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Istituzioni di linguistica

a.a. 2018-2019
Federica Da Milano
La variazione linguistica
Il numero delle lingue è molto superiore a
quello degli stati
Es. il caso italiano
Italiano, sardo, friulano, tedesco, francese,
sloveno, francoprovenzale, albanese, ladino,
catalano, greco, walser, croato
Lingua e dialetto
Dialetto: lingua propria di un numero limitato di
parlanti che si trova a convivere con un’altra lingua
dagli usi più estesi
• Il dialetto è un sistema linguistico:
ogni dialetto ha un sistema fonologico, morfologico,
sintattico, ecc.
• Lingua vs. dialetto: differenza socioculturale, non
linguistica
Es. fiorentino
La situazione italiana
• Italiano scritto
• Italiano parlato formale
• Italiano parlato informale
• Italiano regionale
• Dialetto di koinè
• Dialetto del capoluogo di provincia
• Dialetto locale
continuum
La variazione linguistica
Sociolinguistica: settore della linguistica che studia
le relazioni tra la lingua e la società
Variabile sociolinguistica: insieme dei modi coi quali
i parlanti possono realizzare una data unità di un
sistema linguistico in funzione di una data
variazione di tipo sociale; ciascuno dei modi è
detto variante
Varietà di lingua: insieme di forme linguistiche, ai
vari livelli di analisi, cooccorrenti con alcune
caratteristiche della società
La variazione linguistica
- Variazione diatopica
- Variazione diastratica
- Variazione diafasica (sottocodici e registri)
- Variazione diamesica

- Variazione diacronica
La variazione linguistica
Le quattro dimensioni di variazione suddette
costituiscono degli assi di riferimento lungo
i quali si possono ordinare le varietà
compresenti nello spazio di variazione di
ciascuna lingua. Ciascun asse si può
concepire come un continuum
La variazione linguistica
• La sociolinguistica studia le diverse
modalità di realizzazione della lingua a
seconda delle diverse tipologie di parlanti
Linguistica teorica sociolinguistica
Parlante nativo idealizzato parlanti ‘reali’
Competenza linguistica competenza comunicativa
Comunità ling. omogenea comunità ling. stratificata
‘identità’ ‘diversità’
La variazione linguistica
• Competenza comunicativa: capacità dei
parlanti di utilizzare la lingua nei modi
appropriati alle varie situazioni
• prestigio
La variazione linguistica
Mi pregio di informarLa che la nostra venuta non
rientra nell’ambito del fattibile (italiano formale
aulico)
Trasmettiamo a Lei destinatario l’informazione che la
venuta di chi sta parlando non avrà luogo (italiano
tecnico-scientifico)
Vogliate prendere atto dell’impossibilità della venuta
dei sottoscritti (italiano burocratico)
La informo che non potremo venire (italiano standard
letterario)
La variazione linguistica
Le dico che non possiamo venire (italiano neo-
standard)
Sa, non possiamo venire (italiano parlato colloquiale)
Ci dico che non possiamo venire (italiano popolare)
Mica possiam venire, eh (italiano informale
trascurato)
Ehi, apri ‘ste orecchie, col cavolo che ci si trasborda
(italiano gergale)
(Berruto)
La variazione linguistica
• Il neo-standard
La varietà di lingua comunemente usata dalle
persone colte che ammette come pienamente
corretti alcune forme e costrutti fino a tempi
non lontani ritenuti non facenti parte della
‘buona’ lingua
(Berruto)
La variazione linguistica
La variazione linguistica
• Comunità linguistica: insieme delle persone
che parlano una determinata lingua
Stratificata, non omogenea
• Repertorio linguistico: insieme dei codici e
delle varietà che un parlante è in grado di
padroneggiare all’interno del repertorio
linguistico più ampio della comunità cui
appartiene
Lingue in contatto
Prestito
Es. computer (non adattato)
algebra (adattato)

Calco
Es. grattacielo
Storia linguistica dell’Italia unita
Tullio De Mauro (1963)
Storia linguistica dell’Italia dopo il
conseguimento dell’unità politica (1861)
fino agli anni del secondo dopoguerra
(1945-1960)
Storia linguistica dell’Italia unita
“Al momento dell’unificazione, la percentuale
complessiva dei cittadini che come lingua madre
avevano un idioma nazionale europeo diverso
dall’italiano non raggiungeva neppure l’uno per cento
dell’intera popolazione; il nucleo più compatto era
allora costituito dalle popolazioni delle alte valli alpine
occidentali di dialetto provenzale o francoprovenzale e
di lingua francese. Ma, anche cinquant’anni dopo
l’unità, quando, in seguito alla prima guerra mondiale,
i confini settentrionali e orientali italiani si estersero e
inclusero nuovi gruppi d’altra lingua, gli alloglotti
raggiunsero appena il due per cento della popolazione”
Storia linguistica dell’Italia unita
“Nei decenni che precedettero l’unità, in tutta
la Penisola ai dialetti, soprattutto alle loro
varianti illustri elaboratesi nei maggiori
centri urbani, competeva una piena dignità
sociale: usati dagli strati popolari, lo erano
altresì dai ceti più colti, dalle aristocrazie e
perfino dai letterati, non soltanto nella vita
privata, ma spesso anche nella vita pubblica
e in occasioni solenni”
Storia linguistica dell’Italia unita
“…quando nel 1861 venne compiuto il primo censimento
della popolazione del nuovo regno, oltre il 78% della
popolazione italiana risultò analfabeta”
“…negli anni dell’unificazione nazionale, gli italofoni,
lungi dal rappresentare la totalità dei cittadini italiani,
erano poco più di seicentomila su una popolazione che
aveva superato i 25 milioni di individui: a mala pena,
dunque, il 2,5 % della popolazione, cioè una
percentuale di poco superiore a quella di coloro che
allora e poi nelle statistiche ufficiali venivano designati
come ‘alloglotti’”
Storia linguistica dell’Italia unita
Nuove condizioni linguistiche:
- gli effetti dell’emigrazione
- conseguenze dell’industrializzazione
- urbanesimo e migrazioni interne
- lingua e dialetti nella scuola
- fattori di unificazione: burocrazia ed esercito
- la stampa quotidiana e periodica
- spettacoli e trasmissioni di massa
L’italiano, oggi
“Oggi il tema dominante nelle nostre più serie questioni
linguistiche non è più quello della variazione geografica,
come negli anni del già fruttuosissimo e poi ripetitivo
dibattito sull’ ‘italiano’ regionale, né più tanto quello della
variazione strettamente socioculturale, alla quale si
richiama il concetto, non ancora ben definito, di ‘italiano
popolare’: questi due aspetti della forte variabilità della
nostra lingua permangono certamente, ma era ora di
accorgersi che la variazione ‘diamesica’, relativa al diverso
mezzo a cui si affida la lingua, è davvero in primo piano
nelle vicende più recenti dell’italiano e che attraverso essa,
in definitiva, si sono determinate quelle altre variazioni,
nonché quella del grado di formalità o ‘diafasica’” (F.
Sabatini)