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V

Federico Chabod Storia dell'idem


d'Europa

&
E:ditori Laterza
V

Federico Chabod Storia dell'idem


d'Europa

&
E:ditori Laterza
Biblioteca di cultura moderna
562

Q INSTITUTO CU.LTllR.qi. ITALO . tJI'll\Sli,l,1111


DE SÃ.OPAULO
+.
BnizioNE: 1961
XDiZ10Nn: 1962
Federico: Chabod

Storia dell'idea d'Europa

a cura di Ernesto Sestas


ed Arfando Saitta

Deito de
Biblioteca

P'9\\

Editora Laterza Barib1962

P+pertamênte de Hi
HBLIOTE8A

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DEDALUS - Acervo - FFLCH-HI


901 Storia dela'idea d'Europa,
C428s

lll ll 21200010019
11

Proprietà letteraria riservata


Casa editrice(}ius. Laterza & ]i'igli, Barí, Via Á. aimma, 73
PREFAZIONE

enche questo volumetto, come il precedente su .L' dea


d nclzÍone, racchiude un corso universitário di Federico
Chabod : quello sulla Sfordct deZZ' {dea d{ .Bwropa, da lui
professatola prima volta alia Facoltà di Lettere di llilano
nel 1943-44 (come parte di un corso piü ímpio, abbrae-
ciante enche I'idea di nazione) e successivamente, per due
volte,.presto la Facoltà di Lettere di Romã (anni accade-
mici 1947-48 e 1958-59). Allo stesso argomento Chabod
aviva dedicato pune ]a sua prolusione romana:..delgen-
naio 1947,poi data alle stampe;« tema, dunque,-- poteva
egli ben dirá, ad apertura del corsodel 1958-59-- chemí
ê particolarmentecaro, e che desta in me una profonda
risonanza, morde e spírituale :. dália fede in alcuni valori
suprema,mordi e spirituali, che sono creazionedella noutra
eiviltà europeu,ê nato infatti I'impulso a ripercorreresto-
f ricamente I'ífer di questa civiltà, e, anzitutto, a rispondere
al quesito, come e quando i nostri avi abbiano acquistato
coscie%zadi espere ewrcppe{».
Questa dichiarazione, che force puà sorprendere sotto
la pendadi un uomoschivodelparlardi séqualeera
Federico Chabod,va ricollocata in quella che era la parti-
colare atmosfera di impegno che egli areava attorno a sé
dália cattedra,con quel suo tino pedagogicosolennee al
tempo stesso caldo di fermenta e suscitatore di energie.

.1
Ci permettiamo, anzi, dure che próprio la pubblicazione di
questi corsauniversitari consentiranno,a chi non ha avuto
la ventura di esperesuoascoltatore,di cogliere uno Cliabod
non certo diverso da quello che le opere scritte per espere
pubblicate ci hanno fatto conoscere,ma indubbiamente oon
delle inílessioni piü vivaci, meno preoccupatodal tener al
secondoposto la propria critica personale per dar la pre-
valenza all'esecuzione, in plena onestà, del preceito del-
I'awdiefwraZferapais, qui inveje piü pronto nel rápido
guizzar di una frase, nel balenar di un giudizio a date il
postodi proscenioalle proprie intuizioni. Persisteanche
in questo corso universitário quella estrema sensibilità che
fu propria di Chabodnel voler salvaguardaread ogni gosto
la« pulizia » del laboro storiografico dalle commistioni con
le passioni della politica : «senel saggio su (Jroce sforica
del 1952aveia revoltoI'attenzioneversoi pericoli di com-
mistione provenienteda sinistra, qui lo aguardo si volte
preoccupatoverso destra, verso chi eventualmentevorrà
eonfohdere una seria ricerea storiograâca sull' idea di
Europa con i calcoli, i progetti e -- perché no? -- la civet-
teria di un «europeísmo» oggi di moda; ma in quente
paginevi sonopure dei pensieriche denotanotutt'altre
preoccupazioni:« Vien da pensarecheI'umanità non possa
procederese non per via-polemica,e che I'alterare pro-
porzioni e misure sia necessárioall'uomo che lotta per
a#ermare un proprio ideale». enche il momento método-
logieo -- ed era cosa ben naturale -:- balza in primo piano
in quente lezioni : nella fattispecie, per I'idem di Europa,
ricordiamo il cânone che« il momento della ' contrapposi-
zione ' [ê] sempre decisivo in símile processo » di delinea-
zione da pal'te degli Europeudei propri caratteri e, con
questo, ricordiamo pune il cânone, che potrebbe force esses
deito -di storia integrale: « Non perdiamo mai di vista
simili connessionidel noutro problema particolare con I'in-

VI
'b

sieme della cita spirituale europeu, che, altrimenti, sfuggi-


rebberotanta e tanta aspetti del nastro problemae altri
sarebbero fraintesi >. Non ê il caso di insistere sulla grande
fecondità dell'uno e dell'filtro di questi due criteri storio-
graíici, tanto essaresulta evidente; ricordiamo soltanto che
essi giustiÊcanoin pleno quanto ê stato scritto di recente:
« Su]]a traccia de]] 'idem d'Europa, il mondo ellenistico e il
mondo romano, la respubZca c#r sfiaxa, I'umanesimo, il
renascimento,
la reformacon la diásporadei fuoruscitiita-
liana, I'Occidente della invenzioni e delle scoperte, il Sette-
cento e la Rivoluzione, il romanticismo e il nazismoerano
per lui alltrettanti momentodi riílessione e di illumina-
zione » (G. Palco, Z' ddea d' -Ewropa,in /'eder co C#abod
neZZa cwZfwra e neZZa u fa co femporanea, in « Rivista sto-
rica italiana », IIXXl1, 1960, p. 741).
Lo studioso di Chabod storico dell'idem dí Europa do:
vrà aíTrontare la questione della genesi delle sue riâessioni
sull'argomento : il primo corso, quello milanesa, si svolse
nel 1943-44
e rale datadi per sé,aecantoal fatto cheI'idem
d'Europa faceva parte di un corso sull'idem di nazione, ê
piü che illuminante: eranogli anui tragici nei quali i
barbari dell'Anta-Europa, âncora restii a percepire lo
scricchiolaredei loto vesti e frettolosi imperi, si eranotra'
mutati in assertori dí una nuovalluropa sotto i segni della
svastica e del littorio; il richiatno di Chabod al quando i
nostri avi si erano sentití europeu, al momento rousseauiano:
mazziniano della nazione, sprizzava come autoctona con-
trapposizione alia .Neve Ord%wng. Ma Chabod, certamente,
non aveva atteso il 1943 per meditare sull'argomento(la-
voratore tenace quanto metódico, iü ogni sua pagina ver-
sava il dossier di un numero relevante di letture, di schede
e di appunti, costituito in anni dí assíduaricerca), e fosse
si ê nel vero congetturandoche il primo stimolosorte per
opposizíone polemica a verte owuerfuresdella politica cultu-

VTI
rale e della propagandauMciale dell'êra del Bottai. Non
ê certo senza significato che, nella redazione del corso mi-
lanesadel 1943-44,data alle stampe a cui'a di Branca Ataria
Cremonesi, Chabod abbia iniziato I'introduzione con quente
parole, che non torneranno piü nelle edizioni. romane del
1947-48e 1958-59:

In questi ultima anui ê stato, ed ê, un grau parlare di Europa


e di civiltà europealdi anui-Europae di forze avversealia civiltà
europeapecc.Appelli, articoli di giornali e di rivistê, discussioni
e polemiche: insomma, il nome {{ Europa )> õ stato con insólita
frequenza tirado in ballo, a torto e a ragione, per dritto e per
rovescio.
Ma se ci fermiamoad analizzareun po' da vicino checosa
s'intensa per {( Europa }ll ci accorgiamo súbito dell'enol'me con-
fusione che regna Della mente di coloro che pur ne parlano e
scrivonocon tanta roga e insistenza.Quale sia il valore esatto
di tal termine, rimane nascosto : e si potrebbe proprio ripetere il

che ci sia ognun lo alce, dote sia nessunlo sa

Ci si serve, cioà, di un concerto del tutto indefinido, vago, con-


fuso : anal, dobbiamo constatare che si tratta generalmente di
parole sonore e vuote, senda nessun concerto dietro.
Come si sia venuto formando, e attraverso a quali lunghe
fase; che cosa s'intendo propriamente quando ci si riferisce al
concetto di Europa} questo ê escuro.
Questo ci sforzeremo di chiarire nel mostro corso; questo e,
ad un tempo, la funzione storica che il concertoha già avuto nel
passado,il suo divenire da semplice {{ concerto», {{ idem}>,il suo
trasformarsi, cioê, da pui'a nozione in aspirazione e volontà, da
mero acquisto dell'intelletto in fattore sentimentale e volitivo, da
<{ conoscenza )} }n <(valore ».
La mostrasarà dunquenon la gloria d' Europa, secondoviera
comunemente entesa, come ataria di accadimenti politica e militará
ed economia;non la storia di una successione cronológicadi
eventi, e nemmenola storia della civiltà e della cultura fiorite
ín Europa, bens}la gloria dei {<pensieri)>sull' Europa.
Ê] una storia âncora assaimal nota. Ripetiamo: Lutei ne par-

Vlll
lado, ma quasi nessunosi chiede il valore della parola ehe pro-
nuncia. E ciõ, non solo nel campo dei giornalisti.
enche se passiamo nel campo degli storici, degli studiosi, dob-
biamo infatti notare la limitatissima attenzionesin qui dedicara
all'approfondímento dell'idea di Europa.
Scarse sono comile pubblicazioni in mento.
Ê] verá che nel 1932(14-20 novembre) la Rede Accademia
d' ltalia dedica uno dei {{ convegni Volta )>proprio al tema <<
Eu-
ropa )>: e poteva espereun'ottima occasioneper aífrontare in
pleno il problema. Mla i contingente motiva politiei ebbero asse
luta prevalenzasui motivi scientiíiei; e il convegno,a cui parte-
ciparonocelta studiosidi valoree feri, ma enchepolitici e
politícanti di medíocre e mediocrissima levatura, si trasformà
per la piü parte in una discussionepolitica sul presentee sul-
I'awenire dell' Europa(v. il volume degli -Alta, Romã, 1933).
Scientificamente,quindi, Bulia usei da quella riunione.
Piü pressaa noi, nel 1942,1'lstituto Nazionale
di Cultura
Fascista tece discutere, prima in riunioni dei locali {(GI'uppi
Scienti6ci )>, poi in un convegno nazionale a Romã, la <{Idea
dell' Europa }>(se ne puà vedere il resoconto stenografico, in
bozze di stampa riservate). Agia anche qui la diseussione fu, so-
stanzialmente, accentrata sul pl'esente e sull'awenire ; fu, cioê,
discussione politica, con protegia e piam e vagheggiamenti peT'
il futuro. Per quel che riguarda la <{stoúa.» dela'idemdi Europ%
g[i accenni ]]atti ne] conVegno sono quasi tutti di una gran,de
genericitàe banalità; ed elrata ê poi la tesadi C. Mlorandi,che
cerca si di delineare brevemente quella storia, ma non seppe
risalire oltl'e i premi decenni dela'Ottocento.
Questi due tentativi, fatti per iniciativa uHciale nell'ultimo
decennioin ltalia, sonoquindi da considelaredel tutto falliti.
C'ê inveje qualchebuono studio straniero, su. alcuni mo-
menti di quello sviluppo storico (pp. 9-10).

Chi ocorra il resoconto stenogra6co del convegno del


1942, si accorgerà di leggieri della fondamentale esattezza
del giudizio di Chabod, enche se qualche contributo seien-
tiâco non sia stato del tutto assente(il dispensocon Mo-
rando õ dispensodi .due storici su un terreno storiografico;
vorreMmo aneherilevare che la distinzione tra« concetto s»

lx
e« idem>üdi Europa fu uno dei cardini del convegnd,dal
discursodi apertura del Pellizzi all'intervento di Ugo Spi-
rito) ; poteva quindi ben dure Chabod nelle redazioni suc-
cessivedel suo corso:« Sino a non maltaanui fa, il tema
di cui trattiamo era, si puõ dure,ignorato » e di rivendicare
la qualità di esperetra i primi al proprio lavoro e a quello
del compianto amigo Carlo Morandi.
Tra i premi e tra i piü fruttuosi, possiamo aggiungere
noi. Non che sia stata del tutto inexistenteuna eredità dal
convegnoVolta e da quello successivo del 1942: non sono
mancati in questi ultima anni ritorni erudita ad antiche
posizioni; ma -- e sismo verti che non à I'amicizia a farei
velo -- la via regia in ltalia per gli studi sull'idea di Eu-
ropa, quelli della Annoni, di Visconti e di tanta altri, ân-
cora, non ê passatadi li; ê passataattravemo i nomedi
Chabod e di Morando, attraverso il loto stessoamichevole
contendere arca íl carattere e I'origine prevalentemente
settecentescao prevalentemente ottocentesca dela' idem di
Europa.
Ristampiamoqui la terza ed ultima redazione,quella
del corso dell'anno accademico 1958-59, existente in di-
spense ciclostilate. Ê la redazione piü ampla di tutte, che
assorbein sé letteralmente con I'aggiunta di qualche ulte-
riore particolare la redazionedell'anno accademico1947-48
(existentesotto il titolo generaledi .Lezion dd star a »fo-
der?ta, in manoscritto calligraíico litografato presto le .lldi-
zioni Studium Urbes di Romã); la prima redazione, quella
della parte ll del corsomilanesedel 1943-44(a stampa,
a cura di Bianca Mana Cremonesi; Varese-Milano, lstituto
Editoriale Cisalpino, 1944),ê da considerarásoltanto come
un primo abbozzo,poi notevolmente ampliato. Abbiamo già
ripoi'Lato sopra la pagina significativa dell'introduzione di
questa prima redazione; quest'ultima, dopo I'attuale Figo 14
di P. 140,cioê dopoI'examedell'idemdi Europa in Voltaire,

X
volgeva rapidamente a termine in appena sette patine, che
riportiamo qui in appendice,ritenendo che esse,se sul
piano della concreta ricostruzione storica sonoampiamente
superate dai capitoli V e VI della redazione definitiva,
conservado tuttavia tutto un loto valore,non fóss'filtro che
di reazioneimmediata dell'autore ad alcuneletture fatte in
quel particolare clima che fu degli anel 1943-1944.

ERNESTO SESTAN
.ARMAIÜDO SAITT.L
Storia dell' idea d' Europa
PROMESSA

Riprendo oggi un tema su eui mi sono già in-


trattenuto nel passado : una prima volta, nel corso
tenuto pressa la Facoltà di Lettere dell'Università
di Milano, fra I'autunno del 1943e la primavera del
1944, che toccava parimenti dell'idem di Europa e
di quella di nazione ; e successivamente, nella prolu-
sione pronunziata presso la Facoltà di Lettere del-
I'Università di Romã :, nel gennaio 1947, e nel corso
:---.questa volta specifico, e piü ímpio, sulca sola
idem di Europa tenuto nell'anno accademico 1947-
1948
Temas dunque, ehe mi ê particolarmente caro, e
che desta in me una profonda rísonanza, morde e
spirituale : dália fede in alcuni valori suprema, mo-
rdi e spirituali, che sono creazione della noutra
civiltà europe%ê nato infatti, I'impulso a ripercor-
rere storícamente I'éter di questa civiltà, e, anzi-

l Pubblicata, solto il titulo Z,/idem di Buropa, Della <(Rasse-


gna d'ltalia», aprile e maggio 1947. Continuazione dell'articulo
suddetto puõ espere eonsiderato ]'a]tro mio artieo]o ]Vazio e ed
Bwropa meZpemsderodeZZ'Otfocewfo,in {{ Quartel'ni ACI >> (del-
I'AssociazioneCulturale Italiana), n. 6, Varino, 1951.

3
tutto,, a rispondere al quesito, comee quando i nostri
avi abbiano acquistato coscie#aa di essere ewropet.
Problema storiograÊco strettamente allacciato,
dunque, con i problemi del presente, sgorgante anui
direi dai problema del presente : come sempre accade
per i verá e grande problema che la storiograíia man
mano si pone.
Cosa si spiega, enche, I'ormai risco stuolo di
articoli e volumi dedicati,nell'ultimo decennio,alia
storia della noutra idem.
Sino a non molti anni fa, il tema di cui trattiamo
era, si puõ dure, pressochéignorato. Ed ê curioso
constatare che i premi lavori specifici toccassero il
problema « Europa » non già nei tempi piü uclm a
noi, come pur sembrerebbelogico, benzi in quelli
piü ]ontani.
11 primo, utile studio da ricordare, quello di
R. Wallach, apparso a Lipsia-Berlino nel 1928,
riguardava -Das abe dZà discÀe Gemeíwscha/tsbe-
wussfsein {m .]/iffeZaZfer. Non era, dunque, nemmeno
propriamente I'.Ewropa il soggetto, enche se una
ricerca del genere di quella di Wallach sia essen-
ziale ai fmi pur della storia dell' idem di Europa.
Segui, nel 1931, il notevole scritto di W. Fritze-
meyer, CAristewÀeif w#d -Bwropa, Monaco-Berlino?
1931. E nel 1933 1'assai importante articolo di
A. Momigliano, Z)'Et ropcz come conaeffo poZifico
pressa /socrate e gZ{ /socrate{, nella « Rivista di
Êlologia e d'istruzione clássica», LXI, pp. 477-78.
Poi, silenzio : sino, appunto, agli anni della guerra
e del dopoguerra.
l miei studi, e quelli del compianto amido Carão

4
':1
Morandi(.L'idem deZZ'wwifâ poZifica d'.BI rop.z @eZ
X/X e XX secoZo, Milano, 1948) sono comi fra i
premi-
Oggi, inveje, come ho già awertito, assai piü
finta ê la congerie di scritti sul tema. Rammentando
solo i piü importante:
n: Gollwitzer, Zwropab Zd w á .#wropczgedawÀ;e.
Beitrãge zür deutscheu, Geistesgeschichte des 18.
wizd :Z9.JaÃ?"#wwderfs, Monaco, 1951, che, per quanto
dedieato specificamente al pensiero tedesco del Sente
e dell'Ottocento, menta attenzione enchesul piano
generale (i capp. l e ll sono poi di carattere gene-
rale ; e eosi osservazioni generali inquadrano enche
[e successiveana]isi). De] Go]]witzer si veda pune
I'art. .Zur l;rorfgescà c#fe u d Si deztfwwg uow
Ewropa, in « Speculum », lbllonaco, 1951, pp. 161-71.
Essenziale, D. Hay, -Bw7"0pe.TÀe -Emergewce o/'
ü# .Z'áeaJEdinburgo, 1957. Pune delJo play si veda
llarticolo Swr % probZêmede fer niwoZogie#isfo-
rdqwe. «-Bwrope 1> ef « CÃré& e fé», in « Diogêne »,
Parigi, n. 17, gennaio 1957, pp. 50-62.
C. Curdo si era già occupatode] prob]emane]
volume Nazione, .8wropa, Uma@Ífâ, Ihllilano, 1950.
Nel giugno 1957 egli faceta uscire, a Romã, il primo
numero di una revista « Europa » Finalmente, nel
1958, ha pubblicato un'opera in due volume: .au-
rora. Nfor a di ww'idem,Firenze, Vallecchi. Ê questa,
indubbiamente, la :trattazione piü completa che si
abbia oggi sull'argomento : dália Greeia antiga ai
giorni nostri.
Assai meno importante,inveje, il pro61odi
P. Brezzi, ReaZfà e mito deZZ'.Ewropcz, Rama, s. a.
(ma 1954).

5
Lavori particolari, su momento determinati, non
mancano certo piü: mi limito a segnalare i due che
concernono I'ltalia. Di D. Visconti, .Lc&oowceaiowe
u far a deZZ'-Durara %eZ Risorgimewfo, ll.plano,
1948, e quello, uscito or ora, di A. Annoni, Z)'.B%-
ropcz neZ pewsiero faZüwo ãeZ Seffecewfo, Milano,

Connessocol nastro tema, il saggio di A. Saitta,


Delta, Res Publica, C}Lri,sti,üna üg\i Stütã, Unüi, di
Ewropa, Romã, 1948.
Da vedes pare le discussioni svolteai a Magonza,
in un apposito congresso, nel marzo 1955, in .Bwropa.
Erbbe nana Aufgabe. Internationaler Getebrtenkon-
gress, Mainz, 1955, ed. da M. Gohring, Wiesbaden,
1956; e lo seritto di A. Saitta, .L'idem dZ .#uropa daZ
í8:z5 aZ :Z870, in « Movimento Operado », a. Vlll,
n. 4, luglio-agosto 1956, pp. 403-45.
Come vedete dunque, fiorire di scritti, in vara
paesi) attorno a questo tema, strettamente allacciato
alle aspirazioni, alle speranze, alle preoccupazioni
dei nostri giorni. Esempio típico dol come l 'impulso
primo, e vitale, alia ricerca storica derivi sempreda
ansie e a#etti e timori del presente, da problema bebi
vivi in tutti e per tutti.
11che non significa sia ben chiaro che poi
nell )immergerci nel passado, nel ricostruirne la fisio-
nomia sempre mutevole a seconda delle epoche, nel
ricrearlo storiograficamente,ci si debbalasciar gui-
dare dai nostri T)ensierie aífetti e ansiedi oggi.
L'impulso alia ricerca à sempre,e non puõ non
essere, soggeffiuo: donde il continuo riaffacciarsi
di problemi storici apparentementeidentici, ma ai

6
''-. ':
....b '

quali le generazioni che si susseguono c#iedowo ri..


sposfe diuerse. Closi, nella Rivoluzione francese si
ê cercato, prima, nell'Ottocento, la resposta al grave.
problemadella liberta, dei rapporti fra autorità e
liberta, ch'era ancheil problema concreto,preciso
attorno a eui lottavanogli uomini del 1830e del
1848.
Poi, si ê in essacercada
la resposta
al pro-
blema dei rapporti fra classi sociali, movimenti ope.
rai, condizioni dei contadini, rapporti campagna-
città: in conformità dei nuovi problemache si im-
ponevano fra '800 e '900.
Come s'ê deito nella parte metodológica ' a pro-
posito del ben speciíicoproblema della storia dei
prezzi, ogni storico degno di questo nome si pode
interrogativa che nasconoda]]a sua coscienza,da]
suo animo, dal suo spirito ; e nel volgersi a conside-
rare un determinatoeventostoricoegli lo fa per
ehiedere al passato cerce risposte, diverge da quelle
ehe al passato chiede, magari contemporaneamente,
un filtro studioso.
Per questo, I'una dopo I'altra tutte le genera-
zioni riprendono I'esame di alcuni grandeperiodi
storici, di verti eventoo personalità del passato,che
hanno ineiso con particolar força sui destini del-
I'umanità. Per questo, nessun problema storieo ê
mai« chiuso», o « risolto » ! Pensateun po'} chi ar-
dessedichiarare che ormai del trapassodal mondo
clássico grego-romano a quello medievale, dei Co-
mum, del Renascimento, della Reforma ece. non
zEQui non riprodotta, costituendo le lezioni di metodologia
storica di Chabod un volume a sé in questamedesimacolle-
zíone. X'.ã.Z.l

7
s'ha piü da parlare perchéogni dubbio 'ê dissolto, e
la verità integrale, totale resplendeai nostri occhi!
Questo ê, dunque, I'eterno momento « soggeb
tive » della ricerca storica: mandandoil quase,nan
avremo piü storia, ma cronaca. Una mera ricerca
erudita, chê non direbbe piü nulla a nessuno.
Ma. una volta voltosi a studiare un determinato
evento, prescelto per la « aMnità » con I'animo suo,
lo storico deve poi far getto, lontano da sé, di ogni
preoccupazione,
di ogni motivochenon sia la sola
« ricerca della verità ».
Intento : cercar di ricostruire i fatti, i pensieri,
i sentimentodi età trascorse, con indagine accura-
tissima, paziente,minuta, evitando con il massimo
scrupolo di imprestare a generazioni lontane le no-
stre idem,i nostri punti di vista, fazendoogni sforzo
per dvere « con>>quelle generazioni,per rioreare rn
noi i] « loto s»modo di sentire, di pensare e di agite,
sulla base di un examefilologicamente attentissimo
di tutte le testimonianze
checi rimangono.ll mo:
mento #ZoZog
co qui diviene essenziale: e filologia
signiÊca rispetto absoluto dei testa, che non devono
esser « sollecitati» ad esprimere ciõ che non inten-:
decano esprimere !
Sismo, ora, nel momento oggeffiuo della ricerca :
dália maggiore o minore conoseenzadelle fonte, pe-
rizia íilologica, aceuratezza di ricostruzione, con-
giunta con la maggioreo minore aoutezzadi intro-
-spezione, eapacità di presentazione stilistica e di
« taglio» dellamateria,di enquadramento
dei vara
fatti in una linea prospettica che stacchi i prima dai
secondi piam, I'una e I'altra qualità messe al ser-
vizio di un rígido, intransigenteamoredella « ve-
8
rito », dependeil maggiore o minou valore dell'opera
di uno storico. l due momento,quello che ho chia-
mato soggettivo e quello oggettivo, il politico-mo-
rde-Êlosoílco se vogliamocosadeíinirlo e il
Êlologico-erudito, condizionano entrambi e in
indissolubile armonia il successo dell'opera.
Senzainteressavivi e profondi, connaturati con la
personalità di uno storico, non v'ha sapienzaâlo-
logica che basta; e, vieeversa, senzaperizia íilolo
Bica, e lunga fatiga erudita, nessun interesse vivo
saràmai in grado di andar oltre lo stadiodell'opera
di parte, del pamp#Zet, dello scritto polemico.
E I'uno e I'altro pregio,poi, sarebbero
inutili
se mandasse ripeto I'adore della «verità»
quell'amore per cui lo storico non edita a ripudiare
un suo primitivo modo di vedere,un giudizio ini-
ziale, quando il controllo dei testa gli dimostra che
egli si erã sbagliato;per cui, anchequandoper
esempio si tratti di riconoseere cose non piacevoli e
non belle, errori o Golpe Della storia della propria,
non dirá parte politica, ma, benpiü, pátria o reli-
gione, lo storico degno di questo nome le riconosce.
Nessun ideale, per alto che sia, puà a quisto plinto
intromettersi, pesará Della ricerca e nejle valuta-
zioni dello storico, iníluenzare unilateralmente il sug
giudizio, indurlo a parteggiare con animo fazioso.
Perciõ, e anzitutto, evitare le trasposizioni di
sentimento e pensieri dell'oggi Della rieostruzione
storica dello « feri»: come inveje ê successoe suc-
eede sovente.
Questo desidero dize, próprio prima di acein-
germi a trattare il tema prescelto,pel'ehési tratta
di un temain cui sarebbefacilissimoandai'in cerca
9

l
di« precursora» e di« precorrimenti» delle mostre
idee, scoprire piam« europeistici» in uomini del
passadoche non si sono mai sognati I'ewropeismo.
Pochi giorni fa, trovandomi a Colonia per un
« colloquio » su Carlo V, ho avuto modo di ascoltare
assai sennate eonsiderazioni eontro ovni tendenza a
far di Carlo V un precursore dell'europeísmo
odierno. L'idem «unitária» di Carlo V non ha
nulla, absolutamentenulla a che vedere con i pen-
sieri« europeistici».Gli esempisi potrebberomol
tiplicare : ma basti I'aecenno.

Tornando, dopo parecchio tempo e dopo una cosa


copiosa íioritura di studí, sull'argumento, devo dure
di non ater nulla da modiÊcare alce linee generali
della mia trattazione d'un tempo. Potrei, natural-
mente, aggiungere molti elemento nuovi, arricchire
il quadro e qua e là lo fará : ma I'imposta-
zione e le linee di svolgimento restanteper mq oggi,
quelle che erano vara anni or sono.

Congro lo spirito della Rivoluzione francesa, il


conservatore Burke aveva esaltato, nelle Z?{/Zessio»i
famose, lo spirito dela'antiga cavalleria : lo spirito,
cioê, che aveia improntato di sé I'Europa moderna,
costituendo la nota distintiva di tutte le sue forme
di governo, segnando in esse una notevole superio-
rità rispetto agli $tati del mondoasiático e sin di
fronte a quelli ch'erano fioriti nel período piü felice
del mondo antigo.

10
Due principi avevano dito cita alle tradizioni e
alia civiltà e ágil alta valori del mondo europeo : lo
spirito proprio dei gentiluomini e lo spirito proprio
della religione : I'uno e I'altro, ora, minaceiati pau-
rosamentedália trivialità, dália stupidità, dália fe-
rocia dei rivoluzionari che sowertivano sentimento ,
eostumi, idee mordi '
Alcuni anui piü tarda, nel 1796,Burke ripren-
deva la sua polemica, sempre per inneggiare ai va-
lori della civiltà europe% a quel « sistema di veta e
d'educazione piü o meno uguale in tutta questa
parte del mondo, che addolci, ruge ed armonizzõ il
colore dell'insieme », creando una « somiglianza di
consuetudinisoeiali e di forme di vira», per cui
« nessun europeu potrebbe espere completamente
esule in aleuna parte di Europa » '

Burke, dunque, aveia criara coscienzadi quel


che volesse dure Europa ed europeo, enche se la
sua fosse quase angoscia di ceder tramontare, sotto
la furta delle forze rivoluzionarie scatenate,e I'uno
e I'altra.
Aliarisaliva moita in su, nel tempo, una símile
coscienza di europeo? O. non era proprio una gran
Conquista spirituale di epoche recente, assai vacine
al Burke, che quella coscienzaavevano chiaramente
modellata, traendola dali 'indistinto íluttuare d'idee
e di sentimento di età piü antiche?
Con eià si pone il problema di come sía sono il
concettoistessod'Europa. Non dal punto di vista

; Eí#essêow{ sl4ZZa RêuoZwzione /rancese, trad. it. a cura di


V. Beonio Brocehieri, Bologna, 1930, pp. 165 sgg.
4 Letfers on the ]?eg cine Peace, cit. in CnR. DAwsoK, /Z
g ddz o deZZe maz owi, traí. it., Milano, 1946, p. 73.

11
geograÊeo, ben inteso ; non riguàrdo alia Europa
Êsica: si riguardo all'Europa politica, all'Europa
etllturale e morde, all'Europa che noi abbiamo sen-
tita distinta dalle altre parti del globoper corte
determinate caratteristiche del modo di pensare e
di agire, dei sistemi Êlosoíici e politica, di tradizioni
memorie speranze ; all'Europa come indiddualità
storica e morde.
Quemche a noi interessa ê il concetto di Europa
dal punto di vista eulturale e morde ; dell'Europa
cheforma un gwida sé,distinta dalle altre parti
del globo, proprio soprattutto per certo determinate
earatteristiche del suo modo di pensare e di sentire,
dei suei sistemi íilosofici e politica; dell'Europ%
'come« individualità» storica,cheha una sua tra-
dizione, che puõ falte appello a tutta una serie di
nome,di fatti, di pensieri che le hanno dato, nei
secoli, una impronta incancellabile.
Quandonoi dlciamo « Europa », oggi, intendiamo
alluderehon soltanto ad una certa estensionedi
berre, bagnate da verti maré, solcate da verte catene
montuose,sottopostead un Certoclima ecc.; inten-
diamo, assai piü, alludere ad una certa forma di
eiviltà, ad un « modo di espere» che contraddistin-
guedi primo acchitoI'« Europeu» dali'uomodi altri
continente. L'«Europeo» ê assai piü che il «biancol»
(uomini di razza blanea abitano, oggi, anche altre
parti del mondo, che pur appaiono dotate di alcune,
almeno, caratteristiche diverge) : õ, anzitutto, so-
prattutto, un certo abetocivile, un certo modo di
pensaree di sentirá,a lui proprio e diverso,ben
diverso, da tradizione memorie e speranze di In-
diana, Cinesí, Giapponesi, Etiobi ecc.

12
enche qui, insonlma, quel che importa ê il fattore
spirito, <<volontà » ; ê I'elemento morde che predo-
mina di gran longa su quello físico. Non si vuole con
ciõ negará che il farto di avere, per millenni, abitato
queste terre, fisicamente conformate in certo modo,
abbiainfluito sullo Bviluppodi fale /arma me f s.
Si vuole, si deve pera aífermare recisamente, che
qual che importa ê la /arma me tis, e che essa puõ
espere si, in parte il risultato dello acclimatamento
in determinado ambiente geográfico, ma à soprat-
tutto opera della storia, cioê della volontà degli
uomini, la quale ha, nei secoli, impresso il suo dure-
vole suggello sulle generazioni, che si sono susse-
guite e si susseguononel continentechiamatoEu-
ropa. Ê l 'eredità dei padri, antiga ormai da millenni,
ehe noi rechiamo in noi, sin dal nostro nascere; e
che a noutra volta arricchiamo e facciamo sempre
piü complessa
con la noutraesperienza;
i nostri
pensieri,i nostri a#etti, per tramandarlaai íigli e
ai nipoti.
Ora, il problema che poniamo ê precisamenteil
sequente : quando gli uomini abitanti in terra euro-
pea cominciarono a pensare se stessi e con sé la pró-
pria terra, come un qualcosa di essenzialmente di-
verso, per costuma, sentimento, pensieri, dagli uomini
abitanti in altre torre al di là del lbllediterraneo.
BulIRcosta africana, per esempio, o al di là dell 'Egeo
e del Mar Nero in terra asiática? Quando,cioê, il
nome Europa cominciõ a designare non Bolo un
complesso geográfico, si anche un complesso storico ;
non solo un determinado fattore físico, si anche un
determinadofattore morde, politico, religioso, artí-
stico della veta dell'umanità? E quali furono le ca-

13
tatteristiche eon cui I'Europa si discopripmoral-
mente, ai suor íigli ; quali, cioê, i lineamenti mordi
chele furono attribuiti, comepl'oprí di essa.e di
essa sola!
Questo ê il problema, sostanzialmente diverso,
dunque, da quell'antro, assai piü familiare ágil sto-
rici, di ricerearequali signostatele bati dell'unità
culturale' europea e di analizzare la naseita del-
I'Europq comedi un organismodotatodi verti
lineamentiproprí, religiosi politiei economiamordi.
Dália ricerca dei« fatti» passiamoalia ricerca della
«coscienza»di tala fatti; quel che cerchiamoê
quando siíTatte caratteristiche siano state consape-
volmente awertite per tala dagli Europeu ; che ê, ri-
pàtiamo, tutt'filtro problema, a quella guisa in cui
tuta'filtro problemadália pratica dei politica, assai
similé da che mondo ê mondo, ê la consapevolezza
doutrinaria che la politica ê la politica, e va gíudi-
cata in base a criterí politica. Âncora una volta,
I'essenzialeê I'acquisto della piena coscienzadi sé:
momento, certo, assai tardo e diHcile da raggiun-
gere, eppur necessário,poiché « nella storia ha
posto solo ciõ che ha coscienzadi sé»'. Tanto à
vero, che se della bati diremo di fatto della civiltà
europeu si puõ parlare sin dal mondo antigo e andor
piü dal tríonfo del cristianesimo e della civiltà cri-
stiana e cioê dal .bledioevo, di una precisa e chiava
coscienzaeuropeunon si puà discorrere se non nel-
l }età moderna.

5 .À. OMODEO, Z/a c ]fura Jrrancese weZZ'etâ cieZZa ]?estawra


ziofze, 141ilano,1946, p. 91.

14
CAPITOSO I

Coscienza europeu signiÊca infatti diíferenzia-


zione dell'Europa, comeentità politica e morde, da
altre entità, cioê, nel caso noutro, da altri continente
o gruppi di nazioni; il concertodi Europa devefor-
marsi per contrapposizione, in quanto c'ê qualeosa
ehe non ê Europa) ed acquista le sue caratteristiche
e si precisa nei suor elemento,almeno inicialmente,
próprio attraverso un confronto eon questa non
Europa.La coscienza
europeu)
al pari dellaco-
scienza nazionale, per diria con Cárie Cattaneo, à
« come I'io degli ideologi che si aecorge di sé nel-
I'uno col non io » '; il fundamento polemico ê es-
senziale.
Ora la prima contrapposizione tra I'Europa e
qualcosa che Europa non ê (precisamente I'Asma ',
destinataa rimaner sempre fino ágil ultima de-
cennidel sec.XVlll, quando ancheI'.America verrà

l (Jomsãeraz om swiZe cose d'ltaZ a neZ :Z848, ed. Spellanzon,


Torino, 1942, p. 7.
2 Sull'origine dei comi cfr. H. Tn. Bossnnv, ..{sia. lstanbul,
1946,pp. 2 sgg.,ma soprattuttoS. ÀllAzzAltiNO,
Fra Or e te eã
Occ dente, Firenze, 1947, pp. 43 sgg.

15

J
oontrapposta all'Europa, il termine di confronto)
ê opera del pensiero grego. Tra I'età delle guerre
persiane e I'età di .A.lessandroMogno si forma, per
la primavolta,il sensodi un'Europaoppostaal-
I'Asma, per costuma e, sopé'attutto, per organizza-
zione politica ; una Europa che rappresenta lo spi-
rito di« liberta », contro il « dispotismo » asiático '
Certo, quest'Europa ê âncora assai limitata,
come ambito geográfico, spessq si identifica âncora
con la sola Greda, come in lsocrate ; e anche quando
abbraecia
piü ímpia estensione,
si puõ dizechei
suor contornarimangono assai imprecisae che,
comunque, quando si paria di Europa, moralmente
e politicamente,si pensaal massimoai popoli e alle
regioni in rapporti costanti col mondo grego, per-
f meatidella civiltà grega,e quindi allTtalia e alle
Goste mediterranee della Gallia e della Spagna '
Ê vero che Erodoto si meraviglia quandovede
che molti fanno I'Asia di dimensioni uguali al-
I'Europa.; ; ma ê enchevero che egli dichiara che
il punto piü lontano dela'Occidenteê il mare Adriá-
tico ', e che il piano di Serie ê, secandolui, di rate

3 Sul concertogrego di <{tirando b che solo dali'età della


guerra pei'siane divien e caratteristica dela'Agia, cfr. acuse osser-
vazioni in S. A[AzzAnrKO, Fra arie fe ed Occidem]e, p 199) eP
pel'il contracto
Asia-Europa,
pp 65sgg
4 Cfr. A. llOMIGLIANO,L'Ewropa come canceflo politica
pressa /socrafe e gZI /socfafe{, in {<Revista di filologia e d'istru-
zione clássica )}, LXI (1933), p. 479.
5 Le /sforie, IV, 36, 43, 46(Della recente trad. di P. Sgroi,
Napoli, 1947, 1, pp. 337, 339, 341).
' l,e /storie, IV, 33 (1, P. 335).

16
r' avanzare congro I'Ellade un exercito «attraverso
I'Europa b percorrendo « tutta I'Europa» onde,
vincitore, il gole non veda terra alcuna che coníhi
con l 'Ímpeto persiano, universale e limitado soltando
dal mare ': onde « tutta I'Europa » si riduee alia
Traria e alia Macedonia. Da questi ultima passa
soprattutto emergeche, se punedal punto di vista
geograíico,físico,Erodoto vede già un'Europa che
giungefino alcefoci del Po e alle isoleEbridi ad
occidente, fino alia Saberia a nord, concretamente il
suointeressepolitico si rinserra in un'Europa assai
piü piccola, tra Egeo ed Adriático.
C'ê tutta una pari% grandíssima,che ê già con-
globata nell'Europa física, ma hon aífatto nell)Eu
ropa diciamo morde; .che non ê Agia geografica-
mente, ma ê enche diversissima dai costumi e modo
di vivere e civiltà dell'Ellade, eioê dell'Europa
veta: ed ê la Scizia, il cui popolo ha trovato, a pro-
pria defesa, un sistema egicacissimo, ma non tule da
riscuotere, « per il resto » (e cioê per la valutazione
propriamente civile), I'ammirazione della storico
Éreco: infatti« quella gente non ha eostruito né
multa né città, trasporta oon sé la propria Casa,ed
ê tutta costituita di arcieri a cavallo. Vive hon del-
I'aratura ma del bestiame,ed ha le sue Casest]
carro» '. Cioê, popolazioni nomadi, che non eono-
sconole « città », vale a dize non conosconoproprio
quel che caratterizza i Greci.

' Z,e /sto,ie, vn, 8, 10, 54 (n, PP. 145, 146, 149, 174)
; L. /sto,{e, IV, 37 (1, P. 342).

2 -- CnABon, Z'icíea d'llwropa. 17


Poço piü tarda, enche lppocrate tratterà speciÊ-
eamente della « stirpe degli Sciti che ê in -nuropa »:
vi ê fìsicamente, non âncora culturalmente '
Preoisazione geográfica e preoisazione culturale-
morale-politica non combaeianoâncora: geograÊ ed
etnograÊparlano di un'Europa già assai piü vasta
di quel chepossaammetterela co.scienza morde deí
Greci, che non vede âncora nulla di comune fra sé
e, per es., proprio quegli Sciti lontani. E force ê
próprio questo dissidio fra concezioni geografiche
e concezioni mordi-culturali che spiega come -Ari-
stotele possadistinguere non solo Europa da Adia,
ma altresi Greda da Europa (che s'identiÊca dun-
que con la Scízia e, in genere, i pacsi nordici) : « In-
fatti i popoli weé paesi /reãd{ e weZZ'-8wropa, sono
pieni d'animo, ma difettosi d'intelligenza e di ca-
pqrità artística : peroiõ vivono costantemente üel-
I'indipendenza,ma non hanno un governo ben for-
mato e non sono in grado di dominare sui wcini.
/ popoZé asiatice d'altra parte sono intelligenti e
industri, ma priva di animo e perciõ vivono abitual-
mente in sudditanza e in servitü. .Z;czsfirpe eZZewca
inveje, collocata in una regione, media tra questi
per posizionegeograÊca,partecipa del caracterede-
gli uni e degli altri, essendocoraggiosa ed intelli-
gente: perciõ üve continuamente in liberta, con.

9 lleQI àéQ.ovõõát.«vtón«,v(Z)e abre c&qaés


Zocis),ed. Hei:
berg, Lipsia, 1927,12, 16, e cfr. enche23. 'Quest'op(lranoii ê
attribuibile eon certezza ad lppocrate; ê pera indubbiamente
del V seeolo,del período tra il 460 e il 420 a. C.(Secando F. Hni-
NIMAXX/]yomos wnd Physis, Basilea, 1945, n. 13-41, 170-209,
sarebbe di un medico ehe scriveva poço prima del 430 a. C.).

18
governa possibilmente perfetti, con la oapaoità di
dominare su tutti, qualora fosse riunita in un solo
Stato x>"
Questadiversitàfra le considerazioni
di carat-
tere Êsico-etnograâcoe quelle di carattere morale-
culturale-politico spiega dunque I'oscillar di valore
del termine Europa) ora assuntoin un senso,ora
nela)filtro. M.a quando appunto ci si fermi sul ter-
reno politico-culturale-morde ê certo che I'Europa
non abbraccia mai, al massivo, oltre la Greda, che
ITtalia e le Goste mediterranee di Gallia e Spagna,
e cioê la zona di colonizzazione grega.

Ma quali sono, dunque, i criteri di valutazione


politico-culturale-morde per deÊnir questa Europa
assai piü ristretta dell'Europa degli etnograâ?
\

Già lo abbiamo accennato: criterio fondamentale


di di#erenziazioneê quello della « liberta » politica,
ellenica, contrapposta alia « tirannide » asiática ; e
la libertà signiÊca partecipazione di tutti alia Fita
pubblica (onde gi hanno « cittadini», non sudditi)
e Títere « secondole leggi», non secondoI'arbítrio
di un déspota.
Già in Eschilo, la forza di Atene consiste nel-
I'avere un « vallo di cittadini x»,checombattonoper
la « pátria » :: : già ín lui troviamo I'aífermazione
Chi assoluti signori a sé buongrado
comprar vorrebbe? :'

io Politica, Vl1, 1327b (trad. it. di V.. Costanzi, Bati,


1918, P. 230).
n / Pera a%i(racconto del Nunzio).
I' Le SwppZic{ (Pelasgo e il Coro).

19
E la grau possadell'Asma,
usoitatutta conSerie
eontro la Greda, cede a terra, con grave crollo, nel-
l 'uno contro i cittadini soldati.
Idêntica contrapposizione in Erodoto ; i Lacede-
nJoni sono i piÜ valorosa uomini del mondo « perché
sonoliberi, ma non del tutto. C'ê un padronesu di
foro, la Z)egge: che essi temono moro piü âncora
ehe i tuoi non temano te ; ed ê certo che ne eseguono
il comando,
il qualeê semprelo stesso:divietodi
sfuggire a qualsiasi numero di uomini in battaglia,
e ordine di rimanere al proprio posto per vincere
o morire » ''

A questa differenza fondamentale, altre se n 'ag-


giungono : di costuma, onde ]e ])anaidi appaiono su-
bito a Pelasgo straniere, perché avvolte in peregrini
abbigliamenti e in barbari veli(Z)e SuppZ c{) ; e, piü
strettamente dependente dália diversa organizza-
zione politica, di capacità militare, comi che i Per-
siana, non inferiori per coraggio e robustezza física,
vengonosopra#atti dagli Spartani perché« armati
alia leggera e sarou isfi i oZfre d{ scie#ea miZéfare
e impari agli awersari per abilità » :'

Ma la nota fondamentaleê quellapolitica, che


riappare anche ne] testo ippocrateo, fra gli Europeu
che sono « autonomi», cioê si reggono secondole
leggi e sonopadronidi sé,e gli Asiatici, cheap-
paionoinferiori, proprio perchénon sono «sui
buris» ma solto il domíniodi un re o despota:':

i3 .rstorie, VJ-1,104 (11, p. 189)


i' /sforie, ]x, 6]- (n, P. 360).
:5 Op. cit., 16 e 23.

20
Fr donde, militarmente, glilauropei sono migliori conl-
battenti, piü animosi, proprio perehé combattono
per sé e non per un padrone. E nuovaihente in
Aristotele, per il quale, come s'ê visto, gli Asiatiei
vivono abitualmente « in sudditanza e in servitü»,
mestre i Greci vivono continuamente in libertà.
Teniamo ben presente questa distinzione, desti-
nara ad infltJire nei secoli: ché da allora all'idem di
Europa si associerà quella di liberta, all'idem del-
l 'Agia quelha di servitü.
Onde, nuovamente, quando i] eonílitto Oriente
Occidente si riaprirà bruscamente, in piena. età ro-
mana, eoncretizzandosi nela'uno fra Augusto da una
parte, Antonio e Clleopatra dali'alta'a, al cantora
della vittoria di Azio, ad Orazio, estlltante per la
sconfltta dell'orientale Cleopatra, invano illusasi
di potes abbattere ]a potenza del Canlpidoglio,
I'Oriente apparirà nuovamenteterra di torpe schia-
vitü, di eunuchiproni al voleredi un despota :'
Certoê dunquechefra V e IV secoloa.C.
sorge una coscienza « europeu» (od occidentale)
contro una «asiática» (od orientale) :'. E se al-
llinizio essa sorhuediremo come coseienza di« di
tesa'», piü tarda acquista anche carattere di« of
feia », .espansionistico.
Típico, a riguardo, ê quem che succede dolo ]a
pane di Antaleida. lsocrate contrappone I'Eurapa
all'Agia, comeI' Elleno al bárbaro.

x' Odi,'1, 37.


!r Cfr. enchele dueiscrizionidi Cipro,nel 449/448,
e di
Xantos, post. 412-1 (-Z7{sfor ache Griechische Ep gramme, ed.
V; ,Gaertingen,Boné, 1926,nn. 49 e 56).

21
Nell'-EZewa.
(scritta poço prima del 380 a. C.) la
eontrapposizione
ê proiettata nel passado,nella
guerra di Traia, vista appunto come lotta fra Eu-
ropa e Agia; nel Pawegirico(finito nel 380)ê la
rivendicazione del diritto dell'Europa, sempre mi-
nacciata dagli Asiatici, a partecipare alce ricchezze
dell'Agia, e trasferire la prosperitàdali'Asia al-
I'Europa. Seopodel Pa egirico ê persuadere i Greci
ad accettare I'egemonia di. Atene per una nuova
guerra congro la Perdia.
Parecchi anui piü tardi, lsocrate torna Bulia
questione, questa volta pera alia scopo di invitare
Filippo re di Macedoniaa scegliere,comelinea di
condotta politica, tina politica « asiática », a prefe-
renza di quella « europeu»: nel sensoche Filippo
dovrebbe distruggere, con una spedizione in Âsia
l 'ingiusta superiorità economiza dell'Asia sull'Eu-
ropa, dei barbari sui Greci(nel -FiZippo, del 346).
Ê, insomnJa,il programma che sarà poi svolto da
Alessandro Magno.
La contrapposizione Europa-Afia ê represa da
due allievi di lsocrate, Eforo e Teopompo. Soprat-
tutto importanteê la posicionedi Teopompo,il
quase pera diverge sostanzialmente dal maestro,
perché sostiene ehe Filippo, anziehé una poliu(3a
« asiática », deve seguire una politica « europea »
(nel F'iZippo, 346) proprio il punto di vista oppo-
sto a quello di lsocrate.
C'ê un'Europa, che per Teopompo abbraccia
una sfera piü vasta della Greeia; Filippo ê I'uomo
piü grande che la Greda abbia mai avuto ; suo com-
pita dev'essere quello di costituire un grande Stato

22
eui'opeocontrapposto al grande Stato persiano.di
18

Senonché,una símile contrapposizione di conti-


nenteera destínata ad aves breve cita ; ché próprio
la conquista di Alessandro, oreando I'eeumene elle-
nistioa, rendeva impossibile ogni ulteriore sviluppo
del concetto appena nato ; e, piü tardi, a sua volta,
I'ecumene romana, anca'essa largamente intercon-
tinentale, una sola contrapposizione poteva lasciare
sussistere, e non quella diJauropeo-non .lauropeo}si
quella di Romano-bárbaro.
E fu, poi, la cristianità medievale dove pune la
contrapposizione fu di cristiano e pagano, aManca-
tasi, talora assorbendolain sé,talora inveje rima-
nendone ben distinta, alia piü antiga di Romano e
bárbaro. RespwbZiccz cÀr sfüwa, akristünifas, Bo-
cZesia:quisto ê il concettoin eui s'inquadran tutti
i valori, spirituali e mordi. Mondoeivile(cioê pri-
ma ellenistico poi ellenistico-romano)contrapposto
a mondo di barbárie ; mondo cristiano, in opposi-
zione a mondo pagano : ma nell'una come nell'alara
di quente visiona unitarie I'Europa non ha âncora
acquistato una sua propria fisionomia morde.
Comeha osservatóDenys Hay, il termine « chri-
stianitas» fa parte, nel sec. Xll, del vocabolario
abituale: il termine « Europa» non gli fa concor-
renza, perché non ê usato se non in senso geogra-
Êco ie. enche il ricorrere di -Bwropcznella termino-

18Per tutto questocfr. A. MouiamAwoJ


Zoc.cit., pp. 477 sgg
i9 SWr un probZêmede termámalogiehistoHque: {{EwraPe)>
et <{(Jhréfienté )} cit., PP. 3 sgg. E cfr. Zurope, The Emergente
af an /ãea, pp. 22 sgg.

23
logia dell'età di Clarlomagno notadodallo Ull-
mann ", avviene sempre con riferimento geográfico :
Carlomagno ê « rex pater Europae b ê « Europae
venerandus apex» ; ma il contenuto morde, direi
(modernamente) ideologico, di questa « Europa » ê
la « ecclesia» romana, il « regnum sanctae eccle-
siae», sono i« Romana»,in contrapposizioneai
« Greci», a Bisanzio, che ê tagliata fuori. Cristianità
« occidentale» :: Europa, sottoposta politicamente
a Carlomagno ; cristianità orientale :: Bisanzio. sot
toposta all'imperatore di Costantinopoli. Contrab-
posizlone, questa, come vedremo, típica e non
certo solo dela'età carolíngia.
enche I'Ewropa menzionatada papa Callisto ll
all'imperatore Enrico V, nel 1122,all'indomani del
Colicordato di Worms, ê sempre un puro eoneetto
geográfico : « quantum diutina ecclesie imperiique
discordia .Ewrope #dêZ bws intulerit detrimentum» 'i
l fedeli, { crisfüw{ ehe abitano in Europa : il conte-
nuto morde-ideologico ê dado da #deZdbws, e non
da -#wropcz.
Caratteristico, anche, che i! termine ewropeo,
« europeensls », rimanga ignoto : e costituisce un'ec-
cezionela frase di un cronista del secolo Vlll, lsi.
dono Paeensis, che, ne] descrivere ]a battaglia di

zo W. ULLUANX, The G-o Ih o/ rapaz Gouernme t n the


Uiddle Ages. A Study in the ideologica}retation of clerical to
lawpozoef, London, 1955, p. 95, nn. 3 e 4, e soprattutto pp. 105 sgg.
ai Cit. da ]i'. CAI.OSSO,/ gZossafol$ e Za teoria cZeZZa
soura-
Bifà, 3' ed., Milano, 1957, p. 9. ll Calasse modernizza troppo, a
mio parerq quandoprova {{importante quisto concertodi un'Eu
ropa, nel 1122».

24
Poitiers (o di Touro) del 732, quando Carlo Martello
berma I'avanzata degli Arabi in Europa, cosa si
espreme : « prospiciunt Europeenses Arabum ten-
taria ordinata » "

Suggestivo quadro senza dubbio : ma, comunque,


del tutto isolato, perché, comeha giustamente osser-
vato ]o Hay, il termine « europeo », ewropaews, en-
tra nela'uso solo nel sec. XV, con Enea Silvio Picco-
lomini ". Boccaccioaveva coniato il termine« eu-
ropico»: Iria destinadoalle maggiori fortune fu
I'ewropaews di Enea Silvio.
Si potrebbe, a questo punto, chiedersi se e come
questa nuova misura di valore (eredente, non cre-
dente)si associo sovrappongaalia mesuradi valore
precedente (Romano, bárbaro), se e come cioê il
eriterio religioso aceolgain sé quello « civile»,
eulturale-morde-politico, ch 'era stato il criterio del
mondo romano. In altri termina: il non credente
equivale anche al bárbaro, oppure no ?
L'argomento non ê âncora stato studiato a
rondo; comicome sul concertodi« barbárie», non
abbiamo âncora un'indagine esauriente. Vi sono
tuttavia due tesain antitesi.
Per E. Sestan, autore dell'articolo .Barbar{ nel-
I'.BwoÍcZopedia /taZÜ a (VI, pp. 123-24), il vecchio
eoncetto di barbárie si ronde con il nuovo di fede
cristiana, nel senso che il non cristiano ê anche il
bárbaro.
Per R. de Mattei, inveje, una símile equivalenza
zz C:Er. ]lAV, Brurope, p. 25.
23 HAY, ENTope, pp 86 sgg.; e già 8ur tln pfobZê e de
ferra wologde hêstorágwe cit., p. 4.

25
#

non subsiste: enche dopcí il triunfo sul Cristiane-


simo, bárbaro continua a mantenere I'antigo valore
di wowRowzawo,
e la contrapposizione
ê duplice,di
bárbaro e wow Romano, e di crdsfüwo e pagawo,
senhache questa secundaassorbisca in sé la prima.
Barbárie rimane sempre!encheper gli scrittori del
Mledioevo,sinonimo di rozzezza,incoltura, inciviltà,
sinonimo di non .otomano, non latino ".
Talora. ammetteil De Mattei. il concetto di bár-
baro viene « encheaccresciuto del connotato di inap=
partenenza alia comunità cristiana : pur se tal caso
si riscontri, ê di caractere suppletivo e non essen-
ziale, e comunque non frequente o oentrale ». enche
quando, insomma, reZigio o m mor bws co gr%Ífpper
servirsi dell'espressionedi Lattanzio, enchequando
cioê, la pecha di barbárie si aggiunge alia pecha
di empietà,I'una cosa rimane distinta dali'altra
(Zoa. cif., P. 502).
]a quindi, non c'ê nessun bisogno di attendere il
Renascimento dote, com'ê notissimo, il sentimento
nazionale degli umanisti italiana contrappone al
gewt Z sczwgwe Zczf o (cioê ágil ltaliani) barbari
(cioê gli oltramontani): e pensate enche solo alia
canzonepetrarchesca /fazia mÍa.
Aleuni dei testaaddotti da De Mattei, a sostegno
delle sue a#ermazioni, sono in e#etti persuasivi,
altri lo sono inveje meno ; e qualche commento non
ê per nulla persuasivo,come qüello sulla formtlla
del diploma di Ottone 111,di distinguere nettamente
24 SuZ co cento dé bárbaro e bárbara meZ ]Weãioeuo, in
Stwã d storêa e ã2:alfa ê%owore ã Bwrico J?esta, Milano, 1939,
IV, PP. 485 sgg.

26
r' « non solummodo cãristicõwis sed efüm barbczficis
reg o bws». Ma nel complesso,si puõ ritenere giu-
sta la sua tesa: che cioê, enchenell'alto Medioevo
permaneva I'antiga contrapposizione Romana-bar-
bafi, e che distinta da essa fosse la nuova contrap-
posizione cfdsfia@i-pczga#{, anche se poi, general-
Jnente, le due si aínancassero, almeno nel senso che
il pagawws fosse enche, di necessità, barbart s (que-
sto mi sombra fuori dubbio : inveje ci puõ espere un
Z,i««í'a«wsche ê cÃresfdawws).
Che poi« bárbaro » non signiÊchi solamente fo-
restiero, straniero, senza significato spregiativo,
come sostiene il Dopsch ';, e abbia inveje spessq se
non sempre, signiÊeato spregiativo (com'era già
successocon i Greci tra il V e il IV secolo) dimo-
strano ad evidenzaalcuni passa: soprattutto quello,
notissimo, in cui Paolo Orosio esponeil programma
di governodi Ataulfo, il quale avrebbesoluto dap-
prima far tutto con i sob Germana, ma poi per mwZfct
e per ewfZasi convinse« nequesGothosullo modo
parece legibus posse propfer e/re atam barba-
riem » '' ; dove, nuovamente, il bárbaro non ê capace
di sentire il limite della « legge ». Ma anche il /wror
barbaricws,di cui parlano S. Ambrogio e Vittore
Vitense '', la barbarica cwpidifas di Costanzo di

zs 'Wirtschaftliche wnd Soziale Grunãtagen der euros)ãischem


F( ZtwremfwichZ'ung,
2' ed., Vienna, 1923,1, pp. 794 sgg.
zõ ]listoriarwm adversas paganós Zibà 711, Vl1, 43, ed. Zan-
gemeister,Vienna, 1882, p. 560.
27 Per S. Ambroglocfr. qui appresso.Per Vittore Vitense
cfr. ]a ]íistoria persecwt orais .4J'dcamae pro ncüe fempof b s
Geiseric{, ed. llalm, in M.G.H., A.A. Vll, parte I' (Berlino,
1879), n. 3, e cfr. enche Coníppo/ Johann dos sew de beZZds Zibecês
Zibri 7///, v. 28.

27
Lione '' per eitare solo alcuni esempi sono do-
cumento abbastanza chiaro di come bárbaro equiva-
lesse a senza legue e senza freno, per gli uomini del
IV e del V secolo; e lo conferma la stessa polemica
di S. Agostino, ne] primo libra del .De (yiu fale .De{,
a favore dei barbari, che,nel sacãodi Romã del 410,
per rispetto al nomedi Cristo, tanta genterispar-
miarono e le basiliche degli Apostoli, poiché Dio
« sbigotti le menti crudelissime e sanguinosissime,
le frenõ e mirabilmente le tempera » ''

Dunque, concetto di cÃr sfiawífas, e non di


Europa.
E infatti tutto il pensiero politico medievale,
comegià si ê detto,poggiasull'idemdi« cristia-
nità », dália quale precisamentederiva le stlê aspi-
razioni e tendenze unitarie, dali'unità del genere
umano solto un solo capo, nel teTnporale I'impera-
tore, ne]]o spiritua]e i] ponteíice.L'uno e I'filtro
potere non sonoche i due volta di un esperebifronte,
i due íianchi di uno stesso corpo. L'-EêcZesü ê única,
abbraccia tutto, spirito e corpos religione e politica :
solo a minipratica, alcune mansioni sono esereitate
da un certo generedi uomini(i chierici), altre da
altri (i laia).
Senonché, ei si deve ora chiedere: e quali sono
i limita materiali, geograÊcidella c#risfiawifas, del-

28 Vila Germawi epêscop{ .4wtissiocZorerzsis, ed. (lirusch e


[,evison,in ]T.G.H.,Script. Rer. ]Weroudwg.,
V]], parte ]' (Han'.
novel e Lipsia, 1919), pp. 271-72.
29 Cap. 'Vll.

28
r I'.EocZesa? Teoricamente, ê owio, essa abbracciano
' . ' . r

I'universo, tutto quanto I'#zómawwm gewws, 8enza


eccezioni; ma in concreto, sin deve si estendono?
Quandoun san Bonaventura o un Dente parlano
della necessitadella ord czfo ad uwwmdell'uni-
verso, quali paesi, quali popoli si presentano, con-
cretamente,alia loto immaginazione, {lual'ê la forma
determinata con cui ai loro occhi appare la tanto
vagheggiata c#r afia fas?
In altri termina, quali sono i paesi che fanno
parte delle conoscenzecomum, che costituiscono per
cosa dize l0 8fondo territoriale dei pensieri sul
mondo ?
L'ecumene romana, aveva abbracciato, di suolo
europeu, âncora lbllezzogiorno ed Occidente, que-
st'ultimo ormai piü chiaramente e fortemente colle-
gato con il centro della civiltà,, ltalia e Greeia, dopo
la conquista romana della Gallia. Fuori dela'orbita
oivile era restata tutta I'Europa centrale,oltre il
feno : qui abitano « barbare » nazioni, dirá sul fluir
del IV secoloAmmiano Marcellino :'; e contro di
esse S. -Ambrogio, gran patriota romano, exalta i
coníini, il bo wm mare... gwo bczrbarüws /wror cZtzu-
djfwr, il Danubio e il feno che costituiscono la mu-
raglia defensiva delaTmpero romano, cioê del mondo
civile ;:, centro il furore dei barbari ". L'Europa

se DE llA'ppm, Zoc.cef., p. 12.


si Romã e ltalia sono, per gli stessi <{barbari )}, sededella
civiltà : <( ipsam civilitatis serem >> dirá Teodorico in una lettera
del 509 (CAssloDORO,T'ariae, ed. Mommsen, M.G.H., A.A. Xll,
1, 37)
3z Cfr. J. It. PJ.LASQUE, SaiHf .4mbroáse ef Z'Jgmp fe romaim,
Parigi, 1933, p. 334 (in genere pp. 330 sgg.).

29

[. á
ê I'Occidente e il Mezzogiórnoromano; ed ora, la
menta Claudiano,
Geticis ]luropa catervis
]udíbrio praedaeque datur... "

Di qui la Rama%
a, di là la barbases: âncoranel
VI secolo lo Constata Venanzio Fortunato aó.Le
stesse fonti germaniche contrappongono ai Romani
i barbari, nel sensodi Germana:questavolta, s'in-
tende, senza piü il senso spregiativo che era stato
sempre connesso con il tel'mine.
Ora inveje questo mondo, sin qui eseluso dalle
concezioni degli uomini civili, vi penetra, ne diviene
partecipe e presto anzi parte integrante: e non
soltanto per virtü della forza, quanto enche e fosse
piü per la ormai triunfante concezioneeristiana,di
cui s'era Tesofelice interpretesin dali'inizio del
V seoolo,Paolo Orosio quando aveia a#ermato che
se per la propagazione della fede cristiana era ne-
cessário che ITmpero romano venisse invado, onde
la Chiesadi Cristoaecogliesse
nel suogrembotutti
i popoli, efsi cwmcabe/cicfiowewosfr{, ebbenesi do-
veva ringraziare ed esa]tare ]a misericórdia di Dio.
Ora, Dente a#erma bene che « Romanorum glo-
riosa potestas nec meus Ytaliae nec tricornis Europe
margine coarctatur » (.EpdsfoZae, Vll, 11). Ma poi,
in realtà, quand'egli pensaall'azione dellTmpera-
tore, ai problema politica del suo tempo quel che

s' IH Ru#wwm(ed.Birt, in M.G.H.,AA. X), 1..11,w. 36-37.


" Opera poética (ed. Leo, in M.G.H., A.A., IV, l), l, l, ll
(Z)e (7ãaribercth0 7'ege), v. 7, e cfr. enche .4ppend ce, 11, vv. 81-82.

30
egli vede ê I'Europa física in cui veramente e pro-
priamente si condensa I'#wmawwm gewuós.
Europa: il termine appare piü di una volta in
Dente. Quale ne sia I'esatta estensione geograÊca,
non ê chiaro: una pl'eGisa individuazione c'ê solo
per il settoré Mediterrâneo-Egeo-Mar Neto, con
I'aecenno a Costantinopoli

ne lo stremo d'Europa.
(Paradê80, VI, 5; e efr. Zfo?mrohia, 11, vnl, 7)

Le regioni nordiche sembrerebbero, tutte, com-


prese pune nel continente, nel senso che ad esse
pune si volte il pensiero del poeta: comi almeno
lembra potersi argomentare dal passo del -De r%Z-
gari .BZogwe
feain cui si paria dei prineipali idiomi
dell'Europa « et a#entium hoc alia meridionalem,
alia septentrionalem regionem in Europa sibi sortiti
sunt; et tertii, quos nuns Graeeos voeamus, pal'tim
Europe, partam Adie occuparunt » (l, vm, 2).
Del tutto incerti, inveje, i limiti verso est (Rus-
sia) : gli accenni agli Sciti sono scarsi(ZI/olzarcãia,
1, xlv, 6; 111,m, 2), ma ad un certopunto lembra
ehe essa signo esclusi dália verá e propria Europa ;
e cioê quando si paria di Vesogi re d'Egitto, il quale
« quamvis meridiem atque septentrionem in Agia
exagitaverit... ; nunquam tamen dimidiam partem
orbis obtimit: qui ymo a 8cifÃis...est aversus»
(ZI/owarcÃia, 11, vni, 5). Qui gli Sciti sembrerebbero
dunque compresi nell'Afia ; e talo interpretazione
pare confermata dali'accenno subito seguentea
Cito, re dei Persiani« qui, Babilone destructa im-

31
perioque Babilonis ad Persas translato, nec adhuc
partes occidentalesexpertus, sub Tamiride regida
Scitharum votam simula. et intentionem [di fondare
una monarchia universa]e] deposuit ». La Scizia ê
qui distinta dália parte ocoidewfczZe,cioê dali'Eu-
ropa.
Che I' Europa equivalga 'a pais occidewfis ri-
sulta enche da un passo quase immediatamente
precedente su Nono, re degli Assiri, aspirante anche
lui alia monarchia universale « qui, quamvis... im-
perium mundoarmastemptaverit et Agiam rota
subi subegerit, non tamen occde fazesmw?zd{
pat-
fes eis unquam subiectefuerunt ».
Quindi nella mente di Dente I'Europa ê, almeno
verso Oriente, assai piü limitata di quello che noi
sismosoliti ramgurarci,
.e, sostanzialmente,
ê il
gran blocco delle nazioni centro-occidentali, che egli
ha costantemehte sou'occhio nelle sue meditazioni
e preoccupazioni, il blocco nel cui centro sta l)ltalia
« Europa regione nobilissima» (il/oxzczrc#ia, ll,
ni, 17), 1'ltalia, giardino de lo «imperio» (P%r-
güforio, VI, 105).
Digo il blocco della nazioni centro-occidentali.
escludendodunque la penisola balcânica che pur
manifestamente à da Dente eompresa nell'Europa
geográfica (cfr. qui sopra lo sfremo ã'Zwropa) per-
ché I' Europa Êsicanon ê piü una unità morale-
religiosa, nonché politica ; perché, dunque, il eon-
cetto «civile» non eorrisponde a queIJo «geográfico ».
Una parte notevole del continente infatti, non ottem-
pera all'autorità della Chiesa, sfugge ad essa Come
le sfuggono Agia ed .Africa. «Et quod etiam ab

32
adsensu omnium vel prevalentium non habuerit quis
dubitat, cum non modo Asiani et .A.fricani omnes,
quis etiam maior pais Europamcolentiumhoc
abhorreat? » (.ZI/owarc#ia, 111, xxv,' 7).
Non solo non v'ê concretamenteunità di tutto
il genere unlano, ripartito nei tre continente clas-
sici, Europa, Asma,Africa, ma nemmenoI'Europa
física costituisce una unità morde. « ll genere
wnano» che all'atto concr.eto,vive nelle medita-
zioni di questi uomini, aspira i loto progetti, vive
nel loto pensiero e nella loro poesia, linfa vitale del
loro spirito, ê assai ristretto geograficamente
ed
etnicamente: ê, ripetiamo, il blocco dela'Europa
Centro-sud oecidentale, o, per riprendere un'espres-
sione cara a Leopoldo Ranke, il blocco dei popoli
« romano-germanici ».
E i Greci, direte voi? E tutto I'Oriente europeo,
già culla della civiltà, poi trapassata in Occidente,
poi romana ed ora cristiana-medievale ; e la terra
da cui pure sonousciti i grandi sapienti e i grande
poeti, raccolti nel Limbo dantescoa rappresentare
l 'altezza dela 'umano pensiero anche se privo della
trazia divina , le figure degli eroi dell'umanità
che cante evoca appunto come coloro che sorreg-
gono alia base enche i successivi voli dell'ingegno
umano T
Beco: i Greci attuali, I'Oriente europeu dei tempi
di Dente, geograficamente eompreso nell'Europa,
otan uscendodália sfera morde dela'Europa.Men-
tre Germania, Inghilterra, sono gli acquisti recente,
sono le « accessioni» medievali al mondo culturale
già e]assico,a] mondo cristiano romano, quello che b

3 -- CnABOD, Z'edea cZ'.E'tropa. 33


era stato il primo nucleo,la cellula germiüatrice di
rale mondo se ne stacca, ormai, anzi, se n'eFa già
staccata nei secoli precedenti.
L'inicio di questo processo di separazjone Occi-
dente ed Oriente risale già al Basco Impera ro
mano ''
Ê, si puõ dire, dal IV secolo che le sorri comin-
eiano a divergere : politicamente il fato.o ê palese,
documentato
dália rivalità fra gli imp.eratoridel-
l?una e dell'altra parte, le gelosie, i sospetti che
possono persino far vedere eon compiacimento, al-
I'uno dei due, le diÊicoltà in cui I'filtro viene cac-
oiato da qualche popolo germânico, premente alle
frontiere o già trascorso oltre il limes, nela'interno
dellTmpero .
.Alia rivalità politica si aggiungela rivalità reli-
giosa, la contesa pro e contro la primazia di Romã.
E non ê solo una lotta di primato : vescovi occiden
rali, e papá tra cui Gregário Mogno, lamentano le
tendenze« eretiche» degli orientali, che costitui-
scono ínfatti la parte piü irrequieta e dogmatiea-
mente instabile e malsicura del mondo cristiano.
Non solo: ma I'Occidenteha uno dei suor piloni
d'appoggio, culturalmente e moralmente, andor
sempre nella tradizione di Romã ; giacché, si come
gli studi reeenti han dimostrato, ê inconsistente
quemche per tanto tempo si credette, che cioê il
culto di Romã rinascesse solo con I'Umanesimo.

as Cfr. per quanto seguem 'WAI,LAon:, ])as abenciZãndtsche


Gemeêwscha/fsbewwsstsed% m ]/ tteZaZferJ Lipsia-Berlino, 1928 ;
e, anche, S. MAzzAnrKO,8tiZÍcome,Romã, 1942, passame soprat-
tutto PP. 317 sgg., 330 sgg.

34
Con I'Umanesimo, con il Renascimento,si avrà un
nuovo « modo » di sentire, di interpretare Romã e
ne saranno ,/
la tradizione clássica: le conseguenze
grande assai(efr. Chabod, /[ -Riwasc me fo, in Pro-
bZemi e arie teme f sfo?"iografoi, Como, 1942). ÍNdIa
il recordo di Romã, e non solo della Romã cristiana,
della Romã di Pietro e Paolo, si anehedella Romã
dei Cesari e di Virgilio e Cicerone, ê vivo assai nel-
llalto Medioevo,continuaad espereun punto di
riferimento obbligato per pensatori, scrittori, ecc.,
comeper le dottrine politiche.
L'idea, comi importante per il Medioevo, della
órawsZato mperii basta a dimostrarlo.
Nulla di tutto questo a Bisanzio, che si .acorda
sempre piü della tradizione romana e sempre pita
si afferma grega, quasi rivendicandola grecità
preexistente alia conquista romana del mondo me-
diterrâneo.
11 contrasta viene sempre piü nettamente sen-
tido, col tempo ; ee ne oífre testimonianza perspicua,
nel sec. X, Liutprando da Cremona, eon la sua Z?eZa-
lio de Legal o e Oowsfawf opoZefúwa(968):'.- Qui,
certo, traspare âncora, in un momento,una diífe-
renza di altra natura, nell'Oceidentestesso,fra
Germanacioê e Romana: ed ê quando Niceforo Foca
inveisce contra Liutprando ed i suei, dicendogli
«voi non siete Romana,siete Longobardi». AI che
Liutprando ribatte che « noi», cioê Longobardi,
Sassoni,ecc.,i Germani in genere, abbiamo in tanto

sõ Scrdptores J?er zl ( erz?ladcaraz&i uswz scoZürwz7&,


3a ed.,
1915.

35
sdegno i Romana che quando sismo in colhera, per
o#enderei nostri nemici,ci basta chiamarli« Ro-
mano », eomprendendo in eBso, cioê nell'appellativo
« Romano » tutta ] 'ignobilità, la timidezza, I'avidità,
la lussuria,la menzogna ; in una parola,tutti i vizi
esistenti ; che ê, a.ncora, la contrapposizione di una
coscienza « germânica » ad una « romana ».
Ma, in genere,la contrapposizione
ê ben alara:
ed ê fra I'Occidente e I'Oriente. E I'Occidente ha si,
nelle parole di Liutprando, impronta germânicaper
quel ch'ê struttura politico-militare, ma impronta
cattolica, cioê romana, per la cita religiosa e morde.
Uno dei rimproveri che Liutprando muove a Nice-
foro (o, almenoasserisee
di aver mosso,e a noi
qui non importa se la sua narrazione responda inte-
ramente a verità o no, perché quel che ci interessa ê
il « modo di vedere » di Liutprando), ê infatti que
sto: che in Oriente sono note e pfosperate tutte le
eresie, mentre « Tloi, cioê Occidentali», le abbiamo
so#ocate. Spesso i papá hanno liberato enche
l 'Oriente da eresie.
La distinzione fra Germana e Romani vien dun-
que superata da quelha fra Occidentali ed Orientali ;
onde solto il nome di Franchi appaiono già talvolta
compresi tanto i Latim quanto i Teutoni, comepoi
sarà d'uso generale ". Gli uni e gli altri, Oceiden-

sr Comi nel }600 {( Franchi }} continua ad equivalére ad


<{ Europeu centro-occidentali )}, e la {{ nazione }} dei Franchi(qui
<{nazione )} ha lo stessosignMcato diremo non nazionale in senso
moderno, come fino al sec. XIV la tat o a gZica dell'Università
di Parigi: cfr. J. llulzinaA, Su luppo e firme deZZa cascienza
naziofmZe n Ewropa sdwo alia /itze ãeZ sacola decjmonono, in

36
rali ed Orientali, si presentanoormai con caratte-
ristiche ben delineate in ogni campo: furei, inÊdi,
traditori, volpi per I'ingegno,Ulissi per lo sper-
giuro e la menzogna, adulatorigli Orientali,leali,
onesti,franchi gli Occidentali(per Liutprando s'en-
tende; per i Bizantini naturalmente vale il con-
trario) ; e#eminati, molli, inadatti alia guerra i
premi,eroi avvezzialia guerra e alia vittoria i
seeondi. A queste di#erenze fondamentali altre se
ne aggiungono che riguardano i costuma e la vira
quotidiana: dali'armadura pedantedei guerrieri
occidentaE, di cui si prende giuoco I'imperatore Ni-
ceforo,al fino dei Greci, imbevibileper Liutprando
perché mescolato con peco resina e gesso, ai co-
stumi muliebri indossati dagli uomini dell'Oriente
e 'che muovono a sdegno Liutprando.
Tutto ê dunque diverso fra Oceidente e Oriente.
Ma se in tale eontrastoriappaionotaluni dei mo-
tivi già emersi nel V-lV seeolo a. C., v'ê una di#e-
renza fondamentale tra quel lontano período e il
Medioevo: ed ê che allora I'Oriente voleva dure
] )Agia e I'Occidente la Greda, oioê I'Europa civile ;
ora, i'Oecidente signiâca le regioni ad ovest del-
I'Adriático e il disprezzato Oriente comprendela
Greda.
Popoli nuovi, non conosciuti dai Greci del V se-

a uãZtâe ,gloria [trad. it., Morena, 1946,p. 204]) signiâca la


{{ nazione )} europea cattolica, distinta dalle altre sente {( nazioni »
di Gerusalemme(Maroniti,Greci, Armeni, Abissini, Siriani,
CoJlti, Georgiani) ; cfr. Pzzuno nELa.AVALLE, 7ügg o n euante,
ed. Bianconi, Firenzel 1942, pp. 12, 23, 80, 209 e soprattutto
].62 e 167.

37
colo a. C.) compongonoil « nuovo.» Occidente,che
abbraccia anche I'Europa centrale. e si ê dilatato
assai oltre le regioni propriamente mediterranee.
Contrapposizione di gran conlío,perché allonta-
nava I'Oriente europeodália comunità civile a cui,
primo, essaaveia dito nutrimento, ed era destinata
a continuar per secoli;', anzi ad aggravarsi âncora
dadola Conquistaturca ehefmi di staccareGreda e
Balcani dali'Europa morde, in cui quempopoli co-
mineiarono ad espereriaccolti soltanto nel momento
dell'appello all'europeo principio di nazionalità, e
cioê nel seeoloX[X.
Oriente ed Occidente: non per nulla il termine
Occidente, .dbe dZa d, ê stato piü e piü volte asstlnto
comeequivalented'Europa, soprattutto nella storio-
grdfia tedesca,la quale ha pune messoin voga un'al-
tra e consimile espressione, anch'essa Come equi-
valente di Europa, e cioê la. comunità dei popoli
romano germanict.
Si#atta contrapposizione culmina nel campo re-
ligioso con lo scisma d'Oriente e la separazione de-
ânitiva della Chiesagrega da quelharomana,nel
campopolitico con le Crooiatee i progetti e le
imprese di conquista di principi occidentali in
Oriente.
l Grecinon appaiononemmeno
piii verá cri-
stiani, anzi, un chedi mQzzotra cristiani e Sara-
ceni; sono «eretici» Foco mero pericolosidei
Turchi 39

s8 Veda nota precedente.


39 WALLAcn,op. cdf.,p 25

38
Essa si contrappongono ai Latim e Franchi:
che sono le due denominazioni eomplessivesotto
eui vengonoraggruppati gli uomini delle nazioni
occidentali. Pensate, appunto, all' lllmpero bati o
d'Oriente, che segna il trionfo, sia pur breve, della
campagnaoífensiva dell'Occidente oontro I'Oriente.
L 'Oecidente, gli Occidentali, i Franchi : ed eeco, tal-
volta, il nome#wfopa assuntopróprio ad indicare
gli Occidentali, e i Franchi o Latim ed essasob "
.Mla contrapposizione dei termina Franco o La-
tino contro Gregoo Bizantino,corrispondono
con-
trastanti caratteristiche mordi, vale a dure,nei cro-
nista e scrittori dei secoli Xll-Xllll si completa il
« tipo » dela'Occidentale in confronto all'Orientale :
e le fonte occidentali dipingono a foschi colori la
doppiezza e furberia, la per$d a grega (ricordate il
fimeo Z)awczosecc.: e pensate a Unisse e Diomede
nell'inferno dantesco), lo spirito sottile e sofístico
dei Greci, che hannoI'animo dei traditori, tratteg-
giando inveje la Êgura dell'Oecidentale Comequella
del cavaliere coraggioso, leale e fedele alia sua
parola, tutto « onore e cortesia»; mestre a loro
volta i Greci parlano di avidità di domínio e di
assenta di serupoli degli Occidentali, sulla cui« ottu-
sità» mentale poi Êoriscono ironia commenti. La
diversità vien massain rilievo enchefuori dal puro
ambito psieologieo : Êsicamente, Coco I'apprezza-
mento della statura imponentedei« Franehi». E al
di là delle di#erenze psicologiche e Êsiche, ecoa,
sulle ofme di Liutprando, differenze di istituti, di

40 WALX,ACn,Zoc. cêt

39
forme di dta: comi i Bizantini considerano come
tipici degli Occidentali
il feudo,I'armamento
e il
tnodo di combattere della cavalleria 4x.E a loto volta
i« Latim», nel contrasto eon i Bizantina, sentono
piü viva la comunanzadi cita, di costuma,di tradi-
zione fra le nazioni dela'Occidente.
Insomma, si delineado due monda, nettamente,
profondamente distinta ; e tule ê enche il giudizio
dei terzi che osservanole begheinterne del mondo
cristiano, vale a dure degli Arabi, i quali pune seo-
prono, al disotto del « cristiano » le di#erenze pro-
fonde tra « Franchi » e « Greci ».
Ê dunque attraverso simili contrasta e grazie ad
essa, ehe si cominciano a precisará i caratteri del-
l 'Europa romano-germânica.
E questo va sotto]ineatQ, enche per ]a tratta-
zione ulteriore : noi possiamo seguire lo sviluppo
dell.'idem di Europa essenzialmente attraverso le
polemiche e le discussioni cowtro altre idee, ao ffo
altri continente; enche ê sempre lo stesso procedi-
mento attraverso la polémica che, in nome di verti
ideali politica e mordi, molti scrittori, dal '500 ín
poi condurranno contro istituti e tendenzedi vira
dela'Europa del loto tempo, additando a modello,
per su#ragare
i propriragionamenti,
istituti e ten-
denze di altri continenti idealizzati.
Ora, non si tratta âncora propriamente di Zw-
ropa: comes'ê già,deito,se talora apparegià il
mostro nome, la contrapposizione. ê âncora general-
mente fra Latim(o Franchi) e Greci(o Bizantina).:

41 WAI.LAon, op. cit., p. 30

40
ma il procedimento
polemicoê vivo già ora, il
metodo di deíinizione ê lo stesso.
Dunque, concludendo, echoComeI'Oriente euro-
peo si ê andado straniando dali 'Oceidente durante il
Mledioevo. E ne]]'Oriente era compresa nOn so]o ]a
penisola balcânica, si enche I'Ungheria e la Ru-
menia,la prima, rimastafuori per vero enchedal-
I'orbita della civiltà clássica; la seconda,già ro-
mana, già entrata a far parte del nucleodelle nazioni
eivili, ma poi, doceEnea Silvio Piccolomini,diven-
tata bárbara. enche qui, dunque, come per i Greci,
processodi graduale allontanamento dali'Occidente,
mentre eon processo opposto, nell'unità civile occi-
dentale sono penetrati i Germana,i« barbari» dive-
nuti compartecipi della cita, delle sorti dei Romana.
Quisto senso di estraneità dell 'Oriente europeo
cresce,naturalmente, dopo la conquista turca dei
Balcani e di Costantinopoli: ché aflora tutta questa
parte dell'Europa física diviene focolaio di rotina,
nado del piü perieoloso nemico che la Cristianità
abbiamai avuto, punhodi partenzaper gli ulteriori
attacehi contro il « ventre della cristianità», cioê
contra I'Europa centro-occidentale.
Nell'extremo momentodi cita dell' Ímpeto di
Oriente, la coseienza occidentale s 'era, in parte al-
meno, scossadinanzi al pericolo, aveva risentito
comeun sensodi fraternità, di aMnità morde e spi-
rituale con quemGreci, con cui tanto s'era litigato,
ma che ora stavano per soccombere e poi soccom-
bevano sotto i colpi del Turco: e lo dimostrano le
f espressioni degli scrittori e i progetti di crociate,
le doglianze, il lamento per la caduta della città

41
ch'era il « secondoocchiodella Cristianità », il « se-
condo occhio dell'Europa h il « baluardo della li-
bertà dell'lauropa». In quell'ora suprema,nuova-
mente « cristianità » ed « Europa » si erano per oosi
dire dilatate, avevano ritrovata I'antiga estensione
geograíica, richiudendo in sé, con gli Occidentali,
enche gli Orientali. Ma I'ora passa ; i Turchi con-
quistarono Costantinopoli, furono padroni di tutto
I'Oriente europeo.E aflora quest'ultimo eessàdi
rate parte della (oseienza cristiana occidehtale.
Soltando,mentre scompaionodeânitivamente per
piü di tre secoli(âno al terzo decennio del se-
colo )aX), dali'anima dell'Europa i Greci, vi en-
trano o vi rientrano alcuni altri popoli: quelli cioê
che, per essere alle frontiere estreme verso il do-
mínio ottomano,e per costituire, pertanto, il «ba-
luardo » della Cristianità contra I'infedele, vengono
accolti nella comunità cristiana europeu) vengono
« associati» agli Occidentali. Cosa succede per I'Un-
gheria e la Transilvania che divengono una defesa
della Cristianità proprio contro il dilagare del pe-
ricolo turco. Comi per la Polonia stessa, anca'essa
« baluardo » del mondo cristiano verso Oriente, con-
tra i Tartari.
Ê un processodi trasformazione« interna», di
spostamento del concetto, enche solo íisico, di Eu-
ropa) che ê assai bens expressodal Machiavelli:
« Escono i popoli grossa e sono usciti tutti de' paesi
di Scizia-. E se da cinquecentoanni in qua non ê
occorso che.alcuni di questi abbiano inondato alctln
paesep ê nato per piü cagioni. La primam la grande
evacuazione che tece qual paese nella declinazione

42
dell'imperio, dondeuscirono piü di trenta popola-
zioni. La seconda, ê che la Magna e I'Ungheria,
donde âncora uscivano di queste gentehanno ora il
paese boniÊcato in modo, che vi possono vivere
agiatamente, talché non sono necessitati di mutare
luogo. D'altra parte, sendo loto uomini bellicosis-
simi, sono come wwbaseo e a tenere che gli Sciti,
i quali con loto confJnano, non presumano di poterli
vincere o passarli. E spesse volte occorrono movi-
menta grandissimi dei Tartari che sono dipoi dagli
Ungheri e da quelli di Polonia, sostenuti, e spesso
si gloriano, che se non fossero le armi. loto, I'ltalia
e la Chiesa avrebbe more volte sentido il peso degli
eserciti tartari» (Z){saorsZ,
11, 8).
La Russia (Scizia) ê, evidentemente, non Eu-
ropa ; Europa inveje sono diventate Germania e
Ungheria bow{/ícafe; non solo materialmente, si en-
che moralmente, culturalmente, da bczrbarefarte
civili. Esconoi Greci dália grandeeomunitàe vi
entrano altri popoli: come si vede, i limiti anche
geograíiei della comunità, della eristanità oscillano e
variano parecchio nei secoli.
In Enea Silvio c'ê I'apprezzamento
dei valori
culturali ewrope{, fondati sulla tradizione clássica,
sul culto di Romãe del pensierdantigo: egli co-
mincia a intravvedere I'Europa encheComeI'in-
sieme dei dotei, degli umanisti intenta a chiosare i
grande testa antichi, come per diria con espres-
sione cara al Voltaire assai piü tardi la « repub-
blica » della intelligenza e della cultura.
Ê vero che Enea $ilvio non giunge âncora ad
aaermare veramente e pienamente il senso della

43
<<comunità », che non perviene ad un coneetto mera-
mente e propriamente unitário, e che dália conce-
zione volteriana della repwbbZca Zefferür a egli re-
sta dunqueâncora lontano ". Ma egli ê pur sempre
all'inizi9 della via che condurrà alia concezionevol-
teriana;il suo sensoumanisticolo porta già ad
avvertire aüinità culturali, motivadi vira morde e
spirituale, identità di costuma fra questo e quem
popolo dell'Europa física: e ciõ ê evidente nei suor
giudizi sulla Polonia, âncoraarretrata di fronte al-
l Occidente.
[[ sêTiso de]] 'unità cu]tura]e, o]tre che re]igiosa-
europe%si va man mano ra#orzando: lo si adverte
già nell'umanista tedesco Jakobo Wimpfeling (1450-
1528) dove I'Zwropa coifa ê un qualcosa di existente
e di vivo '; ; ma soprattutto in Erasmo da Rotterdam
(1466-1536), il príncipe degli umanisti europeu.
L' Europa dei letterati, degli uomini uniu nel
culto della intelligenza, dei dotti, che apportano
]uce di civiltà là dove altrimenti non sarebbese
non barbárie : ê un elemento d'importanza ronda
mentaleper la 6toria del concettodi Europa, del-
I'Europa morde e eivile di cui andiamo cercando
l 'origine. E- nasce ora per influsso dell'Umanesimo,
nella plena civiltà del Renascimento.
Quando piü tarda il Voltaire parlerà della ré-
pwbZ gwe Zitféra re stabilitasi in Europa, nonostante
le guerra (-Le siêcZecie -Lot is X/r, cap. XXXIV) egli

az FnluznBIEVER, .Ohristemheit w dEuropa. Zwr Geschéchfe des


euros)dischen Gemeànschaftsgefilhts vow Dente b'is LeüvLiz, Wo-
naco-Berlino, 1931,pp. 27-28.
43 FRITZEMEYER, OP. CIt., P. 45.

44
non fará se non dar formulazioni deíinitive, precise,
ad un modo di sentire che risale, appunto, all'Uma-
nesimo italiano.
AI qual riguardo, anui, occorre notare, enchequi,
notevoli trasformazioni interne nel senso dello
stesso Umanesimo. Inizialmente gli umanisti ita-
liana sono,diremo con espressionemoderna,« na-
zionalisti» ;. il Petrarca battezzava barbczri tutti i
non ltaliani '' e persino âncora in Enea Silvio non
mancano tracce di fale modo di sentire ". ll grado
« Fuori i barbari» che echeggia nella penisola nel
Cinquecentoed ê passadoalia tradizione che lo ha
raccolto sulle labbra del ponteíice Giulio 11, e lo ha
risentito, fremente, Della chiusa del Príncipe del
Machiavelli, ê bene la represa, sul terreno politico,
dell'awfibarbar smo culturale degli umanisti.
Solo che, le cose mutano : inizialmente ristretto
allTtalia, I'Umanesimo diviene poi fenomenoeuro-
peu (dell'Europa centro-sud oecidentale, ben inteso).
Ê] come una sucoessione di cireoli, concentrici, ma
progressivamente maggiori, che va mano a mano
dilatandosi, occupandomaggior spazio, allontanan
dosi dal centro iniziale.
Succede, enche qui, nel campo culturale, quel
che vedremo succederecon il cosiddetto principio
dell'equílibrio europeo,che, nato in ltalia, üen poi
esteso all'Europa centro-occidentale fra '500 e '600,
all'Europa nórdica ed orientale co1 '700,e poi tra-
valicherà anehe gli Oceano e si trasformerà in equí-
librio mondiale.

44 Cfr. Dx MAruEI, Zoc.cdt., pp 486 8gg


45 'WALLA(lll, op. cdt.

45

L
Processodi sviluppo análogonei due settori che
costituiscono, uniu, l 'Europa : il settore politico ed
il settore culturale.
B dunquei alia fine del '400 e all'inizio del '500
accanto ágil umanisti italiana ci sono gli umanisti
europeu,che spesso sono enche essaanimati da or
goglio nazionalistico (comi proprio il Wímpfeling)
e reagisconoquindi Contra la taccia di barbárie della
loro nazione; e maggiore di tutti ê, nei prima de-
cennidel '500 proprio un non Italiano: Erasmo;
e le discussioni. íilologiche e la critica dei vesti e la-
cuna di uno stile forbito, della « elegànza » nel dize,
non sonopiü limitate fl'a Napoli, Romã,Firenze,
Bologna, Venezia, Padova, Milano, ma sono oomuni
anche a Parigi, a Oxford, a Londra, a Basilea.
E quindi bcirbaf"oprima uguale a non Italiano, di-
viene, ora, iguale a non Europeu (sempre I'Euro-
peo centro- sud occidentale) e barbczri saranno popoli
di altri continenti, siccome dimostreranno le pole-
miche a proposito degli Indiana d'.America. Echo
perché il senso dela'unità'opirituale europea ê piü
vivo, assaipiü vivo in Erasmo che in Enea Silvio:
non ê Bolo questione di espere nato pm tarda, ma
anche di espere nato in filtro paese che non fosse
I'ltalia.
Gran momento, dunque, questo dela'Umanesimo
europeoper la storiú del noutro concetto.
Senoílchéoccorrepare avvertire che cultura ê,
âncora, strettamente connessa con religione ; che,
eioê, I'Europeo ê âncora il « cristiano »; che la pa.
rola suprema rimane sempre c#rist a fa$ fespw-

46
bZ ca cArisfiawa, c#risfia@ws popwZws'', in cui si
ronde enche il fattore culturale.
Ê una posizionein quisto sensoantitetica a
quella che sarà piü tarda la posicione volteriana:
quest'ultima infatti valuta i letterati, i filoso6, gli
uomini di cultura in genere : la sua répwbZ que Zefté-
raire si costituisce maZgré Zesgwerres ef maZgré Zes
reZigiowsd /ére tes. ll fattore religioso ê quindi un
ostacoZo alia formazione di questa comunità spiri-
tuale.
Per gli umanisti, nessuno escluso, ma soprat-
tutto per gli unlanisti non ltaliani, in cui la preoc-
cupa.zione religioso-cristiana ê sempre fondamen-
tale, il fattore religioso, la credenzanella fede di
Crista e il «bisogno» di credere,sono inveje la
basestessadella comunità.Cultura si, ma « inne-
stata » nella religione ; alta veta dello spirito, certo,
ma in quanto sgorga da una coscienza cristiana e
rampolla Bulia fede di Dio. Erasmo ê, a questo pro-
posito, I'esempio típico.
Beco perché rimaniamo âncora, nella c#r sfdcz-
wifas. ll valore dell'elemento culturale vi ê, senza
dubbio, enormemente aecresciuto, di fronte alia
cãrisfia ítas medievale: la cultura ê, per comidure,
cresciuta di statura, quase portandosi all'altezza
della fede, ma quest'ultima resta pur semprela
l « primogénita» per diria con parole dantesche,
degnadi feuere#tia da parte della cultura.
Beco perché, come gtà s'ê detto, il termine gene-
ralmente usato, e con perfetta coerenza,ê âncora
cbrã,sua. üas.

46 FRITZEMEYER}OP. C t., P 22

47
\
CAPITULO II

La prima formulazionedali' Europa come di


una comunità che ha caratteri speciÊei enche fuori
dell 'ambito geográfico, e caratteri puramente « ter-
reni», « laia», non religiosa, ê del Machiavelli.
]a poichéê del Machiavellinon potro espereche
una formulazione di carattere politico :
l 141antengoI'interpretazione, che ho sempre data del pen-
siero del Machiavelli, nonostantelo osservazioniin contrario del
Cuncio (Eurapa; .gloria d wn'idemcit., 1, p. 252, n. 12; e già
pl'ima in altri suor scritti). ll motivo determinante,per il Curdo,
à che il passo del1'-Arte deZZaguerra, che ho addotto, non basta
perché le considerazíoniivi farte dal Àlaohiavelli valgono per
I'età antiga, non per il presente, quando <{questo provincie d'Eu-
ropa sono sotto pochissiini capa, rispetto aflora )}. E questo
I'a'devo glà osservato anch'io, anche se, pago dopo, segue un
filtro passo di ben divemo torso:« Relia quale Germania, per
espereassai Principati e republiche, vi à assai virtü, e tutto
quello chenella presenteinilizia à di buono,dependedália exem-
plo di queglipopoli)}. Coerentemente
a tutto il suomododi giu-
dicare, i] Mac]úave]]i esa]ta i popo]i {( de]]a ]Wagma)}(Germania
veta e propria, Svizzera),e bimima gli ltaliani, Francesa,Spa-
gnoli: ma cià non significache I'Europa non sia andor oggi,
diversa dali'Agia, non fosseche per tn.frito della sola ãfagwa!
Ma soprattutto, il Curdo ha totalmente trascurato il cap. IV
del Pdmcdpe, dove !a di#erenza di tdpd di Stato ê categórica,
ed ê affermata per il presente, non mero che per il passado.

48
11senso della differenza tra i vari continente ê,
in lui, nettissímo; e, per quanto si galga enchedi
qualche esempio non europeo (Mosê e Cito e Dado
re di Perdia:cfr. Pri c pe, IV-VI), in genereegli
non si preoecupa se non di problema europeu,e ta-
lora acerte chiaramente che « il ragionamento mio
delle cose della g:uerra non ha a passarei termini
d'Europa. Quando cosasia, io non vi sono obbligato
a rendere ragione di quello che si ê costumato in
Agia» (.drfe deZZaguerra, 11, ed. Mazzoni e Ca-
sella, p. 288).
Ma in che consiste la diversità? Essa non ê sol-
tanto Êsica,ma ben piü di istituzioni e di modo di
essere e quindi di storia.
«Voi tapete come degli uomini eccellentiin
guerra ne sono stati nominati assai in Europ% po-
ehi in Africa e meno in Agia. Questo nasce perché
quentedue ultime parti del mondo hanno avuto uno
principato o due e poche republiche ; ma I' Europa
solamente ha avuto qualchel'egno e inânite repu-
bliche ». E « il mondo ê stato piü vit'tuoso deve sono
stati piii Stati che abbianofavorita la virtü o per
necessita o per altra umana passione » (.Arte della
#. err.z, n, PP. 300, 301).
Vero ê che, attualmente, sembra che enche in
Europa si vadano concentrando i poteri: « sueste
provinoie [:= nazioni] d'Europa sonosolto pochis-
simi capi, rispetto allora ; perché tutta la Franzia
obedisce a uno re, tutta I' lspagna a un altro, I' lta-
lia ê in poeheparti... » ({b., p. 302). /
Mla enche se ê piü ridotto di prima il numero
degli Stati, la di#erenzafra veta politica europeue

4 -- CHÁBODp .Z;Jêdoü (Z).Zlwropa. 49


.üta politica degli altri continenti ê pur sempre ra-
dicale, fale da caratterizzare due « moda» di espere
permanente, due « forme » di reggimento politico :
« .-e' principati, del quali si ha memoria, si trovono
governati in dua modadiverti: o per uno príncipe
e tutti gli altri servi)e' qualicomeministri,per
trazia e concessionesua, aiutano governare quello
reúno ; o per uno príncipe e per baroni, e' quali, non
per grazia del signore, ma per antiquità di sangue,
tengano quel grado... Gli esempli di quente due di-
versità di governa sono, ne' nostri tempo, el Turco
e il re di Franzia.Tuttã la monal'chia
del Turco
ê governata da uno signore; gli altri sono Buda
servi... Ma il re di Franzia ê posto in mezzodi una
moltitudine antiquata di signori, in quello statõ,
riconosciuti da' loto sudditi e amati da quelli:
hanno le loto preeminenzie; non le puà il re torre
]oro sanza suo pera(Bolo» (Prd@cepe, cap. IV).
Come vedete, ]a precisazione non potrebbe espere
piü netta. L'Europa questavolta ê proprio I'Eu-
ropa ; la c#r sfZa%iras, il Machiavelli I'ha comple-
tamente dimenticata, comicome ha totalmente di-
menticato I' Ímpeto, di medievale e dantesca me-
moria. L'Europa dunque ha una sua « personalità »,
una « individualità » barata su un proprio caratte-
ristioo modo di organizzazione politica. Organizza-
zione politica di tipo permanente. Poiché, se uno
obiettasseche la diversità õ nei nostri tempi, il
Machiavelli responde, poço appresso nello stesso
capitoso: « se voi considerrete di qual natura di
governaera quello (ili Dado, lo troverrete símile al
regno del Turco... Di qui nacquonole spesseriba!-

50
r lioni di Spagna, di Franzia e di Greeia da' Romani,
per ]i spessiprincipati che eranoin quegli stati... ».
Già néll 'antichità il contracto c'era e ITmpero turco
dell'inicio de! secolo XVI non fa che eontinuare una
tradizione, un tipo di governo, che era già quello
dell'antiga monarehia persiana, mentre pune già nel-
l)antichità, gli Stati occidentali erano assai piü di-
visa, frazionati, enche all 'interno.
Dunque non si tratta di una diversità momen-
tânea,legara ad una particolare e traTlseuntecon-
dizione di cose; benzi di una veta e propria diver-
sità « costituzíonale». Agia ed Oceidente europeo
offrono due tipo diverti di organizzazionepolitica.
Ed ê una diversità risca di conseguenze, come
che favorisea lo sviluppargi della -virtü, eioê della
eapacità di fere, dell'energia ereatrice : e questo
non tanto per il maggior numero degli Stati(ele-
mento puramente quantitativo) ; be?)si.perla diversa
qua[ità fra Stato europeu e Stato asiático, in ]0u-
ropa repubblica o monarehianon absoluta,in Asia
monarchia absoluta dispotica.
Perché qui ê riposta la verá diversità (il capi-
toso IV del Priwcipe ê decisivo al riguardo, se pur
già non bastasse l 'accenno alia virtü nel1 '..4rfe deZZa
guerra) : il governo repubblicano dà édito alia fe-
eonda gata dei partiu(rieordate sempre quando si
paria di Machiavelli e del suo pensieropolitico, il
eapitolo IV del libra l dei Z)iscorsê,OÀeZadÍsw#iowe
aGUa 'plebe e det sewato Toma'üo tece libera e Fo-
le fe qweZZarepwbbZioa), ê sprone alia virtü dei sin-
goli: e adobe il governo monarchico, in Euros% ê
limitato da leggi, consuetudiní, animo delle popola-

51
zioni, si da permettere che vi alligni l& virtü indivi-
duale almeno per necessita.
Vediamo c08i apparire, sullo sfondo, enche nel
Machiavelli, qualcosa che arieggia quemsenso della
liberta che vedreno dominante nel Settecento. Cer
temente si tratta di un'apparizione di tipo moita
diverso : il Machiavelli non sogna arcaiche liberta,
non rimpiange I'età dell'oro, lontana ormai, dei
libera uomini, e soprattutto mentre il Montesquieu
e il Voltaire rivendicherannola liberta« contra»
lo Stato,il Machiavelliparte sempredal prantodi
vista dello Stato, e considerasemmail& liberta ne-
cessária próprio per la maggior potenza solidità
gloria dello Stato stesso.Negli uni c'ê la rivolta,
déll'individuo e del feto contra I'azione «politica »
del governo centrale ; nell'altro c'ê il desiderio di
rendere sempre piii chiara, coerente, decida, la poli-
tica di questo governo.
Mla insomma, quali che signo le di#erenze pro;
fondissime fra gli uni e I'filtro c'ê pera enche nel
Machiavelli il senso delle « diversità» fra le na-
zioni europeee le altre.
L'Europa vuol duremore virtü individuali;
I'Oriente, I'Afia vogliono dure « dispotismo », uno
padrone e tutti gli altri servi. E non vi ê dubbio che
il Machiavelli propende per il sistema europeo.
Dispotismo orientale: aHorano in questo mo-
mento nel pensiero del lb4-achiavelli,vecchie remini-
seenze,tutta una lunga tradizione, talora alquanto
vaga, ma ininterrotta. Poiché certo, per questa con-
trapposizione fra despotismoorientale e liberta dei
popoli sita in. Europa si deve risalire su su nei secoli

52
fino all'età delle guerre persiane,della lotta delle
éittà creche contro la monarehia asiática, fino, cioê,
al quinto secoloa. C. lü là, fra Maratonae le
I'ermopili e Salamina, che si foggià I'immagine del
re orientale come del « despota»; e da allora I'im-
magine non si cancellõmai piü e venne anzi raaor-
zata âncora, quando, nél Basco Ímpeto, i Romani e
gli Ocoidentalividero i loto imperatori awolgersi
di forme orientali, porei su di un piedistallo che li
innalzava ad altezzeinaccessibili per gli altri mor-
tali trasformando completamenteI'antiga figura del-
I'/mperafor e priMceps in quella di un autocrate.
Ê proprio dal contracto con siífatte forme e modi
ohe escirà, Come x-edremo, ]a ee]ebrazione de]]e « ]i-
bertà » germaniche.
Oriente, dispotismo, schiavitü di tutti di fronte
ad uno solo.
L'eco di questa tradizione ê in quei pubblicisti
tedeschi dela'età della Reforma che oppongono la
« ]ibertà » germânica, il diritto germânico alce « co-
stituzioni babilonesi». ComicomeI'eco delle lontane
polemiche anti-asiatiche, I'eeo delle discussioni gre-
che, riappare in un filtro notevole scrittore spa-
gnuojo, in Jtlan Leis Vives. Nel -De .Bwropae dissi-
d & et beZZotwrc?co 2 che ê del 1526, egli riesprime
infatti concetti che già abbiamo rinvenuti e che
vedremo ripresi dali' llluminismo setteeentesco :
l )Agia ê imbelle, e imbelle non oecasionalmente, per
una diremo congiuntura momentânea, ma per na-

2 Ora in traduzione spagnuola in Obras completas, ed. L. Ri


ber, Madrid, 1948, TI, pp. 58-59.

53
tura; mentre la razza che popola I'Europa, come
ha dimostrato Aristotele, ê la piü foJ'te e corag-
giosa. Gli Asiatici non sono atti alia guerra. Tant'ê,
ê stata la diseordiadell'Europa ad aprire ai Turohi
le vie della potenza.
enche ne] Machiavelli, dunque, ê I'eco di una tra-
dizione. Solo che il lbllachiavelli, con il consueto ta-
glio preciso secco e netto trasforma un vago, nebu-
loso motivo, a pena aHiorante dal rondo della co-
scienza tradizionale, in una chiava, ben deÊnita
sistemazione eoncettuale ; e anziché limitarsi ad una
generica contrapposizione, delinea con pochi, ma
sicuri toechi il carattere dell'Euiopa.
Carattere politico dunque : ora, I'avvenire darà
all'Europa enche altri contrassegni, creerà una 6-
gura assai piü complessa e risca e varia, abbrac
dandomolti piü motivadi vita e di pensierodi
quanto il Machiavelli non si sognasse di vedere.
Ma il motivo politico resterà d'ora in poi termo.
L'Europa qualeuscirà dalle meditazionidegli scrit-
tori del '700 e '800avrà sue caratteristichemordi,
culturali, economiche, di costumi, ]nü manterrà, sem-
pre, enchee anzitutto caratteristiche politiche.
Con rali lineamenti I'Europa appare per la
prima volta con una sua caratteristica morde, non
física, nella storia moderna.
Clhese il pensieronon era propriamente nuovo;
e, come s'ê detto, si collegava anzi con la lontana
tradizione grega del V-lV secoloa. CI.rivissuta nel-
I'epoea della lotta per il primito di Augusto, e con
la tradizione medievale dell'antitesi Oriente-Oca-.
dente, ora soltando -avrebbe potuto svilupparsi in

54
tutta la sua portata. Quali possano essere gli adden-
tellati con i ricordi dela'antichità, non sarebbe, certo,
la prima volta nella storia dell'umanità chepensieri
non nuovi, acquistano importanza mai prima avuta
o assumono aria di nuovi, per il felice accordarsi
con le circostanze dei tempo, le quali consentono loro
pleno sviluppo. -Alia contrapposizione aristotelica
erano succedute !'ecumene ellenistica e poi quella
romana ; il Machiavelli enuncia il suo proposito
proprio quando,sulle rovine delle due grandeideo-
logie medievali dellTmpero e del Papatol gli Stati
europeu dispiegano la loto individualità piü forte e
libera, piü sciolta che mai da legami con idee uni-
versali.
Cosaê che I'idea della necessáriamolteplicità di
Stati s 'inserisce da aflora, saldamente nella pubbli-
cistica ; e vi s 'inserisce anzitutto attraverso quella
sua applicazione pratica che ê la cosiddetta dou-
trina dell'equílibrio europeu. '
Anca'essa,sbocciata,la prima volta in ltalia, e
proprio essencialmente
nell'età del Machiavellie
del Guicciardini, con le considerazioni sulla bilancia
dTtalia, accortamente tenuta in bélico da Lorenzo
il MagniÊeo, ma poi trapassata nella pubblieistica
europeu con Franzia e Spagna <Kpiatti» ed Inghil-
terra «ago della bilaneia», secondo si espreme, verso
il 1590,uno scrittore inglese', con Franzia e Spa-
gna come i due poli da eui discendono gli influssi

a E. KxEBER, l)ie Idem des europdischem GZeichgewichts dn


der 22 bZÍzistischen ]#feratwr uom ]6. bis zur ]lfitte des -Z8. Jahrh.,
Berlino, 1907, p. 28.

55
della Face é della guerra
sugli altri Stati, seeondo
a#erma il duma Enrico di Rohan '. E poi, âncora,
represa,portata al suomassimosviluppo dália pub-
blicistica ingiesenela'etàdella regina Anna, quando
il principio dell'equílibrio viene anteposto al me-
desimoprincipio di giustizia, poiché, a#erma il
Defoe: « La pack del Regno anito, la tranquillità
generale dell'Europa devono prevalece su una eonsi-
derazionedi pura giustizia »' ; fino a pervenire alle
considerazioni del Lehmann, nel 1716, sull'equíli-
brio come una speeie di« eostituzione» dela'Eu-
ropa ', o alia categorica dichiarazione del Voltaire
che tra i principi di diritto pubblico e di politica,
tipici dell'Europae seonosoiuti
alle altre parti del
mondo, ê quello, saggio, di mantenere tra i vari
Stati una bilancia uguale di poteri, a mezzo di
incessante trattative diplomatiehe, enche durante le
guerre ', o, âncora, alia constatazione dell'abate
Mably che proprio per avere attuato plenamente il
sistema dell'equílibrio, ITtalia del '400 ê stata « una
immagine di cià ch'ê oggi I'Europa >»,la quale costi-
tuisce un tutto politico, in cui una parte ê necessa-

4 De tlit terestdesPr ices et Estais de ta Chrestienté.


Pa-
rigi, 1638, prefazione. Cfr. F. MxnmcKE, Die /cZeeãer 8taals-
ràsow dn crer eweren Gesohêchte,Monaco-Berlino, 1924, pp. 211-12.
5 E. KAEBER,
op. cdt.,p. 66. In un filtro seritto inglesadel
1743,'.Hdsfoire ãe Za grantZe c e ãe Z'Zwrope, si repete ehe al-
I'interesse pubblico dell'Europap conformemente al diritto natu-
rale ed al diritto delle gente,devoro esperesacri6cati gh interessi
paüicolari di ogni Stato(ib., p. 93).
6 J. TER MEULnw, ])er ( eãaw#e ãer /nternationaZen Orga-
ndsat om dn sedmer Ewtto chlwng, 1} L'Aja, 1917, p. 42.
7 Z,e siêcZede Lowis X/P', eap. ll.

56
riatnente legata alle altre da un recíproco e continuo
inílusso '
Molteplicità di Stati in Europa; necessità di
tener in piedi siffatta molteplicitàper salvarela
« liberta » dell'Europa e impedirá I'awento di una
«monarchia universale», fosse di Carlo V o Fi-
lippo 11, fosse di Luigi XIV, che avrebbe signiíicato
la fine di quella liberta; necessita pratica eonBe-
guente di un continuo lavorio diplomático, a mezzo
di una diplomazia stabile, ch'era appunto creazione,
dopo che italiana, dell'Europa moderna, cinque e
secentesca: rali i presupposti e le giustiâeazioni
della dottrina dela'equílibrio.
Che se ad essa badavano i pubblicisti e i politici,
i cosiddetti uomini pratiei 9, anche gli ideologia, o,
comevenivano chiamati, gli utopisti, muovevanonei
loto progetti da un identieo punto di partenza, eioê
dália molteplicità degli Stati europei : soltanto che,
contrariamente al delta dei pratica, essacereavano
di owiare ai danni di quella molteplicità le
guerre mediante sistemadi organizzazione.
inter-
nazionale, sempre piü scostantisi dai veechi schemi
di lega per la crociata congro il Turco, cara âncora
al '400 e al '500, e sempre piü mirando ad una
forma di organizzazione permanente, europeu, non
in vista di una lotta contraI'infedele, ma per sopire
i dissidí .tra i prinoipi dell 'Europa. Europeu, anche

8 PMncipds des négocáatãons tour serra r ã)introãuction ü%


droit public de Z'Ewrope/omãésar Zestra lés, in Oetóures
com-
piêfes, ed. Parigi, 1797, V, pp. 4, 6, 7, 8, 25 ecc.
9 Cfr. per es. S. K. PAnovlln,])r ce Kawnêt)zrés zlé olr #is
eastern poZ cy (':Z763-:Z77],), in <{Joumal of Àlodem History )},
y (1933),P. 356.

57
essa, quest'organizzazione : anehe se l 'abate di Saint-
Pierre proprio nell'ultimo articolo del suo progetto
del 1713di pack perpetua stabilisce che I'« unione
europeu cercherà di far sorgere in Agia una Società
permanente, símile a quella dell'Europa, per man-
tenervi la pane; e soprattutto per non avesnulla da
temere da alcun soprano asiático, sia per propria
tranqtlillità, sia per il commercioin Asma» :'. Qui-
sto, di un organismo permanente,sarebbe stato il
wowz'eawsg/sfême de Z'.Bwrope, preferibile al sistema
de[['equi]ibrio tra ]a casa di Franzia e ]a casa di
Austria, scrivevaun anonimo,nel 1745::
Comunque, per I'una e per I'altra via, la via dei
politica e la via degli utopisti, quella che n'usava
con contornasemprepiü netti, preeisi, era I'imma-
gine dela'Europa come di un cofps poZf q e, uni-
tário per verti principi comum,enchese diviso in
vara organísmi statali ; un corpo dalle more anime "
Cozsidérati,ows szr l,'état présent d,it cor'ps 'potitiq%e
de Z'.Bwfope, intitola Federico il Grande, âncora
príncipe ereditario, il suo primo saggio politico ;
vent'anni dopo, ]n plena guerra dei Senteanni, in
uno scritto apparso a Francoforte, I'Europa ê raH-
gurata a guisa di un « sistema politico, un corpo
dove tutto ê collegato dalle relazioni e dai diverti
interessi delle Nazioni, che abitano questa parte del
globo... da questa famosa idem della bilancia politica

lo J. Txn MEULzx,op. cit., p. 200 e cfr. p 189.


n /bica., PP. 230 sgg.
iz <<in Europa !e cose sono eombinate in modo che tutti gli
Stati dipêndonogli uni dagli altri... L'Europa à uno Stato com-
posto di malte provincie }}. MoK'ilxsQuiEU, Eê#essiomi e pemsied
i edita (':ZÇ']6-í755,),trad. it., T'atino, 1943, pp. 100, 101.

58
'r '

e dell'equílibrio dei poteri» " ; e inÊne, nel 1769, il


Bobertson, pubblicando la sua gloria deZ reg o deZ-
Z'.rmpercitore (7arZo r, dichiara di essersi accinto a
scrivere le vicende di quemperíodo, perché allora
«le potenzedi Europa si unirono in un gran sistema
politico... i principi politica, e le massime stabilite
allora sonotuttavia in vigore, e le idee di potere
che furono introdotte, o Tese generali in quemtempo,
iníluiscono tuttora sopra i consigli delle nazioni» "
Con âncora piü largo respiro, al Voltaire I'Eu-
ropa appariva da fungo tempo,eccettola Russia
« come una specie di grande repubblica divisa in
pari Stati, gli uni monarchici,gli altri mista,gli uni
aristocratici g[i ?.]tri popo]ari, ma tutti collegati gli
uni congli altri, tutti conigual fondamento
reli-
gioso enchese divisa in varie sêtte,tutti con gli
stessi principi di diritto pubblico e di politica, sco-
nosciuti nelle altre parti del mondo » :5

Prinéipi di diritto pubblico comum, non piü as-


siomi di mera politica pratica: ê un gran passoin-
nanzi di fronte alia concezione del lb41achiavelli,sem-
pre fermo Della valutazione della virtü politica e
militare. L 'Europa ha semprele sueoaratteristiche
politiche, ma quente non bastan piü: con il tipo
politico europeo õ collegato un tipo di civiltà diversa
da quelha degli altri continente.
/

n ]lfémoires poZefdgwes
comcernant Za gwefre, Franeoforte,
1758. Di un coros généraZ de Z'Ewfope o, enche, di una <<re-
pubblioa)> dell'Europap sono d'altronde assai frequenti le men-
zioninella pubblicistica:
efr. per es il PoZifiqe Z)atzois
di
A[AUBERT DE GOUVEST, ne] 1756 (KAEBER, OP. Cit., P. 129).
14 Prefazione (cit. dália trad. ital., Milano, 1824, p. 2).
is l,e seêclede Z)ous Xr7, cap. ll.

59
CAPITOI,O lll

Ora, per comprendere como questo tipo di civiltà


si sia venuto delineando, dobbiamo rivolgere la mo-
stra attenzione ad un tuta'filtro ordene di idee, e
fermarci, anzitutto, sulle grandi scoperte geografi-
che e le loro ripercussioni.
sueste ripercussioni di solito vengonoesaminate
e riconoseiute nel settore economieo e poi, di river-
bero, in quello politico : I'attenzione degli studiosi
si fisga,cioê,1) sullo spostamento
del centrodel
commercio internazionale dal Mediterrâneo, che
era stato il punto di convergenza
maggioredel
traHco medievale, all'Atlântico e con ciõ al deca-
dere della fortuna economizadelle granderepub-
bliche italiane (Venezia, renova) e al sorgere o me-
glio consolidarsi e sviluppal'si della floridezza eco-
nomiza e della potenza marittima degli Stati situati
sull)Atlântico o a brevíssima distanza da esmo; 2) sul
grande aHusso di metalli preziosi(oro e argento)
dali'-America in Europa) sui conseguentiprofondi
perturbamenti della veta economizaeuropea (aseesa
vertiginosadei prezzi dália meta del secoloin
poi, ecc.).

60
Ora, quente considerazioni sono certamente giu-
stissime ; ma non bastante. Le grande scoperte geo-
graíiche, e segnatamente la scoperta dell'.America,
incidono si profondamente Bulia dta economiza,ma
insieme non mente profondainente Bulia cita spiri-
tuale europeu. Ê questo un problema assai poço stu-
diato : e pur di decisiva ímportanza per la forma-
zione della spirito moderno.
Scoperta di nuovi mondi, contemplazione di« in-
finite meraviglie non conosciutedagli antichi» al
dire deito stesso Varchi, che era pur un pensatore
moro ligio all'aristotelismo, al culto dell'antichità,
moita ossequientealle regole tradizionali ; constata-
zione che more a#ermazioni, religiosamente credute
dali'antiehità in poi erano o inesatte, o completa-
nleüte errate : aggiungete dunque tutto questo al-
] 'intpressione già destata negli uomini dalle due
grandi invenzioni, la stampa e I'artiglieria, en-
trambe non conosciutédagli antichi, e avrete lo
sconvolgimento
di tutto un mododi pensaree di
sentire vecchio, ormai, di molti secoli.
11Renascimento,infatti, eon tutta la modernità
di more sue a#ermazioni, era come mentalità, ri-
masto disso all'idem del momento-modello nel pas-
sato,visto in Romãe DellaGreda antiche.Cioê:
per gli uomini del Renascimento,
c'ê nella storia
passatadell'umanità, un período in cui arte, lettere,
pensiero íilosoíico e politico hanno I'aggiunto la per-
fezione, il swmmwmpossibile ad ingegno umano. Piü
in là, non ê possibile andare. Questo período ê quello

l Cfr. CnAnop, Gdoua?mdZ?otefo, Romã, 1934« pp. 74 sgg.

61
cheva dai tempi di Pericleai tempidi Augustoe
dei suoi immediati successori:li, I'umano ingegno
ha deito la sua parola, ha expresso« tutta » la sua
possanza..A] di là, impossibile andare; per rípren-
dere una immagine.cara al mondo antigo medievale,
quelle sono le colonne d' Ercole del supere umano.
E questa concezione spiega l 'imitazione, princi-
pio caro ad artista, letterati, ecc.,del Rinasoimento:
imitazione della cultura, dell'arte clássica, in quanto
in esse si rispecchiano la sapienza e la bellezza
stesse, per quemehe ê dado agli uomini di raggiun-
gerle. Imitare, per cercare di avvicinarsi a quelha
perfezione.
Ora, questa /arma me fis ê la perfetta prosecu-
zione della /o?"ma menu s cristiano-medievale e in
generedella /arma me f s religiosa. Per il cristiano
o)êinfatti un momentonella storia dell'umanità in
cui tutto ê racchiuso,che ê principio e fine ad un
tempo: ed ê il Jílomentodella Rivelazione,il mo-
mento della discesa del figlio di Dio in terra, che ê
il punto centrale di tutta la religione. Incarnazione,
Passíone e Resurrezione: li ê il fato di lume che
deve guidare I'umanità, che solo puõ strapparla al
peccato e alia mol'te (dell 'anima).
Beco perché, nei grandi movimenta religiosa, sia
che si mantengano entro i binari dela'ortodossia, sia
che poi sbocchinonell'eresia, voi vedete, costante-
Mente, proelamata la necessita del retorno .ai prin-
eipi, vale a dize retornoai tempi evangelici,alia
purezza, Carita, fede dei prima tempo quando lo
spirito era tutto e la carne nulla. Pensate enche solo
a S. Francesco e alia sua predicazione.

62
Idêntica la mentalità del Rinaseimento. C 'ê, si,
una gran novita, che consistenel trasferire il pro-
blema dal Camporeligioso a quello puramente ter-
reno, mondano, nel cercare un momento-modello,
non piü per la salvezzadell'acima, benzi per la
gioia dello spirito e I'aílhamento della Cultura: ed
ê una novità che ha formidabili conseguenze. Ma la
/arma mewfs, il mododi pensare,il criterio di-
remmo metodológico i'imangono identici: ci si
volge,anzichéalia predicazione
di Crista e all'età
apostolica, alle discussioni dell 'età platonica e ari-
stotélica o al discorrere di Ciceroneo al poetare di
Orazio : ma ci si volge sempre indietro, perché die-
tro a noi, alle nostre spalle oramai, sta la verità.
Mentalità completamenteopposta a quella mo-
derna che, movendo dal concetto di progresso e da
quello di svolgimento (completamente seonosciuti
alia mentalitàdel Rinaseimento)
a#ermache la
vira moderna ê piü risca, complessa.e quindi alta
di quella della età passate,comequella che ha
aceolto in sé tutto il sueco fecundo di quelle età,
tutte le loto « conquiste », ma vi ha pune aggiunto
qualcos'antro che a quelle meneava.Insomma, per
diria con Giordano Bruma, i veri antiohi(cioê i
sagui) siamo nol.
Ê, come vedete, una rivoluzione completa nel
modo di pensare, una rivoluzione « copernicana »
che sbocca nella gwereZZe des cz ciews ef des mo-
clerwese conduce,tra la fine del '600 e I'inizio del
'700, a ben deíiniti ripudi del mito del momento-
verità nel passato,e all'a#ermarsi della mentalità
illuministi(3a e del concetto di « progresso» Della
storia emana.

63
Ora, nel determinare una si#atta rivoluzione,
le scoperte geograíiche, con I'ampliarsi del mondo
físico che dava a conoscere, appunto, « inânite me-
raviglie non eonosciute dagli antichi» ebbero senha
dubbio peso decisivo.
La letteratura geográficas'iníittisce a dismisura
nel '500 ; pullulano le relazioni di viaggi, le descri-
zioni di paesi extra-europei, dali'Agia all'.Africa al-
1).America: e basta, qui, rinviare ad opere come
quelle di Atkinson, -Les #owueawz #orieo#s de Za
Re@aissa#ceF'ra#çaise, Parigi, 1935, di C. D. Rouil-
\axà., Tke T rck in French Historg, Tho' ght ü%d
telef"afere Í:z5P0-:Z660J,
Parigi, s. d. (ma 1938), e
di F. de Dainville, Z)c&géograp#ie ães #wmawisfes,
Parigi, 1940.E questaletteratura agisse,ora, in
profondità, nel senso di determinará mutamenti di
giudizí e di moda di pensare.
Un 'eccellente analisi, al riguardo, ê per l 'ltalia
quella di R. Romeo, Le saoperfe americawe %eZZa co-
sa e a italiana deZ (7 %guecewto, Milano-Napoli,
1954(e si notache le ripercussioni sul pensiero ita-
liano sono ben lungi dali'intensità con cui agiscono
sul pensiero di un Montaigne).
Nela'ambito -.li un símile rivolgimento eomples-
sivo provaposto ancheil rápido accentuarsidei li-
neamenti mordi dell'Europa.
La conoscenza di nuovi monda induce, per natu-
rale tendenza, gli Europei a cercare di delineare
piü chiaramentei propri caratteri in « contrapposi-
zione » a quelli altrui: il momento della « contrap-
posizionex> estendo sempre decisivo in símile
processo.

64
H

E ci si sentirá,ora, semprepiü Europeue non


Cristiani, e si insisterà vieppiü suite di#erenze
culturali, politiche, mordi, di costuma,a preferenza
di quelle religiose : sia perché il formarsi di comu-
nità cristiane oltre i maré, in -America ed enche in
Afia toglie al fattore « cristiano » quella sua equi-
valenza eon I'Europa che aveia permesso al termine
« Cristianità» di assorbire .in sé tutti i caratteri
distintiva degli uomini del Continente,cultura e
fede, politica e consuetudine; sia anohe perché
I' ideale della Cristianità svanisce rapidamente,
perde il suo imperio sugli uomini.
Vi contribuisce certamente assai la Reforma con
la profonda divisione degli uomini che ne consegue
sul terreno religioso : per quanto Lutero riassuma,
per contosuo, I'idea del corpusc#risfÍa%um,
un
corpus che non ha piü pera la rigidità del sistema
« papale » di organizzazione gerarehica, i nessa fissi
della BccZesia medievale '
Ma vi eontribuisce anehe il progressivo « laiciz-
zamento » del pensiero, di cui s'ê già farto cenno,
lo staccarsi dell' ideologia dália grande idea di
« Cristianità ».
Uno staccarsi certo progressivo, lento : tant'ê
che âncora per tutto il '500, anzi Relia stesso '600
si vedono rinnovare âncora spessoappelli alia «-re-
pubblica cristiana ».
Ma uno staccarsi continuo e .infrenabile: e in
questo processo di dissolvimento del vemhio ideale,
viene fuori, piü criara e netta, I' idem di Europa.

2 FRITZEMEYER/
OP. Cêf.,PP. 45 Sgg

5 -- CnABon, Z'área c!'i?qóropa. 65


Questi sono, dunque, i grande motiva che permet-
tono il delinearsi del coneettod'Europa) che surge
dunquein stretta connessionecon il tramonto di un
mondodi valori e I'a#ermarsi di tln filtro.
Non perdiamo mai di vista simili connessionidel
noutro problema particolare con I'insieme della cita
spirituale europea} che, altrimenti, sfuggirebbero
tanti e tanta aspetti del noutro problema stesso e
altri sarebbero fraintesi.
Per esempio, le stesse scoperte geograíiche; pos-
sono agite in profondità nel pensiero umano, in
quanto sono confesse con quelle altre, eontempo-
ranee, « scoperte » nel campo dello spirito che sono
le seoperte,cioêle aü'ermazioni
del pensierodel
Renascimento
: i due fenomeni storici operano in-
sieme, e comi possono date t;utti i loto frutti.
Ora, nel modo di impostare i rapporti Europa-
America (o Agia o -Afriea) interessa soprattutto íin
dal Cinqueeento,il rivelarsi di una corrente pele
mica antieuropea. E cioê: I'inso#erenza di verte
forme di vita europea9e soprattutto I'inso#erenza
dei sistemi politica e delle guerre continue, guerre
fratricide, excita un certo numero di scrittori a
creare il mito dei felici mondi lontani, dove non
si conosconoguerre, dote gli uomini, naturalmente
buoni, non sono âncora corrotti dália cita di corte ;
dagli intrighi dei poliu(3i e dália turpe ragione di
Stato, dália abri sacra /amos, non appetiscono
quindi I'altrui e si astengonodalle rapine Continue
che caratterizzano i cosiddetti« civili» europeu.
Nasce, comi, il mito del buon selvaggio, che conti-
nuerà fino al Setteeento e nel Settecento culminerà,

66
contribuendonon poço al vagheggiamento
rous-
seauiano della stato di natura.
L' Europa viene contrappostaalia non Europa
(e, questa volta, Cine e .America ranho tutt'uno,
perché ]a Cana, come vedremo, ê il regno della 8ag-
gezza e della moralità), non come civile e bárbaro,
ma anzi come sanguinário depredatore humano a
mate paciÊco umano. Le parti sono invertite: la
figura dei barbari, dei pari barbari, la fanno qui
gli Europeu.
Risuonano due motiva contrastante: queIJodella
pane, della tranquillità delle terra lontane, queIJo
de[[a [otta continua che strazia ] 'Europa} eristiana
di nomemadi fatto dominaradai briganti chetra-
scorrono il loto tempo a ammazzarsi, peggio âncora
a falte ammazzaretra di loto i popoli, stanchi op-
pressi e martoriati.
Naturalmente, in questo quadro avete la « stiliz
zazione » delle berre lontane e del selvaggio, stilizza-
zione, s 'entende, ideale, in bene. Tutto appare buono,
]ieto e roseo, laggiü, fosco brutto, dolente qua fra
noi. Come lussureggiante e splendida la vegeta-
zione di quelle regioni lontane, comifelici i costuma,
beata gli anima. Ê, sempre, una specie di Paradiso
terrestre che viene ramgurato fuori dell'àmbito eu-
ropeu : e senza dubbio, il vecchio mito medievale del
Paradiso terrestre ha iníluito largamente nel deter
minare la stilizzazione cinquecentescadell'innocente
Peruviano o del Brasiliano, che abatain una terra
di mogno.Soltando,nel nuovo mito non v'ê piü nulla
del sapore religioso dell'antigo : aflora il Paradiso
terrestre rappresentavail vagheggiamento,
nel-

67
llanimo dei« peccatori», di un lontano mondosenza
peccato e sendapolpa, ora ê il vagheggiamento, da
mondo
parte di uomini stanchidi guerre,di un
« senda guerre», o con pochissime guerre, ê dun-
que il vagheggiamento della pane terrena anziché
celeste. Voi misurate eon ciõ, di colpq I'abisso fra
le due concezioni.
Stilizzazione dei paesi lontani, pblemica contra
I'Europa, echo i earatteri saliení;i della corrente ehe
stiamo studiando. Essa si recruta non fra viaggia:
toro. benzi fra uomini di studio pensosi dell'avve-
nire dei popoli, preoccupatidi tanto stragi ; si costi=
tuisce non ad opera di gente che ha visto, oioê di
osservatori della realtà di fatto (marinar, geo-
graâ, eco.) benzi ad opera di gente che vuole espri-
rnere un próprio ideale.
Da questo punto di vista, la contrapposizione
Europa-non Europ% noi-loro, di cui stiamo par-
lando, ê dunque típica manifestazionedi un certo
modo di esperedella spirito umano, quando intendo
polemizzare con il proprio tempo. Questo spirito
polemico non si accontenta infatti, quasi mai, della
pura discussioneteoriza,del dibattito a basedi ra-
gioni, ma Cerca di appoggiarsi su una « documen-
tazione », di render piü salde le ragioni mediante
I'ãppello o qualcheesempio.Ora I'esempio puõ es-
pere di due specie: o puramente íittizio, inventato ;
o storicamente precisato.
Nel primo casoavete I'utopia: cioê lo scrittore
che vuole combattere istituti, usi, costumi della
società del suo tempo, crer uno Stato immaginario,
che modella a sua .guisa, seeondo i propri ideali.

68
Ê il procedimento
di un Tommaso
Moro,di un
Campanella, eco.
Nel secondocaso,inveje, lo serittore, rifuggendo
dali'architettare <{completamente », di propria fan-
tasia, un modello, cerca il modello stessoin qual-
cosa di già esistente, ch'egli idealizza e stilizza,
aceentuandoneviolentamente le lince di contrasta
eonla soeietà
di cui si voglionometterein lumei
difetti. E ciõ puõ espere fatto in dupliee modo: sia
exaltando lo stato di natura (Rousseau), vale a dure
dandoílssità di linee precise ad una condizionedi
cose che di per se stessa mancherebbe proprio di
ogni preoisione di contorna ; sia, piü di frequente,
esaltando qualche popolo specíÊeo,storicamente ben
determinato, in contrapposizione al proprio popolo.
Ê il procedimentodi Tácito nella Germe a;
eceessiva idealizzazione dei eostumi dei Germana,
della loto purezza, semplicità, ecc. in aperta antitesi
con la eorruttela del troppo raíiinato e decadente
mondo romano. Ê, ora, il procedimento di Mon-
taigne, quando lodo i cannibali; sarà, poi, il proce-
dimento degli illuministi quando contrapporranno
la saggezza. morde della Cimae la larghezzad'idee
dei seguaci di Conftlcio alia barbárie morde e all'in
tolleranza religiosa degli Europei.
Naturalmente, per potes attuare questo procedi-
mento polemico, occorre creare il mito ; il mito del
buon selvaggio, della Cana saggissima, moralis-
sima, ecc. Ê superfluo aggiungere che questi miai
non possono esperecompresi come quadri storici,
come raHigurazioni dal vero.
Pera, questi meti hanno una forza, un'efRcaeia

69
morde enorme, attraverso ad essa e grazie ad esai,
la lotta contro vecchieposizioni, contro il mondo che
si vuol dispareviene condottainnanzi con un vigore
che il solo ragtonamento non awebbe. Vien da pen-
sará che I'umanità non possa procedere se non per
via polemica, e che I'alterare proporzioni e misure
sia necessárioall'uomo che lotta per a#ermare un
proprio ideale.
Certo, il mito di cui parliamo ebbe importanza
enormenella storia del pensiero europeo.Iniziato
nel Cinquecento, esmo culmina nel Settecento ; .e
volte dure,appunto,battaglia aperta contfo le isti-
tuzioni ed i principi dela'antigo regime, e tece dun-
que tuta'uno con la grande opera dell' llluminismo.
Si tenga ben presenteil motivo ispiratore del
mito del selvaggio:I'amore di pane,I'orrore della
guerre continue che desolanoI'Europa. Ora) quisto
motivo, che aspira ágil uni I'elogio ân dei cannibali,
ispirerà ad altri i progetti di lega o federazioneeu-
rope% o almeno di un supremo tribunale arbitrale,
ehe renda impossibile i conflitti tra Stato e Stato.
Cioê, vagheggiamento di feli(3i torre lontane e va-
gheggiamento politico di una società europea ideale,
unitária, senza guerre, muovono da una stessa
fonte e tendono ad uno stesso scopo; sono i due
aspetti diversissimi in apparenza,ma congiunti nella
sostanza, di un único modo di sentire e di pensare.
Questa eonstatazione ê necessária enche per
un'alara awertenza. Cioê, la polemica anui-europeu
non viene condotta perché poi meramentesi voglia
la fine dell'Europa) ma anzi perohé se ne vuole una
piü alta vira; deriva non da odio, ma da. grande

70
amore. Nessuno ê piü europeo di sentire di questi
uomini i quali biasimano le costumanze dell 'Europa ;
nessunoapprezzapiü di loto gli altavalori civili
che la tradizione europeu rappresenta. Ê próprio per
salvaguardare questi valori civili, umani, che questi
íilosofi e letterati, da Montaigne a Voltaire, depre-
cando le mole consuetudini europee soprattutto in
fatto di politica, deprecanocioê le guerre continue
e gli odi fra Stato e Stato e panito e panito.
Non lasciamoci dunque trarre in inganno, la
polemicaanui-europea
ê in funcionenon già del
desiderio di annullare I'Europ% ma anzi del desi-
derio di Tenderia pita grande, pm saggia, una verá
maestrodi cita a tutti.
Quisto spiega, anche come, ad un certo punto,
solto la pennadi qualcunodi questiscrittori, ehe
ha pure lungamenteesaltato poniamo la Cimae la
superiorità morde dei Cinesi, sgorghi poi irresi-
stibile I'alto elogio dell'Europa (come vedremo,
questo succederàpróprio col Voltaire). enche solto
le apparenze piü cosmopolitiche, gli scrittori e pen-
satori di cui parliamo continuarono,sempre,a pen-
sare con mentalità di Europeu,a misurare il mondo
e la storia umana secondo misure di valore tipica-
mente europee.

L'espressionepiü alta della polemicaanti


europea ê oferta dal Montaigne '
Due capitoli degli Estais sono consacrati al pro

3 Cfr. CniKARn, Z)ezofdsmeamar caÍ áa s Zü Zftératwre


/ratzçaãse
au IXP'/' siêcZe,
Parigi, 1911,pp. 193 sgg.

71
blema che ci occupa: il trentesimo del libro primo
che ê dedi(lato ez pro/essa ai cannibali; il gesto del
libro terzo, che ê dedimto bensi ai cooAes,ma che,
ad un certo punto trascorre a parlare del Nuovo
Mlondo,dei suei abitanti e della crudeltà degli
Europeuversodi essa.In piü varaaecenni,in altri
capitoli: soprattuttonel capitoloxn del libro ll,
la celebre ..4poZogie(ZeRaimo ã 8ebow.
11 capitolo sui cannibali ê, sostanzialmente, l 'esal-
tazionedella vira dei selvaggi.Qui. il mito del Pa
radiso terrestre, spogliato s'entendedi ogni valore
religioso, lembra ripreso in pleno.
Selvaggi li chiamiamo (Mlontaigne paria dei
Brasiliani): ma sono selvàggi come i frutti che ]a
natura produceda sé, spontaneamente, cioê piü
ricchi e pieni di« virtü naturali», mentre nei no-
stri frutti, coltivati ed addomesticati, tala virtü sono
imbastardite, poiché le abbiamo volute accomodare
« au plaisir de nobre goust corrompu » Da noi l 'arte,
da loto natura ; da noi I'invenzione, da loto la spow-
faweifé, ora I'arte ê moro ma moita inferiore alia
natura.
Quegli uominí, che chiamiamo selvaggi e bar-
bari, solo perché ciascuno deíinisce barbárie ciõ che
non i'ientra nei suor usi vivono sotto l 'imperio delle
leggi di natura, si troiano âncoranello stato di
natura: in uno stato di tule purezza, che cià che
vediamo presso di loto per esperienza direita « sor-
passa non soltanto tutte le pitture di cui la poesia
ha abbellito I'età dell'oro, e tutte le sue invenzioni
per fingere una condizione felice di vira emana,
ma enche la concezione ed il desiderio stesso della

72
filosofia ; i íilosoíi stessi non hanno potuto immagi-
narsi una ingenuità cosapura e semplice,come la
vediamo per esperienza, né hanno potuto credere
che la noutra sooietàpotesse.reggersi con si pago
artifício umano. Beco una nazione -- direi a Pla-
tone deve non ê alcuna solta di tranca, alcuna
conoseenza di lettere, alcuna scienza dei numero,
alcun nome di magistrato o di superiorità politica,
alcun uso di servizio, di ricchezza o di povertà;
dove non sono contratti di nessun genere, succes-
sioni, separazioni di bem ; doce nessuno deve atten-
dere ad occupazioni;dove non v'ê rispetto di pa-
rentela, perché la parentela ê comuna a tutti ; dove
non ci sonovestiu, agricolture, metalli, fino e grano ;
move sono seonosciute le parole stesse che signiÊcano
menzogna,tradimento, dissimulazione,avarizia, in-
vadia, calunnia, perdono. Come Platone troverebbe
lontana da una símile perfezione la Repubblica
ch'egli ha immaginato ! ».
Quadro, come vedete, che piü idillico di cosanon
si potrebbe immaginare ; e se aggiungete che quei
felici mortali vivono in una contrada piacevolissima
e sanatanto, ch'ê diMeile vedervi dei malati, avrete
il vero éden.
C'ê, ê vero, un'ombra in símile quadro ed ê che,
quando fanno dei prigionieri in guerra (e i loto
scontri sono mirabili per /ermefé, perché nessuno
fuggemai, e, o si Tinge,o si jade sul terreno),li
trattano si assai bene per parecchio tempo, ma,
quando sono ben pasciuti, li ammazzano, li faRDo
rosolare per gene e poi li mangiano, in banchetto di
amici, mandando enche qualche pezzetto agli amici
assenti.

73
Ora, questo ê certamente bárbaro, se si pon
menteai dettami della ragione.
Ma noi Europei dovremmo stare ben zitti e non
volver la vote centro simili Golpe, dimenticando le
nostre. Vi ê maggior barbárie a mangiare un uomo
vivo che morto qui I'allusione ê ágil usurai eu-
ropeu: motivo identico a quello espressoper primo
da un filtro franeese, il Léry ;a torturare con
strumenti appositi un corpo vivo, che sente e sobre,
a raTIo bruoiare peco a pocq a fado addentare da
eani e maiali come si ê visto far di recente, non
soltanto fra nemici di antiga data, ma fra cittadini
di uno stessoStato, col pretesto di religione che
non a rosolarlo e mangiarlo una volta ch'ê corpo
senzaveta. L'allusione alle atrocità delle guerre
civili francesa della seconda meta del '500 ê qui evi-
dente : e enche qui, .Montaigne riprende e sviluppa
un motivo già aecennatodal Léry '.
La loto stessaguerraê nobilee generosa
«et
a autant d'excuseet de beauté que cette maladie
humaine en peult reeevoir: elle n'a d'nutre fonde-
ment parmy eux, que la seule jalousie de la vertu ».
Non avidità di domínio,ma solo amore della gloria,
desiderio di primeggiare in virtü, li muove gli uni
centro gli altri.
Períino la poligamia loto ê bella Cosa (e qui il
Montaigne si scosta resolutamentedal moralismo di
un Léry): da noi, le mogli fanno ogni sforzo per
impedire che il manto godo dell'amicizia di altre

t líistoãe dluv Doyüge


faia e# ta torre ãw Brésü (í579)
Cfr. CnINARD,
OP.CIt., PP. 125 Sgg.

74
donne; da loto, le mogli mettonoanui ogni cura
nel procurareal manto simili amicizie,comesi
legge nel Veechio Testamento di Lia, Rachele,
gata, ecc.
La loto poesia non ê bárbara, ma ha aceenti
anacreontici ; il loto linguaggio ê dolce, gradevole,
e ha enche aHnità con il grego (supremo elogio!).
Tre di quem Brasíliani, ignorando quanto cara
costeràun giorno alia loto felicito e tranquillità la
conoscenzadeite concezioni europee e che dal « com-
mercio » con noi nascerà la loto ravina, son venuti
una volta in Franzia ; e hanno trovato degno di stu-
pore e meraviglia: l) I'obbedienzaassolutache
tanti uomini, forte vigorosi e bene armati, dimo-
stravano per il loto re, un « fanciullo » (Carão IX) ;
2) che da un lato vi erano in Franzia uomini ricchi
e prowisti di ogni comodità, e dali'altro una folia
di mendicante e a#amati. Mirabile, invejo, che que-
sti ultimanon saltassero
alia gola deglialtri, o
appiccassero il fuoeo alle loto case !
Le due frecciate sono rivolte, congro I'absoluti-
smo monarchico e contro le sperequazioni soeiali ;
ordenamento politico e sociale ne fanno le spese.
E oon un'ultima freeciata congro gli Europei in
genere, i« civili» che disprezzano come barbari de-
gli uomini per tanti riguardi migliori di loto, solo
perché diverti di eostumi(«tout cela ne va pas trop
mal: mais quoy! ils ne portent point de hault de
chausses »), si chiude il capitolo dei cannibali.
V'era, in essa,già un avvertimentofosco: attenti
a voi, poveriBrasilianie in generepoveriindi-
geni dell'.America, ché il « commercio » con noi sarà

75
]a vostra bovina.Ora, questomotivo viene ripreso e
svolto, con ben alara ampiezza e vigore, nel capitoso
cãescocões, dote Montaigne paria della conquista
spagnola del Messico e del Peru. Qui,. alia descri-
zione della stato idillico degli indigeni, succedela
descrizione della crudeltà dei conquistatori. Tor-
niamo a Las Casas.
11 noutro tnondo (Europa) ne ha scoperto testo
un filtro, non meno grande e vigoroso, ma âncora
comifaneiullo, che ê âncora all'a, b, c: cinquant'anni
fa non conoscevala scrittura, né pesa,né misure,
né vestiu, né frumento, né fino: era âncora tutto
nudo, e non vivera che di ciõ che gli dava la terra,
sua nutrice. Ê un mondoche dowebbesabre in alto,
in plena lume, quando il noutro mondo entrerà in
declino, I'uno nel pleno delle forze, I'filtro ormai al
tramonto della sua ílorza. Ma force, noi, col mostro
contágio abbiamo accelerato la sua rotina.
Era un mondo bambino (« c'estoit un monde en-
fant ») ma non inferiore a noi in ehiarezzanaturale
d'ingegno ; e anche in eapacità di rate, I'espoue%-
fabZe mag doce%oedelle città di busco e di Mlessico,
e la belleiza dei loto lavori di oreíiceria li dimo-
strava pari a noi(come si vede,.Montaigne alterna
ora gli esempidella jemplicità e ingenuità prilxú-
tiva. rilevati nei Brasiliani,ora gli esempidella
eiviltà pastosadegli Incas peruviani e dei Messicani,
secondo la tradizione di Lopez de tomara eec.).
Ma se non cedevanoa noi né in ingegno, né in
industriosità, ci erano di grau lunga superiorain
qualità mordi: e bene per i conquistatori che noi
non s'avesse bontà, liberalità, lealtà, franchezza

76
quantoloto, perchéquellevirtü li hannotraditi e
perduti.
E coraggiosi
enche
erano,fermi,intrepididi-
nanzi al perieoloe alia morte: gli esempichene
hanno dato possono benissimo essere paragonati ai
piü famosa esempi della nostra antichità. Furono
vinte da noi, ma si pensaalia loto sorpresa nel ceder
arrivare uomini barbuti, cosadiverti da loro in lin-
guaggio e religione, n /arma et co fe alce, uomini
armati di armaad essasconosciute, archibugi e can-
noni che avrebbero sconvolto lo stesso Cesare; si
pensi all'inganno in cui li abbiam trascinati, prote-
stando amicizia e lealtà, quando inveje nutrivamo
malvagi disegni di conquista ; si pensaa tutto questo
e si vedrà perché questi indigeni, cosa coraggiosi,
potessero esperevinti in casa loto.
Perché mai una comi nobile conquista non ê
avvenuta ai tempo di Alessandro Mogno e degli an-
tichi Romani! Allora, maná sapiente avrebbero
« doulcement» incivilito e coltivato. eià che vi era
di selvaggio,avrebberodito valido aiuto alle buone
sementisparsedália natura, mescolando non sol-
tanto le arte nostre alia coltivazionedella terra e
alia ediíicazione di belle città, ma enche mescolando
le virtü grechee romanealcevirtü originali del
passe. Noi awemmo dovuto, come buoni Europeu,
chiamare questi popoli« all'ammirazione ed imita-
zione della virtü », in guisa da stabilire, fra loto e
noi, « une fraternelle société et intelligence ». E sa-
rebbe stato cosafacile, valersi di animacomi«nuovi»,
comi a#amati di impãrarel dotati, per lo piü, di comi
bei principi naturali!

77
E inveje noi ci sismo valsa della loro ignoranza
e inesperienza,per piegarli piÜ facilmente verso il
tradimento, la lussuria e I'avarizia, verso ogni solta
di inumanità e di crudeltà, sull'esempio dei nostri
costuma.
Per scopodi lucro, per incrementare
il
commercio,per avere pede e pepq il risultato ê que-
sto, « tante città Faseal suolo, tente nazioni stermi-
nate, tanti milioni di popoli passati a íil di spada,
e la piü risca parte del mondo sconvo]ta». ]l/echa-
wiqwes uectoeres/ Giammai I'ambizione, giammai
l)inimiciziaspinserogli uominiin cosaorribili osti-
]ità e calamità.
La storia dália conquistadel Messicoe del Peru,
ê la storia della barbárie europeu (spagnuola) scate-
nata contro gli infelici innocenti; ê la storia di tln
maeello (« boucherie »), come di bestie selvagge.
gare volte lo spirito di conquistae I'avidità del
domínio sono stati comifortemente flagellati ; rate
volte la você dell'umanità si ê levata eon tapeal-
tezza di accentocontro la barbárie della guerra di
conquista come ne] ]b41ontaigne.
]ll suo ê un tremendo
atto di accusacongrola civiltà europeu; nuovoatto
di accusa dopo quello del Las Casas.
l motivascarsamente
accennati,
già in terra di
Franzia, dagli altri scrittori del secolo,sono ora ri-
presi, svolti compiutamente e armonicamente, coor-
dinati in una visiona d'insieme, che poggia su due
base: idillica vira degli indigeni d'.Amei'ioa prima
dela'azionedegli Europeu; barbárie, morte e deso-
lazione apportate dagli Europeu. Come si vede, la
polemica anta-europeunon potrebbe, certo, espere
piü esplicita e forte.

78
E non solo gli Indiani d'.A:medica:anche i mus-
sulmani, i pagam ci sono superiori, per Montaigne.
Paragonate i nostri costuma a quelli di un mussul-
mano, di un pagano : e vedrete che noi saremo sem-
pre inferiori, laddove « considerandola superiorità
della noutra religione», dovremmoessesincompa-
rabilnlente superiori, si da far dure: « Sono uomini
eosi giusti, comi caritatevoli, comi buoni? Dunque
sono cristiani»'

Se tiriamo [e somme, e, prescindendo da]]a (]i-


versità di tendenze,ci chiediamoquali siano i risul-
tati, ai ílni della mostra rieerca, di tutte le deseri-
zioni, discusBioni,polemi(3hedel '500 giungiamo
alia constatazione che, in opposizione al bárbaro
e selvaggio, viene amplamente elaboradoil concetto
di civiltà. Se manca âncora la parola, o meglio, se
essa parola ê âncora usata raramente nel signiíieato
odierno, gli elemento che le infonderanno poi tutto
il suo valore sono ormai raecolti.
Era I'italiano Boteroa tratteggiare,in unadelle
patine piü significative delle .ReZazio@d t7@iuersaZI
(nella parte quarta, uscita nel 1596), il processo
dell'incivilimento : processo che riehiedeva non solo
]o sviluppo della eoscienza religiosa, il passaggio
dália idolatria alia concezionecristiana, benzi anche
il trapassodália pastorizia all'agricoltura e il sor-
gere dell'attività industriale e eommerciale (ele-
mento economico),e la formazione di governasta-
\
5 Lib. 11, cap. xn

79
bili e la promulgazione di leggi verte (elemento po-
jitioo-giuridico). Momento essenzialedella eiültà,
era la
per diria col Batera stesso, della poZétÜ,
commercio
I'agricoltura sulcapastorizia,inizio del reli-
e dela'industria, stabile assetto politico, cita
glosa continua, che signiÊca cultura e arte, belle
« fabbbriche», cioê palazzi, chiese, teatro e discus-
sioni di sooietàe studi e costumaingentiliti e raíli-
nati'
Nel quale apprezzamento
della città, comeprin-
con-
cipio ideale del Títere civile, come necessano
trassegno di civiltà, era tutta I'esperienza del
mondo grego-latino, barato sulla polis, sulla città,
materialmente e moralmente entesa : quella espe-
rienza continuatapoi, nel Medioevo,dalle città ita-
liano e francesa, e ch'era diventata pure esperienza
di città germaniche.
Própriocol divenirea loto
volta, costruttori di città, da nomadieheerano,l
(}ermaniavevanodimostratoil loto ineivilirsi, il
loto accostarsi, anui entrave a far parte della piü
antiga unità civile a base grego.-romana, la quase
unità civile grazie alle città centro di veta cultu-
rale, oltre che politico-economiza s'era esteja
Nord.
da] bacino del Mediterrâneo piü su verso il
Fazendo della città la necessária premessà del
viverá oivile, il Botero si ricollegava ad una par-
ti(}olare tradizione, che si riallacciava ad Aristotele,
eh'era passara nella Scolastica, congiungendosi con
l)filtro íilone di origine sacra e non profana, il filone
che faceta capo all'BccZesiasfico : la tradizione pie-

6 Cfr. CnABOD,op. cif., PP 80 sgg

8Q
namente riPresa da san Tommaso d'Aquillo e da
Egidio Romano, nei loto trattati politici, ed entesa
ad esaltare, per l 'appunto, la fondazione e I'ingran-
dimento e abbellimento di città come il massimo e
piü degno compito di un re. .pedi/ícafio ciuifafis co@-
# mab f womew '
Ed era caratteristico che símile elogio della città
florisse solto la penna di un italiano, di un uomo
oioê nato e vissuto Della terra che piü di ovni altra
(Greda antiga eceettuata) aveia trovato Della città
I'anima di tutta la 8ua civiltà, nel paesedalle moita
città, ognunaricea di una sua tradizione culturale
e politica.
Criteri non dissimili aâioravanonegli scrittori
francesa de[ seco]o XV]. ]D insistendo ehe i] nuoyo
mondo (o almeno parte di esso) sino all'arrimo degli
Europeu non conosceva né le lettere (scrittura, ecc.)
né pedi, né misure, né gramo,né viu, né vestiu;
non eonoscevané commercio,né agricoltura, né ma-
gistratura e cariche politiche, né leggi e proeessi
(Montaigne, e analogamente già il Ronsard) si
giungeva precisamente allo stesso risultato del
Botero.
Vira economizabarata sull'agricoltura, sull'in-
dustria e sul commercio,cioê su di una sistemática
e ben regolata costuradella terra, sulla produzione,
continua,di strumentidi laboro o di oggetti co-
munque necessari o utili o sempjicemente comodi
alia cita dela'uomo,e Bulia scambio,pur regolare e
continuo, di dereate e manufatti(lo spagnuolo Lo-
pez de tomara aveva giustiÊcato il lavoro obbliga-

7 Cfr. Cn.ÀBon}op. cit., p. 43

6 -- Cn.ABOD, ZP'idêo cÍJ.EÜropa. 81


todo degli Indiana nelle miniere, cioê la schiavitü,
col motivo che gli Spagnohavevanopleno diritto
d'ímpadronirsi di ricchezzeche rimanevanonon
sfruttate e di metterle in circolazione : típico cm-
terio europeo e quasi già capitalistico!) '
Veta politica barata su di una organizzazione sta-
bile di poteri pubbliei, ai quali spetta il deciderele
cose della collettività, ai minidel bene comune(non
importa, ora, donde quem poteri derivino il loto
diritto di comando).
Vita morde e culturale fondata sulle norma della
religione cristiana (elemento,questo,sin allora do-
tninante), sulle norme della morde tradizionale, con
i suor criteri di giusto ed ingiusto, onesto e desone-
sto, pudico e impudieo ecc.; e fondata Bulia tradi-
zione letteraria-scientiÊca dell'antichità, passata e
arricchita attraverso il Medioevo e il Renascimento.
Questi sono i fattori base, che con maggiore o
minore chiarezza, traspariscono dai commenti di
tutti quemnarratori, scrittori, ecc. e son tutti fattori
scelti in base all'esperienza europeu.
Vedete,per esempio,un altro esploratorefran-
cese,il Villegagnon ', come giudica i Brasiliani lon-
tani da cortesia ed umanità, senza conoscenzadi
onestà né di virtü, né di cià che ê giusto o ingiusto:
sono tutti termini in cui si raccoglie I'esperienza
seeolare della gente europea.
Cowrtoisie : e pensate alia cortesia dantesca, alia
cortesia che con valore, soleva trovarsi

8 CnTNA]ZD,aP. Cet.,P 211


9 CniKAnn, op. ciZ., p. 147

82
in sul'paese eh 'Adige e Po Figa
(Pw?'gatorêo, XVI, v. 107)

e che nasce in cor gentile ; pensate alia cowrtoisie


celebrara e invocata Fure in quelle altre eulle della
oiviltà europeu che furono, Bulia fine del Medioevo,
Franzia settentrionale e Paesi Bassi(cfr. J. flui.:
ginga, -dwfuw@odeZ .Wedeoeuo,trad. it., Firenze,
1940, püssim).
Umanità: e pensate alia Àwma fas cara a Lo:
renzo e a Poliziano, a Niccolà da ousa e a Pico della
Mil'andola, ad Erasmo da Rotterdam e a Tommaso
Moro ; o, piü semplicemente,a quell'umanità meno
eomplessa, mano risca di elemento culturali, piü
sentimentale diremo, che venne poi celebrata dal-
1)111uminismo del '700, cioê all'umanità Come eapa-
eità di sentire e condividere i movi dell 'animo altrui,
capacità di coMpassione e di pietà.
Onestà, virtü, giusto ed ingiusto : enche qui, tutti
riferimenti sottintesi sotto la pennadi un con-
quistatore e colonizzatore all'esperienza europea
de] giusto e dela'ingiusto, dell'onesto ecc.
Antro fattore di civiltà legato strettamente al-
I'esperienza europeu ê il fattore costuma,vira so-
ciale. A questo proposito ê, anzi, interessante osger-
vare I'insistenza con cui gli scrittori francesi bat-
tono sul rasto nudità indiana-vestiu europeu,sem/
plicità indiana-raílinatezza europea : ricordiamo il
Léry e ]e sue osservazioni(pessimistiche) sulla
complioazionedel vestire femminil-3eui'opeo; ricor-
diamo il Mlontaigne e il sarcasmo finde del capi-
toso xxx de] ]ibro ] « ...i]s ne portent point de hau]t

83
. . ; . . ' '

H
.'

10 Eagiotzamemt{
del m o p aggia êntofno al momcZo,
ed. Sil
destro, Torino, 1958, P. 134.

84
Dünque, il concerto di ciõ che sia eivile, in con-
trapposto a bárbaro, ê ben chiaro.
E, naturalmente, civile ê I'Europa. enche il piü
deciso nella polemica antieuropeap enche il Mon-
taigne, quando disegna il quadro della societàpri-
mitiva («le monde enfant») e lo contrappone al
mondo che ê ora, ew Zwmiêre,contrappone precisa-
mente Nuovo Mondo ed Europa. La società non
primitiva ê delineata coi caratteri .della soeietàeu-
rope% il mondo « non enfant » ê « nostre monde par-
deçà»(dell'Oceano Atlântico) ':
Paráeçà e par deZâ: i due monda in antitesi
sono, entrambi, a#acciati sull'Atlântico. Fronte a
fronte, stanno « leur ignorante et inesperience» e
« nos moeurs ».
Si potrà bensi dureche questacantata civiltà eu-
ê tuttavia capace pur sempre di grande de-
litti ; che, sotto allo splendore apparente della veta
cittadina, della cultura, dell'ordene si cela una bar-
bárie non meno grande di quella tanto rinfawiata
ai poveri, ingenui selvaggi, e che quindi enchenoi
siamo lontani dali'aves attuato le norme della rclisow
(Mlontaigne,in questo, ê diretto precursore degli
illtaministi). Si potro dure che questa ê una civiltà
mecha gwe (per riprendere la stupenda espressione
del lblontaigne sulle mec#aniqwes u ctoires) : cioê
una civiltà di tecnica, non di animo, di mezzi di pro-
duzione e d'istruzione, non di sentire.

ii Questa espressione recorre nel cap. ví del lib. lll(nel-


I'ed. degli Estais che cito, Parigi, Garnier, s. a., vol. 11, p. 296),
{{ Par delà }}, ü., P 297.

85
141a tutti gli accenti polemici non impediscono
che, per forza di Cose,la contrapposizione
fra il
mondo primitivo dei selvaggi americana ed il mondo
non primitivo, sia contrapposizione
tra America
ed Europa. E dunque,per mec#aniqweche possa
espere, ]a civi]tà ê ]auropa.
Cioê, per essere piü precisa: il quadro che viene
tracciato di ciõ che ê civiltà ê un quadro tutto con-
tessuto di elementi europeu. E, quindi, I'Europa ê,
certamente, paese di civiltà.
Mla ê civile soltanto I'Europa? O, in altri, ter-
mina,quella civiltà di cui si paria ê própria soltando
dell'Europa o non ê condessa anohe ad altre terre?
Per quem che riguarda lo stesso Nuovo Mondo
alle deserizioni dei« selvaggi» sonoframmischiate
le deserizioni delle meraviglie del Messico e del
Peru: .la nuova Spagna, dize il Botero, non cede
alce piü famose province d'Europa « né in magni-
ficenza, né in riechezza, né in politica, né in nobiltà »
(-Refazo t7KiuersaZI,
parte 1, vol. ll, lib. 11,P. 358);
la « spaventevole » magnificenza della città di Cuspo
e di Messico,doceil Montaigne,e la bellezzadei
lavori di oreâeeria, delle pitture eco., dimostrano
che questi indigeni non erano inferiori ágil Europeu
nemmeno in industrie. E inutile sarebbe rammentare
âncora i paragoni fra le grandi strade degli Incas
e le opere romane em.
In verti momenti dunque, lo stesso Nuovo Mondo
par essere,in parte, almeno,tutt'antro cheselvaggio
e bárbaro, sembra anca'egli civile, enche se la sua
civiltà abbia caratteri diverti dália nostra, per reli-
gione, tenore di veta, modo di pensare ecc. Ê, fra,

86
.I'filtro, una civiltà che ignora le arma da fuoco e la
stampa, le due recenti« meraviglie » europee.
Pera, nel eomplesso,e nonostante simili ricono-
scimenti parziali, il quadro che viene tracciato del
Nuovo Mondo ê pur sempre quello di una società
primitiva venuta bruscamentea conttasto con una
società assai piü evoluta e civile, quella europeu ;
e le are invocazioni del Las Casas e del Montaigne
a favore degli Indiana, sono, appunto, a. favore di
povera gente, innocente, ingenua, surpresa! tradita,
massacrata da piü esperti subdoli e potente invasori.
Dunque, nel eomplesso, il Nuovo Mondo passa
alia tradizione sotto il segno del « primitivismo ».
Ma, oltre all' Europa, non o'ê solo. I'.Amerioa.
E il vecchio continente africano! E, soprattutto,
il vecchiocontinente
asiático,i tre continente
della
tradizione sacra e profana?
C'ê fra I'filtro, la Cima.Ora nei riguardi della
Cine gli scrittori si esprimono Come potrebbero
esprimersi nei riguardi di un grande Stato europeo
Nessuno,certo, gi sogna di dize che la Cima ê un
7aowde e#/aHf, ê terra di primitivi: anzi !
Per il Botero,ê un reúno di cui non ê mai esi-
stito uno « piü grandené piü popolatonépiü risco
e dovizioso d'ogni bene »; un regno come non ve
n'ê un altro antigo e moderno « meglio regolato ».
E già prima di lui LudovieoGuiwiardini aveia
esaltato « quella grande, ricea et ben politiata pro-
víncia della Cima » (Z)esoriff a e ãe i Paes{ .Bassi,
ed. .Anvers%1588,p. 251). Notate il termine « poli-
tiata », soprattutto : lo stesso termine cioê, che viene
usato per le maggiori nazioni europee.

87
A sua volta, echoil Montaigne: «nella fina
[a cui organizzazione [poZice] e le cui arte, senza
avere relazioni né conoscenzadelle nostre sorpas-
sano i nostri esempi in parecchie parti di eccel-
lenza, e la cui 8toria mi insegna quanto il mondo
ê piü amplo e vário, di quel che gli antichi e nói
ei âguriamo » (Bssais, lib. 111,cap. xm).
11 mostro Carletti Bale âncora di tino: « ll modo
di .stampare et il rate I'artiglieria et polvere (con
la quale fanno apparire ingeniose et meravigliose
cose come alberi di fuoco lavorati...) sono tanto
antiche inventioni nella Clima,che passado migliaia
d'anni et si puõ senz'alcundubbio credereche tutte
venghino da loto ; et io concorrerei a dure che non
solamente quente, ma ogni altra inventione di buono
o di cattivo, di bello o di brutto, fussero venute da
quel paese, o almeno si puõ affermare che abbino il
conoseimento di ogni cosa da lor medesimi, et non
da noi né da' Grechi o altre nationi che le banho
insegnate a noi... » 22.Son notazioni che anticipano
talune pagine dela'-Bssa{swr Zesmoewrs di Vol-
tnlro
11Carletti, d':«ltronde,piü d'una volta dimostra
di apprezzare anche altri popoli che non piano il
cinese: severo, anch'egli, nel giudioare la politica
co[onia[e deg[i Spagnuo[i, impadronitisi« con ]a
:#,( violenza dela'arme» dell'argento e dell'oro degli

n OP. cil., P. 176. Sull'orgoglio dei(}inesi, che <(stimansi


ripieni d'ogni scienza» e nelle scienze {{ si tengono li premi
uoininidel mondo,e non pensadoche8ia saperefRoTadella
loto natione,temendo
tutti li altri per gentebárbara»,pp. 164
e 176

88
\

indigeni d'-AJnerica :' « mutatori» per non dure di-


struttori d'ogni Cosa :',. ê pronto nel mettere in ri-
lievo come, per esempio, «per tutte quell'lndie
occidentali vi ê questa felioità, che non si trovano
assassinané gente che rubbi alia strada né meno
per le case,.e si puõ andare da un luogo all'filtro
eon I'argento e I'oro, Come si doce, in mano, senza
portare firme di sorte alcuna per diífenderlo,poi-
ché nemmeno gli Indiani le portano, non essendo
dediti a questo » "

E mentre condanna la « giustizia non meno cru-


dele e bárbara » in uso nel Giappone :', ammira la
« estrema virtü morde 1>dei mercante che traHcano
a Goa, « in tutto quello che dicono e che fanno », a
cominciare dali'« osservanza della realtà et fedeltà
in tutte le loto attioni; et nel comprare et vendere
realissimi e sopramodo osservatori della parola et
di quello che promettono » :'
Quindi, c'ê almeno un filtro paese plenamente
civi[e, ]a Cine. Ora ]a civi]tà europeu in che cosa
differisce dito che differisca da quella cinese?
Sono due cose identiche, oppure c'ê un mondo eu-
ropeu diverso dal mondo cinese? Ê una domanda
essenziale: solo la resposta ad essa potro date me-
ramente e Completamente all'Europa un suo pro-
prio volto morde, far Títere, cioê, I'Europa come
un corpuscivile a sé.

n /b., P. 57.
:4 /b., p. 103.
:' lb., P. 37.
'' /b., P. 116.
:' /b., PP. 216-18
Ora, questa respostanon ci viene data âncora
nel '500. L'esaltazione ed ammirazione per la Cine
ê âncora generica, si appaga di definizioni che non
distinguono moro dell' Europa (Gfr. le deíinizioni
del Botero, del Guicciardinie della stessoMon-
taigné; solo il Carletti ê pib concreto e preciso).
Qua e là, qualchebarlume di individuazione come
nel cosmografo meanAlfonse le Saintongeois quando
ammira la trãnquillità e la sagg(üzadella Cima,in
confronto alceguerre e alle pazziedegli Europeu:'
Ê un barlume che nascia,certo, intravvedere parec-
chio in profondità: giacchéquestomotivo fina
paciÊcae saggia-Europa guerriera e folle, sarà il
gran motivo svolto a piena orchestradali'lllumi-
nismo settecentesco.
Ma ê un barlume subito Bpento.Perché si giunga
a chifre e precise distinzioni fra civiltà europea e
civiltà cinese,in generefra civiltà europeue civiltà
non europeu, Decorre attendere próprio il Settecento.
11 Cinquecento ha distinto nettamente fra la ci-
viltà e la primitività: fra íl Seicento ed il Sette-
oento gli scrittori distingueranno ulteriormente, nel
seno della stessa civiltà, separando una civiltà da
un'alara civiltà, e dando cosamaggior precisionedi
contorna a] volto de]] ' Europa:

i8 Cfr. CniKARn, op. dt., p. 47. La (Josmographie di mean


Fontenau,deito meanAlfonse le Saintongeois,
fu scritta nel
1544, ma pubblicata solo nel 1904.

90
CAPITULO IXr

Se infatti il mito del « buon » selvaggio ameri-


cano, già elaborado come s'ê visto, dal Las Casas e
dal Montaignenon ê piii persa di vista dália pub-
blicistica europeu,che se ne tornerà ad impadro-
nire soprattutto nel '700, s'intende a scopo pole-
mico,per opporloalia « corruzione» e alia « mal-
vagità» dell'Europa!lo aguardoviene tuttavia at-
tratto, fra '600 e '700, soprattutto su altri, piü
vecchi paesi. E non ê solo la Cine, il piü vecchio
mito esoticoche gli Europei si signoforgiati. La
fina continua, certo, a tenere il posto d'onore fra
i paesi stranieri, ê sempre il Paradiso terrestre, la
terra de[[a saggezza e de]]a pane, ]a nazione che
appare « piü che divina », la nazione dote dominano
i« íilosoíi». Confucio ê sugli altari: c'ê chi a mala
pena si trattiene dali'esclamare : igâ#cifc (Jon/wc{,
ora pro wobis ! :
Ma la Cine non ê piü sola a suscitare ammi-
razione.

l Cfr. ljIAZAKn, Zza cl'lse de Za cansc&emcee rapeenzze, Pa


regi, 1935, 1, p. 30.

91
Appare anche I'Egitto, I'Egitto che ê stato
1)iniziatoredell'umanaciviltà e che troça ora i
suei esaltatori: un Bousset,che appunto ne exalta
l 'antiga gloria nel Z)iscowrs swr Z'.27{sfoere t7niuer-
seZZe,
gloria nel campo delle leggi, della morde, del-
I'economia(agricoltura), delle monumeütalità(pi-
ramidi) ; un Giovanni Paolo Marina genovese, au-
tore di .Ewfretie#s d'%# pãÍZosopÃe cluec wn soZitaire,
star 'pt'üsi,e\Lrs mata,ires de 'moral,e et d'ér' düiot
(1696), che exalta la Êlosoíia, la scienza egiziana,
scopritrioe di tutti i segreti ; I'abate Terrasson, nel
Settecento, che delinea la figura del « saggio egi
piano, il íilosofo Sethos, modello di alta umanità » '

Accanto all'Egltto, I'.A:cabia e, piü precisamente,


gli Arabi e Maometto.
Ê il temadi uno dei lavori
di quel curioso spirito che fu il conte di Boulain-
villiers, autore, fra I'filtro, di una IZéede .ZI/aAomet
(pubb[icata postuma ne] 1730), ch'ê, appunto} una
idealizzazione polemica del mondo arado. Polemico,
contro istituti, us{ e credenze deJI 'Europa monar-
chico-assolutistico-clericale ; polemica, attraverso il
mito acabo, come polemiche per via direita erano
state le altre opere del Boulainvilliers, a(panito op-
positore dela 'absolutismo monarchico alia Luigi XIV.
Da una parte, cioê, egli scrive saggi di storia fran-
eese (.Letfres sur Ze awcie s parZeme#fs ecc.) per
dimostrare che inicialmente i Germana,jnsediatisi
da padroni in Gallia, al di sopra della popolazione
galão-romana vinte e primata di ogni diritto, erano
tutti libera ed uguaB, e che solo col tempo e grazie
ad un laboro sistemáticodi corruzione,i re poterono

2 Cfr. ]][.ÀZARn,op. cit., pp.]8 sgg

92
a loi'o volta imporsi da padroni enchesulcanobiltà,
in cui si perpetua. appunto il sangue germânico dei
vineitori(Boulainvilliers ê, force,il primo precorri-
tore del « razzismo»); dali'alara contrapponeall'in-
tolleranza del clero cattolico lo spirito di tolleranza
degli Arabi ed exalta la grandezza di -bllaometto,
questo. nemico del nome cristiano per tanti secoli
esecrato dali'Occidente europeo. ll « mito » arado
serve dunque, qui, ad un preciso scopo politico.
Politico e religioso, anohe.
Perehé e dobbiamo insistere su quest'awer-
tenza se il Cinquecento ha potuto espere polemico
antieuropeo dal .punto di vista politico, se cioê ha
potuto deplorare la « pazzia » europea (guerra, spi-
rito di conquista ecc.) non lo ê certo stato dal punto
di esta religioso. Eceettuato il Montaigne, pareechio
scettico,tutti gli altri serittori, cattolici o calvinisti
che fossero, hanno anzi concordemente trovato che
gli indigeni erano adatti per « ricevere » la parola
del vero Dio, per convertirsi alia veta fede,quella
cristiana. Sul valore di quést'ultínla, nemmenoil
piü lontano dubbio.
Ora, inveje, alia polemica antieuropea per le
questiona« politiche » s 'aggiunge enche la polemica
« religiosa»: vale a dure,si combattononon sol-
tanto gli istituti politici europeue la « ragion di
Stato » benzi enche la « religione europeu »} la reli-
gione cristiana (gli illuministi eondannano tanto il
fanatismo dei« moines » cattolici, quanto quello dei
calvinisti e dei luterani). La ragion di Stato ha,
Come conseguenza, le guerre continue, i massacra
dei popoli innocenti e I'oppressione interna ; la reli-
gione, qual'ê professada negli Stati europei, ha per

93
conseguenza, il fanatismo, I'intolleranza : próprio
ei.õ contro cui il pensiero del '700 entende combat-
tere le sue magglori battaglie.
Quest'êil motivo del tutto nuovo, di f'ronte alto
spirito oinquecentesco, che s 'adverte già negli scritti
del Boulainvilliers, comepoi si avvertirà in quelli
del .bllontesquieu, del Voltaire, ecc.
La stessa ammirazione per la Cima si Converte
e questo ê nuovo, nei confronta dell'atteggia:
mento tradizionale in mal relato attacco centro
il Cristianesimo. Beco infatti il Boulainvilliers :
« l Cinesi sono privati della Rivelazione, essaattri-
buiseonoalia potenzadella meteria tutti gli e#etti
ehenoi attribuiamo alia natura spirituale, di cui essi
negado I'esistenza e la possibilita. Essa sono ciechi,
e fosse cocciuti.
« Ma\essa sono comi da quattro o cinquemila
anni; e la loro ignoranzao cocciutaggine
non ha
privado il loro stato politico di alcuni di quei meras
vigliosi vantaggi che I'uomo razionale spera e deve
trovare naturalmente Della società: comodità, ab-
bondanza,pratica delle arte necessarie,studi, tran-
quillità, sicurezza». O âncora « ci si puà stupire che
tra le varie religioni del mondove ne sia stata una
sola (quelha di Confucio), la quale, senza I'aiuto
della Rivelazione, e riíiutando del pari i sistema
meravig[iosi ed i fantasmi de]]a superstizionee de]
terrore, che si pretendonoesperedi tanta utilità
per condurre g]i uomini, non si ê fondata che su]
dovere naturale » ;

' llAZARD}OP Ct., PP. 30-31

94
Ed ê già suHciente indizio di tale atteggiamento
degli spiriti I'ammirazioneper gli Arabi, per i Pe.r-
siani, períino per i Turchi: cioê per gente che, per
fungo tempo, era apparsa agli Europeu comeil « ne-
mico » mortale.

11 mito « esotico » alligna dunque sempre pià, i


confronti fra « noi» e gli« altri» incalzano.L 'atteg-
giamento polemico ê sempre piü netto: anzi, per
esprimerlo meglio, Cocosorgere una earatteristica
forma letteraria. Sin qui, abbiamoassistidoalia for-
tuna straordinaria della letteratura dei viaggi: dal-
I'inizio del '500 in poi le relazioni, descrizioni geo-
graílehe di terre lontáne, contado fra i massimi
successieditoriali, direbbê un uomo del tempo no-
utro. Ora, tra la fine del '600 e I'inicio del '700 echo
fiorire anche, e con enorme fortuna, una letteratura
di pêeudo-viaggi,
in genere,raccoltadi lettere,che
sí íingono seritte da un Turco, un Persiano, insomma
un non Europeo che, in viaggio per I'Europa, in-
forma i suei amici di laggiü dei eostumi,istitu-
zioni ece. dela'Europa. S 'entende che in tal modo lo
pseudo-Turco, Persiano, ew. ha modo di eriticare
apertamente quello che gli lembra difettoso: e le
oritiche non mancano davvero. Se c'ê una espres-
sione chiava, decida dello spirito polemico che
anima gli scrittori del '700 contro istituti politica
e tradizioni religiose dell'antigo regime, questa ê
proprio la letteratura degli pseudo-viaggi.
Ê soprattutto qui, in questa letteratura, che
enche il concerto di Europa si precisa deíinitiva-

95
mente. Secondo I'cicuta osservazione dello Hazard ',
enche il piü ottuso dei lettori dovette comprendere
che fuori d'Europa v'erano esseri non inferiori a
lui, eppure di cita profondamente diversa dália nua :
egli dovette quindi sostituire alia nozione di supe-
riorità (sua)che gli era familiare,la nozionédi
diversità.
Cioê, in altri termina, si compié aflora quel
processodi di#erenziazionedell'Europa dagli altri
continenti che il Cinqueceütonon aviva ultimato e
(üe era inveje necessário si ultimasse, per poter
parlare con chiarezzadi idee e preoisionedi eon-
cetti di una «Europa» civile.
La fortuna della letteratura dei viaggi immagi-
nari, fu ancheaccresciuta
dal farto che,quaseal-
I'inizio, pote annoverare un capolavoro e furono le
Z)elites persawes del Montesquieu.
Le Z)etfrespersa es,la prima delle grandeopere
del . Montesquieu, apparvero nel 1721.
Qualche decennio innanzi, nel 1684, quello stesso
Magana, genovese,che nel 1696 doveva poi esaltare
I'Egitto, aveva pubblicato anonima un'opera in sei
volume, Z'esp o» dw GrawcZ 8eZg e r ef Zes reZa-
ti,ares secrêtes enuoyêesau Ditar ãe Costantino'ple,
dove si fingeva che lo spione turco Mamut, da Pa-
rigi, per ben quarantacinque anui, enviasse di con-
tinuo relazioni al governoturco e lettere ad amici e
conoscenti: lettere assai irriverenti per i costumi
e la vila degli Europeu. Successo grandíssimo : tra
il 1684 e il 1710, tredici edizioni.

4 OP. cit., P. 24.

96
Nel 1705, Cego gli .4mwsemewfs sérietm ef co-
migwes del Dufresny, dote si racconta ciõ che un
Siamesedirebbe e farebbe se venisse a Parigi.
Ne[ 1711, ne]]o « Spectator », ] 'ing]ese Addinon
pubblica supposteimpressioni di ra/a#s indiani a
spasso per Londra.
Ora, a sua volta, il Montesquieuricorre alia
Perdia (che, naturalmente, non ha mai conoseiutodi
personae per cui devericorrere alle relazionidi
viaggiatori e di missionari servendosisoprattutto
dei }'og/ages. áw (yãeuaZder (JÀard e# .Persa ef
awfres Ziews).Egli immagina, cioê, che un Persiana
di alto lignaggio,Usbek,per evitare di cadetevit-
tima dei potente nemici che ha, decidedi allontanarsi
dal paese e di fere un fungo viaggio in Oocidente
con un amigo, Rica: premi force tra i Persiana ohe
il desiderio di apprendere abbia farto uscire dal
toro paese (leu. l e Vllll). La corrispondenza, tra
Usbek e Rica da una parte, i loto amici, conoscenti,
gli eunuchi dela'darem, le favorite, ecc. dali'alara,
aostituiscono appunto le Zleffres persa@es.
Naturalmente, quemche interessa non sono le
notizie dália Perdia e Bulia Perdia, ma le notizie
alia Perdia e sull' Europa, essencialmente Bulia
Franzia, su Parigi che ê il luogo di soggiorno dei
due amici. Di persiano giusta I'idem che si aveva
aflora della Perdia , di«calor locale» il Mon-
tesquieuha mesmosoprattutto le storie e storielle
dell'Abrem, che aervirono a date un certo tono leg-
gero e piccante all'opera e ne facilitarono} senda
dubbio, il successo. ll quale fu, in e#etti grandís-
simo:tra-il 172:L
ed il 1754,
in vetadunque
del
Montesquieu, ventisette edizioni.

7 -- CHABODp .Ll-idem d'.E'tropa. 97


Notizie sulla Franzia e .sull'Europa: perchéal
di là della Franzia, si paria di Europa, come di un
corpus ciüle e politico ben diverso dali'Agia.
Dal punhodi vista politico, riappare, encheq-ü,
la distinzione del Machiavelli: Europa :: molti Stati,
eiaseuno di potere non illimitato all'interno e spesso
a forma repubblicana; Agia :: pochi Stati e un po-
tere illimitato del sovrano üui sudditi e dente re-
pubbliche. Mlolti Stati e vari i moda di governo:
« non ê come in Agia, dove le regole della politica
sono dovunque [e medesime» (]ett. LXXX]; e
cfr. leu. CXXXVlll, immutabilità dei sistemaíinan-
ziari in Turchia e Perdia, estrema mutevolezza dei
sistema francesa). Vi sono, in Europa, alcuni Stati
pib potente: ]']mpero, ]a Franzia, la Spagnae ITn-
ghilterra (notate I'assenza della Russia, che non ê
âncoraconsiderara
Europa).Ma I'ltalia e la Ger-
mania sono diviso in numero infinito di piecoli prin-
cipati, i cui principi sono,a dire il vero, « i martiri
della sovranità ». l sultani hanno piü mogli ohe al-
cuni di talaprineipi non abbianosudditi(leu. Clll).
In maggior parte i governi europei sono monar-
chici o, almeno, sono comi denominati: Usbek du-
bita se ve ne sia mai stato uno solo di propria-
mentemonarchieo.Ma, per quanto grande sia il
potere dei re, essaDon I'esereitano con tanta esten-
sione quanto i sultani(ib.) ; onde i governi orientali
appaiono «tirannici», onde la diversità di mé-
todo delle rivoluzioni, in Agia, bastandocolpire il
pri.naipe, in Europa oeeorrendo sollevare rivolte
(leu. Clll). Quanto ágil Inglesa poi, essariÊutano
ogni idea di sottomissione servile : se un príncipe

98
vuole oppriinerli, essi rientrano « nella loto liberta
naturale» (leu. CV).
Ma, oltre alia monarehia, vi sono repubbliche in
Europa: ed ê questa una delle Coseche atura mag-
giormente la eul'iosità perché « la maggior parte de-
gli Asiatiei non ha nemmenoI'idea di questaforma
di governo,e I'immaginazione
non li ha aiutati a
comprendere che Bulia terra ü possa espere altra
cosa che il dispotismo ».
Le repubblichenacqueroin Greda: ad essefu
dovuto il fiorire della civiltà che tece della Greda
la sola nazione « polme» (civile) 'in mezzo ai bar-
bari. Dália Greoia I'amore del governo repubbli-
eano,cioê I'amore della libertà, Éi difEuse,con i
colono
greei,in ltalia, in Spagna,in Gallia.E, d'al-
tronde,anchei popolinordieieranoliberi: i Ger-
mani limitavano enormementeI'autorità dei loto re
che erano propriamente solo dei generali(echo, qui,
I'idem della libertà primitiva nei Germana).E la
storia dello . sviluppo etlropeo ê questa, appunto:
proprio dell'Europa ê il regime reptlbblicano, eioê
la limitazione dela'autorità centrale a vantaggio
della libertà. dei singoli. E snulodell'Europa « per-
ché, quanto all 'Afia e all'Africa, esse sono state sem-
pre schiaeciate sotto il despotismo» (leu. CXXXI).
enche per quel chõ riguarda I'amministrazione
della giustizia, questo /wwdame tum regwi, pro-
funda di#erenza tra Oriente e Oceidente: in Europa,
governo spesso « dolce » e pene mito e, soprattutto,
sempre graduate all'entità del delitto ; in Agia go-
verno dispotieo e pene terribili, esagerate, senza
che ciõ sia vantaggioso alia causa della giustizia.

99
« Non vedo che I'ordene, la giustizia e I'equità signo
meglio osservatein Turchia, in Perdia, presto il
Mlogol, che nelle repubbliche di Olanda, di Venezia
e nella stessa Inghilterra; non vedo ohe ci si com
mettano meno delitti e che gli uomini intimiditi
dália grandezza delle pene vi signo piü sottomessi
alle leggi l>. Oito giorni di prigione e una leggera
multa eolpisconolo spirito di un Europeu « nutrido
in un paesedi dolcezza», tanto quanto la perdita di
un braecio intimidisce un Asiático. Anzi il sistema
asiático ê piü ingiusto e vessatorio (leu. LXXXI).
Sin qui, dunque,la distinzioneê a favore del-
I' Europa: già emergeil motivo della « libertà»
(esempio inglese), già traspare I'ammirazione per
le repubbliche (Olanda e Venezia) il cui spirito in-
formatore ê la «virtü», dirá piü tardi il Mlon-
tesquieu nell'opera maggiore, I'.Bsprif des bois.
Quest0censo,vivíssimo,della libertà, cioêdei diritti
del singelo, rende assai diverso I'apprezzamento
delle repubbliche, apparentementeidentico nel Mon-
tesquieu e nel Machiavelli, data che nel secando,
come s'ê detto a suo tempo,.non v'ê alcun riguardo
alia ]ibertà dei singoli e tutto viene giudicato dai
solo punto di vista dela'interesse deITo Stato.
Liberta, o almeno potere meno illimitato del so-
wano di quanto non si usi in Adia ;. maggiore giu-
stizia, 80nodunquele caratteristichedel piü vário
e complesso sistema politico europeo} di fronte a
quello orientale (e si noti che Montesquieu paria
di Agia,senzaeccettuarne
la Cine)
Ma proprio perché queste sono. '\
grande aspirazioni del Monta U

100

B8f+l'FBt.
'«'lSH.hP''.' ' /o992.
r nela'.Bsprátdes bois, elaborerà la doutrina della
ripartizione e dell'equílibrio dei poteri, legislativo,
eseeutivo,giudiziario, ehiave di volta del liberali-
smo europeo posteriore), proprio per questo ecoa,
allato dei punti a vantaggio dell'Europa, i punti a
sfavore.
ll lato negativo occorre dirão? riguarda
anzitutto i rapporti internazionali. Sismo, cioê, sem-
pre al solito tacto: la ripugnanza per le continue
guerra ; ,la repulsione per i metodi della conquista
brutale ; ]'ostilità alia tanto deprecada « ragion di
Stato » (e, di riverbero, I'adio contro il suo teorico,
il Machiavelli : voi capote I'antimachiavellismo, im-
ponente Corrente culturale che attraverserà la storia
europeu da] '500 al1'800).
11 diritto ptJbblico, sorive Usbek (leu. CXXV),
ê piü conosciutoin Europa chein Adia; tuttavia si
puà dize che le passioni dei principi, la lpazienzadei
popoli, I'adulazione degli .sorittori ne hanno corrotti
tutti i principi.Queldiritto comiCome
si pre-
sente oggi ê una scienza che insegna ai principi
sino a che punho essa possante violare la giustizia
$enza danneggiare i propri interessi. Qual propo-
sito,di volere,per indurirele loto coscienze,
eri-
gere I'iniq-ütà a sistema, darne le regole, formarne
i prineipi e trarne le conseguenze !
La potenza illimitata dei nostri sultani, che non
ha altra norma che se stessa,non producemostra
maggiori di quest'arte indegna che vuol rate pie-
gare la gíustizia.
Si direbbe ehe vi signo due giustizie del tutto
diverge; I'una, che degolale questionadei privati,

101
che regna nel diritto ciüle ; I'alara, che regala le con-
troversie tra popolo e popolo, che regna tiranna nel
diritto pubblico: come se il diritto pubblico non
fosseessostessoun diritto civile non di un singolo
paese, ma del mondo (leu. XCV).
Come i magistrati fanno giustizia ai cittadini,
comi ogni popolo dovrebbe rendere giustizia da se
medesimo ad un altro popolo : ed in questa seconda
distribuzionedi giustizia, non ci si puà servire di
massimedivergeche nella prima. Gli oggetti di
controversia tra popolo e popolo sono quasi sempre
chiari e facili da eliminare ; gli interessi di due na-
zioni sono, di ordinário, cosadiverti, che non Decorre
se non amar la giustizia per trovarla.
Diritto pubblico, diritto delle gente o meglio
« diritto della ragione ».
A trai le somme, quindi, si dovrebbe eoncludere
questo : netta superiorità europeu per quanto ê dei
principi informatori degli istituti fondamentali della
veta poliu(3a, soprattutto perché I'Europa vuol dize
libertà (almeno entro verti limiti) e I'Oriente vuol
dure despotismo. Ma il modo con cui i governanti
europei cercado ':li applioare, soprattutto nelle rela-
zioni internazionali, le massime della esecrabile
« ragion di Stato», ê causadi gravi mail all'Eu-
ropa : difetto, insomma,di applieazionedovuto alia
corruttela degli uomini. Bisognerebbepor remedio
a questo: e voi capotecome, con ciõ, si giustifichi
appunto tutta I'opera dell'llluminismo, sul terreno
politico entesa appunto a « riformare » I'andamento
della cose.
Questo modo di vedere trava piena eonferma

102
F
tiroprio nell'esame delle condizioni-particolari della
Franzia. Qui troviamo si il motivo delle antiche
<<liberta » dei Franchi, progressivamente eliminate ;
il motivo típico, cioê, della pubblicisti(3a francese
antimonarchioa o almeno antiassolutistim dália se-
condameta del '500in poi, comunepure alia pubbli-
cistica germânica.Chi potrebbepensareche un
regno,il piü antigoe il piü potented'JZuropal
sia
xovernato,da pib di dieci secoli, da leggi che non
sonofatte per lui? Se i Francesafosserostati con-
quistati, cià non sarebbe difRcile da eapirq ma essa
sono stati i conquistatori. Essa hanno abbandonato
le leggi antiche, fatte dai loto prima re nelle assem-
blee generali della nazione; e ciõ che v'ê di singo-
]are, ê che le leggi romane che essahanno adottate
in luogodi quelle,eranostatein partefatte e in
parte redatte da imperatori contemporaneidei loto
legislatori. E aHinché I'acquisto fosse eompletol e
che tutto il buon senso venisse loto da altrove, essa
hanno adottato tutte le costituzioni dei papi, e ne
hannofalto una nuovaparte del loto diritto ; nuovo
genere di servitü.
« ...Questa abbondanza di leggi adottate e, per
comidire, naturalizzate, ê eosi grande ch'essa op-
prime usualmente la giustizia e i giudici... Non ê
tutto : quenteleggi straniere hannointrodotto for-
malità il cui excesso ê la vergogna della ragione
umana » (leu. CI).
In questa pagina che precede di parecchio pa-
gine del tutto simili di un Mõser e le requisitorie
contra Carlomagno e la schiavitü imposta ai Sas-
soni, che ê lo sboccodella polemica francese anti-

103

J.
assolutistica e antipapale, in questa pagina voi
avete la polemica addirittura contro le forme isti-
tuzionali stesse del regno di Franzia.
In generale pera, la polemica ê contro la corru-
zione, cioê la mala applicazione concreta, sia che si
rivolga congrola personadello stessoLuigi XIV
(leu. XXIV, Luigi XIV zimbello del papa; leu.
XXXVll,« ho studiatoil suocaractere,e vi ho tro-
vato contraddizioni impossibili da risolvere... » ecc.;
leu. CVlll, dominado dalle donne ; leu. CXXXVlll,
la Franzia, alia morte del Re gole « era un corpo
alilitto da mille mali») ; sia chesi rivolga Contrai
Parlamento« che bando penso autorità, e che rasso-
migliano a quelle retine che si calpestanoma che
richiamano sempre I'idem di qualche templo fa-
moso... » (leu. xcnl e CXL).
Quente dunque, le considerazioni« politiche »
delle -Z)effres persawes, da cui emerge, netta, la dif-
ferenza tra Europa e Agia (o Âfri(3a). ]a ci si de-
vono aggiungere âncora le considerazioni sul pre-
teso « spopolamento» attuale del globo di fronte ai
tempo antichi: questione che appassioqa il Mon-
tesquieu,tanto da esserdiscursain non mentedi
undici lettere (CXll-CXXll). enche in tule que-
stione, infatti, diverge sono le cause che agiscono in
Europ% in Asia, in -Africa, in America, diverge nei
paesi maomettani e nei paesi eristiani, il fattore
religioso estendo, infatti, per Montesquieu larga-
mente responsabile di un rale stato di Cose: presto
i maomettani, la poligamia; presso i cristiani, la
proibizione del divorzio e il gran numero di« eu-
nuchi» (cioê di sücerdoti e monaci votati alia con-
tinenza).

104
Ed ê nuovamente notevole, qui, I'esaltazione
delle repubbliche, che, enche per tal riguardo, sono
i mig]iori dei governa: « ]a mitezza del governo con-
tribuisce lneravigliosamente alia propagazione della
specie» (leu. CXXll).

Se, dal problema politico, si passa al capitoso


«veta e Gostumi»,la diversitàdell'Europadi
fronte all'Agia appare non mente forte. Ed ê, natu-
ralmente, il capitolo dove piü abbondano le piccole
fremiate polemiche, il « piecante» e I'aneddotico;
l.a differenza ê marcadamentesegnatasin dallo
sbareo di Usbek a Livorno, la prima città europeu
del suoviaggio: « ê un gran spettacoloper un mao-
mettanodi vedesper la prima volta una città cri-
stiana. Non páTIo delle cose che colpiscono a pri:ma
vista I'oechio di tutti, come la diversità di ediâzi,
di vestire, delle principali usanze: vi ê, enche nelle
minime cose,qualcosadi singolare che avverto e
ehe non potrei dize » (leu. XXlll). Qualcosa di sin-
golare, un non se che, che Fontenelle chiama un
« certain génie » che abbraecia « jusqu'aux chores
d 'agrément ».
Naturalmente, gran sensazioneper la liberta di
cui godono le donde: e su questo tema, adatto a sol:
lecitare la euriosità del pubblico, Mohtesquieusvi-
lupperà poi molteplici variazioni, parecchiobat-
tendo Bulia diversità fra Europeu e Asiatiei nel
modo di comportarsidi fronte al cessogentile
(leu. XXXVIII) ; talvolta non senza verá o ânti sde-
gni per I'impudenza brutale europe%che sottentra

105
all'amabile pudore orientale (leu. XXVI), per I'in-
costanza amorosa ecc. (leu. LV), ma anche con ga-
lante riconoscimenti della maggior vivacità e brio
della donneoccidentali(leu. XXXIV). In genere,e
ciõ vale anoheper gli uomini, al brio e alia gaiezza
degli Europei(rappresentati dai Francesa),si op-
pone la grauifé des .4siaf gwes; all'intensità della
relazioni sociali in Europap dove regna I'amicizia,
llisolamentoin cui vivono gli Orientali, che hanno
« peu de commerce
entre eux» (leu. XXXIV). In
Franzia, inveje, I'uomo par fatto unicamenteper
la società (leu. LXXXVlll).
Attenti a questo motivo che abbiamo già trovato
nel Cinquecento francese, il motivo della socievo-
]ezza, dell'esprif de sociéfé: ripetiamo,- ê motivo
d'importanza fondamentale, anche se le sue mani-
festazioni possante spesso apparire con:6nate nel
domínio del pittoi'esmo,dell'aneddotico, del leggero ;
ê un motivo che darà al concerto di ciuiZisafiow e di
Z'wrope tln particolare sapore, e ne sarà, per comi
dure, come il marchio di fabbrica francese.
Pera, caratteristicamente « europeo » non ê solo
lo « spirito di società », benzi un'altra qualità, che,
con espressionedei nostri giorni, potremmo deÊnire
« dinamismo », e che il Montesquieu chiama « pas-
sione per il lavoro xb, passione di« arricchirsi».
In ogni gradino seciale,dagli artigiani fino ai grande
« nessuno vuol espere piü povero di polui ch'egli
vede immediatamente al disopra di sé. Voi vedeta
a Parigi un uomoche ha abbastanzada vivere fino
al giorno.del giudizio e che pune lavou senda posa,
e rischia di accorciare i suor giorni per accumulare,

106
dize egli, di che vivere. Lo stessospirito pervade
la nazione, non vi si vede che lavoro e industria »
(leu. CVI). Di qui I'impressione di frettolosi, di
indaffarati che danno gli Occidentali: « da un mede,
scrive Rica, che son quina Pai'igi], non ho âncora
visto camminare nessuno... i Francesa eorrono, vo-
lante: le lente tetture asiatiche, il passo regolato dei
nostri cammelli,li farebberocadetein síncope
»
(leu. XXIV).
Con quente osservazioni Montesquieu scolpisce
quello che ê destinato ad essereuno dei caratteri
tipioi dell'Europeo per fungo tempo: la febbre del
lavoro, I'attività incessante,contrapposte alia pla
cidità e all'inerzia dell'Oriente.Per primo, fosse:
giacchénella pagina surriferita, c'ê parecchiodi piü
che non la sempliceconstatazionedella bruma di
arricchire già appostadal Léry e dal Montaigne agli
]auropei,Comeloto nota caratteristica di fronte alia
innocenza dei selvaggi. La abri sacra /amos, tanto
eseerata dai due scrittori cinquecenteschi, c'ê si, ân-
cora, enche per il Mlontesquieuma, lungi dali'essere
nota di biasimo, finisce col diventare elogio come
che da essae per essaderiva la gran voglia di lavo-
rare, di rate che caratterizza I'Europa.
Forzando un poço ma non troppo le note
si potrebbe dure che in Montesquieu avete già il
preannunziodella societàcapitalistica moderna,con
il suo bisogno di gare, di produrre senza requie,
mentre in Léry e Montaigne avete il riaHiorare del-
lpantico moralismo cristiano awerso alia ricchezza.
Force che nel Montesquieu non v'ê la defesa anehe
delle industrie cosiddettedi« lusso», le industrie

107
rTS}. .'PEIA

che non servono che alia voluttà e alia fantasia,


quelle centro cui il moralismo,prima d'aflora e
dolo d'allora, s'ê spesso scag]iato, e mandando ]e
quali, dize egli, la prosperità generale riceverebbe
duríssimo colpb? Fosseche egli non paria già della
« circolazionedelle riechezzee progredire dei red-
diti, chederivadália dipendenza
recíprocain eui si
trovano le varie arti e industrie »?
Questa febbre di laboro ha poi, al suo servizio,
mezzi potente: cioê la teenica enormemente perfe-
zionata dalle invenzioni, di cui la storia europea ê
comirisca in quest'ultimo período.
Proprio su questi progressi delle soienzee delle
arti« coltivate in Occidente
» e'ê uno seambiodi
lettere fra Usbeke un filtro Persiano venuto in
Europa (in ltalia), Rhedi. Quesl;'ultimo tende a con-
siderare in ultima analisa piü dannoseohe utili le
invenzioni per il cattivo uso che se ne fa, e Cita
come esempio le arma da fuoeo, dolo le quali« non
vi ê piü asilo sulla terra contro I'ingiustizia e la vio-
lenza », la chimiea che sombra essere un « quarto
ílagello», aggiuntosi alia guerra, alia peste, alia
carestia e la stessabussola e le grande scoperte geo-
graíiche, che sono skate fonti di guai per tutti e
hanno eondotto a.llo sterminio di popoli interi. Ma
il piü maturo Usbek rep]ica, difendendo ]e arte e ]e
scienze, senza le quali noi piombel'emmo nuova-
mente nella barbárie, in uno stato infelice. Rhedi
ha a#ermato che quasi tutti gli imperi sono stati
fondati Bulia ignoranza della arte, e sono crollati per
adere poi troppo coltivato le arte ; Usbek replica,
ehe certo, popoli barbari hanno potuto espanderoi,

108
a guisadi torrenti impetuosa
sulla terra e coprire
con i loto feroci esereiti i regni piü civili; ma che
questi stessibarbari hanno poi pppreso le arti o le
hannofatte esercitaredai popoli vinti, sendadi che
la loto potenza sarebbe passara « comail fragore dei
tuoni e delle tempeste ».
In entrambe quente due importantissime lettere
(CV e CVI), c'ê Montesquieu: nel deplorare, cioê,
il eattivousossoprattuttoa fine di conquistae di
domínio brutale, di alcune invenzioni; e, per con-
trapposto, nell'esaltare, in linda di principio, i be-
neÊci grande e#etti dei progresso deito spirito
umano. Accade, qui, quel che già abbiamo segna-
lato dal punto di vista politico : eccellenzaeuropea
in fatto di principi, che puõ esperealterata dal
eattivo uso dovuto alce ambizioni« politiche » degli
uomini, al desiderio di potenza e di domínio.
Sismo, come vedete, in pieno clima illuministico.
E del tutto illuministica ê questa esaltazione
deite scienzee delle arti, dei progressi della spirito
umano ; comi come del tutto moderna ê I'esaltazione
della técnica, della scienza.
Questa ê una nuova, grande caratteristica eu-
ropea.Ed õ la maggior novita di fronte al « sentire »
europeo del '500 il quase si rondava soprattutto sul
fattore religioso (cristianità), e culturale, ma d'una
cultura prettamente umanistica, cioê letterario-
filosoíica.Ora, a si#atta cultura (Zesarfa) s'ag-
giunge la, cultura scientiâca (Ze8 scie@ces),la quale,
anui, andrà sempre piü primeggiando. Tenete ben
presente questo fatto, ch'ê d'importanza decisiva
nella formazione del mondo moderno.

109

d
Fino al '500, importanza absolutamente prepon'
derante nella formazionespirituale dell'uomo ave-
vano avuto le arte e le scienzecosiddettemordi
(íllosoÊa), nei confronti con le scienze cosiddette
esatte e eon le seienzedella natura.
Dal '600 in poi, dali'età di Galileo e Newton, pro-
cedimento inverso : sbalorditi per i progressi mera-
vigliosi delle scienzeíisiche e naturali, colpiti dália
grandiosità dei risultati a cui si ê pervenuti grazie
ajl'applicazione del nuovo método, del metodo spe-
rimentale, e riíiutando la vecchia logica formale ari-
stotelico-scolastica, gli uomini riguardano sempre
piü Come miraeolo vero e maggiore della mente
umana la « scienza » della natura. Da essa, si ri-
tiene di potes conseguire quella verità « obbiettiva »,
quella eertezza« matemática » ch'ê impossibile otte-
nere nelle seienzemordi. ll bisognodi una verità
sioura, ineontrastabile, pone, dunque, sugli altari,
le seienze íisiche ; anal, induce i oultori delle scienze
«é
mordi» a cerearedi adottare,enchein queste,i
metodi di quelle, appunto per giungere alia verità.
Ê la soientiÊcizzazione
(mi si passi la brutta pa-
rola) della morde, della pedagogia,della storia ecc.:
che ê fenomeno típico de! mondo moderno, ed ê per
venuto alia sua massima espressioüe col positivismo
della seeonda metà del seeolo scorso.

Inveje, mentre si ponesugli altari la scienza,si


cerca di caeoiarne la religione dei padre.
Ê il terzo, grande aspecto delle -Letfres persawes.
E qui la polemieü ê veramente decisa e totale. Non

110
si tratta piü di avversionea maio uso,a « corrut-
tela » di principi buoni, Comenel campo deite scienze
e della stessa politica ; si tratta, ora, di una opposí-
zionedi principí.La ciültà europeu
ê, si, in larga
parte dominata dália religione cattoliea, dália
Chiesa, dal Papado e dal clero: questa ê una con-
statazione di fatto, che Montesquieu non si sogna
certo di negare, ch'egli, se mai, tende anzi ad aceen-
tuare proprio pei suoi minipolemici.Comi,per esem-
pio, quando fa dize a Usbek che i peru s, cioê il clero,
hanno ne]]e ]oro mini quase tutta ]a riechezza della
Stato nei paesi cattolici(leu. LXVll).
Ma laddove la constatazione di farto si matava
nel '500, in un Léry, Come, e andor piü nettamente,
in un Botero, in esaltazione,e I'essesI'Europa cri-
stiana era la bruma deite sue virttl di fronte alia
non Europa, ora avviene i] contrario : se ]'Europa
ehepoliticamente, culturalmente vale di piü de-
gli altri ha una pecha,questa ê dovuta proprio
al Clero,al papismo,al fanatismoreligioso,alli)
spirito teologico che impaccia la scienza,e contrad-
dice alia fllosoíia (leu. LXVI).
Gli esempiqui abbondano e non importa rife-
rirli tutti: basti aecennarealia lettera XXIX, una
della piü notevoli in meteria, deve si leggonofrasi
Come quente: « il papa ê il Capo dei cristiani. Ê un
vecchíoídolo.che si intensa per forza di abitudine.
Una volta era temibile per i prineipi stessi...Ma non
[o si teme piü... ]a re]igione c!'istiana à gravata di
una infinità di pratiche rituali assai dimoili; e poi-
ché si õ ritenuto .che era meno facile adempiere ai
pl'opri doveri che avere vescovi i quali díspensino

111
da tali doveri, si ê scelto quest'ultimo panito... ».
Infine, interminabili le dispute religiose: comiche
« non vi ê mai stato reúno in cui signo successe tente
guerre civili come nel reúno di Cristo». Quindi,
Chiesa cattolica = seminatrice di discordie.
« Noi fa dure Montesquieu ad un ecclesia-
stico turbiamo lo Stato, noi ci tormentiamo noi
stessi, per falte accettare dei punti di religione che
non sono affatto fondanlentali» (leu. LXI).
Questo spirito di proselitismo ê passato dagji
Egiziani negli Ebrei, e dagli Ebrei nei cristiani e
nei maomettani,come una malattia epidemica.Di
qui, dallo spirito di intolleranzale guerrechehanno
insanguinato I'umanità ; di qui« quello spirito di
vertigine i cui progresso devono espere considerati
come una eclissi totale della ragione umana»
(leu. LxxxVI).
Colono che disputano poi comi accanitamente
sulla religione, sono enche quelli che fanno a gera
nell'observaria di mente: sono peggtori cittadini e
peggiori cristiani, laddove il mezzomigliore per
piacere al Signore sarebbe « di Títere da buon cit-
tadino nella società dote mi avete fatto nascere, e
da buon padre Della famiglia che mi avete dado»
(leu. XLVI).
Si che c'ê da concludere che ê meglio se in uno
Stato ci sonoparecchiereligioni : quelli che profes:
seno le religioni<< tollerate » sono di ordinário, piü
utili alia pátria che i seguacidella religione domi-
nante,.perché,tenuti lontani dagli onori e dalle ca-
nichepubbliche,sono riusciti a crearsi una fortuna
con I'attività ed il laboro. Tutte le religioni conten-
gono precetti utili alia società (leu. LXXXV).

112
r Come vedeta, qui sono i principi stessi delle reli-
gioni positive ad espereoppugnati; e, per quanto ê
del Cattolicesimoin partieolare, notate che il Mon-
tesquieu de6nisce soperchierie del papa il dogma
della Trinità e quello dell'Euearestia (leu. XXIV).
Naturalmente, poi, la pratica, i costumi dei religiosa
o#rono andor piü continuo bersaglio agli strali del
Montesquieu: e basta I'esordio della lettera LVll
« l libertini mantengono qui un numero inÊnito di
eortigiane,ed i devoti un numero innumerevoledi
monaci. Questi ultimi p!'onunziano tre vóti: di ob-
bedienza, di povertà e di castità. Si doceche il primo
sia il meglio osservato fra tutti, quanto al secando,
vi assiouro che non ê punto osservato, e vilascio
quindi giudicare del terzo ».
Preti e monaci sono avidi e avara, prendono
sempre e non restituiscono mai, e con I'accumulare.
ricchezzeche non rimettono in circolazione provo-
cante grava guai ágil Stati; cessa la circolazione
delle ricchezze,cessanoil commercioe I' industria,
le arti(leu. CXVll). Sono ghiottoni ignorante
(leu. CXXXnl).

Se dalle Z)effresperscões passiamoall'opera


maggiore di Montesquieu, I'Espr f des bois, uscita
ventisette anni dopo (1748), il quadro dell'Europa
acquista andor maggior rilievo, forza, profondità ;
soprattutto ed ê force il carattere saliente, piü
nuovo si permea assai di piü di senso storieo.
Nelle .Letfres persawes I'Europa ê vista com'ê at-
tualmente, diremo staticamente, salvo i rapidi ac-

8 -- CHABOD, .LPddea dJ-E'tropa. 113

. . : -l,
\

cenni al sensodella liberta presto i Greci e pressa


i Germana ed alia rotina delle antiche istituzioni in
Franzia. Ora, questi accenni si svolgono, in am-
piezzaed in prol-ondità:e la libertà politica, che
resta sempre il nucleo del pensiel'o del Montesquieu,
I'orrore del déspota, che ê sempre la caratteristica
dell'uomo europeu sono storicamente spiegati.
L' Europa ê terra di liberta, I'Asia di despo-
tismo (lib. 11, cap. v ; lib. 111, cap. lx ; lib. V, cap. xiv ;
lib. XV, capp. íx e xx ecc.): ma a chi ê dovuta ]a
liberta europeu? Senza dubbio, le antiche repubbli:
che greche e Romã repubblieana rimangono sempre
il lontanoprimo esempiodi liberta europeu; ma poi
eon il Basso Ímpeto questo senso della liberta s'era
perduto. Gli imperatori romana, all'inizio, si tenevan
ben lontani dal despotismo e dal rasto asiático ; ma,
col tempo, il loto divenne un potere dispotico e mi-
litare, símile a quello degli Orientali, come símile
al rasto orientale fu quello della corte imperiale.
Quenteidee, Montes(luieu le aveia già svolte nella
seconda delle sue grandi opere, le (yowsÍdérafioHZ.a
sur tes catLses da ta grandes r ães Romains êt de
Zewr décaãe#ce, nel 1734 (cfr. soprattutto cap. xvu
e enche ovni) : I'opera propriamente di storia, che
appunto costituisee il momento decisivo di trapasso
della mentalità, andor poço attenta alia storia e
alle vicende del passato, delle -Leffres persa es, e la
mentalità dell'Esprif des bois,ehe cerca inveje la
spiegazionestorica del presente, ed il perché ed il
Comedel formarsi nel tempo della istituzioni po-
litiche che contraddistinguono I'Europa presente.
11punto di partenza nella storia ê questo: crollo

114
totale della civiltà antiga fra il IV ed il V seeolo d. C.
La nuovaeiviltà si ronda,dunque,sulleistituzioni
dei nuoü venuti, i Germana, le quali sono basate,
precisamente,sulla libertà. l Germanisono « nos
pores » (lib. XXV:lll, cap. xvn) ; e la liberta nacque
nei boschi, fra le fiel'e tribo dei Germana,inso#e-
renti di aleun potere dispotieo. Infatti, nemmeno gli
antichi eonoseevanoquelha forma. di governo che ê
típica dela'Europa : la monarchia temperata, mode-
rada o, com'ê in Inghilterra e com'ê I'ideale del
Montesquieu, la monarchia costituzionale, dote i tre
poteri(executivo, legislativo, giudiziario) sono se-
parati e, proprio con ciõ, garantisconola libertà
politica. Questo « tipo » di organizzazione statale ê
una creazione nuova nella storia, che il mondo an-
tigo non conosceva:ed ê dovuta precisamenteai
Germana(lib. XI, capo. vm e zx). Per vero, quali
sono le caratteristiche della monarchia « tempe-
rata », cioê dell'Europa continentale ? Che il potere
del sowano ê limitato dai poluo rs i fermediczires,
cioê dália nobiltà, e dalle ZoÍs/ó damzewfaZes,fra cui
primissima ]a legue sílica: cioê da istituti e leggi
di netta origine germânica(lib. 11, cap. lv).
Di qui, I'elogio del governo «gotico », cioê me-
dievale (lib. XI, eap. vm), che era un «buon go-
verno», che aveia in sé la capaoità di divenire
migliore; e in nessunjunto della terra vi fu un
governo eosi ben temperato come queIJo « gotico ».
Di qui, I'elogio enche, di istituzioni medievali e
perâno la giustiíicazione di quelle che piü potevan
ripugnare al razionalismo settecentesco : come il
duello giudiziario, le varie prove dól fuoeo, del-

115
I'acqua bollente ecc. (lib. XXVlll, cap. xvn). Cioê,
llelogio del Medioevopolitico, é enchedi molti co-
stumi dei Germanaantichi, di quei costumi la cui
conoscenza
ê indispensabile
per capireil « nastro
diritto politico » cioê I'Europa moderna (lib. XXX,
cap xix).
Ora, in questa valutazione piena dell'elemento
germânico, appena aHorante nelle Z)entres perscz@es,
riâuisce nel Montesquieudella plena maturità tutta
un'esperienza storico-politica, che fa di lui I'espo-
nente massimo di un modo generale di pensare.
Cioê: I'esaltazionedella libertà germânicanel:
I'-EspriÉ des bois ê la conclusione, lo sbocco di. tutto
uno sviluppo di idee, aMorate già nei polemisti te-
deschidell'età della Reforma,negli Ugonotti fran-
cesadopola Nortedi S. Bartolomeo,
in Grozioe
negli scrittori inglesi del '500e del '600,i quali tutti
avevanoesaltato,chi la liberta degli antichi Sas-
soni} chi la liberta degli antichi Franchi, chi la li-
berta degli antichi Batavi, chi la liberta degli antichi
Anglosassoni. .blontesquieu f(indo tutti questi mo-
tivi in uno solo, e paria di libertà generale, comuna
a tutti i popoli germaniei.
Mla colhe mai emerge improvvisamente (in appa-
renza) questo motivo? enche in questo, il trapasso
dalle .Leffres pe?"sabes all'-Esprif des bois s' inse-
risce nella storia della cultura francesetra la Reg-
genzaed il primo período del reúno di Luigi XV.
11 problema dell'origine della monarchia fran-
eese,del diritto pubblicofrancese,era statoinfatti
sollevatodal contedi Boulainvilliers i cui seritti in
maternaerano apparsi, postumi, sei anni dopo la

116
r pubblicazionedelle .Leffres persa e8,nel 1727(ZZís-
boã,redtt gouuernemeu.t de ta Früwce, dês l,e com-
me' cemewt ãe LctMo' a,vcbi,e e Lettres swr l,es a' ci,ews
parte'rnents de F ünce que I'Q% zoom,e Etats Gé%é.
rauír), e, âncora, nel 1732 (.#ssa{ s r Za wobZesse).
S'era avuto un « sistema» Boulainvilliers : sistema
barato, appunto, sullpa#eFm&zione che la conquista
franca della Gallia avevaposto fine a tutte le istitu-
zioni ecc. romane, che soltando ai Germani, tutti
libera e uguali(lo stesso re non ê ehe un pr mt&
fer pc&res), era spettata I'autorità pubblica, anzi
addirittura il domínio, anche civile, sulla popola-
zione galão-romana ridotta in servittt ; che lo Stato
franceseel'a quindi uno Stato dei« liberi» barato
suite assemblee nazionali e sui diritti di ognuno.
La storia successivaera stata pera ]a lotta continua
eondotta dália monarchia, con aiuto dei giuristi e
del clero, per instaurare il próprio potere absoluto
su[[e rovine de]]'antiga ]ibertà: e questo era avve-
nuto, e la « tirannide » aveia trionfato nella terra
dei libera Franehi.
AI « sistema» Boulainvilliers aveva disposto
I'abate Du Bos, con la .fíisfo re cria qwede Z'éfa.
btissement de ].d Monarchi,e fralt:çaise düws tes
Gaulês(1734).Se Boulainülliers era,stato il ca
poscuola della eorrente diremo « germanistica»,
Du Bos era stato il eaposcuoladella corrente di-
remo « romanistica»: anticipando di un secolo e
mezzo quase su Fustel de Coulanges, egli nega in-
fatti ]a conquistaviolenta ad opera dei Germani e
]a distruzione totale del mondo romano, sostenendo
inveje che enche i Germani avevano accettato idee,

117
istituzioni ecc. romane. Su quente base, Du Bos nega
la « liberta» originaria del reúno franco: i re ger-
mana(3i sono non elettivi. Come voleva Boulain-
villiers, bensiper diritto di eredità;i foro poteri,
uguali a quelli degli imperatori romana,non sono
limitati da nessun privilegia di casta, da nessuna
liberta ereditaria '
La polemica divampõ, appassionõ larghissimi
circoli: perché al di sopra del problema propria-
mente storico, era in giuoco un protllema politico
d'interesse eccezionale in un momento in cui la rea-
zione congro I'assolutismo monarchico di Luigi XIV
prorompeva da ogni parte. Era colpevole o no la
monarchia di aves alterado, corrotto e calpestato
la struttura originaria deITo Stato ?
Fale I'ambiente attorno a Montesquieu,fra il
1722e il 1748,ehespiegala parte storica del-
l 'Espr í des bois. Questa piü madura e approfondita
considerazionestorica, che vede nel « gótico» un
buon governo, e quindi guarda al Medioevo non con
I'acre polemismodi un Voltaire, ma con simpatia,
come alia culla della liberta, conduce enche ad un
importante mutamento di atteggiamento nei ri-
guardi della rellgione. Nelle .Letfrespersa es, ab-
biamo visto, il Cristianesimo e in ispecie il Catto-
licesimo erano stati violentamente aggrediti: per-
8ino centro i dogma de]]a Trinità e de]] 'Eucarestia
s'era esercitatoil sarcasmo.In esseera già tutto lo
spirito volteriano. Solo che, mentre Voltaire dal-

5 Cfr. A. LousAnD, LJabbé Z)# Z?os. r% fü#e r áe Za


pensée nadar?le ('-í67(7-]752,),Parigi, 1913, pp. 454 sgg.

118
r I'inicio alia fine rimarrà termo in un símile.atteggia
mento, il Montesquieu della piena maturità attenua
d'assai il suo anticlericalismo : nell'Zspr f des bois
il Cristianesimo appare la religione che meglio
s'accorda con il governo temperato, mestre la re-
ligione musulmana e i riu einesi sl accõrdanoeol
despotismo ([ib. X]X, cap. xvni ; ]ib. X)(]]V, capp. ni
e rv). Ammirevole cosa, doce Montesquieu : il Clri-
stianesimo,che lembra aves per ílne soltanto la
feliéità ultraterrena, produce anchela nostra feli-
oità terrena. Ê il Cristianesimo che, nonostante la
grandezzadellTmpero e il vizio del clima, ha im-
pedito al dispotismo di impiantarsi in Etiopia, e ha
introdotto nel mezzodell'Africa i costumi e le leggi
dell'Europa. Ora, chi tenga presenteche il nocciolo
centrale, continuo del pensiero del Montesquieu à
proprio I'odio contro il despotismoe I'amore della
liberta, vedrà subido che cosa signiíichi per lui dure
che il Cristianesimo ê la religione dei governa tem-
perati: piü consono alia monarchia il Cattolicesimo,
piü consono alia repubblica il Protestantesimo ma,
insomma,entrambi lontani dali'arbítrio del dispo
tismo.
E già si eoglieuna sostanziale di#erenzatra il
Montesquieu e il Voltaire. ll primomuoveda un
interesse« politico » ; antiassolutista e perciõ, con-
formemente alia téndenza degli scrittori antiassolu-
tistici(Boulainvilliers), preso da ammirazioneper
I'antigaliberta germânica,si volge ad un certo
punto con simpatia verso quel Medioevo,che era
$tato si epoca di superstizione, di fanatismo reli-
gioso, ma era stato enche il período in cui quella

119
liberta aveva prosperato. 11secandomuove da inte-
ressi essencialmente« culturali» : e perciõ, già av-
verso a quel Medioevo che per lui rappresenta la
decadenza,anzi la morte di tutte le arte belle,-il
«deserto» nella storia della cultura e della intelli-
genza, da questo suo disprezzo per il « gotico»,
l )età dei monaci e della barbárie culturale, vede rin-
focolato andor piü il suo continuo, fremente anti-
clericalismo, anzi anticristianesimo. IUontesquieu fi-
nisce con il parlar dei« riu cinesi» come religione
da despotismo ; Voltaire exalta, sempre, la saggezza
di Confucio, la moralità ragionevolezza umanità
della religione cinese,posta tanto piü in alto della
superstiqione e del fanatismo europeu.
La « liberta» dei Germanaper un Voltaire ê la
barbárie dominante il mondo.
Echo dunque quali profonde conseguenze ha
avuto il mito della liberta germânica nel Montes:
quieu. ]lsso ha, per cosadize, storicizzato, Tesocor:
poço e attuabile il concetto di liberta che nelle
Z)atirespersa es era âncoraun principio alquanto
indeterminado. L'enorme influsso che il Montesquieu
esercità sul pensiero europeo del secolo XVlll e,
enche, del secolo XllX, rege poi si che il mito della
originaria liberta germânicadominasse,incontra-
stato, nel pensiero politico e nella storiograíia euros
pea sin quasealia fhe del secoloXIX, quandoFustel
de Coulanges
gli porta, in sedestoriografica,
il
corpo decisivo.

120
enche per altri riguardi e sempre relativa-
mente al nastro problema I'Zsprit des ides segna,
non solo un aânpliamento, si enche un approfondi-
mento di vedute rispetto alle -Z)effres persawes.
Cosa, fra molteplicità di Stati e liberta, caratte-
ristiche* dela'Europa} si stabilisee una strettissima
correlazione, nel senso che la repubblica, cioê lo
Stato che rappresenta il piü alto ideale di libertà e
di vinil cívica, non puà espereche di piccola esten-
sione: e enche la monarchia temperata non puà an-
dare oltre una Certa estensione: appena si hanno i
grandi imperi, si ha puneil despotismo« Un grande
impero presupponeun'auto!'ità dispotica in polui
che governa » (lib. Vlll, capp. xvi, xvn, xlx, xx, xxi).
Beco perché I'Agia ê la terra degli immensa im-
pera e, ad un tempo, del despotismo; I'Europa, la
terra dei molti Stati e della liberta. .enche la Cima
ê uno Stato dispotico, checché ne dieano i suei
ammiratori.
Nela '-Bspfêf des bois, insomma, Montesquieu lega
strettamente I'un fatto all 'filtro, cerca, owlnque, il
« principio » comune a tutti i fenomeni.
Ed echo, dunque, che enche ]íêlla cita economiza
la di#erenza Europa-Agia, cioê libertà-despotismo,
influisce chiaramente. Gli Stati dispotici ignorano
gli scambi internazionali, vivendo chiusi in sé. Le
nazioni libere, cioê europee,devoro inveje la loto
prosperità proprio alia grande attività índustriaje
e commerciale; e il commercio europeu con le colo-
nie ê retto da « leggi fondamentali», onde,comenel
diritto pubb[ico, cosane]]'economia ] 'Europa si anda

121

L. J
a verteDormesconosciute
nelle altre parti del
mondo.
Comi, âncora, la condizione della donna ê diversa
a seconda dei vara tipo di costituzione ; e pereiõ le
dou devono esser ben diverso, grande nelle monar-
chie, mediocri nelle repubbliche,qtlasi nulle nel
dispotismo (lib. Vll, cap. xv)-
l caratteri essenziali ehe contraddistinguono
I' Europa rimangono, certo, quelli già additati nelle
Leffres persawes: liberta contra despotismo,attività
incessante centro wo cÃaZa ce, pigrizia, mollezza ';
progresso portentoso delle scienze, della tecnica,
contro tradizionalismo, immobilità ; veta di società
europeap brio e gaiezza contro isolamento, gravita,
melanconia degli Asiatici.
11risultato ultimo êI'inno all 'Europa,alia civiltà
europeu. 141ontesquieuobserva ohe, « se si vuol date
un'occhiata a queIJo che avviene actualmente nel
mondo, vedremo che, quanto I'Europa predomina
sugli altri tre continenti, e Êorisce mestre il resto
del mondo gemeDella schiavitü e nella miseria, tanto
essa ê piü illuminata, in proporzione, delle altre
parti, deve le lettere sonoimmersein una notte
profonda»'. enche se si guarda al passato«la

6 Lib. Xlll, cap.xv. E cfr. pare le bonsdérafionsswries


cawses ãe ?a grawãe r des Rama m$ cap. xxli.
' ReJZess
am e pe?zs
eri dneditê,pp. 57-58.Qui la valuta-
zione muove soprattutto dal punto di vista culturale. Nell'Espdf
des bois(hb. XXI, cap. xxi) I'identica affermazioneê dovuta in-
veje su presupposti politico-militará : <(si I'on considere I'im-
mensité des dépenses} la grandeur des engagement8, le nombre
des troupes et la continuité de leur entretien...)}.

122
storia. üon odre nulla che possa essere paragonato
al gradodi potenzaa cui I'Europaê pervenuta
»'
E perciõ « si deve rendere omaggio ai nostri tempi
moderna,alia ragione presente, alia religione di oggi,
alia noutra filosofa, ai nostri costuma» '
Progresso europeo eontro immobilità asiática :
la fede del seeolo nel progresso raeorza il senso
europeu gli eonferisce un respiro amplo e .sieuro,
lo ravviva con I'orgoglio della propria .superiorità
di fronte alle altre terre e agli altri popoli vivente,
cosa come dopo la glz.ereZZe
degli antichi e dei mo-
derna gli infonde il senso della propria stlperio-
rità, di Europeomoderno,di fronte ágil stessisuor
avi, di fronte all'Europeu del passato.Del tempo e
della spazio triunfa I'Europa di oggi: onde, se da
un lato MontesquieuconstataI'immobilità asiática,
dali'altra ed ê lo stesso spirito che detta la di-
versa sentenza dali'altra, osserva che « gli anti
chi facevano bassi da giganti, e indietreggiavano
nello stesso modo; loto scrivevano Bulia sabbia, noi
scriviamo sul bronzo » :'

Diversa assai,certo, l& figura del Voltaire. Mla


enche in lui, echo un filtro esaltatore, nonostante
tutto, dell'Europa, echoun filtro dei massimi for-
giatori della coscienza europea.
Cosmopolitismo, il suo, si doce. Certamente
Apriamo I'.Z?ssa{swr Zesmtoewrset Z'esprif des wa-
B ZspMt ães !ois, lib. XXI, cap. xxi.
9 /b., lib. X, cap. ni.
io R{Hession{ e pews ed emiti, p. 208

123

á
óÍoMS (1756) ed echo nello .4uawf propor (e poi, nuo-
vamente, inâne, nelle .Remargwes... â Z'assai sur Zes
moewrs,
l), la critica a Bossuetil quale,nel suo
Z)iscowrs su.r Z' .17isfoire UniuerseZZe,ha trattato
troppo sdegnosamente
gli Arabi, che puro fonda-
rono un comi grande Ímpeto e una religione comi
fiorente, e ha dimenticato completamentegli antichi
popoli dell'Oriente, ComeIndiani e Cinesi, i quali
sonostati comigrandi prima che le altre nazioni
fossero formate. Perché dovremmo noi trascurare
di conoscere
I'esprétdi talanazioni,quandoci nu-
triamo dei prodotti della toro terra, ci vestiamo di
sto#e da loto fabbricate, ci divertiamo con giuochi
che essi banho inventato, ci istruiamo perfino con
le loto antiche favole mordi?
Gli Indiani del range sonofossegli uomini piü
da antiga data raceolti ewcoros de pewpZe(che equi-
vale al nastro concettodi nazioneculturale e di
Stato politico : poço prim% parlando dela'antichità
della nazioni, Voltaire ha infatti deito che, acciàuna
wafiow sia raceolta ew coros de pewpZe, ch'essa sia
potente, agguerrita, sapiente,ê certo che occorre
un tempo prodigioso. nove nazione :: gews, cioê
popolo nel senso etni(30; e oorps ãe pe#pZe ê la no-
stra nazione civile e ad un tempo il noutro Stato).
.M]' ]ndia dobbiamo cante invenzioni, e ]'origine
delle arte, le dobbiamo anche il giuooo che fa mag
giormente onore allo spirito umano (gli scacchi).
Nela'Índia i Greci si recavanoper cercarvi la
seienza, assai prima di .Alessandro Mogno. La loto
religione fu altamente morde: essi hanno un or
role per ]'omicidio e per ogni violenza,ch'ê divê-

124
auto una secundanatura e sono perciõ i piü mito
fra gli uomini. Ed ê vero che enche il Cristianesimo
ê nemico del sangue: ma i cristiani non hanno mai
osservato
la loto religione,e le anticheGaste
in
digne hanno, inveje, sempre praticara la loro (/wfro-
d'ucfo# e cfr. cap. lll).
Quanto ai Cinesi che dize di questo potentissimo
e antichissimo Ímpeto che sussiste da piü di 4000
anni senzache le leggi, i costumi, la língua, il modo
stesso di vestira abbiano sofferto alterazioni sensi-
bili; di questa nazione che era già civile (paZicée)
quando noi eravamo âncora dei selvaggi? l loto
annali hanno un carattere di eertezza, come nessun
filtro: i Cinesihanno scritto la loto storia con una
continuità e chiarezzanon raggiunte da alcun altro
popolo, senza contraddizioni(come succede,per
esempio,nella cronologia cristiana).
Ora, in questa storia non v'ê mai mencionedi
un« collegiodi premiche abbia mai infiuito sulle
leggi» ; in quegli annali e cià dà loro una incon-
testabilesuperiorità su quelli(ü tutte le altre na
zioni non si vede alcun prodígio, alcuna profezia,
períino alcuna di quelle imposture politiche che noi
attribuiamo ai fondatori degli altri Stati. ll gior-
nale dell'Ímpeto cinese ê il piii autentico e il piü
utile di quanta siano al mondo.
Questopopolo, di eosi antiga civiltà dunque, ê
ammirevole soprattutto per la sua morde e le 8ue
leggt
« Giammaila religione degli imperatori e dei
tribunali fu disonorata da imposture, giammai tur-
bata dalle lotte fra sacerdozio ed ímpeto ; giammai

125
fu aggravata di assurde innovazioni che si eombat-
tono I'una con I'altra a mezzodi argomenti altret-
tanto assurdi quanto esse,e la cui demenzaha, in
cine,posto il pugnalenelle maxi dei fanatici guidati
dai faziosi.Ê soprattuttoper questochei Cinesi
sonosuperiora a tutte le altre nazioni dell'universo».
ll loto Confucio non immaginà né nuove opi-
iiioni, né nuovi riu, non tece I'ispirato né il profeta :
era un saggio magistrato che insegnava le antiche
leggi. Egli non raceomanda se non la virtü; no.n
predica nessun .mistero ; si aceontenta di insegnare
la piü pura morde alia nazione cinese (Gfr. anche
le .Re«argwes... â Z'estaiswr Zes"''oew«, IX).
Non si paria, Della religione cinese,di pene e
ricompense eterne ; provam questa, dell'antichità
della loto religione. Essanon bando soluto a#er-
mare qual ehe non sapevano-
Giustizia, moralità, riverenza verso il cielo e
verso il capo della famiglia, sono i solidi fondamenti
mordi della Cine. E poiché il re ê considerado come
il padre dali'Ímpeto ed i mandarim i padre delle
città e province (dunque, tutto raposa sull'idem del-
I'autorità paterna), echo che questo Stato immenÉo
eostituisce una famiglia: perciõ in Cine piü che
altrovesi ê considerato
«il benepubblicocomeil
primo dei doveri». E se in Cine esistono,comeal-
trove, i vizi, essa sono Certamente repressi meglio
dal freno deiteleggi; dadochele leggi sonosempre
uguali e non metano di contínuo, Comein Occidente.
Beco dunque I'alto elogio della Cine e di Con-
fueio (/m.troa cfÍow e eapp. l-ll).
Come vedete, sismo, enche qui, nello stesso orien-

126
tamento del MonteBquieu: superiorità religiosa, mo-
rde dei popoli dela'Oriente.Anzi, qui la superiorità
ê nettamente a#ermata, mentre il Montesquieu si
limitava essenzialmente a porte in lumeil carattere
negativo del Cristianesimo senza,per questo, esal-
tare poi troppo i maomettani.Ma ê identico lo spi-
rito polemico anticattolico, I'avversione recusa ad
ogni forma di fanatismo, a quei« tempodi guerra e
di fanatismo sanguinário che spengonoogni uma-
nità e che dei eostumi,delle leggi, della religione di
un popolofanno I'oggetto dell'orrore di un antro
popolo » (/wfrodwcfio@).
enche politicamente, sono evidentele frecciate
antiassolutistiche: che in Cine piü che altrove il
bene pubblico sia considerato il primo dei doveri,
eià.equivale a dure che altrove (leggi Franzia ed in
genere Stati europeu) il bebe pubblico non ê sempre
perseguito, anui sottostà spesso al bens particolare
(del re, di un ministro, di una favorita ecc.). L'av-
versione al maio uso della politica .in Europa, alia
ragion di Stato ê piü forte âncora nel Voltaire che
nel Montesquieu.
Soltanto, siccome già abbiamo osservato, mentre
I'avversione al Cattolicesimo, al papismo, ed in
genere al Cristianesimo s 6 ef simpZicifer,ê awer-
sione di principio, che investe le fondamenta 8tesse
dell'edifício cristiano, l 'avversione alia politica, la
diHdenza verso lo Stato oosi forte nel Settecento ::.
sono piü verso i moda di applicazione, che verso il

il Su ciõ cfr. il libro assaiinteressantedi A. GEREI,Za po


Zf ca deZ 8ettecewto, Bati, 1928, passam.

127
principio stesso, che centro lo Stato in sé. Ponete a
capo di uno Stato un re illuminato, un re Êlosofo,
tollerante in meteria religiosa, protettore delle aiti
e delle lettere, che faceta eseguire molti lavori pub-
blici ed incrementa la cita económica del paese (in-
fatti per il Voltaire dália cura del benepubblico
deriva in Cine « attenzione continua kiell'imperatore
e dei tribunali a riparare le grandestrade, a unirá
i âumi scavandocanali, a favorire I'agricultura e
l lindustria ») e vedrete che l 'ostilità degli illuministi
alia politica scomparirà, e che essaeleveranno plausi
ed encomia qual re. L'ostilità; insomma,del '700 ê
contra lo Stato assolutistico alia Luigi XIV: I'espe
rienza di mezzo secolo determina, próprio soprat-
tutto in terra di Franzia, una reazioneche, iniziata
dal trio Boulainvilliers, Fénelon, Saint-Simon, pro-
segue col Montesquieu e col Voltaire e gli altri, tra-
sformandosi pera da pura reazione di stampo feu-
dale-nobiliare, che vagheggia il retorno ad un pas-
sato lontano come all'ottimo dei regime(Boulain-
villiers ed aneheSaint-Simon),in una dottrina già
apertamente costituzionale-liberale(Montesquieu),
enche per il decisivo influsso esercitato dal pensiero
po[itico e da]]a prassi po]itica de]]' ]hghilterra sul
pensiero politico del continente a partire dal se.
mondo-terzo decennio del '700.
L 'ostilità al Cristianesimo travolge, inveje, al-
úeno nel Voltaire, próprio i valori essenzialidella
religione, proprio quemche fa di essa una religione
e la di#erenzia radicalmente da un movimento Êlo-
sofico,da un pensiero puramente morde.
Una religione puramenteetioa e razionale, co-

128
stituita soloda «normedi vira», alta e pura ed
umanaad un tempo: echoI'ideale degli illuministi.
Ma comisi perdecompletamente.
il sensodel «di
vino », il senso,ine#abile, della 'gloria e potenza di
Dio, il sensodel mistero, deve ê racchiusa proprio
I'essenza dela'anima religiosa : il peccato originale
e I'ânsia per la sa.lvezza dell'anima, ITncarnazione
.e la Passione di Cristo. la Morte e la Resurrezione
vale a dize i momento culminanti del dramma del-
I'umanità , tutto questo diviene o una soperchie-
ria dei moiweso, nella piü benevola delle ipotesi, un
assurdo errore della mente umana che vaneggia e
che occorre ricondurre sul terreno del razionale, del
« comprensibile ». Che sarebbe, propriamente, la fine
del Cristianesimo,anzi di ovni religione.

sueste sono,dunque, le falle « de notre Europe »


di fronte ai Cinesi. Né soltanto di fronte ai Cinesi.
La polemicacontra il suo tempo,nei suei maxi
aspetti, si puà dize anzi raggiunga donoandor piü
acre in una pagina «sui selvaggi», che sembra
riecheggiare motivi del vecchio Montaigne: « Inten-
dete per selvaggi dei rustici ch.evivono in capanne
con le foro femmine e qualche animale, osposti senza
posa a tutta I'inclemenza delle stagioni, non oono-
scendoche ]a terra che ]i nutre ed il mercato dove
si recanotalora a venderele loro derrate per aoqui
starvi qualche vestito grossolano ; che parlano un
gergo incomprensibile nelle città ; che hanno poehe
ideme di conseguenzapoche espressioni; che sono
sottomessi, senza che ne sappiano il perché, ad UTI

9 CnABOD, IT'edea ã'Jltüropa. 129


uomo di penna [['esattore de]]e imposte], a oui por-
tano ogni anno la meta di quello che hanno guada-
gnato col sudore della fronte; che si radunano, in
certa giorni, in una specie di capanna per celebrarvi
cerimonie [religiose], di cui non capiseono nulla ;
ehe ascoltano un uomo, vestito diversamente da foro
e che non capiscono punto ; che abbandonano talora
i loto l;ugurii allorquandorisuona il tamburolreclu-
tamento mi]itare] e che s'impegnano ad andarei a
rate ammazzarein terra straniera ed a ueciderei
loto simili per la quarta parte di quel che potrebbero
guadagnare lavorando a casa? Di simili selvaggi ve
n 'ê in tutta Europa » (/wtrodwctiow, .Des sc&%uages).
Qui la polemica
.congro
le importe,controla reli-
gtone, contra la guerra ê üolentissima.
Ma la medagliaha il suo rovescio:inferiore
moralmente alia Cine, I'Europa prende la sua brava
rivincita nel Campodelle scienzee delle lettere,
cioê culturalmente e :spiritualmente.
Senza dubbio, i Cinesi furono iniziatori in quase
tutti i rama del supere umano: essi erano già civili,
quando noi eravamo âncora pochi di numero e sel-
vaggi, nelle foreste delle.Ardenne. Ma poi si fer-
marono li: raggiunto un Certo :punto,. non riusei-
rono a progredire oltre, comese le colonned'Ercole
del supere umano fossero meramente,per essi, inva-
licabili. Inveje, in Oceidente,gli uomíni venuti dopo,
fattisi piü lentamente, eontinuarono ad avanzare :
Ulisse lanciõ la sua nave oltre le colonne d'Ercole.
Qui il contracto Europa-Cana ê absoluto,-e serve
a caratterizzare pienamentele due diverge;civiltà.
« Ci si. chiede perché i Cinesi, ch'erano andati

130
comilontani, in tempi tanto remou, signo rimasti
semprefermi a questi limita... lembra chela natura
abbia dito a questa specie di uomini, cosadiverti da
noi, degli organi fatti per trovare di colpo tutto cià
cbe era loto necessárioed incapaci di andare piü
in ]à. Noi, al contrario, abbiamo avuto delle cono-
scenzeassai tarde, ed abbiamo perfezionato tutto
rapidamente... Se si cerca perché tente arti e scienze
coltivate senza interruzione da si antiga data in
Cine, abbiano tuttavia fatto comi poço progresso,
sene troiano force dueragioni: I'una ê il rispetto
prodigioso che questi popoli hanno per ciõ che ê
stato loto tramandato dai loto padre e che fa si che
ogni cosaantiga sia perfetta ai loto oechi; I'altra,
ê la natura del loto linguaggio, principio primo di
ovni colloseenza » (cap. l).
Beco perché i Cinesi sanno fabbricare il vetro
da duemila aniii, ma meno bello e trasparente del
noutro ; non eonoseono la stampa a caratteri mobile
<<perché avrebbero dovuto adottare I'alfabeto, e non
banho mai voluta abbandonare la scrittura simbo-
liza, tanto sonoattaccati a tutti i loto antichi me-
todi >b: bando coltívato la chimica, ma hanno dovuto
apprendere dai Portoghesi I'uso delle arma da fuooo ;
hanno strumenti astronomia ínferiori ai nostri, pur
estendo superiora. a quelli degli altri popoli del-
}'Agia, ed in geometria non sono mai andati oltre
gli elemento(Zoc. c t.). Essa sono « cosacattivi âsici,
lo confesso, Come lo eravamo noi arca duecento anni
fa... » (,rwtroductiow).
Circo duecento anni fa : cioê, prima appunto di
Galijeo e di Newton. Eccoci, daccapo,alto stato

131
d'animo che abbiamogià lumeggiatoa proposito del
Mlontesquieu: I'uomo in se stesso si exalta pensando
ai progressi prodigiosa della soienza,che gli scopre
nuovi monda, gli addita meraviglie mai conosciute,
gli apõe la via dei cieli e dei grandi spazi interplane-
tari. Copernico, Keplero, Galilço, NewtoR, quali
nome,per gli uomini del Settecento,i quali nella
scoperta della legge di gravitazione universale ve-
dono un momento fondamentale nella storia del-
} lumanità l
Scienza, progresso: questo ê Europa e solo
Europa. Perché ê vero che enche altri popoli ave-
vano fatto progresso nelle soienze, precedendoci
anzi: noi non eonoscemmola chimica e I'astronomia
che grazie ágil Arabi(cap. VI). L'algebra fu un'in-
venzione acaba ; e enche in medicina la scuola acaba
disse parecchio di nuovo. Insomma, cessadoil grande
movimento espansionistico, gli Arabi si civilizza-
rono tanto che i cristiani dell'Occídente dovettero
istruirsi presto i musulmani.
Mla enche qui, noi ora abbiamo sorpassato tutti
i modelli: abbiamo « perfezionato » la chimica e le
altre seienze.
Noi, ê vero, non esistiamo che da feri: ma ab-
biamo sopravanzato gli altri popoli in piü cose, e
(áõ force appunto perché sismo venuti per ultima
(cap. VI). Abbiamo preso dagli altri, abbiamo svi
luppato, perfezionato, ed oggi siamo i prima.
11 concetto di progresso sta, evidentemente, a
base di simili a#ermazíoni, dalle quali. viene fuori
il volto dell'Europa, improntato alia scienza,alia
tecnica. Ê la ripresa e lo sviluppo dela'identico pen-
siero già abbozzatodal Montesquieu.
132
Ma non si trattã solo di scienza. Cltsono accanto,
}e arti e le lettere. Uomo di lettere nel pleno e piü
alto sensodella parola il Voltaire, che senteil
problema politico assai meno del Montesquieu,
sente assai di pita il problema culturale: la sua
EuropQ ê tule, perçhé pátria del recente, pl'odigioso
sviluppo seientiÊco, ma enche perché ê pátria di una
tradizione artístico-letteraria ineguagliata.
Una prova infallibile della superioritàdi una
nazionenelle arte dello spirito, ê il fiorire della poe-
sia, di quelha poesia « saggia » ed « ardida », quase
fiori al ten)llo di Augusto, quale si ê vista rinascere
a] tempo di Luigí XIV (cap. m). Ora, questa poesia
(e comila pittura eee.)ê poesia dela'Europa : i Cinesi
hannos} forte passioneper il teatro, ma la loto
tragedia non ê perfezionata, e i loto scritti sono
come }e loto pitture, senza prospectiva e chiaro-
seuro. Essa non eonoscono i segreti dela'arte.
Gli Arabi, si, hannoconosciutoanel'essain un
certo momento della loto storia questa poesia « d 'im-
mage et de sentiment » (cap. VI), la poesia dela'età
di Augusto e di Luigi XIV: ma, insomma,si tratta
pur sempre di una poesia tipicamente europea.
E carattere particolare, glorioso dela'Etuopa!
de] suo gé ie ê próprio questo: che in mezzo a tutte
le innumerevoli guerre, di successione, di religione,
eívili, fra le eospirazioni,i delitti, le follie, vi piano
stati uomini ehe hanno eoltívato le arte utili e le
arte piaeevoli. Ciõ non ê successoper esempio,nei
dominó turchi. « Bisógna ehe la noutra parte del-
I' Europa abria avuto nei suorcostumao nel suo
géwieun caractereche non si trota né Dellaq'ra-

133

L:
X

cia, dote i [lhrchi hanno stabi]ito ]a sede de] boro


Ímpeto, né Della Tartarja, da cui sono usciti
altra volta». Le guerre civili hanno desolato, nel
passato, Franzia, Inghilterra e Germania ; ma aJle
rovine s'ê posto subito riparo perché« quando una
nazione conosce ]e arte, quando essa. non ê soggio-
gata dália straniero, essaessefacilmente dàlle sue
rovine e si risolleva sempre-»(cap. CXCVll).
Guai quandole arte decadono,che allora ê la
barbárie: Come awenne con le « inondazioni» dei
barbari che spensero la civiltà romana e le fecero
suecedere quel período fosco di superstizioni as-
surde e di abbrutimento che fu il Medioovo, Zego-
tZgwe,domínio di preta e monaci ignorante ; ílnché le
arte, « qui adoueissentle esprits en les éclairants»,
cominciarono a rinaseere in ltalia e a dar vira alia
ntJova Êoritura della spirito umano.
E fu il Renascimento italiano, nuovo raro di lume
a cui si destarono i popoli sino allora abbrutiti.
Quenteidee erano skate expresse,già prima, nel
SiêcZe de .Z)owisX/r, I'altra grande opera storio-
graâca del Voltaire (1738-1751). La prima eonclude
eon la superiorità dell'Europa, ma vuol mantenere
dono cosmopolitieo; la seoonda ê propriamente la
eelebrazione dela'Europa.
Apriamo la .rpfrodwaiowe, celeberrima e degna
meramente di tanta fama: e vi troviamo le grande
a#ermazioni« tutti i tempi hadno prodotto degli
eroi e dei politica, tutti i popoli hanno sperimentato
rivoluzioni ; tutte le storie sono : quase uguali per
polui chenon vuol porte chedei fatti nella sua me-
moria. Ma chiunquepensae, cosa âncora piü rara,

134
chíunque ha Busto, non annovera se non quattro se-
coli nella storia del mondo.Questequattro età felici
sono quelle in cüi le arte sono skate perfezionate e
che, fervendo da mesuradella grandezzadello spi-
rito umano, sono I'esempio della posterità ».
Orbene, quali sono queste quattro epoche, pietre
miliari nella storia dell 'umanità ?
L'età di Pericle, o, piü precisamente, il secolo
da Pericle ad Alessandro Mogno ; I'età di Cesare e
Augusto ; I'età del Rinascimento, dália eaduta di
Costantinopoli ín poi, I'età della gloria italiana ; in-
íineil secolodi Luigi XIV.
Nemmeno a raTIo apposta, dunque, sono quattro
età falte dália storia dela'j:uropa. Tutta I'ammira-
zione per la morde dei Cinesi, per le grande gesta
degli Arabi, tutto lo spirito polemi(30 antieuropeo
in religione,e, parcialmente,in politica, nonimpedi-
sconoche alia Tesadei eonti I'Europ% unità cultu-
rale e morde, non appaia alia testa del genere
'umano.
Ê una constatazione implicita nell'-assai swr Zes
moewrs; nel SiêcZe ãe Lowis X/7 essa era stata
senz'filtro, criterio di interpretazione della storia.
L' Europa ê una unità culturale anzitutto; « si
ê vista una repubblicaletteraria stabilita insensi-
bi[mente ne]]' Europ% ma]grado ]e guerre e ma]-
grado le religioni diverge. Tutte le scienze,tutte le
arti hanno ricevuto comi dei soecorsi reciproci; le
accademiehanno costituito questa repubblica. LTta-
lia e la Russia sono state unite dalle lettere. LTn-
glese, il Tedesco, il Francese, andavano a studiare
a Leyda... i feri seienziati in ogni ramo hanno stretto

135

J
i legami di questa grande società degli spiriti, ovun-
qüe diífusa, e sempre indipendente. Questi legami
durano tuttora : essi sono una delle consolazioniai
maxi ehe I'ambizione e la politica spargono Bulia
terra » (8iêcZe de Zowis X/r, cap. XXXIV).
Soeietà degli spiriti: questa bellissima espres-
sione eompendia bene il pensiero di Voltaire.
Non ê ehe egli veda solo I'unità culturale. Nel
secondocapitolo del 8iêcZede -LowÍs,X/r, egli ob-
serva infatti« da grau tempo si poteva considerare
l 'Europa cristiana, eceettuata la Russia, come una
speeiedi granderepubblica,divisa in vara Stati, gli
uni monarchici, gli alta misti ; questi aristocratici,
quelli popolari, ma tutti in relazioni scambievoli ;
tutti con uno stessorondo di religione, sebbenedi-
vi8i in varie sêtte;tutti con gli stessiprincipi di
diritto pubblicoe di politica,sconosciutinellealtre
parti del mondo». Qui il motivo politico Machia-
velli-Mlontesquieu viene dunque, anch'esmoripreso ;
e viene ripreso, períinq come elemento diíferenzia-
tore, il motivo religioso, caro ai cinquecentisti. IMa
quest'ultimoê aeeettatocomedato di fatto, non
certo amato e vagheggiato come ideale; ed anehe
IPaltro, il motivo politico, à sentito assai medo viva-
cemente che nel Montesquieu. -Anal, in filtro luogo,
Voltaire polemizzaproprio col Montesq-uieu,
e di-
chiara di non esserevero che le repubbliehe signo
caratteristiche dell'Europ% essendoveneskate in
Agia pareechie e potente(-Essa swr Zes moeurs,
cap. CXCVll; e cfr. enche -DÍcfio paire pÀ{Zoso-
pÀiq%e, s.v.).
Inveje quando si fa ad affrontare il problema

136
. .'- ' ':.:l

eulturale, vetadela'intelligenza,allora Voltaire torna


meramentese stesso: voglio dure trova il se stesso
europeucomipotentein lui. Culminain lui quel
processo di europeizzazione culturale che aveia tro-
vato già comialta accenti in Erasmo da Rotterdam,
all'inizio del '500: in Erasmo,di cui Voltaire ê vero,
pieno prosecutore.
Questaê I' Europa, che il letteratissimo signor
di Vo[taire sente: ]' Europa deg]i artista e dei ]et-
terati, degli scienziati e delle -Aocademie,I' Europa
di Newton e Locke,di Leibnitz e di Galileo,di Cor-
neille e di Racine. Ed a questa Europ% egli impone,
effettivamente,il sígillo definitivo di un corpuóssolo,
di una unità cu]tura]e e spiritua]e ben distinta da]
resto del mondo.
Europa culturale, dunque.
Ma non ê lal sola Europa che oi si presente, solto
la pennadi Voltaire, comeun gwida sé stante.
Aecanlo ad efta c'ê infatti I'Europa dei eo-
stumi, I' Europa della vita di società.
Già a propositodel Montesquieu
s'ê messain
rilievo I' importanzagrandíssimache il fattore
« cita sociale » esercita sul pensiero francese.' Ora,
lie abbiamo una eloquente reprova.
Fra noi da unteparte e gli Asiatici e gli Africana
dali'altra tutto di#erisce : religione, governo, co-
stuma, moda di esprimersi e di pensará, scrittura,
medi di vestira.
La piü grande somiglianzafra noi e loto, ê « qui-
sto spirito di guerra, di assassínio e di distruzione,
che ha sempre spopolata la terra», per quanto .a
gire il vero quisto furore à medoaecentuatonegli
Indiana o nei Cinesi che in noi.

137

k
Aliala di#erenzapiü grandefra noi e gli Orien-
tali ê «il modo eon cui noi trattiamo le donne»
(cap. CXCVll). Potrebbe sembrare una faceziaí se
non si pensasseche su quella diíferenza ê oostruita
tutta la cita sociale europeu; e che la soeietà cosa
com'êorganizzatain Europa! ha, una delle sue
base,próprio la liberta europeudella dorna, in con-
traste eon il costume asiático di« sehiavitü ».
E questa cita di società ê una gran Cosa.
Sentiamo Fontenelle negli .EHfrefie s swr Za
pZwraZifédes moldes: « Vi ê un certo géwie che non
spê âncora avuto fuori della mostra Europa o che
almeno non se ne ê di moro allontanato. F'ouse non
gli ê consentito di espandersi su di una grande di-
stesa di terra contemporaneamente, e qualche fata-
lità gli prescreve dei limiti piuttosto stretti. Gódia-
mone íinché lo possediamo : ciõ che esso ha di meglio,
ê che non si rinchiude nelle scienzeed in ande spe
culazioni, ma si estende, inveje, con altrettanto
successo,fino alle cosedilettevoli in cui dubito assai
che alcun popolo ci uguagli»:'
« Les choses d'agrément»: ê la veta di società,
ê quel che rende plenamente poZicé (dicevano af-
lora), civile (si direbbe oggi) un popolo.
Montesquieu, Fontenelle, Voltaire : uomini assai
diversi, vara anche di opinioni(e di dissidi Montes-
quieu-Voltaire ho già recato esempio)eppure tutti
concordi in questa esaltazione della cita di società.
Che ê poi quel che caratterizza il eoncetto di ciujZi-
sctfiowfrancese e di civiltà italiana di fronte alia

iz Cit. in llAZAnn, op. cdt.,11, p. 286

138
]rwZfwrtedesca: assai piü manchevole,quest'ultima,
di quelsensodei valori di grazia,di poZifesse,
di
mondanità o, per diria eon Dante, di« cortesia»,
che sono poi, in ultima analisa, dei valori altamente
« umani»,piü massicciae piü dura.

Comi I' Europa esse con una sua fisionomia ben


precisa proprio di mezzo al « Cosmopolitismo ». Per-
ché, certo, tutto cià che ê strettamente connesso con
la natura umana si assomigliada un capoall'altro
della terra ; ma tutto cià che dependedal « costume »
õ diverso : e I'impera del costume ê ben piü vasto di
quello della natura, e se quest'ultima sparge nel-
I'universo I'unità, essaspargela varietà (-Essaswr
res moewrs, cap. CXCVll). E cosa dalle ricerche di
storia universale, dai paralleli fra i vari popoli,
dália stesso anelito di far trionfare il principio co-
mune della rczison,união per tutti, vien fuori la par-
ticolarità di quest' Europa) « de nutre Europe ».
CJofpws a sé, eon proprie caratteristiche politi-
che, sociali, culturali, con una propria tradizione,
risplendente di lumeper i quattro grande secoli della
storia amara: tule ê I' Europa che essedalle me-
ditazioni degli illuministi.
E se già il Voltaire, pur serbando le sue prefe-
renze per la repubblica letteraria, la soeietà delle
intelligenzelegate da contínuarapporti da un capo
all'filtro dell' Europa; ha pude riconosciuto che
I' Europa costituisceun'unità enchepolitica, nel
sensodi adere« principi di diritto pubblicoe di po-
litica, sconosciutinelle altre parti del mondo», di

139

,d
costituire, cioê, un sistemaa sé, I'abate Mably in-
siste sul sistema politico e prova una « correspon-
dance continuelle» ehe lega tutti i popoli europeu,
dal p-unto di vista politico ; trota, cioê, che I'Europa
eostitui$ce,dal secoloXV:[ in poi, un tutto po]itico,
in eui una parte ê necessariamenteregata alle altre
da un recíproco e continuo influsso, e che existe un
« droit public de I'Entope » (Pri odres áes wégo-
cãatiozs, 'po' r servir ã'iwtroducti,OK aw droit public
de l,'EuroTe, fondé sur tes traitês, in abutres co'm-
pZêtes,V, Londra, 1789,pp. 8, 10, 32 ecc.).Espres-
sione di tal necessário legume, il famoso principio
dell'equílibrio europeo. I'a dottrina del sistema po-
litico europeo ê pienamente definira.
Non diversamente, gli stessi motiva svolti dal
Mlontesquieu e dal Voltaire sugli usi e costuma eu
Topei,sulla loto diversità da quelli asiatici, riap-
paiono in molti altri scrittori, ê un Coro,impostato
dai grandesolista,ma ripreso da molti minori.
Apriamq per esempio, le Zeffres cXinoises ozó
correspowáance phiZo$ophigwe, Àisfof"egtóeef critigwe,
entre un chinoi,s 'uoyageur et ses corres'po'üdants à ta,
(yÃdwe,ew ]/oscouie, ew Pense, ef aw Japon) apparse
anonime, ma seritte dal marchese J. B. de Boyer
d'Argens (cito dália 2' edizione,L'Âja, 17551la
prima ê de11742). Vi troviamo, dopo I'immancabile
esaltazione di Confuoio, il piü grande uomo del
mondo (dedica), temi già toecati dal Mlontesquieu
nelle Zettres persaHes,della « curiosità » dei Fran-
cesa,della loto volubilità .e vivacità, del loto brio
(leu. 1), del movimento, della animazione per le vie
di Parigi, al cui paragonela flera di Pechinoê un

140
r'
deserto (eb.) ; della liberta delle donne, contrapposta
all'isolamentoin cui vivono le donnecinesi, le une
sempreper via e nei salotti, fuori casa,il piü pos-
sibile lontane dai mariti(leu. ll), le altre sempre
in casa,sempreconi mariti, edin conversazione
solo
con toro (leu. H).
Donde,I'estrema cortesia, urbanità di tnodi(po-
Z{Éesse)
dei Francesi, enchedei piü umili: il popolo
parigino non ha nulla di rozzo e di grossolano
(leu. 111)ma ancheI'excessivavivacità, nel gestire
e nel parlare, I'excessivo discorrere (ib.).
E, âncora,echole considerazioni
di stile volte-
riano sul « conformismo », sul tradicionalismo dei
Cinesi, che impediscon loto di falte passi innanzi
sulla via del progresso, e dl accogliere le novità utili
ehe altre nazioni scoprono: donde per esempiola
grande superiorità della marineria europeu,dotara
di nave moderne,ben attrezzata, mentre quelle ci-
nesi sonoantiquate, pericolose e tuttavia i Cines{
non vogliono rinunciare ai loto vecchi sistemadi
costruzione, soltanto perché sono i« loro » sistema,
e crederebbero di commettereun delitto di lesamae
stà nei riguardi dell'lmpero se approfittassero dei
perfezionamenti tecnici dei cantieri europeu(leu. V) .
Naturalmente, écco poi le considerazioni sulle
dispute religiose in Europa, sulle guerre ed i mas-
sacra determinati dagli uni eonfessionali ; sulco spi-
rito di intolleranzadellereligioni europeu,
le quali,
non appena ne hanno la possibilita cercan di piegare
le coscienze,anche con la violenta. « Ti confes80...
cheprimadi ventrein Franzia,e di conoscere
tutti
i mail chele disputereligiosehannocausatoal-

141
l:Europa} io avevo una migliore opinione del Clri-
stianesimo » (leu. Vlll).
Come si vede, dunque, non sono soltanto alcuni
grande scrittori ; ê inveje proprio la commwwis opi-
wio che si foggia (certo, Bulia traceia dei grande
scrittori) un'immaginedell'Europa: e percià que-
st'immagine ê, da aflora, continuamente -viva e
presente.
Comuneê la fede,I'orgoglio nell' Europa}che
ê la « resina della terra », aíferma il poeta tedesco
Kllopstock ". E se Voltaire ha parlato di una grande
« repubblica » europeu, a fine secolo un assai mente
noto ed assai meno importante stop'icodi Magonza,
Niklas Volt, scriverà un'open'a t7ber die .Ewro-
pàüc#e .RepwbZZh :'; e a opera della scuola di Got-
tinga, soprattutto di A. IH. L. Heeren, autore del
elas lIeD .ü %db' (!h d,er Geschi,cite des euro'pâische'n
Staatensystems UKã sei,ner Kol,oniew 'uon seiner Bil-
du?g self der .##tcZechwwg
be der / áiew(1809),verrà
elaborata la dottrina del « sistema europeo » .:', de-
stinata ad inflüenzare il pensiero storiograíieo e po-
litico sino ai tempi -nostri.

ia GoLLwi'pzEs:ü,E ropabiZd wncZEaropagedam#e, p 72.


:' /b., P. 95.
:s /b., pp. 99 sgg.; e C. AwvoNI, Z,a Zolla cowtro Za ?'a
giowe,Firenze, 1942, pp. 114-16.

142
CAPiVOtO 'V

Senonehé, proprio centre il senso « europeo » si


alterna comifortemente e eon tanta chiarezza di
linee, echo sorgere voei contra8tanti. Nella seconda
metà del sec. XVlll, contra
I'europeísmo di mezzo
i] secolo, echo affermarsi ]
'idem di nazione:= il pat-
ticolare contro il
generale, I'individualità contra
I'universalità. E proprjo perchési teme che I'uni.
ed il generale sop-
Ü)I'i della individualità per questo negli asser-
nazionale, de]] 'anima nazio,.
I'euros)eislno. ggiamento polemico contra

m,n=';im:.=.in.=:;
no » maggiort e
dali'alara: e guai a
regole, a preten-
h Valideper tutti i
« passato ». la foro
feroeemente con.
della idee e dei

143
I'.Europa) io avevo una migliore opínione del Cri-
stianesimo » (leu. Wll).
Come si vede, dunque, non sono soltanto alcuni
grandescrittori ; ê inveje proprio la commwxZs
opi-
wio che si foggia (certo, Bulia traccia dei grande
scrittori) un'immagine dell'Europa : e percià que-
st'immagine ê, da allora, continuamente -üva e
presente.
Comtlne ê la fede, I'orgoglio nell' Europa, che
ê la « regida della terra », a#erma il poeta tedesco
K.lopstoek :'. E se Voltaire ha parlato di una grande
« repubblica » europeap a cine secolo un assai medo
noto ed assai menoimportante stop'ieodi Magonza,
Niklas Voga, scriverà un'opera t7ber dÍe Zwro-
pàÍsc#eRepwbZ# :'; e a opera della scuola di Got-
tinga, soprattutto di A. IH. L. IHeeren, autore del
cXasüco Hültdbuch der Geschichte ães e' ro'pãischen
Staatewsyste'rns 'ü%ã seiner Kotonie'n uon seita,er Ba,-
d#?g self der -BwfcZechwwg
beider / diew(1809),verrà
elaborata la dottrina del « sistema europeo » :\ de-
stinata ad iníluenzare il pensiero storiograÊco e po-
litico sino ai tempo .nostri:

n GoLLwipzER, ]#uropabiZd %%d ]#wropageciamhe, p. 72.


i4 /b., p. 95.
IS /b., pp. 99 sgg.; e C. -A.KvoNI,Z,a Zotta cowtro Za ç'a
gãome,Fil'onze, 1942, pp. 114-16.

142
CAPITOLO 'V'

Senonché, proprio mentre il senso « europeo » si


a#erma comi fortemente e con tanta chiarezza di
linee, echo sorgere voei contrastante. Nella seconda
meta del sec. XVlll, contra I'europeísmo di mezzo
il seeolo,
echoa#ermarsiI'idemdi nazione:il par-
ticolare contra il generale,I'individualità contro
I'universalità. E próprio perché si teme che I'uni-
versalità so#ochi I'individualità, ed il generale sop-
prima il particolare, próprio per questonegli asser-
tori della individualità nazionale,dell'anima nazio-
nale, ê fortíssimo I'atteggiamento polemioo conta'0
I'europeísmo.
Prendiamo Rousseau: eceoci in un mondo pro-
fundamente diverso da quello dei Montesquieu e dei
Voltaire.
Le nazioni, queste « individualità» maggiori e
composite, sono -diverge I'una dali'altra: e guai a
voler applieare ovunque le stesse regole, a preten-
dere di importe leggi uniforme,valide per tutti i
popoli, quaseche sia il loto «passado»,la loto
« anima» nazionale. Contrario, ferocemente con-
trario all'uniformità dei costuma, delle ídee e dei

143
sentimento,in una parola a tutto ciõ che sminuisce
o addirittura so#oca la « personalità» di ognuno,
Rousseau ê percià awerso all'« europeísmo » pro-
pugnadodai Montesquieue dai Voltaire.
« Non vi sono oggi piü Fràncesi, Tedeschi, Spa-
gnoli, perfino Inglesa,checchése ne dica: non vi
sono che degli Eurbpei. Tutti bando gli stessi gusti,
le stesse passioni, gli stessi costuma, perché nessuno
ê stato nazionalmente formato da particolari istitu-
zioni. Tutti, nelle stesse circostanze, faranno le
stesse cose ; tutti si diranno disinteressati e non sa-
ranno che canaglie; tutti parleranno del bene pub-
blico e non penserannoche a se stessi; tutti vante-
ranno la mediocrità e vorranno esperedei CreBi:
non hanno ambizione che per il lusso, passione che
per I'oro: sicuri di aderecon I'oro tutto cià che li
tenta, si venderanno al primo che vorrà pagarli. Che
importa loto il padrone cui obbediscono, di quase
Stato seguonole leggi? Purché essi trovino dentro
da rubare e donne da corrompere, si sentonoovun-
que in pátria » ((7owsMerafioMS swr Zego uerwemeKf
de Za PoZog e, eap lll).
Beco, âncora, i contrastante giudizi attorno a
Pietro il Grande e all'opera sua. Montesquieu e piü
âncora Voltaire, hanno ammirato ed esaltato nello
zar I'uomo che ha fatto della Russia una nazione
europeu,uno Stato moderno: « Pietro 1, dandoi
costuma e i medi dell'Europa a una nazione d'Eu-
ropa », dize Montesquieu (Zsprif des bois,XIX, 14).
E Voltaire, cosa pronto a disprezzare, svilire
« I'eroe », a beífarsi delle tradizioni storiche sugli
« eroi», fa, próprio lui, di Pietro il Grandeun por-

144
r
ventoso eroq capace di colossali imprese: « un sol
uomo [Pietro] ha mulato il piü grande llmpero del
mondo » (nisfoire de (7#czrZes X//, cap. 1) ; « infine
Pietro nacque e la Russia fu formata » (H&fo re de
Rwssie, cap. ll).
In Rousseau,non v'ê piü la mínima traccia di
questaammirazione:anzi! L'opera dello zar à
stata, non un bene, si un mole: e proprio perché
egli ha snaturatala Russia,imponendole leggi e
abitudini modellatedal di fuori ed estraneeal-
I'anima nazionale.« l Russi non saranno mai mera-
mente inciviliti, perché lo sono stati troppo presto.
Pietro aveia il gemo imitativo; ma non aveia il
vero gema; quello che erga e fa tutto dal nulla.
.Mcune delle cose che egli tece erano buone,ma la
maggior parte erano intempestive. Egli ha visto che
il suo popolo era bárbaro, ma non ha Visto che non
era âncoramaduroper la civiltà; egli ha soluto ci-
vilizzarlo quando bisognava solo agguerrirlo. Ha
voluta carne senz'filtro dei Tedeschi,degli Inglesa,
mentre bisognava cominciare col farne dei Russi:
ha impedito eosi per sempre ai suei sudditi di diven-
tare quello che avrebbero potuto espere,persuaden-
doli che erano quello che non sono. Ê comiche un
precettore francese forma il suo allievo per brillare
durante la sua infanzia, e dopo per non esperemai
dente >õ((7o trczf social, 11, 8).
Di qui, enche, i consigli ai Polacehi perché signo
fedeli alle usanzepatrie, e si tengan lontani dai
mescolamentisu quel ch'ê straniero: e cioê, I'esor-
tazionead una aorta di autarchia spirituale, quale
si ritrova enchein scrittori tedeschicomeil llõser

10 -- CnABOn. L'êcZea d'Ewropa. 145

L
e lo lllerder, con il loto rimpianto degli antichi co-
stuma germanici e la loto avversione all'inílusso
straniero (del mondo latino) Bulia cultura ger-
mânica.
Rousseau ibbenenotário nonpuõnegarela
realtà, non puõ misconoscereche I' Europa sia una
unità civile.
« Tutte le potenze dell' Europa costituiseono tra
di loto una specie di sistema che le unisse con una
stessareligione, con un identico diritto delle gente,
con i costuma, con le lettere, con il commercio e con
una solta di equílibrio ch'ê I'e#etto necessáriodi
tutto ciõ. Aggiungeteci la particolare situazione del-
I'Europâ) Piü ugualmentepopolata, piü ugualmente
fertile, piü unita in tutte le sue parti, I' intreccio
continuo d'interessa che i vincoli di sangue e gli
a#ari commerciali, le arte, le colonie hanno stabilito
fra i sovrani... I'tlmore ineostante degli abitanti che
li traseina a viaggiare senza posa, l 'invenzione della
stampa e I'inclinazione generale alle lettere, che ha
costituito fra essa una comunanza di studi e di
conoseenze... Tutte queste cause insieme fanno del-
I'Europa non soltando, come I'Agia o I'-A.trica, una
collçzione ideale di popoli che non hanno di comune
ehe un nome, ma una società rede che ha la sua
religione, i suor costuma, le sue abitudini e períino
le sue leggi, da cui nessunodei popoli che la com-
pongono puõ seostarsi senzaprovocam'eimmediata-
mente dei torbidi » l

L Eztrait du pro5et de paigc T)erpêtaette de M. l)abbé de


Süinf-P erre (Oe2{ures,ed. Parigi, 1864, 111, pp. 76-77). In que-
sto scritto, ch'ê del 1761,Rousseau
lumeggia,con moita acu-

146
Soltanto questa « società rede » ha i suor grossa
difetti: soprattutto, quello di render troppo uni-
forme la veta, di sacriíicarela « originalità», la
personalità delle singole parti(e Rousseau entende
salvare, sempre, la « originalità » del singolo). Per,
eià, nel campo politico Rousseau non si accontenta
dela'attuale « sistema » dela'Europa (il sistema del-
]'equílibrio), che gli appare Come« un vineolo so-
ciale imperfetto» suMciente soltanto per p.otersi
mantenere fra continue agitazioni, senza crollare
completamente,ma incapace di impedire, anel susei-
tatore di quelle agitazioni ; e vagheggia inveje una
organizzazione internazionale, su bati federali, che
trasfotmi I'Europa ilí un « vero corpopolitico », po-
lido ed eficiente. In:campo culturale e, generalmente,
in tutto quel ch'ê vila, costuma, usanze, Rousseau ê
resolutamente adverso ad un «êuropeismo», che non
rispetti ]e caratteristiche nazionali : ê contro la ra
gione, e per ]a coscienza, I'immaginazione, la pas-
sione, I'entusiasmo; pertanto, logicamente, ê contro
l)uniformità, quel che oggi diremmo la standardiz-
zazione dei sentimento, delle idee, dei costumi.
Su tali base,dunque, alia vigília della Rivoluzione
francesela coscienzaeuropeuentra in erisi. Ideali
di veta eomuni, un solo programma, un solo modo
di vivere ; oppure, un ideale per ogni pátria, pro-
gl'amai diversa,medi di Títere diverti?

tezza, come si sia pervenuti .a si#atta {<société des peuples de


I'Etlrope )}; ed ê notevole il giudizio, comi <<anta-volteríano }},
« I'on ne peut der que ee ne soir sprtout au Christianismeque
I'Europe dois-. I'espacede société qui s'est perpétuée entre ses
membres)} (db.,p. 76).

147
La « nazione » si a#accia in. primo piano, nellü
storia: intendo, la nazione come « coscienza», vo-
lontà di essere nazione, come programma, non la
nazione come fatto etnico-linguístico, già da secoli
operante. E in questo suo a#acciarsi, in questo pre-
potente bisogno di aüermare se stessa, ê naturale
che la nazione rivendichi i suei diritti, enche a Gosto
di incrinare fortemente il sensodela'unità europeu.
Ho seguito lo sviluppo di tala idee nelle lezioni
dell'annoscorsosull'idea di nazione': non ho,
quindi, che da richiamarlo brevemente.
.ü I'AIÊeri che proclama, nel J/isogaZZo, la ne-
cessità degli« odi» nazionali; sono i patriota dei
vara paesi che, dália .ZWarsigZiese
ai 8epoZcri fosco-
}iani proclamano sacro, santo I'amor di pátria, e
reagiscono congro il « cosmopolitismo » (cioê sostan
zialmente, « I'europeísmo»), che minaccerebbedi
soífocareil sensodella pátria e di tramutarsi in
arma a favore della Stato piü potente, il mezzoper
consolidare, culturalmente, un'egemonia politica.
Avete cosa I'antifrancesismo, soprattutto in Ger-
mania e in ltalia, dell'età napoleónica ; pensate, ân-
cora e sempre al Foscolo, massimo propugnatore,
in ltalia, dell'ideadi « pátria».
Ha inizio, allora, il gran problema, dominante
poi in tutta la storia contemporânea,dei rapporti
fra il tutto, cioêI'unità civile d'Europachetutti
ammettono,e il singelo,cioê la pátria singola:
donde, poi, i] contrapporsi della tendenze paciíiste,
P-.

zlCfr. in questa stessa collezione il volumetto l,'idem d


r3üzÍorz8. a'.d.E.]

148
r'
le Legue e Associazioni per la pack i progetti di
Stati Uniu d' Europa, da un lato, e d'filtro lato le
dottrine nazionalistiche,l 'esaltazionedel « proprio »
paesq I'anelito alia grandezzae potenzadella
«propria » pátria.

Tuttavia, enche nel divampare della passione


nazionale, allora equivalente enche a senso di li-
berta, che õ appunto I'elemento caratteristico del
tenticinquennio 1790-1815, il senso dell'unità euro-
peu, cioê di una comunanza di cultura, di moda di
veta,di principi, non si annulla.
Talvolta, certo, soprattutto all'inicio, esmosi
espreme sotto forma di rimpianto : rimpianto di un
passato bello e nobile, che sta croljando solto i colpi
pazzi dei rivoluzionari. Ê questo un atteggiamento
da conservatori: ed ê logico, quindi, rinvenirlo nel-
I'inglesa Burke, che ê antirivoluzionario e perciõ
rimpiange [a vecchia ]auropa, una per consuetudini
socialie forma di vira. Lógico, enche,rinvenirlo in
un condnto antidemocráticocomelo svizzeroMallet
du Pan, uno dei pita acuti critica della Rivoluzione
e dei suor eeeessi, awerso alia sua mania democrá-
»'
tica ed egtla]itaria, a] « dispotismo della maggio-
ranza » che preeorre ]a dittatura e ]a servitü ; enche
per lui I'Europa ê minaeciata da nuove barbárie, e
questavolta i Barbari non verranno dal di ftlori,
come nel dissolversi dela'Ímpeto romano o del-
I'Ímpeto bizantino, perché « sono fra noi» '. Alia un
3 Cfr. A. PASSEniW
o'j]]NunEvxs,]#aZZeÉ
cZwPan; 4 8w ss
Oritic o/ Democrac3/) in {{ The Cambridge Journal )}, 1, n. 2,
110vembre
1947, pp. 99 sgg

149
símile stato. d'animo vien superato abbastanzara:
pidamente,non ci si limita piü a rimpiangere, benzi
si ranho proposte, si escogitanoprograihini per ri-
dare Êorzae vigore ad un principio unitário comime,
che galga a salvare la comunità dei popoli, la civiltà
generale. Si cercãno, cioê, i rimedi.
Ora, in questa ricerca, e lasciando da parte pro-
getti come quelli di Kant, per la pane perpetua
(1796), che riecheggiano âncora soprattutto lo spi-
rito paeiÊsta del '700, occorre fermare la noutra
attenzioneanzitutto sullo scritto di FedericoNo-
valis, (yrisficzfã o .Dwropa(1799;trad. ital. di
M. Manàcorda, Torino, 1942).
Novalis ê ostilissimo all'europeísmodegli illu-
tninisti: I'Europa vagheggiata dal ?700, la repub-
blica delle lettere di Voltaire sono già per lui deca-
denza, ravina. L'animo si volte, nostalgieamente,
verso quem« belli, splendidi tempo... in cui I'Europa
era una terra cristiana. in cui un'unida Cristianità
abitava cotesta parte del mondo umanamente comi
gurata, ed un união grande interessecomuneuniva
]e province piü remate di quisto vasto í'gamespi'
rituale. Senzagrandepossessa terreni, un solo capo
supremo dirigeva ed uniflcava le grande forze poli-
tiche. Una numerosa corporazione, cui ognuno aveva
abcesso, gli era immediatamente sottoposta, ne eBe,
ruiva i cenní e si adoperava con ogni zelo a canso:
]idarne la beneíica potenza. Ogni membro di questa
comunità era dowlnque onorato: e se gli umili cer,
cavano presto di lui conforto o aiuto, protezione o
consiglio, ed in câmbio provvedevano volentieri e
êon generosità ai suor molteplici bi80gni, anca'egli

150
provava protezione, rispetto ed ascolto presso i po-
tenti; e tutti si tenevano can questi uomini eletti,
armati di forza prodigiosa, Come$gli del cielo la
cui presenza e benevolenza di#ondevano molteplici
benedizioni. Una infantile fidueia ligava gli uomini
ai loto messaggi. Con che serenità ciascttno poteva
completela sua quotidiana opera terrena, poiché
grazie a questi senti uomini un awenire siouro
I'attendeva e da lorb poteva aspettarsi veda per
ogni passo falso e da loto vedes cancellato e schia-
rito ogni oscuroistante della cita. Erano essii pi-
loto esperti sul gran mare sconosciuto,sotto il eui
tlsbergo si poteva tenere in non cale tutte le tem-
peste e tranquillamente confidare nell'approdo e
nello sbarcosicuro sulle Tive della pátria verá.
Le inclinazioni piü selvagge e struggenti dove-
tano piegarsi alia venerazione ed all'obbedienza
verso le loto parole. Da loto si di#ondeva la pape.
Essa non predicavano filtro che I'amore alia santa
e bellissima Signora della Cristianità, che, dotata di
potenza divina, era pronta a salvará ogni fedele dai
piü terribili pericoli... Questa potente eomunità dif-
fonditrice di panecercavaassiduamente di falte tutti
gli uomini parteoipi di questabella fede, ed inviava
in ogni parte del mondo i suor confratelli per annun-
r'
ciare dovunqueI'Evangelo della veta e per falte del
Regno di Dio I'união regno di questo mondo. Giusta-
mente il saggio Clapo supremo della Chiesa si oppo-
neva al temerário sviluppo delle faeoltà umane a
seapito del sentimento religioso, e .a premature e
pericolose scoperte nel campo delle scienze. Vietà
egli perciõad arditi pensatoridi a#ermarepubbli-

151
lamente ehe la terra fosse un vagante pianetà senza
importanza: perché sapevache gli uomini, col rí-
spettoper la loto dimorae per la loto pátria ter-
rena, perderebberoenche il rispetto per la pátria
celeste e per il genere umano, e si abituerebbero a
preferire il saperelimitato alia fede infinita, a.di-
sprezzareogni grande e mirabile cosa, ed a consi-
deraria comeI'inanimato e#etto d'una legue.Alia
sua corte si radunavanotutti gli uomini saggi e ve-
neranda d'Europa. Ogni tesoro vi aHuiva: la di.
strutta Gerusalemmêsi éra vendicata e Romã stessa
era divenuta Gerusa[emme, ]a I'esidenza sacra de]
regnodivino in terra. ] principi pfesentavano
]e
loto controversiedavanti al padre della Cristianità,
ponevano spontaneamente ai suor piedi le foro co-
rone e la loto magniíieenza, e stimavano addirittura
loto gloria il concluderela Heradella loto cita, come
membri di quest'alta congrega, in . divide contem-
plazioni tra le solitarie ]nura di un chiostro. Come
questo governo, questo ordenamento, fosse beneíico,
e quanto fosse consono all'intima natura degli uo-
mini, lo mostrala potenteascetadi tutte le altre
forze umane,lo sviluppoarmoniosodi tutte le fa-
coltà; I'incredibile altezza raggiunta da alcuni uo-
míni ne' pari campadelle scienzeumanee delle arte.
ed íl commercio
di prodotti spirituali e materiali
fiorenteper ogni deve,nella sfera d' Europa e fino
alle Indie lontane...».
Che cosa successe,inveje, dália Reforma prole,
stante in poi? Venne separadoI'inseparabile, divisa
la Clhiesaindivisíbile, disertata empiamehte« I'uni-
versale eomunità cristiana » : con la Reforma finigm

152
la Cristianità,e cominciaI' Europadei íilosoíii
quali, « nela'ingannevole sentimento della loto mis-
sione», si a#accendaronoa distruggere tutto, e tra-
soinati dajl'odio per la religione, abbatterono « tutti
gli oggetti dell'entusiasmo », sconsacrandofantasia
e sentimento, morde e alllor dell'arte, speranze e
tradizioni. « Quem messeriEi fi]osofi] erano occupati
a puriÊcare d'ogni traccia di poesia ]a natura, il
mondo, I'anima emana e le scienze, a distruggere
ogni resto di religiosità... », a ridurre la storia « a
casalingo e borghese quadro familiare e di'costuma».
11 risultato ê quello che si ê visto : guene terribili,
distruzioni.Per Forre remedioalia tragedia,non
resta che la religione la quale, sola, puõ ridestare
I'Europa, renderá sicuri i popoli e ristabilire con
nuovamagniâcenza la Clristianitàvisibile sulcaterra
nel suo antigo ufílzio di paciÊcazione.« Dal santo
grembo di un degno Concílio europeo risorgerà la
Cristianità e sãrà compiuta I'empresa del risveglio
religioso secandoun universale piano divino ».
Ora, quel che importa notará, perehéprelude
all'atteggiamento dei romantici, non ê certo il signo
in sé della restaux azione della Cristianità di stampo
medievale, quanto la rivalutazione del lblledioevo.
Sismoqui al polo oppostodi Voltaire : in luogo del-
l)età bárbara dello scrittore francese, echo apparire
un'età di altíssima veta spirituale, il « gotieo » me-
nta non piü disprezzo, bensi ammirazione. E questa
sai'à infatti una delle note caratteristiche fondamen-
tali chedistinguonoI'idea di Europadell'età ro-
mântica dali'idem di Europa dell' llluminismo.
A Novalis segue Federico Schlegel che, nella

153
Pã Zosop#Íe der Gesc# cale (1829), dà sistemazione
orgânica alia visione storioa del RomanticisnJOcat-
tolico, onde il Cristianesimo che trionfa proprio con
il Àlledioevo, diviene elemento fondamentale della
civiltà europeu che poggia spiritualmente su di eBso,
come politicamente su]]a ]ibertà germânica e cu]tu-
ralmente sull 'eredità del mondo clássico '
Ma una seeonda sostanziale diversità tra la co-
scienza europeu degli illuministi e la coscienza euro-
peudei romantici, s'ha da ricercare proprio nel rap-
porto che s'istituisce fra I'Europa, e le nazioni,
cioê fra il tutto e le singole parti.
Abbiamo detto che la Êne del Setteeento e I'ini-
cio dell'Ottocentoavevanovisto insorgerela na-
zione contro I' Europa. Ora, comesi pongonoi suc-
cessivi rapporti fra quente due idealità, entrambe
comi forte?
Qui, ]e vie possono essere divergenti. Da una
parte, infatti, si puõ cercare di reagire eontro la
strapotenza della Franzia napoleoniea, il timore che,
a lasciare libero corso alce passioni nazionali, si
finisca a mettere a soqquadroI' Europa, precipi-
tando ne] caos.Ê ]a via, come ê ovvio, dei conser-
vatori, i quali pertanto si rifanno ai principi sette
centeschi del « sistema di Stati» europeo, barato
sul principio dela'equílibrio politico. Di questo si-
stema europeu il massimo formulatore ê lo storico
tedescoA. H. L. Heeren autore nel 1809di un celebre
Handbltck der Geschi,cite d,eseuro'pãischen Staüten-

4 C]fr. G. PALco,Z)aFazemcü s Z ]WedDedo,Torino, 1933,


PP. 383 sgg.

154
systemsw d se er -KoZowdew,
e fale idem,cara già
nella secondameta del Setteeento alia seuoladi Got-
tinga, costituisce la base dottrinale degli uomini di
Stato della Restaurazione,e anzitutto del príncipe
di Metternich.
Metternich considera I' Europa comeuna pátria
(lettera a Wellington nel 1824) ; il suo ê un típico
europeísmo settecentesco,onde non stupisce ascol-
tare da lui preoetti del tutto identici a quelli già for-
mulati in pleno llluminismo.
« Tuttavia, poiché oggi non esistono piü Stati
isolati Comequelli di cui si narra negli annali del
mondopagano e nelle astrazioni dei sedicenti filosofa,
non si deve mai perdure di vista la società degli
Stati, questa condizione essenziale del mondo mo-
derno.Ogni Stato ha dunque,al di là dei suorinte-
ressi particolari, altri interessa che gli sono comum,
sia eon tutti gli altri Stati complessivamente sia con
dei semplici gruppi di Stati... Cià che caratterizza
il mondo moderno, ciõ ehe lo distingue essencial-
mente dal mondo antigo, ê la tendenza degli Stati
ad avvicinarsigli uni ágil altri ed a formare una
sorte di corpo sociale riposante sulla medesimabase
della grande societàumanaformatasi in senoal
Cristianesimo... Nel mondo antigo la politica si chiu-
deva nell'isolamento, e praticava il piü absoluto
egoísmo senz'filtro frente che la prudenza umana.
La legue del taglione elevava delle barriere eterne
e provocava eterne inimicizie fra i diversa raggrup-
pamenti: in ovni pagina della storia antiga ci si en-
contra con la reciprocità del mole.
La societàmoderna,inveje, ci mostraI'applica-

155
zionedel principio della solidarietà e dell'equílibrio
fra gli Stati, ci õífre lo spettacolodegli sforzi con:
mordi di pareechi Stati per oplporsi alia preponde-
ranza di üno solo, per arrestare I'estendersi della
sua influenza,e forzarlo a rientrare nel diritto eo:
mude. ll ristabilimento dei rapporti internazionali
Bulia base della reeiprocità, sotto la garanzia del
riconoscimento dei diritti acquisitie del rispetto
alia fede giurata,costituisceai nostri giorni I'es-
senzadella politica, di cui la diplomacianon ê che
la quotidiana applicazione. Fra le due vi ê, secando
me, la stessadifferenzache c'ê fl'a la seienzae
I'arte >> (Mletternich, .ZUemorie, trad it., Torino,
]943, PP. 38-39).
E se apriamo la eorrispondenza di lord Castle-
reagh, I'inglese eollega e amigo del Metternich e con
lui autore massimo della sistemazione dell 'Europa
nel 1814-1815, troviamo le stesse idee, Bulia neles
sita di salvaguardarela liberta e la tranquillità del
« Commonwealth of Europe »l sul sistema europeo,
barato sull'equílibrio e sul concertodelle grandi po-
tenze eec.: troviamo cioê gli stessi appelli all'Empapa
come ad un tutto orgânico (.BrifísÀ -DípZomac / :Z805-
:Z8:Z5.Select documenta dealing with the reeons-
truction of Europq ed. da C. K. Webster,Londra,
]921, PP. 93, 101, 116, 126, 141, 194-95,218, 228,
238-39, ecc.).
E un europeismo} come si vede, di stampo pret:
tamente politico e eonservatore. Ma ê enche questa,
una corrente che awà lunghissima veta onde, ân-
cora neg]i u]timi deeennide] seêo]oe a]]'inizio de]
secoloXX, ritorneranno, solto la penna di uomini

156
.politica e di diplomatici, gli appelli all' Europa
come ad un corpo politico complessivo,fondato sulle
grande potente, sul loto « concerto », sull'equílibrio
europeo ecc. (cfr. F. Clhabod, .ZZpewseero ewropea
d,etl,a, Destra dl, fronte all,a guerra fruKco-pr' s-
siawa, in « La Comunità Internazionale», 1, 1946,
PP. 212 sgg.).
Senonché I'europeísmo di un Metternich signi-
fica repudiodel principio di nazionalità.Tipica-
mente settecentesconelle origini del suo pensiero
e politicamente termo su posizioni di eonservazione
pura, cioê su posizioni reazionarie, Metternich ri-
íiuta di accettare la nazione, la pátria, comi Come
riíiuta di accettareI'idea di libertà: quentedue
potenteforze spirituali, che I'età della Rivoluzione
franceseha lanciato nel mondo,Metternich non solo
le ignora, ma anzi le vuole eombattere. Tutto eiõ che
ê rivoluzione lo ha nemico dichiarato.
Per questavia dunquenon si sarebbecerto mai
pervenuti a oonciliare nazione ed Europa: le due
idee sarebbero riínaste eiascuna chiusa in sé e con.
trapposta all'altra. E ciõ infatti awenne, sul ter-
reno politico, fra il 1815 ed il 1848,con la lotta dei
patrioti liberali contra la reazione,cioêcentro il
sistema di Metternich.
La conciliazione doveva inveje avvenire per tut-
t'altra via, ed a opera soprattutto dell'uomo che
fu l 'anta-lblletternich, Giuseppe Mazzini. lb41azzini in-
fatti, che esa]ta tanto ]a nazione, la pátria, pone
tuttavia la nazione in connessione strettissima con
I'umanità. La nazionenon solamentenon ê fine a
se stessa, ma ê mezzo, necessário e nobilissimo, per

157
il rompimento del fine supremose vale a dure I'uma-
nità. La pátria « à il junto d'appoggio della leva.
chesi libra tra I'individuo e I'Umanità ». Ora I'umas
nità ê âncora Europa: il pensiero di Mazzini ê sem-
pre revolto all'Europa) all'Europa giovane, all 'Eu-
ropa dei popoli che sta per trionfare, succedendo
alia. vecchia e morente Europa dei. principi. Sogro
del Mazzini ê non solo ltalia, }na ltalia ed Europa:
e infatti alia Giovine ltalia segue la Giovine Europa.
Ora, come possono operare armonicamente le
nazioni per il fine comune?Beco, a questo punto} il
coàcetto di missione, che serve precisamente per
armonizzaré il. tutto e !e singole parti. Ogni popolo
ha avuto da Dio una sua mishione;« I'insiemedi
tutte quelle missioni compiute in belga e santa ar-
monia pel benecomune,rappresenteràun giorno la
pátria di tutti, la Pátria delle Patrie, I'Umanità»
(.4{ gíoua cZ.ZfaZÍü, 1859,in SozÍff{ Zd. /@.,ed.
naz., LXIV, p. 164).
L'época nuova} I'epoea sociale, che succede al-
l 'epocaindividuale, ha per programma Dio e I'Uma-
nità: I'Umanità « ê I'anima, il pensiero, il verbo del-
I'época nuova»: occorrequindi« ritemprare la
nazionalità e metterla in armonia coll'Umanità: in
altri termini redimere i popoli colla coscienzad'una
missione speciale fidata a eiascuno di essa e il cui
rompimento, necessarió alia sviluppo della grande
missione umanitaria, deve costituire ]a loto indivi-
dualità ed acquistaread essaun diritto di cittadi-
nanza nella Giovane Europa che il secolo fonderà »
(Z)eZZ'/wiaíafiua
riuoZwzioar cz Bwropa, 1834,in
.gcf. .Bd. /#., IV, pp. 167 e 180).

158
L' idea di missione ê dunque il mezzo per.accor-
dare vigoroso sviluppo delle singole indiVidualità
nazionali e aspirazioni ad una piü an)pia comunità
civile.
L' idea non era certamente nuova, quando Maz-
zini la riprese; era anzi orlilai un motivo ben vivo
nella cultura europeu, ad opera di scrittori francesa
e tedeschi. Già il Dé .bllaistie aveva affermato che
ogni nazione,come ogni individuo, ha una missione
da assolvere,e aveia rivendicatoalia Franzia la
« magistratura » francese sull ' Europa, rinvenendo
nella língua e nello spirito di proselitismo caratteri-
stico dei Francesa,i due strumenti con cui la nazione
francese muoveva il mondo ((7ow.çidérafiows sur Za
F'rawce, 1796, cap. ll).
E dali'altra parte del Reno la missione tedesca
era stata esaltata da Federico Schiller, il quale, in
un frammento preparatório di una lírica Bulia gran-
dezza tedesca (probabilmente del 1801) aveva escla-
mato « enche se jl mondo ha disposto diversamente,
bisogna che polui che forma lo spirito, sebbeneda
principio sia dominado,finisca per dominare». Gli
altri popoli saranno stati il core caduco, questo sarà
il durevolefrutto douto. Gli Inglesasonoavidi di
tesori, i Francesa di splendore, ai Tedeschi spetta
in sorte il destino piü alto: « vivei'e a contatto con
lo spirito del mondo...Ogni popolo ha la sua gior
nata ne]]a gloria, ]a giornata dei Tedeschisarà ]a
messe di tutte le età » '

5 F. ÀllEiNxcKE, Cosmopolitismo e Stato az onaZe,trad. it.,


Perugia-Venezia, 1930, pp. 54-55.

159
Già due anni prima, d'altronde, il Novalis aveia
espressoidee non dissimili, enche se il concetto di
missione vi fosse feno marcato : « ...in Germania si
possonogià indieare con plena sicurezzale tracee
di un nuovo mondo. La Germania precede con passo
lento ma sicuro i rimanenti paesi europei. Mentre
questi sono impegnati nella guerra, nella specula-
zionee nello spirito di panito, il Tedescofa di se
stessocon ogni diligenza il partecipe di una pita alta
epocadella civiltà ; e questoprogresso dovrà dargli
nel Corsodei secoli una grande preponderanza sugli
altri » (op. oif., pp. 18-19).
Mazzini ê dunque il piü típico, il piü alto rappre-
sentante di una imponente corrente di pensiero eu-
ropeo che cerca di salvaguardare in pari tempo i
diritti delle singole nazioni ed i diritti della mag-
giore comunità ehe si chiama Europa. Per diria ân-
cora con Novalis, ê questo lo sforzo di universa-
lizzare, e cosacanonizzare e rendere generale tutto
cià che ê nazionale, temporale, locale, individuale
(F'rcimmewtZ awfropoZogéci, 12', op. cit., p. 62).

Ora, a prescinderequi dalle more altre e im-


portantissime conseguenze, di carattere ideológico
e politico, che I'idea di nazione ebbe sulla storia
europeudel sec.XIX, quali furono le ripercussioni
ehe I'aífermazione della nazione e di una missione
aüidata ai singoli popoli, a tutti i popoli, ebbesulca
coscienza europeu?
Essenzialmente questo : storicizzare, per cosa
dure, i caratteri tipici della civiltà europeu, nel senso

160
di ricereare come essi si fosÉero Úenutisvolgendo,
attraversotina storia ormai millenaria, ad opera
delle varie nazioni. ll Settecento aveva delineato la
âsionomiamorde dell' Europa: ma era una fisio-
nomia per comidize immobile, nel sensoche si pre-
cisavaho quali fossero i süoi lineamenti attuali,
senza troppo preoccuparsi di chiedersi come éssi
si fossero costituiti attraverso i secoli.
Qualche accenno di caractere storico indubbia-
mente c'era stato: basta pensare alia liberta ger-
mânica in lb41ontesquieu,o alle quattro grandi età
dello spirito umano (età di Pericle, età di Augusto,
età di Leone X, età di Luigi XIV) che Voltaire aveva
esaltato come le pietre miliari della storia dell'uma
nità. Ma erano i'ari accenni, che non incidevano poi
a rondo sul pensiero: il quadro emgiato era quello
dell' Europa di oggi; e anzi, per essereâncora piü
precisi, era quello della Franzia del Settecento,
giacché la Franzia assorbiva I' Europa.
Ora inveje non soltanto si vedrà la civiltà eu-
ropeuformato grazie agli apporti di noite nazioni,
ma si cercherà di indagare nel passado come e
quando questi apporti signo stati. dati. La valuta-
zione storica acquista un'importanza mai prima
avuta: non v'ê cheda aprire I'Zrisfo re gé@éraZe
de
[a ciuiZisatio e -Ewrope de] Guizot per rendersene
conto. Come il piü risco senso storico induce a riva-
lutare il Medioevo, cosa induee a vedere la civiltà
europeu non soltando nel suo punto di arrimo, bensi
enchenel suo secolare svolgimento, in cui le nazioni
maggioriappaionodi volta in volta tenerelo scettro
della civiltà, succedendosi l 'una all'alara in tule eom-

ll -- OnABon, Z'idem d'Jlwropa. 161

L
pião di guida e contribuendo comieiascunaall'infi-
nita varietà e ricchezza della presente civiltà eu-
ropeu. E comila eosoienzaeuropeu della prima meta
dell'Ottocento, che accoglie quase tutti i motivi illu-
ministici, li arricchiscepera e li trasfornla soprat:
tutto in motiva di eonsiderazione storica.

162
CAPITOLO VI

l carattericheabbiamosopradescrittisi pre-
sentano con il massimo rilievo nelle due opere della
storico francese Guizot, 1'.17{sfoire gé%éraZede Za
ciuU,isüti,on
e»E'uro'pe,d,e'puã,s
ta chztede t' Em'gire
rolnain ãusqu' à l,a Ré'uol,uti,o'n fra'nçüls=. e V.[íã,stoire
de l,a cãmüi,sationen Fra'üce depui,s l,a ck' te de l,'Em-
p re rómad%jwsgw'ew=Z789,
che, insieme,formano il
Co rs de l,'hi,stoire modem«,e:.
Guizot vuol rate la storia della civiltà europeu,
perché « ê evidente che existe una civiltà europeu;
che una certa unità resplendenella civiltà dei di-
versaStati dell'Europa;ch'essaderiva da fatti
press'a poço simili, nonostante grande diversità di
tempo, di luogo e di eircostanze; che essa si ricol-
lega ágil stessi principi e tende a produrre quase
omlnque risultati analoghi» (lezione prima, p. 8).
Qui, come ê chiaro, abbiamo la represa plena dei
motiva europeistici del Settecento,e soprattutto di
quelli culturali e mordi già cosa fortemente mar-
cati da un Voltaire. L' Europa ê un'unità civile,

l Cito dali'edizione di Bruxelles, 1839

163
I'Ottocento accetta in pleno I'a#ermazione del se-
colo che lo .ha preceduto.
Ma questa civiltà non puõ espere cercata e la
sua storia non si riassumenella storia di uno Bolo
degli Stati europeu«se essa ê unitária, la sua
varietà non õ menoprodigiosa; essanon si ê svi-
luppata tutta intera in nessunpassesingolo.l linea-
menti della sua fisionomia sono sparsi: bisogna cer-
care gli elementidella sua storia ora in Franzia, ora
in Inghilterra,ora in Germania,
ora in Spagna
»-
E qui, inveje, cogliete quel che di nuovo apporta il
Romanticismo nella coscienza euros)ea. Non ê che,
già nel Settecento,non vi fossero stati accenniai
contributo delle varie nazioni nel formarsi della
civiltà europeu ; basta pensare all'esaltazione che del
Rinaseimento aveva fatto il Voltaire, al suo íissare
le quattro grande età dello spirito umano in quattro
paesi diverti, Greda e Romã antiga (seeolo di Pe-
ricle e secolo di Augusto) e, per I'età moderna, liel-
ITtalia e nella Franzia (secolo di Leone X e secolo
di Luigi XIV). Ma, come si ê già deito, il dadosto-
rico non trova sviluppo, rimane un rápido accenno,
:perché quel che interessa ê, a.llora, precisamente non
lo sviluppo storico, benzi semplicementeil punto di
arrivo ; e perché, enche, la nazione non ê âncora per
gli illuministi la grande personalità morde e spiri-
tuale che ê inveje per i romantici.
Ora, inveje, ria#ernJata I'esistenza di una civiltà
europeu, accettato eioê il junto di arrimo in confor-
mità del pensiero settecentesco,si chiede come ci
oi sia giunti; e tape dolnanda, che responde al piü
risco senso8torieodell'età românticanei confl.onu

164
di quella ]lluminiBtica, offre ad un tempo plena sod-
disfazione al senso della nazióne che proprio il
Romantieismo ha svolto. Se il. punto di arrimo ê
infatti unitário, e tende un po' a rate scomparire
le diversità nazionali nel complesso comune, lo svol-
gimento storico ehe a tule punto di arrivo ha con-
dotto ê inveje un'esaltazionedella varietà nel-
l7unità: quest'ultima ha potuto a#ermarsi solo per-
ohéda tutte le parti, in forme e modi diverti, si ê
collaborato all'opera comune ; e la collaborazione
teca, incancellabile, I'impronta dei singoli« gene
nazionali». La civiltà europeu puõ esistere in quanto
sono esistite ed esistono more cíviltà nazionali, cia-
scunadella quali dà qualcosache le altre non pos-
sono date : íl connubio tra particolare e generale,
tra nazione ed Europa ê dunque felieemente con-
éluso.
A presoindere enche dal particolare risalto che
il Guizos,
comex'edremo,
dà anch'eglialia liberta
politica, quasecaratteristica dela'Europa) già la
stessaimpostazione generale ê una esaltazionedella
]ibertà: perché un símile confluire di rr)ouvi diver-
sissimi in tln 'unità comune, un símile armonizzarsi
di tendenzee prineipi variatissimi, che pur trovan
modo di alimentare una civiltà eomplessiva comuna
a tutti, accettata da tutti, che cosa signiâea se non
la libera collaborazione dei popoli, nessuno chiuso
in sé e riÊutante i] progresso altrui, tutti inveje si-
multaneamentedisposti a date ed a ricevere?

Per vero, il Guizot sottolinea con moita chiarezza


quisto fatto.
165
Paragonando
infatti la civiltà dela'Europamo:
derna con le civiltà che I'hanno preceduta, sia in
Agia, sia altrove, .éomprendendovi períino la cil+iltà
grego-romana,
ê impossibile egli aaerma di
non esserecolpiti dali 'uniformità che regna in quelle
altre civiltà. « Esse sembrano emanate da un solo
fatto, da una sola idem; si direbbe che la società ha
appartenuto ad un principio. união che I'ha domi-
nata, e ne ha determinato le istituzioni, i costuma,
le eredenze,
in unaparolatutto lo sviluppo» (le.
zione seconda,p. 16). In Egitto, per: esempio, la
società era interamente dominata dal principio teo
crítico e nell' Índia lo stesso
; altrovela sooietàfu
I'espressione del principio democrático, come nelle
repubbliche commereiali íiorite sulle Gostedell'Asia
Minore, della Síria ecc.; altrove âncorafu il domí-
nio di una casta guerriera, di guisa che tutte le
civiltà antiche hanno un singolar carattere di unità
e derivano e sono dominate da una forza unida. Se
in qua[ehe momento vi ê stata ]otta fra due prineipi
(per es. Castadei guerrieri contra casta dei premi),
la lotta quase sempre ê rapidamente terminata cól
trionfo exclusivoo quasedi uno dei due principi.
Deriva da ciõ la notevole semplicità delle oiviltà
antiche, la rápida decadenzadi paesi come la Greeia
che pur avevano avuto un meraviglioso sviluppo,
ma in cui il principio creatoredella civiltà, una
volta esauritosi, non ê stato sostituito da nessun
filtro ; oppure, Comenell'Egitto e nell' Índia, I'im-
mobilità della società,fermatasi ad un certo punto
del suo sviluppo.
La stessa Causa dà origine al fenomeno politico

166
della tirannia, típico di tutte le civiltà antiche.'Per-
sino nella letteratura, nela'arte,nella veta spirituale
insomma, identica unità, semplicità, monotonia di
motiva.
Completamentediverso il carattere della civiltà
dell' Europa moderna (intendendosi per moderna
dal Guizos I'Europa medievale e moderna, oioê
[' ]auropa da]]a cine de] mondo romano e quindi, po-
tremmo dure con Cesare Bolbo, dell' Europa cri-
stiana). La civiltà europeu ê varia, enche tempe
stosa : « vi coesistono tutte le forme, tutti i principi
di organizzazione sociale ; i poteri spirituale e tem-
porale, gli elementi teocrático, monarchico,aristo-
crático, democrático, tutte le classi, tütte le situa-
zioni sooia]i si frammischiano e premono ] 'una sul-
l 'alara ; vi sono inÊniti grada nella liberta, nella ric-
ohezza, nella influenza. E quente forze diverge sono
fra loto in uno stato di lotta continua, senza che
nessuna riesca a soífocare le altre ed a prendere
da sola possessodella società.Nei tempoantichi, ad
ovni grande epocap tutte le società sembravano for-
giate sulco stesso stampo : ora prevale la monarchia
pura, ora la teocrazia o la democrazia, ma ciascuna
a sua volta prevale completamente. L' Europa mo-
derna ocre esempi di tutti i sistema, di tutti gli espe-
rimenti di organizzazione sociale ; le monarehie pune
o miste, le teoerazie,le repubblichepiii o monoari-
stocratiche vi hanno vissuto simultaneamente, banco
a flancole une alcealtre ; e malgrado la loto diver-
sità, essehannotutte una certa somiglianza,una
certa aria di famiglia che ê impossibile misconoscere.
Stessavarietà, stessi eontrasti nelle idee e nei

167
sentimento dell' Europa. . Le credenze teocratiche,
monarchiche, ari8tocratiche, popolari, s 'incrociano,
si eombattono,si limitano e si modiíicano.Aprite
gli scritti piü audacidel Mledioevo : mai un'idea vi
ê seguita fino alle estreme conseguenze. l partigiani
del potere absolutoindietreggiano improvvisalnente,
e. a loto insaputa, davanti ai risultati della loro
doutrina; si sente che attorno a loto vi sono idee,
inílussi che li fermano e impediseono loto di andara
sino in rondo. l demoeratici subiscono la stessa
[egge. ]bTai que]]a imperturbabi]e audácia, que]] 'ac-
eieeameütodella logica ehe rifulgono nelle civiltà
antiche ». Stessa varietà, stessi contrasta nei senti-
mento, nella letteratura, nell 'arte : e se la letteratura
e I'arte sono dal punho di vista della forma mente
.perfette di quelle antiche, cià deriva appurto dal
farto della prodigiosa diversità di idee e di senti-
mento della civiltà europeu) che ha scosso I'anima
umana su piü vasta distesa ed a piü grande profon-
dità, ma che per questo piü dííficilmente puà giun-
gere a quella chiarezza e semplicità in cuí risiede la
bellezza formale dela 'opera d 'arte.
Fale dunqueil earattere dominantedella civiltà
europeu. Perciõ civiltà incomparabilmente piü risca
di tutte le altre ; civiltà che dura da quindici secoli
e che ê tuttavia in continuo progresso : moro mente
rápida nel suo dispiegarsi della civiltà grega,essa
non cessa di crescere, mentre ]'a]tra dopo ]a prodi-
giosa asceta aveva conosciutoil rápido declino.
Perciõ, enche, mestre le altre civiltà haBno cono-
seiuto soltando la tirannia, che si ê esercitata nelle
forme piü varie ed in nomedei principí piii diverti,

168
anche nell'apparente democrazia delle città greche,
perché dgni tendenza diversa da quelha dominante
era proscritta, I'Europa moderna ê la madre della
liberta: chesign.incaimpossibilita per una sola forza
di so#ocarele altre: non potendodeterminarsi,i
principi diverti hanno dovuto vivere assieme,venire
a transazione,accontentarsiciascunosolo di una
parte di domínio: la liberta ê stata comiil risultato
della varietà degli elemento della civiltà europea.
La quale non ê dunque né ristretta, né exclusiva, né
stazionaria; essa ê entrara « se ê permesso dirlo,
nella eterna verità, nel piano della Provvidenza ; essa
eammina sulle vie di Dio. Ê il principio razionale
della sua superiorità » (lezione secunda, pp. 17-18).

In questo quadro fondamentale su cui il Guizos


richiama I'attenzione del lettore, il principio del-
I'unità.-varietà viene svolto per intero tanto da con-
durre ad alcuneconseguenze checi portano oltre il
mododi vedere degli europeisti del Settecento.Iden-
tiea õ I'esaltazionedella gloria dell' Europa; iden-
tico, I'esaltare la libertà europeucontra la tirannia,
falto non europeo ; identico, âncora, il sottolineare
I'immobilità delle eiviltà non europee. Ricordiamo
le affermazioni di Montesquieu e di Voltaire Bulia
immobilità asiática, Buliaimpassibilità dei Cinesi di
progredire o]tre un certo ]imite, tanto che]a loto
rapidíssimaascetainiziale ad un certo punto s'ar-
resto e la loto cita diviene stazionaria. Ma il fatto
caratteristico nel Guizos ê che enche la Greeia e
Romã antiche sono accomunate,sotto questo punto
di dista, ai paesi dela'Oriente.

169
Abbiamo visto come già per un Maehiavelli.e poi
soprattutto per un Montesquieula liberta politica
avesse avuto le sue origina nelle antiche repubbliche
creche e nella repubblica romana. Poi, si, era so-
prawenuto I' Ímpeto romano, che aveva distrutte
quelle libertà, rendendonecessária,per un Montes-
quieu, I'apparizione Della storia dei Germani, padri
diretti delle libertà moderne.Ma encheper un Mon-
tesquieu, con tutta la sua esaltazione della liberta
nata nei boschi,tra i rudi popoli germanici, aparta
e Atene e Romã repubblicana conservavano tutto il
faseino di eui le aveia rivestite una tradizione se-
colare; encheper lui la liberta era nata nel mondo
con la grandelotta dei ]iberi Greci congrola tiran-
nide asiática, inearnata nel re dei 'Persiani.
Dal punto di vista culturale,identieoatteggia-
mento. Un Voltaire, non solo pane il secolo di Pe-
ricle e il secolodi Augusto sullo stesso piano del
secolodi LeoneX e del secolodi Luigi XIV, ma vede
nel Renascimento italiano, cioê nella prima grande
epocaspirituale dell' Europa moderna,il risultato
del riÊorire degli studi sull'antichità clássica,il ri-
sultato dela'« imitazione ». ll vero Renascimento co-
minoia per lui infatti dopo la caduta di Costanti-
nopoli in mano ai Turchi, con I'esodo dei dotti
greci in [ta[ia. La poesia grega, ] 'arte grega non
presentano per lui nessun caractere fondamentale
diverso dália poesia, dali'arte delle grandi epoche
della Europa moderna; persino la poesiaacabaegli
exalta come potrebbe esaltare la poesia europeu.
Non diversità di principio tra la veta culturale del
mondo antigo e quella dela' Europa moderna ; ma di-

170
versità, inveje, tra quente due insieme e.quella del
Mledioevo;rozza e bárbara. della storia dell'umà-
nità o'ê un período escuro di .dieci seeoli,che si
chiamaappuntoMedioevo;al di sopradi esmo
si
tendono la mano due grandi età dello spirito umanq
I'età grego-romana e I'età che dal Renascimento con-
tinua poi, in progressoincessante,verso I'avvenire.
11 quadro di Guizot ê, come vedete, completa-
mentediverso.Per la prima volta, il principio della
tirannide abbraccianon solo tutte le civiltà extra
europee,ma tutto il mondo antigo, Greda e Romã
comprese: per la prima volta letteratura arte pen
siero dei Greci e dei Romanavengono assimilati a
pensieroletteratura arte degli Orientali e divisa
inveje, per una diversità sostanziale, da pensiero
letteratura arte dela' Europa moderna.
La separazione non ê piü soltanto tra Agia, an-
tiga e moderna,ed Europa; benzi tra Agia piü
mondo antigo enche grego-romano ed Europa mo-
derna. Viceversa, nonché espere ributtato lontano
come período di barbárie e di decadimento completo
del genere umano, il Medioevo diventa I'inizio della
civiltà europeu di cui si teste I'elogio.
E in questo appunto si acerte bebe, rif]esso ne]
problema particolare di cui ci oceupiamo, il pro-
fundo mutamento di conoezioni e di prospettive che
caratterizzano
il Romanticismo
nei riguardi del-
l ' llluminismo.
Rivalutazione della forza e feeondità del senti-
mento religioso : quindi atteggiamento di piena eom-
prensione e simpatia per le epochein eui il senti-
mento religioso vigoreggia. ll Guizos ê calvinista,

171
ma il suo modo (h sentire ê da questo punto di vista
generaleall'unisono con il sentimentodei romantici
eattolici, che assai prima di lui hanno « scoperto»
il Mledioevo e lo hanno proposto non piü. al disprezzo
benzi all'ammirazione dei popoli. Si pensi ad un
Novalis, ad un Federico Schlegel. L 'lauropa ê I'Eu-
ropa cristiana, la Cristianità.
Non per nulla, dopo Guizot uno storico italiano
eattolico, che del Guizos subi I'inílusso ripercor-
rendo aneh'egli le vicende passate d' ltalia e d' Eu-
ropa parlõ quasesemprepiü che di Europa, di
Cristianità ; e fu Cesare Balbo, nei cui Pewsier suZZa
$toria d'/fazia e nelle eui /l/edifaziowZ sforicÀe il
problemadel formal'si della civiltà europeuretorna,
enche qui come flusso e riHusso di motiva che ven-
gono da diverse parti, nlâ che troiano una fonda-
mentaleunità proprio nel comunedenominatorecri-
stiano. L'accentuazione religiosa della civiltà euro-
peu trova nel Bamboespressioni medo passionali
certo e immaginative che nel Novalis, ma sostanzial-
mente non moro diverge.
Su questopunto dunqueil punto storico della
éiviltà europeu subisse modificazioni profohde ri-
spetto alle concezioni dela' llluminismo. E si deve
âncora notare che la scarsa considerazionedelle
repubbliche antiche, esempio âncora per un Mon-
tesquieu di liberta, non ê una novita del Guizos,
benzi s'inquadra in tutto il generale atteggiamento
del pensiero storico-politico del Romanticismo. Per-
ché,seBenjamin Constant pane tina netta differenza
teoriza tra la liberta degli antichi e quella dei mo-
derna, in sede di app]ieazione storica ]o aguardo dei

172
H

romantici si appunta non piü verso aparta o Atene


o Romã repubblicana, bensi verbo le repubbliche
medievali,verso le città soprattutto italiane alle
quali si attribuisce I'onore di essesstate le madri
della libertà del mondomoderno.Pensiamoal Si-
smondi e alia sua .lÍisfoire des répwbZ gwes ifaZiew#es
dw Mog/ew.age, opera ohe ebbe vasta ripercussione
e che appunto costituisce I'esaltazione delle repub-
bliche italiane medievali eon le quali s' inibia la
storia della liberta e in pari tempo del progresso
civile dell' Europa moderna.

termo restando dunque il concerto settecentesco


dell'unità della eiültà europeu,quest'unità si pre
sentaora articolata, risca di una molteplicitàdi
motiva e di una varietà di tom che permettono ap-
punto di esaltare ad un tempo I'unità europeu e le
singole civiltà nazionali, cioê la nazione, questo
nuovo ideale del pensiero europeo. Tutte le nazioni
eontribuisconq ciasouna per la sua parte e a modo
suo. Pera, pur non potendo nessuna nazione pre
tender di espereI'exclusiva depositaria della verità,
cioêdi ater da solacreatala civiltà europea}
fra
tutte le nazioniqualcunave n'ê cheha dadopiü
delle altre e che nel suo carattere reassumemeglio
il carattere generale europeo. Ed eccoci dunque al
terzo punho, la missione di una nazione; anzi, addi-
rittura, il « primito » di una nazione sulle altre.
11concerto di missione infatti, di cui abbiamo già
parlato, e che nel Mazzini ê soprattutto« dovere»
di una nazionex'erso I'umanità, si tramuta facil-

173
mente in quello -di primata, ddvê si accentua il «di-
ritto » di una nazione.a guidare le altre: ed anche
qui ê caratteristico éhele maggiori nazioni europee
rivendichino, ciascuna,rale primito di civiltà. Già
nelle a#ermazioni che abbiamovisto del De Maistre
da una parte, del Novalis e dello Schiller dali'alara,
avete potuto osservare questa nota di orgoglio na-
zionale, Francesae Tedeschi rivendicando a sé il
maggior mento dêll'incivilimento del mondo. Pro-
prio alia temilargamente sostenutadel primito fran-
cesa Mazzini eontrãpporrà, sin dal 1834, « 1'inizia-
tiva italiana » assegnando cioê all' ltalia il compito
di espereiniziatrice della nuova êra dell'umanità:
nel che, sarà palese il bisogno di salvare I'indivi-
dualità nazionale italiana eontro l pimitãzione altrui '
E poi, sarà il Gioberti a proclamare aberta-
mente il primito morde e civile dell' ltalia accen-
tuando assai la nota nazionalistica.
Non ê il caso di sottolineare qui come un si#atto
concetto di primata rezasse in sé germe pericolosi
per I'avvenire : essa pateta diventare infatti, come
divenne, un eccitamento alto smodato orgoglio na-
zionale, alia presunzione ed alia <Kirragionevole su:
perbia », colhe deplorava infatti, proprio riferendosi
al Gioberti, Cesare Bolbo ' e con cià essa poteva
diventare, come divenne, un elemento fortemente
dissolvitore della stessaidemdela'unità civile eu.
ropea.A forza di insistere sui titoli di mento di una

2 Cfr. A. O}TODEO, Primata /ra cega e {nêzáatiua taZiama, in


F'eg'ure e passio%i deZ Rãsorgimento, Palerma, 1932, pp. 51 sgg.
3 Z)eZZa monarchia ra/apresenlat ua d /faZIa, Firenze, 1857,
P 148

174
nazione singela, tutta la grandezza della civiltà eo-
muneÊniva col concentrarsi in quella sola nazione,
senza.piü bisogno dunque della eollaborazione deite
altre : la verità-unità esaltata dai romantici diven.
tava una sempliceunità in cui la Franzia o la Ger-
mania o I' Inghilterl'a o I' ltalia (a seeonda si esal-
tasseil primito dell'unao dell'altradi quentena-
zioni) facevan tuta'uno con I' Europa stessa.
Ci bastaora osservareche se nel Guizot non si
giunge âncora a una símile ipertroíia del primata
nazionale, il primado ê pera chiaramente affermato
e s'intende a favore della Franzia « credo che si
possa dure senza adulazione che la Franzia ê stata
il centro, il focolaio della civiltà europeu. Sarebbe
excessivo pretendere che essa abbia sempre cammi-
nato, in tutte le direzioni, alia testa delle nazioni.
In diversaperiodi, essaê stata superata, nelle arte,
dali' ltalia ; dal puntodi vista delleistituzioni po-
litiche, dali' Inghilterra. Fosse, sotto altri riguardi,
in certa momento,si troverebbero altri paesi europeu
che le sono stati superiori ; ma ê impossibile misco-
noscereche,ogni qualvolta la Franzia si ê vista su-
peraranella via della eiviltà, essaha ripreso nuovo
vigore, si ê slanciata e si ê ritrovata ben presto al
livello degli altri o innanzi a tutti. Non soltanto le
ê comisuccesso ; ma le idee, le istituzioni civilizza-
trici, per comidure, nate in altri paesi, quando hanno
voluto trapiantarsi, diventar fecondee generali,
agite nel vantaggio comune della civiltà europea,
sono skate in qualche modo costrette a subire in
Franzia una nuova preparazione; ed ê dália Fran-
zia comeda una secondapátria, piü feconda,pm

175
risca,.che esse si sono slanciate alia conquista del-
I' Europa. Non vi ê quase nessuna grande idem, nes-
sun grande principio di civiltà che,per di#ondersi
ovunque,non sia anzitutto passato attraverso la
Franzia.
Gli ê che nel gemo francese v'ha qualche cosa
di socievole,
di simpático,
qualche
cosachesi dif-
fonde con maggior facilita ed energia che nel gemo
di ovni filtro popolo : sia la noutra língua, sia il par:
ticolare modo di esperedel nastro spirito, dei nostri
costuma,le nostre idee sonopiii popolari, si presen-
tano con maggior chiarezza alle messe, vi pene-
trano piü facilmente: in una parola la chiarezza,la
socievolezza,la simpatia sono il carattere partico-
lare della Franzia, della sua civiltà, e tala qualità
la rendonoadatta in modo eminentea marciare alia
testa della civiltà europeu» (lezione prima, p. 8).
Le fundamenta
del primito francesacomigià
poste, vengono âncora consolidate nella successiva
líãstoàre ãe l,a,ciuãli,bati,on e' B'rav ce.
Perché qui infatti la soeievolezza e la simpatia,
o per diria eon termina odierni la capaeità propa-
gandística della ]3'rangianon sono piü le sole ragioni
del primito francese: ü sono cause piü generali e
profonde, che I'opinione pubblica europea ha istin-
tivamente riconoseiute e tala cause sono strettamente
collegate con la natura stessa della civiltà.
Per Guizot, la civiltà consiste infatti essenzial-
mente iú due motivi: lo sviluppo della condizione
sociale e lo sviluppo della condizione intellettuale,
vale a dize lo sviluppo delle condizioni esteriori e
generali,e quello della natura interiore, personale

176
dela.'uomo, insomma il perfezionameBto della soeieti
e dell'umanità.Ora perchéla civiltà siaJ)ii@oc-
corre che questi, due fatti si vel;j$ellilíã simultanea-
illente, signo strettamentg,,e-:íüegati,agiscano I'uno
sull'filtro ; altrimentiJ4uando I'uno si sviluppa e
lpâltFO no, imsêêll senso dell'incompletezza della
ciülhr®ando in un popolo si ha un grande miglio-
ramento sociale, un grande progresso del benessere
materiale, ma senza sviluppo culturale, senzapro-
gresso nelle idee, il miglioramento sociale sembi'a
precário, inesplicabile. Viceversa se in un paesesi
assiste ad un grande sviluppo intellettuale non ac-
compagnato dal progresso sociale, par di vedere un
bell'albedo senza frutto, un sole che non scalda, che
non feconda e si Ênisce con lo sdegnarsi per delle
idee comisterili e che non padroneggiano il mondo
esteriore. Necessita quindi dell'unione, simultaneità,
interdipendenzadella sviluppo intellettuale e dello
sviluppo sociale.
Ora, se si consideranole civiltà delle varie na-
zioni d' ]Duropasi scorgeche la civiltà franceseê la
piü completa,la piü conformeal tipo della civiltà in
genere,e pertanto quella che meglio rappresenta
la storia. dell' Europa nel suo insieme.
La civiltà ingleseinfatti ha avuto di mira parti-
colarmente lo süluppo sociale ; il suo principio ispi-
ratore, e la sua forza, ma nello stessotempoil suo
limite, ê I'utilità, I'applicazione pratica. ll suo
trionfo ê la veta politica e sociale, di cui il Guizos
ha tessuto un altíssimo elogio già Della .27isfoireáe
!a c u Zisaféowew -Bwrope (lezione quattordicesima,
p 116); il suo limite, lo sviluppo delle idee I'attività

12 -- CnABOO, .L)'iã a d E'zóropa. 177


intellettuale. Esattamente oppostoil carattere della
civiltà todescã: qui lo svHuppointellettuale ha seih-
pre sopravanzato lo sviluppo sociale l la pura atti-
vità intellettuale ha sempre dominato,, ma senza
eapadtà di azione sul mondo esterno.
Quanto all' ltalia, la sua .civiltà non ê stata né
essenzialmente pratica, né quasi exclusivamente spe-
culativa; gli ltaliani hannoeonosciutoi grandi svi-
luppi dela'intelligen2aindividuale e anchedell'atti-
vità sociale, hanno brillato contemporaneamente
nelle scienze, nelle arti, nella filosofia, cosa come
nella politica e negli a#ari. Ma all' ltalia manca la
fede nella verità, cioê quella fede per. cui non sola:
mente I'intelligenza ê soddisfatta, ma -surge la vo-
lontà di piegare e governare i fatti e di dominare
sul mondo, in maniera che I'uomo, consinto di esses
nel vero, s'impegna a far trionfare questo vero, re-
formando enchele situazioni esterne. Ora questo à
generalmente mandato &llp ltalia : essa ê stata fe.
bonda in grande intelletti, in idee generali; ê stata
plena di uomini di una rara abilità pratica, esper-
tissimi nell'arte di condurre la società; ma quente
due classedi uomini sono rimaste estraneeI'una
all'altra. l granili ingegni speculatid non si sono
applicati a far trionfare praticamentela loto verità,
agendo sulla società; mentre d'alara parte gli uo-
mini d'a#ari e i politica non hanno quase tenuto al-
eun conto delle idee generali e delle conquiste del-
lpintelligenza,e non hanno quasi mai provato i]
bisognodi organizzarela vira pratica secondoverti
principi, « gli uni e g]i a]tri hanno agito come se ]a
verità non fosse buona che a conoscersi e non avessa

178
nulla da chiederené da falte di piü ». Questoê stato,
nel Quattrocento come piü tardi, il lato debole della
civiltà italiana, che ha corpito di una speeiedi ste-
rilità sia il suo gemo speculativo, sia la sua abilità
pratica.
Quanto alia Spagn% essa ê stata una società so-
lennemente immobile, nella cui storia non mancano
Certo né grande ingegni né grande fatti, ma sono
isolati,. buttati qua e là} senza continuità. La Spagna
pocÉ)ha ricevuto e poço ha dito all' Europa: la sua
civiltà ha searsa importanza nella gloria europeu.
Inghilterra, Germania, ltalia, Spagna, nessuna
di :quentegrandi nazioni ocre I'immagine press'a
poçocompleta,il tipo puro della civiltà, ove si abbiã
riguardo al farto fondamentale, al fatto « sublime »,
vale a dureI'unione intima rápida, lo sviluppo ar'
monico delle idee e dei fatti, dell 'ordine intellettuale
e dell'ordene pratico.
In Franzia, inveje, lo sviluppo intellettuale e lo
sviluppo sociale hanno sempre cominciato se non
próprio di pari passo, almeno a brevíssima distanza
I'uno dali'altro. A lato di grandi evento, di rivolu-
zioiii politiche, di miglioramenti nelle condizioni
della società, nella storia francese si scorgono sem-
pre idem generali, doutrine che corrispondono a quem
fatti. Nulla ê awenuto nel mondopratico, di cui
lpintelligenza non si sia immediatamente imposses-
sata, traendone per proprio conto una nuova ric-
ehezza : e nulla ê awenuto nel domínio dell'intelli-
genza che non abbia avuto, e moro presto, le sue
ripercussioni nel mondo pratico. In genere anzi, le
idee in Franzia hanno preceduto e persino provo-

179
gato il progresso dell'ordióe sociale che si ê prepa-
rado nelle dottrine prima. di compiersi nelle cole.
Questo doppio earattere di attività intellettuale e
di abilità pratica, di meditazione e di applicazione,
impronta tutti i grande eventodella storia di Fran-
zia, in tutte le grande olassi della società francese,
e dà foro una fisionomiache non si trava altrove.
Da qualunquepunto di vista si considerila Franzia,
si troverà in essa questo doppio caractere; i due
fattori essenziali della civiltà vi si sono sviluppati
in stretta correlazione; mai I'uomo ê Btato privo di
grandezza individuale, mai la sua grandezza indi-
viduale ê stata priva di utilità pubblica. ll buon
senso,di cui si paria Comedi un earattere típico del
gemo francese, non ê un buon senso puramente
pratico, ma ê un buon sensoelevado,amplo, un buon
senso íilosoÊco, che penetra nel mondodella idee, e le
comprendee le giudicain tutta la loto portata,
nello stesso tempo tenendo Conto dei fatti esterni.
Questo buon senso ê la ragione ; lo spirito francese
ê simultaneamente
razionalee ragionevole.Percià
la civiltà franeese ê la piü completa, la piü verá,
quelhache vi produce meglio di ogni altra I'idem
fondamentale della civiltà (Hisfoite de Za ciuiZisa-
fiow ew F'?"alce, pp. 128-33).
Ê evidenteI'approfondimento del gemo franceçe
dália prima alia secondaZiisfoire. Nella prima sismo
âncora fermi ai motiva ereditati dal Settecento e
aecettati enche da un De Maistre, sostanzialmente,
caractere distintivo del gemo francese ê la socievo-
lezza,I'espr f de socéfé dei Montesquieue dei Vol-
taire, vale a dure la capacità di suscitare largai con-

180
senso.: di diffondere le idem, di renderle accessibili a
tutti. enche mediante quemfnagniíico istrumento che
ê la língua francese criara e precisa. Nella seconda
Hêstoire,l non ê piü solo questione di socievolezza e
di capacitàpropagandista(3a,
ma próprio del farto
che in Franzia alta capacità speculativa ed energia
praticasi fondonoin un insiemearmonioso:del
fatto cioà ehe le idee franeesi non sono soltanto piü
accessibili, ma sono piii vele, e diventano piü aeces-
sibili precisamente perché . piü vete.
Quanto ai caratteri attribuiti agli altri popoli,
essi sono delineati secondo formule abbastanza con-
venzionali. Sul earattere pratico degli Inglesa, con-
vengonogià assai prima del Guizot si puõ dire tutti
gli scrittori che ne parlano, sia che gli uni pongano
partieolarmente
in rilievo la loto eapacitàpolitica,
i] loto spirito di liberta (quel che il Guizot chiama
la loto capacità di perfezionamento soeiale), come
negli angloíili del Settecento e dela'Ottocento ; sia
che si sottolinei inveje, con un certo senso di di-
sprezzo,la loro tendenzacommerciale,
la loto avi-
dità di tesori, secondo aveva detto ]o Sehiller.
Che la Germania sia la terra dei grande pensa-
tori, della profonde teorie, dell' intimità poetisa,
questo era diventato luogo comunain Franzia da
quando, per la prima volta, lo aviva a#ermato
MI.me de Sta61 nella celebre opera Z)e Z'-ÁZZemag e
(1810).
Quanto all' ltalia, il giudizio del Guizos Bulia
maneanza di fede nella verità che la earatteiizze-
rebbe, reentra nel piü generale giudizio che impu-
tada agli ltaliani precisamente
la fiacchezza
del

181
senso morde, la scarsa fede che vuol. dize anche lo
scarso spiÜto di sacriâcio per far trionfare le pro-
prie idee: del cheki rinveniva la prova nel tiepido
sensoreligioso degli ltaliani, nel loto Cattolicesimo
formale,tutto pratiche.esterioridi culto e nientê
intimità di coscienza religiosa, e nella loto incapa-
cite di attuare una grande riforma religiosa (scar-
sissimeripercüssioni della Riforma protestante nel
Cinquecento in ltalia). Ed ê giudizio che tro:viamo
non soltandoexpressoda stranieri ma da ltaliani,
e tra i maggiori: quando Bolbo battezza il Renasci-
mentoitaliano epoeadi grandecultura ma non di
grande civiltà, e alia splendore delle arte contrap-
pone la corruzione morde e la fiacchezza del sentirá
Cívico,che preparano la ravina politica d' ltalía e
lo stessodecaderedella cultura, non fa che ripren-
der sostanzialmentela dintinzione del Guizot frà gli
uomini di pensieroitaliani, chiusi in sé e incapaci
di agite Bulia realtà, e gli uomini pratici, politica
o mercante,abilissimi nel maneggioquotidiano degli
a#ari, ma incapacidi dure un indirizzo, uno stile
alia loto abilità, subordinandola al conseguimento
di un ideale. .enche I'atto di accusa che Franeesco
de Sanctis ha elevadocontra il Renascimento,dal
punhodi vista úorale rientra in siffatto generedi
considerazioni, all 'origine delle quali forse fosse si
potrebbero
ritrovarele stegseinvettivedel Ma-
chiavelli contra i principi italiana senza anima e
senza fede.

182
r Fale ê dunque I'.enquadramento generale della
civiltà europeu nel Guizot. E vi georgiano rimaner
ben fermo il principio, posto dal Settecento,del-
llunità civile europeu;ma vi scorgiamopure gli
ulteriori sviluppi e arricchiinenti di quel principio
attraverso il pensiero dell'età romanti(3a. La civiltà
europea non à piü riguardata semplicemente cosa
come si presenta ora, ma seguita nella sua evolu-
zione storica; in quest'evoluzione storica il Mledio:
evo aequista parte decisiva, diventando la base
senza la quale sarebbero incomprensibili gli svolgi-
menti ulteriori. L'unità non annulla la varietà,
anzi ê come un raro profumo composto di mille es-
senze diverge: con ciõ il senso della nazione puõ
accordarsi perfettamente con la eoscienza unitária
e I'amore della pátria non ha piü bisogno}per vigo-
reggiare, di atteggiarsi ad antieuropeo, siccome era
succeduto con Gian Giacomo Rousseau. Si perviene,
cioê, ad una situazione di equílibrio tra senso del-
IPunità generale e senso del particolare. Ê, certo,
un equílibrio che rischia di non durar moita, perché
llesaltare la missionedi un particolare popolo, anzi
il suo primito, condurrà tonto o tardi alia sopra:
valutazione di quempopolo, aprendo la via al nazio-
nalismo moderno che sarà la negazione del senso
unitário europeo: e nel Guizot, comeda un lato si
dispiega tutta I'eredità del Settecento, oosi d'filtro
lato si rivelano già i germe di sviluppi di idee ehe
condurranno tanta parte del pensiero su posizioni
antitetiche a quelle setteeentesche. Ma, quali che
piano gli sviluppi futul'i, nazione e missione della
nazione costituiscono il caratteristico ríflesso della

183
mentalità romântica sull'idea di Europa! creata dal
Settecento illumínistico.

Segueil quadro propriamente storico, in cui il


Guizos cerca di ricostruire, momento per momento,
le varie fasedel suecessivo
sviluppodella civiltà
europeu.Perché se essa,come si ê detto, abbraecia
I'Europa medievalee modernae ha ormai quin-
dici secolidi cita, non ê menvero che si possante
di-
stinguere fase successivedi sviluppo, di progresso
per cui, nell'insieme, la storia della civiltà europeu
puà riassumersi in tre periodi.
Período delle origini, della formazione:.ê il pe-
ríodo che va dal quinto secolo íin quasi al decimo-
seeondo, e in cui i diverti elementi costitutivi della
noutra società si libel'ano dal caos, si mostrano quali
sono, nelle loro forme « native » eon i principi che
]i animano. Secondo período, sino al secolo decinJo-
sesto: ê un período di tentativa, in cui quemdiversa
elementi si avvicinano e si mischiano, senza tutta:
via potes generare nulla di regolare e di durevole.
[l'erzo período, che comincia co] seco]odecimosesto
e Continua âncora: ê il período dello sviluppo pro-
priamente detto, quando la società ufana assume
in Europa una forma definitiva, segueuna direzione
determinata, campina rapidamente ed insieme verso
uno scopochiaro e preciso (lezione ottava, pp. 71-72).
L'aves reintrodotto íl Medioevonella storia non
signiÊca quindi che dal Medioevo in poi non ci sia
stato un gran progresso:allora barbárie,forza,
violenza j ora la condizíone degli uomini, paragonata

184
\

a qual che era prima ê dolce, giusta, onde noi mo-


derni potremmo ripetere il detto omerico « noi ren-
diamo grazie al cielo per il fatto che valiamo in6ni-
tamentepiü chei nostri predecessora»(lezionepri-
ma, p. 15). E qui, dunque, riappare la íiducia sette-
centesca del progresso.
Parimenti riappare la distinzione,ormai ben
nota, fra I'immobilità dell'Asma e il movimento in-
cessante dell' Europa: distinzione che il Guizot am-
plia âncora, perché egli non si limita, pel' esempio,
a eonstatare il falto della « tirannide » orientale e
antiga, ma lo ri(30llega ad una causa di carattere piü
generale, e precisamente all'immobilità della società
dovuta al fatto, di cui abbiamo già discorso, che nel-
I'Oriente una classe ha trionfato, sehiacciando le
altre. trasformandosi in casta e immobilizzando
quindi la cita politica e sociale,mentre in Europa
nessuna classe, nessun gruppo sociale ha mai po-
tuto sterminare o soggiogare Completamentele
olassi o i gruppi rivali, ma ha dovuto spartire con
essa.il domínio, di guisa che la vira politica ê stata
un continuo intriga di contrasti e di lotte che ren-
devano impossibile qualsiasi tirannia. La lotta, in
Europ% inveje di farsa principio di immobilità, fu
causa di avanzamento. Sono considerazioni, quente,
ehe ci portano in pieno nell'atmosfera di dopo la
Rivoluzione francese, quando il problema politico
ormai abbraccia il feto, la « classe » che espremedal
suo seno i detentora del potere. Non siamo âncora,
naturalmente, al eoncetto di classe marxistieo ; la
classe, cioê, non ha âncora un contenuto rigidamente
economico. Ma ê già significativo che il problema

185
politico-sociale si coníiguri sotto I'aspetto di con-
trasti di gruppi, di classi,divergele une dalle altre,
e dália cui lotta scaturisconole forme politiche.
La di#erenzadal Settecento
sta qui:. per il
Montesquieu, la tirannide nel suo signiÊcato clás-
sico, di domínio violento o illegale di uno solo, ê
« causa » della immobilità della società; per il Gui-
zos,la tirannide, nel suo sígniâcato nuovo di domínio
« exclusivo » di un qualsiasi gruppo o tendenza, en-
che se si chiami democrazia ê « e#etto » di quel pre-
valere absoluto,totale di un solo principio, di una
sola casta, che genera, contemporaneãmentela ti-
rannide politica e la immobilità della società.
Alara novita introdotta dal Guizot nella ormai
tradizionale esaltazionedella liberta europeu, ê
['appe]]o a] principio di ]egittimità po]itica. Cioê:
la forza sta all'originedi tutti indistintamente
i
poteri politici ; eppure, nella civiltà europeu, nessun
potere vuol sapernedi una símile origine, nessuno
vuole riconosceredi essesnato grazie alia forza,
ma tutti ricercanoun qualchetijolo di legittimità
(lezione terza, pp. 27-28). E enche qui una rale
aífermazione ci reporta in pleno nell'atmosfera po-
litica della Restaurazione,
quandoil principio di
legittimità viene invocato (cedi Congresso di
Vienna) per il riordinamento dell' Europa dopo le
tempeste della Rivoluzione francese e dela' Impera
napoleónico.
Terzã, e maggiorenovità rispetto alia liberta del
Settecento, ê il congiungimento operato da Guizot
della liberta politica e della liberta religiosa. C'ê
un singolare parallelismo di sviluppo, nella storia

186
dell' Europa.moderna, tra la società religiosa e la
societàcidle, nelle loto vicende e rivoluzioni.
« La Societàcristiana ha cominciato.:.con I'es-
BaTe una società perfettamente libera, costituita
esclusivamente in nome di una fede comune, senha
istituzioni, senda governo vero e proprio, regolata
unicamente da poteri mordi e mobili, secondo ' il
bisogno del momento. Inizii simili ha a-auto la so-
eietà civile in Europa, almeno in parte, ad opera di
bandodi barbari ; societàperfeitamente libera, dote
ognuno rimaneva senza leggi né poteri costituiti,
perché voleva comi. .Alll'uscire da questa eondizione
di cose,che non poteva conciliarsi con un grande
sviluppo soeiale, la società religiosa si pone Éotto un
governo essenzialmente aristocrático ; ê il corpo del
clero, sono i vescovi, i concilii, l 'aristocrazia ecele-
siastica che la governante.Un farto di igual natura
awiene nella societàcivile, all'usoir dália barbárie ;
ê egualmente I'aristocracia, la feudalità laica che si
impadronisce del potere. La società religiosa esse
dália forma aristocrática per entravein quella della
monarchiapura: fale ê il signiÊcato
del triunfo
della curta di Romã sui concilí e sulla aristocracia
molesiastica europeu. La stessa rivoluzione si com-
põenella societàcivile; la monarchiaprevalee
prende possessodel mondo europeo a mezzo di
análoga distruzione del potere aristocrático. Nel
secolo xm, nel seno della società religiosa, scoppia
una rivoluzione congroil sistemadella monarchia
pura) centro il potere absoluto nell'ordene spirituale.
Questarivoluzione introduce, consagra,stabiliscein
Europa il libero exame. Ai giorni nostri abbiamo

187
visto, nell 'ordene.civile, un evento identico. ll potere
absoluto temporale ê egualmente attaccato e Tinto.
Voi lo vedete ; le due società hanno attraversato le
stesse vicissitudini, hanno subito le stessé riúolu-
zioni ; soltanto la società religiosa ha sempre mar-
ciato per prima in questa -via » (lezione dodieesima,
P. 107).
Quel pfofondo apprezzamento della . religione e
dei valori religiosadi cui abbiamoparlato, si expri-
me qui plenamente. Nessun illuminista, nemmeno il
Montesquieü piü temperato dell'.Bspr f des bois,
avrebbe mai potuto pensare ad un símile accosta-
mento, che concludeaddirittura con il riconosoere
che ]a Chiesa ha sempre marciano per prima se;
gnando la via su eui süceessivamente si ê incam-
minata la soeietàcivile.
.ü naturale poi che il calvinista Guizot veda un
progresso, e grande progresso, laddove un Novalis,
cattolico,aviva visto inveje addirittura la fine del-
llunità europeu:la Reforma,per il Novalis inizio
di tutte le aberrazioni,ê pel' GuizosI'inizio del-
I' Europa moderna, perché aflora trionfa il prin-
cipio de[ libero exame,cioê ]a ]ibertà de]]o spirito
umano, che ê uno dei grande fatti di questa Europa.
Ed ê pune sintomático che per il Guizosil Settecento
sia uno dei.piü grandi secoli della storia, force
quello che ha teso all'umanità i piü grande servizi
e I'ha fal;ta piü progredire, nonostante i suoi tra-'
viamenti ed í suoi errori(lezione quattordicesima,
P 124).

188
r L'Hisfoire del Guizos reassume dunque le varie
rabi dello sviluppo dell'idemdi Europ% fra Sette-
cento ed Ottocento.Cosacomela troviamo in lui,
essa ê ormai completa, cioê si presente coi carat-
teri che manterrà anche in seguito ; I'eredità del
Settecento, il seeolo a cui dobbiamo il sorgere stesso
della nostra coscienzadi Europei, si ê integrata nel
Romanticismo,arricchita di elementi nuovi, stori-
cizzata.ll sensodella storia, trionfante nella prima
meta dell'Ottocento, impronta di sé enche la co-
scienza europea} le permette di comporre armonica:
mente le esigenze diverse dell'unità e della varietà,
cioê della nazionee dela'Europa; le permettedi
eomprendere anche le epoehe che prima erano state
messe da parte come epoche di barbárie e di oscu-
rantismo e che ora ihvece diventano momento ne-
cessário della formazione di questa Europa moderna
di cui si celebrante i trionfi.
Perché, identico rimanendo il principio della
grande unità civile europeu,negli uomini del Sette-
centocomenegli uomini della prima metà dell'Otto-
eento. identica rimane enche la conclusione : il senso
della superiorítà della civiltà europeu su tutte le
altre, passate e presenti, e la íiducia plena nell'av-
venire, che dovrà vedere ulteriori progresso e nuovi
splendori dell' Europa.

189
Appendice
11 quadro ê completo.
E per vero da aflora I' idemdi Europa, comedi un'en-
tità civile e morde, ben piü âncora che geográfica,ebbe
vila e fortuna. Comi come noi I'abbiamo accolta, quest'idea
ê típica elaborazione settecentesca;i motiva già accennati
nel Cinquecento soltanto ora ricevono forma compiuta e
definitiva. ll se%tireewropeoà un sentire di schietta im-
pronta illuministica.
Non ê che le età successivenon abbiano apportato, an-
ch'esse,qualche cosa di loto in tal sentire.
E la variazione fondamentale attuatmi nel concetto di
Europa, ad opera del Romanticismo, fu precisamentela
fine dell'atteggiamentopolémicodi fronte alia religione,
soprattutto di fronte alia Chiesa cattolica.
Come abbiamo visto, questo atteggiamento aveva co$ti-
tuito un clone continuo,copioso,cortantenegli illuministi,
quali che fossero le loto divergente su altri punti. ll Ro-
manticismo inveje significa enche represadi valori religiosa,
enchenel sensotradizionale della parola; represadi Catto-
licesimo : pensate anche solo al Manzoni in ltalia, alia Cha-
teaubriand in Franzia. ll Romanticismosignifica, quindi,
rivalutazione,esaltazione
del fattore religiosonella veta
umanae quindi nella storía e nella vila europeu;si rial-
laccia, in quisto senso,alia piü antiga tradizione cinquc-

13 -- CiiABoo,' Z'idem ãJ]Ítórop . 193


centesca, senza piü il paf#os propagandístico di questa, ma
con la stessa sensibilità per i problema Dio e Chiesa.
E ne deriva la rivalutazione del Medioevo.Nella storia
dell'umánità, per Voltaire e i suei colleghi, c'era, ad ün
certo punto, un grosso buço, una zona oscula, 8enzarondo
né lume: ed era il Mledioevo.La caduta dell' Impero ro-
mano -- dovuta si alle« inondazioni » dei barbari, ma anche
al Crístianesimo, che índeboli, snervõ le forze, rivolgendo
gli anima
al cieloe fazendo
andare
in bovina
la terra
aveva segnato la fine della civiltà e I'avvento della barbárie,
del c#aos de cofre .Ewropeche comincià a riprender forma
solo nell'età di Carlo Magro(.Estai sur Zesmoeurs, ..4uanf-
propos) : ê a#ermazione comune al Voltaire e al Montes-
quieu, agli inglesa Gibbon e Robertson. Ed ê-un'afrerma-
zione in cui conâuiscono le tradizioni del mostro Renasci-
mento, sdegnosodella cosiddetta rozzezzaculturale-artística
dei secoli precedenteil IV, convento che pittura e scultura
e poesia fossero risorte solo con Giotto e con I'Umanesimo;
e la tradizione protestante, avversa al Medioevo come al-
I'epoca del predomínio di Romã cattolica, all'epoca del
paPtsmo '
[[ Romanticismo inveje riva]uta i] Medioevo, i] suo
pensiero,]a sua ai'te, ]a sua fede; reporta in a]to i] tanto
disprezzato gofAique; colloca anche questa età fra quelle
fruttuose dello spirito ufano.
Alia tradizione clássica grego-romana, inizíale fonda-
mento di tutto il piü tardo sviluppo di pensiero europeo,
al Renascimento, al secolo di Luigi XIV, il Romantícismo
aggiunge, giustamente, il Medioevo : I'età che ha segnato
di indelebile impronta cristiana il volto dell' Europa, I'età
per cuí il pensiero e il modo di sentire degli Europeu non
possononon poggiare8u bati cristiane, oltre che greco-
i'omane.

l Cfr. G F'ÀLco, l;a poZemica s Z iWedÍoeuo, Torino, 1933

194
Noi sismo cristiani, e ndn powiamonon esserlo: lo hã
luminosamente pi'ovato, or ê poço, Benedetto Ctoce '. ;Non
possiamonon esserlo,anchese noh seguiamopiü le prati-
che di culto, perehé il Cri8tianeBimo ha modellato il nostrd
modo di 8entire e di pensará in guia incancellabile; e la
diversitàprofondachec'ê fra noi e gli antichi,fra il
noutro modo di sentire la veta e quello di un contemporaned
di Pericle e di Augusto ê 'proprió dovuta a quisto gran
fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale,
cioê il verbo cristíano. .enchei cosiddetti« libera pensa:
toro $, anche gli: « anticlericali» non possono sfuggire a
questa sorte. comune dello spirito europeo
Con pleno diritto papa Leone Xlll poteva quindi aaer-
mare, nell'encíclica ImmortaZe Z)e{, il I' novembre 1885:;
« Se I' Europa cristiana doma le nazioni barbare e le traste
dália ferocia alia mansuetudine,e dália superstizionealia
lume del vero; se vittoriosamente respinse le invasioni dei
musulmani, se tenne il primato della civiltà, e si posse
ognoradure e maestroalle genti in ogni manieradi lode-
vole progresso,se di vele e larghe liberta pote allietare i
popoli, se a sollievo delle umane miserie seminu dapper-,
tutto istituzioni sapientee beneíiche;non ci à dubbio, che
in gran parte ne va debitrice alia religione, in cuí trovà
ed íspirazione ed aiuto alia grandezza di tarte opere » '

Questaê dunque la grau variazione apportata ai con-


cetti: dell ' llluminismo dalle posteriori età.
Ma, chi ben guarda,non ê una variazionechealterijà
fisionomia dell' Europa quale s'era foggiata nel '700.
Che I' Europa fosse stata, fosse âncora« cristiana),;
questo avevano dovuto ammettere anehe gli ílluministi :

2 B. Cnocx,l)enchenan possdaz
o %o ã rc{ <ç(7resfia%}»,
]n
<{La Critica )>,XL(1942), pp. 289 sgg.
3 ll testo in l.' GionnAní, Le E ccZ c#e SoeêaZ{, Romã;
1942, Pi 93.

195
soltanto, era questa,per essa,una nota di bruttezza(men-
tre poi sarà nota di bellezza), un neo che era bene cer-
care. di strappare o, almeno,. di coprire il piü possibile.
Ma l& constatazionedel .<K
fatto » era explicita.
E rimase, del Settecento, il senso dell'. Europa come di
un gran corpo civile, culturalmente uno (la repubbliea
delle lettere), politicamente diviso si in tanti stati, ma tutti
legati da un continuo,incessanteintreccio di rapporti, che
8'esprimevano in un « diritto pubblico » europeo e in una
dottrina dela'eqwÍZdbr o; un corpo che &v©v& usi, costuma,
partico[arità di veta tutti propri; un corpo, inÊne, che ]a
scienza conduceva iiinanzi, sulla via del progresso.
Clivile, cioê umano e « socievole»; coito ed espei'to di
lettere e di arti; forte di principi mordi vecchi di secoli
e di un 'esperienza politica. anch'essa plurisecolare, piü li-
bera di quella degli altri popoli della terra;- animale.razio-
nale e raziocinantee tendentea« razionalizzare» sempre
piü la propria veta, económicao no, l '.B7tropeoacquista nel
'700 plena coscienza di sé. AI di sotto del cosmopoZitistno
c'ê un sentire, un pensare europeu di una intensità e forza
quale raramente ê stato dito poscia di riscontrai'e : fol'se,
soltanto nela'età della Restaurazionee della monarchia di
luglio, fra il 1815 e il 1848, si fu âncora piü ewropei. Per:
ché, í.nvece, della secunda meta del secolo XIX e sull'inizio
del secolo XX, se poteva sembrare. che, per ovvie ragioni di
diíferenziazione dal mondo circostante, sempre meglio co-
nosciuto, sempre piü alia ribalta, e soprattutto per diffe-
renziarsi dal nuovo potente corpus apparso Bulia acena
della storia, il carpas nord americano,se poteva sembrare,
digo, che gli Europeu dovesserosentirei sempre p à ewrope+,
in realtà non fu comi.

Non solo proprio I'imporsi sulla acenadei Nord Ame-


ricana attenuava, prima, e pói faceva addiríttura scompa-
rire uno dei:caratteri tipici dell' Europa, vale a dure la
scienza e la tecnica, la« razionalizzazione > della veta, come

196
che, secondo s'ê già osservato, tecnica. e razionalizzazione
(eeonoJãica, ecc.) facessero oltre Oceano progresso âncora
piü rapidi che nella vecchia Europa : onde, nei giornali
nostri, con il cessare enche del s sfema politico ewrapeo e
I'imporsi di un sistemapolitico mo%djaZe, e il dilatarsi a
tutta la acenadel mondo del sistemadelle« relazioni con-
tinue xõprima típico solo degli Stati europeu,onde quel che
resta di piü proprio dela'IEuropa sono le sue tradizioni
mordi e culturali, la sua storia, politica e spirituale, ose-
remmo quasegire piü il suo passato che il suo presente, se
non fosse di un certo« óbito lb sentimentale, di un certo
modo di sentire e di pensare, non sempre facilmente pre-
cisabile, ma sempre intuibile, di un certo gé@ie per diria
col Fontenelle, enche nelle piccole cose, di un« non se
che », che continua a rivelarti I' Europeo (e in questo génio
lo « spirito di società » alia francese ha âncora larga parte).
C'era di piü: e'erano motiva assai piü grava che so-
pravvivevano ad attenuare il senso europeu nell'età che
ê detta dell'imperialismo.
L'erompere del nazionalismo, di cui s'ê detto a suo
luogo, tosseal sentire eurapeo gran parte della sua forza
e del suo fascino, spostõ I'accento dali'insieme, I' Europa,
al particolare, la singela nazione, la singola « pátria».
Perfino la grande soc efà degZ spdrifi, la repubblica delle
lettere, si scisse,sotto la pressione delle passioni nazionali ;
e là deve,prima, gli uomini di alta cultura e alto ingegno
s'erano generalmeüte sentiu eul'open piü âncora o almeno
quanto francesa, italiana ecc., poi si sentirono anzitutto,
anzi spesso escZwsduamefe francesa, italiana, tedeschi ecc.
1« chierici » del mondo moderno, cioê gli uomini di studio,
per diria eon Julien Benda(-La fra#ison des oZercs)diven-
nero anel'essauomini di parte e anzichéall'avvento di una
grande comunità spirituale europeu lavorarono spesso a
dissolvere ogni possibilita di comunità, per lasciar sussi-
stere soltanto la nuova divínità, il singelo Stato lanciato

197
sulla via ,-della conquista, cioê: proprio sulca Via che al
senso europeo degli uomini del '700 era apparsa la via
del mole 4

Prima di concludere, Decorre âncora fere alcune osser-


vazioni.
La prima riguarda I'estensione feff for aZedell'Europa
secondo gli uomini del Settecento:
Comeabbiamogià visto, Voltaire escludedali' Europa
spirituale la penisola balcânica, sottoposta ai Turchi(bi-
sognache: cofre paredede Z'Europeabbia nel suo génio
un carattere diverso di quello della Traria ccc.; .assai swr
Zesmoewrs,cap. CIXCVll); vi include inveje, da ultimo,
Russia (« I'ltalie et la Russieont été unies par les lettres » :
SiêcZede ZlowisXIV, cap. XXXIV). Da ultimo, cioê dada
Pietro il Grande,cheporta ideme sistemaeuropeunel suo
Ímpeto : perché, prima di lui, la Russia, quase sconosciuta
ai popoli meridionali dell' Europa, era rimasta sepaZfa
solto un dispotísmo sciagurato dei principi sui boiari, e dei
boiari sui contadini.«Gli abusidi cui si lamentadooggi
le nazion cÍuiZI sarebbero state leggi divine per i Russi >.
Fu mento di Pietro il Granded'aves posto fine a questa
situazíone: trenta secoli non avrebberopotuto rate cià che
egli tece viaggiandoper qualcheanno(-Estai swr ies
moeurs, cap. CXC).
In eEetto, la penisola balcânica ê diventata -Ewropa
c u Zeassaitarda, solo dopo la liberazione dal domínio otto-
mano, solo tra la fine del secolo XIX e I'inizio del XX.
Quanto alia Russia,il giudizio del Voltaire anticipava
alquanto. Senza dubbio,. próprio gli illuministi allacciarono

ê Ê enche questo, tra i molti, un motivo che impedisse in


modo absoluto di aceettare la tesa di C. lllorandi, a cui abbiamo
accennato : che cioê di Europa, di coscienza europeu si possa
parlare soltantoa partire dal secoloXIX.

198
continua rapporti culturali con I' Impera della grande Ca-
terina. Senzadubbio, da allora I'inâusso culturale europeo
in Russia(anche mediante lunghi soggiorni di scienziati,
studiosi ecc.) divenne continuo ed ebbe inizio la« oçciden-
talizzazione » culturale dell' Impero moscovita, dopo la for-
zata « occidentalizzazione» di usi e metodi imposta da
Pietro il Grande : occidentalizzazioneesaltata dal Voltaire,
ma centro cui poi dovevanoreagire nel sec.XIX vigorose
oorrenti russe, e massime il Dostojevskij.
Ma, appunto, la Russia rimase âncora, per allora, in
fase diciamo passiva; accettõ, subi gli inâussi francesa e
tedeschisoprattutto, ma dando âncora ben poço di suo.
Ora, la civiltà europeuha questoenchedi proprio, che
sente Comesuor 6gli verá quelli che non solo ricevono, ma
danno, quelli, cioê, che assorbono dali'eredità comune ma
per contribuire, poi, a loto volta, con nuovi acquisti di alto
pensiero morde e di cognizioni scientiíicheo di creazione
poetisa. della storia europe% volta a volta un popolo ê
stato I'antesignano, ha portato la âaccola della civiltà :
ma tutti quelli che sentivamo veramente come Buropa
sono stati, almeno in un punto e in un momento antesi-
gnani e hanno data ágil altri. Francesi e ltaliani, Tedeschi
e Inglesi, Spagnuolie Svizzerie Olandesie Polacchie
Scandinavi, tutti hanno aggiunto qualcosadi próprio al
gran benscomune: quaseuna famiglia i cui membrodeb-
bóno contribuirá, sia pune in diverge proporzioni, ad accre-
scere il possesso comuna.
Bisogna che ovni popolo, per avere riconosciuta vera-
mehte la sua appartenenza alia sociefà degZ spirif{, possa
vantare qualche nome,(lli pensatore, scienziato, artista,
poeta, che sia nome familiare a tutti gli Europei colti,
qualche nome,la cui ignoranza non sia ammessa,e le cui
opere piano, come si suor dize, in eircolazione. Un paesevi
darà Dante e Michelangelo, e Tiziano, Leonardo e Galileo,
e Viga, Palestrina e Vendi; un filtro, Corneille e Voltaire,

199

ia,
Pascal e Montesquieu, Manet e Debussy; un altró Sha-
kespeare e Bacone, Newton e Locke, Adamo Smith e
Shelley; un filtro Goethee Kart, Dürer e Bach, Mozart e
Beethoven; un filtro âncora Cervantes e Velasquez, oppure
Rembrandt e Spinoza, altri saranno già mente ricchi, ma
daranno pur sempre Copernico e Chopin e Mickiewitz, o
lbsen : ma insomma, tutti qualcosa han dato.
Ora, questo non poteva direi âncora della Russia del
Settecento. IB difatti, âncora a fungo si rimase incerta : en-
che dopo lo zar Alessandro le la sua apparizione aulla
acena politica europeu come il novello B41essia
vendicatore
dei popoli contro Napoleone1, nel 1813-1814,
enchedopo
la Santa Alleanza si rimase incerta se in Russia predomi-
nasse la cdu Zisafion europeu o Ze génio as af qwe, secondo
si esprimeva, nel maggiq 1878, a proposito di questiona
politiche(ma il suo gire si adattava benissimo enche alia
questiona culturali) I'ambasciatore di Franzia a Pietro-
burgo marchese di ]:larcourt '
Perché la Russia divenga veramente parte attiva del-
I' Europa culturale e sia « sentita» come talo, occorre
scendere
assaipiü in giü dell'etàdel signosdi Voltairee
giungere alia secondameta dela'800.Allora, i grande ro-
manzierí e sci'ittori russa,Tolstoj e Dostojevskij in testa,
divennero « comi comum» enche per I'uomo dell'Occi-
dente; I'amplo gume di poesiadi Guerra e Face soprattutto
entra a far parte, durevole,del comunepatrimónio euro-
peu. IB vi si aggiunse la coralità possente del Bons Godw-
nou di Moussorski; e, seppure su piano minore, Anton Ce-
cov, e poi Diagilev e i balletti russae Stravinskíj.
Comi,I' Europa morde-culturale si ê ampliata nei con-
fronta di quella dell' llluminismo enche quantitativamente.

5 Cfr. Doc me ts ã2@malêgwes


/rançais, serie 1, vol. ll,
p-3i9. l }$;Ei:""''i;::i';
adepto. de [Íis t orla
Seconda osservazione : abbiamo ingistito sugji scrittori
francesa del '700 perché in verità la definitiva formula-
zione del concetto d' Europa ê soprattutto opera loto:
Nessuno piü di essi ebbe senso europeo; nessuno contribui
tanto ad imporia e faria trionfare.
Senzadubbio, per'quem che ê del corpus poZf co del-
I' Europa parte assaiimportante ebbero,nel precisaria,i
pubblicisti inglesi, i quali, propugnando a tutto spiano,
dália fine del '600 in poi, il principio dell'equílibrio euro-
peu -- che del corpus politico era appunto I'espressione --,
furono tra i massimicreatori del sistemaewropeo : ma di
cià diremo a suo tempo. E, enche luar di politica, .ê ín-
dllbbio che un robusto senso dell'lluropa moderna, come
di un tutto, pervadeva le grande ramgurazioni storiche del
Settecento inglese, dal Gibbon al Robertson, la cui intro-
duzione alia Star a deZZ'imperad (Jarro r ê non meno eu-
ropeudell'introduzione di Voltaire al .SiêcZede ZoudsX/r.
Ma, tutto sommato, nemmeno gli Inglesi possono reg-
gere a confronto dei Francesa: e potrebbe qui ripetersi
I'osservaziohedel Voltaire nel SdêcZe de .LowisX/r oltre-
modo calzante col nastro discordo:« L'esprit de société est
le partage naturel des Français: c'est un mérite et un
plaisir dont les autrespeuplesont senti le besoin.La
langue française est de toutes les langues celle qui exprime
avesle plus de facilito, de netteté, et de délicatessetour
les objets de la conversation des honnêtesgins et par là
elle contribue, dons toute I' Europe, à un des plus grande
agrémentsde la vie ». Z'espr f de sociéféê la língua succe-
duta al latino nella universalità : erano, diremo, come i
segni della Provvidenza, perché il compito di di#ondere
il senso ewropeo toccasse alia Franzia.
Non alia Germania, il cui pensiez'o, in quemche aveva
di piü nuovoe robusto,si indirizzava, próprio in quel se-
eolo, non verso la comunità xp,si verso la« singolarità>, cioê
non verso ]a reptübüZ ca ewropec&,benzi verso ]a naa one, che

201
di quella repubblica ideale sarebbe,& fungo andara, diven-
tata la piü vieranemica'. E già nei suorstewi inizi in terra
tedesca questa idem di nazione palesava(come abbiamo
detto a suo luogo) pericolosetendenzead una« autarchia
spirituale »(Mõser, in verti momenti lo stesso Herdei), ehe
era proprio quanto di piii opposto potesseimmagínarsi al-
l 'europeu soc efã degZ slMrifi.
Ed ê sintomática,encheda questopunto di vista,I'osti-
lità tedesca alia poZifesse francese, la polemica contro lo
« spirito di società», che per i Tedeschi diventa frivolezza,
superficialità ecc.(e questo giudizio ê, esmo,superíiciale
assai, e si nascia sfuggire il propondo valore umano di
quella« socievolezza
>), cioê próprio contro quella cheper
un Voltaire e un Fontenelle ê .fra le earatteristiche piü
notevoli della eiviltà europeu : ostilità e polemica che costi-
tuiscono, come abbiamo visto, lo spunto primo per il for-
marsi dell?idem di nazione, e che alimentado il pensiei'o
tedesco del Settecento.
Sono veramente due monda in antitesi.
Non all' ltalia che nel Settecento,nonostanteViço,
oecupa un posto di seeondo piano Della vira spirítuale eu-
ropeu : siccome dimostra proprio il fatto che il problema
di cui ci occupiamo ebbe, tutto sommato, scarso rilievo nelle
preoccupazioní dei nostri scrittori '
Troviamo, si, a#ermazioni sulla diversità dela' Europa,
enchedal punto di vista civile e culturale, dagli altri con-
tinente,guita superiorità degli Europeusugli Asiatici(Al-
garotti), e, in genere, dell'lluropa sugli altri continenti
(Baretti) : ma nulla v'ê di propriamente originale in simili
affermazioni, d'altronde frammentarie, comicome Bulia vi

6 enche la dottüiia del <{ sistema politico eul'opeo }>} che


I'Aatoni attribuisce alia stoúco tedescolleeren all)inicio del se-
colo XIX(op,' cit., p. 114), era già stata enunciada,come abbiamo
visto, dal 141ablye dallo stesso Voltaire.
' Sono, in sostanza, le conclusioni a eui ê giunta la signo-
rina Annoni Della sua temi di laurea già citara.
202
õ di originale, ma anui di modellatosu esempistranieri
che abbiamo appreso a conoscere bene nell'ammirazione di
Scipione Manei per la Cine.
La maggiore importanza ê âncora del Viço, anche per
questo problema : del Viço per cui caratteri speciíici del-
I' Europa sono lo spirito scienti6co e la molteplicità di
Stati, dunque due motiva identici a quelli che abbiamo
trovati sviluppati nel Montesquieu(«in questaparte del
mondo solo, perché coltiva scienze, di piü sono gran nu-
mero di repubbliche popolari che non si osservanoa#atto
neU'altre tre [parti del mondou-. »; Scienza %woua se-
coKda,libro V, cap. 111,« Descrizione del mondo antigo e
moderno », ed. Nicolini, Bati, 3' ed.,' 1942, PP. 151-52).
E la dedica della Sciexza uoua prima « Alce accademie
dell'lluropa » ci riavvicina al concettovolteriano del-
I' Europa repubbZ ca deZZeZeffere, sociefà degZI spirdfi.
Mlatutto sommato,ripetiamo, il contributo italiano alia
creazione del senso ewropeo fu, nel Settecento, absoluta-
mente di secando piano.

Inâne(ed ê I'ultima osservazione) : il concetto di Eu-


ropa, quase abbiamo reduto formarsi lungo il Settecento,
ê costituitoda elemento
mordi, culturali, spirituali, non
da elemento naturalistici.
Patlando dell' idem di nazione, abbiamo visto come due
fossero i moda di conõiderare la nazione: dal punto di
vista « naturalistico » I'uno (e lo sbocco fatale ne sarà il
razzismo);dal punto di vista « volontaristico» I'filtro.
Ora, il senso ewropeo ê tutto costituito da uoZonfürismo,
non da nafwraZÍsmo.
Ê ben vero che dei tre elementoche, secondoil Vol-
taire, iníluisconodi continuo sullo spirito umano,uno ê il
clima, cioê un elementoprettamente naturalistico : ma gli
altri due sono Ze gowuernemenf e Za reZigío%, cioê 'fattori
mordi(.assai sur ies moeurs,cap.CXCVll). E sei clima
orientali devonotutto alia natura« noi, nel noutro occi-
203

id.
dente settentrionale, dobbiamo tufão al tempo, al commer-
cio, a una d dwsfria solta tardi » E(.assai s r Zes moewrs,
..4uünt-propôs).
Industria, commercio, lo stesso tempo(necessário ap-
punto quando si debbano cogliere i frutti dell'attività
umana, piü lenta della natura) : sono tutti fattori %on
7tafwraZdsfici.
Per di piü, in concreto, quando ci si faccia ad esami-
nare I'lluropa delineata dal Voltaire stesso, ci si trova
dinanzi un corpus che ê tale per i suor caratteri àiorali e
culturali, per lo spirito scientiíicoe l 'ordenamentopolitico,
per le arti e le lettere, per I'espr f de sacdéfée i costuma:
il fattore etníco-climatologico non si avverte piü. ll senso
europeo ê senso di soZddariefãmoraZee d cox%essone spd-
r füaZe, non di solidarietà razzistica.
La contrapposizione branco - como dd coldre non ha piü
ora, contrariamente al Cinquecento ', importanza alcuna
nello sviluppo di tule sentimento
: tanto ê vero che, dal
punto di vista morais(cioê quello in cuí lé cosiddettevirtü
di una razza dovrebbero farsa awertire di piü), ai b ancas
europeu vengono spessoe volentieri anteposti i non bia cÀd
cinesi.
Ohetra le varie râzz©ci piano profonde di#erenze, di
questo solo un checopotrebbe dubitare, dica Voltaire(.Essas
su,r tes moeurs, IKtroduction, Des di$éreRtes Facesd'hom-
7}Les); ma che dal fatto razza, in sé e per sé, dependa
I'esprif, Ze génio di una nazione o dell' Europa, questo né
Voltaire né i suor colleghi di fede illuministica si sogna-
rono mai di pensare.
Poésiamo dunque eoncludere, che nel formarsi del con-
cetto d' Europa e del sentimentoeuropeu,i fattori cultu-
ralí e mol'ali hanno avuto, nel período decisivo di quelha
formazione, preminenza absoluta, anzi exclusiva.

8 Cfr. qui sopra, pp. 88-90.

204
«Ghk'''
Jo 6'q2.
Índice
FFCL
Õ e

me-t. !e H'''+'''
Prefazione

Promessa 3

Caliitolo l 15

(.)apitolo ll 48

Capítolo lll 60

Capitulo IV 91

Capitolo V 143

Capitoso VI 163

Appendice 191
FACULDADE DE FILOSOFIA, LETjIAS
E CIÊNCIAS HUMANAS.

BIBLIOTECA: Hi.stÓri a
IQ592
901
C428$

CHABODI Federi.ca
Stori.a d8lltid©8 di8ul'opa

B'mito di stamparo i1 20 dicembre 1961


nollo stabilimonto d'arte graficho Giu8. Latorza & Fig1i Ba.rí - 526
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