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VOLUME IX

s ir « ^ .

PAIDEIA
GRANDE LESSICO
DELL’
A N TIC O TESTAMENTO

Fondato da
G. J o h a n n e s B o t t e r w e c k
e H e lm e r R in g g r e n

A cura di
H e in z - Jo se f Fabry e H elm er R in g g r e n

In collaborazione con
G e o r g e W . A n d e rso n , H e n ri C a z e lle s ,
D a v id N. F re e d m a n ,
S h e m a r ja h u T a lm o n e G e r h a r d W a ll is

Edizione italiana a cura di


P ie r G io r g io B o rb o n e

P A ID E IA
T itolo originale dell’opera
Theologisches Wòrterbucb zum Alten Testament
In Verbindung mit
G e o r g e W . A n d e r s o n , H e n r i C a z e lle s , D a v id N . F re e d m a n ,
S h e m a r ja h u T a l m o n und G e r h a r d W a l l i s
begriindet von
G . Jo h a n n e s B o tte r w e c k
und H e l m e r R i n g g r e n
herausgegeben von
H e in z -Jo s e f F a b ry
und H e l m e r R i n g g r e n

A ll’edizione italiana del nono volume


hanno collaborato come traduttori:
F R A N C E S C O B IA N C H I
V IN C E N Z O G A T T I

ISBN 5)78.88.394.0767.2
Tutti i diritti sono riservati
© Verlag W. Kohlhammer, Stuttgart 1993, 1995
© Paideia Editrice, Brescia 2009
PREMESSA

«Un dizionario teologico dell’Antico Testamento è sempre un’impresa


ardua». Quando all’inizio degli anni Settanta i curatori scrivevano questa
frase pensavano non tanto alle loro forze fisiche quanto piuttosto alla si­
tuazione della ricerca anche teologica. Gli sviluppi che allora si potevano
prevedere si sono manifestati ben più rapidamente e molto meno placi­
damente di quanto ci si potesse attendere. La durata del progetto, nel
1970 prevista in dieci anni al massimo, si è prolungata in un quarto di se­
colo. Ciò ha richiesto aggiustamenti continui alla concezione originaria,
come salta agli occhi dalla grande quantità di lemmi a partire dal voi. 111,
tanto che si è giunti alla cifra imponente di circa 1150 lemmi. Sempre più
si sono presi in considerazione i metodi moderni della grammatica edella
linguistica, le conoscenze più recenti dell’epigrafia e la pubblicazione cre­
scente dei testi di Qumran, che hanno moltiplicato incorso d’opera il ma­
teriale su cui lavorare in una misura fino ad allora insospettata. Queste
sfide andavano affrontate. Il più grande fattore d’incertezza è rimasto pe­
raltro il dialogo continuo con le molte e diverse tesi e ipotesi sui proble­
mi letterari posti dai libri biblici. Nel confronto tra curatori e autori si è
cercato di far fronte a questa situazione di cambiamento continuo evitan­
do di precipitarsi ad abbracciare nuove correnti e cercando di giudicare
con ponderazione. Anche le problematiche lessicografiche fondamentali
sollevate nel frattempo hanno richiesto d’essere affrontate onde evitare di
finire in aporie tali da paralizzare il lavoro. Un dizionario teologico del­
l’Antico Testamento può fare molto ma non tutto.
I volumi i - i x del Grande Lessico dell'Antico Testamento sono così com­
pleti per quanto riguarda i lemmi ebraici. Seguirà ancora un volume dedi­
cato al lessico aramaico(voi. xi), per il quale siamo riusciti aottenere lacol­
laborazione del dr. Ingo Kottsieper di Siegen, che ha esposto lelinee diret­
tive di questo volume nella Zeitschrift fur Althebraistik (8, 1995, 80 s.). Il
voi. x del Grande Lessico riunirà - oltre aun elenco completo delle abbre­
viazioni - indici parziali (analitico, ebraico edei passi discussi, non soltan­
to biblici) eaggiornamenti bibliografici (afacilitare il reperimento della bi­
bliografia più recente pertinente ai singoli lemmi), estesi all’opera intera.
AI termine di tanti anni di lavoro tutti i collaboratori meritano una cor­
V ili PR EM ESSA

diale parola di ringraziamento. Al primo posto sono da menzionare gli


autori delle singole voci, i quali hanno svolto il loro compito con grande
competenza e disponibilità al dialogo e sono tuttora ben felici di mettersi
a disposizione per confronti approfonditi. Alcuni traduttori - perlopiù
collaboratori scientifici - si sono sobbarcati un lavoro meritorio e hanno
in realtà riscritto non poche voci.
I collaboratori scientifici dei due gruppi redazionali hanno acquisito
grandi meriti. Il grazie più sentito va, a Bonn, alle signore dr. H. Lamber-
ty-Zielinski, H. Baranzke, G. Barteldrees, A. Doeker, E. Hamacher, M.
Rapp-Pokorny, M. Riemen e N. van Meeteren, nonché ai signori E. Ball-
horn, U. Dahmen, C. Ròttgen-Burtscheidt, J. Schnocks e M. Seufert; a
Uppsala, in particolare alla signora docente universitaria dr. G. André.
Proprio per i membri di questo gruppo è risultato vero in certo senso il
lamento dell’Ecclesiaste in 12,12.
Un grazie particolare merita il direttore agli studi ora in pensione F.
Stòhr, di Heinsberg, che con grande acribia ha verificato i passi biblici e
ha vagliato criticamente le parti sui LXX di ogni singola voce. In gran
parte gli elenchi di corrigenda sono opera sua.
II nostro grazie va infine ai consulenti prof. J. Bergman (egittologia), al
prof. O. Loretz (ugaritistica) e al prof. W. von Soden (assiriologia).
Nel corso del lavoro abbiamo dovuto prendere congedo dal curatore,
prof. G.-J. Botterweck, nonché dagli autori proff. C. Barth, H. Eising, O.
Eissfeldt, V. Hamp, A. Jepsen, A.S. Kapelrud, D. Kellermann, W. Korn-
feld, P. Maiberger, M.J. Mulder, H.-D. Preuss, J. Reindl e O. Schilling: a
tutti loro va la nostra riconoscenza eil nostro rispettoso ricordo.
Il noto detto quem dii oderunt, lexicographum fecerunt esprime bene
Tumore dei curatori in certi momenti, ma le molte esperienze di una fe­
conda collaborazione collegiale da cui non di rado è nata l’amicizia han­
no fatto dimenticare molte fatiche. Ciò vale anzitutto senz’altro per i cu­
ratori ma anche per il redattore della casa editrice, il signorJiirgen Schnei-
der, che in ogni momento èstato la nostra «terza forza».
H e in z -Jo sef F abry - H elm er R in g g r e n
B o n n -U p p sala, giugno 1995.

AVVERTENZA ALL'EDIZIONE ITALIANA


Il nono volume del Grande Lessico dell’Antico Testamento è la traduzio­
ne integrale delle colonne 1104-1348 del voi. vii e delle colonne 1-781 del
voi. vili dell’edizione originale in lingua tedesca.
AUTORI
DELLE VOCI CONTENUTE NEL VOL. IX

Direttori
Fabry, H .-J., prof, dr., Ringgren, H ., prof, dr.,
Turm falkenweg 15, 5 3 1 2 7 Bonn F lo g sta v à g e n 5 A,
75263 Uppsala, Svezia

Collaboratori
Bartelmus, R ., prof, dr., Frevel, C ., dr.,
Auingerstr. 12 , 82237 Wòrthsee Alttestamentliches Seminar, Universitàt,
Berges, U ., dr. Regina-Pacis-W eg 2, 53111 Bonn
Johanniterstr. 6, 48145 Mùnster Gam beroni, J., prof, dr.,
Beuken, W., prof, dr., H ofburgplatz 1, 39042 Brixen, Italia
Waversebaan 220, G arcfa-Lópcz, F., prof, dr.,
3030 Leuven-H everlee, Belgio Universidad Pontificia, Com pam a 1,
Beyerle, S., dr., 37008 Salamanca, Spagna
Evangelisch-Theologische Seminare, Gertz, J.C ., dr.,
A m H o f 1, 531 n Bonn Universitàt M ainz, F B 02,
Beyse, K .-M ., dr., Seminar fiir Altes Testament
Wielandstr. 9 ,0 6 114 Halle/Saale und Biblische Theologie, 55099 M ainz
Bons, E., dr., G òrg, M ., prof. dr. dr.,
Schònenbergstr. 28, 79346 Endingen Institut fiir Biblische Exegese, A T ,
Brunert, G ., Geschwister-Scholl-PJatz 1,
Seminar fiir Biblische Zeiigeschichte 80539 Mùnchen
der Kath.-Theol. Fakultàt Graupner, A ., dr.,
der W estfalischen W ilhelms-Universitàt, Beethovenstr. 25, 53115 Bonn
johannesstr. 8-10, 58143 Munster Griinw aldt, K ., dr.,
Clements, R .E ., prof., Londoncr Str. 9, 53117 Bonn
K in g ’s College, Strand, Hausmann, J., prof, dr.,
London wc2r 2LS, Regno U nito Kreuzlach 20C,
Conrad, J., prof, dr., 91564 Neuendettelsau
V or dem N eutor 3, 07743 Jena H ossfeld, F .-L ., prof, dr.,
Dahmen, U ., dipi, theol., Weimarer Str. 34, 53125 Bonn
Lim pericher Str. 3, 53225 Bonn Illman, K .-J., prof.,
Engelkern, K., dr., Sirkkalag 6C42, 20520 À bo, Finlandia
Erbacher Str. 5, 6 519 7 Wiesbaden Irsigler, H ., prof, dr.,
Ernst, A ., dr., Titusstr. 23, 96049 Bam berg
Professor-N eu-A llee 14, 53225 Bonn Kapelrud, A .S. f
Fleischer, G ., dr., Kedar-Kopfstein, B., prof, dr.,
Elsa-Bràndstròm -Str. 1070, 53227 Bonn O ren-Str. 23, Rom em a, Haifa, Israele
Freedman, D .N ., prof, dr., Kellermann, D . f
P.O . B o x 7434, Liberty Station, Kleer, M ., dipi, teol.,
Ann A rbor, Mich. 48107, usa A m Klosterwald 40, 48165 Munster
X AUTO RI D ELLE VOCI

Kronholm , T ., prof, dr., Rùterswòrden, U ., prof, dr.,


O tto M yrbergs vàg 6 , Dammstr. 46, 24103 Kiel
7 5231 U ppsala, Svezia Ruppert, L., prof, dr.,
Lew is, T .J., ass. prof., Erwinstr. 46, 79102 Freiburg im Br.
U niversity o f G eorgia, Dept. o f Religion, Saeb0, M ., prof, dr.,
Peabody H all, Athens, Ga. 30602, u s a Lars Muhles vei 34,
Lipinski, E ., prof, dr., 1300 Sandvika, N orvegia
Departement Oriéntalistiek, Schmoldt, H ., dr.,
Blijde Inkomststraat 2 1, Travestieg 9a, 22851 N ordcrstedt
3000 Leuven, Belgio Schreiner, J., prof, dr.,
Liw ak, R ., prof, dr., Karl-Straub-Str. 22,
Limastr. 21A, 1 41 63 Berlin 97084 W iirzburg-Heidingsfeld
Lohfink, N ., prof, dr., Schunck, K .-D ., prof, dr.,
Offenbacher Landstrasse 224, Kassebohmer Weg 5, 18055 Rostock
6000 Frankfurt a.M. 70 Seebass, H ., prof, dr.,
Lundbom , J., dr., A m Hasenkamp 16, 49549 Ledbergen
84 G rove St., Thomaston, Seidl, Th., prof, dr.,
Conn. 06787, u s a Sonnenstr. 30, 97209 Veitshòchheim
M arbòck, J., prof, dr., Steins, G ., dr.,
Sparbersbachgasse 58, Von der Furchen 4, 3 1 1 5 7 Sarstedt
8010 G raz, Osterreich Stendebach, F.-J., prof, dr.,
M athys, H .-P ., dr., Drosselwcg 3, 551 22 Mainz
Kisselgasse 1, 6 9 1 1 7 Heidelberg Thiel, W., prof, dr.,
M eyer, I., prof, dr., Hans-Bòclder-Str. 18, 44787 Bochum
Riitlimatte 18, 6043 Adligenswil, Svizzera van der T oorn, K ., prof, dr.,
M ilgrom, J., prof, dr., Spaarharnstr. 36,
1042, Sierra St., Berkeley, c a 94707, u s a 2341 g x Oegstgeest, Paesi Bassi
Mommer, P., dr., van der Velden, F ., dipi, teol.,
Dòrdelstr. 1, 44892 Bochum Alttcstamentlisches Seminar,
Mulder, M .J. f Regina-Pacis-W eg 2, 5 3 1 1 1 Bonn
N iehr, H ., prof, dr., van Meeteren, N .,
Kath.-Theologische Fakultat Alttestamentlisches Seminar,
Liebermeisterstr. 12 , 72076 Tiibingen Regina-Pacis-W eg 2, 5 3 1 1 1 Bonn
Oeming, M ., prof, dr., Vanoni, G ., prof, dr.,
Hochkreuzallee 186, 531 75 Bonn Gabrielerstr. 1 7 1 , 2340 M odling, Austria
Otto, E ., prof, dr., Wàchter, L., prof, dr.,
Joh.-Gutenberg-U niversitat, Breite Str. 49, 1 3 1 8 7 Berlin
F B 02 Ev. Theologie, Seminar fùr Waschke, E .-J., prof, dr.,
Altes Testament und Bibl. Archàologie Puschkinstr. 35, 061 08 Halle/Saale
5 5099 Mainz Welch, A .J.,
Ottosson, M ., prof., Endowed C hair H ebrew Biblical Studies,
Skolgatan 2 1, 75221 Uppsala, Svezia Dept. o f H istory, U niversity of California,
Preuss, H .D . f c-004 La Jolla, Cai. 92093, u s a
Reiterer, F .V ., prof, dr., Zipor, M., dr.,
Universitatsplatz 1, 5020 Salzburg, Austria Bar-Ilan-U niversity,
Renz, J., dr., Ramat Gan, 52100, Israele
Meddagskamp 2 1, 2 4 1 1 9 Kronshagen Zobel, H .-J., prof, dr.,
Reuter, E ., dr., Wolgaster Str. 95, 17489 Greifswald
In den Dillen 2 1, 491 34 W allenhorst
INDICE DEL VOLUME IX

Premessa........................................................................ v i i
Avvertenza all’edizioneitaliana............................................... vili
Autori dellevoci contenutenel voi. ix......................................... tx
sàw’ (Reiterer)......................................................... i
sub, subà, mesubà, tesubà (Graupner - Fabry)....................... 17
r \ p sawà, saweh (Sazb0)................................................... 91
sut, sót, sajit, missót/màsót, se,àt (Waschke) ........................ 98
y Vt/ sw , sem? , soa , sua , saw a (riausmann)..........................
f afcfchfct V C V ( VA K /C VA V c A /T T \
103
swW (M u ld e r)........................................................... ......................... .... 109

sófar (Ringgren)........................................................ 113


s#r (Kapelrud - Ringgren)............................................. 115
Tlttf sór(Zobel)............................................................ 118
sùsan (Schmoldt)...................................................... 126
sahad, sohad (Beyse).................................................. 129
nn^ shb, swh, sjh, sàhà (Ruppert)........................................ 132
lolita sht, sahàtà, sehìtà (Clements)........................................ 137
pnt$> sahaq, sahaq (Hausmann) ........................................... 142
"\m salpar 1, sàhòr, sehòr, s'harhór (Ruppert)............................ 146
in v salparli (Ruppert).................................................... 147
W salpar, mishàr (Ruppert)............................................. 151
nn^ sàhat (Conrad) ....................................................... 160
XII IND ICE D EL VOL. IX

rTO sabat, lààh, sulla, uhd (Wachter)..................................... 176


tp ti* stp (Liwak)............................................................. 180
IDB* satar, mistar, sìtraj (Schunck)........................................ 188
sir, sir, sirà (Fabry - Bruncrt - Kleer -Steins - Dahmen) .................. 192

IT t t f sit (V a n o n i)............................................................................................ 238

sakab, *sekabà, *¥kobet, miskab (Beuken) ...................................... 251

r a t i sàkah (P re u ss)........................................................................................ 266

sàkòl, sakkùl, sekòl, sàkul, sikkulìm (Schm oldt)................................ 273

skm (Bartelmus) ..................................................................................... 278

sekem (Rattray - M ilg ro m ).................................................................... 287

sàkan, sàkén (Gòrg) ............................................................................... 290

n a ti sakar, sekar (Oeming)............................................................................ 303

seleg, slg ( E rn s t) ....................................................................................... 309

Ttyti sàia, salwà, sàléw, sàlU (G riinwaldt).................................................... 313

salóm (Stendebach)................................................................................. 318

nbttf salah (Hossfeld - Van der Velden - Dahm en)................................... 359

sulhàn ( E r n s t ) ......................................................................................... 389

salat, sallit, soltàn (Saeb0)...................................................................... 400

slk, sàlàk, salleket ( T h ie l) ...................................................................... 406

sàlèm (Illm a n )....................................................................................... .. 4^17

selamim (Seidl) ..................................................................................... .. 427

sàlaf, selef (M o m m er)............................................................................ = 440

tVbVj sàlds, s'iósim, selisi, slspi.jpu., sàlis, lilsòm, sillèsim (Beyse) . . . . . . . . 443

E# sèm (Reiterer - Fa b ry)................................................................... 454

smd ( L o h fin k ) ................................................................................. » » ^ 9


IN D ICE DEL VOL. IX X III

sàmat, semittà (Mulder).............................................. 547


samajim (Bartelm us)............................................................................... 554

samìr, sajit (Ringgren)............................................................................. 596

samum, samem, semarna, simmamón, mesammà, simem d ,jesimòn,


j esimòt (M e ye r)....................................................................................... 598

semen, sdmèn, sdmdn (Ringgren)......................................................... 611

sdma\sèma', semu‘à (Ruterswòrden)................................................. 6 15

samar, *asmùràj'asmoret, mìsmar, somrà, semurà, simmurìm, semer


(Garcia L o p e z ) ....................................................................................... 645

semes (L ip in s k i)........................................................................ .............. 677

ìew (Kapelrud)......................................................................................... 687

sana (K ro n h o lm )..................................................................................... 691

13
ì" t^ sana (Stendebach).................................................................................. 697

**312/ sdm( B e y se ).......................................................................................... 717

sànan, seninà (D. Kellerm ann).............................................................. 720

np^ sasas, mesissà (Mommer) .............................................................. 723

sa‘à (Lundbom )....................................................................................... 727

s‘n, m i s mis'net (Dahmen).............................................................. 730

& V , stasa', sa'dsu'im (H a usm ann)................................................... 735

saKar( O t t o ) ............................................................................................. 738

n n S tf sifhà (Reuter).......................................................................................... 795

sdfat, sdfèt (N ie h r)................................................................................... 800

*ì|£)^ sàfak, sefek, sofkà ( L iw a k ) ................................................................... 825

sdfel, sdfdl, seféla (Engelken) ................................................................ 837

saqad, seqidà, sàqed, mesuqqad (Lipinski) ......................................... 845

33
£ j t^ (B o n s)............................................................................................. 850
IN D ICE D EL VOL. IX

saqal, seqel, misqdl (Oeming).................................... 8>6

sqp, seqef, sequfim , masqóf (M athys)....................... 861


seqes, siqqus (Freedman - W e lc h )..................... 865
sqr, (Seebass - Beyerle - G ru n w a ld t)............. 870
sàras, sere; (Waschke)................................................. 879
sàraq, s'reqà, seriqày *masróqì(Schm oldt)............. 882
serirùt, 57T1, (Fabry - Van Meeteren)............... 884
sores, srs (R e n z )................... 1 ...................................... 892
srt (Engelken) ............................................................. 907
sdtày sqh (Gamberoni) ............................................... 921
sàtaU *sàtìl (B e y se )..................................................... 956
te,énà (Ringgren) ....................................................... 958
to ’ar, t ’r (R in g g re n )................................................... 960
tèbà (Zo b e l).................................................................. 963
tebù.’d ( Z ip o r ) .............................................................. 96 5
tébél, tebel (Fabry - Van Meeteren)......................... 970
tdhù (G ò rg ).................................................................. 979
tehóm (Waschke)......................................................... 989
tóledot (Schreiner)....................................................... 999
tóla‘at, tólé'd , tólà\ tV (D. Kellermann - Ringgren) 006
td'ébà, t‘b (P re u s s )..................................................... 010
twr ( L iw a k ).................................................................. 025
torà (Garcfa Lopez) ................................................... 030
tusijjà, tusijjà (G ertz)................................................... 078
tahànùnim, t'hinnà (R in g g re n )................................
IN D ICE D EL VOL. IX XV

ttfiTI? tiról (Fleischer)....................................................... 1085


pn tkn, token, toknìt} matkonet (M om m er)........................................... 1096

frÓ n /rÒ P ) tdlà/tdld>(Mulder) ............................................................................... n o i

bbn tll iiyhtl, hàtulim, mabàtallót (Irsigler) ........ .................................................................. 110

nDH tdmah, timmdhón (Berges)................................................................... n 19

temól, ’etmól, ’etmul, ’itfm òl (Schm oldt)........................................... 1123

n iìD n temunà (Waschke)................................................................................. 1125

Tp n tamid (Beyse) ........................................................................................ 1128

TO tamak (R u p p e rt).................................................................................... 1133

D D n tamarri, tamy tamim, tom (tom-\ tummà, tummìm


(Kedar-Kopfstein)................................................................................... 1138

[ri *tan (F re v e l).......................................................................................... 1154

■viari tannùr, kibsan, kùr (Oeming) ............................................................ 1164

tanniti (N ie h r)......................................................................................... 1171

tó‘à, t‘h (Berges - Dahmen).......................................................... 1177

tóf\ tpp (Ottosson) ................................................................................. 1184

tafel, dflà (Marbock).................................................. il87


frs n tps (Liw a k ).............................................................................................. 1192

n£>rì tofet (M u ld e r)........................ ............................................................... 1202

rn p n tiqwà (Waschke).................................................................................... 1209

taqa\ teqa\ toqc<im (Zobel).................................................................. 1217

r iD ìlH terUmd, t'rùmijjà (Wàchter - S e id l).................................................... 1222

M in terafim, ’efód, bad (Van der To o rn - L e w is )....................................... 1230

t W in tarsìs ( L ip in s k i) ...................................................................................... 1246


I (vii, 1 104) sàw' (F.V. Reiterer) (vii, 110 5) 2

che, ma con una distribuzione non omogenea; so­


T
saw9 no aree privilegiate i Profeti, i Salmi e i sapienziali:
Esodo (3 volte), Deuteronomio (3 volte); Isaia (4
1. Etimologia. - 11.1. Ricorrenze. - 2. Costruzione e sti­ volte), Geremia (5 volte), Ezechiele (9 volte), Osea
listica. - ni. Ambiti d’uso. - 1. Profano. - 2. Etico. -
(2 volte), una volta ciascuno Giona, Zaccaria, M a­
3. Giuridico. - 4. Profetico. - 5. Nella critica al culto. -
lachia; Salmi (14 volte), Giobbe (6 volte), Lamen­
6. Genericamente religioso. - 7. Teologico. - ìv. N el Si­
racide. - v. 1 . 1 L X X . - 2. Qumran. tazioni (2 volte) e Proverbi (una volta).

Bibl.: N.M . Bronznick, Calque or Semantic Parallel, In Is. 5,18 è opportuna l’emendazione in hassòr
Which?: H A R 1 (1977) 121-129. - F. Criisemann, Be- (par. ‘àgàlà); cfr. BHS; M.J. Dahood, CBQ 22 (i960)
wabrung der Freibeit, 1983, spec. 52 s. - M. Filipiak, 74 s.; G.R. Driver, JSS 13 (1968) 38; O. Kaiser, ATD
Non pronunzierai invano il nome di Dio (Ex 20,7; Dtn 17 * ,10 1; cfr. invece H. Wildberger, BK x/12, 178.
j,u ) : Roczniki Tcologiczno-Kanoniczne 29 (1982) 5-
2. È già stato osservato che sàw ' ricorre quasi
10 [in polacco]. - G. Giesen, Die Wurzel sb' «schwb-
ren» (BBB 56, 1981, spec. 164-166). - H. Goeke, Das esclusivamente in passi metricamente e stilistica-
Menschenbild der individuellen Klagelieder, diss. Bonn mente armonici. Quasi sempre saw ’ è in posizione
1971, spec. 66 s. - M. Gòrg, Missbrauch des Gottesna- di rilievo, solitamente al primo posto nel paralleli­
mens: B N 16 (1981) r6 s. - M.A. Klopfenstein, Die Lii- smo o comunque all’inizio della frase. U n ’attenta
ge nach dem Alten Testament, Ziirich 1964, spec. 239- indagine sintattica e stilistica mette in evidenza
243. 315-320. - S. Mowinckel, Psalmenstudien 1, 1961, una seria numerosa di casi specifici finora presso­
spec. 50-57. - §. Porubcan, Sin in thè Old Testament, ché ignorati. Per cogliere la valenza del verbo sul
Roma 1963, spec. 47 s. - F.V. Reiterer, Die Bedeutsam-
piano del contenuto è di grande rilevanza l’uso
keit von Syntax, Stil und Paralleltermini zur Erfassung
des Inhaltes von sàw ’ (Fs. L. Bernhard, Salzburg 1992, sintattico.
173-214). - G . Rice, The Integrity of thè Text of Psalm Come soggetto sàw ' ricorre in Hos. 12 ,12 ; Iob
ijp:2ob : C B Q 46 (1984) 28-30. - J .F .A . Sawyer, sàw’, 15,31 b (col verbo hjh). sàw' assume il ruolo di
Trug (TH AT 11 882-884). - W.H. Schmidt, Oberliefe- predicato in Mal. 3,14 (di ‘dbód 'élóhim)', Ps. 60,13
rungsgeschichtliche Erwàgungen zur Komposition des (= Ps. 108,13); Ps. 127,2 (? con maskimè qum); co­
Dekalogs (VTS 22, 1972, 201-220, spec. 203 s.). - H. me paralleli in questo ambito si possono menzio­
Schungel-Straumann, Der Dekalog - Gottes Gebote? nare kàzàb (Ezech. 13,8), ‘àsàbìm, tóhu (Is. 59,4);
(SBS 6 7 , 1 1980, spec. 95-98). - T . Veijola, Das dritte Ge-
come contrario jh w h (dal contesto). Come ele­
bot (Namenverbot) im Lichte einer àgyptischen Paral­
mento dell’oggetto diretto sàw ' compare in Ezech.
lele: ZAW 103 (1991) 1-17. - J. Weingreen, The Case of
thè Blasphemer (Leviticus X X IV 10 ss.): V T 22 (1972) 13,6.9.23; 21,34; 22,28; Hos. 10,4; Ps. 12,3; 41,7;
118-1 23, spec. 12 1 s. 119 ,37; I44>8.1 x; Iob i j,3 i a ; Prov. 30,8; Lam. 2,
I4a; i verbi reggenti sono 'Ih, 'mn h i f , dbr pi., hzh
1.1. La radice sw ' ha in ebr. biblico parole affini: (5 volte), r'h , rhq. Come paralleli si hanno ’àw en,
n s' 11 n if ; hif. ‘ingannato, ingannare’; massa'ón, besa‘ (Ps. 1 19 ,}6b), kàzàb (5 volte), qesem, s'efat
‘ inganno';s'h ‘essere deserto, devastato’; massu'ót hàlàqót, seqer, tàfél; come contrario d ebàrèkà (an­
‘macerie’; cfr. il m. ebr. ‘bugiardaggine’ (G. Dal­ ziché d eràkèkà, Ps. 119,37). H sost- isolato ha fun­
man, Aram.-neuhebr. H andwb., *1938, 416); sa- zione avverbiale soltanto in Ps. i27,ic.e, altrimen­
hdwà ‘luogo deserto’ (Levy, W TM ìv 515). Si han­ ti ricorre per lo più in nesso preposizionale (eccet­
no corrispondenze etimologiche nell’ar. sà'a ‘es­ to in Iob 15 ,3 1 [be], sempre l e), ossia in Ex. 20,7 (2
sere gramo, cattivo’; sii' ‘ciò che è malvagio, catti­ volte); Deut. 5 ,11 (2 volte); Ier. 2,30; 4,30; 6,29;
vo’ (Wehr, Arab. Wb.s 609), nell’et. saj' ‘misfatto’ 18,15; 4 6 ,11; Ps. 24,4; 139,20; cfr. Iob 31,5 (‘im) e
(Dillmann, Lex. Ling. Aeth. 394), nel sir. shd' sempre in relazione con i verbi hlk («condurre un
‘essere spento’, shé' ‘deserto’ (Brockelmann, Lex. tipo di vita»),jph, nkh, n s' sèm (3 volte), ‘mi, srp,
Syr. 759). Forse si deve menzionare anche l’eg. sw qtr, rbh, sqd; sono termini paralleli mirmà, m e-
‘vuoto’ (WbÀS IV 426 s.). Il significato fondamen­ zimmà. Alquanto spesso sàw' ricorre come nome
tale sembra essere ‘inefficacia, qualcosa di ingan­ retto (Ex. 23,1; Deut. 5,20; Is. 1,13 ; 30,28; Ezech.
nevole’; cfr. ‘qualcosa privo di contenuto; menzo­ 12,24; 13,7; 2 1,2 8 ;lon. 2,9; Zach. io,z;Ps. 26,4; 3 1,
gna, falsità’ (GesB 809) ‘senza valore, sventura, in­ 7; Iob 7,3; 1 1 , 1 1 ; Lam. 2,i4c), precisamente con i
cantesimo’ (K B L 3 1323-1325). nomi reggenti hablè (2 volte), hàlómót, jarhè, kol-
hàzón, mahàzéh, minhat, massa'ót (Lam. 2,14, te­
11.1. Oltre al verbo (2 volte) ricorre soprattutto sto emendato secondo BH S; T.M .: m as'ót), m etè,
11 sostantivo ($2 volte), che dal punto di vista cro­ nàfà, ‘èd, q esóm, séma‘; per lo più si trova un ter­
nologico è molto diffuso e attraversa tutte le epo­ mine parallelo formalmente stretto come 'àwen,
3 (vn,no6) sàw' (F.V. Reiterer) (vii, i i 07 ) 4

hebel, hàlàq, hàmàs, kzb ptc. nif., kàzàb, maddu- 13 8, ri8 ; H . Gross, Ijob, N E B , 61), ancor di più
him, mat‘ eh, naàlàm im , làmàl (s eb u ‘è) s eh n ‘ót, mostrerebbe quale funzione sia in grado di assu­
tó‘èbà e il contrario /?esec/ jhw h. Per il resto sàw’ mere sàw ' come interpretazione; la scelta dei ter­
funge da esclamazione (/o£ 35,13; a detta di R. mini presuppone che il significato sia così perti­
Gordis, The Book o f Jo b, Moreshet Series 2, 1978, nente, da poter essere utilizzato dal glossatore per
402, «a predicate nominative») e per indicare lo precisare. Il monito esorta a non confidare (’mn
scopo della creazione dell’uomo (Ps. 89,48; par. h if) in fallace saw ’. Nel v. 31 b saw ’ compendia la
hàled). Quanto alle parole chiave importanti per il dimensione ingannatrice precedentemente de­
significato, stando al contesto più immediato se ne scritta in una sola parola: «inganno, illusione» (F.
possono addurre oltre 100 in ambito sinonimico e Horst, B K x v i/14, 234 s. adduce buoni motivi per
circa 40 neirambito dei termini contrari. ritenere che gli espedienti magici suggeriti da
L ’affermazione continuamente dibattuta, che Mowinckel [55] non rientrino nel significato del
sàw' designi una forza o che al vocabolo inerisca termine) è il guadagno (da attendersi); sàw ' non lo
un significato magico (incantesimo; per es. M o- procura. La vita si rivela per Giobbe (7,1 s.) come
winckel 51-55; Klopfenstein 315 s.), si dimostra lavoro forzato (sàbà' in Giobbe è usato solo in
estremamente improbabile già in base all’elenco senso peggiorativo [10 ,17 ; 14,14]), lavoro salariato
appena presentato dei paralleli, e così anche del temporaneo (secondo Mal. 3,5 il sàkir è annovera­
campo semantico (cfr. anche il rifiuto, con altri to tra i gruppi di persone oppresse) e assoggetta­
argomenti, da parte di Schmidt 203 s.; Giesen 164- mento (nei testi sapienziali è questo il peso più
166; Criisemann 52 s.; Sawyer 883 s.; Veijola 2). greve che deve sopportare un *ebed; Prov. 29,19.
2 1; Ioh 3,19; 19,16; Eccl. 10,7) Perciò determinati
iii.i. Anche se tutti i passi nei quali ricorre sàw' momenti del tempo (così Gordis [79] intende a
mostrano implicazioni teologiche, il termine di per ragione jarhè [sàw']; v. 3) si ottenebrano e la notte
sé è usato anche con significato profano. Il profeta (lajlà, v. 3), che tra l’altro è il tempo delle fantasti­
(Ier. 6,27) incaricato di esaminare si trova di fron­ cherie e degli incubi (4,13; 20,8; 33,15 s.; 30,17), di­
te le gravi accuse che Dio rivolge al popolo. Con venta un peso. ‘àm àl-parallelo a sàw' - indica che
l’immagine di un fonditore del ferro si mette in «le oppressioni, o meglio la fatica... appartengono
evidenza come il processo purificatore di fusione alle condizioni di vita elementari dell’uomo» (B.
resti «senza effetto» (lassàw’, v. 29; cfr. «inutile», Otzen, -» voi. vi 851). sàw ' designa qualcosa che
J. Bright, Jerem iah, A B , 47). A questo consegue, non ha speranza ed è ingannevole («frustration»;
come reazione da parte di Dio, che il popolo viene N .H . Tur Sinai, The Book o f Jo b , Jerusalem 1967,
rifiutato. 132), che durante la notte angustiarne si fa strada
In un’azione simbolica Ezechiele deve annun­ fatalmente come un affanno irreprimibile, trasfor­
ciare che Nabucodonosor, tirando a sorte (qsm matosi in dato esistenziale.
qesem, Ezech. 21,26), sceglierà quale di due vie Uomini oppressi chiedono aiuto, è vero (Iob
dovrà intraprendere nella sua campagna militare 35,9.12), ma non si rivolgono direttamente a Dio
contro Gerusalemme. A Gerusalemme questa di­ (v. 10). In questo caso egli dal canto suo non re­
vinazione babilonese (qesdm, v. 28) non è presa sul agisce al grido di aiuto (s‘q) di fronte ai malvagi
serio ed è considerata inefficace (sàw'; cfr. diver­ (rà'im , v. 12). Questa linea di pensiero viene ulte­
samente H. Brandenburg, Hesekiel, *1963, 142, riormente sviluppata, ma prima è interrotta da una
che la definisce un «imbroglio»). Poiché Gerusa­ esclamazione: ’ak-sàw ’ (v. 13)! Certamente senza
lemme si era impegnata con una promessa defini­ effetto, poiché inascoltato (‘nh), è l’ appello per ot­
tiva, il Babilonese punisce la colpevole (‘àwòn) tenere sostegno («una preghiera vuota, in verità
mancanza alla parola data degli abitanti della città. profana»; F.I. A n d erson ,/o£,T O T C , 257). Quan­
Se un ràsà‘ corre contro Dio ('él) (Ioh 15,26), la to segue conferma che Dio non vuole ascoltare
sua abitazione e i suoi averi non sussistono (vv. 28 ( jism a‘) né vedere (jàsur) (v. 13).
s.); nel culmine della descrizione dell’insuccesso In Prov. 30,8 sàw' indica qualcosa di inganne­
(v. 31) ricorre due volte sàw'. Per rafforzarlo, al v. vole, meglio espresso come menzogna tramite d e-
3 ia sàw' (cfr. BHS) è ulteriormente precisato bar-kàzàh. Chc si tratti dell’ultimo desiderio
dall’aspetto dello smarrimento e della fallacia (t‘h prima della morte (beterem 'àmut) rivela quanto si
ptc. n if). Se fosse legittimo ritenere il v. 31 una tratti di una valutazione pesante: chi si trova a dire
glossa (così G. Fohrer, K A T xvi 264; M .H. Pope, queste parole ha perso il giudizio positivo oltre la
Jo b , A B , 113 ; F. Hesse, Hioh, Z B K , 107 n. 109; morte.
Gordis 166; cfr. in senso opposto A. Weiser, ATD 2. Come risulta dalla prossimità con la menzo­
j ( v ii,1108) sàw ’ (F.V. Reiterer) ( v ii, i i 08) 6

gna, è naturale che sàw ’ si trovi anche in contesto cisamente qualificate come m etè sàw’ o na'àlà-
etico. A l lamento che non c ’è un re (Hos. 10,3 s.) mim. na'àlàmìm (v. 4) designa «un gruppo di per­
segue la domanda ironica su che cosa questi po­ sone dalle quali l’ orante - confessando la propria
trebbe fare di positivo; la risposta è altrettanto colpa - prende le distanze... ‘Nascosti, vale a dire
mordace: ’àlót sàw'. Riferendosi ai contratti sti­ subdoli, maliziosi’ ... o ‘uomini di dubbio onore
pulati giuridicamente (krt b erit), la combinazione che operano segretamente’» (C. Locher, -> voi. vi
della maledizione di se stessi (’àlòt) con sàw’ evi­ 790). A l primo posto c*è sàw’ , cui spetta l’onere
denzia un aspetto finemente" derisorio. Benché il principale della forza probatoria. La spiegazione
re (o il popolo?) sia apostata, in apparenza si puri­ fornita da 'lm e la prossimità a m erè 'im e r esà'ìm
fica e attesta in tal modo quanto sia vergognosa (v. 5) dimostra che sàw’ indica qualcosa di ingan­
l’apostasia, poiché gli impegni assunti e convalida­ nevole, nefastamente falso. Secondo L. Lohfink
ti con una maledizione di sé sono ridotti a qualco­ (Fs. N . Fiiglister, 1991,189-204) l’insieme concet­
sa che non corrisponde alla realtà, a un gesto in­ tuale di Ps. 24-26 fa pensare alla probabilità che
gannevole (cfr. J.L . Mays, Hosea, O T L , 140). sàw’ designi dèi stranieri (193 n. 23; così anche M.
Ci si lamenta presso Jhwh perché il hàsìd e gli Dahood, Psalms I, A B , 162; G. Ravasi, I l libro dei
’èmunim minacciano di sparire, mentre occupano Salmi 1, Bologna 31986, 489).
il campo quelli che j edabberu sàw’ e s'efa t hàlà- Nella cornice della confessione dei peccati
qót... j edabberu (Ps. 12,3). hàlàq può designare la l’orante implora la guarigione (Ps. 41,5). I nemici
mendacità che porta alla rovina in quanto ingan­ tramano il male (ra') contro di lui e si augurano la
no. Come l’opposto di ciò che è degno di fiducia e sua morte (mut) e la sua rovina (’bd). Rientrano in
attendibile, il senso di sàw ’ può essere inganno, questo contesto drastico anche coloro che gli fan­
falsificazione o induzione in errore («Desolazione no visita con ipocrisia, descritti nel v. 7. Andando
e vuotezza sotto una maschera che nasconde, fal­ da lui per vederlo, già cercano nel loro cuore qual­
sità... e ipocrisia», F. Delitzsch, B C iv / 15, 136). cosa di falso, di menzognero contro di lui, e quan­
Alla questione, nell’ambito di una liturgia d’in­ do lo lasciano, lo raccontano ad altri. La frase ag­
gresso, di chi possa entrare nel tempio (Ps. 24,3), giunta, stilisticamente parallela, comporta una
seguono tra l’altro due argomentazioni formulate prosecuzione contenutistica: «(Così) raccoglie
in forma negativa (lo’ ). In entrambe le frasi n s’ sventura (’àwen)». Risulta inoltre che si implica
lassàw’ nafsó (BHS; v. 4) e sb' l emirmà sono cen­ che sàw ’ (v. 7) abbia la potenza di sciogliere un
trali. nàsà' nafsó (altrimenti costruito di solito con ciclo di sventura; ma non per questo si può con­
’el) significa «elevare la mente verso, rivolgersi a». cludere in favore del significato di pratiche magi­
Per nisba' («dire con fermezza, promettere) + l e che (così S. Mowinckel, The Psalms in Israel’s
risulta che gli oggetti introdotti con l e sono in tut­ Worship 1, Oxford 1962, 6).
to e per tutto negativi (lasseqer in Lev. 5,22.24; Il desiderio di sondare le profondità di Dio met­
Ier. 5,2; 7,9; Mal. y ,^ ;lehàra' in Ps. 15,4). In base ai te in risalto la differenza tra l’uomo e Dio stesso
termini paralleli, mirmà è connesso per lo più con (Iob 11,7-9). N ell’ambito della motivazione (ki)
la violenza o l’inganno (Gen. 27,3 5; Am. 8,5 e Hos. l’uomo è posto in contrasto morale con Dio, il
72,8). Così anche il v. 4b si riferirà alla promessa quale conosce i m etè sàw’ e scruta Y'àw en (v. 11).
intenzionalmente ingannevole (non certo al «giu­ Come in Ps. 4 1,/, sàw ' designa qualcosa di ingan­
rare»). Se si valutano questi dati in relazione a (nà­ nevole, rovinosamente falso (cfr. S.R. Driver -
sà’ ) lassàw’ (nafsó) che sta al primo posto, risulta G .B. Gray, J o b , IC C , 108: «dissemblers»; H .H .
che l’intenzione è di «(orientare il suo significato) Rowley, Jo b , N C eB , 89: «false without any ef-
a ciò che è ingannevole». N on si può accettare fort»; G. Fohrer, K A T xvi 228: «malvagio, cattivo
l’ipotesi, senza fondamento nel testo, che qui sàw’ e senza valore») che, come già in quel contesto,
ha il significato di «idolo» (così M. Dahood, viene indicato come male ingannevole tramite
Psalms 1, AB, i j t ) , per quanto in altri passi sàw’ 'àwen.
indichi dèi stranieri o designi questi stessi dei. L ’orante implora Jhwh in Ps. 144 affinché Dio
Nella confessione di fiducia (Ps. 26,2) l’orante fa proceda contro gli avversari (secondo il v. 7C
notare che egli è stato messo alla prova e ha fatto costoro sono b enè nékàr) (vv. 5 s.) e lo salvi (v. 7).
esperienza dell’amore di Dio (hesed) e della sua Al v. 8b j emin seqer è parallelo a sàw ' (v. 8a; al v. 8
fedeltà (’émet). L ’orante elenca quello che ha evi­ e al v. 1 1 si ha lo stesso testo, perciò non si può
tato di fare, per dimostrarsi degno della fiducia stabilire se si tratti, nel caso del v. 8 o del v. n b
sperimentata. In questo elenco si trovano gruppi [cfr. A. Weiser, ATD 15 9, 569 n. 1], di un versetto
di persone con le quali egli si è scontrato, più pre­ secondario, di un ritornello [cfr. J.W . Rogerson -
7 ( v i i , i io 9 ) saw' (F.V. Reiterer) (vii, in o ) 8

J.W. McKay, Psalms m , London - New York (cfr. R. Albertz - C. Westermann, TH AT 11 731),
I977> I 73] oppure di un elemento strutturale de­ con una pronunciata accentuazione peggiorativa.
terminante [cfr. G. Ravasi, Il libro dei salmi in, Così seqer (v. 3) e saw’ acquisiscono un rapporto
Bologna *1986, 898 ss.]). «Potere» è l’uso traslato più stretto, in quanto entrambi i termini sono di­
di jdmin (-> voi. ili 769). Con j emin seqer s'intende rettamente connessi con dibber. Si tratta della
dunque il potere falso, ingannevole. Poiché questa menzogna in un procedimento pubblico, come
locuzione interpreta sdw\ a quest’ultimo termine confermano anche i poli contrari, sedeq e 'émùnà,
s’addice il significato di ingannevole, presumibil­ che si manifestano nel giudizio (spt).
mente con la sfumatura di qualcosa di distruttivo 4. Con l’esilio si inizia a usare sdw’ segnata-
(cfr. l’appello alla salvezza); vi risuona anche l’av­ mente per definire fenomeni profetici o simili, che
versione contro Dio. vanno condannati. Il compimento degli oracoli
Giobbe sa che l’eredità degli operatori di ini­ profetici autentici si fa attendere, perciò Ezechiele
quità consiste nella corruzione e nel fallimento deve confrontarsi con pseudoprofeti, ai quali vie­
(31,3). Anch’egli è stato colpito da entrambi, e ha ne attribuito hdzón saw\ in parallelo con miqsam
dovuto dire: hàlaktì ‘im-sdw* (v. 5), o tahas ‘al- haldq (Ezech. 12,24; da G. Fohrer, HAT 1/13, 66
mirmà ragli. Poiché tutti i passi nei quali si trova il s.; K.W. Carley, Ezechiel, C BC , 79, giudica come
verbo hlk ‘im hanno un oggetto personale, anche appendice, chiaramente a torto). Mentre si parla di
in 31,5 con saw ’ si dovrà intendere un’entità per­ hdzón per i profeti veri e per quelli falsi, miqsam
sonificata (in senso traslato): dunque l'inganno di­ ricorre solo in relazione a questi ultimi. In senso
ventato addirittura persona (cfr. Fohrer, KAT xvi peggiorativo haldq designa la fallacia, l’inganno
433). L ’idea è sviluppata nel parallelo mirmà, che che conduce verso la distruzione (mawet; se,ól,
designa l’inganno subdolo (cfr. Ps. 24,4). Prov. 5,3.5; cfr. anche il par. seqer in Prov. 26,28).
3. In contesto giuridico si tratta della falsità in Queste osservazioni e l’accento del contesto indi­
pubblico, soprattutto in veste di testimone. In Ex. cano chiaramente che sdw’ significa un’inefficacia
23,1 sèma‘ saw’ è parallelo a ‘éd hdmds, là dove che implica inganno.
quest’ultima locuzione è messa in connessione L ’occasione per la minaccia che inizia in Ezech.
con il rdsd\ Nel contesto si tratta di violazione del 13,1 è il manifestarsi di falsi profeti, contro i quali
diritto, in quanto ci si unisce alla maggioranza che Ezechiele deve intervenire. Costoro vengono stig­
rappresenta il male (cfr. il plurale intensivo rd'òt). matizzati negativamente come profeti stolti, dei
Poiché saw’ si trova strettamente legato a hdmds quali non si discute la capacità di avere visioni, ma
(cfr. Deut. 19,16; Ps. 35,11), ne risulta che con ciò la si fa derivare millibbdm, ovvero rùhdm. I termi­
si richiama qualcosa di estremamente negativo, ni centrali in 13,6-9 sono sdw\ che ricorre quattro
tale da minacciare la vita: l’idea è di «menzogna, volte, e kdzdb, ogni volta parallelo a saw\ Questi
falsità» che ha come conseguenza la corruzione. termini - con un’accentuazione di sdw’ indicata
Uno dei temi centrali del decalogo è la funzione dalla prima posizione assegnatagli (vv. 6.7.%.% se­
del testimone {Deut. 5,20): il divieto di rispondere condo F.-L. Hossfeld - 1. Meyer, BB 9 ,19 7 3 ,12 7 -
come ‘éd saw ’ (cfr. ‘éd seqer, Ex. 20,16 [secondo 139 i w . 6 e 8 sono glosse) - sono reciprocamente
Pap. Nash sdw*]; Prov. 6,19; 14,5; 25,18; Ps. 27,12; intercambiabili, senza notevoli differenze di signi­
seqdrìm, Prov. 12,17; T9>5 % kezdbim, Prov. 21, ficato. Ciò significa, riguardo a sdw\ che si tratta
28) può essere inteso soltanto come il contrario di di esperienze profetiche come manifestazioni (og­
un «testimone della verità» (‘éd ’emet, Prov. 14, getto diretto di hzh o dbr pi.) nelle quali l’aspetto
25; Ier. 42,5; ‘éd ’emunìm, Prov. 14,5). Non ci so­ magico - che nel complesso va condannato come
no argomenti convincenti per una differenza di si­ inganno - è caratterizzante. Lo conferma il conte­
gnificato tra ‘éd saw ’ e ‘éd seqer (così anche Saw- sto, perché il popolo è indotto in confusione e ac­
yer 882), perciò non convince l’affermazione che cecato dalla falsa speranza, e per questo sdw' risul­
saw’ farebbe emergere con maggior forza la quali­ ta anche contrapposto a sdlóm.
ficazione etica del testimone (cfr. J.J. Stamm, Der Ezech. 22,25-30 («predicazione alle varie classi
Dekalog im Licbte der neueren Forschung,21962, sociali», dipendente da Soph. 3,3 s.) menziona - in
59 s.; Klopfenstein 18-21). linea ascendente secondo l’importanza - tre grup­
In Is. 59,2-5 si trova un elenco di ciò che separa pi dei gruppi dirigenti del popolo, che abusando
il popolo da Jhwh. Il parallelo diretto a sdw' al v. 4 dei loro incarichi spingono Israele alla corruzione:
è tohu, termine equiparato al non essere (’ajin; kòhànim, sarim e nebVìm. I nebVìm coprono le
così S. Schwertner, TH AT 1 128), ovvero a bebel malefatte dei sacerdoti e dei gruppi politicamente
(Is. 49,4) o ruah nel senso di «nullità» (Is. 41,29) importanti, come illustra visivamente l’immagine
9 (v ii,x 1 1 i ) sàw ’ (F.V. Reiterer) (711,1112) 10

dell’intonaco: essi sono veggenti (hdzim) di sàw\ Zach. 10,2). La pericolosità religiosa è segnalata
Per la prima posizione che occupa, sàw’ è il termi­ dal parallelo hebel, che (oggetto strumentale come
ne tecnico più rilevante per esprimere verbalmen­ in Iob 21,34) può significare «divinità straniera»
te la lontananza da Jhwh, qualcosa che è in sé cor­ (cfr. sotto, Ion. 2,9) o quantomeno alludere a essa:
rotto, menzognero (cfr. kàzàb) e deviante (cfr. qó- «essi ‘consolarono’ con l’aiuto del 'soffio/appa­
semìm), che sospinge verso l’annientamento. renza di divinità straniere’».
Il profeta si scaglia {Ezech. 13,17) contro le Il lamento contro chi induce in errore con vi­
donne israelite (benót ‘dm), le quali fanno annunci sioni profetiche è tematizzato in Lam. 2,143 (cfr.
come false profetesse (millibbehen). Ne risulta che la vicinanza a Ezech. 22,28; in proposito 13,6; 21,
il saddiq è offeso dalla menzogna (seqer), il ràsà‘ 34). Con sàw ’ è indicato qualcosa di falso, ingan­
invece è trattenuto dal convertirsi. Perciò Jhwh nevole (cfr. H.-J. Kraus, B K xxJ 46). L ’intonaco
impedisce la visione di sàw ’ (13,23), che sta in par. {tàfél) menzionato in parallelo descrive come la
col «praticare la magia» (qesem qsm; non si de­ sventura basata su sàw ’ abbia potuto sortire pieno
ve supporre, con W. Zimmerli [BK x i i i / i 2, 285], effetto soltanto celando la verità. In Lam. 2,14
«oracolo di menzogna» o addirictura «menzogna» massa'òt sàw' e madduhim stanno a fianco, mas­
[cfr. G. Fohrer, HAT 1/13, 75] e mutare in kzb). sa' è attestato prevalentemente in oracoli profetici
Nel contesto sàw' è in relazione con la menzogna di sventura, sicché le connotazioni nel senso di pe­
e l’inganno {seqer) e si spiega come arte magica. so, appesantimento (cfr. su questo punto anche
sàw ’ indica un’esperienza e una rivelazione profe­ D.H. Miiller, BSt in, 1907, 24), non vanno trascu­
tica deviante (H.F. Fuhs, Ezecbiel 1-24 , N E B , 73 rate. Si tratta di detti che, per via di sàw’ che li
vede qui una «falsa profezia di salvezza»). qualifica, sono indicati come «detti menzogneri,
Il detto di Ezech. 21,33-37 (strato postezechie- che conducono all’incolpamento». L ’hap. leg.
liano; cfr. Fohrer 126; W. Eichrodt, ATD 22/2, madduhim (da ndh ‘sviare; allontanare dal sentie­
201; Zimmerli 484) è diretto contro gli Ammoniti ro’) interpreta i detti ingannevoli anche come in­
e la loro herpà, che si presenta peraltro come vi­ duzione all’errore.
sione profetica {hàzót) e anche, analogamente, co­ 5. sàw’ ricorre anche nell’ambito dei detti pro­
me predizione {qesòm). Il contenuto (oggetto di­ fetici contro il culto: poiché gli offerenti sono de­
retto) è sàw ’ (21,34) ovvero kàzàb, che nel conte­ pravati, in Is. 1,10 -15 si fa sentire la critica al culto
sto teologico profetico designa ciò che viene rive­ sacrificale. Le due prime tra le vittime sacrificali
lato da divinità straniere. Il dato di fatto della rive­ rifiutate sono qualificate negativamente: minhat
lazione non è messo in dubbio; d’altro canto le pa­ sàw ’ è parallelo a qetóret tó'ebà. Ciò che è «senza
role adottate rimandano a una valutazione negati­ efficacia e ingannevole» (sàw ’ ) è ulteriormente
va e alla tensione con la fede in Jhwh. L ’inconcilia­ spiegato con l’aiuto di ciò che è «corrotto» {-> tw-
bilità è chiarita dal fatto che gli avversari sono lbh, tò'ébà; cfr. E. Gerstenberger, TH AT 11 io ji -
descritti come resà‘im, il cui tempo della colpa 1055) in ambito religioso (cfr. tra l’altro Deut. 12,
(‘àwón) è giunto alla fine. 31; 18,9.12; Ier. 32,35; 44,21 s.; Ezech. 5,9; 16,47.
Come non è possibile vivere una vita fiorente 50; Is. 41,24; 44,19). In tale contesto sàw’ denota la
senza la pioggia, così non si può viverla senza la fi­ falsità interiore, che non s’arresta nemmeno da­
ducia in Jhwh {Zach. 10,1); al contrario, ci si era vanti ai sacrifici.
rivolti ai teràfìm e ai qòsemìm. I teràfìm si trovano Secondo Hos. 12,9-12, il rimprovero mosso a
in contesti dove è menzionata una divinità stranie­ Efraim riguarda il fatto che il popolo in realtà
ra oppure qualcosa che ha a che fare con essa (cfr. attribuisce la propria ricchezza, ora peraltro an­
H.D. Preuss, BW ANT 92, 1971, 58-60; K. Sey- nientata con l’aiuto del profeta, a divinità cananee.
bold, TH AT 1110 5 7 s.). I qòsemim sono i portato­ L ’occasione concreta sono i sacrifici di Galaad e
ri della rivelazione degli dèi stranieri (cfr. Ezech. Gaigai. Il v. 12 è composto sul ritmo del rimpro­
21,34). Sono poi menzionati i sogni, che hanno il vero e delle sue conseguenze. Dal parallelo con la
loro posto fisso nell’evento della rivelazione di seconda frase («anche i loro altari [sono] come
Jhwh {Num. 12 ,6; Ioel 3,1) ma anche in quella de­ mucchi di pietre nei solchi dei campi») risulta che
gli dèi stranieri {Deut. 13,6; Ier. 23,25 ss.). Il nesso anche nella prima s’ intende un dato negativo:
tra qósemtm e hàlómót entro la cornice della falsa Efraim è diventato sàw\ Non adempie più il com­
profezia è dato in Ier. 27,9; 29,8. Il sogno è ulte­ pito cui è stato destinato ed è ridotto a realtà pro­
riormente precisato tramite sàw', sottolineando fana (come le pietre dell’altare menzionate in
così l’aspetto della falsità oltre a quello di una parallelo); in relazione, al compito originario, il
condizione che porta alla sventura {’àwen, v. ioa; popolo viene svalutato e diventa inservibile. Defi­
I I ( v i i , i 113) saw ’ (F.V. Reiterer) ( v i i , 1113 ) 12

nendo sà w ' come «cosa senza valore» («essere di Dio (v. 48). Premono le domande fondamentali
annientato» [cfr. J. Jeremias, ATD 24/1, 149] è sullo «scopo» del tutto, dove heled (forse si dovrà
insufficiente) sulla base dell’apostasia, si coglie leggere h àdèl) e sà w ’ (v. 48) sono essenziali.
l’intenzione («falsi dei», come interpretano F.I. In Ps. 39,5 s. l’uomo sperimenta che la durata
Andersen - D.N. Freedman, Hosea> AB, 619, è della vita (jàm im ) è breve come il palmo della ma­
eccessivo nel precisare il contenuto). no e il tempo della vita è da considerarsi come ine­
6. Alcune attestazioni ricorrono in testi orien­ sistente per Dio (k c ’ajin ), insomma può essere
tati in senso genericamente religioso, nei quali di semplicemente paragonato all’alito di vento (he-
volta in volta si possono riscontrare più accenti bel). L ’inefficacia insignificante - con ciò si ha in
per s à w ' . Il potere eccessivo degli avversari induce mente una valutazione generalizzante - è espressa
a riconoscere il contrasto fondamentale tra l’aiuto da sà w ’ (così anche A.F. Kirkpatrick, The Book o f
di Dio e l’impotenza umana (Ps. 60,13). Al grido Psalms , Grand Rapids 1982,205.541 s.; G. Ravasi,
rivolto a Jhwh all’imperativo si contrappone una I l libro dei salm i n, Bologna 31986, 860).
constatazione statica: qualsivoglia iniziativa di Nell’elenco antologico di Ps. 119 si può eviden­
salvezza (tesù ‘à) da parte dell’uomo è sà w ' (60,13 ziare un chiasmo (v. 363 e v. 37 ^ nonché 36c e v.
= 108,13). Si combinano tra loro due aspetti: in 37a). Qui Dio dovrebbe allontanare l’orante da
relazione all’aiuto di Dio, il sostegno dell’uomo è besa' e i suoi occhi da sà w ' (v. 37). besa' è sempre
caratterizzato dall’ «inefficacia». Inoltre, si pre­ il guadagno disonesto (Ex. 18,21), ottenuto con
suppone chc le proprie possibilità siano state estorsione (Is. 33,15b), che finisce così per appros­
sfruttate senza prendere in considerazione Jhwh. simarsi al delitto di sangue (Ezech. 22,12 s.). Ana­
La tensione tra la propria inefficacia («è un’illu­ logamente sà w ’ va inteso nel senso qualcosa di in­
sione» [A.F. Kirkpatrick, The Book o f Psalm s, gannevole («worthlessness»; C.A. Briggs, Psalms
Grand Rapids 1982, 343]) e l’aiuto efficace che n, IC C , 423; Kirkpatrick 7 11: «all that is false, un-
proviene esclusivamente da Dio («la vittoria viene real, worthless»), che non rappresenta un cammi­
dall’alto» [F. Delitzsch, BC iv/15, 414]) è già stata no verso la vita. Non è chiaro perché in questo
messa in risalto. Perciò sà w ’ implica l’inganno in­ passo sia stato suggerito il significato di «idoli» nel
sito nella fiducia posta nelle imprese militari. Ol­ senso di divinità straniere (così M. Dahood, Psalms
tre all’inefficacia inerisce a questo aspetto l’ingan­ n i , AB, 178).
no, sà w ’ . 7. s à w ' è destinato ad assumere un ruolo pre­
In Ps. 127,1.2 sono in contrasto tra loro le ini­ gnante in particolare in contesti di rilevanza teolo­
ziative antropocentriche e l’efficace capacità di in­ gica. A ll’inizio dell’oracolo contro Assur (Is. 30,
tervento di Dio: solo Dio ha successo. Sforzarsi da 27-33) si descrive la veemenza con la quale Jhwh
soli di erigere una casa è fallimentare, come lo è il s’abbatte sul popolo straniero. Al v. 28a.b si dice
tentativo di difendere una città: ciò riuscirà soltan­ che «la sua ira (r u b ò ) ... arriva fino alla gola (di A s­
to con il sostegno di Dio (v. 1). Nemmeno l’inten­ sur)». Le conseguenze vengono dipinte al v. 28c.d
sificarsi di attività autonome è garanzia di succes­ con immagini prese dalla bardatura del cavallo e
so: l’alzarsi presto è inefficace, andare a letto tardi insieme applicandole ai popoli (gójim e ‘ammtm).
porta a procurarsi il pane con fatica; Dio invece Gli elementi compositivi intermedi nàfat sà w ’ e
può concedere riposo, come risulta dal fatto che resen m at'eh si corrispondono a vicenda. Nel
egli ci dà il sonno (v. 2). Se queste osservazioni contesto resen m at‘ eh indica una imbrigliatura
sono valide, il valore di sà w ’ va inteso in base al che fuorvia (cfr. il h if). sà w ', che si trova in prima
contesto. Le attività umane menzionate al v. 1 e al posizione in parallelo con m at'eh (v. 30), significa:
v. 2 non sono ingannevoli (cfr. H.-J. Kraus, BK l’inganno, l’illusione è l’occasione per la corruzio­
xv/25, 1037; L. Jacquet, Les Psaumes ni, Gem- ne, non è la corruzione stessa (O. Kaiser, ATD 18,
bloux 1979, 473), o inutili (cfr. «nullità»; O. Keel, 242. 244; R.E. Clements, Isaiah i - j p , NCeB, 253,
Fs. N . Fuglister, 19 9 1,158 s.), bensì senza successo e con più solida motivazione H. Wildberger, BK
e senza effetto (il riferimento agli «inutili idoli pa­ x/3, 1218). Si constata che Jhwh fa sbagliare strada
gani» [M. Dahood, Psalms in, AB, 223] non è sug­ ai suoi avversari come a un cavallo attaccato al
gerito dal contesto). carro - quindi comandato. Ps. 139,21-23 conside­
L ’occasione per il lamento di Ps. 89,47 c il na~ ra che i cattivi (ràsà‘ ) e i sanguinari (’anse dàm ìm )
scondimento di Dio, che è pericoloso, aggressiva­ cercano di sconfessare Jhwh (v. 20), motivo per
mente distruttivo e induce l’orante a riflettere sul cui l’orante si contrappone loro con passione. C o­
valore dell’esistenza umana: egli ragiona sulla bre­ storo sono nemici anche per l’orante, che sa di es­
vità della vita riservata agli uomini nella creazione sere totalmente dipendente da Dio.
i 3 ( v n , n i 4) sàw' (F.V. Reiterer) (V II,! 1 1 j ) 14

Sui problemi di critica testuale del v. 20 cfr. BHS. ne di so ttra rsi a D io e di re n d ersi grad iti ai n em ici.
L’oggetto diretto di n i \ ossia 'àrèkà, non dà un si­ Il ten tativo eg iz ia n o di p re sen tarsi co m e p o te n ­
gnificato né come derivazione da 'ir ‘città’ (Rice 30) za in M e so p o ta m ia è p a ra g o n a to a u n to rre n te in
né riferendolo alParamaico ‘ar ‘nemico’ (ad es. E.
p ien a (Ier. 46,7 s.). A d esso si c o n tra p p o n e Jh w h ,
Beaucamp, Le Psautier n, Paris 1979, 277) o ‘adì ‘or­
c o sì ch e l’ im p resa c o n d u c e a una c a ta stro fe m ilita­
namento, gioia’. G. Ravasi (in, 824) lo considera ptc.
di ‘w r: «insorgendo contro di te». M. Dahood re, c o n tro la q u ale an ch e u n a gran d e q u an tità di
(Psalms ni, AB, 297) legge ‘àrik («elevato»), cosa che m e z z i sa lv ific i n o n o ffr e alcun aiu to : l’ a c c u m u la ­
però ha senso soltanto entro la cornice delle sue zio n e resta «sen za e ffetto » (lassàw', v. 1 1 ) .
molteplici emendazioni. Influenzato dai LXX e dal­ Mal. 3,14 introduce i provocatori con la loro ar­
la Vg. (in cogitatione), L. Jacquet (Les Psaumes in, gomentazione: il culto di Elohim (gen. ogg.) è
Gembloux 1979, 610) suggerisce ré'èka = «tes pen- sàw '. Ciò viene corroborato dal motivo che non si
sées» (quindi da rea ‘ in). L ’emendazione proposta ottiene alcun successo o guadagno (besa‘ )y se si
spesso (ad es. H.-J. Kraus, BK xv/25, 1092), ‘àlekà , si
osserva la direttiva di Dio (questo passo non è
contrappone a n s \ che non comporta alcun signifi­
cato intransitivo o riflessivo (così giustamente B. affatto una prova della originaria neutralità [-»
Duhm, KH C xrv2 460). Poiché ns' richiede un og­ G A L T 1 1492] di besa'). Sono invece da stimare
getto diretto, spesso è stato proposto - con richiamo felici, perché evidentemente più fortunati, quei
a Ex. 20,7 - sim 'kà (ad es. W.O.E. Oesterley, The bestemmiatori (zédìm e 'ose ris'à , v. 19) che fanno
Psalms, London 1962,5 54; secondo Kirkpatrick, The i loro affari impunemente. In questo contesto sà w *
Book o f Psalms, Grand Rapids 1982, 791, pratica- designa il contrario del successo che ci si può at­
mente da aggiungere); ma questa emendazione non tendere, ossia l’insuccesso e l’inefficacia (cfr. K.
è avvalorata da alcun elemento nel testo (cfr. H. Gun­ Elliger, ATD 2 j 7, 214).
kel, GH K n/25, 592: «graficamente si trova troppo
distante»). Si preferirà chiamare in causa ‘ djk «i tuoi Considerato isolatamente, il divieto di «(eleva­
testimoni», attestato in pochi manoscritti (cfr. H. re» (ns'') il nome di Dio per sà w '» (Ex. 20,7 [due
Herkenne, HSAT v/2, 43 5). volte] = Deut. 5,11) non è particolarmente istrutti­
vo per quanto riguarda il significato del termine
Il modo in cui i malvagi parlano in modo per­ sà w ' (per es., neanche F.-L. Hossfeld, O BO 45,
verso della dedizione a Dio è descritto al v. 20; 1982, 247, attribuisce al termine una qualche fun­
«essi ti (Jhwh) dicono/denominano come perfidia zione particolare); il valore del termine è scontato.
(m ezimmà\ attenuato: in modo perfido), essi han­ L ’importanza scaturisce da più osservazioni: il
no portato/reso inganno (sà w ’, v. 20; attenuato: in divieto emana direttamente da Jhwh. La fraseolo­
modo ingannevole) i tuoi testimoni / i testimoni in gia ricorre due volte nel medesimo versetto, e que­
tuo favore». Così la natura di Dio viene alterata e sto si ritrova alla lettera in Ex. 20,7 e Deut. 5,11.
chi lo difende viene squalificato come inefficace. Entrambe le volte al divieto del n s ' lassàw ' segue
Dati questi presupposti, è del tutto comprensibile una motivazione, che introduce una sanzione (ld'
l’aspra reazione contraria dell’orante (w . 21 s.). j enaqqeb). Nel decalogo questo elemento si può
Ier. 2,28-31 si scaglia energicamente contro il riscontrare altrove solo in relazione al divieto di
culto degli dei, interpretato come «contesa» (n h ) e adorare dèi stranieri; ma poiché lo ' j enaqqeh in
come un «ribellarsi» (pdsa>) a Jhwh (v. 29). «Senza tutti i passi resta indeterminato (-> voi. v 1029),
effetto» (lassàw ’, v. 30; la consueta resa «vana­ non è nemmeno possibile individuare un senso in
mente, inutilmente» rende ragione solo in parte basa al confronto. A seconda del significato speci­
alPinequivocabilità del testo) Jhwh ha colpito gli fico di sà w ' muta il senso della frase e l’orienta­
Israeliti, nella speranza che il suo popolo ne rica­ mento teologico: se s’intende «inefficacia», a Jhwh
vasse un insegnamento, ma questi uccide senza viene attribuita l’inefficacia della propria azione,
scrupoli i profeti di jhwh. sà w ' assolve qui il com­ cade la sua pretesa di essere sovrano (per Israele) e
pito della descrizione di una condizione esisten­ si arriva de facto a un depotenziamento. Se s’in­
ziale. tende «inganno» (come qualificazione etica), vuol
Jhwh ha deciso di non impedire che i nemici di­ dire che si adduce dall’esterno Jhwh come garan­
struggano il paese (Ier. 4,29 s.). Entro questa cor­ zia della verità di quanto affermato, benché le cose
nice il tentativo compiuto da Jhwh di salvare stiano diversamente: il nome di Jhwh usato abusi­
Israele - presentato nell’immagine di una donna vamente come avallo di qualcosa di ingannevole
che si agghinda e spera con ciò di adescare uomini (cfr. Ps. 24,4). Se dovesse esser presente l’aspetto
che sono partiti per una guerra cruenta - è dichia­ di «divinità straniera», ci troveremmo di fronte al­
rato «inefficace» (lassàw'). Si tratta di un’immagi­ la testimonianza di un errore sincretistico. Con­
ne profana per spiegare l’inefficacia dell’intenzio­ cludere per lo spergiuro (cfr. tra l’altro Veijola 4.8.
i j (vii,m 6 ) sàw’ (F.V. Reiterer) ( v ii , i i 17) 16

13) presuppone l'identità di significato, che non iv. Nel testo ebraico conservato del Siracide
può essere dimostrata in modo convincente, tra sw’ è attestato 5 volte. In Ecclus 15,73 inizia un
ns ’ ’et-sém esb‘ nif. besem (cfr. Deut. 6,13; 10,20). elenco di persone alle quali, a motivo del loro
Nella sventura Giona intende rivolgersi a Dio comportamento cattivo, è impedito l’accesso alla
(Ion. 2,8) e sacrificare a lui (v. io), ma non servire sapienza (14,20). Al primo posto ci sono i mtj sw ’
altri (hablè sàw’, v. 9). (v. 7a) in parallelo con ’nsj zdwn (v. 7b), Isjm (v.
Raramente hebel ricorre come nome reggente 8a) e ’nsj kzb. sw’ si colloca nell’ambito dell’in­
(-> voi. il 359); per l’esattezza, si può stabilire che ganno, come qualificazione etica (cfr. Ps. 26,4; Iob
tutte le ricorrenze determinate al plurale designa­ 11,11) . Ciò vale anche per n‘rj sw’ (16,1), par. a
no divinità straniere; in Deut. 32,21 hàbàlìm è pa­ bnj ‘wlh, ai quali è contrapposto ’j n jr’tjjj. La qua­
rallelo a lo’ ’él; cfr. (hassdmerìm) hablè sàw’, in lificazione della discendenza rimanda a una de­
contrasto con Jhwh (Ps. 31,7). In Ion. 2,9 il parlan­ pravazione profonda, lontana da Dio. Secondo
te attende aiuto ( jesu‘à, v. 10), a motivo della sua Ecclus 30,17 la morte è da preferire a una vita catti­
preghiera a Jhwh; ma se si adorano hàbàlìm non ci va, e gli inferi a una malattia cronica. Il versetto è
si può attendere alcun aiuto. Si può così dire che tramandato in doppia traduzione nel manoscritto
gli dèi stranieri, squalificati segnatamente per mez­ B: secondo una versione, hjj sw ’ (a) è in posizione
zo di sàw ’ (cfr. tra l’altro L.C. Alien, The Books of simile a hjjm r‘m (a’) e in parallelo a k ’b n’mn (b)
Joely Obadiah, Jonah and Micah, N IC O T , 218), in posizione simile a k ’b ‘wmd (b’). sw’ qui ha il
sono dichiarati inefficaci. significato generico di «cattivo» (l’insolita scelta
Diversi modi di avanzare la richiesta d’aiuto in dei termini parla in favore dell’originalità di a e di
Ps. 3 1,2-é culminano nella proclamazione della b rispetto ad a’ e b’ (diversamente P.W. Skehan -
attendibilità di Jhwh: jhwh ’él ’èmet. Ci si trova A.A. Di Leila, The Wisdom o f Ben Sira, AB, 379).
di conseguenza nell’ambito dell’argomentazione Anche in 30,1 ig sw’ è usato in funzione di qualifi­
teologica. Sul piano pragmatico Jhwh e hablè sàw’ cazione, precisamente per caratterizzare un catti­
- in quanto divinità straniere - costituiscono anto­ vo lavoratore (pw‘l); lo swmr sw’ dello stico pa­
nimi. Già le osservazioni sulla struttura poetica si rallelo (v. 1 ih) non serve perché il testo è corrotto
oppongono a B. Duhm, K H C xiv2 125, quando (cfr. F.V. Reiterer, Fs. N. Fuglister, 1991, 262).
sostiene che qui non è certo possibile «interpreta­ In 15,20 (A) si trovano ht’, ’nsj kzb, ‘wsh sw ’ e
re gli hàbàlìm... in riferimento agli idoli». L ’orante mglh swd. La vicinanza alla trasgressione e alla
conferma che egli rifiuta rigorosamente (s'n’) i lo­ menzogna è chiara; peraltro occorre mettere in
ro adoratori (sòmerìm). Al contrario, egli sostiene rilievo la funzione di sw’ come oggetto del verbo
di confidare (bth) solo in Jhwh. sàw’ serve da qua­ *sh. Nella Bibbia protocanonica sono attestati ‘sh
lificazione accentuata degli dèi stranieri, definiti kzbjm (Prov. 23,5) e 'sh sqr (2 Sam. 18,13; I er■ &■>
«venti», dei quali si deve sottolineare anche l’inef­ 13; 8,10), mai però 'sh sw’ o un’espressione analo­
ficacia (cfr. F. Delitzsch, B C iv/15, 256). Perciò è ga. Questo dimostra che per il Siracide il termine
coerente che a partire dal v. 8 già inizi il giubilo, designa non soltanto una qualità bensì il contenu­
poiché Dio certamente strappa l’orante ai nemici to stesso (menzogna, falsità), conservando l’orien­
(coniugazione a suffissi; v. 9). tamento etica.
Come esiste un costante dato naturale (Ier. 18,
14), così anche avviene nella fede; ma qui Israele v.i. Nei L X X diversi termini sono usati come
crea l’inimmaginabile, una vera e propria aberra­ traduzione: àvop-oi (1 volta), aiona (1 volta), [xt-và
zione, dimenticando Jhwh. Questo è detto con yeXoiacrTà)v (1 volta), xevói; (5 volte), eie; xevóv (3
l’espressione lassàw’ j eqatteru (v. 15), Gli oggetti volte), (j.àxaio<; (17 volte), [t.a'zaión'qc, (5 volte),
introdotti con l e in relazione a qtr sono sempre (j-axaiwc; (1 volta), (de) (j .(Ìttqv (6 volte), ^euSt)<; (11
personali, per l’esattezza tali che si possono loro volte).
offrire sacrifici (aspetto non notato in -» voi. vii 2. A Qumran sàw ’ (sàw; sàww) è attestato 7
958-966), ossia lè’ldhim ’dhérìm (14 volte), lab- volte. L ’impiego si riconduce a quelli della parte
ba‘al (2 volte), limleket hassàmajim (4 volte) e le- protocanonica della Bibbia (nell’ambito dell’ap­
jhwh (4 volte). Questo dato certo fa pensare che plicazione sintattica e stilistica, come anche in am­
anche in Ier. 18,15 ci si riferisca a una figura divina bito contenutistico), ma abbraccia soltanto le sfere
della quale, per quanto possa contrapporsi a Jhwh di significato che tendono a qualcosa di massima-
(\sekéhu]ni), la designazione con sàw’ smaschera mente negativo.
l’inanità (cfr. tra l’altro J. Schreiner, Jeremias, In iQpHab il profeta di menzogna (mattìfhak-
N EB, 115 : «gli dei privi di valore»). kàzàb, 10,9) fa sì che siano erette una ‘ir saww col
17 ( v i i , i i i 8) sub (H.-J. Fabry) ( v i i , i i i 8) 18

sangue (bedamim) e una comunità con la menzo­ cazione dei profeti preesilici. - 1. Am os. - 2. Osea. -
gna (‘édà beseqer, 1. io), che prende al proprio ser­ 3. Isaia. - 4 . Michea, Naum , Abacuc, Sofonia e Abdia. -
vizio di falsità (ba‘àbódat sàww, 1. n ; be\ma‘a\sè 5. Geremia. - 6. Ezechiele. - 7. La radice nella storia
della tradizione e il luogo nella storia delle forme del
seqer, 1. 12). sàw\ in prima posizione, è in par. con
tema «conversione». - v ili, swb nel Deuteronomio. -
(be)seqer\ entrambi i termini fungono da valuta­
1. In diversi contesti teologici. - 2. «Conversione». -
zione e parlano di inganno o menzogna, implican­ ix. swb nell’opera storica dtr. - 1. swb mé’ahàrè jhwh. -
do anche elementi distruttivi. 2. swb m inf’el. - x. swb nell’opera storica cronistica. -
Secondo iQ H 2,21 \ ‘ànsìrn minacciano la vita xi. swb nella profezia postesilica. - i.a) Deuteroisaia. -
dell’orante. Costoro alla 1. 22 sono catalogati co­ b) Tritoisaia. - 2. Zaccaria. - 3. Malachia. - 4. Gioele. -
me sód sàw’ e ‘àdat belijja‘al. sàw' si trova di nuo­ 5. G io n a .- x ii. swb nei Salmi, - x m . swb nella letteratu­
vo in prima posizione e significa qui «sventura ro­ ra sapienziale. - 1. N el libro dei Proverbi. - 2. N el libro
vinosa», come viene precisato da belijja‘al. A ciò si di Giobbe. - 3. Siracide. - xiv. swb in locuzioni antro­
pologiche. - xv. Le traduzioni antiche. - 1. I L X X . -
riallaccia senza soluzione di continuità il seguito,
2. La Vulgata. - 3. Siriaco. - 4. Targum. - x v i.i. Q um ­
poiché i resà‘ìm (1. 24) come forze naturali assalta­ ran. - a) Statistica. - b) Osservazioni sintattiche. -
no anche l’orante, e della loro malvagità (’ef'eh e c) Specializzazioni semantiche. - d) Aspetti teologici ri­
sàw' [forse inserzione secondaria], 1. 28) si dice levanti. - e) Soggetti diversi di swb. - f ) Aspetti teologici
che arriva al cielo. Sul piano del contenuto a 2,22 si del hif. - g) Del hof. - h) Dei sostantivi. - 2. Giudaism o
ricollega 6,5, benché il contesto sia conservato rabbinico.
solo in parte: ‘adat [sàw ’] e sód hàmàs. A scopo di
chiarimento, sàw’ e hàmàs rimandano alla malva­ Bibl.: A . A huvya (Ahw iya), ‘jw n bmsm ‘jm si hswrs
gità perniciosa della comunità combattuta. Il ca­ swb: Leshonenu 39 (1974/75) 21-36 . - S.E. Balentine, A
rattere malvagio e deviante del gruppo rifiutato Description of thè Semantic Field o f Hebrew Words for
«Hide»: V T 30, 1980, 13 7 -15 3 , spec. 147-150 . - M .L.
torna in 7,34 (‘àdat sàw’ par. a sód na‘àlàmìm).
Barré, The Meaning o f 1’ ’ sybnw in Amos i:y z :6 : J B L
Infine, 4Q184 r,2 attribuisce alla seduttrice l'in­ 105 (1986) 6 11- 6 3 1. - J. Behm - E. W iirthwein, (Aexa-
tenzione di sforzarsi per precipitare tutti insieme voeco x t X . ( G L N T v i i 110 6 -119 5 ). — G . Bertram, tJTpé-
(jhd) nella sventura (bsw’ ). cpoj x t A . (G L N T x i i 134 3-138 2 ). - W .A.M . Beuken,
Haggai - Sacharja 1-8. Studien zur Uberlieferungsge-
Presum ibilm ente in 3 Q 1 5 1 , 1 3 s w ’ rim anda, com e
schichte der fruhnachexilischen Prophetie, Assen 1967,
form a m aschile, a -» sw ’h so’a (cfr. J.T . M ilik , D JD
spec. 8 4 -115 . - G . Braulik, Gesetz als Evangelium.
111 2 4 1). L o stesso vale probabilm ente anche per il
Rechtfertigung und Begnadigung nach der deuterono-
toponim o bsw ’ (8 ,10 .14 ), una necropoli m enzionata
mischen Torà: Z T h K 79 (1982) 12 7 -16 0 = S B A B 2
anche da F lav io G iu sepp e (bjt-sw’ ), identificata con
(1988) 12 3-16 0 , spec. 15 1-16 0 . - H . Braun, «Umkehr»
‘émeq hammelek (Gen. 14 ,17 ) (cfr. M ilik 2 4 1. 274).
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sub Dietrich, Die Umkehr (Bekebrung und Busse) im A.T.
und im Judentum bei besonderer Berucksichtigung der
neutestamentlichen Zeit, 1936. - M . Dijkstra, Legai Ir-
rDìttf
T
sfibà,7 rùT ìtfDI m esubà, PDìt^n
T I
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21 (V T I,II 2 l ) sub (H.-J. Fabry) (v ii, i n i) zi

(W M A N T 52, 19 8 1). - R.J. Thom pson, Penitence andde osservazioni di commentatori medievali, se­
Sacrifice in Early Israel Outside thè Levitical Law , Lei­
condo le quali molte attestazioni di swb hanno
den 1963. - H . Thyen, Versuche iiber Metanoia, in (H. evidentemente il significato di jsb «sedersi, met­
Stock [ed.], FJementarisìerung theologischer Inhalte
tersi a riposo» (ad es. Deut. 30,3; Ps. 78,38; Ezech.
und Methoden 2, 1977, 10 3 -15 3 ). - W. Vosloo, «Uit
Egipte geroep» - ’n kontekstuele benadering van Hosea
x8,8 ecc.). Si tratta di vedere se queste osservazioni
u : N e d G T T 31 (1990) 500-508. - G . Warmuth, Das nei vari singoli casi non rientrino piuttosto nel
Mahnwort (B E T 1, 1976). - P. Welten, Busse, 11. Altescampo della critica testuale.
Testament (T R E v i i , 433-439). - G .F . Willcms (ed.),Lo spettro dei significati delle attestazioni è tal­
mente ampio che la questione del significato fon­
Élie le prophete. Bible, tradition, iconographie, Leuven
1988. - I. W illi-Plein, $W B -§B W T - eine Wiedererwà-
damentale suscita difficoltà. Si deve comunque
gung: Z A H 4 (19 9 1) 55 -7 1. - T.M . Willis, A Fresbpartire molto probabilmente dal presupposto che
Look at Psalm X X I I I j A : V T 37 (1987) 104-106. -
in origine si tratti di un verbo di movimento, sic­
H.W . W olff, Das Thema «Umkehr» in der alttesta-
ché con Holladay (53) si può suggerire questo si­
mentlichen Prophetie: Z T h K 48 (19 5 1) 129 -148 (= T hB
gnificato fondamentale: dopo che uno si è mosso
22, I i973, 308-328, spec. 3 15 ss.). - Id., Die eigentliche
Botscbaft der klassischen Propheten (Fs. W. Zimmerli, in una determinata direzione, si muove nella dire­
1977. 547-557 = T h B 76, 1987, 39-49). - K. Zobel, zione contraria. Al riguardo, si presuppone di
Prophetie und Deuteronomium (BZAW 199, 1992). norma che l’obiettivo del movimento consista nel-
l’arrivare al punto di partenza originario (cfr.
1. La radice swb, sem. comune twb, ricorre in K B L 3 1327). Ma siccome in varie attestazioni cer­
quasi tutte le lingue semitiche. Proprio le attesta­ to non è questo il caso, si dovrà forse pensare a un
zioni antiche, soprattutto in amorreo, inducono a significato fondamentale come «girarsi, voltarsi»
suggerire che la nostra radice risalga al protosemi­ (cfr. Prov. 20,26), senza che si dica in quale dire­
tico. A questo proposito non si dovrà però trascu­ zione. Di conseguenza (contro Holladay e Sog-
rare la difficoltà che fino ad ora non si hanno pro­ gin) anche nell’uso teologico di swb nel senso di
ve convincenti dell’attestazione della radice in ac­ «convertirsi a Dio» non automaticamente è impli­
cadico. Già all’inizio del il mill. a.C. la radice ri­ cato un ritorno al punto di partenza (cfr. Diet­
corre in N P amorrei, ossia in ambito semitico rich). Questa interpretazione rende possibile al
orientale, da dove potrebbe essere penetrata nel contempo di intendere swb, in una fase preteolo­
semitico nordoccidentale. Le attestazioni succes­ gica, nel senso di un rivolgersi, in ambito liturgico,
sive si trovano quindi in ugaritico, dove peraltro a(l) Dio o alla sua effigie, e in una fase teologica di
l’ampio ventaglio, semantico rimanda a un caratte­ introdurre l’idea della conversione, intesa anche
ristico sviluppo storico della radice. come un inizio di ritorno.
La documentazione delle iscrizioni protosinai­ In base a Ier. 8,4 si può sostenere l’opzione se­
tiche rimanda anch’essa a un’epoca arcaica e alla mantica che il significato di swb ammetta una di­
zona meridionale; ma a motivo del loro carattere retta contraddizione (cfr. i termini arabi relativi a
frammentario, non sono in grado di illuminare si­ didd e D. Cohen, Arabica 8 [1961] 1-29, nonché
gnificativamente gli aspetti semantici. R. Meyer, SSAW 120/5,1979).
Contrasta inoltre con la possibilità della deriva­
zione semitica orientale della radice il fatto che in 11.1. La radice swb è attestata anche in accadico
Egitto già a partire dal M.R. sia attestata la radice (cfr. K N L } 1326), ma qui il suo significato è tal­
wsb, la quale peraltro ricopre solo un settore ri­ mente distante dalla radice semitica occidentale,
dotto della semantica del hif. dell’ebr. swb e d’al­ che un nesso etimologico è escluso. In effetti l’acc.
tro canto ha forse un’origine etimologica propria. sàbu significa ‘ondeggiare, diventare vacillante’ in
La soluzione della questione è difficile quanto riferimento a erba e canne, ma anche a uomini e a
quella del suggerimento che dietro a swb (e anche dei nella loro paura (AHw IT20; C A D §/i, 17-19).
dietro a jsb, -» voi. iv 73) si debba postulare una Inoltre va respinta una connessione etimologi­
base primaria biradicale tb col significato di «to ca con l’acc. sabasu(m), ‘voltare le spalle, adirarsi’
turn away, to move away (allontanarsi, andare (AHw 1118 ).
via)» (cfr. R.L. Cate, The Theory of Biliteral L ’equivalente accadico dell’ebr. swb è il verbo
Roots, Louisville 1959,152; G. Robinson, ZAW 92 taru < tuàrum (AHw 1332-1336), la cui radice si
[1980] 41, per swb esplicitamente ripreso da Her­ ritrova nell’ebr. twr ‘andare in giro, esplorare’ . Se
man, che mette in evidenza uno sviluppo storico inoltre vi sia una connessione etimologica con
linguistico simile per il par. indoeuropeo). Senza sjs'wr ‘cedere, deviare, cadere’ è difficile a dirsi.
voler postulare nessi etimologici, Ahuvya ripren­ Nell’ambito del significato profano tàru ha una
23 (VII,X 122) sub (H.-J. Fabry) ( v i i , i i 23) 24

notevole coincidenza con swb (‘ritornare, voltarsi, 3. In ugaritico la radice tb è ampiamente diffusa
fare inversione, [volare] di qua e di là, tornare alla (WUS nr. 2828; Whitaker, Concordarne, 628 s.),
propria condizione precedente, ristabilirsi, cal­ ma in certi casi non è facile distinguerla da jtb ‘se­
marsi, tornare [alla polvere], fare di nuovo qualco­ dere, sedersi’. Il verbo ricorre al qal, ‘tornare da/a,
sa’). In ambito teologico tuttavia risulta evidente volgersi, tornare in sé, rivolgersi verso una cosa’,
una differenza sostanziale, perché tàru non desi­ ma anche ‘annunciare, recitare, ripetere’, e anche
gna mai una conversione etica religiosa dell’uomo allo saph., ‘rispondere, replicare, informare, ecc.’
a una divinità. D ’altro canto con tàru si può sen­ (UT nr. 2661; C M L2 160; S. Segert, A Basic Gram-
z’altro designare la dedizione benevola di una di­ mar of thè Ugaritic Language, Berkeley 1984,
vinità all’uomo. L ’attenzione prestata dalla divini­ 204) e infine in alcuni NP. In questo significato tb
tà all’orante consiste nel fatto che accoglie la sua è spesso par. a cnj (KTU i.3,iv,65 s.; i,i9,iv,i8o s.;
supplica e volge di nuovo il suo volto verso di lui 1, 20, B7 s.; cfr. RSP 1 300 s. nr. 438) 0 a hlk K TU
(cfr. A O T 2 57-260, spec. 1.95). La richiesta espres­ 1,17 ,vi,42; 1.18 ,rv, 16 s.; in proposito cfr. tra l’altro
sa alla divinità perché si volga all’orante (leni ki- Hos. 2,9; Is. 35,9 s.). Molto spesso ricorre la locu­
sàdki «volgi la tua nuca!») dando vita e procuran­ zione rgm ttb «far tornare indietro una parola, ri­
do salvezza può essere considerata l’equivalente di spondere», che dunque corrisponde alla frequente
numerose formulazioni veterotestamentarie (cfr. locuzione ebraica hesib dàbàr. Più volte ricorre
Is. 63,17; Ps. 6,5; 51,14; 90,13; 132,10; cfr. L. anche la rubrica wtb l mspr «e si cita ancora una
Kòhler, ThAT, 41966, i i o s .; H.D. Preuss, ThAT volta» (ad es. K TU 1.4^,104, con variazioni 1.23,
1,19 9 1,18 9 ; cfr. anche J.J.M . Roberts, The Earliest 56). Spesso viene messo in bocca alla dea Anat
Semitic Pantheon, Baltimore 1972,18. 49). l’imperativo tb «prendi nota!» (1,3,iv,7 ecc.; cfr.
Anche in testi giuridici tàru ricorre quindi nel anche 1.17^1,42). Merita un’attenzione particola­
significato di «tornare a un contratto», ossia im­ re 1.6,v i,12: Mot torna dagli inferi nel nascondi­
pugnarlo (cfr. il sum. giq.gi^ dam ed Ezech. 7,13; glio di Ba‘al sul Safon, per fare i conti con lui.
cfr. H. Petschow, LRSt 118, 1939 e le indagini di Questo «ritorno» implica in nuce l’idea della ri­
M. San Nicolò; Dijkstra 10 9 -111), specialmente in surrezione. Il «ritorno» di Ba‘al al suo palazzo co­
relazione a clausole di rinuncia alla querela. incide con l’assunzione da parte sua del dominio
L ’onomastica accadica presenta tàru nel conte­ sul mondo (1.4^11,42).
sto di petizione e lode affinché la divinità di nuovo 4. Le antiche iscrizioni sinaitiche di Serabit el-
rivolga, o abbia rivolto, la sua attenzione all’uo­ Khadem conducono a uno stadio molto arcaico
mo: Tu-ra-am-^Dagan, dSamas-tu-ra-am, Ttur- della lingua cananaica meridionale (sulla datazio­
ilum ecc. (A N 146-148. 168. 190. 339). Anche ne delle iscrizioni intorno al 1800 a.C. cfr. B. Saas,
l’impiego del verbo nella coniugazione fattitiva ÀAT 13, 1988, 135-156; diversamente W. Diem,
nella formazione dei nomi si rivela molto simile ZD M G 124 [1974] 228, con W.F. Albright, HThS
alle combinazioni in cui ricorre swb (AN 287-290. 22 [1966] 12: tra il 1525 e il 1475). Nelle iscrizioni
320 ecc.). (35t) 360 e 361 affiora la serie di lettere d tb ’t dt
Infine l’accadico con questa radice costruisce btn mt, che Albright (BASOR n o [1948] 18 s.)
formazioni sostantivate: tajàru ‘misericordia’, taj- traduce: «Io sono uno che è tornato alla dea dei
jàru ‘misericordioso’ e tajjartu, ‘ritorno, inversio­ serpenti», considerando tb come un eufemismo
ne’ (detto di dèi) e ‘perdono’ (AHw 1303 s.). per «morire». Nell’A.T. swb può avere un signifi­
In sajpàru (AHw 1005-1008: -» shr, sàhar) infine cato analogo (cfr. Gen. 3,19; Ps. 9,18; 104,29; Iob
Paccadico ha un verbo che più di ogni altro s’avvi­ 34,15 ecc.). Successivamente Albright ha interpre­
cina al significato teologico di swb. L ’idea di una tato l’iscrizione come «Io sono riconoscente nei
conversione etica teologica peraltro in ambito ac­ confronti di...» (HThS 22 [1966] 20. 25. 44), consi­
cadico non è attestata. derando tb un aggettivo: «merciful > answering
2. Nella lingua amorrea sono attestati alcuni (misericordioso, ovvero che risponde)». R.F. Bu­
N P che dimostrano l’esistenza della radice swb in òn (HThR 25 [1932] 162. 186) fa derivare tb da jtb
ambito cananaico orientale già all’inizio del 11 e lo interpreta come «luogo di abitazione» o «ri­
mill. a.C.; in essi si può osservare che sistematica- paro per dormire».
mente l’acc. tàru è sostituito da swb: Ja-su-ub- Neiriscrizione 365 A, T\ttbnmi\) in una iscri­
A N , Su-ub-na-AN ecc. (APNM 2 66). Nomi ana­ zione votiva per Ba'alat (?) è forse una forma saph.
loghi sono attestati anche per alalakh (cfr. APNM nel senso di petizione o ringraziamento alla divi­
69 s. 266). Nomi con tàru non sono amorrei, se­ nità per il recupero (della salute fisica) (cfr. W.
condo APN M 270. Diem, ZM D G 124 [1974] 236).
25 (v i i >i 124) sub (H.-J. Fabry) (vii,1125) 26

__ 5. Nell’epigrafica ebraica swb è attestato 5 vol­ ne «e io portai indietro» (H.-P. Mùller, TUAT 1
te: nella lettera di Lachish 5,6 (KAI 195,6) col si­ 648: «io andai a prendere di là l’altare del suo
gnificato di «portare indietro lettere = consegnare dwd» (cfr. K A I n 169; A N E T 3 320; A O T 441;
un rescritto», in 9,4 (KA I 197,4) neI senso di «ri­ TSSI 1 76. 80 ecc.). Ma dato il contesto poco chia­
spondere», con l’implicazione di «comunicare una ro, nemmeno questa soluzione è soddisfacente.
direttiva». N ell’ostracon di Arad 111,4 (D. Par- 7. In ambito aramaico s/twb è rappresentato ab­
dee, Handbook of Ancient Hebrew Letters, Chico bondantemente in tutte le epoche e in tutti i dialet­
T982, 65-67) si parla della~«spedizione di ritorno» ti (cfr. R.A. Brauner, A Comparative Lexicon of
di un rapporto (cfr. Gen. 37,14; Num. 13,26; 1 Sam. Old Aramaic, diss. Dropsie 1 9 7 4 , 5 7 4 s.; E. Vogt,
17,30; Is. 41,28; Ezech. 9,1 ecc.; sulla problematica Lex. Ling. Aram. 1 7 5 s.).
cfr. B.A. Levine, IEJ 19 [1969] 49-51). L ’ostracon a) Nelle iscrizioni aramaiche antiche di Sefire
1 di Mesad Hashavjahu è orientato nel senso del swb ricorre al qal e al haph. (KAI 224,6. 20. 24. 25.
diritto di proprietà. Alla ricerca di aiuto giuridico, 27). Se si passa in rassegna il testo del contratto fra
lo scrivente si lamenta presso il comandante per­ Bargaja e Mati’el, dell’vm secolo, si evidenzia già
ché gli è stato sottratto il vestito, un atto illegale: per swb un ampio ventaglio semantico. Al contra­
«È vero; io sono esente da colpa! Ridammi dun­ ente inferiore viene assegnato il compito di ricon­
que il mio vestito!» (hsbri ’t bgdj, KA I 200,12; durre (hsb, 1. 6; alle 11. 2 s. la consegna viene espres­
Ihsb ’t bgd ‘bdk, 1. 13; cfr. D. Conrad, TUAT I 249 sa con skr) sotto il potere del sovrano i sudditi
s.). Dunque il testo riguarda le norme sul diritto fuggiti; swb hif. è usato in modo analogo in Gen.
dei poveri (cfr. Ex. 22,25; Lev. 5,23; Deut. 24,13; 1 14,16; 1 Sam. 30,19. Il contesto del contratto di
Sam. 12,3; Ezech. 18,7.12 ecc.; cfr. A. Lemaire, Sefire implica peraltro anche in hsb la valenza se­
LAPO 9 [1977] 266 s.; F. Criisemann, in L. e W. mantica di ricondurre i rinnegati al loro rappor­
Schottroff [edd.], Mitarbeiter der Schòpfung, to di servizio e di lealtà (un esempio per l’ «uso
1983, 72-103) e del lavoro forzato (S. Talmon, BA all’interno della concezione del patto» al di fuori
SOR 176 [1964] 29-38), oppure la richiesta di tri­ della Bibbia; cfr. Holladay 116-157). Nell’ambito
buti (forse eccessiva) a sostegno della fortezza di del contratto vigente, i contraenti s’impegnano (1.
Mesad Hashavjahu (così F.M. Cross, BA SO R 165 20) a rispettare gli attuali rapporti di proprietà e in
[1962] 46 e M. Kleer - M. Kroger, B N 61 [1992] caso di variazione a restituirsi reciprocamente la,
38-50; sul dibattito cfr. anche M. Weippert, Fs. R. o le proprietà, secondo il diritto (hn hsb zj lj ’hsb
Rendtorff, 1990,449-466). [zj Ih]).
6. Entrambe le probabili attestazioni moabiti­ È particolarmente interessante sul piano storico
che di sb (stele di Mesa', K A I 181,8 s. 12) sono linguistico la locuzione w k‘t hsbw ’lhn sjbt bjt ’bj
quanto mai discusse, poiché il contesto ammette (1. 24). Dopo aver parlato di un dominio straniero
interpretazioni ambivalenti: «Omri si era impos­ passeggero, Bargaja interpreta la svolta intercorsa
sessato d e ll’in te ro te rrito rio di Madaba e abitò in nel frattempo come opera degli dei: «Ora gli dei
esso (wjsb bh) durante i suoi giorni... wjsbh kms hanno restaurato la mia dinastia paterna» (KAI 11
hjmj» (11. 8 s.). Nel contesto del racconto della 265; cfr. J.C . Greenfield, AcOr 29 [1965] 4); que­
conquista del re moabitico la frequenza delle fra­ sta traduzione è suggerita dal contesto, ma non
si con jsb (II. 8.10.19.31) conduce a suggerire che tiene presente il significato proprio di sjbh ‘il ri­
questa si aggiunga alla serie: «e nei miei giorni vi tornare’ (WTM iv 544), bensì lo respinge in favore
abitò Kemos» (KAI 11 168; H.-P. Miiller, TUAT 1 del significato che assumerebbe in una locuzione
647). Ma la differenza grafica non va trascurata e composita, rivelando così che l’argomentazione è
l’ipotesi di una aplografia non soddisfa, perciò evidentemente ispirata dall’ebraico biblico sub se-
resta possibile l’interpretazione di Holladay (10): bùt (-> sebut). Sefire in 24 fa ritenere che l’espres­
«egli (Kemos) lo restaurò» (cfr. analogamente sione di Ps. 126,1 (besub jhwh ’et-sibat-sijjòn), in
DISO 293: «egli lo fece tornare [in possesso]», sic­ genere considerata un errore di trascrizione, possa
ché avremmo anche qui un’interpretazione teolo­ essere ritenuta una grafia arcaica. Una derivazione
gica del processo di riconquista da parte di Mesa' da sbh (così E. Vogt, Bibl 39 [1958] 274) non è
(cfr. T S S I1 79). segnalata (sul passo cfr. A.M. Harman, RefTR 44
Una difficoltà analoga si ha alla 1. 12: w ’sb msm [1985] 74-80).
’t ’r ’l dwdh. Se con ’r ’l s’intende una persona, una La 1. 25, parallela, mostra le conseguenze della
derivazione di w ’sb da sbh, «portar via prigionie­ svolta operata da Dio nella storia della famiglia:
ro», sarebbe sensata. Ma se ’r ’l dwdh si riferisce [wrbh bjt] ’bj wsbt tl’jm l[brg’j]h «e la dinastia di
all’altare di un dio, si raccomanda l’interpretazio­ mio padre è diventata grande, e T L ’JM (una città?)
27 (vii, 1126) sub (H.-J. Fabry) ( v i i , i i 27) 28

è... tornata a Bargaja». Una restituzione della pro­ un intervento presso il governatore persiano, i
prietà terriera come questa - espressa con swb - è saccheggiatori sono ora condannati tra l’altro alla
ben attestata nell’A.T. (cfr. Lev. 27,24; 1 Sam. 7, restituzione (’tbw 'm 7 mrjhm, 1. 6; così sostan­
14; Ezech. 46,17). Un dato di fatto analogo - ora zialmente secondo P. Grelot, LA PO 5 [1972] 396-
come causativo - si ha alla 1. 27, nella ricostruzio­ 38). Ah 126 [v 1] fornisce un detto di sapienza:
ne di A. Dupont-Sommer (BMB 13,19 56 , 36). «Non tendere il tuo arco e non puntare la tua
Un documento di contratto, da datare a circa il freccia contro un giusto, affinché il suo Dio non si
635 a.C. (cfr. P. Bordreuil, Sem 23 [1973] 95-102), affretti ad aiutarlo e la rivolga contro di te» (wjhtj-
accenna al fatto che determinate sanzioni sono bnhj ‘lik; cfr. I. Kottsieper, TUAT m 328; BZAW
scadute, quando un contraente si rivolge contro 194, 1990, 15; sul passo e sul possibile confronto
l’altro (mn 7 mn jsb , 11.1 0 s.; cfr. V. Hug, Aitaram. con Ier. 21,3 \sdbab] cfr. T. Veijola, ZAW 95
Grammatik der Texte des 7. und 6. Jh. v.Chr. IJ983] 9-31, spec. 15 s.; sulla forma haph. cfr.
[Heidelberger Studien zum AO 4, 1993, 25]. Esdr. 6,5; sulla costruzione cfr. 2 Sam. 16,8; Ps.
Data attorno al 660 a.C. un ostracon di Assur 94,23). htjb designa qui l’impulso divino, che
(KAI 233), il cui testo è scritto in un dialetto di mette in moto il nesso tra l’azione e le sue conse­
passaggio dall’aramaico antico all’aramaico d’im­ guenze, e in tal modo ripaga l’agente.
pero. Anche qui si tratta di una restituzione (htb, Infine twb è usato anche come avverbio nel si­
1. 11), nel contesto del diritto di proprietà; secon­ gnificato di ‘di nuovo’ (AP 1,7), quando - come
do Hug (19-21) della restituzione di schiavi fuggiti. nelle più tarde clausole pm (cfr. R. Yaron, Bibl
b) In aramaico d’impero si sono conservate po­ 41 [i960] 2 6 9 -2 7 1)-in una contesa giudiziaria de­
che attestazioni. Nei documenti pubblicati da v’essere restaurato lo status quo ante. Altrimenti si
G.R. Driver {Aramaic Documents of thè Fifth ha twb (AP 9,12) o twb ’ (Ah 44 [xii 13]; lezione
Century B.C., Oxford 1957), la lettera nr. 12 con­ molto incerta) per designare la ripetizione di una
tiene varie attestazioni di twb. La 1. 7 legge zj Iqht azione «continuamente, ulteriormente» (così an­
k l ’ htbhb «ora sostituisci incondizionatamente che RÉS 1298 A 5).
tutto quello che hai preso». La forma htbhb è d) In aramaico biblico si usa twb come nell’ara-
composta dell’imp. haph. di twb + I’imp. qal di maico egiziano. Al qal twb ricorre solo 2 volte in
jhb. Questa crasi è risolta alla 1. 10, htb hblhm Dan. 4,31.33. In solenne stile proclamatorio è de­
«quello che hai preso con la forza, devi assoluta- scritta la reintegrazione del re Nabucodonosor.
mente restituirlo loro». Qui htb non funge da ver­ Per due volte (!) si racconta che dopo la fine del
bo ausiliare (così Driver 83), poiché la medesima periodo di punizione la sua mente {manda') è tor­
lettera usa per questo l’aggettivo twb' ‘di nuovo, nata a lui (su questa locuzione cfr. l’ar. tàba 'ilaihi
nuovamente’ (1. 1 1 ; sulla forma cfr. ATTM 722). ‘aqluhu, Lane 1/1, 361), perciò la sua fase di vita
c) In aramaico egiziano ci sono numerose atte­ animalesca è giunta al termine. Questo «ritorno»
stazioni. Qui twb indica «tornare» al socio in affa­ della ragione ha avuto un effetto duplice: lo ha re­
ri (AP 45,5) e il gesto del re che acconsente alla ri­ so capace di lodare Dio (v. 31) e lo ha reinsediato
chiesta di qualcuno (Ah 65; cfr. I. Kottsieper, TU come sovrano, quindi anche «lo splendore e la di­
AT in 346 [xix 2]). A P 15 (cfr. P. Grelot, LAPO 5 gnità ritornano a lui» (v. 33).
[1972] 192-197) consente uno sguardo al diritto Ai haf twb sta per l’invio di un rescritto {Esdr.
matrimoniale della colonia giudaica di Elefantina: 5.5), per la risposta a una richiesta ufficiale {hàtìb
nel contratto di matrimonio si constata che, nel pitgàm, v. 11; Dan. 3,16), quindi per la restituzio­
caso di una causa di separazione da parte della ne delle suppellettili sacre sottratte al tempio {Esdr.
donna, questa «deve tornare alla bilancia» (ttb 7 5.5). Presenta difficoltà la frase hatìb ‘ età’ ùte<èm
mwzn\ 11. 23 s.), al fine di pesare al marito una de­ {Dan. 2,14), forse «rivolgersi a qualcuno con con­
terminata somma da sottrarre dalla sua dote (sulla siglio e ragione» (cfr. Prov. 26,16; iQ S 6,9); diver­
problematica giuridica cfr. B. Porten, Archives samente A. Bentzen (HAT T/192, 22): «trovare la
from Elephantine, Berkeley 1968, 252-255; sul parola giusta in un’ora decisiva». Sorprende che
significato dell’espressione J.J. Rabinowitz, VT 6 nei testi aramaici dell’A.T. twb non sia mai usato
[1956] 104). in senso teologico; qui è già riscontrabile una mu­
Al haph. twb sta per la restituzione di beni sot­ tazione semantica, che sposta sempre più segnata-
tratti (AP 20,7); lo stesso emerge probabilmente mente l’idea della conversione in senso etico reli­
da AP 34: il saccheggio di un tempio in Tebe fu gioso dal verbo al sostantivo tetuba \ come risulta
addebitato ai Giudei e si arrivò a un pogrom, col poi del tutto chiaro in aramaico galilaico (cfr. Diet­
saccheggio di case giudaiche a Elefantina. Dopo rich 316-347).
29 (vii, 1127) sùb (H.-J. Fabry) ( v i i , 1128) 30

— Nell’aramaico dei Targum twb sostituisce siste­ «entrare a far parte della comunità dei credenti». I
maticamente swb del T.M.; diversamente stanno sostantivi - con soggetto divino sottinteso - si tro­
le cose nelle parafrasi dei testi e nei midrashim. vano nel contesto di «indulgenza, misericordia,
Chiaramente domina uno spostamento semantico perdono, riconciliazione». L ’ambito profano del­
nella direzione di ‘(fare) penitenza’ (cfr. TW 11 531 lo spettro di significati della radice è sostanzial­
s.; WTM iv 5 r6. 675; M. Sokoloff, A Dictionary of mente coperto in mandaico da hdr (MdD 131),
Jewish Palestinian Aramaic o f thè Byzantine l’aspetto negativo, ‘cadere, indurre a cadere’ ecc.,
Period, Ramat Gan 1990, 576 s.; ATTM 721 s.). da hpk.
e) Nella lingua dei Samaritani la radice è usata 9. A partire dal M.R. in egiziano è attestato wsb
in un passo centrale: nella loro attesa del Messia, i (WbÀS 1 371-373) nel senso di ‘rispondere, inter­
Samaritani si basano su Deut. 18,15 ss-> e come venire in favore di qualcuno, proteggere qualcu­
Messia attendono il Mosè «che ritorna». In ma­ no, chiamare a rendiconto’, nonché nelle forme
niera corrispondente il Messia è detto quindi sostantivate wsbw ‘colui che risponde, l’avvoca­
Ta’éb «colui che ritorna», il quale dopo il suo ri­ to’, wsb.t ‘prefica’ e infine wsb.tj ‘ushebti’, ‘colui
torno erigerà la tenda santa sul monte Garizim che risponde’, come designazione di piccoli doni
(cfr. A. Merx, BZAW 17, 1909). funerari che sono al servizio del defunto (RÀR
f) Le iscrizioni nabatene risalenti al periodo che 8 4 9 - 8 5 3 ) e nel giudizio dei morti rispondono per
va dal secolo 11 a.C. al 11 d.C. attestano la radice lui. Per la derivazione di questa designazione da
twb solo di rado. In un’iscrizione tombale presso swb cfr. E. Mahler (PSBA 3 4 [ 1 9 1 2 ] 1 4 6 - 1 5 1 . 1 9 7 )
Qasr el-Bint, a Petra (C IS 11 223), si trova una for­ e P. Pierret (PSBA 3 4 [ 1 9 1 2 ] 247 ).
mula di maledizione che augura al potenziale ol­ Corrispondentemente anche il copto, con i suoi
traggiatore della tomba che «la sua eredità passi diversi dialetti, conosce la radice nel senso di ‘ri­
all’(erede) di diritto» (jtwb hlqh l ’sdqh, 1. 4), di­ spondere, retribuire’ (cfr. J. Cerny, Coptic Etymo-
chiarando così che egli ha perso il suo diritto alla logical Dictionary, Cambridge 1 9 7 6 , 1 8 1 . 2 2 1 ) .
vita. Nei due graffiti RES 528 e 529 twb potrebbe 10. Nell’ambito linguistico fenicio-punico swb
già avere senso avverbiale (cfr. LidzEph 11 264). non è quasi presente; ricorre forse una volta nel
g) Le iscrizioni palmirene (i-iv sec. d.C.) con­ N P jsb'l «Ba'al possa ricondurre indietro» (CIS
tengono twb solo come avverbio, nel significato di 1 5 9 , 3 ; cfr. PN PPI 3 2 7 ) e forse anche in un’iscri­
‘inoltre, di nuovo’, per indicare la prosecuzione di zione dedicatoria di Larnax Lapethos, nella quale
un’azione, ma anche con il mutamento dell’ogget­ l’autore della dedica, che ha dato e sacrificato be­
to (cfr. H. Ingholt, Berytus 2 [1935] 86 1. 8; 3 stiame da pascolo, in aggiunta «consegna» altri
[1936] 99 1. 4). prodotti agricoli (swb, RÉS 1 2 1 1 , 9 ss.; la lezione
8.a) In siriaco tab significa ‘ tornare indietro, peraltro è molto incerta; cfr. K A I 11 6 1 ) . L ’uso del
voltarsi, fare penitenza’, al aph. ‘restituire, rispon­ verbo come voce tecnica per esprimere il sacrificio
dere, consegnare un messaggio’; il sost. tjàbùtà si è è alquanto insolito.
specializzato interamente nel senso di ‘penitenza’ 11. Nell’ambito linguistico semitico meridiona­
e l’aggettivo tajjàbà' oscilla tra ‘penitente’ fino a le in generale la radice twb è abbondantemente
‘ribelle’. Dal verbo si formano due avverbi con i documentata. In ar. tàba ricorre con un ventaglio
significati di ‘ancora’ e ‘di nuovo’ (cfr. Brockel­ semantico di significati talmente ampio, che si
mann, Lex. Syr. 817). Nella versione siriaca della continua a suggerire che l’origine della radice eti­
Bibbia tb è usato solo di rado per rendere l’ebr. mologica sia da ricercare in quest’ambito (cfr. ad
swh-, per lo più sono usati hpk e pn\ Questo se­ es. J. Barth, Wurzeluntersuchungen zum hebr. und
condo verbo sostituisce pienamente il bibl. swb aram. Lexicon, 1 9 0 2 , 48 s.). La radice ricorre in
nell’ambito della conversione religiosa ed etica. arabo col senso di 1. ‘ tornare indietro, ritornare,
b) La radice è attestata molto abbondantemente iniziare di nuovo, adattarsi a’; li. ‘ricompensare,
in mandaico. Negli scritti di questa setta battista retribuire, reinstaurare’; iv. ‘indurre al ritorno, re­
gnostica (cfr. K. Rudolph, F R L A N T 74, T960; 75, tribuire’; x. ‘esigere una ricompensa’ (Lane: «ri­
1961) incontriamo 30 attestazioni della radice nel­ condurre in proprio possesso»; cfr. Wehr, Arab.
le sue forme sostantivate taiaba, taiabuta, tiabuta Wb. 5 1 6 0 ; Lane 1 / 1 , 3 6 1 - 3 6 4 ) . A ciò s’aggiunge un
e ‘ tiabuta (cfr. MdD 478. 483 s.) nel senso di ‘ri­ gran numero di forme sostantivate, ad es. matwa-
tornare, tornare indietro, pentirsi, rientrare in sé’ ha e tawdb, ‘ricompensa, retribuzione, merito’,
ecc. Il riferimento è anche a ‘ritornare’ in senso re­ nonché matàb ‘luogo al quale si ritorna costante-
ligioso etico; il significato è specificato come «non mente, luogo di rifugio, patria’ . Un impiego teolo­
peccare più, farsi battezzare in acqua corrente» ed gico nel senso dell’obbedienza a Dio e del penti­
3 i (V ii, 1 1 2 9 ) sub (H.-J- Fabry) ( v i i , 1 1 3 0 ) 3:

mento e della penitenza non è estraneo alla radice, rispetto all’opera storica cronistica, che ne cont:
ma le attestazioni sono poco chiare. soltanto 59.
Secondo Conti Rossini (258 s.), BG M R (151 s.) La letteratura sapienziale usa la radice in mode
e Biella (541 s.), la radice ricorre in tutti i dialetti piuttosto parsimonioso: Giobbe 19, Proverbi 8
sudarabici, dove peraltro il significato fondamen­ Qohelet 10 e Siracide 14 attestazioni (cfr. D. Bar­
tale di ‘ ritornare / tornare indietro’ passa sorpren­ thélemy - O. Rickenbacher, Konkordanz zun.
dentemente in secondo piano; quest’ambito di si­ hebr. Siracb, 1973, 395 s.). Le 41 attestazioni ne
gnificato viene infatti ricoperto da una serie di si­ Salmi non segnalano alcuna frequenza sorpren­
nonimi (gb\ ’tw, t’wl ecc.). Tra l’altro ricorrono i dente.
significati derivati di ‘riparare, restaurare, prescri­ swb hif. ricorre 88 volte nei Profeti e in maniers
vere’ . Sorprende anche in ambito teologico il peso altrettanto frequente nell’opera storica dtr. (nel­
attribuitogli come verbo per indicare l’azione sa­ l’opera storica cronistica è presente 42 volte),
crificale: ‘sacrificare, presentare un sacrificio’ (per nonché 63 volte nel Pentateuco e altre 63 nella let­
esempio RÉS 4329,3; cfr. W.W. Miiller, Die Wur- teratura sapienziale. Nei Profeti vengono per pri­
zeln mediae und tertiae Y/W im Altsudarabischen, mi Geremia (30 volte), Amos (9), Ezechiele (21) e
diss. Tiibingen 1962, 38); allo stesso modo il ver­ Isaia (16 attestazioni). All’interno del Pentateuco
bo si trova come designazione della retribuzione sembra dominare qui E (27) rispetto a J (4) e a P (9
e della ricompensa nella preghiera rivolta a una di­ attestazioni). Il Siracide conta 18 ricorrenze.
vinità. swb hof. ricorre 4 volte nel Pentateuco e una
Ulteriori attestazioni nel restante ambito lin­ volta in Geremia.
guistico semitico meridionale sono incerte. Con­ swb pii.(poi ricorre 4 volte in Ezechiele, 3 volte
tro Holladay (11) e Soggin (884), conoscono la ra­ ciascuno in Isaia e Geremia oltre a 2 volte in Salmi
dice quantomeno i dialetti sudetiopici: così l’ama- e Siracide.
rico tabtàb ‘girare, voltarsi’ (cfr. I. Guidi, Vocabo­ Il sost. mesubà (12 volte) ricorre 9 volte in G e­
lario amarico-italiano, Roma 1953, 364; W. Les- remia, 2 volte in Osea e una volta nei Proverbi; il
lau, Concise Amharic Dictionary, 1976,103) e l’ha- sost. tesùbà (8 volte) ricorre 4 volte nell’opera sto­
rari swàb ‘ricompensa’, tòbat/tawbat ‘pentimen­ rica dtr., 2 volte nell’opera storica cronistica e in
to’ (cfr. W. Leslau, Etymological Dictionary of Giobbe, sòbdb e ìòbeb ricorrono particolarmente
Harari, Berkeley 1963, 144. 148. 151). in Geremia e Isaia.
Altri dati statistici, nonché la discussione di pas­
in. Nell’A.T. il verbo e i sostantivi deverbali si dibattuti, in Soggin 884 s.; Holladay 6-9. 169-
hanno diffusione straordinariamente ampia. Già 191 e K B L 3 1327 -1331.
soltanto il verbo, con oltre rojo attestazioni, è tra 2. Corrispondentemente alla sua frequenza, sbw
le voci più frequenti dell’A .T (al dodicesimo po­ qal entra in un grande numero di nessi sintattici,
sto). Ricorre al qal (683 volte; Even-Shoshan, 685 con specificazioni semantiche più o meno chiare.
volte), al hif (360 volte; Even-Shoshan 353 volte), a) Ciò risulta in particolare nel caso delle com­
al bof (5 volte) e al poi (12 volte). Inoltre si hanno binazioni frequenti con ’el, le e min.
i nomi derivati subà (bap. leg. Is. 30,1 j), sìbà (bap. swb ’el significa «tornare indietro da qualcuno»
leg. Ps. 126,1), mestìbd (contro K B L 3 608 non 74 (Gen. 8,9) o in un luogo (Gen. 28,21), nonché «ri­
volte, bensì soltanto 12 volte), tesubà (8 volte, pre­ volgersi di nuovo a qualcuno» (Zach. 1,3); swb l e
valentemente nelle opere storiche, poi in partico­ «ritornare indietro da qualcuno» (Lev. 27,24) o in
lare a Qumran), sóbdb (7 volte) e ìòbèb (3 volte). un luogo (Gen. 18,33), «dedicarsi (a una cosa)»
1. swb qal ricorre nei Profeti (206 volte) quasi il (Prov. 1,23), «voltarsi verso qualcosa» (Is. 2.9,17) o
doppio delle volte rispetto al Pentateuco (113 vol­ + inf. «tornare per fare qualcosa» (/ Reg. 12,24),
te). Vengono per primi - tenuta presente la lun­ «fare di nuovo qualcosa» (Hos. 11,9); nella locu­
ghezza dei rispettivi libri - Geremia (78), Osea zione swb ledarkò «ritornare sul proprio cammi­
(19), Zaccaria (14) e Daniele (12 + 3). Seguono no» (Gen. 33,16) il qal assume quasi il significato
Ezechiele (37), Isaia (32), Amos (6) e Malachia (5 di un hif swb min ha il senso di «tornare indietro
volte). Abacuc e Aggeo non usano swb qal. Il dato da un luogo» (Iud. 3,19), «distogliersi (dal fare)
del Pentateuco non è molto eloquente, mentre una una cosa» (Ier. 4,28) ossia desistere da essa (Iud.
suddivisione - peraltro ipotetica - in base alle fon­ IT>35) e «tornare indietro dopo aver fatto qualco­
ti attribuisce a J 37 attestazioni, a E 21 e a P 14. sa» (min + inf.; Gen. 14,17).
Una tendenza particolarmente chiara risulta Sono meno frequenti i nessi con mé’abarè, «tor­
nell’opera storica dtr., con le sue 192 attestazioni, nare indietro da una cosa / da qualcuno» (1 Sam.
33 (v ii,ii 3 1 ) sub (H.-J. Fabry) (vn,i 131) 34

— 24,2;Ier. 32,40), 'ahdré, «seguire qualcuno» (Ruth ma cfr. hésib ‘al/’el léb «prendere a cuore qualco­
1,15), ’dhór, «ritirarsi da qualcuno» (Lam. 1,8), sa», Deut. 4,39; Is. 46,4); hésib nefes «placare qual­
«allontanarsi da qualcuno» (Ps. 9,4), 'ahórannìt, cuno» (Ps. X9,8; cfr. anche sóbéb nefes, Ps. 23,3; in
«voltarsi all’indietro» (2 Reg 20,10), ‘al, «ritornare proposito cfr. S. Mittmann, ZThK 77 [1980] 1-23);
a qualcosa /ritornare da qualcuno» (Prov. 26,11), le combinazioni hesìb gemùl (Ps. 94,2) e hesìb nà­
«volgersi verso qualcuno» (2 Chron. 30,9), mé‘al, qàm (Deut. 32,41.43) significano «retribuire».
«ritornare da un luogo / da una persona» (Gew. 3. All’ampia diffusione della radice corrisponde
8^3;-z -Keg- 18,14), W , «volgersi a qualcuno, con­ un campo semantico ànch’esso molto ampio. Poi­
vertirsi a qualcuno (a Dio)» (Hos. 14,2; Am. 4,6.8. ché nel caso di swb si tratta di un verbo di movi­
1 1 ecc.), «tornare a essere» (Mich. 1,7). I nessi con mento, spesso il suo significato corrisponde ad
be significano «qualcosa torna indietro / ricade al­ altri verbi di moto, in un rapporto più o meno si­
l’indietro» (ad es. il delitto di sangue; 1 Reg. 2,33); nonimico o antonimico. Qui l’ambivalenza se­
con ke, «tornare a essere» (Ex. 4,7) e mippenè, «ri­ mantica di swb costituisce un fattore determinante
tirarsi (spaventato) dinanzi a qualcuno / a qualco­ di insicurezza, che consente di capovolgere radi­
sa, retrocedere» (Prov. 30,30; /o& 39,22). calmente il rapporto sinonimo-antonimo.
Poiché swb hif. può avere un oggetto diretto, a) In parallelismi sinonimici diretti e in frasi
più raramente entra in nessi preposizionali: con coordinate swb si trova spesso con -» sàbab (cfr.
'àhór, vale «indurre a ritirarsi» (Is. 44,25), «ritrar­ Gen. 42,24) «voltarsi, abbracciare» (cfr. l’inter­
re (la mano) da qualcosa» (Lam. 2,3; senza ’àhór cambiabilità in 2 Sam. 6,20 // 1 Chron. 16,43);
Ios. 8,26); con min, «allontanarsi da» (Ezech. 14, sur «piegare, deviare (dal cammino)», anche in
6); con me'al, «distogliere» (ad cs. l’ira) da qualcu­ senso teologico: «apostatare (da Dio)»; -» pànà
no» (Num. 25,11); con lc, «ricompensare qualcu­ «voltarsi, prendere una direzione», anche «rivol­
no con qualcosa» (Gen. 50,15); così anche con ‘al gersi (a Dio)»; -> sug «andare via, allontanarsi, re­
(2 Sam. 16,8); hesìb 'el può significare «informare trocedere», anche «allontanarsi (da Dio)»; -> hà-
qualcuno» (Esth. 4,13). fak «rivoltare, far girare, ritornare». Vanno situati
swb pil.jpol. ha anche significato transitivo/cau­ nel più vicino ambito semantico -» nàta «distende­
sativo e si combina con min nel senso di «riportare re, piegare»; sàtà «allontanarsi, finire fuori stra­
indietro da« (Ezech. 39,27) e con 'el per «riportare da», ma anche «tornare indietro (dal cammino cat­
indietro verso» (Is. 49,5). tivo)» (cfr. Prov. 4,15); mus «allontanarsi dal luo­
b) Oltre a ciò, swb qal entra in numerose frasi go, desistere da»; -> jàsà' min «estrarre da»; -» zur
fatte con altri verbi o sostantivi: bàlók wàsób «distaccarsi, allontanarsi, deviare» e -» ‘ àzab «la­
(Gen. 8,3), holék wàsàb (/ Sam. 17,15), jdsó' wd­ sciare, lasciare indietro, abbandonare».
sób (Gen. 8,7), raso* wdsób (Ezech. 1,14) e ‘óbér In ambito teologico si apre un campo semantico
wdsdb (Ezech. 35,7), tutte più o meno col signifi­ ulteriore: -» biqqès e -» dàras «cercare (Dio)»;
cato di «di qua e di là». sàhar «avere in mente di fare qualcosa, cercare»; ->
Spesso 'a f «ira» si trova come soggetto di swb pàhad «andare incontro a qualcuno tremando»; -»
(«l’ira recede», Gen. 27,45), 0 di léb («il cuore si jàda‘ «riconoscere (Dio)» ecc. A Qumran infine
rivolge verso qualcuno», / Reg. 12,27). Sulle com­ questo ambito semantico viene ulteriormente am­
binazioni swb sebùt/sebit/sibat, che sembrano pliato (v. sotto, xvi.i).
presupporre tutte un qal transitivo (locuzione par. b) L ’elenco dei contrari è altrettanto lungo; qui
hesìb sebut), cfr. la trattazione di -> sebùt con ab­ in effetti swb può diventare un contrario di se stes­
bondante bibliografia; da ultimo Willi-Plein. so (cfr. Ier. 8,4; v. sopra). Nell’ambito dei verbi di
c) hésib si combina spesso con determinati og­ movimento hanno valenza contraria tutti quelli
getti all’accusativo: 'a f «rivolgere la propria ha che implicano un movimento lineare: jàsar «es­
contro qualcuno» (Is. 66,15) ma anche «placare» sere dritto, camminare diritto in avanti»; -» hdlak
(Ps. 78,38); lo stesso significato con hèmà (Prov. «andare»; -» bó' «venire»; -» qum «alzarsi, parti­
15,1), rùah (Iob 15,13) e hdrón (Esdr. 10,14); inol­ re»; -» jàrad «scendere, salire»; -> ‘àlà «salire»; -»
tre hésib dàbàr «rispondere, informare» (/ Reg. ‘àbar «oltrepassare» ecc.
12,6; cfr. l’ostracon di Arad 111,4 ); hésib 'àmàrìm In ambito teologico l’elenco è altrettanto lungo,
«dare informazione» (1 Reg. 12,6); hésib jàdó «ri­ ma nei casi singoli anche molto condizionato dal
trarre la mano» (Ios. 8,26) ma anche «rivolgerla contesto. Spesso vengono formati contrari con la
contro qualcuno» (Am. 1,8), hésib pànìm «rivol­ negazione di sinonimi (ad es. «non cercare Dio»
gersi a qualcuno» (Dan. 11, x8 s.); hésib lèb «volge­ ecc.). Un ruolo importante è svolto qui dalla ter­
re il cuore (l’attenzione) a qualcuno» (Mal. 3,24; minologia del peccato (-> ’ dsam; -» ht'; -» p s‘ ecc.).
35 (v ii,n 3 ^) sub (H.-J. Fabiy) ( v i i , 1133)36

4. Nell’A.T. con la radice swb qal, poi. o hif. si correnze senza (n)a, ad es. il N P sb 7 (iscrizione di
formano vari NP, la cui presenza è riscontrabile Gabaon 21 [TSSI I 56; cfr. G.I. Davies, Ancient
anche nell’epigrafica ebraica antica e negli ambiti Hebrew Inscriptions, Cambridge 1991, 95; cfr. T.
linguistici limitrofi. Ornan, O BO 125, 1993, 56 ss.]; ostracon di
Nel caso dei N P formati con swb si può osser­ Nimrud 1 4 [J.B. Segai, Iraq 19 (1957) 140; cfr.
vare chiaramente che (eccezion fatta forse per Is. W.F. Albright, BASO R 149 (1958) 33]), che ri­
7,3) diventano correnti in Israele non prima del­ manda piuttosto all’assegnazione di un nome pro­
l’esilio, ma in particolare nel periodo postesilico. prio contenente l’espressione di ringraziamento
a) Con un elemento qal e formato il N P sebù’èl «Dio è tornato (per salvare)» o simili (cfr. J.D.
(1 Chron. 23,16; 25,4; 26,24), prossimo al nome Fowler, JSO T Suppl. 49, 1988, 95 s.). La diffusio­
simbolico se>dr-jasùb (Is. 7,3; v. sotto), che con i ne di questo N P è ampiamente attestata: ug. tbìl e
L X X e la Vg. va letto piuttosto come subd’él (cfr. Su-ub-am-mu (PNU 200; sui passi in EA cfr. A.F.
1 Chron. 24,20; 25,20). Questo N P è una richiesta Rainey, U F 3 [1971] 164); ammonitico (cfr. W.E.
rivolta a Dio all'imperativo: «Ritorna, El!». Come Aufrecht, Ancient Near Eastern Texts and Studies
tale, è singolare nell’A.T., e così si spiegherebbe la 4, 1989, 374) e aramaico antico sb’l (cfr. M. Ma-
lezione incerta del T.M. (K B L3 1287; IPN 32. raqten, Die semitische Personennamen in den alt-
257). Per questo Kreuzer, rimandando alio subà und reichsaramaische Inschriften aus Vorderasien,
(Is. 30,15) semanticamente incerto, vorrebbe far 1988, 215 -216).
derivare questo N P da jdsab: «(luogo del) riposo è Il N P sb’ è attestato soprattutto nell’epigrafia
Dio». Ma S.C. Layton (HSM 47, Atlanta 1990,51) aramaica (DISO 293; Maraqten 215) e a Paimira
ha fatto notare che questo N P è ben attestato già (PNPI T13), oltre che su un sigillo ebr. (cfr. F.
nell’amorreo Sub-na-ilum e simili (citazioni in Vattioni, A IO N 38, 1978, nr. 271). Se possa essere
C A A A 642; cfr. anche A PN M 86 s. 266) ed c sicu­ identificato con «Saba» non è chiaro. Maraqten ha
ro per quanto concerne il significato: poiché qui - proposto di metterlo in relazione con swb.
come in ebraico - l’imperativo è corroborato dal Sono pochi i nomi formati con l’imperfetto di
paragogico (n)a, per quanto riguarda il senso non swb. L ’À.T. conosce jdsùb (Num. 26,24; 1 Chron.
sussistono dubbi. 7,1 [Q]; Esdr. 10,29) e jàsùbì (Num. 26,24), una
Il N P attestato solo nell’epigrafica ebraica sbn- stirpe all’interno della tribù di Issacar, e inoltre
jhw «Ritorna dunque, o Jhwh» è forse una forma­ jdsòb ldm (/ Chron. 12 ,7; LX X : lecrepaaX; cfr.
zione parallela al precedente, ma con il nome di Holladay 109, che suggerisce una grafia errata per
Jhwh (ostraca di Arad 60,3 [a partire dall’vni se­ yisba‘al e per questo non prende in considerazione
colo] e 27,4 [all'inizio del vi secolo]; cfr. Y. Aha- questo N P a proposito di swb), un guerriero di
roni, Arad Inscriptions, Jerusalem 1975; 55. 91; al­ David. I primi N P sono presumibilmente ipocori-
tre conformazioni in G.I. Davies, Ancient Heb­ stici con elemento teoforico ignoto abbreviato;
rew Inscriptions, Cambridge 1991, 489 s.). nell’ultimo ‘dm riprende l’elemento teoforico di
Un altro N P - forse formato come ipocoristico origine cananaica nell’ambito degli antenati divi­
da swb qal - è sòbaj «torna indietro!», attestato in nizzati: «lo zio è tornato» (cfr. J.J. Stamm, Fs. B.
Esdr. 2,42; Nehem. 7,45 come nome di una fami­ Landsbergcr, AS 16, 1965, 419 = Id., OBO 30,
glia di portinai del tempio postesilico. La sua atte­ 1980, 68-70). Formazioni di N P del genere si tro­
stazione finora più antica si trova in una lettera di vano già in epoca antica, ad es. la-su-ub dDa-gan
Mesad Hashavyhau (fine del v i i secolo), oltre che (cfr. A.T. Clay, Personal Names from Cuneiform
su numerosi sigilli (cfr. Davies 489). Il nome ri­ Inscriptions o f thè Cassite Period, New Haven
corre inoltre nell’ambito dell’aramaico imperiale, 1912 r= 1980], 198; PNU 200; APNM 266).
in palmireno, nabateno e nordarabico antico. Il si­ b) Con il hif. del verbo è formato il N P ’eljasib
gnificato è incerto, poiché può essere agevolmente (/ Chron. 3,24; 24,12; Esdr. 10,6.24.27.36; Nehem.
tratto da più radici (cfr. K B L 3 1294; PNPPI 412). 3,1.20 s.; 12,10.22 s.; 13,4.7.28), attestato anche in
La proposta molto dibattuta di F. Gròndahl (PNU un contratto matrimoniale proveniente da Murab-
47. 97 ecc.), di interpretare in maniera corrispon­ ba‘à t (ii7 a.C.) (cfr. DJD 11 20,2.17). Negli ostraca
dente il N P sulla base della prossimità formale al e nei sigilli di Arad questo NP è presente sporadi­
N P acc. sa-pi-ili «colui che è stato promesso da camente già nell’vin e vii secolo, e più frequente­
Dio» (cfr. A P N 215), è stata respinta da A.F. Rai- mente nel vi secolo, come anche nella lettera di
ney (UF 3 [1971] 164) in favore di una derivazione Lachish 15,8 e in un ostracon di Horvat Uza (cfr.
da swb. G.I. Davies, Ancient Hebrew Inscriptions, Cam­
Nell’epigrafica sono inoltre attestate altre ri­ bridge 1991,281). I significati proposti sono orien­
37<V1I>II34) sub (H.-J. Fabry) ( v ii,1 135) 38

tati all'ampiezza dello spettro semantico del hif. qualche misura chiari soltanto per mezzo di siste­
Con M. Noth (IPN 213), J.J. Stamm (OBO 30, mi di codici (cfr. Holladay, passim; Fabry, BBB
1980, 71) e J.D. Fowler (JSOT Suppl. 49,1988,95 46, passim). Qui di seguito cercheremo soltanto di
s.) si dovrà pensare a «Dio riporta indietro» o a fissare alcuni aspetti rilevanti, nel senso dell’espo­
«Dio possa restaurare», come allusione alla con­ sizione delle più importanti categorie semantiche
cessione di un sostituto del bambino perduto; ana­ riscontrabili nell’uso profano (sulla problematica
logamente K B L } 55: «Dio rianimi (retribuisca!)». cfr. Holladay 5 5 - 5 9 ) .
L ’interpretazione orientata in senso collettivo, 1. Al qal domina il movimento fisico del girar­
proposta sulla base delle attestazioni esclusiva- si, dell’inversione, del ritorno ecc. Holladay (59)
mente postesiliche, «Dio possa ricondurre (l’Israe­ raccoglie per a questo significato 273 attestazioni:
le disperso)/ restituirlo alla sua condizione ori­ il ritorno al punto di partenza (Dio: ad es. Gen.
ginaria», s’intenderebbe solo nell’ambito dell’as­ 18,10; l’uomo: ad es. Gen. 16,9; animali: ad es.
segnazione profetica di nomi simbolici, e inoltre Gen. 8,9 [cfr. wjs’ wjswb, 4Q 252,1,4.5; 1,1,19.26];
ad Arad risulta obsoleta se si tiene conto delle at­ Iob 39,4; acqua: per cs. Ex. 14,26 ss.), un movi­
testazioni preesiliche. mento nella direzione del punto di partenza (ad es.
c) Il N P sóbab (2 Sam. 5,14; 1 Chron. 2,18; 3,5; Gen. 14,7), un movimento orientato all’indietro
14,4) verosimilmente è una forma abbreviata del (ad es. un ritorno dalla battaglia (2 Sam. 11,5), un
ptc .poi. di swb (cfr. GKa § 52 s.) mesòbab (così at­ movimento controcorrente (ad es. Gen. 8,3.7) c
testato come N P in 1 Chron. 4,34) e perciò facil­ infine un movimento circolare (par. sdbab). Segue
mente fa pensare a un soprannome: «Colui che è il significato iterativo: rifare qualcosa (ad es. Gen.
stato portato indietro» (J.J. Stamm, O BO 30,1980, 26,18), fare la stessa cosa con un altro, o qualcosa
74). L ’interpretazione come epiteto ingiurioso, «il di diverso con la medesima persona (ad es. Hos.
rinnegato» (IPN 258, nr. 1312), o «il vagabondo» 11.9) e tornare a essere qualcosa (ad es. idoli come
(in base al mediocbraico), contraddice la prassi se­ salario della prostituta, Mich. 1,7).
guita solitamente nell’assegnare NP. La componente fisica del movimento può esse­
5. La sorprendente frequenza delle attestazioni re implicita, quando si parla di conversione o ri­
di swb nel libro di Rut ha condotto all’ipotesi che torno nell’ambito di un rapporto, o di una relazio­
in questo libro funga da «parola guida» (cfr. W. ne di fedeltà: il ritorno al rapporto sponsale (Hos.
Dommershausen, Leitwortstil in der Rutrolle, in 2.9), il rinnovamento della fedeltà al re (/ Reg.
Theologie im Wandel, Fs. der Kath.-Theol. Fakul- 12,27). Animali e cose possono tornare in un giu­
tàtTùbingen 1817-1967, 1967, 394-407). Solo in sto rapporto di proprietà (Lev. 25,24; Deut. 28,
Ruth 1,1-22 swb ricorre 6 volte per indicare il «ri­ 31). Infine ci si può ritirare dai propri compiti
torno in patria a Moab» (vv. 8 .11.1a.r2fbisJ.x6) e 6 (Num. 8,25). swb ha una funzione importante nel­
volte per il «ritorno» a Betlemme (vv. 6.7.10.21. l’ambito dell’antropologia veterotestamentaria,
22[bis]). Questa frequenza è già stata notata da quando descrive la morte dell’uomo nei termini di
H.W. Hertzberg (ATD 94, 1969, 265), che ne ha un ritorno alla terra (Gen. 3,19; Ps. 146,4), alla
tratto un argomento per intitolare Ruth 1 «Ritor­ polvere (Ps. 90,3; 104,19; Iob 34,15; Eccl. 3,20),
no in patria». Il carattere di gioco di parole c dato agli inferi (Ps. 9,8) c al seno materno (Iob 1,21).
dal fatto che il «ritorno/rientro» inteso con swb Nessuno dalla morte ritorna alla vita (2 Sam.
per le donne coinvolte ha ogni volta un significato 12,23; io>2i; Prov. 2,19), così come dall’oscu­
e un orientamento diverso. Mentre per Noemi e rità (Iob 15,22). swb può designare il ritornare
Orfa si intende propriamente il «ritorno» alla lo­ sano del corpo (2 Reg. 5,10) o di una sua parte (/
ro famiglia nella loro terra, il «ritorno» di Rut è Reg. 13,6). Significati specifici di swb sono: muta­
orientato in avanti («indietro nel futuro»; cfr. C. re opinione (Iob 6,29), desistere dall’ira (Ex. 32,
Frevel, N SK AT 6, 63) e implica l’elemento etico 12), agire contro la promessa fatta (lud. 11,35),
della conversione autentica, in quanto Rut ha pentirsi di qualcosa che si è detto (Ier. 4,28) c al­
l’intenzione di appartenere al popolo di Dio e di lontanarsi delusi da qualcuno (Lam. 1,8).
trovare in Jhwh una nuova patria. 2. Al p ii, diversamente dal hif. causativo, si ha
Sulla possibile funzione di parola guida svolta piuttosto un significato fattitivo, sicché qui - co­
da swb nei discorsi di Elihu v. anche sotto, xin.2. me nel caso degli altri verbi intransitivi - viene
espressa un’efficacia diretta, in cui l’oggetto è «tra­
iv. L ’ampiezza dello spettro semantico di swb è sferito passivamente in una nuova condizione»
tanto difficilmente dominabile che normalmente (cfr. E. Jenni, Das hebr. Pi‘el, Zurich 1968, 34):
le analisi possono essere esposte in termini in «riportare indietro in un determinato luogo», op­
39 (vii, 1 136) sub (H.-J. Fabry) ( v i i , 1136) 40

pure «ricondurre a una condizione precedente» 2. Il pil.jpol. può significare «sviarsi, essersi svia­
(ad es. Ier. 1,19), «restaurare qualcosa» (ad es. Is. to» (ad es. Ier. 8,5).
58,12), in Pi. 23,3 «restituire nientemeno che la vi­ 3. Già il movimento fisico attestato spesso al
ta perduta» (cfr. S. Mittmann, ZThK 77 [1980] 1- hif. può implicare aspetti teologici rilevanti, so­
23, spec. 5-7); il poi. significa al passivo «essere re­ prattutto là dove si promette il ritorno dall’esilio
staurati» (ad es. Ezech. 38,8) oppure, all’attivo, (ad es. Ier. 12,15), quando Jhwh fa rifluire l’acqua
«indurre qualcuno in errore» (ad es. Is. 47,10). del mare (Ex. 15,19) o porta le piaghe sull’Egitto
3. Anche al hif. il movimento fisico abbraccia (Deut. 28,60). Egli respinge il sapiente trasfor­
uno spazio ampio: «ricondurre indietro qualcuno, mando la sua sapienza in stoltezza (Is. 44,25). Con
indurlo al ritorno» (per es. 1 Sam. 29,4), «porre Dio come soggetto, hèsib significa spesso «retri­
qualcuno di nuovo al suo posto, reinsediarlo» (ad buire» (ad es. 2 Sam. 22,21). Nel contesto della vi­
es. Gen. 4 1,13; 2 Sam. 19 ,11; Ps. 80,4), «portare ta e della morte si dice che Dio può condurre qual­
qualcuno/qualcosa a casa» (ad es. 1 Sam. 6,7), «ri­ cuno nella polvere della morte (Iob 10,9) o anche
mettere al suo posto» (ad es. Gen. 29,3), «restitui­ riportarlo indietro dalla morte (2 Sam. 12,23), ri-
re/ripagare qualcosa» (Ex. 22,25; Ind. 17,3 s.). A dargli la vita (con ogg. nefes, per es. Ps. 35,17).
partire da qui il passo verso la più ampia la sfera Quando ritrae la sua mano, ciò significa sventura
semantica del «retribuire» è ovvio, nell’ambito dei per Israele (Ezech. 20,22).
rapporti interpersonali come nella dottrina teolo­ Può essere compito del profeta distogliere l’ira
gica della retribuzione, hèsib pànim può voler dire ('af) di Dio dal popolo (ad es. Ier. 18,20), ricon­
«rimandare indietro qualcuno» (1 Reg. 2,16) ma durre Israele a Dio e portarlo alla conversione (ad
anche «dare a qualcuno l’attenzione che si merita» es. Nehem. 9,26.29). Il popolo a sua volta deve la­
(ad es. Dan. 11,19 ; con ^ b Mal. 3,24). Nel conte­ sciarsi muovere a conversione (Ezech. 14,6; 18,30.
sto dell’esercizio del potere hèsib jad «(ritirare) la 32) e Dio lo ricondurrà a sé (Lam. 5,21).
mano» ha una funzione importante (ad es. 2 Sam. 4. Anche i derivati nominali di sub si trovano
8,3). Molto spesso (circa 45 attestazioni) il hif. manifestamente in contesti teologici.
significa «rispondere» (per lo più con l’oggetto a) sùbà (Is. 30,15) si trova in un contesto teolo­
dàbàr, ad es. Gen. 37,14), quindi anche «revocare» gico in cui si trova in posizione centrale la conver­
(un editto [kàtùb o sèfer] del re, ad es. Esth. 8,5.8). sione, propugnata apertamente dal profeta stesso
Il hof è il passivo del h if nei significati di «es­ (v. sotto, vn.3).
sere riportato indietro» (ad es. Ex. 10,8), «essere
Qui sùbà è parallelo a nahat «riposo», s'qét «esse­
riposto» (Gen. 42,28) ed «essere retribuito» (Num. re tranquillo» e bithà «sperare», e in questa serie, col
5>8 ) - senso di «conversione», appare come un corpo estra­
4. Solo tesùbà è usato prevalentemente secondo neo (cfr. Gon^alves 171 174). Per questo aa Gese­
nel suo significato profano, quando ad es. sta per il nius (Thesaurus, 1375) in poi si continua a proporre
ritorno concreto del profeta Samuele a Rama (/ una derivazione da jàsàb nel senso di «stare seduto
Sam. 7,17) oppure, nella combinazione allo st. cs. tranquillo» (Sauer 286-288; Kreuzer; O. Kaiser, Bibl
litsùbat hassànà «alla svolta dell’anno», si tratta di EThL 81, 1989, 70. J. H0genhaven, Acta Theologica
una segnalazione cronologica neutra (2 Sam. 1 1 ,1 ; Danica, 24 [1988] 206, ritiene che anche altrove in
Isaia non si possa trovare documentazione alcune
1 Reg. 20,22.26; 1 Chron. 20,1; 2 Chron. 36,10). La
della conversione in senso etico religioso; l’argomen­
poesia di Giobbe, infine, usa il nome nel senso di to principale di Gon^alves è il parallelismo con na­
«risposta», degli amici di Giobbe (Iob 21,34) 0 di hat). Altri pensano a una derivazione da swb e pro­
Giobbe stesso (34,36), e questa «risposta» in en­ pongono una via intermedia, ad es. nel senso di «ri­
trambi i passi è accompagnata da qualificazioni torno (da ogni attività empia)» (C.A. Keller, ThZ 11
negative. [1955] 86); è tuttavia necessario considerare seria­
mente le versioni antiche (LXX, Simmaco, Vg., S,
v.i. Entro le categorie semantiche del qal, nel­ Targ.), le quali pure pensano a un ritorno in senso re­
l’uso teologico dominano i diversi aspetti della ligioso etico (cfr. F. Huber, BZAW 137, 1976, 143-
147, che tratta diffusamente l’argomento).
conversione teologica e del suo contrario: conver­
tirsi a Dio (ad es. Ier. 4,1), allontanarsi dal male b) mesùbà è usato esclusivamente nel senso di
(ad es. ler. 15,7), apostatare da Dio (ad es. Num. «apostatare da Jhwh» e nel linguaggio di Geremia
14,43), diventare un rinnegato del patto ecc. (ad es. può diventare addirittura una designazione della
Ier. 8,4.6), rivolgersi a Israele da parte di Dio (ad defezione del cuore e un’apposizione permanente
es. Ios. 24,20), tornare a Israele (ad es. Is. 1,3), o ri­ di Israele (cfr. Ier. 3,6.8.11).
tirarsi da Israele (ad es. Ier. 32,40). c) N ell’A.T. - contrariamente all’uso postbibli-
4 X(v ii,li 37 ) sub (H.-J. Fabry) (vii , t i 38) 42

_____co - tesubà non ricorre con un significato teologi­ ritorno degli esploratori: «Essi presero la via del
co (cfr. G. Hommel, Teschuwa. «XJmkehr» in der ritorno (jàsubu) dall’interno del paese alla fine dei
jiidischen Tradition: Bibel Heute 39 [1974] 152 s.; quaranta giorni» (13,25). Con questa notizia di P,
Goldstein). il redattore forse ha eliminato la versione J, poiché
d) sóbàb implica un comportamento negativo dopo l’attraversamento del paese (vv. 22.24) pro-
sul piano etico, nel senso di «rinnegato, apostata» cede riportando direttamente il resoconto degli
(Js. 57,17; Ier. 3,14.22), cosa che, sembra valere uomini (vv. 27 ss.). Benché in P swb s’incontri
anche per sóbéb (Ier: 31,22;'49,4) (sul dibattito cfr. molto di rado, lo stesso P tuttavia designa poi il
K B L3 1331 s.). resoconto degli esploratori con hèsib dàbàr (v.
26b; così anche i paralleli di Deut. 1,22.25 e
vi. Delle 92 attestazioni di swb qal, nonché del­ retrospettiva di Ios. 14,7), mentre J usa sipper (v.
le 49 attestazioni di swb hif. nel Tetrateuco, solo 27a). Tuttavia non si tratta di sinonimia, perché
poche assurgono a un significato teologico, un fe­ secondo J gli uomini riferiscono a Mosè, mentre
nomeno che ha ancora bisogno di spiegazione. secondo P essi informano davanti a kol-hà‘èdà.
Anche l’attribuzione - in realtà ipotetica - delle R p conferisce al racconto una pronunciata dram­
attestazioni alle fonti del Pentateuco, se misurata maticità eticizzante in base a riflessioni teologiche
sull’ampiezza di ogni singola fonte, non evidenzia pratiche del periodo postesilico, sostenendo che
alcun risultato convincente. Determinate tenden­ gli uomini dopo il loro ritorno «screditano» (jdsà ’
ze si manifestano nel fatto che la massima densità dibbà, 13,32) il paese, e così inducono la comunità
si trova nell’Elohista dell’vm secolo, una densità alla mormorazione (14,36). È incerto se già J abbia
media nello Jahvista del primo periodo dei re, e messo il suo racconto degli esploratori in relazio­
una diffusione decisamente scarsa nel Codice sa­ ne con un siffatto aspetto etico, in quanto egli fa
cerdotale del periodo esilico/postesilico. L ’imma­ dire a Mosè: «Poiché vi siete allontanati da Jhwh»
gine perde notevolmente in forza assertiva se si (swb mè'ahàrè, par. «avete trasgredito il comando
tiene conto dei corpora giuridici e della storia di di Jhwh», v. 41), per questo «Jhwh non sarà con
Giuseppe, discussa dal punto di vista delle fonti. voi» (v. 43). Verosimilmente il nesso con il rac­
r. Le attestazioni che possono essere attribuire conto degli esploratori è stato creato in un secon­
alle singole fonti del Pentateuco per la grande mag­ do momento, poiché qui è chiaro che si tratta
gioranza non meritano alcuna considerazione spe­ piuttosto di una motivazione inserita in riferimen­
cifica, dato che swb è usato senza tendenze parti­ to alla successiva sconfitta presso Horma (v. 45).
colari entro la cornice della sua àmpiezza semanti­ È sorprendente che swb nel senso di «ritorno
ca. Si possono comunque individuare preferenze, da» e «conversione a Dio» nel Tetrateuco non ri­
ad es., nella versione E del racconto del pericolo corra praticamente mai. L ’affermazione jahvistica
corso a causa di Sara (Gen. 20), dove ricorrono tre di Num. 14,43 è singolare e perciò sospetta sul
attestazioni di swb, mentre gli stretti paralleli in piano letterario. Il sospetto è ulteriormente corro­
Gen. 12 8 (JE) e 26 (J) non impiegano il verbo. borato dal fatto che solo R p usa swb in questo
Non sono constatabili accentuazioni teologiche modo, e in un evidente riferimento all’indietro, al
nell’uso di swb. Nella descrizione dell’avvenimen­ racconto degli esploratori e ai fatti di Horma (cfr.
to al Mare dei Giunchi il vertice drammatico sta il doppio avvampare dell’ira di Jhwh in Num.
nel «ritorno» dell’acqua. La versione J rappresen­ 32,10.13), quando R p fa sfociare nella parenesi il
ta una concezione naturalistica, secondo la qua­ suo sguardo retrospettivo: «Se vi allontanate da
le gli Egiziani corrono nel mare (Ex. I4,i7bf3), e lui, egli lascerà tutto questo popolo nel deserto
quindi può rinunciare ai movimenti delle acque. ancora più a lungo» (32,15). Qui come là, il conte­
Soltanto con JE entra nel racconto l’idea che le sto è chiaro: l’allontanamento da Jhwh coincide
acque sospinte dal vento orientale rifluiscono (v. con l’inosservanza di una comandamento divino,
27apba). Ciò a sua volta viene ricondotto da P al un tema che è piuttosto postesilico.
tendere la mano di Mosè, gesto col quale ha diviso 2. Nella storia di Giuseppe la vicenda racconta­
le acque o le ha fatte «ritornare» (swb) (w . 26.28). ta da ragione della frequenza sorprendente delle
Forse P rimanda a un racconto antico (cfr. Ex. attestazioni di swb (24). L ’andare e venire tra Ca­
15,19 e H. Lamberty-Zielinski, BBB 78, 1993, naan e l’Egitto, tra Giuseppe e Giacobbe/Israele, i
I 2 5' T 3° ) - molti dialoghi e, non da ultimo, il gesto segreto
Un’altra costellazione interessante risulta dal con cui viene «messa da parte» la paga per i cerea­
cosiddetto racconto degli esploratori, in Num. 13 li, spiegano la frequenza delle attestazioni, che pe­
s. L ’evento decisivo è certamente il momento del rò restano tutte, senza eccezione, nell’ambito della
4 3(vu, 1139) sùb (A. Graupner) (vii, 1140) 44

semantica profana. Tuttavia anche nella storia di stituisce a sua volta un’aggiunta alle regole sul sa­
Giuseppe con swb a volte vengono trattate temati­ crificio di riparazione in caso di giuramento, nella
che teologiche, la cui rilevanza potrebbe essere cornice della sottrazione di proprietà (par. al v.
meglio valutata soltanto se sul piano della storia 24): in ciascun caso, prima del sacrificio il malfat­
della redazione si rispondesse alla questione se le tore deve restituire al proprietario la cosa rubata o
fonti del Pentateuco procedano fino al racconto di trovata.
Giuseppe (in tal caso il racconto di Giuseppe sa­ Nelle leggi sulla purità di Lev. 11,1-15 ,3 3 swb
rebbe nella sostanza un prodotto di JE nel vu se­ ricorre con valenze totalmente differenti, il chc
colo; così tra gli altri H. Gunkel, G H K i/i; L. mostra la leggerezza con la quale in periodo tardo
Ruppert, StA N T n , 1965; j. Scharbert, Genesis, si poteva usare questa radice giocando con la va­
N EB; L. Schmidt, BZAW 167, 1986), se lo si deb­ rietà dei suoi significati. In 13,16 sta per «ritorna­
ba ritenere un’evoluzione letteraria autonoma re» della carne, in riferimento alla piaga che rende
(forse sulla base di una fonte più antica), indipen­ impuri; in 14,39 designa il «ritorno ripetuto» del
dente dalle altre fonti del Pentateuco (così tra gli sacerdote incaricato di esaminare l’impurità e in­
altri H.C. Schmitt, BZAW 154, 1980), oppure se fine al v. 43 il «rispuntare» in riferimento alla leb­
qui ci si trovi di fronte a una creazione postesilica bra della casa.
più o meno unitaria sul piano letterario (H. Nella legge sacerdotale di Num. 1 , 1 -io, 10 swb
Schweizer, Die Josefsgeschichte, T H L 1 4/1, 1991: hif. sta per il risarcimento dei danni nel caso di ap­
«Scritto di propaganda... per una apertura verso propriazione indebita di beni appartenenti al san­
l’Egitto»). Un valore corrispondente andrà quindi tuario (5,7 s.). Secondo 8,25 dopo cinquant’anni il
attribuito alla realtà che fa da sfondo teologico alla levita deve ritirarsi dal suo ministero (jasùb mis-
duplice asserzione sul «ritorno in Egitto» (Gen. sebd’ ). Infine, la normativa sulle città asilo stabili­
50,5.14), un tema che ha la sua collocazione speci­ sce che una comunità deve «riportare» l’assassino,
fica negli episodi di mormorazione di probabile lì rifugiatosi per evitare la vendetta di sangue, nella
origine postesilica (cfr. Ex. 13,17; Num. 14,3 s.; città asilo (3 5,25), dove egli resterà fino alla morte
cfr. 4Q 339, E i,8[?]) e che nella storia della teolo­ del sommo sacerdote in carica; solo dopo potrà
gia d’ Israele e di Giuda senza dubbio è stato trat­ ritornare in patria e nel possesso dei propri beni
tato in maniera controversa. Ciò risulta chiaro (w. 28.32).
dalla benedizione di congedo di Giacobbe/Israele c) La legge di santità (dove swb ricorre 14 volte)
ai suoi figli: «Jhwh sarà con voi e vi ricondurrà usa anch’essa la radice in contesti totalmente ete­
(hésìb) nel paese dei vostri padri» (Gen. 48,21). rogenei. La figlia di un sacerdote rimasta vedova
3. Nei corpora giuridici la radice ricorre in am­ può tornare alla casa paterna, e in tal modo è di
biti di varia rilevanza. nuovo ammessa al godimento delle sacre oblazio­
a) Il libro del patto prevede che il proprietario ni. Infine, si direbbe che il luogo naturale per swb
di un pozzo debba fare ammenda (hésìb) se per sia la normativa sull’anno giubilare; per quest’an­
colpa sua l’animale di un altro vi è caduto (Ex. 21, no infatti si prescrive per ciascuno il «ritorno»
34). La normativa sui pegni prescrive che il man­ nella sua proprietà terriera (Lev. 25,10.13; cfr.
tello dato in pegno debba essere restituito al debi­ 27,24) e la proprietà terriera «ritorna a lui» (vv. 27
tore ancor prima del tramonto (22,25; su^a somi­ s.). Ciò vale anche per il cittadino a pieno diritto,
glianza e differenza rispetto all’ostracon di Mesad ridotto in povertà e costretto a prestare un servi­
Hashvjhahu cfr. sopra, 11.5). Le regole per il com­ zio da schiavo: nell’anno giubilare può essere
portamento nei confronti del nemico, le quali im­ emancipato (jàsà’) e «tornare» alla sua stirpe (25,
plicano che gli si deve restituire il bestiame fuggito 41). La terra venduta nel periodo fra gli anni giu-
(23,4), interrompono il contesto delle direttive del bilari può essere ricomprata tramite la «trattenu­
libro del patto e si rivelano così come un’aggiunta. ta» di una somma interpolata (vv. 27 s.). Nello
Alcune di queste norme trovano una nuova ar­ stesso modo si possono ricomprare anche gli
ticolazione nel Deuteronomio: sulla restituzione schiavi (w . 51 s.).
del mantello dato in pegno cfr. Deut. 24,13, sulla } H.-J.
restituzione di animali fuggiti Deut. 22,1 s.
b) Nell’ambito delle prescrizioni accolte entro v i i . La radice swb «convertirsi» è considerata

l’ampia legislazione P, o aggiunte in un secondo non di rado una voce caratteristica della predica­
momento, Lev. 5,22 s. è considerato appartenente zione profetica e della descrizione del suo scopo.
al secondo gruppo (cfr. K. Elliger, HAT 1/4,66 s.). Si tratta di un’interpretazione che può rifarsi allo
Nelle aggiunte alle norme sui sacrifici il v. 23 co­ stesso A.T.: in effetti, 2 Reg. 17,13 qualifica l’ap­
45 (vii >i t4® ) sub (A. Graupner) (v n ,ii4 i) 46

pello «convertitevi dalle vostre vie cattive» e il ri­ del paese» (Ier. 1,14). Ezechiele deve mangiare un
chiamo airobbedienza ai «comandamenti e agli rotolo «scritto» airinterno e all’esterno con «la­
statuti di Dio secondo tutta quanta la torà» come menti, pianti e guai» (Ezech. 2,8 ss.) e, come già
l’istanza comune «di tutti i profeti e veggenti» Amos in precedenza, «predire» la fine (7,1 ss.). La
(cong. BHS). Ma ci si può domandare quanto radicalità di questi annunci incondizionati conce­
l’immagine dei profeti come predicatori della leg­ de davvero spazio a un appello alla conversione?
ge - delineata a partire da una retrospettiva -, che 1. Il più antico dei cosiddetti profeti scrittori,
'caratterizza sistematicamente la tradizione inter­ Amos, conosce già la radice swb come voce teolo­
pretativa giudaica e cristiana, sia adeguata. gica, ma la usa raramente.
Già per i profeti del x e ix secolo manca un a) Amos usa swh hif. nel ritornello del cosiddet­
appiglio alla tradizione. In realtà Elia può porre il to ciclo sui popoli stranieri, per annunciare l’irre­
popolo dinanzi alla domanda: «Quanto a lungo vocabilità del giudizio di Dio («A causa di tre ma­
avete intenzione di saltellare su due stampelle?» e lefatte... e a causa di quattro, io non lo revoco [/d’
invitare così a scegliere tra Jhwh e Ba'al (/ Reg. ’asìbennu]», Am. 1,3.6.13; 2,1.6; imitato sul piano
18,21). Ma dove i profeti prima di Amos parlano redazionale: 1,9 .11; 2,4; cfr. Barré) e con hesìb jad
in prima persona a nome di Dio stesso, essi si ri­ ‘al predice l’azione punitiva di Dio: «Rivolgerò la
volgono al singolo, per lo più al re, non ancora al mia mano contro Eqron» (1,8).
popolo nella sua totalità, e qui le parole chc pro­ b) Il tema del «ritorno» ricorre una volta sol­
nunciano in nome di Dio non contengono moniti tanto, precisamente nello sguardo storico in cin­
o esortazioni, bensì sono formulate senza condi­ que punti di 4,6-11. Nel discorso divino fatto in
zioni e predicono il futuro, talvolta la salvezza ma prima persona, il profeta richiama alla mente la
più spesso la sventura. precedente punizione di Jhwh, ancora circoscritta
Risulta quindi più adeguata un’altra interpreta­ rispetto a 8,2, per constatare alla fine di ogni
zione della profezia, che si trova anch’essa in 2 Reg strofa: «Ciò nonostante voi non siete tornati a me
iy e intende i profeti a partire dall’asserzione sul fu­ - oracolo di Jhwh».
turo: la scomparsa del regno del nord (v. 23), più tar­
di anche del regno del sud (24,2), è la realizzazione L ’autenticità della sezione è però incerta (cfr. H.
dell’annuncio profetico di sventura, così come la W. Wolff, BK xiv/22, 250-253. 256-262). Essa sor­
storia del popolo di Dio nella prospettiva dtr. risulta prende per l’alternarsi irregolare di prosa e poesia,
un effetto della parola di Dio annunciata profetica­ solo difficilmente eliminabile col ricorso all’ipotesi
mente (cfr. G. von Rad, FRLAN T 58, *1948,52-64 = di aggiunte, e la conformazione sproporzionatamen­
ThB 8 ,41971, 189-204; W. Dietrich, FRLANT 108, te lunga delle strofe. L ’aggancio al v. 5 tramite wc-
1972; è critico E. Wurthwein, Fs. A.H.J. Gunneweg gam-àtii è singolare nel libro di Amos. Peraltro non
* 987» 399- 411)- si potrà certo affermare «che Am. 4,6-11 è vicino alla
legge di santità» (Wolff 253). Le piaghe della fame,
Tanto più riesce difficile armonizzare l’imma­ della siccità, del raccolto andato a male, delle caval­
gine di colui che invita alla conversione e a una lette e del terremoto ricorrono qui come là, è vero, e
nuova obbedienza con le figure dei profeti del- di conseguenza anche un il relativo lessico. Ma vi
l’viu e v ii secolo. sono anche notevoli differenze (W. Rudolph, KAT
Amos si trova di fronte al giudizio di Dio: «La xiu/2, 173-181; cfr. J. Vollmer, BZAW 119, 1971, 9-
20; L. Market, BZAW 140, 1977, n i - 124; F.I. An­
fine è arrivata per il mio popolo Israele» (Am.
dersen-D.N. Freedman, Amos, AB, 435-447). Se ciò
8,12). Osea per ordine di Dio deve dare ai suoi fi­ nonostante vi fosse un collegamento, è più facile im­
gli i nomi simbolici di «Senza misericordia» e maginare che il testo tardo di Lev. 26 sia stato influ­
«Non popolo mio» (Hos. 1,6.9). Nella sua voca­ enzato ònAm. 4,6-11. Sguardi storici retrospettivi si
zione, Isaia riceve l’incarico di «indurire il cuore trovano anche nella predicazione di Osea (Hos. 9,10;
di questo popolo... finché le città siano deserte, 11,1-4; 13,5-8 ecc.) e di Isaia (Is. 9,7 ss.), anche qui
senza abitanti, le case senza uomini e la campagna persino composti - come in Am. 4,6-11 - come poe­
sia completamente devastata» (Is. 6,io s.). Michea sia con ritornello e collegati alla constatazione, rife­
si sente incaricato di «rimproverare a Giacobbe rita al regno del nord, «il popolo non è tornato a chi
lo percuoteva» (v. 12). Le minacce al condizionale ri­
la sua indocilità e a Israele il suo traviamento»
volte contro Israele in Lev. 26 sono invece «sostan­
(Mich. 3,8) e annuncia a Samaria (i,6) e a Gerusa­ zialmente posteriori al profetismo» (J. Jeremias,
lemme la distruzione totale, escludendo esplicita­ WMANT 35, 1970, 171).
mente una riconciliazione di Sion (3,12; cfr. Ier.
26,18). A Geremia viene attribuita l’idea: «Dal L ’intenzione della constatazione corrisponde al
nord farà irruzione la sventura su tutti gli abitanti messaggio del profeta: la conversione non è possi­
47 (vii,H 4 *) sub (A. Graupner) (vu,H43) 48

bile ora, perché si tratta di una possibilità sprecata «volgersi verso»: Amos constata l’inutilità dei suoi
nel passato, non colta. Lo sguardo retrospettivo sforzi per «convincere i suoi compatrioti ad abban­
non mira a un cambiamento della condotta di donare il culto delle divinità in Betel e Gaigaia e vol­
gersi a Jhwh» (66). L ’interpretazione si basa su un
Israele, bensì mette il popolo di fronte alla sua col­
malinteso della critica ai sacrifici di 4,4 s. Inoltre
pa, per motivare l’annuncio della sventura (Am. espressioni come 3,1 s.; 5,18 ss. ecc. dimostrano che
4,12). Amos può presupporre nei suoi uditori la professio­
ne di fede in Jhwh.
li v. 12 non è facile da intendere. A che cosa si rife­
risce l’annuncio «così farò io a te» e «proprio perché Si può dire che Io sguardo retrospettivo alluda
io ti farò questo...»? H.W. Wolff (BK xiv/22, 256 s.), al fatto che Amos, prima della sua vocazione a
che considera la sezione una rielaborazione risalente
profeta radicale di sventura (8,2), si fosse presen­
al periodo di Giosia, vede nella particella kob, ovve­
ro nel pronome dimostrativo zó’f, un riferimento al­ tato dapprima come profeta di conversione (cfr.
la distruzione di Betel, ma in tal caso l’imperativo del E. Wùrthwein, ZAW 62 [1949/50] 10-52 = Wort
v. I2a dovrebbe essere tradotto al passato, contro il und Existenz, 1970, 68-110; F.I. Andersen - D.N.
suo impiego consueto nel messaggio profetico, op­ Freedman, Amos, AB, 444-447, che collocano 4,6-
pure si dovrebbe immaginare che quanto è stato det­ it nel tempo tra la seconda e la terza visione)? Il
to («io farò») non corrisponda a quello che s’intende soggetto non è il profeta, bensì Jhwh; l’oggetto
dire («io ho fatto»). Si ha forse in mente la colpa non è l’annuncio fatto finora da parte del profeta,
d’Israele? «Così», ossia come un popolo che non si è bensì la precedente azione punitiva di Dio.
convertito, Jhwh tratterà Israele, e «ciò», la conver­
sione non avvenuta, egli farà pagare a Israele. È chia­ 2. Mentre nella predicazione di Amos la radice
ro in ogni caso che l’invito: «Preparati per l’incontro swb ricopre solo un ruolo marginale, essa attra­
con il tuo Dio, o Israele», grazie all’anticipazione, sul versa il messaggio di Osea come una voce deter­
piano formale, di làkén, è inteso nel senso di una minante: «La colpa d’Israele, la sua punizione, la
sventura. Come in 5,18-20 («Che sarà mai per te il sua trasformazione sperata e la sua salvezza defi­
giorno di Jhwh?») l’attesa della salvezza degli uditori nitiva trovano espressione in questa voce» (Jere­
sarà tramutata nel suo contrario, in relazione alla lo­ mias, Fs. Wolff, 218).
ro colpa. a) Di contro, l’esortazione a convertirsi e in tal
modo a evitare il giudizio non si trova. Osea con­
Non si dice esattamente in chc cosa avrebbe do­
divide con Amos l’esperienza che Israele avrebbe
vuto manifestarsi concretamente la conversione
dovuto convertirsi (Hos. 2,8 s.; 5,15) ma non si è
richiesta ma rifiutata, e anche il modo in cui è for­
convertito (6,4; 7,14-16; 11,7 sullo sfondo dei vv.
mulata l’espressione fornisce pochi indizi al ri­
1-6; cfr. 2,4 s. in connessione con i vv. 6 s.; 4,16; 7,
guardo. In effetti l’espressione swb ‘ad jhwh , che
2; 8,2 s.; 9,17; 10,12 s.; 13,1 s.12 s.). L ’attesa - non
ritorna in Hos. 14,2; Is. 9,12; 19,22; Deut. 4,30;
annunciata pubblicamente, data la mancanza del­
30,2, fa pensare anzitutto al ritorno conscguente
l’appello, ma che avrà trovato piuttosto espressio­
aU’allontanamento da altre divinità, e al ritorno
ne entro una cerchia di discepoli - che l’azione pu­
sotto la pretesa di esclusività di Jhwh (cfr. H.W.
nitiva di Dio avrebbe aperto gli occhi a Israele:
Wolff, BK xiv/22, 260). Nei passi di Is. 9,12; Deut.
«Voglio tornare al mio primo marito; poiché allo­
4,30; 30,2, l’idea di «conversione» è sviluppata co­
ra le cose mi andavano meglio che non oggi» (2,9;
me «cercare Dio» e «prestare ascolto alla sua vo­
cfr. 5,15), viene delusa. Soltanto nella «situazione
ce», ma nel ritorno all’obbedienza a Dio è quanto­
di punto di non ritorno» (H.W. Wolff) del deserto
meno implicito il riferimento anche alla normativa
sarà possibile il nuovo inizio (2,16 s.). Al più il
etica (cfr. L. Markert, BZAW 140, 1977, 123 nn.
profeta può fare tentativi vani di conversione: in­
255 s.). Inoltre, dall’uso di ‘ad al posto del più ri­
fatti gli Israeliti «nella loro oppressione» (5,15)
corrente ‘el non si potrà certo dedurre che si vo­
prendono la decisione: «Su, vogliamo tornare a
glia mettere in rilievo il primo comandamento
Jhwh!» (6,1), ma il popolo non cambia. La consa­
(«non solo nella direzione che va verso di lui... ma
pevolezza della propria colpa (cfr. 6,2 s. rispetto a
accentuatamente anche fino a lui»; Wolff, ThB 22,
14,2 s.), la perseveranza (6,4b), la dedizione e la
145), come dimostra l’accostamento delle due for­
conoscenza di Dio (6,6) continuano a mancare. La
mulazioni in Hos. 14,2 s. e Deut. 30,2.10.
certezza con la quale la svolta verso la salvezza
H.M. Barstad propone un diverso modo di inten­ viene attesa, addirittura come una necessità natu­
dere la locuzione sub ‘ad jhwh (VTS 34,1984,58 ss.). rale (6,ib-3), dimostra che il popolo non si è di­
Egli riscontra in 4,6-tt «un uso ‘missionario’... della staccato dal pensiero cananeo. Così con accento
parola swb» che traduce, anziché con «ritornare a», amaro e insieme ironico il profeta constata: «Essi
49 (vii, i 144) sub (A. Graupner) ( v i i , 1144) 50

si convertono - (alP)impotenza» (7,16), ossia a si fonda soltanto su Dio stesso e sulla sua santità
Ba'al (J. Jeremias, ATD 24/1,91 n. 17). (v. 9b). In un sobbalzo del cuore e un infiammarsi
In questo quadro Osea inasprisce il giudizio dei suoi rfbumìm , Dio esercita il «dominio di sé»
espresso su Israele dal suo predecessore sotto un («Selbstbeherrschung», Jeremias, BSt 65, 46. 52
duplice aspetto: da un lato il profeta scopre un’in­ ss.) e prende la decisione di non rovinare più
disponibilità alla conversione del popolo già nella Efraim (sub lesabèt), ossia di non abbandonarlo
condotta del patriarca. Benché grazie al suo pian­ definitivamente (v. 9).
g e re e implorare (12,5) Giacobbe abbia ricevuto il
permesso: «Con l’aiuto del tuo Dio puoi ritorna­ Qui swb non è ancora sbiadito in misura tale da
essere ridotto a verbum iterativum. «Di nuovo» nel
re» (v. 7), egli fugge (v. 13); anziché afferrare la
senso di «una seconda volta, un’altra volta» nel v. 9
possibilità che gli viene nuovamente offerta, di non dà alcun significato. Il verbo esprime qui il
conservare (sàmar) la dedizione e il diritto, e di rendere retroattiva un’azione precedente, ossia la
orientare la propria vita costantemente verso Dio conduzione fuori dall’Egitto e il dono della terra
(v. 7b), egli si prende cura di (sàmar) una donna, (cfr. H.W. Wolff, BK x i v / i *, 261 ss.).
s’impegna in riti sessuali nel culto (sul significato
peggiorativo di sàmar, cfr. 4,10 s. [Ismr znwt] e Come il giudizio consiste nel ritorno forzato in
H.W. Wolff, B K x iv ,i3, 89. 280; J. Jeremias, ATD Egitto, che secondo la situazione storica può con­
24/1, 63 nn. 6 e 68). In questo richiamo all’origine cretizzarsi come deportazione nell’esilio ad Assur
non si trova forse il giudizio che Israele sin dalle (11,5; cfr. 9,3), così la salvezza sta nel permesso di
origini, ossia da sempre, è refrattario alla conver­ tornare in patria: «Vi faccio ‘ritornare’ nelle vostre
sione? D ’altro canto Osea esaspera l’esperienza case» (v. n b cong. BHS; ripreso in una glossa: v.
del suo predecessore, come la propria, fino all’idea 10; cfr. 14,8 T.M.). Così il messaggio salvifico non
che dietro al non volere si celi un non potere; da contraddice l’annuncio di sventura, né lo revoca,
solo Israele non è in alcun modo in grado di con­ bensì presuppone il suo compiersi.
vertirsi: «Le vostre azioni non (vi) consentono di Il ritorno in patria si compirà solo «tra fremiti»
tornare al vostro Dio» (5,4). La colpa d’Israele si e «tremori» (v. 1 ia). Non c’è qui forse un’allusio­
manifesta come una forza alla quale il popolo da ne al fatto che Israele trasformato intraprenderà il
solo non riesce a sottrarsi. «In essi opera uno spi­ secondo esodo ? Di fatto Osea promette - secondo
rito di prostituzione; non conoscono Jhwh» (v. altri si tratterebbe della cerchia dei suoi discepoli
4b; cfr. 4,12). Per la sua conoscenza della radicale (J. Jeremias, Fs. Wolff, 231-234; ATD 24/1, 168-
propensione a cadere nella colpa e dell’incapacità 174; Naumann, 122 ss. 170 ss.) - non solo la re­
di conversione del popolo, Osea con il nome staurazione di ciò che c andato perduto nel giudi­
astratto mesùbà conia addirittura un concetto pro­ zio bensì, oltre a ciò, anche il risanamento della
prio: «Il mio popolo è irretito nella ‘sua’ aposta­ mesùbà d’Israele come gesto del suo amore libero
sia» (11,7). e incondizionatamente donante (14,5 a). A sua vol­
b) Nell’annuncio di sventura Osea riprende la ta la salvezza si basa su Dio soltanto, come consta­
radice swb per descrivere il giudizio come ritiro ta esplicitamente il v. 5b, peraltro aggiunto più
dell’azione salvifica sino ad allora attuata. Jhwh si tardi (H.W. Wolff, B K xiv/13, 301 n. 5d): «Poiché
riprenderà (’àsub w elàqabti, 2 ,11) ciò che ha do­ la mia ira si è allontanata da lui» (swb min; cfr. Is.
nato a Israele, tornerà alla propria dimora e ab­ 9,11.16.20; 5,25). Siccome Jhwh abiliterà Israele a
bandonerà Israele alla sua punizione (5,15), al­ quella conversione che da solo non è in grado di
l’esodo e al dono della terra, in modo da rendere compiere, ora il profeta - nel messaggio di salvez­
retroattiva tutta quanta la storia vissuta sinora: za - può fare appello alla conversione (Hos. 14,2a.
«Devono tornare in Egitto» (8,13; 9,3; 11,5). Con 3a). Gli imperativi non esprimono la condizione
l’espressione hèsib le con l’accusativo, «retribuire della salvezza, ma sono un invito a cogliere di
qualcuno con qualcosa», il profeta sottolinea che nuovo e a conservare nuovamente la possibilità ri­
la sventura è una punizione per la colpa commes­ apertasi dopo l’avvento del giudizio (v. 2b; cfr.
sa, un giudizio di Dio: «Lo (il popolo) retribuirò 5,5). Al contempo, sullo sfondo del tentativo di
delle sue azioni» (4,9; analogamente 12,3.15). conversione di 6,1-3 1° esortazioni chiariscono in
c) Nel suo messaggio di salvezza con la radice che cosa consista per Osea la vera conversione:
swb Osea riprende idee riguardanti la natura della nella confessione della colpa (14,3) e nel distacco
colpa d’Israele. Poiché Israele da solo non è in dalla fiducia vana nella forza militare, straniera o
grado di convertirsi (11,7), la salvezza non può propria (v. 4aa; cfr. 5,13; 7 ,11; 8,9; 12,2; 10 ,13b),
essere motivata dal comportamento umano. Essa che nega l’esser Dio di Dio per Israele (13,4; cfr.
ji ( v ii , 1 145) sub (A. Graupner) (711,1146) 52

12,10), e anche dal culto delle immagini, che è vio­ siderato opera di Dio risulta come azione del­
lazione del secondo comandamento (v. 4a(i; cfr. l’uomo, di cui egli deve rendere conto (30,16 s.).
8,4-6; 10,5 s.; 13 ,1 s.). Qui al posto della securitas, Così - come nel caso di Osea (Hos. 11,7; v. sopra,
che attende la svolta verso la salvezza addirittura vii.2) - la mancata disponibilità a convertirsi e
comc una necessità naturale (6,ib-3), si ha la ri­ l’incapacità di farlo, il non potere e il non volere, si
chiesta (i4,3b). trovano l’uno accanto all’altro. D ’altro canto Isaia
d) Con 7,10; i i , jb (J. Jeremias, Fs. Wolff, 229;inasprisce il messaggio dei suoi predecessori, fa­
ATD 24/1,98. 143) il libro di Osea riprende l’idea cendo esplicitamente risalire a Dio la mancata vo­
del profeta sulla mancanza di volontà di conver­ lontà. Non abbiamo forse qui una definitiva, radi­
sione da parte di Israele. Inoltre, con 3,5 i discepo­ cale espressione di come la volontà divina di giu­
li di Osea (J. Jeremias 224-226) sciolgono l’attesa dizio sia incondizionata c immutabile?
che l’azione punitiva di Dio porterà Israele alla re­
D’altro canto è incerto se il racconto di vocazione
sipiscenza (2,9) dalla denuncia della colpa, enun­ escluda come effetto del messaggio una conversione
ciandola come dato autonomo, a sé stante, ossia del popolo, non solo nella sostanza ma anche esplici­
come speranza propria del messaggio di salvezza: tamente. In realtà si può considerare wsb in Is. 60,10
«Dopo di ciò gli Israeliti si convertiranno e... cer­ vocalizzandolo come un predicato e tradurre: «Af­
cheranno Jhwh, il loro Dio, e si avvicineranno tre­ finché esso (il popolo) non si converta»; così peraltro
manti (pahad) a Jhwh c alla sua bontà». Il verset­ si dovrà postulare un implicito cambiamento di sog­
to va ben oltre l’azione simbolica dei w . 1 ss., in getto all’interno della frase. Per questo probabilmen­
quanto interpreta il giudizio comc misura pedago­ te è da preferire il valore modale («di nuovo»; cfr.
6,13).
gica limitata nel tempo e rinuncia all’alternarsi tra
il giudizio e la salvezza, o alla loro contempora­ b) Comc già Amos (Am. 1,8), così anche Isaia può
neità, chc è tipica di Osea (2,16 s.), in favore di una annunciare il giudizio di Dio con l’aiuto dell’espres­
successione nel tempo; resta però legato al mes­ sione hèsib jàd (Is. 1,25). Inoltre egli usa la radice
saggio del profeta, in quanto vede la punizione swb per mettere in evidenza di fronte agli uditori
come inevitabile e con la locuzione biqqès 'et- l’inevitabilità del giudizio, della «mano distesa» di
jhwh , oltre che col verbo pàhad, riprende motivi Dio (14,17), e anche la totalità della sventura. Così,
con il nome del suo primo figlio Shear-Iashub egli
di 5,15 e 1 1 ,1 1 . annuncia che «un resto ritornerà», sottintendendo
3.a) In Isaia il tema della «conversione» ricorre dalla battaglia (7,3).
soltanto nel discorso sulla colpa e le sue manife­
stazioni. Come Amos (Am. 4,6-11), guardando Il nome simbolico non va inteso come una pro­
indietro alla storia del regno del nord, Isaia con­ messa («Un resto tornerà / si convertirà») bensì, al
stata: «Ma il popolo non è tornato a colui chc lo pari di quello del fratello («Bottino veloce - ruba
aveva colpito» (Is. 9,12). II profeta chiarisce con [>resto», 8,3 s.), come un «giudizio anticipato» (Ki-
ian, EdF 200, no; cfr. 27-31). Annunci di sventura
un parallelismo il senso di «convertirsi, tornare»: incondizionati, che riguardano il popolo intero, co­
si tratta di «cercare Jhwh». Se si segue la contrap­ me 5,6 s.24.29; 6,11; 28,2-4.18-20, non lasciano spa­
posizione di 3 ,11, il riferimento è a quell’atteggia­ zio alcuno alla speranza in un resto. Come per Amos
mento di fiducia che nella rinuncia alla propria (Am. 3,12; cfr. 5,3), così anche per Isaia il «resto» è
forza, e abbandonando tutti i tentativi dell’uomo semplicemente un segno della misura devastante del­
di imporsi, s’attende l’aiuto e la salvezza solo da la catastrofe (Is. 30,17; cfr. 1,8; 17,3.5 s-‘>3°»I 4)<Sol­
Dio. «Nella conversione (subà) e nella calma sta la tanto i redattori posteriori vedranno in quel resto
vostra salvezza, nell’essere tranquilli e nella fidu­ l’obiettivo del giudizio, il portatore di una nuova sal­
vezza (1,9; 4,2-6; 6,13; 7,22; 11,11-16 ; 28,5; 37,30-32;
cia consiste la vostra forza - ma voi non avete vo­ cfr. J. Hausmann, BWANT 124, 1987, 139-170). Di
luto» (30,15; 28,12; 30,9.12 ecc.). conseguenza qui va affermato il significato origina­
rio (10,20-23).
Talvolta si è cercato di far derivare il sost. subà
non da swb bensì da una forma secondaria di jsb fo­ Con il ritornello «Ciò nonostante la sua ira non
neticamente uguale, per renderlo «stare seduti tran­ si allontanò, la sua mano rimase distesa» (9,11.16.
quilli» (cfr. H. Wildberger, BKx/3, 1181 [con bibl.]).
20; 5,25; come aggiunta: 10,4), che allude ai colpi
Ma la lettura comune richiede molte meno ipotesi e,
tenuto presente 9,12, è decisamente ovvia (cfr. sopra, inferti sinora da Dio contro il regno del nord
iv. 4). come colpi solo provvisori, Isaia prepara l’annun­
cio conclusivo sul «popolo da lontano», dinanzi al
Con 30,15 ciò che nell’incarico di indurimento quale «non c’è alcun salvatore» (5,26; sullo sposta­
all’atto della vocazione (6,9 s.; cfr. 29,9-12) è con­ mento di 5,25-29[.3o] dopo 9,20 cfr. H. Wildber-
53 (vii, n 47 ) sub (A. Graupner) (v ii ,U48) 54

_ger, BK x/i2, 207-210). Soltanto nell’annientamen­ tare di nuovo il prezzo della prostituta» (Mich.
to totale l’ira di Dio raggiunge ora il suo obiettivo 1,7). Il riferimento è alle pietre e alle mura portanti
anche nel regno del sud. di Samaria e - nel contesto attuale - alle immagini
cultuali e idolatriche. In 2,8 il ptc. passivo qal allo
La formulazione sub (hàrón) ’af-jhwh (min) è st. cs. sostituisce la prep. min (Jouon § 121 n).
piuttosto frequente: Num. 25,4; Ier. 2,35; 4,8; 23,20;
L ’inserzione di 5,2 (W.H. Schmidt, KuD 15,1969,
30,24; Hos. 14,5; Job 14,13; Dan. 9,16; 2 Chron. 12,
_11; 29,10; 30,8. Si può dire che la locuzione affonda 24 con n. 10; diversamente H. Seebass, BThSt 19,
le radici nella predicazione di Isaia? Num. 2 5 ^ usa 1992, 44 s. 49) ricollegala nascita del sovrano fu­
il nome di Dio nel discorso di Jhwh, perciò (insieme turo promesso con il ritorno «del resto dei suoi
al v. 5) potrebbe essere un dato più recente (cfr. M. fratelli agli Israeliti». In 7,19 swb funge da verbum
Noth, ATD 7,172). Hos. i4,5b («Poiché la mia ira si è relativum. In Nah. 2,3 swb ricorre, come nella lo­
allontanata da lui») è riconoscibile come secondario cuzione sub Vbùt , con significato transitivo. Nel
grazie al cambiamento di nome (H.K. Wolff, BK contesto attuale il versetto promette che Jhwh «ri­
xiv/i\ 301). Il mezzo versetto riprende la constata­ stabilita lo splendore di Giacobbe e lo splendore
zione di Is. 9,11.16.20; 5,25 e la rovescia all’interno
d’Israele».
del messaggio salvifico. Tutti gli altri passi presup­
pongono anch’essi il messaggio di Isaia.
La posizione isolata di 2,2 s. nel contesto, il dop­
c) Nell’annuncio di salvezza di Isaia, hesìb pio significato del sostantivo ge’òn e l’uso, altrimenti
non attestato nell’ A.T., della particella comparativa
esprime la restitutio in integrum di Gerusalemme ke in funzione di copula, inducono peraltro a chie­
(1,26). Nel giudizio Jhwh susciterà di nuovo ciò dersi se dietro ai versetti non si nasconda originaria­
che la città ha perso, «giudici come nel tempo mente un annuncio di sventura contro Giuda: «poi­
antico» e «consiglieri come all’inizio». ché Jhwh annienterà l’orgoglio di Giacobbe e l’orgo­
d) Autori più recenti riprendono il verbo cru­ glio d’Israele» (J. Jeremias, WMANT 35, 1970, 25-
ciale swb per riproporre l’attesa salvifica di Isaia, 28). D’altro canto il significato di «annientare» per
ricollegandosi in parte al messaggio del Deutero­ sub qal resta incerto.
isaia e del Tritoisaia. Si attende la redenzione «dei
suoi (di Sion) convertiti (sàbèhà)» attraverso la Abacuc usa swb hif. come equivalente di ‘ànà
giustizia (1,27), l’allontanamento dell’ ira di Dio «rispondere» (Abac. 2,t). Nel libro di Sofonia swb
(12,1 cong.; cfr. BHS; v. sopra, 3.b), una trasfor­ si trova solo nella combinazione sub sebut (Soph.
mazione della natura (29,17), il ritorno dei redenti 2,7; 3,20). Col ricorso alla locuzione sub berò*s
a Sion (35,10), addirittura la conversione a Jhwh Abdia annuncia a Edom la vendetta: «Come hai
dell’Egitto, in virtù di «colpi risanatori» (19,22). fatto, così ti sarà fatto; la tua azione ricade sul tuo
capo» (Abd. T5b).
Il significato del ptc. pi. con suffisso sàbèhà in 1, 5.a) Mentre Isaia usa raramente la radice swb, in
27 è discusso. Non s’intendono piuttosto i «rimpa­ Geremia, nel v i i e Vi secolo, essa ricorre di nuovo
triati» (O. Kaiser, ATD 175, 52 n. 10, con riferimento più spesso. In questo Geremia si pone al seguito di
a 35,10)? A motivo della contrapposizione con i «re­
Osea, persino nella scelta dei termini: «La tua cat­
calcitranti c peccatori» in 1,28, tuttavia, la traduzione
«i suoi convertiti» resta la più verosimile (cfr. H. tiveria ti punisce, la tua apostasia (mesùbà) ti disci­
Wildberger, BK x/i, 56). plina. Riconosci e vedi quanto è amaro che tu ab­
bia abbandonato Jhwh, il tuo Dio, e ‘non ti sia ri­
L ’annuncio che Jhwh discenderà su Sion e A s­ volto a me tremante’ » (Ier. 2,19 [cong. BHS] che
sur cadrà ( 3 1 , 4 - 9 ) provoca l’unico invito formale riprende Hos. 11,7; 3,5; v. sopra, vn.2a e d).
alla conversione nel libro del Protoisaia. Esso è Con l’impiego piuttosto frequente della radice
sostenuto dalla certezza che «in quel giorno cia­ swb ritorna anche il tema della «conversione».
scuno getterà via i propri idoli d’argento e d’oro» Nell’appello di 5 , 1 - 9 , che vorrebbe invitare gli
(v- uditori a convincersi della giustezza dell’accusa
4. A Michea, Naum, Abacuc, Sofonia e Abdia, (4,22) (cfr. W.H. Schmidt, Fs. H.J. Boecker, 1 9 9 3 ,
nonché ai loro tradenti, il tema del «ritorno a Dio» 232 s.), il profeta constata che il popolo, nonostan­
è sconosciuto. te la punizione divina, non è disposto a convertir­
Michea usa la radice swb solo due volte. All’in­ si. «Tu li colpisci, ma essi non sentono alcun male;
terno della motivazione dell’annuncio di sventura, tu li annienti, essi si rifiutano di accettare la disci­
essa esprime in maniera nascosta la corrisponden­ plina. Hanno reso i loro volti più duri della roccia,
za tra colpa e punizione: «Poiché sono stati messi si rifiutano di convertirsi» ( 5 , 3 ) . In tal modo Gere­
insieme con una paga da prostituta, devono diven­ mia trasferisce per così dire il giudizio, acquisito
55 (vn, i 149) sub (A. Graupner) (vii,1149) 56

da Amos (Am. 4,6 ss.) e Isaia (Is. 9,12) in relazione mezzo a noi» (Ier. 14,9), che si riallacciano alla tradi­
alla passata storia del regno del nord, sui suoi zione di Sion, rivelano che il popolo non ha ancora
contemporanei. Così facendo lo accentua fino al afferrato la gravità della situazione.
paradosso, per porre in risalto l’inutilità di tutti gli Con l’appello: «Indossate abiti da lutto, lamen­
sforzi per ottenere una conversione del popolo: tatevi e alzate grida: ‘La vampa dell’ira di Jhwh
persino l’annientamento ha come sola conseguen­ non si è allontanata da noi!’» (Ier. 4,8), che ripren­
za il rifiuto (il mutamento da killìtam in kullehem de, modificandolo, il ritornello della composizio­
«tutti loro», Ier. 5,3ab [W. Rudolph, HAT 1/123, ne poetica di Is. 9,4 ss.; 5,25 ss., Geremia insiste sul
38] è operazione di facilitazione). Nel loro allon­ suo annuncio di sventura e va contro la voxpopuli,
tanamento (swb, da Jhwh) i contemporanei si la­ che di fronte a tempi più tranquilli ritiene di poter
sciano trattenere tanto quanto «il cavallo che si dire: «Io so n o innocente, in effetti la sua ira si è
slancia nella battaglia» (8,6; cfr. 2,24). allontanata da me» (Ier. 2,35).
A Geremia l’atteggiamento del popolo appare
incomprensibile e immutabile insieme: «Cade uno Redattori successivi riprendono la formulazione
tó’ sub barón ’ af-jbwh min e la ampliano secondo
e non si alza più? Si allontana uno e non torna più
l’intenzione del profeta: «Fino a che egli abbia ese­
indietro (’im-jàsùb w elò' jdsub)} Perché questo guito e messo in atto i progetti del suo cuore» (23,20;
popolo è ‘sviato’ (swb poi.) ... (verso l’)apostasia 30,24).
(mesubà) costante? Essi insistono nell’inganno, si
rifiutano di pentirsi» (8,4 s. cong. BHS; cfr. 2,32 b) Mentre per Geremia il giudizio è immutabile
ecc.). Al pari di Osea (Hos. 5,4; 11,7), anche Gere­ e inevitabile - «Io l’ho detto e non mi pento, io
mia è convinto che gli uditori, come «discepoli del l’ho deciso e non torno indietro (hèsib min)»
male», abbiano perso la capacità di convertirsi, il (4,28b LX X ) -, la redazione dtr. del libro di Gere­
loro non volere sia diventato un non poter più mia intende il messaggio del profeta come un ulti­
(Ier. 13,23; cfr. 4,22; 6,10). mo tentativo di muovere il popolo a conversione:
All’idea che la conversione è impossibile, e «Forse prestano ascolto... a tutta la sventura che
quindi il giudizio inevitabile, mira anche la discus­ progetto di procurare loro, in modo che si conver­
sione di 3,1. Sulla base della norma di diritto ma­ tano ciascuno dalla propria condotta malvagia
trimoniale di Deut. 24,1-4, che esclude un ritorno (sub middarkó hdrà‘a), e io possa perdonare i loro
alla propria moglie, in quanto costei nel frattempo peccati e la loro colpa» (36,3; cfr. il v. 7; 26,3). Sul
si è sposata con un altro uomo, Geremia contesta piano programmatico, questa concezione del mes­
agli uditori che resti loro ancora aperta la possibi­ saggio profetico di sventura si ritrova nella rifles­
lità di una conversione o di un ritorno a Jhwh: «E sione di 18,7-9, c^e pensa all’operato di Dio entro
tu, che ti sei prostituita a molti amanti, dovresti un orizzonte universale e cerca di riepilogarlo in
poter tornare a me?». Dunque già a motivo della una norma: «Presto annuncio contro un popolo o
colpa del popolo, che consiste nella violazione del un regno (l’intenzione) di estirparlo e abbatterlo e
primo comandamento, la conversione è esclusa: annientarlo. Se quel popolo si converte dalla sua
«Anche se ti lavassi con la soda e usassi molto sa­ cattiveria... mi pento per la sventura che avevo de­
pone, la tua colpa resterebbe come una macchia di ciso di procurargli» (vv. 7 s.). Poiché l’incondizio-
sporco davanti a me» (Ier. 2,22). natezza dell’asserzione sul futuro, nel modo di
vedere dei rielaboratori, non esclude l’intenzione
Questa dura prospettiva è illustrata dalla liturgia di condurre alla conversione, essi possono presen­
di 14,1-15,4, la cui autenticità peraltro è contestata tare il profeta come colui che chiama alla conver­
(Thiel, WMANT 4 1,178 ss.). Benché il popolo - di­ sione e alla nuova obbedienza (18 ,11; 25,5). Così
versamente da quanto accade in Is. 6,1 ss. - confessi
Geremia, contro il suo modo d’intendere la pro­
la propria colpa (Ier. 14,7.20) e quindi dia ragione al­
l’accusa del profeta («numerosi sono i tuoi rinnega­ pria funzione, e per questo in sintonia con l’idea di
ti», 5,6), Dio si rifiuta di prestare ascolto (14,12; 15,1 profeta dell’opera storica dtr. (2 Reg. 1 7 , 1 3 ) , figu­
s.). Persino la richiesta, il tentativo di «distogliere da ra come un esponente all’interno di una lunga ca­
loro l’ira di Dio» (18,20), è vietata al profeta (14,11; tena di esortatori alla conversione e alla sequela
15,1). Nello stesso tempo, la risposta eli Dio chiarisce della torà (Ier. 26,4 s.; 35,15). A questo proposito,
che anche la confessione di colpa del popolo altro anche nel libro di Geremia risalta la concentra­
non è che un «oscillare qua e là» (14,10; cfr. 2,25.26 zione del pensiero dtr. sul primo comandamento
(2 5>6; 35>I 5)-
s.; 3,4 s.). Come in Hos. 6,1 ss., la dedizione del po­
polo resta superficiale: manca una richiesta di perdo­
no; la disponibilità a un mutamento autentico non è La redazione ha subito l’influsso di appelli alla
riconoscibile. Inoltre affermazioni come «tu sei in conversione come 3,12.22 (cfr. 4,1; inoltre 31,18 s.)?
J 7 (V 1I , I I 50 ) sub (A. Graupner) ( v ii , 115 1) 58

Anche la risposta di Dio al lamento di Geremia («Se sulse, e non hanno svelato la tua colpa per cambiare
ti converti, sono io che ti faccio convertire», 15,19) la tua sorte. Essi ti hanno vaticinato detti di menzo­
entra in questione come punto di aggancio. D’altro gna e corruzione» (Lam. 2,14). Il versetto non con­
canto non va ignorata una differenza di grande rilie­ sente alcun dubbio sul fatto che Israele fosse colpe­
vo: mentre la redazione pone gli uditori di fronte al­ vole, ma addossava la responsabilità dell’assenza di
l’alternativa tra la salvezza e la sventura (cfr. 7,1-15; qualsivoglia comprensione di questa colpa e dell’ir­
22,1-5; 1 7>!9-27 e Thiel, WMANT 41, 290 ss.), gli ruzione definitiva del giudizio a quei profeti soltan­
appelli alla conversione di Geremia presuppongono to. A tali voci i redattori replicano: «Il popolo è ine­
il compiersi del giudizio. Essi si radicano nell’annun­ scusabile, poiché era statcTmesso in guardia» (W.H.
cio della salvezza fatti all’ex regno del nord e sono al­ Schmidt, Einfuhrung in das A.T., 4i989, 144).
trettanti inviti ad affidarsi alla salvezza nuovamente
Si può dire che l’appello alla conversione si ri­
donata (v. sotto, c). Anche il richiamo rivolto a
Geremia a obbedire al suo mandato in 15,19 ha una volge, oltre che a coloro che sono interpellati di­
struttura diversa, in quanto la conversione richiesta rettamente, anche ai lettori? Il meno che si possa
«appare come possibilità donata da Dio e al contem­ dire è che questa tesi, sostenuta non di rado (Thiel,
po come rinnovata dedizione» (W.H. Schmidt, Got- W M ANT 52, 4; Koch, Propheten 11, 39; Jeremias,
teserfahrung und «Ich»-Bewusstsein im Alten Testa­ BSt 65, 75-80 ecc.), va oltre il testo dei versetti in
menti in Id., Vielfalt und Einheit des alttestamentli- questione. Essi prospettano semplicemente la pos­
eben Glaubens 11, Neukirchen-Vluyn 1995,92-111). sibilità di evitare il giudizio annunciato, e in tal
L ’obiettivo della reinterpretazione redazionale modo restano in tutto e per tutto entro la cornice
è di mettere bene in risalto la colpa d’Israele, come della situazione preesilica.
dimostra la constatazione ricorrente: «Ma voi non c) Mentre Geremia mettendo in risalto la colpa
avete prestato ascolto» (25,7; 3 5 ,15 ^ , oppure: di Giuda/Gerusalemme esclude la possibilità di
, «Essi non hanno prestato ascolto» (36,31; cfr. n , una loro conversione (3,1; 5,3; 8,4 s.), riprendendo
10; 18,12; inoltre 7,13; 11,8; 19,15; 44,16). I riela­ e ampliando l’annuncio di salvezza fatto da Osea
boratori se ne servono per tentare di spiegare la (Hos. 11,8 s.; cfr. 2,16 s.) al regno del nord, che già
catastrofe del 587: il crollo di Giuda/Gerusalem­ ha subito il giudizio, egli può rivolgere l’appello:
me ha come unica motivazione il comportamento «Torna, Israele apostata (mesubà)\... Non vi guar­
della popolazione e la sua persistente indisponibi­ do (più) in modo adirato; poiché io sono benevo­
lità a convertirsi; è quindi una punizione per la lo... non ardo d’ira per sempre!» (Ier. 3,12; ampli­
colpa, è il giudizio di Dio. Come all’opera storica ato in 31,2 s.[?].4.5a.i5.i6a.i8-20 [cfr. N. Kilpp,
dtr., anche alla redazione dtr. del libro di Geremia BThSt 13, 1990, 133 ss. t 56 ss.]). Come nel mes­
interessa sottrarre a Israele qualsivoglia possibilità saggio di Osea, la salvezza non è legata a condi­
di giustificarsi, per indirizzarlo alla conoscenza zioni ma si fonda soltanto su un cambiamento da
della sua vera situazione dinanzi a Dio e al ricono­ parte di Dio, sicché l’appello alla conversione
scimento dell’azione di giudizio di quest’ultimo. acquista il carattere di un invito ad afferrare la gra­
In tal modo la redazione - nonostante la profonda zia di Dio, a dare spazio al suo operato: «Conver­
reinterpretazione del messaggio di Geremia - titevi, figli rinnegati (sóbdbim), voglio guarire la
resta legata all’intenzione del profeta. vostra apostasia» (3,22, che riprende Hos. 14,2 ss.;
Secondo la concezione ricorrente, con la loro in­ imitato dalla redazione post-dtr. in 31,4 [Thiel,
terpretazione i rielaboratori intendono reagire in W M ANT 41, 85.91-93]).
particolare al rimprovero secondo cui Jhwh si sa­ Per contro il confronto tra le due sorelle - aggiun­
rebbe comportato arbitrariamente, e addirittura co­ to secondariamente in 3,6 ss. (Thiel, WMANT 41, 83
me Dio d’Israele si sarebbe dimostrato fallimentare ss.; N. Kilpp, BThSt 13, 1990, 172 ss.), che con l’ap­
(14,9). Per questo tuttavia non ci sarebbe stato biso­ pellativo mesùbà jisrà'él si riallaccia al v. 12, con il v.
gno di una reinterpretazione così ampia della predi­ 7 a Hos. 2,8 ss. e con il v. 10 a Ier. 3,4 s., motiva l’ap­
cazione profetica. Il rimando alle accuse di Geremia pello col fatto che «l’apostasia d’Israele è più giusta
e alle sue asserzioni sul futuro sarebbe stato forse dell’infedeltà di Giuda» (v. 11) e spiega in questa ma­
sufficiente. Piuttosto, la redazione reagisce alle voci niera perché Geremia, nonostante 3,1, possa invitare
che rimproverano a Jhwh di essersi comportato con­ alla conversione. Allo stesso tempo la sezione chiari­
tro la propria promessa (4,10) e di aver mostrato una sce che la discussione di 3,1 si riferisce a Giuda/Ge­
carente disponibilità al perdono (14,7-9.19-22), o rusalemme, mentre 3,12 si riferisce all’ex regno del
scusano l’atteggiamento del popolo con la comparsa nord.
degli avversari profetici di Geremia (14,13; cfr. 23,
I4a(3.22b(3 dtr.: Ezech. 13,22, secondario [G. Miin- Ovviamente per Geremia - come già per Osea e
derlein, ÈHS xxm/33, 21979, 89 ss. 93 s.]). «I tuoi i suoi discepoli (Hos. 14,3) - la conversione auten­
profeti hanno avuto per te visioni di cose vane e in­ tica include la consapevolezza della colpa (Ier.
59 (vn>i l 52) sub (A. Graupner) (vTT,i 153)60

3,13), che si manifesta esemplarmente nel lamento versione e di una vita nuova: «Mi compiaccio for­
di Efraim, 31,163.18-20, incorniciato da promesse se della morte dell’empio... e non piuttosto del fat­
di esaudimento. Qui la preghiera: «Lasciatemi to che egli si converta dalla sua condotta e viva?»
tornare, affinché io possa convertirmi» (v. 18) mo­ (v. 23). La conclusione dei vv. 30 ^ 32 trae le con­
stra ancora una volta che «il ‘ ritorno’ o la ‘conver­ seguenze, invitando a cogliere questa possibilità:
sione’... non sono un’impresa dell’uomo, bensì «Convertitevi e allontanatevi dalle vostre tra­
opera di Dio... L ’azione di Dio sta all’inizio. La sgressioni».
conversione dev’essere implorata» (H.J. Boecker, La discussione presuppone invero l’annuncio
Z B K 21, 9 5, sulla ripresa di 31,18 in Lam. 5,21). di salvezza di Ezechiele e lo difende contro la ras­
segnazione degli uditori, ma - quantomeno nella
Si può dire che anche la promessa condizionata di
salvezza: «Se ritorni, Israele... a ine tu puoi ritorna­ sua seconda parte - non origina dal profeta: ciò
re» (4,1), origina da Geremia? Essa risuona quasi co­ che per Ezechiele è opera esclusiva di Dio, la crea­
me una risposta alla richiesta di Efraim: «Fammi tor­ zione di un cuore nuovo e di uno spirito nuovo
nare, affinché possa tornare» (31,18), e nella sua strut­ ( t 1,19; 36,26), in 18,31 diventa compito di Israele.
tura e di tipo profetico. D ’altro canto restano dubbi 33,1-8 amplia, in una specie di seconda vocazio­
di fronte alla prosecuzione nei vv. ib.2 (N. Kilpp, ne (cfr. 3,19 s.), il mandato del profeta, che diventa
BThSt 13, 1990, 169 s.). Non sono geremiane le pro­ anche sentinella o vedetta. Comunicando il giudi­
messe di ritorno o di una riconduzione in patria (30, zio di Dio: «Tu certamente morirai», il profeta de­
10 = 46,27; 3r,8.i6b[3. i/bp; come appello a sfruttare ve mettere in guardia «l’empio» offrendogli in tal
la possibilità di rimpatrio aperta da Dio, 31,21; cfr.
modo l’opportunità di convertirsi. In questa ma­
Kilpp, 113 ss. 143. 152 ss.).
niera l’offerta avanzata in 18,1 ss.; 33,10-20, della
d) Nel suo messaggio di salvezza a Giuda/Ge­ conversione e della salvezza, risulta integrata nel
rusalemme (24*; 29,4-7; 32,1 ss.) Geremia non usa compito del profeta. Anche qui riesce difficile ri­
la radice swb. Soltanto la redazione dtr. la intro­ collegare il brano con il profeta, poiché annunci di
duce con la promessa: «Ti do un cuore per ricono­ giudizio come Ezech. 15; 21,1-4.6-10; 24,9-14;
scermi... Così essi saranno il mio popolo e io sarò 33,27 s. non lasciano spazio alcuno alla conversio­
11 loro Dio; poiché essi si convertiranno a me con ne e alla salvezza.
tutto il cuore» (24,7). Forse è solo post-dtr. l’an­ D’altro canto nella sezione 14 ,1- 11, che solita­
nuncio che fa pensare a Is. 5 5,3 (cfr. 61,8) e a Gen. mente viene fatta risalire al profeta (W. Zimmerli,
I 7>7-13 (P): «Concluderò con essi un patto eterno, B K xm /12, 302 ss.; Mosis; Fuchs, Ezechiel 1-24 ;
di non allontanarmi mai più da loro» (Ier. 32,40). N EB, 21986, 74 ss.), ricorre l’appello: «Converti­
Entrambe le promesse hanno in comune il trarre tevi, allontanatevi da tutti i vostri idoli e da tutti i
per così dire le conseguenze dall’idea che Israele vostri abomini». Tuttavia dopo l’annuncio di sal­
da solo non è in grado di convertirsi. Inoltre la re­ vezza dei w . 4 s. l’esortazione è sorprendente e
dazione aggiunge la promessa, che manca nel mes­ separa - insieme al v. 7 - i w . 4 s. dalla loro prose­
saggio di Geremia, della riconduzione in patria cuzione, il v. 8 (G. Fohrer, HAT 1/3, ad /.; cfr. W.
degli esiliati (23,3; 23,7 s. = 16,14 s-l 24>6; 29,10; 30, Eichrodt, ATD 22/1, 104: «Ma prima di annuncia­
3; 32,37; 42,i2[testo?]; cfr. 29,14 (post-dtr.); inol­ re questa decisione di Dio [nei vv. 4 s.] nel ferreo
tre 12,15) 0 deUc suppellettili del tempio (27,16. linguaggio della legge, il profeta deve interrom­
22, che riprende e corregge 28,3.4.6). persi»).
6. Nel libro di Ezechiele lc attestazioni di swb Se l’appello alla conversione preso in sé mira a
«convertirsi» si concentrano nei capp. 18 e 33. una mutazione nella condotta degli uditori, nel
La discussione di Ezech. 18,1 ss. relativamente contesto del libro acquista piuttosto la funzione di
al detto - da non intendersi come domanda posta una ostentazione della colpa. Il rinnovato rifiuto
da Dio, ma piuttosto come espressione di rasse­ da parte di Jhwh di farsi consultare dagli anziani
gnazione - «I padri mangiano uva e i denti dei figli d’Israele tramite il profeta (20,1 ss.) mostra che
restano allegati» (v. 2; cfr. Ier. 31,29 e al riguardo non c’è stata alcuna mutazione.
A. Schenker, Fs. D. Barthélemy, 1981, 449-470) Dunque per Ezechiele resta valido solo il giudi­
contrappone la responsabilità propria di ciascuna zio chc nella sua predicazione il tema della «con­
generazione e dischiude in tal modo un futuro che versione» non ha ruolo alcuno.
non sarà più condizionato dal passato (v. 20). La 7. Il tema della «conversione a Jhwh» ricorre
prosecuzione dei w . 21 ss. (cfr. 33,10-20) sviluppa per la prima volta nei profeti dell’vni secolo. Non
ulteriormente l’ idea, pone in risalto la responsabi­ è presente nelle tradizioni dell’elezione, ma tutto
lità di ciascuno e prospetta la possibilità della con­ fa pensare che sia originariamente profetico.
6i (v ii,n 53) sub (A. Graupner) (vn, 1154) 62

Si può dire che la «tradizione dei tempi arcaici di radice swb si trova occasionalmente in strati deut.
Israele, in cui accaddero le gesta salvifiche fonda­ e dtr. entro un contesto teologico (Deut. 13,18; 17,
mentali di Jhwh e la rivelazione del suo diritto per 16; 23,15; 28,60.69; v> sotto, 1), ma col significato
Israele» (H.W. Wolff, ThB 2 2 ,21973, 137), funga da di «convertirsi» essa ricorre soltanto in due ag­
stimolo? È vero che swb significa «in origine il ‘ri­
torno’ d’Israele agli inizi, che Jhwh ha compiuto in­ giunte dtr. recenti (4,29-31; 30,1-10: v. sotto, 2).
sieme a tutto il suo popolo» (138)? A questa prospet­ 1. In Deut. 13,18; 17,16; 23,15; 28,60.69 non è
tiva, suggerita dal messaggio di Osea, si contrappone riscontrabile un impiego unitario, che comprenda
il fatto che anche Amos_-'dal"puntò di vista storico, i tutte le attestazioni; Puso cambia con il contesto
suoi discepoli (Am. 4,6 ss.) - e Isaia (Is. 9,12; 31,15) teologico in cui ricorre la radice.
parlano di «conversione». Presso di loro un nesso di 13,18 intima, in occasione dell’esecuzione del
questo genere non è individuabile. bando contro una città che ha apostatato da Jhwh
(vv. 13-15), di non risparmiare nulla di ciò vi si
Un’esortazione a tornare, evitando così il giu­
trova, «affinché Jhwh desista dall’ardore della sua
dizio, non si trova nei profeti preesilici. Coerente­
ira e ti conceda misericordia». L ’espressione swb
mente con il loro messaggio radicale di sventura,
rnéhàròn ’a f con Jhwh come soggetto ricorre una
che riguarda l’intero popolo, il tema della «con­
sola volta in una tradizione più antica (los. 7,26) e
versione» non ha sede propria nel discorso di
ritorna altre due volte in versetti dtr. (2 Reg. 23,26;
esortazione, bensì nella denuncia della colpa, che
Ex. 32,12; sull’origine - certo non «[proto-]deut.-
intende motivare l’annuncio della sventura (Wolff,
tardopreesilica» [Jeremias, BSt 65, 61 s.], bensì
ThB 22, 138 ss.). Per i profeti la «conversione»
dtr. - della sezione di Ex. 32,7-14, cfr. M. Noth,
«non è una possibilità reale per Israele; perciò co­
ATD 5, 200; W.H. Schmidt, Gòttinger Predigt-
me tematica appartiene esclusivamente all’annun­
meditationen 38 [1984] 241 s. con n. 2; C. Doh­
cio del giudizio» (Wolff, ThB 22, 139).
men, Das Bilderverbot, BBB 62, 2i987, 66 ss.;
«Sostanzialmente la predicazione profetica parte spec. 128-132.144-147). Inoltre la locuzionesi tro­
dal presupposto che la conversione avrebbe dovuto va in lon. 3,9 e in Ps. 85,4LXX. Di fronte a questa
avere luogo, ma invece non c’è stata. Proprio per que­ distribuzione delle attestazioni, difficilmente può
sto essa annuncia il giudizio di Dio... Ciò viene essere considerata specificamente deut./dtr.
confermato da quei testi nei quali i profeti parlano
del loro incarico. Mai in essi si sente dire chc Jhwh ha Non ci sono dunque motivi per attribuire Deut.
ordinato loro di svolgere una predicazione per esor­ 13,1 Saba1 alla redazione dtr. (cfr. T. Ròmer, OBO
tare... Tutto questo rende quanto mai inverosimile 99> I99°, *67 ss.). Questa porzione del versetto in ef­
che nell’appello alla conversione noi possiamo vede­ fetti non appartiene al nucleo più antico del coman­
re il dato peculiare, l’essenziale, e ciò che colleghe­ damento (G. Seitz, ERLANT 93, 1971, 144 ss.), ma
rebbe tra loro i diversi profeti classici dal punto di probabilmente fa parte del materiale preesilico. È
vista del loro messaggio» (Wolff, ThB 76, 41). dtr. soltanto il seguito, costituito dal v. i8baJ[i (H.
Seebass, BN 58 [1991] 86. 92). Con la ripresa della
Gli appelli alla conversione ricorrono soltanto radice rhm esso dimostra di essere un’aggiunta, che
nella predicazione della salvezza, dove risulta evi­ col richiamo al giuramento dei padri contiene modi
dente che «la conversione non è la condizione per di dire tipicamente dtr. (cfr. N. Lohfink, OBO n i ,
ottenere la salvezza, bensì la salvezza promessa è 1991,73 s.).
il presupposto, la motivazione per la conversio­ Nel racconto del furto di Akan in Ios. 2 l’espres­
ne. Il discorso di esortazione, in quanto invito, è sione ricorre proprio in relazione a quel delitto
chiaramente caratterizzato a partire dal discorso che Deut. 13,18 vorrebbe evitare, ossìa l’appro­
sulla salvezza» (Wolff, ThB 22, 144). priazione indebita di un bene votato allo stermi­
Gli appelli alla conversione, che pongono il po­ nio. Ma non va trascurata una differenza: mentre
polo di fronte all’alternativa tra la salvezza e la in Deut. 13 è la violazione del primo comanda­
sventura, ricorrono per la prima volta negli strati mento il motivo dell’ira di Dio, che può essere al­
redazionali. Essi in effetti reinterpretano il mes­ lontanata soltanto con l’applicazione rigorosa del­
saggio profetico, ma restano legati ad esso in lo sterminio, in Ios. 7 ad accendere l’ira di Dio è il
quanto con la constatazione del non ascolto mira­ furto di un bene votato allo sterminio (v. 1), che
no alla denuncia della colpa, che spiega e motiva il perciò dev’essere punito immediatamente (v. 26).
giudizio. Non si può dire pertanto che sussista una connes­
sione all’interno della tradizione.
viti. In origine il tema della «conversione a Mentre Ios. 7,26 si limita semplicemente a con­
Jhwh» non è tipico del Deuteronomio. In effetti la statare che Dio desiste dall’ardore della sua ira,
63 ( v i i . i i 54 ) sub (A. Graupner) (vii, 1155) 64

Deut. 13,18 spiega che cosa sia connesso con que­ nacciando, se la norma non fosse rispettata, l’allon­
sto desistere. A esso corrisponde, per così dire, il tanamento di Jhwh e quindi la sconfitta militare.
ritorno di Dio al suo atteggiamento di premura Nella sezione di Deut. 28,58-68, che si riferisce
verso Israele, che viene esperimentato con l’au­ al Deuteronomio già come a un «libro» (vv. 58.61)
mento della popolazione. Invece Ex. 32,7-14 svi­ e dunque rappresenta «uno strato molto recente»
luppa il distacco di Dio dalla sua ira in termini più (G. von Rad, ATD 8, 126), il v. 60 minaccia, in
riservati, come rinuncia a eseguire la sua decisione caso di disobbedienza, che Jhwh ritorcerà (hésìb
di annientare. Reagendo alla richiesta di Mosè: he) contro Israele «tutte le piaghe dell’Egitto». La
«Desisti dall’ardore della tua ira», che ricorda a minaccia, che può essere suggerita da Am. 4,10 (v.
Jhwh tra l’altro il giuramento da lui fatto ai patri­ sopra, v ii.1.2), presuppone la narrazione jahvisti-
archi (v. 13; cfr. Deut. i 3,i8b), Jhwh invero non ca più antica e quella sacerdotale più recente, se­
perdona la colpa, ma «si pente della sventura che condo cui Israele era stato risparmiato dalle pia­
aveva detto di voler procurare al suo popolo» (v. ghe. Il v. 68 annuncia, in caso di disobbedienza, la
14; cfr. Ps. 106,22). Di conseguenza il mancato di­ riconduzione in Egitto, e riprende in tal modo il
stacco di Dio «dal grande ardore della sua ira» si­ messaggio di sventura di Osea (Hos. 8,13; 9,3; 11,
gnifica che la sua decisione di annientare il popolo 5; cfr. 9,6; i i , i i ) . L ’aggiunta «lungo il cammino
resta valida (2 Reg. 23,26 s.). del quale Jhwh ti ha detto che tu non lo vedrai mai
La legge sul re di Deut. 17 prescrive: «Solo non più», che ricorda Deut. I7,i6b e forse si riallaccia
dovrà aumentare ulteriormente il numero dei ca­ a Ex. 14,13 (J) (cfr. D.E. Skweres, AnBibl 79,1979,
valli per sé» (v. 16) e in tal modo, riprendendo la 193 s.), tradisce l’istanza di chi ne è responsabile: i
critica profetica a chi nutre fiducia nella propria rielaboratori mediano fra l’antica tradizione del­
forza (Hos. 10,13 s.;/s. 2,7; 30,15-17 ecc.), la circo­ l’elezione, che non conosce ancora la possibilità di
scrive alla costruzione di una potenza militare da un ritirarsi di Dio, e il messaggio radicale dei pro­
parte del re (cfr. M. Weinfeld, Deuteronomy and feti, e lo fanno ponendo la promessa della salvezza
thè Deuteronomic School, Oxford 1972, 281; Z o­ sotto la condizione dell’obbedienza.
bel, BZAW 199, 1992, 121-130). U n’aggiunta più 2. Il tema del «ritorno a Dio» trova accesso al
recente (U. Riiterswòrden, BBB, 65, 1987, 60) Deuteronomio soltanto con Deut. 4,29-31; 30,1-
spiega: «Ed egli non ricondurrà il popolo in Egitto 10. Entrambe le integrazioni, con la dispersione di
per aumentare il numero dei cavalli, tanto più che Israele tra i popoli, presuppongono già condizioni
Jhwh ha detto: ‘Non dovete tornare mai più su postesiliche e, dati i loro punti in comune nel lin­
questo cammino!’». Forse l’ordine si scaglia con­ guaggio e nell’intenzione, dovrebbero provenire
tro la prassi - peraltro non attestata - di pagare la dalla medesima mano (D. Knapp, GTA 35, 1987,
fornitura di cavalli egiziani (/ Reg. 10,28) con lo 91-97. 154-157). Descrivere le sezioni come «ap­
stanziamento di soldati (C. Steuernagel, FIKAT pello alla conversione» non è pertinente; sul piano
1/3, i 2, 118)? L ’aggiunta dovrebbe essere intesa in formale e su quello contenutistico si tratta di an­
termini più fondamentali: si rivolge contro la poli­ nunci. Nell’ «io» di Mosè il rielaboratore esprime
tica filoegiziana dei re, già criticata dalla profezia. la certezza che Israele sotto la pressione del giudi­
Salire verso l’Egitto per chiedere aiuto, l’affidarsi zio tornerà (4,30) e da allora in avanti Jhwh mute­
a cavalli e sperare in carri da guerra (Is. 3 1,1; cfr. rà il destino del popolo (30,1 ss.). Questa certezza
30,2), sono atti condannati come un capovolgi­ attinge vita in tutto e per tutto dalla tradizione
mento della guida storica di Dio (cfr. Zobel, BZ profetica (cfr. Zobel 61 ss. 99 ss.).
AW 199, 143-147). Un ritorno del popolo in Egit­ Come Osea può annunciare il giudizio immi­
to, ossia un assoggettamento volontario al domi­ nente dichiarando l’inutilità del pellegrinaggio:
nio dell’oppressore di un tempo, contraddice la «Verranno con le loro pecore e i loro buoi, per
volontà di salvezza di Dio (cfr. - come possibile cercare Jhwh, ma non lo troveranno; egli si è
testo di riferimento per Deut. I7,i6b - Ex. 13,17 allontanato da loro» (Hos. 5,6; cfr. Am. 8,12), così
E? [D.E. Skweres, AnBibl 79, 1979, 194]; diversa- Deut. 4,293 capovolge quell’annuncio di sventura
mente N. Lohfink, SBAB 12 [1991] 143-145, il e a coloro che hanno subito il giudizio promette
quale pensa a Hos. 11,5 T.M. [!]). che alla loro ricerca corrisponderà il trovare Dio.
Deut. 2 3 ,15b, che insieme al v. 1 costituisce la Verosimilmente il modello è costituito dal verset­
cornice più recente delle leggi sulla guerra (cfr. G. to redazionale di Ier. 29,13, poiché l’espressione
Seitz, F R L A N T 93, 1971, 160), ancora una volta «cercare (dàras/biqqès) Jhwh» e la contrapposi­
sottolinea quanto sia impellente la necessità di te­ zione «cercare - trovare (masd’)» nel Deuterono­
nere in condizione di purità l’accampamento mi­ mio e nell’opera storica dtr. sono inusitati (W.H.
<5j (v n .n jó ) sub (A. Graupner) ( v it,i 157) 66

-Sehmidt, Fs. G. Widengren 1, 19 7 2 ,137 s.; Knapp azione salvifica di Jhwh in favore d’Israele (v. to).
91; diversamente N. Kilpp, BThSt 13, 1990, 65 s.). In tal modo 30,1 ss. riflette la convinzione profeti­
La motivazione di Deut. 4,29b: «Poiché tu lo ca che Israele da solo non può convertirsi (Hos. 5,
cercherai... nella tua oppressione» (così con alcuni 4; cfr. 7,10; Ier. 4,22; 13,23 ecc.), anzi soltanto gra­
manoscritti del Samaritano) riprende Hos. 5,15: zie a una trasformazione profonda della sua natu­
«Nella loro oppressione essi mi cercheranno», e ra potrà diventare capace di conversione (Hos. 14,
ricollega quest’attesa a Deut. 6,5: «Con tutto il tuo 2 ss.; Ier. 24,7; 31,31-34; Ezech. 36,26 s. ecc.).
cuore e con tutta la tua anima». Ad essa corri­
sponde l’annuncio incondizionato di Deut. 4,30 ix. Nell’opera storica dtr. la radice swb ricopre
(cfr. 30,8), che al pari di Is. 9,12 (cfr. Hos. 5,15) un ruolo più ridotto, come fa pensare anzitutto il
Sviluppa l’espressione «cercare Jhwh» nel senso dato statistico. Delle 284 attestazioni, solo 18 van­
della conversione (sub ‘ad jhwh): «Quando tutte no considerate di uso teologico.
queste parole (vv. 25-28) ti avranno raggiunto nei 1. Nel significato di «allontanarsi» e con Israele
tempi a venire (be’ahàrit hajjdmim) tu ti converti­ come soggetto swb designa la violazione del pri­
rai a Jhwh, tuo Dio, e presterai ascolto alla sua pa­ mo comandamento, e con ciò la colpa del popolo
rola» (cfr. 30,1 s.). (Ios. 23,12; Iud. 2,19; 8,33; 2 Reg. 21,3). Questo
L ’attesa che il giudizio operi in futuro la con­ accade in termini pregnanti nell’espressione sub
versione scaturisce da Hos. 3,5 (cfr. 5,15), come mé’ahàrè jhwh (1 Sam. 15 ,11 ; / Reg. 9,6; all’inter­
mostrano alcuni contatti lessicali: «Quindi gli no di un’aggiunta probabilmente più recente [M.
Israeliti si convertiranno (swb) e cercheranno Noth, USt 45 n. 4 e 190]: Ios. 22,16.18.23.29). Ve­
(biqqès) ... Jhwh, il loro Dio e si avvicineranno a rosimilmente la formulazione non è una creazione
Jhwh e alla sua salvezza tremanti nei tempi a veni­ dtr., ma è già presente in una tradizione più antica
re (be ’ahdrìt hajjdmim)». insieme a 1 Sam. 15 ,11 (P. Mommer, W M ANT
La conversione si compie nell’ascolto della voce 65, 1991, 158 s.). Con Jhwh come soggetto, swb
di Jhwh, nell’obbedienza ai suoi comandamenti «allontanarsi» descrive la punizione d’Israele, il
(Deut. 30,2.8), ha il senso di un «ritorno alla legge giudizio. Come Israele si allontana da Jhwh, così
(deut.) e all’ascolto di spr htwrh hzh [30,10]» Jhwh si allontana da Israele (Ios. 24,20; cfr. Deut.
(Knapp, 95). 23,15; v. sopra, vm .i).
Che Israele abbia la possibilità della conversio­ 2.a) Il tema della «conversione» ricorre anzitut­
ne è dovuto esclusivamente alla misericordia di to nel contesto dell’interpretazione della funzione
Dio (v. 31). Questa idea è sviluppata e approfon­ dei profeti nell’opera storica dtr. 2 Reg. 17,13 qua­
dita in Deut. 30,1 ss. Il v. 6 al verdetto che recita: lifica l’appello: «Convertitevi dalle vostre vie mal­
«Tutto quanto Israele ha un cuore incirconciso» vagie» e il richiamo a tornare all’obbedienza ai
(Ier. 9,25), contrappone la promessa: «Jhwh, il tuo «comandamenti e statuti» di Dio «secondo tutta
Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore dei tuoi quanta la torà», come l’istanza comune «di tutti i
discendenti, affinché tu possa amare Jhwh, il tuo profeti e veggenti» (cong. con BHS) e interpreta in
Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, tal modo i profeti, contro la loro stessa autoco­
per restare in vita». scienza, come coloro che esortano alla conversio­
Poiché Israele si è mostrato incapace di acco­ ne e predicano la legge. Perciò l’opera storica dtr.
gliere l’esortazione: «Circoncidete il prepuzio del può fare della conversione il criterio per giudicare
vostro cuore» (Deut. 10,16; Ier. 4,4), Dio stesso il re (1 Reg. 13 ,3 3 ^ Reg. 23,25). Lo scopo di que­
orienterà a sé il pensiero e la volontà d’Israele e sta reinterpretazione è la denuncia della colpa:
creerà in tal modo il presupposto per una dedizio­ «Essi non prestarono ascolto e indurirono la loro
ne indivisa e senza riserve del popolo. Così ciò che cervice» (2 Reg. 17,14). In tal modo l’opera storica
appare in un primo momento come condizione dtr, sottrae al popolo qualsivoglia possibilità di
per la svolta dell’esilio (30,3), il «prendersi a cuo­ giustificarsi - il popolo è inescusabile, perché era
re» (hésib ’el/‘al-léb) il giudizio (v. 1), la conver­ stato messo in guardia - e invita i sopravvissuti al­
sione a (‘ad) Jhwh e l’obbedienza ai suoi coman­ la catastrofe a comprendere la loro vera situazione
damenti «con tutto il cuore e con tutta l’anima» (v. davanti a Dio, riconoscendo la sua azione giudi­
2), è già opera di Dio e perciò alla fine può essere cante. Così, nonostante una massiccia reinterpre­
oggetto di promessa come certezza per il futuro: tazione del messaggio dei profeti, l’opera storica
«Ti convertirai e darai ascolto alla voce di Jhwh e dtr. resta legata alla loro intenzione.
osserverai tutti i suoi comandamenti, che io oggi ti b) Della possibilità di un ritorno a (’el) Jhwh
ho comandato» (v. 8), oltre a fondare la futura per coloro che hanno subito il giudizio, così come
6y ( v ii,ii58) sub (A. Graupner) (v iijiijS ) 68

l’eventuale prospettiva di una riconduzione in pa­ Chron. 6,24.37 // 1 Reg. 8,33.47; cfr. sopra, viri.
tria (r Reg. 8,33 s.), della riconquista della benedi­ 2.b). Questo secondo aspetto può essere descritto
zione (vv. 35 s.) o - in termini più modesti - della come allontanamento «dalle vostre vie cattive» (2
misericordia degli «sbirri» (vv. 44 ss.), si parla sol­ Chron. 7,14; cfr. sopra, vm.2.a), dai vostri «pecca­
tanto nelle aggiunte più recenti all’opera storica ti» (2 Chron. 6,26 // 1 Reg. 8,35), o dalle vostre
deuteronomistica. «azioni malvagie» (Nehem. 9,35). Una volta swb
L’origine dtr. recente di 8,44-51 è riconosciuta da esprime la rinnovata dedizione di Jhwh (2 Chron.
tempo (M. Noth, BK i x / i , 188). Ma nemmeno i w . 30,6). Nella locuzione hèsib ’el jhwh / torà il verbo
29 ss. rientrano nello strato più antico (cfr. E. acquista il significato di «convertirsi» (2 Chron.
Wurthwein, ATD i i / i 2, 15 s.). Le sezioni conserva­ 19,4; 24,19; Nehem. 9,26.29).
no sì, con l’espressione «in questa casa», l’ambienta- Al pari dell’opera storica dtr., anche l’opera sto­
zione indicata in precedenza da 8,1.14, ma 1* si“ rica cronistica per mezzo della voce swb guarda
tuazionc esilica trapela grazie al v. 34. indietro alla colpa. Il re come il popolo di fronte
Come in Deut. 4,29-31, così in 30,1-10 si evita­ alla parola profetica si sono mostrati refrattari alla
no le esortazioni. I rielaboratori mettono sulla conversione (2 Chron. 36,13; Nehem. 9,35). L ’in­
bocca di Salomone l’aspettativa che Israele sotto vito: «Israeliti, tornate a Jhwh.,. affinché egli ritor­
l’impressione del giudizio si converta («Quando... ni al resto» (2 Chron. 30,6; cfr. Zach. 1,3 s.; cfr.
essi si convertiranno a te / si convertiranno dalle sotto, xi.2), che sotto Ezechia era stato rivolto alla
loro prevaricazioni...» (/ Reg. 8,33.35; cfr. i vv. popolazione dello scomparso regno del nord, va
46.48), c gli attribuiscono la funzione di interces­ incontro al rifiuto e allo scherno (2 Chron. 30,10).
sore affinché la conversione sia accolta («allora L ’invito a tornare al santuario di Gerusalemme
possa tu in ciclo prestare ascolto e perdonare»; w . come unico santuario legittimo (2 Chron. 30,8)
34.36; cfr. v. 49). In ciò si avverte chiaramente l’ef­ ora viene seguito da pochi (v. 1 1 ; cfr. Ier. 41,4 s.).
fetto di due elementi: da un lato la certezza, L ’ex regno del nord respinge l’offerta, che farebbe
espressa già in Hos. 3,5, che il giudizio muoverà allontanare la vampa dell’ira di Jhwh (2 Chron. 30,
Israele alla conversione, dall’altro la prospettiva 8; cfr, 2 Chron. 12,12; 29,10; 30,8) e farebbe sì che i
ricavata da Osea che l’ascolto e il perdono come deportati possano tornare (2 Chron. 30,9, che ri­
risposta di Dio non sono un dato ovvio, bensì prende ed elabora 1 Reg. 8,50). Risulta dunque
presuppongono la confessione della colpa (1 Reg. che anche l’unico appello formale alla conversione
8,47 cfr. vv. 33.35 e al riguardo M. Noth, B K i x / i , nell’opera storica cronistica serve alla denuncia
186) e possono soltanto essere implorati. Ci si at­ della colpa.
tende che Israele prenda a cuore il giudizio (hésib Anche nelPinterpretazione della profezia l’ope­
’el-lèb, v. 47; cfr. Deul. 30,1) e si con verta «con ra storica cronistica segue la propria fonte, consi­
tutto il cuore e con tutto l’essere» (1 Reg. 8,48; cfr. derando i profeti non principalmente a partire dal­
Deut. 4,29; 30,2). la predizione del futuro, bensì come ammonitori
È interessante il tentativo di R. Albertz (Die In- ed esortatori (v. sopra, vm .i). Dio li ha inviati per
tentionen und die Trdger des Deuternnomistischen «convertire» il popolo «a Jhwh» (2 Chron. 24,193).
Geschichtswerkesy in Fs. C. Westermann, 1989, 37- Il Cronista peraltro resta legato all’intenzione dei
53) di individuare, nella suddivisione in epoche della profeti, in quanto constata esplicitamente: «Essi li
storia d’Israele, dopo il tempo della salvezza che ave­ misero in guardia, ma quelli non prestarono ascol­
va caratterizzato la condizione precedente alla crea­ to» (v. I9b). La preghiera penitenziale di Nehem.
zione dello stato monarchico e il tempo della sventu­
9, che a motivo della sua visione scettica del pro­
ra dell’epoca dei giudici, il «tempo della conversio­
ne» come tempo salvifico nel primo periodo dei re. prio presente difficilmente è opera del Cronista,
Ma di fronte allo «schema dei Giudici», in base al ma rappresenta piuttosto una correzione post-
quale anche il tempo dei Giudici contiene epoche cronistica (A.H.J. Gunneweg, KAT xix/2,129), ri­
dense di salvezza, sembra difficile che il tentativo prende questa prospettiva. L ’obiettivo della inuti­
possa avere successo. le messa in guardia dei profeti era la conversione a
Jhwh (v. 26), e l’autore spiega che cosa intenda con
x. Insieme all’opera storica dtr., anche l’opera questo: la conversione alla legge (fora), ossia al­
storica cronistica adotta l’uso della radice swb. Es­ l’insieme degli «ordinamenti giuridici, grazie ai
sa designa l’allontanamento da Jhwh (2 Chron. 7, quali chi li osserva vive» (v. 29). In tal modo giun­
19; cfr. sopra, vm .i) ma anche il ritorno a Jhwh ge a compimento la rcinterpretazione dei profeti,
( ’el/'al) (2 Chron. 6,38 // 1 Reg. 8,48; 2 Chron. trasformati in predicatori della legge (cfr. anche
15,4; 30,6.9; 36,13; Nehem. 1,9; usato da solo: 2 Dan. 9,6.10), che si profila nell’opera storica dtr. e
69 ( v i i , i i 59 ) sub (A. Graupner) ( v i i , 1160) 70
nella redazione dtr. del libro di Geremia (v. sopra, (swb hif.) (49,5 s.; cfr. H.-J. Hermisson, ZThK 79
ix e v i i . 5.c). [1982] 9 -11.19 -2 1).
Con la preghiera della dedicazione del tempio La medesima intenzione consolatoria si trova
messa in bocca a Salomone di / Reg. 8 il Cronista dietro alla sottolineatura, col ricorso a immagini
riprende l’aspettativa che l’azione di giudizio di incisive, che la parola di Dio è attendibile (45,23;
Jhwh produca conversione, e la speranza - espres­ 55,10 s.). «Essa non torna indietro (vuota)», ossia
sa come preghiera - nella riconduzione di Israele porterà a compimento quello che asserisce. Se da
"nella terra (2 Chron:6,24 s. // / Reg. 8,33 s.), nella un lato Jhwh «costringe i sapienti alla ritrattazione
restaurazione della benedizione (2 Chron. 6,2.6 s. (hésib ’àhór) e si fa beffe del loro sapere», ossia
//1 Reg. 8,3 5 s.) e nel perdono dei peccati (2 Chron. rende vane le loro predizioni tramite il corso della
6,36-39 //1 Reg. 8,46-50; cfr. J.D. Levenson, H A R storia (44,25), dall’altro egli conferma la parola del
6 [1982] 133-135) ma aggiunge, andando oltre la suo servo e dei suoi messaggeri (v. 26), dimostran­
sua fonte, una risposta di Dio, che promette espli­ do in tal modo il suo potere esclusivo e universale
citamente l’esaudimento della preghiera (2 Chron. sul futuro, nonché l’attendibilità della sua parola:
7,13-15). Nella misura in cui «si converte dalla sue «Io faccio, e chi la può revocare?» (43,13).
vie cattive», il popolo può essere certo del perdo­ b) Il Tritoisaia usa la radice swb una volta sol­
no dei peccati e della salvezza del paese (v. 14). In tanto, come ptc. p ii Nel tempo della salvezza
tal modo la rigorosa dottrina della retribuzione, Israele sarà chiamato «restauratore di ‘ciò che è
che caratterizza l’esposizione della storia da parte stato abbattuto’ per abitarvi» (Is. 58,12). Soltanto
del Cronista, dà la sua impronta anche al tema del­ la redazione introduce il tema della «conversio­
la «conversione»: il distacco da Dio comporta ine­ ne». Così 57,17 riprende l’aggettivo sóbàb dal li­
vitabilmente il giudizio (v. 19), la conversione a bro di Geremia (Ier. 3,14.22; cfr. 31,22; 49,4) e con
Dio invece comporta la salvezza (15,1-7; Nehem. il suo aiuto richiama alla mente l’esperienza del
1,8 s. che riprende liberamente Deut. 30,1-4). Con popolo che, nonostante la punizione divina, non si
la sua seconda parte, l’opera storica cronistica at­ è convertito «ma ha camminato da rinnegato lun­
testa il compimento della promessa profetica del go la via del suo cuore» (cfr. K. Koenen, W M ANT
ritorno (Esdr. 2,1 // Nehem. 7,6;cfr. Esdr. 6,zi;Ne- 62, 1990, 51 n. 254).
hem. 8,17).
Si potrà dire che la promessa di 57,18apb, che Dio
«guarirà e guiderà», che origina ancb’essa dal profeta
xi. 1.a) Come nella profezia preesilica, così an­ e inizialmente si riferiva allo «spirito degli umiliati»
che nel Deuteroi§aia l’appello alla conversione (v. 16) (Koenen 53), con l’inserimento del v. 17 ac­
scaturisce dall’annuncio della salvezza, è da esso quisti un nuovo significato? In base al v. 17 i suffissi
motivato e riceve da esso il suo senso: «Ritorna a possono riferirsi soltanto al popolo. Si potrà dire che
me,poiché io ti ho riscattato» (Is. 44,22b). Il pro­ così la redazione - ricomponendo il testo in questo
feta reagisce alla disperazione degli esiliati, i quali modo - riprenda la promessa espressa per la prima
ritengono di essere stati dimenticati da Dio e di volta in Hos. 14,2 ss., che Dio trasformerà profonda­
non avere più alcun futuro a motivo delle colpe da mente il popolo affinché diventi capace di conversio­
ne? D ’altro canto manca in Is. 58,18 un’espressione
loro commesse nel passato, e lo fa invitandoli a ca­ plastica come «dalla sua mesùbà».
pire che cosa conta veramente dal punto di vista di
Dio e che cosa egli faccia per Israele (w . 2i.22a). In una situazione in cui si continua a implorare
In tal modo la conversione acquista un altro signi­ che Jhwh rivolga di nuovo la sua attenzione a
ficato, diverso da quello che ha, ad esempio, nella Israele («Ritorna!» [63,17]), la redazione, ripren­
parenesi dtr. o nel versetto 55,7, verosimilmente dendo 60,1, annuncia che «il redentore verrà a
secondario (cfr. C. Westermann, ATD i94, 231). Sion», aggiungendo peraltro: «E a quelli in Gia­
Con essa s’intende non l’allontanamento dagli dèi cobbe che si allontanano dal peccato» (59,20). In
stranieri e il ritorno all’obbedienza al comanda­ tal modo si profila una distinzione nel popolo, che
mento di Dio, bensì proprio la rinuncia a quella è ancora estranea alla profezia preesilica e allo
disperazione, sostituita dalla fiducia nella promes­ stesso Tritoisaia. È forse intenzione della redazio­
sa della salvezza: come Dio ritornerà a Sion (52,8), ne - come si ritiene solitamente - di limitare l’an­
così «ritorneranno» anche gli esiliati, «i riscattati nuncio di salvezza del Tritoisaia, che è generale e
da Jhwh» ( 5 1,11). Con questo messaggio il profeta vale per tutto il popolo, ai pii in Israele, ai quali si
assolve l’incarico che ha ricevuto in qualità di ser­ contrappongono i malvagi (57,20 s.; 65,8 ss.; 66,5
vo di Dio, di «ricondurre Giacobbe a Jhwh» (swb ecc.), e di elevare la conversione avvenuta e il com­
pii) e «riportare indietro i superstiti d’Israele» portamento etico a condizione della salvezza fu­
7 1 (v i i , i i 6 i ) sub (A. Graupner) (v i i , i i 6 i ) 72

tura (cfr. da ultimo Koenen 71-73)? Come per il L ’espressione sub’el con Jhwh come soggetto e
Tritoisaia (60,1), così anche per il rielaboratore Israele come obiettivo della conversione, o della
l’esortazione si fonda sul messaggio di salvezza rinnovata dedizione di Dio, ricorre soltanto in
(56,1, «poiché»). Per questo la conversione non è Zach. 1,3; Mal. 3,7 e 2 Chron. 30,6. Le tre attesta­
la condizione per la salvezza ma, al contrario, la zioni sono quasi identiche, sicché sorge la questio­
salvezza è la condizione della conversione. D ’al­ ne dell’attribuzione della priorità. Poiché l’espres­
tro canto con 59,20 i rielaboratori tengono pre­ sione s’intende bene tramite Zach. 1,16 (sabti lìru-
sente che il messaggio di salvezza non ha avuto in sàlajim) o 8,3 (sabtì ’el-sijjon), dovrebbe avere la
alcun modo accoglienza positiva, e fanno notare - propria origine nel libro di Zaccaria, dato che 2
come già il Tritoisaia (59,1 s.) - che la salvezza si Chron. 30,6 e Mal. 3,7 rappresentano eccezioni.
ha soltanto là dove viene afferrata, inducendo Quanto alle form ulazioni di Zach. 1,16 e 8,3, è
l’uomo a tornare indietro dal suo orientamento vi­ possibile che siano state suggerite a loro volta dal­
tale distorto, che allontana da Dio (cfr. 57,17). le preghiera espressione del lamento popolare:
Nulla salus sine conversione. In questi termini la «Ritorna!» (Is. 60,3; cfr. Ps. 80,15; 9°>I 3)>
redazione può tramandare oltre il messaggio di
salvezza del Tritoisaia senza sminuirlo, e nello Zach. 1,1-6 mostra inoltre rapporti con l’opera sto­
stesso tempo può annunciare il giudizio. Jhwh ver­ rica cronistica (cfr. spec. 2 Chron. 30,6 s.). Sono essi
condizionati dall’opera storica cronistica o dal libro
rà «per ricambiare (hésìb)» ai suoi nemici «la sua
di Geremia redatto in senso dtr. come radice comu­
ira con ardore» (66,15; traduzione secondo Koe­ ne, oppure Zach. 1,1-6 presuppone già una teologia
nen 257). cronistica? Di fronte alla dipendenza di 2 Chron.
Per contro i LXX, nella loro resa di 59,20 - certa­ 30,6 da Zach. 1,3 è più verosimilmente la prima alter­
mente non originale, ma significativa sul piano teo­ nativa. La cornice secondaria del libro di Zaccaria è
logico - tengono desta la speranza che il redentore proto-cronistica, non ancora cronistica in senso
«allontanerà l’empietà da Giacobbe». stretto.

2. Mentre Zaccaria, riprendendo il messaggio La seconda parte del libro di Zaccaria esorta «i
della profezia esilica, promette incondizionata­ Giudei deportati in massa in Egitto da Tolemeo I
mente che Jhwh si rivolgerà a Gerusalemme con nel 312 a.C.» (A. Deissler, Zwòlf Propheten 111,
misericordia (Zach. 1,16) e tornerà a Sion (8,3), la N EB, 1988, 297): «Tornate ‘a schiere’ (? cfr. K B L 3
cornice secondaria (1,1-6) pone questa promessa s.v.), voi prigionieri nella speranza» (9,i2a). L ’in­
sotto la condizione della conversione del popolo: vito è incorniciato da annunci di salvezza (vv. n ,
«Ritornate a me... e io tornerò a voi» (v. 3), e for­ i2bp [«restituirò a te il doppio»]. 13 ss.), e per que­
nisce in tal modo la motivazione dell’appello alla sto non è una condizione bensì un’esortazione a
conversione con il messaggio di salvezza, che è osare nel futuro confidando nella promessa di
caratteristico dei profeti da Osea fino al Tritoisaia, Dio. In seguito il ritorno (10,9) è considerato
così come lo è per i loro discepoli. esplicitamente una iniziativa di Dio (vv. 6.10). Qui
L ’esortazione è motivata col richiamo al desti­ viene ripresa la speranza che con la riconduzione
no dei padri, i quali si erano resi refrattari all’ap­ in patria il regno del sud e quello del nord si riuni­
pello alla conversione (v. 4b) e solo col giudizio scano.
poterono esser mossi a conversione (vv. 5 s.; cfr. La terza parte del libro di Zaccaria torna all’an­
Dan. 9,4 ss.; diversamente Beuken 86-88, il quale nuncio di sventura e con la locuzione hèsib jad ‘al
intende il v. 6b, insieme a J.W. Rothstein [Die (cir.Am. 1,8; Is. 1,25) annuncia il giudizio (Zach.
Nachtgesichte des Sacharja, 1910] come notizia 13,7), che tuttavia - diversamente da quello pro­
storica sulla reazione degli uditori di Zaccaria). La clamato nella profezia preesilica (cfr. tuttavia Is.
predicazione penitenziale riprende, fino alla lette­ 1,25 s.) - mira a una purificazione del popolo
ra, l’interpretazione della profezia dtr. e geremia- (Zach. 13,8 s.).
na (cfr. 2 Reg. 17,13 s.; Ier. 18 ,11 s.; 25,5.7; 26,3 s.; 3. Di fronte ai dubbi dei suoi contemporanei e
35,15; 36,3.7 ecc.), che peraltro sviluppa ulterior­ alla loro delusione per le promesse non realizzate,
mente. Mentre nell’opera storica dtr. e in Geremia Malachia insiste sull’infrangibilità dell’amore di
l’appello alla conversione serve a denunciare la Dio per il suo popolo (Mal. 1,2) e sostiene caloro­
colpa, con Zach. 1,3 esso acquista un significato samente l’attendibilità della promessa (v. 5), po­
attuale. I rielaboratori mirano a un mutamento di nendone tuttavia la realizzazione sotto la condi­
condotta dei lettori, all’allontanamento «dalle loro zione della conversione: «Ritornate a me, allora io
vie e azioni malvagie» (v. 4). tornerò a voi!» (3,7afi; cfr. Zach. r,3; v. sopra, xi.
73 ( v i i , i i 62) sub (A. Graupner) ^ 11,116 3 )7 4

2). La differenza rispetto ai profeti suoi predeces­ ciato come il veniente» (Wolff 62), un rimettersi al
sori non può certo essere ignorata. L ’appello alla giudizio imminente.
conversione si trova sì entro l’orizzonte dell’an­ A ciò corrisponde la motivazione dell’appello
nuncio della salvezza («Io, Jhwh, non sono cam­ alla conversione, che interpretando la professione
biato», v. 6a), ma si rinuncia alla rigorosa motiva­ di fede nel Dio «benevolo e misericordioso, ma­
zione («poiché») e con ciò a fare della conversione gnanimo e ricco di grazia» (v. 133^; cfr. Ex. 34,6 s.;
il presupposto della salvezza (vv. 10-12). Sullo Num. 14,18; Ps. 86,15 ecc.) scopre la possibilità
sfondo c’è l’esperienza che anche Israele non è della conversione nel «dominio di sé» come un
mutato (v. 6b, con riferimento a Hos. 12,4.7.13) e tratto essenziale di Dio stesso (Ioel 2 ,13b(3; cfr.
la disobbedienza dominante sin dal tempo dei Jeremias, BSt 65, 9 3 - 9 7 ) . In tal modo - come già
padri resta una caratteristica anche del presente (v. era accaduto in precedenza nella redazione dtr.
7aa). In che cosa consista la conversione richiesta, del libro di Geremia (Ier. 18,7 s.; 26,3; 36,3.7 ecc.;
lo spiega il contesto nella forma dialogica caratte­ v. sotto, vn.5.b) - Gioele ricollega l’esigenza della
ristica di Malachia, che riprende le domande degli «conversione» alla speranza che Dio non eseguirà
interpellati («In che cosa dobbiamo convertirci?», la minaccia di sventura.
v. 7b) e formula con cautela una risposta (vv. 8 ss.): Ma su questo il profeta salvaguarda la libertà di
«Portate tutte le decime nel magazzino» (v. 10). Dio nei confronti di ogni securitas - «Chissà! Po­
trebbe ricredersi e avere compassione» (Ioel 2,
In Mal. 2,6 Levi è lodato per «aver trattenuto (he-
lìb) molti dal peccato» con una «insegnamento fede­ I4a) - e in tal modo sottolinea anche che la salvez­
le» e diventa così criterio di valutazione, in base al za non è un’azione dell’uomo, bensì soltanto ope­
quale il corpo sacerdotale del tempo si dimostra falli­ ra di Dio. In questo modo Gioele - nonostante le
mentare (vv. 8 s.). In 1,4 e 3,18 swb ricorre come ver- palesi differenze - non resta forse legato alla pro­
bum relativum. In 3,24 una mano successiva ricolle­ fezia preesilica?
ga a Elia che ritorna la speranza che egli «volgerà il
cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i Verosimilmente in 2,148 swb serve come verbum
Jpro padri». Questa riconciliazione delle generazio­ relativum; non è escluso che il v. 143 sia una ripresa
ni, tale da creare unità, «non è forse la condizione abbreviata della formulazione dtr. di Ex. 32,12 (sub
fondamentale per la trasmissione della fede (Ex. mèharòn ’appekà wehinnàhém 'ai-hard*a) (J. Jere­
13,8.14 ecc.)?» (W.H. Schmidt, Einfuhrung in das mias, BSt 65, 92 s. n. i o t ).
Alte Testamenti41989, 282).
Mani successive (H.W. Wolff, BK xiv/2}, 89 s.)
4. Nella predicazione di Gioele l’appello alla all’opera nella seconda parte del libro di Gioele
conversione ricorre in un passo centrale. Alla (Ioel 3 s.), che descrive la svolta del destino di
domanda che il profeta si pone di fronte al giorno Israele (4,1) come annientamento finale dei nemi­
imminente di Jhwh (Ioel 1,5): «Chi potrà resiste­ ci, sottolineano che la sventura è la punizione per
re?» (2,11), egli stesso risponde con la constata­ la colpa mettendo in risalto, con l’ausilio della lo­
zione che l’invito alla conversione «vale tuttora» cuzione hèsib beró ’s, la corrispondenza tra le azio­
(2,12-14) e aPre >n tal modo la possibilità di una ni dei popoli e ciò cui essi vanno incontro nel giu­
salvezza permanente nel giudizio finale (2,19-27; dizio di Dio.
cfr. 3,5). 5. Mentre Gioele con 2,12-14 limita a Israele la
Riprendendo il linguaggio deut./dtr., si richiede constatazione del libro di Geremia che Jhwh revo­
una conversione «con tutto il cuore» (v. i2a), ossia ca la sua minaccia di annientamento anche contro i
un cambiamento radicale della «direzione della vi­ popoli, nella misura in cui essa opera la conversio­
ta» (H.W. Wolff, B K xiv/2J, 57). Coerentemente ne (Ier. i8,7s. dtr.; v. sopra, v ii.5.b), il libro di Gio­
con l’elevato apprezzamento del culto, tipico di na esemplifica quel principio nella scena di Ion.
Gioele (1,9.13 s. 16; 2,14), questo cambiamento ac­ 3,3b-io, descrivendo il comportamento di Ninive,
quista configurazione concreta in forme liturgiche e in tal modo l’accoglie nella sua ampiezza univer­
(«con digiuno, pianto e lamento», v. i2b) ma non sale. All’annuncio che Ninive sarà distrutta, for­
si esaurisce nella loro pratica (v. i3a). In che cosa mulato - al seguito della profezia preesilica - in
consiste dunque? Poiché Gioele non menziona termini incondizionati, ma che ammette una dila­
esplicitamente prevaricazioni cultuali, sociali o zione (vv. 3b-4; Ier. 18,7), i Niniviti reagiscono
politiche, non si dovrà pensare al ritorno sotto la aderendo a Dio, ossia credendo (Ion. 3,5): si pie­
rivendicazione di esclusività di Jhwh o all’obbe­ gano dinanzi al giudizio di Dio (v. 5b) e «ritorna­
dienza al comandamento etico di Dio. Qui si ha in no, ciascuno dal proprio cammino cattivo» (v.
mente piuttosto un «fare i conti con il Dio annun­ 8ba; Ier. 1 8,8a), così che Dio si pente e non esegue
75 (vii,1164) sub (A. Graupner) (vn,r 165) 76

la sventura minacciata (v. 10; Ier. i8,8b; cfr. 26,3; certezza che i nemici recederanno (sub ’àhór, 56,
36,3.7; Ex. 32,14 dtr.). In questo modo l’autore 10; cfr, 6,11), l’inno di ringraziamento esalta que­
spiana la via all’idea alla quale punta il libro: la sto avvenimento come azione di Dio (9,4; cfr. v.
possibilità di salvezza inclusa nella confessione di 18). Dopo aver fatto esperienza dell’aiuto di Dio e
Ioel 2,i3b non vale per Israele soltanto, ma inclu­ dell’impossibilità umana di ricompensare, l’orante
de i popoli (lon. 4,2). Al contempo a un Israele esorta la propria anima, ossia se stesso: «Ritorna al
che vorrebbe riferire a sé soltanto questa confes­ riposo!» (116,7). Egli vive nella fiducia che Dio
sione egli mette innanzi lo specchio in cui riflet­ con la sua guida «riconduce l’anima (l’io, la perso­
tersi, tratteggiando volutamente il profilo del re na o la vita)» all’uomo, ossia aiuta l’uomo a trova­
straniero come controfigura di Joiakim (cfr. 3,6-9 re l’armonia con se stesso (23,3 pii.; cfr. 51,14). Un
con Ier. 36,21 ss.). In proposito il libro di Gio­ pio redattore successivo ricollegherà questa fidu­
na tutela molto più segnatamente di Ier. 18,7 s. cia alla guida da parte di Dio (19,8; cfr. 119,59). In
l’eventuale indisponibilità di Dio, e lo fa ponendo Ps. 51 l’orante combina insieme la richiesta di «un
la fiducia «in che Dio si pente ancora una volta cuore puro» e di «uno spirito saldo, nuovo» (v. 12)
della sventura» sotto un «forse» (lon. 3,93 // Ioel con l’auspicio: «Voglio insegnare le tue vie ai ri­
2,143). La conversione in realtà è il presupposto belli, affinché i malvagi si convertano a te» (v. 15).
dell’ «autocontrollo» di Dio (Jeremias); questo 2. Anche nel Salterio si ritrovano, in relazione
dunque non è la conseguenza necessaria della con­ alla voce sub, risonanze del messaggio profetico.
versione, ma resta libera iniziativa di Dio stesso. Ps. 78,34 riprende - mediata dalla teologia dtr.
Nello stesso tempo il seguito, che riprendendo (cfr. Iud. 2,10 ss.) - l’esperienza chc la conversio­
Ex. 32,12 descrive la rinuncia all’esecuzione della ne causata forzatamente dal giudizio di Dio non
distruzione già decisa come allontanamento da era autentica (vv. 36 s.; cfr. Hos. 6,1 ss.), e la ricol­
parte di Dio «dall’ardore della sua ira» (lon. 3,9b), lega alla generazione del deserto. Che Dio si sia
mostra la serietà con cui i Niniviti hanno compre­ sempre manifestato come misericordioso, «spesso
so la loro colpa. abbia allontanato la'sua ira» (hèsib ’appó, v. 38; cfr.
Inoltre lon. 3, con i vv. 5a.8b.9 s., unisce tra lo­ Iob 9,13; Prov. 24,18), è un fatto che Israele ha
ro per la prima volta i verbi «credere» (hè’èmin) e sfruttato per cadere in altre defezioni (vv. 40 ss.).
«convertirsi». Forse con ciò l’autore combina in­ Ps. 22 sviluppa ulteriormente la speranza della
sieme Is. 7,9b con 30,15 ? In ogni caso egli intende conversione dei popoli, di cui parla per la prima
entrambi i concetti in modo molto meno globale volta il Deuteroisaia: «Di ciò si ricorderanno e si
di Isaia: il distacco da una condotta colpevole, la convertiranno a Jhwh tutti i confini della terra, di­
«violenza che aderisce alle loro mani» (lon. 3,8bp) nanzi a lui si prostreranno tutte le generazioni dei
e la fiducia nella disponibilità di Dio ad esercita­ popoli» (v. 28; cfr. Is. 45,23 s.; cfr. Is. 45,6.14; 49,7
re il proprio «autocontrollo», descrivono nuovi ecc.; inoltre Zach. 2,15; 8,20 ss.).
aspetti di ciò che Isaia intende per «conversione» e
per «fede»: la rinuncia all’illusione di poter resi­ x iii. 1.a) La sapienza gnomica usa il verbo sub
stere da soli e la disponibilità a osare l’esistenza per dare espressione all’idea, per essa fondamen­
confidando solamente nella promessa di Dio. tale, che l’agire e la propria condizione di vita, ov­
vero la condotta dell’uomo e il suo destino, si cor­
xn.T. Anche l’imperativo sub appartiene «alla rispondono: «Quello che è stato fatto dalle mani
topica del linguaggio dei Salmi» (H.-J. Kraus, BK di un uomo torna a lui» (Prov. 12,14 K; cfr- 25>IOJ
xv/1 5, 186). Se la vera sventura, per il singolo come 26,17; inoltre 17,13; oltreché Ps. 7,17). Il libro dei
per il popolo, consiste nell’abbandono di Dio, la Proverbi definisce esplicitamente questo nesso
preghiera consiste nell’appello: «Ritorna!» (Ps. 6, come opera di Dio: «Egli retribuisce (hèsib) l’uo­
5; 80,1 5; 90,13). Ancora con l’aiuto del verbo sub, mo secondo il suo operato» (Prov. 24,i2b), e nello
essa si esplica in diverse maniere, come richiesta di stesso tempo esclude una retribuzione del male
restaurazione (60,3 pii.', 80,4.8.20 h if; 85,5 qal = col male da parte del colpito: «Non dire: Come
hif.\ cfr. 126,14 K Ccong- BHS]), oppure nel desi­ egli ha fatto a me, così io farò a lui, ricompenserò
derio che «gli oppressi possano tornare non sver­ ciascuno secondo il suo operato» (24,29), anzi ri­
gognati» (74,21; cfr. 132,10). La convinzione che chiede addirittura la rinuncia a ogni retribuzione
Jhwh «ricompensa (hèsib) l’uomo secondo il suo umana, «sia essa conseguita per via giudiziaria op­
operato» (Prov. 24,12; cfr. Ps. 7 ,11-17 ) ritorna co­ pure in maniera bruta» (O. Ploger, B K xvii 237):
me richiesta (Ps. 28,4; 79,12; 94,2 hif). Se già la «Non dire: Retribuirò il male! Spera in Jhwh, egli
preghiera di richiesta può essere sostenuta dalla ti salverà» (20,22; cfr. 25,21 s.).
7 / ( v i i , 1165) sùb (H.-J. Fabry) ( v i i , i i 66) 78

N é si deve godere per la caduta del nemico, «affin- ne» ricorre nei dialoghi. Con l’appello: «Conver­
. ché Jhwh... non distolga la sua ira da lui» (24,17 s.; titevi!» (lob 6,29) Giobbe si difende dal tentativo
sulla locuzione hèsìb ’appo con Jhwh come soggetto degli amici di capovolgere il nesso tra l’agire e le
cfr. Ps. 78,38; lob 9,13). D’altro canto è considerato sue conseguenze, c di trarre conclusioni sul suo
saggio quel re «che spula il malvagio» e «‘volge’ su di
lui la ruota (della trebbiatrice?)» (20,26 T.M.; cfr. comportamento a partire dal destino che lo ha
cong. BHS: fa pagare ad essi la loro prevaricazione»). colpito, poiché sarebbe una deformazione (’wlh)
di ciò che è giusto. Ma gli amici di Giobbe conti­
La radice sub ricorre poi in diversi contesti. Per nuano a non capire (17,10) e insistono nell’invitare
esempio, con l’immagine del cane che torna al suo a loro volta Giobbe a convertirsi (22,23) e a inter­
vomito la sapienza può illustrare drasticamente la pretare la sofferenza che lo ha colpito come un ap­
condizione dello stolto, prigioniero della propria pello alla conversione da parte di Dio (36,8-10).
stoltezza (Prov. 26,11), oppure mettere in guardia
«Soltanto l’orecchio dell’uomo che sia stato prima
dal percorrere il cammino che conduce alla «don­ aperto è in grado di cogliere i motivi di Dio... e di ca­
na straniera» come una strada senza ritorno, ossia pire che il suo operare ha per scopo la conversione
come la strada della morte (lob 10,21; 16,22; cfr. dell'uomo stesso e non il suo annientamento» (H.M.
7,10) (Prov. 2,19). All’interno dei rapporti umani Wahl, Der gerechte Schòpfer. Eine redaktions- und
resta vero che: «Una risposta dolce allontana la theologiegeschichtliche Untersuchung der Elihu-Re-
rabbia (hèsìb hémà), mentre una parola offensiva den - Hiob 32-3J, BZAW 207, 1993, 107). D’altro
fa salire l’ira» (15,1; cfr. 29,8). canto la cornice narrativa dà ragione agli amici piut­
b) Se nella profezia da Amos in poi si manife­ tosto che a Giobbe. Data la frequenza delle attesta­
zioni nei discorsi di Elihu, sub può essere considera­
stano continuamente influssi sapienziali (Am. 6,
to anche una «parola guida».
12; Is. 5,21; 31,2 ecc.), d’altro canto anche la sa-
{rienza più recente, con l’appello «Convertitevi al- Inoltre la radice sub ricorre in diverse locuzioni
a mia istruzione» (Prov. i,23a [diversamente R.E. che trattano in forma tematica della transitorietà
Murphy, CBQ 48 (1986) 456-460: «turn aside dell’uomo (7,10; 10,21; 16,22; cfr. 15,22) e l’accet­
from my reproof»]; cfr. 8,1 ss.; 9,1 ss.) e il succes­ tano come destino dalla mano di Dio (1,21; 10,9;
sivo discorso di giudizio - che comprende la de­ 3°>2 3J 34>* *5 cfr. 9,12; Ps. 90,3).
nuncia della colpa e l’annuncio della sventura - (1, A. Graupner
24-31), può «indossare il mantello del profeta»
(Ó. Plòger, BK xvn 20; cfr. H. Ringgren, ATD 16/ 3. Il Siracide impiega sub 32 volte in tutto, e se­
I 3, 16 s.). Come nell’annuncio di sventura della gnala in tal modo la sua affinità nientemeno che
profezia preesilica, l’esortazione si trova entro con Geremia nel trattare questa voce. Coerente­
l’orizzonte di un ‘troppo tardi’. D ’altro canto re­ mente con il genere del suo libro, egli in pratica
sta evidente una differenza importante: mentre i non usa mai il termine in contesti profani (ma cfr.
profeti con la sequenza di esortazione e annuncio Ecclus 38,25: «Come può dedicarsi alla sapienza
del giudizio caratterizzano la conversione come uno che... sospinge tori al pascolo e riporta indie­
una possibilità sprecata (Warmut 170), la sapienza tro bovi?»). Già la prima ricorrenza di swb nel li­
me conserva l’intenzione pedagogica, ponendo al­ bro è programmatica: «Non vergognarti di con­
l’inizio del suo discorso non solo il lamento e l’ac­ vertirti dal peccato!» (4,26). A essa segue: «Non
cusa, ma anche la domanda provocatoria: «Quan­ esitare a convertirti a lui (a Dio). Non dilazionarlo
to a lungo, o inesperti, volete vivere nell’inespe- giorno dopo giorno!» (5,7). Dietro a queste massi­
cienza?» (1,22; cfr. vv. 20 s.) e rivolgendo l’appello me - improntate all’illuminismo sapienziale - non
-► con la ripresa a questo punto della struttura del­ c’è l’imperativo profetico di minaccia, bensì la co­
l’annuncio profetico di salvezza - motivato con la noscenza quotidiana del fatto che molte cose falli­
promessa: «Ecco, io effonderò per voi il mio scono di fronte alle convenzioni. Ecclus 8,5 cerca
spirito, vi farò conoscere le mie parole!» (v. 23b). di prevenire questo fenomeno: «Non svergognare
Così la sapienza invita alla opzione fra l’apostasia nessuno che si è convertito dal peccato!». Tali sen­
(mesubà) e l’ascolto (vv. 32 s.), il disprezzo o la se­ tenze rimandano a una società moralmente depra­
quela della dottrina sapienziale. Il ‘ troppo tardi’ è vata, nella quale colui che si converte si espone al­
una possibilità, non è ancora realtà come nell’an­ lo scherno altrui.
nuncio profetico di sventura, vorrebbe mettere di­ Inoltre il Siracide usa sub per esprimere, in con­
nanzi agli occhi le conseguenze di una decisione testo antropologico, il ritorno dell’uomo alla pol­
errata, per dare incisività all’esortazione. vere (40,3.11), alla madre di ogni realtà vivente (40,
2. Nel libro di Giobbe il tema della «conversio­ 1) e - caso unico nell’A.T. - al nulla (41,10).
79 (vii,i i6 7) sub (H.-J. Fabry) (v it , i i 6 8 ) 80

hèsìb è inserito in norme di vita, ad esempio: locuzioni parallele con -» beten e -» se’òl la frase va
«La tua mano non sia distesa per prendere né chiu­ intesa piuttosto nel senso di un movimento di ri­
sa quando restituisce» (4,31). Anch’egli con hèsìb torno, con aspetto locale. L ’uomo è preso dalla
tocca i campi tematici del rispondere e della retri­ polvere (iQ H 12,27), ® polvere (Iob 30,19) e ri­
buzione. torna alla polvere. Solo di rado con questa espres­
sione è connessa un’idea di giudizio (iQ H fr. 1,4;
xiv. sub è più volte inserito in locuzioni antro­ 4,11), anzi ciò che è fatto di polvere - e anche que­
pologiche. sta volta in particolare a Qumran - può nutrire
1. L ’espressione sub l'I'e lj'a l ‘dfdr «ritornare speranza (iQ H 2,13; 14,15 ecc.), poiché il ritorno
alla polvere» vanta una lunga tradizione. Già usata alla polvere non sottrae l’uomo all’elezione di Dio
dallo Jahvista (oppure JE), ha paralleli nell’accadi- (iQ H 3,21; 14,15 ecc.). La frase mutuata da Ps. 8,5
co tàru ana èpri (CAD E 186) e ana titi tàru, in (cfr. iQ H 12,31 s.) mira esattamente all’incom-
contesti innici con tematiche antropologiche. Do­ prensibilità della dedizione d’amore del creatore
po la caduta nel peccato l’uomo è condannato a ri­ per la sua creatura. Dunque anche il parlare di «ri­
tornare alla terra ( ’dddmà) e alla polvere ('dfdr) torno alla polvere» implica la proclamazione del­
(Gen. 3,i9ap.b(3). L ’inserimento nel racconto della l’ordinamento divino nell’economia della creazio­
punizione dell’uomo, diventato peccatore, ha con­ ne, che nonostante le sue leggi immutabili rappre­
dotto spesso a considerare anche il ritorno alla ter­ senta comunque Io spazio entro il quale si realizza
ra (v. lyaft) e alla polvere (v. i9bp) come un casti­ l’azione salvifica ed elettiva di Dio nei confronti
go, ma in effetti l’espressione va intesa sostanzial­ dell’uomo (cfr. Ps. 8,5; 144,3; 7>T7)- Come nel
mente come un’affermazione sulla natura dell’uo­ periodo tardo dell’A.T., anche a Qumran inizia a
mo. La suddivisione della frase nei suoi due ele­ svilupparsi a questo punto la speranza nella risur­
menti paralleli, relativi rispettivamente a una «tra­ rezione (cfr. iQ H 11,12 s.; sulla problematica cfr.
dizione contadina» e a una «tradizione nomadica» K. Schubert, B Z N.F. 6 [1962] 177-214, spec. 202
(J. Begrich, ZAW 50 [1932] 93-116; G. von Rad, s.). Ma Qohelet non riesce ad arrivare fin qui:
ATD 1, 76 s.), non si è imposta, anche perché «L’uomo va alla sua casa eterna, la brocca si fran­
l’idea del «ritorno alla polvere» va considerata, tuma alla fonte, la ruota cade infranta nella fossa,
con C. Dohmen (SBB 17 ,19 8 8 ,17 3 s.), un’aggiun­ la polvere ricade sulla terra come ciò che era e il
ta successiva (Rp?). soffio torna a Dio che lo ha dato» (Eccl. 11,5-7).
Si collocano in un periodo più tardo espressioni 2. Soltanto Iob 1,21 conosce la metafora del «ri­
affini ricorrenti in Ps. 104,29; 146,4; Iob 34,15; torno al seno materno» (cfr. Ps. 139,12.15 come
Eccl. 3,20 e Ecclus 40,3.11. Sono degne di menzio­ antitesi), nudo e senza alcun possesso (cfr. la sosti­
ne anche le locuzioni con hèsìb (Ps. 90,3; Iob 10,9), tuzione di swb con swb + hàlak in Eccl. 5,14), die­
che intendono porre in risalto l’onnipotenza del tro alla quale vi sono possibilmente concezioni
creatore c che egli è la causa primordiale di tutto mitiche ctonie (M.H. Pop e, Job, AB, 16), le quali
(cfr. H.W. Wolff, Anthropologie des A.T., 1973, peraltro potrebbero dare voce ad aspirazioni uma­
t 50-176). A Qumran queste locuzioni sono ripre­ ne primordiali anche sotto il profilo della psicolo­
se nelle parti antropologiche degli Inni (iQ H 10, gia del profondo (cfr. il «ritorno alla madre di ogni
4.12; 11,20; 12,26.31; iQ H fr. 1,4; 4,11), soprattut­ cosa vivente» in Ecclus 40,1; -> voi. 1 1252 s.), così
to nelle cosiddette dossologie di umiliazione. Con che - si tenga presente il riferimento di G. Ricciot-
queste espressioni si pone in risalto la dimensione ti (ZAW 67 [1955] 249-251) alle sepolture in posi­
di caducità e materialità dell’uomo, la sua umiltà e zione rannicchiata - questa metafora significa più
transitorietà. L ’esistenza umana dipende total­ che altro «l’uguaglianza sostanziale dell’ambito
mente dal potere del creatore; P«essere polvere» protettivo, nel divenire e nello scomparire del­
sottolinea la sua necessità di redenzione. l’uomo» (F. Horst, B K x v i / i , 19). Cfr. infine H.-
Gli Inni (Hodajot) di Qumran riprendono P. Muller, Weisheitliche Deutungen der Sterblich-
spunti veterotestamentari e vedono in questa ter­ keit, in Mensch - Umwelt - Eigenwelt, 1992, 69-
minologia in primo luogo evidenziata la caducità 100, spec. 78: «Il ritorno è ovviamente un ritorno
dell’uomo nel peccato, dalla quale solo Dio può alla terra, che qui vale anche per il seno materno.
liberarlo, mostrando concretamente la sua grazia. In termini analoghi Iob 8,i9b parla... delle genera­
Tenendo presente il possibile significato iterati­ zioni future che scaturiscono ‘dalla polvere’ delle
vo di swb, si può tradurre a buon diritto sub l e/ precedenti e, feconde a loro volta, proseguono il
’e//W ‘dfdr con «tornare polvere» (cfr. C. Wester­ cerchio vitale del divenire, passare e ridiventare».
mann, BK t/t, 251. 278 s.), ma tenendo presente le 3. Anche il «ritorno alla se’ól» (Ps. 9,18) vale so-
8i (v ii,ri69) sub (H.-J. Fabry) ( v i i , i 169) 82

__lo in senso metaforico, dato che il pensiero vete­ soprattutto in 1 - 2 Re). Il significato iterativo di
rotestamentario non comporta l’idea di un’origine swb viene ripreso solo di rado dai L X X (toxAiv 22
dell’uomo in direzione opposta. volte).
I cicli dei discorsi nel libro di Giobbe contengo­ Sorprende che per rendere swb non si adotti il
no un’ampia riflessione su questa tematica, espres­ verbo p.£Tavoeìv né il sost. p-e-ràvota (che nei L X X
sa in diverse metafore: l’uomo cammina, senza ricorre soprattutto per nbm nif.). Le motivazioni
possibilità di ritorno, verso la terra dell’oscurità e sono probabilmente due: nel greco classico ed el­
dell'ombra di morte (/oi? 10721, che riprende l’an­ lenistico queste due voci sono usate di rado e per
tico mitologema accadico del èrsèt/mdtu la tari, il giunta, come concetti noetici, si contrappongono
«paese senza ritorno» [cfr. N.J. Tromp, BictOr al verbo di movimento swb. D ’altro canto un avvi­
21, Roma 1969]). Egli percorre un sentiero sul cinamento ha inizio già con Simmaco, che tratta
quale non c’è ritorno (16,22), va negli inferi e non swb con una relativa libertà e introduce altri do­
torna più alla sua casa (7,10). Dietro a tutto questo dici equivalenti greci, tra cui p.eTavoeiv, coerente­
peraltro c’è Dio, che lo abbandona (hèslb) alla mente dove il T.M. parla del «ritorno a Dio» in
morte e lo conduce al luogo dove si raccolgono relazione al «distacco dal male». Oltre che in Sim­
tutti i viventi (30,23), e tuttavia fa di tutto per ri­ maco, è questo il caso anche nella Quinta a Hos.
portarlo indietro dalla tomba, onde illuminarlo 7,10. Simmaco traduce con (xetàvoia anche subà
con la luce della vita (33,30), affinché egli possa (Ier. 30,15).
tornare ai giorni della sua giovinezza (33,25). C o­ Nei L X X il sostantivo mesùbà è interpretato
me rappresentante tipico di queste numerose con­ per lo più come un derivato da jsb (xaTotxi'a). Solo
fessioni di fede nei Salmi, menzioneremo Ps. 33,18 il traduttore di Geremia lo intende come àTtoarxpo-
8.: il Signore strapperà dalla morte coloro che lo <pY], ànoGxa'jia o àpiapTia (Ier. 14,7).
temono. 2. La Vg. traduce più del 60% delle ricorrenze
con vertere (4 volte) e i suoi composti revertere
XV. La resa di swb nelle versioni antiche mostra (399 volte), convertere (173 volte) c avertere (61
un’ampiezza di varianti tale, che qui ne potremo volte); seguono re ducere (65 volte), reddere (62
prenderne in considerazione solo una parte. Solo volte), r espandere (28 volte) e altri 70 verbi, che in
i in pochi casi le versioni offrono sussidi interpreta- parte sono usati per una volta soltanto. 11 volte
(. tivi: l’ampio spettro di variabilità permette piutto­ troviamo poenitentiam agere/provocare/ducere-, si
sto uno sguardo sulla genesi dei L X X (cfr. ampia­ introduce dunque esplicitamente l’aspetto della
mente Holladay 13-50). Le versioni rivelano tut- penitenza. mesubà è reso con aversatrix e aversio.
fa l più tendenze interpretative. 3. Nella Peshitta domina la resa con hfak (640
1. Il rapporto dei L X X con swb è straordinaria-volte), davanti a pnd’ (123 volte) e a tdb (98 volte).
; mente ricco di variabilità; di fatto per la resa di Quest’ultima voce ricorre con particolare fre­
questa voce vengono usati oltre 30 equivalenti più quenza nella traduzione di Geremia, a differenza
' di una volta, altri 40 verbi una volta soltanto (elen- dei passi di analoga portata teologica in Osca (ivi
■ chi in Holladay 20 s.). Per circa il 70% (800 atte­ hfak e pnd'). In Proverbi tdb manca compieta-
stazioni circa) dominano forme di crTpécpeiv (ènt- mente. In base al confronto col testo consonantico
408 volte; òli ro- 304 volte, ava- 78 volte, 67to- 16 del T.M., questi verbi per S sembrano essere di­
volte, ÈTtava- 8 volte, auv- una volta e cxpecpeiv da ventati del tutto intercambiabili. mesùbà è frainte­
solo 2 volte). In relazione a queste rese, sorprende so, come nei LX X .
che le combinazioni di swb con determinate pre- 4. Il Targum è vicino al T.M.: nel 93% dei casi
■■ posizioni abbiano esercitato un influsso molto ri­ l’ebr. swb è tradotto con twb (938 volte); seguono
dotto sul greco: la formazione dei verbi composti hdfak (13 volte, solo nei Proverbi), bazar e sdbaq
sembra derivare piuttosto dall’abitudine di cia­ (8 volte ciascuno), nonché altri 17 verbi. La preva­
scun traduttore. Così nel Pentateuco si manifesta lenza di twb (particolarmente chiaro nel Targum
una preferenza per ara-, nell’opera storica dtr., in Onqelos al Pentateuco) è coerente per tutto l’A.T.;
Isaia, nei Dodici profeti minori e Salmi per ètti- e se ne distaccano i Dodici profeti, con un evidente
in 1 Samuele per àvacr'cpécpe'.v. È interessante che aumento di altri verbi, nonché Proverbi, dove twb
in Geremia il dato sia equilibrato. ricorre una volta soltanto e nelle 22 attestazioni,
Occupano uno spazio molto più ridotto le tra­ rese con altri 6 verbi diversi (fonte propria? cfr. S).
duzioni con àrcoSiSóvai (52 volte, soprattutto nel­ mesubà è tradotto sempre (eccezion fatta per Prov.
l’opera storica dtr.), aTccxpivecr-Sat (27 volte), ò l t m - 1 ,3 2 , m'bapp'kdnutd’) con una forma di twb.
xa-dtcy-Sévat (21 volte) e àvxa 7:o$iSóvai (19 volte,
83 ( v i i , 1 170) sub (H.-J. Fabry) (vii,117 1) 84

xvi. 1.a) Allo stato attuale della pubblicazione L ’aram. twb nella letteratura qumranica si trova
degli scritti di Qumran, non è possibile avere cifre concentrato in Enoc e nei Testamenti'.
precise sulle ricorrenze di swb e derivati. Le con­ b) Accanto a un uso assoluto sorprendente­
cordanze (cfr. K.G. Kuhn con aggiunte; U. Dah­ mente frequente, a Qumran il verbo è collegato ai
men, Z A H 4 [1991] 233; J.H . Charlesworth, segnali direzionali già noti dall’A.T.: min, 'al, 'el,
Graphic Concordance, 1991, 495 s. 498 ecc.), in­ 'ad e l e. Come soggetto figura, con poche eccezio­
sieme a «A Preliminary Concordance to thè Heb­ ni, l’uomo in generale, oppure una determinata
rew and Aramaic Fragments from Qumran Caves persona (specialmente negli ordinamenti discipli­
i i - x » (1988), solo a fatica consentono il computo nari) o un gruppo di persone (i figli della luce, i
delle ricorrenze. L ’imprecisione è ulteriormente membri dello jahad, gli apostati ecc.). L ’idea di
accresciuta dalle numerose lezioni incerte, nonché conversione specificamente qumranica emerge in
dall’insicurezza ncU’attribuire certi ricorrenze a primo luogo dall’indicazione della direzione del
swb, jsb, sbh o sbt. Rispetto alla situazione delle ritorno indicato da swb: jahad, midbar ha ammim
attestazioni in Fabry (BBB 4 6, 19 s.; 154 ricorren­ e soprattutto tòrà/tórdt móseh.
ze, di cui 128 volte il verbo [84 volte qal, 42 volte Sul piano morfologico sorprende l’assenza as­
hif., 2 volte hof], mswb io volte, tswbh 5 volte e soluta di swb all’imperativo, diversamente dal­
swbh 3 volte), si dovrà ora partire in pratica da un l’A.T. (dove ricorre oltre 80 volte). W.L. Holladay
raddoppio delle cifre, e questo senza tenere pre­ (VT 29 [1979] 368) invita a riflettere se a Qumran
senti le attestazioni nei testi biblici di Qumran (ad si sia forse rinunciato all’invito alla conversione,
es. iQ Isa: 55 volte rispetto alle 53 del T.M.). perché i membri della comunità erano già conver­
Ciò detto, il numero complessivo delle attesta­ titi.
zioni ammonta a circa 310, di cui circa 250 riguar­ c) Le sfumature semantiche di swb sono riparti­
dano il verbo (146 volte qal, 96 volte hif [alcune te in maniera omogenea tra i diversi scritti di Qum­
attestazioni sono incerte], 2 volte h o f, una volta ran, così che in nessuno scritto si può individuare
poi), 12 volte il sostantivo mswb, 8 volte tswbh, 6 una concentrazione su un ambito semantico spe­
volte swbh e una volta l’aggettivo swbb (4Q443 cifico. Questo fa pensare che a Qumran l’uso di
1,14). In circa 10 attestazioni la lezione è del tutto swb non abbia dato adito a un linguaggio partico­
incerta. lare, anche se ciò non esclude che si possano indi­
Negli scritti aramaici di Qumran twb ricorre viduare determinate tendenze: i la letteratura della
circa 20 volte (cfr. ATTM 721 s.; sulla sintassi del­ milhàmà usa swb prevalentemente in senso tecni­
le attestazioni in aramaico a Qumran cfr. T. Mu- co militare; la letteratura normativa mostra una
raoka, Abr-Nahrain Suppl. 3, 1992, 117). coesione interna, in quanto si ha un’accumulazio­
Altrettanto difficile risulta evidenziare le ten­ ne delle componenti etiche: «convertirsi dal male,
denze o preferenze, poiché a questo scopo sareb­ allo jahad , alla torà, al patto ecc.»; nella letteratura
be necessario effettuare il computo in base alla delle Hodajot swb si concentra di nuovo prevalen­
lunghezza dei rotoli - che è quasi sempre scono­ temente in contesti antropologici (ad es. il «ritor­
sciuta. Di fronte a queste incertezze, si può sol­ no alla polvere»), e nello stesso tempo si parla del­
tanto segnalare la ripartizione delle ricorrenze (in­ l’incapacità dell’uomo di giustificarsi «risponden­
clusi i paralleli da 4Q): do». In questo accostamento spesso diretto del­
CD 55 attestazioni le più diverse sfumature semantiche emerge con
iQS/iQSb 44 chiarezza che al tempo della composizione degli
iQH 43 scritti di Qumran swb non aveva perso pressoché
tQM 28 nulla del suo ampio e ricco ventaglio semantico
testi sapienziali 25 noto dall’A.T. Tanto meno si osserva un restringi­
commenti (peser) 19 mento all’aspetto della «penitenza». Partendo da
letteratura innica IO giochi di parole veterotestamentari, alcuni autori
testi liturgici 9 sono ancora capaci di abbozzare compendi teolo­
Rotolo del tempio 7 gici morali servendosi dell’ambivalenza semanti­
4QMMT (incl. doppioni) S ca, per noi a volte difficile da cogliere (cfr. ad es.
La concentrazione delle attestazioni nei testi le- iQ S 5,1-73; CD 19,15-33; 20,13-34; si veda inol­
gislativi della comunità di Qumran non va trascu­ tre 4QpPs 37,2 s.).
rata; si dovrà perciò partire dalla constatazione d) Poiché l’uso profano di sub a Qumran non
che swb nell’ordinamento della comunità ha un mostra alcuna peculiarità, e anche l’uso teologico
ruolo centrale. resta entro l’ambito dei precedenti veterotesta-
8 5 ( vxi, i 172) sub (H.-J. Fabry) (vii,u 73) 86

mentali, per il resto è sufficiente esporre solo i da­ quali osservano veramente il patto di Dio (CD 20,
ti specificamente qumranici. 17; cfr. 4Q266 2,11,5) ed espiano (4Q400 1,1,16).
a) Persino il significato apparentemente profa­ è) Per circa 10 volte - con una chiara accentua­
no e tecnico militare di swb in ampie parti della zione in CD - negli scritti di Qumran ricorre la
letteratura della milhàmà, incluse le iscrizioni su nuova locuzione swb 7 twrh/trwt mwsh (CD 15,
stendardi e trombe, come «ritorno alla battaglia» 9.12; 16,1.4; 4Q266 17,1,3; iQ S 5,8; 10 ,11; 4Q256
_(-iQ M 3,10; 8,2.13 ecc.), è. ambiguo, in quanto da 2,1,7; 4QpPsa 1 1 ,1 ; 4QpPs 37,2,2; cfr. H. Braun,
un lato il riferimento può essere a un movimento ThLZ 79 [1954] 347-352). Questo «ritorno alla to­
tattico di truppe, ma dall’altro anche a un ritorno rà» è connesso per lo più con il rituale dell’ acco­
del singolo causato dalla paura del trambusto esca­ glienza nella comunità (CD 15,9) e costituisce poi
tologico, considerato un segno della mancanza di il presupposto necessario per la partecipazione
fiducia in Dio (15,9). all’istruzione nei mispàtim (1.12 ). Tutto indica che
p) Un importante dato specifico per gli scritti di questo «ritorno alla torà» si riferisse non soltanto
Qumran è la combinazione di sbw con jahad co­ alla torà in senso stretto (il Pentateuco), ma com­
me destinazione (iQ S 5,22; 7,2.24; cfr. anche 7,17. prendesse anche la letteratura normativa e il Roto­
19; 8,23; 9,1; CD 20,5). Se la locuzione «ritorno al­ lo del Tempio. È sorprendente al riguardo come,
la comunità» o «distacco dalla comunità» si riferi­ nonostante la ricca terminologia legale impiegata a
sce inizialmente a un movimento in senso locale, Qumran (cfr. M. Limbeck, Die Ordnung des
tuttavia implica anche un ampio e variegato spet­ Heils, 1971, 119-190), torà sia la sola destinazione
tro di significati. L ’ingresso nella comunità e di sbw (lo stesso si può osservare con -» drs, dàras;
l’uscita da essa figurano come decisioni vitali del cfr. iQ S 6,6; CD 6,7 ecc.). Questa locuzione mo­
probando (cfr. iQ S 5,22), che implicano gravi stra chiaramente uno spostamento nomistico spe­
impegni. Il «ritorno alla comunità» va visto come cificamente qumranico, incentrato sulla torà, della
il segno esterno di una conversione interiore, il conversione etica.
distacco dal sacerdote malvagio di Gerusalemme, Se la singolare locuzione swb bmdrs (4Q258
dall’interpretazione peccaminosa della legge e dal­ 3,11,1) rientri in questo ambito, al momento attua­
l’impurità, accompagnato dalla dedizione all’os­ le ancora non si può dire.
servanza radicale della torà e dall’assoggettamento e) Il «ritorno dal deserto dei popoli» (swb mm-
alla disciplina della comunità. Coloro i quali «si dbr h'mjm , ìQ M 1,3; 4QpIsa [161] 5-6,2; cfr.
allontanano dalla comunità» sono dichiarati tradi­ anche 4QpIse [165] 5,6) sembra un’affermazione
tori, eretici e idolatri che insistono nel fare il male tipologica e metaforica, che intende attualizzare
e camminano nell’indiirimento del loro cuore (cfr. Ex. 20,35 in maniera tendenziosa. Anche a Qum­
iQ S 1,17; 7,23; CD 19,34; 20,10.14). li ritorno alla ran sembra che il «deserto dei popoli» stia per il
comunità deve trovare la sua prosecuzione - dopo luogo dell’esilio, dal quale la gòlà dei figli della lu­
che è stato effettuato - nella conversione dentro la ce ora ritorna, per insediarsi nel «deserto di Geru­
comunità (4Q258 1,11,2: hmtndbjm Iswb bjbd). salemme» (ìQ M 1,3). Si ha qui una metafora per il
y) A Qumran questo ritorno nella comunità è grande movimento escatologico di raccolta delle
accompagnato da una molteplicità di sinonimi. comunità esseniche sotto il Maestro di Giustizia
Esso è anzitutto «conversione dal peccato» (r ‘, come elemento integratore principale (cfr. H. Ste-
‘ wlh , ps ', ‘ wrì)> che si esprime nella separazione gemann, BiKi 48 [1993] 11). Ch e. swb possa conte­
dalla comunità dell’ ingiustizia, nell’adesione alla nere questa componente semantica risulta anche
volontà di Dio e nell’integrazione nella comunità in arabo e sudarabico. Da questo movimento di
per quanto riguarda (b e) la torà e i beni materiali raccolta segue la marcia verso Gerusalemme c la
(iQ S 5,1). La conversione dal peccato è sempre battaglia contro i popoli (4QpIsa 5-6,2). L ’espres­
anche ritorno alla torà, un vincolarsi alla volontà sione sb) hmdbr, «coloro che ritornano dal
di Dio (4QpPs 37,2 s.) e un accesso all’autentica deserto» (4QPPS37 3,1), soltanto indirettamente
purità (iQ S 5,14; cfr. J. Gnilka, RQu 3 [1961] si riferisce al contesto sopra menzionato (cfr. an­
192). Il distacco dal peccato è la qualifica morale che sotto).
che a Qumran determina il concetto di «santità» <C) iQ S 6,13 parla del «ritorno alla verità» (swb
(cfr. F. Nòtscher, RQu 2 [i960] 330). Coloro che Tmt), par. «distacco da ogni male», come fase co­
si rifiutano testardamente di allontanarsi dal pec­ stitutiva del periodo di noviziato. Il manuale per il
cato saranno annientati (4QpPs 37,11,4) e cadran­ sorvegliante (’;s hpqjd) lo intende come un pre­
no vittima della vendetta degli empi (iQ H 14, 24). supposto imprescindibile per l’accoglienza defini­
Quelli chc si convertono dal peccato sono coloro i tiva nella comunità, cui segue l’istruzione negli
87 (vii , i i 74) sub (H.-J. Fabry) (vii, 1 174) 88

statuti della comunità stessa. Qui si ha un susse­ loro che si convertono nel deserto» (sbj hmdbr,
guirsi sistematico di varie fasi, che con terminolo­ 4QPPS37 3,1), «coloro che si convertono (alla) to­
gia differente costituiscono una parte costitutiva rà» (sbjm htwrh, 4QPPS37 1,2) e «coloro che si
della letteratura normativa. Poiché a Qumran il convertono dal peccato» (sbjps‘, CD 2,5; 4Q266
termine ’emet implica concezioni specificamente 2,11,5; 4 °° M,i6). È oggetto di dibattito se tali de­
legate a questa comunità (la comunità è considera­ signazioni implichino già l’aspetto della «peniten­
ta incarnazione della ’emet), il «ritorno, o la con­ za» (sul dibattito cfr. D. Pardee, RQu 8 [1973] 182
versione, alla verità» è il prolungamento della s.; Fabry, BBB 46, 66 n. 98). A questi sbjm appar­
«conversione alla comunità» all’interno della co­ tiene il perdono di Dio e la sua provvidenza (CD
munità stessa. 8,r6; iQ S 10,20); essi sono i giusti (CD 20,17), ess*
7)) Di «conversione a Dio» (swb ’l/'d/’ljhwh) si possederanno la terra (4QPPS37 3,1) e Dio li ele­
parla esplicitamente a Qumran soltanto 8 volte, verà a «principi» (CD 6,3 ss.). Il frequente inseri­
col nome divino El (CD 20,23; 4Q266 i8,v,j) o mento delle frasi con sbjm nel contesto di promes­
Jhwh (4Q375 1,1,2), che può essere sostituito da se si può spiegare come una risposta della comuni­
un pronome personale (iQ H 16,17; 4QDibHam tà ai problemi derivati dal ritardo della parusia
5,13; 4QMMT [397 7,1; 398 1,1,7] e nell’Apocrifo (cfr. A. Strobel, NTS 2 [1961] 1-19).
di Mosè 4Q375 t , i , 2 ) . Questo numero ridotto di ■8) Nell’ambito dei testi giuridici swb ricorre in
attestazioni sorprende, se si tiene conto di come la molteplici combinazioni, e il lessema stesso mo­
profezia veterotestamentaria fosse ampiamente stra una variabilità sorprendente nell’ordinamen­
recepita, e segnala forse uno spostamento inter­ to disciplinare, relativamente omogeneo (cfr. tQS
pretativo, che risulta dal riorientamento termino­ 5; 7; CD 15). La conversione menzionata in que­
logico: da un lato le attestazioni mostrano un’evi­ st’ambito implica una condotta di vita duratura di
dente ricezione del linguaggio biblico, dall’altro le allontanamento dallo stile di vita degli ’ansè hd-
formulazioni parallele indicano una specificazio­ ‘àwel e un impegno totale di appartenenza alla co­
ne nomistica (cfr. in particolare 1Q H 16 ,16 ss.; su munità (cfr. H. Hunzinger, in H. Bardtke [ed.],
4QDibHam 5,13 cfr. Deut. 30,1-3). In CD 20,23 ^ Qumran-Probleme, 1963, 231-247).
verbo swb *d ’l si trova in parallelo col distanzia­ La conversione è anche parte costitutiva della
mento cultuale della comunità del nuovo patto dal normativa per i testimoni, essendo irrinunciabile
tempio gerosolimitano, e comporta una sostitu­ per l’abilitazione alla testimonianza giuridicamen­
zione qualificata del culto del tempio, cui si è te valida (CD 9,19; 10,2 s.).
rinunciato come luogo dell’incontro con Dio (cfr. L ’inserimento di swb nella normativa sulla sco­
Fabry, BBB 46,54), nell’aspetto della penitenza. munica avviene in termini talmente ampi, che si
A Qumran si parla della «conversione a Dio» arriva addirittura al consolidamento di un lin­
solo raramente: si tratta della risposta al crescente guaggio formulare; cfr. il rafforzamento della for­
svuotamento etico della conversione nel tardo pe­ mula di scomunica tramite quella dell’irrevocabi­
riodo veterotestamentario. A Qumran essa diven­ lità: /’ jswb lw d (iQ S 7,2.12; 8,23), la quale può
ta un’idea globale, che riunisce in sé varie modali­ fungere essa stessa da formula autonoma di sco­
tà, e si parla esplicitamente di «Dio» in quanto egli munica (cfr. iQ S 7,24; 9,1): «Sia escluso e che non
è l’obiettivo unico di queste diverse concretizza­ possa più tornare!».
zioni della conversione. La conversione è dunque e) I testi di Qumran contengono numerose ri­
una realtà molto complessa, che riguarda il modo correnze di swb in cui il soggetto del verbo non è
di essere e il modo di comportarsi («conversione Dio né il Messia, ma santi angeli (ml’kj qwds,
della vita», cfr. 4Q257 [Sc] 1,111,2) e per giunta si 4Q 504 20,11,21 -22,29), la parola di Dio (dbr, 1 QH
compie in più tappe: il distacco dal cammino cor­ 13,18 s.; ms’, iQ M yst [27] 1,1,9), la sua ira- i*py
rotto (CD 15,7), il ritorno alla comunità e la con­ iQ M 3,9; 4Q 417 1,1,15; cfr- diversamente 4Q375
versione, nella comunità (iQ S 5,22), alla torà, alla 1,1,3), la sua mano forte (jd gbwrtw), 4Q402
verità e a Dio (cfr. CD 15,7 ss.). 1,1,39), la guerra (milhmh, iQ H 3,36 )e 11,10 ; Q H
Dal fatto che Qumran colloca la conversione 3,36) e le fiaccole (Ipjd ’s, iQ M 11,10 : swb negli
etica morale, in termini così centrali e globali, en­ ultimi due passi piuttosto col significato di «cessa­
tro l’ordinamento fondamentale della comunità, re»). I soggetti menzionati sono intesi come esseri
derivano anche le definizioni che la comunità semiautonomi con tratti quasi ipostatici, che per
fornisce di se stessa: «Israele che si converte» (sbj determinate funzioni rappresentano Dio. In
js'r’l, C D 4,2; 6,5; 8,16; 19,29; 4Q266 6,1,13; l67 4Q390 1,11,2 infine è il «dominio» (mmlkh) che
2,11 e 398 1,5; sulla problematica cfr. Iwry); «co­ ritorna ai popoli (gwjm).
89 (v ii,ii 75 ) sub (H.-J. Fabry) ( v i i , 1176) 90

___ f) A Qumran il significato del hif., «risponde­ versione della vita» (mswb hj) in relazione all’in­
re», mutuato dall’A.T., per via dell’influsso di cer­ gresso nella comunità. Per le 11 attestazioni re­
ti aspetti della struttura gerarchica della comunità stanti, sorprende quanto di frequente si trovino in
può assumere la connotazione di «essere respon­ contesto bellico (iQ M : iscrizioni su trombe e in­
sabile», un atteggiamento necessario fondamenta­ segne militari). Qui il termine sta per movimenti
le dei membri della comunità, accanto alla volon­ tattici di ritirata sul campo di battaglia, ma anche
tarietà (iQ S 5,1-33). Proprio guardando a questa specificamente per il rientro a Gerusalemme come
—responsabilità il qumranianoesperimenta se stes­ vertice escatologico (iQ M 3,iob). Inoltre, vale
so in tutta la sua bassezza creaturale (cfr. 1Q S10, anche per la negazione delle dimostrazioni della
24b-n,2a; 4Q381 77,5). Per il resto hsjb designa grazia (hsdjm) nei confronti degli odiatori di Dio,
l’esistenza dell’uomo che risponde (alla torà e al e in tal modo per il loro annientamento definitivo
mispàt) (iQ H 1,24 ss.; 4Q302 3,1,8; 427 7,11,16). (4Q 402 1,1,23; 405,23,7; attestazioni incerte).
La singolare locuzione hsjb ’t md‘ (iQ S 6,9) desi­ Dal punto di vista dell’evoluzione diacronica, a
gna l’impegno che attende il membro della comu­ Qumran tesubà si pone tra l’A.T. e gli scritti rab­
nità quando nelPassemblea gli viene richiesto di binici. A differenza dei precedenti veterotesta­
porre responsabilmente tutto il suo sapere a di­ mentari, qui il sostantivo indica anche la conver­
sposizione della comunità stessa (cfr. Prov. 26,16; sione religiosa e morale (CD 19,6) e prepara in tal
Dan. 2,14). Infine - guardando all’insegnamento e modo la modalità di impiego rabbinica (cfr. Petu-
all’istruzione che scaturisce da Dio - essa diventa chowski).
una termine tecnico per esprimere la giustificazio­ Il significato di subà nelle sue 6 attestazioni a
ne umana (iQ H 12,24 s.30). Qumran non è esente da discussione (cfr. Fabry,
A Qumran la dottrina della retribuzione è for­ BBB 46, 294-304). Nell’unica attestazione sicura,
mulata secondo i precedenti veterotestamentari, iQ S 3,3, il termine, nel contesto della normativa
ma la concezione del rapporto necessario tra sull’ingresso, del discorso sull’obbedienza alla to­
l’azione e le sue conseguenze perde terreno a rà, dell’indurimento del cuore e altro, designa mol­
vantaggio dell’idea di una retribuzione messa in to probabilmente la necessità della conversione re­
movimento direttamente da Dio (con i pii come ligiosa e morale come presupposto per la parteci­
strumento) (hsjb gmwl rs (jm // 7, iQ S 8,6; 10,17; pazione attiva alla vita della comunità, ed c condi-
CD 7,9; cfr. iQ M 14,12; 4Q 258, 3,1,1; 259, 1,11, tio sine qua non per la perfezione.
155260, i,iv,4). 2. Già E. Wiirthwein (-> G L N T vii 1144 ss.) os­
hsjb con oggetto personale può avere molti si­ servava come nel dialogo tra l’A.T. e le diverse
gnificati: Dio può ricondurre alla vita un uomo vi­ traduzioni greche si fosse realizzato un avvicina­
cino alla morte (iQ H fr. 1,12); esseri umani pos­ mento di (/.eTavosiv a swb. Se ciò a sua volta abbia
sono indurre altri alla conversione a Dio (CD avuto effetti retroattivi sulla semantica di swb de­
I 3»9i 4Q 461,1,9), ma anche alla defezione da Dio v’essere oggetto di ulteriore indagine, ma può
(DC 6,1; 4Q375 1,1,5). In CD 9»T3; 1 5>4 questa essere presupposto. Una modificazione semantica
espressione tecnica si trova in relazione con una affine - verosimilmente di nuovo provocata dal­
ingiusta transazione di proprietà e la riparazione l’esterno - si delinea anche nel linguaggio delia let­
in caso di danneggiamento. teratura rabbinica. Dapprima si riprende l’idea di
La locuzione bsb 7 Ibb è usata nel senso vetero­ conversione profetica, etica e religiosa, che resta
testamentario (4QDibHam 5,12 s.; 4Q398 2,1,7; determinante, ma ora peraltro dal verbo passa al
cfr. Deut. 30,1). L ’uomo deve «prendere a cuore» sost. tesubà\ la locuzione ' àsà t€subà assume la
gli accadimenti della storia salvifica, per trarne la funzione del verbo. Già presto questa conversione
forza di ritornare a Dio con la massima serietà. è menzionata nei testi più importanti, ad es. nella
g) A Qumran l’uso del hof non si discosta da preghiera Shemoneh ‘ es'reh (quinta benedizione):
quello dell’A.T. Lo si trova in connessione con «Benedetto sia tu, che ti compiaci della conversio­
questioni di diritto di proprietà (CD 9,13) e nel­ ne (bitsubà)». Dietrich (321. 324 ss.) e Behm (991)
l’affermazione che la gloria del giusto non può es­ richiamano segnatamente l’attenzione sul fatto
sere «messa in questione» da nessuno (CD 6,4-6 che questa terminologia significa «inequivocabil­
come midrash a Num. 21,18). mente conversione, convertirsi, e non penitenza,
h) Mentre nell’A.T. tesubà significa fondamen­ fare penitenza».
talmente «apostasia» da Dio, a Qumran (cfr. iQ S Alla conversione è stata riservata dai rabbi la
3,1) mswb designa la caratterizzazione specifica- massima attenzione; in effetti tra le sette cose pre­
mente qumranica della conversione come «con­ esistenti alla creazione essa occupa il primo posto,
9 i (vii,1 177 ) sawà (M. S.xba) ( v ii , i 178)92

davanti alla torà (bNed , 39b). Questa vicinanza prattutto entro l’ambito linguistico semitico nord-
diretta ha fatto sì che da quel momento in poi la occidentale, dove - accanto all’ebraico - sono te­
conversione fosse orientata sostanzialmente a ca­ stimoniati ad es. Param. sewà ‘essere uguale’ e il
tegorie legali, finendo per assumere lo stesso si­ sir. swà’ ‘essere piano’ (cfr. anche DISO 293 s.;
gnificato delPobbedienza alla torà. L ’idea di una Avigad 99). Se Wieder (160-162) ha ragione, do­
conversione come dedizione a Dio viene gradual­ vrebbe essere imparentata anche con Pug. twj ‘do­
mente sostituita dal nesso con la penitenza, anche minare’ (cfr. U T nr. 2662 ‘governare’; WUS nr.
in senso rituale (bSanb. 1033). Qui si apre quindi 2851 ha però ‘accogliere amichevolmente5; M.
tutta una gamma di prospettive diverse, dalla con­ Dietrich - O. Loretz, U F 17 [1985] 126 nella loro
versione che sollecita l’uomo in profondità fino trattazione di K TU 1.16,71,31.46 intendono il ver­
alle pratiche penitenziali esteriori (Pirqe de-Rabbi bo nel senso di ‘assomigliare, essere simile’). Vi è
Ehezer 43). insicurezza nel definire il significato fondamenta­
Petuchowski (175-185) rimanda a tre aspetti le della radice, tanto più che, non solo in riferi­
della tesubà: la possibilità dell’uomo di fare il ma­ mento alle ricorrenze veterotestamentarie (v. sot­
le, come anche di fare il bene, quale presupposto to, li. 1) ma anche altrove (cfr. Barth 66), si è pro­
della conversione; la fenomenologia del divenire pensi a individuare almeno due radici; infatti men­
consapevoli dei peccati e delle loro conseguenze e tre ad es. Gesenius (Thesaurus, 1375-1377) c Zo­
del sinergismo tra Dio e l’uomo. Sulla «dottrina rell {Lexicon, 827 s.), nonché Mandelkern (Con-
del pentimento» che si è andata sviluppando fino a cordantiae, 1157) e Even-Shoshan (Concordance,
Maimonide, cfr. Goldstein, passim, e soprattutto 2089), considerano unica la radice, la maggior
l’esposizione molto ampia in Jacobs. parte degli autori più recenti ne indicano due (cfr.
H.-J, Fabry ad es. GesB 812 s.; BDB 1000 s.; B K L 3 1333 ss.;
Lisowsky 1415 s.; Jenni i n . 240). Di fronte agli
svariati tentativi di spiegare i significati molto
divergenti come etimologicamente derivati da una
sawà sola radice, che comportano notevoli difficoltà
TT
(cfr. ad es. Zorell con Gesenius), è probabilmente
più adeguato distinguere tra sàwà l ‘essere uguale,
nìttf
VT
sà w e h essere piano’ e sàwà 11 (solo al pi.) ‘porre, depor­
re’; a meno che non risulti preferibile pensare a
1. Radice e diffusione. - 11.1. Form e e ricorrenze nel- uno sviluppo linguistico diacronico - forse im­
l’A .T. - 2. Termini paralleli e locuzioni. - in . U so gene­
prontato a situazioni dialettali - che abbia condot­
rico. - 1. swh 1. — 2. swh n. - 3. Aram aico swh. -
iv. Aspetti teologici. - v .i. Qumran. - 2 . 1 L X X .
to a una sostanziale mutazione di significato, anzi­
ché una differenziazione etimologica all’origine di
Bibl.: N . Avigad, Excavations at Beth She'arim-, 1953: più radici per il termine sàwà (cfr. anche sotto,
IE J 4 (1954) 88-107, spec. 98 s. - J. Barth, Etymologi- in). Infine la derivazione del verbo è spiegata da
sche Studien, 1893, spec. 66 s. - A . Guillaum e, Hebrew Labuschagne (29), in maniera totalmente nuova,
and Arabie Lexicography. A Comparative Study iv:
in questi termini: «Il verbo swh è una forma shaf-
AbrN ahrain 4 (1963/64) 1-18 , spec. 14. - E. Jenni, Das
hebràische Pi'el, Zùrich 1968, spec. 2 1. 35. i n . 240.
1el di hjh, hwh. Il significato primario è pertanto
291. - L. Krinetzki, «Tal» und «Ebene» im Alten Te­ ‘far essere’ e, in paragoni, ‘far essere uguale’, che si
stament: B Z N .F . 5 (19 6 1) 204-220. - C .J. Labuscha- è sviluppato in ‘ essere uguale’, ‘essere simile’», do­
gne, The Incomparabdiiy of Yahweh in thè Old Testa­ ve peraltro è possibile che Labuschagne abbia da­
ment (POS 5, 1966, spec. 29. 57). - S. Morag, On Some to peso eccessivo nella sua argomentazione al-
Semantic Relationships (Fs. H .L . Ginsberg, E l 14, l’ebr. hàwà / acc. èmu.
1978, 137 -14 7). - M. Wagner, Die lexikalischen und
grammatikalischen Aramaismen im alttestamentlichen 11. Nell’A.T. la base swh è rappresentata soprat­
Hebràisch (BZAW 96, 1966). - A .A . Wicdcr, Ugaritic-
tutto da due verbi ebraici e da un verbo aramaico
Hebrew Lexicographical Notes: J B L 84 (1965) 160-164.
dama, -> k \ -> masal 1.
(23 volte); a ciò s’aggiunge il sost. saweh ‘pianura’
attestato due volte (Gen. 14,5; cfr. 14,17). Ci sono
1. Secondo la documentazione attuale la radice anche due NP, precisamente jiswà (Gen. 46,17; /
sawà risulta originaria dell’ambiente nel semitico Chron. 7,30) c jiswi (Gen. 46,17; Num. 26,44; 1
occidentale. Accanto alla documentazione semiti­ Sam. 14,49; 1 Chron. 7,30; cfr. IPN 227 s.; B K L J
ca meridionale (con numerosi verbi arabi, cfr. 425). Nel complesso all’interno dell’ A.T. la fami­
Barth 66; K B L 3 1333), essa è stata utilizzata so­ glia lessicale è attestata 31 volte.
93 (vi1»1 178) sdwd (M. Sajbt») ( v ii, 1 1 7 9 ) 9 4

1. Per quanto concerne la diffusione della radi­ re con funzione esplicativa (cfr. 2 Sam. 18,18), non
ce nelPA.T., il suo gruppo più esteso, quello dei solamente della sua seconda parte hammelek «del
tre verbi, è attestato in termini assolutamente pre­ re», che qui corrisponde al precedente sawéh; la
valenti in testi più recenti e poetici (Salmi 6 volte; cosa non dovrebbe essere irrilevante per la combi­
Proverbi 4 volte; Ester 3 volte; Daniele e Deutero­ nazione lessicale del v. 5 (cfr. E.A. Speiser, Gene-
isaia 2 volte ciascuno, Giobbe e Lamentazioni 1 sis, AB, 99 s., con la resa «Shaweh» non solo al v.
volta ciascuno). 17 ma anche al v. 5; cfr. altrimenti BDB 1001).
Accanto a due attestazioni aramaiche (Dan. 3, 2. Tra le poche voci parallele a sdwa 1, la più im­
29; 5,21), la parte ebraica contiene 16 attestazioni portante è il verbo dama ‘assomigliare’ (-» dama 1;
del verbo sdwa i, precisamente 8 volte al qal (Is. cfr. E. Jenni, TH AT I 451-456) (Is. 40,25; 46,5;
40,25; Iob 11,17-, Prov. 3,15; 8 ,11; 26,4; Esth. 3,8; Lam. 2,13) (-> dama 1; cfr. E. Jenni, TH AT 1 451-
5,13; 7,4), una volta al nif. (se non, con Mandel- 456), alla quale s’aggiungono dmm po. ‘calmare’
kern, Concordantiae, 1157, al hitp.; cfr. altrimenti (-> dmh, dama 11; Ps. 131,2), nonché msl hif ‘con­
GKa § 75X; Prov. 2,15), 5 volte al pi. (accanto a 2 frontare (con)’ (-> mdsal 1; Is. 46,5; cfr. altrimenti
Sam. 22,23 // P$- i8>34 anche Is. 28,25; 38,13; Ps. Labuschagne 29 s.). Per il resto è caratteristica
131,2) e 2 volte al hif. (Is. 46,5; Lam. 2,13), nonché peculiare di questo verbo la sua combinazione
5 attestazioni del verbo sdwa il (tutte al pi.', Ps. piuttosto frequente con particelle, precisamente al
16,8; 21,6; 89,20; 119,30, insieme a Hos. 10,i, di qal con ’el (Is. 40,25), be (Prov. 3,15; 8 ,11; Esth.
difficile interpretazione). 7,4), l e (Iob 33,27; Esth. 3,8; 5,13), al pi. con ke (2
Sam. 22,34 // Ps- I ^*34) e ^ hif. con l e (Is. 46,5;
Può anche darsi che il numero delle attestazioni
Lam. 2,13; cfr. Hos. 10,1). In Prov. 3,15 e 8,11 (cfr.
dei due verbi ebraici sia troppo alto; infatti alcune
delle forme possono essere individuate con difficoltà Is. 28,25; Ps. 131,2) la negazione è espressa con/ò’,
e sono contestate sul piano testuale. Nel caso di sdwd in Esth. 3,8; 5,13; 7,4 tramite ’ èn.
I occorre menzionare anzitutto la forma siwwìtì in
Is. 38,13, che - diversamente dagli altri passi al pi. - ih . Come s’è detto, nell’A.T. la famiglia lessica­
qui si trova isolata, e in iQIs* ricorre come spwtj le è rappresentata solo da verbi (ebraici e aramai-
(cfr. BHS); spesso la si corregge, con riferimento al ci); sul raro uso nominale cfr. sopra, i i . i .
Targ., in siwwa'ti «io invoco (aiuto)» (cfr. ad es. 1. L ’impiego dei verbo sdwa 1, che è già stato
K BL3 954; Jenni i n ; cfr. m a). Quindi in Iob 33,27
chiarito in una certa misura dall’individuazione
la forma sdwa (lì) non di rado c stata corretta sulla
base del contesto (cfr. BHK; non però BHS). Infine dei verbi paralleli dama, dmm e masal 1, nonché
là forma sorprendente nistdwa in Prov. 27,15 (v. so­ delle particelle segnalate (cfr. sopra, 11.2), mostra
pra) è corretta a volte in niswdtà (cfr. BHK; BHS). un ambito d’ impiego relativamente ampio, che va
Nel caso delle forme al pi. di swb 11, la forma siwwìtì da un significato concreto al senso traslato e meta­
kiPs. 119,30 e soprattutto la forma j'sawweh in Hos. forico. Si tratta di una radice fondamentale intran­
10,1, sono incerte e sono state corrette in modi diffe- sitiva, alla quale s’aggiungono quindi n if , pi. e hif.
fenti (cfr. BHK; BHS). Infine le varianti K/Q nel te­ (cfr. Jenni 20 s.). Il significato concreto non ricor­
sto aramaico di Dan. 5,21 rimandano probabilmen­ re al qal, bensì nel transitivo (e fattitivo) pi.; così
te a un testo incerto. Tutte queste difficoltà testuali
soprattutto in Is. 28,25, dove si tratta del «livella­
non fanno che rendere ancora più arduo il definire
esattamente l’estensione della famiglia lessicale. mento» (siwwà ‘ rendere piatto’) della superficie di
un campo a opera dell’agricoltore, mentre il qal
Il sost. sdweh ‘pianura’, che in Gen. 14,5 è colle­ comporta un significato intransitivo, ‘essere piat­
gato con il toponimo Kiriataim (sdwéh qirjdtd- to, diventare piatto’ . Il transitivo pi. in Ps. 131,2
jim), viene inteso in generale come un nome, men­ esprime invece un senso traslato, in quanto l’og­
tre in Gen. 14,17 è un toponimo. Anche nell’ulti­ getto c «la mia anima» (nafsi): «In verità io ho pla­
mo caso esso ha la forma sdwéh e qui è connesso cato (siwwìtì) e calmato (dómamti) la mia anima»
con lémeq ‘valle’ (‘émeq sdwéh), cosicché il nome (cfr. H.-J. Kraus, B K xv/25, 1052; O. Loretz, U F
viene reso ad es. da H. Gunkel (G H K 1/19, 285) e 17 [1985] 183-1876), qui il significato fondamen­
C. Westermann (BK 1/2, 218) con «valle Shawe». tale di ‘appianare’ è stato traslato in senso psicolo­
Ma probabilmente non si dovrebbe intendere la gico in ‘(appianare) calmare/addolcire’. Dato che
differenza tra queste due attestazioni di sawéh in inoltre la forma siwwìtì ricorre anche in Is. 38,13,
termini troppo rigorosi, tanto più che sdwéh in ma senza oggetto, e proprio per questo solitamen­
14,17 nel Samaritano è determinato (cfr. BHS). te viene spesso corretta in siwwa‘tì (cfr. sopra,
Inoltre il nome è costituito dal costrutto intero il. 1), ci si può domandare se non sia stata omessa
‘émeq hammelek «valle del re», che al v. i7b ricor­ la menzione di «la mia anima», volendo usare il
95 ( v i i ,i i 8 o ) sawà (M. Saeb0) (v ii,ii8 i) 96

verbo in senso ellittico. Infine le cose stanno anco­ 1 hif), cosicché ci assomigliamo (dmh qal)}»; men­
ra diversamente nei passi paralleli di 2 Sam. 22,34 tre Westermann (148) traduce qui swh hif con
// Ps. 18,34, dove col nesso con la particella com­ «rendere uguale», Jenni ( n i ; cfr. 35) preferisce a
parativa ke ‘come’ si ottiene una modalità di appli­ ragione renderlo con valore causativo: «far diven­
cazione metaforica, ‘rendere uguale a’ : «Che ren­ tare uguali, porre sullo stesso piano, equiparare».
de i miei piedi uguali alle cerve» (mesawweh... k e), La questione della possibilità di confronto riemer­
che al qal corrisponderà a un intransitivo ‘essere/ ge analogamente in Lam. 2,13.
diventare simile’. Ci si può chiedere a questo pun­ Un’altra modalità d’impiego si trova infine nel­
to quale sia il rapporto tra ‘essere uguale’ o ‘rende­ lo strato linguistico più recente, rappresentato dai
re uguale’ e ‘essere piatto’ o ‘appianare’; la risposta tre passi di Ester (3,8; 5,13; 7,4), che dal punto di
più ovvia dovrebbe essere che il punto di partenza vista semantico possono essere considerati insie­
è l’‘essere piatto’ inteso in senso spaziale, e l’ esse­ me (cfr. W.L. Holladay, A Concise Hebrew and
re uguale’ ne deriva come uso metaforico. Ma è Aramaic Lexicon o f thè Old Testament, Leiden
proprio questo impiego col valore traslato di ‘es­ 1971, 364; diversamente ad es. Lisowsky 1415 s.).
sere/diventare uguale’ e ‘rendere / far diventare Si tratta qui di ciò che può essere «adeguato» al
uguale’ a caratterizzare il maggior numero delle gran re (3,8; 7,4) o al suo alto dignitario Aman
ricorrenze. In effetti al qal la modalità di impiego (5,13), ciò che (nell’ambito di un paragone) può
comparativa, connessa con diverse particelle (cfr. andare bene per l’uno o per l’altro. Del resto non
sopra, 11.2), è quella dominante. Lungo questa necessariamente quest’uso dev’essere lontano da
linea si trovano anzitutto tutti i passi (i più antichi quello di Prov. 26,4 (o anche 27,15). Si potrebbe
e i più recenti) dei Proverbi, riguardo ai quali forse anche, e forse si tratta dell’eventualità più verosi­
si potrebbe sollevare la questione se questo uso, mile, collocare qui il passo difficilmente compren­
che peraltro manifesta anche una prossimità a -» sibile di Iob 33,27 (così Even-Shoshan, Concord­
màsal i, non possa essersi sviluppato, o quanto ance, 2089; cfr. anche Gesenius, Thesaurus,
meno sia stato privilegiato, proprio all’interno di 1:375); risulterebbero di conseguenza superflue
cerehie sapienziali. Prov. 26,4 ammonisce il sag­ correzioni come siwwà o sillam ‘ricompensare’
gio: «Non rispondere allo stolto secondo (k e) la (cfr. BH K ; anche G. Fohrer, K A T xvi 455).
sua stoltezza, per non metterti sul suo stesso pia­ 2. L ’ipotetico verbo sàwà 11 nelle sue cinque at­
no (pen-tisweh-ló)», col che s’intende evitare una testazioni al pi. si differenzia dalle varianti seman­
equiparazione nefasta con un tipo umano carat­ tiche finora prese in considerazione; perciò non
terizzato in termini totalmente negativi. Anche stupisce se per esse, due delle quali peraltro (Ps.
l’unica forma nif. {Prov. iy ,i 5) indica un confron­ 119,30; Hos, 10,1) testualmente controverse (cfr.
to caratterizzante mirato: qui si tratta di una «don­ BH K ; BHS), si suggerisce una radice particolare.
na litigiosa», paragonata in termini negativi alla Nel caso di queste cinque forme al pi. è possibile
«goccia persistente in un giorno di pioggia»; il che si debba prendere in considerazione anche una
confronto negativo peraltro si propone uno scopo tendenza aramaizzante, tanto più che più tardi i
educativo positivo, nel senso che la donna d’ora Targum sostituiranno piuttosto spesso l’ebr. simj
innanzi sarà meno «litigiosa». Nella parte più sum ‘porre’ e sit ‘ erigere’ con l’aramaico sawwt.
recente dei Proverbi, i capp. 1-9, dove si sviluppa Comunque stiano le cose, per i quattro passi dei
una riflessione complessa sulla sapienza, quest’ul- Salmi (Ps. 16,8; 21,6; 89,20; 119,30) il significato
tima in 3,15; 8,11 è paragonata con intenzione ma- più adeguato è ‘mettere/porre’ . Ps. 89,20 ha un og­
gnificatoria ai (preziosi) coralli e a «tutti i gioielli» getto concreto, ossia la corona / il diadema del re,
(Bibbia di Zurigo), per metterne in risalto la supe­ e inoltre usa la preposizione ‘al ‘su’, mentre Ps. 21,
riorità e addirittura l’incomparabilità. 6 con la stessa preposizione impiega il verbo in
Da qui il cammino che conduce all’uso profeti­ senso traslato, avendo per oggetto la «maestà e il
co nel Deuteroisaia non è lungo. In Is. 40,25 (qal); potere» del re (così H.-J. Kraus, B K xv/i5, 314). In
46,5 (hif), entro la cornice di un discorso di Dio, Ps. 16,8 l’oggetto è Dio, perché il pio dice: «Io
si solleva la domanda, con chi Jhwh possa essere pongo davanti ai miei occhi Jhwh» (siwwitì jhwh
confrontato. In 40,25 la domanda è più breve: «A lenegdi). Quando in seguito, in Ps. 119,30, il pio
chi volete paragonarmi (dmh pi.), di modo che gli dice: «Le tue direttive io ho (pro-)posto», è possi­
assomigli (we,esweh), dice il Santo?» (C. Wester­ bile che qui - analogamente a Is. 38,13 - ci trovia­
mann, ATD 19, 42); invece in 46,5 la domanda è mo di fronte a un modo di dire ellittico, che sul
più articolata: «A chi volete paragonarmi (dmh piano fraseologico può essere ricollegato a quello
pi.), assimilarmi (wetaswu) e rendermi uguale (msl di Ps. 16,8. Nell’uso profetico in Hos. 10,1, dove
9 7 ( v i i , i i 82) sut (E.-J. Waschke) ( v i i ,1 183) 98

_ Israele è presentato come «vigna», si ha alla fine v.i. Negli scritti di Qumran questa famiglia les­
un linguaggio metaforico, la cui resa esatta è incer­ sicale è raramente rappresentata; il passo più facile
ta; tuttavia H.W. Wolff (BK x iv / i j , 221 s.) - con­ da leggere a questo riguardo è iQ H 15,23, che svi­
tro la traduzione usuale con ‘produrre’ - sulla ba­ luppa il discorso comparativo veterotestamenta­
se del contesto metaforico intende qui attenersi a rio inteso a esaltare Jhwh (cfr. E. Lohse, Die Texte
b»h 1 pi. e traduce il v. ib: «Di conseguenza egli aus Qumran, *19 71,16 6 s.); invece CD 15,14, e in
portò frutto». Così facendo si riduce ancor più il particolare 1Q 27 1,11,2.8, sono in gran parte fram­
“ fondamènto della proposta di una radice swb il. mentari.
3. Nella parte aramaica è possibile tuttavia che 2. Nei L X X i passi ebraici, relativamente scarsi,
Puso di swb (GesB 927 distingue peraltro anche sono resi da una serie di diversi termini greci (14
qui tra due radici) corrisponda a quello dell’ebr. in tutto); anche i passi paralleli di 2 Sam. 22,34 //
$wh 1. In Dan. 5,21 d’altronde la tradizione testua­ Ps. 18,34 sono stati tradotti con parole diverse.
le oscilla fra il pe. (K), precisamente sewi/séwi ‘es­ Non si individua nessuna tendenza particolare
sere/diventare uguale’ (così ad es. la Bibbia di Zu­ (cfr. altrimenti W. Michaelis, G L N T vii 265 s. n.
rigo; cfr. B L A § 47 s.) e il pa. (Q), che generalmen­ 7; vili 1071; K. Weiss, G L N T xiv 1021 ss.).
te si segue, ossia sawwiw ‘rendere uguale’ (cfr.
B L A § 47r’; F. Rosenthal, A Grammar o f Biblical M. Stebo
Aramaic, 1961, 36. 49; altrimenti K B L 2 1129). La
forma bitp. in Dan. 3,29 esprime invece il passivo,
‘ e quindi vale ‘essere resi uguali (a)’ . m i mt
.*• iv. Come avrebbe dovuto emergere già da 111,
$wh 1/11 è usato soprattutto in senso traslato e in QW sót, sajit, missót/masòt,
parte in senso metaforico, e piuttosto spesso per
T I
esprimere un paragone; qui entrano in gioco an­
che aspetti teologici particolarmente ricchi. 1.1. Lingue semitiche c significato. - 2. Attestazioni ve­
Sul piano teologico il dato più importante è il terotestamentarie. - 1 1 . Impiego nell’A .T . - 1. Il verbo. -
discorso comparativo su Dio nel Deuteroisaia 2. Il sostantivo. - 3. La radice in Ezechiele. - 4. sót sótèf.
(40,25; 46,5), che forse può avere i suoi precedenti - iii.i. Qumran. - 2 . 1 L X X .
„ Bell’espressione comparativa dei sapienti; poiché
Bibl.: J. Barth, sót sótèf: ZA W 33 (19 13 ) 306 s. - Id., Zu
quanto più si riconosce, l’incomparabilità della sót «Flut»: ZA W 34 (19 14 ) 69. - J.B . Burns, The swt
sapienza (Prov. 3,15; 8 ,11; cfr. sopra, m .i), tanto lswn in Job 5,2 ia as Metaphor and Irony'. B Z N .F . 35
più si riconoscerà tale incomparabilità nel Dio (199 1) 93-96. - M. D ahood, Hebrew- Ugaritic Lexico-
d’Israele, che interviene e opera in modo più po­ grapby xi: Bibl 54 (1973) 351-366 , spec. 353 s. - H . G e-
lente di chiunque altro. La forma interrogativa del se, Die strómende Geissel des Hadad und Jesaja 28,15
discorso sull’incomparabilità di Jhwh, chc pre­ und 18 (Fs. K. Galling, 1970, 12 7 -13 4 ). - A . Guillaum e,
suppone come risposta un «nessuno», appartiene Hebrew and Arabie Lexicography. A Comparative
peraltro a un campo linguistico molto più ampio, Study in : AbrN ahrain 3 (1961/62) 1-10 , spec. 8 s. - S.
Poznanski, Zu sót sótèf: ZAW 36 (19 16 ) 11 9 s. - E.
teologicamente rilevante, che Labuschagne ha
Strómberg Krantz, Des Scbiffes Weg mitten im Meer
trattato diffusamente. Come l’espressione compa­ (C B , O T Series 19, 1982, spec. 25. 75. 84 s. 11 0 ss. 158).
rativa può essere usata per la sapienza e per Jhwh,
j&uò essere anche riferita alla santa città di Sion, L i. È caratteristica della radice sw t in varie lin­
■quando si esprime un amaro lamento su di essa gue semitiche l’ambiguità semantica. Analoga­
CLam. 2,13). mente all’acc. sàtu l ‘tirare, trascinare’, 11 ‘deprez­
I. Per il resto l’espressione comparativa è usata zare, disprezzare’ (AHw 1205) e al mand. S U T 1
non solo nell’esortazione dei sapienti (Prov. 26,4), ‘disprezzare’, 11 ‘tirare, muovere in qua e in là’
ma soprattutto nell’espressione di stampo liturgi­ (MdD 454), per l’ebr. swt si deve presupporre una
co del pio, che in diversi modi si manifesta nei Sal­ duplice radice (GesB 813 s.; K B L 3 1336 s.). sut 1
ini (cfr. ad es. Ps. 16,8; 18,34 // 2 Sam. 22,34; Ps. nel senso di ‘girovagare, vagabondare’ è attestato
1-31,2; Is. 38,13), dove ricorre anche in relazione inoltre in samaritano (N um . 11,8), in aramaico
alla religiosità della torà (cfr. Ps. 119,30). Mostra­ (DISO 293; ATTM 704; cfr. K A I 222 A 24) e in
no un arco semantico relativamente ampio non medioebraico (Levy, WTM iv 5 17 ) . Per il resto si
soltanto gli impieghi generici (cfr. sopra, in), ma può rimandare all’ar. saw wata 11 ‘fare un lungo
anche gli aspetti teologici del verbo swb. viaggio’ (K B L 3 1336; cfr, H. Wehr, A rab. W b .5
99 ( v ii , 1183) sùt (E.-J. Waschke) ( v i i , I I 84) IOO

684). La radice sùt 11 ‘disprezzare’ ricorre nel­ comporta il vedere, l’indagare e il cercare. Così
l’A.T. nella forma secondaria s't ampliata da ’alef Ier. 5,1 invita: «Percorrete in lungo e in largo
(cfr. GKa § 72p; Bergstràsser, H G r 11, § 28g; BLe (sótetù) le strade di Gerusalemme, guardate bene
403, 405) ed è attestata come ptc. qal: sà’tim/sà’tót (rà’à), indagate (jàda') e cercate (biqqès) sui loro
{Ezech. 16,57; 28,24.26). In quest’ambito va anno­ luoghi...». Anche la minaccia di Am. 8,11 s. sem­
verato anche il sost. se>àt ‘disprezzo’ (Ezech. 25, bra riferirsi a una situazione simile. L ’errare del
6.1 j; 36,5). Si tratta evidentemente di un vocabolo popolo di Dio esiliato (cfr. H.W. Wolff, BK xiv/
specifico di Ezechiele, che in ultima analisi po­ 23, 380), descritto nel chiasmo: «Allora essi vacil­
trebbe essere riferito al bab. sàtu 11 (cfr. W. von lano (wenà(ù) da mare a mare / da nord verso est
Soden, JSS 37/1 [1992] 90). Una radice affine con girovagano (j esótetù)», ha per scopo la ricerca
significato corrispondente si trova anche in siriaco della parola di Jhwh (lebaqqès ’et debar jhwh, v.
e aramaico (K B L3 1337). Molto probabilmente 12). D ’altro canto qui, nei paralleli al verbo sùt e
una forma nominale del verbo sut 1 è costituita da nel contesto più ampio, si ricava che lo sùt può es­
sót ‘frusta’ . È discusso se sia attestato nell’A.T. un sere usato anche per descrivere un muoversi di­
sost. sót 11 col significato di ‘inondazione’, cosa sperato in situazione di necessità; così anche nella
che farebbe presupporre una radice *swt ni (v. minaccia ad Ammon (Ier. 49,1-6): «... indossate il
sotto, 11.4). sacco, elevate un lamento e andate in giro (w e-
2. La radice swt i, inclusi tutti i derivati, ricorre hitsótatnà; sull’assenza di metatesi cfr. GKa § 54b)
nell’A.T. 28 volte. Il verbo sùt 1 è attestato al qal (7 con la pelle tagliuzzata» (v. 3). sùt va inteso
volte), al poi. (5 volte) e al hitpol. (1 volta). Queste probabilmente in questo senso anche in Dan. 12,4,
13 attestazioni sono molto sparse (Numeri, Amos, dove la sventura che precede la salvezza escatolo­
Zaccaria, 2 Cronache 1 volta ciascuno; 2 Samuele, gica è caratterizzata con l’espressione: «Molti an­
Geremia, Ezechiele, Giobbe 2 volte ciascuno) e dranno errando» (jesótetù rabbim; con O. PIòger,
sembrano appartenere tutte - a eccezione di 2 K A T x v iii 169 s.; contro BHS).
Sam. 24,2.8 - al periodo esilico e postesilico. Un Nei passi dove il soggetto è costituito non dal­
quadro paragonabile si può ricavare anche dalle l’uomo, bensì dagli «occhi di Jhwh» (Zach. 4,10; 2
ricorrenze del sost. sót. Le 12 attestazioni sono di­ Chron. 16,9), o dal «satana» (Iob 1,7; 2,2), lo spa­
stribuite tra Giosuè, Naum, Proverbi (1 volta cia­ zio del girovagare si dilata. Nella quinta visione di
scuno), 1 Re, Giobbe, 2 Cronache (2 volte ciascu­ Zach. 4,i-6aa.iob-i4 gli «occhi di Jhwh, che
no) e Isaia (3 volte). A ciò s’aggiungono anche i vagano per tutta la terra» (mesótetim b ekol-hà'à-
sost. sajit (Is. 33,21), màsótjmissót (Ezech. 27,6. res) servono all’interpretazione del numero sette
29), derivati da sut 1. Le 6 attestazioni complessive della menorà e simboleggiano, come nella citazio­
della radice swt n (v. sopra, 1.1) si trovano esclusi­ ne di 2 Chron. 16,9 (di tono analogo ma col ptc.
vamente in Ezechiele. fem. pi.), la sovranità universale di Jhwh e la sua
onnipotenza (cfr. W. Rudolph, KAT xin/4, 107;
i l i . Nell’A.T. l’ambito d’uso di sut 1, nono­ HAT 1/21, 247). In Iob 1,7; 2,2 invece le vie del
stante le poche attestazioni, può essere descritto satana sulla terra vanno intese come un «cammi­
con sufficiente precisione. Come verbo di movi­ nare a vanvera attraverso il mondo degli uomini»
mento può essere impiegato in relazione con bóye (F. Horst, B K xvi/14, 14). Una relazione di questi
jàsa’ (2 Sam. 24,7 s.) o hithallék (Iob 1,7; 2,2). È passi con Zach. 4,10, che voglia vedere nell’errare
caratteristico che il movimento descritto con sut del satana, in analogia con gli «occhi di Jhwh», una
non sia mai orientato verso un luogo preciso, ma possibile funzione di sentinella o custode del mon­
si riferisca sempre a uno spazio ampio. In Num. do terreno, è fuori luogo (così giustamente G.
11,8 il riferimento è al popolo, che vaga (sàtu) nel Fohrer, K A T xvi 83).
deserto e raccoglie (we-làqetu) la manna. Di con­ 2. Nella maggior parte dei passi in cui ricorre il
seguenza, secondo2 Sam. 24,2 viene dato l’ordine: sost. sot, il suo significato di ‘sferza’ è chiaro. Si
«Va’ in giro (sut nà’) in tutte le tribù d’Israele... e tratta di uno strumento di disciplina, che in Prov.
contate (ùfiqdù) il popolo», e «dopo che ebbero 26,3 è menzionato in una serie che contiene anche
attraversato (wajjàsutù) l’intero paese, tornarono «siepe» (meteg) e «verga» (sébet), e in Is. 10,26 s.
indietro (wajjàbó’ù) ...» (v. 8). Entrambi i passi in connessione con «verga» e «bastone» (matteh).
chiariscono che l’andare in giro non è certo casua­ La sferza constava verosimilmente di verghe o
le, ma si ricollega a una precisa incombenza che strisce, sulla cui cima forse erano applicati anchc
rende necessario l’attraversamento di un determi­ aculei o uncini fatti di osso (cfr. B. Reicke, BH
nato spazio. Qui sùt introduce un processo che HW t 534), per aumentare il dolore dei colpi. Que-
£01 ( V I I ,I l 85 ) sut (E.-J. Waschke) ( v i i , 1 18 6) 102

gto ultimo strumento sembra fosse soprattutto un per descrivere l’atteggiamento sprezzante che i po­
$atto tipico dei «flagelli» («scorpioni», ‘aqrab- poli vicini assumono verso Israele (-> bzh, bàzà,
fèrri) (M. Noth, B K ix/i, 275 s.), che secondo / spec. -» voi. t 1178 s.; -» qll). Secondo 16,57 ^ l ° r o
Reg. 12 ,11.14 H 2 Chron. 10 ,11.14 sono uno stru­ disprezzo (sà'tót) si basa sul giudizio di Jhwh su
mento di tortura peggiore di sót. Gerusalemme. Invece 28,24.26 promettono che
*,.La sferza viene brandita (‘ùr 11 poi., Is. 10,26) Jhwh vi porrà fine. I popoli, infatti, a motivo del
jp»r disciplinare (jsrpi., / Reg. 12 ,11). I colpi sono
loro disprezzo interiore profondo (bis'àt benefesI
^icettrsulla schiena (sad), ma possono anche of­ bis’àt nefes) e a ragione della loro «gioia (per le
fendere gli occhi (‘ajin) (Ios. 23,13; cfr. Prov. 26, sventure altrui)» (be-simhat kol-lèbàb, 36,5; cfr.
25,6), saranno chiamati a rendiconto.
3.}. Accanto al fragore di cavalli e carri, lo schiocco
della frusta (qòl sót) annuncia l’arrivo del nemico 4. Il significato del sost. sót in Is. 28,15.18 e Iob
di (guerra (Nah. 3,2). 9,23 è oggetto di discussione. Due sono le possibi­
, Oltre che per la disciplina a scopo educativo, il li traduzioni: a) la resa della locuzione sót sótèf in
flagello serve a richiamare alla ragione i ribelli (1 Is. 28,i5(Q).i8 come «flagello torrenziale o ir­
J&eg, 12,11.14 ). Spesso, come in Nah. 3,2, caratte­ rompente», sostenuta tra gli altri da H. Donner
rizza una situazione di giudizio. Secondo Ios. 23, (VTS 11, 1964, 152) e da Gese (128-130. 132-134;
jiy a Israele, in caso di apostasia da Jhwh, viene ri­cfr. anche K B L 3 1337). Gese soprattutto ha cerca­
colta la minaccia che i popoli stranieri diventeran­ to di corroborare il significato di «flagello» per sòt
no per lui una «trappola» (pah), una «rete» (mó- in questo passo richiamando la sferza del dio ura­
qss) e un «flagello» (al posto di sótèt si deve legge­nico Hadad, un mitologema la cui esistenza può
re, con BHS, sótim). Invece il detto di salvezza esi­ essere dimostrata in ambito assiro sul piano ico­
lilo di Is. 10,24-273 promette che, anziché brandi­ nografico e anche letterario. Nel contesto di Is. 28,
re il bastone e la verga di Assur su Israele, Jhwh 14-22 con questa locuzione sarebbe quindi sim­
Sftbaot brandirà ora personalmente la «sferza» boleggiata la potenza di Assur, che Gerusalemme
(fot) su Assur, «come quando egli sbattè Madian ritiene di poter respingere con una «alleanza (b'­
àtìlla roccia di Raben» (v. 26). rit) con la morte» e un «patto (hózeh/hàzut) con la
*=-In Iob 5,21 il sost. sòt è usato in senso metafori­
sheol», forse un riferimento all’alleanza politica
co. La locuzione sòt làsón (al posto di besòt è me­ con l’Egitto (cfr. H. Wildberger, B K x/3, 1073.
glio leggere, con i L X X , missót; cfr. i comm. ad L;1078). Ma secondo il seguente oracolo di giudizio
BHS) qui si trova in parallelo con sód. La «sferza (vv. 16 ss.) questa tracotanza di Gerusalemme è
della lingua» come espressione di «calunnia noci­ annientata dallo stesso Jhwh (v. 18). «L’immagine
va» (F. Horst, BK xvi/14, 87, con rimando a Ps. 31, ha un effetto particolarmente incisivo proprio a
ai; Ecclus 26,6; 28,17; S1 »2) costituisce qui, accan­causa della sua eterogeneità, che induce a ritenere
to alla fame (raàb), alla guerra (milhàmà) e alla che sia di mano del profeta» (Donner 152). B.
desolazione (sòd), una delle quattro sv e n tu re (cfr.
Duhm aveva già tentato di appianare l’espressione
Ezech. 14,12 ss.) dalle quali Dio è in grado di sal­ congetturando al posto del ptc. sótèf, peraltro sen­
vaguardare benevolmente il saggio (per una di­ za una motivazione sufficiente, sótèt, e traducen­
scussione cfr. Burns). do «flagello flagellante» (HKAT m /i, 176). b) A
partire da Barth (ZAW 33, 306 s.) si cerca di risol­
3. Nell’uso della radice swt Ezechiele occupa vere l’evidente tensione contenutistica tra il sost. e
lina posizione particolare, non solo perché nel­ il ptc. in questa locuzione traducendo il sost. sót
l’A.T. la radice swt 11 è attestata soltanto qui, ma con «inondazione», riferendosi all’et. sòta «(river­
anche perché la radice swt 1 nella qina sulla nave di sare, svuotare» e all’ar. saut «raccolta d’acqua», il
Tiro (Ezech. 27) ha un significato decisamente pe­ che presupporrebbe l’esistenza di una radice K'swt
culiare. Verosimilmente col trasferimento del si­ ni in ebraico (cfr. K B L 3 1337). È possibile che
gnificato fondamentale della radice swt 1 al movi­ anche i L X X e S, con le loro traduzioni dell’espres­
mento sull’acqua («estendersi [sopra l’acqua]»; sione con xaxouyfc «colpo di vento, tempesta», e
K B L 3 1336), il ptc. qal sàtim designa i rematori swwt’ dgrwpj', orientino verso questa direzione
(vv. 8.26) e i sost. màsótfmissòt i remi della nave (cfr. H. Wildberger, B K x /3 ,1065). In questo caso
(vv. 6.29). Al di fuori di questo contesto, un signi­ l’immagine del «flutto impetuoso» sarebbe in
ficato corrispondente per il sost. sót è attestato rapporto chiaro con «l’alleanza con la morte» e «il
soltanto nella combinazione 'oni sajit «nave a re­ patto con la sheol», e tale immagine - come ha
mi» (Is. 33,21). mostrato O. Kaiser (ATD 182, 200) richiamandosi
Ezechiele usa la radice swt 11 esclusivamente alla storia dei motivi - potrebbe essere interpreta­
103 (vii, 1187) sw ‘ (J. Hausmann) ( v ii , i i 8 8 ) 104

ta in riferimento all’ «acqua della morte e del mon­ non trova alcun impiego. Nell’uso nominale com­
do sotterraneo» (cfr. Ps. 18,5 s.; 63,3.16; 124,4; Iob pare come sewa' (Ps. 5,3), sua‘ (Iob 30,24; 36,19),
38,16 s.). Non è possibile scegliere nettamente tra saw'à (Ex. 2,23; 1 Sam. 5,1252 Sam. 22,7; Ier. 8,19;
le due ipotesi (cfr. H.W. Hoffmann, BZAW 136, Ps. 18,7; 34,16; 39,13; 40,2; 102,2; 145,19; Lam.
1974, 24 s.). 3,56) e forse sóà' (Is. 22,5). Non è possibile con­
Ciò vale anche per il sost. sót in Iob 9,23. In fa­ statare una differenziazione contenutistica nel­
vore del significato di «inondazione» si pronuncia l’uso dei vari sostantivi, e non emergono aspetti
G. Fohrer chc, rimandando all’ugaritico t }t (WUS particolarmente interessanti nella ripartizione tra
nr. 2823) e argomentando che nel caso in cui si fa­ l’uso verbale e quello nominale.
cesse derivare il sost. da sót «frusta» si renderebbe La radice sw' è usata sistematicamente in conte­
necessaria una correzione testuale in sótó (così tra sti che riflettono esperienze negative, e danno
gli altri G. Hòlscher, HAT 1/172, 28), traduce: espressione con sw' a una delle possibili reazioni.
«Quando un’inondazione uccide improvvisamen­ In base al campo semantico di sw' (per Io più qr\
te, egli (Dio) si fa beffe della disperazione dell’in­ nsl, js', tefillà, qól, tahànun), si può ritenere che
nocente» (KAT xvi 196.199). Ma questa traduzio­ questa reazione consista in una sorta di esterna­
ne non è del tutto sicura. I L X X per «il testo che zione sonora, «probabilmente simile a s'q... come
ad essi risultava scandaloso» offrono una parafrasi un’emissione di grida in successione» (E. Jenni,
e la Vg. rende sót con il verbo flagellare. Per que­ Das hebr. Pi'el, Zùrich 1968, 248), per ottenere un
sto motivo F. Horst (BK xvi/14, 138. 140 s.) so­ intervento di soccorso. Il frequente parallelo con
stiene la necessità di conservare il T.M. e di tra­ tefilld già indica qualcosa sul destinatario della ra­
durre sót con «flagello». dice: si tratta quasi sempre di Jhwh. Perciò un uso
rilevante di sw' si riscontra quasi sempre in testi di
iii.i . A Qumran finora il verbo swt 1 è attestato preghiera, soprattutto nei Salmi. Un secondo am­
soltanto al qal (iQ H 3,30.36; 1Q22 3,9). Il sost. ri­ bito peculiare si riscontra in Giobbe, dove peral­
corre nella citazione di 4QpNah 2,3 e in iQ H 6, tro in primo piano si ha ancora il dialogo con Dio.
3 5, nella locuzione m'bjr swt swtp, dietro al quale Al di fuori dell’area linguistica ebraica non si
c’è probabilmente Is. 28,15.18, là dove in questo hanno equivalenti della radice sw'. In arabo si tro­
contesto si raccomanda chiaramente il significato va gàta 1 1 e tx ovvero l’attivo «aiutare», gawata iv.
di «flagello». A ciò corrisponde in palmireno sj' ovvero il sost.
2. Di regola i L X X traducono il sost. sót con sj't e anche, come NP, jsw 'l ’ (cfr. K B L 3 1339 s.;
[j.aCTTi£, in Ios. 23,12 con r)Ao<; e in Is. 10,26, già in sul palmireno anche DISO 298).
senso traslato, con 7xXt)7T). Il verbo non è reso in
modo unitario, bensì con diversi verbi di movi­ li. 1. Nei Salmi sw' è usato in due contesti. Da
mento: Siépxea-'Sai, TTepiÉpxecr'Sai, Siara>peu£iv, tzc- un lato, si parla di invocazioni d’aiuto in sguardi
ptoSeuetv, TcepiTpé'X.eiv. Secondo il contesto i L X X retrospettivi su una sventura subita. Di questo gri­
traducono il ptc. qal e il sost. màsót di Ezech. 27, dare si dice che è stato esaudito (Ps. 18,7 // 2 Sam.
6.26.29 con xa>7tT]Xàxai aou e il sost. missót con 22,7', 22,25; 31>235 4°>2). Secondo Ps. 30,3 colui che
xÓ)tit]. La radice swt 11 evidentemente è stata inte­ invocava aiuto ha sperimentato di salvezza. In
sa adeguatamente soltanto in Ezech. 28,24.26, do­ questi testi il destinatario delle espressioni è Jhwh,
ve viene ogni volta tradotta con una forma di àxi- più volte apostrofato come ’élóhaj (Ps. 18,7; 30,3;
pà^etv (cfr. W. Zimmerli, BK xm/22, 585). anche in un contesto più ampio 3 i,[t5-]-z3)- Lo
stretto rapporto fra Jhwh e l’orante offre a que­
E.-J. Waschke st’ultimo la possibilità di chiedere aiuto. Lo stesso
vale per Ps. 5,3, dove Jhwh è interpellato nel la­
mento come malkl w è’lóhaj. Per Ps. 72,12 (sul di­
j n t f sw* battito relativo a msw' «colui che invoca aiuto»
del T.M., o m-sw' «dal potente» dei L X X , cfr. O.
Loretz, U B L 6, 1988,130-133) il re è colui che re­
p iw sema", tfìtf sòà\ m a', njJlW U w 'i
agisce al grido dei poveri salvando (cfr. lob 29,12);
1. Ricorrenze e significato. - 1 1 .1 . 1 Salmi. - 2. Giobbe. -
qui il re dovrà essere considerato come il rappre­
3. Altrove. - in. Qumran. - iv. I LXX. sentante di Jhwh, poiché è questo l’unico caso nei
Salmi che non ha Jhwh come destinatario o come
1. Nell’A.T. la radice sw' come verbo è attestata colui che reagisce al grido di aiuto. Nel contesto
solo 21 volte e solo al pi. In testi narrativi il verbo della lode di Dio ricorre l’affermazione di Ps. 145,
io j (vii , i 188) sw' (J. Hausmann) ( v i i , i i 89) 106

—19, che anziché guardare indietro constata piut­ be: Giobbe stesso lancia il suo grido rivolgendosi
tosto un dato fondamentale, che Jhwh ascolta il apertamente a tutti e chiedendo insistentemente
grido dei timorati di Dio e risponde soccorrendo. una risposta. Tutte queste espressioni sono carat­
D ’altro canto sw' è usato in vere e proprie la­ terizzate dall’esperienza che Dio - contrariamente
mentazioni. La sventura del momento viene pre­ a Giobbe (29,12) - ignora il grido di soccorso.
sentata a Jhwh nel grido di aiuto (Ps. 5,3; 28,2; 39, Così l’insistenza sul grido di aiuto si trasforma in
13; 88,14; 102,2; 119,147). Non è facile individuare un’accusa a Dio, e quindi in un ultimo tentativo di
[motivi deirappello. Da Ps. 30,3; 40,2 si può pre­ provocare ancora una volta Dio stesso a risponde­
sumere che si tratti di una malattia, Ps. 119 ,14 7 pre­ re. È pertinente l’osservazione di N .C . Habel, se­
suppone una situazione di persecuzione, Ps. 39,13 condo cui in questi testi, diversamente che nei Sal­
dà voce al grido di aiuto perché l’orante non sop­ mi, riecheggiano «non grida liturgiche di aiuto, ma
porta più l’ira della punizione di Jhwh. appelli forensi di giustizia» (The Book of Jo b ,
Gli altri testi hanno un tono così generico che O TL, 300; cfr. anche 417).
non è possibile dire alcunché di preciso. Anche sul L ’aspetto segnatamente forense si riscontra an ­
soggetto che grida si sono possono fare solo os­ che nei discorsi di Elihu, quando in 35,9, elencan­
servazioni generali. In effetti in Ps. 22,25 e 72,12 si do i comportamenti umani più comuni (il sogget­
parla di 'ani e di ’ebjón, ma il contesto non forni­ to è ben-’àdàm, v. 8), Elihu dice che sotto la vio­
sce alcun indizio chiaro per capire se queste figure lenza del potente chi soffre invoca aiuto, diversa-
debbano essere intese in senso concreto o in senso mente dalle parole di Giobbe, e peraltro evita di
lato. accusare Dio. D ’altro canto secondo Elihu il mo­
Va notato che sw' è usato sistematicamente in do di comportarsi dei malvagi emerge in partico­
testi che si riferiscono al lamento di un individuo. lare proprio dal fatto che essi non invocano aiuto,
Quando è il popolo a lamentarsi con Jhwh, nei quando nella sventura sono colpiti dall’ira di Dio
Salmi non si usa questa radice. (36,13). Il v. 19, il cui testo non è esente da proble­
Il contesto del grido di aiuto nei Salmi si colloca mi (cfr. S. Terrien, CAT xii 237 n. 2), mostra chia­
in ambito cultuale in senso lato. Si dovrà quindi ri­ ramente che qui si tratta di nuovo del grido di aiu­
tenere che i testi siano ambientati in larga misura to di Giobbe. Elihu si chiede in ultima analisi se
nel tempio. con il suo atteggiamento di avversione a Dio Giob­
2. lob 19,7; 24,12; 29,12; 30,20.24.28 usano sw' be avrà successo.
sempre in un discorso di Giobbe. Giobbe figura Infine sw ‘ ricorre, in modo forse non del tutto
pome colui che si lamenta con Dio, o accusa Dio inatteso, nel discorso di Dio. In lob 38,41 trapela
perché questi si rifiuta di rispondere al suo grido una notevole affinità con Ps. 147,9 dato che, inve­
di aiuto e in tal modo nega il suo diritto (19,7; 30, ce della radice sw ‘, si usa il verbo qr\ In lob 38,41,
io). Ma non sempre il soggetto di sw' è Giobbe. con la domanda retorica su chi fornisca nutrimen­
Piuttosto in 24,12 Giobbe motiva la legittimità del to al corvo quando i piccoli lo chiedono gridando,
suo alterco con Dio facendo notare che egli non Dio rimanda indirettamente al fatto che è lui stes­
ascolta nemmeno il grido di chi è vittima dei mal­ so a prestare ascolto alle loro grida di aiuto. In tal
vagi. Con S. Terrien (CAT x i i i 177 n. 2) al v. ib si modo l’accusa che Giobbe rivolge a Dio, di non
$ovrà leggere probabilmente tefilla , coerentemen­ ascoltare le sue grida, ottiene una risposta.
te con il senso deirargomentazione. In 29,12 Giob­ 3. In Abac. 1,2 il profeta fa pressione su Jhwh,
be adduce in suo favore l’aver salvato il povero accusato di non prestare ascolto all’appello che
che invocava aiuto. Il testo di lob 30,24 è discusso l’uomo di Dio gli rivolge da lungo tempo. L ’aspet­
(cfr. tra gli altri G. Fohrer, KAT xvi 414). Con S. to forense ritorna, con i richiami accusatori all’in­
Terrien (CAT x i i i 205) peraltro ci si può attenere giustizia che persiste. Anche Lam. 3,8 lamenta che
fper lo più al T.M., anche se è meglio correggere in Jhwh non presta ascolto al grido di aiuto. Il v. 56
ld’ il làhen che sul piano grammaticale è difficile invece ricorda che già una volta Jhwh ha ascoltato
da connettere col resto. In 30,24 Giobbe è sogget­ la voce dell’orante nell’oppressione subita da par­
to del grido di aiuto in quanto egli, come esempio te dei nemici, e da ciò scaturisce la richiesta, densa
per la sua situazione, fa riferimento a uno che nelle di speranza, che anche ora Jhwh possa non chiu­
(da sotto alle) macerie distende la mano, e nella dere il suo orecchio al grido d’aiuto. Qui peraltro
sventura invoca un intervento soccorritore. Quin­ la forma lesaw'àti non è priva di problemi. Di
di anche qui il destinatario dell’asserzione è in ul­ fronte al parlare di qól o sm\ che ricorre spesso
tima analisi Dio. lob 30,28 illustra con chiarezza anche altrove nell’ambito semantico di sw', non
^uale misura raggiunga il grido di aiuto di Giob­ c’è motivo di considerare come una glossa l esaw-
107 (vii, 1190) sw' (J. Hausmann) (vii ,! 191) 108

‘dti solo a causa della lunghezza inusuale dello sti- Secondo Ecclus 3 2(3 5),21 il grido del povero
co (così H.-J. Kraus, BK xx3 53), o sostituirlo con (sw't di) penetra fino nelle nubi, quando egli im­
tìsu‘àti per via del parallelismo con lerawhati (così plora Dio perché gli renda giustizia. Nella pre­
D.R. Hillers, Lamentations, A B, 59 s., con i LX X , ghiera di ringraziamento del Siracide l’orante
Simmaco e S). guarda indietro all’azione salvifica di Dio, di cui
Secondo Ex. 2,23, il grido d’aiuto degli Israeliti ha fatto esperienza. Secondo Ecclus 51,9 egli aveva
sotto la pressione della schiavitù in Egitto arriva elevato il suo grido (per chiedere aiuto, sw'tj, nei
fino a Dio, che allora vi presta ascolto (vv. 24 s.): L X X reso con un verbo) dagli inferi, grido che
«Alla climax 'gemito - lamento - grido d’aiuto’ secondo il v. n non era stato ascoltato da Jhwh.
corrisponde quella delle reazioni di Dio: presta Risulta che la radice sw1 è usata in tre grandi am­
ascolto ai gemiti - si ricorda del suo patto (con i biti, che q u asi sempre hanno come destinatario
patriarchi) - guarda agli Israeliti e al loro destino Jhwh: per dare espressione al grido di aiuto in si­
miserevole e si fa conoscere da loro» (J. Scharbert, tuazioni di necessità effettiva; si trova nel contesto
Exodus, N EB, 20). Anche in Ier. 8,19 si tratta dell’accusa rivolta a Dio di non rispondere al gri­
piuttosto di un grido di aiuto collettivo. In realtà do; ricorre in sguardi retrospettivi sull’aiuto espe-
con bat-'ammi il soggetto grammaticale è singola­ rimentato, da cui scaturisce la speranza in un rin­
re, ma esso sta per Gerusalemme con i suoi abitan­ novato ascolto. Solo pochi passi parlano del grido
ti e quindi per il popolo nel suo insieme (cfr. R.P. di aiuto di un gruppo (Ex. 2,23; Ier. 8,19; / Sam. 5,
Carroll, Jeremiah, O T L 235 s.). Il contenuto del 12). Con sw‘ dunque si dà anzitutto espressione
lamento è l’esperienza dell’assenza di Jhwh da alla situazione di necessità del singolo individuo.
Sion, denunciata in termini accusatori.
La lode di Jhwh di fronte all’aiuto sperimentato
111. A Qumran la radice sw' è attestata solamen­
in lon. 2 contiene una risonanza di Ps. 3 1,2 3 ^
te 4 volte. iQ M 10,17 è conservato solo parzial­
quando l’orante - data l’assenza di precisazioni
mente. In base al contesto, che tramite una lode di
contenutistiche concrete probabilmente può non
Dio come incoraggiamento intende introdurre al­
trattarsi di Giona - parla dell’esaudimento del suo
la battaglia, dai frammenti del brano si può con­
grido d’aiuto (lon. 2,3).
cludere che Dio ha prestato ascolto al nostro grido
Due attestazioni rientrano in quanto è stato
(sw'tnw) o lo farà. In 4Q381 85,2 c’ è probabil­
detto sinora solo con difficoltà. Is. 58,9 è insolito,
mente un invito rivolto a Dio a «prestare ascolto
in quanto sw( ricorre nella cornice di un detto di
al mio grido» (wsw'tj hqsb), iQ H 5,12 si trova a
salvezza: si promette la risposta di Jhwh al grido
sua volta in una lode di Dio, nel contesto di uno
di soccorso. Secondo 1 Sam. 5,12 il grido è emesso
sguardo retrospettivo sull’aiuto esperimentato.
dalla popolazione di Eqron a causa della sventura
Dio non ha abbandonato l’orante e ha ascoltato il
che l’ha colpita per il soggiorno dell’arca nella sua
suo grido. Secondo J. Maier questa sarebbe un’af­
città. Poiché qui a chiedere aiuto sono non Israeli­
fermazione escatologica (Die Texte vom Toten
ti, non si fa menzione nemmeno del destinatario,
Meer 11, Basel i960, 83, con riferimento a Is. 56,1).
Dio o Jhwh, bensì si parla del cielo, entità indefi­
La parola ricorre invece in termini totalmente op­
nita, come luogo verso cui sale il grido.
posti, con il lamento (e l’accusa) per non aver rice­
Non è esente da problemi il discorso con sòa‘ in
vuto ascolto, in iQpHab 1,1, con una citazione di
Is. 22,5, nella cornice di un oracolo di giudizio su
Abac. 1,2.
Gerusalemme. Secondo O. Procksch (KAT ix 280)
sòa‘ davanti a Ezech. 23,23 è - come del resto an­
che qóà‘ nello stesso passo - la designazione di una ìv. Nei L X X si trova una grande abbondanza di
popolazione. In tal caso anche qir(Is. 22,6), che è equivalenti. Il verbo è reso con |3oàv, Seìa-Sat, xpà-
altrettanto problematico, in parallelo a Elam po­ '(eiv, xpauyrj e axevàCEtv. Per sewa‘ si ha Sé-^crt.^, e
trebbe essere ritenuto la designazione di un po­ anche una volta per sua . 8értm<; può stare anche
polo. O. Kaiser (ATD 1 8 ,1 1 2 n. 6) invece conside­ per saw'à, come anche e Kpayt]. Non si posso­
ra sòa come sost. verbale di sw' I, H. Wildberger no cogliere accentuazioni particolari di sorta nel­
vi vede una forma secondaria masc. di saw'à e con­ l’uso di singoli equivalenti greci, che possano far
sidera qr come il grido dell’aggressore (BK x/2, pensare a prospettiva contenutistica differenziata.
807). La prosecuzione nei w . 12 s., se si tiene con­
to che in effetti non si trova alcun lamento, fa però
J. Hausmann
pensare che con sòa‘ non s’intenda un grido di
aiuto.
i o ? ( v ii , i 192) su'al (M.J. Mulder) ( v i i , 1192) n o

non sempre si distingue chiaramente tra la volpe e


f y W s u 'd l
lo sciacallo (e talvolta anche il lupo; così in egizia­
no; cfr. W. Helck, WbMyth 1 324; cfr. G.F. Moore,
1. Significato ed etimologia. - 11. La volpe nel Vicino Judges, IC C , 341; Margalith 226). Come nell’A.T.,
Oriente antico. - in . Attestazioni e significati nelPA.T. dove accanto a su'àl si ha anche la forma s'ib, sep­
- iv. Attestazioni e significati nelle versioni antiche.
pure solo in toponimi (Ios. 19,42; Iud. 1,3 5; / Reg.
4,9; cfr. W. Borée, Die alten Ortsnamen Palàsti-
" Bibl.: J. Achituv, sii'ài (EM iqr 7, 570 s.). - S. Bochar-
tus, Hierozoicon, sive Bipertitum opus de Animalibus nas, 21968, 34), anche in arabo ricorrono due for­
S. Scripturae 1 (Lugd. Batavorum - Trajecti ad Rhenum me: ta'lab e tu'al. Anche nei NP ugaritici sono at­
J1692 ex. ree. Johannes Leusden, spec. 849-861). - F.S. testate entrambe le forme (UT nr. 2717 s.; WUS
Bodenheimer, Animai and Man in Bible Lands, Leiden nr. 2910 s.; PN U 198). Accanto si ha sèlebu(m) in
i960, spec. 44. 100. - G . Cansdale, Animals of Bible accadico (AH w 1210; cfr. A. Salonen, Jagd und
Lands, Exeter 1970, spec. 124 -126 . - J. Feliks, Tbe Jagdtiere im alten Mesopotamien, Helsinki 1976,
Animai World of thè Bible, T el-A viv 1962, spec. 36 s. - 262 s.), sujoal in amorreo (APNM 267) e ta'là in
A . Jirku , Materialien zur Volksreligion Israels, 1914,
aramaico (che peraltro nelle stele di Sefire è ancora
spec. 1 1 1 - 1 1 6 . - P. Maiberger, Fuchs (N B L 1 7 11) . - O.
scritto s'I; K A I 222 A 33; DISO 315; J.A. Fitz-
Margalith, Samson’s Foxes: V T 35 (1985) 224-229. - R.
Pinney, The Animals in thè Bible, Philadelphia 1964, myer, BietOr 19, Roma 1967, 50) e siriaco (Brok-
spec. 120 s. - W. Richter, Fuchs (D er Kleine Pauly 2, kelmann, Lex. Syr. 830). È inverosimile il nesso
623 s.). con il termine etiopico takwlà ‘lupo, sciacallo’ (W.
Leslau, Comparative Dictionary of Ge'ez, 1987,
I. Tradizionalmente su'àl è tradotto soprattutto 573; cfr. anche T. Nòldeke, ZD M G 30 [1876] 769
con «volpe» ( Vulpes vulpes, inoltre Vulpes Niloti­ n. 3; M. Bittner, W ZKM 23 [1909] 411).
ca e Vulpes flavescens), come ancora oggi il neo­
ebraico continua a designare questo animale Sul piano etimologico la derivazione di s'I è molto
incerta. Bochartus (8 50), riferendosi al «latrare» della
(Achituv). Ma nell’A.T. e anche nella letteratura
volpe, suggeriva addirittura un significato fonda-
successiva (ad es. AuS iv, 1935, 305; vi, 1939, 341) mentale di «tossire». Gesenius (Thesaurus, 1457) ri­
non sempre si distingue chiaramente fra «volpe» e tenne possibile il significato di «fendere, squarciare,
«sciacallo» (Canis aureus), poiché quest’ultimo scavare», partendo dai nomina derivata so'al ‘cavo
animale, per quanto riguarda ad es. la struttura della mano’ (1 Reg. 20,10; Is. 40,12; Ezech. 13,19) e
corporea, si pone tra le volpi e i lupi, mostrando mis'ól ‘sentiero stretto, strada incassata’ (Num. 22,
peraltro una maggiore somiglianza con le volpi, 24). Inoltre egli suggerì una parentela linguistica con
quindi non sempre in natura è possibile distingue­ radici come s'r, shr, sgr ecc. F. Hitzig (Der Prophet
re fra i due (cfr. anche la precisa rappresentazione
Jesaja, 1833, 52) perciò interpretò su'àl nel senso di
«l’animale delle caverne, la volpe». Dizionari come
in Fauna und Flora of thè Bible, London 1 1980, GesB 853 e BDB 1043 arrivano a proporre una diffe­
31). Lo sciacallo ha la testa un po’ più larga, orec­ renza tra s'I 1 e 11, ma K BL3 956; Zorell, Lexikon, 829
chie più corte, il naso più piccolo e la coda più lun­ s., rinunciano del tutto a segnalare possibili deriva­
ga della volpe. A volte la volpe dell’ambiente pale­ zioni etimologiche (KBL3 1341: «nome primario»).
stinese assomiglia alla «volpe rossa» che vive in
Europa e nell’America settentrionale. In Palestina 11. Sul piano storicoreligioso la volpe ha un suo
esistono, si sa, due tipi di volpi (secondo Feliks 37 ruolo in molte culture e religioni del mondo, dallo
addirittura tre): un tipo più piccolo nella parte me­ scintoismo fino al Reinke de Vos della Germania
ridionale del paese e uno più grande in quella set­ meridionale (cfr. A. Bertholet, Wòrterbuch der
tentrionale (Pinney). Gli sciacalli (nell’A.T. talora Religionen, 1952, 153; H. Schmòkel, Kulturge-
anche come traduzione di ’?* [Is. 13,22; 34,14; Ier. schichte des Alten Orient, 1961, 227). La volpe è
50,39; cfr. G es'8 44] e tan [Is. 13,22; 34,13; 35,7; proverbiale nella letteratura, soprattutto grazie al­
43,20; Ier. 9,10; 10,22; 14,6; 49,33; 51,37; Ezech. la sua astuzia, come ad es. nelle «Favole della vol­
29,3; Mich. 1,8; Mal. 1,3; Iob 30,29; Ps. 44,20; cfr. pe» babilonesi (BWL 186-209; cfr. anche il pro­
K B L 3 1341]; diversamente tuttavia Margalith 227 verbio sul leone e la volpe, ibid. 181) o nella lette­
s.) si differenziano peraltro dalle volti soprattutto ratura classica (cfr. Richter 623). Già nel mito su­
per il loro stile di vita: i primi vivono in branchi e merico di Enki e Ninhursanga la volpe figura co­
si nutrono spesso di cadaveri, mentre le volpi di­ me animale intelligente (cfr. D.O. Edzard, Wb
vorano piccoli vertebrati, insetti e frutti e non vi­ Myth 1 58, al riguardo anche B. Alster, JC S 28
vono mai in branco. [1976] 125 n. 52). Tra gli animali delle favole gre­
Come in ebraico, anche in altre lingue semitiche che la volpe occupa il primo posto (Richter 624).
IT I (V II,1193) su'ài (M.J. Mulder) ( v i i , 1 19 4) 112

Inoltre essa è menzionata come devastatrice dei 395). Margalith sottolinea tuttavia che esso non
vigneti (Teocrito V 112 s.). A Roma la volpe acqui­ solo non va considerato un episodio o un’ espres­
stò significato cultuale al tempo della festa dei Ce- sione locale del «motivo della volpe» diffuso uni­
realia (19 aprile), quando volpi con fiaccole accese versalmente, ma anche come il suo Sitz im Leben
sulla coda venivano sospinte tra i cereali (Ovid., vada cercato in una narrazione eziologica locale.
Fasti 4,679-712; W. Einsenhut, Der Kleine Pauly 1, Secondo Margalith in quel tempo i Filistei avreb­
1115 : cfr. anche J.G . Frazer, The Golden Bough bero affibbiato allo sciacallo - animale che aveva
v/i, New Y o r k 319 51, 296 s., che considerava que­ dato il nome anchc alla città di Shaalbim (v. sopra,
sti animali rappresentanti dello spirito dei cereali). 1) - un nomignolo greco (Xà|j.7zoupi<; ‘coda a fiac­
Nella lirica amorosa dell’Egitto antico «una gio­ cola’) e gli Israeliti, fraintendendo un nome così
vane volpe» è metafora per l’amante (cfr. O. Keel, bello per il tetro sciacallo, avrebbero inventato un
Z B K i8, 104). racconto eziologico del loro eroe Sansone per spie­
garlo.
ili. NeH’A.T.dis/Td/siparlain//^/. 15,4; Ezech. In Ezech. 13,4, considerato spesso un’aggiunta
13,4; Ps. 6 3,11; Cant. 2,15; Lam. 5,18 e Nehem. o una glossa, i profeti d’Israele sono paragonati a
3,35. Ricorre inoltre il N P su'àl in / Chron. 7,36, volpi tra le macerie. La risposta alla domanda,
attestato anche in iscrizioni ebraiche antiche (cfr. perché proprio i profeti siano paragonati a volpi, è
ad es. D. Diringer, Le iscrizioni antico-ebraiche molto diversa (ad es. J. Herrmann, KAT xi 84:
palestinesi, Firenze 1934, 200; F. Vattioni, Bibl 50 perché le volpi scalzano i resti delle mura; H.
[1969I 364; P. Bordreuil, Sem 26 [1976] 51 s. [nr. Gressmann, F R L A N T 43, 1929, 79: perché le
17]; sulle attestazioni nelle iscrizioni di Arad cfr. volpi «sfruttano le loro povere vittime»; G. Foh­
A. Lemaire, LA PO 9 [1977] 205. 209; inoltre D. rer, HAT 1/13,69 n. 1: «A causa del loro significato
Pardee, U F 10 [1978] 335 s.). Per il resto su'ài ri­ di portatrici di sventura» [in linea con la posizione
corre in nomi geografici: yeres sii*ài in / Sam. 13, di Jirku, menzionata sopra]; W. Zimmerli, B K
17 (in Beniamino, presso Ofra; Zorell, Lexikon, x i i i / i 2, 291, rimanda a Nehem. 3,35, dove si ha

830; cfr. ’eres sa1àlìm, 1 Sam. 19,4; G T T O T § 676) forse una locuzione riguardante le volpi che salta­
e basar su'àl in Ios. 15,28; 19,3; Nehem. 11,27; / no sopra le mura e in tal modo le smantellano).
Chron. 4,28 (presso Bersabea: F.M. Abel, Géogra­ In Ps. 63,11 i nemici che attentano alla vita del
phie de la Palestine 11, Paris 31967, 344; G TTO T poeta sono consegnati alla spada e saranno vittima
§ 317, nr. 21; cfr. N. Avigad, IEJ 22 [1972] 6 s.). degli sciacalli. Qui le volpi probabilmente non so­
Secondo Jirku in quasi tutti i passi dell’A.T. la no in questione, poiché di norma non sono anima­
volpe è un animale di cattivo augurio, poiché dove li divoratori di carogne (v. sopra, 1; cfr. H. Gun­
se ne parla si tratta di episodi relativi all’infelicità kel, G H K i i / i } , 268). Nella metafora di Cant. 2,15
degli uomini. Anche per questo non è inopportu­ invece è possibile che si parli proprio delle volpi,
no domandarsi se in tali passi, invece che di volpi, ritenute capaci di devastare un vigneto in fiore (v.
non si tratti piuttosto di sciacalli. Ma non è il caso sopra, n; O. Keel, Z B K 18 ,10 4 s.; cfr. H.-P. Mùl­
di ridurre così aprioristicamente il significato e ler, O BO 56,1984, 47). Forse la vigna è immagine
l’uso veterotestamentario del termine su'àl, tanto della costumatezza o delle grazie della ragazza, e
più che talvolta è difficile distinguere tra la volpe e le «volpi», pur essendo ancor piccole, possono di­
lo sciacallo (v. sopra, 1). ventare pericolose per queste grazie (così tra gli
In Iud. 15,4 può darsi che si parli effettivamente altri W. Rudolph, KAT x v ii/ 1-3 ,134 s.; F. Landy,
di sciacalli (così tra gli altri K. Galling, B R L 2 150), Paradoxes o f Paradise, Sheffield 1983, 240 s.; O.
quando si racconta che Sansone catturò trecento Keel, Z B K 18, 104: «donnaioli»).
di questi animali, li volse coda contro coda e tra Lam. 5,18 annuncia che il monte Sion è devasta­
ciascuna delle due code mise una fiaccola, l’accese to e su di esso corrono le volpi o, com’è anche pos­
e quindi sospinse gli animali terrorizzati nei campi sibile, gli sciacalli (cfr. anche Mich. 3,12 [citato in
di cereali dei Filistei (diversamente peraltro G.F. Ier. 26,18]; inoltre Ier. 9,10; 10,22 [tan]; W. Ru­
Moore,Judges, IC C , 341; C.F. Burney, The Book dolph, KAT xvn/1-3, 262). Si tratta dell’immagine
o f Judges, 21920, 368, i quali sono dell’idea che di una devastazione totale.
non sia lecito sottrarre agli espedienti di Sansone In Nehem. 3,35 la riedificazione delle mura di
l’elemento mirabolante sostituendo «volpe» con Gerusalemme da parte dei Giudei è presa di mira
«sciacallo»). L ’atto ricorda i Cerealia romani (v. dalle parole insieme minacciose e schernitrici del-
sopra, n), che sono spesso chiamati in causa messi l’ammonita Tobia, con un modo di dire in sé ben
in relazione a questo racconto (ad es. Burney 393- articolato: «Anche se costruiscono, basta una voi-
ii3 ( v i i , 1195) sòfàr (H. Ringgren) ( v i i , i 195) 114

pe che salta su un muro di pietre per smantellar­ 2. Nell’A.T. il termine è attestato 70 volte, di
lo». Ciò vuol dire: sarà facile abbattere di nuovo il cui 4 nel Pentateuco, 35 nell’opera storica dtr., 21
muro costruito (cfr. A.H.J. Gunneweg, KAT xix/ negli scritti profetici, 4 nei Salmi, 4 nell’opera sto­
2, 79). Anche in questo modo di dire è possibile rica cronistica e 2 in Giobbe. Per 4 volte ricorre
sostituire «sciacallo» a «volpe», soprattutto se si come nome reggente di jóbèl ‘ariete’ (Ios. 6,4.6.
ritiene che le volpi non siano in grado di saltare 8.13).
(cfr. Jirku 113).
i l i . Lo sòfàr era un corno d’ariete (cfr. qeren
IV. I L X X traducono sempre su1ài con àXa)7re^ jòbèl, Ios. 6,5), che nell’uso cultuale poteva essere
(cfr, anche Mt. 8,20; Le. 9,58; 13,32); inoltre lo decorato o corredato di una imboccatura di me­
stesso termine si trova anche in Iud. 1,35 come tallo. Di norma il corno era ricurvo, ma il Talmud
parte di una libera spiegazione del toponimo Sha- menziona anche corna dritte (Abb., cfr. A N E P
albim (v. sopra, 1) e in / Reg. 21(20),to, come tra­ 201; O. Keel, Die Welt der altorientalischen Bild-
duzione problematica di se‘àlìm, un vocabolo che symbolik und das Alte Testament, 1972, 318-322).
viene tradotto frequentemente «cavo della mano» «Soffiare nel corno» si dice tàqa* bassòfàr o tàqa‘
(v. sopra, 1.; cfr. già J.F. Schleusner, Novus The­ sòfàr.
saurus I, 1820, 173). Nella Vg. si trova sempre la Il corno era soprattutto uno strumento per
traduzione vulpes. mandare segnali. Era usato da sentinelle per met­
Nella letteratura qumranica finora il termine tere in guardia la popolazione dai nemici (Is. 18,3;
non è attestato. Hos. 8,1; Am. },6;Nehem. 4,12.14; dr. Ier. 4,5.19.
M.J. Mulder 21; 6,1; Hos. 5,8; in senso traslato in riferimento al
ruolo di sentinella dei profeti in Ier. 6,17; Ezecb.
33>3-6)-
Il corno è usato per radunare le milizie in batta­
sofar glia (Iud. 3,27; 6,34; cfr. 2 Sam. 20,1), per segnala­
re l’inizio dello scontro, in particolare nella guerra
1.1. Etim ologia. - 2. Attestazioni. - 11. Impiego. - 1. In
santa (Iud. 7,8.16.20; cfr. Ier. 51,27), ma anche per
guerra. - 2. In ambito cultuale. - m .i. I L X X . -
2. Qumran.
dare un segnale durante la battaglia, ad es. per farla
interrompere (2 Sam. 2,28; 18,16; 20,22), per an­
Bibl.: Y . Kohler, sòfàr and h’ sòsrà: BethM 26 (1980/81) nunciare una vittoria (/ Sam. 13,3) o senza l’indi­
17 5 -18 2 . - E. Kolari, Musikinstrumente und ihre Ver- cazione di una funzione precisa (Ier. 42,14; Am.
wendung im Alten Testament, Helsinki 1947. - H .-M . 2,2; Iob 39,24 s.). A questo riguardo emerge parti­
Lutz, Jahw e, Jerusalem und die Vòlker (W M A N T 27,
colarmente la descrizione della conquista di Geri­
1968, spec. 134 s.). - D.W . Musie, The Trumpet: Bib­
lical Illustrator 14 (1988) 30-33. - H . Seidel, H o m und
co, poiché qui il suono del corno ha tratti eviden­
Trompete im Alten Israel unter Beriicksichtigung der temente cultuali (Ios. 6,4.6.8.9.13.16.20).
«Kriegsrolle» von Qumran : W Z Leipzig 6 (1956/57) 2. Con i segnali dati col corno si proclama la
588-599. comparsa di un nuovo re (2 Sam. 15,10, Assalon­
ne; x Reg. 1,34.39.41, Salomone;2 Reg. 9,i3,Jehu).
i.i. L ’ebr. sòfàr ‘corno’ come strumento a fiato L ’epifania di Jhwh sul Sinai è accompagnata
(nelle traduzioni meno recenti spesso «tromba») è dallo squillo del corno (Ex. 19,16.19; 20,18). Vero­
un nome primario, che sotto l’influsso biblico è similmente questa descrizione deriva da una cele­
attestato anche in medioebraico e in aramaico giu­ brazione cultuale tarda. In ambito meramente cul­
daico. Sembra ricorra anche una volta in ugaritico, tuale, il suono dello sòfàr ricorre in diversi conte­
per designare in un testo corrotto (KTU 1.108,10) sti. L ’inizio dell’anno giubilare è annunciato con il
un corno (spr) dal quale si beve vino. Di solito si corno delle acclamazioni (sòfàr teru à ; -» rw y)
ritiene che sia connesso con l’acc. sappàru ‘capro’ (Lev. 25,9). Analogamente secondo Ps. 81,4 il
(AHw 1027) e che il termine per indicare una spe­ giorno della luna nuova si celebra suonando lo
cie di animale sia stato usato in senso traslato per sòfàr.; il medesimo versetto menziona anche il
indicare il suo corno (cfr. jòbèl). La precisazione giorno della luna piena (késeh) e il «giorno della
del tipo di animale è peraltro incerta. A. Salonen nostra festa» (hag)». Nel contesto figurano anche
(Jagd und Jagdtiere im Alten Mesopotamien, varie espressioni per indicare grida di giubilo,
Helsinki 1976, 260 ss.) propone «cinghiale», ma in canto e musica.
tal caso verrebbe meno la possibilità di un nesso Un digiuno pubblico è annunciato dal suono
con sòfàr. del corno (Ioel z,iy, forse/s. 58,1). Quando David
n j (VII»XI96) sur (H. Ringgren - A.S. Kapelrud) (vii,ir97) t i 6

riconduce l’arca a Gerusalemme, ciò avviene tra il The Date and Composition of Ezechiel (JB L , M on Ser
suono di corni e grida di giubilo (teru(à, 2 Sam. 4, Philadelphia 1950, spec. 60 s.) - A . Vaccari, Note cri­
6,15). Il parallelo di 1 Chron. 15,28 menziona an­ tiche ed esegetiche: Bibl 28 (1947) 394-406, spec. 398 s.
- P. W ernberg-M aller, Two Notes: V T 8 (1958) 305-
che diversi altri strumenti musicali. A una proces­
307, spec. 307 s.
sione con l’arca si riferisce verosimilmente anche
Ps. 47,6: «Dio è asceso (‘àia) tra acclamazioni (te- 1.1. Esistono almeno due radici di swr, una delle
ru'à), Jhwh con squilli di corno (qòl sòfàr)». Poi­ quali, sur 1, di recente è stata messa in connessione
ché nei w . 7-9 Jhwh è designato come re, si tratta con l’acc. surru ‘piegarsi, prostrarsi, inchinarsi’
di un giubilo regale. Lo stesso vale per Ps. 98, un (AHw); sarebbe possibile un nesso con l’ug. drt
salmo di Jhwh re, dove il v. 6 recita: «Allo squillo ‘sogno, visione’ (WUS nr. 2722). sur 11 viene mes­
delle trombe (hàsófròt) e dei corni alzate grida di so in relazione all’ar. sàra ‘viaggiare’ (cfr. sajjàrah,
gioia (rw ‘ hif.) davanti al re Jhwh». Come accom­ ‘carovana’ ; A Guillaume, AbrNahrain 2 [1960/61]
pagnamento di canti di lode, in genere si menziona 33) e al palm. sjrt‘ ‘carovana’ (DISO 298; cfr. il m.
lo sòfàr insieme ad altri strumenti musicali in Ps. ebr. sejàrà). È incerto se l’aramaico giudaico se-
150,3. Secondo 2 Chron. 15,14 la deposizione di war ‘saltare, saltellare’ rientri in quest’ambito. A l­
un giuramento solenne è accompagnata da musica cuni esegeti sono dell’idea che si tratti di due svi­
di corni e trombe. luppi diversi della medesima radice (K B L3 1346).
Nell’idea del riecheggiare del corno nel giorno Secondo K B L 3 1346.1658, la migliore derivazione
di Jhwh si combinano insieme motivi della dichia­ possibile per ['hap. leg. tesurà in / Sam. 9,7 è da
razione di guerra e dell’epifania (cfr. O. Kaiser, swr 1 (cfr. S.M. Paul, Bibl 59 [1978] 542-544; P.
ATD 18, 186); così Ioel 2,1; Soph. 1,16; cfr. anche Xella, U F 14 [1982] 298-302), secondo M. Da­
Is. 18,3; 27,13; Zach. 9,14. hood (Bibl 54 [1973] 353) da swr 11.
2. Secondo K B L 3 di sur I vi sono 11 attestazioni
i i i .i . I L X X rendono sòfàr prevalentemente sicure, 9 delle quali si trovano in Giobbe, sur 11 è
con cjàÀ7UYE (38 volte + cràÀmYl; xepaTivrj, Ps. attestato solamente 3 volte. A Qumran finora sur
98,6), o con xEpartvr, (21 volte). In Ios. 6,7(8) bas- non è attestato.
sòfàr è tradotto con eùtovox;, e in / Chron. 15,28 è
reso con craxpep. 11.1. Spesso sur I è in parallelo con verbi di «ve­
2. A Qumran troviamo nella Regola della guer­dere», cosa che in certo senso ne conferma il signi­
ra 6 attestazioni di sòfàr, tutte relative a segnali ficato. Ciò vale tra l’altro per le due ricorrenze nei
dati duramela battaglia (iQ M 7,14; 8,9.11.15; 16,7 detti di Balaam: Num. 23,9, «Dalla cima della roc­
s.; 17,13 // 4QMa 11,11,22). Un’altra attestazione, cia io lo (il popolo d’Israele) vedo (rà'à), dalle al­
peraltro incerta, è da segnalare per nQM elch tezze io lo guardo (sur)», e 24,7: «Io lo vedo (rà'à),
2,25, che riprende da Lev. 25,9 il far risuonare il ma non ora, io lo guardo (sur), ma non da vicino».
segnale del corno in tutto il paese nel giorno del­ Nell’ultimo caso il riferimento è probabilmente a
l’espiazione. un guardare visionario che ha per oggetto il sovra­
ri. Rmggren no veniente.
Anche in Giobbe si trovano siffatti sinonimi, ad
es.: «Guarda il cielo (nbt hif) e osserva (rà'à),
*Y)t^ sur contempla (sur) le nubi sopra di te!» (35,5), oppu­
re: «Nessun occhio, che guarda (rà'à) verso di me,
i . i . Etim ologia. - 2. Attestazioni. - 11. sur 1. - 1. Im pie­
mi scorge (sur); se i tuoi occhi mi cercano, io non
go. - 2 . 1 L X X - in . sùr II. - 1. Impiego. - 2 . 1 L X X .
ci sono più» (7,8) e: «L’occhio che lo vide (sàzaf),
Bibl.: W .F. Albright, The Psalm o f Habakkuk (Fs. non lo guarda più (ld' tòsif ), la sua dimora (mà-
T.W , Robinson, Edinburgh 1950, 1-18 , spec. 7). - A. qòm) non la scorge (sur) più» (20,9; su màqòm cfr.
Bertholet, Zur Stelle Hohes Lied 4,8 (Fs. W.W. G raf Ps. 103,16). I due ultimi passi parlano della transi­
Baudissin, BZA W 33, 19 18 , 47-53). - J. Boemer, torietà dell’uomo. In 17,15 un Giobbe disperato
Welchen Sinn hat Hohes Lied 4,8?'. M G W J 80 (1936) chiede: «Chi vede (sur) la mia speranza» (ma qui
449-453. - J. D ay, Molech. A God of Human Sacrifìce
verosimilmente tiqwàtì deve essere letto tòbàti,
in thè Old Testament (Univ. o f Cam bridge Orientai
Publications 4 1, Cam bridge 1989, spec. 50-52). - G .R .
«la mia felicità», perché tiqwà si trova già nel pri­
D river, Difficult Words in thè Hebrew Prophets (Fs. mo versetto). Elihu afferma: «Dio parla una volta,
T.W . Robinson, Edinburgh 1950, 52-72, spec. 58 s.). - anzi due volte, ma non gli si presta attenzione»
Id., Studies in thè Vocabulary o f thè O ld Testament (33,14; qui sur ha un significato più ampio: «pre­
vii: JT h S 35 (1934) 380-393, spec. 38. - C .G . H owie, stare attenzione»). Un’altra volta egli dice dinanzi
X17 (v ii , 1198) sor (H.-J. Zobel) ( v i i , 1199) 118

_ a Dio: «Egli nasconde il suo volto, chi lo scorge sistematicamente il T.M. nel senso che qui si parla di
(sur)}» (34,29: Dio si è ritirato, non lo si vede). un re babilonese (Molk als Opferbegriff im Pun. und
Inoltre, quando gli uomini chiamano e Dio non ri­ Hebr. und das Ende des Gottes Moloch, 1935, 45 n.
1). Quest’interpretazione va respinta, in particolare
sponde: «È inutile, Dio non ascolta (sàma‘), e
perché nel medesimo versetto si parla parallelamente
Shaddai non presta attenzione (sur), anche se lo di se,Ól (cfr. Day 51).
dici, tu non lo vedi (sur)» (35,13 s.). Si parla di Sulla base di xaì ÈTuÀrfSuvac; nei LX X Driver vor­
nuovo dell’«assenza» di Dio, poiché Giobbe si rebbe trovare in tàsurì un verbo ebraico affine all’ar.
“ comporta orgogliosamente.Tnfine in 24,15 lo stes­ tarra ‘fluire-abbondantemente’ e traduce: «E tu fosti
so Giobbe dice dell’adultero che cerca il crepusco­ inzuppato d’olio... per il re» (Fs. Robinson, 58 s.). In
lo in modo da non essere visto (sur). JThS 35, 389, egli inoltre ha messo tàsurì in relazione
con l’acc. saràru ‘«splendere, irradiare’ e ha tradotto
Fra i passi incerti K BL3 1345 s. annovera i seguen­ «E tu eri scintillante d’olio davanti al re». Wernberg-
ti: Ier. 5,26, dove forse si deve leggere jàsurù kesók Moller riferisce invece il verbo all’ar. tarà ‘essere ric­
'fqusìm «essi vegliano come nel nascondiglio degli co, moltiplicare’ e traduce: «Tu effondi abbondante­
uccellatori» (J.A. Emerton, Fs. H. Cazelles, AOAT mente olio su Melek» (308). Ma i LX X non si racco­
212, 1981, 125-133); Hos. 13,7, k'nàmér ‘al-derek mandano come punto di partenza, poiché evidente­
yàsur «come una pantera sto in agguato lungo la via» mente il traduttore non ha capito il versetto. La tra­
(così H.W. Wolff, BK x i v / i } , 285. 287) oppure «co­ duzione «andare, correre» s’adatta bene al contesto.
me una pantera balzo lungo la via» (sur 11, così W.
Rudolph, KAT x i i i / i , 235. 238). Hos. 14,9: «Chc co­ In Cant. 4,8 tàsurì è tradotto comunemente con
sa ha a che fare ancora Efraim con gli idoli (si legga lo
«discendi». Il contesto dice: «Con me dal Libano,
anziché lì, con i LXX)? Gli ho risposto (‘ànìti, o si o sposa, con me dal Libano tu devi venire. Discen­
dovrà leggere ‘inrììti «l’ho umiliato»?) e guarderò
di dalla cima dell’Amana!». L ’invito dell’amato si
(sur) a lui». Ps. 17 ,11 il T.M. recita: «I nostri passi
(’assurènù), ora essi ci circondano». Si legge per lo concentra sul desiderio di vedere l’amata il più
più j'surùnì «essi mi tendono un agguato», ma la le­ presto possibile. È ragionevole pertanto tradurre
zione è incerta: forse è meglio insistere su «passi» qui con «affrettati». Sarebbe possibile anche
(cfr. ora al riguardo M. Cohen, VT 41 [1991] 137- «guarda giù» (sur 1; cfr. K B L 3 1346). ,
144). In lob 33,27 si ha jàsór, che molto spesso viene Il ptc. pi. sàròtajik in Ezech. 27,25 designa un
corretto in jàsir «egli canta», cosa che peraltro non gruppo in viaggio, di solito reso con «carovana»
s’adatta bene al contesto; sarebbe da prendere in (cfr. Dalman, AuS vi, 1939, 160): «Le navi di Tar­
considerazione la proposta di BHS: una forma hif. di
sis erano la tua carovana con la tua merce di scam­
srr col senso di «rendere noto» (cfr. l’ar. sarra iv).
bio» (W. Zimmerli, B K xm/22, 625. 632 s.; cfr. E.
2. 1 L X X non hanno una traduzione unitaria Tàubler, Biblische Studien. Die Epoche der Rich­
per sur 1. Più di una volta ricorrono solo Ttpocrvoetv ter, 1958, 206 n. 4). Nella versione greca dei testi
e ópàv; altre traduzioni sono 7zepipXÉ7re!,v, xaxa- di Paimira il termine sjrt' è reso con cruvoSta, lo
pav-Sàveiv, ópaTirjq e p.axapi<Ceiv (Num. 24,17). In stesso vocabolo che in Le. 2,44 è impiegato nel si­
passi incerti i L X X hanno letto un altro testo, op­ gnificato di «gruppo in viaggio».
pure non hanno capito quello che avevano da- 2. Ai traduttori dei L X X il vocabolo ha procu­
vanti. rato difficoltà. In Ezech. 27,25 evidentemente
H. Ringgren l’espressione non è stata compresa e per questo è
stata riscritta: iz\ola, èv aù-olc, xapxr,Sóv101 ep7to-
iii.i. In Is. 57,9 il profeta dice: wattàsurì lam- poi crou. In Cant. è stato capito il verbo, è vero, ma
melek bassemen «e tu sei corso da Moloch con non quello che segue: EXcucrf) xaì SieXeucjf) arò àp-
olio». Qui è sottolineata la fretta del popolo di ■£?)<; atCTTecoc;. In Is. 57,9 i L X X chiariscono il testo:
servire il dio straniero e il significato del verbo xaì è 7 t À Y ) # u v a ? t y j v Tcopveiav a o u (xeT ’ aÙ T rò v . È
può essere dedotto dal contesto. Di solito si tra­ fuor di dubbio che il verbo sur n non era noto ai
duce «andare, correre», cosa confermata anche, al traduttori dei LX X .
v. 10, da «il lungo cammino». Poiché in entrambi i A S . Kapelrud
verbi a essere interpellata è la medesima persona
(o sono le medesime persone) (Day 51), la tradu­
zione ben s’adatta al contesto.
Ma il versetto è discusso. Il dibattito ruota intorno
sór
alla vocalizzazione del termine melek e intorno al si­
gnificato del verbo wattàsurì, ed è evidente che le 1.1. Presenza, attestazioni. - 2. Significato. - 3. 1 LXX. -
due questioni sono correlate. O. Eissfeldt ha inteso 4. Qumran. -11. Uso profano. - 1. In generale. - 2. Ani­
ii9 (v ii , izoo) sór (H .-J. Zobel) (v ii, 1 20 0) 120

male da lavoro e da macello. - IH. Il toro in testi giuridi­ pee, lo si può giustamente ritenere un «vocabolo
ci. - 1. Leggi. - 2. N orm e. - 3. D etti sapienziali. - iv. Il appartenente alle culture elevate e itinerante»
toro nel linguaggio figurato. - 1 . Figure. - 2. Paragoni. - (K B L3 1346).
3. Testi poetici. - v. U so religioso. - 1. Il toro negli ora­
In ebraico si trovano 79 attestazioni e in ara­
coli di maledizione, di giudizio e di salvezza. - 2. Il toro
come animale sacrificale. - 3. Immagini del toro e culto
maico biblico altre 7: Genesi 2 volte, Esodo 24
del toro nel Vicino Oriente antico e in Israele. volte, Levitico 10 volte, Numeri 4 volte, Deutero­
nomio 12 volte, Giosuè 2 volte, Giudici 2 volte, 1
Bibl.: M. Aberbach - L. Smolar, Aaron, Jeroboam, and
Samuele 5 volte, 2 Samuele 1 volta, 1 Re 2 volte,
thè Golden Calves: J B L 86 (1967) 129 -140. - A . Alt,
Der Gott der Vdter (B W A N T 48, 1929 = Kl. Schr. 1, Isaia 4 volte, Ezechiele 1 volta, Osea 1 volta, Salmi
19 53, 1-78). - L .R . Bailey, The Golden Calf: H U C A 2 volte, Proverbi 3 volte, Giobbe 3 volte, Neemia
42 ( 19 7 1) 9 7 -115 - - F.S. Bodenheimer, The Ànimals of 1 volta, nonché Daniele 4 volte ed Esdra 3 volte.
Palestine, Jerusalem 1935. - J.P . Brow n, The Sacrifdal Inoltre vi sono oltre 40 attestazioni a Ugarit e
Cult and its Critique in Greek and Hebrew 1: JS S 24 una da Sefire (KAI 222 A 22 s.).
(*979) 1 59- I 73* “ G . Dalman, AuS vi, 1939, spec. 160-
*79• - J- Debus, Die SUnde Jerobeams, 1967. - O. Eiss­ Se lo sórh (KAI 215,6.9) rientri in quest’ambito è
feldt, Lade und Stierbild: ZA W 58 (1940/41) 19 0 -21 j = molto problematico (cfr. KAI n 226: «siccità, anche
Kl. Schr. 11, 1963, 282-305. - Y . Feliks, The Animai saggina o miglio»).
World o f thè Bible, Tel A viv 1962. - Id., to’ - sòr. Le-
shonenu 44 (1979/80) 13 0 -13 6 . - K . Galling, Viehwirt- 2. Il significato del nome può essere ricavato da
schaft (B R L 1, 351-3 5 j, spec. 3 5 1 ) .- J . Hahn, Das «Gol- un confronto con designazioni analoghe. Mentre
dene Kalb». Die Jahwe-Verehrung bei Stierbildem in ‘egei (fem. ‘eglà) indica il ‘vitello’ e par (fem .para)
der Geschichte Israels (E H S xx m /15 4 , *1987). - M .-L. il ‘giovane manzo’, sór manca di riferimenti speci­
Henry, Das Tier im religiosen Bewusstsein des alttesta­ fici all’età o al sesso, e quindi è usato genericamen­
mentlichen Menschen (SgV 220/221, 1958). - I. L ew y, te. Il sostantivo trova il suo proprio contraltare
The Story o f thè Golden C alf Reanalysed: V T 9 (1959) nel collettivo hàqdr: ne risulta che sór significa «un
318 -322. - S.E. Loewenstam m, The Making and D e-
capo singolo di bestiame bovino... senza riguardo
struction o f thè Golden Calf: Bibl 48 (1967) 481-490 =
Id., Comparative Studies in Biblical and Ancient
al sesso e all’età» (K B L3 1347, con riferimento a
Orientai Literatures, A O A T 204, 1980, 236-245). - L. Péter-Contesse, VT 25 [1975] 493-496; già Dal­
Malten, Der Stier in Kult und mythischem Bild: JD A I man 171). «Là dove nelle traduzioni della Bibbia
43 (1928) 90-139. - H . M otzki, Ein Beitrag zum Prob­ in tedesco si parla di ‘buoi’, il riferimento non è
lem des Stierkultes in der Religionsgeschichte Israels: mai al toro castrato» (Galling 351; cfr. anche Dal­
V T 25 (1975) 470-485. - E. Nielsen, Ass and Ox in thè man 175).
Old Testament (Fs. J. Pedersen, Kobenhavn 19 53, 263- 3 . 1 L X X hanno tradotto sór soprattutto con
274). - E. O tto, Beitrage zur Geschichte der Stierkulte \t.óayoc, (49 volte), quindi con (3où<; (21 volte) e con
in Àgypten, 1938. - W. Pangrit/., Das Tier in der Bibel,
Taùpot; (15 volte). I L X X intendono Hos. 12,2 di­
1963. - R . Péter-Contesse, sòr et pr. Note de lexicogra-
versamente.
phie bébraique: V T 25 (1975) 486-496. - Id., Note on
thè Semantic Domains o f Two Hebrew Words: pr and 4. A Qumran, le attestazioni di swr in 1 iQ T 52
sór: BiTrans 27 (1976) 1 1 9 - 1 2 1 . - R . Pinney, The Ani- (8 volte) e 64,13 corrispondono nell’insieme ai
mais of thè Bible, Philadelphia 1964. - S. Schroer, In precedenti biblici di Deuteronomio (e Levitico)
Israel gab es Bilder (O B O 7 4 ,19 8 7 , spec. 81-10 4). - J-A. (v. sotto, ih .2). Nel criptico testo astrologico di
Soggin, Der offiziell gefòrderte Synkretismus in Israel 4Q186 1 ,1 1 9 (2 volte) invece swr dovrebbe desi­
wahrend des 10. Jahrbunderts: ZA W 78 (1966) 179- gnare la costellazione omonima (cfr. J. Carmi-
204. - M. Weippert, Gott und Stier: Z D P V 77 (19 6 1) gnac, RQu 5 [1964/66] 203; M. Delcor, RQu 5
9 3 -117 .
[1964/66] 528-530).
1.1. sór è un nome primario (K B L3 1346). Oltre
che in ebraico e in aramaico biblico è attestato nel- 1 1 . 1 . 1 bovini fanno parte degli animali viventi in
l’aramaico antico (srh), medioebraico (sór), ara­ Palestina già nell’antichità (cfr. Dalman 160-167),
maico giudaico (tór), accadico (suru[m\), ugaritico e il loro addomesticamento ebbe luogo nell’età del
(tr), sudarabico (twr), etiopico (sór), tigrè (sòr), bronzo (cfr. Galling 351; Bodenheimer 118-122);
tigrino (sór) e arabo (taur). E sempre un vocabolo sono tenuti in recinti o nella stalla (cfr. Is. 1,3), si
biconsonantico monosillabico, nel quale la secon­ nutrono di erba (Ps. 106,20; Dan. 4,22.29.30; 5,21)
da consonante è una r, la prima consonante è un e possono anche essere ingrassati come manzi
suono sibilante, con variazione tra s , s e t o t . Poi­ (Iud. 6,25) o come buoi (Prov. 15,17). Poiché nel
ché il nostro termine ricorre anche in greco (iaù- testo ugaritico K TU 1.17^ 1,23 si tratta di caccia,
poc;), in latino (taurus) e in altre lingue indoeuro­ tr significa lì «bue selvatico».
121 (VII, 1201 ) sór (H.-J. Zobel) (VII, 1202 ) 122

2. Nella descrizione della proprietà di una per­


come un suo membro. Se poi il proprietario del
sona, al primo posto - come nel caso di Giacobbe bue sapeva che il suo animale dava cornate, «sarà
che va in cerca di una moglie (Gen. 36,6; cfr. la punito come il colpevole di un assassinio preme­
ricchezza di Giobbe, Iob 1,3; 42,12) - si trovano i ditato» (M. Noth, A TD 56, 147).
bovini. Samuele proclama la propria innocenza Sono peculiari le esortazioni che estendono il
con la domanda retorica a chi abbia mai sottratto dovere dell’aiuto umanitario anche al bue (Deut.
un bue o un asino (1 Sam. 12,3), e il decalogo pro­ 22,1.4) e lo richiedono persino per l’ animale del
t e g g e anche la proprietà di buoi e asini (Ex. 20,17; nemico (£x. 23,4; cfr. G. v. Rad, ATD 83, 101). La
Deut. 5,21). «mentalità amica degli animali», che sta alla base
Il bue è doppiamente utile, come animale da la­ di queste esortazioni (v. Rad 110), trova espressio­
voro e da macello. I buoi tirano carri (Num. 7,3), ne elementare nel precetto di non mettere la mu­
trebbiatrici o aratri (1 Reg. 19,19-21). Quando seruola al bue che trebbia (Deut. 25,4).
Gen. 49,6 che parla della mutilazione di tori inten­ 2. Introduce nell’ambito dei principi giuridici
de che ciò avvenga nel tagliare le loro catene, essi fondati su base religiosa il divieto di arare con un
sono intesi anche come animali da lavoro, sebbene bue e un asino insieme (Deut. 22,10; v. Rad 10 1:
a quanto pare non possano (ancora?) esser usati «impedisce... usanze magiche»[?]) e il modo in cui
come tali. si deve trattare il primogenito, anche del bue, fis­
Come animale da macello il toro serve per il nu­ sato con grande precisione in Ex. 22,29; 34>I95 Lev.
trimento degli uomini. Per la sua mensa Neemia 27,26; Num. 18,17; Deut. 15,19. Poiché anche il
aveva bisogno tra l’altro di un toro (Nehem. 5,18; primogenito del bue in quanto tale appartiene a
cfr. anche 1 Reg. 5,3). Per la festa dell’incorona­ Jhwh, gli è sacro, non è lecito farlo lavorare e non
zione Adonia fece macellare anche una grande può essere riscattato. Il riposo sabbatico vale an­
quantità di bovini (1 Reg. 1,19.25). I manzi ingras­ che per il bue (Ex. 23,12; De ut. 5,14), perché è con­
sati erano considerati una prelibatezza (Am. 6,4; siderato una creatura, al pari dell’uomo (cfr. M.
Ezech. 39,18; cfr. anche 1 Reg. 5,3), e Saul esorta la Noth, ATD 56, 154; diversamente Henry 12); se il
popolazione a eseguire la macellazione del bestia­ precetto di sterminio c esteso anche ai bovini (Ios.
me rubato in modo rituale (1 Sam. 14,34). I buoi 6,21; 7,24; / Sam. 15,3; 22,19), è perché con ciò si
fanno anche parte del bottino di guerra dei Madia­ intende ordinare l’annientamento di ogni essere
niti (lud. 6,4). È considerato un misfatto crudele e vivente. Nelle norme alimentari sulla consuma­
brutale sottrarre alla vedova l’asino e la mucca zione di animali puri ovviamente si parla anche del
(Iob 24,3), perché cosi le viene tolto «l’unico aiuto bue (Deut. 4,4), il cui grasso peraltro è sottratto al­
per il lavoro e il sostentamento» (G. Fohrer, KAT la consumazione (Lev. 7,23).
xvi 371). 3. Anche i detti sapienziali trattano del bue.
Prov. 14,4 contrappone la situazione di chi senza
iii.i. Il riferimento alla macellazione rituale ci buoi ha una greppia pulita a quella di chi invece
conduce al trattamento del toro nei testi giuridici può usare la forza dei suoi buoi per garantirsi un
dell’A.T. (cfr. Henry 26-28). Con la legge sulla raccolto abbondante. In 15,17 si parla di amore e
macellazione rituale di buoi, pecore o capri inizia di odio in termini tali, che ad essi viene confronta­
H in Lev. 17,3-7. Si vieta tra l’altro anche di ma­ to rispettivamente un frugale pasto di verdure e un
cellare buoi o pecore nel giorno stesso in cui si pasto opulento con manzo ingrassato, e il primo è
macellano i loro piccoli (Lev. 22,28). considerato migliore del secondo. Infine Giobbe
Nel libro del patto si trovano enunciazioni giu­ lamenta che gli empi hanno fortuna perché il loro
ridiche casistiche sulla tematica dei «risarcimenti toro monta la mucca non inutilmente, così che il
nel caso di furto di bovini» (Ex. 21,37; 22>3)> nel loro patrimonio aumenta considerevolmente (Iob
caso di appropriazione indebita di tali animali 21,10).
(22,8.9) e nel caso ^ un incidente mortale di cui è
vittima il bue caduto in una cisterna rimasta sco­ iv. 1. Chiaramente rifacendosi a un detto sapien­
perta (21,33; cfr- Dalman 274). La normativa ri­ ziale (cfr. G. Fohrer, KAT xvi 169), secondo cui il
guardante il danno arrecato da un bue che dà cor­ bue se ha di che nutrirsi non muggisce, Giobbe
nate è trattata ampiamente in 21,28 s.32.35 s. (cfr. intende giustificare il proprio lamento (Iob 6,5).
H.D. Preuss, -» voi. v 675). La pena può andare da Entriamo così nel campo del linguaggio figurato
un semplice risarcimento fino alla lapidazione e (cfr. A. Wiinsche, Die Bildsprache des A.T ., 1906,
uccisione dell’animale; in questo caso il bue, 43-47). Is. 1,3 presuppone il rapporto naturale e
avendo operato contro la comunità, viene trattato istintivo del bue con il suo padrone, per dedurne
1 2 3 (V II, 1 2 0 3 ) sor (H .-J. Zobel) ( v ii , 1204) 124

che la separazione di Israele da Jhwh è insensata. v .i.A l linguaggio figurato è possibile riferire
Se, come ritiene O. Kaiser (ATD 17, 6), in tal mo­ l’uso del termine in detti di maledizione, di giudi­
do trovi espressione anche la «fedeltà degli anima­ zio e di salvezza. Un aspetto della maledizione è
li verso i loro tiranni», o - con Henry (44 s.) —il che all’uomo non giova a nulla quello che ha fatto:
fatto che «l’ordinamento divino è vissuto e salva- «Il tuo toro sarà macellato davanti ai tuoi occhi e
guardato», non è possibile dire con certezza. tu non ne riceverai nulla da mangiare» (Deut. 28,
2. In un elaborato paragone con il giovane che 31). Nel caso della rottura di un contratto, si mi­
va dietro a una prostituta si parla del bue come di naccia che il vitello allattato dalla mucca sia desti­
un animale che va al macello (Prov. 7,2 2) per tro­ nato a non saziarsi (KAI 222 A 22 s.). Rientra nel
varvi la sua morte. Nel racconto di Balaam, Israele quadro del giudizio l’immagine di bovini e pecore
è paragonato a buoi che brucano l’erba del campo che pascoleranno sui monti di Giuda (Is. 7,25),
(Num. 22,4). Che i buoi mangiano l’erba è un ter- perché il paese è ormai ridotto a pascolo per il be­
tium comparationis ripetuto in Dan. 4,22.29 s.; 5, stiame. D ’altro canto un altro aspetto del tempo
21 (solo in questi passi al pi.). della salvezza è che «la semente... cresce così uber­
3. Infine si parla anche del volto del toro come tosa... che si possono lasciar circolare e pascolare
di uno dei quattro volti presso il carro del trono liberamente gli animali da tiro [bovini e asini] soli­
(Ezech. 1,10), e nell’espressione sul «primogeni­ tamente nutriti nella stalla» (O. Kaiser, ATD 18,
to di toro» relativa a Giuseppe, che era d’aspetto 266; cfr. Is. 32,20).
maestoso (Deut. 33,17). 2. Nel culto d’Israele il toro gode di una posi­
zione privilegiata; è infatti più prezioso delle pe­
Dalla letteratura ugaritica si possono addurre an­
cora i seguenti paragoni espliciti: Ba'al cade come un core e delle capre, e negli elenchi degli animali da
bue (km tr) e sprofonda come un coro selvatico (km sacrificio sta sempre al primo posto (ad es. Lev. 9,
jbr; KTU 1.12 ,11,5 4 s.); chiaramente qui si tratta di 4.18; 22,27; Num. 15 ,11; Deut. 18,3; 2 Sam. 6,13;
una scena di caccia, poiché come animale da caccia il Esdr. 6,7.17; 7,17). L ’importanza del toro come
toro in KTU 1 .17,vi,20ss. è elencato accanto all’aquila animale sacrificale si vede anche nel fatto che ri­
((qb), al toro selvatico (rJm) e allo stambecco ( ; 7 ). entra tra gli animali per l’olocausto (Lev. 1,3) e tra
Gli «animali feroci» che saranno partoriti dalla serva quelli per la macellazione (Deut. 18,3), per il sacri­
di Atirat avranno corna come tori (qrnm km trt\ ficio di espiazione (Lev. 4,3.14) e il sacrificio di
KTU 1 .1 2 ,1 ,3 0 s.) e in KTU 1 , 1 5,vi,7 (analogamente
comunione (Lev. 3,1; 4,10; 9,4.18; cfr. Dalman
in V,i3) il toro è l’animale chiamato a confronto per
il suo muggire sonoro. 169). Il sacrificio di un vitello ingrassato offerto in
occasione della consacrazione dell’altare è presup­
Se si esaminano ancora una volta tutte queste posto in Iud. 6,25 s. Che in tal caso diventino ne­
attestazioni (incluso re,èm, par ecc.), in esse del cessarie anche regole rituali, chc vietano di offrire
toro non si parla come del «simbolo della fertili­ animali difettosi (bovini: Lev. 22,23; Deut. 17,1), o
tà», come è stato affermato spesso e di recente an­ prescrivono che l’età minima di un animale da sa­
cora da K.-M. Beyse (-> voi. v i i 307). Esso è consi­ crificio sia almeno di sette giorni (Lev. 22,27), e
derato piuttosto un animale temibile, paragonabi­ indicano tutto quello che dev’essere prelevato dal­
le in qualche modo al leone (Ezech. 1,10), o a un l’animale prima del sacrificio (Lev. 4,10; cfr. 9,19),
animale che mette a repentaglio seriamente l’esi­ risulta ovvio.
stenza dei Moabiti (Num. 22,4). Là dove gli ven­ Di un toro sacrificale parla anche il testo ugari­
gono attribuiti maestà e magnificenza, ciò vale ad tico K TU 1.40.17.26.34 (lezione WUS nr. 2932;
esprimere la posizione particolarmente elevata di secondo KTU ; Whitaker; U T nr. 1848 V ‘asino’).
Giuseppe all’interno della confederazione delle Se il testo di Hos. 12,12 è corretto, allora Ì tori sa­
tribù d’Israele, la sua dignità e anche la sua pretesa crificali a Gaigaia sono considerati segno del pec­
di guidarle (Deut. 33,17). Che nell’A.T. per 4 volte cato d’Israele (cfr. i commentari). Is. 66,3 critica il
i tori figurino come animali «forti» (’abbirim: Is. sincretismo d’Israele, che consiste nell’accostare
34,7;Ps. 22,13;68,31; 5°>I 3>secondoDalman 172), sacrifici di tori e l’assassinio di persone umane. Ps.
orienta nella medesima direzione e trova una gra­ 69,32 contesta al sacrificio di tori la posizione pri­
dita conferma nel parallelismo ugaritico tra tr e vilegiata che gli viene attribuita, prima del canto e
sbr (KTU 1.12,11,54 s.). Tutto questo conduce alla della lode, nella religiosità israelitica.
conclusione che il toro è «termine di confronto» 3. Si deve aggiungere un’ultima parola sul culto
per la «superiorità bellica» (H.-P. Muller, -» voi. del toro in Israele e nel Vicino Oriente, anche per­
vili i n ) , o anche per «illustrare la forza e la po­ ché Ps. 106,19 s->con il «vitello d’oro al Horeb» (v.
tenza invincibile» (Weipper 102 s.). 19) e «l’immagine del toro» che gli Israeliti scam­
12 J ( v i i , 1204) susan (H. Schmoldt) (V!I,I20j) 126

biano per la «loro gloria» (v. 20), allude al «vitello WUS nr. 2932) e anche in questi casi si riferisce sem­
d’oro» di Ex. 32. Poiché soltanto qui all’interno pre e solo a El. A Ugarit pertanto El è il «toro divi­
dell’A.T. al posto di ‘ egei per indicare l’oggetto no» (così WUS nr. 2932), e poiché El è il Signore del
cultuale di Ex. 32 si ha sor, come sfondo storico pantheon e il padre degli uomini, cd egli domina
l’ambito complessivo degli dei e degli uomini, non vi
religioso di Ex. 32 si dovrà postulare con molta
possono essere dubbi di sorta sul fatto che qui il ti­
probabilità l’immagine aurea di un toro (cfr. anche tolo di tr non esprime l’aspetto della fertilità, bensì
Lewy; H. Ringgren, -» voi. vi 428 s. [bibl.]). Che quello della potenza, della forza e del predominio.
inizialmente a quanto pare quest’immagine di to­
ro, al pari di quelle di Geroboamo (1 Reg. 12), non Dunque anche l’altra questione, su chi delle due
fossero affatto criticate, lo mostra la profezia più divinità, El o Ba'al, sia stato il testatore per gli
antica che al riguardo tace. N e consegue che agli aspetti «taurini» che si riscontrano nella concezio­
inizi della storia della religione d’Israele si consi­ ne di Jhwh, andrebbe risolta in favore di El (così
derava il toro come espressione legittima dell’ado­ anche H.-J. Kraus, B K xv/25, 903; cfr. Weippert
razione di Jhwh. 102 s.). Parla in questo senso l’ampia identifica­
zione nell’A.T. di El con Jhwh, in contrasto con
È e continua ad essere oggetto di discussione co­ un rifiuto diffuso, coerente e costante, di Ba'al. In
me ci si debba immaginare una siffatta statua di toro, tal caso peraltro la «statua del vitello d’oro» va in­
destinata a simboleggiare Jhwh. Si continua a pensa­ tesa a buon diritto come espressione del potere e
re, come da ultimo H. Ringgren (-> voi. vi 428 s.) con
della gloria di Jhwh, il re delle schiere, quindi di
riferimento a Weippert (103-105), a tori come «pie­
distallo per il Dio (lì presente in maniera invisibile)» Jhwh Sabaot. H.-j. Zobel
(così tra gli altri anche H.T. Obbink, ZAW 47 [1929]
267-269; Soggin 201; Aberbach-Smolar 135; diversa-
mente Bailey 101-114: «dio lunare»). Eissfeldt (297-
304) nel caso dell’immagine di Ex. 32 e / Reg. 12 pen­
sa a uno stendardo incoronato con un giovane toro e susan
rimanda a un’immagine di questo genere provenien­
te da Mari (cfr. ora anche J.M. Sasson, BA 47 [1984] 1. Etim ologia. - 11. Impiego nell’A .T. - 1. In generale. -
68). Per altre raffigurazioni di tori nel culto riman­ 2 . 1 singoli passi. - I I I . I L X X e Qumran.
diamo a Y. Yadin(Hazor i i i - i v , Jerusalem 1961, taw.
324 s.) e a K. Jaros (OBO 4,1974, 363 s.). Bibl.: G . Dalm an, Die Lilie der Bibel: P JB 21 (1925) 90-
100. - H . Engel, Die Susanna-Erzàhlung (O B O 6 1,
Se ci s’interroga sul contenuto del simbolismo 1985, spec. 74 s. 92 s.). - J . Feliks, Lilie (B H H W 1110 9 3 ).
del toro nella concezione di Jhwh, si dovrà partire - H . Frehen, Lilie (BL* 1057). - Z. Goldm ann, Das
dalle utilizzazioni figurate generiche del termine Symbol der Lilie. Ursprung und Bedeutung: A rchiv fur
sòr, e anche dal fatto che quanto meno una desi­ Kulturgeschichte 57 (1975) 247-299, taw . i - x v i . - O.
gnazione forse molto antica del Dio di Giacobbe è Keel, Deine Blicke sind Tauben. Zur Metapborik des
Hoben Liedes (SBS 1 1 4 / 1 1 5 , 1984, spec. 63-78).
’dbir ja'àqòb «il Forte di Giacobbe» (Gen. 49,24).
Nell’uso metaforico di sòr, come in questa desi­ 1. s(w)sn è un forestierismo egiziano: ssn ‘loto’
gnazione di Dio, predomina dunque un’espressio­ (WbÀS in 485 s.; cfr. M. Ellenbogen, Foreign
ne di potenza e di forza. È quanto si dovrebbe pen­ Words in thè O. T., London 1962, 159); m. ebr. sò-
sare anche nel caso dell’immagine aurea del toro. sdn/sòsan, sòsannà ‘fiore a forma di calice, fiore,
rosa, giglio’ (Dict. Talm. 1543; G. Dalman, Aram.-
A questo proposito può essere di aiuto l’esame cri­
tico di materiale comparativo ugaritico. Per quanto neuhebr. Handwb.^iy^S, 418); sir. sawsantà’ ‘gi­
concerne il dio Ba‘al, di lui si racconta che s’avvicina glio’ (Brockelmann, Lex. Syr. 767); ar. sausan
a sua sorella Anat nella figura di un toro (KTU 1 . 1 0 . ‘giaggiolo, iris’ (Wehr, Arab . WbJ 613; Lane 1/4,
1 1 , 2 8 ) e, secondo KTU i . 5 , v , i 8 ss., che s’accoppia 1466).
con una giovenca. Che qui si tratti dell’aspetto della
fertilità, che anche altrove è proprio di Ba'al, è fuori il. 1. N ell’A.T. il lessema s(w)sn ricorre 17 vol­
questione. Ci si dovrà chiedere soltanto se si debba te: 4 volte nei libri narrativi (qui designa ornamen­
vedere qui un’analogia religiosa con il «vitello d’oro», ti), 8 volte nel Cantico, 4 volte nelle soprascritte
come sostiene esplicitamente Soggin ( 2 0 1 s.). Vi si
dei Salmi e 1 volta nella profezia. Compare nelle
oppone evidentemente il fatto che nella letteratura
ugaritica la locuzione tr il è attestata complessiva­ forme susan (1 Reg. 7,19; Ps. 60,1), sòsdn (1 Reg. 7,
mente 1 6 volte (citazioni in WUS nr. 2 9 3 2 ) , El quin­ 22.26), sòsannà (Hos. 14,6; Cant. 2,1.2; 2 Chron. 4,
di —e solo El - porta il titolo di tr «toro», e chc per 5) e sòlòsannim (Ps. 45,1; 69,1; 80,1; Cant. 2,r6; 4,
altre n volte il titolo di tr sta da solo (attestazioni in 5; 5,13; 6,2.3; 7,3).
127 (vri,i2o6) susan (H. Schmoldt) (vii, 1207) 128

D. Michel (Grundlegung einer hebr. Syntax 1, secondo Keel (138. 140), che in Cant. 4,5 il verset­
1977, 64 s.) nota che la forma al singolare in -à in to compaia in forma ampliata: «Entrambi i tuoi se­
Hos. 14,6; Cant. 2,1.2 designa la pianta singola, la ni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella
forma plurale un gruppo di piante e la forma al (fb ijjà ), i quali pascolano in/tra gli sósannìm». In­
singolare senza desinenza in 1 Reg. 7,19.22.26 la fatti il fiore di loto figura spesso su raffigurazioni
specie di pianta, ma deve riconoscere che la forma egiziane accanto alla gazzella. Poiché in realtà la
al singolare senza desinenza in 1 Reg. 7,26 corri­ gazzella non pascola in/tra i fiori di loto, «si tratta
sponde a una forma in -à in 2 Chron. 4,5. di una combinazione simbolica» (Keel 140).
2. Se s(w)sn è un forestierismo egiziano, si po­ Ciò vale anche per Cant. 6,1-3, dove la donna,
trà probabilmente partire dal presupposto che an­ alla domanda, dove sia andato il suo amato (v. 1),
che nell’A.T. con esso si designa soprattutto il lo­ risponde che è sceso «per pascolare (r (h) nel giar­
to, la ninfea (così con insistenza O. Keel, Z B K 18, dino e per raccogliere sósannìm» (v. 3). A conclu­
79 s.) e non, come si ritiene comunemente, il giglio. sione la donna dice: «Io sono del mio amato e il
Secondo / Reg. 7,193.228 le due colonne davan­ mio amato è mio, che pascola (r ‘h) in/tra gli sósan­
ti al tempio erano ornate con una «struttura a for­ nìm» (v. 3). Col giardino la donna fa riferimento a
ma di loto» (ma‘aseh susan(sòsan)\ i particolari so­ se stessa, e secondo Keel (197) descrive l'amato
no decisamente oscuri (cfr. E. Wurthwein, ATD come una gazzella, come sembra suggerire il con­
1 1 / 1 2, 74 s.;M . Gòrg, B N 13 [1980] 17-20). L'orlo fronto del testo del v. 3b con 4,jb. L ’ultimo ver­
del bacino di bronzo viene descritto «come l’orlo setto si trova lievemente mutato rispetto a 2,16: «Il
di un calice, come fiore di loto» (perai? sósan/só- mio amato è mio e io sono sua, che pascola (r‘h)
sannà) (1 Reg. 7,26; 2 Chron. 4,5), nel senso che in/tra gli sósannìm». Anche qui, sempre secondo
verosimilmente l'orlo aveva «la forma di un fiore Keel (107), l’amato è descritto come una gazzella.
di loto che si apre verso l’esterno» (M. Noth, BK
Cadono peraltro fuori della metafora della gazzel­
ix/i, 155). la del Cantico Cant. 6,2 s. e 2,16. Di gazzella si parla
s(w)sn ricorre con maggior frequenza nel Can­ 6 volte nel Cantico (-> voi. v i i 506 s.). L ’espressione:
tico. Cant. 2,1-3 inizia con la donna che descrive «Vi scongiuro hisbà'ót» (2,7; 3,5) qui può essere tra­
se stessa: «Io sono la habasselet dello Sharon e la scurata, così come il confronto dei seni femminili
sósannà delle valli» (v. 1), al che l’uomo replica: con «gemelli di una sebijjà» (4,5; 7,4) (v. sopra, II. 2).
«Come una sósannà tra i cardi, così è la mia amica Per 3 volte sebt si trova in relazione all’amato: «Sii si­
tra le figlie (ossia le donne)», (v. 2). Qui forse la mile (deméb-lekà), amato mio, a una gazzella» (2,17;
donna si identifica consapevolmente con il fiore di analogamente 8,14): «Il mio amato assomiglia (dò-
loto, il «simbolo principale della concezione egi­ méh) a una gazzella» (2,9). Qui si tratta della rapidità
dell’amato (cfr. Keel 95 s.), il che contraddice pro­
ziana della rigenerazione» (O. Keel, Z B K 18, 80), prio il verbo r'h (6,2 s.; 2,16).
e viene con esso identificata.
In Cant. 7,3b della donna si dice: «Il tuo ventre Quando la donna dice dell’amato: «Le sue lab­
è un mucchio di grano, circondato dagli sósannìm». bra sono come sósannìm, che stillano mirra fluen­
Nel confronto si dovrebbe pensare non tanto alla te» (5,i3b), non necessariamente si deve pensare a
forma del ventre, quanto piuttosto alla fecondità fiori di loto e «all’effetto vivificante dei baci» (Keel
(del seno materno) e alla capacità di nutrire (del 188), ma appare molto ragionevole l’interpreta­
frumento), ed era «un'usanza egiziana molto pra­ zione tradizionale in riferimento a fiori rossi (ad
ticata decorare con fiori di loto cibi di ogni spe­ es. Dalman 90; Engel 92), tanto più che il riferi­
cie»; i fiori di loto «esprimono visivamente la fre­ mento di Keel (188) a Prov. 24,26 («Dà un bacio
schezza e la forza rigenerativa dei... cibi» (Keel sulle labbra, colui che risponde con parole chia­
216). Segue la frase: «I tuoi due seni sono come re») e alle raffigurazioni delle taw. 58-62 del suo
due cerbiatti, gemelli di una gazzella (fb ijjà )» (v. commentario, dove si tratta in effetti di fiori di lo­
4). Il confronto si riferisce, come suggerisce Keel to ma non di baci, non corrobora in alcun modo la
(216), non solo alla forma e morbidezza dei seni, sua interpretazione.
ma anche alla loro energia vitale. Infatti, poiché gli La descrizione della salvezza in Hos. 14,6-8 con­
abitanti della zone desertiche della steppa e dei tiene numerosi paralleli alla lingua del Cantico
monti sopravvivevano come gazzelle nel deserto (cfr. H.W. Wolff, B K xiv/13, 302). Qui Jhwh dice:
che minacciava la loro esistenza, potevano «diven­ «Io sarò come la rugiada per Israele ed egli germo-
tare simboli della vita e del rinnovamento della glierà/fiorirà come la sósannà» (v. 6a). Dal testo
vita...» e li si trova spesso su amuleti egiziani che non si capisce se sósannà significhi il loto o «la bel­
servivano come sigillo. Con ciò concorda anche, lezza lussureggiante del giglio» (J. Jeremias, ATD
129 ( V I I ,I 2 o 8 ) sahad (K.-M. Beyse) (vii, 1209) 130

24,/i, 173), oppure se si tratti di un «termine che rismo cananaico; in ugaritico manca del tutto.
indica globalmente una specie» che include l’iris e Invece in aramaico sembra che sia stata usata più
vari tipi di tulipani (W. Rudolph, KAT x i i i / i , 248 spesso: aramaico antico in Sefire ili 28 (KAI 224,
e H.W. Wolff, B K xiv/13, 305, secondo G. Dal­ 28: wjshdn), aramaico d’impero a Elefantina (AP
man, AuS 1/2,1928, 360). 37,4: shd); sull’aramaico giudaico cfr. Lewy, WTM
È del tutto oscuro il significato di sd/ósannim e ìv 529 s. (su bKet. io5b v. sotto, iv.i).
stisàn nelle soprascritte di Ps. 45,1; 60,1; 69,1; 80,1
(-> voi. vi 504 s.). Perciò si suggerisce che qui il te­ 11.1. Il verbo shd nel T.M. ricorre solo due vol­
sto debba essere corretto in sùsdnit e indichi stru­ te; il sost. sdhad invece è usato molto più spesso
menti musicali di Susa (H. Gunkel, Einleitung in (23 volte). Una locuzione corrente collega sdhad
die Psalmen, 4i985, 458), che l’espressione riman­ con -» Idqah «accettare un dono di corruzione»
di «all’uso di determinati tipi di fiori nelle azioni (Ex. 23,8; Deut. 10,17; I^,1 9'y 27>25i 1 Sam. 8,3;
cultuali e sacrificali» (S. Mowinckel, Psalmenstu- Ezech. 22,12; Ps. 15,5; Prov. 17,2352 Chron. 19,7;
dien ìv, Oslo 1922 = 1961, 29 s.), oppure che - a cfr. anche Is. 1,23: ’ohéb sdhad); come sinonimi fi­
partire dall’ass. sussu = 1/6 - si parli di una cetra a gurano besa‘ (1 Sam. 8,35 Is. 33,155 Ezech. 22,12
sei corde (O. Glaser, ZS 8, Amsterdam 1932,195). [in questo senso anche in Ex. 18,21; cfr. -> voi. 1
1492 s.]), ma àsqòt (Is. 33,15) e salmdnim (Is.
ih. I L X X rendono s(w)sn con xptvov, eccezion I>23)'
fatta per le soprascritte dei Salmi, dove si ha il ptc. 2. Come primo significato i dizionari indicano
passivo pi. di àXÀoioùv «mutare», che potrebbe «donare, fare un dono» e «dono» (cfr. GesB 817;
derivare da un malinteso. K B L 3 13 51), ma a uno sguardo più accurato il rife­
L ’unica attestazione a Qumran (iQ H 10,31, ri­ rimento non è mai a un donare disinteressato o
costruito) parla - analogamente a Hos. 14,6 (v. so­ privo di un obiettivo; lo dimostrano anche le spie­
pra) - del benessere personale (in entrambi i passi gazioni in iii.i. sulla resa tradizionale (cfr. DISO
con il verbo pdrah). 294 a shd\ «fare dei regali... [nel senso di ‘guada­
H. Schmoldt gnarsi’] ...; regalo, dono [spec. per guadagnarsi o
subornare qualcuno]»). Alla base c’è dunque
l’idea di un «do ut des» (cfr. Gesenius, Thesaurus,
1386: shd: «alliciendi et corrumpendi causa»; sd­
i n” #T sahad had: «munus, donum quo poena redimitur vel
quo aliquis, iudex maxime, corrumpitur»). I passi
nrW sdhad addotti mostrano inoltre che l’accento sta sul se­
condo significato, «corrompere; corruzione». N o ­
1. Etim ologia. - 11. Ricorrenze e significato nell’A .T. - nostante quest’accezione molto concreta, la radice
1. Ricorrenze. - 2. Significato. - n i. Im piego nell’A .T . - ha una rilevanza teologica: essa incorpora nella
1. «Donare», «dono». - 2. Corrom pere, corruzione. — letteratura giuridica, profetica e sapienziale, il ri­
iv. i. Il Talmud. - 2 .1
LXX e Qumran. fiuto di questo malcostume e accentua la portata
della confessione di quel Dio presso il quale c’è
Bibl.: H . Donner, Die soziale Botschaft der Propheten
im Lichte der Gesellschaftsordnung lsraels: O rA nt 2
grazia e misericordia (cfr. Ex. 34,6; Ps. 103,8 ecc.)
(1963) 229-245, spec. 233-238. - G . Fohrer, Zur Ein- ma nessuna corruzione, come accade invece tra gli
wirkung der gesellschaftlichen Struktur lsraels auf sei- uomini.
ne Religion (Fs. W .F. Albright, Baltimore-London
111.1. A conferma di questi significati di «dona­
19 7 1,16 9 - 18 5 ). - M . Goldberg, The Story o f thè Moral.
re; dono» vi sono i seguenti passi. All’Israele pre­
Gifts or Bribes in Deuteronomy?: Int 38 (1984) 15-25. -
K. Rennstich, Korwption, 1990, spec. 14 3 -14 7 . - A .
sentato come una prostituta Ezechiele rimprovera
Schenker, kòper et expiation: Bibl 63 (1982) 32-46, spec.
di non chiedere il salario per la prestazione forni­
38 s. - H . Tadm or - M. Cogan, Ahaz and Tiglath-Pile-
ta, come succede comunemente, ma di offrire in
ser in thè Book o f Kings. Historiographic Considera-
tions: Bibl 60 (1979) 491-508, spec. 499-503.
più un dono (in denaro), per adescare così la clien­
tela (Ezech. 16,33). La locuzione umikkdhdkem
1. Per la radice verbale shd e il relativo nome sihddu ba'àdi in Iob 6,22 è interpretata da G. Foh­
sdhad (secondo BLe § 6 1 1” nomen actionis) nelle rer (KAT xvi 173) in questo modo: «Non è che
lingue semitiche al di fuori dell’A.T. vi sono solo egli (Giobbe) abbia chiesto un’offerta dal loro (de­
poche attestazioni. In accadico (AH w 1128: sajpd- gli amici) capitale, forse per conseguire, nel caso di
dum «donare, regalare») è considerata un forestie­ una sentenza giudiziaria sfavorevole, mezzi suffi­
131 ( v ii , i 2 10 ) shh (L. Ruppert) ( v ii , i 210) 132

cienti da usare come denaro per corrompere». gli uomini praticano la corruzione, resta assodato
Non può essere inteso nel senso di un semplice re­ che Jhwh non si lascia corrompere in alcun caso
galo nemmeno sóhad in Prov. 21,14 (par- mattàn (Deut. 10 ,17;2 Chron. 19,7; Ecclus 35,14).
-> ntn), poiché c’è nascosta in esso l'intenzione
segreta di placare l’ira, forse giustificata, di un av­ iv. 1. È eloquente e significativa la concezione spi­
versario. rituale, quindi ancor più incisiva, della pratica della
I «doni» che secondo 1 Reg. 15,19; 2 Reg. 16,8 i corruzione nel trattato del Talmud bKet. i05b (trad.
re di Giuda hanno fatto ai re di Aram e di Assur secondo L. Goldschmidt, Der babyl. Talmud iv,
1933, 808). Ivi si dice: «I nostri maestri insegnavano:
mirano in entrambi i casi a un intervento militare
non accettare corruzione; è superfluo dirlo quando
in loro favore contro il vicino nemico, che non si tratta di una corruzione con denaro, ma anche la
può essere costretto in altri modi. corruzione con le cose è vietata, poiché non si dice:
II testo, purtroppo molto frammentario, del patto Non devi guadagnarci. - Che cosa significa corru­
fra il re Barga'ja di KTK e Mati’cl, re di Arpad di Se­ zione con cose? - Come nel caso seguente: Una volta
fire ni 28 (KAI 224,28: «... ed essi portano doni; ogni Shemuel prese un traghetto e un uomo gli si avvicinò
re, che...» [KAI 11 266]) fa pensare a un analogo se­ e gli porse la mano (n. 20: per essergli di aiuto). -
condo fine. Quando egli gli chiese il perché del suo compor­
tamento, quello rispose che aveva un processo. Allo­
In questo contesto va posto Is. 45,13: Jhwh non ra egli disse: Io per te non sono ammissibile come
ha bisogno di usare pagamenti (mehir), né corru­ giudice». Questo tipo di interpretazione ricorda spe­
zione (sóhad) per indurre il re dei Persiani, Ciro, cificamente le «antitesi» del discorso del montagna
ad agire in favore di Israele - una testimonianza di Gesù, dove ad es. l’imprecare e il maledire sono
questa della sua sovranità. equiparati all’assassinio (Mt. 5,21 s.).
2. La pratica della corruzione ha il suo Sitz im 2. Nei L X X nella maggior parte dei passi sóhad
Leben soprattutto in ambito giudiziario. è reso con <5ò>pov (in Deut. 10,17; Ps. 15,5; Prov.
H. Donner sottolinea che l’ordinamento sociale 6,35 Aquila ha ScopoxoTzia, Simmaco anche in Ps.
dell’Israele antico non dava occasione alcuna a tale 26,10), solo lob 15,34 usa Stopo8éxTY)<;. In Prov.
pratica (se si prescinde dai figli degeneri di Samuele 17,8 i L X X traducono sóhad con pia-Sòg ^aptxwv.
in 1 Sam. 8,3; cfr. / Sam. 12,3, dove peraltro è usata Per il verbo shd Ecclus 35,14 (32,12) ha Scopoxo-
l’espressione kófer); la forniva piuttosto l'impiego di
t i e ì v , Ezech. 16,33 7rPociSiàóvai o StSóvai pta-'Scópa-
funzionari degli strati cananei della popolazione nel­
l’amministrazione e nella prassi giudiziaria (235 s. Ta, mentre in lob 6,22 il valore semantico risulta
238). Senza parlare di corruzione, Fohrer vede nel alquanto attenuato nella resa di shd con ètu^eìv.
sorgere dell’economia finanziaria il motivo dell’in- A Qumran finora è attestato soltanto il sost.
frangersi dell’«ordinamento della convivenza umana swhd, nel Rotolo del Tempio (4 volte). La norma
nel senso... che a ciascuno e distribuito quanto gli di Deut. 16,18 s. (11Q T 51,12 s.) è integrata con
spetta, e quindi domina la giustizia» (185). l’aggiunta di un caso di morte (51,17 s.). Lo stesso
Ciò risulta chiaro dal divieto e dalla condanna divieto di violazione del diritto e di corruzione
della corruzione nei libri e passi veterotestamen­ viene poi aggiunto anche alla legge ampliata sul re
tari di carattere giuridico (Ex. 23,8; Deut. 16,19; (57,20).
U/ K.-M. Beyse
27,25; cfr. Ps. 15,5; 26,10; analogamente Is. 33,15),
nonché dalle aspre accuse dei profeti Isaia, Michea
ed Ezechiele (Is. 1,23; 5,23; Ezech. 22,12; Mich. 3,
11). Atti moralmente riprovevoli sono denunciati nm f M
da Deut. 27,25: 'àrur lóqèàìp sóhad; la conseguen­
za logica sono la manipolazione del diritto (bitta n i $ sw h , i r # sjhy n n tf sdhà
mispàt, Deut. 16 ,19 ; 1 Sam. 8,3; Prov. 17,23), il ri­
catto (ma'àsaqqót, Is. 33,15) e l’azione infamante 1. Etimologia. - 11. Statistica. - ni. Sinonimi. - rv. Uso
(zimmà, Ps. 26,10). Se la corruzione può avere ef­ dei termini. - 1. In senso profano. - 2. In senso teologi­
fetti per un qualche tempo (Prov. 17,8 dice: «Una co. - 3 . sjb. - v. I L X X e Qumran.
pietra magica è la corruzione agli occhi del suo
Bibl.: F. Huber, Jahwe, Juda und die anderen Vòlker
donatore, ovunque egli si volge ha successo» [B.
beim Propheten Jesaja (BZAW 1 3 7 , 1 9 7 6 , spec. 1 6 6 -
Gemser, FIAT 1/162, 72]), è pensabile tuttavia an­ 169).
che il suo rifiuto (Prov. 6,3 5). Alla fine a chi la usa
sistematicamente essa non arreca alcuna felicità 1. L a radice verbale shh è attestata nel sem itico
(lob 15,34). Per quanto siano diversi i modi in cui orientale e settentrionale: acc. sahàhu(m), ‘ alien-
133 ( v i i , i 2 i i ) sbb (L. Ruppert) (vii, 1 2 1 2) 134

tarsi, venir meno, scemare’ (AHw 1128), che va ni. Come sinonimi si trovano 7 volte soltanto
distinto da suhéhunu ‘prosternarsi, prostrarsi’ spi (soprattutto al hif. «abbassare»), ng‘ hif. «get­
(lettere di Amarna) (cfr. AH w 1263 a sukènu[m\). tare (nella polvere)», hlk sehódh «avvicinarsi chi­
sbb è attestato anche a Qumran (v. sotto, v) non­ nato» (par. histahawà «prostrarsi»), npl (nel senso
ché in neoebraico (G. Dalman, Aram.-neuhebr. di «rannicchiarsi»), js besukkà «stare in agguato
Handwb., 3193 8, 419) nel senso di ‘chinarsi*. nella macchia», pss hitpol. «essere smembrato»,
(wh nif. «essere stravolto».
Sono forme secondarie swb, sjh e sbb (attestato
solo 2 volte; hif. Prov. 12,24, ‘piegare’; su histahawà
hwb 11.1; [secondo una segnalazione esplicita di iv. 1. Sul piano semantico si deve partire dal­
W. von Soden, histahawà in effetti deriva da sàbà, l’impiego profano, che passa fortemente in secon­
con KBL3 1351 s., cfr. ZAH 4 (1991) 167 s.]; sàbat). do piano rispetto all’uso teologico: i leoni (labi')
Le forme verbali ebraiche attestate di swh e sjh, poi­ «si acquattano» nel loro nascondiglio, stanno in
ché la radice è testimoniata prevalentemente solo sul agguato nella macchia in attesa della preda (Iob
piano nominale, probabilmente vanno associate a 38,40), come - in senso metaforico - «l’empio»
sbb (segnalazione di B. Kienast; cfr. anche KBLz9éy (rasa*) «si piega» nel folto del bosco e si rannic­
a sjh; diversamente K BL} 1369). swh è attestato in
chia, per far cadere in trappola il debole (helkà ’ )
arabo come saba ‘sprofondare (nel terreno o nella
melma)’ (Wehr, Arab. Wb.s 610 s.) e moabitico ('swh (Ps. 10,10). È tipico lo stare ripiegato del malato
KAI 181,9), C°1 che si possono confrontare le atte­ (Ps. 38,7), del sofferente (Lam. 3,20), e il procede­
stazioni parallele a subà/sihà ‘fossa per catturare la re ricurvi delle persone in lutto (Ps. 35,14). Nella
selvaggina’ anche in numerose lingue semitiche, così descrizione degli acciacchi dell’età (Eccl. 12,1-7),
come in acc. sa^u(m)/sihu(m) ‘un bacino (o una baci­ in particolare della perdita progressiva dell’udito,
nella)’ (AHw 1132 s.). L ’attestazione veterotesta­ rientra la metafora dell’ «affievolirsi» dei toni del
mentaria di Prov. 2,18 (hap. leg.) si riferisce alla casa
canto (v. 4, nif). Tutte le altre attestazioni posso­
della donna «straniera» (adultera), che «sprofonda» no rientrare, quantomeno in senso lato, nell’ambi­
nella morte e di conseguenza porta alla morte rutti
to del linguaggio teologico, in cui spesso il qal as­
coloro che si recano da lei (cfr. il v. 19; J.A. Emcrton,
JTS 30 [1979] 153-158, legge suhà ‘fossa’ anziché sume il senso di «doversi inchinare». A questo uso
sàhà). Già il significato dell’acc. sahàhu ‘allentarsi’ linguistico apre la via il postulato sapienziale del
(v. sopra) segnala il nesso etimologico di sjh con sà­ nesso l’azione e le sue conseguenze: secondo Prov.
hà'. sjh è attestato in siriaco (sàh n, Brockelmann, 14,19 i «cattivi» (raim ) devono «inchinarsi» da­
Lex. Syr. 763), ar. (sàha, Wehr, Arab. Wb.5 620), e in vanti ai «buoni» (tòbìm) e i «malvagi» (resà(im)
etiopico (sèha, Dillmann, Lex. Ling. Aeth. 392) col davanti alla porta del «giusto» (saddìq). Dopo che
significato di ‘fluire, sciogliersi. Nei 5 (o 6?: Lam. prima (v. 16) si era parlato di «stolti» (k€sil, v. 18
3,20 K) passi veterotestamentari sjh al qal (Ps. 44,26) peti) e di «intelligenti» (‘àrum) ancora in termini
significa «scorrere via (nella polvere)» (cfr. KBL3
neutri, ora si tocca l’ambito etico e perciò Jhwh
1369), al hitpol. (Ps. 42,6.7.12; 43,5) «essere sciolto»;
il soggetto è sempre la nefes del popolo o del salmi­ stesso (cfr. 14,31; 17,5). In 14,19 i L X X qualifica­
sta. Sul piano etimologico sbb e shh possono essere no gli à<je(kì<; addirittura come servi dei giusti (■Be-
varianti della stessa radice, ma non hanno lo stesso paneùvoimv Sópaq 81y.ai.oiv).
significato, poiché shh anche al qal significa soltanto 2. Isaia reinterpreta il postulato sapienziale di
«prosternarsi». Prov. 14,19 in riferimento all’azione divina nel
giorno (del giudizio) di Jhwh su tutti gli orgogliosi
11. shh ricorre esclusivamente - come anche swh e i superbi (Is. 2,12-17). Allora «l’orgoglio del­
e sjh - in testi poetici. Delle 18 attestazioni di shh, l’uomo» (gabhùt hà'àdàm) «si piegherà» e l’ «alte-
8 si trovano solo in Isaia e 2 di esse in passi auten­ rigia degli uomini» (rum 'ànàsim) dovrà «essere
ticamente isaiani (Is. 2,17; 29,4), 2 nell’apocalisse abbassata» (sàfel) (v. 17; cfr. Prov. 29,23; / Sam. 2,
di Isaia (25,12; 26,5), 1 nel Tritoisaia (60,14). Un 7 ecc.). Il testo autentico di Is. 2,12 -17 è servito
ulteriore ambito in cui la voce ricorre in maniera evidentemente come «punto di partenza per un
peculiare è quello dei salmi: 4 attestazioni in la­ particolareggiato discorso di giudizio» (R. Kilian,
mentazioni individuali (Ps. 10,10; 35,14; 38,7; Jesaja 1-12 ; N E B , 33) che si trova in Is. 3 in forma
Lam. 3,20 [Q]), una in una liturgia di ringrazia­ ampliata. Le altre ricorrenze affini (2,11 qal; 2,9; 5,
mento (Ps. 107,39), una nel contesto innico di T5 nif) vanno considerate secondarie, con Kilian
Abac. 3,6.4 attestazioni ricorrono nella letteratura (31. 41). 2 ,11 q a l- anch’esso secondario, secondo
sapienziale: Prov. 14,19 (il T.M. vocalizza sàhu e H. Wildberger, B K x /i2, 96 - parafrasa il v. 17, il
suggerisce così, a ragione, una forma di shh); Iob che vale anche per il passo di 5,15, che linguistica-
9,13; 38,40; Eccl. 12,4. mente ha punti di contatto con il v. n (cfr. lènè
135 ( v iij1 2.13) shh (L. Ruppert) ( v i i , 12x4) 136

gabhut // w e‘ènè gebdhim). Secondo Wildberger per Israele vi sia Jhwh risulta dal tenore fonda-
(104) Isaia al v. 9a cita «un detto sapienziale» (ri­ mentale del brano (vv. 9-ioa).
mando a Prov. 14,19; 29,23), ma i vv. 6-8 presup­ Rientrano nell’ambito della teofania di giudizio
pongono il ripudio della «casa di Giacobbe» (v. 6) le attestazioni al qal di Abac. 3,6 e - in forma limi­
e perciò il giudizio delPesilio. Secondo Kilian (30) tata - Iob 9,13. Secondo l’esperienza visionaria di
il nucleo isaiano dei w . 12-17 «ha avuto un am­ Abacuc (3,3-15), Jhwh «scuote» la terra (mwdpol
pliamento con una spiegazione nei vv. 6-8... del «mettere in movimento»), «fa sussultare (ntrhif.)»
motivo per cui si dovette arrivare alla catastrofe i popoli, e le «montagne eterne (hareré-‘ad )» ven­
del 587 a.C., alla cui luce vengono intesi ora i vv. gono «abbattute (pss hitpol.)». Le «colline primor­
12-17». Sempre secondo Kilian (31), 2,9-11 è una diali (gib'òt ‘òldm)» «si piegano» (v. 6). Secondo
redazione ancora più tarda, che dipende da 5,15 s. Iob 9,13 Dio non deve «mutare (swb hif)» la sua
Benché il contesto di 2,9-11 motivi la catastrofe condizione irata ('appo, cfr. G. Fohrer, KAT xvi
del 587 a.C., anche allTsraele dell’epoca della re­ 198), se già «i soccorritori di Racab» (fózerè rd-
dazione si annuncia che esso pure deve conside­ hab) ossia, secondo l’epopea Enuma Elis, i com­
rarsi sotto il giudizio di Dio. battenti con Tiamat, «dovettero piegarsi» sotto di
Nel Tritoisaia shh qal ricorre nel senso di una lui. In una composizione poetica aggiunta alla li­
profezia di salvezza: «Verranno a te ricurvi (w ehd- turgia di ringraziamento di Ps. 107 (vv. 33-43), che
leku ’élajik sehóàh) i figli dei tuoi oppressori, tutti rispecchia i problemi del paese dopo l’esilio (cfr.
coloro che ti hanno disprezzato si getteranno ai H.-J. Kraus, BK xv/22, 914 s.), la sovranità di
tuoi piedi (histahdwà)» (Is. 60,14). L ’infinito sehó- Jhwh, il quale prende partito per gli affamati, sarà
dh va inteso come un accusativo avverbiale per resa nota o sperata nel paese anche nella forma
descrivere un comportamento esteriore (cfr. GKa dell’umiliazione dei «nobili (nedibim)»\ «L’onta si
§ 1 1 8q). Il v. i4a, che sorprende per l’asprezza con riversò sui nobili, li fece deviare nel deserto senza
la quale si scaglia contro i popoli stranieri nel con­ strade (v. 40), così che ‘divennero pochi’ (m't), ‘si
testo di Is. 60, va probabilmente espunto perché piegarono’ sotto il peso della sventura e del dolo­
secondario, come dimostrano anche i L X X (cfr. re» (v. 39). A ll’ambito del giudizio rimanda anche
C. Westermann, ATD 192, 282). Al v. 14 si fa sen­ shh nif. (Is. 29,4), nell’oracolo di minaccia verosi­
tire palesemente l’effetto del postulato sapienziale milmente isaiano contro Ariel, ossia contro Geru­
del nesso tra l’azione e le sue conseguenze (cfr. salemme, come «il campo di Dio» (v. 1), che lo
Prov. 14,19). L ’obiettivo dell’accadimento eviden­ stesso Jhwh assedierà (v. 3). Il v. 4 descrive l’umi­
temente non è l’umiliazione degli oppressori pre­ liazione di Ariel/Gerusalemme: giacerà al suolo,
cedenti, o il trionfo d’Israele, bensì la glorificazio­ «piagnucolerà (dbrpi .)», le sue parole (in effetti al
ne di Gerusalemme come città di Jhwh (v. i4b). singolare, ’imrdtèk), «risuoncranno sorde (shh nif.',
Rimandano a un linguaggio teologico anche le cfr. Eccl. 12,4; diversamente G.R. Driver, Fs. O.
due attestazioni di shb al hif., direttamente Is. 26,5 Eissfeldt, BZAW 77, 1958, 45) dalla polvere».
e indirettamente Is. 25,12, entrambe nell’apocalis­ 3. Le poche attestazioni di sjh si limitano signi­
se di Isaia, dove l’ultima attestazione è verosimil­ ficativamente a due salmi contigui: Ps. 42/43; 44.
mente secondaria. Nell’inno di lode della città Ps. 44,26 (canto di lamento del popolo), richia­
forte (Gerusalemme) di Is. 26,1-6, nella cornice di mandosi all’umiliazione estrema del popolo, che
una liturgia escatologica, il v. 5 dice che Jhwh «ha non è consapevole di alcuna colpa, espone il moti­
piegato/gettato a terra (shh hif.) gli abitanti delle vo per cui Jhwh dovrebbe intervenire per soccor­
altezze (jósebè mdróm)», che egli ha «gettato (spi rere: «Sì, noi (nafsènù) ‘ci sciogliamo’ nella polve­
hif.)» al suolo «la città elevata (qirjà nis'gabd)», l’ha re, il nostro corpo ‘aderisce’ alla terra’». Nel ritor­
«spinta (ng‘ hif.)» nella polvere. Qui l’anonima nello del lamento individuale di Ps. 42/43 (42,6.12;
città va intesa probabilmente in senso tipico, an­ 43,5) l’orante si domanda perché la sua anima sia
che se Is. 25,12 (verosimilmente una glossa ai w . così «dissolta», e geme (cfr. anche Ps. 42,7) per in­
iob-11, secondari) si riferisce a una città moabita coraggiarla a persistere nella fedeltà a Jhwh.
(la capitale?), il cui crollo atteso è festeggiato come
se fosse già avvenuto: «La tua fortezza svettante v. I L X X traducono shh quasi sempre con xa-
con le sue mura, qualcuno l’ha abbattuta (shh hif), TtetvoOv e xuTrcetv, inoltre con xa^ayeiv (Is. 26,5),
l’ha fatta crollare (spi hif), l’ha gettata al suolo («g‘ xaxoùv (Ps. io6[io7],39), òXiff^àveiv (Prov. 14,
hif. Id’dres) fin nella polvere» (traduzione di H. J 9)> (Abac. 3,6 shh nif.), Sueiv (Is. 29,4 shh
Wildberger, B K x/2, 889). Che nonostante il neu­ nif), nonché psicologizzando con SetSetv (Is. 60,
tro «qualcuno» (v. 12) dietro all’evento salvifico 14; Iob 28,40).
I3 7 (v n ,i2 i 4) sht (R.E. Clements) ( v ii,i 2 i 5) 138

A Qumran la radice è attestata poche volte. Non Nell’A.T. il verbo sht ricorre complessivamente
s’intende chiaramente a quale procedura punitrice 79 volte, 76 al qal e 3 al nif. Il sost. s ehità è attesta­
sì riferisca iQ S 7,15 (agitare con la mano sinistra; to in 2 Chron. 30,17, dove si riferisce alla macella­
gesticolare; appoggiarsi? cfr. J. Maier, Die Texte zione dell’agnello pasquale.
vom Toten Meer 11, i960, 28 s.). Invece locuzioni
come quella sull’ «anima sconvolta» (iQ H 8,32) o Un’altra forma nominale, sahàtà, si trova in Hos.
5,2; ci si deve attenere al significato relativo al verbo,
suir«umiliazione delPorgoglio eterno» (CD 1,15)
‘uccidere (gli idoli)’ (così F.I. Andersen - D.N.
hanno paralleli veterotestamentari. Sono fram- Freedman, Hosea, AB, 386 s.). Molti commentatori
mentari l Q 2j 3,1; 4,7. Z.. Ruppert hanno comunque proposto correzioni al testo di
questo passo (v. l’elenco in W.R. Harper, Amos and
Hosea, ICC, 267 s.; W. Rudolph, KAT xm/r; cfr.
anche G.R. Driver, JThS 34 [1933] 40, il quale sugge­
t W sht risce una parola indipendente col significato di ‘dis­
solutezza, prostituzione’).
nana* sahàtà, nia'n# rhìtà
T -| - > T ’ S • • Altre 6 attestazioni del ptc. qal fanno pensare a
un verbo omonimo sht e si riferiscono alla lavora­
I. Etimologia e significato. - n. Uso nell’A.T. - i. La zione dei metalli. Così in / Reg. 10,16 s;,2 Chron.
macellazione di animali. - 2. L ’uccisione di uomini. - 9,15(2 volte). 16: Ier. 9,7 (Q). La migliore inter­
i i i . i . I L X X . - 2. Qumran.
pretazione di queste ricorrenze è considerarle
Bibl.: A. Bea, Kinderopfer fiir Moloch oder fiir Jahwe?: attestazioni di una radice verbale distinta slot 11,
Bibl 18 (1937) 95-107. - J.A . Fitzmyer, A Re-Study of relativa alla lavorazione del metallo (soprattutto
an Elephantine Aramaic Marriage Contract (AP 15, Fs. dell’oro) martellato o sbalzato (cfr. Snaith 245). In
W.F. Albright, Baltimore-London 1971, 137-168). - Ier. 9,7 (Q) il profeta paragona una lingua ingan­
M. Haran, Temples and Temple-Service in Ancient Is­ nevole a una freccia levigata o affilata. EU legge:
rael, Oxford 1978. - G .C . Heider, The Cult of Molek.
«una freccia mortale». In questo caso si dovrà evi­
A Reassessment (JSO T Suppl. 43, 1985). - R. Rend­
torff, Studien zur Geschichte des Opfers im Alten Israel
dentemente distinguere tra la radice sht 11 e la radi­
(W M ANT 24, 1967). - M.S. Smith, The Early History ce sht 1 (ma cfr. K B L 3 1353 s.).
of God, San Francisco 1990. - N .H . Snaith, The Verbs Il significato fondamentale di tutte le attesta­
zàbah and sàhat: V T 25 (1975) 242-246.- J.- M . de Tar­ zioni di sht 1 è ‘abbattere (mortalmente), uccidere’.
ragon, Le Culte à Ugarit (C R B 19, 1980). - R. de Di conseguenza il significato fondamentale del-
Vaux, Studies in Old Testament Sacrifice, Cardiff 1964. l’ebr. sht 1 deve riferirsi al processo di uccisione di
I. La radice sht e diffusa in tutte le lingue semiti­ uomini o animali, che avviene comunemente col
che importanti. Già l’acc. saf?àtu(m) 11 (AHw 113 1; taglio della gola. È dubbio che l’uccisione col col­
C A D S/i, 92-95) veicola il significato di 'strappare po di un’arma contundente, senza spargimento di
via, strappare, tirar giù, sbucciare/scuoiare (la sangue, possa esser descritta adeguatamente col
pelle)’. Il sir. sahhet ‘distruggere, disperdere, feri­ verbo sht. I sinonimi più vicini sono hrg ‘uccidere’
re’ (Brockelmann, Lex. Syr. 768), nonché le atte­ (quasi sempre in ambito non cultuale; cfr. Is. 22,
stazioni già in aramaico antico di Sefire (cfr. KAI 13), zbhy usato in senso più ampio per l’uccisione
222 A 32, «essere devastato» e DISO 295) orienta­ di animali a scopo sacrificale, e nkh hif. ‘abbattere’
no nella medesima direzione. In ugaritico la radice (cfr. Is. 66,3).
sfyt ricorre nella formazione nominale msht per in­ L ’uso del verbo si riferisce da un lato alla ma­
dicare l’atto della macellazione e/o il coltello o cellazione di animali, per lo più per usarne il corpo
l’arma usata per uccidere un animale (cfr. WUS o il sangue nel rito sacrificale, dall’altro lato all’uc­
nr. 2594; U T nr. 2401 cfr. inoltre B. Margalit, UF cisione di uomini - più quando si trovano in una
15 [1983] 102). condizione passiva, come prigionieri, che nell’ar­
Il verbo arabo affine salpata, ‘macellare’ (GesB dore della battaglia.
818; K B L 3 1353) rimanda chiaramente a un signi­
ficato fondamentale di ‘tagliare (la gola)’ (cfr. mas- 11.1. Nella maggioranza dei casi in cui ricorre, il
hat ‘gola’). Infine anche le attestazioni nella Mish- verbo sht descrive l’uccisione rituale di animali
na e nel Talmud corroborano quest’interpretazio­ per una celebrazione cultuale (Lev. iy,}[bis];
ne (cfr. O. Michel, G L N T x ili 363 s.); cfr. anche Num. 11,22; / Sam. 1,25; 14,32; Is. 22,13).
l’et. sahata ‘ferire, danneggiare’ (cfr. Dillmann, Che tuttavia il significato del verbo non sia li­
Lex. Ling. Aeth. 332 s.; Wb. Tigre 171). mitato a questo risulta chiaro dal suo uso in Gen.
139 (V II,I 2 l 6 ) sht (R.E. Clements) (711,1217) 140

37,31, dove i fratelli di Giuseppe uccidono un ca­ ca rossa al di fuori dell’accampamento (Num. 19,
pro per tingere col suo sangue i vestiti di Giusep­ 1-0; cfr. in particolare 19,3, sul luogo della macel­
pe. Ciò nonostante l’uso prevalente del verbo de­ lazione «davanti all’accampamento»). Lev. 22,28
signa una macellazione di animali in ambito cul­ prescrive esplicitamente che un animale che ha
tuale, poiché l’effusione del sangue - umano o ani­ partorito non può essere ucciso nello stesso gior­
male - era considerata un attentato alla sovranità no in cui viene ucciso il suo piccolo (cfr. 4Q 3961,1
divina sulla vita (Gen. 9,6; Lev. 17,10-13). 2-4 = 4QMMT 36 ss.).
Snaith (244) attribuisce a P trentotto passi, nei Nel contesto della macellazione di animali a
quali l’uccisione di un animale è parte del rito del­ ' scopo sacrificale il verbo ricorre anche in Is. 22,13
l’offerta in vari tipi di sacrificio (cfr. J. Milgrom, (ripreso in 4QT77 [= 4QCatenaa] 5-6,15), dove
Leviticus 1-16, A B , 154 s.). Q u attro attestazioni in l’occasione è fornita da una celebrazione per la
Ezech. 40-48 si riferiscono all’uccisione di animali fine dell’assedio di Gerusalemme, e in / Sam. 14,
per l’olocausto (Ezech. 40,39.41.42; 44,11). Altri 32.34 (2 volte), dove si tratta di macellazione di
passi si trovano nell’opera storica cronistica, in «pecore, buoi e vitelli» sottratti ai Filistei sconfitti.
relazione all’offerta di un sacrificio di espiazione Una simile macellazione rituale poteva aver luogo
(2 Chron. 29,22(3 volte].24) o alla macellazione anche come sacrificio di ringraziamento per la
dell’agnello pasquale (2 Chron. 30,15.17; 35,1.6. nascita di un bambino (/ Sam. 1,25). In tutti questi
ir). L ’unitarietà dell’uso dimostra che nelle nor­ casi l’uccisione dell’animale, anche se si fosse trat­
me sacerdotali israelitiche sht era usato come tato di un piccolo volatile (cfr. Lev. 14,5 s.), dove­
espressione tecnica per descrivere la morte rapida va essere portata a termine prima che il corpo o il
di un animale, causata dal taglio della gola; il cor­ sangue potessero essere usati per successivi scopi
po e il sangue erano poi usati nell’azione rituale. cultuali, o la carne potesse essere consumata dai
È significativo che, nonostante l’impiego fre­ partecipanti all’azione sacrificale.
quente del verbo nell’A.T., non si trovi nessuna Il verbo sht può essere impiegato per indicare
descrizione precisa del modo di «macellare», co­ l’uccisione di animali in azioni cultuali anche al di
me rivela chiaramente l’imbarazzo dei rabbi, che fuori del culto di Jhwh (Hos. 5,2; ma cfr. sopra, 1.
non possono addurre alcuna prova scritturistica Non è chiaro se la macellazione in Is. 66,3 debba
per descrivere il metodo di macellazione (cfr. essere intesa come interna al culto di Jhwh); Que­
bHull. 27a.b; cfr. O. Michel, G L N T xm 355). sto sembra fosse il caso anche quando si trattava di
Un’occasione importante per la macellazione sacrifici di bambini, ai quali si riferiscono Is. 57,3;
rituale era la Pasqua (pesah; cfr. Ex. 12,6.21; Esdr. Ezech. 16,21; 23,29. Gli attacchi profetici possono
6,20; 2 Chron. 30,15; 35,1.6.11). Così pure l’ani­ essere meglio intesi leggendoli come diretti contro
male per l’olocausto (‘olà) doveva essere ucciso l’antico culto di Moloch (cfr. Heider 374. 377-
prima che il suo corpo fosse bruciato (Ex. 29,16; 382). II vero carattere e il significato di questo cul­
Lev. 1,5 .11; 4,33[nif.]; 6,18; 7,2; 8,19; 9,12; 14,19). to non sono del tutto chiari, né si può dire se esso
Lo stesso vale per il sacrifico di espiazione (hat- fosse limitato solo ai re (cfr. 2 Reg. 21,6) oppure a
td't; Ex. 29,11; Lev. 4,4.15.24.29.33; 6,i8[«z/]; 8, situazioni estreme di necessità (cfr. 2 Reg. 3,27)
15; 9,8.15; 14,13; 16 ,11.15 ), il sacrifico di comu­ (cfr. P. Maiberger, Genesis 22 und die Problema-
nione (selem; Lev. 3,2.8.13; 9,18) e il sacrificio di tik des Menschenopfers in Israel: BiKi 41 [1986]
riparazione ('dsam; Lev. 7,2; 14,13.25). 104-112). In quale misura tali attività rientrassero
Altre occasioni che richiedono l’uccisione di in un culto sacrale vietato sì, ma praticato, o fosse­
animali sono il sacrificio per la consacrazione di ro forme di uccisione di bambini per eliminare fi­
sacerdoti (Ex. 29,20; 34,25; Lev. 8,23), il rito di gli non voluti o malati, si può solo immaginare.
purificazione dopo la guarigione da una pericolo­ 2. Il verbo sht è usato anche per descrivere l’uc­
sa malattia della pelle (Lev. 14,5 s.) o dopo una cisione di persone in contesto non cultuale. Il caso
dannosa infezione (funghi?) di una casa (Lev. 14, del sacrificio di persone umane (di bambini) può
50 s.). Tutte queste macellazioni a scopo cultuale implicare una sovrapposizione fra la macellazione
dovevano essere effettuate nel santuario «davanti (solitamente di animali) per scopi profani e l’ucci­
a Jhwh» (Lev. 1,5 ecc.); si sottolinea esplicitamen­ sione (secolare) di uomini. Ciò emerge già in Gen.
te (cfr. Lev. 17,1-9) quanto fosse importante os­ 22,10, nel racconto della ‘aqedah, dove il verbo sht
servare queste direttive nell’esecuzione precisa è usato per descrivere l’intenzione di Abramo di
delle norme riguardanti il luogo di macellazione. uccidere il figlio e offrirlo in olocausto.
Fa eccezione il rituale decisamente peculiare se­ Il verbo sht e usato ancor più spesso in riferi­
guito in occasione della macellazione di una muc­ mento all’uccisione di uomini nel contesto dell’as­
141 (vii,i2i8) sdhaq (J. Hausmann) (vii,i2i8) 142

sassinio di avversari politici, di nemici religiosi e giorno della riconciliazione (n Q T 26,5), nella
di prigionieri importanti. In Iud. 12,6 gli uomini festa delle primizie dell’olio (22,4) o dell’imposta
di Galaad abbattono fuggiaschi efraimiti presso sulla legna (23,11). Nella halaka del Maestro il ter­
un guado del Giordano, quando le vittime sono mine tecnico ricorre una volta in relazione alla
sfinite e indifese. In 1 Reg. 18,40 Elia ordina l’uc­ normativa per la purità (4Q394 t,i I7S. = 4QMMT
cisione dei profeti di Ba'al dopo la splendida di­ 13 s.) e in norme riguardanti il luogo adatto alla
mostrazione della potenza di Jhwh sul Carmelo. macellazione rituale (4 Q 3 9 4 1,11 1 5 s. = 4QMMT
2 Reg. 10,7 menziona l’uccisione dei 70 figli di 27 s.). Non è lecito uccidere gli animali nel tempio
Acab a Samaria. Altri 42 uomini, tutti parenti del stesso (4Q396 1 , 1 1 =4Q M M T 3 5, par. zdbà; con­
re Acazia di Giuda, sono anch’essi uccisi da Jehu tro Lev. 1,5; 17,1-9 ecc.). Le attestazioni restanti,
(2 Reg. 10,14). L e circostanze di entrambi gli av­ 4Q270 9,11,15 (doppioni di CD) e 4Q276 1-2
venimenti dimostrano che le sfortunate vittime (direttive di purità), sono molto frammentarie.
furono considerate prigioniere e non poterono
opporre alcuna resistenza alla loro uccisione. Una R.E. Clements
situazione analoga si trova in Ier. 41,7, dove si rac­
conta l’uccisione di seguaci di Godolia, governa­
tore di Giuda, da parte di Ismaele, un uomo di pDl^ sahaq
stirpe regale. 2 Reg. 25,7 (// Ier. 39,6; 52,10) de­
scrive l’uccisione dei figli del re giudeo Sedecia e
di altri nobili giudei, dietro istigazione del coman­ pllt^sahaq
do militare babilonese.
In senso lato gli Israeliti accusano Dio di volerli 1. Il Vicino Oriente antico. - 11. Ricorrenze nell’A.T. -
uccidere nel deserto (Num. 14,16). 1. Il verbo. - 2. Il sostantivo. - a) La teofania come con­
testo. - b) Entro la cornice di asserzioni sull’ incompa-
In tutte queste iniziative, nelle quali persone
rabilità. - c) N el contesto dell’azione creatrice di Dio. -
umane vengono uccise o sono minacciate di mor­ d) L ’azione salvifica di Ihwh nella storia. - in. Qumran.
te, il contesto mostra che la vittima o le vittime - ìv. I L X X .
non sono mai nella condizione di opporre resi­
stenza. Sicché è verosimile che in questi casi l’uc­ Bibl.: B. Holmberg, Herren oh Molnet i Gamia Testa-
cisione fosse effettuata in modo spiccio, con la mentet: SEÀ 48 (1983) 3 1-4 7 .- C . Houtman, DerHim-
spada o il pugnale. mel im Alien Testament. lsraels Wellbild und Weltan-
scbauung: O TS 30 (1993) spec. 20-24. ~ J- Jeremias,
Theophanie (W M A N T 10, *1997). - H. Torczyner,
nr.r. Nei L X X il verbo è reso soprattutto, per The Firmament and thè Clouds: StTh 1 (1948) 188-196.
circa 65 volte (incluse tutte le attestazioni nel
Levitico), con il gruppo lessicale cr<pà‘Cetv/a<paY'Ó I. La radice shq ha paralleli come verbo nel si­
(cfr. O. Michel, G L N T xnt 343-378), mentre gnificato di ‘macinare, stritolare, levigare/lisciare’
negli altri passi in cui ricorre (soprattutto in Cro­ nell’aramaico egiziano, d’impero (cfr. DISO 295),
nache) si usa il verbo -Sueiv, sicché i L X X docu­ in siriaco e in aramaico cristiano palestinese, non­
mentano in maniera impressionante la prossimità ché in accadico, con sèqu(m) (AHw 1215), e nel-
semantica a -» zbhjtbh. Per l’uccisione dell’agnel­ l’ar. sahaqa (Wehr, Arab. Wb.5 556).
lo pasquale i L X X usano -Sueiv to cpacrex (cfr. 2 Anche il sostantivo nel senso di ‘nube’ ha i suoi
Chron. 30,15.17 ecc.). equivalenti in aramaico giudaico, cristiano-pale­
2. Data la presenza accentuata del verbo all’in­ stinese e mandaico, oltre all’acc. siqu(m) c all’ara­
terno del materiale sacerdotale nell’A.T, una sua bo (cfr. K B L 3 1375 s.,con bibl.).
diffusione ampia a Qumran non stupirebbe: tanto Forse ci si dovrà dire d’accordo con J. Blau (Fs.
più si resta perciò sorpresi dal fatto che nei grandi Z. Ben-Hayyim, Jerusalem 1983, 76 s.) sul fatto
rotoli, e anche nei canti del sacrificio del sabato, la che per l’uso verbale e per quello sostantivato si
radice non ricorre, il che può dipendere dalla tra­ abbiano due radici omonime. Ma si potrebbe an­
sformazione del culto sacrificale in culto della pa­ che ritenere che il sost. shq abbia ricevuto la sua
rola avutasi a Qumran. Le 12 attestazioni com­ accezione sulla base della consistenza delle nubi, e
plessive (inclusi i testi attualmente non ancora quindi non sarebbe necessaria una derivazione in­
pubblicati) si concentrano per un terzo nel Rotolo dipendente.
del Tempio, per un altro terzo sulla lettera del
Maestro (4QMMT). In tutti i casi si tratta di una II. La radice sht ricorre in prevalenza in testi
macellazione rituale di animali per il sacrificio, nel poetici e nei Salmi; nei testi narrativi la radice non
14 3 ( v ii,1 2 1 9 ) sahaq (J. Hausmann) ( v i i , 1 22 0) 144

si trova, shq come verbo e come nome esprime nella sua lode a Jhwh (a partire dal v. 14) fa notare
l’idea della produzione di particelle finissime, o di che le nubi riversarono acqua e dalla nuvolaglia il
un oggetto costituito da tali particelle. tuono fa sentire il suo rimbombo. Quando Ps. 68,
1. Il verbo shq ricorre 4 volte, sempre al qal. Se­ 35 parla del potere di Jhwh sulle nubi, anche que­
condo Ex. jo ,}6 Mosè deve pestare finemente una st’asserzione, che con altre costituisce un’esalta­
mistura di spezie e quindi portarla nella tenda zione della elevatezza di Jhwh, appartiene al più
santa, dove Jhwh vuole incontrarsi con lui. In Ps. vasto contesto della descrizione teofanica di Ps. 68
18,43,con un parallelo quasi letterale in 2 Sam. 22, (vv. 5.8 s.34; al riguardo Jeremias 148).
43, l’orante riconoscente afferma che la salvezza Troviamo una specie di passaggio alla teofania
dai nemici consiste tra l’altro nel fatto che egli li che poi seguirà in lob 37,21, nel discorso di Elihu.
frantuma come polvere nel vento. Finora dunque Questi sottolinea l’insensatezza delle parole di
shq ricorre sempre in contesti positivi. Invece l’af­ Giobbe, facendo notare che non è possibile guar­
fermazione di Giobbe, che le pietre sono levigate dare la luce che risplende tra le nubi. Qui si può
dall’acqua e il nubifragio trascina via il terriccio già vedere un’allusione al Dio che in seguito si ri­
(’loh 14,19), è espressione della sua disperazione. velerà nella teofania.
E chiaro che nei sassi levigati dall’acqua egli vede b) Più volte l’uso di sahaq ricorre in relazione
un’analogia con quanto gli sta accadendo. con affermazioni sull’incomparabilità di Jhwh.
Non è del tutto chiaro Ecclus 42,4. Secondo G. Così la domanda retorica in Ps. 89,7 implica che
Sauer (JSH RZ m/5 [1981] 608) shq indica l’opera­ nessuno sulle nubi sia uguale a Jhwh (l’uso di sa­
zione di pulitura dei piatti della bilancia. In effetti, haq al singolare secondo G.W. Ahlstròm, Psalm
in base al dato linguistico il verbo potrebbe anche 89, Lund 1959,5 8 va considerato poetico). «È que­
riferirsi alla polvere sui piatti della bilancia (cfr. Is. sto l’unico caso nell’A.T. in cui il ‘ materiale’ com­
40,15 s.), ma tenuto presente il contesto, di fronte parativo è chiaramente e indubitabilmente la schie­
all’esortazione alla cautela nel rapporto con gli al­ ra celeste» (C.J. Labuschagne, POS j, 1966, 79).
tri è più ragionevole pensare alla pulitura e così ri­ Dietro all’asserzione di Ps. 89,7 dovrebbe esserci
agganciarsi all’uso verbale. l’ idea di un depotenziamento del pantheon degli
2. In Is. 40,15 il sost. sahaq è usato in modo sin­ dei (cfr. H.-J. Kraus, B K xv/25, 787). Il discorso
golare. L ’impiego parallelo di daq indica che qui si sull’incomparabilità di Jhwh ricorre anzitutto in
deve pensare alla polvere che sta sulla bilancia. un contesto innico, che a sua volta si trova nel con­
Con essa, come anche a gocce sul piatto, vengono testo più ampio di una lamentazione, e in quanto
paragonati i popoli per sottolineare la loro irrile­ tale sottolinea l’urgenza del lamento stesso riman­
vanza. In contrasto, si mette in risalto l’importan­ dando alla precedente azione salvifica (cfr. anche
za incomparabile di Jhwh. 77 >* J - « ) ;
L ’elevatezza, grandezza e incomparabilità di Il riferimento all’incomparabilità del Dio di Je-
Jhwh, e anche la sua distanza dagli uomini, è in shurun, che nella sua altezza viene in soccorso sul­
primo piano anche nei testi seguenti, in cui si parla le nubi, introduce la conclusione della benedizio­
di sahaq (nel senso di nube). Qui ritornano conti­ ne di Mosè in Deut. 33,26.
nuamente echi della concezione di Ba‘al come co­ L ’incomparabilità di Dio è sottolineata, in con­
lui che troneggia sulle nubi, o appare nelle nubi. nessione col riferimento alla sua sapienza, nella
a) Spesso il sostantivo ricorre nel contesto del domanda retorica di lob 38,37, su chi possa con
discorso sulla teofania. Così Ps. 18,12 (con un pa­ sapienza contare le nubi.
rallelo quasi letterale in 2 Sam. 22,12), riprenden­ Dello stesso tenore sono le asserzioni nel di­
do elementi delle descrizioni teofaniche (cfr. Jere­ scorso di Elihu. Egli parla delle nubi in modo dif­
mias, spec. 88-90), dice che Jhwh nella situazione ferente, come segno della grande distanza tra Dio
di sventura dell’orante ha usato per dargli riparo e l’uomo, per ricordare a Giobbe i suoi limiti. C o­
anche acqua oscura e nubi dense, come segno della sì secondo lob 35,5 le nubi sono più elevate dello
sua potenza in atto. «L’accumulazione delle con­ stesso Giobbe - quale danno potrà mai egli arre­
cezioni aumenta la mobilità di Jhwh nel senso del­ care a Dio?! In 36,28 Dio, come colui che fa stilla­
l’ubiquità» (F.-L. Hossfeld - E. Zenger, Psalmen re pioggia dalle nubi, è contrapposto a Giobbe. In
I, N E B , 1993,126). Non ci sono motivi sufficienti una ulteriore domanda retorica (37,18) si chiede se
per espungere, con H.-J. Kraus (BK xv/15, 281- Giobbe abbia mai aiutato Dio a distendere il cielo.
283), proprio le frasi con sahaq, solo perché con Riguardo a schdqìm , peraltro, con S. Terrien (CAT
esse il versetto risulterebbe sovraccarico. Elemen­ xm 243 n. 3) è meglio pensare al firmamento nel
ti della teofania si trovano anche in Ps. 77,18, che suo insieme.
145 (vil,122l) sàhar i (L. Ruppert) (711,1222) 146

La grandezza di Jhwh trova espressione anche sciare sonoro delle nubi. Quindi, come in Ier. 51,
quando Ps. 36,6; 57,11; 108,5 (con riferimento alla 9, si parla di shq in un contesto non primariamen­
teologia del tempio; cfr. F.-L. Hossfeld - E. Zen­ te salvifico, anche se il fine o l’obiettivo del parto­
ger, Psalmen 1, N E B , 1993, 227), in contesti innici, rire è positivo. iQ H 6,16 non è chiaro come atte­
esaltano la misericordia di Jhwh che arriva fino al stazione, ma da K.G. Kuhn (Konkordanz zu den
cielo e la sua fedeltà che giunge fino alle nubi. Cie­ Qumrantexten, i960, 219) vi ricostruisce shqjm.
lo e nubi diventano qui «manifestazione del hsd 4Q370 1 »9> conservato in modo frammentario
che compenetra il mondo intero» (H. Spiecker- (cfr. C.A. Newsom, RQu 13 [1988] 23-43), usa
mann, F R L A N T 138, 1989, 290). anch’esso il sostantivo in un richiamo alla vicenda
c) Quando nei Proverbi si parla di nubi, sullo del diluvio. Mentre in Gen. 9 non si parla di shq, il
sfondo sta il nesso tra la creazione di Jhwh e la sa­ testo di Qumran, dopo aver narrato della fine del
pienza: secondo Prov. 3,20 il fenomeno delle nubi diluvio e aver ricordato l’arcobaleno, menziona
che stillano rugiada va ricondotto alla conoscenza shqjm. Anche qui dunque shq si trova nel contesto
di Jhwh, e secondo Prov. 8,28 la sapienza era pre­ dell’azione salvifica di Dio. Sono frammentari an­
sente quando Jhwh consolidava le nubi in alto. che 4Q381 19,1,13, dove shq ha piuttosto il signifi­
L ’azione salvifica di Dio e la sua potenza creatrice cato di «cielo» (cfr. Iob 37,18; iQ M 10 ,11), e
sono connesse tra loro in Is. 45,8, che esorta le nu­ 4Q402 4,10, che parla di esseri divini coinvolti in
bi a far piovere il diritto. una guerra celeste (bmlhmt shqjm).
d) Viene data espressione alle dimensioni inusi­
tate del giudizio divino contro Babilonia in Ier. iv. Nei L X X shq è reso con una varietà di ter­
51,9 dicendo che esso arriva fino alle nubi. Qui in mini greci, i quali tuttavia non contengono sfuma­
effetti si parla di sabaq in un oracolo di giudizio, ture teologiche particolari. I termini che traduco­
ma ciò nonostante il termine può essere riferito al­ no più spesso shq sono VE9ÉX7} o vécpo;;, entrambi
l’azione salvifica di Jhwh, giacché si tratta del giu­ usati spesso anche per la traduzione di ‘nn.
dizio contro Babilonia che si manifesta in virtù Non si riscontra alcuna ricorrenza di sabaq di
della volontà salvifica di Jhwh nei confronti di valore esclusivamente profano. Anche quando non
Israele (cfr. il v. ro). si ricorre a sabaq per esprimere la grandezza di
L ’interesse per l’azione salvifica di Jhwh nella Dio si tuttavia sempre, nel contesto più o meno
storia soggiace anche a Ps. 78,23. Guardando in­ immediato, si parla dell’azione salvifica di Dio. In
dietro al tempo del deserto, Jhwh si rivela come contesti negativi non si parla mai di sahaq, eccetto
colui che, nonostante alcune malefatte d’Israele che in Iob 14,19: Ier. 51,9; iQ H 3,13, e anche que­
(cfr. il contesto), ha comandato alle nubi e così ha sti passi - a prescindere dal singolare Iob 14,19 -
operato per la salvezza in favore del suo popolo, il ricorrono sempre nel contesto più ampio del­
che fa sperare in un’azione analoga nel presente. l’azione salvifica divina.
Con la menzione di un testimone attendibile J. Hausmann
nelle nubi, col che si deve pensare all’arcobaleno, e
con ciò - con allusione a Gen. 9 ,14 -17 - alla consi­
stenza durevole delle nubi, Ps. 89,38 sottolinea la
promessa di una dinastia duratura fatta a David. - T
sabar 1
Una correzione del testo, come quella suggerita da
H.-J. Kraus (BK xv/25, 781), in ube<5d shq non è ■Ih#sdhór, TW s'hòr, nfnnttf seharhór
T J : 7 ! - J •

perciò necessaria. Come Ps. 78, anche Ps. 89,31-38


sottolinea la fedeltà di Dio alle promesse che ha Bibl.: R. Gradwohl, Die Farben im Alten Testament
fatto al suo popolo, anche se quest’ultimo si allon­ (BZAW 83, 1963, spec. 51-53). - V. Sasson, King Solo-
tana dalla torà. mon and thè Dark Lady in thè Song of Songs: V T 39
(1989) 407-414, spec. 4 11 ss. - M . Wagner, Die lexikali-
schen und grammatikalischen Aramaismen im alttesta-
in. A Qumran si trovano pochi passi con il so­ mentlichen Hebrdisch (BZAW 96,1966, spec. 1 12 s.).
stantivo. iQ M 10 ,11 parla del dispiegamento del
cielo nel contesto di affermazioni sull’incompara- Il verbo è hap. leg.; secondo Iob 4 3,30 la pelle di
bilità di Dio. La lode di Dio si trova in primo pia­ Giobbe è «diventata nera» (a causa della lebbra).
no in iQ H 8,13, dove shq sottolinea la distanza Sono correlati il sost. sehór ‘nerezza, fuliggine’
fra Dio e l’uomo. iQ H 3,13 confronta i tormenti (Lam. 4,8), l’aggettivo sdhór ‘nero’, attestato 6
sofferti nelle doglie del parto, che precedono il volte: Lev. 13,31 (cong. sàhób [?]; cfr. Gradwohl
miracolo della nascita gioiosa, anche con lo scro­ 52), Lev. 13,37 (dei capelli); soprattutto Cant. 1,5
147 (V II, 1223 ) sàhar u (L. Ruppert) ( v i i , 1223) 148

(colore del volto: bruciato [dal sole]); 5,11 (del Bergstràsser, H G r 11 § 220) e Is. 47,15 (cong. só-
corvo); Zach. 6,1.6 (di cavalli), inoltre 2 attestazio­ hdrdjik; T.M.: sdhàrajik «i tuoi commercianti»;
ni a Qumran: 3Q 15 12,2 (cfr. D JD ili 239 s.: pietra K B L 2 962; K B L 3 708), shr vuol dire ‘esercitare la
di basalto [?]; cfr. Wagner 112 s.) e 4Q186 2,1,r, magia’: «eliminar(lo) con un incantesimo», o co­
per indicare il colore degli occhi; analogamente me ptc. «mago». K B L 3 (1359) ritiene possibile, ac­
seharhór ‘di colore nero’ (Cant. 1,6) e il sost. sa­ canto alla derivazione da shr, che questo/?/, sia una
lparut ‘capelli neri?’ (Eccl. 11,10). forma denominale da un sost. sahar ili (-» sahar),
Il verbo è attestato in medioebraico al hif. = ara­ dato che secondo A H w 1005 per sahdru(m) è atte­
maico giudaico af. (G. Dalman, Aram.-neuhebr. stato anche il significato di ‘girarsi (per stregare),
Handwb . , 3193 8, 420) nel senso di «diventare ne­ stregare’ (cfr. sàhiru[m] ‘che si volta’, aram. giu­
ro», nonché più volte nel siriaco sehar (Brockel- daico babilonese ‘uno stregone’, fem. sdhert.u[m]
mann, Lex. Syr. 770) nel mandaico shr 11 af. (MdD ‘una strega’, A H w 1008 s.; cfr. inoltre l’ar. Sahara
451) «essere/diventare nero». ‘stregare, incantare, ammaliare’, sahir ‘mago, in­
È possibile che il verbo sia derivato dall’aggetti­ cantatore’, Wehr, Arab. Wb,5 55 6). Ma dal punto
vo, ma la buona attestazione in siriaco indica il di vista semantico l’ipotesi di un’altra radice non è
contrario. Così come l’acc. sahurru ‘irrigidito’ necessaria; shr assume il significato di «stregare,
(AHw 1133) deriva dal verbo sufparruru 11 ‘essere esercitare la magia» soltanto a motivo delle prati­
irrigidito, avere/assumere una rigidità cadaverica’ che magiche che rientrano nel significato di «trac­
(AHw 1260 s.), potrebbe essere questo il caso per ciare un cerchio attorno, detto della stregoneria
sdhdr. «essere bruciacchiato/nero» (segnalazione magica» (cfr. C A D 4 6 con citazioni; sullo spettro
di K. Kienast). Interpretare shr come un’originaria di significati nel suo insieme 37 s,).
forma saf. dalla radice hrr l ‘essere incandescente’
(P.A.H. de Boer, OTS 9 [1951] 181) è inverosimile li. Come sinonimi di shr si trovano 'wh pi. ‘de­
(cfr. L. Wàchter, ZAW 83 [1971] 384). «Poiché la siderare, agognare’, ’hb ‘amare’, bqV cercare’, hnn
radice è attestata soltanto in periodo esilico/post- hitp. ‘implorare grazia/misericordia’, qr ’ ‘chiama­
esilico, mentre risulta ben ambientata in aramaico, re’, swb ‘convertirsi’. Un atto di shr che ha con­
si può ritenerla un aramaismo» (Wagner 113). seguenze può essere espresso con ms ‘trovare’
I L X X traducono il verbo con [icXavoua-Sai c (Prov. 7,15). Eccezion fatta per Prov. 11,27 e
l’aeeettivo con uéAac;. , „ 47,15 cong. (ptc. qal), sono attestate soltanto for­
L. Ruppert me al pi. (cfr. E. Jenni, Das hebrdische Pi'el, Zù-
rich 1968, 222). shr esprime un’azione intensiva:
un’intensificazione dell’«essere impegnato in
qualcosa» (qal), un «cercare» (con intensità) (pi.).
TiW
- T
sahar n L ’oggetto del cercare è: Dio (con la nota accusativi
come con ’ el ), la sapienza (Iob 7,21: Dio stesso co­
1.1. Etimologia. - 11. Sinonimi. - ni. Statistiche. - iv. Se­ me soggetto), il semplice (Prov. 7,15: soggetto la
mantica. - 1 . Uso profano. - 2. Uso teologico. - v. I L X X
donna straniera), con il dativo anche il bottino
e Qumran.
(Iob 8,5). Con il doppio accusativo sihàró musar
Bibl.: L. Diez Merino, Il vocabolario relativo alla ‘Ri­ (Prov. 13,24): «egli lo cerca con disciplina», ossia
cerca di Dio' nell'Antico Testamento. La radice shr: Bib «egli lo (suo figlio) disciplina per tempo» (cfr.
O r 25 (1983) 35-38. - O. G arda de la Fuente, La bùs- K B L 2 962; G.R. Driver, JThS 41 [1940] 178; i
queda de Dios en el Antiguo Testamento, Madrid 1971, commentari, soprattutto O. Plòger, B K xvn,
spec. 25 s. 41 s. - R. Martin-Achard, Esaie 47 et la tra-
1940,157. 164; sull’oggetto musar cfr. anche GKa
dition prophélique sur Babylone (Fs. G. Fohrer, 1980,
83-105).
§ 1 1 3 ; Brockelmann, Synt. § 94b).

1. In accadico la radice è attestata come sahà- ni. Ben 8 delle 14 attestazioni (comprese le con­
ru(m) ‘volgersi, andare in giro, cercare; trattenersi’ getture) si trovano nei libri sapienziali (Prov. 1,28;
(AHw 1005), analogamente in mediocbraico e in 7>J 5J 8,17; 11,27; 13,24; nonché Iob 7,21; 8,5; 24,5),
aramaico giudaico (Levy, WTM iv 537), nonché sicché shr 11 risulta una voce preferita della sapien­
nel mand. shr in ‘cercare, indagare’ (MdD 451). Si za. In testi salmici ricorrono 3 attestazioni: Ps. 63,
confronti il sudarab. sahir ‘Colui che ruota’ come 2; 78,34; Is. 16,9. La più antica attestazione databi­
soprannome del dio della luna (cfr. M. Hòfner, le è Hos. 5,15, dove Osea spiega la ricorrente locu­
RdM 10/2, 1970, 282. 326). In due passi, Is. 47,11 zione cultuale bqs (pi.)pànìm (di Jhwh) col ricor­
(sahrà, probabilmente un inf. pi. di Sahara; cfr. so a questo termine sapienziale (cfr. H.W. Wolff,
149 (vii, 1224) sahar il (L. Ruppert) (vii,1225) 150

K xiv/13, 148). Sono preesilici anche Prov. 11,27 e linguaggio cultuale (Hos. 5,15; Ps. 63,2; 78,34; Is.
13,24. Alla base delle due attestazioni nel Deute­ 2 6,9, sempre con l’accusativo). Qui shr pi. esprime
roisaia (Is. 4 7 ,11.15 cong.) c'è il significato di più del semplice ricercare Jhwh (nel santuario)
«esercitare la magia». Il significato solito di sbr pi. (qui: r ’h nif., cfr. Ex. 23,15; 34,23 s.; Deut. 16,16;
si trova nel testo ebraico di Ecclus 6,36 (oggetto: 3 1 ,11 ecc.). È sempre un cercare pressante, che im­
chi ha intelligenza); 32,14 (oggetto: Dio); 4,12 (in­ prime una svolta alla situazione di miseria, con la
certo; oggetto: la sapienza). connotazione del desiderio appassionato, del «vol­
gere lo sguardo» verso di lui. Secondo Hos. 5,15, il
iv. 1. La semantica di shr ‘cercare' si orienta so­ passo più antico per quel che ne possiamo sape­
prattutto in base al suo uso (sapienziale) profano re, gli Israeliti («Efraim»), abbandonati da Jhwh,
(Prov. 7,15; 11,27; 13,24; Iob 24,5). Il masal di «cercheranno il suo volto» (biqqéspànim) e «nella
Prov. 11,27, legato allo schema dell’azione con le loro sventura» (bassar làhem) «volgeranno lo
sue conseguenze: «Chi è interessato al bene (só- sguardo» verso di lui (shrpi.). Jhwh, che si è ritira­
hèr), cerca (bqr) soddisfazione (ràsòn), la raggiun­ to nel deserto (v. 15), non si trova nei molti san­
ge (bw ’)», suona eudaimonistico: il bene non vie­ tuari della terra abitata; Israele, punito con la de­
ne ricercato per se stesso, bensì per amore del vastazione (sulla cong. di je ’Vmu jèsammu o jd-
compiacimento; di chi (di Dio o degli uomini) re­ sòmmù cfr. H.W. Wolff, BK x i v / i } , 134), deve
sta questione aperta (EU: «Il compiacimento di cercarlo nel deserto. Presuppone una situazione
Dio»). Il precedente v. 26: «Chi trattiene cereali, la analoga la considerazione della storia di Ps. 78 al v.
gente lo maledice», potrebbe far pensare piuttosto 34: qui il cercare Dio (shr pi. // drs) da parte del
agli uomini (cfr. anche 14,9). Secondo O. Plòger popolo che egli punisce è connesso con la conver­
(BK x v i i 142) Prov. 11,26 farebbe riferimento alla sione (cfr. swb). Una sventura personale soggiace
vendita di cereali dell’egiziano Giuseppe. Ma poi­ a Ps. 63,2 (preesilico?): l’orante, oppresso da ca­
ché la maggior parte delle attestazioni di ràsòn nei lunniatori e nemici (cfr. w . io.i2b), «cerca» Jhwh
Proverbi si riferisce al compiacimento di Jhwh, come «suo Dio», «ha sete» (sm’) di lui, «spasima»
che comporta benedizione e felicità (cfr. B. Gem­ per lui (kmh). Egli spera naturalmente in una teo­
ser, HAT 1/162, 56), si deve pensare che vi sia fania nel santuario, che dia una svolta positiva alla
quantomeno anche un riferimento a Dio. In Pro­ sua oppressione (cfr. H.-J. Kraus, B K xv/25, 602).
verbi si trovano esempi con oggetto umano di un Nella lamentazione collettiva di Is. 26,7-21, già
«cercare» nocivo e di un cercare propizio, con il improntata in senso sapienziale, il v. 9 si legge co­
pi. che esprime l'intensità e l’urgenza della ricerca. me la formula di un lamento individuale: «La mia
In 7,15 la donna straniera (adultera) parla al sem­ anima (nafsi) anela (’wh pi.) a te nella notte, e an­
pliciotto (peti, v. 7) che ha incontrato per «cercare che il mio spirito (tubi) ti cerca (shrpi.) al mattino
il suo volto» (lesahèr panèkd). La solenne espres­ (babbàqér cong. anziché beqirbi, cfr. H. Wildber­
sione fa pensare quasi a una perversione della ri­ ger, BK x/2, 983)». Si tratta di un guardare appas­
cerca della presenza di Jhwh in ambito liturgico sionato alia ricerca dell’aiuto di Jhwh, chc gli oran­
(cfr. Hos. 5,15). Ma chi, così adulato, la segue, ri­ ti, trascorsa la notte nel santuario in una situazio­
schia la vita (v. 23). L ’amore volto al bene si espri­ ne di crisi, avevano sperato al «mattino» (sull’aiu­
me non con adulazioni, bensì - come afferma 13, to «al mattino» cfr. C. Barth, -» voi. 1 1528-1534).
24 - con la disciplina esercitata al modo giusto: Bildad consiglia a Giobbe di cercare Dio (non in
«Chi trattiene (hsk) la verga odia suo figlio, ma chi senso cultuale) (8,5, shr pi. con preposizione ’el //
lo ama (’hb) lo ‘cerca’ con disciplina (musar)», cioè hnn hitp. «implorare»), cosa che presuppone in
lo disciplina a tempo debito, prima che sia troppo Giobbe un atteggiamento mutato nei confronti di
tardi. Il detto vuol chiarire che «l’amore vero, per­ Dio stesso. In Prov. 1-9 la sapienza personificata
ché consapevole della propria responsabilità, non subentra per così dire al posto di Dio: «Io amo
recede nemmeno dinanzi a forme di punizione» (’hb) coloro che mi amano (me,ahdbaj) e coloro
(O. Plòger, B K x v ii 164), cfr. anche 23,13 s. Solle­ che mi cercano (mesahdraj) mi troveranno (ms’)»
citato da queste massime Ben Sira rifletterà sul si­ (Prov. 8,17; cfr. Ex. 20,5 s. par.). In termini analo­
gnificato positivo della disciplina paterna (Ecclus ghi in Prov. 1,28 la sapienza spiega: «Allora (nel­
30,1-13). Iob 24,5 (in un contesto secondario) l'oppressione) essi mi invocheranno (q r ’ ) ma io
esprime il bisogno vitale dell’uomo: i peccatori non risponderò (‘nh); quando mi cercheranno
descritti come predoni ‘perlustrano’ la steppa alla (shr) non mi troveranno (ms’)» (cfr. col v. 28a ad
ricerca di cibo per sé (?) e per i loro figli. es. Ps. 22,3, con 28b ad es. Hos. 5,i5;v4m. 8,12). In
2. L'argomento della ricerca di Dio è tipico del effetti, nella sapienza più recente cercare Dio (in
I J I ( v i i , 1226) sahar (L. Ruppert) ( v ii, 1227) 152

senso cultuale) verrà poi modificato e trasferito Per 1. A . Cooper - M.H. Pope, Divine Names and
alla sapienza (hokmà). Epithets in thè Ugaritic Texts, nr. 28 Shr (RSP in 416-
Una volta soltanto (Iob 7,21) shr si trova con 420). - P. Fronzaroli, Studi sul lessico comune semitico,
in. / fenomeni naturali'. A A N L R 20 (1965) 135-150,
Dio come soggetto: se Giobbe potesse morire di
spec. 14 1. 147. 150. - F. Stolz, Strukturen und Figuren
una morte «naturale», ovvero non in seguito a una
im Kult von Jerusalem (BZAW 118 , 1970, spec. 182 s.).
punizione (cfr. G. Fohrer, KAT xvi 182), allora - P. Xella, Il mito di §H R e §LM. Saggio sulla mitolo­
egli non ci sarebbe più qualora Dio lo ‘cercasse’. gia ugaritica (StSem 44,1973).
Questo vano cercare da parte di Dio contrasta col Per 11. S. Aalen, Die Begriffe «Licht» und «Finster-
fatto che Dio prende di mira Giobbe ancora in vita nis» im A.T., im Spdtjudentum und im RabbinismuS
(v. 20) assalendolo. F. Horst (BK x v i / i 3 , 123) vede (SNVAO , 19 51, spec. 36-38). - Id., 'òr (ThWAT 1 160-
qui invece «un motivo di preghiera tipico del can­ 182, spec. 166 s. 180). - L. Kòhler, Die Morgenróte im
tico di lamentazione, secondo cui si rimprovera a Alten Testament: ZAW 44 (1926) 56-59. - J. Robert­
Jhwh la brevità della vita umana... per smuoverlo a son, The «Dawn» in Hebrew: The Expositor 3 (19x2)
intervenire col suo soccorso salvifico». 86-96.
shr nel senso di «praticare la magia» e il ptc. qal Per m . G . Schwarz, «... zugunsten der Lebenden an
nel senso di «mago» si trovano 2 volte nell’unico die Toten»?: ZAW 86 (1974) 218-220. - C .F. Whitley,
oracolo sui popoli stranieri del Deuteroisaia, il
The Language and Exegesis of Isaiah 8,16-23: ZAW 90
(1978) 28-43, sPec< 3° s-
cosiddetto canto di scherno su Babilonia (Is. 47,1-
Per v. W. Beyerlin, Die Rettung der Bedràngten in
1 j; cfr. v. 11 e v. 15). Babilonia, orgogliosa del suo
den Feindpsalmen der Einzelnen auf institutionelle
sapere (magico) e della sua potenza, non è in grado Zusammenhdnge untersucht (F R L A N T 99, 1970, spec.
di «allontanare con la sua magia» (v. n ) la puni­ 145 s.). - P.C. Graigie, Helel, Athtar and Phaethon (Jes
zione di Jhwh, ossia la vedovanza e l’assenza di fi­ 14,12-1 j): ZAW 85 (1973) 223-225. - L. Dfez Merino,
gli (cfr. vv. 8 s.). Accade ai consiglieri e astrologi di Il vocabolario relativo alla «ricerca di Dio» nell'Antico
Babilonia (w. 13 s.), come anche ai suoi «maghi» Testamento: la radice shr. BibOr 25 (1983) 35-38. - O.
(cong. sóbàrajik, v. 15), «che uno barcolla sbatten­ Garcia de la Fuente, La bùsqueda de Dios en el Anti-
do contro l’altro, nessuno ti aiuta» (traduzione di guo Testamento, Madrid 1971. - P. Grelot, Isaie XIV,
L. Kòhler in C. Westermann, ATD 192, 152). Lo 12-1} et son arriere-plan mythologique: R H R 149
(1956) 18-48. - H. Gunkel, Schópfung und Chaos in
shr degli uomini per opporsi a un’azione giudi­
Urzeit und Endzeit, 1895, spec. 132-134. - P. Hum-
ziaria di Jhwh è condannato al fallimento. bert, Démesure et chute dans l'Ancien Testament (Fs.
W. Vischer, Montpellier i960, 63-82). - B. Janowski,
v. I L X X traducono il verbo tra l’altro 8 volte Rettungsgewissheit und Epiphanie des Heils 1 (WM
con òp$(p)i'Ceiv e 2 volte con (Ctqteìv. A N T 59, 1989, spec. 182-191). - J.W . McKay, Helel
A Qumran il verbo è attestato 2 volte con si­ and thè Dawn-Goddess: V T 20 (1970) 451-464. —Id.,
curezza (resta incerto 4Q487 31,1): in 4Q184 1, Psalms of Vigil: ZAW 91 (1979) 229-247, spec. 243. -
1 la donna dissoluta si sforza continuamente (shr H .G . May, Some Aspects of Solar Worship at Jerusalem:
trnjd) «di inasprire le sue parole» (Isnn dbrjh), e in ZAW 55 (1937) 269-281. - M.-H. Pope, ‘Attar (Wb
Myth 1 249 $.). - Id., Sahr und Salim (WbMyth 1 306
4QBéat, pubblicato da È. Puech (cfr. RQu 13
s.). - H.-P. Stàhli, Solare Elemente im Jahweglauben
[1988] 85-87), dove sono detti beati coloro che des Alten Testaments (O BO 66, 1985, spec. 34 s.). - J.
cercano la verità (?) con mani pure «e non la cerca­ Ziegler, Die Hilfe Gottes «am Morgen» (Fs. F. N òt-
no con un cuore pieno di malizia» (jsìpmh blb mr- scher, BB B i, 1950, 281-288).
mh, 1. 3). , „
L. Ruppert
I. salpar è un nome primario (benché C.J. Labu­
schagne, O.T. Studies, Pretoria 1971, 56, lo faccia
derivare da hrr 1 saf ‘incendiare’). Si oppongono a
una derivazione verbale l’acc. séru(m) 11 (AHw
“ìnt^
~ T
sahar
1219), Pass. siaru(m) (AHw 1226), in entrambi i
casi col significato di ‘mattino’, poiché lo schema
t : * mishàr nominale piràs serve solo per nomi primari (cfr.
G A G § 55,i2a); inoltre il sudarab. s'aìpar ‘alba,
1. Etimologia. -11. Significato. - ni. Casi problematici. - prima luce del mattino’ non rimanda a un causati­
iv. Statistica. - v. Uso del termine. - 1. Fenomeni natu­vo (segnalazione di B. Kienast). A Qumran si tro­
rali. - 2. In senso figurato mitologico/teologico.
va il m. ebr. sahar (iQ H 4,6; kslpr «come l’auro­
Bibl.: T. Hartmann, semes, Sonne (THAT il 987-999, ra»; n Q P sa 26,11: fissazione dell’aurora [kwn
spec. 990-992). hif.]; 4Q487 36,1, Ishr incerto); l’aramaico giudai­
153 ( v i i , 1228) sahar (L. Ruppert) (vii,i228) 154

co sahàrd’ (Levy, WTM iv 537: ‘alba, primo mat­ e all’ammonimento» (così R. Kilian, Jesaja 1-12 ,
tino’; cfr. Dict. Talm. 1551 s. «morningdawn,early N E B , 69: «Chi non s’attiene a ciò [= a Deut. 18,9-
morning, aurora, primo mattino»); moab. sìprt 15] non ha futuro») - ma è dubbio che ’mr possa
(fem.!) (KAI 18 1,15 : mbq‘ hshrt «dall’inizio del­ essere tradotto «attenersi» - oppure non si riferi­
l’aurora’, cfr. DISO 295); ug. shr ‘crepuscolo mat­ sce piuttosto a quanto è stato detto prima al v. 19,
tutino’ (WUS nr. 2592; U T nr. 2399); KTU 1. dato che anche jó'm eru al v. 2ob sembra riprende­
12,1,7(8) shr // qdm ‘vento dell’est’ (cfr. RSP 1 re jó ’meru del v. 19? Lo spostamento del v. 2oaba
349); KTU 3.5,15 shr ‘Imt «da stamattina fino al­ (dopo il v. i9a) e la reinterpretazione di ’el-’elò-
l’eternità» (WUS nr. 2592), come dei gemelli shr w hàjw come singolare, «il suo dio» (per Israele
slm «stella del mattino e stella della sera», KTU quindi Jhwh!) - così Schwarz (219) - renderebbe
1.23,52.53 (cfr. H. Gese, RdM 10/2, 1970, 80-82), in effetti comprensibile il testo e farebbe pensare
nonché ‘m shr wslm smmh «con shr e slm in cielo», al significato di «aurora», ma è escluso che Isaia o
KTU 1.100,51.52 (cfr. M. Dietrich - O. Loretz, un rielaboratore abbiano potuto designare il re­
U F 12 [1980] 157); ar. sahar ‘tempo prima dell’ini­ sponso degli spiriti dei morti e dei veggenti (v. 19)
zio del giorno, primo mattino, alba’ (Wehr, Arab. con torà. In base a quanto si è detto, il dativo lo al
Wb.5 556). Sul dio Sahar «crepuscolo mattutino» v. 2obp dovrebbe rimandare non al parlante del v.
nell’Arabia antica cfr. M. Hòffner, RdM 10/2, 2oba, bensì a dàhàr (v. 2oba). In tal caso si do­
1970, 253. 271 s. (317: rappresentazione in rilievo vrebbe immaginare un altro significato di sàhar,
del dio con il simbolo della testa di drago). Sul- tanto più che delle altre versioni soltanto Vg. in­
l’acc. sèru(m) come nomen divinum «stella del terpreta matutina lux (cfr. BHK). sàhar potrebbe
mattino», cfr. A H w 1219. sahar è nomen divinum essere inteso a partire dall’acc. sahàru(m) ‘volgersi
nei NP: ug. Jlshr «shr è (il mio) dio» (PNU 95. (per stregare)’ (-» sàhar 11) (cfr. H. Wildberger,
192. 370); fen. ‘bdshr; shrb‘1(PNPPI 163. 180). BK x/12, 343. 352; secondo una proposta di G.R.
Driver, JThSt 41 [1940] 162; O. Kaiser, ATD 17 5,
n. È discusso quale fenomeno naturale di pri­ 192; H.-P. Mùller, WO 8 [1975/76] 73 s.). Poiché
mo mattino s’intenda in concreto con shr. il cre­ il dativo lo (v. 2ob), trovandosi troppo distante,
puscolo mattutino / l’alba (così Robertson, anche non può riferirsi all’indietro a jó ymerù, il v. 20
Aalen, -» voi. I 326 s, 354) oppure l’aurora (così dovrà essere tradotto, con Mùller (74): «Per legge
Kòhler) o «la prima luce del mattino» (Dalman, e direttiva! Essi pronunciano cose che non hanno
AuS 1/2, 1928, 601; W. Rudolph, KAT xm/2, 51). alcun potere». Il riferimento sarebbe al «potere
Poiché il nostro «crepuscolo mattutino» indica magico». Così dunque K B L 3 (1362) suggerisce un
non da ultimo una fase del giorno che sta per ini­ hap. leg. sàhar 111 col significato di «magia per
ziare, il momento del crepuscolo del primo matti­ esorcizzare la forza (la sventura)». Ma in questo
no prima del sorgere del sole, mentre sahar si rife­ caso non dovrebbe trattarsi non di una radice di­
risce a un fenomeno (passeggero) della luce, con­ versa da sàhar 11. Il detto di Is. 8,19 s., evidente­
cretamente ad una luce rossa «che sorge» (verbo mente frutto di un rifacimento redazionale, si rife­
‘Ih, v. sotto, v.i) all’orizzonte (orientale) o al mo­ risce alle pratiche vietate dalla torà (cfr. il v. 2oa)
mento preciso del suo apparire, va preferita la resa (cfr. Deut. 18,9-15). La valutazione dello scongiu­
«la prima luce del mattino» che, ovviamente im­ ro insiste significativamente non tanto sull’illegit­
precisa, può essere descritta come l’«aurora» (nel timità di tali pratiche, quanto piuttosto sulla loro
senso lato del termine) e che non ha nulla a che inefficacia: ’ èn-lò sàhar (v. 2ob).
fare con il rosso del mattino delle latitudini nordi­ Se mishàr (cfr. RSP in 419) in Ps. 110,3 (mère-
che o che affiora solo talvolta (sul tutto cfr. il di­ hem mishàr) sia un sostantivo da riferire a sàhar,
battito in Kòhler). Mentre l’ebr. sahar viene già nel senso di ‘aurora’ (K B L 3 609), oppure un erro­
considerato parte del giorno (cfr. Iud. 19,25; Ne­ re dittografico da mérehem sahar (così H.-J.
hem. 4,15), il termine arabo corrispondente sahar Kraus, B K xv/25, 927), non si può dire con certez­
designa l’ultima parte della notte, dopo la quale za. Per la discussione di altre spiegazioni possibi­
soltanto segue il fagr, il vero e proprio crepuscolo li (ad es. ptc. pi. di sàhar) cfr. H.J. Stoebe, Fs. F.
mattutino (cfr. Kòhler 59). Baumgàrtel, 1959, 188. Data l’assonanza con Is.
14,12 (hèlél ben-sàhar) il passo va trattato insieme
III. Controverso è il significato di sàhar in Is. 8, con quello di Isaia.
20: «Per insegnamento e ammonimento (letórà
w elit‘ùdà) ’im-lò* jó 'm eru kaddàbar hazzeh ’dser IV. Le altre 22 (o 21) attestazioni sono diffuse in
’ èn-lò salpar». dàbàr si riferisce «all’insegnamento un’area ampia: 8 si trovano in testi narrativi (Gen.
155 ( v ii,1 22 9) sahar (L. Ruppert) ( v i i , 1230) 156

19,15; 32,25.27; Ios. 6,15; Iud. 19,25; / Sam. 9,26; sospingono un Lot tentennante ad abbandonare
Nehem. 4,15; lon. 4,7), le altre 14 (13) in testi poe­ in fretta Sodoma (Gen. 19,15) che poi, poco prima
tici: 6 nei profeti (Is. 14,12; 58,8; Hos. 6,3; 10,15; del sorgere del sole, viene annientata (cfr. w . 23-
Ioel 2,2; Am. 4,13), con Hos. 6,3 e Am. 4,13 che ri­ 25). L ’aurora incipiente sottrae le energie al miste­
mandano a un Sitz im Leben cultuale. Così pure rioso «uomo», in origine probabilmente un demo­
Ps. 22,1; 57,9 = 108,3; 1 39,9; alla sapienza si riferi­ ne del fiume, che lotta con Giacobbe allo Jabboq,
sce lob 3,9; 38,12; 41,10, alla lirica amorosa Cant. così che questi si vede costretto a chiedere a Gia­
6,10. Cfr. anche le congetture proposte per mishdr cobbe, dopo averlo assalito di sorpresa, di lasciar­
(Ps. 110,3). lo andare (Gen. 32,27; cfr. v. 25). Analogamente la
prima luce del giorno costringe i violentatori della
v. Bisogna distinguere tra il fenomeno naturale concubina del levita tornato a Gabaa a rilasciare la
della «prima luce del mattino» o «l’aurora» e il va­ loro vittima (Iud. 19,25), poiché un tale misfatto
lore mitico di sahar. certo teme la luce del giorno (cfr. Gen. 19,4 s.). Se­
1. Il verbo che solitamente esprime l’apparire condo Hos. io ,i3b -i5, un oracolo di minaccia, il
della prima luce del mattino, il «sorgere» dell’au­ re d’Israele alla prima luce del giorno (bassahar)
rora, è ‘ala (Gen. 19,15; 32,25.27; Ios. 6,15; Iud. dovrà essere «totalmente annientato» o «total­
19,25; / Sam. 9,26; lon. 4,7; Nehem. 4,15). Ma mente zittito» (dmh nif.) (Hos. 10 ,15b). Ciò può
l’aurora può anche «spuntare» (bq‘), ossia rompe­ essere inteso nel senso che «subito all’inizio, nel
re l’oscurità (Is. 58,8). Essa «guarda in giù» (verso giorno della battaglia» (H.W. Wolff, B K x iv / i ,
chi la contempla) (sqp nif., Cant. 6,10): L ’inizio 244 con rimandi scritturistici), o «allo spuntar del­
mattutino dell’aurora (parallelo: della pioggia, l’aurora, che altrove è considerata l’ora dell’aiuto
della prima pioggia) è «certo» (ndkón), cosicché divino» (A. Deissler, Zwólf Propheten, N EB, 49),
con esso si può confrontare la nuova dedizione di il giudizio di Dio si manifesterà. Sull’«aiuto al
Jhwh, attesa dal popolo, il «mettersi in marcia» mattino», che in Hos. 10,15 b viene mutato nel suo
(mósd') dello stesso Jhwh (Hos. 6,3). La luce del contrario, richiama l’attenzione la luce paragonata
mattino è «diffusa» (pdrus, Ioel 2,2) sui monti. Se all’ aurora, che per il pio brillerà nel modo giusto e
ne parla in relazione al «mattino» (bóqer): Dio porterà salvezza (Is. 58,8; cfr. 60,1 s.). L ’iniziativa
può chiedere a Giobbe se egli nella sua vita abbia giudicante di Jhwh in lon. 4,7 diventa un’azione
mai comandato al «mattino» (swh pi.) e se abbia educativa, in quanto Jhwh allo spuntar dell’aurora
«fatto conoscere» (jd ‘ pi., Iob 38,12) all’aurora «il manda un verme che fa seccare il ricino. Appartie­
suo luogo» (meqdmó). Ancor più chiaro è Am. 4, ne a un contesto di giudizio anche Ioel 2,2, dove
13, sempre in contesto teologico: Jhwh ha fatto con l’immagine dell’aurora che si distende sui
(‘ds'd) l’aurora e l’«oscurità» (‘ èfa), cfr. Is. 45,7, do­ monti si vuole alludere al «dispiegarsi gigantesco
ve l’idea dell’aurora che ancora si trova sullo sfon­ dell’esercito (nemico) e al suo apparire improvvi­
do di Iob 38,12, certo sbiadita e diventata imma­ so» (H.W. Woff, B K xiv/2, 52). Una congettura
gine poetica, perde la dimensione di realtà sovra- che muterebbe l’insolito sdhar in svhór ‘nerezza’
terrena. non è plausibile (cfr. Wolff 52; W. Rudolph, KAT
Il sorgere dell’aurora è in diversi modi il segnale x m /2 ,51).
di imprese importanti: nel settimo giorno, quello 2. Le altre attestazioni di carattere metaforico
decisivo, al sorgere dell’aurora gli Israeliti partono fanno pensare all’aurora come a una realtà quan­
per girare attorno alle mura di Gerico (Ios. 6,15; tomeno originariamente divina: in Cant. 6,10
cfr. v. 12). Al sorgere della prima luce del mattino l’amata può essere paragonata ad aurora (senza
Samuele chiama Saul per partire con lui e ungerlo articolo!) che guarda in basso (all’amato) e anche
al limite della città come principe sul popolo di alla luna, al sole e alle «immagini ingannevoli» (?)
Dio (/ Sam. 9,26; cfr. 9,27; 10,1). Dal salire del­ (cfr. G. Gerleman, B K x v m 182 s. 186), esprimen­
l’aurora (mè‘alòt hassabar) fino allo spuntare delle do così gli aspetti fascinosi e sconcertanti del feno­
stelle (‘ad sè’t hakkòkdbim) una parte degli uomi­ meno. Secondo M cKay (VT 20, 458 s.) qui sdhar
ni di Neemia lavora alla costruzione delle mura sarebbe femminile e rimanderebbe a una dea. A l­
della città, mentre l’altra, armata, si tiene pronta l’aurora sono attribuite «ciglia» (‘a f‘appé-sahar),
per proteggere da attacchi (Nehem. 4,15), impie­ oltre che «ali» (kanefè-sabar) (Iob 3,9; 4 1,10 e Ps.
gando così l’ intero spazio temporale della giorna­ 139,9): la notte nella quale Giobbe fu concepito
ta fruibile per l’attività umana. L ’aurora che sorge non deve guardare «le palpebre dell’aurora», ossia
può segnalare che è giunto il tempo di fare, o non i raggi della prima luce del giorno, e così deve
fare, qualcosa di ben preciso: i messaggeri (celesti) restare oscura (Iob 3,9). Gli occhi (lampeggianti?)
ij7 (v ii , 123 i ) sahar (L. Ruppert) ( v i i , 1232) 158

dell’ippopotamo in lob 4 1,10 sono paragonati alle ra hìldl (ar. «la luna nuova», cfr. M. Hòfner, Wb
«palpebre dell’aurora». I L X X interpretano le Myth 1 447) va rifiutata. «Stella del mattino» (LX X
«palpebre» di entrambi i passi di Giobbe in riferi­ étocjcpópoq, Vg. liirifer) produce un significato ra­
mento alla stella del mattino che spunta, mentre gionevole; infatti la stella del mattino sorge dopo
Vg. traduce sicut taedae ignis accensae («come la prima luce del mattino, prima del sole.
fiaccole accese con fuoco»). Secondo McKay (VT Questo mito peraltro non è attestato al di fuori
20.459) il riferimento sarebbe di nuovo alle palpe­ dell’A.T. Ugarit conosce sì Sahar come dio del
bre di un’originaria dea (con rimando a Prov. 6, crepuscolo mattutino, così comc conosce il suo
25). Rimanda ancor più chiaramente a una divinità fratellastro Salim come il dio del crepuscolo ve­
(alata) la metafora delle «ali dell’aurora» (Ps. 139, spertino (v. sopra, 1), ma ‘Attar (= Stella del matti­
9): anche se fosse da esse trasportato fino al mare no) è considerato figlio di El e di Atirat, non di Sa­
estremo, l’orante non potrebbe sottrarsi alla presa har. L ’inutile tentativo attestato per ‘Attar di se­
di Jhwh. L ’immagine si riferisce alla distanza in­ dersi sul trono vuoto di Ba'al (KTU 1.6,1,39-67),
commensurabile che coprono i raggi della luce del non può essere neppur lontanamente accostato a
mattino che appare in Oriente, raggiungendo il Is. 14 ,12-15, poiché ‘Attar non lo ha compiuto per
margine estremo del mare (occidentale). Le ver­ iniziativa propria, e consapevole della sua impo­
sioni antiche hanno deliberatamente cancellato tenza ha abbandonato volontariamente il trono.
l’immagine mitica: i LX X : èàv àvaAàpoip. 1 T<xq Invece hèlèl «colui che risplende» ricorda Fetonte
-TÉpuyàq pou xax’op"3 ov; la Vg.: si sumpseropinnas (nome che ha stesso significato), così comc l’ini­
diluculo\ S: «come l’aquila»; si dovrà invece man­ ziativa di hèlèl assomiglia alla ascesa al cielo del fi­
tenere il T.M. (cfr. Aquila c il Targum). Forse il glio di Helios, Fetonte, sul carro del sole di suo
nesso dell’aurora con il mare estremo in Ps. 139,9 padre, che finì con la sua caduta nell’Eridano,
contiene ancora il ricordo che l’aurora trascorre la dopo che fu colpito dalla folgore di Zeus (cfr. H.
notte nel mare, come la greca Eos presso il suo y . Geisan, Der Kleine Pauly iv 689; al riguardo
amante Titano (cfr. Omero, II. 1 1 ,1 ; 19,1). La Grelot 30-32), Per poter stabilire un rapporto con
doppia attestazione di Ps. 57,9 // 108,3: «Voglio Eos, l’aurora greca, si dovrebbe vedere questo Fe­
svegliare l’aurora» (‘wr 111 hif.), tenuta presente la tonte confuso con un altro Fetonte, il figlio di Eos
serietà della situazione dell'orante presumibil­ e di Kephalos. Se Fetonte è soprannome greco
mente rifugiatosi nel santuario (per sfuggire ai ne­ della stella del mattino (éfoar<pópoj;), hèlèl potrebbe
mici), fa pensare al diffuso motivo del «soccorso al essere soprannome di ‘Attar (cfr. H. Wildberger,
mattino» (cfr. C. Barth, -> voi. 1 1528-1534): il ri­ BK x/2, 552), ma la genealogia non funziona, an­
splendere della prima aurora (che porta il cambia­ che se sdhar qui - al pari della moabitica shrt - se­
mento) sembra tardare (a causa di nubi dense?), condo McKay (VT 20, 458-460) dovesse essere
sicché l’orante la vuole «risvegliare» con il suono femminile. È anche possibile che il motivo della
dell’arpa e della cetra. Alla base dell'attesa appas­ gigantomachia, attestato nella mitologia greca, stia
sionata della prima luce del mattino c’è forse la dietro a Is. 14,12-15 (cfr. FI. Wildberger, B K x/2,
semplice osservazione che «il sole che sorge quo­ 552). Secondo Craigie (225) ben-sahar designe­
tidianamente sconfigge il potere nemico della not­ rebbe «non la genealogia, bensì il tramonto mattu­
te» (McKay ZAW 91, 229)? Ma che senso ha in tal tino della stella di Venere», col che il problema
caso il «darsi da fare»? Anche Omero conosce un genealogico sarebbe eliminato. Ma forse alla base
risplendere in ritardo di Eos (Od. 23,241-246): per c’è una semplice osservazione astronomica: la
favorire Odisseo e Penelope Atena non ha ridesta­ stella del mattino può levarsi poco sopra l’oriz­
to in tempo Eos dal suo giaciglio notturno nel­ zonte, per «scomparire» di nuovo agli occhi di chi
l’Oceano (cfr. II. 1 1 ,1 s.; 19,1 s.) (cfr. MaKay, VT guarda subito dopo il sorgere del sole. Non riesce
20.460). Il canto di scherno esilico sulla caduta di quindi a salire oltre le stelle (cfr. Is. 4.13): in tal
Babilonia di Is. 14 sembra che rimandi a un mito modo l’astro chc brilla con tanto splendore al­
secondo cui hèlèl ben-sahar (v. 12) nel tentativo di l’orizzonte mattutino appare come un essere divi­
salire al cielo, più in alto delle stelle, per erigere là no che ha fallito, e di conseguenza può essere
il suo trono e porsi alla stessa altezza dell’Altissi­ chiamato in causa come metafora di un fallito «as­
mo, ha fallito ed è stato gettato nel regno dei morti salto al cielo».
(vv. 12-15). Il racconto, storicizzato in relazione a Va preso in considerazione Yhap. leg. mishdr di
Babilonia, è interpretato in riferimento a Nabuco­ Ps. 110,3 (mèrehem mishdr), anche se non sembra
donosor 11. Come «figlio dell’aurora», hèlèl non raccomandabile una congettura che conduca a sa­
può voler dire «la luna nuova», sicché la congettu­ har per dittografia (al riguardo, K B L 2 573; contra­
I 59 (vn ,i 233) sahat (J. Conrad) ( v n ,i2 3 3 ) 160

rio: GesB 468; K B L 3 609). Poiché per l’ebraico bi­ ra femmina», che l’orante del salmo si presume
blico un significato femminile di sàhar senza arti­ dovesse offrire allo spuntare dell’aurora come sa­
colo («Aurora» come dea) non è accertato (contro crificio espiatorio (S. Mowinckel, Psalmenstudien
McKay), non si può interpretare Ps. 110,3 in rife~ iv, Oslo 1922, 26; cfr. 26-29; *n termini meno net­
rimento alla «nascita» del re (davidico) dal seno ti: Id., The Psalms in Israel’s Worship 11, Oxford
della dea Aurora, mishàr dovrebbe avere Io stesso 1962,214).
significato di sàhar (cfr. H.J. Stoebe, Fs. Baumgàr- Sono nomi formati con sàhar (cfr. RSP I I I 420)
tel, 1959, 188; K B L 3 609). Ma che cosa vuol dire l’antico toponimo seret hassahar (Ios. 13,19), dove
«dal seno dell’aurora» ? Si parla davvero di genera­ sàhar sarà nomen divinum, nonché le formulazio­
zione? La lezione già attestata dai L X X (anche da ni probabilmente recenti, di NP come ’àhisahar
S e da più manoscritti ebraici) j elidtikà «io ti ho «mio fratello è sahar» (oppure: «fratello di sà­
generato» è una evidente assimilazione a Ps. 2,7, har»}) (1 Chron. 7,10), sehar jà «Jhwh è sàhar» (/
per cui occorre attenersi alla lectio difficilior del Chron. 8,26), in cui sàhar va probabilmente in
T.M. (cfr. H. Gunkel, G H K u/z\ 482 s.; A. Wei- senso figurato (M. Noth, IPN 169), nonché saha-
ser, ATD 15 7; diversamente H.-J. Kraus, B K xv/ rajim «nato all’ora dello sàhar» (JB L 2 962; 1
25, 753). Già la cancellazione di lekà tal «a te (la) Chron. 8,8).
rugiada» nei L X X testimonia a favore di questa L. Ruppert
assimilazione testuale. «Sui monti sacri, dal seno
dell’aurora (viene) a te la rugiada della tua giovi­
nezza» (cfr. H. Gunkel, G H K n/25, 486). La ru­
giada rinfrescante, vivificante, del primo mattino nnt^
- T sahat
scaturisce per così dire dal «seno» dell’aurora, os­
sia l’aurora «effonde» la rugiada, qui intesa come 1.1. Ricorrenze ed etimologia. - 2 . 1 L X X . - il. Il verbo.
immagine della freschezza giovanile del re (pre­ - 1. Dati fondamentali. - 2. pi. e hif. - a) Uomini come
scelto), o ancora meglio come immagine di un soggetto responsabile. - a) La guerra e la politica delle
rafforzamento voluto da Dio del re ancora giova­ grandi potenze. - (3) Altri ambiti. - b) Jhwh come
ne. Tutto questo avviene su «monti sacri», vale a soggetto e creatore originario. - 3. nif. c hof. - in . Deri­
vati nominali. - 1. mashit. - 2. Le altre derivazioni. -
dire Sion.
iv. Qumran.
Una crux interpretum è la nota tecnica ‘al 'ajje-
let hassahar «secondo la cerva dell’aurora» in Ps. Bibl.: M. Dahood, Hebrew-Ugaritic Lexicography xi:
22,1, che verosimilmente si riferisce all’indicazio­ Bibl 54 (1973) 351-366, spec. 355 s. - G . Hardcr, cp$£i'-
ne di una melodia (cfr. H. Gunkel, G H K n/25, 88; pto x tà . (G L N T xiv 1067-1102). - M.-T. Houtsma,
H.-J. Kraus, B K xv/15, 26). Cancellare hassahar c Textkritisches: ZAW 27 (1907) 57-55). - O. Keel, Erwà-
leggere ’élàtìt «secondo l’Elatitico» (H. Gunkel - gungen zum Sitz im Leben des vormosaischen Pascha
J. Begrich, Einleitung in die Psalmen, *1984, 458) und zur Etymologie von pesàh: ZAW 84 (1972) 414-
434. - R.E. Murphy, Sahat in thè Qumran Literature-.
appare arbitrario. Ma si dovrà attribuire all’aurora
Bibl 39 (1958) 61-66. - D, Vetter, sht pi/hi. (TH AT 11
(in origine una divinità?) un animale sacro, una 891-894). - L. Wàchter, Reste von Saf'cl- Bildungen im
«cerva» o (B K L 3 39) un «daino femmina» (cfr. A. Hebràischen: ZAW 83 (19 71) 380-389, spec. 384 s.
Jirku, ZAW 6* [1953] 85 s.: rimando a un reperto
in Anatolia). È discutibile l’interpretazione di ’aj- 1.1. In ebraico il gruppo lessicale sht è attestato
jelet come fem. di ’éjàl ‘forza’ (Ps. 88,5; cfr. K B L 3 165 volte; in esso la voce di gran lunga più attesta­
39), che guardando al sir. ’ijàlà ’ ‘aiuto’ (K B L 3 39) ta è il verbo (95 volte hif. [in Dan. 8,243 peraltro il
potrebbe essere inteso come «aiuto» (così B.D. testo è corrotto; cfr. BHS], 39 volte pi., 6 volte ni.,
Eerdmans, OTS 1 [1942] 117 ; OTS 4 [1947] 173) e 2 volte hof. [solo al ptc.; Mal. 1,14 citato in 5Q10
che sarebbe corroborato anche dai LX X : órap tyjc; 1,1 con ptc. pu.]). Anche come derivati ricorrono
àvaÀr)p4'eù,c^ £to$ivrj<; «sull’aiuto del primo soprattutto forme verbali sostantivate (20 volte il
mattino». In ogni caso più tardi il salmo potè esse­ ptc. hif. [mashit]), 1 volta il ptc. hof. [moshat]),
re interpretato in riferimento all’«aiuto al matti­ inoltre 1 volta soltanto ciascuno *mashét e mishat
no» (v. sopra). È decisamente forzata la lezione di (al riguardo v. sotto, 111.2). In aramaico biblico è
L. Delekat (ZAW 76 [1964] 296 s.): ’èjàlut (come al attestato 3 volte il ptc. sostantivato sehità, lo stes­
v. 20) come fem. di ’éjàl = «[respiro] della vita»? = so ptc. è attestato 1 volta anche nel Siracide (forma
«(cantare) al soffio dell’aurora», ed è analogamen­ aramaizzante), dove peraltro il verbo ricorre 9
te problematico intendere ’ajjelet come «femmini­ volte al hif. e una volta al hof.
le non altrimenti attestato di ’ajil, e quindi = peco­ Quanto ai testi di Qumran, vi sono circa 20 at­
l 6 l (v ii,1 2 3 4 ) sàbat (J. Conrad) (v n ,T 2 3 5 ) 162

testazioni in quelli ebraici e 2 in quelli aramaici, mia, Cronache]), àitoXXóvat (10 volte, di cui 2 nel
tenendo presente che lo stato di conservazione Siracide), àvop.eiv (7 volte [nel Pentateuco, di cui 5
non sempre permette un’interpretazione certa. nel Deuteronomio]), XujjLatvea-Sai (6 volte), è£a-
Offrono solo attestazioni sparse il più recente me­ Xewpeiv (5 volte, di cui una nel Siracide) e Èxxpipeiv
dioebraico e l’aramaico giudaico (Dict. Talm. 851. (4 volte), per il resto da diversi verbi (così anche
1548. 1552), dove il gruppo lessicale è ampiamente nel Siracide) o da costruzioni nominali (in parte,
sostituito dai termini derivanti da hbl (-» babai 111) come in Gen. 38,9; Ex. 21,26, rese libere a partire
(cfr. Harder 99). Inoltre esso è rappresentato nella dal contesto; 2 Sam. 20,15; Ezech. 43,4 presup­
maggior parte delle lingue semitiche occidentali e pongono un testo diverso o corrotto), mashtt co­
orientali, così in fenicio, yaudico, aramaico egizia­ me sostantivo è reso nel caso che indichi una per­
no (DISO 295) e siriaco (Brockelmann, Lex. Syr. sona col participio, comc astratto con l’infinito dei
771 s.; qui abbiamo anche attestazioni con assimi­ verbi sopramenzionati; nel secondo caso anche
lazione parziale [sbt; cfr. Brockelmann, Lex. Syr. con (8ia)cp$opà, àraóXeia e exXen|/i<; (nel primo
768], quest’ultima forse anche in aramaico antico una volta con àaep-f)<; [Prov. 28,24]). L ’equivalente
[KAI 222 A 32; DISO 295]). È incerta la presenza di * mashèt è è^oXé-Speutnc, di mishat àSo^eìv, di
in ugaritico (UT nr. 2400), come anche su un’iscri­ moshàt come sost. <p#àp|j.a (pi.).
zione ammonitica (più probabilmente corrispon­
dente a sahat; cfr. M. Baldacci, VT 31 [1981] 364- mashit nella combinazione bar hammasbit è inte­
so come toponimo (2 Reg. 23,13) oppure è reso con
il ptc. perfetto di <5ia<j>$eipeiv (Ier. 5i,2jaa [= 28,25
367; K B L 3 1365). L ’equivalente in arabo è salpata
‘annientare, estirpare’ (Lane 1/4, 1314), in sudara­ LXX]); con quest’ultimo verbo è reso anche l’aram.
bico sht ‘distruggere’ (Conti Rossini 194; cfr. scipita in Dan. 2,9 (Teodozione) (senza che vi sia al­
W.W. Muller, ZAW 75 [1963] 315; BG M R 125). cuna corrispondenza precisa). Inoltre occorre notare
In etiopico è dubbio se vi siano equivalenti di sht o che in circa la metà delle attestazioni sahat è reso con
sht (K B L 3 1353. 1363). Nel semitico occidentale 8ia<p$opd ([xa7a]cp$opx) o àiuóXeia (con questo ulti­
non c’è alcuna corrispondenza. mo esclusivamente nel Siracide), e dunque in perio­
Non è possibile stabilire inequivocabilmente il do tardo questo termine è stato messo in relazione
significato fondamentale di sht. Al verbo viene at­ con questo gruppo lessicale (al riguardo v. sotto, rv).
tribuita in genere l’accezione di ‘annientare, ster­
minare’. Nel semitico occidentale tale significato è ii.i. Nel caso del verbo, in base al fatto che le
tuttavia attcstato soltanto per forme derivate, non forme, o coniugazioni, dominanti sono il pi. e il
per quella base (attiva), che qui peraltro non è do­ h if , si tratta di un atto di distruzione spietata, col
cumentabile con certezza (eccetto che in siriaco). quale l’oggetto colpito subisce un annientamento
Perciò è ragionevole pensare a un significato fon­ totale, o viene decimato o rovinato in maniera tale
damentale intransitivo (‘essere corrotto’; cosi an­ che la sua scomparsa è scontata. La differenza
che H.-P. Miiller, ZAW 96 [1984] 258) (cfr. anche consiste solo nel fatto che il pi. esprime un risul­
la forma pe. siriaca, ‘essere arrugginito, macchia­ tato conseguito, e quindi è usato quando si tratta
to’). Partendo dall’arabo e dalle riflessioni sema­ di constatare l’esecuzione dell’iniziativa di an­
siologiche sintattiche su pi. e hif. ebraici peraltro si nientamento, mentre per il hif. è determinante
può sostenere anche un significato fondamentale l’intenzione del soggetto di procedere annientan­
transitivo ‘annientare, corrompere in modo im­ do e di conseguenza esso serve a esprimere una
provviso, inatteso’ (cfr. E. Jenni, Das hebr. Pi'el, azione attuale o anche durativa (cfr. E. Jenni, Das
Zùrich 1968, 242 s. 259). hebr. Pi'el , Zùrich 1968, 259-263; H.-P. Muller,
ZAW 96 [1984] 259; Vetter 891 s.). Da qui si spiega
Secondo un altro punto di vista, sht sarebbe una perché del pi. non sia attestato l’imperfetto né il
formazione derivata (propriamente saf) della radice participio, mentre entrambi lo sono per il h if, e il
htt (-> hdtat; cfr. Wàchter 384 s.; J.A. Soggin, BietOr primo di essi in termini incomparabilmente più
29, Roma 1975, 195). Ma al riguardo non si possono
frequenti.
addurre prove precise. Per la convergenza di sdbat
‘fossa’ con sht, v. sotto, 1.2 e rv. Ricorre sorprendentemente spesso, distribuito in
misura quasi uguale tra le due forme, l’inf. cs. con le,
2. Nei L X X il verbo è reso prevalentemente da di norma (30 volte circa) dopo verbi di movimento o
forme corrispondenti di Siacp-Setpetv (anche [xa- di volere (nel secondo caso solo col hif). In questo
Tajcp-Sctpetv) (complessivamente 68 volte), inoltre caso si esprime che si tratta di un modo di procedere
anche da è£oXe$peuetv (una volta òXe'Speuetv, in o di un atteggiamento che va verso, o mira a, un an­
tutto 15 volte [di cui 12 in Deuteronomio, Gere­ nientamento radicale; mentre col pi. si presuppone
163 ( v i i , 1236) sàhat (J. Conrad) (711,1236) 164

poi che l’annientamento avvenga effettivamente, con gravi perdite umane, e in tal modo essi vengono
hif. invece è determinante l’intenzione di far sì che annientati come popolo autonomo. In Ios. 22,33 è
esso avvenga (cfr. Jenni 261 s.; corrispondentemente la terra di due tribù israelitiche a essere minacciata
si ha quindi anche la costruzione con lebilti negativo
da una simile devastazione, come eventuale azione
o min).
punitiva eseguita alPinterno d’Israele per la co­
Come soggetto del verbo, o del verbo che regge struzione illegittima di un altare (cfr. i vv. 10 ss.).
l’inf. cs., nella grande maggioranza dei casi si han­ In due casi un sventura analoga minaccia anche
no uomini, meno spesso Dio. D ’altro cantò in tut­ una città che serve da caposaldo o rifugio per un
ta una serie di attestazioni gli uomini operano die­ avversario pericoloso del re israelitico in carica, e
tro suo incarico, così che c Dio la vera causa del­ quindi deve cadere con lui (1 Sam. 23,10; 2 Sam.
l’evento. Di quando in quando come soggetto che 20,20; cfr. v. 19). Poiché il destino di una città e
opera per incarico di Dio figurano anche altre en­ della sua popolazione è definitivamente segnato
tità e potenze: a essere coinvolti sono immancabil­ quando le mura della città vengono abbattute, gli
mente esseri umani, come oggetto diretto o come sforzi compiuti per ottenere chc ciò avvenga pos­
protagonisti, e in tal modo come vero e proprio sono già essere definiti un atto di distruzione (2
obiettivo di una simile azione. A ciò si aggiunga Sam. 20,15).
che anche l’annientamento di un oggetto materiale lud. 19 s. tratta di un’azione punitiva interna a
viene chiamato in causa quasi esclusivamente co­ Israele contro la tribù di Beniamino. Subentra an­
me confronto con il corrispondente destino di uo­ che una complicazione in quanto, se le altre tribù
mini, e perciò le attestazioni relative vanno inter­ sono effettivamente più forti e infine vincono, la
pretate da questo punto di vista. tribù di Beniamino si dimostra un nemico estre­
mamente pericoloso, tale che anche le altre subi­
È probabilmente un termine tecnico musicale, e in scono perdite catastrofiche e a loro volta vengono
quanto tale difficilmente interpretabile, lo iussivo del
sistematicamente decimate, sht si riferisce qui al­
hif in una negazione, quale si trova in Pi. 57,1; 58,1;
59,1 ; 75,1 (esame complessivo dei tentativi di inter­ l’uccisione di nemici in battaglia (lud. 20,21.25.
pretazione in K_BL3 1364 s.). 35.42). È significativo peraltro che questo verbo
ricorra solo quando si tratta di descrivere perdite
Con il nif. e il hof si constata il risultato del­ particolarmente elevate sul piano numerico a ope­
l’azione distruttiva o, in termini generici, una cor­ ra del nemico; quando le perdite sono meno rile­
ruzione. vanti si usa invece nkh (-» voi. v 858-861) (20,39.
2.a) Per il pi. e il hif. del verbo si dovrà partire 45). Da ciò si può dedurre che sht non indica il
da passi nei quali gli uomini fungono da soggetto processo dell’uccisione in quanto tale, bensì le
responsabile del proprio comportamento. perdite che colpiscono nel modo più grave l’eser­
a) L ’azione distruttiva che mira all’annienta­ cito nemico e significano il suo annientamento as­
mento si compie soprattutto in guerra. In effetti il soluto o smisurato. Che per Beniamino tali perdi­
verbo è frequentemente inserito in tale tematica. te siano gravi al pari di quelle subite dalle altre tri­
Qui significa che un avversario procede contro bù , non cambia nulla per ciò che concerne il signi­
l’altro in modo spietato per depotenziarlo total­ ficato del verbo in quanto tale.
mente e mandarlo in rovina, quindi annientarlo Secondo i passi presi in considerazione fin qui,
come entità a se. Ciò presuppone che il primo sistematicamente il fenomeno descritto consegue
possieda una forza preponderante, della quale il a un comportamento colpevole o in ogni caso pe­
secondo cade inevitabilmente vittima, o che sia ricoloso dell’avversario, e in quanto tale è giu­
così potente e pericoloso da minacciare seriamen­ stificato o quantomeno comprensibile. Diversa-
te il secondo nella sua esistenza. Sono essenziali mente stanno le cose in una norma sulla guerra del
anzitutto i passi nei quali la forza preponderante è Deuteronomio, secondo la quale è particolarmen­
dalla parte di Israele, o si tratta di un confronto te spietato e quindi rigorosamente vietato a Israe­
interno allo stesso Israele. Così accade che Ioab le, in occasione dell’assedio di una città, tagliare gli
proceda contro gli Ammoniti per assoggettarli a alberi da frutta nei suoi dintorni per farne legna
David, con una iniziativa che, per giunta, li ripaga per la costruzione delle macchine d’assedio (Deut.
definitivamente per la loro inimicizia (2 Sam. 11,1; 20,19 s0* Così infatti si distruggerebbe nello stesso
cfr. 10,1-14). N el passo parallelo di Cronache l’og­ tempo un’importante fonte di sostentamento, fon­
getto del verbo è il loro paese (/ Chron. 20,1). Si damentale per la vita della popolazione, e di con­
intende dire che esso viene distrutto da una cam­ seguenza si porrebbe in atto un’opera di distru­
pagna militare devastante, che conduce anche a zione che va ben oltre l’assedio e la conquista.
i 6 5 (7 11,12 3 7 ) sahal (J. Conrad) ( v i i , 1238) 1 66

Coerentemente, qui si usa dapprima sht, che per scontato che il re abbia a disposizione una forza
così dire segnala in anticipo il verbo kàràt, che ar­ militare adeguata e che questa entri in azione. I so­
riva solo in un secondo momento per esprimere il stantivi hidà (v. 23) e mirmà (v. 25) mostrano pe­
procedimento delPabbattere in quanto tale (-> voi. raltro che si tratta non da ultimo dello strumento
iv 573 s.)- di una diplomazia senza scrupoli e intrigante, di
D ’altro canto la mancata disponibilità a entrare cui il re si serve, e che la sua politica imperiale so­
in guerra può significare una colpa grave e in prattutto per questo in un primo momento ha tan­
ultima analisi l’autoannientamento. Se le tribù di to successo ed è così pericolosa (su hidà -» voi. 11
Gad e di Ruben non prendono parte alla conqui­ 924 s.).
sta della Cisgiordania, causano la rovina per l’in­ Con ciò va confrontato anche Dan. 11,17 , dove si
tero Israele, che Jhwh di fatto continua a trattene­ tratta del tentativo di Antioco ili di ridurre in suo
re nel deserto (Num. 32,15). potere il regno tolemaico tramite una politica matri­
In un numero ridotto di casi sono potenze ex­ moniale, e in tal modo annientarlo come potenza au­
traisraelitiche a procedere a loro volta contro tonoma. Con il nàgid in 9,26 (-> voi. v 591-593) il cui
Israele e altre potenze con una forza militare di­ popolo (guerriero) annienta Gerusalemme e il suo
struttiva. Si tratta degli imperi d’Oriente, con la santuario, impiegando dunque la forza militare, si
dovrebbe nuovamente intendere Antioco iv (così
loro politica espansionistica in atto a partire dal
secondo il T.M.; ma il testo è palesemente incerto;
tempo degli Assiri. Nella misura in cui queste po­ cfr. BHS e i commentari).
tenze procedono di propria iniziativa e in maniera
dispotica, il loro comportamento è condannato (3) Al di fuori dell’ambito della guerra e della
comè comportamento colpevole ed empio. Secon­ politica imperiale il verbo, quando il soggetto so­
do 2 Reg. 19,12 // Is. 37,12 gli Assiri hanno già di­ no persone umane che hanno una qualche respon­
strutto un gran numero di popoli e ciò costituisce sabilità, significa esclusivamente un comporta­
per essi la prova dell’impotenza dei loro dei. Te­ mento colpevole che va contro la volontà di Dio.
nuto presente questo, l’affermazione che il loro Il verbo può anche avere il significato aggiuntivo
intento attuale di annientare Giuda risalga a un in­ di annientamento immediato e diretto, in partico­
carico di Jhwh (2 Reg. 18,25 // Is. 36,10) è un se­ lare di persone. In / Sam. 26,9.15; 2 Sam. 1,14 si
gno inequivocabile di una hybris umana che in tratta dell’uccisione, intenzionale e perseguita, di
quanto tale porterà alla rovina. In Ier. 51,25 il vero Saul; essa si colloca nell’ambito di uno scontro mi­
e proprio strumento di Jhwh è Babilonia (cfr. v. litare nel quale questi è alla guida di una delle due
20; al riguardo v. sotto, 11.2.b), ma si tratta di una parti, ma non si tratta di una morte dignitosa in
potenza che riduce alla rovina il mondo intero e battaglia, bensì dell’intenzione di eliminarlo in
per questo è destinata a una fine rovinosa (v. 2 5ap, maniera subdola. Che cosa ciò significhi si può ri­
che è probabilmente un’aggiunta; al riguardo e su cavare da Ier. 11,19 , secondo cui si programmava
har hammashit al v. 2 5aa, v. sotto, m .i). un attentato mortale allo stesso Geremia, per eli­
minarlo come se fosse un malfattore e così cancel­
È analogo il ruolo dell’‘oppressore’ (Babilonia) in larlo del tutto (-» kàrat; zàkar n i; sém). Cosa che a
Is. 51,13 (swq; -» voi. vn 585 s.), nonché quello dei sua volta è paragonata all’annientamento di un al­
‘devastatori’ (bóq'qìm) in Nah. 2,3, che sono andati bero nel suo rigoglio («nella sua linfa vitale»;
contro Israele come quando si estirpano viticci (il ri­
ferimento è probabilmente agli Assiri, ma l’interpre­ emendazione testuale; cfr. BHS), quindi a un’ope­
tazione e la disposizione del versetto sono discussi; ra di distruzione intenzionale e malvagia. Con
cfr. i commentari; sulla derivazione di z'mòrèbem l’uso di slot si esprime quindi il fatto che l’uccisio­
dall’ug. dmr ‘soldato’, cfr. A.S. van der Woude, OTS ne, nel caso di queste due persone, è un gesto gra­
20 [1977] 118 s.). vissimo. Nel caso di Saul è anche un sacrilegio,
perché egli come unto di Dio ha una dignità parti­
Secondo Dan. 8,24 s. il culmine della hybris colare (-> voi. v 405-408).
umana è il modo di procedere rovinoso e deva­
stante di Antioco iv contro altre potenze (‘àsù- Al riguardo occorre considerare anche Ecclus 8,
16, dove si mette in guardia dall’assassinio subdolo
mìm; -» voi. vi 959-965. 977) e contro Israele ((am
da parte di un iracondo, nonché Ier. 2,3ob, secondo
qedòsim\ nei vv. 240.253 correzione del testo [cfr. cui l’uccisione dei profeti in Israele può essere para­
BHS]; su saliva al v. 25a cfr. K B L 3 1394), che infi­ gonata all’annientamento a opera di un leone avido
ne conduce a un confronto diretto con il Dio di di preda. Se Onan, secondo Gen. 38,9, anziché gene­
Israele e in tal modo trova la propria fine (jashit al rare un figlio sparge per terra il suo seme rendendolo
v. 243, testo corrotto; cfr. BHS). Qui si dà per in tal modo inefficace, e questo per sottrarsi al suo
1 6y ( v i i , 1239) sàhat (J. Conrad) (v ii, 1240) 168

dovere leviratico, il gesto implica ancora l'elimina­ scritta verso il prossimo (rahàmim; -» voi. vili 364)
zione di una persona, precisamente della persona del (Am. i,i 1; cfr. M.L. Barre, CBQ 47 [1985] 420-
fratello defunto, chc non avrà più alcun discendente 427). Chi accoglie le profferte di un invidioso spre­
in cui poter sopravvivere (cfr. i vv. 8.10; -» zàra'; la ca le parole amichevoli che dice, in modo tale da
stessa problematica anche in 2 Sam. 14,11; v. sotto).
meritare una punizione (Prov. 23,8; cfr. w . 6 s.).
Ex. 21,26 tratta del maltrattamento di uno schia­ Gen. 6,12b è un’affermazione generica, con
vo o di una schiava, al quale o alla quale viene ro­ l’astratto derek nel senso di «condotta di vita» co­
vinato un occhio, quindi del caso di una ferita gra­ me oggetto. «Ogni carne» (il riferimento è proba­
ve a] corpo per la quale si deve fare ammenda. Se­ bilmente soltanto agli esseri umani; cfr. A.R.
condo Lev. 19,27 è vietato tagliarsi l’estremità del­ Hulst, OTS 12 [1958] 28-68; C. Westermann,
la barba. Se nel divieto si impiega sht (cfr. invece BK /1/12, 560) ha rovinato la propria condotta di
glh pi. in Lev. 21,15), è perché s’intende dire chc vita, ossia ha pervertito in maniera radicale il pro­
un rito siffatto, poiché è illegittimo, viola l’integri­ prio comportamento e conseguentemente l’ordine
tà fisica (cfr. anche -» voi. 11 16-20). della creazione (cfr. hàmàs nei w . n . 13; -» voi. 11
Negli altri passi non si tratta di annientamento 1119 s.), cosicché da parte divina si prende la deci­
immediato e diretto, bensì di una modalità di azio­ sione altrettanto radicale di annientare la creazio­
ne o di comportamento che ha effetti distruttivi, ne stessa (v. 13; v. sotto, 11.2.b; cfr. M.A. Zipor,
facendo sì che l’oggetto in questione sia guastato e VT 41 [1991] 377-368). Analogamente, secondo
a lungo andare vada distrutto. Quasi esclusiva­ Soph. 3,7 gli abitanti di Gerusalemme hanno per­
mente in testi sapienziali, l’oggetto sono persone: vertito le loro azioni (‘ alilót; voi. vi 778 s.) e
un re senza disciplina conduce i propri sudditi (la hanno così distrutto il rapporto tra loro stessi e
città) in rovina (Ecclus 10,3; lo stesso vale, a poste­ Jhwh, consegnandosi alla sua ira (cfr. v. 8). Con
riori, per il re babilonese in conseguenza della sua l’anticipazione di skm hif si chiarisce anche che
politica imperiale, Is. 14,20). L ’ipocrita (soggetto) questo è un comportamento di lunga durata (cfr.
(-» hànèf) distrugge la vita di un’altra persona, in K B L 3 1384). Peraltro sht può essere usato anche
quanto le procura una cattiva reputazione {Prov. assoluto, nel senso di un «agire in modo perverso»
11,9), e lo stesso può fare un nemico al quale ven­ (‘àlilótàm come accusativo avverbiale), com’è il
gano confidati segreti (Ecclus 12 , t i ; cfr. v. 10). caso in una serie di altri passi, prevalentemente in
Con le conseguenze del suo agire l’adultero rovi­ testi dtr. e profetici, mediante il quale il rapporto
na la propria vita (nefes, Prov. 6,}2 [cfr. vv. 29-31. con Jhwh viene definitivamente distrutto, ciò che
33-35]; cfr. anche Ecclus 9,8 [qui beninteso col comporta la conseguente condanna da parte sua. Il
perf. h o f, ‘essere ridotto in rovina’]), e fanno al­ soggetto del verbo quindi è sempre Israele come
trettanto coloro che in generale sono vittima del­ totalità, o un gruppo o una persona che ne è parte.
l’avidità (nefes [qui sogg.], Ecclus 6,4; 19,3). In certi casi la riprovevolezza di un siffatto com­
portamento, quando non viene semplicemente
In due casi si tratta di oggetti materiali: i re di Giu­
constatata (2 Chron. 27,2), può essere messa in
da, lasciando cadere in rovina gli edifici del tempio,
di fatto hanno compiuto un’opera di distruzione (2 particolare risalto con una determinazione avver­
Chron. 34,11). D’altro canto il riscattatore (gó'èl) in biale (‘àwel, Ps. 53,2 [-» voi. vi 518-521; in Ps. 14,1
Ruth 4,6 agisce egoisticamente, sottraendosi al ma­ 'àlilà]; in senso figurato «desiderio carnale»,
trimonio con Rut per impedire un danno (futuro) al­ Ezech. 2 3,11; cfr. anche bekol deràràjik, Ezech. 16,
la propria eredità (nahàlà), ma adduce a motivo del 47) o tramite paratassi (-» t‘b h if, Ps. 14,1; 53,2; in
suo atto, esagerando, che sposando Rut annientereb­ funzione avverbiale ‘mq hif, Hos. 9,9 [-» voi. vi
be il proprio patrimonio, vale a dire si comportereb­ 855 s.]), nonché con l’uso del comparativo min
be in maniera irresponsabile (sulla questione della si­
(Iud. 2,19; Ezech. 23,11). Lo stesso vale per la giu­
tuazione giuridica cfr. i commentari, spec. W. Ru­
dolph, KAT xvii/1-32, 60-65. 67). stapposizione di termini paralleli o contrari nel
contesto immediato, con cui l’affermazione in
Possono essere oggetto di sht anche termini questione risulta generalizzata (così ht\ 'àwòn, r “
astratti (su nefes in Prov. 6,32, v. sopra). Con le hif in Is. 1,4, tób in Ps. 14,1; 53,2) o accentuata
loro direttive (-» torà) i sacerdoti hanno indotto (così -» srr in Ier. 6,28, -» ‘iqqés in De ut. 32,5 [sht
molti a cadere e in tal modo hanno reso vano il qui è riferito con lo direttamente a Jhwh, ma il te­
patto con Levi (Mal. 2,8). Con il suo orgoglio il re sto è incerto; cfr. BHS]). Secondo le attestazioni
di Tiro ha corrotto la propria sapienza (Ezech. 28, dtr. l’espressione concreta di questo comporta­
17). Edom ha perseguitato suo fratello (Giuda) con mento è la fabbricazione di idoli e la loro adora­
la spada e così ha soffocato la misericordia pre­ zione (Deut. 4,16.25; anche 31,29 [ma'àseh j edè-
169 (vu,i24°) sahat (J. Conrad) ( v i i , 1241) 170

kem; -> voi. vi 1094 s.]; il «vitello d’oro» di Ex. ossia esseri divini che seguiranno l’opera di distru­
32,7 s.; Deut. 9,12, in questi due passi, nonché in zione di Sodoma per suo incarico (nei vv. 1.15
Deut. 31,29, condannato anche come deviazione [secondari] detti mal’àkim', -> voi. v 60-69). Lo
[sur] dal cammino prescritto da Jhwh [-> voi. v 13 5 stesso vale per il mal’àk che secondo 2 Sam. 24,16
s.]), o l’apostasia in favore di dèi stranieri (lud. 2, si accinge ad annientare Gerusalemme per esegui­
19), in un altro passo la persecuzione di profeti re la condanna alla rovina totale decisa da Jhwh
(Hos. 9,7-9), il disprezzo della torà da parte di (cfr. w . 11-15 ) (in / Chron. 21 egli deve causare la
quasi tutti i re (Ecclus 49,4), la negazione (del­ rovina in anticipo [v. 12; qui come mal’ak jhwh] e
l’operato) di Dio da parte degli «stolti» (nàbal, Ps. anche qui agisce esplicitamente per incarico divi­
14,1; 53,i; -> voi. v 545-550), nonché l’offerta del­ no [v. 15 T.M.; ma cfr. BH S e W. Rudolph, HAT
l’incenso eseguita illegittimamente dal re Ozia (2 1/21, 146]). Più spesso si tratta di potenze umane
Chron. 26,16). Soltanto nel tempo futuro della sal­ che servono a Jhwh per portare su Israele e Giuda,
vezza avverrà un mutamento tale da escludere o su altri popoli, la sventura dell’annientamento.
qualsivoglia pervertimento dell’azione umana (Is. Così in lud. 6,4 s. sono i Madianiti che devastano
11,9; 65,25; qui r “ h if in parallelo). il paese e in tal modo mettono in questione l’esi­
stenza stessa d’Israele. Più ricorrenze riferite a
In Ecclus 5,15; 7,36 (divieto) l’affermazione è resa Israele si trovano nel libro di Geremia: a subire
concreta entrambe le volte dal rispettivo contesto. l’annientamento totale è da un lato la città di Ge­
L ’uso assoluto del verbo si ha anche in 2 Sam. 14,11,
rusalemme, a opera del nemico proveniente dal
dove si dice che il vendicatore del sangue (gó’él had-
dàm -> voi. 1 1806), benché secondo diritto, provo­ nord (Ier. 6,5; come esponente dei suoi palazzi) o
cherebbe una tragica sventura eliminando l’unico fi­ di un nemico non menzionato per nome, che la
glio rimasto alla vedova e ponendo così fine a tutta la devasta come si devasta una vigna (5,10 [emenda­
famiglia del defunto (cfr. vv. 5-7). zione testuale cfr. BHS]; su *sàrà cfr. K B L 3 1524
s.) e, dall’altro lato, il paese di Giuda tramite il re
b) L ’azione distruttiva da parte di Jhwh è sem­ di Babilonia (36,29; cfr. anche la devastazione di
pre una sua reazione alla colpa umana; con sht si Giuda paragonata a una vigna, lamentata ma meri­
afferma che contro i colpiti si procede in maniera tata per le colpe commesse, da parte di pastori ne­
spietata e radicale. In questo senso il verbo può mici [nomadi] in 12,10 [ai vv. 10 s. parallelo a sht si
essere riferito direttamente a Jhwh per constatare ha soprattutto il campo semantico di -» smm]).
come egli proceda, o può servire a caratterizzare
Secondo 2 Chron. 24,23 gli Aramei eliminano i ca­
complessivamente l’avvenimento descritto. Si tro­ pi del popolo come principali responsabili (cfr. vv.
vano passi al riguardo negli annunci profetici di 17 s.). Con l’impiego di sht qui s’intende parlare allo
sventura. Oggetto sono sempre Israele, Giuda o stesso tempo anche di un colpo assestato per annien­
Gerusalemme (Ier. 1 3,9 [cfr. v. 7; v. sotto, 11.3]; tare totalmente Giuda (cfr. il v. 24). Lo stesso vale
15,6 [in senso retrospettivo]; Ezech. 9,8 [nel con­ per .2 Chron. 36,19, dove la descrizione della distru­
testo di Ezech. 9 s., su questo anche 43,3, con rife­ zione di Gerusalemme voluta da Dio culmina nel
rimento al passato; in 9,8 come conseguenza del­ fatto che con essa vanno distrutte anche tutte le pre­
l’effusione dell’ira di Jhwh; voi. il 1095]; Hos. ziose suppellettili.
13,9 [emendazione testuale sihattikà; cfr. BHS]; la Negli annunci profetici dei libri di Geremia e di
spietatezza di Jhwh è particolarmente accentuata Ezechiele si parla dell’annientamento di altri po­
in Ier. 13,14 [par. nps pi.]). Altre ricorrenze si tro­ poli e stati. Anche qui Jhwh incarica dell’annien­
vano accumulate in Lam. 2,5 s.8 (qui l’oggetto di­ tamento anonimi nemici umani o determinati im­
retto sono i palazzi, il santuario \mó‘èd; -» voi. iv peri, come Babilonia o i Medi. I colpiti sono Moab
1024 s.] e le mura della città di Gerusalemme come (Ier. 48,18; il punto culminante è la distruzione
segno della totalità della catastrofe sopraggiunta; delle opere fortificate di Dibon), Edom (Ier. 49,9;
parallelo a sht qui ricorre soprattutto bàla‘), non­ qui i nemici [diversamente da Abd. 5] sono para­
ché in 2 Chron. 25,16, qui in riferimento a un re gonati a ladri distruttori), Tiro (Ezech. 26,4; come
che pratica l’idolatria (cfr. i vv. 14 s.). Sodoma, primo passo determinante è menzionata la distru­
senza relazione alcuna con Israele, è oggetto in zione delle mura, e il fatto è motivato anche con
Gen. 19,14 (cfr. 13,10; 19,29 [qui anche Gomorra e trasgressioni commesse in Israele [Gerusalemme]
l’intero territorio]). In Gen. 6,13 oggetto è l’uma­ [cfr. v. 2], l’Egitto (Ezech. 30,11) e Babilonia (Ier.
nità tutta («ogni carne»; v. sopra, 11.2.a.(3). 5 1,11; qui l’annientamento è motivato specifica-
Secondo Gen. 19,13 peraltro Jhwh non inter­ mente con la distruzione del tempio). In Ier. 51,
viene direttamente ma lo fa tramite «gli uomini», 20 Babilonia è detta esplicitamente strumento (il
171 (vii,1242) sàbat (J. Conrad) (vii,1243) 172

martello) di cui Jhwh si è servito per abbattere in­ vallette), se gli saranno versate le decime in base alle
teri regni (secondo il v. 25 risulta che egli ha pro­ normative vigenti. Secondo Is. 65,8 Jhwh salvaguar­
ceduto anche in modo autonomo; su questo ver­ derà solo la parte buona di Israele, ossia coloro che
setto v. sopra, ii.2.aa e sotto, i i i . i .; per l’ incarico gli sono fedeli (cfr. i vv. 11-15), e quindi non distrug­
gerà completamente Israele stesso (paragonato a un
affidato da Jhwh a persone adatte in 2 Reg. 18,25;
grappolo d’uva che avendo [alcuni] acini buoni non
Is. 36,10 [gli Assiri] v. sopra, n.2.a.a). dev’essere gettato via tutto). D ’altro canto a Sodoma
In un altro passo Jhwh si serve di animali, ad es. di sarà risparmiata la distruzione totale se potrà contare
uccelli e di bestie selvatiche, che divorano i cadaveri al suo interno anche solo un numero ridotto di giu­
non sepolti degli uccisi durante la catastrofe incom­ sti, affinché questi non periscano insieme ai malvagi
bente e in tal modo dicono l’ultima parola sull’an- (Gen. 18,28.31 s.; cfr. v. 23).
nientamento d’Israele (Ier. t 5,3), o di rane (Ps. 78,45) Secondo Deut. 9,26; 10,10; Ps. 106,23, un motivo
e topi di campagna (/ Sam. 6,5), come piaghe che particolare che spinge Jhwh a non distruggere Israele
portano rovina all’Egitto o al paese dei Filistei (sulla già nel deserto è l’intercessione di Mosè (in Deut.
distruzione dei frutti del campo da parte delle caval­ 9,25 s.; Ps. 106,23 sht costituisce probabilmente un
lette, Mal. 3,11, v. sotto). Inoltre sono strumenti ec­ crescendo rispetto al precedente smd hif.). In Ps.
cezionali il diluvio (Gen. 6,17; cfr. anche 9,11.15; al 106,13 essa è designata metaforicamente come un pe­
riguardo v. sotto) e la fame (Ezech. 5,16; in senso me­ netrare nella breccia di un muro (peres; -» voi. vii 3 54
taforico come freccia mortale), con i quali Jhwh po­ s.). La medesima espressione si trova in Ezech. 22,30,
ne una fine spaventevole a ogni vita sulla terra, o a cosicché anche qui si deve pensare anzitutto a una
Israele (sulla «fame» [rà'àb] come fenomeno di sven­ intercessione che avrebbe potuto evitare la successi­
tura considerato in termini segnatamente astratti -» va catastrofe di Israele. Ma dal confronto ovvio con
voi. vili 474-481). 13,5 si dovrà concludere probabilmente che si tratta
soprattutto del compito di condurre Israele a un ade­
Quando il verbo è in una frase negativa, ciò si­ guato rinsavimento, onde rendere possibile la sua
gnifica che Jhwh di per sé potrebbe annientare conversione e allontanare così la catastrofe.
l’entità in questione, soprattutto Israele, tuttavia Promesse incondizionate di una conservazione
non lo fa, nella consapevolezza di essere tuttora futura si trovano soltanto in Hos. 11,9 per Efraim/
legato a questo popolo, e lo conserva. Infatti, no­ Israele, nonché nell’annuncio in Gen. 9 ,11.15 se­
nostante l’infedeltà d’Israele, ha rinunciato già nel condo cui non nessun altro diluvio futuro annien­
tempo del deserto a mandarlo in rovina (Ezech. terà la terra e ogni vita (cfr. Ecclus 44,18).
20,17; P j . 78,38; su Deut. 9,26; 10,10; P j . 106,23, v . 3. Il nif del verbo descrive la condizione posta
sotto). Lo stesso vale nell’epoca dei re per Giuda o in atto dall’azione distruttrice. A causarla sono
per la casa di David (2 Reg. 8,19; 2 Chron. 2 1,7), persone umane, con una sola eccezione. A motivo
come anche per il regno del nord d’Israele (2 Reg. del comportamento corrotto dell’umanità in ge­
13,23). In tutti questi passi si presuppone peraltro nerale che si è giunti alla rovina di tutta le terra
che alla fine una catastrofe sia in effetti avvenuta, e (Gen. 6,1 i.i2a; cfr. v. T2b; v. sopra, 11.2.a.fi), così
quindi Jhwh non si sia legato a Israele incondizio­ come è colpa degli Israeliti se le loro azioni ('ali-
natamente. In un altro passo si fa perciò menzione lót) sono pervertite (Ezech. 20,44;v- sopra, n.2.a.(3
di determinate condizioni e di determinati motivi, su Soph. 3,7). Anche la non utilizzabilità di deter­
che devono essere rispettati o devono sussistere, minati oggetti, constatata in Ier. 13,7; 18,4, è cau­
per trattenere Jhwh da interventi distruttivi. In sata più o meno volontariamente dagli uomini (18,
riferimento al passato, secondo il modo di vedere 4 illustra la depravazione d’Israele [non voluta da
delle Cronache la penitenza di Roboamo e dei Jhwh]; 13,7 la persistente corruzione d’ Israele [su
suoi ufficiali è il motivo per cui Giuda e il suo re­ 13,7 cfr. il v. 9; al riguardo v. sopra, 11.2.b; anche
gno sono salvaguardati da una fine immediata (2 D. Bourguet, ET R 62 (1987) 165-184]). Soltanto la
Chron. 12,17 kn<> v° l - IV 410-412). Invece Gio­ devastazione dell’Egitto in Ex. 8,20 è la conse­
sia va incontro a una fine disastrosa perché ha guenza di una piaga di insetti che Jhwh stesso ha
ignorato il monito divino, inteso a risparmiargliela inflitto al paese (al v. 2ob emendazione testuale;
(2 Chron. 35,21; cfr. v. 22). Lo stesso vale per il fu­ cfr. BHS; su ‘àrdb cfr. K B L 3 832). Contrariamen­
turo d’Israele: non subirà più alcuna sventura do­ te al nif., il (ptc.) hof serve semplicemente a con­
po che si sarà convertito definitivamente a Jhwh statare la condizione di corruzione di una deter­
(Deut. 4,31; v. 30 -» sub). minata entità, nel senso che non è più utilizzabile
In questo contesto occorre menzionare anche Mal. per lo scopo previsto (un animale sacrificale, Mal.
3,11, secondo cui Jhwh impedirà l’annientamento 1,14 [su 5Q 10 1,1, v. sopra, i . i .]; una fonte, Prov.
dei frutti dei campi da parte del «divoratore» (le ca­ 25,26). Anche in questi passi peraltro guardando a
173 (VI1>I 2 44) sahat (J. Conrad) (VTI>I 244 ) 174
un sintomo o col ricorso a un’immagine si illustra venti futuri di Jhwh (Ezech. 5,16aa [attraverso
il comportamento malvagio dell’uomo nei con­ frecce di fame; cfr. il pi. al v. i6aP]; 9,6 [cfr. il v. 8;
fronti di Jhwh. Sul perf. hof. in Ecclus 9,8, v. sopra, al riguardo e su 5,i6a(3 v. sopra, 11.2.b]) e l’inimici­
11.2.a.p. zia persistente dei Filistei (Ezech. 25,15). Lo stes­
so vale per il conflitto (causato da Jhwh) tra due
m a . Col ptc. sostantivato h if sono caratteriz­ nemici di Israele (2 Chron. 20,23 [‘àzeruy testo
zate innanzitutto, coerentemente con l’uso verba­ probabilmente corrotto; cfr. BHS]; cfr. v. 22),
le, determinate entità personali còme entità che nonché per il comportamento colpevole del sin­
portano corruzione in misura gravissima, o an­ golo (2 Chron. 22,4), mentre d’altro canto il ver­
nientano spietatamente. In 1 Sam. 13,17; 14,15 si detto di distruzione per Israele è allontanato con il
tratta di una formazione militare dei Filistei, che rito di pesah (Ex. 12,13; c^r- v- 2 3 fai riguardo v.
ha palesemente il compito specifico di devastare il sopra]).
territorio d’Israele. Qui mashit è forse un termine
A causa dei suoi attacchi a Sion in Ier. 51,25 Babi­
tecnico per indicare una formazione del genere lonia è designata e condannata come har hammashit
(cfr. Houtsma 59). È possibile che Ier. 22,7 si rife­ (cfr. v. 24; secondo il v. 2 5a(3 anche a motivo del suo
risca a un certo numero di tali formazioni; qui si procedere devastante contro il mondo intero, quindi
tratta certo di una forza preponderante, che per anche contro altri popoli [v. sopra, n.2.a.a]; questo
incarico di Jhwh annienterà totalmente Gerusa­ secondo aspetto, in base al v. 20, come strumento in
lemme come sede del re. Anche in un altro passo si mano a Jhwh [al riguardo v. sopra, 11.2.b], il v. 25a(3
tratta dell’ idea di un avversario in guerra, che co­ perciò è probabilmente un’aggiunta; cfr. W. Rudolph,
me incaricato di Jhwh piomberà su Israele e su al­ HAT 1/123, 309-311). A causa dell’effetto pernicioso
del culto di dèi stranieri ivi praticato, in 2 Reg. 23,13
tri popoli con una superiorità di forze devastante,
anche il Monte degli Ulivi è detto har hammashit (il
e in quanto tale ha tratti addirittura sovrumani testo non va modificato, con BHS [cfr. K B L3 609]).
(Israele come oggetto in Ier. 4,7; [in Is. 54,16 inve­ In Ier. 5,26 con mashit s’intende sul piano figurato la
ce si parla della conservazione d’ Israele; cfr. i vv. trappola dell’uccelliere, ma senza dubbio questo ter­
15.17], altri popoli in Ier. 51,1 [qui ruah mashit] e mine è scelto per illustrare la realtà vera e propria,
in Ezech. 21,36 [hàrdsè mashit, probabilmente ossia la situazione disperata nella quale sono finiti i
formulato per rimandare a Is. 54,16; cfr. W. Zim­ poveri a causa dei ricchi (cfr. vv. 27 s.). Infine, là do­
merli, B K x iii/i2, 499]). Così anche la figura de­ ve di Daniele si dice che il colore del suo volto è cam­
biato in corruzione (Dan. 10,8), ciò significa che egli
moniaca che in Ex. 12,23 minaccia la vita è desi­
ha perso ogni sembianza cd energia umana (hód; ->
gnata come mashit, e perciò caratterizzata come
voi. 11 403 s.)
incarnazione di una potenza sovrumana distruttri­
ce (-> voi. vii 238-43; cfr. Keel 421-427. 431-433). 2. Alla base degli altri derivati nominali si trova
in genere il significato di «annientamento, corru­
Svolge un ruolo simile il mal’àk di 2 Sam. 24,16; 1
zione». Così nell’aggiunta di Ezech. 9,1 b * mashet
Chron. 21,15, dove mashit peraltro è usato come ver­
bo (v. sopra, 11.2.b). È possibile che l’idea di una sif­ in relazione a keli («strumento di distruzione») ri­
fatta figura demoniaca sia alla base anche del ba'al e manda alla catastrofe descritta nel seguito (cfr.
del 'is mashit menzionati in Prov. 18,9; 28,24. H nc_ mashit in 9,6 [al riguardo v. sopra, iii.i]; sul v. ib
gligente, o colui che ruba ai suoi genitori (gazai; -» come aggiunta cfr. W. Zimmerli, BK x iii/ i\ 196).
voi. 1 2041 s.), sarebbe in tal caso paragonabile a un Grazie al ptc. sostantivato hof (Lev. 22,25), ca"
demone che porta la rovina, o comunque a una per­ strazione di un animale è designata come danno
sona che si presta a farlo (su ba'al nel secondo senso pernicioso, che in ogni caso rende l’animale ina­
cfr. ba'àlat-’ób in 1 Sam. 28,7). Ovviamente deve re­ datto al sacrificio (cfr. Mal. 1,14; v. sopra, 11.3).
stare questione aperta se qui mashit debba essere in­
Con mishat in Is. 52,14 s’intende la deformazione
teso effettivamente ancora in senso personale, o non
piuttosto come un termine astratto, come nei passi fisica totale del servo di Dio (ma forse il testo è
che tratteremo qui di seguito (per i dettagli cfr. Keel corrotto; cfr. BHS; K B L 3 609).
425 s.). In ari -.mico biblico il gruppo lessicale è rappre­
Per il resto mashit ha il valore astratto di «di­ sentato dalla forma femminile sostantivata del ptc.
pe. Essa significa «ciò che è corrotto» in senso etico,
struzione (totale), corruzione». Nella maggior ossia azione o discorso cattivi, malvagi (in Dan. 6,
parte dei casi c costruito con le, per dire che 5boc come motivo di accusa, al v. 5b(3 par. a salii «ne­
l’evento di cui di volta in volta si parla mira all’an­ gligenza» [chiaramente il v. 5b(3 è un’aggiunta; cfr.
nientamento definitivo delle realtà interessate, o BHSJ, in 2,9 par. a kidbà «menzogna» [come apposi­
va verso di esso; così, riferito a Israele, gli inter­ zione a millày non usato come aggettivo; ma cfr.
i 7 5 (vn,i24 5) sahat (L. Wàchter) ( v i i , 1246) 176

KBL' 1084. 1129]). Al plurale la stessa forma è atte­


stata anche in Ecclus 30,11 (aramaismo); ci si riferisce nn^ sahat
a comportamenti cattivi del figlio che dev’essere di­
sciplinato (cfr. w . 1-10.12 s.). nvtf sm h• 7, nmttf m hà , nrptf sihà
Su sahat («corrompere») in Ecclus v. sotto, iv. r • T • *

1.1. Etimologia. - 2. Attestazioni e significato. - 3. Lo­


rv. Nei testi di Qumran il hif. del verbo si riferi­
cuzioni. - 11. La fossa per catturare animali come trap­
sce al procedere empio e distruttivo dei Kittim pola in senso concreto e in senso traslato. - 1. sahat. -
(iQpHab 4,13), nonché dei nemici della comunità 2. silhà c sihà. - 111. sahat per indicare la tomba e gli Ìnfe­
in generale, dai quali il singolo che le appartiene si ri..- iv. 1 LXX. - v. Qumran.
sente minacciato anche personalmente (iQ H 2,
27; cfr. 11. 25 s.). Lo stesso vale per mashit come Bibl.: G. Dalman, AuS vi, 1939, spec. 322 s. 334 s. - K.
designazione di siffatte potenze nemiche (pi. in Galling, Jagd (BRL1 150-152). - M. Held, Pits and
iQ H 3,38; singolare in 4 Q 5 11 1,6; in iQ H fr. 4,6 Pitfalls in Akkadian and Hebrew. JANES 5 (1973)
173-190. - R.E. Murphy, sahat in thè Qumran Literat­
come apposizione a -» sdtàn, nel fr. 45,3 in para- ure: Bibl 39 (1958) 61-66. - A. Salonen, Fischerei im al­
tassi, ma il contesto è corrotto). Cfr. anche 11Q ten Mesopotamien nach sumerisch-akkadischen Quel-
Jub 3,3. D ’altro canto il pi. (che esprime un risul­ len (AASF B 166, 1970, spec. 63). - A. Schwarzenbach,
tato) è usato quando si tratta delPannientamento Die geographische Terminologie im Hebrdischen des
del malvagio operato da Dio (iQ M 3,9; su iQ M Alten Testamentes, Ziirich 1954, spec. 41-44.
13 ,11; iQ H fr. 45,2, v. sotto). Col ptc. nif il cam­
mino (derek) dal quale si deve tornare indietro è i.i. Oltre che in ebraico, la radice swh è attesta­
ta come verbo in arabo (sàhà ‘sprofondare’), come
caratterizzato come cammino corrotto (CD 15,7).
sostantivo in medioebraico (sidh), aramaico giu­
In questo contesto occorre menzionare anche il daico (sajhà), moabitico {'swh, Mesha 9. 23), uga­
sost. sahat, che può assumere il significato di «corru­ ritico (sh, K TU 1.8 2 ,11; sht, U T nr. 2400) e in ac­
zione» e quindi è usato come un derivato di sht, così cadico (suttatu[m], suttu 11, A H w 1929), sempre
in iQS 4,12 (cfr. Murphy 65); iQM 13,11 (qui come col significato di ‘fossa, cisterna’ e simili. Cfr. ora
anche in iQ H fr. 45,2 non si tratta certo di inf. pi.) e
anche il nome divino eblaitico dsu-ha «divinità de­
probabilmente anche in iQ H 13,5. Più spesso peral­
tro si dovrà presupporre il significato originario di gli inferi» (M. Dahood, Fs. M.H. Pope, Guilford
«fossa, mondo sotterraneo». Si profila tuttavia, in li­ 1987, 97)-
nea di massima, un mutamento rispetto al primo si­ 2. Nell’A.T. il verbo suàh è attestato solo in
gnificato menzionato, in modo tale che spesso que­ Prov. 2,18, nel senso di «sprofondare».
sto traspare quantomeno inconsciamente e i confini Come forme verbali secondarie - sulle quali qui
tra i due sono fluidi (in particolare cfr. Murphy; cfr. non possiamo soffermarci-vanno menzionate//?/?
oltre ai passi ivi citati anche 4Q184 1,5 [bis] con con­ e shh. Il histahawà ampiamente attestato (170 vol­
testo; 286, 10,11,5.7.9; 37°> -> sahat). Lo stesso te), che in precedenza era considerato in genere un
vale per le occorrenze in Ecclus (in 9,9 s’intende di­
rettamente «corrompere» [cfr. v. 8], in corrispon­
hitpalel di salpa (così ancora K B L 2 959), va spiega­
denza con la resa di sahat nei LXX; al riguardo v. so­ to invece come saf della radice hwj con t riflessivo
pra, 1.2.; sulla mutazione di significato anche nella (-» hwh ii.i).
letteratura rabbinica cfr. M. Held, JANES 5 [1973] Tra i sostantivi spicca sahat (23 volte; secondo
185 n. 92). K B L 3 1365 è un nome primario, acc. bastu/haltu,
Come attestazione per l’aramaico occorre men­ cfr. AHw 334b); come varianti dialettali ricorrono
zionare iQapGen 2,17. Con questo versetto si espri­ inoltre sùhà (5 volte) e stipa (2 volte), se si attribui­
me la deformazione del volto provocata dallo spa­ sce a Ier. 18,22 non sihà K, bensì sùhà Q. sahat,
vento e dallo sconcerto (pe. intransitivo: «essere an­ suhà e sihà hanno il significato fondamentale di
nientato» [?], non certo pa. [cfr. J.A. Fitzmyer, Biet
Or 18A, Roma 2i97i, 90 s.J; cfr. l'mashit in Dan. «fossa».
10,8 [v. sopra, 111.1J). Stando al contesto, in Iob 9,31, bassahat va
J. Lonrad cambiato in bassuhàt «nella sporcizia», cfr. LX X :
èv pómo. D ’altro canto in più passi sahat si indivi­
dua per congettura: in Hos. 5,2 anziché w esahatà
setim probabilmente si deve leggere w esahat has-
sittim. In Prov. 28,10 sehut, e in Ps. 107,20 nonché
in Lam. 4,20 sehit, vanno mutati in sahat. Con
queste congetture il numero delle ricorrenze di sa­
hat sale a 26.
17 7 ( v i i , 124 7) sahat (L. Wachter) (vn,i248) 178

La frequenza nell’A.T. varia molto da libro a li­ espressione, altrimenti riferita a persone singole,
bro. Comprese le congetture, risulta: Salmi 10 vol­ in Ps. 9,16 si riferisce a popoli: «I popoli sono
te, Giobbe 6 volte, Proverbi 2 volte, Isaia 2 volte, sprofondati nella fossa che hanno scavato, nella
Ezechiele 3 volte, Osea, Giona e Lamentazioni 1 rete (reset) che hanno teso si è impigliato il loro
volta ciascuno. Le attestazioni di suhà si suddivi­ piede». Al malvagio la fossa è scavata da Dio (Ps.
dono in Geremia (3 volte) e Proverbi (2 volte), 94>i3)-
quelle di sihà si trovano nei Salmi (2 volte). 2. L ’uso figurato di sihà e suhà è sostanzialmen­
3 .I verbi connessi con sahat si riferiscono in te identico, come in Ps. 57,7: «Essi mi hanno sca­
parte all’azione di scavare una fossa, in parte al fi­ vato una fossa (sihà), ma vi sono caduti dentro lo­
nirci dentro o all’esserne salvati: krh «scavare» ro stessi»; in precedenza la frase parallela usa reset
(Ps. 94,13; Prov. 26,27), p ‘l «fare» (Ps. 7,16), ‘sh «rete». I malvagi scavano una fossa al pio: Ps. 119 ,
«fare» (Ps. 9,16), r’h «vedere» (Ps. 16,10; 49,10), 85 (sihà); Ier. 18,20.22 (suhà). La «bocca dell’estra­
qrh «avvicinarsi» (Iob 33,22), ‘ br «andare verso» neo» è descritta come una fossa profonda (suhà
(Iob 33,28), npl be «cadere in» (Ps. 7,16; Prov. 26, *àmuqqà), nella quale cade chi è oggetto dell’ira di
27; 28,10), tb‘ be «sprofondare in» (Ps. 9,16), tps be Jhwh (Prov. 22,14; c^r- 2 3>2 7)-
nif. (Ezech. 19,4.8) e Ikd nif. be (Lam. 4,20) «essere
preso», jrd «scendere» (Ps. 30,10; Iob 33,24; hif. ni. sahat come una fossa dalla quale non si esce
Ps. 55,24; Ezech. 28,8), mwt «morire» (Is. 51,14), è un’immagine usata spesso per la tomba o gli in­
hs'k min «trattenere da» (Iob 33,18; Is. 38,17 [testo feri (-> se,ól ili.2) e non sempre, siccome la rap­
emendato]), ‘Ih min «uscire da» (hif, Ion. 2,7), g ’I presentazione della tomba e degli inferi si compe­
min «riscattare da» (Ps. 103,4), mlt min «salvare netravano a vicenda, si può stabilire chiaramente a
da» (pi., Ps. 107,20), swb hif. «riportare indietro» che cosa si alluda. Ad es. in Ps. 107,20: «Egli ha
(Iob 33,30). suhà e sihà sono connessi soprattutto salvato la loro vita dalla fossa» e Ps. 103,4: «Colui
con krh\ suhà, Ier. 18,20.22; sihà, Ps. 57,75119,85; che riscatta la tua vita dalla fossa». Parla indubbia­
inoltre con nfl: suhà, Prov. 22,14; sihà, Ps. 57,7. In mente degli inferi Ps. 16,10: «Poiché tu non ab­
Ps. 16,10 sahat è espressione parallela a s e 0/ (-» bandonerai la mia vita nella sheol, non permetterai
se’ól in .2) e in Ps. 7,16 a bór. In Ps. 5 5,24 la posi­ che il tuo fedele veda la fossa (sahat)\». È questo il
zione affiancata di be>èr (meglio bór) e sahat im­ caso anche in Is. 38,17, dove in relazione con il
plica un crescendo: «fossa profondissima», reset ringraziamento dell’orante per essere stato salvato
«rete» e sahat sono in parallelo in Ps. 9,16; Ezech. dalla fossa della corruzione (sahat belì) si hanno
19,8 (cfr. Ps. 35,7). krh suhà «scavare una fossa» e infine numerosi riferimenti agli inferi (v. 18). Ana­
tmnpahim in Ier. 18,22 sono espressioni parallele. logamente Ion. 2,7: al lamento per essere finito
dove i chiavistelli si erano chiusi per sempre dietro
11. Ancor più chiaramente di pahat (-» pahat), lui, segue il ringraziamento: «Ma tu conduci la
a
sahat designa la fossa nella quale viene catturata la mia vita fuori dalla fossa». Agli inferi si riferisce
selvaggina; questo vale anche per suhà e sihà. Il l’oracolo di giudizio sul principe di Tiro (Ezech.
vocabolo è usato principalmente in senso metafo­ 28,8): «Ti fanno discendere nella fossa (lassahat
rico e si riferisce alla sventura preparata per l’uo­ jóridukà) e tu morirai della morte dei colpiti in
mo, ma ricorre anche il significato concreto. mezzo al mare». Anche in Ps. 30,10 il discendere
1. Ezech. 19,4.8 parla di un leone catturato in nella fossa indica il passaggio agli inferi, e così
una fossa (sahat). Quando in Lam. 4,20 si dice del pure in Ps. 55,24: «Tu, Dio, li getterai nella fossa
re che è «prigioniero nelle loro fosse», l’immagi­ più profonda».
ne della battuta di caccia illustra il destino toccato Anche l’unica attestazione del verbo swb (Prov.
al re. 2,18) va intesa in questo senso: «Poiché sprofonda
L ’immagine dello scavare la fossa c adottata vo­ nella morte la sua casa (kisàhà ’el-màwet bètà) e ai
lentieri per caratterizzare il comportamento insi­ refaim (ombre) conducono i suoi sentieri».
dioso che ricade su chi la scava, così Prov. 26,27: Altre espressioni derivano più dall’idea della
«Chi scava una fossa (per altri), vi cade dentro (lui tomba che da quella degli inferi. È il caso ad es. di
stesso)» (kdreh-sahat bà jippol); analogamente Ps. Ps. 49,10: «Che egli possa sopravvivere per sem­
7,16; Prov. 28,10. Eccl. ic,8 per lo stesso prover­ pre, che non veda la fossa», Is. 51,14, nonché in
bio al posto di sahat usa il prestito aram. gummàs. tutta una serie di passi del libro di Giobbe: 33,18.
Cfr. anche Ecclus 27,26, dove «scavare una fossa» 22.24.28.30. Evidentemente Iob 17,14: «Al sepol­
e «sistemare una trappola», nonché «cadervi den­ cro io grido, tu sei mio padre», è circondato da al­
tro» ed «essere catturati», sono in parallelo. La lusioni agli inferi (se’ól, w . 13.16).
179 (vii , 1248) stp (R. Liwak) (v ii, 1249) 180

iv. Nei L X X il vocabolo che designa concreta­


mente la tomba, pó-Spo^, ricorre solo 3 volte per
stp
sahat (2 volte nei Salmi; 1 volta nei Proverbi). D o­
minano invece i termini che indicano in senso me­ 1. Attestazioni ed etimologia. - 11. Il verbo stp. - 1. Nel
caso delle abluzioni. - 2. In un contesto di donazione
taforico Pannientamento o la corruzione: S»a<p#o-
della vita. - 3. In un contesto di minaccia o distruzione
pà (11 volte, di cui 6 nei Salmi), cp-Sopà (2 volte:
della vita. - n i. Il sost. setef. - iv . i . Qumran. - 2. 1 L X X .
Giona e Salmi), xaTacp^opà (1 volta nei Salmi) e
à-tóXeia (1 volta, Ezechiele). Il libro di Giobbe ha sòtèf sót: ZAW 33 (19 13) 306 s. - Id.,
Bibl.: J. Barth,
sempre Savatoc, (5 volte; p'jtzoc; deriva da un’inter­ Miscellen, 1. Zu sòt «Flut»: ZAW 34 (1914) 69. - J.
pretazione errata; v. sopra, 1.2). Day, God's Conflict with thè Dragon and thè Sea
(University of Cambridge Orientai Publications 35,
Nei L X X sùhà e sìhà sono intesi spesso in mo­
Cambridge 1985). - H. Gese, Die stròmende Geissel
do concreto: pó$po<; (Ps. 57,7 per sìhà; Prov. 23,27
des Hadad und Jesaja 28,15 und t8 (Fs. K. Galling,
per sùhà) e 7iiòoc, «botte, carcere» (Prov. 22,14 Per 1970, 127-134). - H. Klein, Das Klima Paldstinas auf
sùhà). La traduzione di sìhà (Ps. 119,85) con Grund der alten hebràischen Quellen: Z D P V 37 (1914)
àSoXecr^ia «chiacchiere» e di sùhà (Ier. 18,22) con 217-249. 297-327. - R. Liwak, Die altorientalischen
Xóyoc; dovrebbe derivare dalla confusione con sìhà Grossmdchte in der Metaphorik der Prophetìe (Fs. S.
o con sìah. Herrmann, 1991, 206-230). - H .G. May, Some Costnic
Connotations of mayim rabbim, «Many Waters»: JB L
v. L ’uso di sahat negli scritti di Qumran corri­ 74 (J 955) 9-21. - S. Poznanski, Miscellen, 6. Zu sót só-
tcf: ZAW 36 (1916) 119 s. - P. Reymond, L'eau, sa vie,
sponde in certo senso a quello dell’A.T. Spesso si
et sa signification dans l’Ancien Testament (VTS 6,
sceglie l’immagine della fossa come trappola per 1958).
stigmatizzare la perfidia degli avversari. Essi sono
detti ’anse hassahat «uomini della fossa» (iQ S 9, 1. stp è una radice che esprime il divenire, usata
16.22; 10,19) 0 bené hassahat «figli della fossa» nell’A.T. 3 1 volte come verbo e 6 volte come so­
(CD 6,15; 13,14). Il fedele è messo in guardia dai i stantivo. Di regola viene espressa l’idea dell’acqua
lacci della fossa (mòqesè sahat): CD 14,2; iQ H che fluisce. L ’arco semantico abbraccia ‘sciacqua­
2,2i. Egli spera di essere salvato dalla fossa o rin­ re, bagnare e lavare via’ e quindi si riferisce all’ac­
grazia per questa salvezza, ossia per la liberazione qua che scorre, che tracima e che trascina via, e ciò
dalla sfera della morte: iQ S 11,13 ; iQ H 5,6 (ma nel senso che conserva la vita oppure la minaccia c
cfr. anche l’esperienza contraria in iQ B 2,17). In la distrugge. Analogamente per le attestazioni
termini pleroforici ciò trova espressione in iQ H aramaiche e neoebraiche (Levy, WTM iv 542 s.;
3,19: «Poiché tu hai riscattato la mia anima dalla Dict. Talm. 15 5 4 s.). L ’ar. satafa si limita invece a
fossa e dagli inferi dell’abisso» (missahat ùmisse,ól esprimere la funzione purificatrice dell’acqua:
’àhaddón). È altrettanto pleroforica la 1. 16: «Si ‘sciacquare, lavare’ (Wehr, Arab. Wb. 5 655). Un
aprono gli inferi e l’abisso, tutte le frecce della fos­ significato più ampio si trova in testi egiziani, do­
sa» (hissè sahat). Di «frecce della fossa» parlano ve stf può indicare il versare un fluido in interventi
anche la 1. 27, di «porte della fossa» (daltè sahat) la medici o il versare acqua genericamente (WbÀS iv
1. 18, di «flutti della fossa» (misberè sahat) la 1. 12, 342, ivi anche il riferimento al copto sotf). A parti­
di «trappole della fossa» (pahé sahat) la 1. 26. re dal M.R., tff sta per il versamento di liquidi, an­
Da iQ H 8,29: «Essi giunsero alla fossa» (cfr. che di acqua, che si riversa sulla terra e a volte l’in­
4Q184 1,11.17 ) emerge, come anche da altri passi, vade (WbÀS v 4 1 1 s.).
la paura della morte; prima infatti si era parlato di Purtroppo il significato della forma nominale
brividi e di inferi. In iQ S 4,12 e iQ H 13,5 (cfr. stp nel testo ugaritico K TU 4 ,15 0 ,1 (cfr. WUS nr.
4Q184 1,5 [bis]) sahat va tradotto con «corruzio­ 2599 con UT nr. 2406) è poco chiaro, ma non sem­
ne». L ’immagine della fossa è sbiadita e si pensa bra vi siano relazioni con l’ebr. stp. Si dovrà pen­
piuttosto al verbo sht, come risulta anche se si sare ad una omonimia anche nel caso del verbo
pensa ad es. che nei L X X sahat è tradotto comu­ acc. satàpu(m), che (con soggetto divino) significa
nemente con 8ia<p8op<x. ‘conservare la vita, salvare’ (AHw 120 3). Altri­
L. wàchter
menti si dovrebbe eventualmente trattare di una
polisemia estrema (significato opposto), e ciò sa­
rebbe plausibile, in quanto effettivamente anche
nell’ebr. stp sono presenti entrambi i significati,
una potenzialità positiva e una negativa.
E possibile stabilire un rapporto etimologico
181 ( v i i , 1250) stp (R. Liwak) ( v n ,i 2 5 i ) 182

tra stp, ssp e suf (qal, ‘inondare', nif. ‘far nuotare’; Che le abluzioni non debbano essere isolate, sul
cfr. l’aram. tuf) (C.J. Labuschagne, OTWSA 1971, piano categoriale, dal fenomeno dell’acqua corrente,
54), se si immagina un mutamento di consonanti in cui si trova spesso stp, è dimostrato dalle glosse del
diritto giudaico (Miq. 5,6; Ed. 5,2; tEd. 4,10) che,
(cfr. GKa § i9a), quindi si mettono in parallelo tra
data la scarsezza d’acqua del paese, riconosce validità
loro setef e sesef (Is. 54,8) e si postula una base bi- per le purificazioni anche all’acqua dei wadi (cfr. Dal­
littera (sp/sp). Sul piano semantico è dominante in man, AuS 1/1, 1928, 211).
ogni caso l’idea, espressa tramite una/> alla fine di
una radice ebraica, di perdita o di diminuzione 2 . 1 testi (esilici e) postesilici di Ps. 78,20 e 2
(cfr. K. Koskinen, ZD M G 114 [1964] 51 n. 4), che Chron, 32,4 si riferiscono alla situazione storica.
spesso è realizzata in combinazione con s in prima Dopo che in Ps. 78 è stato menzionato il miracolo
posizione ep in terza posizione (accanto a stp, ad del mare (w . 12 s,), i w . 14 ss., nella cornice della
es. r p 11, sdp, shp, ssp, ssp), ma anche con t come peregrinazione attraverso il deserto, andando ol­
seconda consonante c con p come terza consonan­ tre Ex. 17,6 parlano della fornitura d’acqua al po­
te (ad es. htp, (tp). polo (tehómót, v. 15). Dalla roccia sgorgano nehd-
lim (v. 20, parallelo a stp: zùb). Qui dev’essere sul­
Come costrutti con stp ricorrono: sótéf scdàqà (Is.
lo sfondo l’idea del wadi che con la pioggia si gon­
10,22), gesem sótéf (Ezech. 13 ,11.13 ; 38,22), nahal só­
téf (2 Chron. 32,4; Is. 30,28; 66,12; Ier. 47,2), sUs sótéf fia d’acqua (-» nahal, cfr. v. 16 -» nahar; cfr. anche
(Ier. 8,6), sót sótéf (Is. 28,15.18). 2 Reg. 3,20; Ioel 4,18).

li. 1. Poiché il sacro poteva trasmettersi per con­ Per quanto riguarda l’uso di nahal, risulta sor­
tatto, nel preparare la carne per il rito di espiazio­ prendente 2 Chron. 32,4. In relazione ai preparativi
ne (-» hdtd’ ) il sacerdote doveva trattare non solo bellici al tempo di Ezechia vengono prosciugate fon­
ti e «il torrente, che scorre sottoterra» (hannahal has-
il vestito macchiato di sangue ma anche il reci­
sótéf betók-hd’dres). Il riferimento potrebbe essere al
piente impiegato, che già prima dell’azione cultua­ tunnel di Siloe (cfr. P. Welten, WMANT 42,1973, 30
le era entrato in contatto col sangue «asperso». Bi­ n. 90), oppure a un canale che ne usciva (cfr. J. Bek-
sognava infrangerlo se era di terracotta e raschiar­ ker, 2 Chronik, NEB, 106).
lo, o lavarlo con acqua, se si trattava di un prezio­
so recipiente di bronzo (Lev. 6,21). Il contatto con Nella retrospettiva di Ps. 124 compaiono uomi­
oggetti o persone di fatto risultava in una sacraliz­ ni come mostri divoratori, che Jhwh ha tenuto
zazione mancata; anche in tal caso se il recipiente lontano (vv. 2 s., cfr. Is. 9 ,11; Ier. 51,34; Ps. 79,7).
era di terracotta veniva infranto e se era di legno, Accanto a essi i w . 4 s. menzionano le acque che
evidentemente prezioso se si pensa alla scarsez­ trascinano via (majim s'tdpùnù, par. nabla ‘dbar e
za di legname, lo si lavava con acqua (15,12). Il hammajim hazzèdònìm) la vita (nefes). Sulla base
trasferimento dell’impurità era evitato soltanto se di nahlà si può pensare in effetti a un wadi im­
chi aveva toccato il malato chc soffriva di perdite provvisamente riempito da violenti acque piova­
prima di avere altri contatti si era lavato le mani ne, che diventa una trappola mortale (cfr. K.-H.
OS,” )- Bcrnhardt, VTS 8,1961,278 s. n. 4), ma - come di­
L ’ impossibilità di distinguere tra pulizia igieni­ mostra la personificazione del pericolo (su jm e
ca e purificazione rituale (-» tdhar, -» majim) in ca­ mhr come divinità nel mito di Ba'al cfr. K TU 1.1-
so di polluzione riguarda Lev. 15,12 e anche Ezech. 6) - questa prospettiva ha qui un riferimento miti­
16,9. Qui, nella panoramica storica, la preoccupa­ co, tanto più che Jhwh appare come il signore del­
zione di Jhwh per Gerusalemme come per una le acque del caos e anche l’acqua del mondo sot­
donna giunta all’età della mestruazione emerge terraneo può essere intesa comc un fiume (ndhdr,
anche nel fatto che la lava con acqua, la unge con con 2,3 s.) e un wadi (nahal, Ps. 18,5) (cfr. May
olio e lava via il suo sangue (di purificazione) (cfr. 17). In quei versetti si tratta in ogni caso di una
W. Zimmerli, B K x m /i2, 3 51 ). metafora, per descrivere la salvezza da un pericolo
Anche in / Reg. 22,38 il sangue è eliminato mortale.
usando l’acqua, come quando si lavò il carro da Ciò vale anche per l’oracolo di salvezza di Is.
guerra del re d’Israele caduto in battaglia contro 43,t -7, dove il v. 2 assicura il nuovo esodo agli esi­
gli Aramei nello «stagno di Samaria» (cfr. H. liati perché Jhwh, nell’attraversamento dei fiumi
Weippert, Palàstina in vorhellenistischer Zeit, (nehdrót), protegge il suo popolo da acque impe­
1988, 539). Con il lavacro la fama del re viene pu­ tuose (cfr. Gilg. 10 11 25 ecc.). Qui si ha una com­
rificata con un atto semirituale, in contrasto con le binazione, condizionata dalle circostanze, del mi­
prostitute che si lavano in acqua diventata impura. racolo del mare durante l’esodo dall’Egitto (Ex.
183 (VI 1, I 2 J 2 ) stp (R. Liwak) (VII,I 2 5 2) 1 8 4

14) con le «correnti» dei fiumi che erano familiari dell’acqua, i flutti lo hanno trascinato via (sibbólet
in Babilonia. s etàfàtnì\ cfr. K B L 3 1297). Come il v. 3 (cfr. SA
Con una incisività difficilmente superabile, ri­ H G 263 s. [nr. 13]), anche la preghiera del v. 16 -
correndo alla metafora e al paragone Cant. 8,6 s. in relazione con un pozzo, nel quale va pensata la
esprime l’invincibilità dell’amore e della passione: melma di cui si parla al v. 3 - rimanda a esperienze
entrambe queste realtà sono inafferrabili come la che comportano l’impiego di buche come prigio­
morte e gli inferi. Nemmeno il «mare del caos» ne (cfr. Ps. 40,3; 88,ys.;Lam. 3,53 s.) e d’altro can­
(majim rabbim) è in grado di privare del suo pote­ to, col richiamò all’àbisso che tutto ingoia (mesulà
re l’amore, né i fiumi (nehdrót) lo possono trasci­ con bV\ rende molto verosimile anche un nesso
nare via (stp). Ancora una volta risalta la dimen­ con gli inferi (se'ól accanto a mesùlà in Ps. 88,4-8;
sione mitica (cfr. inoltre H.-P. Mùller, OBO 56, lon. 2,3 s., cfr. invece Ps. 107,24), che potevano es­
1984, 32 s.; O. Keel, Z B K 18, 250 s.), e non ci si li­ sere immaginati come un mostro con le fauci dila­
mita semplicemente a illustrare una massima sa­ tate (Is. 5,14). Il merito della metafora sta qui so­
pienziale, per la quale l’amore sarebbe come fuoco stanzialmente nel riuscire a dare espressione ver­
che l’acqua non può spegnere (cfr. May 18). bale a un’appropriazione del cosmo che va oltre il
Come in .2 Chron. 32,4, anche in Is. 66,12 nahal mondo della vita concreta, ma che non elimina
sótèf non ha tratti distruttivi (cfr. invece Is. 30,28; semplicemente la tensione tra esperienze e realtà.
Ier. 47,2). In questo oracolo del Tritoisaia (66,7- b) Tutti gli altri passi con stp, che ricorrono nei
14) Jhwh fa scorrere verso Gerusalemme la sal­ libri di Isaia, di Geremia e di Daniele, sono rivolti
vezza (sàlòm) come un fiume (kendhdr, cfr. 48,18) contro Israele o contro un altro popolo.
e la gloria (kàbòd) dei popoli come un «torrente in
piena». Essi sono orientati in senso decisamente metafori­
co, senza che ciò significhi che si tratti di espressioni
3. La parte principale delle attestazioni rientra
«non genuine», ornamentali, destinate a rendere ma­
in un ambito minaccioso o distruttivo per la vita; nifesto, sulla base un’analogia strutturale, ciò che
le si può dividere sostanzialmente in un impiego non risulta visibile in immagini. La metafora costrui­
individualizzante e uno collettivo. ta con stp non è per nulla diversa dalla metafora in
a) I rovesci torrenziali non insoliti per Israele, generale: il linguaggio profetico non è soltanto mi-
che con la loro forza erosiva trascinano via il ter­ mesis ma anche/>o/esis e quindi non distingue sul pia­
reno fertile e in tal modo fanno cadere anche i mu­ no categoriale tra mito e storia, per abbracciare «tut­
ri delle case (cfr. Klein 242 s.; Dalman, AuS 1/1, ta quanta» la realtà (cfr. Liwak 219).
1928, 208), sono i presupposti per Iob 14,19:
In Is. 8,5-8, dove l’idea delle acque del caso vie­
quando il muro è abbattuto e piogge violente (con
ne storicizzata (cfr. Day 126; ler. 47,2), le acque di
BH K e K B L 3 708 si legga sehifà invece di sàfìah)
Siloe dolcemente fluenti contrastano con quelle
trascinano via (stp) il terriccio dei campi (làfar -
potenti della corrente che va oltre le sue sponde,
’àres), in tal caso le speranze di vita dell’uomo so­
finché si riversa su Giuda, l’inonda e lo trascina
no distrutte.
via (wehàlaf bìhudà sàtòf w eiàbor [anziché sàtaf
Di una tale pioggia distruttiva parla anche
w e‘abar\ così J. Huesman, Bibl 37 (1956) 287]).
Ezech. 13 ,11.13 ; 38,22, dove essa è detta gesem só­
Servono a costruire metafore gli acquazzoni che si
tèf La pioggia è menzionata, insieme alla tempe­
scatenano durante la grande pioggia, che in certe
sta di vento e ai chicchi di grandine, in una serie di
conformazioni del terreno non concedono via di
fenomeni per smascherare una stabilità solo appa­
scampo e possono essere asserviti alla tattica mili­
rente, proclamata da false profetesse e falsi profeti.
tare (cfr. Iud. 5,19-21), Questo vale ora nel senso
Il rovescio violento e i chicchi di grandine di Zach.
di un’alluvione per tutto il paese di Giuda.
13 sono posti in una serie non sistematica, di cui
fanno parte anche la peste, il sangue, il fuoco (cfr. A ciò corrisponde l’idea dei re assiri, che conside­
Is. 43,2 ed £x. 9,18.23; Ps. n ,6 ; 105,32; Is. 30,30)0 ravano se stessi e le loro armi al di sopra dell’acqua
lo zolfo, tutti strumenti con i quali Dio andrà in­ travolgente (cfr. P. Machinist, JAOS 103 [1983] 726
contro al nemico finale del nord, Gog, al suo eser­ ss.). In Is. 8,7 peraltro «il re di Assiria e tutta la sua
cito e ai suoi alleati (Ezech. 38,22). potenza» potrebbe essere una glossa più recente (cfr.
H. Wildberger, BK x/iJ, 321), che anticipa le esegesi
Ps. 69 rappresenta un’inondazione oltre il vero­
moderne che cercano il riferimento alla «realtà». Con
simile; qui l’orante a più riprese conferisce ai peri­ il «fiume» in Isaia si pensa verosimilmente a una po­
coli di cui parla un significato metaforico (cfr. Ps. tenza dell’acqua che non si risolve in forme empiri­
32,6; 124,4 s.;Nah. 1,8). Secondo il v. 3 egli è spro­ che, così come anche nei testi assiri, che per l’acqua
fondato nella melma ed è finito nelle profondità distruttrice usano metaforicamente abùbu(m) o abù-
i 8 j ( v i i , 1253) stp (R. Liwak) (vii,1254) 186

bis/abùbànis. Questa alluvione (o questo diluvio) ha tener presente che nel Talmud la pioggia nella sua ef­
dimensioni cosmiche: non e soltanto connesso con il ficacia distruttiva è detta flagello (sèbet) (bTa‘an. 8b).
re, ma anche con divinità e mostri mitici (documen­
tazione in AHw 8, CAD A/i, 76-81). L ’annuncio della sventura si concretizza nel
fatto che il «flagello torrenziale» nella sua azione
Potrebbe essere influenzato da Is. 8,8 anche Is. incessante trascina via con sé i colpiti (Is. 28,19
30,28, all’interno dell’unità 30,27-33, probabil­ Iqh). Il fatto che come verbo d’azione sia impiega­
mente postisaiana (cfr. O. Kaiser, ATD 18,243 s 0 - to ‘br non va contro questa interpretazione, per­
Il soffio (ruàh) di Jhwh è come un wadi torrenzia­ ché le metafore non possono essere ridotte a «im­
le (kenahal sótèf), che arriva fino alla gola dei po­ magini compatibili» con la realtà concreta. Lo
poli. mostra anche il v. 18, nel quale il risultato dello sót
Una volta soltanto il soggetto di stp è un nome sótèf non è una terra trascinata via dall’acqua bensì
astratto. Nella predizione di Is. 10,20-23, databile una terra calpestata (mirmàs).
al più presto al periodo persiano (cfr. H. Wildber­ Difficilmente accettabile per la sensibilità mo­
ger, BK x/13, 414; O. Kaiser, ATD 17, 229), che ri­ derna c infine l’immagine di Ier. 8,6: lungo il suo
flette su un «resto d’Israele»: la decisione sulla fi­ cammino sbagliato percorso con imperturbabilità
ne degli altri (killàjón harùs) è intesa come il giu­ (vv. 4-7), il popolo si comporta «come un cavallo
sto modo di procedere nei confronti dell’agire che si lancia nella battaglia» (kesus sótèf bammil-
umano: sótèf sedàqà (cfr. Am. 5,24). hdmà). L ’allontanamento (sub) da Dio non può
Il verbo stp è usato ripetutamente in Is. 28. Nel­ essere abbastanza veloce e distruttivo.
l’oracolo contro Samaria (vv. 1-6 o w . 1-4) al v. 2 La connotazione militare di stp, presente nei
il «forte» e «violento» è paragonato a una pioggia passi di Isaia, è dominante nel libro di Daniele.
di grandine (kezerem bàràd), a una tempesta che Qui il verbo è attestato 4 volte nel cap. n , che
porta rovina (sa‘ar qàteb) e a un nubifragio di ac­ descrive gli avvenimenti escatologici. Al v. 10, che
que potenti devastanti (k'zerem majim kahhirim si riferisce a Seleuco in e ad Antioco in, si dice
sótefìm). Nella loro forza assertiva i paragoni si al­ dell’esercito (verosimilmente quello di Antioco
lontano gradualmente dalle metafore e in tal modo in, che nel 219 a.C. attraversò la Fenicia e la Pale­
solo limitatamente ricordano Is. 8,7; 28,15.17.18 stina) chc avanza (bó ’ ), invade (stp) e procede ol­
(cfr. 17,12 s., ma anche 30,30). L ’identificazione tre (‘br; cfr. Is. 28,15.18). D ’altro canto al v. 22,
dell’oppressore è difficile e problematica, perché il evidentemente con un riferimento contempora­
discorso metaforico può avere aspetti che nascon­ neo ma senza alcuna allusione ad accadimenti sto­
dono e disvelano allo stesso tempo (cfr. Liwak rici, si dice in relazione a Antioco iv: «Eserciti
212. 214 s.). [lett. braccia] (potenti) come una mareggiata, sa­
Secondo Is. 28,14-22 a Gerusalemme al tempo ranno da lui trascinati via e infranti» (uzerd‘ót has-
di Isaia si ritiene che sia stato stipulato un patto setefjissàtefu millefdnàjw w ejissàbèru).
con la morte e gli inferi (in ebraico entrambi senza
articolo), perciò ci si crede sicuri di fronte al peri­ Tale è la traduzione di J.-C. Lebram (ZBK 23,116),
colo incombente. conforme al testo tradito. La proposta di BHS, di
leggere uzeró‘ót hissatóf jissdffu, distrugge con la
Lo sjt swtf del v. 15, difficile da intendere, va letto forma nominale il paragone, sintatticamente ammis­
con Q, iQ Isa e col v. 18 sót sótèf (cfr. anche TQH 6, sibile anche senza particella comparativa (cfr. GKa
3j). La forma K rimanda probabilmente a sajit «re­ § 14id), relativizzando così l’ardita affermazione.
mo», i LX X hanno xa~atyic, «tempesta» e S swwf
dgrwpj’ «ringonfiamento dei flutti». Secondo l’opi­ Una rappresentazione affine si può cogliere an­
nione di Barth, corroborata da Poznanski con atte­ che al v. 26, dove relativamente alla campagna mi­
stazioni rabbiniche, sót è un lessema con il significa­ litare di Antioco iv contro l’Egitto si parla della
to di «flutto» che accanto a sót «sferza» richiedereb­ sconfitta dell’esercito nemico.
be un lemma autonomo nel lessico (accolto in KBL3
1337 [con un punto interrogativo]: sót 11 «inondazio­ Il T.M. legge in effetti jistóf in connessione con
ne improvvisa»). Gese invece, sulla base di testimo­ hajil - nel cap. 11 solo qui nel suo senso di un «ir­
nianze iconografiche e di iscrizioni dell’Oriente an­ rompere» senza successo -, ma molti manoscritti
tico, nelle quali il dio del tempo meteorologico con ebraici hanno jstp, che potrebbe rimandare a una for­
una sferza causa la pioggia torrenziale, ma lo fa an­ ma nif. (cfr. S [ntbdr] e Vg. [opprimere]).
che con scuotimenti caotici di monti e mari, ha pen­
sato a un «flagello torrenziale con rovesci di pioggia, Infine l’avanzata inarrestabile di Antioco iv è
inondazioni» (132). Parla in favore di una situazione menzionata ancora al cap. 40, che insieme ai ver­
temporalesca 28,i7b (cfr. il v. 15 LXX). È anche da setti che seguono costituisce un vaticinium ma
1*7 (vii,1255) sàtar (K.-D. Schunck) ( v i i , 1256) 188

non post eventum, e ripete la formulazione del v. traduzione di stp quando si parla di abluzioni:
10 (bó', stp e ‘br). (àTro)viTtTeiv (Lev. 15 ,11.12 ; 1 Reg. 22,38), ÈxxXu-
ì^e'.v (Lev. 6,21) e àrcoTiAuveiv (Ezech. 16,9). In 2
in. Il significato e l’ambito d’uso del sostantivo Chron. 32,4 (v. sopra) l’interpretazione si allonta­
setef corrispondono al verbo stp solo in parte. Il na dal T.M. (Siopi'Ceiv con 710X1;). Quando si tratta
libro di Daniele, che abbiamo appena menzionato di dare espressione all’idea dell’inondazione, il
(per 11,22 v. sopra), usa anche il sostantivo come verbo più frequente è xaTaxXu^eiv (Iob 14,19; Ps.
metafora della fine in contesto militare: un ignoto 78,20 [= 77,20 LXX]; Ier. 47,2 [- 29,2 LX X ];
nàgid durante un periodo prolungato di oppres­ Ezech. 13 ,11.13 ; 38,22) e corrispondentemente il
sione farà conquistare la città di Gerusalemme e il sost. xaTaxXucx[j.ó<; (Ps. 32 ,6 [= 31,6 LX X ]; Nah.
suo santuario; la fine verrà con un’inondazione I,8, nei passi restanti con funzione di metafora).
(setef) (Dan. 9,26; cfr. K B L 3 1368). Sono più rari cruyxXuCew (Cant. 8,7; Is. 43,2) ed
Nelle restanti ricorrenze non si ha menzione di ÈTtixXu^eiv (Is. 66,12). In alcuni passi la metafora
una conquista nemica come irruzione di acque. A viene sfumata, come in Ier. 8,6 (itztzoc, xaSiSpoc.) e
prescindere da Prov. 27,4, dove in un detto isolato in Ps. 69,3.16 [= 68,3.16 LX X , con xaTaiyu;, v. so­
la spietatezza (’akzerijjut) dell’ira è interpretata pra]; Ps. 124,4 [- I23,4 LX X ] (xaTaùovT'Xeiv), so­
come un’inondazione, si mette sistematicamente stituita da un’altra (is. 28,15.18 xaTaiy(c); altrove
in rapporto con setef Yazione di Dio, precisamen­ a essa si rinuncia del tutto (Is. 8,8; Dan. 11,40) o la
te il modo sovrano di procedere di Dio nei con­ si parafrasa in modi diversi (Is. 10,22; 28,2; Dan.
fronti del mondo acquatico. II,10.22.26).
L ’inno acrostico di Nah. 1,2-8, che descrive una R. Liwak
teofania di Jhwh con effetti cosmici e storici, sot­
tolinea il dominio esercitato sistematicamente da
Dio sul mare e sui fiumi. Jhwh li ha fatti seccare,
privando in tal modo la natura della fertilità (v. 4). H- XT f satar
Come creatore egli ha tracciato alle acque correnti
11 loro cammino («canale»), così Iob 38,25 (pillag “latitomistar, sitraj
lassetef te(àlà\ cfr. O. Keel, F R L A N T 12 1, 1978,
58; diversamente -> màtàr). Egli peraltro può an­ 1.1. Etimologia, Vicino Oriente antico. - 2. Attestazioni
che far sì che le acque irrompenti invadano e tra­ nell’A.T. - 3. Significato. - 4 . 1 L X X . - II. Per designare
volgano il suo avversario ((br, v. 8). D ’altro canto, un funzionario. - 1. In E x . 5. - 2. In Numeri, Deutero­
secondo l’inno di ringraziamento di Ps. 32, il bàsici nomio, Giosuè, Cronache. - 3. In Proverbi. - ni. I so­
chc prega al momento giusto può essere certo (v. stantivi m is t d r e sitra j. - lv. Riferimento religioso e cul­
tuale. - v. Qumran.
6) di restare illeso dall’irrompere di acque morti­
fere (setef majim rabbini; cfr. Ps. 18,17; 124,5; Bibl.: G. Castellino, «Scriba Velox» (P s. X L V , 2 ) (Fs. J.
M 4>7)- Ziegler, FzB 2 [1972] 29-34). - H. Cazelles, In s titu tio n s
et te r m in o lo g ie e n D e u t. 1 6-17 (VTS 15, 1966, 9 7-112,
ìv. 1. A Qumran la radice stp e attestata come spec. 104 ss.). - G .R . Driver, S e m it ic W r itin g , London
participio in relazione a un sostantivo. L ’espres­ 954
■*I , sPec- 7°- - M. Heltzer, S o m e C o n s id e r a tio n s
a b o u t H e b r e w sòtér a n d P u n ic mstr: Aula Orientalis 2
sione swt swtp nelle Hodajot, a motivo del conte­
(1984) 225-230. - E. Junge, D e r W ie d e r a u fb a u d es H e -
sto militare (iQ H 6,35), può significare un flagel­
e r w e s e n s d e s R e ic h e s J u d a u n t e r J o s i a (BW ANT 75,
lo (v. sopra). Come nei salmi veterotestamentari,
*937, spec. 48-52). - G .C . Macholz, Z u r G e s c h ic h t e d e r
trovano qui espressione la paura dinanzi a fiumi Ju s t iz o r g a n is a t io n m J u d a : ZAW 84 (1972) 314-340,
impetuosi che trascinano via gli uomini (nhrwt spec. 325. 333-335. - T .N .D . Mettinger, S o lo m o n ic
swtpjm, iQ H 8,14 s.) e lo stupore di fronte alla S ta te O fjic ia ls (CB, OT Series 5, 1971, spec. 20. 51). -
creazione, nelle fonti di un wadi fluente (nhl swtp, J.T. Milik, D e u x d o c u m e n ts in é d its d u D é s e r t d e J u d a :
iQ H 8,17). Senza connessione con un sostantivo Bibl 38 (1957) 245-268, spec. 266 s. - J.P.M . van der
il participio swtp si trova in 4Q379 12,6, in una Ploeg, L e s sòt'rìm d 'I s r a è l: OTS 10 [1954] 185-196. -
citazione che amplia il racconto dell’attraversa­ U. Rùterswòrden, D i e B e a m t e n d e r isra e litisch en K ò -
(BW ANT 117 , 1985, spec. 10 9 -m ). - D.R.
n ig s z e it
mento del Giordano (Ios. 3,15; cfr. C. Newsom,
Schwartz, « S c r ib e s a n d P h a ris e e s, H y p o c r ite s » . W h o
JJSt 39 [1988] 66 s.). W e re th è S c r ib e s ? : Zion 50 (1985) 12 1-13 2 . - R. de
2. Non sempre i traduttori dei L X X seguono Vaux, LO 1, *1964, 250; 11, 1962, 28 s. 233. - N.M.
l’intenzione dell’originale ebraico, soprattutto nel Waldman, T h e H e a v e n l y W r itin g (Gratz College An-
caso di metafore ardite. Non suscita problemi la nual of Jewish Studies 6, 1977, 93-97). - P. Weimar - E.
189 (vii,1257) satar (K.-D. Schunck) ( v i i , 1257) 190

Zenger, Exodus (SBS 75, 1975, spec. 28-31). - M. Wein- sti come legislatori celesti dei destini sulla terra
feld, Judge and Officer in Ancient Israel and in thè (cfr. K B L 3 609).
Ancient Near East: Israel Orientai Studies 7 (1977) 65- 4. Nella resa del ptc. masc. qal i L X X oscillano
88, spec. 83 ss. - Id., The Terni soter, its Meaning and
tra più vocaboli; il termine usato più spesso è ó
Functions: BethM 22 (1977) 417-420.530.
Ypap.jj.aTeu:; (14 volte). Solo 5 volte (sempre nel
Deuteronomio) ricorre ó Ypapi-taToeiaaYcoYeuc; e
i.i. Nell’A.T. la radice str figura solo al ptc.
solo 2 volte ciascuno ó SixaaTTji; e ó xpiir\c.
masc. qal, nonché come sost. nella forma mistàr e
come NP nella forma sitraj. Essa peraltro è già at­
li. Per il ricorrere della radice come ptc. masc.
testata nel verbo accadico satàru ‘scrivere’ (Driver
qal, è importante che frequentemente si menzio­
70; AH w 1203 s.; K L 3 1368;]. Kuhlewein, TH AT
nino parallelamente altri israeliti, che sono digni­
1116 7 s.; M. Ellenbogen, Foreign Words in thè Old
tari o funzionari. Così più volte sóterim stanno
Testament, London 1962, 161) e ricorre anche
accanto a zeqèmm (Num. i t , i 6; Deut. 29,9; 31,28;
nell’aramaico str ‘scrivere’ o s etar ‘scritto’ (DISO
Ios. 8,33; 23,2; 24,1), a rà’sim (Deut. 1,15 ; 29,9;
170.295), nonché in testi nabateni e palmireni
Ios. 23,2; 24,1), a sófctim (Deut. 16,18; Ios. 8,33;
(LidzNE 374).
23,2; 24,1; 1 Chron. 23,4; 26,29), nonché a sàrim
2. NelPA.T. la radice, insieme ai suoi derivati, (Deut. 1,15; 1 Chron. 27,1). Solo in Ex. 5 essi figu­
ricorre 27 volte, 25 delle quali come ptc. masc. qal rano in relazioni a nógesim (Ex. 5,6.10).
nonché una volta ciascuna come sost. (Iob 38,33)6 1. Nel racconto sull’inasprimento del lavoro
come NP (/ Chron. 27,29). Al riguardo merita os­ forzato del popolo di Mosè in Egitto (Ex. 5) gli só-
servare che il ptc., a eccezione di Prov. 6,7, ricorra tertm figurano come sorveglianti di rango inferio­
solo in Esodo, Numeri Deuteronomio e Giosuè, re, prescelti dai nógesìm egiziani tra il popolo stes­
nonché in 1-2 Cronache, vale a dire in libri storici so, e a essi sottoposti, i quali ricevono da costoro
delPA.T., nei quali peraltro non c possibile indivi­ direttive, alla cui esecuzione devono provvedere;
duare una delimitazione a strati specifici di fonti o nel caso in cui tali direttive non siano poste in atto,
a redazioni. sono chiamati a risponderne personalmente. L ’in­
3. A partire dal significato fondamentale di sediamento da parte di Egiziani, quindi di stranie­
‘scrivere’ attestato in accadico, corroborato anche ri (v. 14), suggerisce che gli sófrìm di Ex. 5 non
dall’aramaico e da altre lingue semitiche, anche siano stati detentori di un ufficio concreto nel­
per la radice ebraica str si dovrà supporre che fos­ l’Israele antico: qui si tratterebbe invece della re­
se inizialmente ad essa collegata l’idea di un’attivi­ trodatazione, senza fondamento storico, di un uf­
tà scrittoria. Tuttavia sarebbe errato designare lo ficio istituito in Israele solo in tempi più recenti
sótèr semplicemente come uno ‘scrivano’; vi si op­ (cfr. anche W.H. Schmidt, BK 11/1, 249).
pone già il fatto che l’A.T. per «scrivano» usa il 2. Nelle tradizioni di Numeri, Deuteronomio e
termine sdfèr, che in .2 Chron. 26,11; 34,13 si trova Giosuc lo sótér c un funzionario incaricato dal po­
in effetti accanto a sótér. Piuttosto il termine sótèr polo (Num. n , i 6; Deut. r6,18; 29,9; 31,28; Ios. 1,
va inteso come un titolo di funzionario, per la cui 10; 8,33 [cong.]; 24,1) o dalle tribù d’Israele (Deut.
attività la capacità di scrivere costituiva un pre­ 1,15), e opera in nome suo o loro. Egli figura an­
supposto essenziale, e il cui operato includeva la che spesso accanto ad altri funzionari dell’Israele
capacità di utilizzare materiale scritto (cfr. Mach- prestatuale (v. sopra, n), perciò si può ritenere che
olz 325 n. 23). Più precisamente, il termine sótèr va l’ufficio di sótèr sia sorto nell’epoca prestatuale
inteso come designazione di un funzionario di se­ d’Israele, più precisamente nel periodo dell’occu­
condo grado, o di un incaricato, il cui compito po­ pazione del paese e al tempo dei Giudici (cfr. Ru-
teva valere per diversi ambiti e quindi poteva an­ tersworden n o s .; W.H. Schmidt, BK 11/1, 249). Si
che presentare diversi aspetti. oppone all’idea che l’ufficio sia sorto solo in epoca
Invece Yhap. leg. mistàr si riallaccia chiaramen­ monarchica (cfr. Van der Ploeg 195; Cazelles 104),
te all’accezione fondamentale della radice, avendo come indicherebbe la narrazione di Cronache (so­
il significato di «scrittura», nel contesto di Iob prattutto dalla descrizione, beninteso non storica,
38,33 in particolare nel senso di «scrittura celeste» di una riforma della giustizia da parte di Giosafat
(cfr. G. Hòlscher, HAT 1/173, 90. 95; G. Fohrer, in 2 Chron. 19), il dato di fatto che l’ufficio di sótèr
KAT xvi 488. 508; Van der Ploeg 189). Perciò non è attestato negli elenchi di funzionari, né
l’espressione va qui intesa precisamente (come altrove, in Samuele e Re o nei libri profetici. Evi­
l’acc. sitir/sitirtu samè «scritto celeste»; AH w dentemente le Cronache hanno ripreso l’ufficio
1253) come una descrizione figurata degli astri, vi­ prestatuale di sótér perché ben si adattava alla loro
i< ji ( v i i , 1258) sir (H.-J. Fabry) (vn,i259) 192

tendenza «a eliminare le differenze tra le istituzio­ testo di guerre. Secondo iQ M 7,1 la loro età è fis­
ni statali e quelli prestatuali o legate alle tribù» sata a 40-50 anni. Infine la forma (aramaica) str’ è
(Riiterswòrden no). attestata come designazione di una professione o
Come incaricati del popolo all’interno delle tri­ di un ufficio in un contratto di compravendita ri­
bù, gli sófrìm operano in diversi ambiti: figurano salente alla prima metà del 11 sec. d.C. (ATMM
nel contesto di iniziative militari (Deut. 1,15 ; 20, 320 s.; cfr. Milik 266 s.).
5.8.9; Ios. 1,10; 3,2), nell’ambito dell’amministra­ K.-D. Schunck
zione della giustizia (Deut. 16,18), nonché del­
l’amministrazione in genere (Deut. 29,9; 31,28;
Ios. 8,33; 23,2; 24,1) (Num. 11,16 è un’aggiunta sir
tarda, con M. Noth, ATD 7, 78). Peraltro si tratta
sempre di «funzionari subordinati», che ricevono
direttive e le trasmettono (Van der Plocg 196). ’W sir,>iTl'tfT. sirà
3. L ’unità costituita da Prov. 6,6-11 all’interno
del libro dei Proverbi, dove la persona diligente, 1. Etimologia. - 1. Mesopotamia - 2. Ugarit. - 3. Egitto.
rappresentata dalla formica, è proposta al pigro - 4. Aramaico giudaico - 5. Altro. - 11. Impiego nel­
l’A.T. - 1. Tipi di vocaboli e suddivisione. - 2. Significa­
come modello, caratterizza il comportamento del­
to: profano e sacro. - }. Sinonimi. - 4. Locuzioni par­
la formica facendo notare come questa si preoccu­ ticolari. - 5. Usi particolarmente importanti. - a) I Sal­
pi al tempo giusto del proprio nutrimento senza la mi. - b) Esdra, Neemia e 1-2 Cronache. - c) Altro. -
guida di uno sótér. La menzione dello sótér tra il ili. 1 .1 L X X . - 2. Qumran.
qàsìn e il mósél in 6,7 peraltro fa sorgere dubbi cir­
ca l’adeguata comprensione dell’ufficio prestatua­ Bibl.: P. Abadie, La figure de David dans les livres des
le di sótér da parte dell’autore postesilico. Chroniques. De la figure historique a la figure symboli-
que, diss. Institut Catholique, Paris 1990. - H.M. Bars-
tad, The Religious Polemics of Amos (VTS 34, 1984). -
m. Il sost. mistar in Iob 38,33, nel discorso di B. Bayer, The Titles of thè Psalms (Studies of thè Jew ­
Dio di 38,1-40,2.6-14, descrive in termini riepilo­ ish Music Research Centre iv, 1982, 29-123). - J. Bek-
gativi l’influsso che gli astri, in virtù delle leggi che ker, Die kollektive Deutung der Kònigspsalmen (U.
li guidano, esercitano sugli accadimenti terreni. Struppe [Hg.j, Studien zum Messiasbild im A. 71, Stutt-
L ’altro derivato, anch’esso un hap. leg., sitraj, in / garter Biblische Aufsatzbànde 6, 1989, 291-318). - R.T.
Chron. 27,29 funge da N P di un amministratore Beckwith, The Courses of thè Levites and thè Eccentric
dei beni della corona del re David, responsabile Psalms Scrolls from Qumran: RQu n (1982/84) 499-
524. - A . Bentzen, Messias - Moses redivivus - Men-
dei tori del re che pascolavano nella pianura di
schensohn (A TliA N T 17, 1948). - P.A.H. de Boer,
Sharon. Cantate Domino: an Erroneous Dativef: OTS 21
(1981) 55-67. - M .L. Brenner, The Song of thè Sea: Ex.
iv. Solo indirettamente la radice str mostra un iy.1-21 (BZAW 195, 1991). - A. Biichler, Zur Ge-
riferimento religioso e cultuale: gli sófrìm ope­ schichte der Tempelmusik und der Tempelpsalmen:
ranti all’interno dell’amministrazione sono pre­ ZAW 1 9 (1899) 96-133. 329-344; 20 (1900) 97-135. -
senti anche in azioni cultuali (Deut. 29,9; Ios. 8,33; R.J. Burns, Has thè Lord Indeed Spoken Only
24,1) e nei libri delle Cronache c’è l’idea, comun­ Through Moses? A Study of thè Biblical Portrait of
que certamente erronea, che essi fossero chiamati Miriam (SBL, Diss Ser 84, Atlanta 1987). - P. Casetti,
Funktionen der Musik in der Bibeh FreibZPhTh 24
dalla cerchia dei Leviti (2 Chron. 19 ,11; 34,13). Per
0977 ) 366-389. - P. Cersoy, UApologue de la Vigne
mistar si ha in Iob 38,33 un riferimento religioso, au Chapitre Ve dTsaie (Versets 1-7): R B 8 (1899) 40-
in quanto il termine si riferisce agli astri celesti, 49. - F. Crtisemann, Studien zur Formgeschichte von
che a loro volta seguono le direttive date da Jhwh. Hymnus und Danklied in Israel (W M ANT 32, 1969).
- K.P. Darr, Like Warrior, like Woman. Distruction
v. Nell’uso e nella valutazione degli sófrìm i te­ and Deliverance in Isaiah 42:10-17 : C B Q 49 (1987)
sti di Qumran si riallacciano in particolare a fon­ 560-571. - L. Delekat, Probleme der Psalmeniiber-
ti veterotestamentarie. Così in iQSa 1,15.24.29; schriften: Z A W 76 (1964) 180-297. - O- Eissfeldt, Die
11Q T 5 1,11 (par. Deut. 16,18) gli sófrìm sono Umrahmung des Mose-Liedes Din 32,1-43 und des
menzionati accanto agli sófetim e riferiti alle tribù: Mose-Gesetzes Dtn 1-30 in Dtn 31,9-32,47 (Kl. Schr. 3,
1966, 322-334). - J . Enciso, Mizmor, shiry maskil (EstB
hanno nella gerarchia della comunità incombenze 12, 1953, 185-194). - C . A . Evans, On thè Vineyard
relative all’amministrazione della giustizia, e sono Parables of Isaiah 3 and Mark 12: B Z N .F. 28 (1984)
menzionati in iQ M 7,14.16 (sempre con l’apposi­ 82-86. - R. Ficker, sir, singen ( T H A T il 895-898). - N .
zione «levitico»); 10,5 (cfr. Deut. 20,4-8), nel con­ Fuglister, Die Verwendung und das Verstàndnis der
193 ( v i i , 1260) sir (H.-J, Fabry) (VII,T 261) 194

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schichtsbild des chronistichen Werkes (BW ANT iv/3, (Ps. 90-106) (Israel und Kirche beute, Fs. E.L. Ehrlich,
193 o). - F. Renfroe, Persiflage in Psalm 1J7 (Fs. P.C. 1991, 236-254). - Id., Tradition und Interpretation in
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A. Ruffing, Jahwekrieg als Weltmetapher. Studien zu
Jahwekrigstexten des chronistischen Sondergutes (SBB I. La radice Sjr è ampiamente diffusa tra le lin­
4, 1992). - M. Saiba, Eschaton und Escbatologie im Al­ gue semitiche (K B L J 1371-1374; GesB 823;Ficker
195 ( v i i , 1261) sir (H.-J. Fabry) ( v i i , 1262) 196

895-898), ma è quasi del tutto assente nell’ambito turgeschichte des Alten Orients, 1961, 290 s.). La
semitico meridionale. Per questo la sua origine va musica gioiosa era designata coi termini elèlu, ni-
ricercata soprattutto a settentrione o a oriente, co­ gutu, tanittu ecc. Cataloghi di inni e manuali sta­
sì che le attestazioni extrabibliche rimandano a bilivano quali canti precisi si dovesse intonare.
una origine dall’ugaritico (WUS nr. 2682; UT nr. L ’arte figurativa mostra grande abbondanza di
2409; cfr. RSP I 581 s.; in 322-324) o più ve­ scene di danza, dalle quali si può cogliere la gran­
rosimilmente dall’accadico (AHw 1219). de varietà di strumenti musicali usati nell’Oriente
1. L ’accadico conosce il vocabolo séru(m)'can­ antico.
to’ (cfr. AH w 1219) accanto al termine generico Segni cuneiformi un tempo considerati note
per ‘canto’ e ‘fare musica’, zamarti, al quale corri­ musicali (cfr. C. Sachs, SPAW 18 [1924] 120 ss.) si
sponde il sum. sir, lidu (cfr. sirì in P.A. Deimel, §L possono spiegare diversamente, ma alcuni testi
111/1, 183 = 11/2, 370; F. Ellermeier, Sumerisches sono caratterizzati da aggiunte, che sembrano con­
Glossar 1,1979, 272, che conferisce al segno SÌR il tenere indicazioni per l’esecuzione musicale (cfr.
valore fonetico di sir4). Si deve quindi pensare che le soprascritte dei Salmi nell’A.T.) (W. Stauder,
si tratti di un prestito dall’ambito linguistico me- HO 1, Erg. Bd. v, 223 s.). Canti e inni erano desi­
sopotamico presemitico. Le attestazioni risalgono gnati spesso con nomi di strumenti, e d’altro canto
nel tempo fino ai testi rituali anticobabilonesi pro­ anche con espressioni aventi come parte costituti­
venienti da Mari. In neobabilonese verosimilmen­ va la voce sir (ad es. sirgidda ecc.).
te si individua una riduzione di significato, che fa 2. L ’ampia attestazione in ugaritico di sjr come
del termine generico una voce tecnica specifica, verbo, ‘cantare’, e sr ‘cantante’, con pi. masc. e
rapportandolo allo strumento musicale dell’arpa e fem., oltre che di sir ‘canto, cantico’, dimostra che
forse ancor più precisamente alla cetra (cfr. H.M. questa era una voce universalmente diffusa. Da un
Kummel, Or 39 [1970] 252-263, spec. 253. 263). lato si parla di canti e cantori in maniera indeter­
Ciò consente un riferimento al lessema hurritico minata, dall’altro trapela già la designazione di
safari, il quale pure ha questo significato (al riguar­ una professione riguardante i «cantori del tem­
do cfr. i testi hurritici R$ 14 .15^ 1.7 e R$ 19.155. pio» (cfr. M. Heltzer, The International Orga-
r.9 e la loro trattazione da parte di E. Laroche nization o f thè Kingdom of Ugarit, 1982, 137).
[PRU ili, 1955, 327-335 e Ugaritica 5 [1968] 462- K TU 4.360 parla in termini imprecisati di srt ‘can­
4 ?6]).
tatrice’ (cfr. M. Dietrich - O. Loretz, U F 14 [1982]
L ’esposizione tuttora più valida di tutto quello 308 e C. Virolleaud, PRU 5 [1965] 106; l’interpre­
che in Mesopotamia riguarda la musica e i canti si tazione del termine come toponimo [cfr. M. Helt­
trova nel lavoro di W. Stauder, Die Musik der zer, The Rural Community in Ancient Ugarit,
Sumerer, Babylonier und Assyrer (HO 1, Erg. Bd. 1976, 89] non si è affermata). L ’ug. slru (Ugaritica
v, 1970, 171-243). Secondo Stauder, in Mesopota­ 5 [r9^8] 352) corrisponde a msr ‘canto, cantico’
mia la musica non era espressione di arte o di sen­ (KTU 1.3,111,2; 1.7,11,10; cfr. anche msrmsr ‘canto
sibilità individuale, ma era ambientata esclusiva- dei canti’, KTU 1.40,26; al riguardo M. Dietrich -
mente nel culto e aveva il «compito di servire a O. Loretz - J. Sanmartm, U F 7 [1975] 150 s.).
Dio, di adorarlo e di presentargli le petizioni uma­
ne» (220). La musica accompagnava l’uomo fino La proposta di M. Dahood (Bibl 54 [1973] 356 s.),
alla morte (cfr. le molte lamentazioni [e'r ‘lamenta­ di ritrovare in Hos. 8,1 l’espressione ugaritica
zione’] ersanna, ersemmu ecc. e i rituali funebri; jsr.gzr.tb.ql/l.b‘1 «egli cantò con bella voce davanti a
cfr. J. Krecher, R L A 6 ,19 8 3,1-6 , spec. 2). La mu­ Ba'al» (KTU 1.3,1,20 s.), richiede troppi interventi di
sica aveva il suo posto anche nelle liturgie celebra­ emendazione nel T.M. Dai due unici casi di combi­
te al tempio nel corso della giornata, specialmente nazione di min + sìr in Ps. 28,7 e 137,3 Dahood vor­
rebbe concludere per l’esistenza del sost. ug. msr an­
durante le feste e le occasioni solenni, come per la
che in ebraico (Bibl 58 [1977] 216 s.). È giusto al ri­
dedicazione del tempio e le feste sacrificali, in par­ guardo che le combinazioni preposizionali con str
ticolare dopo successi militari, quando le celebra­ nelPA.T. sono molto rare (v. sotto, 11.1), ma in nes­
zioni della vittoria erano caratterizzate in misura sun caso s’impone un’emendazione.
determinante dalla musica (cfr. la rappresentazio­
ne sul lato dedicato alla vittoria della «bandiera di Non sappiamo molto su canti e musica a Uga­
Ur»). Può essere ritenuto certo che nel quarto rit. «I cantori c musici del tempio (srm), secondo i
giorno della festa del nuovo anno (akitu) l’epopea profeti, sono una componente importante tra gli
della creazione del mondo fosse recitata con ac­ addetti al culto. Che a Ugarit, come altrove nel­
compagnamento musicale (cfr. H. Schmòkel, Kul- l’Oriente antico, abbiano goduto di grande presti­
19 7 ( v i i , 1263) sir (G. Brunert - M. Kleer - G. Steins) (711,1264)

gio, lo possiamo dedurre dai testi mitologici e in il i. Due sono gli ambiti della letteratura bibli­
particolare dalla menzione della lira divina, accan­ ca in cui sono attestati in misura straordinaria­
to all’incensiere degli dei, nella lista del pantheon» mente frequente il verbo e il sostantivo: nei Salmi
(H. Gese, RdM 10/2,1970,179). da un lato e in Esdra, Neemia e 1-2 Cronache
Di alcuni testi s’intende, per via delle rubriche dall’altro.
ricorrenti, che presumibilmente li si eseguiva co­ Nei Salmi la radice sjr «cantare/canto, canti, can­
me responsori o litanie in celebrazioni liturgiche tico)» ricorre 70 volte, 2 delle quali come verbo
(cfr. ad es. K TU 1.23 e la riproduzione delle rubri­ (solo al qal) e 43 (di cui 34 nelle soprascritte) come
che in J. Aistleitner, Die mythologischen und kul- sostantivo (solo al singolare). Il nomen umtatis si­
tischen Texte aus Ras Scbamra, Budapest 1964,58- rà è attestato Solamente in Ps. 18,1 // 2 Sam. 22,1.
62). In Ps. 42,9 l’ipotesi di un errore e la correzione di
3. Sulla musica in Egitto disponiamo di pubbli­ sjrh (variante grafica di sjrw) in sirà non sono ne­
cazioni agevolmente accessibili di E. Hickmann cessarie (cfr. F.-L. Hossfeld - E. Zenger, Die Psal-
(Lex. Àg. 11 556-559; iv 230-243). Si deve tener men I, N EB, 267 s.). Per i verbi è significativa l’ac­
presente la trattazione di D. Meeks sugli antichi cumulazione di esortazioni rivolte a se stessi e ad
cantici d’amore (Lex. Àg. in 1048-1052). altri tramite l’imperativo pi. (10 volte), il coortati-
4. In ebraico, al di fuori della Bibbia sir verosi­ vo singolare (8 volte) e il coortativo pi. (10 volte).
milmente non è attestato. L ’iscrizione ili di Khir- Poiché anche l’imperativo in Ps. 59,17 indica do­
bet el-Qom definisce Urijahu, il proprietario della vere la forma iussiva in Ps. 138,5 ha carattere di
tomba, hsr «il cantore» (cfr. S. Mittmann, ZDPV esortazione, la componente imperativa manca so­
97 [1981] 139-152, spec. 142). J.M . Hadley (VT 37 lo in Ps. 7,1 (perfetto singolare), 68,26 e 87,7 (ptc.),
[1987] 50-62, spec. 51 s. 61) peraltro ha dimostrato 65,14 e 106,t 2 (imperativo). Il sost. è usato 14 vol­
che probabilmente si deve leggere h‘sr «il ricco» te da solo, 28 volte allo st. cs., due delle quali (Ps.
(cfr. ora anche G.I. Davies, Ancient Hebrew In- 18,1 e 137,3) come nome retto (dbrj sjr\h]). È sor­
scriptions, Cambridge 1991, j o 6 ). La radice è di prendente peraltro il riserbo nell’uso di forme con
nuovo attestata in aramaico giudaico e cristiano­ suffisso, che sono attestate soltanto in 28,7 (prima
palestinese (cfr. K B L 3 137 1. 1373; J. Levy, WTM persona singolare) e in 42,9 (terza persona singo­
iv 549; M. Sokoloff, A Dictionary o f Jewish Pales- lare, v. sopra). Anche i nessi preposizionali ricor­
tinian Aramaic o f thè Byzantine Period, Ramat- rono solo 3 volte (Ps. 69,31 be\ 137,3 [missir sijjón
Gan 1990, 548 s.). - dai canti di Sion] e 28,7 (missiri]). Come oggetto
5. Per il resto la radice sjr è attestata solo in lin­ di sir ‘cantare/celebrare col canto’ figurano siggà-
gue più recenti. Sul discusso pun. ms'rt (ptc. fem. jon (7,t), sir hàdàs (33,3 ecc.), sir sijjón (137,3), sir
pi. pi.) ‘cantatrice’ o ‘portinaia’, cfr. DISO 298; jhwh (137,4), ‘ uzzekà (59,17), hasdè jhwh (89,2),
K B L 3 1371. Su sjrh, attestato spesso in palmireno, hesed-umispàt (10 1,1), geburàtekà (21,14); in
‘carovana’, -» sór 11. Il mand. sirana è un'espressio­ 138,5 l’oggetto è collegato tramite preposizione
ne poetica per «musica» (MdD 463). L ’ambito lin­ (b€darkè jhwh). In 7,1; 13,6; 27,6; 33,3; 68,5.33;
guistico semitico meridionale, incluso l’arabo, trae 96,1.2; 98,1; 104,33; 105>2; r44>9i I 49>1 Dio, con­
la terminologia per «canto» e «musica» principal­ nesso con l e, è menzionato come destinatario
mente dalla radice zmr (cfr. l’ebr. zàmar, K B L 3 («cantare per Dio») o come contenuto («cantare
263). su Dio») del canto; una scelta semantica inequivo­
Secondo l’interpretazione di M. Delcor (UF 11 cabile tra le due traduzioni («su/per Dio») è pro­
[1979] 153 s.), l’iscrizione fenicia di Kition (KAI blematica per motivi contenutistici e di pragmati­
37) in A 6 s. dev’essere letta in modo del tutto ca del testo. Solamente nell’invito sarcastico rivol­
differente: egli propone per w l’dmm ’s ‘l di... Vdm to dai Babilonesi agli esiliati, a cantare cantici di
b (r «per il custode della cortina e per le persone Sion (137,3), l’unico passo nell’A.T. (su Is. 5,1 v.
che (stanno/vigilano) presso la porta... alla gente sotto) in cui un canto non è / non deve essere dedi­
b'r...», al punto decisivo (secondo una segnalazio­ cato a Dio, la preposizione designa senza ombra
ne di J.B. Peckham, Or 37 [1968] 304-324), spec. di dubbio i destinatari («cantateci a noi tiranni]
3 11 n. 1) la lezione Isrm b‘r «per i cantori nella cantici di Sion»), sir ricorre in tutti e cinque i libri
città». Per quanto altre attestazioni della radice in dei Salmi del Salterio; una concentrazione partico­
fenicio siano incerte, questa lezione dà un senso lare è riscontrabile solamente nel gruppo dei Salmi
120-134.
raSÌOneVO'e- H.-J. Fabry In Esdra-Neemia e 1-2 Cronache il verbo al qal
si trova solo nel centone di Salmi di / Chron. 16,9
i 99 (vii, 12 6 5) sir (G. Brunert - M. Kleer - G. Steins) (v i i , 126 5) 200

H Ps. 105,2; 1 Chron. 16,23 // Ps• 96,1;-2 Chron. nei capp. 31 e 32 (6 volte), nei Giudici al cap. 5 (3
9 .11 // / Reg. 10,12 e 2 Chron. 35,25; gli altri 35 volte) e nell’Esodo solo al cap. 15 (4 volte) e - in
passi usano il poi. Ad eccezione di 2 Chron. 29,28 forma e con significato insolito - in Soph. 2,14.
(hassìr m€sórér «la musica risuona»), tutti i passi Con le sue 12 attestazioni (inclusa la lezione mar­
con poi. con il ptc. designano un’attività professio­ ginale di Ecclus 38,25), il Siracide ha un numero
nale: Esdr. 2,41 H Nehem. 7,44 (cfr. j Esdr. 5,27); relativamente alto di ricorrenze.
Esdr. 2,65 // Nehem. 7,67 (anche il peculiare ptc., Entrambi i sostantivi ricorrono prevalentemen­
fem. pi.!; cfr. j Esdr. 5,41); Esdr. 2,70 // Nehem. 7, te al singolare. Delle 42 attestazioni complessive
72 (cfr. 3 Esdr. 5,45); Esdr. 7,7; 10,24; Nehem. 7,1; solo 8 (2 con sirà, 6 con sir) sono al pi. Una ac­
10,29.40; 11,22.23; 12,28 s.42.45-47; 13,5.10; / cumulazione relativa delle forme plurali si ha in
Chron. 6,18; 9,33; 15,16.19.27 (2 volte); 2 Chron. Amos, dove delle 4 attestazioni 3 sono al pi.
5.12 s.; 20,21; 23,13; 35,15. Le attestazioni al poi. si Sul piano semantico peraltro i sostantivi sir e
limitano - a eccezione di Soph. 2,14 e lob 36,24 - sirà non sono equivalenti. Mentre sir può signifi­
ai libri di Esdra-Neemia e 1-2 Cronache. care non solo un «canto», ma anche in senso più
Il sost. sir è attestato in Esdra-Neemia e 1-2 globale un «canto celebrativo» con «musica», sirà
Cronache 17 volte (Nehem. 12,27.36.46; / Chron. come nomen unitatis significa «un (determinato)
6,16.Ly; 13,8; 15,16; 16,42; 25,6; 25,7; 2 Chron. canto (singolo)» (cfr. Ficker 895). A ciò corri­
5,13; 7,6; 23,13.18; 29,27 s.; 34,12); il plurale in / sponde l’impiego relativo dei pronomi dimostrati­
Chron. 13,8 è peculiare. Il nomen unitatis sirà non vi: in tutto l’A.T. sir ha un pronome dimostrativo
ricorre in questo ambito della letteratura biblica. specifico soltanto in Is. 26,1 (zeh). In dieci dei se­
Sul piano della storia della redazione le attesta­ dici passi in cui ricorre nell’A.T., sirà invece è spe­
zioni - eccezion fatta per i passi dipendenti da cificato dal pronome dimostrativo zó’t. In tutti
fonti, 1 Chron. 16,9.23 e 2 Chron. 9 ,11 - si dispon­ questi casi si indica sempre un canto particolare,
gono nella seguente maniera (cfr. Steins): sono presentato specificamente col suo testo completo.
precronistici Esdr. 2 (ripreso in Nehem. 7); 7; 10, Di conseguenza nel Deuteronomio e nell’Esodo,
nonché Nehem. 10,29. Appartengono al materiale dove si tratta di canti specifici, ricorre solo sirà.
di base di 1-2 Cronache 1 Chron. 13,8; 20,21 e Nel complesso dunque sirà, a causa della sua par­
35,25. Tutti gli altri passi, ossia la stragrande mag­ ticolare accezione, non è così diffuso come sir.
gioranza, rientrano in una rielaborazione ampia, Nel caso del participio, a differenza dei sostan­
che abbraccia Esdra-Neemia e 1-2 Cronache, e tivi, la forma plurale prevale. Soltanto un partici­
che a sua volta si è compiuta in diversi momenti; pio (Prov. 25,20; è anche l’unico chc ha come
tale redazione si mostra interessata particolarmen­ oggetto «cantici») è al singolare. Nei libri che qui
te ai gruppi levitici dei musici e dei portieri (spesso prendiamo in considerazione i ptc. si trovano si­
menzionati l’uno accanto all’altro, il che indica stematicamente al qal, come la maggior parte delle
che essi non solo esercitano servizi cultuali comu­ forme del verbo sir. Solo due forme sono al poi.
ni, ma svolgono funzioni direttive di una certa ri­ (Soph. 2,14; lob 36,24) e una al hof. (Is. 26,1, hap.
levanza). Allo stato attuale della ricerca, datazioni leg.).
assolute sembrano difficili, ma si delinea la ten­ Il soggetto o il soggetto invitato a compiere
denza a collocare il tutto in epoca ellenistica (per l’azione indicata da sir sono soprattutto esseri
Esdra-Neemia cfr. O. Kaiser, Grundriss der Ein- umani, uomini e donne, prevalentemente Israeliti
leitung 1,19 9 2 ,13 7 ; per 1-2 Cronache cfr. P. Wel- (ma si tenga presente lob 36,24). Fa eccezione
ten, W M ANT 42, 1973, 199 [prima metà del ili Soph. 2,14, dove a «cantare» è un «voce» (qól) non
secolo] e Steins [prima metà del 11 secolo]). umana. A seconda di come lo si interpreta, anche
Al di fuori del Salterio e di Esdra-Neemia e 1-2 in Is. 42,10 è possibile che siano invitati a «canta­
Cronache, il verbo sir ricorre altre 21 volte (inclusi re» agenti non umani. In ogni caso soggetto del
il Q di / Sam. 18,6 e l’attestazione congetturale di «cantare» non è mai Dio, benché sia evidentemen­
lob 33,27), il sost. sir altre 27 volte (9 delle quali te lui a dettare il «cantico di Mosè» (Deut. 31,19)6
nel Siracide, inclusa la lezione marginale di Ecclus Miriam e Debora cantino i loro cantici come pro­
38,25) e il nomen unitatis sirà 15 volte (nell’A.T. fetesse, cosa che rimanda a un’ispirazione divina
complessivamente 16 volte [Ps. 18,1 // 2 Sam. 22, dei loro canti (cfr. tra l’altro Ps. 40,4).
1], 3 delle quali nel Siracide, senza la lezione mar­ L ’oggetto diretto del verbo sir è un «canto» (Ex.
ginale di Ecclus 35/32,5). Nonostante la loro am­ 15,1; Num. 2 1,17 ; L. 5,1; 42,10 [par. tehillà]; si
pia diffusione le attestazioni si trovano addensate tenga presente anche Prov. 25,20 - strini con be as­
in punti precisi, così ad es. nel Deuteronomio solo sociato al ptc. - e Is. 26,1 - hassìr hazzeh come
201 (vii, n66) sir (G. Brunert - M. Kleer - G. Steins) (vii, 1267) 202

soggetto di sjr hof.), che poi viene riportato te­ Salterio e di Esdra-Neemia c 1-2 Cronache, si
stualmente. Talvolta al verbo segue una forma di hanno attestazioni con significato mondano/pro­
'amar (Ex. 15,1; lud. 5,1; Iob 33,27), e ancora fano e in senso religioso cultuale, e anche ricor­
sempre si riferisce il testo del canto. In altri passi il renze per le quali una decisione in favore di uno o
verbo è seguito dalla particella kt, e in questo caso dell’altro dei campi semantici è difficile o resta
si ha l’imperativo (Ex. 15,21; Ier. 20,13) oppure il aperta (per es. Am. 6,5; 8,3; / Reg. 10,12). È pos­
coortativo (Ex. 15,1). Nei due passi dell’Esodo, sibile peraltro constatare determinati modelli di
comunque, l’invito con ki è già componente del distribuzione. Esodo, Deuteronomio e Giudici
canto (la sua introduzione). mostrano esclusivamente un significato religioso
In relazione a un canto riportato per intero, il sacrale, Qohelet e Proverbi invece solo significati
verbo str si trova nella presentazione del canto profani, coerentemente con il carattere principal­
stesso, che poi segue, oppure al suo inizio, nel­ mente mondano della sapienza. In maniera corri­
l’esordio. spondente, anche nel Siracide l’accento è posto sul
Quando il verbo str è costruito con la preposi­ campo semantico profano. Analogamente i parti­
zione lcy allora a essa segue sempre - eccetto che cipi hanno soprattutto carattere profano. Solo in
nel Salterio e nell’ambito di Esdra-Neemia e 1-2 Ezech. 40,44 si tratta, se si segue il T.M., di musici
Cronache - il tetragramma e senza alcun amplia­ del tempio, e in / Reg. 10,12 il riferimento è ai mu­
mento. A questo riguardo Is. 5,1, con la combina­ sici alla corte del re ma anche ai musici nel tempio.
zione lididi, è l’unica eccezione; per il resto l’uso Qui il ptc. qal si riferisce prevalentemente alla
del verbo str con le che si riscontra altrove è a musica profana. Invece sirà assume un significato
priori (oltre a considerazioni contenutistiche) un sacrale (profano in Is. 23,15; Ecclus 51,29). Anche i
indizio chiaro dell’identità di questo «amico». (Si coortativi e imperativi di sir si trovano sempre in
noti la combinazione di sir con *al in riferimento a un contesto religioso sacrale. Solo eccezionalmen­
esseri umani in lob 33,2 y e Prov. 25,20). In questa te si esorta a cantare un canto profano (fa eccezio­
costruzione l e può significare «(cantare) per ne il «canto della prostituta» in Is. 23,16, nel quale
(Jhwh)» ma anche «(cantare) di (Jhwh)». la prostituta dimenticata è invitata a cantare, il che
2. Nel Salterio sir ha un significato esclusiva- peraltro è espresso con il sost. [anziché con l’infi­
mente religioso sacrale. Ciò vale anche per Ps. 45 nito]). Il cantico della vigna (Is. 5,1-7), che inizial­
(canto nuziale per un re), per molti versi singolare; mente può apparire profano, riceve un contenuto
lo stretto rapporto tra la regalità e la religione di religioso dal suo finale (cfr. anche l’identità del-
Jhwh, e non da ultimo l’inserimento di questo l’ «amico» cui si fa allusione tramite la formula).
cantico nel Salterio, escludono un’interpretazione Va tenuto presente, inoltre, che nel caso dei canti
profana (cfr. H-J. Kraus, BK xv/15, 488 s.). Anche riportati testualmente si tratta di composizioni re­
sul carattere sacrale della processione descritta in ligiose sacrali (Ex. 1 5,ia.ib-i8; i5,2o-2ia.2ib;
Ps. 68,26 non si possono nutrire dubbi, contro Deut. 31,30; 32,1-43; lud. 5,1.2-313; .2 Sam. 22,1-
Hurvitz. Che qui siano menzionate donne non è 2a.2b-5i; Is. 5,1-7; 26,ia.ib-6; 42,10 ss.; Iob 33,
un argomento contro l’ambientazione sacrale del­ 27). Solo i canti citati in 1 Sam. ii,6-yzb e in Is. 23,
la processione, ma solo contro la sua esecuzione 15 s. sono di natura profana, mentre il «cantico del
esclusiva da parte di musici liturgici, tra i quali pozzo» in Num. 2 1,17 3 .17b-i8a non può essere
non c’erano donne neppure in età postesilica (cfr. caratterizzato univocamente come canto profano,
Seidel, BEATAJ 12, 129; Hurvitz 57, peraltro con poiché nel contesto Jhwh è designato esplicita­
l’ipotesi problematica che si sarebbe trattato in mente come colui che dà l’acqua, e il Cantico (cfr.
origine di una processione non cultuale). Cant. 1,1) può essere agevolmente sottoposto a
In Esdra-Neemia e 1-2 Cronache l’espressione un’interpretazione allegorica.
designa soprattutto la musica nel tempio, di nor­ 3. Nel Salterio il sost. sir è combinato 14 volte
ma senza differenziazioni tra l’aspetto vocale e (30,1; 48,1; 65,1; 66,1; 67,1; 68,1; 75,1; 76,1; 83,1;
quello strumentale. In Nehem. 12,27 1 due aspetti 87,1; 88,1; 92,1; 98,1; 108,1) con mizmòr. Nel
dell’esecuzione musicale sono introdotti separata- parallelismo è posto a fianco del sostantivo, oltre
mente; accanto alla vocalità, indicata con tòdót che per 2 volte a tehillà (40,4 e 149,1), 1 volta a
(cori o canti), è menzionata la parte strumentale tódà (69,31) e una volta a simhà (137,3). Nel con­
(cfr. Nehem. 12,31.36.46). L ’esecuzione di musica testo immediato ricorrono inoltre ma1asì (secon­
era considerata parte del culto secondo la torà do BHS «il mio canto», 45,2), tefillà e rinnà (88,3),
(mismeret), cfr. 1 Chron. 6,17. tehillà (65,2 e 66,2) e tahànun (130,2). In 7,1 sig-
Per il verbo e i due sostantivi, al di fuori del gàjón è oggetto di sir. Il verbo si trova in paralleli­
203 ( v ii , 1268) sir (G. Brunert - M. Kleer - G. Steins) ( v i i , 1269) 204

smo con: hetìb naggen bitrù'à (33,3); zmr 11 (21, Nelle soprascritte dei Salmi sir è combinato
14; 27,6; 57,8; 68,5; 10 1,1; 104,33; io 5>2; lo8>2; spesso con termini musicali e altri dati interpreta­
9); sii (68,5; cfr. GesB 544 s. a slb); ‘lz (68,5); siah tivi, senza che si possa individuare uno schema
(105,2); rànan (59,17); gii (13,6); zàbah zibhè te- fondamentale vincolante. Accanto a sir ricorrono:
ru'à (27,6); hòdid* 'émundtekd (89,2); rw ' (65,14); mizmòr {Ps. 30,1 ecc.), l’indicazione di un autore
he'emin bidbàràjw (106,12). In contesto più am­ {mizmòr l edàwid. sir [65,1 ecc.]; sir hamma'dlót
pio ricorrono: zmr il (7,18; 57,8; 59,18; 98,4 s.; 105, lislòmóh [127,1]; l’indicazione dell’appartenenza a
2; 108,2; 138,1; 149,3);jdddhif. (7,18; 57,10; 89,6; un repertorio {sir mizmòr libnè qòrah [48,1 ecc.],
105,1; 106,1; 108,4; I 38)1 ); 5Pr (96,3); hàbu kdbòd le'àsàf sir [75,1 ecc.]); un dato sull’impiego {sir
wà'òz, habù kebód semó, nàia’ minhà, bó’ lehas- hamma'dlót [120,1 ecc.]); il termine lamenasséàh
rótdjw (96,7 s.); histahàwà, hil (96,9); 'amar (96, (45,1 ecc.); indicazioni sulla melodia (ad es. 'al-
10); sàmah (96,11; 104,34; 105,3; io6>55 *49>2);g^ 'dlàmót [46,1]); indicazioni sugli strumenti di ac­
(89,17; 96,11; 149,2); r'm (96,11; 98,7), 'àlaz (96, compagnamento {binginót [67,1 ecc.]). Tra gli
12; 149,5); rànan (89,13; 96,12; 98,4.8); rw‘ (98,4. strumenti musicali e le forme di attività musicale
6);pdsah (98,4); màhà'-kdf (98,8); bll il (105,3.45; sono menzionati nel contesto immediato: stru­
106,1.48; 149,3); billél bemdhól (149,3); qàrà' be~ menti a corda {neginà, 67,1; 76,1; cfr. 33,3 e 68,26);
sém (105,1); jàda' (105,1); darai, biqqés (105,4); arpe a dieci corde {nebel 'àsór, 144,9 ecc.); cembali
zdkar (105,5); brk (104,35; 106,48; 144,1); sbh (106, {tòf, cfr. 68,26); hiìlpoi. «ballare» (87,7); zàmar il
47); sàbà(i}S, 2). «suonare» (68,5 ecc.); nel contesto più ampio ri­
Veri e propri sinonimi in Esdra-Neemia e 1-2 corrono inoltre la danza in cerchio {màhòl, 30,12;
Cronache non si trovano; soltanto / Chron. 16,9 // 149,3), tromba {hàsófrà, 98,6), il corno {sòfàr,
Ps. 105,5 ha come espressione parallela zàmar. 98.6), «battere (le mani)» {màhd' kdf o tòf 98,8;
Tuttavia si profila un campo semantico chiaramen­ t 4 9 3 ) > la cetra {kinnòr, 149,3 ecc-)> «giubilare» (in
j

te delimitabile, che descrive i vari diversi aspetti coro) {rnn jahad, 98,8) e la processione (68,26).
funzionali della musica del tempio. A questo cam­ Il sost. sir ricorre in Esdra-Neemia e 1-2 C ro­
po semantico appartengono: bll pi. c jdh hif. {Ne­ nache in alcune locuzioni caratteristiche; sir bèt
hem. 12,24.46; 1 Chron. 16,4 [in aggiunta anche jhwh designa la musica del tempio (/ Chron. 6,16;
zkr hif.]; 23,5.3052 Chron. 5,13; 31,2 ecc.); sm1 hif. 25.6), nella misura in cui essa rientra nelle compe­
{Nehem. 12,42; 1 Chron. 15,16.19.28; 16,5.42; 5, tenze dei gruppi musicali levitici; 2 Chron. 29,27
13; la gioia festosa {sàmah, 1 Chron. 15,16 ecc.); vi abbrevia in sir jhwh. Spesso si ha la combinazione
sono inoltre espressioni che mettono in risalto di sir + kèlim (+ designazione di Dio / di David /
l’aspetto potente e coinvolgente della musica del del tempio) per strumenti musicali di accompa­
tempio: rwm hif. + qól { t Chron. 15,16; 2 Chron. gnamento, per cetre e arpe, tra i quali essi in alcuni
5»1 3>- passi sono annoverati {Nehem. 12,36; 1 Chron. 15,
Negli altri libri ricorrono, con un significato 16; 16,4252 Chron. 5,13; 7,6; 23,13; 34,12); l’espres­
identico o simile al verbo sir, i verbi 'nh iv (cfr. Ex. sione ricorre anche in forma abbreviata senza sir
i^,n;N um . 2 1 ,1 7 ; 1 Sam. 18,6s.),zmr 11 (cfr.Iud. (/ Chron. 16,5; 23,552 Chron. 29,26 s.; 30,21; 34,
5,3) e bll 11 (cfr. Ier. 20,13). I°b 3^,24 sg’ hif. ac­ 12). Il raro pi. designa invece concretamente «can­
quisisce lo stesso significato di sjrpol. Inoltre nel­ ti» singoli (/ Chron. 13,8).
l’introduzione a un canto sir può essere ripreso da Al di fuori del Salterio, nonché di Esdra-Nee­
'àmar{Ex. 15,1; Iud. 5,1; Iob 33,27). mia e 1-2 Cronache, sotto il profilo quantitativo
Il sost. sir è impiegato come sinonimo di tehìllà occorre menzionare anzitutto la combinazione
{Is. 42,10) e di mizmòr {Ecclus 35/32,5 s.). E sor­ hassirà hazzó't, che ricorre 4 volte come oggetto
prendente la funzione di sirà come «testimone» diretto (2 volte con kàtab: Deut. 31,19.22 e 2 volte
{'éd) e la sua identificazione secondaria con la «to­ con sir all’imperativo con ’àz: Ex. 15,1; Num. 21,
rà» in Deut. 31 s. 17) e 2 volte come soggetto {Deut. 31,19.21). Inol­
4. Nel Salterio, per il sostantivo e per le forme tre si trova 3 volte la combinazione dibrè hassirà
verbali ricorrono nessi caratteristici, tra i quali le hazzó't {Deut. 31,30; 32,44 [con kól];2 Sam. 22,1
locuzioni sir hamma'dlót (nelle soprascritte di Ps. // Ps. 18,1), che è sempre oggetto diretto della nar­
120-134 ), sir hadàs {Ps. 33,3; 40,4; 96,1; 98,1; 144,9; razione alla terza persona sing. masc. {Ps. 18,1:
149,1), la combinazione di sir con zàmar {Ps. 57,8 perf.) di dibber, in corrispondenza con lo st. cs.
ecc.) e l’espressione preposizionale sir lejhwh (o Oltre a queste attestazioni, anche in Iud, 5,13 sir o
altre espressioni per Dio; Ps. 7,1 ecc.) spiccano sul sirà è oggetto diretto di dibber, qui peraltro in un
piano quantitativo. gioco di parole con «Debora». In 2 Sam. 19,36 e
20 J (V II, 1270 ) sìr (G. Brunert) (v ii, 1 2 7 0 ) 2 0 6

Eccl. 2,8 ricorre la combinazione sirìm w esìrót. La logico, vengono date risposte differenti e discusse.
combinazione hàmòn sirekà («lo strepito dei tuoi In questo senso le interpretazioni divergenti dei
canti») si trova in Ezech. 26,13 (con suffisso al passi con sir riflettono i diversi modelli dell’esege­
fem.) e in Am. 5,23 (con suffisso al masc.). si dei Salmi. 2) Per l’impiego della radice nelle so­
sir allo stato assoluto serve anche a designare prascritte s’aggiunge l’ulteriore difficoltà che in
«strumenti» (k elè-sìr, Am. 6,j) o gruppi di stru­ primo luogo sir è combinato spesso con termini e
menti (mine sir, Ecclus 39,15; neginót sir, Ecclus concetti il cui significato a sua volta non è ancora
47,9, sempre «strumenti a corda»). chiarito," e in secondo luogo è anteposto a salmi
Nel contesto in cui ricorrono il sostantivo e il che nell’esegesi moderna sono assegnati a generi
verbo sir sono menzionati piuttosto spesso stru­ letterari quanto mai differenti, sicché non è possi­
menti musicali che servono all’accompagnamento bile ricavare alcunché di preciso per quanto ri­
di canti: il timpano (£*. 15,20 ecc.); la cetra (Gen. guarda il contenuto tecnico musicale, né per quan­
31,27 ecc.); l’arpa (Am. 5,23 ecc.); il flauto (Is. to concerne il significato letterario. 3) Sullo sfon­
30,29 ecc.); i liuti (?, sàlìsìm, 1 Sam. 18,6 [hap. leg.]\ do di queste difficoltà, che inducono a prima vista
ngn pi. «suonare» (Is. 23,16 ecc.). Inoltre in rela­ a curicludere per una grande apertura semantica
zione a sir si trovano espressioni per gioia (s'imhà, del concetto, le riflessioni sul valore e sul signifi­
1 Sam. 18,6 ecc.; màs'ós\ Is. 24,8) e danza in cerchio cato della radice devono iniziare con osservazioni
(mchólà, Ex. 15,20 ecc.; shqpi.> 1 Sam. 18,7). Indi­ generiche sul contenuto e l’occasione dei canti. A
cazioni del genere, riguardanti l’esecuzione musi­ questo proposito si possono mettere alla base i
cale, nel contesto del sost. sirà ricorrono invece criteri di distinzione dei salmi (designazione dei
solo di rado (Ecclus 39,1552 Sam. 22,50 fj Ps. 18,50 generi letterari) sviluppati da A. Gunkel, e poi
[zmr]). precisati in molti modi, in quanto anche nel caso
Altre combinazioni particolari sono: sir ‘àgà- dei canti si può distinguere tra canti individuali e
hìm «canto d’amore» (Ezech. 33,32); sirat dòdi canti collettivi da un lato, e tra canti prevalente­
«canto dell’amico» (Is. 5,1); sirat hazzòneh «canto mente di preghiera (di lamentazione) e canti più
della prostituta» (Is. 23,15); sir hadàs «canto nuo­ segnatamente innici dall’altro. Che una tale classi­
vo» (Is. 42,10); sirót hèkàl «canti del tempio / del ficazione abbia semplicemente il carattere di un
palazzo» (Am. 8,3); sir hassirim «Cantico dei primo aiuto provvisorio a fini di strutturazione, e
cantici» (Cant. 1,1, ecc., v. sotto, 11.5.c); benòt has- non possa essere confusa con i risultati concreti
sìr (Eccl. 12,4: sulle possibilità di soprascritte co­ dell’interpretazione, nell’esegesi più recente è fuo­
me «accenti, voci, cantici, cantatrici» cfr. K B L 3 ri discussione (cfr. da ultimo F.-L. Hossfeld - E.
1374); mispatsir «canto giusto» (Ecclus 35/32,5). Si Zenger, Die Psalmen 1, N EB, 17T20).
noti anche [3i(3Acov tyj<; «libro dei canti» (j La suddivisione dei passi con sir che qui propo­
Reg. 8,5 3a LXX), senza parallelo in ebraico. niamo, in 1) inni individuali di ringraziamento,
2) inni individuali di preghiera (= inni di fiducia),
G. Brunert - M. Kleer - G. Steins 3) preghiere/canti collettivi (= canti di fiducia);
4) inni collettivi con i sottogruppi di inni del re e
5.a) Prima di affrontare la questione del signifi­ inni di Jhwh re e 5) inni sapienziali, è fatta nel­
cato della radice sir nel Salterio si dovranno ante­ la prospettiva di questa categorizzazione provvi­
porre tre riflessioni ermeneutiche. 1) Il fatto che soria.
nel Salterio sir ricorra quasi esclusivamente nelle 1) Possono essere raccolti in un primo gruppo
soprascritte e nelle esortazioni, rivolte a se stessi e di sirìm i canti che vengono cantati dopo il supera­
ad altri, ovvero non in contesti narrativi, rende più mento di situazioni di ristrettezza o sventura che
difficile avvicinarsi al contenuto semantico della colpiscono la persona, nella forma di un’accusa in­
radice, poiché l’impiego prevalente sopra menzio­ giusta, scherno c altre minacce da parte di nemici
nato rimanda ad ambiti che dipendono in misura (Ps. 13,6; 27,6; 28,7; 40,4; 57,8; 59,17; 69,31; 138,1;
determinante dall’interpretazione generale di tut­ cfr. 30,3). La tipicizzazione, caratterizzante per i
to il Salterio e della storia della sua origine e com­ Salmi, della descrizione della situazione di ristret­
posizione. Di conseguenza, a interrogativi come tezza nelle sue singole espressioni suggerisce di
quelli sul soggetto (del cantare / dell’invito a can­ non limitare troppo il catalogo delle esperienze di
tare), sul destinatario (come uditori del canto o sofferenza. Perciò, indipendentemente dalla defi­
destinatari dell’invito), sul Sitz im Leben (la pietà nizione precisa della situazione di sofferenza, nel
privata, il culto, la letteratura) e - in dipendenza caso del suo superamento, che l’orante attende o
da ciò - sull’epoca di origine e sul significato teo­ spera da Jhwh, viene promessa l’esecuzione di un
207 (vii,1271) sìr (G. Brunert) ( v i i ,I 2 7 2 ) 208

canto (57,8; 59,17; 69,31; 138,1), o esso viene can­ la fiducia e della lode passano in secondo piano,
tato a salvezza avvenuta (13,6; 27,6; 28,7; 40,4). Il per lasciare spazio a uno sviluppo maggiore della
luogo privilegiato di questi canti è il voto di rin­ lamentazione. Ciò fa sì che in Pi. 88 il salmo, ecce­
graziamento o di lode. In questi casi a volte trova­ zion fatta per l’appellativo (peraltro centrale) jhwh
no espressione il sollievo, la gioia e la riconoscen­ ’èlòhè j esu‘àtì, al v. 2, consti esclusivamente di
za per l’aiuto divino. Di norma il canto è inserito elementi di (preghiera e) lamentazione, e in Ps. 7 il
in altre espressioni musicali, e soprattutto non mu­ canto (sìr) cantato da David nella soprascritte sia
sicali, di gioia e di dedizione riconoscente a^Dio definito siggàjón ‘canto di lamentazione’. Come
(59,17 rinnèn; 13,6, gii; 27,6, rum ró's, zàbah, sìr possono essere designati in tal modo, quanto­
terH(ày zimmér\ 57,8, zimmér; 69,31, hll li; 28,7, meno al livello dei redattori responsabili di queste
'àlàz, hódà)yil che suggerisce che con la combina­ soprascritte, anche i cantici dove la fiducia in Dio
zione s’intenda esprimere un atteggiamento inte­ non viene esplicitata, bensì costituisce il presup­
riore emotivo e religioso globale. Perciò sono pro­ posto implicito perché essi possano essere cantati
blematiche delimitazioni semantiche in un senso o in maniera sensata. In questo senso anche questi
nell’altro. Questo cantare è primariamente rivolto canti sono canti di fiducia.
a Jhwh, che salva dalla sventura. Ma nella maggior 3) Accanto a questi canti individuali vi sono an­
parte dei casi (fanno eccezione Ps. 13; 27; 28) si fa che quelli nei quali a cantare è un gruppo piuttosto
riferimento quantomeno indiretto a un gruppo di ampio, o tutto il popolo. Tra essi possono essere
uditori più ampio: in Ps. 30,5 costituiscono lo raccolti in un terzo gruppo di sìr alcuni salmi, po­
sfondo del canto i hàsìdìm, in 40,10 s. qàhàl ràb, in chi, nei quali gli elementi della preghiera e della la­
57,10 ’ummim/'ammìm «tutti i popoli», in 138,1 mentazione sono in primo piano. Qui la situazio­
’èlóhìm (H.-J. Kraus, B K xv/25, 1088 s.; gli dei del ne è analoga a quella che si riscontra nei canti indi­
pantheon cananeo o gli dèi dei popoli); in Ps. 88 ai viduali: si canta o si sente di dover cantare nella si­
w . 11- 13 si dà espressione ex negativo alla dispo­ tuazione di bisogno, nella quale l’uomo, pieno di
nibilità a raccontare oltre. Perciò in questi canti sìr fiducia e di speranza, attende la salvezza da parte
rientra fra i termini e concetti che implicano un di Jhwh. I vari redattori responsabili delle singole
annuncio. Nel gruppo di questi canti, che nella soprascritte hanno inteso come canti di questo ge­
consapevolezza della sventura e del dolore intona­ nere Ps. 12} e 126 e li hanno raccomandati per
no la lode di Dio, può essere inserito infine anche la situazione di oppressione e di disprezzo da par­
Ps. 104, con l’invito a se stessi a cantare (v. 33); qui te di nemici e per la difficile fase del nuovo orien­
peraltro non si fa riferimento a una sventura con­ tamento, immediatamente precedente la liberazio­
creta, bensì alla transitorietà di ogni realtà umana ne dall’esilio (cfr., con una tesi contraria, H.-J.
esistente. Accanto a ciò Ps. 104,34 mostra la dupli­ Kraus, BK xv/25, 741 s. su Ps. 83 [preesilico] e Mo-
ce orientazione del canto, riscontrabile anche in sis su Ps. 126 [escatologico]). In simili lamentazio­
altri passi: deve servire alla gioia di Dio e al con­ ni e canti è possibile anche che si ricordi e attualiz­
tempo dev’essere espressione della propria gioia zi il periodo di splendore trascorso sotto David, e
(qui: in Dio). A caratterizzare tutti i canti è il loro si guardi in avanti a una nuova epoca di salvezza
potenziale innico di fronte alla vicinanza con Dio, (messianica? cfr. A. Deissler, Die Psalmen 51986,
vissuta o sperimentabile. In questo contesto è di 555) (Ps. 144,9). Questi canti, nei quali a partire da
importanza centrale che questi canti non solo sia­ svolte salvifiche sperimentate in passato si attinge
no una reazione e una risposta dell’uomo all’inter­ speranza per il presente, secondo Ps. 137,4 non
vento salvifico di Dio, bensì - come fa capire Ps. sono possibili sul territorio straniero.
30,12 s. e come dice esplicitamente Ps. 40,4 - risal­ Indipendentemente dal fatto che nell’indagine
gono essi stessi a un intervento di Dio (cfr. inoltre tradizionale sui generi letterari di norma questi
sotto, sul «canto nuovo»). salmi siano classificati come lamentazioni colletti­
2) Come secondo gruppo vanno distinti da que­ ve, essi sono tutti sirim, paragonabili ai canti indi­
sti canti, nella loro tendenza innica fondamentale, viduali summenzionati, sostenuti dalla fiducia in
Ps. 7; 88; 130 e 13 1 («canto della donna»), che nelle Jhwh e da essa soltanto resi possibili. Se in questo
soprascritte, secondarie, sono definiti sìr e sono caso sia ragionevole distinguere da loro Ps. 12 1;
connessi con il verbo sìr (7,1). Si tratta di quei sal­ 125 e 129, appartenenti al gruppo dei canti di pel­
mi/cantici che nell’esegesi tradizionale - orientata legrinaggio (sìr hamma‘àlót), può essere discutibi­
allo studio del generi letterari e della loro storia - le. Dal punto di vista del contenuto teologico, e
sono classificati tra le lamentazioni individuali, quindi anche semantico, entrambi i gruppi sono
poiché in essi gli elementi del ringraziamento, del­ canti di fiducia sorti sullo sfondo di un’esperienza
209 ( v i i , 1273) sir (G. Brunert) ( v i i , 1274) 210

di sventura, anche se nei salmi menzionati in ulti­ perché alla base vengono poste concezioni diverse
mo gli elementi della fiducia e del ringraziamento, del fenomeno dell’escatologia [cfr. Sasb0 3 21 -324])
in parte in forma innica, passano più segnatamente e può essere scoperto solo a partire dal dinamismo
in primo piano che non nei primi. complessivo di ciascun salmo, o di ciascun gruppo
4) Occorre quindi distinguere da essi, come di salmi.
quarto gruppo di sirim, i canti con un carattere Anche questi canti cantati o da cantare in co­
spiccatamente innico. Essi iniziano quasi senza munità di norma sono accompagnati da altre for­
eccezione con un invito diretto o indiretto a loda­ me di lode e di gioia, mentre non è costitutiva una
re Dio, che non di rado viene immediatamente collocazione entro altre forme espressive esplici­
messo in atto (cfr. Crusemann 32.35). Il motivo tamente musicali (essa manca nei canti di cui si
del cantare, o il contenuto del canto, è soprattutto parla in Ps. 89,2 e 106,12; in Ps. 67; 76; 122 e 124 è
la gioia e la riconoscenza per l’elezione e la prote­ stata aggiunta in un secondo tempo, con un’attri­
zione accordata da Jhwh a Sion (oltre che nei canti buzione implicita [?] a David ed esplicitamente
di Sion Ps. 46; 48; 76; 87 e 122, questo tema rie­ con la direttiva sull’esecuzione, binginot). Ancor
cheggia anche in Ps. 68 e 149), ma si parla anche più dei canti individuali, in questo senso in un pri­
della guida di cui il popolo di Dio ha goduto attra­ mo tempo più privati, i canti collettivi sono impo­
verso la storia (Ps. 65; 66; 68; 92; 124), ed è presen­ stati in modo tale da produrre un effetto più am­
te anche lo sguardo alle future dimostrazioni di pio: contengono inviti coinvolgenti, talvolta uni­
salvezza (Ps. 75; 149). È rappresentato anche il versali, alla lode, o menzioni di una lode universa­
motivo della creazione (ad es. in Ps. 124), che però le (Ps. 33,8; 48,3.11; 65,6.9; 66,1.4 s.8.16; 67,4-6.8;
non figura in primo piano. Infine questi canti so­ 68,30.33; 76 ,11; 87,4-7; 89,2.6), la cui appartenen­
no canti di lode a Jhwh in quanto Dio della grazia za logica alla menzione esplicita di sir peraltro non
e della fedeltà, della potenza e della giustizia, tutte può essere ignorata, nemmeno quando tali inviti e
qualità che si manifestano nella sua dedizione a menzioni non si trovano nel loro contesto imme­
Sion e al mondo. Nonostante svariati tentativi di diato. Persino là dove manca del tutto un riferi­
riferire una serie di questi salmi a celebrazioni cul­ mento all’intenzione di annuncio o all’effetto mis­
tuali preesiliche, la maggior parte di essi dovreb­ sionario di un canto (Ps. 92; 106; 122; 124; 149), un
be essere di origine postesilica. siffatto orientamento può risultare dalla posizione
Accanto a questi salmi innici, che nelle sopra- di un salmo nel contesto di gruppi più ampi di sal­
scritte sono designati come sir, nel corpo dei salmi mi. Con l’ausilio dell’esegesi dei salmi dal punto di
sono menzionati altri canti da annoverare anch’es- vista della loro redazione o della storia del canone,
si nel gruppo degli sirim innici. I motivi menzio­ il significato di Ps. 92, ad es., per la diffusione della
nati si ripetono nel canto come espressione della fede in Jhwh fino al suo imporsi universale diven­
gioia per l’elezione da parte di Jhwh, il creatore e ta chiaro (cfr. Zenger, Israel).
la guida del m o n d o (33,3), nel canto dei giusti per Assumono una posizione particolare tra gli si­
l’aiuto dato da Dio ai poveri (68,5), nel canto dei rim innici, condizionata tematicamente, i salmi an­
regni della terra a Jhwh come sovrano del mondo noverati fra i cosiddetti canti del re. In quanto
(68,33), nel canto dei popoli a Sion come patria di canto per le nozze del re (Ps. 45), o canto di rin­
tutti loro (87,7), nell’attualizzazione delle gesta graziamento (Ps. 18), o voto di intronizzazione
mirabili di Jhwh nel canto di lode della comunità (Ps. 101) del re, essi sono strettamente legati al­
in festa (105,2), nel canto dei re del mondo per la l’istituzione e alla concezione della monarchia, e
liberazione di Israele da parte di Jhwh (138,5), nel nelle soprascritte di Ps. 18; 101 sono attribuiti a
canto di ringraziamento dopo il miracolo del Ma­ David. Ps. 45, classificato nella soprascritta come
re dei Giunchi entro la cornice del salmo storico maskil sir j edidót, rimanda a canti regali del­
Ps. 106 (v. 12). Un tratto comune di tutti questi l’Oriente antico per le nozze del re, e nella sua vi­
canti è la lode innica delle gesta salvifiche compiu­ cinanza al linguaggio e al contenuto del Cantico è
te da Jhwh in favore del suo popolo (e del mondo); singolare all’interno del Salterio. Se l’incongruen-
in essi si rispecchia soprattutto la tradizione più za tra la caratterizzazione di questo salmo come
recente della fede d’Israele. Se negli inviti alla lode sir j ediddt al v. 1 e il contenuto del canto, soprat­
universale di Dio, o in asserzioni come quella se­ tutto dei vv. 2-10.17S., debba condurre a una nuo­
condo cui (persino) le valli «danzano e cantano» va diversa traduzione di sir j'didót (H. Wildber­
(65,14), ci si trovi di fronte a un linguaggio figura­ ger, BK xi/r2, 167 propone «canto delle amiche»
to metaforico, oppure ad ardite prospettive esca­ [della sposa, alla coppia]), o se si tratti di una ri­
tologiche, va visto caso per caso (non da ultimo scrittura redazionale di un originario canto del re
2 ii (vii,1275) sir (G. Brunert) ( v ii , 1 27 5) 2 1 2

trasformato in un canto all’ «amore messianico» Gli sìrim annoverati tra i salmi del re e di Jhwh
(cfr. F.-L. Hossfeld - E. Zenger, Die Psalmen 1, re sono nel complesso canti di lode a Jhwh, al pari
N EB, 278 s.), è oggetto di discussione (cfr. sotto, a degli altri canti innici, ma si differenziano da que­
Is. 5,1). Ma la questione non cambia nulla per sti grazie al riferimento esplicito, posto al centro,
quanto concerne l’orientamento tematico singola­ alla monarchia nella sua forma storica o anche
re e provocante di questo canto. D ’altronde gli messianico/escatologica.
elementi e i tratti di un canto del re, che si trovano 5) I temi dell’ultimo gruppo di sìrim, con orien­
in altri salmi designati nelle soprascritte come sir tazione tematica propria, dei tre salmi sapienziali
(Ps. 89,20-38; 13 2 ,11 s.: retrospettiva sulla pro­ Ps. 127; 128 e 133, appartenenti al gruppo dei canti
messa a David riguardo alla sua dinastia e alla sta­ di pellegrinaggio (sir hamma‘àlót) Ps. 120-134,
bilità di essa; Ps. 21,14; 1 44>9 s-: canto a Jhwh, che sono invece derivati dalla vita quotidiana: si tratta
concede la vittoria al re [David]), sono integrabili di canti che trattano del buon esito della vita gra­
senza problemi nella religione di Jhwh. In com­ zie alla benedizione di Dio (Ps. 127), della felicità
plesso peraltro nella disposizione dei salmi regali familiare come conseguenza del timor di Dio (Ps.
(canti regali) si rispecchiano i diversi orientamenti 128) e della felicità del vivere nella concordia (Ps.
dell’esegesi dei Salmi, che vanno dall’ interpreta­ 133). Qui - in periodo postesilico - l’intenzione
zione storica (cfr. Schmidt, tra gli altri) e liturgica innica individuabile nei salmi esaminati sinora si
(cfr. Bentzen 27, a Ps. 45; Widengren 78, a Ps. 45), esplicita per la prima volta in forma didascalica.
attraverso l’interpretazione messianica (cfr. Hoss­ Lo sguardo d’insieme sull’impiego della radice
feld - Zenger 278 s., a Ps. 45), o escatologica mes­ nel Salterio conduce nel complesso a risultati dif­
sianica (cfr. A. Deissler, Die Psalmen, ^986, 24 s. ferenti, a proposito dei salmi stessi da un lato, e
ecc.), fino all’ipotesi di un’interpretazione colletti­ per le soprascritte dall’altro. Nel corpo dei salmi
va nell’ambiente teocratico dell’epoca postesilica sir è inteso esclusivamente in termini positivi, co­
(cfr. Becker). Per queste e altre controversie, la se­ me canto di fiducia, di ringraziamento e di lode. Il
mantica di sir non fornisce aiuti decisivi di nessun canto può essere cantato in una situazione di biso­
tipo. Le attestazioni peraltro provano quantome­ gno, in parte nella fiducia salda nella salvezza, ma
no che il termine sir non può essere sfruttato in anche ripensando alla salvezza già esperimentata
senso sociologico: anche un re può costituire il in passato. A parlare sono singoli individui (non
contenuto e essere il cantore di sir. meglio specificati), e tra essi anche donne (al di là
Anche i salmi di Jhwh re, tra i quali Ps. 96 è Ps. di Ps. 13 1, ci si dovrebbe chiedere se anche in altri
98 al v. 1 sono introdotti dall’invito a cantare un salmi individuali entrino in questione donne come
«canto nuovo» (v. sotto), si caratterizzano per un parlanti/cantatrici) e il re, oltre che gruppi (uditori
motivo tematico centrale. In essi Jhwh è esaltato entro cerehie private di preghiera, nella comunità
come il re che giudica e la guida del mondo, supe­ cultuale, in Israele o - in quei salmi il cui orizzon­
riore a tutti i potenti della terra, e il mondo è invi­ te è stato ampliato in senso universale - l’intera
tato a lodarlo. L ’orientamento universale di questi umanità). Si discute sull’eventualità che, e in caso
salmi assume esplicitamente forme escatologiche di risposta positiva dove, musici cultuali fossero
quando tutta quanta la natura è invitata a glorifi­ incaricati di cantare vicariamente canti interi o
care Jhwh (96,11 s.; 98,7 s.). singole parti al posto di altri (del re, dei leviti, del
Da S. Mowinckel in poi a siffatte interpretazioni popolo), ma è un’ipotesi fortemente sostenuta là
escatologiche di questi canti si contrappongono dove - come nella tradizione di S. Mowinckel - si
quelle che ambientano i salmi di Jhwh re in varie ce­ ritiene chc il Salterio nel suo insieme sia ambienta­
lebrazioni liturgiche (cfr. la panoramica in Janowski to in un contesto cultuale. Formano il contenuto
424 ss.). Sin dall’inizio la tesi di S. Mowinckel sulla dei canti le dimostrazioni di salvezza da parte di
festa di intronizzazione è stata sottoposta a critica Jhwh, in favore dell’individuo o del popolo, che
serrata, ma di recente è tornata di attualità sullo sfon­ possono essere descritte concretamente o fatte as­
do di concezioni rivedute della festa babilonese del surgere a tipi e tratteggiate sommariamente. Que­
nuovo anno (cfr. Welten 302 ss.; Janowski). A. Wei- sto contenuto semantico spiega il posto privilegia­
ser (ATD 14-157) riferisce il gruppo di questi canti,
come la maggior parte dei salmi, alla liturgia della to, anche se non esclusivo, riservato alla radice nei
celebrazione del patto; H.-J. Kraus (BK xv/3, 146) voti di lode e di ringraziamento e negli inviti alla
prende in considerazione una festa regale di Sion, lode e al ringraziamento. Qui sir può ricorrere da
Jeremias (158 ecc.) un’azione liturgica relativa alla solo ( 106,12), ma di norma - quanto meno nel con­
processione dell’arca. testo più ampio - è combinato con altre espressio­
ni di gioia e di riconoscenza. L ’accompagnamento
213 (v ii, 1276) sir (G. Brunert) (v ii, 1277) 214

strumentale del canto non è raro, ma non si può tà determinata di esecuzione musicale. Uno sche­
dire che sia costitutivo (v. sopra, 11.4). Il canto può ma fondamentale, con indicazioni costitutive po­
essere accompagnato anche dalla danza e aver po­ ste entro una serie ricorrente, come quello che Sei-
sto in azioni sacrificali. L ’accumulazione di deter­ dei (VT 33, 505) ritiene di individuare per le so­
minate combinazioni con locuzioni di significato prascritte dei salmi nel loro insieme, nel caso del­
affine (al di sopra di tutte la combinazione di sir e l’impiego di sir nelle soprascritte non è dimostra­
zàmar in inviti rivolti a se stessi e ad altri) fa pen­ bile. Che uno sir sia «accompagnato per lo più da
sare a un topos letterario. Conclusioni sul conte­ strumenti musicali» (H.-J. Kraus, BK xv/15, 15)
nuto reale di tali affermazioni sono problematiche per il Salterio non è vero, così come non è valida
nei singoli casi, e lo sono anche, di conseguenza, le l’affermazione, che Kraus respinge, secondo cui
delimitazioni semantiche reciproche, ad es. tra sir sir riguarderebbe esclusivamente l’esecuzione vo­
e zàmar o tra sir e mizmòr (cfr. sulla discussione cale (cfr. O. Kaiser, Einleitung in das A.T., 51984,
H.-J. Kraus, B K xv/15, 14-29, su sir 14 s.). Uno 354; Delekat).
sviluppo da un uso concreto del termine a un im­ Poiché non si può in alcun modo delimitare il
piego in senso topico, - analogo a quello che Sei- contenuto di sir sul piano tecnico musicale e dei
dei (BEATAJ 12, 158 s.) suggerisce per la menzio­ generi letterari, di norma il termine è inteso come
ne di determinati strumenti - è verosimile anche designazione di un canto liturgico (cfr. Kraus 14),
per sir, ma come risultato certo può essere consi­ un’interpretazione che può rifarsi ai dati situazio­
derato solo il fatto che questi canti possono, ma nali lejóm hassabbdt (Ps. 92,1) e sir hànukkat hab-
non debbono, essere accompagnati da strumenti e bajit (30,1), a un riferimento al culto, talvolta espli­
dalla danza. In ogni caso tuttavia sono parte costi­ cito, presente nei salmi stessi (ad es. Ps. 40), alla
tutiva della lode, strumento di annuncio, espres­ designazione sir sijjón in Ps. 137, al concetto di sir
sione della gioia e della riconoscenza, e con tutto hamma'alót in Ps. 120-134 e anche ad altre limita­
ciò un tentativo di rallegrare Dio stesso (cfr. Ca- te possibilità di interpretazione (cfr. Bayer 101).
setti 384-389).
È più differenziato delle attestazioni di sir nel Per la nozione di sir hamma'àlòt sono state soste­
testo dei salmi il dato riguardante l’uso della radi­ nute cinque interpretazioni diverse. Lo si è interpre­
ce nelle soprascritte. In realtà anche qui sir ricorre tato 1) come «canto graduale» (dei leviti in occasione
nel significato positivo sopra riscontrato, ma sono della festa delle capanne), 2) come «canto dei cortei
considerati e introdotti come strini, sia pure spo­ di ritorno/canto dei rimpatriati» (dall’esilio), 3) come
canto secondo il principio stilistico del ritmo gra­
radicamente, anche canti di lamentazione. Nelle
duale, 4) come «canto delle elevazioni/canto di lode»
soprascritte, il carattere di lode c di ringraziamen­ e infine - è questa la posizione oggi prevalente - 5)
to non rientra tra gli aspetti semantici costitutivi come «canto di pellegrinaggio» (cfr. la panoramica in
della radice, sir non definisce un contenuto deter­ Seybold 14-16). Indipendentemente dalla diversa let­
minato né un genere letterario consolidato, perciò tura dell’espressione, c’è da lungo tempo unanimità
il termine può essere posto in parallelo con tehillà sul fatto che Ps. 120-134 è un complesso unitario, e
(Ps. 149,1, cfr. anche Is. 42,10)0 connesso con l’og­ dalla sua comune caratterizzazione come sir ham-
getto siggàjòn (Ps. 7,1). Come elemento essenziale ma'àlòt si conclude per l’esistenza di un salterio di
delle soprascritte sir non ha alcun tratto semantico salmi di pellegrinaggio a Sion. Seybold ha cercato di
dimostrare che il legame interno, creato redazional-
specifico, che possa servire sul piano della critica
mente per tenere insieme questi salmi disparati, è co­
dei generi letterari. Qui il termine è neutro rispet­ stituito dal nesso con dati cultuali e liturgici del san­
to all’espressione di valori e ha bisogno di specifi­ tuario di Sion in combinazione con la benedizione
cazione (ad es. sir j edidót, sir hamma‘àlót). Ma sir sacerdotale, e ha sostenuto la tesi che l’espressione sir
nelle soprascritte sembra non avere nemmeno la hamma'àlòt in un primo momento sarebbe stata po­
funzione di termine tecnico musicale determinato, sta solo all’inizio della collezione complessiva, e sol­
come risulta dal fatto che da un lato il termine ri­ tanto nel corso dell’incorporazione nel Salterio sa­
corre senza vocaboli tecnici musicali aggiuntivi rebbe stata riferita anche ai singoli canti. In ogni caso
(ad es. nei salmi di pellegrinaggio) c dall’altro che l’inserimento di questi salmi nel culto non è conte-
stabile. Il fatto che in Ps. 120- r34 manchi qualsiasi ri­
può essere connesso con ulteriori dati che indica­
ferimento a un’esecuzione musicale ha indotto Seidel
no come eseguire i canti (mizmòr [Buber: «un can­ a formulare l’ipotesi che i canti del salterio di pelle­
to con l’arpa»], binginòt, lamenasséah, ...'al). An­ grinaggio siano stati combinati insieme non per
che le combinazioni sporadiche con diversi stru­ un’esecuzione musicale, e che in tal modo sir abbia
menti musicali (v. sopra) si oppongono alla tesi perso qui il significato di «canto cantato» (cfr. Seidel,
che con sir s’intenda far riferimento a una modali­ BEATAJ 12, 170). Ciò potrebbe corrispondere forse
2 i j ( v ii , 1 27 8) sir (G. Steins) (v ii, 1279) 216

alla tendenza, riscontrabile anche altrove, a un im­ tutti (Ps. 149). È quanto mai rilevante sul piano teo­
piego standardizzato del concetto nella direzione del logico che in Ps. 40,4 sia lo stesso Jhwh a porre sulla
topos letterario (cfr. sir/zdmar) e di un suo uso come bocca dell’orante un «canto nuovo» (al v. 4b in par.
formula (sir/mizmòr; cfr. Fùglister 332). Una siffatta con t'billà). Il «canto nuovo» è quindi un canto vo­
evoluzione non esclude peraltro che sir abbia conser­ luto da Dio e da lui suscitato, un’idea che ricorre an­
vato anche, e per lungo tempo ancora, il suo signifi­ che in Is. 57,19 («[a coloro, tra i suoi, che sono in lut­
cato musicale (cfr. tra l’altro Ecclus 35/32,3.3; 40,21). to] io procuro il frutto delle labbra [= canti di lode]»
e in Is. 65,18, in relazione con la creazione del nuovo
Nel caso dell’ interpretazione di sir come canto cielo è della nuova tèrra («Poiché io faccio di Geru­
liturgico occorre peraltro tenere presente che non salemme un giubilo e dei suoi abitanti una gioia»).
è affatto vero che tutti i salmi mostrano contrasse­ L ’idea che il «canto nuovo» sia non solo reazione al­
gni chiari di un’appartenenza al culto. Il significa­ la salvezza già avvenuta, ma anche espressione del­
to di «canto cultuale» risulta, quantomeno per il l’attesa fiduciosa di una salvezza futura (in questo
Salterio, non tanto dal contenuto dei singoli salmi, senso dovrebbe essere letto Is. 42,10 ss., in risposta ai
quanto piuttosto dal fatto che una corrente deter­ vv. 5-9; cfr. sotto, a Is. 42,10) potrebbe aver facilita­
to, anche nella redazione finale del Salterio, alla com­
minata dell’esegesi del Salterio (nella tradizione
binazione insolitamente aspra di annuncio della sven­
della cosiddetta scuola scandinava) è giunta alla tura in Ps. 95,10 s. e appello alla lode in Ps. 96,1. Do­
conclusione che i Salmi nel loro insieme devono po il richiamo all’ira di Dio e l’imprecazione in Ps.
essere interpretati in senso cultuale. Ma questa tesi 96,10 s., per chi legge i Salmi come testo unico e coe­
è risultata poco plausibile (cfr. Fùglister 329-350) rente il «canto nuovo» in Ps. 96,1 può scaturire solo
e perde sempre più terreno, in favore dell’ipotesi dalla speranza in una dedizione nuova. Anche per
dell’origine storicamente non cultuale del Salterio questo può giovare il confronto con Is. 57 (vv. 16-
(Fùglister [384] parla del Salterio come di un «li­ 19), dove si trova la combinazione di peccato, ira di
bro di preghiera e di meditazione»). Perciò è rac­ Dio, nuova dedizione e lode. Partendo da questo in­
serimento contestuale, si capisce la speranza in una
comandabile lasciare al termine un’apertura se­
nuova iniziativa di Dio e in tal modo anche il fatto
mantica che tenga conto dell’utilizzazione effetti­ che il contenuto e l’orientamento del nuovo canto
va nelle soprascritte: sìr significa anzitutto un can­ abbiano potuto assumere tratti escatologici (Ps. 96;
to, in termini assolutamente generici; quando se 98; 149). Nel complesso una siffatta interpretazione
ne vuole precisare il significato, si aggiungono in­ teologica sembra più verosimile dell’ipotesi tecnica
dicazioni che hanno la funzione di chiarimento - musicale sostenuta daSeidel (BEATAJ 12,158 s. 212),
non importa se nella forma di una precisazione che il nuovo canto sia espressione del rinnovamento
contenutistica (sir j edidót)> di una segnalazione musicale e poetico della liturgia dei musici dopo
sull’autore (l edàwid ), sull’appartenenza al reper­ l’editto di Ciro, paragonabile all’introduzione del­
l’arpa a dieci corde come strumento di accompagna­
torio di un gruppo (libnè qdrd), di una proposta mento del cantante solista.
relativa alla melodia (... ‘al) o all’impiego di stru­ G. Brunert
menti (binginót), o di un’informazione sull’uso
preferito (sir hammaàlot). Questo bisogno di b) II ptc. masc. pi .poi. mesórerim (sull’unica at­
spiegazione scaturisce dalla constatazione, fatta da testazione del fem. pi. v. sotto) ricorre solo in
H.-J. Kraus (BK xv/15, 28), che i canti designati Esdra-Neemia e 1-2 Cronache, dove nella mag­
con sir fondamentalmente non hanno alcun punto gior parte dei casi designa in particolare il gruppo
in comune, e corrisponde a tale dato di fatto. dei musici del tempio di Gerusalemme; il nesso
Tra le aggiunte caratterizzanti che sir subisce nel così stretto tra canti e accompagnamento musicale
Salterio, occupa una posizione particolare come qua­ fa apparire troppo riduttiva la traduzione consue­
lificazione teologica quella espressa dall’aggettivo ta del termine con «cantori» (K B L3 1372) (cfr.
hàdàsìnPs. 33,3; 96,1; 98,1; 144,9 e 149,1-È discusso Liver 53). Nei suddetti libri il ptc. qal non è usato
se il motivo del «canto nuovo» in questi salmi sia sta­ per indicare questo gruppo di addetti al culto; in .2
to adottato da Is. 42,10 o viceversa (C. Westermann, Chron. 3 5,25 (canti di lamentazione sulla morte di
THAT 1, 529 e altri sostengono la priorità del passo Giosia) non è riscontrabile alcun riferimento al
di Isaia; Matheus 49; Marbòck 209 e altri quella dei culto del tempio. Da un iato la cosiddetta «lista dei
testi salmici), ma è riconosciuto da tutti che all’espres­
rimpatriati» di Esdr. 2 // Nehem. 7 menziona i
sione sia collegata un’affermazione teologica. Il «can­
to nuovo» è la risposta di lode e di fede degli uomini musici accanto agli altri gruppi di funzionari cul­
alla nuova iniziativa di Dio (cfr. Westermann 529), tuali (Esdr. 2,41.70 // Nehem. 7,44.72), e dall’altro
che si sperimenta come una nuova dedizione (dopo in Esdra-Neemia si trova l’espressione singolare
la catastrofe dell’esilio: Ps. 33,3) per il popolo e per i mesónm ùmesdrerót «musici uomini e musicanti
singoli (Ps. 40), e inoltre rinnova la vita comune di donne», che tuttavia - come fa pensare la posizio­
2 1 7 ^ 1 1 ,1 2 7 9 ) str (G. Steins) ( v i i , 12 80) 218

ne, in «appendice» della lista dei rimpatriati - non borazione (16,4-37.39 s0 conosce solo Asaf come
si riferisce alla musica liturgica bensì a un’attività capo dei musici. I due gruppi ternari, Eman, Asaf
profana (sulla sottolineatura dell’atteggiamento e Etan (cfr. anche 1 Chron. 6) e Asaf, Eman e Ie-
festoso dei rimpatriati [così ad es. A.H.J. Gunne- dutun, sono introdotti al medesimo stadio reda­
weg, KAT x ix / i , 66], o della loro ricchezza, cfr. zionale (15,4-10.16 s.18.24; I^>41 )* Le differenze
H.G.M. Williamson, W BC 16,98; sul problema in nella posizione di spicco (da un lato di Eman, dal­
generale Hurvitz 56). l’altro di Asaf) e il cambiamento di «Etan» in «Ie-
A prima vista la descrizione delle differenti clas­ dutun» si spiegano anche senza rifarsi a un’analisi
si di musici in 1-2 Cronache è sconcertante; come diacronica. «Che Asaf eserciti il servizio di canto­
loro capi, accanto ad Asaf compaiono Eman ed re dinanzi all’arca in Gerusalemme ha forse condi­
Etan e al posto di Etan, a partire da 1 Chron. 16, zionato il fatto che egli in 25,1; 11 5,12; 29,1-13;
anche Iedutun; per giunta l’ordine in cui sono pre­ 35,15 occupi il primo porto nel gruppo dei tre» (J.
sentati i capi dei musici nei diversi contesti differi­ Becker, 1 Chronik, N E B 74 s.). Il fatto che «Etan»
sce notevolmente. La proposta più coerente per sia menzionato per l’ultima volta in 1 Chron. 15 e
spiegare la genesi del sistema dei musici liturgici è che il capo dei musici a partire da i Chron. 16 si
stata avanzata da Gese. Secondo la sua ricostru­ chiami sempre coerentemente «Iedutun», parla
zione della storia della tradizione, il sistema delle piuttosto in favore dell’idea che entrambi i nomi si
classi di musici si è formato in quattro stadi: nel riferiscano alla medesima persona (cfr. von Rad
primo periodo postesilico l’unico gruppo di musi­ i n s.; S. Mowinckel, Psalmenstudien vi, Oslo
ci era costituito dai «figli di Asaf», che sul piano 1926 = 1966, 42). L ’idea del gruppo ternario dei
genealogico era ancora distinto dai Leviti (cfr. la capi dei musici è evidentemente correlata ai tre ca­
lista dei rimpatriati in Esdr. 2 // Nehem. 7). La lista pi classici delle tribù levitiche, Qehat, Gerson e
di Nehem. n , che Gese data a un periodo di poco Merari (v. sotto), ed è stata sviluppata richiaman­
più tardo, al v. 17 conosce un gruppo di Iedutun dosi alle soprascritte dei Salmi. Che sul piano
accanto agli Asafiti; entrambi i gruppi ora sono dello sviluppo storico le Cronache dipendano dal­
incorporati nei Leviti. Immediatamente prima le soprascritte dei Salmi, risulta dal fatto che in es­
dello strato cronistico base si forma un gruppo di se solo Asaf è identificato come musico (cfr. Ps.
Eman; i testi che secondo Gese appartengono allo 50; 73-83); Eman e Etan sono invece segnalati nel­
strato base di Cronache rispecchiano la realtà dei le aggiunte di Ps. 88,ib; 89,1 ancora in riferimento
tre capi di musici, Asaf, Eman e Iedutun e la posi­ a 1 Reg. 5,11, e non fanno pensare ad alcun nesso
zione guida di Asaf. Nel quarto stadio Asaf perde con la musica del tempio; presumibilmente in ori­
la sua posizione di spicco in favore di Eman; il gine l’espressione jdjlwtwn (Ps. 39,1; 62,1; 77,1)
nome di Iedutun è sostituito da Etan (che al pari di era un dato tecnico musicale, che soltanto nelle
Eman compare in 1 Reg. 5,11); questo stadio di Cronache è identificato come una persona (forse
sviluppo più recente trova espressione nei testi di sulla base della parentela con David c Asaf nelle
1 Chron. 6,166 ss.; 15,16 ss., che Gese considera menzionate soprascritte dei Salmi). L ’ipotesi di
successivi al Cronista. 1 Chron. 25 è un caso spe­ uno «stadio intermedio» con i due capi musici,
ciale in quanto in questo testo, che cronologica­ Asaf e Iedutun, si basa semplicemente sul passo di
mente va situato dopo il quarto stadio, pur sottoli­ Nehem. 11,17 , cui datazione arcaica è proble­
neando la posizione guida di Eman, conserva co­ matica, data la sua vicinanza linguistica ai testi tar­
munque il nome di Iedutun. di in Neh?m. 11,22-24 e r2*- La concezione dei tre
L ’ipotesi di Gese di una differenziazione della capi dei musici, quindi, si spiega con sufficiente
suddivisione dei musici del tempio compiutasi in ragionevolezza come prodotto dell’attività scrit­
quattro stadi si basa su datazioni dei testi piutto­ toria del Cronista, e non rispecchia uno sviluppo
sto vaghe, e non può poggiare su uno schema com­ storico effettivo dei musici in epoca postesilica;
plessivo della storia della redazione di 1-2 Crona­ sul piano metodologico va tenuto presente soprat­
che; il problema della provenienza della finzione tutto che il compatto schema cronistico non può
cronistica della musica liturgica nel primo tempio essere direttamente trasferito sulla documentazio­
appare inoltre sotto un’altra luce se si presta mag­ ne che troviamo nei Salmi. Che questa concezione
giore attenzione alla peculiarità letteraria delle del gruppo di musici raggruppati attorno a tre
Cronache, come prodotto di un’esegesi intrabi- «capi» sia frutto di una finzione (quindi non sol­
blica (su quanto segue cfr. Steins). Nel testo cen­ tanto di una proiezione nel passato di istituzioni
trale di / Chron. 15 s. (sulla cui tradizione cfr. re­ postesiliche nel primo periodo monarchico) risul­
centemente Hanson) il più antico stadio di riela­ ta chiaro anche dal fatto che non ha rimosso la tra­
219 (vil,128l) sir (G. Steins) ( v i i , 1282) 220

dizionale designazione di tutti i musici come «figli sia questo il senso anche del difficile testo di Ne­
di Asaf» (cfr. Esdr. 2 , 4 1 come attestazione più an­ hem. 12,46;
tica), come risulta dal testo relativamente tardo di David definisce i compiti dei musici levitici (de­
2 Chron. 3 5 , 1 5 (cfr. Nehem. 1 2 , 4 6 ) . limitandone l’estensione rispetto alle funzioni sa­
La levitizzazione dei musici non è databile sulla cerdotali), soprattutto la collaborazione «perma­
base del materiale in Esdra-Neemia e t - 2 Crona­ nente» (tàmìd) nell’offerta dei sacrifici (cfr. 1
che. Comunemente si ritiene che Esdr. 2 debba es­ Chron. 6,16 s.; 23,30; Nehem. 11,23; 1 2,45 ecc.), e
sere datato a prima ancora della levitizzazioneliei fissa il posto (ma'àmàd) che spetta loro nel tem­
musici, giacché i musici sono introdotti separa­ pio durante la liturgia (/ Chron. 23,28-31 ecc.; sul­
tamente dai Leviti (cfr. W. Rudolph, HAT 1 / 2 0 , l’idea del posto preciso da occupare durante l’eser­
23; Gese); questo può essere, ma non è dimostra­ cizio del culto cfr. Hauge); secondo Nehem. 9,4 e
bile positivamente. Nella rielaborazione di 1 mMidd. 6 s., si sarebbe trattato di un podio fra
Chron. 6 (w . 16-38) i musici sono collegati «artifi­ l’atrio dei sacerdoti e quello degli Israeliti (cfr.
ciosamente», vale a dire al modo degli scribi colti, Kleinig, JSO T Suppl. 156, 69-74).
con le tre tradizionali stirpi levitiche dei Qehatiti, La relazione, tipica di 1-2 Cronache, dei musici
dei Gershoniti e dei Merariti; la base per la con­ del tempio con la terminologia profetica, può es­
nessione di Eman con i Qehatiti/Qorachiti, e quin­ sere interpretata senza il ricorso - che sarebbe
di della sua posizione di primo piano, sembra problematico, date le scarne attestazioni - a tradi­
essere la vicinanza di «Qorachiti» ed «Eman» (qui zioni di una profezia liturgica del tempo preesilico
non ancora come musico, bensì come «saggio», (cfr. in particolare S. Mowinckel, Psalmenstu-
cfr. 1 Reg. 5,11) nella sovrascritta di Ps. 88. La le­ dien). 1 Chron. 25,5; 2 Chron. 29,30; 35,15 con il
vitizzazione non può avere la sua origine in questa termine tecnico hdzeh nel senso di «veggente»
rielaborazione; si dovrà ritenere piuttosto che in non designano i musici in generale bensì soltanto i
ciò trovi espressione la già presente consapevolez­ capi dei musici Eman, Asaf e Iedutun (cfr. Nasuti
za, o pretesa, dell’appartenenza dei musici alla tri­ 177 s.); anche nella formulazione sintatticamente
bù di Levi, l’unica legittimata al culto (cfr. le di­ poco chiara di 1 Chron. 25,1 si dovrà pertanto ri­
rettive al riguardo in Num. e Deut. 10; 18). ferire l’apposizione hannebi'im ai capi dei musici
Secondo la visione del Cronista la musica del menzionati in antecedenza, non ai loro discenden­
tempio in tutti i suoi aspetti essenziali (il persona­ ti nell’insieme. Non sono i musici a essere qualifi­
le, gli strumenti, i canti, la descrizione delle varie cati come «profeti» (cfr. Petersen; Then); piutto­
incombenze) risale a David, il quale soltanto in sto, l’istituzione della musica del tempio risale a
questi contesti è definito «uomo di Dio» (cfr. Ne­ una miswà divina, mediata tramite profeti (cfr. 2
hem. 12,24.36; .2 Chron. 8,14), tra l’altro anche per Chron. 29,25; al riguardo K lein ig; Steins; sulla
sottolineare la sua «funzione fondante» per il cul­ problematica della legittimità della musica legata
to del tempio, analoga al ruolo di Mosè (cfr. Aba- al tempio cfr. il dibattito in b‘Ar. n ).
die; de Vries e il tentativo ampio, in Kleinig, di de­ Che l’attività dei musici non possa essere ridot­
lineare una prospettiva complessiva della musica ta a un servizio liturgico subordinato risulta dai
del tempio nella visione del Cronista): passi che con l’espressione lenassèàh, il cui preciso
David affida ai musici l’incarico del servizio nel significato non è chiaro, trasferiscono evidente­
tempio (/ Chron. 6 , 1 6 s.; 1 Chron. 1 5 s.; 2 5 ; 2 mente ai Leviti nel tempio incombenze ammini­
Chron. 2 3 , 1 8 ; Nehem. 1 1 , 2 3 ; l2 A&\ su^a legitti­ strative centrali, qualificate in base alla loro «co­
mazione di questi nuovi compiti levitici nei con­ noscenza degli strumenti della musica templare»
fronti delle direttive della torà, cfr. Kleinig), Saio- (cfr. Esdr. 3,8 s .;i Chron. 15,21; 23,452 Chron. 34,
mone esegue questa misura una volta completata 12; cfr. Nehem. 11,22). Detengono analoghe fun­
la costruzione del tempio stesso (cfr. 1 Chron. 6, zioni di spicco i portieri, menzionati spesso con i
1 7 ; 2 Chron. 8 , 1 4 ) ; Ezechia rinnova quest’istitu­ musici (sui dati casi cfr. Wright, JSO T 48). Come
zione (2 Chron. 3 1 , 2 ) ; compito ulteriore dei musici leviti in Esdra-Nee­
David è il «creatore» (‘ oseh) degli strumenti mia e 1-2 Cronache si parla della cura delle tradi­
musicali levitici, delle cetre, arpe e cembali (Ne­ zioni sacre d’Israele: «La menzione frequente di
hem, 1 2 , 3 6 ; 1 Chron. 23,5; 2 Chron. y,6; 2 9 , 2 6 s.); 'cantori’ è un segno evidente di quanto il Cronista
le trombe suonate dai sacerdoti invece non sono in ritenesse importante il loro compito. Senz’altro
rapporto con David; non si tratta di un suo entusiasmo per la musica, e
David è, accanto ad Asaf, il poeta compositore le gilde di cantori non vanno confuse con gruppi
dei canti liturgici (2 Chron. 2 9 , 3 0 ) ; è possibile che di coristi. Piuttosto si tratterà di corporazioni che
221 (VII,I283) sir (M. Kleer) (vii,1284) 222

si prendevano cura dei canti liturgici, li tramanda­ ti menzionati al v. 6b). Di conseguenza in questo
vano - ciò significa anche che li interpretavano e li passo sir si dovrebbe rendere in senso complessivo
modificavano - e sapevano come eseguirli nel con «musica», «fare musica». Siffatti canti di vitto­
modo giusto. Non ci si sbaglia quindi mettendo in ria profani sono peraltro qualcosa di più di sem­
relazione l’attività dei cantori con l'incombenza plici gesti di gioia di secondaria importanza. Per le
levitica generica del ‘custodire’ (smr), ossia con la truppe che rientrano in patria, essi valgono come
cura e la trasmissione delle tradizioni sacre. Par­ riconoscimento della loro vittoria e possono com­
tendo da qui diventa molto verosimile l’idea che in portare anche conseguenze politiche, come mo­
questi Leviti del tardo periodo postesilico e in strano le reazioni di Saul al canto qui eseguito.
questi cantori levitici si debbano vedere i prede­ Così il canto di vittoria delle donne, accompagna­
cessori dei masoreti, come ha spiegato di recente to dalla danza, può diventare un canto politico.
M. Gertner e come hanno affermato di fatto alcuni (3) I due canti in Ex. 15 vogliono essere una ri­
tra gli stessi masoreti» (Gunneweg 214). sposta dell’uomo che loda ed esalta un avveni­
mento salvifico opera di Dio. Si discute sul genere
Particolare attenzione merita 2 Chron. 2 0 , 2 1 ; qui,
come Biichler (ZAW 1 9 [ 1 8 9 9 ] 1 0 0 s.) ha già fatto letterario del più lungo, il «cantico del mare» (Ex.
notare, il linguaggio cronistico stereotipato della 15,1 b - i8) cantato da «Mosè e gli Israeliti» (v. 1)
musica cultuale è assente; invece risaltano la designa­ (cfr. Zenger, VTS 32,45 5 s.; Strauss 105-109), così
zione, attestata solo qui nel materiale cronistico tipi­ come del suo rapporto con il «cantico di Miriam»
co, della musica come rinnà, le singolari combina­ (Ex. 1 5,2o-2ia).2ib [cfr. Zenger 453 s.; Burns 13-
zioni mesòrerim + lejhwh e mehal lim + lehadrat- 16]). Il «cantico del mare» inizia al v. ib con l’invi­
qódes e l’introduzione, anch’essa priva di analogie to a cantare, che ne fa già parte. Segue la motiva­
all’interno delle Cronache, sul tema del «ringrazia­ zione introdotta con ki, che indica anche il tema
re Jhwh», con w e’ómerim (cfr. 1 Chron. 1 6 , 3 4 II ^s-
del canto di lode. Il singolare nel predicato dell’in­
1 0 6 , 1 ; 1 Chron. 1 6 , 4 1 5 2 Chron. 5 , 1 3 ; 7 ,3 .6 ). Perciò 2
Chron. 2 0 , 2 1 non può essere attribuito alla rielabo­ troduzione redazionale (v. ìa), nonostante il sog­
razione più ampia, particolarmente interessata ai getto al pi. «Mosè e gli Israeliti», consegue da un
musici, in Esdra-Neemia e 1 - 2 Cronache, bensì ap­ lato dall’invito al singolare (y. ib) e serve peraltro
partiene a uno strato più antico di 1 - 2 Cronache (di- a mettere in risalto Mosè.
veramente Ruffing). q Steim Il «cantico di Miriam», in quanto canto di vitto­
ria, accompagnato probabilmente da danza, con la
c) Al di fuori dei Salmi, nonché dell’ambito di sua introduzione fa riferimento all’usanza delle
Esdra-Neemia e 1-2 Cronache, la classificazione donne di andare incontro alle truppe che rimpa­
delle attestazioni è resa più difficile dal fatto che triano vittoriose cantando, suonando e danzando
ricorrono in parte in canti molto importanti e in (cfr. 1 Sam. 18,6 s.; anche lud. 12,34). Ma poiché
contesti quanto mai differenti. Perciò prenderemo tale usanza non collima con la situazione presup­
in considerazione innanzitutto i canti importanti posta presso il Mare dei Giunchi (cfr. M. Noth,
ciascuno per conto proprio, poi le ricorrenze a ATD 54, 97), esso subisce qui una modifica. Poi­
seconda del contenuto. ché Jhwh è l’unico vincitore, sono invitati a canta­
a) In 1 Sam. 18,6 s. emerge l’usanza di Israele e re gli Israeliti (imperativo masc. pi.) e non soltanto
del Vicino Oriente antico, secondo cui le donne le «donne» (v. 20) (in / Sam. 18,6 s. manca qualsi­
uscivano dai loro villaggi e dalle loro città per an­ voglia invito a cantare). Di conseguenza anche
dare incontro alle truppe che tornavano vittoriose Miriam canta (‘dna, v. 21 a) non alle «donne» (là-
dalla battaglia cantando, suonando strumenti e hem; Burns 12 s. n. 4, riferisce il suffisso masc. alle
danzando (cfr. Ind. 11,34). Il canto citato al v. yb «donne») bensì a tutti gli Israeliti, e di fronte a
può dunque essere definito un «canto di vittoria» loro si fa «cantatrice» (cfr. Seidel, BEATAJ 12 ,19 ;
e la danza una «danza di saluto» (Seidel, BEATAJ cfr. lud. 15,12-16 .17). Il breve versetto del canto
12, 69). Il termine sir è un sostantivo, o verosimil­ (v. 2ib) qui va forse inteso - come mostra anche la
mente un infinito sostantivato con articolo. Perciò sua ricorrenza quasi con le medesime parole in Ex.
qui alla traduzione «canto» va preferita l’interpre­ 1 5,ib - come ritornello (cfr. Scharbert 401. 416;
tazione nel senso del «cantare». Il fatto che sotto Soggin 382; Brcnner 40 s.). Seidel (20) ritiene che
la preposizione l e accanto a sir e a mehdlòt «danza l’ invito a cantare in origine fosse parte della prassi
in cerchio» non sia menzionato nessun termine di esecuzione del canto stesso (e quindi non ap­
proprio per il suono strumentale, potrebbe indi­ parterrebbe al suo testo) e perciò intende ki in
care che sir comprende entrambi: cantare (cfr. il senso dcittico («di conseguenza»), ma il testo
testo del canto al v. 7b) e suonare (cfr. gli strumen­ complessivo dei w . 20 s. formula il canto come un
223 (vii >I284) sìr (M. Kleer) (v ii, 1 2 8 5 ) 224

inno e considera l’invito una componente del testo in Iud. 5,12; d’altronde qui il canto non è il «canti­
del canto. Presumibilmente qui - come anche in co di Debora» (cfr. H.W. Hertzberg, ATD 94, 173
altri passi affini - si decide a torto in favore di un s.). Con l’attribuzione del «cantico di Debora»
k i causale (cfr. M. Noth, ATD j 4, 96 s.) o deittico. alla profetessa (Iud. 4,4) Debora questa composi­
Il resoconto concreto che segue al ki è motivo di zione poetica, al pari del «cantico di Miriam», è
lode e al contempo è esso stesso lode («L’afferma­ caratterizzata come un canto profetico e quindi
zione che segue all’invito alla lode è la motivazio­ come un canto ispirato.
ne per lodare e anche la lode stessa» [Burns 31]).
Dopo il grido che richiama l’attenzione universale
Burns (11-40) intende la «celebrazione di Miriam» («re», «principi»), al v. 3 (che appartiene al canto) si
come un festeggiamento per la vittoria, poiché da un ha l’invito a «cantare» (’àsirà) e a «suonare» (’àzam-
lato Dio stesso è il guerriero vittorioso esaltato c mèr), ma senza kì. Il duplice ’ànòki in ’ànòki jhwh
dall’altro la danza e il canto di Miriam sarebbero ’ànòki ’àsirà solleva l’interrogativo sul suo senso
azioni specificamente cultuali. Il loro Sitz im Leben preciso. Weiser (73) intende ’àndki jhwh come una
originario - sostiene Burns - non è l’usanza delle frase nominale («professione di fedeltà a Jhwh»: «io
donne che vanno incontro alle truppe vittoriose che appartengo a Jhwh»), cui segue quindi l’espressione
rimpatriano, bensì un evento liturgico in un santua­ verbale ’àndki ’àsirà. Ma questa soluzione è impro­
rio ebraico («Hebrew shrinc», 40). Entro la cornice babile (cfr. J.A. Soggin, Judges, OTL, 84), dato che si
di questa celebrazione liturgica Burns considera la oppone ad essa da un lato il parallelismo con 'àzam-
danza come ripetizione scenica drammatica delle im­ mér lejhwh e dall’altro la combinazione attestata
prese compiute sul campo di battaglia e il canto in spesso del verbo sìr (in particolare nel caso dell’im­
certo modo come una ripresentazione del grido di perativo e dei coortativi) con lejhwh. L ’accento po­
guerra o dei «suoni vibranti» (38) che accompagnano sto sulla cantatrice (due volte «io») corrisponde alla
le imprese compiute sul campo di battaglia. sottolineatura dell’oggetto indiretto jhwh , ottenuta
M. Noth (ATD 54, 98) suggerisce che la desi­ ponendolo al primo posto.
gnazione di Miriam come «profetessa» intenda ca­ La combinazione dabberi-sir (v. 12) nell’A.T. si
ratterizzare la donna come «estatica» (cfr. 1 Sam. trova solo in questo passo. Per questo J. Gray (Jo-
sbua, Judges and Ruth, NCeB, 283 s.) propone
10,5 s-)> ma Burns (46-48) nega questo carattere
l’emendazione 'uri dabberi ’àsirajik «alzati, conduci
estatico e considera il titolo di «profetessa» sem­ dietro di te i tuoi prigionieri», facendo derivare dab-
plicemente come una successiva identificazione bèr da un vocabolo imparentato con l’ar. dubr «dor­
(anacronistica) di Miriam, avvenuta più di recente. so». In questo modo egli ritiene di ristabilire il paral­
Ma, a prescindere dall’anacronismo, la definizio­ lelismo con il colon che segue. Ma qui non c’è alcun
ne, nel testo com’è ora, serve a caratterizzare me­ motivo per una congettura, poiché dabberìsìr in rap­
glio non soltanto Miriam bensì anche il suo canto. porto a debórà è un gioco di parole (cfr. Globe 172).
Definendo Miriam come profetessa si riconduce il
Il canto che Debora deve cantare al v. 12 è un
suo cantico alla dimensione di un canto profetico, «canto che incita alla lotta» o un «grido di batta­
quindi lo infine fa risalire all’ispirazione divina. glia» (H.W. Hertzberg, ATD 94, 179), per spinge­
y) Al pari dei due canti in Ex. 15, anche il «can­ re i guerrieri allo scontro. Stolz (109) tuttavia vede
tico di Debora» (Iud. 5,1.2-313) è una risposta di qui non un «canto normale di battaglia» bensì un
lode e di esaltazione per l’intervento vittorioso di canto «con una forza magica divina», che «non
Dio. Ma per quanto concerne la classificazione del
manca di esercitare la sua efficacia contro i ne­
genere letterario sono state avanzate diverse pro­ mici».
poste di soluzione (cfr. Schulte 178). J.A . Soggin
(Judges, O TL, 96) lo definisce una composizione Schulte (183) sostiene la tesi che il «canto di De­
bora», sia, «nella sua forma finale, una specie di 'ca­
poetica di esaltazione di eroi con elementi liturgi­
novaccio’, ossia il testo di una rappresentazione li­
ci. Tramite il v. 1, redazionale, questo canto viene turgica drammatica della battaglia di Debora... In tal
posto sulla bocca di Debora e Baraq. Come in Ex. caso Iud. 5,12 sarebbe un appello a Debora e Baraq a
15,1, a un soggetto al pi. si contrappone un predi­ comparire a questo punto sulla scena. Debora dovrà
cato al singolare. Inoltre qui il predicato ricorre cantare, vale a dire incitare le truppe alla battaglia ed
alla terza persona fem. singolare, sicché «e Baraq entusiasmarle all’inizio della campagna militare. Ciò
figlio di Abinoam» è verosimilmente un’aggiunta accadrebbe quindi con il successivo canto di lode e di
tarda: in un primo momento a cantare è solo De­ ammonimento» (cfr. la tesi di Burns sul rifacimento
bora (cfr. l’invito al singolare al v. 3). In ogni caso scenico in relazione a Ex. 15,20-21).
la donna - analogamente a Mosè in Ex. 15,1 - è S) Per il cosiddetto «canto della vigna» (Is. 5,1-
messa in particolare risalto. Forse ciò è suggerito 7) sono state proposte le più diverse classificazio­
anche dall’invito a cantare che è rivolto a Debora ni di genere letterario (cfr. le panoramiche e le
22 $ (V I I, 1286 ) sìr (M. Kleer) (v i i , 1 2 8 7 ) 2 2 6

proposte in Schottroff; Willis; Graffy; Yee; Shep- spetto a in Cersoy [40-44], «mon chant amicai», o
pard; Evans; Niehr), senza che si profili a tutt’oggi «le chant de mon amitié» per un congetturato sìrat
una qualche forma di consenso. A ragione Hòff- dòdaj). Per il genere letterario «canto dell’amico»,
ken definisce il «canto della vigna» una «singolare così individuato, il Sitz im Leben può essere solo
forma linguistica... che si distingue chiaramente immaginato: nell’indicazione del contenuto del
dalle forme linguistiche imparentate di cui siamo a canto, «sulla sua vigna», risuona in ogni caso an­
conoscenza». che la topica dell’amore (Cant. 1,6; 2,1 y, 6 ,11; 8,11
Il «canto della vigna» è introdotto dall’invito a s.). sìrat dòd fa pensare a sìrat j edìdót in Ps. 45,1,
cantare (coortativo) che il profeta rivolge a se stes­ che H. Wildberger (BK x/12, 167), anziché tradur­
so (v. ia). Questa forma, che si trova solitamente re con la resa altrimenti usuale di «canto dell’amo­
in un canto di tipo innico, prelude a un canto ca­ re», «canto d’amore», preferirebbe tradurre piut­
ratterizzato, nel senso più ampio, dalla gioia e tosto «canto delle amiche» (della sposa). In questo
dalla lode. Altrove la preposizione le con il verbo senso Ps. 45 nel suo genere letterario si riallacce­
sìr - con l’unica eccezione di Ps. 137,3 - è sempre rebbe a un canto in cui le amiche della sposa, in
combinata con termine indicante Dio, o un suffis­ occasione del matrimonio, esaltano con canti lei e
so con la stessa funzione, perciò già prima della lo sposo (in un’interpretazione messianica della
soluzione, al v. 7, abbiamo un chiaro indizio sul­ versione finale di Ps. 45 [cfr. F.-L. Hossfeld - E.
l’identità divina dell’ «amico», benché nell’A.T. Zenger, Die Psalmen, N EB, 278-284] le amiche
jàdìd designi soprattutto l’ «amato» da Dio (cfr. H. della sposa, «figlie di Sion», sarebbero i popoli).
Wildberger, BK x/12, 167). Hòffken (396 n. 15) Accanto al «canto delle amiche» (costruito con
traduce il v. ia: «Voglio cantare per il (nell’inte­ jàdìd e sir) vi sarebbe quindi un «canto delPami-
resse del, al posto del) mio amico amatissimo il co» (costruito con dòd e sirà), che un amico canta
canto del mio amico sulla sua vigna». Ma l’idea all’altro in occasione del matrimonio di questo
che il profeta canti al posto del suo amico è pro­ secondo (cfr. anche, in Junker [264 s.], l’idea del
blematica, perché i vv. ib.2 parlano dell’«amico» profeta come «amico dello sposo», il quale peral­
alla terza persona (cfr. Cersoy 42; Schottroff 76 tro come mediatore con il «canto del suo amatissi­
vede il problema, ma ritiene che l’espressione resti mo sulla sua vigna» - guardando a quanto segue -
«entro la cornice delle possibilità poetiche»). Far esprimerebbe un lamento contro la sposa). Secon­
iniziare il canto stesso al v. 3 è così poco convin­ do la tesi qui proposta, al v. ia il cantore profetico
cente (cfr. Cersoy 42), quanto lo è una soluzione comunica l’impressione di intonare un «canto
letteraria (così Hòffken 404 ss.). Nella locuzione dell’amico» gioioso e in stile innico, che di solito
sir le la preposizione altrove significa «di, su, rela­ ha la sua collocazione nella celebrazione di un ma­
tivo a (Jhwh)» e anche «per (Jhwh)» o «in onore di trimonio e nel quale si tratta della sposa e del­
(Jhwh)» (sulla questione cfr. de Boer, spec. 61 s.; l’amore («vigna») nonché dello sposo/amico. «Vo­
K B L 3 1372). Il significato sfumato di le va preso in glio cantare sul mio amico c rendergli onore, vo­
considerazione anche per Is. 5,1 a: «Voglio cantare glio cantare il mio ‘canto dell’amico’, voglio can­
del/sul mio amico e rendergli onore». tare sulla sua vigna, la sua sposa e il suo amore e in
sìrat dòdi viene reso comunemente con «canto suo onore». Questo annuncio, che si propone di
del mio amico, del mio amatissimo, del mio ama­ attirare l’attenzione degli uditori, fin dall’inizio ri­
to» (cfr. tra l’altro H. Wildberger, BK x/12, 163; sulta ambivalente: sìr con le rimanda all’identità
O. Kaiser, ATD 17 5, 96; Schottroff 76). Ma accan­ divina dell’amico, e l’immagine della vigna si pre­
to al problema già menzionato per quanto concer­ sto subito a un riferimento al paese e al popolo
ne i vv. ib.2, sorprende il cambiamento nella desi­ d’Israele (Ps. 80; Ier. 2,21; Hos. 10,1). Ciò che se­
gnazione dell’ «amico» (2 volte jàdìd ; una volta gue di fatto non corrisponde in alcun modo al
dòd), la cui spiegazione come gioco di parole (cfr. «canto dell’amico» preannunciato e quindi atteso
Willis 362) sembra poco plausibile. Ciò suggerisce (il «canto della vigna» quindi non costituisce un
l’ipotesi che sìrat dòd[ì] sia una frase fatta che non esempio di «canto dell’amico»), ma serve piutto­
designerebbe il canto dell'amico, ossia il canto che sto a dimostrazione della colpa o giustificazione
questo amico (che non è colui che canta) avrebbe di Jhwh.
composto, bensì «il (mio) ‘canto dell’amico’», e) Sul piano linguistico è sorprendente Is. 26,1,
ossia il canto che nel caso concreto risale al canto­ per via della forma bof. che ricorre solo qui e a
re profetico (sul suffisso in simili locuzioni cfr. ad causa della combinazione hassìr hazzeh, anch’essa
es. Deut. 1,4 1; GKa § 1 3 5n; il concetto di «canto attestata solo in questo passo. Il vero e proprio
dell’amico» significa qui qualcosa di diverso ri­ canto, costituito dai vv. ib-6 (sulla delimitazione
2 2 7 (V IM 287) sir (M. Kleer) (v ii,1288) 228

cfr. O. Kaiser, ATD 182, 165 s. n. 5; H. Wildber­ nel fatto che si compie tramite il re dei Persiani C iro,
ger, B K x/2,900 s.), segue l’introduzione seconda­ e non con l’ esercito e la potenza d ’Israele. Entro
ria del v. ia, grazie alla quale (bajjóm hdhu>) il l’ orizzonte teologico della creazione e della storia,
questa «novità» è più di un semplice rinnovamento o
brano diventa un «canto escatologico» e viene
mutamento; è piuttosto un «fenomeno che riguarda
messo in rapporto con l’apocalisse di Isaia (cfr. una realtà davvero nuova, in precedenza mai esistita
Wildberger 900 s. 977). Ma Kaiser (144.165 s.) du­ e tuttavia in qualche modo scaturita dal nucleo di ciò
bita che il «canto profetico» introdotto dal v. la che già esisteva» (R. N orth, -» voi. li 821).
fosse in origine autonomo e indipendente dal con­
testo attuale. Se si presuppone un’autonomia ori­ Su questo sfondo la novità, nel «canto nuovo»
ginaria, l’inno dovrebbe aver avuto il suo Sitz im del Deuteroisaia non va intesa tanto dal punto di
Leben originario in una processione al santuario vista di criteri formali (un «nuovo tipo di salmo»,
in occasione di una celebrazione di vittoria, ossia C. Westermann, ATD 194, 85) o emotivi (cfr. L.
dovrebbe essere stato un «canto cultuale» (cfr. Elliger, B K x i / i , 245). Piuttosto il «canto nuovo»
Wildberger 976 s.; per il «canto cultuale» o «canto vuole essere una riposta data in anticipo alla
di ringraziamento» cfr. l’elenco in Kaiser, t 66 n. promessa di una nuova azione di Jhwh (v. 9: «Io
6). Con l’inserimento in un contesto escatologico annuncio qualcosa di nuovo»; enunciato nel canto
esso divenne poi un «canto cultuale escatologico», stesso al v. 13, o a partire dal v. 13), con la quale
al quale si riferisce ora esclusivamente, nel testo egli davvero produce qualcosa di nuovo (cfr. Ma­
attuale, la designazione di «canto» (su sir per theus 6. 13 6). «Un canto nuovo s’addice a un’era
«canto cultuale» cfr. Is. 30,29; Am. 5,23; Ps. 30,1; nuova» (Gonda 284). Se (con Elliger 245. 252) si
92,1 ecc.). Il contesto escatologico dovrebbe for­ interpretano in termini escatologici l’intervento
nire anche un indizio per la forma hof. al v. ia. imminente di Dio e la nuova era annunciata (defi­
Poiché si dovrà dimostrare anzitutto chi appartie­ nitivi) - su questo peraltro il Deuteroisaia avrebbe
ne al «popolo (gojì) giusto, che serba la fedeltà» (v. sbagliato, perché con essa non si ottenne il rimpa­
2), la forma passiva è quanto mai adatta a mante­ trio dall’esilio - il «canto nuovo» si trasforma in
nere indeterminato il soggetto del cantare. Diver­ un «canto escatologico». Marbòck (208) fa co­
samente dal «canto della vigna», qui il canto pro­ munque notare che «l’aspetto sorprendente e
fetico non è una dimostrazione della colpa o una creativo» della nuova azione di Dio rimane, anche
accusa, bensì la promessa di un futuro (escatologi­ se si nutre qualche riserva nei confronti di una
co), peraltro non senza un impulso per il presente interpretazione escatologica. Secondo Marbòck
(cfr. v. 4). (218) nel Deuteroisaia si trovano solo accenni a
'0 Al di fuori dei Salmi la locuzione «canto una nuova azione di Dio che sia «definitiva». In
nuovo» è attestata soltanto in Is. 42,10. Sul dove questo senso il «canto nuovo» nel Deuteroisaia è
finisca il «canto nuovo» che inizia al v. 10 non c’è escatologico solo in termini molto relativi. Anche
accordo (al v. 13: tra gli altri K. Elliger, BK x i / i , nel «canto di lode di Giuditta» (Iudith 16,1 ss.),
242-245; al v. 17: tra gli altri J.L. McKenzie, Sec- che Seidel (BEATAJ 12, 201) mette in relazione
ond Isaiah, AB 20, 42-44; cfr. anche Darr). Indi­ col culto nel periodo maccabaico, ricorre l’espres­
pendentemente dal chiarimento del difficile pro­ sione «canto nuovo» (u(j.voq xaivó;;, v. 13; come in
blema della priorità della locuzione in Ps. 96; 98; Is. 42,10 LXX). In proposito Seidel osserva: «Se si
149 o in Is. 42 (cfr. quanto è stato detto sopra sul pensa che sullo sfondo vi sia la ripresa del culto in
«canto nuovo» nei Salmi), sorge la questione sul Gerusalemme, ha senso parlare di un ‘canto nuo­
motivo e sul contenuto della novità nel «canto vo’». Lo stesso si potrebbe presumere anche per il
nuovo» nel Deuteroisaia. «canto nuovo» nel Deuteroisaia. Poiché la cata­
strofe del 587 a.C. comporta la cessazione dei can­
La questione va risolta nel contesto del «discorso ti (antichi) (cfr. minacce analoghe in Amos, e
su ciò che fu un tempo, ciò che venne dopo e il nuo­ l’impossibilità di cantare «i canti del Signore» in
vo», che costituisce «un aspetto com positivo essen­ esilio, Ps. 137,2-4), il nuovo canto che torna a in­
ziale della prima parte del Deuteroisaia» (capp. 40- nalzarsi dopo un periodo di silenzio fa sì che si
48) (Matheus 140). Nonostante tutte le differenze possa usare la definizione di «canto nuovo». Di
nei particolari, soprattutto per quanto riguarda l’ap­
conseguenza il «canto nuovo» conviene soprattut­
prezzamento di «ciò che è accaduto un tempo», il
«nuovo» è colto sotto molti aspetti nella liberazione
to all’epoca del tardo esilio e dei primi tempi post­
dalla cattività dell’esilio (e nel rimpatrio a essa colle­ esilici.
gato) (cfr. tra gli altri Matheus 133-T42), che secondo Nel caso del «canto nuovo» in Is. 42 è teologi­
C. Westermann (T H A T 1 527) si dimostra come tale camente rilevante che rispetto ai canti di vittoria in
2 2 ? (V II, 1 2 ^ 9 ) sìr (M. Kleer) (v ii, 1290) 230

Ex. 15 e Iud. 5 qui si canta esaltando in anticipo hazzó’t), e dopo l’esecuzione del canto alla con­
(cfr. il par. t'hillà al v. 10) il vittorioso intervento statazione narrativa che «Mosè recitò tutte le pa­
di Dio previsto per il futuro, non solo da parte di role di questo canto» (32,44) segue l’invito dello
Israele ma anche da parte degli esseri di tutto il stesso Mosè a conservare «tutte le parole di questa
mondo (il mare, la steppa, i monti; cfr. K. Elliger, direttiva» e a metterle in pratica (v. 46). Questo
BK xi/i, 243. 248), o delle «creature» (C. Wester­ passaggio improvviso da «canto (di Mosè)» a «to­
mann, ATD 194, 86). Cantare un «canto nuovo» rà» consente una sola conclusione, che il redattore
implica quindi una confessione di fede di prima finale ha volutamente identificato le due cose (in
qualità. Deut. 31,14-32,52) (cfr. anche Casetti 389). La to­
r() Il «canto di Mosè», detto nella soprascritta rà e il canto diventano una sola cosa; si pone quin­
sirà (Deut. 31,30; 32,1-43), è dal punto di vista del di un parallelo tra questo «canto-torà» (riepiloga­
genere una «costruzione mista» (cfr. Preuss 167): tivo) e la torà che Mosè in 31,9 mette per iscritto.
lo caratterizzano elementi sapienziali e profetici, Mentre quest’ultima viene consegnata ai sacerdoti
la descrizione della guerra di Jhwh, nonché l’an­ e agli anziani perché sia proclamata in pubblico
nuncio del giudizio e scene di giudizio, come an­ ogni sette anni, il «canto-torà» viene posto accan­
che elementi innici. Ma ancor più determinanti to all’arca del patto, ossia accanto alle tavole della
per la caratterizzazione del «canto di Mosè» sono legge (10,5).
le affermazioni della cornice di stampo dtr. (Deut. Ben lungi dall’indicare una qualsivoglia attività
31,14-30; 32,44-52), secondo la quale il canto de­ musicale (il suono di strumenti musicali ecc.),
v’essere «scritto», «insegnato» e «posto in bocca» l’ispirato «canto di Mosè» appare piuttosto come
(31,19.22), e deve servire da «testimone» tra gli la sua eredità (cfr. la cornice con il motivo della
Israeliti (31,19.21; cfr. anche l’appello rivolto a morte di Mosè in 3iji4-16.f27.29] e 32,48-52) e,
cielo e terra perché fungano da testimoni, in 31,28; soprattutto in contesto giuridico, come testimone
32,1). Alla stesura per iscritto e alle medesime ap­ e come torà da insegnare e da apprendere.
plicazioni è soggetta anche la torà (31,24.26; 32, '3) Ricorrono «canti» in contesto giuridico an­
46), perciò in Deut. 31,14-32,52 si pone la que­ che in Gen. 31,27. H. Gunkel (G H K i/ i6, 347) ri­
stione del rapporto tra il «canto di Mosè» e la torà tiene che si tratti di «un genere letterario di discor­
stessa. si di congedo di tenore gioioso, che trattavano
della benedizione di Dio, di un viaggio felice e di
Eissfeldt (spec. 330-333) suddivide Deut. 31,9-32, un gioioso rimpatrio». Ma non si può certo dire
47 in due «gruppi di testi... che propriamente si
che questa sia una descrizione adeguata dei «can­
escludono l’un l’altro». Quello che parla della legge
avrebbe l’intento di sostituire il gruppo testuale più ti» di questo passo. L ’intero capitolo di Gen. 31 è
antico, che tratta del «canto di Mosè» per «porre la caratterizzato dal linguaggio e dal tenore giuridi­
legge al posto del canto». Le sezioni sulla legge in­ co, e termina con la stipulazione di un contratto
tendono inoltre «sviluppare» le sezioni sul canto e tra Giacobbe e Labano, per regolare il futuro delle
interpretarle in questo senso, in modo tale che «il figlie di Labano. Su questo sfondo «un siffatto di­
canto viene inteso ora come una sintesi pressante staccarsi (di Giacobbe) dal legame con la grande
della legge». G. von Rad segue il cammino inverso famiglia... era un atto di violenza» (G. von Rad,
(ATD 82, 136) e conclude che «chi ha voluto ancora­ ATD 2-4®, 269) o una violazione del diritto. Se La­
re il canto di Mosè in questo complesso di tradizio­
bano in questo contesto parla di «canti», non in­
ne, un formulario di discorsi che originariamente
trattava della stesura per iscritto della legge, lo ha tende genericamente canti gioiosi di congedo.
adattato al suo scopo». Von Rad (143) parla inoltre Piuttosto si tratta evidentemente (con Mabee 197
di un «doppio binario» di canto e legge, G. Braulik n. 12) di un genere letterario relativo al trasferi­
(Deuteronomium, NEB, 235) della loro voluta «po­ mento della figlia dalla sfera di protezione del pa­
larizzazione», con l’obiettivo di far confluire insieme dre a quella del marito, e alla fondazione, che così
la torà e il canto, e Preuss (164) dell’intenzionale si compie, di una nuova famiglia. Stando così le
«accostamento e affiancamento di canto e legge». cose, nella circostanza di un siffatto trasferimento
Queste formulazioni orientano nella direzione giu­ ai «canti» spetta una (non meglio precisabile) fun­
sta, ma non considerano con coerenza il testo nella
zione giuridica. Se in occasione del congedo di
sua forma finale.
Gen. 32,1 non vi sono «canti» di sorta, ciò dipende
In De ut. 31, dal v. 22 al v. 24 l’espressione cam­ dal fatto che per il procedimento giuridico posto
bia inaspettatamente passando da «questo canto» in atto, con la conclusione del contratto e il ban­
(hassirà hazzó’t) alle «parole di questa direttiva» chetto comune che ne è seguito è già stato fatto
(dibrè hattórà-hazzó’t; cfr. il v. 30: dibrè hassirà abbastanza.
231 (vii, 1291 ) sir (M. Kleer) (vn,i29i) 232

t) Un Sitz im Leben importante del canto sono 245 suggerisce che si tratti della festa del nuovo
il mangiare e il bere. Il Siracide esorta esplicita­ anno o delle capanne), e Ecclus 50,18 (il giorno
mente gli anziani a limitare l’insegnamento al ban­ della riconciliazione).
chetto e a non impedire il canto (Ecclus 35/32,3). Come il canto e la musica sono espressione di
Inoltre egli paragona il «canto giusto» (mispàt sir) gioia di vivere, profana o religiosa, così il tacere o
in occasione della vendemmia a un rubino su un il silenzio sono segno di castigo e di sventura, di
monile d’oro (35/32,5)- Si tratta di «canti di bevi­ lutto e di morte. Cfr. Is. 24,9, in relazione alla con­
tori», sebbene sir in questo passo possa essere reso sumazione di vino, nella descrizione del giudizio
con musica (da tavola). Su Is. 24,9 H. Wildberger apocalittico sul mondo; Eccl. 12,4 nella descrizio­
(BK x/2, 926) osserva: «Di un banchetto... fanno ne della morte individuale, più che della vecchiaia
parte il vino e il canto, e il canto con accompagna­ (cfr. Ogden 33-35); cfr. anche Ezech. 12,4. Il ca­
mento musicale». Che questa usanza fosse carat­ rattere prevalentemente gioioso dei «canti» emer­
teristica soprattutto della corte risulta chiaro dalle ge dalla minaccia di Am. 8,10, di trasformare i
parole con le quali Barzillai rifiuta di salire con il giorni di festa in lutto e «tutti i vostri canti in la­
re David a Gerusalemme, perché - osserva - a mento funebre (qina)», dove il «canto» risulta ad­
causa dell’età non è più in grado di mangiare e be­ dirittura come l’opposto della lamentazione fune­
re, e non può nemmeno più ascoltare i musici e le bre. Su questo sfondo la drammaticità del detto
musicanti (2 Sam. 19,36; cfr. Eccl. 2,8). profetico di Am. 8,3 emerge chiaramente: anziché
La musica e il canto fanno parte anche del ban­ esprimere gioia, «i canti del palazzo/tempio (am­
chetto o festino criticato in Am. 6 (v. 5, kelè sir biguità voluta?) in quel giorno urleranno», poiché
«strumenti musicali»). Secondo A. Weiser (ATD vi saranno molti cadaveri, e alla fine del versetto
24*,178) si tratta precisamente della critica al «lus­ lasciano il posto al silenzio, segnalato dal grido
so nella vita privata di persone in posizione di pre­ «Silenzio!».
stigio», quindi di un banchetto profano. Barstad
(127-142) invece, guardando al marzèdh di Am. H.W. Wolff (BK xiv/22, 366), insieme ad altri ese­
6,7(«celebrazione cultuale con banchetto», K B L 3 geti, corregge sirót «canti» in sdrót «cantatrici», per­
ché il pi. sirót non ricorrerebbe mai altrove. A pre­
599), riconosce nei w . 4-6 un’accusa per una colpa
scindere dal fatto che sirót è attestato in Ecclus 39,15,
di tipo religioso (più prudente H.-J. Fabry, -» voi. sarebbe questo l’unico caso in cui «cantatrici/musi­
v 365), ossia ritiene che si tratti di un banchetto canti donne» sono menzionate da sole senza colleghi
cultuale. Che anche in queste occasioni - persino maschi. Sulla sorprendente formulazione, ammesso
in banchetti cultuali - in particolare a motivo della che in Am. 8,3 si mantenga «canti», cfr. Ecclus 50,18
(abbondante) consumazione di vino (6,6), si po­ («Il canto / la musica (sir) fece sentire la sua voce / il
tesse arrivare a eccessi, lo attesta la critica mossa suo suono»). Altrettanto sorprendente nella formu­
da Amos a queste celebrazioni. Quello che pro­ lazione, il verbo sir ricorre in Soph. 2,14. Dopo la de­
priamente avrebbe dovuto essere un canto, in re­ vastazione di Ninive «una voce canta (poi.) nella te­
nebra». Nell’uso di sìr diversamente dalla consueta
altà era solo uno sbraitare. Anche mAm. 5,21-27 connotazione (KBL3 1372, «gracchiare»), qui «can­
una celebrazione cultuale con il banchetto sacrifi­ tare» diventa addirittura un segno di devastazione.
cale come sua componente (cfr. H.W. Wolff, BK
xiv/22, 307 s.) fa da cornice per la musica e il canto. x) Ci limitiamo qui di seguito a menzionare al­
Insieme a tutta quanta la festa, Jhwh respinge il cuni altri ambiti nei quali il «canto» è ambientato.
hdmón dei «canti» e il suono della lira che li ac­ Il primo ambito in cui il termine ricorre è quello
compagna (v. 23). Il par. zimrà («suono» delle tue della sapienza. Una forma di discorso sapienziale
arpe) e il ricorrere di hdmón in Ps. 42,5, peraltro è il «canto», come emerge dalla posizione dell’in­
con una connotazione liturgica positiva, non per­ dicazione numerica in riferimento ai «canti» di
mettono di pensare a un significato negativo di Salomone nella descrizione della sua sapienza, do­
hdmón sirèkà (nel senso, ad es., di «frastuono» dei ve sir ricorre in parallelo a mdsdl (1 Reg. 5,12).
tuoi canti). Qui il riferimento dovrebbe essere Nella sua «lode ai padri» il Siracide ha ripreso il
piuttosto al «fluttuare» (traboccante per l’eccita­ motivo della sapienza di Salomone, che si esprime
zione) dei canti (il che varrebbe anche, analoga­ in «canti»: «Tramite il canto, il proverbio (mdsdl),
mente, per Ezech. 26,13). Come ulteriori attesta­ l’enigma e il detto didascalico tu hai trascinato i
zioni della musica e del canto in occasione di cele­ popoli nello stupore» (Ecclus 47,17; cfr. anche
brazioni cultuali, cfr. Is. 30,29 (sul problema rela­ 47,15). In Ecclus 51,29 il maestro di sapienza esor­
tivo a quale festa sia chiamata in causa, cfr. H. ta i suoi scolari: «La vostra (propriamente: la mia)
Wildberger, B K x/3, 1220; O. Kaiser, ATD 182, anima si rallegri per il mio insegnamento, e non
233 ( v i i , 1292) sìr (M. Kleer) (v i i , 1293) 234

vergognatevi del mio canto (sirà)». Eccl. 7,5, inve­ questo caso dal canto] anche una certa influenza
ce, all’azione di rimprovero dei saggi contrappone sulla materia su cui si lavorava» (375).
il canto degli stolti, che al v. 6a è ulteriormente ca­ 0) Il nesso allo st. cs. con sir come nome retto
ratterizzato come riso degli stolti. Si tenga presen­ serve anche a designare vari strumenti musicali. Al
te altresì il gioco di parole al v. 6 di sir con sìr primo posto occorre menzionare qui la combina­
«pentola» e sìrìm «spine», col quale sir riceve una zione kelè-sir (Am. 6,5), attestata anche nei libri
ulteriore sottile caratterizzazione. In Eccl. 7,5.6a delle Cronache e in Neemia, che significa «stru­
trova espressione peraltro una posizione contro la menti musicali» in generale (per la loro determi­
quale lo stesso Qohelet obietta (cfr. N. Lohfink, nazione precisa v. sopra, a / Chron. 15,16; 16,42; 2
Kohelet, N EB, 51; Michel 134-137). Chron. 5,13). Ma in Am. 6,5, data la menzione di
X) Un canto presentato col suo testo completo e néhel nel colon parallelo, si dovrà pensare (princi­
attribuito a Salomone è lo sir hassìrìm. Questo ti­ palmente) a strumenti a corda. Designano in mo­
po di nesso allo st. cs. serve a esprimere il superla­ do particolare gli strumenti a corda le combina­
tivo, e può essere reso in diversi modi: «canto dei zioni neginót sìr (Ecclus 47,9) e mine sir (Ecclus
canti», «il canto più eccellente», «il canto più bel­ 39,15; così la lezione di Vattioni). Poiché tali com­
lo», «il canto elevato», «il canto per eccellenza» binazioni ricorrono solo nel Siracide, e neginà co­
ecc. Al riguardo merita osservare che questo titolo me pure mèn già di per sé significano «strumento
riepiloga in un unico grande cantico tutto un libro a corda», si dovrà pensare che siano costruite per
biblico, che consta di 52 (G. Krinetzki, Hoheslied, analogia con kelè-sir, con la relativa specificazione
N EB, 11) canti singoli. Krinetzki (24 s.) suggeri­ (in entrambe le attestazioni nello stesso versetto è
sce che il redattore finale e l’editore del Cantico menzionato anche il néhel). L ’impiego del sost. sir
siano da collocare nell’ambiente della sapienza, e nei nessi allo st. cs. caratterizza i vari strumenti
definisce il libro un «testo scolastico sapienziale». come strumenti (a corda) per accompagnare il
Tenendo presenti i canti d’amore egiziani O. Keel, canto, cioè strumenti di accompagnamento (cfr.
Z B K 18, 23-24, preferirebbe parlare invece di un anche siròt in Ecclus 39,15 e mizmór in Ecclus
«cantico di descrizione». 47,9). «Gli strumenti sono semplici strumenti per
p) Di «canto d’amore» (sir ‘àgàbim) si parla il canto, materiale di accompagnamento del can­
soltanto in Ezech. 33,32 (cfr. anche Ps. 45,1, sir j e- to» (Casetti 383 n. 70).
didót «canto d’amore»?) e in effetti semplicemen­ All’inverso, sono spesso menzionati in relazio­
te in un paragone: «Ecco, tu sei per lei come un ne al «canto» e a «cantare/fare musica» strumenti
canto d’amore, bello nella voce e buono (gioioso) musicali (specifici) (v. sopra), cosa che permette di
nel suono». concludere che frequentemente l’esecuzione del
v) È inoltre da menzionare il «canto della pro­ canto è accompagnata da strumenti musicali. Ma
stituta» (sìrat hazzónà, Is. 23,15). Come emerge come accade nei Salmi anche nell’ambito della let­
dalla citazione del versetto successivo, non si trat­ teratura che qui stiamo trattando l’accompagna­
ta di un canto cantato dalla prostituta stessa, bensì mento musicale dei canti non è affatto indispensa­
di un canto di scherno («canzonacela»; O. Kaiser, bile. Così, ad es. nel «canto del mare» (Ex. I5,ia.
ATD 182, 138) sulla prostituta dimenticata, in cui ib-18), nel «canto della vigna» (Is. 5,1-7) o nel
essa è invitata ad allettare di nuovo gli amanti con «canto nuovo» (Is. 42,10 s.) non si fa menzione di
canti e il suono della lira. nessuno strumento (cfr. inoltre Is. 26,ia.ib-6;
£) Se in Ecclus 38,25 si segue la lezione margina­ Cantico; Num. 2i,i7a.i7b-i8a). Nel «cantico di
le, se ne ricava un’attestazione del canto durante il Mosè» (Deut. 31,30; 32,1-43) e nei «canti sapien­
lavoro: «Egli sospinge il bue e (lo) riconduce in­ ziali» (v. sopra) manca per giunta un verbo per
dietro cantando / con un canto». «cantare», e in tal modo qualsivoglia riferimento a
Nel cosiddetto «canto del pozzo» (Num. 21, una qualche prassi musicale.
I7a.i7b-i8a) «si saluta gioiosamente lo ‘sgorgare’ Qui l’accento principale nel caso di accompa­
dell’acqua in un pozzo appena scavato» (M. Noth, gnamento con strumenti è posto, quando se ne
ATD 7, 140). Nonostante la singolarità dell’atte­ parla, sul sostantivo (e il verbo) sir, mentre dove
stazione, il significato di questo accadimento è ricorre sirà di norma nel contesto non si trovano
sottolineato dal fatto che il canto viene tramanda­ indicazioni di strumenti (fa eccezione Ecclus 39,
to nel suo testo. Casetti (cfr. O. Kaiser, Einleitung 15; in Is. 23,15 l’indicazione di strumenti fa parte
in das A.T., 51984, 382) chiama questo canto «can­ del contenuto del canto della prostituta e non alla
to di lavoro». L ’imperativo rivolto al pozzo di­ sua esecuzione), benché una sirà sia effettivamente
mostrerebbe «che ci si aspettava dalla musica [in «cantata» (Ex. 15 ,1; Num. 2 1,17; ^s- 5»1 )- Ciò si­
235 ( v i i , 1* 9 4 ) sir (U. Dahmen) (vii,1295) 236

gnifica che il linguaggio che si riscontra in quelle come unica attestazione nelle Hodajot; 1 iQMelch
parti dei Salmi che usano il termine sìr nel senso di 2,10.
un topos letterario può essere applicato anche al di a) n Q P sa 27 menziona l’attività compositiva e
fuori dei Salmi; in particolare, questo linguaggio poetica di David nei particolari. Accanto a 3600
• *1 VA A
caratterizza il sost. sira. salmi (thljm; 27,4 s.; non precisati ulteriormente;
Come il sost. sir è aperto a un significato che va cfr. sèfer hattehillim in 4Q491 17,4; cfr. inoltre
oltre il «canto/cantare» (Ecclus 40,21; 50,18), così l’ipotesi del Salterio come «libro di preghiera e di
si può dire anche per il verbo (1 Sam. 18,6). Ciò meditazione» avanzata da Fùglister [384; v. so­
vale in particolare per il ptc. qal. 1 Reg. 10,12 in­ pra]), sono menzionati - a prescindere da questi -
forma che sono stati costruiti kinnòr e nèbel per diversi tipi di canti (sjr) per un totale di 450; dei
gli sarim. Appartiene pertanto all’attività degli sà- 364 canti per l’olocausto quotidiano (11. 5 s., con
rim non soltanto il cantare, ma anche il suonare un’attestazione [/srr] per il verbo) non ne cono­
strumenti musicali. Perciò «musici» è la traduzio­ sciamo ormai nessuno. Dei 52 canti per il sacrifi­
ne adeguata per il ptc. qal anche negli altri passi in cio del sabato (1. 6) ci è stato conservato almeno il
cui è attestato. La traduzione «cantori» (così ad es. rotolo con i 13 canti per il primo trimestre dell’an­
K L 3 1372) ha senso soltanto in quanto chiarisce no in ShirShabb. Questo rotolo di canti, conserva­
che il canto in ogni caso appartiene alla musica to in più copie, la mancanza di altri resti per i tri­
come suo elemento essenziale (cfr. Sedei, BEATAJ mestri dal secondo al quarto, nonché la differen­
12,86). te definizione del genere letterario (n Q P sa 27,7
In 2 Sam. 19,36 ed Eccl. 2,8 i musici e le musi­ Iqwrbn hsbtwt; 4Q403 1, 1 30 ecc. srj ‘wlt hsbt)
canti rimandano indubbiamente alla corte, e a que­ non consentono un’identificazione di entrambe le
sto riguardo Seidel (81) suggerisce che vi fossero entità esente da dubbi (cfr. anche l’indicazione
di professione già alla corte di David. In 1 Reg. dell’autore lemaskil nei Canti per l'olocausto del
10,12 il tempio e il palazzo sono affiancati sullo sabato); peraltro l’eventualità che gli abitanti di
stesso piano, così che i musici non possono essere Qumran abbiano posto sotto autorità davidica le
riferiti a uno solo dei due ambiti. Dato lo stretto proprie composizioni di canti non può essere
legame tra il palazzo e il tempio al tempo di Saio- dimostrata direttamente. A ciò s’aggiungono altri
mone, si dovrà presumere che i musici operassero 13 canti, anch’essi a noi sconosciuti, per il sacrifi­
in entrambi (cfr. Seidel 85 s.). L ’unica attestazione cio nel giorno della luna nuova, 18 canti per i di­
chiara su specifici «musici del tempio» costruita versi giorni festivi, un canto per il giorno del­
con il ptc. qal si trova in Ezech. 40,44, a meno che l’espiazione (30 in tutto; 11. 7 s.). Come fossero
non si debba sanare il testo per congettura (cfr. intesi questi «canti» composti da David (il sing. sìr
Hurvitz 58). dovrebbe risalire al sing. in / Reg. 5,12) è di parti­
Poiché - a prescindere da Prov. 25,20 - il ptc. colare interesse: tramite le attività musicali del
qal si trova sempre al plurale, nel caso della musi­ cantare e del suonare strumenti (sjrpoi., ngn) e ri­
ca del palazzo e del tempio si dovrà pensare chia­ allacciandosi a 1-2 Cronache (cfr. 1 Chron. 6,16 s.;
ramente a gruppi musicali. 25,6 s.; 2 Chron. 29,27 s.; cfr. anche l’uso del verbo
M. Kleer sjr poi. in aggancio al ptc. poi. in 1-2 Cronache),
essi sono per lo più riferiti ai sacrifici nel culto del
iii.i. I L X X rendono il verbo sir soprattutto tempio. Perciò qui sìr sembra inteso come termine
con aàetv ma a volte anche con ujxveìv e ^aXxo)- tecnico per una particolare collocazione e impiego
Pi <* • VA VA a 1 • \ > ^ 1
oeiv; ì sost. sir e sira per lo più con (oòi] ma anche della musica sacra, ossia per i canti sacrificali (a
con ia[xa e '\ioX\ì.qc. differenza dei tehillim). Con questo non contrasta
2. A Qumran la radice sjr è attestata nel com­ iiQ P s3 27,9 s., dove sono menzionati altri 4 canti
plesso 30 volte, 10 delle quali finora non ancora ‘ lhpgw ljm , se con Blick, in riferimento alla tradi­
accessibili (tra esse tutti e 7 i passi con sirà [4Q334, zione rabbinica secondo la quale Ps. 91 ha proprio
6 volte] e un’attestazione col verbo). Le altre 20 questa funzione (7 bpgw'jm ), si pensa a 11Q
ricorrenze (sost. 18 volte; verbo 2 volte) possono PsApa (Ps. 91 + 3 salmi apocrifi) (cfr. J.P.M. van
essere suddivise a loro volta in due gruppi ampi e der Ploeg, Fs. K.G. Kuhn, 19 7 1,12 9 ; J.A . Sanders,
in più attestazioni singole: in soprascritte di canti D JD iv 93). Con tale collocazione ovviamente si
lemaskil 9 volte (ShirShabb 7 volte [altre 3 volte aprono problemi, poiché si sa che a Qumran il
ricostruite]; 4 Q 511 2 volte); nelle «composizioni culto sacrificale non è attestato. Una soluzione è
di David» (1 iQ Psa 27) 6 volte (v. sopra, m.2.a.d); offerta forse dai canti del sacrificio del sabato, che
infine in 3Q6 1,2; 4Q381 31,9; 4*3 M i 427 7>M1 si presentano come «canti sacrificali» (sjr *wl hsbt)
237^11,1295) sit (G. Vanoni) ( v i i , 1296) 238

ma di fatto non presuppongono più alcuna forma Nel caso in cui in 4Q413 1,1 la ricostruzione di sjr
di culto sacrificale, bensì la sua spiritualizzazione sia giusta, avremmo qui un ulteriore parallelo -
(«oblazione delle labbra»); cfr. iQ S 9,4 s.26; 10,6. questa volta sìr con mizmòr- con le relative possibi­
lità di un’interpretazione dal punto di vista della cri­
14); in tal caso gli altri «canti sacrificali» qumrani-
tica dei generi letterari (v. sopra). Data la mancanza
ci dovrebbero essere interpretati in modo analogo. di una waw tra i due termini e il contesto sapienziale,
b) In tutto sono 9 i canti di Qumran che porta­ si dovrebbe prendere in considerazione ancne l’even­
no nelle soprascritte l’aggiunta l emaskìl (-» s'kl), tualità di un nesso allo st. cs.: mzmr s[kl] o simili.
che va intesa nel senso della paternità letteraria (lc
auctoris). Dai sette passi sicuri (4Q400 3,11,8; 401 Un’altra attestazione del verbo si ha probabil­
1-25403 1,1,30511,18; 406 1,4; 1 iQShirShabb 3-4,8; mente in 1Q427 7,1,11. Il contesto frammentario
MasShirShabb 1,8) e dai 3 ricostruiti (4Q400 1,1,1; lascia intendere che i pii (jdjdjm) esultano in Dio
405 8-9,1; 20-22,6) dei canti del sacrificio del saba­ (melek come epiteto di Dio; forse nome reggente
to, che concernono 8 sabati, è possibile conclude­ di uno st. cs.?) e cantano (zmr, sjr).
re per una tale paternità letteraria relativa a tutti; U. Dahmen
4 Q 511 2,1,1 e 8,4 fanno capire che si tratta di una
collezione di più canti. Con maskìl s’intende un
alto ufficio nella gerarchia della comunità di Qum­
ran (cfr. iQ S 3,13; iQSb 1,1; 3,22; 5,20), e questo m •f sit
sottolinea ulteriormente il valore dei canti che ori­
ginano dalla sua penna, e ne attesta la provenienza 1.1. Forme attestate e suddivisione. - 2. Versioni anti­
che. - 3. Etimologia. - 4. Critica testuale, - n . i . Com bi­
qumranica (cfr. C. Newsom, HSSt 27, 1985,3 s.).
nazioni. - 2. Ambito semantico. - 3. Significato. - a) Usi
D ’altro canto da 4Q522 - diversamente da Shir principali. - b) Locuzioni idiomatiche e tipiche. -
Shabb - non è possibile riconoscere una funzione c) Uso ellittico. - 4. Temi teologici. - m .i. Siracide. -
correlata al sacrificio, ma si individua una vici­ 2. Qumran.
nanza a 1 iQPsAp* (pgw'jm\ 4Q 51 1 11,8; cfr. 11,4
e 4Q 510 1,6); si pone in tal modo la questione se la Bibl.: H.J. van Dijk, A Neglected Connotation ofTbree
cacciata dei demoni non presupponga un contesto Hebrew Verbs: V T 18 (1968) 16-30. - I. Eitan, A Cort-
sacrificale. tribution to Biblical Lexicography, New Y ork 1924. -
c) 1 iQMelch 2,10 offre uno spunto su un aspet­ G. Garbini, Il significato della parola ebraica «SYT»;
to della storia canonica dei Salmi, ossia sulla loro A A N L R 9/1 (1990) 18 7-19 1. - M. Gòrg, Alles hast du
davidizzazione, dove questo midrash escatologico gelegt unter seine Fiisse. Beobacbtungen zu Ps. 8,/b im
Vergleicb mit Gen. 1,28 (Fs. H. Gross, SBB 13, *1987,
rafforza la sua affermazione che ai santi è promes­
so il diritto di Dio (1. 9) con una citazione scrittu-
125-148. - W. Gross, Bileam. Literar- und formkriti-
sebe Untersuchungen der Prosa in Num 22-24 (StAN T
ristica dai «canti di David» (sjrj dwjd), in quanto 38, 1974). - S. Layton, Biblical Hebrew «To Set thè
introduce Ps. 82,ia^b come detto esplicito di Da­ Face» in Light of Akkadian and Ugarit: U F 17 (1985)
vid (bsjrj dwjd ’sr ’mr) sebbene, stando alla sua so­ 169-181. - T. Nòldeke, Beitrage zur semitischen Sprach-
prascritta (v. iaa), quel salmo non sia di David. wissenschaft, Strassburg 1904, - J. Schreiner, Gottes
Dunque al tempo della composizione/copia di Verfùgen durcb «Geben» und «Nebmen» in der Sicbt
nQM elch (periodo erodiano, seconda metà del 1 der Psalmen (Fs. N. Fuglister, 1991, 307-331). - G . Va­
noni, Literarkritik und Grammatik. Untersuchung der
sec. a.C.), il libro dei Salmi nel suo insieme, srj
Wiederholungen und Spannungen in 1 Kòn. 11-12 (ATS
dwjd, era considerato un testo autorevole e co­
21,19 84).
me tale poteva essere citato; questa terminologia -» nàtan-, -* sim
sembra usata qui già in modo così scontato, che si
può supporre riposi su una tradizione già piutto­ 1 .1. Nel codice di Leningrado il verbo sit è atte­
sto lunga. In4Q 38i sjrwtwdh implica presu­ stato 8 5 volte: al qal 8 3 volte, al hof. (da intendersi
mibilmente il finale positivo di un salmo di lamen­ come qal passivo; cfr. GKa § 5 3 U ; Bergstràsser,
tazione (11. 4-9), che mostra tutta una serie di pa­ H G r 1 1 , § 1 5 C ; Zorell, Lexikon, 8 4 0 ) 2 volte (Ex.
ralleli con Ps. 69 (cfr. E.M. Schuller, HSSt 28 2 1 , 3 0 [bis]). Il sost. sit si trova 2 volte (Ps. 7 3 , 6 ;

[1986] 36. 145). L ’accostamento di sìr e tòda (cfr. Prov. 7 , 1 0 ; v . sotto, 1 . 3 . ; invece Is. 1 0 , 1 7 va riferito
Ps. 69,31) forse si può risolvere sul piano della a sajit; cfr. BLe § 7 2 V ’ ) . La derivazione del N P set
critica dei generi letterari (v. sopra), distinguendo ( 8 volte) da sit è discussa (v. sotto, 1 . 3 ) . Il verbo ri­

tra canto sacrificale e canto/salmo di ringrazia­ corre 6 3 volte ( 7 4 % ) nella lingua elevata (es. Gen.
mento (v. sopra). Che un canto trovi il beneplacito 4 , 2 4 ) o in una lingua vincolata alla forma colome­

di Dio è detto esplicitamente in 3Q6 1,1 (fr.). trica, di cui 32 volte nei Salmi (in rapporto all’am­
239 ( v ii , 1297) sìt (G. Vanoni) ( v i i , 1298) 240

piezza del testo, sei volte più della norma; cfr. 3. La radice sit (per la determinazione come radice
THAT 11 Anhang 539 s.; sorprende l’uso come di media j cfr. Nòldeke 41) è attestata con certezza
termine chiave in Ps. 21,4.7.10.13; 73,6[sost.].9.i8. solo in cananaico e in accadico (con riduzione di si­
gnificato): fen., pun. st qal ‘porre’, hif. ‘far sistemare’
28; 83,12.14; 88,7-9), 8 volte in Giobbe (tre volte
(J. Friedrich - W. Ròllig, AnOr 46, 21970, § 166; M.-
più della norma). Altri 5 ricorrenze del verbo si J. Fuentes Estanol, Vocabulario fenicio, 1980, 234;
trovano in un contesto di tenore giuridico (il libro DISO 298; KAI in 24; Tomback 334 s.), ug. st ‘por­
del patto). Restano dunque solo 17 attestazioni (il re’ (WUS nr. 2702; UT nr. 2410; CM L2 159; RSP 1
20%) nella prosa narrativa, che possono essere 371 s.; D.G. Pardee, UF 7 [1975] 372 s.; UF 8 [1976]
considerate, quasi senza eccezione, preesiliche. 271 s.; cfr. inoltre KBL3 1375), acc. sètu(m) (a. bab.
siàtum) ‘lasciare stare’ (AHw 1221. 1252 s. a sittu 11
Ex. 33,4 (E. Zenger, FzB 3 [1971] 192: Jehovista); ‘resto’). Secondo Nòldeke 41 s. il sir. sijjiità’ ‘appari­
Num. 12,11 (J. Scharbert, Numeri, NEB, 53: Jehovi­ re’ (Brockelmann, Lex. Syr. 775: ‘qualitas’) è impa­
sta; diversamente H. Valentin, OBO 18, 1978, 357: rentato con sit.
«periodo esilico»); Num. 24,1 (Gross 330: «nel tardo Altre etimologie restano ipotetiche:
periodo dei Re»); 1 Sam. 4,20 (racconto dell’arca); 2 (a) forma causativa con prefisso s di ’àtà (C.J. La­
Sam. 13,20; 19,29 (racconto della successione al tro­ buschagne, OTWSA 10 [1967] 60; problematico,
no); 1 Reg. 11,34 (uso più antico di nasV; cfr. Vanoni tanto più che è attestato anche ’àtà hif. e comunque
241; -» voi. v 1091 s.). Delle restanti attestazioni del la forma causativa a prefisso s nell’A.T. non è pro­
Pentateuco è considerata più recente almeno Gen. duttiva; cfr. W. Richter, ATS 8 [1978] 58 n. 71 con
46,4, ritenuta di E (cfr. Westermann, BK 1/3, 173; J. bibl.); (b) affinità con set l ‘fondamento, sedere’ (sul­
Scharbert, Gen. 12-50, NEB, 278). R. Smend, At.li- la radice, attestata in quasi tutte le famiglie linguisti­
ches Lesebucb, 1974, j i . 66. 70. 73 attribuisce allo che semitiche, e sulla discussione dell’ipotesi cfr.
Jahvista: Gen. 30,40 (2 volte); 48,14.17; Ex. 7,2.3; K BL3 1536 s.; mentre Nòldeke 42 suggerisce solo
10,1; secondo Scharbert (2 57) Gen. 41,33 è elohista. una parentela lontana, BLe § 58S’ intendono sit come
Mancano in ogni caso attestazioni in P^ (attribuzio­ un verbo denominale set [‘basare’]; J. Fùrst, Hebr.
ne secondo N. Lohfink, VTS 28,1977,198 n. 29) e Ps und chald. Handwb. 11, 1 1863, 430, vede inoltre un
(incluso H). Resta dibattuta l’antichità di Ruth 3,15; nesso col sanscrito sad- ‘sedere’, lat. sedere e gr. icr-
4,16: l’uso sorprendente di sit fornisce un indizio ul­ TTjjJLt; sulla base di questa etimologia Garbini reclama
teriore per una datazione preesilica dello stesso libro per il sost. sit il significato di ‘sedere’, che in Ps. 73,6
di Rut (cfr. W. Rudolph, KAT xvti/ i , 28 s,), oppure e Prov. 7,10 andrebbe meglio che non ‘vestito’); (c) la
stt, entro una datazione (post)esilica del libro (cfr. E. parentela con il NP set, che si basa sull’etimologia
Zenger, ZBK 8, 26 s., che non è in grado di confutare associativa di Gen. 4,25 (cfr. la discussione in K BL3
del tutto gli argomenti di Rudolph), dev’essere con­ 1537 su set 11 e m; i lessici e commentari nell’inter­
siderato un arcaismo. pretazione della forma nominale oscillano tra ‘colui
L ’assenza di sit negli strati più recenti del Pen­ che è posto’ [cfr. A. Dillmann, KeHAT 1 1 6, 104;
‘piantina’; M. Noth, ATD 7, 168; KBL2 1014: ‘so­
tateuco (PG, Ps, H, Dtn.), in 2 Re, Is. 40-66, Eze­
stituto’; Zorell, Lexikon, 884: ‘substitutus’] e ‘colui
chiele, nei Dodici profeti eccetto Osea (2,5; 6,11), che sostituisce’ [cfr. E. Kònig, Die Genesis, 1925,
in Prov. 1-9, negli Scritti dal Cantico fino a 2 Cro­ 303: per analogia col ptc. attivo: «‘produttore’ [=
nache, le scarse attestazioni nel Siracide e a Qum­ ‘donatore’, ossia Dio»]).
ran (v. sotto), nonché la preponderanza delle pre­ 4. Il testo di alcuni passi è discusso: Ier. 3,19 (la
senze nei Salmi, consentono la cauta ipotesi che a vocalizzazione dei pronomi suffissi fem. in masc.,
partire dal periodo esilico il verbo sia scomparso proposta da W. Ruaolph, HAT 1/123, 28, non è ne­
dal vocabolario comune (cfr. anche sotto, ii.3.a, cessaria; cfr. K BL3 1377 con bibl.; secondo C. Levin,
per Ps. 21,4, e n .3.b a pànim) e sia rimasto in uso FRLAN T 137,183-185,10 strato con la seconda per­
sona fem. sing. è più antico); 13,16 (Rudolph 92 pre­
soltanto come vocabolo poetico.
ferisce il Q wesit [infinito assoluto; secondo GesB
2. Nelle versioni antiche sit subisce un tratta­ 824, ptc. passivo]; KBL2 966; J. Schreiner, Jeremias
mento analogo a sìm (-» voi. vili 726 s.): accanto a 1-25,14, NEB, 89 e altri leggono wesàt; ma il K asin­
una resa principale, che abbraccia almeno la metà detico jàsìt non è grammaticalmente inusitato; cfr.
circa delle attestazioni, si trova un’ampia gamma S.R. Driver, A Treatise on thè Use of thè Tenses in
di traduzioni: i L X X (16 radici diverse): (41), Hebrew, Oxford 31892, 206; per il K anche GesB
Icrrav- (8), 1 avo- (7), éx:ipaXX- (6), SiSov- (4);Targ. 824; BDB 1011); Hos. 6,11 (W. Rudolph, KAT x iii / i ,
(11 verbi): sw ’ (67), mn’ (4), sr’ (3); S (22 verbi): 144, intende l’imperativo sit presupposto nei LXX
sjm (30), 'hd (18), hsb (4), ’tj (3), rmj {z),jhb (2); come ptc. passivo; ma lo sàt del T.M. si può intende­
re come costruzione con soggetto impersonale; cfr.
Vg. (14 radici): pon- (6}),fac- (2), stat- (2), dìrig-
GKa § i44d); Ps. 3,7 (M. Dahood, Psalms 1, AB, 19
(2), -dare (2). vocalizza siti* [qal passivo]; l’espressione ellittica pe­
raltro va intesa analogamente all’uso militare di sìm
241 ( v i i , 1298) sit (G. Vanoni) ( v i i , 1299) 242

[-» voi. vili 743]; cfr. F. Delitzsch, BC iv/14, 86; Eitan (secondo i LXX: lèsajid sàt ló bànàjw «[Efraim] ha
62); Ps. 9,21 (data la parentela sintattica con Ps. 141, trasformato i suoi figli in selvaggina»; cfr. H.W.
3, M. Dahood, Psalms 1, AB, 59, fa derivare l’oggetto Wolff, BK xrv/13, 208; altre proposte sono riferite in
mòra dalla radice jhr [‘ morso snodato’ = ‘briglia’]; i KBL3 1377).
LXX sembra che leggano móreb; con Targ., Vg. e la
grande maggioranza dei commentari va proposto
11.1. Nel caso del verbo sìt prevalgono lieve­
mòra)\ Ps. 13,3 (l’oggetto 'ésót è emendato spesso in
una forma di 'assebet o derivato da una radice omo­ mente le forme che esprimono azione incompiuta
nima, ‘appoggiarsi’ [così L. Ruppert, -» voi. ni 840; (31 volte imperfetto, 2 volte perfetto consecutivo)
cfr. KBL3 819. 821 con bibl.]; ma il T.M. è possibile rispetto a quelle esprimenti azione compiuta (18
[BDB i o i i ] , forse nel significato di ‘preoccuparsi’ volte perfetto, 10 volte imperfetto consecutivo); a
[KBL3 820; cfr. Ecclus 30,21]); Ps. 49,15 (cfr. la di­ ciò s’aggiungono 21 forme appellative (12 volte
scussione in K BL3 1377; lo sattu del T.M. [i LXX imperfetto, 2 volte iussivo, 3 volte coortativo, 4
leggono al passivo] viene emendato di solito in sahu volte vetitivo). 2 volte si ha l’infinito costrutto
«essi sprofondarono»; Zorell, Lexikon, 88j, prende (Ex. 10 1,1; Iob 30,1) e una volta l’infinito assoluto
in considerazione sdtum [aplografia della -m-\ M.
(Is. 22,7). Il soggetto di sit è sempre un essere ani­
Dahood, Psalms 1, AB, 300 pone il passivo sìtu come
in Ps. 3,7; P. Casetti, OBO 44,1982, 118 s. interpreta mato: 45 volte un essere umano, 39 volte un essere
il T.M., a partire dal contesto, come intransitivo; divino, una volta un animale (Ps. 84,4). Per quanto
analogamente già F. Delitzsch, BC i v / i '*, 378 [con riguarda gli altri sintagmi, sono attestati l’oggetto
rimando a Ps. 3,7; Hos. 6,11; Is. 22,7] e Zorell, Le­ diretto (per lo più toccato direttamente dall’azio­
xicon, 840 [«omisso obiecto»]; è pensabile anche un ne) (parti del corpo o espressione antropologica
soggetto indeterminato [cfr. GKa § 144; H. Herken- 20 attestazioni, uomo 18, oggetto materiale 12,
ne, HSAT v/2, 183: «come un gregge che viene rin­ animale 3, natura 3, termine astratto o cosa 20 vol­
chiuso nel mondo sotterraneo...»; A. Deissler, Die te; 5 volte con 'et, una volta con min [in Ps. 13 2 ,11;
Psalmen, *1977, 199: «Essi sono come un gregge, che
è rinchiuso nel mondo sotterraneo»]); Ps. 73,9 (P. H.-J. Kraus, B K xv/25, 105 5, manca erroneamente
Casetti, OBO 44, 1982, 118 n. 186, considera sattu l’oggetto; cfr. D BD io n ], una volta con l e [Ps.
problematico; ma il significato transitivo non dipen­ 73,18; cfr. H. lrsigler, ATS 20 (1984) 38]), oggetto
de da una forma dissociata \$ttw\\ inoltre sattu è diretto (principalmente risultativo) (oggetto mate­
chiaramente costruito per assimilazione con il v. 28 riale 10, astratto 6, persona umana 2 [/ Reg. 11,34;
\sattT\ e non necessariamente richiede una derivazio­ Ps. 54,17], parte del corpo 1 [Ps. 21,13]; 4 volte
ne da sit; cfr. FI. lrsigler, ATS 20 [1984] 23); Ps. 73,18 l’oggetto è unito con l e, 4 volte con ke [concentra­
(l’emendazione in M. Dahood, Psalms ri, AB, 192 zioni in Ps. 83,12.14]; oggetto indiretto (uomo: 5
[già anche in Bibl 45 (1964) 408] di tàsit làrnó in tis-
volte con l e), oggetto con prep. per designare il
telèmò non è necessaria; cfr. lrsigler 37 s.); Ps. 83,12
(una cancellazione del pronome suffisso [cfr. KBLJ «luogo», in parte in senso traslato (uomo 17, parte
1377] non è necessaria [cfr. GKa § 1310], per giunta del corpo 10, oggetto materiale 4, astratto 17, ani­
potrebbe esserci l’intenzione di un parallelo con il v. male 4 [cfr. Prov. 27,23); Dio: 2 [Ps. 73,28; 90,8];
14); Iob 10,20 (la maggior parte dei commentari leg­ come nel caso di sim [ -» voi. vili 731 s.] prevalgo­
ge se'éh, con i LXX] o jisbót; ma per il T.M. si dovrà no le preposizioni con valore principalmente loca­
suggerire un’espressione ellittica; cfr. jàd al v. 7; altre le: 17 volte 'al, 12 volte be, 12 volte le, 2 volte le-
proposte sono raccolte in BDB 10 11; il contesto neged, 2 volte 'im, una volta ben, una volta min,
nemico induce a intendere le espressioni con min- una volta tahat). Il pronome suffisso può stare al
comc contrasto alla locuzione con 'al di Ps. 3,7; il K
posto di un sintagma (Ier. 51,39; 'asti ’et-mistèhem
distanziato dà un significato [cfr. TOB] esattamente
identico al Q diretto); Iob 22,24 (l’aspra conclusione «vi preparo / vi offro il pasto»).
di wesit ha occasionato l’emendazione w'sattà; così Accanto ai sintagmi collegati ne compaiono
ancora BHS; cfr. già in GesB 824; ma è una questione altri liberi, dei quali non sempre si può precisare il
da impostare piuttosto sul piano della critica lettera­ passaggio, in particolare nel caso di gruppi con
ria; cfr. G. Fohrer, KAT xvi* 351); 38,11 (a partire da l’infinito. Un infinito può indicare l’intenzione
Budde si congettura di solito jisbót; cfr. Fohrer 491; (Ex. 23,1; Ps. 17 ,11), o la conseguenza (Ps. 73,28;
ma si risolve la questione con la proposta di BHS: sit cfr. H. lrsigler, ATS 20 [1984] 76 s. 175) di una
be = ‘obsistere’; cfr. anche O. Keel, FRLAN T 121,
azione. La conseguenza può essere espressa anche
1978, j j s. n. 196; K BL} 1377; contro la proposta di
A.C.M. Blommerde, BietOr 22, Roma 1969,133, cfr. tramite un’altra frase (Ps. 104,20). Gruppi con fra­
M.H. Pope, Job, AB, 294). A prescindere dalla voca­ se possono precisare ulteriormente il luogo (Ex.
lizzazione certi singoli casi, le attestazioni di sìt sono 23,31; Ps. 45,17; 84,4 [«presso i tuoi anziani»?], il
dunque testualmente sicure. La critica testuale può tempo (Is. 16,3; Ier. 51,39; Ps. 13,3; 21,7.10), o la
rendere verosimile un’altra attestazione: Hos. 9,13 motivazione (/ Reg. 11,34) dell’azione. Connes­
243 ( v i i , 1300) sìt (G. Vanoni) (711,1300) 244

sioni preposizionali con ke introducono punti di povertà di significato, il che si sedimenta non sol­
confronto (Is. 16,3 [adnominale al soggetto; così tanto nelle versioni antiche, ma anche nelle ampie
tra l’altro EÙ; il gruppo con ke è comprensibile liste di significato dei lessici. La messa in rilievo
anche come secondo soggetto; così la Bibbia di del significato di sit interno all’ebraico deve avve­
Zurigo]; Ps. 49,15 [v. sopra, 1.4.]). Altre sfumature nire secondo gli stessi principi usati nel caso di sim
sono introdotte tramite elementi appositivi/adno- (-» voi. vm 734-737). Ciò conduce al riconosci­
minali non chiaramente precisabili (Gen. 4,25: ta- mento del fatto che alcuni dei problemi testuali
hat bebel [spesso sospettato di essere un’aggiunta;' presi in considerazione (v. sopra, 1.4) fondamen­
cfr. C. Westermann, BK i/ i2, 459 con bibl.]; Ps. talmente sono problemi di traduzione, nonché alla
30,40: l ebaddó; Ps. 3,7: sdbib; Ps. 110 ,1: l'raglèkd). constatazione di una piena somiglianza di signifi­
Una combinazione con l’infinito assoluto (Is. 22, cato tra sim e sit. Le differenze si collocano sul
7) infine conferisce incisività alla frase. piano stilistico e soprattutto di storia della lingua
Già sul piano delle combinazioni si può dimo­ (v. sopra, i.i).
strare che sit è anche una voce teologica privilegia­ Al pari di sim, sit ha primariamente tre valenze,
ta. 37 passi (il 44%; più che nel caso di sim) con­ con significato anzitutto locale. La triplicità di va­
tengono asserzioni dirette su Dio (soggetto o og­ lenza risulta dal prevalere in misura eccezionale
getto). A ciò s’aggiungono 15 attestazioni in con­ delle attestazioni con un soggetto, un oggetto di­
testo teologico. L ’impiego teologico si trova con retto e un altro sintagma (80 attestazioni = il 94%).
particolare densità nei Salmi (20 delle 32 attesta­ 11 significato locale risulta dal secondo sintagma
zioni). Altre osservazioni sulla potenzialità di dipendente, che è prevalentemente un oggetto
combinazioni di sit sono segnalate dai lessici (cfr. preposizionale con connotazione locale (54 volte
anche Vanoni 198-200). = 64%, di cui 17 con la preposizione ‘al, 12 con bc,
2. Parallelamente a sit o nel contesto immediato 12 con le [P5. 21,4; 132 ,11 attestano un significato
si trovano i seguenti verbi sinonimici: sjm (Gen. locale per le nel senso di ‘su’; cfr. M. Dahood,
30,40 s.;£x. io,i s.; Ier. 13,16; 31,2 1; Hos. 2,5), ntn Psalms iu, AB, 246, sulla versione di n Q P sa 6:
(Gen. 30,40; Ier. 3,19; Iob 38,36), ‘s'h (Is. 5,5 s.), 7 ]). Gli impieghi principali di sit si suddividono
ns ’ (Num. 24,1 s.), qwm hif. (1 Sam. 2,8), nsb hif alla seguente maniera: 1) in senso locale: 30 volte
(Ier. 31,21), kwnpol. (Ps. 21,13), h b (Ruth 4,16), («porre, mettere»; ad es.: Gen. 48,14); 2) in senso
swr hif. (Gen. 48,17), hjh (Ps. 104,20). Accanto a traslato spirituale: 16 volte («erigere»; ad es. Ex.
questi verbi con significato relativamente generico 7,23); 3) in senso fattitivo: 18 volte («fare, nomina­
affiorano, soprattutto per determinate locuzioni re»; ad es.: Ier. 2,15); 4) in senso fattitivo-traslato:
(idiomatiche) di sit, verbi più specifici che precisa­ 3 volte («insediare»: Gen. 41,33; / Reg. 11,34; Ps■
no il significato: «attività spirituale» (jd ‘: Prov. 27, 45>l 7)’> 5) significati particolari: 8 volte («impor­
23; bhn: Iob 7,17 s.;pdq: Iob 7,17 s.; spr: Ps. 48,13 re»: Ex. 21,22.30 [bis]; «fissare»: Ex. 23,31; Iob
s.; sm‘: Ex. 7,22 s.; Prov. 22,17; r b- Num. 24,1 s.; 14,13; «considerare come»: 2 Sam. 19,19; Ier. 3,19;
Prov. 24,32; connotazione «stare attento»), «ri­ Iob 30,1). In circa 10 attestazioni un’attribuzione
spondere» (‘nh: 1 Sam. 4,20; in senso negativo: hrs precisa deve restare questione aperta. Sorprende il
hif: 2 Sam. 13,20), «sventura» (sammà: Ier. 50,3), ricorrere al di sopra della media con soggetto
«confidare» (bth: Ps. 62,11; connotazione «por­ divino nelle locuzioni principali «fissare» e «fare».
re»; cfr. Ps. 73,28), «rendere incerto» (npl hif: Ps. In ogni caso Dio è «colui che pone» nella misura
73,18), «apprezzare» (in senso negativo: m‘s: Iob più frequente (36 volte = il 42%).
30,1). L ’avvicinamento al significato contestuale è b) sit forma locuzioni idiomatiche, prevalente­
permesso talvolta da un’espressione imparentata mente con parole che indicano le parti del corpo e
con negazione e verbo antonimo (cfr. Is. 5,6; Iob con espressioni antropologiche:
38,11). Su ulteriori connotazioni cfr. Van Dijk; J. léb/lèbab (-» voi. vili 737 s.): è attestata la com­
Hoftijzer, VT 13 (1963) 338 s. Contro un’attribu­ binazione sit + (’et) léb (pronome enclitico) + (con­
zione del significato di ‘scrivere’ (tra gli altri M. nessione con preposizione) utilizzata in senso tra­
Dahood, UHPh 73) cfr. D.G. Pardee, U F 8 (1976) slato: atteggiamento interiore, del cuore, in rap­
271 (con bibl.). porto a una persona o a una cosa (mai con ‘al [v.
3.a) sit ha in comune con i suoi sinonimi più im­ sopra, ii-3-a]; con le: Ex. 7,23 [cfr. E. Dhorme,
portanti sim e ntn (cfr. C. Siegfried - B. Stade, L ’emploi métaphorique des noms de parties du
Hebr. Wb. zum A.T., 1893, 792 s.; voi. vi 8 s.; corps en hébreu et en akkadien, Paris T923 {=
Schreiner 3 11) una possibilità di congiunzione re­ 1963}, 124 s.]; 2 Sam. 13,20 [«non prestare atten­
lativamente grande e di conseguenza anche una zione»]; Ier. 31,2 1 [«imprimersi con precisione»];
245 (vHji 3 ° i) sit (G. Vanoni) (v n ,T 3 0 2 ) 2 4 6

Ps. 48,14 [«rivedere con precisione»; cfr. il v. 13: vi 644; -» voi. v i i 210; -» voi. vm 739; sull’intercam­
«contare»; H. Spieckermann, Bibl 73 (1992) 22: biabilità di ‘ajin e pànim cfr. E. Dhorme, Uemploi
l’occasione è un’ ispezione, non una processione;}. métaphorique des noms de parties du corps en hé-
Scharbert, Fs. N . Fiiglister, 1991,305: ‘giorno della breu et en akkadien, Paris 1923 [= 1963], 44 s.).
porta aperta’ al tempo di Giosia]; Prov. 22,17 [«at­ peh: la singolare locuzione teologica sit + somrà
tenzione]; 27,23 [«preoccupazione»]; senza nesso («guardia»; diversamente M. Dahood, Psalms m,
preposizionale: / Sam. 4,20; Ps. 62,11 [«sdegno del AB, 310: «museruola») + lef i (Ps. 141,3) ben rien­
cuore» per la ricchezza che conduce lontano da tra in un orizzonte di idee ampiamente attestato
Dio]; Prov. 24,32 [par. Iqh musar, F. Delitzsch, soprattutto nella letteratura gnomica (con quattro
BC iv/3, 396: «attenzione e riflessione»]; in senso proverbi comuni: Prov. 13,3; cfr. su tutto l’argo­
teologico: con ’el: Iob 7,17 [dedizione continua di mento W. Buhlmann, O BO 12, 1976, 202-208).
Dio all’uomo, in un’amara parodia a Ps. 8,5: ma La formulazione originaria di Ps. 73,9 usa peh me­
’énós; cfr. Ps. 144,3 e 1 commentari]. Alla base della tonimicamente: «Essi diffondono attraverso il cie­
combinazione sit + be + nefes par. lébàb (+ prono­ lo il loro parlare» (così H. Irsigler, ATS 20 [1984]
me riflessivo enclitico) + astratto (Ps. 13,3), a mo­ 22 s. 252 s., contro la chiamata in causa di testi
tivo della combinazione strutturata in maniera comparativi dalla mitologia ugaritica tra l’altro da
analoga con be + qereb (Prov. 26,24) potrebbe es­ parte di H. Ringgren, Fs. C.F.A. Schaeffer, U F n
serci una concezione consolidata. Il significato pe­ [1979] 719-721).
raltro è ambivalente (inoltre non è possibile stabi­ jàd: con l’oggetto jàd non si riscontra alcuna
lire se in Ps. 13,3 il verbo eserciti il suo effetto formulazione consolidata. L ’imposizione delle
anche sulla locuzione con jdgón o se y ì sia un’indi­ mani «con l’empio» (‘im ràsà‘) in origine è proba­
cazione di circostanza; cfr. M. Weiss, The Bible bilmente un detto esortativo a sé stante. Ex. 23,1
from within, Jerusalem 1984, 304 s. n. io): «depor­ (cfr. W. Richter, StANT 15, 1966, 60 s.) significa
re» (J. Fiirst, Hebr. und chald. Handwb. 1 1 ,21863, la disponibilità ad un’impresa comune nel male
430; cfr. F. Delitzsch, BC iv/14, 152, con riferi­ (hàmàs; cfr. H.J. Stoebe, TH AT t 585; H. Ringg­
mento a Prov. 26,24; BDB 10 11; un altro sostegno ren, voi. vi 491). Accanto all’imposizione delle
deriva dalle combinazioni analoghe di ‘èsà con mani sugli occhi dei defunti come usanza pia
jhb, bw ’ hif., ‘sh [BDB 420] e con lo èv nei LX X : in (Gen. 46,4) e all’ imposizione delle mani sul capo
questo caso saremmo di fronte ad una nominaliz- in un contesto di benedizione (Gen. 48,17), è
zazione; -» voi. vili 744 s.). attestata un’imposizione delle mani del giudice ar­
ró’s: sulla combinazione sit + jàmin + pronome bitro su due contendenti (lon. 9,33; gesto espressi­
enclitico + 'al ró’s (Gen. 48,14.17) per un gesto che vo del «potere giudiziario» [G. Fohrer, KAT xvi2
accompagna il detto di benedizione e sulla combi­ 212] o «gesto di riconciliazione» [S. Terrien, CAT
nazione sit + ornamento del capo + leró's (in senso xiii 99]?).
teologico: Ps. 21,4) per la consegna di insegne in kaf: la combinazione teologica unica sii + k a f +
occasione dell’insediamento in una carica o uffi­ pronome enclitico + ‘al + persona in Ps. 139,5 non
cio, cfr. le locuzioni con sim (-» voi. vm 737 s.). significa, nonostante interpretazioni a volte con­
pànim: la combinazione che ricorre una volta trarie (da ultimo E. Zenger, Ich will die Morgen-
soltanto sit + pànim + pronome enclitico + indica­ rote weeken, 1991,148), un gesto di benedizione o
zione della direzione in Num. 24,1 è formulare, di protezione. L ’insieme degli elementi costitutivi
come ha dimostrato Gross 307-309. 3 11 (cfr. Lay­ del contesto è chiaramente negativo; un rovescia­
ton 170. 172). Mentre in una formulazione più re­ mento (che si radica nella teologia della creazione)
cente con sim in Ezechiele si trova in un contesto è costatabile soltanto a partire dal v. 13.
di condanna, qui rientra (ancora) nella benedizio­
ne. La sostituzione di sit con la formula con sim è Sulla motivazione cfr. W. Gross (Glauben ermog-
un indizio ulteriore in favore della nostra ipotesi lichen, Fs. G. Stachel, 1987, 149-159 [con bibl.]).
di storia della lingua (v. sopra, 1.1.; per una analo­ Gross (152 s.) dimostra il carattere negativo del v. 5a
ga sostituzione del fen. sjt nell’ebr. sim nella locu­ (non coerente W. Thiel, -» voi. vii 59] s.). Per il v. 5b
zione con sèm cfr. Y. Avishur, U F 8 [1976] 10 s.; -» cfr. GesB 824 («in senso nemico»; così anche S. Wag­
ner, VTS 29, 1978, 361; F. Delitzsch, BC iv/14, 835
voi. v t i £ i 741 s.). («mano restrittiva»); M. Dahood, Psalms ni, AB, 288
‘ajin: la combinazione ricorrente una volta sola («governo assoluto»). In tutti i passi in cui ricorre
sit + ‘ènajim + pronome enclitico + lc + gruppo kaf + ‘al + persona, nel senso di toccare, si può nota­
con infinito (Ps. 17 ,11) corrisponde alla locuzione re una connotazione negativa: Iob 13,21 (rhq hif +
sim con pànim: fissazione su un progetto (-» voi. mé‘al); 40,32 (sim + ‘al; A. Dillmann, KeHAT 23,
247 (vii,1303) sìt (G. Vanoni) ( v i i , 1304) 248

360; «imporre le mani in senso avverso»). Per la con­ to (v. sopra, 1.4). La soluzione semantica della bra­
troprova cfr. Ex. 33,22 (skk; senza contatto; inoltre chilogia è difficile soprattutto quando non è ri-
anche al duale; cfr. K BL3 468. 1238). L ’orante di Ps. producibile nelle lingue di traduzione o quando si
139,5 intende il gesto di Dio che poggia il palmo del­ tratta di un impiego tecnico (-» voi. vili 734 s.). Il
la mano «piuttosto come un peso che come una libe­
confronto con attestazioni elbttiche di sìm (-» voi.
razione» (S. Wagner, VTS 29, 1978, 361).
vm 744 s.) suggerisce per Ps. 3,7 e Is. 22,7 un mo­
sckem: la combinazione attestata una volta sol­ do di esprimersi di carattere militare. Il contesto
tanto sìt + persona + sekem (Ps. 21,13) ® conside­ di Iob 38,11 parla di tracciare confini: v. 10: «fissa­
rata di solito una variante di ntnjpnh + persona + re un limite» (hóq), «mettere (sìm) porta e chiavi­
‘óref nel senso di «mettere in fuga» (-» voi. vi stello»; la soluzione della brachilogia va ricercata
1056) (cfr. B K L 3 1385). In tal caso tuttavia le im­ con ogni probabilità in uno dei tre oggetti (per hòq
magini dei due emistichi sarebbero poco coerenti. cfr. J. Fiirst, Hebr. und cbald. Handwb. n, 2i863,
La versione della TO B sembra plausibile: «tu li 430). Su Iob 10,20 cfr. sopra, 1.4.
metti sul dorso» (cfr. già Zorell, Lexicon, 843; 4. Trattando delle locuzioni idiomatiche si sono
analogamente M. Dahood, Psalms 1, AB, 134; di­ già segnalate alcune attestazioni teologiche di sìt
versamente E. Zenger, Mit meinem Gott iiber- (v. sopra, n .3.b); inoltre la maggior parte degli
springe ich Mauern, 2i988, 165). oggetti teologicamente rilevanti di sìt sono trattati
regel. un unico e identico simbolismo di assog­ ampiamente in questo lessico alle voci corrispon­
gettamento trova espressione in due diverse com­ denti. Per questo qui ci si limita a riepilogare i te­
binazioni di sìt con regel (-» voi. vili 202 s.): Dio mi teologici e le concezioni consolidate non anco­
promette al re di «ridurre i nemici a sgabello» (hà- ra trattate. Ciò può illustrare al tempo stesso la
dòm l eraglekà; y o I . il 371 s. 380 s.; -> voi. iv 85 molteplicità e Pincommensurabilità dell’ «operare»
s.; -» voi. vm 190 s.) (Ps. 110 ,1; cfr. E. Dhorme, e dell’ «istituire» divino (per i Salmi, cfr. Schreiner
L ’emploi métaphorique des noms de parties du 3 * 5- 329)-
corps en hébreu et en akkadien, Paris 1923 [= Nel detto di maledizione al serpente (Gen. 3,14
1923], 158); per quanto riguarda l’uomo, egli ha s.) Dio pone l’inimicizia (’èbà) tra questi e la don­
«posto tutto (kòl) sotto i suoi piedi (tahat rag- na (-> voi. 117 12 s.; -» voi. v 792 s.; M. Gòrg, B N 19
lajw)» (Ps. 8,7). Gòrg (137 s. 147 s.) pone in risalto [1982] 121-14 0 interpreta la discendenza della
l’unicità di Ps. 8 (e di Gen. 1,28) rispetto a imma­ donna in riferimento a Ezechia [con bibl.]). La
gini e testi egiziani e biblici: presa di distanza dal donna che deve dare il nome al proprio figlio neo­
dominio dell’ uomo sull’uomo (diversamente Ps. nato proclama Dio come colui che pone la discen­
47,4; 110 ,1). denza e sostituisce il figlio ucciso (tahat hebel;
hòq: la combinazione teologica che ricorre una Gen. 4,25; zera‘ si trova già anche in Gen. 3,15).
volta soltanto sìt + hòq + persona (Iob 14,13) usa L ’orante esperimenta Dio come colui che lo
hòq nel senso di «tempo» (BDB 349). Ma qui il ri­ pone nella fossa profonda, in prossimità della mor­
ferimento non è alla «durata limitata della vita» te (Ps. 88,7), lo rende una vergogna per i suoi co­
(G. Liedke, TH AT 1629), quanto piuttosto alla fi­ noscenti (v. 9; tó‘ébót), gli mette davanti agli occhi
ne dell’ira divina. Forse il mondo sotterraneo, con i peccati commessi (Ps. 90,8; su l eneged cfr. H.
allusione a Gen. 8,1 (zkr), è inteso come un’arca Bardtke, Fs. J. Ziegler, FzB 2 [1972] 22). Poiché
protettiva (cfr. G. Fohrer, K A T xvi2 258). Dio ha fissato l’orbe terrestre (tèbél) su colonne,
’ót\ l’accostamento di sìt e sìm divino + ’ótotaj in egli è garante dell’ordinamento materiale e morale
Ex. 10,1 s. dipende dal cambiamento nella struttu­ (1 Sam. 2,8 con contesto). Per questo egli si alza
ra della frase, cui corrisponde un mutamento nel­ per porre nella salvezza (bejèsa‘) i poveri, i deboli
l’impiego. La singolare locuzione con sìt significa e i disprezzati (Ps. 12,6; sulla frase relativa cfr. H.-
«‘rendere visibili’ segni in mezzo a lui (beqirbò)» J. Kraus, B K xv/15, 234). Il saggio di Ps. 73, ini­
(V. Siegfried - B. Stade, Hebr. Wb. zum A.T., zialmente sconcertato dalla felicità degli empi che
1893, 792; analogamente TO B, peraltro anche per levano la loro bocca fino al cielo (v. 9), arriva al
il v. 2); sìm in formulazioni consolidate significa convincimento che Dio lo mette su un terreno
«‘fare’ loro un segno (barn)» (-» voi. vili 742 s.). scivoloso (v. 18) ed egli pone la sua fiducia (mah­
kòfer: sull’imposizione di una compensazione seh) in Adonaj (v. 28; cfr. H. Irsigler, ATS 20 [1984]
kófer (Ex. 21,30; sìt qal al passivo) cfr. A. Schen- 175. 217). Giobbe riceve da Elifaz il consiglio di
ker, O BO 10 3 ,19 9 1,12 0 -12 5 (= Bibl 63 [1982] 32- porre l’oro pregiato nella polvere, quindi per lui
37) e B. Lang, -» voL iv 523). Shaddai diventerà oro pregiato (Iob 22,24; analo­
c) Del modo di esprimersi ellittico si è già parla­ gamente Ps. 62,11; v. sopra, n .3.b a léb). I peliegri-
249 (VII,I3° 5) sìt (G. Vanoni) ( v i i , 1305) 250

ni che si recano a Gerusalemme, la forza dei quali e oscurità (‘àràfel con sìt) (Ier. 13,16). Al palazzo
poggia su Jhwh, riescono, come nelle favole, a tra­ del re Jhwh minaccia di trasformarlo in deserto
sformare la valle di Baka (cfr. H.-J. Kraus, BK (midbàr), in città non abitabile (Ier. 2.2,6, forse in
xv/2J, 749 s.; K.-M. Beyse, -» voi. vi 857 s.) in una origine contro Gerusalemme).
fonte (majdn) (Ps. 84,7), Dio manda in rovina i nemici d’Israele nella lo­
Dio affida al sovrano incombenze particolari. ro avidità, preparando per essi un piatto (misteh)
Lo insedia come principe (/ Reg. 11,34; nàsV), gli per stordirli (Ier. 51,39: contro Babel). Egli mi­
impone le insegne (Ps. 21,4), fa di lui una benedi­ naccia una sventura ancora più grande (nósàfòt)
zione (berakót) per il popolo (v. 7; l’idea del pro­ contro di loro (Is. 15,9; contro Moab). Gli oranti
nome enclitico come oggetto indiretto in: Bogaert, pregano Dio di difendere il loro ambiente contro i
Bibl 45 [1964] 235 [«tu gli concedi benedizioni nemici del popolo, di trattarli come (accumulazio­
eterne»] indebolisce il significato), gli dà il potere ne di ke) un tempo nel periodo dei giudici (Ps.
di rendere i suoi nemici, al suo apparire, «come 83,12; sulla combinazione sìt + ke + nome proprio
una fornace ardente» (v. 10; contro un indeboli­ cfr. a sìm, -» v i i 778) e di trasformarli in cardi roto­
mento «come nella fornace ardente», cfr. E. Jenni, lanti (kaggalgalkeqàs) (v. 14; cfr. H.-J. Kraus, BK
ZA H 3 [1990] 149 n. 65) e di rovesciarli (v. 13; v. xv/25, 744; Schreiner 325).
sopra, ii-3.b a sekem). Egli ha giurato a David di Nel passo di Hos. 6 ,11, testualmente difficile (v.
porre sul suo trono uomini della sua discendenza sopra, 1.4) e sul piano storico letterario chiara­
(Ps. 132,11). mente secondario, il termine «raccolto» (qàsir) è
L ’azione con cui Dio pone e dispone non è ripreso dal repertorio dei detti di giudizio e tra­
circoscritta agli esseri umani. Dio pone tutti gli sformato in oracolo di salvezza (cfr. H.W. Wolff,
animali sotto i piedi dell’uomo (Ps. 8,7 s.; v. sopra, B K xiv/13, 156; J. Hausmann, -> voi. v i i 0173). È
11.3.b a regel). A ll’ibis e al gallo egli dà sapienza e innovativa l’immagine nell’inno alla Gerusalemme
intelligenza (lob 38,36; cfr. O. Keel, VT 31 [1981] fortificata (loz) da Jhwh nell’ apocalisse di Isaia (->
220-223; diversamente M.H. Pope, Job, AB, 302; voi. vi 682 s.): Is. 26,1: «Salvezza/aiuto ( jesù'à)
K.-D. Schunck, -> voi. 111 395), al cigno concede il egli (Jhwh è soggetto sottinteso) opera su mura e
diritto di abitazione nel tempio, affinché ivi possa terrapieno» (l’attenzione alla sequenza dei sintag-
deporre i suoi piccoli nel nido (Ps. 84,4). Dio pone mi [oggetto toccato direttamente dall’azione del
la tenebra (hósek) affinché venga anche il tempo verbo + oggetto che indica il risultato di un’azio­
per gli animali (Ps. 104,20; cfr. E. Zenger, BiLi 64 ne] deve condurre a questa resa; cfr. già A. Kno-
[1991] 81). Come padrone della creazione egli fa bel, KeHAT 54, 220 s.; F. Delitzsch, B C m /14, 298
della tenebra il suo mantello (sebìbótàjw ), dell’ac­ s. con motivazione]; Zorell, Lexicon, 839: «salu-
qua e delle nubi la propria capanna (sukkàtó), e in tem facit moenia» = «facit ut salus nobis sit idem
tal modo resta nascosto nel suo apparire (2 Sam. quod urbi moenia»; diversamente ancora Vanoni
22,12 [imperfetto cons. secondario] = Ps. 18,12 199 n. 727, con la maggior parte dei commentari e
[sitró, secondario]; sul testo cfr. G. Schmutter- delle traduzioni [cfr. EinbeitsUbersetzung; TOB]).
mayr, StANT 2 5 ,19 7 1, 70 s.; sugli elementi teofa-
nici J. Jeremias, W M ANT 1 0 ,2i 977, 36 s.). iii.i. In Ecclus si ha 6 volte sìt qal (10,5; 15,14;
Le gesta che Dio compie accompagnano il suo 38,17.26; solo come lezione marginale: 34C3i],i4;
popolo Israele attraverso la storia. Per lui egli fissa 38,20; non si tiene conto del frammentario sit nel
i confini della terra (gebul) nella massima esten­ manoscritto di Masada: 42,6). I L X X hanno tra
sione (Ex. 23,31). Come padre egli vorrebbe porre l’altro due volte StSov- e una volta ciascuno ti$ -,
Israele tra i suoi figli e farne un’erede a pieno tito­ Troie-. Come espressioni parallele figurano ntn
lo (Ier. 3,19). Come sposo in un processo egli mi­ (15,14) e zkr (38,20). Come locuzioni idiomatiche
naccia la moglie infedele, Israele, di trasformarla sono attestate sìt jàd (34[3 t ] , i 4: «distendere»?), sit
in deserto (con sim), in una terra inaridita (con sìt; bejàd (15,14: «consegnare»), sit lèb (con ’ el: 38,20
Hos. 2,5; v. 16 interpreta la riconduzione nel de­ [«stare attenti a»]; con il gruppo all’infinito: 38,26
serto come nuovo tentativo di conquistarla con [«pensare di fare qualcosa»]). In 38,17 (sìt ’ébel) si
l’amore). Della sua vigna Israele, che produce solo ha una variante a *sh ’ébel (Gen. 50,10; Ier. 6,26;
acini acerbi, Dio vuole fare una terra devastata (Is. Ezech. 24,17; Mich. 1,8). Sul piano teologico si no­
ì,6;su\Ybap. leg. bàtà cfr. H. Wildberger, B K x / i\ tano solo due locuzioni nei L X X : in 15,14 (testo
164). Prima dell’esilio agli orgogliosi è rivolta ebr.) prima dell’affermazione che il creatore in
l’esortazione ad ascoltare Jhwh che ha il potere di principio ha lasciato l’uomo alla propria responsa­
trasformare la luce in tenebra (salmàwet, con stm) bilità (jsr; cfr. J. Haspecker, AnBibl 30, 1967, 145
2 JI (V II, 1306) sàkab (W. Beuken) ( v i i , 1307) 252

n. 46; sinonimo di «cuore», «non specificamente B ib l .: B . A l f r i n k , L ’expression s a k a b ‘ im ’ a b ó t à jw : O T S


l’istinto malvagio»), si trova l’affermazione ripe­ 2 (1943) 106-118, - F . A n d e r s e n - A . D . F o r b e s , The
tuta che egli lo ha consegnato alla sua corruzione Vocabulary of thè Old Testament, R o m 1989. - R . E .
B a i l e y , Is «Sleep» thè Proper Biblical Term for Inter­
(hwtp). Secondo l’idea, ben attestata nell’A.T., che
mediate State?-. Z N W 55(1964) 161-167. - H . C . B r ic h -
il hòd del re è un dono della stessa dignità divina
to , Km, Cult, Land and Afterlife - A Biblical Complex:
(cfr. D. Vetter,THAT 1473), 10,5 afferma che Dio H U C A 44 (1973) 1-54- - G . R . D r i v e r , Plurima Mortis
pone della propria dignità di fronte al legislatore Imago ( F s . A . N e u m a n , P h ila d e lp h ia 1962, 128-143). -
(wlpnj mhwqq jsjt hwdw). Poiché hòd nel T.M. è N . F iig lis t e r , Ein garstig Lied - Ps. 149 ( F s . H . G r o s s ,
spesso unito con ‘al, soprattutto con sinonimi di S B B 13, '1987, 81-105). ~ K . - J . Illm a n , Old Testament
sit (ntn\ Num. 27,20; Ps. 8,2; Dan. 11,2 1; 1 Chron. Formulas About Death ( P u b lic a t io n s o f th è R e s e a r c h
29,25; swh: Ps. z i,6), acquista plausibilità la pro­ In s t it u te o f th è À b o A k a d e m i F o u n d a t io n 48, À b o
posta di M. Dahood, Bibl 54 (1973) 357, secondo 1979). - J . S . K s c lm a n n , A Note on Psalm 4,5: B ib l 68
(1987) 103-105. - J . L e ip o ld t , Der Tod bei Griechen
cui qui sit significherebbe «porre sopra», tanto più
und Juden ( B e ih e ft e zu G c r m a n e n t u m , C h r is t e n t u m
che anche in Ps. 21,4; 13 2 ,11 sit è attestato in que­ u n d Ju d e n t u m , 1942). - T . H . M c A lp in e , Sleep, Divine
sto uso (v. sopra, li.3.a); infine anche i L X X sem­ & Human in thè Old Testament ( J S O T s u p p l. S e r. 38,
brano intendere il testo ebraico in questo modo x987)- - S . M it tm a n n , Amos 3,12-15 und das Bett der
(■npoaóiTzu)... è7U-Sr)cj£i). Samarier: Z D P V 92 (1976) 149-167. - H .M . O r lin s k y ,
2. A Qumran sinora sit è attestato con certezza The Hebrew Root § K B : J B L 63 (1944) 19-4. - A . R o -
soltanto 3 volte (11Q T 54,19 oltre alla congettura d r ig u e z C a r m o n a , Concepto de ’muerte’ en el Targum

iniziale cita alla lettera Deut. 13,7, per cui anche Palestinense del Pentateucho: E s t B 41 (1983) 107-136. -
S . S c h r e in e r , Die Analogie von Schlaf und Tod im Ko-
jsjtkh può derivare da sit). Secondo un’espressione
della Regola della Comunità, che peraltro va con­ ran: K a i r o s 19 (1977) 116 -12 3 . ~ J . G . S . S . T h o m s o n ,
Sleep: An Aspect of Jewish Anthropology-. V T 5 (1955)
siderata una glossa, Dio pone la tenebra sull’orbe 421-433. - N . J . T r o m p , Primitive Conceptions of
terrestre (hwsk... wjsthw 7 t\bl]: iQ S 10,2; cfr. J. Death and thè Nether World in thè Old Testament
Maier, Die Texte vom Toten Meer il, i960, 35). ( B i e t O r 2 1, R o m 1969). - E . V e r m e u le , Aspects of
Nelle benedizioni della grotta 4 (4O525 2,11; se­ Death in Early Greek Art and Poetry ( S a t h e r C la s s ic a l
condo l’edizione e il commento in É. Puech, RB L e c t u r e s 46, B e r k e l e y 1979). - L . W à c h t e r , Der Tod im
98 [1991] 80-106, spec. 84. 89) si trova un’attesta­ Alten Testament ( A z T h 11/8, 1967).
zione più accessibile (1. 7: [wjsth] Ingd ‘jnjw ; ciò
sarebbe una riformulazione positiva di Ps. 10 1,3 )e 1.1. La radice ebraica skb è attestata in tutte le
un’attestazione più sicura (1. 9: wtsjt ‘trt ? 7 r ’w- lingue semitiche (cfr. K B L 3 610. 1377-1379): acc.
[iw] «[lei] porrà una corona [d’oro] sulla sua [te­ sakàfu(m) 11 ‘mettersi a riposo’ (AHw 10 11); fen.
sata»; il soggetto è la sapienza; l’allusione è a Ps. e pun. skb (DISO 299; K A I m 24; Tomback 316);
21,4). In Ps. 4Q381 33,2, salmo non canonico, ug. skb (UT nr. 2411; WUS nr. 2603; C M L 2 158);
l’orante loda Dio perché ha fissato «momenti» aramaico giudaico sekb, sekib, ma-/miskebà’
(w’th tsjtnj l'wt, sulla difficoltà di questo passo (Dict. Talm. 854. 1570 s.; TW 11 77. 478; G. Dal­
cfr. E. Schuller, HSSt 28, Atlanta 1986, 151 s.). man, Aram.-neuhebr. Handwb., 31938, 257. 423;
ATTM 707; K.G. Kuhn, Konkordanz zu den
G. Vanoni
Qumrantexten 135. 220); aramaico biblico miskab
(Vogt, Lex. Ling. Aram. 10); et. sakaba e sakba
(Dillmann, Lex. Ling. Aeth. 380). Alcuni autori
distinguono per l’ebraico due radici omonime: 1
“ T
sakab ‘coricarsi’, 11 ‘versare’, cfr. l’ar. sakaba iv (GesB
824 s.; Kònig, Wb. 498; Zorell, Lexicon, 840; O r­
rCt D t :
tf *sekdbà, nròtf
7 v : *Vkòbet, r s •
miskàb linsky 37-39; J. Barr, CPT 137 [cfr. 336] si trattie­
ne dall’esprimere un giudizio). La seconda radice
I.1. Etimologia, diffusione. - 2. Ricorrenze nell’A.T. - starebbe alla base dell’espressione sikbat zera‘
II. Significati in relazione con ambiti semantici. - 1. Si­ «effusione di seme» (v. sotto) e a motivo della vici­
gnificato fondamentale. - 2. Dormire. - 3. Avere rap­
nanza semantica con skb 1 nel senso di ‘giacere
porti sessuali. - 4. Morire, essere morto. - a) Il Vicino
Oriente antico. - b) N elFA.T. - c) ‘ Coricarsi con i pro­
con, dormire con’ (v. sotto, 11.3) sarebbe stata
pri padri’. - 5. Altri usi. - a) La malattia. - b) Il lutto. - confusa con questa radice. L ’omonimia sopravvi­
c) L ’ubriachezza. - d) Gli animali. - e) Passi particolari. vrebbe anche come gioco di parole ambiguo in
- I I I . Sul piano teologico. - iv .i. T L X X . - 2. Qumran. - Iob 38,37: «Le otri del cielo, chi lo riversa
3. ITargum. (jaskib)?» (F. Delitzsch, B C iv/2, 469; R. Gordis,
253 ( v i i , 1308) sdkab (W. Beuken) ( v i i , 1309) 254

The Book of Jo b , New York 1978, 453: un esem­ 11,19 ; Iud. 16,3; 1 Sam. 3,5~6.6-8; Iob 7,4; Ruth
pio di talìpin). Poiché nel semitico occidentale non 3,14). L ’azione non è necessariamente compiuta al
si ha nessuna altra attestazione per due radici fine di mettere in atto ciò che avviene nella mag­
omonime, si dovrà rinunciare alla distinzione gior parte delle attestazioni (dormire/riposare,
etimologica. L ’espressione sikbat zercC va spiegata avere rapporti sessuali, morire; v. sotto, 2.4); in un
quindi come sviluppo semantico originale (BDB certo numero di testi tali azioni non sono escluse,
1012: propriamente un «acc. cogn. c. skb» [Num. ma nemmeno esplicitamente intese (Gen. 19,4;
5,13; Lev. 15,17.18; 19,20]; esso ricorre come sog­ 39,10; Lev. 14,47; (passim); Num. 24,9; Deut.
getto in combinazione con altri verbi in Lev. 6,7; n , i 9; Ios. 2,1.8; Iud. 5,2752 Sam. 8,2; 13,5 s.; 1
15,16.17.32; 22,4; cfr. anche Ex. 16,13 s>: “Al mat_ Reg. 1,2; 17,19; 2 Reg. 4,34; 9,16; Is. 51,20; Ier. 3,
tino c’era uno strato di rugiada [sikbat hattàl] at­ 25; Ezech. 4,4.6.9; 32,19.32; Hos. 2,20; Am. 6,4;
torno alPaccampamento»), Mich. 7,5; Ps. 68,14; l°h 38,37; 40,21; Ruth 3,4.8;
2. Il verbo skb secondo BD B 10 11 e Even-Sho- Eccl. 4 ,11; Lam. 2,21).
shan, Concordance, 1140 s., in ebraico biblico è Il sost. miskàb indica il luogo in cui accade
attestato 212 volte (di cui 198 al qal, 2 al n if, 8 al
l’azione, incluse le tre azioni complementari men­
hif, 3 al hof e una al pu.; Andersen-Forbes [42. zionate (riposare/dormire: 2 Sam. 4 ,11; 1 Reg. 1,
245. 433. 458] non contano qui i due passi col nif 47; Hos. 7,14; Cant. 3,1; avere rapporti sessuali:
[Is. 13,16; Zach. 14,2] e il passo col pu. [Ier. 3,2],Gen. 49,4; Lev. 15,24; Is. 57,7; Prov. 7,17; morire /
bensì leggono il K anziché il Q). Il più importante essere morto: Is. 57,2; Ezech. 32,25; 2 Chron. 16,
sostantivo, miskàb (nomen [loci] actionis) secondo 14), o l’azione stessa, in quest’accezione peraltro
BDB 10 12 e Even-Shoshan, Concordance, 718, solo in riferimento a dormire/riposare (Ex. 7,28; 2
ricorre 416 volte (secondo Andersen-Forbes [159. Reg. 6,12; Eccl. 10,20) e avere rapporti sessuali
368] 42 volte, con l’omissione di Is. 57,2; Hos. (Lev. 18,22; 20,13; Num. 31,17.35; Iud. 2 1,11;
7,14; Mich. 2,1; Ps. 149,5). Nella parte aramaica Ezech. 23,17), non morire (cfr. Kònig, Wb. 252;
dcll’A.T. manca il verbo, e miskàb si trova 6 volte BDB 1012). La desinenza plurale femminile o ma­
in Daniele. Gli altri due sostantivi, sekàbà* (o schile applicata a miskàb distingue tra il luogo
sikbà*; Orlinsky 39) e Vkòhet, si trovano 9 volte (miskabòt: Is. 57,2; Hos. 7,14; Mich. 2,1 ;Ps. 149,5)
(sempre P) e 4 volte rispettivamente, il secondo e l’atto (miskabim: Gen. 49,4, Lev. 18,22; 20,13)
sempre come oggetto di ntn (perciò Kònig, Wb. dell’azione (cfr. Orlinsky 41-43).
498 parla di nomina actionis con significato in­ 2. In quasi un quarto delle attestazioni del ver­
transitivo o transitivo). bo (60 volte) skb riguarda il dormire umano. Dalle
Per il verbo emerge una chiara prevalenza nei combinazioni con altri termini risulta il seguente
generi letterari in prosa: 62 attestazioni nel Penta­ quadro antropologico di quest’azione umana fon­
teuco, 75 nell’opera storica dtr., 22 nella letteratu­damentale: skb segue alla decisione o all’invito a
ra narrativa degli Scritti (Rut, Qohelet, 1-2 Cro­ «pernottare» da qualche parte (Ijn; Gen. 28,11;
nache; quasi la metà delle attestazioni), e quindi in Ruth 3,13), quando tramonta il «sole» (semes: Gen.
tutto 159 attestazioni, ossia i tre quarti. Per mis­ 28,11; Ex. 22,25 Deut. 24,13) e si fa «notte» (laj-
kàb vale la stessa cosa: nel Pentateuco e nell’opera là: 1 Reg. 3,19; Iob 30,17; Eccl. 2,23). C ’è sempre
storica dtr. 26 volte, quindi più della metà. Le altrebisogno di un posto adeguato: un «posto» stabile
due voci principali si trovano solo in testi in prosa.(màqóm: 1 Sam. 3,2), a volte persino il «tempio»
Nonostante questa prevalente appartenenza alla (hèkàl: 1 Sam. 3,3.9), una «casa» (bajit: Ios. 2,1.852
prosa, la radice ricorre in testi poetici in una cop­ Sam. 4,5), una «stanza di sopra» (‘ alijjà: 2 Reg. 4,
pia fissa di termini, piuttosto spesso combinati tra 11), un «accampamento» (ma1agài. 1 Sam. 26,5.7),
loro con la figura del parallelismo, skb/jsn (e vice­ la «porta della casa del re» (petah bèt hammelek: 2
Sam. 11,9.13), o lo «spazio più basso della nave»
versa), chc è attestata già in ugaritico: Ps. 3,6; 4,9;
Iob 3,13; Prov. 3,24; 6,9 s. (= 24,33); cfr. KTU 1. (jarketè hassefìnà: Ion. 1,5). Talvolta c’c un «letto»
14,1,31-35. La coppia skb/ljn ricorre solo in prosa: (mittà: 2 Sam. 4,7), che non può essere dato in pe­
Gen. 28 ,11; Ruth 3,13; cfr. K TU 1.17,1,4-6. 14-16 gno (Prov. 22,27: miskàb), ma possono bastare al­
(cfr. Y. Avishur, AO AT 210, 1984, 240 s. 3 11 s. cune «pietre» (’àbànim: Gen. 28,11). Di norma
405. 414 s.). precedono il «mangiare» (‘kl: Gen. 19,3 s.; Lev.
14,47 ; 1 Reg- Ruth 3,3 s.7) e il «bere» (sth: 1
ii.i. Il significato fondamentale del verbo skb, Reg. 19,6; Ruth 3,3 s.7). Quando due persone dor­
‘coricarsi, mettersi a giacere’, risulta dall’opposto mono insieme, l’uno scalda (hmm) l’altro (Eccl. 4,
qwm ‘alzarsi, stare (in piedi)’ (-» qwm) (Deut. 6,7; ir), così come una giovane concubina procura ca­
(vn, 1309) sakab (W. Beuken) ( v i i , 1310) 256

lore (/ Reg. 1,2) e il profeta Eliseo, in un’azione stazioni si limitano a precisi generi letterari (leggi:
simbolica, si distende su un ragazzo morto per re­ Ex. 22,15.18; Lev. I5,i8.24[£is].33; 18,22; 19,20;
stituirgli il calore della vita (2 Reg. 4,34). In ogni 20,11.12.13.18.20; Num. 5,t3.19; Deut. 22,22[bis].
caso ciascuno ha il diritto di dormire coperto dal 23.25[&«].28.29; maledizioni: Deut. 27,20.21.22.
proprio «mantello» (s'imlà: Ex. 22,26; Deut. 24, 23), storie di rapporti sessuali anormali (Gen. 19,
13). Se queste condizioni sono date, al «distender­ 32- 3 3 [M - 3 4 M - 3 5 t M ; 26,10; 35,22; 39,7.10.12.
si» (sàkab) segue il vero e proprio «dormire» (jsn/ 14; 1 Sam. 2,22; 2 Sam. 11,4; Ier. 3,2; Ezech. 23,8)
sèna: Gen. 28 ,11-16 ; / Sam. 26,7; 1 Reg. i%y,Vs. 3, o di gesti vergognosi (Gen. 34,2.7; 2 Sam. 12 ,11;
6; 4,9; Prov. 3,24; 6,9 s.; 24,33), ^ «dormire sodo» 13 ,11.14 ) e alcuni annunci di giudizio (Deut. 28,
(rdm: lon. 1,5) o il «sonnecchiare» (tenùmà: Prov. 30; Is. iT,,6;Zach. 14,2). Per il rapporto sessuale le­
6,10; 24,33). A volte segue però P«irrequietezza», cito, nei racconti viene usato solo di rado (Gen.
nedudìm: Iob 7,4), o «il cuore non si rilassa» (là ’ 30,15.16; 2 Sam. 1 1 ,1 1 ; 12,24), ma da questi ultimi
skb lèb: Eccl. 2,23). In generale tuttavia l’uomo testi risulta chiaro che l’espressione in sé è neutra
spera nella «sicurezza» (betah: Hos. 2,20; Iob ir, e indica solo l’atto del rapporto sessuale. Ciò tro­
18) e nella «pace» (sàlòm: Lev. 26,6; Ps. 4,9), al di va conferma dal suo impiego nelle norme legali.
fuori del raggio d’azione dei nemici («leoni»: Ps. Anzitutto può fungere da base di comparazione
57,5), affinché nessuno gli «turbi» (hrd: Lev. 2.6,6; tra il rapporto lecito e quello illecito, ad es.: «Non
Iob 11,19 ; l>9>pbd: Prov. 3,24) il sonno e i ti è lecito dormire con un uomo come si dorme
suoi beni al mattino siano ancora lì (Job 27,19), con una donna» (Lev. 18,22; 20,13; in entrambi i
mentre il precetto dei genitori «protegge» (smr: casi 2 volte skb). In secondo luogo, a rendere l’atto
Prov. 6,22) chi dorme. Al dormire pone un limite morale o ritualmente riprovevole sono sempre le
la necessità di lavorare (1 Sam. 3,15), poiché solo il circostanze che caratterizzano la situazione socia­
‘pigro’ ('àsél: Prov. 6,9 s.; 24,30-33) dorme tanto a le dell’una e dell’altra persona coinvolta, ad es.:
lungo che la povertà lo coglie. Ex. 22,15; Deut. 22,28.29: una ragazza non fidan­
Anche il sost. miskàb in quest’ambito semanti­ zata; Ex. 22,18: un animale; Lev. 15,24.33: una
co indica il dormire umano (20 volte e 6 volte nelle donna impura; Lev. 19,20: una schiava destinata a
parti aramaiche di Daniele). Vale anche semplice- concubina; Lev. 20,11.12.20; Deut. 27,20-33: mo­
mente per «letto» (Ex. 7,28; 2 Sam. 4,7.11; 11,2; gli di parenti; Num. 5,13.19; Deut. 22,22: una don­
17,28; Prov. 22,27; linguaggi° giuridico: Lev. na sposata; Deut. 22,23-25: una ragazza fidanzata.
15,4 s.21.23 s-2^) e «giaciglio» (2 Sam. 11,13), e ha
assunto significati specifici, come vedremo, in Le due particelle di relazione ’èt e 'im ricorrono
riferimento a modi particolari di dormire (cfr. entrambe con skb quando il verbo ha questo signifi­
McAlpine 48). Ma anche grazie al contesto che ha cato (rispettivamente 20 e 27 volte). Non è possibile
di volta in volta, il termine aggiunge qualcosa individuare una differenza semantica, quanto piutto­
sto una differenziazione letteraria: P preferisce ‘ im;
all’intera gamma di significati relativi al dormire.
D ’ét (cfr. Orlinsky 1922). Le forme vocalizzate con
Il letto è il luogo dove l’uomo vive ripiegato su se suffisso, come 'òt, devono essere ricondotte anch’es-
stesso. Qui possono tormentarlo «sogni» (baiò- se alla preposizione, non alla nota accusativi (cfr.
mòt) e «visioni (hezjonòt) (Iob 7,13 s.; 33,15), qui Orlinsky 23-27). Una volta soltanto (Gen. 39,10) si
egli può segretamente «progettare sventura» (hà- usa l’avverbio di relazione 'èsel ‘accanto’ (per l’ese­
sab ’àwen; -» ’wn 111.3) (Mich. 2,1: contrasto: «alla gesi cfr. Orlinsky 34-36).
luce dell'alba»; Ps. 36,5). Ma egli non lo deve so­
pravvalutare come luogo sicuro: anche là deve sta­ Il sost. miskàb nella sfera semantica sessuale
re attento a quello che dice e non «parlare con di­ può ricorre insieme al verbo (2 volte: Lev. 18,22;
sprezzo» dei potenti (-» qll i i i . i ) , perché l’insidia 20,13), ma molto più spesso (12 volte) è autono­
della delazione è in agguato proprio là dove si va­ mo. Qui valgono le stesse osservazioni fatte per il
neggia senza controllo (Eccl. 10,20: «camera da verbo: può avere un significato neutro (Num. 31,
letto // pensieri»; cfr. N. Lohfinlc, Kobelet, N EB, 17.18.35; Iud. 2 1,11.12 : «Tutte le donne che [non]
78 s.). Analogamente il profeta inviato da Dio in hanno dormito con un uomo»), ma può anche
Israele informa il suo re su ciò che il suo nemico indicare il rapporto lecito (Cant. 3,1: «Durante la
dice «a letto» (2 Reg. 6.12). notte sul mio giaciglio io cercai (bqs) colui che la
3. skb col significato di «dormire con qualcuno, mia anima ama [’hb]») come quello peccaminoso
avere rapporti sessuali con qualcuno» in effetti ri­ (Gen. 49,4): «Tu sali sul letto di tuo padre: hai
corre altrettanto spesso (McAlpine 44: 55 volte) profanato [hit] allora il mio giaciglio»; Is. 57.7.8
che nel senso del semplice «dormire», ma le atte­ [bis]: «Hai disteso il tuo giaciglio su monti eleva­
257 (vii,i 3 i i) sakab (W. Beuken) ( v i i , 1312) 258

ti... Ti sei liberata di me e sei salita e ti sei preparata ‘attraverso la morte’ (AHw 1011). In iscrizioni fu­
là un ampio giaciglio. Allora ti sei comprata perso­ nerarie fenicie skb e mskb ricorrono alcune volte col
ne, di cui hai amato i giacigli»; Ezech. 23,17: «I fi­ significato di ‘giacere in un sarcofago’ e ‘giaciglio per
gli di Babilonia sono venuti al suo giaciglio d’amo­ riposare’ (cfr. DISO 170. 299; Tomback 316 e KAI
in 15. 24). In ugaritico skb, che è attestato alcune
re [miskab dòdim] e lo hanno reso impuro con la volte, non riguarda mai il permanere nella morte (cfr.
loro lussuria [wajetammeyu betaznutdm]»; Prov. ad es. WUS nr. 2603).
7,17 s.: «Io ho asperso il mio giaciglio con mirra,
aloe e cannella. Vieni, vogliamo gozzovigliare nel­ b) Il significato di ‘morire, essere morto’ è quel­
l’amore [nirweh dodim] fino al mattino»; Hos. 7, lo attestato più spesso per l’ebr. skb (64 volte), e
14: «Essi gridano non a me col cuore, bensì stril­ nella maggior parte delle ricorrenze si ha la locu­
lano sui loro giacigli» [secondo H.W. Wolff, BK zione formulare skb (im ’àbót «dormire con i pa­
Xiv/iJ, 163, si tratta qui di giacigli amorosi, secon­ dri» (40 volte secondo McAJpine 212. 216; v. sot­
do C. van Leeuwen, Hosea, POT, 163, di una sor­ to, c.). L ’uso metaforico di «dormire» per «essere
ta di stuoie per la preghiera; cfr. Ios. 7,6; Am. 2,8; morto» si basa su un numero di somiglianze che
Ps. 4,5; e secondo F.I. Andersen - D.N. Feedman, contribuiscono essenzialmente alla gamma di si­
Hosea, AB, 474, di un oggetto cultuale, qui usato gnificati, nonostante le differenze sostanziali tra le
impropriamente]). due condizioni. Da un lato il morto giace, ossia es­
Nei vari contesti in cui il verbo e il sostantivo so viene posto a giacere al pari di un dormiente (1
ricorrono con il significato di «rapporto sessuale» Reg. 3,20; 17,19; 2 Reg. 4,21.32). Ma mentre il
si rileva un ampio spettro di motivazioni e di con­ dormiente si risveglia (Iud. 16,19 s.: qws), e si alza
seguenze umane. Da un lato è necessario avere fi­ (Iud. 16,3: qwm)yquando l’uomo si distende (skb)
gli (Gen. 19,32; 30,16); inoltre il vero amore può nella morte non c’è alcun alzarsi (qwm), nessun
condurre al rapporto sessuale (Cant. 3,1), o anche risvegliarsi (qws) o essere risvegliati ('ivr nif.) (Iob
all’intenzione di consolare una donna (2 Sam. 12, 14,12; cfr. Is. 14,8; Ier. 51,57; Ps. 41,9), poiché non
24); ma il motivo può essere anche la bramosia che si ha più alcuna esistenza attiva (Iud. 5,27: «Egli
scaturisce dallo sguardo voglioso di vedere se una cadde ai suoi piedi, giacque là... annientato» [skb -
donna o un uomo sono belli (Gen. 34,2; 39,6; 2 sàdud]; cfr. Iob 20,11: «Sono colme di energia gio­
Sam. 11,2; 13,1), o che cerca la seduzione (Ex. 22, vanile anche le sue membra, ma con lui ora giac­
15; Ier. 3,2); sono noti i modelli di comportamen­ ciono nella polvere»), una situazione che in caso
to di chi cerca giorno dopo giorno di convincere di estrema afflizione è per un uomo preferibile, in
qualcuno (Gen. 39,10), di afferrare e violentare quanto tranquilla (lob 3,13: «Sì, ora giacerei tran­
(Gen. 34,2; 2 Sam. 13 ,11.14 ) o di rapire qualcuno quillo, mi addormenterei e avrei riposo» [skb - sqt
(2 Sam. 12 ,11). Anche le conseguenze di skb pos­ - jsn - nwh~\). I confini tra la malattia e la morte
sono essere molto diverse, andando dalla pena di sono fluidi. Ciò vale anche per il ritratto dei nemi­
morte (Lev. 20,11-13.18-20; Deut. 22,22-25) fino ci dell’orante, i quali desiderano che egli giaccia
al sentimento di propensione (Gen. 34,3) o avver­ disteso per terra, senza mai più potersi alzare (Ps.
sione (2 Sam. 13,15), oppure si può prendere una 41,19; -» voi. 1 1334). Il giacere distesi nella morte
donna in sposa (Ex. 22,15; Deut. 22,28 s.) o gene­ può essere causato persino da Dio (Lam. 2,21:
rare figli (Gen. 19,36; 2 Sam. 11,4 s.; 12,24). Dun­ «Giacciono al suolo nei vicoli bambini e vecchi.
que skb/miskdb si riferiscono a un’azione umana Le ragazze e i giovani sono caduti sotto la spada.
quanto mai importante e rischiosa. Tu li hai colpiti nel giorno della tua ira» [skb - hd-
4.a) Anche nel Vicino Oriente antico «dormire ragtd bejóm ’appekd].
(andare a dormire)» è metafora per «morire, esse­ Analogamente il permanere nel mondo sotter­
re morto» (-> jsn 3), ma la voce specifica comune­ raneo è detto spesso «giacere là», e può essere con­
mente usata non è un’espressione imparentata con nesso con l’«onore» (Is. 14,8), oppure con l’onta
l’ebraico skby bensì molto spesso un verbo che ha (Ezech. 31,18; 32,19.21.27-30.32: «tra gli incircon­
proprio il significato primario di «dormire». Que­ cisi»). In ogni caso là si è abbandonati alla dimen­
sto linguaggio non si basa quindi sull’atto del cori­ ticanza di Jhwh e si diventa irraggiungibili alla sua
carsi del morente o dell’essere disteso del defunto, presa (Ps. 88,6: «Io sono stato strappato via e con­
come nel caso dell’ebr. skb, bensì sulla condizione segnato ai morti, come i colpiti che riposano nella
di inerzia che hanno in comune il dormire e tomba; non pensi più a loro, poiché essi sono sot­
l’essere morto (cfr. Me Alpine 136-139). tratti alla tua mano [skb - l ó ’ - zkr]; cfr. Iob 7,21:
L’acc. sakdpu(m) 11 è attestato due volte nel senso «Allora io potrei mettermi a giacere nella polvere;
di ‘mettersi a riposare’, precisamente ‘nella terra’, se tu mi cercassi, io non sarei più là»).
259 (VTT>1313) sakab (W. Beuken) ( v i i ,i 3 i 4 ) 2 6 0

Nella sua storia Israele ha fatto esperienza della n o s.). In 2 Cronache la si usa solo per i re di
sua salvezza proprio nella sventura che ha colpito Giuda, e ciò in conseguenza dell’intenzione reda­
gli Egiziani, che giacquero al Mare dei Giunchi zionale del Cronista di tralasciare quasi tutti i dati
(Is. 43,17): «Essi giacciono al suolo e non si alzano relativi al regno del nord. Inoltre il fatto che in due
più [skb - bai qwjm]»); ma nella stessa maniera casi il Cronista si discosti dalla sua fonte mostra
proprio i peccatori d’ Israele giaceranno nel luogo che egli intende conferire airespressione un signi­
dei tormenti e non troveranno alcuna via d’uscita ficato più profondo. Nel mezzo della serie dei re,
dalla tenebra (Is. 50,10 s.: contrasto fra hlk «anda­ egli omette làTformulazione nel caso di loram (2
re» al v. 10 e skb «giacere» al v. n ). Accade tutta­ Chron. 21,20; cfr. 2 Reg. 8,24), poiché qui chiara­
via che qualcuno si risvegli, o superati la minaccia mente la causa specifica della sua dipartita equiva­
della morte (Ps. 3,6: «Io mi corico e dormo, mi leva a una morte violenta (come nel caso di Aca­
sveglio di nuovo, poiché il Signore mi protegge zia, Joas, Amazia e Giosia; cfr. 2 Reg. 9,28 s. e 2
[skb - jsn - qws hif]») o la morte stessa (cfr. Is. Chron. 22,952 Reg. 12,22 e 2 Chron. 24,25^ Reg.
26,19: «Chi giace nella terra, si risveglierà [skn 14,20 1 2 Chron. 25,28;2 Reg. 23,2902 Chron. 35,
'afdr-qw s hif.]»); Dan. 12,2: «Tra coloro che dor­ 24; cfr. 2 Chron. 21,18: «Dopo tutto ciò il Signore
mono nella polvere della terra, molti si risveglie- colpì loram con una malattia inguaribile nei visce­
ranno [jsn ’admat ’dfdr - qws hif.]»). ri»; cfr. Alfrink x 15), così il Cronista rifiuta a que­
Nel caso del sost. miskdb è evidente lo stesso si­ sto re la sepoltura che anche ai suoi occhi è riser­
gnificato fondamentalmente duplice che riscontri­ vata solitamente a un principe (vv. 19 s.: «Il popo­
amo nel verbo. Da un lato il letto è il giaciglio di lo non accese nessun fuoco in suo onore, com’era
un morto - che sia il letto sontuoso di un re (2 accaduto con i suoi padri... Egli se ne andò non
Chron. 16,14) 0 un luogo spregevole tra gli incir­ compianto da alcuno»). A confronto con ciò sor­
concisi (Ezech. 32,25) -, dall’altro è simbolo del prende tanto più che il Cronista apprezzi la morte
riposo e della pace chc il giusto, vittima dell’ingiu­ di David quando, seguendo in 1 Chron. 29,26 s. la
stizia, alla fine tuttavia raggiunge (Is. 57,2). Le fonte di / Reg. 2 ,11, al v. 28 («Egli morì in età
espressioni usate nell’ultimo testo citato sono ca­ avanzata, sazio di giorni, di ricchezza e di onore»;
ratterizzate da una indeterminatezza costante, la cfr. 1 Reg. 2,10) aggiunge alcune parole sue. La
quale dà spazio alla spiegazione secondo cui ai conseguenza può essere soltanto che per il Croni­
giusti e agli empi nella morte viene assegnata una sta David come re rappresenta un nuovo inizio as­
sorte differente (cfr. B. Renaud, RScR 51 [1977] y soluto (cfr. il cambiamento dell’ordine genealogi­
21; W.A.M. Beuken, Jesaja ili A, POT, 55 s.). co, da «Salomone sedeva ora sul trono di suo pa­
Forse anche Ps. 149,5 va inteso in questo senso: «I dre David» [/ Reg. 2,12] in «suo figlio Salomone
pii si rallegrano sui loro giacigli», ossia nella loro divenne re al suo posto» (/ Chron. 29,28]). Egli
tomba (cfr. Is. 26,19; Fuglister 101-104). dunque ha limitato la formula ai discendenti di
c) L ’espressione «coricarsi insieme ai propri David, i re di Giuda, e l’ha messa al servizio della
padri» (sakdb ‘im ’abòtàjw) è considerata origina­ sua teologia di David, anche se, essendo legato alla
riamente jahvistica (a differenza dell’espressione tradizione, non ha potuto usarla per i re morti di
idiomatica sacerdotale «essere raccolti insieme al morte violenta e nemmeno per il pio re Giosia (2
proprio popolo» [’sp nif. 'el-ammàjw]; cfr. Wàch­ Chron. 35,24).
ter 75). Essa significa essenzialmente che il defun­ L ’espressione tradizionale è stata usata dunque
to nella morte - non necessariamente nella tomba anche in un’altra direzione, non nel genere lettera­
(!) (cfr. Gen. 47,30; Deut. 31,16; cfr. 34,6; / Reg. rio delle informazioni storiografiche, bensì in testi
2,ro;2 Reg. 8,24; 15,7; 16,20; 20,21; 21,18 e i passi narrativi. Così Giacobbe prega il suo figlio Giu­
par. in 2 Chron.) - viene riunito ai suoi antenati seppe: «Non seppellirmi in Egitto! Giacerò insie­
già morti (oltre ai testi menzionati, 2 Sam. 7,12; 1 me ai miei padri e tu portami fuori dall’Egitto e
Reg. 1,21; 11,21.43; 14.20.31; 15,8.24; T6,6.28; 22, seppelliscimi nel loro sepolcro» (Gen. 47,30; di­
40.51;2 Reg. 10,35; I3>9<13>T4.i6.22.29; i5>22-38; versamente EU: «Quando mi sarò addormentato
24,6; 2 Chron. 9,31; 12,16; 13,23; 16,13; 2M» 2^> con i miei padri, portami fuori dall’Egitto»; per il
2.23; 27,9; 28,27; 32>33533>2°; ->^ TII-3-a; -»mwt rifiuto di un’interpretazione di w e-sàkabti al con­
iv.1. dizionale cfr. E. Kònig, Die Genesis, 2-31925, 742;
Dalla documentazione testuale risulta che McAlpine 145). Inoltre Dio informa Mosè: «Ecco,
l’espressione ha un’origine comune nell’ideologia presto sarai sepolto insieme ai tuoi padri» (Deut.
regale, poiché viene usata in 1-2 Re in riferimento 31,16), e a David promette per bocca di Natan:
ai re di Giuda e ai re d’ Israele (elenchi in Alfrink «Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu già-
2Ói (vii,1314) sakab (W. Beuken) ( v i i ,131 j ) 262

cerai con i tuoi padri, insedierò il figlio nato dalle ad es. C. van Leeuwen, POT, 243)? Qui il giacere
tue viscere come tuo successore e concederò sta­ e comunque espressione di un atteggiamento tipi­
bilità al suo trono» (2 Sam. 7,12; cfr. 1 Reg. 1,21), co di chi non si preoccupa del giorno del giudizio
L ’ultimo testo prelude a 1 Reg. 2,10. D ’altro canto che si sta avvicinando (v. 3).
si può pensare che in Gen. 47,30 e Deut. 31,16 si In Prov. 23,34 («Tu sei come uno che dorme in
tratti di un tema teologico della redazione del Pen­ alto mare, che s’addormenta al timone della na­
tateuco, analogo all’uso cronistico dell’espressio­ ve») la situazione testuale è difficile (cfr. H. Ringg­
ne skb ‘im ’abót. Mentre l’espressione non è stata ren, ATD 16/13, 96; W. McKane, Proverbs, O TL,
usata per Abramo, in quanto inizio assoluto del 248 s. 394 ss.; O. Plòger, B K xvn 261. 264. 278). In
popolo d’ Israele (Gen. 25,8), la si poteva impiega­ ogni caso sembra che si paragoni la sensazione di
re già per i primi due suoi discendenti più impor­ dondolio di un ubriaco disteso al movimento oscil­
tanti, Giacobbe e Mosè. (L’espressione che ricorre latorio della nave.
in Gen. 25,8: «Egli fu riunito ai suoi antenati \waj- d) Là dove skb è detto di animali, piuttosto spes­
j é ’àsef 'el-ammàjw\» non può essere accostata a so si tratta di paragoni che si riferiscono a esseri
priori a quella qui studiata). umani. Anche qui riemerge l’ambivalenza ineren­
5.a) Al pari di miskàb «letto», skb ricorre nel te alla voce (v. sopra, n .1.2.3.b). Sotto la guida di
contesto della malattia (2 Reg. 9,16; cfr. Ex. 21,18; Dio Israele parte deciso per la terra, «come un
2 Sam. 13,5; 1 Reg. 1,47: il letto di David debole e predatore si alza e si corica, prima di aver divorato
prossimo all’abdicazione contrasta col trono di la preda» (Num. 23,24). Nel suo possesso della
Salomone appena consacrato re [v. 46]; Ps. 41,4; terra Israele, così sicuro di sé, assomiglia a un leo­
lob 33,19), là dove