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Enrico Cosimi

VCV Rack
Il manuale nascosto
Questo manuale, concepito come instant book e distribuito in forma gratuita, intende rispondere alle
operative esigenze primarie di una comunità di utenti in crescita almeno tanto rapida quanto il software
a cui è dedicato.
Come tale, prelude a un lavoro di più ampio respiro, allineato alla prima major release del pro-
gramma, dove troveranno posto anche una suddivisione dei moduli per “scuole” di sintesi, un articolato
eserciziario per l’utilizzo delle patches e una sezione dedicata alla programmazione in codice. La pubbli-
cazione, a marchio Curci Audio Pro, è prevista per la prima metà del 2018.

VCV Rack. Il manuale nascosto © 2017 by Enrico Cosimi

I marchi di hardware e software sono di proprietà delle rispettive aziende produttrici e sono qui citati a scopo
esclusivamente didattico.

Consulente editoriale: Feliciano Zacchia


Progetto grafico e redazione: Samuele Pellizzari

Questa pubblicazione è di proprietà delle Edizioni Curci S.r.l. – Galleria del Corso, 4 – 20122 Milano

EC 12000D / ISBN: (PDF) 9788863952483; (ePub) 9788863952506; (Mobi) 9788863952513


www.edizionicurci.it
1 Introduzione

VCV Rack è un sintetizzatore modulare sviluppato per offrire, virtualmente a costo


zero, le esperienze di programmazione timbrica tipica delle antiche strutture analogiche.
Funziona su Mac, PC e Linux con installer liberamente scaricabili1.
La comunità dei musicisti elettronici ha dimostrato un incredibile entusiasmo nei con-
fronti del programma, che è capitato al posto giusto nel momento giusto per risolvere molti
problemi legati alla didattica, alla sperimentazione no-cost, alla pratica con i sistemi modu-
lari hardware.

1 
Gli installer per le tre piattaforme sono scaricabili su: https://vcvrack.com
4  |  Capitolo 1 – Introduzione

Il programma offre un corredo basilare di moduli indispensabili (la serie Fundamental)


che può essere arricchita con – dalla v.0.3.1 in avanti – tre collezioni di moduli realizzati
virtualizzando strutture hardware commerciali di terze parti; in questo modo, è possibile
espandere la dotazione disponibile caricando altri tre blocchi plug-in di: Audible Instruments
(modellati sulle più interessanti realizzazioni originali di Mutable Instruments2), Befaco
(modellati su alcune strutture ingegnerizzate dalla comunità Befaco3), E-Series (un unico
modulo ispirato all’hardware Synthesis Technology4 di Paul Schreiber). È molto probabi-
le che, nel prossimo futuro, la dotazione di plug-in/moduli aggiuntivi subirà espansioni
e cambiamenti; per ora, ci sono già tanti sviluppatori indipendenti che stanno fornendo
– gratuitamente o dietro libera donazione – il loro know how alla comunità dei musicisti
elettronici arricchendo la dotazione di base prevista per VCV Rack.
Questo testo, sviluppato in maniera non affiliata con VCV Rack e non responsabi-
le per bug e malfunzionamenti dello stesso è una guida al funzionamento del program-
ma. Ogni imprecisione in quanto scritto in queste pagine sarà solo nostra responsabilità.
Ad Andrew Belt (che ha concepito VCV Rack) va tutta la nostra gratitudine.
Da qui in avanti, per semplicità, ci riferiremo al programma usando semplicemente Rack.

1.1 Installazione

La procedura descritta è quella seguita su Mac; l’utente riuscirà facilmente ad adattare alla
propria realtà i passaggi qui elencati.
Per portare a buon fine la procedura, è necessario avere una connessione Internet funzionante
sia durante il download che per le successive procedure di sincronizzazione dei plug-in addizio-
nali. Una volta terminata la procedura, la connessione internet non sarà più necessaria (fino
al momento di nuovi aggiornamenti, ovviamente).
1. Andare sulla pagina https://vcvrack.com e, per prima cosa, registrarsi con userna-
me e password – tenete da conto questi dati, perché serviranno anche nelle fasi successive.
2. A registrazione effettuata, loggarsi con le nuove credenziali.
3. Scendere nella schermata, individuando i tasti ADD che, per ciascuna categoria
di moduli aggiuntivi (Audible, SynthTech e Befaco) permettono di acquisire a costo
zero le funzioni addizionali); fare clic su tutte e tre le collezioni addizionali. Eventuali
versioni future potrebbero veder crescere il numero delle collezioni addizionali presenti
nella pagina.
4. Scaricare l’installer adatto alla propria piattaforma cliccando sul bottone azzurro
corrispondente; i tre tasti sono elencati sulla destra della schermata, sotto la dicitura
Download vX.X.X.
5. A download terminato, installare il programma e lanciarlo.

2
 Informazioni sui moduli originali Mutable Instruments sono reperibili qui: http://mutable-instruments.net
3
 Informazioni sui moduli originali Befaco sono reperibili qui: https://www.befaco.org/en/
4
 Informazioni sui moduli originali Synthesis Technology sono reperibili qui: http://www.synthtech.com
L’ambiente di lavoro  |  5 

6. Da dentro al programma, localizzare la Toolbar in alto e, in questa il tasto LOG IN. Fate
click per loggarvi; sarà necessario inserire le proprie credenziali username e password.
7. Successivamente, sempre nella Toolbar, cliccare sul tasto MANAGE PRESET, per sin-
cronizzare il programma con le richieste di “ADD” fatte in precedenza. Il programma
procede automaticamente a scaricare e attivare le collezioni di preset aggiuntive.
A questo punto, siete pronti per lavorare5.

1.1.1 Plug-in terze parti


Con la v.0.4.0, si rende necessario – per i pro-
grammatori indipendenti – riscrivere i propri
plug-in in modo da garantire la compati-
bilità. Anche la procedura di installazione
è diversa dalla precedente e, per questo
motivo, la descriviamo velocemente facendo
riferimento al solo mondo Mac.
1. Dopo aver scaricato il file zippato della cartella di plug-in terze parti (avete provveduto
a una generosa donazione?), e dopo aver decompresso il file, è necessario…
2. Localizzare la cartella Documenti/Rack/Plugins e, al suo interno, si può depositare il file
di plug-in precedentemente decompresso.
3. A questo punto, dopo aver lanciato il programma, Rack “vedrà” la nuova aggiunta
di funzioni rendendolo visibile attraverso menu contestuale – ulteriori informazioni
in seguito.
Attenzione! La situazione sarà sicuramente stabilizzata nei pochi giorni seguenti alla disponi-
bilità della v.0.4.0. (e successive), ma – per ora – occorre assicurarsi caso per caso che la com-
patibilità con il nuovo formato sia stata rispettata dai programmatori terze parti. Altrimenti,
semplicemente, Rack ignorerà i plug-in di formato precedente seppure correntemente collocati.

1.2 L’ambiente di lavoro

All’apertura, Rack presenta un cabinet virtuale completamente vuoto, dove è possibi-


le installare i moduli di sintesi. Tutti i comandi sono raggruppati nella Toolbar in alto.
Per (quasi) tutte le operazioni, è necessario agire con il click destro – si consiglia verificare
la corretta configurazione di mouse, trackpad o altro, altrimenti non sarà possibile proce-
dere in alcun modo.
Attenzione! Rack ha nelle sue versioni iniziali alcune incompatibilità con determi-
nate versioni di alcuni sistemi operativi; è già stata segnalata una tendenza – in sporadici

5
  In queste pagine, compariranno schermate catturate in diversi momenti dello sviluppo del programma. L’utente non deve
preoccuparsi, quindi, se qualcosa potrebbe risultare differente da ciò che appare nel suo schermo. Caso per caso, ove possibile,
segnaleremo a quale versione si fa riferimento.
6  |  Capitolo 1 – Introduzione

casi – a non caricare le grafiche dei controlli di pannello nei singoli moduli. In futuro, le cose
non potranno che migliorare.

1.2.1 Comandi della Toolbar

Qui sopra, è riprodotta la vecchia toolbar v.0.3.1; nelle successive, è venuta a cadere la pos-
sibilità di controllare la CPU Usage (ce ne faremo una ragione…).

Questa, è la nuova toolbar v.0.4.0. Le descrizioni successive – con una sottile forma di per-
versione – riportano quanto è disponibile nelle diverse generazioni. Caveat Emptor.
Da sinistra verso destra, sono disponibili i comandi di:
• File; comprende le opzioni New, Open, Save, Save
As per la gestione delle patches da caricare, da aprire
e da salvare con nuovo nome. Il nome della patch caricata
è riportato nell’intestazione della finestra di programma
(v.0.4.0.). Sono implementati i normali comandi-scor-
ciatoia da tastiera: Cmd+N per New, Cmd+O per Open,
Cmd+S per Save, Cmd+Shift+S per Save As.
• Sample Rate; permette di scegliere la densità audio utilizzata
dal programma per generare il segnale. Rack non è un pro-
gramma leggero: si consiglia di lavorare, perlomeno nelle fasi
di programmazione e di apprendimento, con la sample rate
più bassa, pari a 44.1 kHz. La scelta offre un valore massimo
pari a 192 kHz.
Con la v. 0.4.0., il comando Pause Engine interrompe tutti i calco-
li – quindi, la generazione sonora – e permette la programmazione
indolore. Con alcuni sistemi operativi, questo comando può interrom-
pere qualsiasi attività sonora dell’intero computer (compresi messaggi
di avviso, rumori di sistema operativo, conferme, funzionamento di altri programmi, playback
delle tracce audio all’interno di video, eccetera); nel caso, basta selezionare una qualsiasi sample
rate tra quelle previste nel menu per riprendere possesso dell’audio.
• Cable Opacity; la percentuale di opacità usata sulla grafica dei cavi. Cavi quasi com-
pletamente trasparenti rendono più facile seguire le grafiche dei pannelli sottostanti,
ma rendono più difficoltoso percorrere mentalmente il collegamento fatto. Ovviamente,
cavi completamente opachi (al 100% del parametro) spiccheranno vividi sul fondo
L’ambiente di lavoro  |  7 

ma risulteranno ingombranti per il musicista meno esperto. È possibile, cliccando ripe-


tutamente, scegliere il colore dei cavi – vedi sotto.
• Cable Tension; la grafica può simulare cavi più laschi o più tesi tra uscita e ingresso
dei diversi moduli. Ogni regolazione ha il proprio vantaggio.
• CPU Usage (solo v.0.3.1.); cliccando sul tasto, l’intestazione dei singoli moduli viene
sostituita dalla visualizzazione della percentuale di carico CPU richiesta per la genera-
zione. Ogni modulo ha un proprio peso-costo che deve essere tenuto presente durante
le fasi di programmazione6.
Originariamente, il modulo Core Audio Interface – nella modalità CPU Usage – visualizzava,
in rosso, la percentuale di calcolo residua, cioè l’autonomia di calcolo ancora disponibile. È l’u-
nico modulo che faceva eccezione a quanto indicato sopra; a suo tempo, questo comportamento
apparentemente fuori standard ha creato più di un grattacapo.
• Plug lights: permette di risparmiare qualcosa sull’impegno CPU disabilitando luci,
lucine e lucette nell’interfaccia grafica dei diversi moduli.
• Manage Plugins; innesca la procedura automatica di sincronizzazione tra il programma
residente nel vostro HD e il download dei plug-in aggiuntivi richiesti nella homepage
del programma.
• Refresh Plugins; per ricontrollare e/o ricaricare periodicamente la dotazione di plug-in.
• Log in/Log out; è necessario autorizzarsi con le proprie credenziali username e password
(sono le stesse impiegate nella homepage del programma per scaricare il programma).
Una volta loggati, non è più necessario avere una connessione attiva, fino al momento
dell’eventuale log out.

1.2.2 Installare i moduli nell’area di lavoro

Per scegliere e caricare i moduli, è necessario fare click destro sul fondo del cabinet ancora
vuoto. Il modulo, scelto dal menu a comparsa, viene installato nella posizione dove si è clic-
cato, ma successivamente, è possibile prenderlo e spostarlo con il mouse verso una posizione
più consona.
Non è ancora implementato un meccanismo di spostamento e posizionamento auto-
matico, quindi se si richiede un modulo largo 8 unità, cliccando in uno spazio libero
da 6 unità, il programma installerà il modulo nella fila inferiore o dove troverà sufficiente
spazio vuoto.

1.2.2.1 Cancellare i moduli


Un modulo di troppo può essere cancellato selezionandolo (basta cliccarci sopra) e usando
il tasto DEL. È possibile cancellare simultaneamente più moduli premendo il tasto DEL,
tenendolo premuto e muovendo il mouse sopra tutti i moduli che si vogliono eliminare.

6
  Come accennato in precedenza, dalla revisione v.0.3.2, la funzione CPU Usage è stata rimossa e ora non è più disponibile.
8  |  Capitolo 1 – Introduzione

1.2.3 Collegare i moduli tra loro


Per effettuare i collegamenti, è necessario cliccare col mouse sulla porta di uscita del modulo
e draggare la connessione fino alla porta d’ingresso desiderata. Il procedimento funziona
anche al contrario, da ingresso verso uscita. Non è possibile collegare due ingressi tra loro.
Il colore dei cavi è scelto dal programma: sono disponibili i colori giallo, rosso, verde,
blu, nero, grigio a rotazione con ogni click di connessione. In questo modo, con il colore
selezionabile e la tensione regolabile, si può migliorare il comportamento grafico della
patch. Con pazienza, durante le fasi di patching, si può cliccare ripetutamente sull’uscita
da collegare fino a ottenere il colore desiderato per il cavo; in questo modo, è possibile
stabilire una sorta di codice colore che può facilitare le successive re-interpretazioni della
patch (ad esempio: rosso per l’audio, blu per i cv, giallo per i codici logici, eccetera…).

1.2.3.1 Cavi “stackable”


Con la v.0.4.0., a grande richiesta, è stato
implementato il meccanismo che permet-
te di moltiplicare la connessione in uscita
al modulo indirizzandone diversi rami
su altrettanti ingressi di collegamento.
In maniera simile all’hardware Stackable
brevettato da TipTopAudio, facendo
Cmd+Click sulla connessione d’uscita, è pos-
sibile duplicare o triplicare, o moltiplicare
il cavo indirizzandolo verso ulteriori collega-
menti d’ingresso. Ovviamente, il comando
non funziona cliccando su una porta d’ingresso, ma se si dragga dall’ingresso verso un’uscita
già occupata, si creerà un collegamento in stack.
La disponibilità dei cavi “stackable” rende superfluo l’impiego dei multipli – ad esempio,
del modulo Audible Instruments Multiple – ma, per chiarezza grafica, se ne continua a consi-
gliare l’uso.
Per sganciare un cavo agendo dall’uscita, è ora necessario usare il click destro.

1.2.4 Menu contestuale (dalla v.0.3.2)


Dalla v.0.3.2, è stato implementato un menu contestuale raggiungibile facendo click destro
sulla superficie del modulo stesso.
Oltre all’intestazione con l’identificazione del modulo
di appartenenza, il menu contiene i comandi:
• Initialize (Command+I): imposta tutti i comandi
del modulo nella condizione di default prevista dal program-
matore. Quasi sempre, il default coincide con la posizione
“ore 12” per tutti i comandi di pannello… nel generatore ADSR,
potrebbe non essere la condizione più pratica da cui partire.
L’ambiente di lavoro  |  9 

• Randomize (Command+R): imposta su valori casuali tutti i parametri del modulo.


Può tornare utile per sperimentare senza troppa fatica nuove condizioni operative.
• Disconnect cables: sgancia tutti i cavi eventualmente collegati alle porte del modulo.
• Duplicate (Command+D): clona il modulo posizionando un esemplare identico imme-
diatamente alla sua sinistra (o alla sua destra); utile per velocizzare le operazioni di popo-
lazione del cabinet, nelle fasi preliminari di programmazione.
• Delete (Backspace/Delete): elimina il modulo e le sue eventuali connessioni.

Il contenuto del menu contestuale varia


a seconda dei singoli moduli; nella dota-
zione attuale (v.0.4.0), abbiamo indivi-
duato alcuni casi diversi dallo standard
riprodotto qui sopra; come è facile
immaginare, il futuro potrebbe riservare
qualsiasi cosa.

Il menu contestuale del modulo Audible


Instruments Macro Oscillator, modellato
sul Mutable Instruments Braids (vedi oltre),
contiene ora le tre opzioni META, DRIFT e
SIGN per personalizzarne il comportamen-
to in diretto rapporto con quanto accade
nell’hardware originale.
L’immagine riproduce il menu con-
testuale nidificato del modulo Audible
Instruments Keyframe/Mixer, introdotto
con la v.0.4.0.
2 I moduli disponibili nella v.0.4.0 –
Manuale di riferimento

Allo stato attuale, Rack contiene una dotazione di moduli sufficiente a fare molte cose.
Come è ovvio, in una struttura modulare non c’è mai fine e si può procedere per ammas-
so fino a saturare risorse economiche, spazio vitale o – nel nostro caso – potenza della
CPU a disposizione.
È inutile ricordare che una corretta conoscenza delle potenzialità operative offerte
da ciascun modulo, oltre all’apprendimento delle procedure basilari di programmazione,
con la scelta ecologica dei moduli più adatti al compito richiesto, è la chiave per ottenere
risultati soddisfacenti.
La natura aperta di Rack e la possibilità di includere quantità virtualmente infinite
di moduli terze parti, ci obbliga a limitare questa descrizione al solo corredo di moduli prodotti
originalmente da Andrew Belt. Se necessario, quando si raggiungerà una stabilità sufficiente-
mente prolungata, provvederemo ad estendere la descrizione anche per quei moduli terze parti
ritenuti indispensabili per funzionamento e utilità

2.1 I moduli disponibili

Il passaggio dalla vecchia versione 0.3.x alla nuova v.0.4.0 ha portato una maturazione nella
gestione dei moduli nativi e/o caricati a discrezione dell’utente.
La vecchia impostazione in semplice elenco, raggiungibile facendo click destro sul fondo
vuoto del cabinet visualizzato (con tutti i problemi di negato scorrimento e visualizzazione
limitata solo alle principali entries) ha lasciato ora il posto a una più compatta e funzionale
visualizzazione per cartelle.
Ora, è possibile navigare nelle diverse collezioni di moduli reperite e installate dal musi-
cista; ciascuna cartella compare come una sotto finestra nel menu che contiene non solo
i moduli disponibili, ma anche l’indicatore di appartenenza e due puntatori alle homepa-
ge con browse directory dei produttori. L’immagine successiva riproduce una dotazione
I moduli disponibili  |  11 

generica di moduli che accoppia alla serie Audible, Befaco,


Core, E-Series, Fundamental di default anche altri materiali
prodotti da eccellenti terze parti. Ovviamente, dimensioni
e contenuti dell’elenco possono variare ampiamente in base
alle esigenze e alle scelte personali.

>>Core
I moduli Core sono l’interfaccia audio – indispensa-
bile per entrare o uscire dal programma – e l’interfac-
cia MIDI, altrettanto indispensabile per controllare
il sintetizzatore programmato attraverso periferica ester-
na1. L’interfacciamento MIDI è ora potenziato (v.0.4.0.)
con l’inserimento di un apposito gestore dei MIDI CC.

>>Audible Instruments
Sono i moduli costruiti ispirandosi alle realizzazioni harw-
dare di Olivier Gillete per Mutable Instruments; compren-
dono indispensabili tool di programmazione e sofisticate
strutture di generazione/trattamento timbrico. I moduli
di generazione e trattamento sono molto pesanti sulla CPU.

>>Befaco
Sono i moduli costruiti facendo riferimento alle realizzazioni Befaco; comprendono raf-
finate soluzioni alternative per ricorrenti problemi di gestione, trattamento e generazione
del suono.

>>E-Series
Un unico modulo di Cloud Generator
per la produzione di voci articolate
in supersaw. La realizzazione originale
è di Paul Schreiber.

>>Fundamental
Otto moduli indispensabili, di design ori-
ginale e di peso molto ridotto sulla CPU,
con i quali si può costruire la maggior parte
delle timbriche modulari necessarie.

1
  In origine (v.0.3.1) e finora (v.0.4.0), Rack non supporta alcun tipo di formato (AU, VST, eccetera) che lo abiliti alla
gestione da parte di DAW esterne per audio e per MIDI. Pertanto, all’epoca l’unico modo di catturare il suo audio consi-
ste nell’impiego di programmi inter-app come Soundflower, reperibile qui: https://rogueamoeba.com/freebies/
soundflower/ .
12  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.1 I moduli Core

Sono moduli che non hanno riferimento hardware, ma le cui funzioni risultano indispen-
sabili all’interno di qualsiasi patch. Comprendono il gestore dell’interfaccia audio bidire-
zionale, il gestore del MIDI e un indispensabile blank panel.

2.1.1.1 Core Audio device


Ingombro: 12 unità2
Carico sulla CPU3: 0.1% all’installazione4

Nel modulo, è possibile scegliere il device


di ingresso/uscita audio (se non avete nul-
la di esterno al computer, userete la solu-
zione Built-In Output), la Sample Rate
e la Block Size. Come è facile immagina-
re, valori più elevati finiranno per tassare
in maniera significativa la performance del-
la CPU (già a 44.1 kHz, con tanti modu-
li aperti, il computer può annaspare);
una dimensione più larga dei blocchi rende il sistema meno immediato, ma più solido.
Decidete voi in base al computer che state usando.

2
  Le unità d’ingombro corrispondono alle forature riprodotte sul binario d’installazione del cabinet.
3
  Le misurazioni sono effettuate su un MacBook i5 2.9GHz; ovviamente i valori riscontrati variano in base alla potenza
della CPU disponibile.
4
  Il valore 0.1% è relativo alla semplice istanza dell’Audio Interface; appena si seleziona una possibile porta d’uscita col menu
Audio Device, l’indicazione numerica visualizza la percentuale di CPU ancora disponibile per tutti gli altri moduli. Il carico
ancora disponibile è rappresentato in rosso.
I moduli disponibili  |  13 

Il modulo offre otto connessioni in uscita e altret-


tante in ingresso; per il normale funzionamento
stereofonico, occorre portare il segnale del sintetizza-
tore alle porte 1 e 2, interpretate come Left e Right.
Se avete un’interfaccia audio multiporta, le prime
otto saranno indirizzate dal modulo, a patto di avere
una corretta installazione del drive corrispondente.
Se, in viaggio o in condizioni di emergenza, state
lavorando solo con la porta Built-In del vostro compu-
ter (magari, dotata di solo Out stereofonico), non sarà
possibile ottenere risultati pratici dal
collegamento sulle otto possibili porte di ingresso e uscita previste dal modulo.
È comunque prossibile programmare e verificare riscontri grafici.

2.1.1.2 Core MIDI to CV


Ingombro: 9 unità
Carico sulla CPU: 0.1%

Permette il riconoscimento della periferica MIDI


di controllo. Per suonare i moduli interni, dovrete sce-
gliere il controllo (input), non quello (output). Oltre
alla periferica, è possibile selezionare il canale MIDI
desiderato (1-16, All).
Il modulo interpreta, e fornisce su uscite separate,
i comandi di Nota On/Off (uscita 1 V/Oct – per l’in-
tonazione degli oscillatori), Gate (per l’articolazione
degli inviluppi, e non solo), Pitch Wheel (per la con-
versione del pitch bend, che non appare all’uscita 1V/
oct), Mod Wheel (per la conversione della modulation
wheel), Aftertouch e Key Velocity.

2.1.1.3 Core MIDI CC to CV


Ingombro: 16 unità
Carico sulla CPU: non disponibile nella v.0.4.0.

Permette la scelta di sedici possibili MIDI CC (dei quali si specifica


il numero in altrettante finestre a digitazione diretta) e la loro conversione
in control voltage utili per influenzare il comportamento del sintetizzatore.
Attraverso due finestre contestuali, è possibile scegliere la periferica MIDI
Interface che trasmette i controlli e il MIDI Channel di trasmissione.
Se sedici MIDI CC in conversione simultanea sono pochi, si può ricorrere ad una dupli-
ce istanza del modulo.
14  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.2 I moduli Audible Instruments

Sono moduli molto potenti, pesanti in alcuni casi, che comprendono sofisticati generatori non
convenzionali e che traggono forte ispirazione dalle realizzazioni commerciali di Olivier Gillette per
Mutable Instruments. Se siete stanchi di suoni analogici, qui troverete parecchio materiale divertente.

2.1.2.1 Audible Instruments Macro Oscillator


Ingombro: 16 unità
Carico sulla CPU: 7.4%

È modellato sulle funzioni dell’oscillato-


re Braids5, recentemente tolto di cata-
logo, ma famoso nella comunità Euro
Rack per la grande quantità (29 algorit-
mi disponibili nella rev 1.5) di modelli
di sintesi disponibili al proprio interno.
Con la v.0.4.0., sono state rese disponibili tutte le fun-
zioni raggiungibili nella versione hardware:
• META MODE: permette la selezione a distanza dell’algoritmo; è necessario collegare
una tensione CV alla porta FM per raggiungere, in base al valore della tensione, il modo
di funzionamento desiderato tra quelli disponibili. Musicisti illustri hanno fatto del Meta
Mode il loro punto di forza.
• DRIFT: «ricrea la deriva di un VCO progettato in maniera disastrosa» (cit.).
• SIGN: applica un’imperfezione difficilmente prevedibile al segnale generato; ciascun
algoritmo gode di un’imperfezione diversa dalle altre.

  Ulteriori informazioni sono reperibili qui: https://mutable-instruments.net/modules/braids/


5
I moduli disponibili  |  15 

La struttura dell’oscillatore è molto logica, ancorché non priva di alcune scorciato-


ie: dopo aver deciso l’algoritmo timbrico desiderato, se ne controlla la frequenza attra-
verso i comandi di pannello COARSE e FINE (o via segnali di controllo esterni 1V/
OCT e FM – quest’ultimo, con attenuatore bipolare). In base all’algoritmo scelto,
i due parametri genericamente indicati come TIMBRE e COLOR assumeranno compiti
via via diversificati, tanto nella regolazione di pannello che nel controllo a distanza attraver-
so tensioni CV collegate alle due porte omonime; la Timbre MODULATION è regolabile
bipolarmente attraverso attenuverter dedicato; il controllo su COLOR non è attenua-
bile localmente e richiede, quindi, un modulo esterno per la scalatura/inversione.
A seconda del modello caricato, può essere necessario ricevere un TRIG per innescare –
ad esempio – le timbriche percussive; in mancanza di una sorgente di Trig, basta collegare
una qualsiasi tensione di Gate che verrà interpretata nel suo fronte ripido positivo.
Come è facile immaginare, tutto il core del modulo giace nella scelta degli algorit-
mi di generazione e nella loro personalizzazione TIMBRE/COLOR. Anche non volendo
riscrivere il manuale originale M.I., è quasi inevitabile dilungarci in elenchi interminabili
(l’algoritmo si sceglie con il controllo EDIT).

>>Algoritmi disponibili
Di seguito, l’elenco dei possibili comportamenti timbrici, con le funzioni assegnate
ai comandi TIMBRE e COLOR.
Le schermate (meramente esemplificative e limitate ai casi più eclatanti) sono realizzate colle-
gando l’uscita del modulo Audible Macro Oscillator all’ingresso X del modulo Fundamental Scope.
1. CSAW; è la caratteristica rampa generata dallo Yamaha CS-806, per-
sonalizzabile in notch lungo il fronte progressivo di salita (una com-
ponente di energia square si sposta con TIMBRE) e in polarità/
profondità (con COLOR).
2. da triangolare a rampa, a quadra, a impulsiva; escursione progressiva, in stile Moog
Voyager7, per intenderci, della forma d’onda. TIMBRE sposta la forma d’onda; COLOR
apre o chiude un filtro tilt HP/LP -6dB/Oct per il controllo timbrico.
3. dente di sega più PWM; somma un’onda impulsiva e una dente di sega indipendente
in fase. TIMBRE controlla lo sfasamento, COLOR regola la transizione tra le due for-
me d’onda. Se COLOR è completamente spostata sull’onda impulsiva (posizione ora-
ria), la modulazione TIMBRE agisce come la classica PWM.
4. FOLD; il ripiegamento della forma d’onda è una nobile tecnica di sin-
tesi teorizzata, tra i primi, da Jean-Claude Risset8 e portata a cono-
scenza di molti nel monofonico Arturia Minibrute. A seconda delle

6
  Ulteriori informazioni tecniche sul funzionamento dello Yamaha CS-80 possono essere reperite qui: http://
www.rcarchives.com/swirlies/manuals/
7
  Ulteriori informazioni sul Moog Voyager possono essere reperite qui: https://www.moogmusic.com/products/
minimoog-voyagers/minimoog-voyager-performer-edition
8
  Jean-Claude Risset: https://en.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Risset
16  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

regolazione COLOR, una sinusoide o una triangolare possono essere ripiegati sempre
più drasticamente in base al valore TIMBRE, generando armoniche aggiuntive e carat-
teristiche assai aggressive.
5. da sinusoide a pettine Dirac9; ruotando il controllo TIMBRE,
si aggiungono nuove armoniche alla sinusoide di base; le armoniche
risultano equidistanti tra loro, distanziate da un intervallo T compreso
tra –T/2 e T/2; con il comando COLOR, si anima il segnale variando
il detune tra oscillatore principale e sua clonazione scordabile.
6. triple oscillator; tre denti di sega o tre quadre miscelabili tra loro con diverse variazioni
di intonazione; COLOR sposta il secondo oscillatore rispetto al primo, TIMBRE sposta
il terzo rispetto al primo.
7. SUB Square; produce un’onda quadra che, spostando COLOR dalla posizione
di default centrale, viene arricchita con un’ottava sotto (movimento orario) o due ottave
sotto (movimento antiorario) ad ampiezza proporzionale alla rotazione del controllo;
TIMBRE regola la simmetria della sola componente quadra originale, lasciando inva-
riate le simmetrie delle due ottave ricavate.
8. SUB Ramp; come sopra, ma questa volta le ottave inferiori combattono contro un’onda
rampa.
9. SYNC Square; hard sync con un oscillatore master fantasma; COLOR regola il livello
dello sweep armonico, TIMBRE regola la frequenza dell’oscillatore square wave schiavo.
10. SYNC Ramp; come sopra, ma con una forma d’onda rampa.
11. Ramp x 3; genera tre onde rampa detunabili in un range +/-2 ottave rispetto al segnale
principale; TIMBRE sposta la frequenza della seconda rispetto alla prima, COLOR
sposta la frequenza della terza rispetto alla prima.
12. Square x 3; come sopra, ma con tre onde quadre.
13. Triangle x 3; come sopra, ma con tre onde triangolari.
14. Sine x 3; come sopra, ma con tre onde sinusoidi.
15. RING;tre sinusoidi in ring modulation; TIMBRE e COLOR controllano le frequenze
della seconda e terza sinusoide rispetto alla prima.
16. SuperRamp a sette rampe; sette oscillatori rampa virtuali, detunabili tra loro
con TIMBRE e filtrabili tilt Lo/High con COLOR.
17. Feedback Oscillator; come nel Roland JP-800010, la rampa generata dall’oscillatore
è inviata in una short delay line (molto corta, praticamente un filtro a pettine) che trac-
cia la frequenza dell’oscillatore, ma può essere detunata/trasposta con TIMBRE e con-
trollata in feedback positivo/negativo con COLOR.
18. TOY*; comportamenti timbrici chiptune, regolabili in clock rate (TIMBRE) e in errore
(COLOR).

  Ulteriori informazioni, qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Pettine_di_Dirac


9

  Ulteriori informazioni sul Roland JP-8000, sono reperibili qui: http://www.vintagesynth.com/roland/


10

jp-8000.php
I moduli disponibili  |  17 

19. ZLPF; come nella Casio CZ Series11, la costruzione del comportamen-


to ottenibile filtrando lowpass una forma d’onda analogica, ottenuto
senza filtro; TIMBRE controlla la banda passante, COLOR la forma
d’onda – da dente di sega, a quadra, a triangolare.
20. ZPKF; come sopra, ma con comportamento Peak.
21. ZBPF; come sopra, ma con comportamento BandPass.
22. ZHPF; come sopra, ma con comportamento HighPass.
23. VOSM; Voice SiMulation12 è una tecnica di sintesi sviluppata in Olanda da Werner
Kaegi e Stan Tempelaars13 per simulare il tratto vocalico e la fonazione umana; sfrutta
tre oscillatori in ring mod/hard sync. COLOR e TIMBRE controllano le intonazioni
delle due formanti che caratterizzano le diverse vocali. Il modulo non parla, ma azzec-
cando le formanti giuste, può vocalizzare in maniera convincente.
24. WOWL; generatore di vocali in stile Early Computer Music14, con possibilità di scegliere
la vocale (TIMBRE) e il gender/spostamento delle formanti (COLOR).
25. VFOF, restituzione delle vocali attraverso FOF-Fonction d’Onde Formantique15 svi-
luppata da Xavier Rodet. Come sopra, TIMBRE sceglie la vocale e COLOR lo spo-
stamento delle formanti.
26. HARM; TIMBRE genera le 13 armoniche superiori all’onda sinusoide pura o alla
somma di armoniche ottenute con COLOR.
27. FM; FM lineare16 a due operatori; TIMBRE controlla l’indice di modulazione, COLOR
controlla la frequenza del modulante. A ore 11, COLOR raggiunge la condizione
C:M = 1:1.
28. FBFM; come sopra, ma con in più il feedback sul carrier per un suono più buzzoso…
29. WTFMC; come sopra, ma con due percorsi feedback: da carrier a modulator e, come
prima, da carrier su se stesso.
30. PLUCK, algoritmo Karplus-Strong17 di corda pizzicata virtuale con tre sovrapposizioni
in decay (per cambiare l’intonazione senza code, è necessario richiamare tre volte la nuo-
va nota); l’algoritmo viene innescato dall’impulso di Trig ricevuto alla porta omonima
(va bene anche il Gate…) ed è controllato in decadimento con TIMBRE e in pluck
position con COLOR.
31. BOWD; algoritmo di corda confricata con archetto; TIMBRE regola l’attrito e COLOR
la posizione dell’archetto lungo la corda.
32. BLOW; algoritmo di ancia; TIMBRE regola la pressione dell’aria, COLOR la geo-
metria del tubo sonoro (rozzamente, si passa dalla semplice insufflazione al registro
di chalumeau tipico del clarinetto).

11
 Informazioni sul Casio CZ-101: https://en.wikipedia.org/wiki/Casio_CZ_synthesizers
12
 VOSIM: http://www.atiam.ircam.fr/wp-content/uploads/2011/12/AES_JAES_1978_Kaegi_VOSIM.pdf
13
  Stan Tempelaars: https://en.wikipedia.org/wiki/Institute_of_Sonology
14
  “Bycicle Built For Two”: https://at.or.at/hans/misc/itp/newmediahistory/bicyclebuiltfortwo.xhtml
15
  Fonction D’onde Formantique: https://ccrma.stanford.edu/~serafin/320/lab3/FOF_synthesis.html
16
  Linear FM: https://en.wikipedia.org/wiki/Frequency_modulation
17
 Karplus-Strong: https://en.wikipedia.org/wiki/Karplus–Strong_string_synthesis
18  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

33. FLUT; con modello ottimizzato per generare il flauto; TIMBRE dosa la preponderanza
del rumore rispetto alla colonna d’aria in vibrazione, COLOR dosa l’energia, e quindi
il salto d’armonica.
34. BELL; sviluppato da Jean-Claude Risset, il suono è controllabile in inarmonici-
tà con COLOR e in decadimento energetico con TIMBRE. Deve essere innescato
da un Trig (o un Gate) ricevuto alla porta TRIG e, per fornire la giusta durata, occorre
regolare accuratamente il Release dell’eventuale inviluppo d’amplificazione (altrimen-
ti, si rischia di tagliare la coda al suono). Il timbro risultante è meno aperto – cioè
con minor quantità di armoniche – rispetto ad altre restituzioni commerciali del suono
originale Risset.
35. DRUM; imparentato con il precedente, genera suoni percussivi assimilabili a tamburi
in metallo; COLOR gestisce la brillantezza (non aspettatevi i 20 kHz…) e TIMBRE
l’assorbimento energetico/decadimento.
36. KICK; modellazione della classica kick analog 808 ottenuta attraverso T-Bridge;
TIMBRE regola il Decay, COLOR regola il bilanciamento Tone/Click. Per un buon
risultato, è necessario centrare l’accordatura giusta con il parametro COARSE.
37. CYMB; modello non esaltante di metallic noise utile per la simulazione 80818
di hat e cymbal; TIMBRE dosa la percentuale noise/tuned pulses, COLOR ren-
de progressivamente più instabile il suono. Anche in questo caso, il COARSE tune
è molto importante.
38. SNAR; rullante analog-style 808, con bilanciamento fondamentale/seconda armonica
(TIMBRE) e snappy amount&decay (COLOR).
39. WTBL; oscillatore tabellato19 con scelta della Wavetable (COLOR) non interpola-
ta e navigazione tra le diverse forme d’onda/frame in tabella (TIMBRE) sottoposta
a interpolazione. Ipnotico alle frequenze medio basse, con un pizzico di riverberazione.
40. WMAP; la tabella normale presuppone un andamento monodimensionale dalla prima
all’ultima o viceversa; una mappa è una “supertabella” bidimensionale in griglia 16x16,
che può essere navigata con interpolazione tanto nello spostamento orizzontale asse
X (TIMBRE) quanto nello spostamento verticale asse /Y (COLOR).
41. WLIN; prende tutte le forme d’onda in tabella disponibili dentro al modulo e le orga-
nizza in un’unica sequenza lineare di suoni che può essere navigata con TIMBRE;
COLOR definisce il tipo di interpolazione e/o la playback resolution. Se il valore
non supera “ore 7”, non c’è interpolazione; quando il valore raggiunge “ore 10”, si appli-
ca l’interpolazione tra i campioni, ma non tra le forme d’onda; a “ore 12”, si interpola
tutto; da “ore 12 in avanti”, l’interpolazione è affiancata ad una progressiva riduzione
della risoluzione audio.
42. WTX4; versione quadrifonica del meccanismo precedente: un’unica tabella navigabile
con TIMBRE, ma eseguita da quattro voci indipendenti che possono essere allontanate
tra loro con COLOR. A partire da un lieve detune/chorus, fino a raggiungere numerosi

18
  Roland TR-808: https://en.wikipedia.org/wiki/Roland_TR-808
19
  Wavetable Synthesis: https://en.wikipedia.org/wiki/Wavetable_synthesis
I moduli disponibili  |  19 

accordi. Sottoponendo COLOR a modulazione esterna, si raggiunge il modo instant


Terry Riley…
43. NOISE; noise filtrato in una sezione state-variable. La frequenza di taglio è COARSE/
FINE, la resonance è TIMBRE, il bilanciamento HiPass/LoPass è COLOR.
44. TWNQ; noise filtrato in una doppia sezione Peak Filter risonante; la sovrapposizio-
ne del profilo twin peak è personalizzabile in cutoff (COARSE/FINE), resonance
(TIMBRE) e spaziatura del secondo picco risonante rispetto al primo (COLOR).
45. CLKN; il modello genera un numero di sample regolabile con TIMBRE (minimo
2 sample) e livelli di quantizzazione con COLOR (da 2 a 32 livelli); la frequenza
è ovviamente regolabile con COARSE/FINE. Glitch, noise, minimal non troppo mini-
mal… è tutto qua.
46. CLOU; la nuvola (cloud20) sfrutta piccoli grani/frammenti di onda sinusoide di fre-
quenza gestita COARSE/FINE, densità e sovrapposizione controllabile con TIMBRE
e randomizzazione/spread regolabile con COLOR.
47. PRCT; le particelle di impulso sono mandate in granulazione. Come sopra, si regola
“l’intonazione centrale” con COARSE/FINE, la densità/sovrapposizione con TIMBRE
e lo spread/randomizzazione sul tune con COLOR. Consigliato il riverbero per la drone
glitch ipnotica o il dry purissimo per gli amanti delle sensazioni minimal strong.
48. QPSK; simula il suono ottenibile in telecomunicazione attraverso phase-shift
keying21. Probabilmente, non ha alcun impiego pratico, se non la curiosità timbrica
del segnale glitchato in modo imprevedibile per gli umani. COLOR definisce il valore
8 bit che è modulato nel portante; TIMBRE definisce la bit rate e COARSE/FINE
è l’intonazione del portante. Ogni volta che il modulo riceve un Trig, emette un frame
di sincronizzazione 16 bit.
Una buona conoscenza degli algoritmi disponibili, e delle loro possibilità timbriche, garan-
tisce ottimi risultati nella programmazione con il sistema modulare. Più avanti, forniremo
una tabella riassuntiva nella quale cercare le possibili soluzioni (su livelli diversi di efficacia)
alle più comuni esigenze della programmazione modulare.
È ovvio che, con il Macro Oscillator, diventa possibile raggiungere una quantità impres-
sionante di comportamenti timbrici all’interno della stessa linea di sintesi. Se ne raccomanda
lo studio e la sperimentazione approfondita.

20
  Granular Synthesis: https://en.wikipedia.org/wiki/Granular_synthesis
21
  Phase-Shift Keying: https://en.wikipedia.org/wiki/Phase-shift_keying
20  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.2.2 Audible Instruments Modal


Synthesizer

Ingombro: 34 unità
Carico sulla CPU: 9.7%

È modellato su Elements22, la struttu-


ra in sintesi modale sviluppata da Oliver
Gillette per Mutable Instruments; manca
l’ingresso stereo per il segnale audio esterno,
ma ce ne faremo una ragione. L’apparecchio
è composto da due sezioni (a sinistra il bloc-
co di eccitazione, a destra quello del risonatore) e permette di personalizzare l’oggetto sonoro
modellato: si decide se si vuole suonare con l’archetto (BOW), o soffiare (BLOW), o col-
pire (STRIKE), variando parametri contestuali come Contour e Timbro per l’archetto,
Contour, Flow/flusso e Timbro per l’insufflazione, Densità/Mallet e Timbro per la per-
cussione. I tre modi possono convivere simultaneamente, cosa impossibile – come è ovvio
– nel mondo reale, a meno di non compiere autentiche acrobazie meccaniche.
Il menu contestuale permette di raggiungere tre modelli
di comportamento relativi a:
• Original: il funzionamento del modello hardware,
già disponibile dalla v.0.3.1.
• Non-Linear String: l’emulazione della corda confrica-
ta (o “soffiata” o percossa) avviene attraverso un modello
di comportamento non lineare; è più facile raggiungere
sonorità dense di armoniche dispari.
• Chords: dispone diversamente le componenti generate.
La procedura di programmazione timbrica, quindi, prevede due momenti distinti di rea-
lizzazione: decidere come sollecitare l’oggetto sonoro e definire in che modo si comporterà
l’oggetto sonoro personalizzabile.

>>Bow
Confricare, con un archetto o con altro sollecitatore esterno, un corpo sonoro mette
in movimento l’energia sonora; l’energia impartita è regolata alzando il valore del para-
metro BOW; il suo TIMBRE regola l’omogeneità o la “rugosità” nella superficie virtuale
dell’archetto; in questo modo, il suono può essere vellutato (rotazione antioraria del para-
metro) o più ricca di armoniche acute (rotazione oraria); il valore di CONTOUR per-
mette di selezionare un profilo d’inviluppo (percussivo, statico, progressivo, evolvente)
tra quelli presettati.

22
  Ulteriori informazioni su Elements: https://mutable-instruments.net/modules/elements/
I moduli disponibili  |  21 

>>Blow

Regola la quantità di energia impartita al modello attraverso insufflazione; con FLOW,


si sceglie il tipo di rumore usato come segnale d’eccitazione; anche in questo caso, è dispo-
nibile il preselettore d’inviluppo CONTOUR. Con TIMBRE, si regola ulteriormente
la densità acuta/rugosità del generatore di rumore.

>>Strike
La quantità di percussione noise usata come segnale eccitatore; superato il valore “posizio-
ne ore 2”, parte del rumore inviluppato è inviata anche all’uscita del modulo, per rendere
più cattivo il segnale. Il tipo di percussione è selezionabile con MALLET (campionamenti
di stick e mazzuoli, modellazione fisica dei medesimi senza perdita energetica, modella-
zione dei plettri, modellazioni di rimbalzi). TIMBRE incrementa brillantezza e velocità
dei rimbalzi…
Il segnale generato dalla sezione di eccitazione (innescato dall’ingresso Gate e personaliz-
zato dall’eventuale controllo esterno di STRENGTH), alla frequenza definita con i parame-
tri COARSE/FINE, pilotato da segnali esterni 1V/OCT ed eventuali modulazioni esterne
FM (attraverso attenuverter dedicato), sono processati nella sezione risonatore, che permet-
te una distribuzione dell’energia generata altamente personalizzabile, sconfiggendo i limiti
delle architetture fisiche.
I parametri chiave della personalizzazione sono:
• Position; il punto nella superficie/membrana o lungo la corda, o nel tubo sonoro,
dove si immette energia. Se il parametro è modulato in tempo reale, il risultato ricorda
il trattamento attraverso filtraggio comb o phaser; una posizione di percussione centrale
a una “membrana energetica” privilegia, per cancellazione delle armoniche pari, le sole
armoniche dispari.
• Damping; l’attenuazione delle armoniche acute attraverso velocizzazione del loro deca-
dimento; l’esempio più banale è il palm muting sulle corde, per ottenere il classico
suono stoppato.
• Geometry; cambiando la forma dell’oggetto sonoro (quale che esso sia, corda, tubo,
membrana, ibrido…), cambierà il modo con il quale l’energia impartita si trasmette,
rimbalza, si redistribuisce. È un altro parametro impegnativo da modulare.
• Brigthness, la persistenza/trasmissione delle armoniche più acute, correlata alla rigidi-
tà simulata del medium utilizzato; più il materiale è rigido (vetro, metallo), maggiore
sarà la persistenza delle acute; più il materiale è inerte (nylon o legno), minore sarà
la sua brillantezza.
Il segnale elaborato dal Modal Oscillator viene arricchito da una densa e lunga coda di river-
bero stereo regolabile con il comando SPACE; anche questo, come tutti gli altri, è modu-
labile dall’esterno attraverso tensione processata con attenuverter dedicato.
Attenzione! In alcuni casi, specie se si esagera con la lunghezza del riverbero, dopo aver esauri-
to una lunga coda di decadimento, il motore di spazializzazione può smettere di funzionare (per-
lomeno, nella v. 0.3.1); nel caso, basta variare il valore del controllo per fargli riprendere vita…
22  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.2.3 Audible Instruments Tidal Modulator

Ingombro: 14 unità
Carico sulla CPU: 0.9%

È l’incarnazione virtuale del modulo Tides23 Mutable Instruments.


Come questo, condivide funzioni di modulatore transiente o ciclico
e di generatore in banda audio; il suo funzionamento non è imme-
diato, ma – una volta afferrati i pochi concetti importanti – risulta
pressoché insostituibile all’interno del percorso di sintesi.
Da un punto di vista squisitamente teorico, l’unica differen-
za tra un generatore d’inviluppo e un oscillatore a bassa frequenza
è il comportamento transiente (one shot) del primo e la ripetitività ciclica del secondo;
se un circuito offre un inviluppo con loop (o un lfo con one shot), le differenze sono azze-
rate. Ancora, se un lfo viene fatto girare talmente velocemente da entrare in banda audio,
le differenze tra lfo e oscillatore “tradizionale” si azzerano. Questi sono i due principi
che governano il funzionamento del Tidal Modulator. A differenza di un circuito di gene-
razione audio tradizionale, il Tidal interviene sulla forma d’onda/segnale generato agendo
sulla curvatura dei segmenti di salita (rise) e discesa (fall) attraverso parametro SHAPE, sulla
loro percentuale relativa all’interno del ciclo (con il parametro SLOPE) e sul contenuto
armonico – un’ulteriore variazione grafica (con il parametro SMOOTHNESS).

>>Comportamento one shot o ciclico


Con l’interruttore MODE (in alto a sinistra sul pannello), si sceglie il comportamen-
to AD Envelope one shot (LED verde), ripetizione ciclica (LED spento), AR Envelope
one shot (LED rosso).
Per far partire l’inviluppo AD o AR, è necessario collegare un impulso alla porta TRIG.
In mancanza di sorgenti TRIG, si può usare una tensione di GATE, sopportando il rimbalzo
al Gate Off, o si può generare un impulso di Trig “modellandolo” con un cortissimo inviluppo
ADSR ridotto al solo Decay e innescato dal Gate – non è elegante, ma funziona.
Se il TRIG rimane collegato anche quando Tidal lavora in banda audio, al segnale prodotto
si somma un interessante transiente iniziale che può avere interessanti usi nella sintesi di per-
cussioni analogiche.

>>Range e regolazione di frequenza nei modi ciclici


La velocità del Tidal Modulator corrisponde all’intonazione del segnale generato in ban-
da audio o alla densità degli eventi di modulazione ciclica prodotti in banda sub audio.
In tutti e due i casi, si interviene con il comando di pannello FREQUENCY (quattro
ottave di escursione), con la tensione esterna 1V/OCT non attenuata, con la tensione
FM attenuabile e/o invertibile.

23
  Ulteriori informazioni su Tides, qui: https://mutable-instruments.net/modules/tides/
I moduli disponibili  |  23 

In aggiunta, è possibile specificare tre range di frequenza indipendenti con il secondo inter-
ruttore a tre posizioni presente nel pannello comandi: low range (LED verde) da 20 minuti
a 5 Hz; mid range (LED spento) da 0.05 a 300 Hz; hi range (LED rosso) da 8 a 10 kHz.

>>Selezione della forma d’onda (o dell’inviluppo)


Si lavora con il comando SHAPE, scegliendo tra sette possibili variazioni. Come è facile
immaginare, la forma d’onda arrotondata ha un timbro morbido, che diventa più aspro
mano mano che aumentano le increspature e i profili rigidi.

Qui sopra, i sette profili di base, con SHAPE (vedi


sotto) in posizione simmetrica.
Dopo aver selezionato uno SHAPE, si interviene
con lo SLOPE, che deforma il ciclo privilegiando il seg-
mento di salita RISE rispetto a quello di decadimento FALL; l’intervento assume valori
diversi a seconda della forma d’onda/SHAPE selezionata.
Qui a fianco, il trattamento di
SLOPE applicato a un’onda trian-
golare. (Il procedimento porta a
risultati diversi – che devono essere
sperimentati e controllati attraverso modulo Fundamental Scope – sulle due diverse uscite
UNI(polare) e BIP(olare).
Qui a fianco, il trattamento di
SLOPE applicato a un’onda sinusoide.
I tre parametri SHAPE, SLOPE
e SMOOTHNESS sono controllabili
a distanza con tensioni CV non attenuabili.
L’ampiezza del segnale (modulante o audio, indifferentemente) prodotto dal circuito
è regolabile a distanza attraverso tensione collegata alla porta LEVEL; ovviamente, il segnale
di controllo deve essere unipolare.

>>Sincronizzazione e inneschi
Quando Tidal Modulator è in comportamento transiente (inviluppo AD o AR), un impulso
collegato all’ingresso TRIG fa partire la modulazione; se si sceglie il comportamento ciclico
LFO, l’impulso resetta temporaneamente il ciclo e (alle alte frequenze), produce un thump
con interessanti implicazioni timbrico percussive.
Un treno d’impulsi collegato alla porta CLOCK permette di sincronizzare il comporta-
mento del Tidal Modulator su una velocità esterna – ad esempio, l’uscita GATES del SEQ-3.
Non è implementato il modo CLOCK/PLL della versione hardware.
24  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

>>Uscite disponibili

Il segnale elaborato è disponibile in formato 0/+1 alla porta UNI(polare) o in formato


-1/+1 alla porta BIP(olare); tra i due trattamenti, ci sono significative differenze grafiche
che devono essere sperimentate caso per caso.
Se necessario, si possono costruire eventi a staffetta prelevando la tensione “alta” emessa
alla fine del segmento RISE sull’uscita HIGH TIDE e alla fine del segmento FALL sull’u-
scita LOW TIDE.
In condizioni di CPU aggravata, Tidal Modulator può lavorare come sorgente sonora
“d’emergenza”.

2.1.2.4 Audible Instruments Wavetable Oscillator


Ingombro: 18 unità
Carico sulla CPU: non disponibile nella v.0.4.0.

Aggiunto con la v.0.4.0., fornisce accesso ad audio in tabella; la wave-


table è composta da otto file ROW di otto colonne COLUMN cia-
scuna (per un totale di 64 forme d’onda singolo ciclo raggiungibili);
le transizioni sono gestite attraverso crossfade fluido. Il comando
SMOOTHNESS agisce come un “super-shaper” in grado di spia-
nare completamente il segnale (posizione antioraria), farlo lavo-
rare normalmente (posizione centrale) o applicare un wavefolder
(posizione oraria). Ci sono tre tabelle raggiungibili con il selettore
A-B-C (i LED diventa rosso, si spegne o diventa verde).
Oltre alle tre porte CV per il controllo a distanza di ROW, COLUMN e SMOOTHNESS,
è possibile pilotare i comportamenti di SYNC (forzatura di ciclo), FREEZE (congelamento
del segnale generato), LEVEL (ampiezza del segnale d’uscita), BANK (selezione di banco).
Si può gestire l’intonazione 1V/OCT in modo non attenuato (la tensione ricevuta
si somma alle regolazioni di pannello) e FM con possibiità di attenuazione/inversione attra-
verso processore FM dedicato. L’intonazione/frequenza può essere selezionata all’interno
di tre escursioni diverse Low – Mid – High raggiungibili con un selettore a tre posizioni
verde – nero – rosso; l’alta frequenza offre possibili impieghi
audio; la bassa frequenza permette di usare il modulo come
LFO particolarmente raffinato.
Le uscite disponibili comprendono: segnale UNI (andamento
unipolare), segnale BIP (andamento bipolare, comportamento
SUB (onda quadra generata un’ottava più in basso del segnale
principale), 1-BIT (comportamento full square wave alla fre-
quenza del segnale principale).

2.1.2.5 Audible Instruments Texture Synthesizer


Ingombro: 18 unità
Carico sulla CPU: 8.3%
I moduli disponibili  |  25 

È modellato direttamente sopra le caratteristiche del Mutable Instruments Clouds Texture


Synthesizer24; come già visto, a proposito del Macro Oscillator, anche in questo caso alcune
funzioni di personalizzazione del modo Advanced non sono, per ora (v. 0.3.1) presenti.
Il modulo riceve un segnale audio stereofonico e lo sottopone a granulazione realtime,
con possibilità di catturare in Freeze il flusso audio, continuando la riproduzione anche
quando la sorgente ha smesso di suonare.

>>Impostazioni preliminari
Il segnale stereo in ingresso può essere regolato attraverso controllo IN GAIN (nella versione
hardware, con un’escursione -18/+6 dB); per facilitare la comprensione del modulo, è meglio
preparare una sorgente sonora pronta alla granulazione: un oscillatore può andare benissi-
mo; un file audio ricevuto a due porte audio (if any) del vostro PC – e gestito agli INPUTS
1 e 2 del Fundamental Audio Device andrà ancora meglio.

>>Blend
Il bilanciamento tra ingresso dry e trattamento di granulazione è regolabile col comando
BLEND; una tensione di controllo, non attenuabile, ricevuta alla porta omonima permette
la gestione a distanza del parametro.

>>Subordinazione a TRIG esterni e regolazione di densità


Il flusso audio in uscita al modulo può essere costante – in modo compatibile con le rego-
lazioni di pannello e la persistenza in FREEZE (vedi sotto) – o subordinato alla ricezione
di uno o più impulsi esterni collegati alla porta TRIG.
In assenza di sollecitazioni esterne, con il controllo DENSITY in posizione “ore 12”
non c’è generazione di grani; se si aumenta il valore del parametro in senso antiorario,
aumenta la densità dei grani emessi a intervalli regolari di tempo (fino a raggiungere la tor-
renzialità); se si aumenta il valore del parametro in senso orario, aumenta la dimensione
dei grani generati a intervalli di tempo irregolari. Anche in questo caso, al massimo valore,
si raggiunge il flusso ininterrotto.

>>Dimensione e intonazione dei grani – conseguenze timbriche


I grani ricavati dal segnale audio sono eseguiti con dimensione SIZE e intonazione PITCH
regolabile attraverso i due controlli; una dimensione molto ridotta facilita la produzione
di tessitura glitch con eventi isolati (se, alla porta TRIG, si mandano sporadici impulsi
per la generazione).
Un grano molto corto produce un evento audio difficilmente riconducibile al segna-
le originale; dimensioni/lunghezze più rilassate possono facilitare il riconoscimento, fino
a replicare, con opportune regolazioni di DENSITY e TEXTURE, il comportamento
ottenibile con uno short/mid delay con una buona quantità di feedback.

24
  Ulteriori informazioni su Clouds: https://mutable-instruments.net/modules/clouds/
26  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

Se l’intonazione del grano viene allontanata da quella del segnale originale (attraverso
controllo di pannello PITCH – con escursione +/-2 ottave – o con tensione esterna 1V/
Oct – ovviamente non attenuabile), il risultato audio può guadagnare fascino e caratteri-
stiche inedite.

>>Dimensione e tessitura dei grani


Il comando SIZE definisce la durata, in millisecondi, dei grani ricavati dal segnale originale
in base alla DENSITY (locale o pilotata a distanza con CV).
L’inviluppo, cioè l’articolazione di ampiezza, di ciascun grano è regolabile con il coman-
do TEXTURE (in modalità locale o con CV esterno) facendo riferimento a diversi modelli
raggiungibili lungo l’escursione del parametro stesso (square, triangle, Hann, progressiva-
mente più morbidi e privi di transienti); un’articolazione brusca “rettangolare” conferisce
al grano una qualità scoppiettante, un’articolazione progressiva o gaussiana rende il flusso
audio più morbido. Se il parametro supera la posizione “ore 2”, entra in funzione un ulte-
riore valore di diffusione per sovrapposizione.
Come è facile immaginare, con valori estremi di DENSITY, SIZE e TEXTURE, l’effetto
Riverrun è assicurato.

>>Da dove catturare il grano – parametro POSITION


Con POSITION, si decide da quale punto del buffer di registrazione (freezato o realti-
me) inizierà il procedimento di cattura dei grani; la variazione parametrica (locale o sotto
CV esterno) ha poco senso se il segnale audio è indifferenziato (ecco perché, nelle fasi ini-
ziali di studio del modulo, ha poco senso collegare al suo ingresso una semplice sinusoide
non modulata…), ma diventa fondamentale quando il segnale audio abbia una sua storia
e una sua evoluzione, ad esempio nel caso di un breve frammento parlato.

>>Condizione di FREEZE – far suonare il modulo senza segnali in ingresso


Inviando una tensione di Gate ON (o un CV costante di valore pari a 1 – ad esempio,
l’uscita del Befaco A*B+C con il solo controllo C al massimo) alla porta FREEZE, si cat-
tura l’audio in ingresso in un buffer che ne permette l’esecuzione differita incondizionata;
la condizione di cattura del buffer audio non si azzera se il modulo – con il
click destro contestuale – viene nuovamente inizializzato, ma ovviamente
non sopravvive al cambio/reload di patch.
Allo stato attuale dello sviluppo (v. 0.3.1), mancano i parametri di Stereo
Spread, Feedback Amount, Reverberation Amount e la possibilità di variare
la qualità audio in densità e risoluzione. Allo stesso modo, non è possibile
salvare quattro buffer Freeze indipendenti.

2.1.2.6 Audible Instruments Meta Modulator


Ingombro: 10 unità
Carico sulla CPU: 1.2%
I moduli disponibili  |  27 

È modellato sulle funzioni del modulo Mutable Instruments Warps25, che concentra
al suo interno storici modi di combinazione per i due segnali Carrier e Modulator. Come
nella versione harwdare, è possibile contare su un Carrier interno (INT.OSC) in grado
di generare sinusoide, triangolare o quadra a frequenza variabile localmente e pilotabile
a distanza.

>>Percorso audio
Se non si usa il Carrier interno, i due segnali
Carrier e Modulator (rispettivamente, 1 e 2)
sono collegati ai due ingressi in basso a sini-
stra nel modulo e, dopo la combinazione
operata con l’algoritmo scelto, sono pre-
sentati alla singola uscita combinata 1&2.
In aggiunta, l’uscita AUX propone il segnale puro del Carrier (interno o esterno che sia)
non processato.
Lo schema è preso dalla documentazione originale Mutable Instruments.

>>Algoritmi disponibili
A partire dalla disponibilità di due segnali, il modulo offre nove possibilità
di loro combinazione:
1. Crossfade; col controllo TIMBRE, si bilancia l’ascolto di Carrier e Modulator.
2. Crossfolding; il modulo opera la somma di Carrier e Modulator e applica, in base
al valore di TIMBRE, una quantità variabile di wavefoldin/waveshaping – ripiegamento
della forma d’onda.
3. Ring Modulation Diode; il comportamento dello storico circuito; C+M e C-M senza
presenza dei segnali originali26; TIMBRE aggiunge distorsione e clipping.
4. Ring Modulation Digital; modulazione ad anello più “precisa”, ottenuta attraverso
moltiplicazione emulata (come dichiarato nella manualistica M.I.) sul componente
AD63327. TIMBRE aggiunge gain boost e clipping.
5. XOR Modulation; è ancora un’altra forma di modulazione ad anello ottenuta, econo-
micamente, con l’operatore logico XOR e utilizzata largamente negli Anni 70 per pro-
cessare le onde quadre prodotte da due oscillatori (ad esempio, dentro l’ARP Odyssey28).
TIMBRE seleziona i bit di segnale che vengono combinati XOR. Il segnale risultante
può variare sensibilmente.
6. Comparazione e Rettifica; con il controllo TIMBRE, si passano in rassegna diversi
trattamenti di comparazione, sostituzione di valore e rettifica sul segnale Modulator.

25
  Ulteriori informazioni su Warps: https://mutable-instruments.net/modules/warps/
26
  Balanced Modulation: http://www.ques10.com/p/3542/explain-balanced-modulator/
27
  Ulteriori informazioni su Analog Devices AD633: http://www.analog.com/media/en/technical-documen-
tation/data-sheets/AD633.pdf
28
  ARP Odyssey: http://www.vintagesynth.com/arp/odyssey.php
28  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

7. Vocoder 1-2-3; i tre algoritmi di vocoder29 trasferiscono il contenuto spettrale del segna-
le modulante sul segnale portante, tanto interno quanto esterno al modulo. Il comando
TIMBRE altera le corrispondenze tra le 20 bande di analisi e le 20 bande di sintesi, spo-
stando le formanti e variando in modo anche significativo l’effetto percepito. I tre algo-
ritmi sono diversificati per la progressiva elongazione dei tempi di risposta/rilascio degli
envelope follower, cioè dei circuiti che analizzano l’energia presente nelle diverse bande
di analisi applicate al segnale modulante, per poi trasferirla alla rimodulazione realtime
del contenuto armonico sul segnale portante. Quando TIMBRE è completamente
in posizione oraria, l’analisi del segnale Modulator è congelata in Frozen Mode.
Questi tre algoritmi hanno senso “tradizionale” di vocoder quando, come modulante, viene
utilizzato un segnale speech – un parlato, real time o registrato in precedenza – collegato alla
porta Input 1 del modulo Fundamental Audio Interface; come è facile immaginare, “rendono
meno” quando anche il modulante è un segnale sintetizzato ad andamento statico.
Se si usa come modulante una sinusoide pura, controllata in frequenza con un lento vibrato,
il trattamento applicato al Carrier sarà un lento passaggio di frequenze che enfatizza ogni singola
armonica presente all’interno di quest’ultimo.

2.1.2.7 Audible Instruments Resonator


Ingombro: 14 unità
Carico sulla CPU: 9,6%

È modellato sul M.I. Rings Resonator30, risonatore fortemen-


te ispirato alle prestazioni del più grande Elements. Un risonatore
è un elemento della catena audio che sovrappone a un segnale in tran-
sito caratteristiche timbriche riconducibili a precisi modelli acusti-
ci; in alcuni casi, come per il nostro modulo, invece di processare
il segnale audio esterno, si può innescare l’emissione sonora inviando
al circuito un impulso di Trig/Strum sufficientemente ripido.

>>Polifonia virtuale
Il circuito, come nella versione hardware, produce una, due o quattro note non indipendenti
come articolazione, ma organizzate separatamente sulle uscite ODD e EVEN attraverso
un raffinato meccanismo di spazializzazione/detune; in questo modo, le code di release
possono sovrapporsi e il suono si apre con maggior attinenza a determinati modelli acusti-
ci. Il numero delle voci si sceglie con l’interruttore in alto a sinistra nel pannello coman-
di: quando si accende il LED di colore azzurro, c’è un’unica voce monoaurale; quando
si accende il LED giallo, ci sono due voci in ping-pong sulle due uscite, accordate in quinta;
con il LED rosso, ci sono quattro voci, due left e due right, con ancora maggior animazione
nell’accordatura in quinta.

29
 Vocoder: https://en.wikipedia.org/wiki/Vocoder
30
  Ulteriori informazioni su Rings: https://mutable-instruments.net/modules/rings/
I moduli disponibili  |  29 

>>Modelli di risonatore

Ci sono tre tipi di comportamento selezionabili con l’interruttore in alto a destra


nel pannello:
• Modal Resonator (LED blu), con significativo assorbimento energetico e decadimento
veloce delle frequenze più acute (il legno è un esempio tipico);
• Sympathetic Strings (LED giallo) impiega filtri a pettine per generare vibrazioni di cor-
de che interagiscono tra loro;
• Modulated/Inharmonic Strings (LED rosso) si basa sull’algoritmo di Karplus-Strong
e produce corde pizzicate ampiamente personalizzabili in pizzico iniziale, dispersione
armonica e coefficiente inarmonico.

>>Controlli
È possibile regolare l’intonazione del fenomeno audio con il parametro FREQUENCY,
già predisposto per il controllo 1V/OCT e anche una tensione di controllo esterna atte-
nuabile e invertibile.
La struttura armonica può essere alterata con STRUCTURE; il risultato varia a seconda
del modello scelto anche se, in tutti i casi, l’intervento è concentrato sui rapporti di fre-
quenza tra fondamentale e le diverse armoniche generate.
Come nei precedenti circuiti di modellazione fisica, BRIGTHNESS decide quanta
energia deve girare nel segnale generato e DAMPING definisce lo smorzamento/filtraggio
sulle armoniche acute.

2.1.2.8 Audible Instruments Multiples


Ingombro: 4 unità
Carico sulla CPU: 0.3%

Riproduce le tre sezioni operative presenti nel modulo Links31 Mutable Instruments;
non deve esseree sottovalutato nella sua apparente semplicità.

>>Sezione superiore – Multiple


È un multiplo 1:3. Il segnale collegato all’ingresso viene reso disponibile sulle
tre uscite marcate OUT.
Può essere usato per mandare lo stesso segnale alle porte OUTPUT 1 e 2 della
Core Audio Interface e anche al modulo Fundamental Scope, ma può tornare
utile anche per distribuire nel sintetizzatore controlli 1V/OCT ai vari oscillatori e tensioni
di Gate ai diversi inviluppi. Ovviamente, il comportamento stackable dei cavi disponibili
con la v.0.4.0. rende funzionalmente superfluo il multiplo.

31
  Ulteriori informazioni su Links: https://mutable-instruments.net/modules/links/
30  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

>>Sezione intermedia – Unity Gain Adder

I due segnali collegati agli ingressi superiori sono sommati tra loro e forniti alle due uscite
inferiori. Detto in altro modo: gli ingressi A e B sono disponibili alle due uscite in formato
A+B e A+B.

>>Sezione inferiore – Mixer


I tre segnali IN sono sommati tra loro e portati all’uscita OUT; nella versione hardwa-
re, ciascun segnale è scalato ad 1/3 del proprio valore iniziale per evitare clipping; qui,
non c’è scalatura.

2.1.2.9 Audible Instruments Utilities


Ingombro: 4 unità
Carico sulla CPU: 0.8%

È il modulo Kinks32 Mutable Instruments, che contiene tre comportamenti indi-


pendenti di rettificatore, somma logica e Sample & Hold.

>>Sezione superiore – Rettificatore


Il segnale alla porta IN è disponibile in versione full wave rectifier (con rovescia-
mento della parte negativa e, con alcune forme d’onda, raddoppio della frequenza
percepita – uscita in basso a destra), positive rectifier (eliminazione della parte
negativa – uscita in basso a sinistra) e inversione (uscita in alto a destra).
Qui a fianco: Full Wave Rectifier,
Positive Rectifier, Inverter. In tutte e tre
le immagini, la sinusoide rosa è il segna-
le originale, la forma d’onda azzurra è il
risultato del trattamento.

>>Sezione centrale – LOGIC


Può lavorare con una coppia di segnali analogici o di segnali digitali (nel primo caso inten-
diamo segnali che hanno variazioni di valore continue e fluide; nel secondo intendiamo
segnali di controllo che hanno solo due stadi on o off, 0 o 1). Se si esclude la rimodellazione
dei filtri Traveller presenti nei vecchi strumenti KORG33, il trattamento dei segnali logici
può tornare molto più utile.
Lo stesso circuito può quindi essere usato per ottenere:
• Minimum Out per comparazione tra due segnali analogici o LOGIC AND tra due segna-
li logici (ad esempio, due Gate prodotti da tastiera e sequencer: l’inviluppo parte solo
quando tutti e due sono attivi).

32
  Ulteriori informazioni su Kinks: https://mutable-instruments.net/modules/kinks/
33
  KORG Traveller Filter: http://www.vintagesynth.com/korg/mini700s.php
I moduli disponibili  |  31 

• Maximum Out per comparazione tra due segnali analogici o LOGIC OR tra due segnali
logici (o la prima o la seconda sorgente di clock fanno partire l’inviluppo).
Nell’ultimo caso, occorre ricordare che che in certe condizioni il comportamento OR è meno
“utile” del più selettivo XOR…

>>Sezione inferiore – Sample & Hold con Noise Generator residente


Il Sample & Hold prende il segnale ricevuto alla porta IN, lo campiona quando riceve
un impulso di TRIG e prolunga artificialmente il valore campionato (hold) fino al Trig
successivo; il risultato dell’elaborazione è disponibile alla porta OUT.
Internamente, il modulo sfrutta una sorgente NOISE, disponibile alla porta dedicata,
normalizzato all’ingresso del circuito.
Attenzione! L’ingresso TRIG interpreta il transiente ripido positivo del Trigger e del Gate…
per farlo funzionare, si può anche usare un ADSR per creare un impulso di decay molto cor-
to, il più possibile simile a un Trigger, pilotato dal Gate “ufficiale” e “ingannare” il circuito
del modulo S&H. Basterà mettere al minimo tutti e quattro i comandi ADSR dell’inviluppo
e usare la sua uscita “come se fosse un impulso di Trigger”.

2.1.2.10 Audible Instruments Mixer


Ingombro: 6 unità
Carico sulla CPU: 0.4%

Recupera le competenze messe a punto con lo Shades34 Mutable Instruments


e offre tre canali di attenuazione indipendenti, ma combinabili.
Il comportamento dei tre regolatori è selezionabile tra semplice attenuazione
0/+1 o inversione-attenuazione -1/+1. In aggiunta, in assenza di segnali o tensio-
ni ai tre ingressi, i regolatori diventano gestori/generatori di costante utilizzabile,
previa scalatura, per agire su parametri significativi della struttura di sintesi.
La costante generata ha valore 0 in a sinistra se si lavora unipolarmente o valore
0 in posizione centrale se si lavora bipolarmente.
Le uscite del modulo sono normalizzate tra loro: se non si collega l’uscita 1, OUT 2 con-
tiene la somma di Out 1 + Out 2; se non si collega neanche l’uscita 2, OUT 3 contiene
la somma di Out 1 + Out 2 + Out 3.
Attenzione! La normalizzazione interna non permette l’impiego del modulo come distribu-
tore; per questo compito, se non si usano i cavi stackable, l’unica alternativa possibile è il com-
portamento “multiplo” ottenibile con l’omonimo modulo precedentemente incontrato.
I LED segnalano in rosso valori inferiori allo 0 e in verde valori superiori allo zero.

2.1.2.11 Audible Instruments Bernoulli Gate


Ingombro: 6 unità
Carico sulla CPU: 0.2%

34
  Ulteriori informazioni su Shades: https://mutable-instruments.net/modules/shades/
32  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

La doppia porta di Bernoulli35 – il modulo Branches36 Mutable Instruments –


permette di inviare un qualsiasi segnale IN all’uscita OUT A oppure all’uscita
OUT B su decisionale imprevedibile ma influenzabile spostando il valore del
potenziometro (o inviando una tensione di controllo esterna).
Quando il potenziometro è completamente antiorario, il segnale è ruota-
to solo su OUT A; in posizione completamente oraria, il segnale è ruotato
su OUT B.
Inviando una tensione significativa all’ingresso di controllo, ciascuna sezione
del modulo si comporta come un electronic switch 1:2 controllabile a distanza (pec-
cato non avere anche la configurazione 2:1... sarebbe stata utilissima per costruire
sequenze più lunghe di otto step).
In questo caso, quando la tensione è alta, il segnale in ingresso esce da OUT B, se la tensione
è bassa il segnale esce da OUT A.

2.1.2.12 Audible Instruments Quad VC-Polarizer


Ingombro: 12 unità
Carico sulla CPU: 0.3%

È la versione virtuale del Blinds37 Mutable Instruments. Contiene quat-


tro sezioni identiche tra loro che possono lavorare come polarizzatore
di tensione, o come moltiplicatore a quattro quadranti (quindi, ring
modulation o amplificazione con inversione di polarità, a scelta, o –
a seconda della tensione di controllo – amplificatore normale).
L’illustrazione qui sotto è ripresa dalla manualistica originale Mutable
Instruments.
Come tradizione in
questo tipo di modulo,
i canali sono normalizzati internamen-
te, quindi l’uscita del blocco 1 è presente
nell’uscita del 2 se non la si preleva indi-
vidualmente, e così via; in assenza di con-
nessioni intermedie, dal blocco 4 escono i
segnali 1+2+3+4.
Ciascun blocco permette di scalare, invertire o modulare con una tensione esterna
un qualsiasi segnale audio o di controllo. La modulazione di un segnale per l’altro avviene
a quattro quadranti, cioè prendendo in considerazione tanto le componenti positive quanto
quelle negative di tutti e due i segnali… in questo modo, A*B produce A+B e A-B in perfetto
stile ring modulator.

35
 Bernoulli: https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Bernoulli
36
  Ulteriori informazioni su Branches: https://mutable-instruments.net/modules/branches/
37
  Ulteriori informazioni su Blinds: https://mutable-instruments.net/modules/blinds/
I moduli disponibili  |  33 

Se, invece, il segnale di controllo è unipolare (cioè ha escursione compresa tra 0 e 1),
ciascuna sezione si comporta da amplificatore tradizionale.

2.1.2.13 Audible Instruments Quad VCA


Ingombro: 12 unità
Carico sulla CPU: 0.3%

È la versione virtuale del Veils38 Mutable Instruments. Ciascun blocco


operativo, la cui uscita è, come di consueto, normalizzata ai canali succes-
sivi, riceve un segnale audio o di controllo all’ingresso IN e lo moltiplica
per la tensione di controllo ricevuta alla porta adiacente o per il valore
impostato con il potenziometro di pannello 1 – 2 – 3 – 4.
Una regolazione addizionale permette, canale per canale, di perso-
nalizzare la risposta esponenziale o logaritmica del circuito (sono pos-
sibili infinite variazioni intermedie). Il LED di segnalazione si accende
al passaggio del segnale.
In assenza di segnali esterni di controllo, il canale usa il potenziometro come generatore
di costante “per l’ampiezza d’uscita” del segnale presente all’ingresso IN.

2.1.2.14 Audible Instruments Keyframer/mixer


Ingombro: 12 unità
Carico sulla CPU: non disponibile nella v.0.4.0.

Il modulo, ispirato al comportamento dell’hardware Frames39


di Mutable Instruments, può lavorare come quadruplo mixer
per segnali audio o di controllo, come generatore per quattro
valori CV costanti, come “automatore di livelli” per quattro sor-
genti esterne (audio o di controllo) permettendo la transizione
immediata o fluida tra un “frame” di livellamento ad un altro.

>>Gestione di segnali esterni o generazione di costanti interne


I segnali collegati agli ingressi 1-2-3-4 sono dosati attraverso
i quattro regolatori omonimi e poi inviati, in somma, all’uscita MIX. In alternativa, sono
disponibili su base individuale alle uscite 1-2-3-4.
In alternativa ai segnali esterni, con il selettore +10V OFFSET, si può far generare
al modulo una tensione +10V costante che può essere scalata/attenuata con i regolatori
di livello; la tensione è disponibile a tutte le porte di uscita del modulo.

38
  Ulteriori informazioni su Veils: https://mutable-instruments.net/modules/veils/
39
  Ulteriori informazioni su M.I. Frames, qui: https://mutable-instruments.net/modules/frames/manual/
34  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

>>Scrivere un mixaggio e automatizzare il passaggio tra un frame di mixaggio e l’altro

Il bilanciamento raggiunto con i quattro regolatori di livello può essere memorizzato


in un “frame” usando il tasto ADD; è possibile depositare in memoria fino a 20 frame/
mixaggi differenti lungo l’escursione del big knob centrale: ogni volta che il musicista lo ritiene
utile, crea una nuova memorizzazione di livello con il tasto ADD (o la cancella con il tasto
DEL) e poi naviga attraverso i diversi mixaggi con la tensione di controllo applicata alla
porta FRAME e dosabile attraverso attenuverter dedicato..
Simmetricamente, ogni volta che si raggiunge una posizione occupata da un frame,
il modulo emette una tensione di controllo alla porta FR.STEP.
Il menu contestuale contiene, per cia-
scuno dei quattro canali, la possibilità di
scegliere diverse “balistiche e traiettorie”
per le transizioni tra i frame memorizzati,
con andamenti lineare o esponenziale. Sono
i comportamenti raggiungibili nel modulo
hardware tenendo premuto il tasto ADD per
più di un secondo e lavorando con le regola-
zioni di Gain.
In aggiunta, si può convertire il funzio-
namento dell’intero modulo in quadroplo
LFO, con unica frequenza (il manopolone
centrale) e selezione progressiva delle forme
d’onda attraverso la regolazione individuale
di livello. Per ottenere il modo Poly LFO, è necessario abilitare la generazione del +10V
di tensione.

Le forme d’onda così disponibili comprendono (a partire dalla posizione completamente


antioraria della regolazione di “livello” 1-2-3-4):
• rampa ascendente con andamento esponenziale,
• rampa ascendente con andamento lineare,
• triangolare con andamento lineare,
• dente di sega lineare
• impulso smussato/mezza sinusoide asimmetrica,
• sovrapposizione tra sinusoide e quadra,
• prime due armoniche sinusoidi,
I moduli disponibili  |  35 

• somma delle prime tre armoniche dispari,


• wavefolding sull’onda sinusoide,
• wavefolding sull’onda triangolare,
• rumore.
Nel comportamento PolyLFO, la porta di controllo FRAME lavora come ingresso di con-
trollo per la FM.

2.1.3 I moduli Befaco

Come accennavamo in precedenza, sono ricostruzioni virtuali di interessanti moduli con-


cepiti dal gruppo spagnolo Befaco40 e disponibili tanto in kit DIY che in versione pronta
all’uso. All’interno di questo gruppo, è possibile trovare comportamenti tradizionali e fun-
zioni meno ricorrenti, adatte a risolvere i problemi di patching più spinosi.

2.1.3.1 Even Oscillator


Ingombro: 8 unità
Carico sulla CPU: 0.5%

È un’altra utile sorgente sonora disponibile in RACK. L’oscillatore paro41


genera cinque diverse forme d’onda rappresentate di seguito:
• sinusoide, pura per definizione con tutta l’energia nell’unica armonica
generata (la fondamentale);
• triangolare, con sole armoniche dispari in fase alternativamente oppo-
sta e decadimento energetico esponenziale;

40
 Informazioni su Befaco: https://www.befaco.org
41
 Informazioni su Befaco Even VCO: https://www.befaco.org/en/even-vco/
36  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

• rampa ascendente, con armoniche pari e dispare, in fase alternativamente opposta


e decadimento energetico lineare;
• impulsiva a simmetria variabile, con armoniche dispari (nella sola condizione di sim-
metria al 50%), in fase alternativamente opposta e decadimento energetico lineare;
il contenuto armonico varia in rapporto alla simmetria PW, facendo decadere le armo-
niche la cui posizione numerica è multipla del rapporto di simmetria generato;
• even, una forma d’onda composta privilegiando le armoniche pari; con decadimento
energetico lineare e andamento alternativamente in fase e antifase.

Ogni forma d’onda ha la propria uscita dedicata; la simmetria dell’onda impulsiva può esse-
re regolata con il comando di pannello PWM; l’eventuale controllo esterno collegato alla
vicina porta d’ingresso CV per la modulazione di simmetria non è attenuato e richiede,
quindi, uno stadio di controllo esterno per dosare l’effetto (ad esempio, si può usare metà
Atenuverter – vedi sotto).
La frequenza dell’oscillatore è controllabile attraverso regolatore OCTAVE (da 32’
a 1/16’ – dieci ottave complessive) e regolatore TUNE con escursione pari a +/-7 semitoni.
Due porte V/OCT parallelate permettono il controllo simultaneo da parte di tastiera
e sequencer, ad esempio, o tastiera e vibrato/LFO. Anche in questo caso, la mancan-
za di attenuazione locale, implica l’impiego – almeno sulla CV 1V/OCT non melodica
di un dosatore/attenuatore esterno.
L’ingresso FM permette il controllo di frequenza dell’oscillatore in regime di Linear
Frequency Modulation. Può essere usato come risorsa alternativa alla FM Exp implementata
nel Fundamental LFO, specie per modulazioni in banda audio.
Attenzione! La FM Lineare emulata dal modulo è quella ottenibile con il circuito analogico
originale Befaco: chi si aspetta un’efficienza e una definizione “da Yamaha DX7” rimarrà deluso...
Ancora: per ottenere un indice di modulazione sufficientemente energico, si può sfruttare
una di queste due tecniche:
• usare un Atenuverter per portare a 2x l’intensità del segnale modulante;
• splittare in tre rami (con un Multiple) lo stesso segnale modulante e collegarlo ai tre ingressi
del VC MIXER Fundamental, avendo cura di mettere al massimo i tre livelli in ingresso
e il MIX OUT finale.
(A questo punto, perché non provare a splittare per quattro il segnale modulante e a som-
marlo in un Mixer Befaco?).
Il segnale audio ricevuto alla porta HSYNC forza il ciclo di forma d’onda generata
al restart incondizionato.
I moduli disponibili  |  37 

2.1.3.2 Rampage

Ingombro: 18 unità
Carico sulla CPU: non disponibile nella v.0.4.0.

Con chiaro riferimento ai classici circuiti Serge e


Buchla, riproduce il funzionamento del modulo Befaco
Rampage42, che incorpora due blocchi indipedenti ma
comunicanti in grado di generare una tensione di control-
lo differenziabile per tempo di salita RISE e discesa FALL,
con andamento transiente o ciclico. Il segnale così generato
può essere usato come semplice oscillatore, come invilup-
po, come LFO, come integratore/filtro LP 1 polo.
La combinazione tra i due sotto moduli può produrre
comportamenti di inviluppo multiplo – sfruttando le usci-
te di controllo EOC-End Of Cicle – o di somma di modulazione – alla porta B>A – o anco-
ra di MIN/AND e MAX/OR.
Ciascuna sezione offre ingresso per il segnale da integrare/smussare, trig manuale o ingresso
per impulso esterno per innescare il ciclo di modulazione, RANGE a tre posizioni (basso, medio,
acuto) per la generazione di segnali audio o di controllo sub audio. La forma d’onda/profilo
di modulazione è regolabile nei parametri di RISE e FALL tanto localmente quanto attraverso
tensioni dedicate; in aggiunta, l’intero ciclo può essere controllato alla porta EXP.CV in modo
da intonare l’uscita del circuito, ad esempio, su una tensione di pitch ricevuta da una tastiera.
Usare Rampage come oscillatore è affascinante, ma pieno di limiti: la sua frequenza dipen-
de dalla somma delle durate RISE e FALL e, superata una certa soglia, non può salire oltre.
In aggiunta, la porta EXP.CV è configurata per “accorciare” i tempi, permettendo il controllo
d’intonazione standard; un segnale CV 1V/Oct alle porte RISE o FALL otterrebbe il risultato
contrario di “allungare” i tempi mano mano che si sale con la tensione.

Lo schema è estratto dalla documentazione originale del Rampage hardware.

42
  Ulteriori informazioni su Befaco Rampage, sono reperibili qui: https://www.befaco.org/en/rampage/
38  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.3.3 A*B+C

Ingombro: 6 unità
Carico sulla CPU: 0.3%

È un modulo che, come dice il nome, per ciascuna delle due sezioni contenute,
permette di moltiplicare due segnali per poi sommarne un terzo (in funzione
di offset) al prodotto ottenuto43.
L’immagine è ricavata dalla
manualistica originale Befaco.
Può essere usato tanto sui
segnali di controllo (ad esem-
pio, per sommare una quantità
variabile di vibrato al voltaggio
di tastiera… moltiplicando lfo
A per amount B e sommando al segnale 1V/
Oct C…) quanto sui segnali audio come
comportamento di miscelazione, scalatura,
inversione.
Nel regime audio, il modulo lavora
come doppio attenuverter (A*B), dop-
pio ring modulator (sempre A*B) o mixer
quadruplo.
Il segnale collegato alla porta B di ciascu-
na sezione è agganciato ad un attenuverter
che lo scala tra -2 e +2, mentre il segnale
collegato alla porta C è agganciato a un attenuverter unity gain che lavora tra -1 e +1.
Le porte B e C sono normalizzate a tensioni di controllo disponibili in assenza di segnali
esterni; in questo modo, il segnale A è sempre scalabile anche se la porta B è scollegata.
Attenzione! Il controllo B1 Level – che in assenza di segnali agganciati a B diventa genera-
tore di tensione autonoma – è bipolare, cioè ha zero in posizione centrale, escursione negativa
con l’andamento antiorario e escursione positiva con l’andamento orario.
L’uscita della prima sezione è sommata all’uscita della seconda sezione. In pratica,
si ottiene [(A1*B1)+C1]+[(A2*B2)+C2].
Tutti gli ingressi possono gestire segnali audio e di controllo, cioè sono normalizzati
AC/DC.
Come già segnalato, i due segnali A e B di ciascuna sezione vengono moltiplicati tra loro
con un operatore “x” (un moltiplicatore vero), che è assimilabile al modulatore bilanciato
a quattro quadranti – in grado, cioè di tenere in considerazione le componenti bipolari
di ciascuno dei due segnali collegati agli ingressi e, in questo modo, assimilabile al classico
ring modulator ottenuto con il vecchio ponte a diodi.

43
 Informazioni su Befaco A*B+C: https://www.befaco.org/en/abc/
I moduli disponibili  |  39 

2.1.3.4 Spring Reverb

Ingombro: 8 unità
Carico sulla CPU: 10.2%

Due ingressi indipendenti IN 1 e IN 2, regolabili localmente in livel-


lo attraverso i due cursori rossi o, a distanza, usando altrettante tensioni
di controllo applicate alle porte CV IN 1 e CV IN 2.
La somma dei due segnali raggiunge il controllo HPF High Pass Filter
(per togliere rombo sulle basse) e entra nella simulazione di Spring Reverb
vera e propria44.
Lo schema è estratto dalla manualistica originale Befaco.
Il bilanciamento Dry/
Wet è regolabile con la
grossa manopola superio-
re; il risultato è disponibile all’uscita MIX
(wet+dry) ed è controllabile a distanza attra-
verso tensione presentata alla porta MIX CV.
L’uscita WET è sempre disponibile
per comportamenti prefader di notevole
charme timbrico, specie in contesto drone/
ambient.

2.1.3.5 Mixer
Ingombro: 5 unità
Carico sulla CPU: 0.2%

Non deve essere considerato semplicemente come un sommatore 4:1, perché


la possibilità di invertire la polarità del segnale in uscita apre interessanti capacità
di sottrazione tra segnali diversi – tanto per i controlli CV quanto per i segnali
audio veri e propri45.
Ad esempio,
sottraendo un
segnale Low Pass
Output a una
sorgente sonora,
si ottiene un comportamen-
to High Pass... Tutto ciò è
sicuramente più divertente che usare un filtro High Pass bello e pronto.

44
  Ulteriori informazioni su Befaco Spring Reverb: https://www.befaco.org/en/spring-reverb/
45
  Ulteriori informazioni su Befaco Mixer: https://www.befaco.org/en/sinte-modular/mixer-v2/
40  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.3.6 Slew Limiter

Ingombro: 6 unità
Carico sulla CPU: 0.1%

Può essere usato come blando filtro low pass a un polo (-6dB Oct) sull’even-
tuale segnale audio collegato alla porta IN o, più comunemente, come gene-
ratore di LAG46 per integrare il keyboard control voltage ricevuto dall’uscita
Pitch dell’interfaccia MIDI (o da una fila dello Step Sequencer).
L’integrazione di portamento è regolabile indipendentemente nei tempi
di transizione dal basso verso l’alto (inteso nel senso di intervallo melodico
sulla tastiera) e dall’alto verso il basso.
I due tempi sono regolabili a distanza attraverso altrettante tensioni di con-
trollo presentate alle due porte RISE CV e FALL CV.
Le cose possono diventare interessanti quando una fila dello Step Sequencer con-
trolla l’intonazione dell’oscillatore e una seconda fila controlla il tempo di portmento tra uno step
e l’altro. Instant TB-303...
SHAPE permette di modificare la traiettoria lineare in una logaritmica.

2.1.3.7 Dual Atenuverter


Ingombro: 5 unità
Carico sulla CPU: 0.2%

Il duplice Atenuverter47 (con una sola “t”...) è un modulo CV/Audio in grado


di attenuare, invertire e spostare in offset due segnali diversi simultaneamente.
Il controllo ATENUVERTER moltiplica il segnale in ingresso per un coef-
ficiente compreso tra -1 e +1 (impostato al massimo nella direzione antiora-
ria, può essere usato come invertitore di polarità – ad esempio, per duplicare
il segnale di controllo inviato ad una coppia di VCA impiegati per realizzare
un Panpot modulabile).
Il controllo OFFSET aggiunge un valore costante, anche esso bipolare, appli-
cabile al segnale in transito, e fornisce quindi al musicista la possibilità di lavo-
rare interamente nel solo quadrante dei valori positivi, negativi o “a cavallo”,
a seconda delle necessità.
Anche in questo caso, modulazioni particolari, trilli con onde quadre applicate al pitch
di un VCO possono essere potenziate con questo semplice modulo. Il LED di segnalazione
si accende in rosso per i valori positivi e in verde per quelli negativi.

46
  Ulteriori informazioni su Befaco Slew Limiter: https://www.befaco.org/en/vc-slew-limiter/
47
  Ulteriori informazioni su Befaco Dual Atenuverter: https://www.befaco.org/en/dual-atenuverter/
I moduli disponibili  |  41 

2.1.4 ll modulo Synthesis Technology


Per ora (v.0.3.1) c’è un unico modulo ispirato alle realizzazioni di Paul Schreiber (il padre
del modulare MOTM) commercializzate sotto il marchio Synthesis Technology48.

2.1.4.1 Synthesis Technology E340 Cloud Generator


Ingombro: 14 unità
Carico sulla CPU: 1.3%

Nella sua versione hardware originale, il modulo Synthesis


Technology E34049 è un VCO doppia uscita (saw/sine) che con-
tiene al suo interno otto generazioni VCO indipendenti.
Gli oscillatori residenti possono essere scordati tra loro attra-
verso comando SPREAD (gestibile dall’esterno con una tensione
non attenuata collegata alla porta omonima).
In aggiunta, è possibile rendere turbolenta l’intonazione per-
cepita dosando quantità variabili di rumore bianco filtrato passa
band che viene applicato alla frequenza.
In questo modo, la percentuale di CHAOS può cambiare
da una semplice instabilità temporanea a una più grave turbolenza
caotica. Il filtraggio passa banda permette di concentrare il comportamento di modulazione
su un range operativo che non sia troppo rombante (come nel caso del low frequency noise)
o troppo sbilanciato sulle acute (white noise puro).
I parametri comprendono: COARSE e FINE per la regolazione d’intonazione in un mar-
gine di 8 ottave e mezza ottava; SPREAD, per la deviazione d’intonazione tra gli oscillatori
(2, 4 o 8) simultaneamente attivi attraverso traiettoria esponenziale (difficilmente, riusci-
rete ad ottenere intervalli consonanti… del resto, il modulo non è concepito per questo);
DENSITY, appunto, il numero degli oscillatori simultaneamente attivi (cliccando a ripe-
tizione sul controllo, si selezionano 2, o 4, o 8 oscillatori); CHAOS, la quantità di noise
filtrato che viene applicato alla frequenza degli oscillatori come “generatore di turbolenza”;
CHAOS BW, l’ampiezza di banda del segnale noise filtrato (a banda passante maggiore
corrisponde maggior turbolenza… e, per certi versi, maggior banalità del trattamento).
Il comando FM attenua la tensione di controllo eventualmente applicata alla
porta omonima.
A sinistra, 2 poi 4 poi 8 saw/ramp in
generazione simultanea.
Le connessioni comprendono: SAW OUT
(i segnali delle 2, 4 o 8 onde rampa generate),
SINE OUT (come sopra, con onde sinusoidi… se siete un fan della Musica Elettronica Anni
50, questa è la vostra connessione preferenziale); CHAOS CV IN (per dosare la quantità

48
  Synthesis Technologies: http://www.synthtech.com
49
  Ulteriori informazioni su E-340 Cloud Generator: http://synthtech.com/eurorack/E340/
42  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

di noise applicato all’intonazione); SPREAD CV IN (per dosare la quantità di deviazione


dall’intonazione nominale); SYNC (per forzare il ciclo degli oscillatori sulla frequenza di
riferimento di un oscillatore master… ovviamente, quando gli oscillatori schiavi sono tanti,
e tutti diversi come frequenza deviata in Spread, le cose diventano molto divertenti).
A sinistra, otto saw/ramp sotto SPREAD e sotto SYNC con un
oscillatore master.
Con l’ingresso CHAOS BW IN si può modulare l’ampiezza di banda
applicata al noise filtrato; con IV CV IN si può controllare, con tastiera
o sequencer, l’intonazione “melodica” dell’oscillatore.

2.1.5 I moduli Fundamental


Costituiscono il corredo di base di Rack e comprendono comportamenti di sintesi inevita-
bili nella loro indispensabilità. L’interfaccia grafica è, quindi, blandamente neutra e pesano
pochissimo sulla CPU. Ad oggi, questa categoria comprende: Core Audio Interface (serve
per sintonizzare Rack sulle vostre porte di i/o audio), Core Audio MIDI Interface (idem,
per le periferiche di controllo), VCO, VCF, VCA, ADSR, VC Mixer, Scope, SEQ-3.
I moduli disponibili  |  43 

2.1.5.1 VCO-1 – Voltage Controlled Oscillator 1

Ingombro: 10 unità
Carico sulla CPU: 1.3%

L’oscillatore genera forme d’onda sine, triangle, saw, pulse/square


disponibili su uscite indipendenti. La simmetria dell’onda impulsiva
è regolabile con il comando di pannello P.WIDTH o attraverso segna-
le di controllo ricevuto alla porta PWM e scalato con l’attenuatore
PWM CV.
L’intonazione si controlla con i comandi FREQ e FINE,
un LED di segnalazione si accende quando l’intonazione raggiunge
un intervallo di ottava; l’escursione complessiva supera le 10 ottave.
Dall’esterno, si può controllare l’intonazione attraverso ten-
sione di tastiera (o di sequencer) eventualmente collegati alla porta
V/OCT (logicamente priva di attenuatore) per i fraseggi; in alternativa, si può collegare
una sorgente esterna all’ingresso FM (LFO, non disponibili nativamente ma ricostruibili
sfruttando comportamenti peculiari dei moduli esistenti, o segnali in banda audio); la con-
nessione è dotata di attenuatore FM dedicato; in questo caso, si lavora nel regime della
modulazione di frequenza esponenziale. Sarebbe bello, in un prossimo futuro, avere anche
la FM lineare50.
L’oscillatore può essere sincronizzato Hard/Soft ad un segnale di riferimento esterno colle-
gato all’ingresso SYNC; la scelta del regime morbido/duro è operata con un selettore dedicato.
Qui a fianco, a sinistra la sincronizzazione HARD,
con interruzione forzata del ciclo; a destra, la sincronizzazione
SOFT sulla stessa forma d’onda, con interruzione, inversione
e enfatizzazione della sub armonica.
Le forme d’onda possono essere generate in maniera
moderna e inesorabile (Digital), o più approssimata e arrotondata (Analog); le differenze
timbriche sono più evidenti, ovviamente, sulle forme d’onda ricche di armoniche. Il selet-
tore DGTL/ANLG permette di scegliere come far suonare il tutto.

Qui a fianco, le quattro for-


me d’onda generate con la
“pulizia Digital”.

Qui a fianco, le stesse quattro


forme d’onda generate con la
“curvatura Analog”.

50
  In questo come in altri casi, è possibile supplire all’apparente mancanza di una funzione diretta utilizzando gli altri moduli
in dotazione. Per una sommaria presentazione delle possibili “scorciatoie di programmazione”, è possibile consultare l’elenco
in coda a questo testo.
44  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.5.2 VC0-2 – Voltage Controlled Oscillator 2

Ingombro: 6 unità
Carico sulla CPU: non disponibile nella v.0.4.0.

È una versione ridotta, come ingombro, funzioni e peso sulla CPU (auspica-
bilmente) dell’oscillatore audio. La frequenza è regolabile attraverso la som-
ma della regolazione di pannello FREQ e la tensione esterna ricevuta alla
porta FM (attenuabile mediante controllo dedicato FM CV); quando FM
CV è al massimo, la tensione ricevuta rispetta lo standard 1V/Oct in perfetta
accordatura.
Le forme d’onda generate sono: sinusoide, triangolare, rampa, quadra;
il loro profilo è fluidamente fuso con il comando di pannello WAVE o attraver-
so tensione di controllo esterna ricevuta alla porta WAVE. Come nel modello
più grande, è possibile sfruttare le forme d’onda tanto con le classiche defor-
mazioni analog che con la precisione tipica del mondo digital.
È disponibile una porta SYNC che sfrutta il comportamento HARD/SOFT selezionabile
attraverso interruttore dedicato. Il modulo ha un’unica uscita globale OUT.

2.1.5.3 VCF – Voltage Controlled Filter


Ingombro: 8 unità
Carico sulla CPU: 1.3%

Produce trattamento Low Pass -24dB/Oct e High Pass apparentemente


-12dB/Oct (nella v.0.4.0, il comportamento high pass non brilla per par-
ticolare charme timbrico).
La frequenza di taglio è regolabile col comando FREQ o con la ten-
sione esterna applicata alla porta omonima sul pannello; in questo caso,
è possibile attenuare il segnale esterno con l’attenuverter FREQ CV, dotato
di zero centrale.
Nel caso siano necessarie due o più modulazioni simultanee sulla fre-
quenza di taglio, occorre usare un mixer.
La Resonance è regolabile fino all’auto oscillazione ed è controllabi-
le anche da tensione esterna non attenuabile; allo stesso modo, lo stadio
di distorsione DRIVE (pompa il livello e squadra i segnali) è dotato di porta esterna
per le tensioni di controllo e gode di comando di pannello dedicato.
Le connessioni audio comprendono, ovviamente, IN e le due uscite LPF e HPF.
I moduli disponibili  |  45 

2.1.5.4 VCA – Voltage Controlled Amplifier

Ingombro: 6 unità
Carico sulla CPU: 0.1%

Il segnale collegato alla porta IN è moltiplicato per il controllo eventualmente


collegato agli ingressi EXP o LIN.
Il comando LEVEL agisce da initial gain in assenza di tensioni di controllo,
ma diventa un banale “volume” quando il segnale di controllo viene rilevato
a una delle due porte EXP o LIN.
Quale porta usare? Dipende dal risultato che si vuole ottenere; la porta
LIN è quella più normale, che quasi sempre soddisfa come risultato; la porta
EXP risponde in accelerazione tanto in apertura che in chiusura, quindi è per-
fetta per transienti secchi o suoni corti e percussivi; in alcuni casi, potrebbe
risultare troppo secca o troppo percussiva; il vostro orecchio sarà il miglior giudice.
La presenza di due circuiti identici all’interno dello stesso modulo permette
di lavorare in configurazione VCA1 con Envelope e VCA2 con dinamica di tastiera.

2.1.5.5 LFO-1 – Low Frequency Oscillator 1


Ingombro: 10 unità
Carico sulla CPU: non disponibile nella v.0.4.0

Introdotto con la v.0.4.0., evita al musicista il laborioso trucco del VCO


rallentato attraverso Befaco A*B+C. Il modulo è costruito sulle prestazio-
ni del VCO, del quale riprende l’architettura generale con quattro forme
d’onda simultaneamente disponibili (sine, triangle saw, square), control-
labili in frequenza attraverso regolazione di pannello che si somma a due
tensioni FM 1 e 2 scalabili attraverso attenuatori dedicati. Al massimo,
le due regolazioni FM 1 e FM 2 rispettano lo standard 1V/Oct.
Portato al massimo della regolazione frequenza su pannello, il modu-
lo LFO entra ampiamente in banda audio, ma non offre significative
escursioni verso le tessiture acute, come è logico.
Le forme d’onda prodotte sono disponibili in formato UNI(polare)
o BI(polare), rispettivamente comprese tra 0/+1 o tra -0.5/+0.5.
Con il selettore 0°/180°, si può invertire la polarità del segnale generato.
Il ciclo può essere sottoposto a RESET su fronte ripido ricevuto dall’esterno e portato
alla connessione dedicata (in questo modo, si riallinea la forma d’onda al transiente rice-
vuto – ad esempio, un Gate On).
A seconda della propagazione dati, per ottenere un classico comportamento normal-inver-
ted da due moduli LFO potrebbe essere necessario un minimo di assestamento con il selettore
0°/180°.
46  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.5.6 LFO-2 – Low Frequency Oscillator 2

Ingombro: 6 unità
Carico sulla CPU: non disponibile nella v.0.4.0

Anche questo modulo è stato attivato con la v.0.4.0. e offre un corredo ridotto
di funzioni per generare modulazione ciclica a bassa frequenza.
Produce, con progressione di variazione continua, forme d’onda sinusoide,
triangolare, rampa e quadra disponibili su un’unica porta di collegamento
OUT e regolabili da pannello con comando WAVE o attraverso tensione
esterna agganciata alla porta d’ingresso omonima. Il ciclo può essere sottopo-
sto a RESET su fronte ripido ricevuto dall’esterno e portato alla connessione
dedicata (in questo modo, si riallinea la forma d’onda al transiente ricevuto
– ad esempio, un Gate On).
La frequenza può essere controllata dal comando di pannello o, dall’e-
sterno, attraverso tensione CV alla porta FM; il segnale di controllo è scalabile attraverso
attenuatore unipolare FM.
Come nel modello più grande, si può scegliere tra inizio ciclo a 0° o a 180° e l’escursione
può essere definita in modo unipolare o bipolare.

2.1.5.7 DELAY
Ingombro: 8 unità
Carico sulla CPU: 2.8%

Raggiunge gli otto secondi di ritardo e può essere controllato, da pannello,


nei parametri di TIME, FEEDBACK, COLOR e MIX. Gli stessi con-
trolli sono gestibili a distanza attraverso tensioni bipolari non attenuabili.
In questo modo, il musicista può contrarre o elongare – in modo creativa-
mente distruttivo – il tempo di ritardo, aumentare o diminuire la quantità
di ricircolo (con il Delay Time al minimo e il Feedback al massimo, è facile
simulare comportamenti afferibili all’algoritmo di Karplus-Strong51), varia-
re il filtraggio del segnale ribattuto (un feedback cupo risulterà più legato
al vecchio mondo analog, un feedback pulito e cristallino è immediatamen-
te riconducibile al dominio digitale di generazione del delay), controllare
il bilanciamento tra segnale wet e dry.
Il delay scrive in RAM il segnale catturato e, variando in tempo reale la sua durata,
ne sposta l’intonazione percepita... può diventare il vostro miglior alleato se state costruendo
patches ipnotiche a sovrapposizione di segnali.
Ovviamente, non mancano le connessioni d’ingresso e uscita per il segnale audio.

51
  Informazioni sull’algoritmo di Karplu-Strong sono reperibili qui: https://en.wikipedia.org/wiki/
Karplus–Strong_string_synthesis
I moduli disponibili  |  47 

2.1.5.8 ADSR – Attack, Decay, Sustain, Release

Ingombro: 8 unità
Carico sulla CPU: 0.3%

È un tradizionale generatore d’inviluppo ADSR, con i quattro stadi modu-


labili attraverso tensioni esterne (sotto sequenza veloce, si ottengono inte-
ressanti risultati con la modulazione del Delay Time, specie in assenza
di Sustain...).
L’inviluppo parte quando il modulo riceve una tensione di Gate e inne-
sca nuovamente la porzione di Attack quando riceve un Trig. Per ora,
non ci sono sorgenti di trigger disponibili, ma speriamo nel prossimo futuro52...
I quattro LED visualizzano, a partire dalla posizione “ore 12”, la con-
trazione anti oraria o l’elongazione oraria dei tempi/livelli; prendono pieno
senso quando l’inviluppo è sottoposto, stadio per stadio, a modulazioni
esterne da parte di segnali di controllo bipolari. L’inviluppo, negli ogget-
tivi limiti della curva dei tempi, è sufficientemente snappy per permettere la produzione
di timbriche percussive; ovviamente, ci sono ampi margini di miglioramento. Con l’Attack
regolato al minimo, è facile incorrere in transienti percussivi indesiderati, particolarmente
evidenti su segnali non troppo ricchi di armoniche acute: per evitare l’effetto, basta regolare
l’inviluppo con un tempo di attacco minimo, ma diverso da zero.

2.1.5.9 VC-MIXER – Voltage Controlled Mixer


Ingombro: 10 unità
Carico sulla CPU: 0.2%

Gestisce tre segnali, collegati ai rispettivi ingressi IN, e li propone sotto


forma di mixaggio alla porta OUT più in alto o, individualmente, alle
tre porte OUT “di canale”. In questo modo, oltre che come mixer 3:1,
il modulo può essere usato come triplice VCA, lavorando con le tre por-
te di CV presenti presso ciascun ingresso.
Anche il livello generale MIX può essere controllato in tensione,
ma il suo controllo è diverso dagli altri tre, perché gestisce segnali bipo-
lari: una tensione di controllo che vada da -1 a +1 invertirà la polarità
del segnale in uscita al mixer, rendendolo di fatto simile a un modula-
tore ad anello Ring Modulator. Le tensioni di controllo dei tre canali
in ingresso vanno semplicemente da 0 a +1.
Il modulo, quindi, può essere usato come mixer 3:1, come ring
modulator, come triplice VCA indipendente; può gestire tanto segnali di controllo quanto
segnali audio.

52
  Per convertire una tensione di Gate in un impulso di Trigger usando i moduli attualmente disponibili, è possibile ricorrere
a diverse strategie che verranno elencate in seguito.
48  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

2.1.5.10 Scope

Ingombro: 13 unità
Carico sulla CPU: 0.2%

È un oscilloscopio a doppia traccia (ingresso X e ingresso Y)


per visualizzare due segnali che possono essere sommati in ampiez-
za o alternati tra loro. Ciascun segnale è dotato di regolazione
di livello con controllo X o Y SCL e ri-posizionamento vertica-
le attraverso comando X o Y POS. La densità dei cicli mostrati
è regolabile con il comando TIME, comune a tutte e due le trac-
ce. Il TRIG di sincronizzazione grafica può essere estratto diretta-
mente dal segnale in osservazione o, attraverso interruttore INT/
EXT desunto da un impulso esterno.
Nelle immagini sotto, che si riferiscono alle funzioni X/Y e X*Y del-
la v.0.3.1, è visibile prima l’alternanza X/Y delle tracce
X e Y, rispettivamente onda triangolare e quadra prodot-
te dallo stesso oscillatore; poi, la somma X+Y degli stessi
due segnali; per rispettare la dimensione grafica, nella
seconda schermata è stato necessario attenuare sensibil-
mente l’ampiezza dei due segnali in ingresso.
Oggi, con la v.0.4.0., i due modi danno accesso al normale comportamento “doppia
traccia” (X/Y) e alla generazione di figure di Lissajous (X*Y).

Nelle due immagini, prima la combinazione in semplice comportamento doppia traccia


(X/Y) di due oscillatori sinusoidi in banda audio, poi la figura di Lissajous ottenibile
con il comportamento (X*Y).
I moduli disponibili  |  49 

2.1.5.11 SEQ-3

Ingombro: 22 unità
Carico sulla CPU: 0.4%

È uno step sequencer a tre file, quindi un 8x3,


con diverse funzioni native. La velocità di scorri-
mento è regolabile con il controllo CLOCK, modu-
labile anche attraverso tensione applicata all’ingresso
sottostante.
In alternativa al clock interno, si può pilotare
l’apparecchio con un treno di impulsi agganciati
all’ingresso EXT.
La messa in movimento è governata con il tasto
RUN (una pressione per partire, la successiva
per andare in stop.
Il tasto RESET riporta forzatamente la sequenza sullo Step 1; il comportamento
può essere governato dall’esterno, applicando un Gate alla porta immediatamente sotto
al comando.
La lunghezza della sequenza, cioè il numero degli Step eseguiti, è regolabile con il coman-
do STEPS; anche in questo caso, è previsto un controllo a distanza – interessante, da questo
punto di vita, il controllo attraverso valore della modulation wheel per ottenere ri-dimen-
sionamenti di sequenza dinamicamente assegnabili.
Il modulo può controllare il sintetizzatore attraverso le uscite:
• Gates: la somma di tutti i Gate generati dagli step abilitati con l’interruttore presente
in ciascuna colonna. Il comportamento può essere personalizzato attraverso menu con-
testuale al modulo (ulteriori particolari in seguito).
• Row 1: l’uscita della fila superiore di valori programmati. Può essere collegata banalmen-
te all’intonazione 1v/Oct degli oscillatori. L’escursione del controllo applicato all’intona-
zione di un oscillatore (porta 1V/Oct) copre sei ottave calcolate a partire dall’intonazione
di pannello dell’oscillatore stesso.
• Row 2: l’uscita della fila di mezzo di valori programmati. Può essere usata banalmente
per accentare l’apertura del filtro. Escursione come sopra.
• Row 3: l’uscita della fila inferiore di valori programmati. Può essere usata banalmente
per accentare il livello dell’amplificatore. Escursione come sopra.
Ciascuno step è dotato, inoltre, di un interruttore individuale Gate On/Off e di un’uscita
individuale di Gate, con la quale innescare comportamenti diversi nello strumento.
Accendendo e spegnendo i Gate dei singoli step, è possibile realizzare pause
e ritmiche particolari.

>>SEQ-3: Menu contestuale


Le tre voci permettono di selezionare diversi comportamenti di Trigger/Gate all’uscita GATE:
50  |  Capitolo 2 – I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Manuale di riferimento

• Trigger: l’uscita GATE emette un impulso di Trig lungo


1 millisecondo per ogni step abilitato. L’impulso di Trigger
deve essere utilizzato con un generatore d’inviluppo dotato
di Release Time regolato con generosità, altrimenti sarà dif-
ficile riconoscere le note programmate in sequenza. Come è
facile immaginare, se la sequenza serve a innescare una tim-
brica percussiva molto corta,
le cose possono funzionare
senza eccessive cautele. Nella
grafica qui sopra, e negli altri
due esempi successivi, sono
visibili in sovrapposizione le
articolazioni di note e l’allineamento degli impulsi Gate/
Trigger.
• Retrigger: l’uscita GATE emette una tensione di Gate
On sufficientemente lunga da garantire un corretto fun-
zionamento dell’inviluppo e una riarticolazione indivi-
duale anche nel caso di step contigui abilitati (è simile
al comportamento della vecchia v.0.3.1.).

• Continous: eventuali step contigui abilitati producono


un’unica tensione di Gate ininterrotta (è il comporta-
mento della v.0.3.2., inutile per l’articolazione, ma adat-
to a programmazioni più dirette).

Nella pratica quotidiana, il musicista alternerà i modi Trigger e Retrigger per garantire
il corretto funzionamento degli inviluppi.
3 Una panoramica dei moduli
prodotti da terze parti

Rack ha innescato un effetto a catena, motivando gli sforzi di tanti sviluppatori indipen-
denti che hanno iniziato a realizzare moduli di sintesi per il potenziamento delle funzioni
di base. Di seguito, forniremo un elenco – inevitabilmente parziale, aggiornato a inizio
ottobre 2017 e limitato ai soli moduli aggiornati alla v.0.4.0. compilati per Mac OS X –
che sarà espanso e dettagliato nella successiva editio maior di questo testo1 comprendendo
anche le altre collezioni solo per Windows, eccetera.
In questa fase ancora iniziale del programma, vista la natura quasi sempre volontaria delle
realizzazioni, è ragionevole dover fare i conti con una disponibilità parziale nei confronti delle
tre classiche piattaforme Mac, Windows e Linux. In futuro, ci auguriamo una totale copertura.

3.1 Le diverse collezioni

Come accennato in precedenza, ogni sviluppatore, in armonica anarchia, ha sviluppato


uno o più circuiti che arricchiscono la dotazione di base (Audible, Befaco, Core, E-Series,
Fundamental) realizzare da Andrew Belt. Molte collezioni terze parti sono generosamente
gratuite, in alcuni casi viene discretamente suggerita una donazione libera; i moduli sono
quasi sempre disponibili come codice sorgente modificabile a discrezione o come versione
già compilata Mac-Windows-Linux pronta all’uso.

3.1.1 Autodafe Blank Panel2


Sviluppati da Antonio Grazioli, i moduli Autodafe sono raggruppati in due collezioni indi-
pendenti. Nella collezione Blank Panel (prende il nome dall’unico modulo a pagamento),

1
 L’elenco dei plug-in terze parti sviluppato per Rack (costantemente aggiornato) è reperibile qui: https://github.com/
VCVRack/Rack/wiki/List-of-plugins
2
 Autodafe Blank Panel: http://www.autodafe.net/virtual-instruments/vcv-rack-modules/
52  |  Capitolo 3 – Una panoramica dei moduli prodotti da terze parti

trovano posto moduli sviluppati come modifica e miglioramento pratico sul funzionamento
di quanto disponibile nella serie Fundamental e moduli sviluppati in piena autonomia.

Ci sono: VC LFO (un oscillatore a bassa frequenza controllabile in tensione), CLOCK


DIV (divisore di Clock resettabile e riallineabile nel conteggio), MULT e MULTIPLE
(due multipli, rispettivamente 1:8 e doppio 1:8 – apparengono ad un’epoca preceden-
te alla virtualizzazione dei patch cable stackable), 8-STEPS SEQUENCER e 16-STEP
SEQUENCER (funzionano costantemente in modalità retrigger e per tutta la stagione
0.3.2 hanno rappresentato l’unico modo per ottenere una corretta articolazione di eventi
in sequenza), TRIGGER SEQUENCER (sequenziatore di impulsi 16 x 8 – indispensa-
bile per coordinare in pattern ritmico i moduli percussivi, sempre sviluppati da Grazioli,
dei quali parleremo in seguito), FIXED FILTER BANK (otto picchi di frequenza media-
mente risonanti), MULTIMODE FILTER (trattamenti LP, HP, BP, NOTCH controllabili
in tensione), FORMANT FILTER (vocali a – e – i – o – u), FOLDBACK (distorsore
per waveshaping), BITCRUSHER (riduttore di bit e sample rate), PHASER (sfasatore
modulato a bassa frequenza).

3.1.2 Autodafe Drum Kit3


Comprende 10 moduli di lettura campionamenti percussivi e un modulo di mixer otti-
mizzato per la loro gestione. Ciascun modulo percussivo ospita otto campionamenti diversi,
ricavati da storiche batterie elettroniche del secolo scorso (808, 909, C-78, MiniPops,

autodafe-blank-panel-for-vcv-rack.html.
3
  Autodafe Drum Kit: http://www.autodafe.net/virtual-instruments/vcv-rack-modules/autodafe-
drum-kit-for-vcv-rack.html
Le diverse collezioni  |  53 

LNDrum, HR-16, SP-12, DMX), selezionabili a rotazione da pannello frontale. Ogni


modulo è dotato di TRIG IN e Audio OUT.
Il modulo 8 CHANNELS DRUM MIXER offre struttura 8 in / 2 out; ciascun cana-
le di ingresso è dotato di: IN per il collegamento del segnale audio, LEVEL e LEVEL
CV IN (per la sua gestione a distanza – non attenuato), PAN e PAN CV IN (per il controllo
a distanza – non attenuato), MUTE switch, OUT individuale pre-master. La sezione master
comprende MIX LEVEL complessivo (con gestione a distanza MIX CV IN) e le porte
d’uscita OUT L e OUT R.

3.1.3 JW Modules4
Jeremy Wentworth ha sviluppato un utile modulo di CLOCK generator,
con BPM regolabile dall’utente (non c’è indicazione diretta, ma qualcuno potreb-
be aver pensato a risolvere il problema…), innesco RUN della generazione, uscita
di GATE per il treno d’impulsi e uscita RESET che emette un impulso di rial-
lineamento controllabile in probabilità con il comando RANDOM RESET
PROBABILITY. Al minimo del valore, il RESET è emesso solo nel ciclo di STOP/
RUN; aumentando la percentuale, il comando di RESET viene emesso sempre
più frequentemente, con significative conseguenze sul playback e sulla durata delle
sequenze sotto controllo.

3.1.4 ML Modules5
Sono sviluppati da Martin Lueders. La collezione comprende: Bar-Quantizer (doppio
quantizzatore di voltaggio per semitoni cromatici, con escursione regolabile dall’utente),
Quantum (maschera di quantizzazione applicabile alle tensioni di controllo, con semitoni
cromatici inseribili individualmente, predisposizione per la trasposizione, l’emissione di Gate
e Trigger su ogni soglia di quantizzazione, Reset, comportamenti Note e Toggle); Trigger
Buffer (doppio latch per la trasmissione a innesco esterno di trigger), Sequential Switch

4
  JW Modules: https://github.com/jeremywen/JW-Modules/releases
5
  ML Modules: https://github.com/martin-lueders/ML_modules/releases
54  |  Capitolo 3 – Una panoramica dei moduli prodotti da terze parti

8 to 1 e Sequential Switch 1
to 8 (interruttori sequenziali
controllabili in avanzamen-
to a distanza, dimensiona-
bili nell’escursione di step
e nella direzione di avan-
zamento), Shift Register
a otto uscite, FreeVerb
(modulo di riverberazione
mono in/stereo out, regola-
bile in Roomsize, Damping,
Freeze), Sum (sommatore unity gain 8 in 1 out), Constants (genera-
tore di costanti accordate su 1, 2, 3, 4, 5, 7, 12 semitoni).

3.1.5 MS Modules6
Realizzati da Michael Struggl, sono due moduli di Random Source/
Sample & Hold (con ingresso per sorgente da campionare regolabile
CV, range regolabile, ingresso di Clock e uscita di segnale campiona-
to), MULT (triplo multiplo 2:8, con regolatore di polarità).

3.1.6 NYSTHI7
Sviluppati da Antonio Tuzzi, comprendono: tre moduli di river-
berazione stereo in/out differeniati per complessità e sonorità del
trattamento (MVERB, HI-VERB, TWISTEDMVERB; tutti e tre prevedono il FREEZE
a distanza; il tero è pre-
disposto per il controllo
CV a distanza di numerosi
parametri); MODEL 277 è
concepito per riprodurre il
comportamento di un clas-
sico modulo analogico di
analog delay multitap con-
figurabile dall’utente; le pre-
stazioni sono leggermente
diverse e la struttura offre
significativi miglioramenti
rispetto al progetto origina-
le. LOGIC offre le funzioni
AND, NOT, OR, XOR.

  MS Modules: https://github.com/Phal-anx/MS-Modules/releases
6

 NYSTHI: https://github.com/antoniotuzzi/nysthi/releases
7
Le diverse collezioni  |  55 

3.1.7 VCVRack – Simple8


Sviluppati da Iohann Rabeson, sono due semplici ma utilissimi
moduli di: Trigger (generatore di impulso innescabile da pannello
e disponibile su otto uscite simultanee) e Clock Divider (divisore
di Clock con thru Reset e thru clock originale; le otto uscite di divi-
sione sfruttano altrettanti coefficienti individualmente impostabili
tra /1 e /128 con continuità).

3.1.8 Sonus Dept.9


Sviluppati da Valerio Orlandini, sono undici ingegnosi moduli che
comprendono:
• Bitter (permette di spegnere o mantenere costantemente accesi gli otto bit
di quantizzazione del segnale audio, con conseguenze timbriche particolarmente interessanti).
• Bymidside (encoder mid-side per la spazializzazione del suono).
• Deatcrush (distorsione e bitcrushing sul segnale in ingresso).
• Harmony (creatore di armonie preselezionate, a partire da un segnale di controllo
CV applicato al modulo – una sorta di “quantizzatore/accoppiatore”).
• Luppolo (loop station mono aurale – la lunghezza possibile dell’audio è limitata solo
dalla RAM disponibile nel computer – con possibilità di controllare a distanza i com-
portamenti REC/PLAY, OVERDUB e CLEAR). È possibile registrare tanto segnali
audio quanto tensioni di controllo CV.
• Multimulti (doppio multiplo 2 in – 8 out).
• Osculum (oscillatore controllato in tensione dotato di quattro uscite audio per segnali
poco convenzionali di sinusoide diversamente deformata, ripiegata e somma di impulsi).
• Paramath (comprende funzioni logiche e di comparazione).
• Piconoise (generatore white noise con otto uscite simultanee).
• Pusher (button controller con quattro tensioni preselezionabili e inviabili all’esterno
solo quando il musicista preme il tasto trigger corrispondente).

8
  VCVRack Simple: https://github.com/IohannRabeson/VCVRack-Simple/releases
9
  Sonus Dept.: http://sonusmodular.sonusdept.com
56  |  Capitolo 3 – Una panoramica dei moduli prodotti da terze parti

• Scramblase (triplo quadruplo waveshaper con folding, waveshaping, squadratura, inte-


grazione, ripiegamento).
• Twoff (doppio gestore di offset CV).

3.1.9 Vult Modular10

Sviluppata da Leonardo Laguna Ruiz, in arte modLFO, la collezione comprende tre filtri,
un waveshaper, un multiplo, un drum synthesizer e un tone control.
• RESCOMB è un filtro a pettine risonante.
• STABILE è un filtro stato variabile.
• LATERALUS è un filtro ladder a diodi che emula il suono britannico.
• DEBRIATUS è un waveshaper.
• SPLIE è un doppio multiplo 1 su 3.
• TRUMMOR è un drum synthesizer completo (recentemente potenziato con l’inseri-
mento di un selettore ENV SPEED Slow/Fast), dotato di tone e noise programmabili.
• TOHE è un controllo di tono hi/lo tilt regolabile a distanza.

10
  Vult Modular: https://github.com/modlfo/VultModules/releases
4 Mettere tutto insieme –
esempi di programmazione

Teoricamente, questo capitolo potrebbe essere infinito. Rimanendo con i piedi per terra, cer-
cheremo di fornire una collezione di patches più o meno generiche sviluppate per mettere
in rilievo problematiche più o meno comuni nella sintesi del suono con i sistemi modulari.
Ove possibile, per ciascuna patch suggeriremo possibili espansioni e daremo spunti
di riflessione; nei casi più semplici, eviteremo di fornire anche uno schema a blocchi; qua-
lore la patch raggiungesse dimensioni grafiche tali da rendere confuso seguirne gli sviluppi
interni, se ne darà una versione grafica schematizzata.
Cercheremo di usare solo i moduli della dotazione standard presenti dalla v.0.4.0 in avan-
ti (Audible, Befaco, Core, Fundamental), in modo da garantire la massima compatibilità
con le tipiche installazioni del programma.
Come si legge una patch? Così come nell’analisi musicale di un brano, si parte dalla fine,
cioè si procede a ritroso dall’uscita verso gli effetti (se utilizzati) e prima l’amplificatore, e pri-
ma ancora i trattamenti audio, eccetera eccetera, fino a raggiungere tutte le possibili sorgenti
sonore. Solo in questo modo, non si correrà il rischio di tralasciare uno o più rami di eventuali
programmazioni parallele (basterebbe pensare, da questo punto di vista, alla classica situazione
della analog drum machine più bass line integrate nella stessa patch). A buon intenditore…

4.1 Patches di base


In questa sezione, sono raggruppati comportamenti semplici, quasi sempre risol-
ti con i moduli Fundamental, con i quali farsi le ossa padroneggiando i meccanismi
più indispensabili.

4.1.1 Creare un Template


Un template è, in modo grossolano, un modello pronto all’uso e adatto a successive perso-
nalizzazioni. Ogni volta che si crea una nuova patch su Rack, è necessario caricare moduli
58  |  Capitolo 4 – Mettere tutto insieme – esempi di programmazione

indispensabili come interfaccia MIDI, interfaccia audio, eccetera. Per velocizzare le proce-
dure, conviene salvare un corredo di moduli indispensabili, nominare la patch Template
e partire sempre caricando quella patch come base per le successive programmazioni.

L’immagine qui sopra riproduce una possibile organizzazione di interfaccia MIDI to CV,
VCA (indispensabile per gestire, attraverso moltiplicazione con inviluppo, il segnala della
patch), interfaccia Audio Device e Fundamental SCOPE (per vedere quello che succede).
Come è facile immaginare, posizione dei moduli e loro collegamento possono essere modi-
ficati a discrezione dell’utente.

Qui sopra, invece, un template appena più articolato, che comprende anche il modulo
MIDI CC to CV presente nella sezione Core. Se lavorate costantemente con un MIDI
controller dotato di comandi configurabili MIDI CC, è il caso di inserire anche questo
comportamento già mappato nel vostro Template.
Attenzione! La gestione dei MIDI CC ricevuti dall’esterno è di semplice somma applicata
al valore di pannello del parametro destinazione; questo significa che, per garantire la totale
escursione al MIDI CC esterno, potrebbe essere necessario mettere al minimo il parametro
sul pannello comandi del modulo, con conseguenze pratica abbastanza seccanti.
Patches di base  |  59 

4.1.2 Patch 01 OscFltAmp

Un oscillatore Fundamental VCO collegato al filtro Fundamental VCF, e da questo all’am-


plificatore Fundamental VCA. Il segnale in uscita all’amplificatore è diviso in tre percorsi:
due impegnano le uscite 1 e 2 dell’interfaccia Core Audio Device (per un ascolto dual
mono/stereo) e la terza è inviata al Fundamental Scope per visualizzare la forma d’onda
filtrata e amplificata.
La patch è sviluppata nel vecchio ambiente 0.3.2, prima che i cavi stackable fossero resi dispo-
nibili. L’utente può fare allenamento e identificare in che modo (e dove) è possibile risparmiare
spazio e CPU usando la sovrapposizione dei cavi in stack invece dei moduli Audible Multiples.
Dalla Core MIDI Interface, il segnale di pitch 1V/Oct è agganciato al controllo di frequen-
za dell’oscillatore, la ten-
sione di Gate è agganciata
all’innesco del Fundamental FUNDAMENTAL
VCO
FUNDAMENTAL
VCF
FUNDAMENTAL
VCA
A.I.
MULTIPLE
CORE AUDIO
OUT PORT

ADSR Envelope; l’uscita


di quest’ultimo, è divisa PITCH

in due percorsi per control- MIDI DEVICE


FUNDAMENTAL
ADSR
FUNDAMENTAL
SCOPE
GATE
lare l’articolazione del filtro
e quella dell’amplificatore.

>>Spunti di riflessione
• Sperimentare i timbri ottenibili con le diverse forme d’onda prodotte dal VCO. Verificare
le variazioni di Pulse Width sull’onda quadra.
• Sperimentre l’interazione tra programmazione ADSR, quantità di inviluppo inviata
al filtro FREQ CV e frequenza di taglio FREQ.
• Verificare i comportamenti ottenibili con variazioni di frequenza di taglio FREQ e reso-
nance RES.
• Programmare un inviluppo percussivo (A=0, D= 5, S=0, R=0) e verificare i diversi
comportamenti ottenibili nell’amplificatore VCA con il controllo di tipo EXP e LOG.
• Verificare le differenze timbriche raggiungibili sostituendo il comportamento low pass
(uscita LPF) con il comportamento high pass (uscita HPF).
60  |  Capitolo 4 – Mettere tutto insieme – esempi di programmazione

• Apprezzare le differenze timbriche nei modi ANLG e DGTL previsti per le forme
d’onda del VCO.
• Sperimentare le diverse articolazioni ottenibili variando i valori dei parametri
dell’inviluppo ADSR.
• Se si vuole usare anche il Pitch Bend, usare la sezione intermedia del modulo MULTIPLE
(il circuito Unity Gain Mixer) per sommare insieme i segnali di controllo 1V/oct e Pitch
Wheel emessi dal Core MIDI Interface prima di inviarli all’intonazione 1V/OCT dell’o-
scillatore VCO; verificare come l’escursione del Pitch
Bend sia incredibilmente ampia. Risolvere il problema
con lo step successivo…
• Caricare il modulo Befaco A*B+C; collegare all’ingresso
C il segnale 1V/Oct e regolare C1 LEVEL su 1x (por-
tandolo al massimo in senso orario); collegare l’uscita
del modulo A*B+C all’ingresso 1V/OCT dell’oscilla-
tore VCO e verificare la correttezza del tracciamento
di tastiera.
• Collegare l’uscita del Pitch Bend all’ingresso
A1 sul modulo A*B+C; scalare la sua intensità usando
il controllo B1 LEVEL fino a ottenere un’escursione
di Bend pari a +/-2 semitoni.
Qui a destra, è riprodotto un particolare della Patch 01a 1VOCT
& Bend con il particolare del collegamento 1V/Oct e Pitch Bend
agli ingressi A1 e C1 del modulo Befaco A*B+C e, da questo,
al controllo d’intonazione 1V/OCT del VCO.

4.1.3 Patch 040 Fund Basic Synth


Patches di base  |  61 

Qui sopra, una possibile organizzazione di sintetizzatore base condotta solo usando moduli
Fundamental: i segnali dei due oscillatori sono mixati prima di entrare il filtro e, da questo,
raggiungono il VCA. Nella fila inferiore, sono raccolti i moduli di controllo: due generatori
d’inviluppo (il primo è miscelato insieme a un modulo LFO per avere modulazione tran-
siente e ciclica sulla frequenza di taglio); il segnale della Mod Wheel è usato, in un VC-Mix,
per moltiplicare l’ampiezza di modulazione del modulo LFO dedicato alla produzione
del vibrato sull’intonazione dei due oscillatori.
Il modulo MIDI CC to CV è solo appoggiato e non converte alcun tipo di controllo.

4.1.4 Patch 02 2Osc2Env

Ora, ci sono due oscillatori VCO, sommati in un VC MIXER. Filtro VCF e amplificatore
VCA hanno ciascuno il proprio generatore d’inviluppo ADSR dedicato. Per contenere
gli ingombri, nel primo MULTIPLE, è stata usata la sezione centrale Unity Gain Adder
come rozzo meccanismo per sdoppiare la tensione di Gate inviata ai due inviluppi ADSR1.
Anche questa patch è svi-
luppata usando la dotazio-
FUNDAMENTAL
VCO
A.I. FUNDAMENTAL FUNDAMENTAL FUNDAMENTAL A.I. CORE AUDIO
MULTIPLE VC-MIXER VCF VCA MULTIPLE OUT PORT

ne “pre v.0.4.0.”. L’utente


FUNDAMENTAL
VCO

può modificarne la struttura FUNDAMENTAL


ADSR
FUNDAMENTAL
ADSR
FUNDAMENTAL
SCOPE

usando i cavi stackable invece


PITCH
MIDI DEVICE GATE A.I.
MULTIPLE

dei moduli Audible Multiple.

>>Spunti di riflessione
• Verificare i comportamenti timbrici ottenibili tra i due oscillatori passando, progressi-
vamente, dal lento detune all’accordatura per quarte, per quinte, per ottave.
• Ricostruire il comportamento del classico Sub-Oscillator impostando il secondo
VCO a un’ottava inferiore di distanza dal primo e facendogli generare un’onda quadra.
• Sperimentare le differenti articolazioni timbriche e di volume ottenibili con i due gene-
ratori d’inviluppo ADSR indipendenti.

1
 Quando, a breve, saranno implementati i cavi virtuali di tipo stackables, le cose diventeranno più facili.
62  |  Capitolo 4 – Mettere tutto insieme – esempi di programmazione

• Per comprimere gli ingombri grafici e il carico sulla CPU, provare a sostituire il modulo
Fundamental VC MIXER con il più compatto Befaco Mixer.
Se necessario, anche questa patch può essere potenziata usando simultaneamente tracciamento
di tastiera 1V/OCT e Pitch Bend sommati nel modulo Befaco A*B+C per il controllo degli
oscillatori.

4.1.5 Patch 040 Fund MIDI CC

La struttura della patch è di tipo tradizionale, ma l’aspetto può risultare caotico per la pre-
senza degli undici MIDI CC collegati alla gestione remota dei 4 + 4 parametri di inviluppo,
alla frequenza di taglio, alla resonance, al drive.
Come accennato in precedenza, il valore del MIDI CC convertito in tensione di controllo
è semplicemente sommato alla regolazione di pannello del parametro destinazione. Per que-
sto motivo, si è deciso di impostare al minimo i valori di Attack, Decay, Sustain e Release
nei due inviluppi. Ovviamente, se non si interviene con i MIDI CC da fuori, la patch
non può suonare con quel tipo di regolazioni “locali”.

4.1.6 Patch 03 LFO Vib-PW-Cut-AM


I moduli sono organizzati su due file: sopra il percorso audio, sotto le sorgenti di modu-
lazione. L’audio è banale: oscillatore dentro filtro, dentro doppio amplificatore in cascata,
interfaccia audio. Le modulazioni “normali” comprendono due ADSR per filtro e per ampli-
ficatore e l’accoppiamento 1V/Oct+Pitch Bend già illustrato in precedenza.
In più, c’è un Tidal Modulator usato come LFO-Low Frequency Oscillator che raggiun-
ge quattro diverse destinazioni:
Patches di base  |  63 

• Frequency Modulation Vibrato sul VCO attraverso porta FM (l’intensità del vibrato
è regolabile col comando FM di pannello).
• Pulse Width Modulation-Shape sul VCO attraverso porta PWM (l’intensità della
modulazione è regolabile col comando PW CV di pannello).
• Cutoff Modulation-Wah sul VCF attraverso somma preventiva con l’inviluppo ADSR
di filtraggio (la somma avviene nel modulo Befaco MIXER; l’intensità del Wah è dosata
dal livello di CH2).
• Amplitude Modulation-Tremolo sul VCA attraverso tensione LFO unipolare sca-
lata con il controllo B2 LEVEL nella sezione inferiore del modulo Befaco A*B+C.
Si usa la sorgente unipolare perché un volume non può scendere sotto zero.
64  |  Capitolo 4 – Mettere tutto insieme – esempi di programmazione

Attenzione! La patch prevede – di default – il collegamento di Amplitude Modulation atti-


vo. Se si vuole disabilitare la modulazione d’ampiezza, è necessario, a scelta, staccare il cavo
che collega l’uscita della sezione inferiore A*B+C verso l’ingresso di AM LIN del VCA inferiore,
oppure (consigliato ai più pazienti) è necessario creare un mixer con cui sommare una costante
e la modulazione AM prima di indirizzarli alla porta AM LIN del VCA inferiore.

>>Spunti di riflessione
• Verificare come diversi trattamenti (specialmente PWM e Vibrato) richiedano diverse
velocità di modulazione da parte del modulo LFO.
• Impratichirsi nei comandi del Tidal Modulator usato come sorgente di controllo ciclica;
frequenza e forma d’onda si regolano agendo – ovviamente – sui parametri di pannello
FREQUENCY, SHAPE, SLOPE e SMOOTHNESS.
• Se necessario, si può resettare al Nota On la modulazione ciclica collegano il segnale
Gate della MIDI Interface all’ingresso Trig (non è elegante, ma funziona) del Tidal
Modulator.

4.1.7 Patch 04 FM Exp Audio

La patch contiene due oscillatori (il modulante a sinistra, il portante a destra) collegati
tra loro in regime di modulazione di frequenza esponenziale. Questa tecnica non produce
i risultati piacevolmente controllabili propri della FM Lineare, ma è comunque in grado
di generare timbri armonicamente complessi, la cui articolazione di volume è data dall’invi-
luppo dell’oscillatore portante e quella “di timbro” è regolata dall’inviluppo dell’oscillatore
modulante.
Il doppio VCA lavora, nella sezione superiore, per sagomare dinamicamente
la FM Exp ai danni dell’oscillatore portante; nella sezione inferiore, c’è il transito del segnale
audio che viene ascoltato.
In modo banale, il segnale 1V/Oct dell’interfaccia MIDI è portato ai due controlli
d’intonazione degli oscillatori e la tensione di Gate è portata – sempre attraverso A.I.
MULTIPLE – all’articolazione degli inviluppi.
Patches di base  |  65 

>>Spunti di riflessione
• Potenziare il meccanismo di controllo adottando il modulo Befaco A*B+C per aggiun-
gere il Pitch Bend.
• Variare le forme d’onda in uscita al VCO modulante e verificare le conseguenze timbri-
che sul contenuto armonico del VCO portante.
• Variare la frequenza del VCO modulante per sperimentare i risultati ottenibili.
• Nel caso si voglia scendere al regime di modulazione sub audio – per ottenere un vibra-
to – rallentare l’intonazione del VCO modulante inviando al suo ingresso FM una ten-
sione di controllo negativa.
• Per ottenere la tensione negativa, si può usare un modulo Befaco A*B+C, regolando
al massimo il controllo C1 (costante 1x) e collegando l’uscita della sezione superiore
all’ingresso A2 nella sezione inferiore; poi, mettendo al minimo il controllo B2, si scala
a -2 il valore costante, ottenendo un controllo che, applicato alla porta FM dell’oscilla-
tore modulante, riduce la frequenza a -2 ottave verso il basso.
Questo accorgimento può essere usato come controllo “di lusso” per ottenere in maniera sicura
un salto di ottava/e nell’intonazione di un oscillatore. Ovviamente, il modulo Befaco Even
Oscillator – con il suo selettore d’ottava – facilita enormemente le cose…
Alla pagina seguente, la riproduzione della Patch 04a From VCO to LFO, con l’esempio
di utilizzo del modulo Befaco A*B+C in funzione di generatore costante C1(1x) * offset
B2 (-2x) applicato all’intonazione del VCO/LFO modulante.
Se si porta al massimo l’indice di modulazione FM nell’oscillatore VCO/LFO,
la sua frequenza diventerà
molto bassa. Attenzione
a non esagerare.
Nella Patch, l’ingresso
X del modulo Fundamental
SCOPE riceve il segnale
audio dell’oscillatore modu-
lato e l’ingresso Y riceve
la tensione continua pro-
dotta dal VCO/LFO.

4.1.8 Patch 05 FM Lin Audio


In maniera folkloristica, si usa il Modal Oscillator Audible Instruments con l’algoritmo
FM. Il comando TIMBRE gestisce l’indice di modulazione – controllato a distanza attra-
verso inviluppo ADSR dedicato, e il comando COLOR gestisce l’intonazione del modu-
lante interno. Le connessioni ancillari comprendono, banalmente: fornitura del controllo
1V/oct per l’intonazione; fornitura del Gate per l’articolazione d’inviluppo; triplicazione
in multiplo del segnale audio verso le due porte audio dell’interfaccia Core e verso l’ingresso
X del modulo fundamental SCOPE.
66  |  Capitolo 4 – Mettere tutto insieme – esempi di programmazione

>>Spunti di riflessione
• La sintesi in FM esponenziale è più “timbricamente devastante” della sintesi lineare,
ma rende più complesso gestire l’intonazione percepita nel segnale prodotto dall’oscil-
latore portante; l’implementazione offerta dal Modal Oscillator non brilla per fedeltà
al dettato accademico, ma è sempre interessante da approfondire.
• Il musicista può modificare significativamente il risultato ottenibile lavorando con la fre-
quenza dell’oscillatore modulante, con l’indice di modulazione ai danni del portante,
con un diverso algoritmo di FM disponibile nel modulo stesso.

4.1.9 Patch 06 Auto Pan w CV Inversion

Ovvero: come sfruttare l’inversione di polarità sulle tensioni di controllo per ottenere
Auto Pan.
La mancanza, apparente, di un inverter dedicato all’interno della dotazione canonica
di Rack può essere aggirata sfruttando le peculiarità di alcuni moduli particolarmente
ingegnosi, come il Befaco A*B+C. In questo esempio, lo abbiamo sfruttato per realizzare
una copia invertita del segnale di controllo impiegato per gestire il volume sui canali Left
e Right (ottenendo, quindi, un classico effetto Auto Pan).
Patches di base  |  67 

>>Percorso audio

Il segnale generato dall’oscillatore VCO (e articolato attraverso il primo modulo A*B+C a sini-
stra nella patch, che viene impiegato come amplificatore) è sdoppiato in due rami paralleli
che vanno nei due amplificatori contenuti nel modulo VCA. Da questo, i due segnali sono
opportunamente sdoppiati per raggiungere tanto le porte di uscita audio 1 e 2 sulla Core
Audio Interface quanto gli ingressi X e Y del Fundamental Scope.

>>Percorso di controllo del sintetizzatore


Il generatore d’inviluppo ADSR visibile a sinistra nella schermata articola il segnale audio
del “sintetizzatore minimo” usato per testare il meccanismo di Auto Pan; è innescato
dal Gate di tastiera, inviato dalla Core MIDI Interface.
Allo stesso modo, il VCO è intonato con la tensione 1V/Oct recuperata dalla Core
MIDI Interface.

>>Descrizione del meccanismo Auto Pan


La velocità e la traiettoria di Auto Pan sono decise con la frequenza e la forma d’onda
del modulo A.I. Tidal Modulator posto in configurazione LFO (più che di forma d’onda,
si dovrebbe quindi parlare dei parametri SHAPE, SLOPE e BRIGHTNESS…). Il segna-
le ciclico modulante prelevato all’uscita unipolare del modulo2 così prodotto è sdoppiato
in due percorsi paralleli grazie a un A.I. MULTIPLE, ed ogni ramo è inviato all’ingresso
di una sezione A*B+C del modulo posto vicino al VCA.

>>Modulazione ad andamento positivo


Una copia del segnale modulante ciclico entra nella porta A1 del Befaco A*B+C e, come
da funzionamento descritto in precedenza, è moltiplicabile per un’escursione massima
-2/+2 ottenuta col controllo di pannello B1 LEVEL; con questo, si sceglie un valore suf-
ficiente a garantire una buona escursione di livello nel VCA che lo riceverà alla porta
di controllo LIN.

>>Modulazione ad andamento negativo


Per ottenere il perfetto andamento Auto Pan, con l’apparente spostamento sinistro-de-
stro-sinistro del segnale audio, è necessario controllare la coppia di due VCA collegati alle
uscite Left e Right con lo stesso segnale disponibile in polarità “normale” e in polarità
“invertita”.
La seconda copia della modulazione ciclica unipolare generata dal Tidal Modulator
è quindi collegata all’ingresso A2 della sezione inferiore nel modulo Befaco A*B+C e,
in questo, moltiplicata per -2 (o il valore che si reputa adatto) con il controllo B2 LEVEL.

2
  Si usa l’uscita unipolare per non “indurre in tentazione d’inversione” il VCA; qualsiasi amplificatore reagisce ai controlli
di ampiezza compresi nel range 0/1. Eventuali controlli bipolari potrebbero portare, nel caso di sciatterie di progettazione,
alla generazione di inversione in polarità nel segnale ripreso all’uscita dell’amplificatore controllato con tensione negativa…
nel migliore dei casi, l’amplificatore non risponde ai controlli negativi.
68  |  Capitolo 4 – Mettere tutto insieme – esempi di programmazione

A questo punto, c’è un problema: l’amplificatore VCA che riceverà il segnale OUT2
del A*B+C così negato, dovrebbe lavorare con un escursione di valore che va da 0 a -2 e ritor-
no… ma un amplificatore VCA “normale” non può rispondere a un controllo di tensione
negativo (il volume, insomma, non può scendere sotto zero…). È necessario spostare il segnale
modulante riportandolo a forza nel campo dei valori positivi, pur lasciandolo con l’andamento
invertito che è stato conquistato attraverso comando B2 LEVEL.
Per riportare il segnale di controllo nel range dei valori positivi, si usa il valore di off-
set applicabile attraverso comando C2 LEVEL, in modo da traslare il tutto nuovamente
al di sopra dello zero, pur rispettando il nuovo percorso.
Il segnale invertito e sottoposto a offset, emesso da OUT 2 raggiunge il VCA inferiore
alla porta di controllo LIN e aprirà il livello quando il gemello VCA superiore chiuderà il suo.
L’ascoltatore al centro dei due canali Left-Righ opportunamente panpottati nel sistema
di ascolto, avrà l’impressione dello spostamento automatico nel segnale da sinistra a den-
stra a sinistra (eccetera) alla velocità definita con il Tidal Modulator e con la traiettoria/
simmetria impostata con SHAPE, SLOPE e BRIGHTNESS.

4.1.10 Patch 040 Multi LFO Audible

La patch sfrutta una quantità significativa di LFO-2 per modulare in maniera ciclica
e asincrona in parametri più importanti di due moduli Audible Wavetable Oscillator
e Resonator. Altri due oscillatori a bassa frequenza, che lavorano in opposizione di fase,
Patches di base  |  69 

governano i livelli d’uscita sui due canali audio left-right. Il comando C2 LEVEL sezione
inferiore del modulo Befaco A+B*C vicino allo SCOPE è usato come gestore di volume
dell’intera patch.

4.1.11 Patch 040 Seq Basic

La patch fornisce la struttura di base – e non solo – per far lavorare lo step SEQ-3.
Con il menu contestuale, il modulo di sequencer è impostato sul modo Retrigger (l’unico
che permetta, sull’uscita GATE di generare un treno di impulsi con pause) ed è collegato
all’articolazione dell’inviluppo ADSR (Gate Out), all’intonazione dell’oscillatore (previo
latching con Sample & Hold) sulla Row A, all’accentazione attraverso DRIVE del filtro
(sempre con latching preliminare e attenuazione rozza attraverso Bernoulli Gate) sulla
Row B. La terza fila, Row C, è usata per modulare fortemente il Delay Time.

4.1.12 Patch 040 Seq & Sub & Perc


È una versione espansa della patch precedente; le uscite di gate individuali del modulo
SEQ-3 sono prelevate e inviate ciascuna in una Bernoulli Gate che funziona rozzamen-
te come on/off individuale, prima di essere sommate in una batteria di OR (realizzati
con i moduli Audible Utility). Il treno d’impulsi così realizzato viene impiegato per inne-
scare l’emissione di un mini sintetizzatore alloggiato nella terza fila del cabinet è composto
da VCO-2, ADSR (tutti e due della serie Fundamental) e Befaco A+B*C come amplifi-
catore; il segnale dell’inviluppo, oltre ad articolare le note, è usato anche per modulare
dinamicamente la forma d’onda generata. Questa mini struttura di sintesi è trasposta real
time dalla tensione 1V/Oct estratta dall’interfaccia MIDI to CV.
In aggiunta, il Gate individuale degli step 3 e 7 è collegato ad un OR che pilota il suo-
no di uno snare generato attraverso modulo Audible Modal Oscillator (visibile in basso
70  |  Capitolo 4 – Mettere tutto insieme – esempi di programmazione

a destra nella patch). Il segnale del sintetizzatore principale, del “sub sintetizzatore” e quello
dello snare, sono sommati in un pre-delay-mixer per poter essere arricchiti dalle ribattute
del modulo DELAY.
5 Funzioni di sintesi e
come raggiungerle

Quando si lavora con un sistema modulare, hardware o software che sia, la cosa più difficile
è imparare a raggiungere i propri obiettivi sfruttando al meglio le risorse disponibili nel pro-
prio rack cabinet o, come nel caso di Rack, nel menu di moduli plug-in nativi o terze parti.
Per questo motivo, abbiamo elencato i più diffusi argomenti che ricorrono nella sintesi
del suono e li abbiamo collegati alle funzionalità disponibili nella piattaforma virtuale.
Inizialmente, avevamo deciso di limitare questo indice analitico alle sole funzioni realizzabili
con il blocco dei moduli previsti da Andrew Belt. In corso d’opera, abbiamo optato per l’inclusione
delle diverse collezioni di moduli sviluppati da terze parti – l’aggiornamento è sempre a ottobre 2017.
Come è facile immaginare, quando l’elenco dei moduli crescerà, porterà un conseguente
adeguamento della lista di funzioni-prestazioni.

A Armoniche
Adder Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo HARM.
Vedi “Mixer”.
Armonizzazione
Adder, Precision Sonus Dept. Modulo Harmony. Disponibilità simultanea
Audible Instruments Multiples. Sezione inferiore. di trasposizioni quantizzate sovrapposte al segnale
Amplitude Modulation, Exponential CV 1V/OCT in ingresso.
Fundamental VCA. Ingresso di controllo EXP. Attack, Modulation
Fundamental VC MIXER Fundamental ADSR. Ingresso di controllo CV ATT.
Ingresso di controllo CV su ciascun canale.
Attenuator
Amplitude Modulation, Linear Audible Instruments Mixer.
Fundamental VCA. Ingresso di controllo LIN. Befaco A*B+C
Analog (Quality) Porta A1 con controllo B1LEVEL.
Fundamental VCO. Selettore in posizione ANLG. Befaco Dual Atenuverter.
72  |  Capitolo 5 – Funzioni di sintesi e come raggiungerle

B Compare
BPF – Band Pass Filter Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo ZBPF. Comparison & Rectification.
Sonus Dept. Modulo Paramath. Sezioni A ≥ B e A = B.
Bitcrusher
Autodafe Blank Panel. Modulo BITCRUSHER. Constant Source, unipolar
Audible Instruments quad VC-Polarizer. Sorgente di
Bit, switching
controllo locale in assenza di segnale in ingresso.
Sonus Dept. Modulo bitter. Accensione e spegnimento
indipendente per gli otto bit di quantizzazione. Constant Source, unipolar/bipolar
Audible Instruments Mixer. Panel control senza segnale
C in ingresso.
Chiptune ML Modules. Modulo Constants.
Vedi “Toy”.
Crossfader
Clap Audibile Instruments Meta Modulator. Algoritmo
Autodafe Drum Kit. Modulo CLAP. Crossfade.
Claves Cymbals
Autodafe Drum Kit. Modulo RIM/CLAVES. Autodafe Drum Kit. Modulo CYMBALS.
Clock Source
Audible Instruments Tidal Modulator. LFO mode, uscite D
UNI/BIP. Decay, Modulation
Fundamental SEQ-3. Internal CLOCK e uscita GATES. Fundamental ADSR. Ingresso di controllo CV DEC.
JW Modules. Modulo CLOCK. Delay
Clock Divider Fundamental DELAY.
Fundamental SEQ-3. External Clock all’ingresso EXT NYSTHI Modules. Modulo MODEL 277.
CLOCK e uscita GATES con suddivisione sugli Delay Time, Control
individual Gate On/Off. Fundamental DELAY. Ingresso di controllo CV TIME.
Autodafe Blank Panel. Modulo CLOCK DIV.
VCVRack Simple. Modulo Clock Divider. Digital (Quality)
Fundamental VCO. Selettore in posizione DGTL.
Cloud
Vedi “Granulation”. Distributor
Vedi “Multiples”.
Cloud Generator Audible Instruments Mixer
Synthesis Technologies E-340 Cloud Generator. Uscita
CHAOS. Drive
Fundamental VCF. Ingresso di controllo DRIVE.
Color, Modulation
Fundamental DELAY. Ingresso di controllo CV COLOR. Dry/Wet Balance
Fundamental DELAY. Ingresso di controllo CV MIX.
Comb, Filter
VULT Modular. Modulo RESCOMB resonant comb Drum, Module
filter. Gli otto moduli sample playback presenti nella collezione
Autodafe DrumKit.
Comb, Dirac
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Dirac Drum, Synthesizer
Comb. Vult Modules. Modulo TRUMMOR drum synthesizer.
73 

E Frequency Doubler
Electronic Switch 1:2 Audible Instruments Utilities. Sezione superiore. Uscita
Audible Instruments Bernoulli Gate. Probability comple- in alto a destra (solo con alcune forme d’onda).
tamente in senso orario e tensione 0/1 ingresso “p”.
Frequency Modulation, Exponential
Envelope Generator Audible Instruments Tidal Modulator. Condizione LFO
Audible Instruments Tidal Modulator. AD Envelope. in Audio Range, ingresso di controllo FM.
Audible Instruments Tidal Modulator. AR Envelope. Synthesis Technologies E-340 Cloud Generator. Ingresso
Audible Instruments Tidal Modulator. Looped Envelope. di controllo FM.
Fundamental ADSR. Befaco Even Oscillator. Ingresso 1V/Oct con attenuatore
esterno.
Envelope Generator, Amplitude Controlled Fundamental VCO. Ingresso FM.
Audible Instruments Tidal Modulator. Condizione
Envelope AD/AR, ingresso di controllo LEVEL. Frequency Modulation, Linear
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo FM.
Even Wave
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo FBFM.
Befaco Even Oscillator. Uscita EVEN.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo WTFM.
Befaco Even Oscillator. FM Input (non proprio… più cor-
F
rettamente, è un sapore diverso di FM Exp).
Feedback, Modulation
Fundamental DELAY. Ingresso di controllo CV FDBK. FSK – Frequency Shift Keying
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo QPSK.
Feedback Oscillator
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Feedback
G
Oscillator.
Gate On/Off
Filter Fundamental SEQ-3. Individual Gate On/Off.
Vedi “Low Pass”, “Band Pass”, “High Pass”, eccetera…
Glide
Fixed filter Bank Vedi “Slew Limiter”.
Autodafe Blank Panel. Modulo FIXED FILTER BANK.
Granulation
Filter, Formant Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo CLOU.
Autodafe Blank Panel. Modulo FORMANT FILTER. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo PRCT.
Audible Instruments Texture Synthesizer. Segnale esterno
Filter, Multimode
in IN L e IN R.
Autodafe Blank Panel. Modulo MULTIMODE FILTER.
FOF – Fonction d’Onde Formantique H
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo VFOF. Hard Sync
Vedi, “Sync, Hard”
Foldback
Autodafe Blank Panel. Modulo FOLDBACK. HiHat
Autodafe Drum Kit. Modulo CLOSED HI HATS.
Freeze
Autodafe Drum Kit. Modulo OPE HI HATS.
Audible Instruments Texture Synthesizer. Costante in
ingresso FREEZE. HPF – High Pass Filter
NYSTHI Modules. Modulo MVERB. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo ZHPF.
NYSTHI Modules. Modulo HI-VERB. Befaco Spring Reverb. Controllo HPF sul solo segnale wet.
NYSTHI Modules. Modulo TWISTEDMVERB. Fundamental VCF. Uscita HPF.
74  |  Capitolo 5 – Funzioni di sintesi e come raggiungerle

I NYSTHI Modules. Modulo LOGIC. Sezione AND.


Inverter
Logic NOT
Audible Instruments Utilities. Sezione Superiore. Uscita
NYSTHI Modules. Modulo LOGIC. Sezione NOT.
in alto a destra.
Audible Instruments Quad VC-Polarizer. Ingresso audio Logic OR
per tensione di controllo negata. Audible Instruments Utilities. Sezione centrale. Uscita
Audible Instruments Mixer. Controllo di pannello in MAX.
condizione bipolare. NYSTHI Modules. Modulo LOGIC. Sezione OR.
Befaco Mixer. Uscita –OUT.
Befaco Dual Atenuverter. Controllo ATENUVERTER Logic XOR
sul segnale in ingresso. NYSTHI Modules. Modulo LOGIC. Sezione XOR.
Fundamental VC MIXER. Ingresso di controllo CV con Loop
tensione negativa su canale main MIX. Sonus Dept. Modulo Luppolo.

J-K LPF – Low Pass Filter


Karplus-Strong Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo ZLPF.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo PLUCK. Fundamental VCO. Uscita LPF.

Kick, Analog M
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo KICK. Min/Max
Autodafe Drum Kit. Modulo KICK.
Audible Instruments Utilities. Sezione centrale. Uscita
MIN e uscita Max.
L
Sonus Dept. Modulo Paramath. Sezione MIN, MAX.
Level Control
8-Channels Drum Mixer. Collezione Autodafe Drum Kit. Mixer
Befaco A*B+C. Ingressi A1, C1, A2, C2. Uscita Out2.
LFO – Low Frequency Oscillator
Befaco MIXER.
Audible Instruments Tidal Modulator. LFO Mode.
Fundamental VC MIXER.
Audible Instruments Wavetable Oscillator. Low Frequency
Range. 8-Channels Drum Mixer. Collezione Autodafe Drum Kit.
Befaco Even Oscillator. Tensione negativa applicata all’in- Mixer, 3 channel normalization
gresso 1V/OCT. Audible Instruments Mixer.
Befaco Rampage. Comportamento ciclico inserito e
RANGE a bassa frequenza. Mixer, 4 channel normalization
Fundamental VCO. Frequenza al minimo e tensione Audible Instruments Quad VCA.
negativa applicata all’ingresso 1V/OCT o FM. Audible Instruments Quad VC-Polarizer.
Autodafe Blank Panel. Modulo VC LFO. Mixer, Unity Gain
LFO, Amplitude Controlled Audible Instruments Multiples. Sezione centrale.
Audible Instruments Tidal Modulator. Condizione LFO, Audible Instruments Multiples. Sezione inferiore.
ingresso di controllo LEVEL. ML Modules. Modulo Sum.
Logic Multimode Filter
NYSTHI Modules. Modulo LOGIC. Autodafe Blank Panel. Modulo MULTIMODE FILTER.
Vedi anche State Variable, Filter
Logic AND
Audible Instruments Utilities. Sezione centrale. Uscita Multiples
MIN. Audible Instruments Multiples. Sezione superiore.
75 

Autodafe Blank Panel. Modulo MULT 1:8 e Modulo Physical Modeling, Blow
MULTIPLE 1:8 x 2. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo BLOW.
MS Modules. Modulo MULT 2: 8 x 3. Audible Instruments Modal Synthesizer. Eccitatore BLOW.
Multiplier Physical Modeling, Flute
Integra con “VCA”. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo FLUT.
Audible Instruments Quad VCA. Ingresso audio per
Physical Modeling, Membrane
ingresso di controllo.
Audible Instruments Resonator. Modello Membrane
Befaco A*B+C. Ingresso A1 per Ingresso B1 o per valore
(LED blu).
B1 LEVEL.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo DRUM.
Mute Channel Audible Instruments Modal Synthesizer. Eccitatore
Autodafe 8-Channels Drum Mixer. STRIKE.
Physical Modeling, Strings
N Audible Instruments Resonator. Modello Strings (LED
Noise giallo).
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo NOIS.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo TWNQ. Physical Modeling, Sympathetic Strings
Audible Instruments Resonator. Modello Sympathetic
Noise, Metallic Strings (LED rosso).
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo CYMB.
Portamento
Noise, White Vedi “Slew Limiter”.
Audible Instruments Utilities. Sezione inferiore. Uscita
NOISE. Pulse Wave
Vedi anche “Square Wave” – in maniera discutibile,
O ma pratica per questa sede…
Offset Befaco Even Oscillator. Uscita Square
Befaco Dual Atenuverter. Controllo OFFSET sul segnale Fundamental VCO. Uscita SQR e controllo P.WIDTH.
in ingresso. PWM – Pulse Width Modulation
Oscillator Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Saw
Vedi “VCO”. & Pulse
Befaco Even Oscillator. Ingresso PWM.
P Fundamental VCO. Ingresso PWM e controllo PW CV.
Panpot Control
8-Channels Drum Mixer. Collezione Autodafe Drum Kit. Q
Quantizer
Phaser ML Modules. Modulo HQuantizer.
Autodafe Blank Panel. Modulo PHASER. ML Modules. Modulo Quantum.
Sonus Dept. Modulo Harmony. Disponibilità simultanea
Physical Modeling, Bell
di trasposizioni quantizzate sovrapposte al segnale
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo BELL.
CV 1V/OCT in ingresso.
Audible Instruments Modal Synthesizer. Eccitatore
STRIKE.
R
Physical Modeling, Bow Ramp, Wave
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo BOWD. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Ramp3.
Audible Instruments Modal Synthesizer. Eccitatore BOW. Befaco Even Oscillator. Uscita Ramp.
76  |  Capitolo 5 – Funzioni di sintesi e come raggiungerle

Random Source Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo Diode


MS Modules. Modulo Random Source collegato a una Ring-Modulation.
sorgente White Noise. Befaco A*B+C. Ingresso A1 per segnale B1.
Sonus Dept. Modulo Paramath. Sezione A * B.
Rectifier, Full Wave
Audible Instruments Utilities. Sezione superiore. Uscita Router, Random
in basso a destra. Audible Instruments Bernoulli Gate.
Rectifier, Positive
S
Audible Instruments Utilities. Sezione superiore. Uscita
Sample & Hold
in basso a sinistra.
Audible Instruments Utilities. Sezione inferiore.
Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo
MS Modules. Modulo Random Source.
Comparison & Rectification.
Sample Rate, reduction
Release, Modulation
Autodafe Blank Panel. Modulo BITCRUSHER.
Fundamental ADSR. Ingresso di controllo CV REL.
Saw, Wave
Reset Clock Divider
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo CSAW.
Autodafe Blank Panel. Modulo CLOCK DIV. Synthesis Technologies E-340 Cloud Generator. Uscita
Reset indirizzabile SAW OUT.
JW Modules. Modulo Clock. Fundamental VCO. Uscita SAW.

Resonance, Modulation Scope


Fundamental VCF. Ingresso di controllo RES. Fundamental SCOPE.

Resonator, Filter Sequencer, Step


Audible Instruments Resonator. Segnale audio in con- Fundamental SEQ-3.
nessione IN. Autodafe Blank Panel. Modulo 8-STEPS SEQUENCER.
Autodafe Blank Panel. Modulo 16-STEPS SEQUENCER.
Reverb Autodafe Blank Panel. Modulo TRIGGER
Befaco Spring Reverb. SEQUENCER.
ML Modules. Modulo FreeVerb.
NYSTHI Modules. Modulo MVERB. Shape, Modulation
NYSTHI Modules. Modulo HI-VERB. Audible Instruments Tidal Modulator. Condizione LFO
NYSTHI Modules. Modulo TWISTEDMVERB. in Audio Range, ingresso di controllo SHAPE.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo
Ride Triangle-Ramp-Square-Pulse.
Autodafe Drum Kit. Modulo RIDE.
Shift Register
Rim Shot ML Modules. Modulo Sequential Shift Register.
Autodafe Drum Kit. Modulo RIM/CLAVES.
Sine, Wave
Ring Modulator Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Dirac
Audible Instruments Quad VC-Polarizer. Usare tensione Comb.
di controllo bipolare in range audio. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Sine3.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo RING. Befaco Even Oscillator. Uscita Sine.
Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo XOR. Synthesis Technologies E-340 Cloud Generator. Uscita
Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo Digital SINE OUT.
Ring Modulation. Fundamental VCO. Uscita SINE.
77 

Slew Limiter Sustain, Modulation


Befaco Slew Limiter. Fundamental ADSR. Ingresso di controllo CV SUS.
Slope, Modulation Sync, Hard
Audible Instruments Tidal Modulator. Condizione LFO Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Sync
in Audio Range, ingresso di controllo SLOPE. Square.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Sync
Snare, Analog Ramp.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo SNAR. Befaco Even Oscillator. Porta H SYNC.
Autodafe Drum Kit. Modulo SNARE. Synthesis Technologies E-340 Cloud Generator. Ingresso
Soft Sync SYNC.
Fundamental VCO. Ingresso SYNC. Selettore in posi-
Vedi “Sync, Soft”.
zione HARD.
Sound Source
Sync, Soft
Vedi “VCO – Voltage Controlled Oscillator”.
Fundamental VCO. Ingesso SYNC. Selettore in posi-
Vedi “Noise”. zione SOFT.
Square, Root Switch, Sequential
Sonus Dept. Modulo Paramath. Sezione Square Root ML Modules. Modulo Sequential Switch 8 to 1.
(A^2 + B^2). ML Modules. Modulo Sequential Switch 1 to 8.
Square, Wave
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Triple T
Oscillator. Toy
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Square3. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo TOY*.
Befaco Even Oscillator. Uscita Square. Triangle, Wave
Fundamental VCO. Uscita SQR. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo
Triangle3.
State Variable, Filter
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo CLKN.
Autodafe Blank Panel. Modulo MULTIMODE FILTER.
Befaco Even Oscillator. Uscita Triangle.
VULT Modular. Modulo STABILE state variable filter. Fundamental VCO. Uscita TRI.
Stereo Level Control Trigger
8-Channels Drum Mixer. Collezione Autodafe Drum Kit. ML Modules. Modulo Trigger Buffer.
Sub, Wave VCVRack Simple. Modulo Trigger.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo SUB
Square. U-V
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo SUB VCA – Voltage Controlled Amplifier
Ramp. Audible Instruments quad VCA.
Fundamental VCA.
SuperSaw
VCF – Voltage Controlled Filter.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo Triple
Fundamental VCF.
Oscillator.
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo VCO – Voltage Controlled Oscillator
SuperRamp. Audible Instruments Tidal Modulator. Condizione LFO
Synthesis Technologies E-340 Cloud Generator. Ingresso in Audio Range.
di controllo SPREAD. Befaco Even Oscillator.
78  |  Capitolo 5 – Funzioni di sintesi e come raggiungerle

Befaco Rampage. Comportamento ciclico inserito e Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo
RANGE ad alta frequenza. Crossfolding.
Fundamental VCO.
Wavetable
VCO, Ampltitude Controlled
Audible Instruments Tidal Modulator. Condizione LFO Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo WTBL.
in Audio Range, ingresso di controllo LEVEL. Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo WMAP.
Vocoder Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo WLIN.
Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo Vocoder Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo WTX4.
1-2-3.
Audible Instruments Wavetable Oscillator.
VOSIM
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo VOSM. X-Y-Z
W XOR, Modulation
Wavefolding Audible Instruments Meta Modulator. Algoritmo XOR
Audible Instruments Macro Oscillator. Algoritmo FOLD. Modulation.
Indice

1 Introduzione 3 2.1.2.13 Audible Instruments Quad VCA 33


1.1 Installazione 4 2.1.2.14 Audible Instruments Keyframer/mixer 33
1.1.1 Plug-in terze parti 5 2.1.3 I moduli Befaco 35
2.1.3.1 Even Oscillator 35
1.2 L’ambiente di lavoro 5
2.1.3.2 Rampage 37
1.2.1 Comandi della Toolbar 6
2.1.3.3 A*B+C38
1.2.2 Installare i moduli nell’area di lavoro 7 2.1.3.4 Spring Reverb 39
1.2.2.1 Cancellare i moduli 7 2.1.3.5 Mixer 39
1.2.3 Collegare i moduli tra loro 8 2.1.3.6 Slew Limiter 40
1.2.3.1 Cavi “stackable” 8 2.1.3.7 Dual Atenuverter 40
1.2.4 Menu contestuale (dalla v.0.3.2) 8 2.1.4 ll modulo Synthesis Technology 41
2.1.4.1 Synthesis Technology E340
2 I moduli disponibili nella v.0.4.0 – Cloud Generator 41
Manuale di riferimento 10 2.1.5 I moduli Fundamental  42
2.1 I moduli disponibili 10 2.1.5.1 VCO-1 – Voltage Controlled Oscillator 1 43
2.1.1 I moduli Core  12 2.1.5.2 VC0-2 – Voltage Controlled Oscillator 2 44
2.1.1.1 Core Audio device 12 2.1.5.3 VCF – Voltage Controlled Filter 44
2.1.1.2 Core MIDI to CV 13 2.1.5.4 VCA – Voltage Controlled Amplifier 45
2.1.1.3 Core MIDI CC to CV 13 2.1.5.5 LFO-1 – Low Frequency Oscillator 1 45
2.1.2 I moduli Audible Instruments 14 2.1.5.6 LFO-2 – Low Frequency Oscillator 2 46
2.1.2.1 Audible Instruments Macro Oscillator 14 2.1.5.7 DELAY  46
2.1.2.2 Audible Instruments Modal Synthesizer 20 2.1.5.8 ADSR – Attack, Decay, Sustain, Release 47
2.1.2.3 Audible Instruments Tidal Modulator 22 2.1.5.9 VC-MIXER – Voltage Controlled Mixer 47
2.1.2.4 Audible Instruments Wavetable Oscillator 24 2.1.5.10 Scope  48
2.1.2.5 Audible Instruments Texture Synthesizer 24 2.1.5.11 SEQ-3  49
2.1.2.6 Audible Instruments Meta Modulator 26
2.1.2.7 Audible Instruments Resonator 28 3 Una panoramica dei moduli
2.1.2.8 Audible Instruments Multiples 29 prodotti da terze parti 51
2.1.2.9 Audible Instruments Utilities 30 3.1 Le diverse collezioni 51
2.1.2.10 Audible Instruments Mixer 31 3.1.1 Autodafe Blank Panel 51
2.1.2.11 Audible Instruments Bernoulli Gate 31 3.1.2 Autodafe Drum Kit 52
2.1.2.12 Audible Instruments Quad VC-Polarizer 32 3.1.3 JW Modules 53
80  |  Indice

3.1.4 ML Modules 53 4.1.3 Patch 040 Fund Basic Synth 60


3.1.5 MS Modules 54 4.1.4 Patch 02 2Osc2Env 61
3.1.6 NYSTHI 54 4.1.5 Patch 040 Fund MIDI CC 62
3.1.7 VCVRack – Simple 55 4.1.6 Patch 03 LFO Vib-PW-Cut-AM62
3.1.8 Sonus Dept.  55 4.1.7 Patch 04 FM Exp Audio 64
4.1.8 Patch 05 FM Lin Audio 65
3.1.9 Vult Modular 56
4.1.9 Patch 06 Auto Pan w CV Inversion 66
4.1.10 Patch 040 Multi LFO Audible 68
4 Mettere tutto insieme – esempi di
4.1.11 Patch 040 Seq Basic 69
programmazione57
4.1.12 Patch 040 Seq & Sub & Perc 69
4.1 Patches di base 57
4.1.1 Creare un Template 57 5 Funzioni di sintesi e come
4.1.2 Patch 01 OscFltAmp 59 raggiungerle71