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Interlocutori
Voce fuori capo.

Narratore.

Voce fuori campo:


“Tutto quello che posso fare è essere me stresso chiunque io sia”

Narratore:
Queste sono le parole che forse più rappresentano l’artista e l’uomo Bob Dylan,
all’anagrafe Robert Allen Zimmerman. Nel corso della sua lunghissima carriera gli sono
state attribuite diverse maschere: menestrello, oracolo, profeta, traditore, poeta,
visionario, ma lui è sfuggente, è in perenne contraddizione con se stesso e con la sua
immagine, e per questo non si nasconde negli stereotipi che il mondo gli ha cucito
addosso ma fugge, fugge dal reale, diventando quasi una maschera della commedia
dell’arte. Egli stesso dice di sé:

Voce fuori campo:


“Bob Dylan non è nulla di quello che verrà scritto su di lui”.

Narratore:
Questa sera vogliamo fare un tributo a quest’uomo, alla sua arte, che ha inondato
milioni di strade e occhi e speranze, e condividerlo con voi; vogliamo lasciarci cullare
dalle immagini che le sue poesie ci rimandano e respirare le melodie che lo hanno
portato dalla piccola cittadina di Hibbing, nel Minnesota, a vincere il prestigioso premio
Nobel per la letteratura.
La sua storia, inizia con una vecchia radio che trasmette canzoni e il favore della notte,
dove Robert si appoggia a nutrire i sogni e a divorare le pagine consunte della sua copia
di “Bound For Glory” biografia del suo idolo Woody Guthire, e a immaginarsi tra quei
fogli come carta carbone per imprimere su di sé il racconto di quella vita tanto amata. Il
suo primo grande gesto-tributo, infatti, sarà quello di recarsi al capezzale del suo idolo,
colpito dal morbo di Huntington, e suonare la chitarra accanto a quel letto di dolore per
alleviargli le sofferenze; immagine che segna quasi un passaggio di testimone,
un’eredità che il giovane Dylan raccoglie all’alba degli anni sessanta, decennio in cui si
discute del movimento per i diritti civili e si riscopre la purezza del folk; in questo
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contesto chiunque ha qualcosa da dire e una chitarra acustica per dirlo può salire su un
palco e farlo, ed è lì che questo ragazzo esile, dall’aspetto di un folletto inizia il suo
cammino. Quando gli chiedono come si chiama risponde deciso “Bob Dylan”, Robert
Allen Zimmerman gli sembra troppo altisonante, Bob invece suona decisamente meglio,
e al posto di Allen Zimmerman perché non utilizzare Dylan come quell’affascinate
scrittore di versi dal nome “Dylan Thomas”?...e il gioco è fatto: Bob Dylan è perfetto!
Nuovo nome, nuova vita, nuovo passato, ma soprattutto nuovo futuro. Si inizia…

(Prima Canzone).

Voce fuori campo:


“Non cercavo né denaro né amore, ero in uno stato di esaltata consapevolezza, ben
deciso a seguire la mia strada, privo di senso pratico e visionario dalla testa ai piedi.
La mia mente era tesa come una trappola e non avevo bisogno dell'approvazione di
nessuno!”

Narratore:
Gli sguardi poco attenti pensavano fosse l’ennesimo imitatore, senza sapere che quel
ragazzo assimilava, metabolizzava, divorava ogni umore, colore, sapore che incontrava
e sapientemente li mescolava con le note della chitarra e dell’armonica.
Nel settembre del ’61 compare una recensione sul New York Times destinata a passare
alla storia, recitava cosi:

Voce fuori campo:


"la voce di Mr. Dylan è qualunque cosa tranne che bella, sta consapevolmente cercando
di catturare la rude bellezza di un bracciante del sud che riflette in musica sulla sua
veranda.
Le sue note sono tutte 'tosse e abbaio' e una bruciante intensità pervade le sue
canzoni".

Narratore:
Tre sono gli elementi che lo caratterizzano:
la chitarra, a segnare il percorso; l’armonica, ad accompagnare il cammino; la voce,
ruvida e nasale, a marchiare a fuoco ogni brano.
La voce ben presto diventerà la chiave di volta della sua dimensione poetica.
Dopo un inizio che lo vede semplice interprete di canzoni folk comincia a scrivere le
proprie canzoni e a mostrare la propria personalità affrontando i temi del nucleare e
dei rifugi antiatomici e i suoi testi di contenuto politico cominciano ad essere
pubblicati. Dylan è un torrente in piena.

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Voce fuori campo:
"Quello che feci per liberarmi dalle costrizioni fu solo prendere semplici giri folk e
metterci nuove immagini e un nuovo atteggiamento, usare frasi accattivanti e metafore
combinate con un nuovo insieme di regole che si evolvevano in qualcosa di diverso e
mai sentito prima"

(Seconda Canzone).

Narratore:
Dylan indossa i panni del cantante di protesta contro tutti coloro che alimentano le
fiamme della guerra. Partecipa alla Marcia per i diritti civili di Washington, in cui
Martin Luther King pronuncia il suo storico "I have a dream"

Voce fuori campo:


Spesso il più semplice dei versi ha una potenza evocativa e riesce ad arrivare là dove il
resto fallisce trasfigurando tempo e luogo in un valore universale.
"La risposta, amico mio, soffia nel vento"

(Terza Canzone).

Narratore:
Davanti ai suoi occhi l’America scorre veloce e la strada che si perde all’orizzonte
diventa tratto costante della sua matita…città, paesaggi, incontri, tutto finisce in nuove
parole che diventano sempre più libere suggestioni della poesia. Infatti, nei suoi dischi
cominciano ad affacciarsi anche vere e proprie composizioni poetiche. Il suo non è un
ritirarsi dalla lotta, è una crescita interiore che lo porterà a dichiarare:

Voce fuori campo:


“Non è inutile dedicarsi alla causa della pace e dell'uguaglianza razziale: è inutile
dedicarsi alla causa, perché quando l'ideale si riduce a una bandiera da impugnare è
l'inizio del suo svuotamento.”

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Narratore:
infatti, quando capirà che per lui è arrivato il momento di intraprendere nuove strade
rispetto ai militanti della protesta, alla quale di fatto non è mai appartenuto, si renderà
conto di essere intrappolato nel ruolo di portavoce carismatico…

Voce fuori campo:


"Era un po' come ritrovarsi in un racconto di Edgar Allan Poe", in cui tu non sei affatto
la persona che tutti pensano che tu sia, sebbene ti chiamino così in continuazione,
profeta, redentore...".

(Quarta Canzone).

Narratore:
Un cappello sulla fronte e polvere e fuliggine da spazzare, perché per la rivoluzione,
anche quella musicale, ci si deve preprare… nuovi suoni elettrici arrivano come frecce
scagliate dagli assoli di Chuck Berry che esplorano luoghi sconosciuti, dando vita ad
una forma musicale che prenderà il nome di folkrock…perché il segreto sta nel riuscire
a sfuggire prima di rimanere intrappolati.
Ma a traghettare ancora verso suoni antichi è l'invocazione alla musa di "Mr.
Tambourine Man"

Voce fuori campo:


“Non ho sonno e non c’è nessun posto dove andare, portami in un viaggio sulla tua
magica nave turbinante”

(Quinta Canzone). "Mr. Tambourine Man"

Narratore:
dallo sfogo di una rabbia covata per le continue provocazioni della stampa che cercava
di ricondurlo al cliché del cantante di protesta nasce uno dei maggiori capolavori.

Voce fuori campo:


“Uno sparo. Una casa che sprofonda nel vuoto. Un calcio che apre la porta della mente.
Quel colpo secco di rullante spalanca la strada a un suono maestoso e intrepido sembra
segnare lo spartiacque di un intero universo.”

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Narratore:
Ma la vera, grande, unica domanda su cui Dylan invita tutti noi a riflettere è:

Voce fuori campo:


C'è qualcuno disposto ad abbandonare ogni cosa per vivere davvero all'altezza dei
propri desideri?

(Sesta Canzone). “Like A Rolling Stone”

Narratore:
Hai provato a guardare il sole negli occhi? E a modellare la vita come l’argilla?
Nei silenzi ci sono ragioni che non vanno spiegate e come il destino non si sceglie non si
scelgono neanche le colpe.

Voce fuori campo:


"Gli eventi di quei tempi, tutta la babele culturale, mi stavano imprigionando l'anima,
mi nauseavano. L'assassinio di Martin Luther King e di Robert Kennedy, il maggio
francese, la protesta contro la guerra nel Vietnam: avevo le più serie intenzioni di stare
alla larga da tutto ciò…”

Narratore:
Come un serpente cambia pelle, Dylan continua a svuotarsi dal di dentro e a
sorprendere tutti modellando i suoni e perfino i colori della sua voce percorrendo
strade che lo porteranno verso un’autoesclusione totale.

Voce fuori campo:


“Un bel giorno le luci si spensero.
Da allora ebbi più o meno una specie di amnesia: mi ci volle un sacco di tempo prima di
riuscire a fare in modo cosciente quello che fino a quel momento avevo fatto
inconsciamente…” Bob Dylan è morto. Bob Dylan è pronto a nascere di nuovo.

(Settima Canzone).

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Narratore:
Deragliano i sensi, a corteggiare la morte messa in scena all’ombra di un salto nel sole,
per lavare gli occhi e vestirli di nuovo…
Nel nuovo mattino Dylan torna sulla strada in cerca di identità: è musicista; è scultore;
è attore; è poeta, è scrittore; ma è soprattutto pittore e con la pittura e le lezioni di
Norman Raeben giunge a maturare il nuovo approccio artistico di cui era in cerca.

Voce fuori campo:


"Non ti insegnava tanto a dipingere o a disegnare, ti insegnava a far sì che la tua
testa, la tua mente e i tuoi occhi comunicassero fra di loro, a farti realizzare visivamente
ciò che è reale. Guardava nel tuo animo e ti diceva chi eri".

Narratore:
Comincia cosi ad applicare ai propri versi le tecniche apprese dal pittore e anche la
musica si veste di nuovo: pennellate acustiche, tratti di basso, lamenti di armonica,
carezze di steel guitar e soffuse tastiere incorniciano i quadri.
Il nuovo Dylan e permeato dal fascino dell’immagine pittorica, dalla scrittura
cinematografica, dalla spensieratezza apparente, dalla semplicità, che nei suoi versi
diventa una massima per tutti noi.

Voce fuori campo:


"La vita è triste, la vita è una fregatura, fa ciò che devi e fallo bene".

(Ottava Canzone).

Narratore:
Montale dice che “un imprevisto è la sola speranza” ed è un imprevisto che, in una notte
qualunque, in un concerto qualunque, accade a Dylan; qualcuno dal pubblico getta una
piccola Croce d’argento sul palco, Dylan di solito non raccoglie oggetti che gli vengono
lanciati ma misteriosamente quella Croce la raccoglie e la mette in tasca.

Voce fuori campo:


“Avevo bisogno di qualcosa che non avevo mai provato prima, guardai in tasca e ci
trovai quella Croce ".

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Narratore:
Una settimana dopo Dylan sale sul palco e quasi nessuno nota che al collo ha quella
piccola Croce d’argento, da Ebreo è diventato Cristiano e la sua musica un atto di fede
che Dylan stesso definisce Rock Biblico.

(Nona Canzone).

Voce fuori campo:


“Poeta spogliato, dalle mille facce, intriso di misticismo, intuizione, impulso.
Poeta che raggiunge curve aristoteliche…”

Narratore:
La continua ricerca di se stesso, quel "reinventarsi” costantemente che racchiude in sé
poesia è un" rivelarsi” che diventa evocazione di un vagabondo solitario. Ogni cambio di
direzione è una morte e una rinascita verso una condizione che raggiunge creatività
irriverenti.

Voce fuori campo:


“Le critiche non mi importano io sono le mie parole…”

(Decima Canzone).

Narratore:
Ha avuto libertà, prima ancora della poesia, con lei non c’è posto dove non poteva
andare; poteva superare i silenzi, le notti, le vertigini, l’artista del trapezio poteva
stupirti e stupirsi e i colpi d’arco che la vita ti dà li ha saputi disegnare su un vecchio
violino che ricama note di grazia.

Voce fuori campo:


"sono solo un gran camminatore libero che sta su in alto e guarda giù antichi paesaggi e
canta del suo tempo…”

(Undicesima Canzone).

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Narratore
La turbolenza della sua verità è stata ed è il punto cardine di questo artista unico e
inimitabile considerato erede di Hemingway. Il tratto forse più caratterizzante della sua
personalità è il rifiuto di ogni omologazione, in ossequio al valore libertario che ha
sempre posto al centro della sua esperienza esistenziale e artistica. Per sua scelta
dichiarata, non ha mai accettato d’essere incasellato in un movimento o in un’ideologia,
nemmeno quando ne condivideva le idealità o le motivazioni di fondo. Si definisce cosi:

Voce fuori campo:


“Cambio durante il corso di una giornata. Mi sveglio e sono una persona, e quando vado
a dormire so per certo che sono qualcun altro.”

(Dodicesima Canzone).

Voce fuori campo:


“La strada si stava facendo pericolosa e io non sapevo dove portava, ma la seguii
ugualmente. Laggiù, più avanti, uno strano mondo stava per svelarsi, un mondo
tuonante, dagli spigoli taglienti come fulmini. Molti non lo capirono e non l'avrebbero
mai capito. Io ci entrai senza esitare".

Narratore:
E da quella strada non è mai più uscito e non uscirà: la strada, scomoda, incerta,
pericolosa, che si perde nell’orizzonte, quella tanto amata e disegnata in mille modi
diversi è ancora oggi il suo punto fermo che lo porta tra milioni di occhi diversi ogni
sera a re-inventarsi.

Voce fuori campo:


“Se verrai a cercarmi quando avrò 90 anni, probabilmente mi troverai su un palco da
qualche parte…”

(Tredicesima Canzone).

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Voce fuori campo:
“Sono cresciuto in un'altra epoca. Un'epoca in cui c'erano dei grandi artisti blues,
country e folk e la spinta a fare quel tipo di musica mi venne quando ero giovanissimo.
Non mi sarebbe mai passato per la mente di fare musica se fossi nato al giorno d'oggi.
Non ascolterei nemmeno la radio. Sono una persona severa. Non sono un "ragazzo della
festa". Non mi interessano i balli rave e tutto il mucchio di altra roba simile che si vede
in giro. Probabilmente oggi mi interesserebbe la matematica. Ecco cosa mi
interesserebbe. O forse l'architettura. O qualcosa di questo tipo.”

(Quattordicesima Canzone).

Narratore:
Nella speranza che questo breve racconto, una goccia nell’oceano di questo gigante
della musica, sia stato di vostro gradimento e abbia suscitato in voi la curiosità e la
voglia di approfondire la conoscenza dell’uomo-artista, e dal 2016 anche Premio Nobel
per la letteratura, Bob Dylan, vi salutiamo tutti insieme con una delle sue canzoni che
più lo rappresenta nell’immaginario collettivo. Nella consapevolezza che:

Voce fuori campo:


“Bob Dylan non è nulla di quello che verrà scritto su di lui”.

(Quindicesima Canzone). “knockin on heaven's door”

Fine!

Grafica copertina: Emilia Angelone.

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