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Civile Ord. Sez. 2 Num.

29564 Anno 2019


Presidente: CARRATO ALDO
Relatore: OLIVA STEFANO
Data pubblicazione: 14/11/2019

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


ORDINANZA

sul ricorso 10535-2016 proposto da:


DI MARTINO MAURO, elettivamente domiciliato in ROMA, P.LE
CLODIO n.56, presso lo studio dell'avvocato GIOVANNI
BONACCIO, che lo rappresenta e difende

- ricorrente -

contro
PREFETTURA DI CAGLIARI, in persona del Prefetto pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI n.12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende

- controricorrente e ricorrente incidentale -

avverso la sentenza n.3120/2015 del TRIBUNALE di CAGLIARI,


depositata il 23/10/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
del 11/09/2019 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA
FATTI DI CAUSA
Con ricorso ex artt.22 e ss. della Legge n.689/1981 e 204
e ss. del D.Lgs. n.285/1992 De Martino Mauro proponeva
opposizione avverso il verbale di contestazione di violazione
dell'art.142 del Codice della strada elevato nei suoi confronti
dalla Polizia Stradale di Cagliari in data 29.4.2010. Il ricorrente

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deduceva, in primo luogo, di aver commesso l'infrazione in
stato di necessità, poiché aveva ricevuto un segnale di allarme
dall'apparato "salvavita" del padre ultranovantenne che viveva
solo ed aveva premura di arrivare presso l'abitazione paterna.
Inoltre, poiché la violazione era stata effettuata mediante
apparecchio "telelaser", il De Martino allegava la mancanza
della verifica periodica del corretto funzionamento dell'apparato
(cd. "taratura").
Si costituiva la Prefettura contestando il ricorso ed
invocandone il rigetto.
Con sentenza n.57/2012 il Giudice di Pace di Sanluri
accoglieva il ricorso ed annullava la sanzione, ravvisando la
sussistenza dello stato di necessità invocato dal ricorrente.
Interponeva appello la Prefettura e si costituiva in sede di
gravame anche il De Martino, resistendo all'impugnazione.
Con la sentenza impugnata in questa sede, n.3120/2015, il
Tribunale di Cagliari accoglieva il gravame, ritenendo
insussistente lo stato di necessità in capo al De Martino e
sufficienti, ai fini della verifica della corretta funzionalità
dell'apparato telelaser, le dichiarazioni degli operanti contenute
nel verbale impugnato.
Ha proposto ricorso per la cassazione di detta decisione De
Martino Mauro affidandosi a cinque motivi. Ha resistito con
controricorso la Prefettura di Cagliari, spiegando a sua volta
ricorso incidentale condizionato, articolato in un unico motivo.

Ric. 2016 n. 10535 sez. 52 - ud. 11-09-2019


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In prossimità dell'adunanza camerale la parte ricorrente ha
depositato memoria, senza tuttavia rispettare i termini di cui
all'art.378 c.p.c.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Preliminarmente occorre scrutinare, in ordine logico, il
ricorso incidentale, con il cui unico motivo viene dedotta la

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violazione e falsa applicazione dell'art.346 c.p.c. in relazione
all'art.360 n.3 c.p.c. perché il giudice di appello avrebbe
dovuto ritenere tardivamente proposte, e quindi dichiarare
inammissibili, le censure relative al corretto funzionamento
dell'apparecchiatura telelaser, che il De Martino aveva
riproposto in seconde cure soltanto in comparsa conclusionale.
La doglianza è infondata.
Occorre infatti ribadire che per effetto della dichiarazione
di illegittimità costituzionale dell'art.45 sesto comma del D.Lgs.
n.285/1992 (Corte cost., Sentenza n.113 del 18/06/2015),
tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono
essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di
taratura, onde in caso di contestazioni circa l'affidabilità
dell'apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche
siano state o meno effettuate (Cass. Sez. 6-2, Ordinanza
n.32369 del 13/12/2018, Rv.652162; Cass. Sez.6-2 Ordinanza
n.533 del 11/01/2018, Rv.647218). Ne consegue che, poiché
la prova del corretto funzionamento dell'apparato di rilevazione
a distanza, e quindi dell'esistenza dell'omologazione iniziale e
delle tarature periodiche di quest'ultimo, rappresenta un
elemento costitutivo della fattispecie, essa deve comunque
essere fornita a cura dell'Amministrazione e va verificata anche
in difetto di specifica richiesta del ricorrente, essendo a tal fine
sufficiente la semplice contestazione dello scorretto

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r
funzionamento, ovvero della mancata prova del corretto
funzionamento, dello strumento medesimo.
Nè detta prova può essere fornita con altri mezzi (Cass.
Sez. 2, Sentenza n.9645 del 11/05/2016, Rv.639922), ed in
particolare mediante il ricorso alle dichiarazioni degli agenti
addetti all'apparato di rilevamento a distanza, posto che una

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mera percezione sensoriale non può validamente sostituire la
prova scientifica fornita dalla taratura dello strumento, né ad
essa -stante la sua natura meramente soggettiva- può essere
attribuita la fede privilegiata che assiste invece i fatti
direttamente compiuti o verificati, nella loro effettiva esistenza
e consistenza, dal pubblico ufficiale (Cass. Sez. 6-2, Ordinanza
n.32369 del 13/12/2018, Rv.652162).
Passando all'esame ai motivi del ricorso principale, va
affrontato innanzitutto il terzo di essi, con il quale il ricorrente
lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art.132 c.p.c. in
relazione all'art.360 n.4 c.p.c. e la nullità della sentenza
impugnata per mancanza di motivazione. Ad avviso del
ricorrente, il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto
dimostrato il corretto funzionamento dell'apparato per effetto
delle dichiarazioni contenute nel verbale impugnato, in
contrasto con quanto affermato dalla Corte costituzionale con
la già richiamata sentenza n.113/2015.
La doglianza è fondata.
Ed invero, come già detto, per effetto della dichiarazione di
illegittimità costituzionale dell'art.45, sesto comma, del D.Lgs.
n.285/1992, tutte le apparecchiature di misurazione della
velocità devono essere sottoposte a verifiche periodiche di
funzionalità e di taratura. La relativa prova è da ritenere -in
caso di contestazione- a carico dell'amministrazione perché il

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corretto funzionamento dell'apparato integra un elemento
costitutivo della fattispecie, e non ammette equipollenti.
Poiché nel caso di specie il Tribunale ha erroneamente
attribuito efficacia probatoria alle mere dichiarazioni degli
operanti contenute nell'atto impugnato, ovverosia a mere
percezioni sensoriali degli stessi non assistite da alcune fede

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privilegiata, la sentenza va cassata sul punto.
L'accoglimento della censura in esame comporta
l'assorbimento degli altri motivi del ricorso principale.
In definitiva, il ricorso incidentale va rigettato mentre va
accolto il terzo motivo del ricorso principale, con assorbimento
delle altre censure. La sentenza va conseguentemente cassata
e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio di
legittimità, al Tribunale di Cagliari, in persona di altro
magistrato.
PQM
la Corte rigetta il ricorso incidentale; accoglie il terzo
motivo del ricorso principale e dichiara assorbiti gli altri; cassa
la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia
la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità,
al Tribunale di Cagliari, in composizione monocratica, in
persona di altro magistrato.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
seconda sezione civile in data 11 settembre 2019.
Il Presidente
(A. Carrato)

/
/P»Ai

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DEPOSITATO IN CANCELLERIA

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