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Università degli studi di Napoli “Federico II”

SCUOLA POLITECNICA E DELLE SCIENZE DI BASE


AREA DIDATTICA SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI

CORSO DI LAUREA IN FISICA

Tesi di Laurea

Universo accelerato ed energia oscura


nel modello ΛCDM

Relatore: Candidato:
Dott.ssa Ester Piedipalumbo Gianluca Napoletano
matr. 567/629

A.A. 2012/2013
ai miei nonni
Indice

Introduzione iii

1 I modelli di universo di Friedmann 1


1.1 Il principio cosmologico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.1.1 Omogeneità ed isotropia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.1.2 Conseguenze di omogeneità ed isotropia . . . . . . . . . . 2
1.1.3 Metrica di Friedmann-Robertson-Walker . . . . . . . . . . 4
1.2 Dinamica di un universo omogeneo e isotropo . . . . . . . . . . . 5
1.2.1 Equazioni di Friedmann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.2.2 Soluzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.3 La legge di Hubble e il redshift cosmologico . . . . . . . . . . . . 8

2 L’espansione accelerata dell’universo 10


2.1 Modello di Friedmann con energia oscura . . . . . . . . . . . . . 10
2.1.1 Grandezze cinematiche e dinamiche . . . . . . . . . . . . 10
2.1.2 Effetto della costante cosmologica . . . . . . . . . . . . . 12
2.1.3 Integrazione in presenza di più componenti . . . . . . . . 12
2.2 Analisi dei dati sperimentali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
2.2.1 Distanza di luminosità e modulo di distanza . . . . . . . . 14
2.2.2 Le SNIa e l’espansione accelerata . . . . . . . . . . . . . . 17
2.2.3 Analisi statistica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
2.3 Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21

A Note di Relatività Generale 23

B Derivazione delle equazioni di Friedmann 26

ii
Introduzione

La cosmologia è la disciplina scientifica che si occupa dello studio dell’univer-


so nella sua totalità, indagandone la struttura, i costituenti fondamentali, la
geometria e l’evoluzione. É per sua natura un campo scientifico di ricco inte-
resse e in questo secolo è accompagnato da un’ambizione motivata dalla sempre
crescente quantità e qualità dei dati sperimentali. La data di inizio della cosmo-
logia quale disciplina con un vero valore nell’ambito della conoscenza scientifica
è collocabile nell’anno 1917, quando Einstein applica per la prima volta la sua
teoria della Relatività Generale al problema dell’indagine della struttura e del-
l’evoluzione dell’universo su grande scala, cui seguirà la produzione di de Sitter,
Friedmann, Lemaître ed altri autori di modelli per la descrizione dell’universo
nella sua totalità.
Nonostante i grandi successi di un secolo, la cosmologia è tuttora sede di
enigmi e questioni che sfuggono alla nostra comprensione, come evidenziato dai
risultati più recenti. All’alba del XXI secolo, infatti, si manifestano i primi segni
di una svolta sostanziale nella comprensione del cosmo, quando due squadre in-
dipendenti di cosmologi, guidati da Saul Perlmutter negli USA per il Supernova
Cosmology Project, e da Brian Schmidt in Australia per l’ High-Z Supernovae
Search Team, tramite l’osservazione delle Supernovae di tipo Ia sulle distanze
più remote, evidenziarono che l’espansione dell’universo stesse procedendo con
una velocità crescente. Dopo queste prime indicazioni della dinamica accelerata
dell’universo attuale, altre indagini indipendenti hanno contribuito a confermare
in maniera definitiva questo risultato, che è valso nel 2011 il premio Nobel per
la Fisica a Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e ad Adam G. Riess. Un risultato
di tale portata ha costretto a rivedere anche quanto si dava per acquisito fino
ad allora dando un notevole impulso per lo sviluppo di molti nuovi modelli tra i
quali quelli di cosiddetta energia oscura, il nuovo ingrediente cosmico ipotizzato
come responsabile di questo fenomeno. Facendo uso della teoria della Relatività
Generale di Einstein, infatti, per un universo le cui componenti fondamentali
siano materia non relativistica e radiazione non sarebbe possibile ottenere una
dinamica accelerata, e si rende necessario avanzare nuove ipotesi per realizzare
un modello che possa rendere conto delle osservazioni sperimentali. Tra questi,
il modello ΛCDM riprende in una nuova veste un’ idea originaria di Einstein
il quale introdusse un termine detto “costante comologica” nelle equazioni della
Relatività Generale per realizzare il suo pregiudizio di un universo eternamente
statico, ma che egli stesso rigettò dopo la conferma della scoperta di Hubble negli
anni 20 del moto sistematico di recessione delle galassie. Nel modello ΛCDM la
costante cosmologica torna alla ribalta grazie al suo effetto di “gravità repulsiva”
come un possibile candidato per la descrizione di una dinamica accelerata.
Questo lavoro di tesi è strutturato come segue: nel primo capitolo verranno

iii
INTRODUZIONE iv

introdotte le basi sulle quali poggia il Modello Cosmologico Standard, forma-


lizzando il Principio Cosmologico, che nel contesto della Relatività Generale
di Einstein conduce alle equazioni di Friedmann per l’evoluzione dinamica dei
possibili universi previsti i cui costituenti essenziali siano materia e radiazione.
Di questi, il modello di universo piatto, omogeneo ed isotropo di Friedmann
verrà modificato nel secondo capitolo con l’aggiunta del termine di costante
cosmologica (rappresentativo dell’energia oscura) per costruire le equazioni fon-
damentali della dinamica del modello ΛCDM . Infine, introdotte alcune delle
principali grandezze fisiche legate alle osservazioni, con particolare riferimento
a quelle relative alle Supernovae, il modello verrà confrontato con i dati osser-
vativi raccolti dalle varie collaborazioni del Supernova Cosmology Project per
valutarne l’accordo ed una misura dei parametri che vi intervengono.
Capitolo 1

I modelli di universo di
Friedmann

1.1 Il principio cosmologico


In questo capitolo verrà applicata la teoria della Relatività Generale di Einstein
al problema dell’indagine di struttura ed evoluzione dell’universo su grande sca-
la. L’obiettivo della realizzazione di un modello cosmologico è quello di costruire
uno spaziotempo V4 con metrica g e topologia tali da fornire una descrizione
dell’universo nella sua totalità in linea con le osservazioni. Nell’ambito del Mo-
dello Cosmologico Standard, il Principio Cosmologico è uno degli assunti fon-
damentali per procedere in questo senso: esso riformula in una veste moderna
l’insegnamento copernicano secondo il quale noi non occupiamo una posizione
privilegiata nell’universo, assumendo che sulle scale cosmiche questo presenti,
per opportuni osservatori, proprietà indipendenti dall’ epoca e dalla direzione
di osservazione.
Sebbene il sostegno iniziale al Principio Cosmologico fosse motivato da pre-
giudizi filosofici, nonchè da ragioni di convenienza formale nella formulazione
dei primi modelli di universo che sfruttavano la Relatività Generale, oggigiorno
vi sono molteplici testimonianze osservative a favore delle ipotesi di omogeneità
ed isotropia dell’universo, come gli studi su distribuzione e proprietà di strut-
ture cosmiche su scale maggiori di 100 Mpc e l’analisi dell’isotropia del fondo
cosmico di microonde, quest’ultima verificata entro una parte su 105 e perciò
considerata una delle prove più significative.

1.1.1 Omogeneità ed isotropia


Formuliamo da un punto di vista matematicamente preciso le assunzioni del
Principio Cosmologico:
Definizione. Uno spaziotempo V4 si dice spazialmente omogeneo se esiste una
famiglia ad un parametro temporale t di sottovarietà regolari di tipo spazio Σt

1
CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 2

tali che per ogni t e per ogni coppia p, q ∈ Σt esiste una isometria della metrica
g che porta p in q 1 .
Definizione. Uno spaziotempo V4 si dice spazialmente isotropo se esiste una
congruenza Γ di tipo tempo su V4 tale che, ∀p ∈ V4 e detto up ∈ Tp (V4 ) il vettore
tangente alla curva di Γ passante per p, esiste un’isometria di g che lascia fissi
p ed up e per ogni coppia di vettori unitari v1 , v2 ∈ Tp (V4 ) ed ortogonali ad up ,
ruota v1 in v2 .
Risulta chiaro da un punto di vista fisico che l’universo non può apparire isotropo
a tutti gli osservatori (si pensi ad esempio ad un osservatore solidale ad un
raggio cosmico di 1020 eV: egli vedrà la materia dell’universo venirgli incontro
da una direzione e recedere da lui dall’altra); con la congruenza Γ di linee di
universo, infatti, viene isolata una particolare classe di osservatori che registrano
un universo omogeneo ed isotropo per mezzo delle loro misure2 .

1.1.2 Conseguenze di omogeneità ed isotropia


La richiesta di coesistenza di omogeneità ed isotropia impone restrizioni sulle
possibili forme che il tensore metrico può assumere affinchè queste simmetrie
siano garantite, oltre ad altre importanti conseguenze:

Ortogonalità di linee di Γ e superfici Σt . É necessario che le curve del-


la congruenza Γ siano in ogni punto ortogonali alle ipersuperfici Σt . In caso
contrario, una proiezione non nulla in Tp (Σt ) del vettore up permetterebbe di
individuare una direzione preferenziale in Tp (V4 ). Lo spazio vettoriale tangente
a Σt in p viene quindi a coincidere con lo spazio ortogonale alla curva nello
stesso punto.

Costanza della curvatura delle Σt . La metrica sullo spaziotempo induce


una metrica Riemanniana h su ogni Σt restringendo l’azione di g sullo spazio
tangente Tp (Σt ), ∀p ∈ Σt . Si consideri poi il tensore di curvatura (3) R del-
la connessione naturale indotta da h. In particolare, è utile per questa prova
realizzarlo come un’applicazione sullo spazio vettoriale Λ2p (V4 ) dei tensori anti-
simmetrici di tipo (0,2) in p. Sapendo infatti che le componenti di (3) R in una
base dello spazio (Tp )22 V4 dei tensori di tipo (2,2) in p hanno la proprietà:
(3)
Rab cd = − (3) Rba cd

concludiamo che l’applicazione è un endomorfismo su Λ2p (V4 ), mentre il fatto


che
(3)
Rab cd = (3) Rcd ab
implica che questo endomorfismo sia simmetrico. Esiste perciò su Λ2p (V4 ) una
base ortonormale di autovettori di (3) R. Allo scopo di preservare l’isotropia, gli
1 Considerando quale applicazione di una varietà di Riemann (M, g) in sé un gruppo globale

di trasformazioni ad un parametro φs : R × M → M , esso è un’isometria della metrica se


(φ−s )∗ (p) gφs (p) − gp = 0 ∀p ∈ M .
2 É opportuno precisare che, in realtà, la richiesta di isotropia spaziale rispetto ad ogni punto

dello spaziotempo è sufficiente da sola garantire l’omogeneità spaziale (si veda [9], cap.27). Le
definizioni sono state qui introdotte separatamente per una più chiara presentazione di questi
due concetti fondamentali.
CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 3

autovalori devono essere uguali, altrimenti il tensore di Riemann, e quindi la


metrica, potrebbe essere utilizzato per individuare una direzione preferenziale
su Tp (Σt ). L’applicazione è un multiplo dell’identità, e per le sue componenti
in (Tp )22 V4 si può scrivere:

(3) 1
Rab cd = KIab cd = K (δac δbd − δbc δad ).
2
Dato che le Σt sono superfici di omogeneità, K deve essere lo stesso in ogni
punto affinchè non esistano posizioni privilegiate. La tesi segue osservando che
in ogni punto la curvatura scalare:
(3) (3)
R= Rab ab = K
coincide con l’autovalore K, ed è quindi costante su tutta la ipersuperficie.

Geometria delle sezioni di spazio. É possibile provare (si vedano [2] e [3]
per precisazioni e la prova del teorema) che due varietà di Riemann di uguale
dimensione e segnatura, e con la stessa curvatura K costante, devono essere
localmente isometriche. Passando in rassegna i possibili valori per K, positivi,
nullo e negativi, è naturale prendere come modelli di spazio con detti valori di
curvatura costante la sfera tridimensionale S3 , lo spazio euclideo tridimensionale
R3 e l’iperboloide tridimensionale H3 rispettivamente. Per queste varietà di
Riemann è nota una rappresentazione locale della metrica (cfr.[9]), e possiamo
perciò passare allo studio delle geometrie delle Σt . Per conseguenza del teorema
su ognuna di esse esisterà almeno localmente un sistema di coordinate in cui il
tensore metrico h(t) potrà scriversi come prodotto del tensore metrico k degli
spazi modello con raggio unitario per un fattore R2 (t) dipendente dal particolare
valore di K e quindi dalla specifica ipersuperficie. 3

2 2
dψ ⊗ dψ + sin ψ(dθ ⊗ dθ + sin θ dφ ⊗ dφ)
 K>0, caso sferico;
2 2 2 2
h(t) = R (t)k = R (t)× dψ ⊗ dψ + ψ (dθ ⊗ dθ + sin θ dφ ⊗ dφ) K=0, caso piatto;
 2 2
dψ ⊗ dψ + sinh ψ(dθ ⊗ dθ + sin θ dφ ⊗ dφ) K<0, caso iperbolico.

Coordinate comoventi. É possibile adottare un particolare sistema di coor-


dinate su uno spaziotempo omogeneo ed isotropo con la seguente procedura:
scelta una ipersuperficie Σt̄ di omogeneità spaziale si introduca su questa un
atlante α, e si associ alle coordinate di ogni punto in una carta (U, (xi )) di Σt̄
la coordinata x4 = ct̄. Si assegnino poi ad ogni evento lungo una data linea di
universo le medesime coordinate spaziali (x1 , x2 , x3 ) del punto su Σt̄ in cui detta
linea la interseca, e quale quarta coordinata il valore x4 = ct relativo al valore di
t della superficie cui tale evento appartiene. In questo modo viene naturalmente
“propagato” un sistema di coordinate attraverso tutto lo spaziotempo per mezzo
delle linee di universo del fluido cosmico. Le coordinate spaziali di ogni linea di
fluido sono costanti e ne rappresentano un’etichettatura, perciò questo sistema
di coordinate su V4 è detto un sistema di coordinate comoventi, ed è un sistema
di coordinate adattate4 alla congruenza Γ. In particolare, le coordinate esplici-
tate nel discutere la geometria delle sezioni di spazio sono comoventi e quindi
3 R ha le dimensioni di una lunghezza ed ha il significato di raggio dello spazio, per questo
1 1
è R2 = K per le sfere e R2 = −K per gli iperboloidi.
4 Un sistema di coordinate (xi ) tale che i punti di una congruenza Γ si ottengono variando

x0 e mantenendo costanti le altre coordinate si dice adattato alla congruenza Γ.


CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 4

adattate alla congruenza Γ. Nel seguito le componenti dei tensori si intende-


ranno sempre riferite alle basi olonome associate ad un sistema di coordinate di
questo tipo.

Tempo proprio degli osservatori comoventi. Due qualsivoglia osservato-


ri, rappresentati per mezzo delle rispettive linee di universo della congruenza Γ,
concorderanno sulla differenza ∆τ del tempo proprio registrato nel passare da
una superficie Σt ad un’altra. Da un punto di vista fisico, osserviamo che questa
deve essere una necessaria conseguenza del fatto che, se su una data ipersuperfi-
cie di omogeneità l’universo appare lo stesso ad entrambi gli osservatori, questa
parità di condizioni iniziali e la natura deterministica dell’evoluzione governata
dalle equazioni di Einstein dovrà garantire che a seguito di una stessa escursione
∆τ del parametro evolutivo delle linee di universo i due osservatori dovranno
anche concordare sulla parità delle condizioni finali, il che significa che dovranno
ancora trovarsi sulla stessa superficie di omogeneità. Possiamo perciò legare il
parametro temporale t al tempo proprio lungo le linee di universo γ di Γ : se
p0 ∈ Σt0 , Z p
 
t(p) = t0 + dτ γ =⇒ ∆t = ∆τ γ
p0

ed utilizzare lo stesso tempo proprio degli osservatori comoventi per parame-


trizzare le ipersuperfici di omogeneità spaziale.

1.1.3 Metrica di Friedmann-Robertson-Walker


Grazie all’esistenza della congruenza Γ di tipo tempo, in ogni punto lo spazio
vettoriale tangente Tp (V4 ) può essere decomposto in un sottospazio di vettori
puramente spaziali coincidente con Tp (Στ ) per l’isotropia, ed in un sottospazio
di vettori puramente temporali, generato dal vettore up tangente la curva di Γ
in p. Da questo e le proprietà di V4 riportate in Appendice A, si può scrivere il
tensore metrico su V4 nel modo:

g = −u ⊗ u + h

che con h = R2 k, è la cosiddetta metrica di Friedmann-Robertson-Walker per


un universo omogeneo ed isotropo. É utile mettere h nella forma:
 
h(τ ) = R2 (τ ) dψ ⊗ dψ + fK (ψ)(dθ ⊗ dθ + sin2 θ dφ ⊗ dφ)

dove 
2
sin ψ
 se K>0
fK (ψ) = ψ 2 se K=0
sinh2 ψ

se K< 0

Detta R0 una quantità di riferimento con le dimensioni di una lunghezza, si


introduce il fattore di scala adimensionale:

R(τ )
a(τ ) =
R0
CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 5


e posta la variabile r = R0 fK , la metrica covariante può riscriversi
 
dr ⊗ dr
h(τ ) = a2 (τ ) + r 2
(dθ ⊗ dθ + sin 2
θ dφ ⊗ dφ)
1 − kr2

dove, a seguito della sostituzione, si è definita la quantità normalizzata k con


le dimensioni dell’inverso di una lunghezza al quadrato, che vale +1 se le Στ
sono localmente isometriche alla sfera, 0 se lo sono ad R3 e −1 se lo sono
all’iperboloide. In queste coordinate si usa solitamente esplicitare l’ “elemento
di linea” nella metrica di Friedmann-Robertson-Walker con la notazione :
dr2
 
ds2 = −c2 dτ 2 + a2 (τ ) + r 2
(dθ 2
+ sin2
θ dφ 2
) .
1 − kr2

1.2 Dinamica di un universo omogeneo e isotropo


1.2.1 Equazioni di Friedmann
Il contenuto di materia-energia dell’universo è racchiuso nel tensore energia-
impulso, che gioca il suo ruolo nella determinazione della dinamica figurando
a secondo membro delle equazioni di Einstein; la sua forma va allora opportu-
namente precisata per procedere con la scrittura di queste equazioni nel caso
in esame. Un assunto del Modello Cosmologico Standard è la possibilità di de-
scrivere la distribuzione di materia-energia dell’universo per mezzo della teoria
cinetica dei fluidi di particelle e quindi imponendo che la forma di T sia quel-
la relativa ad una distribuzione di materia del tipo fluido perfetto occupante
l’intero spaziotempo V4 :
 P
T= ρ+ 2 u⊗u+P g
c
dove ρ è la densità e P la pressione del fluido5 .
Abbiamo in principio 10 equazioni, in corrispondenza alle componenti indi-
pendenti del tensore G:
8πh
Gab = 4 Tab ,
c
ma come ci si può aspettare, le simmetrie dello spaziotempo riducono il numero
di quelle effettivamente indipendenti. La derivazione di queste equazioni a par-
tire dalla metrica di Friedmann-Robertson-Walker con tensore energia impulso
del tipo fluido perfetto è riportata in Appendice B, e conduce alle equazioni
di Friedmann. Tenuta in conto anche la costante cosmologica queste hanno la
forma generale:
ȧ2 3k
3 2 = 8πhρ − 2 + Λc2
a a
ä  3P 
3 = −4πh ρ + 2 + Λc2
a c
con k = +1 per la metrica sferica, k = −1 per quella iperbolica e k = 0 per il
caso piatto. Per ottenere un pareggio tra equazioni e incognite sarà necessario
5 Si veda [4] per un’attenta analisi della forma del tensore energia impulso e dell’equazione

di stato.
CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 6

associare a queste un’equazione di stato, legame tra pressione e densità del


fluido, che metteremo nella forma:

P = wρc2 (1.1)

dove w è il cosiddetto parametro di stato, che in generale potrebbe essere una


funzione dei parametri cosmici (a, τ , ecc.), anche se per il seguito saranno presi
in esame soltanto casi di fluidi con w costante.

1.2.2 Soluzioni
In questo paragrafo riportiamo le soluzioni ed alcune previsioni qualitative delle
equazioni di Friemann in casi particolari. Intanto, osserviamo che se ρ > 0
e P ≥ 0, allora ä < 0, e quindi l’universo non può essere statico. Questa è
una delle ragioni che portò Einstein all’introduzione della costante cosmologica,
grazie alla quale ottenne un universo statico, seppure instabile.
Svolgiamo alcune considerazioni per pronunciarci sull’equazione di stato.
Sulle scale cosmiche che stiamo considerando, molto maggiori delle distanze
tipiche tra galassie, queste appaiono in maniera figurata come “granelli di pol-
vere”, immagine a supporto dell’idea di utilizzare la teoria cinetica dei fluidi.
Quando in un elemento di volume cosmico si assumono trascurabili i moti lo-
cali della materia rispetto al moto complessivo di espansione, la pressione del
“fluido cosmico” è nulla, e con questa ipotesi si adotta un’equazione di stato con
w = 0. Ovviamente il contenuto complessivo di materia-energia dell’universo
non è limitato alla sola componente di materia. Ad esempio, è noto come esso
sia permeato da una distribuzione di radiazione termica di corpo nero, oggi di
circa 3K, e da neutrini; la radiazione, e in generale la materia ultrarelativistica,
vengono ancora descritte con un tensore energia-impulso del tipo fluido perfetto
per il quale vale la relazione P = c2 ρ/3 tra le grandezze pressione e densità
ad esso associate. Per mostrare delle soluzioni esplicite considereremo sepa-
ratamente i due precedenti casi, entrambi particolarmente significativi perchè
rappresentativi di un universo la cui componente fondamentale è materia, quale
quello attuale, ed un universo in cui la componente dominante è la radiazione,
come è il caso di un universo primordiale. Non prendendo qui in considerazione
il ruolo della costante cosmologica Λ, riscriviamo le equazioni di Friedmann:

ȧ2 3kc2
3 2
= 8πhρ − 2 (1.2)
a a
ä  3P 
3 = −4πh ρ + 2 (1.3)
a c
derivando la (1.2) rispetto a τ e sostituendovi ä dalla (1.3), si perviene all’im-
portante equazione di conservazione dell’energia:
 
P ȧ
ρ̇ + 3 ρ + 2 =0 ,
c a

dalla quale utilizzando l’equazione di stato (1.1) con w costante, l’integrazione


fornisce:
ρ a3(w+1) = cost.
CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 7

Per un universo dominato da materia è w = 0, e definendo la precedente costante


per mezzo dei valori ad un certo istante ρa3 = ρ0 a30 , l’equazione per a è allora:
 8πhρ a3  1
0 0
ȧ2 = − kc2 ,
3 a
mentre nel caso w = 1/3, con ρa4 = ρ0 a40 l’equazione è
 8πhρ a4  1
0 0
ȧ2 = − kc2 .
3 a2
Nel caso in cui le due componenti sono simultaneamente presenti, senza che tra
di esse vi sia interazione, gli andamenti delle singole ρ continuano ad essere di
questo tipo. Posto C = 8πhρ0 a30 /3, C 0 = 8πhρ0 a40 /3, si riportano le soluzioni
per le tre possibili geometrie:

k w=0 w = 1/3
(
a = 21 C(1 − cos η) √ √
+1 a= C 0 [1 − (1 − τ / C 0 )2 ]1/2
τ = 12 C(η − sin η) η ∈ [0, 2π]

 1/3
0 a = 9C/4 τ 2/3 a = (4C 0 )1/4 τ 1/2
(
a = 21 C(cosh η − 1) √ √
−1 a= C 0 [(1 + τ / C 0 )2 − 1]1/2
τ = 12 C(sinh η − η) η ∈ R

Per entrambe le componenti l’andamento qualitativo delle soluzioni è del tipo


rappresentato in figura.

Nel caso k = 1, rappresentativo di un universo chiuso, esiste un tempo τc


tale che ȧ(τc ) = 0 ed è negativa per τ > τc : il “raggio dell’universo” torna ad
annullarsi.
CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 8

Per k = 0 e k = −1, casi di universo aperto, la prima delle due equazioni


di Friedmann e le soluzioni mostrano che ȧ non può mai annullarsi; considerato
che l’evidenza osservativa rivela un universo in espansione, esso dovrebbe con-
tinuare ad espandersi per sempre. Con questa crescita di a, ρ decresce come
a−3 per la polvere cosmica e come a−4 nel caso della radiazione; per entrambe
le componenti cosmiche, se k = 0 il tasso di espansione ȧ tende asintoticamente
a zero con τ , mentre se k = −1 allora ȧ → 1 per τ → +∞, come si vede uti-
lizzando la (1.2) e dalla figura. Questo evidenzia chiaramente il modo diverso
con cui l’espansione dell’universo influenza materia e radiazione: la relazione
ρa3 = cost. mostra che la densità di materia-energia contenuta in un volume
comovente decresce con l’aumentare del volume che la contiene, proporzionale
ad a3 . La relazione che si trova nel caso della radiazione, ρa4 = cost., eviden-
zia invece che oltre a questo stesso effetto di “diluizione” che riduce la densità,
l’energia della materia relativistica decresce con un ulteriore fattore a−1 dovuto
al redshift cosmologico, di seguito discusso.

1.3 La legge di Hubble e il redshift cosmologico


É importante sottoporre ad analisi il modo in cui varia la distanza tra due
osservatori comoventi. Valutata questa ad un certo tempo cosmico τ tra due
osservatori sulla ipersuperficie di omogeneità Στ , che ha espressione
Z q
D(τ ) = a(τ ) kij dxi dxj = a(τ )l0
ω

dove ω è la geodetica di Στ che li connette, la variazione di questa distanza con τ


è la definizione naturale della velocità di recessione, con la quale un osservatore
comovente in un universo in espansione vede allontanarsi l’altro:
dD
v≡ = l0 ȧ

ed eliminando l0 si ottiene
v = HD (1.4)
Questa relazione è talvolta detta legge di Hubble, e la quantità H parametro di
Hubble (riservando il termine costante di Hubble, come interviene nella legge
empirica che egli determinò, al suo valore al tempo attuale τ0 , H(τ0 ) = H0 ).
Si consideri ora un’onda elettromagnetica emessa da un osservatore como-
vente al tempo τ e che giunge ad un altro ossevatore comovente al tempo τ0 ;
la relazione tra le lunghezze d’onda λ1 della radiazione emessa dal primo e la
lunghezza d’onda λ0 come registrata dal secondo6 è (si vedano ad es. [6], [9],
[11] per possibili derivazioni)

λ0 a(τ0 )
= .
λ1 a(τ1 )
6 Quando si voglia pensare questo secondo osservatore quale l’osservatore terrestre, si deve

tenere in conto che esso è affetto da moto peculiare relativamente alle superfici di omogeneità,
a seguito del moto attorno al Sole, insieme col moto rispetto al centro della Galassia ecc. e
quindi non è propriamente un osservatore comovente. Questi moti sono conosciuti (ad esempio
grazie all’analisi della CMB), e nelle osservazioni possono essere tenuti in conto con correzioni
Doppler ordinarie.
CAPITOLO 1. I MODELLI DI UNIVERSO DI FRIEDMANN 9

In un universo in espansione a è una funzione crescente di τ e la radiazione


all’osservatore ricevente giungerà spostata verso il rosso. Definendo il redshift:
λ0 − λ1
z= ,
λ1
la relazione precedente viene posta nella forma:

a(τ0 )
z+1= . (1.5)
a(τ1 )

Da questa si vede che un fotone che giunge con redshift z al tempo attuale τ0
è stato emesso quando il fattore di scala era a(τ ) = a(τ0 )/(1 + z) : con ciò
appare chiaro come il redshift possa essere utilizzato quale parametro evolutivo
cosmologico in luogo di τ (come, del resto, può farsi anche con il fattore di scala
a o con la temperatura T del fondo cosmico di microonde, essendo tutte osser-
vabili monotone in τ ). Bisogna evidenziare che questo effetto di redshift della
radiazione è una conseguenza dell’espansione del background cosmico, mentre
Hubble, in un contesto classico, interpretava i redshift osservati in termini dell’
effetto Doppler dovuto all’allontanamento delle sorgenti galattiche dalla Terra.
Si può provare, tuttavia, che la relazione fornita dalla Relatività Generale per
il redshift in funzione della distanza tra due osservatori comoventi tende a coin-
cidere con la formula classica del redshift per effetto Doppler, e quindi con il
dato osservativo di Hubble, quando ci si limiti ad un universo vicino (e quindi
a piccoli valori di z).
Capitolo 2

L’espansione accelerata
dell’universo

2.1 Modello di Friedmann con energia oscura


Le Supernovae sono stelle che esplodono con una luminosità al picco confrontabi-
le con quella di un’intera galassia. In particolare, le Supernovae di tipo Ia hanno
origine dalla distruzione di una nana bianca e sono utilizzate come indicatori
di distanza perchè, tra le altre caratteristiche, i meccanismi di esplosione sono
ragionevolmente noti e quindi quelle molto distanti possono fornire dati signifi-
cativi per evidenziare l’accelerazione dell’espansione cosmica. Le conclusioni in
merito alla dinamica accelerata del cosmo ricavate dalle SNIa sono supportate
da dati sulla CMB e sui campioni profondi di galassie. É per questa ragione che
tra le varie proposte atte a spiegare una dinamica accelerata venne introdotta
una nuova entità fisica, l’energia oscura, distribuita in tutto l’universo e che
sostiene questa accelerazione.
Tra i vari modelli presenti sulla scena attuale della cosmologia sviluppati
per inglobare l’effetto dell’energia oscura prenderemo qui in considerazione il
modello ΛCDM, che descrive un universo piatto nel quale l’energia oscura si può
pensare rappresentata per mezzo della costante cosmologica, che interagisce con
gli altri costituenti esclusivamente attraverso la gravità, in maniera repulsiva.
La restrizione dell’analisi al caso di universo piatto è peraltro motivata dai
risultati della elaborazione dei dati raccolti in nove anni dal satellite WMAP e
le più recenti misure effettuate dal satellite Planck, che attualmente confermano
questo risultato con un margine di errore dello 0.4%.

2.1.1 Grandezze cinematiche e dinamiche


Cominciamo col definire alcune grandezze di fondamentale importanza nell’in-
dagine cosmologica, per una rielaborazione delle equazioni che ne evidenzi il loro
ruolo. Dalla (1.2), il valore della densità complessiva del cosmo che realizzerebbe
k = 0 è detto densità critica:

3H 2
ρc = , (2.1)
8πh

10
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 11

mentre il rapporto tra la densità di una componente cosmica e la densità critica


è detto parametro di densità:
ρi
Ωi ≡ .
ρc
Un cosmo piatto sarebbe realizzato se e solo se ∀τ il valore della densità com-
plessiva ρ di tutte le componenti presenti nell’universo fosse proprio pari alla
densità critica (Ω = 1); essa è allora un discriminante tra i casi di universo
chiuso ed universo aperto: dalla (1.2) sostituendo la definizione della densità
critica ρc si ha infatti
kc2
1=Ω− 2 2 .
H a
Da questa relazione emerge che deve essere Ω < 1 se k è negativo, quindi la
densità dell’universo è minore di quella critica quando esso è aperto, viceversa
deve riuscire Ω > 1 se k è positivo, la densità dell’universo è maggiore di quella
critica e perciò esso ricollasserà su se stesso. Questa osservazione, in effetti,
amplia il risultato trovato nel precedente capitolo qualunque siano le componenti
presenti nell’universo.
Si capisce che un termine significativo per evidenziare un’espansione accele-
rata dell’universo sarà legato alla derivata seconda del fattore di scala rispetto
a τ . La quantità:
ä 1
q=−
a H2
è detta parametro di decelerazione. Il segno meno è un residuo storico del
pregiudizio che l’espansione potesse soltanto rallentare o al più proseguire con
un ritmo costante; la provata espansione accelerata dell’universo porta oggi ad
avere un parametro di decelerazione con valori negativi. Riscriviamo la (1.3)
evidenziando la presenza di più componenti:

ä 4πh X  3Pi 
=− ρi + 2
a 3 i c
4πh X  
=− ρi 1 + 3wi
3 i

che utilizzando la definizione di q si riscrive:


4πh X  
H 2q = ρi 1 + 3wi
3 i

dividendo quest’ultima per la (2.1) si trova una relazione tra i parametri di


densità e il parametro di decelerazione:
X 1 + 3wi
q= Ωi . (2.2)
i
2
Grazie a questa relazione possiamo evidenziare che la sola presenza di componen-
ti quali materia e radiazione non può dar luogo ad un parametro di decelerazione
negativo, in linea con i risultati del precedente capitolo. Fatto più importante
è che essa mostra che una componente che esistesse da sola nell’universo do-
vrebbe avere w < −1/3 per portare un’espansione accelerata: questo è dunque
il caso di separazione tra i tipi di componenti cosmiche (con w costante) che
contribuiscono in un modo o nell’altro all’accelerazione dell’espansione.
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 12

2.1.2 Effetto della costante cosmologica


Riprendiamo le equazioni di Friedmann comprensive del termine di costante
cosmologica:
 ȧ 2 8πh Λc2 kc2
= ρ+ − 2 (2.3)
a 3 3 a
Λc2
 
ä 4πh 3P
=− ρ+ 2 + (2.4)
a 3 c 3
Il termine in Λ si potrebbe effettivamente interpretare come un ulteriore fluido
Λc2
con densità costante ρΛ = 8πh da aggiungersi alle restanti densità, e in ba-
se a questo possiamo facilmente evidenziare quale debba essere l’equazione di
stato di questo fluido. Dalla equazione di conservazione dell’energia, con l’i-
potesi avanzata che le componenti simultaneamente presenti non interagiscono
traiamo:
ρ̇Λ = 0 =⇒ w = −1 .
Questo implica, secondo la conclusione del paragrafo precedente, che questa
componente contribuisce in maniera positiva all’espansione accelerata dell’uni-
verso. Per rendere conto di quale sarebbe l’effetto della costante cosmologica da
sola nell’universo piatto, guardiamo all’equazione (2.3) che con queste ipotesi si
riscrive:  ȧ 2 Λc2
=
a 3
dalla quale √ 2
a(τ ) = a0 e Λc /3 (τ −τ0 ) .
Essa quindi contribuirebbe ad un’espansione dell’universo con una legge espo-
nenziale e con un andamento effettivamente accelerato, poichè evidentemente
q0 < 0. Per questa ragione nel modello ΛCDM la costante cosmologica viene
assunta come termine rappresentativo dell’energia oscura ed è del tutto equiva-
lente, almeno dal punto di vista formale, ad un modello nel quale questa venga
descritta come un fluido aggiuntivo con w costante e pari a −1.

2.1.3 Integrazione in presenza di più componenti


Verrà di seguito analizzato il caso di un universo piatto con presenza simultanea
di materia ed energia oscura, con densità confrontabili e non interagenti; per
coinvolgere i parametri più significativi nell’universo attuale, in vista di una loro
successiva determinazione, riterremo trascurabile il contributo della radiazione.
Introducendo la caratterizzazione delle varie grandezze all’istante attuale τ0 , la
(2.3) con k = 0 si riscrive:
 2   a 3 
ȧ 2
= H0 Ωm0 + ΩΛ0 (2.5)
a a0

ed è l’equazione dinamica fondamentale per questo modello. Per svolgere qual-


che considerazione circa le soluzioni, osserviamo che con passaggi algebrici essa
può essere messa nella forma
  3 
2 2 3 ΩΛ0 a
a ȧ = H0 a0 Ωm0 1 +
Ωm0 a0
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 13

e quindi passando alla radice


  3 1/2
1/2 3/2 1/2 ΩΛ0 a
a ȧ = H0 a0 Ωm0 1+
Ωm0 a0
in questa si pone
 1/2  3/2
ΩΛ0 a
c=
Ωm0 a0
e diviene
dc 1 3 1/2
√ = ΩΛ0 H0
dτ 1 + c2 2
della quale si conosce l’integrale analitico
p 3 1/2
ln( 1 + c2 + c) = ΩΛ0 H0 τ + C
2
Possiamo condurre delle considerazioni qualitative distinguendo due regimi. Per
grandi τ è c  1, e si ha
3 3 1/2
ln(a/a0 ) ' ΩΛ0 H0 τ + C
2 2
ovvero
1/2
a ' a0 exp(CΩΛ0 H0 τ )
Sostituendo ρΛ e ρc in ΩΛ e caratterizzando la costante di integrazione C col
dato iniziale a(τ0 ) = a0 si ritrova proprio la soluzione per a del caso di sola
componente di costante cosmologica. Questo significa che per tempi lunghi la
densità di materia ρm è così ridotta da contribuire in maniera irrilevante alla
dinamica.
Nel passato, quando si ponga c  1 è ln(1 + c) ' c, da cui
3 1/2
(a/a0 )3/2 = Ω H0 τ
2 m0
e quindi
 1/3  1/3
9
= a30 Ωm0 H02 τ 2/3
4
dalla quale, riconoscendo che il termine (a30 Ωm0 H02 ) è esattamente la quantità
C = 8πhρ0 a30 /3 definita nella risoluzione delle equazioni di Friedmann nel prece-
dente capitolo, si ritrova la soluzione per il caso di sola materia. Questo modello
mostra che c’è un passaggio da un’era cosmica dominata dalla materia, in cui
l’universo subisce un’espansione decelerata, ad un’era in cui l’universo entra in
una fase accelerata, dominata dall’energia oscura. In particolare, dalla (2.2)
con le due componenti in questione è evidente che il parametro di decelerazione
diviene negativo non appena sussite tra i parametri di densità la condizione:
1
ΩΛ > ΩM
2
e continuerebbe ad esserlo essendo ΩΛ crescente ed Ωm decrescente. Il contribu-
to di un’eventuale componente di radiazione qui non introdotto modificherebbe
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 14

l’andamento del fattore di scala per tempi piccoli, ma la sua rapida decresci-
ta lascerebbe rapidamente il posto all’era in cui l’espansione è dominata dalla
materia e poi alla fase accelerata esponenzialmente in linea con il precedente
risultato. Il seguente grafico dell’andamento qualitativo di a(τ ) evidenzia i due
regimi descritti.

Figura 2.1: Andamento qualitativo di a(τ ) in un universo con sole materia e costante
cosmologica.

2.2 Analisi dei dati sperimentali


Per procedere con l’analisi dei dati osservativi relativi alle Supernovae, sarà
necessario definire alcune osservabili cosmologiche annesse e valutare per queste
le relazioni previste dal modello fin qui elaborato.

2.2.1 Distanza di luminosità e modulo di distanza


Poniamo la Terra nell’origine delle coordinate (r, θ, φ) che descrivono le ipersu-
perfici spaziali e consideriamo una generica sorgente S a cui è associata la coor-
dinata radiale r, la distanza tra questa e la Terra sulla ipersuperficie relativa al
tempo cosmico τ0 è allora:

d = r a0 (2.6)
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 15

Consideriamo quindi la luminosità L di una certa radiazione emessa isotropa-


mente da S al tempo cosmico τ e che giunge sulla Terra al tempo τ0 . A meno di
altri effetti (come scattering, assorbimento della radiazione da parte di polveri
cosmiche ecc.) è fondamentale tener presente che nel transito la potenza verrà
ridotta di un fattore (a(τ )/a0 )2 , di duplice natura: a causa del redshift cosmo-
logico, infatti, l’energia di un fotone emesso al tempo τ si ritrova ridotta di un
fattore a(τ )/a0 al tempo della ricezione; in secondo luogo l’intervallo temporale
tra l’emissione di un fotone ed il successivo alla sorgente viene registrato dilatato
di un fattore a0 /a(τ ) al tempo τ0 , come conseguenza della maggiore distanza
che il secondo fotone dovrà percorrere rispetto al primo. Nell’ipotesi avanzata di
universo piatto, al tempo τ0 la potenza della radiazione si ritrova distribuita su
una superficie sferica di raggio d . La luminosità apparente l, ovvero la potenza
per unità di superficie misurata da un rivelatore terrestre è allora per l’ipotesi
di isotropia:
 2
L a(τ )
l= . (2.7)
4πd2 a0
La distanza di luminosità dL è definita con la posizione
L
l= (2.8)
4πd2L

ed essa è quindi una grandezza determinabile sulla base di una misura della
luminosità apparente e dalla conoscenza di L. Sostituendo la (2.6) nella (2.7) e
con tale definizione si trova il legame

a20
dL = r = ra0 (1 + z) (2.9)
a(τ )

Essendo dL e z due delle principali osservabili in questo ambito dell’indagine


cosmologica, è fondamentale ricercare la relazione prevista dal modello che vi
sussiste. In primo luogo, riprendiamo l’equazione fondamentale (2.5):
 2   a 3 

= H02 Ωm0 + ΩΛ0
a a0

dalla quale r
ȧ  a 3
= H0 Ωm0 + ΩΛ0
a a0
e per separazione delle variabili si ha la relazione differenziale
da
dτ = q . (2.10)
a 3

aH0 Ωm0 a0 + ΩΛ0

Dati i valori del fattore di scala a(τa ) ed a(τb ) a due tempi cosmici τa e τb ,
questa importante relazione permette di stabilire l’intervallo temporale tra di
essi Z a(τb )
da
τb − τa = q (2.11)
a 3

a(τa ) aH Ω + Ω
0 m0 a0 Λ0
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 16

e in particolare permette di valutare il tempo che intercorre tra l’emissione e la


ricezione di radiazione con redshift z :
Z a(τ0 ) Z a0
da da
τ0 − τ = q 3 = q 3 (2.12)
a0
a
a(τ ) aH0 Ωm0 a0 + ΩΛ0 1+z aH0 Ωm0 aa0 + ΩΛ0

Per proseguire con la ricerca di una relazione tra distanza di luminosità e red-
shift, osserviamo che la coordinata r di una fissata sorgente è legata in maniera
univoca ai tempi cosmici di emissione e ricezione della radiazione; se si considera
ad esempio la traiettoria di universo di un fotone vale che:
Z τ0
c dτ
r(τ, τ0 ) =
τ a(τ )
e la relazione differenziale (2.10) permette di operare il cambio di variabile:
Z τ0 Z a0
cdτ c da
r(τ, τ0 ) = → r(z) = q
τ a(τ ) a 0 2
1+z a H Ω a 3

+Ω
0 m0 a0 Λ0

con la sostituzione nella (2.9) si ha infine la relazione per la distanza di lumino-


sità di una sorgente osservata con redshift z:
Z a0
c da
dL (z) = a0 (1 + z)r(z) = a0 (1 + z) q 3 . (2.13)
a0
2
1+z a H0 Ωm0 aa0 + ΩΛ0

É particolarmente utile la sostituzione x ≡ a/a0 , grazie alla quale si vede che i


precedenti integrali (2.11), (2.12) e (2.13) sono indipendenti dal valore di a0 . In
particolare:
c (1 + z) 1
Z
dx
dL (z) = √ . (2.14)
H0 1
1+z
x H0 Ωm0 x−3 + ΩΛ0
2

La forma di dL (z) evidenzia la dipendenza di questa grandezza dal modello di


universo, figurando in essa le quantità dinamiche. Inoltre, il fatto che la relazione
sia integrale è indice del fatto che la distanza di luminosità di una sorgente
osservata con redshift z dipende dall’intera storia dell’universo tra l’emissione e
la ricezione della radiazione.
Infine, nota la nozione di magnituine m di un corpo celeste, il suo modulo di
distanza è definito in relazione alla distanza di luminosità nel modo
 
dL
µ ≡ m − m0 = 5 log10
d0
dove con m0 è indicata la sua magnitudine assoluta, ossia quella che esso avreb-
be se osservato dalla distanza convenzionale d0 = 10pc. É chiaro che su sca-
le cosmologiche è più conveniente utilizzare multipli del parsec; esprimendo
le distanze in unità di Mpc, l’espressione per il modulo di distanza diviene
evidentemente:  
dL
µ = 5 log10 + 25 . (2.15)
Mpc
Sostituendo in quest’ultima la (2.13) si ha la relazione tra modulo di distanza e
redshift, che ha l’andamento mostrato in figura 2.2 .
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 17

Figura 2.2: Grafico dell’andamento di µ(z) per Ωm0 = 0.3 ed H0 = 70 km/s/Mpc .

2.2.2 Le SNIa e l’espansione accelerata


Le SnIa sono molto luminose, con un picco di magnitudine assoluta nel blu di
circa -19.2, confrontabile con quella di un’intera galassia. Quando una nana
bianca membro di un sistema binario sottraendo massa alla seconda stella rag-
giunge una massa vicina al limite di Chandrasekhar (la più grande massa che
può essere supportata dalla pressione di degenerazione elettronica), essa diven-
ta instabile e l’aumento di temperatura e densità permette l’innesco di processi
termonucleari. La stella che esplode ha sempre una massa prossima al limite
di Chandrasekhar e di conseguenza gli effetti dipendono in maniera secondaria
dalla massa iniziale della nana bianca, dalla sua dinamica o dalla natura della
stella compagna del sistema, con piccole variazioni nella luminostà assoluta che
le rendono indicatori di distanza ideali. Per portare un esempio utile a compren-
dere in che modo le supernovae possano denunciare un’espansione accelerata,
è utile il confronto dell’andamento della distanza di luminosità in funzione del
redshift per un universo dominato da materia e costante cosmologica rispetto
all’andamento di un universo con la sola componente di materia, che in accordo
alla (2.2) ha un parametro di decelerazione positivo, principale aspettativa del
secolo scorso. La figura 2.3 mostra le curve dL (z) rappresentative di queste due
situazioni. Mentre per piccoli redshift (dell’ordine di 10−2 ) l’accordo è pratica-
mente perfetto, per redshift più grandi le distanze di luminosità dell’universo
con materia ed energia oscura, rappresentate dalla curva blu, sono maggiori
del caso di universo con sola materia, rappresentate dalla curva viola. Questo
significa che le luminosità apparenti misurate saranno inferiori all’aspettativa,
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 18

Figura 2.3: Confronto dell’andamento di dL (z) per Ωm0 = 0.3 (curva blu) con quello
per Ωm0 = 1 (curva viola). In entrambi i casi si è posto H0 = 67 km/s/Mpc.

poichè l’accelerazione dell’espansione fa sì che l’energia della radiazione emessa


dalla stella sia distribuita su una superficie più grande. Già i primi dati raccolti
sulle Supernovae Ia rivelarono effettivamente che la luminosità apparente fosse
più piccola di quanto previsto in altri modelli di universo decelerato. Da un
punto di vista più quantitativo, in accordo con uno sviluppo in serie di dL al
secondo ordine in z (cfr. [7]):
c  1
z + (1 − q0 )z 2

dL =
H0 2
valori di dL più grandi dei casi di universo con sola materia, per i quali q0 > 0, o
in riferimento al caso di un universo vuoto, per il quale q0 = 0, sono una precisa
indicazione che q0 < 0.

2.2.3 Analisi statistica


I dati osservativi presi in considerazione sono quelli di 580 SNIa con redshift
0.015 ≤ z ≤ 1.414 estratti dal recente catalogo del Supernovae Cosmology
Project Union 2.1, un aggiornamento del precedente catalogo Union2 [12] che
contiene dati relativi a 833 SNIa raccolti da differenti collaborazioni e libera-
mente distribuito sulla pagina web del SCP, dove per ogni Supernova vengono
forniti redshift zi , modulo di distanza µi e relativa deviazione standard σi e sono
già comprensivi delle dovute correzioni. La figura 2.4 riporta l’insieme di questi
dati nel piano (z, µ).
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 19

Figura 2.4: z e µ con relativo errore per le Supernovae Ia del campione utilizzato.

Questi dati sono stati utilizzati per operare un best fit della relazione teorica
(2.15) al fine di ottenere la misura dei parametri Ωm0 e H0 che vi intervengo-
no. Utilizzando il metodo dei minimi quadrati, si è proceduto con un’analisi
numerica volta a minimizzare la quantità:
N 2
X µi − µ(zi ; Ωm0 , H0 )
χ2 (Ωm0 , H0 ) =
i
σi2

dove le µ(zi ; Ωm0 , H0 ) sono i valori del modulo di distanza previsti dalla relazione
teorica (2.15) in corrispondenza ai valori dei redshift osservativi zi . L’algoritmo
elaborato calcola il valore del χ2 in corrispondenza a valori di Ωm0 e H0 che
variano in maniera discreta in un rettangolo [Ωmin max
m0 , Ωm0 ] × [H0
min
, H0max ] con
un passo fissato, ed estrae dal confronto tra tutti i valori calcolati la coppia di
parametri che realizza il valore minimo χ2min .
Il grafico di figura 2.5 risultato dall’elaborazione mostra le curve del piano
(Ωm0 , H0 ) corrispondenti a valori di ∆χ2 = χ2 − χ2min pari a 2.30, 6.17 e 11.8
e delimitano le regioni di confidenza al 68,3%, 95,4% e 99,7% rispettivamente
della distribuzione di probabilità congiunta dei due parametri (cfr. [13]).
Il risultato ottenuto dal fit per i parametri è:
Km
H0 = 70.0 ± 1.1 (3σ stat.)
s M pc
Ωm0 = 0.28 ± 0.06 (3σ stat.)
mentre il valore ottenuto per il χ2 ridotto è χ2min /578 = 0.97. Dal risultato
per Ωm0 si ottiene immediatamente il valore di ΩΛ0 in base al vincolo imposto
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 20

Figura 2.5: Curve a ∆χ2 = 2.30, 6.17 e 11.8 . Il punto corrisponde alla coppia di
valori che realizza χ2min .
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO 21

dalla piattezza ed avendo trascurato il contributo della materia relativistica (per


fotoni e neutrini il parametro di densità all’era attuale è dell’ordine di 10−5 ):

Ωm0 + ΩΛ0 = 1 =⇒ ΩΛ0 = 0.72

infine, in accordo alla (2.2), si ha per il parametro di decelerazione q0 = −0.58.


La figura 2.6 riporta l’insieme dei punti sperimentali e la curva µ(z) calcolata
per i valori dei parametri di best fit.

2.3 Conclusioni
Il miglioramento della tecnologia messa a disposizione dell’indagine cosmologica
negli ultimi anni ha permesso di produrre una grande quantità di dati osser-
vativi di precisione, e le misure relative alle Supernovae di tipo Ia sono di una
rilevanza tale da mettere in luce un aspetto completamente nuovo riguardo alla
dinamica dell’universo: la sua espansione è entrata in una fase accelerata, che
con costituenti quali materia e radiazione non è possibile spiegare. Per questa
ragione, una possibile via che può essere intrapresa nella costruzione di modelli
cosmologici che rendano conto delle osservazioni consiste nel supporre l’esisten-
za di una nuova componente, affiancata a materia e radiazione, responsabile
dell’espansione accelerata dell’universo. L’introduzione della costante cosmolo-
gica nel modello di universo di Friedmann rappresenta una soluzione economica
dal punto di vista degli sviluppi formali e sembra fornire un modello in buon
accordo con i risultati osservativi. Con questo lavoro si è visto come i dati rac-
colti, nell’ambito di questo modello, conducano ad un valore del parametro di
decelerazione all’era attuale negativo, e quindi alla conclusione che l’universo
sarebbe effettivamente entrato in una fase di espansione accelerata. Cionono-
stante, il modello cosmologico ΛCDM non rappresenta un modello cosmologico
definitivo poichè non fornisce risposte a molte questioni relative all’energia oscu-
ra e all’espansione accelerata dell’universo. La costante cosmologica è, infatti,
accompagnata da alcuni problemi di interpretazione teorica, primo tra tutti la
natura fisica di questo nuovo fluido affiancato alle altre componenti cosmiche.
Anche le proposte avanzate di associare l’energia oscura nella forma di costante
cosmologica all’energia del vuoto prevista dalla teoria dei campi, per la quale
varrebbe un’equazione di stato con w = −1, vanno incontro al problema che,
dal confronto tra la densità di energia ρΛ e la densità di energia del vuoto ρvac ,
c’è una discrepanza di moltissimi ordini di grandezza (ρΛ /ρvac ∼ 10−123 ), che
è un serio ostacolo per procedere in questa direzione; per questa ed altre ra-
gioni attualmente ci sono molti sforzi orientati verso la formulazione di modelli
che partano da ipotesi diverse circa le componenti cosmiche e le loro equazioni
di stato, di universi disomogenei ed anisotropi, o a modifiche della Relatività
Generale. Il tutto è in concomitanza col fatto che l’estrema precisione degli
strumenti del satellite Planck lanciato nel 2009, pur confermando molte linee
generali del Modello Cosmologico Standard, sta evidenziando caratteristiche che
richiederanno nuove teorie e spiegazioni anche in merito ad altre questioni. Oltre
ai dati che fornirà il satellite Planck, nell’immediato futuro altre speranze per
la comprensione di queste tematiche sono riposte nel telescopio spaziale James
Webb, per certi versi considerato il successore del telescopio spaziale Hubble, il
cui lancio è previsto nel 2018.
CAPITOLO 2. L’ESPANSIONE ACCELERATA DELL’UNIVERSO
22

Figura 2.6: Rappresentazione dei dati sperimentali e della curva µ(z) di best fit.
Appendice A

Note di Relatività Generale

In questa appendice si richiamano brevemente e senza pretesa di esaustività le


principali relazioni della teoria della Relatività Generale utilizzate negli sviluppi
di questo lavoro, rimandando la sua trattazione specifica alla vasta letteratura
esistente a riguardo.
Lo spaziotempo della Relatività Generale ovvero l’insieme degli eventi fisici
è una varietà di Riemann quadridimensionale (V4 , g), di classe C 2 e di segnatura
iperbolica. Preso Xp ∈ Tp (V4 ), quest’ultima ipotesi fa sì che ∀p ∈ V4 sia sempre
possibile ricondurre l’espressione

Xp · Xp = gij (p)X i X j

alla forma
Xp · Xp = (X 1 )2 + (X 2 )2 + (X 3 )2 − (X 4 )2
mediante una opportuna trasformazione di coordinate nell’intorno di p.
Allo scopo di confrontare tensori in punti diversi si definisce un operatore
∇X di derivazione covariante rispetto ad un campo vettoriale X sulla varietà.
Se si considera ad esempio una carta (U, x1 , x2 , x3 , x4 ), con U aperto di V4 ,
l’operatore ∇k di derivazione covariante rispetto al k-esimo campo vettoriale
olonomo agisce su un campo di vettori controvarianti nel modo:

∂Y i
∇k Y i = + Γikh Y h
∂xk
fornendo le componenti di un campo di tensori di tipo (1,1). I termini Γikh sono
funzioni del punto dette simboli di Christoffel o coefficienti della connessione
affine nella rappresentazione coordinata locale considerata. Conseguentemente,
un campo vettoriale si dice che viene trasportato per parallelismo lungo la curva
differenziabile γ di equazioni parametriche xi (s) se le sue componenti soddisfano
la condizione:
dY i dxk
+ Γikh Y h =0 ,
ds ds
che in termini del campo vettoriale X tangente in tutti i punti di γ si scrive con
la notazione intrinseca:
dY
≡ ∇X Y = 0 .
ds

23
APPENDICE A. NOTE DI RELATIVITÀ GENERALE 24

Un teorema della geometria differenziale prova che su una varietà di Riemann


di classe C k esiste una ed una sola operazione di derivazione covariante che
lascia invariato il prodotto scalare tra due vettori a seguito del trasporto per
parallelismo 1 , i simboli di Christoffel corrispondenti sono detti coefficienti della
connessione riemanniana o naturale sulla varietà di Riemann (V4 , g) e sono dati
da:  
1 ∂gih ∂ghn ∂gmn
Γamn = g ah + − . (A.1)
2 ∂xn ∂xm ∂xh
Il tensore di Riemann è un tensore del quarto ordine che contiene le proprietà
di curvatura della varietà, le cui componenti in una rappresentazione di tensori
del tipo (1, 3) sono

∂Γanl ∂Γaml
Ralmn = + Γ a
mh Γ h
nl − − Γanh Γhml (A.2)
∂xm ∂xn
abbassando l’indice di controvarianza

Ralmn = gab Rblmn

possiamo evidenziare le proprietà

Ralmn = Rmnal
Rlamn = −Ralmn
Ralnm = −Ralmn .

Si chiama tensore di Ricci il tensore doppio simmetrico di componenti

Rln = Ralan (A.3)

che rispetto alla definizione del tensore di curvatura ha l’espressione (è utile


in questa circostanza non utilizzare la convenzione di Einstein ed esplicitare le
sommatorie) :
X ∂Γm X ∂Γm X
nl ml
Γm h m h

Rln = − + mh Γnl − Γnh Γml ,
m
∂xm m
∂xn
m,h

mentre si definisce simbolo di Ricci lo scalare

R ≡ g ij Rij . (A.4)

La distribuzione di materia-energia occupante la varietà è descritta per


mezzo del corrispondente tensore energia-impulso T; esso soddisfa la legge di
conservazione dell’energia, che in un sistema coordinato si scrive:

∇j T ij = 0 . (A.5)

Si definisce tensore di Einstein il tensore doppio simmetrico G di componenti


1
Gij = Rij − R (A.6)
2
1 Questa condizione equivale a dire che ∇ g
a ab = 0 ed è detta la condizione di compatibilità
della derivata covariante con la metrica.
APPENDICE A. NOTE DI RELATIVITÀ GENERALE 25

ed anch’esso soddisfa la condizione

∇j Gij = 0 . (A.7)

Le equazioni di Einstein, attraverso le quali egli formalizzò l’idea che le proprietà


metriche dello spaziotempo sono legate alla distribuzione di materia-energia,
sono
8πh
Gij = 4 Tij (A.8)
c
dove h è la costante di gravitazione universale e c la velocità della luce nel vuoto.
In virtù della simmetria del tensore di Einstein si hanno in principio 10 equazioni
algebricamente indipendenti nelle funzioni gij , ma la condizione (A.7) fa sì che
solo 6 soluzioni siano funzionalmente indipendenti, lasciando quattro gradi di
libertà nelle incognite gij (cfr. [6]). Con l’aggiunta di un termine proporzionale
alla metrica nel tensore di Einstein, a definire un oggetto di componenti

G0ij = Gij + kgij

dove k è una costante qualsivoglia, si ottiene un tensore che soddisfa ancora la


condizione
∇j G0 ij = 0
la quale è alla base delle considerazioni euristiche che condussero Einstein ad
identificare questi oggetti geometrici con il tensore energia-impulso. Per k = −Λ
si hanno le equazioni di Einstein con la cosiddetta costante cosmologica:

Gij = Tij + Λgij . (A.9)


Appendice B

Derivazione delle equazioni di


Friedmann

Cominciamo con considerazioni che utilizzano le proprietà di simmetria della


metrica: per l’isotropia non deve essere possibile ottenere, utlizzando soltanto il
campo u e la metrica, vettori che individuino delle direzioni spaziali privilegiate.
In particolare, si consideri il tensore di Einstein realizzato come tensore di tipo
(1, 1): agendo sul vettore tangente la curva di Γ in p esso fornisce il vettore v di
componenti v i = G i4 u4 , ma queste quantità per i = 1, 2, 3 devono essere nulle, o
resterebbe individuato un vettore spaziale in Tp (Στ ). Essendo poi G simmetrico,
seguendo la stessa linea adottata nel primo capitolo per discutere il tensore (3) R,
si conclude che esso non può che essere un multiplo dell’identità su questo spazio.
In un generico sistema di coordinate (x1 , x2 , x3 , x4 ) adattate alla congruenza Γ
e posto x4 = cτ , le componenti indipendenti sono G11 = G22 = G33 , indicate
con con Gii e Gτ τ ≡ G44 ; con analoga notazione per le componenti di T le
equazioni di Einstein indipendenti sono allora le due:
8πh
Gτ τ = Tτ τ
c4
8πh
Gii = Tii
c4
Per esplicitare queste equazioni di evoluzione per a, ρ, P , bisogna calcolare Gii
e Gτ τ per ognuna delle possibili geometrie. Limitiamo per semplicità questa de-
rivazione al caso di universo piatto, che è anche il caso di principale interesse in
questo lavoro. Considerato quanto discusso nel primo capitolo, essendo il siste-
ma di coordinate (x1 , x2 , x3 , x4 ) adattato alla congruenza Γ, per l’ortogonalità
tra le curve di Γ e le Στ deve risultare

gi4 = g4i = 0 . (B.1)

In particolare sulle ipersuperfici spaziali piatte possiamo adoperare coordinate


cartesiane ortogonali. In un tale sistema la rappresentazione di h è del tipo

h(τ ) = a2 (τ ) dx ⊗ dx + dy ⊗ dy + dz ⊗ dz
 

26
APPENDICE B. DERIVAZIONE DELLE EQUAZIONI DI FRIEDMANN 27

e quindi le componenti di g:
 2 
a 0 0 0
0 a2 0 0
gij =  
0 0 a2 0
0 0 0 −1

I simboli di Christoffel della connessione naturale associata alla metrica sono


forniti dalla relazione
 
1 ∂gih ∂ghn ∂gmn
Γamn = g ah + − .
2 ∂xn ∂xm ∂xh
In un sistema di coordinate in cui g è diagonale, affinchè i simboli di Christoffel
siano non nulli è necessario che almeno due indici coincidano. É utile suddividerli
in base alle combinazioni degli indici:
• Per simboli della forma Γm
mn sono simmetrici e la loro espressione si riduce
a:  
1 mm ∂gmm
Γm
mn = g
2 ∂xn
da questa si ha facilmente

Γxxy = Γxxz = Γyyx = Γyyz = Γzzx = Γzzy = Γττ x = Γττ y = Γττ z = 0

ȧ 1
Γxxτ = Γyyτ = Γzzτ =
ac
• I simboli sono simmetrici, Γm m
mn = Γnm , a seguito della simmetria di g.

• I simboli della forma Γamm per la diagonalità di g hanno espressione:


 
1 ∂gmm
Γamm = − g aa
2 ∂xa
e di questi sono non nulli i tre
1
Γτxx = Γτyy = Γτzz = ȧa
c

• I simboli con i tre indici uguali, la cui espressione si riduce a


 
m 1 mm ∂gmm
Γmm = g
2 ∂xm
sono tutti nulli.
Sono non nulle le componenti del tensore di Ricci del tipo (per chiarezza qui
non adottiamo la convenzione sugli indici ripetuti):
X ∂Γm X ∂Γm X
nn mn
Γm h m h

Rnn = − + mh Γnn − Γnh Γmn
m
∂xm m
∂xn
m,h

dalla quale
ȧ 1
Rτ τ = −3
a c2
APPENDICE B. DERIVAZIONE DELLE EQUAZIONI DI FRIEDMANN 28

1
Rxx = Ryy = Rzz = äa + 2ȧ2
c2
Lo scalare di Ricci è
 
ij Rii ä ȧ
R = g Rij = −Rτ τ +3 2 =6 +
a a a

dove chiaramente Rii = Rxx = Ryy = Rzz . Nel sistema di coordinate degli
osservatori comoventi il tensore energia-impulso di un fluido perfetto è della
forma:  
P 0 0 0
0 P 0 0 
Tij = 
0 0 P

0 
0 0 0 c2 ρ
e si avrà allora per il tensore di Einstein
 2
1 ä ȧ
Gii = Rii − R = −2 −
2 a a
 2
1 ȧ
Gτ τ = Rτ τ + R=3
2 a
e quindi le equazioni di Friedmann per l’universo piatto
 2
ä ȧ 8πh
−2 − = 2 P
a a c
 2

3 = 8πhρ .
a
Si usa spesso prendere in considerazione la prima di queste insieme all’equazione
ottenuta sostituendo in essa la seconda:
ä  3P 
3 = −4πh ρ + 2 .
a c
Quando si consideri il caso con k generico e il termine di costante cosmologica,
si derivano le equazioni di Friedmann nella forma più generale:
 2
ȧ 8πh kc2 Λc2
= ρ− 2 + (B.2)
a 3 a 3

ä 4πh  3P  Λc2
=− ρ+ 2 + (B.3)
a 3 c 3
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