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Cos’è il “sogno americano”

Con il termine sogno americano ci si riferisce alla speranza e alla profonda


convinzione che ciascun uomo, qualunque siano le sue origini, possa con il
duro lavoro, con la fatica e con la determinazione riuscire a raggiungere il
benessere economico e una buona posizione sociale.
Per gli americani la ricerca della felicità è considerata uno dei diritti
inalienabili dell’uomo. Lo spirito americano consiste proprio in un inguaribile
ottimismo e nella convinzione che ogni obiettivo sia realizzabile con la
determinazione e con l’impegno.
L’America è stata in passato per molti, e forse in qualche modo lo è ancora
adesso, una sorta di “terra promessa”, un posto dove i sogni potevano
diventare realtà.
Proprio per questo nel tempo l’America ha conosciuto un flusso
d’immigrazione spaventoso e incontenibile.

Tantissimi sono partiti, anche dall’Italia, con la loro valigia di cartone,


convinti che in America li aspettasse un futuro florido e felice. Non sempre
però questo è avvenuto e gli immigrati si sono spesso trovati ad affrontare
ostacoli e difficoltà insuperabili.

Gli emigranti italiani nell'America Settentrionale si inserivano in un Paese


con molte città e si indirizzavano ad attività lavorative di tipo industriale o
alla costruzione di strade e ferrovie; raramente trovavano lavoro in
agricoltura e tanto meno potevano mettersi in proprio come contadini
indipendenti. In Brasile e in Argentina, invece, gli emigrati italiani riuscivano
spesso ad inserirsi in agricoltura, in alcuni casi arrivando a creare aziende
indipendenti, di cui diventavano i proprietari. La seconda fase della storia
dell'emigrazione italiana incominciò con i primi anni del Novecento e fu
caratterizzata da due novità: per quel che riguarda le aree di partenza
acquistarono

un'importanza crescente le regioni meridionali e soprattutto la Sicilia; per quel


che concerne le aree di destinazione, gli Stati Uniti diventarono l'unica meta di
tutti gli emigranti italiani. Infatti, i costi delle navi per l'America erano inferiori
a quelli dei treni per il Nord Europa, per questo milioni di persone scelsero di
attraversare l'Oceano. Questo esodo di massa ( 8 milioni tra il 1900 e il 1914 )
ebbe dei costi umani elevatissimi perché significò disperato sradicamento dalla
propria terra e perdita di identità in Paesi stranieri, dove i rapporti umani erano
difficili e bisognava spesso accontentarsi di lavori umilianti, faticosi e mal
pagati. L'arrivo in America era caratterizzato, inoltre, dal trauma dei controlli
medici e amministrativi durissimi, specialmente ad Ellis Island , l'Isola delle
Lacrime.

ELLIS ISLAND
L’isola di Ellis Island a fianco della Statua della Libertà ha simboleggiato
l’inizio del sogno americano per milioni di emigranti alla ricerca di una nuova
vita. In realtà questa struttura fu operativa a partire dal 1 gennaio 1892 fino al
novembre 1954 con un transito di oltre 12 milioni di persone. Lo sbarco negli
Stati Uniti fu pressoché libero e poco controllato fino al 1855.

Fra il 1880 e il 1915 approdano negli Stati Uniti quattro milioni di italiani, su 9
milioni circa di emigranti che scelsero di attraversare l'Oceano verso le
Americhe. Le cifre non tengono conto del gran numero di persone che rientrò
in Italia: una quota considerevole ( 50/60%) nel periodo 1900-1914.

Circa il settanta per cento proveniva dal Meridione, anche se fra il 1876 ed il
1900 la maggior parte degli emigrati era del Nord Italia con il quarantacinque
per cento composto solo da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.
Le motivazioni che spinsero masse di milioni di Meridionali ad emigrare
furono molteplici.
GRANDE EMIGRAZIONE.
Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro
popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi
un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di mLE
DESTINAZIONI.
New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come
non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861
partirono per l'Argentina e l'Uruguay.

E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano
l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata
come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
VIAGGI DELLA SPERANZA.
Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le
Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il
rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le
differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di
paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio
che poteva durare anche un mese. Molti morivano prima di vedere il Nuovo
Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di
Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.

Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli
Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi
nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la
diffusione dell'inglese nelle comunità.
Manifesto realizzato nel 1886 dalla Stato federato brasiliano di San Paolo, destinato ai potenziali
emigranti italiani in Brasile.
PREGIUDIZI.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli
italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri". In Australia,
altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva". E poi ancora
"una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi". E il
presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti.
Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto
diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno
che sia onesto".

Gli immigrati che arrivano in Italia vivono le stesse condizioni che


un tempo hanno vissuto gli italiani stessi!
“Gli immigrati si prendono il lavoro e le case, mentre gli italiani non hanno
nulla! Il governo dovrebbe pensare prima agli italiani.”

Quante volte sentiamo queste frasi, sbandierate da televisione e stampa.

Per noi sarà pur il nostro passato, ma è il presente per molti paesi del mondo.
In paesi come il Pakistan e Nigeria vi sono uomini che lavorano trascinando e
sudando carichi pesanti come fossero animali da soma, lavorando in
condizioni simili a quelle che avevano vissuto gli italiani.

E se queste condizioni di povertà non fossero abbastanza, ci sono le guerre


civili che imbarbariscono la vita, in Nigeria come in Pakistan. Ci sono circa 4
milioni di rifugiati siriani che vivono nei campi in Turchia, Giordania, Libano,
Iraq ed Egitto. Alcune migliaia di loro attraversano il Mediterraneo verso
l’Italia o la Grecia su imbarcazioni di fortuna, cercano di attraversare la
Turchia e raggiungere i paesi dell’Europa, come l’Ungheria, che gli possano
permettere di arrivare in Germania, Austria, Svezia e altri paesi dell’Europa
del Nord. Anche loro scappano dalla povertà in cerca di una vita migliore;
molti fuggono dalla devastazione prodotta dalla guerra, come molti italiani
fecero in passato.

Quindi ricordate: quei migranti che vedete arrivare non sono i vostri nemici,
non sono venuti a rubarvi il lavoro o le case. Sono vittime della barbarie e
delle ingiustizie del sistema capitalista che ci circonda. I responsabili delle
loro difficoltà sono gli stessi che vi tagliano le pensioni, che aumentano i costi
dell’istruzione, che fanno tagli alla sanità. Quegli immigrati sono i vostri
alleati contro i padroni di tutti i paesi, e solo unendo i lavoratori di tutte le
etnie possiamo vincere.