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11/09/2019

Bullismo, concorso di colpa per la reazione


violenta della vittima
di Andrea Alberto Moramarco

In caso di reazione violenta da parte della vittima di bullismo nei confronti del “bullo”, deve
essere riconosciuto il concorso di colpa anche se l'aggressione è avvenuta in un secondo
momento, dovendosi tener conto, sotto il profilo della causalità e in termini di equità, delle
vessazioni precedentemente subite dallo studente, non tutelato dalla scuola. Ad affermarlo è la
Cassazione con una densa ed articolata ordinanza (22541/2018), nella quale si dà rilievo altresì
all'importanza dell'educazione impartita dai genitori ai propri figli.

Il caso
La vicenda prende le mosse da un litigio scoppiato nelle vicinanze di una scuola tra due
studenti, all'esito del quale uno di essi riportava, a causa di un pugno sul volto, un'avulsione
traumatica ad un dente ed escoriazioni al labbro. In seguito all'accaduto si apriva un
procedimento penale nei confronti del ragazzo-aggressore, che si concludeva con una sentenza
di non luogo a procedere, in quanto i giudici del Tribunale dei minorenni avevano rilevato la
presenza della provocazione e perciò ritenevano l'alunno non meritevole di sanzione penale.
La controversia si spostava così dinanzi ai giudici civili, ai quali il ragazzo-aggredito chiedeva
che gli fosse riconosciuto un cospicuo risarcimento del danno da parte del suo aggressore,
nonché dei suoi genitori ex articolo 2048 Cc, in quanto responsabili in solido del fatto illecito
commesso dal loro figlio minore. In tale sede emergevano poi più chiaramente due aspetti della
vicenda: i continui atti di bullismo, a cui il ragazzo-aggressore avrebbe reagito, e la
giustificazione della reazione di quest'ultimo da parte dei suoi genitori. In primo grado, il
Tribunale escludeva la responsabilità dei genitori e riconosceva un concorso di colpa tra i due
ragazzi, mentre la Corte d'appello al contrario riconosceva la responsabilità in base all’ articolo
2048 Cc ed escludeva il concorso di colpa dell'alunno aggredito.

Il ruolo dei genitori


La delicata questione giunge così in Cassazione, dove i giudici di legittimità chiariscono alcuni
aspetti giuridici della vicenda e offrono al contempo importanti spunti di riflessione
sull'importanza dell'educazione impartita dai genitori e sulla piaga del bullismo. Quanto al
primo tema, la Suprema corte ricorda come per andare esenti da responsabilità i genitori
avrebbero potuto e dovuto provare di aver impartito al proprio figlio «un'educazione consona
alle proprie condizioni sociali e familiari», ovvero di aver «esercitato sul minore una vigilanza
adeguata all'età e finalizzata a correggere comportamenti non corretti», sicché l'azione violenta
del figlio non avrebbe potuto essere imputabile ad una loro negligenza educativa. I genitori,
invece, si sono limitati a giustificare l'azione violenta del figlio quale risposta alla serie di soprusi

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di cui era stato vittima, «dimostrando di non aver percepito il disvalore della condotta del figlio
e la gravità del fatto imputatogli». Pertanto, dal punto di vista giuridico, per la Cassazione
sussiste una responsabilità dei genitori per il fatto illecito commesso dallo studente.

La piaga del bullismo


Quanto al tema del bullismo, i giudici di legittimità ritengono doveroso contrastare questo
delicato fenomeno sociale, anche attraverso il riconoscimento di una sua valenza, in casi come
quello di specie, dove non è sufficiente ragionare giuridicamente in termini di stretta causalità
generale, ma è opportuno valutare in termini di equità la causalità individuale, dando cioè
rilevanza alle costanti provocazioni subite nel tempo dal ragazzo che hanno portato ad una sua
aggressione violenta. Ciò vale soprattutto quando la vittima degli atti di bullismo sia un
adolescente, in quanto «la sua personalità non si è ancora formata in modo saldo e positivo»
rispetto agli avvenimenti di cui è suo malgrado protagonista, essendo possibile che la sua
reazione si risolva, «a seconda dei casi, nell'adozione di comportamenti aggressivi internalizzati
che possono trasformarsi […] in forme di resilienza passiva e auto conservative, evolvere verso
forme di autodistruzione, oppure tradursi, come è avvenuto nel caso di specie, nell'assunzione
di comportamenti esternalizzati aggressivi».
Per i giudici di legittimità, inoltre, «il bullismo non dà vita ad un conflitto meramente
individuale» e richiede «un coacervo di interventi coordinati» che possano arginare il
fenomeno. Per il Collegio, che rimarca pesantemente l'assenza totale di una presa di posizione
dell'istituto scolastico nei confronti dei bulli e contro il fenomeno del bullismo, è «doveroso che
l'ordinamento si dimostri sensibile verso coloro che sono esposti continuamente a condizioni
vittimizzanti idonee a provocare e ad amplificare le reazioni», soprattutto ove la vittima «venga
lasciata sola nell'affrontare il conflitto».
Pertanto, dal punto di vista giuridico, in attesa che «si diffondano forme di giustizia ripartiva
specificamente calibrate sul fenomeno del bullismo», per la Suprema corte è necessario
condannare tanto i comportamenti prevaricatori quanto quelli reattivi, «senza mortificare le
regole causali, né utilizzarle come giudizi di valore», accedendo ad una piano di valutazione
complessiva di tutti i fattori concausali della vicenda.

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