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Slow Art.

Slow Architecture.
Peter Zumthor.

Agata Marta Corso dell’arte Prof. Aldo Iori


Kwiatkowska contemporanea II
Nel ultimo anno del corso di scultura nel mio perticolare inte-
resse è rimasto il tempo. Mi incuriosisce la questione del tempo che
ogni artista dedica al proprio lavoro ma anche come esso entra nel
lavoro artistico come soggetto o come il metodo proprio. Il “tempo
giusto” come approccio all’azione artistica.

Slow Art.

Uno dei esempi dei artisti che lavorano con tempo è il pittore
francese (di origine polacca) Roman Opalka. Nato 27 agosto 1931 ad
Abbeville-Saint-Lucien (Francia), morto 6 agosto 2011 a Roma (Italia).
Il suo metodo del lavoro si definisce in modo semplice ma in lo stesso
momento brillante: dipingere il tempo.

“La mia idea è semplice come la vita stessa.


Si sviluppa dalla nascita alla morte. È il com-
pito per tutta la vita, perché l’ultimo numero
che avrò dipinto, significherà la fine della mia
esistenza.”

Credo che per arrivare a questa soluzione dell’arte propria l’artista


ha dedicato il tempo giusto cioè l’attenzione, la riflessione, la con-
centrazione nei momenti dove sentiva l’esigenza di osservare se
stesso e la propria attitudine verso l’arte.

“Il mio atteggiamento lo chiamo:


passeggiare”

L’inizio di questo progetto si terrà nel 1965 e solo dopo 5 anni l’artista
decise di dedicare tutto il suo tempo solo a questa descrizione, al
trascrivere il tempo con i numeri consecutivi.

“Sto cercando di dipingere qualcosa che non


era ancora dipinta. Dipingere una durata di
un’esistenza.”

Oltre all’idea stessa, andando avanti nel cammino, il pittore ha ag-


giunto al principio del suo lavoro altri elementi, sempre significanti e
di sollevamento di qualità dei quadri da lui dipinti:
la registrazione del conteggio che egli svolgeva mentre dipingeva e
gli autoritratti fatti prima del inizio e dopo la fine della pittura per
documentare i cambiamenti che il tempo ha impresso sul suo viso.
Aveva anche esteso la propria tecnica della pittura, che riguardava
l’uso dei soli colori bianco dei numeri e nero dello sfondo, aggiun-
gendo lo schiarimento di questo ultimo di 1% ogni tavola dipinta che
in ultimi anni ha dato il risultato del dipinto dei numeri bianchi sullo
sfondo bianco.
Fuori casa, per esempi durante viaggio, per non interrompere l’opera
realizzava “Carte di viaggio” - file di numeri in inchiostro su carton-
cino.
Tutto ciò era, come lo vedo io, quella più vecchia. La tra-
un insieme della profonda rifles- ma della scena è molto semplice
sione sul miglioramento dell’idea ma il dilungarsi dei gesti, dovuto
da una parte e sulla tecnica dalla lavorazione tecnica del
usata dall’altra. film, ci da la possibilità di entrare
nei minimi detagli delle sensazi-
oni che vivono le tre persone in
“Chiave in questa storia è il
questa particolare situazione.
concetto di unità di tempo
L’artista ci invita a dare
della vita. Non solo la mia.
l’attenzione più intensa ad un
Ogni artista è un valore sacro,
evento che quotidianamente
l’intero universo. Numeri,
conosciamo e quindi ad una at-
cifre, “rubrica telefonica”* è
titudine che potrebbe prestarci
il miglior modo per mostrarlo.
un notevole miglioramento delle
Io non ho inventato questo
relazioni con altre persone.
ordine, la progressione dei
numeri. Ho appena notato che
questa logica può costruire “In Bill Viola, si apre uno
quello che noi chiamiamo a dei pochi spazi concessi
volte irreversibile. Perché all’uomo per fermarsi: le
viviamo in esso, il destino di sue opere sono spesso
un’esistenza - ha detto Opalka caratterizzate da ralenti
in un’intervista. spinti fino all’estremo.
Gli eventi si prolungano
*la risposta alla critica del critico d’arte nel tempo, le immagini si
Andrzej Oseka che aveva paragonato i muovono così lentamente
quadri del artista con noia di un elenco
telefonico da risultare fisse alla
percezione dell’occhio.
Ma qualcosa viene re-
cepito dalla nostra anima:
abbiamo come il dovere
morale di fermarci a
Prossimo artista di cui vorrei
guardare, siamo chiamati
accennare e di cui lavoro tratta il
alla sfida di restare finché
tempo nel modo molto eloquente
l’opera dura: «[…] a dif-
è Bill Viola. L’ artista statunitense
ferenza della televisione,
nato a New York 25 gennaio
questi video richiedono e
1951.
ricompensano la pazien-
za, l’attenzione e l’atto
Il tempo per Bill Viola è un me-
di rallentare per riflet-
dium con cui lavora insieme a
tere o stupirsi, o magari
video. Le sue immagini sembrano
piangere» (C. Freeland,
quadri statici e invece sono le
Penetrando nei nostri an-
riprese rallentate fino alla con-
fratti più reconditi e inac-
fine della precezione del movi-
cessibili, in AA. VV., L’arte
mento registrato. Tale soluzione
di Bill Viola, p. 45).”
da una profonda sensazione
delle emozioni espresse dalle
persone ritrattate. Il “tempo giusto” in lavori di
Un esempio assai suggestivo è B.Viola non è solo un metodo che
“The Greeting” (1995) basato egli usa per sviluppare la propria
o ispirato al quadro “Visitazi- arte ma anche una condizione
one” (1514-1516) di Pontormo. Il che ci propone, un’attitudine
video mostra due donne, una più verso il suo lavoro che dobbiamo
anziana ed una nell’età media, prendere volendo parteciparne.
immerse nella conversazione Dobbiamo quasi fermarsi del
durante quale arriva la terza, gio- tutto per poter capire, vivere e
vane femmina in cinta e saluta capire la sua arte.
"Le sconsiglio francamente di parlare dei miei lavori senza averli visti, visitati e annu-
sati. Se poi vuol farlo lo stesso, sarei felice che la sua conferenza cominciasse con la
lettura di questo messaggio".

Slow Architetture.
Peter Zumthor.

Mentre i due artisti presentati sopra ci parlano del tempo


in modo piùttosto diretto, l’architetto Peter Zumthor ne dice
attraverso il proprio atteggiamento verso il suo lavoro e quindi
tramite l’efetto finale che non riguarda però lavorazione del
tempo stesso per parlarne ma addottare esso al servizio di un
scopo (nel suo caso progetto architettonico) che va oltre sem-
plice racconto del tempo.
Ma esso c’è. La sua presenza nei lavori di Zumthor è evidente e
forte. Cosa ne fa testimone? Dettagli.
La logica di progettazione assume che per primo si traccia la
visione totale di un’idea immaginata. La cubatura generale, i
volumi, le direzioni, le superfici e quanto altro. E tutto in propor-
zioni desiderati oppure dovuti dal compito che si ha proposto
l’architetto. Il bozzetto degli dettagli arriva per ultimo ma fa par-
te integrale e soprattutto da effetto finale.

Gli particolari di P.Zumthor sono mozzafiati. I materiali che usa


sono sempre li stessi che si usa in edilizzia però il suo modo di
lavorarli, le sue soluzioni stupiscono.
Come le pareti di Therme di Vals (Svizzera). La pietra del posto
usata per costruirle è stata scelta in tre tonalità di grigio diver-
se e tagliata a piastrelle per poi essere messa come fosse o
una sorta di puzzel o lego e quindi la superficie così creata da il
senso di essere tanto preziosa.
Questo semplice gesto di trattare con cura un materiale così
scontato ed alzare il suo valore attraverso la sua lavorazione
mostra la qualità del pensiero di questo architetto che
confessa:

“La precisione e il prendere tempo sono


concetti che mi piacciono.”

Nato 26 aprile 1943 a Basilea (Svizzera) i primi anni della sua


educazione passa nella officina di padre - ebanista*. Tale for-
mazione lascia una forte impronta sul ulteriore approccio del

*ebanista da ebanisteria - Per ebanisteria s’intende l’arte di comporre decorazioni,


mosaici o disegni veri e propri, utilizzando solo ed esclusivamente il legno, in svari-
ate qualità più o meno pregiate (e non solo ebano, a discapito del nome), a differenza
dell’intarsio ove oltre ai legnami, vengono utilizzati altri materiali (ad esempio
l’avorio).
piccolo Peter verso il suo lavoro. In questo modo egli acquisì la
pazienza nella ricerca di perfezione. Nel 1963 finì con diploma
la Kunstgewerbeschule di Basilea per poi continuare gli studi di
architettura in Pratt Institute di New York.
Nell’età di 36 anni, dopo dieci anni di lavoro presso l’Ufficio
monumenti del Cantone dei Grigioni, grazie a quale ha lavorato
a molti progetti di restauro storici, che gli hanno permesso di
conoscere più a fondo le relazioni tra i vari materiali, aprì il suo
studio Atelier Zumthor, a Haldenstein, Chur (Coira). Anno prima
ottiene la cattedra di Urbanistica presso l’Università di Zurigo.
Dal 1996 insegna all’Accademia di architettura, Università della
Svizzera italiana, Mendrisio.
Tra vari premi e riconoscimenti, anche internazionali,
degni la nota il premio Pritzker - equivalente al premio Nobel in
architettura - che Zumthor vince nel 2009.

Un altro esempio del genio è la Cappella di San Bene-


detg. Questa costruzione persa tra le montagne delle vicinanze
di Somvix (Svizzera) è una perla in paesaggio dell’architettura
religiosa dei nostri tempi.
Risolto sulla pianta di goccia, edificio meraviglia con le soluzio-
ni usati per ogni superficie e ogni piccolo dettaglio che confer-
mano l’attenzione con quale lavora l’architetto.
L’esterno della struttura è stato coperto con tegole che ricor-
dano scaglie di pesce e per questo danno una sensazione di
qualcosa di astratto o fiabesco e quindi romantico.
In effetti l’artista stesso ammette:

“Il mio stile è atmosfera. Io non la penso


in termini di simboli o di eventuali mes-
saggi, è piuttosto una busta e lo sfondo di
una vita che succede dentro e intorno a
lei, è il vaso fragile, che contiene il ritmo
dei passi, la concentrazione sul posto di
lavoro, il sonno tranquillo”

Comunque e a prescindere i suoi lavori portano un messaggio


che però è il risultato di un insieme del trattamento dei materiali
da lui scelti e la loro collocazione nel progetto architettonico
in modo tale che suggeriscono l’immagini ed allora suscitano
emozioni e ricordano gli sentimenti di chi guarda o di chi ci
permane.
L’interno della cappella, per esempio, con il suo ritmo dei travi
rafforzato dai fasci verticali che legano il tetto con il pavimento,
richiama l’interno di una barca o di una nave e questa impres-
sione associata alla funzione del tempio allora di un posto della
preghiera, della concentrazione da una sensazione del viaggio
spirituale verso a Dio. Quindi lo spettatore può trovare un si-
gnificato nella forma del altare anche se esso non arriva da un
concetto prescelto dal progettista.
L’aspetto molto affasci- che i tronchi, carbonizzando,
nante sia come forma sia per si riducessero staccandosi
la sua storia ha la Cappella di così dal calcestruzzo. Questo
Bruder Klaus - il progetto rea- metodo ha lasciato sulle pare-
lizzato su ordinazione dei due ti interne, che mantengono la
contadini che hanno chiesto a forma dei tronchi, oltre ad una
Zumthor di preparare il piano componente olfattiva tipica
di una costruzione che avreb- della cenere, le tracce nere
bero potuto effettuare da soli. della combustione.
L’edificio, eretto per onorare Lo sguardo è quindi direzio-
Bruder Klaus santo patrono nato verso il centro del cono,
vissuto nel XV secolo, è col- in cui è presente una sola
locato a Mechernich (Eifel, apertura a forma di oculo
Germania) ed è stato creato che permette l’ingresso de-
con i materiali ordinari e con gli agenti atmosferici e della
i metodi semplici ma brillanti, luce, creando così all’interno
che di nuovo sottolineano il della cappella ambienti diver-
talento del suo autore. si in base all’ora del giorno e
al periodo dell’anno.
“Esternamente si presenta La luce e la pioggia interagi-
come un parallelepipedo in scono inoltre, sia col pavimen-
calcestruzzo alto 12 metri e to, sul quale è stato posato
solo una piccola croce di me- uno strato di 2cm di piombo
tallo, posta sopra l’ingresso fuso, sia con le 300 perle di
triangolare, ne rivela il carat- cristallo soffiato che chiudono
tere sacro. i fori nel calcestruzzo.
Un aspetto interessante della Una panca di legno di tiglio,
chiesa risiede nel processo un contenitore di sabbia per
costruttivo utilizzato, al quale le candele e una scultura in
hanno partecipato agricoltori bronzo del santo realizzata
locali guidati da un costrutto- dallo scultore svizzero Hans
re e un capomastro. Josephson, costituiscono
Centododici pali, ricavati da l’arredamento di uno spazio
fusti di alberi provenienti da creato con elementi locali, di
un vicino bosco di proprietà dimensioni minime, privo di
dei committenti, disposti a impianti idraulici, acqua cor-
cono, formano una struttura rente ed elettricità, che riesce
attorno alla quale sono state a coinvolgere tutti i sensi, in-
posate 24 gettate di calce- vitando così il fruitore al silen-
struzzo di 50 cm ciascuna, zio e alla meditazione.”
senza l’uso di addensanti e
della vibrazione. Questa descrizione mostra
Queste “giornate di lavoro” la versatilità delle capacità di
sono ben visibili nel prospetto, Peter Zumthor che sceglie le
che presenta 24 strati di sfu- commisioni con accuratezza
mature e texture leggermente senza guardare profitti mate-
diverse, a testimonianza del riali che potrebbe ottenere.
lavoro manuale. Ciò lo interessa è possibilità
Al fine di rimuovere il telaio di di cresere cercando le solu-
legno è stato tenuto acceso un zioni nuove e curiose da intra-
fuoco all’interno della cappel- prendere.
la per tre settimane, in modo
Il tempo per lui è la cosa fondamentale. I suoi progetti ellabora
anni e anni per arrivare alla perfezione assoluta che deve por-
tare l’osservatore allo stato d’animo adatto per guardare, senti-
re. Secondo le sue idee l’architettura ha come il compito essere
un luogo emotivo. Le sue scelte dei materiali allora sono assai
precisi e influiscono altamente agli visitatori sia con il colore
che con l’odore o attraverso il tatto. Ma non solo.
Zumthor pone una grande importanza ai piccoli gesti: passare
da una stanza all’altra, affacciarsi dalla finestra, sedersi su una
panchina - per essi lui fa la scenografia perché anche questi
atti minuti hanno il loro peso nella vita che per l’autore appaio-
no quasi fondamentali. Nel suo libro* egli racconta:

“Quando penso all’architettura, dentro di me scaturi-


scono delle immagini. Molte (...) hanno a che fare con
la mia infanzia. Ricordo il periodo della mia vita in cui
vivevo l’architettura in modo spensierato. Mi sembra
ancora di sentire nella mano la maniglia della porta,
quella porzione di metallo configurata come il dorso di
un cucchiaio.”

L’eco di questa sensibilità si può vedere nel suo progetto


per il Museo d’Arte ‘Kolumba’ per l’Arcidiocesi di Colonia, Ger-
mania.
Luogo da rinnovare era stato bombardato nella seconda guerra
mondiale: la chiesa gotica di quale erano rimasti alcuni muri
e resti di pianoterra è stata scelta dalla cità di Colonia per la
sede del museo dell’arte diocesiana.
Peter Zumthor aveva un compito tanto interessante che diffi-
cile: rialzare i nuovi muri del edificio su questi già esistenti e
in lo stesso tempo rispondere con la sua forma alla situazione
urbanistica precedente non invadendola ma entrandone dolce-
mente.
La soluzione appare molto soprendente e armoniosa. I blocchi
minimalista con la quantità delle finestre solo indispensabile
sono state ambientate con la massima finezza perfinò ad in-
trecciare la nuova muratura con le pietre della vecchia chiesa.
L’aspetto richiama neogotico con le due torri ai angoli del piano
ma la massa della sua forma ha anche qualcosa di stile romano.
Considerando il numero delle finestre si potrebbe pensare che
la luce non ha tante possibilità di penetrare l’interno. Invece
Zumthor ha scelto un rimedio discreto che dall’esterno sembra
una semplice decorazione: una lunga striscia della trama ral-
lentata del muro da accesso alla luce diurna che entrando così
dentro la struttura fa i segni sparsi sulle pareti per rompere la
monumantalità e monotonia di colore. Ogni stanza riservata ad
un certo periodo d’arte è stata risolta in un modo diverso con la
luce posta secondo le esigenze espositive.
E di nuovo posso parlare del tempo; anche qui i dettagli parla-
no del livello di impegno ch’è stato dedicato alla rifinitura e la
visione generale.

*Pensare architettura, 2003, cas.ed. Electa


Questo atteggiamento, forte e deciso, di usare il tempo in modo
adeguato cioè mettendo tutta l’attenzione per svilupare pro-
getto definito in ogni elemento, in ogni sua più piccola parte
riempie l’architettura di Peter Zumthor con la sensazione di
eternità, di un avvicinamento della bellezza gloriosa ed infinita.
Le sue opere non hanno il tempo ed, anche se questo si verifica
con il tempo, funzionano oltre esso, oltre il periodo in cui sono
state realizzate. Lo spazio circondato dalle sue struttura diven-
ta un luogo sacro dove tutte le attività si trasformano in gesti
divini. Bagno alle terme di Vals giunge l’importanza di un rituale
di purificazione, visita nel edificio di KunstHaus di Bregenz in
un viaggio tra luce e terra, preghiera nella capella di Bruder
Klaus da il senso di una quietà assoluta. Nel suo articolo Micha-
el Kimmelman scrive:

“Per i pochi minuti che vi ho trascorso da


solo, mi è parso il luogo più tranquillo e seg-
reto del pianeta.”

Questa è la impressione che rimane allo spettatore dei lavori di


maestro.

Bibliografia:
Pensare architettura, 2003, Elekta

siti consultati:

Roman Opalka:

http://www.opalka1965.com/en/index_en.php
http://www.artsblog.it/post/2903/il-tempo-
nell%E2%80%99opera-di-roman-opalka
http://wyborcza.pl/nekrologi/1,101499,10074175,Roman_Op-
alka__slynny_malarz__konceptualista__nie_zyje_.html
http://wyborcza.pl/1,75475,10074309,Zmarl_polski_malarz_Ro-
man_Opalka.html

video:
http://www.youtube.com/watch?v=QUb4RCRj-mA
http://www.youtube.com/watch?v=rqRg75O4XUI

Bill Viola:

http://www.billviola.com/
http://www.sfmoma.org/explore/multimedia/videos/13
http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=713
http://www.exibart.com/notizia.asp?idnotizia=30461
http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=57942
http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_
cat=100&id_news=6651
Peter Zumthor:

http://www.archnow.com
http://www.architectsjournal.co.uk
http://www.patamagazine.com
http://www.royalacademy.org.uk
http://www.septemberindustry.co.uk
http://www.fotopedia.com/wiki/Peter_Zumthor
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http://eliinbar.files.wordpress.com
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http://www.eikongraphia.com/?p=2553
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http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Zumthor
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http://www.designoitaliano.it/plugin/architettura/articles/show/PeterZumthor
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http://www.w-arts.it/index.php?option=com_content&view=article&id=62:peter-
zumthor-architetto&catid=25:architettura
http://d.repubblica.it/dmemory/2003/12/13/attualita/attualita/128tre380128.html
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http://www.architetti.com/articolo/878
http://flohblog.wordpress.com/2009/10/28/bruder-klaus-kapelle/
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http://www.arnetplus.it/OMO/Engine/RAServeFile.php/f/Rasseg-
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http://www.cristalsrl.com/Zumthor
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http://www.ibs.it/code/9788837021399/zumthor-peter/pensare-
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http://www.detail.de/rw_5_Archive_It_HoleHeft_221_Ergeb-
nisHeft.htm
http://www.architetturadipietra.it/wp/?paged=39
http://www.archinfo.it/peter-zumthor-museo-di-arte-a-
bregenz/0,1254,53_ART_172772,00.html

video:
http://www.youtube.com/watch?v=_jKoqKGP9N8
http://vernissage.tv/blog/2007/09/24/peter-zumthor-speaks-
about-museum-kolumba-cologne-part-12/

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