Sei sulla pagina 1di 12

Elementi della musica

Gli elementi della musica sono tre: ritmo, melodia e armonia.

Ritmo -> combinazione che nasce delle figure di durata. Andamento


(tempo), sono delle figure ritmiche che si ripetono alla stessa distanza
di tempo. Dall’andamento nasce il metro che è binario, ternario o
quaternario.

Melodia -> elemento che nasce dalla frequenza di note di altezza


diversa, è l’elemento più importante tra i tre. Vincenzo Bellini è stato il
più grande melodista della storia della musica.

Armonia -> elemento che nasce dalla sovrapposizione di melodie.


All’inizio era polifonia, poi è diventata contrappunto e quando
spariscono la longa ecc… si chiamerà armonia quando sarà completato
il temperamento equabile, si arriva a tutto ciò con Bach.

• Indica se i seguenti semitoni sono diatonici o


cromatici

• Indica gli intervalli omofoni (enarmonici) dei seguenti


intervalli

Ogni tasto nero della tastiera ha due nomi

• Le scale
I Fondamenti Della Musica
Musica
Secondo la mitologia greca, la musica è un dono del dio Apollo e delle
muse. La sua storia è strettamente collegata allo sviluppo della società
umana e influenzata da personalità emergenti e da capolavori
esemplari. La musica, agisce in modo consapevole o inconsapevole
sull’uomo, sia su coloro che la esercitano in modo attivo, sia sugli
ascoltatori. I musicisti deputati alla creazione, hanno a disposizione
come materiali suoni, timbri e rumori, che vengono organizzati secondo
principi tradizionali o di nuova invenzione.

Suono e Rumore
La musica viene esercitata come “arte dei suoni”. Un corpo elastico
(solido o aeriforme), funge da generatore sonoro. Attraverso un
intervento esterno (ad esempio la percussione di una corda), il corpo
entra in vibrazione, produce delle oscillazioni, e diventa una fonte
sonora. Il mezzo che diffonde le oscillazioni, detto mezzo propagante, è
l’aria. L’ onda sonora generata si propaga in forma sferica con velocità
costante ma con forza decrescente. Viene recepita ed elaborata dal
ricettore (dall’orecchio).

Il fenomeno sonoro, viene da noi recepito in modi diversi e viene


classificato in: suono puro, suono semplice, rumore e rumore
improvviso.

Il suono puro o semplice è il risultato di un oscillazione sinusoidale


periodica e regolare. Le caratteristiche più importati sono altezza e
intensità.

L’altezza del suono risulta dal numero di vibrazioni al secondo, viene


misurata in Hertz e prende il nome di Frequenza.

Determinate per l’intensità del suono o del rumore, accanto alla


frequenza, è l’ampiezza delle oscillazioni. L’intensità del suono si misura
in Decibel (dB).

Decibel -> intensità

Hertz -> frequenza

Il suono come risultato di un oscillazione sinusoidale semplice può


essere creato solamente da un generatore di suoni. In natura si trova
difficilmente il suono sinusoidale, perché solitamente alla vibrazione
fondamentale si aggiungono altre oscillazioni periodiche, che sono
multipli della vibrazione fondamentale, si chiamano Armonici Superiori
(teoricamente si genera una frequenza “infinita”).

Suono complesso: somma percettibile di suoni fondamentali e dei loro


rispettivi armonici.

Nonostante tutte le vibrazioni parziali, la frequenza del suono


fondamentale è così predominante da consentire al nostro udito di
classificarne solo la sua altezza. Il numero, la forza e la durata degli
armonici superiori sono diversi per ogni strumento e modo di suonare;
sono decisivi per determinare il timbro (colore). A questo principio ha
importanza anche il fenomeno della risonanza: le casse di risonanza,
non hanno solo la funzione di ampliare il suono, ma anche quella di
permette alle frequenze di unirsi agli armonici.

Rumore: risulta da oscillazioni irregolari e aperiodiche, non ha un


altezza determinabile. La frequenza e la forza delle sue componenti non
sono costanti e non sottostanno a leggi precise; gli armonici non
generano rapporti di numeri interi e si formano sovratoni non armonici.

L’udito e l’orecchio musicale


Attraverso il mezzo propagante dell’aria le oscillazioni prodotte dalla
fonte sonora raggiungono il nostro orecchio. Un orecchio umano sano è
in grado di percepire vibrazioni a partire da circa 16 Hz nell’ambito
grave e 20.000 Hz nell’ambito acuto.

L’orecchio si distingue in:

• Orecchio assoluto: capacità di riconoscere in modo esatto singole


altezze di suoni o tonalità (orecchio assoluto passivo), oppure
riprodurre con la voce suoni di altezza esatta (orecchio assoluto
attivo).

• Orecchio relativo: capacità di distinguere intervalli, scale e suoni


confrontandoli con dei riferimenti o l’uno con l’altro.

• Orecchio interiore: capacità di ascoltare un testo musicale nella


propria immaginazione e con i corrispondenti timbri vocali e
strumentali .

Il diapason
Diapason: univoco punto di riferimento per l’intonazione. L’altezza di
questo suono di riferimento subì nel corso della storia notevoli
variazioni. Nel 1788 venne stabilito a Parigi il La1 di 409 Hz, nel 1858 a
Vienna venne portato a 432 Hz. Nel 1939 venne nuovamente stabilito a
Londra in un convegno sull’intonazione il La1 = 440 Hz a una
temperatura di 20°.

Intonazione e sistema tonale


Intonazione: stabilisce il reciproco rapporto delle frequenze dei suoni
riferito ad un sistema tonale. Il calcolo esatto delle frequenze richiede
un suono di riferimento ad esempio il diapason. Nel corso degli sviluppi
della musica occidentale furono fatti molti tentativi di calcolo
dell’intonazione con diversi sistemi.

• Accordatura pitagorica: si basa sulla quinta giusta calcolata con il


rapporto tra oscillazioni di 2:3. Sistema che rimase in voga per tutto il
medioevo, quando si iniziò a fare musica a più voci fu necessario
trovare altre soluzioni.

• L’accordatura naturale: si fonda sulla successione naturale dei suoni


armonici. Didimo si basa nei suoi calcoli prendendo in considerazione
la “terza naturale”

• L’accordatura naturale: in ultima analisi permette agli strumenti


permette agli strumenti ad accordatura fissa di far musica solo nelle
tonalità il cui suono fondamentale è accordata.

Furono molti i tentativi di ridurre al minimo i problemi derivanti


dall’accordatura pitagorica e naturale, questi tentativi portano ai
Temperamenti (dal latino “giusta misura”).

• Temperamenti mesozoici: iniziati ad usare nel XVI secolo, le varianti


più comuni si basavano su otto terze maggiori accordate
esattamente, ma quinte temperate. Fare musica nel Rinascimento si
doveva limitare solo a certe tonalità. Questo temperamento rimase in
uso fino al XIX secolo specialmente nella costruzione organica.

• Temperamenti inequabili: o accordature ben temperate, emersero


negli ultimi anni del XVII secolo. Diventarono necessari nella musica
d’insieme e permisero di fare musica in tutte le tonalità. Questi
temperamenti tendevano ad unificare l’accordatura delle terze e delle
quinte attraverso una leggera scordatura.

• Il temperamento equabile: compromesso acustico che permette di far


musica in tutte le tonalità e fu calcolato gia nel 1585 dal matematico
Stevin. Il risultato è un ottava divisa in 12 semitoni uguali.

Gli elementi della musica


La successione temporale dei suoni produce la melodia, il ritmo e il
metro e la velocità del movimento determinano l’andamento temporale
e costituiscono la forza del discorso musicale. Importanti sono anche la
dinamica e il timbro.

Le note
Il ritmo

Le scale
Aspetti generali
Scala: fondamento del sistema tonale e base di riferimento della
tonalità. Per scala si intende una successione di suoni in ordine di
altezza, procedenti per gradi congiunti, disposti in una caratterizzante
successione di intervalli (toni e semitoni), ovvero con uno schema di
intervalli prefissato. Nella scala sono riassunti i suoni prefissati in una
determinata epoca e regione per fare musica e cantare.

Le scale usate dal primo medioevo nella musica occidentale rivelano


una struttura diatonica (diatonus=formato da toni) all’interno dell’ottava,
implica diverse manifestazioni della struttura formata da cinque toni e
due semitoni, ne sono un esempio i modi ecclesiastici ricavati dalle
melodie dei canti gregoriani. Anche le scale maggiori e minori sono
formate da sette gradi, l’ottavo grado conclusivo è il suono di partenza.
A partire dal XVII secolo la tonalità maggiore e minore forma la base
della prassi musicale, nel 1900 altre scale e prassi esecutive
acquistarono significato fino a giungere alla atonalità.

La formazione del tetracordo


Le distanze tra i gradi congiunti presenti nella scala possono essere:

• Intervallo di semitono -> seconda minore

• Intervallo di tono -> seconda maggiore

• Intervallo di un tono e mezzo -> seconda eccedente

Le nostre scale formate da sette gradi (eptatoniche) possono essere


divise in due gruppi da quattro suoni, chiamati tetracordi (dal greco
“quattro corde”).

Per l’organizzazione della melodia e la condotta delle parti nel tessuto


armonico, rivestono grande importanza i rapporti di tensione generati
dai tre possibili intervalli tra gradi congiunti presenti:

• Il semitono da un senso di movimento, richiede una continuazione

• Il tono lascia aperto lo sviluppo, si mantiene naturale

• Intervallo di tono e mezzo inibisce, richiede la risoluzione verso i suoni


limitrofi.

Scale e tonalità
La scala fornisce informazioni sull’ordine e l’entità degli intervalli tra
gradi congiunti e sulle relazioni dei gradi fra di loro. Tonalità viene
definita dalla tonica della scala e dal modo, stabilendo così le affinità
armoniche e i rispettivi accordi cadenziali.

La scala maggiore
La sequenza dei suoni naturali che va da do1 a do2 costituisce la scala
maggiore.

Il tetracordo maggiore è costituito da due intervalli di tono e da un


intervallo di semitono.

I due tetracordi si distinguono nella loro funzione:

• Il primo tetracordo porta all’affermazione della terza attraverso la


tensione discendente della controsensibile;
• Il secondo tetracordo conduce alla tonica attraverso la tensione
ascendente della sensibile.

Primo e terzo grado determinano il centro armonico, la tonica.

Trasportare -> melodia che che inizia da un altro suono, mantenendo gli
stessi intervalli, si presenta così in un altra tonalità.

La scala minore naturale


Se facciamo iniziare la serie dei suoni in la invece che con il do,
otteniamo la scala minore naturale; strutturalmente coincide con il
modo ecclesiastico chiamo eolico.

Si differenzia dalla scala maggiore per la disposizione degli intervalli di


semitono, posti tra il secondo e il terzo grado e il quinto e sesto.

La scala minore armonica


Per ottenere effetti conclusivi soddisfacenti, si usa la presenza della
sensibile. Per ottenere l’intervallo di semitono, occorre inalzare il
settimo grado della scala minore naturale che prende il nome di scala
minore armonica.

La scala minore melodica


Nel XVIII si sviluppò la scala minore melodica, nella quale viene alzato
anche il sesto grado di un semitono. Il secondo tetracordo assume così
un carattere maggiore.

La tensione generata dal senato e settimo grado innalzati, viene meno


nel movimento discendente, per questo motivo la scala minore
melodica discendente viene suonata senza alterazioni, come la scala
minore naturale.

Riepilogo delle scale minori

• Primo tetracordo -> rimane invariato in tutte e tre le forme di scala


minore, contiene l’intervallo di terza minore, caratteristico della
tonalità minore

• Secondo tetracordo -> modo minore naturale: manca la sensibile;

modo minore armonico: viene innalzato il


settimo grado (sensibile “artificiale”);

modo minore melodico: il VI e VII grado


vengono innalzati di un semitono, nessuna
alterazione in senso discendente.

Scala cromatica
(DO - DO# - RE - RE# - MI - FA - FA# ecc…)

Scala cromatica -> attraverso la strutturazione dell’ottava in dodici


semitoni temperati.

• I gradi principali: corrispondono nel modo maggiore alla scala


naturale;

• I gradi secondari: estranei alla scala, i semitoni cromatici, si collocano


tra gli intervalli di tono.

La scala pentatonica
Scala pentatonica -> composta da cinque gradi, può essere ricavata da
una sequenza di quinte (es. do/sol/re/la/mi).

I modi ecclesiastici
Modi ecclesiastici -> si usano a partire dal primo Medioevo fino all’età
barocca, costituiscono i fondamenti del sistema tonale. Tutti i modi
sono derivati dalle formule melodiche legate al testo del canto
monodico non accompagnato gregoriano.

Ai quattro modi autentici dorico, frigio, lidio e misolidio si aggiunsero i


rispettivi quattro modi plagali. Questi quattro modi vennero ripresi nel X
secolo con alcuni errori da scale dell’altica Grecia ed applicati ai modi
ecclesiastici.

Ionico -> corrisponde a maggiore

Dorico -> simile a minore, eccetto la 6M

Frigio -> simile a minore, eccetto la 2m

Lidio -> simile a maggiore, eccetto la 4e

Misolidio -> simile a maggiore, eccetto la 7m

Eolico -> corrisponde a minore

Locrio -> simile a minore, eccezioni 2m+5d

La scala esatonale
Scala esatonale -> deriva dalla suddivisone dell’ottava in sei intervalli
uguali di tono, data la sua struttura simmetrica ne esistono solo due
varianti, distanti di semitono l’una da l’altra.

Intervallo caratteristico della scala esatonale è la “mezza ottava”.

Nella scala esatonale non compaiono, come nella scala maggiore e


minore, la sensibile o la quinta giusta, perciò manca l’attrazione verso la
tonica e ne ricaviamo così una sensazione di fluttuazione e instabilità
(inspirò i compositori dell’impressionismo).

Scale nella musica folkloristica

La formazione delle scale nel XX-XXi secolo


Microtoni -> suddivisione dell’ottava in unità ancora minori, Skrjabin
formò una scala composta da 18 suoni formati da 1/3 di tono

Gli accordi e le relazioni armoniche


Accordo -> il risuonare simultaneamente di tre o più suoni di diversa
altezza. L’accordo venne inteso nella sua funzione di elemento
strutturante dopo la 1600. L’accordo è un accostamento basato su una
sovrapposizione di terze. L’armonia contemporanea amplia il concetto
di accordo.

• Triade maggiore -> terza maggiore+terza minore

• Triade minore -> terza minore+terza maggiore

• Triade eccedente -> terza maggiore+terza maggiore

• Triade diminuita -> terza minore+terza minore

Le triadi maggiori e minori vengono considerate consonanti, accordi


autonomi che non necessitano di risoluzione.

Le triadi eccedenti e diminuite, sono considerate dissonanze, generano


tensione e richiedono la risoluzione in una consonanza.

Le triadi proprie delle scale maggiori e minori

Maggiore -> M m m M M m D

Minore armonica -> m D A m M M D

Accordi relativi, contraccordi e accordi intermedi


L’ampliamento delle possibilità armoniche al di là delle cadenze
fondamentali avviene su due diversi piani:

• Modifiche delle triadi fondamentali (alterazioni e suoni aggiuntivi);

• Utilizzo di accordi più o meno affini.

Le triadi minori sul II, III e VI grado della scala maggiore possono essere
ricondotte alle triadi principali del I, IV, e V grado. Queste triadi minori
vengono definite “relative” e denominate con la funzione di triade
principale.

• Triade di Re minore sul II grado è relativa della triade di


sottodominante Fa maggiore, sottodominante parallela;
• Triade di Mi minore sul III grado è relativa della triade di dominante
Sol maggiore, dominante parallela;

• La triade minore La sul VI grado è relativa della triade di tonica di Do


maggiore, prende il nome di tonica parallela.

Nella tonalità minore naturale troviamo triadi maggiori sul III, VI e VII
grado.

• III grado -> parallela della tonica


• VI grado -> parallela della sottodominante
• VII grado -> parallela della dominante

Contraccordo -> accordo che ha due suoni in comune con la triade


principale, nella scrittura appare contrapposto all’accordo parallelo.

In riferimento all’accordo principale:

• accordi paralleli -> distanza di una terza minore dall’accordo di


riferimento;

• Contraccordi -> distanza di terza maggiore dall’accordo di riferimento

Accordi sostitutivi -> accordi con affinità di terza tra triadi principali o
secondarie.

Accordi variati nel modo -> triade principale cambia di modo attraverso
la modifica della terza. Uno dei metodi di variazione più usato consiste
nell’utilizzo del modo opposto: un tema esposto in tonalità maggiore
ricompare in tonalità minore e viceversa.

Le medianti
Mediante -> suono che si trova in mezzo tra la fondamentale e la
quinta. Come accordo di riferimento a Do maggiore è la triade di mi
minore, ovvero il contraccordo. Possono essere classificate secondo il
grado di affinità. 

Gli strumenti musicali
Cordofoni -> strumenti il cui suono è prodotto dalla vibrazione di
corde.

Fanno parte gli strumenti ad arco (violino, violoncello ecc…) e a pizzico


(chitarra e arpa) e anche clavicembalo e pianoforte.

Aerofoni -> strumenti il cui suono è prodotto dalla vibrazione di una


colonna d’aria.

Fanno parte i legni e gli ottoni; e strumenti a serbatoio d’aria come


l’organo e la fisarmonica.

Idiofoni -> il corpo stesso dello strumento diviene attraverso la


vibrazione autonoma, mezzo produttore del suono.

La vibrazione avviene tramite la percussione, la concussione, il


raschiamento o il pizzicato.

Membranofoni -> nei tamburi o nei timpani è la pelle (membrana) a


vibrare.

Idrofoni e membranofoni sono strumenti a percussione.

Elettrofoni -> strumenti il cui suono è generato grazie all’elettricità