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Percezione

La percezioneè definibile come il processo mediante il quale l’organismo trae informazioni


circa lo stato e i mutamenti dell’ambiente circostante, attraverso l’elaborazione delle
sensazioni convogliate dagli organi sensoriali.
La realtà fenomenicanon è una semplice riproduzione della realtà fisica. Che non sussista
una coincidenza puntuale fra le due dimensioni è evidenziato da diversecondizioni in cui
emerge una reciproca divergenza, come ad es. nei casi di assenza dell'oggetto
fenomenico (ultrasuoni, raggi ultravioletti, figure nascoste, ecc.),di assenzadell’oggetto
fisico (effetto Kanizsa, movimento stroboscopico, ecc.)o di discrepanza tra oggetto fisico e
fenomenico (es. illusioni ottiche).Questi (e altri) fenomeni suggeriscono l’appropriatezza di
un modello epistemologico di realismo critico che consideri il percetto come influenzato
dall’oggetto-stimolo e dal soggetto percipiente.
Il passaggio dalle sensazioni ai percetti è il risultato di una sequenza di mediazioni fisiche,
fisiologiche e psicologiche (catena psicofisica). Gli oggetti del mondo producono
costantemente una molteplicità indefinita di variazioni energetiche (radiazioni), di varia
intensità e frequenza (stimoli distali).Solo una parte di tali variazioni può esserecolta dai
recettori sensoriali (stimoli prossimali), trasdotta in risposte bioelettriche e trasmessa in
forma di potenziali d’azionelungo le vie nervoseafferenti, fino allearee corticalideputate
all’elaborazione di quel particolare tipo di sensibilità.
Nella percezione intervengono diversi flussi di processi elaborativi:
 bottom-up: i processi elaborativi procedono dal basso (cioè dalle singole componenti di
uno stimolo) verso l’alto (attivazione di specifiche aree cerebrali, es. corteccia visiva
1ria). Nell’ambito della percezione visiva, questo tipo di elaborazione è stata studiato dai
teorici dellaGestalt (approccio fenomenico) e da Gibson (approccio ecologico).
 top-down: l’elaborazione procede dall’alto verso il basso. I processi top-down
influenzano i processi senso-percettivi, a partire dalle conoscenze preesistenti
(credenze, aspettative, scopi, ecc.) che vengono utilizzate per organizzare gli elementi
in un insieme significativo. Questa prospettiva è stata ad es. adottata dai ricercatori del
New Look e dalle teorie costruttiviste neo-helmoholtziane (es. Gregory).
L’uso privilegiato della modalità bottom-up o top-downsembra dipendere in parte dal
contesto in cui è inserito l’oggetto e dal grado di conoscenza che l’osservatore ne ha.
In sintesi, la percezioneè un processo dinamico e articolato (ad es. localizzazione,
selezione, segmentazione del campo, conservazione delle costanze, riconoscimento,
astrazione, categorizzazione), in cui entrano variamente in gioco le diverse funzioni
psichiche (es. attenzione, affettività, memoria, motivazione) e grazie al quale l’organismo
perviene a strutturare un mondo fenomenico unitario, coerente e significativo.
Nel campo dei processi percettivi, il dominio più studiato è quello relativo alla visione.
Principali teorie: panoramica storica
Nella II metà dell’800, il fisiologovon Helmholtzpropone una teoria empiristicasecondo
cuila percezione si configura come la somma delle sensazioni elementari provenienti dai
recettori sensoriali. In base all’esperienza acquisita, l’individuo compie una sorta di
ragionamento inconsapevole (inferenza inconscia), in virtù del quale corregge e integra le
informazioni sensoriali che arrivano al cervello sparse e frammentate, giungendo così ad
una percezione globale dell’oggetto. I primi studi psicologici sulla percezione(es.
psicofisica fechneriana, Scuola di Lipsia, strutturalismo titcheneriano) conservano
tale impronta fortemente associazionistica e sensista.
Nei primi decenni del ‘900, glipsicologi della Gestalt (Wertheimer, Köhler, Koffka,
ecc.)utilizzano il metodo fenomenologico sperimentale per indagare come si costituisce
l’oggetto fenomenico nella percezione visiva.Opponendosi all’empirismo elementista, i
gestaltisti sottolineano la supremazia dell’organizzazione globale sulle parti e considerano
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la percezione come un processo che scaturiscedirettamente dalla strutturazione
internadelle forze che si creano nelcampo percettivo, fra le diverse componenti di uno
stimolo.
A partire dalla distinzione basilare figura-sfondo, l’organizzazione percettiva è regolato da
alcuni principi innati di unificazioneo leggi della segmentazione del campo visivo
(vicinanza, somiglianza, chiusura, destino comune, continuità di direzione, buona forma,
Wertheimer, 1923),in virtù dei quali le parti del campo percettivo si costituiscono come
delle totalità strutturate (Gestalten), cioè come unità figurali sullo sfondo. L’esperienza
passatapuò influire sulla segmentazione del campo, ma la sua azione si fa sentire solo se
non entra in concorrenza coi fattori strutturali.
Mentre in Europa, la Gestalt si concentra sugli aspetti fenomenologici del percetto, negli
Usa del 2o dopoguerra, prende piede il movimento del New Look on Perception (tra gli
altri: Bruner, Mc Ginnies, Witkin), per il quale l’organizzazione della percezione dipende,
oltre che da fattori intrinseci all’oggetto, anche da altri elementi, quali i bisogni, gli stati
emotivi, le aspettative, gli interessi, le motivazioni del soggetto percipiente, che diventa
così un attivo costruttore delle proprie esperienze percettive (cfr. più avanti).
Il New Look pone le basi delle teorie cognitiviste e costruttiviste. Tra i costruttivisti,
Gregory (1990) parte dalla constatazione che i percetti visivi sono costituiti da oggetti
complessi e non da semplici configurazioni elementari. Perché ciò sia possibile, è
necessario ricercare la migliore interpretazione possibile delle caratteristiche disponibili.
Tale interpretazione (controllo delle ipotesi) avviene grazie ad una serie di processi
cognitivi top-down, attraverso i quali si costruiscono le percezioni.
Secondo la teoria ecologicadiGibson, le informazioni percettive sono già contenute nello
stimolo, così come si presenta al soggetto.La stimolazione non è caotica e indeterminata,
ma presenta un ordine intrinseco dovuto alle reciproche relazioni spazio-temporali fra i vari
aspetti degli stimoli.Gibson chiama affordance(to afford= consentire) l’insieme di azioni
che un oggetto consente e invita a compiere da parte di un organismo. Le proprietà fisiche
degli oggetti comunicano cioè inviti funzionali e vincoli d'uso legati alla loro manipolazione.
Il soggetto coglie direttamente queste informazioni, senza doverle rielaborare
cognitivamente.Il concetto di affordanceè collegato alla valenzaocarattere d’invito di
Lewin.Gibson, che negli anni ’40fu allievo di Koffka, fa l’esempio della cassetta postale
che invita a imbucare le lettere e della maniglia che invita ad essere afferrata.
Diversamente dalla valenza di Lewin, l’affordance non cambia coi bisogni dell’osservatore,
ma costituisce il significato invariante che l’oggetto offre, al di là di ogni dualismo fra
apparenza fenomenica e realtà fisica (cfr più avanti).
David Marr(1982) ha approfondito il tema della percezione, proponendo una teoria
computazionale che integra un primo livello di elaborazione bottom up e un livello top-
downpiù avanzato. Per Marr, il soggetto codifica le immagini in funzione delle continue
variazioni di intensità luminosa. La percezione inizia fin dall'immagine retinica che viene
progressivamente trasformata in una rappresentazione più articolata e complessa. Marr
individua 3 stadi necessari per arrivare alla percezione completadi uno stimolo
tridimensionale: abbozzo primario, abbozzo a 2D e mezzo, modello 3D). In base alle
informazioni raccolte nell’abbozzo1rio (schema grezzobidimensionale formato da linee,
punti, barre), l’organismo prosegue integrando le informazioni fornite dagli indicatori di
profondità. Lo stimolo inizia così a delinearsi spazialmente (abbozzo a 2D ½)nelle sue
parti visibili all’osservatore (percezione centrata sull'osservatore). Nel 3° stadio, grazie
all’integrazione con le conoscenze preacquisite, il sistema visivo ricostruisce i volumi e
perviene ad una rappresentazione tridimensionalecompleta dell’oggetto (percezione
basata sull'oggetto). NON RIESCO A TAGLIARE, SINTETIZZA TU.

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I modelli contemporaneidella percezione tendono a includere elementi di entrambe le
posizioni (bottom-up e top-down), cercando di armonizzare le conoscenze sui substrati
neurali con quelle sulle funzioni psicologiche. I2 modelli attualmente più influenti, sono:il
modello percezione-azionefortemente ancorato sulle strutture neurali e sulla loro
interpretazione funzionale e il modello bayesiano che si caratterizza per una maggiore
enfasi sulla modellistica computazionale.
New Look: approfondimento ed esperiementi
Gli esponenti del New Lookacquisiscono l’importanza, trascurata dalla Gestalt, dei fattori
soggettivi della percezione e del valore (personale e sociale) dell'oggetto percepito.
Bruner (1983) sintetizza così il New Look: la percezione degli stimoli esterni non è
dissociata dai caratteri degli eventi interni: atteggiamenti, valori, aspettative, difese
psicodinamiche sono tutti fattori interni che influenzano la percezione.
Per il New Look, l'attività percettiva fornisce il materiale-base su cui l'individuo costruisce
attivamente il suo ambiente denso di significati. Le informazioni sensoriali sono il punto di
partenza di un complesso processo inferenziale, in cui ifattori interni incidono sulle
operazioni di selezione, categorizzazione e classificazione degli stimoli, svolgendo una
funzione ordinatrice della realtà. La percezione varia dunque al variare dei fattori interni,
che sono peraltro in continua evoluzione, in funzione dei nuovi apprendimenti di cui il
soggetto fa esperienza.
Esperimento: Bruner e Goodman (1947) condussero un esperimento su soggetti di 10
anni, provenienti da famiglie di diversa estrazione economica. I bambini, ai quali erano
presentate delle monete di corso legale e dei dischi di cartone di uguale diametro,
dovevano indovinare le dimensioni degli stimoli presentati, eguagliandone il diametro,
mediante la regolazione di un disco luminoso proiettato su uno schermo. I bambini
provenienti da famiglie economicamente disagiate tendevano a percepire le
monete(stimolo ad alto valore) come più grandi rispetto aicorrispettivi dischi di cartone
(stimolo neutro). Rispetto ai bambini di classe agiata (abituati al denaro), quelli poveri
tendevano anche a sovrastimaredi più la grandezza delle monete di maggiorvalore
corrente.
Tra gli esponenti del New Look, Witkin(1916-1979) ha approfondito il rapporto tra
percezione e personalità. Secondo tale autore, la personalità può essere rivelata
attraverso le differenze con cui le persone percepiscono ciò che gli sta intorno.
Witkin e Asch(1948) condussero un esperimento in cui i soggettierano posti in una camera
scura, dove era presente una barra luminosa circondata da una cornice quadrata
luminosa(Test asta e cornice). Il ricercatore poteva manipolare autonomamente la barra,
la cornice e la sedia del partecipante, inclinandole in varie direzioni. Il compito consisteva
nel regolare l'asta, in modo che fosse perfettamente verticale. Per riuscirci, il soggetto
doveva ignorare gli indizi del campo visivo e utilizzare le informazioni cinestetiche
corporee. In base ai risultati ottenuti, Witkin e Asch individuarono 2 tipologie di soggetti:
 dipendenti dal campo: regolavano la posizione verticale della barra facendo riferimento
solo ai dati del campo visivo e, quando la cornice era inclinata, tendevano a inclinare
anche la barra. In genere, i soggetti campo-dipendenti tendono a esperire le
circostanze in modo più globale, si conformanoall'influenza del campoe fanno faticaa
separare i singoli oggetti (parti) dall’insieme;
 indipendenti dal campo: facevano riferimento soprattutto alle informazioni cinestetiche
e vestibolari del proprio corpo. I soggetti campo-indipendenti tendono generalmente ad
esperire le circostanze in modo analitico, si svincolano più facilmente dal contesto e si
mostrano abili a separare i singoli elementi dalle altre parti della scena.
McGinnis ha approfondito il concetto di difesa percettiva, chiedendosi se la percezione
possa essere rallentata quando l’oggetto è connotato in termini dolorosi o sgradevoli. Nei
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suoi esperimenti, McGinnis ha riscontrato che la soglia (tachistoscopica o luminosa) di
riconoscimento di una figura può cioè aumentare odiminuire, a seconda del valore affettivo
che la figura ha per il soggetto. Ad es., un individuo affamato sarà più sensibile a elementi
percettivi di interesse (commestibili). La modulazione della soglia implica che, almeno in
modo inconscio, lo stimolo debba comunque essere stato percepito nella sua valenza di
interesse per l’organismo.
Punto di forza delle teorie del New Look è sicuramente l'aver connesso gli studi sulla
percezione a quelli sulla personalità e sull'apprendimento, dando avvio a numerosi studi
nel campo della cognizione. Un limite è identificabili negli sviluppi successivi di tale
approccio teorico, che hanno correlato gli stili cognitivi ad altre funzioni come la memoria e
l'intelligenza, lasciando più in disparte la percezione.

Teoria di Gibson: approfondimento, esperimento, sviluppi futuri


Gibson (1979) considera i sensi come dei sistemi percettivi diretti, in grado di cogliere le
invarianti strutturali disponibili nell’ambiente, cioè quelle caratteristiche che restano
sempre uguali a se stesse, a prescindere dal soggetto.
Il sistema percettivo analizza le scene visive in termini di superfici e oggetti, non di
costituenti elementari (es. pixel, contorni, geoni) e le invarianti sono colte (picked up)
dall’osservatore nei termini di affordance.
L’affordance, per Gibson, è indipendente dalla cultura, dalle conoscenze e dalle
aspettative delle persone, ma è legata all’ambiente (contesto) e alle possibilità di azione
del soggetto.Per Gibson,infatti, il processo percettivo non è qualcosa che accade
passivamente, in funzione degli stimoli ambientali. La percezione è piuttosto qualcosa che
“facciamo” attivamente, attraverso una continua esplorazione. Lo schema concettuale
offerto dalla catena psicofisica trascura un aspetto importante: il percipiente è un
percettore mobile e, per mezzo dei suoi movimenti, modifica la relazione con gli oggetti e
con gli stimoli prossimali di volta in volta disponibili.
La percezione, inoltre, non ha solo la funzione di produrre una rappresentazione cosciente
del mondo (i percetti), ma serve anche a guidare le azioni (questa constatazione è alla
base di tutti i modelli contemporanei della percezione). In relazione a tale funzione di
guida, la stimolazioneottenuta(stimoli prossimali che si rendono disponibili grazie ai
movimenti esplorativi attivi) ha, per Gibson, uno status privilegiato, rispetto
allastimolazioneimposta(percezione classicamente intesa). Una conferma empirica di ciò
giunge da un noto esperimento, condotto da Gibson (1962) e imperniato su un compito di
riconoscimento tattile, in cui erano usatidegli stampini per biscotti. I partecipanti (studenti)
erano bendati e dovevano identificare le forme degli stampi in 3 condizioni sperimentali:
1. lo sperimentatore premeva gli stampi sul palmo della mano dei soggetti (tatto passivo).
In questa condizione, le identificazioni corrette si attestarono attorno al 50%.
2. i partecipanti muovevano il palmo sugli stampi, attuando un movimento esplorativo
(tatto attivo). In questa condizione, le identificazioni corrette superarono il 95%.
3. lo sperimentatore muoveva lo stampo sul palmo dei soggetti (tatto passivo con
movimento). In questo caso, le identificazioni corrette si collocarono attorno al 70%.
I vantaggi del tatto attivosembrano dunque legati ai movimenti esplorativi intenzionali.
Una critica mossa alla teoria di Gibson riguarda le illusioni ottiche: queste dimostrerebbero
che le sole caratteristiche dello stimolo non ne permettono la corretta percezione. Gibson
ha ribattuto che le illusioni ottiche, bidimensionali e statiche, sono un fenomeno quasi
esclusivamente da laboratorio. Le illusioni ottiche non sono presenti nei contesti quotidiani,
che rappresentano l’ambito ecologico naturale in cui la percezione dovrebbe essere
studiata (approccio ecologico).
Teoria di Gibson: sviluppi successivi e futuri.

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Norman ha sviluppato il concetto di affordance, applicandolo all’ambito del design
ergonomico, ove il termine indica la qualità degli artefatti, tale per cui è possibile
percepirne immediatamente la manipolabilità.In Norman, il concetto di
affordancespresenta alcune differenze rispetto a Gibson. Per Norman, le affordances:
 esistono nella realtà, ma possono non essere percepite dall’osservatore;
 offrono suggerimenti su come usare gli oggetti;
 dipendono dall’esperienza, conoscenza e cultura della persona;
 possono rendere un’azione facile o difficile.
In ergonomia, il concetto di affordanceacquista centralità soprattutto per quanto concerne
le regole di design e progettazione che facilitano l’uso degli artefatti, garantendo che le
azioni rilevanti siano prontamente percepibili. In un artefatto ben progettato, non c’è molta
differenza tra affordancereale e percepita.
In particolare, l’ergonomia cognitiva studia l'interazione tra il sistema cognitivo umano e le
tecnologiedi elaborazione delle informazioni, proponendosi di progettare artefatti ad
elevata usabilità(corrispettivo del concetto di affordance, in riferimento agli artefatti
cognitivi), che consentano un'interazione ottimale col sistema cognitivo umano.
Secondo Norman (1988), gli oggetti con elevata usability dovrebbero contenere in forma
implicita le indicazioni relative al loro uso (es. le icone del desktop condensano in forma
analogica le operazioni consentite).Un artefatto cognitivo ben progettato dovrebbe cioè
consentendo l'immediata costruzione di modelli mentali relativi al suo funzionamento.
Ulteriori prospettive di sviluppo si sono aperte in anni recenti, grazie all'utilizzo dei
Potenziali correlati ad eventi(ERPs) per rilevare l'elaborazione implicita degli utenti,
rispetto a oggetti di design, con riferimento alle dimensioni di gradevolezza estetica ed
affordance.Tradizionalmente, gli ERPs sono stati ampiamente utilizzati in ergonomia per
stimare il carico di lavoro mentale necessario all'operatore per svolgere un compito. In
particolare, è stata valutata l'ampiezza della componente P300 (deflessione positiva, a
300 ms dallo stimolo, con maggiore ampiezza nelle aree fronto-centrali) che riflette la
quantità di risorse attentive dedicate all'elaborazione degli stimoli.
La possibilità di utilizzare la tecnica degli ERPs per rilevare l'attivazione implicita
dell'utente durante l'esplorazione di interfacce grafiche o oggetti d'uso, sta aprendo
orizzonti molto interessanti per il neuromarketing e l'ergonomia cognitiva. Al riguardo, uno
studio recente ha utilizzato il metodo ERPs per evidenziare la differente attivazione
neurale dei soggetti in relazione ad oggetti d'uso con diverso grado di bellezza estetica ed
affordance percepito (Righi et al., 2014). La ricerca ha evidenziato che gli oggetti percepiti
come belli e ad elevataaffordance elicitano componenti ERPs più ampie rispetto agli
oggetti percepiti come meno attraenti e con minore affordance.

Metodi d'indagine
Tecnica dei Potenziali correlati ad eventi (ERPs): si tratta di una misura elettrofisiologica
delle modificazioninell’attività bioelettrica cerebrale elicitate da un evento esterno, come ad
es. la presentazione di uno stimolo. Gli ERPs corrispondono a piccole variazioni di
potenziale dell’attività elettroencefalografica che riflettono i vari processi di elaborazione
dello stimolo. Gli ERPs sono costituiti da una serie di deflessioni di polarità che hanno una
data ampiezza (voltaggio misurato in microvolt) e latenza (tempo di comparsa dopo lo
stimolo). Queste deflessioni sono chiamate componenti e sono indicate con riferimento
alla polarità (positiva o negativa)e alla latenza di comparsa (in millesimi di secondo).
Le componenti ERPs con latenza entro i 200ms sono definite esogene e riflettono i
processi di elaborazione percettiva dello stimolo. Le componenti che compaiono dopo i
200ms sono dette endogene e rispecchiano l'elaborazione attentiva e cognitiva dello
stimolo. Questi processi sono inaccessibili all'esperienza cosciente del soggetto ANCHE

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QUI, NON POSSO TAGLIARE MA TU SINTETIZZA. Data la capacità di evidenziare
l'attività cerebrale implicita durante lo svolgimento di un compito, gli ERPs hanno trovato
grande applicazione negli studi di psicologia cognitiva ed ergonomia cognitiva.
Test della figura nascosta(Embedded Figure Test)di Witkin: mette in rapporto percezione e
personalità. Il compito proposto consiste nel dover identificare delle figure
precedentemente mostrate che vengono riproposte nidificate e nascoste all’interno di
strutture più complesse, i cui molteplicielementi lineari creano confusione e rendono più
difficile la percezione delle singole componenti. A livello percettivo, i soggetti campo-
indipendenti riescono meglio ad analizzare e scomporre campi percettivi articolati, mentre i
soggetti campo-dipendenti li percepiscono in modo più globale ed indifferenziato.
Pertanto, i soggetti campo-indipendenti risolvono più velocemente il compito, dimostrando
capacità analitiche, maggior autonomia dal contestoe miglior autostima.I soggetti campo-
dipendenti incontrano più difficoltà nello svolgimento del compito, mostrando maggior
passività, minor capacità a svincolarsi dal contesto escarsa autostima.
Benton Visual Retention Test (BVRT):è un test di riproduzione di disegni a memoria, usato
in ambito clinico, per valutare la percezione visiva, la memoria visiva e le abilità visuo-
costruttive. Creato come misura per identificare difficoltà mnesiche, di orientamento
spaziale e di comportamento motorio, il test si è dimostrato efficace nel differenziare le
difficoltà attenzionali caratteristiche di molti pazienti psichiatrici e neurologici.
Il BVRTfornisce 3 forme alternative pressoché equivalenti. Ogni forma comprende 10
disegni di crescente difficoltà e ogni disegno contiene una o più figure geometriche da
riprodurre dopo una breve osservazione. Destinatari: dagli 8 anni in poi
Hutt Adaptation of the Bender Gestalt Test: strumento di matrice gestaltica utile per
valutare le capacità cognitive e la percezione spaziale. Il test è costituito da 9 figure
geometriche, che il soggetto deve riprodurre a mano, in modo il più possibile simile a
quelle presentate. Dall'uso dello spazio del foglio, dal tipo di linea usata,
dall’organizzazione d’insieme, dalla presenza o meno di distorsione della gestalt
percettiva, si evincono informazioni utili per la diagnosi neurologica o psichiatrica.
La distruzione della gestalt percettiva, ad es. è indicativa di una frammentazione psicotica.
Il test è spesso usato come strumento di screening per l'individuazione di disfunzioni
organiche o disagi di ordine psichiatrico (nevrosi, psicosi, ritardo mentale).
Ambiti applicativi
Nella psicologia del marketing, le possibilità applicative delle conoscenze sui processi
percettivi sono molteplici. Spesso i consumatorinon basano le loro preferenze d’acquisto
sulle specifiche caratteristiche del prodotto (es. gusto, odore, dimensioni, composizione,
forma). Es. Brown (1958) scopri che le casalinghe percepivano come più fresco il pane
avvolto nel cellophane, rispetto a quello (di pari freschezza) avvolto nella carta.
Similmente, molti disinfettanti vengono acquistati in base all’odore, sebbene questo non
abbia alcun rapporto con le proprietà antisettiche del prodotto. I consumatori non sono
cioè generalmente in grado di analizzare le effettive caratteristiche fisico-chimiche di un
prodotto e utilizzano indicatori percettivi sostitutivi nella scelta dei prodotti. Tali indicatori
sono studiati dalle aziende, per meglio promuovere i propri prodotti.
Anche la percezione del punto vendita ha la sua importanza. Tale immagine non è legata
solo ad attributi funzionali (es. localizzazione, livello dei prezzi,ampiezza di scelta, ecc.),
ma è influenzata anche da variabili quali l’architettura, l’arredamento, il design in
generale.Ai fini promozionali, è molto importante anche il layout fisicodello spazio
espositivo. Un buon layout fa aumentare gli acquisti d’impulso, fatti sullo stimolo del
momento.Ad es., i clienti scelgono più facilmente i prodotti non isolati e esposti all’altezza
degli occhi.

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La conoscenza della funzione organizzatrice della percezione (segmentazione del campo)
può aiutare a trasmettere un’immagine appropriata del prodotto, attirando l’attenzione del
consumatore sulle sue qualità positive. Ad es. il principio figura-sfondo può essere
utilizzato per dirigere l’attenzione sulle parti importanti di un messaggio o per evidenziare
un prodotto d’elezione.
Sempre nell’ambito della psicologia del lavoro, è centrale il tema della percezione sociale.
Come sostenuto dagli psicologi del New Look, il modo di percepire la realtà dipende dalle
esperienze individuali, in base alle quali viene elaborata la realtà recepita dai sensi.
Secondo i teorici del cognitivismo, il mondo sociale viene compreso attraverso la riduzione
della totalità degli stimoli in una serie di categorie mentali che lo rendono controllabile,
aiutando la memoria,facilitando la comunicazione e riducendo l’ansia. L’abuso di
categorizzazione può provocare effetti sociali negativi, legati a processi di percezione
selettiva (limitare le esperienze, oscurare le differenze, accentuare i contrasti). Ad es.
stereotipi e pregiudizi possono pregiudicare la comunicazione interpersonale, ostacolando
una relazionalità positiva all’interno dell’ambente di lavoro.
Unulteriore ambito applicativo, foriero di ampie possibilità di sviluppo è, come già
segnalato, quello ergonomico. La progettazione ergonomica ha come obiettivo la riduzione
di fatica nelle operazionilavorative, la progettazione di postazioni che assicurino un
corretto assetto posturale, il miglioramento delle condizioni ambientali (es. luce,
microclima, rumore), la realizzazione di prodotti/ambienti/servizi rispondenti alle necessità
dell’utente e capaci di migliorare la sicurezza, la salute, il comfort e la prestazione. In tutto
ciò, le conoscenze sulle dinamiche percettive sono essenziali. Ad es. un obiettivo
dell'ergonomia cognitiva è la progettazione di artefatti che, tenendo conto dei limiti e
possibilità della mente umana, riducano il carico di lavoro mentale nell'interazione uomo-
interfaccia. Nella ricerca sulle interfacce, ove confluisconotra gli altri anche i risultati delle
ricerche sulle funzioni percettive, l’interazione uomo-computer è intesa come un processo
cognitivo-percettivo che si avvia attraverso uno dei canali sensoriali (visivo, acusticoo
tattile), attraversa il livello centrale di uno dei due sistemi (es. uomo) e si completa in una
risposta verso l’altro sistema (es. computer).
Da ultimo, recenti studi di neuroimaging (fMRI) hanno evidenziato come la percezione
visiva di oggetti manipolabili attivi le stesse regioni cerebrali motorie che si attiverebbero
se il soggetto manipolasse attivamente l'oggetto. Entra qui nuovamentein campo il
concetto di affordance unitamente al sistema dei neuroni specchio.
Alcuni gruppi di neuroni specchio, che secondo Sakata (1995) sarebbero localizzati
nell’area AIP del lobo parietale, codificano le affordance, mettendo in diretta relazione gli
oggetti con le azioni compatibili per utilizzarli.Nel contesto della sicurezza sul lavoro,
questi concetti confermano l’importanza degli studi sulla capacità degli oggettidi fornire
indizi circa il proprio utilizzo.Ciò chiama in causa la necessità di lavorare sulle affordances
degli oggetti, attraverso la collaborazione tra designer, psicologi e utilizzatori.
IDEM..TAGLIARE CONTENUTI NON E’ POSSIBILE IN QUESTO CASO, MA FAI UN
RIASSUNTO DEGLI AMBITI APLLICATIVI