto, li Venetiani


fecenno tornar a chaxa sopra li soi alozamenti il suo capittanio zeneral cuf/i le
alttre gente
d'arme, asignando conto al re Federico aver spexo sopra le terre che haveanno per pegnio
im Puglia per la summa de ducati trexento milia et piuj assai, solamente per le gente d'arme.
Resta l'armata maritima che he due. In tutto due. 5
Mup., e. 42 Mi ho dimenticato a dir che subito gionto il re' di Romani in la Ittallia li Venetiani li

mandorono duo oratori de li primi senatori venetti et gubernatori del stato veneto per piuj
reputatione ciiam del re Maximilianno, che forono li M. viri D. Antonio Grimani, procurator
di Sam Marco, et Marco Antonio Morexinj K. cani cavali cento {cuììi li quali andò inlìnita
quantitade de zentilhomeni de Venetia et di le citade de terra ferma) per alegrarsse cwn il 10
re diRomani del suo esser gionto a salvamento in la Ittallia ^ Li quali oratori lo re di
Roman] li acettò cuiu grande festa. Et cnvi luj se atrovava il signor Lodovico, duca de
Milano, et moltti alttri signori et oratori de tuta la Ittallia. Et questo fu in Vigevene lo
locho dove li oratori veneti exposenno la sua ambasata.
e. Sjv La illustrissima liga, zoè li signori et potentati conligati, per dubito dela potentia del re 15
di Franza, che dicea voler ad ogni modo venir in la Ittalia, per divertirli ogni sua fantaxia,
deliberono di tentar, chome di sopra se dice, se possibel fosse che il Arigo de Engeltera
re
li dovesse romper o almenno far segnio de romper guera cumtra il re di Franza, azochò il
re di Franza dubitando de la potentia anglica restasse di perturbar la Ittalia. La qual maj
volse consentie il re de Engeltera de far segnio da guera et questo per non tuor il re di 20
Franza per suo nemico et tuto procedeva che se atrovava uno in Fiandra, favorito dal duca
di Hergogna et re di Romanj et alttri signori, chiamato Perichino, che volea schazarlo di
regno il predicto re Arigo de Engeltera et farse lui signor et re. Et cognoscendo il re esser
mal voluto dali soi populi et che, se rompeva guera contra Franza, el qual per dispecto havesse
prestato favor al suo nemico, facilmente saria stato scazato et privo del suo regnio et per 25
questo non volse maj consentir di romper guera a Franza iamen pur a persuasione del pon-
titice, re di Spagna, Venetiani fu contento de intrar in la liga. Di la qual comfcderatiom a
Roma, a Venetia, a Milani ne grande dimostratione de alegreza per meter qualche
fo facto
susjiectione al re franzoxo Et il pontifice li mandò per uno suo secretario al prefacto re
".

re Engeltera una spada et una beretta regal per segnio de bcnivolentia, li Venetiani li man- 30
dorono uno orator, D. Andrea Trivixan, cum cavali xx fino in Engeltera per tal confedera-
tiom, che maj piuj in Anglia fo oratori venetti. Il duca de Milani ctiam li mandò uno orator.
Li quali gionseno in Engeltera al primj giorni septtembre 1497 et stette fino al mazo quello
di Venetianj ^.

5. in bianco nel codice

'
I due ambasciatori furono eletti il 33 agosto 1496 con Raimondo Raimondi da Soncino, ambasciatore di 20
(Deliberazioni cit., e. 54/). Pel resto vedi p. 100, Milano designato pur esso in Inghilterra (Ii>., I, 6S7-
nota I. 688,731-732), Il 26 agosto giunse a Londra, dalla quale
:;
* P. 51. nota i. città per vari mesi inviò alla Signoria notizie molto
Ritenne la Signoria doveroso l'invio ad En-
'
interessanti (Sanuto, I, 804, 816, 825-826, 841). Alla
rico VII di un ambasciatore residente, dopoché il re fu fine dell'anno sollecitò richiamo (Id,, I, 860, S77-S78) 25
il

entrato nella lega. Cosi il 39 novembre designò a quel- ed il 12 gennaio 1498 fu appagato ed ebbe licenza
l'uftìcio .\ndrea Trevisan (Saxuto, I, 389; Delibera- (Deliberazioni, e. 180/^). Cosi il 15 marzo potè
IO zioni, rcg. 36, e. 84/), Come questa era la prima am- lasciare Londra non senza onori e ricchi doni (fu creato
basriata ufTiriale delia Signoria in quel regno, porclic cavaliere ed ottenne, pare, una riduzione nella dogana
il Trevisan apparisse con solennità proporzionata al- sui vini di Candia, Sanuto, I, 934, 935. L'ambascia- 30
l'importanza dello Stato che doveva rappresentare, gli lore siìagiutoio De Puebla ])rrò assevera che nessuna
fu dato seguito di sedici persone (Archivio di Stato concessione fece Enrico VII agli oratori di N'enezia e

15 di Venezia. .Senato. Terra, reg. I3, e. 201, deli- Milano. Bergiìnkotii, I, 156, nuni, 203). II i" giugno,
berazioni, 4 aprile 1497. Dal 5 dicembre poi il Tre- di ritorno a Venezia, potè esporre la relazione sua
visan assisteva alle deliberazioni del Senato, \'\,, (Sanuto, I, 978). Inloriio all'ambasciata del Trevisan 35
Solo passi del Sanuto ed documenti citati trovansi sun-
r. 181). 4 giu'^no 1497 lasciò esso Venezia (Sa-
il i i

NUTo, I 643): e per via, a Bruges, si uni il Trevisan teggiati in Kawuon-Hrovvn, Calciidar ..., I, 251-269.
[AA. 1496 novembre-1497 gennaio] I DIARII 63

La povera Ittalia a questi tempi hera molto vexata et questo perchè li signori ittaliani
heranno malisimo d' acordo et sopra tutti il duca di Ferara, li signori lìrentinj, li Orssinj et
il prefecto, che tutti heranno' francexi, che per nula volevanno esser ittalianj et esendo da f"-
33 t

Pranza desideravano totalmente la ruina de la povera Ittalia et faceanno ciitn suo false per-
5 suaxion che il re di Franza facea tuto il suo forzo de mandar gente ala volta di Genoa per
voltarla. Et nel mexe de dicembre et zenaro 1496 partì de Astte Sam Piero in Vincula,
zoè il cardinal, et misser ]3atistim da Campo Fregoxo cum lanze mile et fanti sei milia fran-
zoxi per andar ala volta de Riviera di Genoa. Per la qual novitade la Signoria di Venetia
mandò a Genoa a far provixionati uno proveditor messer Dome-
1500 et gallie 7 sotil cufn
10 nego Malipiero. Et dubitando ciiam che tal gente non danizasse il paexe de Milano, li Ve- '
MuR.
netiani subito mandorono al duca de Milano homenj d'arme ccc, cavali eco lezieri et stra-
tiotti et provixionati mille '. A Pixa ctiani mandorono fino ala summa de homenj d'arme ccc,
sttratiotti et provixionati 2500 *. Et visto queste novitade Venetiani mandorono a tuor in Gretia
stratiotti mille.

15 II sucesso de la cossa dil Romani, che per avanti non l'ho decto, partito dalo
re di
asedio de Ligorno se ne vene a Milam et visto che da Venetianj et dal duca hera stato de-
luxo, che '1 l'hera stato in Italia senza nula fare, deliberò de ritornar in Alemagna molto
mal contento et maxime de Venetiani, di quali molto si lamentava et ciùwi quel spirito dia-
bolico del duca de Milano l'havea instìgato ad odiar li Venetiani.
20 La citade di Venetia havea grandinisima spexa et conveniva prevalerssi cicni metter de-
cime et altre angarie ali populi ^.
Il re Federicho di Napoli sì atrovava a questi tempi nel mexe di genaro ala expedictiom

del conte di Sora, che he del prefecto, et atenderssi quanto sequirà et questo perchè il pre-
fecto hera francexe *.

25 II pontifice etimn se forza de disfar Virginio Orsinj et suo seguazi per esser francexi

9. 1500] 1300 MuR. — 30-3I. manca in MuR.

' Domenico Malipiero, provveditore della flotta, invio in Lombardia di molte genti, in soccorso del
aveva cooperato alle operazioni di Massimiliano contro Moro, ma dello stesso Nicola Orsini, conte di Pitigliano,
Livorno, quando nella fine di novembre 1496 movi- i governatore generale del suo esercito (Id,, I, 480, 487,
5 menti della squadra francese di. Bretagna, del cardinale 502, 503, 543; MALiriERO, p. 484« Deliberazioni cit.,
di San Pietro in Vincoli e di Battista da Campofregoso ce. 107 io8if-i09). Vari duci, quali il conte Bernardino
i",

e gli armamenti ad Asti resero evidente che i Francesi Fortebraccio ed il conte Giovanni Francesco da Gam- 35
miravano a sorprendere Genova. Ebbe ordine, mentre bara, furono per essi designati all' impresa. Al marchese
trovavasi a Portovenere, di raggiungere la metropoli di Mantova poi, capitano generale dell'esercito, venne
IO ligure ai primi avvisi del segretario veneto colà resi- il 30 gennaio 1497 ordinato di tenersi preparato e di
dente, Giorgio Negro (Deliberazioni, reg. 36, e, 86/,- raggiungere al primo avviso l'esercito sul Po. In tutto
Sanuto, I, 419-420, 432). La sua squadra era rinfor- le forze venete occorse ad Alessandria raggiunsero la ci- 40
zata da due galere venute da Napoli (Sanuto, I, 427). fra di ottocentosei uomini d'arme, cinquecento cavalleg-
Ma alcuni avvisi da I^ione apparvero così gravi alla geri, compresi gli stradiotti, e mille fanti di nuova leva.'
15 Signoria, che il 20 dicembre fu deciso in senato di 2 L'indisciplina degli stradiotti a Pisa giunse a
mandare senza ritardo il Malipiero a Genova e di scri- tal punto, causa la penuria di viveri (Sanuto, I, 501
vere al Moro perche
mettesse in arme tutte le navi di sgg.), Signoria ne ridusse il numero a trecento
che la 45
particolari colà ancorate (Sanuto, I, 433; Delibera- soli nel dicembre 1496 (Deliberazioni, e. 90^).
zioni est., ce. 95 /-96). Malipiero giunse a destina-
Il ^ Il 4 febbraio
1497 furono messe due decime (no-
30 zionc con sette galere I, 461) ed intendendo
(lu., che te 44 e 45) a Monte Nuovo, con vantaggio del 6 per
il cardinale Della Rovere meditava qualche sorpresa ai cento a chi le sborsava prima del 15 detto mese, Sa-
danni di Savona, accorse in questa città personalmente nuto, 502; Malipiero, p. 484.
I, SO
(II).,483, 498) e la rinfrancò (Id., I, 499, 504-505): Tra il dicembre 1496 ed il gennaio 1497 D. Gon-

quindi, nel febbraio 1498 tornò a Genova (Id., I, 523). zalo Fernandcz de Cordova e Prospero Colonna si im-
25 Questi provvedimenti mitigarono il formidabile cardi- padroniscono di molte terre del ducato di Sora ch'erano
nale, che iniziò pratiche di accordo (Id., I, 443; Deli- in mano di Giovanni della Rovere, prefetto di Roma
berazioni, e. 105). Per fronteggiare poi Gian Gia- (Sanuto, I, .165, .166, 472, 478, 4S2. 498), ma non fu 55
como Trivulzio, il quale da Asti minacciava ad un possibile strappare al liero e crudele barone la fortezza
tempo Alessandria e Genova, la Signoria non solo fece di Sora stessa (lu., I, 642).
64 GIROLAMO FRIULI [A, 1497 gennaio-febbraio]

e. 34 V et havea obtenuto tutti li lochi deli Orsinj da Brazanno im' fuora, al qual locho lo exercito
del pontilìce li havea dacto duo bataglie ordenarie et sono sttatti rebatutti tute dua voltte
da le gente de li Orssini cum non mediocre occissiom di persone ^
La venuta del franzoxo re in Ittalia hera messa dubia, et questo perchè se havea refer-
mato in el sucesso dele suo gente mandate a Genoa, che, obtenendo Genoa, certisimo il re 5
im persona passerà in Ittalia se veramente la fortuna li sarà adversa, che non sucederà, le
:

chsose sue ad vota, el non passerà la sua persona per questo anno.
Lo exercito di Pranza, che havea habuto in governo il cardinal Sam Piero in Vmcìtla
et misser Batistim da Campo Fregoxo, andò ala volta di Saona, che he patria del cardinal
per veder cuin mezenità che se persuadeva de aver in quello locho de obtenerla, /^/wtv/ nula 10
li valse, che non obtene chossa alchuna, perchè li Venetti et duca de Milam fo benisimo
provisto et in ordene de fantti et ctiam le sete galie sotil de Venetianj se atrovava in quello
locho, li Et talmente che li Franzoxi forono rebatutti et
quali se portone valentisimamente.
cum suo grande vergogna se levorono dala imprexa de Saona, et se conzonzenno cuin mis-
ser Zuam Iacopo de Treulzi, che havea ctiam roto sopra Milam in uno medemo tempo. Et 15
fo questo ali xv in zercha di zener ^.
1497 Ali xxiij de zener misser Zuam Iacopo de Treulzi visto che il cardinal Sam Pietro in
Vincula et compagni heranno andati ala volta di Saona, deliberò ctiam luj de non sttar in
damo et prexo licentia dal re cani tute le gente d'arme et il resto dele fantarie che heVanno
in Aste rompette sopra et prexe subito 5 in sei lochi de Milam. La qual cossa inttexa li 20
Venetiani hebenno molto a male, che questo Treulzi, senza far asaper cossa alchuna, havesse
messo in fuga il duca de Milano et fecenno viva et gaiarda provixione et da molti annj in
cut qua' maj piuj vista, che in pochisimi giorni mandò al duca de Milano per adiucto homenj
d'arme mile cento benisimo in ponto cuin il conte de Petigliano, gubernator loro, il conte
Bernardim di Forti Brazi et alttri famoxi condutieri, sttratiotti 500 cavali lezieri et balestieri 25
a cavalo ce et provixionati et squizeri assaissimj ^. El il conte de Petigliano gionse in Ale-
xandria de la Paia ali xvi de febraro a bore xxi *. Li inimici, che heranno conzontti cum
lo exercito ritornato da Saona, inttexo questo, tal presidio esser gionto in Alexandria de la
-vui».. e. 44 Paia, se impauriteno et se levorono et ali xvij di questo febraro bruxorono la Spina, a'ii xviij
baixorono Sice et lassatti et abandonati li alttri lochi se sono tornatti per la via che heranno 30
venutti ^. Va questa fo la concluxiom de la imprexa, per la quali li Venetiani spexenno
due. XXV milia et piuj per liberar il stato del duca de Milanno. El qual senza lo adiucto
veneto hera per il pasato et bora et sarà sempre spazato. Niente di meno il duca de Mi-
lanno non havea per servitio et non resteva de continuo di tentar de far consumar et pre-
cipitar il stato veneto chome traditore, non cognoscendo quelo esser la sua defensiom. Ma oS
il justo Iddio a qualche tempo lo punirà di soi peccati.

Il pontilìce se atendeva a disfar li Horsini. Tanicu ultimamente per lettere da Roma


li Orssini che sono francexj vigorosamente investì lo exercito romano et lo rompette et fo
prexo il duca de Orbino, che hera il governator del campo romanno: per la qual cossa fo
forzo al ponti fice de acordarssi cuin retornar tuto im pristino stato*'.

4-7. manca in MuR.

Si allude alle sconfitte inflitte dagli Orsini alle


' •*
Alle ore 23 scrive il Sanuto (I, 514-515) en-
truppe pontificie guidate da Guidobaldo da Montefeltro, trarono ad Alessandria il Pitigliano, il provveditore
duca di Urbino, e da Giovanni Borgia, duca di Cìandia, Niccolò Fosrarini, il I''ortebraccio ed il Da (»anibara.
5 sotto Bracciano, in ispecie a (]ii(lia del 35 gennaio 1497 ^ Sulla presa di Spina, di Sezzc (" Sice „), Berga-
presso Soriano. Gandia rimase ferito, il duca d' Ur-
Il masco e d'altri liiof^lii, vedi Sanuto, I, 515 sgg.
bino prigioniero. Sanuto, I, 451, 462, 4C4, 468, 472, °Il 5 febbraio 1497 ebbe luogo la pace tra il papa
484, 490, 491; Dk' Conti, II, 171 sgg. ed in genere Pa- e gli Orsini: quello restituì castelli i tolti salvo An-
.ST<jR. in, 372-373. guillara e Cervetri, contro pagamento di 50000 fiorini

IO * Vedi p. 63, nota i. d'oro. Alessandro abbandonò alla sua sorte il duca di
•*
Vedi p. 63, nota i. Urbino prigioniero, che dovette versare riscatto per li-
[A, 1497, marzo] I DIARII 65

Li Firentinì et Ferara sttevanno sopra le suo ostinate opinioni de favorizar et esser fran-
cesi et per questo heranno odiati da tuta la Italia '.

De mercantia a Vinegia se facea pur dile facende: pìper due. 42 '


/^, zenzari due. 12
kanelle 32, garofani 7 V-i» mazis
3 V3 gotton a g.' ^'^/^ in 10, noxe g.' mam due. 4 g.' 20 a
5 eonttadi et de tute queste sorte ne he usito grandinisima quantitade.
Nel mexe de marzo 1497. e. 35V
La eitade di Venetia hera molto restreta de frumenti et de altre vietuarie, talmente che
povera gente pativa grandemente et quaxi moriva da fame. Et questo perchè il formento
la
valea de grani grosso L. 7 s. 10 di piuj el staro, chosa in audita. Dil che visto questo la Si-
10 noria di Venetia ne comprò quantitade infinita de frumenti da diverssi marchadantti, aim
danno non picolo, per far la terra ubertosa. Di poi spazò la prefaeta Signoria uno secretarlo
al gram turcho per potter trazer frumenti di quel e parte et terre subdite al Turcho che li

paresse. La qual trata il signor Turcho benignamente lo concedete per stara xx milia ^ et
f ecenno tal provixionne che im pochisimj giornj el formento valse L. 6 s. 10 di piuj el staro

15 et continuamente andava calando per giornata, che fo degna provixione apresso Iddio per
il bene di la povera gente.

Per lettere de Liom de primo et do di marzo serivenno chome il re di Franza havea


facto trieva, anzi triegua cum il re di Spagnia fino adì primo di novembre proximo et che
chadamio dile parte habia a nominar i suo coligati li quali possine intrar fino adì xxv de
20 aprii proximo. Et per questo lo serenissimo re di Spagna scrisse a questa Signoria di Ve-
netia et a Milam cum pregarli et exortarli che dovesenno entrar in questa triegua ^.
Il summo pontifice Alexandre VJ havea posto asedio a Hostia et la bombardava, la qual

hera prima del cardinal Sam ha pri-


Piero in Vincula et la teniva per nome di Franza, et
vato il prefecto de la prefectura, per esser fratelo del cardinal Sam Piero in Vincula et per
25 esser francoxo. Tamen luj non facea stima di tal prefectura, perchè il papa non li potea
meter la mano adosso ^
La Signoria di Venetia havea grandinisima spexa a questi tempi et spendeva nele gente
d'arme che teniva a Milam in favor del duca due' vintimilia al mexe et in quele heranno e. 3st

a Pixa due. diexe milia al mexe, oltra le alttre gente d' arme che se atrova a Riva de Hoio,
30 siche bixognavanno de infiniti danari.
Si intexe prender de duo nave venete chariche de fermenti che anda vanno a Pixa,
il

perchè queli populi haveanno grandinisimo bixognio da alchune barze franeexe et forono
stara zercha viiij milia che la Signoria di Venetia havea comandato dovessenno andar a Pixa '.

3-16. manca iti MuR. — Si'p- 66, 1. 9. manca in MuR.

berarsi. Sanuto, I, 506 sgg. ; Pastor, III, 373, ed ivi insaputa di Venezia e Milano, e, pare, anche del Pon- 30
la bibliografia.La Signoria veneta aveva disapprovato tefice(Sanuto, I, 550, 584-590; Malipiero, p. 485;
la guerra: applaudi quindi alla conciliazione. Delibe- Guicciardini, libro III, cap. iii). Venezia sollecitò al-
5 razioni cit., e. \\ v. lora reali cattolici a favorire una pace generale con
i

• Ercole I d'Este, se non fomentava Carlo Vili la Francia da trattarsi possibilmente a Torino od in
ad una seconda impresa italica, era pronto a facilitare luogo che fosse in simili condizioni geografiche (Sa- 3^,
un'eventuale discesa del monarca gallico. I Fiorentini nuto, I, 570; Deliberazioni, ce. i30Ai3i).
invece invitavano apertamente il re a discendere. De- * Ostia si arrese a Gonzalo 9 marzo 1497 ed al-
il

10 SJARDINS, I, 696 sgg. lora il Papa tolse al cardinale Della Rovere i benefizi
* Vedi intorno a ciò anche più succintamente Sa- ed a Giovanni prefetto di Roma la prefettura. Sanuto,
nuto, I, 553. I> 539) 547) 555\556; Guicciardini, libro III, cap. v; 30
^ Il 35 febbraio 1497 era stata firmata tregua a Pastor, UI, 373.
Lione tra Francia e Spagna: tempo ai collegati italiani Due barche ed una piccola nave, uscite da Mar-
•''

I
^;
di entrarvi fino al 35 aprile. La Spagna, vedendo or- siglia,catturarono negli ultimi giorni del febbraio due
mai fuori reame di Napoli
del Francesi, avendo in i navi venete, cariche di frumento, formaggi e zucchero,
quella regione numerose milizie sotto colore di aiuto destinate a Pisa. bottino valeva circa 13 000 ducati.
Il 35
poi re Federico, meditava fin d'allora forse il grande Una delle due navi portava anche due bombarde di
tradimento del 1500-1501. La tregua ebbe luogo ad bronzo. Sanuto, I, 543, 546.

T. XXIV, p. Ili — 5.
60 GIROLrUIO FRIULI lA. 1497, marzo-aprile]

Se perse etiam una altra nave veneta de messer Alvixe Contarinì Minoto da Salonechi,
che venia et pocho s*è recuperato. Et per avanti perite la nave, patron ser Zorzi Zimera,
pasando il Quarner et tuti anegatti '.

Li formenti de Frinì, Paona et altri lochi L. 9 piuj el staro.


De mercante al principio di questo mexe li todeschi fecenno assaissime facende, piper 5
due. 48'., el kargo, zenzari ò due. 13 7,. in 14 kapeller due. 31 el cargo, gar.' g.' 7 \^ L.,
macis 9 V \„ noxe g.' 3 *
^, sede chanari g.' 28 'A, la L., talani (?) grossi 21 tarachazi g.' 26 L.,
spagnole g.' 44 la L., lane L..., gotisvalde L. 27 '/2 el m.', stagni due. 114 el m.' et tuto se
intende a contadi.
Li stratiotti et gente d'arme venete che heranno a de Aste non restanno i confini di 10
corer fino ale porte di Aste et fanceanno grandinisimo danno per nostri a Francoxi *. i

Nel mexe de aprii.


Le diferentie heranno a Vinegìa che molti heranno de opinione nel intrar in la liga,

de intrar in la triegua, alttri de non. Tamen fo deliberato per dar scanso ala citade de
intrar in la triegua, et simelmente fece il duca de Milano et ali xv de questo in campo fo 15
levato le offesse da bande et publicate le soferentie ^.
tiite le

Ali xviij deto partì la nave armata de sopra porto, capitanio ser Andrea Loredan, et fra
giorni tre partirà una altra nave armata, patron ser Daniel Pasqualigo per guardia di questi
mari che se intendeva che ni heranno pur di corsari \
:

e. 3»v Le nave di Soria foronno acorapagnate per dubito de corsari dale nave armate. 20
Le cosse di Franza facta questa triegua la brigata steva molto ambigua et se principiava
a tratar pace tra la Itallia et Franza et chadauno li desiderava molto, perchè heranno horamaj
strachi et ctiam il danaro non core va piuj sechondo il costume. Et per questo li Venetianj
mandorono D. Marco Zorzi, orator in Savoia, al duca de Savoia, el qual se hera mostrato
mediator per contratar tal pace \ 25

8. L. ... in bianco nel CoD. — 17-20. manca in MuR.

' Il
7 gennaio naufragò nel golfo di Sapienza la sospensione d'armi per tempo indeterminato: urticial- 3<j

nave di Alvise Contarini, carica di lane per valore di mente però la tregua ebbe inizio dieci giorni più tardi
circa ao ODO ducati, che veniva da Salonicco. Il Sanuto (Sanuto, 1,607-610; Deliberazioni, ce. 135 /-136 /,
5 dice che patrone era Pietro Brocheta, e che poco fu
il Sulla parte avuta da Filippo II in questi fatti vedi an-
ricuperato del carico " si che li aseguradori et parcione* che Gabotto, III, 48-50). L' anticipazione anzi diede
" veli ebbcno gran danno,, (Sanuto, I,
514). origine a qualche aspro commento degli inviati di Roma 35
* Sanuto, I, 563, ecc. Malipiero, p. 485.
5 e di Spagna a Milano, sembrando la cosa ad entrambi
^ Filippo II, il Senzaterra, duca di Savoia, desi» una aperta confessione paura (Archivio di Stato
di
IO deroso di allontanare dalle sue terre la guerra esistente di Modena, Milano, 3i aprile 1497). La
loc. cit.,

fra il MoroVeneziani dall'un lato ed


ed i Francesi i gioia del Moro non ebbe limiti. " Che vi par mo di

dall'altro, offr\ aibelligeranti la sua mediazione. Fu "questi Spagnoli,,, diceva ad Antonio Costabili, "che 40
deputato a Torino dalla Repubblica Antonio Vinci- "se persuadevano che '1 Re de Franza ce dovesse ma-
guerra, segretario a Bologna, ma non potendo esso rag- " gnare in questo tempo che cominzarvi la tregua per

giungere senza indugio la nuova destinazione, venne " farsi poi loro comprare cari, existimando che non po-
15
sostituito da Marco Zorzi, capitano di Bergamo, allora " tessimo fare senza epsi, ma la non gè e andata fata?

in viaggio verso Alessandria (Deliberazioni cit., (Id., Milano, 34 aprile 1497). Nel 1498 poi il cardinale 45
ce. iii-iii/; Segre, Delle relazioni Irn Savoia e IV- Della Rovere si riconciliò col Pontefice, pur evitando con
nezia da Amedeo V'f a Carlo II {III) (1366-1553), To- pretesti di scendere a Roma. Brosch, Papst Julius II,
30 rino, Clausen, 1899, p. 37 estratto Mem. Accad. pp. 78 e 384.
Scienze). Le trattative tra Francia e Spagna a Lione Sanuto, I, 607; Malu'Jkko, p. 486.
* La com-
costringevano le potenze italiche ad aflVettare un ac- missione al Loredan e dello stesso giorno 18 aprile 50
cordo. V'era lo scoglio del cardinale di San Pietro in (Deliberazioni cit., <. 135/). E perche il Loredan
Vincoli, che dopo tante ostilità riusciva troppo difFuilc trovandosi solo nelle acque di Sicilia non corresse peri-
3- accordare col Pontetìce. Il duca di Savoia lealmente coli, fu mandato ordine a Pietro Contarini, patrono
dichiarò ch'egli non intendeva avere parte in alcun di un " barzoto „ armato nelle acque di Modone o di
inganno verso il Della Rovere (Archivio di Stato Capo Mallo, di recarsi al suo fianco, toccando Siracusa 55
di Modena, Dispacci da Milano, b. 13. Costabili, (Id., e. 139).
Milano, i| aprile 1497). ^«si il 15 aprile venne firmata '
Vedi nota 3.
[A. 1497, aprile] I DIARII 67

Il proveditor D. Malipiero de Venetiani prexenno uno galiom, uno barzoto et uno ber-
gantim de Franzoxj, li quali stevano in arguacto per prender barche che conduxevano fru-
menti a Pixa, sopra heranno soldati 400 francexj ^
i qual navilij vi
Fo prexo una nave da Francexj de Zuam dal Cortivo cwn stara viij""''^ fermenti che
5 veniva a Vinexia et una nave Contarina rota in Barbarla charicha de robe de Mori et Ij
homenj sono scapolati '.
Il summo
Alexandre VJ hebe uno fiol, fo deto, cum madona Julia Ferdinexe, tamen
pontifìce
se ne fa nota, benché non sia stato il primo che esendo pontifìce ne habia abuto deli altri ^.
Il signor da Pexaro, zenero del pontifìce, che havea la' fìola del pontifìce per moglier, m ur., c. 45

10 perchè non facea bona compagnia a sua moglie, il papa l' havea ritenuto in distreto, et la
cagione fo perchè il papa volea far suo fìol segnor di Pexaro. Et in questo interim che a
Roma hera ditenuto, il fiol del pontifìce, suo cognato, si messe in ordine per andar a tuor
Pexaro a suo dominio. La qual cossa presentì li Venetiani et subito scripse al pontifìce che
per nula lo volea consentir che fosse rapito la Signoria a Pexaro a questo modo. Donde
15 visto il de non potter adoperar cossa alchuna se tolse zoxo dala imprexa et lassò
pontifìce
fugir il signor da Pexaro, che teniva in distreto. El qual, gionto a Pexaro, messe la terra
in ordine di quello havea de bixogno per potter resister al inimico *.
Lo fermento bono valea L. 5 s. 10 el staro et de continuo calava. c.s6i
Se diceva che a Vinegia per le guere di Franza, Napelli et dar socorsso a Napelli et
20 a Milam hera cresuto a Mente Novo uno miliom et seicento milia ducati. Benché credo sia
stato molti centanara de milia ducati de pini. Pensate quanto hanno spexo in le guere, che
le alttre angarie intrate de la terra, oltra il Monte Novo, he une peze d'ero, che tuto sì con-
sumò ne la predicta guera ^.
Il re dì Remani a questi giorni centrato cambio atm il conte di Geritia ctcm dar al conte

25 di Goritia alchunj lochi in cambio de 5 in 6 piceli lochi che il conte di Geritia havea cen-
signate al re di Remanj, la qual cesa il conte di Goritia non le poteva fare, perchè heranno
et sono lochi aspectanti al dominio veneto et loro pheude. La qual cessa inttexa li Venetiani
subito scrissene al re di Remanj che havesse a mente chome il baratava quelli lochi cum il

conte di Goritia cum siti che il conte non potesse baratar il condì clonato. Et il re respoxe
30 che non volea salvo che quando la Signoria di Venetia mostrarà apertenirli, farà
il juste et
quele che vera ogni equità. Et perche la Signoria di Venetia hera interdita de continue
pratiche, non potte destrigar simel garbuglio, perchè le chosse dela Ittallia importava molto
piuj assaj et per le importantie dì quelle se dìsmentichava queste, benché fesenno non di
pecha importantia ^
35 Nel mexe di mazo;

1-6. manca iti MuR. — 18-23. manca in MuR.

1 La notizia è inesatta. Il Malipiero diede addosso 383). Di quanto assevera il Priuli circa l'opera della Si-
alla squadra francese uscita da Livorno per catturare gnoria a vantaggio dello Sforza non trovo notizia nei do-
le navi frumentarie con le quali egli voleva rifornire cumenti. Il Priuli forse riprodusse solo le voci correnti, ao
5 Pisa. Ciò il 3 aprile. Ma le navi nemiche, vista la Malipiero, p. 484.
'"

mala parata, ritirarono donde erano uscite. Pisa fu


si * conte Leonardo (in Sanuto forse per erro-
Il

ristorata dall'arrivo del frumento, ma la squadra veneta nea trascrizione e chiamato Bernardo) di Gorizia, per
riportò danni di qualche entità (Sanuto, I, 576-579). quanto legato da cinque feudi alla Signoria veneta,
^ Sanuto, I, 571. La nave di Priamo Contarini si quale successore nel Friuli al patriarcato di Aquileia, 35
IO ruppe sugli scogli di Tripoli (Io., I, 605). trattò col re dei Romani uno scambio delle sue terre
* Il Sanuto (I, 369) dice " una dona romana ma- con altre in Germania. Allarmata la Signoria inviò a
" ridata „. Il Priuli riferì una delle voci correnti, che Gorizia Luigi Manenti, segretario del Consiglio dei
la donna fosse Giulia Farnese, date le relazioni notis- Dieci, ma gi.ì a Codroipo, Cornions e Castelnuovo
sime con Alessandro VI.
di questa erasi prestato giuramento per Massimiliano. Desiderosa 30
15 Nel marzo 1497 Giovanni Sforza fuggì da Roma,
* Venezia di evitare conflitti (Sanuto, I, 911-613-, Ul-
dove il Papa voleva imporgli lo scioglimento del matri- mann, I, 375, 575) cercò di persuadere in forma anii-
monio con Lucrezia Borgia (Saxuto, I, 569; PAsaoK,III, dicvole il ro dei Romani ed il conti- che il suo buon
68 GIROLAIMO FRIULI [A. 1497. maggio-giugno]

In questo mexe per le triegue pocho se iacea, salvo che per tuti li potentati italiani et
il re di Pranza se tentava de far una bona pace et li oratori andavano de intorno. Et per
questo li Venetiani fecenno tornar il suo esercito che '1 hera a Milam a caxa et ali soj alo-
zameuti '.

Zonsenno li arsili deli stratiotti a Lido et andando il principe di Venetia cuni il bucen- 5
toro a benedir mare
zorno dila sensa, juxta il consueto, tuti li stratiotti a cavalo fece mi-
il il

37 V rabiiia. Et uno capo di loro corendo rompette la' lancia in terra et il fero li dette ne l'ochio
et immediate morite, che a tutti molto dispiacete et sopratuto per eser molto valente homo.
Per il conseglio di X
fo confinato in Cipro perpetualmente ser Zuam Iacopo Bom, zen-
tilhomo nostro, per aver dato uno bufetto ed uno altro zentilhomo, ser.... in el mazor conse- 10
gì io nostro di Venetia, al qual li fo dato due. 8 al mexe per viver ^
Falite Alvixe Nicheta, cambiator di monette. Dicessi die dar due. diexe milia.
Per da Damasco de 8 de marzo et de Alessandria de x de aprii se intende che
lettere
al Chaiero et per la Soria he grandinissima combustiom fra il soldam et queli signori et
che se hanno tai.iti a pezi crudelisimamente et ne sono morti armillagi de lance mile l'uno, 15
j

che mai se ha inteso dire che se habiano meso mano nel sangue a questo modo et l'armi-
lagiogrande cazalo dal Chaiero, se ha reduto a Damasco et basse facto soldam et signor de
Damasco, che ad uno tempo se actrova duo soldanj uno al Chaiero delo Egipto, l'altro a
Damasco et de la Soria ^t le strade sono tute rote, che ha gram disturbo a la marchantia.
Per la qual nova a Venetia tutti heranno comfusi, dubitando di le persone de li marchanti, 20
che heranno in li paexi del soldam et tute le specie montarono, perchè durando simel gar-
bugli se dicea non averianno spece'.
A Venecia per questi tempi dovessenno romper guera al re di
se giudicava certisimo
Romani per li baratti dele terre cum il conte di Goritia et questo perchè il re de Romanj
non volea consentir ala ragione. Tamen nula seguite. Et questo perchè il re di Romani volea 25
di poi, visto che per Venetianj hera instigato, consentir a quelo che pativa la iusticia.
Nel mexe de zugnio pocho se innovò a Vinegia in questo mexe et questo perchè le cosse
dila guera non solicitano et di rontinuo se tentava de far pace et per questo le cosse he-
ranno interdite.
Per il senato veneto a questi tempi fo casso et privato il marchexe da Mantoa del 30
capitaneato zeneral et dela conduta che havea cum Venetiani. Et questo perchè hebenno in-

5-1 1. manca in MuK. — io in bianco nel codice — 20-29. ^to^nca in MuR. Esiste nel cod. estense

diritto era leso (Deliberazioni, ce. 134 /-135, lettera ' Assicurata la tregua, l'esercito veneto ripiegò da
dell' 8 aprile, e. 131. Al Manenti, 5 maggio). Giorgio Alessandria verso Brescia. 4 maggio Nicola Orsini,
Il

Pisani, nuovo oratore destinato in Germania, ed il se- eonte di Pit igliano, coi provveditori entrò a Milano fc- 25
5 gretario Giovanni Pietro Stella, già residente presso steggiatissimo dal Moro (Sanuto, I, 615; Malipiero,
la Maestà cesarea, cercaiono di indurre Massimiliano pp. 486-487; Archivio di Stato di Modena, loc.
allo scioglimento dell'accordo: anche il duca di Milano eit., Milano, 7 maggio 1497) e proseguì il 6 alla volta
fu pregato ad intervenire (Deliberazioni, ce. 141, di Brescia.
143/, 144/; Sanuto, 1,688,700). Nella primavera del ^ La condanna e confino in Famagosta di Cipro 30
IO 1498 il conte cadde gravemente infermo e Verezia in pel Bon ebbe luogo il
14 settembre 1496 (Sanuto, I, 323).
fretta reiterò le sue rimostranze a Massimiliano (Sa- L'avvenimento e stato dunq\ie dal Priuli spostato: in-
KUTO, I, 999; Del ibera.;ion i, ce 138^139. Commis- fatti l'Autore vi ritorna più oltre (vedi e. 41 t).

sioni a Giorgio Pisani, 33 giugno). Passarono due anni Vedi maggiori e più ampi particolari della rivo-
^

ed il ù\ n
o 13 aprile 1500 il conte morì a I/inz: il luzione egiziana nel 1497 in Sanuto, I, 634-639 e 645. 35
15 titolo feudale passò al conte Luca di Dornberg (.Sanuto, Il sultano di Egitto allora era Qansù Khams-mieh (1495-
m, 331; Morelli di Sciioxfeld, Istoria della ionlcadi 1498). (Ami';linkau, Ràsumt! de l'histoire de VEgypte.,
Gorizia, voi. I (1500-1600), Gorizia, Paternelli, 1855,0. 2. in Annales du Musée Guimet. Paris, Leroux, 1894,
Ivi vedi anche precedenti : Dkt.la Bona, SiiUe antiche
i
p. 386). Vedi anche im interessante dispaccio di Nic-
fawif^lic dei Reisenberg •• dei /Jornberg, nella contea di colò Gondola al Moro del 3 gennaio 1498 da Ragusa ^o
3o Corizia, ecc. (estr. Seconda decade delle notizie in Dk Tualloczy, Frammenti relativi alla storia dei paesi
peregrine di numismatica e di archonlogia, situati all'Adria in Archeografo triestino XXXV (1914),
edita per F. Schweitzer), Trieste, Stallecker, 1S54. 306-307.
[A. 1497, giugno] I DIARll 69

teligentia nel conseglio di x che '1 predicto marchexe se intendeva cum il re di Pranza. La
qual nova dette admiration non piccia non solamente a tuta la Italia, ma etiam a tuto il e. .?; i

mondo la privatiom de tal capitaneo per tradictor. La qual cossa intexa per il prefato
marchexe subito se ne vene a Venetia per far de la cossa sua difessa; la qual difessa non
5 fo audita et subito li fo facto comandamento che '1 dovesse partire di Venetia '.

1 Da
lungo tempo, può dirsi dalla battaglia di Con questa principessa andava Pietro Gentile di Ca- 55
Fornovo, Signoria era scontenta del marchese di Man-
la merino, condottiero uso a pratiche diplomatiche (Sa-
tova. Questi aveva rappresentato a Venezia Li batta- NUTO, I, 576). II Gentile nel passare da Milano, il 12 del
glia come una vittoria da lui riportata con abili mosse mese, si lasciò sfuggire di bocca col Moro ch'egli aveva
5 strategiche e con sapiente valore campale. Nell'entu- una commissione del marchese per Carlo Vili. Il con-
siasmo dei primi momenti la Signoria, prestando fede tenuto della commissione doveva non essere privo di 60
alla narrazione interessata, avevagli conferito la dignità gravità, se il Duca milanese, quando già il Gentile
di capitano generale con dovizioso stipendio, esaltan- era pervenuto a Vercelli, impedì al condottiero di pro-
dolo coi fatti e colle parole, mentre ben presto la cifra seguire e lo richiamò a Milano. Se ne lagnò vivamente
IO delle perdite e l'eseguita ritirata del re francese di- Francesco Gonzaga {Arch. Gonzaga, busta 1614. Il Moro
mostrarono che la realtà era ben diversa dall'appai-enza. al marchese, Milano, 13, 15 e 18 aprile 1497) e ciò G^
(".... el haveva scripto a Venetia „, diceva il Moro al- accrebbe i sospetti dello Sforza che, animato da senti-
l'oratore estense in Milano, Antonio Costabili, " ch'el ha- menti poco benevoli verso il cognato, rivelò l'episodio
" veva rupto il Re de Franza in Parmesana, che fu causa alla Signoria veneta {Id., busta 1437. Benedetto To-
15 " di farlo fare capitaneo generale, quamvis per le sue sabezzo, oratore mantovano, al marchese. Venezia,
" legereze et bestialitate fussero morti tanti homeni da 13 aprile 1497). H Moro e Venezia si formarono la con- 70
" bene, come se scia „ Arch. di Stato dì Modena ; Di- vinzione che marchese volesse entrare agli stipendi
il

da Milano^ Costabili ad Ercole I, Milano, 37 giu-


.^pacci del re francese. In quella sorse il secondo incidente.
gno Il malumore della Signoria crebbe durante
1497). Un frate. Agostino di Rignano da Pavia, venuto di
20 l'assedio di Novara e la pace di Vercelli, quando tra Francia, rivelò al Moro che le pratiche del Gonzaga
Carlo Vili ed il marchese vi furono scambi di cortesie con Carlo Vili erano avanzate. Tradotto a Venezia 75
sospette, in ispecie quando di sua iniziativa il Gonzaga (Sanuto, I, 469) il frate ripetè quanto aveva confessato
restituì a libertà il bastardo Matteo di Borbone, cattu- a Milano. L'impressione fu naturalmente gravissima
rato a Fornovo. • La campagna poi del Napoletano nel (Malipiero, I, 497-498; Lamansky, Secrets d'État de
35 1496 fornì ancora nuova esca ai sospetti, che il marchese, Venise, Petershourg, Impr. de l'Acad.
Documents. . . . S*'

trovandosi a fronte il cognato, Gilberto di Borbone, Imperiale des Sciences, 1884, pp. 303-305. Archivio di So
duca di Montpensier, fu naturalmente tratto a non pre- Stato di Venezia. Consiglio dei Dieci, Misti reg. 27, ce. 94,
mere troppo sul presidio francese e sul duce, marito della 99 t. All'oratore a Milano, 19 maggio e 6 giugno). I
sorella Chiara Gonzaga, residente in quei giorni a Man- rappresentanti mantovani presso la Signoria, in quel
30 tova. La rapida partenza dal meridione, per quanto momento non meno di quattro (a Benedetto Tosabezzo
dovuta, in parte almeno, a motivi di salute, le condo- e Giorgio Brognolo, residenti, eransi aggiunti allora 85
glianze e gli uffici amichevoli col re, dopo la morte del Febo Gonzaga e Giacomo Febo d'Atri (Adria), conte
Montpensier (Vedi i docc. editi dal Pélissier, Notes ita- di Pianella) ed i loro confidenti, inquieti della piega
liennes d'histoire de France, X, pp. 4-7 (estr. Revue des minacciosa che prendevano gli avvenimenti, scrissero al
35 langues romanes, 1894), i probabili
Chiara uffici di marchese di accorrere. Lo sconcio male, forse, che lo
Gonzaga, desiderosa di amicai-e il fratello alia Francia, sua rese poi spettacolo miserando negli ultimi anni di sua 90
patria ormai di elezione, accrebbero ancora l'appren- esistenza, inchiodava allora il marchese a letto. " ne —
sione della Signoria. Venne il 1497 , nuove mosse
le " rincresce sino al core „ scrisse esso ai suoi inviati da
minacciose di Carlo Vili contro il Moro provocarono Revere l'8 giugno {Arch. storico Gonzaga, busta 2963,
40 ordine al Gonzaga di recarsi in campo e di riprendere Copialettere del Marchese, libro 7" (1497), " non poter
senza indugio il comando delle truppe. Il marchese " far quello che ne consegliano li nostri amici lì, corno 95
non nascose una certa malavoglia, chiese prima dieci "ne scrivati circa il Imperrochè
transferirnemale lì. il

paghe per armare le truppe (Sanito, / Blarii, I, ^06), " nostro fin qui è in augumento, ne ad modo alcuno po-
ed anche quando l'ordine gli fu reiterato non si mosse " teressimo venir, et se ben fussimo lì, seria necessario,
45 (Id., I, 557). La tregua firmata 15 aprile 1497 tra
il " che fossimo portati da loco ad loco, che ne seria non
il re francese e la lega, per mediazione di Filippo II, •'
picolo disturbo et affanno „. Entro cinque o sei giorni 100
Senza Terra, nuovo duca di Savoia (Segric, Delle rela-
il sperava, in codizioni migliori, di mettersi per istrada.
zioni tra Savoia e Venezia da Amedeo '/ ad Emanuele I Ma le sofferenze fìsiche non diminuivano. " Ne sono
/'iliberto, Torino, Clausen, 1899, pp. 37 (estr. dalle Me- " sopragionte „ dice un'altra del 17 giugno (loc. cit.).
50 morie della R. Accad. delle Scienze di Torino) " due anguinaglie vicine a la prima, che ne sonno de
sospendendo la necessità della partenza, attenuò il ma- "tanta molestia et aflanno che non si poterla dir 105
lessere nelle relazioni veneto-mantovane, quando due " più „. " Ades.^o, adesso avverte in una terza del 19,
„,
incidenti sopravvennero. Era partita da Mantova per " ce facimo tagliar la anguinaglia con nostro grandis-
fare ritorno in Francia Cluara Gonzaga, il 6 aprile. " Simo mal dolor et fastidio „ {Id., vedi anche sulla ma-
70 GIROLAMO FRIULI [A. 1497, luglio]

Nel mexe di luio:


In Engeltera se intexe chome li populi de Cornovaglia, paexe subdito al re de Engel-
tera, si era sullevato centra il re et de Londra et in uno loco fuori di
veneno fino a la cita

Londra, chiamato Granuzi. Le gente del re benissimo in punto, da persone a chavalo et


piedi da cercha 40 milia, asaltò li sopradetti populi et li rupenno et amazorono quaxi tutti

et prexi li condusenno in Londra cnm Victoria \


Et perite in questo mexe al primo sopra sonto al passar del mare di Spagna se perse
una nave grosisima veneta de botte trea milia benissimo in ordene, dila qual maj s'è intexa
nova alchuna et tiensi certisirao sia profundata in mezo il mare. Mera caricha de malvasie,
patrom ser Pollo Foschari '. 10

y-p.yi, 1. 5. manca in MuR.

lattia. Malipiero, I, 492). La sorella Eleonora, duchessa anzi propose si consigliasse al marchese per bocca degli
di Urbino, lo sconsigliava dal viaggio, insinuava il dubbio oratori mantovani di partire e la sua opinione prevalse.
che, andando a Venezia, la Signoria ve lo trattenesse pri- {Arch. cit. Consiglio dei Dieci, Misti, reg. 27, ce. loi i-
50
gione {Arc/i, e loco cit. Revere, 19 giugno. La parte 102 deliber. 26 giugno, 1497). Sembra che il Doge, Ago-
ostile del Moro contro il Marchese a Venezia non è stino Barbarigo, personalmente benevolo verso il leggero
ignota agli storici mantovani. EquiCOLA, DeW Istoria di e volubile principe, disapprovasse tanta severità {^Arck.
Mantova. Mantova, MDCVII, pag. 231). Ed egli che di Stato di Modetia, Dispacci da Venezia busta 9, Aldo-
aveva coscienza della colpa sua, pur accusando il Moro brandino Guidoni ad Ercole I d'Este. Venezia, 25 giugno ^^
IO di malignità, non riusciva a negare sostanzialmente il 1497) e forse questo fu il motivo che indusse il marchese
fatto coi suoi fedeli.".... s'el Re di Franza „ scri- a rimanere ancora qualche giorno nella città della laguna,
veva angosciato il 20 giugno {^Arch. e loc. cit., Al Bra- a reiterare le suppliche, accrescendo 1' umiliazione pro-
«^nolo, al Tosabezzo ed al Gonzaga) " havendo optima pria, la disistima ed il discredito nel pubblico (Sanuto,!,
" oppinione de noi, ha pratichato di redurne ai suoi sti- 666, 669 Mj\xu'1ero, I, 492). Finì l'ambasciatore estense, 50
;

" fertdij, che colpa ne havemo? et el predetto Duca [di il Guidoni, dal quale sollecitava consiglio, a dirgli in
IS
' Milano] doveva, essendoli accaduta simile cosa, avvi- viso che era " un matto „ a non partire, " et che '1 se
" sarc prima noi, che se haveressimo molto ben giustifi- " ne andasse cum Dio al nome de cento diavoli, perche

" cati cum la ragione, che li meriti nostri cura essi non " lo era stato a periculo de una ballotta ad esserli tal-

" richiedevano così fatto premio, ma pur hora mai do- "giato il capo,,. Ed allora, il 28 giugno, il marchese 6^
20 " verni esser nota ad tutto el mondo la nostra fede et se ne andò {Arch. di Stato di Modena, loc. cit., Venezia,
" integrità „, 27 giugno 1497). Scrissero poi il Tosabezzo ed il Bro-
Il 21 giugno il Consiglio dei Dieci colla giunta gnolo che il frate apparve all' ultimo " un gran ribaldo „
deliberava la cassazione del marchese dall'alto ufficio. {Arch. storico Gonzaga,, loc. cit., Venezia, 31 agosto,
"Per ea quc certissime habentur in hoc Consilio contra 5 settembre 1497): certo è che la Signoria non revocò >-o

35
" Marchionem Mantue, capitaneum nostrum generalem la grave decisione presa in odio al marchese, nono-
" de perfidiosis praticis suis cum M. Regis Francie „, stante la benevolenza del Doge verso il marchese.
cosi suona la deliberazione, " Vadit pars quod Marchio ' Sanuto, I, 687-688, 695-696, 700. La battaglia
" Mantue predictus cassetur ex toto ab stipcndijs no- ebbe luogo presso Blackheath: Bacon, Histoire du ra-
" stris „. E furono 23 voti de sì, 2 de non, i non sinceri. gne de Henry VII roi d'Angleterre, Paris, Roulet et 71;

30 (Arch. di Slato di Venezia. Consiglio dei Dieci, loc. cit. Targa, MDCXXVII, pp. 373-388; Hume-Smollet, The hi -
V.anche Sanuto, I, 663; Malipiero, loc. cit.). Due giorni story o/ England from the invasions 0/ lulius Caesar to
più tardi la Signoria ne dava comunicazione al corpo the revolution 0/ 1Ó8S. London, Ball, 1838, pp. 276-277.
diplomatico ed alla marchesa, Isabella d'Este, allora * La nave
di Paolo Foscari, die spostava 3000
a diporto in Verona (Sanuto, I, 663-664. Arck. cit., Se- tonnellate, era carica di vini a spese di Girolamo Tie- 3q
nato, Secreta, Deliberaz., reg. 36, ce. 137 /138 cit., anche polo, Andrea Loredano, Andrea Erizzo ed altri. Sul
35
dai PÉLlssiER: La politique du mafquis de Mantoue pendant porto di Lisbona essa fu assalita da una nave fran-
la tutte de Louis Xll et de Ludovic Sforza, 1498-1500 (estr., cese di 3500 tonnellate con 700 uomini d'equipaggio e si
Annales de la faculté de lettres de Bor- difese vittoriosamente con grave danno dell'avversario.
deaux LePuy, Marchesson fils, 1892, pag. 5). Per quanto Ma a Venezia per lunghi mesi non si ebbero notizie e 85
Af) timoroso di 11 Gonzaga sì
gravi cose, non s'attendeva voci sinistre correvano, quando finalmente s'intese che
pronta e schiacciante decisione. Ne fu sconvolto (Lu- la nave, eccessivamente carica di prodotti e malconcia
zio-Renier, Delle relazioni. .. pag. 643). Coll'animo . per la lotta sostenuta coll'avversario francese, era colata
in tempesta si precipitò allora verso la laguna. La a fondo il 2 luglio nelle vicinanze della Gran Bretagna.
notte del 23-24 giugno già era a Venezia. Supplicò , Si ritrovarono pochi rottami. In compenso la Signoria ^.q

udienza ed il Consiglio dei Dieci pareva incline a sod- accordò qualche vantaggio ai fratelli del Foscari perito
45
disfarlo semper fuerit laudabile apud omncs „) ma
(" col suo equipaggio (Malii'Iero, II, 640 e specialmente

uno dei capi, Niccolò da Pesaro, si dichiarò contrario, Sanuto, I, 684, 722, 786-787, 817, 846, 849, 906).
[A. 1497, agosto-sctlembrej 1 DIARII 71

Nel mexe de agosto


Se partì le gallie de Alexandria richisime cum valuta dì chassia da due. et quele da
Baruto non tanto '.
Monte Novo, perchè le cosse di le guere heranno alquanto sedate valea a questi tempi
5 due. otanta il eente naro.
Nel mexe di septtembre.
Se inttexe chome a Damasco li garbugli heranno alquanto sedati et che l'hera il morbo
grandinisimo in la Soria et tuti li marehadanti heranno fugiti parte in Cipro et parte in li
chaxali, perchè facea grandinissimo processo et a Damasco andava persone 400 al dì *.
10 Le eosse di la guera heranno in triegue senza nula farse et stavanno in speranza de
far pace per via del re di Spagna. Et per questo li Venetiani mandarono' D. Antonio Boldù e. JS

K. et Domenego Trivixam K. homeni dignissimi per oratori al re di Spagna per veder di


contratar tal pace. Boldù morite a Genoa andando ^. Sicché convene al Trivixam an-
Et il

darsene solo, tamen forono in damo, perchè non fo posibel a contratar pace alchuna cum
15 il re di Pranza. An^.i era montato sopra la sua prima opinion di voler ad ogni modo venir
in la IttaUa ala imprexa del reame, et questo perchè li signori del reame di Napoli non
volea dar obedientia al re di NapoUi et il re di Pranza ìmsuperbìto di simel cossa tentava
de iterum de aver il reame. Tamen non si pottea giudicar sì facilmente il re di Pranza
dovesse venir in Ittallia, perchè a pe de lì montti hera grandissima carestia ^

9. perchè.... processo] manca Mup. — 19. a pe de li montti] Mur. nel Piemonte

^ Il 22 agosto partirono quattro galere per Ales- malcontento convennero le potenze italiche della lega
sandria con 300 m. ducati contanti, oltre le merci, e tre (Venezia, Milano, Roma) di inviare ambasciatori in Ispa-
altre per Beirut con 60 m. ducati (Sanuto, I, 234. Ma- gna per conchiudere la pace generale e compiere ufficio
5 LlriERO, II, 640). gratulatorio coi reali cattolici per le nozze dell'infante
- L'epidemia infierì gravemente a Damasco (Sa- Giovanni con Margherita d'Austria. La Signoria veneta 40
nuto, I. 752, 845. La mortalità era di 200 al giorno). anzi destinò agli sposi un oggetto in argento del valore
Solo nel marzo 1498 essa cessò (Io., I, 914). di 200 marche {^Arch. cit., Deliber, rep. 36, ce. 151 '-5 e
^ La tregua che si discuteva tra Francia e Spagna, vedi anche Sanuto, I, 741). Antonio Boldù e Domenico
IO sebbene dovesse estendersi alle potenze italiche della Trevisan, cavalieri, designati oratori in Spagna, lascia-
lega di Venezia, rassicurava mediocremente i nostri prin- rono Venezia il 15 agosto. A Milano dovevano unirsi 45
cipi, In ispecie il Moro, inquieto dei maneggi di Fran- loro gli inviati del Moro, a Genova quelli del Pontefice
cesco Gonzaga, suo cognato. Ad Antonio Costabili, e del re napoletano {^Arch. cit., Deliber. ce. 153*- 154,
oratore estense, il Duca milanese mostrando il dì 1 1 giu- I58'-I59). Ma quando già due ambasciatori erano
i

15 gno 1497 con certa nervosità alcune lettere di colore partiti giunse notizia che il Papa aveva cambiato pro-
oscuro pervenutagli di Francia, commentava: " Messer posito e non mandava più alcun rappresentante (lu., 50
" Antonio, legiti quisti advisi et vedereti se io debo te- ce. 153 *). A Brescia poi il Boldù cadde infermo. Mi-
" nere el Re de Frantia per amico, corno voria el Ducha gliorato dopo alcuni giorni, raggiunse col Trevisan Mi-
" Ferrara de. Io sciò che el Re de Frantia me vole male
. . . lano il 27 agosto e vi rimase fino al 2 settembre, grande-
20 "da morte et io lo impicharia lui cum le mie mano.... mente onorato dal Moro. Unitisi a due oratori milanesi,
" Che credite che dirà el Ducha de Ferrara } pervennero gli ambasciatori veneziani a Genova il 55
„ {Arch. di
Siato di Modena,, Dispacci cit,, busta 13. Costabili, Milano, 7 settembre (Sanuto, I, 741, 745, 778), ma ivi il Bol-
12 giugno 1497). E ripetè il Moro le sue lagnanze all'ora- dù ricadde ammalato e si spense il 19 del mese. Venne
tore spagnuolo, presente corpo diplomatico, rammen-
il sepolto nella chiesa dell'Annunziata (Id., I, 782, 797;
35 tando la nullità degli aiuti aragonesi durante le sue angu- Malipiero, I, 494). Il Trevisan si recò solo a desti-
stie degli ultimi anni, quando Carlo VIII cercava di nazione (Prima di conoscere la fine del Boldù già 60
mandare, aiuti ai suoi presidi nel reame di Napoli, la Signoria erasi decisa all'invio del solo Trevisan. Arch,
mentr'egll erasi adoperato ad impedirli, e la domanda cit., Deliber., e. 162). Il viaggio fu lungo, causa anche

enorme fatta dai reali cattolici di i milione di ducati una sfortuna di mare. Infine il 37 novembre Domenico
30 per muovere le armi contro il nemico comune (Id., Milano, Trevisan entrò ad Alcala de Henares, dove era la corte,
7 agosto 1497). Si noti clic anche a Venezia l'oratore troppo tardi per avere parte alla conclusione della tre- 65
Figueroa tentava di spillare danaro e riceveva in forma gua tra l'Vancia e Spagna, firmata tre giorni prima senza
diplomatica la risposta, che, meritava {^Arch. di Stalo limitazione di tempo (Sanuto, I, 865-868).
di Venezia^ Dtliber. cit., ce. 153, deliber. 17 agosto, * Liberatosi delle ostilità spagnuolc mediante la
35 1^97). Nonostante questi legittimi motivi di comune treii'i:! ricordata. Carlo Vili non nascondeva l'inten-
I'

72 GIROLAMO FRIULI [A, 1497, ottobre]

Nel mexe de otobre.


Il re di Pranza persiste pur in la soa opinion de venir ala impresa di Italia et facea
preparatiom per via da mar per metter gente in lo reame et a Salerno; et per questo il re
Federico, levato dala expeditiom dei prefecto, se ne andava ala volta per disfar il principe
de Salerno, el qual, per quanto se giudicha, non avendo presto soccorsso, sarà cazato '. 5
Aproximandosi il tempo di le triegue se intende chome il re di Pranza hera andato a
Torsi et mandava Zuam Iacopo de Treulzi et mons. de Lenj in Aste a suo lozamento et
mons. de Obenich a Pirenza capitani© de Piorentinj. Preparava etiam armata da mar in la
Provenza et havea destinato de metter sopra quela lanze ccc de homeni d'arme et pedoni
tre milia et mandarli in Reame de Salerno, per la destructiom del 10
in soccorso del principe
qual il re Pederico di Napoli se n'è andato im persona. Et per questo inverno se teniva
certisimo la persona del re di Pranza non dovesse passar li monti ^
Il re de Engeltera citam a questi tempi rupette il campo de Perichino suo nemico, il
qual hera dismontato in la Anglia cmn dire esser fiolo del re Odoardo et che li aspectava
la corona et volea cazar il re Arigo et havea sublevato bona parte de li animj de li populi 15
e. jS l anglici, et talmente' che assai se dubitava. Tuta volta il re Arigo sapientissimo cufu grande
exercito comquistò il predicto Perichino suo nemico, el qual se ne fugité in la franchexia
de Biorle in Amptona. Et non abstante che fosse salvo, tuta volta il re li messe manno
adosso et prexo lo fece comfessar non esser fiolo de re Odoardo, anzi fiolo de uno fabro.
Dil qual il re non facendo stima lo fece metter in la torre di Londra, benché moltti heranno 20
de opinione che veramente fosse fiol de re Odoardo et che il re Arigo lo havea facto com-
fessar a suo modo per dar ad intender che non se atrovava ninno di quela progenie '.
Gionto il re dì Pranza a Tors havea deliberato mandar in Aste lanze setecento ho-
menj d'arme ali alozamenti, nel qual loco hera gionto Zuam Iacopo de Treulzi. Mons."'
de Obenich die venir cii?n lanze cento per mare per capitanio de Piorentinj ala volta de Li- 25
gorno per veder de aver Pixa *. La qual cossa intexa per Venetianj fecenno fortificar al
potter et quanto era posibel per mantenirla in libertade la citate de Pixa, se posibel sarà \
Coionexi, che teniva cuni il re Pederico di Napoli, et Orssinj, che erranno Prancexi, he-
rano ale mano et se havea posto le manno nel sangue et ne li stadi. Tamen il papa li ha
sedati et fatoli far triegua per componerli ^ 30

zione di tentare la rivincita in Italia. Gio. Battista ma temendo in seguito l'arrivo delle milizie regie, tolse 25
Caldera, conte di Trivento, scriveva a Ferdinando l'assedio e si nascose nell'abbazia di Beaulieu. Promes-
d'Este il 1 settembre che il re portava la barba lunga sagli salva la vita si arrese, fu tenuto a Londra dap-
e dichiarava di non volerla radere prima della ricon- prima in prigione alquanto larga, ma poi in seguito
5 quista di Napoli {Ardi, di Stato di Modena. Dispacci a doppio tentativo di fuga, che la voce pubblica attri-
dalla Francia^ b. 2). buì a finzione del re inglese per avere un pretesto 30
• Vedinota 4 a p. 74,
la contro il pretendente, nel 1501 venne impiccato a Ty-
* I timori della Signoria veneta non si avverarono: burn (Sanuto, I, 816, 825-836, 841-842, 878, 1023; Ba-
Carlo VII! trascorse l'estate a Moulins (Pélicier, Lel- con, op. cit,, passim. IIume: The kistory pp. 278-379).
io tres de Charles Vili, V, 137-157, lettere varie). Solo Vedi nota 2.
''

ai primi del dicembre si trasferì ad Amboise. Il Tri- ^ Pisa nell'estate


1497 era desolata dalla pestilenza. 35
vulzio si tratteneva ad Asti con- Luigi di Luxembourg Migliorate nell'autunno le condizioni igieniche, la Si-
sig. di Ligny, e Luigi d'Orléans, marchese di Rothelin, gnoria veneta si assoggettò a nuovi sacrifizi. Marco
oltre al duca d' Orleans in persona, secondo alcune Marti nengo con 500 nuovi cavalli fu avviato a quella
i^ voci. L'Aubigny era destinato a Firenze ed aiuti si volta (Sanuto, I, 801 Arch. di Stalo di Venezia, Senato,
preparavano in favore del Sanseverino. L'accordo clie Segreta, Deliberazioni cit., e. 167, deliberazione
1 1 ot- 40
questo feudatario conchiuse col re Federico sospese i tobre) e così la lotta a base di continue scaramuccie
minacciosi disegni verso il meridione della penisola coi Fiorentini venne ripresa (Sanuto, I, 832, 835, ecc.).
(Sakuto, I, 833, 859), Il 38 dicembre poi venne deliberato, con altri arruola-

20 ^ La
sollevazione della Cornovaglia, soffocata da menti di fanti locali, di portare la cifra delle fanterie
Enrico VII con tanta rapidità nel suo nascere, spinse a 2000 uomini e spedire da Venezia schiopettieri e baie- 45
Perkin Warbeck a ritentare 1' invasione in Inghilterra strieri a cavallo in numero di 300 {^Deliberazioni cit.,
coU'aiuto del re di Scozia, Giacomo IV Sbarcò Stuart. e. 177).
nella Cornovaglia durante l'autunno, strinse Exeter, * I tumulti erano continui a Roma; gli Orsini si
[A. 1497, ottobre-novembre] 1 DIARII n
Federico hera in campo a desfazione de soi baroni et già se havea acordato cum
Il re
il conte di Gonza et di Capazo et li havea consignato le suo forteze et se ne andava in
Pranza siche il principe de Salerno rimaxe solo et senza adiucto.
*
; Et il re havea obte-
nuto la terra de Salerno a patti, ma non la rocha, ala expugnation dela qual havea lasato
5 il duca de Calabria primogenito et la persona del re hera andato per intrar in la vale de

Diano, dove era il principe de Salerno, et volea disfar tutti li baronj ^


Se intexe etiam il re di Franza haver mandato in adiucto del duca de Geler cavali e- 39

mile et pedoni et per questo se judica certisimo non habia ad venir in la Ittalia per que-
sto anno ^
10 Del mexe di novembre.
Adì IX di questo a bore 4 da sera vene uno gripo da Modom, cum il qual capitò al-
chunj dele gallie da Baruto et de Alexandria, che Ihe haveanno lassate a Modom, per le qual
se intendeva le gallie da Baruto per le gram priexij che heranno sopra tenuti a Damasco,
non avea habuto il suo charigo a gram gionta et li patroni herano desfati. Hanno dete galle
15 da Baruto in tuti colli 2639 specie et colli 220 sede, zoè piper e' 1170 pagato in cotimo
due. 54 in 5ò il canter et in bazaro a barato due. 85 el canter, p[r]etio maj piuj audito da
moltti anni in qua, zenzazi 6 e' 640, pagato due. 85 el canter a barato, kanelle fardi 46 so-
lamente, pagato due. 165 el K., garofani e' 162 solamente pagato due. 165 el canter; verzi
e.' 139 bache, noxe mazis et altri specie menude fino ala summa di sopra; le sede furono
20 pagate ale marine denari 330 el rotolo dele tarachazi, di quale ne sono sachi 120 et colli 70
canari, pagate denari 225 el r.° a prietij de contanti: lo resto fino ala summa sono strava]
et alttre sorte de Alexandria, le gallee hano abuto il suo charicho, in tuto colli 4320 in cireha
de specie alexandrinj nave veata, zoè piper e' 1250 pagato in bazaro
et eoli 80 sopra la
due. 74 tn 75 la sporta, zenzari 6 el 776 pagati da due. 14 fino 15 el canter, kanelle f. 136 '

25 a due. 60 el conto di mene gar. colli 70 a due. 60 el conto di mene, mazis e. 1 7 a due. 60 el
' '

eargo di mene, noxe e.' 39 a due. 28 in 29 el cento di mene, verzi e.' 136 a due. 10 el c.^'",
altre specie menude fino ala detta summa.
Adì xxvir del presente mexe a bore xxr, venendo le gallie dal trafego de Alexandria
et Baruto velizando al suo ritorno a Vinegia, et essendo sopra porto Cigala per voler en-
30 trar in deto porto, patrom ser Zuan Morexinj de Alexandria dette in terra et se
la galia

rompette. Et similmente etiam convene far' il simel de dar in terra et rompere la galia e. 39 t

patron ser Justo Guoro da Baruto et se rompette nel dar in terra nel intrar nel detto porto
de Zigaìa. Di la qual da Baruto ne furono moltti che montorono in barca per scapolar che
se anegorono; fra i quali fo D. Bernardo di Prioli, fo de mìs. Piero el proeurator, el qual
35 cum altri 4 zentilhomenj se anegoronno insieme cum li altri marineri che heranno in la
barella et pochissimi dì quella scapollò, salvo Mateo di Prioli fo de m"". Francesco adiutato
da uno genovexe per divino miracolo scapollò. Tuti queli che stetenno in le gallie chuxì
rote se salvarono: et questo perchè capitò le alttre gallie de subito che detenne adiucto.

7-p. 74, 1. i8. manca in MuR,

vantavano, pare, dell'assassinio del duca di Gandia (Sa- e vennero spogliati dal re Federico (Sanuto, I, 688, 796)«
NUTO, I, 813, 879. 883. MatìVrazzo, Cronaca cit., in Arch * Presa Salerno, Federico mise l'assedio a Diano,

stor. Italiano, XVI, parte II, pp. 579-581). I partico- castello del principe: le difficoltà dell'espugnazione lo
lari dell'assassinio vedi in Burckardi Liber notarum,
: indussero a cominciare trattare (Sanuto, I, 819-830; iS
II, ed oltre all'ALvisi ed Yriarte, Pastor, III,
iti-\i,i vedi nota 4 a p. 74).
377 sgg. W00DWARD, Cesare Borgia pp. 115-121 (Il W. 3 duca di luliers, Gherardo, e il duca di Guel-
II

pur non aderendo senz'altro alle conclusioni del Pastor, dria, Carlo d'Egmont, erano in guerra (Sanuto, I, 722).
rimane incerto sulla colpevolezza di Cesare). Delle relazioni tra Carlo VIII ed il duca di Gueldria
IO • Luigi Gesualdo, conte di Gonza, ed Emerico di non parla il Blok, Geschichle der Niederlande voi. II, 30
Sanseverino, conte di Capaccio, erano pure tra i ribelli Gotha, Perthes, 1905, pp. 438-439.
74 GIROLAMO FRIULI [AA. 1497, novembre-1498, gennaio]

La re^ta de queste do stallie dette grandinissimo danno ala terra di Venetia et tanto che
quasi tutti lieranno imspauriti et pochi marchanti heranno senza danno, chome si poi consi-
derar in simel naufragio.
La Signoria di Venetia, subito intexa tal nova, spazò duo savi a i ordeni in porto Zigala
per recuperar dette marchantie, azochè non andassenno male et che non fosenno robate '. 5
Nel mexe de dicembre.
Se intexe chome la gallia da Baruto se recuperava quaxi il luto, benché ala fine se tro-
vase che ne io robato qualchossa. Et per questo la Signoria di V. concesse che le dette
marchantie naufragate fossenno asoltte de datio et de ogni altra angaria dela terra. Et
questo se inttexe a Vinegia de tal recuperatiom ali xiiij" de questo. 10
Le cosse dile guere non procederanno molto avanti et ctiam podio se intendeva, perchè
la brigata a Vinegia heranno occupatti in simel travagli et fastidi] per queste duo gallie
rote, che in vero dava grandinisimo danno ala terra et cita veneta.
Se diceva chome la gallia Morexina de Alexandria se atrovava in passa de acqua et
che non sperava de potter recuperarla^. 15
Nel mexe de zener.
Dila galHa Guora da Baruto se recuperò bonamente et quaxi il tuto et solamente se
perse di quela tra il mare et robatti et mal menati colli 150 ^
Il re Federico di Napoli rimaxe d'acordo cum il principe de Salerno, avendo cazato
per tuto, di che non hera remedio de poter fugir. Fece tal accordo de consegnar al deto 20
re di Napoli tute le forteze et castelli de detto principe de Salerno, cum questa conditione
che il re li paga tute le artellarie et monitioni che havea il predito principe et la liga li
promette a deto principe di condurlo salvo soto la protectiom sua fino fuori del paexe del
re napolitanno: siche il re di Napoli rimaxe libero et expedicto re, avendo espulso tuti li
80Ì baroni. Il qual principe da Salerno se ne vene a Trane, Iodio di Venetiani, et di poi 25
gionto a Senegaglia fo consignato al re di Napolli tute le fortece di detto principe, chome
per lo acordo facto. Et il principe se ne vene a Venetia et poi andò ini Franza.
Lo adiucto del re di Franza che dovea venir in soccorso del principe de Salerno non
fo in tempo, che vedendossi il deto principe abbandonato da
sì tutti convene prender quel
partito che piuj li pareva a suo proposito "•.
30

14. in hianco uri codice — 38-30. manca in MuR. Esiste nel cod. estense

'
Vedi più ampi particolari e le punizioni inflitte "quasi di continuo teneva li ochii inclinati et lieti a la

ai colpevoli in Malipiero. II, 643-645; Sanuto, I, " terra. Eia savio Ben sapeva intrare eussirc„,
e astuto.
828-831. secondo avertiva un veneziano da Napoli in quel giorni 25
5 Nulla in Mat.ipikro e Sanuto.
* (Sanuto, I, 350-351). Il rifiuto del re a reintegrarlo in
Idem.
' tutti j feudi, che durante la fellonia i re defunti ave-
< Antonello di Sansevcrino. secondo principe di Sa- vano concesso ad altri, fu causa di nuovi screzi ed il

lerno della famiglia (il primo era stato suo p.ndre Roberto, principe coll'aiuto di un parente, Herardino di Sanse-
grande ammiraglio del regno, insignito dell'importante verino, principe di Bisignano, allarmato da un recente 30
IO feudo da Ferdinando I per servigi prestati durante la
i tentativo di assassinio alla sua persona, si astenne dal-

calata di Giovanni d'Angiò, duca di Calabria), parte- l'assistere all'incoronazione di Federico compiuta il

cipe alla congiura dei baroni, si era rifugiato in Francia IO agosto dal cardinale legato Cesari Borgia (Io., 1,

prima del 1492 ed aveva seguito Carlo Vili nell'im- 688, 709, 713, 758; vedi anche tutti gli storici e cro-
presa italica. Quando poi Ferdinando li giaceva morente nisti napoletani e altri dell'epoca (Notar Giacomo, 35
15 a Napoli, nell'anno 1496 egli si era riconciliato collo p, 317 nota; Glo\io, La prima parte delle historic del
sventurato monarca e col suc< essore, il re Federico, ed suo tempo, p. 279 (libro IV), GUICCIARDINI, Storia d' /talia
era ac<orso fra primi a riverire il nuovo sovrano al suo
i libro HI, cap. v). Il re, sebbene vedesse declinare di
arriroln Napoli, dopo la morte del nipote (SanT7TO,I, 343, giorno in giorno le forze economiche dello Stato, ridotte
366 A>rroNELLO CoNJf.KR in PkI,LJCCI.\, 4, 39; SCHIPA,
;
allora a soli 330'". ducati annui (Sanuto, I, 758-759, e 40
zo II popolo di .Xafoli dal /^y.f al /^2j in A r e li storilo . contrari gli ambasciatori tutti delle potenze rappresen-
per le Provincie napoletane, XXXIV (1909), tate alla sua corte, in ispecie Marino Zorzi, oratore
463). Era homo bruiiato, saturnino et penseroso et
''
veneto (lu., I, 776, 799, 800 ; Malipiero, I, 495, Ardi,
lA. 1498, gennaio] 1 DIARII 75

Morite ctiam il primogenito de Spagna, zoè a quelo che aspectava la corona, benché
il re de Spagna non havea piuj heredi mascoli, et il reame, morto che sarà il re, andarà
a la prima sua lìola, che he regina di Portogallo '.
Li signori Fiorentini stevanno sopra grandiiiisime spexe, perchè, volendo esser francoxi,
5 tuta la Ittallia li havea l'ochio adesso et loro meglio che poteano se difendevanno et fa-
ceanno il suo forzo per aver Pixa.
La Signoria di Venetia facea il possibel de mandar adiucto a Pixani de gente, de da-
nari et de reputatione et stavanno sopra grandinisime spexe per mantenerla in libertade.
Se inttexe ctiam a questi dì chome il re di Spagna, morto il principe, havea' deliberato e. 40 t.

10 de viver in pace et non star piuj sopra guere et travagli assai. Et per questo havea facto
iterum triegua cwn il re di Franza lassando termine duo mexi ali conligati de retilicarla.
Et questa nova se intexe a boca et non di certeza alchuna.
De marchadantie a Venegia se facea piper dux. 56 el cargo, zenzari b. due. 14 '/2 el

i2-p. 76, 1.4. Et questa.... pannj] manca in MuR. Esiste nel cod. estense

di Stato di Venezia Deliber. cit., p. 36., ce. 163 ^-164. lett. glio una provvisione di 6000 alfri ducati per un anno
allo Zorzi, 29 settembre 1497) volle domare colle armi (Id,, c. 28; Sanuto, I, 1018). Si parlò anche di con» 45
11 potente feudatario, che forse con mezzi diplomatici durlo agli stijjendi della Signoria (Sanuto, I, 950, 964) :

S potevasi ancora ridurre alla ragione. Cosi nell'otto- il timore di allarme e di offesa del re napoletano,
bre 1497 falerno fu espugnata (Sanuto, I, 80S Gua ; la convinzione clie scarsa utilità ormai avrebbero re-
RINO, Diario in PeLLicciA, I, 333-233) e dopo lunghe cato agli interessi veneti i servizi di quel feudatario
trattative, il venne persuaso il Sansevcrino
25 dicembre, profugo, privo di beni e malandato in salute (Id., I, 50
a consegnare le altre piazze, salvo Diano ed il castello 1018, 1043) fecero dilazionare e ben presto sospendere
IO di Sala, appena Alessandro VI, la Signoria Veneta ed ogni decisione al riguardo (Id., I, 973). Invano il San-
il Duca di Milano avessero dato mallevarla (Venezia severino cercò di vincere la ritrosia del governo dogale
in realtà l'aveva mandata fin dal 6 dicembre. Predelli, coll'opera assidua di un segretario lasciato a Venezia,
I libri commemoriali, VI, 32, nota 117; Sanuto, T, 831, Antonio Colla, e col dono di 600 giumenti e 100 cavalli 55
839, 855-858, 875-877 (capitoli dell'accordo); Mali- rimasti a Monopoli (Io., I, ioi8, 1042) e poi con altre
15 PIERO, I, 498; Guarino in Pelliccia, I, 233). Uscì così remissioni di animali da tiro e da monta, bene accetti
il principe da Diano, il 27 dicembre raggiunse Trani, (Td., II, 97-98, 309, 309, 348, 422). Il 37 gennaio 1499

dove il provveditore veneto Pietro Marcello gli fece esso morì a San Costanzo presso Senigallia in età
onorevole accoglienza (Sanuto, I, 877). Il segretario di soli 43 anni (Id., I, 410, 414; Guarino in Pel- 60
dell'ambasciata veneta a Napoli, Alvise Barbafella, lo LICCIA, 263 Notar Giacomo, p. 217). (Dunque non
I, ^

20 scortava ed aveva ordine d'insinuargli il pensiero di andò in Francia come in Priuli, p. 74, 1. 27). L'unico
rimanere nella penisola, non di fare ritorno in Francia, figlio Roberto riebbe lo stato più tardi, nel 1506, da
ed anzi di stabilirsi a Venezia: ciò però in forma se- Ferdinando il Cattolico, ma il nipote. Ferrante, dopo
greta, affinchè nulla trapelasse al re napoletano {^Arch. alcune pagine gloriose nell'esercito di Carlo V, venne 65
di Stato di Venezia, Deliber. cit., e. 173. All'oratore in conflitto col celebre viceré D. Pedro di Toledo, fu
35 Zorzi, 5 dicembre. "Questa veramente parte li com- costretto all'esiglio, perdette definitivamente il princi-
" metterete cum tal secreteza et silentio profundissimo, (Ammirato,
pato e morì esule ad Avignone nel 1568
"che mai per alcuno la sia intesa, ma sia comunicata Delle famiglie di Napoli, Firenze, Marescotti, MDLXXX,
" „), Un' Indisposizione costrinse
per lui al principe solo voi. II, p. 13; CecI, Il palazzo dei Sanseverino, principi •n
Sanseverino a rimanere in Trani fino al dì 11 feb-
il di Salerno in Napoli nobilissima, VII (1898), 81-85).
30 braio 1498. Per mare su quattro navi salpò allora verso '
Morì l'infante Giovanni d'Aragona il 4 otto-
la costa romagnola (Sanuto, I, 879-886, 903), toccò Zara bre 1497. Erede dei regni di Aragona e Castiglia
(Id., I, 932), prese terra ad Ancona coli' intenzione di divenne così la sorella maggiore, Isabella, vedova già
raggiungere Senigallia il 26 marzo, ospite del prefetto di del principe Alfonso di Portogallo e sposa allora del 75
Roma, Giovanni della Rovere, suo cognato. Però, licen- nuovo re portoghese, Emanuele (Sanuto, I, 818). Ma
35 ziata buona parte delle milizie francesi e tedesche che Isabella si 28 agosto 1498, seguita
spense di parto il

ancora erano ai suoi stipendi (Id.,I, 934), volle prima vi- nella tomba dal figlio D. Miguel, riconosciuto erede
sitare la laguna e porgere i suoi omaggi alla Signoria delle due corone spagnuole, come era della corona por-
veneta che l'aveva protetto. Il 7 aprile entrò a Venezia- toghese. Così dal marzo 1499 la secondogenita dei So
La Signoria desiderava, come vedemmo, di trattencrvelo' Giovanna ed il consorte, arciduca Filippo
reali cattolici
40 ma esso volle, dopo brevi giorni, stabilirsi a Senigallia d'Austria, ebbero assicurata l'eredità dell'Aragona e
(Sanuto, I, 927-929; M.\i,ipiero, I, 500). Ebbe tuttavia della Castiglia (Prescott, flistoire dii rì-gnc de Fer-
un mese più tardi sussidio di 1000 ducati {Ardi, di dinand et d'Isabelle, vers. francese. Paris, Didot frcrcs
Stato di Venezia, Deliber. cit., reg. 37 e. 14/) ed il 23 lu- et C, 1862, III, 72-77, 85-89). 85
76 GIROLAMO FRIULI [A. 1498, gennaio-febbraio]

cento, verzi due. 10 */ g^r. >


g. '
12 la l,, kapeller due. 42 el cento, noxe g. 5 la l, et tute
'

le specie heranno montate per la perdita di queste duo gallie chariche di specie. Macis g. 11 '

la L, sede canari g.' 17 la l.


Le nave dila muda parlironno poverissime et non hanno balle 40 pannj.
Nel mexe di febraro. 5
Li Spagna scripsenno in questa terra de Venetia la liga facta aim il re di
reali di
Pranza perpetua ciim mexi do di contrabando, et ha etiam scripto che sempre che la liga
voglia che '1 rompa guera al re di Pranza, che sarà prestisimo a romperli, non obstante la
triegua fata et cridata per tute le citade di Spagna '.
Li Prancesi, facta questa triegua, se preparavanno a la expedition del reame de Napoli 10
per questo marzo, benché se tcniva certissimo il re de Pranza non dovesse passarvi in per-
sona in Itallia.

Per da Damasco de 3' dicembre il Diodar già mexe uno hcra sopra le porte de
lettere
Damasco et havea bruxato un borgo et queli de Damasco se difendevanno et queli dal
Caiero li mandava schiavj duo milia per difender la terra et tuti a Damasco lieranno in 15
grande confuxion et maxime nostri merchadantti *.
De Alexandria, ne sono lettere de 14 dicembre Catelanj havia trato e' 330 specie et
Genovexi havea contrato e. 100. Et merchadanti Venetti havea centrato tute le merce per
'

e' 500 et dicessi sarà specie assai, che fo cagione de far calar le specie a Venetia.
e. 41. Ali XXVI de questo se licbe lettere da porto Zigalla de 20 de questo per le qua!' se 20
intende chome la gallia de Alexandria naufragata F havea suspexa in piedi tre de aqua et
che sperava de condurla im porto et recuperarla, che fo una dignisima cossa "^.

Per lettere da Damasco de 15 dicembre il Diodar hera partito dalo asedio di Damasco
et che tuto hera reduto in prestino et tuto hera in quietto.
11 re di Pranza procedeva lentamente et se atrovava a Molines et dovea far carneval 25

in quelo locho et subito tornar in Ambuoxa et se teniva certisimo non dovesse venir in per-

sona in Italia *.

Rixonava a Vinegia il armata da mar et molti se


Turcho far et preparar grandinisima
dicea per Rodi, altri per Cipro et Corfù. Et per questo a Venetia se facea grandinisima
provixion de armata et spazorono uno proveditor et de continuo andavano armando 30 "'.

13-24. manca in MuR. Esiste nel cod, estense

' La tregua tra Francia e Spagna, firmata il 34 no- vincere l'irrequieto monarca che le intenzioni bellicose
vembre 1497 ad Alcalii ben poca
de llcnarcs, recò della Francia colpivano anche i suoi interessi: fornisse 35
soddisfazione alla Signoria veneta, e " tutti rimaseno dunque le armi e si tenesse pronto, come la Signoria
5 " suspcsi di questa tal trieva
„, scrive il Sanuto (I, 868). avrebbe pur fatto {^Aich, di Slato di Venezia, Dclihrr. cit.,
Solo confortava il pensiero che il re di Francia, ove avesse ce. deliber. 13 febbraio 1498 e lettera all'oratore
184-185 /

voluto rompere la tregua, doveva sospendere ancora a Milano). Alla tregua di Alcala tenne dietro, 11 5 ago-
per due mesi dopo la denunzia del trattato l'inizio delle sto 1498. la pace di Marcoussi tra Francia e Spagna, 30
ostilità. Il Moro ebbe ancor piìi viva apprensione della quando Carlo Vili già s'era spento (Prescott, III, 67).
10 Signoria, in ispecic quando conobbe i particolari del ^ Sanuto, I, 886.
trattato e per bocca dell'oratore suo a Venezia, Bal- Nel porto Cigala in Istria naufragarono due
3

dassarre Pustcrla, espresse i suoi timori con accenni galere,una di quelle di Alessandria, l'altra di quelle del
alla questione pisano-fiorentina. Le lagnanze dei reali tranico (Sanuto, I, 83S-830). Furono mandati a ricupe- 35
cattolici, che incolpavano i due Stati italiani di man- rame le merci Domenico Priuli e Pietro di Ca da Pesaro.
15 cata esecuzione ai capitoli della lega di Venezia, rispose {Ardi, di Stato di Venezia, Senato Mar., reg. 14, e. 139,
la Signoria, imponevano a Venezia e Milano di mante- dclib. dicembre 1497; vedi anche Sanuto, I, 851-853).
I

nere stretti i vincoli che li univano. Quanto alla guerra ^ Il 6 febb. Carlo VIII era ancora ad Amboisc, il 18,

di Pisa il prolungamento d'essa doversi tutto a Fi- si trasportò a Moulins, dove rimase tutto il mese, (Péli- 40
renze, tenace nei sentimenti d'avversione contro la lega: CIi;r et deManurot, Lrttrcs de Charles VffF, V, 167-175).

20 si piegassero i Fiorentini e Venezia ben volentieri li Il provveditore mandato in oriente fu Nicolò


'^

avrebbe ricevuti in amicizia. Si lagnava della Signoria da Ca da Pesaro (Sanuto, I, 897). Ebbe la commis-
anche il re dei Romani, Massimiliano. Niuno meglio del sione il 14 marzo 1498 {Ardi, di Stato di Venezia, J)e-
duca milanese, così legato colla M. cesarea, poteva con- liberazioni cit., ce. 2 /-3). 45
[A. 1498, febbraio-marzo] I DIARII 77

A. {leggi xxxvii) in questo libro se dice chome per il conseglio de x fo bandi-


k. xxxviiij"
zato ser Zuam lacobo Bom et comtinato in Cipro per aver dato uno buferò a conseglio ad uno
altro gentilluomo et non fo chusì: perhò se n'è fato nota. Et la veritade he che 'I fosse comtinato
in Cipro perpetualmente, ma hebe animo de dir vilania et altre
fo che, essendo sopracoraito,
5 parole iniuriose ali proveditorì de l'armata et per questo fo comesso ali Capi de lo excelso
Conseglio di X et per quello conseglio comfinato in Cipro, come di sopra se disc. Et fo
uno ser Domenego Calbo, el qual per aver dato uno bufetto in el mazor conseglio a ser
[Bernardino Minoito] per il prefato Conseglio di X fo comiinato in Cipro im perpetuo cum
provexion de due 12 al mexe per vivere
10 Mons'" de Obenich, che dovea venir cum lanze cento in adiucto de li signori Firentinj,
non parca dovesse venir, anzi se hera deliberato de non partirsse de Franza fino che altro
non vedeva ^.
Nel mese di marzo 1498.
La Signoria de Venetia in questi tempi de consentimento de tuto il conseglio de pre-
15 gadi prexenno et deliberono de adiuctar la cita de Pixa da le forze de Fiorentini et mante-
nirla in libertade. Et per questo li facea provixione de mandarli ogni adiucto et questo
fo a dì {4. afrile\ *.

De la preparatione che se dicea che facea Turcho de armata da mar et da terra


il e. 41 i.

tino a questo giorno nula se intendeva et se tegniva piuj presto non facesse cossa alchuna,
20 che altramente.
La Signoria di Venetia per mandar soccorso et adiucto a Pixani li mandorono stra-
tiottì eco cum D. Thomado Zem el K"" proveditor per dar animo et adiucto a detti Pixani
per poterssi defender dali inimici ^
Li stratiotti veneti, volendo andar a Pixa et essendo per passar sopra il terren del duca
25 Lodovico de Milam, avendo il prefacto Lodovico visto che la Signoria di Venetia havea

1-9. manca in MuR. Esiste nel cod, estense — 16-21. et questo fo . . . . adiucto] manca in MuR. Esiste nel cod, estense

^ Il Bon, secondo altre fonti, era accusato di avere l'indipendenza di Pisa, ben conoscendo per esperienza 30
provocato alterazione nella votazione del senato: il i sentimenti fiorentini troppo ligi alla Francia. In
18 settembre, dopo diciasette tratti di corda, fu mandato questi termini pure si espresse cogli oratori di Spagna,

5 a confino perpetuo a Famagosta (Sanuto, I, 303, 333; Napoli e Milano residenti a Venezia (Sanuto, I, 930-921
Malipiero, II, 101-03). Quanto Domenico Calbo, esso con data 33 marzo, non esatta forse; Arch. di Stato di
per futili motivi aveva nel Maggior Consiglio provocato Venezia, Deliber., cit. reg. 37 ce. 5/", 27 marzo 1498). Chic- 35
un' emoraggia nasale a Bernardino Minotto. Il Priui.i devano intanto i Pisani soccorsi ed il 31 marzo in
p. 68, 11. 9-10 aveva confuso il Bon con Calbo). Il Collegio fu discusso circa l'invio del conte Bernardino
10 " Calbo era homo de mala qualità et facinoroso,,. Il Frontebraccio con tutta la sua compagnia: molti sena-
Consiglio dei Dieci lo mandò a confino perpetuo in tori erano perplessi, la guerra pisana costava già all'e-

Cipro. (Malipiero, II, 69S). rario veneto 300 eoo ducati (Sanuto, loc. cit., Ardi. cit. .q
' Si parlò dell'invio di Stuart d'Aubigny a Li- Deliber., e. 8). D'altro canto come indietreggiare, men-
vorno durante tutto l'inverno 1498 (Sanuto, I, 859, tre i Fiorentini ingrossavano, Pisa supplicava, e l'onore
15 872, 881, 904). era impegnato? La Signoria, la quale in cuor suo ben rim-
3 Le scaramucce sotto Pisa continuavano e le piangeva l'imprudente mossa del 1495 che l'aveva tratta
truppe venete spinsero le loro scorrerie fin sotto Cam- ad un'impresa cosi difficile, il 4 aprile emise due nuove 45
piglia facendo razzie di bestiame. Il Moro ed Ales- decime a Monte Nuovo col beneficio del 6 "/^ ai sotto-
sandro VI non vedevano di buon occhio la persistenza scrittori prima che il termine scadesse e votò la spe-
so dei Veneziani nel rimanere a Pisa temevano clic la : dizione di 300 stradiotti e delle somme necessarie ad
Signoria mirasse al dominio dell'importante città. E assoldare sul luogo 1000 fanti (Sanuto, I, 926-937 Ma- ;

Firenzc, che dei sentimenti loro era informata, fece lipiero, I, 499 (scrive 3000 fanti); Ardi, cit., Deliber. ^o
istanza a Roma perche Alessandro persuadesse Venezia cit., e. 8/. In questa deliberazione veramente si parla
a desistere dall'impresa (Sanuto, I, 899). Il Papa ac- di danari per paghe, si accenna a nuove levo).
non «
2^ consentì e ne tenne parola coll'oratore veneto, Niccolò •*
Giustiniano
Vedi nota
3, Morosini, provvedi-
Michiel. Rispose tosto la Signoria, il 27 marzo, con torc a Pisa, fu richiamato dietro sua domanda: gli
un'apologia dei proprii atti dal 1494 in poi, assicu- venne sostituito Tommaso Zeno (S.\nuto, I, 937 ; Ma- 55
rando che mai aveva agito per interesse proprio, e che i.u'Iicro, I, 499, Ardi, cit., ndibcr. rit., ce. S/-9. dc-
nulla al mondo avrcbbela trattenuta dal pro'.eggere liber. del 4-5 aprile).
78 GIROLAMO FRIULI [A. 1498, marzo -aprile]

messo tuto il suo forzo de mantenir Pixa in libertade, dubitando che tandem venerianno ne
le forze renette, deliberò al tuto de contradir a imprexa et de distarla al tuto, aciochè
tal

\'enetiani non si facesenno magior in stado di quello che sono et deliberò de primo divedar
il passo a questi stratiotti. La qual cossa intexa li Venetianj mollo se turborono de tal acto
et de simel cossa et molto se lamentavanno a Venetia. Et iiìimediate la Signoria de Venetia 5
scripse al prefacto Lodovico sig" de Milani una lettera molto turbata cum dirli che questo
non merita li danari, lo adiucto et le gente et deniquc la salute del suo stato processa dal
dominio veneto. Non so quanto responderà '.
Hordinorono li Venetianj che li stratiotti dovessenno passar per quello del duca di Fe-
rara, zoè per il paese ferarese, el qual benignamente li concesse il passo ^ 10
Nel mexe de aprii.
Se intexe a Vinegia in questi tempi la morte de Carlo de Vallois VIIIJ [Vili] re di Pranza
a dì [7 afrfle] ^. Et in suo locho sucesse et fo chiamato al reame, per esser morto senza
herede, Lodovico, duca de Orliens, et facto re, la qual morte dette da dir al tuto il mondo
il manchar de uno tanto' Signor et re, el qual in pochissimj mexi havea facto di grandi- 15
nisimj facti, chome in questo libro se poi veder et de luj meritamente si poi cantar chome
del Magno Alexandro, over de lulio Cesaro, perchè, lector dignisimo, credo et tegnio cer-
tisimo che li nominati degni capitanei, zoè Alex et J. Cesaro, non conquistò in sì breve tempo
quelo che per il detto re fo conquistato. Benché la fine non fosse bona come il principio,
tuta volta molti centenara de annj sono passati, et paserano credo cliam, che non si vede- 20
ranno conquistar in molti anni quello che per il prefato re Carlo fo conquistato in pochissimi
mexi dal suo pasar li monti, che fo ali primj giornj de septtembre, sino conquistato il reame
di Napoli, che fo a la fine de febraro, che fo in meno di mexi sei et penetrò et passò per
tuta la Ittalia, anzi per mezo di quella, de la qual ne subigò et tolse il poseso de molte
citade et castelle. Et perchè di sopra se dice tuto al bixognio non mi extenderò dir piuj 25
oltra. Tamcn non he picola cossa ad uno re oltramontano passar per la Ittallia, chome fece
luj et non iniìucrito die esser sempre gloriato di laude.

' Tommaso Zeno, cajjitano intelligente ed ardito, nuovo Re, negò il passo richiesto alla totalità degli
il di II aprile si recò a Padova: concentrò ivi rapida- stradiotti per la via di Pontrcmoli, oflVendola solo allo
mente gli stradiotti ed ebbe 1600 ducati per la leva Zeno con 40 cavalli. I commenti a Venezia furono
dei fanti nel territorio pisano. Ormai il contado di quanto mai acerbi, ma al Lippomano venne ingiunto
5 Pisa era tutto in mano dei Fiorentini, salvo quattro di non insistere (Sanuto, I, 945-946, ricordato anche in
castelli: urgeva il soccorso, la Signoria cliiese al Moro PÉLissiKR, Louis A'// et Ludovico Sforza{S aj>ril 14QS-2J
il passo attraverso la Lombardia per lo Zeno e per gli juillet 1300) I (Paris, Fontemoing, 1896) (in Bibl. des
stradiotti. Era lo Sforza più che mai in istato d'animo i'coles frane. d'AiJihiics ci de Rome, fase. 75, p. 240). E 35
anormale: temeva l'espansione veneta, commentava con lo Zeno andò a destinazione per la via di Garfagnana
10 isdegno l'invio dello Zeno e ad alta voce diceva che concessa, non senza mille proteste cortesi, da Ercole I
non avrebbe tollerato il dominio della Serenissima a d'Este che pur odiando la repubblica, desiderava buone
Pisa. Marco Lippomano, l'ultimo oratore di Venezia le relazioni ufficiali (Sanuto, I, 941-943 Malipiero, I,
;

presso di lui, lo aveva rimbeccato con vigorose parole 501, Ardi. cit,. Deliber., ce. 9 / \o t, I3). Da quel giorno 40
e significative: "V. M''' dia atender a ben governar la lega di Venezia del 31 marzo 1495 poteva dirsi intie-

I- "il suo stado e non fareti podio, e non se dia inipa- raiiienlc sciolta: cominciava
preparazione di quella
la
" zar in ogni cossa. La Signoria voi mantcnirla,, (Mai-I- funesta alleanza franco- veneta che doveva colla rovina
PlKRo, 500; Sanuto, I, 933J. La domanda di passo
I, del Moro asservire l'Italia allo straniero. A torto il

giunse quasi nel tempo stesso in cui la notizia della morte Priuli attribuisce a mese di marzo l'invio dello Zeno ,|j;

Carlo Vril,avvcnuta la notte del 7 all'Saprilc, si divul-


di ed i fatti annessi Certo queste pagine stese il diarista

go gava nella penisola. Qiicfta significava l'avvento al trono parecchio tempo dopo gli eventi.
di Francia di Luigi d'Orléans, il peggior amico del Duca Vedi nota i.
*

milanese (Sani To, I. 935-93S, la notizia si difiiisc a Ve- La morte di Carlo Vili, come già ricordammo,
2

nezia il 14 aprile). Se la passione non avesse accecato ebbe luogo la notte dal 7 all'8 aprile. Vedi fra l'altro 50
ilMoro, questi si sarebh>c jnegato innanzi alle circostanze CoMMYNES Ménioirei cit., II, 380-383 Sanuto, I, 938-939
;

3- evitando piìi che mai di inimicarsi la Signoria, già fe- e le lettere edite dal Caillet, La mort de Charles Vili
rita dalle mosse diplomatiche sue contro l'impresa pisana. il.'aprì's des docunients conlcmporains in Re vii e d'hi-
Invc<c esso, col pretesto d'una probabile invasione del stoire de Lyon (1909), 468-474.
[A. 1498, aprile-maggio] I DIARII 79

La per la morte del prefato re hera del tuto aleviacta de dubito che '1 dovesse piuj
Ittalia
tentar la Ittalia et se preparava a tramar nove trame et novi pensieri andavano de intorno.
La Signoria de Venetia, intexo morte del re ', messenno al
tal nova di Pranza de la

viazo de Fiandra et Engetera quatro gallie per navichar a quello viazo, che per queste
5 guere con Pranza hera passato alchun tempo che non se hera navicato "^.

Se diceva etiam et risonava per la Ittalia, chome, avendo inttexo li Signori Ittaliani la
deliberation facta a Vinegia de mantenir Pixa in libertade, dubitando tuti che taiidem capi- *

tasse in manno de deti Venetiani la detta cita de Pixa, per la austitia de Lodovico, duca
de Milanno, fecenno liga insieme secreta il summo pontifice Alex. VI, il re de' Romani, Maxi-
10 miliano, il duca de Milano, Lodovico, et li Signori Piorentini per difender et adiuctar
Piorentini contra Pixani, aciochè Venetiani' non obteniseno la imprexa de Pixa. Tamen la e. il l.

sopradetta liga mai fo publicata et per molti fo detto che il re dì Napoli, Pederico, in quella
hera incluxo. Tamen non se intende ^
In el mexe di mazo:
15 La Maestà del re di Pranza novamente creato scripsse al summo pontifice et ala Signoria
di Venetia et se dicea etiam ali Signori Piorentinj de la sua creatione al reame di Pranza
et molto humanamente. Al qual creoronno tre
re la Signoria di Venetia per honorarlo li

dignissimi patricij per oratori in Pranza, li quali forono D. Hieronymo Zorzi, K. Nicolao
Michiel dotor et K. et Antonio Loredam el K. cum cavali cento, li quali dovessenno de
20 subito partire et andar ala Regia Maestà in Pranza a congratularssi del reame conquistato \
La liga deli potentati di sopra non reusiva anchora, mo etiam se pensava dovesse reusir
et questo perchè il re di Napoli! non havea voluto contentar et per questo la cossa hera
rimasta interdita \

8. austitia] MuR. ostilità — 21-33. wanca in MuR.

* Gli ultimi incidenti del Moro ebbero subito lega (Sanuto, I, 946; Malipiero, I, 501). Di fatto
conseguenze funeste nelle decisioni di Venezia. Il l'unica base consisteva nelle pratiche del Gonzaga per
i6 aprile in Senato fu proposto di inviare a Luigi XII, entrare agli stipendi dell'imperatore e del Moro (PÉ- 35
5 il nuovo re, espressioni d'amicizia per mezzo del segre- lissier, I^es rélations Gonzague, ecc.,
de Francois de
tario residente in Savoia, Gio, Pietro Stella, che poteva pp. 53-54) e nell'attività che spiegava Firenze per al-
aprirsi col cardinale di San Pietro in Vincoli, Giuliano lontanare i Veneziani da Pisa, coU'aiuto morale anche
della Rovere, allora in terra subalpina. Ma la parte dei Reali di Spagna (Dksjaruins, Négociations^ ecc., I,
non riscosse ancora i voti necessari e la deliberazione 703-704). Istruzioni a Francesco del Nero e in sua as- 40
IO fu sospesa (^Arch. DcUber. ce. 9-9^). Quando però
cit., senza ed Andrea di Gio. Quarantesi, 20 marzo 149S.
non si ebbero più dubbi sul rifiuto del Moro ad accor- * Se Venezia, animata dall'odio contro il Moro,
dare libero passo per la via di Pontremoli alle milizie aveva colto l'occasione dell'avvento di Luigi XII per ri-
veneziane, il Senato, mosso da improvviso sdegno, votò stabilire col nuovo re le antiche buone relazioni, anche
a grande maggioranza l'ordine allo Stella di strasfe- il nuovo re erasi affrettato dal canto suo a mostrare i 45
I- rirsipersonalmente alla corte francese, di porgere al migliori sentimenti verso la Signoria. Un inviato,
nuovo sovrano le congratulazioni della Signoria ed francese, Nicola Alaman, pochi giorni dopo la morte di
annunziare il prossimo invio d'un ambasciata solenne. Carlo Vili, era sceso in Italia con lettere per tutte le corti
Lo Stella ebbe pure incarico di trattare con Gian Gia- italiane, fatta eccezione di Napoli e Milano (Pklissier,
como Trivulzio, ribelle e nemico acerrimo del Moro, Lettre de Louis XI f h la Seigaeurie de Sienne, Xotcs 50
20 la sua condotta agli stipendi della Repubblica, {Arclt. italiviines d'Iiist. de Fra/tee., 'KlU, in Boll et. senese di
di., Delibei: ce. 10/-11; Sanuto, I, 948: Pui.issier, La st. patria, I (1894); Id., Louis XII.... I, 168-169). La
politiquc de Trivulce aie début liii rhgve de Louis XII Signoria in data 30 aprile, giunse
lettera, indirizzata alla
in Revue des qucstions historiques, serica^, a destinazione 4 maggio, e tosto ebbe luogo la no-
il

XIX (1894)Ir),, Louis Xri, ecc. I, 245-248).


; mina dei tre ambasciatori, Girolamo Zorzi, Niccolò Mi- 55
25 Ritenendo la Signoria che ormai le navi fran-
^ chiel e Antonio Loredan, per rincalzale i primi urtici
cesi più non avrebbero fatto ostilità contro le navi ve- compiuti dal segretario Stella e preparare le basi di
nete, il 2f) aprile ristabilì il convoj^lio per Fiandra ed più stretti accordi (Sanuto, I, 953-954; Malipiero, I,
Inghilterra. Quattro galere armate furono destinate a 503; PÉi.issiER, /,o///.v AY/, I, 246-34S; Ardi, di Stato di
quel viaggio, capitano Luca (Qucrini Sanuto, I, 943- ]'e/iezia. Deliberazioni cit., e. I3/). óo
-.0 944; Malipikro, U, 645). 5 II 24 giugno 1498 fu proclamata l'alleanza fra
' Corse allora per Venezia questa voce e si parlava Mantova Milano. Il Gonzaga ebbe titolo di capitano
e
del marchese di Manto sa quale capitano generale della generalo del Duca milanese (Pixissier, I, 199, nota).
80 GIROLAMO FRIULI [A. 1498, maggio]

Li stratiotti et altre gente d'arme che heranno a Pixa faceanno pur deli dani a
Firentini ',

Il duca de Milam mandò alchuni sol ambasatori a Fiorenza per darli reputatione et per
metter suspecto al senato veneto ^
Il signor da Rimanno ha discoperto de li piuj fidati che in la sua citade alchuni soi 5
Thavea per traditori, che lo volea amazar et dar la terra al pontefice, el qual volea far il
tìol signor de Rimanno et li fece tutti decapitar detti traditori. Et intexo simel cossa la
Signoria di Venetia inmediate fece cavalchar alchune gente d'arme che heranno a Ravena
a Rimano per segurtade de quelo locho \
A Vinegia comenciò il morbo a questo tempo. Tamcn per le bone provixion facte 10
subito risanò la terra *.

Avendo li Firentini bixogno di socorsso, perchè le gente pixane cimi lo adiucto veneto
e. 43 se ingrosavanno molto piuj, et volendo il' duca de Milam darli socorsso senza saputa de Ve-
netiani, fece finction de cassar Frachasso Maria, fiol del signor Ruberto, suo condulieri, el
qual partito da Milam se ne andò cum le suo gente benisimo in ordine a Firenza et si dicea 13
esser con ciò a soldo ctm Firentini \ Taiyien li Venetiani bene si acorsenno de tal trato et de
continuo aspectavanno che ctiam il signor Lodovico se dovesse discoprir per inimico. El qual
s*"^Lodovico respoxe a quela lettera scripta per Venetianj qui in carte xliii/ {leggi xlii) che
prendeva admiratione non picola, che questa Signoria di Venetia facesse tal mal pensier
et existimation del fato suo et totalmente se dovessenno remover de tal opinion catìva verso 20
de lui, et che non havea voluto lassar passar li stratiotti per il suo paexe, perchè sono gente
bestiali et che essendo li suj populj carichi di gravezze non li volea dar ciiam questa, du-
bitando che li populi non amazaseno li stratiotti et che luj et il suo stato he al comando
del dominio veneto, etc. et saldò tal piaga a questo modo cum belle parole et cativj effecti.

lo-ii. manca in MuR. Esiste nel cod. estense — i8. qui in carte XLHij"] manca in MuR. Esiste nel cod. estense
33. il nel cod., avendo prima l'amanuense scritto il suo. Corresse suo, non l'articolo

Vedi le scorrerie di Tommaso Zeno narrate in


' suo zio, e del terzo consorte, Giovanni di Pierfrancesco
Sanuto, I, 957-95S: MALiriERO, I, 503. di Lorenzo timorosa ad un tempo dell'espan-
de' Medici,

5
^ Paolo Somenzi era l'oratore milanese a Firenze - sione veneta in Romagna
e delle mire di Alessandro VI
Francesco Pepi e Guidantonio Vespucci rappresenta contro i tirannclli della regione e quindi anche contro
vano F^irenze presso il Moro (Pkli.ssier, I, 331). il suo statercllo, aderì facilmente a rapporti intimi con 35
^ Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, fidando Firenze e nel maggio 1198 vincolò per un anno agli
nella protezione veneta, commetteva incessanti soprusi stipendi fiorentini Ottaviano Riario, suo figlio (l'istru-
IO contro gli sventurati sudditi. Una congiura, forse colla mento della condotta è del 9 giugno. Nardi, /storie della
complicità di Caterina Sforza, venne ordita da due ri- città (li Firenze, per cura di A. Gelli, Firenze, Succ.

minesi per uccidere quel tirannello. Scoperta, il 3 mag- Le Mounier, i888, I, 142 nota 2) che il 21 giugno partì 40
gio, gli autori ebbero il capestro (Sanuto, I, 957). Ve- con una compagnia di 100 uomini d'arme e 100 caval-
nezia allarmata mandò ordine al podestà e capitano suo leggeri alla volta di Firenze. La Signoria veneta in-
15 in Ravenna di tenere pronte le milizie al primo appello grossò allora le sue forze a Ravenna e, per mantenere

del residente veneto a Kimini, Alvise Sagundino {Ar- in apprensione Caterina, oltre a 400 cavalli sotto un
chivio clt., Deliberazioni cit., e. 13), il quale, per dare valente condottiero, Gian Paolo Manfron, mandò colà 45
sodisfazione all'opinione pubblica faceva arrestare un Antonio degli Ordclalfi, pretendente al dominio di Imola
cortigiano del Malatesta complice degli arbitrii signo- e l'orli, e Vincenzo di Naldo di Val di Lamonc. Al-
30 fili (Pasolini, Caterina Sforza, 381, doc. 761). Da quel cune scorrerie nel Forlivese vennero compiute, ma Ca-
giorno la signora di Imola e Forlì ebbe la convinzione terina, timorosa di maggiori danni, evitò le rappresaglie,
che la Signoria veneta mirasse all'occupazione non finche il Moro, d'accordo col marcJiese di Mantova, non 50
solo materiale, ma anche formale di Rimini (Pasolini, le ebbe mandato Gio. Gaspare di Sanse verino, il Era-
III, 287, doc 769). cassa, con buon numero di armati (Sanuto, I, 961, 968,

35 * Nel maggio 1498 si scoprì la peste in alcuni 972-9731 979) 983, 1003, 1013-1014, 1017, 1041 Pasolini,;

luoghi della città e venne proibita la fiera dell'Ascen- II, 23, 36, lU, 289-300, docc. 772-831. Sull'andata di
sione, ma il contagio aveva ormai radici alquanto pro- Ottaviano Riario a Firenze vedi Nicasi, La famiglia ^^i,

fonde, ne era cessato' nel mese successivo (Sanuto, I, Vitelli, in Bollettino della R. Deputazione
959; Malipiero, II, 711;. per l'Umbria, XVII (1911), 393, Ardi, cit., Delibe-
30 * Caterina Sforza, seguendo i consigli del Moro, razioni, ce. 17/- 18/, 30 maggio e 4 giugno).
[A 1498, maggio] I DIARII 81

Il re Federico di Napoli avendo conquistato il reame in pacifico, et essendo pacifico


signor, per liberarsi dala spexa, licentiò tute le suo gente d'arme et atendeva a comular
danari ^
Il Pranza ha facto cridar per tuto il suo paese che ogni homo et merchadante
re dì
5 possi liberamente andar a far marchadantia et passar per suo paese, di qual natìone se
voglia, che sarà ben visto, et ha scripto ctiani tal cossa ali Venetiani che facianno simel-
mente ali Franzoxi capitarà in Venetia et lochi venetti *.
De continua a Venetia ni hera oratoi-i pixani, li quali solicitavanno la Signoria de Ve-
netia che dovesse de continuo mandar gente, victuarie et danari a Pixa per mantenirla in
10 libertade, et per questo li Venetianj stevanno sopra grandinisime spexe aim dar fuori del
danaro largamente, per la qual cossa conveniva de restrenger le angarie in la terra piuj del
consueto^.
Ali 18 di questo mazo retornò lo orator de Ingeltera mandato per la Signoria nostra 0.4^1

fino a carte xxxv in questo *.

15 Le chosse de Pixa prosperavanno piuj presto al bene che altramenti. Frachasso nel an-
dar cum le gente d'arme a Fiorenza, avanti che in quela zonzesse, se restò alquanti giorni per
camino, che se judica fosse che essendo li Venetiani previsti che il duca de Milano lo facea
andar per esserli contra a Pixani et avendolo deto la Signoria Veneta alo orator de Milan
in Venetia residente tal cossa, il prefato ambasator lo fece di subito asaper al duca, el quale,
20 visto esser discoperto, subito comandò a Frachasso Di che non dovesse andar piuj avanti.
il tal mandato, salvo che li mandò in drieto molti de le
predicto Fracasso non volse obedir
gente d'arme et luj cum pochissimi chavali se ne andò ala volta de Firenze, dove da Firen-
tini non fo ben visto, perchè lo aspectavano cum piuj gente assai. Il prefato s""^ Lodovico

volse far retornar in driedo tal gente d'arme per non dimostrarsi inimico de Venetianj pa-
25 lesemente, benché nel secreto el sia stato sempre et sarà ^
Ali XX di questo mazo entrò in Venetia cum grandi honori et feste di bucentoro et altre
alegreze consuete il cardinal Grimanj tituli sancii Nicolai inter Imagines, chiamato Dome-
nico Grìmani, fiol del Magnifico D. Antonio Grimanj, el procurator di Sam Marco, el qual
suo padre li andò contra cum il prin'cipe nel bucentoro fino a santo Antonio et in quelo mlk. e. 51

30 locho acetati cum festa lo acompagnò in la caxa del marchese di Ferara ®, et dipoi hebe
audientia publica et privata. Et il prefato cardinal se ne vene qui in Venetia per regratiar

1-2. et essendo pacifico signor] manca in MuR — 14. fino....] manca in MuR — 27. santi nel cod.

• Come vedemmo, la condizione economica del vedemmo, in ispecic le domande di soccorso della Si-
re napoletano era assai triste, ma dopo la morte di gnoria di Forlì, mutarono la prima destinazione e /-Va-
carlo Vili Federico si lusingava che un'era di pace casso si recò presso Caterina Sforza (Io., I, 1031, vedi

S avesse inizio pel suo regno. Gli eventi lo disingan- p- 83). 35


narono presto. Sanuto, I, 947, 973; Pélissier, IJam- ^ Domenico Grimani, Aquileia e
patriarca di
bassadc d'Accursc Maynicr a Venise in Annalcs du cardinale del titolo di San Niccolò inter Imagines, la-
Midi V (1894); lu., Louis XII, I, 345-348. sciata Roma il 3 maggio 1498 con grande seguito (Sa-
Gio. Pietro Stella al suo arrivo in Francia, al
2 nuto, I, 961), per la via di Romagna (Io., I, 962) giunse
IO Uois de Vincenncs, ebbe dal re ottima accoglienza con a Venezia il 30 del mese, accolto con ogni onore (Io., I, 3°
molte dichiarazioni amichevoli verso la Signoria (Sa- 964). Il Papa avevalo incaricato annunziare alla Signo-
di
NUT(j, I, 979-980). ria l'imminente rinunzia di Cesare Borgia al cardinalato
Vedi p. 84, nota 2.
^ per diventare signore laico e di aggiungere che Riniini
* Cioè Andrea Trevisan. Sanuto, I, 963-64. sembrava la terra adatta allo scopo. Rispose Venezia che
15 5 Gio. Gaspare di Sanseverino, Fracasso, nell'in- essa aveva con Pandolfo Malatesta speciali vincoli d'ami- 35
verno 1498 ospite del re dei Romani, Massimiliano, ad cizia e che non poteva abbandonare questo tirannello alla
Innsbruck, aveva partecipato ad alcune giostre durante discrezione dei Borgia: rivolgesse Cesare di preferenza lo
il carnevale con qualche insuccesso (Sanuto, I, 88i, sj^uardo sopra Cesena. {Archivio cit.. Deliberazioni cit.,
895, 921). Di ritorno a Milano, il Moro pensò di servir- e. 36, 38 maggio). Il 39 maggio Domenico Grimani s'ac-

30 sene ai danni di I*isa (lu., I, 961). Scese con lui a Mantova comiatò e si trasferì prima a Padova, quindi in Friuli nel 40
(lu., 1, looi, 1014), ma le notizie di Romagna, secondo suo patriarcato (Sanuto, I, 973; Malipiero, I, 502).

T. XXIV, p. HI - 6.
82 GIROLAMO FRIULI [A. i498, maggio]

la de Aquilecria a liij nel conseglio di pres^adi comferito. Et esendo


Siijnoria dil patria rchato
stato alchunj giornj se ne andò in Aquileoia al suo patriarchato, dove cantò messa solenisima.
e. 44 Se intexe solamente per lettere da ConstantinopoH il Turcho havea facto ussir fuora
del canal de CorstantinopoH velie xxv tanto per guardia delo arcipelago Tamcn a Vinetia '.

non si facea stima de simel cossia. 5


Le de Barbarla se intexe ali 7 de questo mazo sopra la spiaza de Valenza eser
gallie
sta combatute da xii barze francexe, et le gallie per dubitose heranno redute in pocbisima
aqua et avea discharicato in terra quaxi tute le marchadantie, azochè, se le fosenno prexe,
la marchadantia in terra fosse salve. Et heranno de continuo bombardate da dite nave de
Franzexi, siche cum faticha speravanno de scapolar*. 10
Li Pixani cum le gente de Venetiani et cum il proveditor D. Thomado Zem el K., essendo
da Firentini molestatti, usitene fuori in questo mexe virilmente et asaltorono le gente de
Firentini et avendo combatuto longamente li Pixani foronno li victorioxj, che rompette le
gente de Firentini et prexeno cavali 400 et homenj d'arme cl deli Firentinj et cuvi tal
triumfo entrorono in Pixa. Di la qual Victoria li Pixani alquanto se sublevorono et per 15
contrario li Firei tinj se impauritenno, chome voi ragione '.
Ne la cita de Firenza al principio dila guera dil re Carlo di Franza, quando se aproximò
in la Ittalia, se sussitò et se relevò uno religioso frate de l'ordine [domenicano] chiamato frate
Hieronymo da Ferara predicatore, el qual comenciò a predichare ne la cita di Firenza, tal-

mente che incitò li animj deli populi firentini al suo volere, facendosi profecta et indivi- 20
natore: et talmente ctmi suo predicatione spesse sepe fare et tene modo che li governatori
firentini et i li populi impaziti lo adoravanno chome Iddio et prestavali quela fede che pos-
sibel herra et talmenteche in la cita de Firenza non si moveva pietra senza suo consenti-
c. 44 1 mento. Et in le cosse importantisime del stado et de ogni' altra cossa achadente ne la cita
de Firenza luj hera il consegliere et in tanta reputatiore hera venuto, che se potea dir et 25
chiamar frate Hieronymo Signor et gubernator de la cita firentina et per tuto il mondo hera
volata la fama sua. Il prefato frate cufn sua predichatione et luxinge astrense il populo
firentino ad chiamar et acerttar in la terra lo Cristia'"" Carlo re di Franza, dicendo esser
mandato da Iddio che l'hera il prefato re vero Messia. Luj etiam frate Hieronimo fo
et
cagione di cazar Plettro di Medici cum tuta la famiglia fuori de Firenza et bandirlo et 30
confischar li beni et tandem darli taglia, et tanto hera advenuto il prefacto frate, che quello
volea in Firenza hera facto et quello non volea nluno pretendeva de farlo: fece per sua
cagione suscitar molte inimicitie tra citadinì firentinj, che ne intravene bataglie et morte
cum gran sparsimento de sangue fra loro citadini per mezenità di questo frate. Fece ctiam
expunger tutti li seguaci de Medici fuori de Firenza, et multa alia quac longum cssct cnumc- 35
rare. Dimostrava cum falsitade de far miraculi et deva ad intender al populo. Il summo

pontifice lo ex[co]monichò molte volte: dile qual non facea stima. T^iczwfl?^;;; durò fino a questi

tempi in grande reputatione in la cita de Firenza et, essendo li Firentinj venutti al basso
et vedendo esser sta si longo tempo in grande errore per dar fede al predito frate, ma tardi

se ne acorsenno li poveri firentinj de questo traditor frate; per comandamento del pontifice 40
ml-r., e. 5» fo mandato a Roma et lì in Roma examinato confessò multi' et infiniti manchamenti facti et
cttam molte h eresi e date ad intender ali populi firentini: tandem fo condanato dovesse esser
t. 4<. bruxato. Et remenato a Firenza' sopra la piaza firentina insieme ciim alchunj frati suo
seguazi fo bruxato vivo nel mexe presente di mazo et questo he la fine di cativj. Et di

6-IO. manca in MuR. Esiste nrl cod. estense — i8. il biotico h prirc nel coti, estense, MuR. lo colma de' predicatori

' Il Sanuto (I, 994) dice ao vele in tutto. dal conte Ranuccio da Marciano il 21 maggio presso
* Vedi anche Sanuto, I, 970-971; Malipiero, San Kegolo, Sanuto, I, 966; GuIcclARUI^-I, .S/flWrt <^'/i?a-
II, 645. Ha, libro IV, capo i NicAsi, loc. cit.
:

5 ' E la vittoria già ricordata sui Fiorentini guidati


[A. 1498, maggio-giugno] I DIARII 83

quanto male sia statto questo frate a te, lector, lo lasso considerar et de tanto detrimento
al populo firentino, che non si poi considerar, che per suo mezenità ha perso li'Firentinj

li danari, il stato et la fama cum la reputatione. Compose il detto frate alchunj libri de
predicatione et alttro, li quali fo messo in stampa et de continuo se pono vederli '.
5 Li Firentini tansavanno de continuo li citadini per aver danari per queste guere che
altramente heranno desfati, et se dicea che volea tuor a soldo il duca de Orbino, iamen
non seguite.
La Signoria de Venetia, perchè li ambasatori per Franza non se potevanno spazar chuxi
presto, mandorono uno secretarlo Zuam Piero Stella, perchè dovesse esser piuj presto et

IO per tratar etiam quele chosse che bixognava di presteza


"•.

Nel mese di zuornio.


Il duca de Milano Lodovico, avendo visto che li Pixani haveanno dato la rota a' Firen-

tini, ne hebe grandinisimo despiacer et vedendo che li Venetiani facea ij forzo de mantenir

detta Pixa in libertà, cognoscendo il prefacto Lodovico che senza suo adiucto facilmente li
15 Firentini non averianno la cita de Pixa et che, se luj non metterla lo suo inzegnio et forza,
in pochissimo tempo li Venetianj la posederanno liberamente, la qual cosa per nula lo volea
consentir, et, come sapientisimo, pensò prima de tentar de adoperar le parole et dipoi li facti.
Et per questo scripse ala Signoria de Venetia una lettera molto calda et in tal forma, che
per chossa alchuna inteiìde, né si persuade che la sua Signoria di Venetia debia mantenir
20 Pixa in libertade et che de ragione l'a dir esser de Firentinj, avendola poseduta tanti annj.
Et che '1 persuade questa cita che in simel cossa non si voglia intrometter et che se pur
vorà star dura in simel propoxito, s'el dovesse' spender il stato, la persona et il trexoro,
la e. 45 t

ch'el intende che di novo la cita pixana sia resti tuitta a Firentinj. A la qual lettera la Si-
gnoria di Venetia li respoxe molto caldamente che se difendevanno la cita pixana, lo fa-
25 ceanno per non venir de mancho dela fede promessa, la qual amavano sopra ogni altra cossa
et che non volevano manchar di fede, chome facea luj et che non sei pensase che, se do-
vessenno spender il stato, la mantenirà in libertade, se poranno, et che a luj etiam non
tornerà alchuno profìto simel lettere et simel protesti '. Il re di Romani, mosso per lettere
del duca di Milano, scripsse etiam luj ala Signoria Veneta, che prendeva non pichola admi-
30 ratione che volessenno difender de Pixa, la qual cita hera posta al suo imperio, et
la cita

questo perchè diceva che la cita pixana hera sotoposta a lo imperatore, et che comfortava
in simel cossa non se dovesse impazar et, quando altramente facessenno, li conveneria tenir
altri mezi in simel cossa et in tal imprexa. Et etiam la Signoria di Venetia rispoxe alo
imperatore il medesimo che haveanno fato al duca de Milano, che avendo promesso la fede
35 a Pixani, li hera necessario de mantenirla, etc. cum altre parole che in tal materia achadeva.
Questo scriver del re de' Romani fo trato del signor Lodovico de Milan, che per cossa
alchu'na volea ia che Pixa rimanesse in protectiom de Venetianj et facea tuto il suo poter MUR., e. 53

per divertir tal cossa, avixando a te, lector, che in tute le suo actioni et materie et parole
et facti importantisimj che per il passato et fino a quj he ocorsso, il prefato s""^ Lodovico
40 se ha gubernato tanto sapientisimamente che nihil sufra et quaxi sempre tuti li suo pensierj

35. cum altre.... achadevii] manca in MuR. Esiste 7icl cod. estense

• Intorno al Savonarola, oltre al Guicciardini, di Glandcves, suo oratore a Venezia, dichiarava che mai
al Landucci, al Gherardi, al Villari, al Pastor, al avrebbe permesso la dominazione veneta a Pisa e
Luotto, allo Schnitzer, vedi ora il profilo del Gai,- faceva cenno delle usurpazioni venete nel ducato mila-
5 LETTI, Girolamo Savonarola, Genova, Formiggini 1912. nese ai tempi di Filippo Maria Visconti, mentre in altri 'S
Com'è noto, il processo del Savonarola si svolse a casi discorreva di lega, di interesse ed armamenti comuni
Firenze. per rintuzzare inuninenti aggressioni di Luigi XII (Sa-
le
' Il contegno del Moro in quei mesi sembrava NUTo, 1, 933. 958, 9S1, 984; Malipikro, I, 500, 505; Ar-
quello di un incosciente, privo ormai d'ogni senso della chiviti cit.. Deliberazioni cit., ce. 18/-19, all'oratore a
IO realtà.Minacciava la Signoria nei suoi discorsi col Milano, giugno 1498). '"
7
Lippomano, per bocca di Cristoforo Lattuada, vescovo
84 GIROLAMO FRIULI [A. 1498, glugnol

sono venuti ad effetto, et quelo che dexiderava, la fortuna lo concedeva. Et per questo per
tuta la Ittallia, Alematjna, Franza, Ontjaria, Km^eltera, Turchia et dcntque per tuto lo uni-
c. 4-' versso mondo' la fama de la sua sapientia hera divulgata et piuj che non fo quela de Sala-
mone, per questo hera per tuto decto che '1 fosse il piuj savio capo che fosse al mondo,
et
et se diceva che teniva duo mano, che vi serra pace nel'una et ne l'altra la guera: et per 5
questa sua sapientia p?r tuto il mondo grandemente hera temuto et quasi venerato et, se '1 avesse
mantenuto la fede per il passato, dila qual quaxi sempre he stato manchatore, molto piuj
da tuti li potentati del mondo saria stato aprexiato, ma sempre per mandar ad effecto uno
suo di-^egnio, qual non avertiva ala juslicia, contra la
ci fosse, qual facea etiain molte [cosse],
et per questo tegrio certisimo non durerà longo tempo. Et Idio voglia che la fine sia bona, 10
che non credo.
Li signori Venetiani a questi tempi heranno in grandinìsimi consulti respecto a queste
cosse pixane et ogni zorno heranno in pregadi per consultar tal materie et volentieri se
haverianiio tolto zoxo dala imprexa pixana, se cum lo honor del stado lo avessenno potuto
fare. Et questo perchè per tal imprexa vedeano aver tolto tuti li signori Ittaliani per inimicj 15
et ctiam altramontanj, che hera il re di Romanj, et considerando poi che non potevanno dar
socorsso a la cita pixana, che conveniva passar per lochi de altri signori, che per nula vo-
levanno consentir che se mantenise Pixa, tamen la Signoria veneta per mantenir la consuetta
fede dila qual maj heranno stati manchatorj, al meglio che podevanno cwn suo grande spexa
faceanno il posibel de mantenirla in libertade, benché cognoscevanno che la fine dovesse 20
esser vergognoxa, tamcn spendevanno liberamente per difenderla.
Li signori Firentinj per veder una volta la fine dile guere, volseno far il suo forzo de
tuor gente d'arme per constrengere la cita de Pixa et tolsenno a suo soldo Paulo Vitelo a
Roma cum homenj d'arme col et li mandorono ducati xii milia per metterli in ordine et farli
divertir in le parte di Toschana et subito se antedeva '. 25
e. 46 1 La Signoria di Venetia vedendo la provixione facta per li signori Firentini de condur
Paolo Vitello, el qual de brieve dovea esser a Firenze, per mandar etiam adiucto a Pixani,
deliberono di mandar il fiol del marchese di Ferara cum la sua conduta et Zuam da la Riva
condutieri, che fo zercha tanta gente d'arme, quanto fo quela de Paulo Vitello. Ali quali
subito li forono mandati li danari cum il mandato che se dovesseno levar et andar a Pixa. 30
Benché se diceva li Vitelini sarianno avanti a Firenza cha le gente de Venetiani a Pixa,
tamcn che saria pocha distantia di tempo, che questo mezo non potranno far cossa alchuna
li Firentinj *.

Vedendo la duca di Milano li facea pur deli insulti et se-


Signoria di Venetia che '1

MiR., CM cretamente deva soccorso a Firentini, heranno molto mal contentti del' ducha et molti 35
heranno de opinione de romperli guera. Tuta volta le cosse del pregadi andavanno secre-
tisime, che nula se poteva intender: niente dimeno de continuo heranno sopra disputatione

9. molte molte nrl corf.; Wvn. ha opportunamente corretto molte cose — 25. antedeva] MuR. s'attendeva

'
La vittoria di San Regolo delle truppe veneziane matico di Ercole I a Venezia per mitigare la vecchia i5
a Pisa provocò la nomina di Paolo Vitelli, signore di ruggine colla Serenissima, era agli stipendi veneziani
Città di Castello, a capitano generale delle milizie fio- (Sanuto, 1, 820, 821, 833; MalipIkro, I, 497 Archivio ;

5 Tentine. Con Paolo era assoldato anche il fratello Vi- cit., Drlihernzioiii, reg. 36 e. 172/, 24 novembre 1497), di
tellozxo (vedi per tutto Nicasi, pp. 392-293, 344-345). partire subito alla volta di Pisa (Sanuto, I, 978; Archi-
* I Pisani per bocca dei loro oratori. Luca de vio Deliberazioni, reg. 37 ce. 17-18). Ebbe l'Estense in
cit., 20
Lantc e Andrea I^nfrcducci. supplicavano a Venezia anticipo per le spese 600 ducati (Archivio cit., Delibera-
provvedimenti contro l'ingrossare dei Fiorentini. E la zioni, e. 31 /, 16 giugno). Anche Gio. dalla Piva, che
IO Signoria il 30 maggio decise di assoldare 11 duca di guidava 100 cavalli ed aveva lino allora indugiato,
Urbino, Guidobaldo da Montefeltro, ed alcuni fra i Ba- non essendo le sue genti in ordine, partì verso la J'o-
glioni di Perugia. Il giorno dopo, i" giugno, essa mandò scana e nella seconda metà di luglio giunse a Pisa 25
ordine a Ferrante d'Esle, secondogenito del Duca fer- (Saituto, I, 1003, loii, 1022).
rarese, che dal novembre 1497, dopo un viaggio diplo-
[A. 1498, giugno! I DIARII 85

de romperli guera duca de Milan et molti etiam sentivano il contrario. Tamen fecenno
al
comandamento al conte Bernardino di Forti brazi et al conte de Pitigliano, governatore dile
gente d'arme, che se dovessenno comferir a Vinetia davanti la Signoria per dar suspetione
al stato de Milam '.
5 II duca de Milam Lodovico, vedendo che Venetiani se mettevamo in ordine de gente

d'arme, anchor luj, per far dimostracione de eser in ordine, dette fama divulgata per tuto,
sì dale parte de Milam, come etiam da Mantoa, de aver tolto a suo soldo il marchexe di
Mantoa ctim due. xxxy milia a l'anno S tamen credo non fosse cossa aldi una, ancorché per
tuto se tenisse certisimo, benché sia de certa opinione che sempre et in ogni evento il duca
10 de' Milanno se potrà servir del marchese de Mantoa. Quando il prefato marchexe da Man- e. 47

toa fosse a soldo de chadauno potentato italianno, lo lasseria per servir il duca de Milam,
o veramente se intenderianno fra loro, chome sempre hano facto et fanno in simel cossa.
Il pontifìce non se impazava in simel cosse, perchè havea paura.

Il duca de Milano de continuo scriveva a li Venetianj lettere di focho, che non stimava

15 alchuno et che al tuto se disolvesenno de non adiuctar Pixani, altramenti che non li tor-
neria a chomodo. Et queste lettere faceanno paura ali vechij padri conservatori del stato,
inimici de guere et amicj de pace: tuta volta li respondeva caldamente, dimostrando non
aver paura de suo lettere, ne de suo facti ^.
Le gente pixane et maxime li stratioti corevanno tino a miglia xv luntano da Firenza
20 et li meteva terror non picolo. Tuta volta gionto che saranno li Vitelinj a Firenza, li Pixani
converanno recullarsi, perchè non saranno chuxj potenti a gram gicnta.
Il re di Franza acettò molto volentieri lo secretarlo di Venetiani, Zuam Piero Stlella,

cuìti grande dimostratione de benivolentia verso lo stato veneto *.

La Signoria di Venetia per avanti havea creato oratori, zoè, al duca de Milam Dome-
25 necho Pixanj de ser Zuane et alo imperator Maximiliano Sabastiam Justignam q. ser Marini
per dar charabio ali ordinarij tamen vedendo queste cosse andar sopra il tavolier, deliberono
;

de non mandarli et chuxi fecenno, che forono retenuti ^.

' Non trovo chiamati a Venezia il Fortebraccio avesse mandato la sua adesione, il Gonzaga sarebbe
ed il Pitigliano, ma solo l'ordine di fare la mostra delle rimasto libero dai suoi impegni. Nell'attesa nuovi 30
genti. Ciò ebbe luogo tra la fine di luglio e la seconda eventi si presentarono Venezia si accostava alla Fran-
:

metà Le truppe
di agosto sul Veronese, Bresciano e Friuli. cia, questa si preparava all'impresa di Milano. L'al-
5 del Pitigliano apparvero in ordine perfetto (Sanuto, I, leanza col Moro diveniva pericolosa e d'altro canto
1025, 1035, 1055). pareva la Signoria veneta non più cosi ostile al mar-
Gonzaga, sempre leggero e privo di senso
^ Il chese. Questi colse la palla al balzo ed, essendo giunta 35
morale, aveva tentato nell'autunno 1497, prima di vin- a Mantova la risposta di Massimiliano solo il 3 otto-
colarsi col Moro, accordo con Firenze e colla Francia. bre, si dichiarò libero dai suoi impegni con Milano e
IO Lo Sforza, che aveva intuito la doppiezza di suo co- coll'impero, ed offrì alla Signoria veneta i suoi servizi
gnato, se n'era lagnato amaramente collo suocero co- per una impresa ai danni di Firenze (Pklissier, La poli-
mune, Ercole Id'Este(^rcAzt^«o distato di Modena. Lettere tiquedu marquis de Mantove cit., p. 6, nota Id., Louis XTI, 40
;

friìtcipi. Milano, 17 novembre 1497: " havendo noi nota I, 196-310). Non ingiustamente il Moro accusò il
" fin qui bene operato in le cose d'epso s""" Marchese, cognato di tradimento (v. i doc. editi dal Pèlissier Do- :

15 " restiamo cum admiratione et molestia, vedendo la Si- cuments sur les relations de Louis XFT, Ludovic Sforza et
" gnoria vostra intromettersi in cosa aliena dal bisogno du marquis de Mantoue de I4g8 a 1500, Paris, Leroux,
"suo». Ma nella primavera 1498 tutto mutò. Il Gon- 1894, p. 41 sgg., doc. XIX, XX, ecc. estr. dal Bulle- 45
zaga andò a Milano e consentì all'alleanza col Moro, tin du Comité des travaux historiques et
ricevendo il comando supremo dell'esercito lombardo, scienti fi ques).
20 ma chiese anclic titolo di capitano generale dell'impe- Parole vigorose aveva risposto al Moro il Lip-
^

ratore o della repubblica fiorentina ed un vistoso sti- pomano nell'aprile 149S, ma più volte il Duca milanese,
pendio. Il 24 giugno, dopo lunghe trattative, un ac- agitato dall'addensarsi della procella, si sfogava con 5°
cordo fra i due cognati venne firmato e lo stipendio dichiarazioni minacciose (Sanuto, I, 933, 1020; Mali-
del marchese fissato a 30 m. ducati, non senza alcuni fiero, I, 500, 504-505).
25 capitoli segreti in caso di conquista della terraferma * Vedi la lettera dello Stella dal Bois de Vinccn-

veneziana, specialmente di Bergamo e Brescia. Rimaneva nes, 23 marzo 1498, in Sanuto, I, 979-80.
il

incertezza circa il re dei Romani, ed ambe le parti sta- Erano stati ciotti il Pisani e il Giustiniani il dì 55
^

bilirono che, ove entro il i" ottobre Massimiliano non 1° marzo 1498 (.Sanuio, 1, 894; Archii<io di sialo di IV-
8b GIROLAMO l'RllFLl [A. 1498, giugno]

Li Veneiianj per dar duca de Milani fecenno comandamento per il


piiij suspectioiie al
conseglio di pregadi che se dovesse far la zercha zeneral de tute le gente d'arme in Bersana
et V'eronexe et cl-.e a tuti fosenno date duo page ctnn dirli che dovessenno eser ad ordine '.
Eiium per il consegno de pregadi detter.no licentia a Zorzi Pixani d. et K. et orator
e. 47 1 al re Maximiliano, che '1 dovesse tuor licentia et tornar' in driedo, perchè etiam chuxì lo 5
Imperator medemo havea rechiesto che non si mandi piuj oratori fina che non sia rechiesto.
Et tuti sono trati del s. '" Lodovico, duca de Milano ^
Il re di pranza havea facto preparatiom de mandar alchune poche gente d'arme in Aste

et dicevassi per tuto palesemente che uno altro anno il predicto re volea venir a comqui-
star il reame napolitano in Italia et ciiani il ducato de Milam. Et questo per eser d'acordo 10
cnm Venetianj.
Li Venetiani, per metter piuj sospitione al duca de Milanno per le cl\osse che faceano
M.R e. 55 contro queli quanto ala difesiom' pixana, et per questo heranno contenti li Venetianj che se
dicesse che fosenr.o d'acordo cnm Franza.
Avendo duca de Milano la trama che se dovea far del acordo tra lo re di 15
iiitexo il

Franza et li Signori Venetiani a danno del duca de Milam, per far paura a Venetiani et
per meterli ctiam qualclie suspitiom nel capo, scripsse ala Signoria di Venetia il predicto
duca dimostrando de intender lo tratato delo acordo cum Franza, di qual dicea che nula
dubitava et che benissimo se defenderia per aver danari assai et favor ctiam da tuta la
Italia. Ma che se guardano li Venetiani, che se '1 re di Frar.za paserà, che luj non averà 20
danno alchuno et che li Venetianj saranno li battuti. Et tuto facea per metter terror.
A Pixa D. Thomado Zem K. et proveditor, avendosi portato valentemente nela Victoria
de Pixani contra Firenlinj, di poi se acorozò ami alchunj pisani de primj dela cita; ali
(juali, non avendo avvertentia, li disse parola iniurioxc. De le qual ne vene lamentatiom a
Vinegia et subito im pregadi fo prexo de far uno in suo locho, cum provixione de due. 100 25
al mexe et che dovesse tenir olo cavali a suo spexe et fo facto D. Pietro Duodo. Et a
ms. Thomado Zem li fo scripto dovesse venir a Vinegia et aprexentarsi ali capì del conscio
di X et chuxi fece ^.

iiezia, Dfliberazintii, e. i), ma, vedendo


poco conto che il il possesso delle n»edesinic, nientre il governo di Pisa si

dell'ambasciata veneta faceva il 17 mag-il re dei Romani, opponeva. Corsero male parole e Domenico Malipiero,
gio fu sospeso l'invio del Giustiniani ed il 12 giugno