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pdr,

(giorno 1) ed eccomi qui, a scrivere sul pc con una mano sola perchè con l'altro mangio fette biscottate e
mascarpone... Mannaggia a voi che non lo avete finito la sera di capodanno, sapevo che poi non avrei
resistito e me lo sarei pappato tutto (come se non avessi mangiato abbastanza in questi giorni a Gaeta.

Forse mi sarò scofanato circa 60 cappelletti in brodo ripieni di mortadella e stracchino). Com'é strano, a
Capodanno eravamo tutti assieme, felici di esserlo, tua madre sorridente, io felicissimo per la sorpresa che
avevate deciso di farmi, mentre ora siamo in queste condizioni, in cui non ci si può scrivere nè parlare, se
non "Buongiorno, buonasera, è arrivata la biopsia". Approposito, nel momento in cui ti scrivo mi hai detto
da 30, 40 minuti circa che è arrivato il responso della biopsia. Quello che le sta accadendo mi riempie il
cuore di tristezza, e ci si pone tante domande ma si fa davvero fatica a trovare delle risposte che siano
valide e che possano rappresentare delle certezze. Ti scrivo perchè ho bisogno di farlo, perchè voglio dirti
ciò che penso senza filtri, visto che nei mesi scorsi mi sono trattenuto troppe volte, visto che prima hai
avuto la laurea, poi la convivenza non idilliaca, e sempre a far da sfondo la malattia di tua madre che
giustamente ti porta tanti pensieri per la testa e ti rende molto nervosa; ti scrivo con onestà perchè io,
nonostante tutto, provo amore per te e l'amore lo si cura quotidianamente con il dialogo, e lo si manifesta
concretamente con tre cose: la sincerità, il rispetto, l'altruismo.

Non è che non abbiamo parlato in questi mesi, anzi di parole se ne sono spese fiumi, laghi, mari, oceani...
Solo che non lo abbiamo quasi mai fatto con efficacia (salvo rare occasioni), e soprattutto non ci siamo
ascoltati con sufficiente attenzione. Probabilmente anch'io sono stato troppo molle, ho rimandato, ho
chiuso prima un occhio e poi l'altro, accumulando sempre di più perchè non trovavo il coraggio di
aggiungere pensieri a quelli che avevi già. Ma ora mi sembra che il momento di essere franchi e sinceri
l'uno con l'altro sia arrivato inesorabile: o lo si fa ora o mai più, ammesso che non è troppo tardi (voglio
sperarlo). O lo si fa ora oppure uno dei due scoppierà come il Vesuvio, e temo che sia io quello deputato a
questo destino, visto che sento veramente che mi è rimasta pochissima pazienza in corpo.

Sono amareggiato, Marta, tremendamente amareggiato. Il mio cuore è pieno di amore, ma la mia testa
piena di amarezza per le parole che mi stai rivolgendo in questo periodo (sono lieto che tu mi parli
sinceramente, questo per me è importante, ma ciò non toglie che il contenuto di tali discussioni sia
preoccupante), mentre sullo stomaco percepisco la paura. La paura per questa scelta del "pdr", il periodo di
riflessione, che solo a nominarlo mi si accappona la mente. Non fraintendermi, capisco bene le motivazioni
per cui hai preso questa scelta: se avessimo continuato a litigare ogni giorno come abbiamo fatto fino a
questo momento il nostro rapporto si sarebbe compromesso con ogni certezza, su questo sono d'accordo.
E' che è la soluzione a trovarmi completamente in disaccordo: numero uno, se due persone si amano non
hanno bisogno di riflettere privandosi per un periodo indefinito di dialogare efficacemente con l'altro;
numero due, ma che diamine di prospettiva di miglioramento ci può essere per una coppia se essi
smettono di scambiarsi le reciproche intenzioni chiudendosi in sè stessi? Mi trovo in disaccordo, come ti ho
detto anche via messaggio, ma, come avrai notato, ho accettato, e l'ho fatto solo ed esclusivamente perchè
so che sei in un periodo nero a causa della situazione di tua madre; altrimenti non avrei mai accettato

di vivere questo limbo insopportabile. Attendo il responso dopo questa settimana orribile che credo mi
ricorderò per tutta la vita. L'altra cruciale fonte di amarezza è, naturalmente, la nostra discussione sulla
religione, in cui è apparsa con sorpresa una ristrettezza di vedute e un odio verso la religione che da parte
tua non si erano mai manifestate prima. Ma com'è possibile che la ragazza con cui fino a qualche mese fa

parlavo di tutto, che si incuriosiva, che si poneva le stesse mie domande, che cercava di capire cosa mi
passasse per la testa, tutt'a un tratto sia svanita e abbia lasciato il posto a una persona che disprezza molte
delle attività che svolgo e dei pensieri che ho? Ora posso capire che vi sia del nervosismo a causa della
situazione di salute di tua madre, posso capire che vi sia della rabbia forse anche nei confronti di un Dio che
in passato hai evocato e da cui non hai mai avuto risposta (secondo te), ma c’è un limite a tutto. Io credo di
capire da dove tutto questo risentimento derivi: il momento in cui ho deciso di accettare il posto di lavoro
“definitivo” in Cappella Sistina a Roma, ad Aprile. (giorno 7) E allora affrontiamo questo tema. Tu pensi che
sia stato un egoista, che abbia pensato a me stesso. Ed hai ragione. Sì, lo ammetto candidamente: sono
stato un egoista. Egoista nel senso che ho pensato a me stesso, a ciò che era più giusto per me, per il mio
futuro, per la mia carriera, per la mia vita. Ma, parliamoci chiaro, se una persona non pone le basi del
proprio futuro a 24 anni, quando dovrebbe porle? A 18 sei troppo giovane, e hai capito ancora ben poco di
ciò che è il mondo reale. A 35-40 ormai quel che è fatto è fatto, e cominci a raccogliere i frutti di ciò che hai
seminato. Ed io, in questo posto di lavoro stabile in musica, con la prospettiva di un contratto a tempo
indeterminato, ci vedo un seme grosso quanto una casa, capace di far germogliare un albero imponente
fatto di sicurezze, certezze e stabilità. Perché, parliamoci chiaro, nella vita ce n’è tanto bisogno, di queste
tre cosette banali. E tuttavia non è stata solo questa prospettiva di stabilità ad attirarmi (se fossi tanto
attaccato ai soldi e alla vita noiosa sarei rimasto ad odontoiatria e sarei finito per estrarre denti del giudizio
a vita), ma qualcosa di molto più profondo, di molto meno razionale: questo era il lavoro che sognavo. La
più alta vetta professionale che potessi raggiungere come cantore (distinguiamo tra “cantore” e
“cantante”), e quando dico “lo sognavo” è perché l’ho sognato davvero, una volta, durante il sonno. E
questo non può certo essere un caso, tesoro mio (così come non è un caso che tu avessi delle partiture
sistine in casa, e che guarda caso esse erano proprio della Settimana Santa, e – ancora guarda caso – la mia
prima convocazione è stata proprio per la Settimana Santa!!). Che poi una volta raggiunto questo sogno mi
sono reso conto che la realtà, come spesso succede, è un po’ meno entusiasmante dell’illusione, e che
comunque ora il mio obiettivo principale sia diventato un altro, senza dubbio è un concetto vero, ma ciò
non vuol dire che io non sia felice di questo lavoro. L’altra cosa che pensi è che io, prima di accettare questo
posto di lavoro, avrei dovuto consultarmi con te. Devo essere onesto, nel momento in cui Antonio mi ha
chiesto se fossi interessato ad iniziare una collaborazione stabile lì, mi sono interrogato per chiedermi “Che
cosa faccio, chiedo a Marta o no?”, ma poi non l’ho fatto. Ho preso da solo una decisione che riguardava il
mio futuro. E sai perché non l’ho fatto? Perché non mi sembrava giusto, saggio e accorto, caricare te il
nostro rapporto (che all’epoca non era arrivato neanche ad un anno di durata) di una decisione così
pesante e impegnativa. Se fossimo stati sposati o comunque conviventi da qualche anno, e se avessi avuto
10-15 anni in più, probabilmente l’avrei fatto, mi sarei consultato, così come attualmente mi consulto con
te in centinaia di occasioni, e lo faccio quotidianamente (ok, forse nell’ultimo periodo un po’ meno, a causa
dei nostri malumori, ma sai quanto la condivisione di pensieri e parole tra noi sia fondamentale per me – e
te ne puoi accorgere da quanto mi ha fatto male questa settimana di silenzio). Ma in quel momento,
secondo la mia sensibilità, la cosa più giusta da fare mi è sembrata prendere quella decisione da solo,
semplicemente perché ci sono alcune decisioni che un uomo adulto deve prendere da solo, c’è poco da
fare; spero potrai comprendermi, anche se è difficile, spero che potrai comprendere che ho agito
nell’amore. E un’altra cosa che sicuramente ti tartassa il cervello è… “La nostra vita ora, se tu non avessi
quel lavoro, sarebbe molto meglio. Staremmo assieme a Trento, e saremmo felici.” In tutta onestà io
questo non te lo so dire: i ragionamenti come i “se” e con i “ma” hanno poco senso, per me, per la semplice
ragione che per me nulla avviene per caso, e quindi se io sono a Roma in questo preciso istante, e tu sei ad
Alessandria, una ragione senza dubbio c’è, anche se ora non la sappiamo e forse non la scopriremo mai.
Ragion per cui è totalmente inutile continuare a piangere sul latto versato, le condizioni sono queste, e se
vogliamo continuare a stare assieme dobbiamo “rimboccarci le maniche” e ricominciare a prenderci
maggiormente cura del nostro rapporto, poche storie.

Un altro tema che ci tengo particolarmente ad affrontare con te è quello della fede: io sono credente, e tu
no. E ok, fin qui nessun problema, nel momento stesso in cui ci siamo messi assieme entrambi sapevamo
benissimo che ci fosse questa differenza, ma nessuno dei due si è fatto scoraggiare. Tuttavia nei giorni
precedenti questo tema è uscito fuori in maniera pericolosamente divisoria, e questo, devo essere sincero,
mi preoccupa davvero. Voglio essere molto chiaro: non ci può essere nessun rapporto se non vi è il rispetto
delle reciproche idee e credenze, per il semplice motivo che non c’è amore, non è amore il deridere l’altro
per ciò in cui crede o, peggio, il cercare di fargli cambiare idea denigrando la sua. Io non ho mai cercato di
convertirti alla mia religione (certo, ho le mie idee, e mi farebbe piacere che tu lo facessi prima di tutto
perché credo colmeresti molti dei tuoi vuoti interiori, e poi perché avremo un altro punto in comune a
nostro favore; ciononostante non ho mai fatto sermoni anti-ateo in tua presenza), per cui è assolutamente
necessario che ciò che hai fatto l’altra sera, ossia denigrare la mia fede e cercare di convincermi che è
sbagliata, sia la prima e l’ultima volta che avviene. Anzi, a dirla tutta apprezzerei delle scuse per il tuo
comportamento, che, nonostante il periodo che stai passando, non è comunque giustificabile. Ripeto, su
questo punto sono molto fermo, perché ho notato in più occasioni comportamenti da parte tua che sono
stati manchevoli di rispetto, e per i quali ancora sto attendendo delle scuse. Tu hai espresso l’idea che io di
recente mi sia fatto condizionare troppo dalla mia fede, a tal punto che mi viene da pensare che tu,
coscientemente o inconsciamente questo non lo so, hai attribuito la mia decisione di venire a Roma a
lavorare esclusivamente a quello, caricandola di odio, preoccupante. Io ti dico: NON E’ COSI’, nella maniera
più assoluta. Sicuramente nella mia scelta c’è anche una componente di fede, ma la mia decisione è
arrivata pensando a tanti altri bei parametri prima di quello: professione, viaggio, studio (Mingardo),
opportunità. La fede è solo una delle motivazioni che mi spingono nella vita. Ma d’altronde come potrebbe
uno che ha avuto dei rapporti prematrimoniali e soprattutto ha scelto la convivenza essere tacciato di
agire in modo iper-religioso? E’ una cosa semplicemente ridicola, andiamo. E’ difficile spiegare cosa
rappresenta Dio e la fede per me (della Religione, ossia dei riti, non parlo perché sono una cosa
secondaria), in questi giorni ci ho riflettuto molto e ho trovato questa metafora semplice ma efficace: per
me pregare equivale ad attività quotidiane come il bere, il mangiare, o il fare l’amore; in altre parole, la
preghiera è un modo per nutrire e riempire il mio spirito ogni giorno, così come il cibo nutre il mio corpo, e
l’amore (bada bene, “amore” e non “sesso”) è il modo più istintivo e ancestrale di appagare il mio cuore e il
mio corpo nell’unione con te. Potresti rinunciare tu al cibo o al fare all’amore con la persona che ami? Nel
primo caso assolutamente no, nel secondo sì, ma ti mancherebbe qualcosa di cui sentiresti la mancanza in
eterno. Se tu ami qualcuno, prima o poi DEVI unirti con lui, è naturale, è spontaneo, nessuno si chiede il
perché. Se tu ami la tua anima e quelle di coloro che ti sono vicini, la affidi a Dio, chiedi protezione per loro,
ne trai nutrimento. Perché lo fai? Non lo so, non ne ho la più pallida idea, so solo che DEVO farlo, e se non
lo facessi mi sentirei come se fossi privo di un arto, o di un organo! E’ per questo che non ha alcun senso,
ma anzi è proprio una grandissima CAZZATA chiedermi di scegliere tra te e Dio. Ma tu chiederesti mai ad
una persona qualsiasi: “O mangi o fai l’amore con me, nella vita. Scegli!”? No, ma che razza di senso ha?!
Sono attività entrambe necessarie per l’uomo ed entrambe importanti, che non contrastano nella maniera
più assoluta tra di loro. E la stessa cosa vale per la fede, uguale e identica. E’ per questo che ti ho detto “Un
uomo ha bisogno di più pilastri, nella vita, di più cose importanti”. E spero davvero tu possa capirmi e
accettarmi per quello che sono, nonostante le nostre discrepanze e i miei (innumerevoli) difetti, e anch’io
mi auguro di essere sempre lucido come sono ora, per continuare ad amare, ad esplorare, e ad ammirare la
splendida donna che sei. Ma dobbiamo farlo entrambi, è essenziale!

(giorno 3) Ciononostante, ti amo.

E desidero stare con te, nello stesso modo in cui un fiume non desidera altro che gettarsi nel mare, io non
desidero altro che gettarmi nelle tue braccia e piangere, accarezzato dal’odore dei tuoi capelli, e non
desidero altro che accogliere la tua testa nera e la tua pelle bianca nelle mie braccia, sentire le tue lacrime
sulle mie dita e ammirare il tuo sorriso magnifico, quando splendono i denti bianchi sulla tua pelle lattea del
nord, e gli occhi neri si distendono come il Mare di Varna dopo la tempesta. E l’ho capito perché in questi
giorni terribili, in cui tutta la mia intera esistenza sembra bloccata come in un eterno loop escatologico, il
mio pensiero va a te, in un modo in cui non è mai andato fin’ora: sospinto dalla forza della disperazione e
della natura, dell’istinto, dell’inevitabilità: è così e non potrebbe essere altrimenti. L’ho capito perché
adesso, nonostante nel momento in cui ti scriva la convinzione in me che uno dei due, probabilmente tu,
alla fine di questa settimana infernale lasci l’altro, si fa sempre più strada - tanto che la speranza di
rimanere assieme, l’uno nel volere dell’altro (non nella testa, né nel cuore, perché io credo che quello sia
inevitabile per l’eternità, ma nel volere), è divenuta flebile come una candela in mezzo al mare in tempesta
- tutt’ora, adesso, giorno e notte ancora io provo amore per te, e non riesco a rassegnarmi all’idea di
questo troncamento, di quello che sarebbe un vero e proprio aborto sentimentale. Il mio cuore è così
colmo di amore misto a dolore che mi sembra debba esplodere da un momento all’altro, e quasi mi viene
da sperare nell’esplosione perché sono sicuro che almeno il fragore arriverebbe fino ad Alessandria, e mi
darebbe modo di parlare con te, di urlarti il mio amore. Urlare, già. Quanta voglia di urlare. Sento la rabbia
che affiora sotto pelle pronta a esplodere da tutti i pori della mia pelle: una sensazione davvero fisica ed
emotiva di cui mi sorprendo io stesso. Ma non voglio lasciarmi andare ad essa, non ora, adesso ho deciso di
rispettare il tuo silenzio (onestamente non so se riuscirò a farlo per sette giorni, siamo già al terzo e mi
sento morire). In questi giorni la rabbia è un sentimento molto forte, è inevitabile e voglio che tu lo sappia.
Ma ogni volta quella nuvola rossa di bruciore si dilata e lascia lo spazio al sole caldo e rinfrescante della
tenerezza. Darei qualsiasi cosa in questo momento per poterti contattare, vedere, fare una Skyppata e
organizzare il prossimo viaggio per vederci. Quindi prendere il treno, vivere il viaggio con la leggerezza di un
cuore che si sta ricongiungendo con la sua metà, arrivare, trovarti in stazione, baciarti, abbracciarti, dirti
quanto tu mi abbia fatto soffrire in questi giorni al punto da desiderare di non essere mai nato, urlarci in
faccia, liberarci di tutto il fango che ci portiamo dentro, e poi baciarci di nuovo, urlarci TI AMO, andare a
casa e abbracciare tua madre, salire al piano di sopra (schivando Mimmi che si catapulta giù dalle scale) e
fare l’amore entrando nel tuo corpo, nel tuo cuore, nel tuo tempo. Cose veramente semplici ma che in
questo momento a rileggerle stanno facendo piangere di lacrime e amore tutte le parti del mio corpo che
possono far fluire una parte della mia anima all’esterno . Voglio urlare, non voglio altro che urlare il mio
dolore e il mio amore per te. Come faccio a fartelo arrivare? L’unica mia speranza, ora che ho la bocca
tappata e tutti i pori del mio corpo che trattengono la rabbia, è provare dei sentimenti così forti da sperare
che tu li percepisca, visto che io e te siamo visceralmente legati e nessuno dei due può farci niente. Solo
questo. E resistere, resistere, resistere. Tu sei colei che ho aspettato per così tempo, quella con cui desidero
passare la mia vita assieme, e non ho intenzione di arrendermi ora. Ti ho aspettato prima per tutta la vita, ti
aspetterò qui, in questo purgatorio che sa in inferno. Colei che ho aspettato, colei che sto aspettando, colei
che amo.